La famiglia Canna Fumaria

LA CITTA ABBANDONATA

LA FAMIGLIA CANNA FUMARIA

OVVERO

UNA FAMIGLIA DAVVERO UNITA

Jacques Prevert

UN ATTORE

IL PADRONE DI CASA - GASPARD-ADOLPHE BTONNET

LIDRAULICO

GERTRUDE

JACQUELINE DESGAMESLAY

IL TENENTE COLONNELLO - ARMAND DESGAMESLAY

CLAUDINET

LA SIGNORA - MATHILDE DESGAMESLAY

195x

Un attore in frac si presenta davanti al sipario calato e si rivolge al pubblico con queste parole:

Un Attore: Signore, signorine, signori.

Oggi, a Parigi, il Teatro, il grande, il vero Teatro di Idee ha raggiunto - nessuno potrebbe negarlo - non soltanto una tale elevatezza di pensiero, ma anche una cos scabrosa e audace, per quanto edificantissima, ambiguit, che non era davvero possibile che noi, qui alla Fontana delle Quattro Stagioni, non prendessimo a nostro turno la fiaccola, non facessimo girare a nostra volta lambivalente banderuola della fatalit nei venti e nei nembi e nei maremoti degli uragani segreti, nascosti e inconfessati della futilit.

Sicch, osiamo sperare che non ve la prenderete se andiamo a rappresentare per voi uno spettacolo fin troppo desolante, opprimente, deprimente e talora sconfortante.

Anche noi riteniamo che di questi tempi sia meglio piangere che ridere: un modo di distrarsi pi salutare, pi austero, pi tonico e pi autentico.

La scena rappresenta il salotto di un avvocato parigino. Abbiamo scelto questo sfondo dopo lunghe esitazioni. Alla fine abbiamo pensato che, svolgendosi lazione per lappunto nel salotto di un avvocato, lo sfondo del salotto di un avvocato della Corte e di Parigi simponesse da s.

In codesto salotto, vedrete affrontarsi anime in pena e corpi dolenti.

Abbiate la compiacenza di voler entrare nel regno delle idee.

SI ALZA IL SIPARIO.

La scena rappresenta un ampio locale. Porte e finestre. Mobili e soprammobili.

Un operaio, basco in testa e tuta da lavoro impeccabile, si sta dando da fare attorno ad un termosifone e fischietta al contempo un motivetto vivace e trascinante.

In quella, entra il padrone di casa, che indossa una giacca da camera molto sobria ma elegantissima.

Lancia unocchiata indispettita verso lidraulico. Locchiata di qualcuno che, aspettando qualcun altro, sente lirritazione crescere dentro di s.

Scostata la tenda della finestra, una tenda leggerissima di mussolina, guarda in strada, poi torna sui propri passi.

Vede un fiore in un vaso, lo prende, se lo mette allocchiello, si osserva in uno specchio, poi guardando il vaso vuoto, ritiene che faccia un brutto effetto, rimette il fiore nel vaso e prende un libro nella libreria.

GASPARD-ADOLPHE: (leggendo ad alta voce) Avremo letti pieni dodori lievi Divani profondi come tombe (ma, poich lidraulico continua a fischiettare il suo motivetto vivace e trascinante, interrompe la lettura e interpella il seccatore:) Ne ha ancora per molto?

LIDRAULICO: (soave, con un sorriso di incommensurabile buona volont) Finisco subito.

GASPARD-ADOLPHE: (riprendendo la lettura) Avremo letti pieni dodori lievi

LIDRAULICO: (scuotendo il capo con aria di disapprovazione) Oh! Letti pieni dodori lievi! (poi lascia la stanza sospirando.) Ora passo alla cucina che , bisogna riconoscerlo, in pessime condizioni.

GASPARD-ADOLPHE: (riprendendo il libro e nascondendolo dietro la schiena, si prova a recitare a memoria il testo gi letto e riletto tante volte) Avremo letti e divani, letti profondi e odori lievi (sinnervosisce, chiude il libro, lo butta sul divano, va verso la finestra, torna sui suoi passi e, fermatosi bruscamente, trae di tasca una moneta e la guarda ansiosamente) Testa, verr. Croce, non verr. (lancia la moneta in aria, si abbassa per raccoglierla, la cerca invano sul tappeto) Che allegria! Davvero una bella fortuna! Dove si sar cacciata?

Si alza rapidamente e suona. Arriva una vecchia domestica. una vecchia governante classica, ma con una luce particolare nello sguardo. Gertrude.

GERTRUDE: Il signore ha chiamato?

GASPARD-ADOLPHE: Davvero una bella domanda, Gertrude! Chi vuoi che sia stato?

GERTRUDE: (la voce greve di pensieri reconditi) Non si pu mai sapere, signore, chi suona o chi non suona! Tant vero, signore, che, quando suonano le campane, pi forte di me, signore, una strana forza mi spinge. E vado ad aprire. Non si pu mai sapere, signore, chi suona o chi non suona!

GASPARD-ADOLPHE: La dispenso, Gertrude, dalle sue storie di campane Ho fatto cadere una moneta e devessere rotolata sotto qualche mobile, la cerchi!

GERTRUDE: Va bene, signore!

Si mette a quattro zampe.

GASPARD-ADOLPHE: Quando avr trovata la moneta, mi raccomando: non la tocchi!

GERTRUDE: Va bene, signore!

GASPARD-ADOLPHE: Non la tocchi! La guardi bene. Se testa, corra in cucina, stappi una bottiglia di Porto, accenda il termosifone piccolo nella stanza, infili sotto il letto le mie babbucce rosa

GERTRUDE: (interrompendolo) E se croce?

GASPARD-ADOLPHE: (il naso incollato alla finestra) Se croce (sinnervosisce) Se croce (tira soprappensiero la tenda, che crolla a terra) Qua, Gertrude, sistemi piuttosto la tenda, che caduta.

