La figlia del quarto compagno

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In casa

LA FIGLIA DEL QUARTO COMPAGNO

di Rino Gobbi

(atto unico in dialetto padovano)

Personaggi:

OSCAR          primo ex compagno di scuola (scaltro)             

GINO                       secondo ex compagno di scuola (ingenuo)         

ENNIO                     terzo ex compagno di scuola (astuto)      

BARISTA     

FIORELLA    Figlia del quarto compagno di scuola (disinvolta)

Trama:

Ennio deve arrivare in paese per trovare i suoi ex compagni di scuola.Due di loro, Oscar e Gino,avendolo sempre conosciuto per una persona ingenua e generosa, lo attendono in casa per truffargli dei soldi, soldi che lui ha percepito in gran quantità a seguito di un incidente stradale capitatogli tempo addietro. I due però stanno aspettando Graziano, un altro ex compagno di scuola, per dirgli di andare in piazza, al bar centrale, e avvisarli dell’arrivo di Ennio.Però, invece di Graziano, alla porta si presenta Fiorella, sua figlia, da tempo scappata di casa e che ora era ritornata in seguito all’abbandono del suo compagno; veste un costume da danzatrice del ventre e, dopo essersi esibita di fronte a loro, fa notare che conosce anche il cinese. Fiorella, sentendo ciò che doveva fare il padre, si offre lei di andare al bar centrale ad aspettare Ennio, che così avrebbe avuto l’occasione di danzare per i clienti.

Nel frattempo arriva in casa proprio Ennio, che Oscar e Gino non riconoscono perché trasformato fisicamentea causa dell’incidente, cioè dimagrito e cortissimo di vista. Anche Ennio non riconosce i due perché soffre di amnesie temporanee.

In un momento che Oscar non c’è, Gino, ovviamente non riconoscendolo, spiega ad Ennio l’inganno che si voleva tramare nei suoi confronti. A questo punto ad Ennio torna la memoria e vista la disonestà dei suoi ex compagni se ne va senza farsi riconoscere.

Subito dopo Oscar telefona al bar del paese, dove c’è Fiorella che sta danzando per gli avventori. Fiorella riferisce che Ennio era stato vistonei dintorni del paese e che era cambiato: che portava un paio di lenti spesse e non era più grasso come una volta. I due comprendono che il loro ospite era Ennio; alloraOscar lo rincorre e lo riporta in casa; e assieme a Gino mette in atto il suo losco proposito nei riguardi di Ennio. Ennio finge di assecondarli, ma quando compila l’assegno lo intesta a Graziano, il padre di Fiorella, che lui ha saputo essere onesto e messo male finanziariamente. Una volta che Ennio se n’è andato i due si accorgono che l’assegno non è intestato a loro e si mettono a litigare.Entra Fiorella, che vede l’assegno intestato al padre, e crede sia la mancia promessa. Ringrazia e se ne va ballando la danza del ventre e ringraziando in cinese.

ATTO I

In casa di Oscar, lui e Gino stanno conversando in attesa di Graziano.Bussano alla porta.

1

OSCAR          Gino, va vèrsere che xe qua Graziano. (alla porta si presenta Fiorella con un costume da danzatrice del ventre).      

GINO             Oh Dio, me sento svenire… No, no, me sento morire, ansi so xa morto. Oscar, so in paradiso!

OSCAR          Ma cossa gheto, sito drio diventare mato, cossa garàeo sto Graziano da farte morire?

GINO             Cossa chel ga? El ga… el ga… che l’è diventà un angeo.

OSCAR          (affacciandosi alla porta) Oh Dio, me sento morire anche mì. Gino, dame un pissigòn per vedere se xe vero queo che vedo. (Gino lo pizzica). Sì, ma no cossì forte se no te me sveji. (entra Fiorella).

2

FIORELLA    Sono la figlia di Graziano, mio padre mi ha mandato da voi perché volevate chiedergli qualcosa, e siccome è ammalato… Ma cosa avete da guardarmi, non avete mai visto una ragazza?

OSCAR          Na ragassamesa nuda cossì, no! Ma no te jeri scampà de casa? E adesso te te presenti vestìa in sto modo, e te parli ancheitaliàn!

FIORELLA    Fosse solo quello, io parlo anche cinese…

OSCAR          Cinese? Tu?... Ma va in Cina!

FIORELLA    Ci sono già stata: per imparare la lingua bisogna andare sul posto.

OSCAR          Mì no ghe credo gnanche se vedo… cioè, gnanca se sento.

GINO             Ma… ma, el costume che te ghe indosso?

FIORELLA    Vuole che sia senza?

GINO              Oh Dio, magari!

OSCAR          Dai Gino no sta fare el mona! (a Fiorella) Ma perché teo ghe indosso?

FIORELLA    Il mio compagno andandosene si è portato via tutto e mi ha lasciato in… in costume, per questo sono dovuta ritornare dai miei genitori.

GINO             Sì, ma che costume xeo?

FIORELLA    È quello della danza del ventre: io danzo, danzo ogni volta che posso, perché mi piace.

OSCAR          Davero?! Scolta, noantri semo do vecioti e avere na tosa cossì in casa… no so se me spiego.

FIORELLA    Non si spiega no!

OSCAR          Intendo qualche mossa dea dansa del ventre pòito farla anche per noantri do?

FIORELLA    Così, senza musica? Non so se sia capace.

OSCAR          Ea musica tea trovo mì, ne go de tuti i tipi (rovista furioso tra i cd,ne trova uno e lo inserisce nel lettore).Ècoea qua, senti che musicheta!

Fiorella balla al suono della musica davanti a Oscar e Gino estasiati. Alla fine i due battono le mani e Fiorella ringrazia con la mano tesa).

OSCAR          Cossa voto con chea man distirà?

GINO             Ea vorà ea mancia, cossa voto chea voja.

OSCAR          Bè, ne ga vaèsto ea pena! Ciapa un euro.

GINO             Ciapa 10 euro.

OSCAR          Sito mato!

GINO             Ne ga vasto ea pena!

FIORELLA    (ringrazia in cinese).

OSCAR          Cossa sito drio dire?

FIORELLA    Sto ringraziando in cinese.

GINO             Ma ora teo sè proprio el cinese?

FIORELLA    Ne avrò combinate di tutti i colori,ma non ho mai detto una bugia.

GINO             E pensare che to popà jera un tipo, disemo… normàe… e varda cossa che xe vegnu fora. Ma dime, come mai te bài e te sè el cinese?

