La frutta della signora Rita

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Le frutta della signora Rita

Commedia in tre atti

di

Angelo Alfieri

Personaggi


Ugo Bottoni:

Rita:

Carlotta:

Mario:

Gio, detta Vanna:

Felipe:

Contini:

Adele:

Enza:

Colli:


Infermiere di precisione

Sua moglie

Proprietaria del frutteto

Agronomo

Intermediaria

Nipote di Contini

Nonno di Felipe

Moglie di Contini

Dottoressa

Consulente finanziario


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A chi non è capitato, almeno una volta nella vita, di avere bisogno di un infermiere per un’iniezione? Beh! Il nostro è un po’ particolare: è di precisione, caratteristica non comune nell’ambiente! Vittime di questa “precisione” sono i malcapitati pazienti di un paese del nord Italia, nonché la moglie, la quale, tra l’altro, è turlupinata da un’amica frutticoltrice la quale, in un primo momento le porta cesti di frutta e subito dopo ci ripensa e se li porta via. Per porre fine alla situazione, Rita tenta di far passare per pazza l’amica ma l’imponderabile è dietro l’angolo. La scena: Ampio salone con quattro porte, un séparé e un mobilio elegante, oggetti moderni. Nota per la regia: i personaggi di Enza e Adele possono essere interpretati da una sola attrice.

ATTO PRIMO

Scena prima

Ugo: (Sta facendo un’iniezione alla moglie, come tutte le mattine da un po’ di tempo a questa parte). Stai ferma … stai ferma. Rita! Te la fai da sola? Ci mettopoco: me ne vado all’osteria a filtrare lo sciroppino di donna Aurelia!

Rita:                   Hai in mente solo quello!

Ugo: Se si rompe l’ago dentro non so come tirarlo fuori perché con la calamita non esce. La ciccia lo impedisce.

Rita: Di’ piuttosto che non le sai fare e dai la colpa a me … e non prendermi l’osso! Guarda Ugo che se mi rompi dentro l’ago te lo faccio mangiare! (I due sono dietro ad un séparé).


Ugo:


Per prenderti l’osso ci vuole ben altro che un semplice aghetto.


Rita:                   Villano! Sbrigati … non voglio passare tutta la mattina su questo


dannato divanetto. Non andare in giro a dire che sei un infermiere di precisione perché ti smaschero davanti al primo che capita.

Carlotta: (Entra con un cesto di pesche). Faresti bene! Rita, quando hai finito la tortura hai una bella cesta di pesche da far bollire.

Rita:                   Ahia … Che aghi usi, quelli da materassaio?

Carlotta:         Prova a fargliela tu qualche volta!

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Ugo: (Fa capolino). Carlotta sei desiderata al telefono! Corri! (Entrano in scena i due). Lo sapete che sono il miglior infermiere del paese.

Rita: Per forza: sei l’unico! Che belle! Mi verrà fuori un bel chiletto di marmellata che tu non mangerai per punizione, così impari a trapanarmi il lato “B”. Sapessi che male mi fa. Quando vado dalla dottoressa mi faccio dare le pastiglie.

Carlotta: Certo. A me le dà prima ancora che gliele cerco. I primi tempi che andavo mi diceva: “pillole o iniezioni”? No, no, per carità: “pillole”. Essendo l’unico del paese, con la fama che lo contraddistingue … Oh! (Vuol dire che Ugo è un inetto).

Ugo:                  Godere della stima altrui fa onore … quando mi ritirerò dall’attività lo

vedremo … verrete implorando: Ugo, ti prego, fammi la puntura.

Rita: Centinaia di persone in coda per farsi sforacchiare il didietro. “Illuso!” Le punture non si usano più! (Rita è molto sarcastica e talvolta ironica).


Ugo:


Infatti le danno ai casi disperati. (Ridacchia non visto).


Rita:

ripensa).


Bocca mia stai zitta … (Prende un oggetto per scagliarlo ma poi ci


Mario:


(Bussa timidamente). Si può?


Ugo:


No! (È un po’ seccato). Tu hai dei discendenti elvetici?


Mario:


Non tutti … alcuni … perché?


Ugo:


Niente … è una costatazione, vista la puntualità mi è venuto spontaneo.


Mario:


Io non sono puntuale, sono preciso.


Rita:


Siete in due allora.


Mario:              Carlotta, sono passata da casa sua ma come al solito non l’ho trovata poi,


la scia di “Eau de fogne” (Su queste parole Carlotta si inorgoglisce pensando di avere un profumo esclusivo) che lascia mi ha condotto qui. Ho il piano di reintegrodel frutteto.

Carlotta:         È urgente? (Mario annuisce). Fai vedere. (Ugo si avvicina curioso).

Ugo, non hai più nessuna da bucherellare? Cosa guardi … cosa ne sai di piante da frutta? (Ugo annusa Carlotta).

Ugo:                  Ne so molto più di quanto tu possa immaginare. Ti ricordo che il frutteto

era di mio nonno prima che lo cedesse a te per un’esiguità … e sottolineo “esiguità”. (Guarda i fogli di Mario). Qui vedo già un errore. Estirpi i meli per i ciliegi? Cheagronomo sei?

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M ario: Tu sei rimasto fermo all’ottocento … pensi veramente che piantando alberi diversi tra loro faccia bene al raccolto?

Ugo: Alla mia maniera gli insetti dell’una vanno a mangiare quelli dell’altra senza aver bisogno di spargere insetticidi a pioggia. (Lo porta da parte). Come insetticida usa l’acqua della tua padrona: “eccezionale!”

Mario: (A parte). Te lo giuro: quando non la trovo, annuso l’aria. Entro un certo raggio è infallibile.


Rita:

Carlotta?


C’è un odore strano. Come di chiuso. Avete rovistato nel letame? Sei tu


Carlotta:

… qualcosa.


Io? È un profumo nuovo, me l’ha consigliato la parrucchiera. “Eau de” (I tre si guardano). Viene dall’estero.


Rita:


Difficilmente in Italia si fanno profumi anti aggressione.


Carlotta:


Per quelle ho delle bombolette spray ai vari ingredienti.


Ugo:


Mi raccomando non fare confusione.


Carlotta: Senti Mario, io voglio che il raccolto sia sempre più abbondante e sempre meno costoso.

Ugo: Così mangeremo la plastica invece di queste splendide pesche dalla buccia vellutata come il sederino dei bimbi.


Rita:


La poesia è il suo forte! Le scrive in punta di ago …


Gio:


(Da fuori, grida). Rita!


Rita:

gridare?


È arrivata l’ortolana … entra! Perché tutte le volte che viene deve


Carlotta: Sarà sorda … (Ridacchia spalleggiata da Rita). Da quando ha smesso di farsi fare le punture la trovo diversa … mi rotolerei dalle risate. Che scema!

Ugo: Ridi ridi … Io sono un infermiere di precisione. E poi non gliele ho fatte io ma altri incapaci della zona. (Esce indispettito mentre entra Gio). E tu smettila di gridare.


Gio:


Non mi piace entrare in casa d’altri senza motivo.


Ugo:


Allora stai a casa tua. Vado dove mi rispettano.


Gio:


E dove?


Rita:


Al cimitero … (Ridono). Dai, siamo cattive … è un pezzo di pane.


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Mario:              Secco! Carlotta, prenda una decisione in fretta, la stagione per i trapianti

èpropizia, non tiriamo in là troppo il discorso perché i costi aumentano e i risultati non arrivano.

Carlotta: Se hai già deciso procedi pure: fai il necessario. Parla con quel caprone di Felipe e fatti aiutare nei lavori.


Mario:


Agli ordini. Fa male, eh?


Rita:


Scostumato: non si chiedono mai ad una donna queste cose intime.


Gio:                   Appunto: bifolco! Lo sapevo, non mi ricordo più il motivo della mia


venuta. Dunque, ho detto: vado da Ugo perché ho bisogno di vedere Carlotta e di

fatti è qui … ah, sì: ho trovato un cliente per le pesche … le vuole tutte!

Carlotta:         Tutte! Anche queste? Rita mi spiace non te le posso dare. Le vuole tutte.

Rita:                   E la marmellata? D’accordo … la faccio di noci.

Mario:              Di noci? Però! Non lo sapevo!

Rita: Stamattina non sei venuto qui per niente … come entri da quella porta è come se sfogliassi un enciclopedia, per cui,tra un albero e l’altro piantaci dentro un bel noce, chissà mai che il vento,impollinandolo, ti fa crescere delle albicocche!


Mario:


Mi stai dando un consiglio o …


Carlotta: Tu prova a farlo che ti stacco le orecchie. Si può avere un agronomo così? Boccalone! Matura che è ora.


Gio:


Che spasso venire qui, è meglio della Tivù dei ragazzi.


Rita: Tu: il medioevo è finito da un pezzo! Bestia … dove vivi, in convento? Come sei rimasta indietro.


Gio:


In un paese piccolo come questo ne basta una avanti … fa male eh?


Rita: Andate via … via! (Escono Gio e Mario). Vagabondi! Non si vergognano mai … allora me le porti via tutte?

Carlotta: Le vogliono tutte … mi vengono a mancare dei chili … te le do se mi avanzano, come sempre del resto. Dai Rita … ti darò delle ciliegie più in là!

Rita:                   (Si sposta). Va bene qui? Guarda facciamo così: non darmi più niente.

Prima di portare qualcosa poniti la seguente domanda: gliela lascerò oppure no? Sapendo già la risposta eviteresti la fatica di portare un peso inutile.

Carlotta: (Prende la cesta e si avvia verso l’uscita). Sei un’ingrata! Non ti porto più niente.

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Rita:                   Porti tante cose ma non lasci nulla. Che personaggio … se aspetto le sue

frutta sto fresca … mamma mia che dolore stamattina … non è che mi viene qualche durone sottocutaneo, qualche choc … quando torna mi sente … (Si vuole sedere ma). Ahia … non mi avrà rotto dentro l’ago davvero? Sto qui in piedi fino a mezzogiorno come una scema? L’operatore sanitario di precisione è al bar, luogo di perdizione noto in tutta la regione per le donne favolose che lo frequentano … la più giovane ha mille anni e rotti … la più bella ha la barba … ma lui si trova bene … pensa un po’ che razza di marito ho!? (Va in un’altra stanza).

Scena seconda


Felipe:


Signora Adele!


Rita:


Non c’è.


Felipe:


Torno dopo.


Rita:                   Meglio se non torni più. (Rientra). Se non è scemo questo ditemi voi chi


può essere considerato tale. (Va valla porta). Cosa vuoi?

Felipe:             (Ha un casco di banane in testa). Allora c’è?

Rita: Non sono io … è un fantasma che si aggira nei dintorni … stai migliorando … a vista d’occhio! Ti hanno mandato o sei venuto di tua spontanea volontà?


Felipe:


Mi hanno mandato!.


Rita:


Senti … quello che devi dire dillo tutto di filato … dai parti!


Felipe: Arrivederci. (Rita lo trattiene). Il signor Ugo Bottoni mi manda con le banane. Tenga, sono nuove. Le ha vinte a briscola.


Rita:


Lui dov’è?


Felipe:

andare?


Non lo so. Ha detto che aveva delle iniezioni da fare fuori paese. Posso


Rita:                   Fuori paese? Al cimitero le fa. Mandami tuo nonno, digli che ho un


affare da … vai vai … non tornare mai più. Povero figliolo … mah! … Le butto in pattumiera? Mi conviene chiamare la dottoressa, il dolore non passa. “Pronto”. Segreteria … non si trova mai, puoi anche morire ma lei … sarà alle Maldive … sta dieci giorni in ambulatorio e dieci in vacanza, a ciclo continuo … non mi va di

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parlare con il sostituto … impiccione di uno. Vuole sapere la rava e la fava … ma vada al diavolo. Fa un sacco di domande … “Come si chiamava sua madre”! Cosa gliene frega a lui. Sono domande da medico? Una volta sono entrata in ambulatorio vestita di bianco, mi squadra e mi dice: “signora è molto colorata”. Ero bianca! O è daltonico o è matto. Poi dicono vai dal dottore … Mh! Lasciamo perdere. Ritento. “Pronto” ... c’è, sarà andata in gabinetto … “dottoressa sono Rita Bottoni. Ho un problema … Eh, dica, fa in fretta lei, mio marito, che è un infermiere, mi ha fatto una di quelle iniezioni che mi ha dato tre settimane fa … sì, sto meglio, sìììì … veda, il fatto è che … ecco: brava!” Però la facevo più tonta! “Cosa faccio? … Impacchi di bucce di banana … ecco … guardi, me ne hanno portare adesso un casco … pensi il caso. … Sìììì, le faccio bollire e poi”. Questa qui è matta. “D’accordo, se non si sgonfia la chiamo … meglio, mi dia le pastiglie … tra un po’. Arrivederla!” Quando si ha un inetto in famiglia vengono i calli in posti strani. (Va dietro il séparé).

Contini:          Rita!

Rita: (Da dietro). È arrivato quell’altro! Avanti. Famiglia di urlatori. Accomodati. Fatti vedere, girati … sei passato dal porcile? Hai un profumino di “eau de” la tua padrona che … fate la gara tra di voi a chi puzza meglio?


Contini:


Sei pazza? (È parecchio sporco ma si siede lo stesso). Stai in piedi?


Rita:


Oggi è una giornata particolare … calli … balle varie!


Contini:


Di’ la verità: ti ha preso l’osso?


Rita:


In questa via non ci sono segreti … cosa sei venuto qui a fare?


Contini:


Mio nipote ha detto che avevi un affare da sottopormi?


Rita:                   Io? Quello lì è matto … curatelo, lo vedo peggio. È entrato con un casco


di banane in testa … dai!

Contini: Ma sì, crede che sia quello integrale … quando va in bicicletta se lo mette. È più furbo di tutti noi,dammi retta. Ha una velocità a potare gli alberi … bisogna vederlo per credere.

