LA GRANDE SPERANZA
Commedia in tre atti e due quadri
di CARLO MARCELLO RIETMANN
PERSONAGGI
PIERRE GELU, 30 anni
ANTONIO, 58 anni
GIULIA, sua moglie
LETIZIA, loro figlia
FRANCESCO
GIANNI ZELLI
MARIA, suamoglie
CELANO, girovago
L'azione si svolge in un piccolo villaggio nell'entroterra ligure, vicino alla frontiera francese
La scena, che deve servire per tutti e tre gli atti, nello stesso tempo singola e multipla. E' lo scorcio di un paese distrutto quasi un secolo fa dal terremoto. Tutto ci che si vede in rovina. Sullo sfondo collinoso l'area dell'azione si delimita a sinistra con vecchie casupole basse; al centro con un piazzale; a destra con l'abitazione di Antonio, il sindaco dei meridionali . L'economia scenica deve riservare spazio allo spaccato che consente di vedere nell'interno di questa casa ricavata nell'ala di un antico chiostro semidiroccato. Dev'essere evidente che il locale stato reso abitabile con mezzi di fortuna. Sul fondo una lunga paratia di legno chiude le arcate lasciando intravvedere le colonnine e i capitelli sbocconcellati. Nell'angolo di destra una scala di legno si inerpica al piano superiore percorso da un breve loggiato praticabile su cui porgono due camere da letto. A destra, al piano terra, l'accesso alla cucina. Lo stanzone arredato in modo rudimentale. Vicino alla porta d'ingresso c' uno scaffale ingombro dalla mercanzia pi disparata: roba che esce dai cancelli dei porti. A destra un tavolone, una lunga panca da chiesa, seggiole impagliate. Una lampada ad acetilene pende dal soffitto. Dinanzi all'icona un lumino a olio sempre acceso.
All'esterno, vista di scorcio dal pubblico, la facciata con tre gradini di accesso, una vecchia porta sotto l'arco, una piccola bifora, a sesto acuto, con la colonnina nel mezzo.
Il piazzale non che un allargamento del viottolo pietroso che arriva inerpicandosi dalla valle e prosegue sul fondo verso la montagna. Ove la disposizione del teatro lo consentisse questa strada mulattiera potrebbe scendere alla platea sino quasi ad incunearsi tra il pubblico. Due scarpate ripide, nell'avanscena, potrebbero costituire un autentico profondo contatto fra il pubblico e il dramma recitato.
ATTO PRIMO
La scena va illuminata in modo che ne spicchi la parte sinistra di chi guarda e il centro; ossia il gruppo delle case e il piazzale deserto. E' il tardo pomeriggio di una giornata settembrina. Il sole basso allunga le ombre. Addossata al muro c' una rozza panca - (un asse su due pietre) su cui Celano dorme con la testa appoggiata al suo rozzo tascapane. Mentre si alza il sipario si sente un coro misto che intona un canto popolare. Questa canzone costituir una specie d Leitmotiv della commedia.
'Stasira sugnu cca, figghiuzza cara,
dumani nun lu sacciu unni mi scura;
mi scura nn li part d Bagnara e dormu a lu riparu d la luna.
Ppi vinu vivu acqua di funtana ria petra ppi cuscinu e ppi putruna.
Vosi accussi la stidda tramuntana ca scrissi lu me lbbru a la furtura.
Antonio apre la porta e esce sulla piazzetta. E' un tipo vigoroso avvezzo a comandare. Alla sua intraprendenza e al suo senso pratico si deve se la piccola colonia dei meridionali ha potuto installarsi in quella dura localit appenninica da tempo abbandonata dai nativi. Antonio muove verso il fondo della scena, sino alla sommit del sentiero, posto da cui presumibilmente si pu scorgere, oltre il costone della montagna, buona parte della vallata. Ridiscende adagio, osserva per un attimo Celano che non gli bada, rientra in casa e chiude la porta, in quel momento compaiono da sinistra, nel distacco fra due casette, Francesco e Gianni.
Francesco - A mezzogiorno si smette per ricominciare all'una e mezzo. Ci chiamano con una campanaccia da vacche che si sente a pi di un chilometro.
Gianni - Cosa danno da mangiare?
Francesco - Minestrone alla genovese... Qualche volta, la pastasciutta con il sugo di pomodoro.
Gianni - E poi?
Francesco - Due volte la settimana, carne: o stracotto, o bollito. Oggi c'era un polpettone di patate, buono. E' la moglie che sta in cucina. Gianni - (seguendo il suo pensiero) Pi ottocento lire.
Francesco - Appena finito. Una sull'altra.
Gianni - Tutte le sere.
Francesco - Tutte le sere. Pagano in questo modo per via delle marchette. Dicono che cos il governo non ci frega.
Gianni - Voi? O i padroni?
Francesco - Il padrone dice che se dovesse pagare l'assicurazione, la cassa malattie e il resto, non potrebbe farcela e sarebbe costretto a lasciarci a casa.
Gianni - E chi penserebbe ai garofani?
Francesco - Nessuno. Li lascerebbe seccare. Oppure venderebbe le piante e magari il terreno con tutti gli attrezzi.
Gianni - Mi sembrano balle. Dir cos per tirare fuori di meno.
Francesco - A sentir lui, i coltivatori un giorno o l'altro dovranno chiudere bottega per colpa delle tasse.
Gianni - Credi che mi prender?
Francesco - Ha scrollato un poco la testa, ma un no deciso non lo ha detto.
Gianni - Mi piacerebbe pigliarmi ottocento lire al giorno nei garofani.(I due discorrendo hanno girato tutto il perimetro del piazzale e adesso si trovano vicino alla panca di Celano).
Francesco - (accennando al vagabondo) Questo le marchette non le paga.
Celano - ( un vecchio girovago che campa la vita cantando nelle piazze le filastrocche tradizionali dei paladini di Francia. Un tempo lavorava nell'Opera dei Pupi a Caltagirone, o a Acireale dove le gesta venivano raccontate a puntate come nei serial. Poi, trovando sempre meno da occuparsi, segu la corrente emigratoria verso il nord e adesso canta, accompagnandosi a volte con la chitarra e gesticolando con una spada di legno, le straordinarie avventure di Ferra, Carinda e Guidone Selvaggio ai pubblici dei villaggi che comprendono solo in parte la sua parlata siciliana. Sentendosi interpellare solleva appena la testa) I pupi non pagano le marchette.
Gianni - E dimmi un po' Celano: dove li tieni i pupi?
Celano - (si batte la fronte) Qui. Sono cinquanta. 8 anni che me li porto dietro.
Gianni - Senza dimenticarne nessuno?
Celano - Mi capit di lasciarne qualcuno per la strada. B...(Con orgoglio) Mi segu e mi raggiunse.
Gianni - (motteggiando) Forse gli dovevi qualche giorno di paga.
Celano - I pupi non lavorano per i soldi.
Gianni - E come vivono allora?
Celano - Col pane... il pane mio... (Con umore, dopo una pausa) Della poesia.
Gianni - Saranno un po' magri.
Celano - (si d delle arie) Dovevi vederli, ieri sera, questi piscatori di bughe, come pendevano dalli mie labbra quando gli raccontavo di Malaguerra salvato dal mare in tempesta. (Esegue due accordi di chitarra, come se fosse su una piazza) Con li tri maghe, Stasia, Bulviana e Surdanella. Tutti zitilli, che gli dicono: se voi siete contento, in compenso di avervi salvata la vita dovete. sposare una di noi. Malaguerra sceglie Surdanella, ma durante la notte sogna Rosanna che lo rimprovera d'averla tradita. Cos quando si sveglia racconta lu sogno e parte lasciando la maga Surdanella. Incinta.(Accordi di chitarra svelti, sbrigativi).
Francesco - Belle cose da raccontare ai bambini!
Celano - C'erano tutti, vecchi e picciotti. E come applaudivano! Sembravano gabbiani che sbattevano le ali.
Gianni - Gabbiani? O fenicotteri come noi?
Celano - E quando ho finito, mi regalarono una borsa piena di monete d'oro.
Gianni - Dov'?
Celano - L'ho nascosta.
Gianni - Non ci credo.
Celano - Parola.
Francesco - (a Gianni) E tu li chiami spilorci, questi pescatori di bughe!
Gianni - Dipende da quanto hanno guadagnato con i pesci.
Francesco - (a Celano) Vorrei un po' vederle tutte queste monete d'oro, ce le mostri?
Celano - (sospettoso) No.
Francesco - Perch? Non hai fiducia nei compaesani tuoi?
Celano - (con sprezzo) Continentali, siete.
Francesco - E con ci? Abbiamo facce da briganti?
Gianni - E dimmi, cosa ci fai con quelle monete, Celano?
Celano - Con quelle monete devo comprare una casa alla mia vecchia.
Francesco - Ah!... Ecco che spunta fuori una donna!
Celano - (a vanvera, commuovendosi) La matti. E' diventata bianca, povera matri. Ha bisogno di una casetta, bianca e. piccola come lei.
Francesco - Sei un vecchio bugiardo, Celano. Non ti ricordi nemmeno com'era fatta, tua madre. A quest'ora sar sottoterra, chi sa dove. Dicesti che piant la baracca che eri ancora un bambino, e da allora chi la vide pi?...
Celano - E' cos.
Francesco - Ecco cosa ti succede a furia di raccontare favole! Confondi il vero e il falso, O sei un imbroglione? (Fingendo di adirarsi) Ci sfotti! Uh! (Fa il gesto di scacciarlo).
Celano - E' la verit. La matri tutta bianca e non vuol tornare perch non ho la casa.
Gianni - Per tu hai il sacchetto dei marenghi.
Celano - (avviandosi) La comprer col tetto di lavagna brillante come la madreperla. Sulla spiaggia di Donnalucata. Dalle finestre si vede l'Africa... l sabbia del deserto e i cavalli arabi.
Francesco - Piantala con queste storie, mafiusu!
Celano - (dall'alto del sentiero brandisce la spada e la chitarra come uno scudo) Maganzese!
Francesco - (motteggiando) Silenzio!... Scc...
Celano - (recita con foga e sembra quasi che canti) T'hai a zittiri tu, cani infidili, - si no chiamu la virgine Maria - chiamo in aiutu nostra bedda matri - chi nun si scanta di mille Maometti.
Francesco - Uh!... (Finge di inseguirlo. Il cantastorie sparisce dietro le casupole. In quel momento Antonio apre la porta di casa e esce sulla piazzetta. Il sole sta per nascondersi dietro i promontori deliri costa e i suoi ultimi raggi sono di un rosso vivo).
Antonio - (ai due ragazzi) Se n' andato?
Gianni - Chi?
Antonio - Quel vagabondo di siciliano.
Gianni - Francesco lo ha fatto scappare.
Antonio - (a Francesco) Come mai sei gi qui?
Francesco - Questo pomeriggio ho aiutato a scaricare un camion di concimi chimici e appena finito il padrone mi ha lasciato andare. Ormai era tardi per tornare nei campi. Vostra moglie come sta?
Antonio - Ha sempre la febbre alta.
Francesco - Non le avete dato nulla?
Antonio - Aspettavo Letizia col chinino, ma prima delle sei e mezza...
Francesco - Com' che non lo tenete, il chinino, nel vostro emporio? (Antonio non risponde, guarda verso la valle. Francesco si rivolge a Gianni, con ironia) Se lo pesca la Finanza, a vendere pure le medicine... Beh, giacch ci siamo, Antonio, datemi una misura di sale.(Antonio rientra sotto la tettoia, prende un barattolo dalle scanse, riempie di sale un corno che fa da misura, mette il sale in un foglio di giornale. Francesco aspetta appoggiato a uno stipite. Con una punta di acredine) A san Bruno, vostra figlia non l'avreste lasciata in giro col buio. Eppure questa vallata non meno deserta della Serra.(Poich Antonio non risponde, incalza) Vi ci siete abituato, eh?
Antonio - A che? (Rabbuiandosi) Non capisco quello che vuoi dire. E non la prima volta che batti su questo tasto. Certo che se mia figlia stesse a bighellonare per i campi come Gianni, a questa ora sarebbe a casa da un pezzo.
Gianni - (intervenendo conciliante e timoroso) Forse ho trovato un'occupazione.
Antonio - Meno male!
Gianni - Dove lavora Francesco... Ma non ancora sicuro.
Francesco - Ho parlato io col padrone.
Antonio - (a Gianni) Perch non ci vai tu stesso? Non serve far parlare gli altri. Chi resta a casa, nessuno lo conosce. E gli impieghi non piovono dal cielo.
Gianni - Avete ragione... Ma i coltivatori sono cos malfidenti.
Antonio - Stanno sull'avviso. Gli dai torto?
Gianni - Ce n' che addirittura non ci capiscono... Proprio a parlare, non ci capiscono... Come se fossimo forestieri.(Pausa) Mi piacerebbe, pigliarmi ottocento lire nei garofani.
Francesco - Stamattina gliel'ho rifatto, il discorso. Facile che lo prendono. Che ne dite? (Intanto ha preso il pacchetto) Segnate.
Antonio - Dico, che sar uno di meno a rimanere qui impalato. Uno di meno.(Chiude la porta, vede e traffica con un registro).
Gianni - (a Francesco, sottovoce) Perch gliel'hai data quasi per sicura?
Francesco - Lascia fare a me.
Gianni - E poi, se non si combina?
Francesco - Avr tempo a saperlo.(Si avviano verso il fondo) E' ora che la finisca di darsi tante arie solo perch gli andata bene con quella specie di Upim!
Gianni - Antonio ha aiutato tutti...
Francesco - E va bene! Va bene! Sant'Antonio ha aiutato tutti! Ma a te stavolta ti aiuta San Francesco, e vedrai che in giro per i campi non ci dovrai andare pi.
Gianni - (con tono desolato) Ci credo poco. (Vanno via. S sentono in lontananza gli accordi della chitarra di Celano. Poi la voce perduta nel rapido crepuscolo).
Celano - (il suo canto lontano, flebile, molto lento, ma le parole devono sentirsi distintamente) Munnu, ca ppi davveru mi munnasti - commu li-muni, aranciu e mannarinu, - tutta la vita mia mi la pistasti - cchi peggiu ancora di lu sali finu...[1] (I due ultimi versi, ripetuti sempre pi lontani si perdono nella vallata. Si fa buio nella parte centrale della scena. Solo le montagne sullo sfondo possono, essere illuminate dagli ultimi riverberi del giorno morente. Il proiettore passa in primissimo piano sul sentiero montano che si inerpica verso la scena partendo quasi dalla platea. Un tracciato pietroso, pieno di sterpi, ha luce la stessa dello sfondo, appena pi sbiancata. Pierre e Letizia discorrono, seduti per terra. E' una sosta quasi al termine della lunga salita verso il villaggio. Pierre indossa pantaloni blu da marinaio e un giaccone di pelle. Tutto il suo bagaglio consiste in una di quelle sacche cilindriche, di tla ruvida, in dotazione ai soldati americani. E' un tipo vigoroso, sulla trentina, che porta in viso i segni di esperienze non facili. Letizia ha diciotto anni. Gracile solo in apparenza, nasconde nel corpicino acerbo una insospettata energia. E' impulsiva, sincera, di animo profondamente delicato, vivace e curiosissima. I suoi occhi bruni sono caratterizzati da uno stupore infantile. Veste molto semplicemente, ma senza sciatteria contadinesca; al contrario si pu notare, nei colori di un fazzoletto annodato sul collo e stretto intorno alla vita, una punta di sottile e felicissima civetteria).
Pierre - (tracciando linee nella polvere del sentiero con un rametto secco) Era un cortile quadrato. Dormivamo in certi buchi bassi e stretti che parevano canili. Al mattino, prima dell'ispezione, ognuno doveva piegare la propria coperta e metterla davanti alla cuccia, con sopra il gamellino rovesciato. Quando volevano castigare qualcuno, gli facevano spazzare il cortile con lo spazzolino da denti.
Letizia - (sbalordita) Con che cosa?
Pierre - Con lo spazzolino da denti. Centimetro per centimetro. Ci voleva una giornata sana.
Letizia - Hai fatto questo lavoro?
Pierre - Undici volte... le ho contate. C'era un lavativo di sergente che ce l'aveva con me.
Letizia - E poi? Con quello spazzolino... ti ci pulivi i denti?
Pierre - (ridendo) Ne avevo uno di riserva. (Dopo una pausa) Come ti chiami?
Letizia - Letizia. E tu'?
Pierre - Pierre.
Letizia - Hai un nome francese...
Pierre - Ti piace?
Letizia - Mi piace. Quando eravamo a Latte di Ventimiglia conoscevo un ragazzo che si chiamava Pierre.
Pierre - Era il tuo ragazzo?
Letizia - Figurati! Non avevo nemmeno dieci anni!
Pierre - E lui?
Letizia - Lui... chi lo sa! Forse venti... Avrebbe dovuto lavorare nell'oleificio... e invece...
Pierre - Invece?
Letizia - Era sempre in giro con quelli, sai, che passavano dall'altra parte. Gli rendeva di pi.
Pierre - So cosa vuol dire. Per c' da buscarsi qualche fucilata.
Letizia - Anche tu potevi buscartela.
Pierre - Non credo. Quand'ero nei kepp blancs avevo sempre fra le, mani una granata, per spazzare i cortili.
Letizia - Bugiardo!
Pierre - ...e quando uscivamo in missione, se potevo mi mettevo al ridosso di una jeep.
Letizia - Bugiardo!
Pierre - Era per via delle orecchie.
Letizia - Cosa?
Pierre - Mi dava fastidio il fischio delle pallottole.
Letizia - (per la terza volta, sempre pi marcato) Bugiardo! (Con apprensione puerile) Quante volte hai rischiato la vita, Pierre?
Pierre - Una volta sola, a Rangoon, quando una ragazza birmana mi tir un sifone di seltz... Aveva la sbronza cattiva. E come no!
Letizia - (imbronciata) Oh, Pierre! Mi prendi per una scema? O ti burli di me? (Dopo una pausa) Perch sei andato a finire nella Legione? (In seguito a un pentimento repentino) Non dirmelo. Che diritto avrei?... E poi sono domande che non si devono fare... Non vero?
Pierre - Quanti anni hai?
Letizia - Diciotto.
Pierre - Alla tua et si pu domandare qualunque cosa.
Letizia - (imbarazzata) Ma io preferisco non sapere niente. (Pausa: si alza, guarda la valle) Il sole se n' gi andato.
Pierre - Hai freddo?
Letizia - No.
Pierre - Vuoi la mia giacca?
Letizia - (divertita) Noo!
Pierre - Perch no? (Si toglie il giaccone di pelle e glielo mette sulle spalle, ha figuretta della ragazza sembra scomparire nel grosso indumento) Cos... vedi come ti sta bene? E ti risparmier un raffreddore.
Letizia - I miei saranno gi in pena.
Pierre - Rincasi a quest'ora?
Letizia - Anche prima. Stasera... (Si ricorda) Stasera aspettano il chinino!
Pierre - C' un malato?
Letizia - La mamma.
Pierre - Che ha?
Letizia - Non lo sappiamo. Sai, quass quando qualcuno si ammala, un disastro. L'ultima volta che abbiamo dovuto chiamare il dottore, arrivato dopo mezza giornata a dorso di mulo. Fra quello che ci ha preso lui e il conto delle medicine abbiamo capito che meglio morire.