FIORELLA    Bisogna pur vivere e io finora mi sono mantenuta con la danza.

GINO             E el cinese?

FIORELLA    Il mercato cinese è una miniera per tutti, tanto che ora tutte quelle che praticano la danza del ventre devono conoscere il cinese.

GINO             Me mojère qualche volta ea fa anche èa ea dansa del ventre, ma no me pare chea sàpia el cinese.

OSCAR          Varda che tomojere ea xe grassa, tut’al pì ea farà ea dansa dea pansa.

GINO             Ventre, pansa, che diferensa fa?

OSCAR          Bè, insoma… (a Fiorella) Ma dime Fiorela, come se dise “Buon giorno” in cinese….. E “Buona notte?”.... E… “Ti amo?”... Vèdito Gino che se èa sa el cinese mì so l’italian: meo ricordo dai tempi dea scòea… Dea scòea… Ah mama mia: a ghèvimo da mandare Grazianoin piassa, al bar centràe per aspetare Ennio, il nostro compagno de scòea. Oh Dio, come femo adesso?

FIORELLA    Al bar centrale? Ci vado io al bar centrale, così mi esibirò davanti ai clienti?

OSCAR          Davanti ai clienti?... Ma che rassa de tosa sito?... Davero te voi andare tì?

FIORELLA    Perché no?

GINO             Oscar, Anssa chea vaga!

OSCAR          Va bè, te sì grande, fa queo che te voi; ma ricòrdate de vegnerme avisare quando che ariva Ennio, un nostro ex compagno de scòea, compagno anche de to popà, chel ga da vegnere in paese per saudarme tuti; ma noantri do lo voemo saudare personalmente qua a casa mia.

FIORELLA    E doveva andare mio padre ad attenderlo?...

OSCAR          Ma sì, e sicome che savémo che l’è messo mae coi schei, a ghe garissimo dà anche ea mancia.

FIORELLA    La mancia?... Io ne avrei bisogno…

OSCAR          Ancora?... Va, va subito al bar in piassa che nol poe fare che Ennio sia xa rivà

FIORELLA    Così, senza cambiarmi?

OSCAR          Ma se te ghe dito che no te ghe altro gnente da meterte, voto restare in mutandine?

GINO             (a Oscar) Magari, xe ani che noa vedo!

OSCAR          Gino, serca de calmarte!

FIORELLA    Che no vedo ea Fiorela… Cossa gheto capìo?

OSCAR          Dai, dai, che no ghe xe tempo da perdere. Va Fiorela, va subito,che dopo te daremo ea mancia che ghèvimo promesso a to popà.

FIORELLA    Come faccio a riconoscerlo?

OSCAR          Queo che entrerà in paese da trionfatore el sarà èo. E adesso va!

FIORELLA    Se proprio c’è questa fretta, allora vado (esce).

3

GINO             A vago anche mì co èa!

OSCAR          (trattenendolo) Tì te ste qua, cossa fasso da sòeo co Ennio? E varda seto, no sta mia fare chea facia là da imbamboeàcome coea Fiorella, seto, quando chel riva, tì no te ghe da preocuparte de gnente, fasso tuto mì.

GINO             Con chi, coea Fiorela?

OSCAR          Ma no coea Fiorela, ma cossa dito? Con Ennio.

GINO             Peso ancora!

OSCAR          Gheto finìo de torme in giro? Fasso tuto mì per dire che tì te ghe da tasére.

GINO             Ma qualche paròea bisognerà pure chea diga, non vojo fare ea figura da ebete.

OSCAR          Tì, ea figura da ebete? Ghe ne xe xa uno de ebete.

GINO             Chi?

OSCAR          Ma ora sì che te sì proprio ebete. Intendo Ennio, chel ebete che ga da arivare in paese con un casìn de schei, dopo chel xe sta risarcìo per l’incidente chel ga vu.

GINO             Ma sito proprio sicuro che nol sia cambià dopo l’incidente? Varda chel jera bruto, seto.

OSCAR          Chi, èo?

GINO Ma no,l’incidente! Qua no se capimo proprio!Come schei e l’è cambià de sicuro; ma te sé, a scòea el jera tanto ingenuo, questo eo ameto anche mi, ma i ani, e dopo, apunto, l’incidente, può darsi cheo gàbia svejà.

OSCAR          Ma dai, ebete…

GINO             Ma ora so proprio ebete.

OSCAR          Ebete nel senso che ti no te ghe dimestichessa coea psicologia umana: el tempo e le bote no modifica el caratere che ga uno: èo el jera un poro mona chel ghe dava tuto ai altri, e te vedarè che anche adesso l’è cossì. Te ricòrdito almanco quando che ghe contavo ea storia dell’orso disendo che no ghevo i schei per comprarme ea merendina, e éo me dava subito ea soa?

GINO             Sì, che me ricordo, me ricordo anche come che me vergognavo per ea sfaciatagine che te ghevi.

OSCAR          Ma dai, mona…

GINO             Te ghe cambià ofesa stavolta.

OSCAR          Insoma, el xe un modo de dire, per farte capire che te sì ingenuo anche tì se no te vedi el lato altruista dea roba.

GINO             Ellato altruista dea roba?…De che roba?

OSCAR          Ma dea merendina, no? Dime, perché eo fasévo?

GINO             Per magnarla ti.

OSCAR          E te pensi cheo ghesse fato soamente per questo? Che no ghesse pensà anche aea soa saute?

GINO             Aea soa saute?

OSCAR          Aea soa saute, sì. No te te ricordi mia quanto grasso chel jera, el gaveva na facia come el soe.

GINO             Bè, sì, e ora?

OSCAR          E ora, se éo garìa continuà a magnare le pastine, a un certo punto el sarìa sciopà, o sbaglio?

GINO             Sì, questo xe vero.

OSCAR          Vèdito ora che mi so un altrista: pensavo anche per èo.

GINO             Magnandoghe le pastine?

OSCAR          Magnandoghe le pastine, sì, perché el dimagrisse un poco.

GINO             E chea volta che te te ghe fato dare el so panìn per magnarteo pì tardi, e teo ghevi sconto incatià fra el muro e el cestin de rifiuti?…

OSCAR          Chea volta che dopo jera andà e formighe e mì no go pì voesto magnarlo?

GINO             Chea volta là, sì.

