La fortuna è cega ma la sfiga…

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“ LA SFIGA È FENITA

TORRISI  PAOLO

LA FORTUNA È CEGA MA LA SFIGA CE VEDE”

Farsa  in tre atti

in vernacolo anconetano

                        Questa è la comica storia dei cugini Pezzotta: “Umbertì”, “Manuele” e “Beniamino”. Lo zio Nicola, ha lasciatouna consistente eredità accompagnata da un testamento olografo, dove è specificato a chiare note che potrà entrare in possesso dell'intera eredità il nipote che avrà un figlio maschio.  Questa condizione testamentaria espressa crea delle situazioni esilaranti e grottesche, in quanto Umbertì:è l'unico sposato, ma senza figli e abbandonato dalla moglie; Manuele: è uno scapolone che non crede al matrimonio e Beniamino: ha espresso la volontà di entrare in convento. Se la volontà espressa dal zio Nicola non trova adempienza:  dell'eredità ne benificerà la “Caritas”...Naturalmente, come al solito, il finale della comica storia sarà a sorpresa!..

PERSONAGGI   U 6   D   4

n.b. -La commedia è depositata presso la S.i.a.e. n° 869102;  Codice n° 142689

         Prof.Torrisi Paolo via Abruzzo,3.60025-Loreto  (AN) 

         torrisipaolo@virgilio.it ;  tel.071/978063;   cell. 349-7824237

***   Per facilitare la lettura in calce vi è un piccolo glossario.    

Paolo  Torrisi

“La fortuna è cega…ma la sfiga ce vede!”

personaggi:

Umbertì Pezzotta                         pensionato

Manuele Pezzotta                      cugino

Beniamino Pezzotta                    cugino

Videlmo  Canonici                      amico

Angela   Canonici                      sua figlia                                                   

Marisa  Pezzotta                      vedova

Adele   Pezzotta                      sua figlia             

Ricci   Asdrubale                      notaio

Graffigna Modesto                    avvocato

Teresa                                 serva

Annetta                                portinaia

PRIMO  ATTO

                     L’azione si svolge, per tutti e tre gli atti, a casa dei cugini Pezzotta e precisamente nella sala d’entrata, che fa pure da tinello.

L’entrata comune è in fondo ed al centro; lateralmente a dx vi è una mezza quinta che porta in un corridoio, zona notte; di fronte a sx, ve ne è un’altra che porta in cucina ed in altre stanze.-

A dx vi è un divano e due poltroncine divise da un tavolino. A sx un tavolo con tre sedie.

Alle pareti vi sono appesi alcuni quadri raffiguranti: Garibaldi e scene di guerra; ed altri raffiguranti: Santi o scene mistiche.

                                           

                      Scena 1^:-Teresa – Ginetta

ANNE- Davé?…El Console j ha scritto da l’America? De mano sua?

TERE- Propio lu' no!…S’è rivolto al Municipio che  ha  fattu ‘na ricerca de tutti i Pezzotta de la pruvincia e a la fine è risultato che se trattava dei Pezzotta de Lureto.

ANNE- Ah, ecco! E adé quanti sariane a spartisse st’eredità?

TERE- Quattro. I do’ cugini che stanne ‘n casa chì, el signor Umberto, quellu che sta a Castello e la signora Marisa.

ANNE- Chi quella che 'gni tantu viene chì? Quella che c'ha la fija cantante?

TERE- Cantante adè...! Che studia da cantante.

ANNE- Ardate che fortuna che j è capitata a cussora!?…

TERE- Che po'  nun ce n'avriane manco bisogno!…Specie a sti do’, che  nun je manca gnente!

ANNE- So’ tutt’e do’ ‘rmasti…Dapressi…tantu tranquilli!…

TERE- (afferma) Scì, scì, tranquillissimi!…Solo che nun la pensane a lu stessu modo: uno è tuttu roscio: Mazzini, Garibaldi e lu sbarcu dei mille e l’altro è bianco: tuttu Santi e Madonne!

ANNE- E già! Me pare che el signor Beniamino se vole fa’ prete, è ve’?

TERE- Pare…Cuscì uno farà el prete e l’altru…(tuona) Jezo! El tempu se guasta!

ANNE- Nuvole de passaggio!

(CAMPANELLO)

       (a Teresa che accenna ad andare ad aprire) Sta qua! Ce vago io (andando) so' o no la purtinaia? Solo che nvece de esse' qua, duevo sta' nte la guardiola! (via)

TERE- Chi sarà mai?

SCENA 2^:-Canonici– Angela – Teresa poi Beniamino.-

CANO- (entra seguito dalla figlia) Permesso?…Disturbiamo?…

TERE- Prego, signor Canonici…Buccate! Però nun c’è nisciù…ce so’ solo io!

CANO- Ah!…Pensi che tarderà tanto a rientrare il signor Beniamino?…Perché siamo venuti a trovare lui…

TERE- Me l’immaginavo!…Nun duvria tarda’ tanto!…Prego, ‘cumudateve!

CANO- (andando verso il divano e lasciando poi il passo ad Angela per farla sedere verso il lato laterale) Grazie…Siedi Angela!…Questa è mia figlia Angela.

ANGE- (timida - è stata sempre a testa bassa, molto vicino al padre...  Accenna un inchino col capo)

TERE- Piacere !

CANO- Sai, l’ho in casa per pochi giorni…deve ritornare in convento per prendere i voti!

TERE- Ah!?…Ha propio deciso!? Vojo dì: se fa monaca-monaca?

CANO- Non fa che seguire la sua devozione!…Così, pure io avrò una suora in famiglia!

TERE- Scì,scì…è ‘na bella cosa!…Ma me pare che ‘na bella ragazza, cume a lia, pudria pure pensa’ a pijà marito!

ANGE- (mortificata) Ma papà!…

CANO- Non t’impressionare cara!…Marito? Cose per tutte! Bisogna prepararsi per il bene in questa vita, per poi riceverlo nell’altra! Non m'importa restare solo, pur di offrire questa bell’anima al Paradiso!

TERE- Sarà!…Se lu dite vo’ che praticate le canoniche…

ANGE- Ma non pensa alla gioia di essere la sposa del Signore?

TERE- Scì, ma Lu' ce n’ha già tante…

CANO-  (dà colpetti di tosse)

TERE- (c.p.) Ma papà!…

CANO- …Tarderà tanto il signor Beniamino?

TERE- E’ scappato cu' so’ cugino Manuele, pe’ affari de famija!

CANO- Se non disturbiamo: aspettiamo!

TERE- E ve cunvie’, anche perché me sa che el tempo…

(CAMPANELLO)

           Devene esse’ lora…(andando) Con permesso…(esce)

ANGE- (preoccupata) Papà!…

CANO- Non ti spaventare Angela! Il signor Beniamino è una brava persona.

BENIA- (entra e va…) Oh signor Canonici…mi dispiace di averla fatto aspettare (stretta di mano, poi timidamente fa cenno di saluto con il capo) Signorina… 

ANGE- (risponde allo stesso saluto)

CANO- Avevo piacere che mia figlia Angela, prima di prendere i voti,  conoscesse una persona pia e religiosa come lei!

BENIA- Troppo buono, signor Canonici…Comodi! Dunque tra pochi giorni Lei sarà felice…chissà io, invece…

CANO- Mi pare d’avertelo detto, Angela, che lui si fa prete.

ANGE- Sì papà, me l’hai detto!

BENI- E chi mi ha incoraggiato a fare questo passo è stato suo papà, dandomi sempre dei buoni consigli. Sono tanto felice e penso che mai me ne pentirò!…Oh, mondo! Cos’è questo mondo?…Me ne sono reso conto proprio oggi in una riunione di famiglia…Gliel’ho accennato, signor Canonici, ch’eravamo stati chiamati in Municipio?

CANO- Sì! E risulta ch’è un vostro parente quel(mimica di morte) Pezzotta?

BENI- Proprio così, uno zio.

CANO- Ah!…E ha lasciato un testamento?

BENI- Un testamento, a dire il vero, molto originale!…

CANO- Originale?

BENI- Originalissimo! Desiderio di questo defunto zio, era quello che il nome dei Pezzotta non si estinguesse ed escludendo nostra cugina Marisa, ha lasciato eredi noi tre cugini maschi: io, Manuele e Umberto…ad una condizione: che prendiamo moglie, diventando poi erede universale quello che avrà per primo un bambino.

CANO- Si, originale! Ma cosa gli è venuto in mente?!?…

BENI- Attenzione! Se non ci sarà questo figlio maschio: entrerà come erede universale, la Caritas.

CANO- Bene!…Che strano, però!…

BENI- Ora, di noi tre, l’unico sposato, da dodici anni, è Umbertì, ma  resta subito scartato, per il fatto che è separato, quindi come aventi diritto, restiamo io e Manuele.

CANO- Il denaro è fonte d’imbrogli e di discordia!… Alla fine la cifra che si erediterà sarà di una consistenza così esiqua, che come al solito, darà più fastidi che altro…Insomma, come si dice: “Sarà più la spesa che l’impresa!”

BENI- No,no!…si tratta di una sostanza imponente. Pare che il Console abbia ritirato dalla Banca oltre un miliardo!

CANO- Un…(incredulo)

BENI- …miliardo!…E calcolando i terreni e i palazzi da vendere, sembra che si possa arrivare ai cinque miliardi!

CANO- Cinque…

BENI- …miliardi!

CANO- Angela, hai sentito?…(rimane stordito e l’ingente somma fissa nella mente fino all’entrata di Umbertì)

ANGE- Sì, papà!

CANO- Cinque miliardi! Quando uno non se lo aspetta…

                                                 ( TUONO)

           è una cosa che impressiona! (tuona)

BENI- Sì, ma sono burrasche passeggere…

CANO- Cinque miliardi…(tuono)…che acqua!…Che acqua!…(rimane assorto)

BENI- E già!…E così, signorina, vuol dire che fra pochi giorni….

ANGE- Sì, fra pochi giorni…papà mi accompagnerà in convento…Vero papà?

CANO- Sì…cinque miliardi!… Ma chi poteva immaginare…

BENI- E già!…Prima c’era il sole!

ANGE- Sì...col sole di questa mattina…

CANO- E già, col sole di cinque…

TERE- (entra e attraversando la scena ) Scusate…vago a chiude la fenestra, sennò de là s’allaga tutto! (Esce)

BENI- Che cambiamento improvviso, eh signor Canonici?

CANO- Eh?

BENI- Dico che sembra il diluvio universale.

CANO- Si,si…universale!        

CAMPANELLO

BENI- Teresa, suonano!

TERE- (entra e va ad aprire) Ho 'nteso...Ecchime…vago!

ANGE- Noi come faremo a ritornare a casa, papà?

CANO- Cinque miliardi…

ANGE- Papà?

CANO- Eh?

ANGE- Come si fa a ritornare a casa?

BENI- Ma non occorre andare via subito, magari fra cinque minuti può ritornare il sole, non le pare?

CANO- E già, fra… cinque miliardi…

SCENA 3^:-Detti più Umbertì e Teresa.-

UMBE- (entrando con Teresa) E’ inutile che me dighi de no!…. Quesse so’ cose che capitane solo a me!

BENI- Oh, Umbertì…ti sei bagnato?

UMBE- Sentitelo, oh!…me dice se so’ bagnato…Ardateme, paru la cascata del Niagara e me dice…(strizza la giacca)

TERE- Cusa fate…me bagnate tutto el pavimento!

UMBE- Ma porca paletta, se nun la strizzu me pare de sta a mollo cume el baccalà! (cessa di piovere e a poco a poco spunta il sole)

TERE – ‘Spettate benedett’omo, che ve vago a prende’ la giacca da camera del signor Manuele! (esce)

BENI-  Umbertì, dimme cum’è ‘ndata.

UMBE- E’ ‘ndata…è ‘ndata che veniva giò acqua bagnata! Stacevo al corso... coso…Boccalini, quanno ha cumenciato a piove, ma ho continuato a camina’, me so ditto “tra pogo smette”. Macché! A ogni passo veniva giò più forte! Se stacevo in piazza de la Madonna, almanco me saria riparato sotta aj archi. Che po’, a pensacce be’, saria stato lu stessu, perché l’hanne fatti cuscì alti, che  ne piji tanta quanta ne casca!…So’ proprio sfigatu, porca paletta!

TERE- (ritorna con la giacca da camera) Se metta questa, su…( lo aiuta a sfilarsi quella che ha addosso) Forza…

UMBE- Fa pianì, oh!…Me voj purta’ via pure el braccio?

TERE- E’ che la stoffa cu’ l’acqua…stoffa inglese, è ve’?

UMBE- De Biella!…Me l’ha venduta ‘n amico!…

TERE- E se vede, che è cosa de amici!

UMBE- Guarda che la stoffa è bona…però questa è ‘na giacca che quanno piove bisogna ‘rmane a casa…(che ha tolto e messo quell’altra giacca) Grazie! (sternuto)…Alé, ce manca che pijo el cimurro!

TERE- Ma no, basta che fa un po’ de moto…

UMBE- Scì, che n’ho fattu pogo!…Pe' pijà meno acqua: me la so’ fatta tutta de corsa. Quanno piove, uno se mette a camina’ più svelto, cure, perché pensa che ne pija de meno e ‘nvece sbaja…Scì oh, sbaja! Perché se te fermi: te piji solo quella che casca ‘ndo’ te trovi, ‘nvece se curi: te pij pure quella che sta davante!

TERE- ‘Ndamo, pijate la roba che c’ete, perché io le ma’ ‘nte le saccocce dej altri nun ce le metto!…Stanne chì le tasche, ‘ndo’ le ‘ndate ‘n cerca’?

