La fabbrica delle parole

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ATTO UNICO PER RAGAZZI

DI

ENRICO SCARAVELLI

Tratto da “La grande fabbrica delle parole” di Agnès de Lestrade e Valeria Docampo

 

PERSONAGGI ED INTERPRETI:

1) Primo narratore

2) Secondo narratore

3) Terzo narratore

4) Marco

5) Luciano

6) Marta

7) Giacomo

8) Domitilla

9) Ernesto

10)Frugolo

11)Carla

12)Danilo

13)Giuseppina

14)Sergio

15)Mara

16)Altri eventuali

ATTO UNICO

SCENA I

(Sul fondale si vedono vette di montagne che circondano una valle. Uno strano macchinario è nascosto da un telo. Un tavolino, un armadietto con alcuni bicchieri (otto almeno). In scena, ai lati, vi sono tre narratori, o speaker con un leggio sopra il quale ci sono le battute. All’apertura del sipario si sente una musica proveniente dallo zufolo di un invisibile pastore di pecore. Al cessare delle note inizia a raccontare il primo narratore)

Primo narratore:- “Dovete sapere che nella valle del Silenzio nascosta da alte vette, c’è il villaggio di Paroliamo. Assomiglia molto al paese isolato di San-gry-là” di un famoso film; proprio così e questo perché fin dagli anni della disinformazione, era stato impedito loro di conoscere altre parole e di accedere al sapere. Avevano nel repertorio linguistico solo poche parole…Se ci passate il termine diremo che…”Parolavano”

Secondo narratore:- “A quanto ci è stato riferito dai rari viaggiatori provenienti da oltre vette e tollerati in paese, il villaggio aveva anticamente il nome di Malparola,  diciamo… in onore delle lingue lunghe dei vecchi abitanti che parlavano troppo, parlavano a sproposito e spettegolavano su tutto e su tutti, senza rispetto l’uno verso l’altro”

Terzo narratore:- “Fu così che, vuoi per magia, vuoi perché così era scritto fin dalla notte dei tempi, agli abitanti del villaggio <Paroliamo>, furono tolti innumerevoli vocaboli, lasciando loro soltanto, la conoscenza dei pochi indispensabili, necessari, telegrafici, tanto per farsi capire. La scuola arrivava fino alla terza elementare, non avendo a disposizione che poche parole da imparare”

Primo narratore:- “Anche l’aritmetica era ridotta alla conoscenza delle sole quat­tro operazioni. Non avendo quindi modo di apprendere, perché mancavano loro termini da cui trarre vitalità, gioia e perché no,  anche sofferenza, la vita scorreva monotona, grigia, noiosa. Mancava, diciamo, il materiale, l’argomento, la capacità e l’esperienza per poter conversare su che cosa e sul perché”

Secondo narratore:- “Un giorno, Marco, un ragazzo intraprendente che aveva terminato con profitto la terza elementare, andò nel bosco della valle del Silenzio con la nonna a raccogliere delle erbe curative”

Terzo narratore:- “La nonna di Marco, non aveva potuto andare a scuola e pur non sapendo né leggere, né scrivere conosceva, per esperienza e per l’inse- gnamento avuto a sua volta dai propri genitori, tutti i tipi di erbe curative della valle e ne faceva dei decotti che servivano per tutte le magagne del corpo”

Primo narratore: “Marco, curioso come una scimmia, bevve un decotto fatto con un miscuglio di erbe che scelse a caso, senza sapere cosa poteva accadere. Poco dopo si sentì il cervello in subbuglio”

SCENA II

(narratori - Marco - Marta)

Marco        :- (entra lentamente con in mano un bicchiere ed una bottiglia. Parla con le poche parole che sa. Si siede) “Male testa… perché? Io ingoiato questo decotto erba per male testa e testa friggere…”

Primo narratore:- “Il decotto bevuto da Marco lo scombussola e ad un tratto il ragazzo pronuncia, stupito, una parola nuova, della quale non conosce il significato”