OSCAR          Ma te ameterè che Ennio se gheva acorto dove cheo gehevo sconto, co chea vista chel gheva…

GINO             Eo ciamàvimo “ocio de lince”; a me ricordo ben come chel riussiva a lèsere i voti sul registro dal so banco: na roba incredìbie!

OSCAR          E che memoria! Te ricordito chel savèva tute le poesie e chel jera sta el soeo a savere tuta ea flastroca dea Pasta, te ricordito?

GINO             Ea filastroca dea Pasta?Che non finiva mai! Che la jera cossì noiosa che tuta ea classe se dormessava?

OSCAR          Proprio quea sì.                  

GINO             Bisogna ametere chel gheva testa

OSCAR          Infati el jera un testòn, con tanti cavei che i pareva un gnaro de cigogna…Me racomando, quando che ariva…

GINO             Chi? Ea Fiorela?

OSCAR          Ma no ea Fiorella: Ennio! Tì te ghe da fare na facia triste, anssi disperà, come uno chel voe farla finìa perché nol rièsse pì andare avanti… Te ricòrdito de quanti schei che xe ea cambiàe che te doverissi pagare? Perché almanco sul’importo ghemo da essere d’acordo.

GINO             Domìe euro.

OSCAR          Bravo, e te vedarè chel tonto de Ennio ghe casca e, cossì compassionevoe come chel xe, de sicuro me sgancerà i schei per sta ipotetica cambiàe che te doverissi pagare a uno.

GINO             Domìe euro?… No podémo fare soeo mìe? A mi me pare massa schei.

OSCAR          Va là, bauco…

GINO             El to repertorio dele ofesexe infinito.

OSCAR          Domìe euro perché dopo se dividémo mìe a testa. Ma se te vui fare soeo mìe, per mi fa eo stesso: me li tegno tuti mi.

GINO             E ora xe mejo domìe euro.

OSCAR          Vèdito! Dai, tiente pronto che apena che ariva ea Fiorela partimo in pichiata e andemo in piassa prima che Ennio vegna contatà dai altri compagni de scoea, che magari i ghe domanda dei soldi prima de noantri. (bussano) Eco eaFiorela.

GINO             Possìbie chea sia xa qua?

OSCAR          Se vede che Ennio le xa arivà in paese.  Su, tote ea jacheta che partìmo subito… anssi non sta mètertea, sta in camìsa chel te veda miseràbie.

GINO             Ancora co ste ofese?

OSCAR          Non sta fare l’ofeso: se xe per schei bisogna acetarle. Su vèrsi eaporta e fa entrare sta creatura. (apre la porta. Si presenta Ennio, irriconoscibile perché dimagrito, con un paio di occhiali dalle lenti spesse, e calvo).

GINO             Oscar, qua ghe xe sì na creatura, ma un fià diversa daea Fiorela. Ea gà un paro de ociai che pare fondi de botiglia e dopo ea me pare un tantin spaesà. Vieni, vieni a vedere Oscar! (entra Ennio).

4

OSCAR          (a Ennio?) Chi xeo eo? Cossa xeo vegnu fare qua?

ENNIO           Na roba aea volta, se no no capisso.

OSCAR          E ora: chi xeo eo?

ENNIO           Noeo so.

OSCAR          Come noeo sa. Xeo drio torme in giro?

ENNIO           Noeo so, non me ricordo.

OSCAR          Cambièmo domanda: Cossa xeo vegnu fare qua?

ENNIO           Non ricordo el me nome, el se pensa se me ricordo el motivo perché so vegnu qua. (guardando da vicino Oscar) Ma eo, chi xeo eo?

OSCAR          Come chi che so mi? Mi so el paròn de casa.

ENNIO           (accorgendosi di Gino) E éo, xeo anche éo el paròn de casa?

OSCAR          Quanti paròni voeo che ghe sia! Mi sòeo so el paròn, èo xe un me amigo.

ENNIO           So amigo? E cossa faeo qua?

OSCAR          A parte el fato che queste xe robe che a no garìa interessaghe, mi gheo digo eo stesso cossa chel  fa qua, almanco cossì el capisse chel ga da catàrsea.

ENNIO           El so amigo?

OSCAR          El me amigo?… No, no,èo el ga da catàrsea, perché semo drio aspetare una chea ga da vegnere qua per avisarme quando che ariva n’altro.

ENNIO           El aspeta un fià: xa so un fià duro de comprendponio, no capisso sta storia de una chea ga da vegnére avisare voialtri perché ariva staltro.

OSCAR          A mi me pare che èo me toga proprio in giro, el varda cheo ciapo pai cavéi e lo buto fora daea porta!

GINO             Oscar, varda che l’è sensa cavéi…

OSCAR          E ora eo ciapo per n’altro posto, comunque èo ga da andare fora da qua!

GINO             So d’acordo, perchè se ariva ea Fiorela, noantri a ghemo da partire subito.

OSCAR          Xe da un toco che gheo digo. (a Ennio) Gaeo sentìo cossa che ga dito el me amigo?

ENNIO           Sicuro che go sentìo: ne garò tante, ma no so gnancora sordo.

OSCAR          E ora?…

ENNIO           E ora gnente: el medico me ga dito che ogni volta che perdo ea memoria bisogna che staga sul posto perché ea me vegna; e mi stago qua… eco ea risseta? (gliela mostra).

OSCAR          Roba da matti!

ENNIO           El staga atento come chel parla.

OSCAR          El scolta, gaeo ea machina qua fora?

ENNIO           A penso de sì…

GINO             (affacciandosi alla finestra) Urca se ea gà! Varda Oscar, con che rassa de machinon chel xe arivà (Oscar si affaccia).

OSCAR          Visto chel ga ea machina e chea xe tanto grande, el me fassa un piassére, el vaga fora e là, dentro ea so machina, el poe distirarsequanto chel voe, finché no ghe torna ea memoria.

ENNIO           Scoltè cari, se me trovo in sto posto ghe sarà un motivo, o sbaglio?

GINO             Eo penso anche mì.

ENNIO           E ora mì no me movo da qua se prima no me torna ea memoria.

OSCAR          No, questo xe massa!

ENNIO           Sarà anche massa, ma mi stago qua.

OSCAR          (titubante) Mmmm… Ma de sòito, quanto tempo ghe voe perché ea ghe torna?

ENNIO           Torna cossa?...

OSCAR          Ea memoria!

ENNIO           I me dise che de sòito ea amnesia, questa xe ea paròea giusta, ea dura un quarto d’ora…

GINO             E ora anssèmeo qua, e sperémo che nel fratempo no ariva eaFiorela.

