La favola del pane e del vino

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Giambattista Spampinato

“LA FAVOLA DEL PANE E DEL VINO”

Atto unico


“LA FAVOLA DEL PANE E DEL VINO” – Un atto di Giambattista Spampinato

PERSONAGGI:

La Favola

Il Contadino

La Vecchia Fata

Il Chicco di Frumento

La Vite

Lo Spaventapasseri

Il Raggio di Luna

Il Corvo

La Notte

Il Sole

La Pioggia

Il Vento

La Neve

Il Papavero

La Margherita

Il Fiordaliso

La Sposa

Il Figlio

La Figlia


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“LA FAVOLA DEL PANE E DEL VINO” – Un atto di Giambattista Spampinato

ATTO UNICO

La scena rappresenta un’aperta campagna con alberi e piante; sulla destra la capanna del contadino; in lontananza colline verdi e qualche capanna sparsa.

L’azione si svolge ai tempi in cui regnava la pace e la serenità e gli animali e le cose avevano la parola.

LA FAVOLA – (Illuminata da un cono di luce)Amici, salve! Salve alla campagna, alla pianura ealla collina; salve agli animali, piccoli e grandi, agli alberi e alle piante; salve a chi ascolta e a chi fa finta di niente; salve a tutti!

Io sono la Favola e vengo a voi per allietare un po’ del vostro tempo. Non sono così giovane come sembro; sono nata con la fantasia dell’uomo e sopravviverò nei secoli fin quando l’uomo continuerà a provare dei sentimenti; scomparirò per sempre quando esso sarà trasformato dalla scienza e dal progresso in un robot, manovrato dai pulsanti dei computers. In me c’è immagimazione e fantasia e faccio agire contemporaneamente in una straordinaria fantasmagoria esseri animati e inanimati, folletti e gnomi, mostri e sirene, maghi e fate; insegno sempre qualcosa concludendo il mio racconto con una morale.

Ma ora passiamo al piacere del racconto che, spero, vi sarà gradito. Vi racconterò la favola del Pane e del Vino.

“In tempi assai lontani, c’era un Contadino molto povero, che possedeva un piccolo campo, appena più grande di un orticello. Vi aveva piantato qualche albero da frutta e coltivato della verdura che lo sostentavano a malapena, ma non lo soddisfacevano quasi mai, tanto che andava a dormire quasi sempre a stomaco vuoto. Da un Soldato, che si recava a casa in licenza e che si era fermato a mangiare con lui una mela e qualche foglio di lattuga, aveva sentito dire che nel lontano Oriente esisteva una pianta che produceva dei frutti molto piccoli che, maturando, diventavano duri come la pietra. Questi piccoli frutti, tritati tra due grosse pietre lisce, diventavano polvere; questa polvere, impastata con acqua e cotta sul fuoco dentro un recipiente di terracotta, si trasformava in un alimento nutritivo e saporito, grazie ad un pizzico di sale che vi si mescolava. Il Contadino aveva fatto mille esperimenti piantando a terra ogni sorta di sementi, ma non era riuscito ancora a trovare quella giusta. Una sera, all’imbrunire, passò di lì una vecchina…

(Dalla sinistra appare la Vecchina che si appoggia ad un nodoso bastone più alto di lei; a tracollo porta una bisaccia unta e bisunta. Le luci della scena si accendono del colore del tramonto, mentre si spegne il cono di luce della Favola che scompare. Ha così inizio il racconto)

VECCHINA – Salve, buon’uomo. Mi daresti una ciotola di acqua fresca per togliermi l’arsura cheho in gola e uno scanno per riposarmi dal lungo cammino?

CONTADINO – Con tutto il cuore, cara vecchina. Ti do pure delle succose pesche che nonmaltratteranno le tue gengive, poiché ti vedo senza denti. Altro non posso darti perché sono povero e nulla possiedo, ma se ti vuoi fermare per la notte, sarò felice di ospitarti nella mia capanna.

VECCHINA – Io ti ringrazio, ma devo continuare il mio lungo cammino. Accetto le pesche, chemangerò lungo il viaggio, e l’acqua che berrò subito.

CONTADINO – Intando che ti prendo l’acqua e le pesche, mettiti a sedere e riposati.

VECCHINA – Che il buon Dio te ne renda meriti.(Siede nello scanno che le ha porto ilContadino, il quale, intanto, si allontana per rientrare subito dopo con l’acqua e le pesche)

CONTADINO – Ecco a te l’acqua e le pesche.


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“LA FAVOLA DEL PANE E DEL VINO” – Un atto di Giambattista Spampinato

VECCHINA – (Conserva le pesche nella bisaccia e beve avidamente l’acqua. Dopo aver bevuto)L’acqua è l’alimento più importante della vita. Puoi stare anche una settimana senza mangiare, ma non puoi resistere a lungo alla sete.

CONTADINO – E’ vero, ma per uno come me, che ha da lavorare da quando albeggia a quandoimbrunisce, mangiare è altrettanto importante di bere.

VECCHINA – Ma tu perché lavori così tanto?

CONTADINO – Perché voglio accumulare tanto cibo per far tornare a casa la mia sposa e i mieidue figlioletti.

VECCHINA – Non vivono con te?

CONTADINO – Qui morivano di fame e, perciò, li ho fatti andare verso il mare dove, dicono, cisia cibo più abbondante.

VECCHINA – E tu perché sei rimasto?

CONTADINO – Per non abbandonare il mio campo e la mia capanna e, poi, nutro la speranza ditrovare il seme dell’albero del pane.

VECCHINA – Che cos’è?

CONTADINO – Un frutto che leva la fame allo stesso modo dell’acqua che toglie la sete.

VECCHINA – Ti auguro di trovarlo.

CONTADINO – Ti ringrazio per l’augurio.

VECCHINA – Ora ti devo lasciare, ma prima voglio ringraziarti per la tua bontà e generositàfacendoti un dono di un seme che ho raccolto in una notte di plenilunio all’inizio della calda stagione.

CONTADINO – Un seme? E’ forse il seme dell’albero del pane?

VECCHINA – Io non lo so. Tu sotterralo e innaffialo e, soprattutto, abbi fede. Quando ripasserò diqui, mi dirai se era quello giusto. Ecco il seme. (Gli consegna un bel chicco di frumento)

CONTADINO – Ti ringrazio.

VECCHINA – Ora posso andare contenta perché nei tuoi occhi leggo tanta fiducia. Addio, buoncontadino.

CONTADINO – Addio, vecchina. Che tu possa fare un sereno viaggio e, quando sarai di ritorno,ricordati di fermarti qui. (La Vecchina scompare, mentre il Contadino si appresta a seminare il seme che, intanto, come per incanto, si è animato, facendolo stupire alquanto) E tu chi sei?

CHICCO – Non mi riconosci?

CONTADINO – E’ la prima volta che ti vedo. Cosa posso fare per te?


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“LA FAVOLA DEL PANE E DEL VINO” – Un atto di Giambattista Spampinato

CHICCO – Tu, niente. Io, invece, posso fare molto per te.

CONTADINO – Non ti capisco.

CHICCO – Ma guardami bene! Sono il seme che la Vecchina ti ha donato?

CONTADINO – Hai ragione, comincio a ravvisarti. Ma perché questa trasformazione?

CHICCO – Voglio fare quattro chiacchiere con te prima che tu mi sotterri.

CONTADINO – Che cosa vuoi dirmi?

CHICCO – Come puoi ben vedere io sono vivo e vegeto. Non mi piace, perciò, che tu mi ricopra diterra, perché la terra addosso mi dà l’impressione della sepoltura.

CONTADINO – Ma la terra serve per farti germogliare!

CHICCO – Avrò i miei bravi germogli comunque, perché sono molto sensibile all’humor dellaterra. Basta che tu mi adagi dentro un solco e, di tanto in tanto, mi dai da bere, io penserò al resto. Vedi, a me, man mano che avviene la mia trasformazione da seme in pianta, piace guardarmi intorno e scambiare quattro chiacchiere col vicinato.

CONTADINO – Come vuoi. Dove preferisci essere posto?

CHICCO – Vicino a quella pianta tutta verde che mi proietta addosso un po’ di ombra.(Indica laVite)

CONTADINO – Ti accontenterò, ma prima voglio farti una domanda.

CHICCO – Chiedi pure.

CONTADINO – Tu che seme sei?

CHICCO – Un seme che genererà una pianta.

CONTADINO – L’albero del pane?

CHICCO – Questo non lo so. Tu, per saperlo, devi avere la pazienza di aspettare.

CONTADINO – E va bene, aspetterò e spero che la mia attesa non vada delusa. Sei pronto per lasemina?

CHICCO – Faccio da me. Tu puoi andare a riposare le tue membra stanche in un sonno ristoratore.

CONTADINO – Beh, buona notte, allora.

CHICCO – Buona notte anche a te.(Il Contadino rientra nella sua capanna, mentre il Chicco siadagia sotto la Vite) Ti dò fastidio se me ne sto qui, vicino a te?

LA VITE – Anzi, mi fai piacere perché mi terrai compagnia.


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“LA FAVOLA DEL PANE E DEL VINO” – Un atto di Giambattista Spampinato

CHICCO – Ma non ci sono gli altri alberi a farti compagnia?

LA VITE – Non mi danno confidenza perché io sono piccola e loro grandi.

CHICCO – Non prendertela, crescerai anche tu e ti farai grande come loro.

LA VITE – Purtroppo, io non crescerò più di tanto; rimarrò sempre piccola, ma non per questo ilmio frutto non è ricercato come gli altri, anzi è molto gustoso e succoso che è una meraviglia.

CHICCO – Come ti chiami?

LA VITE – Io sono la vite e il mio frutto, che è fatto di acini a grappoli, si chiama uva. E tu come tichiami?

CHICCO – Io mi chiamo Chicco.

LA VITE – Chicco e basta? Non hai un altro nome che ti qualifica?

CHICCO – Per ora, no. Il Contadino non deve sapere altro.

LA VITE – Con me ti puoi confidare. Io so tenere i segreti.

CHICCO – Ho paura che mi sentano gli altri e lo dicano al Contadino.

LA VITE – Se tu mi sveli il tuo segreto, io ti confido il mio.

CHICCO – Anche tu hai un segreto?

LA VITE – Certo, ciascuno di noi ne ha almeno uno.

CHICCO – Confidami prima il tuo.

LA VITE – Mi prometti che, poi, farai altrettanto? Noi due dobbiamo essere amici visto chestaremo vicini. Non ti pare?

CHICCO – Hai ragione. E’ bello avere degli amici fidati a cui confidare le tue gioie e le tue pene.

Dimmi tutto di te che io ti dirò di me.

LA VITE – Patto concluso?

CHICCO Patto concluso!(Si scambiano una stretta di mano)

LA VITE – Devi sapere che fino ad oggi si apprezza e si gusta la mia uva, ma nessuno ancora sache di essa si può fare un nèttare, che dà l’oblio se ne ingurgiti in abbondanza, ma ti aiuta nella digestione e ti rinnova il sangue, se ne bevi moderatamente.

CHICCO – E come si chiama codesto nèttare?

LA VITE – Vino, che può essere rosso, se fatto con uva nera, o bianco, se fatto con uva bianca.

CHICCO – Ma come si trasforma la tua uva in vino?


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“LA FAVOLA DEL PANE E DEL VINO” – Un atto di Giambattista Spampinato

LA VITE – E’ facile. Basta spremerla e lasciare il succo a fermentare per qualche tempo e il giuocoè fatto.

CHICCO – Perché non hai confidato il tuo segreto al Contadino?

LA VITE – Non è ancora il momento. Vedi, il vino ha una forte gradazione alcolica e lo si devebere su cibi pieni di sostanze. Sulla sola frutta o sull’insalata va subito in testa e fa commettere spropositi.

CHICCO – Capisco. E’ meglio per ora mantenere segreto il tuo segreto!

LA VITE – Ora parlami di te.

CHICCO – C’è poco da dire. Io sono un chicco di frumento.

LA VITE – E basta? Non mi dici più niente?

CHICCO – E che dovrei dirti?

LA VITE – Ma a che serve il frumento? Che cos’è?

CHICCO – Il frumento è quello che chiamano “albero del pane”.

LA VITE – Ma, allora, è l’albero che va cercando da tempo il nostro Contadino? Sono contentache, finalmente, l’abbia trovato!

CHICCO – Sono contento anch’io, soprattutto per i suoi figlioletti e la sua sposa che, finalmente,potranno tornare a casa.

LA VITE – Perché non glielo diciamo? Lo faremo felice.

CHICCO – Non è ancora il momento. Rischierà di perdermi nell’ansia di avermi subito.

LA VITE – Ma appena il frutto, che tu genererai, maturerà, non avrà il suo pane che sfamerà lui ela sua famiglia?

CHICCO – Non ancora. I frutti che io genererò saranno altri chicchi come me, raccolti in unaspiga.

LA VITE – Che cos’è la spiga?

CHICCO – E’ press’a poco un grappolo con i suoi acini di uva. Così è la spiga: un grappolo contanti altri chicchi di frumento.

LA VITE – Non basta una spiga a fare il pane?

CHICCO – Ce ne vogliono molte e molte altre occorrono per le sementi, se si vuole continuare aprodurre l’albero del pane.

LA VITE – Ho capito. Una sola stagione non basta.


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“LA FAVOLA DEL PANE E DEL VINO” – Un atto di Giambattista Spampinato

CHICCO – Per l’appunto. Un chicco ti dà una spiga; una spiga contiene 50 chicchi che, nellastagione successiva, daranno ancora 50 spighe e, così via, fino a produrre frumento sufficiente per fare il pane e per le sementi.

LA VITE – Ci vorranno, allora, almeno 10 stagioni!

CHICCO – Anche di meno.

LA VITE – Quando il Contadino mangerà il primo pane, io gli svelerò il segreto del vino.

CHICCO – Vedrai che il pane e il vino andranno sempre d’accordo nei secoli e la loro funzionesarà al centro di una liturgia che rinnoverà giornalmente il sacrificio del Figlio di Dio, che s’immolerà per salvare l’umanità.

LA VITE – Come parli bene! E quante cose sai dire! Chi te le ha insegnate?

CHICCO – Nessuno. Io ho viaggiato molto insieme alla Vecchina, che è molto saggia e conoscetante storie che va raccontando alla gente in cambio di un po’ di cibo e di un giaciglio per riposare.

LA VITE – E tu ne hai approfittato per stare con le orecchie bene aperte?

CHICCO – A me piace conoscere i fatti del mondo e apprendere quante più cose è possibiledurante la mia breve esistenza.

LA VITE – Perché dici queste cose? Tu vivrai a lungo!

CHICCO – Vedi, ciascuno di noi ha il proprio destino segnato. Tu sei quasi un albero con radicipiù resistenti delle mie, che sono sottili come capelli, perciò vivrai per molte stagioni e potrai anche raggiungere il secolo. Io non sono un albero.

LA VITE – Ma sei una pianta!

CHICCO – Erbacea.

LA VITE – Come sarebbe?

CHICCO – Fatta di erba, che dura in vita appena un anno; matura i suoi frutti e appassisce, ma nonmi lamento perché è il mio destino. Il buon Dio ha voluto così quando ha creato il mondo. Però, in me c’è tanta gioia di vivere. Ora sono un seme, presto mi trasformerò in pianta di un bel colore verde bandiera, maturerò la mia bella spiga i cui frutti renderanno felice un padre che, per merito mio, avrà nuovamente accanto a sé la sua sposa e i suoi figli. Che importa se poi dovrò morire? Avrò assolto felicemente il compito che la natura mi ha assegnato. Non solo, darò vita ad altri semi che continueranno nei secoli la stessa funzione.

LA VITE – Bravo! Mi piaci come parli. Tu dovevi fare l’avvocato difensore delle piante piùpiccole e più deboli, per difenderle dai rovi, dalla gramigna e, perché no, anche dall’uomo che, spesso, le maltratta, non avendo rispetto per esse e dimenticando la loro utile funzione per l’equilibrio della vita della natura.

CHICCO – Ma non c’è qui il nostro amico Spaventapasseri che veglia su di noi?


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“LA FAVOLA DEL PANE E DEL VINO” – Un atto di Giambattista Spampinato

SPAVENTAPASSERI –(Che si sveglia sentendo pronunziare il suo nome)Eccomi, sono qui!Avete parlato di me? Mi avete chiamato? Ho sentito pronunciare il mio nome.

LA VITE – Come vuoi che ci possa difendere lui che se la dorme beatamente!

SPAVENTAPASSERI – Non è vero, non dormivo: stavo riflettendo!

LA VITE –(Ironicamente)E, magari, stavi studiando un nuovo piano di difesa!

SPAVENTAPASSERI – Hai indovinato! Mi era venuta in mente un’idea e ci stavo pensandosopra. (Scorge il Chicco) E tu chi sei? Prima non c’eri.

CHICCO – Sono arrivato da poco mentre tu eri concentrato nel tuo piano di difesa.

SPAVENTAPASSERI – Per l’appunto, ero molto assorto e non ti ho visto arrivare. Piacere di farela tua conoscenza. Come ti chiami?

LA VITE – Chiamalo Chicco. E’ venuto a stare con noi. Prendilo, perciò, sotto la tua protezione eveglia su di lui.

SPAVENTAPASSERI – Immancabilmente! E’ il mio mestiere.(Al Chicco)Da questo momentosei sotto la mia protezione e chi osa pensare di poterti fare del male, ha da vedersela col sottoscritto!

CHICCO – Ti ringrazio. Ora mi sento più sicuro.

SPAVENTAPASSERI – Lascia fare a me. Ora scusatemi, ma io ho bisogno di chiudere gli occhiper riconcentrarmi nel mio piano.

LA VITE – Ma se chiudi gli occhi, come fai a vegliare su di noi?

SPAVENTAPASSERI – Io ci vedo anche con gli occhi chiusi perché, al posto degli occhi, vedocon le orecchie e con il naso!

CHICCO – Sei veramente straordinario!

SPAVENTAPASSERI – L’hai detto! Le orecchie mi fanno udire ciò che non vedo e il naso mi faannusare i pericoli che incombono! Sai come mi chiamano? Il terrore dei malintenzionati! Basta un colpo d’occhio per atterrire chi osa avvicinarsi con cattive intenzioni!

CHICCO – Ma non hai detto che devi stare con gli occhi chiusi? Come fai a dare il colpod’occhio?

SPAVENTAPASSERI – Si fa per dire! Giovanotto, non essere pignolo! Non cercare il pelonell’uovo! L’importante che riesca ad annusare il pericolo! O con gli occhi o col naso, fa lo stesso!

CHICCO – Speriamo che tu dica il vero.

SPAVENTAPASSERI – Osi mettere in dubbio la mia parola?

CHICCO – Non te la prendere. E’ che ancora non ti conosco. Il vederti, perciò, con gli occhi chiusimi era sembrato che tu stessi trascurando la funzione per cui sei stato posto in questo campo.


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“LA FAVOLA DEL PANE E DEL VINO” – Un atto di Giambattista Spampinato

SPAVENTAPASSERI – Se fosse come tu dici, il Contadino non mi avrebbe licenziato da un belpezzo? Se mi mantiene al mio posto è perché assolvo con diligenza e serietà la mia professione. Lasciami fare, perciò, il mio mestiere e tu pensa al tuo!

CHICCO – Scusa, non pensavo di offenderti. Non ti disturbo più.

SPAVENTAPASSERI – Se mi chiami perché hai bisogno o sei in pericolo, non mi disturbi affatto.

Ma dormi tranquillo che io veglierò su di te.

CHICCO – Me l’assicuri?

LA VITE – Se ti ha promesso che veglierà su di te, stai certo che manterrà la promessa.

CHICCO – E’ che sono molto stanco e dormirò sicuramente come un ghiro.

SPAVENTAPASSERI – Buona notte!

CHICCO – Buona notte anche a te! Anzi, no. A te, buona veglia!(Lo Spaventapasseri reclinanuovamente il capo, chiude gli occhi e si riaddormenta profondamente cominciando a russare saporitamente)

LA VITE –(Con ironia)Lo vedi? Si è riconcentrato subito. Non ha perso tempo.

CHICCO – E studia il suo piano rumorosamente. Non senti come russa?

LA VITE – Poveraccio, anche lui ha diritto a qualche ora di sonno!

CHICCO – Già, è una creatura come noi! Speriamo che non succeda niente di male.

LA VITE – Cosa vuoi che succeda? Qui non succede mai niente.

CHICCO – E, allora, approfittiamone per riposarci un po’. Buona notte, Vite. Fai sogni d’oro.

LA VITE – Anche tu. E se avessi bisogno di qualcosa, chiamami pure.

CHICCO – Grazie, sei molto gentile.(La luce si abbassa dopo che il Chicco si è disteso a terra ela Vite ha assunto una posizione di riposo. Si accende, intanto, il cono di luce sulla Favola)

LA FAVOLA – Le tenebre sono calate da un pezzo; utt’intorno si è fatto silenzio invitando ogni“essere” al riposo. Dorme il Contadino, dorme lo Spaventapasseri, dormono gli alberi, dormono le piante, dormono gli “esseri” del Creato; non tutti, però! Quelli rapaci, sia uomini che animali, si sono appena alzati per mettere in atto le loro cattive intenzioni e approfittare del sonno dei “giusti”. Per fortuna, un Raggio di Luna, tenue ma deciso, mette in mostra le loro malefatte. (Appare il Raggio di Luna che, girandosi, ora a destra ora a sinistra, illumina la campagna. La Favola lo saluta) Benvenuto, Raggio di Luna! Tu già sei all’erta?

RAGGIO DI LUNA – Per forza! Non lo sai che, appena calano le tenebre, i ladruncoli e i rapacisono subito in movimento per mettere in atto le loro scorrerie e arraffare indebitamente quanto più possono? Purtroppo, quella gente è la parassita della Società!

LA FAVOLA – Ma tu che puoi fare? Non hai i mezzi di offesa per poterli lottare e sconfiggere.


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“LA FAVOLA DEL PANE E DEL VINO” – Un atto di Giambattista Spampinato

RAGGIO DI LUNA – Ma ho la mia luce che penetra nel buio della notte e illumina ogni loromovimento sospetto, permettendo ai Vigilanti di scoprirli ed arrestarli.

LA FAVOLA – Ma quando sei nell’altro emisfero che succede?

RAGGIO DI LUNA – Qui c’è il Sole, mentre io contribuisco a che non succeda niente nell’altraparte del globo terrestre.

LA FAVOLA – Bravo, il tuo operato è altamente meritorio! Fai buona guardia!

RAGGIO DI LUNA – Ti ringrazio. Tu, piuttosto, che hai il compito di raccontare ai posteri lastoria della vita, racconta sempre la verità.

LA FAVOLA – Io conosco solo la verità. Mi piace, ogni tanto, abbellirla o addolcirla, ma maicambiarla.

RAGGIO DI LUNA – Aspetta un momento che ho notato un movimento strano. Mi pare diintravedere un uccellaccio nero avvicinarsi con andamento sospetto.

LA FAVOLA – Fai il tuo dovere che io, intanto, prendo nota di quello che succederà per poterlopoi raccontare nel modo giusto. (Illuminato dal Raggio di Luna, viene avanti, guardingo, il Corvo. Il suo procedere è lento e interessato. Il cono di luce sulla Favola si spegne, mentre sui accende una luce azzurra sulla campagna, tagliata dal Raggio di Luna che illumina direttamente il Corvo)

IL CORVO – (Guardandosi in giro)Sento del buon odore, mai sentito prima. Speriamo di poterrimediare il pasto chè oggi sono rimasto a pancia vuota e non ho potuto prendere sonno. Che tempi! Da quando il Contadino è venuto a stabilirsi in questo posto, si accaparra ogni prodotto della natura per sé e per la sua famiglia, lasciando noi, poveri rapaci, all’asciutto. Per sbarcare il lunario siamo costretti a fare dei voli pindarici, che durano fino a notte inoltrata, per rientrare alla base, spesso, ancora affamati e stanchi morti. Questa notte, però, sembra di avere il pasto a portata di ecco; il mio fiuto che non sbaglia mai, lo presagisce. (Al Raggio di Luna) Ehi, tu, fai bene il tuo mestiere! Illumina meglio la campagna in modo che io possa andare a colpo sicuro sulla mia preda.

RAGGIO DI LUNA – Ti sbagli, amico. Già, amico si fa per dire! Comunque, sappi che il miocompito non è quello di agevolare la tua ingordigia, ma di impedirla.

IL CORVO – Sii, almeno, neutrale e fatti gli affari tuoi! Tutti dobbiamo vivere su questa terra. Dai,fratello, proietta la tua luce sulla campagna invece di proiettarla su di me!

RAGGIO DI LUNA – Io non sono tuo fratello e neanche tuo amico! E, se lo vuoi sapere, io nonsono di questa terra anche se ci vivo. Perciò, mettiti il cuore in pace e vattene a dormire chè tu non sei un uccello notturno!

IL CORVO – Dormire?! E come posso dormire a stomaco vuoto? A me il Contadino non dà damangiare e da bere come fa con le sue piante. Il cibo io me lo devo procurare.

RAGGIO DI LUNA – Le piante in cambio gli danno i loro frutti. Tu che cosa gli daresti?

IL CORVO – Io gli potrei dare le notizie di quello che accade nel mondo per meritarmi un po’ dicibo.


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“LA FAVOLA DEL PANE E DEL VINO” – Un atto di Giambattista Spampinato

RAGGIO DI LUNA – Ma, poiché tu sei infido e falso, le notizie te le inventeresti per carpirgliimpunemente quanto ti occore per sfamarti.

IL CORVO – E va bene, se non vuoi aiutarmi tu, mi farò aiutare dal mio fiuto. Togliti, perciò, daipiedi e lasciami lavorare. (Comincia a guardare in giro fiutando a più non posso) L’odore lo sento sempre più vicino. Deve trattarsi di qualcosa di sostanzioso! Ma dove sei, mia bella preda? Perché non ti fai vedere dal tuo Corvuccio che ti desidera tanto? (Scoprendo il Chicco di Frumento) Ah, sei lì? Finalmente ti ho trovato! Lo sai che sei bello grosso e nutrito? Ora ci penserò io per te! (E si avventa sul Chicco per carpirlo)

CHICCO – (Gridando)Aiuto!… Aiuto!… Un uccellaccio nero mi vuole afferrare!… Aiuto!…

LA VITE – (Svegliandosi alle grida del Chicco)Che c’è? Che succede? Chi grida aiuto?

CHICCO – Sono io! Aiutatemi!

LA VITE – Resisti che sveglio lo Spaventapasseri!(Lo chiama)Svegliati, Spaventapasseri!… C’èbisogno di te!

SPAVENTAPASSERI – (Finalmente svegliandosi)Chi mi chiama? Chi osa disturbare la miaquiete?

CHICCO – Aiuto!… Datemi aiuto, vi prego!

RAGGIO DI LUNA – (Allo Spaventapasseri)Fai qualcosa! Il Chicco è stato attaccato da unCorvaccio nero che ne vuol fare un sol boccone!

SPAVENTAPASSERI – Ma io sono uno Spaventapasseri e non uno Spaventacorvi! Lasciatemidormire!

RAGGIO DI LUNA – Non puoi dormire! Tu sei stato messo in questo campo allo scopo di farescappare tutti gli uccelli: dai passeri alle rondini, alle cornacchie, ai corvi!

SPAVENTAPASSERI – Ti dico che quello non si spaventa perché non è un passero!

RAGGIO DI LUNA – Dai, vieni, ti dò una mano illuminandolo!

LA VITE – Io, intanto, sveglio il Contadino.

SPAVENTAPASSERI – (Alla Vite)Tu, ferma dove sei! Non svegliare nessuno! Tenterò dispaventarlo, però declino ogni responsabilità! (Si avvicina al Corvo che sta ancora lottando col Chicco) Vattene via, uccellaccio della malora, te l’ordino! Lascia stare il Chicco!

IL CORVO – Tu, perché t’immischi?

SPAVENTAPASSERI – Perché sono stato posto a guardia del campo e tu devi aver paura di me!

IL CORVO – Di te? Non farmi ridere! Perché dovrei aver paura?

SPAVENTAPASSERI – Perché sono lo Spaventapasseri!


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“LA FAVOLA DEL PANE E DEL VINO” – Un atto di Giambattista Spampinato

IL CORVO – Ma io sono un Corvo!

SPAVENTAPASSERI – (Alla Vite e al Raggio di Luna)Che vi dicevo? Va’, lasciatemi dormirechè stavo facendo un bel sogno e voi me l’avete interrotto.

LA VITE – Non puoi dormire! Devi difendere il Chicco !

SPAVENTAPASSERI – Ma come posso difenderlo se ho le braccia legate a questo bastone cheme le tiene aperte? (Ha, infatti, un bastone infilato nelle maniche della camicia che gli tiene le braccia aperte) Tiratemi via, almeno, il bastone dalle braccia che lo userò per scacciare il Corvo!

LA VITE –(Gli tira il bastone e glielo consegna)Ecco fatto. Ora, col bastone, fatti valere!

IL CORVO –(Allo Spaventapasseri)Se solo ti avvicini brandendo il bastone, con un colpo dibecco ti porto via mezza faccia!

SPAVENTAPASSERI – Senti, Corvo, facciamo un patto: tu te ne vai ed io non adopero il miobastone.

IL CORVO – Io me ne vado solo con il Chicco. Lasciami portar via il Chicco e vi lascio in pace.

SPAVENTAPASSERI – Non posso. Che figura ci faccio?

IL CORVO – Quella del fesso, ma tu ci sei abituato.

SPAVENTAPASSERI – Come ti permetti di offendermi a questo modo? Non mi fai perdere lapazienza prima che…

IL CORVO – Prima che?…(Minaccioso)Che vorresti fare?

SPAVENTAPASSERI – Chiamo il Contadino.

CHICCO – Sì, chiamalo! Dai, forza! Aspetti che mi porti via?

SPAVENTAPASSERI – Lo chiamo subito. Cont…

IL CORVO – Aspetta, non essere precipitoso! Me ne vado, ma datemi qualcosa da mangiare chèsto morendo dalla fame!

LA VITE – (Impietosita)Tieni, prendi un grappolo della mia uva, ma vattene subito e non farti piùvedere. (Gli dà l’uva)

IL CORVO –(Prende l’uva che la Vite gli dà e si avvia)Grazie, a buon rendere!(Via)

LA VITE – Ora che è tornato tutto tranquillo, cerchiamo di far passare la notte dormendo.

LA NOTTE –(Come invocata dalla Vite, compare, avvolta in un lungo mantello nero, trapunto distelle) Chi mi chiama? A chi potrò essere utile?

CHICCO – E tu chi sei? Nessuno ti ha chiamato!


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“LA FAVOLA DEL PANE E DEL VINO” – Un atto di Giambattista Spampinato

LA NOTTE – Io sono la Notte ed ho sentito pronunziare il mio nome.

LA VITE – Sono stata io, ma non ho detto male di te, te lo giuro. Tu sei altrettanto utile come ilgiorno, anzi susciti più interesse perché ti circondi di un alone di mistero.

LA NOTTE – E’ una delle mie prerogative, oltre a quella principale che è di consentire a tutte lecreature il riposo dalle fatiche del lavoro.

RAGGIO DI LUNA – E con la complicità della mia Fonte aiuti gli innamorati ad incontrarsi, acapirsi e ad amarsi.

LA NOTTE – Sono felice quando posso aiutare l’Umanità!

SPAVENTAPASSERI – Però, aiuti anche i ladri e i furfanti come il Corvo!

LA NOTTE – Non è vero. Sono loro che si servono di me per consumare, a mia insaputa, le loromalefatte, ma per fortuna ci sei tu e Raggio di Luna ed altri ancora a proteggere il sonno delle creature.

LA VITE – (Con ironia)Oh, sì, è vero! Lo Spaventapasseri sta sempre all’erta, rimuginandocontinuamente nuovi piani per debellare la delinguenza!

CHICCO –(C.s.)Non dorme mai!

LA NOTTE – Bravo, me ne compiaccio!

SPAVENTAPASSERI –(Mortificato)Notte, non compiacerti perché anch’io mi lascio vincere dalsonno. Poco fa, infatti, se non fosse stato per la Vite, che mi ha bruscamente svegliato, il Corvo avrebbe fatto del Chicco un sol boccone. Chicco, perdonami, non accadrà più!

CHICCO – Perdonato!

LA NOTTE – Ora, bando alle chiacchiere, e ditemi perché mi avete chiamata.

LA VITE – Veramente non ti abbiamo chiamata; sono stata io a pronunziare il tuo nome. Dicevoche era bene far trascorrere la notte dormendo. Non perché tu sia antipatica o cattiva, ma perché, di notte, tutto è fermo. Di notte non c’è vita.

LA NOTTE – Sbagliato! Di notte c’è tanta vita, anzi c’è il concepimento della vita stessa!

LA VITE – Scusa, mi sono espressa male. Volevo dire che la notte è fatta per il riposo e chi dormesta immobile, come se fosse senza vita. Si dice, infatti: “Dormire è come morire!”.

LA NOTTE – Bene, visto che finalmente avete deciso che io sono fatta per il sonno, vi consiglio diapprofittarne, mentre con Raggio di Luna e con lo Spaventapasseri vigiliamo su di voi. Spaventapasseri, tu collabori vero?

SPAVENTAPASSERI – Sicuramente e vi prometto che non chiuderò più gli occhi!

LA NOTTE – Benissimo, all’opera!(Come per incanto si fa buio, mentre torna il cono di lucesulla Favola)


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“LA FAVOLA DEL PANE E DEL VINO” – Un atto di Giambattista Spampinato

LA FAVOLA – La notte trascorre tranquilla; ne trascorsero altre ancora, inframmezzate a giorni; lapioggia e l’ultimo sole autunnale fecero germogliare il Chicco di frumento, ma l’inverno era alle porte recando con sé ancora pioggia, neve e vento. Il Chicco, trasformato in piantina, non ne poteva più di tutta quell’acqua che lo teneva a bagno come se fosse una piantina di riso, e pregava perché cessasse. (Si riaccendono le luci)

CHICCO – O Pioggia, io ti ringrazio per aver contribuito a farmi germogliare, ma ora dammiqualche giorno di pausa in modo che io possa assimilare il mio nuovo stato!

LA PIOGGIA – (Comparendo insieme al Vento e alla neve)Non dipende da me. Sono le nubi, chemi contengono, ad essere sature di vapore acqueo proveniente dalla terra e, se prima non lo scaricano sotto forma di pioggia, io non potrò cessare.

CHICCO – Non ne posso più di stare a mollo! Chi mi può aiutare?

IL VENTO – Ci sono io, il Vento, a venire in tuo aiuto. Vedrai che gonfiando le mie gote esoffiando a viva forza, spazzerò via le nubi e la pioggia.

CHICCO – Dai, allora, soffia subito; non perdere altro tempo!

IL VENTO – Ti accontento immediatamente!(Comincia a soffiare spingendo fuori scena laPioggia e scomparendo con essa)

LA NEVE – Voglio aiutarti anch’io.

CHICCO – Grazie, ma tu chi sei?

LA NEVE – Io sono la Neve che, con la mia spessa coltre, ti coprirò e ti proteggerò dal freddo e dalgelo dell’inverno.

CHICCO – Effettivamente, ora che ha smesso di piovere, comincio a battere i denti per il freddo.Dai, Neve, coprimi con il tuo candido mantello! (La Neve si toglie il mantello e lo copre. La luce si abbassa e ritorna la Favola)

LA FAVOLA – Giunse, finalmente, la primavera. Il Sole, tornato caldo, fece sbocciare la pianta difrumento in spiga; una bella spiga di un colore verde. Tutt’intorno, insieme alla spiga, sbocciarono tanti piccoli fiori di campo che rendevano la campagna più colorata e gioiosa. (Man mano entrano in scena i fiori di campo che intrecciano una danza attorno al Chicco)

IL PAPAVERO – Salve, sono il Papavero, sbocciato all’alba per stare con te per qualche giorno; dipiù non posso chè ho vita breve, ma ti terrano compagnia altri miei fratelli che sbocceranno dopo di me e, insieme a loro, col nostro colore rosso purpureo, esterneremo l’amore e la passione per tutti gli esseri del Creato.

LA MARGHERITA – Io sono il fiore che gli innamorati recidono e sfogliano per sapere ses’amano oppure no; io li accontento sempre perché i miei petali sono di numero dispari e sono felice di essere sacrificata per una causa tanto romantica.

IL FIORDALISO – Io sono il Fiordaliso; anch’io sono una pianta spontanea e, contrariamente aimiei colleghi che nascono ovunque, io cresco preminentemente nei campi di grano e, spesso, vengo coltivata nei giardini per i miei bei fiori azzurri che contengono il profondo colore del cielo.


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“LA FAVOLA DEL PANE E DEL VINO” – Un atto di Giambattista Spampinato

CHICCO – Piacere di fare la vostra conoscenza. Sono felice di crescere insieme a voi; i vostrivariopinti colori si accoppiano felicemente col mio verde bandiera, ma io vorrei diventare al più presto del colore dell’oro per soddisfare l’ardente desiderio del nostro Contadino.

LA FAVOLA –(Intervenendo)Anche il Contadino desidera che la spiga, cresciuta con gli occhi ecol cuore, maturi in fretta, e prega il Sole perché compisse l’opera.

CONTADINO – O Sole, tu che sei l’amico della povera gente; tu che allieti le sue giornate con latua luce splendente e la riscaldi con i tuoi caldi raggi; tu che hai contribuito a trasformare in pianta il Chicco che mi è stato donato, fa che maturi sì che io possa finalmente conoscere se il frutto racchiuso nella sua spiga sia quel pane che mi restituirà la sposa e i figli!

IL SOLE – Giustifico la tua fretta e il desiderio che hai di riabbracciare i tuoi cari, ma devi averepazienza. Occorre che il tempo scorra nei suoi limiti con le aurore e i tramonti, con il buio delle notti, con il volgere delle stagioni e con lo scandire delle ore. Quando la clessidra del tempo segnerà l’ora giusta, la tua spiga maturerà e tu saprai, finalmente, la verità!

CONTADINO – Ma tu non puoi affrettare il tempo e mandare sulla terra dei raggi più caldi?

IL SOLE – Non posso andare contro natura. Se ti accontentassi, sconvolgerei la natura stessa,creando il caos: l’inverno diventerebbe estate, la primavera autunno, e l ’uomo vivrebbe in una grande confusione.

CONTADINO – Non pretendo che avvenga tutto questo; vorrei che un tuo raggio maturasse la miaspiga anzi tempo.

IL SOLE – Non posso comandare ai miei raggi di avere, l’un l’altro, più o meno intensità o calore.I miei raggi partono insieme dalla stessa fonte e insieme arrivano con uguale intensità e calore. Abbi pazienza che il tempo scorrerà in fretta senza che tu te e accorga! (La luce si abbassa, si riaccende il cono di luce sulla Favola)

LA FAVOLA – Il Sole aveva ragione: il tempo volò via inesorabile, ma, in quel caso, generoso peril Contadino, facendo anche volgere al termine il nostro racconto. Ma, qualche istante ancora per goderci il finale e, poi, si potrà dire: “E tutti vissero felici e contenti!”. (La Favola scompare; si riaccende la luce)

CHICCO – (Al Contadino dandogli una forma di pane)Ecco il tuo pane! Ora puoi riabbracciare ituoi cari! (Dal Fondo compaiono la Sposa e i due Figli che abbracciano il Contadino) Il pane, da questo momento, per te e per tutta l’umanità, sarà l’alimento quotidiano fondamentale!

LA VITE – Ed ecco il mio vino! Vi insupperai il pane e brinderai al ritorno della tua Sposa e deituoi Figli!

S I P A R I O

Catania, 15 novembre 1991.

Giambattista Spampinato

Via Orto Limoni, 60. 95125 – Catania - Tel. 095-436657 – Cell. 338.6374574


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“LA FAVOLA DEL PANE E DEL VINO” – Un atto di Giambattista Spampinato


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