Pierre - E' meglio curarsi.
Letizia - (cow aria grave) Ci vogliono troppi soldi. La mamma stanotte aveva la febbre alta. Scottava.
Pierre - (raccogliendo la sua sacca) Su, non perdiamo altro tempo.(Si prendono per mano) Un momento!...(Osserva la valle mentre Letizia, un poco pi alta sul sentiero, guarda lui con intenso interesse) Vorrei empirmene gli occhi fino all'orlo. (Una pausa).
Letizia - S?
Pierre - Cosa hai detto?
Letizia - Niente.
Pierre - Mi era parso. Sei sicura di non aver parlato?
Letizia - (emozionatissima) Non ho aperto bocca.
Pierre - Sar stata una foglia (Scuotendosi). E poi, che importanza pu avere un rumore, una voce, un respiro... In fondo sono soltanto trappole. In Indocina, quando c'erano questi silenzi, aspettavamo sempre l'imboscata. Su, muoviamoci. (Voltando le spalle al pubblico e sempre tenendosi per mano cominciano a salire. Buio su tutta la scena tranne che nell'interno della casa di Antonio in cui brilla l'unica lampada. La porta aperta e ogni tanto Antonio, inquieto, si affaccia a scrutare le ombre fitte della sera).
Giulia - (avvolta in una coperta si affaccia dal loggiato) Antonio...
Antonio - Che vuoi?
Giulia - Mi pareva di aver sentito il passo di Letizia.
Antonio - Non c'. Torna a letto.
Giulia - Che ore sono?
Antonio - Le sei e mezzo.
Giulia - Quella bambina!... In giro di notte!...
Antonio - Non ancora notte. Torna a letto, I Giulia. C' un'aria umida che pu farti male.
Giulia - Sono davvero le sei mezzo?
Antonio - (guarda l'orologio: ha l'aria di mentire) Al mio orologio mancano cinque minuti. Letizia sar qui fra poco. (Giulia rientra).
Giulia - (dalla soglia) Antonio.
Antonio - Che vuoi?
Giulia - Hai messo la minestra sul fuoco?
Antonio - S.
Giulia - Guarda che sia calda. E la carne... Apri una scatola di carne. Sai che a Letizia piace.
Antonio - Sta' tranquilla, gliela dar.
Giulia - I ragazzi hanno bisogno di carne. Il latte avanzato dovrebbe stare in un casseruolino, sulla finestra.
Antonio - Lo teniamo per te.
Giulia - Io non ne ho voglia.
Antonio - Devi berlo col chinino. Una bella tazza di latte caldo, per sudare. Appena arriva Letizia te la porto. (Giulia s ritira in camera) E copriti.
(Entra in cucina. Contemporaneamente sul piazzale arrivano Pierre e Letizia e si dirigono verso la casa).
Pierre - (guardando le rovine) Cosa c' stato? Un bombardamento?
Letizia - (ridendo) No! Il terremoto dell'87. Ecco, la mia casa questa. (Vedendo che Pierre si scarica il sacco dalle spalle e lo posa sui gradini, con temo incoraggiante) Vieni.(Apre la porta e entra mentre l'altro esita ancora) Pap! (Antonio rientra dalla cucina).
Antonio - Finalmente!
Letizia - La mamma come sta?
Antonio - Scotta sempre. (Scorge, dalla porta rimasta aperta Pierre che sta aspettando fuori) Chi ?
Letizia - E' Pierre. Entra Pierre. Questo mio padre. (A Antonio) Viene dalla Francia, ma delle nostre parti. Abbiamo fatto un pezzo di strada insieme. (Pierre, che si fermato in mezzo allo stanzone col suo sacco vicino, porge la mano a Antonio il quale finge di non accorgersene. Nello stesso momento sul piazzale scendono di corsa e in silenzio Francesco e Gianni, i quali si fermano dal lato opposto della casa cercando di guardare dentro dalla porta tuttora aperta).
Antonio - (a Pierre, con tono tutt'altro che amichevole) Che cerchi?
Pierre - (sostenendo tranquillamente l'attacco) Giro un po'. (Letizia chiude la porta. Francesco e Gianni si avvicinano nella speranza d afferrare qualche parola, ma le voci non giungono all'esterno).
Antonio - Hai tempo da perdere?
Pierre - Quanto ne voglio.
Antonio - Non lavori?
Pierre - Per il momento no.
Antonio - Cerchi lavoro qui?
Pierre - Dipende.
Antonio - (risoluto) Non credo che sia posto per te. Da che parte arrivi?
Pierre - Da Torre Mozza.
Antonio - (studiandolo, sempre meno tranquillo) Avevo capito dalla Francia.
Pierre - (elusivo) Ah, certo, anche da pi lontano...
Antonio - Come hai detto che ti chiami?
Pierre - Pierre.
Antonio - Se non vieni per trovar lavoro, non capisco perch hai fatto tutta questa strada.
Pierre - Per parlare col sindaco dei meridionali. (Lo ha detto con tono indifferente e adesso fissa Antonio come in fredda attesa).
Antonio - (diffidente) Sono io.
Pierre - Lo so. Me lo ha detto tua figlia... (Interrompe fuori scena la voce d Giulia).
Giulia - (con voce forzata, ma stanca) Letizia?
Letizia - (verso l'alto) S, mamma, sono qui! Adesso salgo.
Antonio - (a Letizia) Il chinino?
Letizia - Due tubetti. (Glieli porge).
Pierre - (a Antonio) Che ha tua moglie?
Antonio - La febbre.
Pierre - Quanta?
Antonio - Brucia...(Imbarazzato) Non abbiamo il termometro.
Pierre - L'ho io. Misuragliela. (Fruga nella sacca) Chi ha ordinato il chinino?
Antonio - Nessuno. Il chinino fa bene. Manda via la febbre.
Pierre - S, per due ore, e poi ritorna. (Porgendogli un flaconcino) Dalle una di queste. E' streptomicina. (Vedendo che Antonio esita) Con queste vedrai che la guarisci.- Sono americane.
Antonio - Americane? Dove le hai prese?
Pierre - All'infermeria del distaccamento. (Antonio prende il flacone) Gliene dai una ogni quattro ore, e la febbre passa meglio che col chinino. Tieni il termometro. (Glielo porge) Te lo regalo, tanto a me... (Una pausa; Antonio prende, il termometro).
Antonio - Grazie. (A Letizia) Il latte gi bollito. Fallo scaldare. Sul fuoco c' la minestra per te e per... per Pierre.(Letizia va in cucina; a Pierre) Siediti, ora torno. (Sale la scaletta per raggiungere la camera. A met si ferma e osserva per un momento Pierre il quale, rimasto solo, si seduto vicino al tavolo e guarda con aria tranquilla nell'interno della sacca, come se cercasse qualche cosa. Poi parla ad alta voce verso la cucina) Letizia.
Letizia - (dall'interno) Pap?
Antonio - Appena il latte caldo, portalo su, cos le diamo questa medicina.
Letizia - (dall'interno) Si, pap.
Antonio - (c. s.) Una tazza piena. Con tre cucchiaini di zucchero. (Ri-prende a salire, scocca ancora un'occhiata inquieta a Pierre, poi entra in carriera).
Gianni - (dal di fuori guarda attraverso il buco della serratura) Lo hanno lasciato solo.
Francesco - (con stizza) Non capisco perch Antonio se lo fatto entrare in casa.
Gianni - E' arrivato con sua figlia.
Francesco - Bella ragione! (Gesticola eccitato) Quella entra.... (Imitando) Ecco qua... c' un tizio che ho incontrato per la strada... Bisogna dargli da mangiare, ha lo stomaco vuoto, poveretto. E anche una poltrona perch ha i piedi stanchi. Ha camminato tanto, con quel sacco sulle spalle!.... (Cambia tono) Chiss che c' dentro. Da dove viene? (A Gianni, con forza) Lo sappiamo da dove viene quel tipo? Chi ? Che cerca? Che. vuole? Tre giorni sono che gira nella valle, e nessuno lo conosce. Lasciami vedere. (Allontana Gianni dalla porta e si mette a guardare dal buco della serratura. Intanto Letizia rientrata dalla cucina con la tazza -del latte).
Letizia - (a Pierre) Porto questo alla mamma e torno subito. Ce n' dell'altro, se ne vuoi. Ti piace il latte di capra?
Pierre - Non lo bevo da quando ero ragazzo. Allora mi piaceva.
Letizia - Non abbiamo che questo. (Guardandolo con tenerezza) Grazie, Pierre.
Pierre - (sorpreso) Di che cosa?
Letizia - Della medicina. Sei stato gentile. (Si dirige rapida verso la scaletta e incrocia suo padre che ridiscende).
Antonio - (serio) Ha ancora la febbre alta... (A Letizia) Faglielo bere tu. E dalle una di quelle cose verdi... (A Pierre) Sei sicuro che le fanno bene?
Pierre - (convincente) Non te le avrei date. Sono americane. Guariscono persino... (Scocca un'occhiata a Letizia che ancora sulla scal) Be', poi te lo dico. (Letizia entra nella camera della madre).
Antonio - (sedendo di frante a Pierre) Se cerchi qualcuno di Torre Mozza, devi salire molto pi a nord. So che ce n'erano un paio che lavoravano alla diga di Montalto.
Pierre - E' lontana?
Antonio - Di qui, passando per le montagne, un paio di giorni. C' il lago artificiale, e pare che costruiscano la centrale elettrica. Vuoi sistemarti cori quelli del tuo paese?
Pierre - (elusivo) Voglio vedere chi c' e come si sta.
Antonio - I manovali prendono sulle milleduecento. Nelle coltivazioni, invece, ti danno da mangiare, ma le paghe sono basse.
Pierre - Basse come?
Antonio - Ottocento... novecento... dipende dai padroni... Ci si campa. Quasi tutti i nostri, qui, sono riusciti a farsi una casetta.
Pierre - (stupito) Propria?
Antonio - Oh, per modo di dire!... Come questa, e seppure. (Gli indica i muri) Vedi? Era un vecchio convento distrutto dal terremoto. Ci stiamo in tre. Quando arrivammo non c'era anima viva. I villaggi attorno, abbandonati. La terra era talmente dura che spezzava la punta delle zappe. I muretti li abbiamo rifatti noi, pezzo per pezzo. Adesso, ogni famiglia ha il suo orto... ci vivono un duecento persone. E' un paese. (In cima alla scala compare Letizia) L'unico inconveniente che siamo lontani da tutto, dai negozi, dal medico, dal prete...
Pierre - Dalla Finanza... (Sorride).
Antonio - (lo guarda; poi) Io ho messo su questa specie di emporio. (Accenna agli scaffali pieni di mercanzia) Uno di Squillace, che, aveva fatto il garzone, ha riattivato un vecchio forno a legna e due volte la settimana cuoce il pane per tutti.
Letizia - (scendendo con la tazza vuota) Le ho dato la medicina e l'ho coperta. Ha pi di trentanove. Vado a preparare per noi. (A Antonio) Cosa prendo? (Si avvia allo scaffale).
Antonio - Una scatola di carne... per voi due j baster.
Letizia - E tu?
Antonio - Ho gi mangiato, io. (A Pierre) Hai una coperta?
Pierre - S.
Antonio - (bruscamente) Per stanotte potrai dormire in cucina. Se hai freddo c' della legna. (Letizia esce) Pierre, e poi?
Pierre - Gelu. (Lo pronuncia alla francese).
Antonio - (sorpreso e incredulo) Gelu?
Pierre - E' il nome della piazza di Marsiglia dove incontrai un tale che mi accompagn al forte Saint Nicolas, a firmare per i kepp . Credevo che fra Orano e, Sidi Bel Abbes ci fosse da imbastire qualche buon commercio... me lo avevano assi-curato... Invece mi spedirono molto pi distante, il con un fucile in mano e l'ordine di sparare a vista. I Be', meglio non parlarne. Sai, i primi tempi fa I una certa impressione sentirsi addosso il nome ai1 una piazza. Poi ci si prende l'abitudine. (Con umore) Anzi, ti dir che finisce col piacere. A pensarci bene, dovrebbero poter fare tutti cos. Scegliersi un nome.
Antonio - (sempre pi sospettoso) Adesso che sei tornato, non devi riprendere il tuo, quello vero?
Pierre - A chi credi che interessi?
Antonio - Io non lo so... ma i documenti?
Pierre - Il foglio di congedo intestato a Pierre Gelu. Non ti sembra abbastanza bello?
Antonio - (freddo) Oh, per me bellissimo. (Sulla 'porta della cucina si affaccia Letizia. Ha un'aria felice).
Letizia - La minestra scodellata. (I due si alzano. Ad Antonio) Pap, ce n' per tre e ne avanza. Tu non hai ancora mangiato! (Mentre stanno per entrare in cucina Francesco dal di fuori bussa, e allo stesso tempo apre, impaziente, comparendo con Gianni nell'interno. Antonio si ferma, chiude la porta alle spalle di Letizia e Pierre e si rivolge ai nuovi venuti).
Antonio - Che c'?
Francesco - (dando un'occhiata alla sacca da viaggio di Pierre) Lo domandiamo a voi.
Gianni - (intervenendo nervoso) Che gente vi pigliate in casa, Antonio?
Antonio - (irritato, a voce bassa) In casa mia ricevo chi mi pare, senza rendere conto a nessuno; e tanto meno a voi. Filate.
Francesco - Sentite, Antonio, quel tizio viene dalla Francia.
Antonio - Lo so.
Francesco - (con forza) Ma non sapete chi !
Antonio - Non urlare. E' calabrese come voi e me.
Francesco - Nessuno lo conosce. Forse viene da Grasse.
Antonio - E con questo?
Gianni - Forse uno di quelli del bar del mercato.
Antonio - (alza le spalle) Ahh. E perch, secondo voi, sarebbe venuto sin qui? Che c'entriamo, noi, con Grasse e col bar del mercato?
Francesco - Lo sapete. Meglio di me, lo sapete.
Antonio - Io non so niente.
Francesco - Siete sicuro?
Antonio - Ho detto che non so niente!
Francesco - Comunque, lo avete accolto in casa.
Antonio - Gli do da mangiare e riparo per una notte. Non potevo negarglielo.
Francesco - Padrone. A casa vostra, siete padrone. Ma siete pure il sindaco... Non l'avete a scordare.
Letizia - (affacciandosi sulla porta) Pap, la minestra si raffredda.
Francesco - Buona sera, Letizia.
Antonio - (a Letizia) Vengo subito. (Letizia esce; ai due) Non lo scordo, non abbiate paura. Non lo scordo. Adesso andate... andate tranquilli.
Gianni - Tranquilli, con certi tipi in giro?
Antonio - (spazientito e tuttavia paterno) Oh, certi tipi! Come fai a parlare cos, se non lo conosci?
Gianni - (molto deciso) Appunto per quello. Vorremmo saperne di pi.
Antonio - In che modo?
Gianni - (sperduto, all'altro) In che modo?
Francesco - Ci sono tante maniere, per scoprire cosa va cercando. Lasciateci discorrere un po' con questo forestiero. Tentare non costa nulla. Nel frattempo, ci sediamo. Col vostro permesso.
Antonio - (poco persuaso) Come volete... (Ammonitore) Per vi consiglio di non fare stupidaggini. Quel ragazzo mio ospite. Non voglio storie finch rimane in casa mia.(Prende un mazzo di carte dal cassetto del tavolone) Tenete. Fatevi una partita, mentre finiamo di cenare. (Getta le carte sul tavolo ed entra in cucina chiudendosi la porta alle spalle).
Francesco - (con un salto vicino alla giacca di Pierre. A Gianni, sottovoce) Bada alla porta. (Comincia a rovistare).
Antonio - (affacciandosi all'improvviso, deliberatamente, li sorprende in quella posizione. Reciso)
- Ragazzi, per passare il tempo vi conviene giocare a briscola. (Richiude).
Francesco - (scuotendosi per primo dalla sorpresa)
- Fregatene, e fa la guardia. (Fruga nei tasconi della giacca di pelle) Niente. (Riaffonda le mani nella sacca, al centro e lateralmente, con movimenti rapidi) Non c' niente.
Gianni - (senza voltarsi) Se ha la pistola la tiene nei pantaloni. Non mica fesso. Oppure, appesa al collo, fra la maglia e la pelle.
Francesco - Gi, come l'immagine di San Benedetto. Non dire fesserie. (Abbandona il sacco e ci rimette sopra il giaccone).
Gianni - (si china a guardare dal buco della serratura) Non riesco a vedere... parlottano... al diavolo! Non si capisce una parola. (Rinuncia a curiosare e siede al tavolo) Possiamo farci proprio una briscola. (Giocherella con le carte) Sai che ti dico? Che forse, esageriamo... Pu darsi benissimo che non c'entri per niente, con quelli del bar.
Francesco - Pu darsi.
Gianni - (preoccupato) Non mi sembri convinto.
Francesco - (nervoso) Oh, adesso mi secchi! Nessuno sa niente, e io dovrei essere convinto!... (A voce molto bassa e concitata) Dimmelo tu, se De Mura aveva altri nemici, oltre quei deficienti che lo hanno steso. E spiegami tu perch lo hanno fatto!
Gianni - (alza le spalle) Non lo so. Ma ho sempre pensato che qualcuno ci avrebbe lasciato la pelle.
Francesco - (ironico) Per il gioco, eh?
Gianni - Al processo, hanno parlato di donne.
Francesco - E tu ci credi?
Gianni - Con noi le donne, per un verso o per l'altro, c'entrano sempre.
Francesco - Se fossi nei panni della polizia francese cercherei qualcosa d'altro. (Si pettina con un fettine cavato d tasca, guardandosi in uno specchietto che ha trovato su uno scaffale) Per una donna, non si prendono quindici anni di galera divertendosi a fare il muto! Si capisce che cos molto pi facile per i giudici. Calabresi, donne, gelosia: la sentenza bell'e fatta...(Alcuni colpi alla porta d'ingresso che s apre per lasciar passare Zelli e sua moglie Maria. 1 due nuovi venuti hanno una aria eccitata e preoccupata).
Zelli - (molto sbrigativamente) Antonio non c'?
Francesco - Mangia. Devo dargli una voce?
Zelli - No. Aspettiamo che finisca.
Maria - E Giulia come sta?
Francesco - E' ancora coricata.
Zelli - Lo sapete il fatto nuovo?
Francesco - Che fatto nuovo?
Zelli - A Taggia... le lettere...
Francesco - Non so nulla. Siete venuto per parlarne con Antonio?
Zelli - S.
Francesco - Allora, prima dovete dare un'occhiata a uno che di l.
Zelli - Quand' arrivato?
Francesco - Stasera, ma tre giorni che gira per la Valle. Nessuno lo conosce. Ha un sacco militare e dice di venire dalla Francia.
Zelli - Verr cercando lavoro.
Francesco - O qualcos'altro. (Silenzio un po' preoccupato, fastidioso).
Maria - Vorrei salire da Giulia.
Zelli - Aspetta un momento,
Maria - (Gianni torna a curiosare in cucina, dal buco della serratura).
Zelli - (allude a Gianni) Ma che fa?
