La gabbia elastica

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r.leonelli80@gmail.com

RICCARDO LEONELLI

LA GABBIA ELASTICA

DRAMMA IN DUE ATTI

DEPOSITATO SIAE IL 06/10/2014

CODICE OPERA 915418A

PERSONAGGI *

ITALO, un uomo di trentatré anni.

FRANCO, suo padre. Un uomo di sessant’anni.

LUDOVICO, fratello minore di Italo. Un uomo di trent’anni.

STELLA, una ragazza di diciassette anni.

SILVIA, una donna di ventotto anni.

GABRIELE DE SANTIS, un uomo di sessantadue anni.

VASYL’, un uomo ucraino di quarantadue anni.

CAMERIERE e CAMERIERE IN LIVREA. Stesso attore, un uomo sui venticinque anni.

BEATRICE, una donna in maschera. Circa ventisette anni.

ROSAURA, una donna in maschera. Circa vent’anni.

LEANDRO, un uomo in maschera. Circa quarant’anni.

NUOVO CAMERIERE, un uomo sui trent’anni.

PRIMO UOMO, un uomo in maschera. Circa sessant’anni.

SECONDO UOMO, un uomo in maschera. Circa trent’anni.

DONNA, una donna in maschera. Circa venticinque anni.

MAZZINI, un uomo in maschera. Circa trent’anni.

GORILLA, un uomo in maschera che non parla. Circa quarant’anni.

DUE UOMINI INCAPPUCCIATI, che non parlano. Fra i trenta e i quarant’anni.

* Utilizzando i doppi ruoli, il testo può essere messo in scena con 8 attori

ATTO I

Luce. Un monolocale. Pomeriggio. Pochi elementi per una scenografia essenziale e contemporanea. Un piano cottura sulla destra, un divano, una tavola ancora apparecchiata e un piccolo mobile tv al centro. Sulla sinistra il letto e due aperture per le porte, quella d’ingresso e quella del bagno. In fondo a sinistra uno specchio a tutt’altezza, mentre il fondale è un velatino su cui si proietta la parete di fondo, una piccola libreria e altri oggetti minimali, a discrezione della regia. Si sente il rumore dello sciacquone e vediamo uscire dal bagno ITALO, un uomo di trentatré anni, magro e atletico, di bell'aspetto, ma dal volto scavato, di una bellezza imperfetta. Indossa un grembiule da cucina su cui s'asciuga le mani, il cellulare tra l'orecchio e la spalla e si dirige verso il lavandino per finire di asciugare i piatti del pranzo.

ITALO Beh l'offerta non era male, ma ci sono anche altre due case editrici piuttosto interessate. Devo valutare. Come? Sì, sto ancora aspettando le graduatorie. Dovrebbero uscire a giorni. Ok adesso ti lascio ché devo asciugare i piatti. Sì sì. Ciao.

ITALO ha le mani occupate da una grossa pentola e non sa come liberarsi del cellulare. Tentenna tra il lavandino e il divano. Se si allontana rischia di fradiciare il pavimento, ma se non fa nulla il cellulare gli resterà incollato all'orecchio. Finalmente prende una decisione, incastra la pentola in qualche modo sul piccolo piano del lavandino, si asciuga le mani al grembiule, prende il cellulare e lo lancia sul divano. A un tratto si rivolge a un interlocutore immaginario o forse a se stesso, comunque ad alta voce.

ITALO Mio padre. Chiama sempre al momento sbagliato. Ha una specie di sesto senso. E poi non che io sia un abitudinario. Faccio le cose sempre a orari diversi. Eppure, stai sicuro che se sono al cesso o con le mani occupate, quello è lui. Poveraccio non lo fa mica apposta. È che ha tanto di quel tempo libero. Dev'essere una cosa di famiglia non azzeccare mai il momento giusto. (Suonano alla porta). Questo dev'essere mio fratello.

ITALO va ad aprire. Entra un uomo di trent'anni, è LUDOVICO, suo fratello minore. È vestito in giacca e cravatta, robusto, faccia da dritto, giovane politico locale in carriera, molto sicuro di sé.

LUDOVICO Ma tu stai sempre vestito da sguattera? Quand'è che ti fai una donna?

ITALO Prima che mi mollasse ce l'avevo.

LUDOVICO Intendevo una donna di servizio.

ITALO Quando prenderò un terzo del tuo stipendio ci farò un pensierino.

LUDOVICO Potresti ricompensarla in natura. Non fai così schifo.

ITALO Sei in vena di complimenti. Che vuoi?

LUDOVICO (Sedendosi sul divano) Niente, sono passato per vedere come stavi. Non chiami mai.

ITALO Sto una meraviglia non mi vedi?

LUDOVICO Sì sì. Lo vedo. Da quant'è che non dormi? (Poggia i piedi sul mobile e accende la tv)

ITALO A saperlo. Tira giù quei piedi. Stamattina ho pulito tutta la casa.

LUDOVICO Quale casa? Questo buco?

ITALO Sì, questo buco.

LUDOVICO Eddai non rompere, mi fa male la schiena.

ITALO Non andavi a farti fare i massaggi, una volta?

LUDOVICO Sì una volta. Me le regali tu altre dieci ore al giorno?

ITALO Il tempo per venire qui l'hai trovato, mi pare.

LUDOVICO Ah scusa se sono venuto a salutarti. Vaffanculo.

ITALO Dai non fare il permaloso. Lo so che ti ammazzi di lavoro... To' mangiati una caramella.

LUDOVICO Sei un paraculo... Saresti un bravo assicuratore.

ITALO Uno basta e avanza in famiglia.

LUDOVICO A proposito. Hai parlato con papà?

ITALO Un attimo prima che arrivassi tu. Perché?

LUDOVICO Buono. Quindi sai già di Corrèr?

ITALO Chi?

LUDOVICO Corrèr.

ITALO Mai sentito.

LUDOVICO Perfetto.

ITALO Chi sarebbe?

LUDOVICO Doveva parlartene papà. Mi tocca sempre fare tutto a me. Allora. L'altro ieri c'è stato un incontro fra i dirigenti. Era presente anche l'onorevole Corrèr. Un pezzo grosso del partito, ex senatore, che mi sono permesso d'invitare. È uno distinto sai, non è di quelli a cui leggi scritto in fronte "ti sto per inculare". No no. Un tipo elegante, un po' avanti negli anni a dir la verità, ma appunto per questo ancora bene inserito.

ITALO Mmm.

LUDOVICO Bene. A fine riunione l'ho preso da parte, ho fatto gli onori di casa, gli ho sparato due o tre complimenti strategici e ci sono entrato in confidenza.

ITALO In confidenza.

LUDOVICO Sì lo sai come funziona. Te lo devo spiegare? Insomma tra una faccenda e l'altra c'ho infilato in mezzo te. Gli ho raccontato chi eri, gli ho parlato di quel libro che non riesci a piazzare, del concorso... In pratica, della tua situazione lavorativa alquanto come dire...

ITALO Precaria.

LUDOVICO Bravo. Allora mi ha chiesto se eri dei nostri. Io ho traccheggiato un po' e gli ho detto che sei molto indeciso in questo momento...

ITALO Che gli hai detto?

LUDOVICO Aspetta aspetta, fammi finire. Gli ho detto che stai attraversando un periodo di riflessione ma che "molto probabilmente" non ti saresti tesserato.

ITALO Menomale.

LUDOVICO Però, non si sa mai, magari avrebbe potuto farti bene una chiacchierata con una persona di così grande esperienza. Per schiarirti le idee. Così ti ho preso un appuntamento con lui.

Pausa.

LUDOVICO C'è bisogno di rinnovare un po' l'ambiente da noi. Sai. Gente giovane.

ITALO Ludovico.

LUDOVICO Dimmi, fratello.

ITALO Tu mi conosci bene.

LUDOVICO Hai voglia.

ITALO E proprio perché mi conosci bene hai pensato di far introdurre l'argomento da papà, non è vero?

LUDOVICO Non fa una piega.

ITALO Apprezzo la tua sincerità.

LUDOVICO E pure lo sforzo con Corrèr.

ITALO Quello un po’ meno.

LUDOVICO Senti. Che ti costa provare? Hai qualcosa da perdere? Guarda dove cazzo vivi?

ITALO Non ho interesse a frequentare il tuo partito. E mai ce l'avrò.

LUDOVICO Ma perché ti fissi su quest'idea che tutto è lercio, che tutti devono essere corrotti per forza? È una cazzata.

ITALO Questo non l’ho mai pensato.

LUDOVICO Nel partito c'è un sacco di gente a posto, anche se tu non ci vuoi credere.

ITALO Sì, lo so che durante le riunioni siete vestiti da chierichetti.

LUDOVICO Senti ma vaffanculo va'. Stronzo io che continuo a sprecare tempo appresso a te.

ITALO Ludo, tu hai fatto la tua scelta. Papà ha fatto la sua. E io ho fatto la mia anche se non ti va giù.

LUDOVICO Sei talmente orgoglioso da non chiedere aiuto neanche se stai col culo per terra.

ITALO Non sto col culo per terra.

LUDOVICO No? Ma ce li hai gli occhi? Sembri una sguattera pompinara. Hai trentatré anni quand'è che cresci, Italo? Vuoi restare in bilico tutta la vita?

ITALO Piantala di farmi la morale.

LUDOVICO Ah giusto, stai aspettando i risultati del concorso. È solo la terza volta che lo provi.

ITALO Ci sono delle graduatorie. Ci sono...

LUDOVICO Ma quali cazzo di graduatorie. Le graduatorie non esistono. È ora che ti sporchi un po' le mani, porca puttana!

ITALO …E io non me le voglio sporcare, chiaro?

LUDOVICO E allora resta qui a scopare per terra e vaffanculo.

LUDOVICO esce, sbattendo la porta. ITALO resta immobile, in un cono di luce, si rivolge a un interlocutore immaginario.

ITALO Mio fratello. Sì sì, lo so che non si direbbe ma siamo figli degli stessi genitori. Lui somiglia a mio padre. Direi piuttosto che è la sua copia. È solo un po' meno furbo. Ma non è cattivo per carità. Quello che fa lo fa perché mi vuole bene. A suo modo. E forse anche perché al partito non piace troppo che abbia un fratello come me. È disdicevole. I peggiori moralisti del costume sono i politici. Rubare sì, ma con dignità. L'altro giorno hanno intervistato il presidente di una Regione che aveva sperperato soldi pubblici per andare a cena fuori, in vacanza, a puttane, solite cose insomma... E cos'ha detto al microfono? "Ho piena fiducia nella magistratura. Sono sereno". Mantenere la calma. Essere sempre ottimisti. Sorridenti. Vincitori.

ITALO spolvera il mobile tv e in un cassetto trova una foto.

ITALO Io invece sono come mia madre. Chiusa in un cassetto di cui ci si è dimenticata l'esistenza. Noi siamo gente che fa poco rumore. Fatichiamo un po' a farci largo in questo mondo. E il guaio è che adesso sono anche in minoranza.

ITALO ripone la foto nel cassetto. In quel momento squilla il suo cellulare, che non si trova. Sente gli squilli provenire dal divano, ma il cellulare dev'essersi incastrato da qualche parte. Inizia una goffa ricerca, mentre il telefono continua a squillare. Finalmente lo trova.

ITALO (Leggendo il nome) ...Sì Stella, ciao. Arrivi tra un quarto d'ora, sì. Certo che me ne ricordavo, tranquilla. Ti aspetto. (Chiude la chiamata) Una mia allieva d'Italiano. Stella. È uno di quei rari casi in cui il nome rende pienamente giustizia a chi lo indossa. Sempre allegra. Bella. Raggiante. Peccato sia una capra in italiano. Crede che il congiuntivo sia un collirio. Ma non è affatto stupida. E sono stato in grado di dimenticare ancora che avevamo lezione. Per la terza volta.

Buio.

Luce. ITALO è al tavolo, indossa degli occhiali da vista e ha un libro nelle mani. Davanti a lui è seduta STELLA, una ragazza di diciassette anni, non molto alta, bruna, carina. Un latente atteggiamento da Lolita.

ITALO (Leggendo dal libro) "Bada! Il violino è una sirena e si può far piangere con esso anche senz'avere il cuore di un eroe!" Fui assaltato da quella musica che mi prese. Mi parve dicesse la mia malattia e i miei dolori con indulgenza e mitigandoli con sorrisi e carezze. Ma era Guido che parlava! Ed io cercavo di sottrarmi alla musica dicendomi: "Per saper fare ciò, basta disporre di un organismo ritmico, una mano sicura e una capacità d'imitazione; tutte cose che io non ho, ciò che non è un'inferiorità, ma una sventura".

ITALO nota che STELLA è semi-addormentata.

ITALO Dormi?

STELLA No no. Riflettevo su Zeno.

ITALO Allora, hai letto il romanzo?

STELLA Certo prof.

ITALO Bene. Hai qualche domanda da fare sul brano che ho letto mentre stavi... riflettendo?

STELLA No no. Tutto chiarissimo. Posso fumare?

ITALO Se proprio non puoi farne a meno.

STELLA Grazie prof.

ITALO I tuoi lo sanno?

STELLA Sono quasi maggiorenne. (Si accende una sigaretta) Dove...?

ITALO C'è un posacenere nel secondo cassetto.

STELLA Ah grazie. Lei non fuma, vero?

ITALO No.

STELLA Non è come Zeno allora. Io invece sono uguale. Non riesco a smettere di fumare. Inizio a fare una cosa e non trovo mai il modo di finirla. Ho anche iniziato a tenere un diario pensi un po'...

ITALO Beh, queste sono cose abbastanza normali per una ragazza di diciassette anni. Non credo bastino per dire che sei uguale a Zeno. Per fortuna.

STELLA Il mio patrigno vuole mandarmi dallo psicanalista.

ITALO Che vuole...? Ma...

STELLA Col cazzo che ci vado... Oh scusi prof. Quando ci vuole ci vuole.

ITALO Allora, l'hai letto sul serio il romanzo?

STELLA Certo che l'ho letto, non dico mica balle io. M'ha presa un sacco. Davvero. C'ho trovato parecchie cose in comune con me.

ITALO Prova a parlarmene.

STELLA Naa. Dobbiamo fare lezione. (Alludendo alla sigaretta) Ho quasi finito, eh.

ITALO Questo è fare lezione.

Pausa.

STELLA Lei ce l'ha un eroe prof?

ITALO Io?

STELLA Sì lei.

ITALO È di te che dobbiamo parlare.

STELLA Io ce l'ho.

ITALO Ah sì?

STELLA E mi piace davvero tanto.

ITALO E vuoi dirmi chi è?

STELLA Un uomo.

ITALO Beh menomale.

STELLA Perché, se era una donna c'era qualche problema?

ITALO No no. Volevo dire...

STELLA (Ridendo) Scherzo prof. Volevo vedere se era uno di quei vecchi che hanno ancora paura dei froci e delle lesbiche. Ah ah!

