La guerra delle mogli

Stampa questo copione

La guerra delle mogli

     La guerra delle mogli

            Commedia in tre atti

                             di

         Aurelio Ungaro

          Personaggi

Gianni De Bury

Albergatore

Adele

Sua moglie

Luigi

Ingegnere, amico di famiglia

Marcella

Moglie di Luigi

Carlo

Psichiatra, amico di famiglia

Ilaria

Moglie di Carlo

Carolina

Governante di Gianni De Bury

Attilio

Vicino di casa

Don Vittorio

Parroco, zio di Adele

Leone

Garzone di pizzeria

Colonnello Petrarca

Vicino di casa

Ellen

Pittrice, ospite sfrattata dell’albergo di Gianni

Ulisse

Operaio dei telefoni

Il Barone

Boockmaker

Isabella

Massaggiatrice

Alessandra

Infermiera

Aurelio Ungaro

Via L. Bianchi, 13/e

80131  Napoli

Tel. 392 6744066

aurelio.ungaro@fastwebnet.it

La guerra delle mogli

ATTO PRIMO

La Scena è il salone d’ingresso in casa di Gianni De Bury, sul fondo, a destra, la porta d’ingresso, a sinistra la vetrata che dà sul giardino. Sulla quinta di sinistra, in prima una porta, in seconda la porta della cucina. Sulla quinta di destra, in prima la porta della camera degli ospiti, in seconda la comune. Sabato, è appena finito il pranzo serale, che, come al solito, vede riunite le tre coppie di amici per il Week End, ultimo brindisi, indi il caffè, che gli uomini prendono sul divano, mentre le donne, preferiscono sorbirlo in giardino, visto il clima primaverile che già si fa sentire.

Scena prima

Gianni e Adele, Luigi e Marcella, Carlo e Ilaria, indi Carolina

LUIGI    Ottimo… oggi è stato più squisito del solito…

CARLO    Ci dici il trucco?

ADELE    Tutto merito di Carolina…

MARCELLA    Carolina… ecco il trucco!

ILARIA    Già! Una governante del genere, che sappia anche cucinare dove la trovi?

GIANNI    Io direi che il merito, più che di Carolina sia di don Vittorio, lo zio di Adele…

MARCELLA    Don Vittorio?

ILARIA    E cosa c’entra un prete con una cameriera?

GIANNI    E’ stato lui a presentarcela…

LUIGI    Si occupa di collocamento adesso?

GIANNI    Ma no, ma no… la ragazza aveva bisogno di lavorare e noi l’abbiamo assunta, tutto qui!

MARCELLA    Tutto qui? Tutto qui dice…

ILARIA    Be’, ammetterai che è stata una bella fortuna…

CARLO    La fortuna è avere uno zio prete! (tutti ridono)

CAROLINA    (entrando per sparecchiare) Il caffè è quasi pronto…

ADELE    A noi lo servirai in giardino…

CAROLINA    Come desidera… (raccoglie dei piatti ed esce)

ADELE    (alle amiche) Andiamo a prendere un po’ d’aria… è una magnifica serata, come non se ne vedevano da anni in primavera… (esce)   

ILARIA    Certo cara… (la segue)

MARCELLA    E’ una magnifica idea… vengo… (posa il tovagliolo ed esce anch’essa)

Scena seconda

Gianni, Luigi, Carlo, indi Carolina, indi Marcella

CAROLINA    (rientra ed esce per finire di sparecchiare) Ai signori il caffè dove lo servo?

GIANNI    Ma qua, naturalmente…

LUIGI    Il giardino è già troppo affollato…

CAROLINA    Come desiderano… (esce)

CARLO    (a Gianni) Nulla in contrario se lo vado a prendere in cucina…

LUIGI    Vengo anch’io!

GIANNI    Per favore, per favore! Siate seri… avete pure una certa età!

CARLO    Sentilo… l’albergatore stanco!

LUIGI    (gli lancia un cuscino prendendolo dal divano) Dimmi che non l’hai già pensato?

GIANNI    Ma che cosa? State buoni…

CARLO     (un altro cuscino) Sentito l’innocente?

LUIGI    Ma fammi il piacere… (ancora un cuscino)

GIANNI    Ma insomma! ‘A vulite fernì? Me pare che tenite dieci anne per uno! Vergognatevi, un medico e un ingegnere che pareno dduje collegiali…

LUIGI    (ironico) Papà! Vuò vedè, se zi prevete ne tiene un’altra come questa?

CARLO    Vedi se te ne dà due…

GIANNI    Si, mo arapimme ‘a concessionaria! Ma che aggia sentì!

LUIGI    L’idea non è male… con quella carrozzeria, andrebbero a ruba!

CARLO    Lasciatelo dire da uno che se ne intende… qua non è solo questione di carrozzeria, e gli optional? Dove li mettiamo gli optional?

LUIGI    E già! Gli optional li hai visti?

GIANNI    Prima di voi…

CARLO    (a Luigi) Allora non è perso! E’ ancora dei nostri…

LUIGI    Evviva!

GIANNI    Finitela… se ci sente qualcuno facciamo una brutta figura… anche con lo zio prete…

LUIGI    E da quanto in qua ti preoccupi di un prete?

CARLO    (vedendo arrivare la moglie di Luigi, cambia ma non dice niente agli altri) Per quanto mi riguarda… basta! Adesso faccio il serio…

GIANNI    Oh… finalmente!

LUIGI    Ma che serio e serio… come si fa a fare il serio con una belva  come Carolina per casa?

MARCELLA    (entrando ha sentito tutto) Anch’io ho un animale per casa… una Jena!

LUIGI    Marcella…

GIANNI    (cercando di porre rimedio) Non fraintendere, si scherzava…

MARCELLA    Io invece facevo sul serio! (prende il fazzoletto dalla sua borsa, si soffia il naso, in modo assai gentile, quindi lo riposa ed esce, il tutto con modo elegante e naturale, mentre gli altri la stanno a guardare in silenzio, agghiacciati)

GIANNI    Che vi avevo detto?

LUIGI    (guarda Carlo che sorride di nascosto, e con livore cerca di rimproverarlo) Tu? Tu! Tu…

GIANNI    Rifai il numero, è occupato!

CARLO    (scoppia a ridere) Ah, ah, ah… altro che jena! Sembravi un cucciolotto impaurito! (lo imita) Marcella…

LUIGI    (gli lancia un cuscino) Ma sei proprio un bastardo!

GIANNI    Carlè, me pare che tene ragione! Che scherzi da prete sono questi?

CARLO    (sempre ridendo) Come quelli che fa don Vittorio…

GIANNI    Don Vittorio? E che c’entra mo’?

CARLO    Mo’ niente… ma dopo, te ne accorgerai, con quella dentro casa! Ah, ah, ah…

LUIGI    Carlè, mo’ basta! Giovà, ma dimme ‘na cosa… come hai fatto a convincere tua moglie?

GIANNI    Oh, ha fatto tutto lo zio… poi è bastato che io dicessi che non la volevo... che già bastava mia moglie per casa come donna, e non volevo una sua alleata… e il gioco fu fatto!

CARLO    Tua moglie, pur di farti dispetto… però! Degno di Machiavelli… complimenti! Io so’ nu psichiatra, ma al tuo confronto, me sento nu dilettante!

LUIGI    Hai capito! Io sarò una jena… ma tu si ‘na volpe!

CAROLINA    (entra con il carrello con su il  vassoio dei caffè) Prego… quanto zucchero?

CARLO    Oh cara, come sei dolce… poco, poco, se no va a finì che tra tanto dolciume mi viene il diabete…

LUIGI    E vide si ‘a finisce! A me uno grazie…

GIANNI   Uno pure per me…

CAROLINA    Prego… vado dalle signore…

GIANNI    Vai, vai… è meglio…

CARLO    A quando il primo assalto?

GIANNI    Va a fini, che non vi invito più! O sarò costretto a cambiare cameriera…

LUIGI    No! Non puoi farlo…

CARLO    Pensa allo zio prete… che direbbe?

LUIGI    E po’ vuò mettere… questa è degna d’un barone!

GIANNI    ‘O barone! Accidenti… mo me scurdavo!

CARLO    (a Luigi) Nun te faje maje ‘e fatte tuoje!

GIANNI   (va verso il telefono) Devo assolutamente telefonarlo…

CARLO    ‘O sapevo! Mo c’appizzamme quacch’ata cosa ‘e solde!

LUIGI    ‘O barone t’ha dato qualche dritta?

CARLO    ‘O barone? Chillo nun t’’a da dritta, manco si ‘a tira cu’ ‘na riga!

GIANNI    (compone un numero al telefono) Pronto… il barone? Sono Gianni… come chi Gianni… Gianni De Bury! Oh, bene, sei pronto? Allora scrivi… (mentre detta scrive anch’egli meccanicamente su un foglietto di carta) Olympia O. è il numero otto nella decima corsa, puntaci  1.500.000 lire… vincente! Comm’è chi mo fa fa? E’ nu ciuccio? Tu non ti preoccupare, fa ‘a puntata e basta, ho i miei informatori… quanne te vuò giucà che vence? Comme? Si vulisse scummettere cu tutt’’e jucature stisse frisco? Tu staje là apposta… pe’ piglià ‘e giocate… Aje ragione pure tu! Allora prendi la giocata e non discutere! (posa il telefono) Oh! Benedetto nostro Signore, mo’ pur’isso se mette a fa’ l’intenditore…

CARLO    Allora? Quanto ti dobbiamo dare?

GIANNI    Mica ho detto che dovevamo giocare assieme?

LUIGI    E già… giochiamo quando perdiamo, figurati adesso… ti ho visto troppo deciso!

CARLO    Facciamo diviso tre…

GIANNI    Se volete… però io non c’entro niente! (squilla il telefono)

LUIGI    Mi raccomando però, acqua in bocca…

GIANNI    Che lo dici a fare… (bussano alla porta, è Attilio) scusa, apro…

LUIGI    Fai, fai…

Scena terza

Attilio e detti

ATTILIO    (entrando come una furia si dirige verso Luigi) Oh… meno male che siete in casa… mi si allaga tutto…

LUIGI    (guarda Gianni quasi sorridendo) Tiene qualche pannolino?

GIANNI    Mica abbiamo bambini…

ATTILIO    Sono tutta bagnata…

CARLO    (c.s.) Problemi di incontinenza?

ATTILIO    Ma no, ma no! Stavo facendo la doccia… quando all’improvviso mi è scivolato il sapone nella vasca…

LUIGI    C’era nessuno?

ATTILIO    Perché?

LUIGI    (si trattiene a stento dal ridere) No, chiedevo…

ATTILIO    Nessuno, nessuno, chi ci doveva essere, ma vi prego fatemi usare il telefono….

GIANNI    Il telefono?

LUIGI    E vorrà chiamare qualcuno, prima che si consumi il sapone!

ATTILIO    L’idraulico!

CARLO    Vi piace?

ATTILIO    Mi serve! E’ urgente!

GIANNI     La! Il telefono è là… fai con comodo…

ATTILIO    (precipitandosi al telefono) Grazie, grazie, grazie…

LUIGI    Ma lui non l’ha il telefono?

GIANNI    Che ne so, gli sarà scivolato pure lui nella vasca…

ATTILIO    (compone il numero) Pronto… Amilcare… mi allago tutta… scusate, è l’idraulico? E come vi permettete? Non mi serve il pannolone! Scostumato! (a Gianni) Ho sbagliato numero posso riprovare?

GIANNI    Fai come a casa tua…

ATTILIO     (c.s.) Pronto… Sono con l’acqua alla gola… ma… non è Amilcare? I gargarismi li fai fare a tua sorella! Hai capito? Idiota… (guarda Gianni)

GIANNI    Ritenta… vedrai che prima o poi vincerai!

LUIGI    (si scompiscia sul divano) Ah, ah, ah…

ATTILIO    (c.s.) Pronto… parlo con Amilcare? Oh, finalmente… correte mi sto allagando! Come calma… io sto con l’acqua quasi alle ginocchia… dovete fare presto! Ma quale calma e calma… mi è scivolato il sapone nella doccia e si è otturato lo scarico… come? Non si scioglie proprio niente, la pietra di sapone era nuova e ha ancora la carta attorno… ma insomma vi volete sbrigare, siete ancora li? (arrabbiato) Ancora cu’ ‘sta calma? Come? Ah già, non vi ho detto chi sono! Attilio… qua Regolo, ho capito avete voglia di scherzare… Attilio Frate… si, quello del N° 85 del parco dei Tigli, perfetto! Venite subito? Il tempo di arrivare… (posa il telefono e si alza, è agitatissimo) Il tempo di arrivare!

GIANNI    Che ha detto?

ATTILIO    Il tempo di arrivare!

LUIGI    (si rotola sopra al divano dalle risate, ma è un riso soffocato, per non farsi vedere)

GIANNI    E dove stà st’idraulico?

ATTILIO    Abita in Via Camillo Benzo…

CARLO    ‘O conte ‘e Cavour?

ATTILIO    Precisamente…

GIANNI    E meglio che chiamamme e pumpiere! (a Luigi) Stà a chell’ata parte d’’a città, pe’ tramente arriva, s’è allagato ‘o quartiere!

LUIGI    (c.s. cerca di trattenersi)

Scena quarta

Don Vittorio e detti

D. VITTORIO    (entra dalla porta socchiusa) E’ permesso?

GIANNI    Don Vittorio carissimo… accomodatevi…

D. VITTORIO    Come mai la porta era aperta?

GIANNI    Oh, un emergenza… l’ho lasciata io socchiusa…

D. VITTORIO    (spaventato) Un’emergenza? E’ successo qualcosa?

CARLO    No, non vi preoccupate… è caduta una pietra di sapone… (sorride)

D. VITTORIO    Non capisco…

GIANNI    Conoscete Attilio?

D. VITTORIO    Certo, uno dei miei più assidui parrocchiani… ma continuo a non capire…

LUIGI    A Frate Attilio qua,  è cascata la pietra del sapone mentre si faceva la doccia…

GIANNI     Si, e questo, gli ha procurato l’otturazione dello scarico…

LUIGI    Così, mentre e venuto qua per telefonare… (ride) gli si sta allagando la casa!

D. VITTORIO    Dio buono… e non poteva chiudere l’acqua?

ATTILIO    (gridando) Mamma mia! E chi c’ha penzato! Don Vittò v’hanna fa’ Santo! (scappa via)

LUIGI    (scoppia a ridere) Nun ce ‘a faccio cchiù…

GIANNI    ‘A vuò fernì? (ride pure lui)

D. VITTORIO    E pure era tanto semplice!

GIANNI    E, ma quello Attilio è un bambinone…

LUIGI    Vuò scummettere che mo’ pe’ chiudere l’acqua, scivola e se fa male?

CARLO    No, fino a chistu punto?

LUIGI    Quanno te juoche?

GIANNI    Centomila lire…

LUIGI    Andata!

CARLO    Ci stò!

D. VITTORIO   (in tono di rimprovero) Figlioli! Vi sembra ‘na bella cosa quella che state facendo?

GIANNI    Era così, per scherzare…

LUIGI    No, no, che vuò scherzà… quello che è detto è detto!

D. VITTORIO    (mentre Gianni gli fa cenno di tacere) Vergognatevi! Alla vostra età… quando metterete un po’ di giudizio? (bussano alla porta)

GIANNI     (va ad aprire) Si…

Scena quinta   

Leone e detti

LEONE    (Con dei cartoni delle pizze in mano) Mi dovete scusare per il ritardo, ma c’era un po’ di traffico… Gueh… signor Gianni… e ce state pure vuje… signor Carlo, signor Luigi…

GIANNI    E tu che faje? Il barone ti dava poco?

LEONE    No, no, sapete… è per arrotondare… la pizzeria è di mio fratello…

LUIGI     (a Gianni) Comunque hai avuto un a bella idea…

CARLO    Peccato che già si è mangiato!

GIANNI    Ma chi ha ordinato?

LUIGI    Perché, non sei stato tu?

GIANNI    Io? Ma quanno maje!

LEONE    Volete dire… che non siete stato voi ad ordinare le pizze?

GIANNI     Ma quali pizze…

LEONE    Avete voglia di scherzare, è ove?

GIANNI    Mai stato più serio in vita mia…

LEONE     (arrabbiato) Allora chi l’ha ordinate ‘sti pizze?

GIANNI    E lo volete sapere da me? Ma guarda un poco!

LEONE    E io mo a chi e porto?

GIANNI     A chi le ha ordinate… è ovvio…

LEONE    Ma se mi dite che non siete stato voi?!

CARLO    Ma perché scusate, esiste sul’isso?

LEONE    Allora siete stato voi?

CARLO    Ma se stiamo assieme?

LEONE    Nun credo che ‘o signor Gianni se mangiava otto pizze da solo no?

CARLO    Oh… siente!

GIANNI    Comunque, noi non abbiamo ordinato niente, se ci fai il piacere… (apre la porta)

LEONE    (Mentre va all’uscio si scontra con il colonnello) E io mo a chi ‘e porto…

Scena sesta

Colonnello e detti

COLONNELLO   (entra precipitosamente e scontrandosi con Leone, gli manda all’aria i cartoni con le pizze) Cribbio… presto correte… il nostro vicino…

LEONE    Ma… guardate dove andate!

COLONNELLO     Ma che guardate e guardate… è un’ emergenza!

LUIGI    Ohi! Che ti dicevo?

GIANNI    Aspetta nun he ancora vinto! Colonnè, qua vicino?

COLONNELLO    Come quale vicino? Cribbio… Attilio! E’ scivolato in casa e si deve essere rotto un braccio, io ho sentito gridare è sono accorso… l’ho trovato per terra in salotto, in un mare d’acqua! Presto, serve una macchina per trasportarlo in ospedale!

D. VITTORIO    Non sarebbe meglio chiamare un’ambulanza?

CARLO    Certo! Se c’è una frattura, non è consigliabile muoverlo…

GIANNI    Adesso provvedo io…

D. VITTORIO    Andiamo di la a vedere che s’è fatto…

LUIGI    Vengo anche io…

COLONNELLO    Fate presto… Gianni ci pensate voi all’ambulanza?

GIANNI    Si, si, avviatevi adesso chiamo l’ambulanza e vengo a vedere pure io…

LUIGI    (mentre esce, torna da Gianni) Centomila che è frattura… o me ne dai duecento, o siamo pari!

GIANNI    Ci stò! (dopo aver stretto la mano a Luigi per sugellare il patto, compone il numero, Luigi esce) Ma purtasse jella? Pronto… no, non dicevo a voi… per favore un’ambulanza al parco dei Tigli, al n° 85,

LEONE    (che nel frattempo aveva raccolto le pizze) Ma scusate, non è parco dei Gigli questo?

GIANNI    Ma che parco dei Gigli… come? No, no, parlavo con… non ha importanza, è parco dei Tigli non parco dei Gigli…

LEONE    Siete sicuro?

GIANNI    Vuoi che non sappia deve abito? (all’apparecchio) Non ho capito? Io lo sò dove abito! Mi devo decidere? Ma di che cosa? Ma qua parco dei… ve l’ho detto parco dei Gigli…

LEONE    ‘O bbì che tenevo ragione!

GIANNI    Scusate un attimo… (a Leone) Mo si nun te ne vaje! (al telefono) Pronto! Ah, allora parco dei Tigli… comme finalmente me so deciso? E’ mez’ora che ve lo sto dicendo! Pronto… tra un mese, in Polinesia? Si, mo’ ‘o purtamme ‘a Polinesia pe’ fa’ venì l’ambulanza! Ma perché, qua non può venire? Ah… non dicevate a me? Parlavate con la vostra collega… è il vostro piano per le vacanze! Scusate ma qui c’è un uomo… be, insomma, una persona che è caduta e non sappiamo se ci sia qualche frattura…e vuje penzate ‘a Polinesia? Come e dove dovete andare? (chiama) Carolina! (al telefono) Ringraziate che sono un signore! (chiama) Carolina! (al telefono) Fate presto piuttosto… Comme? E’ inutile che chiamo rinforzi? Chi è ‘sta Carulina… non sono affari che vi interessano pensate a fare presto! D’accordo, vi aspettiamo! (attacca ed esce di corsa) ‘A Polinesia… ma va fan…

LEONE     Vi siete deciso?

GIANNI     A che?

LEONE    Che stramaledetto ‘e parco è chisto?

GIANNI     Uh! Pe’ favore si! Staie ancora ccà!

CAROLINA    Comandate…

GIANNI    Io vado insieme agli altri a vedere Attilio cosa si è fatto… deve essere caduto…

CAROLINA    Oh, Madonna! Speriamo non sia niente di grave…

GIANNI    E speriamo di no… se no perdo duecentomila lire! (esce)

LEONE    (seguendolo) Ma scusate sti pizze… mo’ ce lascio ccà, può darse che doppe le vene famme… po’ torno p’’o cunto!

Scena settima

Adele, Marcella, Ilaria e Carolina

MARCELLA    Ma chi era che gridava?

