La fola del vino


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La fola del vino

              La fola del vino

Dedicata al vino a chi lo fa e chi lo beja………

                         Note dell’autore : 

 SI  SOL  RE  MI

    Come tutte le favole al principio: C’era una volta…..

Un NOBILE DI MONTEPULCIANO, BAROLO BARDOLINO sposato alla marchesa DONNA MARZIA CHARDONNEY, al raggiungimento delle NOZZE D’ORO diede un maestosa festeggiamento:

Per l’occasione ricevette tanti REGALEALI, tra cui un DAMASCHINO e un ZAGAROLO.

Ufficiò le NUVIZIAL con la sua benedizione SANGIOVESE, ABATE ma col CAPPELLO DI PRETE. La vecchia governante ORNELLAIA, moglie del GRECO accudiva  in cucina, quando MALVASIA della sorte una GATTINARA con GIOIA gli sgraffignò il pesce. Tutti i gatti all’INFERNO, NIPOZZANO ammazzà urlò imprecando.

Intanto i nipoti del nobile MARINO e MELISSA figli di MARTINA e GENAZZANO s’erano di soppiatto allontanati dal banchetto per raggiungere a METAPONTO, FALANGHINA e CIRO’ i loro morosi e inFRASCATI sotto un COPERTINO, HUGEL e PASSERINA mandavano in FREISA (RIBOLLA il sangue a vent’anni).

Dall’alto del FARO la GUARDIA delle TERRE ALTE scrutava ad EST, allungava lo sguardo fino alle CINQUE TERRE, mentre nel GUARDIOLO della pORTANOVA il sergente GRATTAMACCO di LOCOROTONDO rimuginava sulla sua bella moglie ELBA: quella donna è una VERNACCIA è un BIFERNO il PECCATO è con lei a SASSICAIA finirà come SANTA MADDALENA.

Lo stalliere tutto PIGATO sotto al suo cavallo MORELLINO controllava come mai fosse così  PROSECCO e TORCOLATO.

Nel frattempo i festeggiamenti erano giunti ai BRINDISI. All’istante si udì un colpo come di CANNUNAU, CORI di gente SIZZANO a domandare che ARCADE? Il ROSSO BARLETTA col suo CORVO ROSSO al braccio, tranquillizzò : è un BOTTICINO d’uno SCHIOPPETTINO o un tappo di SPUMANTE….. ma ebbe poco credito.

Dal vicino CASTEL DEL MONTE, dato che fin dal MATINO stavano a curiosare, SAVUTO il fatto  mandarono LAMEZIA una SCHIAVA GRIGIA a vedere cosa mai fosse accaduto.

Arrivata L’ANCELLOTTA alle TORRETTE dove TREBBIANO il grano s’imbattè nel conte REFOSCO dal PEDUNCOLO ROSSO che notando il suo GRAN CUVEE gettandola a BRAMATERRA approfittossi della VERGINE DI VALDICHIANA. La malcapitata urlava dimenandosi MERLOT MERLOT ma a nulla valse dopo quello CACC’E MITTE PENTRO.  Il bruto conte VIGNANELLO e PRIMITIVO gli avea THURGAU il ROERO e di NOVELLO poco era RECIOTO.

Di lei si persero le tracce dopo che passò un anno a CHAMBAVE col nome di LESSONA in un casino di CAPRI; c’è chi dice che si sia fatta MONICA di KLAUSER, mentre una FORESTERA asserì che era lei la DONNAFUGATA trovata morta nella acque del LAGREIN SCURO.

Si seppe invece quasi subito che il colpo udito altro non era che il VESUVIO dato che una VALPOLICELLA avea SFORZATO e SCIACCHETRA’ il botto per fortuna niente di GRAVE.

La festa continuò SOAVE. MANDROLISAI e ARPI suonavano ad ARTE e le BREGANZE ballavano al suono dell’ARGHILLA musica

ORTANOVA ai tavoli fu portata da un giovane, un certo CABERNET venuto dalla FRANCia. Era quasi buio quando i dami rientrarono, sembrerà un CARSO ma nessuno si accorse della loro assenza. Arrivarono GHEMME GHEMME ,  sCHIANTI sfiniti e ancora  SQUINZANO d’amore.

