La donna bizzarra

la_don_r.rtf

LA DONNA BIZZARRA

COMMEDIA DI CARATTERE di Carlo Goldoni

La presente Commedia in cinque Atti in versi Martelliani, fu per la prima volta rappresentata a

Zola, nell'Estate dell'Anno .

L'AUTORE A CHI LEGGE

Questa una Commedia un poco pi ridicola delle altre due precedenti. Non originalmente pensata per il Nobile Teatro, sul quale in detto tempo stata rappresentata. Mi aveva servito dello stesso argomento, e di parte di questo intreccio, e di alcune delle scene medesime in una Commedia fatta rappresentare in Venezia. Per tali e tante variazioni vi ho fatto, e l'ho cos adattata al bisogno della Nobile societ e del Cavaliere che me l'ha comandata, che senza scrupolo ho potuto dargliela per cosa nuova, e per tale posso ora darla alle stampe. Qualche volta gli autori sono costretti a valersi del loro baule, come fanno i Maestri di musica, specialmente quando sono eglino pressati e affollati, com'era io in quell'anno fra gl'impegni di Roma e quei di Venezia.

La bizzarria di questa mia Donna non dipende n da iracondia, n da vivezza di spirito, ma da capriccio, che vale a dire da una testa mal regolata. Vi sono delle Donne e degli Uomini di tal carattere; meritano di esser corretti, ed io ho avuto animo di far del bene a chi n'ha bisogno, e di far ridere chi esente da tal difetto. Ma chi sa che non rida degli altri chi pi attaccato da una simile malattia? Raro lo specchio che disinganni, l'amor proprio vi mette un velo, e l'abituazione fa che si sente l'odore degli altri, e non si fa caso del nostro.

Personaggi

La contessa ERMELINDA vedova.

La baronessa AMALIA.

Il barone FEDERICO suo padre.

Il capitano GISMONDO.

Il cavaliere ASCANIO.

Don ARMIDORO.

Don FABIO poeta.

MARTORINO cameriere della Contessa.

Un NOTARO.

La Scena si rappresenta in Mantova, in casa della Contessa.


ATTO PRIMO

SCENA PRIMA Martorino ed il Capitano.

MAR.Oh signor capitano, venuto di buon'ora!

CAP.La padrona levata?

MAR.Non ha chiamato ancora.

CAP.Ier sera andata a letto tardi pi dell'usato?

MAR.Anzi vi and prestissimo. Non ha nemmen cenato.

CAP.Di gi me l'aspettava da voi questa risposta.

Per ammirar lo spirito, l'ho domandato apposta. Bravo, non si pu dire che siate trascurato: La contessa Ermelinda ha un camerier garbato.

MAR.Non so perch facciate questo discorso ironico:

Vi ha preso questa mane qualche umor malinconico?

CAP.N voi, n la padrona, n cento vostri pari,

Nasconder mi potranno fatti patenti e chiari. Dopo che ieri sera da lei mi ho licenziato, Io so che il Cavaliere in queste soglie entrato.

MAR.Come ci dir potete?

CAP.Parlo con fondamento,

Non macchino sospetti, non sogno e non invento. Appena ieri sera uscii di questo loco, Parvemi sentir gente, e mi trattenni un poco. Veggo un uom che alla porta accostasi bel bello; L'uscio ricerca, il trova, poi suona il campanello. Gli aprono, e mentre il piede accelerar mi appresto, Entra, la porta chiusa, e sulla strada io resto. Ma nell'entrar ch'ei fece, tanto potei vedere, Quanto bast a comprendere ch'ei fosse il Cavaliere.

MAR.Eh signor capitano, l'amor, la gelosia

Vi ha fatto questa volta scaldar la fantasia. Son giovane sincero, credete a quel ch'io dico: Quel che entrar qui vedeste, fu il baron Federico, Quel cavalier romano che, colla figlia ancora, Della padrona in casa qual ospite dimora. Egli entr poco dopo che voi di qua partiste; Voi v'ingannaste al buio, e sospettare ardiste.

CAP.Dunque il Baron fu quello che in quel momento entrato?

MAR.Certo, ve l'assicuro.

CAP.Ben, mi sar ingannato.

Ma per non m'inganno, e ognun lo pu vedere, Ch'ella sopra d'ogn'altro distingue il Cavaliere.

MAR.Eppure ancora in questo credo facciate errore.


La padrona conosco, conosco il di lei cuore; Ella coltiva tutti, perch nessun si lagni, Ma in materia d'amore li fa tutti compagni, E chi di lei aspira a divenir sovrano Credo che perda il tempo, e si lusinghi invano. Oh, ha chiamato, signore. Io so quello che dico: Voi sarete contento, fin che le siete amico Ma se d'amor per lei vi occupa la passione, Sar per voi, credetemi, una disperazione. (parte)

SCENA SECONDA

Il Capitano solo.

CAP.Eh, son pazzie codeste. Sia pur la donna altera,

Non le riuscir sempre di comparir severa. Se tratta, se conversa, se amabile, se bella, Se desta altrui le fiamme, un giorno arder anch'ella. Sapr fuggire accorta cento perigli, e cento, Ma verr ancor per essa di cedere il momento. Basta saper conoscere di debolezza il punto, Basta non trascurarlo, quando il momento giunto; Se al titolo d'amante il di lei cuor ritroso, La mano alla Contessa posso esibir di sposo. E se la libertade sagrificar conviene... Ma il cavalier Ascanio, il mio rival, sen viene. Una donna di spirito come gradir mai suole Un uom da cui a forza si estraggon le parole? No, non la voglio credere di un gusto cos strano, E in mio favor la speme non mi lusinga invano.

SCENA TERZA

Il Cavaliere ed il suddetto.

CAV.(Saluta il Capitano senza parlare)

CAP.Signor, vi riverisco. Che vuol dir, Cavaliere,

Che non mi rispondete?
CAV.Ho fatto il mio dovere.

CAP.Parmi che vi mostriate meco assai sostenuto.

Non mi par gran fatica rispondere al saluto.
CAV.Voi vi lagnate a torto: vi venero e vi stimo;

Nell'entrar nella camera vi ho salutato il primo.
CAP.Farlo senza parole segno manifesto

Di una scarsa amicizia.
CAV.No, il mio costume questo.

CAP.Come mai, Cavaliere, un uom come voi siete,


Un uom di quel sistema cui praticar solete,

D'una donna di spirito pu mai sedere allato,

Senza annoiar la dama, od essere annoiato?
CAV.Non m'annoiai finora; s'ella si annoia, il dica.

CAP.La contessa Ermelinda d'incivilt nemica.

Non vel dir sul volto.
CAV.Se me ne accorger

Ch'ella di me sia stanca, io la sollever.
CAP.Ma il vostro piede allora nello staccar da lei,

Sentirete voi pena?
CAV.Non dico i fatti miei.

CAP.Voi ne fate mistero, ed io vi svelo il cuore:

Lontan dalla Contessa morirei di dolore.

L'amo, ve lo confesso, l'amo, e per lei languisco.

Mi compatite almeno?
CAV.Io s, vi compatisco.

CAP.Ma se parlar voleste sinceramente, e schietto,

Grand'amico non siete di chi le porta affetto.
CAV.V'ingannate.

CAP.Se dunque ci non vi punge il core,

Finor per la Contessa voi non sentiste amore.
CAV.Simile conseguenza non ha ragion fondata;

Puote una donna sola da cento essere amata.

E delle loro fiamme che dubitar poss'io,

Se lusingarmi io posso che il di lei cuor sia mio?
CAP.Vostro il suo core?

CAV.Io parlo, posto ch'ei fosse tale.

CAP.E se poi tal non fosse?

CAV.Non ne avverria gran male.

CAP.L'amate, o non l'amate?

CAV.A voi non lo confido.

CAP.Questo mi muove a sdegno.

CAV.Voi vi sdegnate, io rido.

CAP.Eccola la Contessa.

SCENA QUARTA La Contessa e detti, poi Martorino.

CON.Che dite, miei signori,

Sembravi che sia tempo di uscir dal letto fuori?

Ma saranno due ore, ch'io son mezza vestita,

E a scrivere nel letto io mi son divertita.
CAP.Bravissima. permesso? (le vuol baciare la mano)

CON.Oh, signor capitano,

Oggi s facilmente altrui non do la mano.

Questa man, se sapeste qual fu da me impiegata!

Esser dee pi del solito ritrosa e rispettata.

Questa mano, signori, ebbe test l'onore


Di scrivere una lettera al duca di Cadore:

Al cavalier pi dotto, al cavalier pi degno,

ch'abbia prodotto mai dei letterati il regno.

Egli mi ha scritto in versi, in versi a lui risposi.

Oh che amabili versi! che versi prodigiosi!

Questa mano ho bagnata nel fonte d'Ippocrene,

A voi altri profani baciarla non conviene.

Pure, per non vedere il capitan smarrito,

Per piet gli concedo, ch'egli mi tocchi un dito.
CAP.Oh no, signora mia, sarebbe troppo orgoglio;

La man sacra alle muse io profanar non voglio.

Andrei troppo superbo di un s sublime onore,

Dopo che l'impiegaste pel duca di Cadore.
CON.Dite quel che volete, sia invidia, o sia dispetto,

Chi si distingue al mondo, merita stima e affetto.

Che vi par, Cavaliere?
CAV.Parmi, signora mia

Che sia celeste dono il don di poesia.

Bacerei quella destra, non per desio profano,

Ma perch versi ha scritto.
CON.Tenete; ecco la mano. (d da baciar la mano al

Cavaliere)
CAP.E a me, signora?

CON.Un dito.

CAP.Un dito solo?

CON.O niente.

CAP.Leciti sono tai furti. (le vuol prendere la mano)

CON.Capitano insolente. (gli batte forte sulle mani)

CAP.Grazie alla sua finezza.

CON.L'ho detto, e lo ridico:

Libert non si prenda, chi esser mi vuole amico.

Baciare ad una dama la man per civilt,

un semplice costume, un atto d'umilt;

Ma l'avido desio di farlo anche a dispetto,

Mostra sia la malizia maggior d'ogni rispetto.

Fu uno scherzo, un capriccio, negare a voi la mano

Per aver scritto al Duca: voi vi doleste invano.

Ma comunque ci siasi, sappiano lor signori,

Ch'io liberal non sono di grazie e di favori,

Che le altrui pretensioni han d'arrivar fin l,

Che se offerisco un dito ha da bastar cos;

E se niente, di niente s'ha a contentar chi viene,

O andarsene di trotto, o star come conviene.

Voglio aver degli amici, voglio conversazione,

Ma niun sopra di me dee alzar la pretensione;

Vo' distinguer chi voglio, da voi non vo' bravate;

Se vi comoda, bene, se non vi piace, andate.
CAV.Dice a voi, capitano.

CAP.Perch a me, e non a voi?

CAV.Perch sa ch'io dipendere soglio dai voler suoi.

CON. il Cavalier, per dirla, saggio, discreto e umile


(Ma con quella sua flemma mi fa venir la bile).
CAP.Vedervi, e non amarvi, parmi difficil molto;

Chi di voi non s'accende, o senza cuore, o stolto.

Il Cavalier non credo meno di me invaghito;

Egli le fiamme asconde, io le discopro ardito.

Ma non gran virtude celar le fiamme in petto,

Quand'un pu assicurarsi d'un parziale affetto.

Si conosce benissimo dove la dama inclina:

Vedo che voi sarete un d la mia rovina.

Ma non vi pi rimedio, ragion pi non discerno,

Voglio dir che vi adoro, e lo dir in eterno.
CON.Cavalier, cosa dite?

CAV.Parlare io non ardisco.

CON.Mi fa venir la rabbia. (al Cavaliere, parlando del Capitano)

CAV.Ed io lo compatisco.

CAP.Bel compatir chi pena, quando si gode e tace!

CON.Basta cos, signore, siete un po' troppo audace.

CAP.Madama, a voi m'inchino.

CON.Dove si va?

CAP.Non so.

CON.Andar non vi permetto.

CAP.Pazienza. Io rester.

CAV.Perdonate, signora, voler che resti qua

Un poveruom che pena, troppa crudelt.
CAP.E voi troppo pietoso siete per un rivale.

Vedesi chiaramente l'amor che in voi prevale:

Ma chi sa? Se madama mi arresta ai cenni suoi,

Forse nel di lei cuore star meglio di voi.
CON.No: per disingannarvi, vi parler sincera.

Sapete che in mia casa vi ancor la forastiera:

La baronessa Amalia, che quivi di passaggio,

Per proseguir col padre verso Milano il viaggio.

Bramo di divertirla, bramo col mezzo vostro

Far che prenda concetto miglior del cielo nostro.

E sono sicurissima, che aver Mantua in pregio,

Due cavalier trattando che han delle grazie il fregio.
CAP.Ora scherzar vi piace, signora mia, lo vedo;

Atto a simile impresa alcun di noi non credo.

Il cavaliere Ascanio parlar suol con fatica;

Io parlo troppo, e male, n so quel che mi dica.

E della citt nostra con tal conversazione

Non pu la Baronessa aver grand'opinione.
CAV.Fate le scuse vostre, le mie le far io;

Rimprovero non merta, se scarso il parlar mio.

