La guerra di Lina

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LA GUERRA di LINA

Atto unico –commedia

Attori  3

Attrici 5

LA GUERRA di LINA

Omaggio a Lina Merlin

Di

Ombretta De Biase

La pièce si ispira al libro ‘La mia vita’  in cui Lina Merlin (1887-1979), prima senatrice della Repubblica, rievoca con lucido e impietoso realismo, alto senso della storia e profonda passione civile e politica, l’Italia del Fascismo, un’Italia ‘in nero’, stolida e conformista, che impressiona per la somiglianza con quella dei nostri giorni, e l’Italia del dopoguerra, confusa e affollata di corrotti e opportunisti di ogni genere. Pertanto, in un susseguirsi ritmico di narrazione e di flash-back, l’opera ripercorre, nella lingua del teatro, gli anni della sua giovinezza, con l’adesione al Partito socialista e l’irriducibile lotta contro il fascismo che le costò la perdita del lavoro, la prigione e il confino, e gli anni della maturità, successivi alla caduta del fascismo, in cui, da senatrice, continuò la sua ‘guerra’ lottando senza mai arrendersi contro l’ostilità persino della sua stessa parte politica, per far approvare leggi in difesa della dignità delle donne e dei lavoratori. Nell’ineludibile rispetto per la verità storica, la pièce intende quindi non solo  rendere omaggio e merito a una donna di grande valore ma accantonata dalla storiografia ufficiale perché scomoda, ma anche far riemergere alla nostra memoria un passato di tragici errori e orrori perché siano di monito e insegnamento per il presente e il futuro.

Rappresentazioni: Milano 2010, Biblioteca Centrale Comunale di ‘palazzo Sormani’, sala del Grechetto,  con Elena Colella, Annamaria Indinimeo, Cristina Filippini, Serena Fuart, Raffaella Gallerati, Donatella Massara, Laura Modini, regia dell’autrice; Busto Arsizio 2011, circolo ANPI; Milano 2011, Libreria delle Donne

Recensione

Dell'onorevole Lina Merlin s'è sempre parlato a casa mia: era un'amica del nonno, laico e socialista e un'eroina per la mia famiglia "avanzata". E' stato quindi un  onore, oltre che un piacere, assistere al lavoro che su questo personaggio ha fatto la commediografa-regista Ombretta De Biase.  A suo merito va ascritta l'ottica e la modalità di rappresentazione di Wonder Lina, sganciata dall'icona volgarizzata di Liqidatrice delle Case Chiuse. Il suo spettacolo ha sobriamente scandito la lunga esistenza battagliera di una Maga della Libertà. Il pubblico ha così brechtianamente partecipato, capito, approvato, fuor d'ogni liturgia ancorchè progressista che a noi laici, in quanto tali, non garba punto.  Il sortilegio teatrale ha, ancora una volta, funzionato, bypassando il docudrama a favore dell'emozione intelligente. Sebastian Caleffi, Hystrio 2011

PERSONAGGI

Lina anziana narratrice

Lina giovane

vescovo

Superiora

Giovanni un compagno di studi  di Lina

Stefanol’amore di gioventù

Anna un’amica e confidente di Lina

Un funzionario fascista

Un’operaia

Un’allieva

Narratrice  storica

Nota di regia.La scena è divisa in due zone: il proscenio, abitato da Lina-anziana e narratrice, e il centro, in cui vediamo, in flash-back, agire Lina-giovane e gli altri personaggi in abiti del primo novecento.

NotaNella pièce, personaggi e  dialoghi sono d’invenzione, mentre episodi storici e date sono tratti dal libro: La mia vita, Giunti, Firenze 1989.Il libro nasce intorno al 1970 per merito della nipote, Franca Cuonzo Zanibon, che insiste con tenacia affinché Lina, ormai quasi ottantenne, le detti la sua biografia.

PROLOGO

In proscenio, una ragazza vestita da collegiale dei primi anni del ‘900, rigida e tremante, è osservata da un prete e una suora dietro di lei

Ragazza (rigida, intimorita, con la voce tremante) Io non sono una burattina!

La ragazza indietreggia sul fondo della scena.  Il vescovo  si rivolge molto contrariato alla suora

Vescovo (vendicativo) Superiora, come si chiama quella allieva?

Superiora (imbarazzata) Eminenza, si chiama Lina, ehm, Angelina Merlin. A nome suo vi chiedo perdono per il suo comportamen..

VescovoInconcepibile, inaudito!

 SuperioraEminenza, avete ragione ma la nostra Angelina è fatta così, impulsiva, orgogliosa, testarda ma è una brava ragazza. Non per scusarla ma, poiché le sue compagne l’avevano incaricata di parlare a loro nome davanti a voi, lei,  presa dalla passione,  si sarà sentita in dovere, non so come dire, perdonatela

Vescovo Be’, be’, io la perdono ma questa ragazza va espulsa dal collegio

Superiora ( sbotta)Eminenza è una punizione troppo severa, scusatemi

Vescovo E’ ciò che merita. L’erba cattiva va estirpata. Mentre esortavo le ragazze al perdono, all’umiltà, all’obbedienza, quella che fa?, risponde che lei non è una burattina, vogliamo scherzare?, via, superiora!, E’ giusto che sia espulsa dal collegio, questa Angelina è una ribelle. E’ un pessimo esempio per le altre

SuperioraMa espellendola la bolliamo per sempre. Certo, ora tutti saprebbero il perché è stata espulsa ma fra qualche tempo? Chissà cosa potrebbero inventare le malelingue su una ragazza espulsa dal collegio. Per carità, non bolliamola

Vescovo Mi meraviglio di voi, superiora! Il suo comportamento era diretto contro la chiesa e contro i suoi, i nostri insegnamenti

SuperioraMa sua nonna, sua madre, sua zia, tutte le ragazze della sua famiglia sono state nostre allieve e…

Vescovo Già, già, capisco. Il buon nome della famiglia, dell’istituto, certo. Ehm,  pure le va impartita una lezione, per il suo bene, superiora, esclusivamente per il suo bene. Ehm, dite, questa Angelina poco angelica, questa pecora nera, è stata mai iscritta nell’albo d’onore?

SuperioraOgni mese, eminenza! Ha i voti più alti, è la prima in tutte le materie

VescovoBene, non espelliamola ma dovrà essere cancellata per sempre dall’albo d’onore

Superiora (con sollievo) E lo sarà  non dubitate, grazie eminenza

Semibuio

                                                                      

SCENA I

In proscenio una donna molto anziana parla al pubblico

Lina anziana Fu così che imparai da quella umile, grande suora che nella vita non si deve mai “bollare” nessuno. Naturalmente continuai ad apparire nell’albo d’onore. Avevo circa tredici anni allora, oggi ne ho quasi ottanta e quel ricordo ancora mi fa ancora battere il cuore. Ma voi volete che vi racconti la mia vita e dunque cominciamo dall’inizio. Sono nata, pensate, nel diciannovesimo secolo!, il 15 ottobre del 1887 a Pozzonovo,  un piccolo paese in provincia di Padova. Subito dopo fui portata a Chioggia in casa dei nonni e con loro passai gli anni sereni della mia infanzia e dell’adolescenza. Mio nonno era un bel signore alto con una lunga barba bianca a cui  per giocare facevo le treccine, e mia nonna era una donna dolce, affettuosa che mi sedeva sulle sue ginocchia e mi raccontava le antiche storie degli antenati, di quelli che combattevano per Garibaldi e di altri per il re. Dopo la morte del nonno mi trasferii a Padova con la mia famiglia  e lì continuai gli studi

Flash back

 Un gruppetto di tre giovani, Anna, Giovanni e Stefano, in abiti degli inizi del ‘900 con dei libri sotto il braccio chiacchierano fra loro in strada.  Giovanni e Anna sono  abbracciati

Giovanni Lina si fa aspettare. Stefano, al tuo posto indagherei

Anna Giovanni, che ti salta in mente? Tu non conosci Lina. Lina il tradimento non lo concepisce nemmeno. Sei uno sciocco

Stefano Non litigate adesso! Lina arriva sempre in ritardo

Giovanni Io non volevo insinuare niente, volevo solo dire che Lina è molto bella e molti di noi le fanno la corte

Anna Anche tu una volta, mi pare 

Giovanni  Che c’entra? Era prima di conoscerti

StefanoLina non mi tradirebbe mai, ma mi secca che sia sempre in ritardo. Ha sempre mille cose da fare

Anna Bravo Stefano, difendila, Lina è una brava ragazza, sincera, leale, onesta

Da sinistra entra Lina in bicicletta, trafelata. Si ferma davanti al gruppetto, da un bacio a Stefano

Lina  Ragazzi, scusate, ho fatto tardi. Giorgino mi fa dannare. Lui proprio non ce la fa  con l’aritmetica, gliela spieghi e rispieghi in mille modi ma lui niente, duro come un sasso

StefanoLina, rassegnati! Quei tuoi ragazzini testoni impareranno prima o poi, sei tu che te la prendi troppo a cuore

LinaIl giusto!, né poco né troppo. Io,  ai miei ragazzini testoni, come li chiami, gli voglio bene, ci tengo che facciano bene a scuola, che imparino ad acquistare fiducia nelle loro capacità

Stefano E a me non pensi mai? Fra le ripetizioni e gli orari che ti impongono i tuoi, arrivi sempre in ritardo e poi devi scappare a casa

Giovanni Abbiamo capito, ragazzi. Io e Anna ce ne andiamo. Togliamo il disturbo

I due ragazzi se ne vanno. Lina e Stefano rimangono soli. Lina appoggia la bici a un muro e i due si siedono su una panchina

Stefano Vieni qui, non litighiamo

Lina Lo sai che devo dare ripetizioni per pagare le tasse scolastiche, i miei non ce la fanno se no. Se fossi tu ad arrivare in ritardo io non mi arrabbierei, non vorrei farti trascurare i tuoi scolari per stare più tempo con me. Se lo facessi, sentirei di, di pesarti addosso, di costringerti, mi sentirei un’egoista. Sono felice di dare ripetizioni perché mi piace insegnare e poi è grazie a loro, ai miei ragazzini testoni,  che posso studiare all’università. A volte ho l’impressione che tu non mi voglia bene davvero

Stefano Esageri sempre!

