La famiglia dell'antiquario
ossia
La suocera e la nuora
di Carlo Goldoni
Introduzione tratta dal Goldoni
Riportiamo ci che Goldoni scrisse nelle sue Memorie, da Scelte Commedie di Carlo Goldoni, Padova, per Nicol Zanon Bettoni, 1811, vol. I, cap. LXI, pp. 267-269
Ma ecco una Commedia di un genere affatto diverso da quello della precedente (L'adulatore, ndr.), essendo questa presa nella classe dei ridicoli, alternativa, non inutile alla successiva produzione di molte rappresentazioni teatrali.
Questa la Famiglia dell'Antiquario, che fu la sesta delle 16 progettate Commedie.
Dapprima l'aveva intitolata semplicemente l'Antiquario, che n' il Protagonista; ma temendo che i contrasti fra sua moglie e sua nuora producessero un doppio interesse, diedi un titolo alla Commedia, che abbraccia in una volta tutti i soggetti, tanto pi che il ridicolo delle due donne, e quello del Capo di famiglia si danno la mano, e contribuiscono egualmente alla condotta comica ed alla moralit della rappresentazione.
Il nome d'Antiquario s'applica del pari in Italia a quelli che dnnosi allo studio dell'antichit, che a quelli che senza intelligenza raccolgono copie per originali, e cose inutili per preziosi monumenti; ed appunto fra questi ultimi che il mio soggetto fu preso.
Il Conte Anselmo pi ricco di danaro, che di cognizioni, fassi dilettante di quadri, di medaglie, di pietre incise, e di tutto ci che ha l'apparenza di raro e di antico. Si fida nel farne acquisto di certi truffatori che sempre lo ingannano, e formasi a grandi spese una ridicola galleria.
Questi ha una moglie, che in et d'esser nonna ha tutte le pretensioni della giovent, ed una nuora, che non potendo soffrir la subordinazione, freme di non essere l'assoluta padrona. Il Conte Giacinto, figlio dell'una e marito dell'altra, non osando fare alcun dispiacere a sua madre per contentare sua moglie, trovasi imbarazzatissimo, e ne porta le sue lagnanze al Capo di casa.
L'Antiquario essendo tutto occupato nell'osservazione d'un Pescenio, medaglia rarissima, che aveva allora comprato a carissimo prezzo, e che vedevasi contraffatta, rimanda indietro bruscamente suo figlio, senza curarsi delle contese domestiche.
Intanto le cose van tanto innanzi, che l'Antiquario non pu fare a meno d'entrarci. Egli teme di parlare a tu per tu con donne cos poco ragionevoli, e domanda un congresso di tutta la sua famiglia.
Stabilito il giorno, vi si portano ancora diversi comuni amici. Il figlio uno de' primi che compariscono, e le Dame vengono l'ultime, accompagnate ciascuna dal suo cicisbeo.
Posti tutti a sedere, il Conte Anselmo, che aveva il suo posto in mezzo del circolo, comincia il suo discorso sulla necessit della pace domestica. Voltandosi da dritta a sinistra, getta gli occhi sopra una bagattella attaccata all'orologio di sua nuora, e crede di riconoscere in essa un'antichit preziosa. Vuol vederla pi da vicino, scioglie il cordone, tira fuor la sua lente, esamina il giojello, e si vede una testa bellissima. Mostrasi desideroso d'averla, e gli viene accordata. Esultante di tal acquisto ne ringrazia distintamente sua nuora, e la moglie offendendosene, si leva dispettosa e va via. Ecco dunque l'assemblea finita, e rimesso l'affare ad un'altra sessione.
In questo frattempo succedono molte cose spiacevoli per l'Antiquario. Fa vedere a persone intendenti la sua galleria, e queste lo illuminano e lo disingannano. Rimanendone convinto, rinunzia alla sua follia. Vede il bisogno estremo di ristabilire la tranquillit della sua famiglia, e dimanda un secondo congresso, a cui tutti si portano.
Si propongono molti accomodamenti, ma gli uni dispiacciono alla suocera, e gli altri alla nuora. Finalmente ne trovan uno, che rende l'una e l'altra contenta; ed quello di stabilire due governi domestici, e di separarle per sempre. Tutti si contentano, e la Commedia finisce.
Dopo alcuni anni vidi dare a Parma questa Commedia tradotta in francese dal Signor Collet, Secretario degli ordini di Madama l'Infanta. Questo Autore per tutti i riguardi stimabilissimo, e notissimo a Parigi per le graziosissime rappresentazioni date alla Commedia francese, ha ottimamente tradotta questa mia Commedia, e fu egli senza dubbio che la fece valere.
Ma cambi lo sviluppo; egli credette che la mia Commedia finisse male, lasciando partir disgustate insieme suocera e nuora, e le riconcili sulla scena.
Se questo accomodamento potesse esser solido, avrebbe ben fatto: ma chi pu assicurare che queste due Dame ritrose non rinnovassero nel giorno appresso le lor contese?
Posso ingannarmi; ma il mio sviluppo parmi pi naturale.
L'autore a chi legge
In questa commedia non ho fatto che scrivere la parte del Brighella e dell'Arlecchino, li quali furono da me prima lasciati in libert, acciocch si sfogassero questi due personaggi, malcontenti forse di me, siccome io non di essi, ma delle loro maschere, non son contento.
Osservate per che dopo il primo e secondo anno non ho lasciato le Maschere in libert, ma dove ho creduto doverle introdurre, le ho legate a parte studiata, mentre ho veduto per esperienza che il personaggio talora pensa pi a se medesimo che alla commedia; e pur che gli riesca di far ridere, non esamina se quanto dice convenga al suo carattere e alle sue circostanze; e sovente, senza avvedersene, imbroglia la Scena e precipita la Commedia.
Io sono costantissimo a non voler dir nulla sopra le mie Commedie; e molto meno a volerle difendere dalle critiche, che hanno con ragione o senza ragione sofferte. Ho letto il libro ultimamente uscito alla luce, e con una risata ho terminato di leggerlo. Pu bene parlar degli altri chi non la perdona a se stesso, ed io sono molto contento di trovarmi col in un fascio con Plauto, con Terenzio, con Aristofane e con cent'altri ch'io non ho letto, siccome letti non li aver n tampoco quel medesimo che li ha citati.
Circa il titolo della Commedia, io l'ho intitolata in due maniere, cio: La famiglia dell'antiquario, o sia La Suocera e la Nuora, lo stesso trovandosi in quasi tutte le Commedie di Molier e in altre d'antichi Autori. I due titoli mi pare che convengano perfettamente. La Suocera e la Nuora sono le due persone che formano l'azione principale della Commedia; e l'Antiquario, capo di casa, per ragione del suo fanatismo per le antichit, non badano agl'interessi della famiglia, non accorgendosi de' disordini, e non prendendosi cura di correggere a tempo la Moglie e la Nuora, d adito alle loro pazzie e alle loro dissensioni perpetue, onde e nell'una e nell'altra maniera la Commedia pu essere intitolata.
Aggiunger soltanto aver io rilevato che alcuni giudicano la presente Commedia terminar male, perch non seguendo alcuna pacificazione fra Suocera e Nuora, manca, secondo loro, il fine della morale istruttiva, che dovrebbe essere, nel caso nostro, d'insegnar agli uomini a pacificare queste due persone, per ordinario nemiche. Ma io rispondo, che quanto facile mi sarebbe stato il renderle sulla scena pacificate, altrettanto sarebbe impossibile dar ad intendere agli Uditori che fosse per essere la loro pacificazione durevole; e desiderando io di preferire la verit disaggradevole ad una deliziosa immaginazione, ho voluto dar un esempio della costanza femminile nell'odio. Ci per non sar senza profitto di chi si trovasse nel caso. I Capi di famiglia si specchieranno nell'Antiquario, e trovandosi disattenti alle case loro, se non per ragione della Galleria, per qualche altra, o di conversazione, o di giuoco, potranno rimediare per tempo alle discordie domestiche, alle pretensioni delle donne, e soprattutto ai rapporti maligni della servit.
PERSONAGGI
Il Conte Anselmo Terrazzani, dilettante di antichit
La Contessa Isabella, sua moglie
Il Conte Giacinto, loro figlio
Doralice, sposata al Conte Giacinto, figlia di Pantalone
Pantalone de' Bisognosi, mercante ricco veneziano
Il Cavaliere del Bosco
Il dottore Anselmi, uomo d'et avanzata, amico della Contessa Isabella
Colombina, cameriera della Contessa Isabella
Brighella, servitore del Conte Anselmo
Arlecchino, amico, e paesano di Brighella
Pancrazio, intendente di antichit
Servitori del Conte Anselmo
La scena si rappresenta in Palermo
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA
Camera del Conte Anselmo, con vari tavolini, statue, busti e altre cose antiche
Il Conte Anselmo ad un tavolino, seduto sopra una poltrona, esaminando alcune medaglie, con uno scrigno sul tavolino medesimo; poi Brighella.
ANSELMO Gran bella medaglia! questo un Pescennio originale. Quattro zecchini? L'ho avuto per un pezzo di pane.
BRIGHELLA Lustrissimo (con vari fogli in mano).
ANSELMO Guarda, Brighella, se hai veduto mai una medaglia pi bella di questa.
BRIGHELLA Bellissima. De medaggie no me ne intendo troppo, ma la sar bella.
ANSELMO I Pescenni sono rarissimi; e questa pare coniata ora.
BRIGHELLA Gh' qua ste do polizze...
ANSELMO Ho fatto un bell'acquisto.
BRIGHELLA Comndela, che vada via?
ANSELMO Hai da dirmi qualche cosa?
BRIGHELLA Gh'ho qua ste do polizze. Una del mercante da vin, e l'altra de quello della farina.
ANSELMO Gran bella testa! Gran bella testa! (osservando la medaglia).
BRIGHELLA I x qua de fra, i voleva intrar, ma gh'ho dito che la dorme.
ANSELMO Hai fatto bene. Non voglio essere disturbato. Quanto avanzano?
BRIGHELLA Uno sessanta scudi, e l'altro cento e trenta.
ANSELMO Tieni questa borsa, pgali, e mndali al diavolo (leva una borsa dallo scrigno).
BRIGHELLA La sar servida (parte).
ANSELMO Ora posso sperare di fare la collana perfetta degl'imperatori romani. Il mio museo a poco a poco si render famoso in Europa.
BRIGHELLA Lustrissimo (torna con altri fogli).
ANSELMO Che cosa c'? Se venisse quell'Armeno con i cammi, fallo passare immediatamente.
BRIGHELLA Benissimo; ma son capitadi altri tre creditori: el mercante de' panni, quel della tela, e el padron de casa che vuol l'affitto.
ANSELMO E ben, pgali e mndali al diavolo.
BRIGHELLA Da qua avanti no la sar tormentada dai creditori.
ANSELMO Certo che no. Ho liberate tutte le mie entrate. Sono padrone del mio.
BRIGHELLA Per la confidenza che vossustrissima se degna de donarme, ardisso dir che l'ha fatto un bon negozio a maridar l'illustrissimo signor contin, suo degnissimo fiol, con la fia del sior Pantalon.
ANSELMO Certo che i ventimila scudi di dote, che m ha portato in casa in tanti bei denari contanti, stato il mio risorgimento Io aveva ipotecate, come sai, tutte le mie rendite.
BRIGHELLA Za che la x in pagar debiti, la sappia che, co vago fra de casa, no me posso salvar: quattro ducati qua, tre l; a chi dise lire, a chi otto, a chi si; s'ha da dar a un mondo de botteghieri.
ANSELMO E bene, che si paghino, che si paghino. Se quella borsa non basta, vi ancor questa, e poi finito (mostra un'altra borsa, che nello scrigno).
BRIGHELLA De ventimile scudi no la ghe n' ha altri?
ANSELMO Per dir tutto a te, che sei il mio servitor fedele, ho riposto duemila scudi per il mio museo, per investirli in tante statue, in tante medaglie.
BRIGHELLA La me perdona; ma buttar via tanti bezzi in ste cosse...
ANSELMO Buttar via? Buttar via? Ignorantaccio! Senti se vuoi avere la mia protezione, non m parlar mai contro il buon gusto delle antichit; altrimenti ti licenzier di casa mia.
BRIGHELLA Diseva cuss, per quello che sento a dir in casa; per altro accordo anca m, che el studio delle medaggie l' da omeni letterati; che sto diletto da cavalier nobile e de bon gusto; e che son sempre ben spesi quei denari che contribuisce all'onor della casa e della citt. (El vol esser adul? bisogna adularlo) (parte).
SCENA SECONDA
Il Conte Anselmo solo.
ANSELMO Bravo. Brighella un servitore di merito. Ecco un bell'anello etrusco. Con questi anelli gli antichi Toscani sposavano le loro donne. Quanto pagherei avere un lume eterno, di quelli che ponevano i Gentili nelle sepolture de' morti! Ma a forza d'oro, l'avr senz'altro.
SCENA TERZA
La Contessa Isabella e detto.
ISABELLA (Ecco qui la solita pazzia delle medaglie!)
ANSELMO Oh, Contessa mia, ho fatto il bell'acquisto! Ho ritrovato un Pescennio.
ISABELLA Voi colla vostra gran mente fate sempre de' buoni acquisti.
ANSELMO Direste forse che non vero?
ISABELLA Si, verissimo. Avete fatto anche l'acquisto di una nobilissima nuora.
ANSELMO Che! sono stati cattivi ventimila scudi?
ISABELLA Per il vilissimo prezzo di ventimila scudi avete sacrificato il tesoro della nobilt.
ANSELMO Eh via, che l'oro non prende macchia. Siam nati nobili, e siamo nobili, e una donna venuta in casa per accomodare i nostri interessi, non guasta il sangue delle nostre vene.
ISABELLA Una mercantessa mia nuora? Non lo soffrir mai.
ANSELMO Ors, non m rompete il capo. Andate via, che ho da mettere in ordine le mie medaglie.
ISABELLA E il mio gioiello quando me lo riscuotete?
ANSELMO Subito. Anche adesso, se volete.
ISABELLA L'ebreo lo ha portato, ed in sala che aspetta.
ANSELMO Quanto vi vuole?
ISABELLA Cento zecchini coll'usura.
ANSELMO Eccovi cento zecchini. Ehi! sono di quelli della mercantessa.
ISABELLA Non m nominate colei.
ANSELMO Se temete che vi sporchino le mani nobili, lasciateli stare.
ISABELLA Date qua, date qua (li prende).
ANSELMO Volesse il cielo che avessi un altro figliuolo.
ISABELLA E che vorreste fare?
ANSELMO Un'altra intorbidata alla purezza del sangue con altri ventimila scudi.
ISABELLA Animo vile! Vi lasciate contaminar dal denaro? Mi vergogno di essere vostra moglie.
ANSELMO Quanto sarebbe stato meglio, che voi ancora m aveste portato in casa meno grandezze e pi denari.
ISABELLA Ors, non entriamo in ragazzate. Ho bisogno di un abito
ANSELMO Benissimo. Farlo!
ISABELLA Per la casa abbisognano cento cose.
ANSELMO Ors, tenete. Questi, con i cento zecchini che vi ho dato, sono quattrocento zecchini. Fate quel che bisogna per voi, per la casa, per la sposa. Io non me ne voglio impacciare. Lasciatemi in pace, se potete. Ma ehi! questi denari sono della mercantessa.
ISABELLA Il fate apposta per farmi arrabbiare.
ANSELMO Senza di lei la faremmo magra.
ISABELLA In grazia delle vostre medaglie.
ANSELMO In grazia della vostra albaga.
ISABELLA Io son chi sono.
ANSELMO Ma senza questi non si fa niente (accenna i denari).
ISABELLA Avvertite bene, che Doralice non venga nelle mie camere
ANSELMO Chi? vostra nuora?ISABELLA Mia nuora, mia nuora, giacch il diavolo vuol cos (parte).
SCENA QUARTA
II Conte Anselmo solo.
ANSELMO pazza, e pazza la poverina. Prevedo che fra suocera e nuora vi voglia essere il solito divertimento. Ma io non ci voglio pensare. Voglio attendere alle mie medaglie, e se si vogliono rompere il capo, lo facciano, che non m'importa. Non posso saziarmi di rimirare questo Pescennio! E questa tazza di diaspro orientale non un tesoro? Io credo senz'altro sia quella in cui Cleopatra stempr la perla alla famosa cena di Marcantonio.
SCENA QUINTA
Doralice e detto.
DORALICE Serva, signor suocero.
ANSELMO Schiavo, nuora, schiavo. Ditemi, v'intendete voi di anticaglie?
DORALICE S,signore, me n'intendo.
ANSELMO Brava! me ne rallegro; e come ve n'intendete?
DORALICE Me n'intendo, perch tutte le mie gioje, tutti i miei vestiti sono anticaglie.
ANSELMO Brava! spiritosa! Vostro padre prima di maritarvi doveva vestirvi alla moda.
DORALICE Lo avrebbe fatto, se voi non aveste preteso i ventimila scudi in denari contanti, e non aveste promesso di farmi il mio bisogno per comparire.
ANSELMO Ors, lasciatemi un po' stare; non ho tempo da perdere in simili frascherie.
DORALICE Vi pare una bella cosa, che io non abbia nemmeno un vestito da sposa?
ANSELMO Mi pare che siate decentemente vestita.
DORALICE Questo l'abito ch'io aveva ancor da fanciulla.
ANSELMO E, perch siete maritata, non vi sta bene? Anzi sta benissimo, e quando occorrer, si allargher.
DORALICE Non vostro decoro, ch'io vada vestita come una serva.
ANSELMO (Non darei questa medaglia per cento scudi)
DORALICE Finalmente ho portato in casa ventimila scudi.
ANSELMO (A compir la collana m mancano ancora sette medaglie).
DORALICE Avete voluto fare il matrimonio in privato, ed io non ho detto niente.
ANSELMO (Queste sette medaglie le trover).
DORALICE Non avete invitato nessuno de' miei parenti; pazienza.
ANSELMO (Vi sono ancora duemila scudi, le trover).
DORALICE Ma ch'io debba stare confinata in casa, perch non ho vestiti da comparire, una indiscretezza.
ANSELMO (Oh, son pur annoiato!). Andate da vostra suocera, ditele il vostro bisogno; a lei ho dato l'incombenza: ella far quello che sar giusto.
DORALICE Con la signora suocera non voglio parlare di queste cose; ella non m vede di buon occhio. Vi prego, datemi voi il denaro per un abito, che io penser a provvederlo.
ANSELMO Denaro io non ne ho.
DORALICE Non ne avete? I ventimila scudi dove sono andati? (parla sempre flemmaticamente).