Francesco - Si gode lo spettacolo.
Gianni - (sempre chinato, volta appena la testa) La carne in scatola! Antonio fa le parti.
Zelli - (sulle spine) Almeno si sbrigassero.(Un silenzio. Gianni fa schioccare la lingua).
Maria - Letizia doveva portare il chinino.
Gianni - (a Francesco) Ehi! Guarda come gli sorride! Con la bocca aperta.
Francesco - Ti ho mai raccontato di quella ragazza seduta sul muretto?
Gianni - (abbandonando il posto d'osservazione) Che muretto?
Francesco - Gi. Sulla strada.
Gianni - E che ci fa la ragazza?
Francesco - Aspetta me. Sa che passo di l tutte le sere.
Gianni - (con ammirazione) O...(Un silenzio).
Maria - Se continua, dovranno chiamare il medico.
Francesco - S... arriva con l'elicottero. (A Gianni) Una sera di queste...
Zelli - (cow totale disapprovazione) Carne in scatola!...
Maria - Fa bene. Il chinino.
Gianni - (non si sa a che cosa alluda) Mi cresce la saliva come alle donne gravide.(Si apre la porta della cucina ed entrano Antonio, Pierre e Letizia. Si diffonde subito un certo imbarazzo. Antonio si regola con la consueta autorit del capogruppo, ma chiaro che la presenza di Pierre lo impaccia. Pierre osserva ogni cosa con aria indifferente, ma si tratta di un atteggiamento controllato che nasconde un vivo interesse).
Antonio - (salutando i due vecchi) Buonasera.
Maria - Buona sera a voi.(Un silenzio; Antonio guarda Zelli con aria interrogativa).
Antonio - E allora?
Zelli - C' qualche cosa.
Antonio - Che non va?
Zelli - (scoccando un'occhiata diffidente a Pierre) Qualcosa di nuovo.(Un altro silenzio).
Maria - (intervenendo) Vostra moglie?
Antonio - Ha sempre la, febbre alta. Ma adesso le abbiamo dato una medicina americana. Speriamo.(Pausa) E' tanto che siete qui? Perch non mi avete chiamato? (A Zelli) Sentiamo!
Zelli - A Taggia...(Si interrompe per guardare Pierre che rovista nel sacco in cerca di sigarette).
Antonio - (spazientito) Beh, che c' stato a Taggia?
Francesco - (senza controllo, con forza) Non si pu parlare, qui! (Tutti si voltano verso Pierre che si alza con aria annoiata).
Pierre - Se per me che dite, vado a pigliarmi un po' di fresco fuori.(Infila il giaccone).
Antonio - (fermando Pierre, autoritario) Nemmeno per sogno! In casa mia si pu parlare sempre e in presenza di tutti. Chi non lo vuol fare se ne pu andare. Ma chi resta, deve portare rispetto. Questo Pierre, calabrese come, noi, di Torre Mozza, E' stato cinque anni nella Legione...(A Letizia) Guarda se passato il caff. Siamo... sette... otto, se lo prende anche tua madre...(Agli altri) Sedetevi. (Fa largo intorno al tavolo) Tu Pierre, siedi qui.(Indica un posto vicino a lui. Quando tutti sono seduti si rivolge di nuovo a Zelli) E adesso sentiamo cos' successo a Taggia.
Zelli - (tutto d'un fiato) Hanno costituito un comitato di liberazione dai meridionali. (A queste parole segue un silenzio profondo, sbigottito, pieno d tensione).
Antonio - (dopo una pausa, calmo) Da chi lo hai saputo?
Zelli - (porgendogli una carta) Guarda qui. Stamattina, quaranta famiglie ricevettero questa pei posta. Quaranta di quelli che ci impiegano a noi.
Antonio - (fissando, il foglio, indignato e costernato) Una lettera anonima.
Zelli - E' firmata il comitato di liberazione dai meridionali. (Insiste sulla dizione intera).
Antonio - E' sempre una lettera anonima... e non hanno avuto nemmeno il coraggio di scriverla a mano, o a macchina. Guardate, hanno incollato sul foglio tanti pezzetti di giornale. Quaranta lettere fatte di ritagli. Ce ne avranno impiegato del tempo!
Zelli - Il timbro di Sanremo.
Francesco - Che c' scritto, Antonio?
Antonio - (leggendo lentamente, con impaccio) Vi invitiamo a licenziare entro il primo del mese prossimo tutti i braccianti meridionali che avete alle vostre dipendenze. Nel caso non accettaste il nostro invito saremmo costretti a passare immediatamente all'azione, prima danneggiando le vostre colture floreali o orticole, e successivamente dichiarandovi la guerra civile ad oltranza.
Francesco - (impetuoso) Bastardi!
Antonio - (cercando di orientarsi) Dopo tutto sono solo minacce. Non pu essere stato che un pazzo a spedire questa roba.
Zelli - (scoraggiato) Un pazzo! Tanti, tutti insieme. Un paese di pazzi! Ci cacceranno via! E' da tempo, che hanno in testa di farlo.
Antonio - Non possono.
Zelli - Perch? Perch non dovrebbero farlo? Qui succede che si odia la gente solo perch stracciata o affamata.
Antonio - C' la legge.
Zelli - La legge non tiene per i morti di fame.
Gianni - Morti di fame abusivi.
Antonio - Ma scrivere lettere minatorie non si pu. E' reato. Ecco cos', reato. Vedi? Noi siamo nella legge, e loro non ci sono.
Zelli - E' capace che qualcuno perde la bussola, e...
Antonio - (seccamente) Qualcuno chi?
Zelli - I giovani. Non facile tenerli calmi. Scoppiano di rancore. Vogliono fare qualcosa.
Antonio - Che cosa? Niente, devono fare! (A tutti, accalorato) Non capiscono che quei bastardi aspettano il pretesto per mandarci via? Fate che succeda... e vedrete se non ripartiamo tutti per il sud! (A Pierre, intenzionalmente) Tu che pensi, Pierre?
Pierre - (come scuotendosi dalla simulata indifferenza) Non sono problemi miei. Avresti fatto meglio a lasciarmi uscire. (Tutti lo guardano stupiti, senza simpatia. E' entrata Letizia con un vassoio di legno e comincia a versare il caff nelle tazzine).
Antonio - (sempre con intenzione, studiando Pierre)
- Non credo, (A Letizia) Porta il caff alla mamma e vedi se ha bisogno di qualcosa. (Di nuovo a Pierre, insistendo) Tu non sei per la violenza, vero?
Pierre - L'ho conosciuta, e posso dirvi che non ha una bella faccia.
Antonio - E' quello che penso anch'io. (Letizia entra nella camera) Non vorrei, per colpa di qualche sconsiderato, ritrovarmi in testa alla carovana. Dopo quindici anni.
Zelli - Ricattando i coltivatori ci mettono alla fame.
Antonio - Non ci riusciranno.
Zelli - Ho paura di s. Sono decisi, questa volta. Ci provocano apposta.
Antonio - Basta non rispondere.
Francesco - (minaccioso) Vorrei proprio vedere che mi venissero a cercare in mezzo al campo!
Antonio - Che intendi dire?
Francesco - (torvo) Lo so io.
Antonio - (fermo, col tono di chi non ammette discussioni) Tu non farai nulla, ricordatelo bene; non farai nulla di quello che hai in testa. (A Pierre,, come a giustificare il ragazzo) E' sempre ai giovani, che prudono le mani.
Pierre - (gelido) Si vede che non sono stati a grattarsele per qualche, anno in Indocina.
Antonio - (a Zelli) Bisogna avvertire tutti quelli della Valle, prima che facciano qualche bravata. Qualunque cosa succeda, non devono reagire.(A tutti) Avete capito? E' per tutti. Tapparsi gli occhi e le orecchie. Tacere e sopportare.
Francesco - E farsi licenziare.
Antonio - Lo vedremo. Finora...
Gianni - E se ci mettono le mani addosso?
Francesco - (ha uno scatto) Ci provino!
Antonio - Non sono cos stupidi. Ci conoscono. Aspettano. Tanto, poi, facciamo uno dei soliti sbagli! Ci contano! (Sulla scala riappare Letizia).
Letizia - Maria, potete salire un momnto?
Maria - (alzandosi in fretta) Eccomi... (Si avvia).
Antonio - (inquieto, alzandosi a sua volta) Che c'?
Letizia - Niente, pap.
Antonio - Devo salire anch'io?
Letizia - Non occorre. La mamma voleva Maria, per parlare. E' tutta sudata.
Antonio - Che non si scopra. (Letizia e Maria entrano in camera in silenzio).
Gianni - (accorato) Proprio adesso, che avevo trovato lavoro!
Zelli - Dove?
Gianni - Nei garofani.
Zelli - (con amarezza) Belli, i garofani! Uno schifo! Tutta quest'ira per quattro ragazzi che faticano.
Antonio - (rivolgendosi particolarmente a Pierre, quasi a illustrargli la situazione) E poi, capirei se portassero via il pane a qualcuno. Ma qui disoccupazione non ce n'; gli uomini vanno a lavorare nelle fabbriche; vanno a stare meglio in citt... Lasciano un po' di spazio.
Pierre - (ambiguo) Il vuoto tende a riempirsi.
Antonio - Ha ragione Zelli. Perch ce l'hanno con noi? Viviamo isolati...
Pierre - Forse per quello.
Antonio - Senza dare fastidio a nessuno.
Pierre - La colonia cresce.
Antonio - E' naturale. Ma che danno fa?
Pierre - Preoccupa. E a volte un po' rumorosa.
Antonio - (intuisce l'attacco e cerca di schivarlo) I giovani, si capisce... i giovani fanno sempre un po' di chiasso...
Pierre - (con finta noncuranza) Specialmente quando si prendono a revolverate nei bar. (Le reazioni a queste parole devono essere molto evidenti in tutti. Un gelo improvviso, pesante, tronca la conversazione).
Antonio - (molto serio) Che intendi, Pierre?
Pierre - Quello che ho detto. Le revolverate fanno rumore.
Francesco - (come al solito senza controllo) Questo lo abbiamo capito! (Minaccioso) E allora?... (Antonio lo ferma con un'occhiata).
Antonio - Se pensi al fatto di Grasse... vero... fu molto brutto. Per, fu parecchio tempo fa, e non vedo relazione... (Tastando terreno) Nessuno di noi li conosceva, quelli del bar, n il morto, n chi gli spar.
Pierre - E neppure i testimoni?
Antonio - Neppure. (Con fermezza) Nessuno. Tutto quello che sappiamo, lo leggemmo sul giornale. (Intenzionalmente) A proposito, tu che vieni dalla Francia, puoi dirci qualcosa di pi.
Pierre - Io vengo dall'Indocina. Ne ho sentito parlare, per caso. E dicevano che uno dei ragazzi si beccato quindici anni per avere tenuto la bocca chiusa al processo.
Francesco - All'altro gliel'avevano chiusa per sempre.
Antonio - Tu avresti parlato?
Pierre - Io?
Antonio - S. Al posto suo, avresti parlato?
Pierre - Non mi sarei trovato al suo posto.
Francesco - Come fai a dirlo?
Pierre - Io non sparo addosso alla gente... A meno che non me lo imponga uno con un paio di gradi cuciti sulla manica.
Antonio - Lo conoscevi?
Pierre - Chi?
Antonio - Il morto.
Pierre - No.
Antonio - Ti hanno detto nulla di lui?
Pierre - Che lavorava in una distilleria di profumi, ed era un ottimo operaio.
Antonio - Tutti i nostri, sono ottimi operai.
Pierre - Taciturno, un po' permaloso, ma un bravo ragazzo.
Antonio - Sono tutti bravi ragazzi.
Zelli - (ritornando sullargomento che gli sta a cuore) Bravi, onesti, e faticatori, per vogliono rimandarci a casa. Ho venduto quel poco che avevo per arrivare sin qui.
Francesco - (polemico) Preparate le valige, Zelli. E' bello, andare in giro per il mondo.
Pierre - Non lui. Tu.
Francesco - Io?
Pierre - Sei tu che hai bisogno di aria.
Francesco - Qui ce n' quanta si vuole.
Pierre - E' un'altra, quella che fa bene ai tipi come te. Lontana dai parenti, dai conterranei, dalla colonia... Vattene.
Antonio - (intervenendo) Dove?
Pierre - Dovunque. In Australia, se gli riesce. In America. In Cina. Lontano.
Francesco - (colpito, ma testardo) Io voglio vivere qui.
Antonio - Finch restiamo uniti, come se fossimo al paese.
Pierre - Balle!
Antonio - (irritato) Che ne sai? Ma che diamine dici? (Dominandosi) Ci siamo portati un sacchetto della nostra terra. Le case che hai visto, le abbiamo tirate su a forza di braccia. Quattro tetti scalcagnati... ma sotto ci viviamo, facciamo i figli, li cresciamo nel rispetto della legge... (Precisa) Delle nostre leggi. Chi se ne scorda un rinnegato.
Pierre - (tranquillo) E lo ammazzate sui gradini di una chiesa, come avete fatto con Vito Tamburi la notte di Capodanno. (Sensazione. Silenzio di tomba. In quel momento si apre la porta ed entra Celano preceduto da un accordo di chitarra).
Antonio - (a Celano) Che vuoi tu? Vattene via!... (Celano impaurito si ferma sulla porta).
Pierre - (ironico) Perch lo scacci? Qui si pu parlare in presenza di tutti...
Antonio - (senza badargli) Fuori! Hai capito? Fuori dai piedi! (Celano esce e dopo avere chiuso la porta va a sedersi sulla panchina e arpeggia lentamente sulla chitarra. Tagliente, a Pierre) Ti andavano i giornali, in Indocina?
Pierre - Me lo hanno raccontato.
Antonio - Dove?
Pierre - A Bordighera.
Antonio - Chi?
Pierre - La gente.
Antonio - Allora ti avranno detto che fu legittima difesa.
Pierre - Strano modo di difendersi, in due, con le pistole, contro uno solo, disarmato. Sai come ho sentito dire, alla frontiera? C'est un crime rituel.
Antonio - (nervoso) Che vuol dire?
Pierre - Che il ragazzo stato ucciso... no, no... (Marcando la parola) sacrificato, perch aveva la tendenza a staccarsi dagli usi della colonia.
Francesco - (fuori di s, urlando) Ecco le carognate che fanno uscire dai gangheri!
Zelli - Apposta, apposta le mettono in giro! Per infamarci!
Antonio - Non vero! Lo sanno tutti, che non vero!
Pierre - (sempre con la sua calma sconcertante) Allora dovrebbero sapere anche il motivo per cui lo hanno ammazzato. Qual ?
Francesco - (agitandosi istericamente) A noi Io domanda! A noi! Che ne sappiamo, noi? (Direttamente a Pierre) Adesso capisco dove parano i tuoi discorsi! E la passeggiatina, cos, per prendertene una vista! Sai che ti dico? (Minaccioso) Che ti conviene metterti il sacco in spalla e ritornare per dove sei venuto. (Le voci alterate hanno richiamato sulla scala Maria e Letizia che scendono qualche gradino e si fermano intimorite).
Maria - Parlate piano! Giulia ha preso sonno.
Pierre - (levandosi in piedi, a voce bassa, ma con tono molto risoluto) Per il momento il sacco resta in terra. Eppoi mettitelo bene in testa: non sono i bambini, che possono farmi cambiare idea.
Francesco - (che si alzato a sua volta, imitato da Gianni) Tu presto te ne vai di qui. Molto presto.
Antonio - (intervenendo autoritario e fiero) Pierre un ospite. Solo io posso dirgli se deve restare, e sino a quando.
Zelli - E piantiamola di litigare! Su che, poi? Su fatti che non ci riguardano. Cose vecchie. Abbiamo problemi urgenti. Gravi. Di quelli, di quelli bisogna discutere!
Francesco - (provocante) Ma quelli non interessano l'ospite. Hai sentito. Se ne voleva andare!
Zelli - (cercando di mettere pace) Per discrezione.
Francesco - (insistente) Ha detto che dei nostri problemi non gliene, frega niente. Si capisce! E' un turista! Arriva qui per caso... con le lettere anonime. (Gelo imbarazzante di tutti. La pi in apprensione deve apparire Letizia, sempre ferma con Maria sui gradini pi bassi della scala).
Pierre - (calmissimo) Cretino.
Francesco - (sul punto di avventarglisi) Che hai detto?
Pierre - (scandito, con voce tagliente) Cretino. (Per prevenire qualsiasi mossa di Francesco anche Antonio si alza e gli si para di fronte).
Antonio - (a Francesco) Ti avevo avvertito di non dire fesserie. (Con aria di non ammettere repliche, invita tutti a uscire) E adesso fatemi il santo piacere di andarvene a letto. Giulia malata, e io ho altro per la testa. Per giunta sono stanco. Desidero dormire. (A Zelli) Delle lettere parleremo domani. Non ti preoccupare. C' sempre rimedio. Buonanotte. (Saluta Maria che si avviata alla porta col marito. Francesco e Gianni escono borbottando mentre Letizia ancora sconvolta si appresta a riordinare il tavolo).
Celano - (si alza dalla panchina e va incontro al gruppo che sta uscendo dalla casa di Antonio) Il forestiero rimase? Eh?
Zelili - (secco) Rimase. (Il gruppo si allontana salendo verso il fondo).
Celano - E Celano lo mandarono via come un cane, senza nemmeno inumidirgli la gola...
Gianni - (sgarbatamente) Prendi il largo, dai!
Celano - (annusandolo) Hai bevuto un poco, eh? Hai bevuto un poco!...
Gianni - (scostandolo di malagrazia) Levati dai piedi!
Celano - Cimice! (L'altro si rivolta e Celano prudenzialmente si allontana. Il gruppo scompare parlottando a bassa voce, animatamente. Nell'interno Antonio gira preoccupato).
Antonio - (alludendo a Francesco) Mi dispiace. Quel ragazzo non riesce proprio a controllarsi.
Pierre - Forse solo spaventato.
Antonio - Tutti lo siamo, pi o meno.
Pierre - (incredulo) Anche tu?
Antonio - Anch'io. Soltanto, cerco di non farmene accorgere.
Pierre - E chi ha spedito quelle lettere, credi che non abbia paura?
Antonio - Di chi?
Pierre - Di voi.
Antonio - (sinceramente stupito) Di noi?
Pierre - Dei vostri salari. Da quando siete qui, a parlare di contratti viene da ridere.
Antonio - Lo so.
Pierre - Ma cosa credete di fare?
Antonio - (freddamente) Bisognava entrarci, nei campi.
Pierre - Per conto mio, avrei tentato altri modi.
Antonio - Abbiamo provato... (Gesto di scoraggiamento).
Pierre - E i bambini? Perfino di quelli, hanno paura.
Antonio - Dei bambini?
Pierre - Gi. Ne fate troppi. E poi, sai che dicono? Che appena uno si sistema chiama su la parentela e il comparato. Senza contare le questioni di onore, le coltellate...(con intenzione) le revolverate... il vostro maledetto orgoglio. Voi...
Antonio - (interrompendolo) Perch non dici: noi?
Pierre - Oh, io...(Alza le sfalle) Persino il vostro isolamento, orgoglio... Niente matrimoni misti, eh?