Rita: Comincia dal tronco poi passa alle radici … ma fammi il piacere. Giacché sei qui e visto che sai tutto sulle “retrovie” delle persone ti do un incarico delicato … prima di tornare a casa e metterti a fare il solitario fino a notte fonda, passa dalla dottoressa Enza e ti fai consegnare la prescrizione per le medicine senza guadare quello che c’è scritto: hai capito?

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Contini:          Sono diventato il tuo garzone? Se ci tieni così tanto al tuo “retrobottega”

vacci tu! Non vuoi far sapere cos’hai e mandi me dal dottore? Fin ora non so niente ma l’occhio casca …

Rita: Non fare lo gnorri … con un marito come il mio ormai lo saprà tutto il paese. Come non detto … vorrà dire che mi trascinerò fino là … sei contento?

Contini: Per me hai un disturbo della memoria … è la terza volta che mio nipote mi dice che hai bisogno e quando arrivo mi mandi via … non c’è logica!

Rita:                   La logica è morta l’anno scorso di crepacuore … Accompagnami … non

vedi che soffro?


Contini:


Sono perplesso.


Rita:


Anch’io ma non lo do a vedere.


Contini:


Ti devo portare di peso?


Rita:


Ti piacerebbe! (Escono).


Scena terza

Ugo: Vieni, vieni Vanna … Rita! … Non c’è: la vedi? Dice che le faccio male ma appena esco se la batte. Ha un carattere! E così vendete tutta la frutta quest’anno? È stato un bel raccolto, sarà contenta!

Gio: Sai com’è … per lei è sempre poco il guadagno … dall’inizio dell’anno ha venduto trenta tonnellate di frutta … il venti per cento in più della passata stagione.

Ugo: E si lamenta! Che belle banane! Chi le ha portate? (Ride). Vuoi vedere che se le vede dice che sono sue?

Gio:                   Oh … Ci puoi giurare. Se le capita di vedere qualche mela per strada

pensa che gliel’hanno rubata. (Campanello). Hai visite!

Ugo:                  Avanti! Carlotta … hai perso qualcosa?

Carlotta:         Tua moglie non c’è?

Ugo:                  La vedi? Allora non c’è! (Annusa l’aria).

Carlotta: È uscita in quelle condizioni? Con un pezzo d’ago nelle vie … respiratorie? (Si accorge di Gio e non vuole che si sappia dei guai dell’amica).

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Gio:


Che malattia ha?


Ugo:                  Nessuna! Si sarà fatta mele! Male! Carlotta, quando ti vedo straparlo. Mi


viene fuori la frutta dappertutto.

Carlotta:         Che belle banane … sembrano le mie … dove le hai comprate?

Gio:                   In farmacia … sono purgative. (Carlotta sta per prenderle).

Carlotta:         Ueilà … purgative! Strano … non lo sapevo che ci fossero banane così.

Ugo: Eppure! Le fanno! Non qui è … da noi non crescono … vengono da … da dove vengono?

Gio:                   Da là …

Rita: (Rientra un po’ arrabbiata). Eccolo … quando ho bisogno non ci sei mai. (Prende le banane). Beh? Siete in riunione? Le faccio bollire per un … decotto biologico alternativo della cosa del dottore che è … a voi cosa ve ne frega?


Carlotta:


Questa vaghezza cosa nasconde? Dove le hai comprate?


Rita:


In farmacia.


Gio: Hai visto! Se hai l’intestino sotto sopra … una volta bollite vai via che è un piacere. (Rita stava andando in cucina ma si ferma per ascoltare).


Rita:


Continua … voglio vedere fino a che punto ti spingi nel vaneggiare.


Ugo:


Rita, stai bene? Il settore … là … è a posto?


Carlotta:


Ah! Mi pareva. Quale settore?


Rita:


Voi siete in libera uscita o siete scappate da qualche centro di recupero?


Gio: Carlotta … sono passata perché credevo di trovarla qui ma vedo che la situazione sta perdendo una brutta piega. Ho un ordine di banane tipo queste da evadere in fretta ...


Rita:


Evadere eh? Hai visto che ho ragione Ugo!


Carlotta:          Quanti quintali? (Gio fa un gesto). Tanti … mi mancheranno queste, ma


se sono purgative … cosa dici? … Le butto in mezzo e chi se ne frega!

Rita:                   Racconta un po’ la storia di queste banane?

Gio: Ma … la storia delle banane … devo partire dall’inizio o da quando sono entrata?

Rita:                   Se vuoi partire per il manicomio ti indico la strada ma se scegli di

andarci da sola … prego!

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Carlotta:          Sentite, le prendo lo stesso … chi le mangerà se la farà addosso.

Arrivederci! Mi sono costate … il trasporto.


Ugo:

cosa?


E anche sta volta, cara Rita, il decotto te lo puoi scordare. Decotto per


Rita: Vanna … ti chiamano, corri! (Gio ci crede e va). Le aveva portate qui Felipe, ha detto che gliele hai date tu. Che le hai vinte a briscola … le avrà rubate da qualche ortolano … signore che casino quel ragazzo … combinazione la dottoressa mi ha detto di usale per un … è colpa tua!

Ugo: Lo sapevo … qualsiasi fatto accada è colpa mia. Ho giocato a briscola? Non l’ho nemmeno visto il … quel ragazzo non mi convince. Dai fammi vedere il panettone. (Ride tra sé). Ti fa male?

Rita:                   È come se avessi degli spilli … (Pensa). Non è che tutte le volte mi

spezzi l’ago dentro “mister precisione”?

Ugo: Ma finiscila … sei suggestionata. Rifugiati dietro il paralume che ti visito. (Vanno dietro il séparé).


Rita:


Paralume sarai tu. E fai piano!


Ugo: Sei infagottata come una mummia? (Fa capolino). Sono cose da non vedere. “Ribrezzo”! (Al pubblico).


Rita:


Con chi parli?


Ugo: Con nessuno … allora Nefertiti ti sbrighi? Oh - Lallà? (Sbircia ancora). Inguardabile!


Rita:


Non commentare … curami … ahia! Da quant’è il foro?


Ugo:


Da dieci … Rita, per favore non straparlare!


Scena quarta

Ugo: (Rientra soddisfatto dopo aver sistemato la moglie, non sa che fare, si aggira. Rita va in camera). L’agronomo … Rita halasciato qui il progetto del frutteto

…va va che scemo … non c’è in giro una matita … vediamo un po’ il futuro della frutticoltura della signora Carlotta … E no, queste le mettiamo qui e queste qui … queste le tiriamo via e mettiamo queste … Aria aria, le piante devono respirare … o fai il bosco o il frutteto. (Riavvolge il foglio). È talmente tonto che non se ne accorge

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nemmeno. Fa il furbo! Lo chiamo. “Pronto, parlo col dottor Fagiani? … Sì! … Ma pensa. … Non lo trovi più? … Che peccato! Era così ben fatto. … stai attento ai malintenzionati, te lo potrebbero manomettere … eh! … Cercalo bene, anche in bagno mi raccomando. Ciao! … perché ti ho chiamato? Non lo so! (Improvvisa). Ah sì … Contini ha detto se deve strappare il fico … ah non lo so che fico … qualsiasi … Ciao!” Porca miseria … dove glielo faccio trovare? Glielo lascio al bar vicino al tavolino dove si siede sempre. Entro, mi aggiro e non visto lo infilo sotto. Rita, esco un attimo.

Rita:                   Ecco lo sapevo che mi piantava qui da sola … cosa faccio con sto male

…mi ha portato via anche le banane … ammesso che facciano qualcosa: a me, quella lì, non mi convince. Forse è meglio così … Le bucce poi … e le banane chi le mangia, il gatto della signora Farnetichini? Avanti!

Felipe: (Entra con un fascio di fiori). Per lei da parte di un ammiratore … il signor Anselmo. C’è anche un biglietto ... lo leggo? … Alla cara signora Adele! Con chiaro amore.

Rita: Fai vedere! “Te quiero”: è spagnolo! (Si mette ad invocare la mamma dalla disperazione e Felipe la imita). Cosa ho fatto di male. Come mi chiamo io?

Felipe:             Adele!

Rita: Ecco! Mandami tuo nonno … questi lasciali qui … non è che hai bisogno di qualche puntura te? Così a occhio mi pare … Abbiamo in paese un infermiere specializzato in forature … chissà che non sia il toccasana … ciao!

Felipe:             (Rivolgendosi verso il pubblico se la ride sotto i baffi).

Rita: Lo sanno tutti che ha l’amante e lui porta la roba a me. Tutto per L’Adele … le parlerò! … Mah! (Suona il telefono). “Pronto … mi vuole vedere, perché? … Ma no! .. Corro subito!” L’ho detto io che quella lì è matta.

Ugo: Guardala quella che sta male … dove corri! Bene la faccenda è sistemata, il foglio l’ho lasciato al bar … gli verrà consegnato intatto e … nel frattempo mi dedico al passatempo preferito dagli infermieri di precisione come me. Poi non si dica che sbaglio perché mi fanno imbufalire. (Si alza una musichetta per un minuto. Senza mostrare nulla al pubblico Ugo disegna dei bersagli di vari colori che applica sul punto in cui andrà a fare l’iniezione. Da qui il soprannome. Il pubblico lo verrà a sapere solo alla fine). Sono ancora meglio degli altri.

Mario: Ugo, menomale che ti trovo. Eccolo! L’avevo lasciato sotto il tavolino del bar. Dove ho la testa … Ti ho visto uscire di corsa , ti ho chiamato ma tu non mi hai sentito.

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Ugo:                  Un po’ di cerume. Di la verità: tu facevi i cento metri da giovane?

(Mario scuote il capo). C’è mancato un pelo. È tutto in ordine?

Mario: Sì, per fortuna. È un progetto segreto. L’ho messo giù per la Carlotta ma mi serve anche per altri clienti … le piante hanno bisogno di essere dislocate qua e là.

Ugo: Capisco! In poche parole: le pianti per uno e poi, quando sono da trapiantare, le dislochi qua e là … e la Carlotta lo sa?


Mario:


Cosa c’entra Carlotta … non lo sa.


Ugo:


Appunto … volevo dire … se non glielo diciamo noi non …


Mario:


È il caso di dirglielo? No!


Contini:


Dov’è la signora che ha bisogno di me!


Ugo: Rita? Sarà fuori … siedi un attimo … che giornate … per fare quattro iniezioni ho girato tutto il paese … a piedi.


Contini:


Ma se ti ho intravisto uscire dal bar e precipitarti a casa.


Ugo:


È un periodo di malattie gravi! Ogni tanto mi bevo un cordiale!


Contini:          A proposito di piedi: avrò fatto … dieci chilometri oggi … su e già per il


frutteto … adesso poi che aggiunge altri ettari … diglielo che ci vuole un mezzo per scorrazzare …

Mario: Lo prende … sì … ha prenotato un paio di somari ... lo sai che lei è per l’agricoltura biologica no.

Ugo:                  Il progetto che hai in mente andrà bene … dislocazione biologica …

bravo Mario! (Guarda il pubblico come per dire: “ho fatto bene a manomettere il progetto”).

Contini:          Non mi dai niente da bere? Tira fuori sti liquori francesi che tanto

decanti … non lasciarli andare in malora. Ah! Ho capito: le usi come disinfettante. Al posto dell’alcool usi il Calvados.

Ugo: Arriva la Rita … non si toccano: sono suoi. Li controlla tutte le sere prima di coricarsi.


Contini:


Cosa fa alla sera? Cori–carsi? Oh bella! Non lo sapevo!


Ugo:


È una malattia, cosa credi! Ti costringe a dormire a pancia in giù!


Mario:


Se ti viene sei fritto. Punture su punture … e non si guarisce.


Contini:


È per quello che tua moglie le fa? (I due annuiscono). Oh povera donna!


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Rita: (Entra). Concilio di Trento? Contini di’ a tuo nipote di stare attento … controllalo … tieni. Li ha portati a me pensando che fossi l’Adele. (Tra sé). Manda il cretino, la furba!


Contini:


Per l’Adele? Ti ha fatto uno scherzo.


Rita:


Me ne fa uno al giorno, quando va bene: abbi pazienza!


Mario:


Non è stupido … è fatto così … è un lavoratore indefesso.


Ugo:


Che in italiano sarebbe …


Mario:


Vuol dire che non si stanca mai.


Rita:                   Ma noi sì … adesso si è calmato ma fino a un po’ di tempo fa mi portava

le galline: vive! (Tenta di sedersi ma …). È ancora presto.

Contini: Guarirai … vedrai … ancora qualche punturina e dopo ti potrai girare come vuoi.

Rita: Sì … ecco … ci sarà da studiarci sopra a questa battuta … si diffonde a vista … il segreto in questa casa è uno sconosciuto … se ti ammali lo mettono sul giornale … e poi, avendo in casa un mezzo dottore dal “ghirigoro” facile … se adesso andate fuori dalle palle mi fate un favore. (I due se ne vanno). Se non sei tu il divulgatore: chi è?


Ugo:


Rita, Rita …


Rita: Ugo, Ugo! Sono dovuta correre dalla dottoressa: ha sbagliato a darmi la ricetta. Mi stava dando le pastiglie contro la meningite.

Ugo:                  In paese abbiamo qualcuno con la meningite? (La guarda per bene). Per


quella malattia danno le iniezioni. È grave! Hai capito male. Sarà stata qualche malattia che finisce in “ite” e tu, essendo un tantinello sorda e non avendo pratica ,hai concluso che è meningite. Almeno si è scusata gentilmente o …

Rita:                   Tanto per essere precisi. Ti posso “gentilmente” mandare a cagare?

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Scena quinta

Enza: (Verso sera). Si può entrare? Signora? (Rita è in cucina col marito). Sarà partita per le Maldive … Rita! Menomale che mi sono accorta in tempo. Gli stavo dando le pillole per la congiuntivite … è un po’ di tempo che faccio confusione con le ricette. Sono stanca … mio prenderò un periodo di relax .