Pausa.

ITALO Perché, tu mi vedi vecchio?

STELLA Vecchio no. Ma non giovane.

ITALO Ah.

STELLA Insomma lo vuole sapere chi è questo eroe?

ITALO Certo. Continua.

STELLA È un uomo. Lo vedo solo nei miei sogni e non so come si chiama. È sicuro di sé. Ma è dolce, non uno stronzo per capirci. E anche se i sogni cambiano di notte in notte, lui arriva sempre nello stesso momento.

ITALO Come fai a dire che arriva sempre nello stesso momento se i tuoi sogni cambiano ogni volta?

STELLA Nel senso che si presenta sempre quando sono in pericolo.

ITALO E sogni spesso di essere in pericolo?

STELLA Che fa lo psicanalista prof? Mi faccia raccontare.

ITALO Scusa.

STELLA Insomma. O sono lì che corro come una pazza inseguita dai cani o resto chiusa nel bagno delle ragazze a scuola, ogni volta lui arriva e mi salva. Non fa niente di speciale, non è che sbuca dal cielo con l'astronave o con la batmobile, mi capisce? Nessuna roba da supereroe. Appare dal nulla, mi guarda, mi prende per mano e poi sorride. E dopo quel sorriso, tutt'a un tratto, il pericolo è svanito.

ITALO Fico.

STELLA Wow prof. È diventato uno dei nostri, cazzo!

ITALO Stella, datti una regolata.

STELLA Sì c'ha ragione scusi. Comunque voi adulti dite più parolacce di noi ormai. A parte lei.

ITALO Non importa. Tu devi distinguerti.

STELLA Come Zeno?

ITALO No. Come te stessa.

STELLA Sì ma serve un modello nella vita per essere un po' meglio di come siamo. Non crede prof?

ITALO Non necessariamente. No.

STELLA Ah no?

ITALO No.

Pausa.

STELLA Lei è forte. E poi non dice parolacce. Mi piace.

ITALO Non è vero. Qualche volta le dico anch'io.

STELLA Lei ce l'ha un eroe prof?

ITALO Beh. Da bambino sì. Ne avevo parecchi.

STELLA Avere degli eroi è una cosa da ragazzini secondo lei?

ITALO No, non ho detto questo. Penso che crescendo servano dei modelli positivi. A tutti noi. E in modo particolare ai ragazzi come te.

STELLA E dove stanno?

ITALO Tu mi hai appena detto di averne uno, no?

STELLA Sì. Ma non so se è reale.

ITALO Ce ne sono tanti di modelli in carne e ossa.

STELLA Me ne suggerisca qualcuno.

ITALO Certo. Per esempio mi viene in mente quel... ci sono... in alcune culture, per esempio...

STELLA Niente eh?

ITALO Beh per lo più sono morti.

STELLA O sono personaggi di fantasia.

ITALO La tua famiglia potrebbe aiutarti a prendere delle decisioni, per esempio.

STELLA La mia famiglia è uno schifo. I miei hanno divorziato quando avevo due anni. Mio fratello è un tossicomane. Mia madre non c'è mai e quando c'è non vedo l'ora che se ne vada. Il mio patrigno mi odia e mio padre... Bah, meglio che sto zitta.

ITALO Come mai siamo finiti a parlare di questa roba?

I due si guardano e dopo un attimo scoppiano a ridere.

STELLA Lei quanti anni ha prof?

ITALO Quasi il doppio dei tuoi.

STELLA Posso sedermi lì vicino?

ITALO Sì. Non c'è problema.

STELLA Le va di leggermi un altro passo di Svevo?

ITALO D'accordo.

STELLA prende un chewingum e poi ne offre uno a ITALO.

ITALO No grazie. (Sfogliando il libro) Dunque dunque dunque... Possiamo andare avanti col capitolo cinque, ti va?

STELLA No. (Mette le mani nel libro di ITALO e lo guida) Torniamo indietro. Capitolo tre.

ITALO Capitolo tre. D'accordo... (Continua a sfogliare le pagine)

STELLA Ecco. Legga da qui prof.

ITALO (Leggendo) "Entrarono finalmente Ada e Alberta. Respirai: erano belle ambedue e portavano in quel salotto la luce che fino ad allora vi aveva mancato. Ambedue brune e alte e slanciate, ma molto differenti l'una dall'altra. Non era una scelta difficile quella che avevo da fare. Alberta aveva allora più di diciassette anni. Come la madre essa aveva - benché bruna - la pelle rosea e trasparente, ciò che aumentava l'infantilità del suo aspetto. Ada, invece, era già una donna con i suoi occhi serii e una faccia che per essere meglio nivea era..."

STELLA Lei crede che l'essere donna dipenda dall'età?

ITALO Stella. Non abbiamo combinato niente oggi pomeriggio. Cerca di concentrarti per favore.

Un breve silenzio. Poi STELLA si alza e inizia a radunare le sue cose.

ITALO Cosa fai?

STELLA Sono cotta. Per oggi può bastare professore.

ITALO Senti. Non volevo dire quello che ho detto.

STELLA Fa niente. La chiamo io. (Lascia i soldi sul tavolo) Sono tutti. Stia bene.

STELLA esce. ITALO resta seduto. Buio.

Luce. Il giorno dopo. Sera. ITALO rientra in casa con il casco ancora sulla testa, indossa un impermeabile fradicio, sembra molto stanco. Butta a terra una sacca con il logo di una ditta di Pony Express, lancia le chiavi sul tavolo, si toglie il casco e l'impermeabile e li poggia in un angolo a terra. Finalmente si lascia cadere sul divano, accende la tv e fa un veloce zapping.

TV (Telegiornale) …E adesso passiamo alla cronaca. Cruenta tragedia familiare nei pressi di Belluno, dove un uomo ha accoltellato a morte la moglie, i due figli piccoli e poi si è suicidato, lanciandosi dal… (Soap opera) …“Ho avuto già una relazione con lui, mamma.” “E perché non mi hai detto niente?” “Non volevo ferirti.” “Tuo marito lo sa?…” (Serie d’azione) …“Sta scappando, dobbiamo fermarlo!” “Corri Jack! Quel figlio di puttana l’ha presa in ostaggio!” “Gliela farò pagare…” “Attento!” (Rumori d’incidente automobilistico ed esplosioni. Altro Telegiornale) …La tregua di tre giorni è stata violata dai ribelli, che hanno perpetrato una carneficina in cui sono stati massacrati donne e bambini…

ITALO spegne la tv. Dopo qualche secondo si alza di nuovo e decide di preparare la cena. Prende dal freezer un cibo surgelato e inizia a preparare la tavola. Dopo qualche attimo suonano alla porta.

ITALO Oddio chi è adesso? Che volete da me?

ITALO apre la porta. Davanti a lui c'è suo padre, FRANCO. È un sessantenne in gran forma, assicuratore in pensione, tesserato del partito di suo figlio minore, sessuomane, capelli tinti di marrone tendente al rosso. Vanta amicizie in molti ambienti della società che conta, scaltrissimo e sagace. Un vincente, insomma.

FRANCO So già quello che stai per dire.

Pausa.

ITALO Lo sai? È una cosa tipo “che cazzo ci fai qui all'ora di cena senza avvisare”?

FRANCO Avrei tolto quella parola volgare. Ma più o meno sì, quello.

ITALO E se lo sapevi perché non mi hai chiamato?

FRANCO Non ho avuto tempo. Sei diventato più scurrile negli ultimi tempi.

ITALO Ah sì? Pensa che ieri una mia allieva mi ha detto il contrario.

FRANCO Te la scopi?

Pausa.

FRANCO Mi devo adeguare in qualche modo. Tu dici parolacce. Tuo fratello dice parolacce. Dico parolacce anch'io allora, che cazzo. Come altro dovrei fare per comunicare coi miei figli?

ITALO Da quando è un tuo problema?

FRANCO Da quando vi ho messo al mondo più o meno. Allora?

ITALO Allora che?

FRANCO Te la trombi la ragazzuola?

ITALO Senti papà, non è serata. Non dormo da due giorni, sono stanco morto e non ho niente di pronto per cena.

FRANCO si guarda un po' intorno. ITALO riprende ad apparecchiare la tavola.

FRANCO Ti ho fatto più fare la polizza per questo... posto?

ITALO Ci hai provato come no. Poi dopo averti ripetuto per la quarta volta che ero in affitto ti sei arreso.

FRANCO Beh. Non si può mai sapere nella vita. (Nota la sacca del Pony Express) Quella roba cos'è?

ITALO Cosa?

FRANCO Quella.

ITALO Una sacca, non la vedi?

FRANCO No. Credevo fosse uno spazzolino da denti. Intendevo dire: cosa ci fai con una sacca del Pony Express.

ITALO Niente. Oggi è passato Michele a prendere delle cose e se l’è dimenticata. Anzi dopo lo chiamo. Magari non se n'è neanche accorto. Rimbambito com'è.

FRANCO Chi è Michele, un tuo amico?

ITALO Uno che conosco.

FRANCO E si è messo a fare il fattorino?

ITALO Aveva bisogno di soldi. Sì.

FRANCO Sei uscito per qualche ripetizione oggi?

ITALO No, sono stato a casa tutto il giorno. Dovevo rivedere un capitolo del romanzo. Ti fermi a cena suppongo.

FRANCO E lasci sempre il casco e l'impermeabile gocciolanti sul pavimento quando sei a casa?

Pausa.

ITALO Faccio le consegne ok? Sono un pony del cazzo. Contento?

FRANCO Beh, sono contento di avere ancora un'arguzia da far invidia. Del fatto che tu faccia il pony del cazzo un po' meno.

ITALO È la vita papà. Ti va bene il polpettone? Devo scongelarlo al microonde.

FRANCO Mi arrangio anch'io quando sono da solo. Andrà benissimo.

ITALO Ottimo.

FRANCO Non devi arrabbiarti.

ITALO Non devo arrabbiarmi...

FRANCO No. Sei grande ormai. Non ti ho mica obbligato io a nascondermi il tuo nuovo lavoro.

ITALO Già. Chissà perché non te l'ho detto.

FRANCO Tuo fratello lo sapeva?

ITALO Ci manca.

FRANCO Beh non c'è nulla di male nel guadagnarsi da vivere con qualche lavoretto extra. Lo facevo anch'io quando muovevo i primi passi nel marasma delle compagnie assicurative. Magari, quando si hanno vent'anni è meglio che quando se ne hanno trentuno, però...

ITALO Trentatré.

FRANCO Perlamadonna, sono così vecchio?

ITALO Il pane è finito. Lì dentro dovrebbero esserci dei grissini.

FRANCO Ah grissini grissinetti...

FRANCO inizia a cercare i grissini e ne trova un paio di confezioni. Ne apre una, ma il contenuto è completamente disintegrato.

FRANCO Mmm. Per grissini intendi questa poltiglia?

ITALO Controlla la scadenza.

FRANCO No no. Grazie. Dopo le sei è meglio evitare i carboidrati.

ITALO (Porta in tavola) Tieni. Buon appetito.

FRANCO Mmm... che bel colorito. Prendo un po' di vino in frigo, se non ti dispiace.

ITALO Fa' pure.

FRANCO (Trova un cartone e legge l’etichetta) Rustichello. Però… selezione Gambero Rosso.

ITALO Se non ti aggrada puoi sempre farne a meno. Non ti farebbe male bere acqua una volta tanto.

FRANCO Hai ragione. L’alcool contiene un’infinità di zuccheri. (Toccandosi la pancia) E qui il bambino cresce giorno dopo giorno…

ITALO Cos'è, le ragazzine non ti guardano più se hai la pancetta?

FRANCO Si sono fatte molto selettive purtroppo. A proposito, non hai risposto alla mia domanda.

ITALO Che domanda?

FRANCO Se hai concluso con la bimba? Se hai montato la puledrina. Se hai sfondato...

ITALO Sì ho capito ho capito. No papà. È minorenne.

FRANCO Meglio.

ITALO è una mia allieva.

FRANCO E allora?

ITALO Hai mai sentito parlare di rapporto professionale?

FRANCO Ma non dire stronzate.

ITALO C'è dell'insalata in frigo, se vuoi. È da condire.

FRANCO Ma chi se ne sbatte dell'insalata. Stavamo parlando di cose serie, Cristo!

ITALO Vedo che ti sei adeguato presto al mio modo di parlare.

FRANCO Ma no scusa, è che mi dici delle robe che farebbero uscire dai gangheri qualsiasi padre. Anzi no, qualsiasi maschio di questa terra. Che vuol dire rapporto professionale? Chi cazzo sei, il presidente Clinton con la sua stagista? Sei il comandante della nave con la straniera inginocchiata sotto al timone? Che vuoi che succeda se t'inchiappetti una scolaretta mentre gli sussurri nelle orecchie due o tre versi del Leopardi. Magari li capisce anche meglio. Magari se li ricorderà per tutta la vita quei versi e tu sarai per sempre orgoglioso di aver fatto il tuo dovere. "La donzelletta vien dalla campagna e... zac!"

ITALO (Finendo di mangiare) Grazie per il tuo umorismo papà. Mi stai rendendo la serata molto più piacevole del previsto.

FRANCO Italo, figlio mio...

ITALO Adesso però non esagerare con le confidenze.

FRANCO Senti... ma fai quello che ti pare.

ITALO Grazie per la concessione.

FRANCO Non è male questo polpettone. Un po' posticcio forse. Mi ricorda quello di tua madre.

ITALO Infatti è sempre del discount.

FRANCO Era una battuta?

ITALO No.

FRANCO Ah ah.

ITALO è di nuovo isolato nel suo cono di luce.

ITALO In effetti mia madre non è mai stata una gran cuoca. Non era certo per quello che si faceva amare. A dire la verità, poche cose le riuscivano bene. Era un mezzo disastro come donna di casa. Ricordo perfettamente che le mie camicie erano sempre di due colori diversi, i maglioni si restringevano ogni settimana, e spesso mio fratello e io andavamo in giro con dei buchi così nei pantaloni. E in cucina era più o meno lo stesso. Ma non ci facevamo caso. Io per lo meno.

La luce torna normale.

FRANCO Buono. (Finisce di mangiare) Senti, veniamo a noi. Devo parlarti di un certo affare.

ITALO Ci ha pensato Ludovico, tranquillo. E ho già detto di no. Come ho detto di no nelle precedenti quindici occasioni.

FRANCO Non è di quello che volevo parlarti.

ITALO (Stupito) Mmm?

FRANCO si alza e inizia a cercare il posacenere.

FRANCO Ce l'hai un...

ITALO Sul lavandino.

FRANCO Ah. (Accende la sigaretta e trova una bottiglia) Questo è whisketto?

ITALO No è cognac.

FRANCO Fa lo stesso. (Si versa il cognac e beve) Dunque. Tu sai che io ho molto tempo a disposizione da quando ho appeso gli scarpini al chiodo, per usare un termine calcistico molto caro a tuo fratello.

ITALO Mmm.