ENNIO           …Qualche volta i me dise chea dura qualche ora.

OSCAR          Cossa! Èo el va fora subito da sta casa se no ciamo i carabinieri!

ENNIO           E mi ghe mostro ea risseta anche a lori.

GINO             Dai, anssèmeo qua e sperémo che Ennio el ariva pì tardi.

OSCAR          Tì te sì massa bon. (osserva Ennio che prende il giornale sopra il mobile e se lo porta sul divano e con le gambe accavallate lo legge).

OSCAR          Questa po’! Anche a lèsere el giornàe sul divano el se ga messo?

GINO             Dai, ànsseo stare, basta chel no rompa.

OSCAR          E te pare che nol sia drio rompere? Se ariva eaFiorela, dime, cossa xe che femo?

GINO              Andrà uno soeo de noantri a portare qua Ennio. E staltro starà a casa co sto signor qua.

OSCAR          E te andarissi tì da Ennio? No te vedi che te sì drio tremare daea paura.

GINO             Va tì, ora.

OSCAR          Ea cambiàe no xe miga mia… Come fasso a dirghe chea xe toa se tì no te ghe sì?

GINO             E tì dighe chea xe toa.

OSCAR          A Ennio? El sarà anche un gran mona, ma con chea bea facia che me ritrovo nol me crederà de sicuro; te capissi che bisogna andare in do da èo, per cui bisogna che a questo qua ea memoria ea ghe torna presto. (a Ennio) El scolta, nol podarìa sforsarse, magari un poco, perché ea ghe ritornasse pì presto?

ENNIO           Pì presto cossa?

GINO             Ea memoria! Se gaeo ancora dismentegà de cossa che parlemo?

ENNIO           Soi o non soi “amnesico”? Bisogna capirme, no? Anssi, no ghe sarìa mia un panin, un tost, un qualcossa da metere soto i denti?

OSCAR          Questo xe inconcepìbie! Anche un panin el voe?

ENNIO           No voì che me torna ea memoria? E ora i medisi me dise che perché ea me torna presto mì go da essere rilassà, e mì so rilassà soeo quando che magno!

OSCAR          (sconsolato) Andrò anche a farghe sto panìn; ma el varda de farsea tornare presto ea memoria, se no qua ea se mete mae.

ENNIO           Per eo o per mi?

OSCAR          El prova a indovinare?... (va in cucina).

5

ENNIO           (a Oscar) Anche un bicier de vin xa chel xe drio. (a Gino) Ma cossa gaeo so amigo, el me pare un tantin agità.

GINO             El fato xe che ga da vegnere un baucòto che ghemo da farghe un ingano… sì, insoma, un scherseto.

ENNIO           Un scherseto?…A un baucoto?... Oh, finalmente xe drio tornarme ea memoria!…Eco perché so vegnu qua!... Che paese xeo questo? (Gino glielo dice)

Proprio qua ghevo da vegnére. A ghevo da vegnere qua per… Ma el me conta prima ea so storia, che dopo mì ghe conto ea mia.

GINO             Dunque, ghe xe eaFiorella chea ga da vegnere avisarme quando che in paeseariva el fesso de Ennio…

ENNIO           “El fesso de Ennio?…”EaFiorella, chi xea ea Fiorella?

GINO             Ea fiòea de Graziano, n’altro compagno de scoea del fesso de Ennio.

ENNIO           Ah!“El fesso de Ennio...”E come mai no xe andà sto Graziano a aspetare“el fesso de Ennio”?

GINO             Perché l’è maeà, e po’ l’è pien de debiti, non sea passa tanto ben.

ENNIO           Ah, poarèto! (semprefacendo lo gnorri) Ma éo chi xeo?

GINO             Chi? El fesso de Ennio?

ENNIO           No, no, queo xe da un toco cheo conosso, mì parlo de chi che me sta davanti.

GINO             Vòeo dire mì?

ENNIO           Mì vedo soeo na persona davanti al me naso.

GINO             Mì so Gino, n’altro compagno de scòea del…

ENNIO           Fesso de Ennio?

GINO             Bravo, proprio deèo.

ENNIO           E chi xeo queo che xe delà?

GINO             L’è Oscar, n’altro compagno de scoea del…

ENNIO           Fesso de Ennio.

GINO             Sì, proprio del fesso de Ennio.

ENNIO           E ea Fiorella ga da vegnerve avisare quando che ariva…

GINO             El fesso de Ennio.

ENNIO           Perché a garì da farghe festa…

GINO             Festa? Altro che festa! A ghemo da fregarghe domìe euro.

ENNIO           Ah! E in che modo?

GINO             A ghemo savèsto chel ga vu un bruto incidente e come risarcimento el ga tirà un casìn de schei; e Oscar ga vu l’idea de farsene dare un pochi.

ENNIO           E perché? Se i schei i xe de sto Ennio?

GINO             Ma perché l’è fesso! Oscar pare fato aposta per ste robe qua. Quando che ariva Ennio,èo ghe conterà ea storia de mì che go na cambiàe che scade e che no so bon de pagarla…

ENNIO           Na cambiàe de domìe euro?

GINO             Sì, domìe euro; e savendo che Ennio el jera un mona e che secondo èo el sarìa restà mona anche dopo l’incidente, e l’è sicuro che i ghe darà.

ENNIO           Ma ea cambiàe non esiste, vero?

GINO             No, che noea esiste, l’è tuto un truco… Adesso semo drio aspetare che vegna ea Fiorella per dirme se l’è arivà in piassa… E èo el ga da andare via se no Oscar se arabia (entra Oscar).

6

OSCAR          El se arabia? So xa arabià che metà basta per butare fora daea porta sto signor qua. (a Ennio) El se magna el panìn e dopo el se fassa tornare ea memoria, se no ghe penso mì.

ENNIO           (indicando il panino in mano ad Oscar) Cossì pìcoeo? Non so se me ritorna tuta ea memoria.

OSCAR          Non ocore che ghea ritorna tuta: basta chel tanto cheo fassa andare fora daea porta. (Ennio mangia il panino con calma) No, no, el fassa pì in freta a magnare chel panìn, se no qua se finisse ae caénde greche.

ENNIO           El varda chel dotore me ga dito che per essere completamente rilassà bisogna magnare lentamente… E el vin?… Se gaeo dismentegà el vin? Se el magnare va xo con pì scioltessa mi sarò ancora pì rilassà.