ANSELMO A voi non devo rendere questi conti.
DORALICE Li renderete a mio marito. La dote sua, voi non gliel'avete a mangiare.
ANSELMO E lo dite con questa flemma?
DORALICE Per dir la sua ragione, non vi bisogno di scaldarsi il sangue.
ANSELMO Ors, fatemi il piacere, andate via di qua; che se il sangue non si scalda a voi, or ora si scalda a me.
DORALICE Mi maraviglio di mio marito. E un uomo ammogliato, e si lascia strapazzare Cos.
ANSELMO Per carit, andate via.
SCENA SESTA
Il Conte Giacinto e detti.
GIACINTO Ha ragione mia moglie, ha ragione; una sposa non va trattata cos.
ANSELMO (Uh, povere le mie medaglie!).
GIACINTO Nemmeno un abito?
ANSELMO Andate da vostra madre, le ho dato quattrocento zecchini.
GIACINTO Voi, signor padre, siete il capo di casa.
ANSELMO Io non posso abbadare a tutto.
GIACINTO Maledette quelle anticaglie!
DORALICE Dei ventimila scudi dice che non ne ha pi.
GIACINTO Non ne ha pi? Dove sono andati?
DORALICE Per me non si speso un soldo.
GIACINTO Io non ho avuto un quattrino.
DORALICE Signor suocero, come va questa faccenda?
GIACINTO Signor padre, ho moglie, sono obbligato a prevedere il futuro.
ANSELMO (Non posso pi, non posso pi; ho tanto di testa; non posso pi) (prende le medaglie, le mette nello scrigno, e le porta via).
SCENA SETTIMA
Il Conte Giacinto e Doralice.
DORALICE Che ne dite, eh? Ci ha data questa bella risposta.
GIACINTO Che volete ch'io dica? Le medaglie lo hanno incantato.
DORALICE Se egli incantato, non siate incantato voi.
GIACINTO Cosa m consigliereste di fare?
DORALICE Dir le vostre e le mie ragioni.
GIACINTO Finalmente mio padre; non posso e non deggio mancare al dovuto rispetto.
DORALICE Avete sentito? Vostra madre ha quattrocento zecchini da spendere. Fate che ne spenda ancora per me.
GIACINTO Sar difficile cavarglieli dalle mani.
DORALICE Se non vuol colle buone, obbligatela colle cattive.
GIACINTO mia madre.
DORALICE E io son vostra moglie.
GIACINTO Vi vorrei pur vedere in pace.
DORALICE difficile.
GIACINTO Ma perch?
DORALICE Perch ella troppo superba.
GIACINTO E voi convincetela coll'umilt. Sentite, Doralice mia, due donne che gridano, sono come due porte aperte, dalle quali entra furiosamente il vento; basta chiuderne una, perch il vento si moderi.
DORALICE La mia collera un vento, che in casa non fa rumore.
GIACINTO S vero; un vento leggiero; ma tanto fino ed acuto, che penetra nelle midolle dell'ossa.
DORALICE Vuol atterrar tutti colla sua furia.
GIACINTO E voi non vi perdete colla vostra flemma.
DORALICE Sempre mette in campo la sua nobilt.
GIACINTO E voi la vostra dote.
DORALICE La mia dote vera.
GIACINTO E la sua nobilt non una cosa ideale.
DORALICE Dunque date ragione a vostra madre, e date torto a me ?
GIACINTO Vi do ragione, quando l'avete.
DORALICE Ho forse torto a pretendere d'esser vestita decentemente?
GIACINTO No, ma per mia madre desidero che abbiate un poco pi di rispetto.
DORALICE Ors, sapete che far? Per rispettarla, per non inquietarla, ander a star con mio padre.
GIACINTO Vedete, ecco il vento leggiero leggiero, ma fino ed acuto. Con tutta placidezza vorreste fare la peggior cosa del mondo.
DORALICE Farei s gran male a tornar con mio padre?
GIACINTO Fareste malissimo a lasciare il marito.
DORALICE Potete venire ancor voi.
GIACINTO Ed io farei peggio ad uscire di casa mia.
DORALICE Dunque stiamo qui, e tiriamo avanti Cos.
GIACINTO poco che siete in casa.
DORALICE Dal buon mattino si conosce qual esser debba essere la buona sera.
GIACINTO Mia madre vi prender amore.
DORALICE Non lo credo.
GIACINTO Procurate di farvi ben volere.
DORALICE impossibile con quella bestia.
GIACINTO Bestia a mia madre?
DORALICE Si, bestia; una bestia.
GIACINTO E lo dite con quella flemma?
DORALICE Io non m voglio scaldare il sangue.
GIACINTO Cara Doralice, abbiate giudizio.
DORALICE Ne ho anche troppo.
GIACINTO Via, se m volete bene, regolatevi con prudenza
DORALICE Fate che io abbia quello che m si conviene, e sar pazientissima.
GIACINTO Il merito della virt consiste nel soffrire.
DORALICE S, soffrir, ma voglio un abito.
GIACINTO L'avrete, l'avrete.
DORALICE Lo voglio, se credessi che me ne andasse la testa. Sono impuntata, lo voglio.
GIACINTO Vi dico che lo avrete.
DORALICE E presto lo voglio, presto.
GIACINTO Or ora vado per il mercante. (Bisogna in qualche maniera acquietarla).
DORALICE Dite: che abito avete intenzione di farmi?
GIACINTO Vi far un abito buono.
DORALICE M'immagino vi sar dell'oro o dell'argento.
GIACINTO E se fosse di seta schietta, non sarebbe a proposito?
DORALICE Mi pare che ventimila scudi di dote possano meritare un abito con un poco d'oro.
GIACINTO Via, vi sar dell'oro.
DORALICE Mandatemi la cameriera, ch le voglio ordinare una cuffia.
GIACINTO Sentite: anche con Colombina siate tollerante. cameriera antica di casa; mia madre le vuol bene, e pu mettere qualche buona parola.
DORALICE Che! Dovr aver soggezione anche della cameriera? Mandatela, mandatela, ch ne ho bisogno.
GIACINTO La mando subito. (Sto fresco. Madre collerica, moglie puntigliosa: due venti contrari. Voglia il cielo che non facciano naufragare la casa) (parte).
SCENA OTTAVA
Doralice e poi Colombina.
DORALICE Oh, in quanto a questo poi non m voglio lasciar soverchiare. La mia ragione la voglio dir certamente. Mio marito si maraviglia, perch dico l'animo mio senza alterarmi. Mi pare di far meglio cos. Chi va pazzamente in collera, pregiudica alla sua salute e fa rider i suoi nemici.
COLOMBINA Il signor Contino m ha detto che la padrona m domanda, ma non la vedo. forse andata via?
DORALICE Io sono la padrona che ti domanda.
COLOMBINA Oh! m perdoni, la mia padrona l''illustrissima signora Contessa.
DORALICE Io in questa casa non son padrona ?
COLOMBINA Io servo la signora Contessa.
DORALICE Per domani m farai una cuffia.
COLOMBINA Davvero che non posso servirla.
DORALICE Perch ?
COLOMBINA Perch ho da fare per la padrona.
DORALICE Padrona sono anch'io, e voglio essere servita, o ti far cacciar via.
COLOMBINA Sono dieci anni ch'io sono in questa casa.
DORALICE E che vuoi dire per questo?
COLOMBINA Voglio dire che forse non le riuscir di farmi andar via.
DORALICE Villana! Malcreata!
COLOMBINA Io villana? Lei non m conosce bene, signora.
DORALICE Oh, chi vossignoria? Me lo dica, acci non manchi al mio debito.
COLOMBINA Mio padre vendeva nastri e spille per le strade. Siamo tutti mercanti.
DORALICE Siamo tutti mercanti! Non vi differenza da uno che va per le strade, a un mercante di piazza?
COLOMBINA La differenza consiste in un poco di danari.
DORALICE Sai, Colombina, che sei una bella impertinente?
COLOMBINA A me, signora, impertinente? A me che sono dieci anni che sono in questa casa, che sono pi padrona della padrona medesima?
DORALICE A te, s, a te; e se non m porterai rispetto, vedrai quello che far.
COLOMBINA Che cosa farete?
DORALICE Ti dar uno schiaffo (glielo d, e parte).
SCENA NONA
Colombina sola.
COLOMBINA A me uno schiaffo? Me lo d, e poi dice: te lo dar? Cos a sangue freddo, senza scaldarsi? Non me l'aspettavo mai. Ma giuro al cielo, m vendicher. La padrona lo sapr. Toccher a lei vendicarmi. Sono dieci anni che sto in casa sua. Senza di me non pu fare; e non m vorr perdere assolutamente. Maladetta! uno schiaffo? Se me l'avesse dato la padrona, che nobile, lo soffrirei. Ma da una mercante non lo posso soffrire (parte).
SCENA DECIMA
Camera della Contessa Isabella
La Contessa Isabella, poi il Conte Giacinto.
ISABELLA Questa signora nuora e un'acqua morta, che a poco a poco si va dilatando; e s'io non vi riparo per tempo, ci affogher quanti siamo. Ho osservato che ella tratta volentieri con tutti quelli che praticano in questa casa; e m pare che vada acquistando credito. Non gi che sia bella; ma la giovent, la novit, l'opinione, pu tirar gente dal suo partito. In casa mia non voglio essere soverchiata. Non sono ancora in et da cedere l'armi al tempio.
GIACINTO Riverisco la signora madre.
ISABELLA Buon giorno.
GIACINTO Che avete, signora, che m parete turbata?
ISABELLA Povero figlio! tu sei sagrificato.
GIACINTO Io sagrificato ? Perch ?
ISABELLA Tuo padre, tuo padre ti ha assassinato.
GIACINTO Mio padre? Che cosa m ha fatto?
ISABELLA Ti ha dato una moglie che non degna di te.
GIACINTO In quanto a mia moglie, ne sono contentissimo; l'amo teneramente, e ringrazio il cielo d'averla avuta.
ISABELLA E la tua nobilt?
GIACINTO La nostra nobilt era in pericolo, senza la dote di Doralice.
ISABELLA Si poteva trovare una ricca che fosse nobile.
GIACINTO Era difficile, nel disordine in cui si ritrovava la nostra casa.
ISABELLA Con questi sentimenti non m comparir pi davanti.
GIACINTO Signora, sono venuto da voi per un affar di rilievo.
ISABELLA Come sarebbe a dire?
GIACINTO A una sposa, che ha portato in casa ventimila scudi, m pare che sia giusto di far un abito.
ISABELLA Per quel che deve fare, vestita anche troppo bene.
GIACINTO Se non le si fa un abito buono, io non la posso condurre in veruna conversazione.
ISABELLA Che? La vorresti condurre nelle conversazioni? Un bell'onore che faresti alla nostra famiglia. Se le faranno un affronto, la nostra casa vi andr di mezzo.
GIACINTO Dovr dunque star sempre in casa?
ISABELLA Signor s, signor s, sempre in casa. Ritirata, senza farsi vedere da chi che sia.
GIACINTO Ma tutti sanno che Doralice mia moglie; gli amici verranno a visitarla; alcune dame me l'hanno detto.
ISABELLA Chi vuol venire in questa casa, ha da mandare a me l'ambasciata. Io sono la padrona; e chiunque ardir venirci senza la mia intelligenza, ritrover la porta serrata.
GIACINTO Via, si far tutto quello che voi volete. Ma anch'ella, poverina, bisogna contentarla. Bisogna farle un abito.
ISABELLA Per contentar lei, niente affatto; ma per te, perch ti voglio bene, lo faremo. Di che cosa lo vuoi? Di baracane o di cambellotto ?
GIACINTO Diavolo! vi pare che questa sia roba da dama?
ISABELLA Colei non nata dama.
GIACINTO mia moglie.
ISABELLA Ebbene, di che vorresti che si facesse?
GIACINTO D'un drappo moderno con oro o con argento.
ISABELLA Sei pazzo? Non si gettano i denari in questa maniera.
GIACINTO Ma, finalmente, m pare di poterlo pretendere.
ISABELLA Che cos' questo pretendere? Questa parola non l'hai pi detta a tua madre. Ecco i frutti delle belle lezioni della tua sposa. Fraschetta, fraschetta!
GIACINTO Ma che ha da fare quella povera donna in questa casa?
ISABELLA Mangiare, bere, lavorare e allevare i figliuoli, quando ne avr.
GIACINTO Cos non pu durare.
ISABELLA O cos, o peggio.
GIACINTO Signora madre, un poco di carit.
ISABELLA Signor figliuolo, un poco pi di giudizio.
GIACINTO Fatele quest'abito, se m volete bene.
ISABELLA Prendi, ecco sei zecchini, pensa tu a farglielo.
GIACINTO Sei zecchini? Fatelo alla vostra serva (parte).
SCENA UNDICESIMA
La Contessa Isabella, poi il Dottore.
ISABELLA diventato un bell'umorino costui. Causa quell'impertinente di Doralice.
DOTTORE Con permissione; posso venire? (di dentro).
ISABELLA Venite, Dottore, venite.
DOTTORE Fo riverenza alla signora Contessa.
ISABELLA qualche tempo che non vi lasciate vedere.
DOTTORE Ho avuto in questi giorni di molti affari.
ISABELLA Eh! le amicizie vecchie si raffreddano un poco per volta.
DOTTORE Oh signora, m perdoni. La non pu dire Cos. Dal primo giorno che ella m ha onorato della sua buona grazia, non pu dire che io abbia mancato di servirla in tutto quello che ho potuto.
ISABELLA Datemi quella sedia.
DOTTORE Subito la servo (le porta una sedia).
ISABELLA Avete tabacco ? (sedendo).
DOTTORE Per dirla, m sono scordato della tabacchiera.
ISABELLA Guardate in quel cassettino, che vi una tabacchiera; portatela qui.
DOTTORE S signora (va a prendere la tabacchiera).
ISABELLA (Mi piace il dottore, perch conosce i suoi doveri; non fa come quelli che, quando hanno un poco di confidenza, se ne prendono di soverchio).
DOTTORE Eccola (presenta la tabacchiera alla Contessa).
ISABELLA Sentite questo tabacco (gli offerisce il tabacco).
DOTTORE Buono per verit.
ISABELLA Tenete, ve lo dono.
DOTTORE Anche la tabacchiera?
ISABELLA S, anche la tabacchiera.
DOTTORE Oh! le sono bene obbligato.
ISABELLA Oggi starete a pranzo con me.
DOTTORE Mi fa troppo onore. Ho piacere, cos vedr la signora Doralice, che non ho mai veduta.
ISABELLA Non m parlate di colei.
DOTTORE Perch, signora? pure la moglie del signor Contino di lei figliuolo.
ISABELLA Se l'ha presa, che se la goda.
DOTTORE vero ch'ella non nobile; ma gli ha portato una bella dote.
ISABELLA Oh! anche voi m rompete il capo con questa dote.
DOTTORE La non vada in collera, non parlo pi.
ISABELLA Che cos'ha portato?
DOTTORE Oh! che cos'ha portato? Quattro stracci.
ISABELLA Non era degna di venire in questa casa.
DOTTORE Dice bene, la non era degna. Io m sono maravigliato, quando ho sentito concludere un tal matrimonio.
ISABELLA Mi vengono i rossori sul viso.
DOTTORE La compatisco. Non lo doveva mai accordare.
ISABELLA Ma voi pure avete consigliato a farlo.
DOTTORE Io? non me ne ricordo.
ISABELLA M'avete detto che la nostra casa era in disordine, e che bisognava pensare a rimediarvi.
DOTTORE Pu essere ch'io l'abbia detto.
ISABELLA Mi avete fatto vedere che i ventimila scudi di dote potevano rimetterla in piedi.
DOTTORE L'avr detto; e infatti il signor Conte ha ricuperato tutti i suoi beni, ed io ho fatto l'istrumento.
ISABELLA L'entrate dunque sono libere?
DOTTORE Liberissime
ISABELLA Non si pener pi di giorno in giorno. Non avremo pi occasione d'incomodare gli amici. Anche voi, caro dottore, m avete pi volte favorita. Non me ne scordo.
DOTTORE Non parliamo di questo. Dove posso, la m comandi.
SCENA DODICESIMA
Colombina e detti.
COLOMBINA Signora padrona, qui il signor cavaliere del Bosco (mesta, quasi piangendo).
ISABELLA Andate, andate, ch viene il signor Cavaliere (al Dottore).
DOTTORE Perdoni, non ha detto ch'io resti?...
ISABELLA Chi v'ha insegnato la creanza? Quando vi dico che andiate, dovete andare.
DOTTORE Pazienza. Ander. Le son servitore (partendo).
ISABELLA Ehi! A pranzo vi aspetto.
DOTTORE Ma se ella va in collera cos presto...
ISABELLA Manco ciarle. Andate, e venite a pranzo.
DOTTORE (Sono tanti anni che pratico in questa casa, e non ho ancora imparato a conoscere il suo temperamento) (parte).
SCENA TREDICESIMA
La Contessa Isabella e Colombina.
ISABELLA il signor cavaliere?
COLOMBINA Signora si (mesta come sopra).
ISABELLA Da Doralice vi stato nessuno?
COLOMBINA Signora no (come sopra).
ISABELLA Che hai che piangi? (a Colombina)
COLOMBINA La signora Doralice m ha dato uno schiaffo.
ISABELLA Come? Che dici? Colei ti ha dato uno schiaffo? Uno schiaffo alla mia cameriera? Perch? Cntami: com' stato?
COLOMBINA Perch m diceva che ella la padrona; che Vossustrissima non conta pi niente, che vecchia. Io m sono riscaldata per difendere la mia padrona, ed ella m ha dato uno schiaffo (piangendo).
ISABELLA Ah! indegna, petulante, sfacciata. Me la pagher, me la pagher. Giuro al cielo, me la pagher.
SCENA QUATTORDICESIMA
Il Cavaliere Del Bosco e dette.
CAVALIERE Permette la signora Contessa?
ISABELLA Cavaliere, siete venuto a tempo. Ho bisogno di voi.
CAVALIERE Comandate, signora. Disponete di me.
ISABELLA Se m siete veramente amico, ora tempo di dimostrarlo.
CAVALIERE Far tutto per obbedirvi.
ISABELLA Doralice, che per mia disgrazia sposa di mio figliuolo, m ha gravemente offesa; pretendo le mie soddisfazioni, e le voglio. Se lo dico a mio marito, egli uno stolido che non sa altro che di medaglie. Se lo dico a mio figlio, innamorato della moglie e non m abbader. Voi siete cavaliere voi siete il mio pi confidente, tocca a voi sostenere le mie ragioni.
CAVALIERE In che consiste l'offesa?