Marco        :- (si alza e come stranito pronuncia una parola) “Mi viene parola… nuova… <A…ama…re… Amare…? Mai sentita… che è amare?... Forse <non dolci> ma amare. Colpa di erba cotta… o meglio… erba bene… (beve un altro sorso e resta in breve attesa. Ad un tratto, come in trance, pronuncia un’altra parola) “Senti… sentimento… Sentimento? (si tocca il mento e perplesso…) “Io non <sento> mento… io <tocco mento>. Non capire… Però decotto erbe fa uscire nuove parole…”

Secondo narratore:- “Come fosse stato illuminato, Marco si dette una manata sulla fronte, intuì che quelle erbe avrebbero portato parole nuove arricchendo il vocabolario, la parlata, il dialogo con gli amici e la gente; sprizzò di contentezza”

Secondo e terzo narratore:-  (escono di scena. Rimane il primo narratore)

Marco        :- (chiama Marta) “Marta, vieni che ti faccio vedere cos’ho scoperto”

Marta         :- (entra) “Tu dici parole come… <che ti faccio vedere> e non <tu vedere>.. e anche <scoperta>… cosa è?”

Marco        :- (soddisfatto, prende la bottiglia e versa della tisana nel bicchiere che offre alla fanciulla) “Bevi”

Marta         :- “Non sete io”

Marco        :- (mima che berrà prima lui ed esegue; poi porge il bicchiere a Marta) “Bevi e capirai”

Marta         :- (beve) “Buono (beve ancora un sorso e poi pronuncia una parola nuova) Fantastico… fantastico? (stupita guarda Marco) Marco! Ho detto <fantastico>  Che bella parola nuova… ma allora quella pozione… quelle erbe…”

Marco        :- “Evviva Marta, anche tu parli meglio… Sono le erbe della nonna, me ne ha date tante per fare delle tisane, ma io ne ho… spre… spremute alcune e…”

Marta         :- “Sì, bello.. <spremute>… una nuova parola…. Vai avanti”

Marco        :- (toglie il telo che copriva un macchinario che sembrava un recipiente con sopra un grosso imbuto ed a fianco una manovella) “Marta, vai a chiamare Luciano e gli altri… m’è venuta un’idea!”

Marta         :- “Come parli bene Marco…”

Marco        :- “Anche tu… Dai, beviamone ancora” (bevono)

Primo narratore:- “Dopo aver sorseggiato, Marta esce di scena. Nel frattempo Marco mette nel grosso imbuto delle erbe dopo averle controllate)

Marco        :- “Le pigerò in questo torchio… Toh! Un’altra parola nuova: <pigerò>… Interessante. Provo una sensazione piacevole… Sono proprio contento… Non sapevo che si poteva essere contenti con delle parole nuove… Trasformerò queste erbe in pillole delle parole e farò tanti soldi”

 

SCENA III

(Detti – Luciano – Domitilla – Marta – Giacomo – Ernesto – Frugolo)

(entrano tutti e si avvicinano a Marco)

Primo narratore:- “I ragazzi entrano senza entusiasmo, un po’ apatici, così com’e- rano abituati, non conoscendo comportamenti diversi)

Marta         :- “Ecco gli amici Marco”

Luciano      :- (a Marco) “Perché chiamato noi?”

Marta         :- (spiega) “Marco ha fatto una grande scoperta…”

Domitilla    :- “Ma come parlare? Cos’è <scoperta>?”

Giacomo    :- “Vuole dire… levato coperta da letto”

Marco        :- (prende dei bicchieri dal cassetto, li posa su un tavolino e versa da bere, parlando nel frattempo) “Ognuno di voi berrà una pozione della mia tisana e poi… poi ne parleremo”

Ernesto       :- (sorpreso)  “Come parlare tu?... Cosa sono parole nuove?..”