FRANCO Bene. Nel mio lungo, interminabile tempo libero, mi preoccupo dei miei figli oltre che dei miei investimenti e della mia salute mentale e fisica.

ITALO Sì papà. Sono connesso.

FRANCO Non essere precipitoso. Nella vita serve più calma, figlio mio. Serve tempo per riflettere e valutare bene tutte le opportunità che ci vengono offerte. E soprattutto bisogna sorridere di più. (Beve) Dunque, tuo fratello bene o male è sistemato. Da quando ha deciso di tentare la carriera nel partito, e ormai sono parecchi anni, si è dato da fare, ha fatto le sue cosine, io ci ho messo del mio e insomma, siamo ben corazzati come dire. Le piace questa espressione, professore?

ITALO Stupenda. Vai avanti.

FRANCO Calma ragazzo. Calma. (Beve) Dunque, mentre abbiamo il quasi onorevole Ludovico che viaggia in prima e non si fa mancare nessun comfort, specialmente quelli offerti dalle assistenti di volo e ci capiamo... c'è qui il professor Italo, un pezzo d'uomo e di letteratura da centodieci e lode, laurea che risale tra l'altro a dieci dodici anni fa, se non erro.

ITALO Mmm.

FRANCO Non erro. Dicevo, abbiamo qui il professor "Nonmicompromettoconleallieve" che dopo anni di sacrifici e merda mandata giù per colazione pranzo e cena, non vuole aiuti da nessuno e per mezzo di questa sua incorruttibile e invidiabile etica, si ritrova, da un lato con quattro liceali disperati che lo foraggiano grazie alla loro beata ignoranza, e chissà per quanto tempo ancora visto che la scuola finirà anche per loro prima o poi, e dall'altro - notiziola della sera - un nuovo superimpiego da pony del cazzo, come lo ha definito egli stesso poc'anzi, che deduco sia alquanto copioso per non dire lussureggiante nella distribuzione delle paghe, vero?

ITALO non risponde.

FRANCO Chi tace acconsente. Bene. Non dimentichiamoci poi che il nostro professor Italo è nella spasmodica attesa dei benedetti, e glorificati dal Signore, esiti del magnifico ed ennesimo concorso pubblico, che potrebbe finalmente e vivaddio assegnargli il tanto meritato posto fisso nel grande carrozzone statale. Cosa che, detto tra noi, si meriterebbe più di tanti altri calcolando il raro talento che possiede in questa sua - a nostro giudizio incomprensibile ma pur sempre lecita - passione per la letteratura italiana, nonché visti i brillanti risultati conseguiti con i suoi romanzi in cerca di editore, ma costantemente apprezzati da frotte di intellettualoidi amici in delirio. (Beve ancora) Mi esprimo bene professore? Ho studiato anch'io che crede? Lo so che ai suoi sapienti occhi sembro solo un vecchio e losco assicuratore in pensione, ma dentro questo arcaico cervellino ferve un mare di cultura. Ordunque alla luce della nostra acuta riflessione, che cosa ha pensato questo piccolo uomo indegno e immeritevole di tutto, se non di aver scagliato vittoriosamente il suo dardo infuocato oltre le mura del prezioso castello chiamato "vostra madre"?

ITALO è sempre dov'era. Ascolta in silenzio.

FRANCO Non eccediamo in entusiasmo per favore. (Beve ancora) Bene, il vecchio attrezzo qui presente... Vecchio per modo di dire perché il suo uccellaccio viaggia niente male ed è perfettamente in salute... Questo vecchio, dico... Ah che poi le chiederà un contatto - dite così voi sbarbatelli, contatto vero?... un contatto di quella allieva verginella e mai sfiorata per carità dal nostro "Professorguaichititocca"... Questo vecchiaccio puzzolente insomma, ha trovato la maniera per levare al suo figliolo le castagne dal fuoco eterno che brucia brucia e mai si consuma. Che grande poeta, cazzo. Dovresti leggere me alle tue lezioni invece di quei frocetti che ti piacciono tanto... Grazia Lorca, Pasolini... Pisellini... (Ride) Ah, ah, ah!

FRANCO ha un conato improvviso e inizia a vomitare dietro al divano. Poi riemerge.

FRANCO Cognac del discount, eh? Che cazzo la prossima volta mi porto la roba da casa prima di venir qui a farmi avvelenare. (Sputa) Ptua! Poi ripulisco tutto tranquillo.

ITALO Pensi che arriverai al punto prima di vomitare tutta la cena sul tappeto?

FRANCO Calma figlio. Calma. Tu sorridi troppo poco per conto mio... E dormi anche meno a giudicare da quelle occhiaie nere. Ora ci arrivo. (Si siede a fatica sul divano) Anzi no. Ci sono già arrivato. Tieni.

FRANCO tira fuori dalla tasca un foglietto scritto a penna e lo dà a ITALO. Poi si porta una mano al cuore, respirando un po' a fatica.

FRANCO Lì c'è la soluzione a tutti i tuoi problemi. (ITALO gli passa un fazzolettino) Grazie.

ITALO (Lo apre e legge) Gabriele De Santis. Cavaliere. Numero di telefono e indirizzo di casa. Mmm. Chi sarebbe?

FRANCO È un vecchio amico del qui presente rottame.

ITALO Un altro onorevole suppongo.

FRANCO Sbagliato.

ITALO Come mai te e Ludovico avete sempre da presentarmi qualcuno? Dev'esserci un calo d'iscritti epocale al partito.

FRANCO Questo qui non c'entra col partito.

ITALO No? E come si guadagna da vivere?

FRANCO Non è importante figlio mio. Non è importante.

ITALO Nel caso dei tuoi amici sì.

FRANCO Come sei malfidato.

ITALO Allora?

FRANCO Diciamo che naviga nel settore finanziario.

ITALO O meglio?

FRANCO È nel ramo bancario. All'interno di due o tre consigli di amministrazione. Mi pare.

ITALO Due o tre?

FRANCO Sì non mi ricordo. Ma è pulito. È una persona rispettabilissima.

ITALO Anche i mafiosi sono rispettabilissimi. Prova a non rispettarli e vedi cosa ti succede.

FRANCO Smettila di fare l'idiota. Ti ho detto che è pulito. Non fa politica e non è un mafioso. Devi solo chiamarlo, prenderci un appuntamento e vedrai che metterà una buona parola per te al ministero.

ITALO Non trattarmi come se avessi tredici anni, per favore.

FRANCO Sbagli invece. Ti faccio questi discorsi proprio perché sei adulto e puoi capire.

ITALO Essere adulti non significa necessariamente essere corrotti.

FRANCO Ma quale corruzione? Una persona influente è una persona influente. Punto. Potrebbe esserlo per alti meriti lavorativi, per esperienza. Cosa c'entra la corruzione? Levati questi paraocchi, figlio mio, una buona volta.

ITALO Va bene. Rispondimi sinceramente. Quando facevi l'assicuratore trattavi tutti i clienti alla stessa maniera?

FRANCO Che c'entra adesso?

ITALO Rispondimi. I clienti per te erano tutti uguali?

FRANCO Ovviamente no. Era d'obbligo fare delle distinzioni.

ITALO Che tipo di distinzioni? Di natura economica magari? Oppure in base alla posizione sociale del cliente? O forse, non so, a seconda se il contraente fosse un disoccupato oppure un dirigente di banca?

FRANCO Italo, Italo.

ITALO Rispondimi.

FRANCO Che vuoi che ti dica? Certo che sì. È naturale. È fisiologico.

ITALO Bene. E quando questi clienti, chiamiamoli di serie A, venivano da te a chiedere uno sconticino o un aggiustamento più o meno irregolare su una polizza, tu glielo rifiutavi?

FRANCO Ovvio che no.

ITALO E se te lo chiedeva un vecchio con quattrocento euro al mese di pensione, per lui chiudevi un occhio? Hai mai fatto sconti a questa gente? Hai mai smosso mari e monti nel tuo partito per salvare le chiappe al signor nessuno?

FRANCO No, Don Chisciotte. Non l'ho mai fatto.

ITALO Bene. Neanch'io voglio il tuo aiuto. Perché vedi papà, la verità sta nel mezzo. Magari io non sono tagliato per fare l'insegnante. Forse i miei romanzi sono delle palle indicibili e io uno scrittore mediocre. È possibile, sai? Io mi sono sempre dissociato da quella generazione che pretende di sapere tutto, credendo di essere l'unica detentrice del sommo talento e della verità.

FRANCO Sei tale e quale a tua madre. Non sono mai riuscito a ragionarci. Ma lei è morta e non potrò più convincerla di niente, mentre tu sei qui. E ti dico che sotto questa tintura di merda ho i capelli bianchi come la neve.

ITALO Non bastano i capelli bianchi a fare un uomo saggio.

FRANCO No. Ma bastano a renderlo disilluso e consapevole che un'altra strada non esiste. È una chimera.

ITALO Mi dispiace che lo pensi. Ma vorrei tanto che la smetteste di preoccuparvi tutti per me.

FRANCO (Con ira) Non puoi continuare a fare il martire, cazzo! Tu sei sangue del mio sangue fino a prova contraria. (Si porta di nuovo una mano al cuore)

ITALO Che egoismo marcio.

FRANCO I compromessi "sono" la vita. Non siamo su Marte, questa è la Terra. La gente si odia, si sopraffà, si ammazza. Non esiste amore non esiste amicizia. Queste sono puttanate buone per le femmine e per i ragazzini.

ITALO Se ci fosse stata mamma non ti avrebbe lasciato delirare in questo modo.

FRANCO Infatti tua madre non capiva un cazzo, poverina.

Improvvisamente ITALO dà un forte spintone a FRANCO, che piomba in terra.

ITALO Non ti permettere.

FRANCO (Sempre a terra, dolorante e tenendosi una mano sul cuore) Che hai fatto... Ah... Ah. Figlio mio tu non capisci... Sono tutti lì a tirarti per le palle, a strattonarti di qua e di là, a spingerti verso una fossa piena di letame e poi ti costringono a sguazzarci dentro. Finché un bel giorno non scopri che c'hai preso gusto a fare il bagno nella merda. E mentre sei lì che sguazzi come un maiale nel suo trogolo, ti accorgi che ti stai grattando la schiena con le ossa di tutti i morti che hai seminato lungo la via.

ITALO È un'ottima metafora della tua vita.

FRANCO (Sbottando) Chiamalo e non farmi incazzare!

ITALO prende il foglietto in mano. Sta per strapparlo.

FRANCO D'accordo. Ti chiedo scusa per la premessa da esaltato. E per quello che ho detto di tua madre. Lei era una persona d'altri tempi come te. E io sono un po' troppo ubriaco, ti chiedo scusa. Chiamalo dai. È un vecchio amico, davvero. Mi deve un grosso favore. Fai un tentativo almeno. Se fiuti che sotto c'è qualcosa di losco te ne vai e puoi anche mandarlo a fare in culo, per quanto mi riguarda. Ma provaci.

Pausa.

ITALO Ti farai visitare prima o poi?

FRANCO Non preoccuparti per me. La pompa regge alla grande.

ITALO Mmm.

FRANCO Grazie, figlio mio. (Alludendo al foglietto) Non perderlo mi raccomando.

ITALO Perché mi chiami figlio stasera? Erano anni che non lo facevi.

FRANCO Non so. Mi fa sentire più cazzuto.

Cono di luce su ITALO.

ITALO No. La verità era che mio padre si sentiva un piede nella fossa e cominciava ad avere paura. Non solo della morte. Ma anche paura di perdermi. Di perderci, mio fratello e me. Aveva il terrore di restare solo e s'aggrappava con tutta la forza alle uniche due cose vive che gli erano rimaste attorno. Ci osservava e ci teneva stretti, non tanto in quanto figli e oggetti del suo amore, ma più come pietre preziose da lui stesso create, levigate e tenute accuratamente da parte per risplendere di luce riflessa. Con me purtroppo, quest’operazione gli era riuscita solamente a metà.

Buio.

Luce. Tardo pomeriggio. La tv è accesa. ITALO è sdraiato sul letto con in mano delle bollette e una calcolatrice. Sul tavolo c'è un pc portatile acceso. ITALO sta facendo dei conti.

ITALO Luce quarantasette e sessanta. Più sessantadue e trentanove di gas. ...Sì, di questi trentanove si sentiva proprio il bisogno. Più l'acqua che è a forfait venticinque. Almeno è cifra tonda... Fanno... centotrentaquattro e novantanove. Beh mica male. Non è tanto, se calcoliamo che è ogni due mesi. Ovviamente fra due giorni scade anche l'affitto. Altri cinquecento tondi tondi... E del condominio, ne vogliamo parlare? Solo venti euro visto che la palazzina è piccina picciò. Che sarà mai... A quanto siamo per questo mese? Vediamo... Seicentocinquantaquattro e novantanove. Vogliamo rovinarci? Dai, facciamo seicentocinquantacinque euro. Del cazzo. Va bene. Niente panico. Ce li abbiamo, come non ce li abbiamo. (Contando le banconote) Duecento, trecento. Quattrocento... cinquanta... Cinquecento... venti... (Tira fuori anche le monete) due, tre, cinque, sei... e sessanta... uno... centesimi. (Pausa) Paperon de Paperoni mi fa una sega.

ITALO si alza in piedi. Poi, si rivolge allo specchio e parla con se stesso. Vediamo la sua immagine riflessa.

ITALO Ti chiedi come mai sono così nervoso da qualche tempo in qua, eh? Non te lo stai chiedendo? Meglio. Fai bene. Non te ne frega un cazzo e hai ragione. Di sicuro c'è solo che sto diventando più scurrile, come dice mio padre. Disilluso. Vedo tutto negativo. E mi sto incattivendo. È il loro obiettivo. È quello che vogliono. (Cambiando tono) Ma loro chi, Italo? Non fare il qualunquista paranoico! Sì sì, rifilami le tue solite puttanate. Squallide scuse per chi non ha le palle per sporcarsi le mani. (Tornando in sé) Come direbbe mio fratello. (Pausa) Ma perché mi vengono in mente sempre e solo le stupide frasi di mio padre e di mio fratello? Perché invece non penso a tutte le belle parole di mia madre? A quando mi nascondevo sotto al letto e lei veniva a cercarmi. Per accarezzarmi. Per proteggermi.

ITALO ha un gesto di rabbia profonda e scaglia la calcolatrice lontanissimo, fracassandola. Si copre il volto con le mani.

ITALO Mi manchi lo sai? Mi manchi tanto.

Passato qualche attimo di silenzio, prende un bel respiro e va a recuperare quel che resta della calcolatrice. Un suono dal pc. LUDOVICO sta chiamando ITALO via Skype.

ITALO Ecco. Ciliegina sulla torta.

LUDOVICO Che faccia. Dormivi?

ITALO Magari. Facevo i conti.

LUDOVICO Ahia. Che è quella roba?

ITALO Aggiusto una cosa.

LUDOVICO Papà mi ha detto del tuo nuovo lavoro. Pensavo di non trovarti.