GERTRUDE: (a quattro zampe, il viso rivolto al pubblico, con voce da idiota ispirata) Ma la tenda non caduta. Vedo gente in sala e poi luci, luci

GASPARD-ADOLPHE: Dicevo la tenda della finestra, stupida!

GERTRUDE: Stupida! Una vecchia domestica! La tenda va a sapere di che tenda si tratta! (si alza a fatica e sempre a fatica sale su una sedia e cerca di riagganciare la tenda, continuando a parlare come in un sogno) Lidraulico s, non gli altri, lidraulico davvero beneducato, per essere un idraulico. Poco fa, parlavamo insieme di campane e quello che diceva lui mi spezzava il cuore. (colta da improvvisa allegria) Era come se la mia giovinezza scampanasse in me con ardore!

Ma perde dimprovviso lequilibrio e cade sul tappeto, brutalmente avvolta nella tenda di mussolina.

GASPARD-ADOLPHE:(precipitandosi) Oh! Si fatta male, Gertrude?

Si china per aiutarla a rialzarsi, ma la vecchia governante, ancora avvolta nella tenda, prende per il collo il padrone di casa e lo bacia sulla bocca.

GERTRUDE: Oh! Gaspard-Adolphe!

GASPARD-ADOLPHE: Oh! Gertrude, mia Gertrude!

GERTRUDE: (cullandolo) Ninna-i, ninna-o questo bimbo a chi lo do? Il piccolo Gaspard, il piccolo Gaspard della sua Gertrude. (patetica) Ah Gaspard-Adolphe, mio Gaspard! Da trentanni che sono al servizio del signore, aspetto questo giorno felice! Oh! Mio Gaspard! Che vita stata la mia! Quando eri piccolo e ti porgevo il seno e ti dicevo Tu mi amerai, Gaspard, mi amerai! E poi un calvario. Sempre fare i letti, disfarli per le altre! (piange) Per le altre E intanto il tempo passava, e il mio povero seno avvizziva!... E tu mi amavi in silenzio, Gustave-Adolphe!

GASPARD-ADOLPHE: Gaspard-Adolphe!

GERTRUDE: (lasciandosi andare di colpo ad un riso languido, licenzioso) Se vuoi, tesoruccio mio!... Guarda, ho indossato labito da sposa. Adesso la nebbia di un tempo s dissolta, sta iniziando una nuova vita!

Gertrude, sempre pi fuori di s, avvolta nel suo commuovente e alquanto insolito abito da sposa, impulsiva come a ventanni, prende Gaspard-Adolphe fra le braccia. Non si sa se lo culli o se tenti semplicemente di farlo ballare. Anche Gaspard-Adolphe ha perso il senso della realt.

GASPARD-ADOLPHE: (sublime e sconvolto) folle, amo la mia balia, quasi mia madre!

Campanello.

GASPARD-ADOLPHE: Hanno suonato Gertrude!

GERTRUDE: (togliendosi a malincuore il velo da sposa) Bene, signore. Vado ad aprire.

GASPARD-ADOLPHE: (rassettandosi la cravatta e la piega dei calzoni) Se fosse lei!

GERTRUDE: (tornando, in tono grave e aspro) Una signorina che non vuole dire il suo nome!

Abbozza un furtivo segno di croce e lascia libero il passo a una ragazza molto pallida che indossa uno splendido cappotto di pelliccia.

GASPARD-ADOLPHE: Lei, Jaqueline!

JAQUELINE: Non mi aspettava?

GASPARD-ADOLPHE: Si.

JAQUELINE: Allora?

GASPARD-ADOLPHE: Giusto, allora. (ampio gesto esaustivo) Allora?

JAQUELINE: (giovanissima ragazza di mondo, avvezza ad esprimersi mirabilmente anche nelle circostanze pi critiche) ben strano, amico mio: pi di una volta mi ha supplicata di venire, un bel giorno io ho promesso, oggi mantengo la promessa e lei mi sembra sorpreso, cos sorpreso.

GASPARD-ADOLPHE: Non la sorpresa, Jaqueline, la gioia che mi, che mi

JAQUELINE: Che la?

GASPARD-ADOLPHE: Che mi che mi lascia senza voce. (ampio gesto lirico) La sua presenza tanto attesa vederla qui, con me e io con lei e noi due insieme Insomma, meraviglioso! Insomma, venuta!

JAQUELINE: (sguardo vaporoso ma voce lievemente tinta damarezza, il tutto molto signorile) Sono venuta perch mi sono giurata di appartenerle

GASPARD-ADOLPHE: (estasiato) Jaqueline!

JAQUELINE: giurata di appartenerle e una Desgameslay deve sempre tenere fede alla parola data.

GASPARD-ADOLPHE: Io sono un galantuomo.

Scambiandosi queste battute si sono voltati, e adesso Jaqueline volge le spalle al pubblico, mentre Gaspard-Adolphe le sta di fronte, a un metro circa di distanza.

JAQUELINE: Sono venuta come le avevo promesso laltra sera sulla terrazza Mi guardi, Gaspard-Adolphe! Sono nuda sotto il cappotto! (apre il cappotto)

GASPARD-ADOLPHE: (balbettando) La prego, Jaqueline, si copra. No, volevo dire, si tolga il cappotto C un caldo Oh! Non so pi quel che dico Io lamo, Jaqueline, lamo!

Si precipita sulla ragazza e la prende fra le braccia. In quel momento Gertrude, sublime nella sua abnegazione, appare nel vano della porta e fa dei cenni. Ha in ciascuna mano una bottiglia di porto e le agita entrambe per attirare lattenzione di Gaspard-Adolphe. Alla fine lui la scorge.