Frugolo      :- “Dove hai trovate?”

Marta         :- “Bevete. Io l’ho già fatto e bevo ancora con voi questa volta”

Marco        :- “Arriveranno parole nuove per tutti”

Domitilla    :- “Io non bere… Non sete…” (come indispettita, mette le braccia conserte e si allontana andandosi a sedere lontano dagli altri)

Marco        :- “Come vuoi… Se cambierai idea sono a tua disposizione”

Domitilla    :- “Tu non più Marco… Tu non parlare come Marco prima… Prima facile capire ora no più facile. Io no bere!”

Marco        :- “Se il progetto va bene cambieremo anche il nome del villaggio e non si chiamerà più Paroliamo…”

Frugolo      :- “E come lo chiameremo?”

Marta         :- “Propongo di fare un referendum fra la gente del villaggio, che allora avrà imparato ad esprimersi con le nuove parole che ci mancavano”

Domitilla    :- “Cosa è <referendum?>”

Ernesto       :- “Bevi e lo saprai”

Primo narratore:- “Tutti bevvero, tranne Domitilla, senza dire né prosit, né cincin perché ancora non erano arrivate queste parole”(esce di scena ed entra il secondo narratore)

Luciano      :- (che, come gli altri, ha bevuto, posa il bicchiere) “Buono… ancora”

Marco        :- “Ci penso io… Altri vogliono bere ancora un poco?”

Giacomo    : “Sento testa friggere… Tisana buona… Bere ancora…”

TUTTI       :- (tranne Domitilla, alzano la mano e Marco versa)

Marco        :- (guarda controluce la bottiglia e gli esce la frase in genovese) “No ghe n’è tosto ciù”

TUTTI       :- (lo guardano stupiti) “Eh…?”

Mara          :- “Ma stai parlando in lingua ligure!(meravigliata) Oh… ma come ho fatto a capire che è lingua ligure?... E come parlo adesso?”

Domitilla    :- “Essere stregoneria… Non bene!”

Mara          :- “Se questa è stregoneria è una bella stregoneria… Mi sembra di sentirmi meglio… appagata… Oh! Che parola strana…”

Marco        :- “Voglio spiegarvi com’è accaduta la vicenda” (lo si vede spiegare, non udito dal pubblico)

Secondo narratore:- “Marco si accinge a spiegare come è arrivato a questa scoperta e mentre racconta c’è stupore fra gli amici. Solo Domitilla sembra contraria… ma adesso che ha visto i risultati dai quali si è, al momento, esclusa, sembra ripensarci)

Marco        :- (parlando agli amici) “Col vostro aiuto, andremo a raccogliere questo tipo di erbe che ho messo nell’imbuto. Azioneremo la manovella, faremo bollire dell’acqua e fabbricheremo delle pillole con le parole nuove che non abbiamo. Allargheremo la nostra conoscenza e non ci sentiremo più isolati. Guadagneremo dei bei soldi”

Frugolo      :- “<Ciarabaccole>! Oh… che strana parola m’è uscita… Cosa vorrà dire?”

Giacomo    :- “E bravo Frugolo. Parli <forbito> adesso? (si stupisce) Oh, Marco… m’è uscita questa parola nuova… forbito>, ma allora la tua idea…”

Mara          :- “Funziona! Parliamo meglio tutti quanti…”

Domitilla    :- (diffidente) “Stregoneria… non buona cosa!”

Marco        :- “Fabbricheremo molte pillole per tutto il villaggio che imparerà le parole nuove”

Marta         :- “Ma come facciamo a sapere quali parole usciranno dalle pillole che fabbricheremo?.. E a che prezzo pensiamo di venderle?”

