la fortuna di non essere furbo
la disgrazia di essere intelligenti
commedia comica
tratta da: Chicchignola di E.Petrolini
adattamento di Luca Rossi
personaggi:
Tonino
Eugenia
Lalletta
Portinaia
Egisto
Marcella
Virginio
Leone
atto I
scena 1 Eugenia, portinaia, Lalletta
scena 2 Eugenia, Lalletta, Tonino
scena 3 detti, Egisto
scena 4 detti, Marcella
scena 5 Tonino, Virginio, Egisto, Lalletta
atto II
scena 1 Tonino, Egisto, Eugenia
scena 2 Tonino, Eugenia
scena 3 detti, Lalletta
scena 4 Eugenia, Lalletta
scena 5 Eugenia, Egisto
scena 6 detti, Tonino e Leone
scena 7 Eugenia, Tonino, poi Marcella
atto III
scena 1 Marcella, Tonino
scena 2 Tonino, Egisto
scena 3 Eugenia, Tonino
scena 4 Egisto, Tonino
scena 5 detti, Marcella
scena 6 Marcella, Egisto
scena 7 detti, Tonino, Eugenia
atto primo
Interno locale con cassettone, letto, tavolo, tre o quattro sedie, due porte: a destra l'ingresso per la cucina, a sinistra l'ingresso del locale, che da sulle scale, una finestra che da sulla strada sottostante, ambiente semplice, povero.
scena prima
Eugenia - Vorrei sapere che gli successo?
Portinaia - Che vole che gli sia successo! Ha fatto tardi, arriver a momenti.
Eug. - Sono le undici e mezzo, non ha mai fatto quest'ora! Per venire da me esce mezz'ora prima dal negozio e arriva a casa sua a mezzogiorno. Va gi a vedere se m'ha lasciato un biglietto.
Port. - Sar difficile, non v'ha mai scritto.
Eug. - Ma te che ne sai?
Lalletta - E' permesso?
Port. - (sottovoce) Zitta! Ha un diavolo per capello, aspetta Egisto. Se lo sapesse quel poveraccio di Tonino!
Lall. - Porino!
Eug. - (rientra) Ancora qu? Svelta, vai a vedere se c' qualcosa.
Port. - Vado, vado, ma vedrete che sar inutile. (via)
Eug. - Lalletta oggi ho un brutto presentimento. Ancora non s' visto... sono preoccupata perch stanotte ho fatto un brutto sogno.
Lall. - E che cosa hai sognato?
Eug. - In un cassetto trovavo un sacco di monete d'oro... che rabbia, speriamo che non gli sia successo niente di grave!
Lall. - Piuttosto sta attenta che non succeda niente a te. Lo sa tutto il vicinato!
Eug. - Che sei venuta per farmi fare cattivo sangue? Comunque nemmeno te perdi tempo... fatti i cavoli tuoi.
Lall. - Gi, ma io sono vedova...
Eug. - Per forza, quel disgraziato del tu' marito l'hai mandato in sei mesi all'altro mondo! L'avevo ridotto come uno stoppino.
Lall. - Segno che gli volevo bene. Te ti sei fatta l'amante, se poi ti succede qualche cosa cavoli tuoi, te la sbrighi da sola.
Eug. - E che c' di strano ce l'hanno tutte! E' il caso di farsi scrupoli, quando ti unisci con un uomo che non gli fa n caldo e n freddo! Pensa al suo mestiere, il pittore, dipinge per la strada, nelle piazze!
Lall. - Va bene, per potresti fare le cose pi pulite.
Eug. - Verr a scuola da te. Te le fai pulite, da quando ti conosco l'hai digi cambiati cinque o sei.
Lall. - Come avrei fatto a vivere fino a oggi? Lo sai quanto si guadagna a fare la camiciaia? Te almeno ti sei fatta un buon amico, che non ti fa mancare niente, con una bottega piena zeppa di ogni ben di Dio.
Eug. - Con la bella professione di Tonino, si mangia un cucchiaio di minestra il giorno di S.Giovanni. le frittelle per S.Giuseppe, e i fichi secchi per la befana. Che ne dici, un bell'avvenire!
Lall. - Hai ragione.
Eug. - Ecco tutto quello che sa fare! Dimmi te se con queste miserie si pu fa' fortuna! (guarda dalla finestra) E ora arriva Tonino, bisogna apparecchiare. Fammi il piacere, metti la pentola al fuoco per scaldare l'acqua (guarda ancora dalla finestra).
Lall. - Gli fai la minestrina in brodo?
Eug. - Meglio! Ci vole troppo tempo. Fammi il piacere, prepara due uova sode coll'insalata... Le uova le trovi in quel cartoccio di carta gialla l sul cassettone. L'insalata gi pulita e lavata. (Lalletta entra in cucina, Eugenia apparecchia)
Lall. - (rientrando) C' un uovo rotto.
Eug. - Meglio! Sbattilo e facci una frittatina. Cos avr uova sode, insalata e frittata.
Lall. - Lo abitui male, troppa roba. Mamma mia che colore hai in viso, se ti vedessi!
Eug. Credo che mi sia venuto il mal di fegato. Bisogna che vada a cercarlo a casa sua. Che martirio volersi bene! Se almeno avessi avuto il coraggio di scappare con lui un uomo vero, intelligente, coraggioso, attivo, avrebbe fatto fortuna dappertutto, e io non sono da buttar via
Port. (entrando con una lettera in mano) Eccovi la lettera, lhanno portata ieri sera.
Eug. (strappandogli la lettera dalle mani) Ma come, lhanno portata ieri sera, e me la dai ora?
Port. E chi pensava che era vostra? Non vi scrive mai nessuno.
Eug. Ma guarda che impicciona! mezza giornata che sono sulle spine e lei la lettera me la porta ora.
Port. Bella ricompensa dopo aver fatto da ruffiana!
Eug. Vattene senn ti butto pe le scale!
Port. Bel ringraziamento! Ci guadagnavo di pi se la lettera la davo al signor Tonino. (fa per andare)
Eug. Per amor del cielo! Vieni qua. Scusami se ho perso per un momento il lume dagli occhi. Eccoti cinque lire, vattene enon fiatare!(la portinaia esce) Oddio non ho il coraggio di aprirla!
Lall. Aspetta, chiudiamo la porta, che se arriva da un momento allaltro Tonino ti acchiappa col corpo del delitto in mano. meglio se chiudiamo anche a chiave.
Eug. Non ti preoccupare, suona la trombetta come i ragazzini. (porge la lettera a Lalletta) Aprila te, fammi il piacere, perch mi tremano le mani, andiamo sbrigati!
Lall. (aprendo la lettera) Dammi tempo. (legge) Anima della mia anima Questa lha copiata. Ti scrivo questa lettera per dirti che m successo un grosso guaio
Eug. Che ti dicevo!
Lall. (continua a leggere) Sono tutto costernato perch mia moglie si sente assai poco bene.
Eug. E chi se ne frega!
Lall. Il dottore ha detto che hache ha
Eug. Che ha?
Lall. Che ha il fegato con lapatite!
Eug. Lo sapevo!
Lall. Allora te lo sai che lapatite?
Eug. No, ma deve essere una malattia grave, di quelle che si muore! (Lalletta fa segno di s) Ah meno male, meno male
Lall. E le ha ordinato i bagni di Chianciano. Bisogna che io laccompagni.
Eug. Vedi che i sogni dicono il vero! Se ne vanno a fare i bagni a Cianciano! Ma ci penso io, qui non c tempo da perdere. Ci vado anchio ai bagni. Ora vado allemporio mi compro un bel costume da bagno per andare a Chianciano.
Lall. Ma aspetta un momento, fammi finire di leggere. Forse lui non ha colpa, chiss come ci nadr di mala voglia
Eug. S, hai ragione, povero Grillo mio
Lall. Come hai detto?
Eug. Grillo, perch io lo chiamo Grillo e lui mi chiama Passerotto.
Lall. Come ti chiama?
Eug. Passerotto.