GERTRUDE: (a bassa voce, agitando le bottiglie) Porto rosso o Porto bianco?

GASPARD-ADOLPHE: Ah! Serva dal gran cuore! Rosso il Porto! Rosso! Glielho gi detto cento volte! Stupida! (Gertrude si ritira facendo parecchi segni della croce. Jaqueline scoppia in singhiozzi) Non pianga, Jaqueline, io lamo!

JAQUELINE: (mormorando come in sogno) Ah! Non sarei dovuta venire, e invece sono venuta. Non potevo non venire, ed terribile essere venuta! Ah! Gaspard-Adolphe, se davvero sapesse perch sono venuta!

Durante questo dialogo, Gertrude giunta a portare un vassoio con il porto e dei bicchieri e si poi ritirata come una sonnambula.

GASPARD-ADOLPHE: (versandosi parecchi bicchieri uno dopo laltro) Lei venuta perch mi ama, Jaqueline! (la conduce verso la finestra. Reso lirico dallalcool, sente riaffiorare alla memoria il suo bagaglio letterario) e io pure lamo! Ah! Jaqueline, che gran cosa lamore! Guardi da questa finestra, guardi gli altri, tutti gli altri che passano su questa strada, guardi gli altri andare e venire, escono dagli uffici, dalle officine, povero branco di infelici senzanima e senza amore! Ah! Jaqueline, noi non siamo come gli altri e noi e noi e noi (farfuglia) e

Avremo letti, lievi odori,

profondi divani pieni di profondit

Avremo avremo begli amori, grandi organi O mio gioiello, mio ciottolo, mio tesoro, mio ginocchio, mio gufo! (tenta di strapparle il cappotto) Togliti il cappotto!

JAQUELINE: (alzando le braccia al cielo) Ah! terribile! Terribile!

GASPARD-ADOLPHE: (biascicando) Ma io sono un galantuomo!

JAQUELINE: Giustappunto! (gli si avvicina) Mi ascolti, Gaspard-Adolphe, sono venuta qui soltanto per sfuggire ad un pericolo ben pi grave. Mi ascolti bene, Gaspard-Adolphe. (una pausa) Io amo mio padre, ecco la verit!

GASPARD-ADOLPHE: E allora? il minimo che possa fare.

JAQUELINE: Il minimo che possa fare! (agitandosi senza nemmeno rendersi conto dessere alquanto svestita) Non capisce niente! Non vede il mio pallore, le mani che tremano, il cuore che batte come un orologio! (scuote Gaspard per le spalle) Io amo mio padre! Si, amo mio padre, il tenente colonnello Desgameslay ma di un vero amore! (abbassa il tono) e di un amore colpevole!

Sta per svenire. Gaspard-Adolphe si precipita e apre la finestra, cosa che provoca una corrente daria. La porta di destra si spalanca, mettendo in mostra Gertrude accovacciata nella posizione del curioso che origlia alle porte guardando attraverso il buco della serratura. Allora la donna si alza, si avvicina e prende Jaqueline fra le braccia.

GERTRUDE: (materna) Oh! Come la capisco, povera piccola! Vede, anchio sono pi di trentanni che

Campanello.

GASPARD-ADOLPHE: Hanno suonato, Gertrude!

GERTRUDE: Se sua signoria avesse la bont di sorreggere la signorinella, andrei ad aprire (Gaspard-Adolphe prende Jaqueline fra le braccia. Gertrude pizzica con audacia il mento di Gaspard-Adolphe) Ah! Birbantello !... (ride scioccamente e corre verso la porta ripetendo) Non si pu mai sapere chi suona o chi non suona.

GASPARD-ADOLPHE: (scuotendo Jaqueline) Si svegli, Jaqueline! Si svegli!

GERTRUDE: (ritorna e annuncia in tono grave) Il tenente colonnello Desgameslay.

JAQUELINE: (si riprende sussultando, si svincola e si avvolge nel cappotto, gira su se stessa e urla) Cielo, mio padre!

GASPARD-ADOLPHE: (sconvolto) Cielo, suo padre! Cielo! Il padre di lei!

GERTRUDE: Padre nostro che sei nei cieli!

JAQUELINE: (scuotendo Gertrude) Ma faccia qualcosa! Mi nasconda! Vecchia stupida!

GERTRUDE: (alzatasi conduce Jaqueline verso una porta e la chiude) Ah! Odiosa! Ingrata! Dopo tutto quello che ho fatto per lei. Ah! Datevi da fare per gli altri! Sacrificatevi!... Quella viziosa, quella maligna nutrita di brutti sogni!

GASPARD-ADOLPHE: (con trepida dignit) Faccia entrare il visitatore, Gertrude!

GERTRUDE: (subito calma) Va bene, signore.

Esce e subito dopo fa entrare il visitatore. in borghese, molto elegante e senzaltro in pensione. Uno zuavo lievemente effeminato lo scorta.

IL TENENTE COLONNELLO: (allo zuavo, in tono dolcissimo) Siedi, Claudinet!

GASPARD-ADOLPHE: (sempre pi sconvolto) Le giuro sul mio onore che la signorina Jaqueline

IL TENENTE COLONNELLO: (senza sentirlo e in tono assai autoritario) Sono proprio di fronte al dottor Gaspard-Adolphe Btonnet, avvocato alla Corte?

GASPARD-ADOLPHE: (ancora pi sconvolto, rettifica la propria posizione e fa sentire addirittura uno scatto dei tacchi) Si, signor colonnello!

IL TENENTE COLONNELLO: (categorico) Bene. (soppesando le parole) Quel che devo dirle

GASPARD-ADOLPHE: Signor colonnello, dichiaro sul mio onore che sono pronto a darle la parola che

IL TENENTE COLONNELLO: (sempre senza sentirlo e tanto meno ascoltarlo) Quel che devo dirle (abbassando la voce), o piuttosto confidarle, estremamente e assolutamente non direi imbarazzante, ma insomma s, insomma piuttosto estremamente e assolutamente delicato.