Lina No. Io credo che uno ama davvero quando è felice della felicità dell’altro, senza mercanteggiare, senza pretendere

Stefano Lina, l’amore  è un bisogno dell’uomo

LinaDell’uomo?

Stefano E della donna,  per carità non cominciare con le polemiche maschio-femmina

LinaSpiegati meglio. Che vuoi dire quando dici che l’amore è un ‘bisogno’?

StefanoChe c’è poco da teorizzare. L’uomo, e la donna, si cercano per un impulso della natura. Quando amiamo una persona, vogliamo starle accanto fisicamente, sentire il suo profumo, toccare la sua mano, abbracciarla…

LinaE poi?

StefanoChe altro?

Lina  Quindi per te l’amore è solo attrazione fisica

Stefano Semplificando, sì

LinaNon sono d’accordo. Per me è un sentimento profondo che ti fa sentire che, vicini o lontani, si è sempre insieme, si resta uniti con la testa e con il cuore

Stefano Già, come le due parti della mela.  Per favore, Lina! Quello che dici ha un senso solo se costruisci l’altro a tua immagine, come lo vorresti tu, non com’è lui, o lei, realmente. In pratica devo pensare che quando dici che mi ami è come se mi avessi messo su un piedistallo e così dovrei sempre temere di deluderti

Lina (dubbiosa) Sei bravo a cambiare le carte in tavola…Però un po’ hai ragione. Sento che se tu mi deludessi smetterei di amarti all’istante, anche volendo, non potrei più

Stefano Vedi?! Questa mia bella testolina pensa, idealizza troppo, ho i brividi. Mi ci vedo già fare un bel ruzzolone da quel piedistallo! Andiamo, si è fatto già buio

A queste parole, Stefano si alza dalla panchina fingendo di zoppicare e i  due escono di scena ridendo.

in proscenio

Lina anzianaEro giovane e allora e molto corteggiata, ma non ci badavo, o almeno non quanto ci badavano le mie coetanee, e, quando il mio primo amore mi deluse, non ne volli più sapere di innamoramenti e innamorati. Intanto stava per piombarci addosso la prima guerra mondiale

In sottofondo i rumori di colpi di cannone. E’ la fine della guerra ’15-18.  sul fondo possono essere proiettate foto o filmati della grande guerra

Le città di Trento e Trieste erano nostre ma in cambio di seicentocinquantamila morti e altrettanti mutilati e invalidi. Ne era valsa la pena? Distruzione, orrore, vite spezzate, famiglie distrutte. Tragedie, senza fine. I miei fratelli, Mario, il mio bellissimo Mario, colto intelligente, pieno di vita, fatto a pezzi dal cannone sulla Bainsizza, e quel tesoro di Carluccio, ucciso dai gas asfissianti. Fu da allora che odiai la guerra con tutta me stessa. Vedevo sfilare per le strade  le lunghe, interminabili colonne di soldati feriti, mutilati, coperti di stracci, pieni di pidocchi e di malattie...

Narratrice storica Tornavano a casa sperando che, in cambio del loro sangue, di un braccio o di una gamba, il governo avrebbe mantenuto le promesse  ma si illudevano. Anzi videro peggiorare le loro condizioni a causa degli sfruttatori, latifondisti e industriali, che speculavano e si arricchivano sulla loro pelle.

Lina anzianaDa quel momento decisi che avrei dedicato la mia vita a lottare contro tutti coloro che fanno soffrire gli altri. Sarebbe stata questa la mia guerra, la guerra personale di Lina Merlin.

Flash back

Seduti intorno ad un tavolo, Lina e i due amici Giovanni e Anna, stanno discutendo della situazione politica. Giovanni cercherà di convincerla ad iscriversi al cosiddetto primo “fascio di combattimento” nato a Padova nel 1919

Giovanni Dai, Lina! Tu li vuoi giustificare a ogni costo

Lina Non è vero. Non sopporto la vista del sangue, non potrò mai ammettere l’uso dela violenza!, ma devo, ho bisogno di capire che cosa sta succedendo in questo paese, con lucidità e amore, amore per la verità

Anna Mio padre dice che la colpa è dei rossi, dei bolscevichi. Sono loro che organizzano gli scioperi e aizzano contadini e  braccianti

LinaStupidaggini. La verità è che la colpa delle cose terribili che succedono è della guerra. Io odio la guerra e sempre la odierò sopra ogni cosa. E’ stata la guerra che ci ha distrutto. Il nostro Paese è in ginocchio, i prezzi sono saliti alle stelle mentre gli speculatori fanno soldi a palate. Non c’è lavoro e i disoccupati non sanno come sfamare se stessi e le famiglie. Chi ha fame non può aspettare

Giovanni (sarcastico) E’ per questo che sputano addosso agli ufficiali e insozzano la bandiera? Dai, Lina!

AnnaLina, io sono con te, ma l’altra mattina davanti alla fabbrica di mio padre un gruppetto di scioperanti urlavano che lui è uno sfruttatore, un  “affamatore del popolo”. Ho avuto paura che mi riconoscessero e mi picchiassero. Lui lavora dalla mattina alla sera per la fabbrica, per i suoi operai, insieme ai suoi operai. I veri “affamatori”, i veri colpevoli sono gli agrari, i latifondisti che non vogliono rinunciare ai loro profitti, ai loro privilegi e sfruttano fino all’osso i contadini e i braccianti

Lina Sono colpevoli tutti quanti, Anna, agrari e industriali! I capitalisti vogliono solo continuare ad accumulare denari sfruttando all’osso il proletariato

GiovanniI tuoi proletari, cara Lina, vogliono buttare l’Italia in braccio ai rossi, in braccio a Stalin. La verità è che i veri socialisti siamo noi 

Lina Noi chi?

GiovanniNoi fascisti

Lina Allora è così? Anche tu vai dietro a quell’istrione di Benito Mussolini che sta con i capitalisti

Anna Perché ne sei così sicura ? Da come parla, Mussolini è contro i capitalisti

Giovanni  prende un foglio dal giornale appoggiato sul tavolo

Giovanni Sicuro! Ma l’hai letto il proclama di San Sepolcro? Leggilo, almeno! (legge)

v.f.c Mussolini Per il problema politico noi vogliamo: suffragio universale con voto ed eleggibilità per le donne.  Una legge dello Stato che sancisca per tutti i lavoratori la giornata di otto ore di lavoro, la partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori agli utili dell'industria. Per il problema finanziario noi vogliamo:  una forte imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo, che abbia forma di vera espropriazione parziale di tutte le ricchezze. La confisca di tutti i beni delle congregazioni religiose e l'abolizione di tutte le mense vescovili che costituiscono una enorme passività per la Nazione e un privilegio di pochi. Per il problema …. (sfuma)

Lina Sveglia,Giovanni! Lui è il lupo, non cappuccetto rosso. Il vostro Mussolini è un infame bugiardo, vi infinocchia tutti. Promette cose che sa bene che non farà e non vorrà mai fare

Anna  Forse sei un po’ prevenuta contro di lui

Lina Ah sì? Allora dimmi come è possibile che i capitalisti gli abbiano permesso di lanciare i suoi proclami proprio dal circolo industriali di Milano. E dai, ragazzi!

Giovanni  Tu parli così perché non capisci la politica

Lina Vedremo chi è che non capisce.Basta non ne parliamo più o roviniamo la nostra amicizia

GiovanniSpero di no, anzi, Lina io ho una missione. I camerati mi hanno chiesto di domandarti se vuoi iscriverti al fascio. La nostra è la prima sezione qui a Padova. Tu potresti organizzare le donne, sei colta, parli bene. Ti accoglieremmo con tutti gli onori. Appartieni a una famiglia che ha onorato la patria, hai un fratello medaglia d’oro, per noi saresti un elemento prezioso, anche con le tue critiche, avresti pure uno stipendio…

LinaAh, dunque è per questo che sei venuto qui? In missione? Allora dimmi chi sono quelli che aderiscono al tuo fascio

Giovanni tira fuori dalla tasca della giacca un foglio di carta e glielo da

GiovanniQuesta è  la lista completa. Leggi

Lina legge la lista e dopo un attimo gliela restituisce sdegnata

Lina E tu vieni a propormi di lavorare con questi delinquenti?

Giovanni Ma Lina!, sono i nomi delle migliori famiglie di Padova

LinaDei più ignobili sfruttatori, vorrai dire. E tu puoi credere davvero che questi “galantuomini” intendano realizzare il socialismo? 