UMBE- E mettete dritta…te metti tutta storta, de sghincio…po’ so io che nun ce vedo…Ce vedo benissimo io!…Solo che  quanno è umido me s’appannene j occhiali…(tirando fuori: elenca) Ecco qua: …la chiave de casa…el portafojo…el fazzoletto…(ha preso la fodera della manica)

TERE- Ma no, questa è la fodera de la giacca!…

UMBE- Ah…ecchilo!…L’ho preso!

TERE- Ete preso tutto? Adé la metto a sciucca’ vicinu al camì!

UMBE- Stacce 'ttenta: nun me la fa’ ‘n gratella!

TERE- E cus’è, adé sgambio ‘na giacca pe’ ‘na bistecca? (via)

CANO- Teresa sa quello che fa!

UMBE- Me pareva che c’era qualchidu’!…

BENI- El signor Canonici, con la figlia Angela!

UMBE- (scambia il padre per la figlia) Oh, tanto piacere! Ho saputo che lei si fa monaga!?

CANO- Ma io sono il padre, Angela è qui!…

UMBE- Lu vedo!…E Manuele è ‘rturnato?

BENI- Ancora no!

UMBE- De sciguro lu' nun s’è bagnatu! Certe cose capitane solo che a me!…Se me metto a fabriga’ “pettini”: nascene tutti senza capelli!…Je l’hanne ditto, signor Vescovi…

BENIA- Canonici!

UMBE- Vescovi…Canonici…è sempre la stessa famija!…Dicevo, je l’hanne ditto del testamento de zì Nicola? De sciguro ‘nte la testa ce duveva ave’ qualche pallino in più… “pallì”!? Me sa che c’eva ‘na cangia de bocce! Vole che pijamo moje! Me diga lei, so’ sfigatu o no? Io ce l’ho da dodici anni…ma dopo sei mesi m’è scappata sa n'antro…E po’ dicene da nun crede’ a certe cose!…Ve lu vojo raccunta’: quanno so’ ‘ndato al Municipio pe’ di’ de “scì”…io salivo e n'antro scendeva le scale…je sbigia ‘n piede e cumencia a ffa’ le scale a tre a tre, finchè è riuscito a 'taccasse ‘nte la ringhiera de ferro…notate be’: “de ferro”, e se ‘ndrizza! Dopo sei mesi l’ho ‘ncuntrato e m’ha ditto ch’eva ereditato trecento milioni! Io ‘nvece, mentre scendevo, felice e cuntento: me sbigia ‘n piede e cumencio a scaracullamme, ma me so’ ‘taccatu ‘ntel passama’ de legno, notate be’: de “legno” e me so’ ‘ndrizzato. Dopo sei mesi m’è scappata la moje… e po’ cu’ chi? …cu’ uno dei  testimoni mia! Quanno uno nasce sfortunato nun c’è gnente da ffa’! E dì che oggi, quanno so’ ‘ndato dal Nutaro, ‘nte le ma’ strignevu la chiave de casa…Più ferro de quellu!…

CANO- E lei crede a queste cose?

UMBE- Ce credo scì! Quannu uno sta be’, cusa je dice el duttore? “Lei c'ha 'na salute de ferro!” Miga je dice “Lei c'ha 'na salute de legno!” A uno che è debule defatti je dice: “Faccia la cura del ferro!” Miga je dice: “Faga la cura de la segatura!” Del ferro! Quello manda giò do binari del treno e è a posto!…

BENI- D’accordo, tu puoi pensarla come ti pare…però quello che ti è successo è stata più una fortuna che una disgrazia: non era la donna per te!

CANO- Si vede chiaro che è stata la mano della Provvidenza!

UMBE- La ma’ de la Provvidenza, va be', ma io adé ‘rmano fora concorso!…Si figuri, signor monsignore...

BENI- Canonici.

UMBE- …si figuri che nun erane manco sei mesi ch’erimi spusati…’na sera ‘rtorno a casa, boccu ‘ntel purtò e lì pe’ terra te vedo un coso che pareva un pacchetto…nun distinguevu be’… era una de cule giurnate umide che…me basso e tocco pe’ vede mejo cus’era: …me te ‘riva ‘na sgranfignata…era ‘n gattaccio nero! 'Ndamo avante! Fago le scale, opro la porta…*entro, *vado ‘nte la stanza da letto…(a ogni asterisco: Beniamo sospinge il cugino verso la sedia a dx)

BENI- Umbertì, lassa perde’!…

UMBE- Ah, pe’ via de la moniga…scì,scì…(siede e lazzi) (si alza) Però je la vojo raccunta’! Boccu drento la cambura, me colco ‘ndo’ ce staceva mi moje, la mia sposa, me l’abbraccio…me la bacio…sento una barba…*

UMBE- (come prima, poi si alza)…era l’amigo, el testimone!

ANGE- Ma papà!?….

BENI- (lo sospinge) Umberto, però certe cose…

UMBE- Pe’ via de la moniga…Nun ce pensavo! Te digo nun ce pensavo!(siede)

CANO- Non aveva visto bene?

UMBE- E già! Era una giornata umida…L’emo ‘giustata, nun se  ‘necorta!

BENI- Ma che bisogno c’è da raccontare certe cose? (va a sedere)

UMBE- Porca paletta, se ste cose nun le digo: scoppio!…(mimica, poi alzandosi) Pe’ fenilla: s’è accoppiata cu’ quello de la barba e nun se sa ‘ndo’ so’ ‘ndati a fenì!

ANGE- Ma papà!?…

CANO- E’ finita!…E’ finita, Angela cara. Vero che è finita?

UMBE- E’ fenita scì! Vole che me la ‘rpijo cu’ me dopo ch’è stata cu’ quellu de la barba?…E cuscì, riguardo al testamento, pe’ me la strada è chiusa! La fortuna è proprio cega: tant’è che a me nun m’ha mai visto! Che sfiga, oh! E po’ nun ho manco pensato a chiede el divorzio!

CANO- Non dica delle eresie!

UMBE- Bisogneria dì de peggio, porca paletta!…De tre nipoti che semo: manco uno pole avè l’eredità. A me è scappata la moje! Beniamì: se fa prete…Emanuele: ha più de sessant’anni e ormai nun è manco a mezzo servizio! Nun se tira su, manco se je soni el piffero!

ANGE- Ma papà!?….

BENI- Umbertì!…

UMBE- Già…pe’ via de la moniga…(sospinto)…ma po’ cusa ho ditto?…Nun se pole dì “el piffero”?….

CANO- Ormai è ritornato il sole!

UMBE- Ecco…è ritornato il sole…cuscì l’emo giustata ‘n’antra vo’!…Sta tranquillo che la moniga nun ha capito gnente del piffero!

CANO- A quanto pare, allora, solo lei, signor Beniamino, potrebbe uniformarsi alla volontà dello scomparso…

BENI- Ma lei conosce già la mia volontà…

CANO- Certo, prima di tutto la vocazione…però considerando…

UMBE- Lu' è bello che considerato, se fa prete!

ANGE- Papà!?…

CANO- Sì…dal momento che il tempo si è rimesso: noi leviamo il disturbo. Angela, andiamo…

ANGE- (seguendolo) Sì, papà!

CANO- Saluta questi signori!…Signor Beniamino!…Signor Umberto…(si avvia)

ANGE- (a Beniamino dà la mano e a Umberto farà un inchino col capo)

UMBE- Riverisco…riverisco…sorella, sorella…(alla statua) Signorina lei si trattiene ancora qua?…

BENI- Ma ti metti a parlare alle statue?(va verso centro scena)

UMBE- Ma la statua, prima staceva de là!…

BENI- Gran brava persona cul’omo…E’ un padre modello!

UMBE- Modello de cosa po’? Vole ffa' la fija moniga pe’ sparagnà su la dote…  Anzi je mancane i quadrì!

BENI- Prima ne aveva…

UMBE- Ma se a Scirolo cì ha tre appartamenti?! (ha battuto contro un mobile)

BENI- Ma sta attento!…

UMBE- E' cuscì che se mettene i mobili?…

SCENA 4^:- Detti- Marisa-Adele-Manuele.-

MANU- (entra seguito dalla sorella e nipote) Ecchime!…Entrate! Ciao, Umbertì!

MARI- (entrando) Bona, Umbertì!…Ce sai pure tu!?

UMBE- Bona! Ricambio el saluto alla parentela disgraziata!

MANU- Ennà, che caldo chì drento!…Fora c’è un sole che se ‘nte la ma’ ce metti ‘na fetta de pa’ ce fai la bruschetta!

UMBE- Essà! La burrasca era tutta dedicata a Umbertì Pezzotta. N’ho preso cuscì tanta che me so’ dovuto mette’ la giacca da camera tua!

MANU- (sfottendolo, ride…) Vedo che te sta propiu be’!

UMBE- Cu’ ridi?…A me sta larga, perché…Cusa ridi granturco?… Ma sai proprio stupido, sa!? Mettete, ‘na giacca de quelle mie e po’ vedemo chi ride!… Vo’ l’ete presa l’acqua?

MARI- Manco ‘na goccia! Quanno ha cumenciato a piove semo entrati ‘ntel bar del corso e ce semo presi 'n aperitivo!

MANU- Chi c'ha un po’ de cervello fa cuscì!

ADEL- Ma scusa zio, non pudevi riparatte ‘nt’un purtò?…(va a sedere nel divano, verso la parte esterna)

MARI- …’Nt’un negozio…(segue la figlia, nella sedia accanto al divano)

BENI- In chiesa!

UMBE- Ecchili! Me pijate pe’ scemo, quanno ‘nvece semo tutti scemi!

MANU- E cioè?

UMBE- (dirigendosi verso il divano) Parlamo ‘n po’ del testamento…(si siede in braccio a Marisa)

MARI- Cu’ fai? Qua ce stago io!

UMBE- Scì, ma prima ce stacevo io…(va verso il divano e sta per sedere…)

ADEL-  Sta attento…c’è el cappello mia!

UMBE- E tienilo in piedi el cappello! C'ho da sta in piedi io pe’ ffa’ sta’ seduto al cappello?…(le si siede accanto e le prende un lembo del vestito, scambiandolo per la giacca)

ADEL- Lassame el vestito!…

UMBE- Ma questo…

ADELE- Questu è el vestito mia!

UMBE- (che ha confrontato il lembo del vestito con un lembo della sua giacca) …C'hai ragiò, el mia è più chiaro!

ADEL- (vuole aggiustare il vestito e facendo ciò fa sobbalzare Umbertì)

UMBE- Ora, in merito…(sobbalzo e occhiataccia - Questo lazzo verrà ripetuto tre volte…finché…) Sta ferma oh! Cusa m’hai preso pe’ un burattì!…Dicevo…In merito a sto testamento, duemi sottostà a quellu che hanne scritto dodici anni fa?

MANU- Eh, se nun ce n’è ‘n antro!

MARI- Chissà se a tu padre je n’ha mannato qualche altro in gambio de questo?

MANU- Babbo, nun me n’ha mai parlato!

UMBE- Tre anni fa, quann’è morto, hai guardato be’ in giro?

MANU- Ma ‘ndo'?

UMBE- Non lu so…’n mezzo ai libri…magari qualche fojo…

BENI- Io, qualche volta, l’ho guardati quei libri, ma per ragioni di studio, intendiamoci. Stanne tutti ‘ntel sgabuzzì!

MANU- Scì,scì, stanne tutti lì! Saranne più de trecento…e po’ c’è tanta de cula robaccia inutile….

UMBE- Imbéh?! Ce ne pijamo cento a testa e…

MANU- Lassa perde, nun ce pensa’! Tanto più che quanno l’hanne tappezzato: hanne coperto pure i spurtelli…e po’ ce passane pure i fili de la luce.

UMBE- Ce vulemo arrende' pe’ un po’ de tapezzeria e  do’ fili de luce lettrica?

MANU- Se c'era  qualche gambiamento el Console ce l’avria ditto!

MARI- A parte tutto, nun ‘rcurdasse de su nipote è grossa! Nun ha pensato manco a Adelina, che porta el nome sua!

UMBE- Zio se chiamava Nicola, miga Adelino!

MARI- Adele è il segondo nome…el primo è Nicoletta!

BENI- Bisogna rispettare le intenzioni del morto.

MARI- Allora vole dì che tutti i quadrì se li pija la Congregaziò de la Caritas!

MANU- Un momento! La Congregazione è l’ultima a avecce diritto. Se Umbertì è tajato fora e Beniamì se fa prete: ce ‘rmano io!

UMBE- Quessa è ‘n’antra barzelletta, tanto pe’ facce ride!…Perché nun metti al collo un cartellu, cume a cula merceria che sta  all’angulo de la via…

MANU- Che cartello?

UMBE- “Chiuso per cessazione d’esercizio”.

MANU- Vurristi dì che ‘n omo de cinquantanni?…

UMBE- Cinquanta?

MANU- Cinquantacinque.

UMBE- Più dieci  e fanne sessantacinque!

MANU- Perché nun se polene ave’ fiji a sessantacinquanni?

UMBE- Scì, è facile!…Basta che la moje è giovane e bella!…Ce so’ tanti de cuj  mariti che viaggene...che se imbarcane, e che quanne ‘rtornane trovane fiji che nun je so'  manco parenti a la luntana!

BENI- Me pare che stamo a ffa’ tanti discorsi inutili!

MARI- Perchè? Anzi, ce qualche giorno che Emanuele pare un giovinotto!

UMBE- Hai ditto be': de giorno, ma de notte?

MARI- (ad Emanuele) Segondo me, Manuele, pudristi pretende ‘na donna…nun digo anco’ giovane, ma una che è ancora capace de…

UMBE- ‘Na donna già vissuta.

MARI- Certo, una che sa cus’è la vita!

UMBE- Magara, veduva.

MARI- Scì! Ma ancora in buono stato.

UMBE- Un tipo cume a te!…

MARI- Guarda che qua se tratta de salva’ ‘na situazziò…

UMBE- Pe’ salva’ certe situazzio’, sai quante “Marisa” ce volene?! Comunque, signora emo ricevuto la vostra domanda, emo preso nota e la preghiamo de ripassa’…

                   SCENA 5^: detti – Teresa- Notaio Ricci.-

TERE- (entra con la giacca) Sor Umberto, qua c’è la giacca bell’e sciucca!