Rita:                   Chi è! Seccatori … dottoressa! Ha bisogno? Ugo, c’è la dottoressa!

Vieni di qua. È diventato sordo … non ha niente da dargli? Possibilmente iniezioni.

Gliele faccio io!

Enza:                Ma no! Per l’otite non ci sono iniezioni … gli prescrivo queste pillole.

(Si mette a scrivere la ricetta). Una settimana.


Rita:


(Tra sé). Gli è andata bene! Supposte non ce ne sono?


Enza:


Sìììì! Le preferisce?


Rita:


Oh! ... Grosse! (Enza riscrive la ricetta ma lascia anche l’altra).


Enza:                La vedo meglio … deve avere pazienza, queste malattie sono lunghette:

arrivano e non vanno via più!

Rita:                   Però che dottoressa. Sa anche queste cose qui? Ugo! Lo vede:

campanone! (Esce Ugo). Da giovane abitava sotto il campanile, è otoleso!

Ugo:                  Ho sentito, non sono sordo … grida sempre. Dottoressa … come la

trova? Si continua a lamentare per via delle punture … e si rompe l’ago e tira e molla

…glielo dica anche lei: deve stare calma. Gli aghi non si rompono più.

Enza: Non tema. Suo marito è un ottimo infermiere. Lo vogliono tutti! Quando qualcuno mi chiede se conosco gente che fa le punture li mando da lui. Lo sa che lo chiamano “il bersagliere”? Ha fatto quell’impacco di banana? No! … Allora lo può fare di mele cotogne: ne ha?


Rita:

mele).


Bisogna vedere … può anche essere: le spiego … (Arriva Carlotta con le


Carlotta: Ecco qui un bel cesto di cotogne per la mia Rita … dottoressa!? Ne vuole un po’ … prenda! Ho pensato: quasi quasi gliele porto alla mia amica del cuore.


Rita:


Ha pensato ma …


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Enza: (Annusa l’aria pure lei). Che combinazione, le stavo dicendo di farsi un decotto … sono cose personali. Un buon medico non sbandiera le magagne dei suoi pazienti a tutti. Comunque grazie, le predo volentieri. Faccio la cotognata.

Rita:                   Dipende! Va via subito o si trattiene? Deve sapere che la frutta in questa

casa ha delle facoltà incredibili: scompare!

Enza: Devo andare. Allora sostituisca quelle con quelle: d’accordo? (Prende delle mele). Ero in pensiero … sa, si fa in fretta a finire all’ospedale.E lei unasupposta al giorno.


Rita:


Bene. Buonasera. (Enza esce ed entra Gio).


Ugo:


Ti vuole bene … neh? Supposta?


Rita: Sapessi! Vanna … non travolgermi la dottoressa: se me la fai fuori chi mi da le cose … Oh signore a volte mi chiedo se è un erborista o un medico … cosa vuoi?

Gio:                   Carlotta … (Come sente il nome Rita pende il cesto). Mario ha bisogno

urgente … ha detto che il piano di ristrutturazione del frutteto è stato manomesso.

Venga! (Nella concitazione lascia il cesto).


Carlotta:


Cosa significa manomesso? L’ho sempre detto che manca di precisione.


Ugo:                  È una virtù rara. (Occhiataccia di Rita). Forse sta volta te lo lascia!


(Teme che prima o poi lo scoprano). Andiamo di là. Lasciati abbracciare. Lo sai chesei ancora una bella donna?! A parte il problemino retrospettivo … momentaneo … Eh! Ho fatto bene a sposarti.

Rita: Se per caso stanotte non riesco a dormire ti faccio vedere che oltre ad essere bella sono anche un po’ manesca! Dopo di che potresti rivedere le tue certezze caro il mio “foratore di retri”!


Carlotta:


(Torna indietro è arraffa il cesto). Non si sa mai: con quello che costano.


Rita:

cavalli.


(Dalla cucina). Ugo, accendi la radio intanto che mangio in piedi come i


Felipe:


Signora Adele?


(Questa volta ha un pacco vistoso).


Rita:


Lo sapevo. Hai preso tu il cesto …


Felipe: L’aveva in mano Carlotta! Appena arrivata in piazza è caduta e le ha perse tutte. È stata una scena “Racca”.

Rita:                   Le sta bene! “Racca”?

Felipe:             Come si dice:”racca-pricciante”.

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Rita: (Felipe si mette immediatamente ad implorare). Prega prega che ti fa bene! Ugo, vieni a vedere chi c’è … poi dice che non è vero che è scemo! Ugo!

Ugo:                  Cos’hai li dentro … signore che … dove l’hai rubato?

Felipe: Che rubato? Sono degli asciugamani per l’Adele … c’è la bolla di consegna … leggi!

Ugo: Come si chiama mia moglie? Rita, ecco! L’Adele è tua nonna: asino! Se continui a portare qui la sua roba prima o poi ti strozza. Fila! Mandami tuo nonno.

Rita: Fai apposta o sei veramente tonto? Ugo fagli una punturina di ricostituente … (Felipe se la dà a gambe levate). Vuoi vedere che abbiamo trovato il modo di tenerlo lontano? (Guarda il marito). Secondo me non ha paura delle punture in sé … è la voce che circola a metterlo nel panico …

Ugo: Sarebbe a dire? Sfotti, sfotti … ho le mani d’oro. … Non ti lamenti più, è segno che ti è andato a posto il “male” …

Rita: Qui se c’è qualcuno che non è a posto sei tu! Ahia! Porca miseria ancora; devo dormire in piedi? Bada Ugo che se mi fa infezione ti rincorro con la clava … (Rita ritorna in cucina).

Ugo:                  Fisime. Solo fisime. (Al pubblico).

Rita:                   Ugo!

Ugo:                  (Allarga le braccia, scuote le testa e raggiunge la moglie).

FINE PRIMO ATTO

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SECONDO ATTO

Scena prima

Contini: Non so più che cosa pensare! Ne combina di tutti i colori … ieri … è entrato nel pollaio della Carlotta e le ha strozzato un tacchino perché ha detto che deve fare l’indiano con le penne. Un’altra volta ha attaccato la slitta al cane in piena estate …

Rita: Curatelo! Però? A parte tutto, perché continua a dire che quello che porta è per l’Adele?

Contini:          Vallo a sapere! È vero, gli asciugamani erano per lei, gli ha ordinati via

internet, sai che è moderna, non va più in negozio ordina col computer … dice che costa meno … non ha il coraggio di dirlo? Non è che ci mancano i soldi. Sono quei fiori che mi hanno lasciato perplesso … chi glieli ha mandati? Ha detto Anselmo?

Rita: Avrà qualche amante segreto. Qualche extra comunitario. Non sarà quello spagnolo che è arrivato l’anno scorso? … Lo chiamano il “sombrero”. Cura anche lei. Spiala.

Contini: Non sono un medico … Ugo c’è? È scoppiato un puti- ferio per quel progetto … mah … non si capisce chi abbia potuto manomette tutto il sistema … a che scopo poi … sarà la concorrenza, in un modo o in un altro trovano il mezzo per fregarti … avranno saputo dell’estensione del frutteto e hanno colpito … a me … ecco, ci siamo capiti.


Rita:


Ha tutta l’aria di essere un scherzetto di tuo nipote ma, senza prove …


Contini:          No! Non lo pensa nemmeno! Bene! Vado a lavorare. Ti lascio col tuo


dolore … a domani.

Rita: Dacci un taglio con questa storia … non vedi che sono in perfetta forma? (Cerca di sedersi). Ahia! Adesso mi fa male di quie di là … Mh, verrà a casa il“precisione”. (Campanello). Avanti! Buongiorno, desidera?


Contini:


Prego entri! (Sulla porta).


Colli:


Il signor Bottoni?


Contini:


No! Non ancora … (Colli lo guarda male).


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Rita: Parli con me che sono la moglie. Si sieda finché lo può fare … lasci stare … si accomodi. Ha bisogno di qualche iniezione o … (ha preso l’agenda).

Colli: No, per carità, sono sano come un pesce. C’è un odore di … muffa … non lo sente?

Rita: Sì, muffa! Scherza? È un nuovo profumo dalla fragranza di bosco che va di moda adesso in Italia settentrionale. Soprattutto nella zona di confine. Roba costosa! Estratto di frutti misti e tartufi.


Colli:


Si sente. Genera un po’ di nausea ma …


Rita:


Me lo portano con la frutta … l’odore rimane e la frutta scompare.


Colli:


Bisogna accontentarsi. Rimane in piedi? Gesto eloquente di Rita).


Rita: Sì, oggi ho passato tutto il giorno al computer … Gli dico così perché qui in paese abbiamo un iniettore formidabile e molte persone passano per fissare un appuntamento, in genere sono degli sprovveduti, più che altro ignari. Veda, prima di cominciare la cura stavano bene dopo cominceranno a stare male … Sono i miracoli dell’agopuntura.

Colli:                Non mi piace l’agopuntura, vedere tutti quegli spilli puntati nella pelle.

Rita: (Eloquente gesto di Rita al pubblico). Come la capisco … e quindi? Con chi ho l’onore?

Colli: Lieto: Santo Colli. Sono un consulente finanziario … mi occupo di investimenti … azioni, obbligazioni, titoli di stato e via dicendo … Sono alle dipendenza della banca del Monte degli ulivi …

Rita: Ed è venuto qui da noi. Ha fatto il giro del paese e alla fine ha deciso di passare dentro visto che è l’ultima casa …


Colli:


Esatto! Ho giusto un pacchetto da proporle.


Rita:


Di pacchetti me ne portano già abbastanza.


Colli: Si tratta di investimenti sicuri … non vendo bolle di sapone … la mia banca è la migliore sul mercato. Siamo seri. (Rita torna a guardare il pubblico).

Rita:                   Oh, si vede! È in giacca e cravatta! Guardi, a me questo Monte degli

ulivi mi fa venire in mente un’altra cosa. Comunque sta arrivando mio marito, parli con lui che ci capisce. (Entra Ugo). Ugo, c’è questo signore che non vende bolle di sapone ma … ma?

Colli:                Finanziamenti di varia natura. (Estrae un pacco di fogli). Il signor

Asola? Pardon: Bottoni? Vede, noi proponiamo, come quota d’ingresso per mettere in

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moto il meccanismo diciamo … guardi, vede … il piano d’investimento: sono solo centomila euro poi potrà aggiungerne altri gradualmente a sua scelta e disponibilità: capisce? È un fondo pensionistico integrativo!


Ugo:


Integrativo a cosa?


Colli:


Alla sua pensione.


Ugo: Guardi, io in “pensione” ci vado solo d’estate … a volte! (Sfoglia le carte). Èallettante … nessuno fino ad ora mi aveva fatto una proposta così …interessante … cosa le devo dire … mi dia un po’ di tempo per pensarci … Rita, cosa ne dici?

Rita: Ci ho già pensato! Torni … lei torni … poi … vedrà che se ne andrà con qualcosa in mano. (Ha preso un grossa siringa per uso veterinario).

Colli: (Ha un sussulto). Bene! Vi lascio il depliant. Studiatelo per bene. Facciamo tra una quindicina di giorni?

Rita: Facciamo qualcosina in più … sa, prima dobbiamo raccoglierli … li abbiamo sparpagliati in tante banche … cinquanta mila di qua, ventimila di là, centomila di su ...

Colli:                Centomila di giù … e lo so … la gente fa così … con tutto quello che si

sente dire sulle banche si preferisce tenerli un po’ dappertutto: arrivederci! (Esce).

Rita:                   Chi li ha: sì!

Ugo: Chi l’ha mandato? Non sarà stato quel deficiente? Per chi sono queste supposte? … otal … otosclerosi , sindrome di Meniere … si è dimenticata le ricette.


Rita:


Dammele … sono per … la cosa là … La Vanna! Sta diventando sorda!


Ugo:


Ecco perché grida sempre!


Gio:


(Grida da fuori). Ugo!


Ugo:                  Come volevasi dimostrare! Entra sordomuta! (Ugo bisbiglia qualcosa


per verificare, Gio fa capire che se parla sottovoce non intende). Eh! Chi ti manda?

Gio:                   Il prevosto! Ugo, mi accusano di aver falsificato il progetto di quel

frutteto: ti giuro non so nemmeno che cos’è.


Ugo:


Chi ti accusa?


Gio:


Carlotta! Mi ha detto che mi toglie tutte le transazioni se non confesso!


Rita:                   Quella Carlotta si permette di accusarti senza prove … è giunto il


momento di fargliela piantare …

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Gio:


È proprio sul piantare: non le tornano gli alberi …


Ugo: Saranno andati a fare un giro … Vanna, cosa ti devo dire … vuoi una mano a smascherare il colpevole?


Gio:


Mi aiuteresti?


Ugo:                  Ci mancherebbe! (Di gratta la testa). Vediamo quello che si può fare.

Non farne parola con nessuno, mi raccomando. Vai! (Gio se ne va mogia).


Rita:


Non è giusto però … sarà stato quel cretino … dillo a suo nonno.


Ugo: Non è stato lui … ci vuole una mente diabolica per … vado a sistemare la questione … è mai possibile che debba sistemare sempre io le faccende degli altri?

Rita:                   Quando non sai nemmeno sistemare le tue. Che mattinata! Centomila di

qua centomila di là … quello per me non sta bene … ha bisogno un ciclo di iniezioni fulminanti … è capitato nel posto giusto. Lascia che torni poi ridiamo … investimenti

…Però, oggi … non dico che posso fare quello che voglio ma, il pungiglione non lo sento. Mi avventuro in farmacia così poniamo fine alla tortura. (Ride). Mani di velluto se ne farà una ragione, bucherà qualcun altro.

Scena seconda

Carlotta: (Entra con un cesto di frutta mista). Dopo dice che non le porto mai niente … a me fa piacere regalare … Rita … Ugo …

Rita:                   (Le viene in mente all’improvviso di tentare uno scherzo). Ciao Carlotta.