OSCAR          Andarò a torghe anche sto vin! (sbuffando Oscar va a prendergli il vino).

7

ENNIO           (a Gino) Giusto? Ghe voe el vin!

GINO             Mì no so de sti afari de digestion; mì so soeo che se ariva ea Fiorellaèo ga da andare via, me capìsseo? (entra Oscar).

8

OSCAR          (entrando, a Gino) Manco mae che te te ghe svejà anche tì: con sto signor qua bisogna fare i duri perché el capìssa.

ENNIO           Ma perché tanta freta?

OSCAR          Me pare proprio che èo el fassa el furbo: nol capisse che semo drio perdere dei schei per colpa soa?

ENNIO           Dei schei? E come mai si drio perdere dei schei?

OSCAR          Perché un poro mona el ga da vegnere qua in paese a portarmene un pochi.

ENNIO           “Un poro mona?...”A portarve dei schei?…

GINO             E l’è un modo de dire per intendere sgraffignarghei.

ENNIO           Non me piasè miga voialtri do: voì mandare via un ospite, maeà de amnesia, per rubare dei soldi a na persona. No me piasì proprio per gnente, e savì cossa che fasso?  Vago via anche sensa che me torna ea memoria.

OSCAR          Bravo! Finalmente el gà capìo come che xe ea situassiòn. Su, su, che ghe fasso strada. (Ennio esce dalla parte sbagliata) No, no per là: questa xe ea diressiòn giusta. (lo accompagna. Quando Ennio è già fuori:) El me staga ben e… auguri paea soa memoria!

9

GINO             Finalmente se ne ghemo liberà!

OSCAR          Decisiòn ghe voe, decisiòn! E adesso spetemo ea Fiorella.

GINO             Però, che tipo, el me ricorda qualcuno.

OSCAR          Anche a mì me ricorda qualcuno. Bah, certo chel jera strano… Ma perché Fiorella non ariva? Ormai Ennio el garìa da essere xa arivà in piassa… Voto vedere che queaea se ga messo a baeàre ela se ga dismentegà de vegnerme dìrmeo (telefona al bar).

BARISTA      Pronto!

OSCAR          So Oscar. Xea ancora là eaFiorella?

BARISTA      E chi xea eaFiorella?

OSCAR          Te doverissi vederla se no te sì orbo, ea ga un costume da odalisca.

BARISTA      Mì no so cossa chea sia sta odalisca, mì so che ghe xe una vestìa da carnevàe che baea sora na toea, e un mucio de xente intorno che ghe bate e man.

OSCAR          Ea xe éa! Va a ciamarla!

BARISTA      Na paròea! Chi xe che riesse a farse largo fra ea xente?

OSCAR          Va a ciamarla che go da parlarghe!

BARISTA      Ma no xe soeo per queo: so mì che no so bon de stare in piè.

OSCAR          Cossa gheto, mae ae gambe?

BARISTA      Fosse soeo quee, go mae per tuto, e dopo go un botiliòn…

OSCAR          Meteo sul banco e va a ciamàre sta tosa!

BARISTA      Eo go in corpo: no so pì bon movérme, eo go bevù daea contentessa de avere tuti sti clienti .

OSCAR          E ora ciàmea, te garè un poco de fià.

BARISTA      Speta, speta: pare chea gàbia finìo de baeàre, e adesso ea xe drio tirare su e mance. Ma… cossa dìsea su? A me pare chea sia drio savariàre, ea parla in un modo che no capisso…

OSCAR          E l’è cinese… ea conosso.

BARISTA      Ti te conossi el cinese?

OSCAR          Ma no, mi conosso éa tosa che che parla cinese… Insoma pàssamea apena chea ga finiò coi schei.

BARISTA      Ghe go fato segno, ea xe drioarivare.

FIORELLA    (al telefono) Chi c’è?

OSCAR          CiaoFiorella, so Oscar, il barista no te gheva miga dito chi che jero?

FIORELLA    Il barista è partito…

OSCAR          E dove xeo andà, sel jera là un atimo fa?

FIORELLA    È partito con la testa, non riesce a reggersi i piedi.Cosa vuole Oscar?

OSCAR          Come cossa che vojo benedetta tosa, gheto finìo de tirare su i schei? No te bastava mia quei che te ghemo dà noantri?

FIORELLA    I suoi no di certo: un euro... I dieci euro di Gino invece potevano andare bene.

OSCAR          Va ben, va ben, no te ghevi da vegnere qua per avisarme quando che arivava Ennio?

FIORELLA    Sì, lo so. Ma Ennio non è ancora qua. Comunque non manca tanto, perché ho sentito dire che è stato visto alla periferia del paese e può arrivare da un momento all’altro, anzi dovrebbe essere già qui! Ah, un’altra cosa: qui si dice che non è più quello di una volta.

OSCAR          Lo credo ben: co tuti chei schei chel ga ciapà.

FIORELLA    No, no, intendo nel fisico: sembra non siapiù grasso come una volta, e porta un paio di occhiali dalle lenti spesse che sembra un cieco, che è quasi calvo e che viaggia su una macchina di grossa cilindrata… (Oscar si dispera). Oscar, mi sente?… Pronto? (Oscar di scatto mette giù il telefono e corre fuori a rincorrere Ennio).

10

GINO              Oh Dio. El jera Ennio. Mama mia, el jera proprio Ennio! Come chel xe cambià, poareto… Poareto co tuti i schei chel gà?… A proposito de schei: adesso Oscar l’è andà a corerghe drio per truffarghe i domìe euro e… Oh Dio, ghe go contà tuta ea storia del’ingano proprio a èo… Ennio sa tutto queo che se gheva tramà nei so confronti… E Oscar no sa gnente!...Ma, aspeta, aspeta un fià: Ennioel jera sensa memoria quando che ghe go parlà, se no el garìa fato qualche alusiòn che l’interessà jero èo, invesse el se ga comportà proprio come se nol se ricordasse… Però el nome del paese sì che seo gà ricordà… e dopo el gheva dito chel conosceva Ennio, cioè éo… E la storia che voleva racontarme?… Ma ora, ea memoria la ghe xe tornàquando che ghemo scomissià a parlare assieme? E dopo el garìa fato tuta na finta ascoltando i me discorsi?… Oh Dio, forse xe proprio cossì! (entra Oscar, quasi trascinando Ennio).

11

OSCAR          Ennio, Ennio, anssate vardare!