Lall. Ma va a fanc (continua a leggere la lettera) Passerotto mio del mio cuore, il male che la dovr accompagnare e trattenermi con lei una diecina di giorni, perch si tanto indebolita e non si fida ad andare da sola. Mi raccomando, stai calma, non far capire niente, non ti agitare. Domani dopo pranzo, verr a salutarti con mia moglie. Troveremo il modo di vederci lo stesso. Fatti coraggio e ricordati dellultima volta che Poi ci sono tanti puntini.
Eug. Ho capitoho capito!
Lall. Eh! Ho capito anchio! Tuo per tutta la vita e tutta la morta, Grillo
Eug. (prende la lettera, la mette in tasca, passeggia nervosa) Glieli do io i bagni di Chianciano! Ma hanno fatto i conti senza loste.
Lall. Stai calma, non fare scenate, non ti compromettere.
Eug. Come lha combinata bella quella sciagurata della moglie! Stanotte scappo, vado anchio a Chianciano e li butto dalla finestra!
Lall. Esagerata! Ma sei impazzita? Se lui accompagna la moglie, non ci mica per divertimento, sempre la moglie. Pensa un po se fossi malata te.
Eug. Malata, malata io! Che idea che mi hai dato!
Lall. Che dici?
Eug. Ma non hai capito?
Lall. No.
Eug. Perch non potrei essermi ammalata anchio al fegato e aver bisogno di andare a curarmi?
Lall. - E un idea, non male, vai a farti una diecina di giorni anche te.
Eug. - Ci vorrebbe il dottore.
Lall. - Gi ci vorrebbe la prescrizione del medico. A che ora uscito tuo marito stamattina?
Eug. - Presto, non l'ho nemmeno sentito.
Lall. - Allora ci penso io. Gli dico che sono venuta stamani, t'ho trovata mezza morta, sono andata a chiamare il dottore e lui ti ha ordinato la cura di Chianciano.
Eug. - Perfetto. Ora fo la morta e quando viene Tonino aiutami.
Lall. - Stai tranquilla. Se non ci aiutiamo fra noi. (Si sente il suono di una trombetta) Eccolo, lui. Siediti, fai la moribonda, agonizza. Accidenti che faccia!
scena seconda
(Tonino entra con delle tele sotto braccio, un cavalletto da pittore e una valigetta di legno rigida con l'occorrente per dipingere)
Tonino - Che successo? (a Lalletta) Che fai la veglia funebre al morto?
Lall. - E' una cosa seria... Guarda quella poveretta disgraziata di Eugenia come s' ridotta! In che stato si trova.
Ton. - Eugenia ... che t' successo?
Eug. - Chi ... No, non mi portate via... non voglio andare all'ospedale, non voglio morire!
Lall. - Poveretta! Che pena mi fa!
Ton. - Sono io, sono tuo marito! Non mi riconosci?
Eug. - Si, riconosco la voce... ma non ti posso vedere...
Ton. - Lo so, non mi hai mai potuto vedere.
Lall. - Ma no, hai capito male, non vedi come sta! Ha avuto un attacco
Ton. - Un attacco! Di chi?
Lall. - Un attacco di coliche antipatiche.
Ton. - Chi gliele ha attaccate?
Eug. - Sto tanto male dentro, mi pare di averci gente... che mattinata ho passato Tonino mio!
Ton. - T' rimasta qualche cosa sulla bocca dello stomaco? Fa vedere la lingua?
( Eugenia mostra la lingua)
Lall. - Com' sporca!
Ton. - A me sembra pi lunga che sporca. Fammi sentire il polso.
Lall. - L'ha gi sentito il dottore.
Ton. - E' venuto il dottore?
Eug. - No!
Ton. - Allora non venuto!
(Le due donne si guardano)
Eug. - No volevo dire.. non lo voglio pi vedere il dottore.
Ton. - E che male ha detto che ha?
Lall. - (A Eugenia) Come ha detto? Ha detto che ha l'apatite.
Ton. - E che male sarebbe?
Eug. - E' un male che mi costringe ad andare dieci giorni a Chianciano. (Si comprime e geme per il dolore).
Ton. - (poco persuaso) Te l'ha ordinato il dottore di fare cos? Ma chi questo medico?
Lall. - E' uno specialista bravo assai: l'ha visitata da per tutto.
Eug. - Come potevo fare?
Ton. - Ti potevi far visitare quand'eri guarita.
Lall. - Che momenti abbiamo passato! E' stata l l per andarsene all'altro mondo.
Ton. - E poi non c' andata! Quante cose succedono in una mattinata!
Lall. - Eh, i mali sono cos, vengono quando vengono.
Ton. - E questo dottore che cosa ha ordinato?
Eug. - Di fare i bagni di Chianciano senza perdere tempo, perch ho il fegato ingrossato e una grande dilatazione.
Ton. - Te sei sempre stata dilatata... mi ricordo anche quella dilatatissima di tua madre...Ma non farci caso! Queste sono malattiche che passati i cinquant'anni, guariscono da se.
Eug. - (cambiando tono) Ma sei ammattito? Bisogna che parta e parta subito! La salute prima di tutto... che bell'egoista che sei! Perch te stai bene.
Lall. - Per carit non la fare arrabbiare, se no le riprende l'attacco!
Ton. - Ma devi partire proprio oggi?
Eug. - Vuoi avere il rimorso di vedermi morire?
Ton. - Magari!
Eug. - Che dici?
Ton. - Magari guarisci. Ma ci pu essere un uomo pi disgraziato di me? Le disgrazie si danno tutte l'appuntamento sulla mia persona. Ero impiegato alla mutua, prima m'hanno levato il dodici per cento dalla paga, e poi m'hanno licenziato. Da quando ho aperto questa bottega pittorica, piove a rotta di collo. Finalmente avevo imbroccato quattro o cinque belle giornate, domani avrei potuto guadagnare qualche soldo, vengo a casa e trovo questa, dilatata. (si sposta sul fondo scena).
Eug. - (sottovoce a Lalletta) Egisto ancora non si vede... La lettera l'ha scritta ieri, dunque dovrebbe venire oggi. (chiama Tonino) Tonino che ore sono?
Ton. - (tira la catena dell'orologio, ma questo non vuole uscire) Accidenti! Non vuole mai uscire fuori!
Lall. - E perch?
Ton. - Perch s' rotto il vetro e le sfere mi si appiccicano sempre alle mutande. (Estrae l'orologio) E ora vai a sapere che ore sono? Ma se vuoi andare a Chianciano, bisogner impegnare questa cipolla, te dovrai sacrificare gli orecchini... perch io avr una decina di lire in tutto...
Eug. - Ma io impegno anche le lenzuola, basta partire, non voglio mica morire!
Lall. - (Va alla finestra) Mi pare che si sia fermata una carrozza al portone.
Ton. - Aspetti visite anche te, un altro dottore?
Lall. - Che c'entro io?
Ton. - Tante volte fossi dilatata anche te. (suona il campanello).
Eug. - (con indifferenza a Lalletta) Va a vedere chi .
scena terza
Egisto - Disturbo?
Ton. - No, dai fastidio.
Eug. - Partite?
Egi. - Gi c' la carrozza con le valigie.
Ton. - Dove andate di bello?
Egi. - Sta zitto, c' capitata una mezza disgrazia. Dobbiamo partire subito per Chianciano.
Ton. - (sguardo significativo) Ma guarda che combinazione! Anche mia moglie deve andare a Chianciano! Ma allora una malattia contagiosa.
Egi. - Gi, deve essere un'epidemia.
Ton. - Un'epide...
Egi. - mia.
Ton. - Povera Eugenia mia.
Egi. - Come Marcella. Ora la vedrai, sta parecchio peggio di lei, diventata irriconoscibile (a Lalletta) fammi il piacere di aiutarla a salire le scale, tanto debole, lei viene su piano piano, io invece ho fatto una corsa avanti. Te la immagini Marcella con l'epidemia.
Ton. - L'epidesua, anzi l'epidenostra. (Entra Marcella color giallo limone) Mamma mia che colore, sembra un pollo lesso.
Eug. - (a Tonino) Pensa che diventer anch'io cos, se non parto subito.
Ton. - Ci stavo appunto pensando.
Egi. - (ad Eugenia) Anche te hai avuto le coliche epatiche?
Eug. - Pure io!