Non stracca e non inquieta un uom che parla poco,

E sono i parlatori noiosi in ogni loco.
CAP.Che favellare il vostro? (con isdegno)

CAV.Rispondo a chi promove. (scaldandosi)

CON.Signori miei, pensate con chi voi siete, e dove:

In casa mia, vel dico, le risse io non sopporto.
CAP.Ma il Cavalier m'insulta...


CON.No, voi avete il torto.

CAP.Contro di me congiurasi, e ho da soffrire ancora?...

CON.Basta cos, vi dico. Chi di l?

MAR.Mia signora.

CON.Va dalla Baronessa; dille che or or da lei

Passer, se le aggrada, con questi amici miei.

Ma se il Baron vi fosse, padre della fanciulla,

Sospendi l'imbasciata, e non le dir pi nulla.

Nelle conversazioni piace il parlare alterno,

Ma il baron Federico un seccatore eterno.

Dal signore don Fabio va poscia immantinente,

Digli che di vederlo sono ormai impaziente;

Che son pi di tre giorni ch'io non lo vedo qua,

E che faremo i conti quando da me verr.
MAR.Sar servita.

CON.Aspetta. Cerca don Armidoro:

Digli che le sue grazie le vende a peso d'oro;

Che oggi da me l'aspetto senz'alcun fallo.
MAR.Ho inteso.

CON.Dimmi: don Armidoro si della burla offeso?

MAR.Non mi pare, signora.

CON.Per parte mia l'invita

A desinar con noi.
MAR.Ella sar obbedita.

Vi altro?
CON.No, per ora.

MAR.( molto in verit.

Ella mi suol mandare per tutta la citt.

Conosce mezzo mondo. Tutti per lei son cotti;

Ma invano si lusingano i poveri merlotti). (da s, e parte)
CAP.Grand'affari, Contessa! Grand'ambasciate!

CON.E bene?

Che importa a voi, signore? Fo quel che a me conviene.
CAV.Una donna di spirito dee conversar con tutti.

(Spero raccorre un giorno di compiacenza i frutti). (da s)
CON.Quei due che ora ho invitato, li conoscete appieno.

un poeta don Fabio d'estimazion ripieno,

E se deggio parlare a voi con verit,

D'un'amicizia simile ho un po' di vanit.

Circa a don Armidoro, un ottimo ragazzo:

Talor di lui mi servo, talora io lo strapazzo.

Ieri sera al casino, meschin, mi ha accompagnato,

E senza dirgli nulla, partendo io l'ho piantato.

Poi, quando se ne accorse, rest come un stivale;

Ma per quel che si sente, non se n'ha avuto a male.
CAP.Abbiam dei due sentito qual stima avete voi;

Sentirei volentieri quel che vi par di noi.
CON.Volete che vel dica?

CAP.S, con sincerit.

CAV.Io per me vi dispenso, non ho curiosit.

CON. furbo il Cavaliere, teme restar scontento.


CAP.Sentir io, signora, il vostro sentimento.

CON.Cosa vi dice il cuore?

CAP.Il cuor mi dice: spera,

Non vanta la Contessa un'anima severa;

Amor nel di lei seno pu lavorar l'incanto.
CON.No, caro capitano, non presumete tanto.

Avete del gran merto, potete lusingarvi,

Per con tutto questo vi esorto a non fidarvi.
MAR.(Ritorna) La Baronessa sola, e avr sommo diletto

D'essere favorita.
CON.Va a far quel che ti ho detto. (a Martorino che parte)

Finch la Baronessa deve restar con noi,

Capitan Riminaldi, la servirete voi.
CAP.Di servire una dama per obbedir non sdegno;

Ma vi noto, signora, il mio costante impegno.

Altri che voi servire il cuor non mi concede,

Servirvi ed adorarvi ancor senza mercede.

Il cavaliere Ascanio, che libero si spera,

Potr liberamente servir la forastiera.
CAV.La Contessa comandi: chi pu dispor, disponga.

CON.Al mio voler non voglio che il capitan si opponga.

Se al Cavalier diretti fossero i cenni miei,

Lo so che di rispetto prove sincere avrei.

Voi servir la dovete. Per grazia io lo domando;

E se il pregar non basta, lo voglio, lo comando.

A lei sagrificate la vostra servit,

O in casa mia pensate a non venir mai pi.
CAP.(Oh legge maledetta!) (da s)

CON.E ben? Che risolvete?

CAP.Non so che dir, signora: far quel che volete.

CON.Andiamo. (Eh signorini, aff, comando io;

Chi da me vuol venire, dee far a modo mio). (da s, e parte)
CAP.(Che piacere inumano! meriterebbe, aff,

Ch'io facessi con lei quel ch'ella fa con me.

Basta; chi sa? Confesso, che in obbedirla io peno,

Ma se mi riesce il farlo, vu ingelosirla almeno). (da s, e parte)
CAV.Se ad altra la Contessa ha il mio rival ceduto,

un segno manifesto ch'io sono il ben veduto.

Senz'essere importuno, servo, taccio e sopporto,

E col placido vento spero condurmi al porto. (parte)


ATTOSECONDO

SCENA PRIMA Martorino e la Baronessa.

MAR.(Incontrandosi colla Baronessa)

Signora Baronessa, ella di qua passata,

Ed or la mia padrona nelle sue stanze andata.
BAR.ver, dovea aspettarla; ma, a dirla in confidenza,

Con quel caro mio padre perduta ho la pazienza.

Quando a parlar principia, non la finisce mai;

So qual il suo costume, ma ancor non mi avvezzai.

Ei fu sempre alla guerra, io vissi in un ritiro;

Dacch morta mia madre, seco mi mena in giro.

So ch'egli fa il possibile per ritrovarmi un sposo,

Ma con quel suo parlare qualche volta noioso.
MAR.(Ed ella qualche volta fa dar nelle impazienze

Colle sue cerimonie, colle sue riverenze.

Di un padre seccatore si conosce che figlia,

E anch'essa in altro genere si accorda e lo somiglia). (da s)

Ecco la mia padrona. (alla Baronessa)
BAR.Chi son quei due signori?

MAR.Son della mia padrona due fidi adoratori,

Ma ella non ci pensa. Con tutti indifferente.

Eccola. Con licenza. Servo suo riverente. (parte)
BAR.Ogni d qua si vedono venir nuove persone,

Ed io che non son pratica, mi metto in soggezione.

Mio padre vuol ch'io faccia dei complimenti assai,

E a far quel che va fatto, ancor non imparai.

SCENA SECONDA La Contessa, il Capitano, il Cavaliere e la suddetta.

CON.

Serva alla Baronessa.

CAP.

Servitor riverente.

BAR.

Serva di lor signori. (al Capitano)

CAV.

Riverisco umilmente.

BAR.

Serva sua. (al Cavaliere)

CON.

Come state?

BAR.

Bene. E voi?

CON.

Sto benissimo.

Sediamo.


BAR.

Sieda ella.

CON.

Tocca a lei.

BAR.

No certissimo.

CAP.

Tocca alla forastiera.

BAR.

Per obbedir mi assido. (siede)

CAP.

(Da galantuom la godo). (siede vicino alla Baronessa)

CON.

(Io mi diverto e rido). (siede vicino alla Baronessa, e

presso di lui il Cavaliere)

Fin che state con noi, amica, di dovere,

Che andando fuor di casa vi serva un cavaliere.

Eccolo, vi presento il capitan Gismondo,

Il cavalier pi saggio e il pi gentil del mondo.

BAR.

Serva sua divotissima. (si alza per fare una riverenza al Capitano)

CON.

L'avrete ogni momento,

In casa e fuor di casa, ad obbedirvi intento.

BAR.

Umilissima serva. (come sopra)

CAP.

Per obbedir, signora,

La servir non solo, ma pel suo merto ancora.

BAR.

Umilissime grazie. (come sopra)

CON.

Ma tralasciar bisogna

Cotanti complimenti.

BAR.

Ho un tantin di vergogna.

CON.

Oh via, col vostro spirito mostratevi pi sciolta:

Voglio che vi avvezziate ad esser disinvolta.

Il capitan Gismondo, ch' un uom gentile e destro,

In quel che non sapete, vi far da maestro.

BAR.

Sar bene obbligata. (come sopra)

CON.

E se imparar bramate

Quel che fan le marmotte, il Cavalier mirate.

CAV.

Sono della Contessa preziosi anche i disprezzi:

Temprano le amarezze di quel bel labbro i vezzi;

Vi noto il mio costume, e so che non vi spiace,

So che scherzar solete, e lo sopporto in pace.

CON.

Baronessa, che dite? Vedeste uom pi gentile?

Conoscete un altr'uomo al Cavalier simile?

Con lui si ponno usare i termini scherzosi;

Non li posso soffrire gli uomini pontigliosi. (verso il Capitano)

CAP.

Se di me v'intendete...

CON.

Di voi? sinceramente

Credetemi, signore, non mi veniste in mente.

Io non so quel che siate; vedr per l'avvenire,

Se siete un uom capace d'amare e di soffrire.

Quella dama servite come vi detta il cuore,

Poscia vedr col tempo, se meritate amore.

CAP.

(Parmi capir la cifra; ma se dell'amor mio

Far intende una prova, vu far lo stesso anch'io). (da s)

BAR.

Quanto mi piace mai la vostra acconciatura.

Credo che la mia testa sia una caricatura.

CON.

Per dir la verit, non vi lagnate invano.

Volete un parrucchiere? Ditelo al capitano.

CAP.

Vi servir, signora, senza far torto in nulla,


N al vostro genitore, n al grado di fanciulla. Quello che far mi lice, tutto far di cuore, Ogni vostro comando per me sar un favore: Merita il sangue vostro, merita la belt, Ch'io vi offra e ch'io vi serbi rispetto e fedelt. Obbligo ho alla Contessa di quest'onor pregiato, A una simil fortuna non vu mostrarmi ingrato; E chi conoscer vuole, se son d'amore indegno, Veder s'io vi servo col pi costante impegno.

BAR.Umilissime grazie. (facendo una riverenza)

CON.(Crede mortificarmi.

S'ei lo fa per dispetto, sapr anch'io vendicarmi). (da s)

Baronessa, davvero con voi me ne consolo;

Il capitano fido, ma in questo ei non solo.

Anch'io posso vantarmi d'un cavalier costante:

Il cavaliere Ascanio un virtuoso amante,

Un che servir s'impegna senza pretesto alcuno,

E non ha in gentilezza invidia di nessuno.

CAP.(O finge, o dice il vero. Nell'uno o l'altro modo,

O d'umiliarla io spero, o vendicarmi io godo). (da s)

CAV.L'onor che voi mi fate, mi esalta e mi consola.

Dispor di me potrete: vi do la mia parola.

CON.(E dell'uno e dell'altro finor mi presi gioco;

Ma pur del capitano par che or mi caglia un poco). (da s)

SCENA TERZA Martorino e detti, poi don Armidoro.

MAR.

Con sua buona licenza, qui don Armidoro,

Che brama riverirla. (alla Contessa)

CAP.

(Sempre son qui costoro). (da s)

CON.

Permettete ch'ei venga? (alla Baronessa)

BAR.

Contessa, mi burlate;

Siete voi la padrona.

CON.

Ad introdurlo andate. (a Martorino, che parte)

CAP.

Vedete, Baronessa? a donna di talento

Non manca compagnia; ne trova ogni momento.

CON.

Vu veder, se fra tanti ne trovo uno di buono.

CAV.

Non ci son io, signora?

CON.

Oh, vi chiedo perdono. (al Cavaliere)

ARM.

Servo di lor signori. Contessa, io vi son schiavo.

CON.

Viva don Armidoro, bravo davvero, bravo!

Venite qui, teneteci un po' di compagnia;

La Baronessa ed io siamo in malinconia.

Il Cavalier non parla, il capitan, vedete,

Ha i spiriti occupati. Venite qui, sedete.

ARM.

Signora mia, ier sera...

CON.

Ier sera io vi piantai.


Davver, don Armidoro, me ne dispiace assai.

Per mancanza di stima certo non vi ho lasciato;

Credetemi, in coscienza, che m'ho di voi scordato.
ARM.Di un galantuom scordarsi averne una gran stima.

CON.Via via, non sar questa l'ultima, n la prima.

Che fate? state bene?
ARM.Sono ai vostri comandi.

CON.Volete che ogni volta a ricercarvi io mandi?

Una grande amicizia davver mi professate,

Se cos facilmente di me voi vi scordate!

Parmi che si dovrebbe venir con pi frequenza.
CAV.(Oh! ci vuole per altro una gran sofferenza!) (da s)

ARM.I rimproveri vostri mi onorano non poco.

Questa sera, signora?...
CON.Andremo in qualche loco.

CAP.Baronessa, ciascuno ha gli interessi suoi;

Far la conversazione possiamo infra di noi.

Sentite. (le parla piano,avvicinandosi con la sedia)
CON.Dite forte, che ciascun senta e goda.

CAP.Che pensate? le parlo di un conciero alla moda.

CON.Dite, don Armidoro, mi fareste un piacere?

ARM.Comandi.

CON.Lo sapete qual sia il mio parrucchiere?

ARM.Lo so.

CON.Subito, subito, vi prego andar da lui;

Ditegli che qui venga, che porti i ferri sui,

Che una dama straniera vuole assettarsi il capo.
CAP.Ma signora...

CON.Signore! (con alterezza)

ARM.(Siamo sempre da capo). (si alza)

Vuole che vada io?
CON.S, Armidoro adorabile,

Per far le cose bene, voi siete inarrivabile.