ADELE    Non saprei! (vedendo Carolina) Carolina… e gli altri?

CAROLINA    Sono accorsi a vedere il signor Attilio cosa s’è fatto…

ADELE    Perchè? Che si è fatto?

CAROLINA    Sarà caduto… stando a quello che m’ha detto il signore vostro marito…

ILARIA    Per la miseria… di sabato pomeriggio?

ADELE    Mo s’’o sceglieva ‘o mumento!

MARCELLA    Ma che dici Ilà! Se è caduto, è caduto…

ILARIA    Ma io volevo dire, va a succedere proprio, di sabato…

MARCELLA    E se è successo mo’, cu chi t’ha vuò piglià? Pensa piuttosto a quel poveretto…

ADELE    Già, lui che deve dire…

MARCELLA    Non sarebbe il caso di andare a vedere?

ADELE    No, è meglio di no! Già ci sono loro, troppa confusione è peggio…

MARCELLA    Hai ragione! Speriamo non sia niente di grave…

CAROLINA    Speriamo di no… se no il padrone perde duecentomila lire….

ADELE    Come, come?

CAROLINA    Così ha detto uscendo…

MARCELLA    Che avrà voluto dire?

ILARIA    Secondo me… si sono giocati qualcosa di soldi… ma mi sfugge il motivo!

ADELE    (intuendo la serietà del discorso, licenzia Carolina) Carolina… puoi anche andare, grazie dell’informazione!

CAROLINA    Con permesso… (esce)

ADELE    Una scommessa… tu dici?

ILARIA    Non c’è altra spiegazione…

MARCELLA    E già, perchè dovrebbe perdere duecentomila lire…

ILARIA    Se non si è fatto niente… ma se si è fatto male, invece…

ADELE    Gesù! Hanno scommesso sull’infortunio di quel poveretto… ma, sono delle bestie!

MARCELLA    Cosa credevi? Che il tuo era diverso? Gli uomini mia cara, sono tutti uguali! Ti stai rendendo conto che razza di maiale hai sposato…

ILARIA    Cinici! Perversi! Donnaioli, giocatori, e chi più ne ha, più ne metta!

ADELE    Mio Dio! Cosa fare… cosa?

MARCELLA    La guerra!

ADELE    La guerra? Che guerra? Come?

MARCELLA   Oh, vedrai, ti istruiamo noi, che già siamo in guerra da un bel po’! Dopo la battaglia, sarete più uniti di prima… noi dobbiamo fare fronte unito… dobbiamo lottare per un unico scopo… piegare i nostri mariti alle nostre volontà!

ADELE    Ma c’he penzato che putimme abbuscà?

MARCELLA    Non ci sono guerre, senza vittime, mia cara…

ILARIA    Ogni battaglia impone i suoi sacrifici… il rischio fa parte del gioco!

ADELE    Non vi riconosco! (suonano alla porta, Adele apre.)

MARCELLA    Non ti preoccupare, qualche nostro consiglio, e non ti riconoscerai nemmeno tu!

Scena ottava

Gianni, Luigi, Carlo, Colonnello e dette indi don Vittorio

GIANNI    Prego entrate…

ADELE    Ma… che succede, cosa è successo ad Attilio?

LUIGI    E’ scivolato e si deve essere rotto un braccio… (a Gianni) A proposito… mi devi duecentomila lire…

GIANNI    (facendo segno) Ssst! Zitto… dopo te le do!

MARCELLA    Poverino, si è fatto male?

COLONNELLO    (tutti la guardano) Cribbio… signora… secondo voi, si è fatto bene?

LUIGI    Cosa dici cara… certo che si è fatto male… una frattura è sempre una frattura!

ADELE    Qual è il braccio interessato?

GIANNI    Il sinistro…

ILARIA    Che fortuna! Il destro è salvo!

D. VITTORIO    (entrando di corsa) Ci vuole qualcuno che lo accompagni, il poverino è solo…

COLONNELLO   Io, non posso cribbio! Aspetto mia figlia da un momento all’altro e non ha le chiavi di casa…

GIANNI    Per la miseria, nella foga mi devo essere perso un gemello, vado a vedere… (esce)

CARLO   (si avvicina al telefono) Dimenticavo di telefonare all’ospedale per dare disposizioni per il turno di guardia  per questa notte…

LUIGI    Per la miseria… Marcella, tua cugina già sarà arrivata alla stazione!

MARCELLA    Mia cugina? Ma…

D. VITTORIO    Ho capito, ci vado io!

ILARIA    Meno male!

ADELE    Bravo! E’ una questione d’umanità… qualcuno si deve pur sacrificare…

D. VITTORIO     Ci sono io, no?

CLONNELLO    Chi meglio di voi…

D. VITTORIO    E’ giusto! Quel poveretto mi voleva Santo… vuje me vulite martire… così  per lo meno, spero di diventare Beato!

GIANNI    (rientra mentre D. Vittorio esce) Allora, chi ci va?

D. VITTORIO    Il Beato Vittorio! Trovato il gemello?

GIANNI    Ma che…

D. VITTORIO    (ironicamente, prendendogli il braccio con al polso il gemello) ) Secondo me, deve essere figlio unico… (esce)

COLONNELLO    Allora io andrei…mia figlia sta per tornare…

GIANNI    E non ha le chiavi di casa… andate pure, e grazie anche a nome di Attilio…

COLONNELLO   Per carità… era il minimo che si potesse fare… speriamo si rimetta presto. (saluta le signore con un baciamano mettendosi sull’attenti, e gli uomini con un attenti e chinando il capo) Signora Adele… (a Marcella) signora Ilaria… signora Marcella…

MARCELLA    (provando piacere) Oh…

COLONNELLO    (c.s.) Signor Gianni… (a Carlo,vedendolo distratto, lo chiama) Signore…

CARLO    (distrattamente, mentre tenta di telefonare) Carlo, Carlo…

COLONNELLO    Lo so! Signor Carlo, Carlo… di nuovo a tutti… (va via)

MARCELLA    Accidenti, che galantuomo…

ADELE    Capirai, è un ex colonnello dell’esercito… un uomo all’antica, tutto d’un pezzo…

MARCELLA    (allusiva) Non come certi tipi che ci sono oggi…

LUIGI    Alludi?

GIANNI    (a Luigi) (duecentomila che l’ha con te…)

LUIGI    (non t’è bastato per oggi?)

GIANNI    (Mi devo rifare!)

ADELE    Mi dispiace per Attilio… accidenti, avrei voluto uscire, ma adesso non mi va più! Che facciamo?

MARCELLA    (ad Adele) Che ne dici di un giro di canasta?

ILARIA    Si, si… buona idea…

ADELE    Si ma solo un giro… magari in giardino, col fresco…

MARCELLA    Ottimo! Mi avvio… (esce)

ILARIA    Vengo con te… (esce)

ADELE    (prende le carte dal cassetto della credenza e si avvia in giardino)  Noi siamo di la…

GIANNI    Andate, andate… (squilla il telefono)

Scena nona

Gianni, Luigi, Carlo indi Carolina

LUIGI    Non rispondi?

GIANNI    (distrattamente) Come? Ah, si…(risponde) Pronto… ah, sei tu, ch’è successo? Come?… Piano, piano, non ho capito niente… (pausa) come ha detto che se ne va, se non gli diamo una camera.. e dategli una camera! Se ce ne fossero… ma pecchè, già so’ tutte… santi numi, è mo comme se fa? Ma che stai scherzando, all’onorevole nun ce damme ‘na camera? A costo di buttare qualcuno fuori… comme a chi? Nun ce sta nisciuno che possiamo sistemare diversamente? ‘A nipote ‘e l’ambasciatore… no, no… c’avimma fa nascere ‘n’incidente diplomatico? No, no… nisciun’ata? ‘A principessa? Ma tu si pazzo?! No, no… truvammene n’ata… comme? So’ tutt’’e chistu calibro? Mannaggia a mme e quanne me vulette arapì l’albergo ‘e lusso! … Ci sarebbe, o c’è? A c’è.. e chi? ‘A pittrice che vene ‘a Londra pe’ ritirà ‘o premio “miglior pittore dell’anno”? E proviamo con lei… trovagli una stanza da un’altra parte… come hai già provato in tutti gli alberghi… embè? Niente! E io ‘o sapevo! Va be… mo vengo io… cerca di trattene l’onorevole…

CARLO    Una pittrice? Com’è?

LUIGI    Un’artista… non mi è mai capitata…

GIANNI    (facendogli segno di stare zitti)  A ‘sta caspita ‘e pittrice digli che le troviamo una sistemazione migliore… e ‘o saccio pur’io che non esiste… ho capito, sto venendo! A costo ‘e m’ha purtà a casa mia! Nun fa movere a nisciuno! Comme? Ma che vuò legà! Trattienili, arrivo… (posa) E’ vo legà… chisto pur’è scemo!

CARLO    C’è qualche problema?

GIANNI    All’albergo… devo andare a risolvere ‘na scocciatura! (chiamando) Carolina!

LUIGI    Mica t’ha puorte veramente ‘a casa?

GIANNI    Ma che si’ pazzo! Stesseme frische… si tutt’è proprietari d’albergo se vulessero purtà e cliente a casa…

CARLO    E dipende dai clienti! Ma chi è sta pittrice?

GIANNI    E’ ‘na vecchia scuffata, che ha vinto un premio… n’inglese, tenarrà ‘na settantina d’anne… abbiate pazienza, vado, la sistemo un attimo e torno… (chiamando) Carolina!

LUIGI    E chi te lascia!

CARLO    Noi veniamo con te! Ci può essere bisogno d’una mano a sistemarla…

GIANNI    Ma che state dicenno? E questione di pochi minuti…

LUIGI    Appunto… tu ti puoi incavolare, cu’ ‘na settant’enne… noi ti manteniamo calmo!

CARLO    Se capisce…

CAROLINA    (entrando) Avete chiamato?

GIANNI    Carolì, debbo assentarmi un attimo… un problema all’albergo, avvisa mia moglie, dille che torno subito…

CARLO    Torniamo subito… di alle signore che noi lo abbiamo accompagnato…

CAROLINA    Come desidera…

LUIGI    Tutti per uno…

GIANNI    E’ arrivato Dartagnan! Che pacienza che ce vo cu vuje! (rassegnato) Andiamo…

CARLO    ‘Na pittrice ‘e sittant’anne… e chi te crede!

LUIGI    Manco si ‘a veco cu’ l’uocchie mieje! Andiamo, andiamo… (lo spinge fuori seguendolo)

GIANNI    (uscendo) Oh, ma vuje site cose ‘e pazze!

CAROLINA    (richiude la porta, prende le tazze le poggia nel vassoio)

Scena dieci

Carolina, Adele, Marcella, Ilaria

ADELE    (rientrando) Carolina, fuori non si può più stare rientriamo… ma dove sono tutti…

CAROLINA    Adesso sarei venuta ad avvisarvi… il signore ha avuto un problema all’albergo, e si è dovuto assentare… ma dice che subito torna…

MARCELLA    E gli altri?

CAROLINA    Lo hanno accompagnato…

MARCELLA    Che tipo di problema può essere?

CAROLINA    Se non ho capito male… una pittrice!

ADELE    Una pittrice?

ILARIA    E’ che problema sarebbe?

MARCELLA    Un problema di donne… non avete ancora capito?

CAROLINA    No, se mi permettete, fossi in voi non mi preoccuperei… ho sentito dire che tiene settant’anni…

ADELE    Chi lo ha detto?

CAROLINA    Il signore vostro marito…

MARCELLA    Allora ne tene al massimo venticinque!

ILARIA    Vent’otto va…

ADELE    Io l’ammazzo! Hai sentito nient’altro?

CAROLINA    No… solo il signor Luigi che gridava, “tutti per uno”…. poi sono usciti!

ADELE    Tutti per uno?

MARCELLA    So’ arrivate ‘e tre moschettieri!

ILARIA    Ma nun erano quatte?

ADELE    (nervosa) ‘O quarto è ‘a pittrice!

CAROLINA    Ma è femmina…

ADELE    Appunto! Se era uomo, manco se fossero muosse! Va be’, grazie Carolì… puoi andare!

CAROLINA    Con permesso… (esce)

ADELE    (avvicinandosi al telefono) Allora overo vo’ ‘a guerra! Ora chiamo l’albergo e m’informo…

MARCELLA    Tempo sprecato…

ADELE    (s’accorge del biglietto scritto da Gianni) E questo? Che diavolo sarebbe?

ILARIA    Fa vedere… (prende il biglietto dal tavolo e lo legge) Olympia, 0810150000… perbacco! Un nome e un numero…

ADELE    Porco, porco, porco!

ILARIA    Bastava dire… marito!

ADELE    Una pittrice di settant’anni eh? Bastardo!

MARCELLA    (prende il biglietto) Prova a fare il numero…

ADELE    Ma…

ILARIA    Dai, prova!

ADELE    (Prende il telefono sta per comporre il numero ma riattacca) Non ci riesco…

MARCELLA    (togliendole la cornetta da mano compone il numero) Da qua! 081…01..50…0000, adesso vedrai… (alla risposta) pronto? (E’ una voce di donna!) Con chi parlo? Come? Agenzia di massaggi Long - life? (guarda Adele che rimane sorpresa) Fate anche servizio a domicilio? Si? Allora vorrei fissare un appuntamento… si… è pronta? Adele De Bury….

ADELE    (forsennatamente anche con le mani) No, no, no ,no!

MARCELLA    (continuando) Parco dei Tigli, 84… scritto?

ADELE    (c.s.) No, no, no!

MARCELLA    Come? Ah, giusto, il giorno… (ad Adele) Quando può venire?

ADELE    (con fermezza) Tu sei pazza!

ILARIA    Dai, dille quando…

MARCELLA    Quando può venire? Dai!

ADELE    (rassegnata) Domani…

MARCELLA    Oh! (ancora al telefono) Va bene domani, (ad Adele) come,mattina o pomeriggio?

ILARIA    (incalzando) Mattina o pomeriggio?

ADELE    Mattina…

MARCELLA    E’ possibile in mattinata? Allora la mattina va benissimo… alle dieci?

ADELE    (fa cenno di si)

MARCELLA    Va bene, va bene alle dieci, l’aspetto… buongiorno. (riaggancia)

ADELE    Tu sei completamente uscita di senno!

ILARIA    Che forza!

MARCELLA    Lascia fare a una che se ne intende… come vuoi sconfiggere il nemico, se nemmeno lo conosci?

ADELE    Si, ma che le dico?

MARCELLA    Niente!

ADELE    Come niente?

ILARIA   Perfettamente niente… tu devi osservare, ascoltare, cogliere anche il minimo segno… vedrai, queste massaggiatrici, parlano sempre loro… tu la devi solo invogliare a parlare… fatti fare le unghie…

ADELE    Le ho fatte da poco…

MARCELLA    Fatti fare le ciglia…

ADELE    Le ho fatte da poco…

ILARIA    E allora fatti depilare, fatti fare dei massaggi… a calli e duroni come stiamo?

ADELE    Oh… ma insomma…

MARCELLA    Ma che insomma… allora non hai capito? Il matrimonio è una guerra continua… e tu, ne hai appena dichiarata una!

ADELE    Ma a me non va di fare la guerra….

MARCELLA    Devi! Sennò soccomberai, e sulla tua tomba scriveranno, milite ignoto! Vuoi così?

ADELE    No, ma nemmeno che scrivano… ammazzata dal marito, perché fissata di avere le corna!

ILARIA    Ma che fissata, e fissata… tu ti devi convincere che le hai!

ADELE    Ma guarda un po’ che tipe! E’ sicuro insomma…

MARCELLA    Su, su… ripeti appresso a me… io ho le corna e dobbiamo fare la guerra…

ADELE    Ma si tu tiene ‘e corne, perché la guerra la devo fare pure io?

ILARIA    (a Marcella) Non vuol capire…

ADELE    Ma che ce sta ‘a capì? Vuje nun state bone… io lo dico!

MARCELLA    E’ vero… casco dal sonno… quasi quasi, vado a dormire…

ILARIA    Di già?

MARCELLA    Chi sa a che ora torneranno…

ADELE    No! Io l’accide!

ILARIA    Allora… quand’è così, vado pure io…

ADELE    Paura del sangue?

MARCELLA    Ma cosa dici… niente sangue, la nostra è una guerra molto più sottile…

ILARIA    Già! Psicologica… ciao cara… (esce)

MARCELLA    A chi dura di più! (la segue)

ADELE    (chiudendo la porta) Io… già nun c’ha faccio cchiù!

CAROLINA    (entrando) Le signore sono già è andate via?

ADELE    Si… s’è fatto tardi, tornano domani mattina… adesso mentre aspetto il signor Gianni, vado a sedermi un po’ in giardino! Dopo che hai  messo un po’ in ordine, chiudi tutto e vatti a coricare…

CAROLINA    Oh, non vi preoccupate, tanto sto in cucina a preparare i tagliolini per domani… e se non finisco non mi posso andare a coricare…

ADELE    Tagliolini? Tu ci vizi! Ma me fa piacere… da quanto non li mangiavo fatti in casa… visto che ti trovi, fanne un po’ di più, non si sa mai… con gli amici che abbiamo, può darsi che all’ultimo momento qualcuno si aggrega…

CAROLINA    Non vi preoccupate, già l’avevo pensato…

ADELE    Sei perfetta! Allora  io vado… (esce in giardino)

CAROLINA    Grazie,  (mette un po’ in ordine i vari cuscini del divano, il copri tavolo e si avvia in cucina, spegnendo la luce)

Scena undici

Gianni e Ellen

GIANNI    (entra di soppiatto, ripone le chiavi, si guarda intorno, indi fa entrare Ellen, e parla a bassa voce per non essere sentito dagli altri in casa) Signorina, entrate… svelta… date a me… (prende la valigia che Ellen portava e appena entrata chiude la porta) Pa’ miseria! Ma che ci tenete qua dentro?

ELLEN    What?

GIANNI    Shhh! Non gridate… ho chiesto nella valigia, che ci tenete?

ELLEN    What?

GIANNI    Eh, e nove! Vi ho detto che non dovete gridare… voi mi capite quando parlo, si?

ELLEN    Io, essere poco, capisciare…

GIANNI    Meno male… così state a posto per la notte!

ELLEN    Se voi parlare piano, io capisciare di più…

GIANNI    Certo, certo… e piano dobbiamo parlare, se no ce senteno… (cercando di farsi capire scandendo bene le parole e aiutandosi con un po’ di mimica) allora, voi ascoltare me, stanotte, stare qui, come io promesso, (ogni promessa è debito) …ma domani mattina presto, fare giro e andare albergo Europa… Capisci me?

ELLEN    Si… domani fare giro Europa…

GIANNI    Si… ‘o tour de France!

ELLEN    What?

GIANNI    Dalle! Io domani mattina… tomorrow morning, comprì?

ELLEN    Yes…

GIANNI    Presto, molto presto, prima che svegliare mia moglie… accompagnare albergo Europa…

ELLEN    Mo-gl-ie… I don’t understand…

GIANNI    Moglie, moglie... my wife… understand?

ELLEN    Yes, your wife… accompagnare, al-ber-go Europe…

GIANNI   No, no! Io accompagnare albergo Europa! My wife dormire… to sleep! Speriamo!

ELLEN    Oh, yes, I understand, io capisciato!

GIANNI    Capito!

ELLEN    Capitò...

GIANNI    Eh, anguillle fritte… se dice capito! (E che sudata!) Albergo Europa, camera, dare alle nove… none o clock… io svegliare alle sei, tu fare prima giro per città, poi andare in camera… ok?

ELLEN    Ok, ok… andare! (lo prende per un braccio e va verso la porta)

GIANNI    Ma ch’è capito? Domani, tomorrow… fare giro… mo jammece a curcà!

ELLEN    Oh, yes… meglio! Jammece a curcà, tengo suonno!

GIANNI    (rimanendo si stucco) M’’o bbuò dicere che capisce ‘o napulitano? Io me sto seccanno ‘a gola pe’ te fa capì ddoje parole in italiano, e tu parle ‘o napulitano…

ELLEN    Oh… scusa me… miei genitori origine napulitana… e lloro ‘mparato me napulitano… 

GIANNI    T’hanna accidere, a te e a lloro!

ELLEN    Oh, lloro già fatto!

GIANNI    L’hanne accise?

ELLEN    No, no… morti ansietà…

GIANNI    Eh! E tu pure a me me faje murì, pe’ l’anzietà che c’ acchiappa my wife!

ELLEN    Oh, no, no… ansietà… come dire vecchio?

GIANNI    Anzianità! Che t’hanna appennere…

ELLEN    E pecchè?

GIANNI    No, cose mie! Vieni, ti accompagno nella camera di Silvia…

ELLEN    Silvia? No, no… io non disturbare…

GIANNI    Nun te preoccupà, non c’è nessuno… mia moglie avrebbe voluto una figlia femmina che non è mai arrivata… serve all’occorrenza…

ELLEN    What?