Marco        :- “Beh… questo non lo so… Ognuno di noi ha detto parole diverse, non so da che cosa dipende…”

Frugolo      :- “Se ci sono parole di poco peso, poco necessarie come quella che m’è uscita: <ciarabaccole>, non puoi chiedere un prezzo esoso… Esoso?... Quanto costerà una pillola con <esoso?>”

Luciano      :- “Stabiliremo un prezzo base… “

Mara          :- “Che bel parlare che hai adesso Luciano…”

Ernesto       :- “Oh, quante smancerie… Eh? Ho detto… <smancerie>? Marco questa dovrebbe costare parecchio…”

Luciano      :- “Stavo dicendo che possiamo stabilire un prezzo base, poi per chi ha avuto parole belle e interessanti e vorrà altre pillole, alzeremo il prezzo”

Domitilla    :- “E chi no ha soldi?”

Marco        :- “Si tratta di fare affari. E per fare affari ci vogliono soldi. Chi non può pagare non può avere”

Ernesto       :- “Non mi sembra giusto che chi non può rimanga nell’<ignoranza>”

Mara          :- “Ignoranza? Bravo Ernesto: un’altra bella parola”

Marta         :- “Perché non scriviamo le parole nuove su un quaderno?… Potremo insegnarle a chi non le sa”

Luciano      :- “L’idea è buona ma… non fa cassa. Prima vendiamo il più possibile, poi quando il mercato è <saturo>, faremo delle donazioni a quelli che sono rimasti esclusi”

Frugolo      :- “Saturo? Mi sa che stanno uscendo troppe parole nuove e rischiamo di riempiremo i cervelli di tutto il villaggio creando confusione… e dopo?”

Luciano      :- “Dopo ci penseremo. Adesso mettiamoci al lavoro. <Il tempo è denaro!>. Toh! E da dove m’è uscita questa?”

Ernesto       :- “Però torno a dire che non mi sembra giusto favorire solo chi ha soldi e lasciare esclusi dal sapere quelli che non possono”

Secondo narratore:- “Già… non sembra giusto… Anzi: non è giusto. Dice bene Ernesto. C’è sempre un però in quello che scriviamo, diciamo o facciamo. Chi non ha soldi, resta fuori! Guarda caso non è una novità. Chi non può spendere non può curarsi, chi non può spendere non può avere conoscenza del sapere…Qualcuno andrà a cercare le parole scartate nei cassonetti dell’immondizia… Naturalmente troverà solo quelle insignificanti, consumate, superate dalle nuove e nulla cambierà!” (esce ed entra il terzo narratore)

Luciano      :- “Si vede che così va il mondo: <pansa pinn-a a no compatisce quella vêua”

Frugolo      :- “Ma comme ti parli?”

Marta         :- “Mi pare che parliate in genovese”

Marco        :- “Questa è nuova! Domitilla… ci hai ripensato? Vuoi unirti a noi?”

Domitilla    :- “E va bene… solo poca tisana”

Ernesto       :-“Bene. Vieni che ci penso io”(vuota da bere e porge il bicchiere alla ragazza)

Domitilla    :- “Grazie Ernesto (beve) “Ah… buono… dolce… Mi sento… sento che viene parola… <porca vacca!>”

Mara          :- “Porca vacca? Ma… non sarà una parolaccia?”

Luciano      :- “Non possiamo vendere le pillole con delle parolacce”

Marco        :- “Se capiterà, non le pagheranno. Il viaggiatore che viene nel nostro villaggio una volta all’anno, il signor Parabolica, l’ho sentito dire che le parolacce sono di moda e ne dicono tante anche in TV”

Domitilla    :- “TV? Cos’è? Io non voglio dire parolacce”

Ernesto       :- “Cos’è la TV?”

SCENA IV

(detti e Parabolica)

Marco        :- “Tranquilli… Intanto parliamo già meglio di prima e poi noi la TV non l’abbiamo e a dir la verità non so nemmeno cos’è”

Parabolica  :- (entra il viaggiatore Parabolica, con una borsa) “E’ permesso?”