Hai portato qualcosa per caso? Non vedo niente.

Carlotta: Non scherzare … va che bella roba. Sei contenta? Le ho scelte ad una ad una. (Le annusa).


Rita:


Sento, ma non vedo niente, stai sognando!


Carlotta:


Non sono scema eh! Toh! Guarda questa mela … sembrano due.


Ugo: (Ha sentito la moglie). Non hai portato niente, Carlotta? Strano di solito entri con un cesto di frutta favolosa.


Carlotta:


Siete matti tutti e due?


Mario: (Entra di corsa). Carlotta … (Ad Ugo). Stavolta ho fatto fatica a rintracciarla.

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Ugo: (Annusano entrambi). Ha cambiato acqua … Mario, guarda anche tu … vedi qualcosa sul tavolo?

Mario:              (Intuisce visti i gesti che Ugo gli fa di nascosto). Io non vedo niente:

perché? Cosa ci dovrebbe essere?

Carlotta:         (Si siede). Mi state prendendo per scema?

Rita:                   Sarai stanca, esaurita … sei così abituata a venire con il cesto che ti è

sembrato di portarlo invece l’hai abbandonato nel frutteto.


Carlotta:


E questa che cos’è: un sogno?


Rita:

l’abitudine.


Carlotta, non hai niente in mano: è tutta immaginazione! Sarà


Carlotta:         Abitudine? Non mi fate spaventare eh! Mi sembra talmente vera che …


Mi faccio dare una cura dalla dottoressa … (È perplessa). Non vedete niente? (Gli altri negano). Vado.

Ugo:                  Iniezioni mi raccomando! Stavolta … intanto l’ha lasciato qui.

Mario: Che personaggio … tutto le è dovuto. Mi accusa di ... lo sai … quella faccenda degli alberi … da dislocare …


Ugo:


Accusa? Rita, non hai niente da fare. Porta queste ricette a Vanna …


Mario:


È malata?


Ugo:


Otosclerosi! È evidente: urla.


Rita:


Sì, dammele. Vado.


Mario:              Se prendo quello che ha manomesso il progetto originario lo impicco.


Non me ne sono accorto subito … abbiamo ordinato trecento piante di fichi invece di trecento ciliegi e quel cretino le ha piantate senza dire niente … quel ragazzo ha … e il nonno … si è messo in testa che l’Adele lo tradisce … con chi poi … e tutto per un mazzo di fiori … Ma … ora che ci penso. L’altro giorno quando mi hai telefonato hai detto che Contini doveva strappare un fico … noi non abbiamo fichi!

Ugo:                  Non tuo, suo! (Cerca di sorvolare). Io riferisco. Per me poteva anche

dire un’altra cosa … È un danno grosso?

Mario: E sì … sono quasi trentamila … non mi paga il progetto … per me ha capito qualcosa.

Ugo: Oh! Dici così perché i fichi non li dislochi mentre i ciliegi andavano via che è un piacere.

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Mario: Sì! Non so a chi chiedere aiuto … forse al bar sanno qualcosa. Avendolo lasciato là qualcuno ha voluto divertirsi magari per gioco … però c’è della competenza nella manomissione, è un atto scellerato ma c’è una logica … sono i ragazzi!

Ugo:                  È vero: sono i ragazzi. Se ti posso aiutare dimmelo! Tutto sommato, non

èdetto che i fichi non piacciono … di’ a Vanna di promuovere una campagna pubblicitaria per il rilancio del fico nostrano … ci vuole iniziativa!

Mario: Li hai visti … sono alti così! Tra dieci anni quando li faranno faremo la pubblicità nel frattempo mi do all’ippica.


Ugo:


Che anche quella è a livelli astrali … (Arrivano Gio, Contini e Felipe).


Gio:


Ugo! (Grida come sempre).


Ugo:


La straccivendola di turno. Entra.


Contini: Piantala di urlare … che vizio! Curati. La signora è imbufalita. Ha incolpato lui di “inettitudine” e me di “incapacità gestionale”.


Ugo:


Licenziatevi! Fategli vedere che senza di voi il frutteto va in malora.


Mario:


Almeno capirà che i dipendenti si devono pagare bene.


Felipe: Io lavoro gratis perché dice che solo i migliori hanno diritto ad uno stipendio. E la gente come me dev’essere pagata in natura.


Mario:


Ti dà la frutta da mangiare?


Felipe:

beneficenza.


Quale frutta? Dice che quella in più la porta a voi e che stufa di fare


Gio: A me, che sono quella che scorrazza per tutti i supermercati del nord Italia, dà il tre per cento degli introiti, a voi una miseria …


Ugo:


A noi fa sentire il profumo.


Rita:                   (Ha sentito le ultime parole). È un tipo, non c’è che dire … e pensare che


quando eravamo a scuola era timida … i professori le dovevano strappare di bocca le parole … e alla fine le davano dei bei voti mentre a noi che suggerivamo ci metteva uno striminzito sei.


Felipe:


Io a scuola prendevo tutti otto.


Contini:


Dopo la correzione … all’inizio erano tutti tre e alla fine tutti otto.


Mario:              Tu Felipe non ce la racconti giusta va là! Fai il furbo per non pagare il


sale, come diciamo noi qui … ecco!

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Rita:


In sostanza che cosa si può fare per uscire dall’empasse?


Gio:


Cosa hai detto?


Ugo:                  Vanna, le predi le supposte? Dalle la ricetta Rita … sei andata da lei e lei


è venuta qui e non vi siete incontrate. Oltre alla sordità sta subentrando la cataratta.


Gio:


Sei venuta da me? (Rita fa un gesto evasivo). Quali supposte?


Ugo:


La dottoressa ha lasciato qui la ricetta … “otosclerosi” mi pare.


Gio:


Rita, cosa sta dicendo?


Rita:                   Se lo sapessi! Vanna, ne parliamo dopo! (Tra sé). Te le faccio mangiare


in insalata. (Nel frattempo Ugo ha spostato il cesto in cucina). L’ha dimenticata? Le abbiamo fatto credere che non ha portato niente … è andata via perplessa ma tornerà.

Carlotta: (Entra convinta di trovare il cesto). Fate le riunioni qui? (Non lo vede). Allora è vero, non l’ho portato. Ho le allucinazioni!


Contini:


Abbiamo sempre l’infermiere di precisione: fatti curare da lui.


Gio:


Cosa?


Ugo:


Dai retta a un pistola: prendile che ti fanno bene.


Carlotta:


Allora come pensi di risolvere il dramma dei fichi?


Felipe:


Di chi è?


Ugo:


Cosa?


Felipe:


Questo dramma.


Contini:


Io spero che tu lo stia facendo apposta altrimenti non saprei come curarti.


Ugo:


Iniezioni a ciclo continuo.


Mario: Non penserà che sia colpa mia? Mi sono assentato un attimo e questi due mi hanno fatto un macello …


Contini:


Sta a vedere che è colpa mia se lui prende l’iniziativa in mia assenza.


Carlotta:


Il problema è che non ci siete mai e io perdo un sacco di quattrini.


Ugo:


E in più ci porti una vagonata di frutta.


Carlotta: Tra l’altro! Che ora non vedo … cosa mi sta succedendo? Non mi verrà un accidente anche a me.

Gio:                   Rita … ti posso parlare a quattr’occhi? (Rita si mette gli occhiali).

Rita:                   Anche a otto. Vieni di là in salotto.

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Mario:              Allora come procediamo: tiriamo su tutto e ricompriamo le piante?

Carlotta:         Ricompro … i verbi coniugali giusti.

Felipe: Posso esprimere un parere? Per me … (Viene aggredito verbalmente da tutti). Peggio per voi! (Se ne va).

Carlotta:         Tienilo a freno quel cretino … me ne ha già fatte abbastanza.

Contini: Non è colpa sua. Il piano lo conoscevamo solo noi. Ha eseguito il lavoro e devo dire molto bene. Sono allineate perfettamente. È di una precisione incredibile.

Rita:                   (Rientra con Gio). Allora siamo a tre.

Gio: (Si avvicina ad Ugo). Non è grave … guariscono tutti … si tratta di una settimana, poi tu sei infermiere guarisci prima.

Ugo: Dai … adesso vai a casa ti stendi un attimo … e in men che non si dica: trach! Curati finché sei giovane. (Naturalmente ognuno crede che le supposte siano per l’altro).

Rita:                   Sì sì … fate quello che dovete ma … signori si chiude!

Mario: Se becco quello che ha stravolto il piano gli faccio un’iniezione da cavallo! Vado a meditare.

Carlotta:         (Si guarda attorno). Ho lasciato qualche cesto? … No! È un periodo

difficile: è tutta colpa vostra!

Mario: Ci sono le spie che manomettono gli impianti per mandarci in rovina e lei mi accusa. Io sono preciso!


Rita:


Mai come lui.


Ugo:

Prego.


Rita, sono addolorarti, non infierire infilando la … Eh! Lo faccio per voi.


Scena terza


Rita:


Di iniezione non me ne fai più: mi ha dato le pastiglie finalmente.


Ugo:                  Perché non te le sei fatte dare prima, evitavi la traforazione con tutte le


sue conseguenze. Ormai le punture sono in calo, non le vuole fare più nessuno per via dei costi.

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Rita:                   Non è per quello credimi. Esco un attimo … se per caso tardo … e viene

quel cretino … come non detto: è già qui. Prego dottore, entri.


Felipe:


Non sono nemmeno infermiere.


Rita:


L’abbiamo già e di precisione … strano, non hai niente in mano?


Felipe:             Sono venuto a prendere. Il cesto di Carlotta. Lo so che ce l’avete voi.

Glielo riempito io.


Ugo:


Quindi sai che l’abbiamo ingannata?


Felipe:


Non sono scemo. Ho visto che lo nascondevi di là.


Rita:                   Ecco, che precisione. Sembra quasi che tutti geometri abitino in paese.


Facciamo un patto. Carlotta ti tratta male, giusto? A noi invece porta la frutta ma non la lascia mai, così se tu non dici niente a Carlotta e ti conviene perché almeno la finirà di trattarti male, noi non diciamo niente a tuo nonno dell’Adele, che è l’amante dello spagnolo. E non gli diciamo neanche che tu porti la roba qui per non farlo sapere in giro. Va bene?

Felipe: Va bene. Glielo devo dire? (Ride). Sto scherzando: mi avete scoperto. È stata la nonna a suggerirmelo. Porta tutto dalla Rita che poi vado io a prenderla.


Rita:


Anche le galline? (Felipe annuisce). Perché?


Felipe: Perché non le vuole comprare. Ho fatto fuori un tacchino perché il nonno dice che fanno male e non li compra. Quei fiori glieli manda lo spagnolo ma non


perché è il suo amante … è per compassione … Però il progetto non l’ho toccato, è stato qualcun’altro.

Ugo: Ti consiglierei di continuare la commedia, fingi si essere stupido, anzi aggrava la situazione … tanto vedo che ti viene naturale … fagli vedere chi sei.

Felipe:             Quel Mario poteva anche dirmelo che stava facendo il doppio gioco con

Carlotta. Quando le piante sono al punto che sa lui, spariscono e guarda caso le ritrovo da un'altra parte .


Rita:


Come fai a esserne certo?


Felipe:


Le ho segnate.


Ugo:                  Ho fatto bene a … Dico: hai capito il furbetto … se le rivende. Ci penso

io. Noi non ci conosciamo: intesi!


Felipe:


Non ci conosciamo come persone intelligenti ma come scemi sì!


Ugo:


Esatto! Ma cosa mi fai dire … sei proprio tonto.


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Felipe:             Se mi consegna ancora roba dove la porto?

Rita:                   La nascondiamo in cantina … ad un certo punto verrà a cercarla. Stai

attento a non migliorare di colpo: si accorgono che non sei scemo.

Ugo: Insomma … eh! Dimmi se sbaglio. Dunque tu porti la merce qui da noi per far vedere che è nostra e poi la riporti a casa dicendo che te l’abbiamo data noi o che ti sei sbagliato … essendo scemo non ci fa più caso nessuno.


Felipe:


Esatto! Più o meno. (Esce).


Rita:


A me piacerebbe sapere perché la sua povera mamma ti dato quel nome.


Ugo:                  Rita, non indagare, sei malridotta e ti ostini … avrà avuto le sue ragioni.


Èpossibile che all’anagrafe abbiano capito male e invece di Filippo hanno messo

Felipe … non tutti sono precisi!

Rita:                   (Guarda Ugo con compassione, non dice niente e se ne va)

Scena quarta

Carlotta: Voglio vedere adesso cosa dicono … la più bella frutta del secolo. Rita! Sarà in ritiro (Va a vedere dietro il paravento). Ugo! Spariti? Ha lasciato qui l’attrezzatura da scavo … fa bollire ancora gli aghi? Che “set” specialistico. Ad uso veterinario? Cacchio è un …

Ugo: (Forse era dietro). Fruttivendola, chi cerchi? Rita non c’è, è a fare “shopping” con Adele … mercato rionale. Alla luce del Sole. Oramai … (Ancora una volta finge di non vedere il cesto). Se non devi portare niente cosa vieni a fare?Accompagnami dall’ortolano, mi à venuta voglia di fichi e siccome non ne hai …


Carlotta:


Meno male perché non ne ho! Non vedi nulla per casa?


Ugo:


No! Andiamo prima che arrivino tutti a curiosare … dai.


Carlotta:


Se non vedi niente questo lo porto via. (Prende il cesto).


Ugo:


Hai sentito? Un rumore di là. Vado a vedere. (Gag a piacere)


Carlotta: (Deposita il cesto e lo segue). Ladri! (Estrae dalla tasca una bomboletta). Se lo respirano muoiono. (Ne spruzza un po’ per constatare che sia quello giusto e per un attimo piega le gambe per il ribrezzo).

Rita:                   (Entra all’improvviso). Porca miseria lo nascondo in camera da letto.