Antonio - (colto alla sprovvista) Non ti capisco.
Pierre - Avete paura che i figli dei vostri figli diventino liguri per met?
Antonio - (seccato e imbarazzato sollecita Letizia che ascolta a bocca aperta) Che fai l imbambolata? Sbrigati, che ora di andare a letto.(La ragazza sparisce in cucina. A Pierre) Spiegati meglio.
Pierre - Mi hai capito benissimo. Se fossi in voi spalancherei le porte di casa.
Antonio - (dominandosi, con pazienza) Tu non sai le cose. Facilmente a quei tempi eri gi per il mondo... I giovani di adesso non ricordano neppure da dove veniamo... e come siamo arrivati...(S'interrompe come per leggere nel pensiero di Pierre, sempre impassibile) ... Sui treni del Sud.
Pierre - Ne ho visto, di treni.
Antonio - Ma come quelli no. Giorni e notti chiusi nei vagoni!... Sempre insieme. Per portare i bambini al gabinetto dovevamo scavalcare la gente coricata nei corridoi. Dormivano un po' dappertutto, morti di stanchezza. A ogni stazione la gente si chiamava, gridando come se invocasse aiuto. Quanti nomi! Li ho ancora piantati nel cervello, col rumore delle ruote, le voci delle femmine che recitavano il rosario, i pianti dei bambini!... E c'era sempre una fisarmonica che suonava da qualche parte... Bisogna avere viaggiato su quei treni, per capire qualcosa di noi.(Una pausa. S'intuisce lo sforzo per staccarsi dal ricordo. Con un brusco passaggio di tono) Bene, puoi dormire vicino alla stufa. La legna sai dov'. Ora ti prendo un pagliericcio.(Sale la scala. Letizia ricompare dalla cucina).
Pierre - Posso coricarmi per terra, ci sono abituato. La coperta mi baster.
Antonio - Vuoi ammaccarti le ossa sul granito? Era un convento, questo.(Avviandosi) Ti porto il pagliericcio. (A Letizia) Vieni a dormire, Letizia.(Via nell'interno).
Letizia - Subito, pap. (A Pierre, con ansia infantile) Ti fermi sino a domani sera, Pierre? O parti in giornata?
Pierre - Non lo so ancora. Dipende.
Letizia - (con un filo di speranza) Rifarai la strada di oggi? Io vado gi alle sette. Ma se non ci dovessimo rivedere... voglio augurarti buon viaggio, Pierre, e buona fortuna...(Si odono dall'esterno gli accordi della chitarra di Celano: secchi, rabbiosi. I due rimangono fermi ad ascoltare).
Celano - (cantando nella semioscurit) Ricchi, chi siti senza cori 'mpettu - non viditi lu poviru riduttu - privo di robbi, di pani e di tettu - 'nta stu 'mmernu I friddusu e tantu bruttu? (In cima alla scala ricompare Antonio con un pagliericcio sulle spalle. Comincia a scendere adagio. Letizia, imbarazzata, traffica con le tazzine del caff, le porta in cucina, ritorna, gironzola per far passare i minuti).
Antonio - Ecco: con questo, dormirai meglio...
Pierre - (tira fuori dalla sacca una coperta militare)
- Grazie.
Antonio - (fermandosi in mezzo alla stanza, sempre col pagliericcio sulle spalle) Sai, Pierre, mi pare I proprio che quella medicina americana... Giulia I non brucia pi come prima.
Pierre - Ricordati di dargliene un'altra a mezzanotte. Sei bisogna prenderne: una ogni quattro ore, (Antonio entra in cucina).
Letizia - (con ansia, in fretta) Ci vedremo ancora, domani? Ti rivedr pi? Pierre!... Dove andrai?. Pierre!...(Deve interrompersi per non farsi sentili da suo padre che ritornato. Pierre la guarda pieno d curiosit, un po' divertito).
Antonio - Non l'ho messo troppo vicino al fuoco, Tu poi te lo sposti come vuoi.
Pierre - Grazie, star benissimo.(Nuovi accorai di chitarra, un po' pi lontani).
Celano - (riprendendo il suo canto) Nun vi scurdati, ricchi, ca si mori, - la morti a lampu si vidi arrivari...
Antonio - (sbuffa) Quel vagabondo!
Celano - (seguita) ... Tutti li vostri beni e li trisori - d'appressu non putiti mai purtari...
Pierre - Canta sempre a questo modo? (Accenna ai lugubri avvertimenti).
Antonio - Stasera infuriato perch lo abbiamo lasciato fuori. Gira per le piazze, quando c' mercato, racconta le storie dei paladini di Francia. E Dice che al suo paese era un artista. Lavorava nell'opera dei pupi di Caltagirone. Certe volte mi fa pena, povero vecchio! (Si avvia sulla scala) Senti, prima di ritirarti, smorza quella lampada... Noi aridiamo.(Fa un cenno autoritario a Letizia che Io segue).
Pierre - Buonanotte.
Antonio e Letizia - (insieme) Buonanotte.(Si avviano. Letizia non toglie gli occhi d dosso a Piene mentre sale i gradini lentamente. Si ferma un attimo in cima alla scala, poi sparisce dietro al padre, Pierre srotola la coperta e la porta in cucina. Si sentono ancora gli accordi della chitarra, sempre pi lontani).
Celano - (dalla cima della rampa, proprio sul fondo della scena) ... perci picchi non siti di bon cori e circati a lu poveru aiutari? (Viene va alla porta, l'apre, guarda fuori, ma non riesce pi a distinguere la figura del cantastorie, gi lontano. Fissa il cielo. Respira profondamente). ... dati a li genti affamati ristori - ca Diu vi lu potr ricumpinsari... (Sparisce dal fondo. Pierre sempre immobile sulla porta).
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
Sole brillante di mezzogiorno. Giulia si. muove indaffarata in cucina. Salgono verso la casa Letizia e Maria.
Maria - (fermandosi un po' ansante) Questo sentiero da capre mi ha tolto il respiro.
Letizia - (con umore) Quello del paese vostro, com'era? Asfaltato?
Maria - Era cos pieno di ortiche che solo a pensarci mi prudono le gambe. (Un tempo) L'ultima volta che lo vidi scendevo alla ferrovia.
Letizia - Ecco il punto: avevate quindici anni di meno e camminavate in discesa.
Maria - S... con un bambino in collo, due attaccati alla sottana e il pi grande che trascinava una slitta da erba carica di valige.
Letizia - E Zelli stava a guardare?
Maria - Zelli era qui da tre mesi. (Riprende a camminare verso la panca di pietra).
Letizia - (con calore) Avete sentito Pierre, alla riunione?
Maria - No. (Si siede).
Letizia - Ha parlato tanto!... Per difendere pap!
Maria - Difendere?
Letizia - Dicevano che vecchio, e che si lascia intimorire. Volevano scendere a Taggia, ma Pierre li ha fermati. Non fate colpi di testa! , urlava, vi costeranno cari!. Sembrava ce l'avessero anche con lui. Poi si sono calmati quando ha detto che pap l'unico che ragiona e devono dargli ascolto se non vogliono rovinare i sacrifici di tanti anni. E' saggio, non vecchio, ha detto. Prudente, non vile. Proprio cos. Ho ascoltato nascosta in un pagliaio.
Maria - Avresti fatto meglio a rimanertene in chiesa. Ti ho visto uscire.
Letizia - Non ditelo alla mamma.(Con gioia infantile) Pierre non parte pi.
Maria - Come lo sai?
Letizia - Non parte pi... (Cammina eccitata per il piazzale) Oh, Maria, non vedete che giornata?... Non vedete che sole? Non sentite che profumo? Ditelo voi se questo non il paese pi bello del mondo!
Maria - All'et tua qualsiasi paese il pi bello del mondo.
Letizia - (a gambe larghe, le mani sui fianchi, comicamente polemica) Maria, cos' questa storia? Vorreste farmi credere che a Piana di Gioia il sole di settembre pi caldo? Non mi lascio abbindolare, anche se avete la faccia seria. (L'abbraccia) Che faccia seria! Lo so a cosa pensate. Ai figli che sono in Francia. Non vi scrivono?
Maria - S, ogni tanto scrivono.
Letizia - Stanno bene?
Maria - Stanno bene.
Letizia - E soldi, ve ne mandano?
Maria - Pochi.
Letizia - Vuol dire che li mettono da parte per comperare la motoretta. Tutti cos. Appena si fanno la ragazza, pensano al modo di portarsela in giro sul sellino di dietro di una vespa. (Ingenuamente) Non ci sono mai andata, ma dev'essere molto bello.
Maria - (con tono di indulgente rimprovero) Letizia!
Letizia - (correndo in giro per il piazzale) Correre... correre... scalzi sulla sabbia, con le labbra che sanno di sale e il braccio di qualcuno intorno alla vita. (Quasi cantando) La vita!... Eccola .qua. (E! giunta davanti alla porta di casa, batte con le nocche contro la porta. Chiama forte) Mamma!... La vita si stringe con un braccio... (Un riso irrefrenabile) Il destro... (Riprende a correre infantilmente, Giulia si affaccia).
Giulia - Siete arrivate, finalmente! E gli uomini dove sono?
Letizia - (motteggiando) Sulla sabbia. (Scappa di corsa e si ferma sull'altura).
Maria - Ha ragione di essere allegra.
Giulia - Perch cos allegra?
Maria - Perch ha diciotto anni. I nostri uomini saranno qui fra poco. Li abbiamo lasciati all'inizio della salita, che venivano su adagio, seguitando a discutere. Non hanno fatto altro tutta la mattina.
Giulia - Speriamo che concludano qualche cosa.
Maria - Che vuoi che concludano? Non c' che da aspettare.
Giulia - Invecchiata, sono io, aspettando.
Maria - E prendere quello che arriva.
Giulia - Non mi sono mai ribellata. (Un tempo) Letizia che ha fatto?
Maria - (senza imbarazzo) Sempre con me stata... per tutta la strada.
Letizia - (dall'alto, gridando) Eccoli! (Continua a guardare verso la valle).
Giulia - Pensavo, Maria, che non bello mangiare soli, la domenica. Perch non vi fermate qui?
Maria - Veramente... ho tutto pronto...
Giulia - Che hai pronto?
Maria - La carne. Una casseruola di stufato. Posso andarla a prendere.
Giulia - Non serve, lo stufato non si guasta, e ve lo trovate stasera per cena.(Marcato) Ti prego. A dare una voce a Zelli ci penser Letizia, che si piantata lass come una sentinella.. Chi aspetta? (Sottraendosi al pensiero) Entra.(Con intenzione) Ho bisogno di molto aiuto.(Entrano in casa).
Maria - (a Letizia, forte) Letizia! Quando arriva Zelli, digli che sono qui da voi... che mi raggiunga.
Letizia - (agitando le braccia confusamente, in due direzioni) Va bene! (Maria segue Giulia in casa. La ragazza accenna ancora qualche gesto verso la valle poi smette come se la sua contentezza fosse cessata di colpo. Pensierosa, le braccia abbandonate lungo i fianchi, scende lentamente verso la fan-china sulla quale siede tenendo lo sguardo fisso in terra. Dalla fatte pi alta della scena giungono Pierre, Antonio e Zelli che si fermano sul fondo per salutarsi).
Zelli - A pi tardi.
Antonio - Avremo tempo per continuare.
Zelli - E' la sola cosa che non manca, il tempo. Ci vediamo.
Pierre - Ci vediamo. (Zelli sta per allontanarsi, ma lo ferma Letizia risvegliata all'improvviso dai suoi pensieri).
Letizia - Zelli!... Zelli, non andate via. Vostra moglie in casa con mia madre.
Zelli - Dille che si sbrighi: tardi.
Letizia - (come pensando ad altro) Deve avermi detto qualche cosa... che vi aspettava... o di raggiungerla... non so. (Corre ad aprire la fotta) Maria! (Anzich Maria si affaccia Giulia).
Giulia - Potete mettervi a sedere. Quando sar pronto vi chiamer.
Zelli - E Maria?
Giulia - Non pu muoversi adesso: in cucina che mi aiuta. Mangiamo insieme.
Letizia - (nuovamente allegra, all'improvviso) Mangiamo tutti insieme.
Giulia - (a Letizia) Letizia, c' da fare pure per te.(Ritorna dentro e Letizia la segue di malavoglia lasciando la porta aperta. Durante la scena che segue la ragazza si avviciner sovente alla fotta per guardare i tre uomini rimasti a discorrere sulla panchina).
Pierre - (ad Antonio) Non sapevo che avevi un figlio in Francia. Cosa fa?
Antonio - Lavora.
Pierre - In che posto?
Antonio - Dove capita.
Pierre - Capisco. E' maggiore di Letizia, naturalmente.
Antonio - Ha quasi dieci anni di pi.
Pierre - E' un uomo, allora.
Antonio - (torvo) Un uomo.
Pierre - L'ho saputo solo stamattina. Si lato di tante cose, in questi giorni, e mai di tuo figlio. Come si chiama?
Antonio - (che comincia a diventare sospettoso) Alberto.
Pierre - Un bel nome. Immagino che ti scriva, qualche volta.
Antonio - Raramente.
Pierre - Ma saprai almeno dove si trova, adesso.
Antonio - (secco) No.
Pierre - Strano.
Antonio - Perch strano? Non hai mai visto figli che se ne vanno di casa e si dimenticano dei genitori? Tu non facesti lo stesso?
Pierre - Io non ho genitori.
Antonio - (una pausa, poi, con appassionato rammarico) Vorrei che mio figlio fosse come te.
Pierre - (freddo) Non sai come sono io.
Zelli - (i suoi interventi sono sempre moderatori) Alberto non un cattivo ragazzo. Ma irrequieto... proprio uno di quei tipi che non possono vivere in famiglia, che, hanno sempre bisogno di cambiare...
Antonio - So io, di cosa avrebbe bisogno Alberto.
Pierre - E Letizia, non domanda mai di suo fratello?
Antonio - Letizia sa che io non voglio sentirne parlare.
Pierre - Nemmeno sua madre?
Antonio - Nemmeno sua madre.(Con una sfumatura d'orgoglio) Qui non si fanno le cose che dispiacciono al capo della famiglia. (In cima d sentiero compare Celano. E' allegro. Avanza spedito verso i tre, canticchiando) Fatti avanti, siciliano. Oggi devi tenerci allegri con la tua chitarra. 1 Ti daremo da mangiare e da bere e dopo ci canterai le filastrocche.
Celano - (raggiante) I paladini di Francia?
Antonio - Quello che ti piace.
Celano - La storia di Giuliano a Montelepre)
Antonio - Non ha importanza, purch :anti come si deve.
Celano - L'ispirazione un fiore. Un fiore che si innaffia col vino. Pi sar buono e meglio canter.
Antonio - (divertito) Lo sceglieremo di quello vecchio.(Si alza e si dirige verso la casa. Gli rimangono intorno alla panchina. Continua nell'interno l'andirivieni delle donne che preparano il pranzo. Mentre Antonio sta per salire i due gradini, compaiono sul viottolo alto Francesco e Gianni e lo chiamano. Hanno la solita aria torva e ali
Francesco - (dall'alto) Antonio.
Antonio - Che volete?
Francesco - Dobbiamo parlarvi.
Antonio - (di malumore) Tutte le volte che stiamo per metterci a tavola!... Sembra che lo facciate apposta.
Gianni - E' urgente.
Antonio - Allora non ve ne state lass.
Francesco - Chi c' in casa?
Antonio - Le donne.
Francesco - (senza muoversi) Venite qui un momento.
Antonio - Non potete scendere?
Francesco - No.
Antonio - Ecco un'altra novit. (Si avvia per raggiungere i due ragazzi. 1 personaggi in scena sono cos divisi in tre gruppi distinti: sulla panca, sull'alto del sentiero, e nella casa. Mentre Francesco e Gianni intrattengono Antonio parlandogli concitatamente senza pertanto che si sentano le loro parole,, quelli della panchina ascoltano Celano che suona senza cantare; un suono leggero che non deve disturbare i dialoghi delle donne).
Letizia - Ci vorr un piatto di pi, a tavola.
Giulia - Perch?
Letizia - (che ha sempre seguito i discorsi sulla piazza) Pap ha invitato il siciliano.
Giulia - Che idea, farci mangiare con quel vecchio che non si lava le mani!
Letizia - (con umore) Gliele faremo lavare noi, col sapone e l'acqua calda. (Cantarellando) Con l'acqua della pasta.
Giulia - Guarda se bolle. (Letizia entra in cucina. A Maria, sottovoce) Allora, proprio la verit? Insieme non sono rimasti mai?
Maria - Nemmeno un minuto. Il francese stava alla riunione. Dicono che ha parlato... tanto.
Giulia - Chi lo dice?
Maria - (imbarazzata, ma sincera) Letizia.
Giulia - (pronta) Sempre con te stava, ma sa che ha parlato tanto.
Maria - Lo ha sentito da lontano, dice.
Giulia - E tu?
Maria - L'aspettavo. Si nascosta in un pagliaio per curiosare, ma ridiscesa quasi subito e abbiamo ripreso il cammino.
Letizia - (dall'interno) Bolle!
Giulia - (forte) Vengo. (A Maria) E il francese?
Maria - Indietro, con gli altri.
Giulia - (a Letizia, entrando in cucina) In sette, ci vorranno quasi due chili di pasta.
Letizia - (entra reggendo un piatto con dentro un bicchiere e le posate, a Maria) Sapevate cucinar , bene da ragazza, Maria?
Maria - (comicamente sorpresa) Non saprei... Per quello che avevamo da mettere sul fuoco, non ci voleva molto studio.
Letizia - Ma lo avete preso s o no per la gola, il vostro Zelli?
Maria - Che ti viene in mente?
Letizia - Mi hanno detto che gli uomini si conquistano a tavola.
Maria - Matta!
Letizia - Non forse vero?
Maria - Quando viene il momento, qualunque posto buono.
Letizia - (sempre pi eccitata) Voi dov'eravate?
Maria - In un frantoio. (Ride).
Letizia - Romantico, l'amore fra le olive!
Maria - Caricavamo ceste di sansa.(Con una smorfia) Altro che romantico! C'era un fetore d'olio che faceva schifo.
Letizia - E poi?
Maria - (imbarazzata) E poi... un mese dopo, ero acceppata.
Letizia - (sottovoce, comicamente misteriosa) Volete dire, che aspettavate il vostro primo?
Maria - (scandalizzata) Oh!... Sei proprio matta, oggi! Ma cosa vai a pensare? Ero una ragazza onesta.
Letizia - ( confusa, tuttavia non riesce a stare seria) Compatitemi, avevo capito incinta... (Ride).
Maria - (sul punto di offendersi) Andiamo, Letizia, non scherzare su queste cose! A Piana di Gioia, I'acceppata la promessa sposa. La chiamano cos, per via del ceppo.
Letizia - Il ceppo?
Maria - Non sai proprio niente del paese tuo! Il ceppo un pezzo di radice d'olivo, legato con dei nastri. Il pretendente lo posa davanti alla porta della ragazza. Se questa non lo ritira, vuol dire che non c' niente da fare, che non lo gradisce... Insomma, che respinge l'offerta. Se, invece, se lo porta in casa, allora non resta che fissare il giorno dello sposalizio: e la vigilia, lo sposo manda u cistiellu con gli abiti nuziali e una bambola di caciocavallo tutta ricoperta con gli ori per la cerimonia.
Letizia - (con una punta di rammarico) Qui non usa.
Maria - (con tristezza) Forse non usa nemmeno pi a Piana di Gioia. Sono cambiate tante cose! (Sulla soglia della cucina appare Giulia).
Giulia - Chiamate gli uomini. E' pronto.(Letizia si precipita alla porta).
Letizia - Venite! Pap! Venite, in tavola! (I tre della panchina si alzano).
Antonio - Veniamo subito. (A Pierre, che sta per entrare in casa) Un momento, Pierre. (Pierre si ferma stupito. Gli altri entrano).
Pierre - (guardando con diffidenza Francesco e Gianni tuttora fermi sull'alto del sentiero) Cosa c', Antonio?
Antonio - (raggiungendolo, sottovoce, ma con fermezza) Qual il tuo nome vero, Pierre?
Pierre - Te l'ho gi detto: Gelu. Pierre Gelu. Perch mi fai ripetere le cose?
Antonio - Ho domandato quello vero. (Pierre lo fissa snza rispondere) Non sar per caso Pietro Argenta?
Pierre - Non capisco.
Antonio - Eppure cerco di spiegarmi bene. Non saresti, sempre per caso, dico, il fratello di Mino Argenta?
Pierre - Non so di chi stai parlando. Dove vuoi arrivare con tutte queste domande senza senso?
Antonio - Pare che gi, a Bussana, qualcuno ti conoscesse.
Pierre - E se qualcuno mi conosceva, perch non ha mostrato il muso?
Antonio - Chi cerchi, qui?
Letizia - (sulla porta, spazientita) Papa... in tavola! Parlerete dopo... (In casa gli ospiti si muovono discorrendo intorno alla tavola).
Antonio - Veniamo. (A Pierre) Cosa cerchi? Che vuoi?
Pierre - (duro) Voglio che quei due lass (accenna a Francesco e danni sempre fermi in cima al viottolo) la piantino di rompere l'anima e che nessuno faccia scherzi. Senti bene. Prima di partire, ho lasciato l'indirizzo. Se dovesse succedermi qualche cosa... Bene, verrebbero a cercarmi qui.
Antonio - Chi verrebbe a cercarti qui?
Pierre - Amici. Gente che in generale piace poco. Diglielo, a quei due. E tu non sforzarti di capire, tanto inutile. Io mi chiamo Pierre Gelu. D'accordo?
Antonio - D'accordo.
Pierre - Entriamo. Ci siamo fatti aspettare abbastanza. (Entra in casa seguito da Antonio che lo fissa d spalle, cupo, preoccupato).
Letizia - (affronta immediatamente Pierre, divertita, con fresca malizia) Hai mai acceppato nessuna ragazza, tu?
Pierre - (senza capire) Ho mai... che cosa?
Letizia - Acceppato una ragazza.
Pierre - Non lo so...
Letizia - (incalzante, nel gioco che la diverte) Non lo sai?
Pierre - Non lo so. Non so che cosa voglia dire.
Letizia - Ah! Non sai che cosa voglia dire, eh?
Maria - (inquieta) Finiscila, Letizia. (Giulia li guarda attentamente).
Letizia - Io lo sar presto!
Pierre - Come sarai?
Letizia - Acceppata. (Scoppia a ridere).
Pierre - (ridendo a sua volta) Non capisco...
Giulia - (recisa, a Pierre) Allora non sei calabrese. (Si sente lontano il coro dell'inizio: Stasira sugnu cca, figghiuzza cara . Il canto continua come sottofondo sino alla fine dell'atto).
Pierre - S che sono calabrese, ma quel termine non l'ho sentito mai. Giulia - (cocciuta) Non sei calabrese.
Antonio - (seccato) Piantala. (Giulia va in cucina).
Letizia - (eccitata, allegrissima) Lo trover, una mattina, davanti alla porta... legato con tanti nastri... (A Maria, abbracciandola e trascinandola in giro tondo) Ma come far a sapere chi ce l'ha messo?
Maria - (quasi implorandola) Letizia! Letizia!
Letizia - Come far a sapere se devo portarlo in casa, o lasciarlo sui gradini? (Ride istericamente) Acceppata!
Antonio - (senza durezza, ma autoritario) Basta, Letizia. Mettiamoci a tavola.
Letizia - (sempre allegra) Mettiamoci a tavola. (Giulia entra con una zuppiera fumante. Antonio siede a capotavola, di fronte al pubblico. Deve risultare chiaro che Giulia manovra in modo da far s che Letizia e Pierre siedano lontani uno dall'altro. Mentre Antonio si appresta a dire laparole di rito gli altri rimangono in piedi ai loro posti).
Antonio - (austeramente) Benedici, Signore, la nostra mensa. Proteggi noi e i nostri fratelli. (Fissando Pierre sempre impenetrabile) Ogni azione sotto il cielo ha il suo tempo. E cos sia. (S siede, imitato dagli altri. La musica aumenta d volume, diventa fortissima, quasi assordante. Anche il sole, sul piazzale, sembra avere una straordinaria luminosit).
QUADRO SECONDO
Il sipario s alza sulla scena vuota. E' una notte limpida, con una luna alta che illumina la campagna. Nel villaggio dormono tutti. Nella casa Antonio le luci sono spente e le porte chiuse, l'improvviso si sentono, lontani, ma netti, tre colpi di pistola. Non passano pochi secondi che l'incrociarsi di voci soffocate indica come la piccola comunit si sia messa in allarme. Prima a comparire Letizia che scende le scale abbottonandosi un vestitino di tela fatto a vestaglia, infilato sulla camiciola da notte che spunta per un buon tratto sulle gambe nude. Ai piedi vecchie scarpette senza tacco sostituiscono poveramente le pantofole. Arrivata in fondo accende la lampada e il suo sguardo coni istintivamente alla porta chiusa della cucina. Noi osa avvicinarsi. In quel momento Antonio si affaccia in cima alla scala. Dorme con la maglia. S infila le bretelle dei calzoni. Dalla porta aperta della sua camera esce un flotto d luce. Anche in altri punti, ove la scena lo consente, possono illuminarsi le finestre, segno che il villaggio desto.
Antonio - (a Letizia) Cosa fai qui? Torna a letto.
Letizia - Che successo?
Giulia - (dall'interno, agitata) Antonio! Letizia!
Antonio - Calmati: Letizia con me. (Scende le scale. A Letizia) Perch ti sei alzata? (Si avvicina alla porta della cucina senza osare aprirla).
Letizia - Non hai sentito?
Antonio - Ho sentito. (S decide ad aprire e a gettare un'occhiata dentro).
Letizia - (trepidante) C'?
Antonio - No. (Accende la luce anche in cucina).
Letizia - Quando uscito?
Antonio - Chi lo sa? Deve aver aspettato che salissimo in camera per filarsela.
Letizia - (guardando in cucina) La sua roba c'... al solito posto.(Con ansia) Oh, pap, andiamo a vedere!
Antonio - Sei matta? Tu non metti il naso fuori.
Giulia - (compare sull'alto della scala coperta da uno scialle) Antonio, dimmi che succede.
Antonio - Niente, succede. Torna a letto.
Giulia - Voglio vedere Letizia.
Letizia - (portandosi subito ai piedi della scala) Sono qua, mamma, sta' tranquilla.
Giulia - Madonna mia! Che fu? Sant'Ignazio e San Benedetto protettore!
Letizia - Non cominciare, con tutti i tuoi Santi, mamma!
Antonio - (minimizzando) E' la prima volta che senti sparare?
Giulia - Non succedeva da un pezzo. E' in casa il francese?
Antonio - No. Non in casa.
Giulia - C'era da immaginarlo. (Spaventata, quasi gridando, a Antonio che uscito sui gradini) Antonio, non uscire!
Antonio - (rientrando e chiudendo dall'interno) Sta' calma, Giulia. I colpi erano lontani.
Giulia - Non dovete andare fuori. Voglio che Letizia venga su con me.
Antonio - (a Letizia) Hai inteso?
Letizia - (contrariata) Un momento... (Non s muove).
Giulia - Subito! Voglio che venga subito!
Letizia - (a Antonio, sulle spine) Che facciamo?
Antonio - (riprendendo l'abituale sicurezza) Che vuoi fare? Sali in camera da tua madre. E non vi muovete per nessuna ragione. Io rimango a dare un'occhiata. (Letizia sale le scale di malavoglia. In cima al sentiero compare Zelli che si dirige di corsa verso la casa. Zelli bussa forte alla porta. I tre dall'interno rimangono impietriti) Chi ?
Zelli - Sono io, Antonio, sono Zelli... Aprimi. (Antonio apre e Zelli entra affannato. Letizia rimane sulle scale ad ascoltare. Giulia ritorna in camera) Hai sentito quei tre colpi?
Antonio - Li ho sentiti.
Zelli - Di dove ti parso che...
Antonio - Non saprei dirlo... stavo per prendere sonno.
Zelli - Parevamo gi, nella vallata.
Antonio - E' facile.
Zelli - Dov' Pierre?
Antonio - Fuori. Ha aspettato che fossimo tutti a letto e ha tagliato la corda senza disfare la branda. (Preoccupato) I due ragazzi sono in casa?
Zelli - Li ho incontrati sulla porta mentre scendevo. Aspettano notizie da me.
Antonio - Che non gli venga in testa di mettersi in giro per i campi!
Zelli - Non credo.
Antonio - Vaglielo a dire. In casa se ne stiano, in casa sino a giorno. E pure tu, Zelli, rimani con tua moglie... Si spaventata?
Zelli - No, Maria non ha paura.
Antonio - Meglio cos. Se sar necessario verr io a chiamarti.(Si sente un fischio; poi un altro, pi lontano; un cane abbaia, ma smette subito).
Giulia - (dall'interno) Letizia! (Letizia entra in camera).
Zelli - Pu darsi che non succeda niente.
Antonio - (poco convinto) Pu darsi.
Zelli - (a bassa voce) Ad ogni modo ti conviene sprangare la porta. (Esce e risale il sentiero in fretta scomparendo oltre le ultime casupole. Antonio non rincasa subito: accosta la porta in modo che non filtri luce fuori e cammina, cercando d non fare rumore, verso la parte bassa del piazzale. Guarda verso la valle, ma evidente che nonostante la luna non gli riesce d scorgere nulla. Si. sente di nuovo il cane abbaiare. In quel momento Pierre sbuca dallo stretto passaggio delle casupole, a sinistra della scena, trovandosi cos alle spalle di Antonio il quale, sentendo il rumore di un passo, ha un soprassalto. Pierre arriva barcollando e comprimendosi un fianco con le mani. Siede in terra, appoggiandosi alla pietra della panchina).
Antonio - (spaventato) Chi ?
Pierre - Sono io, Antonio, non gridare.
Antonio - (avvicinandosi cautamente) Che ti successo?
Pierre - Hanno fatto centro, stavolta. E' finita... Sul serio...
Antonio - Non dire stupidaggini! Dove ti hanno preso?
Pierre - Nella pancia.
Antonio - (accingendosi a sollevarlo) in casa.
Pierre - Non te lo consiglio. Potresti avere delle grane.
Antonio - Cercher di medicarti.
Pierre - Con due pallottole nelle budella'? Ci vorrebbe un chirurgo... Mandalo a chiamare... Arriva fra sei ore... E forse gi inutile adesso. Me ne intendo.
Antonio - Chi stato, lo sai?
Pierre - Dai cespugli. Ho sentito i buchi che si riempivano d'aria e mi venuto da vomitare...
Antonio - Come hai fatto a trascinarti fin qui?
Pierre - Non lo so neanch'io. Dammi un sorso d'acqua... No! (Lo trattiene) No, non te ne andare... Devo domandarti qualche cosa, se mi resta il tempo... (La sua voce si affievolisce e per ascoltarlo, Antonio costretto a chinarsi. Restano cos vicinissimi, uno in terra e l'altro sulla panca).
Antonio - Parla, Pierre, che vuoi sapere? Ti risponder...
Pierre - Mio fratello...
Antonio - Mino?
Pierre - Com' morto?
Antonio - Allora vero? Tu sei Pietro Argenta.
Pierre - Com' morto?
Antonio - Sei venuto per questo? La stessa fine sei venuto a cercare! Oh, Pierre, perch lo hai fatto?
Pierre - E' stato tuo figlio?
Antonio - (sinceramente) No, non fu Alberto.
Pierre - Chi, allora?
Antonio - Nessuno mai riuscito a saperlo... forse, la Finanza...
Pierre - No.(Ha una contrazione e si abbandona. Antonio lo sorregge maggiormente) La Finanza no.
Antonio - (con grande piet) Su, forza, Pierre, ti prendo da bere...
Pierre - Non fu una palla di moschetto.
Antonio - Un colpo perso fra gli scogli...
Pierre - Dritto nella schiena?...
Antonio - Ma non fu Alberto. Ti giuro, Piene. Spararono anche a lui. Cos scapp sui monti, e per undici giorni non lo vedemmo.
Pierre - (flebile) Perch scappava?
Antonio - Non lo so. Noi lo cercammo dappertutto. Era in pericolo. (Pierre, inerte, fra le braccia di Antonio sembra non ascoltare pi. Ha le dita contratte sul ventre e gli occhi chiusi. La luna lo investe in pieno aumentando il fallare del viso. Sembra morto. Per Antonio forse lo gi: e continua a parlargli pacatamente, come in confessione, tenendogli la testa ed accarezzandogli la fronte come farebbe con un figlio) Pierre. Mi senti ancora, Pierre? Era mio figlio... e me lo volevano ammazzare. (Lunga pausa) Una notte ci capit in casa, sporco, impaurito, pieno di fame. Poche ore si ferm, il tempo di ripulirsi e mangiare. Mise un po' di roba in un sacco e ripart prima dell'alba. Dopo qualche mese ci fece sapere che era riuscito a entrare in Francia. Non lo abbiamo pi visto. Non sappiamo come vive. Le sue notizie vengono sempre da posti diversi, tramite gente sconosciuta. Sono passati pi di tre anni, e ancora si nasconde. Un ragazzo, Pierre... solo un povero ragazzo che ha paura di morire... Vedi come si arriva in fondo, all'improvviso?...(Un braccio di Pierre cade lungo il fianco. Antonio stringe di pi il corpo inanimato).
Pierre - (con un filo d voce) Si arriva in fondo...
Antonio - Passi vicino a una siepe, e c' la morte dietro. Anche tu, eri venuto a cercare mio figlio... Per dare pace a un morto che non fu vendicato... Perch, Pierre? (Con grande dolcezza) Che ne sapevi tu, del mio Alberto? Niente... Eppure eri venuto per ammazzarlo... (A queste parole Pierre si svincola e balza in piedi di scatto. E fieno di forza e a forte la camicia macchiata di rosso non ha alcun segno di ferite. Anche Antonio si alza, sbalordito).
Pierre - (calmo, reciso) Non ero venuto per ammazzarlo.
Antonio - Pierre! Cos' questo?...
Pierre - Ti sei deciso!
Antonio - (infuriato) A cosa?
Pierre - A parlare.
Antonio - (quasi gridando) Pagliaccio! Avrei dovuto capirlo subito!... E romperti le, ossa.
Pierre - (non minaccioso, ma secco) Non ti fidare, Antonio, sono dure le ossa dei kepp.
Antonio - (furente) Pagliaccio! Cosa credi d'aver risolto con questa commedia? (Le voci alterate hanno richiamato in cima al sentiero Zelli e Francesco. Anche Letizia si precipitata gi della scaletta scalza e in sottoveste, incurante della madre che la chiama dall'interno).
Pierre - (con il solito dominio di se stesso) Ho intavolato una conversazione. Adesso andiamo a finirla dentro, perch qui ci disturbano.(Accenna ai due fermi sul sentiero).
Antonio - (sempre pi seccato, a Zelli e a Francesco) Che volete voi, ancora in giro?
Francesco - (con arroganza) Sapere chi ha
sparato.
Antonio - Noi. Abbiamo sparato ai pipistrelli. (Pierre entra in casa) Andatevene! (A Zelli, con tono meno aspro, quasi con intenzione) Anche tu, Zelli, torna a casa tranquillo. Va tutto bene qui, Buonanotte.
Zelli e Francesco - Buonanotte. (Risalgono sul fondo. Antonio sosta fochi secondi sul piazzale sino a quando non li vede sparire. Intanto dentro la casa Letizia, che per un attimo, ferma sui gradini pi bassi della scala, aveva fissato l'uscio con visibile ambascia, vedendo entrare Pierre gli si preci-vita incontro e lo abbraccia quasi istericamente, con un impulso bambinesco, ma pieno d patetica sincerit).
Letizia - (col cuore in gola) Pierre! Pierre! Pierre! (Si ritrae subito, vergognosa, ma sempre stringendogli le braccia e guardandolo) Di dove vieni? Pierre, rispondi, di dove vieni? Cosa ti successo?
Pierre - (sorpreso, un po' sgomento) Nulla! Cosa vuoi che mi sia successo? (Cerca di coprire con le mani la camicia sporca di rosso).
Letizia - Ti hanno ferito?
Pierre - No! Chi dovrebbe avermi ferito? Perch? (Entra Antonio).
Letizia - (cercando di scostargli le mani) Fa vedere.
Giulia - (dall'interno) Letizia!
Pierre - (opponendo resistenza, un po' divertito) Non sono ferito, ti dico... Lascia...
Antonio - (a Letizia con tono che non ammette replica) Torna subito in camera.
Letizia - (implorante) Lo hanno colpito, pap! Perde sangue!
Antonio - Stupidaggini! Cammina!
Letizia - Ti dico di s... Guarda!...
Antonio - (urlando) Torna da tua madre! Quante volte devo...
Giulia - (c. s.) Letizia!
Antonio - (fa un cenno con la testa e Letizia obbedisce salendo la scala rapidamente, ancora piena d'orgasmo. Pierre s toglie la camicia e la getta sul tavolo).
Pierre - Questa camicia da lavare.
Antonio - (esasperato) E ancora sfotte!
Pierre - (infilandosi il giaccone di pelle sul torso nudo) Non era la mia intenzione. E non ce l'ho con te. Ma porco Giuda, Antonio, potevo andarmene via a mani vuote, dopo avere fatto tanta strada?
Antonio - (siede e ci ripensa) Questa volta ci sei riuscito... Sei riuscito a spaventarmi.
Pierre - Per forza! Per cavarti una parola di bocca!...
Antonio - (rammaricato) Non ho mai parlato tanto in vita mia.
Pierre - L'avevo capito.
Antonio - Capito che?
Pierre - (sincero) Che sei un brav'uomo.
Antonio - E tu una carogna. (Alzandosi) Ma non importa. Beviamoci sopra. (Prende i bicchieri e il fiasco. Si siedono al capo del tavolone, d'angolo verso il pubblico. In cima alle scale ricompare Letizia. Per tutta la scena che segue la ragazza, in grande silenzio, entra ed esce dalla camera della madre per venire ad ascoltare ci che si dicono due uomini al piano terreno. E' chiaro che lo fa con il consenso d Giulia, dalla quale si reca, di tanto in tanto, a riferire) Che nottata!...(Allude agli avvenimenti).
Pierre - Stupenda.
Antonio - La trovi stupenda?
Pierre - Con questa luna? Non ne ho mai visto una pi bella.
Antonio - Della luna volevi parlare dentro casa?
Pierre - (tornando improvvisamente duro) Di mio fratello, volevo parlare.
Antonio - (calmo, versandogli un altro bicchiere) Naturale. Parliamone pure. Non so molto, ma ti dir tutto quello che ricordo.
Pierre - Mi basta sapere chi lo ha ammazzato.
Antonio - Sta attento, Pierre! A me non vanno gi... (Si riprende) E' inutile insistere. Nessuno ha potuto riconoscerlo. La pattuglia della Finanza... quando arriv, Mino e Alberto stavano sistemando le cassette sulla macchina. Quelli della barca furono svelti a prendere il largo. Era buio. Tuo fratello fu colpito mentre correva dietro gli scogli. Ci doveva essere qualcuno appostato.
Pierre - E tuo figlio?
Antonio - Si butt sulla strada.
Pierre - Cos, in bocca agli agenti?
Antonio - Verso, gli agenti... lo avrebbero protetto, in un certo senso.
Pierre - (incalzante) Da chi?
Antonio - Da chi sparava. Alberto si salv perch la camionetta era di traverso sulla strada. Dall'altra parte c' il bosco.
Pierre - E ancora corre... Sta scappando ancora...
Antonio - Era pieno di paura.
Pierre - E a te non venne la curiosit di sapere perch aveva tutta quella paura? Non facesti una indagine?
Antonio - (elusivo) Congetture... solo voci e congetture... non puoi mettere insieme altro, in questi casi. Lo hai veduto tu stesso.
Pierre - Io non sono il sindaco.
Antonio - Fuori da qui che conto? Io non conto niente. Figurati poi sulla strada costiera.
Pierre - E la polizia?
Antonio - Fece la solita inchiesta, poi agli atti. Che vuoi che importi la morte di un contrabbandiere? Uno di meno, dicono. (Un tempo) Adesso che hanno aumentato la vigilanza, con le sigarette c' pi poco da fare... Non merita il rischio.
Pierre - Mio fratello, posso ancora capirlo... Diciott'anni! Stava qui solo, sbandato... Ma tuo figlio? Perch hai lasciato che si mettesse nel giro del tabacco?
Antonio - Sai come sono i giovani. Ti scappano di mano. Ti accorgi sempre troppo tardi di quello che hanno in testa di fare. 11 pi delle volte, quando te ne accorgi, gi lo hanno fatto... Il denaro... per un ragazzo l'idea di mettere le mani su un bel po' di soldi tutti insieme... non sai cosa vuol dire...
Pierre - Lo so benissimo.
Antonio - Alberto e Mino si misero con gente sfaccendata... giravano in macchina... (Riempie i bicchieri) Beh, un ultimo sorso e poi ce ne andiamo a letto...
Pierre - Antonio, la tua storia non mi convince.
Antonio - (sulla difensiva) Eppure andata cos. Se ci fosse qualcosa di pi, te lo direi.
Pierre - Non ne dubito. Ma non si ammazza un cristiano cos... E non si scappa in Francia, se non si commesso qualcosa di grave.
Antonio - (sta per capitolare) Qualcosa di grave ci fu.
Pierre - Ah! Ero sicuro. Tuo figlio...
Antonio - E tuo fratello... tutti e due. Il salto della pulce.
Pierre - Che?
Antonio - Alberto e Mino volevano scavalcare il padrone. Fecero un carico tutto per loro, invece della percentuale... Fu uno sbaglio. Di quelli che si pagano. Tra loro i contrabbandieri hanno un codice duro.
Pierre - E quello appostato, chi era?
Antonio - Non si sa... Forse una spia...
Pierre - Le spie non sparano. Si spara, alle spie. Lo conosci, tu, il capo? Il padrone che...
Antonio - Lo vidi un paio di volte.
Pierre - Il nome, te lo ricorderai!
Antonio - Si faceva chiamare Gii.
Pierre - Gii?
Antonio - Un tipaccio. C'era dentro fino al collo anche nelle altre sparatorie... quella del bar del mercato.
Pierre - Ah!
Antonio - S, dove ci lasci la pelle De Mura. Sempre per gli stessi motivi. Sempre quelli... Lo sai com'... una catena. A quell'epoca la polizia francese arrest questo Gii, ma venne rilasciato. Prove non ce n'erano. Fu un altro, lo sai, che ci and di mezzo... Quindici anni.
Pierre - E di questo Gii, non se ne pi saputo niente?
Antonio - Se l' filata, appena venne rilasciato. Ma pare che lo abbiano ripagato, sai. Si era messo con uno pi carogna di lui, uno di Tunisi, che faceva avanti e indietro con un motoveliero. Scomparso. C' chi dice, finito in mare. Si dicono tante cose.
Pierre - E gli altri? Dove sono andati a finire tutti gli altri?
Antonio - Dispersi. Liquidati. Te l'ho detto: il commercio delle sigarette, non pi come una volta,
Pierre - Meglio. (Dopo una pausa, alzandosi) Meglio se non ci fosse stato mai.
Antonio - (alzandosi a sua volta) Nella mia colonia, basta. Chiuso, col contrabbando. (Guarda l'orologio) Quasi le due. (Alza lo sguardo verso le porte superiori. Letizia che era in ascolto si ritrae prontamente. Antonio apre l'uscio esterno e osserva fuori: chiara l'intenzione di controllare la sua colonia) Mi sembra tutto tranquillo. Se ce ne andassimo a dormire pure noi?
Pierre - Non ancora.
Antonio - Sono stanco, Pierre!
Pierre - Senti, Antonio, se molliamo adesso, finita... Non riusciremo a parlare mai pi. E tu, tu non hai ancora detto tutto.
Antonio - Ho parlato anche troppo.
Pierre - Ma c' ancora qualcosa che non riesce a venir fuori. Credi che non lo capisca? Giri, giri, e non ce la fai. Dev'essere un rospo. Per un pelo non lo sputavi, poco fa. Il salto della pulce! Andiamo! Neanche un bambino!... E' dal giorno che sono arrivato... Antonio, io non ce l'ho con te! Puoi parlare franco. (Minaccioso) Ma non ti moller stanne certo, finch non mi avrai detto la verit.
Antonio - (rapidamente, come per liberarsi d'un peso) La verit? Mino trad.
Pierre - (con forza) Cosa?
Antonio - (accorato) Non dovevi insistere a quel modo!
Pierre - Ripetilo!
Antonio - A che serve? Hai capito benissimo,
Pierre - Ripetilo, ti dico!
Antonio - Traditori. Tutti e due. Traditore Miti e traditore mio figlio.
Pierre - Che prove hai?
Antonio - Alberto me lo confess, quella notte prima di scappare. Vuoi sapere cos'avevano combinato? Ti dir anche quello, cos ti metti il cuore! in pace. Informatori della Finanza, ecco cos'erano! Hanno mandato' in malora carichi che costavano] milioni. Volevano farli fuori tutti e due.
Pierre - Una spia! Mino sei una spia! Sei sicuro Antonio? Sei proprio sicuro?
Antonio - Oh, se sono sicuro! Un tale aveva messo in giro la voce che c'era modo di arrangiarsi. Basta sapere, dice quello, dove sbarcano le casse: ci si arriva sopra con una jeep, e, si dividi tutto per met. Un bel colpo! I ragazzi ci cascarono e fecero il doppio giuoco. invenzione moderna... (Pierre non ha pi la forza d'intervenire: lu che tace, adesso, appoggiato alla tavola, con un'espressione d profondo abbattimento. Antonio se ne accorge e cerca di mitigare l'odiosa portata dei fatti) Non avevano tutti i torti, intendiamoci bene.
Pierre - (con un gesto vago) Ah!
Antonio - Erano sfruttati. Il rischio dalla loro e i guadagni agli altri. Uno schifo. I ragazzi avrebbero voluto mettersi in proprio, ma chi glieli anticipava i soldi? Ce ne vogliono dei pozzi. E' stata la gola del denaro a fregarli. La prospettiva di guadagnarne tanto da emanciparsi. Capisci, Pierre? Vilt contro ingiustizia. (Pierre immobile continua a tacere) Un bel combattimento. (Una pausa) Erano cos giovani! Li giocarono da tutte le parti. Miserabili, ecco cosa furono! Tutti. Miserabili che si servirono di due ragazzi. Non ne trovi uno pulito... E intanto finita cos. (Altra pausa, durante la quale osserva attntamente Pierre) Spero che mi crederai... Ho parlato pure di mio figlio.
Pierre - Ti credo, Antonio. Ora ti credo... Io quasi me lo sentivo.
Antonio - L'avevi gi...
Pierre - Ma mi rifiutavo di prenderlo per buono. Volevo la conferma. (Con profonda amarezza) L'ho avuta.
Antonio - La cosa pi triste, che la morte di tuo fratello non ha impietosito nessuno, qui. E Alberto non torna a casa per non farsi sputare in faccia. Se vivo... ecco.
Pierre - Tua moglie?
Antonio - Aspetta che passi il tempo. Che la gente dimentichi. Dice che il tempo sana tutto e che solo alla morte non... (Capisce l'inopportunit delle ultime parole) Compatiscimi. (Pierre si limita a alzare le spalle) E' stato un maledetto peso da portare sulle spalle, io che ho la responsabilit di quaranta famiglie. (Pierre si versa da bere) Dopo quindici anni di lavoro qui nessuno in regola. Nessuno. Le autorit ci tollerano. La gente del posto... lo hai visto da te, con la storia delle lettere anonime... Sapessi come sono stanco... (Gira per lo stanzone e poi si ferma dinanzi a Pierre che ha lo sguardo fisso sul bicchiere vuoto. Glielo riempie) Ancora?
Pierre - E' un'idea.
Antonio - Mi piacerebbe vedere la faccia dei comizianti di questa mattina, se fossero qui... Il sindaco che sta per pigliare una sbornia!
Pierre - (tetro) E il suo avvocato che gli tiene compagnia.
Antonio - Parli proprio come uno di quelli che si sentono nei processi. Non lo avrei immaginato. (Dopo una pausa) Come mai te la sei presa tanto calda, stamane?
Pierre - Perch sono un deficiente... come i tuoi amministrati, che non meritano quanto fai per loro... Ti offrono i fiori col gomito, come dicono i francesi.
Antonio - Che importa? (Antonio riempie di nuovo i bicchieri) I consigli vanno dati a quelli che non li accettano: ne hanno pi bisogno. (Un tempo) Le pensavi proprio tutte, le cose che hai detto alla riunione?
Pierre - Ti farebbe piacere saperlo?
Antonio - S.
Pierre - Le pensavo.
Antonio - Grazie. (Bevono).
Pierre - (riempie d nuovo bicchieri) Tanto per salutarci meglio. Domani vado via.(Emozione di Letizia che scende un paio di gradini si acquatta nell'ombra per ascoltare meglio).
Antonio - (con sincero rammarico) Dove andrai?
Pierre - (con un'alzata di spalle) Chi lo sa? In giro, dove trover lavoro.
Antonio - Pensi ancora alla Legione? Pierre!
Pierre - Cinque anni. Li ho fatti proprio tutti e mi passata la voglia.
Antonio - Non ti sar facile la vita civile... Abituartici, dico.
Pierre - Ci prover. Nessuno ha mai rimpianto la naia.
Antonio - Chi ti aiuter? Hai parenti?
Pierre - Avevo mio fratello.
Antonio - Amici?
Pierre - Cosa sono?
Antonio - Mi sembrava...(Si toglie il fardello) Tu, lo hai detto, che avevi degli amici.
Pierre - (stupito) Io?
Antonio - (con imbarazzo) S. Che prima di avventurarti qui nella Valle, avevi lasciato l'indirizzo a qualcuno.
Pierre - (ha capito) Ci siamo. E come avrei potuto guardarmi alle spalle? Si dice sempre.
Antonio - (con sollievo) Non era vero?
Pierre - (ride) Certo che no. Per ci hai creduto.
Antonio - (serio) Confesso che non mi piaceva.
Pierre - (sempre scherzando) Adesso puoi farmi ammazzare tranquillamente. Nessuno sa dove sono, e nessuno ha interesse a cercarmi. Che vuoi che gliene freghi, alla gente, di un kepp che di suo non ha pi nemmeno il nome? Non ha niente? Niente? (E' un pochino brillo) Dovresti apprezzare la fiducia. Non la pensavo cos, quando sono arrivato. Col conoscerti, ho cambiato opinione.
Antonio - (con schiettezza) Mi consola. S, proprio, mi consola. (Lo guarda dall'alto in basso) Carogna! (Scuote la testa) Desidero che ci lasciamo da buoni amici.
Pierre - (con umore) E come no? Per la pelle!
Antonio - Io non scherzo, Pierre. Se te lo dico perch mi impegno. Per noi, l'amicizia sempre un impegno. (Un tempo) Vorrei che dimenticassi la diffidenza dei giorni scorsi!... (E' imbarazzato) Devi capire... Senn, chi ce lo difende quel poco che abbiamo racimolato? E' un dovere verso tutti... Verso quelli che ci sono, e verso altri... che possono arrivare... Dobbiamo difenderci da certi fatti che la gente deve dimenticare. Bisogna farci dimenticare. Per questo, vediamo con sospetto chi ha troppa memoria.
Pierre - (serio) Seppellire i fatti... Come i morti.
Antonio - Non giusto?
Pierre - Forse s.
Antonio - (dopo una pausa) E adesso?
Pierre - (cedendo di nuovo alla naturale vena ironica) Adesso che ci siamo capiti, e che siamo diventati amici, ci salutiamo per sempre. (Gli porge la mano. Antonio lo abbraccia).
Antonio - Quando te ne andrai?
Pierre - (tira fuori d tasca un rotolo d banconote) Domani mattina, quando vi alzerete, non ci sar pi. Ringrazia tua moglie... Non ho che moneta francese... (Gli porge alcuni biglietti).
Antonio - Sei matto?
Pierre - Per le spese.
Antonio - Non voglio niente.
Pierre - E' niente.
Antonio - Ospite, eri.
Pierre - Non invitato. (Tutti e due sono un po' brilli. Letizia l osserva).
Antonio - Abbastanza hai fatto, va. Giulia guarita, con quella medicina americana. Mi hai perfino regalato il termometro.
Pierre - Che c'entra il termometro? Sono stato in casa tua una settimana, a mangiare, bere, dormire... Senti, se non vuoi soldi...
Antonio - Casa mia non un albergo!
Pierre - D'accordo... ma un piccolo regalo a Letizia me lo lascerai fare... Un vestitino... un impermeabile... Ho visto che ne ha uno ridotto piuttosto male...
Antonio - Era di suo fratello. (Un tempo) Non ti voglio dire addio, Pierre.
Pierre - Diciamoci arrivederci, allora. Anche se sar difficile incontrarsi un'altra volta.
Antonio - La strada la conosci.
Pierre - Due volte la stessa strada? Credi che sia possibile? Comunque, ti ringrazio. Antonio - (un po' commosso) Buona fortuna, Pierre.
Pierre - Anche a te. Adesso va a letto. (Con tono affettuoso) Sei vecchio!... Tra poco l'alba.
Antonio - Buona notte... e buon viaggio. (Si avvia lentamente su per le scale. Sembra stanco, invecchiato. Letizia s ritrae prontamente per non farsi sorprendere).
Pierre - (fa un gesto con il braccio, senza pronunciare una parola. E lo ripete come un saluto, sino a quando l'altro non scomparso dietro la porta della sua camera. S sente, come un sottofondo leggero e grave, il suono del solito coro Stasera sugnu cca eseguito da sole voci maschili. La luna sta per tramontare e un raggio obliquo entra dalla bifora. Viene accende la luce in cucina, poi torna a spegnere quella dello stanzone, ma prima raccoglie la sua camicia dal tavolo e guarda se c'\ ancora vino nel fiasco. Quando sparisce si porta il fiasco dietro. La scena, chiusa la porta della cucina, resta vuota e illuminata solo dalla luna. Un attimo dopo Letizia appare nuovamente in cima alla scala e comincia a scendere i gradini senza fare rumore. E' avvolta in una coperta militare che le scende sino ai piedi scalzi. A met della scala la luce fredda, nichelata, che entra dalla bifora la investe in pieno. S ferma appoggiandosi ai gradini e alla ringhiera mentre fissa la porta della cucina da cui filtra una sottilissima lama d luce. La musica continua, lontanissima).
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
Sono passati due giorni. Sono le undici e il sfolgora sulla campagna. Il villaggio sembra deserto. Un lungo crespo nero, fissato con un chiodo, pende sulla porta della casa d Antonio. Nello stanzone Giulia e Maria preparano la tavola per i pranzo del morto. Giulia si muove a disagio nel vecchio cappotto di Antonio che le grande e lungo. In talune zone della Calabria si usa ancora che la donna indossi il cappotto del marito ucciso. Antonio morto improvvisamente, nel sonno, k notte stessa in cui Pierre aveva stabilito d partire, Tuttavia Giulia ostenta il cappotto, come se il marito glielo avessero ammazzato. Il suo contegno ostile, chiuso soprattutto nei riguardi di Letizia e Pierre. La povera donna sembra scolpita nel dolore. Maria non la lascia un minuto.
Maria - (con dolcezza, ma con ferma riprovazione) Levati quel cappotto, Giulia. (Aspetta invano una risposta) La gente... chiss che ha pensato, la gente. Al funerale ti guardavano tutti. (Altra pausa) Antonio non fu ammazzato, non lo puoi mettere il suo cappotto, non lo devi mettere. Pure Zelli lo ha detto stamattina. Tuo marito morto in letto. (Giulia smette per un attimo di trafficare con le stoviglie e guarda) Vorrei sapere cosa ti sei messa in testa.
Giulia - (elusiva, con voce fredda) E le reputatoci?
Maria - Non ti preoccupare per le reputataci. Le ho avvertite io. Non mancano mai, quelle. E Letizia? Dov'?
Giulia - E' in camera.
Maria - Perch non la chiami? (Non ottenendo risposta la chiama lei stessa) Letizia! (Un tempo) Letizia! (Guarda costernata Giulia, poi si avvia verso la scala, ma prima che abbia il tempo di salire, Letizia appare sul ballatoio. Indossa ancora il vestitino nero del funerale) Che fai? Perch non scendi? Non ti muti? (L'altra fa cenno di no con la testa) Non lo vuoi mettere un altro vestito? (Una pausa) C' ancora qualche cosa da fare: se te la senti, potresti darmi una mano... (Letizia scende adagio, premendosi un fazzoletto sulla bocca. Ha gli occhi gonfi di pianto. Maria l'abbraccia) Adesso basta!... Su... lavati gli occhi... (L'accompagna verso la cucina. Giulia guarda con aria assente, come se nulla pi la riguardasse. Piano, a Giulia, mentre Letizia fuori) Giulia! Giulia! per amor di Dio! non fare cos! (Entra in cucina. Rimasta sola, Giulia apre i cassetti del tavolo e ne contempla il contenuto. Non tocca niente: s limita a guardare le cose che erano di suo marito. In quel momento Zelli e Pierre scendono dal sentiero).
Zelli - Io non ti posso consigliare. N cercare di convincerti... Se non ti garba... Per, sentiti, li hai sentiti: dicevano tutti la stessa cosa. Potresti rimanere ancora qualche giorno.
Pierre - Ormai!... Non credo che servirebbe molto.
Zelli - Io credo di s, che servirebbe. Ti chiedono solo di rimandare la partenza, per vedere, intanto, come si mette la faccenda delle lettere. E' cresciuta la paura, adesso che Antonio...
Pierre - Vuoi saperlo? A me ne era venuta I un'altra, di paura. Sta' a vedere, pensavo, che adesso questi scalmanati si mettono in testa che l'abbia ammazzato io.
Zelli - (alza le spalle) E perch mai? Se ne and nel sonno, vicino a sua moglie.
Pierre - Certe volte i sospetti ti mordono a tradimento, come le vipere quando cacci la mano nell'erba.
Zelli - Aveva l'infarto. Lo sapevano tutti.
Pierre - Anche lui?
Zelli - Due anni fa gli venne un dolore a un braccio, e non pot lavorare per qualche mese. Fu allora che si decise a mandare Letizia da una sarta, a Bussana. Non lo mostrava, ma si era impressionato. Levati quest'idea dalla testa, Pierre. Nessuno ci pensa. Gi dopo il discorso di domenica cambiarono idea... Pensano che sei l'uomo pi adatto a fare i loro interessi. Ma se dici che non vuoi rimanere, pazienza.
Pierre - Non voglio... Non voglio... Cerca di capire, Zelli. Non posso restare eternamente qui. (Imbarazzato) Ho da fare altrove. E poi, ci sono altri pi pratici, pi qualificati. Che ne so io di voi tutti? Dei vostri problemi? (All'improvviso) Perch non lo prendi tu, il posto di Antonio?
Zelli - Io? Non ci penso nemmeno! E poi non mi vorrebbero. Si sentono molto pi sicuri con un giovane... E non posso dargli torto.
Pierre - Antonio non era giovane.
Zelli - Ma faceva il sindaco da quindici anni. Aveva l'autorit... l'esperienza. Io, non ho niente. (Un tempo) Una settimana, Pierre? (Per prevenire l'obiezione di Pierre) Puoi dormire a casa mia. Qui dormir mia moglie, per non lasciare sole...
Pierre - Zelli... L'altra notte, Antonio e io, abbiamo avuto una discussione.
Zelli - Lo so.
Pierre - Volevo dirti, che ci siamo spiegati. Ci siamo lasciati amici. (Con fervore) Io non posso provarlo, ma ti giuro, Zelli, che eravamo diventati amici!
Zelli - Non hai bisogno di giurarlo. Avete bevuto insieme fino a tardi. E vi siete abbracciati... perch tu gli avevi detto che partivi all'alba.
Pierre - (stupito) Come fai a sapere anche questo?
Zelli - Letizia lo disse. E a lei tutti credono. Tutti, anche i pi... Per questo parlavano in altro modo, stamattina. (Un tempo) Almeno sino a domenica, Pierre. Sarebbe una bella decisione.
Pierre - (con ira, forte) Per chi? Per loro? Per me? Proprio una bella decisione! (Con forza) Ma perch non ha aspettato ancora un giorno, a morire?
Zelli - (che non crede a quel tono e lo disapprova) Tu, a volte...
Pierre - Tutti, a volte... (Letizia e Maria rientrano in cucina, ma per Giulia come se non ci fosse nessuno).
Maria - Dovremmo averlo qui, un pezzo di terra benedetta, da piantarci le croci, senza essere costretti a fare, due ore di strada per portargli quattro fiori. (Una pausa) Sar che ho perso l'abitudine, ma a me le reputataci fanno venire il mal di testa. Com' diversa la gente, qui! Pare che si vergogna, a mostrare il dolore. (Si accorge che Giulia non le bada) Dico per dire. Gli urli mi stordiscono, ma pure il silenzio... I funerali dove nessuno si dispera, pare che non gliene importa niente a nessuno. (Un tempo) Avete visto Rosalia come piangeva? (Direttamente a Giulia, con altro tono) Giulia, levati quel cappotto.
Giulia - (secca) No.
Maria - (senza rilevare lo sgarbo, a Letizia) Non ho pensato al pane. Ce n'?
Letizia - Credo... credo di s. Vado a vedere. (Entra in cucina).
Maria - (a Giulia, in fretta, con tono di rimprovero) Non dovresti, Giulia, proprio non dovresti! Guarda la faccia di quella bambina! Non credi che patisca abbastanza! (Esasperata) Ma perch non piangi, non urli, non ti sfoghi? (Vedendo entrare Letizia tronca il discorso).
Letizia - Basta.
Giulia - (con forza repressa) Basta che?
Letizia - (sgomenta) Il pane.
Maria - Ne ho tanto pure io. Ieri non lo abbiamo neppure assaggiato. (Va alla porta e la spalanca. Alla vista di Pierre, Letizia ha una reazione imprecisa. Si capisce che soffre) Zelli, dovresti andare a casa a prendere due o tre pani e dei limoni, se ne trovi.
Zelli - Intanto portiamo su la roba di Pierre. (Si avvicina alla casa, mentre Pierre non si muove dalla panchina) L'ho convinto a rimanere qualche giorno. Dormir da noi. Stamattina tutti dicevano che Pierre ci potr essere molto utile nei prossimi giorni.
Maria - E' una bella decisione.
Zelli - Ora che il povero Antonio non c' pi... Pierre non ha interessi, non ha amici, bravo a leggere e scrivere, e in ogni caso sa farsi rispettare... (Accorgendosi che Pierre non lo ascolta lo chiama) Pierre, vieni, devi prendere la tua roba... (Si interrompe allibito alla vista di Giulia che nel frattempo entrata in cucina, ha preso la sacca di Pierre e il giaccone di pelle e ha portato tutto sui gradini, fuori della porta, senza dire una parola. Letizia singhiozza piegata sulla tavola. Maria si appoggia allo stipite senza fiatare. Pierre osserva per qualche istante la sua roba, con uno sguardo assolutamente inespressivo, poi si alza, si carica tutto sulle spalle, e si allontana seguito da Zelli, verso il fondo. Letizia balza in piedi e corre disperata verso la porta).
Letizia - (con un grido) Pierre!
Giulia - (la ferma sulla soglia con una freddezza terribile) Se esci da quella porta, in casa non ritorni pi. (Sempre piangendo Letizia torna im dietro e corre su per la scala verso la sua camera. Maria chiude la porta).
Maria - (a Giulia, con tono deciso) Perch lo hai fatto?
Giulia - (senza rispondere si avvia verso la cucina, ma l'altra non sembra disposta a lasciarla uscire).
Maria - Devi dirmi perch lo hai fatto, o me ne vado pure io. (Una pausa piena di tensione) Subito. (Cammina verso la porta come se mettesse. in atto la minaccia. Giulia non batte ciglio. Maria la guarda un attimo con appassionata commiserazione. Nel momento in cui si volta decisa a uscire un grido di Letizia la ferina a un passo dall'uscio).
Letizia - (sporgendosi dalla ringhiera, in cima alla scala) Ve lo dir io, perch lo ha fatto! (Con la voce strozzata dalle lacrime) Perch l'altra notte, mentre pap moriva, io non ero nella mia camera. (Si abbatte sui gradini piangendo disperatamente e chiamando fra i singhiozzi, con voce appena percettibile, come una sconsolata invocazione) Il mio pap!... il mio pap! (Giulia sembra di pietra. Mark guarda alternativamente le due, con una pena enorme. E' rimasta vicina alla porta e non osa pi muoversi. La scena piena soltanto del singhiozzare di Letizia. E' durante questa lunga pausa che alla sommit del sentiero appare Celano con la sua chitarra. Il giramondo accenna pochi accordi in sordina. Guarda verso la casa senza scendere. E' stupito di tutto quel silenzio. Oltre le case, sull'angolo pi lontano della scena, in alto, egli posa in terra il suo sacco sbrindellato e ci si siede sopra, stanco. Accenna sulla chitarra una melodia senza ritmo, poche note uguali, tristissime, intervallate da radi accordi. Dopo una pausa che deve sembrare eterna, Maria prende finalmente una decisione. Si capisce che le costa fatica, ma le sue parole sono calcolate, il proposito fermo).
Maria - Scendi, Letizia. (La ragazza, rannicchiata sui gradini non si muove. Maria raggiunge il fo;:io della scala. Con affettuosa sollecitudine, ma con energia) Letizia. Letizia... su, Letizia, smetti di' piangere... (Letizia si alza a fatica) Adesso devi uscire. Subito. Lo devi cercare. Gli devi parlare.., (La ragazza scende i gradini a testa bassa e Mark l'abbraccia accompagnandola verso la porta, con molta tenerezza. Giulia la guarda senza fare il minimo gesto). Ma muoviti! (Apre la porta. Letizia indecisa guarda di sottecchi sua madre) E se tua madre non ti vorr pi in casa, vuol dire che te ne verrai a stare con noi. (La spinge fuori. Letizia si asciuga in fretta il viso con le mani e muove pochi passi incerti sul piazzale, poi si mette a correre e sparisce in fondo alla scena, oltre le case, passando davanti a Celano che le getta dietro tre accordi rapidi di chitarra. Maria chiude la porta con calma) Sei diventata matta? (Senza rispondere Giulia raccoglie il fazzoletto lasciato da Letizia sui gradini. E' inzuppato di lacrime. La donna lo guarda tenendolo sul palmo della mano. Poi stringe il pugno avviandosi verso la camera da letto. Maria la segue in silenzio, su per la scala).
Celano - (riprende la sua nenia, questa volta cantandola e accompagnandosi con lenti arpeggi. E' un semplice vocalizzo che s ispira alle antiche melodie saracene: un canto largo e sommesso, senza parole, di un'enorme tristezza. Sul sentiero alto compaiono Francesco e Gianni. Avanzano incupiti e silenziosi. Si fermano davanti al cantastorie. Lui alza la testa e li guarda senza interrompersi).
Francesco - Ti sembra il momento per la musica, questo?
Celano - (polemico) Conosci un momento che non lo sia? (Ai due che si allontanano seccati) Voi non capite... (Disgustato) Ah! (Rinuncia a parlare e riprende gli arpeggi in sordina).
Francesco - (a Gianni, mentre scendono verso la casa) Chiss dove correva Letizia a quel modo.
Gianni - Dove vuoi che corresse? Dietro a Pierre.
Francesco - (acrimonioso) Stupida! Senza un briciolo di dignit...
Gianni - Hanno appena finito di sotterrare suo padre.
Francesco - Giulia tiene la porta chiusa. A me, non mi sembra mica tanto giusto, questo modo di fare. Hai visto stamattina? E' venuta col cappotto del morto. Non ha dato una spiegazione, niente.
Gianni - Non ha neppure versato una lacrima.
Francesco - Per quello non vuol dire. Tanti ce n', che sentono il dolore, e non ci viene da piangere, Ma l'aria non mi piaceva. Avevano tutti un'aria...
Celano - (che si avvicinato cautamente) Credete che lo facciano il pranzo? Non vedo niente di preparato.
Francesco - (lo guarda con disprezzo) Tu e la tua musica! (Si allontanano. Celano rimane solo e siede mortificato sulla panchina con la chitarra tra le gambe).
Gianni - Adesso lo vorrebbero pure come sindaco.
Francesco - Ti dir: per fare il sindaco, necessita una bella faccia di bronzo. E lui... (Si guarda in giro) Per vero, qua non arriva nessuno.
Gianni - Nemmeno le reputatoci si vedono.
Francesco - Siamo venuti troppo presto. Che stiamo a fare, qui? A me, questo siciliano... (Ritornano adagio verso l'alto. Celano li segue con uno sguardo da cane bastonato. Buio, o sipario di velo. Quando si rialza il sipario il sole appena tramontato. A occidente il cielo e i monti hanno i riverberi sanguigni delle terracotte nel forno. Nello stanzone la tavola ancora apparecchiata. A giudicare dalle stoviglie, dai fiaschi, dalle salviette lasciate in disordine si capisce che i convitati non erano pochi. Si spandono nell'aria lenti rintocchi funebri. Si sentono le reputatrici che cantano l'antico repitu calabrese, una di quelle nenie funebri che pur essendo state proibite dai sinodi diocesani sono ancora in uso in qualche villaggio dell'interno. Il canto pu essere anche registrato e arrivare, lugubre, allucinante dall'interno. Le parole del repitu possono essere alternate dai rintocchi delle campane).
Coro di voci femminili - Mortu! Ciatu meu. -Mortu! Garofalu meu. - Comu mi lassasti, ciatu meu! - Com'haiu a fari, ciatu meu. Mentre fuori l'aria chiara, accesa, l'interno gi nella penombra. A poco per volta, durante tutta la scena che segue, la luce del cielo deve calare, ma gradualmente, sino a una tonalit notturna, violetta, che solo all'orizzonte conserva il bagliore del giorno, come una luminosit dimenticata, astratta. Nella stanza Giulia seduta a tavola; immota, le braccia in grembo. Maria accende il lume ad acetilene. Giulia alza la testa).
Maria - Non meglio cos?
Giulia - (atona) Fuori ancora chiaro.
Maria - Fuori. Dentro, c' l'acetilene. L'hanno inventata per questo.
Giulia - Devo abituarmi.
Maria - Al buio?
Giulia - All'economia.
Maria - Va bene, ma un poco di luce...
Giulia - (sempre senza tono) Pure quella del sole ti fanno pagare. L'aria, l'erba, la terra che pesti, l'acqua dei pozzi. Si paga tutto. Prima c'era Antonio.
Maria - Te la caverai pure da sola.
Giulia - (stranamente fredda, assorta) E come no. Non ce l'ho forse fatta, quando mi trovai qua, sola, con due bambini che piangevano per la fame? Quando aspettavo Antonio che era all'ospedale con la caviglia rotta, e, lo credevo in giro per la valle?
Maria - Ma quando? (E' 'preoccupata per il suo tono) Giulia...
Giulia - Tu non la sapevi questa, eh? Della guida. Ma quell'ingrata lo sa. Eccome.
Maria - Che guida? Che dici?
Giulia - L'uomo, che ci doveva accompagnare dall'altra parte... Ci fece camminare due giorni per i monti, poi ci mostr una citt sulla costa: quella Francia e qui voi mi pagate... Antonio gli diede gli ultimi soldi che avevamo e. scendemmo verso il mare, sicuri di essere in Francia... Era Ventimiglia...
Maria - (colpita) Non me ne hai mai parlato.
Giulia - Per lui... Troppo male gli era andata.
Maria - Non lo meritava.
Giulia - Tante cose non meritava. Di rompersi una gamba per correre dietro a quel farabutto. E io qui, con Alberto grandicello, povero figlio mio!... E lei di quattro anni, ad aspettarlo. Noi soli, nel fango e nelle buche, in un paese abbandonato... Pieno di bisce, che la sera, per tenerle lontane, dovevo accendere un fuoco. E io pensai, in mezzo a tutto quel buio e quel silenzio, che non lo meritava, Antonio, di trovarci cos. Misi i bambini a cavare via il fango. Tirai su due travi mezze marce. Con queste - (le sue braccia). Riparai un tetto. Pietre, pezzi di cartone, tavole e chiodi. E una mano di calce ai muri. La prima stanza... (Con forza improvvisa e testarda) L'ho cominciato io, questo paese! con queste braccia!... Quell'ingrata lo sa... Per lui... (Ripresa dal suo cruccio) E loro... me lo hanno ammazzato.
Maria - (interrompendola) Quest'idea nel cervello, come un chiodo... E' una brutta idea, Giulia. Te ne devi liberare.
Giulia - E' cos. (Ostinata, con profonda pena) Era malato di cuore. Gli spari... lo spavento... tutti quei discorsi... lo hanno ammazzato. (Con ira) Quel delinquente! Mi ha fatto morire il marito e mi ha rovinato la figlia!
Maria - Oh, Giulia, non parlare a questo modo! Letizia patisce pi di te. E c' meno abituata. Ricordati che i giovani patiscono pi dei vecchi. Non bisogna lasciarli soli.
Giulia - (dura) Non ha domandato il mio consiglio.
Maria - E nemmeno tu, quando l'hai messa al mondo. Nessuno chiede consigli per queste cose.
Giulia - (si alza di scatto, va verso la porta, con un urlo soffocato) Voglio dirglielo!... E' un assassino!... (Maria la trattiene) Lasciami!...
Maria - (con pazienza e fermezza) No. Devi ragionare.
Giulia - Ha rovinato mia figlia! Si approfittato di una bambina! Vigliacco!
Maria - (tenendola sempre pi forte, quasi abbracciata) Non gridare, pei carit d'Iddio! Vuoi farti sentire da tutti?
Giulia - S, voglio farmi sentire! Svergognati!
Maria - Smettila, Giulia!
Giulia - Tutto il paese lo deve sapere!
Maria - (con amarezza) E va bene, lo dirai a tutta la Valle, se proprio vuoi che tua figlia muoia di vergogna. Adesso calmati.
Giulia - Si deve sapere, che malvivente abbiamo accolto in casa!
Maria - Cos Letizia non potr pi alzare gli occhi sulla gente. La rovinerai del tutto.
Giulia - Ammazzarla dovevo! Ammazzarla!
Maria - Ecco! Non ti restava altro da dire!... (Con accorato rimprovero) Ma te ne ricordi, che stai parlando di tua figlia?
Giulia - Non pi mia figlia.
Maria - Povera bambina!
Giulia - Nemmeno una bambina, pi.
Maria - (con impeto, rivoltandosi) E perch? Perch patisce come una donna?
Giulia - Delinquenti, tutti e due!
Maria - Ma tu, tu patisci come una bestia. E poi? Bastasse patire, per essere giusti! Che sappiamo, tu e io? Oh, Giulia! Perch non provi a piangere? (Giulia ha ceduto. Il suo scatto d'ira si esaurito ed essa siede, spossata, appoggiando i gomiti sul tavolo e tenendosi la testa fra le mani Sembra una disperazione ormai rassegnata, la sua, ma non certo che non possano sopraggiungere altre crisi. In questo momento arriva Zelli. E' agitato. Si avvicina a Pierre che nel frattempo giunto con Letizia e si seduto in silenzio, lontano dalla ragazza, sul davanti della scena. Dopo qualche tempo, nello stanzone, Maria con dolce violenza riuscir a togliere il cappotto a Giulia).
Zelli - Pierre, scusa Pierre, bisogna che te io dica subito... Le cose si mettono male.
Pierre - (nervoso) Male? Perch male? Che altro,.,
Zelli - Sono cominciati i licenziamenti Due dei nostri. L'ho sempre detto, che i padroni avrebbero subito il ricatto senza muovere un dito. Hanno paura. Li minacciano di rovinargli le piantagioni, e quelli prima che succeda ci buttano tutti nel letame, uno dopo l'altro.
Pierre - Io non mi impressionerei.
Zelli - Due sono gi fuori, ti dico.
Pierre - Li riprenderanno. Sono i braccianti a salario pi basso. Per questo, li riprenderanno.
Zelli - Tu credi? Potrebbero pagarli cari. Troppo cari per correre il rischio.
Pierre - Quando si accorgeranno che non succede niente, saranno loro a cercarli. Bisogna avere pazienza.
Zelli - Vaglielo a raccontare a Vito, che ha la moglie incinta un'altra volta e il padre che sta tutto il giorno nell'orto a guardare un girasole.
Pierre - Lo hanno licenziato?
Zelli - Gli hanno detto di starsene a casa, che c' poco lavoro. Gli hanno dato la settimana intera di paga... quattro giorni in pi. Il salario del ricatto! (Con forza) Ma vigliacca miseria, Vito non domandava che un po' di sole caldo sulla faccia e un pezzo di pane per i suoi!
Pierre - Vogliono tutti le stesse cose. (Arriva Gianni di corsa).
Gianni - (a Zelli) Fra un'ora.
Zelli - Sar buio.
Gianni - Il tempo di avvertire tutti, e di aspettare quelli che tornano da Bussana. Avranno qualche altra novit.
Zelli - Speriamo di no. Fra un'ora. Dove ci si riunisce?
Gianni - Sull'aia di casa vostra. (A Pierre, con imbarazzo) Mi hanno incaricato di dirlo pure a te.
Pierre - Ah, si?
Gianni - Sperano che ci vieni. Per conto mio...
Pierre - Per conto tuo?...
Gianni - (taglia corto) Fa' un po' come ti pare.
Pierre - Appunto.
Zelli - (tasta il terreno) C' qualche cosa che ti preoccupa?
Pierre - Pensavo a noi due, Zelli. A noi due senza Antonio. C' da stare bene attenti dove si mettono i piedi.
Zelli - (a Gianni) Va bene, Gianni... vaglielo a dire, che tra un'ora ci siamo. (Gianni corre via in fretta come era venuto) E' una parola, stare attenti! Io lo so come ragionano quando sono cos eccitati. D'altra parte, possiamo starcene con le mani in mano mentre quelli ci tolgono pure la camicia? (Sfiduciato) Ah! (S'incammina dietro a Gianni).
Letizia - (che era rimasta in disparte ad ascoltare) Siamo ancora allo stesso punto.
Pierre - Credi?
Letizia - E come no? Te ne andrai al comizio, farai un altro bel discorso, e tutto rimarr come prima.
Pierre - Non mi piace come parli.
Letizia - Ho un nodo alla gola, Pierre.
Pierre - Ragione di pi. Non in questo modo che te lo farai passare.
Letizia - E chi vuol farselo passare? Non mi capisci, Pierre.
Pierre - Fossi in te, proverei a pregare.
Letizia - (sorpresa) Cosa?
Pierre - Una volta ci provai, dopo avere ammazzato un indigeno che se ne stava in cima a un albero. Mi aveva impressionato il modo come era venuto gi, con le braccia larghe. Pensai che in fondo era un povero Cristo come me, che sparava per levarsi la fame, e chiss... Mah! Ebbi l'impressione d'aver ammazzato un fratello... Per questo dissi una preghiera.
Letizia - Oh, Pierre!
Pierre - E' cos, ti dico.
Letizia - E noi, allora, che abbiamo ammazzato mio padre?
Pierre - (dopo una lunga pausa, con apprensione, con impeto appassionato) Fallo per amore di lui che morto! Letizia... Letizia!... Non pregare, se non te la senti, ma una bestemmia come questa non dirla mai pi.
Letizia - (senza riuscire a piangere) Non ne. posso pi! Mi sento male, Pierre!... Mi sento soffocare.
Pierre - (la fa sedere sulla panchina e le parla con grande tenerezza) Una tale enormit!... A pensarla davvero ti riduce il cuore come una prugna secca. Per forza ti senti morire! Ma le cose bisogna ragionarle... La sventura, si sa, ti arriva addosso a tradimento. Bisogna difendersi. Perch ti senti in colpa? Rispondi? Perch quando morto eri con me? Allora, io? E lui, lo sapeva forse? No. Si era gi addormentato. E' morto senza accorgersene. In una notte come tante altre. Meglio di tante altre, perch era in pace con tutti. Lo abbiamo ingannato, dici? E sia pure, lo abbiamo ingannato. Ma di qui ad accusarsi... Letizia! So quello che, pensi. Che se ti avesse sorpreso, lui che credeva in te, che ti adorava, sarebbe morto di crepacuore. (Letizia annuisce). Ma tu lo sai, non stato cos.
Letizia - E' come se lo fosse. Per il mio pap, come se lo fosse. Pure per mia madre. E per la mia coscienza.
Pierre - Allora ti faccio una domanda. Fa conto: noi eravamo sposati. Tutto avvenuto cos, come disgraziatamente avvenuto. Ma eravamo sposati. Ti sentiresti in colpa?
Letizia - (interdetta) No... Certo che no... (Un tempo, poi con risentimento) Noi per, non siamo sposati. E io ero in colpa!
Pierre - (continuando la sua opera con pazienza) Per te. Ma non per lui. Lui, poveretto, non poteva supporlo. Non gli hai fatto proprio nulla.
Letizia - (sospettosa) Dove vuoi arrivare?
Pierre - A levarti questo macigno dal cuore.
Letizia - (con amarezza) Lo vedo che ti dai da fare, Pierre! Ma non dovresti preoccuparti. Sono stata io a venire da te.
Pierre - E io avrei dovuto pigliarti per un braccio, stupida bambina senza controllo, e, metterti a sedere in fondo alla scala. E invece, non l'ho fatto.
Letizia - Non l'hai voluto fare. Forse non hai potuto... perch io ti supplicavo, dentro di me... non volevo che mi mandassi via.
Pierre - E sai che ti dico? Che non provo nessun rimorso! Quando ti ho vista sulla porta, con quegli occhi da prima elementare, se non avessi deciso... ti avrei riso in faccia.
Letizia - Riso di me?...
Pierre - Con un gusto!
Letizia - Tremavo come una foglia.
Pierre - L'ho sentito.
Letizia - (tra s con enorme emozione) Avevi deciso... che cosa, Pierre?
Pierre - Di un po', ma per cos'altro credi che sia rimasto? Per mettermi a coltivare garofani? O per aiutare quei pazzi morti di fame sino a lasciarci la pelle anch'io? Facciamo venire le carte, e... (Un tempo) Dovr riprendere il mio nome.
Letizia - (come in sogno) Le carte...
Pierre - Stasera scriviamo.
Letizia - Oh, Pierre! (E' gi meno tesa. Il suo viso si riga di lacrime).
Pierre - Vedrai che sparir. Quando saremo marito e moglie, quel pensiero non ti far pi soffrire. (Le asciuga le guance) Pu capitare a tutti che una notte, mentre ci si abbraccia felici, si senta un grido...
Letizia - (come risvegliandosi, con impeto e stringendogli le braccia, grida) No, Pierre! Pierre! No! No! No! Ho tanta paura!
Pierre - Di me?
Letizia - Di quel grido.
Pierre - Lo sapevo. Per questo te ne ho parlato. Non bisogna evitare di pensarci.
Letizia - Lo avr sempre nelle orecchie. (Disperata) Te lo devo dire, Pierre. Tu parlavi di matrimonio e io sentivo quel grido. Non riuscir pi... oh, che vergogna! Non riuscir pi a fare il mio dovere di donna senza sentire quel grido entrarmi nella carne. (Con grande angoscia) Non ti posso sposare, Pierre. (Implorante) Lo vedi che non posso? Non sarebbe onesto.
Pierre - E lasciarti cos, sarebbe onesto? E' questo che dovrei fare, io? Ma che razza d'uomo credi che sia?
Letizia - E tu, che razza di donna vuoi sposare?
Pierre - La donna che amo, Letizia. Ti fa ridere? La donna che amo. (Insistito e marcato) Proprio la donna che amo.
Letizia - E che avr orrore di toccarti.
Pierre - Ma no! No, che non vero! Non saia pi cos, quando potrai vivere con me regolarmente... passer... Credi che non capisca? Era la prima volta... Ed stato, come se ci fosse crollata addosso la casa. Crollata sui tuoi diciotto anni. Non siamo stati fortunati, noi due.
Letizia - Ho sempre sognato un uomo a cui parlare... E la vita mi piace, sai? Non sono di quelle che storcono il muso perch devono alzarsi presto al mattino. Mi piace. Mi piace correre sull'erba che ti bagna le gambe, lavorare con un ago in mano, o un ferro da stiro. Puoi cantare, fischiare, che nessuno ti dice niente. I pensieri si attaccano uno all'altro e gli vai dietro come su una strada, senza vederne la fine. (Una pausa) Mio fratello scappato. Chiss dov', adesso. Mio padre morto. La mamma non mi parla. (Con profonda commiserazione di se stessa) E io... (Nello stanzone, Giulia e Maria hanno ripreso a trafficare. Vanno e vengono dalla cucina con le stoviglie, salgono netti camere, fanno tutto in silenzio, con il ritmo tranquillo di chi compie azioni consuete).
Pierre - (che l'ascolta commosso) Cara! Tutti sperano in qualche cosa, che poi non succede mai. Anch'io, no? Un posto pieno di gente che va e che viene. Una strada con un bar e un juke box, Sentire dischi dalla mattina alla sera. Dischi. Dischi. E indolenzirmi gli occhi a furia di guardare le insegne luminose. (Letizia lo segue con curiosit) Avevo un maledetto bisogno di tutto questo. A stare cinque anni con le orecchie dritte e gli occhi fissi, vedi dappertutto gente appostata che ti prende di mira. Cosa domandavo? Una mezza bottiglia e qualche donna. Per farmi passare la paura, s. Per spendere quei luridi franchi che mi sfondano le, tasche.
Letizia - (sempre pi curiosa) Ne hai tanti?
Pierre - Da viverci due o tre mesi a modo mio, E poi, ricominciare da capo. Tanto, quello che si fatto prima sempre sbagliato. Regola generale,
Letizia - E' un bel progetto...
Pierre - Non si pu avere mai quello che si desidera.
Letizia - Perch?
Pierre - Mah! E' un'altra regola. Guarda me. Volevo ragazze di poca moneta, per non crearmi dei problemi, e sto per sposarmi. Volevo piazzarmi come un padreterno in citt, con tanti cinema, negozi, rumore, confusione. E guarda, guarda dove sono capitato!
Letizia - Non ci starai molto.
Pierre - Chi lo sa? Uno arriva, non fa in tempo a sedersi, e subito gli piomba addosso un comitato che gli offre la cittadinanza onoraria. E una volta che ti hanno incastrato...
Letizia - (quasi con rivolta) Pierre, tu non puoi sposarmi.
Pierre - (stupito) Che ti prende ancora?
Letizia - In coscienza, non puoi.
Pierre - Se per quello che ti ho detto, ti giuro che non me ne importa niente.
Letizia - Per ora, forse. Ma fra un anno o due malediresti il momento che l'hai fatto.
Pierre - Perch dici cos, adesso?
Letizia - La citt, i cinema, la vita libera. Ti verrebbero in mente tutte queste cose.
Pierre - Forse che non si pu stare in due, nelle citt? Una camera si trova sempre.
Letizia - Portaci le tue donne di poca moneta. Io non posso lasciare mia madre sola, anche se non mi parla.
Pierre - Non ti preoccupare. Tua madre non la lasceremo sola. Io non avr niente da rimpiangere. E tu, cerca di scacciare, i brutti pensieri. (Con autorit) Adesso basta, sul serio, basta. Letizia. (Un tempo) Come ti senti?
Letizia - Meglio.
Pierre - Il nodo alla gola?
Letizia - E' passato.
Pierre - Sai una cosa? In fondo non mi dispiace di rimanere qui un po' di tempo... Almeno finch non si sar aggiustata questa grana.
Letizia - Credi che ci riuscirai?
Pierre - A fare che?
Letizia - A calmarli, intanto.
Pierre - Penso di s. Basta lasciarli sfogare e sono come i bambini.
Letizia - Se fanno colpi di testa, poi ci mandano via.
Pierre - (tranquillo, forte, con cognizione) Non ne faranno.
Letizia - Sono sicura.
Pierre - Va' dalla mamma, adesso.
Letizia - ( ancora titubante: dentro di lei si fondano amore e infinita tristezza) Ho il cuore stretto.
Pierre - Va'. Raccontale tutto, per filo e per segno. Dille che abbiamo deciso di sposarci. Che abbiamo bisogno del suo consenso perch sei minorenne. Dille... Dille quello che vuoi, ma diglielo bene. Poi torni qui. E se io non ci sono, mi aspetti.
Letizia - S, Pierre. (Entra in casa. Sulle prime sembra indecisa, poi sale di corsa la scala ed entra in camera sua. In quel momento da sinistra giunge Celano. Cammina in silenzio, mogio, tenendo la chitarra penzoloni. Mentre si svolge la breve scena tra il cantastorie e Pierre, Letizia ha il tempo d rovistare nei suoi cassetti e scendere con quattro o cinque nastri colorati che sventolano lietamente nell'aria mentre la ragazza traversa lo stanzone. Si infila in cucina ne torna con un grosso ceppo tolto evidentemente dalla provvista di legna per la stufa).
Celano - (avvicinandosi a Pierre che non gli bada) Ehi.
Pierre - Cosa c'?
Celano - Tu non ci vai?
Pierre - (soprapensiero) Dove?
Celano - Alla riunione.
Pierre - C' tempo.
Celano - (come un bambino permaloso) Io non ci vengo.
Pierre - (sempre assente) Perch? Perch non ci vieni? (Sa bnissimo che non ce lo vogliono).
Celano - Dicono che non c'entro... che non servo a niente perch sono vecchio... Che sono affari che non mi riguardano.
Pierre - (con comprensione) Non sono cose per i cantastorie. E' questo che intendevano. Per gi, coi pescatori di bughe, gli affari ti vanno meglio, no?
Celano - Hanno ragione. Sono troppo vecchio.
Pierre - E la tua chitarra?
Celano - Vecchia anche questa... Quanto me... (Recitando) La nostra vita simile a na canna - ca quannu sicca nun si pu addrizzari. (Finisce con un canto lamentoso).
Pierre - (motteggiando, ma con bont) Pi stagionato pi diventa buono.
Celano - Che?
Pierre - Il legno. Il legno degli strumenti.
Celano - (serio) Le mie ossa sono pi vicine alle radici che alle foglie. Quando le avranno ficcate in una cassa crederanno di avermi seppellito, questi matti. Figurati se mi lascio seppellire qui. Ti far vedere a che cosa serve la mia chitarra!
Pierre - A cosa, Celano?
Celano - A navigare. Mi porter dalla matri. Senza corde, ma con le vele alzate. Sono tanti anni che aspetta, povera matri. Aspetta laggi, sulla spiaggia di Donnalucata, dove si vede l'Africa, la sabbia del deserto e i cavalli arabi. (Pierre ha capito e scuote la testa) Basta mettersi sul fiume e seguire la corrente. (Si incammina verso l'alto, continuando a parlare da solo come ispirato) Poi si traversa il mare. La vela si riempie di vento, tonda e liscia come, la buccia dell'arancia. Allora il mare come se fosse tutto fiorito. (Pierre segue il cantastorie con uno sguardo sempre pi triste) Mi sembrer di navigare in mezzo ai fiori... (Cantando sommessamente) Poveru cori si 'n terra non duri - ti fa ciuriri 'n cielu lu Signuri... (Via dietro le case. Pierre rimane incantato a fissare il -punto dove sparito il vecchio. In quel momento sulla porta compare Letizia con il ceffo e i nastri).
Letizia - (si avvicina a Pierre con grande dolcezza) Non hai cambiato idea? (Lo vede pensieroso) Cos'hai, Pierre?
Pierre - (si scuote) Niente. Niente.
Letizia - Pensavi a qualcosa.
Pierre - Alla riunione.
Letizia - (incredula) Hai una faccia!
Pierre - (si accorge del ceppo) E questo?
Letizia - (col cuore morto) Se non serve, lo riporto in casa.
Pierre - (ancora sconvolto, ma sincero) Perch mi guardi in quel modo?
Letizia - Non guardo te. Guardo attraverso te. Sei pieno di dubbi.
Pierre - (si ricorda all'improvviso dell'acceppata. Con affettuosa autorit, ora che la nuvola sta passando) Dammi quel ceppo.
Letizia - (trepida, cerca di scherzare) No.
Pierre - Dammelo.
Letizia - No, se non mi rispondi. Sei pieno di dubbi.
Pierre - Nemmeno uno. Voglio quel ceppo. E' d'olivo?
Letizia - E' d'olivo. (Glielo consegna con una certa solennit. Con aria tra spavalda e affettuosa) E adesso che te l'ho dato?
Pierre - Adesso lo leghiamo. (E' imbarazzato, con quel pezzo d legno in mano, e si trova costretto a restituirglielo) Riprendilo.
Letizia - (motteggiando) Di gi?
Pierre - (tenendole le mani) Sta' ferma. Cos. (Le sfila i nastri dal braccio e passandoli dietro il collo di lei, l'attira a s per baciarla. Un gioco ingenuo, gentile. Letizia commossa sull'orlo pianto).
Letizia - (quasi sulle labbra d Pierre, con dolcezza) Non l che vanno legati i nastri.
Pierre - (a sua volta commosso) Letizia, te lo giuro, non ho dubbi. (Lega nastri intorno al ceppo),
Letizia - Pierre! (Lo bacia castamente. Poi porta il ceppo sul gradino, proprio sotto il chiodo dov'era appeso sino a pochi minuti prima il crespo nero del lutto. La vita riprende dallo stesso punto. Felice, contempla il ceppo. La sua voce tornata quasi infantile) Proprio come a Piana di Gioia. Quando Maria lo vede, si mette a piangere. Anche la mamma... credo. (Afferrata dal pensiero doloroso, con un nodo alla gola) E...
Pierre - (prontamente) Lui lo ha gi visto. (Si sente la voce di Zelli che da lontano chiama: Pierre!).
Letizia - (con gran voglia di piangere) Vai, adesso, Pierre. Vattene davvero. Ti aspettano. E poi, non devi assistere. Non puoi vedere... se me lo porto in casa... pu anche darsi che lo lascio l. Non so. Devo pensarci. Se non ti voglio, lo lascio l. E allora lo ritrovi al ritorno, sempre sul gradino.
Pierre - D'accordo, Letizia. Verr a darci un'occhiata... dopo. (Si sente con insistenza, lontano, il canto del girovago. Poveru cori... ). Quel siciliano! Lui e la sua chitarra con le vele! (Sta per imbrunire. Nel villaggio si accendono le luci. Rade. Nell'interno delle case batte il cuore della colonia. Anche Giulia e Maria hanno acceso le luci, nelle, camere alte e in cucina. Lo stanzone viene ora illuminato d scorcio. Le due donne fanno greppo nell'interno. Sull'alto del sentiero passa qualcuno diretto alla riunione. Letizia immobile sulla porta che guarda Pierre mentre si allontana. La colonna sonora a questo punto riprende con il coro dell'inizio, il leitmotiv della colonia: Stasira sugnu cca, fgghiuzza cara-. Il canto si sente sempre fio forte, mentre Pierre si rimette in cammino verso il fondo).
FINE
[1] Alcuni versi del cantastorie appartengono al canzoniere popolare siciliano di Orazio Strano.
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