COLOMBINA Ha dato uno schiaffo a me.
CAVALIERE Non vi altro male?
ISABELLA Vi par poco dare uno schiaffo alla mia cameriera?
COLOMBINA Sono dieci anni ch'io servo in questa casa.
CAVALIERE Non m pare motivo per accendere un s gran fuoco.
ISABELLA Ma bisogna sapere perch l'ha fatto.
COLOMBINA Oh! qui sta il punto.
CAVALIERE Via, perch l'ha fatto?
ISABELLA Tremo solamente in pensarlo. Non posso dirlo. Colombina, diglielo tu.
COLOMBINA Ha detto che la mia padrona non comanda pi.
ISABELLA Che vi pare? (al Cavaliere).
COLOMBINA Ha detto che vecchia...
ISABELLA Zitto, bugiarda; non ha detto cos. Pretende voler ella comandare. Pretende essere a me preferita, e perch la mia cameriera tiene da me, le d uno schiaffo!
CAVALIERE Signora Contessa, non facciamo tanto rumore.
ISABELLA Come? dovr dissimulare un'offesa di questa sorta? E voi me lo consigliereste? Andate, andate, che siete un mal cavaliere; e se non volete voi abbracciare l'impegno, ritrover chi avr pi spirito, chi avr pi convenienza di voi.
CAVALIERE (Bisogna secondarla). Cara Contessa, non andate in collera; ho detto cos per acquietarvi un poco; per altro l'offesa gravissima, e merita risarcimento.
ISABELLA Dare uno schiaffo alla mia cameriera?
CAVALIERE una temerit intollerabile.
ISABELLA Dir ch'io non comando pi?
CAVALIERE una petulanza. E poi dire che siete vecchia?
ISABELLA Questo vi dico che non l'ha detto; non lo poteva dire, e non l'ha detto.
COLOMBINA L'ha detto, in coscienza mia.
ISABELLA Va via di qua.
COLOMBINA E ha detto di pi: che avete da stare accanto al fuoco.
ISABELLA Va via di qua; sei una bugiarda.
COLOMBINA Se non vero, m caschi il naso.
ISABELLA Va via, o ti bastono.
COLOMBINA Se non l'ha detto, possa crepare (parte).
SCENA QUINDICESIMA
La Contessa Isabella e il Cavaliere Del Bosco.
ISABELLA Non le credete: Colombina dice delle bugie.
CAVALIERE Dunque non sar vero nemmeno dello schiaffo.ISABELLA Oh! lo schiaffo poi gliel'ha dato. CAVALIERE Lo sapete di certo ?
ISABELLA Lo so di certo. E qui bisogna pensare a farmi avere le mie soddisfazioni.
CAVALIERE Ci penser. Studier l'articolo, e vedr qual compenso si pu trovare, perch siate soddisfatta.
ISABELLA Ricordatevi ch'io son dama, ed ella no.
CAVALIERE Benissimo.
ISABELLA Ch'io sono la padrona di casa.
CAVALIERE Dite bene. E che anche per ragione d'et vi si deve maggior rispetto.
ISABELLA Come c'entra l'et? Per questo capo non pretendo ragione alcuna.
CAVALIERE Voglio dire...
ISABELLA M'avete inteso. Ditelo al Conte mio marito, ditelo al Contino mio figlio, ch'io voglio le mie soddisfazioni, altrimenti so io quel che far. Cavaliere, vi attendo colla risposta (parte).
CAVALIERE Poco m costa secondar l'umore di questa pazza, tanto pi che con questa occasione spero introdurmi dalla signora Doralice, la quale pi giovine ed pi bella (parte).
SCENA SEDICESIMA
Salotto nell'appartamento del Conte Anselmo
Brighella ed Arlecchino vestito all'armena, con barba finta.
BRIGHELLA Cuss, come ve diseva, el me padron l' impazzido per le antichit; el tl tutto, el crede tutto; el butta via i so denari in cosse ridicole, in cosse che no val niente.
ARLECCHINO Cossa avi intenzion? Che el me tga m per un'antigja?
BRIGHELLA V'ho vestido con sti abiti, e v'ho fatto metter sta barba, per condurve dal me padron, dargh da intender che si un antiquario, e farghe comprar tutte quelle strazzare che v'ho d. E po i denari li spartirem met per uno.
ARLECCHINO Ma se el signor cont me scovre, e inveze de denari el me favorisse delle bastonade, le spartiremo met per un?
BRIGHELLA Nol v'ha mai visto; nol ve conosce. E po, co sta barba e co sti abiti par un armeno d'Armenia.
ARLECCHINO Ma se d'Armenia no so parlar!
BRIGHELLA Ghe vol tanto a finzer de esser armeno? Gnanca lu nol l'intende quel linguagio; basta terminar le parole in ira, in ara, e el ve crede un armeno italian.
ARLECCHINO Volra, vedra, comprra; dghia ben?
BRIGHELLA Benissimo. Arecordve i nomi che v'ho dito per vendergh le rarit, e faremo pulito!
ARLECCHINO Un gran ben che ghe vol al voster padron!
BRIGHELLA Ve dir. Ho procur de illuminarlo, de disingannarlo: ma nol vl. El butta via i so denari con questo e con quello; za che la casa se brusa, me voi scaldar anca m.
ARLECCHINO Bravissim. Tutt sta che me recorda tutto.
BRIGHELLA Vard no fallar... Oh! eccolo che el vien.
SCENA DICIASSETTESIMA
Il Conte Anselmo e detti
BRIGHELLA Signor padron, l' qua l'armeno dalle antigggie.
ANSELMO Oh bravo! Ha delle cose buone?BRIGHELLA Cosse belle! cosse stupende!ANSELMO Amico, vi saluto (ad Arlecchino).
ARLECCHINO Saludara, patrugna cara. (Dghia ben?) (a Brighella).
BRIGHELLA (Pulito).
ANSELMO Che avete di bello da mostrarmi?
ARLECCHINO (fa vedere un lume da olio, ad uso di cucina) Questo stara... stara. (cossa stara?) (piano a Brighella).
BRIGHELLA (Lume eterno) (piano ad Arlecchino).
ARLECCHINO Stara luma lanterna, trovata in Palmida de getto, in sepolcro Bartolomeo.
ANSELMO Cosa diavolo dice? Io non l'intendo.
BRIGHELLA L'aspetta; m intendo un pochetto l'armeno. Aracapi, nicoscpi, ramarcat (finge parlare armeno).
ARLECCHINO La racarac, taratapat, baracac, curoc, carac (finge risponder armeno a Brighella).
BRIGHELLA Vedela? Ho inteso tutto. El dis che l' un lume eterno trov nelle piramidi d'Egitto, nel sepolcro de Tolomeo.
ARLECCHINO Stara, stara.
ANSELMO Ho inteso, ho inteso. (Oh che cosa rara! Se lo posso avere, non m scappa dalle mani). Quanto ne volete?
ARLECCHINO Vinta zecchina.
ANSELMO Oh! troppo. Se me lo deste per dieci, ancor ancora lo prenderei.
ARLECCHINO No podra, no podra.
ANSELMO Finalmente... non una gran rarit. (Oh! lo voglio assolutamente).
BRIGHELLA Volela che l'aggiusta m?
ANSELMO (gli fa cenno con le mani che gli offerisca dodici zecchini).
BRIGHELLA Lamac, volench, calab?
ARLECCHINO Salamn, salamn, salam.
BRIGHELLA Curch, marads, chiribra?
ARLECCHINO Sarich, micn, tiribio.
ANSELMO (Che linguaggio curioso! E Brighella l'intende!).
BRIGHELLA Sior padron, l' aggiustada.
ANSELMO S, quanto?
BRIGHELLA Quattrdese zecchini
ANSELMO Non vi male. Son contento. Galantuomo, quattordici zecchini?
ARLECCHINO Stara, stara.
ANSELMO S, stara, stara. Ecco i vostri denari (glie li conta).
ARLECCHINO Obbligra, obbligra.
ANSELMO E se avera altra... altra... rara, portra.
ARLECCHINO Si, portra, vegnra, cuccra.
ANSELMO Che cosa vuol dir cuccara? (a Brighella).
BRIGHELLA Vuol dir distinguer da un altro.
ANSELMO Benissimo: se cuccra m, m cuccra ti (ad Arlecchino).
ARLECCHINO Mi cuccra ti, ma ti no cuccra m.
ANSELMO Si, promettra.
BRIGHELLA Andara, andara.
ARLECCHINO Saludara. Patrugna (parte).
BRIGHELLA Aspettara, aspettara (vuol seguirlo).
ANSELMO Senti (a Brighella).
BRIGHELLA La lassa che lo compagna... (in atto di andarsene).
ANSELMO Ma senti (lo vuol trattenere).
BRIGHELLA Vegnira, vegnira. Pl esser che el gh'abbia qualcossa altro. (Maladetto! I m sette zecchini) (parte correndo).
SCENA DICIOTTESIMA
Il Conte Anselmo, poi Pantalone.
ANSELMO Gran fortuna stata la mia! Questa sorta d'antichit non si trova cos facilmente. Gran Brighella per trovare i mercanti d'antichit! Questo lume eterno l'ho tanto desiderato, e poi trovarlo s raro! Di quei d'Egitto? Quello di Tolomeo? Voglio farlo legare in oro, come una gemma.
PANTALONE Con grazia, se pl vegnir? (di dentro).
ANSELMO il signor Pantalone? Venga, venga.
PANTALONE Servitore umilissimo, sior Conte.
ANSELMO Buon giorno, il mio caro amico. Voi che siete mercante, uomo di mondo, e intendente di cose rare, stimatemi questa bella antichit.
PANTALONE La me ha ben in concetto de un bravo mercante a farme stimar una luse da oggio !
ANSELMO Povero signor Pantalone, non sapete niente. Questo il lume eterno del sepolcro di Tolomeo.
PANTALONE (ride).
ANSELMO S, di Tolomeo, ritrovato in una delle piramidi d'Egitto.
PANTALONE (ride).
ANSELMO Ridete, perch non ve n'intendete.
PANTALONE Benissimo, m son ignorante, ella x virtuoso, e non voi catar bega su questo. Ghe digo ben che tutta la citt se fa maravggia, che un cavalier della so sorte perda el so tempo, e sacrifica i so bezzi, in sta sorte de minchionerie.
ANSELMO L'invidia fa parlare i malevoli; e quei stessi che m condannano in pubblico, m applaudiscono in privato.
PANTALONE No ghe nissun che gh'abbia invidia della so galleria, che consiste in tun capital de strazze. No gh' nissun che ghe pensa un bezzo de vederlo un'altra volta andar in malora; ma m che gh'ho in sta casa mia fia; m che gh'ho d el mio sangue, non posso far de manco da no sentir con della passion le pasquinade che se fa della so mala condotta.
ANSELMO Ognuno a questo mondo ha qualche divertimento. Chi gioca, chi va all'osteria; io ho il divertimento delle antichit.
PANTALONE Me dispiase de mia fia, da resto no ghe penso un figo.
ANSELMO Vostra figlia sta bene, e non le manca niente.
PANTALONE No ghe manca gnente! ma no la gh'ha gnanca un strazzo de abito d'andar fra de casa.
ANSELMO Sentite, amico; io in queste cose non me ne voglio impicciare.
PANTALONE Ma qua bisogna trovarghe remedio assolutamente.
ANSELMO Andate da mia moglie, parlate con lei, intendetevi con lei, non m rompete il capo.
PANTALONE E se no la ghe remedier la, ghe remedier m.
ANSELMO Lasciatemi in pace; ho da badare alle mie medaglie, al mio museo, al mio museo.
PANTALONE Perch mia fia la x fia de un galantomo, e la pl star al pari de chi se sia.
ANSELMO Io non so che cosa vi dite. S che questo lume eterno una gioja. Signor Pantalone, vi riverisco (parte).
SCENA DICIANNOVESIMA
Pantalone, poi Doralice.
PANTALONE Cus el me ascolta? A so tempo se parleremo. Ma vien mia fia; bisogna regolarse con prudenza.
DORALICE Caro signor padre, venite molto poco a vedermi.
PANTALONE Cara fia; sav che gh'ho i m interessi. E po no vegno tanto spesso, per no sentir pettegolezzi.
DORALICE Quello che vi ho scritto in quel biglietto, pur troppo la verit.
PANTALONE Mo za, vu altre donne dis sempre la verit.
DORALICE Dopo ch'io sono in questa casa, non ho avuto un'ora di bene.
PANTALONE Vostro maro come ve trtelo?
DORALICE Di lui non m posso dolere. buono, m vuol bene e non m d mai un disgusto.
PANTALONE Cossa volu de pi? No ve basta?
DORALICE Mia suocera non m pu vedere.
PANTALONE And colle bone, procur de segondarla, dissimul qualcossa; f finta de no saver; f finta de no sentir. Col tempo anca la la ve vorr ben.
DORALICE In casa tutti si vestono, tutti spendono, tutti godono, ed io niente.
PANTALONE Abbi pazienzia; vegnir el zorno che star ben anca vu. S ancora novella in casa; gnancora no pod comandar.
DORALICE Sino la cameriera m maltratta, e non m vuol obbedire.
PANTALONE La x cameriera vecchia de casa.
DORALICE Per le ho dato uno schiaffo.
PANTALONE Gh'av d un schiaffo?
DORALICE E come che gliel'ho dato! E buono!
PANTALONE E me lo cont a m? e me lo dis co sta bella disinvoltura? Quattro zorni che s in sta casa, scomenz subito a menar le man, e po pretend che i ve voggia ben, che i ve tratta ben e che i ve sodisfa? Me maraveggio dei fatti vostri; se saveva sta cossa, no ve vegniva gnanca a trovar. Se el fumo della nobilt che av acquist in sta casa, ve va alla testa, consider un poco mggio quel che s, quel che s stada, e quel che poderessi esser, se m no ve avesse volesto ben. S muggier de un conte, s deventada contessa, ma el titolo no basta per farve portar respetto, quando no ve acquist l'amor della zente colla dolcezza e colla umilt. s stada una povera putta perch, co s nassua, no gh'aveva i capitali che gh'ho in ancuo, e col tempo e coll'industria i ho multiplicai pi per vu, che per m. Consider che poderessi esser ancora una miserabile, se vostro pare no avesse fatto quel che l'ha fatto per vu. Ringrazi el cielo del ben che gh'av. Port respetto ai vostri maggiori; si umile, si paziente, si bona, e allora sar nobile, sar ricca, sar respettada.
DORALICE Signor padre, vi ringrazio dell'amorosa correzione che m fate.
PANTALONE Vostra madonna sar in tutte le furie, e con rason.
DORALICE Non so ancora se lo abbia saputo.
PANTALONE Procur che no la lo sappia. E se mai la lo avesse savesto, recordve de far el vostro debito.
DORALICE Qual questo mio debito?
PANTALONE And da vostra madonna, e domandeghe scusa.
DORALICE Domandarle scusa poi non m par cosa da mia pari.
PANTALONE No la ve par cossa da par vostro? Cossa seu vu? Chi seu? Seu qualche principessa? Povera sporca! Via, via; s matta la vostra parte.
DORALICE Non andate in collera. Le domander scusa. Ma voglio assolutamente che m faccia quest'abito.
PANTALONE Adesso, dopo la strambara che av fatto, no x tempo da domandarghelo.
DORALICE Dunque star senza? Dunque non ander in nessun luogo? Sia maladetto quando sono venuta in questa casa.
PANTALONE Via, vipera, via, subito maledir.
DORALICE Ma se m veggio trattata peggio di una serva.
PANTALONE Ors, vegn qua; per sta volta voi remediar m sti desordini. Tiol sti cinquanta zecchini; fve el vostro bisogno; ma recordeve ben che no senta mai pi reclami dei fatti vostri.
DORALICE Vi ringrazio, signor padre, vi ringrazio. Vi assicuro che non avrete a dolervi di me. Un'altra cosa m avreste a regalare, e poi non vi disturbo mai pi.
PANTALONE Cossa vorressi, via, cossa vorressi?
DORALICE Quell'orologio. Voi ne avete altri due.
PANTALONE Voi contentarve anca in questo. Tiol. (No gh'ho altro che sta putta). Ma ve torno a dir, abbi giudizio e feve voler ben (le da il suo orologio d'oro).
DORALICE Non dubitate; sentirete come m conterr.
PANTALONE Via, cara fia, dme un poco de consolazion. No gh'ho altri a sto mondo che ti. Dopo la mia morte, ti sar parona de tutto. Tutte le mie strscie, tutte le mie fadighe le ho fatte per ti. Co te vedo, me consolo. Co so che ti sta ben, vegno tanto fatto, e co sento criori, pettegolezzi, me casca el cuor, me vien la morte, pianzo co fa un putello (piangendo parte).
SCENA VENTESIMA
Doralice, poi Brighella.
DORALICE Povero padre, molto buono. Non somiglia a queste bestie, che sono qui in casa. Se non fosse per mio marito, non ci starei un momento.
BRIGHELLA Signora, gh' qua un cavalier che ghe vorave far visita.
DORALICE Un cavaliere? Chi ?
BRIGHELLA II signor Cavalier del Bosco.
DORALICE Mi dispiace ch sono cos in confidenza. Venga, non so che dire. Ehi, sentite!
BRIGHELLA La comandi.
DORALICE Andate subito da un mercante, e ditegli che m porti tre o quattro pezze di drappo con oro o argento, per farmi un abito.
BRIGHELLA La sar servida. Ma la perdona, lo salo el padron?
DORALICE Che impertinenza! Fate quello che vi ordino, e non pensate altro.
BRIGHELLA (Eh, la se far, la se far) (parte).
SCENA VENTUNESIMA
Doralice, poi il Cavaliere Del Bosco.
DORALICE In questa casa hanno molto avvezzata male la servit; ma io col tempo vi porr la riforma. Oh, non ha d'andare cos. Un poco colle buone, un poco colle cattive, ha da venire il tempo che ho da essere io la padrona.
CAVALIERE Madama, vi sono schiavo.
DORALICE Vi son serva.
CAVALIERE Perdonate se m son preso l'ardire di venirvi a fare una visita. DORALICE molto che il signor cavaliere si sia degnato di venire da me. Favorisce tutti i giorni questa casa, ma la mia camera mai.
CAVALIERE Non ardivo di farlo, per non darvi incomodo.
DORALICE Dite per non dispiacere alla signora Contessa Isabella.
CAVALIERE A proposito, madama, avrei da discorrervi qualche poco di un affare che interessa tutte due egualmente.
DORALICE V'ascolter volentieri.El, da sedere (viene un servitore che porta le sedie).
