La guerra di Martìn

Stampa questo copione

LA GUERRA DI MARTÌN

La guerra di Martìn

 

di Francesco Silvestri

Copyright, tutti diritti riservati all’autore. POS. S.I.A.E. 53220

Personaggi:

Martìn Senzasperanza, scemo legale

Ario, il giovane disertore

Il Generale Scorfi

La Signora Morte

La Ragazza sordomuta

La Baronessa Fronzoli

La bambina dalle trecce bionde

Il Reclutatore

Primo soldato

Secondo soldato

Primo venditore

Secondo venditore

Terzo venditore

La lavandaia

Il vecchietto

Il mendicante

Tutti i personaggi possono essere interpretati da quattro attori: tre uomini e una donna.

La scena rappresenta una distesa collinare. Gli alberi, le cunette, i dossi, gli anfratti, le montagne, ecc. sono elementi scenici praticabili. La recitazione dovrà risultare antinaturalistica ed esasperata pur evidenziando i momenti di intima verità e di poesia presenti nel testo; momenti, questi, privi di sentimentalismo e intrisi di sano sentimento.

Sulle note di una musica che, da ora in poi definiremo “epica”, avviene l’apertura del sipario. Una radio lontana trasmette dei comunicati di guerra mentre, contemporaneamente, si ode un crepitìo di armi da fuoco, un fischiare di bombe, guaiti di cani, rombi di aerei…

PRIMO COMUNICATO: A più di dieci anni dal suo inizio, la guerra tra l’emisfero superiore e quello inferiore continua incessante senza mostrare alcuno spiraglio di conclusione. I combattenti, infatti…  

Sfuma lentamente per far posto ad un secondo comunicato.

SECONDO COMUNICATO: Ibi oscka no vast omarif se bancasi as misti… (come sopra).

    Una flebile luce illumina la scena. Su una collina scorgiamo un grottesco spaventapasseri mentre, nascosto in una sorta di piccola grotta, notiamo un giovane appisolato di cui vediamo soltanto le estremità inferiori.

TERZO COMUNICATO: L’intera nazione del Gort Na Cloca Ora è stata rasa al suolo dai Leprecauni del… (c. s.).

QUARTO COMUNICATO: I feriti ammontano a circa diciottomila mentre i superstiti… (c. s.).

QUINTO COMUNICATO: Friends, romans, countrymen, lend me your ears. I come to bury Cesar not to… (c. s.)

    Le voci degli speakers si allontanano. Il sole sorge con lentezza. Una musica dolcissima si diffonde nello spazio.

   Entra una bambina dalle lunghe trecce bionde. Cammina lentamente recando tra le mani una bambola senza testa.

BAMBINA: Mamma… Mamma… (Si aggira per la scena, poi cerca qualcosa tra l’erba) Mamma… Mamma… (Nota il giovane addormentato) Mamma! (Gli si avvicina gioiosa ma poi prende a colpirlo con la bambola) Brutto… brutto… brutto…

ARIO: (svegliandosi di soprassalto) Ehi… ma… Smettila!... Smettila!... Ma sei pazza?

BAMBINA: (continuando) Brutto… Brutto…

ARIO: Mi fai male… (Dopo un ultimo colpo di… “bambola”, la bambina fugge via) Ma tu guarda… (Sbadiglia. Si stiracchia le membra. Raccatta il proprio sacco e starnutisce) Etciù!!  Ecco…, lo sapevo…

VOCE FUORI SCENA DEL GENERALE SCORFI: Unò-Dué! Unò-Dué! Unò-Dué!

    Ario si nasconde. La voce del Generale si allontana. Il giovane esce circospetto dal nascondiglio.

ARIO: Etciù…

SPAVENTAPASSERI: Salute!

ARIO: (distratto) Grazie… (Si guarda attorno impietrito. Torna a nascondersi) Etciù…

SPAVENTAPASSERI: Sei raffreddato, amico mio.

ARIO: Chi ha parlato? Vieni fuori!