Lall. - Poveretta, il primo attacco ce l'ha avuto ieri.
scena quarta
Marcella - Meno male! Cos ci faremo un p di compagnia. Ci credete che mi vergogno a girare per citt in questo stato?
Ton. - Eh ci credo! Ci vuole un bel coraggio a portarla in giro... con tutto il traffico che c', la gente invece di andare a destra o a sinistra, guardando lei chiss dove va a sbattere...
Egi. - Lascia stare gli scherzi! Sicch poveretta, ha proprio bisogno di questa cura?
Ton. - Urge, gliel'ha ordinata il dottore.
Egi. - (contento) Allora anche tua moglie c'ha l'epatite? Sono brutti mali questi.
Ton. - Che mi dici, sono maloni!
Egi. - Lo sai che cos' l'epatite?
Ton. - A forza di patire, viene l'epatite.
Egi. - Anche Marcella stata visitata dal dottore.
Ton. - E l'ha trovata dilatata?
Egi. - Purtroppo!
Ton. - Sicch anche voi avete la dilatazione?
Marc. - Se sapeste che sofferenze!
Ton. - Lo credo! (sottovoce) Scusa se prima ho scherzato, ora che ti guardo bene, m'accorgo che sei carina, anche se hai cambiato colore (la porta vicino al cassettone) sei pi interessante.
Egi. - (piano a Eugenia) Come hai fatto?
Eug. - Tutto per amor tuo, grillo mio! Attento ci guardano... fatti spiegare da Lalletta.
Ton. - (a Marcella) Da che dipende questa dilatazione?
Marc. - Dal dilatamento.
Ton. - Ora ho capito. In invece credevo che il dilatamento dipendesse dalla dilatazione.
Egi. - (a Lalletta) Ma come ha fatto?
Lall. - Che t'importa sapere come ha fatto? Per amore si fa qualunque parte.
Egi. - (sottovoce a Eugenia) Ti magerei di baci.
Ton. - E io sono contento.
Egi. - Come hai detto?
Ton. - Che io sono contento di questa malattia in condominio. Cos adoperiamo quel proverbio che dice: mal comune mezzo gaudio.
Egi. - Ma certo, quando saremo l faremo tutta una famiglia. Vedrai con una diecina di giorni, le rimetto in salute tutte e due.
Marc. - Volesse il cielo!
Ton. - Il ciel volesse! Ma a che ora partite?
Egi. - C' un treno alle tre. Io faccio le due e dieci.
Ton. - Che fai te?
Egi. - Io faccio le due e dieci.
Ton. - E l'orologio che fa?
Egi. - Le due dieci!
Ton. - Che strana coincidenza! Allora bisogna che vi sbrighiate!
Egi. - C' ancora quasi un'ora di tempo. Anzi se la Signora Eugenia vuole profittare.
Ton. - Profitta profitta, ma certo. Lei monta a cavallo.
Eug. - Io monto dove vuoi. Mi vesto in cinque minuti. Lalletta fammi un piacere, vieni a darmi una mano.
Marc. - Vi do una mano anch'io.
Egi. - (guarda dalla finestra).
scena quinta
Ton. - Ma guarda che bella commedia! Ora mi ci metto anch'io a fare il personaggio.
Egi. - (parla con qualcuno nella via) Scendiamo subito.
Ton. - Parla con il cavallo. Egisto!
Egi. - Dici a me?
Ton. - E a chi vuoi che dica, ci sei solo te. Vogliamo dialogare un p entrambi?
Egi. - Ma certo.
Ton. - Chi se la poteva immaginare una cosa di questo genere da un momento all'altro! Ognuno di noi ha un destino, una spada di Colombo e un uovo di Damocle che gli pencola sul capo (guarda in alto). Mia moglie intanto si ammalata, e io momentaneamente sono all'asciutto. La vita un triste gioco, e per resistere a questo gioco, necessario nutrirci, vuoi di salumi, di lardo e baccal. A te va sempre bene, ma a me va bene soltanto quando l'umanit s'abbandona al lusso, cio si concede, diciamo, l'arte.
Egi. - E' veramente un momento di crisi.
Ton. - La sai quella del pessimista e dell'ottimista che s'incontrano?
Egi. - No.
Ton. - L'ottimista dice al pessimista: Se seguita questa crisi, andremo tutti a chiedere l'elemosina. Il pessimista gli risponde: E a chi? (pausa) Lo sapevo che non la capivi. Io domani riscuoto certamente, te per dovresti anticiparmi momentaneamente queste spese che servono a mia moglie: il viaggio, la cura, l'albergo, da mangiare e da bere, tutto quello che le serve. C'ha un paio di scarpe un p avvilite, dovresti darci una guardatina...
Egi. - Ma per carit, ma a questo gi ci avevo pensato. Ho preso in affitto un appartamentino, sta tranquillo che a tua moglie ci penso io.
Ton. - E che non lo so. Caso mai con lo stesso convoglio che serve a voi per partire, domenica vengo a farvi una bella visitina.
Egi. - (contrariato) Figurati se io non sarei contento! Ma invece proprio domenica, mi dovresti fare un piacere qu. Mi dovresti dare una guardatina in bottega, perch c'ho un ragazzo che mi pare un p baccal. Non vorrei che stesse troppo attaccato all'orario... Te dovresti andare l per un oretta e mezzo o due...Se poi lui ti facesse qualche osservazione...
Ton. - Lui chi?
Egi. - Questo garzone mio. Te rispondigli che mi rappresenti, diventi il padrone!
Ton. - Eh, se non ci aiutiamo fra noi, dove va a finire il consorzio umano...Uno fa un piacere all'altro, Te stai la con mia moglie, e io qu con il tuo garzone. Gli interessi te li guardo io, mi far dare la chiave di bottega e l'incasso.
Egi. - No, lascia stare, per l'incasso sono gi d'accordo.
Ton. - Ma i soldi non si devono lasciare in mano di nessuno! I soldi nostri li tengo io. Non ti fidi di me? Non mi fido io di te?
Egi. - Allora?
Ton. - Allora facciamo a fidarsi.
Egi. - Ma si mi fido.
Ton. - Io lo fo nel tuo interesse, perch se vuoi posso venire a portarti l'incasso.
Egi. - No, non ce n' bisogno. Rimaniamo cos, caso mai ti faccio sapere io.
(rientrano le tre donne)
Marc. - Andiamo Egisto, ho paura di perdere il treno.
Ton. - Allora arrivederci Marcella, si fatti coraggio!
Marc. - Grazie tanto.
(Eugenia si lamenta)
Ton. - Questa sta proprio male! Eugenia non ci pensare, cerca di guarire e di tornare pi sana di prima.
Egi. - Ci penso io, te la rimando risanata.
Ton. - E che non lo so!
Eug. - (a Lalletta) Mi raccomando, pensa a mio marito, fagli tutto quello che gli serve.
Ton. - (a Egisto) E te fai lo stesso con mia moglie. (a Eugenia) Stai tranquilla e dammi un bacio.
Eug. - (a Egisto) Glielo posso dare?
Egi. - Eh vorrei vedere!
Ton. - Che lui che da le licenze per i baci?
Eug. - Non volevo dare scandalo, c' tanta gente!
Lall. - Buon viaggio!
scena sesta
Virginio - Sor Egisto il vetturino ha detto che si fa tardi!
Egi. - E' venuto nessuno a cercarmi? Hai chiuso bene? Ce l'hai la chiave?
Virg. - E come no, eccola qu!
Ton. - (a Virginio) La chave, ha detto il tuo padrone, la tengo io. (a Egisto) Diglielo te che da oggi funziono da padrone, che i soldi li prendo io.
Egi. - (contrariato) Si, ma fate attenzione.
Ton. - Ci penso io.
Marc. - Si fa tardi arrivederci.
Eug. - (a Tonino) Arrivederci. (lo bacia, poi a Lalletta) Mi raccomando, pensaci te a mio marito.
Lall. - Stai tranquilla ci penso io.
(via Marcella, Eugenia, Egisto)
Virg. - E ora che il signor Enrico partito, si pu sapere che devo fare?
Ton. - Ora te lo dico io che devi fare. Partire un p morire!
Lall. - Non ti preoccupare ci sono io a consolarti. (va alla finestra) Addio, buon viaggio!