CAVALIERE So che voi, o signora, siete piena di bont; onde spero riceverete in buon grado un ufficio amichevole, ch'io sono per farvi.
DORALICE Quando sapr di che, vi risponder.
CAVALIERE Ditemi, signora Contessa, cosa avete fatto voi alla cameriera di vostra suocera?
DORALICE Le ho dato uno schiaffo. E per questo ? Se cameriera sua, cameriera anche mia. Voglio esser servita, e non m si ha da perdere il rispetto; e se questa volta le ho dato uno schiaffo, un'altra volta le romper la testa.
CAVALIERE Signora, io credo che voi scherziate.
DORALICE Perch lo credete?
CAVALIERE Perch m dite queste cose con placidezza, e si vede che non siete in collera.
DORALICE Questo il mio naturale. Io vado in collera sempre cos.
CAVALIERE La signora Contessa Isabella si chiama offesa.
DORALICE Mi dispiace.
CAVALIERE E sarebbe bene vedere di aggiustar la cosa, prima che gli animi s'intorbidassero soverchiamente.
DORALICE Io non ci penso pi.
CAVALIERE Lo credo che non ci penserete pi; ma ci pensa la signora suocera, che restata offesa.
DORALICE E cos, che cosa pretenderebbe?
CAVALIERE Troveremo il modo dell'aggiustamento.
DORALICE Il modo facile, ve l'insegner io. Cacciar di casa la cameriera.
CAVALIERE In questa maniera la parte offesa pagherebbe la pena.
DORALICE Ors, signor cavaliere, mutiamo discorso.
CAVALIERE Signora mia, quando il discorso vi offende, lo tralascio subito. (Non la vo' disgustare).
DORALICE Mi pareva impossibile che foste venuto a visitarmi per farmi una finezza.
CAVALIERE Perch, signora, perch?
DORALICE La signora suocera m tien lontana dalle conversazioni; dubito sia perch tema ch'io le usurpi gli adoratori.
CAVALIERE ( furba quanto il diavolo).
DORALICE Ma non dubiti, non dubiti. Io prima non sono n bella, n avvenente; e poi abbado a mio marito, e non altro.
CAVALIERE Sdegnereste dunque l'offerta d'un cavaliere, che senza offesa della vostra modestia aspirasse a servirvi?
DORALICE E chi volete che si perda con me?
CAVALIERE Io m chiamerei fortunato, se vi compiaceste ricevermi per vostro servo.
DORALICE Signor cavaliere, siete impegnato colla Contessa Isabella.
CAVALIERE Io sono amico di casa; ma per essa non ho alcuna parzialit. Ella ha il suo dottore, quello il suo cicisbeo antico.
DORALICE antica ancor ella.
CAVALIERE S, ma non vuol esserlo.
DORALICE Non si vergogna mettersi colla giovent. Ella fa le grazie con tutti, vuol saper di tutto, vuol entrare in tutto. Mi fa una rabbia che non la posso soffrire.
CAVALIERE E avvezzata cos.
DORALICE Bene, ma passato il suo tempo; adesso deve cedere il luogo.
CAVALIERE Deve cedere il luogo a voi.
DORALICE Mi parrebbe di s.
CAVALIERE Eppure ancora ha i suoi grilli in capo.
DORALICE Causa quel pazzo di suo marito.
CAVALIERE Signora, direte ch'io sono un temerario a supplicarvi di una grazia il primo giorno che ho l'onore di offerirvi la mia servit?.
DORALICE Comandate; dove posso, vi servir.
CAVALIERE Vorrei che m faceste comparir bene colla signora Contessa Isabella.
DORALICE Se lo dico: avete paura di lei.
CAVALIERE Ma se possiamo coltivare la nostra amicizia con pace e quiete, non meglio?
DORALICE Con quella bestiaccia sar impossibile.
CAVALIERE (Vorrei vedere se potessi essere amico di tutte due).
DORALICE Lo sapete pure: mia suocera una pazza.
CAVALIERE S, vero, una pazza.
DORALICE Come pensereste di accomodare questa gran cosa? Non credo mai vi verr in capo di consigliarmi a cedere.
CAVALIERE Anzi avete a star sulle vostre.
DORALICE Scusi, non m pare che tocchi a me domandarla.
CAVALIERE No, certamente, non tocca a voi.
DORALICE (E mio padre m diceva che toccava a me).
CAVALIERE (Sono imbrogliato pi che mai).
DORALICE La servit m ha da portar rispetto.
CAVALIERE Senz'altro.
DORALICE E a chi m perde il rispetto, non devo perdonare.
CAVALIERE No certamente.
DORALICE (Oh guardate! Mio padre che m vorrebbe umile!).
CAVALIERE Ma pure qualche maniera bisogna ritrovare per accomodare questa differenza.
DORALICE Purch io non resti pregiudicata, qualche cosa far.
CAVALIERE Faremo cos. Procurer che vi troviate a caso in un medesimo luogo. Dir io qualche cosa per l'una e per l'altra. Mi basta che voi vi contentiate di salutar prima la vostra suocera.
DORALICE Salutarla prima? Perch?
CAVALIERE Perch suocera.
DORALICE Oh! questo non fa il caso
CAVALIERE Perch pi vecchia di voi.
DORALICE Oh! perch pi vecchia, lo far.
CAVALIERE Eccola che viene.
DORALICE Mi si rimescola tutto il sangue, quando la vedo. (s'alzano).
SCENA VENTIDUESIMA
La Contessa Isabella e detti.
ISABELLA Signor cavaliere, vi siete divertito bene? Me ne rallegro.
CAVALIERE (la tira in disparte) Signora Contessa, ho fatto tutto. La signora Doralice pentita del suo trascorso. pronta a domandarvi scusa; ma voi, savia e prudente, non l'avete a permettere. Vi avete a contentare della sua disposizione; e per prova di questa basta ch'ella sia la prima a salutarvi.
ISABELLA Salutarmi, e non altro? (piano al Cavaliere).
CAVALIERE (Adesso, adesso, aspettate). Signora Contessina, a voi. Compiacetemi di fare quello che avete detto (piano a Doralice).
DORALICE Signora, perch siete pi vecchia di me, vi riverisco (alla Contessa Isabella, e parte).
ISABELLA Temeraria! Me la pagherai (parte).
CAVALIERE Ecco fatto l'aggiustamento (parte).
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA
Camera di Doralice
Doralice ed il Conte Giacinto.
GIACINTO Gran disgrazia! Gran disgrazia! In questa nostra casa non si pu vivere un giorno in pace.
DORALICE Lo dite a me? Io non do fastidio a nessuno.
GIACINTO Eh, Doralice mia, se m voleste bene, non vi regolereste cos.
DORALICE Ma di che mai vi potete dolere?
GIACINTO Voi non volete rispettare mia madre.
DORALICE Che cosa pretendete ch'io faccia, per darle un segno del mio rispetto? Volete che vada a darle l'acqua da lavare le mani? Che vada a tirarle le calze, quando va a letto?
GIACINTO Oh! non la vogliamo finir bene.
DORALICE Dite, non lo sapete ch'io sono stata stamattina la prima a salutarla?
GIACINTO S, e nel salutarla l'avete strapazzata.
DORALICE L'ho strapazzata? Non vero.
GIACINTO Le avete detto vecchia.
DORALICE Oh, oh, oh! Mi fate ridere. Perch le ho detto vecchia, s'intende ch'io l'abbia strapazzata? Pretende forse di essere giovane?
GIACINTO Non una giovanetta, ma non le si pu dire ancor vecchia.
DORALICE vostra madre.
GIACINTO Quando sarete voi di quell'et, avrete piacere che vi dicano vecchia?
DORALICE Quando sar di quell'et, vi risponder.
GIACINTO Fate con gli altri quello che vorreste che fosse fatto con voi.
DORALICE Se a mia suocera le dicessi che giovane, m parrebbe in verit di burlarla.
GIACINTO Che bisogno c' che le diciate giovane o vecchia? Questo il discorso pi odioso che possa farsi a voi altre donne. Non vi nessuna, per vecchia che sia, che se lo voglia sentir dire. Sino ai trent'anni ve li nascondete a tre o quattro per volta; dai trenta in su, si nascondono a decine e dozzine. Voi adesso avete ventitr anni; scommetto qualche cosa di bello, che da qui a dieci anni ne avrete ventiquattro.
DORALICE Via, bravo. Se volete che vostra madre sia pi giovane di me, lo sar.
GIACINTO Queste sono freddure. Vorrei, vi torno a dire, che consideraste che ella mia madre, che le portaste un poco pi di rispetto.
DORALICE S, le far carezze, le baller anche una furlanetta alla veneziana.
GIACINTO Ors, vedo che non posso sperar niente; e converr pensare al rimedio.
DORALICE Se foste un uomo, a quest'ora ci avreste pensato. Ma, compatitemi, siete ancora ragazzo.
GIACINTO Io? Perch?
DORALICE Perch se foste un uomo di senno, non avreste permesso che vostro padre e vostra madre consumassero miseramente ventimila scudi, senza nemmeno fare un abito alla vostra moglie.
GIACINTO A proposito, l'abito m ha detto mia madre che si far...
DORALICE Non ho bisogno di lei. Lo far senza di lei; questi sono denari, e or ora verr il mercante (gli fa vedere una borsa).
GIACINTO Chi ve li ha dati?
DORALICE Mio padre m ha regalato cinquanta zecchini e questo orologio.
GIACINTO Ho rossore che vostro padre abbia ad incomodarsi per voi. Ma gli sono obbligato e voglio andare io medesimo a ringraziarlo.
DORALICE Fatemi un piacere, mandatemi Colombina.
GIACINTO Non vorr venire.
DORALICE Mandatela con qualche pretesto; m preme di parlarle.
GIACINTO Per amor del cielo, non fate peggio.
DORALICE Non dubitate.
GIACINTO Avrei piacere che vedeste mia madre.
DORALICE Se m vuol vedere, questa la mia camera.
GIACINTO Non so che dire, vi vuol pazienza (parte).
SCENA SECONDA
Doralice sola.
DORALICE Giacinto facilmente si fa piegare dove e come si vuole. Mi preme tenerlo forte e costante dal mio partito, perch, a suo tempo, spero ridurlo a far quello che non ha coraggio di fare.
SCENA TERZA
Colombina e detta.
COLOMBINA Oh, questa bella! Tutti m comandano. Anche il signor Contino si vuol far servire da me.
DORALICE Colombina.
COLOMBINA Signora.
DORALICE Poverina! ti ho dato quello schiaffo; me ne dispiace infinitamente.
COLOMBINA Ancora sento il bruciore.
DORALICE Vieni qua, voglio che facciamo la pace.
COLOMBINA La mia padrona, in tant'anni ch'io la servo, non m ha mai toccato.
DORALICE La tua padrona ?
COLOMBINA Signora s, signora s, la mia padrona.
DORALICE Dimmi un poco, quanto ti d di salario la tua padrona?
COLOMBINA Mi d uno scudo il mese.
DORALICE Povera ragazza! non ti d altro che uno scudo il mese? Ti d molto poco.
COLOMBINA Certo, per dirla, m d poco, perch a servirla come la servo io...
DORALICE Quando io era a casa mia, la mia cameriera aveva da mio padre uno zecchino il mese.
COLOMBINA Uno zecchino?
DORALICE S, uno zecchino, e gl'incerti arrivavano fino a una doppia.
COLOMBINA Oh, se capitasse a me una fortuna simile!
DORALICE Lascieresti la tua padrona?
COLOMBINA Per raddoppiare il salario, sarei ben pazza se non la lasciassi.
DORALICE Senti, Colombina, se vuoi, l'occasione pronta.
COLOMBINA Oh, il cielo lo volesse! E con chi?
DORALICE Con me, se non isdegni di venirmi a servire.
COLOMBINA Con voi, signora ?
DORALICE S, con me. Vedi bene che senza una cameriera non posso stare, e mio padre supplir al salario. Io, bench abbia un poco gridato con te, finalmente capisco che sei una giovane di abilit, fedele ed attenta; onde, se non ricusi l'offerta, eccoti due zecchini per il salario anticipato dei due primi mesi.
COLOMBINA Vossignoria illustrissima m obbliga in una maniera, che non posso dire di no.
DORALICE Dunque starai al mio servizio?
COLOMBINA Illustrissima s.
DORALICE Ma mia suocera che dir ?
COLOMBINA Questo il punto. Che dir?
DORALICE Troveremo la maniera di farglielo sapere. Per oggi non le diciamo nulla.
COLOMBINA Benissimo, far quello che comanda Vossignoria Illustrissima. Ma se la signora Isabella m chiama, se m ordina qualche cosa, l'ho da servire?
DORALICE S, l'hai da servire. Anzi non hai da mostrare di essere per me, prima che di ci le sia parlato.
COLOMBINA Ma io sono la cameriera di Vossignoria Illustrissima.
DORALICE Per ora m basta che tu non m sia nemica, e che fedelmente m riporti tutto quello che mia suocera dice di me.
COLOMBINA Oh! circa alla fedelt, potete di me star sicura. Vi dir tutto; anzi, per farvi vedere che sono al vostro servizio, principier fin da ora a dirvi alcune coserelle che ha dette di voi la mia padrona vecchia.
DORALICE Dimmele, dimmele, che ti sar grata.
COLOMBINA Ha detto... Ma per amor del cielo, non le dite nulla.
DORALICE Non dubitate, non parler.
COLOMBINA Ha detto che siete una donna ordinaria, che non si degna di voi, e che vi tiene come la sua serva.
DORALICE Ha detto questo?
COLOMBINA L'ha detto in coscienza mia. Ha detto che vostro marito fa male a volervi bene, e che vuol far di tutto perch vi prenda odio.
DORALICE Ha detto?
COLOMBINA Ve lo giuro l'onor mio.
DORALICE Ha detto altro?
COLOMBINA Non me ne ricordo; ma star attenta, e tutto quello che sapr, ve lo dir.
DORALICE Non occorr'altro, ci siamo intese.
COLOMBINA Vado, per non dar sospetto. (Per uno zecchino il mese, non solo riporter quello che si dice di lei, ma vi aggiunger anche qualche cosa del mio) (parte).
SCENA QUARTA
Doralice, poi Colombina.
DORALICE Io sono una donna ordinaria? una donna ordinaria? Ardita! Non si degna di me? Io non m degno di lei, che se non era io, si morirebbe di fame. Mio marito fa male a volermi bene? Fa male mio marito a rompermi il capo, perch io porti rispetto a questa gran dama. Vuol farmi odiare da suo figliuolo? difficile, poich ho io delle maniere da farmi amar da chi voglio, e da mettere in disperazione chi non m va a genio.
COLOMBINA Illustrissima
DORALICE Che c' ?
COLOMBINA Il signor cavaliere del Bosco vorrebbe riverirla.
DORALICE Digli che passi.
COLOMBINA La servo subito. A Vossignoria Illustrissima sta bene un poco di cavalier servente, ma la signora Isabella dovrebbe aver finito (parte).
SCENA QUINTA
Doralice, poi il Cavaliere Del Bosco.
DORALICE Questi due zecchini gli ho spesi bene.
CAVALIERE Madama, compatite s'io torno a darvi il secondo incomodo.
DORALICE Signor cavaliere, conosco di non meritare le vostre grazie, e perci permettetemi che, prima d'ogni altra cosa, vi faccia un'interrogazione.
CAVALIERE V'ascolter colla maggior premura del mondo.
DORALICE Ditemi in grazia, ma non m adulate, perch vi riuscir di farlo per poco.
CAVALIERE Vi giuro la pi rigorosa sincerit.
DORALICE Ditemi se siete venuto a favorirmi per qualche bont che abbiate concepita per me, oppure perch unicamente vi prema di riconciliarmi colla Contessa Isabella.
CAVALIERE Se ci m riuscisse di fare, sarei contento; ma in ogni modo vi accerto, o signora, che unicamente m preme l'onore della vostra grazia.
DORALICE Siete disposto a preferirmi a mia suocera?
CAVALIERE Lo esige il vostro merito, e una rispettosissima inclinazione m obbliga a desiderarlo.
DORALICE Non avrete dunque difficolt a dichiararvi in faccia della medesima.
CAVALIERE Mi basta non mancare alla civilt, per non offendere il mio carattere.
DORALICE Non sono capace di chiedervi una mala azione.
CAVALIERE Comandate, e far tutto per obbedirvi.
DORALICE Sappiate ch'io sono da mia suocera gravemente offesa.
CAVALIERE Ma come? anzi m pare, perdonatemi, che voi l'abbiate molto bene beffata.
DORALICE Eh, queste sono bagattelle. Le offese che ella m ha fatte, sono di maggior rilievo.
CAVALIERE Sono passate poche ore, dacch ho avuto l'onore di vedervi. accaduto qualche cosa di nuovo?
DORALICE accaduto tanto, che mia suocera vuol vedere la rovina di casa sua.
CAVALIERE Per amor del cielo, non dite cos.
DORALICE Che non dica cos? che non dica cos? Dunque avete ancora della parzialit per lei.
CAVALIERE Ma, contessina mia, la rovina di questa casa viene a comprendere vostro marito e voi medesima.
DORALICE Vada tutto, ma la cosa non ha da passare cos.
CAVALIERE Son curiosissimo di sapere che cosa stato.
DORALICE Colei ha avuto la temerit di dire che mio marito fa male a volermi bene, e che vuol fare il possibile perch m odii.
CAVALIERE Signora mia, l'avete sentita voi dir queste cose?
DORALICE Non l'ho sentita, ma lo so di certo.
CAVALIERE Duro fatica a crederlo; non m pare ragionevole.
DORALICE Mi credete capace di rappresentarvi una falsit?
CAVALIERE Non ardisco ci pensare di voi. Ma chi vi ha riportate queste ciarle, pu aver errato, o per malizia, o per ignoranza.
DORALICE Bene. Colombina! (chiama).
SCENA SESTA
Colombina e detti.
COLOMBINA Illustrissima.
DORALICE Dimmi un poco, che cosa ha detto mia suocera di me?
COLOMBINA Signora... m perdoni.
DORALICE No, non aver riguardo. Gi il signor cavaliere non parla.
CAVALIERE Oh! non parlo, non dubitate.
DORALICE Via, di' s, che ha detto quella cara signorina di me?
COLOMBINA Ha detto che siete una donna ordinaria...
DORALICE Non dico di questo. Che cosa ha detto di mio marito ?
COLOMBINA Che fa male a volervi bene.
DORALICE Sentite? E poi?
COLOMBINA Che vi vuol far odiare da lui.
DORALICE Avete inteso ?
COLOMBINA Perch siete una donna ordinaria.
DORALICE Va via di qui. Queste pettegole vi aggiungono sempre qualche cosa del loro.