Anna Giovanni, Lina ha ragione. Non è credibile

Lina Anna, meno male!, ti sta tornando il senno. Mussolini vi inganna tutti, viene dal socialismo, conosce le masse, sa come parlarci, come manovrarle, non è come quell’aristocratico buono a nulla di D’Annunzio. E poi io so già a quale partito iscrivermi

GiovanniNon parlerai del partito socialista? Ormai è finito. Ci siamo noi al suo posto

LinaNon dire sciocchezze, ti facevo più intelligente

Giovanni Ma perché vuoi andare con quei vecchi parrucconi dei socialisti?

Lina Mi unirò a loroperché solo loro si sono opposti alla guerra mentre quel tuo Mussolini li tradiva e scopriva di essere diventato interventista perché i francesi gli avevano dato sottobanco un milione di lire per frsi guardare alle spalle sulle Alpi dagli italiani

Giovanni E’ una calunnia ignobile

LinaVa’ al diavolo, Giovanni, tu e i tuoi fascisti. Non voglio più parlare con te

Lina gira le spalle all’amico mentre Giovanni,  rassegnato, esce senza salutare e dopo aver raccolto il suo foglio

in proscenio

Lina anziana E così finirono per sempre molte vecchie amicizie di gioventù. Nel ‘19 decisi di iscrivermi  al partito socialista italiano anche se non avevo mai letto Marx. I dirigenti mi accolsero bene ma dovete considerare che, in quei tempi, una donna che militava in un partito perdeva la reputazione persino fra i compagni, non tutti, naturalmente. In provincia il partito socialista era rimasto gretto, maschilista. Ma io non mi lasciai scoraggiare, tenni duro, mi resi letteralmente inattaccabile. Marx lo studiai in seguito ma sono rimasta sempre convinta che si può conoscere Marx senza essere socialisti,  e essere socialisti senza conoscere Marx. Mi misero a scrivere articoli  per il giornale  “L’eco dei lavoratori” e poi a dirigere il periodico “ La difesa delle lavoratrici” in cui io e Anna Kuliscioff non ci stancavamo di denunciare lo sfruttamento ignobile subito dalle lavoratrici, di gran lunga superiore a quello subito dagli uomini.

Narratrice storica Nel Polesine e nel Chioggiotto, terre di malaria e di povertà totale, molte donne erano costrette a prostituirsi ai padroni delle terre, pur di sfamare i figli e se stesse. Nel 1921 i fascisti scatenarono la loro violenza soprattutto nelle zone  in cui i socialisti erano più forti. Non mancava giorno che non ci fossero spedizioni punitive contro chiunque fosse solo vagamente sospettato di simpatie socialiste. Purtroppo il 1921 era cominciato molto male. Era il 21 gennaio e a Livorno…

Flash-back

 Anna è seduta ad un bar e guarda l’orologio. Lina arriva trafelata. E’ di ritorno dal XVII Congresso nazionale socialista, avvenuto a Livorno il 21 gennaio del 1921. E’ vestita con cura   e indossa un grazioso cappellino

Anna Lina, finalmente! Ti aspetto da ore! Mi sto congelando. Il treno da Livorno ha fatto ritardo?

Lina Sono sfinita. Ho bisogno di bere un caffè bollente, poi ti racconto

AnnaChe faccia scura!  Ma, siediti e raccontami  del Congresso, c’erano tutti i pezzi grossi del partito, immagino

LinaC’erano, c’erano..

Anna Perché lo dici con quel tono?

LinaPerché, dopo che, tutti concordi, avevamo parlato della crisi istituzionale e della violenza fascista, indovina che succede?

Anna Dai, parla

Lina Gramsci, Terracini, Bordiga e tutti quelli della sezione italiana della III internazionale, se ne vanno perché avevano già deciso di fondare un nuovo partito che si chiamerà: partito comunista d’Italia

Anna E  voi altri?

Lina Noi altri?! Come se non bastasse, noi socialisti ci siamo divisi fra riformisti, quelli che stanno con Turati, e  massimalisti, quelli che stanno con Serrati e Labriola, se non è un disastro questo…

AnnaCompleto. E tu con chi stai?

Lina Che vuoi che ti dica? Io non amo le diatribe, non mi sento preparata a sufficienza e poi, in un momento difficile come questo, dividersi era l’ultima cosa che bisognava fare

AnnaE adesso che succederà?

Lina Non lo so. Di sicuro adesso i fascisti non li ferma più nessuno. La propaganda imbottisce i cervelli soprattutto dei giovani. Tutti quei ragazzi che incendiano, picchiano, uccidono e  poi sfilano nelle vie inneggiando alla “bella morte”!… Alla loro età si dovrebbe inneggiare alla vita, non alla morte. A vederli, mi piange il cuore, Anna!

AnnaIo ho fiducia in Giacomo Matteotti e nei nostri deputati socialisti. Loro si faranno sentire in parlamento

LinaVuoi che non lo sappia?, sono io che spedisco a Matteotti fascicoli interi di prove documentate perché denunci i fatti in parlamento, ma

Anna Ma?

Lina Lui è un uomo eccezionale, con un coraggio  incredibile, rischia ogni giorno la vita ma temo che si stia sbagliando

Anna  (quasi scandalizzata)Matteotti? Come fai a dire  questa, questa… assurdità?

LinaSì, e te lo ripeto. Lui si sta sbagliando perché crede che il fascismo sia un fenomeno passeggero. Quindi, con quest’idea, questa speranza, ci raccomanda di non reagire, di non rispondere alle provocazioni

AnnaE ha perfettamente ragione, Lina! Questa volta non ti seguo. Tu, dunque te la sentiresti di rischiare la vita di tanticompagni per..per un’ipotesi,funesta quanto vuoi, ma pur sempre un'ipotesi?

Lina (irritata) Ma non è questo il punto. Se non reagiamo in qualche modo finisce che  i fascisti sisentono liberi di torturare, ammazzare, incendiare come gli pare e piace!, E quando loro avranno messo le mani su tutto non riusciremo più a liberarcene chissà per quanto tempo ancora, altro che fenomeno passeggero, durerà anni e anni!

in proscenio

Lina anzianaE purtropo fu così. Certo, Matteotti, Gallani, Romita  e molti altri compagni avevano un grande coraggio, però erano capaci di rischiare la propria vita ma si rifiutavano di rischiare quella degli altri. Intanto i fascisti reclutavano i soggetti più violenti proprio fra quei proletari che noi  volevamo difendere. Sarà stato per la fame, la disoccupazione, la guerra, per tutto questo messo insieme...

Narratrice storica Anche il sindacato commise un errore fatale perché si spostò dall’idea socialista come somma di principi etici e morali alle rivendicazioni salariali e corporative. Si era creata una situazione rivoltosa, non rivoluzionaria. Nelle campagne si moriva di fame, di tubercolosi, di malaria, di pellagra sotto l’oppressione feroce degli agrari, e in più ci fu l’epidemia di spagnola che fece migliaia di morti mentre le squadracce fasciste diventavano sempre più armate e numerose. Moriva il sindaco di campagna, il capolega, il deputato del parlamento...

Lina anzianaNonostante tutto ciò, noi della federazione di Padova continuavamo a lavorare per istruire i ceti più bassi della popolazione, creare in loro una coscienza civile. Mettemmo su una scuola serale per lavoratori, una biblioteca per adulti e ragazzi, un teatro e una scuola festiva per le donne. Ho sempre lavorato per l’educazione soprattutto dei giovani e delle donne. Quelli erano anni in cui le donne erano tenute in una condizione di totale soggezione e dipendenza dagli uomini e questo era un ostacolo durissimo da superare

Flash back

Lina sta parlando ad un’assemblea di partito

LinaCompagni,  io mi rendo conto che a volte non mi comprendete. Spesso mi accorgo di essere ascoltata da voi con sufficienza e persino con “diffidenza” e sottolineo “diffidenza” Il perché è semplice, perché io sono ‘solo’ una donna! Molti di voi, anche se non vorrebbero ammetterlo, intimamente sono convinti che sia disdicevole che una donna si impicci, che voglia impegnarsi in politica. Per molti di voi è riprovevole che una donna si interessi a qualcos’altro che non siano i vestiti, i cappellini, le scarpette… E’ così, compagni, non negatelo! Bene!, se questo è come è, io vi dico che dovete stare molto attenti. E’ un problema di coerenza. Il partito, se vuole essere coerente con se stesso, deve promuovere, favorire in ogni modo e con piena convinzione la nascita di una coscienza politica nelle donne a iniziare proprio dalle lavoratrici, doppiamente schiave perché soggette all’arbitrio degli uomini, in famiglia e anche sul lavoro. Compagni, è nostro dovere avvicinarle alla politica, creare in loro la consapevolezza che solo impegnandosi in prima persona in politica, potranno agire per il bene loro e dei figli, il nostro futuro. Vi garantisco che ne conosco personalmente molte che parteciperebbero volentieri se gli uomini non le ostacolassero costantemente facendole persino sentire colpevoli…

in proscenio 

Lina anzianaQuei pregiudizi erano la regola, in quei tempi lontani. Per fortuna, almeno nel partito socialista, non furono mai vincenti. Intanto, nel 1922, la violenza dei fascisti si scatenò finché, il 30 ottobre, con quella carnevalata della marcia su Roma, riuscirono ad arraffare il potere per colpa del re che, invece di dichiarare lo stato d’assedio, come avrebbe dovuto fare, si spaventò e diede l’incarico a Benito Mussolini di formare il nuovo governo. In pratica mise il lupo a guardia degli agnelli.