Egi. - Grazie, buona permanenza.
Lall. - (a Tonino) Non vieni a salutarli?
Ton. - Non posso sono troppo triste.
Lall. - Tonino vi saluta, tanto abbattuto poverino!
Ton. - Si, ha battuto la fronte!
Egi. - Digli di stare tranquillo che ad Eugenia ci penso io.
Ton. - E che non lo so? (a Lalletta) Che c' da mangiare?
Lall. - C' un uovo sodo, insalata e una frittatina, ma chiss come saranno diventate!
Ton. - La facciamo mangiare a loro quando ritornano.
Vir. - Allora che devo fare?
Ton. - Allora, prendi la chiave, vai gi, prendi un caciocavallo, un prosciutto pi magro che grasso, e il coltello, cos me lo parto da me, due filoncini di pane e un fiasco di vino. Prendi i soldi dalla cassa e portameli. E fai le cose per bene.
Vir. - Va bene, il cacio, il prosciutto, il pane e il vino.
Ton. - E l'incasso. O vai, muoviti. (Virginio esce, poi a Lalletta) Com' venuto tutto bene! Hai sentito che ha detto mia moglie? Che devi prendere il suo posto, in tutto e per tutto! (La carezza)
Lall. - Ma almeno falli arrivare alla stazione!
Ton. - (abbracciandola) No non posso aspettare, voglio arrivare a destinazione prima di loro! (La stringe e la bacia, mentre Lalletta ride, senza opporre nessuna resistenza).
atto secondo
scena prima
(Tonino ed Egisto, al tavolo che giocano a carte, Tonino pesca una carta).
Egi. - Che hai pescato?
Ton. - E che lo dico a te? Non mi riesce mai di vincerti una partita, evidentemente sono fortunato in amore.
Egi. - Il gioco dell'amore una cosa, l'amore per il gioco un'altra.
Ton. - E che non lo so! Ma tutte le sere mi freghi cinque o dieci lire.
Egi. - Ma se non si giocasse di soldi, che interesse ci sarebbe per la partita? Un uomo pi disinteressato di me non esiste, mi sembra d'avertene dato prova in parecchie circostanze...
Eug. - (che ancora non s'era vista, scoprendo la testa dalle coltri) Ora ti raffaccia le spese che ha fatto a Chianciano... e poi basta! Questa partita tutte le sere a me non mi piace per niente, voglio dormire! (ad Egisto) Le persone educate lasciano riposare il prossimo, avete capito? Viziosi schifosi!
Ton. - Eugenia, che modi che maniere!
Egi. - Lascia andare, tanto io non ci faccio caso.
Eug. - Gi, lui un uomo superiore... Per se ve ne andate mi fate un piacere.
Ton. - Mi pare che potresti essere un p pi gentile, e te non le dare retta, una benedetta donna che non pensa mai a quello che dice.
Egi. - Si, ma dice quello che pensa. Vorrei vedere te se mia moglie ti trattasse cos.
Eug. - Io non penso quello che dico e non dico quello che penso, altrimenti vi dovrei dire che vostra moglie la conosco meglio di voi e non fidatevi troppo delle gatte morte...
Ton. - Eugenia, ficca la testa sotto le lenzuola e finiscila una buona volta!
Eug. - Si, mi metto sotto perch non vi posso sentire!
Ton. - Meno male! Hai visto: qu comando io.
Egi. - (ironico) Me ne sono accorto, sei veramente energico.
Eug. - (inviperita) Tonino, ma non ti accorgi che questo cretino ti prende in giro? E ora sto zitta. (torna sotto coperta).
Ton. - Eugenia che modi che maniere! (a Egisto) Facciamo un'altra partita.
Egi. - No grazie, bisogna che vada a casa.
Ton. - Non mi vuoi dare la rivincita? Eppure hai vinto dieci lire!
Egi. - Quanto la fai lunga con queste dieci lire! Ci ripensi come i cornuti.
Eug. - (scattando) Hai capito che ti ha detto? Cornuto! Ti tratta da cornuto e te stai zitto!
Egi. - Ma no, ho detto cos per modo di dire!
Ton. - Ma si capisce, io sono cornuto per modo di dire, non proprio quello autentico. Tutto al pi un semplice aspirante cornuto, ma non un effettivo...
Egi. - Eugenia in non vi rispondo, perch in certi casi chi ha pi prudenza l'adopera.
Eug. - E io vi dico che dentro casa mia non voglio pi seccature!
Egi. - Ho capito me ne vado, tra l'altro domattina devo alzarmi presto. Vado a Fara Sabina per comprare una partita d'olio e non posso perder altro tempo. (a Tonino) Se avrai bisogno di me vieni a bottega, ma qu dentro mai pi.
Eug. - Sai che pena! E ora non parlo pi. (rientra in coperta).
Ton. - Eugenia, che modi che maniere! Di questa guisa dove andremo a giungere? Dove vai?
Egi. - Vado a Fara per Affari.
Ton. - Ah, vai a Fara per affari! Buon affari a Fara.
Egi. - Buona sera.
Eug. - Buona sera stambecco!
Enr. - (torna indietro, a Tonino) Come ha detto stam...?
Ton. - becco.
Enr. - Ha detto a me?
Ton. - Te come ti chiami?
Egi. - Egisto.
Ton. - Allora lo stambecco sono io. (esce Egisto)
scena seconda
Ton. - Che modi che maniere, di trattare quell'amico comune! Bella figura che mi hai fatto fare! Questo il compenso per le premure che ha avuto per te? Ingrata! Non capisco come hai potuto trattarlo cos.
Eug. - (scende dal letto e si mette una vestaglia) Te lo dico subito. Quell'amico tuo non mi piace, non fa nulla per nulla, e se te non puoi fare a meno, da oggi in poi lo andrai a trovare a casa sua, perch io qu non ce lo voglio pi.
Ton. - E perch?
Eug. - Perch la gente chiacchera e sai che dicono?
Ton. - Che dicono?
Eug. - Che l'amico mio! L'hai capito ora?
Ton. - Me l'hai detto sotto metafora, ma l'ho capito! Perch lo vedono con te, dicono che l'amico tuo, figuriamoci che dicono quando lo vedono con me!
Eug. - E te ci scherzi?
Ton. - Ma certo, te non saresti capace di farmi un torto, ti conosco troppo bene, te non c'hai la vena dell'infedelt, non ci crederei nemmeno se lo vedessi, ma per carit! E poi sei tanto amica della moglie!
Eug. - Ma che moglie! Se lo sanno tutti che l'amante!
Ton. - Davvero!
Eug. - Ti fa tanta meraviglia? Del resto la loro situazione simile alla nostra, tutti ci credono marito e moglie e invece...
Ton. - E invece meglio cos. ISai cos' il matrimonio? La cerimonia funebre dell'amore. Egisto un buon amico, stato tanto generoso, t'ha portato a Chianciano, t'ha fatto fare la cura, e se sei guarita lo dobbiamo a lui, promettimi che lo tratterai bene.
Eug. - Tonino, lo faccio per te! Ti voglio tanto bene! Non voglio chiacchiere sul tuo conto.
scena terza
Lall. - E' permesso?
Ton. - (guarda Lalletta con intenzione) Avanti! Ci ripensi? (le accarezza il viso) Che pelle vellutata.
Eug. - Che sarebbero queste confidenze?
Ton. - Ti disturba il piano confidenziale, sei gelosa?
Eug. - Si, sono gelosa.
Ton. - Fidati di me come io mi fido di te, facciamo a fidarsi... (a Lalletta) Che volevi?
Lall. - C' un giovanotto gi al portone che vi cerca. M'ha detto: fatemi il piacere, se andate su, dite a Tonino che c' Leone che l'aspetta.
Ton. - E' vero, povero Leone, chiss da quanto aspetta!
Eug. - Ma non potevi farlo salire?
Ton. - Macch, un Leone timido, ma coraggioso per la pesca.
Eug. - Ecco, ora vai a pescare e chiss quando ritorni, eppure lo sai che la notte non mi piace restare sola?