COLOMBINA E poi ha detto che non si degna...
DORALICE Va via, non voglio altro.
COLOMBINA Per amor del cielo, non m assassinate (al Cavaliere).
CAVALIERE Per me non dubitare, ch non parler.
COLOMBINA Ha detto anche qualche cosa di voi... (al Cavaliere).
CAVALIERE E che cosa ha detto di me?
COLOMBINA Che siete un cavaliere che pratica per le case, e non dona mai niente alla servit (parte).
SCENA SETTIMA
Doralice ed il Cavaliere Del Bosco.
CAVALIERE Cara signora Contessa, volete credere a questa sorta di gente?
DORALICE Me lo ha detto in una maniera, che m assicura essere la verit.
CAVALIERE Sapete pure che ella cameriera antica della Contessa Isabella.
DORALICE Appunto per questo; se non fosse la verit, non m avrebbe detto cosa che potesse pregiudicare alla sua padrona.
CAVALIERE Le avr gridato; sar disgustata.
DORALICE Signor cavaliere, la riverisco (vuol partire).
CAVALIERE Perch privarmi delle vostre grazie?
DORALICE Perch siete parziale della signora suocera.
CAVALIERE Io son servitore vostro. Ma vorrei vedervi quieta e contenta.
DORALICE Una delle due: o siete per me, o siete per lei.
CAVALIERE Da cavaliere, ch'io sono per voi.
DORALICE Se siete con me, non m avete da contraddire.
CAVALIERE Dir tutto quello che dite voi.
DORALICE Fra mia suocera e me, chi ha ragione?
CAVALIERE Voi.
DORALICE Chi l'offesa?
CAVALIERE Voi.
DORALICE Chi ha da pretendere risarcimento?
CAVALIERE Voi.
DORALICE Chi ha da cedere?
CAVALIERE Voi...
DORALICE Io?
CAVALIERE Voi no, volevo dire
DORALICE Ella ha da cedere
CAVALIERE Certamente.
DORALICE Se c'incontriamo, chi ha da essere la prima a parlare?
CAVALIERE Direi...
DORALICE Come pi vecchia non la posso nemmeno salutare.
CAVALIERE Si potrebbe vedere...
DORALICE Alle corte. Ella ha da essere la prima a parlarmi.
CAVALIERE S, lo dicevo. Tocca a lei.
DORALICE L'accordate anche voi?
CAVALIERE Non posso contraddirlo.
DORALICE Quando l'accordate voi, che siete un cavaliere di garbo, son sicura di non fallare.
CAVALIERE Ma io, perdonatemi...
DORALICE Se m parler con amore, io le risponder con rispetto.
CAVALIERE Brava, bravissima. Lodo la vostra rassegnazione.
DORALlCE E m diranno poi ch'io son cattiva.
CAVALIERE Siete la pi buona damina del mondo!
DORALICE Credetemi, che altro non desidero che farmi voler bene da tutti.
CAVALIERE Si vede in effetto.
DORALICE La servit m adora.
CAVALIERE Anco Colombina ?
DORALICE Colombina tutta mia. Star con me, e le ho dato due zecchini.
CAVALIERE Se farete cos, sarete adorabile.
DORALICE Mia suocera, che ha avuto ventimila scudi, non m pu vedere.
CAVALIERE Perch, perch...
DORALICE Perch una donna cattiva.
CAVALIERE Sar cos.
DORALICE cos senz'altro.
CAVALIERE S, senz'altro.
SCENA OTTAVA
Colombina e detti.
COLOMBINA Illustrissima, vi l'illustrissimo suo signor padre che vorrebbe dirle una parola.
DORALICE Digli che venga.
COLOMBINA Non vuol venire; l'aspetta nella camera dell'arcova.
DORALICE Vorr farmi fare qualche figura ridicola con mia suocera.
CAVALIERE Se il padre comanda...
DORALICE Eh, ora ha finito di comandare. Son maritata.
CAVALIERE S, ma da lui potete sempre sperare qualche cosa.
DORALICE Oh, per questo lo ascolto. Basta, se vorr ch'io parli alla Contessa Isabella, quando ella sia la prima, lo far. Cavaliere, quando partito mio padre, vi aspetto (parte).
CAVALIERE Che vuol dire, Colombina, cos attenta a servire la contessina?
COLOMBINA Io sono una ragazza di buon cuore. Fo servizio volentieri a chi generoso con me.
CAVALIERE Ors, sentite; acci la vostra padrona non dica ch'io non d mai nulla alla servit, tenete questo mezzo ducato.
COLOMBINA Grazie. Sapete ora che cosa dir?
CAVALIERE E che dir?
COLOMBINA Che avete fatto una gran cascata (parte).
CAVALIERE Che maladettissima cameriera! Costei e causa principale degli scandali di questa casa. Ella riporta a questa, riporta a quella; le donne ascoltano volentieri tutte le ciarle che sentono riportare; quando odono dir male, credono tutto con facilit, e si rendono nemiche senza ragione. Se posso, voglio vedere che Colombina, scoperta dall'una e dall'altra, paghi la pena delle sue imposture. Pur troppo vero, tante e tante volte dipende la quiete d'una famiglia dalla lingua di una serva o di un servitore (parte).
SCENA NONA
Salotto
Il Conte Anselmo con un libro grosso manoscritto e Brighella.
ANSELMO Quanto m dispiace non intendere la lingua greca! Questo manoscritto un tesoro, ma non l'intendo. Brighella.
BRIGHELLA Illustrissimo.
ANSELMO Ho trovato un manoscritto greco, antichissimo, che vale cento zecchini, e l'ho avuto per dieci.
BRIGHELLA (De questi a m non me ne tocca).
ANSELMO Questo un Codice originale.
BRIGHELLA Una bagattella! Un Codice original? Cara la, cossa contienlo?
ANSELMO Sono i trattati di pace fra la repubblica di Sparta e quella d'Atene.
BRIGHELLA Oh che bella cossa!
ANSELMO Questo posso dir che una gioia, perch l'unica copia che vi sia al mondo. E poi senti, e stupisci. scritto di propria mano di Demostene.
BRIGHELLA Cospetto del diavolo ! Cossa me tocca a sentir? Che la sia po cuss?
ANSELMO Sarei un bell'antiquario, se non conoscessi i caratteri degli antichi.
BRIGHELLA Cara ella, la prego. La me leza almanco el titolo.
ANSELMO Ti ho pur detto tante volte, che non intendo il greco.
BRIGHELLA Ma come conossela el carattere, se no la ntende la lingua?
ANSELMO Oh bella! Come uno che conosce le pitture e non sa dipingere.
BRIGHELLA (Sa el cielo chi gh'ha magna sti dise zecchini. Za che el vl andar in malora, l' mggio che me profitta m che un altro).
ANSELMO Gran bel libro, gran bel codice! Pare scritto ora.
BRIGHELLA La diga, sior padron, conscela el sior capitanio Saracca?
ANSELMO Lo conosco, lo conosco. Egli pretende avere una sontuosa galleria; ma non ha niente di buono.
BRIGHELLA Eppur l'ha speso dei denari assai.
ANSELMO Avr speso in vent'anni pi di diecimila scudi. Ma non ha niente di buono.
BRIGHELLA La sappia che l'ha avudo una desgrazia. L'ha bisogno de quattrini, e el vol vender la galleria.
ANSELMO La vuol vendere? Oh, la vi sarebbe da fare de' buoni acquisti.
BRIGHELLA Se la vol, adesso x el tempo.
ANSELMO Le cose migliori le prender io.
BRIGHELLA El vuol vender tutto in una volta.
ANSELMO Ma vorr de' migliaia di zecchini.
BRIGHELLA Manco de quello che la se pensa. Con tre mille scudi se porta via tutta quella gran roba.
ANSELMO Con tre mila scudi? Questo un negozio da impegnarvi la camicia per farlo. Se l'avessi saputo quattro giorni prima, non avrei consumato il denaro con quegl'impertinenti de' creditori.
BRIGHELLA La senta, se no la gh'ha tutti i denari, no importa; m'impegno de farghe dar la roba, parte col denaro contante, e parte con un biglietto.
ANSELMO Oh il ciel volesse! Caro Brighella, sarebbe la mia fortuna. Quanto denaro credi tu che vi vorr alla mano?
BRIGHELLA Almanco domille scudi.
ANSELMO Io non ne ho altri che mille cinquecento, gli altri li ho spesi tutti.
BRIGHELLA Veder che el se contenta de questi.
ANSELMO Brighella mio, non bisogna perder tempo; va subito a serrar il contratto.
BRIGHELLA Bisogner darghe la caparra.
ANSELMO S, tieni questi venti zecchini. Daglieli per caparra.
BRIGHELLA Vado subito.
ANSELMO Ma avverti di farti dare l'inventario, riscontra cosa per cosa, poi vienmi ad avvisare, che verr a vedere ancor io.
BRIGHELLA Vado; perch, se se perde tempo, el negozio pl andar in qualch'altra man.
ANSELMO No, per amor del cielo. Mi appiccherei dalla disperazione.
BRIGHELLA ( vero che el signor capitanio vl vender la galleria, ma con questi venti zecchini comprer i so scarti, ghe porter qualch'altra freddura, e el gonzo, che non sa gnente, li pagher a caro prezzo) (parte).
SCENA DECIMA
Il Conte Anselmo, poi Pantalone.
ANSELMO Non m sarei mai creduto un incontro simile. Ma la fortuna capita, quando men si crede.
PANTALONE Se pl vegnir? (di dentro).
ANSELMO Ecco qui quel buon uomo di Pantalone. Non sa niente, non sa niente. Venite, venite, signor Pantalone.
PANTALONE Fazzo reverenza al sior Conte.
ANSELMO Ditemi, voi che avete delle corrispondenze per il mondo, sapete la lingua greca?
PANTALONE La so perfettamente. Son st dies'anni a Corf. Ho scomenz l a far el mercante, e tutto el mio devertimento giera a imparar quel linguaggio.
ANSELMO Dunque saprete leggere le scritture greche?
PANTALONE Ghe dir: altro x el greco litteral, altro x el greco volgar. Me n'intendo per un pochetto e dell'un e dell'altro.
ANSELMO Quand' cos, vi voglio far vedere una bella cosa.
PANTALONE La vedr volentiera.
ANSELMO Un codice greco.
PANTALONE Bon, ghe n'ho visto dei altri.
ANSELMO Scritto di propria mano di Demostene.
PANTALONE El sar una bella cossa.
ANSELMO Osservate, e se sapete leggere, leggete.
PANTALONE (osserva) Questo x scritto da Demostene?
ANSELMO S, e sono i trattati di pace tra Sparta e Atene.
PANTALONE I trattati di pace tra Sparta e Atene? Sala cossa che contien sto libro?
ANSELMO Via, che cosa contiene?
PANTALONE Questo x un libro de canzonette alla grega, che canta i putelli a Corf.
ANSELMO Gi lo sapeva. Voi non sapete leggere il greco.
PANTALONE La senta: Mattiam, mattachiam, callispra, mattiam.
ANSELMO Ebbene, questi saranno i nomi propri degli Spartani o de' Tebani.
PANTALONE Vuol dir: Vita mia, dolce mia vita; bonasera, vita mia.
ANSELMO Non sapete leggere. Questo un codice greco che m costa dieci zecchini, e ne vale pi di cento.
PANTALONE El formaggier nol ghe d tre soldi.
ANSELMO Andate a intender di panni e di sete, e non di scritture antiche.
PANTALONE Me despiase, sior Conte, che per quel che vedo, andmo de mal in pzo.
ANSELMO Come sarebbe a dire?
PANTALONE Ella se perde in ste freddure, e la so casa va in precipizio.
ANSELMO Io m diverto senza incomodar la casa. L'entrate le maneggia mia moglie, n io pregiudico agl'interessi della famiglia.
PANTALONE E alla pase e alla quiete de casa no la ghe pensa?
ANSELMO Io penso a me, e non penso agli altri.
PANTALONE Mo no sala, che quando el capo de casa no gh'abbada, tutto va alla roversa?
ANSELMO Quando tacciono, sono capo; quando gridano, sono coda.
PANTALONE Dise mia fia che l' stada offesa dalla siora Contessa Isabella.
ANSELMO E dice mia moglie che stata offesa da vostra figlia; ora guardate con che razza di matti abbiamo da fare.
PANTALONE Eppur bisogna remediarghe.
ANSELMO Io vi consiglierei a fare quello che fo io.
PANTALONE Che vuol dir?
ANSELMO Lasciarle friggere nel proprio grasso.
PANTALONE Ma se ste cosse le va avanti, no so cossa che possa succeder.
ANSELMO Che cosa volete che succeda?
PANTALONE Siora Contessa x un poco troppo altiera.
ANSELMO E vostra figlia troppo fastidiosa.
PANTALONE Volmio veder de far sta pase tra niora e madonna?
ANSELMO Che cosa vi vuole per far questa pace?
PANTALONE Mi ho parl con mia fia; e so che la far a mio modo.
ANSELMO inutile ch'io parli a mia moglie.
PANTALONE Perch?
ANSELMO Perch mai abbiamo fatto n ella a mio modo, n io al suo.
PANTALONE Ma questa l'avera da esser una pase general de tutta la fameggia.
ANSELMO Io non sono in collera con nessuno.
PANTALONE Mo no l' gnanca so decoro, voler comparir un omo de stucco.
ANSELMO Che cosa volete ch'io faccia?
PANTALONE Avemo da procurar che ste d creature se unissa. Avemo da far che le se parla, che le se giustifica, che le se pacifica, e x ben che la ghe sia anca ella.
ANSELMO Via, vi sar.
PANTALONE Bisogna metter qualche bona parola.
ANSELMO La metter.
PANTALONE Ho parl anca colla siora Contessa, e la m'ha promesso de vegnir in camera d'udienza, dove ghe sar anca mia fia.
ANSELMO Buono, avete fatto assai.
PANTALONE Saremo nualtri soli; la, m, so consorte, mia fia e mio zenero.
ANSELMO E non altri?
PANTALONE No gh'ha da esser altri.
ANSELMO Sar difficile.
PANTALONE Perch? Chi gh'ha da esser?
ANSELMO Le donne hanno sempre i loro consiglieri.
PANTALONE Mia fia no credo che la gh'abbia nissun.
ANSELMO Eh, l'avr, l'avr.
PANTALONE Siora Contessa lo gh'ala?
ANSELMO Oh, se l'ha? E come!
PANTALONE E ella lo comporta?
ANSELMO Io abbado alle mie medaglie.
PANTALONE Mio zenero non far cuss.
ANSELMO Ognun dal canto suo cura si prenda.
PANTALONE Questa no x la regola che ha da tegnir un capo de casa.
ANSELMO Ditemi: quant'anni avete!
PANTALONE Sessanta, per servirla.
ANSELMO Volete vivere sino a cento?
PANTALONE Magari, ch'el ciel volesse!
ANSELMO Se volete vivere sino a cent'anni, prendetevi quei fastidi che m prendo io (parte).
SCENA UNDICESIMA
Pantalone solo.
PANTALONE Vard che bell'omo! Vard in che bella casa che ho messo la mia povera fia! - Un de sti d, co ste s medaggie, nol gh'ha pi un soldo, e quel che x pezo, el lassa che vaga in desordene la casa, senza abbadarghe. Ma se no 'l ghe bada lu, ghe bader m. No gh'ho altro a sto mondo che sta unica fia; se posso, no vi morir col rammarico de vederla malamente sagrificada. Oh quanto mggio che giera, che l'avesse maridada con uno da par mio! Anca a m me x vegn el catarro della nobilt. Ho speso vintimile scudi. Ma cosa hggio fatto? Ho butt i bezzi in canal, e ho neg la putta.
SCENA DODICESIMA
Arlecchino, travestito con altr'abito, e detto.
ARLECCHINO (Oh, se trovass sto sior Conte, ghe vorria piantar dell'altre belle antichit, senza spartir l'utile con Brighella).
PANTALONE (Chi diavolo x cost?).
ARLECCHINO (Sto barbetta m nol conoss).
PANTALONE Galantomo, chi seu? Chi domandu?
ARLECCHINO Innanz che m responda, l'am favorissa de dirme chi l' vussiora.
PANTALONE Son un amigo del sior Conte Anselmo.
ARLECCHINO Se dilettela de antichit?
PANTALONE Oh assae! (St a veder che l' un de quei che lo tira in trappola).
ARLECCHINO Za che vussiora se diletta de antichit, la sappia che m son un antiquari. Son vegn per far la fortuna del sior Conte Anselmo.
PANTALONE (voi torme spasso e scovrzer terren). Caro amigo, se me far a m sto piaser, oltre al pagamento, ve servir in quel che poder, in quel che ve occorrer.
ARLECCHINO Za che ved che l' un galantomo, l'osserva che roba! L'osserva che antichit! che rarit! che preziosit! Vedel questa? (mostra una pantofola vecchia).
PANTALONE Questa la par una pantofola vecchia.
ARLECCHINO Questa l'era la pantofola de Neron, colla qual l'ha d quel terribil calzo a Poppea, quand el l'ha scazzada dal trono.
PANTALONE Bravo! Oh che rarit! Gh'aveu altro? (Oh che ladro!).
ARLECCHINO Vedel questa? (mostra una treccia di capelli). Questa l' la drezza de cavelli de Lugrezia romana, restada in man a Sesto Tarquini..
PANTALONE Bellissima! (Ah tocco de furbazzo!).
ARLECCHINO La veder...
PANTALONE No voggio veder altro. Baron, ladro, desgrazi! Crdistu che sia un mamalucco? A m ti me d da intender ste fandonie? Furbazzo, te far andar in gala.
ARLECCHINO Ah signor, per amor del cielo, ghe domand piet.
PANTALONE Chi t'ha introdotto in sta casa?
ARLECCHINO L' st Brighella, signor.
PANTALONE Come ! Brighella ?
ARLECCHINO Sior s, avem spart l'altra volta met per un.
PANTALONE Donca Brighella sassna el so patrn?
ARLECCHINO El fa anca lu, come che fan tanti alter.
PANTALONE Ors, vegni con m. (Voggio co sto mezzo disingannar sto sior Conte). Vegni con m.
ARLECCHINO Dove ?
PANTALONE No ve dubit. Vegni con m, e non abbi paura.
ARLECCHINO Abbi carit de un pover omo.
PANTALONE Meriteressi de andar in preson; ma no son capace de farlo. Me basta che dis a sior Conte quel che av dito a m, e no vi altro.
ARLECCHINO Sior s, dir tutt quel che voll.
PANTALONE Andemo.
ARLECCHINO Son qua. (Tol, anca a robar ghe vol grazia e ghe vol fortuna) (s'incammina).