Chi vuol cosa ben fatta, ha da venir da voi.

Andate, via, da bravo. Ritornerete poi.

Facilmente non soglio scordar gli altrui favori.

Siete il mio cavaliere.
ARM.Servo di lor signori. (parte confuso)

SCENA QUARTA La Contessa, la Baronessa, il Capitano, il Cavaliere e Martorino.

CAP.Donde, signora mia, questa focosa brama?

Non son io nell'impegno di servir questa dama? (alla Contessa)
BAR.Umilissime grazie. (con una riverenza al Capitano)

CON.Signor, chiedo perdono.

in casa mia la dama, e la padrona io sono.

Tocca a me provvederla di quel che le conviene,


N vi credea capace da far di queste scene;

Dissi alla Baronessa, e non l'ho detto invano,

Se un parrucchier volete, parlate al capitano.

Ma il capitan doveva dire alla Baronessa:

Il parrucchier migliore quel della Contessa,

Servitevi del suo. Cos dovea spiegarsi,

E non subitamente cercar d'ingrazianarsi;

E non farsi ridicolo con tutta la brigata,

Che ormai del capitano son di gi stomacata.

Basta; di pi non dico. (sdegnosa)
CAP.Vi ho capito, signora.

Rispondervi saprei, ma non tempo ancora.
BAR.Che cosa questa collera? Dite, Contessa mia,

Siete con lui sdegnata forse per causa mia?
CON.No, amica, compatitemi. Per questo io non mi sdegno;

Ho piacer ch'ei vi serva, dee mantener l'impegno.
CAV.Contessa, voi mostrate, mi par, troppa caldezza.

CON.State un'ora a parlare, poi dite una sciocchezza. (al Cavaliere)

MAR.Signora.

CON.Cosa vuol? (sdegnosa)

MAR.Don Fabio.

CON.Oh buono buono!

Venga, venga don Fabio, contentissima or sono. (con allegrezza)
CAP.(Chi diavol pu conoscere il suo temperamento?) (da s)

CAV.(Va da un estremo all'altro.) (da s)

CAP.(Si cambia in un momento). (da s)

CON.Conoscerete, amica, un uom celebre al mondo,

Di cui non ha l'Italia, e non avr il secondo;

Un uom che scrive in versi con tal facilit,

Che se voi lo sentite, innamorar vi fa. (alla Baronessa)
BAR. giovine? bellino?

CON.Anzi in et avanzato;

Ma sta la sua bellezza nell'esser letterato.

E non poco onore per me, ve lo confesso,

Che s grand'uom si veda a visitarmi spesso.
BAR.Parla in versi?

CON.E che versi!

BAR.Contessa, il ver vi dico,

In materia de' versi non me n'intendo un fico.
CAP.In versi spiegheranno fra loro il suo concetto:

Noi parleremo in prosa. (alla Baronessa)
CON.(Che tu sia maladetto!)

SCENA QUINTA

Don Fabio e detti.

FAB.Mi umilio a queste dame. Signori, a voi m'inchino.

(tutti si alzano e lo salutano, poi tornano a sedere)


CON.Il mio caro don Fabio, venite a me vicino:

Portagli qui una sedia. (a Martorino)
MAR.Eccola pronta e lesta.

CON.Tre d senza vedermi? che baronata questa?

FAB.Sono gli affari miei, che tengonmi lontano.

CON.Eh s, s, sono in collera: via, tenete la mano.

(gli d la mano, e don Fabio gliela bacia rispettosamente)
CAP.(Oh sarei un gran pazzo a sospirar per lei!) (da s)

CAV.(Che dicesse davvero! aff, non crederei). (da s)

CON.Questa dama, don Fabio, nata in suolo romano,

Dove le dolci muse cantano al monte e al piano,

Vi conosce per fama, e di sentir desia

Qualche pezzo sublime di vostra poesia.
BAR.Umilissime grazie. (inchinandosi a don Fabio)

FAB. un onore infinito

Esser da questa dama sofferto e compatito.
BAR.Oh! umilissime grazie. (come sopra)

FAB.Spiacemi che l'effetto

Corrisponder non possa all'utile concetto.
BAR.Sono molto obbligata. (come sopra)

CON.Via dunque, a questa dama

Fate sentir qualcosa, che di sentirvi ha brama.
FAB.Dir, per obbedirvi, cosa di fresco nata.

CAP.(Oh pigliamoci in pace questa bella seccata!) (da s)

FAB.Dir, se il permettete, una canzon che ho fatto:

Sar di bella donna un semplice ritratto.

Nice il nome poetico, che usar si suol da noi,

Ma il ritratto di Nice l'originale ha in voi. (alla Contessa)
CON.In me? (pavoneggiandosi un poco)

FAB.S, mia signora.

CON.Don Fabio, i vostri carmi

Non gettate s male. Troppo volete alzarmi.

Sentite, Baronessa? fa il mio ritratto in rima.

La bont di don Fabio ha per me della stima.

Con rossore i suoi versi udire io mi apparecchio;

Capitan, vi consiglio di chiudervi l'orecchio.
CAP.Anzi il vostro ritratto ho di sentir desio;

Oh, se fossi poeta, lo vorrei fare anch'io.

Ma no, se fossi tale, quale il mio cuor mi brama,

Ritrar la bella effigie vorrei di questa dama.
CON.(Fa per farmi dispetto). (da s) Fateci un po' sentire (a don Fabio)

FAB.Dir per obbedirvi. Priegovi a compatire.

Colle tue piume, Amore, Forma gentil pennello; Tu, veritier pittore, Pingi di Nice il bello, E la perpetua tela Sia degli amanti il cor.

CON.Bravissimo. Che dite? (alla Baronessa)


BAR.

Bravo. (Mi fa dormire). (piano al Capitano)

CAP.

Sulla tela perpetua vi sarebbe che dire.

FAB.

Perch?

CON.

Via, seguitate.

CAP.

Cos non finiremo.

FAB.

Vi do noia, signore?

CAP.

Anzi, ho un piacere estremo. (con qualche caricatura)

FAB.

Scegli la rosa e il giglio

Per colorire il volto;

Puoi, per formare il ciglio,

L'oro stemprar disciolto;

E il candido alabastro

Per colorire il sen.

SCENA SESTA

Il Barone Federico e detti.

FED.

Servo di lor signori.

CON.

Serva, signor Barone.

BAR.

Serva sua, signor padre.

CAP.

Riverisco.

FAB.

Padrone.

CON.

Siete venuto a tempo...

FED.

Oh quanto ho camminato!

Credo per tutta Mantua stamane aver girato.

Fui dal governatore, andai dal commissario,

E poi dal generale, e poi dal segretario.

Alla posta, al caff, nel bottegon dei giochi,

Alla piazza, alle mura... Son stato in cento lochi. (siede sulla sedia di don Fabio)

CON.

Caro Baron, vi prego, lasciate che sentiamo

Una canzon magnifica, e poi...

FED.

Che ora abbiamo?

(si alza, guarda l'orologio, e seguita a parlare)

Diciott'ore sonate. Diciotto solamente?

Ho fatto le gran cose, e tutte prestamente.

Non era ancora giorno, quando mi sono alzato;

Chiamato ho il servitore, ho preso il cioccolato.

Ho scritto quattro lettere. Ehi appunto, mia figlia,

Ho risposto alla lettera del conte Cociniglia.

L'ho salutato ancora per parte vostra; aff,

Me l'ho scordata in tasca: oh il bell'uomo! Lacch.

Questa lettra alla Posta, e portala di trotto;

Tieni, vammi a giocare questi numeri al lotto.

Oh sentite sta notte cosa mi son sognato...

CON.

Signor Barone, in grazia.

FED.

Mi parve esser chiamato...

CON.

Si vorrebbe sentire una canzon; signore,


Potrebbe un po' star zitto, almeno per favore?
FED.Per me non impedisco.

CON.Don Fabio, seguitate.

FED.Mi pareva sta notte... (a mezza voce a quello che gli pi vicino)

CON.Non gli badate. (a don Fabio)

FAB.Pinger le luci belle

Come potresti mai?

FED.Ho sentito una voce, che mi dicea dormendo... (a quello che gli pi vicino il quale

gli fa cenno che taccia: egli si accheta, e va in un altro luogo)

FAB.Pinger le luci belle

Come potresti mai? Se delle chiare stelle Tu non adopri i rai?

FED.Ho cavato dal sogno un numero stupendo. (a quello cui si trova vicino. Tutti gli

fanno cenno di tacere)

FAB.O se non togli al sole

Parte del suo splendor? (alzando la voce con sdegno)

CON.Bravo, evviva don Fabio.

FED.Ora che ha terminato... (a quello cui si trova vicino)

CON.Non ha finito ancora. (al Barone)

FED.Dir quel che ho sognato. (come sopra)

Mi spiccio in due parole. (alla Contessa) Chiamare io m'ho sentito...
FAB.Servo di lor signori. (parte)

FED.Padron mio riverito. (a don Fabio)

E mi parea la voce...
CON.In verit, signore...

FED.D'una savia sibilla...

CON.Siete il gran seccatore. (parte)

FED.Possibil che non possa sentir quattro parole?

La Contessa buonissima, ma vuol quello che vuole.

Dice a me seccatore? credo che non vi sia

Seccatura pi bella quanto la poesia.

Ma se la godi pure. Per terminar di dire,

Una savia sibilla veduta ho comparire,

E parea che alla mora meco giocar volesse;

Ora sette, ora cinque parea ch'ella dicesse.

Sette e cinque fan dodici, e il dodici giocai;

Vi par ch'io l'indovini? (al Cavaliere)
CAV.Per me, non gioco mai.

Sopra di tal materia non vi dir opinione.

(Son seccato abbastanza). Con vostra permissione. (parte)
FED.Ma che razza di gente! e voi che cosa dite? (a don Armidoro)

ARM.Dico che facilmente...

FED.La mia ragion sentite.

ver che sette e cinque pu far cinquantasette,


Pu far settantacinque anteponendo il sette,

E cinque volte sette fa trentacinque ancora,

Ma il dodici mi piace, e il dodici vien fuora.

In materia di cabala non cedo a chi si sia.

La cabala un bel studio. Altro che poesia!

Guardate se pu essere pi chiara e pi visibile. (tira fuori un foglio)
ARM.Vado, e ritorno subito. ( una cosa insoffribile). (da s, e parte)

FED.No, se veder volete la cabala di Pico,

Eccola qui, osservate. (tira fuori un libro)
CAP.Un'altra volta, amico.

FED.Ecco la gran figura...

CAP.(Signora, perdonate,

Torner a riverirvi). (alla Baronessa)
FED.Voglio che l'imparate.

Questa la vera cabala...
CAP.S, la cabala, vera.

Deggio partir per ora. Ci rivedrem stassera. (parte)
FED.Voi capite le cabale? (alla Baronessa)

BAR.Io non capisco niente.

FED.Ascoltatemi adunque...

BAR.Serva sua riverente.

FED.Ma lasciatemi almeno spiegar questa figura.

BAR.Grazie, grazie...

FED.Di che?

BAR.Della sua seccatura. (parte)

FED.Pazzi, bestie, ignoranti. Tutti, la notte e il d,

Cercano la fortuna, e la fortuna qui.

ver colla mia cabala che vinto ancor non ho;

Ma a dispetto di tutti, un d guadagner. (parte)


ATTO TERZO

SCENA PRIMA La Contessa e Don Fabio.

CON.Certamente, don Fabio, vi son molto obbligata,

E mi hanno i versi vostri un po' mortificata.

In me non si ritrovano s belle qualit;

Opera tutta quanta della vostra bont.

Serber questa copia assai gelosamente;

Parte ne far solo ad uomini di mente.

E quei che delle muse la cognizion non hanno,

Quei che ne sono indegni, mai pi non li vedranno.
FAB.Per dir il ver, signora, mover m'intesi a sdegno;

Ho tollerato il torto solo per voi, m'impegno.

Ch'io legga a simil gente mai pi non vi pericolo;

Non voglio dagli sciocchi esser posto in ridicolo.
CON.Il baron Federico un uom fatto cos,

Ma presto egli dovrebbe andarsene di qui.
FAB.Del baron Federico non me n'importa niente;

Ma gli altri i versi miei sprezzarono egualmente,

E assai mi maraviglio di voi, signora mia,

Che i stolidi possiate soffrire in compagnia.

Dovreste a parer mio formar conversazione

Di gente che alle lettere mostrasse inclinazione;

E preferendo i dotti a quei di bell'aspetto,

Vi acquistereste al mondo un singolar concetto.
CON.Dite bene, don Fabio: io voglio in ogni forma

Far degli amici miei lo scarto e la riforma.

Qual credereste voi ch'io licenziassi il primo?
FAB.Il capitan Gismondo, che men degli altri io stimo.

CON.Eppure il capitano, per dir la verit,

quel che ha pi degli altri per me della bont.
FAB.Della bont per voi? aff, siete ingannata,

E convien dir che v'abbia la passione acciecata.

Vi vuol tanto a conoscere ch' un spirito volante,

Che a tutte a prima vista suol far lo spasimante?

Non vedeste voi stessa, che alla Romana appresso

Languiva, spasimava, uscia fuor di se stesso?
CON.Davver?

FAB.Non lo vedeste?

CON.Servirla io lo pregai.