GIANNI   No, sempe, cose mie… viene, viene… ma chi me l’ha fatto fa! (apre la porta della camera e da fuori, senza entrare) E’ questa… fate quello che credete più opportuno… ma mi raccomando, in silenzio!

ELLEN    What?

GIANNI    Dalle! Fa chelle che vuò… ma statte zitta!

ELLEN    Ok! Ma nun alluccà! Aggio capito!

GIANNI     (la guarda fisso, indi chiude la porta) Meno male! (si avvicina al telefono e cerca di telefonare) 081…33..21…….. ma… che d’è? (riprova a fare il numero) 081.. Ahe! Nun riesco a fa nemmeno e primme tre nummeri che me da occupato! (riprova) Mannaggia a miseria, mo che sta succedenno? Nun ce sta cchiù linea! (batte più volte sui tasi della linea) Niente! Oh… nun da cchiù segne ‘e vita! (riprova ancora un ultima volta) Muorto! (si siede sul divano quasi in trance) Ch’è potute succedere?(bussano alla porta) E chi po’ essere?

LEONE    (si affaccia all’uscio)  Erano buone le pizze?

GIANNI     (sbattendogli la porta in faccia) Uh! Che rompiscatole!

LEONE    (da fuori) Va be’ ripasso…

GIANNI    (vedendo le pizze sulla tavola corre alla porta, ma Leone è già andato) Voi, sentite… è andato! Ho capito… è meglio che vado pure io…famm’j a bere nu bicchiere d’acqua e po’ cerco e m’addurmì! Cerco… (esce dalla cucina, spegnendo la luce)

Scena dodici

Ellen, voce fuori scena di Gianni, indi Carolina, indi Adele

ELLEN    (entra con una pila in mano) Merda! Comm’è scuro ccà! (accende la luce) Oh… finalmente… io tengo sete… dove cacchio stà ‘a cucina?

GIANNI    (grida dalla cucina) Ahhhh!!! Mamma d’’o Carmeno! Che dulore…

ELLEN    (spaventata si avvicina alla porta della sua camera) Madonna!

GIANNI    (smpre gridando) Che dulore, che dulore…

ADELE    (entrando dal giardino) Ma che cavolo sta succedenno?

ELLEN    (vedendo Adele si ritira in fretta)  God!

CAROLINA    (uscendo dalla cucina) Signora Adele… il padrone…

ADELE    Che è succieso, parla!

CAROLINA    All’improvviso… nu dulore arete ‘a schiena… nun riesce cchiù a camminà!

ADELE    Tu che dice?! Famm’j a vedè và… (esce)

CAROLINA    Si, si venite… (esce)

ELLEN    (si affaccia alla porta) Ma che cacchio sta succedenno? Io domani alzare presto…  (si avvicina alla porta della cucina) Io dormire!

GIANNI    (sempre gridando) Ahhh… ma che faje? Me fa male… non riesco ad alzarmi…

ELLEN     No! Io reclamare… (suona alla porta) Oh… insomma… è vero io arrangiare, ma adesso essere troppo! (sentendo Carolina aprire la porta fugge in camera)

CAROLINA    Chi cavolo è a quest’ora? (apre)

COLONNELLO    (entrando) Cribbio!

ADELE    (entrando) Chi è?

CAROLINA    Il signor colonnello…

COLONNELLO    Ho sentito gridare il signor Gianni…

ADELE    Colonnè, vuje state sempe ch’’e recchie appezzate?

COLONNELLO    Quando c’è un’emergenza il colonnello Petrarca, è sempre pronto all’evenienza! Ho sentito un urlo disumano…

ADELE    E’ stato Gianni, visto che ci siete chiamate un’ambulanza… (riesce di corsa)

COLONNELLO  Subito! (a Carolina) Avete visto? Non mi sbagliavo? Quando corro io c’è sempre qualcosa di grave!

CAROLINA    E non correte più, per favore!

COLONNELLO    A proposito che è successo?

CAROLINA    E che ne so! Potete aspettare un poco, io vado di la?

COLONNELLO    Ma figuratevi… anzi nel frattempo chiamo l’ambulanza… (alza il ricevitore)

Scena tredici

Luigi e Colonnello, indi Carlo

LUIGI    (entrando dalla porta semiaperta) E’ inutile… colonnè, non funziona!

COLONNELLO    Nemmeno questo? Strano… nemmeno il mio… ho provato ha chiamare subito il 118, ma l’apparecchio era muto come un pesce…

LUIGI    Avete provato a chiamare il 118?

COLONNELLO    Appena sentito l’urlo… la velocità in certi casi è fondamentale!

LUIGI    Ma… ditemi una cosa… avete chiamato il 118 pure con Attilio?

COLONNELLO    Anche…

LUIGI   (Purtasse scarogna?) Va be’, io vado a vedere, voi intanto, presiedete la zona… (esce)

COLONNELLO    Non dubitate…

CARLO    (entrando dalla porta che era rimasta aperta) Ehi, di casa…

COLONNELLO    Chi va là?

CARLO    Io! Ho sentito Gianni gridare?

COLONNELLO    Oh… signor, signor…?

CARLO    Carlo Pazzi, lo psichiatra che abita più avan…

COLONNELLO    Pazzi?

CARLO    Carlo…

COLONNELLO    Psichiatra?

CARLO    Psichiatra, perché, non si può?

COLONNELLO    No, no, anzi… con quel cognome, che potevate fare d’altro!

CARLO    (irretito) E voi allora, vi chiamate Petrarca, e non siete poeta, come mai colonnè?… Piuttosto…  che è successo? Dove sono?

COLONNELLO    Di là, il signor Gianni deve essersi fatto molto male, a giudicare dall’urlo che ha lanciato, e che mi ha fatto accorrere in men che non si dica…

LUIGI    (rientrando di corsa) Carlè, comme te truove ccà?

CARLO    Ho sentito gridare dalla casa e mi sono preoccupato…

COLONNELLO    Si, si è stato il signor Gianni a gridare!

LUIGI    Vieni… dà tu un occhiata a Gianni… me pare paralizzato

CARLO    Che stai dicendo?

COLONNELLO    Io lo dicevo che era grave…

LUIGI    Colonnè, ancora non lo sappiamo… (fa le corna ed esce)

CARLO    Voi permettete… (quasi impaurito) vado a dare uno sguardo… ma così, per curiosità…

COLONNELLO    Prego, ci mancherebbe… tanto più, che la vostra può essere solo curiosità… essendo uno psichiatra, non siete nemmeno un medico…

CARLO    No… songhe n’ingegnere… (Embè, chisto m’è antipatico!)

COLONNELLO    Giusto! Questa è la definizione più giusta che abbia mai sentito… un’ingegnere, infatti, voi riparate, (con sufficienza) o per lo meno, tentate di riparare il meccanismo che regola la psiche umana… il congegno che vi alberga… ma, diciamolo chiaramente… non ci capite niente nemmeno voi!

CARLO    (No, chisto, m’è decisamente antipatico!!!) Va be’, Capità, dopo ne riparliamo… (esce)

COLONNELLO    Colonnello, prego… colonnello! Io , il grado ce l’ho! Cribbio!

Scena quattordici

Carolina, Colonnello indi Luigi

CAROLINA    (entrando, affranta) Oh… signor colonnello…

COLONNELLO    (sdolcinato) Signorina! Per voi, solo colonnello…

CAROLINA    Colonnè… che disgrazia

COLONNELLO  Su, su… vedrete che non è niente… a proposito… cosa gli è successo?

CAROLINA    Mah… non si è capito… dev’essere caduto con la schiena per terra, dice che non riesce a muoversi…

COLONNELLO    Prima Attilio, ora il signor Gianni, mi pare, dalle vostre parole, che dubitiate del fatto…

CAROLINA    Oh, che volete, colonnello… quando parlano gli uomini, io dubito sempre…

COLONNELLO    Alquanto sveglia, vedo… e fate bene! Oggi non ci si può più fidare di nessuno, mia cara… lo dico sempre anche a mia figlia….

LUIGI    (entrando) Colonnè, credo che fareste meglio a ritornare a casa, tanto adesso ci pensa Carlo nel caso servisse qualcosa a Gianni…

COLONNELLO    E’ quello, che mi preoccupa! Come sta?

LUIGI    L’abbiamo messo a letto, ma ancora non si è capito cosa possa avere… deve fare degli accertamenti… delle lastre…

COLONNELLO    Se posso essere d’aiuto… disponete pure di me…

LUIGI    Vi ringrazio… sicuramente il nostro amico Carlo, gli darà una mano sul da farsi…

COLONNELLO    Allora io vado…

LUIGI    Si, tanto…

COLONNELLO    (saluta ed esce) Signor Luigi, Luigi…

LUIGI    Luigi, Luigi… mah!

Scena quindici

Adele, Luigi, indi Carlo

ADELE    (entrando a Luigi) Pare che stia riposando…

LUIGI    Meglio così, speriamo che sia tutto un brutto sogno…

ADELE    Carlo gli ha fatto una iniezione di anfetaminico…

CARLO  (entrando) Antidolorifico, Adè, antidolorifico… non confondiamo! Comunque deve fare degli accertamenti… adesso è meglio che lo lasciamo riposare, domani se ne parla… verrò qui di primo mattino… mi raccomando, se durante la nottata dovessero esserci dei problemi, non esitare a venirmi a bussare…non ti fare scrupoli… allora gli amici che ci sono a fare?

LUIGI    No, ma che scrupoli… (a Adele) Guè, mi raccomando…

ADELE    Vi ringrazio… ma spero non ce ne sia bisogno… vi accompagno…

CARLO    Ma che accompagni, noi siamo di casa…

LUIGI    Giusto, va vicino a tuo marito… ci vediamo domani…

ADELE    Allora io vado… a domani, e… grazie (esce)

ELLEN    (voce fuori campo) Curse! Malediction!

CARLO    (a Luigi mentre escono)  Ma…he ‘ntise?

LUIGI    (spingendolo  fuori) No! nun haggio ‘ntiso niente… è meglio che ce ne jamme! (chiude)

ELLEN    (entrando) Mo comme cacchio se po’ durmì, d’int’’a sta casa? Dimane te faccio sentere! (esce sbattendosi la porta alle spalle)

SIPARIO

Fine Primo Atto

SECONDO ATTO

La scena è la stessa del primo atto. Il giorno dopo, la domenica mattina. All’aprirsi del sipario la scena è vuota. Subito bussano alla porta, la governante esce e va ad aprire.

Scena prima

Carolina e operaio, indi Ellen, indi Attilio

CAROLINA    Desidera?

OPERAIO   Sono l’operaio dei telefoni, stiamo verificando in zona, dopo il guasto di ieri, e stiamo controllando tutti gli apparecchi del quartiere… il vostro funziona?

CAROLINA    Non so…

OPERAIO    Posso controllare?

CAROLINA    Veramente i padroni non sono in casa…

OPERAIO    Ci vuole un attimo…

CAROLINA    Va bene, l’apparecchio è la… (fa cenno al telefono, e rimane vicino alla porta)

OPERAIO    (si avvicina al telefono, alza il ricevitore, e accortosi che non va, ne svita il coperchio dei microfoni sostituendoli) No… devo verificare in cabina… (rifà l’operazione inversa)

CAROLINA    Uh! Scusate un attimo… ho della roba sui fornelli, vado a spegnere… (esce)

OPERAIO    Vedite che dummeneca che sto passanno! Hanno raggione che c’è bisogno… e nu poco ‘e straordinario, fa sempe comodo!

ELLEN    (entrando) Malediction! It’s ten o clock, nessuno mi ha scetata!

OPERAIO    (la guarda con sorpresa) Non guardate me, io adesso sono arrivato!

ELLEN    Perché, nessuno scetare me? Mannaggia ‘a morte! Adesso fare tardi per avere premio…

OPERAIO    Oh… ma ci sono qua io… il vostro premio!

ELLEN    Yes! Mio premio… voi accompagnare?

OPERAIO    Sicuro! …Comme accompagnare? Ma… addò?

ELLEN    Oh… grazie, io andare, e cambiare… (esce)

OPERAIO    No! Pecchè? Non cambiare…mi piacete così! Mannaggia…

CAROLINA    (entrando) Allora… trovato il guasto?

OPERAIO     No! Comunque, mo aspetto la signora e poi vado…

CAROLINA    La signora? Quale signora? Vi ho detto che non c’è nessuno in casa!

OPERAIO    Come nessuno! La signora… quella che parla inglese…

CAROLINA    Inglese? Ho capito… (si avvicina alla porta)

OPERAIO    Ho capito anch’io! Aspetto fuori, comunque, dica ai suoi padroni che sicuramente dovrò tornare…

CAROLINA    Non mancherò… prego!

OPERAIO    (provandoci) Io… sto sempre in zona, mi chiamo Ulisse…

CAROLINA    Piacere… Penelope! (spalancando la porta)

OPERAIO    (capendo) Seh… ce vedimme a Itaca!

CAROLONA   Buon Viaggio! (mentre l’operaio esce, si scontra con Attilio che, avendo il braccio ingessato in orizzontale alto, lo prende giusto al volto)

ATTILIO   Uh! Chiedo scusa… (cercando di dargli una mano lo colpisce di nuovo) Uh… scusate, scusate… non volevo!

OPERAIO    Ma ce l’avisseve cu’ me?

ATTILIO    Mi dovete scusare… purtroppo questo braccio…

OPERAIO    (riuscendo ad uscire) Ih che dummeneca!

ATTILIO    Povero Ulisse… io non volevo…

CAROLINA    Sapete come si chiama…

ATTILIO    Altro chè, è vecchio della zona… pure i cani delle ville lo conoscono, non abbaiano…

CAROLINA    E chillo sarà stato Argo a spannere ‘a voce!

ATTILIO    Argo?

CAROLINA     (aiutandosi con la mano, pollice e indice aperti) Argo… Ulisse…

ATTILIO    (non capisce) Argo, Ulisse…

CAROLINA    (con calma ma seria) Va be’… come mai qua?

ATTILIO    Oh, volevo sapere del signor Gianni, come stà? Si è saputo qualcosa?

CAROLINA    Non ancora… sto aspettando che tornino da un momento all’altro…

ELLEN     (uscendo con la valigia) Dove essere, uomo con tuta…

CAROLINA    Uh, Madonna! E mo chesta chi è?

ELLEN     (ad Attilio) Voi volere dare me una mano con valigia?

ATTILIO   Io una ne tengo… se ci riesco, perché no… (cerca goffamente di prendere la valigia)

CAROLINA    Scusate… ma voi chi siete, da dove state uscendo?

ELLEN     Io? Ospite albergo signor Gianni… poi ospite casa signor Gianni… ma signor Gianni avere dimenticato me… io andare albergo Europa… io stufa signor Gianni! Lui poco corretto… lui avere promesso me, che accompagnare in camera albergo Europa, e invece io non più visto, dopo questa notte!

CAROLINA    (trasalendo) Ma che sta dicenne!

ATTILIO    Per me è chiaro!

CAROLINA   Ma qua’ chiaro! Accumpagnala fore… vide che vo fa’, primma che torna a signora…

ATTILIO    Accumpnà fore, accumpagno… ma p’ ’o riesto?

CAROLINA     Ce pensa Ulisse… puortele sulo ‘a valigia fore… vuje vedite nu poco!

ATTILIO    E sissignore… (a Ellen) andiamo… fuori c’è Ulisse… (esce con la valigia)

CAROLINA    Va va… fa ambressa, primma che arriva ‘o ciclope e te magna!

ELLEN    Wath? Ciclopo? Cosa ciclopo?

CAROLINA    Cosa ciclopo? Tiene presente Odissea? Gigante con occhio solo?

ELLEN    Yes, e allora?

CAROLINA    E allora? Si vene a signora, altro che occhio solo… chella t’’e ceca tutt’’e dduje!

ELLEN    Wath?

CAROLINA    No, no, qua otto… quatte… duje a te e duje ‘o signor Gianni! Mo vattenne…

ELLEN    Ok, io andare, non mettere più piede qua! (esce)

CAROLINA    Faje buono! Si te serveno, e meglio che cca nun c’’e miette cchiù! ‘A signora te spezza pure chille! Ma vuje vedite nu poco… e bravo ‘o padrone!

Scena seconda

Carolina, Attilio

ATTILIO    (rientrando) E’ andata! Che disdetta, che disdetta… ieri è stata una giornata maledetta… un sabato da dimenticare! Prima io, poi il signor Gianni, po’ chesta… è come se fosse passato un ciclone sul quartiere…

CAROLINA    Eh! Un ciclone con le mani… e pure lunghe!

ATTILIO    Come sarebbe…

CAROLINA    Attì, a te lo posso dire… sei un uomo serio…

ATTILIO    (s’irrigidisce)

CAROLINA    Insomma, una persona seria… al signor Gianni l’ho mandato io in ospedale!

ATTILIO    Come sarebbe?

CAROLINA    (quasi piangendo) Ieri sera, prima di uscire è venuto in cucina per bere un bicchiere d’acqua… quando all’improvviso, m’ha messo una  mano sul sedere…

ATTILIO    Per bacco… e tu?

CAROLINA    Io stavo stendendo la pasta per i tagliolini di oggi… (scoppia a piangere)

ATTILIO    Su, su… non fare così…

CAROLINA     Me so’ girata cu ‘o Mattascione che stevo stennene ‘a pettola, e pah! L’aggio date ‘na mazzata ‘e chelle!

ATTILIO    (facendo la smorfia del dolore) Fhh! Mamma d’’o Carmeno!

CAROLINA    Eh capito?

ATTILIO    Va be, vuol dire che se l’he meritato! Mo furniscela… mica è stata colpa toja…

CAROLINA    Si, si è stata colpa mia, colpa mia!

ATTILIO    No, no… isso pecchè nun s’è stato ‘o posto suojo?

CAROLINA    Chillo è padrone… ‘e padrune ce provano tutte quante!

ATTILIO    Je cammarere se difendono… state pace! Mo statte zitta, stu fatto nun l’hadda sapè nisciuno… se no, può passa nu guaio!

CAROLINA    No, no… e chi parla… ma ‘o padrone?

ATTILIO     Chillo nun parla ‘e sicuro! Se no n’ata mazzata s’acchiappa d’’a mugliera… e nun saccio si le cunviene…

CAROLINA    Giusto, giusto… allora Acqua in bocca?

ATTILIO    Se capisce… (bussano alla porta) Sttt! Zitta, vide chi è…

Scena terza

Carolina, Attilio e colonnello

CAROLINA     (aprendo la porta) Colonnello…

COLONNELLO    Allora? Ancora niente?

CAROLINA    E’ a momenti…

ATTILIO    Questo stavamo dicendo… che giornata ieri…

COLONNELLO    Che volete farci… speriamo solo, non sia niente di grave…

ATTILIO    Colonnè! E speriamo che non sia niente di grave…

COLONNELLO    Ohibò, e io che cosa ho detto?

CAROLINA    Nel frattempo vi porto un caffè?

COLONNELLO    Grazie, ben volentieri…

CAROLINA    Solo un minuto… (esce)

ATTILIO    (dopo una breve pausa) Accomodatevi…

COLONNELLO    Con questa gamba?

ATTILIO    Con tutt’e due…

COLONNELLO    Dicevo, con questa gamba… non posso…

ATTILIO    Vi fa molto male?

COLONNELLO    Non più!

ATTILIO    E allora? Accomodatevi…

COLONNELLO    Non insistete… vi prego… da quando lei mi ha lasciato, mi è difficile fare certe cose… o perlomeno, non le posso fare più come le facevo prima…

ATTILIO    Addirittura? E che sarà mai! Mica era l’unica… e poi, ci sono tanti modi… 

COLONNELLO    Questo è vero! Per fortuna c’era l’altra… se no!

ATTILIO    Ah, c’era l’altra?

COLONNELLO    E meno male! L’altra, fortunatamente l’ho mantenuta… perché, per un po’ è stata a rischio anche quella….

ATTILIO    Pure! E colonnello mio… (fa gli scongiuri)

COLONNELLO    Chi avrebbe mai pensato che una granatina…

ATTILIO    Allora è stata un’indigestione, in ambo i casi?

COLONNELLO    Si! Di piombo e polvere da sparo!

ATTILIO    E nemmeno ‘ate cagnato? Ma chi è ‘stu gelataio?

CAROLINA    (rientra coi caffè) Ecco qua…

ATTILIO    Oh grazie…

COLONNELLO    Ci voleva proprio…

CAROLINA    Ma accomodatevi…

ATTILIO    E non può… pe’ via ‘e n’indigestione, una l’ha lassato, n’ata è viva pe’ miracolo, e lui pe’ disperazione nun s’assetta manco cchiù!

COLONNELLO    (mentre beve, colto da sorpresa, spruzza il caffe)

CAROLINA    Ma?…. (bussano alla porta)

Scena quarta

Adele, Gianni, Carlo e detti

ADELE    (entrando) Carolina, il letto del padrone è pronto?