Ton. - Te lo avevo detto ieri, che stanotte andavo a pesca. Te Lalletta falle compagnia, indugia al suo cospetto, rimani al di lei capezzale. Se faccio buona pesca ci scappa qualcosa anche per te. Domani alle dieci al massimo sar a casa, (a Eugenia) tieni la padella pronta. Lalletta dammi gli ingredienti pescarecci.
Lall. - Dove sono?
Eug. - Di l, in cucina. (Lalletta esce) Senti Tonino, sar vero che vai sempre a pesca? Perch in non lo faccio capire, ma sono pi gelosa di quello che credi. Se sapessi certe volte la gelosia come mi rode...
Ton. - Lo so bene che ti rode la gelosia... ma per questa notte vedi di non fartela rodere, perch anch'io non lo fo capire, ma qualche volta mi rode anche a me. (rientra Lalletta) Allora siamo intesi: alle dieci a casa, a mezzogiorno fritto di pesce.
Eug. - Addio e buona pesca.
Ton. - Grazie, altrettanto...
Eug. - Perch io v a pesca?
Ton. - Non si sa mai... parlavo della pesca reale, chi pesca bene, chi pesca male.
Eug. - Tonino, e l'amo? Vai a pesca senza l'amo?
Ton. - Io l'amo non ce lo metto mai, non voglio ingannare mai nessuno. Tanto il pesce, se vuole abbocc, abbocca. (esce)
scena quarta
Eug. - E te fammi il piacere di non fare tanto languidume con mio marito!
Lall. - Ma che ti sei messa in testa? Io sono una donna come si deve e con me non c' niente da fare, hai capito? Io sono vedova.
Eug. - (ironica) Da quanto tempo? E non ti stanchi mai di essere vedova?
Lall. - No.
Eug. - Beata te.
Lall. - Te giudichi sempre le persone da come la pensi, vero? Addio, me ne vado, non ho voglia di litigare. (esce)
Eug. - Ma cosa aspetti ad andartene!
scena quinta
Eug. - Meno male, quel poveretto mezz'ora che sta nascosto su al terzo piano. (chiamando dalla porta d'ingresso) Pss!... Pss!...
Egi. - E' andato via?
Eug. - Si e stanotte non ritorna, andato a pesca, torner domani alle dieci. (si abbracciano)
Egi. - Com' venuto bene, sei bravissima!
Egi. - Ma anche te hai recitato benissimo la tua parte. Sei astuto e coraggioso, se tutti gli uomini fossero come te, non ci sarebbero pi donne oneste.
Egi. - (abbracciandola) Allora posso rimanere a dormire con te? (Eugenia fa cenno di si. Egisto si toglie la giacca, vede il portafogli e lo mostra ad Eugenia) Sai che c' qu dentro?
Eug. - Cosa c'?
Egi. - L'incasso del negozio di tutta la settimana. Seimila lire!
Eug. - Ma perch porti con te tutti quei soldi?
Egi. - E' stata una mia astuzia, per dimostrare a Marcella che andavo a Fara Sabina per acquisti. Ma quello che pi mi interessa d'acqistare l'amor tuo. (l'abbraccia) Te sei la passeretta di Egistuccio, che gli vuole tanto bene!
Eug. - Grillo mio! Povero Tonino, pensa quant' ingenuo! Ieri m'ha regalato un paio di orecchini che sono un amore!
Egi. - E' stato un pensiero gentile, sarai contenta?
Eug. - Ma che vuoi che m'importi. Quando lo vedo cos fiducioso, cos tranquillo mi fa rabbia. Non intelligente, invece a te non la farebbero, non credo che ci sia un uomo pi furbo di te.
Egi. - Eh, non soltanto sono furbo, ma anche coraggioso.
Eug. - Ma dove prendi tutto questo coraggio?
Egi. - Il coraggio me lo dai te, quando sto vicino a te, non ho paura di nessuno! (rumore interno di passi, Egisto ed Eugenia rimangono in ascolto)
Eug. - Zitto, sento un rumore!
Egi. - Che.., che c'?
Eug. - Mi era sembrato di sentir camminare nel pianerottolo (va ad ascoltare alla porta) No. non niente, mi sono sbagliata (torna verso Egisto) Mi vuoi bene?
Egi. - (stringendola e guardando preoccupato la porta) Tanto tesoro mio, per te sfiderei qualunque pericolo... (si sente forzare la porta. Egisto ha paura) Guarda che questa volta c' davvero qualcuno!
Eug. - (delusa dalla vilt di Egisto) Non aver paura, non pu essere Tonino!
Egi. - E chi vuoi che sia?
Eug. - (origliando alla porta) Parlano sono due persone.
Egi. - (impaurito) Oddio! Come si fa? Dove ci nascondiamo?
Eug. - (meravigliata) Ma non ti riconosco pi... stai tranquillo. T'ho detto che non pu essere Tonino. Stai calmo, non vedi che spaventi anche me? Non agitarti!
Egi. - (paralizzato dalla paura) Ma se io non mi muovo?
Eug. - Ora spengo la luce, nascondiamoci dietro il letto. Quando vedranno che la casa vuota e non c' niente da rubare, andranno via. E non spaventarmi! Accidenti che coraggio! Mi fai rabbia. Non agitarti.
Egi. - A me m'ha rovinato l'amore!
(Si nascondono dietro il letto. Viene forzata la porta, entrano Tonino e Leone travestiti da ladri, con rivoltella e torcia)
scena sesta
Ton. - (cambiando la voce) Entra, svelto, non c' nessuno.
Leone - Non c' pericolo? C' nessuno?
Ton. - Cosa vuoi che vada a svaligiare una casa quando c' qualcuno?
Leo. - Le gambe mi tremano, sono al mio debutto, ma vedrai quando avr la tua esperienza!
Ton. - Se vai avanti con questa fifa, non avrai il tempo di fare esperienza, perch starai sempre in galera. Ora basta, scassa quel com e guarda se c' il malloppo!
Leo. - Se facciamo un colpo buono prendo moglie, mi sposo Artemisia la donna serpente.
Ton. - Bravo cretino, cos ti sistemi definitivamente. Ti sembra questo il momento di pensare al matrimonio. E poi non fidarti troppo delle donne, se non ci fosse stato il serpente della donna, a quest'ora sarei famoso... (guarda sul cassettone) guarda qu c' un portafogli.
Egi. - No!
Ton. - Si, cretino, l'ho trovato, eccolo. Metti in dubbio l'evidenza? Dopo dividiamo, te avrai il portafogli. Ora stai a vedere. Le serrature sono come le donne, qualche volta ci vuole violenza, ma preferibile la dolcezza (aprendo il cassettone) Vedi, cos, senza forzare, dolcemente. Si prende quello che c' senza rovinare i mobili. E' questione di educazione, fare sempre in modo che il derubato, non conservi un cattivo ricordo del furto. Vedi qu c' un paio di orecchini che la padrona non degna di portare.
Eug. - Perch?
Ton. - perch questa donna ha troppa fiducia nelle sue propriet. Capito?
Leo. - Si maestro.
Ton. - Eccoti il regalo di nozze, portali alla tua donna serpente, dille che glieli manda un ladro, le porteranno fortuna. Ora vai a guardare nell'altra stanza e non avere paura!
Leo. - Maestro, maestro!
Ton. - Che c'?
Leo. - L, sotto il letto, un paio di scarpe.
Ton. - Nuove? (Leone cerca di scappare) Leone vieni qu! Vuoi scappare proprio ora che viene il bello? Ci troviamo a tu per tu con un cadavere.
(Egisto muove una gamba)
Leo. - Ma no, vivo!
Ton. - Quando un uomo si ficca sotto il letto, gi mezzo cadavere. (con la pistola puntata) Andiamo giovanotto, uscite fuori, io non ho tempo da perdere. (spara)
Eug. - No, non sparate per carit! Portatevi via tutto, ma non ci ammazzate!
Ton. - State tranquilla signora, mostratevi ragionevole e sarete trattata con riguardo.
E il signore non si decide, rimane in villeggiatura?
Egi. - (esce tremante) Guardi che io sono disarmato!
Ton. - Ah si! (spara un colpo) Ora basta, abbiamo altri due furti prima dell'alba (a Leone) legalo al letto, se fa resistenza spara!