GASPARD-ADOLPHE: (sbalordito ma gi un po rassicurato) Lascolto, signor colonnello.

IL TENENTE COLONNELLO: Bene, ecco qua: io vado per le spicce, io, io sono un vecchio militare. Dico pane al pane e vino al vino. Io prendo il toro per le corna. Colpisco alla cieca. Se c un ostacolo da abbattere, lo abbatto, io sono un vecchio militare Bando ai cavilli, alle scartoffie, ai giri di parole! Io vado per le spicce: quando devo dire qualcosa, lo dico, io! Io non ho peli sulla lingua, io metto il dito sulla piaga, ci do un taglio. Nessuno potr impedirmi di parlare: sarebbe pi facile tagliarmi una gamba. Io vedo al cuore della faccenda senza esitazioni, senza timori. Ad altri le complicazioni, le sottigliezze, le scappatoie, i travestimenti. Io guardo il nemico in faccia, io, capisce?

GASPARD-ADOLPHE: Perfettamente, signor colonnello, perfettamente. Nondimeno, mi sembra che, riguardo alla questione che la conduce qui, maggiori dettagli sarebbero

Lo zuavo raccoglie un fiore e lo contempla estasiato.

IL TENENTE COLONNELLO: Giusto. Ma sa, io, quando devo dire qualcosa (abbassa la voce) Siamo certi desser soli?

GASPARD-ADOLPHE: Lo siamo!

IL TENENTE COLONNELLO: Dunque, ecco! Lei sa senzaltro, dottor Btonnet, che il mestiere del militare non sempre allegro, e che se non ci fosse di tanto in tanto qualche piccolo compenso Insomma, non perch sono un vecchio soldato non sono anche un vecchio parigino Ho come tutti le mie piccole manie, i miei difettucci, i miei vizietti. (sogghigna) Ts! Ts! Ts! Non siamo di legno, che diavolo! Mi capisce?... (Gaspard-Adolphe annuisce col capo e il tenente colonnello continua) E, Dio santissimo! lonore dellintero esercito che ci va di mezzo, bisogna difendersi (abbassando la voce) Insomma, per farla breve ci hanno sorpresi, Claudinet e me

Lo zuavo abbassa pudicamente gli occhi e lascia cadere il fiore.

GASPARD-ADOLPHE: Permette signor colonnello? Claudinet lo zuavo?

IL TENENTE COLONNELLO: Non uno zuavo. Ha solamente diciottanni. mio nipote. (in tono confidenziale) alla lontana.

GASPARD-ADOLPHE: Scusi, credevo labito.

IL TENENTE COLONNELLO: scusato, dottor Btonnet. Vesto Claudinet da zuavo: cos spavaldo, cos leggiadro il fez, i pantaloni a sbuffo (lirico) Ah! Sono un vecchio parigino, io, oltre che un vecchio colonnello con tanto di pennacchio!

GASPARD-ADOLPHE: Poco fa lei diceva che vi hanno sorpresi. Dove vi hanno sorpresi, colonnello? E chi vi ha sorpresi?

IL TENENTE COLONNELLO: (con voce bassa e sprezzante) In una dietro lorto botanico una retata

GASPARD-ADOLPHE: Certo, pu sembrare cosa assai delicata, ma non dubito, colonnello, che non sar difficile - e lo sar anche in fretta - minimizzare le conseguenze. Dove andremo a finire - soprattutto di questi tempi - , se la gente onesta che si diverte un po fosse, per un nonnulla, sconsideratamente importunata!

IL TENENTE COLONNELLO: (sbattendo vigorosamente i tacchi) Dottore, lei mi rid la vita, e senza dubbio alcuno (prende a testimone Claudinet, che tiene in mano e annusa una rosa con indifferenza) stata la buona stella a condurci qui entrambi. Capir, dottore: se io mi sono rivolto a lei, perch non volevo mettere in mezzo assolutamente nessuno, che intervenisse in mio favore, per quanto altolocato potesse essere.

In quel momento, Jaqueline, sempre assai sobriamente e assai unicamente vestita del cappotto di pelliccia, fa irruzione nella stanza. altera nella sua dolorosa stupefazione.

Claudinet, stupefatto a propria volta, si alza, e il tenente colonnello resta di sasso, letteralmente disorientato.

JAQUELINE: Ho sentito tutto: mio padre, che vergogna! Cos dellindifferenza, della freddezza di cui mi dava prova devo ringraziare Claudinet! Avrei dovuto sospettarlo, con quella storia della colazione a due nello steso letto!... Ah, comero cieca (avanzando verso il padre, lo indica teatralmente col dito) Hai preferito un falso zuavo alla tua vera figlia, non sei pi mio padre, fuori di qui, io ti scaccio.

CLAUDINET: Oh! Cattiva!

Gertrude, che si era tenuta in disparte, avanza pian piano dietro Jaqueline e, con un bel sorriso, le apre il pi possibile il cappotto.

GERTRUDE: La signora dovrebbe togliersi il cappotto, c un caldo

IL TENENTE COLONNELLO: Mia figlia! Nuda in casa di un avvocatuccio da quattro soldi!

CLAUDINET: (scalpitante) Brutta strega! Sgualdrinella!

GASPARD-ADOLPHE: Colonnello, le giuro sul mio onore che si tratta di un malinteso!

GERTRUDE: (indulgente) il signore ha ragione, un piccolissimo malinteso.

Il tenente colonnello, senza sentirli, lancia una lunga occhiata a Jaqueline, come se la scoprisse soltanto in quel momento.