ITALO Lavoro a giorni alterni. Oggi riposo.

LUDOVICO Senti un po', sto organizzando una cenetta qui da me con un paio di ragazze, vuoi venire? A mangiare intendo, non a portarci le pizze. Ah ah ah!

ITALO La tua simpatia è sempre più esplosiva.

LUDOVICO Stavo scherzando dai. Mica ce l'ho con te per l'altro giorno.

ITALO Ti ringrazio.

LUDOVICO Dal momento che rifiuti gli aiuti politici mi sono chiesto: un invito a cena con qualche bella fica lo accetterà il mio fratellone o no? Sempre se non lo reputi immorale. Ah ah ah!

ITALO No no. È fantastico.

LUDOVICO Che allegria... non mi sarai mica diventato frocio?

ITALO Non ancora stai tranquillo.

LUDOVICO Allora sei reclutato. Alle dieci.

ITALO Non lo so. Devo finire delle cose. Chi sono queste ragazze? Colleghe?

LUDOVICO Sì. Più o meno.

ITALO Premettigli che non ho un centesimo, però. E intendo proprio alla lettera. Non vorrei creare in loro false aspettative.

LUDOVICO Relax, fratello. Se ti ho detto di aggregarti vuol dire che non ci sono di questi problemi.

ITALO Che fai, paghi tu per tutti e due?

LUDOVICO Si capisce.

Pausa.

ITALO Scherzi, vero?

LUDOVICO No.

ITALO Sono mignotte?

LUDOVICO Escort, fratello.

Pausa.

LUDOVICO No, non scandalizzarti e non lanciarmi anatemi ti risparmio la fatica. Non vieni? Perfetto. No problem. Ti chiamerò per giocare a Risiko la prossima volta. Stammi bene.

LUDOVICO chiude la conversazione. ITALO si stende di nuovo nel letto. Finalmente, riesce ad addormentarsi. Buio.

Musica.

Luce. Una nuova scena. Il parco di una villa romana. Tardo pomeriggio. Sulla sinistra una panchina. Sulla destra s'intravede un piccolo chiosco. Al centro, un paio di tavolini da bar appartenenti al chiosco. Sul fondale proiettati alberi in lontananza e altre panchine. C'è un forte chiarore nell'atmosfera, sembra quasi un ambiente irreale. ITALO è seduto a bordo dello schienale della panchina, sta bevendo una bibita dalla cannuccia. A un tratto, sente due persone litigare, le voci provengono dal chiosco. Un CAMERIERE sta cercando di bloccare un senzatetto dell'est Europa, VASYL', che ha in una mano un panino, conteso col CAMERIERE, e nell'altra un grande sacco nero.

CAMERIERE E molla 'sto panino sennò chiamo le guardie.

VASYL' Io lo ha pagato. Lascialo, è mio!

CAMERIERE Ma che hai pagato... da' qua.

VASYL' Lascia! Lascia!

ITALO (Intervenendo) Oh oh. Calma. Che succede?

VASYL' Lui vuole tolliermi panino, ma io lo ha pagato!

CAMERIERE Nun l'hai pagato t'ho visto. L'hai preso dal bancone e te ne stavi a anna', come sempre...

ITALO Va bene aspetta. Te lo pago io.

CAMERIERE Ma lasci perde' nun vede che è un morto de fame.

ITALO Appunto, come me. Quant'è il panino?

VASYL' Lascia!

VASYL' strappa finalmente il panino dalle mani del CAMERIERE, che molla la presa.

CAMERIERE Guardi che questo ronza sempre qui ‘ntorno. Nun se faccia impietosi’. È un paraculo.

ITALO Mi dici quant'è il panino o devo andare in giro a parlar male di questo chiosco?

CAMERIERE No no, ce mancherebbe artro. So’ sei euro e cinquanta.

ITALO (A VASYL') Però... Te li scegli cari, i chioschi.

VASYL' Io lo ha pagato. Lui è uno bugiardo. (Addenta il panino)

ITALO dà i soldi al CAMERIERE, che prima di uscire di scena commenta.

CAMERIERE 'Sto fijo de 'na mignotta... Co' tutti l'Italiani che se morono de fame ce tocca mantene' pure li straccioni dell'artri Paesi. Ma dimme te. Er duce ce rivorrebbe. Er duce... (Esce)

ITALO (Rivolto al CAMERIERE) Sì, ave. (A VASYL') Come ti chiami straccio'?

VASYL' (Continuando a mangiare) Vasyl'.

ITALO Italo.

VASYL' Grazie per aiuto. Quello è un stronzo.

ITALO Non ti conviene cercare un altro chiosco? Quello ormai ti conosce.

VASYL' Ma io lo ha pagato!

ITALO Lo hai pagato? E allora perché lui diceva di no?

VASYL' Io dato anticipo. Una parte. L'altra non ce l'ha ora.

ITALO Mmm. E quanto gli hai dato ora?

VASYL' Boh. Trenta o quaranta centesimi.

ITALO Ci credo che era incazzato. E fai sempre così?

VASYL' Di solito ho più soldi. Un giorno li ho dati quasi tre euri. Ma altre volte niente. Pure io deve mangiare non credi?

ITALO Certo che lo credo. Ne abbiamo tutti diritto.

VASYL' ha finito il suo panino. Rutta con soddisfazione. Tira fuori un pacchetto di sigarette semi-schiacciato dalla giacca sudicia.

VASYL' Ti darei una ma ha quasi finito pacchetto.

ITALO Tranquillo. Non fumo.

VASYL' Da tua faccia avrei detto di sì.

ITALO Da dove vieni, Vasyl'?

VASYL' Ucraina.

ITALO Sei qui da molto?

VASYL' Cinque anni. Io e mia mollie avevamo emigrati insieme. Lei lavorava in casa di vecchia signora. Qui nei paraggi. Stavamo bene.

ITALO E tu che facevi?

VASYL' Io bevevo e mangiavo, che dovevo fare? Lei portava soldi.

ITALO Ah.

VASYL' Ma ora lei morta.

ITALO Mi dispiace.

VASYL' A me di più. Adesso chi porta soldi?

ITALO Non è bello quello che dici, sai?

VASYL' Che mi frega di quello che è bello. Qui tutto è brutto. Tutto fa schifo. In Ucraina poi è ancora più brutto. Presidente russo 'pazzito. Presidente ucraino 'pazzito. Tutti 'pazziti per indipendenza.

ITALO I tuoi fratelli cercavano la libertà. Tu che avresti fatto?

VASYL' Io? Facevo quello che aveva fatto cinque anni fa. Tela! Partire. Via!

ITALO Non tutti ragionano alla stessa maniera. C'è chi va a cercare fortuna da un'altra parte e chi resta per provare a cambiare le cose in casa sua.

VASYL' Ucraini hanno fatto guerra per indipendenza da Russi. Ma loro sono 'pazziti. Non puoi vincere contro Russi. Sono troppo furbi. Troppo cattivi. Mellio andare via.

ITALO Ma se tutti se ne vanno e nessuno resta, che fine farà il tuo Paese?

VASYL' Alla malora mio Paese! (Sputa per terra) Ptu! Ucraini sono tutti 'pazziti e Russi sono ancora più 'pazziti e corrotti. Sotto di loro non vivi senza raccomandazione, senza bustarelle a poliziotti, a impiegati. Perfino uscieri volliono tangente.

ITALO E tu sei venuto in Italia?

VASYL' Cosa sapevamo noi, che qui era schifo peggio di Ucraina? Mia mollie mi ha convinto perché sicura di trovare lavoro. E aveva ragione. Poveraccia.

Un silenzio. I due sono seduti uno accanto all'altro sullo schienale della panchina. Guardano in due direzioni diverse. Poi VASYL' scende, si aggiusta i calzoni e tira fuori dal suo saccone una bottiglia di birra. È calda. La apre e ne offre a ITALO che accetta.

ITALO (Bevendo) Sai, Vasyl'. Anche io sogno spesso di partire, di andarmene via da questo posto. Ma poi penso che avrei bisogno di una macchina del tempo. Perché il luogo in cui vorrei essere non è in un’altra città. O in un altro Paese. Credo che sia in un altro tempo.

VASYL' Noi abbiamo fatta guerra civile per cosa? Per indipendenza di nostro Paese? Bravi. Ma quando abbiamo indipendenza, da chi dipenderiamo? Da qualcuno di Ucraina. O di Europa. O di Banche. Chissà chi.

ITALO Forse anche la guerra è necessaria qualche volta. Non si può sempre sottostare. Non si può sempre abbassare la testa. Devi combattere per i tuoi diritti se te li portano via.

VASYL' Baah.. Tu parla come mio nonno. Se posto fa schifo, tela! Via. Partire. Che guerra.

ITALO Se qui ti fa così schifo rivattene da un'altra parte, no?

VASYL' Certo che riva'. Io già organizzato mio viaggio, che ti credi? Io scappa presto di questo Paese di merda.

ITALO E dove sei diretto?

VASYL' In posto tranquillo. Dove può fare quello che dico io e avere donne che lavorano per me. Io già tutto organizzato.

ITALO Beato te.

VASYL' Vado dove nessuno mi tratta più come pezzente o straccione, perché mi faccio rispettare per vivere come buono cristiano alle spalle di Stato.

ITALO E che posto sarebbe?

VASYL' Ucraina.

VASYL' esce di scena cantando una canzoncina del suo Paese, barcollando e recuperando il saccone. ITALO lo osserva tra lo stupore e il divertimento. Poi riflette sulla cieca disperazione di VASYL'. Dopo alcuni secondi estrae dalla tasca il cellulare e controlla se ci siano chiamate, ma non ce ne sono. Si guarda in giro. Riprende a bere la sua bibita e tira fuori un vecchio libro dal borsello, inizia a leggere. Dopo qualche secondo, da destra, entra una donna, SILVIA. È bella e serafica, sui ventotto anni, bionda, piuttosto alta. Il suo atteggiamento e il suo vestito sono molto eleganti ma riconducibili a un'epoca più antica. Sembra avere fretta e si guarda intorno in cerca di qualcosa o qualcuno. Nota ITALO e va verso di lui.

SILVIA Mi perdoni. È questa Villa Alfonsi?

ITALO Sì.

SILVIA Ho un appuntamento al chiosco vicino al laghetto. Sarebbe questo?

ITALO Sì.

SILVIA Oh. Menomale. (Più rilassata) Grazie. È stato molto cordiale.

ITALO Un piacere.

SILVIA va a sedersi a uno dei due tavolini, di spalle a ITALO. Il CAMERIERE di prima viene a prendere l’ordinazione ma ora indossa un papillon rosso fuoco. Il CAMERIERE lancia un'occhiata di sufficienza a ITALO, che ricambia.

CAMERIERE Che le porto?

SILVIA Buongiorno. Una limonata, per favore.

CAMERIERE Ricevuto.

SILVIA (A ITALO) Le ho dato le spalle. Mi scusi.

ITALO (Ride) Ah, ah.

SILVIA La faccio ridere?

ITALO Non avevo mai sentito una donna parlare così.

SILVIA Così come?

ITALO Con questa... educazione. Si sente solo nei film di una volta. O nei romanzi del passato.

SILVIA Lo prendo come un complimento?

ITALO Assolutamente sì.

SILVIA Non sta scomodo seduto in quel modo?

ITALO Per niente. È comodissimo. Vuol provare?

SILVIA No, la ringrazio. Preferisco stare con i piedi poggiati per terra. Attendo una persona.

ITALO Ah mi scusi. Non volevo mica...

SILVIA Ci mancherebbe. Sono io che l'ho importunata. Non si allarmi.

ITALO (Non riuscendo a trattenersi ride ancora) Hi, hi...

SILVIA Sta ancora ridendo di me?

ITALO No no, mi scusi tanto. Non rido di lei. Rido perché mi sembra davvero una donna d'altri tempi.

SILVIA Su questo posso darle ragione.

ITALO Sa, io insegno Italiano e appena l'ho vista mi ha fatto pensare alle eroine dei romanzi che ho letto. Quando l'ho sentita parlare poi, mi sono detto: non ci credo.

SILVIA E chi le ricordo con esattezza?

ITALO Non saprei di preciso. Di primo acchito direi che mi ha fatto venire in mente Emma Bovary. Ma non la conosco, quindi...

SILVIA Quindi non le va di sbilanciarsi.

ITALO Sì, esatto.

SILVIA Anche lei aspetta qualcuno?

ITALO Già. Ma credo che il mio appuntamento sia meno interessante del suo.

SILVIA Come fa a dirlo?

ITALO L'ho vista arrivare di fretta preoccupata di non trovare il posto giusto. Di solito in questi casi si tratta di quel tipo di appuntamento. O sbaglio?

SILVIA Sì e no.

ITALO Che significa sì e no?

SILVIA Significa che forse ha indovinato e forse no. Una donna d'altri tempi deve mantenere sempre un alone di mistero attorno a sé. Dico bene, professore?

Pausa. I due si guardano.

ITALO (Tra sé) Non ne fanno più così.

SILVIA Non sta bene parlare sottovoce davanti a una signora. Cos'ha detto?

ITALO Niente. Pensavo che ha ragione.

SILVIA Vuol sedersi qui, mentre aspettiamo?

ITALO Ritiene che sia... conveniente?

SILVIA Su, la smetta. Siamo negli anni duemila in fin dei conti.

ITALO Già.

ITALO finisce di bere e si siede al tavolino accanto a SILVIA.

SILVIA Ha finito il suo drink. Prenda qualcos'altro. Offro io.

ITALO Sta scherzando?

SILVIA (Sorridendo) Un po'.

ITALO Menomale.

SILVIA Beh. Volevo dimostrarle che sono una donna dei giorni nostri. Non una proiezione della sua mente di letterato.

ITALO Lei è molto serafica. Ma anche molto sveglia. Non è quello che sembra.

SILVIA Ah sì? Perché, cosa sembro?

Torna il CAMERIERE a prendere l'ordinazione.

CAMERIERE Prende qualcosa?

ITALO Un caffè.

Il CAMERIERE esce.

SILVIA Allora? Cosa sembro?

ITALO Non so se è il caso. Ci conosciamo appena.

SILVIA Qual è il problema? Sono perfettamente a mio agio col giudizio altrui. Mi dica.

ITALO Sembra molto serena, pacata. Riservata. E sembra anche che sappia controllare perfettamente ogni sua emozione, quasi come - faccio per dire - come se stesse calcolando attentamente tutti i suoi gesti. Gli sguardi.

SILVIA Ma?

ITALO Ma... credo che sotto sotto si nasconda un fuocherello pazzo che cova per uscire. Tutto qui.

SILVIA Mmm. Un fuocherello pazzo.

ITALO Credo.

SILVIA Guardi. Se la persona che sto aspettando non dovesse arrivare entro cinque minuti, credo che vedrà accendersi quel fuocherello.

ITALO Senta. Forse è una proposta arrischiata la mia. E magari anche molto sgarbata.