Narratrice storica Nel 1924, Mussolini, che voleva stravincere e dare una parvenza di legalità al suo governo, indisse le elezioni politiche, ma ormai persinole province più rosse, quelle di Reggio Emilia e di Rovigo, erano in mano ai suoi.

Lina anzianaFiguratevi in che condizioni noi socialisti riuscimmo a fare la campagna elettorale! Eppure ci riuscimmo. In quel momento cruciale io feci la campagna elettorale nel mio Veneto, spostandomi da un paese all’altro con i compagni più giovani e coraggiosi. A Thiene corsi il rischio di essere bruciata viva, fui salvata dai carabinieri che mi fecero salire quasi al volo su un treno in partenza. Com’era prevedibile, perdemmo le elezioni. Intanto il tempo passava velocemente e io vedevo che persino nei nuovi programmi scolastici, ispirati dall’ideologia fascista, aleggiava qualcosa di oscuro, di torbido e ne soffrivo perché amavo con tutta me stessa fare la maestra, amavo i miei piccoli scolari, l’unico nostro patrimonio, il nostro futuro…

Flash-back

Lina parla a un gruppo di colleghi delle scuole elementari di Padova   

Lina Colleghi, mi avete incaricata di scrivere un commento sui nuovi testi per le scuole elementari e io l’ho fatto (mostra il suo foglio). Ve lo voglio sintetizzare a voce perché temo che, vista la situazione attuale, nessuno lo approverà ma non potevo esimermi dallo scrivere ciò che penso. Nei nuovi testi scopro che non si vuole insegnare ai bambini il rifiuto della violenza e della guerra, ma anzi si vuole instillare nelle loro giovani intelligenze un fervore, un’esaltazione del dolore e della morte che per loro diventa come una droga, un allucinogeno. Questa è un’epoca torbida in cui nessuno più ragiona e sente normalmente ma sembra che tutti dobbiamo agire  in uno stato perpetuo di ebbrezza, di esaltazione fanatica se vogliamo essere considerati cittadini rispettabili. La guerra è finita già da sei anni ma nelle nostre scuole viene fatto aleggiare uno spirito bellico, un’esaltazione della cosiddetta “bella morte” raccapricciante. Colleghi, noi che amiamo profondamente i nostri bambini, e vogliamo salvaguardare il loro futuro, abbiamo il dovere di ostacolare questo spirito distruttivo e malsano, dobbiamo proteggere i nostri scolari ed educarli ai veri sentimenti umani.All’amore  per la libertà, per la verità, per la pace…

in proscenio  

Lina anziana Naturalmente quel documento non arrivò mai alla direzione scolastica. Intanto stava per piombarci addosso quel fatale 13 giugno del 1924. A Padova, ci riunivamo sempre il giorno di S Antonio, quando la folla di pellegrini che giungevano da ogni parte d’Italia ci permetteva di passare inosservati. Eravamo riuniti segretamente in un locale del ghetto, quando qualcuno ci avvertì che Matteotti era stato rapito. Non volevamo crederci. Dante Gallani provava a  rassicurarci dicendoci che sì, Matteotti aveva pronunciato un discorso molto coraggioso in parlamento, ma non c’era da preoccuparsi perché non era tipo da farsi cogliere di sorpresa, che forse si era già messo in salvo. Eravamo ancora riuniti quando qualcuno spalancò la porta del nostro rifugio e gridò ‘Matteotti è stato ucciso a Roma’!

Flash back

Anna e Lina sono insieme, a casa di Anna. Lina è nervosa e cammina su e giù per la stanza. Anna legge un giornale. Sembrano molto preoccupate

Anna Lina, per favore, siedi, mi fai girare la testa

LinaE’ inutile che tu legga, tanto è finita. Possiamo mettere una pietra tombale sull’ultima speranza che ci era rimasta. Ascolta che cosa qull’istrione ha avuto il coraggio di dire

Lina legge alcune frasi del discorso di Mussolini alla camera dei deputati, il 3 gennaio 1925

v.f.c. Mussolini Signori, il mio discorso sarà chiarissimo e tale da determinare una chiarificazione assoluta. Si dice: il fascismo è un'orda di barbari accampati nella nazione; è un movimento di banditi e di predoni! Si inscena la questione morale. Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa!  Se il fascismo è stato un'associazione a delinque …

Lina Anna, hai capito?

Anna  (risentita)Certo che sì , so leggere

Lina No che non hai capito! Lui l’ha ammesso! L’ha dichiarato! ‘Non è stato altro che..’Quindi sì, il fascismo è stato ‘anche’ olio di ricino, manganello.. Te ne rendi conto? Sarebbe stato sufficiente che qualcuno, a questo punto, si fosse espresso, non dico in favore dell’incriminazione di un reo confesso, ma sottolineando, rilevando queste parole chiare di autoaccusa

Anna (protesta) Lina, a parte il fatto che questo qualcuno, tempo poche ore, e sarebbe stato trovato ammazzato in un fosso, cosa credi che sarebbe successo dopo? Niente. sarebbe stato un sacrificio inutile, pensaci bene!.  

Lina (sarcastica) Mentre è stata molto utile quella buffonata della cosiddetta “secessione dell’Aventino”!.

AnnaNon voglio dire questo!...(riflette) certo è vero che i parlamentari dell’opposizione potevano inventarsi qualcosa di meglio che rinchiudersi  per quaranta giorni in una stanza del Parlamento

Lina Già, si sono messi in castigo da soli!.. Ehm, scusa, sono sconvolta. Lo so, c’era il rischio concreto di scatenare una guerra civile, ma sono convinta che, comunque, bisognava approfittare del sacrificio di Matteotti, bisognava osare di più

AnnaSono d'accordo, bisognava reagire subito e con decisione,invece si è perso tempo. Ma tu hai coraggio, sei sempre pronta a rischiare il tutto per tutto, però siamo in pochi a essere come te. Alla fine, nelle persone, vince sempre la prudenza, sì, insomma, la paura del poi

Lina E con la pauradel poi non si va da nessuna parte. Se hai fortuna puoi solo rimanere dove sei, altrimenti fai come i gamberi, torni indietro e  stai peggio di prima

in proscenio   

Lina anziana La paura è una pessima consigliera. In quel momento le condizioni per buttare fuori dal governo i fascisti c’erano, il popolo ci avrebbe appoggiato, bisognava approfittarne. Ricordo che, dopo un mese dall’omicidio, avevamo indetto a Padova una manifestazione di protesta a cui aveva partecipato tutta la città in massa. C’era una folla enorme e solo un gruppetto di camicie nere, impaurite e con la coda fra le gambe. In verità, subito dopo l’assassinio di Matteotti, alcuni nostri deputati di Milano andarono a Roma per organizzare la rivolta ma tornarono dopo qualche giorno desolati per l’inerzia e la confusione che regnava nelle file dell’antifascismo romano.

Narratrice storica Nessuno fu in grado di prendere un’iniziativa che avesse una qualche efficacia. Dopo poco furono eliminati i partiti, abolita la libertà di stampa, di associazione e furono istituiti i tribunali speciali che potevano condannare a morte i sovversivi.

Lina anziana Noi però non ci arrendemmo, continuammo a lavorare segretamente. Io cercavo di creare, soprattutto nelle donne, una coscienza politica e di riconquistare quei giovani che si erano allontanati da noi, dopo il congresso di Livorno. Ovviamente tutti noi eravamo schedati, controllati ad ogni passo. Seppi, dopo la liberazione che, in un rapporto della questura di Padova, c’era scritto che io ero una donna istruita ma “violenta”, proprio così “violenta”, una maestra capace ma con frequentazioni e contatti con gli ambientisovversivi. In soli due anni  fui convocata in questura decine di volte finché, nel marzo del 1926, fui cacciata dalla scuola.

Flash-back

Lina, sempre vestita con cura e con un cappellino in testa,  è davanti a un funzionario fascista

Funzionario fascista Vi presenterete in Comune domani per prestare il giuramento di fedeltà al governo

Lina Non intendo presentarmi

Funzionario fascista Siete obbligata, siete un’ insegnante della scuola pubblica

Lina Rifiuto di prestare il giuramento

Funzionario fascista Perché?

LinaLa formula del giuramento ci impone di giurare di non commettere atti incompatibili con le direttive politiche di questo governo

Funzionario fascista Esatto.Tutti i dipendenti pubblici debbono farlo e lo fanno

LinaSenta, la ragione per cui non intendo giurare è semplice. Ho l’onore di appartenere al Partito socialista dal 1919 e ho la volontà di rimanervi, convinta della nobiltà del mio ideale. In ciò non vedo nessuna incompatibilità con il mio lavoro di insegnante ed educatrice. Ma giurerò solo se mi permetterete di farlo con queste parole “giuro che non appartengo né mai apparterrò ad associazioni o Partiti politici la cui attività non si concilii con i doveri del mio ufficio”

Funzionario fascista Perderete il lavoro, sarete cacciata dalla scuola

LinaLo so ma devo, non posso non obbedire alla mia coscienza

in proscenio  

Lina anziana Quasi tuttii colleghi giurarono ma molti lo fecero perché avevano una famiglia, dei figli da mantenere. Io ero sola, in buona salute e non avevo figli. E così rimasi senza lavoro e senza denaro. Alla mia famiglia non potevo chiedere aiuto perché, a parte i parenti che mi avevano rinnegata, i miei erano economicamente rovinati perché avevano subìto le conseguenze di essere imparentati con quella “tremenda sovversiva” che ero io. Mi arrangiai come potei dando lezioni private qua è là, in giro per la città, almeno per racimolare il minimo per vivere. Una domenica, non lo dimenticherò mai, era il 30 ottobre del 1926, me ne stavo tranquilla a casa quando alla radio annunciarono la notizia dell’attentato di Bologna contro Mussolini fatto da un tale Vito Zaniboni.  Ora avevo chiaro che su noi si sarebbe stretto un ancora più pesante giro di vite…

Flash-back

Anna è in casa stesa su una dormeuse. Si sente lo squillo di un campanello ed entra Lina fradicia di pioggia

Anna Lina, che ci fai qui a quest’ora? Entra, sei fradicia di pioggia!

Lina Scusa Anna se ti piombo in casa a  quest’ora ma sono scappata da casa e non sapevo dove andare

AnnaHai fatto benissimo, ma siedi, ti prendo una salvietta, asciugati almeno i capelli

Lina Ci stanno dando la caccia, vogliono ammazzarci tutti

Anna Lo so, ho visto i manifesti con i nomi dei condannati a morte e ci sei anche tu, ma perché sei scappata di casa?

LinaLo zio è rientrato molto agitato. Un suo amico l’aveva avvertito che i fascisti sarebbero venuti ad arrestarmi stanotte. Dovevo fuggire, subito

AnnaIn pratica, l’amico gli ha consigliato di liberarsi di te

Lina Ma no! Gli zii non volevano. Sono stata io. Non potevo permettere che loro pagassero le conseguenze delle mie scelte

AnnaAnche tu, però!Sei stata troppo imprudente. Ti sei esposta in un modo..

Lina Non perdiamo tempo, adesso. Devo andarmene di qui, altrimenti metto in pericolo anche te e i tuoi che non mi amano molto, lo sai, che mi considerano un’amicizia pericolosa per te

Anna Aspetta, c’è tempo, per ora non arrivano, sono andati a un concerto a santa Giustina. Ma togliti questi vestiti bagnati!

LinaHo pensato di andare in stazione e salire sul primo treno

AnnaPer dove? Sta diluviando

Lina Meglio, mi cercheranno con più fatica. Devo salire su un treno qualsiasi e poi si vedrà. Intanto mi basta uscire dalla città. Se resto sono morta

Anna Hai ragione. Metti questi. E’ roba della mamma. (Anna prende un vecchio cappotto di sua madre e uno scialle e li fa indossare a Lina) Nessuno ti riconoscerà conciata così. Ma sta’ attenta

Lina Non mi prenderanno, stai tranquilla

 

in proscenio  

Lina anziana Fu così che presi il primo treno che portava in una stazioncina secondaria e di lì partii per Milano dove non ero conosciuta come a Padova e poi avevo amici fra cui Filippo Turati, Anna Kulishoff e altri compagni. A Milano trovai quasi subito un lavoro anche se precario e malpagato in alcuni istituti privati. Il giorno dopo fui arrestata e incarcerata a San Vittore. Vi rimasi una settimana e poi fui rimandata a Padova con il foglio di via. Qui mi aspettavano altri giorni di prigione, fui rinchiusa in quell’orribile Paolotti e, alla fine, mi comunicarono che ero stata condannata a cinque anni di confino, il massimo della pena. Ricordo che mio padre andò a parlare con il commissario di polizia e gli chiese quali terribili delitti avessi commesso per meritare una pena tanto severa e lui gli rispose che avevano provato in tutti i modi a convincermi ma che io ero un’ “irriducibile” . Sono certa che quella frase e soprattutto quella parola, “irriducibile”, lo riempì di orgoglio anche se lui non fu mai socialista

Flash-back

Una donna anziana vestita con abiti del primo Novecento legge una lettera di Lina

La madre Cara mamma, il confino è peggio di una prigione. Senza aver commesso delitti siamo trattati peggio dei delinquenti comuni, siamo strettamente sorvegliati, non possiamo ricevere giornali né libri. Orune è un paese di banditi, ma il bandito sardo non è un comune malfattore, è il prodotto di una civiltà primitiva dove ci si fa giustizia da sé. Pensa che alcuni paesani, temendo che, se ci fosse stato un altro attentato a Mussolini, noi confinati saremmo stati uccisi, ci hanno proposto di metterci sotto la protezione dei banditi. Ho rifiutato, naturalmente. Non riesco nemmeno a  pensare di vivere su una montagna brulla, dormire su una stuoia, mangiare latte cagliato, non potermi lavare e, soprattutto, rinunciare alle vostre lettere, che pure censurate, mi danno una forza e una consolazione che mi permette di continuare a voler stare al mondo. Sono rimasta l’unica confinata  della provincia di Nuoro. Purtroppo vedo segni di debolezza anche nei compagni più forti. Fra noi c’è chi ha paura e si fa rilasciare con la promessa di astenersi dall’ attività politica e poi fugge all’estero. Adesso c’è il pericolo che mi trasferiscano a Isili, un paese di malaria e di coatti. Mi hanno consigliato di darmi malata ma non lo farò. Scriverò invece al prefetto per protestare per questo trattamento inumano. Ti abbraccio con tutto il mio affetto. Lina

La madre esce di scena. Sul fondo vediamo Lina, vestita con un bell’abito bianco e un cappellino grazioso, davanti al funzionario fascista seduto ad un tavolino.

Il Funzionario fascista Non credo ai miei occhi, ma siete proprio voi? Siete voi l’ “irriducibile” Lina Merlin?

LinaSì, perché? Chi vi aspettavate di vedere? Forse una donna sciatta e malvestita?

Il Funzionario fascistaEhm…Ma, accomodatevi, ditemi pure. Mi avete scritto lamentando di essere sottoposta a un trattamento inumano

Lina Vengo trasferita continuamente e non capisco perché, non ho mai trasgredito alle vostre regole  per i confinati politici

Il Funzionario fascista Toglietemi una curiosità, signora. Perché vi ostinate in questo modo? Basterebbe che voi scriveste una semplice lettera chiedendo di essere liberata e..

LinaSignor prefetto, qui vi sono tanti uomini che lo hanno fatto e con ciò hanno dimenticato la loro dignità. So e sento di poterli scusare. Ma è bene che si sappia che in mezzo a tanti uomini che hanno poco coraggio, vi è una donna che ne ha per sé e anche per loro

Il Funzionario fascista Ho capito, ma mi avete chiesto il perché vi trasferiamo da un posto all’altro della provincia di Nuoro benché non abbiate trasgredito alla regole del confino. Il motivo è semplice. Intorno a voi create consenso e questo, voi capite..

Lina Io non faccio propaganda, la propaganda sono io stessa, con la mia persona e se voi avete paura di questo, abbiate almeno il coraggio di sopprimermi

Il Funzionario fascista Verrete a Nuoro se lo desiderate, ma state attenta perché la città è grande a si fa presto a crearsi nemici, quindi se qualcuno dovesse accusarvi di fare propaganda…

Lina Non accadrà

Lina si alza per uscire

Il Funzionario fascista Ancora un momento. Ditemi che cosa sperate comportandovi così ostinatamente

Lina  Il fascismo finirà, non so quando, ma accadrà

Il Funzionario fascistaVi illudete

LinaSe il fascismo è vitale, come voi credete, continuerà anche dopo Mussolini e avrete avuto ragione voi, ma se è un fenomeno transitorio, come credo io, finirà e a Mussolini potrebbe capitare una brutta fine

Il Funzionario fascistaE dunque  sperate nella gloria 

Lina Niente affatto, anzi vi dico che se voi mi avete condannato al confino, i miei amici, quando prenderanno il potere, mi impiccheranno

 

in proscenio

Lina anziana Be’, la storia mi ha dato ragione. Mussolini è finito come sappiamo e i miei amici, se non mi hanno impiccato, ci sono andati vicino... Purtroppo devo riconoscere che il fascismo come malcostume è continuato anche dopo, ben presente persino nei partiti antifascisti. Ma non perdiamo il filo. Torniamo al 1930. Quel prefetto aveva visto giusto. Ebbi seri problemi anche a Nuoro. Un prete, un insegnante del ginnasio, mi aveva denunciato per propaganda sovversiva. Per fortuna non fui deferita al tribunale speciale e così potei difendermi e finì che quel prete fu trasferito in un’altra città. Nel frattempo  seppi che potevo usufruire di una legge per cui i giorni di carcere contavano per tre giorni di confino, quindi, contando i miei giorni passati in prigione a San Vittore e al Paolotti, potevo già essere rilasciata. Mi presentai quindi con la mia dichiarazione già perfettamente compilata

Flash-back

Lina è nuovamente dinanzi a un funzionario fascista

Lina Sono qui per far valere il mio diritto

Il Funzionario fascista Quale?

LinaSentite, la nuova legge lo dice chiaro. Ho già finito di scontare la pena perché, contando i giorni che ho fatto in carcere, ho matur..

 Il Funzionario fascista Conosco la legge e qui nessuno ve lo nega il vostro diritto, ma dovete presentare una dichiarazione, ehm, una domanda 

Lina (estrae dalla borsetta una lettera) Eccola, l’ho già compilata

Il Funzionario fascista (apre il foglio) Non va bene  così!

LinaNon è vero. Leggete bene. C’è tutto, è specificato tutto, date, giorni… 

Il Funzionario fascista Sì, sì, non è per questo

LinaCos’è dunque?

Il Funzionario fascista La domanda va indirizzata a sua eccellenza Benito Mussolini, capo del Governo e duce del fascismo

Lina Ehm, ho capito. Potete ridarmela gentilmente per un momento?

Lina riprende il foglio in mano e con calma lo  straccia  in quattro pezzi

Il Funzionario fascista Perché l’avete stracciata? Bastava scriverci sopra…

Lina Io non ho nulla da chiedere a Benito Mussolini

in proscenio

Lina anziana Tornai a casa nel 1930.  Dopo cinque anni di confino passati all’oscuro di tutto, privata di contatti e di notizie, mi ritrovai a Milano senza sapere nemmeno dove andare, non avevo un soldo né una casa. Avrei potuto riavere il mio posto d’insegnante, anzi, avrei avuto persino un avanzamento di carriera se avessi giurato fedeltà al regime, sia pure in ritardo. I fascisti sapevano bene come speculare sulle debolezze umane e non so nemmeno quante volte ci hanno provato ma non ho mai ceduto. Per fortuna mi trovai a Milano e oggi vorrei che sulla mia tomba fosse scritto, “qui giace Merlin Angela, milanese”! Milanese perché sono grata a quella città che mi permise di reinserirmi nella vita quando pareva che dovessi affogare. Trovai lavoro in alcune scuole private, un lavoro incerto, malpagato e molto faticoso ma che mi permetteva  di sopravvivere.

Narratrice storica Nel ’32 Lina Merlin sposò l’ex-onorevole socialista Dante Gallani, un medico, un uomo di grande valore. Avevano sperato che nella grande città ci fosse un’organizzazione socialista clandestina ben organizzata e attiva ma furono presto delusi.

Lina anziana Certo, fra noi ci si aiutava moralmente e anche finanziariamente ma politicamente era il vuoto. I contatti con la classe operaia si erano spezzati e nelle nostre riunioni segrete, nel retro della farmacia Agostini, ci si perdeva in chiacchiere, si metteva a posto l’Europa con lunghi discorsi fumosi, inutili.

Narratrice storica I comunisti invece erano molto efficienti e organizzati. Il partito comunista era ancora giovane, ma stava creando l’ossatura di un’organizzazione in grado di agire al momento opportuno.

Lina anziana Loro però avevano possibilità finanziarie superiori alle nostre grazie ai finanziamenti che arrivavano dalla Russia di Stalin. Lavorai molto e bene con loro in quel periodo, tanto che  mi offrirono la tessera del Partito. Risposi che sarei stata una pessima comunista perché non sopporto la soggezione, voglio poter ragionare e discutere con la mia testa, liberamente. In quegli anni terribili eravamo noi compagne socialiste a muoverci meglio e con buoni risultati. Cercavamo soprattutto di coinvolgere le lavoratrici delle fabbriche

Flash back

Lina e alcune compagne socialiste appoggiano la dura protesta delle operaie di una piccola fabbrica manifatturiera lombarda

Un’operaia Lina,molte di noi cominciano ad aver paura

Lina  Lo capisco, Cecchina, ma non è il momento di abbandonare la lotta. Qualcosa si sta già muovendo, hanno detto che vi ridurranno i turni, certo non è molto

Un’operaia E’ vero ma io non me la sento più di insistere con le altre. Il problema è che siamo tutte spaventate, oltre alle pressioni in famiglia c’è il pericolo che intervenga pure la milizia! Lina, devi capire che se io non ho un marito a cui rendere conto, le altre, poveracce..

LinaPer questo dobbiamo aiutarle a non cedere perché alla fine riusciremo a spuntarla. Basta con la paura!, noi donne dobbiamo imparare a non aver più paura. E’ difficile perché ci portiamo addosso secoli e secoli di prevaricazioni, violenze fisiche e psichiche che hanno incistato questa paura nel nostro cervello come un tumore maligno. Proletarie e no, siamo tutte in queste condizioni

Un’operaia Tu hai ragione ma come si fa? Nessuna di noi operaie sa niente di politica e quasi tutte sappiamo appena leggere e scrivere. Noi qui dentro sappiamo solo che dobbiamo portare il pane a casa e  c’è il pericolo che il padrone ci licenzi tutte

Lina Coraggio, Cecchina! E’ adesso che dobbiamo trattare con i padroni, non domani. Per favore, dimmi che non ti tiri indietro!

Un’operaia Uhm..non so, è troppo rischioso. Domani vedrai che qualcuna di noi arriverà con un occhio nero e..

LinaE noi saremo qui a confortarla, a darle coraggio, io e le mie compagne vi sosterremo fino alla fine, staremo con voi finché il padrone non avrà ceduto. Ma sai quanto gli costa a quello sfruttatore un solo giorno con le macchine ferme?  Cederà, cederà presto, e dì alle altre di stare tranquille. La milizia se ne starà buona per ora perché quel furbone di Mussolini sta cercando di accordarsi con qualcuno del nostro partito e, purtroppo, sembra pure che qualche sindacalista ci stia cascando. Noi avremo successo, te lo garantisco

in proscenio

Lina anziana I fatti mi diedero ragione. Intanto, nel ’36, mio marito, Dante Gallani, morì stroncato dalle persecuzioni subite da lui e da tutta la sua famiglia. Un matrimonio felice durato solo sei anni. Ero di nuovo sola, povera in canna e sorvegliata a vista. In quel momento non mancarono i soliti allettamenti pelosi dei fascisti, ma ciò che più mi fece male furono le critiche di alcuni compagni che mi rimproveravano di essere troppo intransigente, troppo testarda nel rifiutare aiuti che venivano da quella parte. Ma come avrei potuto? L’unico che mi capì e mi approvò fu Alcide De Gasperi quando venne a Milano per portarmi le sue condoglianze.  Per sopravvivere mi ammazzavo di lavoro, davo lezioni quando e come potevo ma deperivo giorno dopo giorno

Flash back

Lina e un’alunna sono sedute ad un piccolo tavolino. Lina sembra sofferente, parla a fatica

LinaDevi studiare di più, cara. Impara questo canto della Divina Commedia. Rileggilo e poi lo commenteremo insieme, è bellissimo, vedrai

Alunna Signora, scusatemi se mi permetto, ma da parecchi giorni mi sono accorta che siete molto affaticata, scusate se mi permetto, ma vi vedo così smagrita, pallida... Le vostre braccia sono piene di ematomi…ehm, scusate

Lina (sdrammatizza) Ah, sì le mie braccia, ma non è nulla!, è solo perché il dottore fa fatica a trovare le vene per farmi le iniezioni, ma ti ringrazio per la tua sollecitudine. Il fatto è che ultimamente mi sono molto affaticata e..

AlunnaPosso aiutarvi in qualche modo?

Lina (sorride stancamente) Volesse il cielo che tu o qualcun altro potesse! Purtroppo la situazione è quella che è, e, per il momento…

AlunnaIo ho capito il vostro dramma, il motivo è che voi non volete piegarvi  come fanno tutti

Lina Questa è la mia vita, cara. Sai che non amo parlare di politica. Non sta bene che un insegnante influenzi gli allievi con le sue idee.  Lo scopo del mio lavoro è quello di aprire le vostre giovani coscienze all’amore per la verità, per la libertà, educarvi a non ridurvi mai come schiavi …

AlunnaSignora, ve lo voglio proprio dire, studiare con voi mi ha reso felice! Voi mi avete aperto un mondo!

in proscenio

Lina anzianaDisse proprio queste parole! Parole che furono un balsamo per il mio spirito. Intanto era fin troppo chiaro che il fascismo annaspava fra le incognite della politica interna e internazionale. Mentre un tragico e ottuso conformismo attraversava la società italiana e la propaganda esaltava l’ “Impero tornato sui Colli fatali di Roma” e la vittoria nella guerra di Spagna, noi sentivamo che qualcosa di terribile stava maturando. 

Narratrice storica Era alle porte la tragedia di una nuova guerra mondiale. Nel ‘38 ci fu l’ infamia indelebile delle leggi razziali. Nel ‘39, mentre si inneggiava a Mussolini-uomo-della-pace, la guerra era già in atto e si sentivano ripetere le deliranti assurdità degli inizi della prima guerra mondiale. Intanto il giro di vite sugli oppositori al regime diventava  sempre più stretto.

Lina anzianaNel maggio del 1940 corsi il rischio di essere di nuovo mandata al confino, ma stavolta  non sarei sopravvissuta perché ero in gravi condizioni di salute. Quando mi convocarono per l’ennesima volta in questura, gli amici mi consigliarono di darmi malata ma io non volli, temevo che avrebbero pensato a uno stratagemma…

semibuio

Flash-back

Lina è molto debole, ha le braccia fasciate, si tiene a stento in piedi davanti a un tavolino dietro cui è seduto un funzionario fascista

Funzionario fascista Che cosa avete fatto alle braccia?

Lina  Niente. Il dottore non riesce a trovare le vene

Funzionario fascista Sapete perché siete stata convocata?

Lina No ma lo posso immaginare, non passa mese che non mi convochiate ma io non sono una cospiratrice, fatevelo dire dal vostro poliziotto che viene in casa mia ogni giorno con la scusa delle lezioni d’italiano

 Funzionario fascista Siamo in guerra  e dobbiamo intensificare i controlli. Voi siete nella lista di quelli che dovrei proporre per il confino

Lina (con un filo di voce) Ho già scontato cinque anni

Funzionario fascista Lo sappiamo

Lina ha un piccolo cedimento, stare in piedi l’affatica molto. Il funzionario si alza e cerca di sorreggerla. Lina lo allontana

Lina Grazie, non vi preoccupate. Sto bene

Funzionario fascista Perché rifiutate di prendere la tessera del partito?

LinaSapete la data esatta della fondazione del fascismo?  Ve la dico io. Era il 23 marzo del 1919, da allora sono passati più di vent’anni e se non mi sono iscritta finora è perché non sono e non sarò mai fascista

Funzionario fascista Potreste diventarlo

LinaIndipendentemente dalle mie idee socialiste, fra me e voi c’è la vita di mio marito. Voi siete fascista e quindi, visto che il fascismo si puntella sulla Chiesa, credete nell’aldilà. Quindi cosa direste se dall’aldilà vedeste vostra moglie che si è messa dalla parte di chi vi ha perseguitato e ucciso? 

Funzionario fascista (stufo) Sentite, dovrei fare il rapporto, scrivete voi, siete una donna colta

LinaNo,  scrivete voi, secondo la vostra coscienza

in proscenio

Lina anziana Quante sofferenze, quanti sacrifici e quante umiliazioni! A volte non se ne parla per pudore. Controlli e perquisizioni in casa mia avvenivano più volte e all’improvviso. Ma io, non so come, riuscivo a tenerli a bada.  Mi aiutava moltissimo il mio proverbiale sangue freddo. Con la guerra rischiavo ogni volta la fucilazione.

Narratrice storica Fortunatamente per il mondo intero, i nazisti stavano soccombendo. Dopo la famosa notte del gran Consiglio, il 25 luglio del 1943, Mussolini fu costretto a dimettersi. Ormai non c’erano più dubbi sull’esito della guerra. Si andavano formando sempre nuovi  gruppi, alcuni di questi avevano denaro e armi perché erano foraggiati da ex-gerarchi del regime e da grossi capitalisti che, vista la situazione, volevano rifarsi una verginità.

Lina anzianaA molti di noi, invece,  mancavano persino i mezzi per vivere. Fu in quel periodo che dovetti vendere le tre medagliette d’oro di parlamentare che mio marito  mi aveva lasciato prima di morire con la promessa che, in caso di bisogno, le avrei vendute e usate per la causa.

Narratrice storica Con l’8 settembre, cominciò l’occupazione tedesca. Il 9 settembre alla Camera del Lavoro di Milano, alcuni volevano organizzare la resistenza armata contro i tedeschi ma i soliti ‘cuor di leone’  frenavano per paura, “durerà due mesi, è inutile spargere sangue!”, dicevano.

Lina anzianaIo gridai inutilmente “Altro che due mesi, due anni durerà!”. E anche stavolta, purtroppo, vidi giusto.

Flash back

Lina e Anna si incontrano, sembra che si debbano scambiare in fretta e di nascosto qualcosa

Lina Sbrighiamoci, dammi la lista

Anna Eccola, poi ti aiuto a portare tutto a casa del professor Banfi

Lina No, no. Stavolta portiamo tutto a casa mia

Anna Sei impazzita? Vuoi fare la martire? Sei la più controllata di tutti noi

Lina Non ho intenzione di farmi ammazzare ma nessuno se la sente più di tenere in casa tutta quella roba, i controlli sono aumentati moltissimo, hanno paura

Anna Tu no, invece

Lina Non discutiamo adesso. Da me sono venuti ieri, non torneranno domani. Giorni fa mi sono salvata per un pelo. Quel maresciallo si era finto antifascista e si era messo a ispezionare la casa. In camera da letto avevo addossato a una parete il rifornimento di vestiario, scarpe chiodate, medicine, cibo.. Se quello l’avesse visto, ero spacciata

Anna Come hai fatto a cavartela?

Lina  Ho giocato il tutto per tutto. Gli ho spalancato la porta. Lui ha dato un’occhiata ma di fronte a sé per fortuna vedeva solo la parete vuota e così non è entrato nella stanza e se n’è andato

Anna Io non ce l’avrei fatta a mantenermi calma

Lina  Ma dentro ero terrorizzata.Sì, ma questo è niente in confronto a quello che provai in treno con il pacco di dinamite appoggiato sulle gambe mentre i nazisti perquisivano i passeggeri. Quello fu terrore puro. Riuscii a rimanere immobile, con il pacco appoggiato in bella vista e il nazista passò oltre

Anna Solo pensarci mi fa venire la pelle d’oca.Mi chiedo come fai a mantenere sempre il sangue freddo

in proscenio

Lina anziana Già, il mio proverbiale sangue freddo mi ha salvato la vita non so quante volte! (riprende il racconto)

Narratrice storica Nel novembre del ’43 Lina Merlin, con Giovanna Barcellona, Giulietta Fibbi, Laura Conti, Elena Drehr, Ada Gobetti e Rina Picconato, creò i "Gruppi di difesa della Donna” che miravano a coinvolgere tutte le donne di ogni ceto perché i momenti davvero duri dovevano ancora arrivare. Avere coraggio in tempi eccezionali è difficile ma lo è ancora di più dopo, quando bisogna rimediare allo sfacelo e occoreva contare nella forza delle donne per ricostruire la società.

Lina anzianaIn pochi mesi arrivammo a coinvolgere, pensate, ben settantamila donne! Finalmente il 25 aprile del ‘45 ci fu la Liberazione ma l’Italia era distrutta. Fui nominata  vice-commissaria all’istruzione per la Lombardia. In quei tempi, tenendo a mente l’insegnamento della superiora, cercai di aiutare chi si era compromesso con il fascismo per stupidità o per vigliaccheria o addirittura per amore, come nel caso di quella professoressa che era stata cacciata dalla scuola perché, mi confessò, si era innamorata del duce. Io le feci ottenere il trasferimento e così lei potè continuare a insegnare. Oppure nel caso delle povere cuoche dell’Opera nazionale balilla, lasciate senza una lira dai loro capi. Certo non avevamo pratica di governo ma cercammo di fare del nostro meglio.  Alla fine di agosto, quando i ministeri furono trasferiti a Roma, dovetti lasciare Milano. Ero membro della Direzione del partito e facevo parte dell’Assemblea Costituente

Flash back

Lina  e l’amica Anna stanno bevendo il the sedute tranquillamente in casa di Anna, a Milano

AnnaCome stai? Non mi sembri tanto contenta di essere andata a Roma

LinaBè, in effetti, vedo troppe cose che non mi piaccion. Intanto è chiaro che non tutti sono contenti di avermi fra i piedi. Sono una delle poche persone del Consiglio nazionale che non è mai stata fascista e poi io sono precisa, ordinata, rigorosa mentre in quegli uffici romani diciamo che queste cose non sono molto apprezzate

Anna Ma ci sono sempre i nostri vecchi compagni, Sandro per esempio, lui certo..

Lina Lasciamo perdere. Te ne racconto una. A Roma si pubblica il giornale “Lettera alla donna”  che, prima che io arrivassi, era diretto da un’altra compagna. Come responsabile della Commissione femminile dovevo automaticamente subentrare io ma quella che fa? Va a protestare dal segretario del partito, proprio da Sandro Pertini

Anna E lui?

Lina Ha tergiversato e io ho capito che era meglio lasciar perdere. Era chiaro che quella Commissione romana era salottiera più che politica. Ma non vale la pena parlarne, invece  ti voglio raccontare di  Padova. I vecchi compagni mi hanno accolta con un affetto incredibile, non li vedevo da anni. Pensa, mi hanno persino detto “Lina, dopo tanti anni di vita politica, sei sempre la stessa  con il tuo caratterino e sei ancora una gran bella donna”

Anna E’ la verità

Lina Grazie cara, bella non so, ma lo sai che, anche nei momenti più drammatici, ho sempre tenuto a curare la mia persona. Chissà perché tutti pensano che una donna che fa politica dev’essere per forza sciatta

Anna Dove andrai ora?

Lina I miei nuovi compagni di partito hanno deciso di farmi girare come una trottola per tutta la penisola da nord a sud e ritorno per mandarmi fuori dai piedi. Viaggio in treni che sono peggio delle tradotte militari e in automobili scassate... ma non mi risparmio. E ti dirò, sono più contenta così. Intanto conosco posti che non conoscevo e poi se tu sapessi l’amore, l’affetto con cui mi accoglie la gente!  Il loro entusiasmo mi ripaga di ogni fatica

Anna Però c’è qualcosa che non va, quasi non ti riconosco, sei infelice

Lina  Non è questo, èche mi accorgo che sto diventando insofferente, pessimista. Vedo troppi arrivisti, troppi neofiti che senza sapere nulla, credono di essere i nuovi maestri del socialismo, e poi, quanti trasformisti! Tutta gente senza altra capacità politica che servire i capi, mutare orientamento a seconda del vento. Pensa, una volta eravamo riuniti per decidere i collegi elettorali, ad un tratto entra di colpo una compagna e dice “compagni, voglio un collegio elettorale, voglio diventare ministro!”

Anna Però, che coraggio!

Lina Certo. E qualcuno, impressionato da tanta decisa volontà, ci sarebbe anche cascato se non fosse stato per il fatto che, fra quelli della commissione elettorale, ce n’era uno che si ricordava che proprio quella donna era stata una fervente fascista fino a poco prima della liberazione…

in proscenio

 Lina anziana Eh,già, trasformismi e trasformisti a iosa. Dopo la caduta del fascismo, ho sentito certi pezzi grossi dire che sì, avevano aderito al fascismo, ma solo per… condizionarlo. Non vi fa ridere una frase del genere? L’avversario non si condiziona, si  combatte per giorni, per mesi, per anni. Non ci si piega al tiranno, non lo si applaude e gli si gettano rose fino all’ultimo, come fecero loro nel novembre del 1944 per poi sputacchiarne il cadavere a piazzale Loreto dopo pochi mesi.

Narratrice storica Nel dopoguerra il partito comunista, che aveva fin dalla fondazione il mito del “numero”, ereditato dal fascismo, si riempì di nuovi iscritti, perlopiù  ex-fascisti, e anche il partito socialista si lasciò contagiare dal mito del numero, nonostante, per tradizione,  fosse stato sempre molto attento nell’accettare nuovi iscritti da cui si pretendeva rettitudine, coerenza e un minimo di competenza.

Lina anziana Finì che la mia personale guerra contro le ingiustizie continuò e, anzi, per certi versi, divenne ancora più complicata perché spesso io e altri compagni dalla ‘fedina’ pulita dovevamo combattere contro quei colpi bassi sferrati per eliminarci dal partito. Noi, ‘vecchi socialisti’ davamo troppo fastidio

Flash-back

 Anna e Lina, ormai già anziane, chiacchierano fra loro

Anna Lina, raccontami cosa sta succedendo. Se ne sentono di tutti i colori. Anche i giornali non ti trattano molto bene, non capisco

Lina E’ semplice. Una grossa fetta del partito ha deciso di eliminarmi, ci stanno eliminando tutti, dicono che siamo vecchi in realtà gli diamo troppo fastidio  a questi cosiddetti giovani e ai fascisti riciclati

Anna Impossibile. Non potrebbero mai liberarsi anche di te, con il tuo nome, la tua storia, non ci posso credere

Lina Mi hanno teso un tranello. Sempre quella fazione di cui ti accennavo per far posto a uno di loro, un personaggio ignobile, un ex-gerarchetto di provincia ignorante e arrivista, ha deciso che mi sarei presentata alla elezioni solo in un collegio, quello di Rovigo, sperando di farmi fuori dal Parlamento, come avevano già fatto con Giancarlo Matteotti, Gastone Costa e altri. Sono stata eletta grazie al voto di gente estranea al Partito

Anna Meno male

Lina Ed è per questo che non mi sono dimessa, il posto in Parlamento non lo devo al partito, ma d’ora in poi starò più attenta, non posso permettere a gerarchi e gerarchetti, rigurgito di tempi che la mia coscienza non può tollerare, di giocarmi come una scartina qualsiasi. Ma non è finita

Anna Che cosa hanno fatto ancora?

Lina Hanno provato a farmi fuori anche fisicamente imponendomi fatiche che stroncherebbero un uomo giovane e forte

Anna Perché non hai rifiutato? Hai più di sessant’anni, alla tua età non ci si può più sottoporre a certe fatiche

Lina Come avrei potuto rifiutare? Per la mia fedeltà al Partito, al mio credo socialista, sentivo il bisogno di essere vicina alla mia gente del Polesine. Pensa, quelle popolazioni hanno subito ben diciassette alluvioni, in alcuni posti l’acqua è salita fin quasi a tredici metri. Morti, feriti, case sommerse, migliaia di senzatetto… Sull’argine con il freddo e la nebbia, sono pure caduta in acqua, potevo morire. Ho avuto un collasso. Per fortuna ho il cuore ancora buono 

in proscenio

Lina anzianaAmmetto, ero convinta che la nobile storia, la tradizione, l’idea socialista, avrebbero inciso nelle coscienze dei nuovi dirigenti del Partito, ma i fatti dovevano insegnarmi che mi ero illusa. Eppure mai ho pensato di rinunciare a combattere dai banchi del parlamento e del Senato della Repubblica, dove nel 1948 fui la prima donna ad essere eletta senatrice. Tante battaglie, tante diverse guerre, alcune vinte altre perse, non desidero elencarle, non voglio ostentare un medagliere. Sappiate solo che ho sempre combattuto con tutti i mezzi e le forze che avevo per i più deboli, per tutti quelli che soffrivano per le ingiustizie e le prepotenze dei potenti e per le donne di questo nostro martoriato Paese, per i loro sacrosanti diritti, per la loro educazione e la loro crescita politica.

Narratrice storicaLina Merlin fece aggiungere, nell’articolo 3 della Costituzione  che recita ‘Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge senza distinzioni di razza e di religione..’, le parole ‘senza distinzione di sesso’ che sancirono la parità di diritti tra uomo e donna. Feceadeguare la legislazione sul diritto di sciopero, abolire l’infamante dicitura sui certificati di “figlio di N.N.”, ottenni le bonifiche e i risarcimenti per gli alluvionati del Polesine, si battè contro le spese per gli armamenti, per l’abolizione del licenziamento dai posti di lavoro delle donne che si sposavano, per la pensione alle vedove di guerra, per i diritti delle carcerate e dei loro bambini nati in carcere. Ottenne risultati che potevano, a prima vista, sembrare utopistici, impossibili da raggiungere

Lina anzianaCome l’abolizione di quella vergogna nazionale che erano le case chiuse, anzi direi che, benché mi fosse costata ben dieci anni di lotta e insulti e offese oscene di ogni genere, non fu quello il risultato che ritengo in assoluto il più importante. E potrei andare ancora avanti ma non voglio esibirvi una sorta di medagliere. Indubbiamente l’epilogo della mia vita politica non fu felice ma a un certo punto, lo confesso, non ne potei davvero più di fascisti rilegittimati, analfabeti politici e servitorelli dello stalinismo

Flash back

Vediamo Lina che scrive una lettera all’amico Bertelli, operaio e membro della Direzione del PSI

v.f.c Lina Roma 8/11/ 1961, Caro Bertelli, nella tua lettera esprimi il tuo rammarico perché ho restituito la tessera del partito. Non pensare che la tua lettera mi abbia addolorato, anzi mi ha confortato perché ho sentito che tu e altri compagni mi siete vicini in  questo momento tanto doloroso. Ho dovuto prendere questa decisione perché non mi è stato permesso di fare diversamente. Sono stati dieci anni di umiliazioni inflittemi da un partito che dice di essersi data un’organizzazione moderna ma che in realtà ha ereditato dal fascismo.  Avevo convinto la nostra Direzione a liberare il Polesine da quel gerarchetto che aveva militato fra le guardie nere della repubblica di Salò fino al 1945, e dopo essere stato nel PCI, era stato introdotto nel nostro per qualche malsano giochetto di potere. Non se ne fece nulla. Ma io non restituii la tessera nemmeno quando quella sporca canaglia, che andava dicendo: “Ma quando xe che la more?!”, mi sottopose  a fatiche tali che mi portarono e quasi a morire. A questo punto mi limitai a rompere i contatti con la federazione del Polesine, per legittima difesa. Ma non era finita. Come sai, con queste le elezioni abbiamo perso ben dodicimila voti, cosa gravissima per un partito che ha sempre lottato per ilavoratori.  Decisi così di scrivere una lettera alla Direzione in cui analizzavo i veri motivi di questa sconfitta che si voleva attribuire tartufescamente all’”emigrazione”. Per tutta risposta la Federazione che fece? Mi deferì ai probiviri! Come potevo risparmiare a me stessa questa umiliazione e al partito la vergogna di porre sotto giudizio una persona che aveva dato oltre quarantadue anni di vita al socialismo? Per dissuadermi a restituire la tessera hanno creduto che sarebbe bastata qualche affettuosa frasetta di Nenni.  Hanno cercato di far passare la mia ribellione per un capriccio, per una lite personale con un cialtroncello ignorante, per un dissidio fra vecchi e giovani. Ma sono un’adolescente isterica io? Io, Lina Merlin, educatrice e madre per vocazione, contro i giovani? E infine l’ultimo oltraggio. Sono scesi al punto di offrirmi un collegio elettorale, ma fuori della provincia di Rovigo. Volevano allontanarmi dalla terra dei miei avi, di mio marito e dei suoi tre figli vittime del fascismo, la terra per cui ho lottato per anni, la terra dove si invocava la mia presenza e il mio “prestigio” per guidare i tanti scioperi male impostati e peggio condotti. Avrei voluto schiaffeggiare chi mi proponeva questo ignobile mercato. Sono nel partito dal 1919 e non mi sono mai venduta. Caro Bertelli, le idee camminano con i piedi degli uomini e se gli uomini sono dei gamberi io non sono una gamberessa e nemmeno una schiavetta. Ecco perché sono stata costretta, ho dovuto restituire la tessera.  Fraternamente di saluto Lina

In proscenio

Lina anziana Da quando restituii la tessera nel 1961, molti insistettero per rivedermi candidata nelle elezioni del 1963 come indipendente, ma la mia decisione di ritirarmi dalla vita politica era irrevocabile. Sono stata coerente con la mia decisione, non ho accolto inviti né da sinistra né da destra, ho rifiutato interviste che avrebbero dato a un fatto serio e doloroso l'aspetto del pettegolezzo dal quale rifuggo o di una meschina vendetta derivante da un astio che non sento…. Bene, ora vi saluto, vi ho raccontato tutto o quasi della mia vita. E’ stato faticoso e anche doloroso ma l’ho fatto con piacere, ora se permettete, vorrei riposare un po’, sapete, sono vecchia…

Buio

luci

Lina giovaneLa mia lunga vita finì a Padova, il 16 agosto del 1979, avevo ottantanove anni e morivo contenta perché sapevo che non l’avevo buttata via.

FINE

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