FAB.Servirla? sospirare, tremare io l'osservai.

Tutti se ne ridevano, e ci, ve lo protesto,

A voi da ognun si reputa un torto manifesto.


CON.(Ah, lo sdegno pur troppo mi sprona e mi solletica). (da s)

FAB.(Spero che abbia a giovarmi quest'invenzion poetica). (da s)

CON.(Si pensi alla vendetta). (da s) Don Fabio, a un vostro pari,

A un uom del vostro merito ben ch'io mi dichiari.
Ebbi piacer, nol niego, d'avere in casa mia
Di gente d'ogni genere graziosa compagnia,
Fissando nella mente di far finezze a tutti,
Solo per conseguire dell'amicizia i frutti.
Ma sia comun destino, o mia special sventura,
Ciascun l'arbitrio mio di soggiogar procura,
E fra gli adoratori, per dir la verit,
Ho anch'io segretamente la mia parzialit.
Il capitan Gismondo credeasi il preferito,
Ma tollerar non posso quell'animo s ardito;
Ed ei che se ne avvide, mostra per altri affetto,
Credendo in guisa tale di fare a me un dispetto.
Ma il capitan s'inganna; il suo pensar da stolto;
Ad un migliore oggetto ho l'animo rivolto.
Non curo il pazzarello, sprezzo i deliri suoi.
Ah s, tutto il mio cuore l'ho consacrato a voi.
FAB.Davver?

CON.Non so mentire; quel che vi dico, vero.

FAB.Deh lasciate, Contessa, ch'io parlivi sincero.

Bramo la grazia vostra quanto bramar si pu, Ma creder quel che dite, per or sospender. Permettete che prima, cara Contessa mia, Faccia del vostro cuore un po' di anotomia. Voi, per quello che dite, aveste compiacenza Trattar diversi amici con piena indifferenza. Ma per quanto vogliate mostrarvi universale, Dite che un pi dell'altro nel vostro cuor prevale. Sento con mia fortuna ch'io sono il prediletto, Ma me lo dite in tempo, che mi pu dar sospetto. Se ver che voi abbiate per me cotanta stima, Perch non mi svelaste l'inclinazione in prima? Ora pel capitano siete sdegnata un poco, E non vorrei servire per comodino al gioco. Se voi dite davvero, so quel che mi conviene; Voi stessa esaminate, pensateci un po' bene. E se mai di scherzare aveste il bel desio, Voi avete dell'estro, ma son poeta anch'io. (s'inchina e parte)

SCENA SECONDA

La Contessa sola.

CON.Veramente un poeta sagace, illuminato,

E nel fondo del cuore davver mi ha penetrato. ver pi che l'amore, mi stimola lo sdegno,


Ma sar pi costante, se prender un impegno; E il capitan, che crede vincermi con orgoglio, Vedr fin dove arrivo, quando sdegnarmi io soglio. Vuol fare altrui le grazie per vendicarsi un poco; Trover io la strada di terminare il gioco. E terminarlo io voglio con mia riputazione, Senza che se ne avveda la mia conversazione. Pria che la Baronessa si arrenda all'uomo scaltro, Voglio far, se mi riesce, che accendasi d'un altro. Il cavaliere Ascanio parmi sarebbe al caso; Chi sa che non mi riesca far ch'ei sia persuaso? Or or, secondo il solito, da me dovria tornare; Se non verr s presto, lo mander a chiamare. So ben io la maniera che ho da tenere in questo; Mi voglio vendicare, lo dico, e lo protesto. L'una e l'altra passione suol appagarmi il cuore; O vanit trionfi, o che trionfi amore.

SCENA TERZA

Don Armidoro e la suddetta.

ARM.Eccomi qui, signora...

CON.A tempo capitate;

Il cavaliere Ascanio a ritrovarmi andate.
ARM.Ma respirar lasciatemi, lasciatemi sedere,

Un'ora ho camminato, cercando il parrucchiere;

L'ho ritrovato alfine, meco venuto insieme.
CON.Io voglio il Cavaliere, e subito mi preme.

ARM.Ma non avete alcuno, che vada a rintracciarlo?

CON.Non ho altri per ora, andate a ritrovarlo.

Via, vi fate pregare? siete un gran bell'amico!

Voi non valete un diavolo, l'ho detto, e lo ridico.

Che serve, che venghiate a far lo spasimato,

Se alle mie distinzioni vi dimostrate ingrato?

Quando dei buoni amici non posso assicurarmi,

Non serve tutto il giorno che vengano a seccarmi.
ARM.Via, non andate in collera, ad obbedirvi andr.

CON.Se voi sarete buono, so io quel che far.

ARM.Per compassione almeno datemi una manina.

CON.Eccola qui, tenete. (gli d una mano, sostenuta)

ARM.Addio, la mia regina. (le bacia la mano con rispetto, e parte)

SCENA QUARTA La Contessa, poi la Baronessa.


CON.Quasi mi fa da ridere. Povero disgraziato,

un uomo di buon core, ma proprio sfortunato.

Qualche volta vorrei trattarlo con dolcezza,

Ma non so di buon animo usargli una finezza.

Pure non voglio perderlo, perch, per dir il vero,

Fra quanti che mi trattano, forse il pi sincero.
BAR.Posso venir, Contessa?

CON.Anzi mi fate onore.

(Vu principiare adesso a maneggiar quel core). (da s)
BAR.Quanto mi dispiaciuto sentir che il padre mio

Non si acchetava mai; ero arrabbiata anch'io.

E voi siete pi in collera?
CON.No, no, tutto passato:

Il capitan, signora, con voi non restato?
BAR.Anzi partito subito. Ma un dubbio ora mi viene:

Non so s'egli mi burli, o pur mi voglia bene.
CON.No, Baronessa mia, non gli badate un zero,

Di lui non si ritrova un uom pi menzognero.

Per il ben che vi voglio, dico la verit,

Se voi gli baderete, colui vi burler.
BAR.Oh povera fanciulla, perch vuol ingannarmi?

Da uomini sgraziati non lascier burlarmi.
CON. ver che il capitano ride alle spese altrui,

Ma per tutti gli uomini non sono come lui.

Anzi un certo segreto avrei da confidarvi...

Ma ditemi voi prima, volete maritarvi?
BAR.Certo pel matrimonio sarei forse inclinata,

Ma temo, poverina, di rimaner burlata.
CON.Ditemi, Baronessa, vedeste poco fa

Quel Cavalier gentile, composto in seriet?
BAR.Lo vidi.

CON.Che vi pare, un cavalier garbato?

BAR.Io non saprei, Contessa; molto non vi ho badato.

CON.Poco voi gli badaste, per via del capitano;

Il cavaliere Ascanio un giovin mantovano,

Di nobili natali, savio, onesto, prudente,

Che ha per voi della stima, che vi ama estremamente.

Quando da voi partito, venuto a ritrovarmi,

E tutto il di lui cuore voluto ha confidarmi.

Dissemi: Contessina, sono d'amore acceso,

La Baronessa amabile adorator mi ha reso.

Gli occhi vivaci e teneri, il labbro suo ridente,

Quel favellar gentile, quel suo mirar languente,

Quella vezzosa faccia, e cento cose e cento,

Vedute in un istante, pensate in un momento,

M'han di lei reso amante, e in avvenir non so

Quel che accader mi puote, se ancor la mirer.

(La Baronessa si va contorcendo a questo discorso, mostrando di averne rossore)

Io dissi al Cavaliere: Voi sospirate invano;

Par che la Baronessa inclini al capitano.

A lasciar la speranza quasi lo consigliai,


Ma che voi lo perdeste, mi spiacerebbe assai.

Quanto quell'altro finto, tanto quest'altro onesto;

Pare ch'egli sia fatto per voi, ve lo protesto.

Amica, il vostro cuore sollecitar non tento,

Bramo sol di sentire il vostro sentimento.

BAR.

Tante cose mi dite... Contessa, io non saprei...

CON.

Volete ch'io gli parli?

BAR.

Vorrei, e non vorrei.

CON.

L'ho mandato a chiamare, poco tardar potr.

BAR.

L'ha saputo mio padre?

CON.

Non ancor, ma il sapr.

Prima il vostro pensiere piacquemi rilevare.

Dunque cosa mi dite?

BAR.

Io ci vorrei pensare.

CON.

Se viene il Cavaliere, dicogli le parole?

Che speri, o che disperi?

BAR.

Eh! faccia quel che vuole.

CON.

Eccolo per l'appunto.

BAR.

Vi riverisco, e parto. (inchinandosi in atto di partire)

CON.

Aspettar non volete?

BAR.

Vi aspetto nel mio quarto. (come sopra)

CON.

Amica mia, credetemi, vi servir di cuore.

BAR.

Resterei volentieri, ma ho un tantin di rossore. (come sopra, e parte)

SCENA QUINTA La Contessa, don Armidoro ed il Cavaliere.

CON.O semplice, o lo finge, non la capisco un zero;

Di ridurla per altro al mio volere io spero.

Fin che in un altro amore non giungo ad impegnarla,

L'arte del capitano sperar pu d'obbligarla.

Ed io, per avvilirlo, in mente mi ho fissato

Di voler quel superbo deriso e disprezzato.
CAV.Eccomi ai cenni vostri.

ARM.Eccolo qui, signora,

Ve l'ho condotto io stesso. Siete contenta ancora?
CON.Vi ringrazio, Armidoro, ma fatemi un piacere;

Ite nell'altra camera colle mie cameriere.
ARM.A cosa far?

CON.Tenetele un poco in allegria,

Sola col Cavaliere vo' stare in compagnia.
ARM.Con serve e servitori voi mi mettete in mazzo?

Ander via, signora.
CON.Eh, non mi fate il pazzo.

Ite in un'altra camera, e quando vi vorr,

Quando venir dovrete, allor vi chiamer.
ARM.Vado, non so che dire. (La grazia sua mi preme,

Bramo di star con essa una mezz'ora insieme). (da s, e parte)


SCENA SESTA La Contessa ed il Cavaliere.

CAV.(Eppure io mi lusingo colla mia sofferenza

Aver sopra d'ogn'altro da lei la preferenza). (da s)

CON.Cavalier gentilissimo, con voi me ne consolo.

CAV.Di che?

CON.Di un bell'acquisto fatto cos di volo.

In fatti chi ha del merito, chi come voi gentile, Trionfa a prima vista del sesso femminile.

CAV.Io non merito niente; ma se tal cosa vera,

Premio sar soltanto di servit sincera.

CON.Qual servit, signore, se la miraste appena?

CAV.Chi?

CON.La Romana.

CAV.In fatti siete graziosa e amena.

La baronessa Amalia cosa ha che far con me? Credea d'altro parlaste. Sono ingannato, aff. Mi pareva impossibile... Basta, vi vuol pazienza, Pretendere non posso da voi la preferenza. Soffrir volentieri senza speranza il foco, Ma di me non vorrei che vi prendeste gioco.

CON.Vi dir, Cavaliere, sia detto infra di noi

La mia scelta pendeva tra il capitano e voi, Prima di dichiararmi, per consigliar me stessa, Volli per amicizia sentir la Baronessa. Mentre di voi le parlo, impallidir la miro; Sentole uscir dal labbro un languido sospiro. La cagion le domando del suo novel tormento: Risponder non ardisce, e singhiozzar la sento. Ma poi tanto la prego col mio parlare umano, Che la riduco alfine ad isvelar l'arcano. Alle corte, con me la giovin si spiegata, Che appena vi ha veduto, di voi si innamorata. E l'ha detto di core, non gi per bizzarria; Convien dir che sia questa virt di simpatia: Convien dir che il destino l'abbia condotta qui, Donna non ho veduto a sospirar cos. E tanta compassione mi fe' la Baronessa, Che a voi preso ho l'impegno di favellare io stessa. Sagrifico all'amica un cuor ch'io stimo ed amo. La pace sua desidero, la pace vostra io bramo. Questi son quegli amori, che durano in eterno. Nati senz'avvedersene da un movimento interno. Perdere il vostro cuore assai mi spiacer, Ma impedire non voglio la sua felicit. Conoscete da questo s'io son fedele amica;


La Baronessa amate, il ciel vi benedica.
CAV.Voi mi avete stordito, signora, in guisa tale,

Che non ho mai provato un stordimento eguale.

Chi sente voi, rassembra l'affare accomodato,

Ma io per quella giovane non sentomi inclinato;

Se il simpatico genio desta le brame sue,

La simpatia dovrebbe oprare in tutti due.
CON.Non vi par ch'ella sia degna del vostro amore?

CAV.Sar; ma un altro affetto mi ha prevenuto il cuore.

CON.Per chi?

CAV.Per voi, signora.

CON.Guardate il folle inganno;

Scernere il proprio bene i nostri cuor non sanno.

Per voi, non so negarlo, ho dell'amore anch'io;

Ma non vi paragone fra il di lei foco e il mio.

Io sono ancora incerta fra il capitano e voi.

Ella a voi sol consacra tutti gli affetti suoi.

Io mi diverto alfine or con quello, or con questo;

Ella non vuol trattare nessun, ve lo protesto.

Parlo contro me stessa. Ma confessar si de',

Che fareste un sproposito a barattar con me.
CAV.Lasciate ch'io lo faccia; se poi m'inganner,

E se sar pentito, pazienza.
CON.Oh questo no.

Avrei doppio rimorso: d'aver l'amica oppressa,

E d'aver cimentato la pace di me stessa.