ENNIO           (fingendo) Chi soi mì?

OSCAR          Ennio, el nostro vecio compagno de scòea. No te te ricordi?

GINO             (tra sé) El me pare davero smemorà… E sel fasesse finta?

ENNIO           (avvicinandosi con gli occhiali a Oscar) Eo, chi xeo èo?

OSCAR          So queo de prima, su, adesso dame del tì: so Oscar, el to vecio compagno de scòea. E questo xe Gino… no te te ricordi gnanche de èo?

ENNIO           Oscar?...Me pare… me pare de scomissiàre a ricordare”.

OSCAR          Ennio, te sì sempre un poeta! Come tì no ghe jera nessuno.

ENNIO           Perché poeta?

OSCAR          Ma non te te ricordi che a scòea te te ricordavi tutele poesie?

ENNIO           Sì, xe vero… adesso ricordo. Adesso ricordo tuto! Oh Dio, che beo! Le poesie…“LaPasta”! Ah xe na roba meravigliosa, me pare de sognare… “LaPasta?...”, adesso ve la recito, vojo che capì anche voialtri che sodisfassion che se ga quando cheme ritorna ea memoria.

GINO              No Ennio, non ocore.

ENNIO           Come no ocore? Non voì che ve recita ea filastrocca?... E ora vago via.

OSCAR          No, no Ennio, rècitea pure che te scoltèmo co tanto piassere. Vero Gino?

GINO             Bè, insoma, anche se noea dise, per mì xe eo stesso.

OSCAR          Ma cossa dito mona?! Varda che Ennio xe un poeta!

GINO             Va bè, se teo disi tì.

OSCAR          Su, su scòmissia Ennio che Gino qua l’è un poro ebete.

ENNIO           Alora ea digo?…

OSCAR          Ma sì, dìsea, non vedemo l’ora de sentirla.

ENNIO           “Un giorno son partito presto apposta per trovare posto al posteggio al ristorante Posta. Però nel posteggio non c'era posto per la mia auto a quattro posti, allora mi spostai e la sistemai su uno spiazzo per la sosta, quando vidi approssimarsi un postulante con un occhio pesto e una proposta. Voleva che spendessi mille lire per la sosta, e io che pensavo al mio pasto alla Posta avrei voluto infilargli un qualcosa in quel posto a quel disonesto, e magari fargli anche l’altro occhio pesto; quando lo sguardo mio cascò sul suo bastone che serviva a camminare, ma caspita, anche per menare. Siccome io non volevo stare là apposta per botte ed altro poi buscare, consegnai un euro e parcheggiai la mia auto a cinque posti… Prima avevo detto quattro posti? Tanto, posto più, posto meno, a me bastava trovare pasto al ristorante Posta; supposto non ci fosse stata pasta. Eh sì, perché la pasta è la pietanza più proposta; ma io sono stufo di proposte, a me bastava solo un cespo di verdura o almeno delle coste con dell'aglio ben pestato a mo’ di pesto. (Oscar e Gino si defilano).

12

“Quando entrai al ristorante, neanche farlo apposta, mi si accostò un cameriere con una cesta in mano con dentro tanti cespi ed anche qualche costa. “Porta lo stesso anche a me” dissi, “prima che ti caschi quella cesta che poi a terra si sconquassa con tutto quel che costa”. E il cameriere: “Anche se mi casca, niente vien tirato fuor dalla sua tasca, sarà quel commensale posto al capoposto a dare inizio come brutto auspicio a un bisticcio per il pasticcio di cui io m'impiccio solo per il suo brutto sfizio”.E io: “Visto che la tua vista non ti basta a estimar chi ti è di fronte posto e non gusti, anzi guasti così da stolto la mia battuta vispa, costi quel che costi ti devi destare, tristo postale! “Postale sarà il postino che porta plichi, buste e basta, e non mi rompa più le spalle! Ma adesso basta, mi sono alquanto assai discosto, torniamo all’insalata mista che a prima vista sembra sia finita, delle coste si son esaurite perfin le scorte, sono anche senza arrosto, ma ho un primo a basso costo: ho la pasta”. Allora io risposi brusco: “Basta con questa pasta!” E lui: “Cascasse il mondo, questa è l’Italia, dove il primo posto va alla pasta; questo è tanto quanto, la porta è quella a destra, e sparisca dalla mia vista

Leie la sua testa, dove dentro non c’è posto per un poco di buon senso, e se ce ne fosse magari un poco, questo di sicuro è pure spento”. Me ne andai sbattendo la porta della Posta, risparmiando quel cameriere che tra l’altro in quale posto era brutto come un rospo”.

(accorgendosi che i due non ci sono più, perché stanchi della filastrocca) Ma… dove xei andà?!Li jera cossì contenti de scoltarme!…Bè, ora vago via. (Oscar e Gino rientrano).

13

OSCAR          (rientrando) No, no, semo qua Ennio; jerimo andà un momento nea altra stanza per non sentire.

ENNIO           No sentire cossa?

OSCAR          El trafico dea strada, te savissi tì che aea note no se poe gnanca dormire.

ENNIO           Ma adesso no me pare che sia note.

OSCAR          Ma el rumore eo go sempre nele recie.

ENNIO           A me pareva che pitosto chel rumore nee rece a gavessile man sui cavéi!No xe che ve anoia?

OSCAR          Ma cossa dito, anoiarme noantri? Recita, recita che me piase un mondo scoltarte!

ENNIO           E ora continuo. “Salii in auto e sfrecciando a più non posso dal cruscotto sporse piano una busta che poi cadde e io per poco pesto. Busta della posta, soldi per il fisco che comunque è sempre un fiasco perché il grande se ne infischia visto che contento poco rischia, dato che lo Stato è ben disposto a sgraffignar perfin le estreme spese a gente onesta come me, spremuti come il mosto, che devono pagare a ogni costo. Basta con questo tasse, imposte che costan rabbia per il loro alto costo, e il giorno poi mi guasta e mi viene da pestare, stritolare, massacrare, pistolare l’ex grande capo signor Visco. E tutto per colpa della Tosca, la postina che porta la posta nei posti preposti, che alza la busta e vispa mi sfotte con fare esultante: “Dai, poco ti costa sottostare alle tasse, basta aver salute e un buon pasto! Ma io supposto che sano mi senta, non basta per mettermi a posto anche col pasto. E supposto che lei mi vedesse più fresco che mai, bastava si levasse gli occhiali per vedere sotto il mio busto un buco in cui c’era un gran posto per un nobile pasto. Fu così che mi venne in testa l’aspetto dolce di mia zia, cosiddetta mano lesta, perché i soldi a tutti molto presto presta; e al mio cospetto, lo stragiuro, lei si presta a farmi grande festa anche se sono là apposta a domandare soldi senza sosta con la solita mia faccia tosta.
Corsi da lei quindi, per avere quei soldi del fisco per Visco e presto assegnarmi un posto per star senza spese a mangiare quel pasto che non fosse di pasta. (Oscar e Gino si defilano ancora).