SILVIA Dica pure.

ITALO Siamo negli anni duemila. Possiamo darci del tu?

SILVIA Perché guastare questo incontro così poetico? Siamo in un parco bellissimo. Circondati da alberi secolari. Il mio vestito potrebbe sembrare quasi un abito di metà Ottocento. Non trova che sarebbe un peccato, professore?

ITALO Ha ragione. Sono stato inopportuno.

Rientra il CAMERIERE con il caffè.

CAMERIERE Ecco il caffè. (Lo poggia con malagrazia davanti a ITALO. Poi indica la limonata di SILVIA) Porto via?

ITALO e SILVIA scoppiano a ridere. Il CAMERIERE non capisce. I due continuano a ridere.

CAMERIERE Boh? Vabbeh. Quando avete finito de ride' fanno sei euro e cinquanta. (Tra sé) Er duce... (Lascia il conto al tavolino ed esce)

SILVIA Lei scrive, vero?

ITALO Come fa a saperlo?

SILVIA Intuito. Non era poi così difficile. Chi insegna Italiano spesso scrive. O almeno ci prova.

ITALO Già.

SILVIA Quindi lei cosa fa? Ci prova o scrive sul serio?

ITALO Beh non sono certo io a dover giudicare. Ma per me è una cosa seria.

SILVIA Sta componendo qualcosa in questo momento?

ITALO Sto rivedendo un romanzo che non riesco a far pubblicare. L'ho terminato. Ma non sono molto soddisfatto del finale.

SILVIA Forse è per questa ragione che non riesce a farlo pubblicare. Quando sarà soddisfatto, vedrà che ci riuscirà.

ITALO Lo spero.

SILVIA Posso sapere di che argomento tratta? Se non è un segreto professionale, s'intende.

ITALO Molto sinteticamente... è la storia di una donna in cerca di un modello cui ispirarsi. Una sorta di figura di riferimento. Ha bisogno di orientarsi in un momento particolarmente difficile della sua vita. Infatti, di fronte alle varie possibilità che le si offrono davanti, fa sempre la scelta sbagliata.

SILVIA Che intende per scelta sbagliata?

ITALO Cerca sempre la strada più difficile. Quando invece potrebbe tirare dritta e ottenere quello che vuole. O almeno ciò che gli altri pensano si debba desiderare nella vita. Ma non ci riesce e alla fine viene vessata da tutti.

SILVIA Una sorta di eroina dei nostri tempi.

ITALO Lei dice? Io me l'ero figurata più come una vittima sacrificale dei nostri tempi.

SILVIA Beh. Non c'è poi tanta differenza.

ITALO Forse. In entrambi i casi non è molto di moda.

SILVIA Dovrà farmelo leggere un giorno.

ITALO Ne sarei felice.

SILVIA Ha impegni per domani sera?

ITALO Mmm?

SILVIA Non si allarmi. Non la sto invitando a un tête-à-tête. Io lavoro per un noto industriale della città che dopodomani darà una festa in maschera nella sua villa fuori Roma. È anche un grande appassionato di romanzi. Siamo liberi di portare chi vogliamo. Per cui, se le va, potrebbe unirsi a noi.

ITALO È un invito sensazionale. Credo proprio che ci sarò.

SILVIA Bene. Sono doppiamente contenta.

ITALO Perché?

SILVIA (Alzandosi) Sia perché lei ha accettato il mio invito, sia perché ha evitato di far surriscaldare il mio... fuocherello pazzo. Ci vediamo dopodomani sera. In maschera, mi raccomando. (Gli tende la mano)

ITALO Non mancherò. (Le fa il baciamano)

SILVIA esce. ITALO è solo e gongolante. Qualche attimo dopo, tuttavia, si accorge di aver dimenticato qualcosa. Si alza e chiama.

ITALO Aspetti! Non mi ha detto neanche il nome... L'ora. Il posto... (A se stesso) Idiota!

ITALO si risiede e dà un colpo di stizza al tavolino. Entra il CAMERIERE.

CAMERIERE So' sempre sei euro e cinquanta. Chi paga, dotto'?

ITALO Pago io pago io. (Fruga nelle tasche)

CAMERIERE Giornataccia oggi, eh.

ITALO Tenga. A non rivederla.

CAMERIERE Artrettanto.

Il CAMERIERE esce. ITALO nota lo scontrino rimasto sul tavolino, lo prende, lo gira e dietro c'è scritto qualcosa. Sorride. Luce su ITALO, isolato.

ITALO (Leggendo) "Appuntamento alle dieci a Via del Fontanile di Mezzaluna 50. Silvia." Silvia. Il nome di mia madre. Mi pare di conoscerla da sempre questa donna. Chissà chi era l'uomo che stava aspettando... Bah, chi se ne frega. Silvia. Dio, mi sembra di essere tornato ai tempi del liceo. L'emozione del primo incontro. La festa. L'appuntamento.

ITALO è ridente. Poi un pensiero gli passa per la testa. Ha sempre lo scontrino in mano. Luce piena.

ITALO L'appuntamento. (Tira fuori il cellulare e chiama) Pronto, papà? Puoi parlare? Ti sento lontanissimo... Senti, il tuo amico non è venuto... De Santis, sì. Avevamo appuntamento a Villa Alfonsi... Come? (Controlla l'orologio) Beh, un'oretta di sicuro... Sì ce l'ho il suo numero è sempre nel foglietto che mi hai dato... Neanche per sogno. Se non è venuto vuol dire che aveva altro da fare... Io sto bene sì. Mai stato meglio. Ciao.

ITALO chiude la chiamata e continua a guardare lo scontrino, come un ragazzino durante il primo amore. Poi estrae il portafogli dalla tasca dei pantaloni per mettere al sicuro lo scontrino, ma mentre compie quest'azione, trova il foglietto del padre e nota qualcosa di strano. A questo punto ha nella mano destra lo scontrino di SILVIA e nella sinistra il foglietto di FRANCO. Li mette a confronto e nota una strana somiglianza. Buio.

ATTO II

Luce.

Monolocale di ITALO. L'indomani sera. Sul divano sono seduti FRANCO e LUDOVICO, stanno facendo un aperitivo. La tv è accesa, assistono a una partita di calcio. LUDOVICO è molto preso dalla sua squadra del cuore, mentre FRANCO è più disinteressato e mangia dei crostini. Entrambi bevono prosecco. ITALO non c'è.

LUDOVICO ...E passa questa palla dai. È lì. Lì. È solo... Ma no beota!

FRANCO Quello è troppo vecchio. Non ci vede più.

LUDOVICO Lo vedeva un cieco col bastone che era libero, dai!

FRANCO Gli manca il gioco di squadra ai tuoi paladini.

LUDOVICO (Sempre attento alle azioni sullo schermo) Lancia lungo... Bravo. Scartalo, quello...

FRANCO Vuoi un altro prosecchino, gioia?

LUDOVICO Sì sì... Crossa di là... Ma che cazzo non è possibile!

FRANCO Si che è possibile. Guarda adesso come si fanno intortare. Sono una squadra di morti viventi.

LUDOVICO Ma che dici? Non portare sfiga... Corri però...

FRANCO (Versando altro prosecco a LUDOVICO) È curioso vedere uno stimato uomo politico ridursi come un adolescente lobotomizzato, sai?

LUDOVICO ...No che cazzo fate? Fermatelo quello. Oh! Oh...

FRANCO Ecco, ora si beccano anche il secondo.

LUDOVICO ...Attento. Prendilo. Prendilo... No cazzo!

La squadra di LUDOVICO prende un gol.

FRANCO Te l'avevo detto.

LUDOVICO Sei un gufo di merda.

FRANCO Oh, ragazzino. Porta rispetto a tuo padre.

LUDOVICO Ma non dire cazzate, papà, ci manchi solo tu. E smettila di ingozzarti che ti scoppia il fegato. ...Dai, palla al centro. Forza.

FRANCO Devono cambiare modulo se vogliono vincere. Ci vuole un 4-4-2 alla Sacchi.

LUDOVICO Stai zitto, che non ci capisci una mazza di calcio.

FRANCO Ne capisco più di te invece. L'avevo previsto il gol o no?

LUDOVICO Quella si chiama gufata.

FRANCO No. Si chiama saper investire. Saper vedere chi è più forte. Chi vincerà. E non sarà la tua squadra a vincere.

LUDOVICO Ma vaffanculo e occupati di economia. ...Avanti salite.

FRANCO Non credo ci sia una grossa differenza.

LUDOVICO (Gridando forte) ...L'ha steso! Caccialo via, arbitro! Gli ha spezzato una gamba...

FRANCO Ahia. Spero per lui che fosse assicurato.

LUDOVICO ...Ma è da non crederci. Non lo ha neanche ammonito.

FRANCO Beh. Io vado a pisciare.

LUDOVICO Bravo, vai a pisciare che è meglio.

FRANCO Com'è che tuo fratello ancora non si vede?

LUDOVICO E che ne so. Mica sono la sua badante. ...Dai che quella è una buona posizione per tirare...

In quel momento si sente la chiave nella porta. FRANCO si nasconde come un ragazzino per fare uno scherzo a ITALO, che apre e vedendo LUDOVICO seduto sul divano, salta di paura, proprio mentre LUDOVICO urla per il tanto atteso gol della sua squadra.

LUDOVICO ...Gooooool!!!! Sì sì sì!

ITALO Aaaaaaah!!! Ma tu che cazzo ci fai qui?

LUDOVICO non si è neanche accorto di ITALO e continua ad esultare. Intanto FRANCO, non visto, si nasconde dietro a ITALO e lo sorprende per la seconda volta, terrorizzandolo ancora di più.

FRANCO Buh!

ITALO Aaaaaaaaahhh!!!!

FRANCO Sorpresa!

LUDOVICO ...'Fanculo. Tiè! Tiè!

ITALO Ma voi siete due celebrolesi!

FRANCO Dai non te la prendere. Volevamo farti una sorpresa.

ITALO Bella sorpresa di merda!

FRANCO Oh Gesù, ho messo al mondo due scaricatori. Avete sempre in bocca queste merde. Questi cazzi!

LUDOVICO Dillo a mio fratello. È lui che s'è fatto frocetto ultimamente… Dai che raddoppiamo...

FRANCO Ma che dice, è vero?

ITALO Perdonatemi se interrompo i vostri discorsi altamente culturali ma vi siete accorti che siete a casa mia? Come avete fatto a entrare?

LUDOVICO (Indicando FRANCO) È stata un'idea sua.

FRANCO Un buon padre deve sempre avere una copia delle chiavi di casa di suo figlio.

ITALO Le hai fatte di nascosto, perché io non te le ho date di certo...

FRANCO Quanto sei cupo... Volevamo stare un po' con te. Farci due chiacchiere insieme. Non ci vediamo mai.

ITALO Come mai ti si è riaccesa questa straordinaria voglia d'idillio famigliare, ultimamente?

FRANCO Ti dispiace stare un po' con noi?

ITALO Non mi dispiacerebbe. Se non ci fosse niente sotto.

FRANCO E che deve esserci sotto? Sono tuo padre? Lui è tuo fratello. Siamo una famiglia. Che ci dev'essere sotto?

ITALO Sarà.

FRANCO È. Non sarà, figlio mio. È. Su, rilassati un po'. Tuo fratello e io abbiamo portato la cena. E anche gli alcolici. È tutto pronto così non devi fare proprio niente. Ti siedi qui. Ti rilassi. Tuo fratello si guarda la partita. Io vado a pisciare. Tutto perfetto. Rilassati, figlio mio. E fatti una risata, una volta tanto. (Entra in bagno)

LUDOVICO Io non c'entro.

ITALO Sì, me l'immagino.

LUDOVICO Come procedi col libro? Hai trovato l'editore? Dai dai... Avanza...

ITALO Oggi mi ha chiamato uno. Mentre ero in motorino.

LUDOVICO E che ti ha detto? ...Buttalo giù, stendilo!

ITALO Che il romanzo gli è piaciuto.

LUDOVICO Ottimo. Quindi?

ITALO Quindi niente. Se voglio pubblicare con loro devo sborsare mille e cinquecento euro. Le solite cose.

LUDOVICO Buono no? ...Forza corri.

ITALO Eh. Devo ancora trovare i soldi per le bollette.

FRANCO rientra dal bagno.

LUDOVICO Fatti fare un prestito da papà.

FRANCO Oh oh, calma. Che prestito?

ITALO Nessuno, papà. Ludovico è in estasi da campionato.

La squadra di LUDOVICO prende un altro gol.

LUDOVICO (Si alza di scatto) Un altro no! Un altro no! Cazzo cazzo cazzo!

FRANCO Che mi sono perso, figlioli?

LUDOVICO Ma ritornatene al cesso. Appena sei rientrato hanno segnato... Sei un menagramo!

ITALO Tuo figlio è stato a Oxford di recente.

FRANCO Ludovico. Primo, cerca di contenerti davanti a tuo padre.

LUDOVICO Vaffanculo. Vaffanculo vaffanculo!

FRANCO Ecco. Così va meglio. E secondo, ti ho già detto che i tuoi giocatori sono dei perdenti. Basta guardarli in faccia. È inutile che ti fai venire un infarto.

LUDOVICO Brutti pezzi di merda. Coglioni che non siete altro. Pippe!

FRANCO (A ITALO) Mai saputo perdere tuo fratello. Senti. Oggi ho parlato con De Santis.

ITALO Mmm. Si è degnato di chiamarti?

FRANCO Si è degnato sì. Ed era anche piuttosto incazzato.

ITALO Lui era incazzato?

FRANCO Notevolmente. Ha detto che non sei andato all'appuntamento.

ITALO Beh, digli di tirare meno coca allora.

FRANCO Non credo sia solito farlo. Ha un peacemaker. Ad ogni modo, io mi sono scusato con lui da parte tua. Sono riuscito a farlo ragionare e mi ha detto che ti aspetta domani sera a casa sua. L'indirizzo ce l'hai già.

ITALO Grazie, ma ho un altro impegno per domani sera. E comunque non credo proprio che ci sarei andato.

FRANCO Guarda che mi è costato fare quello che ho fatto.

ITALO Non c'era niente sotto, vero?

Pausa. Poi un urlo disumano di LUDOVICO cattura l'attenzione di tutti.

LUDOVICO ...E spezzagli quella cazzo di gamba!!

ITALO Ok. (va a prendere il telecomando e spegne la tv)

LUDOVICO Che cazzo fai?

ITALO Quello che faccio solitamente a casa mia.

LUDOVICO Su non fare lo stronzo. Riaccendi questa tv.

FRANCO (A LUDOVICO) Tuo fratello ha ragione. È ora di mangiare. Forza forza forza.

LUDOVICO Italo, dammi il telecomando.

ITALO Qui non sei al tuo partito. E io non sono papà.

FRANCO Che significa, non sono papà?

LUDOVICO Significa che non si fa mettere i piedi in testa. O almeno crede...