Lo sapete, signore, s'io son superba alquanto,

Se tener vincolati gli amici miei mi vanto,

Se quando ho una rivale, soglio mostrarmi irata;

Ma son nel vostro caso a cedere forzata.

Proprio la Baronessa mi mosse a compassione.

Ah se voi la sentiste, dareste a me ragione!

Povera giovinotta, non so come abbia fatto

Tutti i meriti vostri conoscere ad un tratto.

Ha saputo descrivermi s bene il vostro viso,

Che vedesi che amore l'ha nel suo petto inciso.

Egli ha un occhio, mi disse, che quando mira, impiaga;

Ha una vezzosa bocca, bocca ridente e vaga;

Le guancie ha porporine; ma la di lui belt

Mista di una soave gentil virilit.

Che brio! che portamento! che nobile figura!

Parmi che dir si possa miracol di natura.

E le maniere sue son docili, amorose.

Poteva dir di pi?
CAV.Di me s belle cose?

CON.Di voi; che ve ne pare?

CAV.Certo ha una gran bont.

Sembro a voi s gentile?
CON.N men per la met.

CAV.Convien dir che un altr'occhio in lei dunque vi sia.

CON.Convien dir che non opera in me la simpatia.


CAV.

Non so che dir, Contessa, se nel suo cuor si aduna

Per me cotanta stima, sar per mia fortuna.

Ingrato esser non soglio ai doni della sorte.

CON.

Di lei siete disposto a divenir consorte?

CAV.

Troppo presto, signora.

CON.

ver, ma diamo il caso

Che l'affar si trattasse, sareste persuaso?

CAV.

Con voi non vi speranza?

CON.

No, per me pi non siete.

Volete ch'io le parli?

CAV.

Fate quel che volete.

CON.

Ditemi, Cavaliere, avete mai trovata

Un'altra, come me, per l'altrui ben portata?

Poche son quelle donne che facciano cos.

Armidoro. (chiama)

SCENA SETTIMA

Don Armidoro e detti.

ARM.Signora. (di dentro)

CON.Venite.

ARM.Eccomi qui.

Con voi mezz'ora almeno posso, signora mia...
CON.No, no, col Cavaliere restate in compagnia.

Ritorner fra poco. (Vo' terminar l'impegno;

Tutto si rende facile a un femminile ingegno). (da s, e parte)

SCENA OTTAVA Don Armidoro ed il Cavaliere.

ARM.Per verit, son stanco di sofferir tal scena.

Deggio servirla, e poi posso parlarle appena.
CAV.Non vi lagnate, amico: bisogna non ci sia,

Fra voi e la Contessa, l'amor di simpatia.
ARM.Ma fra tanti rivali, da cui vien corteggiata,

Possibil che nessuno non l'abbia innamorata?
CAV.Nessuno, a parer mio: credo che la Contessa

Sia stata e si mantenga amante di se stessa.

La vanit la sprona a coltivar pi d'uno,

Fa delle grazie a tutti, ma non distingue alcuno.
ARM.Eppure io non la credo senza passione in petto.

Per dir la verit, so io quel che m'ha detto.

All'amor mio piegata spero vederla un giorno,

E ho ragion di sperarlo.
CAV.Eccola di ritorno.


ARM.

Fatemi la finezza, lasciatemi con lei.

CAV.

Ho da terminar seco certi interessi miei.

Andate, e poi tornate.

ARM.

No, non vi cedo il loco.

CAV.

Che s, che ve ne andate?

ARM.

Io? Lo vedremo un poco.

SCENA NONA

La Contessa e detti.

CON.

Ehi sentite. (al Cavaliere)

CAV.

Signora. (accostandosi a lei)

CON.

La Baronessa or viene. (piano al Cavaliere)

CAV.

Dee restare Armidoro? (piano alla Contessa)

CON.

Oib, ci non conviene.

Amico. (a don Armidoro)

ARM.

Vuol ch'io parta? non crederei tal cosa.

CON.

Il mio caro Armidoro, ver, son fastidiosa:

Sempre di voi mi valgo, sempre vi mando intorno,

Mai non si resta insieme; ma ha da venir quel giorno.

Una le paga tutte, dice il proverbio. Io so

Quel che bolle qua dentro, e un d ve lo dir.

Fate il piacere intanto d'andar...

ARM.

Gi lo sapea;

Che mi avreste mandato il cuor mi predicea.

Ander via per sempre.

CON.

Ma no, venite qui.

CAV.

(Eh, lasciate che ei vada). (piano alla Contessa)

CON.

A me dite cos? (a don Armidoro)

S mal corrispondete al ben che vi ho mostrato?

Alle mie distinzioni siete cotanto ingrato?

Ecco qui il Cavaliere: codesto, io lo confesso,

da me il pi distinto; che non farei per esso?

Ah, della mia sfortuna l'esempio in lui vedete.

ARM.

Son qui, Contessa mia, andr dove volete.

CON.

Bisogno ho di un notaro, andatelo a cercare. (ad Armidoro)

ARM.

Vado per obbedirvi. (Mi convien sopportare). (da s, e parte)

SCENA DECIMA

La Contessa, il Cavaliere, e poi la Baronessa.

CAV.Dite la verit, Contessa mia garbata,

Siete per Armidoro veramente impegnata?
CON.Oib.

CAV.Perch tenerlo dunque in tale speranza?


CON.Ecco la Baronessa, che viene in questa stanza.

Quando di voi le ho detto quel ch' fra noi passato,

Mi ha abbracciata s stretta, che quasi mi ha stroppiato.
CAV.(Ora vedr, se vero questo amor stravagante). (da s)

CON.(Periglioso l'incontro, ma l'ho previsto innante). (da s, poi rivolta alla

Baronessa)

Venite, Baronessa; venite pur, bisogna

In simili occasioni superar la vergogna.
BAR.Serva sua. (s'inchina,mostrando un poco di rossore)

CAV.Riverente. (la saluta con qualche confusione)

CON.Chi mai l'avrebbe detto,

Che nascere dovesse quest'improvviso affetto?

Eppure ella cos; eppur sono frequenti

Nel regno di Cupido consimili portenti.

Trovasi in tutti i corpi magnetica virt,

Che attrae violentemente or meno, ed ora pi.

Son le cose insensate soggette a cose tali,

Molto pi vi saranno soggette le animali;

E in chi della ragione gode il supremo dono,

Gl'impulsi e le attrazioni difficili non sono.

Ma la ragion per altro nell'alme delicate

Fa che le inclinazioni talor sian contrastate;

E veggono l'effetto in voi presentemente,

Che ancora non ardite spiegarvi apertamente.

Io son depositaria per de' vostri arcani;

Gl'impulsi di natura in voi non saran vani.

Di simile avventura, ve lo protesto, io godo,

E ritrovar m'impegno di consolarvi il modo.
CAV.Signora, io non ho merito... (verso la Baronessa)

CON.Voi meritate assai.

L'amica persuasa di quel ch'io l'informai.

Non vero? (alla Baronessa)
BAR.Signore... Ha detto la Contessa,

Che un incognito amore... (modestamente)
CON.Ecco, il dice ella stessa. (piano al Cavaliere)

CAV.S'ella cos, signora, dir con mio contento,

Che amor negli occhi vostri...
CON.Certo ha fatto un portento.

BAR.Tanta bont, signore... Io non mi so spiegar.

CON.Ho inteso quanto basta. Ve ne potete andar.

Parler a vostro padre. Ch'egli lo sappia giusto.

D'un simile accidente ei non avr disgusto

So che desia vedervi con piacer collocata:

Vedr che questa cosa dal cielo destinata.

E quel destin, che il cuore accese in un momento,

Far ch'ei non ritardi il suo consentimento.
BAR.Riverisco. (inchinandosi in atto di partire)

CON.Signora, ditegli qualche cosa.

BAR.Io non saprei che dire.

CON.( un pochin vergognosa).

Le si vede negli occhi l'amor, la vera stima,


Ma ha del rossor, pensando d'esser stata la prima). (piano al Cavaliere)
CAV.(Fatele voi coraggio). (alla Contessa)

CON.(Fidatevi di me). (al Cavaliere)

(Un uom simile a lui, credetemi, non c'. (alla Baronessa)

Sendo egli stato il primo a palesar l'affetto,

Dubita ch'egual fiamma non vi riscaldi il petto.

Ditegli chiaro e schietto, che il vostro cuor grad

Quell'amor che vi porta. Siete contenta?)
BAR.S. (forte che il Cavaliere senta, e parte

mostrando di arrossire)
CON.Lo sentiste quel s? quel s vuol dire assai.

CAV.Voi, per grazia del cielo, non lo diceste mai.

CON.Oh difficile molto strapparmelo di bocca.

Un d potrebbe darsi, ma per or non son sciocca.
CAV.Se da voi questo s sperare non poss'io,

Dunque la Baronessa pu sperar l'amor mio.

Resta che voi compite l'affare incominciato;

Della vostra attenzione io vi sar obbligato.

Se voi di no mi dite, sar contento un d,

Di aver per voi trovato chi seppe dirmi un s. (parte)
CON.S, la cosa va bene; se il capitan verr,

Or colla Baronessa le grazie non far.

E se da lei sprezzato, a ritentar mi viene,

Deridere lo voglio, e strapazzar ben bene.

Voglio che se ne penta quel cor che mi schern,

Voglio questi superbi mortificar cos. (parte)


ATTO QUARTO

SCENA PRIMA

La Contessa sola, sedendo al tavolino.

CON.Se la mostra non falla, passata ventiun'ora,

E il capitan Gismondo non si veduto ancora. Egli solito pure venirsene ogni d. Quando ch'egli ha pranzato, subitamente qui. Che vuol dir, che non viene? So io quel che sar. Forse de' miei rimproveri qualche timore avr, E all'ora egli verr della conversazione, Per trattar la Romana con minor soggezione. Ma venga pur; parlato ho al di lei genitore; Egli acconsente, ed essa sentir principia amore. Parlerem fra di noi di queste nozze, e intanto Il capitan da tutti si lascier in un canto.

SCENA SECONDA Martorino e detta.

MAR.Signora, questa lettera a lei viene diretta,

E il signor Armidoro per riverirla aspetta.
CON.Che vuol dir, Martorino, che il capitan finora

Da me non si veduto?
MAR.Non lo saprei, signora.

CON.Manda un poco a vedere, s'egli fosse al caff;

Ma chi ci va, non mostri che ci venga da me.
MAR.(Tanta parzialit non ha finor mostrata;

Che s, che questa volta amor l'ha corbellata!) (da s)

SCENA TERZA

La Contessa, poi don Armidoro

CON.Donde vien questa lettera? mi pare, e non mi pare. (l'apre)

Ah! il capitan mi scrive.
ARM.(Entra, e la riverisce senza parlare)

CON.(Or mi viene a seccare). (da s, accennando Armidoro)

ARM.Permette, mia signora? (le domanda la mano)


CON.S, s, quel che volete. (gli d la mano, sprezzante)

Leggo una certa lettera, con permission. (confusa)
ARM.Leggete.

CON.Contessina adorabile. Che tenera espressione! (legge)

(Armidoro mi osserva, ho un po' di soggezione).

Da voi pi non ardisco venir, perch mi pare

Che abbiate stabilito volermi tormentare...

(Io tormentar lo voglio? Ei fa l'impertinente.

Ah, sfogarmi non posso! vi colui che mi sente). (da s)

Signor, non state in piedi, eccovi l una sedia.

Prendete questo libro, leggete una commedia.
ARM.Non importa, signora.

CON.Fate quel ch'io vi dico.

ARM.Far, per obbedirvi. (siede, e si mette a leggere)

CON.Mancava quest'intrico.

Se per la Baronessa prendeste alcun sospetto,

Giurovi che per lei piuttosto ho del dispetto:

Che ho fatto a tollerarla un atto di virt,

E che se ho da servirla, io non ci vengo pi.

(Eh briccon, non ti credo, lo so che vuoi fidarmi.

Vieni, vieni, e vedrai, se anch'io so vendicarmi).

So che con voi, Contessa, fui questa mane ardito,

Provo i rimorsi al cuore, son dell'error pentito.

E se voi accordate la vostra grazia in dono,

In pubblico son pronto a chiedervi perdono.

(In pubblico esibisce darmi soddisfazione?)
ARM.Signora. (alzandosi)

CON.Che volete?

ARM.Con vostra permissione.

Mi parete agitata. (accostandosi a lei)
CON.A leggere badate. (con imperio)

ARM.Questo libro mi annoia.

CON.Eccone un altro, andate. (gli getta in terra un altro libro)

ARM.(Pagherei dieci scudi saper cos' quel foglio). (da s, e va a sedere dov'era prima)

CON.(Tanti dottoramenti in casa mia non voglio).

Voi siete quella sola, ch'io veramente adoro.

Viver con voi desidero; se mi lasciate, io moro.

Tutto far per voi, amabile Contessa,

Fuor che per vostro cenno servir la Baronessa.

So quel che mi ha costato il fingere finora:

Credete a un cuor sincero, credete a chi v'adora.

Pende da voi mia morte, pende da voi mia vita,

A un misero che langue, deh non negate aita.

Fatelo, s'io nol merto, fatelo per virt.

Piet, piet, mia cara... Oim, non posso pi.
ARM.Ma vi veggo agitata, e di sapere io bramo

La cagion che vi turba...
CON.Signore, io non vi chiamo.