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Ugo:                  Un falso allarme. (Si accorge della sparizione. Tra sé). La ladra era di

qui. Lo vedi entrano dappertutto e noi poveracci …

Carlotta: Ueilà … (Si guarda attorno ma non osa parlare). Non mi sento bene, non mi sento bene per niente.

Ugo: Sembra quasi che hai visto un fantasma? Dai Carlotta … andiamo. Sembra che hai visto due fantasmi?


Carlotta.


Eh, ho capito. Ero convinta di una cosa ma … la stanchezza.


Ugo:


Una bella iniezione di vitamine a, bi, ci, di …


Carlotta:


E! Oh! Eh! … Magari coll’ago del veterinario.


Mario: Signora … è diventato difficile rintracciarla … (Ugo ride). Usi quell’acqua di “fo-ntana” …

Ugo:                  Diciamo il “filo di Arianna olfattivo” è più “chic”, più francese.

Carlotta:         Siete in delirio … Mario … vedi qualcosa?

Mario: Insomma … ah, sì! Vedo lei, vedo lui. Fin ora: sì. Mi hanno manomesso il progetto ma ci vedo. Verrà a galla il colpevole … lo prenderò quel mascalzone. Ho già qualche sospetto ...


Ugo:


Chi è?


Mario:


Contini! Tutti e due.


Carlotta:


Tutti e due? Licenziati in tronco. (Se ne va).


Mario: Se ne è andata ... ero venuto per avvisarla che è passato quello dell’insetticida (Annusa), si è rovesciato del letame? … licenziati?


Ugo:


Visto che si tratta di alberi mi sembra giusto licenziarli in “tronco”.


Mario:


Fai lo scemo … (Suona il campanello ripetutamente). Aspetti qualcuno?


Ugo:


No! Lo faccio entrare?


Rita:


(Era in cucina). Cosa aspetti: il messia? Avanti!


Ugo: L’hai spostato tu il cesto? (Rita annuisce). Ci deve credere che è impazzita …

Colli: Il nostro signor Bottini … mi perdonerete se ho anticipato di qualche giorno la mia visita ma, essendo nei paraggi …


Ugo:


Essendo! Aveva detto una quindicina di giorni: ne sono passati quattro!


Mario:


Ugo, io vado: ho da fare … già sono in procinto di …


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Rita:

qui …


Rimani, potrebbe interessarti quello che propone il venditore di sapone


Colli:


Le ho detto che non vendo bolle di sapone ma ben altro.


Mario:


E cosa allora? (Si siede).


Rita:                   Mario, hai un milioncino da investire? Te lo sistema lui nel mercato


azionario … (Mario intuisce e improvvisa). Fa in fretta ... tre quattro giorni e sparisce tutto.


Mario:

fare.


Pensi che avevo intenzione di fare questo passo … mi racconti cosa devo


Colli:


Come spiegavo ai signori Bellini …


Rita:


Ha litigato con l’elenco del telefono? Non azzecca un nome.


Mario: (Si alza una musichetta per un minuto mentre Colli spiega). Perfetto! Mi dica quando passa che le faccio avere il malloppo.

Colli:                Allora, giacché passo facciamo un tutt’uno incassando anche il

“malloppo” dei signori Contini … signori!

Rita:                   Perfetto! Quello dei signori Contini poi … è di un bello che non ha idea.

Ugo: Ha detto Contini, è passato anche da lui? Avvisiamolo, non vorrete che si mangi tutti i risparmi della famiglia.

Rita:                   (Tossisce). È meglio di no. Contini non è un fesso.

Mario:              Il nipote sì però …

Ugo: Sento io dopo come stanno le cose … risolvi il dramma dei fichi. Non sai ancora niente?

Mario:              No! Ma il cerchio si stringe.

Ugo: (Quando Mario è uscito). Stai attento a non finirci dentro … Come va il “poropopò”, sei a posto? Dai che ti do un’occhiata fugace. Accartocciati dietro al parabrezza.

Rita: Ugo, cosa sono questi … uso veterinario? Mah! Hai ancora in giro sta roba dell’ippodromo, non li avevi buttati tutti?


Ugo:


La scatola è quella del veterinario ma il contenuto è … mio.


Rita: Per un momento ho pensato di quelle cose che fanno venire la pelle d’oca anche ad un asino.


Ugo:


Come si è evoluto il mondo eh!


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Scena quinta

Felipe:             Guardate voi se per coprire la nonna mi devo abbassare a questo

mercanteggiamento ignobile … lo faccio per il quieto vivere, per non ferirla. Da anni vengo preso per un idiota, sbeffeggiato da tutti, no, la mia dignità deve porre fine al gioco nefasto in cui sono finito. Tuttavia non so come uscirne senza danneggiare nessuno. È un bel dilemma. Devo fingere ancora finché la verità sarà palesemente manifesta o spingere per forzare i tempi? Mi consiglino loro.

Rita: Altro che scemo … sei un cretino a farti passare per fesso! Voglio dire, con parole più semplici che … alla nonna ci posso pensare io ecco.


Ugo:


E come … sì … ho un’idea!


Rita:


Non mi dire che la riempi di punture?


Felipe:             Bisogna far ragionare il nonno: non le concede niente! È come una


prigioniera in casa sua. Le ha perfino proibito di mangiare carne. Non può spendere un soldo.


Ugo:


Escogitiamo un piano.


Rita:                   Non voglio responsabilità: ho già le mie magagne da sopportare senza


aggravi altrui. Quello che posso fare lo sto già facendo. Pensavo all’amante e invece è ben altro il problema. Povera Adele ... le parlerò.

Carlotta: (Entra con due cesti, uno è vuoto e l’altro pieno). Ecco qua la vostra frutta colorata … tu invece di stare in azienda sei qui a fare il cicisbeo della Rita? Volare e lavorare se vuoi mangiare te e tuo nonno: fuori!

Felipe: Mi hanno chiamato loro. (Ugo, con gesti idonei fa capire a Felipe di intrattenere Carlotta).


Carlotta:


Tu non dovevi rispondere. E poi non ci credo.


Felipe: Non sta bene offendere gli amici. E loro, lo sono. Mio nonno è in campagna a sgobbare.

Carlotta:         Forse stiamo parlando di due persone diverse … comunque: vai. (Nel


frattempo Ugo ha fatto sparire la frutta e ha sistemato un’anguria al posto delle pesche). E lo pago pure.

Mario: Chi grida? Pensavo a Vanna … è di un sordo. Carlotta, Contini la sta cercando per i trapianti, dice che è urgente.

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Carlotta: Ho portato questi cesti a loro … Rita: svuotarli che li porto via … (Si siede di colpo). Non sto bene, non sto per niente bene. Per niente!

Rita: Perché dici così? A me piacciono le angurie … e come, vero Ugo? D’estate mangiamo solo quelle. Pranzo, cena …

Ugo: Colazione … Porco cane se ci piacciono, pensa che le compro perfino e mi tocca regalarle …

Mario:              È una delle nostre: ottima qualità.

Carlotta:         Non mi resta che portala a casa … a domani.

Mario:              Ti ha fregato … non produciamo angurie.

Ugo:                  Lo so! Di là c’è la frutta che ha portato …

Rita: Felipe … vai e non tornare mai più. Eh, dopo un po’ stufa … ha portato qui un sacco di roba per l’Adele.

Mario: Contini non ne può più … il nipote scemo, la moglie è quello che è … si vede anche da come lavora che soffre … ecco perché temo che sia stato lui a manomettere il progetto.


Ugo:

prendiamo.


Non è stato lui … sono i ragazzi del bar … lazzaroncelli qualunque. Li


Mario:


Ti sta a cuore il fatto: ti ringrazio.


Gio:


Ugo! (Urla come sempre).


Ugo:


Allora ste supposte le prende o no?


Rita: La ricetta glielo data … ci vorrà tempo, non sono iniezioni che fanno effetto subito.


Gio:


Rita!


Mario:              Facciamola entrare altrimenti l’arrestano. Entra “urlatrice”. Curati! Ugo,

sotto con le punture: dosi da cavallo.

Ugo: Tira giù le mutande che ti trafiggo con questa … (Ha preso la siringa molto grossa, da veterinario). Dai, vieni dietro il séparé


Gio:


Siete scemi?


Rita:


Non farci caso si stanno prendendo gioco di te.


Gio:                   Questi mi prendono per il culo valà … lo sapevo! Cosa sono venuta a


fare? Sì! Che resti tra di noi. Ho visto la Carlotta entrare dalla dottoressa: ha qualcosa! Lo nasconde ma … ha qualcosa.

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Mario:


Ma no! Sarà passata a ritirare qualche ricetta …


Gio:

funzionano?


A proposito di ricette: Ugo, quelle supposte che prendi per l’otite


Rita:


Vanna non è il caso di infierire … ognuno prende quello che può e …


Ugo:


A me fanno bene ma ad altri … Mah!


Contini:          Siete qui … lo sapevo … forza Mario … siamo indietro …, dai, non mi


addossate tutte le responsabilità … ne ho già fin sopra i capelli e mi accusa anche di aver manomesso quei quattro mezzi che ha.

Mario:              Contini … per caso è passato anche da te quella specie di investitore,

come si chiama: Colli!


Contini:


Sì è passato, perché?


Ugo:


Ha detto che passa a ritirare il malloppo quando torna.


Contini:

cretino …


Il malloppo? L’ho mandato via a calci … non avrà parlato con quel


Rita:


O con l’Adele.


Contini:


No, figurati: c’ero io quando è venuto. Mente.


Ugo:

collettivo.


Fa il furbo … noi avevamo intenzione di … facciamogli uno scherzetto


Mario:


Vendiamogli quei fichi … tutto il campo!


Rita:


Siccome è scemo abbocca subito … questa è gente scaltra …


Contini:          Gli vendiamo l’appezzamento dimostrando che il reddito sarà di una

cifra spropositata all’anno: un investimento!

Ugo: Lui è abituato ad investire i soldi degli altri e se finiscono in fumo non gliene frega niente …

Gio: Così, quando si troverà con un pugno di mosche, si darà la colpa da solo e una volta tanto ci rimetterà di tasca propria.


Rita:


Perché dovrebbe essere un affare sbagliato?


Mario:              Perché i fichi che abbiamo erroneamente comprato sono selvatici … la


Carlotta non lo deve sapere … me ne sono accorto ieri! Hanno imbrogliato me e i vivaisti hanno buggerato Carlotta.

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Contini: Quindi per puro spirito di fratellanza rifiliamo a questo il tutto! Parlerò con mio nipote, non vorrei che spiattellasse tutto a Carlotta, scemo com’è. Andiamo ad organizzarci.


Ugo:


Fratellanza di chi?


Rita:


Nostra.


Gio: Cosa vuol dire, che prevedendo di finire sul lastrico anticipiamo il Colli evitando il dissesto finanziario dei paesani mettendolo in mutande?


Ugo:


Per la precisione.


Scena sesta

Rita:                   (È seduta, sta leggendo il giornale). Certo che ci sono di quelle notizie

da far venire la pelle d’oca … senti questa: “arrestato veterinario perché sorpreso a

fare iniezioni abusive a pazienti umani” … dove si trova questo: in Germania! Mi ha sfiorato il dubbio … ho avuto come un presentimento … mamma … brrr! Mi è venuto freddo! (Campanello). Avanti!

Enza: La trovo! Rita … mi perdoni se le confesso un particolare … è venuta la vostra amica del frutteto lamentando un disturbo di tipo allucinatorio … in sostanza riferisce che crede di portarvi cesti pieni mentre invece sono vuoti. Mi è parsa disorientata.

Rita: È vero … l’altro giorno ha portato un’anguria pensando di portare pesche. È venuta con due cesti uno vuoto e uno con …


Enza:


È sotto pressione per qualcosa di inconsueto che lei sappia?


Rita:


Non credo … chiediamo a mio marito … Ugo! Buonanotte!


Enza:


Le prende le supposte?


Rita: A volte, con se stesso non è regolare mentre cogli altri è preciso. Un tiratore … lasciamo perdere.


Ugo:

torture.


Dottoressa come la trova? È contenta perché non è più sottoposta a


Enza:                Sì la trovo bene! Intanto che sono qui la guardo. (Estrae l’otoscopio). Si


sieda che esploriamo. (Ugo fa il giro del tavolo).

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Ugo: Che cosa! Metta via quell’arnese. Dove mi vuole vedere? Non ho niente da esplorare.

Enza:                Tutti così dicono. Voi uomini piuttosto che farvi visitare vi fare

ammazzare … stia fermo … per bacco è tutto arrossato e vedo anche una piccola lesione … anche di qua … Ugo, le sue orecchie non sono messe troppo bene. Continui con le supposte per una settimana ancora e poi venga per un controllino.

Rita: Glielo detto di prenderle ma lui … senti, la dottoressa diceva che Carlotta ha le allucinazioni. Ne sai niente?

Ugo:                  Mah! Guardi, sta arrivando il suo agronomo: chiediamo a lui! (Si sta

chiedendo il perché della visita).

Mario:              (Entra con Gio, Felipe e Contini). Salve … finalmente una faccia nuova.

Questo paese è fin troppo tranquillo. Piacere, Fagiani.


Enza:


Lieta … dottoressa Lepri! (Felipe se la ride). Lei non è di qui?


Ugo: No, è di là! La signora sta diventando sordomuta, lui è un po’ scemo e quest’altro un … (Vorrebbe dire avaraccio ma …).


Contini:


Un? Mi piacerebbe saperlo?


Mario:


Siamo qui per quel progetto di investimento agrario …


Ugo:


La dottoressa dice che Carlotta soffre di allucinazioni: vi risulta?


Felipe: Signor Bottoni … si ricorda quando le ha portato il cesto vuoto e credeva che fosse pieno …


Contini:


Vedi di filare tu … dai, vai …


Enza:


Perché lo tratta così: esprimiti. Come ti chiami?