Eug. - (disperata) Abbiate piet, sono una povera disgraziata! La colpa tutta mia, quest'uomo non mio marito, il mio amante!
Egi. - E a lui cosa importa?
Ton. - Non solo m'importa, ma mi fa schifo! In fondo sono un p moralista, vero?
Leo. - Si maestro. (si toglie il cappello)
Ton. - Ma che fai, copriti!
Egi. - Ah, voi siete moralista e fate il ladro?
Ton. - E te non rubi la buona fede di questo marito?
Eug. - No, non tradisco mio marito, perch non mi ha sposata!
Ton. - Ha fatto bene. Se fa becco l'amante, figuriamoci il marito! Ad ogni modo, non lui che fa le spese del tran-tran domestico?
Eug. - Si.
Ton. - E allora hai capito?
Egi. - Ho capito che te hai preso il mio portafogli, e che t'approfitto del fatto che c'hai una pistola. E poi siete in due...
Ton. - Veramente io sono solo, perch questo non domanda di meglio che darsela a gambe.
Leo. - Volesse il cielo!
Ton. - Allora dammi la pistola, fila gi al portone, e chiama un ambulanza.
Leo. - Per far che?
Ton. - Per portar via i cadaveri, ora li defungo. (Leone esce) E ora prendi questa, carica, (da la pistola ad Egisto, si mette in posizione) Vediamo cosa sai fare.
Egi. - (tremante, depone la pistola sul tavolo) Io non fo proprio niente... veramente... vorrei andarmene...
Eug. - (indignata) Si vai via, perch fai schifo! Se avessi avuto un centesimo di coraggio, invece di nasconderti sotto il letto, avresti affrontato questo ladro. Scusi tanto, signor ladro!
Ton. - (ringrazia con un inchino) Gi, ma il signore ci tiene alla pelle, lo stabilimento riunito delle carognerie...(suono di trombetta dalla strada)
Eug. - E ora ci vorrebbe che arrivasse Tonino!
Egi. - Se Tonino, questa volta non mi ci metto sotto il letto.
Eug. - E che fai vigliacco?
Egi. - Che f? Me ne vado, e ricordati che questa notte d'amore, m' costata seimila lire! (esce rapidamente, mentre Tonino spara alcuni colpi di pistola) Aiuto, aiuto!
scena settima
(Tonino accende la luce e si toglie la maschera)
Ton. - Che te ne pare di questo scherzetto?
Eug.- (sorpresa) Sei te?
Ton. - Sono io, hai paura che mi sbagli con qualcun'altro?
Eug. - Sei te?
Ton. - Si io, l'idiota, l'imbecille, l'ingenuo, il cornuto, l'amante, il marito, il ladro...vedi quante cose sono? Ti sarebbe sembrato pi logico che fossi sempre stato fesso e becco, perch se condo te, non sono furbo. E' vero, infatti ho la fortuna di non essere furbo e la disgrazia di essere intelligente. Te invece sei furba e quello che scappa pi furbo di te. Hai visto quanta fantasia sta dentro a questo imbrattatele da strada?
Eug. - Non so pi quello che dire, potresti anche ammazzarmi.
Ton. - Ma che dici, t'ammazzi da te! Io mi difendo in un altro modo: col ridicolo, l'umorismo, il grottesco, la buffonata. Ma senza tragedie, non voglio la solita patente dell'amante disgraziato col processo, il danno le beffe e magari qualche giorno di galera.
Eug. - Perdonami, non ti avevo capito, ora ti vedo per la prima volta, la vigliaccheria di quell'altro mi ha fatto capire quanto vali te.
Ton. - Ma ci voleva quell'altro per fartelo capire? Sicch un uomo si dovrebbe portare un vigliacco come pietra di paragone per far notare la differenza?
Marc. - E' permesso?
Ton. - Non far capire niente. E' inutile dire le nostre cose agli altri, reggi il gioco come io l'ho retto per tanto tempo.
Marc. - Permesso?
Ton. - Avanti!
Marc. - (ristabilita, vestita elegante) Scusa il disturbo, venivo a domandare se avete visto Egisto
Ton. - (a Eugenia) S' visto Egisto?
Eug. - No, non l'ho visto.
Ton. - Ma guarda, Egisto non s' visto. Come poteva venire qu, se doveva partire per Fara Sabina?
Marc. - So che siete tanto amici, ho pensato di venire qu, perch s' portato via la chiave di casa, ho chiuso bottega, ma non so come fare per entrare in casa...
Ton. - Poco male, qu c' un mazzo di chiavi, volete che fra queste chiavi, non se ne trovi una per aprire la vostra serratura?
Marc. - Mi farete un gran favore... Eugenia, non ti dispiace?
Eug. - Che vuoi che ti dica?
Ton. - Me lo stava dicendo, di andare a prendere una boccata d'aria. Ha tanta fiducia, la fiduciaria.
Marc. - Allora andiamo? (si avvia, esce)
Ton. - Andiamo.
Eug. - Senti una cosa!
Ton. - Che vuoi?
Eug. - E ora come mi lasci! Non ci crederai, ma ora mi sento male davvero!
Ton. - Al fegato? C' rimedio a tutto. Guarda, qu c' il denaro del tuo amante, approfittane, parti subito per Chianciano. Non c' tempo da perdere, vai a Chianciano, con una cura guarirai! (esce).
atto terzo
La stessa scena con qualche abbellimento, che far notare che chi ci abita, ha una situazione economica pi favorevole, questo lo si nota anche nel vestire.
scena prima
Marc. - (guardando un quadro) Questo quadro proprio bello!
Ton. - No, non bello, guardalo bene.
Marc. - A me non sembra brutto. Permetti una piccola osservazione, ma pu darsi che sbagli.
Ton. - Pu darsi.
Marc. - Gli occhi mi sembrano un p troppo grandi.
Ton. - Hai ragione, ma me li hanno ordinati cos e cos l'ho fatti. Il novanta per cento della gente ha il gusto antiartistico. Vedi, il cliente appena acquistato il quadro, ne diviene il proprietario, e perci ha l'illusione di vederlo pi bello.
Marc. - Come sei intelligente! Avresti potuto essere un vero artista.
Ton. - Ma avrei guadagnato meno, perch la gente pi disposta a comprare scemenze che oggetti d'arte.
Marc. - Io credo che tu sia troppo modesto.
Ton. - E io credo di no.
Marc. - Allora perch non vuoi riconoscere i meriti che hai?
Ton. - Un artista non deve mai essere contento dell'opera sua, deve sempre pensare a quello che avrebbe potuto fare e non ha saputo fare.
Marc. - Oggi non sei di buon umore. Vuoi che me ne vada?
Ton. - Fa come vuoi.
Marc. - Non me lo dire cos.
Ton. - Aspetta te lo dico in un altra maniera: fa come vuoi.
Marc. - Sicch devo andarmene.
Ton. - Non ti ho detto di andartene, ho detto: fa come vuoi.
Marc. - Gi ma lo stesso. Del resto sar meglio, perch se Egisto arriva a casa prima di me, sono nei guai.
Ton. - Allora non perdere tempo, vattene.
Marc. - Torno domani?
Ton. - Se lo aneli...
Marc. - Dopodomani?
Ton. - Se lo ambisci...
Marc. - Ma insomma, quando? Perch mi tratti cos?
Ton. - Ma te perch mi tratti cos? In quello che dici, c' tutta la parvenza che tu mi tratti bene e che io ti tratti male. Questo un gioco che le ragazzine di dieci anni lo fanno meglio di te: pigliarsi la ragione quando hanno torto. Perch devi rovinare tutto con questa inutile paccottiglia: vengo domani, non vengo, ti fa piacere, non vorrei seccarti... Non se ne pu pi di questa lagna!
Marc. - Allora mi vuoi bene?
Ton. - Si, ti voglio bene. (pausa)
Marc. - A che pensi?
Ton. - A niente.
Marc. - Te pensi qualcosa che non mi vuoi dire.
Ton. - Non domandare a nessuno che cosa pensa, tanto l'altro ti risponde sempre un altra' cosa, come costringere alla bugia obbligatoria. Le parole se diventano parte di un gioco ambiguo e falso, diventano antipatiche, vecchie.