SPAVENTAPASSERI: Non sei abituato agli umori dell’alba, vero? Vero? E rispondimi, almeno, non essere maleducato…

ARIO: (uscendo lentamente dal nascondiglio) Beh… io… forse non…

SPAVENTAPASSERI: Ah, si vede, si vede… Così scollacciato l’umi-dità fa presto ad entrare nelle ossa… Dentro…, nelle ossa. Tu che ne dici Martìn, sei d’accordo?

(Cambia voce) Certo che sono d’accordo, stupido!

(Con la voce precedente) Prego: scemo! Non “stupido”!! Posseggo un certificato di scemenza lungo così!

(Al giovane) Dimmi, a che altezza si trova il sole, ora?

ARIO: (sempre più frastornato, non capendo da dove proviene la voce) Ha superato la cima della collina…

SPAVENTAPASSERI: Di molto o di poco? Per intero o a metà?

ARIO: Per intero… Di poco…

MARTÌN: (si spoglia dei panni dello spaventapasseri e li ripone nel proprio sacco) Bene bene… Per intero… Di poco… E anche per oggi il lavoro è terminato! Come ti va Martìn?

(Cambia voce) Malissimo! Io vorrei vedere te a dormire l’intera notte in piedi.

(Cambia voce. Ride) C’ero anch’io sai? Ah…, sempre a lamentarsi il buon saggio Martìn…

(Al giovane) Beh? Che hai da guardare? Mai visto un uomo che fa questo mestiere? Tengo lontani i corvi, amico mio.

ARIO: Chi sei?

MARTÌN: (scoppia in una fragorosa risata) Chi sono? Hai sentito Martìn?

(Cambia voce) Ho sentito! Non sono mica sordo!

(Cambia voce) Siamo di cattivo umore stamane?

(Al giovane) Come faccio a dirti chi sono se non lo so più nemmeno io?! Tutti mi chiamano “scemo”, figurati!

ARIO: Scemo?

MARTÌN: Sì! E sono uno scemo legale! Posseggo un certificato di scemenza lungo così… (Allarga le braccia, poi le restringe) No!...  Così! Tu vai di là?

ARIO: (altezzoso) Credo di sì… Non so.

MARTÌN: (ride) Io non so chi sono, lui non sa dove va… Che coppia! Hai sentito Martìn?

(Cambia voce) E smettila di chiamarmi in causa a sproposito!! Ho il mio daffare, io!

(Pausa. Cambia voce) Nervosetti, eh?

(Al giovane) Perdonalo, mio giovane amico, ma, di solito, è più gentile!

ARIO: Ma con chi parli!

MARTÌN: Oh, bella… Con Martìn!

ARIO: E chi è Martìn?

MARTÌN: Beh… Martìn sarei i… (Pausa) Nessuno! Tu, invece, com’è che ti chiami?

ARIO: (altero e fiero) Ario!

MARTÌN: (dopo una pausa, sbarra gli occhi e si avvicina al giovane con fare minaccioso) Tu saresti Ario? Ario! Il disertore! Ario, il giovane soldato che all’esplodere della prima bomba fuggì per non combattere! Ario… che vaga di città in città, di paese in paese, di deserto in deserto…

ARIO: (arretra impaurito) Se ti avvicini ancora ti do un pungo sul naso…

MARTÌN: (incalza) Ario! Che da dieci lunghi anni è inseguito dal Generale Scorfi…, il Generalissimo! Ario…

ARIO: Ti avverto per l’ultima volta, se…

MARTÌN: (cambia repentinamente atteggiamento e corre ad abbracciare Ario) Fratello mio, che felicità incontrarti. Hai sentito Martìn? È il giovane Ario!

(Cambia voce. Felice) Ho sentito!!

(Cambia voce) Te lo avevo detto che era gentile, no? Ario! (Ricordando qualcosa) Ario… Ario… Ma sì, io devo averti da qualche parte… (Fruga nel proprio sacco).

ARIO: Avermi?

MARTÌN: Sì, qui… nel mio sacco. Aiutami, Martìn…

(Cambia voce) Sto cercando…

(Cambia voce) Ah… Eccoti!! (Porge ad Ario una piccola armonica a bocca).