ITALO ha dato le spalle a LUDOVICO e ha poggiato il telecomando sul tavolo. LUDOVICO con uno scatto se lo riprende e riaccende la tv.

ITALO Non fare il ragazzino viziato. Spegni quella tv.

FRANCO Oh oh. Che significa non sono papà?

ITALO (Avvicinandosi a LUDOVICO) Dammi quel telecomando.

LUDOVICO (Dispettoso) Vienitelo a prendere.

FRANCO Italo, esigo una risposta. E smettetela. Vostro padre vi sta parlando.

ITALO (Riuscendo ad afferrare il telecomando) Dai qua...

ITALO e LUDOVICO iniziano una lotta sempre più violenta.

FRANCO Andiamo, basta fare i ragazzini. Guardate che vi metto in punizione, basta! Ludovico, dai quel telecomando a tuo fratello. Allora... Ma che cazzo fate? Fermi. Fermi!

FRANCO si mette in mezzo e riesce a stento a dividerli. Quando i due sembrano essersi calmati, LUDOVICO, a tradimento, molla un pugno in pieno viso a ITALO, che lo incassa barcollando. Silenzio.

Dopo qualche secondo suonano alla porta. Nessuno si muove per qualche attimo. Poi FRANCO, ancora interdetto, va ad aprire. È STELLA. Osserva la scena che ha davanti. Tutti restano fermi. Poi FRANCO, finalmente, esordisce.

FRANCO Benvenuta. Tu sei un'amichetta di Italo?

Pausa.

STELLA È un brutto momento prof?

ITALO No anzi. È ottimo. Lui è mio padre.

FRANCO Franco Orsini, incantato. Ma puoi chiamarmi Franco. O Frankie. Se preferisci.

ITALO E quello là è mio fratello.

STELLA 'Sera.

LUDOVICO guarda ITALO. Poi in silenzio e speditamente, esce.

FRANCO Bene. Vi lasciamo soli. Avrete molto da fare, spero. Cioè. Immagino. Insomma...

ITALO Sì papà. Grazie per la cena.

FRANCO Figurati.

ITALO Vieni Stella, accomodati.

STELLA Poggio qui prof?

ITALO Sì sì. Lascia tutto lì.

FRANCO (A bassa voce a ITALO) C’è il vino. Di là.

ITALO Sì sì. Ciao.

FRANCO esce.

STELLA Le esce un po' di sangue prof.

ITALO Sì. Grazie.

STELLA Ce l'ha del ghiaccio?

ITALO Dovrei avercelo. Da qualche parte.

STELLA Nel freezer magari?

ITALO Probabilmente.

STELLA Lasci, faccio io. Si metta seduto.

ITALO si accascia sul divano. STELLA apre il freezer.

STELLA C'è del vino qui prof.

ITALO Sì. Lo ha portato mio padre.

STELLA Wow. Brunello di Montalcino Riserva del 2006. Un’annata coi fiocchi.

ITALO Ah sì?

STELLA Deve averlo pagato un sacco di soldi.

ITALO Come mai sei così esperta di vini, alla tua età?

STELLA Leggo molto.

ITALO Mmm.

STELLA Stavate per fare una cenetta in famiglia, quindi. L'ho disturbata.

ITALO Macché. Mi hai salvato.

STELLA Anche lei ha una famiglia di merda, eh?

ITALO Direi che potremmo definirla così. Sì.

STELLA La capisco.

Pausa.

ITALO Sei sicura che quel vino sia buono?

STELLA A meno che non lo abbiano tenuto sotto il sole o dentro una caldaia, sì.

ITALO Beh, stappalo allora. Dobbiamo festeggiare.

STELLA Festeggiare che?

ITALO Oggi è il mio compleanno.

STELLA Dice davvero?

ITALO No.

STELLA Lei è un bugiardo nato. Mi ci ha fatto credere, lo sa?

ITALO Sono un bravo attore allora.

STELLA Veramente vuole che lo stappi? O era uno scherzo anche quello?

ITALO No. Aprilo.

STELLA E... la lezione?

ITALO Ti abbono i venticinque euro e ti offro il vino e la cena. Ti piace come scambio?

STELLA Wow che forza!

ITALO Però devi preparare tutto tu. Io non riesco neanche a muovermi.Ahi!

STELLA Oddio il ghiaccio. Me ne ero dimenticata. Aspetti lì che vengo a salvarla.

ITALO (Tra sé) Magari.

STELLA Come?

ITALO Dicevo, grazie Stella.

STELLA Ma scherza prof? Sono cresciuta con un fratello che faceva a botte un giorno sì e l'altro pure. Conosco tutte le medicazioni di questa terra. Ci penso io a lei adesso. (Lo raggiunge e gli poggia il ghiaccio sul labbro)

ITALO Aahh... è gelido!

STELLA Lo credo prof, è ghiaccio. Su faccia vedere. Ahia. Qui ci verrà un bel livido.

ITALO Aha!

STELLA Avanti, non faccia i capricci. È grande e grosso. Poteva colpire per primo già che c'era.

ITALO Inutile. Mio fratello è più forte.

STELLA Chi è il più vecchio?

ITALO Io.

STELLA E si fa mettere i piedi in testa?

ITALO Lui è sempre stato meglio di me. In tutto. Anche a fare a botte.

STELLA Lei però è più bello.

Pausa.

ITALO E serve a qualcosa secondo te?

STELLA La bellezza serve sempre a qualcosa. E poi lei è anche un insegnante preparato. È una persona per bene. Insomma è forte prof.

ITALO Stai cercando di corrompermi in vista delle prossime ripetizioni?

STELLA Ah ah! Non so. Chissà?

ITALO Vai a vedere cos'hanno portato quei due per cena, che è meglio. E apri il vino.

STELLA Agli ordini capo! Allora vediamo un po'. Qui c'è una cosa gialla che sembra una specie di pasticcio...

ITALO Dev'essere sformato di patate e speck. Ludovico ne va' matto.

STELLA Ok... E poi vedo anche una teglia di pasta al forno... E delle patate arrosto. Beh, niente male come cena a scrocco.

ITALO Cerca ancora. Mi sembra strano che non ci sia il dolce.

STELLA Ah sì, eccolo là. È ancora incartato. Apro o vuole indovinare?

ITALO Sarà profiterol. Di sicuro.

STELLA Allora apro. (Toglie la carta) Profiterol, esatto. Bravo prof!

ITALO Mio padre non va a nanna senza profiterol.

STELLA Lo mangia tutte le sere?

ITALO Se non ha cambiato abitudini, sì.

STELLA Non è proprio il massimo della salute. Quanti anni ha il suo vecchio? Cioè. Suo padre.

ITALO Ha festeggiato i sessanta il mese scorso.

STELLA Che? Ma sembrava un cinquantenne.

ITALO Mangia un sacco di dolci, ma va in piscina, in palestra, fa zumba e non so che altro… Nonché, molta altra ginnastica.

STELLA (Stappando il vino e versando) Mi sa che suo padre è un bel marpione.

ITALO Te ne sei accorta?

STELLA Beh, quando sono entrata mi ha fatto una radiografia. Tenga.

ITALO Non preoccuparti. Sfondi una porta aperta. Cin.

STELLA Cin. E ne fa molta... di ginnastica?

ITALO Anche troppa. Ha problemi di cuore e se non si da una calmata rischia di restarci secco. È una fissazione.

STELLA Come il mio patrigno. Credo siano uguali.

ITALO In che senso uguali?

STELLA Due stronzi.

ITALO e STELLA scoppiano a ridere. Un silenzio.

STELLA Lo vede allora che si può fare prof?

ITALO Che cosa?

STELLA Stare bene. Io e lei.

ITALO Non ho mai detto di non star bene insieme a te, Stella.

STELLA Lei è sempre così distaccato, così serio. Ma quando sorride scopre la parte migliore di sé.

ITALO Stella, io non posso comportarmi come se avessi la tua età. Tu sei una mia allieva, c'è un codice fra di noi. Il mio compito è quello di aiutarti in Italiano. Probabilmente è anche quello di darti dei consigli di vita come persona più grande, non lo so. Però...

STELLA (Zittendolo) Ssst. Dobbiamo mettere la pomata adesso.

ITALO Aspetta. Riesci a capirmi?

STELLA Certo che la capisco prof. Non sono stupida come sembro.

ITALO Non sembri affatto stupida.

STELLA Ah no? Che cosa sembro allora?

Pausa.

ITALO Eh?

STELLA Cosa sembro?

ITALO Sembri una ragazza fragile in cerca di un punto fermo. Nella vita.

STELLA Lei lo ha trovato?

ITALO Non credo.

STELLA Sua madre non c'è più, vero?

ITALO No.

STELLA Da quanto tempo?

ITALO È morta il giorno prima che mi laureassi. Tumore. Sono dodic'anni, ormai.

STELLA Mi sa che è stata dura per lei.

ITALO Ci si abitua.

Pausa.

STELLA Vado a cercarle una pomata. (Si alza) Dove tiene i medicinali?

ITALO Nell'armadietto del bagno. Sulla destra.

STELLA entra nel bagno. ITALO rimane pensieroso.

VOCE STELLA Ha solo queste medicine prof? Nient'altro?

ITALO Tutto quello che ho è lì dentro.

ITALO guarda verso il bagno. Poi apre dei cassetti della cucina finché non trova una candela. La mette al centro della tavola. Dopo un attimo ci ripensa e la toglie. STELLA rientra dal bagno con un tubetto.

STELLA Ho trovato solo questa. Meglio di niente.

ITALO nasconde la candela.

STELLA Che fa prof? Cos'ha in mano?

ITALO Io? Niente.

STELLA Su mi faccia vedere.

ITALO Non ho niente. Giuro.

STELLA Guardi che le cresce il naso. Cos'ha in mano prof?

ITALO Stella, piantala. Ti ho detto che non ho niente.

STELLA Se non ha niente apra le mani. Mi faccia vedere.

ITALO No dai. Basta...

STELLA spinge ITALO in un angolo. In un attimo, ITALO l'afferra e la bacia. Lei si avvinghia a lui. Il bacio dura alcuni secondi. Si trascinano verso il divano e ci cadono sopra. STELLA sale sopra a ITALO, ma a questo punto ITALO, facendo su di sé una forza inaspettata, la blocca.

ITALO No. No!

STELLA Perché prof... che succede?

ITALO Scendi per favore. Scendi. (STELLA scende) Che cazzo sto facendo?

STELLA Sta seguendo il suo istinto. Per una volta.

ITALO No. È sbagliato.

STELLA Non è vero prof. Venga qui…

ITALO È tutto sbagliato Stella. Tutto.

STELLA Perché è sbagliato? Che cosa cazzo è sbagliato? Me lo dica!

Silenzio.

STELLA È sbagliato aver baciato una ragazzina? Una propria allieva? Va contro il suo stramaledetto codice morale, professore? Me lo dica!

ITALO Sì. Va contro tutto. Contro tutto, tutto!

STELLA Ma tutto cosa? Cos'è tutto? Di questo passo non le rimane più niente! Lei è una gran persona prof io la stimo da sempre. Lei è l'unico esempio di tutta la mia stupida vita. Ma qualche volta bisogna cedere. Qualche volta bisogna trovarlo un compromesso. Io ho la metà dei suoi anni è vero lo ha detto lei. E sono una sua allieva. Ma che ci possiamo fare? Nella vita succede di incontrare qualcuno con cui si riesce a parlare di tutto, con cui si hanno delle cose in comune, con cui non si hanno barriere. Però magari è qualcuno troppo giovane o troppo vecchio per noi, o di un'altra religione, o magari è qualcuno dello stesso sesso. E allora? Lei vuole rinunciare a tutto per il suo rigore morale? Veramente vuole farlo?

ITALO Stella…

STELLA Sì prof. Parli. Mi guardi in faccia. Mi tocchi se vuole. Io sono qui. Davanti a lei. Sono fatta di carne e sangue. Io sono una donna vera. È questo che le serve e nient'altro.

ITALO Io non ti amo, Stella.

Un lungo silenzio. Poi ITALO cerca di avvicinarsi.

STELLA Non mi tocchi! (Radunando le sue cose in silenzio) Spero che prima o poi riesca a trovare quello che cerca prof.

STELLA esce. Buio.

Luce in assolvenza. Una nuova scena. Lentamente scopriamo ITALO all'interno di un cono di luce. Non distinguiamo cosa ci sia attorno a lui. Si rivolge al solito interlocutore. O a se stesso.

ITALO Quattro notti che non dormo, ormai. Stamattina avrei potuto restarmene a letto. Non avevo il turno di consegne. Avrò chiuso occhio sì e no venti minuti in tutta la notte. Alle otto mi sono deciso ad alzarmi. C'era il sole. Ho controllato le graduatorie. Niente. Nessun risultato ancora. O forse io non li ho visti. Usano dei caratteri troppo piccoli. Troppo moderni. Era tutto confuso. Ho fatto colazione. Ho steso il bucato. Ho chiamato Stella. Quant’è fragile quella ragazza. Il suo cellulare squillava a vuoto. Il mio invece ha i tasti troppo piccoli. Devo cambiarlo... (Una musica in lontananza) Questa musica. (Si volta da un lato) Silvia. Sono in anticipo. Come sempre.

La luce si allarga e scopre il grande salone di una villa fuori Roma. Tre invitati bevono e scherzano fra loro, si tratta di due donne e un uomo, che chiameremo BEATRICE, ROSAURA e LEANDRO, tutti col volto coperto da bautte bianche, che ne scoprono solo la bocca. Anche i loro abiti sono ispirati alla Commedia dell'arte. C'è un grande lampadario al centro della scena, grandi quadri, qualche tavolino e sedie antiche. Risate, chiacchiere e voci sparse. Un CAMERIERE IN LIVREA si avvicina a ITALO, è lo stesso CAMERIERE del chiosco ma adesso porta i baffi.

CAMERIERE IN LIVREA Gradisce un drink, signore?

ITALO Grazie. (Prende il calice) Ma... ci conosciamo?

CAMERIERE IN LIVREA Non credo, signore. Ho fatto il militare a Gaeta.

Il CAMERIERE IN LIVREA si allontana e raggiunge gli altri invitati che prendono ancora da bere. ITALO inizia a esplorare il salone, osserva i quadri sul fondo della scena e sorseggia il suo drink. A un certo punto BEATRICE, ROSAURA e LEANDRO iniziano a ridere forte, evidentemente ubriachi. ITALO decide di farsi avanti.

ITALO Buonasera.

BEATRICE Buonasera a lei.

ROSAURA …'Sera.

LEANDRO Benvenuto!

ROSAURA Da che sei vestito?

ITALO Io? Non saprei...

LEANDRO A me pare uno Jacopo Ortis in versione nerd. Senza offesa, eh! Ah ah ah...

BEATRICE A me ricorda di più Raskol’nikov.

ROSAURA Chi...?

ITALO Scusate non volevo disturbarvi. Sto solo cercando una ragazza di nome Silvia.