Marco        :- “Il signor Parabolica! Stavo parlando proprio di lei”

Parabolica  :- “Ma… avete cambiato la parlata…Cos’è successo?” (posa la borsa)

Marta         :- “E’ successo che Marco ha scoperto la pillola delle parole”

Parabolica  :- (incredulo) “Le pillole delle parole?... Non capisco”

Luciano      :- “Poi vi spiegheremo”

Marco        :- “Signor Parabola, vuole spiegarci cos’è la TV, a che serve e se dicono anche parolacce?”

Parabolica  :- “Posso sedermi?”

Carla          :- “Prego” (porge una sedia)

Parabolica  :- “Grazie, Sono stanco, ho valicato il passo dell’aquila per venire qua con questa borsa a vendere di prodotti, ma ed è stata dura. Allora… la TV?... Fate conto di avere davanti una delle vostre scatole, con uno schermo…”

Giuseppina :- “Schermo?”

Parabolica  :- “Si chiama schermo ed è una specie di visore che permette di far vedere quello che viene trasmesso… Informazioni, spettacoli…”

Domitilla    :- “E’ vero che dicono parolacce?”

Parabolica  :- “Beh… non sempre, però a dir la verità ci sono trasmissioni come <Il grande fardello”dove, oltre le parolacce, ci sono episodi un po’.. diciamo spinti, dove bisticciano …e poi mi viene in mente anche <L’isola dei fumosi>, dove all’inizio sembrano tutti amici, tutte persone per bene e poi, più i giorni passano più se ne dicono e fanno di tutti i colori… altro che mancanza di rispetto… è mancanza di educazione”

Sergio         :- “Ma… quelle… quelle tras… tras..”

Parabolica  :- “…missioni…”

Sergio         :- “… sì, quelle… sono tutte così?”

Danilo        :- “Come sono le informazioni?”

Parabolica  :- “Una cosa alla volta. No; non sono tutte così… ci sono dei documentari che spiegano la storia, la natura, altre dove cantano, ballano, altre ancora che vengono chiamate <TV spazzatura>. Le informazioni? Quelle ci informano sulla situazione politica, ma il più delle volte è un elenco di disgrazie… quanti morti per la strada, quanti accoltellamenti…quanti furti…Capita anche che mentre sei a tavola che stai mangiando, ti infor- mano che c’è un sistema adatto per non sentire l’odore della pìpì, o che prodotto ci vuole per pulire il gabinetto”

Domitilla    :- “Bella roba!”

Parabolica  :- “Così vanno le cose… Ma ci sono anche bei programmi, spot divertenti”

Frugolo      :- “Spot?”

Parabolica  :- “E’ la reclame, l’informazione al pubblico di prodotti che sono in vendita”

Mara          :- “Così la gente compera… Si potrebbe vendere le nostre pillole di parole”

Parabolica  :- “Solo nel villaggio di Paroliamo mancano, o a quanto pare… mancavano delle parole. Gli altri ne hanno fin troppe e vengono dette anche a sproposito”

Carla          :- “Ma questa reclame… è divertente?”

Parabolica  :- “Dipende dai punti di vista. Se pensate che si vede della gente che canta contenta perché Mister Bruscolo, lava bene i piatti o che corre per strada inseguendo un rotolo di carta igienica… senza mai raggiungerla…”

Marco        :- “Ma non hanno di meglio?... Comunque noi vogliamo vendere soloparole belle, allegre, gentili…”

Parabolica  :- “Bravi ragazzi! Con le nuove parole anche le scuole avranno nuovi programmi di insegnamento e imparerete tante cose utili alla vita. Vi lascio alle vostre attività”

Marco        :- “Signor Parabolica, vuole ingoiare una nostra pillola?”