IL TENENTE COLONNELLO: (turbato e affascinato) Ma dove avevo gli occhi, com bella, mia figlia, bella e piena di sorprese! (schioccando vivacemente le dita) E, oltre a ci, ha un certo non so che (sognante e disegnandola in aria) Ah limmagino, si, la immagino con un dolmen da ussaro e semplici stivali, si, stivaletti di vernice, calze nere (sbatte i tacchi) e speroni!

CLAUDINET: (geloso e afflitto) Insomma, zietto, insomma!

IL TENENTE COLONNELLO: Insomma! (alza le spalle) Come, insomma! la prima volta che la vedo nella sua integrit (alla figlia) Ah, io pure, Jaqueline: comero cieco

JAQUELINE: (molto commossa) No, non eri cieco, ma come potevi vedermi, con la mamma sempre di mezzo?

IL TENENTE COLONNELLO: Ahim! (si accascia sul divano e parla fra s in tono assai pietoso) Quanto tempo perso (indicando Claudinet) per delle fu-ti-li-t. Ah, ora non sarei qui, con questa spiacevolissima storia sul gobbo. Ahim! troppo tardi, la ruota del destino ha girato.

JAQUELINE: Pap, non mai troppo tardi per amarsi!

GERTRUDE: (prendendolo affettuosamente per le spalle) Ecco una grande verit. (additando teneramente Gaspard-Adolphe) Anche il signore ha impiegato un sacco di tempo ad accorgersi che mi amava (campanello), tanto, tanto tempo (singhiozza mentre il campanello continua a suonare)

GASPARD-ADOLPHE: Hanno suonato, Gertrude, e con insistenza.

GERTRUDE: (la voce greve di singhiozzi) B signore, vado (esce singhiozzando) Non si pu mai sapere chi suona

GASPARD-ADOLPHE: La dispenso, Gertrude, dalle sue storie di campane.

Lungo silenzio. Tutti si guardano senza dir nulla.

JAQUELINE: (tanto per dire qualcosa) To, sta passando un angelo.

GASPARD-ADOLPHE: (magnanimo) lasciamolo passare. (a parte) Se non altro, ci far guadagnare un po di tempo.

GERTRUDE: (ricomparendo, sconvolta ma rassegnata) Una signora, che a sua volta (indicando Jaqueline con un dito fattivamente vendicatore) e senzaltro per le stesse ragioni, non ha voluto dire il suo nome.

JAQUELINE: (a Gaspard-Adolphe, piccata) Molto gentile, molto delicato, la ringrazio vivamente.

GASPARD-ADOLPHE: Insomma, non penser mica!... (a Gertrude) Che tipo ?

GERTRUDE: Di mezza et; non saprei se della prima o della seconda met la signorilit in persona! (profondo sospiro) Ah, il signore sceglie davvero bene. (sguardo splendente) folle dimpazienza e in smanie. Non sta pi nella pelle, scalpita! Bricconcello! Oh! Sono certa che se il signore non la riceve immediatamente quella sfonder la porta, anche se chiusa a chiave.

GASPARD-ADOLPHE: (nuovamente inquieto) Le vada a dire, Gertrude, che che insomma, che tra un istante sono da lei.

GERTRUDE: Da lei e ci gode. Ah! Gertrude! Povera me! (Sbottando) E una giornalista, per giunta!

GASPARD-ADOLPHE: Come?

GERTRUDE: Continua a parlare del suo giornale... e, a questo proposito, chiede se il colonnello ancora qui.

IL TENENTE COLONNELLO: (urlando) Una giornalista! Hai sentito, Claudinet? (senza lasciare allaltro il tempo di rispondere) Ma la fine del mondo, il disonore, lo scandalo, la calunnia! (annichilito) che fare, Dio mio, che fare?

Gaspard-Adolphe, cos come il pastore che sente arrivare il temporale raduna il proprio gregge, raduna i tre visitatori e li conduce in unaltra stanza.

GASPARD-ADOLPHE: Statevene qui! Ora sistemo tutto.

Nel momento in cui chiude la porta, si trova in presenza dellidraulico, che fischietta con discrezione e allegramente il solito motivetto

LIDRAULICO: (sempre soave allo stesso modo, altrove e in un altro mondo) Stavo venendo, signore, a dar conto della mia missione. (dimprovviso radioso) Dio sia lodato! Lacquaio completamente stasato ed una vera meraviglia vederlo funzionare.

GASPARD-ADOLPHE: (esasperato) Oh! Lei, la prego!

LIDRAULICO: (gli occhi al cielo) Non me che bisogna pregare.

GERTRUDE: (che se lera svignata) La signora si spazientisce, signore.

LIDRAULICO: (confuso) non bisogna spazientire le signore. (apre una porta) Passo nella stanza da bagno. (Sorridente, con un ampio gesto) La vasca, quella grande (poi, abbassando la mano il pi possibile al suolo) e quella piccola. Umili compiti, forse, ma allo stesso tempo grandi missioni da compiere.

E, mentre si ritira, va a sbattere contro una signora che, davvero folle dimpazienza, non ha potuto aspettare che la invitassero ad entrare e penetra in tromba nella stanza.

Lurto rapido ma violento. La signora, altera e innegabilmente distinta, si dirige risolutamente verso Gaspard-Adolphe senza prestare la minima attenzione al modesto operaio che da lontano si scusa e, riavendosi a fatica, sparisce.

MATHILDE: (perentoria) Il dottor Btonnet?

GASPARD-ADOLPHE: (inchinandosi) In persona, signora.

MATHILDE: (pallida e angosciata) Che cosha da rimproverarmi?

GASPARD-ADOLPHE: (sconcertato) Ma signora Con chi ho lonore di parlare?

MATHILDE: (dolorosissimamente sussiegosa) Ogni domanda merita una risposta dottor Btonnet. (abbassando la voce) Lei ha, ahim, lonore di parlare con la moglie del colonnello.