PANTALONE Femo sta pase, e po con cost far veder al Conte che tutti lo burla, che tutti lo sassina.
(Partono).
SCENA TREDICESIMA
Camera della Contessa Isabella
La Contessa Isabella e il Dottore.
ISABELLA Anche voi m rompete la testa?
DOTTORE Io non parlo; ma ha ella sentito che cosa ha detto il signor Pantalone?
ISABELLA Come c'entra quel vecchio in casa mia? Qui comando io, e poi mio marito.
DOTTORE Benissimo, non pretende gi voler far da padrone; egli mostra dell'amore per questa casa, e desidera di vedere in tutti la concordia e la pace.
ISABELLA Se vuol che vi sia la pace, faccia che sua figlia abbia giudizio.
DOTTORE Egli protesta ch'ella innocente.
ISABELLA innocente? innocente? E voi ancora lo dite? Sia maladetto quando il diavolo vi porta qui!
DOTTORE il signor Pantalone che dice ch'ella innocente. Io non lo dico.
ISABELLA Basta, se vi sentite di dirlo, andate fuori di questa camera.
DOTTORE Questa una bellissima cosa. Ora m vuole, ora m scaccia.
ISABELLA Se m fate rabbia! Andatemi a prender da bere.
DOTTORE Vado (si parte per prendere da bere).
ISABELLA Maladettissima! A me vecchia?
DOTTORE Eccola servita (le porta un bicchier di vino colla sottocoppa).
ISABELLA Non voglio vino.
DOTTORE Ander a pigliar dell'acqua (si parte, come sopra).
ISABELLA Vi saluto, perch siete pi vecchia di me?
DOTTORE Ecco l'acqua (porta un bicchier d'acqua).
ISABELLA Maladetto! Fredda me la portate?
DOTTORE Ma la calda dov'?
ISABELLA Al fuoco, al fuoco.
DOTTORE La prender calda (si parte, come sopra).
ISABELLA Questa parola non me l'ha ancora detta nessuno. Ma che faceva il signor cavaliere in compagnia di colei? Sarebbe bella che avesse lasciata me, per servir Doralice!
SCENA QUATTORDICESIMA
Colombina e detta.
COLOMBINA Signora, il padrone la prega di passare nel suo appartamento.
ISABELLA Che cosa vuole da me?
COLOMBINA Non lo so, signora; so che vi il signor Pantalone.
ISABELLA Bene, bene, sentiremo le novit. Dimmi un poco, hai veduto quando il cavaliere andato nelle camere di Doralice?
COLOMBINA L'ho veduto benissimo.
ISABELLA Quanto vi e stato?
COLOMBINA Pi di due ore; e poi poco fa, vi e tornato.
ISABELLA Vi tornato?
COLOMBINA S, signora, vi tornato.
ISABELLA Sei punto stata in camera? Hai sentito nulla?
COLOMBINA Oh! io in quella camera non ci vado. Servo la mia padrona e non servo altri.
ISABELLA Che balorda! n anche andar in camera a sentir qualche cosa, per sapermelo dire; va, che sei una scimunita.
COLOMBINA Balorda! scimunita! Non voleva dirvelo; ma ci sono stata.
ISABELLA Si? contami, che cosa facevano?
COLOMBINA Parlavano segretamente.
ISABELLA Discorrevano forse di me?
COLOMBINA Sicuro.
ISABELLA Che cosa dicevano?
COLOMBINA Che siete fastidiosa, sofistica, e che so io.
ISABELLA Cavaliere malnato!
SCENA QUINDICESIMA
Il Dottore con l'acqua calda, e dette.
DOTTORE Ecco l'acqua calda.
ISABELLA Andate al diavolo; non sentite che scotta? (la prende, le pare bollente, e gettandola via, coglie il Dottore).
DOTTORE Obbligatissimo alle sue grazie.
ISABELLA Di grazia, che vi avr stroppiato!
DOTTORE Io non parlo.
ISABELLA E cos, che altro hanno detto di me? (a Colombina).
COLOMBINA Non ho potuto sentir altro. Ma se sentir, dir tutto.
ISABELLA Sta attenta; ascolta e osserva, che m preme infinitamente.
COLOMBINA Signora padrona, vi ricordate quant' che m avete promesso un paio di scarpe?
ISABELLA Tieni, comprale a tuo modo (le d un ducato).
COLOMBINA Che siate benedetta! (cos si macina a due mulini) (parte).
ISABELLA (Il cavaliere m tratta Cos?).
DOTTORE Vuole ch'io le vada a prendere dell'acqua un poco tiepida?
ISABELLA (In casa mia? sugli occhi miei?).
DOTTORE Signora, in collera? Non l'ho fatto apposta.
ISABELLA (Bell'azione!).
DOTTORE Dica, signora Contessa...
ISABELLA Non m rompete la testa.
DOTTORE Ma che cosa le ho fatto? Sempre la m strapazza; sempre la m mortifica.
ISABELLA Venite con me nell'appartamento di mio marito (parte).
SCENA SEDICESIMA
Il Dottore solo.
DOTTORE Ecco il bell'onor che si acquista a servire una signora di rango! Per un poco di vanit m convien soffrir cento villanie. Ma non so che fare. Ci sono avvezzo, e non so distaccarmi (parte).
SCENA DICIASSETTESIMA
Camera del Conte Anselmo
Il Conte Anselmo e Pantalone.
ANSELMO Eccomi qui, eccomi qui. Ma quanto ci dovr stare?
PANTALONE Aspettemo che le vegna. Dismo quattro parole; fmo sto aggiustamento, e l'ander dove che la vl.
ANSELMO (Brighella non si vede colla risposta della galleria).
PANTALONE Vien zente. Chi la questa, che no ghe vedo troppo?
ANSELMO mia moglie.
PANTALONE E con la chi gh'?
ANSELMO Non ve L'ho detto? Il suo consigliere.
PANTALONE L' el dottor Balanzoni!
ANSELMO Cose vecchie, cose vecchie.
PANTALONE Ma cossa gh'intrelo ? Averia gusto che fossimo soli.
ANSELMO Eh, lasciatelo venire; che v'importa?
PANTALONE (Che bel carattere che x sto sior Conte!).
SCENA DICIOTTESIMA
La Contessa Isabella col Dottore, che le d mano, e detti.
ANSELMO Ben venuti, ben venuti.
DOTTORE Fo riverenza al signor Conte.
PANTALONE Siora Contessa, ghe son umilissimo servitor.
ISABELLA La riverisco.
PANTALONE (La ghe diga qualcossa. Fmo pulito) (piano al Conte).
ANSELMO (Ors, giacch ci siamo, bisogna fare uno sforzo). Contessa mia, vi ho fatto qui venire per un affar d'importanza; in poche parole m sbrigo. In casa mia voglio la pace. Se qualche cosa passata fra voi e vostra nuora, s'ha da obliare il tutto. Voglio che ora vi pacifichiate, e che alla mia presenza torniate come il primo giorno che Doralice venuta in casa. Avete inteso? Voglio che si faccia cos (alterato).
ISABELLA Voglio?
ANSELMO Signora s, voglio. Questa parola la dico una volta l'anno; ma quando la dico, la sostengo (come sopra).
ISABELLA E volete dunque...
ANSELMO Quello ch'io voglio, l'avete inteso. Non vi bisogno di repliche.
ISABELLA Io dubito sia diventato pazzo: non ha mai pi parlato cos.
ANSELMO (Che dite? Mi sono portato bene?) (a Pantalone).
PANTALONE Benissimo.
ANSELMO (Ho fatto una fatica terribile).
SCENA DICIANNOVESIMA
Doralice, il Cavaliere Del Bosco, Giacinto e detti.
PANTALONE (Cossa gh'intra quel sior co mia fia?) (ad Anselmo).
ANSELMO (Non ve l'ho detto? Il suo consigliere).
CAVALIERE Padroni miei, con tutto il rispetto.
DORALICE Serva di lor signori.
ANSELMO E voi, signora, non dite niente? (ad Isabella).
ISABELLA Divotissima, divotissima (sostenuta).
ANSELMO Sediamo un poco, e quello che abbiamo a fare, facciamolo presto. (Brighella non si vede). Che ora ? Signor cavaliere, che ora ? (Tutti siedono).
CAVALIERE Non lo so davvero. Ho dato il mio orologio ad accomodare.
DORALICE Guarder io: mezzogiorno vicino (guarda sull'orologio).
ANSELMO Avete un bell'orologio. Lasciatemelo un poco vedere.
DORALICE Eccolo.
ISABELLA Mi rallegro con lei, signora (a Doralice).
DORALICE necessario un orologio, dove ognora si scandagliano i quarti della nobilt.
ISABELLA (L' impertinente!).
ANSELMO Mi piace questo cammeo; sar antico: da chi l'avete avuto?
DORALICE Me l'ha dato mio padre.
ISABELLA Oh, oh, oh, suo padre! (ridendo forte).
PANTALONE Siora s, ghe l'ho d m, siora s.
ANSELMO Questo cammeo bellissimo.
PANTALONE (Ors, vrla che scomenzmo a parlar? Vrla dir la?) (piano ad Anselmo).
ANSELMO La chioma di quella sirena non pu esser pi bella. La voglio veder colla lente (tira fuori una lente, osserva il cammeo, e non bada a chi parla).
PANTALONE (El tempo passa) (come sopra).
ANSELMO Principiate voi, poi dir io. Intanto lasciatemi prender gusto in questo cammeo.
PANTALONE Signore, se le me permette, qua per ordine del sior Conte mio padron, del qual ho l'onor de esser anca parente...
DORALICE Per mia disgrazia.
PANTALONE Tas l, siora, e fin che parlo, no m'interromp. Come diseva, se le me permette, far un piccolo discorsetto. Pur troppo x vero che tra la madonna e la niora poche volte se va d'accordo...
ISABELLA Quando la nuora non ha giudizio.
PANTALONE Cara ella, per carit, la prego, la me lassa parlar; la sentir con che rispetto, con che venerazion, con che giustizia parler de la (ad Isabella).
ISABELLA Io non apro bocca.
PANTALONE E vu tas (a Doralice).
DORALICE Non parlo.
PANTALONE Credo che per ordinario le dissension che nasce tra ste d persone, le dipenda da chiccole e pettegolezzi.
ISABELLA Questa volta son cose vere.
DORALICE Vere, verissime.
PANTALONE Oh poveretto m! me lssele dir?
ISABELLA Avete finito? Vorrei parlar anch'io.
DORALICE Una volta per uno, toccher ancora a me...
PANTALONE Mo se non ho gnancora principi. Sior Conte, la parla la, che m no posso pi (ad Anselmo).
ANSELMO Avete finito? Si sono aggiustate? fatta la pace?
PANTALONE Dov'elo st fina adesso? Non l'ha sento ste d campane che no tase mai?
ANSELMO Con un cammo di questa sorta davanti agli occhi, non si sentirebbero le cannonate.
PANTALONE Cossa avemio da far?
ANSELMO Parlate voi, ch poi parler io (torna ad osservare il cammeo).
PANTALONE Me prover un'altra volta. Siora Contessa, voria pregarla de dir i motivi dei s desgusti contro mia fia (ad Isabella).
ISABELLA Oh, sono assai.
DORALICE I miei sono molto pi.
PANTALONE Tas l, siora; lass che la parla la, e po parler vu.
DORALICE Ah! s, deve ella parlare la prima, perch... (Ho quasi detto, perch pi vecchia) (al Cavaliere).
CAVALIERE (Avreste fatto una bella scena!)
PANTALONE La favorissa de dirghene qualchedun (ad Isabella).
ISABELLA Non so da qual parte principiare.
GIACINTO Signor suocero, se aspettiamo che esse dicano tutto con regola e quiete, impossibile. Io, che so le doglianze dell'una e dell'altra, parler io per tutte due. Signora madre, vi contentate ch'io parli?
ISABELLA Parlate pure. (Gi m'aspetto che tenga dalla consorte).
GIACINTO E voi, Doralice, vi contentate che parli per voi?
DORALICE S, s, quel che volete. (Gi terr dalla madre).
GIACINTO Prima di tutto mia madre si lamenta che Doralice le abbia detto vecchia.
ISABELLA Via di qua, temerario (a Giacinto).
GIACINTO Diceva...
ISABELLA Va' via, che ti do una mano nel viso.
GIACINTO Perdonatemi.
ISABELLA Va', ti dico, impertinente.
GIACINTO (Ander per non irritarla. Eh! lo vedo, lo vedo; qui non si pu pi vivere) (parte).
DORALICE (Mi ha dato pi gusto, che se avessi guadagnato cento zecchini) (al Cavaliere).
CAVALIERE (Quella parola le fa paura).
PANTALONE Cossa dsela, sior Conte? No se pl miga andar avanti.
ANSELMO Ors, la finir io. Signore mie... Ma prima che m scordi, questo cammeo si potrebbe avere?
PANTALONE El x de mia fia, la ghe domanda a la.
ANSELMO Mi volete vendere questo cammeo? (a Doralice).
DORALICE Venderlo? m maraviglio. Se ne serva, padrone.
ANSELMO Me lo donate?
DORALICE Se si degna.
ANSELMO Vi ringrazio, la mia cara nuora, vi ringrazio. Lo staccher, e vi render l'orologio.
ISABELLA Via, ora che la vostra dilettissima signora nuora vi ha fatto quel bel regalo, pronunziate la sentenza in di lei favore.
ANSELMO A proposito. Ora, gi che ci siamo, bisogna terminare questa faccenda. Signore mie, in casa mia non vi la pace, e mancando questa, manca la miglior cosa del mondo. Sinora ho mostrato di non curarmene, per stare a vedere sin dove giungevano i vostri opposti capricci; ora non posso pi, e pensandovi seriamente, ho deliberato di porvi rimedio. Ho piacere che si trovino presenti questi signori, i quali saranno giudici delle vostre ragioni e delle mie deliberazioni. Principiamo dunque...
SCENA VENTESIMA
Brighella e detti.
BRIGHELLA Sior padron (al Conte Anselmo).
ANSELMO Che c' ?
BRIGHELLA El negozio fatto, la galleria nostra, e gh'ho qua l'inventario.
ANSELMO Con licenza di lor signori (s'alza).
PANTALONE Tornela presto?
ANSELMO Per oggi non torno pi (parte con Brighella).
PANTALONE Bella da galantuomo!
DORALICE Possiamo andarcene ancora noi.
PANTALONE Senza el sior Conte ghe remedio che vegnimo in chiaro del motivo de ste discordie?
ISABELLA Ecco qui; il signor dottore qualche anno che m conosce. Mi ha tenuta in braccio da bambina, e sa chi sono. Dica egli, se io vado in collera senza ragione.
DOTTORE Oh; vero. Ella non parla mai senza fondamento.
DORALICE Il signor cavaliere buon testimonio di quello che ha detto di me la signora suocera, e sa egli se con ragione m lamento.
CAVALIERE Signore, lasciamo queste leggerezze da parte. Stiamo allegramente in buona pace, con buona armonia.
DORALICE Leggerezze le chiamate? Leggerezze? Mi avete pure accordato anche voi che io ho ragione, che io sono l'offesa, che non tocca a me cedere.
ISABELLA Bravo, signor cavaliere! Vossignoria quello che consiglia la signora Doralice.
CAVALIERE Io non consiglio nessuno, parlo come l'intendo. Servitor umilissimo di lor signori (parte).
PANTALONE Voleu che ve la diga? S una chebba de matti. Destrighvela tra de vu altri, e chi ha la rogna, se la gratta (parte).
ISABELLA Son offesa, sapr vendicarmi, e la mia vendetta sar da dama qual sono. Dottore, andiamo (parte col Dottore).
DORALICE M'impegno colla mia placidezza di confondere e superare tutte le pi furiose del mondo (parte).
ATTO TERZO
SCENA PRIMA
Camera del Conte Anselmo con tavolini
Il Conte Anselmo e Brighella
BRIGHELLA Ecco qua. Per tre mila scudi la varda quanta gran roba.
ANSELMO Caro Brighella, son fuor di me dall'allegrezza. Qual la cassa dei crostacei?
BRIGHELLA El numero uno l' la cassa dei crostacei, dove ghe sar drento tre mila capi de frutti marini, cio ostreghe, cappe e cose simili, trovade su le cime de' monti.
ANSELMO Questi soli vagliono i tremila scudi.
BRIGHELLA El numero d l' una cassa de pesci petrificadi de tutte le sorte.
ANSELMO Questo sarebbe per la galleria d'un monarca.
BRIGHELLA El numero tre l' una cassa con una raccolta de mmie d'Aleppo: tutte de animali uno differente dall'altro, fra i quali gh' un basilisco.
ANSELMO V' anche il basilisco?
BRIGHELLA E come! L' grando come un quaggiotto.
ANSELMO Si sa da dove l'abbiano portato?
BRIGHELLA Se sa tutto. L' nato da un uovo de gallo.
ANSELMO S, S, ho inteso dire che i galli dopo tanti anni fanno un uovo, da cui nasce poi il basilisco. L'ho sempre creduta una favola.
BRIGHELLA No l' favola, e l drento gh' la prova della verit.
ANSELMO Brighella, ti sono obbligato. M'hai fatto fare dei preziosi acquisti.
BRIGHELLA Son un omo fatto a posta per sti negozi; gnancora non la me cognosse intieramente; fra poco la me cognosser meggio. (Ma el me cognosser in tempo che m'avr messo in salvo m e sti bezzi che gh'ho cucco) (parte).
SCENA SECONDA
Il Conte Anselmo, poi Pantalone.
ANSELMO Io ho qui da divertirmi per due o tre mesi. Fino che non ho posto in ordine tutta questa roba, non vado in campagna, non vado in conversazioni, non vado nemmeno fuori di casa. Mi far portar qui da mangiare. Mi voglio far portar qui un lettino da campagna e dormir qui; cos non avr lo stordimento di quella fastidiosissima mia consorte. Non voglio nessuno, non voglio nessuno.
PANTALONE Sior Conte, se pl vegnir? (di dentro).
ANSELMO Non voglio nessuno.
PANTALONE La senta, ghe x sior Pancrazio, quel famoso antiquario (di dentro).
ANSELMO Oh! venga, venga, padrone. Capperi! Ha saputo che ho fatta questa bella spesa e subito corre.
SCENA TERZA
Pantalone, Pancrazio e detto.
PANTALONE Caro sior Conte, la sa che ghe son bon amigo.
ANSELMO Compatitemi, ero imbarazzato. Signor Pancrazio, che fortuna la mia che siate venuto a favorirmi?