Marc. - Parli per me?
Ton. - No, te sei giovanissima.
Marc. - E te quanti anni hai?
Ton. - Fa un p il calcolo, moltiplica la base per l'altezza... Molti anni fa ero pi vecchio di oggi. Nella vita non ci sono tante et, appena non si pi giovani, si diventa vecchi. Per vi sono dei giovani vecchissimi e dei vecchi giovanissimi. L'et non conta, gli uomini hanno l'et per quello che fanno.
Marc. - E io quanti anni ho?
Ton. - Non lo so, ma se seguiti cos, diventerai presto mia nonna. (abbracciandola) Dimmi la verit, te le capisci le scemenze che ti dico?
Marc. - Forse le potrei capire facendo uno sforzo, ma non ho voglia, mi stanca.
Ton. - E non ti stancare. Se sapessi quant' bella la donna col cervello est-locanda... Non se ne pu pi di queste donne intelligenti!
Marc. - Sono stupida, vero?
Ton. - Non ti puoi lamentare.
Marc. - Anche Egisto me lo dice sempre che sono stupida.
Ton. - E non sei contenta? E' una delle pi grandi soddisfazioni essere considerati stupidi dagli imbecilli! Bisogna augurarsi di non piacergli mai, il giorno che piaci all'imbecille sei rovinato, sei come lui. (si abbracciano)
scena seconda
Egi. - (d.d.) E' permesso?
Ton. - Senti chi arriva? Dammi un bacio e vai di la un momento.
Egi. - (d.d.) E' permesso?
Ton. - Un momento! Nel tuo interesse. (Marcella esce e Toonino apre ad Egisto)
Egi. - Finalmente! Che facevi di tanto straordinario?
Ton. - Mah, si fa quel che si pu
Egi. - Sei un bell'amico, se non sono io che mi muovo, te non c' pericolo che ti scomodi. Vedo che hai lavorato.
Ton. - Si, ho lavorato.
Egi. - Mi permetti un osservazione? Questa bambola mi pare che abbia...
Ton. - Gli occhi troppo grandi! Chi non fa deve sempre criticare chi ha fatto.
Egi. - Scusami.
Ton. - Niente.
Egi. - Che fai stasera?
Ton. - Aspetto la notte.
Egi. - Vogliamo passare la serata insieme?
Ton. - Dove?
Egi. - A casa mia.
Ton. - No.
Egi. - Mi hai messo la curiosit, me lo devi dire.
Ton. - Che cosa ti devo dire?
Egi. - Mi metti cutiosit e poi mi lasci a becco asciutto
Ton. - A becco...
Egi. - Asciutto.
Ton. - Ah sei asciutto?
Egi. - Ma falla finita, con chi credi di parlare? Mi conosci poco.
Ton. - Ti conosco. Sono stufo di conoscerti e proprio perch ti conosco, non ho paura di dirti la verit.
Egi. - E quale sarebbe la verit?
Ton. - Quella nuda e cruda.
Egi. - Allora dilla questa verit.
Ton. - Io sono l'amante di Marcella.
Egi. - Te?
Ton. - Io si, non crederai che mi sbagli con un altro.
Egi. - Mi fai ridere!
Ton. - Vorrei sapere chi ti autorizza a mettere in dubbio quello che ti dico?
Egi. - Sicch te sei l'amante di Marcella?
Ton. - Perch non ci credi?
Egi. - Non ci credo, perch se fosse vero, non avresti il coraggio di venirmenlo a dire. E poi anche se Marcella potesse farmi torto, non me lo farebbe certamente con te.
Ton. - E perch?
Egi. - Ma davvero credi di essere un uomo interessante?
Ton. - Sono l'amante di Marcella, ma dato che te non ci credi, come se io non avessi fatto niente. Allora stasera accetto l'invito e vengo a bere un bicchiere di vino alla salute delle cornaccia tue.
Egi. - Bravo! Anzi, vieni a cena. A stasera Cornelio!
Ton. - Ciao stambecco!
(Via Tonino.Egisto sta per uscire, mentre entra Eugenia)
Egi. - Come state signora Eugenia? E' un pezzo che non ci vediamo. Lasciate che vi dica che vi fate sempre pi bella, pi affascinante...
Eug. - Che belle frasi avete imparato!
(rientra Tonino)
Egi. - Oh scusa Tonino, salutavo la signora, me ne vado subito.
Ton. - Ma no resta pure quanto vuoi, anzi volevo dirti, che prima di venire a casa tua, dovrei sbrigare un affaretto di la, permetti?
Egi. - Ma ti pare?
Ton. - Allora mi dai il consenso?
Egi. - Ma che m'importa!
Ton. - Ah non t'importa niente? (via)
Egi. - (sottovoce) Eugenia, te non puoi immaginare quanto ho spasimato da quella maledetta sera...Ero venuto qu con la speranza di trovarti...
Eug. - Sai che ti dico: invece di andare a raspare nel pollaio degli altri, guarda quello di casa tua!
Egi. - Non ti capisco. Ma qu non posso parlare, t'aspetto al portone.
Eug. - Si aspettami gi.
Egi. - Va bene. (ad alta voce) Tonino fa' presto!
Ton. - Ci vuole il suo tempo!
Egi. - Io vado!
Ton. - E io vedo, di far presto.
Egi. - Io scappo.
Ton. - Lo so, te scappi sempre.
(fa cenno ad Eugenia che l'aspetta al portone ed esce)
scena terza
Ton. - E' come la lepre scappa sempre.
Eug. - Ti dispiace che sia venuta?
Ton. - No, mi dispiace che tu m'abbia trovato.
Eug. - Chi c' di la?
Ton. - Non assumere questo tono da vigile urbano, tanto con me non attacca.
Eug. - C' una donna, sono sicura, come sono sicura che qu dentro c' odore di profumo a buon mercato!
Ton. - Non posso mica proibire alla gente che viene qu di profumarsi come le pare e piace... sar l'odore di quello che uscito.
Eug. - No, non di Egisto.
Ton. - Hai ragione, quello non odora, puzza. E poi basta, devo andar via.
Eug. - E <<quella>> la lasci rinchiusa l dentro?
Ton. - Ma chi?
Eug. - Quella donna.
Ton. - L dentro non ci sono donne.
Eug. - Staremo a vedere.
(va verso la porta, Tonino gli sbarra la strada, mettendosi davanti alla porta)
Ton. - Qu non s'entra. Non credere di avere il diritto di fare delle smargiassate. Sono io che ti lascio la porta aperta, come una trappola e io sono il formaggio.
Eug. - Non sei contento, non sei soddisfatto di avermi umiliato in tutti i modi?
Ton. - Perch te sei stata a guardare?
Eug. - Sei senza cuore, perch lo sai che io soffro! La dentro c' Marcella, quell'altro sta gi al portone che m'aspetta. Mi fa schifo, pi schifo di te!
Ton. - A me fate schifo tutti e tre.
Eug. - M'aspetta gi il conquistatore, mentre la moglie sta la dentro a rimettersi il vestito. Come sono stupidi e vigliacchi gli uomini. Dammi un bicchier d'acqua, non ne posso pi.
Ton. - Di Chianciano?(Eugenia beve)
Eug. - Non aver paura, me ne vado.(beve ancora) Perch tutto qu mi fa schifo, dammi un altro bicchier d'acqua. (beve ancora) Il male che t'ho fatto l'ho pagato a caro prezzo (beve) m' servito da lezione, (Tonino gli offre ancora acqua, ma Eugenia rifiuta) oh, se m' servito! Me ne vado.
Ton. - Non ne vuoi un altro goccetto?
Eug. - No grazie, mi sembrerebbe veleno.
Ton. - Magari fosse veleno! Ci sei stata tanti giorni a Chanciano, l'hai bevuta tanta di quest'acqua! A quest'ora saresti morta!
Eug. - No questa soddisfazione non l'avrai, mi cercherai e non mi troverai, addio!
Ton. - Addio.
Eug. - Mi hai chiamata?
Ton. - No, confermo l'addio.
Eug. - Canaglia! (esce inviperita. Tonino si siede, Eugenia rientra)
Ton. - Ci riprova. Oh, te qu?