GASPARD-ADOLPHE: (subito preoccupato) La moglie del colonnello?

MATHILDE: (dolorosamente esacerbata) Sono Mathilde Desgameslay! (scuotendo tristemente il capo) Ahim! Avrebbe dovuto immaginarlo. Non appena uscito di qui?

GASPARD-ADOLPHE: (imbarazzato) Questo non lo pu dire!

MATHILDE: Chiaro, il segreto professionale. (saccascia sul divano e si torce febbrilmente le mani) Oh, sono sicura che aveva letto il giornale.

GASPARD-ADOLPHE: (sconcertato) Il giornale?

MATHILDE: Oh, la supplico, non faccia finta di non sapere. E vuole il divorzio! Il divorzio! Altrimenti, perch mai sarebbe venuto qui? Quando ho sentito che chiedeva il suo indirizzo, ho immaginato tutto, indovinato tutto, perch era febbrilmente inquieto, dolorosamente e in ogni senso agitato! (mentre tace per un attimo, Gaspard-Adolphe scorge dimprovviso Gertrude, sempre pi sublime nella sua abnegazione, che gli mostra da lontano, con discrezione, il Porto rosso e il Porto bianco. Con un rapido cenno, Gaspard-Adolphe pone fine a quei segnali. Gertrude si ritira, mentre la moglie del colonnello, sempre accasciata sul divano, d libero sfogo al suo triste lamento, alla sua ossessiva confidenza, alzando e abbassando la voce a seconda delle circostanze) Si, ha senzaltro letto il mio giornale, il mio giornale intimo in cui segretamente avevo steso e accarezzato sulla carta tutti i miei segreti. (alzandosi, di colpo minacciosa) Osa dirmi, dottor Btonnet, che lui non leggeva, giorno dopo giorno, dietro le mie spalle

GASPARD-ADOLPHE: (con grande semplicit) Signora, io posso, senza essere indiscreto, darle la mia parola che suo marito non venuto qui per quel diario.

MATHILDE: Grazie, dottore. Lei mi toglie un gran peso dalla coscienza. (E di colpo saltellante, facendo disinvoltamente giravolte) Il mio giornale al suo posto. Nessuno lha forzato. forse colpa mia, se ho perduto la chiave? (dimprovviso diffidente) Per quale ragione, allora, venuto a farle visita?

GASPARD-ADOLPHE: Passava di qua ed entrato. Da amico.

MATHILDE: Amico?

GASPARD-ADOLPHE: Be come amico di famiglia. Sua figlia e io abbiamo delle conoscenze comuni, ma si rassicuri conoscenze molto distinte.

MATHILDE: (in tono sibilante) Mia figlia!

GASPARD-ADOLPHE: (scusandosi) Avrei dovuto dire vostra figlia.

MATHILDE: (con grande amarezza) Eh s, vero, io ho anche una figlia, una pazzerella (scuotendo il capo con un sorriso maligno) una pazzerella! (poi, bruscamente) Mi dia la sua parola che non mi ha mentito!

GASPARD-ADOLPHE: Lungi da me, signora lidea di un simile inganno.

MATHILDE: Lei mi rassicura. Ma il colonnello cos strano, da un po di anni! (decisamente sognante) Lamore, bisogna pur dirlo, non lha mai, ahim, interessato pi di tanto. un uomo ligio al dovere. Gli interessa soltanto lamicizia. Lamicizia virile, il cameratismo dei campi militari, la morte sfiorata insieme, il pericolo condiviso (un sospiro) Ah! Non sempre cosa allegra sposare un eroe! (di colpo prende un vaso di fiori e lo scaglia brutalmente sul tappeto) Oh! Qualcosa mi dice che venuto per il divorzio e, ammesso che lei dica il vero, non ho avuto il coraggio di parlargliene. E, per non nasconderle proprio niente, posso dirle che una notte, sognando, ha gridato il proprio desiderio. (ruotando su se stessa) Io ero l, preoccupata, credevo che stesse male, origliavo alla porta Abbiamo camere separate, capir!

GASPARD-ADOLPHE: Se capisco!

Si sente, dapprima confusamente, lidraulico che, da una stanza vicina, fischietta sempre pi forte il motivetto vivace e trascinante.

MATHILDE: (fuori di s) Divorziata! Che orrore! Io che sognavo ingenuamente di restare vedova, con un figlio unico! (di colpo urla sconcertata) Il mio unico figlio che amavo tanto!

GASPARD-ADOLPHE: (compassionevole) Credetemi, signora morto?

MATHILDE: No davvero! Mi ha abbandonata.

GASPARD-ADOLPHE: Ah!!!

MATHILDE: Ah! Pu proprio dirlo! Roba da perdere la testa. Roba che a volte capita di chiedersi che cosa si fatto al buon Dio Perch sa per chi mi ha abbandonata?... per Dio in persona!

GASPARD-ADOLPHE: (molto comprensivo) entrato in qualche ordine?

MATHILDE: S e non ha mai dato segni di vita. (scuotendo il capo) Aveva certamente letto il giornale il giornale della mia vita in cui confessavo, e senza vergogna alcuna, con tutti i dettagli (a bassa voce) e perfino qualche disegno, il grande e fatale amore che nutrivo per lui!

GASPARD-ADOLPHE: Oh! Signora!

MATHILDE: Oh! Pu ben dirlo! (colta dimprovviso da unintensa nostalgia) Un essere cos attraente, ma anche cos non direi selvatico, no, taciturno, si, inquieto, febbrile, segreto. (la voce sempre pi distante e perduta) Da adolescente, la solitudine era il suo unico piacere.

GASPARD-ADOLPHE: (scuotendo il capo) Curioso, molto curioso!