PANCRAZIO Ho saputo che Vossignoria ha fatto una bella compra d'antichit, e sono venuto, se m permette, a vedere le sue belle cose.
PANTALONE L'ho men m, sior Conte, l'ho men m, perch anca m ho savesto che l'ha fatto una bella spesa (Credo che l'abbia butt i bezzi in canal, e pl esser che me riessa d'illuminarlo).
ANSELMO Sentite, signor Pancrazio, ora posso dire che in questa citt niuno possa arrivare alla mia galleria. Ho delle cose preziose.
PANCRAZIO Le vedr volentieri. Vossignoria sa ch'io ne ho cognizione.
ANSELMO vero; voi siete il pi pratico e il pi intendente antiquario di Palermo. Date un'occhiata a quelle casse e vedete se son piene di piccoli tesoretti.
PANCRAZIO Con sua licenza (va a vedere nelle casse).
ANSELMO Caro signor Pantalone, compatite se vi ho piantato, quando eravamo in camera colle due pazze. Moriva di voglia di veder queste belle cose.
PANTALONE Sior Conte, possibile che alla s casa no la ghe vggia pensar gnente?
ANSELMO Se ci penso? E come! Ditemi, come andata la cosa? Come si terminato il congresso?
PANTALONE Ghe dir; dopo che la x andada via ella...
ANSELMO Ebbene, signor Pancrazio, che dite? Sono cose stupende, cose rare, non pi vedute?
PANTALONE (Vard come che el m'ascolta).
PANCRAZIO Signor Conte, m permette ch'io parli con libert?
ANSELMO S, dite liberamente il vostro parere.
PANCRAZIO Prima di tutto, crede ella ch'io sia un uomo d'onore?
ANSELMO Vi tengo per un uomo illibatissimo, come siete e come decanta tutta Palermo.
PANCRAZIO Crede ch'io abbia cognizione di queste cose?
ANSELMO Dopo di me, non vi nessuno meglio di voi.
PANCRAZIO Quanto ha pagato tutta questa roba?
ANSELMO Sentite, ma in confidenza, che nessuno lo sappia; l'ho avuta a un prezzo bassissimo. Per tremila scudi.
PANCRAZIO Signor Conte, in confidenza, che nessuno ci senta: questa roba che non vale tremila soldi.
ANSELMO Come non vale tremila soldi?
PANTALONE (Bella da galantomo!).
ANSELMO L'avete bene osservata?
PANCRAZIO Ho veduto quanto basta per assicurarmi di ci.
ANSELMO Ma i crostacei?
PANCRAZIO Sono ostriche trovate nell'immondizie, o gettate dal mare quando in burrasca.
PANTALONE Trovate sui monti del poco giudizio.
ANSELMO E i pesci petrificati?
PANCRAZIO Sono sassi un poco lavorati collo scarpello, per ingannare chi crede.
PANTALONE Ghe sar anca petrific e indurio el cervello de qualche antiquario.
ANSELMO E le mummie?
PANCRAZIO Sono cadaveri di piccoli cani, e di gatti, e di sorci sventrati e seccati.
ANSELMO Ma il basilisco?
PANCRAZIO un pesce marino che i ciarlatani sogliono accomodare in figura di basilisco, e se ne servono per trattenere i contadini in piazza, quando vogliono vendere il loro balsamo.
ANSELMO Signor Pancrazio, voi m'uccidete, voi m cavate il cuore. E i quadri, le pitture, le miniature?
PANCRAZIO Per quel poco che ho veduto, sono cose che possono valere cento scudi, se vi arrivano.
ANSELMO Dubito che vi vogliate prendere spasso di me, o che lo facciate per indurmi a vendervi queste robe a buon mercato; ma v'ingannate, se lo credete.
PANCRAZIO Io sono un uomo d'onore. Non son capace d'ingannarvi; ma vi dico bens che siete stato tradito.
PANTALONE E chi l'ha tradio x quel baron de Brighella.
ANSELMO Brighella onorato.
PANTALONE Brighella x un furbazzo, e ghe lo prover.
ANSELMO Come lo potete dire! Come lo potete provare?
PANTALONE Se recrdela dell'armeno che gh'ha vend el lume eterno delle piramidi d'Egitto e tutte quell'altre belle cosse?
ANSELMO Me ne ricordo sicuro; e quella pure stata un'ottima spesa.
PANTALONE Co s bona grazia, l'aspetta un momento: el x qua, ghel fazzo vegnir (parte).
ANSELMO Avr qualche altra cosa rara da vendere.
PANCRAZIO Caro signor Conte, m dispiace sentire ch'ella getti malamente i suoi denari.
ANSELMO Compatitemi, non ne sono ancor persuaso. Brighella m ha fatto fare questo negozio. Brighella se ne intende quanto voi, e non capace d'ingannarmi.
PANCRAZIO Brighella se ne intende quanto me? Mi fa un bell'onore. Signor Conte, io sono venuto per illuminarla, mosso dall'onest di galantuomo ed eccitato a farlo dal signor Pantalone. Vossignoria attorniato da bricconi che l'ingannano e le fanno comprare delle porcherie, e per...
ANSELMO Mi maraviglio, me n'intendo; non sono uno sciocco (alterato).
PANCRAZIO Servitore umilissimo (parte).
ANSELMO Che caro signor Pancrazio! Parla per invidia. Vorrebbe discreditare la mia galleria, per accreditare la sua. Me n'intendo; conosco; non m lascio gabbare.
SCENA QUARTA
Pantalone, Arlecchino e detto.
PANTALONE (conducendo per mano Arlecchino) Vegn qua, sior, no ve vergogn, no ve tir indrio; confess a sior Conte la bella vendita che gh'av fatto, e chi ve l'ha fatta far.
ARLECCHINO Siori, ve domando perdon...
ANSELMO (Questi l'armeno). Siete voi l'armeno? (ad Arlecchino)
ARLECCHINO Sior s; son un Armeno da Bergamo.
ANSELMO Come!
PANTALONE Chi v'ha introdotto in sta casa? Parl (ad Arlecchino).
ARLECCHINO Brighella (sempre timoroso).
PANTALONE A cossa far?
ARLECCHINO A vender le strazze al sior antiquario.
PANTALONE Sntela, patron? (ad Anselmo).
ANSELMO Come, stracci? Il lume eterno...
ARLECCHINO L' una luse da ggio che val d soldi.
ANSELMO Oim! non il lume eterno trovato nelle piramidi d'Egitto?
ARLECCHINO Stara, stara, e m cuccra.
ANSELMO Ah son tradito, sono assassinato! Ladro infame, anderai prigione.
PANTALONE El ladro, el baron x Brighella che l'ha men in casa, e s'ha servido de st martuffo per tr in mezzo el patron.
ARLECCHINO E m che aveva impar da quel bon maestro, son po vegn colle drezze de Lucrezia romana.
ANSELMO Dove sono le treccie di Lucrezia romana?
PANTALONE Eh, no vedela che le x furbarie? Mi l'ho scoverto, e gh'ho tolto de man tutte quelle cargadure che el vegniva a venderghe a la.
ANSELMO Ah scellerato! Signor Pantalone, mandiamo a chiamare gli sbirri. Facciamolo cacciar prigione.
PANTALONE Mi no vggio altri impegni; l'ho tegn qua per disingannarla, e me basta cuss. Va' l, tcco de furbazzo. Va' lontan de sta casa, e ringrazia el cielo che la te passa cuss.
ARLECCHINO Grazie della s carit... (in atto di partire).
ANSELMO Maladetto! ti accopper (vuol seguirlo).
ARLECCHINO No me cuccra, no me cuccra (correndo parte).
SCENA QUINTA
Il Conte Anselmo e Pantalone.
PANTALONE Cossa disela, sior Conte? Brighella xlo un galantomo?
ANSELMO un briccone, un traditore.
PANTALONE Cossa vrla far de sti mobili ?
ANSELMO Non saprei... lasciamoli qui, serviranno per accrescere la galleria.
PANTALONE Ah! donca la vol seguitar a tegnir galleria?
ANSELMO Ma che cosa vorreste ch'io facessi, senza questo divertimento?
PANTALONE Vorria che l'abbadasse alla s fameggia. Vorra che se giustasse ste differenze tra niora e madonna.
ANSELMO Bene, aggiustiamole.
PANTALONE Se ghe vrla metter de cuor?
ANSELMO Mi ci metter con tutto lo spirito.
PANTALONE Se la far cuss, no mancher de assisterla dove che poder. Me preme mia fia: no gh'ho altri al mondo che la. La vorrave veder quieta e contenta; se se pl, ben; se no, sala cossa che far? La tor suso e la mener a casa mia.
ANSELMO Signor Pantalone, preme anche a me la mia pace. Voglio che ci mettiamo in quest'affare con tutto lo spirito.
PANTALONE La me consola; me vien tanto de cuor.
ANSELMO Caro amico, giacch avete dell'amore per me, fatemi una finezza.
PANTALONE Comandela qualcossa? Son a servirla.
ANSELMO Prestatemi otto o dieci zecchini, che poi, ricuperando quei di Brighella, ve li render.
PANTALONE La toga, e la se serva.
ANSELMO Ve li render.
PANTALONE Me maravggio. Vago da mia fia. La vaga la dalla siora Contessa, e vedemo de pacificarle.
ANSELMO Operate voi, e operer ancor io.
PANTALONE Vorrave aver da giustar un fallimento in piazza, piuttosto che trattar una pase tra niora e madonna (parte).
ANSELMO Giacch ho questi dieci zecchini, non voglio tralasciare di comprare quei due ritratti del Petrarca e madonna Laura. In questi son sicuro che spendo bene il denaro. Non m lascer pi ingannare. Imparer a mie spese. Imparer a mie spese (parte).
SCENA SESTA
Camera con tre porte, due laterali ed una in prospetto Il Cavaliere da una parte laterale, il Dottore dall'altra; poi tutti i personaggi vanno e vengono in questa scena, e tutte le loro entrate e tutte le loro sortite non fanno che una scena sola.
DOTTORE Caro signor Cavaliere, giacch siamo qui soli, e che nessuno ci sente, m permette ch'io le dica quattro parole, da suo servitore e da buon amico?
CAVALIERE Dite pure, v'ascolto.
DOTTORE Non sarebbe meglio che vossignoria, per la parte della nuora, ed io, per la parte della suocera, procurassimo di far questa pace?
CAVALIERE Io non ho questa autorit sopra la signora Doralice.
DOTTORE Nemmeno io sopra la signora Isabella, ma spero che, se le parler, si rimetter in me.
CAVALIERE Cos spererei anch'io della contessina.
DOTTORE Facciamo una cosa, proviamo; e se ci riesce di far questo bene, avremo il merito di mettere in quiete, in concordia, tutta questa famiglia.
CAVALIERE Benissimo, vado a ricevere le commissioni dalla signora Doralice.
DOTTORE Ed io nello stesso tempo dalla signora Isabella.
CAVALIERE Attendetemi, che ora torno (entra nell'appartamento di Doralice).
ISABELLA (esce) Signor dottore, che discorsi avete avuti col Cavaliere?
DOTTORE Tanto egli che io desideriamo di procurare la sua quiete, la sua pace, la sua tranquillit.
ISABELLA Fino che colei sta in questa casa, non l'avr mai. Ditemi, il Cavaliere continua a dichiararsi per Doralice?
DOTTORE Egli un galantuomo, che fa per l'una e per l'altra parte. Mi creda: si fidi di me, si rimetta in me, e le prometto che ella sar contenta.
ISABELLA Benissimo, io m rimetto in voi.
DOTTORE Quello che far io, sar ben fatto?
ISABELLA Sar ben fatto.
DOTTORE Lo approver?
ISABELLA L'approver.
DOTTORE Dunque stia quieta, e non pensi altro.
ISABELLA Avvertite per di non risolver niente, senza che io lo sappia.
DOTTORE In questa maniera ella non si rimette in me.
ISABELLA Vi lascio la libert di trattare.
DOTTORE Ma non di concludere?
ISABELLA Signor no, di concludere no.
DOTTORE Dunque tratteremo.
ISABELLA Il primo patto, che Doralice vada fuori di questa casa.
DOTTORE E la dote?
ISABELLA Prima la mia, e poi la sua.
DOTTORE S'ha da rovinare la casa?
ISABELLA Rovinar la casa; ma via Doralice.
DOTTORE Eccola.
ISABELLA Temeraria! Ha tanto ardire di venirmi davanti gli occhi? Il sangue m bolle. Non la voglio vedere. Venite con me (entra nel suo appartamento).
DOTTORE Vengo. Ho paura che non facciamo niente (entra).
DORALICE (esce, e il Cavaliere corre dal suo appartamento) Vedete! Io vengo per parlare con lei, ed ella m fugge.
CAVALIERE Giacch siete tanto discreta e ragionevole, m date licenza che, salve tutte le vostre convenienze, tratti l'aggiustamento con vostra suocera?
DORALICE S, m farete piacere.
CAVALIERE Volete rimettervi in me?
DORALICE Vi d ampia facolt di far tutto.
CAVALIERE Mi date parola?
DORALICE Ve la d, con patto per che l'aggiustamento sia fatto a modo mio.
CAVALIERE Prescrivetemi le condizioni.
DORALICE Una delle due, o che io debba essere la padrona in questa casa, senza che la suocera se ne abbia da ingerire punto, n poco; o ch'io voglio la mia dote, e tornarmene in casa di mio padre.
CAVALIERE Troveremo qualche temperamento.
DORALICE S, via, trovate de' mezzi termini, de' buoni temperamenti; ma ricordatevi che non voglio restare al disotto una punta di spilla (va nel suo appartamento).
CAVALIERE Oh, questo un grande imbarazzo! Ma ecco il dottore. Sentiamo che cosa dice della Contessa Isabella.
DOTTORE (esce dall'appartamento d'Isabella) Signor cavaliere, ha parlato colla signora Doralice?
CAVALIERE Signor s, ho parlato ed ho facolt di trattare.
DOTTORE Io pure ho l'istessa facolt da quest'altra.
CAVALIERE Dunque trattiamo. Vi faccio a prima giunta un progetto alternativo. O la signora Doralice vuol esser anch'ella padrona in questa casa, o vuole la sua dote e se n'ander con suo padre.
DOTTORE Rispondo per la signora Contessa. Se vuole andare, se ne vada; ma prima s'ha da levare la dote della suocera, e poi quella della nuora.
CAVALIERE Facciamo cos: che la signora Isabella dia il manggio alla nuora di quattro cento scudi l'anno, e penser ella alle spese per s e per la cameriera.
DOTTORE Con licenza, ora torno (va da Isabella, poi torna).
CAVALIERE Non pu risolvere. Anch'egli ha lo stesso arbitrio che ho io. Questa sarebbe la meglio. Ognun pensar per s.
DOTTORE (ritorna dall'appartamento d'Isabella) Quattrocento scudi non si possono accordare. Se ne accorderanno trecento.
CAVALIERE Attendetemi, che ora vengo (va da Doralice).
DOTTORE plenipotenziario anch'egli, come sono io.
PANTALONE (esce dalla porta di mezzo) Sior dottor, la riverisco (incamminandosi verso l'appartamento di Doralice).
DOTTORE Dove, signor Pantalone?
PANTALONE Da mia fia.
DOTTORE Ora si tratta l'aggiustamento fra lei e la suocera.
PANTALONE E chi lo tratta st aggiustamento?
DOTTORE Per la sua parte il cavaliere del Bosco.
PANTALONE Come gh'intrelo sto sior Cavalier?
CAVALIERE (ritorna dall'appartamento di Doralice) L'aggiustamento fatto.
PANTALONE S? come, cara la?
(esce il Conte Anselmo dalla porta di mezzo).
DOTTORE Signor Conte, l'aggiustamento fatto.
ANSELMO Ne godo, ne godo; e come?
CAVALIERE La signora Doralice si contenta di trecento scudi l'anno.
DOTTORE E la signora Contessa Isabella glieli accorda.
PANTALONE Xla matta mia fia? Adesso mo (va da Doralice, poi torna).
ANSELMO spiritata mia moglie? ora m sentir (va da Isabella).
CAVALIERE Questi vecchi vogliono guastare il nostro manggio (al Dottore).
DOTTORE Questa era una convenzione onesta, perch, per dirla, la signora Doralice troppo inquieta.
CAVALIERE Ha ragione se vede di mal occhio la suocera, per tutto quello che ha saputo dire di lei.
DOTTORE Anzi la nuora ha strapazzata la suocera fieramente.
CAVALIERE Siete male informato.
DOTTORE Ehi, Colombina.
COLOMBINA (esce dalla camera d'Isabella) Signore!
DOTTORE Dimmi un poco, che cosa ha detto la signora Doralice della Contessa Isabella?
COLOMBINA Oh! Io non so nulla.
CAVALIERE Non crediate a costei, mentre ella alla signora Doralice ha detto tutto il male della sua padrona.
COLOMBINA Io non ho detto nulla.
CAVALIERE Credetelo, da cavaliere.
DOTTORE Dunque la ciarliera di Colombina ha messo male fra queste due signore.
CAVALIERE Senz'altro.
DOTTORE Vado dalla Contessa Isabella (va da Isabella).
COLOMBINA Avete fatto una bella cosa! (al Cavaliere).
CAVALIERE Bricconcella, tu sei stata quella che ha detto male della nuora alla suocera? Ora vado dalla signora Doralice a scuoprire le tue iniquit (va da Doralice).
COLOMBINA Oh, questa bella! Se m pagano acci dica male, non l'ho da fare?
ANSELMO (ritorna dall'appartamento d'Isabella) Tu, disgraziata, sei cagione di tutto (va da Doralice).
COLOMBINA Anche questo stolido l'ha con me.
DOTTORE (dall'appartamento d'Isabella) Or ora si scoprir ogni cosa (va nell'appartamento di Doralice).
COLOMBINA Mi vogliono tutti mangiare.
PANTALONE (dall'appartamento di Doralice) X vero, desgraziada, che ti ha dito mal de mia fia alla to parona?
COLOMBINA Io non so niente.
PANTALONE Aspetta, aspetta (va da Isabella).
COLOMBINA Credono di farmi paura.
ANSELMO (dall'appartamento di Doralice) Or ora ho scoperto tutto. Te n'accorgerai (va da Isabella).
COLOMBINA Principio ad avere un poco di paura.
DOTTORE (dall'appartamento di Doralice) Non me lo sarei mai creduto: oh che lingua! (va da Isabella).
COLOMBINA Sono in cattura davvero.
CAVALIERE (dall'appartamento di Doralice) Colombina, sei scoperta. Tu sei quella che hai riportato le ciarle da una parte e dall'altra. Ora tutte sono contro di te, e vogliono che tu ne paghi la pena. Ti consiglio andartene.