ARIO: (inebetito) Ma…

MARTÌN: Sì, sì… È proprio la tua…

ARIO: È la mia…

MARTÌN: Di quando eri piccolo così…

ARIO: Ma come fai ad averla tu?

MARTÌN: Niente domande! Siamo in guerra, ed ognuno combatte a modo proprio!

Le note dell’introduzione della CANZONE DI ARIO invadono la scena. Martìn e Ario cantano.

 

Ario era oro

Oro era Ario

Ario era oro

Oro era Ario

Ario era un bimbo

dai capelli d’oro.

D’oro eran di Ario

i capelli, d’or.

Ario era oro

Oro era Ario…

Ario odia le guerre

che si fanno in terra.

Ario non partì mai

Ario disertò.

Ario era oro

Oro era Ario…

Ario era un bimbo

dai capelli d’oro.

Ario non partì mai

per la guerra, no.

Ario era oro

Oro era Ario

Ario era oro

Oro era Ario.

Alle loro spalle entra di soppiatto il Generale seguito da un soldato. Entrambi puntano un fucile contro i due.

GENERALE: Mani in alto! (Ride) Finalmente ho catturato Ario! Il disertore! (Ride a squarciagola).

MUSICA EPICA

I quattro si immobilizzano per alcuni secondi.

GENERALE: (mentre la musica sfuma) Bene, bene… Noto con piacere, caro Ario, che sei in compagnia di un disertore tuo pari. Due piccioni con una sola fava! Si dice così, no?

MARTÌN: (con le mani in alto) Beh… È la frase più ovvia però rende bene l’idea. Certo, dire: “Meglio l’uovo oggi che la gallina domani”, non avrebbe avuto alcun senso in questa situazione. Figurarsi, poi, se lei, Generale, avesse detto: “Tanto va la gatta al…”.

GENERALE: Sta’ zitto, sporco disertore!

MARTÌN:  Le faccio presente, caro il mio Generale, Generalissimo, Scorfi, che io non sono affatto un disertore!!

GENERALE: Ah no? E allora perché non sei al fronte come tutti gli altri?

MARTÌN: Sono esonerato dal servizio militare perché sono scemo.

GENERALE: Scemo?

MARTÌN: Perché, non si vede?

GENERALE: Beh…

MARTÌN: E legale!! Scemo legale! Posseggo un certificato di scemenza lungo così! No…, così… Adesso glielo prendo.

GENERALE: Fermo là! Dove credi di andare?

MARTÌN: A prendere il certificato…

GENERALE: Beh… Certo…

MARTÌN: (frugando nel sacco) Dovrebbe essere…

GENERALE: Su le mani!!

MARTÌN: (spazientito) Ma come faccio a prendere il certificato se ho le mani in alto?

GENERALE: Ehmm… Scusa… Fa’ pure.

MARTÌN: Dunque, dunque… Trovato! (Si avvicina al Generale).

GENERALE: Sta’ lontano!!

MARTÌN: (al colmo dell’ira) E basta!!

GENERALE: Aprilo! (Martìn esegue. Il Generale inforca un paio di occhiali e legge) “Ai sensi degli articoli 27 e 61, viste le leggi eccetera eccetera… si attesta che il signor Martìn Senzasperanza, nato a eccetera eccetera…  il eccetera eccetera…  è completamente scemo e per tale motivo viene esonerato…” (Rimugina).

MARTÌN: (piegando il certificato) Finito?

GENERALE: Humm… Dunque, tu saresti Martìn Senzasperanza?

MARTÌN: Beh…, ecco… Diciamo di sì.

GENERALE: (urlando)  Come, diciamo di sì? Lo sei o non lo sei?

MARTÌN: Hummm… Martìn rispondi tu.

(Cambia voce) Sì, signor Generale Generalissimo. Il mio nome è Martìn Senzasperanza.

GENERALE: Bene bene. È proprio tutto in re… (Osserva Martìn, poi si rivolge ad Ario) Tu, vieni con me!