14

“Quando arrivai giocavan canasta, lei col prevosto e gli ospiti accanto. E accostati vidi due sposi promessi: ma lei con pancia sì vasta da sembrare una vasca poteva non dirsi proprio sì casta. Cos’era successo lo venni a sapere poi tosto: andarono in costa con buio sì pesto non certo a pescare; e accostandosi a riva con fari già spenti, lei fu così presta a capire che qualcosa ci stesse di strano. Sulla costa l’altro si accosta, lei si discosta, ma solo per dire: “Presto, ci siamo qui apposta, cosa ti costa, sei già così strano, astenerti più non ti basta, dammi sto bacio”. Il tonto ci casca e fu così che lei ebbe la pancia sì vasta. E il prevosto: “Ma come si fa ad andare a fari spenti se niente non vedi e pure non senti i mezzi veloci e pure anche i lenti che ti vengono addosso fra mille tormenti?” Ma il nostro prevosto poco sapeva che il mezzo non basta a far crescere la pancia, e posto che male ci debba essere stato, a stento si stima sian stati tormenti…”.

ENNIO           Ancora sparii! Go el sospeto che la filastrocca noea ghe piasa tanto. Ah bè, se noea ghe piaseora sì che vago via. (Oscar e Gino rientrano).

15

OSCAR          (rientrando) Ma no Ennio semo qua.

ENNIO           Proprio qua no, se no ve gavarìa visto.

OSCAR          Qua, là, che diferensa fa?

ENNIO           Sito anche tì un poeta?

OSCAR          Ma schérsito? Mì poeta? Tìte sì el poeta per ecelensa, te sì come Leopardi.

ENNIO           Spero de no come Leopardi, perché mì ne garò tante ma éo me supera… E ora,continuo?...

OSCAR          Non vedemo ora che te finissi.

ENNIO           Perché, noea ve piase miga?

OSCAR          Altroché se a me piase, jera perché volévimo sentire il finàe.

ENNIO           Manco mae! Ora continuo. “Dissi: Cara zia, ostento un bisogno di soldi che sono arrivati per posta. Lo so che a te poco ti costa, e se avessi magari un risotto, un pasticcio o qualcosa da dirsi come un pasto, vedrai non ti faccio dispetto e tutto finirò così presto. La zia, deposte le carte del gioco a canasta: “Questo non stona”, mi disse “vedo che la lingua ti casca e io estrarrò dalla vasca dei pesci che lo zio ha pescato qui sulla costa per un nipote come te che di chiedere non conosce mai sosta!”.

Quando la zia ritornò, accostandosi alla porta là sostò, e disse mesta: “L'acqua dalla vasca è uscita senza sosta e i pesci guasti tutti quanti; comunque ho da farti una proposta: ho la pasta”.

Allora mi scocciai ed esclamai: “Pasta, pasta, non ne posso proprio più!”. E i presenti si chiesero se io intendessi pasta come pasta quella di ogni pasto, o pasta come “basta”, perché con la lingua storpia ero destinato a guastar la loro festa sputando sopra le loro teste. E anche la zia, accostandosi dov’era il mio posto, certo non prestandomi festa, disse con fare scostante: “Ho solo pasta, non ho la minestra, dovrai per forza accontentarti di questa!”. Io pensai che oltre al pasto avrei saltato anche il resto, e mi sarebbero rimaste ancor le spese; fui costretto a dispetto astenermi dallo sdegno e sbottai: “E vada con la pasta!”. La zia ritornò in cucina e neanche farlo apposta si presentò con in mano una vastissima terrina. Di pasta ce n’era una catasta. Volevo dire: “Solo un po’ mi basta!”; ma lei: “Mangia questa pasta, e che niente poi ti casca, al mondo tu non sai proprio stare, e se i soldi vuoi richiesti devi far come fan gli onesti: lavorare!”.
Allora io a stento, reprimendo la mia ostentazione, per non stare senza soldi pasteggiai con disgusto quel che detestavo, vale a dire, feci un pasto con la pasta a cui finora avevo detto basta!

OSCAR E GINO       Bravo, bravo! Te sì un fenomeno!

ENNIO           E pensare che a volte perdo ea memoria. Savì no, che a volte perdo ea memoria.

GINO             Sì cheo savèmo, no te te ricordi che tea ghe persa poco fa.

ENNIO           Se me ricordasse de averla persa sarìa un bon segno.

OSCAR          Te sì anche inteigénte,  e po’ per savere tuta la filastroca…

ENNIO           Quaea filastrocca?

GINO             Quea dea Pasta, te gheto xa dismentegà?

ENNIO           Ah, quea dea Pasta…Ciò, ea go recità prima, noea go mia recità adesso!Perché savì che go vu un incidente?

OSCAR e GINO       Altrochè se lo savémo!

ENNIO           Dopo l’incidente, a perdo ea memoria a colpi, e go perso quasi tuta ea vista… Ma..maadesso me ricordo ben de voialtri do! Ti Oscar te jeri queo che me toéva sempre in giro.

OSCAR          Disémo schersava.

ENNIO           No, no, te me toévi proprio in giro. E te me magnavi le pastine.

OSCAR          Dai Ennio, altri tempi!

ENNIO           Adesso no te me fè pì de sti tiri qua, vero?

OSCAR          Ma no, schersito… Bè…

ENNIO           Cossa, bè?

OSCAR          Gnente, a jero qua che pensavo a na roba…

ENNIO           N’altro scherso?

OSCAR          No, cossa dito?

ENNIO           Manco mae, a spero che te sipi cambià da chea volta… A me pare che te staghi ben (lo pizzica fortemente sulla guancia). A pare proprio che no te gàbi bisogno de gnente; te sì in saute, no te garè gnanche bisogno de schei… (Oscar fa per parlare, ma Ennio si rivolge a Gino) Tì sì Gino, te vedo un fià cadaverico; eco, tì sì che te poi avere bisogno de qualcossa… Ma ghe xe qua Oscar che te aiuterà de sicuro.