ROSAURA Silvia...? Silvia come?

ITALO Purtroppo il cognome non lo conosco.

ROSAURA Aah! Una sveltina, eh?

LEANDRO Silvia rimembri ancora quel tempo della tua vita... di merda? Ah ah ah!

Tutti ridono. Tranne ITALO.

BEATRICE Io conosco una Silvia. Ma non so se è quella che cerchi tu.

ITALO È una ragazza alta. Coi capelli biondi. Molto... carina.

ROSAURA Anche io sono carina, baby. Se vuoi ci facciamo un giretto.

LEANDRO No no no. Buona buona. Il giro prima lo devi fare con me...

LEANDRO la prende da dietro e le tocca un seno. ROSAURA si divincola ridendo, ma solo per gioco.

BEATRICE Lasciali perdere, sono belli che ubriachi. Comunque no. La Silvia che conosco io potrebbe essere tua madre. E non è neanche bionda. Mi dispiace, tesoro.

ITALO La ringrazio, comunque. È stata molto...

BEATRICE …Gentile?

ITALO Sì.

BEATRICE E come si dice?

ITALO Grazie?

BEATRICE E poi?

ITALO In che senso?

BEATRICE spintona ITALO, facendolo cadere seduto su una sedia, sul lato sinistro della scena. Lo cavalca, tirandosi su la lunga gonna. Inizia a baciarlo e a farsi toccare. ITALO non si ritrae. Dopo qualche attimo BEATRICE scende e conclude.

BEATRICE Così è più educato.

BEATRICE torna nel terzetto. ITALO rimane seduto.

Entrano, correndo, altri tre personaggi in maschera, che chiameremo PRIMO UOMO, SECONDO UOMO e DONNA. Stanno giocando. O almeno così sembra. La DONNA viene circondata dai due, che la spingono in un angolo. BEATRICE, ROSAURA e LEANDRO ridono. ITALO osserva incuriosito. Dal divertimento iniziale, la DONNA comincia a intimorirsi ma il PRIMO UOMO e il SECONDO UOMO la stringono e iniziano a toccarla. Lei cerca di liberarsi e i due diventano violenti. La strattonano e cominciano a darle delle sberle. BEATRICE, ROSAURA e LEANDRO ridono più forte. La DONNA grida e il PRIMO UOMO le tappa la bocca. ITALO a questo punto interviene. Afferra il SECONDO UOMO, lo colpisce e lo atterra, poi si scaglia contro il PRIMO UOMO che prova a colpirlo ma a vuoto. ITALO allora lo prende per le spalle e lo scaraventa fuori scena. Il SECONDO UOMO si rialza e scappa. ITALO si rivolge alla DONNA.

ITALO Tutto bene, signorina?

La DONNA lo osserva come se fosse un marziano.

Poi da sotto il vestito estrae un frustino e colpisce violentemente ITALO.

ITALO Ahi! Ma che...?

La DONNA ride, così come il solito terzetto. Poi dà un altra frustata a ITALO che arretra. In quel momento sopraggiunge il CAMERIERE IN LIVREA col suo vassoio e gli s'avvicina.

CAMERIERE IN LIVREA Un altro drink, signore?

ITALO Le sembra il momento?

CAMERIERE IN LIVREA È sempre il momento per un Mazzini Dry.

Cambia la luce.

Da sinistra fa irruzione un uomo travestito da GIUSEPPE MAZZINI, seguito dal PRIMO UOMO e dal SECONDO UOMO, che prende la DONNA per i capelli e la scaraventa a terra. Tutti e tre, in un attimo, sollevano in aria ITALO come un eroe in trionfo. La musica si trasforma in un inno nazionale riarrangiato. Tutti cantano e brindano, tranne il CAMERIERE IN LIVREA che assiste alla scena, offrendo drink a tutti. ITALO si diverte e inizia a cantare con gli altri, portato in trionfo per tutto il salone. Quando il coro di voci giunge al "Sì!" finale, MAZZINI, il PRIMO UOMO e il SECONDO UOMO lasciano di colpo ITALO, che cade a terra con un tonfo secco, poi escono, seri, militareschi e come se nulla fosse successo. ITALO si è fatto male a un ginocchio ma inizia a ridere a crepapelle sdraiandosi per terra. BEATRICE, ROSAURA e LEANDRO si fanno cupi e iniziano a dirsi delle cose sottovoce. Finalmente, nel silenzio generale e fissato da tutti i presenti, ITALO cessa di ridere. Si alza in piedi e va verso LEANDRO.

ITALO È arrivato il mio turno adesso. Non credi?

ITALO tira a sé ROSAURA, mentre LEANDRO, BEATRICE e il CAMERIERE IN LIVREA si allontanano e formano un cerchio attorno a ITALO e ROSAURA.

ITALO (A voce alta) Si può avere un po' di musica?

Parte un valzer. ITALO mette ROSAURA in posizione e iniziano a ballare. ITALO sorride, ROSAURA è inespressiva e si lascia guidare. Il valzer diventa sempre più concitato, finché sul battere finale della musica ITALO la bacia e ROSAURA cade a terra come svenuta. Subito viene trascinata e rianimata da LEANDRO e BEATRICE. ITALO schiocca le dita e il CAMERIERE IN LIVREA lo raggiunge col solito vassoio. ITALO prende un calice, beve e poi sputa tutto in faccia al CAMERIERE IN LIVREA.

ITALO Ma che porcheria servite a questa festa? Cos'è, vino del discount?

CAMERIERE IN LIVREA È un Barbaresco Currà del 2010, signore. Un'ottima annata.

ITALO Bevitela tu questa merda.

CAMERIERE IN LIVREA Sarà mia premura, signore.

ITALO sbadiglia e va a sedersi sulla sinistra. Si massaggia le palpebre e poi ricomincia a ridere senza motivo. Da sinistra entrano il PRIMO UOMO e il SECONDO UOMO in cerca di qualcuno. Quando vedono ITALO lo raggiungono di corsa e gli si parano davanti. ITALO continua a ridere e poi gli si rivolge.

ITALO Che c'è? Ne volete ancora?

Il PRIMO UOMO e il SECONDO UOMO si tolgono le bautte. Scopriamo che in realtà sono FRANCO e LUDOVICO.

LUDOVICO Ma dove cazzo eri finito?

ITALO Mmm… eh?

FRANCO Ti sei bevuto anche il cervello, stasera?

ITALO Voi...

LUDOVICO Muovi il culo ché ti stanno aspettando.

FRANCO È un'ora che ti cerchiamo in lungo e in largo, forza.

FRANCO e LUDOVICO prendono di peso ITALO per portarlo da un'altra parte.

ITALO Aspettate un attimo. Fermi. Che state dicendo?

LUDOVICO Senti. Parlaci tu con quest'idiota.

FRANCO Italo, figlio mio. Io non lo so che ti è successo. Probabilmente ti sei sentito poco bene o magari ti sei appartato con qualche bella mascheretta, non c'è che l'imbarazzo della scelta ti capisco, hai fatto bene... però, a me sinceramente, non me ne frega un cazzo in questo momento. Il fatto, gioia mia, è che ti stanno aspettando da un'ora di là.

ITALO Chi è che mi aspetta? E voi che ci fate qui?

LUDOVICO Niente. Gironzolavamo nei paraggi e non sapendo come ammazzare il tempo ho detto a papà: perché non andiamo a vedere che sta combinando quel rincoglionito di Italo?

FRANCO Figlio mio. Doveva essere una cavallina niente male per averti ridotto in questa maniera. Hai delle occhiaie che fanno spavento.

LUDOVICO Ma quale cavallina, papà? Questo si ammazza di seghe.

ITALO Senti brutto stronzo...

FRANCO è costretto a dividere ancora una volta i suoi figli. Il CAMERIERE IN LIVREA osserva stupito, insieme a BEATRICE, ROSAURA e LEANDRO, addirittura scandalizzati.

FRANCO Ma allora è un vizio, porca puttana. Anche qui? Non facciamo figure di merda!

LUDOVICO Io me ne torno di là. Non lo conosco. (Esce)

FRANCO Italo. Italo. Ci sei?

Pausa.

FRANCO Oddio... Cameriere! Un bicchier d'acqua perlamadonna!

ITALO Dov'è Silvia?

FRANCO Silvia non c'è, amore di papà. Sarà in ospedale, perché a occhio e croce devi averla sventrata come un piccione...

ITALO Silvia... Silvia!

ITALO si stacca e inizia a chiamare SILVIA, mentre FRANCO si avvicina al terzetto.

FRANCO (A LEANDRO) Senta, lei. Ha per caso visto una certa... Silvia, non lo so. Suppongo che stesse con mio figlio...

LEANDRO Spiacente, non la conosco.

BEATRICE Neanche noi.

ROSAURA Purtroppo no.

FRANCO Peccato. (Guardando la scollatura di ROSAURA) Bella collana.

Intanto il CAMERIERE IN LIVREA è tornato col bicchiere d'acqua. FRANCO lo afferra al volo e lo porta a ITALO.

ITALO Silvia. Rispondimi. Silvia!

FRANCO Silvia Silvia... Figlio mio. Bevi su. (ITALO beve) Stai meglio? Bene. Adesso andiamo, forza e coraggio.

ITALO Dove andiamo?

FRANCO Nell'altra sala. Per presentarti.

ITALO Presentarmi a chi? È Silvia che doveva presentarmi.

FRANCO La cercherai più tardi questa Silvia. Adesso devi venire di là con me.

ITALO Ma perché siete a questa festa? Chi vi ha invitato?

FRANCO Cameriere! Un altro bicchier d'acqua!

Rientra LUDOVICO, esasperato.

LUDOVICO Tu sei un minorato mentale. Che fai ancora qui?

FRANCO Smettila, Ludovico. Vattene di là. Lo so io quello che devo fare con tuo fratello.

LUDOVICO Ma che cazzo sai tu, papà? Quelli stanno...?

Improvvisamente ITALO tira un pugno nello stomaco a LUDOVICO, che si accascia e sviene. Tutti assistono alla scena allibiti, compreso FRANCO. Il CAMERIERE IN LIVREA entra e si carica LUDOVICO sulle spalle, portandolo fuori.

ITALO Non sopporto più i cattivi.

FRANCO Quando ci vuole.

ITALO Non ci sto capendo più niente, papà.

FRANCO (Prendendolo sotto braccio) Lo so. La roba che hanno in questi posti è un po' pesante. Tu poi, non sei nemmeno abituato... Mai farsi prendere dall'entusiasmo del principiante. La prossima volta ti spiega papà come devi fare. Si tira piano piano... (Mima il gesto dell'inspirazione da cocaina e poi lo esegue) Così. Piano piano. Così. E poi ti dai una ripulita. Così. Ma con meno foga, capito? Bene. Tra un paio di giorni sarà tutto passato. Adesso fai un bel respiro, un po' di stretching e andiamo di là cazzuti e sereni. Se devi pisciare trattienila, ché non c'è tempo. Tutto perfetto.

ITALO Io sono venuto qui per Silvia, papà. La donna che ho conosciuto l'altro giorno.

FRANCO Senti Italo. Silvia era la tua mamma. E purtroppo non c'è più.

ITALO Eravamo a Villa Alfonsi.

FRANCO Villa che? Mai sentita.

ITALO Ma se ti ho chiamato da lì per dirti che De Santis non era venuto all'appuntamento.

FRANCO Esatto, certo. De Santis, bravo. È proprio lui che mi ha telefonato. Incazzato come una stufa. Ti ricordi? Ed è sempre lui che ci sta aspettando. Da un'ora.

ITALO Ma che dici, papà?

FRANCO Dico che devi dormire di più figlio mio. Forza.

Escono. Buio.

Luce fioca. La scena è semi-buia. Siamo in un'altra sala della villa, che s'illuminerà gradualmente svelando i vari personaggi che compaiono di volta in volta. ITALO entra da sinistra, isolato nel proprio cono di luce.

ITALO Cos’è questo posto?

ITALO si volta e si accorge che FRANCO è scomparso.

ITALO Papà? Papà non fare i tuoi soliti scherzi. Dove sei?

Una luce illumina parzialmente un nuovo personaggio, GABRIELE DE SANTIS. È un uomo di sessantadue anni, magro, occhi scuri, un viso tagliente e piuttosto comune. Si trova sul fondo a destra, indossa una tunica lunga e nera, con un cappuccio e un cordone in vita. È seduto su una specie di trono e maneggia uno scettro.

DE SANTIS Finalmente la conosco.

ITALO È buio. Non riesco a vederla.

La luce si fa più intensa e DE SANTIS viene illuminato perfettamente.

DE SANTIS Va meglio così?

ITALO Sì.

DE SANTIS Le va di accomodarsi?

ITALO Non mi dispiacerebbe. È stata una serata movimentata.

Entra un uomo mascherato da GORILLA che porta una sedia per ITALO e poi esce. ITALO lo osserva un momento, poi va a sedersi. DE SANTIS e ITALO sono uno di fronte all'altro.

DE SANTIS Divertente questa festa?

ITALO Non c'è male grazie. Anche se...

DE SANTIS Anche se?

ITALO ...Anche se non è qui che avrei voluto essere.

DE SANTIS Quasi mai siamo dove vorremmo. Spietata e saggia ironia di questa nostra vita.

ITALO Già.

DE SANTIS Ha salutato suo padre?

ITALO Prego?

DE SANTIS Suo padre Franco. Lo ha salutato?

ITALO No. È scomparso all'improvviso e non so dove sia finito.

DE SANTIS Scappato di corsa. Un impegno urgente.

ITALO Immagino già il tipo d'impegno.

DE SANTIS Molto birichino il suo papà.

ITALO Già.

Pausa.

ITALO Che bella… maschera.

DE SANTIS Trova? Io adoro le feste in maschera. Le ritengo un evento culturale di altissima levatura. Occasione di socializzazione come nessun’altra.

ITALO Molto socializzanti. Sì.

DE SANTIS La maschera ci permette di essere noi stessi, di esternare ogni nostra pulsione, ogni nostro desiderio inconscio. Senza la noia di dover rispettare l'etichetta.

ITALO Certo.

DE SANTIS Convenevoli terminati. Veniamo a noi. Che cosa posso fare per lei?

ITALO (Tra sé) Questa è una domanda da mille punti.

DE SANTIS Facciamo anche duemila, che ne dice?

Pausa.

ITALO Probabilmente. Vede...

ITALO si alza dalla sedia per avvicinarsi a DE SANTIS, ma subito entra il GORILLA a frapporsi.

DE SANTIS Prego.

ITALO Come scusi?

DE SANTIS In questa casa non ci sono molte regole. Come avrà potuto notare di là. Ma quelle che ci sono vanno rispettate. Si accomodi, prego.

ITALO (Risedendosi) Certo che siete strani in questo posto.

DE SANTIS In questo posto si decidono molte cose. Una parte di stranezza è necessaria a mantenere un sano e prudente distacco dalla confusione del mondo.