MATHILDE: Non direi proprio. Se non di se stesso e ponendosi senza requie lancinanti problemi. (profondo sospiro) Provando per i suoi una somma indifferenza, pur se niente affatto egoista, no (sorriso doloroso), semplicemente innamorato

GASPARD-ADOLPHE: Innamorato?

MATHILDE: Si, di se stesso!

GASPARD-ADOLPHE: normale, a quellet, una piccola crisi di narcisismo.

MATHILDE: (alzando la voce) La chiama piccola crisi! Ebbene, lei non va tanto per il sottile, dottor Btonnet! (grevi singhiozzi trattenuti) Una sera lho sorpreso solo di fronte a uno specchio. Sfogliava una margherita: un po, tanto, appassionatamente, per niente E geloso, per di pi! Per un nonnulla era capace di farsi scenate terribili e addirittura - roba da non credere - capitava che si spedisse delle lettere anonime! E bisognava vederlo, ansioso, alla finestra, in attesa del postino

Silenzio penoso durante il quale si sente, baldanzosa la voce dellidraulico che ora si lascia andare a cantare le parole del motivetto vivace e trascinante che fino a quel momento sera limitato a fischiettare.

VOCE DELLIDRAULICO: Che bella giornata, che commovente spettacolo!

Esultiamo di felicit, esultiamo damore!

Ges esce dal tabernacolo

E avanza da trionfatore

MATHILDE: (urla con la mano sul cuore) Ah!

La voce tace

GASPARD-ADOLPHE: Che cosha, signora?

MATHILDE: (accarezzandosi la fronte con tocco leggero) Niente di niente, dottore, un lieve malessere e, come in sogno (ampio gesto stanco) mera parso di sentire (lungo e triste sospiro) Anche Giovanna sentiva le voci (di colpo radiosa) Ma che voci! (con immensa amarezza) Mentre io, semplicemente, miserabilmente, una voce sola, la voce della cattiva coscienza, la mia! (alzando la voce di cui sta parlando) Ah! Sono maledetta!

GASPARD-ADOLPHE: (seccatissimo) Insomma signora! Perch vedere tutto cos nero?

MATHILDE: Nero! Ah, dottore, se indossasse ora la toga che portate al Palazzo, le parlerei come a un confessore. (febbrilmente esaltata) S un confessoreil mio confessore e gli urlerei fra le sue quattro tavole, nella sua piccola garitta di vigilanza, la mia colpa e il mio dolore! (avvicinandosi a Gaspard-Adolphe) E lei sentirebbe Mathilde Desgameslay dirle (sospiro prolungato) anche se lho soltanto sognato e desiderato (di colpo tonitruante e scatenata) s, io, io che le sto parlando, io, Mathilde Desgameslay, ho commesso il pi orrendo, il pi spaventoso, il pi inconfessabile degli adulteri.

Si apre una porta.

Affiancato dalla figlia Jaqueline e del nipote, lo zuavo Claudinet, appare, sublime nel suo stupore e nella sua legittima indignazione, il tenente colonnello Desgameslay.

IL TENENTE COLONNELLO: (profondamente offeso ma profondamente gelido, drappeggiato, rigido, in tutta la sua dignit) Oh! Mathilde, il pi inconfessabile degli adulteri! (scuotendo dolorosamente il capo) E lo vai gridando ai quattro venti!

MATHILDE: (in preda ad un intenso stupore) Armand! Tu eri qui.

CLAUDINET: (sguardo truce) S, Armand era qui.

JAQUELINE: (semplicissima) E io gli ero accanto.

MATHILDE: (umiliata e offesa) Cos, eri qui, Armand, nascosto, celato! (indica Gaspard-Adolphe con dito tremante e sprezzante) E questo miserabile mi lasciava mi faceva parlare consentendoti di spiarmi. Oh! Mi avete attirata in una trappola!

IL TENENTE COLONNELLO: (rosso di rabbia e pallido di vergogna, alternativamente) Voglio sapere il suo nome, Mathilde! E subito!

MATHILDE: (sorpresa) Il suo nome?

IL TENENTE COLONNELLO: (pesando sempre di pi le parole sulla bilancia della pi elementare delle giustizie) Ho il diritto di sapere il nome delluomo con cui tu hai commesso (abbassando la voce) il terribile adulterio.

MATHILDE: (con una luce di speranza) Armand non hai letto il giornale?

IL TENENTE COLONNELLO: (fuori di s) Il giornale! Che vergogna! Gi sul giornale! E con tanto di foto, magari! (minacciandola con mani frementi) Non so che cosa mi trattenga!...

JAQUELINE: Pap!

CLAUDINET: (fermandolo con un gesto) Ma via, insomma, via!

IL TENENTE COLONNELLO: (continuando) che cosa mi trattenga da Fosse anche solo per dare un esempio! (poi, di colpo magnanimo, con un gesto semplicissimo ma assai eloquente, minacciando ora se stesso) che cosa mi trattenga dal darmi la morte!

JAQUELINE: (correndo verso di lui) Oh pap! Mio amatissimo pap.

CLAUDINET: (pure sconvolto) Non faccia cos, zietto! Non si uccida!

GASPARD-ADOLPHE: (intervenendo a sua volta) Insomma colonnello, una persona del suo valore

MATHILDE: e duna tale grandezza danimo

GASPARD-ADOLPHE: (continuando) non dovrebbe nemmeno pensare a una cosa simile.

IL TENENTE COLONNELLO: (un po stancamente) Di sicuro non da me. (alquanto abbattuto) Ma che fare, Dio mio, che fare? Un simile scandalo! Davvero non so pi a quale santo votarmi.

Lunghissimo silenzio durante il quale si sente distintamente il motivetto fischiettato dall idraulico; subito dopo la voce che fischiettava ricomincia a cantare.