MARTÌN: (finge di scoppiare in lacrime) Oh, come farò adesso senza la mia scimmietta ammaestrata? Vogliono portarti via da me. Condurti lontano… Come farò a guadagnarmi da vivere?

GENERALE: Quale scimmietta?

MARTÌN: Generale…, non mi dica che l’ha scambiata per un uomo?! (D’un fiato) Oddio, ammetto che l’esplosione che distrusse lo zoo in cui era rinchiusa e che fu anche la causa dell’intera caduta dei suoi luridi peli, abbia giovato al suo aspetto esteriore facendola assomigliare, in tal modo, ad un essere dalle fattezze in parte simili a quelle umane. Ma solo in parte!! Si sa, e lei sicuramente meglio di me, signor Generale, che un tempo si diceva che la scimmia fosse il diretto antenato dell’uomo. Ora: questa teoria, unitamente all’esplosione dello zoo di cui testé le ho comunicato, possono certamente averla tratta in inganno…

GENERALE: Ma sei sicuro di essere scemo?

MARTÌN: Sicurissimo!! (Ride sguaiatamente sul volto del Generale).

GENERALE: (convinto) È scemo, è scemo!

MARTÌN: Ma suvvia… Guardi! Guardi questo volto così… così scimmiesco. (Toccandogli il volto, fa cambiare espressione al giovane Ario) E la sua andatura… (Gli dà una pacca sulla spalla) Lo osservi… No… No… Non posso credere che lei, signor Generale, abbia potuto pensare… Non è possibile… E l’ho anche ammaestrata. Su scimmietta…, vieni qui e suonaci una canzone. (Ario esegue suonando l’armonica e muovendosi come una scimmia).

GENERALE: (estrae una foto e la confronta con le fattezze di Ario) Però… una certa rassomiglianza tra quel disertore e questa specie di scim…

MARTÌN: Venga qua, mi faccia vedere. (Afferra la foto e fa cadere gli occhiali al Generale. Con finta distrazione, li calpesta) Nooo…! Assolutamente! Non c’è somiglianza… Per quanto… No!! Smentisco categoricamente! Ma c’è anche una donna su questa fotografia… Chi è?

GENERALE: La madre di quel disertore!

ARIO: (levandosi in piedi di scatto) Mamma!

MARTÌN: (repentino, canta) “Mormora la bambina, mentre pieni di pianto ha gli occhi”. Ricorda questa canzone Generale?

GENERALE: Ma cosa…?

MARTÌN: (a Ario) E poi lo scemo sarei io, eh? Giù!! (Ario torna a fare la scimmia. Al Generale) Mi spiace deluderla ma purtroppo ha preso un ‘abbaglio’, come suol dirsi.  (Straccia la foto) Ci rammarichiamo della perdita di tempo a cui, involontariamente, l’abbiamo sottoposta. Felici, oltre misura, di aver fatto la sua conoscenza, prendiamo le nostre poche cose ed andiamo via senza trattenerla ulteriormente. Buongiorno… (Fanno per uscire).

GENERALE: Fermi o sparo! (Lunga pausa. Lentamente) Voglio vedere… il certificato… scimmiesco!

MARTÌN: (dopo una pausa, guarda spazientito il Generale. Ad Ario) “Mamma”, eh? (Pausa. Al Generale) Il certificato… Ah! È rimasto allo zoo…

GENERALE: (cantilenando come un bambino) Non ce l’hai, non ce l’hai, non ce l’hai! (Sghignazza) Squadroneee… in riga! At-tenti! Arma in spalla! Puntate! Mirate! Fuo…

MARTÌN: No!

GENERALE: (pausa) Fuo…

MARTÌN: No!

GENERALE: (con minore convinzione) Fff… Fuo…

MARTÌN: No, no e no!!

GENERALE: (timidamente) Sì…

MARTÌN: Ho detto no!

GENERALE: Ma io devo dare gli ordini…

MARTÌN: (lentamente) Voglio vedere… il certificato… ordinesco!!

GENERALE: Come il certi…?