Felipe:


Felipe Caprioli …


Rita:


(Intercalando). Fagiani, Lepri, Caprioli: Abbiamo lo zoo!


Enza:


Secondo te come dobbiamo considerare il caso?


Felipe:

commedia).


Io non arrivo mai secondo. (Si ricorda che deve continuare la


Enza. Ah ecco! Sì: ho capito! Sentite … insomma, si fa per dire … vi terrò informati nel limite del possibile … non siete parenti? (Negano tutti). Vado perché un tale mi ha proposto un investimento vantaggioso … lo conoscete anche voi. Colli!

Rita: Ha fatto il giro del paese. Deve passare da noi tra un po’. Stiamo raccogliendo il denaro che abbiamo sparpagliato dappertutto.

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Enza:                A sì? Voi quanto gli dareste come cifra iniziale?

Mario:              Trecento fichi … dico trecentomila in totale.

Enza: A me ha chiesto la stessa cifra per cominciare … voi capite che è un tantino troppa … anche per un medico! In realtà sono in trattativa per un podere ma … va per le lunghe!


Ugo:


Vanna fatti vedere le orecchie intanto che è qui.


Gio:


Fattele vedere tu!


Enza:


Dai, si sieda … è a posto. Ha dei disturbi?


Gio:


Me li fanno venire più che altro. (Guarda Rita).


Enza:


Mi faccia sapere se si aggrava. Buongiorno!


Rita:


Felipe, è il caso che tu debba per forza ascoltare quanto abbiamo da dire?


Felipe:


Lo conosco quel Colli: vuole una fraccata di soldi da tutto il paese.


Contini:


Ha parlato con te?


Felipe: Sì! Gli ho promesso mari e monti … è andato via contento. Mi è parso un po’ cretino.


Contini:


Spiegati un po’.


Felipe:


Gli ho detto che … se vuole tanti soldi li deve chiedere alla banca.


Rita:


L’ho sempre detto che un genio.


Mario:


Si vede … voglio dire ce ne sono in giro tanti. Contini mandalo a casa.


Contini:

frutteto …


La nonna ha bisogno di te … stiamo gettando le basi per il futuro del


Ugo: (Prende la solita siringa, Felipe finge di spaventarsi e fugge). Ci vuole così poco a convincerlo!


Rita:


È un po’ che non mi porta più niente.


Adele:              Permesso, si può? (Sembra una zingara, fa così per non dare


nell’occhio, anche il marito non la riconosce). Ho sbagliato casa …offritemi unfrutto per carità.

Rita:                   Per quello è venuta nel momento sbagliato: tenga. Ugo dalle un euro.

Signora … venga con me giù in cantina … ho un sacco di porcherie se le porti via lei

…(Si gira verso il marito). Svuoto il locale!

Contini:Chi è?

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Felipe:


La conosci nonno?


Mario:


Se non vi conoscete tra di voi mezzi … lasciamo andare.


Ugo:                    È meglio non sapere, caro Contini, è pericoloso: non ti muovere,


lasciamola andar via … per carità potrebbe avere qualche malattia contagiosa e infettarci tutti. Basta poco.

Gio:                   E dopo sotto con le punture di precisione e le supposte … Anche gli

infermieri si ammalano: vero Ugo?

Ugo:                  È capitato … capita anche che gli infermieri facciano ammalare di

proposito i pazienti. (Finge di preparare una grossa iniezione). Forza Vanna: dietro il paravento.

Gio:                   Hai picchiato la testa e forte.

FINE SECONDO ATTO

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ATTO TERZO

Scena prima


Colli:


Eccoci qui: Avete raccolto il denaro? Bene! Procediamo.


Mario:


Abbiamo noi un affare da proporre.


Colli:


Generalmente li propongo io … sentiamo!


Ugo: Si tratta di un vasto frutteto piantumato a fichi nella parte nuova e ad altro nella parte vecchia. … rendita annua stimata tra i sette – ottocento mila euro netti. Tanto per essere precisi.

Rita:                   E se lo dice lui c’è da crederlo.

Gio: Noti che la spesa per l’acquisto è irrisoria: il prezzo di un terreno agricolo. Si ricordi però che il tutto deve avvenire nel più stretto riserbo. Meno ne sanno meglio è! (Confidenziale). Il podere va a ruba.

Colli:                Possiamo trattare … e questa irrisorietà a quanto ammonta?

Contini: Tenga presente che lei non avrà spese per la gestione, le piante crescono da sole. Il fico poi si difende dai parassiti in modo del tutto autonomo. E sono trecento, lei fa un affare.


Colli:


Quindi … (Fa un po’ di calcoli). In quanti anni diventano produttivi?


Gio:


Quattro.


Rita: Si ricordi che il denaro che ci dà, noi lo restituiamo subito a lei come nostro investimento.


Ugo:


In sostanza non spenderebbe un soldo.


Colli: Si può fare … quindi la vostra disponibilità sarebbe di trecentomila … È un’idea. (Si sfrega le mani).

Ugo:                  Non siamo ricchi … è come un “do ut des” ecco!

Colli: (Dopo una pausa di riflessione). Bene! Preparate i documenti. Ci sentiamo la prossima settimana. Arrivederci!

Carlotta: (Sulla porta). Il signor Colli … è venuto a spelacchiare questi poveracci eh?

Colli:                No! Si sbaglia … compro un terreno.

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Carlotta: Strano, con quello che mi ha proposto … se dovessi accettare mi ritroverei in mutande … e mi creda, in questa casa stare in mutande è pericoloso. Quale terreno?


Contini:


Amici, non ci resta che attendere gli eventi.


Gio:


Come?


Mario:


Vieni, ti porto in farmacia.


Carlotta:         Ho una notizia da darvi. Vendo il frutteto alla dottoressa Enza, mi offre


una bella somma. Sono troppo stanca, credo di fare una cosa e invece ne faccio un’altra … (Come entra Carlotta, Rita porta il cesto che aveva in cucina: è pieno).

Rita:                 Grazie Carlotta … che bella frutta hai portato.

Carlotta: (Si siede distrutta). Come posso andare avanti così … Contini lo lascio a voi ... prendetevelo fare quello che volete. Domani andiamo dal notaio e sia finita. Daglielo a quel fesso di tuo nipote .


Adele:

ripassare?


(Entra sempre travestita da poveraccia). C’è troppa gente … devo


Rita: Meglio di no! Non prenda il vizio di vagabondare per il paese. Vada da lui ad elemosinare.

Contini:          Ne ho già una che a casa che mi strappa i soldi dalle mani … e un altro


mi fa dannare … prenda un’altra strada … vada!


Carlotta:


Non l’abbiamo mai vista … Senta lei è povera, proprio povera?


Adele:


Troppo! Non ce la faccio più . Sono un sacco di pelle vuota.


Carlotta:         Da domani sarà proprietaria di un bel frutteto molto redditizio. Mi

spiace: prima i poveri. Venga con me.


Mario:


È matta completamente …


Gio: Non so che pensare … ci ha illusi per un attimo … per altro ci sarebbe andata alla grande con quel fesso. Sarebbe stato tutto regolare almeno.

Enza: (Entra come una furia). Quella donna è pazza … mi ha promesso il frutteto e ora lo regala a una barbona …

Rita: Dottoressa, sta male: è allucinata! La si curi. Non ha nessuno, i “suoi” siamo noi.

Ugo:                  Sapessi a noi … convinciamola a darcelo.

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Rita: Non c’è bisogno tra un po’ le cose si sistemano da sole. Porta via ‘sto coso qui.

Carlotta:         (Entra per verificare se il cesto è ancora lì). Lo sapevo. Allucinazioni!

Dottoressa mi aiuti: vedo cose che non esistono.

Enza: Carlotta, il suo comportamento è allucinatorio. Dopo quello che mi ha fatto pretende che la curi? Avevo trovato il modo di investire in un buon affare e invece sarò costretta a darli a quel … cosa mi passa per la testa quando vedo un investitore …

Felipe:             Buongiorno. Ho visto …

Contini:          Stai zitto una buona volta … non abbiamo bisogno di te.

Rita:                   Stai parlando della barbona? (Felipe annuisce). Diventerà la proprietaria

del frutteto … pensa!


Felipe:


Meglio lei che altri … si vede che se lo merita.


Contini:

iniezioni.


Sei peggiorato … dottoressa me lo curi lei poi lo affido a lui per le


Gio:

irreparabile.


Vado! Non vorrei che gli scappasse la mano e mi ferisse in modo


Ugo:


Lo sanno tutti che sei sorda e fai prendere le supposte a me.


Enza:

no?


Lei è messo male, si curi! Questo ragazzo lo avete curato in passato o


Contini:           Io e mia moglie non abbiamo ancora capito se è veramente tonto o se lo


fa di proposito, soprattutto in questi ultimi mesi. Provi a interrogarlo, si rende conto subito.


Rita:


Ricordati cosa sei.


Mario:


Un deficiente! (Tra sé).


Enza:


Vieni nel mio studio.


Felipe:


Non studio più da anni. (Rincara la dose).


Enza:


Ci rinuncio! Mandatelo da uno specialista … ma bravo!


Carlotta:


Perché sono qui?


Rita:


Ugo, tira fuori il siringone che li buchiamo tutti. (Se ne vanno tutti).


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Scena seconda

Un po’ di tempo dopo

Adele: Rita … se non mi aiutavi tu con quell’uomo. Non mi lascia comprare niente … tutto di nascosto. Io ho vissuto la vita di nascosto … menomale che ho Felipe che mi regge il gioco sennò … che colpa ho se lo spagnolo mi porta un sacco di cose. L’hanno preso per il mio amante.

Rita: Beh! L’hanno pensato tutti in paese, anch’io! Quindi è per l’avarizia di tuo marito che metti in piedi sto … ho capito!

Adele:                Pensa che in tutta la mia vita non avevo mai visto un mazzo di fiori …

quell’uomo è di una gentilezza, pur di accontentarmi me li ha comprati lui ma così per compassione … ha scritto anche delle parole per essere precisi.

Rita: Certe parole non le dire. Adele, ho la cantina piena di roba … trova un'altra soluzione, un po’ l’ho data ad una barbona: non vieni a prenderla … Carlotta ha intenzione di regalarle il frutteto: o è una “Boutade” estemporanea o è veramente andata.

Adele: Ti devo dire che c’è sotto qualcosa di strano. Contini stava parlottando con quell’agronomo di un affare che stanno organizzando con l’investitore. Quando è venuto a casa l’ha buttato fuori a calci, adesso tratta affari.

Rita:                   No! Ti sbagli tuo marito non tratta con nessuno. Ugo! Grido perché

ormai: ha le orecchie stonate e non si cura.


Adele:


Un infermiere di precisione come lui?


Rita: Fortunatamente la dottoressa mi ha prescritto le pillole … preciso si ma il “bagagliaio” è mio.


Adele:


Ti ha fatto soffrire?


Rita:


Mettiamoci una pietra sopra … anzi: una siringa! Ugo!


Adele:


È in uno stato pietoso … è peggio di mio marito.


Rita: Tra tutti e due … arrivati ad una certa età lasciargli in mano un’arma così è … eccolo!

Ugo: Adele … so tutto … con me sei in una botte di ferro! (Prende una siringa da veterinario).

Adele:              Non fare scherzi, eh. Deponi l’arnese.

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Ugo: Ho deciso di smettere … basta iniezioni … il paese si troverà qualcun altro.

Rita: Che notizie … vado a far cantare il “Te Deum”! Dice che Contini tratta affari con venditore di sapone.


Ugo:


Noooo! Vuole i nostri risparmi per dilapidarli … anche i vostri.


Contini:

amici?


Posso? (Vede la moglie). Ho le allucinazioni pure io? Cosa fai dai miei


Gio:


Posso? L’unione fa la forza vedo! Non si potrà parlare della …


Mario:


Posso?


Rita:


No! Non si può: occupato.


Mario: Ragazzi il tempo stringe … arriva il maestro di cappella con la fisarmonica … (Allude).

Adele: Ma non siete agricoltori? Contini, mi hai tenuto nascosta la tua vera passione per fare il taccagno con me?


Gio:


Più che una passione è un passatempo momentaneo.


Mario:


È così … ci siamo buttati nella musica “folk” .


Ugo:

neh?


Dobbiamo fare le prove perché abbiamo un concerto su per i “colli” …


Adele:


Sono contenta di averti vista … dopo così tanto tempo di prigionia …


Contini:          Contala giusta. Hai una vita invidiabile, agiata, spensierata, libera da

catene: cosa vuoi di più?


Adele:


Niente! Vado da C… (Stava per dire Carlotta ma …).


Rita:


Suonate per i sordi o è una per una causa di beneficenza? (Finge).


Ugo:


Se ci lasciate lo spazio per le prove, quando arriva il direttore ci sente.


Mario:


Adele non hai nessun hobby tu … flamenco, bolero …


Adele:

(Esce).


Per adesso no! Ma nell’immediato forse ballerò la cucaracha tra i filari


Gio:


A proposito, come glielo vendiamo a quello se non è nostro?


Mario:              Il pezzo nuovo non è ancora di Carlotta … stanno perfezionando

l’acquisto, le hanno concesso l’utilizzo, una sorta di compromesso credo … ho tutto l’occorrente … me lo sono procurato in comune, al catasto … amici, sottobanco … Il

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conte le ha detto che vuole un euro al metro. Sono trentamila euro. A noi … che cosa ce ne frega.


Gio:


Chi fa il notaio?


Ugo:


Felipe, lo facciamo fare a lui: travestito naturalmente.


Rita:


Lasciaglielo fare a lui che è sconosciuto.


Contini:


E scemo! Va istruito ...


Mario:


Ci penso io a questo.


Gio:


Mi piacerebbe fare il notaio.


Rita:


Se hai venduto mele per trent’anni, come fai a capirci di atti.


Contini:


Se è per quello anche mio nipote.


Carlotta: (Entra col solito cesto). Ecco qua … per voi … è l’ultima che porto. Non ne voglio più sapere di frutta … come mai siete tutti qui? State tramando alle spalle di qualcuno?