CAROLINA    Come no! L’ho fatto per primo apposta…

ATTILIO    Signora Adele… allora come sta?

COLONNELLO    Il signor Gianni… come stà?

ADELE    Uh, buongiorno, mi devi scusare…

ATTILIO    Per carità, non lo dite nemmeno…

COLONNELLO  Dovete voi scusare noi, ma siamo venuti per vedere come stava il signor Gianni…

ADELE   Apparentemente sta bene, comunque, gli hanno prescritto un periodo di riposo assoluto… quando non vuole stare a letto, deve farsi portare con la carrozzella… almeno fino al nuovo controllo fissato per fine mese…

CAROLINA    Addirittura…

ADELE    Il tempo della cura che gli hanno dato da fare…

ATTILIO    E adesso dov’è?

ADELE    C’è il dottor Carlo che lo sta aiutando a scendere dalla macchina, e a farlo salire sulla carrozzella… ma tu vedi un poco, che va a succedere…

COLONNELLO    Il dottor Carlo… lo psichiatra? Io non mi fiderei tanto…

ADELE    Ma cosa dite, colonnè? Se non era per lui… sapete quanto ci voleva a fare tutto?

CAROLINA    (scoppia a piangere e scappa in cucina)

ATTILIO    Carolina!

ADELE    E che gli è preso? Non dico niente io…

ATTILIO    E’ una ragazza sensibile, gli dispiace per quello che è successo…

COLONNELLO    Si, è molto buona… si vede… quanto è buona!

GIANNI    (viene spinto su di una sedia a rotelle da Carlo) Piano, fai piano….

ADELE    (ad Attilio) Gli date voi una mano? Vado a vedere se è tutto a posto in camera... (esce)

Scena quinta

Attilio, Gianni e Carlo

ATTILIO    Ci mancherebbe…

COLONNELLO    Volentieri…

GIANNI    (sbatte con un piede nella porta) Ahhh! E ti ho detto fai piano!

CARLO    Nun te preoccupà… vuoi che non sappia come si spinge una sedia a rotelle?

GIANNI    A giudicare dal tratto che abbiamo fatto, dalla macchina a qua, direi proprio di no…

CARLO    Pecchè che tiene a dicere?

GIANNI    Dieci metri e vialetto tutt’a zig, zag… me pare ca’ sto mbriaco…

CARLO    Esagerato! Io l’ho fatto per scansare le pietre… per non farti prendere sobbalzi…

ATTILIO    Signor Gianni…

COLONNELLO    Allora, com’è andata?

GIANNI    Guè, Attì… Colonnè, pure voi? E poteva andare meglio se l’autista sapeva guidare…

CARLO    A prossima vota guida tu!

ATTILIO    Io chiedevo all’ospedale, com’è andata…

CARLO    Bene, bene, nun tene niente…

GIANNI    Niente? Io nun me fido manco ‘e sta all’erta!

CARLO    Tutta esagerazione… io dico che è un trauma solo psichico!

ATTILIO    Che vuol dire?

COLONNELLO  Che da uno  psichiatra, ci si può aspettare solo quel tipo di diagnosi! E’ l’unico termine che conoscono…

CARLO    Ma siete venuto o vi hanno chiamato?

ATTILIO    Colonnè, e per favore! Dottor Carlo che significa?

CARLO    Che lui crede di non poter camminare, ma non è vero!

GIANNI    Non è vero? Non è vero? Ma che ne saje tu! Io me paro ‘na pera fraceta… appena tento di mettermi sulle gambe, cado come un frutto maturo…

COLONNELLO    O bbì!

CARLO    (spazientito) L’hai detto! Te staje facenne viecchio e nun ‘’o vuò ammettere… da retta a me, è tutta ‘na suggestione!

ATTILIO    Il signor Gianni vecchio? Un bell’uomo di questa posta? (lo accarezza sulla guancia)

GIANNI    Guè! Se il mio amico Carlo dice che mi sto facendo vecchio, vuol dire che è vero!

CARLO    (sorridendo) Oh! Finalmente mi dai ragione…

GIANNI    Nun t’illudere! E’ stata ‘na ragione tattica!

COLONNELLO    Poveretto! Dev’essere impazzito!

Scena sesta

Adele e detti, indi Carolina

ADELE    (rientrando) Di la è quasi tutto apposto… se ti vuoi andare a stendere sul letto, approfitta che c’è Carlo, ti può dare una mano…

CARLO    Pronto…

GIANNI    No, no… lui pure avrà le sue cose da fare no?

ADELE    E allora il colonnello…

COLONNELLO    Sarei ben lieto, di offrire il mio contributo…

GIANNI    Grazie… colonnè, già avete fatto abbastanza!

ADELE    E allora Attilio? Ti può stendere lui sul letto…

ATTILIO    Ma con vero piacere!

GIANNI    (repentino) Carlè, damme ‘na mano!

ADELE    Piuttosto adesso come farai, con il lavoro?

GIANNI    Fin quando non sono guarito, ci penserai tu…

ADELE    Io? Ma non ci capisco niente…

CARLO    Oh, non ti preoccupare… nemmeno lui!

GIANNI    Stamattina, tiene genio ‘e pazzià eh?

ATTILIO    Allora se non posso essere d’aiuto, io andrei… magari torno più tardi…

COLONNELLO    Vado anch’io… adesso è meglio che lo lasciamo riposare…

ADELE    Grazie dell’interessamento, vi accompagno…

GIANNI    Si, tornate più tardi… grazie di tutto…

COLONNELLO    E di che cosa? (esce)

ATTILIO   A più tardi… (esce)

CARLO    Dopo passo per l’ospedale, vedo di mandarti un’infermiera, in modo che qualora Adele deve lasciarti in casa, c’è chi ti può dare una mano…

ADELE    Un’infermiera? Mo ti ci  metti pure tu?

CARLO    (ad Adele) (Nun te preoccupà, quella a cui sto pensando, tene sissant’anne e me pare ‘na befana…) Vedrai che pazienza che tiene…

GIANNI    (illuminato) Chesta è ‘na bona idea! Grazie Carlè, non so come ringraziarti…

CARLO    Oh… nun è ‘o caso ‘e ringrazià! Non Ancora…

CAROLINA    (entrando) Signora Adele… ho finito di preparare, se il signor Gianni si vuole accomodare?

CARLO    (vedendola molto succinta, lancia un urlo d’approvazione) Mamma d’’o Carmeno!

ADELE    Carlè, che è stato?

GIANNI   (camuffando) No, niente… girandomi con la carrozzella, gli sono finito su un piede…

CARLO    Come soffro…

ADELE    E che sarà mai?

CARLO    Lascia perdere… è ‘na sofferenza atroce! Non puoi capire…

ADELE    Pe’ nu piede!

CARLO    Sulo ‘o piede? E tutt‘o riesto?

ADELE    Va be… io mi vado a cambiare… gli dai tu una mano? Ce la fai?

CARLO    Se ce la faccio? (guarda Carolina) Bella domanda…per farcela, ce la farei… (certo che llà… ‘na mano ce vo!)

ADELE    Carolina accompagnami, andiamo, al padrone ci pensa il signor Carlo… (escono)

GIANNI    (ridendo, si passa una mano tra i capelli) A vuò fernì… mi stai sbavando addosso! (bussano alla porta e Gianni chiama) Carolina…

CARLO    Giovà… quella è pericolosa! La dovrebbero richiudere, è una mina vagante!

GIANNI    (ridendo) ‘A vuo’ fernì! (richiama) Carolina!

CAROLINA    (entrando) Comandate…

GIANNI    Hanno bussato, vedi chi è…

CARLO    (vedendo di nuovo Carolina ha un sussulto) Tu si un assassino!

CAROLINA    (apre la porta è il barone) Prego…

IL BARONE    (da fuori la porta) C’è il signor Gianni De Bury?

GIANNI    (sentendo la voce del barone, affretta) Accompagnami di la… fa ambressa! (econo)

Scena settima

Carolina, il barone, indi Luigi, indi Carlo

CAROLINA    Chi devo annunciare?

IL BARONE    Lui mi conosce bene… dategli questo… (la bolletta di una giocata)

CAROLINA    Attenda un attimo… (esce)

IL BARONE    Fate con comodo, non mi muovo da qui… (bussata di porta, è Luigi, il barone prima esita un poco, poi apre) Guè! Guarda chi c’è…

LUIGI    Barò! E che ci fai qua?

IL BARONE    Passavo…

LUIGI    Capisco… io avrei preferito un infinito presente all’imperfetto…

IL BARONE    Come? Non ho capito…

LUIGI    Mi sarei meravigliato del contrario… avrei preferito il verbo passare, al passavo…

IL BARONE    Continuo a non capire…

LUIGI    Barò, tu devi, PASSARE, tanti guai pe’ tutt’è solde che te staje facenne ncuollo a nuje…

IL BARONE    Ma chi vi dice di scommettere!

LUIGI    No, non è questo… il problema è CHI, ci dice quello che dobbiamo scommettere…

IL BARONE    Gesù… se uno vi dice buttatevi abbasso, voi lo fate?

LUIGI    Barò… ringrazia che siamo in casa d’altri! Se uno mi dice di buttarmi abbasso, io non lo faccio, perché conosco le conseguenze che ciò provocherebbe… ma siccome i cavalli che corrono non li conosco, ecco perché uno si affida a un esperto… (lo guarda) esperto? Tu secondo me, nun saje manco nu cavallo quanta zampe tene!

CARLO    (entrando, ovviamente simula) Guè, guè! Ma ve vulite sta zitti… quel poveraccio ha fatto tanto pe’ s’addurmì nu poco, lo vogliamo svegliare?

IL BARONE    (vedendo Carlo) A quanto vedo c’è riunione!

CARLO    Barò… e che ce faje ccà?

LUIGI    Indovina? Passava…

IL BARONE    Precisamente, passavo… non si può?

CARLO    Come no… tu puoi passare quando vuoi e come vuoi… centomila guai…

IL BARONE    Pe’ tutt’’e solde che te staje facenno ncuollo a nuje! V’ate mparata pe’ canzone?

CARLO    (rimane spiazzato e guarda Luigi) Ma…

LUIGI    Già ce l’aggio ditte io…

IL BARONE    (con calma irritante) Quando uno non sa giocare… non deve scommettere! Pigliate a Gianni, per esempio…

LUIGI    Per te, il signor Gianni!

IL BARONE    (con sufficienza) E va bene… il signor Gianni, ha scommesso un milione e mezzo su un ciuccio… e dire che io glie l’ho pure detto, ma lui niente, si è messo a fare l’intenditore… e adesso mi deve pagare… se no, io come pago le vincite?

CARLO    Gianni ha scommesso un milione e mezzo su un ciuccio? No… noi abbiamo scommesso!

IL BARONE    E’ quello che ho detto… comme noi?

LUIGI    Barò… la giocata l’abbiamo fatta in tre… vuò vedè che stai aspettando il milione e mezzo di Gianni pe’ pagà ‘e vincite?

IL BARONE    No, in questo caso solo cinquecento mila… gli altri me li dovete voi!

CARLO    Io ‘o sapevo che c’appizzavamo ati solde!

IL BARONE    Capirete… devo raccogliere per poi pagare… come vi pare?

LUIGI    Mi pare che si ‘na bella carogna!

CARLO    Comunque, Gianni, ieri sera ha avuto un incidente, e certamente mo nun tene manco ‘a capa ‘e penzà a te… in quanto a noi, devi ripassare, siamo usciti senza contanti…

IL BARONE    Quanno se tratta ‘e giucà, però, me penza? E va bene… comunque, per farvi vedere come la intendo io, vuol dire che ritorno quando si è rimesso… così non si può dire che il barone succhia il sangue della gente! (mentre si congeda) A proposito… fategli tanti auguri di una… pronta guarigione da parte mia… arrivederci, e buona domenica! (esce)

CARLO    Però, che tipo…

LUIGI    Un signore, non c’è che dire!

CAROLINA    (entrando con il biglietto) Il padrone riposa,ma?

CARLO    (alludemdo al biglietto) Quello conservatelo… glielo darete quando si sveglia…

CAROLINA    Come dite voi… (esce)

CARLO    Mo vado anche io, tengo da fare in ospedale… devo cercare l’infermiera per Gianni… se no va a finire che non la trovo per parlargli…

LUIGI    Un’infermiera? Allora è serio ‘o fatto!

CARLO    Ma che! E’ più un fatto psicologico che fisico… apposta gli mando l’infermiera, così si sente più tranquillo, e reagisce meglio…

LUIGI    Fammi capire… nun tene niente?

CARLO    Non ho detto questo… si, fisicamente ha un grosso livido alla schiena, ma dagli esami, non risulta nessuna lesione… è come se avesse avuto un blocco, causato da una reazione negativa, che lui non s’aspettava…

LUIGI    E quindi?

CARLO    E quindi, ha deciso di non poter camminare, quasi come se volesse essere compiatito, coccolato… come un bambino che non riesce a farsi capire, e cerca di impietosire per attirare su di se tutte le attenzioni…

LUIGI    Cose da pazzi…

CARLO    No, no… cose da persone normali… i pazzi, per attirare l’attenzione, non cercano di impietosirti, ma al contrario… si mettono in mostra… si arrabbiano, si strappano i panni di dosso, fanno i Napoleone, i Garibaldi… uno capisce con chi ha a che fare, e lascia perdere… ma con le persone normali, devi stare attento, t’impietosisci, t’intenerisci, provi quasi pietà, e quando meno te lo aspetti, zac… t’arriva la mazzata!

LUIGI    Caspita!

CARLO    Mo’… e meglio che vada… ci vediamo più tardi… (esce)

LUIGI    Ma che ha passato ‘stu Giuvanne?

Scena ottava

Adele e detto

ADELE    (entrando) Luigi… che piacere vederti… da quando sei qui?

LUIGI    Da poco, giusto il tempo di scambiare qualche chiacchiera con Carlo…

ADELE    Eh, se non c’eravate voi…

LUIGI    Non devi dirlo nemmeno… siamo o non siamo tutti  amici?

ADELE    Scusa è un momentaccio… ma mi fa piacere che stai qua… anzi, va a prendere Marcella, oggi siete nostri ospiti… volevo invitare pure Carlo, ma vedo che è già è andato via…

LUIGI    Non so se sia il caso…

ADELE    Per Gianni? Anzi, proprio per lui, ha bisogno di avere delle persone amiche intorno, soprattutto oggi che è domenica…

LUIGI    Capisco… forse hai ragione… allora visto che sta riposando è meglio non disturbarlo… torno più tardi con Marcella, così oggi lo facciamo stare un po’ più in armonia…

ADELE    Vi aspetto per ora di pranzo… spero che per quell’ora si sarà svegliato…

LUIGI    Sicuramente! Quando è ora di pranzo, si svegliano tutti… cioè, volevo dire…

ADELE    Ho capito, ho capito…

LUIGI    Be, allora vado! (esce)

ADELE    A dopo… (chiude la porta e chiama) Carolina, Carolì…

Scena nona

Adele, Carolina, Isabella, indi operaio dei telefoni

CAROLINA   Mi avete chiamato?

ADELE    Gianni riposa… per il momento non c’è niente da fare qui, vado un po’in giardino a sistemare i fiori, tu metti un po’ d’ordine che oggi abbiamo ospiti…

CAROLINA    Come volete… forse, per il signor Gianni è meglio un po’ di compagnia!

ADELE    Appunto ho invitato i suoi più cari amici, il signor Luigi e il signor Carlo… allora vado… mi raccomando… (esce)

CAROLINA    State senza pensiero… (mentre mette un po’ in ordine la stanza, bussano alla porta) Ma che d’è ogge! (va ad aprire)

ISABELLA    E’ qui che abita la signora Adele De Bury?

CAROLINA    Si, chi devo annunciare?

ISABELLA    Isabella la massaggiatrice…

CAROLINA    Massaggiatrice?

ISABELLA    Eh! Massaggiatrice… mica è una brutta parola!

CAROLINA    (illuminandosi come chi ha un’ispirazione)  Ma di che si tratta?

ISABELLA    Non l’hai ancora capito? Massaggi, mia cara… massaggi rigeneranti!

CAROLINA    E… fanno bene?

ISABELLA    Fanno bene? (ride) Ah, ah, ah…

CAROLINA    (Che ha passato?)

ISABELLA    Certo che fanno bene! Fanno rinascere, mia cara, rinascere…

CAROLINA    A tutti?

ISABELLA    A tutti? (ride c.s.) Ah, ah, ah…

CAROLINA    (Chest’è scema!)

ISABELLA    Fanno resuscitare i morti, ragionare i deficienti, rilassare chi è troppo teso e tendere chi è troppo rilassato, insomma… fanno ricamminare pure i paralitici!

CAROLINA    (a queste ultime parole ha un’idea) La padrona non c’è, ma ci sarebbe il paraliti… il padrone… potete farli a lui? E’ la stessa cosa?

ISABELLA    Io avevo appuntamento con la signora , veramente…

CAROLINA    Vi prego, li potreste fare al padrone?

ISABELLA    Che dire…se ne sente il bisogno! …Ne sente il bisogno?

CAROLINA    Io, non lo so… ma credo di si… prima, ieri sera, era troppo teso, poi si è rilassato, ma diciamo un po’ troppo, ora addirittura non cammina…

ISABELLA    Che strano… comunque, non c’è problema… se vuole, lo rimetto in sesto io!

CAROLINA    Se ci riuscite… vi do un premio extra…

ISABELLA    Hai molto a cuore la salute del tuo padrone… deve essere una persona speciale…

CAROLINA    Molto! Ma penso alla padrona…

ISABELLA    Alla padrona?

CAROLINA    Certo! Un marito così rilassato, è troppo!

ISABELLA    (ride c.s.) Ah, ah, ah…

CAROLINA    (Chesta, secondo me, nun è normale!)

ISABELLA    Chiamatelo!

CAROLINA    Veramente, sta dormendo…

ISABELLA    Alle dieci  e mezzo di mattina? Così, si finisce di rilassare! Accompagnatemi da lui!

CAROLINA    Non so se posso… (bussano alla porta) aspettate un momento, vedo chi è?

ISABELLA    Sciocchezze! Ditemi qual è la camera da letto…

CAROLINA    (istintivamente) La prima a destra…

ISABELLA    (con le braccia protese in su) A noi due… (esce)

CAROLINA    Uh, mamma d’’o Carmeno… (va ad aprire, è l’operaio dei telefoni)

OPERAIO    (con fare baldanzoso prima, quindi sdolcinato) Salve! Sono Ulisse, vi ricordate di me? Sono ritornato, avete visto?

CAROLINA    (Ironica, e frettolosa) Meno male… nun ce ‘a facevo cchiù cu’ chella tela… cuse e scuse, cuse e scuse… (seria) Il telefono è sempe llà… bentornato a Itaca! (esce, per andare dal padrone prima che lo raggiunga la massaggiatrice)

OPERAIO    (raggelato) Già! Ma che stamme, ‘o polo nord? E che friddo che aggio ntise! ‘O chesta è tosta sa! (si avvicina all’apparecchio ed esegue le manovre già eseguite prima…poi fa una verifica del cavo lungo la stanza) Ma addò cacchio stà? Eh, ma ti troverò, vedrai se ti troverò! Po’ essere ca si l’unico d’’o quartiere a nun funzionà cchù? (bussano alla porta proprio mentre egli ha in mano il filo del campanello, questo gli procura una scossa, incavolato apre la porta, senza lasciare il filo) Madonna! Ma chi cacchi’è stato!

Scena dieci

Infermiera e detti, indi Silvia

INFERMIERA    Cominciamo bene… accogliete tutti così?

OPERAIO   (vedendo la ragazza, cambia espressione) Mi dovete scusare… ho preso una scossa…

INFERMIERA    Una scossa, fate vedere…

OPERAIO    (romantico) L’ho presa nel momento in cui siete comparsa voi!

INFERMIERA    Ricominciamo! (riesce e ribussa il campanello, e questo procura una nuova scossa all’operaio, che lascia il filo)

OPERAIO    Ahio mamma!

INFERMIERA    Sono l’infermiera venuta per il signor De Bury… siete voi?

OPERAIO    No! Ma si continuamm’’e chistu passo, ne avrò bisogno pure io!

INFERMIERA    Allora me lo potreste chiamare?

OPERAIO    Io veramente sono qui per riparare il telefono… adesso vi chiamo la governante…

CAROLINA    (entrando) Ma che diavolo sta succedendo?

OPERAIO    C’è la signora Volts che vi vuole!

INFERMIERA    Siete la governante del signor De Bury?

CAROLINA    Voi chi siete?

INFERMIERA    L’infermiera mandata dal dottor Carlo Pazzi…

OPERAIO    (ancora scuotendosi la mano) A faccia d’’o…

INFERMIERA    (prende il filo e minaccia) Non ne avete avuto abbastanza?

OPERAIO    No, no! Pe’ carità…

INFERMIERA    E allora state al posto vostro, e fate il vostro lavoro!

CAROLINA    Scusate, ho il caffè sul fuoco, dopo vado ad avvisare il signor De Bury… (esce)

OPERAIO    Penso che vi farà chiamare lui…

INFERMIERA    E va bene, aspettiamo la chiamata….

OPERAIO    Ecco, brava! Aspettate la chiamata, accussì ve facite monaca, e nun ce pensate cchiù!

INFERMIERA    Quanta confidenza! …Ma addò so’ capitata!

Scena undici

Operaio, Infermiera, voci fuori scena di Gianni e Isabella, indi Carolina, indi Isabella

(mentre l’infermiera aspetta e l’operaio è intento a montare e smontare prese, si ode la voce di Gianni, fuori scena, che grida, sono gli effetti dei massaggi che le sta praticando Isabella…)

GIANNI    (f.s.) Ma chi siete? Che ci fate in camera mia? Aho!!!! Ahioaho!!! No, no… accussì no! Me faccio male!  Uahoah!

OPERAIO    (guarda l’infermiera che guarda lui, poi cerca di sembrare indifferente, ma accellera visivamente quello che sta facendo) Be… meno male che ho quasi finito… oggi è stata una giornataccia!

INFERMIERA    E’ stata? Chella è appena accumminciata!

OPERAIO    (velocizza ancora di più il lavoro)

GIANNI    (c.s.) No, no, no… chesto no… pe favò… AHIO-AIAOH!!! MADONNA!!!!

OPERAIO    (comincia a sudare freddo ostentando indifferenza, fischia, e ogni tanto si asciuga il sudore, ma a questo punto, gli comincia a cadere la roba di mano) Fiuh, fiuh…

INFERMIERA    (comincia ad agitarsi, si alza dal divano e si avvicina alla porta d’ingresso) Devo pure andare a fare la spesa…

OPERAIO    Non dovete lavorare?

INFERMIERA    Ma, non so…

ISABELLA    (f.s.) Ma da quanto tempo non facevate una cosa del genere?

GIANNI    (c.s.) Veramente, mai fatto in vita mia! Ma chi siete? Basta, nun ce ‘a faccio cchiù!

ISABELLA    (c.s.)  Ma che dite? State ancora tutto irrigidito… lasciatemi fare!

GIANNI    (c.s.) No, no, no… chesto no! AHIO-MAMMA-AHO!!!

OPERAIO    (lasciandosi scappare una pinza di mano) Mannaggia ‘a miseria!

INFERMIERA    (con un balzo apre la porta per scappare, in quell’istante entra Isabella)

ISABELLA    (con fare frettoloso, sembra sconvolta si siede sul divano per riposare un po’, apre la borsa, prende una tovaglia col quale si asciuga il sudore) Per la miseria… mai visto uno tanto rigido!

OPERAIO    E si che ci state dando dentro!

ISABELLA    Lo puoi dire forte, caro mio… con me, o ci si rilassa, o ci si spezza!

INFERMIERA    E’ ancora vivo?

ISABELLA    Cosa dici?!

INFERMIERA    A giudicare dalle urla che abbiamo sentito…

ISABELLA    (ride) Ah, ah, ah… (ritorna dentro) A noi due!

OPERAIO    E’ ancora vivo!

INFERMIERA    No, io me ne vado! (riapre la porta d’ingresso e sosta nei paraggi)

OPERAIO    Biate a vuje che lo potete fare… io tengo ancora da sistemare i fili!

CAROLINA    (entra con un vassoio all’interno del quale una brocca con del caffè e delle tazzine) Il caffè… prego, vado dal signor De Bury…

OPERAIO    (rialzandosi va verso il caffè) Ammesso che n’è rimasto quaccosa!

CAROLINA    (mentre versa il caffè) Come dite?

INFERMIERA    No, è che si sta facendo tardi… e ancora devo fare la spesa… si potrebbe sollecitare un pochino?

CAROLINA    Sto andando…

OPERAIO    (dopo aver girato lo zucchero nella tazzina, mostra il cucchiaino) Portatevi questo…

CAROLINA    A che mi dovrebbe servire?

OPERAIO    Per il vostro padrone, non si sa mai!

CAROLINA    Che sciocchezza! (esce)

ISABELLA    (entra contemporaneamente con la sedia a rotelle che poggia a ridosso di una parete, le dita delle mani incrociate  a stiracchiarle) Questa non serve più! Cosa vi dicevo? Con me o ci si rilassa, o ci si spezza!

OPERAIO    S’è spezzato!

INFERMIERA    Me ne avete lasciato un pochino? Sapete com’è… sono qui, apposta per lavorare!

OPERAIO    (Manco pe’ pollice d’int’’e panne ‘e chillu pover’ommo!)

Scena dodici

Colonnello e detti

COLONNELLO   (entrando dalla porta che l’infermiera mantiene aperta) Cribbio! Cos’è stato? Ho sentito Gianni gridare… voi chi siete? Cosa ci fate in casa del mio amico De Bury?

INFERMIERA    Sono l’infermiera che lo dovrebbe assistere…

COLONNELLO    Dovrebbe?

OPERAIO    (guarda Isabella) Se è riuscito ad uscire da sotto alle mazzate…

COLONNELLO    (scorciandosi le maniche, pronto a dare man forte) Mazzate? Che mazzate? Chi osa malmenare il mio amico?

ISABELLA    (mentre si asciuga, ride, poi prende il caffè)  Ah, ah, ah…

COLONNELLO    (si gira di scatto, spaventato) Chi è?!

INFERMIERA    (avvicinandosi al colonnello) (Non s’è capito se è la moglie, oh…)

OPERAIO    (che si era avvicinato pure lui al colonnello) (Oh!)

COLONNELLO    (i tre la guardano) (Ma che moglie, e moglie! )

INFERMIERA    (Volete dire che la signora…)

COLONNELLO    (Conoscerò bene sua moglie… vi dico che non è lei!)

OPERAIO    Che vi avevo detto? Oh…

COLONNELLO    Vado a vedere! (si accinge ad uscire, quando viene trattenuto dall’ operaio)

OPERAIO    (Credo sia meglio non intervenire…)

COLONNELLO    (Dite?)

INFERMIERA    (A giudicare dalle urla di prima…)

OPERAIO    (lo guarda) (E considerate che il signore, è il doppio di voi!)

COLONNELLO    E sia! (timidamente a Isabella ) Ma voi chi siete?

ISABELLA    (posando il piattino con la tazza) Isabella! Massaggiatrice, fisioterapista…

COLONNELLO    Cribbio! E come ci siete capitata qui?

ISABELLA    Veramente… avevo appuntamento con la signora, ma siccome non c’era…

OPERAIO    S’è arrangiate cu ‘o marito! Cosicché, siete una massaggiatrice?

ISABELLA    E io che ho detto…

INFERMIERA    (guarda l’operaio) (l’hann’ accidere!) Se scuagliato ‘o sanghe ‘a cuorpo!

COLONNELLO    Una masseuse, Cribbio! Ma Carolina? Che fine ha fatto?

INFERMIERA     Se è la governante… è andata di la a prendere il padrone…

COLONNELLO    Così? (accennando alla sedia a rotelle) Senza niente?

OPERAIO    No, gli ho dato un cucchiaino, eventualmente c’era da raccogliere ancora qualcosa…

ISABELLA    (ride) Ah, ah, ah…

OPERAIO    (Chesta è scema?) Scusate, ma che c’è da ridere? Nuje hamme svermenato d’’a paura!

ISABELLA    (ride ancora) E perché?

INFERMIERA    Cu tutte chelli strille!

ISABELLA    (ride di nuovo) Ah,ah,ah… Quali strille?

COLONNELLO    Come quali strilli? Cribbio! S’è sentito per tutto il parco… pensavo stessere ammazzando qualcuno!

Scena tredici

Gianni, Carolina e detti

GIANNI    (entra sorretto da Carolina, si trascina, è quasi distrutto) C’è mancato poco!

COLONNELLO   (correndogli incontro, da una mano a Carolina a farlo sedere sul divano) Signor Gianni… allora qualche giovamento…

GIANNI    Giovamento? Ma chi l’ha mannata a chesta?!

ISABELLA    (ride ancora) ah, ah,ah…

INFERMIERA     Embè, chesta me sposta ‘a nervatura!

CAROLINA    Veramente… sono stata io…

GIANNI    (guardandola) Me vulive dà ‘o colpo ‘e grazia?

COLONNELLO    Si, ma voi… camminate da solo… quindi…

GIANNI    Da solo?

COLONNELLO    Be… quasi! (lo poggiano sul divano)

INFERMIERA    (avvicinandosi) Questo vuol dire che non avete più bisogno di me?

GIANNI    (la guarda) Ah! Però… e voi chi siete?

CAROLINA    E’ l’infermiera che vi ha mandato il vostro amico, il dottor Carlo…

GIANNI    Ah! Non ho bisogno di voi? (scandendo) Non ho bisogno di voi? (tirandola a se, le poggia una guancia sull’addome, abbracciandola) Oh, cara… adesso più di prima…

INFERMIERA    (staccandosi) Ma… cos’avete?

GIANNI    Tutto! Tutto… e questi mi vogliono ammazzare!

ISABELLA    (ride) Ah, ah, ah… su, su… siate uomo! Per qualche pacca sulla schiena…

OPERAIO    (si rialza e si mantiene la schiena) Ecco, io avrei finito… nel giro di poco dovreste riavere la linea…

ISABELLA    Giovanotto… ma voi, avreste bisogno di qualche massaggio!

OPERAIO    (affrettandosi a chiudere la borsa) La prossima delusione d’amore che decido per il suicidio, vi chiamo… arrivederci! (Esce)

COLONNELLO    Be, visto si è trattato d’un falso allarme, andrei pure io… vuol dire che questa la annoterò nel libretto delle esercitazioni… statemi bene… (esce)

CAROLINA    (dopo aver chiuso la porta, la riapre per fare uscire il colonnello) Arrivederci…

GIANNI    Arrivederci…

ISABELLA    (ancora ride) Ah, ah, ah…

INFERMIERA    (a Isabella) Non è che dovete andare pure voi?

ISABELLA  Veramente, sto aspettando mio marito che mi passi a prendere… (a Gianni) comunque, sarebbero cinquantamila!

GIANNI    Che cosa? Dovrei pagare il mio carnefice? Dovreste pagare voi, che v’aggio fatta allenà!

CAROLINA    (la prende in disparte) (Ve li do io… ma, è sicuro che stà bene?) (le da i soldi)

ISABELLA    (Sicuro… sicuro è solo una cosa… comunque, gia pare che va molto meglio…)

INFERMIERA    (a Gianni) Volete stare li, o preferite la sedia?

GIANNI    Se state pure voi qua, (con la mano da una pacca sul divano) preferisco…

INFERMIERA    (sedendo) E va bene… però, le mani a posto… se no me ne vado…

GIANNI    Si, si… le mani al posto… giusto… al posto giusto… (una mano sul ginocchio)

INFERMIERA    Incominciamo?

ISABELLA    (c.s. ride) Ah, ah, ah… ( a Carolina) vedete… e ditemi che non sta meglio!

CAROLINA    Dio… ti ringrazio!

INFERMIERA    Voi lo appoggiate?

CAROLINA    Io? Voi piuttosto… subito vi siete seduta accanto…

INFERMIERA    Io? E’ il mio lavoro… io curo gli ammalati, io, mia cara…

GIANNI    Si, si… sono tanto malato! (la tira per un braccio e la costringe a sedere di nuovo)

CAROLINA    Vedete? Li curate in modo assai strano…

INFERMIERA    (rialzandosi) Ma cosa vorreste insinuare?

GIANNI    (a Carolina, irato) Gue! Ma te ffaje ‘e fatte tuoje, si o no? (siede l’infermiera sulle sue ginocchia) Io sto poco bene…

CAROLINA    (vede rosso) E ricordatevi per mezzo di chi! (indispettita, esce)

GIANNI    (mentre Isabella continua a ridere, si ricorda e alzandosi fa cascare l’infermiera per terra) Ma fa overo?!

INFERMIERA    Ahia! Ma che vi prende?

GIANNI    Uh, scusate, non l’ho fatto apposta! (a Isabella) Datemi una mano…

ISABELLA    (gli da una mano a rialzare l’infermiera) Vedo che state molto meglio…

GIANNI    Eh… come? (si risiede di scatto) Ma cosa dite… io non mi reggo all’impiedi!

ISABELLA  (c.s.) Ah, ah… scommetto che è perché ci siamo noi, se no già le avreste corso dietro!

INFERMIERA    Signora! Mi meraviglio di voi… fare delle scommesse, voi, una donna…

GIANNI    Si, si… è una vergogna! Ma che sono queste scommesse?! Che schifo!

ISABELLA    (c.s.) Ah, ah, ah…

GIANNI    (a Isabella) Vi potete avvicinare…

ISABELLA    (esegue) Prego…

GIANNI    (all’orecchio) Scommessa per scommessa… quando volete scommettere che se non ve ne andate entro cinque minuti, piglio ‘na mazza e ve ne caccio io?

ISABELLA    (prima meravigliata, poi guarda l’infermiera e ride ancora) Ma… sono stupita! Ah… ho capito! Ah, ah, ah… sapevo di essere brava, ma non fino a questo punto… vi ho sciolto per bene, a quanto vedo!

GIANNI    Stupitevi ancora di più! Oltre che brava, pure intelligente! Mi meraviglio di voi?!

ISABELLA    (mentre esce) Questa non l’ho capita…

GIANNI    (ride forzatamente) Ah, ah, ah… poi ve la spiego… (un clacson di macchina)

ISABELLA    Deve essere mio marito… tolgo il disturbo…(ride) ah, ah, ah…

GIANNI    Ah, ah… (fatte n’ata risata…)

ISABELLA    Arrivederci… ah, ah, ah… (esce, ridendo scontrandosi quasi con Ilaria)

Scena quattordici

Ilaria e detti

ILARIA    (entrando, si volta e dà uno sguardo a Isabella) Ma… chi era?

GIANNI    Oh, un’energumena!

INFERMIERA    Si… una pazza!

ILARIA    E, voi?

INFERMIERA    Dalle! Sono l’infermiera mandata dal dottor Carlo Pazzi per assistere il signore qua presente…

ILARIA    Mio marito!

INFERMIERA    Ah, è vostro marito? Molto piacere…

ILARIA    Però… devo riconoscere che mio marito ha gusto, nella scelta del personale!

INFERMIERA    Ah, no, no… è capitato…

ILARIA    Allora è culo!

GIANNI    Ilaria!

ILARIA    Come diresti di una persona che non si sceglie il personale… e gli capita un po’ po’ d’infermiera come la signorina qua presente?

GIANNI    (guarda l’infermiera) Che culo!

INFERMIERA    Vi ringrazio… ma credo ci sia un equivoco…

ILARIA    Si capisce… c’è sempre un equivoco… è alla base del matrimonio!

GIANNI    Ti prego, Ilaria…

INFERMIERA    Forse, non sono stata chiara…

ILARIA    Ah, no, no! E’ tutto chiarissimo! A mio marito serviva un’infermiera, e siete arrivata voi… è stato un concorso? Una chiamata diretta? Una raccomandazione, o che?

INFERMIERA    La prego! Mia zia…

ILARIA    La zia…. questa mi giunge nuova! Brava! E’ la prima volta che la sento…

GIANNI    E lasciala parlare…

ILARIA    Perché? Non sai già come finisce?

GIANNI    Sono curioso…

ILARIA    E allora continuate pure…

INFERMIERA    Grazie! Stavo dicendo, che mia zia si è ammalata all’improvviso, e ho dovuto sostituirla io per il lavoro… lui non ne sa proprio niente!

ILARIA    E … che vuole che interessi a lui… l’una vale l’altra…

GIANNI    Come l’una vale l’altra? Nu mumento…

INFERMIERA    Intendevo, il dottore non sa niente…

ILARIA    E’ lo stesso… nel cambio ci ha guadagnato!

GIANNI    Aspetta, aspetta… cosicchè, non eravate voi la prescelta…

INFERMIERA    Doveva essere mia zia…

ILARIA    Ma voi… sicuramente lavorate meglio, e di più!

INFERMIERA    Ma cosa dite! Mia zia è molto più esperta di me… lavora da venticinque anni! Io sono al primo incarico! …Comunque, vi assicuro che già so il fatto mio!

ILARIA    Sfido! Con un’insegnante del genere….

INFERMIERA    Cosa volete insinuare?

GIANNI    Ilà… forse comincio a capire… secondo me, stai prendendo un granchio!

ILARIA    Io? Certo, tu mica potevi dare ragione a me… con questa… questa infermiera che t’ha mandato mio marito….

INFERMIERA    Perché, vostro marito non è lui? (alludendo a Gianni)

ILARIA    Lui? Ma cosa dite… mio marito è il dottor Carlo Pazzi!

GIANNI    Ilà… la signorina stava cercando di dire, (all’infermiera) correggietemi se sbaglio… che ad accudire me, doveva venire la zia… solo che sfortunatamente s’è ammalata, ed ha chiesto a lei se poteva sostituirla… (all’infermiera) dico bene?

INEFRMIERA    Proprio così! Ma non mi si lascia parlare…

ILARIA    Quand’è così… vi domando scusa del malinteso… ma allora (a Gianni) chi ci ha guadagnato nel cambio… saresti solo tu?

GIANNI    Dalle! Se ti dispiace, dopo la passo alle dipendenze di tuo marito, va bene?

INFERMIERA    Va bene un corno! Ma per cosa mi avete preso…

ILARIA    (cercando di sdrammatizzare, la prende sottobraccio) Ci scusi, ci scusi, mia cara… ma… (a Gianni) tua moglie l’ha vista?

GIANNI    Ilaria… non mi dirai che …

ILARIA    Devo presupporre che Adele non ne sa niente?

GIANNI    Non mi farai questo

ILARIA    (lasciando la ragazza si avvia alla cucina) Non sa niente! Come supponevo…

GIANNI    No! Ilaria… cosa vuoi fare? (si alza cercando di fermarla)

ILARIA    (vedendolo in piedi) Ma bravo... di  bene in meglio! (esce di corsa)

GIANNI    (le sfugge) Che carogna!

INFERMIERA    Be, non pensavate che vostra moglie non m’avesse mai visto?

GIANNI    Speravo di no…

INFERMIERA    E come? … Facendomi diventare trasparente quando c’era lei?

GIANNI    Be, una soluzione si trovava…

INFERMIERA    A che pro’ scusate? Devo o non devo occuparmi di voi? Sono un’infermiera! (riflettendo) Ma comincio a capire che forse, non ce n’è bisogno…

GIANNI    E allora, cominciate a chiamare un’ambulanza!

INFERMIERA    Perché?

GIANNI    Mo’ che mia moglie vi vede… se crede che me so miso d’accordo cu’ Carluccio!

INFERMIERA    Ma cosa dite… (bussano alla porta, è Carlo)

GIANNI    Voi non la conoscete… ce manna ‘o spitale a tutt’e dduje! (l’infermiera apre)

INMFERMIERA    (aprendo la porta) E che c’entro io…

Scena quindici

Carlo e detti

CARLO    (entrando) Allora come va il nostro paziente, eh, come va? (guardando l’infermiera) Ma… pensavo fosse Carolina…

GIANNI    Mi correggo… a tutt’e tre!

CARLO    Sempre pieno di belle donne eh? Ma dove le prendi, dico io…

GIANNI    E’ l’infermiera… me l’he mannata tu!

CARLO    (titubante) Io? Ma cosa dici… se avessi avuto un’infermiera del genere, non l’avrei mica mandata da te… e poi, me la sarei ricordata… non ti pare!

GIANNI    Aspetta che arrivi tua moglie con la mia, e si ricorderanno loro di noi! Sai che articolo sul giornale di domani … infermiera al suo primo incarico, “perde” paziente e datore di lavoro contemporaneamente! Roba da guinnes dei primati…

CARLO    Mia moglie? Ma perche? …Sta’ ccà?

Scena sedici

Adele, Ilaria e detti

ADELE    (mentre entra da fuori la porta, gridando) Cosicchè, fa il paralitico eh?

ILARIA    Cosicchè, fa il medico eh?

CARLO    (cercando di nascondersi) Stà ccà! (cerca di nascondersi in vari posti, senza riuscirvi, alla fine viene sorpreso dall’ingresso delle due, mentre cerca di aprire la porta d’ingresso)

ILARIA    (entrando) Altolà! Ti ho visto!

CARLO    (si ferma e con rassegnazione si gira lentamente, rimanendo sul posto) Beccato!

ADELE    (entrando) E’ tutto inutile… ogni tentativo di difesa è vano!

GIANNI    (all’infermiera) Si metta in salvo almeno lei… è così giovane!

INFERMIERA    (cerca di uscire, ma viene bloccata da Adele) Ma… mi lasci…

ADELE    Si? E dove vuoi andare? Olympia, cara!

INFERMIERA    (e tutti, con meraviglia) Olympia?

ADELE    Si, si… Olympia, avete capito bene… (al marito) puoi ingannare loro, ma non me!

GIANNI    Ma che stai…

ADELE    (fortemente) Statte zitto! (prende per un braccio la ragazza e la spinge sul divano affianco al marito) Olympia! 081 01 15 00 00…

GIANNI    Mo accummencie pure ‘a ddà ‘e nummere!

INFERMIERA    Ma quale Olympia?

ILARIA    (minacciosa) Ti conviene stare zitta, hai capito?

CARLO    Ma si può sapere che state dicendo?

INFERMIERA    Io mi chiamo Alessandra, e non Olympia! Sono l’infermiera che è venuta per accudire il signor De bury…

CARLO    Ma allora è overo?

ADELE    Tu, non parlare proprio! E questa sarebbe la sessant’enne? ‘A befana che fine ha fatto?

GIANNI    E’ ancora ampressa p’’o sei Gennaio!

ADELE    Pure San Lorenzo è già passato… ma è stelle t’’e faccio vede ‘o stesso! (gli molla uno schiaffo) Tieh! Olympia… che fine ha fatto?

GIANNI    Mamma d’’o Carmeno s’è fissata! (tenendosi la guancia) Ma chi è ‘st’Olympia?

CARLO   Adè, e per favore…

ILARIA    Tu, nun parlà…  (minacciosa) che ‘a notte e San Lorenzo nun è ancora fernuta!

INFERMIERA    Va be’… mentre voi vi guardate le stelle cadenti, io me vado a curcà… (in punta di piedi apre la porta proprio mentre ne entra Luigi)

Scena diciassette

Luigi e detti, indi Marcella

ADELE    Addò vaje? (la rincorre cercando di darle uno schiaffo che lei abbassandosi fa ricevere a Luigi)

LUIGI    (entrando) Ah! Vedo che state in forza?

INFERMIERA    (divincolandosi riesce ad uscire e va via) Scusate, vado di fretta!

LUIGI    E vi capisco… ca volano pacchere!

ADELE    Aggio pacienza… nun era diretto a te…

LUIGI    Peccato… da comme m’è cugliuto, avisse fatto ‘o massimo d’’e punte!

GIANNI    Luì… tu a che staje cu’ ‘o calendario?

CARLO    Si, pecchè ccà, stamme ferme a San Lorenzo!

LUIGI    San Lorenzo?

ILARIA    Entra, entra pure tu… ( ad Adele) Te pare che nun arrivava n’ato cumpare?

ADELE    (mostrando la mano) E si è cumpare, ha avuto pur’isso ‘a bumbuniera!

LUIGI    Speriamo che nun arrivano pur’’e cunfiette! Ma se pò sapè, che sta succedenno?

ADELE    Ma come… non ti congratuli con il tuo amico?

LUIGI    Mi devo congratulare?

ADELE    E certo! Nun ‘o vide che sta all’erta…

LUIGI    Ah, è overo! Caro Gianni… che piacere… (lo abbraccia) (po’ me spieghi?)

GIANNI    Che cosa?

ILARIA    E Marcella dov’è?

LUIGI    Pecchè? ‘A nuje, na bumbuniera sola, abbasta!

ADELE    E’ lei che deve portare i confetti!

LUIGI    A si? Vuje che state dicenne?

CARLO    Che staje ancora ‘ntiempo… (bussano alla porta) Aggio pazziate!

Scena diciotto

Marcella e detti, indi Carolina

MARCELLA    (entrando) Finalmente sono riuscita a libe… ra…rmi… ma che sta succedenno?

ADELE    Che avevi ragione!

MARCELLA    Ragione? A proposito di che?

ILARIA    Sei arrivata in piena battaglia…

ADELE    Ho deciso di dichiarare guerra!

GIANNI    Guerra? Così?

CARLO    E ma non vale…

LUIGI    Prima si da un ultimatum!

MARCELLA    Quello, si da ai nemici seri!

ILARIA    Altrochè!

GIANNI    Nemici? Ma qua nemici? Ma se po’ sapè…

ADELE    (gli molla un calcio) Tieni ancora il coraggio di chiedere qualcosa?

CARLO    Adè, ma nun te pare…

ILARIA    Tu stai zitto!

ADELE    Brava! (a Carlo) ‘A sessant’enne… l’aggio vista a sessant’enne!

LUIGI    Qua sessant’enne?

ADELE    Chella che aveva parè ‘na befana! L’infermiera… (a Carlo)  ve site mise d’accordo primma è ovè?

GIANNI     Ma che staie dicenne…

CARLO    Adè, ti giuro…

MARCELLA    Tene pure ‘o curaggio ‘e giurà! L’avimme vista ‘a befana… cosa che babbo natale, nun ce ‘a facesse manco cu ‘o viagra!

ILARIA    Marcella, non trascendere…

ADELE    Ha ragione… non ne vale la pena!

LUIGI    Appunto, non ne vale la pena…

GIANNI    Ma tu cu chi staje?

LUIGI    Facevo così, per sdrammatizzare…

CAROLINA    (entrando) Signora Adele… vi prego,  sente tutto il parco…

ADELE    Oh, non ti preoccupare… abbiamo finito

GIANNI    Meno male…

CAROLINA    (vedendolo in piedi) Oh… signor Gianni, allora state meglio?

ADELE    Si, è guarito!

CAROLINA    Allora i massaggi di Isabella, vi hanno fatto bene!

GIANNI    (facendole segno di zittire) Ehm… ma che dici…

ADELE    I massaggi? Isabella?

CAROLINA     Certo, la massaggiatrice che è venuta quando voi eravate in giardino…

ADELE    A si?

CARLO     (Mo accuminciamme d’’o capo!)

CAROLINA    Oh come sono felice, è bastata ‘na mezz’oretta ‘e massaggi, e guardate che risultato… il signor Gianni sembra rinato….

GIANNI    Ma te ne vaje o no?!

CARLO    (a Gianni) Si potrebbe avere il numero di telefono?

MARCELLA    (ricordando) Olympia, certo! Isabella è Olympia!

ILARIA    (ad Adele) Ma non doveva venire per te?

ADELE    E si vede che ha trovato di meglio…

CAROLINA   Oh, lei l’ha detto che teneva appuntamento con voi, ma siccome il padrone ne aveva più bisogno, io gli ho chiesto se gli poteva dare una mano…

GIANNI    Nun t’’e fa ‘e fatte tuoje, no?

LUIGI    Carolina… allora la colpa è tua?

CAROLINA    La colpa? Quale colpa? Il signor Gianni sta ‘na bellezza… anzi… sono felice perchè non gli ho fatto niente… (a Gianni) sapete cosa vi dico signor Gianni? La prossima volta che mi volete dare una pacca… io non dico più niente… (accortasi) Uh… scusate!

GIANNI    Bonanotte!

CARLO    Una pacca?

LUIGI    Che pacca?

MARCELLA    Quale pacca?

ILARIA    Addò?

ADELE    (mestamente, covando rabbia, ma dentro di se) Ma veramente fate finta di non capire…

CAROLINA    Scusate signor Gianni, m’è scappato… (bussano alla porta)

GIANNI    (ormai rassegnato alle conseguenze)  Non ti preoccupare… tanto ormai, che altro…

CAROLINA    (aprendo la porta) Uh!

Scena diciannove

Detti, indi operaio, indi Ellen, indi Leone

ELLEN    (entrando seguita dall’operaio) My God!

OPERAIO    Scusate, scusate, mi dovete scusare ma, io non riesco più a togliermela di torno… ve la riconsegno così come me l’avete data… ccà sta ‘a valigia,

ADELE    E chest’ata mo’ chi è?

ELLEN    Oh… Gianni! Albergo Europa non avere voluto dare me camera… dire che essere prenotata a nome di Gianni De Bury… io spiegare che tu prenotata per me, ma loro non aver voluto sentire… come si dice?

GIANNI    (mestamente rassegnato) Ragione…

ELLEN    Yes! Loro, non avere voluto sentire ragione..

LEONE    (entra dalla porta aperta e si blocca ad assistere la scena)

ADELE    (tra lo stupore di tutti) Tu vide si riesce a sentì chisto! (gli molla uno schiaffo, e va via) Carolina, andiamo!

CAROLINA    (seguendola) Si signora… (esce)

CARLO    P’’a miseria!

LEONE    Fa male?

GIANNI    (mantenendosi la faccia) Noo… ormaje! Ma… voi, che volete?

LEONE    (defilandosi) Ero venuto per quel conticino in sospeso… ma vedo che non è aria, ripasserò in un altro momento… (esce)

LUIGI    Ecco, bravo, ripassate!

MARCELLA    Ilà, vieni andiamo da Adele… qua credo non ci sia più niente da dire… (esce)

ILARIA    Signori… se non l’avete capito, questo, è uno stato di guerra… ritenetevi nostri nemici!

OPERAIO    Ho fatto qualcosa che non va?

GIANNI    State senza pensiero… era nell’aria!

CARLO    Gesù, Gesù… e che c’azzeccammo nuje?

LUIGI    Carlè, se tutti gli italiani fossero uniti come le nostre mogli, ccà nisciuno putesse cchiu fa ‘e fatte suoje, soprattutto a livello politico!

OPERAIO    Be allora, io andrei… sto fuori casa da stammattina…

ELLEN    You sposato?

OPERAIO    No, no… furtunatamente no!

GIANNI    E non ti sposare! Se no, prima o poi, ti tocca andare in guerra…

OPERAIO    Ma qua guerra, io non ho fatto nemmeno il militare! Arrivederci… (esce)

ELLEN    (a Gianni) You fatto molto male?

GIANNI    No, no… tanto me lo dovevo aspettare…

ELLEN    Colpa mia?

CARLO    Be certo signorina… se non ci foste capitata qui tra capo e collo…

ELLEN    Wath? Capo…collo?

LUIGI    Eh! Suppressate! Ma non dovevate ritirare un premio?

ELLEN    Yes… domani!

GIANNI    Domani?

ELLEN    Yes, domani avere premiazione…

CARLO    Ma comme ‘e lunedì?

LUIGI    E mo chesta che fine fa?

CARLO    Nun guardà a mme! Io nemmeno la conosco…

LUIGI    (guarda Gianni) Giovà… che fine fa?

GIANNI    (con gli occhi del pazzo, l’agguanta per il collo) ‘O saccio io, che fine fa! ‘O saccio io!

ELLEN    (gridando) Oh! You pazzo!

CARLO    (cercando di trattenerlo)  Ma che si scemo! Lascia!

LUIGI    (cerca di fargli mollare la presa)  Giuvà, tu te nguaje!

GIANNI    Chiù nguajato e chesto! (con il collo di Ellen che grida, tra le mani, la sbronzola di qua e di la, mentre gli altri cercano di farlo ragionare)

SIPARIO

Fine Secondo Atto

ATTO TERZO

La scena è la stessa dei due atti precedenti. All’apertura del sipario è vuota subito ne esce Adele con passo militaresco seguita da Carolina che porta una valigia molto pesante. Gianni, rientra in quel momento.

Scena prima

Gianni, Adele e Carolina

GIANNI    (entrando, alla moglie) Parti?

ADELE    Io? No!

GIANNI    E allora? Questa valigia?

ADELE    E’ la tua, sei tu che parti! (a Carolina) Prendi la tua borsa…

CAROLINA    Subito…

GIANNI    Io? E’ dove andrei?

ADELE    Ah, dove vuoi… basta sia il più lontano da qui!

GIANNI    Adè, non scherziamo…

ADELE    E chi scherza! Mai stata più seria in vita mia…

CAROLINA    Sono pronta…

GIANNI    Ma che state facenno…

ADELE    Quello che avrei dovuto fare già da tempo…

GIANNI    Ma che cosa?

ADELE    Se non l’hai capito… siamo in guerra mio caro!

GIANNI    Dalle cu sta guerra! Adè, non mi puoi cacciare fuori…

ADELE    Scherzi? Questa è casa mia! Ricordi?

GIANNI    Si… ma, addò vaco…

ADELE    Fatti tuoi… non possiedi un albergo?

GIANNI    Si ma, in questo periodo è tutto pieno… non hai capito…

ADELE    Prova all’albergo Europa, dovrebbero avere ancora una camera prenotata a tuo nome…

CAROLINA    Chella d’’a pittrice…

GIANNI    Azzo, ma è fatte tuoje nun te faje eh?

ADELE     Carolina, prendi la valigia e sbattila fuori! (a Gianni) Noi usciamo, fa che quado ritorni non ti trovi… (si gira ed esce)

GIANNI    Ma fosse mpazzuta? Devo chiamare Carlo!

CAROLINA   Io non lo farei! Ricordate l’infermiera che vi ha mandato?

GIANNI    E che c’entra?

CAROLINA    E’ stata l’arma che ha fatto aprire le ostilità!

GIANNI    Ma so’ fissate cu ‘sta guerra! Pecchè nun s’arruolano d’int’’a l’esercito?

CAROLINA    A che scopo? Si addestrano pure a casa! Adesso è meglio che andate… e prendetevi la valigia pecchè pesa!

GIANNI    Bella riconoscenza verso chi ti ha allungato una mano…

CAROLINA    E meno male che vi ho fermato in tempo…se no l’avisseve allungate tutt’’e doje!

GIANNI    (arrabbiato) Come tutti… sempre dalla parte del più forte!

CAROLINA    Su, su, vedrete… un po di tempo, le passa, e tutto torna come prima…

GIANNI    Si nun m’accide primma… visto che stamme in guerra!

ADELE    (da fuori, gridando) Carolina!

CAROLINA    (affrettando) Non vi dimenticate di farmi avere il vostro nuovo recapito…

GIANNI    E si… accussì ‘o nemico sape pure addo m’adda venì a burbandà!

CAROLINA    Come volete (esce e chiude la porta) 

Scena seconda

Gianni, indi Luigi, indi Carlo

GIANNI    Ma vuje vedite che se passa… (sente bussare alla porta che dà sul giardino) Ma, chi…

LUIGI   (entra con una valigia in mano) Giannì, ho bisogno di una mano…

GIANNI    E comme te truove lloco ffora?

LUIGI    Mentre mi accingevo ad entrare nel vialetto, ho visto tua moglie uscire, così, ho scavalcato per non essere notato… tu mi devi aiutare! (nel girarsi, quasi inciampa nella valigia)

GIANNI    Figurati, se posso…

LUIGI    (alzando la valigia di Gianni) Come non detto!

GIANNI    Oh, quella? Vado in alta Italia… mi hanno proposto un albergo…

LUIGI    E’ comodo?

GIANNI    Non lo so ancora…

LUIGI    (timoroso) Niente in contrario se vengo anch’io?

GIANNI    (dopo una breve pausa)  Pure tu, hai avuto lo sfratto?

LUIGI    Maledetta guerra! Pensavo di chiederti ospitalità per un poco…

GIANNI    E caschi male!

LUIGI    E mo?

GIANNI    Niente panico… proviamo da Carlo…

LUIGI    Giusto! Non ci può negare un po’ d’aiuto… in fondo, cosa chiediamo?

GIANNI    Solo un poco di ospitalità, finche non finisce la guerra… (prendono le valigie e si avviano alla porta, la aprono e trovano Carlo fuori)

CARLO    (è fermo con una valigia in mano e il dito quasi sul campanello)

LUIGI    A quanto pare, abbiamo avuto la stessa idea!

CARLO    (vedendo le valigie ai due) Ah! Pure voi?

GIANNI   Eh caro mio… la guerra, è una cosa che non colpisce mai una persona sola!

LUIGI    Si, ma ccà stamme addeventanne ‘na folla!

CARLO    Solo tu ce può aiutà!

GIANNI    E come? Non l’hai capito che stiamo nella stessa barca!

LUIGI    L’albergo?

GIANNI    E’ pieno… avete dimenticato quello che è successo?

CARLO    Allora… siamo rovinati? (bussano alla porta)

GIANNI    Non è ancora detta l’ultima parola…

Scena terza

Leone, barone e detti

GIANNI    (apre la porta) Ecco… adesso siamo rovinati!

BARONE    (entrando di getto) State tutti qua? Meglio accussì! Salute a tutti…

LUIGI    Che piacere…

CARLO    Barò? Noi proprio a voi stavamo pensando…

BARONE    (facendo cenno alle valigie) Ce credo, ce credo!

GIANNI    (a Leone) E tu? Che ce faje ccà?

LEONE    Veramente… sono venuto per quel piccolo sospeso…

LUIGI    Pe quatte solde, t’è purtato chist’aiuto?

GIANNI    Esaggerato! Ma quanndo devi avere?

BARONE    Un milione e cinquecentodieci mila lire!

GIANNI    Un milione…

CARLO    Pe ddoje pizze? Ce l’avesseme almeno mangiate…

LUIGI    Ma che c’’e mise?

LEONE    Veramente, ‘e pizze vengono diecimila lire…

BARONE    Già… l’altro milione e mezzo è per una scommessa che ancora non mi avete saldato!

LUIGI     Olympia!

CARLO    Sthh!

GIANNI    No! Non nomimate quel nome! (bussano alla porta)

CARLO    Vedo io…

GIANNI    No! Non aprire… può essere Adele!

CARLO    Ma perché, non tiene le chiavi? (apre)

Scena quarta

Operaio e detti

OPERAIO    (entrando) Salve a tutti…

CARLO    Prego?

OPERAIO    (dirigendosi verso Gianni) Finalmente… giusto voi!

BARONE    (interponendosi) A voi pure deve dei soldi?

OPERAIO    A me? No, una firma…

BARONE    Allora se permettete, ci sono prima io! (prende la mano sinistra  e gli storce le dita)

GIANNI    AH, AHH, AHHH… (per il dolore)

LUIGI    Ma insomma! (si fa avanti ma subito indietreggia)

CARLO    (come Luigi) Questo è un abuso!

LEONE    Barò… calma, non mi sembra il caso…

BARONE    A no?

OPERAIO    (a Gianni)  Siete mancino?

GIANNI    No… perché? (mentre il barone gli continua a stringere le dita cercando di afferrare l’altra mano che però Gianni divincola)

OPERAIO (a Gianni) Allora se mi fate la gentilezza di firmare, è per l’intervento al telefono di domenica, sapete, per lo straordinario… (guarda il barone) avrei una certa urgenza!

GIANNI    (firma) AH, AHH, AHHH…

GIANNI    (mentre il barone continua a stringergli le dita con l’altra mano firma) Con… tento?

OPERAIO    Si… grazie… allora ci si rivede eh? Per qualunque guasto… Ulisse è a disposizione… tranne che per quelli alle ossa, naturalmente… (esce di corsa)

GIANNI    Arri… ve.. derci… (riuscendo a liberarsi) Barò, ma insomma! E qui mi pare che si stia esagerando! Sono mai venuto meno ai miei obblighi? No! E allora?

BARONE    (facendo segno alle valigie) Nun vulesse che si comincerebbe proprio adesso!

LUIGI    Ma che state dicendo?

CARLO    Se alludete alle valigie, siete in errore…

GIANNI    Ma secondo voi, io, pe’ nu milione e miezo me ne fujeve all’estero? (prende il blocchetto degli assegni e ne scrive uno dandolo al barone) Ecco qua! Così, chiudiamo questa faccenda…una volta per tutte!

BARONE    (prende l’assegno, lo legge) Un milione e cinquecentomila… tutto a posto!

LEONE    Ma che tutto a posto! E le diecimila lire?

LUIGI    Uhhh!

CARLO    Ca’ stamme in piena guerra, (alludendo al barone) abbiamo scampato un massacro pe’ poco… e chisto, penza ‘e diecimila lire!

LEONE    E secondo voi?

GIANNI    Va be’, (frugandosi in tasca) Tecchete ‘sti diecimila lire, e…nun ne parlamme… cchiù...

BARONE    Allora, io andrei… scusate per il disturbo… (si avvia)

CARLO    (corre ad aprire la porta al barone) Arrivederci barò… a mai più!

LUIGI    (da la mano a Leone e lo avvicina alla porta) E grazie di tutto…

GIANNI    (dopo essersi frugato nelle tasche, da la mano a Leone e con l’altra sulla spalla lo accompagna fuori) Alla prossima volta…

LEONE   Ma…

GIANNI    (chiude tra le proteste di Leone) Uffà! Anche questa è fatta!

Scena quinta

Gianni, Carlo, Luigi, indi Carolina

CARLO    Già… ma mo’, ce rimane ‘o problema cchiù gruosso!

LUIGI    Come risolverlo?

GIANNI    Ci rimane solo una cosa da fare…

CARLO    E sarebbe?

LUIGI    Trovare un albergo libero!

GIANNI    Nun pazzià! Ho avuto un’idea…

LUIGI    E chello, che me preoccupa!

CARLO   Quale sarebbe questa idea?

GIANNI   Tu Carlè, trova l’infermiera e portala qui… tu Luì, invece, cerca la massagiatrice e  convincila a venire, magari fissale un appuntamento…

LUIGI    Ah, bella idea! Un’orgia?

CARLO    No, no… io non tengo genio….

GIANNI    Ma che hate capito! Bestie! Le faremo parlare con le nostre mogli…

LUIGI    Ancora meglio!

CARLO   ‘Na paliata nun ce ‘a leva nisciuno!

GIANNI    Ma no, ma no… gli faremo dire come sono andati i fatti! Saranno la nostra difesa…

CARLO    E tu?

GIANNI    Io cerchero di trovare la pittrice, dovrebbe essere all’albergo Europa, oggi doveva ritirare il premio, quindi è ancora in città..

LUIGI   Nun me piace tanto comme idea, ma ti voglio ascoltare…

CARLO    Potrebbe anche funzionare…

GIANNI    Funziona, ne so sicuro! Andiamo…

LUIGI    E andiamo…

CARLO    Proviamo anche questa, tanto… zitti, zitti!

LUIGI    Ma chi…

GIANNI    Shhh!

CAROLINA    (apre la porta con le chiavi) Ma…

GIANNI   Carolì, si tu?

CAROLINA    Signor Gianni? M’avete messo paura! Sta venendo pure vostra moglie, se vi scopre ancora qua, succede il finimondo!

LUIGI    Non ti preoccupare stavamo andando…

CAROLINA    Signor Luigi! Insieme alla signora Adele c’è anche vostra moglie…

LUIGI    Sacripante!

CARLO    Me salvo sul’io!

CAROLINA    E mica tanto… vostra moglie sta insieme a loro…

CARLO    Ma che d’è ‘na riunione ‘e Stato Maggiore?

GIANNI    Credo che ci convenga andare… (scattando) via! (esce)

CARLO    Ti seguo… (esce)

LUIGI    E che so’ fesso io? (esce)

Scena sesta

Carolina, indi Adele, Ilaria e Marcella 

CAROLINA    (posa la borsetta e le borse con la spesa indi toglie i guanti) E chi ‘o sape! (Mette a posto in salone, toglie alcune buste di carta dalla borsa e le poggia sul tavolo, indi un paio alla volta le porta in cucina riuscendone subito e portandone altre due)

ADELE    (apre la porta ed entra insieme a Marcella e Ilaria) Adesso vedremo… Carolina…

MARCELLA    Una lezione ci voleva…

ILARIA    Non vorrei che fossimo state troppo dure…

MARCELLA    Ma che dure…

ADELE   Certo, il rischio c’è, ma il gioco vale la candela… adesso sapremo se hanno intenzione di cambiare seriamente o ci stanno solo prendendo in giro…

CAROLINA    La spesa è sistemata…

MARCELLA    (ridendo) Anche i nostri mariti!

ILARIA    (in tono di richiamo) Marcè!

CAROLINA    Ditemi quando devo apparecchiare?

ADELE    E’ ancora presto… più tardi se ne parla, noi usciamo un poco in giardino… (esce)

ILARIA    Si va a fare quattro chiacchiere… (la segue)

MARCELLA    Magari, se non ti dispiace, ci porti qualche bevanda… (esce)

CAROLINA  Certamente… la preparo subito (chiude l’imposta, sistema il soprabito sopra l’attaccapanni e mentre sta per andare in cucina suona la porta) E mo chi è? (apre)

Scena settima

Carolina e Operaio

  

OPERAIO    (appena la vede) Buonasera…

CAROLINA    E fernuta st’odissea?

OPERAIO    Si! Ho scoperto la causa… tutta colpa di un arco…

CAROLINA    Ci siete arrivato finalmente? Non lo sapevate che la colpa era dei Proci?

OPERAIO    E voi come lo sapete che la colpa è stata di Attilio?

CAROLINA    Proci, con la P di Palermo! E po’ che c’azzecca Attilio?

OPERAIO   E si! Tutta quell’acqua in casa sua, ha creato un arco voltaico, e sono saltate le linee… insomma, un grosso corto circuito, alla bassa frequenza della rete telefonica… oh, sia ben inteso, niente, in confronto a quello che ho provato io la prima volta che vi ho vista…

CAROLINA    E nemmeno in confronto a quello che proverete se non la finite! Che volete?

OPERAIO    Seh! Il titolare della linea mi dovrebbe rifirmare la cartella dell’intervento… se no, non ricevo lo straordinario, lo potete avvisare?

CAROLINA    Non posso, è partito, colpa della guerra…

OPERAIO    (stupito) E scuppiata ‘a guerra? E quanno?

CAROLINA    Ieri…

OPERAIO    Mamma d’’o Carmeno! ‘O telegiornale nun ha ditto niente!

CAROLINA    Ma che avete capito? Tra lui e la moglie è scoppiata la guerra, ed è stato costretto ad abbandonare il campo…

OPERAIO    V’hanna ‘mpennere! S’era scuagliato ‘o sanghe ‘ncuorpe!

CAROLINA    (ridendo) Ma vuje ‘o sapite ca site proprio nu tipo curiuso?

OPERAIO    Io so’ curiuso? Ma vedite nu poco! Cu chello che succede d’inte ‘a sta casa, mo vuò vedè ca ‘o curiuso foss’io?

CAROLINA    (ridendo) Uah! Avite fatte nu pare d’uocchie tante!

OPERAIO    E pe forza… io ho penzato… vuò vede che m’aggio scanzato ‘e fa ‘o surdato, e mo vaco a fa ‘a guerra?

CAROLINA    (c.s.) Ah, ah, ah… Che faccia….

OPERAIO    Se pazziate… intanto ‘o padrone vuosto s’è ritirato e io mo comme faccio…

CAROLINA    C’è sempre la padrona…

OPERAIO    E non è possibile… la cartella la deve firmare l’intestatario della linea telefonica…

CAROLINA    E che vi posso dire… provate a passare quanno è fernuta ‘a guerra…

OPERAIO    Ma vuje ‘o sapite ca ce so’ state guerre che so’ durate cient’anne?

CAROLINA    (ironica) Addirittura?

OPERAIO    Secondo voi, io fra cient’anne, tengo ‘a forza ‘e venì a recogliere ‘na firma, pe’ me fa pavà ‘o straordinario fatte cient’anne primma?

CAROLINA    (sorridendo) E vi fate accompagnare…

OPERAIO    Non scherziamo! Chi ‘o sape fra cient’anne addò stonghe…

CAROLINA    Se continuiamo di questo passo, ancora ccà!

OPERAIO    Pare fosse colpa mia… io ero pure riuscito a farlo firmare, ma guardate ccà comme ha firmato…

CAROLINA    E comme ha firmato? (prende il foglio e legge) AHIO MAMMA! E che vuol dire?

OPERAIO    Lo sapete voi? Comunque, mo vi lascio il mio recapito, nel caso avesse da scuppià ‘a pace all’improvviso, mi avvisate…

CAROLINA    Date qua… ci penso io… (lo accompagna alla porta)

OPERAIO    Grazie, grazie assaje…  (mentre esce incrocia Gianni, che entra)

Scena ottava

Gianni e detti

OPERAIO    Ah! Giusto voi…

GIANNI     (trafelato, con la valigia in mano, lasciando la porta semiapreta)  Dopo, dopo! Carulì, viene fa ambressa…

CAROLINA    Ma che fate qua? Vostra moglie è di la in giardino…

GIANNI    Lo so! Per questo sono entrato dalla porta…

CAROLINA    Che significa…

OPERAIO    Che il nemico si sconfigge con la sorpresa!

GIANNI    Qua surpresa?

OPERAIO    A vostra moglie…

GIANNI    Si! Facevo a surpresa a mia moglie! (prende il gomito con l’altra mano a voler imitare il pachiochio) Non dite scemenze! Avevo dimenticato il portafoglio, così, volevo scavalcare il muretto del giardino ed entrare dal balcone, per non essere notato, poi le ho viste uscire e nel ritirarmi in fretta, allungando la gamba… mi si è strappato tutto il pantalone! I miei abiti sono tutti in valigia?

CAROLINA    Tutti!

OPERAIO    Pochini…

GIANNI    Ma che dite… il resto del mio guardaroba, è in albergo…

CAROLINA    E non potevate andare là?

GIANNI    Così conciato? (mostra la gamba del pantalone squarciata)

OPERAIO    Prendevate un poco d’aria…

GIANNI    (a Carolina) Ma chisto che ce fa ccà?

OPERAIO    E sempre per quella famosa firma…

GIANNI    E non ve l’ho già messa?

OPERAIO    Si? Guardate ccà! (gli mostra la ricevuta di prima)

GIANNI    AHIO MAMMA…E chesta nun è ‘a firma mia!

OPERAIO    Bella scuperta!

GIANNI    Va buò, Carolì, prendimi un pantalone da dentro alla valigia, che mi devo cambiare…e poi metti gli abiti a posto loro, ho un piano per fare pace! (all’operaio) E voi, la volete quella firma?

OPERAIO    Gesù! Io sto qua apposta…

GIANNI    Allora datele una mano a purtà ‘a valigia, è pesante! E fate presto… nun vulesse che mia moglie m’acchiappa primme che metto in atto il piano…

CAROLINA    Madonna! Facciamo presto… ( Gianni) e voi? Non venite a cambiarvi?

GIANNI    E già! Così se mia moglie m’acchiappa in camera, mentre mi cambio, mi è preclusa ogni via di fuga… va, va… e portami il pantalone, io aspetto qua!

OPERAIO    Ma che l’hate fatta che sta accussì agguerrita?

GIANNI    Io? Niente… e poi sono fatti che a voi non interessano… ‘a vulite ‘a firma?

OPERAIO    (capendo, prende la valigia e segue Carolina)  Ma cos’’e pazze! Che s’adda fa, pe’ nu poco è straordinario!

GIANNI    (rimasto solo, mentre sbircia il balcone, comincia a togliersi il pantalone) Io, vulesse sapè chi c’ha mise ncapa st’idea d’’a guerra… ma dico io… ‘na tipa sempre calma, mai sopra le righe, mai ‘na vota che se fosse arraggiata… faje pe’ sino parte ‘e l’esercito d’’a salvezza? E mo? A me, chi me salvà?

Scena nona

Isabella e Gianni, indi Carolina e operaio

ISABELLA    (Bussa ed entra subito, ma con fare cauto) E’ permesso? Si può?

GIANNI    (colto di sorpresa, siede in fretta sul divano e si copre con un telo) Chi… chi, è?

ISABELLA    Sono io… ma… avete avuto una ricaduta?

GIANNI    Non proprio… diciamo che sono in attesa…

ISABELLA    E di che cosa?

GIANNI    Di una cosa che mi serve per potermi rialzare…

ISABELLA    Perciò mi avete fatto chiamare? Ma adesso, non dovete più preoccuparvi...

GIANNI    E chi se preoccupa… (chiama, con voce flebile per paura di essere sentito) Carolina! 

ISABELLA   Perché scomodare la governante? Ci sono qua io no? Mi avete chiamato apposta…

GIANNI    Appunto… (richiama c.s. ma un poco più forte) Carolina!

ISABELLA   Su, su… adesso tutto passerà… (posa la borsa, la apre e ne estrae dell’unguento)

GIANNI    (c.s. ma ancora più forte) Carolina!

ISABELLA    Abbassate i pantaloni e tirate su la camicia e la maglia intima…

CAROLINA    (entrando) Zitte! Ve vulite fa sentì d’’a vostra moglie? (accortasi) Ah! E voi?

OPERAIO    (entrando insieme a Carolina) ‘A pazza! N’ata vota?

ISABELLA    Ma… che dite?

OPERAIO    No, volevo dire n’ata vota ccà?

ISABELLA    Giovanotto… pare che ve dispiace? Io vado dove mi chiamano… e dove mi chiamano è sempre perché c’è bisogno di me, della mia opera, dei miei massaggi…

GIANNI    ‘O cazone… (cerca di appoggiarsi a Carolina per alzarsi)

CAROLINA    Credo che stavolta, è meglio lasciar perdere…

OPERAIO    ‘Sta vota il signore non ne ha bisogno…

ISABELLA    (scostandoli da vicino a Gianni, che ricade sul divano) Lo dite voi? Guardate in che condizioni l’ho trovato… di nuovo che non si regge in piedi! L’ultima volta gli ho fatto uno di quei trattamenti, che sembrava ringiovanito di parecchi anni… e mo?

OPERAIO    E’ talmente ringiovanito, che l’hanno richiamato! Questi so’ gli effetti d’’a guerra…

CAROLINA    Comunque, sbrighiamoci…

OPERAIO    Si, si, facimme ambressa…

GIANNI    (rialzandosi) Damme ‘o cazone…

ISABELLA    Ma cosa fate? (lo spinge a sedere)  Può essere pericoloso! I muscoli vanno sciolti prima… poi, potete tentare di alzarvi…

CAROLINA    E’ meglio che ‘o facite mettere ‘o cazone… si arriva ‘a signora, e muscoli c’’e scioglie a tutte quante, e doppe, nun ce aizamme cchiù nisciuno!

GIANNI    (prende il pantalone dalle mani di Carolina) Oh! Finalmente…

ISABELLA    (strappando il pantalone da mano a Gianni) Ma che cosa dite? Va bè, se proprio ci tenete, lasciate fare a me, so io come trattare gli infermi di questo tipo… date qua! Ce ’o metto io ‘o cazone… contenti?

GIANNI    (frettolosamente, sempre guardando il balcone) Abbasta che ce muvimme…  

CAROLINA     E grazie… (rassegnata)

ISABELLA    State calmo, adesso statemi a sentire… alzate un piede alla volta, poi dopo che abbiamo fatto entrare i piedi, piano, piano, tenterete di alzarvi, e tireremo su il resto…

GIANNI    M’aggia mparà pure comme se mette nu cazone!

ISABELLA    (pensandoci si ferma) Ma… scusate… e i massaggi? Quando li facciamo?

GIANNI    Dopo, dopo… magari andiamo di la eh? Mo sbrighiamoci…

Scena dieci

Infermiera e detti, indi colonnello

INFERMIERA    (entrando dalla porta lasciata sempre semi aperta) Si può? Ma….

GIANNI    (alzatosi in piedi) Ma che d’è ogge?…

ISABELLA    (è davanti a Gianni, piegata nel tentativo di tirargli sui i pantaloni, sentendo la voce, li lascia, e questi ricascano giù) Che diavolo…

OPERAIO    (gli corre incontro, nel tentativo di spiegare) Ma chist’è n’incubo! Signorina… non è come pensate… non fraintendete…

INFERMIERA    Porci!

GIANNI   (si alza nel tentativo di raggiungerla, ma inciampa nei pantaloni abbassati) Tacete…

ISABELLA    (lo aiuta e lo siede letteralmente sul divano) Ma cosa fate? Può essere dannoso!

CAROLINA    Per l’amor di Dio! Non gridate… possiamo essere scoperti!

INFERMIERA    Dite? E spero proprio di si! Anzi, adesso ci penso io! Depravati! (fa per uscire)

OPERAIO    Addò jate? (la tira dentro coprendole la bocca) Ma che avete capito?

GIANNI    Ma che ha capito chesta?

INFERMIERA   (per divincolarsi, morde l’operaio che lascia la presa)  Madonna!

OPERAIO    AHHH! (reggendosi la mano)

INFERMIERA    (appena libera, cerca di raggiungere la porta, che apre) Ma chiste so’ pazze!

COLONNELLO    (entra nel momento) Cribbio! In piena orgia!

OPERAIO    (cerca di fermarla) Ma che cacchio state facenno!

GIANNI    (spinge a lato isabella e si alza c.s., ma inciampa di nuovo, allora si gira per alzarsi i pantaloni, dando la schiena all’infermiera) Signorina, vi prego! ‘Stu caspito ‘e cazone…

INFERMIERA    (presa di nuovo, si dibatte e colpisce Gianni al sedere con un calcio) Lasciatemi! Ho detto lasciatemi… aiuto!

GIANNI    (che cercava di tirarsi su i pantaloni, si ritrova sul divano) Ahh! Oh… nun so capace ‘e m’alluntanà ‘a ‘stu divano sa’?

COLONNELLO    Evidentemente, non ci mettete abbastanza forza di volontà!

ISABELLA    Ma che ha capito?

OPERAIO    (a Isabella) Vi prego… intervenite voi!

ISABELLA    (ridendo) Ah, ah, ah… con vero piacere! (la prende per le spalle e la trascina sul divano, affianco a Gianni) Adesso ve ne state buona qua, e ci fate parlare…

GIANNI    (si rialza e si ritrova davanti all’infermiera con i pantaloni ancora abbassatii) E vi prego… fateci parlare!  Che diamine…

Scena undici

don Vittorio e detti

D. VITTORIO    La porta è aperta… ma… che sta succedenno?

GIANNI    Se, se! Ce mancava pure don Vittorio! (mentre cerca di tirare su i pantaloni)

ISABELLA    Ah, ah, ah… prego, accomodatevi… (da uno spintone a Gianni e lo costringe a sedere, al fianco dell’infermiera) E voi? Vi ho detto che può essere dannoso… state seduto!

D. VITTORIO    Carolina! Esci immediatamente da questo covo di lussuriosi!

CAROLINA    Ma che dite don Vittò?…

D. VITTORIO  Che vi dovreste vergognare… vergognare e pentire! Colonnè, mi meraviglio di voi? Un pluridecorato all’onore, che sguazza in questa bolgia! E l’onore? Colonnè, l’onore?

COLONNELLO   Ma quale onore! Io non lo sapevo! Sono arrivato a giochi già iniziati! Non  ho potuto fare niente…

D. VITTORIO     Hate fatto tarde? (agli altri) Perché non lo avete avvisato in tempo?

COLONNELLO    Cosa dite? Io sono sempre stato puntuale nelle battaglie!

D. VITTORIO    E ‘sta vota, v’ate perzo’’o meglio!

GIANNI    (tentando una spiegazione) Guardate, che non è come sembra…

D. VITTORIO    No? E com’è?

OPERAIO    E’ peggio!

INFERMIERA    Ma che dite? Quello, chi sa che si può credere… guè, io non c’entro niente… me ne stavo andando è sono stata trattenuta!

D. VITTORIO    (sottolineando) Quello…. crede a quello che vede! Quello…

OPERAIO    Meno male… e vuje?

D. VOTTORIO    Che solo il pentimento, vi potrà aiutare…

CAROLINA    Ma che pentimento!

GIANNI    Ha ragione… chisto è nu patimento!

ISABELLA    Ah, ah, ah… il pentimento può aspettare, prima, lo devo massaggiare!

COLONNELLO    Ancora? Non vi è bastato?

D. VITTORIO    Ma cheste so’ cos’’e pazze! E scommetto che mia nipote, nun sape manco niente!

CAROLINA    Pe carità! Ce mancasse sulo chesto… anzi vado a vedere se hanno bisogno di qualcosa, se è il caso vi avviso… (esce)

D. VITTORIO    Anatema! Ti hanno trasformata in un mostro!

GIANNI    Ma qua mostro…

ISABELLA    Ah, ah, ah, l’hate fernuta cu ‘sta predica… nuje tenimme che ffà!

COLONNELLO    Ma cosa dite?

D. VITTORIO    Basta! Vade retro….

ISABELLA    Ho capito! (prendendo  la sua borsa, si avvia)  Ogge nun se ne fa niente… ci si vede!

GIANNI    Meglio accussì!

D. VITTORIO    Sicuramente meglio! Che vuleve fa? Per fortuna che sono giunto in tempo, ho evitato che si compisse l’ignominia di un sacrilegio! (con calma e le mani congiunte a redarguire) Tu si spusato…te lo ricordi?

GIANNI    E comme m’’o scorde!

INFERMIERA    (a voler uscire scosta il prete) Scusate… vado un po’ di fretta….

D. VITTORIO    (spaventato, balza in avanti girandosi) Madonna! (si fa il segno della croce)

INFERMIERA    (anch’essa spaventata fa un balzo indietro) Mamma d’’o Carmeno!

D. VITTORIO    I tuoi occhi!

INFERMIERA   (spaventata, prima li tocca poi si rivolge all’operaio) Che ho agli occhi? Ditemi, che tengo agli occhi?

OPERAIO    Nun veco niente…

D. VITTORIO    Le fiamme… le fiamme degli inferi vi si vedono!

INFERMIERA    Ihh! Arriseca e me fa squaglià ‘o sanghe ncuorpo!

GIANNI    Don Vittò, e vuje sti paure nun ce l’havita fa piglià!

COLONNELLO    E che diamine…

D. VITTORIO    (minaccioso) In tutti gli occhi, vedo la lussuria, il peccato… il godimento!

OPERAIO    Magari!

D. VITTORIO    (repentino, all’operaio) Pentiti!

OPERAIO    Ma, ‘e che cosa? Io nun aggio fatte niente…

D. VITTORIO    Ma avresti voluto? Dillo… che avresti voluto!

OPERAIO    E se proprio insistete… l’infermiera non mi dispiace…

INFERMIERA    Ma come vi permettete?

D. VITTORIO    Anatema!

GIANNI    Dalle! (all’operaio) On procò… ve ne jate o no?

OPERAIO    Non posso…

D. VITTORIO    E certo… è il demonio che lo trattiene sul luogo del peccato!

OPERAIO    (allunendo a Gianni) Veramente è lui…

D. VITTORIO    E’ quel che ho detto! Infatti, il demonio si è impossessato di lui… ( lo prende per le spalle e lo scuote) Vieni fuori! Fuori ho detto…

GIANNI    Ma io sto accussi bello d’inte… don Vittò, e lassate! Oh… nun abbasta ‘a guerra cu muglierema, ce vuleve pure ‘a guerra Santa! Mi state mandando a monte il piano! (all’operaio) Che vi devo firmare? Jà, vedimme ‘e ce movere, accussì ‘a fernimme, cu ‘sti tarantelle… (riuscendo a tirare su i pantaloni)

OPERAIO    (prendendo il foglio dalla tasca) Ecco qua… finalmente…

D. VITTORIO    Il Piano? Che piano? (toglie il foglio da mano a Gianni) Sacrilegio! Non vi lascerò sugellare il patto! (lo strappa)

OPERAIO    Ma … che hate fatto? ‘Sto sparpetianno a tre ghiuorne pe’ chella firma!

D. VITTORIO    Con quella firma vendevi l’anima al diavolo!

OPERAIO    Mo invece, m’aggia vennere ‘e mobile ‘o monte ‘e pietà! Addio straordinario… e addio solde! (si toglie il berretto e lo morde) Ahh! Ma comme ce so’ capitato d’int’’a ‘stu manicomio… (esce)

COLONNELLO    Aspettate…vengo anch’io, non vorrei essere scampato alla campagna d’Africa, per perire da stupido, in un baccanale, alla quale non sono nemmeno riuscito a predere parte! (esce)

Scena dodici

Adele, Marcella, Ilaria, Attilio e detti

CAROLINA    (entrando di corsa) Signor Gianni… ‘a signora…

GIANNI    Mia moglie? Fuimme… (non fa in tempo)

ADELE    (entrando, ride insieme alle amiche, ma subito la risata gli si smorza) Ma… e voi che ci fate qua? Che sta succedenno?

D. VITTORIO    Sono arrivato giusto in tempo per evitare il peggio! E’ stata la mano del Signore…

ATTILIO    (entra di soppiatto, e poggiandogli una mano sulla spalla) Sentite…

D. VITTORIO    (ha un sobbalzo, così tutti) Madonna!

ATTILIO    (spaventato)  Ch’è stato?

D. VITTORIO    Me vuò fa murì? Stavo parlando della mano del signore, e mi sento toccare…

ATTILIO    Vi ringrazio del signore… anche se avrei preferito signora…

D. VITTORIO    Ma che vuò?

ADELE    Ma insomma! Che sta succedendo in casa mia?

INFERMIERA    Casa? Ma qua casa! Chiste me pare nu manicomio… io me ne vado! (esce)

GIANNI    Satte buono! E’ fallito pure l’ultimo tentativo…

ILARIA    L’ultimo tentativo?

MARCELLA    Che forse, vi abbiamo rotto  le uova nel paniere?

ADELE    Che paniere?

GIANNI    Chillo d’’a so… (coprendosi la bocca con le mani) mhhhh

D. VITTORIO    E pe’ favore… tu già staje nguajato…

ADELE    (gli molla uno schiaffo) Ti avevo detto che te ne dovevi andare…

D. VITTORIO    T’avevo avvisato! Pentiti, solo così ti potrai salvare dalla mano del Signore…

GIANNI    (tenendosi la guancia) E d’’e soje chi me salva, don Vittò?

ATTILIO    Signora Adele, cercate di calmarvi… (va vicino a Gianni nel tentativo di consolarlo)

CAROLINA    Signora Adè, state calma…

ADELE    Calmarmi? Calmarmi?? (reprimendosi) E va bene… sarò calma…

Scena tredici

Carlo, Luigi e detti

CARLO    E’ arriva… ah! Marcella… Ilaria…

LUIGI    (che lo segue) Marcella? Io vado!

CARLO    (lo prende per un braccio, e lo tira dentro) Addò vaie tu!

ILARIA    Ah, ah…ij che nzalata!

MARCELLA    (ad Adele) E’ rinforze!

GIANNI    (a Carlo) ‘A nzalata ‘e rinforzo?

CARLO    Qua’ nzalata?

ADELE    Adesso, stiamo al completo!

LUIGI    Si, si, nun me va proprio ‘sta nzalata…

MARCELLA    (mollandogli uno schiaffo) E de ‘sta papaccella che ne faccio?

LUIGI    Ahh! (a Carlo) ‘A papaccella?

CARLO    Sai, quella piccante?

LUIGI    Ah! E va be’ tenevo n’ato poco ‘e spazio… ma mo’, nun ce trase niente cchiù eh!

ATTILIO    Uffa! Ma basta con queste mani… Gianni andiamo?

GIANNI    Aspetta tesoro, vengo subito… sentite, io me so’ scucciato di questa guerra continua… (tra lo stupore generale) se qualcuno ci vuole, provasse a casa di Attilio o all’albergo… signori! (prende Attilio sotto braccio ed escono, gli altri stanno in silenzio e li guardano. Dopo usciti ancora fissano la porta per un po’, poi si girano e si guardano stupefatti)

Scena quattordici

Adele, Ilaria, Marcella, Luigi, Carlo, don Vittorio e Carolina

ADELE    Ma….

ILARIA    (a Marcella) Hai visto pure tu quello che ho visto  io?

MARCELLA    Non ne sono sicura…

D. VITTORIO    Io l’ho detto che lo perdavamo….

CARLO    (a Luigi) ‘Stu figlio ‘e cantaro…

LUIGI    Chillo, l’ha ditto che teneva n’idea…

ADELE    (scoppia a piangere) Ditemi che non è vero! Che ho sognato…

CAROLINA    Signora Adè…. (le si fa vicino e le prende la testa sulle spalle)

ADELE    Non è possibile! Non è possibile…

D. VITTORIO    Fatti coraggio mia cara…

CARLO    Sarà stata colpa dello stress…

LUIGI    Ah, sicuramente…

CAROLINA    (avvicinandosi a Carlo) Dottò, ma allora, quanno m’ha toccato addò sapete voi?

CARLO    (con aria da sapiente) E si vede, che ancora non era stressato…

CAROLINA    Possono essere stati i massaggi?

CARLO    Certamente! Non solo lo hanno minato nel fisico, ma anche nella psiche! L’hanno così turbato, che inconsciamente, ha visto un nemico nell’altro sesso… il quale, gli aveva provocato un sì forte dolore…

LUIGI    Quale sesso?

CARLO    Oh bella! L’altro…

CAROLINA    Ma pecchè, secondo voi, ‘a massaggiatrice a che sesso appartiene?

CARLO    All’altro, appunto!

LUIGI    All’altro di chi?

CAROLINA    E Attilio?

CARLO    (imbarazzato) Ancora a un altro… (ma ve state nu poco zitta… dopo vi spiego!) (siede)

ADELE    (intanto continua a piangere) Colpa mia… colpa mia!

ILARIA    Ma che dici? Se Marcella non si fosse intestardita a voler chiamare quel numero… tutto questo non sarebbe successo!

MARCELLA    Io? E voi allora? Subito pronte a sparare a zero, e a darmi una mano?

ILARIA    Marcè, pe’ favore… sei tu che si fissata cu ‘sta maledetta guerra!

ADELE    (sempre con le parole rotte dal pianto) E’ overo! ‘E corna, ‘a tomba… ‘o milite ignoto…

D. VITTORIO    Mo accummncie pure delirà! Su, su…  finiscila… a tutto c’è rimedio…

ADELE    E quale? Ihh, ihh, ihh….

MARCELLA    La corte marziale!

ILARIA    Ih! E pe favore… ancora cu ‘sta storia?

MARCELLA    Cosa c’è di meglio… per un fedigrafo, giocatore e pure gay?

(buio, con un faretto sui due, gli altri fermi)

LUIGI    (che nel frattempo seduto sul divano, osserva la scena, si rivolge a Carlo) Ma… Carlè… secondo te… mia moglie, a che sesso appartiene?

CARLO    (che come Luigi, assiste la scena)  Come medico, o come amico?

LUIGI    Come medico, come medico…

CARLO    Bè, il caso e complesso… andrebbe studiato… ci vorrebbero più informazioni di quelle che posseggo in qualità di amico… se fosse possibile dei documenti…

LUIGI    Per esempio?

CARLO    Per esempio… chi erano i suoi genitori, dove abitavano, cosa facevano,

LUIGI    ‘O stato ‘e famiglia, insomma!

CARLO    Ma no, documenti… sul loro reddito, se era una famigia agiata oppure no, su eventuali malattie che hanno avuto i suoi avi, e magari lei… come ha trascorso la sua infanzia, dove ha vissuto, la vostra vita matrimoniale fino ad oggi com’è stata, 

LUIGI    Ma tutto questo sempre come medico?

CARLO    Sempre come medico…

LUIGI    No, pecchè, me pareno domande da esattore delle tasse!

CARLO    Ma che dici… per esempio, non so… quante volte fate l’amore in una settimana?

LUIGI    (interrompendolo) Ehmm… e come amico?…

CARLO    Come amico che cosa?

LUIGI    Come amico, secondo te, a che sesso appartiene?

CARLO    Ti posso dare solo una sensazione…

LUIGI    E sarebbe?

CARLO    Staje nguaiato!!!

(di nuovo luce sulla scena che riprende vita)

ADELE    (continua a piangere) Don Vittò, vi prego… aiutatemi voi…

CAROLINA    Dategli un cosiglio…

D. VITTORIO    Figlia mia… che dire? C’è solo una soluzione…

ILARIA    E sarebbe?

MARCELLA    ‘A fucilazione!

(c.s.)

LUIGI    Forse, qualche documento devo averlo…

CARLO    Che documento?

LUIGI    Sulle sue origini… credo di avere ancora, qualche sua foto di quando andava al ginnasio…

CARLO    Scattate a Casablanca?

LUIGI    Ma no… a Cercola…

CARLO    Hai notato se teneva i baffi?

(c.s.)

ILARIA    ‘O bi che si fissata?

D. VITTORIO    Ma la volete finire?

MARCELLA    Era un consiglio…

CAROLINA    La signora Adele, da adesso, i consigli, li accetta solo da don Vittorio…

MARCELLA    Quand’è così…

ADELE    Don Vittò…

D. VITTORIO    L’unica che ti rimane, è il perdono!

ADELE    Il perdono?

MARCELLA    Ma che dite!

ILARIA    E lascialo parlare…

D. VITTORIO    Solo con il perdono, puoi sperare di recuperarlo… e come marito, e come uomo…

MARCELLA    Forse come marito…

LUIGI    (a questo punto si alza, e serio) Adesso basta Marcè! Ha ragione don Vittorio, con le guerre non si arriva da nessuna parte, e quando sono finite, non ci sono ne vincitori, ne vinti! Ma solo un cumulo di macerie, dalle quali si possono solo estrarre corpi che qualcuno piangerà! Ma non ti accorgi che nella tua ostinazione, sei rimasta sola?

CARLO    (Uh aneme d’’a miseria, ma chi è Benedetto Croce vicino a te?)

LUIGI    (Famme fa!)  Se tutti si fosse un po’più… un po più….

CARLO    Umani, buoni, elastici, meno egocentrici,

LUIGI    Ecco, meno egocentrici, grazie…

CARLO    Prego…

LUIGI    Non si vedrebbe in giro quello che si vede…

CAROLINA    Che si vede?

LUIGI    T’aggia dicere io? Tu non lo vedi lo scempio che c’è in giro… proprio perché, non c’è più umanità, carità, altruismo, perdòno? Si perdòno, perché è molto più difficile perdonare che condannare… e quindi, è più facile condannare che…

CARLO    Perdonare! (toccandolo col gomito) Già l’he ditto, pass’’appriesso…

LUIGI    Isomma… ogni individuo, dovrebbe provare a riconquistare quella libertà di ragionamento, che in origine gli fu data, e , che con continui atti di sottomissione, a volte dettati dalla necessità…

CARLO    Pe mantenè ‘o carro p’’a scesa insomma…

LUIGI    Che carro p’’a scesa! Come dicevo, libertà che abbiamo perso… quella libertà, che indurrebbe l’individuo…

CARLO    Quale?

LUIGI    Si me faje fernì?! Come dicevo, indurrebbe ogni individuo a ben altri comportamenti, senza condizionamenti esterni, senza la paura del giudizio degli altri, e soprattutto…

CARLO    Avvocà, cercamme ‘e stregnere… ca se fa tarde!

LUIGI    Si me faie parlà! Dicevo, soprattutto, che lo esenterebbero dalla mania sbagliata, di chiedere il giudizio degli altri… (sodisfatto) Ho finito!

CARLO   Bravo… bene…. (batte le mani, tra lo stupore degli altri, che rimangono a bocca aperta)

CAROLINA    (istintivamente lo imita) Nun aggio capito niente, però è stato bravo…

D. VITTORIO    (anch’egli, istintivamente comincia a battere le mani, indi rallentando, piano, piano si ferma e tossisce)  Bravo… Ehmmm… Insomma, a parte ‘o cumizio… (ad Adele) tu che vuò fa? Vuò continuà a fa‚’a guerra, e faje cuntenta all’amica toja, ‘o vuò perdonà a mariteto, e faje cuntente a tutti quanti? E soprattutto a isso e pure a te?

MARCELLA    On Vittò, messa così, mo ‘a colpa fosse sulo ‘a mia!

ILARIA   E di chi è? Tu he fatte passà ‘sta puvurella, dall’esercito d’’a salvezza, al corpo de’ Marines!

ADELE    (riprendendosi) Pe’ favore, pe favore! Basta! Ho riflettutto su tutto… Luigi, a modo suo,  mi ha aperto gli occhi…

MARCELLA    E mo che ghiamme ha casa, io c’’e chiurre a isso!

LUIGI    E chi vene… vado pure io da Attilio… Salto il fosso!

MARCELLA    Sto scherzando… non potresti mai cambiare come è cambiato Gianni…

ADELE    Oh, cara mia… Gianni non è affatto cambiato, te lo assicuro io!

ILARIA    Tu dici che…

ADELE    Che se non avesse fatto questa messa in scena, non avremmo mai riflettuto sulla faccenda, come si conveniva!

D. VITTORIO    Ma allora, tu dici che ci ha preso in giro? A tutti quanti?

CARLO    (a Luigi) E’ stato scoperto! L’hanno capito…

LUIGI    Meglio! Così si tira questo capo in terra… come si suol dire…

ADELE    Non ci ha preso in giro… ci ha solamente voluto far aprire gli occhi…

MARCELLA    Andando via con Attilio?

ILARIA    Allora non hai capito che era tutta una finzione? Un piano già studiato nei minimi particolari… e al quale, abbiamo abboccato tutti!

MARCELLA    Non è possibile!

ADELE    Eh, cara mia, dovresti prendere lezioni di tatticismo, se vuoi continuare a fare il soldato!

MARCELLA    (risentita) Ma che soldato… io mi divertivo… Luigi, andiamo, sono stanca…

LUIGI    Certo cara… (fa strada) Perdonate… può darsi che rifletta pure lei… arrivederci! (escono)

Scena quindici

Detti meno Marcella e Luigi

ILARIA    Te lo auguriamo… di cuore… certo che divertirsi, quando sono gli altri a rischiare…

D. VITTORIO    Mo capisco, ‘a telefonata anonima che mi ha fatto correre…

ADELE    Però! Carlè, l’havete messo su bene il complotto…

CARLO    Ah, no, no… noi, nemmeno sapevamo niente…

CAROLINA    Volete dire che voi e il signor Luigi…

CARLO    Noi avevamo il compito di condurre qui, l’nfermiera e la massaggiatrice affinchè, potessero parlare con Adele e spiegare l’accaduto, un normale… be, mica tanto, equivoco, nato da alcune circostanze, che si sono combinate…

ADELE    Quindi… il resto, è stata opera della sua mente?

CARLO    Addirittura, allucinante per certi versi… mi domando come abbia potuto prevedere lo svolgersi dei fatti, esattamente come si sono svolti…

D. VITTORIO    Quasi diabolico! Adè, domani vedi di portarmelo in canonica… dobbiamo fare quattro chiacchiere, non si può mai dire…

CARLO   Ma qua diabolico, don Vittò! C’è solo l’intelligenza di una persona, che si è vista costretta a diefendere il suo patrimonio, cioè la famiglia in questo caso, dagli attacchi che gli venivano portati da gente estranea… e ha usato quello che dovremmo usare un po’ di più tutti quanti, il cervello… anziché la forza, che non serve a niente…

ILARIA    E considerare che noi, in qualità di amici, dopo la sua disponibilità, la sua sensibilità, siamo stati gli artefici di quegli attacchi! Quasi me ne vergogno…

ADELE    Su, su… adesso che tutto è chiaro, finalmente, non è il caso di drammatizzare, poi, è stata Marcella con la sua esuberanza, che ci ha coinvolto… ma parliamoci francamente, noi, ci siamo lasciati coinvolgere! (bussano alla porta)

Scena sedici

Colonnello, Gianni e detti

CAROLINA    (apre la porta) Signor colonnello!

COLONNELLO    (entrando) Signore, vi prego di ricordare che io sono un invalido della grande guerra, perciò, come si dice, non sparate sulla croce rossa! (si gira) Signor Gianni, prego…

GIANNI    (entrando con una bandiera bianca in mano)  Si può?

ADELE    (con felice stupore) Gianni…

D. VITTORIO    Giusto te, figliolo…

GIANNI    Dopo, dopo, magari vengo domani in chiesa eh?

CARLO    Ma… che staje pensamnno mo…

GIANNI    No, niente… t’he piaciuta?

CARLO    P’’a miseria! Mi sà, che devo rimettermni sotto a studiare… nun aggio capito niente…

GIANNI    E voi niente dovevate capire, se no finiva la reazione spontanea… mi capisci?

ADELE    Gianni… abbiamo capito tutti… vieni, vieni avanti…

ILARIA    Eh che ce tieni! ‘Sta capa è nu vulcano…

COLONNELLO    Tutto è bene, quel che finisce bene…

D. VITTORIO    Ma mo’, che intenzioni tieni?

GIANNI   Intenzioni? Nessuna! Mo mangiatevi ‘sti pizze, dobbiamo brindare alla fine delle ostilità, alla fine della guerra…

COLONNELLO    Che per fortuna, non ha mietuto vittime…

ADELE    Quali pizze?

Scena diciassette

Leone e detti   

LEONE    (Entrando con dei crtoni di pizza in mano) Ecco qua, signor Gianni, come avete ordinato, belle calde calde…

CARLO    Chesta si ch’è ‘na bella idea…

ILARIA    ‘O saje che ce vuleva proprio…

D. VITTORIO    Se proprio insistete…

ADELE    Carolina, apparecchia subito la tavola….

CAROLINA    Certamente… è fatto…

LEONE    Aspettate vi dò una mano… (l’aiuta a prendere la tovaglia ed il resto dalla credenza, indi vanno in cucina mentre gli altri parlano tra loro…) Poi, facciamo tutto un conto…

GIANNI     (tra lo stupore di tutti) Allora se permettete, io vado…

ADELE    Addò vaje? (meravigliata)

ILARIA    Ma…

CARLO    Comme sarebbe?

D. VITTORIO    Figliolo, non capisco…

COLONNELLO    Abbandonare il campo di battaglia dopo la firma dell’armistizio, è un errore grave… giovanotto… vi invito a rifletterci!

GIANNI    Già fatto colonnè… calma, calma, avevo dato la mia parola ad Attilio di portarlo a teatro se mi aiutava… non posso esimermi… ogni promessa è debito!  A più tardi… (esce)

COLONNELLO    Allora cambia tutto, la parola è sacra per un gentiluomo…

Scena diciotto

detti, meno Gianni

(tutti corrono alla porta e guardano fuori)

ILARIA    Carlè, ma secondo te….

CARLO     Non so che dire…

ADELE    Zio Vittò?

D. VITTORIO    Che vuoi che dica…. le vie del Signore, sono infinite e misteriose…

CAROLINA    (rientrando va anch’essa alla porta) Me pare strano…

LEONE    (seguendo Carolina) Gesù, Gesù, Gesù… e chi s’aspettava!

ADELE    Che sia stato tutto un piano… s’è capito…

ILARIA    Che abbia un’intelligenza fuori dal comune… siamo d’accordo…

ADELE    Che ci ha saputo ingannare tutti quanti… passi…

ILARIA    Che ha promesso di portarlo a teatro…

CARLO    Potrei anche capire…

COLONNELLO    La parola, è sacra, ma cribbio!

ADELE    Che necessità c’è di camminare mano nella mano cu’ Attilio?

(tutti si guardano a bocca aperta)

Cala il sipario

FINE

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 0 volte nell' ultimo mese
  • 10 volte nell' arco di un'anno