UMBE- E’ propio sciucca?

TERE- Capirai l’ho mesa davante al camì. (aiuta a mettere la giacca:per avere spazio: gira la sedia,  mettendo la base sotto al tavolo) A parte che se saria ‘rmasa de qua, sa i discorsi che state a ffa', se sciuccava prima!

MANU- Cu’ vuoi dì?

TERE- (andando) Gnè…me capiscio dapermé! ( esce )

MARI- Che lengua!

UMBE- Scì, Marisa, oggi parlamo tutti ‘na lingua: el latino…Oremusse! (fa per sedersi, ma la sedia è stata girata dalla parte opposta e sta per cadere a terra…)

MANU- (sorregendolo) Ma sta attente!…La sedia è girata.

UMBE- Hanne girato la sedia. Chi l’ha girata sta sedia?

BENI- (la battuta la dice davanti a Umbertì e dopo va, dietro, a girare la sedia) E’ stata Teresa!

UMBE- (crede di parlare con Teresa) Brutta scema, quanno se gira ‘na sedia…

BENI- Io nun so’ Teresa!…Teresa è ‘ndata via!

UMBE- E allora bisogna dirlo…(sta per rigirare la sedia)

MANU- Ma è già girata!

UMBE- Lu vedo che è…(siede) Adé parlamo del testamento!

MANU- Cu’ voi dì? Nun c’è gnente da dì!

UMBE- Tanto duma’ vago dall’avvucato Zacconi!

BENI- Quadrì buttati via!

MANU- L’ha ditto pure el nutaio: o se pija moje o nun c’è gnente da ffa’!

TERE- (entra seguita dal Notaio) C’è el signo’ Nutaro!

BENI- Prego, notaio, si accomodi…Ci sono novità?

NOTA- (ha un tic: allontana il braccio dal corpo, questo è piegato e così ogni tanto darà dei colpettini col gomito a Umberto, che cercherà di capire …) Dò la felice sera a tutti! Vedo con piacere che c’è pure la signora Marisa e sua figlia Adele.

MARI- Adele-Nicoletta!

NOTA- Quindi, restano tutti avvisati!

UMBE- E  de truvacce pure a me nun je fa piacere?

NOTA- Oh, mi perdoni, non l’ho visto!

UMBE- A me nun me vede mai nisciù!…Scusi notaro, ma è scappato fora qualche altro testamento?

NOTA- No,no,no…nulla di nuovo. Solo che voi stamani avete apposto in calce al testamento la vostra firma, adesso anche la Congregazione della Caritas desidera che apponiate la vostra firma nella loro copia. Dovreste avere la bontà di ritornare, domani mattina alle dieci, nel mio studio.

UMBE- ‘N’antra vo’? E daje: su e giò pe’ Castello!…Ma almeno le spese dei viaggi me vienene riconosciute?

NOTA- Abbi pazienza, ancora questa volta…(dà gomitata)

UMBE- ( finalmente capisce chi gli dà le gomitate)…(a Beniamino) Ma allora è lu' che…

BENI- Lassa sta…c'ha el tic! 

UMBE- Ah, c'ha a “Tic”? S’è purtato el ca’? (si abbassa e comincia a cercarlo- fa versi di richiamo e poi si ferma a guardare una scarpa del Notaio, che è bianca e nera..) Bella bestia…Cus’è un barbuncì?…Tic, qua….qua, dà la zampetta…

NOTA- (alza appena la gamba per grattare il ginocchio)

UMBE- (fa come per prendere la zampetta, ma il Notaio l’abbassa subito)…Oh, me la staceva a da'…me staceva a da' la zampetta!

BENIA- Ma no! Ha un tic nervoso!

UMBE- E' nervoso? Ci avrà qualche zecca ‘nte la recchia…Oh, me raccumanno le zecche nun bisogna scarpajele cu’ le ma’, che se fanne male. Bastane le gocce che j da' el veterinaro!…Tic…Tic…E' tantu carì!  C'ha le zampette bianche…

BENI- Famme sentì quellu che dice el Notaio!

UMBE- No, al Nutaro gna’ che je digo io ‘na cosa! Nutaro nun se pole ffa' 'n antro testamento e questo lu buttamo via? (con un gesto involontario fa volare dalla mano del Notaio il cappello...

NOTA- (si abbassa a raccoglierlo)

UMBE- Jè scappato el ca’?

MANU- El cappello!

UMBE- S’è purtato via el cappello? Allora è un cane poliziotto!…Sarà stato un cappellu rubato... Allora Nutaro se pole fa’…

NOTA- Ma no, non c’è niente da fare.

UMBE- Allora duma’ vago dall’avvucato Zacconi!

NOTA- Soldi buttati via, caro signor Umberto!

UMBE- Nun fa gne’. Siccome ce vojo vede be’: i quadrì ‘nvece de dalli all’oculista, je li  dago all’avvucato!

BENI- Non si può  fare un accordo con la Congregazione?!…

NOTA- Visto come stanno le cose: niente da fare. Signori, io levo il disturbo…Quello che dovevo dire l’ho detto.

BENI- Teresa, accompagna il Notaio!

NOTA-  Vi aspetto domani per la firma.

MANU- Senz’altro!

MARI- Sarò presente con mia figlia Nicoletta….non si sa mai!

TERE- (va ad aspettare sulla soglia della comune il Notaio)

NOTA- Riverisco…! (esce seguito da Teresa)

                 SCENA ultima: i Pezzotta, più Teresa.-

UMBE- Mah!…Pe’ me quessu nun è ‘na cima de nutaro…Me pare ‘n ciambottu!

BENI- Ma che dici?…

UMBE- Cus’è nun è scappato?

BENI- E’ una persona a modo!

TERE- Vulevo sape’ se ‘rmanete tutti chì?

ADEL- Perché te damo fastidio?

TERE- A me?…L’ho ditto pe’ sapemme regula’!

ADEL- Sta tranquilla che ‘ndamo via, vero mamma?

MARI- Sta zitta e lassa ffa' a me!

MANU- Se vulete ‘rmane, nun fate complimenti…Pure tu ‘Mbertì, se credi…

UMBE- Ma senti che modi d’invita’ la gente! Se credi! Cume dì: se ‘rmani me fai un piacere, ma se te ne vai me ne fai do’! Finché nun se defenisce sta storia del testamento, qui nun ce ‘rmano…anche se c'ho de ‘nda’ fino a Castello!

ADEL- Ma perché sai ‘ndato a sta de casa a Castello?

UMBE- Tuttu pe’ ffa’ un favore…Essà!… Va a ffa’ i favori…

BENI- Facendo del bene, si acquista sempre del bene!

UMBE- Nun è vero!

MANU- C'ha ragiò!

UMBE- Ecco! Vedi questo è ‘n omo che capisce!

MANU- Ma io intendevo che ha ragiò lu' e non tu.

UMBE- Me ‘rmagno quello che ho ditto: tu nun capisci gne’!  Va a ffa’ i piaceri…C’evo ‘n amigo, j ho prestato cinquantamilalire: ho perzo l’amigo e i quadrì…Pazienza l’amigo, ma…Fate del bene…L’altro giorno, in Ancona, ho aiutato a attraversa’ Piazza Vittorio a ‘n purettu che ce vedeva pogo…cu’ tutti cuj tram che passene…

MANU- Tu? Capirai, por’omo…

UMBE- Che por’omo?…Sotta al tram nun ce semo feniti…Quanno vuoi attraversa’, te la fago attraversa’ io!

MANU- Te ringrazio, ma è mejo de no!(continua a ridere)

UMBE-Ma è proprio scemo!…(a Beniam) Ma sai sicuro ch’è parente a no’? Gna’ che ce ‘nfurmamo…Me pare proprio scemo…Te la racconto a te! Donca, ‘na vo’ che j ho fatto 'traversa’ la strada, me ne vagp tuttu cuntento  p'ave’ fatto ‘na bona aziò e ‘ntel mentre me dicevo: “cume saria bello se ogni mattina ce avria qualcuno da faje attraversa’ la strada, per sentirmi cuscì felice!” Quannu a un certo punto me so’ sentito ‘na ma’ sulla spalla, era ‘na guardia del Municipio…mi dice: “Mi dispiace, ma lei deve pagare una multa di cinquemilalire perché da questa parte si va in giù!” “E va be’” je digo io “adé me giro e vago in su!”…(LAZZI) Meno chiacchere e le cinquanta lire!” Pudevo paga’ ‘na multa p’ave’ fatto del be’?… “No, guardi, guardia, in primis le fago sape’ che io sono mancino, sinistro…e in secondis, che sono amico del Sindico, pensi un po’ alla carriera…”

MANU- Tu sai amigo del Sindaco?

UMBE- Imbé, proprio amigu,amigu: no…ma c’evo la donna de le pulizie, che ogni mattina ‘ndaceva a ffa’ la spesa insieme alla cameriera del Sindico…e je l’ho ditto a la guardia, che ha cumenciatu a ride…quannu ha fenito de ride le cinquanta lire je l’ho dovuto da' lu stesso!

MARI- Oh, hai fenito de dì frottule? Vie’ via o ‘rmani?

UMBE- Vieno,vieno!…(che aveva messo una mano nella tasca della giacca) Adé nun me dite che questa nun è sfiga!…

TUTTI- (a soggetto) Che t’è successo?….Cusa c’è?…Ecchece!…

UMBE- C’è che stamattina, ‘na vicinata sapenno che duevo venì in Ancona, m’ha ditto se je facevo el piacere de cumpraje un panetto de burro ‘nte la drogheria de Piazza Vittorio, perché dicene che se scioje in bocca de quant’è bono!…

ADEL- Imbéh?

UMBE- A me me s’è sciolto ‘nte la saccoccia!…Cula gnognera m’ha meso la giacca a sciucca davante al camì!…(tira fuori la carta senza più il burro)

S I P A R I O

SECONDO  ATTO

               La stessa scena del primo atto.

              

               Scena 1^- Teresa-Marisa-Adele e poi Manuele.-

TERE- Vienga…vienga oltra!…S’accomodi!…

MARI- Cus’è stanne ancora a tavula?

TERE- No, hanne fenito! El signor Manuele è ‘ndato a fumà 'nte la su cambura…Sempre sa cula pipa 'nte la bocca!…El Signor Beniamino è de là che legge la vita de San Francesco de Sale!

MARI- Chiamame el signor Manuele, ce devo parla'!

TERE- Ce vago subito! (apre la porta e dalla soglia) Signor Manuele, c’è vostra cugina che ve deve parlà!…(a Marisa) Staceva a venì…eva sentito l’odore! (esce)

ADEL- Mamma, nun sarà mejo che ce pensamo ‘n antro pughetto!…

MARI- Degià c’emo pensato troppo! Nun è che me farai la sciapa?…'Ndo ce l’hai la pipa?

ADEL- (indica la borsetta) Ce l’ho chì, ma…

MARI- Zitta ch’è 'riva!…

MANU- (entra dopo la battuta) Oh, buonasera! (saluta) Marisa! Adelina! Cume mai st’improvvisata?

MARI- Cuscì!… Terè c'ha ditto che stacevi a fuma' la pipa…Nun è che t’emo disturbato?

MANU- Ma che disturbo!…Dopo cena ‘na fumatina me la fago sempre.

MARI-  A casa pure no’…qualche volta...

MANU- Fumate la pipa?

MARI- No, vulevo dì che a casa, pure Adelina, dopo pranzato, se fuma la sigaretta sua.

MANU- Ah, bene!…Ma metteteve a sede!

ADEL- Grazie! (si avvia a prendere posto, ma..)

MARI- (all’unisono) Grazie! (si avvia e ferma Adele che stava sedendo) Ndo’ vai?…Mettete a sede da ‘n’antra parte che c'ho da sgambià do’ parole sa tu cugino!…

ADEL- (andando a sedere al tavolo) Scì, intanto me leggo sta…(che ha preso una rivista cattolica)…

MARI- (che si è accorta che la figlia sta commettendo una gaffe, corre a toglierle dalle mani la rivistae a mezzavoce) Lassa sta le riviste de chiesa! (e le porge un libro) Ecchete el libro che cercavi…“La giovane Italia”!…(ritornando)

MANU- Je 'nteressene sti libri?

MARI- Da sempre!…Lia le scole l’ha fatte alle Comunali, miga da le moniche, perciò…

MANU- Bene,bene!…Allora cu’ c'hai da dimme de tanto 'mportante?

MARI- Sai…stasera… mentre cenavo, pensavo che zì Nicola alla fin fine nun è che c'ha avuto ‘n’idea cuscì malvagia a ffa’ cul testamento cuscì straino…

MANU- Beh, d’altronde…

MARI- Lassame fenì!…Lu sai che Beniamì, appena sarà prete, va a ffa’ el missionario e te lassa?…Quindi  pensavo, a parte il testamento, cerca de capimme, a cume faristi dopo, daperté, senza ‘na persona che te vole bene?

MANU- Ma nun resto solo…c’è sempre... (indica la cucina – Teresa)

MARI- E te metti 'nte le ma’ de ‘na serva?

TERE- (entrando) Scusate se disturbo!

MANU- Cusa c’è?

TERE- C’è l’operaio dei tubi del bagno…m’ha ditto che forse nun ce la fa a fenì il lavoro entro oggi e che j tocca venì pure duma’!

MANU- Co’? Va' e dije de sbrigasse, de dasse da ffa’!

TERE- (andando...allude) Me sa che chì tutti se danne da ffa’! (esce)

MARI- Allora?

MANU- Allora me pare che tu curi ‘n po’ troppo!

MARI- Manué, cume ha ditto culù: “ Chi ha tempo, nun 'spetti tempo!”…Qui  se tratta de un miliardo, miga de brusculini!…Sicchè mentre magnavo me so’ ditta: “Che scema! Cum’è che nun c'ho pensato prima! Ma c’è Adelina!”

MANU- Adelina? Pe’ ffa’ cosa?

MARI- E’ lia che te pudria ffa’ ave’ el testamento…Manuele: un miliardo….

MANU- Ho capito: un miliardo! Ma…

TERE- M’arriscusarete, ma me serve la chiave dell’armuà…

MANU- Le chiavi ce l'hai tutte tu!

TERE- Me serve quella de l’armadio dei ferri: c'ho da prende un martello!

MANU- Ah, la chiave de…Scì, quella ce l’ho io! (la prende da una tasca della giacca da camera) Ecchila!…Appena fatto riportamela!

TERE- (andando) Je la rportu subito! (esce)

MARI- Caro Manuele, un rimedio gna’ truvallo!

MANU- Se ho capito: duvria spusamme cu’ Adelina!

MARI- Lu so, c’è qualche annetto de differenza tra vo’ do’, ma tu sai ancora messo be’…Adelina è ‘na brava fijola… capisce la situazziò e te pudria ffa’  bona cumpagnia…

MANU- Ma figurte! Me ce vole una che s’adatta all’abitudini mia…E po’ nun devo cerca’ l’insalatina nuvella, de primo tajo…Senza pensa’ che Adelina ce avrà già qualchidu’ pe’ la testa!

MARI- Nun c'ha a nisciù! De questu ne rispondo io. Adelina 'nte la testa p’adé c'ha ‘na cosa sola: la musica!

MANU- E lassala 'nte la musica!

MARI- (facendo finta di non aver sentito) Adelina, Manuele è ben contento, sai?

MANU- Oh, guarda che è tu madre che…

MARI- Certo so’ io!…ma pel be’ tua e quello de Adelina… Dì qualco’ Adelina!

ADEL- Posso dì che quanno mamma me  n’ha parlato: ce so’ rmasa!

MANU- Ce credo!

MARI- La prima impressiò, come in tutte le cose e ‘nvece po’…parla, continua!

ADEL- Po’ ho pensato che dicene che è sempre mejo un omo…

MARI- Scì, va be’ e po’?…

ADEL- E po’ anche pe’ via del testamento…

MARI- Hai nteso?

MANU- 'Rmano dell’idea de nun cure. Daltronde el testamento è stato aperto appena ieri, pensamucce un mumento!

MARI- No’ pensamo e magari qualchidu’ ce passa avante!

MANU- Le cose, cume un matrimonio, c'hanne bisogno de tempo!

MARI- So’ d’accordo…però già me pare che ‘na certa simpatia c’è.

MANU- Questo, scì!

MARI- Pure Adelina, quanno parlava de te, ne parlava sempre nt’un modo…speciale!

ADEL- Mamma!?

MARI- Oh, la verità va sempre detta! Sai…’ntel mentre che venimi qua, Adele ha visto, 'nte la vetrina de ‘na tabaccheria, una pipa de schiuma sa la testa de Garibaldi e  l’ha voluta cumpra’, pe’ regalattela! Dajela!

MANU- Ma no, figuramucce se…

ADEL- (gliela porge) Se la gradisci….

MANU- Scì…grazie!…Nun so cume me posso…

MARI- Ma cu’ dighi? “Cume posso” tra vo’ do’!?

MANU- Allora, grazie!

MARI- Adé levamo el disturbo!…Sai è mejo nun fa capì quello ch'emo deciso!

MANU- Nun è che ce vulemo pensa’ mejo…

MARI- Già è tuttu pensato! Adelì, saluta  Emanuele!

ADEL- ‘Na bona serata e…arrivederci!

MANU- Arrivederci scì, ma…

MARI- So’ tantu cuntenta a vedevve cuscì felici!

MANU- Veramente…E grazie de la pipa!

MARI- Sta bonu lì, che la strada la sapemo! (andanando, seguita da Adele) Manuele, sai ‘n omo fortunato! (escono)

MANU- (ch’è rimasto un po’ scioccato) Me pare che nun è stata ‘na bella pensata!

             SCENA 2^: Detti- Teresa poi Canonici- Angela.-

TERE- Signor Emanuele me sa che s’è sbajato chiave…Nun solo nun opre, ma s’è rotta e el bello è che nun se riesce manco a tirarla fora!

MANU- Ma se ha funzionato sempre?

TERE- Pudevate venì vo’ a oprì!…Ma vo’ sete 'rmaso chì a favve fa’ i complimenti e a favve legge’ l’avvenire!

MANU- L’avvenire?

TERE- Miga so scema, sa?…Cume se nun s’era capito che so’ venute qua pe…Cu’ vole dì el regalo de la pipa sa la testa de Garibaldi?

MANU- Vole dì che te metti a scolta’ dietro le porte!

TERE- Nun me ce metto!… Stacevo a leva’ ‘n po’ de  polvere 'ntel corridoio!

MANU- Beh, ‘n’antra vo’ la polvere la lassi 'ndo’ sta, cuscì fai a meno de capì “pulpito pe’ pulpetta!”

TERE- La pulpetta ve l’hanne purtata lora! Quella, sa la scusa del testamento ve vole 'piccicà la fija…Che po’ nun fa pe’ vo’!…Ve rcordo che vostra cugina Marisa c'ha avuto ‘na femmina e la matre: ce n'ha avute quattru femmine! La fija, segondo vo’, cusa pudria fa’? Solo femmine. Ve lu digo io l’avvenire: quessa ve stampa ‘na femmina prima nco’ che ce buccate, cuscì addio testamento! Ce vole un maschio, miga na femmina…E po’ nun è manco giusto che a me me se dà 'na zampata!

MANU- Ma chi parla de zampate?

TERE- 'Ndo' le mettete  le cure che c'ho sempre avute pe’ vo’?…Quanno nun stacete be’ chi ve fa i pagni caldi...el vi’ brulé…el magna’? Capirai! Schifusetto cume sete: questu scì… questu no!… V’ho  sempre tenuto su e se sete ancora 'n fresc’omo lu duvete a me.

MANU- Nun digo de no…

TERE- E po’, mi madre, tranne me, tutti maschi! La surella de mi madre: cinque maschi! Te l’ha scaracullati cuscì: uno dietru l’altro! (CAMPANELLO)

MANU- (tra sé) Sentite a chist’altra! Va, va a oprì!…Io vago de là a prende ‘n po’ de tabacco!

TERE- Già, pe’ vede se la testa de Garibaldi tira be’!…(CAMPANELLO)

MANU- Ma va a vede chi è!

TERE- Scì, vago, vago! (esce)

MANU- Però all’età mia do’ proposte de matrimonio…nun c’è male! (esce)

TERE- Cumudateve che lu chiamo! (esce)

CANO- Grazie! Angela, credimi, è meglio così. Lo sai che quando decido una cosa è sempre per il tuo bene.

ANGE- Sì, papà!

CANO- E poi, si tratta di salvare una creatura dal pericolo e nel contempo fare opera santa e religiosa. Ti pare?

ANG- Sì, papà!

            Scena 3^: Detti-Beniamino.-

BENI- Buona sera signor Canonici, buonasera signorina Angela!

CANO e ANGE- (rispondono al saluto a soggetto)

BENI- Prego…comodi! A cosa debbo questo piacere?

CANO- Ecco…Lei ha in me la più completa fiducia?

BENI- Ma certo!

CANO- Bravo! E allora, ecco…Ho pensato al testamento di suo zio e mi sono domandato, solo per scrupolo di coscienza, se si può mettere sotto i piedi la volontà di un’anima che se n’è andata al Creatore! E mi sono risposto…no! Prima la volontà di quello che è lassù e ci vede e poi semmai, i nostri desideri e le nostre ambizioni.

BENI- Lei però, conosce la mia vocazione.

CANO- Che io ho assecondato in ogni modo. Ma oggi insistere sarebbe come eliminare la volontà di un morto o andare contro la volontà di Dio! “L’uomo propone, Dio dispone!” Adesso, noi vogliamo combattere il volere della Provvidenza?

BENI- Allora io, da un momento all’altro, dovrei abbandonare le mie idee, per seguire la volontà di… Dovrei anche cercare moglie?

CANO- E’ appunto per questo che io, che sono un po’ moralmente il suo tutore, sono venuto in suo aiuto!

BENI- Ma così all’improvviso mi parla di cose che…

CANO- E’ qui che si vedono gli amici. Mi privo anch’io di una grande soddisfazione…Beniamino, guardi cosa faccio: le do in sposa la mia Angela!

BENI- La signorina Angela?

CANO- Sono o no un amico?

BENI- Ma signor Canonici così…senza manco…

CANO- Non c’è tempo da perdere, il testamento parla chiaro. E poi via, gira le spalle a un miliardo?

BENI- Ma i soldi non contano. Questo è stato sempre uno dei nostri principi.

CANO- Verissimo! Ma è qui che comincia la nostra missione! Pensi questi danari in mano a gente senza timore di Dio…Forse servirebbero a fare del male! Invece un miliardo nelle mani di due santi…quante opere buone…quanti disgraziati confortati…Ecco quello che vuole la Provvidenza! Angela, ti pare o no che papà ha detto bene?

ANGE- Sì, papà!

CANO- Ho detto bene signor Beniamino?

BENI- Eh…

CANO- Si lasci guidare da me e mi raccomando: silenzio con tutti. 

BENI- Riguardo al silenzio va be’, ma per il matrimonio…

CANO- Che lei si deve sposare ormai è deciso. Angela, è contenta…E’ vero Angela?                                                           

ANGE- Sì, papà!

CANO- A lei non rimane che pregare il Signore che tutto vada bene.

BENI- Le confesso che non mi aspettavo…

CANO- E invece, eh?…Bisogna fa’ tutto alla svelta, prima che qualcuno ci preceda! (guarda l’orologio) Sì, mi sa che forse lo trovo…Vado dal parroco, così una volta che lui lo sa in quattro e quattro otto….

BENI- Mah!

CANO- Lasci fare a me che me la sbrigo in due minuti! (Angela sia alza) Tu no! Tu rimani qui, meglio se non sei presente…Allora io le lascio un momento Angela…cinque minuti e poi ritorno a prenderla. Intanto due parole tra voi non guastano!

BENI- Ma io sto ancora a pensare…

CANO- A niente! Non deve pensare a niente! Penso a tutto io! Arrivederci…Ciao Angela!

ANGE- Ciao, papà!

CANO- Mettetevi comodi! Sarò un lampo! (esce)

BENI- Stia comoda! (le siede accanto)

ANGE- Grazie!

BENI- Eh…

ANGE- Eh…

BENI- E… in casa hanno sempre lo stesso gatto?

ANGE- Si, abbiamo sempre lo stesso gatto.

BENI- Bene! E poi: chi vuole bene alle bestie…

ANGE- E già, vuole bene ai cristiani!

BENI- Suo papà l’ha poi cambiata la tappezzeria?

ANGE- No, non l’ha più cambiata. Dice che è un fastidio dover grattare tutti i muri.

BENI- Certo, è un fastidio… Io invece la domenica, in sagrestia,  insegno il catechismo ai bambini.

ANGE- E’ tanto bello insegnare la dottrina!

BENIA- E…non le rincresce dover rinunciare alla sua vocazione?

ANGE- No, perché così obbedisco a papà.

BENIA- E…cosa ne pensa dell’idea di suo papà?

ANGE- Papà dice che anche il matrimonio è un sacramento.

BENI- E’ vero…Certo che ci siamo visti in tutto solo due volte e …

ANGE- Quand’è venuto la prima volta in parlatorio l’ho preso per “Biancospì”.

BENI- Chi è; Biancospì?

ANGE- Biancospì è il giardiniere delle monache. E' tanto bravo!…Una volta è servito a suor Gertrude come modello, per prendere i lineamenti, quando ha dipinto a Sant’Ilario…

BENI- Ah, ecco!

ANGE- Era il quadro da mettere sopra l’altare. Quando il giorno di Sant’Ilario la superiora l’ha scoperto, avesse visto che bellezza…le suore che erano tutte lì, quando l’hanno visto hanno detto: “Ohhh…Biancospì!”…

BENI- Sicché io le ricordo Sant’Ilario?

ANGE- Faccia lei o a Sant’Ilario o a Biancospì!

BENI- E... a Biancospì l’avrebbe sposato volentieri?

ANGE- Se papà l’avesse voluto!

BENI- E le farebbe più piacere sposare me o Biancospì?

ANGE- Beh, veramente…Lei è una persona più di riguardo.

BENI- Ah!...E poi, il matrimonio è una cosa religiosa…è il mezzo per vivere facendo del bene!

ANGE- E già, e già! Io so che al mondo ci sono tanti divertimenti.

BENI- Certo. Faremo delle gite…andremo al Santuario di Campocavallo…alla fiera di S. Crispino…A Tolentino a vedere la tomba di S.Nicola…

ANGE-  E poi, in collegio, la Romagnoli, una ragazza, che stava con noi dalle monache, è stata cinque giorni a casa sua, a Morrovalle, e si è fidanzata. Quando è ritornata ne ha raccontate di quelle….

BENI- Ah, sì? Cosa le ha raccontato?

TERE- Scusate…Signor Beniamì, vago giò da la purtinaia…rtorno subito!…Lasso pure la porta operta cuscì nun ve disurbo!

BENI- Va pure, Teresa!

TERE- Cusa mai se polene dì sti do'? Bòh!…(esce)

BENI- Quella sua compagna gliel’ha detto che due fidanzati si vogliono bene?

ANGE- Scì, me l’ha detto, ma non è mica fare peccato, è vero?

BENI- Basta farlo col timore di Dio!

ANGE- E’ vero che gli sposi si danno pure dei baci? Me l’ha detto la  Romagnoli!

BENI- Credo di sì!

ANGE- Ma perché?

BENI- Perché il bacio è come un contratto, come una promessa. Come dire: faremo tutto bene!

ANGE- Ah ecco…un bacio sarebbe come dire: faremo tutto bene…che siamo d’accordo.

BENI- Come noi che adesso siamo daccordo. E allora…

ANGE- Allora cosa?

BENI- Allora... glielo do!

ANGE- Eh, se siamo d’accordo…

BENI- (la bacia) Adelina, cosa ha sentito?

ANGE- Oh, che impressione! Che emozione! Come quando hanno scoperto a Biancospì!

BENI- Sant’Ilario!

ANGE- Scì, e ancora di più!

BENI- E allora…(le dà un altro bacio e poi un altro…sempre rumoroso)

                 Scena 4^: Detti- Umberto-

UMBE- (entra e sente il rumore dei baci e crede che in casa vi sia un gatto e lo chiama con lo stesso rumore dei baci…) Mmzzuu!…Mmzzuu!…Micio qua…Eppure non mi sembra che 'n casa c'hanne gatti!…Micio…!

BENI- C’è Umberto!

ANGE- Ci avrà visto?

BENI- Non credo, ci vede poco!…

UMBE- Ma chi c’è qui?…Manuele?…

BENI- So’ Beniamì! Come mai sei qui e a quest’ora?

UMBE- Perché so’ fortunato cume i ca’ in chiesa! Stago chì, a chist’ora e sa j occhiali rotti!

BENIA- Cume mai?

UMBE- Porca paletta, nun sapevo che la porta de casa era operta  e pensavo d'esse’ ancora pe’ le scale e 'nvece ero già in casa: ho inciampatu 'nte la cunsolle: me so’ spiaccicato a terra e me se so' rotti j occhiali!…Gnà che quanno lassate la porta de casa operta, ce mettete un cartello: “Signori, attenzione che la porta è operta!” Adé senza occhiali nun ce vedo pe’ gné!…

BENI- Ma cosa vuoi?

UMBE- Gnente!….Solo che stamattina, quanno so’ 'rivato tuttu bagnato, Teré m’ha dato la giacca de casa de coso…de Emanuele e io j ho dato la mia pe’ sciuccalla; le cose che c'evo l'ho mese  ‘nte le saccocce de la giacca de coso…de Emanuele. Prima de nda’ via, me so' 'rmeso la giacca mia e 'rtorno a Castello…Vago pe’ oprì la porta de casa e nun c'ho la chiave. De sciguro l'ho lassata 'nte la giacca de coso…de Emanuele!

BENI- Pudevi suna' el campanello de casa!

UMBE- Se a casa stago dapermé, cu’ me mettevo a sunà “la tromba intrepido?”

BENI- Beh, piuttosto che 'rturnà chì, nun pudevi 'nda’ 'nte ‘n albergo?

UMBE- Te digo che ho lassatu tuttu 'nte la giacca de coso, pure el portafojo! 'Nte la saccoccia dei calzò c’evo solo i soldi pe’ la curriera, sennò me tuccava venì a piedi!…Ennà! E' cume digo io: “La furtuna è cega, ma la sfiga ce vede!” …'Ndo’ sta Emanuele?

BENI- E’ in camera…va,va pure!…Sta attento che lì c’è ‘na sedia!

UMBE- Nun so’ miga cego, sa?…(vede la sua immagine riflessa nello specchio e si saluta) Buonasera!…Chi è quellu lì, lu cunoscio?

BENI- Ma Umbertì…è uno specchio!

UMBE- Me pareva de cunoscello!…Lu chiamo da chì, che è mejo! Manuele?!…Manuele!…Me sa ch’è deventato sordo!….

                  Scena 5^: Detti- Emanuele.-

EMAN- (entrando) Chi me vole?…Ah, sai tu Umbertì!?…Cusa te manca?

UMBE- El portafojo!

EMAN- E lu cerchi a me?

UMBE- A chi sennò? Me lu so’ scurdato 'nte la saccoccia de la giacca da camera tua, quanno Teré m’ha sciolto el burro 'nte la saccoccia de la giacca mia!

EMAN- (mette la mano in tasca…) E’ vero..el mia nun è…Tòh!

UMBE- Famme vede…

EMAN- Guardi se ce stanne i soldi?

UMBE- Essà, è propiu quelli che m’enteressene!…Tira fora el resto!

EMAN- Cu’ voi ancora?

UMBE- La chiave de casa!

EMAN- Pure la chiave de casa?…(cerca) Qui nun c’è gnente! (ricorda) Porca…! Se nun me sbajo è quella che ho dato a Teré p’oprì l’armadio dei ferri!

UMBE- Ma cu’ stai a dì?

EMAN- El guaio è che è 'rmasa drento la serratura: s’è rotta!

UMBE- Adé nun me venite a dì che questa nun è sfiga!…Ma nun l’hai tastata? Lu duvevi capì subito al tasto!…(tastando Manuele) Questo è uomo…e è: Manuele! Sai o nun sai Manuele?…

EMAN- Ma sì!…Su sta calmo!…'Ndamo de là e vedemo cume pudemo ffa'? (si gira e vede Angela) Ah, lei è qui!…Buonasera!

ANGE- Buonasera!

UMBE- Chi è?

BENIA- E’ la signorina Canonici!

UMBE- La gatta!…

BENI- Il signor Canonici è venuto a farmi visita…Poi si è ricordato di una certa pratica urgente col parroco ed è andato in curia!

UMBE- (tra sé, rifà il verso) E io cercavo el gattu!… Adé capiscio! (forte) La signorina è 'rmasa chì!

BENIA- Scì! Voleva vedere l’ultimo numero de la “Famiglia cristiana!”, visto che ancora, a casa, non l’hanne ricevuto!

UMBE- A volte, i disquidi postali so’ ‘na fortuna!

BENI- Glielo vado a prendere subito, signorina!(esce)

EMAN- Beh, 'ndamo de là, Umbertì!…Con permesso!…

UMBE- Ma dimme 'na cosa: nun se duveva fa’ monica quella lì?

EMAN- Bhe, scì…credo…

UMBE- Ma allora?!

EMAN- Allora cosa?

UMBE- Allora perché fa la gatta?(escono)

BENI- (rientra con la rivista)…Eccola!

ANGE- E’ sicuro che non ci hanno visto?

BENI- Stia tranquilla!

ANGE- Avremo fatto bene?

BENI- E’ il volere della Provvidenza…Non muove foglia che Dio non voglia!

ANGE- E poi papà è tanto contento!

UMBE- (rientra con Emanue) Io ce lu sapevo…ce lu sapevo!

EMAN- Nun c’emo manco un ferro pe’ ffa' leva!

UMBE- No, el ferro ce saria, ma è la sfiga, perché è chiuso drento l’armadio e la mezza chiave è lì che nun scappa e nun entra!

EMAN- Me dispiace…Pe’ stanotte t’arrangi quì! (passa al lato opposto)

UMBE- Scì, po’ duma’ pe’ bucca drento casa: me portu l’armadio dei ferri a Castello!

BENI- Se pole 'giusta' 'nte lu sgabuzzì…c’emo cul divano!…

UMBE- Oh, io nun me voju arrangia’, voju durmì be’! Se stago quà la colpa è de coso, che j ha dato la chiave sbajata! (verso Emanu) Se  ce stacevi più attente….

EMAN- (gli bussa sulla spalla) Stago qua!

UMBE- Cusa ce fai qua? Quanno se cumencia un discorso che sai lì…'rmani lì!…Vojo durmì be’!… Sa do’ cuscini.

EMAN- Adé lu digo a Teré!…Teresa?

BENI- Non c’è! E' 'ndata un mumento da la purtinaia!

UMBE- Hai visto? Se era pe ‘n antru ce saria stata, ma pe’ me….

BENI- Ha ditto che rturnava subito!

UMBE- Scì, ma se era pe’ ‘n antru, ma siccome è per me ce scummetto mille lire che nun 'rtorna prima de mezz’ora!

               Scena 6^: Detti più Teresa e poi Canonici.-

TERE- Eccheme!

UMBE- Essà, c'ho scummesso mille lire…te pareva che!?…

EMAN- Terè, 'scolta: prendi i linzoli e do’ cuscini e prepari un letto 'ntel divano che c'emo 'nte lu sgabuzzì, 'ndo’ tenemo tutte le cose vecchie!

UMBE- 'Nte lu sgabuzzì sa le cose vecchie? Ma manco pe’ le mele!…Stamme a sentì Teré…Teré? E’ 'ndata via cula scema!

TERE- Stago qua!

UMBE- Hai capito? Do’ cuscini e do’ linzoli: uno de sotta, uno de sopre e 'ntel mezzo me ce metto io!

TERE- Scì, va bene!…Sta casa è deventata 'n albergo!

UMBE- Cu’ ffa sbrontula pure? Me rompe la cosa 'ntel coso….me scioje el coso 'nte la cosa e ce vole ave' pure ragiò?

TERE- Se parlu cuscì c'ho i motivi mia!…Sor Manuele ve tira be’ la pipa?(esce)

BENI- Ma se pole cumpra’ una pipa cuscì?

EMAN- Nun va be’ perché c’è la testa de Garibaldi, è ve’?…Ma po’ non l’ho manco cumprata….l’ho venta…l’ho venta a ‘na gara!…‘Na gara de bocce!

UMBE- Cuscì, me fate durmì ‘nte lu sgabuzzì de le robe vecchie!

BENI- Ma è 'na stanza cume l'altre!

UMBE- E’ lu sgabuzzì 'ndo’ tenete pure tutti i libri vecchi?

EMAN- Scì, ma lassali sta…manco ce 'rivi…te ce vole la scala pe’ pijalli!

UMBE- E pijerò la scala! (CAMPANELLO)

ANGE- E’ certamente, papà!

EMAN- Teré sta a ffa’ el letto, ce vago io!

UMBE- Ce vago io!

EMAN- Pe’ carità…ce vago io!

UMBE- T’ho ditto che ce vago io! (inciampa in un mobile) Porca paletta!

ANGE- Potevo andare io!

UMBE- Ma se ce 'ndaceva lei sta ginocchiata miga la pudevo pijà!(va)

CANO- (entra) Signori, buonasera!

UMBE- (entra dopo Canonici e girato verso l’entrata) Buonasera signor…

MANU- Guarda ch’è già buccato!

UMBE- Ennà, se camina svelto cussù!

CANO- Scusatemi se ho lasciato qui mia figlia Angela…

EMAN- Ma le pare…

UMBE- Scusate, ma vago a vede cume me preparene el letto! (esce)

CANO- Angela, noi togliamo il disturbo!

BENI- Ma che disturbo?…

CANO- Saluta, Angela…

ANGE- Riverisco, signor Emanuele!

EMAN- Riverita, signorina!

ANGE- Riverisco, signor Beniamino!

BENI- Riverita, signorina Angela!

CANO- E’ sempre contento di me?

BENI- Così tanto che non lo può manco immaginare !

CANO- Bene! (manca la luce)

EMAN- Alé! E’ 'ndata via la corrente!…Teré porta do’ candele…

UMBE- (da dentro) Teresa, una candela accesa che stago qua su la scala sal naso 'ntel muro!

EMAN- Teré sbrigate!

TERE- (da dentro) E dateme tempo!….

EMNA- Cu’ sta a ffa’ Umbertì su la scala?

TERE- Mah? Starà a cerca’ i libri 'nte la dispensa…Je l’ho ditto che nun c’è stanne più lì drento!(esce)

EMAN- S’è fissato 'ntei libri!…

ANGE- Andiamo papà?

CANO- Un momento, cara, se ti muovi puoi inciampare!

BENI- Le rincresce stare vicino a me?

ANGE- No, ma al buio…

TERE- (rientra con candele accese) Ecco chì!

EMAN-Meno male!

UMBE- (entra tenendosi un dito) Porca paletta, diteme se nun è sfiga questa!…(a Canonici) Manué me lu pudevi dì che cula scala….

CANO- Ma io non sono Emanuele!

UMBE- (a Tere) Manué, ma sai propiu scemo!….

TERE- Iu nun so’ Emanuele!

UMBE- Ma 'ndo’ stai?

EMAN- Stago qua!

UMBE- Nun me lu pudevi dì che stacevi qua?…Cusa ce tenete 'nte la dispensa dei libri? Nun se vuleva oprì, ma io a furia de colpi ce l’ho fatta e appena s’è operta: ha fattu un lampo! Cu’ ce tenete i fochi de Natale?

EMAN- Ho capito! Ha strappato i fili de la luce elettrica e ora semo senza luce!  Adé cume famo?

UMBE- Cume j antichi! Damme ‘na candela…’na candela ferma che c'ho da guardamme i libri!

BENIA- Ma ce ne stanne più de trecento!

TERE- Ma quali trecento? Quali libri? Ve sete scurdati che l’anno scorso prima de fa’ tapezza' casa, è venuto cul vostru amico che vende libri vecchi e s’è purtato via tutto?

EMAN- E chi se rcurdava più!?…

CANO- Scusate, ma noi andiamo via!

UMBE- Stanne ancora qua?…Beniamì, je l’hai fatto vede l’ultimo numero de “Famija Cristiana” a la signorina?

BENI- Scì,scì!

CANO- Ma non ce n’è bisogno…L’abbiamo già ricevuto ieri e Angela me lo ha già letto tutto!

UMBE- Eccu la vera storia del gatto!

BENI- Teresa, fai un po’ di luce ai signori!

TUTTI- ( saluti a soggetto: i Canonici escono)

EMAN- …E metti la spranga a la porta!…Umbertì, te bisogna calcò?

UMBE- Se pudria avè qualche fulminante…non si sa mai se de notte me tocca accende ‘na candela!?…

MANU- Ecchete i fulminanti!

TERE- Sor Emanuele, ete dimenticato la pipa nova sulla consolle de l’entrata!

EMAN- Ce l’avrò lassata quanno…

TERE- I regali 'gnà tenelli da conto!

UMBE- Che regali: l’ha vinta a le bocce!

TERE- La pipa sa la testa de Garibaldi?…Quella je l’ha regalata la signorina Adele…Qua c’enne le candele e bonanotte a tutti! (esce)

UMBE- E questa è la vera storia de la pipa!…Cari cugini sete propio bravi! Me sa che fate la fine del pesciolino sa la seppia!

EMAN- Cume saria?

UMBE- La seppia quanno vede el pesciolino, cusa fa? Prima je fa balla’ davanti ai ochhi tutte le sue gambette lunghe e sottili e poi, quanno el pesciolino ce sta pe’ cascà: je sghizza tutto el nero, el pesciolino nun ce capisce più gnente e la seppia se lu magna!

EMAN- Eh, ho capito!

BENI- Io nun c'ho capitu gnente!

UMBE- Allora ve lu spiego 'nte ‘n antru modo. Vo’ do' sete i pesciolini, tu sai un pesciolino e tu sai l’altro…(a Manuele) no, tu sai 'na busbana… Le seppie sariane: la cugina Marisa pe’ via de la pipa sa la testa de Garibaldi, e l’altra el caro Canonici, pe’ via de la Famija cristiana!

EMAN- Scì, bonanotte!

BENI- Buonanotte!

UMBE- Sogni d’oro, pesciolini!

TERE- Come, buonanotte? E cu’ fa, vo’ 'rmanete a durmì chì?

UMBE- Ardatela, è mezz’ora che se ne parla e  me dice se 'rmano a durmì? No, nun è che rmano a durmì, ma me fago preparà el letto, po’ me spojo, vado sotta a le lenzola e…sbrigo la corrispondenza!      

   

S I P A R I O

                                             

T E R Z O   A T T O

            La scena è la stessa degli altri atti.

 

 All’aprirsi del sipario in scena vi sono Ginetta e Umbertì. Umberto sta scrivere degli indirizzi sulle buste…Ginetta è di fianco al tavolo.

           Scena1^: Ginetta e Umbertì.-

GINE- Credeteme, 'na confusiò cuscì, 'nte la vostra famija, nun l’ho vista mai!

UMBE- Tuttu a causa de 'n pezzo de carta scritta!

GINE- El più tranquillu, in fondo in fondo, sete stato vo’!

UMBE- In fondo e in cima! El pruverbio dice: “chi cure va a fenì pe' terra!” Tante vo’, cara Ginetta, se pole 'riva’ senza cure!

GINE- Parole sante! Defatti le corse che ha fatto la signora Marisa sa la fija nun so’ servite a gné! Teresa, senza manco movesse, j è passata avante!

UMBE- Cuscì la pipa ha servito a pogo! La testa de Garibaldi vuleva 'nda’ a la carica, ma è rmasa lì, nun ha fatto manco un passo!

GINE- El passo più bello l’ha fatto Teresa: da serva a padrona! E cul’altra coppia? Spettavo che da un giornu all’altro el signor Beniamino dicesse Messa e…E cula “santificeta”? Pareva ch’era nata monica...

UMBE- Scì! “Monica de Sant’Agustino, sa do teste 'nte ‘n cuscino!…

GINE- Cuscì, sete rmaso fora solo che vo’!

UMBE- Io ho meso le carte 'nte le ma’ de l’avvucato!

GINE- Cuscì, i quadrì ‘nvece de prendélli, ve li fate magna’!…

UMBE- Vedi, Ginetta, io c'ho gusto a spende’ i quadrì!…A spendélli porta fortuna e a nun spendélli porta disgrazia!…Quelli che nun polene spende so’ dei disgraziati!…Defatti se dice: “Puretto nun c'ha 'na lira pe’ ffa’ cantà 'n cego!” Quellu lì è un disgraziato!(CAMPANELLO)

GINE- Vago a vede chi enne! (esce)

UMBE- (riprende a scrivere) Famme scrive sennò chissà quanno 'rivane ste lettere!…Signor Passalacqua, fabbrica impermeabili…Ardate che curaggiu che c'ha quessu: se mette a fabbrica’ impermeabili sa cul nome lì? Impermeabili passalacqua!…(strappa la busta) Gné! A quessu nun je scrivo!

GINET- (entra con un mazzo di fiori in mano) Sor’Umberto el garzò del fioraiu  ha purtato sti fiori!

UMBE- Fammeli vede!…Fammeli vede!

GINE- Ecchili!

UMBE- (guarda la carta bianca) Tutti bianchi?… Qualche papulò roscio ce staceva pure be’! J ete dato calcò a cul fijolo?

GINE- No!..

UMBE- (tira fuori dalla tasca cinquanta lire) Tòh! Dajeli.

GINE- Ma so’ troppi…bastane dieci lire!

UMBE- Tu je ne daje cinquanta!…e se te tieni pe’ te calcò: te pija ‘n colpu!

GINE- (segnandosi) Gesù…Giuseppe… e Maria!…(quasi non esce: allunga la mano oltre la soglia…) Ecchete…Questi so’ pe’ te!

UMBE- Sa quellu che m’è capitato stamattina, me posso pure permette’ de butta’ via cinquanta lire!

GINE- (ritornando) Cusa v’è capitato?

UMBE- Stamattina, de bon’ora, scappo de casa e nun fago mancu tre passi che sotta la scarpadritta te sento 'na cosa…'n coso…ma nun capivo de co’ se trattava…m’abbasso…metto la ma’ sotta la scarpa e tiru su…

GINE- Un portafojo!

UMBE- Mejo!

GINE- ‘N anellu sa i brilanti!

UMBE- De più!…Un chiodo, uno de quelli sa la ruggine!…Ecchilo! (segna l’asola della giacca)

GINE- Imbé?

UMBE- Imbé? Ecchete l’ignoranza! Un chiodu sa la ruggine, sotta la scarpa dritta e de bon’ora e me vieni a dì “Imbé?”

GINE- Imbé? Se venite giò da me de chiodi sa la ruggine ve ne dago 'na cassetta!

UMBE- Basta, lassamu perde…De ste cose tu nun te n’intenni!

                 Scena 2^: Canonici-Emanuele-Beniamino-Angela-Teresa.-

CANO- Di là son pronti, ma non vorrei che gli altri tardassero!…

GINE- Béh, io vago de fora a lustra’ i pumelli de le porte…cuscì se viè gente…Se c’ete bisogno chiamateme! (esce)

CANO Avete finito di scrivere gli indirizzi?

UMBE- Guasi! Ma tanto finu a stasera nun s’empostane!..

CANO- (ha preso una lettera…) Gerolamo Pratolongo…! Bene! Son contento che ci siamo ricordati…è un mio amico, mi raccomando!

UMBE- Ah, quessu è un suo amico?

EMAN- (entra con una cravatta in mano) Signor Canonici, per favore, mi faccia il nodo…

UMBE- (la strappa) Raccomandato!…

CANO- Vuole fatto il nodo della cravatta da me?

UMBE- Te lu fago io el nodo, caro spusetto!

EMAN- Pe’ carità!

CANO- Stringo troppo?

UMBE- Evviva lo sposo!…Lassate vede…(gli guarda la nuca) Che barba lunga…te la pudevi fa’ la barba!…Vestito nuovo: blu!

EMAN- Ma che blu, è nero!

UMBE- Blu!

EMAN- Nero!

UMBE- Se è nero, è tantu nero che nun se vede manco el culore!

EMAN- E’ per la circostanza!…(lo guarda) Pure tu, pe’ venì in Municipio, te duvristi mette calcò de più adatto!

UMBE- Io in Municipio nun ce vieno: porta sfiga!

BENI- (entra seguito da Angela) Noi siamo pronti!

UMBE- ( ad Angela) Lo sa che è proprio bella?

CANO- E’ mia figlia!

UMBE- Scì, ma è tutta la matre!

ANGE- Grazie, signor Umberto!

BENI- E Teresa?

TERE- (entra con cappello in mano) Eccheme!

EMAN- (le si accosta) Angela ha fatto prima de te!

TERE- Tuttu pe’ via de sto vestito!

CANO- Che bella coppia!

EMAN- Grazie! Cume dire che no’…

UMBE- Cu' dghi? Vo’, cume anzianità ce guadambiate: l’anzianità fa grado!

TERE- Enne o no un bell’omo?

EMAN- Béh, adé!…Magara quann’ero militare…

UMBE- Alé!... Adé se mette a parla’ del tempo de le Cruciate!

CANO- Signori, andiamo!

BENI- E’ mejo che 'ndamo, perché sa la scusa che el Municipio è a do passi, va a fenì che famo tardi!

MARI- (entrando e avanzando…) Permesso?…Disturbo?…Oh, com’è bella signorina Angela!…

TERE- E la signorina Adele?

EMAN- Verrà in Municipio?

MARI- Me sa de no! C'ha certi impegni..

TERE- Vago a mettemme el cappello!

BENI-Vai a metterlo anche tu, Angela!

ANGE- Sì, Beniamino! (esce)

MARI- (a mezza voce a Umberto) Teresa se mette el cappello?…

UMBE- Nun lu so…Teré, Marisa m’ha ditto se te metti el cappello!

MARI- Ma sta zitto!

TERE- Scì, fago cume a una che cunoscio. Quessa vendeva cavuli e patate al mercato, s’è spusata e ha mesu su cappello! (esce)

UMBE- Uh, cume je l’ha cantata! (a Marisa) Ce lu so de chi parlava: de te!

BENI- Io digo de 'nda’ a piedi!

EMAN- E’ mejo che pijamo do' macchine, sennò pe’ strada ce fermane…

UMBE- Le guardie!

ANGE- (entra) Eccomi!

BENI- Andiamo a prendere la macchina!(escono seguiti da Canonici)

EMAN- Teresa, sbrigate che famo tardi!

MARI- Nun je ffa’ fuga…Teré miga l’ha meso mai el cappello! (a Umberto) Fusse stata Adelina, a st’ora….

UMBE- A st’ora saria stata al quartu cappello!…

TERE- Eccheme!

MARI- Ma l’hai meso de traverso!…

TERE- None era drittu, l’aria de chi drento l’ha spustato! ‘Ndamo…(prende sottobraccio Manuele e esce)

MARI- Tu nun ce vieni in Municipio?

UMBE- None! Menu disgrazie vedo e meju stago! 

MARI- Ce vedemo!…(esce)

EMAN- (entra di corsa, e urta Umberto) El cappello…El cappello…(ed esce sempre di corsa)

UMBE- (l’urto gli ha fatto fare un giro su se stesso) …Uhé, ma sai maleducato…Un buzzurru!…Sai senza crianza!…(ritornando a scrivere) Oh, li fanne tutte pe' levamme d’intorno!…Famme fenì ste lettere…Signor Pelucco Domenico…(togliendo un pelo dal pennino) Se sa:  i pelucchi fanne pelucchi!…

                   Scena 3^: Detti- Ginetta- Adele.-

GINE- (entrando) Ah, state ancora lì’ a scrive’?

UMBE- Ho guasi fenito!

GINE- Quant’era bella la signurina Angela!…El signor Beniamino s’è preso el bucco’ più saporito!

UMBE- Veramente la colpa è tutta de coso…!

GINE- (corregge) Canonici!

UMBE- No, de Sant’Ilario! Donca…Pelucco Domenico via Miralanza numero…numero…Nun ce l’hanne meso!

GINE- Lu so io ndo’ sta Pelucco!

UMBE- Ah, scì? Meno male! Quello de via Miralanza?

GINE- Eh, scì…sta propiu lì: 'taccatu a lu stagnì! (CAMPANELLO) (Esce)

UMBE- Pelucco Domenico…proprio lì, vicino allo stagnino!

ADEL- (entra seguita da Ginetta) Oh zì, tu sai chì?

UMBE- Cosa?

ADEL- Digo: ci sei?

UMBE- No! So’ scappato cinque minuti fa…penso che duvria esse’ in via Roma…Ma porca paletta, nun lu vedi se ce stago o se nun ce stago? Cume l’altru giorno, stacevo in via Garibaldi, e uno me fa: “Oh, Umbertì stai qua?” No! Stago a Milano, io so’ el fratellu!…Comunque stago qua e so’ passatu scritturale!(cerca il foglio indirizzi che…)

ADEL- (… ha già preso in mano) Ennà quanti…?

UMBE- (che aveva cominciato a cercalo…) Da qua e sta bona, nun me fa’ confusiò!…Scritturale e da stasera pure guardiano!

ADEL- Guardiano?

UMBE- Scì, perché i colombi se mettene in viaggio…deventane colombi viaggiatori, m’hanne ditto de durmì chì per do' o tre notti!…

ADEL- Nun ce pudevane lassa’ a Ginetta?

UMBE- Ce l’hanne lassata 'na vo’ e je so' mancati tre linzoli!

GINE- Uhé! Cus’ete ditto?

UMBE- ( a mezzavoce a Adele) Perché nun me l’hai ditto che staceva qua? (forte) Hai visto cume fago quannu vojo sape’ se 'na persona è ntej paraggi? Ne parlo male e quella…

GINE- A va be’!…Quann’è cuscì….

UMBE- Me la so’ 'giustata!…Ma i tre linzoli se l’è purtati via sul serio!

ADEL- Sta zitto ch’è 'ncora qua!

UMBE- Nun l’ha sentito!…Hai ‘nteso?…

GINE- Cu’ c’era da sentì?

UMBE- Gnente!…Allora je ho ditto, se c'ho da 'rmane a durmì chì, gnà che me date 'na camigia da notte…perché se de notte vojo 'nda’ a bere…se vie’ qualchidù: io c'ho la mia bella camigia da notte!

ADEL- Ma nun ce l’hai la camicia?

UMBE- Questa è la camigia da giorno e miga pudevo venì sa la camigia da notte già mesa? Me ce vuleva 'na valigetta!

ADEL- Oh, zì! Bastava che te facevi un pacchettu!

UMBE- Un pacchettu? Io me cunoscio be’ cume so’ fatto: Monto 'ntel pulman…me metto a sede, el pacchettu lu poso vicinu a me, po’ magari me metto a parla’ sa qualche persona, quannu 'rivo a la fermata:  scendo e el pacchettu 'rmane 'ntel pulman! Me ce vuleva 'na valigetta! La valigetta c'ha el manico e mentre discoro la tieno pel manico, cuscì quannu 'rivo a la fermata mia: calo giò: io, la ma’, el manico, la valigetta e la camigia! Solo che io a casa c'ho solo bauli, pudevo venì sa un baule? Cuscì so’ ndato da la vicinata…

ADEL- Quella del burro?

UMBE- Scì, quella lì!

ADELE Ma po’ il burro je l’hai purtato?

UMBE- No! Ho cercatu de rimedia’: 'nte la carta c'ho meso un pezzo de gorgonzola, ma l’ha capito che…E allora, te stacevo a dì, so’ ndatu da la vicinata e je ho ditto: Signora Concetta c'avria bisogno de un favore, nun c'ha per caso 'na valigetta?… “Ma scì che ce l’ho! Se metta a sede che je la vago a prende!”

ADEL- Oh zì, me pare che sta vicinata…

UMBE- Perché v'hanne ditto calcò?…L’ete saputo?…Però a me nun me sfagiola perché porta j ucchiali!… “Ecche qua la valigetta! Vede c'ha pure la sua chiavetta!” Cusa ho fatto? Ho meso la camigia 'nte la valigetta e adé la valigetta nun se pole più oprì!

GINA- Ha perso la chiave!

UMBE- Cuscì stanotte cu' me metto? Me metto la valigetta 'ntel collu!? Nun me duvevane chiama' “Umberto” ma “Sfigaro!”…Famme 'nda’ avante a scrive sennò nun feniscio più!…Barbagelata Antonio…

GINA- (parla con Adele) Se vedeva cume staceva be’ la signorina Angela…Tutta de bianco…sal velo che je 'rivava da chì fino a...

UMBE- ...Corso Umberto, trentado’!

ADEL- Ma ha messo el vestito bianco pe’ 'nda’ al Municipio?

GINA- Noo!…Ma io l’ho vista quanno se l’è pruvato! E’ de là, 'ntel lettu…lu vulete vede ?

UMBE- Girolimini Vincenzino…via Lungoteveredorme, numero trecentotrè!

ADEL- Ma che fai zì? Scrivi fora de la busta?

UMBE- No è la busta che è una de quelle corte!

ADEL- Vago de là sa Ginetta a vede el vestito da sposa de Angela!(via)

UMBE- Tagliavacche Pasquale…Quessu de sciguro fa el macellaio! Via Canneto lungo…mancu a quessu c'hanne meso el numero…Via Canneto lungo, vicino allo stagnino! (CAMPANELLO) Ginetta hanne sunato!…E’ mejo che ce vago io, quella se sarà ‘ndurmita sul vestito! (esce)

GINA- (entra e non vedendo Umbertì)…Ce sarà 'ndatu lu a oprì! (rientra)

                   Scena 4^: Umberto e Graffigna.-

UMBE- (rientra con Zacconi) Si accomodi, avvocato e parli pure tranquillo perchè non c’è nessuno!

GRAF- Mi scusi se sono venuto a trovarlo quì, ma si tratta di una cosa di una certa urgenza.

UMBE- Si accomodi!

GRAF- Niente sedere…bisogna andare via e subito!

UMBE- Ma io ce avria da ffa'…!

GRAF- Si tratta di una cosa di poco tempo…Ho la macchina qua sotto…Deve mettere una firma e la riporto qui!

UMBE- Una firma? (guarda l’avvocato che ha all’occhio il monocolo…) Avvocato s’è accorto che ha perso mezza lente?

GRAF- Il monocolo…La caramella!

UMBE- Grazie, ma niente caramelle, c'ho un po’ de zuccaro 'ntel sangue!…Nun me diga che ha truvato la strada pe…

GRAF- La cosa è un po’ lunghetta e se lei ha poco tempo…magari le dirò strada facendo! Andiamo, ci sbrigheremo in due minuti!

GINA- (entra seguita da Adele) Essà! El vestitu je l’hanne ricamato le moniche!

ADEL- E’ da mettere esposto in vetrina de quant’è bello!

UMBE- (indica Gina) Avvocato,questa è mia nipote Adelina…La fija de mi cugina Marisa!

GRAF- Possibile?

GINA- Ma nun so’ io…è questa la nipote!

UMBE- Scì, questa è la purtinaia!

GRAF- Non sapevo che aveva una nipote così giovane e bella!

ADEL- Ma, avvocato, che complimento?!…

UMBE- C'ha na voce!?…Canta! Gna’ sentilla! Nun l’ho mai sentita, ma dicene che c'ha na voce cuscì forte, che passa da 'na parte all’altra. Buca i muri…Me sa che la pijene pe’ ffa’ le gallerie!

ADEL- Ma zio?…

UMBE- Visto che i complimenti dolci nun li accetti: te n’ho fatto uno dolce-amaro!…

GRAF- Béh, noi  andiamo!

ADEL- Vai anche tu?

GINA- E nun rtorna più?

UMBE- (fa scongiuri) E tié!…Cusa voi che me mette sotta 'na machina?!

GRAF- Solo cinque minuti e sarà di nuovo qui! I miei rispetti! Andiamo!(via)

UMBE- (si avvia facendo le corna e si ferma accanto al manichino) Cinque minuti e stago qua! (scambia il manichino per l’avvocato) Prego, prima lei…Conosco l’educazziò! Prego…

GRAF- (affacciandosi sulla soglia) Vogliamo andare?

UMBE- Cum’è veloce cussù!…(esce)

                    Scena 5^: Adele-Ginetta- e poi  gli altri.-

GINA- Allora quellu saria l’avvocatu de su zio!

ADEL- A quanto pare!…

GINA- Se vole fa’ magna’ i quadrì!

ADEL- Fra tutti, penso che zì Umberto è el mejo!…Basta pensare che Manuele sposa una serva!

GINA- Mejo cuscì! Me creda, nun era ‘n omo pe’ lei!(CAMPANELLO)

ADEL- Saranne lora?

GINA- Vago a vede!…(via e poi rientrando…) Ete fatto presto!

BENI- (entra seguito da Angela) Era tutto pronto e a dire “sì”  non ci vuole tanto!…Adele, sei qua?

ADEL- Congratulazioni!…E gli altri?

BENI- Fra pogo arrivano. Noi siamo stati i primi…Siamo ritornati subito, perché dobbiamo partire!

ANGE- Andiamo qualche giorno in riviera! (CAMPANELLO)

GINA- Ecco j altri! ( va ad aprire)

BENI- Saranno loro!

NOTA- (entra seguito da Emanuele, Teresa, Canonici e Ginetta) E così, come diceva quel contadino:  “Anche questa è fatta!”

EMAN- Adelina? Che piacere…!

ADEL- So’ venuta per complimentarmi con gli sposi!

TERE- Sai stata tantu carina!

NOTA- E’ arrivato il momento di lasciare gli sposi in libertà!

EMAN- Notaio, miga vulete 'nda’ via senza ave’ fatto un brindisi?…Ginetta, pija 'na buttija de muscato!

TERE- Famme leva’ sta padella da la testa, che me frigge senz’olio!

NOTA- E così, la volontà dello zio morto: è stata fatta!

CANO- Io per adesso direi di essere solo a metà strada.

NOTA- Esatto! Ma rimane la parte più facile e con l’obiettivo del miliardo…

CANO- Certo che è un bel bocconcino!….

TERE- Oh, Manuele, se pe’ caso toccane a no’ : gnente automobile, sa! Pe’ ffa’ cul bucco’ de strada da chì al Municipio e dal Municipio a chì, me sento tutta strabaltata!

ANGE- Anche noi non compreremo automobili, ma faremo tante opere di bene, vero Beniamino?

BENI- Certo, cara!

ANGE- Compreremo un bell’organo per la parrocchia. Dico bene, papà?

CANO- Béh, ci penseremo, non bisogna nemmeno buttare via i soldi!

NOTA- Il modo per impiegarli si trova sempre…A proposito, ve l’ho detto che i soldi si trovano depositati al Banco del Rio de la Plata?

GINA- (rientra con bottiglia, vassio e bicchieri)

EMAN- E chi dovesse ritirarli come fa? (CAMPANELLO)

GINA- (va ad aprire)

NOTA- Innanzitutto occorre l’autorizzazione del Tribunale, previo riscontro che l’erede abbia adempiuto fedelmente le clausole del testamento…

CANO- Chissà chi sarà il fortunato…

GINA- (entra e annuncia, come continuasse la battuta di Canonici)

                  …El signor Umberto! (esce)

UMBE- Proprio io! Che scummetto che nun ve n’eri manco necorti che mancavo!…Cume vedete, con me c’è pure l’avvocato Sgraffigna!

GRAF- Graffigna!

EMAN- Avanti! Venga pure avanti, avvocato!

UMBE- Avvocato si accomodi!

NOTA- Venga vicino a me, Avvocato!

EMAN- Ma che ti sei meso 'nte l’occhiello do chiodi al posto de un fiore?

GINA- Cume do'? Pogu fa ce n’eva solo uno!

UMBE- Uno è de sta mattina e cul’altro del pomeriggio! Quannu se dice la fortuna!…So’ scappato sa l’avvucato e appena ho fatto un passo fora dal purtò: “un chiodo!”

CANO- E lei crede a queste scemate?

UMBE- Scemate? Ognuno pole crede a quellu che vole! Comunque…In conclusione la nostra famija sta a ffa’ 'na corsa…e el premio tocca a chi 'riva pe' prima al traguardo …E visto che adé la gara è operta ce pudemu cunfessa’, dì la verità! Cumenciamo da coso..da quellu de la “Famija Cristiana!”…'Ndo’ stai? Ah, ecchete!!…Donca, tu te sai spusato pel miliardo, è vé?

BENI- No, io ho fatto questo passo, per il bene che è nato tra me e la signorina Angela…e per rispettare la volontà de zì Nicola!

UMBE- Sta dichiarazziò tua m’ha fatto propiu piacere!…E tu Manuele, tu l’hai fatto pel miliardo?

EMAN- Pe’ i quadrì? Ma che dighi e po’ me duvristi cunosce!…Ho fatto el passo che un omo è sempre bene che faccia…Mejo tardi che mai!

UMBE- E pure st’altra dichiarazziò me fa piacere…Adé tocca a me falla e ve digo che a me el miliardo e cul’altri miliardi che se polene ricava’ dai beni, me fanne propio piacere! Cuscì so’ ndato a cercà l’avvucato Sgraffigna!

GRAF- Graffigna!

UMBE- Questu è da vede! L’avvucato m’ha ditto: “Riservandomi una piccola percentuale, anzi una piccolissima percentuale sull’affare…” (all’avvocato che vorrebbe protestare) Nun faga lu “sgraffigna!”…me dice: “Qui non si tratta di camminare, ma di arrivare in tempo!”

EMAN- Sbrigate, nun ce la fa’ longa! Abbrevia!

UMBE- Adé te l’abbrevia l’avvucato! Avvucato, je diga i passi ch’emo fatto e 'ntel mentre che me tocco i chiodi, tiri fora le carte!

BENI- Ma che novità è questa?

UMBE- Dopo la famo mette’ 'nte la famija cristiana, cuscì lu sapranne tutti!

EMAN- Ma quali carte?

UMBE- Quelle de no’ tre…”sette” sal morto!

GRAF- Se permettete…Mi fa piacere che sia presente anche il Notaio, così potrà constatare bene ogni cosa…Dunque, dalle ricerche che ho fatto ho saputo che la moglie del signor Umberto: Irene Borgarello in Pezzotta, abbandonando il tetto coniugale, si è rifugiata in Croazia, facendo però, ogni tanto, delle scappate in Italia e precisamente in Ancona.

EMAN- E con questo?

UMBE- Lassalo parla’, nun esse’ malducato! Scusi signor avvocato, è un mio parente!

GRAF- Sono venuto quindi a sapere, che tre anni fa la signora Irene ha reso l’anima a Dio!

CANO- Pace all’anima sua! Una prece!

UMBE- Grazie, signor parroco!

CANO- Canonici!

BENI- Con questo cosa vuole dimostrare?

EMAN- Umbertì è vedovo! Che riprenda moje e po’ ne rparlamo!

UMBE- Ne parlamo subito, caro cugino! Avvucato je canti l’altra strofa 'ntel mentre che me massaggio i chiodi!

GRAF- Le ricerche hanno portato a scoprire che la nominata Irene Borgarello in Pezzotta, da tempo, aveva avuto un figlio…

UMBE- Maschio…!

GRAF- Figlio abbandonato in una delle sue venute in Ancona, presso l’Istituto degli Artigianelli.

BENI- E con questo?

EMAN- Cusa vulete dì?

UMBE- Vole dì, che io adé a cul fijolo me lu ritiro e 'nte le ma’ mia deventerà un galantomo!

GRAF- (estrae dalla tasca un foglio) Questa è l’autorizzazione per ritirarlo!

CANO- Ma quel bambino non era mica suo!

UMBE- Patre parruco c' ha 'chiappato!

GRAF- Giustissimo! Era figlio della moglie e non avendolo lui a suo tempo disconosciuto, ecco che per forza di legge viene a rimanere figlio legittimo! E portando di conseguenza il suo nome, ecco che il signor Umberto Pezzotta…

UMBE- Presente!

GRAF- …diventa il solo e unico erede della sostanza dello zio!

BENI- Cuscì lù adé…

UMBE- C'ho la sustanza!

EMAN- Ma signor Notaio è cume dicene lora?