Rita: Carlotta, non conosciamo nemmeno il significato di quella parola. (Ignorano il cesto). Allora è vero che cedi alla pecoraia?


Carlotta:


Non l’ho più vista … ho sparso la voce ma nessuno sa chi è!


Ugo: Sono sicuro che si farà vedere lei, anzi, se vai a casa la trovi là. Un frutteto gratis.


Contini:


Se lei malauguratamente dovesse cedere davvero, noi dove andiamo?


Rita:


Vi buttate nel mondo degli affari … dicevo per dire eh!


Carlotta:


Ma guarda che bel cestone di frutta fresca che avete: chi ve l’ha dato?


Rita:                   Ultimamente Ugo va da una signora a bucarle il “va pensiero” e porta a


casa tutto questo ben di dio! Ho quasi fin vergogna a prenderli. Glieli rimanderei indietro.


Carlotta:


Dallo a me che ne ho bisogno.


Gio:


Non è suo.


Mario:


Lo porto via io dai … se nessuno lo vuole …


Ugo:


Non litighiamo per quattro mene acerbe … tieni Carlotta portele via tu.


Carlotta: (Non capisce più niente). Non sto bene, per niente! Quella Enza mi ha dato delle pillole troppo deboli perché è arrabbiata …

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Ugo: (Prende il solito siringone). Dai Carlotta vieni dietro il parafulmini che risolviamo la faccenda.


Carlotta:


Oh! Veterinario della mutua piano con la spada.


Mario: Mi piacerebbe sapere perché ti chiamano infermiere di precisione, sono anni che me lo chiedo senza capire … è un soprannome che ti hanno dato in ospedale?

Ugo:                  Mi sembra ovvio! I più bravi sono quelli di precisione, gli altri si


barcamenano. Bucano a casaccio. Ma il direttore della banda che fine ha fatto? Lo aspettiamo fino a notte inoltrata o …

Contini:          Diciamo che si è perso sui “colli”.

Adele:              (Entra). Avete un… che belle mele … sono vostre?

Carlotta:         Mie! … Erano mie … non lo so … provo a rifare l’ingresso? … La

dottoressa mi ha detto di rifare i gesti. Adesso esco e rientro: vediamo un po’ .

Rita:                   Sono leggermente preoccupata.

Carlotta. Eccomi a voi con queste belle mele … non funziona! Mi devo per forza rivolgere e te per le iniezioni? (Nel frattempo il cesto viene nuovamente nascosto).


Rita:


Non ne fa più, si è ritirato: fine dei ricami e dei calli retro … ecco!


Adele:


Ho sentito dire che regala ad una diseredata: è vero?


Carlotta:


Sì ma no la trovo più.


Adele:


La stava cercando


… due minuti fa era qui fuori che raccattava.


Carlotta:


Corro.


Rita: È impazzita! Come fa a pensarle certe cose … dare un frutteto secolare ad una stracciona.


Adele:


Se lo dovesse cedere a me non saprei cosa farmene.


Contini:


Io lo saprei e come. E non è detto che lo … lo …


Adele:


Lo lo lo … se lo faccia dare lei agronomo …


Mario:

ordine.


Vedremo! Visto che il maestro non viene propongo di ritirarci in buon


Rita:                   E così ti ritiri, lasci tutto ad una povera. Ti fa onore: approvo. Cedi anche


il podere nuovo?

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Carlotta: Tutto! Mi hanno fatto piantare i fichi? Adesso se li mangiano loro. Non voglio finire in manicomio … ciao!

Scena terza

Ugo: (Entrano tutti). Allora, ricapitolando: noi chiediamo trecentomila e gli diciamo che reinvestiremo a tempo debito per non dare nell’occhio.

Mario:              Invece non vedrà un soldo. A questo punto non sto nemmeno più a

cercare di capire chi mi ha manomesso il progetto anche se un’idea me la sono fatta.


Rita:


Smascheralo!


Ugo:


È una questione di precisione.


Gio:


Giusto!


Contini: Allora, i proprietari siamo noi. Vado ad istruire lo scemo del villaggio e ci ritroviamo qui diciamo fra tre ore?


Ugo:


Mario gli atti sono in regola?


Mario:


Sì … eccoli! Siamo i proprietari di tutto il podere … per lui è ovvio.


Rita:


Non siamo imbroglioni?


Ugo:


Per la precisione sì ma per il resto no.


Rita: È difficile da capire ma … finiremo su tutti i giornali come gli unici che hanno messo nel sacco un investitore che cercava di imbrogliare i suoi clienti.


Gio:


È una soddisfazione. Ho già in mente come fare e sparire.


Rita:


Sei diabolica!


Nel frattempo Carlotta ha portato Adele dal notaio.

Tre ore dopo


Contini:


Hai capito bene tutto il meccanismo?


Felipe: Guarda che non sono scemo … gli diciamo che per cause di forza “colonnello” l’atto lo firmiamo qui in casa dei Bottoni, giusto?

Ugo: Sarebbe “di forza maggiore” comunque, non avendo fatto il militare per le stesse cause ti abbuoniamo lo sproposito … forza che arriva. (Ammicca).

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Rita:                   Stai sempre a puntualizzare “agopunturista” della malora!

Mario:              Signori: il dado è tratto.

Gio: E la minestra è cotta. Arriva Colli, il futuro fico … come si chiama quello che pianta i fichi?


Rita:


Lascia perdere Vanna …


Contini:


Fico - pistola! (Ridono). Cerchiamo di essere sobri e concisi.


Colli:


Signori … eccomi a voi, con chi ho il piacere?


Ugo: Le presento il notaio Strozzi – Stroppa, l’ufficiale che renderà possibile il suo sogno.


Colli:


Anch’io ero ufficiale nell’esercito.


Contini:


Sì, ma volevo dire che … vogliamo riassumere i dati?


Colli: Fate vedere … sì, è una cessione diretta … sì … non perdiamo altro tempo perché ho una fretta …

Ugo:                  A chi lo dice … eh! Notaio legga.

Felipe: Oggi, addì sette Luglio dell’anno 2016 dopo Cristo sono apparsi davanti a me notaio Strozza- troppo ecc … ecc … il signor Monti …

Colli:                Prego: Colli!

Felipe:             Se lo dice lei … per la stipula dell’atto di vendita di una terreno adibito a

frutteto di proprietà dei signori qui presenti … per la somma di trenta lire: firmate e buonanotte.


Ugo:


Ma dico: trenta lire … notaio, cambi gli occhiali.


Contini:


Notaio … (Non ricorda più il nome). Come si chiama?


Felipe:


Felipe.


Rita:


Scemo … Ugo prepari quella cosa che sa lei …


Felipe:


Mi stavo sbagliando sull’importo: sono trecentomila …


Colli: Mi pareva .. . Ecco l’assegno circolare emesso dalla mia banca. Così siamo a posto.

Contini: Speriamo che il tempo sia clemente in questi anni per consentirle un facile guadagno. Se lo merita.

Colli:                Allora lascio passare un paio di settimane e mi faccio vivo così voi


reinvestite il mio denaro.

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Rita:


Gli utili di questo investimento restano a noi.


Colli:

mio.


No! Però vi darò una percentuale sottobanco … il denaro è sempre il


Gio: A noi interessa poco perché il vero affare l’abbiamo fatto noi a venderle il terreno … ottomila piante.

Contini: E trecento fichi! È il più grande d’Italia … pensi che quest’anno abbiamo avuto un guadagno netto di ottocentomila euro. Veda, lei si chiederà il perché di questa decisone.


Colli:


Infatti me lo sono chiesto: perché?


Contini:


È semplice: siamo vecchi!


Colli:


Capisco. E la mano d’opera, riutilizzo la vostra?


Contini:


Sìììì … gente specializzata. Affidabili in tutto e per tutto.


Colli:


Mi costerà tanto?


Mario:


La maggior parte sono in nero … stagionali.


Colli: Sento chi mi adatterò bene a questa attività … mi converrà abbandonare la banca per dedicarmi interamente alla frutticoltura.


Gio:


Come intermediaria glielo consiglio. Andiamo spediti perché …


Colli:


Quando lo posso vedere?


Contini: Ci passa davanti … a partire dall’inizio di via del Bosco fino alla statale è tutto suo … così si rende conto di che affare ha fatto.

Colli:                Tutto quello? Vi capisco. Effettivamente per degli anziani è troppo


vasto. Bene a tra un po’. (Se ne va).

Felipe:             Che sceneggiata … siete sicuri di quello che fate?

Contini:          Tu stai al gioco e basta. Cambiamo l’assegno e …

Carlotta: (Entra radiosa). Ho fatto! Tutto è passato nelle mani di quella donna, adesso andate da lei a chiedere l’elemosina … avete voluto piantare i fichi? Coltivateli.

Contini: Ha avuto il coraggio di fare un passo così importante senza nemmeno consultarci? Le siamo stati fedeli per decenni.

Carlotta: Decenni o ventenni, io, di frutta non ne voglio più sentir parlare. Dove andava quel Colli a tutta birra?

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Rita:                   Hai ancora le allucinazioni?

Carlotta:         (Si guarda attorno). Non ho portato niente, quindi …

Gio:                   Come si chiama quella barbona?

Carlotta:         Ha un nome strano … non di qui perlomeno. Non ho fatto altro che del

bene e sono contenta. Che cosa ho perso: niente … mi ritiro nella mia casetta di campagna, se volete potrete venire a trovarmi, mi porterete delle mele … se avrò bisogno di punture chiamerò il “trafora bauli” e vivrò in pace.

Ugo:                  Eterna! Vogliamo cominciare subito col “Martirio”?

Carlotta:         Il più tardi possibile: addio! (Se ne vanno tutti).

Scena quarta

Rita:                   Quando torna cosa facciamo?

Ugo: Ho un’idea … ascolta … (Le sussurra qualcosa). Poi dimmi che non sono uno preciso … chiamo tutti. (Musica di intrattenimento mentre i personaggi tentano in qualche modo di trasformare l’ambiente).

Poco dopo


Contini:


Cos’è tutta questa fretta?


Gio:


Appunto!


Mario:


Sta arrivando il Colli?


Ugo:


Ecco cosa faremo quando arriva … (Confabula). Chiaro?


Contini:


Ottimo! Quando c’è la precisione.


Rita:


Non lo dobbiamo chiamare noi, lasciamolo venire per conto suo.


Enza:

suo marito?


Si può? La trovo bene, Rita. La cura le ha fatto bene o è tutto merito di


Rita:


Vorrei stendere un velo pietoso sull’argomento, se è possibile.


46


Gio:


Rita … è di tuo marito che si parla … è un po’ sordo ma …


Ugo:


Invece lei … dottoressa, perché è qui?


Enza: Per quella Carlotta. Ditemi se era il caso di comportarsi così? Promette da anni e poi … se la vedete mandatela a quel paese.


Rita:


Noi la mandiamo anche in altri posti se vuole.


Contini:


Da anni ha detto?


Enza: E sì … sono anni che me lo ha promesso ma all’improvviso: basta! L’incontro con quella barbona l’ha …

Mario: Fatta impazzire. Non è stata tutta farina del suo sacco … è stata aiutata diciamo dall’esterno.


Enza:


Vale a dire?


Rita:


Mario è il caso che ti faccia vedere pure tu?


Gio:

lasciasse …


Stiamo aspettando il fisarmonicista per le prove … se la dottoressa ci


Enza:


Siete musicisti? Lo sono anch’io! Avete un violino per caso?


Rita: (A parte). Non ce ne va bene una … anche violinista è diventata. Dottoressa, perde il suo tempo, questi sono stonati e sordi, non si ricorda le supposte?

Enza:                Già … le prendete?

Gio e Ugo: Ooooh! A chili.

Enza: Sentite, quando siete messi meglio chiamatemi. Sono anni che sto cercando un gruppo. Comunque vado amareggiata, amareggiata … a proposito del concerto: ditemi dove lo fate che vi vengo a sentire … vi posso consigliare sul repertorio. In passato ho suonato in un gruppo Country …

Ugo: Dottoressa, per ora preferiamo stare da soli, finché non siamo accettabili non ci allarghiamo.


Enza:


Vado di fretta perché arriva quel Colli.


Contini:          Non lo faccia entrare, faccia come noi. Ci stava raggirando per bene è


solo per pura fortuna che non siamo cascati nella trappola … abbiamo saputo alcune cosette …

Enza:                A sì? Che cosa?

Rita: Vende bolle di sapone … alla fine ci si ritrova puliti in tutti i sensi. Stia attenta! Gli dia del lungo.

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Enza: Faccio come voi … non mi ha mai ispirato fiducia … se avete bisogno sapete dove trovarmi.

Contini: Allora siamo d’accordo: qui non abitano più i Bottoni ma il conte Asola di Montefeltro. Non è un po’ troppo altisonante?

Ugo:                  Ma no!

Qualche giorno dopo

Adele: (È travestita da barbona. Il pubblico non deve capire che si tratta di Adele). Vuole che ci incontriamo qui perché dice che siamo interritorio neutrale … lalascio parlare: vediamo come ne usciamo.

Felipe:             Va bene … adesso vado … signora … boh! (Ironico).

Adele: Sapessi che vita ho fatto fino adesso … cosa mi sono dovuta inventare per comprare quattro stracci! In più credono che abbia un amante che mi fa regali …

Felipe:             Il castello non regge più, sanno che non sono scemo.

Adele: A chi l’hai detto? A questi qui? Loro sanno tutto. Quando sapranno che la barbona sono io allora sì che ci divertiremo.

Carlotta: Dov’è la mia protetta? Cosa ci fai tu qui? Filare, tuo nonno ti cerca in ogni dove. Guarda che ti traforo con questa … oh! Ha paura delle siringhe. Allora.


Adele:


Non vorrei che si pentisse in futuro.