MARTÌN: (imitando il Generale) Non ce l’hai, non ce l’hai, non ce l’hai! At-tenti! (Il Generale e il Soldatino si mettono sugli attenti) E bravi! E così diamo gli ordini senza essere in possesso di un legale certificato ordinesco!?

GENERALE: Ma io ho le stelline…

MARTÌN: (estrae dal sacco una stella di carta stagnola) Perché io no?

GENERALE: Ecco, signor Martìn…

MARTÌN: Prego: signor “Generalissimissimo” Martìn  Senzasperanza scemo legale!!

GENERALE: Sì… Certo, signor Generalissimissimo Martìn Senzasperanza… (Riprende lentamente il controllo di se stesso) …scemo legale! (Fa per scagliarsi su Martìn).

MARTÌN: Aaaaalt!! Ma… di dove è lei, signor Generale?

GENERALE: Di Napoli!! Ma a te che te ne importa?!

MARTÌN: Napoli? Napoli… Napoli… (Fruga nel sacco. Approfittando di un attimo di distrazione del Generale, estrae una palla e la porge al Soldatino. Questi, entusiasta del regalo, fugge via felice) Napoli… Napoli… Sarebbe questa? (Mostra una stampa della città di Napoli).

GENERALE: (con voce fessa) Sì…

MARTÌN: Ora ho capito! (Canta sull’aria di una canzone napoletana tentando di far capire ad Ario che è venuto il momento di darsela a gambe. Il Generale lo ascolta cantare inebetito e felice).

    “Vattenne a ‘lloco… Vattenne pazzariello… E cu chest’aria accussì fresca e bella. Ovvi’ ca io pure, mi  abbaglio chiano chiano e che m’abbrucia ‘a mano pe te ne vule’ caccià…”. (Ario suona l’armonica e non capisce. Martìn, a questo punto, si arrabbia) “Pe te ne vule’ caccià!!!”. (Ario finalmente comprende e fugge via).

VOCE DI UN SOLDATO FUORI SCENA: Generale, il prigioniero sta scappando!

GENERALE: (come destandosi, urla) Ah…!!

MARTÌN: (sospira e siede a terra) Ahhh… (Il Generale gli punta contro la pistola e lo guarda minaccioso).

MUSICA EPICA.

I due si immobilizzano per alcuni secondi, poi, sulla musica che sfuma, il Generale avanza verso Martìn mentre entra in scena la bambina delle tracce bionde.

BAMBINA: Mamma… Mamma… (Si pone tra i due uomini. Osserva prima l’uno e poi l’altro, quindi colpisce il Generale con la bambola) Brutto…, brutto…, brutto…

GENERALE: (arretrando) Ehi… ma… Smettila! Ti farò fucilare… (A Martìn) Ci rivedremo, scemo…, e allora… (Alla bambina) Ahi… Ahi… Plotone, a me!

BAMBINA: Brutto… Brutto… (A Martìn, accarezzando per un istante la bambola) Bello… (Di nuovo al Generale) Brutto… Brutto… (Escono. Martìn ride a crepapelle).

MARTÌN: (cambia voce) Basta ridere!

(Cambia voce) Basta…

(Cambia voce) Abbiamo vinto una battaglia non certo la guerra!

(Cambia voce) La guerra di Martìn contro la guerra!

(Cambia voce) A dire il vero, il più bravo sei tu a combatterla, perché tu sai come regalare i ricordi. Io, invece… Io mi arrabbierei! Se solo tu mi lasciassi fare Martìn, io andrei in giro per il mondo urlando: PAZZI!!

(Cambia voce) Sì…, così ci fucilerebbero nell’arco di due ore, vero Martìn?

(Cambia voce) Già…

(Cambia voce) Dimmi un po’, Martìn…, così…, per curiosità…, lo sai che sono scemo, quindi…, ma perché io e te non riusciamo più a parlare?

(Cambia voce) Perché ogni volta che tentiamo di farlo, litighiamo!