GINO             (facendosi coraggio) Bè, insoma, a garìa davero bisogno de qualcossa.

ENNIO           E no ghe xe qua Oscar?

OSCAR          Le aparense ingana. No mea passo ben gnanche mì.

ENNIO           (a Gino) Sentimo un fià Gino: quaeo xeo el to problema?

GINO             A go na cambiaèta che scade e no riesso a pagarla.

OSCAR          Bè, insoma, dise queo che xe: na cambiàe.

ENNIO           Ma come gheto fato a ciaparte cossì?

GINO             (imbarazzato) Xe stà… te sé come chea xe…

OSCAR          Xe sta perché el gavéva so mama maeà, e cossì el ga dovù firmare na cambiàe per comprarghe e medesìne.

ENNIO           Ma de quanti schei xea sta cambiàe?

GINO             De domìe euro.

ENNIO           Domìe euro? Ma ora to mama ea jera proprio drio morire?

GINO             Insoma…

OSCAR          Te sé come che xe le robe adesso: ea mutua non passa pì gnente e te toca ranciàrte.

ENNIO           (a Oscar) Ma chi xeo sta sto strossìn che ghe ga fato sta cambiàe?

OSCAR          Chi che l’è stà?… E l’è uno… sì, insoma…

GINO             (raggiante) L’è sta Graziano. Te te ricordi de Graziano, no? Anche éo el jera a scòea co noantri… (ricordandosi di averlo menzionato prima, quando gli aveva raccontato la storia) Te goi mai parlà mì de Graziano?

ENNIO           (facendo lo gnorri) No, no me pare.

GINO             (tra sé) Manco mae, nol se ricorda gnente. (a Ennio) Bè, xe sta Graziano che me ga fato firmare ea cambiàe.

ENNIO           Ah Graziano… Me ricordo chel jera un ragassosemplice… El me ga sempre fato pena chel poro toso.

OSCAR          Sì, sì,disi chel jera un poro can. Queo sì cheo toévo sempre in giro: el jera proprio un mona.

ENNIO           E adesso, come sea passa?

GINO             No tanto ben; ma te sé, quando che i ga un caratere cossì noi poe mai fare strada.

ENNIO           Però el gavéva domìe euro da prestarte…

GINO             Sì, xe vero… se vede che i garà tirà fora da qualche parte.

ENNIO           Bè, no so se savì che da chel bruto incidente che go vu a go tirà tanti schei…

GINO             Sì, cheo savèmo.

ENNIO           E ora saì tuto?

OSCAR          Disèmo queo che me interessa.

ENNIO           Ascolta Gino, cossa dito se te fasso un assegno de domìe euro?

GINO             Dirìa che so qua per ringrassiàrte.

OSCAR          Anche mì.

ENNIO           Cossa centrito tì?

OSCAR          Cossì, per solidarietà.

ENNIO           Bè, femo in freta, che go da andare in piassa a trovare staltri compagni de scòea. (estrae tanti blocchetti di assegni, carte di credito ecc. Compila un assegno e lo dà a Gino) Ciapa l’assegno Gino… e saudàme to mama… Xea xa morta per caso?

GINO             No, no, noea xe mai sta cossì ben!

ENNIO           Bè, manco mae. E adesso vago.

OSCAR          Va, va, e auguri paea to memoria! (Ennio esce).

16

OSCAR          Ghea ghemo fata! Chel poro fesso ghe xe cascà! (prende in mano l’assegno e lo bacia).

GINO             A xe sta anche massa fàssie. No garìa mai pensà che domìe euro  podesse cascarme cossì tra e man.

OSCAR          Tra e nostre man. Vardèmeo sto assegno. Domìe euro! Varda, varda Gino che bel numero! In cifre: due, zero, zero, zero; euro seto, no lire. E varda qua: domìe in letere. Che paroea longa! E adesso speta… Pagate per me al signor… Brusegato Graziano?.... Ma?…ma?…e l’è intestà a Graziano?

GINO             A Graziano? Come xe possìbie?

OSCAR          El se gà ricordà anche el so cognome? E el disèa chel jera sensa memoria? Ma ora… ora no ghemo gnente pae man! Ma che schersi xei questi?!

GINO             Se vede che Graziano el ghe ga fato pecà.

OSCAR          Ma tìperché te ghe ghe dito chel jera sta èo a farte ea cambiàe?

GINO             A te go visto in imbarasso, un nome bisognava pure tirarlo fora, no? E Graziano xe sta el primo che me xe vegnù in mente.

OSCAR          Mejo imbarassà che tirare fora el so nome.

GINO             Adesso teo disi?! Comunque Graziano el ghe ga fato pecà anche prima, quando che ghe go contà…

OSCAR          Cossa ghe gheto contà?

GINO             Bè… Te sé…

OSCAR          Cossa ghe gheto contà?!

GINO             La storia de queo che gavìvimo in testa de fare a Ennio…

OSCAR          E te ghea ghe contà proprio a eo?

GINO             Ma chi savéva chel jera Ennio, se noeo savéva gnanche éo?

OSCAR          E te ghe ghe contà tuta ea storia?

GINO             Bè, sì… tanto el jera sensa memoria.

OSCAR          Sensa memoria? Ma se el ga recità tuta ea filastrocca!

GINO             Se vede chea ghe xe vegnù in chel momento là, cossa voto che te diga?

OSCAR          Te sì un ebete, e basta!

GINO             Ritornèmo da capo con le ofése?!

OSCAR          Ebete sì, proprio ebete, perché se no te ghe ghessi contà la storia éo nol garìa firmà l’asegno per Graziano, queo che ghe faseva pecà (entra Fiorella).

17

FIORELLA    Sapete, io mi sono stancata di aspettare…

OSCAR          De aspetàre o de baeàre? Perché in quo no xe giornata!

FIORELLA    Oh, per me sì, vedeste quanti soldi ho racimolato! Comunque sono venuta a dirvi che vado a casa, e se volete vedere Ennio andate voi ad aspettarlo al bar. (accorgendosi dell’assegno) Ma cos’è quell’assegno? Due mila euro?... Per mio padre?... Non vi credevo tanto generosi. Bastava anche meno! Anche perché non ho visto Ennio e non sono venuta a riferirvi. Comunque sempre a vostra disposizione finché ci sono di queste mance qua! (esce ballando e ringraziando in cinese).

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