ARM.Confidate a un amico...

CON.No, con vostra licenza.

ARM.Ma io voglio saperlo.


CON.Ma questa un'insolenza.

ARM.Non ho cuor di partire.

CON.Andate l, e sedete.

ARM.( un po' lunga, per dirla). (torna a sedere e leggere)

CON.(Dunque del capitano

Finora internamente mi son lagnata invano.

ver che ingelosirmi si era test provato,

Ma io, per dir il vero, l'eccitamento ho dato.

Ah dovea prevedere, senza scaldarmi tanto,

Che una dolce parola sciolto averia l'incanto.

Perch strugger la mente in macchine e raggiri,

Se vincer lo poteva un sol de' miei sospiri?

S'io volea vendicarmi, bastavami per gioco

Ch'io languir lo facessi, e delirare un poco.

Questa vilt di spirito oltraggia il mio potere;

Ecco, per un capriccio perduto ho il Cavaliere.

Ma son a tempo ancora; s, rimediarvi io voglio;

Vo' rispondere intanto del capitano al foglio.

Non voglio a dirittura concedergli il perdono;

Sappia che me ne offesi, e che sdegnata io sono.

Ma un raggio di speranza trovi nel foglio mio;

S'egli superbo in questo, sono superba anch'io). (si pone per scrivere)

ARM.

(Sono un poco annoiato). Posso venir, signora? (si alza)

CON.

Ho da scriver, signore; legger potete ancora. (preparando la carta)

ARM.

Questo libro mi stucca.

CON.

Prendete questo qui. (gli getta un libro in terra)

ARM.

una bella finezza. (torna a sedere, senza prendere il libro gettato)

CON.

(Mi secca tutto il d). (principiando a scrivere)

ARM.

(Vo' lasciar che finisca, e poi m'intender). (da s)

CON.

Signor mio riverito. (scrivendo) (Voglio usar gravit).

Sento dal vostro foglio, che del commesso errore... (scrivendo)

SCENA QUARTA

Il Barone e detti.

FED.

Servo, Contessa mia.

CON.

(Ecco qui il seccatore). (da s)

FED.

Son venuto per dirvi...

CON.

Fate conversazione

Con Armidoro, intanto. (scrivendo)

FED.

Che fate in quel cantone? (ad Armidoro)

ARM.

Sto qui per obbedire alla padrona mia.

FED.

Lo lasciate in un canto? (alla Contessa)

CON.

Fategli compagnia. (al Barone)

FED.

Di una cosa, signora, convien che vi avvertisca

Rapporto al Cavaliere.

CON.

Lasciate ch'io finisca. (scrivendo)

FED.

S, terminate pure. (alla Contessa) Amico, state bene? (accostandosi ad Armidoro)


ARM.

Bene, per obbedirvi.

FED.

Ora che mi sovviene: (si accosta alla Contessa)

Se si fan queste nozze, deggio ai parenti miei

Darne prima ragguaglio.

CON.

Scrivere io vorrei. (scrivendo con un poco d'impazienza)

FED.

Comodatevi pure: (ma per tal dilazione

Non vorrei si perdesse quest'ottima occasione.

un impiccio insoffribile per me questa figliuola). (da s)

Contessa...

CON.

Ma signore...

FED.

Una sola parola.

CON.

Lasciatemi finire.

FED.

Un cenno, e vado via.

CON.

Cosa vorreste dirmi? (Che pazienza la mia!)

FED.

Penso che si potrebbe concludere il contratto;

Anzi, perch non siavi dopo qualche disputa,

Stender, se vi piace, un poco di minuta.

CON.

Ha finito?

FED.

Ho finito.

CON.

Ben ben, si parler. (si pone a scrivere)

FED.

(Di gi che abbiamo il comodo, posso stenderla qua). (prende una sedia, e si

accosta al tavolino)

CON.

(Quest' un'impertinenza).

FED.

Datemi un po' di foglio.

CON.

Cosa vorreste fare?

FED.

Far la minuta io voglio.

CON.

Non avete altro loco?

FED.

Che fastidio vi do?

Datemi un po' di carta: non vi disturber.

CON.

(Non posso pi). Tenete. (gli d della carta, e scrive)

FED.

Add... quanti ne abbiamo? (alla Contessa)

CON.

Nol so. (arrabbiata scrivendo)

FED.

Quanti ne abbiamo,

Armidoro, del mese?

ARM.

Cosa so io? (arrabbiato)

FED.

Vediamo. (tira fuori di tasca un lunario)

Osservate, Contessa, un taccuino francese.

CON.

Oh, mi avete seccato.

FED.

Ne abbiam dieci del mese. (osservando sul lunario)

Add dieci d'Aprile... Oh che penna cattiva!

Datemi un'altra penna. (alla Contessa)

CON.

Ma lasciate che io scriva. (sdegnata)

ARM.

(Per dir la verit, sdegno mi vien per lei.

Con tutta la mia flemma io non lo soffrirei). (da s)

FED.

Promette dar in sposa la Baronessa figlia. (scrivendo)

CON.

Dite piano. (al Barone, con impazienza)

FED.

Del sposo ditemi la famiglia. (alla Contessa)

CON.

Eh cospetto di Bacco, questa un'impertinenza.

Vi ho sofferto anche troppo, perduta ho la pazienza.

Siete, signor Barone, siete insolente un poco;

A terminar la lettera andr in un altro loco. (prende la sua lettera, e parte)


FED.(In tal guisa si scalda? perch? che cosa stato?) (da s)

Dite, del Cavaliere lo sapete il casato?
ARM.Non so niente.

FED.Possibile? viene in conversazione;

Lo dovreste sapere.
ARM.Schiavo, signor Barone. (parte)

FED.Schiavo, padrone mio. Con lor me ne consolo.

Che bella incivilt! mi lasciano qui solo?

A dirmi il suo casato tanta difficolt?

Andr tanto cercandolo, che alcun me lo dir.

Gran sfortuna la mia! per tutto dov'io vo,

Par che tutti mi sfuggano, ed il perch nol so.

E non si pu gi dire, che un ignorante io sia;

Basta che apra la bocca, tutti se ne van via.

Maladetto destino! fino la servit

solita piantarmi dopo tre giorni al pi.

Diconmi seccatore, dicon ch'io parlo assai.

Come lo posson dire? Se io non parlo mai! (parte)

SCENA QUINTA La Contessa, poi Martorino.

CON.Un seccator compagno non ho mai pi sentito.

Basta, quando il ciel volle, la lettera ho finito.

Martorino. (chiama)
MAR.Comandi.

CON.Cerca del capitano.

Procura questa lettera di dargli in propria mano.
MAR.Dove poss'io trovarlo?

CON.Al solito caff,

Dove suol trattenersi quando non vien da me. (Martorino parte)

SCENA SESTA La Contessa, poi Martorino che torna.

CON.La lettera che ho scritta, mista di dolce e amaro;

Comunque egli la prenda, vi ho sempre il mio riparo.

Se il rimprovero il punge, lo medica dolcezza;

Se il tenero l'affida, vi poi dell'amarezza.

Quando davvero ei dica, perderlo non vogl'io;

Ma torni, o non ritorni, la voglio a modo mio.

Che vuol dir? non andasti? (a Martorino, che torna)
MAR.Anzi ci sono andato.

CON.E il capitan Gismondo?...

MAR.L'ho subito trovato.


CON.S presto?

MAR.Cos presto.

CON.Tu me lo dici invano.

MAR.Or ora lo vedrete col vostro foglio in mano.

CON.Dove?

MAR.L'ho ritrovato vicino a questa porta;

Legge la carta, e poi subito a voi si porta.

Gli ho da dir ch' padrone?
CON.Non so quel che abbia a dire.

Non gli dir ch'io lo chiami. Venga se vuol venire.
MAR.Non dubiti, signora, so quel che mi conviene.

CON.Chi di l nella sala?

MAR. il capitan, che viene.

(Gi i' lo sapea, che l'ordine non averia aspettato;

Venir senza portiera il capitano usato.

E tutti, per dir vero, tutti questi signori,

In ci poco disturbo recano ai servitori). (parte)

SCENA SETTIMA La Contessa, poi il Capitano.

CON.Una grande premura mostra la sua venuta;

Ma perch sia pi docile, vo' far la sostenuta.

CAP.Posso venir?

CON.Signore, lei sbaglia in verit;

Se vuol la Baronessa, si passa per di l.

CAP.Se dalla Baronessa una sol volta andai,

Fu sol per vostro cenno, per mio piacer non mai.

CON.Bastami aver scoperto il pensier vostro audace,

Veggo di qual sistema il vostro cuor capace. Voi siete stato il primo, che abbiami fatto un torto: N da voi, n da altri, l'ingiurie io non sopporto. Colla Romana il vostro sia amore, o sia pretesto L'infedelt condanno, e la finzion detesto. Questa risoluzione il mio dover mi addita; L'amicizia fra noi dev'essere finita. Bastami che dal cuore siate rimproverato, Ch'io non merito insulti, e che voi siete ingrato.

CAP.Voi parlate, signora, con un soverchio orgoglio:

Tale non mi sembraste parlare in questo foglio. E se creduto avessi in voi tal sentimento, Non mi sarei esposto a un simile cimento. Provar voi mi faceste mille tormenti e mille, Volgendo a quello e a questo le tenere pupille. Vidi schernirmi in faccia pi d'un rivale audace, Fui dall'amor sforzato a tollerarlo in pace. Ed una volta sola, che ho le vostre arti usate, Tanto furor vi accende? tanto rumor ne fate?


Quello che a voi dispiace, spiacque a me pur non poco;

Anch'io sento nell'alma della mia stima il foco.

In faccia a tutto il mondo, agli occhi della gente,

S'io colpevole sono, non siete un'innocente.

Pure dell'error mio vi ho chiesto umil perdono,

Perch donna voi siete, perch un amante io sono;

Ma se ad onta di questo voi m'insultate ancora,

Una vilt non soffro. Si ha da morir? si mora.

A costo della vita prevalga l'onor mio;

Se voi siete una dama, son cavaliere anch'io.
CON.Eh signor capitano, un po' men di baldanza;

Meco impiegar dovreste men caldo e pi creanza.

Se per voi d'amicizia non avessi io l'impegno,

Non mi vedreste in volto scaldarmi a questo segno.

Se leggeste il mio foglio, avreste in lui compreso,

Ch'io non merito certo, che mi parliate acceso.
CAP. vero, il vostro foglio mi aveva speranzato

Di ritrovare in voi un animo placato.

Chiara la bont vostra mi parve a pi d'un segno;

Vengo, e insultar mi sento, ed a trattar con sdegno.

Ma via, dell'ira vostra lo sfogo io non condanno.

Spero che questo sia per me l'ultimo affanno;

E che veggendo alfine, che a voi fedele io sono,

A me del vostro cuore voi mi farete un dono.
CON.Martorino.

MAR.Signora.

CON.Cerca don Armidoro.

Digli che da me venga.
CAP.(Di rabbia io mi divoro). (da s)

CON.E il cavaliere Ascanio, se non ancor partito,

Digli che si trattenga.
MAR.Sar il cenno obbedito. (parte)

CAP.Per carit, signora, di coltivar lasciate...

CON.Cosa vorreste dire? Voi non mi comandate.

CAP. ver, non vi comando; in ci ragione avete,

Ma a questa condizione servir non mi vedrete.

Vi lever l'incomodo. (in atto di partire)
CON.Che cavalier sgarbato!

Di che mai vi dolete? vi ho forse licenziato?

Cosa sapete voi, quei due che ho nominati,

Da me con tal premura perch sian ricercati?

Eh capitan carissimo, o io non so spiegarmi,

O voi fingete il sordo solo per tormentarmi.
CAP.Deh l'ignoranza mia, signora, perdonate.

Certo non vi capisco, fin che cos parlate.
CON.Se di voi mi fidassi, vi parlerei pi chiaro.

CAP.Questo dubbio importuno troppo mi riesce amaro.

Perch della mia stima il vostro cuor sia certo,

Non bastavi, Contessa, quel che ho finor sofferto?

Io che son per costume fervido, intollerante,

No, non sarei tornato, se non vi fossi amante.


Vi amo teneramente; quel che non ho pi detto, Vi dir francamente: ardo per voi d'affetto. E tanto quest'amore nel seno mio avanzato, Che il cuore intieramente ho a voi sagrificato.

CON.Dunque mio il vostro cuore? parlate voi sincero?

CAP.S, questo cuore vostro.

CON.Conoscer se vero.

CAP.Fate di me ogni prova fino a volermi esangue;

Vi offro l'umil rispetto, vi offro la vita e il sangue, Tutto soffrir son pronto, fino gli sdegni e l'onte; Fuor che vedermi oppresso dei miei rivali a fronte.

CON.Chi di l?

SCENA OTTAVA

Martorino e detti.

MAR.Mia signora.

CON.Alcun di questo tetto

Vada a cercar don Fabio: dicagli ch'io l'aspetto.
CAP.(Ah mi deride, il veggo). (da s)

MAR.Subito mander.

CAP.Io, se di lui vi preme, a ricercarlo andr.

Vi lever in tal guisa il tedio ch'io vi reco.

Non son, signora mia, n stolido, n cieco:

Se gioco vi prendete della mia sofferenza,

Ve lo ridico in faccia, non soffro un'insolenza. (in atto di partire)
CON.Aspettate un momento. (al Capitano, arrestandolo)

CAP.No, non posso star saldo.