Eug. - (remissiva) Ti volevo dire ancora una cosa. Una cosa che te non crederai, ma che la pura verit. Te sei molto intelligente.
Ton. - Che Iddio te ne renda merito, grazie.
Eug. - Se io ti ho fatto un torto, non l'ho fatto a te ma ad un altro, perch prima te non eri quello che sei ora. La colpa anche un p tua, per tanto tempo hai voluto mascherarti da uomo insignificante, (avvicinandosi) ora decidi te.(pausa, si guardano)
Ton. - (alzandosi) Ho deciso, vattene.
Eug. - Ma si me ne vado! (estrae il portafogli di Egisto) Riprendi questo sporco denaro, io non l'ho toccato, ma ricordati che la vendetta non mai stata una medicina per nessuno. Se sto male io, te stai peggio. (esce)
Ton. - Ha ragione.
scena quarta
Egi. - (d.d.) Dove sei, traditore!
Ton. - Che t' successo?
Egi. - E me lo domandi? Sei l'amante di Marcella!
Ton. - E non te l'avevo detto?
Egi. - Sei un vigliacco, hai abusato dell'amicizia, della fiducia.
Ton. - In che modo?
Egi. - Rubandomi l'amante!
Ton. - E te non m'avevi rubato la mia? L'hai saputo ora e fai tanto baccano, io lo sapevo da un anno e sono stato sempre zitto. Te ora devi star zitto almeno tre anni. Mi chiami vigliacco te, che ti sei approfittato della mia miseria, per farti bello davanti ad Eugenia, con i tuoi quattrini grassi di salumi. Anzi, vigliaccone, perch io mascherato da ladro, ti ho fatto restare a <<pecorone>> per dieci minuti e con due colpi di pistoletta scacciacani, t'ho fatto scappare come un coniglio.
Egi. - Eri te?
Ton. - E chi credevi che fosse? <<Non andr sempre cos - diceva quello che ruzzolava le scale - verr il pianerottolo>> Non ti ricordi quando mi dicevi d'essere pieno di Marcella, di non poter vivere solo con una donna, che non eri il tipo di accontentarti della solita minestra? Queste cose poi le dicevi anche ad Eugenia, per fare la parte dell'uomo vissuto. Ma mentre te facevi questo lavoretto da una parte, io ne combinavo un altro dall'altra. Io non t'ho rubato l'amante, sei stato te che mi hai dato il diritto di fare quello che ho fatto.
Egi. - E lo confessi?
Ton. - Si confessa un delitto, una colpa, la mia stata reazione, legittima difesa. Comunque se vuoi soddisfazione - ma sono sicuro che non la vuoi - sono a tua disposizione.
Egi. - Ora ti d anche la soddisfazione...
Ton. - L'avevo detto. Allora non c' altro da fare, vattene e lasciami in pace.
Egi. - Va bene, questo quello che dici te, ma vorrei sentire il parere di Marcella.
Ton. - Figurati se non trovavi un punto d'appoggio che t'accomodasse la situazione. Te pensi che io voglia stare in Paradiso a dispetto dei santi? Questa una soddisfazione che ti do subito, e poi anch'io voglio sentire il parere di Marcella, perch manca di sincerit, ha vissuto troppo tempo con te. La f vestire e te la porto qu. (esce. Pausa)
scena quinta
Ton. - (rientrando con Marcella tirata per mano) Non aver paura.
Mar. - Egisto!
Egi. - Disgraziata!
Ton. - Perch ha visto te. (a Marcella) L'hai visti mai gli scemi da vicino?
Mar. - No.
Ton. - Eccone l uno! (indica Egisto) Questo scemo ciclopico, ha avuto la fortuna di collocare i suoi... fascini tra le tue belle manine, e ora le bacio, e poi ha fatto di tutto perch te cadessi nelle mie.
Egi. - (a mezza voce) Farabutto!
Ton. - Parli con te stesso?
Marc. - Non capisco.
Ton. - Ho capito, sei stanca, il momento che ti vuoi riposare. Ma capisci o non capisci, ora devi decidere.
Marc. - Che cosa devo decidere?
Ton. - Mi vuoi bene?
Marc. - Si.
Ton. - Sei proprio sicura?
Marc. - Sicurissima.
Ton. - E allora fin da questo momento sei in casa tua. Mettiti comoda e saluta il signore... (a Egisto) Te la tua parte l'hai recitata, male, ma l'hai recitata, te ne puoi andare.
Egi. - Ma se non m'hai dato nemmeno il tempo di parlare! Credo di avere il diritto di dire una parola!
Ton. - Va bene, dilla questa parola, ma fa presto.
Egi. - Voglio sentire la decisione di Marcella. Dopo tanti anni vissuti insieme... se non altro, per sistemare questioni d'interesse.
Ton. - Hai ragione, in certi momenti, anche persone come te hanno ragione. Vado di la, quando avrete finito di parlare, chiamatemi. (esce)
scena sesta
Egi. - Tutto per colpa tua, e ora andiamo. Sei sorda? T'ho detto andiamo! Tutte le spiegazioni te le dar a casa. Andiamo! Almeno verrai a prenderti quella p di roba che t'appartiene. E poi ci metteremo d'accordo per questa separazione ormai inevitabile.
Marc. - No.
Egi. - Lo sapevo. Hai paura di una spiegazione, hai paura della tragedia.
Marc. - No.
Egi. - Allora secondo te, mi sono meritato l'azione che mi hai fatto?
Marc. - Si.
Egi. - Allora t'ha detto tutto? Ma io ti giuro che tra me ed Eugenia, non c' stato niente.
Marc. - Non m'interessa.
Egi. - (con tono lacrimoso) Vuoi farmi dannare l'anima? Ma lo sai dove vado se varco quella soglia? Lo sai? (pausa) Allora la varco? (pausa) No non m'ammazzo, perch t'ho fatto male e anche dopo morto, sentirei il rimorso d'averti fatto soffrire. Vedi, questa la prova del bene che ti voglio, riparo il male fatto. Sai che f invece di ammazzarmi?
Marc. - Che fai?
Egi. - Ti sposo.
Marc. - Buffone!
Egi. - Non ci credi? Che devo fare per convincerti?
Marc. - Allora siamo d'accordo. Hai detto che mi sposi. Accetto. Sull'affetto di Tonino non m'illudo, non s' ancora dimenticato di Eugenia. E ora andiamo, prima che ritorni.
Egi. - Andiamo.
scena settima
Ton. - (sifa davanti alla porta) Scappi sempre, ora per basta.
Egi. - Basta si, ha durato troppo questa storia, ma prima d'andarmene, ti ho preparato una sorpresa.
Ton. - Cio?
Egi. - Ti presento mia moglie.
Ton. - Ecco un bello sposalizio: fresco, spontaneo, d'amore. Non poteva che finire cos. (a Marcella) Sono contento, e sapevo che nell'animuccio tuo non occupavo un posto di prim'ordine.
Marc. - Tanto so che non sarebbe durata a lungo, perch ci sarebbe stata sempre di mezzo Eugenia.
Ton. - A quando le nozze?
Egi. - Ti manderemo la partecipazione.
Ton. - Vi auguro tanta felicit.
Marc. - Grazie!
Egi. - Andiamo! (porge la mano aTonino che finge di vedere il gesto) Non mi vuoi dare la mano?
Ton. - La vuoi? (con la mano sinistra prende la destra, che pone nella mano di Egisto) No, te la voglio dare bene, t'ho dato il cuore, il cervello, la donna, scherzando e ridendo t'ho dato tutto. Ora dimentica tutte le bugie che t'ho inventato, sempre per la mania di voler fare lo spiritoso. E' stato solo un gioco.
Egi. - Ma io l'avevo capito!
Ton. - Un uomo come te, non poteva non capire!
Egi. - Andiamo...Senti, ma allora hai preso per scherzo anche le seimila lire di quella notte?
Ton. - Quello stato lo scherzo pi bello! Tieni, ti serviranno per il viaggio di nozze.
(via Egisto e Marcella. Pausa. Entra Eugenia) La commedia finita, spero che non l'avremo recitata troppo bene, perch le commedie recitate troppo bene sembrano vere.
fine.
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