Arriva allora lidraulico, estatico, radioso, gli occhi troppo al cielo per prestare la minima attenzione a chi lo circonda da presso.

LIDRAULICO: (estasiato) Dio sia lodato!... Tutto a posto! (Ampio gesto) La vasca, quella grande (abbassa la mano quasi al suolo) e la piccola!

Mathilde, come chi sia stato appena mutato in una vera e propria statua di sale, lancia un grido terribile, mettendo immediatamente fine alla propria pietrificazione.

MATHILDE: Andr-Paul!

LIDRAULICO: (sollevandosi e scorgendola) Mamma!

IL TENENTE COLONNELLO: Figlio mio!

JAQUELINE: Fratello mio!

CLAUDINET: (al tenente colonnello) Suo figlio, zietto!

MATHILDE: (additandolo alla figlia) Tuo fratello!

GERTRUDE: E anche mio fratello, dato che poco fa mi ha chiamata sorella.

LIDRAULICO: (dapprima stupefatto, poi radioso) La mia famiglia! I miei genitori! Il mio focolare!

IL TENENTE COLONNELLO: (lo sguardo severamente sorpreso) Ma non eri prete, Andr-Paul?

LIDRAULICO: Lo sono ancora, ma sono anche operaio. (modesto) Loperaio dellundicesima ora.

GASPARD-ADOLPHE: (guardando lora al polso) Esatto.

Le undici suonano in profondo silenzio. Mathilde approfitta di quel profondo silenzio per romperlo a bassa voce, tremante e bisbigliante.

MATHILDE: Andr-Paul, rispondimi! Hai letto il giornale?

LIDRAULICO: (linnocenza in persona) Mamma, non leggo mai i giornali. (traendo un libro di tasca) Leggo soltanto il mio breviario. (trae un altro libro di tasca) e il manuale del perfetto idraulico.

MATHILDE: (toccando il cielo con un dito) Dio sia lodato!

LIDRAULICO: Si. Dio sia lodato, ringraziamo la divina provvidenza di averci - e per miracolo - riuniti tutti. (lidraulico li raduna e restano sbigottiti, stretti luno allaltro, mentre lui li avvolge con la sua affettuosa allegria) Non vi lascio pi. Non vi mollo pi. E voi potete festeggiare il ritorno del figliol prodigo. (si sente una musica, dapprima discreta, quasi inaudibile, poi a poco a poco la musica si fa intensa e si riconosce in essa il motivetto fischiettato dallidraulico. Questi, alzando la voce, si rivolge in modo particolare al padre). Vi chiedo perdono, facevo parte di una famiglia esemplare e di fronte a essa mi vergognavo di me stesso. Cos lho lasciata per essere, a modo mio e per quanto me lo consentivano i miei miseri mezzi, esemplare a mia volta. (lirico) Allora ho cercato la promiscuit della gente comune, dei diseredati, e mi sono lanciato a capofitto nei profondi abissi della volgarit Devo confessare che, allora, ho corso grandi pericoli

IL TENENTE COLONNELLO: (sbattendo i tacchi) Grandi pericoli! Bravo! Perfetto!

LIDRAULICO: (continuando) S; nei sobborghi, sui lungosenna, cercando lavoro, ho rischiato di perdere la fede.

MATHILDE: (molto commossa) Oh! Andr-Paul!

LIDRAULICO: Sta tranquilla, mamma. Adesso lavoro da privati. Il mio padrone modesto e il mio salario anche. E poi, ritrovarvi qui quale esempio, quale lezione! cos rara di questi tempi una famiglia davvero unita! (poi, sorpreso nel notare Claudinet) Ma chi quel giovanotto che, per quanto ne so, non fa parte della famiglia? (a Jaqueline, con un largo sorriso) forse il tuo fidanzato?

JAQUELINE: (amara) Alla lontana!

LIDRAULICO: (mettendo affettuosamente la mano sulla spalla di Claudinet) Che aria triste! S, triste e preoccupata. (indicando labito con gesto delicato) Il mestiere, forse, il mestiere del militare? Forse che anche lei ha qualche dubbio? Mi creda, lei dovrebbe, dovrebbe farsi zuavo-operaio.

Dapprima discrete, per quanto insistenti, le campane si fanno sentire in lontananza e riappare Gertrude, di nuovo drappeggiata del suo velo da sposa. Sorriso estatico sulle labbra, agita freneticamente due bottiglie.

GERTRUDE: (esagitata) Porto rosso e Porto bianco, perch esitare, perch lesinare? (a Gaspard-Adolphe) Qualcosa mi diceva che sarebbe successo qualcosa (rivolgendosi poi allavvocato) e ho subito capito che lei era tuttaltro che un volgare idraulico.

Ah, ci sposi, signor curato, ci sposi! Ci sposi lun laltro, tutti quanti siamo! Ma sposi dapprima noi due,Gaspard-Adolphe e me. (folle di gioia) Da quanto tempo, da quanto tempo aspetto che mi si chiami signora Btonnet, Gertrude Btonnet!...

Le campane, allora, a tutta forza, mescolano il loro splendore bronzeo alla musica vivace, trascinante, trionfante e edificante.

GASPARD-ADOLPHE: (tanto per dire qualcosa) Hanno suonato, Gertrude, stanno suonando.

GERTRUDE: (sempre pi estatica) Ma sono le campane che suonano!

GASPARD-ADOLPHE: (travolto dagli eventi, ma con un ampio gesto munifico e fastoso) Per lappunto, Gertrude, vada ad aprire!

GERTRUDE: Bene, signore, vado.

Esce dopo aver affidato le bottiglie di Porto a Gaspard-Adolphe, che rimane l sconcertato, le bottiglie in mano.

GASPARD-ADOLPHE: (mentre cala il sipario) Non si pu mai sapere chi suona o chi non suona!

***

    Questo copione è stato visto: