La felicità

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LA FELICITA’

Commedia in tre atti

di PIERO MAZZOLOTTI

PERSONAGGI

CLOTY

PAOLA OSVALDI

MISTRESS KEMPT

IL PITTORE GIORGIO ROVENI

L’AVIATORE CONTE ALBERTO DI SANTELMO

IL BANCHIERE COMM. CORRADO SERVI

IL NOTAIO PERLOTTI

L’AVVOCATO MAURIZIO OSVALDI

GIUSEPPE, domestico

IL PORTIERE DELL’ALBERGO IMPERIALE

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

Il salotto-studio di Santelmo, arredato con ricchezza e gusto. Una porta a destra che dà nell'anticamera. Una a sinistra che dà nella sala. Al fondo un'ampia finestra. Sono le due del pomeriggio.

Alberto                          - Se lei me li nega mi farà com­mettere qualche sciocchezza, signor Perlotti.

Perlotti                          - (finisce di sorseggiare il caffè) Io voglio evitargliela, invece. Si ricordi quanto le ho detto l'anno scorso dopo l'avventura con quella specie di polacca, che, in qualche mese di relazione tra Sanremo e Montecarlo, le ha mangiato circa centomila lire.

Alberto                          - Quella era un'arpia, me ne sono accorto dopo.

Perlotti                          - Lei se ne accorge sempre dopo! Come è vero che ho promesso al povero conte Edmondo suo padre, di impedire che l'ultimo discendente dei Santelmo dilapidi il patrimo­nio avito, così le do la mia parola che, quat­trini per queste belle imprese, non me ne cava più!...

Alberto                          - Non trova giusto che, alla vigilia di tentare la più rischiosa impresa della mia vita, vada a divertirmi per un mese?

Perlotti                          - Ma ci vada solo, senza donne.

Alberto                          - Alla sua età è un consiglio facile da darsi! E poi, ormai, ho promesso. Fra mez­z'ora essa sarà qui, partiremo stasera o do­mani...

Perlotti                          - E a me ha promesso cento volte di mettere giudizio anche in terra. Sino a che vola io sono il primo ad ammirarla, ma, appena disceso dalle nuvole, la prima smorfiosa imbel­lettata che le sorride le fa perdere la bussola ed allora sono in pericolo io...

Alberto                          - Cosa vuole, caro Perlotti, io amo la vita - forse perché la gioco ogni giorno - è non so, quando parto per il collaudo di un nuovo apparecchio, se, quel giorno, non sia l'ultimo in cui... lei si trova in pericolo!

Perlotti                          - Non scherzi su quest'argomento!

Alberto                          - Guai se un aviatore non scher­zasse su questo argomento. Parliamo seriamen­te, dunque; mi dà questi quattrini?

Perlotti                          - Le do cinquemila lire; unite alle quattro del suo mese di stipendio...

Alberto                          - Quelle non c'entrano...

Perlotti                          - Sono novemila... E sono più che sufficienti per...

Alberto                          - Se fossi solo... Poiché siamo in due, mi occorrono almeno quindici o ventimila lire.

Perlotti                          - Ventimila lire per un mese? Sa­rebbe un reato!

Alberto                          - Me le anticipi, me le impresti lei.

Perlotti                          - Mi sentirei suo complice!

Alberto                          - Rifiuta?

Perlotti                          - Energicamente.

Alberto                          - E sta bene; le troverò altrove.

Perlotti                          - Le ricordo che, se firma ancora una cambiale, io mi dimetto da suo ammini­stratore.

Alberto                          - No, no, non firmerò alcuna cam­biale.

Perlotti                          - E allora non so dove troverà una somma così...

Alberto                          - Ho degli amici, per fortuna...

Perlotti                          - Certo, se li chiede al banchiere Servi, il suo inseparabile...

Alberto                          - Purtroppo in questa circostanza non posso. (Campanello alla porta). Deve es­sere Roveni, l'ho pregato di venire anche per questo.

Giulio                            - (entra da destra) Il signor Roveni.

Alberto                          - Fa' entrare.

(Giulio esce a destra).

Perlotti                          - Il pittore Roveni? È da lui che aspetta aiuto?

Alberto                          - Da lui!

Perlotti                          - Lo credevo tanto spiantato quan­to simpatico.

Alberto                          - Lo è, lo è (Va incontro a Roveni che entra da destra). Caro Giorgio, come va? Non ti fai più vedere.

Roveni                          - Sai, il lavoro, la mostra, sono molto occupato. (Porge la mano a Perlotti) Egregio notaio, sono lieto di salutarla.

Perlotti                          - Io, signor Roveni, e di felicitar­mi con lei; ho letto nei giornali elogi molto lusinghieri sul suo quadro esposto alla Mostra.

Alberto                          - Puoi essere soddisfatto.

Roveni                          - Delle belle parole, sì; ma il mio « capolavoro » è sempre là invenduto!

Perlotti                          - Sono tempi difficili!

Roveni                          - E quando lo sono per tutti, si fi­guri per noi artisti. Allora, Alberto? La tua te­lefonata mi ha allarmato.

Alberto                          - Debbo chiederti un grande fa­vore, Giorgio, anzi due grandi favori.

Roveni                          - Quanti vuoi, se posso...

Alberto                          - Bevi un liquorino? (Suona il campanello).

Roveni                          - Grazie.

Alberto                          - (a Perlotti) Lei il suo ratafià. (A Giulio, che entra da sinistra) E a noi due Kum­mel. (Giulio raccoglie sul vassoio le tazze del caffè ed esce a sinistra). Vorrei affidarti un in­carico un po' delicato.

Roveni                          - Cioè?

Alberto                          - Che tu vada a parlare a Corrado.

Roveni                          - Di cosa?

Alberto                          - Bisogna evitare che tra me e Corrado scoppi un dramma.

Perlotti                          - Un dramma?

Roveni                          - Di che genere?

Alberto                          - Passionale! Tu sai come siamo amici Corrado ed io...

Roveni                          - Fraterni.

Alberto                          - Ebbene, Corrado ed io, da qual­che tempo, non ci possiamo più soffrire.

Roveni                          - Perché mai?

Alberto                          - Amiamo la stessa donna.

Perlotti                          - La stessa?

Roveni                          - Ti sei innamorato di sua moglie?

Alberto                          - Ma che diamine dici; tu sai pure che Corrado, in seguito alle... distrazioni di sua moglie, ha dovuto chiedere la separazione le­gale...

Roveni                          - Già, mi avevi accennato.

Perlotti                          - Dopo tre anni di matrimonio!

Alberto                          - Quindi Corrado si è rimesso a fare il giovanotto e poiché siamo sempre as­sieme, se qualche avventura si presenta, diven­tiamo...

Roveni                          - Rivali!

Alberto                          - Prima eravamo semplicemente concorrenti e, quasi sempre, io cedevo il passo ai suoi milioni, che, su facili conquiste, trion­favano, ma, un mese fa circa, ad un tè di be­neficenza per gli orfani degli aviatori, al Grand Hotel, abbiamo conosciuto lei...

Roveni                          - La donna del dramma?

Alberto                          - Avevo notato una bella signora, elegante, distinta, che assisteva alla festa ap­partata e, siccome dovevo vendere i miei dieci buoni per i voli benefici, mi avvicinai offren­dole un biglietto. Prima di rispondermi si ri­volse alla sua vicina, un'attempata signora, parlandole in inglese, poi mi chiese quanto costa­ vano i buoni. «Cento lire l'uno, - risposi,       - con diritto ad un quarto d'ora di volo con me, garanzia assoluta, o quasi, della vita»; e mi presentai.

 Roveni                         - Naturalmente, lo acquistò.

Alberto                          - Uno? Tutti! E non lei, l'inglese, che mi diede mille lire per volare un'ora su Roma.

Roveni                          - Dev'essere molto ricca.

Alberto                          - Ci siamo poi informati; la stra­niera è mistress Kempt, un'inglese ricchissima che viaggia con la sua dama di compagnia.

Roveni                          - Italiana, questa...

Alberto                          - E incantevole...

Perlotti                          - Una governante!

Alberto                          - La sua distinzione, la sua istru­zione, conosce quattro lingue, la musica ed ha viaggiato mezzo mondo, tutto rivela nella si­gnora Torri una vera signora che, in seguito a dolorose traversie, come ci lasciò poi com­prendere, era stata costretta ad occuparsi per vivere. (Giulio entra col servizio dei liquori). Lascia, faccio io. (Giulio esce a sinistra).

Roveni                          - E il volo?

Alberto                          - Avevo preso le mie precauzioni per il giorno dopo, cioè avevo invitato anche Corrado nella speranza di affibbiargli la vec­chia, ma ecco che, al Lido, arriva la signora Torri sola. (Offre il bicchierino a Roveni).

Roveni                          - Grazie. Corrado si sarà rallegrato.

Alberto                          - Ma non io poiché da quel giorno è incominciata la nostra rivalità. Infatti, dopo il volo,         - che volo!! l'abbiamo riaccompa­gnata in albergo; alla nostra insistenza per ri­vederla, Cloty ha accettato a patto che fossimo sempre in due.

Perlotti                          - Cloty?!

Alberto                          - È l'abbreviativo di Clotilde.

Perlotti                          - È una signora sposata o...

Alberto                          - Vedova, da tre anni...

Perlotti                          - Vedova? Stia in guardia... Nel genere femminile le vedove sono le più peri­colose.

Alberto                          - No, no; la signora Torri sembra una vedova convinta. Deve averne avuto abba­stanza di un marito...

Perlotti                          - Sino a che non ne trova un al­tro...

Alberto                          - Non lo cerca. È un'anima disin­teressata, romantica...

Roveni                          - Ve ne sono ancora?

Alberto                          - Una, pare.

Perlotti                          - E l'ha incontrata proprio lei?!

Alberto                          - Certo è una donna interessante, diversa da tutte quelle...

Roveni                          - L'ultima è sempre diversa...

Perlotti                          - (a Roveni) E poi scopre che era peggiore delle precedenti.

Alberto                          - Questa è la migliore di quante ne ho conosciute; o non avremmo perso tempo tanto inutilmente.

Roveni                          - Sempre in due?

Alberto                          - Trattava entrambi con identica simpatia, non scoraggiava né l'uno ne l'altro e nessuno voleva cedere il campo.

Roveni                          - Una donna ha sempre buon gioco...

Alberto                          - Ci studiava per la scelta, ma il gioco è durato anche troppo e ieri, finalmen­te, si è decisa.

Roveni                          - Per te?

Alberto                          - Naturale! Però devi spiegare a Corrado come è avvenuto perché si renda ra­gione. L'apparecchio che la mia Casa da tempo sta costruendo, un nuovo tipo, formidabile, è pressoché ultimato e verrà lanciato col tenta­tivo della traversata atlantica ad una velocità mai raggiunta su grandi distanze.

Roveni                          - Mi avevi accennato...

Alberto                          - Il pilota prescelto per il nuovo « record » sarò io.

Perlotti                          - Gesù Maria!

Alberto                          - (a Perlotti) Finalmente! (A Ro­veni) E, per stornare la curiosità dall'impresa, e per concedermi un po' di quella libertà, alla quale dovrò rinunciare durante i collaudi del gran volo, la Direzione mi ha regalato venti giorni di licenza che andrò a godermi non so dove. «Solo, ahimè!» ho sussurrato a Cloty. Essa ha voluto sapere del mio volo, le ho con­fidato le mie speranze e la malinconia di ten­tare la mia più rischiosa impresa, senza poter portare in cuore il ricordo del più grande amo­re della mia vita.

Perlotti                          - (a Roveni) Sa quanti più grandi amori della sua vita ha già avuto quest'anno ?!

Alberto                          - Non esageri; saranno due... tre... quattro...

Roveni                          - Con le donne il numero non è pericoloso...

Perlotti                          - Ma è costoso...

Alberto                          - Mi ascoltava interessata, poi, ad un tratto, mi ha sussurrato : «Domani verrò da voi »!

Roveni                          - Allora... oggi!

Alberto                          - Sarà qui alle tre, l'aspetto,

Roveni                          - (a Perlotti) È giusto!

Perlotti                          - Cosa?

Roveni                          - È giusto che essa abbia scelto Alberto.

Alberto                          - Certo! Ma non sembrerà giusto a Corrado che ama e non ragiona, quindi ho pensato a te, caro amico comune, per pregarti di spiegare a Servi che non è colpa mia ma del destino, se...

Roveni                          - Se, il suo destino, è quello di es­sere tradito dalle donne.

Perlotti                          - E dagli amici.

Roveni                          - Ecco!

Alberto                          - Non gli dirai questo?!

Roveni                          - È la verità e sarebbe troppo cru­dele.

Alberto                          - Assicuralo invece che sono ad-doloratissimo.

Roveni                          - Però non bisogna neppure esage­rare con le bugie.

Alberto                          - (a Perlotti) Ora comprende la necessità che ho di partire, e, se non mi dà lei i quattrini, pregherò Roveni... (A Roveni) Ec­co il secondo favore, di mandarmi quell'anti­quario sai... (sottovoce) aiutami... (forte) che tu conosci...

Roveni                          - (prestandosi al giuoco) Ah... quello...

Alberto                          - Lo condurrò al castello perché scelga, fra i superstiti oggetti di valore...

Perlotti                          - Non vorrà fare mercato dei sa­cri ricordi di famiglia!?

Alberto                          - Se lei mi costringe...

Perlotti                          - Date le circostanze attenuanti... le anticiperò diecimila lire.

Alberto                          - Con diecimila lire, in due, per un mese, non posso certo fare il giro del mondo.

Perlotti                          - Per quello che va a fare lei, bastano.

Roveni                          - Sceglierai un soggiorno poetico, riposante...

Perlotti                          - Che non sia né Sanremo, né Mon­tecarlo... ci comprendiamo!

Alberto                          - Altro che Sanremo; dovrò fare delle economie.

Perlotti                          - (guarda l'ora) Debbo appunto recarmi in banca; le porterò cinquemila lire e un assegno, ad un patto.

Alberto                          - Ancora?

Perlotti                          - Che fra un mese sia tutto finito.

Alberto                          - Fra un mese avrò ben altra av­ventura a cui dedicarmi; allora, ritorna?

Perlotti                          - Tra mezz'ora. Arrivederla, caro Roveni, e di nuovo tanti rallegramenti.

Roveni                          - Grazie! (Stretta di mano).

Perlotti                          - (esce a destra).

Alberto                          - È diventato di un'avarizia sor­dida!

Roveni                          - Tu sei sempre stato un po' pro­digo...; ma ti vuole un gran bene!

Alberto                          - Anch'io, in fondo! Sono solo e guai se non avessi lui. Allora, vai da Corrado?

Roveni                          - Non è un incarico piacevole, ma vorrei che tu e Corrado rimaneste amici.

Alberto                          - Ti ringrazio, tu sei un impareg­giabile amico, Giorgio, ed io benedico il giorno in cui quasi ti mandavo all'altro mondo!

Roveni                          - Anch'io, se penso che poteva fi­nire davvero così...

Alberto                          - Per fortuna le nostre macchine si sono appena sfiorate...

Roveni                          - Già, la mia bicicletta e la vostra otto cilindri! Appena sfiorate, ma mi hai schiz­zato giù dalla ripa come un grillo...

Alberto                          - Senza gravi conseguenze, però.

Roveni                          - Perché vi siete fermati, mi avete portato in clinica ed avete fatto tutto quello che due galantuomini debbono fare.

Alberto                          - Siamo diventati amici per dis­grazia, ma lo siamo rimasti per affetto; a pro­posito, come sta tua figlia? È qualche tempo che non vedo la tua adorabile piccina.

Roveni                          - Sta bene, ma sono dispiacente di doverla lasciare.

Alberto                          - Perché?

Roveni                          - Parto domani o dopo.

Alberto                          - Dove vai?

Roveni                          - Ho vinto il concorso per affrescare una chiesa e sono atteso per iniziare i lavori.

Alberto                          - Mi rallegro.

Roveni                          - Cosa di poca importanza; è una chiesa di paese a San Benigno a Mare; ma, insomma, sono seimila lire e mi aiuteranno a vivere.

Alberto                          - E la bambina?

Roveni                          - Appunto, dicevo, non ho nessuno a cui affidarla e dovrò metterla dalle suore, in un istituto, per qualche mese; anzi, anch'io volevo pregarti...

Alberto                          - Dimmi: ah... che io vada a tro­varla?

Roveni                          - Se potessi avere sue notizie da te o da Corrado, di quando in quando, sarei più tranquillo.

Alberto                          - Al mio ritorno vi andrò certo; e, se ne parli a Corrado, farà altrettanto subito.

Roveni                          - Passo ora da lui.

Alberto                          - Alle tre lo trovi in banca; mi raccomando, vedi di scusarmi, di salvare la no­stra amicizia.

Roveni                          - Ci vado per questo. (Trillo di campanello).

Alberto                          - È lei. (Guarda l'ora). Ha anti­cipato! Lo vedi? Mi adora!

Roveni                          - Auguri...

(Giulio entra da destra).

Alberto                          - (a Giulio) È la signora che ti ho...

Giulio                            - È il signor commendator Servi.

Alberto                          - Chi?

Giulio                            - Il signor Corrado.

Roveni                          - Lui?

Alberto                          - Dovevi dire che non sono in casa sai che alle tre aspetto...

Giulio                            - Volevo, ma il signor commendatore dice che è atteso.

Alberto                          - Atteso? (A Roveni solo) Sospetta qualche cosa e viene per indagare.

Roveni                          - Così potrete parlarvi, spiegarvi apertamente.

Alberto                          - (a Roveni) Dimentichi che fra poco vi sarà qui lei, e allora... immagini che scena a tre? No, no, ti prego, portalo via al più presto, subito. (A Giulio) Fa' entrare, cosa aspetti? (Giulio esce a destra. A Roveni) In­teso?

Roveni                          - Proverò.

Corrado                         - (entra da destra) Come va, Al­berto?

Alberto                          - E tu?

Corrado                         - Benissimo.

Alberto                          - Allora, anch'io.

Corrado                         - Oh, Giorgio, sono contento dì vederti. (Affettuosa stretta di mano).

Roveni                          - È qualche tempo che non...

Corrado                         - La colpa è mia, ma devi scusarmi se non ho ancora potuto venire ad ammirare il tuo quadro alla Mostra, sono così occupato...

Alberto                          - Roveni mi diceva che avrebbe già potuto venderlo, ma siccome spera che lo ac­quisterai tu...

Roveni                          - (a Corrado) Ti prego di non dar retta alle sue storie; io non ho affatto...

Corrado                         - Figurati, lo conosco bene. Però verrò uno di questi giorni.

Alberto                          - Bada che Roveni parte domani.

Roveni                          - O dopo; mi assento per un mese o due.

Corrado                         - Dove vai?

Alberto                          - Ti dirà strada facendo; deve an­che parlarti della piccina...

Corrado                         - Come sta Andreina?

Roveni                          - Come un fiore.

Alberto                          - (cercando di farli uscire) Io non vi trattengo perché aspetto per le tre l'ingegne­re Jani sai, il costruttore dell'apparecchio e...

Corrado                         - Non raccontare frottole, per le tre aspetti lei.

Alberto                          - Chi?

Corrado                         - Cloty.

Alberto                          - Cloty, io? Ohh... che idea!

Corrado                         - Se me l'ha telefonato lei.

Alberto                          - Lei?!

Corrado                         - Dandomi l'appuntamento qui da te.

Alberto                          - Ha dato appuntamento a te, da me, qui?

Corrado                         - A me, da te, per le tre! Cloty ama le posizioni chiare, nette.

Alberto                          - (a se) A me sembra che le com­plichi, invece!

Corrado                         - E preferisce una franca spiega­zione a tre, prima di decidersi alla scelta.

Roveni                          - Se è così è una donna leale.

Corrado                         - Alberto te ne ha parlato?

Alberto                          - Sì, gli ho raccontato della nostra, non vorrei dire rivalità, ma, in fondo...

Corrado                         - È la parola; ma essa vuole che rimaniamo buoni amici.

Alberto                          - È il mio più vivo desiderio, caro Corrado; non è vero, Giorgio?

Roveni                          - Certo!

Corrado                         - E il mio, Alberto.

Alberto                          - Non ci resterà, quindi, che ac­cettare la sua decisione.

Corrado                         - Prima di farlo vuol convincersi della sincerità del nostro sentimento, sono le sue parole, ed oggi io glielo proverò(sottolineando la parola) a fatti.

Alberto                          - (con sorridente ironia) A fatti : cioè a cifre; è il tuo linguaggio.

Corrado                         - È un linguaggio che ha sempre la sua eloquenza.

Alberto                          - Sì, con quasi tutte ma non con una donna come Cloty, una creatura tutto sen­timento, poesia, passione.

Corrado                         - Ma riflessione, esperienza e buon senso anche.

Alberto                          - (a Roveni) Non è il danaro, è l'amore che essa vuole.

Corrado                         - Ma sa benissimo che tu usi que­ste parole- amore, poesia, passione - come faccio io coi francobolli «reclame» in banca. (A Roveni) Non è vero?

Roveni                          - Sai, io le uso così poco...

Corrado                         - Alberto invece le appiccica in tutte le occasioni, con ogni donna che...

Alberto                          - Senti, caro il mio banchiere, non ti farai delle illusioni, spero.

Corrado                         - (con lo stesso tono) Farò tutto quello che potrò per conquistarla, caro il mio «asso». (Trillo di campanello alla porta).

Alberto                          - Eccola!

Roveni                          - Allora, io vado...

Alberto                          - Ormai sei qui, te la presenterò. (Sottovoce) Così riaccompagnerai Corrado e lo consolerai, poveretto!

Giulio                            - (apre la porta di destra, introduce Cloty, poi prende il vassoio dei liquori ed esce a sinistra).

Cloty                             - (ha trent'anni; il suo portamento, il suo tratto, la sua gentilezza garbata ma riser­vata, denotano distinzione e signorilità innate. Il suo giuoco femminile pronto, abile, intelli­gente, rivela uno spirito vigile, sensibilissimo, inquieto ed inquietante. Veste con sobria ele­ganza).

Alberto                          - Vi ringrazio di essere venuta, Cloty.

Cloty                             - Un po' in ritardo, ma volevo prima che vi spiegaste con Servi.

Corrado                         - (baciandole la mano) Fatto!

Alberto                          - (presentando) Permettete, il pit­tore Roveni, un carissimo amico comune; la signora Torri...

Roveni                          - (si inchina) Signora...

Cloty                             - Roveni? Pittore? Vi è alla Mostra d'Arte un grande quadro di un...

Alberto                          - (accennando a Roveni) L'autore!

Cloty                             - Mi rallegro; ho ammirata la sua opera: vi è tanta umanità, tanta poesia.

Alberto                          - Veramente! Andrà ad ammirar­la anche Corrado e acquisterà il quadro, ha detto!

Corrado                         - (a Roveni) Perché no? (Parla con lui).

Alberto                          - (a Cloty sola) Non capisco perché abbiate fatto venire qui Corrado.

Cloty                             - (a lui solo) Meglio una spiegazione franca, a tre, che...

Alberto                          - (c. s.) Ma egli si illude, non sospetta la verità. Io ho già le valigie pronte e stasera, se volete, partiamo. Non avrete cam­biato idea! ?

Cloty                             - (e. s.) Tutt'altro.

Alberto                          - (c. s.) Allora, perché?...

Cloty                             - (c. s.) Se siete voi che mi amate di più dovete essere tranquillo.

Alberto                          - (c. s.) Io vi adoro, Cloty, ma siete così strana...

Cloty                             - (c. s.) Oggi sarò chiarissima.

Alberto                          - (c. s.) Gli parlate voi?

Cloty                             - (c. s.) Comincerò da lui...

Alberto                          - (forte) Una spremuta di arancio?

Cloty                             - Ecco.

Alberto                          - Ve la preparerò io stesso. (A Corrado) A te un Kummel. (Dà di gomito a Roveni).

Roveni                          - (congedandosi da Cloty) Sono lieto di averla conosciuta, signora.

Cloty                             - (porgendogli la mano) Io, signor Roveni.

Roveni                          - (si volge a Corrado per salutare) Caro...

Alberto                          - (sottovoce, a Roveni) Aspetta, devi riaccompagnarlo, ti dico. (Esce con Roveni a sinistra).

Corrado                         - Come vedete, vi ho obbedito, ma Alberto sembra così sicuro di sé...

Cloty                             - E voi, di voi? È un mese che en­trambi dite di amarmi e chiedete di provar­melo, vediamo.

Corrado                         - Io non so che cosa egli possa offrirvi...

Cloty                             - Non vi preoccupate di questo; ascol­tate il vostro cuore.

Corrado                         - Sapete che io sono un uomo di affari, Cloty; per me la sincerità dei sentimenti si prova a fatti; scusate quindi se vi parlerò da uomo pratico...

Cloty                             - Al contrario, caro Servi; voi siete un banchiere: è quindi naturale che i vostri sentimenti si esprimano col linguaggio che co­noscete ed usate meglio, le cifre.

Corrado -                      - Esse sono leali, mentre le belle parole, la poesia...

Cloty                             - La poesia, è morta; sentiamo dun­que!...

Corrado                         - (che intanto si era seduto ed aveva controllato qualche cifra sul suo notes) Ec­co qua, Cloty. Quale dama di compagnia di mistress Kempt voi avete duemila lire al mese di stipendio, avete detto...

Cloty                             - Infatti...

Corrado                         - Io ve ne offro cinque. Sono ses­santamila lire all'anno.

Cloty                             - Di stipendio, per tenere compagnia a voi?

Corrado                         - Per le necessità della vostra vita.

Cloty                             - Della mia vita voi conoscete quanto vi ho detto io: poco, Servi.

Corrado                         - Naturalmente mi preoccupo an­che del vostro avvenire e depositerò alla banca, sopra un libretto al vostro nome, cinquantamila lire per ogni anno della nostra relazione.

Cloty                             - (sempre con tono garbatamente scher­zoso) Un fondo di previdenza contro gli in­fortuni sentimentali.

Corrado                         - Inoltre avrete un grazioso appar­tamentino degno dì voi, e... vostro!

Cloty                             - E... poi?

Corrado                         - E poi, l'amore, il mio grande amore!

Cloty                             - Oh, mio povero Servi, è questo il vostro « grande » amore? Questa è l'eloquenza, in cifre, di un uomo che possiede trenta mi­lioni?!...

Corrado                         - Meno, meno...

Cloty                             - Non meno di venticinque; sono bene informata.

Corrado                         - Se avete qualche altro desiderio esprimetelo.

Cloty                             - Uno solo: voglio essere amata, fe­lice.

Corrado                         - È il mio sogno.

Cloty                             - Ma volete realizzarlo spendendo il meno possibile...

Corrado                         - Centomila lire all'anno non vi sembrano eloquenti?

Cloty                             - Per un uomo che possiede un mi­lione all'anno di reddito? È come se... bal­bettaste.

Corrado                         - Tuttavia... è una posizione.

Cloty                             - Invidiabile, per una donna spo­sata, ma per me, sono nulla.

Corrado                         - Centomila lire? A questi chiari di luna! ! ! Con questa crisi!

Cloty                             - Io sono una sentimentale, Servi, e allora speravo di udire da voi quella paro­la, quella cifra, innanzi alla quale si ha la sensazione dell'eloquenza irresistibile.

Corrado                         - Vediamo di ragionare, Cloty.

Cloty                             - Avete torto, di ragionare; qui si tratta di sentimento.

Corrado                         - Per provarvi quanto il mio sia profondo, arrotonderò; da cento e dieci a cen­to e ven...

Cloty                             - Non contrattate, perché vi avverto che, neanche per il doppio, mi convincerete.

Corrado                         - Il doppio sarebbero duecento­mila...?!

Cloty                             - Mentre se mi offriste trecentomila lire all'anno, per esempio, comincerei a pen­sarci.

Corrado                         - Voi scherzate...

Cloty                             - Al contrario, sono seriissima. Se poi vi uscisse dal cuore il vero grido della pas­sione che io attendevo...

Corrado                         - Cioè?

Cloty                             - Quattrocentomila...

Corrado                         - (inorridito) Cosa?

Cloty                             - ... lire all'anno, vi vedrei con oc­chi diversi e penserei, decisamente, alla possi­bilità di farvi felice.

 

Corrado                         - (ride, verde) Veramente voi sie­te troppo sentimentale!

Cloty                             - Non ridete, Servi! (Osservando il suo orologio a polso) Vi do un minuto per ac­cettare, o aumento...

Corrado                         - Rido di me: dovevo capirlo subito che, facendomi venire, qui, miravate a giuocarmi...

Cloty                             - Vi assicuro che non capite niente. Mancano dieci secondi.

Corrado                         - Siete ricorsa a questo stratta­gemma per liberarvi di me.

Cloty                             - (osservando l'orologio) Cinque...

Corrado                         - Ecco la verità.

Cloty                             - Il minuto è passato; prevedevo che non avreste compreso poiché, con tutto il vo­stro danaro, voi siete povero, irrimediabilmen­te povero, Servi.

Corrado                         - Ma, infine, cosa dovevo...?

Cloty                             - Basta; avete ragionato, avete riso, avete perso. (Apre la porta a sinistra) Ebbene, Santelmo, questa aranciata?

Alberto                          - (entra con la bibita ed un bicchie­rino di liquore) Pronti! (Gliela offre osser­vando Corrado che si è seduto sopra una sedia e borbotta accigliato).

Corrado                         - (tra i denti) Le donne!... Le donne!...

Alberto                          - (sottovoce, a Cloty) Liquidato?

Cloty                             - Naufragato!

Alberto                          - (offrendo il liquore a Corrado) Un doppio Kummel, Corrado, ti farà bene.

Corrado                         - (distratto, lo beve d'un fiato; gli brucia la gola, gli va di traverso).

Alberto                          - (gli dà qualche colpo a mano aper­ta sul dorso) Coraggio, come va?

Corrado                         - Malissimo.

Alberto                          - (a se) Benissimo!

Cloty                             - (intanto ha bevuto; Alberto le prende e depone il bicchiere) Ecco l'uomo che mi ha capita, Servi.

Corrado                         - Chi?

Cloty                             - (verso Alberto) Lui!

Alberto                          - Io!

Cloty                             - Santelmo non ha mai pensato che io fossi una donna interessata, calcolatrice.

Alberto                          - Voi? Ohh!

Cloty                             - Egli ha compreso che, la mia, è sete d'amore.

Alberto                          - La mia sete!

Cloty                             - E cosa mi ha proposto ieri?

Alberto                          - Di dissetarci assieme. Scegliete, Cloty; stavo scrivendo appunto gli itinerari... (Estrae un foglio di tasca) Venezia, Abbazia, Brioni? O preferite i laghi: il Garda, Villa d'Este, Stresa? Se vi sorride Capri e la spiaggia delle sirene, poi Taormina, la Conca d'Oro...

Cloty                             - È un viaggio di nozze che mi pro­ponete?

Alberto                          - Non vi va?

Cloty                             - Con le nozze, sì.

Alberto                          - (rimette subito il foglio in tasca) Dite voi quale programma preferite per questo mese di felicità.

Cloty                             - Noi partiamo domani per la Spagna.

Alberto                          - La Spagna?!

Cloty                             - È pittoresca!

Alberto                          - (poco convinto) Dicono...

Cloty                             - Però detesto le «corride».

Alberto                          - Allora è inutile andarci.

Cloty                             - Visiteremo Madrid, Siviglia, Gra­nata; sarà molto interessante.

Alberto                          - (tra se) Ma costoso, anche.

Cloty                             - E dopo due settimane ci imbarche­remo per Madera.

Alberto                          - Madera?!

Cloty                             - Vi siete stato?

Alberto                          - Neanche per... un giorno.

Cloty                             - È un soggiorno incantevole. Mi sono ripromessa di tornarvi non più sola...

Corrado                         - (a sé) Ha tutte le fortune quell'animale...

Cloty                             - (ad Alberto) Vi seduce?

Alberto                          - Sì... È un po' lontanuccia, però; siamo in pieno Oceano...

Cloty                             - Appunto, è più vicina alla méta.

Alberto                          - Che méta?

Cloty                             - Ecco lo scopo del nostro viaggio: verso la fine del mese voi ritornerete in Italia per prepararvi al gran volo ed io proseguirò.

Alberto                          - Dove?

Cloty                             - Sull'altra sponda dell'Oceano.

Alberto                          - Dell'Oceano?! Per fare cosa?

Cloty                             - Come, per fare cosa? Quanto voi state per tentare, la traversata atlantica ad una velocità mai raggiunta, è esaltante; milioni di cuori vi seguiranno trepidanti, ma, il mio, vi ac­compagnerà con spasimo. Voi apparite nel sole, in alto, scendete, avete vinto. Tutti vi accla­mano, ma la gioia della vittoria voi la troverete nelle lagrime felici della donna che vi ama. Allora mi conoscerete veramente. Avete com­preso, Santelmo?

Alberto                          - (scherzoso) Comprendo che voi avete una fantasia da romanziere, ma voi ca­pite che non è possibile.

Cloty                             - Possibilissimo.

Alberto                          - E non è serio...

Cloty                             - È serissimo...

Alberto                          - (ridendo) Voi scherzate!

Cloty                             - Non ridete, Alberto.

Corrado                         - (che ha seguito con attenzione la loro scena, interviene deciso) Ha riso, Clo­ty; vi faccio osservare che egli ha riso.

Alberto                          - Io trovo tutto questo molto ro­mantico, ma ragioniamo, Cloty.

Corrado                         - E notate che egli ragiona.

Alberto                          - (seccato, a Corrado) Si capisce che ragiono, imbecille!

Corrado                         - Eh, no: se ragioni, l'imbecille sei tu. (A Cloty) Vero?

Cloty                             - Eh, sì.

Corrado                         - (osservando l'ora al suo cronometro) Hai un minuto di tempo per rispondere.

Alberto                          - Cosa c'entri tu?

Corrado                         - (a Cloty) Non gli farete un trat­tamento di favore!?

Cloty                             - No, no.

Alberto                          - (a Cloty) Spieghiamoci.

Cloty                             - Non c'è da spiegare, basta com­prendere o no, accettare o...

Alberto                          - Perché volete complicare così ro­manzescamente un programma che potrebbe es­sere ugualmente delizioso e... meno... meno...

Corrado                         - Meno dieci, nove, otto, sette...

Alberto                          - E non seccarmi. Non vi pare, Cloty? Si potrebbe fare un magnifico viaggio...

Corrado                         - Il minuto è trascorso. (Ritira il cronometro).

Cloty                             - E anche voi non avete compreso.

Alberto                          - Cosa?

Cloty                             - Basta, Santelmo; è finito.

Alberto                          - Come, finito? Credo di aver di­ritto a qualche spiegazione.

Corrado -                      - Hai ragionato, hai riso: nessuna spiegazione.

Alberto                          - Non lo domando a te, idiota.

Cloty                             - (seria, precisa) Io non debbo nulla ne a Servi ne a voi, e meno delle spiegazioni. Alberto         - (toccato) Scusate.

Corrado                         - (a se) Mal comune mezzo gau­dio...

Cloty                             - Del resto lo prevedevo che anche voi avreste fallito la prova.

Alberto                          - La prova?

Cloty                             - Che peccato, Santelmo, che voi ab­biate, in cielo, l'ardimento di un'aquila e, in terra, non siate che il solito galletto!

Alberto                          - Un galletto?

Cloty                             - Se almeno fosse stata la bella av­ventura; ma credere che io vi avrei seguito così per il vostro capriccio... (Intanto riprende la borsetta ed i guanti. A Servi, tendendo­gli la mano) Addio, dunque, Servi...

Corrado                         - Non vi rivedrò?

Cloty                             - Diffìcilmente; io parto questa sera. (Ad Alberto) A voi ogni augurio di vittoria, con tutto il cuore, Santelmo.

Alberto                          - Grazie, signora. (Le bacia la mano). Partite?

Cloty                             - Sì, sola, ancora sola, ahimè. Ma se è vero, come si dice, che non bisogna chie­dere ad un uomo più di quanto egli possa dare (ad entrambi) voi date veramente trop­po poco!

Alberto                          - (suona il campanello per il dome­stico, l'accompagna sino alla porta).

Cloty                             - (con un ultimo sorriso) Peccato!... (Un cenno di addio ed esce a destra).

Corrado                         - (dopo un attimo di silenzio, tra se) Troppo poco centomila lire all'anno?

Alberto                          - (stesso tono, fra se) Chissà dove mirava col suo romanzo!

Roveni                          - (si affaccia a sinistra, li vede soli) Alberto... mi hai dimenticato?

Alberto                          - Vieni, vieni...

Roveni                          - (ad Alberto) Se n'è andata?

Alberto                          - Già!

Roveni                          - (a Corrado) Sola?

Corrado                         - Lo credo! Sai cosa mi ha chiesto come prova d'amore?

Roveni                          - Cosa?

Corrado                         - Quattrocentomila lire all'anno di stipendio!

Roveni                          - A te? Credevo ti conoscesse...

Corrado                         - Ero io che non la conoscevo!

Roveni                          - (ad Alberto) E a te cosa ha...?

Alberto                          - A me ha chiesto un vero roman­zo di terra cielo e mare che, con diecimila lire, non avrei neppure potuto incominciare e che non so come sarebbe finito.

Roveni                          - Ma siete sicuri di averla compre­sa? Perché (ad Alberto) o è romantica (a Cor­rado) o è calcolatrice.

Corrado                         - Se lo è! Ed io la credevo una sentimentale! (Come a sfogarsi) Asino!

Alberto                          - (credendo l'abbia detto a lui, gli risponde, con lo stesso tono) Somaro!

Corrado                         - Io lo dicevo a me!

Alberto                          - Anch'io!

Roveni                          - L'essenziale è che vi siate com­presi voi

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

 

Un salotto di lettura e scrittura al « Grande Albergo Imperiale ». Al fondo un'alta vetrata, con apertura centrale a battenti, divide in due l'ambiente.

Quello retrostante si intravede appena; quel­lo in scena rappresenta il salotto di scrittura. A destra un'alta finestra. A sinistra una porta che comunica con l'appartamento della signora Torri. A destra un tavolino basso con sopra giornali e riviste; attorno, alcune poltrone in cuoio.

Arredamento e mobilio ricco, da albergo di lusso, ma, nell'insieme, quel senso di imper­sonalità e di sobrietà propria di tali ambienti.

Dal primo al secondo atto è trascorsa un'ora.

Cloty                             - (sta scrivendo al tavolo; indossa un'e­legante abito da pomeriggio senza cappello) Ho quasi finito, Paola; vuoi aggiungere due righe per il babbo?

Paola                             - (bella signora sulla trentina; veste con eleganza; è in cappello; siede al tavolo; sfo­glia una rivista fumando una sigaretta) Non potrei scrivergli che quanto ti ho detto : che ho fatto di tutto per trattenerti a Roma.

Cloty                             - Ma che sono una testa bizzarra, stravagante, che non sa quello che vuole...

Paola                             - Ah questo sì...

glielo scrivo

Cloty                             - E non vi sei riuscita. Glielo scrivo già io.

Paola                             - E che vai in Egitto?

 

Cloty                             - Sì.

Paola                             - A fare cosa poi, in Egitto, io non lo so!

Cloty                             - È un viaggio interessantissimo. Susanne Kilper mi scrive dal Cairo entusiasta.

Paola                             - È quella signora americana che hai conosciuto durante la crociera in India?...

Cloty                             - Sì, abbiamo continuato a scriverci, a ritrovarci; è una piacevole compagna di viaggio.

Paola                             - Ricchissima, divorziata due volte e che gira il mondo in cerca di un terzo ma­rito, mi hai detto.

Cloty                             - Già, cerca l'ideale!

Paola                             - Come te!

Cloty                             - Con qualche differenza di metodo, però...

Paola                             - La tua amica è più per il metodo sperimentale che sentimentale, a quanto dice mistress Kempt...

Cloty                             - Susanne è molto moderna, molto sportiva...

Paola                             - Ed anche l'amore è uno sport, per lei.

Cloty                             - Certo non è un grave problema da risolvere come per me e, almeno, lei non si annoia.

Paola                             - Non vorrai prenderla a modello!?

Cloty                             - Non è così facile. Io non ho il suo bel temperamento pratico...

Paola                             - Perché sei una donna profonda­mente onesta!

Cloty                             - Purtroppo!

Paola                             - Non ti spiacerà...

Cloty                             - No, ma non mi diverte neppure!

Kempt                           - (entra da sinistra; è una signora sul­la cinquantina di aspetto distinto, dal tipo in­glese. L'accentuazione esotica della sua pronun­cia sarà leggerissima. A Cloty, a voce bassa) La signora De Lauris la desidera al telefono.

Cloty                             - (a Paola) Avverto che passo a sa­lutare; vieni anche tu?

Paola                             - Sì, sì, volentieri! (Cloty esce a si­nistra). Dunque, signora Kempt, si riparte.

Kempt                           - Così signora Clotilde ha deciso poco fa, rientrando.

Paola                             - Speravo proprio che mia sorella si fermasse questa volta.

Kempt                           - Anch'io credevo.

Paola                             - Doveva trattenersi a Roma una settimana: vi è da più di un mese; doveva esserci una ragione, qualcuno che sembrava interes­sarla.

Kempt                           - Yes, c'è sempre qualcuno, dap­pertutto, che sembra interessare signora, ma, poi, sempre si riparte...

Paola                             - Non deve essere divertente neppu­re per lei.

Kempt                           - Io sono vecchia, quasi, e ritornerei volentieri a Londra, in casa editrice che mio fratello dirige, per mio lavoro di traduzioni, ma signora è molto buona, gentile con me, anzi      (sorridendo) è lei mia dama di compagnia e allora, sino a che viaggia in cerca di Ideale... io l'accompagno!

Paola                             - Ha già girato mezzo mondo in que­sti anni... Ora va a cercarlo in Egitto, l'ideale!

Kempt                           - Quello è paese di araba fenice... Speriamo!

Cloty                             - (rientra) Ci aspettano alle cinque, ci sarà anche il senatore.

Kempt                           - Sarebbe opportuno prenotare ca­bine se signora ha deciso...

Cloty                             - Andrò io alla navigazione. (A Pao­la) A che ora manda la macchina tuo marito?

Paola                             - Verrà lui stesso appena può, ha detto.

Kempt                           - Se signora permette passo a salu­tare mia amica professoressa Thampson e su­bito rientro per bauli.

Cloty                             - Vada, vada, mistress Kempt, ha tutto il tempo; si parte alle otto.

Kempt                           - (a Paola) Signora...

Paola                             - Arrivederla, mistress Kempt; la prego, avverta il portiere, se viene l'avvocato Osvaldi, di farlo salire subito.

Kempt                           - Yes. (Esce a sinistra).

Paola                             - Anche Maurizio è rimasto così sor­preso della tua decisione che viene a sentire...

Cloty                             - Cosa?

Paola                             - Sino a ieri dicevi che Roma è la città dove preferiresti vivere; oggi, improvvi­samente, decidi dì...

Cloty                             - Lo preferirei se avessi un motivo serio per fermarmi; poiché non l'ho e vi sono da un mese e mezzo ormai...

Paola                             - Per questo, tanto Maurizio che io, credevamo ti trattenesse un motivo serio.

Cloty                             - Quale?

Paola                             - Tu non me ne hai mai parlato.

Cloty                             - Ma ti sei interessata ugualmente per sapere.

Paola                             - Non era difficile; fingevamo di non riconoscerti, era il tuo desiderio, ma ti abbiamo incontrata più di una volta, Maurizio ed ioper Roma, sulla magnifica macchina del ban­chiere Servi.

Cloty                             - Infatti...

Paola                             - Ricchissimo, distinto, ma sposato, mi sembra.

Cloty                             - Male, ma lo è.

Paola                             - Non sarà stato il motivo serio, dun­que. Ma il suo amico, il conte dì Santelmo, il noto aviatore, è scapolo...

Cloty                             - Sì, irriducibile! Come motivo per rimanere ti assicuro che, quello, è ancora meno serio...

Paola                             - Parti perché ti hanno delusa?

Cloty                             - Ah, sì, molto!

Paola                             - Scusa se te lo dico, ma è naturale.

Cloty                             - Che io sia delusa dagli uomini? Non è lusinghiero.

Paola                             - Tu capisci ciò che voglio dire. Li spaventi con le tue false generalità, ti diverti a farti passare per la dama di compagnia di lady Kempt...

Cloty                             - E questa ti sembra la mia più gran­de stravaganza, vero?

Paola                             - Dici che ti serve per esaminare me­glio gli aspiranti al tuo cuore e alla tua mano, ma vedo che li vai bocciando tutti ugualmente.

Cloty                             - È appunto perché ho constatato che una signora giovane, vedova e ricca a milioni, ispira troppo facilmente delle passioni... folli, che mi sono decisa a partire dalla nostra citta­dina, a viaggiare ed a scambiarci le parti con mistress Kempt; per capire il grado e la na­tura dell'interesse che un uomo mi dimostra...

Paola                             - Risultato?

Cloty                             - Da quando viaggio non ho più avu­to un solo pretendente alla mia mano.

Paola                             - E, tra gli aspiranti al tuo cuore di modesta dama di compagnia, non ne hai tro­vato uno che...

Cloty                             - Che mi piacesse? Ne ho trovato più di uno, e, se ciò bastasse, potrei vantare una collezioni di amanti veramente ragguardevole per numero e qualità.

Paola                             - Gli amanti non sono l'amore, la felicità.

Cloty                             - Che io non ho mai conosciuta e che cerco, che attendo...

Paola                             - Ma, l'amore, per una donna, è pur sempre un uomo...

Cloty                             - Eh, si, almeno uno!

Paola                             - Trent'anni è un'età difficile, esi­gente, Clotilde...

Cloty                             - A chi lo dici!

Paola                             - A te che sei sola e sempre più in­quieta, mi sembra...

Cloty                             - Le delusioni pesano, stancano.

Paola                             - E poiché la solitudine e l'inquie­tudine possono giuocare dei brutti scherzi alla migliore delle donne, deciditi una buona volta.

Cloty                             - A riprendere marito, vero?

Paola                             - È l'unica soluzione degna di una donna come te.

Cloty                             - E credi che non l'avrei già adot­tata se fosse così facile?

Paola                             - Tu hai tutte le ragioni per essere esigente.

Cloty                             - Non lo sono troppo.

Paola                             - Ma bisogna anche essere pratiche, ragionevoli! Si capisce che, al giorno d'oggi, uomini che si innamorino di una modesta istitutrice, solo perché adorna di belle virtù, sino al punto di sposarla, simili eroi del sentimento, non si trovano più che nei film, al cinematografo!

Cloty                             - (con un sorriso vago, come a se stessa) E allora io non mi sposerò più.

Paola                             - Perché chiedi alla vita una felicità irreale, romanzesca e rincorri io non so quale ideale.

Cloty                             - Decisamente tu mi credi più sciocca di quanto io non sia, Paola...

Paola                             - Tu sei intelligentissima, ma anch'io non ti capisco; sei così strana, chiusa, si di­rebbe che tu nasconda un segreto...

Cloty                             - Non me lo rimproverare, Paola.

Paola                             - Allora è così?

Cloty                             - E non occuparti della mia felicità.

Paola                             - Vorrei invece, e la tua mancanza di confidenza mi umilia, mi fa male.

Cloty                             - Vuoi proprio occupartene?

Paola                             - Sono tua sorella e non chiedo di meglio.

Maurizio                        - (dal fondo; bacia la mano a Cloty con affetto e riguardo) Scusa se ho tardato, vengo dal tribunale, e...

Cloty                             - Non abbiamo premura.

Maurizio                        - La macchina è a vostra dispo­sizione.

Cloty                             - Grazie, Maurizio; volevo fare al­cune commissioni e passare dal senatore De Lauris a salutare.

Paola                             - Ho tanto insistito, ma Clotilde è decisa a partire e...

Maurizio                        - Mi spiace molto.

Cloty                             - Ero venuta a Roma per il vostro affare; vi sono rimasta anche troppo.

Maurizio                        - Non dimenticheremo ciò che tu hai fatto per noi; l'occasione per acquistare la casa era ottima, ma, senza il tuo aiuto, il tuo prestito...

Cloty                             - L'ho fatto volentieri, sono lieta di vedervi sistemati, felici.

Maurizio                        - Vorremmo poter dire altrettan­to di te ed averti qui con noi...

Paola                             - Con una casa, una famiglia tua; quella è la felicità che nulla paga.

Cloty                             - Nulla? Ne sei convinta, Paola?

Paola                             - Certo. Nel tuo primo matrimonio non sei stata troppo felice...

Cloty                             - Troppo felice? Come è vero che i sacrifici degli altri sembrano sempre leggeri!

Paola                             - Allora ti sei sacrificata a sposare un uomo che non amavi, ma, infine, sei stata fortunata.

Cloty                             - Fortunata?!

Paola                             - Sei rimasta vedova dopo soli cin­que anni!

Maurizio                        - (scherzoso) Non ti augurerai altrettanto! ?

Paola                             - (stesso tono) Non credo che tu mi lasceresti dieci milioni come suo marito. (A Clotilde) Ma poiché, a rimaner vedova, non ti diverte...

Cloty                             - Affatto!... (Come prendendo una decisione) Così, Paola, non parto più.

Paola                             - Rimani?

Cloty                             - Sì.

Maurizio                        - Ecco una saggia decisione.

Cloty                             - E farò tutto ciò che vorrai... (Dopo un attimo) Se lo vorrai ancora fra qualche minuto.

Paola                             - Come?

Cloty                             - Torno subito. (Esce a sinistra).

Maurizio                        - Partiva perché il romanzetto è finito male.

Paola                             - Era da prevedersi! Si fa certe illu­sioni sugli uomini...

Maurizio                        - È davvero strano che una don­na intelligente ed esperta della vita come Clo­tilde sia così romantica.

Paola                             - È quanto le ho detto, e l’ha capi­to, finalmente. D'ora innanzi mi occuperò io dei suoi affari di cuore e...

Portiere                         - (dal fondo) Scusi.

Paola                             - Dica, cerca la signora Torri?

Portiere                         - Infatti...

Paola                             - (sì alza) Mia sorella è occupata; se debbo comunicarle...

Portiere                         - Vi è questo signore (le consegna un biglietto) che deve parlarle di affari urgen­ti, dice, e aspetta risposta.

Paola                             - (legge il biglietto) « Avvocato cavalier Filippo Perlotti, Regio notaio, da parte del conte di Santelmo ».

Maurizio                        - (a lei) Il notaio Perlotti?

Paola                             - (a Maurizio) Lo conosci?

Maurizio                        - Benissimo, per ragioni profes­sionali...

Paola                             - (al portiere) Può far chiamare il signore all'apparecchio?

Portiere                         - Subito. (Telefona) Rizzi, sono io; chiama il signore al quale ho detto di at­tendere all'apparecchio... Sì, in cabina.

Paola                             - Grazie. (Si fa dare il microfono. Il portiere esce dal fondo). Chi è questo si­gnore?

Maurizio                        - Un vecchio notaio molto sti­mato nel nostro ambiente.

Paola                             - Mandato dal conte di Santelmo. (Gli cede l'apparecchio) Senti cosa vuole.

Maurizio                        - Io?!

Paola                             - Dal momento che lo conosci. San­telmo è uno dei due aspiranti per cui Clotilde si è fermata. Il solo serio.

Maurizio                        - E cosa gli dico?

Paola                             - Ascolta, poi...

Maurizio                        - Eccolo. (Telefona) Pronti... Chi parla?... Come va, egregio notaio?... Con l'av­vocato Osvaldi... Bene, grazie; no, no, non c'è equivoco. La signora Torri è mia cognata. (A Paola) Posso dirglielo?

Paola                             - Ormai...

Maurizio                        - (al telefono) Precisamente, è come le dico, ma essa è occupata in questo momento e se può dire a me di che... Infatti doveva partire, ma non parte più... Sì, sì, so che conosceva... Ah, lei è l'amministratore del conte?

Paola                             - Benissimo!

Maurizio                        - (telefona) Come? Aveva propo­sto a Santelmo di partire per la Spagna e Ma­dera? (Guarda Paola).

Paola                             - Clotilde avrà scherzato per metterlo alla prova...

Maurizio                        - (telefona) Per un mese?

Paola                             - Figuriamoci! Gli spiegherai tu che il conte non ha capito con quale donna trat­tava e...

Maurizio                        - (al telefono) No, no, avvocato, la signora Torri non sarebbe mai partita; se lei attende sotto, le dirò, le spiegherò... sì, nell'atrio, scendo subito. (Aggancia il ricevi­tore). Sembra che Santelmo abbia raccontato al suo amministratore di non aver potuto par­tire per la Spagna perché non gli bastavano i quattrini, e ne esigeva degli altri, ma il notaio Perlotti, che deve conoscere bene il suo pu­pillo, prima di darglieli, ha creduto prudente venire a pregare la signora Torri di riceverlo per sincerarsi delle sue reali intenzioni.

Paola                             - È una vera fortuna che tu conosca questo avvocato.

Maurizio                        - Poiché si tratta di mia cognata dovrò dirgli la verità.

Paola                             - Purché l'amministratore non fac­cia, al conte, il nostro nome. Dobbiamo occu­parci della felicità di Clotilde con molto tatto.

Maurizio                        - Il notaio Perlotti è un uomo abile e discreto e non dirà che quanto sarà utile dire.

Paola                             - Vedremo l'effetto della verità sul conte, quando saprà chi è Clotilde... (Poiché sente aprirsi una porta alle spalle, cambia discorso; forte) Perché tu voglia fare questa eco­nomia di termosifoni nel nuovo appartamento, non lo capisco... (Si volta; a Clotilde) Sei pronta?

Cloty                             - (è entrata da sinistra, non ha il cap­pello) Non ho che da mettermi il cappello, ma debbo prima parlarti un momento, Paola.

Maurizio                        - Allora io vi... (Per congedarsi).

Cloty                             - Se vuoi rimanere!?

Paola                             - Maurizio ha molto da fare, gli hanno telefonato ora dallo studio.

Maurizio                        - Vi lascio la macchina.

Cloty                             - Grazie.

Maurizio                        - Arrivederci, Clotilde.

Paola                             - (sottovoce, a lui) Mi raccomando.

Maurizio                        - (sorriso d' intelligenza; esce dal fondo).

Paola                             - Hai da parlarmi?

Cloty                             - Sì, ma siedi, perché non vorrei che svenissi.

Paola                             - Svenire?! (Siede).

Cloty                             - Poiché vuoi proprio occuparti del­la mia felicità è giusto che tu sappia a quale prezzo dovrei pagarla, Paola.

Paola                             - Come, pagarla?

Cloty                             - Ricordi perché ho dovuto sposare Raimondo?

Paola                             - Era il socio di affari del babbo che ci teneva molto.

Cloty                             - 11 babbo era sull'orlo della rovina; se non fosse stato così grave il pericolo non avrei soffocata la mia giovinezza, la mia ani­ma, sposando un uomo che stimavo ma che non avrei mai potuto amare.

Paola                             - Ma egli ti adorava e siete sempre vissuti in buona armonia.

Cloty                             - Ho fatto di tutto perché scam­biasse la mia riconoscenza per amore, ma il dubbio che io l'avessi dovuto sposare per con­venienza, ha sempre roso il cuore ed il cer­vello di mio marito.

Paola                             - Sei stata una moglie esemplare e, quando si è ammalato, l'hai accompagnato in tutte le case di cura vegliandolo per mesi e mesi, giorno e notte.

Cloty                             - Non ha valso a nulla; non ho po­tuto guarirgli né il corpo né l'anima.

Paola                             - Però ti era grato di quanto facevi e l'ha riconosciuto anche nelle sue ultime vo­lontà.

Cloty                             - Sì, ma ecco come. (Estrae dalla borsetta un foglio piegato in quattro). È la copia del testamento che conosciamo soltanto il notaio ed io. (Paola si avvicina per leggere). Basterà che ti legga le ultime due righe: « ...Il giorno in cui mia moglie passasse a nuove noz­ze, perderà immediatamente ogni diritto al go­dimento dei beni di cui la lascio erede...».

Paola                             - (cade a sedere) Oh, Dio!

Cloty                             - Te l'avevo detto di sedere. (Legge) ce Ed il presente testamento verrà annullato ad ogni effetto e dovrà essere ritenuto valido quello da me affidato in busta chiusa, ecc., ecc.». In­somma mi disereda.

Paola                             - (si sente mancare) I sali... hai i sali?...

Cloty                             - Io no, cara, sono tre anni e mezzo che lo so e non mi fa più nessun effetto...

Paola                             - (si fa aria con una rivista) Ma al­lora... allora?

Cloty                             - Allora perdo quattrocentomila lire all'anno di reddito se riprendo marito come vuoi darmi tu.

Paola                             - (si alza di scatto) Io?

Cloty                             - Non vuoi che rimanga a Roma per trovarmelo ?

Paola                             - Avresti dovuto parlare, mentre nes­suno ha mai saputo nulla in casa.

Cloty                             - Il mio danaro è servito più al bab­bo, a tutti, che non a me. Ho sempre taciuto per non farvi vivere di paura.

Paola                             - Di paura?

Cloty                             - Della paura che mi risposassi con un colpo di testa, rinunciando a tutto, pur di essere felice.

Paola                             - Tu hai tanto giudizio che riflette­rai prima di...

Cloty                             - Di fare che? Di rifarmi una vita? Una famiglia? Oppure di... lasciarmi andare?

Paola                             - Giudizio bisogna averne sempre, ma, in fondo, tu non devi rendere conto a nessuno...

Cloty                             - Quindi posso godere di tutto?

Paola                             - Dio, che situazione! Un marito ge­loso anche dopo morto, che quasi costringe la vedova a farsi degli amanti.

Cloty                             - Ma gli amanti non sono la felicità, sono parole tue.

Paola                             - Ma sì... certamente, e le ripeto...

Cloty                             - Vedi dunque che, se non trovo ma­rito come povera istitutrice, non mi sposo più.

Paola                             - Nessuno ti obbliga, cara, voglio dire...

Cloty                             - Quello che hai detto, e mi sarei accontentata anche di un amante, ma poiché una donna onesta non può trovare la felicità che nella famiglia, trovami un marito, dunque, che valga...

Paola                             - Dieci milioni, al giorno d'oggi?

Cloty                             - Ed io sono pronta a...

Paola                             - Se non ci sei riuscita tu in tre anni e girando mezzo mondo...

Cloty                             - Allora, rinunci?

Paola                             - Mia cara, è una tale responsabilità...

Cloty                             - (sorridendo) Era per evitarvi que­sta responsabilità che tacevo. Ora che sai, ti prego di spiegare anche a Maurizio che non sono poi così romantica.

Paola                             - (assalita dall'idea improvvisa) Mau­rizio?! (Tra se) Bisogna che lo veda... (A lei, con impazienza) Andiamo? Dovrei appunto passare da mio marito un momento per affari nostri...

Cloty                             - Il tempo di mettermi il cappello...

Roveni                          - (lo si intravvederà prima dietro la porta a vetri dal fondo; poi, appena scorge Cloty, entra dirigendosi al tavolo da scrivere con la disinvoltura di un cliente dell'albergo che cerchi della carta da lettera).

Cloty                             - (ha un moto di sorpresa nel vedere Roveni; risponde con un sorriso al suo cenno di rispettoso saluto; tra se) Il pittore Ro­veni?

Roveni                          - (siede; finge di prepararsi a scri­vere).

Paola                             - (nel frattempo, si è controllata al suo specchietto dandosi una passatimi di cipria, un tocco di rossetto) Vieni o rimani?

Cloty                             - (che nota gli sguardi discreti ma an­siosi di Roveni) Se hai tanta premura, non voglio...

Paola                             - (guarda l'ora) Temo di non tro­vare più Maurizio in ufficio.

Cloty                             - E allora va'.

 

MM««

 18

Paola                             - Scusa, sai. Ti rimanderò la mac­china; ci troveremo dal senatore De Lauris alle cinque.

Cloty                             - Ti prego... (Dandole la lettera che estrae dalla borsetta) Vuoi spedirla? È la let­tera del babbo.

Paola                             - Poiché sei proprio decisa a par­tire, arrivederci, cara. (Esce svelta dal fondo).

Cloty                             - (tra sé, con un sorriso ironico) La famiglia!

Roveni                          - (appena essa è sola si alza) Per­doni se importuno, signora.

Cloty                             - Prego.

Roveni                          - Le stavo scrivendo per pregarla di concèdermi un colloquio, ma poiché ho la fortuna di incontrarla...

Cloty                             - Lei alloggia dunque in albergo, si­gnor Roveni?

Roveni                          - Sì, signora; al 77, su questo piano.

Cloty                             - Da quando?

Roveni                          - Da cinque minuti. Corrado voleva venire di persona ma...

Cloty                             - È dunque Servi che la manda?

Roveni                          - Sì, signora. Egli ha qualcosa di estremamente importante da comunicarle, ma doveva attendere in banca alcune personalità e allora ha telefonato qui fissando una camera a mio nome, mi ha fornito di una magnifica valigia costellata di etichette e sono sceso... all' « Imperiale » per essere sicuro di trovarla.

Cloty                             - Stavo uscendo; questa sera parto e...

Roveni                          - È quanto vuol evitare Corrado, poiché egli spera di convincerla a partire con lui.

Cloty                             - Con lui?

Roveni                          - Per la Spagna, Madera, ovunque vorrà. E non le proporrà soltanto questo; ha delle intenzioni serissime.

Cloty                             - Ci siamo lasciati così freddamente; cosa gli è accaduto?

Roveni                          - Vent'anni di esperienza hanno in­segnato a Corrado che, prima o poi, nella vita, tutto si paga, ma che, con le donne, si paga sempre, prima e poi. Finalmente un giorno co­nosce una creatura incantevole tutto sentimento e disinteresse, « comincio a sognare - sono sue parole - ed essa, come prova d'amore, mi chiede quattrocentomila lire all'anno! ».

Cloty                             - (ridendo) Povero Servi!

Roveni                          - C'è di che, signora; ma, rifletten­do, si è domandato se è proprio dà donna cal­colatrice rifiutare centomila lire all'anno per pretenderne addirittura il quadruplo da un uomo che essa sa tutt'altro che prodigo!

Cloty                             - L'ho fatto appunto per questo!

Roveni                          - Allora è vero! Ha voluto mettere alla prova il sentimento di Servi terrorizzandolo con una pretesa romanzesca della quale egli non ha saputo intendere il valore ideale?

Cloty                             - Infatti!

Roveni                          - Dunque è l'amore che lei cerca nella vita...

Cloty                             - Tutte le donne cercano questo.

Roveni                          - Ah sì! Però se incontrano un uomo che offra loro centomila lire all'anno forse non insistono troppo nelle ricerche.

Cloty                             - Probabilmente!

Roveni                          - Allora che pensare di una donna così diversa, così... eccezionale?

Cloty                             - Lei cosa ha pensato?

Roveni                          - Che i miei amici avessero avuto la lara fortuna di incontrare una creatura ve­ramente ricca, così ricca...

Cloty                             - Ha capito questo?

Roveni                          - Di anima e di sentimento...

Cloty                             - Ah!

Roveni                          - Da rinunciare ad una simile of­ferta. E Servi ha compreso, oggi, tutto il va­lore di una donna come lei.

Cloty                             - Come me, interpretata da lei che è un artista, un poeta...

Roveni -                        - Io l'ho giudicata dai fatti, signo­ra, da quanto mi hanno detto i miei amici; dopo essere stata ricca, ora lei lavora per gua­dagnarsi la vita: non è così?

Cloty                             - (eludendo la risposta) Ebbene?

Roveni                          - Ebbene, questo è ammirevole, ed illumina la sua rinuncia di una luce così inso­lita che, Corrado, quando ha compreso, ne è rimasto incantato; in lui è rinata la fede nell'amore e si è sentito animato da un così im­paziente spirito di rivincita su se stesso da di­ventare persino generoso.

Cloty                             - Non è possibile!

Roveni                          - Le assicuro, prodigo; ne vuole una prova? Egli ha una graziosa segretaria, ma sem­pre così malinconica che lo infastidisce. «Avrà troppo poco di stipendio » ho detto scherzan­do, e Corrado l'ha subito aumentata di due­cento lire al mese, non solo, ma ha anche au­mentato lo stipendio ad altri impiegati.

Cloty                             - Si rovinerà...!

Roveni                          - E non è tutto; se lo sarà lui, farà felice anche me.

Cloty                             - Lei? E come?

Roveni                          - Domani verrà alla Mostra e acqui­sterà il mio quadro.

Cloty                             - Le basterebbe così poco?

Roveni                          - Diecimila lire sono poche per lui, ma per me... in questo momento, poi!

Cloty                             - Bene, lei lo sarà felice, signor Ro­veni.

Roveni                          - Allora lo riceve? Gli posso tele­fonare ?

Portiere                         - (entra dal fondo; ha una lettera in mano) La signora permette?

Cloty                             - (al portiere) Dica.

Roveni                          - (si apparta ad osservare i volumi del­la libreria).

Portiere                         - (a lei sola, porgendogli la lettera) Il signor conte aspetta risposta.

Cloty                             - (apre la busta, estrae un foglio, mor­mora) Santelmo? (Legge, poi sottovoce, a se) E che ardore! (Dopo aver riflettuto un istante si avvicina a Roveni) Scusi...

Roveni                          - Prego, signora.

Cloty                             - Se vuole telefonare a Servi, intanto.

Roveni                          - Posso?

Cloty                             - Certo. (Si avvicina di nuovo al por­tiere) Preghi il conte di attendere un momento in salotto.

Roveni                          - (al telefono) Signorina, il 48-720, per favore...

Cloty                             - (al portiere) Fra poco arriverà il commendator Servi, chiederà di me e lei lo farà... (Si allontana verso il fondo parlando con lui, poi escono un momento dalla porta a vetri).

Roveni                          - (al telefono) Pronti... Banca Ser­vi?... Roveni. Sei tu?... (Trionfante) Ebbene, vieni! Sei atteso... attesissimo. (A Cloty, che è rientrata, mentre depone il ricevitore) Si pre­cipita!

Cloty                             - Anche Santelmo sembra trasfor­mato.

Roveni                          - Santelmo?!

Cloty                             - (scorre la lettera) Si scusa di non aver compreso con quale donna, ecc., ecc., ed è pronto ad accompagnarmi... (Legge) a In Spagna, a Madera, in capo al mondo, per ren­dermi felice! ».

Roveni                          - Anche lui?

Cloty                             - Anche lui irriconoscibile!

Roveni                          - Non capisco.

Cloty                             - Neanch'io.

Roveni                          - Alberto era, sì, pentito, ma non sembrava dovesse riaccendersi in questo modo.

Cloty                             - Se un'ora fa l'uno o l'altro avesse compreso, mi sarei forse decisa ad una scelta, ma ora che entrambi vogliono rendermi fe­lice!?...

Roveni                          - Lei sola può giudicare.

Cloty                             - Certo, Servi, è più serio, affidante, mentre Santelmo è più brillante, divertente; però né l'uno ne l'altro sarebbe l'amante ideale.

Roveni                          - Un uomo solo non può avere tutto.

Cloty                             - Appunto: bisognerebbe fonderli.

Roveni                          - Come fonderli?

Cloty                             - In un unico ideale. Quando una donna non ha potuto realizzare tutti i suoi so­gni col marito - per esempio -, lo fonde col suo migliore amico...

Roveni                          - Queste sono teorie...

Cloty                             - Questo è anzi uno dei sistemi di felicità più diffuso.

Roveni                          - Sarà, ma una donna non può ren­dere felici due uomini contemporaneamente.

Cloty                             - Come non conosce le donne, lei! Basta che ognuno di essi sia convinto di essere il solo e...

Roveni                          - Ma è riuscire in questo che...

Cloty                             - Non è così difficile! Le donne hanno tremila anni di esperienza in materia.

Roveni                          - Non tutte se ne valgono, per for­tuna, e Corrado, forse perché è già stato ab­bondantemente... «fuso», cerca una felicità che sia un'esclusiva e non una cooperativa.

Cloty                             - Non tema, sarò all'altezza della si­tuazione. Utilizzerò i tremila anni di esperienza femminile perché Servi e Santelmo rimangano buoni amici...

Roveni                          - (a se) Accipicchia, che program­ma! (A lei, dopo un istante di riflessione) E allora a me non resta che andarmene, signora.

Cloty                             - Anzi, lei deve rimanere.

Roveni                          - Preferisco disinteressarmi di que­sta faccenda.

Cloty                             - Servi non le ha promesso, se sarà felice, di acquistare il suo quadro?

Roveni                          - Sì, ma...

Cloty                             - Se lo sarà lo dovrà a lei, quindi...

Roveni                          - No, no, signora. Io non potevo prevedere che anche Alberto si rifacesse vivo; poiché rinasce il problema a tre e lei ha delle idee molto pratiche per risolverlo felicemente per tutti, così se Corrado lo sarà... «fuso», non voglio che lo debba a me.

Cloty                             - E il suo quadro?

Roveni                          - Gli scriverò che è venduto. (Dopo un attimo, guardandola) Naturalmente lei pen­serà che sono un imbecille!

Cloty------------------- - (con compiaciuta sorpresa e simpatia, sorridendo) Noo! Ma lei è un poeta! (Squil­la il telefono. Cloty va all' apparecchio) Pronti? Sì, wery well let him come here. Yes. (Depone l’apparecchio). ... ..

Roveni                          - È Corrado, scusi?

Cloty                             - È il portiere. Si diceva?...

Roveni                          - Che i poeti si illudono facilmente! È quindi giusto che me ne vada, signora. (Si inchina) I miei omaggi.

Cloty                             - Ma badi che Servi è qui.

Roveni                          - Come?

Cloty                             - Ed anche Santelmo. (Corrado ed Alberto si intravvedono in fondo attraverso i vetri).

Roveni                          - (si volta) Tutti e due! Col suo inglese me l'ha fatta.

Alberto                          - (le bacia la mano con rispettosa ga­lanteria. Il suo contegno con lei non è più quello del primo atto; evidentemente, ai suoi occhi, Cloty è, ara, ben altra donna) Avete proprio deciso di non riceverci che in coppia?

Cloty                             - Questa volta non è colpa mia.

Corrado                         - (la saluta con la stessa corretta ma disinvolta cordialità del primo atto) Credevo di trovare voi e mi vedo di fronte (verso Al­berto) lui, ancora lui! Sei noioso, sai!?

Alberto                          - Se credi di essere divertente!... Ma forse è stato meglio, Cloty; così abbiamo potuto metterci d'accordo per trovare la solu­zione.

Corrado                         - Definitiva, speriamo.

Cloty                             - Me lo auguro.

Corrado                         - (ad Alberto) Ora parlo io.

Alberto                          - Diritto di età!

Corrado                         - Riconosco di essere stato un idiota.

Alberto                          - Parla pure al plurale.

Corrado                         - Avevo avuto tante delusioni che non ho saputo comprendere, subito, il valore di una donna ricca come voi...

Roveni                          - (gli fa cenno dì nascosto di mode­rarsi).

Alberto                          - (allarmato, a sé) L'ha saputo anche lui?

Corrado                         - (vede, non capisce, continua) ...di anima e di cuore.

Alberto                          - (respira, mormora) Ah!

Corrado                         - Ma Roveni me l'ha fatto com­prendere. (Roveni insiste nella sua mimica per farlo smettere). È inutile che tu mi faccia se­gno: è giusto che i tuoi meriti siano conosciuti.

Cloty                             - Li conosco!

Alberto                          - Anch'io debbo a Roveni se ho compreso quanto valete!

Roveni                          - Tu, poi...

Cloty                             - Cari amici, un'ora fa la scelta sa­rebbe stata possibile, ma ora che entrambi vo­lete rendermi felice! ?...

 

Corrado                         - A qualunque prezzo.

Alberto                          - Ad ogni costo!

Cloty                             - Anch'io lo vorrei ed ho pensato all'unica soluzione possibile.

Corrado                         - Quale?

Alberto                          - Cioè?

Cloty                             - (a Corrado) Di scegliere voi, ban­chiere, come amante ufficiale... (ad Alberto) e Santelmo, «asso», come amante del cuore...

Corrado                         - Ah, no! Basta con queste me­scolanze!

Alberto                          - (a Cloty) Scherzate! Non siete donna da far questo o non avreste atteso ora!

Cloty                             - Per un momento l'ho pensato. (A Roveni) Ma temo di non possedere quel tempe­ramento cooperativistico di cui mi sono van­tata, signor Roveni. (Ai due amici) E poiché provo per entrambi lo stesso sentimento, così la scelta diventa sempre più difficile, impos­sibile.

Corrado                         - Perché ignorate quanto sia mu­tato il nostro sentimento per voi.

Alberto                          - E vi chiediamo di essere am­messi all'esame dì riparazione per provarvelo!

Corrado                         - Esame scritto, poiché ognuno di noi ha precisato e firmato sopra un suo bigliet­to la proposta suprema.

Roveni                          - (a Cloty) Questa è una soluzione.

Corrado                         - Vedrete quale sia la più convin­cente. (Estrae e le dà il suo biglietto).

Alberto                          - E giudicherete chi sia il migliore tra noi. (Le dà il suo).

Cloty                             - (osservandoli tutti e tre) Il migliore?

Corrado                         - Lo sconfitto scomparirà. (Ad Al­berto) È inteso?

Alberto                          - Inteso.

Corrado                         - Alberto sa perdere da gran si­gnore.

Alberto                          - Tu anche, spero.

Cloty                             - Tutti e due, immagino; qualunque sia il risultato?

Corrado                         - Qualunque!

Alberto                          - Qualunque!

Cloty                             - E allora, vediamo. (Apre un bi­glietto) Cominciamo da Servi. (Legge) « Vi of­fro il mio cuore e la mia banca. Corrado Servi ».

Corrado                         - Ciò significa che vi offro la mia posizione finanziaria e sociale; una situazione quasi legale poiché presto sarò diviso e divor­ziato in Ungheria.

Cloty                             - Non vi avrei chiesto tanto e se un'ora fa mi aveste risposto così avreste fatto un grande affare, Servi.

21

 

Corrado                         - Ed ora?

Clott                              - Vediamo cosa mi offre Santelmo. (Apre la busta).

Alberto                          - (a lei) Io non offro, chiedo.

Cloty                             - Chiedete? (Estrae e legge il bigliet­to) «Ho l'onore di chiedere la vostra mano. Conte Alberto di Santelmo». (Lo guarda sba­lordita dalla sorpresa. Corrado e Rovelli si guar­dano esterrejatti). La mia mano?

Alberto                          - In Italia, non in Ungheria...

Cloty                             - (a sé) Ah, beh, questa non me la aspettavo davvero!

Corrado                         - Sei diventato matto?! Sino a ieri le collezionavi le donne ed ora vuoi prendere moglie?

Alberto                          - Perché ho incontrata una vera donna, e una vera donna non attraversa due volte il cammino di un uomo.

Cloty                             - Mi amate al punto di sposarmi?

Alberto                          - Non è questo che cercate?

Cloty                             - Sì, certo.

Roveni                          - Bisogna riconoscere che il conte­gno di Alberto è bello!

Cloty                             - (a sé) Troppo bello!

Corrado                         - (ad Alberto) La sposi... perché sei scapolo!

Alberto                          - Naturalmente!

Corrado                         - Bella forza! (In tono di celia, ma col fiele in bocca) Vigliacco!

Alberto                          - (a Corrado) Bisogna saper per­dere da signori, Corrado.

Corrado                         - (accusa la stoccata; a Cloty) Eh, sì, sento che Alberto ha vinto!

Cloty                             - (a Santelmo) Santelmo, ora non si tratta più di un'avventura, ma... della vita! E, forse, voi non riflettete a tutte le incognite, ai pericoli che nasconde il matrimonio. Badate, ve lo dico da vedova!

Corrado                         - (ad Alberto) Pensaci, te lo dico da... marito!

Roveni                          - Rifletti: te lo dico da amico.

Alberto                          - Con voi mi sento di affrontarli tutti!

Cloty                             - Tutti?

Alberto                          - (accennando al biglietto) Ve lo provo; non ho che una parola.

Cloty                             - E allora... eccovi! (Gli dà la mano).

Alberto                          - (baciandogliela con trasporto) Ah, Cloty! Quale tesoro siete!

Cloty                             - (sorridendo vaga, ma precisa nel tono) Non così grande come credete.

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

Lo studio di Roveni. Ambiente spazioso, ario­so, arredato con originale semplicità. La comu­ne è in fondo. A destra, una porta che dà nell'appartamento.

Una vetrata occupa quasi tutta la parete si­nistra. Al centro della vetrata una porticina che dà sul terrazzo.

Nell'ambiente regna quel caratteristico disor­dine degli studi da pittore. Tra i quadri, con cornici e senza, appoggiati sui mobili o contro le pareti, una grossa bambola, un orsacchiotto di stoffa ed altri giocattoli della bambina. Nel­la parete di fondo una libreria a muro; a si­nistra, avanti, un ampio tavolo con sopra ri­viste, giornali, stampe, disegni, matite e pen­nelli. Due poltroncine attorno ad un tavolo rap­presentano l'angolo-salotto a destra. Sopra un mobiletto a muro il telefono.

L'azione segue di un'ora il secondo atto.

Roveni                          - (in camiciotto da lavoro dipinge al cavalletto).

Perlotti                          - (legge il giornale seduto in una del­le poltroncine; guarda l'ora).

Roveni                          - Che ora è, signor Perlotti?

Perlotti                          - Le sei e un quarto.

Roveni                          - L'ora sarebbe trascorsa.

Perlotti                          - Qualcuno dovrebbe farsi vivo.

Roveni                          - Sarà certo andata da Alberto.

Perlotti                          - Se la signora Torri è la signora di qualità che tutti affermate...

Roveni                          - Di qualità rare.

Perlotti                          - Tra i due non può scegliere che il conte.

Roveni                          - Mah! Più penso al cambiamento fatto da Alberto e meno lo capisco.

Perlotti                          - Come?

Roveni                          - Voglio dire che ha dell'incredi­bile, del miracoloso.

Perlotti                          - Miracoli dell'amore, come si dice.

Roveni                          - Bisogna ammettere che ne operi ancora, se Santelmo, col nome che porta...

Perlotti                          - Un nome che discende dalle Cro­ciate...

Roveni                          - ... la sua fama di « asso » famoso, la simpatia che ispira...

Perlotti                          - Potrebbe fare dei matrimoni...

Roveni                          - Appunto! ... a un tratto si inna­mora di una vedova conosciuta per caso, che gira il mondo come dama di compagnia, e, fol­gorato da una fulminea cotta, vuole sposarla!

Perlotti                          - Dio volesse! Se prende moglie vivrò più tranquillo anch'io. (Fa scorrere le tende, apre la porticina che dà sul terrazzo) Che vista superba!

Roveni                          - Vero? Bisogna guadagnarsela, ma una volta qui...

Perlotti                          - Sta in Paradiso, lei! Senza l'a­scensore non ci si arriverebbe quassù!

Roveni                          - Quando i tempi sono duri in ter­ra, bisogna rifugiarsi in cielo, caro notaio!

Perlotti                          - Capisco! Vedo che ha del lavoro però: ritratti... paesaggi... (Osserva la tela del cavalletto) Che bella testa di vecchio! Mi sem­bra un volto conosciuto.

Roveni                          - È conosciutissimo.

Perlotti -                        - Si può sapere il nome di questo signore?

Roveni                          - È il signor San Matteo Evangelista.

Perlotti                          - (ridendo) Già! Non sapevo che lei si dedicasse alla pittura sacra.

Roveni                          - Non particolarmente, ma ho vinto il concorso per affrescare una chiesa e preparo degli studi...

Perlotti                          - Rallegramenti.

Roveni                          - Cosa vuole, caro notaio, i quadri non si vendono e allora bisogna mescolare il sacro al profano per vivere.

Perlotti                          - Arriverà il suo giorno; lei ha tanto ingegno che se lo merita.

Roveni                          - Il guaio è che, quel giorno, per molti artisti, arriva quando sono postumi! (Squilla il telefono).

Perlotti                          - Forse è il conte.

Roveni                          - (al telefono) Pronti!... Sì, Roveni; ebbene, Alberto, è venuta? (Sorpreso) No?

Perlotti                          - -No?

Roveni                          - (al telefono) Ti ha scritto?

Perlotti                          - Scritto?

Roveni                          - (al telefono) Sì, è qui... (A Per­lotti, cedendogli l" apparecchio) Vuol parlare a lei.

Perlotti                          - (al telefono) Pronti. È sconvol­to? Perché? Delle spiegazioni urgenti? Sì, sì, rimango... l'aspetto. (Depone il ricevitore).

Roveni                          - Ebbene?

Perlotti                          - Viene qui; ha bisogno di par­larmi, dice.

Roveni                          - Mi sembra un po' contrariato...

Perlotti                          - Lo è molto.

Roveni                          - Perché, invece di andare, gli ha scritto?

Pernotti                         - (pensoso) Già...; cosa poi...

Roveni                          - Sentiremo. (Dopo un silenzio) Che sia andata da Corrado?

Perlotti                          - Mah! Io non so cosa pensare.

Roveni                          - No, no, non credo. (Guarda l'ora) Però a quest'ora avrebbe dovuto telefonare an­che Servi, era inteso.

Perlotti                          - Sono venuto qui apposta per at­tendere le notizie.

Roveni                          - Gli telefono io. (Compone il nu­mero) Banca Servi?... Vorrei parlare al com­mendatore. Il pittore Roveni, suo amico... Pronti: Corrado?... Il notaio ed io aspettiamo tue notizie... Come? Sei felice?

Perlotti                          - È felice?!!

Roveni                          - (al telefono) Allora è venuta da te?... No?! Ti ha scritto!

Perlotti                          - Anche a lui?

Roveni                          - (al telefono) Ti dà l'addio?

Perlotti                          - L'addio?!!

Roveni                          - (al telefono) E tu... sei felice? Vuoi passare da Alberto? Se vai subito lo tro­vi... Ciao. (Depone il ricevitore).

Perlotti                          - È felice?

Roveni                          - Malgrado l'addio.

Perlotti                          - Non capisco.

Roveni                          - Neanch'io. Ci dirà Alberto; Servi va da lui, vuole abbracciarlo.

Perlotti                          - Abbracciarlo?

Roveni                          - Poiché non sono più rivali, dice. (Trillo di campanello alla porta. Mentre si to­glie il camiciotto e mette la giubba) Purché non sia una visita.

Perlotti                          - Aspetta visite?

Roveni                          - Non le aspetto, ma vengono lo stesso. Questo ho paura che sia l'affitto... arretrato. Scusi. (Esce dal fondo).

Perlotti                          - (tra se, seguendo il suo pensiero) È sconvolto? Io non so cosa possa essergli ac­caduto...

Roveni                          - (introducendo Cloty) Prego, signo­ra, io sono così sorpreso...

Cloty                             - (notando Perlotti) Non vorrei esser giunta importuna.

Roveni                          - Al contrario, anzi. (Presentando) L'avocato notaio Perlotti sarà felicissimo di co­noscerla.

Cloty                             - (stupita, interessatissimo) Ah! Lei è il notaio Perlotti?

Perlotti                          - In persona.

Roveni                          - (a Perlotti) La signora è la signora Torri...

Perlotti                          - (sorpresissimo) La signora Torri ?!

Cloty                             - In persona anch'io. (Mentre gli dà la mano, con intenzione) E sono molto, molto lieta di fare la sua conoscenza, avvocato.

Perlotti                          - (stringendole la mano con ossequio) Felicissimo, signora.

Cloty                             - Per quanto non prevedessi davvero-di trovarla qui.

Roveni                          - Il signor Perlotti aveva accompa­gnato Santelmo all'«Albergo Imperiale».

Cloty                             - Capisco...

Roveni                          - Siamo usciti insieme e poiché lei aveva promesso a Corrado e ad Alberto una sua risposta definitiva entro un'ora...

Cloty                             - Volevo chiarire qualche dubbio.

Roveni                          - L'avvocato è salito ad attendere con me le notizie sulla conclusione del romanza a tre al quale il signor Perlotti ed io abbiamo preso parte nell'ultimo capitolo.

Cloty                             - (a Perlotti, con intenzione) Lo so che lei ha preso vivissima parte! (A Roveni) E le notizie? Sono giunte?

Roveni                          - Servi ha telefonato ora.

Cloty                             - Cosa?

Roveni                          - Che è felice.

Cloty                             - Felice?

Roveni                          - Così afferma.

Cloty                             - Non per merito mio.

Roveni                          - Ha parlato, anzi, di una sua let­tera di addio.

Cloty                             - Infatti. E Santelmo, ha telefonato?

Roveni                          - Sì, che ha scritto anche a lui, ma ciò sembra non avergli fatto troppo piacere.

Cloty                             - Lo credo.

Perlotti                          - Però non ha detto che si tratta dell'addio.

Clotv                             - Infatti non lo è.

Perlotti                          - Ma di una bella lettera.

Cloty                             - Sincera. (A Perlotti) Innanzi alla serietà della proposta del conte, ho sentito il bisogno di consigliarmi anch'io con persone di fiducia, col mio legale che è più che un amico per me. Lei forse lo conoscerà: è l'avvocato Osvaldi.

Perlotti                          - L'avvocato Osvaldi?... Oh, guar­da!... È un ottimo avvocato infatti...

Cloty                             - E mi ha consigliata lui di scrivere francamente a Santelmo, in caso si fosse fatta qualche illusione, che in seguito a traversie della vita che si nascondono per fierezza (con intenzione, a Perlotti) la mia situazione finan­ziaria è disastrosa.

Perlotti                          - Come dice?

Cloty                             - È cosi, purtroppo; era quindi mio dovere precisare al conte che io posso sposarmi ma che non posseggo nulla.

Perlotti                          - (esterrefatto) Lei?!

Cloty                             - Forse che lei mi credeva ricca?

Perlotti                          - Io? no...: io non sapevo nulla.

Cloty                             - Adesso lo sa.

Perlotti                          - (a se) Oh, diavolo... Che storia è questa ?!

Roveni                          - (a Cloty) Poiché lei lavora, si guadagna la vita, e Alberto lo sapeva...

Cloty                             - Ma ho voluto farglielo ben presen­te. Santelmo è un gran signore, ha bisogno di condurre un'esistenza brillante, mondana, sen­za preoccupazioni economiche,(A Perlotti) Non è così?

Perlotti                          - Purtroppo...

Cloty                             - Quindi, prima di prenderlo in pa­rola, l'ho invitato a riflettere.

Roveni                          - Alberto è un uomo intelligente e sa anche apprezzare l'altra ricchezza: quella dello spirito, del cuore.

Cloty                             - Quella me l'ha scoperta lei, ed è affare suo, signor Roveni. Il notaio pensa, in­vece, che la più grande ricchezza del cuore non basterebbe per indorare il bellissimo ma stinto blasone del conte. (A Perlotti) Non è così?

Perlotti                          - Ahimè! (A se) Ora capisco perché è furioso.

Roveni                          - Del resto, a momenti, Alberto sarà qui e non potrà che ripeterle quanto...

Cloty                             - Santelmo viene qui?

Roveni                          - Ha bisogno di spiegazioni urgenti dal signor Perlotti, dice.

Cloty                             - Comprendo. Io gli ho scritto di farmi avere la sua risposta stasera all'albergo,, ma poiché viene qui, tanto meglio.

Perlotti                          - (a sé) Come me ne andrei vo­lentieri.

Cloty                             - (a Roveni) Ma lei non mi ha ancorai domandato perché sono venuta.

Roveni                          - Infatti, è così imprevisto...

Cloty                             - Favore chiama favore. Lei mi è sta­to utilissimo coi suoi amici : io ho cercato di. esserlo a lei.

Roveni                          - La ringrazio.

Cloty                             - Da tempo lady Kempt, la mia si­gnora, desidera avere un ritratto. Oggi le ho parlato di lei, della sua arte...

Roveni                          - Le sono grato.

Cloty                             - Anch'essa ha ammirato il suo gran­de quadro alla mostra; la conoscerà volentieri, e poiché si ferma ancora qualche tempo a Roma, poserà per lei se...

Roveni                          - Sarei felicissimo, signora...

Cloty                             - Mistress Kempt non farà questione di prezzo.

Perlotti                          - (a se) Allora è l'inglese che è ricca; cosa mi ha raccontato quel...

Roveni                          - Sarebbe una vera fortuna per me, ma, purtroppo, non posso, signora.

Cloty                             - Non può?

Roveni                          - Debbo partire domani, sono atteso per iniziare dei lavori e dovrò rimanere assente parecchio tempo.

Cloty                             - Peccato.

Roveni                          - (a Perlotti) È la mia fortuna! Quando il lavoro arriva debbo rifiutarlo.

Cloty                             - (sorridendo, a Roveni) Non è il caso di scoraggiarsi, però. Posso curiosare nel suo regno?

Roveni                          - Prego, scusi se vi è un po' di ri­voluzione, ma è anche il regno di mia figlia.

Perlotti                          - (borbotta a se) Potessi telefo­nargli!

Cloty                             - (sorpresa) Lei ha moglie?...

Roveni                          - No, signora, ma ho una piccina.

Cloty -                           - Vedovo?

Roveni                          - Neppure. Sua madre, una modella che ha diviso con me un po' di gioia e molte privazioni, è morta dandola alla luce e allora mi è rimasta la bambina; è tutto quanto ho al mondo!

Cloty                             - Quanti anni ha?

Roveni                          - Sei, circa. (Le fa vedere la foto­grafia che è sul tavolo) È graziosa, vero?

Cloty                             - (osservando la fotografia) Deliziosa. E lei vive qui, solo, con la sua piccina?

Roveni                          - Eh sì! Per i lavori di casa viene una buona donna che sta di fronte.

Cloty                             - Ed è... felice?

Roveni                          - Quando riesco a guadagnare abba­stanza perché la mia bambina possa sorridere ed io lavorare sereno, sono contento.

Cloty                             - (ha guardato a lungo la fotografia, poi l'ha deposta; osserva tra le tende la porticina aperta che dà sul terrazzo) Vi deve essere una magnifica vista dal suo terrazzo.

Roveni                          - Ah sì! Vista di qui, Roma è Roma. (Poiché ella accenna ad. uscire) Prego. (Là se­gue sul terrazzo).

Perlottì                          - (che intanto avrà consultato la gui­da e scritti due numeri, non perde tempo) Potrò almeno sapere... (Va al telefono. Mentre Ma componendo il numero il campanello della porta trilla sonoro; sobbalza allo squillo e riaggancia il ricevitore mormorando) È lui!... E adesso cosa gli racconto io?

Roveni                          - (rientra dal terrazzo, socchiude, ma non chiude, la porticina, tira le tende) Sarà Alberto. La signora Torri non vuole essere di imbarazzo tra loro due...

Perlottì                          - Anzi, se gli parla lei preferisco.

Roveni                          - Al contrario, desidera lasciarli li­beri di ogni spiegazione e prega anche lei di ignorarla assolutamente; noi, della signora Tor­ri, non sappiamo nulla. (Esce dal fondo).

Perlottì                          - Cioè dovrò cavarmela da solo; come poi...

Alberto                          - (entra dal fondo; a Roveni che se­gue) Figurati, se stavi lavorando... (A Per­lottì) Ho tardato?

Pepxotti                        - No, no...

Alberto                          - Stavo uscendo quando Corrado mi ha telefonato di aspettarlo; voleva per for­za venire ad abbracciarmi.

Roveni                          - Perché non siete più rivali...

Alberto                          - Già, ed è raggiante.

Roveni                          - Malgrado l'addio?

Alberto                          - Anzi è quello che l'ha deciso.

Roveni                          - A cosa?

Alberto                          - Ad acciuffare la felicità che ave­va sottomano.

Roveni                          - Come?

Alberto                          - Ritornato in banca Corrado trova sul suo scrittoio delle violette; era il timido omaggio della riconoscente e, pare, innamorata, segretaria.

Roveni                          - Già, quella dell'aumento... Ecco perché era così malinconica... Amore incompre­so. E Corrado?

Alberto                          - Poveretto! Gli arriva la lettera di addio di Cloty, si sente più che mai solo nella vita, si trova solo nello studio con l'innamorata segretaria, finalmente ha compreso e si conso­lerà con una felicità a buon mercato.

Roveni                          - Forse è quella che gli conviene. E di me, non ti ha detto nulla?

Alberto                          - No, perché?

Roveni                          - Niente, niente. (A se) Dopodo­mani la Mostra si chiude... addio speranze!

Alberto                          - (a Perlottì, mentre estrae la lettera di tasca) E adesso parliamo della mia feli­cità!

Perlottì                          - (tra se) Ci siamo!

Alberto                          - Legga un po' questa lettera. (Glie­la dà).

Perlottì                          - (la legge con crescente costernazio­ne, mormorando) Io non so che mistero sia questo...

Alberto                          - (a Roveni) Contrasta in tal modo con le informazioni che il notaio mi ha dato...

Roveni                          - Ah, perché ti aveva dato delle in­formazioni?

Alberto                          - Eccellenti, irresistibili, per in­durmi a sposarla. (Rivolgendosi a Perlottì) Ha letto?

Perlottì                          - (gli rida la lettera) Ho letto.

Alberto                          - E cosa ne dice?

Perlottì                          - Ah, dico che... che è una bella lettera...

Alberto                          - Come una bella lettera?! (Legge forte) « Se poi volete sposarmi anche povera, se vi sentite veramente armato di tale eroi­smo...». (A Perlottì) E lei la chiama una bella lettera?!

Roveni                          - Infatti lo è; essa dimostra...

Alberto                          - (a Perlottì) Dimostra che lei mi ha imbrogliato, o no?

Perlottì                          - (che non sa cosa dire) Mah!

Alberto                          - Ma come? Un'ora fa mi piomba in casa per comunicarmi una scoperta sensazio­nale: che la signora Torri non era una modesta dama di compagnia ma una signora della mi­gliore società, ricca a milioni.

Roveni                          - Milioni di che?

Alberto                          - Di quattrini! Depositati in ban­ca, capisci.

Roveni                          - Sì, sì, comincio a capire il roman­ticismo e l'eroismo!

Alberto                          - (a Perlottì) È o non è vero?

Perlottì                          - Poiché la signora lo nega...

Alberto                          - Ma lo nega per sottopormi ad un'altra prova, o sono storie?

Perlottì                          - A me sono state raccontate per vere...

Alberto                          - Da chi?

Perlotti                          - Questo non lo posso dire; certo da una persona che avevo il diritto di ritenere bene informata.

Alberto                          - E invece i milioni non esistono?

Perlotti                          - Pare di no.

Alberto                          - (a Roveni) Tu capisci in che razza di situazione mi ha messo!

Roveni                          - Sì, sì, ora capisco tutto.

Alberto                          - (a Perlotti) E sono trent'anni che lei gode fama di uomo cauto e di amministra­tore previdente.

Perlotti                          - Trent'anni di fama usurpata!

Alberto                          - E crede, senza sincerarsi, alle in­venzioni di chi sa chi! (A Roveni) E sai perché si affretta a farmele credere per vere? Per ve­dermi ammogliato, ad ogni costo! Per farmi fe­lice - dice lui - mi rovinerebbe!

Perlotti                          - Riconosco di avere sbagliato e non mi resta che rassegnare le mie dimissioni.

Alberto                          - Cosa vuol rassegnare! Sono io, ora, che mi debbo rassegnare.

Roveni                          - Mi sembra che esageri; non sei an­cora ammogliato.

Perlotti                          - Poiché la signora Torri le resti­tuisce la parola...

Alberto                          - (senza iattanza, ma con serietà) Signor Perlotti, lei è da vent'anni in casa Santelmo, conosce la storia della mia famiglia me­glio di me: quale dei miei antenati ha mancato alla sua parola?

Perlotti                          - Nessuno, mai! Né io mi permet­terò di...

Alberto                          - La signora Torri è una donna che merita rispetto e poiché ha nelle mani quella mia lettera, non ci resta altro da fare.

Perlotti                          - Cioè?

Alberto                          - Cioè lei si recherà questa sera stessa all'« Albergo Imperiale» e, senza fare una parola di quanto è passato tra noi...

Perlotti                          - (con- un'occhiata alle tende) Non credo che sarà necessario...

Alberto                          - ...le dirà, a mio nome, che la sua nobile lettera mi ha... commosso ma che, se io ho chiesto la sua mano, è unicamente perché la credevo degna di diventare la contessa di Santelmo.

Roveni                          - Noblesse oblige!

Alberto                          - Un gentiluomo non ritira, né si fa rendere la sua parola da una donna, per ra­gioni di danaro. (A Perlotti) Siamo d'accordo?

Perlotti                          - D'accordo, e insisto per otte­nerla.

Alberto                          - Cosa?

Perlotti                          - La sua mano.

Alberto                          - Non insista poi troppo! Pensi che dovrà mantenerci lei.

Perlotti                          - (spaventato) Io?

Alberto                          - Come mio amministratore. Sarà necessario vendere le terre, il castello, la gal­leria degli antenati...

Perlotti                          - È triste,

Alberto                          - ...tutto, se dovremo avere un reddito sufficiente per vivere in due.

Perlotti                          - Ma è giusto! Del resto, se lei l'ama veramente, meglio così; non è vero, Roveni?

Roveni                          - (pensoso) Se l'ama veramente, certo.

Alberto                          - Si capisce che l'amo veramente, ma non pensavo di arrivare a simili esagerazio­ni! (Una risata schietta trilla fra le tende. Tutti e tre si voltano).

Cloty                             - (appare tra le tende sorridendo) Rassicuratevi, Santelmo, non arriveremo a si­mili esagerazioni.

Alberto                          - (esterrefatto) Voi... qui?

Cloty                             - Non vi meravigliate troppo! Ero venuta semplicemente per chiedere a Roveni se voleva dipingere il ritratto di mistress Kempt.

Alberto                          - (accenna alle tende) Eravate là?

Cloty                             - Seduta sul terrazzo, tranquillamente.

Alberto                          - Che vi divertivate...

Cloty                             - Ad ascoltarvi.

Alberto                          - (a Perlotti e Roveni) Avreste do­vuto avvertirmi...

Cloty                             - Per obbligarvi a mentire ancora? Sono io che li ho pregati di non farlo e li do­vete ringraziare.

Alberto                          - Debbo anche ringraziarli?

Cloty                             - Certo; non avreste potuto fare una figura più bella ai miei occhi.

Alberto                          - Ah, sì, devo aver fatto una bella figura!!

Cloty                             - Ve lo dico seriamente, Santelmo; non vi ho mai trovato così simpatico e nobile. Una precipitosa ritirata non vi avrebbe fatto onore, invece siete stato all'altezza del vostro nome.

Alberto                          - Un Santelmo non fugge mai, neanche nei casi disperati.

Cloty                             - Come questo.

Alberto                          - (riprendendosi) Volevo dire...

Cloty                             - Avete detto benissimo. Prendere moglie per amor proprio e non per amore, sa­rebbe veramente un caso disperato. (Estrae dal­la borsetta il suo biglietto da visita e glielo porge) Eccovi la vostra lettera.

Alberto                          - (non la prende) No, Cloty, insi­sto nel...

Cloty                             - (ricorda la sua frase sorridendo) Non insistete poi troppo; pensate che dovremo vendere gli antenati, poveretti!

Alberto                          - (riprende il biglietto) Sono addo­lorato, mortificato.

Cloty                             - Guarirete presto.

Roveni                          - (durante la scena fra Cloty ed Alberto si è seduto al tavolo, prima come seguendo distratto il pensiero e lo sguardo e poi sempre più interessato, si è messo a tracciare, su di un foglio da disegno, il volto di lei cercandola e studiandola con l'occhio dell'artista preso dal suo lavoro. Bussano alla porta; si alza) Per­mette ?

Cloty                             - Faccia. (Roveni esce a destra; lascia la porta socchiusa).

Perlotti                          - (che ha guardato l'ora; ad Alberto) È tardi. Manco dall'ufficio dalle due...

Alberto                          - L'accompagno. (A Cloty) Voi scendete ?

Cloty                             - (che si è avvicinata al tavolo ed ha veduto l'abbozzo) Vorrei parlare a Roveni. del ritratto della signora Kempt, non vi trat­tengo. (Terule la mano ad Alberto).

Alberto                          - Non so se vi rivedrò, ma non vi dimenticherò! Vi sono donne che non valgono un singhiozzo, altre che meritano un grande rimpianto; di queste non ho conosciuto che voi.

Cloty                             - Anch'io non vi dimenticherò, Santelmo. Vi seguirò nelle vostre imprese, vi sarò vicina col cuore nel vostro grande volo; vince­rete: ve lo auguro con tutta l'anima.

Alberto                          - Grazie. (Baciandole la mano) E voi siate felice come meritate.

Cloty                             - Chissà!

Alberto                          - (avviandosi a destra) Io vado, Giorgio. (Esce).

Perlotti                          - (avvicinandosi a lei per congedarsi) Forse la signora non si è fatta di me un concetto molto lusinghiero...

Cloty                             - Al contrario, signor Perlotti.

Perlotti                          - Ho creduto di far bene, ma non capisco perché l'avvocato Osvaldi mi avrebbe raccontato...

Cloty                             - Le ha raccontato quanto sapeva; ed io, per realizzare il mio progetto, - capitaliz­zare ed impiegare fruttuosamente i miei reddi­ti, - avrò bisogno di un consigliere di fiducia, penso che potrebbe essere lei.

Perlotti                          - (che non comprende bene) I suoi redditi?

Cloty                             - Quattrocentomila lire all'anno, circa...

Perlotti                          - (trasalisce) Ma allora i milioni ci sarebbero?!

Cloty                             - Ci sono, mi legano, vi rinuncerò.

Perlotti                          - Vi rinuncerà?

Cloty                             - Il giorno in cui, vivendo col puro> necessario, avrò economizzata una discreta for­tuna ed avrò trovato un uomo che mi chiamerà suo tesoro senza sapere quanto valgo.

Perlotti                          - (sincero) Quanto vale, lei! Se avessi vent'anni...

Cloty                             - (sorridendo) Sarebbero un po' po­chi...

Perlotti                          - Ma ne ho sessantacinque!!!

Cloty                             - Sono un po' troppi! (Gli tende la mano) Passerò nel suo studio, preciseremo tut­to, anche la sua retribuzione, però dovrà...

Perlotti                          - In tal caso il segreto diventa pro­fessionale, signora... Sono ai suoi ordini.

Cloty                             - (dandogli la mano) Arrivederla.

Roveni                          - (entra dal fondo).

Perlotti                          - (si avvia per uscire; sulla porta sì volta e le fa ancora un profondo inchino; poi, a Roveni) Caro Roveni! (Escono di scena; voci di saluto indistinte).

Cloty                             - (rimasta sola si controlla rapida allo specchietto; si dà una passatina di cipria e di rossetto; guarda l'ora; tra se, sorridendo) Ultimo capitolo!

Roveni                          - (rientra dal fondo) Scusi, signora, ma ho accompagnato la piccina da una famiglia di fronte.

Cloty                             - Perché non l'ha fatta venire qui?

Roveni                          - Non mi avrebbe più lasciato lavo­rare, mentre (prende il disegno incominciato) vorrei finire l'abbozzo che mi servirà per il suo ritratto.

Cloty                             - Ho visto.

Roveni                          - Lei è stata così gentile da venire ad offrirmi del lavoro : permetterà che in segno di riconoscenza... (Intanto applica con due puntine il foglio alla tavola del cavalletto).

Cloty                             - La ringrazio.

Roveni                          - Se mi dirà dove potrà spedirglielo,, fra un mese spero di...

Cloty                             - Se parte come potrà lavorare?

Roveni                          - Porterò con me l'abbozzo. Vorrei pregarla di levarsi il cappello un momento.

Cloty                             - Ecco. (Si toglie il cappello).

Roveni                          - Lei non è facile da comprendere; l'hanno provato i miei due amici ai quali ha rinunciato senza ombra di rimpianto, sembra.

Cloty                             - Ne ricchissima con Servi, né contessa con Santelmo, né amante di entrambi avrei trovato quello che io cerco.

Roveni                          - La felicità! Che non si sa bene che sia...

Cloty                             - Per saperlo lo saprei: è trovarla che...

Roveni                          - (intanto ha continuato a lavorare e, riferendosi al disegno) Quegli occhi così lu­minosi...

Cloty                             - Ebbene?

Roveni                          - Poter cogliere il loro segreto. (Men­tre lavora) Proverò... ma, certo, da lontano...

Cloty                             - Starà assente molto?

Roveni                          - Un mese e mezzo almeno.

Cloty                             - E la sua piccina?

Roveni                          - È la mia preoccupazione.

Cloty                             - Non ha parenti?

Roveni                          - A Roma nessuno e dovrò mettere Andreina in collegio.

Cloty                             - A sei anni?

Roveni                          - Voglio dire che l'affiderò alle suore.

Cloty                             - Se le chiedessi un favore, signor Roveni?

Roveni                          - Se posso, signora.

Cloty                             - Le dispiacerebbe che venissi io qui, a tener compagnia alla sua bambina?

Roveni                          - (smette di lavorare) Come?

Cloty                             - Se venissi tutti i giorni a prenderla? Può tenere la donna per la casa e la sua pic­cina affidarla a me.

Roveni                          - A... lei?!

Cloty                             - Non vuole?

Roveni                          - La ringrazio; è molto buona, ma anche lei è occupata...

Cloty                             - A nulla...

Roveni                          - Non è occupata presso la signora...?

Cloty                             - Ah, sì, ma lady Kempt ritornerà presto, molto presto, in Inghilterra e poiché si è riappacificata coi suoi di famiglia, si fermerà.

Roveni                          - Quindi lei rimarrà senza impiego, senza...

Cloty                             - Ecco... (che inventa via via) le spie­gherò: la signora Kempt ha un fratello che di­rige un'importante casa editrice a Londra, mi farà avere un contratto per traduzioni...

Roveni                          - Già, lei conosce bene le lingue...

Cloty                             - L'inglese, specialmente; potrò gua­dagnare le due o tre mila lire al mese...

Roveni                          - Che guadagna ora.

Cloty                             - Non è molto, ma si vive.

Roveni                          - Largamente.

Cloty                             - Sarei molto più libera, e poiché sono sola, del tutto sola, potrò dedicarmi alla sua piccina, se lei...

 Roveni                         - Se potrà andare a trovarla qualche volta dalle suore le sarò molto riconoscente,

Cloty                             - E che direi alle suore? E cosa sarei per la bambina?

Roveni                          - Già...

Cloty                             - Non potrei diventare, come vorrei, la grande amica della sua piccina: supponga, invece, che io diventi la sua governante.

Roveni                          - No, signora, io non posso permet­termi una governante per la mia bambina, né lei potrebbe esserlo...

Cloty:                            - Ho compreso; io sono una scono­sciuta per lei, non si diventa amici in un gior­no, e non vuole affidarmi...

Roveni                          - Non ha compreso, signora. (Il te­lefono chiama). Permette? (Al telefono) Pron­ti... sono io. Dalla Mostra?

Cloty                             - (tra se, ma in modo ben comprensi­bile) Finalmente!

Roveni                          - (al telefono) Chi parla? Ah, è lei commendatore... Come? Darmi personalmente la bella... No?... Il quadro è... (Sente il biso­gno di sedersi, tanto è emozionato). Il senatore De Lauris? La notizia alla stampa? Grazie, commendatore... io sono... sono... può capire... Lei sa cosa ho sofferto e sperato. Certo, domani mattina. Grazie, grazie. (Depone il ricevitore; rimane un momento seduto come assente, col volto raggiante).

Cloty                             - (ha seguito la telefonata tenendosi in­dietro appartata; dopo un momento, dolce) Ebbene, Roveni: contento?

Roveni                          - Ah, signora, lei non sa quanto. Non solo per le diecimila lire ma è soprattutto moralmente che ne avevo bisogno. Mi sentivo così scoraggiato...

Cloty                             - L'ho compreso.

Roveni                          - La Mostra si chiude, avrei dovuto riportarmi quassù il mio quadro con molte spe­ranze perdute. (Ritrovando la sua gaiezza che si fa vieppiù sicura, brillante) E invece, oggi, un senatore, un illustre senatore (che non ri­corda) come si chiama?

Cloty                             - Non saprei...

Roveni                          - De... De... Lauris, mi pare, va alla Mostra, rimane colpito dalla mia opera e l'ac­quista per regalarla al nuovo palazzo delle Ope­re Assistenziali, e domani questo si leggerà sui giornali.

Cloty                             - (sorridendo) È la celebrità!

Roveni                          - (stesso tono scherzoso) La noto­rietà, almeno, il principio, e poiché fra un mese... avrò anche le seimila lire del concorso e saranno sedicimila lire; è... la ricchezza!!

Cloty                             - Sedicimila lire?!

Roveni                          - Dal momento che posso realizzare tutti i miei sogni...

Cloty                             - Cioè?

Roveni                          - (va al tavolo e scrive le cifre su un pezzo di carta) Duemila lire... chiodi.

Cloty                             - Chiodi?

Roveni                          - Affari miei. Mille lire serviranno a me per vivere, e rimangono tredicimila.

Cloty                             - Lei vive con mille lire al mese?

Roveni                          - Quando le ho. (Scherzoso, ma pre­ciso) Infine, poiché io ho sempre desiderato che mia figlia avesse una compagnia, come dire... una...

Cloty                             - Governante...

Roveni                          - No, non mi piace; preferisco un'a­mica, una grande amica, così, se la lady inglese partirà...

Cloty                             - Partirà certamente.

Roveni                          - La pregherei, durante la mia as­senza, di accettare di far compagnia a mia fi­glia.

Cloty                             - Con entusiasmo. Sarà più diver­tente che la compagnia di mistress Kempt.

Roveni                          - Badi che Andreina è vivacissima e le darà il suo da fare.

Cloty                             - E la signora si divertirà, finalmente!

Roveni                          - Allora, alle stesse condizioni che lei aveva con la signora Kempt, io l'assumo.

Cloty                             - Come dice? Non vorrà stipendiarmi!

Roveni                          - Ritengo doveroso pregarla di ac­cettare, per questo mese, le duemila lire che riceveva da...

Cloty                             - Ho veramente trovato il principe della fiaba! Che lei stipendiasse me, questo non l'avrei mai preveduto!

Roveni                          - Neanch'io! Ma poiché (guarda l'o­ra) alle sei e tre quarti posso permettermi quan­to alle sei e mezzo sembrava follia sperare, io la prego di accettare.

Cloty                             - E va bene; come lei crede, signor Roveni; accetterò lo stipendio.

Roveni                          - Non è una ragione per chiamarmi signor Roveni; da mezz'ora lei non mi chiama­va più che... Roveni.

Cloty                             - Insomma, anche stipendiata, riman­go sua amica...

Roveni                          - Lei non è né mia stipendiata né mia amica, signora...

Cloty                             - E... allora?

Roveni                          - E allora... non lo so. E con le die­cimila lire che riscuoterò domani potrò lavorare tranquillo per diversi mesi alle opere che vor­rei esporre a Venezia.

Cloty                             - Quello è importante.

Roveni                          - Là è la battaglia; chi è ben giu­dicato e vende a Venezia ha vinto.

Cloty                             - E lei... venderà! E col suo ingegno e la sua passione, fra due o tre anni, avrà un nome, una posizione.

Roveni                          - Per questo ce ne vorrà qualcuno di più.

Cloty                             - (che pensa ai fatti suoi) Meglio! (Si riprende) Voglio dire che tre o quattro anni...

Roveni                          - Sono un volo.

Cloty                             - Quando il volo è diretto ad una méta, sì.

Roveni                          - E tutte le méte sono raggiungibili se una fede vi guida...

Cloty                             - (come a se) Una fede! (Alla pen­dola battono le sette) Le sette! È tardi... (Si mette il cappello).

Roveni                          - Mi permette di accompagnarla?

Cloty                             - Mi farà piacere.

Roveni                          - Debbo telefonare per un tassì?... L'albergo è lontano.

Cloty                             - Lady Kempt è fuori, invitata da una famiglia; pranzerò non so dove...

Roveni                          - Sola?

Cloty                             - Solissima.

Roveni                          - La diverte?

Cloty                             - Non troppo.

Roveni                          - Se io osassi invitarla?

Cloty                             - Provi...

Roveni                          - Mi pare di doverle dire tante cose: progetti, sogni, speranze. Che giornata fantasti­ca! Ho l'impressione che si sia decisa la mia vita, oggi.

Cloty                             - Anch'io.

Roveni                          - E poi... non ci vedremo per un mese e più...

Cloty                             - È lungo...

Roveni                          - Eterno! Però lei mi scriverà soven­te della piccina.

Cloty                             - Quasi ogni giorno.

Roveni                          - E di lei, naturalmente, così diven­teremo molto amici...

Cloty                             - Molto.

Roveni                          - E se accadesse di peggio?!

Cloty                             - Di peggio?

Roveni                          - Che io mi innamorassi di lei?

Cloty                             - Ah, questo!!

Roveni                          - Le dispiacerebbe?

Cloty                             - Sì. (Con altro tono, ridente) Se aspetterà troppo! (Mentre escono cala il si­pario).

FINE

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