CON.Va a prendere un ventaglio, che il capitano ha caldo. (a Martorino)

CAP.Mi deridete ancora?

CON.Deridervi non deggio,

Se senza alcun motivo imbestialirvi io veggio?

Perch odiate don Fabio? Credete voi ch'io sia

Accesa a questo segno del bel di poesia?

Povero capitano! aff, vi compatisco;

Questi vostri deliri li approvo e li gradisco.

Se voi siete geloso di me fino a tal segno,

certo che l'amore vi provoca allo sdegno.

Fate torto a voi stesso a dubitar cos,

E de' vostri trasporti vi pentirete un d.
CAP.Non so che dir, scusate l'intollerante orgoglio.

CON.Manda a cercar don Fabio, che favellargli io voglio. (a Martorino)

CAP.(E vuol tutto a suo modo). (da s)

MAR.Subito, s signora.

(Povero capitano! non la conosce ancora). (da s, e parte)


SCENA NONA La Contessa ed il Capitano.

CAP.

Ma giusto ciel! possibile che non possiate un giorno

Viver senza vedervi dieci serventi intorno?

CON.

Caro il mio capitano, possibile che in petto

Sempre nutrir vogliate un simile sospetto?

Se siete voi distinto, di che temer volete?

CAP.

Ma sono io il distinto?

CON.

Ancor non lo credete?

O mie cure gettate! o miei pensieri vani!

Ricompensata io sono con i sospetti insani.

Che val ch'io mi lusinghi di pace e di conforto,

Se un ingrato mi accusa, e mi condanna a torto?

CAP.

S'io non divengo pazzo, credetelo, un prodigio;

Della fe' che vantate, non veggo alcun vestigio.

Par che il facciate apposta. Por mi volete allato

Di chi pi mi dispiace. Ah, son pur sfortunato!

CON.

Voi la vostra fortuna non conoscete ancora.

CAP.

Bramerei di vederla.

CON.

S, la vedrete or ora.

SCENA DECIMA

Don Armidoro e detti.

ARM.

Eccomi qui, signora... (si ferma, vedendo il Capitano)

CON.

Che cosa c', mio caro?

ARM.

Sentite una parola. ( venuto il notaro.

L'ho ritrovato alfine, e l'ho condotto qui). (piano)

CON.

(Bravo, venite meco). (piano ad Armidoro)

CAP.

(E ho da soffrir cos?) (da s)

CON.

Capitan, compatite: ho un affar che mi preme;

Quando sar spicciata, ragioneremo insieme.

CAP.

Prenda pure il suo comodo.

CON.

Andiam. (ad Armidoro)

ARM.

Fo il dover mio.

CON.

Con licenza, signore. (s'inchina al Capitano, e parte)

ARM.

La riverisco anch'io. (al Capitano, e parte)

SCENA UNDICESIMA

Il Capitano, poi Martorino.

CAP.Vada la menzognera, vada quel cuor mendace;

S, conosco gl'insulti, n soffrirolli in pace.


Di me, dell'amor mio, so che si prende gioco,

Ma chi son io l'ingrata conoscer tra poco.
MAR.Signor, la mia padrona a dire a voi mi manda,

Che di qua non partite, lo vuole e lo comanda.

Dice che voi saprete l'affar che ora la chiama;

Dice, protesta e giura, che vi rispetta ed ama;

Che vi ha sentito a fremere mentre partia di qui,

Che vedervi non vuole a delirar cos.

E se di lei seguite a far questo strapazzo,

Siete... ve l'ho da dire?
CAP.Che cosa sono?

MAR.Un pazzo. (parte)

CAP.Ah s, pazzo son io nel sospirar, lo vedo.

Dice e giura che mi ama? Lo credo, o non lo credo?

Non so che dir: creduto le ho cento volte ancora,

E mi deluse ingrata, e m'ingannai finora.

L'ultima volta questa, che di restar consento;

Voglio pria di partire vederla anche un momento.

O che mi dia le prove d'amor sincero e schietto,

O le menzogne ingrate di vendicar prometto.


ATTO QUINTO

SCENA PRIMA La Baronessa, il Cavaliere e don Armidoro.

ARM.Mi rallegro, signori, di quel che ora mi dite;

Il cielo vi conceda felicit compite.

Come mai accaduta tal cosa inaspettata?

Questa risoluzione da qual principio nata?
BAR.Io non lo saprei dire.

CAV.stato un caso tale

Di cui difficilmente succeder l'eguale.

So ch'io son fortunato sposando una tal dama.
BAR.Umilissima serva. (inchinandosi)

ARM.Questo piacer si chiama.

D'un reciproco amore bene maggior non stimo;

Ma di voi due chi stato a innamorarsi il primo?
CAV.Guardate, caro amico, se fortunato io sono,

Se di quel cor gentile fu generoso il dono.

Io nemmen ci pensava, per dir la verit:

L'amarla avrei creduto una temerit.

Ella, non so dir come, tanto si accese e tanto,

Che per me fu veduta a distillarsi in pianto.
BAR.Come? che cosa dite? Io prima? signor no.

Primo fu il Cavaliere, me l'hanno detto, e il so.

Io non ho mai pensato a amare in vita mia:

Amor fino a quest'ora non so dir cosa sia.
CAV.Come! non foste voi, signora Baronessa,

Che dirmi l'amor vostro pregato ha la Contessa?
BAR.Non ver; la Contessa disse che il vostro core,

Appena mi vedeste, arse per me d'amore.

Io mi mostrai lontana da entrare in questi guai,

Ma tanto mi ha pregato, che alfin mi contentai.
ARM.La cosa, miei signori, per verit curiosa.

La Contessa, il sapete, donna capricciosa;

Avr d'innamorarvi per questa via pensato.
CAV.Vel protesto, signora, io son mortificato.

Ho di voi quella stima che meritate, vero,

Ma il piacer ch'io sperava, per questa via non spero:

Se qual io vi credeva, accesa or non vi sento,

Non vorrei che s'avessimo a unir per complimento.
BAR.Se non vi piace, addio. (con disprezzo)

CAV.Se voi non ci pensate,

Dunque sciolto l'impegno. Vi riverisco. (in atto di partire)
BAR.Andate. (come sopra)


SCENA SECONDA

La Contessa e detti.

CON.Dove andate, signore?

CAVDove mi pare e piace.

CON.Signor, dove apprendeste a favellar s audace?

CAV.Perdonate, Contessa, voi mi faceste un tratto,

Che non da par vostro.
CON.E ben, cosa vi ho fatto?

CAV.La Baronessa il dica.

BAR.Al certo, in queste porte

Soffrir non mi aspettava un tratto di tal sorte. (alla Contessa)
CON.Ridere voi mi fate.

ARM.L'affare un po' scabroso. (alla Contessa)

CON.Davvero? esaminiamolo quest'affar s serioso.

La verit non celo. Fissai nel mio pensiere

Di unir codesta dama a un gentil cavaliere:

So che di collocarla il genitor sospira,

So che la figlia anch'essa a maritarsi aspira.

Il cavaliere Ascanio parvemi un buon marito,

E stabilir mi piacque un simile partito.

Se per le strade solite l'avessi incamminato,

Chi sa quando potevasi concludere il trattato?

Il padre della giovane un seccator, si sa:

Vi avrebbe ritrovato cento difficolt.

E poi di due consorti non contento il cuore,

Quando alle care nozze non li dispone amore.

Quest'amor non poteva nascere come un lampo,

gli ho aperta la strada, io gli ho spianato il campo.
Cupdo in vari modi suole introdursi in petto:
Talor da inclinazione suol nascere l'affetto;

La servit talora obbliga il cuore amato,

merito talora, talora un ciglio grato.

Ma forse pi di tutto si calcola e si apprezza

D'essere corrisposti la dolce sicurezza.

Il dir, so che la tale mi venera e mi adora,

un'immagine forte, che incanta ed innamora.

Il dir sicuramente, so che quel core mio,

Suole di conseguirlo accendere il desio.

Ed ecco i vaticini in lor verificati:

Amare han principiato, credendo essere amati. (accennando i due)

Se hanno per mia cagione sentito intenerirsi,

Avran di quest'amore motivo di pentirsi?

Degna non tal dama di un cavalier gentile?

Avr la Baronessa un tal consorte a vile?

Siete di pari sangue, siete di egual fortuna,

Ciascun nel proprio seno meriti grandi aduna.

Pare che l'un per l'altro siate nel mondo nati,


Meco non vi adirate, ma siatemi obbligati.

Di chi sia stato il primo non cagliavi l'onore;

Dee la ragion piegarvi, dee trionfar l'amore.

So che il mio stratagemma fu irregolare e audace,

Ma per mio mezzo un giorno voi viverete in pace.

E mi direte allora negli affetti amorosi:

Benedetta Contessa, per tua cagion siam sposi.
ARM.Se della sua condotta buona ragion vi rende,

Signori, approfittarvene solo da voi dipende.
CAV.Quando la Baronessa non sprezzi l'amor mio,

S'ella di me contenta, son di lei pago anch'io.
CON.Che rispondete, amica? (alla Baronessa)

BAR.La prima io non son stata. (con qualche forza)

CON. ver, per questa parte la cosa gi svelata;

Ma sia prima, o sia dopo, nel vostro seno il foco

Nascer non vi sentiste?
BAR.Ah! mi vergogno un poco.

CON.Fatele voi coraggio. (al Cavaliere)

CAV.Se gl'innocenti ardori

Nacquer nei nostri petti...

SCENA TERZA Il Barone, il Notaro e detti.

FED.Schiavo di lor signori.

Questo signor mi ha detto, che voi mi domandate. (alla Contessa, accennando

Armidoro)

Eccomi pontuale; cosa mi comandate?
CON.Concludere dobbiamo codesto matrimonio.

Potran questi signori servir per testimonio,

Ed eccovi il notaro, che stender il contratto.
FED.A che serve il notaro? non l'ho io bell'e fatto?

Vi metter due ore a fare un istrumento;

Ed io le cose mie le spiccio in un momento.
CON.Quand' cos, il notaro avr un affar di meno

Ma s'ei non lo distese, deve rogarlo almeno.

Fate ch'egli lo senta.
FED.Uditelo, e imparate (al Notaro)

Come si fan le scritte succinte ed abbreviate.
NOT.Cos' questo, signore? (al Barone, vedendo una scrittura lunghissima di pi fogli)

FED.Bella caricatura!

Il contratto di nozze.
NOT.Sei carte di scrittura?

E poi per la lunghezza si lamenta di noi?
FED.Udite, e poi parlate. Cosa sapete voi?

Quel che ho scritto in sei carte, io son di sentimento

Che voi non l'avereste scritto nemmeno in cento.
NOT.Sentiam che cosa dice.


CON.

Sei carte di scrittura?

Signor, per quel ch'io vedo, sar una seccatura.

FED.

Prima che la sentiste, voi vi lagnate invano.

CON.

(Ah, non vorrei per questo stancare il capitano). (da s)

FED.

Add nove d'Aprile... Se poi non si far

Sotto di questa data, il d si cambier.

Il nobile signore Federico Nerbone,

D'Altea giurisdicente e libero Barone,

Consigliere etecetera. Vedete? ho tralasciato

Altri dodici titoli, di cui son decorato.

Tutto per brevit.

CON.

Finiamola, signore. (al Barone)

FED.

Colla presente carta, che avr forza e vigore,

E sar calcolata di una scrittura al paro

Fatta di propria mano di un pubblico notaro,

Di Mantova e di Roma notaro collegiato,

A stendere contratti dal Foro destinato,

Senza eccezione alcuna, senza difficolt,

Col notariale impronto, con piena autorit,

Rogato e domandato...

CON.

Che diavolo d'istoria!

FED.

I termini del Foro li so tutti a memoria.

CON.

In verit, son stanca.

FED.

Mi spiccio immantinente.

Terminato il preambolo, veniamo al concludente.

Promette dar in sposa, cio d la parola

Per s solennemente, e per la sua figliuola

La Baronessa Amalia, nata nel giorno trenta

D'Ottobre l'anno mille e settecento e trenta

Nella citt di Roma dalla nobil signora...

CON.

Ma che seccata questa?

FED.

Ho terminato or ora.

Baronessa Carlotta, figlia del Colonnello...

CON.

(Che ti venga la rabbia!)

FED.

Signor di Montebello...

CON.

Tutto ci non potrebbesi levar dall'istrumento?

FED.

Non vi , ve lo protesto, da levare un accento.

Sentite...

CON.

Con licenza, ho sentito abbastanza:

A leggerlo potete passar nell'altra stanza.

Io non c'entro per niente, ed in una parola,

Ho un affar che mi preme, e vo' restar qui sola.

FED.

Andiam, signori miei; andiam, signor notaro,

Sentirete un contratto breve, succoso e chiaro. (parte)

BAR.

Lo conoscete, amica, vi prego a perdonare. (alla Contessa)

CON.

Siete pi meco in collera?

BAR.

Anzi vi vo' baciare. (d un bacio alla Contessa, e parte)

CON.

E voi siete sdegnato?

CAV.

Sar per voi felice,

Se una gentil consorte di conseguir mi lice. (parte)

ARM.

Grazie al ciel, son partiti; or resterem da noi.


CON.

Fatemi una finezza, andatene anche voi.