Parabolica  :- “No, grazie….Ne ho imparate abbastanza di parole e qui mi fermo. In gamba ragazzi” (esce)

TUTTI       :- (a soggetto)  “Ciao, arrivederci, grazie…”

Frugolo      :- “Vado a chiamare gli altri amici che ci aiutino” (esce)

Luciano      :- “Proviamo a mettere le erbe nella macchina… io giro la manovella e tu guardi nel visore le parole che usciranno, pillola per pillola. Scarteremo le brutte e le getteremo nei cassonetti dell’immondizia, quelle di poco valore le venderemo a meno e quelle rare e belle le venderemo ad un prezzo più alto”

Domitilla    :- “Le parolacce le metterò in una scatola e le seppellirò”

Marta         :- “Brava Domitilla”

Marco        :- (controlla dal visore) “Perbacco! Oltre alla parole che appaiono, il visore dà anche un numero di importanza: Questo viene bene”

Ernesto       :- “Così potremo suddividerle in varie categorie e segnare il prezzo da chiedere”

SCENA V

(detti e altri ragazzi come Danilo – Giuseppe – Mariangela – Sergio – Carla - ecc)

Frugolo      :- (entra seguito da altri ragazzi che si affiancano ai presenti per aiutarli e mentre eseguono le operazioni si sente la voce del narratore che descrive quello che sta accadendo)

Terzo narratore:- “Ai nuovi entrati viene donata loro una pozione di decotto di erbe e poi tutti al lavoro. Si forma una catena di montaggio. Marco mette le erbe nell’imbuto, Luciano gira la manovella, Marta legge dal visore le parole che escono dalle pillole e le passa ad Ernesto che le numera e le scrive su di un quaderno. Ogni tanto Marta passa una pillola da scartare a Domitilla che la mette in una scatola che poi seppellirà o getterà nei cassonetti.. Ne passa anche ad Ernesto, a Frugolo ed agli altri che man mano si aggiungono, che li suddividono immettendole nelle scatole. E’ un laboratorio in pieno movimento. Ad un tratto si fermano. La macchina s’è inceppata”

Marco        :- “S’è bloccata… Pazienza. S’è fatto anche tardi… Rimandiamo a domani. Ho notato che ci sono parole rare ed altre che si pronunciano spesso… Non vorrei esagerare con troppe pillole  e rischiare che in paese si passasse dal parlar poco al parlar troppo…”

Mariangela         :- (appena entrata con gli altri) “Parlare con le nuove parole costa molto”

Danilo        :- “Questa primavera si potrebbe fare una campagna con l’offerta di parole a prezzo speciale”

Giuseppina :- (che stava leggendo lo scritto sul quaderno) “Vedo che ci sono parole che non serviranno a un granché… come <ventriloquo, filodendro>… si potrebbero regalare…”

Sergio         :- “Potrebbero esserci parole sfuggite dalla macchina e che volteggiano in aria”

Carla          :- “Magnifico, così i bambini potrebbero catturarle col retino per le farfalle”

Mara          :- “E insegnarle ai propri genitori”

Terzo narratore:- “Mentre gli altri ragazzi si danno da fare a sistemare scatole con le parole, a pulire con uno straccio il macchinario, a fare scena parlando a gruppetti della scoperta, Marta e Marco… scoprono il significato de <sentimento> o, se vogliamo, di <amore>”

Marta         :- (si avvicina a Marco e con voce come sospirata) “Marco… m’è venuta nel cuore una parola che serbo per una persona preziosa”

Marco        :- (che era sovra pensiero per la macchina, si gratta la nuca) “Ah, sì? Bene… Sarà contenta quella persona…”

Marta         :- “Quella parola è uscita già dalla macchina e vorrei comprarla per dedicarla a chi so io… Spero non costi troppo altrimenti non potrò comprarla”

Marco        :- (con sentimento) “Ma tu… sei amica mia e… non ti costerà nulla”

Marta         :- “Per ora posso offrirti le parole che mi sono uscite come: <ciliegia, polvere, seggiola”

Marco        :- (prendendole le mani,con affetto) “Anche a me è sgorgata dal cuore una piacevole parola che subito non avevo compresa… ma adesso guardandoti, l’ho capita”

Marta         :- “Che parola era?”