ITALO Si decidono molte cose?

DE SANTIS Non sia frettoloso. Ogni cosa a suo tempo. Sono io che le ho fatto una domanda poco fa. È da quella che deve partire la nostra conversazione.

ITALO Questa sarebbe la regola numero due?

DE SANTIS Se così le piace.

ITALO Va bene. Partecipiamo al giochino allora. Che cosa mi serve? Allora innanzitutto mi serve di vincere il concorso ministeriale, che ho perso già due volte, per diventare insegnante d'Italiano. Niente di più semplice. In seconda battuta vorrei pubblicare il mio romanzo con una delle prime tre o quattro case editrici italiane. Anzi facciamo una delle prime due già che ci siamo. Ah. E infine avrei bisogno di un fegato e di una coscienza nuovi di zecca. Perché i miei sono belli che andati. Lei può aiutarmi?

DE SANTIS Diciamo che la difficoltà maggiore non starebbe tanto nel farle ottenere quello che chiede. Si tratta di richieste piuttosto banali in fin dei conti. E che non esigono particolare impegno. Tranne l'ultima forse.

ITALO Ah davvero?

DE SANTIS Assolutamente. Il vero scoglio da superare è lei, caro Italo.

ITALO Come mai pensa questo?

DE SANTIS Perché la conosco bene.

ITALO Il fatto che mio padre le abbia raccontato qualcosa della mia filosofia di vita...

DE SANTIS No no. Suo padre non si sarebbe mai permesso. Non avrebbe organizzato questo famigerato incontro altrimenti.

ITALO Ah capisco. Mio fratello.

DE SANTIS Neppure. Lui non ama parlare di lei. Prova dell’astio nei suoi confronti o mi sbaglio?

ITALO Non si sbaglia.

DE SANTIS Infatti.

Pausa.

ITALO Quindi? Come fa a dire di conoscermi bene se non ci siamo mai visti prima?

DE SANTIS Io e lei abbiamo un'amicizia in comune.

Dal buio a sinistra appare SILVIA. Anche lei indossa la stessa tunica nera di DE SANTIS.

SILVIA Buonasera, Italo.

ITALO Silvia.

SILVIA Mi scusi se l'ho fatta aspettare tanto stasera.

ITALO Quindi l’industriale di cui mi parlavi era lui.

SILVIA Vi siete già conosciuti vedo.

DE SANTIS Conoscenza piacevolissima.

ITALO E dove sei stata finora?

SILVIA Ho avuto alcuni impegni. Le chiedo scusa.

DE SANTIS La nostra Silvia ha intrattenuto degli ospiti di riguardo.

ITALO Spero siano stati soddisfatti dell'intrattenimento.

SILVIA Credo abbiano gradito molto. Sì.

ITALO (A SILVIA) Brava. Mi hai fregato.

SILVIA E perché mai avrei dovuto?

ITALO Ti sei messa d’accordo con mio padre e mio fratello per farmi venire qui?

SILVIA Si sbaglia, Italo. Io non conosco la sua famiglia.

DE SANTIS Stavamo parlando di lei, caro Italo. Delle sue remore morali, non è così?

ITALO (Scaldandosi) No no no. Un attimo. Io ho risposto alla sua domanda. Adesso tocca a lei. Le ho chiesto come poteva dire di conoscermi bene e Silvia è sbucata dal nulla. Ma il mistero rimane, perché io e questa donna siamo praticamente due estranei.

SILVIA Non è educato alzare così tanto la voce davanti a una signora, Italo.

ITALO Smettila con questa farsa e parla come Dio comanda.

SILVIA Credevo le piacesse. Credevo fosse lei a volerlo. (Sfiorandogli una mano)

ITALO Non mi toccare. Ipocrita.

SILVIA Vogliamo rovinare tutto?

ITALO Non dipende da me. Questo è sicuro.

DE SANTIS Silvia la conosce molto più di quanto lei non creda.

ITALO Senta. Il giochino mi è venuto a noia. Leviamoci la maschera, va bene? Nel vero senso della parola. Lei non mi piace De Santis. Non mi piaceva già prima di conoscerla e adesso mi piace ancora meno.

DE SANTIS De gustibus non disputandum.

ITALO Grazie per l'interessamento comunque. Le saluterò mio padre.

SILVIA Italo dove va? Vuole scappare ancora?

ITALO Per te mi dispiace, invece. Credevo fossi... in un altro modo.

DE SANTIS Come, caro Italo?

ITALO Non sono cose che la riguardano.

DE SANTIS Come sua madre?

Pausa. ITALO si è fermato.

DE SANTIS O come Stella?

ITALO Devo essermi perso qualche passaggio.

DE SANTIS Nella vita si deve pur scegliere, no? Ci si deve compromettere. Sporcarsi le mani, come ama dire suo fratello. Ma il paradiso terrestre non c'è si tranquillizzi. Non c'è mai stato e mai ci sarà. C'è solo quello che noi abbiamo costruito.

ITALO E sarebbe?

DE SANTIS La gabbia elastica. La prigione in cui siete tutti nostri ospiti. Lei compreso. E da cui cerca disperatamente di fuggire sperando di trovare qualcosa di meglio. Ma il meglio non esiste, caro amico, è un'utopia. Dalla gabbia non si esce. Nella gabbia avete spazio solo per massacrarvi a vicenda, da noi istruiti a meraviglia, per non lasciare superstiti. Costruita a regola d'arte dai nostri Architetti, la gabbia si tende in lungo e in largo e a vostro piacimento. Per offrirvi la costante illusione di essere liberi. Ma alla fine di ogni giorno, puntualmente, vi risbatte al punto di partenza.

ITALO continua ad ascoltare.

DE SANTIS Siete come palline. Non fate altro che rimbalzare da una parte all'altra della gabbia. Pim-pam. Pim-pam. Pim-pam. In mezzo c'è la grande rete. Qualcuno la oltrepassa e continua a rimbalzare. Pim-pam. Pim-pam. Pim-pam. Qualcuno gioca più lento, qualcuno più veloce. Pim-pam. Pim-pam. Mentre qualcuno di tanto in tanto finisce contro il nastro. A volte cade oltre la rete continuando a rimbalzare. A volte invece no. E si schianta a terra a precipizio. Ma qualche volta ci sono palline che restano sospese. E fluttuano nell'aria. In un bilico perenne. Le dice qualcosa?

ITALO Lei delira.

DE SANTIS Niente affatto, caro amico. Noi siamo l'alfa e l'omega. E nella gabbia possiamo tutto. Siamo l'opinione pubblica lo sport monopolizzante i detersivi che deve acquistare i partiti che deve votare, l'economia del deficit. Noi siamo la cronaca nera a tutte le ore la brutta notizia del tg del giorno e della sera. Noi siamo il pericolo sempre in agguato, la tristezza che non svanisce, la speranza che non resta. Noi siamo il futuro già passato, le guerre che sono state e quelle che ancora verranno. Siamo lo yoga, i cartomanti, gli oroscopi nelle riviste. Noi smercio di armi illegali, noi droghe leggere e pesanti, noi farmaci scaduti e riciclati, economia fallimentare, stipendi da fame, disperazione suicida di chi si getta nel vuoto. Noi siamo pezzi di carne ma allo stesso tempo non lo siamo. Noi siamo spirito e siamo voce. Noi siamo i porporati, noi siamo la scienza, noi siamo l'occulto, noi siamo l'anticristo. Noi siamo la coscienza erosa dell'uomo moderno, l'egotismo del contemporaneo che non sa vedere altro nello specchio se non se stesso. Mentre tutt'intorno nell'oscurità stride l'indisturbato, assordante frastuono della gabbia.

ITALO Però. Mi faccia conoscere il suo ghostwriter.

DE SANTIS La sua ironia non ci scalfisce.

ITALO Già. In questo Paese siamo maestri d'ironia perché siamo un disastro nel fare rivoluzioni.

DE SANTIS Grazie a dio.

ITALO Ok. Per me può bastare. (ITALO va verso l'uscita) Questa me la paga.

DE SANTIS Chi? Suo padre?

ITALO Lei è un ottimo indovino, complimenti.

DE SANTIS Il buon Franco. Che brava persona.

ITALO Dove si esce?

DE SANTIS Eravamo come fratelli una volta.

ITALO La ringrazio a nome di mio padre, come se avessi accettato… Dove cazzo è l'uscita De Santis?

DE SANTIS Nella sua testa, mio caro amico.

SILVIA Ha più trovato il finale giusto per il suo libro Italo?

DE SANTIS Abbia un po' di riconoscenza per suo padre. Per noi.

ITALO La vostra generazione è la rovina di questo Paese.

DE SANTIS E cosa vuol fare? Ammazzarci?

ITALO finalmente intravede qualcosa che sembra un’uscita. Improvvisamente entrano DUE UOMINI INCAPPUCCIATI in tunica nera, a bloccare l’uscita.

ITALO Lei è un pazzo furioso.

DE SANTIS No caro amico. Il pazzo è lei. Lei che spera ancora che domani splenderà il sole. Ma il sole è roba nostra. Il domani è roba nostra.

SILVIA Non le interessa più vincere il concorso? Non vuol pubblicare il suo bel romanzo Italo?

DE SANTIS Lei può ancora salvarsi. Se prostrandosi ci adorerà.

ITALO riceve una fitta alla tempia.

DE SANTIS Noi possiamo offrirle quello che cerca da una vita. Ma non deve vederlo come... qualcosa di illecito. È soltanto un favore in cambio di un altro favore. Una cosa pulita.

ITALO Quanto pulita?

DE SANTIS Immacolata.

Pausa.

ITALO E che cosa... si dovrebbe fare?

DE SANTIS Lei comincia a ragionare mi fa piacere. Deve semplicemente essere se stesso. E giurare con noi.

ITALO Su cosa devo giurare?

DE SANTIS Silvia la istruirà a dovere.

SILVIA Vieni con me, Italo.

ITALO Sei passata al tu finalmente? Non pensi più che sia... sconveniente?

SILVIA Non più oramai. Stiamo per diventare fratelli.

ITALO Se diventerò dei vostri, voglio essere il tuo amante.

SILVIA Sarai quello che vuoi, amore.

ITALO nota che dalla tunica di SILVIA spunta una collana. Al vertice ha un medaglione triangolare appuntito e luccicante.

ITALO Bella collana.

DE SANTIS Caro amico, il tempo stringe. Noi stringiamo. È ora di prendere una decisione, una buona volta.

SILVIA Cos'hai deciso?

DE SANTIS Cos'hai deciso, figlio mio?

ITALO strappa la collana dal collo di SILVIA e con uno scatto si slancia contro DE SANTIS. In un attimo, lo pugnala. DE SANTIS cade in ginocchio e si avvinghia a ITALO. Poi crolla in una specie di smorfia, che è anche un sorriso. Lentamente, buio.

Luce. Il salone d’inizio atto. ITALO è su una sedia, come svenuto. È sempre in abiti ottocenteschi. Intorno a lui ci sono FRANCO e un NUOVO CAMERIERE, ma sono vestiti in abiti contemporanei. Il NUOVO CAMERIERE ha un volto mai visto prima. Della festa in maschera non c'è più traccia. Cercano di rianimare ITALO.

NUOVO CAMERIERE Vuole che porti dell'aceto?

FRANCO No no. Adesso si riprende. Italo. Italo...

ITALO ...Papà?

FRANCO Ah menomale figlio mio. Stavamo per chiamare la guardia medica che cazzo.

ITALO Dov'è che siamo?

NUOVO CAMERIERE In casa del Cavalier Gabriele De Santis, signore. Si sente meglio? Ha bisogno di qualcosa?

FRANCO Oh oh non me lo pressi perdìo. Non vede che è pallido come un ebreo? Mi porti un whisketto piuttosto.

NUOVO CAMERIERE Vado subito. (Esce)

FRANCO Adesso ti ripigli in un secondo vedrai. Da quanti giorni non dormivi, figlio mio?

ITALO Non me lo ricordo.

FRANCO Stupendo. Per fortuna non ti ha visto nessuno.

In quel momento entrano LUDOVICO e STELLA, ridono scherzosamente.

ITALO Stella.

STELLA 'Sera prof. Va meglio?

LUDOVICO Eccolo qui il bell'addormentato. Ti sei ripreso finalmente?

ITALO Ma voi due... vi conoscete?

LUDOVICO Hai voglia. Abbiamo fatto le elementari insieme.

STELLA Dai non fare lo scemo... No prof ci siamo visti ieri a casa sua. Si ricorda? E ci siamo rincontrati qui stasera. Mentre lei dormiva.

FRANCO (A voce bassa a ITALO) Devi aver fatto parecchia ginnastica in questi giorni per ridurti così. Era ora.

ITALO (Sempre a STELLA) E tu... perché sei qui?

LUDOVICO Non vorrai mica farle il terzo grado, fratello? Lasciala in pace. Ci si sta divertendo.

LUDOVICO stringe STELLA a sé.

STELLA Ho pensato che era arrivato il momento di decidersi. Anche per me.

FRANCO Va bene basta chiacchiere, figlioli.

Torna il NUOVO CAMERIERE che porta il whisky a FRANCO.

FRANCO Italo e io dobbiamo assentarci per un po'. Ci si vede più tardi.

ITALO No papà. Non vengo con te.

FRANCO Sei ancora nel paese delle meraviglie? Sveglia. Terra chiama Italo. De Santis ti aspetta forza.

ITALO Non insistere. Ti ho detto che non vengo.

FRANCO Italo. Non ricominciare cazzo. Vieni con me.

ITALO Vacci tu da quello stronzo.

FRANCO Ma quale stronzo!!... (Abbassando la voce) Quale stronzo? Mi fai fare sempre figure di merda. Andiamo forza.

ITALO Papà, io non sono come te, lo vuoi capire?

FRANCO Italo non farmi incazzare. Ho fatto carte false per farti ricevere da quello là. Per una volta nella vita me la vuoi dare una soddisfazione? Una sola. Una!

ITALO Non ti bastano quelle che ti dà mio fratello? 

FRANCO No perché io ne ho due di figli.

ITALO Non me ne sono mai accorto.

FRANCO Italo!

FRANCO si porta una mano al petto.

LUDOVICO Sei proprio un idiota.

ITALO Tu continua a fare quello che stavi facendo e non rompermi i coglioni.

STELLA Professore. Che le succede?

ITALO Che mi succede? Che sono stanco di tutto. Sono stanco di voi. Sono stanco di me.

STELLA E con chi se la prende?

FRANCO Italo... Italo...

ITALO Che vuoi papà? Lasciami in pace. Lasciatemi in pace. Tutti!

FRANCO cerca di appoggiarsi a una sedia, ma crolla a terra senza più vita. Tutti accorrono, cercando di rianimarlo invano. ITALO assiste impietrito, vorrebbe dire qualcosa ma non ci riesce.

Buio.

FINE

Menzione speciale al Premio Ugo Betti 2016

Terzo classificato al Premio Lago Gerundo 2016

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