Il popolo FELICINO continuava a saltare nella piazza e gli fu versato un PICOLIT calice di MARSALA con un DOLCETTO al SAUVIGNON e un MARSICANO. Gli sposi ebbri di festa e di VIN SANTO andarono nelle loro stanze. Il NOBILE farfugliò alla fu pulzella : GARDA se riNASCO ti risposo

E subito s’accasciò sul letto.

In cucina CERASUOLO il GRECO con ORNELLAIA ormai stanca da morire. Un FIORANO ROSSO s’era fatta, tanto che una LACRIMA DI MORRO gli scese in volto. Quando si LEVERANO d’intorno sbottò, BONARDA sorte spero che feste più non FIANO. FAVORITA dal silenzio s’addormentò al tavolo.

Così la trovo il figlio GRECHETTO al suo rientro dal CILENTO.

Nella strada sottostante un emulo di CALUSO intonando ERBALUCE invitò

CANDIAmo tutti insieme lode al vino,appena parlato cadde a terra strabriaco dai troppi boccali. Ora SOLOPACA gente era rimasta.

ORBELLO un ALBANA  ARBOREA stava levandosi quando ormai inatteso giunse da CASTEL SAN LORENZO il duca CARMIGNANO sudante e in ritardo a causa di un fitto NEBBIOLO che AMARONE impediva di veder la strada; GAYO chiese d’una BARBERA per radersi ,ma lì c’era solo un BARBARESCO, il vecchio PELAVERGA che in un MARZAMINO gli mise intorno al COLLIO un bel MANTONICO DI BIANCO e lo rasò in contropelo della sua BARBAROSSA lasciandogli i BANFI. Il duca si disinfettò col SALICE e si risciacquò in un BRICCO, un TIGNANELLO pieno di un liquido VERDICCHIO che il VECCHIO SAMPERI aveva usato alla bisogna ( dentro c’era anche un VERMENTINO) ma il duca abituato a ben altre AQUILEA non ALEZIO parola anche se in BOCA avvertì un ASPRINIO sapore; con un gesto un po’ LAMBRUSCO subito PAGADEBIT con un RUBINO DI CANTAVENNA e dando consiglio:_ mettete FONTANELLE e comprate una GAMAY. Uscì alla ricerca di una stalla per il suo cavallo BRACHETTO e per il suo scudiero MOSCADELLO. Lui andò alla locanda di BIANCOLELLA essendo amico dell’oste GUTTURNIO.

Si rialzò dal giaciglio solo il giorno dopo e bevuta d’acqua un RAMITELLO, senza salutare in SASSELLA  a GROPPELLO PINOT PINOT ritornotte…

Non pria d’aver comprato una ROSA GENTILE per la sua donna LIVINIA.

In piazza era rimasto il pittore BRUNELLO capace col suo tocco di ritrarre anche un GRIGNOLINO. Sempre CORTESE ma anche PIGNOLO e un po’ FUMIN fischiettava FRIULI FRIULI mentre di ROSSO CANOSA o CHIARETTO il cielo e BIANCO CAPENA i monti dipingeva seduto accanto alla FORTANA infISCHIAndosi del mondo finchè non gli TOCAI i colori, divenne prima VERDUZZO poi TEBRO, BRUSCO chiese scuse e da me MOSCATO ebbe.

In quel momento dalla paglia di una damigiana di VINO DELLA PACE

S’alzò verso il cielo una COLOMBA PLATINO  e tutto tacque…………

Il giorno successivo il NOBILE e DONNA MARZIA l’ORVIETO ordinarono che più non si DIANO feste per anni sette.- Cosi ARCADE e tutti di questa ricordonno e come sempre è PREDICATO vissero ancora felici e contenti anche oltre i sette anni e fu così che TRAMINER la fola.

 

    Si racconta che delle NOZZE D’ORO e di tutto il resto ne scrisse SAN SEVERO in quel di VELLETRI insieme a SAN COLOMBANO e che ora quegli scritti siano finiti in mano a VERDONE e magari ci FARA su un film……

         Ma questa è la fantasia della leggenda…………..

L’autore nega di aver “ Bevuto “ tutti i vini

                                          elencati……….

                  Il… DI-VIN POETA

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