ARM.

Ma perch?

CON.

Perch voglio star sola nel mio quarto.

ARM.

Possibile...

CON.

Partite.

ARM.

Per obbedirvi io parto.

Gran disgrazia la mia! maladetto demonio!

Dove dovrei andare?

CON.

A far da testimonio.

ARM.

Io?

CON.

S, voi. La natura proprio vi ha fatto apposta.

ARM.

Cospetto! un'altra volta vi dar la risposta. (parte)

SCENA QUARTA

La Contessa, poi Martorino.

CON.

Son partiti alla fine. Che dir il capitano?

Troppo aspettar lo feci. Il trattamento strano.

Ma vu fino all'estremo provar la fedelt;

S'egli resiste ancora, se mi vuol ben, chi sa?

Martorino.

MAR.

Comandi.

CON.

Il capitan dov'?

MAR.

stato fino ad ora a bestemmiar con me.

CON.

Bestemmiar? perch mai?

MAR.

Oh se l'aveste inteso!

Gli si vedeva il volto di mille fiamme acceso.

Dieci volte a sfogarsi saria da voi venuto,

Ma sempre colle buone di l l'ho trattenuto.

Sapea che qui con voi erano i suoi rivali,

E di loro, e di voi, dicea cose bestiali.

CON.

Di me, che cosa ha detto?

MAR.

Eh via, lasciamo andare.

CON.

Voglio che tu mel dica.

MAR.

Vi volete arrabbiare?

CON.

No no, non vi pericolo.

MAR.

Riflettere conviene,

Ch'ei dice queste cose sol perch vi vuol bene.

Ha detto che voi siete femmina lusinghiera,

Che siete ingannatrice, che siete menzognera;

Che fede, che costanza nel vostro cor non vi ...

Eccolo... se mi sente? oh poverino me! (parte correndo)

SCENA QUINTA

La Contessa, poi il Capitano


CON.(Perfido! mi maltratta, m'insulta in guisa tale,

E fin coi servitori ardisce di dir male?

Che di me si lamenti gli do qualche ragione;

Ma pubblicar gli insulti una pessima azione.

Venga, far sentirmi; avea forse pensato...

Ma no, pi non lo merita). (da s) Cavaliere malnato. (verso la scena)
CAP.A chi, signora? (entrando la sente)

CON.A voi.

CAP.Codesta s ch' vaga.

Chi ha da dare, ha d'avere.
CON.Tal chi ha d'aver si paga.

CAP.Posso sapere almeno donde provien tal sdegno?

CON.Troppo i deliri vostri, troppo han passato il segno.

Che diceste al mio servo?
CAP.Dissi con mio rossore

Quel che mi spinse al labbro un disperato amore.

Veggo che ad ogni istante me lusingar cercate,

E le speranze alfine son di velen meschiate.

Veggo che tutti gli altri sono da voi graditi,

Ed aspettare io deggio fino che sian partiti.

Che trattamento questo? Vi amo, sopporto e taccio,

E ho da vedervi un giorno a un mio rivale in braccio?
CON.Che favellare ardito? che tracotanza questa?

In tal guisa si parla con una dama onesta?
CAP.Non intendo di offendervi, se sposa un d pavento

Vedervi di alcun altro, per mio eterno tormento.
CON.Di quanti che mi trattano nel vedovil mio stato,

Di nozze fino ad ora nessun non mi ha parlato. (sdegnosa)
CAP.Ve ne averei parlato io forse in questa sera. (sdegnoso)

CON.Di coltivar tal brama questa la maniera? (sdegnosa)

CAP.Come volete voi ch'io pensi a una tal cosa,

Se meco vi mostrate nemica e disdegnosa? (con caldo)
CON.Come volete voi ch'io parlivi cortese,

Se altro voi non pensate, che a replicar le offese? (come sopra)
CAP.Se credessi... Ma temo. (calmandosi un poco)

CON.Cosa vorreste dire? (calmandosi un poco)

CAP.Vorrei parlar; ma poi mi farete morire.

CON.Ho il veleno negli occhi? (adirata)

CAP.S, di veleno avete

Pieni gli occhi ed il labbro; tutta velen voi siete. (adirato)
CON.Se son tutta veleno, perch venirmi allato? (irata)

CAP.Vengovi, perch bramo morire avvelenato. (dolce)

CON.Pazzo.

CAP.Ingrata.

CON.Si vede l'amor che mi portate.

CAP.Io? vi adoro, crudele; voi s che m'ingannate.

SCENA SESTA


Don Armidoro e detti.

ARM.Signora, vi domandano...

CON.Andate via di qua;

Dove avete imparata questa temerit?

Non si va dalle dame con tanta confidenza.

In casa mia non voglio soffrire un'insolenza.
ARM.Oh cospetto di bacco, non sono un turlul,

Non dubiti, signora, non ci verr mai pi.

Dei mali trattamenti, per dirla, io son satollo;

Se pi vengo qua dentro, mi si scavezzi il collo. (parte)

SCENA SETTIMA La Contessa ed il Capitano.

CON.

Che mi caschi la testa, se me n'importa un fico;

Gi fra quanti qui vengono, niuno mio vero amico. (adirata)

CAP.

Ci sono io, signora. (con del caldo)

CON.

Su via, se tal voi siete,

Quale prova mi date? (altera)

CAP.

Tutto quel che volete. (dolce)

CON.

Finto.

CAP.

Son uom sincero.

CON.

Bella sincerit,

Dir di me al servitore cotante iniquit!

CAP.

Ma volete capirla, che amor mi fe' parlare? (adirato)

CON.

Amor? che amore questo? (sdegnosa)

CAP.

Mi farei trucidare. (arrabbiato)

SCENA OTTAVA

Il Cavaliere e detti.

CAV.Il contratto finito. Vi aspettano, signora.

CON.Io di far quel che voglio non ho finito ancora. (al Cavaliere, sdegnosa)

CAV.Pare anche a me. (ironico, guardando il Capitano)

CON.L'ho caro. (sostenuta)

CAV.Si vede che vi preme. (come sopra)

CAP.Cavalier, noi abbiamo da ragionare insieme.

CON.Io comando, signore. (al Capitano, irata)

CAP.(Ecco il solito orgoglio). (da s)

CAV.Se venir comandate... (alla Contessa)

CON.No, venire non voglio. (al Cavaliere, sdegnosa)

CAV.Dunque...

CON.Potete andare. (sostenuta)


CAV.Perch s sussiegata?

CON.Perch, per dir il vero, sono un poco annoiata.

CAV.Di chi?

CON.Di tutto il mondo.

CAV.Di me ancora?

CON.Pu darsi.

CAV.Il sangue, mia signora, non istia a riscaldarsi.

Terminato il contratto, men vado immantinente;

Non verr pi a seccarvi; servitor riverente. (parte)

SCENA NONA La Contessa ed il Capitano, poi Martorino.

CON.

Proprio fa venir male il Cavalier flemmatico.

CAP.

(Che novitade questa? Fa rimanermi estatico). (da s)

CON.

Via, signor capitano, tutti gli amici miei

Mi lasciano, mi piantano. Faccia lo stesso lei.

CAP.

Io lasciarvi, signora? Perder pria la vita.

CON.

Che volete che dicano, se con voi resto unita?

Posso trattar chi voglio, se vi conversazione;

Ma con un sol, si offende la mia riputazione. (con caldo)

CAP.

Di mormorar di voi niuno saria pi ardito,

Quand'io fossi...

CON.

Che cosa? (interrompendolo con sdegno)

CAP.

Reso di voi marito.

CON.

Marito? (con alterezza)

CAP.

S signora.

CON.

Marito? (come sopra)

CAP.

Cos .

CON.

Io non sono per voi, n voi siete per me. (sostenuta)

CAP.

Ma perch mai, Contessa?

CON.

Ho il veleno negli occhi. (sostenuta)

CAP.

E la dolcezza in cuore.

CON.

Itelo a dire ai sciocchi. (come sopra)

CAP.

Deh per piet!

CON.

Bugiardo.

CAP.

Son vostro a tutti i patti.

CON.

Moltissime parole, e pochissimi fatti. (con alterezza)

CAP.

Ecco la mano in pegno.

CON.

Che cerimonia questa?

La man da solo a sola ad una dama onesta? (sdegnosa)

Martorino.

MAR.

Signora.

CON.

Sentimi. (Va di l.

Vedi se vi il notaro, e conducilo qua). (piano)

MAR.

(Che vuol dir?)

CON.

(Non seccarmi).

MAR.

(Subito immantinente). (parte)


CAP.

Non mi credete ancora?

CON.

No, non vi credo niente. (sdegnosa)

CAP.

Se voi mi continuate un simile tormento,

Vo' lacerarmi il seno.

CON.

Tutte parole al vento.

CAP.

Barbara, in questa guisa di me prendete gioco?

Sono un uom disperato.

CON.

Acchetatevi un poco. (con alterezza)

SCENA DECIMA Martorino, il Notaro e detti; poi due Servitori.

MAR.

Eccolo qui, signora. (alla Contessa)

CON.

Questi lo conoscete? (al Capitano, sempre sdegnosa)

CAP.

Parmi che sia un notaro. Da lui cosa volete?

CON.

Chiama due servitori. (a Martorino,col solito sdegno)

MAR.

Tosto, signora s. (parte)

CAP.

Si pu saper?... (alla Contessa)

CON.

Tacete. (come sopra)

MAR.

I due servi son qui. (Martorino torna con due Servitori)

CON.

Ora, signor gradasso, che tanto amor vantate,

Ora, se vi d l'animo, ora l'amor mostrate.

Ecco due testimoni, ecco il notaro; e bene,

Quel che dianzi diceste, mentitor, vi sovviene? (come sopra)

CAP.

Mi sovvien quel che dissi, e non lo dissi invano;

Dei testimoni in faccia, presentovi la mano.

Sono un uomo d'onore; son pronto, eccomi qui. (offre la mano alla Contessa con

del caldo)

NOT.

contenta, signora, di queste nozze? (alla Contessa)

CON.

S. (colla stessa aria sdegnosa prende la mano

del Capitano)

MAR.

(Ma che nozze rabbiose!)

CAP.

Siete ancora sdegnata? (dolce)

CON.

Siete mio? (dolce)

CAP.

Sono vostro.

CON.

La rabbia mi passata.

SCENA UNDICESIMA

Il Barone, la Baronessa, il Cavaliere e detti.

FED.Ma se voi non venite, noi verremo da voi.

CON.Ma non si pu, signore, badare ai fatti suoi? (con sdegno)

FED.Non la finiste ancora?

CON.S signore, ho finito. (come sopra)

FED.Che cosa avete fatto?


CON.Ho pigliato marito. (come sopra)

FED.Quando?

CON.In questo momento. (come sopra)

FED.Dov' lo sposo?

CON. qui. (come sopra)

FED.Nol vedo.

CON.Siete cieco? (come sopra)

FED. questi? (accennando il Capitano)

CON.Signor s. (come sopra)

FED.Bravi! non lo credeva. Ho piacer che voi pure...

CON.Noi non abbiam bisogno di tante seccature.

CAV.Cosa vuol dir, Contessa, che siete ancor sdegnosa?

Dovreste esser ridente, ora che siete sposa.
CON.Vi dir,

Mi fece il capitano accendere di sdegno;

L'ira si va calmando nel seno a poco a poco,

Ma sento le faville ancor del primo foco.

Canger in dolce riso amore i sdegni suoi:

Pezzo di disgraziato, ci avete a pensar voi. (al Capitano, ridendo)
CAP.Io far il mio dovere.

BAR.Ero ancor io sdegnata;

Ma ora che son sposa, son tutta consolata.

SCENA ULTIMA

Don Fabio e detti.

FAB.Eccomi ai cenni vostri. Cosa mi comandate? (alla Contessa)

CON.Un'ode epitalamica, signor, vo' che facciate.

FAB.Per quai nozze?

CON.Gli sposi, caro poeta mio,

Eccoli a voi presenti: il capitano ed io.
FAB.E me lo dite in faccia? e fin nel vostro tetto

Mi chiamate, signora, per dirlo a mio dispetto?

S, scriver di voi quel che mi detta il core,

Far qualche vendetta del mio schernito amore.

Vo' fare una canzona da dir sulla chitarra,

Prendendo l'argomento da una Donna Bizzarra. (parte)
CAP.S'egli ardir di farlo, l'avr che far con me.

CON.Tutto quel che si dice, s facile non ...

FED.Ora vo' raccontarvi...

CON.Gi ci avete stordito.

Lasciatemi restare un po' con mio marito.
FED.Come pensate voi?... (alla Contessa)

CON.Chetatevi una volta;

Vorrei dir qualche cosa almeno a chi m'ascolta.
FED.Dite pur.

CON.Sono stata, per dir la verit, (al popolo)

Fin adesso bizzarra...


FED.Tutto il mondo lo sa.

CON.La volete finire? La bizzarria per questo

Niente ha pregiudicato al mio costume onesto.

Eccomi sposa alfine...
FED.Di gi questa faccenda

Tutti l'han preveduta all'alzar della tenda.
CON.Un seccator compagno non ho veduto al mondo;

In grazia di chi m'ode, mi accheto e non rispondo.

Con me, signori miei, siate cortesi e umani:

Con lui, perch sen vada, battetegli le mani.

Fine della Commedia

    Questo copione è stato visto: