LA FORTUNA
Farsa in un atto
di KOUME MASAO
Versione di Giovanni Marcellini
PERSONAGGI
Il giovanotto povero
Il vecchio padrone ricco
La fanciulla dell'alta aristocrazia
Il medico
L'intendente del vecchio padrone ricco
Il soldato ubriaco
Domestici.
Commedia formattata da
L'azione si svolge ai nostri giorni, in Giappone, nel salone del vecchio padrone ricco. Il mobilio del salone, di stile europeo, di un lusso ultramoderno, un po' chiassoso e disparato: il lusso oltracotante delluomo reso vanitoso dalla propria ricchezza. Nel fondo, una finestra; a destra, una porta che d sulla scala comune; a sinistra, una porta che d sullanticamera. Giornata calma di primavera.
(Al levarsi del sipario, una cameriera entra dalla porta di sinistra, recando una bacinella nella quale il medico si lavate le mani; essa attraversa la scena ed esce dalla porta di destra. Dopo essersi sbarazzata dell'oggetto, la donna rientra in scena. Un domestico entra dalla porta di destra).
Il Domestico - L'esame del dottore terminato?
La Cameriera - Non ancora. Sono andata a rimettere a posto la bacinella. Il dottore ha sempre in mano l'apparecchio per ascoltare.
li Domestico - E come va il padrone?
La Cameriera - Non ne so niente: io reggevo soltanto la bacinella.
Il Domestico - Ah, siete straordinaria, voi!
La Cameriera - Perch?
Il Domestico - Non siete ambiziosa, ecco.
La Cameriera - Altroch se lo sono! Ma perch mi dite queste?
Il Domestico i - Perch... perch... ma perch non avete fatto attenzione a quel che succedeva.
La Cameriera - Per favore, in che cosa non si ambiziosi quando non si fa attenzione a quel che accade?
Il Domestico - In che cosa?... In che cosa?,.. Se ve lo dicessi, forse vi burlereste di me. Ma io, vedete, penso continuamente alla morte del padrone, E' in questo momento, che gravemente ammalato, che noi dobbiamo tenere gli occhi bene aperti. Al mattino, quando gli porto l'acqua per le sue pulizie, io osservo con cura la sua faccia giallastra e gonfia d'uomo ricco, e mi domando sempre: Sta forse per morire? . E la sera, quando sento il rumore delle chiavi della cassaforte che il padrone ha l'abitudine di maneggiare prima di coricarsi, mi ripeto: Ma quando diavolo muore?.
La Cameriera - E poi?... Questo tutto?... Ma anch'io penso a questo. Come si potrebbe non pensarci? E' una cosa assolutamente naturale. Non forse vero che un uomo ricco, senza eredi, passa il tempo della vecchiaia come un idiota? E si pu ammettere questo? Assolutamente no.
Il Domestico - Oh, mi avete tolto un gran peso, perch ero molto inquieto e mi domandavo se non mi consideravate uno scellerato.
La Cameriera - Uno scellerato? Ma niente affatto. Io ho ruminato e rimuginato dentro di me le stesse cose, e ho finito col convincermi che perfettamente inutile lasciar vivere il padrone. Per un momento, ho anche pensato ch'era meglio ammazzarlo con un sol colpo. Ma poi mi sono ricreduta, riflettendo ch'era pi saggio attendere pazientemente l'ora in cui egli ci avrebbe fatto la cortesia di morire di quel veleno che si chiama il tempo.
Il Domestico - Curioso! Come avviene che tutti e due pensiamo malvagiamente le medesime cose? E' forse il diavolo che c'ispira?
La Cameriera - Come? Non trovate tutto ci molto semplice?... Allora siete uno sciocco! Ma tutti troveranno naturalissimo che, dopo la morte di un ricco senza eredi, i suoi domestici diventino proprietari di molte case.
Il Domestico - Oh, ecco il nostro sogno: far parte della categoria dei proprietari di case.
La Cameriera - Ah, sono gl'immobili che vi tentano?! Io preferisco la professione d'usuraia a quella del proprie-tario di case. E' pi moderna.
Il Domestico - Tuttavia una casa una gran bella cosa. Vedete i professori d'Universit: non sono tutti proprietari di molte case d'affitto? Ma lasciamo queste discussioni. E ditemi: credete che i nostri sogni si realizzeranno?
La Cameriera - Una cosa si realizza sempre quando ci si pensa continuamente.
Il Domestico - Quale somma credete ci possa toccare?
La Cameriera - Aspettate!... Io ho sentito stimare la fortuna del padrone: ha guadagnato quattro milioni di yen colle sue miniere e sei milioni di yen con la speculazione. Siccome in fatto di denaro non bisogna mai credere che alla met di quel che si dice, ammettiamo che siano soltanto cinque milioni di yen. Se si dovranno dividere, chiaro che andranno tre milioni al signor intendente, e un milione a ciascuno di noi. Non ammissibile che la nostra parte sia inferiore a un milione, visto che noi siamo stati pi fedeli del signor intendente. Vero?
Il Domestico - Hem! hem! Com' possibile essere fedeli quando si brama la fortuna del padrone prima che sia morto?... Ma non importa. Ditemi: con questo denaro quante case si potrebbero costruire?
La Cameriera - Un numero incalcolabile. Ammettendo che ci vogliano dieci minuti a percepire il fitto di ciascun appartamento, occorrer certamente qualcosa come sei mesi per incassarli tutti!
Il Domestico - Diavolo! La cosa diventerebbe allora imbarazzante. Sar bene mettere soltanto met del denaro per la costruzione delle case. Col resto, io vorrei fare un viaggetto in Europa.
La Cameriera i - S, ma il seccante, quando si viaggia in Europa, che non si guadagna nulla colle persone che non parlano la vostra lingua.
Il Domestico - Sta bene. Ma dopo dieci anni d'assenza, la gente avr dimenticato il mio passato di domestico. E' gi un bel vantaggio.
La Cameriera - E che cosa farete in Europa, durante i dieci anni?
Il Domestico - Si va al music-hall , per esempio... Ma lasciamo stare, occupiamoci piuttosto di questioni attuali, e non di cose future. Vediamo: il padrone muore o non muore? Ecco la questione che non abbiamo ancora risolta.
La Cameriera - Ma s, certo, muore. Nessun dubbio su ci. C' anzitutto l'et, che supera i settant'anni. Aggiungete poi l'emottisi, che sopraggiunta, pi uno stomaco che ha funzionato finora con grande fatica, e che sta guastandosi definitivamente. Questa volta, la fine certa, state tranquillo. Avete notato che l'altro giorno io ho rivolto una preghiera al dio della cucina e ho fatto il sacrificio?
Il Domestico - Ah, eravate voi? Come le donne sono delicate! Anch'io ho pregato molto, ma senza aggiungervi il sacrificio.
La Cameriera - Per questo non siete riuscito nell'intento vostro.
Il Domestico - Ma poich la morte del irrevocabile, una perdita di tempo mettersi preghiere.
La Cameriera - Giustissimo. Verissimo. Zelo, ecco quel che dobbiamo far vedere: assai pi necessario, Bisogna applicare tutta la nostra intelligenza nel cerar! d'arraffare quanti pi soldi possibile.
Il Domestico - Ben detto! Allora io corro a la cucina.
La Cameriera - Ecco, questo si chiama far bene (Escono entrambi. Il medico e l'intendente entrano).
LIntendente - Che si deve pensare del suo stato!
Il Medico - Assolutamente disperato. Anzitutto, vecchio ; per di pi, come sapete, la seconda volta chi soffre di questa malattia. Ulcera allo stomaco! Quale sua alimentazione in questo momento?
LIntendente - Oh, mangia le cose pi Non so come spiegarmi, ma sembra che l'eccessiva frugalit sia diventata per lui una specie di mania. Non il messo in testa di far venire espressamente il pane dalli Russia? Quello nero di cui si ciba il contadino russi), ecco il pane che s' messo a mangiare. Sembra che gli abbia trovato un sapore delizioso all'epoca in cui, viaggiando alla ventura, pescava di frodo nei mari artici.
Il Medico - E come vino?
LIntendente - Va pazzo di quell'orribile alcole di patate dolci. Credo che sia un altro ricordo degli anni. duri della sua vita.
Il Medico - E' molto tempo che si messo a bere di cotesto alcole?
LIntendente - No. Un bel giorno, sar un mese appena, ha voluto questi alimenti grossolani; ed ora s'ostina a nutrirsi di essi malgrado le rimostranze che sono durate non meno di sette giorni e sette notti. Eppure aveva amato i piatti prelibati, come un imperatore romano, Diceva persino che per pasteggiare a sciampagna ci vogliono in tavola testuggini o pernici. Sembra che si sia improvvisamente ricordato dei gusti della sua giovinezza, Questo brusco cambiamento s' verificato precisamente in seguito a un colloquio con un vecchio operaio. Per tutta una notte il padrone ha parlato con lui passeggiando,
Il Medico - Diavolo! Ma quel liquore di patate molto nocivo.
LIntendente - Insomma, la vostra opinione? Non c' assolutamente alcuna speranza di guarigione?
Il Medico - Mi impossibile essere affermativo; ma il caso disperato. Eppoi, con la faccia che gli avete visto, pu darsi che sopraggiunga una nuova emottisi. E sarebbe la fine. Ritengo sia il caso di avvertire i parenti e i conoscenti.
LIntendente - Parenti non ne ha. Le sue uniche conoscenze sono: la viscontessa Diamanf, e una fanciulla discendente dai marchesi Passionato, Libertina. Per, l'altro giorno hanno bisticciato e rotto le loro relazioni.
Il Medico - Non possibile! Deve pur esistere qualche erede della sua ricchezza e delle sue immense propriet.
LIntendente - No, no.
Il Medico - Ma il suo testamento?
LIntendente - Egli vorrebbe ben farlo, il testamento ; ma non pu scrivere.
Il Medico - Diavolo! Ma allora non c' nessun erede designato?... Oh, ma dovevate dirmelo prima; mi avreste evitato di commettere una grossa imprudenza!
LIntendente - Che c'? Vi sareste, per caso, sbagliato di medicina?
Il Medico - No, non questo. Ma se avessi saputo ci, non avrei massaggiato cos brutalmente il suo ventre rimiro il suo stomaco. Quando io vedo la faccia d'un rimi non posso impedirmi di trattarlo duramente. Se fessi stato pi delicato con lui avete visto come gli ho tiralo fuori la lingua!) avrei certamente guadagnato tanto di che comprarmi otto o dieci apparecchi per la mia professione. Si dovrebbe essere sempre circospetti. Non i prevede mai dove si nasconde la fortuna.
LIntendente - A quanto vedo, siete un uomo molto litro. Allora, secondo voi, il padrone morir?
Il Medico - Ormai non potrebbe pi vivere, a meno che non si trovi qualche cura miracolosa.
LIntendente - Si potrebbe forse farlo vivere con gualche soluzione di radio?... Se la cosa fosse possibile, oche spendendo qualche migliaio di yen... dite, che cosa ne pensate? Gli che se morisse subito, sarebbe spiacevole per me.
Il Medico - Perch spiacevole?
LIntendente - Perch, confesso, non credevo stesse per morire, e allora ho commesso la sciocchezza, l'altro ciurli, d'irritarlo. Se morisse subito, perderei la ricompensa alla mia lunga fedelt.
Il Medico - Oh, io non ci posso far nulla. Affrettatevi dunque a fare tutto il possibile per rientrare nelle sue buone grazie. Egli ricorda il mio nome?
LIntendente - Non credo...
Il Medico - Allora sar bene ricordarglielo. Credo che la semplice menzione: un medico affezionato ambite un valore nullo in un testamento.
LIntendente - Ah, credete di avere anche voi dei diritti: Da quanto tempo venite qui per le vostre visite?
Il Medico - Ammetto ch'io sia venuto due o tre volte, ma il medico che assiste un malato durante i suoi ultimi momenti , di fronte al malato stesso, in una situazione del tutto speciale. Il vostro padrone sar certamente di questa opinione.
LIntendente - Sta bene, gli ricorder il vostro nome. Ma, sentite, proprio non siete capace di farlo vivere ancora almeno un giorno?
Il Medico - Per la medicina impossibile!
LIntendente - Allora mi sar difficile qualificarvi come un medico devoto.
Il Medico - Tanto peggio! E' proprio d'un medico devoto far morire colui che il destino ha segnato, e di far vivere colui che pu essere salvato... Arrivederci, vado a visitare un altro ammalato... Mandate un domestico a casa mia per prendere la medicina. (Dalla porta) Se il signore v'interroga, ditegli esattamente il mio nome; cercate di non sbagliare pronunciandolo. Un testamento un documento immutabile; non si pu cambiar nulla Milza un regolare giudizio, ve lo dico io. Arrivederci. (Il medico esce. L'intendente resta in scena a bocca spalare cala. La porta della sala comune si spalanca: il padrone entra).
LIntendente - Ah, Dio mio, siete voi, signore? Ma che cosa volete fare? Perch non siete rimasto nel vostro letto?
Il Padrone - Ho un affare da regolare. Il malato sono io. Io so benissimo, e meglio di voi, che sarebbe meglio che me ne stessi tranquillamente a letto. Se la malattia potesse risolversi, evidentemente sarebbe saggio rimanere a letto; ma dal momento che non c' nessuna speranza di guarigione, a che serve rimanersene tranquilli?
LIntendente - Se vi agitate cos, evidentemente perderete ogni speranza di guarire.
Il Padrone - Ah, s, vi comprendo perfettamente. Voi pensate che facendo queste rimostranze, si d una prova evidente della propria fedelt; ma se mi lasciate dire per quale ragione sono venuto qui, forse non vi sentireste pi in dovere di far rimostranze. Sono venuto qui per fare il mio testamento.
LIntendente - Come?... Il vostro testamento! Siamo dunque arrivati al momento cos triste? Ma io credo che sia troppo presto.
Il Padrone - No, non troppo presto. Io morir oggi, prima che il sole diventi rosso per il tramonto. Se non fosse il cielo che mi manda la morte, vedete bene che saprei morire da solo. La malattia di cui soffro per la seconda volta m'ha insegnato che tra poco io non sar null'altro che un cadavere. Ora, io voglio morire in un giorno calmo come oggi, se possibile. Un santo deve morire in un giorno calmo. Mai m' accaduto, sinora, di seguire l'esempio di un santo, e voglio, una volta almeno nella mia vita, seguire l'esempio di un santo. Questo il mio ultimo voto.
LIntendente - Oh, no, oggi un giorno per vagabondi. Ho visto questa mattina cinque persone morire dinanzi all'uscio: erano tutti dei vagabondi di strada. Ecco perch non possibile che oggi sia il giorno della vostra morte.
Il Padrone - Basta! Portatemi penna e inchiostro.
LIntendente - Bene, signore. (Esce).
Il Padrone - Ol, domestico!
Il Domestico - (entrando) Signore?
Il Padrone - Scendete nella strada, e impadronitevi con la cortesia o con la forza, ma assolutamente, della prima persona che passer davanti al portone principale della casa, venendo dalla direzione sud... Via, fate presto.
Il Domestico - Anche se questo passante ha commesso qualche delitto?
Il Padrone - Non preoccupatevi! Voi dovete fare una cosa sola: eseguire i miei ordini. In questo istante, ore 3,33',33", correte senz'altro a impadronirvi dell'individuo che passer dinanzi alla casa.
Il Domestico - Bene, signore. (Esce).
L'Intendente - (entrando) Ecco tutto l'occorrente.
Il Padrone - Benissimo! Ed ora ascoltate: non una parola in pi, non una parola in meno, state bene attento. Se vi sbagliate di una sola parola, sarete processato come falsario.
LIntendente - S, signore, inteso. (In questo momento, rumore di lite fuori scena. La porta s'apre bruscamente. Un giovanotto, dall'aspetto miserabile, spinto violentemente nella camera. Il domestico dietro d lui).
Il Giovanotto - Ma che c'? Che cosa volete fare di me?
Il Domestic - E' una fortuna che non molto grosso! Avanti, avanti, entra e chiudi il becco.
JL Padrone - Oh, ma no, non trattatelo cos brutalmente. Signore, sedetevi. E siate il benvenuto.
Il Giovanotto - Ah, voi siete il padrone della casa? E che volete fare di me, per avermi fatto acciuffare cos prepotentemente? Sono questi gli ordini che voi avete l'abitudine di dare ai vostri domestici? Io sono privo di forze, perch non ho mangiato da tre giorni e da tre notti. Se avessi mangiato a sufficienza, sarebbe stata una cosa da nulla per me fuggire dopo aver buttato a terra due o tre domestici come costui.
Il Domestico - E' un tipo che non vuol sentire ragioni. Aveva un bel dire: Io sono un nomo libero del mondo , non voleva muovere un solo passo quando ho tentato di prenderlo con le buone. Ho dovuto adoperare la forza per condurlo qui.
Il Padrone - Rendo la dovuta giustizia alla scrupolosa osservanza dei miei ordini.
Il Giovanotto - Credete forse di potervi arrogare il diritto d'impedire alla gente di passare, da sud a nord, nel viale, davanti alla vostra casa? Io sono attualmente, come vedete, un povero diavolo, e niente altro. Ma sono un uomo libero. Se vero che non ho toccato cibo da tre giorni e da tre notti, pur tuttavia sono laureato in legge. Ho pure scritto un melodramma. Malgrado la mia indigenza attuale, posso sperare che un giorno verr anche per me la fortuna.
Il Padrone - E' venuta oggi la fortuna. Soltanto per questo voi siete qui.
Il Giovanotto - Finitela con questo scherzo. Io sono capacissimo d'entrare dove mi pare, senza che nessuno m'abbia chiamato. Se la mia volont di entrare, vi prego di credere che nessuno ci potrebbe nulla, quand'anche si tentasse di adoperare la forza per farmi sloggiare. E' stata una bell'audacia, la vostra, a farmi rapire in pieno giorno e a farmi entrare in un luogo come questo. Potreste pagarla cara. Tuttavia, io diventerei subito indulgente, se voleste... per caso... regalarmi un milione di yen.
Il Padrone - S, s! Io voglio darvi, appunto, questo milione di yen, anche moltiplicato per dieci!
L'Intendente - (colpito dal pi grande stupore) Ah!
Il Domestico - (come l'intendente) Ah!
Il Giovanotto - Che?... Continuate ancora con questo scherzo?
Il Padrone - Non uno scherzo, la verit. Io voglio nominarvi mio erede universale.
Il Giovanotto - Cosa dite?... (Piano) Ma questa forse una clinica per pazzi? (Guarda sospettoso attorno a s).
LIntendente - Voi date tutta la vostra eredit a questo individuo? A questo sconosciuto?... Ah, che sento!... che sento!... E' mai possibile?
Il Padrone - Tutto il mio avere appartiene a quest'uomo. (L'intendente s'abbatte nelle braccia del domestico).
Il Domestico - Che avete, signor intendente? Via, via, non siete il solo ad avere questa delusione! Ecco le mie case che se ne vanno in fumo! Ol, Ohana, un po' d'acqua!
II Giovanotto - Che cosa succede?... (Si batte li fronte) Certamente la continuazione del mio sogno.
|La Cameriera - (entra recando un bicchiere dacqua) Che c'?
Il Domestico - Le nostre case sono andate in fumo,
La Cameriera - E cos anche il vostro viaggio e il vostro music-hall ? Vi sta bene. Per la mia casa, una casetta per me sola, era cosa eccellente, mentre un viaggio in Europa non s'accorda con l'interesse generale della societ.
Il Domestico - (all'intendente) Suvvia, fatevi animo, signore!
LIntendente - Non niente: una semplice vertigine (Al padrone) Vogliate scusare la mia scorrettezza. Allora, questo testamento terminato?
Il Padrone - Non ancora.. Ma siete voi che dovrai scriverlo.
Il Giovanotto - Ah, voi volete fare il vostro mento, e nominar me vostro erede universale? E' mi buffo. Io non sono vostro nipote e voi non siete mio Uno zio sconosciuto vive in un paese straniero: muore all'improvviso, ed ecco che un biglietto di banca diecimila yen e un testamento trovato sotto il guanci del morto finiscono nelle mani di un nipote. Tutto sto va benissimo. Oppure io sono, per ipotesi, una bel ragazza? Un vecchio barone innamorato di me, e un bel giorno io ricevo un'eredit insperata. Tutto possibile in un romanzo. Ma io non sono che un vane miserabile, come vedete. Non ho n padre, n madre, n amante. Talvolta la mia anarchia dissolve sino il mio proprio io. E' vero che spesso ho sognato la fortuna; ma non avevo mai previsto che arrivasse cosi presto. Ma ecco: tutto ci cos impreveduto che la sorpresa supera il piacere. Ci che vuole il donatore il piacere di colui che riceve. Allora meglio che diate la vostra fortuna a qualche altro a cui il dono far pi piacere che a me. Non debbono mancare, attorno a voi] persone che abbiano accarezzato questa speranza. Sar meglio soddisfare la loro attesa. Io non sono che un sem-plice passante. Senza dubbio voi avete persone che v'interessano pi da vicino che me.
Il Padrone - Voi parlate molto bene, giovanotto. Mi io non ho alcuna relazione. Sono solo. Sino a due settimane fa avevo due amiche ; le ho piantate in seguito i una disputa che abbiamo avuto sul valore della bellezza e della ricchezza. Se esse sapessero che sono sul punto di morire, si pentirebbero amaramente di aver bisticciato con me. Ma troppo tardi. Del resto, io odio coloro che fondano le loro speranze su delle contingenze future; non c' nel mondo nessun ordine, nessun principio di cause ; il caso soltanto governa l'universo. Colui che tra tutti pi mal sicuro, l'uomo che ha tutto previsto. Se per avventura le sue previsioni si verificano, unica-mente per effetto del caso.
Il Giovanotto - Ma io credo che vi sia un destino immanente che influenza le cose.
Il Padrone - Allora come spiegate ci che avviene qui in questo momento ? Voi mi avete detto poc'anzi che per tre giorni e tre notti avete cercato invano di trovar lavoro. Ma se voi aveste inciampato in un ciottolo e questo incidente vi avesse fatto ritardare di un minuto; se il luogo dove avete dormito iersera si fosse trovato a nord e voi foste passato davanti alla mia porta andando da nord a sud, anzich viceversa; oppure, se voi aveste trovato lavoro un giorno prima e, avendo mangiato a sufficienza, avreste potuto, con la forza delle vostre braccia e l'agilit delle vostre gambe, liberarvi dalle mani del mio domestico; o ancora, se io non avessi scelto l'istante preciso delle ore 3,33 minuti e 3 secondi; se non avessi deciso di morire, vale a dire se facesse cattivo tempo e vi fosse, oggi, molto vento nel cielo, che sarebbe avvenuto di voi? Il tempo sarebbe trascorso senza alcun avvenimento; voi sareste sempre povero; un altro uomo sarebbe al posto in cui siete ora. La vostra situazione attuale s' determinata grazie alle forze del caso diffuse nel tempo e nello spazio, tempo e spazio cos congiunti che si durerebbe fatica a inserirvi un capello. Ci premesso, come vi possibile credere a un destino immanente? Senza dubbio, voi mi direte di aver compiuto qualche buona azione nella vostra vita anteriore, vero? Il Giovanotto - Un uomo fa ci che pu, e riceve la ricompensa conveniente: ecco la giustizia, ed a questo principio che deve obbedire il destino. Soltanto, un uomo come voi rovina questo principio.
Il Padrone - Amico mio, voi credete che questo principio di una ricompensa legittima sia sempre messo in pratica? Io ho fatto la mia fortuna con le mie mani nude; la potenza umana, o meglio ci che io ho potuto compiere col mio proprio potere, non ha esercitato che un'azione affatto trascurabile sul cosiddetto aiuto del cielo. C' non molto lontano da qui un uomo che lavorava con me e che si dava ancora maggior pena di me: oggi continua a lavorare nelle fogne. Ho incontrato questo vecchio amico un mese fa; abbiamo parlato insieme per tutta una notte, e mi sono cos convinto che la sua sfortuna non era dovuta n a mancanza di lavoro, n a difetto d'intelligenza, ma che era un semplice effetto del caso.
Il Giovanotto - Voi avete delle opinioni eccessive. Siete il solo a pensare cos.
Il Padrone - E' possibile. Per la gente deve credere al caso. Io ci credo assolutamente. E anche tu devi crederci. Se rifiutassi di credere a una realt cos evidente davanti ai tuoi occhi, che cosa potrebbe esser degno per te di credenza?
Il Giovanotto - Ma...
Il Padrone - (freddamente) Come ma... ? Ti basti credere al caso e di diventare mio erede.
Il Giovanotto - lo credo al destino. M' impossibile allungare il braccio verso la vostra fortuna, perch avrei paura che qualcosa di spaventoso mi sopraggiungesse dopo. Ora, credo che voi certamente non esigerete il sacrificio della mia vita dopo avermi colmato di tanto denaro.
Il Padrone - Ma che cosa borbotti ancora? Dal momento che credo di aver acquistato la mia fortuna per caso, io te la dono per caso. Obbedisci senz'altra parola.
Il Giovanotto - E sia! Consento, poich voi lo volete assolutamente.
Il Padrone - Acconsenti? Benissimo!
Il Giovanotto - Anch'io voglio credere al dio Caso!
Il Padrone - Intendente, scrivete testualmente quel che vi detto: cosa semplicissima.
LIntendente - Dite, signore.
Il Padrone - Io nacqui per caso e per caso muoio. Dono la mia fortuna acquistata per caso a un passante che... , come vi chiamate?
Il Giovanotto - Mi chiamo Phli Sissimo.
Il Padrone - ... a un passante chiamato Phli Sissimo. Gli lascio la libera disponibilit dell'intera mia fortuna, sotto la sola condizione che dar ragionevole ricompensa all'intendente, al domestico, alla cameriera, che m'hanno servito con zelo prima della mia morte .
Il Domestico - Oh, quello che speravo!
La Cameriera - Proprio quello che speravo!
L'Intendente - (contentissimo) E questo tutto?
Il Padrone - No, scrivete. Inoltre dar al medico affezionato che mi ha assistito nei miei ultimi momenti il denaro necessario per acquistare sette apparecchi per la sua professione .
LIntendente - Posso scrivere i nomi sotto le specifiche di... intendente, domestico, cameriera, medico?
Il Padrone - Questa la prima prova d'intelligenza che avete dato nella vostra vita.
Il Giovanotto - Ma ben certo che morirete oggi? Non vi verr per caso il capriccio di voler vivere altri venti o trent'anni, ora che avete fatto il vostro testamento?
Il Padrone - Oh, in questo momento io non provo nulla che assomigli a un rimpianto. Vado a morire di l, nella mia camera. (Al domestico) Portatemi del pane nero e dell'alcole di patate dolci.
Il Domestico - Bene, signore. (// padrone, lintendente, il domestico e la cameriera escono. Il giovanotto resta solo. Riavendosi a poco a poco, dallo stupore, prende il testamento e lo legge. S batte la fronte per convincersi che ci che avvenuto non un sogno. Si ode il rumore della tromba di un'automobile che s'arresta dinanzi alla casa. Qualche attimo dopo la fanciulla appartenente all'alta aristocrazia entra. Indossa un abito da pomeriggio, d grande fantasia).
La Fanciulla - Oh... scusate, signore... A chi ho l'onore di parlare?
Il Giovanotto - Io? Io sono uno sconosciuto.
La Fanciulla - (esaminando con acuti occhi di donne la foggia degli abiti del giovanotto) Ah, no! Non cercate ora di nascondermi la vostra identit. Potete fare tutto ci che volete, ma non riuscirete mai, malgrado il vostro travestimento, a velare Io splendore della vostra persona. Voi siete certamente il principe di quel regno del Caso di cui il signor Shimota, il padrone di questa casa, mi parlava tempo fa. Oh, io l'ho indovinato subito.
Il Giovanotto - Io? E' assolutamente impossibile ch'io sia un principe, ve l'assicuro. Io sono di condizione cos bassa che non dovrei neppure osare di rivolgervi la parola.
La Fanciulla - Ma che dite? Vedo che mancate proprio di fiducia in me. Io sono, in verit, d'una condizione molto al disotto della vostra. Ma rassicuratevi: che per nulla al mondo riveler il vostro nobile segreto al prefetto di polizia. Io sono la signorina... (Gli presenta il biglietto da visita).
Il Giovanotto - Ah, voi siete la signorina Libertina, della famiglia dei marchesi Passionato!
La Fanciulla - Ma s! Otto giorni fa mi sono bisticciata col signor Shimota. Credevo di non rimetter pi piede in questa casa. Ed ecco che mi ci ritrovo. Ma per puro caso. Dovevo recarmi al concerto; l'automobile non ha potuto passare per il viale a causa di certe riparazioni al selciato; ho dovuto quindi prendere un'altra direzione. Ora, passando davanti al portone di questa casa, scoppiato un pneumatico, e ho subito pensato di telefonare a casa mia perch m'inviassero qualcuno per sostituirlo. Vi ripeto, solo per telefonare sono venuta qui. E ho fatto bene a venire! Sono felicissima di fare la vostra conoscenza, signore. Tutto ci dovuto al caso, non vero? Se il telefono pubblico non fosse stato occupato, io non avrei avuto l'idea di salire qui.
Il Giovanotto - Il telefono? (Si guarda intorno, non vedendolo) L'apparecchio deve essere in un'altra stanza.
La Fanciulla - Oh, no. Ora non ne ho pi bisogno. Non ho pi voglia di andare al concerto. Sono felice di restar qui con voi.
Il Giovanotto - Ma vi dico, signorina, che io non sono di condizione tale che mi autorizzi a intrattenermi con voi.
La Fanciulla - Si, s, pu darsi, infatti, che io sia di condizione troppo bassa per tenervi compagnia. Mi trovate forse tanto brutta?
Il Giovanotto - Oh, no, signorina, chi oserebbe dire che siete brutta? Se si trovasse un furfante che osasse dire una simile impertinenza, gli assesterei un pugno tale sul naso che il sangue lo soffocherebbe nella gola, mettendolo cos nell'impossibilit di ripetere la menzogna. Se la signorina me lo permette, io sono pronto in qualunque momento a dimostrare quel che dico. Credo che per voi sarei capace d'arrestare col mignolo anche una locomotiva o un cavallo in fuga. Vedete, vorrei che i tavoli e le seggiole di questa camera si tramutassero in nemici improvvisamente sorti contro di voi.
La Fanciulla - Per far che cosa?
Il Giovanotto - Per annientarli e provarvi cos che io... Ma no, ahim, tutto ci inutile. La mia condizione completamente diversa dalla vostra.
La Fanciulla - Come? Ancora? Mi secca che parliate sempre della vostra condizione. Fin dal principio non avete fatto che cercare di indispettirmi.
Il Giovanotto - Oh, mai pi. Siete voi piuttosto che volete tormentarmi, e non fate che schernirmi.
La Fanciulla - No, voi siete... In ogni caso, un onore per una donna come me essere contraddetta da voi. Trattatemi pure come volete: io ho tanto piacere a restare accanto a voi!
Il Giovanotto - Io bacio la suola delle vostre scarpe se me l'ordinate; bacio le tracce dei vostri passi se l'esigete.
La Fanciulla - Ma voi scherzate! Ah, siete davvero un bel tipo!
Il Giovanotto - In verit, credete che io scherzi?
La Fanciulla - Sul serio, sinceramente che parlate cos?
Il Giovanotto - Lo giuro su Dio...
La Fanciulla - E acconsentite a baciarmi? Baciarmi sulle labbra?
Il Giovanotto - Sulle labbra?
La Fanciulla - Esitate?... Impostore!... Che sar di me? Io sono stata audace col signore, che vedevo per li prima volta; ho dimenticato la mia educazione e la mia condizione; ma siete voi che me le avete fatte dimenticare. Mi avete fatto dimenticare la modestia e il pudore della donna; ed ora trionfate di me disprezzandomi. Chi sar di me, che cosa sono per voi, ora che... vi amo?
Il Giovanotto - Che dite?... E possibile che voi... di me?... Credete seriamente che io possa disprezzarvi!.,, Via, non piangete! (S'avvicina alla fanciulla, posa una mano sulla sua spalla. Tutte due si seggono su un canapi Essa continua a piangere nascondendo il volto nelle gi-nocchia del giovanotto) Non piangete. Sollevate il volto. Non abbiate paura. (La fanciulla solleva il volto; i suoi occhi nuotano nelle lacrime; essa guarda amorosamente il giovanotto. Tutt'e due restano per un momento muli l'uno di fronte all'altro) Mi permetti? (La bacia. Tutte due restano immobili, scambiandosi baci).
La Fanciulla - Vorrei restar cos per l'eternit.
Il Giovanotto - Vorrei morire! Vorrei morire! (h questo momento si ode dietro la scena un orribile vociare di ubriaco. Un soldato entra bruscamente).
Il Soldato - Vorrei morire! ... Ah, se questo quel che chiedi, non difficile accontentarti. Io me ne infischio del terzo come del quarto! Sono maledettamente in ritardo per rientrare in caserma; mi metteranno in cella, porca vita! Ma ecco, voglio fare ci che costoro chiedono. Come hai detto? Vorrei morire!. Ebbene, morrai: bello uccidere chi chiede d'essere ucciso! (La fanciulla e il giovanotto restano un momento come inebetiti. Spaventata dal furore del soldato, la fanciulla cerca con gli occhi dove fuggire).
La Fanciulla - Un ubriaco!... Dio mio, che succede! Presto, scappiamo! (Essa entra nella sala comune. Il giovanotto resta in scena, completamente impassibile).
Il Soldato - Allora, cos... sei tu che ti auguravi di poter morire? Bene, ecco! (Cava di tasca una pistola e spara. Il giovanotto, che in piedi, perduto in un sogno, fa due o tre passi; poi, cade sul tappeto. Avvicinandosi ed esaminando la ferita) Colpito al cuore! Morire cosi, di un sol colpo, una vera fortuna! (D un calcio al cadavere) Animale, hai avuto proprio fortuna! Ah! ah! ah!... (Esce rompendo in una fragorosa risata. Fuori si ode per qualche tempo il suo grasso riso. Si odono altres le voci che piangono la morte del padrone. Il riso del soldato s'allontana sempre pi. Le voci che piangono il padrone si mescolano al riso sinistro del soldato. Il cadavere del giovanotto resta nella camera vuota di felicit. Il suono della campana di un tempio, che giunge di non si sa dove, esprime questa massima del Buddha: Non c' nulla di eterno al mondo! .
FINE
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