NOTA- (da uno sguardo al foglio ) Non c’è niente da dire…è tutto in regola!

CANO- Ma allora vuole dire che…

UMBE- Vole dì che: finalmente la fortuna ce vede!

BENIA- Ma hai sempre detto che la fortuna è cega e che la sfiga ce vede?!

UMBE- Scì, ma adé la fortuna ha meso l'ucchiali!

                                                S I P A R I O

Loreto,31-08-2005                                                          Paolo Torrisi

                                                                 

GLOSSARIO

Accada-'N-: Bisogno- Non c'è bisogno che..

Accenno- Segnale...d'intesa.

Adè- Adesso.

Almanco- Almeno.

Amor del conto- Fare la conta...per vedere a chi tocca...iniziare...

Annaulo- Affitto- (casa annaulo – casa in affitto)

 Anco'- Ancora.

Avriane- Avrebbero.

Babano- Fesso- Sciocco...

Bacata- Malata- Marcia- Guasta.

Badavi- Guardare con attenzione, badare...

Bagnoli- Inutili “impacchi” d'acqua.

Balza- “Carico di briscola” (valore più alto di “Briscola” - Asse-)

Bardascio- Ragazzo. Giovanotto.

Becicche- Mucose negli occhi

'Bedisci- Ubbidisci.

Biastimato- Bestemmiato.

Brignoccula- Protuberanza, causata da colpo, battuta, pugno...

Brusciolo- Foruncolo.-

Bruscolini- Semi di zucca.

Bucattò- Schiaffo.

Buccare- Bocca- Buccato- Entrare- Entra- Entrato...                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         

Bucculotto- Maccherone. (tipo di pasta)

Bugiò- Bugiardone...grande bugiardo.-

Burbuja'- Borbottare-

Ca’- Cane… Poro ca’- Povero cane…

Caciara- Confusione- Parlare a voce alta fra tutti.

Cagnara- Litigio- Bisticcio.

Cago'- Tipo che si dà delle arie.

Calchidu'- Qualcheduno.

Calco'- Qualcosa-

Calzo'- Calzoni – Pantaloni.

Cambura- Camera.

Canna-foja- Canna de granturco, mais.

Capezzo- Non capire dove è il “principio” o la “fine” = “niente”.-

Capisciò- Saputone.

Capistorno/i- Capogiro/i.

Careggia'- Portare..da un posto ad un altro... Trasportare...

Cegato- Cieco- (in questo caso “chiudere gli occhi: “segno di gioco)

Cenigia- Cenere-

Ceregio- Ciliegio.

Chiuppa'- Battere- ...Chiuppamo- Battiamo.

Ciaccare- Schiaccare-

Ciaccato- Schiacciato – Acciaccato...

Ciaccio- Balbuziente.

Ciambotto- Stupidotto- Sempliciotto-

Ciancico- Mastico- (ridurre in poltiglia, pezzettini...)

Ciauscolo- Salame...morbido. (tipico delle Marche)

Cianchetta- Sgambetto.

Cioccio- Pietra

Cionche- Offese- Malate- rattrappite...

Ciuffulotto- Schiaffo.

Clacchesso- Clacson... (ti suono il Clacson )

Co’- Cosa.

Coccio- Creta.

Colco- Coricato.

Concule- Cozze- Muscoli. Detto marchigiano: “Arridaje a chi vole le concule!”

Crescia- Pizza di pane (senza pomodoro e formaggio: solo farina)

Creso- Creduto- Credere.

Crocchia- Tupé...Capelli arrotolati su, dietro o lateralmente ala testa.

Cruciera- Crociera di croci- (Non “Crociera - nave”) Cruciera”: gruppo di dodici corone da Rosario, lavorate, assemblate, dalle donne lauretane dette “Coronare”.

Cu'- Con.

Cuj- Quei.

Cule- Quelle.

Culia- Quella.

Culù- Quello.

Curatelle- Viscere- Interiora in genere...

Curdo'- Esclamazione volgare... sta per “Curdone”=Coglione.

Dago- Do... (dare)

Daperlu'- Da solo.

Dapervo'- Da soli. (solo voi)

Dapresso- Da solo.

Dimo- Diciamo.

Do'- Due.

Emo- Abbiamo.

Ennà!- Orca!...Guarda un po'?!...

Essà!- E già!...Certo!...

 Esse'- Essere.

Evo- Avevo... (avere)

Fago- Faccio... (fare)

Fantiole- Tremori di corpo. (tremori dovuti ad Epilessia)

Fiotto- Lamento- Brontolio-

Fracco- un Sacco...di bastonate. Tante...

Frinfinellu-Piccolo segno di “briscola” (gioco di carte)

Fuga- Premura -Fretta. (da “Fuggire: Sono andato via di “fuga” = di “corsa”)

Fugaro'- Falò.

Furestego- Forestiero.

Galastro'- Cappone. Gallinaccio.

Galito- Rauco- Con poca voce-

Giaccene-'N: Ghiacciano...diventare fredde.

'Gnà- Bisogna. 

Gnagnera- Lamento- pianto...

'Gne'- Niente. 

'Gnico'-Ogni cosa. Gricilli- Budella- Intestini.

Gnogna- Stupida.

Grasciari- Sporchi...posti sporchi...posti per porci.

'Guali- Uguali.

Gùatti- Gatti. (riferito al pesce “gatto”) Pronunciare gutturalmente “gù...”

Guzzo- Fine- Appuntito-

'Nguezzu- Pratico. ('ngezzu de sti posti = pratico di questi posti)

Imbescigamo- Vescichiamo- (da Vescica, gonfiore, “bolla sulla pelle con liquido..., provocato da “botte” ricevute)

Imbioccare- Addormentare…

 Incaprinita- Interstardita...come una “capra”.

Jezu- Gesù. (esclamazione)

Lappa- Noiosa, pesante... (cosa o, meglio ancora, persona che non si sopporta: noiosa, pesante...)

Lattarina- Bianchetto (larva di pesce)

Lenza- Furbo. (...che tipo furbo = che “lenza”!)                                                                                                              

Lia- Lei e non  nome di persona: “Lia”.

Limo'- Limone-

Line- Lì.

Lora- Loro..

Lu'- Lui.

Lu- Lo.

Luccare- Lucca'- Gridare.

Luccato- Gridato.

Lupi'- Lupini.

Lupo marano- Licantropo (comportamento da lupo)

Luzeno- Fulmine.

Ma'- Mani.

Madò- Mattone.

Mammana- Ostetrica- Levatrice.-

Mammò- Mammone.

Marifresca- Donna di poco affidamento- Si usa come dispregiativo.

Matine- Mattina- (E 'na matine!: esclamazione)

Matre- Madre.

Matrò- Nervoso.

'Mbilla'- Alzare su la cresta. Non ti muovere tanto.

Melancia'- Melanzana- (ti do un “melancia'”: uno schiaffo che ti faccio diventare la faccia viola come una: “Melanzana”)

Melangula- Cetriolo.

Mijanno- Mille anni...che non ti vedo!

Mogia- Malta...fango...poltiglia...

Mojole- Pinze. (caratteristico attrezzo a forma di “pinze” con punte arrotondate, adatto alla lavorazione del fil di ferro usato dalle “coronare”, per le corone da Rosario.)

Mosca-sciò- Via le mosche:  “Nulla da dire sul mio conto”.

'Mappava le zille- Freddo per tutto il corpo... nfredolito...

'Mpastrucchia'- Pasticciare.

'Mpiccia- Occupata da qualcosa... Confusa sul da fare...

'Mpunta'- Balbettare.

'Mpustate- Piazzate...messe...impostate...

Mucchia- Tanto-

Mugelle- Cefali (pesce)

Munelli- Bambini- Ragazzi.

Musciò- Musone: fiume-

Musciuli'- Moscefrino.

'Nciccia'- Piace... Nun m'enciccia= Non mi piace.

Nndrizza'- Raddrizzare. ('ndrizza' la schina=aggiustare in senso negativo: rompere)

'Ngriccia'- Arricciare.

'Nguezzu- Pratico. ('ngezzu de sti posti = pratico di questi posti)

'Necorto /a/ e...- Accorto.

'Nfrucchia'- Inventare.

'Nfuligina'- Arrabbiare.

Ni' o Ninì- Usato come: Oh, bello, te la vuoi capire?... Oh “Ninì”, chi ti credi di essere?

Nisciù- Nessuno.

No'- Noi.

Noja- Solletico.

None- No.

Noneto- Nonno tuo...tuo nonno.

'Ntasata- Tappata- Ostruita.

'Ntrica'- Intricare- imbrogkiare- rendere difficile-

'Nvuricchiata- Intrecciata....Imbrogliata-

'Nzocca- Stordisce.

O'- Avanti....Oltra-

Oltra- Avanti...oltre. (vieni “oltra” . A volte si trova solo una “O” abbreviata da un apostrofo “ 'O”: vieni o'... )

Onne- Onde.

Onnico'- Ognicosa.

Pa’- Pane

Pescolle- Pozzanghere.

Pia – Piedi.

Pina- Piena.

Pipitula- Foruncolo...che viene sulla lingua...che fa stare “zitti”.

Pista…Ari-pista- Ritornare sull’argomento…Continuare a “pestare”…

Pitale- Orinale- Vaso da notte.-

Pole- Polene- Può- Possono.

Per' 'o- Per “uno”... “Un po' per uno”.

Poro-  Povero.

'Porta- Comporta- 'Portare-Comportare.

Prescia- Premura – Fretta.

Purtinnari- Portorecanatesi.

Pustà- Può essere.

Rabbito- Arrabbiato.

'Raccojemme- Raccogliere /...rmi.

Raganella- Rana- Ranocchia.

Ragano- Rospo-

Rancichita- Rancida.

'Rcapezza- Orizzontarsi su una cosa... Non ritrovarsi... Non capire...

'Rinale- Vaso da notte – Orinale.

'Rmaso- Rimasto (rimanere).

Roito- Urlo-

Rumiga'- Ripensare mugugnando... Borbottare...

Quane- Qui.

Quessu /a – Questo / a.

Sa / Sa me / Sa lù-  Con… Con me… Con lui…

Sai- Sei (dal verbo essere) Es. Sai solo-sei solo… (dipende dal significato che acquista nel contesto della frase)

Salva'- Nascondere- Conservare...non in vista...

Saria...Sariane- Sarebbe..Sarebbero.

Sbarillò- A gambe all'aria- (andare oltre il “Sette e mezzo” del gioco a carte)

Sbocca- del “Musciò) Dove sbocca il fiume Musone.

Sbragiulasse...sbragiulare- Arrostirsi (in questo caso:abbronzarsi) ... Arrostire

Scapecciamme- Spettinarmi.

Scappa'- Uscire di casa... (secondo il senso della frase)

Scarpire, scarpisseli- Strappare...strapparseli (si usa perloppiù per i “capelli”)

Scassa'-  Scassare-Cancellare.

Sciagatta'- /...are- Muoversi inutilmente

Sciapata- Sciapo- Stupidata- Stupido- Sciocco...

Scine- Sì-

Sciuccata- Seccata.

Scuffia- Copricapo di lana...può essere usato per la montagna o a letto nelle nottate fredde.

Scunfinfera- da: convincere... Nun me scunfinfera =Non mi convince

Scunucchiamme- Romper-mi-; Ridur-mi a pezzi.- (come una sedia che si rompe sotto un peso)

Sdingula-dandula- Altalena.

Sdogo- Slogo- slogare.

Sdrimbulo'- Convulsioni (ballo di S.Vito)

Sete- Siete. (secondo la frase.  “Sete” es. “Ho sete”o verbo essere: sete bugiardi...)

Sfragno- Spremo- Spremere...

Sgaggiare- Sgaggia'- Gridare.

Sgardaffo'- Uomo brutto, malvestito, malsano...(dispregiativo)

Sgarfagnini- Ladri-

Sgnagnerà- sgnagnerare- Poco piacevole... non gli interessa tanto...di poco gradimento

Sgraffigna-Gratta.

Sj- Sei. (sj stato tu...)

Smateria'- Parlare male...volgare...da matto... (Fuoruscita dal cervello di materiale non consono...)

Sogna-  Grasso animale... (Sogna rancichita = Grasso rancichido)

Spegne- Spegne da: Spegnere.

Spegnemme- Spinger-mi – da:  Spingere  e non “Spegnere”.

Spenta- Spinta- da: Spingere e non Spenta da: Spegnere.

Spi’- Spine. Me tieni su i “spi?”- Mi tieni sulle spine.

Spinarelli- Bollicine che vengono sulla pelle dovute alla “Varicella”.

Squajo- Cioccolata calda.

'Ssa- Questa. (Abbreviazione di: “Quessa” = “Questa” donna)

'Ssu- Questo.

Stago- Sto... (stare)

Storni- Ritorni... Stornare- Ritornare.

Strabaltata- Sottosopra...il cervello- Non capire più niente.

Stracco-Stanco.

Struccava- Spezzava- Struccare può assumere altri significati es. Togliere il trucco.-

Sumenti- Semi (in romano: “Bruscolini”)

Svaga'- Svuotare... .

'Svanza- Avanza...da Avanzare.

Tajuli'- Tagliatellina- (tipo di pasta:Tagliatelle)

Tigna- Testardaggine.

Tizzo'- Tizzone -Pezzo di legno infuocato (da camino...) -

Totulo- Ciò che rimane di un “mais” dopo ch'è stato sgranato.

Trusmarì- Rosmarino.

Vago- Vado... (andare)

Valtri- Voialtri.

Vento- Vinto.

Vo'- Voi.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      

Velle- ...in “velle”- Da nessuna parte...In nessun posto...Per niente...

Vuria- Vorrei      

Zanzule- Ciabatte.

Zero garbunella- Zero completo, tagliato... Nulla nel modo più assoluto-

Zompene- Saltano- Zompare- Saltare.

 

 

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