Carlotta:         Affatto! Non ne posso più, mi hanno rotto l’anima tutti quanti. Io sono


vecchia, ho guadagnato abbastanza da vivere fino a cento anni cosa vuole che mi importi del frutteto: è cosa da giovani. Se quel ragazzo fosse normale lo avrei lasciato a lui ma … come si fa …


Adele:


Non lo conosco! Mi ha accompagnata dentro ma … (Mente).


Carlotta:          Mi hanno presa in giro per anni, soprattutto quel Fagiani. Chissà con chi


si è messo d’accordo per turlupinarmi. Andiamo! Lei si troverà ricca senza sapere nemmeno il perché.

Adele:              Ci pensi bene: nessuno sa chi sono, lei ha preso la decisione su due piedi,

molte persone che aspettavano di impossessarsi del podere mi attaccheranno e …

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Carlotta:         Sono anni che ci penso e lei è capitata a fagiolo … non si faccia scrupoli.

Cambi tutti i dipendenti. Tenga solo quel ragazzo! Sono un branco di truffatori.


Adele:


Anche il Contini?


Carlotta: Tutti! Lo sa che mi rivendevano gli alberi nel momento dello sviluppo e mi facevano credere che morivano … licenzi tutti.


Adele:


Anche l’infermiere?


Carlotta:

qualcuno?


No, loro non c’entrano … sono un po’ strani ma a posto! Sta aspettando


Adele:


Lei … possiamo andare! Prego!


Scena quinta

Rita: Dai infermiere della malora sistemati la barba. Cammina di traverso hai capito, cerca di tirare fuori quel poco di attore che c’è in te.

Ugo:                  Ma ti sei vista? Sembri la maga Magò! Ricordati che sei diventata una


nobile … contegno … alza le spalle e parla con enfasi, guarda per aria, nel vuoto …


Rita:


Sei sicuro che i nobili guardano per aria?


Ugo: Altroché: hanno la testa tra le nuvole … arriva! Concentrati e non lasciarti scappare niente. Di’ una parola staccata dall’altra. Guarda per aria.


Rita:


Cosa intendi con scappare? (Assume un atteggiamento del tutto ridicolo).


Ugo:


Per una volta tanto non essere precisa.


Colli:                È permesso? Signori Bottoni … dove sono finiti? (Entrano in scena i


due). Accidenti ho sbagliato ingresso … no. È qui! … I signori che abitano qui dovesono? (Gag a piacere).


Rita:


Siamo - noi.


Colli:


Da quando?


Ugo:


Da sempre!


Colli: I Bottoni che stavano qui … (Anche lui si mette a guardare all’insù). C’è qualcosa sul soffitto?


Rita:


Cos’ha - da - guardare? Bottoni? Lo conosci?


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Ugo:                  Io sono il conte Asola di Montefeltro e lei è la mia consorte. La prego

abbandoni il luogo, non siamo dell’umore giusto … abbiamo altro per la testa!

Colli: Sono stato raggirato! Erano ladri? Mi hanno venduto un podere … i trecentomila euro. (Li osserva meglio). Che stupido.


Mario:


(È irriconoscibile). Oh per bacco … chi siete?


Colli:


Ci hanno beffati: i proprietari di questa casa sono loro …


Mario:


Porca miseria mi hanno venduto un frutteto enorme …


Colli:


Anche a lei … come ho potuto farmi gabbare così …


Gio:


(Pure lei è irriconoscibile). Posso? Ma … chi siete? (Gag a piacere).


Mario:


Non mi dica che qualcuno in questa casa le ha venduto un frutteto?


Gio: Sì! Chi erano? Ormai chissà dove sono … lasciamo perdere: signori ci hanno imbrogliato.

Mario:               Trecentomila, eh. A chi li ho dati poi. Boh!

Colli: Anche lei trecento … sono stato impreciso, precipitoso, mi sono ingolosito …

Ugo:                  Vi prego non vi trattenete oltre … mi spiace per la vostra disavventura.

Capita anche nelle migliori famiglie un contrattempo. (Si avvicina alla porta camminando di sbieco).


Mario:


Lei lo chiama contrattempo … a casa mia si chiama truffa.


Gio:


Non li prenderemo mai.


Carlotta: (Entra all’improvviso, trova gente sconosciuta, si abbatte sulla sedia). Quelle pillole non mi fanno niente … vi vedo addirittura con altre facce. Cosa devo fare? Quella se ne frega. (Ha qualche dubbio, li osserva meglio). Mi sono infilata in un tunnel senza uscita.

Colli: Signora, non si disperi … ho un buon affare da proporre. Cosa ne direbbe di un bel frutteto, grande, ben gestito …

Carlotta:         Lei è scemo? Mi sono appena liberata e me lo viene a proporre? Le do

un consiglio: abbandoni il paese!

Colli:                Crede di essersi liberata … lo chieda a loro!

Carlotta: Ma dico … è un’epidemia o che cosa? (Anche Carlotta ha qualche dubbio sull’identità dei presenti, li osserva ma non capisce). Che giornate … ohmamma chi è? (Prende dalla borsetta una bomboletta). Stia lontano perché …

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Contini: (Ha una folta barba, parla male e cammina di traverso). Assemblea generale oggi?

Colli:                Non mi dica che anche lei è un truffato?

Contini:          Truffato? No!

Carlotta:         Vado a casa … non mi sento per niente bene … per niente!

Felipe: (È se stesso, intuisce la situazione). Signor Colli, è riuscito a concludere l’affare coi paesani?

Colli: Sì! Siamo i proprietari di una bufala mostruosa. Non ho raccolto altro che insulti da quando sono arrivato qui e qualcuno mi ha addirittura promesso calci, tanto per essere precisi.

Ugo: Ecco … per l’appunto ... se ci lasciate soli … abbiamo un impegno pressante, vero cara?


Rita:


Molto - pressante!


Mario:


Mi piacerebbe sapere chi ha effettivamente acquistato il podere.


Colli:                Quello che so io è che i dipendenti sono dei truffatori. Alcuni


rivendevano gli alberi, alcuni hanno contraffatto il piano di reintegro e sappiamo chi

èil colpevole, altri hanno lucrato sulle vendite, altri non sapevano potare … non mi resta che sperare .


Gio:


Che gentaccia però!?


Mario:


Così per curiosità che è il manipolatore?


Colli:


Ho saputo dal barista che è un’infermiere.


Rita:


Ha specificato le qualità o si è mantenuto nel generico? (Gag a piacere).


Colli:


Sì, sì … ha detto … esatto: di …


Adele:               È permesso? (È travestita come al solito. Tutti sanno che il podere è


finito nelle sue mani ma non possono far trapelare il fatto). La signora Carlotta non èqui? Quanta gente nuova oggi … da quando è arrivato lei c’è stato lo scompiglio.

Ugo:                  Veramente da quando è arrivata lei … mi si consenta …

Contini: Si vergogni … approfittarsi di una signora … signora … ecco! Propongo di ritirarci. Devo controllare mia moglie … affari miei! (Escono tutti).

Colli:                (Mentre esce). Lei non ha risparmi da investire?

Adele: (Guarda tutti). Non mi faccia ridere, se avessi dei risparmi li darei a lei? Lo chieda a loro!

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Scena sesta

Qualche settimana dopo

Rita: Ugo, leggi qui … arrestato noto truffatore. Si fingeva dipendente di una grande banca per poter arraffare denaro a dei poveri cittadini ma è finito a sua volta truffato da sconosciuti individui spacciatesi per proprietari di un grande frutteto di proprietà della signora Carlotta Alberini. Santo Colli ha dunque finito di ingannare gli ingenui ed ignari … Ignaro sarà lui … senti questo!

Ugo:                  Ci offende. Il mistero tuttavia rimane: chi era quella donna che si è

impossessata del …

Carlotta: (Entra trionfante, per la prima volta è ben vestita). Amica mia … che liberazione … come sono contenta di aver mollato tutto ... non hai idea!


Rita:


Hai ancora le visioni?


Carlotta:


No! Da quando ho smesso di portavi la frutta è finito tutto.


Ugo:


Forse erano le esalazioni degli insetticidi a disturbarti.


Carlotta:


Quali insetticidi?


Rita: Con tutte le bombolette che usi. (Infatti ne estrae una decina dalla borsa). Sono quelle che ti confondono le idee.


Carlotta:


Vuoi dire? (Ugo annuisce).


Ugo:


In fin dei conti, a chi hai regalato sto podere?


Carlotta:


Non lo so! E non mi interessa.


Enza:                 Eccola la mecenate! Sta bene, eh? Mi ringrazi. Buongiorno, Mario vero?


Pensi che l’unica nota positiva in tutta questa faccenda è lei. Se non ha niente da fare mi venga a trovare in ambulatorio.

Mario:              Non è il mio medico! Ho capito, Visto che siamo tutti a spasso.

Contini: (È entrato con Mario e Gio). La nuova proprietaria non si è ancora vista? Sono proprio curioso di sapere chi è!

Gio:                   No! Ma ho visto Felipe che l’accompagnava al frutteto.

Contini:          Felipe?

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Carlotta: Non mi interessa più ma … Chi ha diffuso la voce secondo la quale i fichi sarebbero stati selvatici?

Mario: Sono selvatici, l’hanno truffata e a me hanno manomesso il progetto con tanta precisione.

Rita:                   Precisione? Queste parole fanno tremare il … prima, adesso si è ritirato!

Dottoressa, cerchi qualcun’altro foratore.


Enza:

dall’otite?


Sarà difficile … bravi come lui non se ne trovano. Siete guariti


Gio e Ugo:


Sìììì … è venuta a qualcun altro.


Enza: Bene! Lei Carlotta si faccia vedere da uno psicologo se ha ancora visioni … nel suo caso non è questione di punture …

Carlotta:         Da quando mi sono ritirata non ne ho più. Siccome non ho voglia di


impazzire preferisco non indagare a fondo sulla questione. Sono passata per dirvi che parto per le Maldive … ci si sente! Enza, viene con me?

Enza: Dopo quello che mi ha fatto mi chiede di venire con lei: ci sono già stata alle Maldive.

Rita:                   (Quando sono uscite). Ci va ogni dieci giorni.

Felipe:             (Entra con Adele travestita da povera). Nonno, ti stavo cercando.

Gio: La nuova padrona delle mele … bene! (Tutti usano un tono canzonatorio). Lo sa che sono commestibili?

Mario:              Ti dai al barbonaggio? Bravo!

Felipe:             Meglio al barbonaggio che al … pensate di essere furbi?

Contini:          Ne basta uno furbo … per causa tua siamo tutti senza lavoro.

Adele: (Si toglie il paludamento, il pubblico capisce finalmente chi è). Non è per causa sua. Ecco la vostra barbona … contenti … avete fatto i furbi … mi hai trattata come una mezza calzetta impedendomi di vivere decentemente? … vi siete presi gioco di Carlotta? … Bene! Lei si è presa gioco di voi. Felipe, a questo punto puoi raccontare tutto.

Felipe: Nonna … ormai … Ho escogitato io la messa in scena. Sapevo che Carlotta aveva intenzione di disfarsi del podere e …

Contini:          E …

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Felipe: Mi ha fatto capire che se avessimo trovato un estraneo ma proprio totalmente estraneo, l’avrebbe ceduto.

Rita:                   E così hai pensato a tua nonna … sono contenta! Grande messa in scena.

Contini non ti senti minimamente responsabile dell’accaduto? (Contini si siede sconfortato). Glielo racconto io in separata sede: potrebbe non capire la precisionedel gesto.


Contini:


Infatti non la capisco!


Mario:              Vatti a fidare degli amici .… Visto che ormai i giochi sono fatti e mi hai


preso per uno scemo … ti faccio notare che il barista mi ha informato: ti ha visto mettere il rotolo sotto il tavolo. Non ho capito perché l’hai fatto e non me ne frega più niente ma te lo volevo dire, tanto per la precisione.

Ugo:                  Non ti ho preso per scemo … ti aveva scoperto che trafficavi con le

piante … ho voluto vedere fino a che punto era vero … in poche parole: tutti noi abbiamo spinto Carlotta a prendere questa decisione. Chi per un motivo chi per un altro tutti siamo responsabili. Tanto per essere precisi.


Gio:


Appunto! “Precisione”. Perché ti chiamano così?


Ugo: Ora lo posso anche dire. Però mi dovete promettere che non direte niente. I segreti vanno mantenuti.


Adele:


Quando torna quello stupido di Colli ne parliamo.


Ugo:


O noi o lui … e poi siamo diventati eroi.


Rita:


A proposito di quei trecentomila, li dobbiamo restituire o …


Mario: Se sapessimo a chi li ha rubati … si potrebbe tentare una restituzione ma così senza riferimenti …


Gio:


Ce li teniamo noi. Vedremo … si vedrà …


Contini:


Non è per disonestà.


Ugo:


Figurati … non dirlo nemmeno per scherzo.


Mario:


Non divagare: Ugo continua!


Ugo:                  Volete sapere il perché? Semplice! Credetemi ci sono voluti anni di


perfezionamento ma ci sono riuscito. Ho escogitato un sistema infallibile. Prima di forare il vostro “magazzino di ciccia” mettevo un bersaglio. (Mostra i dischetti colorati). Questi per la precisione. (Sconcerto generale. Ogni attore si comporta e dice frasi di circostanza a suo piacimento ).

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Rita: Menomale che la storia è finita … signori vi do un consiglio: prima di farvi sforacchiare il … ci siamo capiti … accertatevi che il “foratore” non sia un ex tiratore scelto di freccette. (Al pubblico).

XXX:(Campanello. Una voce da fuori). Ehi di casa … sono un investitore …volete guadagnare senza fatica? (Immediatamente Ugo prepara una siringa di quelle grosse).


Ugo:


Non c’è un attimo di tregua.


Rita:


Cosa gli vendiamo? Altri trecento?


Adele:


Giusto per la precisione no!


FINE

Ogni riferimento a persona, luoghi e fatti è puramente casuale.

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