COLOMBINA Ma dove? povera me! Dove?
CAVALIERE Presto, va nella tua camera e chiuditi dentro. Vedr io d'aiutarti.
COLOMBINA Per amor del cielo, non m abbandonate.
CAVALIERE Presto, che vien gente.
COLOMBINA Maladetta fortuna! E stato quel zecchino al mese che m'ha acciecata (parte per la porta di mezzo).
CAVALIERE Ora che si scoperta la malizia di costei, pi facile l'accomodamento.
GIACINTO (esce dalla porta di mezzo) Cavaliere, che ha Colombina che piange e pare spaventata?
CAVALIERE stata scoperta essere quella che ha seminato discordie fra suocera e nuora; ed ora fra esse trattasi l'aggiustamento.
GIACINTO Voglia il cielo che segua!
DOTTORE (dall'appartamento d'Isabella) La signora Isabella persuasa di tutto, e se la signora Doralice verr nella sua camera a riverirla, l'abbraccer con amore e con tenerezza.
CAVALIERE Vado a dirlo alla signora Doralice (va da Doralice).
GIACINTO Dunque mia madre placata?
DOTTORE Placatissima; tutto accomodato.
GIACINTO Sia ringraziato il cielo!
CAVALIERE (dall'appartamento di Doralice) La signora Doralice prontissima a ricevere l'abbraccio della signora Isabella. Ma che venga ella nella sua camera.
DOTTORE Glielo dir, ma dubito non si far nulla (va da Isabella).
GIACINTO Mi pare veramente che tocchi a mia moglie.
CAVALIERE Pretende ella d'essere l'offesa.
PANTALONE (dall'appartamento d'Isabella) Mia fia no vol vegnir da so madonna? Aspett, aspett, che ander m a farla vegnir, e la vegnir (va da Doralice).
GIACINTO Vedete? Anche suo padre le d il torto.
CAVALIERE Il buon vecchio fa per metter bene.
ANSELMO (dall'appartamento d'Isabella) Oh questa s ch' bella! La suocera ander ad umiliarsi alla nuora?
PANTALONE (dall'appartamento di Doralice) La x giustada. Mia fia vegnir da siora Contessa; basta che la ghe vegna incontra co la la vede, per darghe coraggio.
ANSELMO Bene, bene, lo far. Vado a dirlo a mia moglie (va da Isabella).
PANTALONE Vard cossa che ghe vl a unir ste d donne!
CAVALIERE Voi l'avete ridotta a fare un bel passo (a Pantalone).
GIACINTO Lodo la vostra prudenza (a Pantalone).
DOTTORE (dall'appartamento d'Isabella) Signor Pantalone, dite pure a vostra figlia che non s'incomodi altrimenti.
PANTALONE Perch ?
DOTTORE Perch la signora Contessa dice cos che, essendo dama, non si deve muovere dalla sedia per venire a riceverla.
CAVALIERE Ora vado io a dirlo alla signora Doralice (va da Doralice).
PANTALONE Vard che catarri, vard che freddure!
GIACINTO Ander io da mia madre, e vedr di persuaderla.
PANTALONE S, caro fio, f sto ben.
GIACINTO Mia madre a me non dir di no (va da Isabella).
PANTALONE E a vu mo la ve par una bella cossa? (al Dottore).
DOTTORE La pretensione non stravagante.
PANTALONE Mia fia no la gh'ha tante pretension.
CAVALIERE (dall'appartamento di Doralice) Dice la signora Doralice, che non dama, ma ha portato ventimila scudi di dote, e non vuol essere strapazzata.
DOTTORE Vado subito a dirlo alla signora Contessa.
PANTALONE Vegn qua, fermeve.
DOTTORE Viene o non viene?
DORALICE (sulla porta; la Contessa Isabella dal suo appartamento) Signor no, non vengo. Dite alla vecchia, che se vuol, venga lei.
ISABELLA Sfacciatella, a me vecchia?
DORALICE Signora giovinetta, la riverisco (parte).
ISABELLA O via lei, o via io (parte).
PANTALONE Oh poveretto m! Coss' sta cossa?
CAVALIERE La signora Doralice ha ragione.
DOTTORE Avete sentito vostra figlia? (a Pantalone).
PANTALONE Oh che donne! Oh che donne!
ANSELMO (dall'appartamento d'Isabella) Le mie medaglie, le mie medaglie. Mai pi non m'intrico con queste pazze. Dite quel che volete, voglio spendere il mio tempo nelle mie medaglie (parte per la porta di mezzo).
PANTALONE Oh che matti! Oh che casa da matti!
GIACINTO (dalla camera d'Isabella) Signor suocero, son disperato.
PANTALONE Coss' st?
GIACINTO Avete sentito? Mia moglie ha detto vecchia a mia madre, mia madre ha detto sfacciatella a mia moglie. Vi il diavolo in questa casa, vi il diavolo (parte per la porta di mezzo).
PANTALONE Se ghe x el diavolo, che el ghe staga. No so cossa farghe, gh'ho tanto de testa. No so in che mondo che sia.
CAVALIERE Ander io a placare la signora Doralice.
DOTTORE E io ander a calmare la signora Isabella.
PANTALONE E m credo che vualtri si quelli che le fazza deventar sempre pzo.
CAVALIERE Io sono un cavaliere onorato.
DOTTORE Io non sono un ragazzo.
CAVALIERE Sapr la signora Doralice il torto che voi m fate (va da Doralice).
DOTTORE Voglio dire alla signora Contessa in qual concetto m tiene il signor Pantalone (va da Isabella).
PANTALONE Oh che bestie! Ma stimo quel vecchio matto. Se pl dar! Come che el se mette anca ello in riga de protettor! E mia fia col Cavalier che la serve? E quel matto de mio znero lo comporta? Questi x i motivi delle discordie de sta fameggia. Donne capricciose; marii senza cervello; serventi per casa. Bisogna per forza che tutto vaga a roverso (parte).
SCENA SETTIMA
Il Conte Anselmo, poi il Contino Giacinto.
ANSELMO Se avessi atteso solamente alle medaglie e ai cammi, non m sarebbe successo quello che m successo. Maladetto Brighella! Mi ha rovinato.
GIACINTO Brighella non si trova pi; egli partito di Palermo, e non si sa per qual parte.
ANSELMO Pazienza! Mi ha rovinato.
GIACINTO Ah signor padre, siamo rovinati tutti. Dei ventimila scudi non ve ne sono pi. Alla raccolta vi tempo. E per mangiare ci converr far dei debiti.
ANSELMO Se lo dico: Brighella m ha rovinato.
GIACINTO E per condimento delle nostre felicit, abbiamo una moglie per uno, che formano una bella pariglia.
ANSELMO Io non ci penso pi.
GIACINTO E chi ci ha da pensare?
ANSELMO Oh! non ci penso pi. M'hanno fatto impazzire tanto che basta.
SCENA OTTAVA
Pantalone e detti.
PANTALONE Con so bona grazia.
ANSELMO (Eccolo qui il mio tormento).
PANTALONE Sior Conte, sior znero, me compatissa, se vegno avanti arditamente. Se tratta de asse, se tratta de tutto, e qua bisogna trovarghe qualche remedio.
ANSELMO Io lascio fare a voi.
PANTALONE Ella vl tender alle s medaggie.
ANSELMO Fin che posso, non le voglio lasciare.
PANTALONE E vu, sior znero, cossa disu? Ve par che se possa tirar avanti cuss? Ve par che vaga ben i affari della vostra casa?
GIACINTO Io dico che in poco tempo ci ridurremo miserabili pi di prima.
PANTALONE Sior Conte, sntela cossa che dise s fio?
ANSELMO Lo sento, ma non so come rimediarvi.
PANTALONE Se vrla redur a non aver da magnar?
ANSELMO Ci sono l'entrate.
PANTALONE Co le se magna in erba, no le frutta el terzo. E de ste care, niora e madonna, cossa dsela?
ANSELMO Io dico che non si pu far peggio.
PANTALONE No la pensa a remediarghe?
ANSELMO Io non ci vedo rimedio.
PANTALONE Ghe lo vederve ben m, se gh'avesse un poco d'autorit in sta casa.
ANSELMO Caro signor Pantalone, io vi d tutta l'autorit che volete.
GIACINTO S, caro signor suocero, prendete voi l'economia della nostra casa; assisteteci per amor del cielo; fatelo per vostra figlia, per il vostro sangue.
PANTALONE Me despiase che anca la x mezza matta. Ma in casa mia non la giera cuss; la s'ha fatto dopo che la x qua, onde spereria con facilit redurla in tel stato de prima.
ANSELMO Anche mia moglie una volta era una buona donna, ora diventata un serpente.
PANTALONE Credme, paroni, che ste donne le x messe suso da sti s conseggieri.
ANSELMO Credo anch'io ch'ella sia cos.
GIACINTO Ne dubito ancora io.
PANTALONE Qua ghe vl resoluzion. Vrla che m ghe fazza da fattor, da spendidor, da mistro de casa, senza vadagnar un soldo, e solamente per l'amor che porto a mia fia, a mio zenero e a tutta sta casa?
GIACINTO Lo volesse il cielo!
ANSELMO Non m levate le mie medaglie, e per il resto vi d amplissima facolt di far tutto.
PANTALONE D righe de scrittura, che me fazza arbitro del manizo e dell'economia della casa, e m'impegno che in pochi anni la se veder qualche centenr la de zecchini; e criri ghe ne sar pochi.
ANSELMO Fate la carta, ed io la sottoscriver.
PANTALONE La carta non gh'ho aspett adesso a farla; x un pezzo che vedo el bisogno che ghe ne giera. Gh'ho da zontar do o tre capitoletti, e credo che l'ander ben. Andemola a lezer in tel so mezz.
ANSELMO Non vi bisogno di leggerla. La sottoscrivo senz'altro.
PANTALONE Sior no. Vi che la la senta, e che la la sottoscriva alla presenza de testimoni, e cuss anca el sior znero.
GIACINTO Lo far con tutto il cuore.
ANSELMO Andiamo, ma ci siamo intesi: il primo patto che non m tocchiate le mie medaglie (parte).
PANTALONE Poverazzo! Anche questa x una malattia: chi vl varirlo, no bisogna farlo violentemente, ma un pochetto alla volta.
GIACINTO Caro signor suocero, vi raccomando la quiete della nostra famiglia. Mio padre non atto per questa briga; fate voi da capo di casa, e son certo che, se il capo avr giudizio, tutte le cose anderanno bene (parte).
PANTALONE Questa x la verit. El capo de casa x quello che fa bona e cattiva la fameggia. Vi veder se me riesse de far sto ben, de drezzar sta barca, e za che co ste donne no se pl sperar gnente colle bone, vi provarme colle cattive (parte).
SCENA NONA
La Contessa Isabella ed il Dottore.
ISABELLA Non m parlate pi di riconciliarmi con Doralice, perch impossibile.
DOTTORE Ella ha ragione, signora Contessa.
ISABELLA Pu darsi una impertinente maggiore di questa?
DOTTORE una petulante.
ISABELLA Assolutamente, assolutamente, la voglio fuori di questa casa.
DOTTORE Savissima risoluzione.
ISABELLA Io sono la padrona.
DOTTORE verissimo.
ISABELLA E non degna di stare in casa con me.
DOTTORE Non degna.
ISABELLA Dottore, se mio marito non la manda via, voglio che le facciate fare un precetto.
DOTTORE Ma! vuole accendere una lite?
ISABELLA Non siete capace di sostenerla?
DOTTORE Per me la sosterr; ma s'ella ander via, vorr la dote.
ISABELLA La dote, la dote! Sempre si mette in mezzo la dote. V'ho detto un'altra volta, che prima vi la mia.
DOTTORE verissimo, ma la dote della signora Doralice ascende a ventimila scudi, e la sua non che di due mila.
ISABELLA Siete un ignorante, non sapete niente.
DOTTORE (Gi, quando non si dice a modo suo, si comparisce ignorante).
SCENA DECIMA
Pantalone, il Conte Anselmo e detti.
ISABELLA Che cosa c', signori miei? qualche altra bella novit al solito?
ANSELMO La novit la sentirete or ora.
PANTALONE La compatissa se vegno a darghe un poco d'incomodo.
ISABELLA Vostra figlia ha poco giudizio.
PANTALONE Adess'adesso la sar qua anca la.
ISABELLA Ella qui? Come c'entra nelle mie camere?
ANSELMO Deve venire per un affar d'importanza.
ISABELLA E non vi altro luogo che questo?
PANTALONE Avemo fatto per no incomodarla la fra della s camera.
ISABELLA La ricever come merita.
PANTALONE La la riceva come che la vl, che no importa.
SCENA ULTIMA
Doralice, Giacinto, il Cavaliere Del Bosco e detti.
CAVALIERE Servitor umilissimo di lor signori.
ANSELMO Sediamo, sediamo.
(Tutti siedono).
DORALICE Si pu sapere per che cosa m avete condotta qui? (a Giacinto).
GIACINTO Or ora lo saprete.
ANSELMO Moglie mia carissima, nuora mia dilettissima, sappiate ch'io non sono pi capo di casa.
ISABELLA Gi si sa, quest'impiccio ha da toccare a me.
ANSELMO Non dubitate, l'impiccio non tocca a voi. Il signor Pantalone ha assunto l'impegno di regolare la nostra casa. Mio figlio ed io abbiamo ceduto a lui tutte le nostre azioni e ragioni, e abbiamo sottoscritto alcuni capitoli, che ora anche voi sentirete.
ISABELLA Questo un torto che fate a me.
DORALICE In quanto a questo poi, in mancanza del capo di casa, tocca a me.
ISABELLA Io sono la padrona principale.
DOTTORE Brava!
PANTALONE Ors, un poco de silenzio. Mi lezer i capitoli della convenzion fermada e sottoscritta, e che i l'ascolta, perch ghe x qualcossa per tutti.
Capitoli convenzionali. Primo.
ANSELMO Che io possa divertirmi colle medaglie.
PANTALONE Primo: che Pantalon dei Bisognosi abbia da riscuotere tutte l'entrate appartenenti alla casa del Conte Anselmo Terrazzani, tanto di citt che di campagna.
ISABELLA E consegnar il denaro o a mio marito, o a me.
DORALICE (La signora economa!).
PANTALONE Secondo: che Pantalon abbia da provveder la casa di detto Conte Anselmo di vitto e vestito a tutti della casa medesima.
DORALICE Ho bisogno di tutto, che non ho niente di buono.
PANTALONE Terzo: che sia in arbitrio di detto Pantalon di procurar i mezzi per la quiete della famiglia, e sopra tutto per far che stiano in pace la suocera e la nuora di detta casa.
ISABELLA impossibile, impossibile.
DORALICE un demonio, un demonio.
PANTALONE Quart:, che n l'una n l'altra di dette due signore abbiano d'avere amicizie continue e fisse, e quella che ne volesse avere, possa essere obbligata andar ad abitare in campagna.
ISABELLA Oh, questo troppo!
DORALICE Questo capitolo offende la civilt.
CAVALIERE Questo capitolo offende me. L'intendo, signori miei, l'intendo; e giacch vedo che la mia servit colla signora Doralice si rende a voi molesta, parto in questo punto, mentre un cavalier ben nato non deve in verun modo contribuire all'inquietudine delle famiglie. (Mai pi vado in veruna casa, ove vi siano suocera e nuora) (parte).
DORALICE Se andato via il cavaliere, non rester nemmeno il dottore.
PANTALONE Cossa disela, sior Dottor, la visto con che prudenza ha oper el sior cavalier?
ISABELLA Il signor dottore non ha da partire di casa mia
DOTTORE La nostra amicizia vecchia.
PANTALONE Giusto per questo la s'avera da fenir.
DOTTORE La finir: ander via e non ci torner pi; ma vorrei sapere per che causa con una s bella frase si licenzia di casa un galantuomo della mia sorta?
ISABELLA Il signor Dottore non ha da partire da casa mia.
PANTALONE Co nol sav, ve lo dir m, sior. Perch vu altri che vol far i ganimedi, no s boni da altro che da segondar i mattezzi.
DOTTORE Ho secondato la signora Contessa Isabella, perch, quando si ha della stima per una persona, non le si pu contraddire. Vado via, signora Contessa.
ISABELLA L'ho sempre detto che siete un dottore senza spirito e senza dottrina.
DOTTORE Sentono, miei signori? Dopo che ho l'onore di servirla, queste sono le finezze che ho sempre avute (parte).
PANTALONE Andemo avanti coi capitoli. Quinto: che ste due signore suocera e nuora, per maggiormente conservar la pace fra loro, abbiano d'abitare in due diversi appartamenti, una di sopra ed una di sotto
ISABELLA Quello di sopra lo voglio io.
DORALICE Io prender quello di sotto, che far meno scale.
PANTALONE Sentiu? Le se scomenza a accordar. Sesto: che si licenzi di casa Colombina.
ISABELLA S,s, licenziarla.
DORALICE S, mandarla via.
PANTALONE Anca qua le x d'accordo. Via, me consolo; da brave, alla presenza dei so maridi, che le se abbrazza, che le se basa in segno de pase.
ISABELLA Oh! questo poi no.
DORALICE Non sar mai vero.
PANTALONE Via, quella che sar la prima a abbrazzar e basar quell'altra, la gh'aver sto anello de diamanti (mostra un anello).
Tutte due s'alzano un poco in atto di andar ad abbracciar l'altra, poi si pentono e tornano a sedere.
ISABELLA (Piuttosto crepare!).
DORALICE (Piuttosto senza anelli tutto il tempo di vita mia!).
PANTALONE Gnanca per un anello de diamanti?
ANSELMO Se antico, lo prender io.
PANTALONE Ors, vedo che x impossibile de far che le se abbrazza, che le se basa, che le se pacifica; e se le lo fasse le lo farve per forza, e doman se tornarave da capo. Av sento i capitoli; m son el direttor de sta casa, e m penser a provveder tutto, e no lasser mancar el bisogno. Sior Conte, che el tenda pur alle so medaggie, e ghe fazzo un assegnamento de cento scudi all'anno per soddisfarse. Sior znero m'agiuter a tegnir l'economia della casa, e cuss l'imparer. Vualtre d s stae nemighe per causa de una serva pettegola e de do conseggieri adulatori e cattivi; remosse le cause, sar remossi i effetti. Siora Contessa Isabella, che la vaga in tel so appartamento de sra, mia fia in quel de sotto. Ghe dar una cameriera per una, ghe far per un poco tla separada, e no vedendose e no trattandose, pl esser che le se quieta; e questo x l'unico remedio per far star in pase la Niora e la Madonna.
- FINE -
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