Marco        :- “<Sentimento>… Quello che sento dentro per… per una bella persona… e poi un’altra… ma mi vergogno a dirla…”

Marta         :- “Perché non la scrivi?”

Marco        :- “Lo farò… Mi domando perché prima di questa scoperta non sapevo che  io…  che tu…(in evidente imbarazzo) Aspetta, te la scrivo”(scrive su un foglio in grossi caratteri: “TI AMO” e lo mostra alla ragazza che salta al collo di Marco abbracciandolo)

                     TUTTI I RAGAZZI VANNO VERSO DI LORO E PARLANO A RUOTA:

Carla          :- “Ecco cosa succede a imparare parole nuove”

Danilo        :- “Va a finire che nascono anche nuovi guai”

Sergio         :- “Io… io… sento che mi viene da dire che <l’amô e a tosse se fan fïto a conosce”

Giuseppina::-(a Sergio)“Non ho capito cosa vuol dire, però sento che è una bella cosa”

Domitilla    :- “Quante smancerie per nuove parole che non significano niente!”

Frugolo      :- (si avvicina a Domitilla, la prende per mano e con grazia le chiede) “Tilla, vuoi che ti aiuti a seppellire le parolacce?”

Domitilla    :- “Oh, Frugolo… mi hai chiamata Tilla… Suona meglio di Domitilla… Ma… allora… tu… io…”

Frugolo      :- “Si… è venuta anche a me una <smanceria>…per te… Vieni Tilla, prendiamo una scatola di parolacce e gettiamola nell’immondizia”

Luciano      :- (salace a Marco che teneva in silenzio le mani in quelle di Marta) “Marco, se … se ti sei ripreso … cosa ne dici se le scatole con le parolacce da scartare le vendiamo a Parabolica, potrà darle alla per la TV che le usino per alcuni programmi come quelli che ci ha raccontato?”

Marco        :- “Credo che siano forniti già di loro… Quelle che scarteremo noi in fondo, sono ancora parole innocenti.

Ernesto       :- “E allora, dal momento che la macchina è ferma, andiamo a vendere le nuove parole che abbiamo e proponiamo il cambiamento del nome del villaggio”

Domitilla    :- “Che nome proponiamo?”

Marco        :- “Ci penseremo… ma adesso possiamo essere contenti… Non ci sentiamo ignoranti e tristi perché…”

TUTTI       :- “Perché?”

MARCO    :- (esultando felice) “Perché abbiamo scoperto che il sapere ci dà gioia, allegria e se sappiamo usarlo, anche felicità”

TUTTI       :- (esultano al grido di Evviva, e girano a passo svelto, o correndo adagio, attorno al palco mentre si ode il suono del piffero di uno zampognaro, oppure facendo il girotondo attorno a Marco e Marta, Frugolo e Domitilla, cantando questo girotondo)
”A l’è’ a rionda di cucculli                  (E’ il girotondo delle frittelle

                     che a mamà a l’ha rotto i tondi,          ché la mamma ha rotto i piatti

a l’ha rotti recammae                            liha rotti ricamati,

                   çinque södi son costae!                        cinque soldi son costati! 

                   A l’è a rionda di cucculli,                    E’ il girotondo delle frittelle

                   i çetroin senza peigolli,                         le arance senza picciuoli 

                   a borsetta recammà                              la borsetta ricamata,

                   scignoria sciò spessià.                          riverisco signor farmacista. 

A l’è a rionda de Zenâ                          E’ il girotondo do Gennaio

che comensa  Carlevà.                          che dà inizio al Carnevale.          

Carlevà l’è zà passou,                            Carnevale è già passato

l’ommo do sacco                                    l’uomo del sacco

 o se l’ha piggiòu!                                   se l’è pigliato!) 

F I N E

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