(Cambia voce) Bravo. Bella risposta. Io ho pensato, per quel poco che so fare, che io e te, litighiamo perché…

VOCE  FUORI SCENA DEL RECLUTATORE: (in sottofondo si sente il ragliare di un asino) Ohe… Ohe… (Entra in scena il Reclutatore. È alla guida di un carretto trainato da un soldato con le orecchie d’asino) Reclute! Reclute! Chi vuole fare il soldato? Buono, ciuco, buono! (Lo frusta) Arruolatevi! La patria ha bisogno di voi. Venite al fronte, reclute! Mangerete molto e lavorerete poco… (Ride sguaiatamente) Arruolatevi nell’Esercito Federale! (Martìn, nel frattempo si è nascosto. Fruga nel proprio sacco ed estrae un cavalluccio di legno. Lo pone, non visto, a proscenio e torna a nascondersi) Buono ciuco… Sta’ buono… Fra poco saremo arrivati. Reclute! Reclute! Arruola… (Nota il cavalluccio di legno. Si accerta che in giro non vi sia nessuno; scende dal carretto e si avvicina al giocattolo. Martìn, intanto, libera il soldato-asino e lo fa scappare) Ma… È il mio cavalluccio! Quello di quand’ero bambino… Ehi, ciuco…? Hai visto? È il mio… (Si volta nel momento in cui l’asino fugge. A Martìn) Ehi tu, che stai facendo?

MARTÌN: Combatto la mia guerra! (Esce correndo).

RECLUTATORE: (getta via il cavalluccio e fa per inseguire l’asino) Brutta carogna! Ciuco…! Ciuco! Torna immediatamente qui… (Si ricorda del cavalluccio. È indeciso se tornare indietro a raccattarlo o continuare la sua corsa. Torna sui suoi passi. È frastornato. Abbraccia il cavalluccio e lo accarezza. Va al carretto ed esce trainandolo per le redini) Ciuco…, ehi. ciuco, vieni a vedere cosa ho trovato…. Ciuco…?! Ehi, ciuco…

La scena si trasforma lentamente in un mercato.

MUSICA. Entrano, cantando, dei venditori.

PRIMO VENDITORE: (entrando)

Vendo pane, tapin tapun,

orzo nero tostato, tapin tapun,

caffè caldo, tapin tapun,

zucchero raffinato, tapin tapun,

olio puro, tapin tapun,

frutta d’ogni stagione, tapin tapun,

di patate, tapin tapun,

fecola sopraffina, tapin tapun… (Ripete).

SECONDO VENDITORE: (entrando)

Un soldo, miei signori,

un soldo, miei signori,

un soldo, un soldo,

un soldo, miei signori… (Ripete).

TERZO VENDITORE: (entrando)

Seta… Lana… Drappi… Scialli… (Ripete. Entra correndo Ario).

I TRE VENDITORI: Ario!!

ARIO: (distende il volto in un sorriso. Si avvicina al primo venditore che, nel mentre, ha ripreso a cantare con gli altri e lo abbraccia) Hai visto mia madre? (Il primo venditore scuote la testa e mette tra le mani di Ario una mela. Il giovane lo ringrazia avviandosi al secondo venditore) Da quanto tempo non vedi mia madre?

SECONDO VENDITORE: Molti mesi, Ario.

ARIO: Come ti va sorellina?

SECONDO VENDITORE: (risponde al sorriso di Ario) Male…

Porge alcune monete al giovane che però le rifiuta energicamente. Ma poi, sotto le insistenze della venditrice, Ario è costretto ad accettare. Il giovane disertore ha per tutti un sorriso e una carezza. Siede a mangiare la mela.

ARIO: Per poco stamane non mi fucilavano. Se sono ancora qui, devo ringraziare uno scemo che mi ha… (I venditori interrompono il loro canto. Interdetto) “Lui” dice di essere scemo, non io. Dice anche di avere un certificato di scemenza lungo c…

I TRE VENDITORI: Martìn! (Accerchiano Ario).

PRIMO VENDITORE: Martìn Senzasperanza…

ARIO: Sì…

SECONDO VENDITORE: Dov’è?

ARIO: Al fiume…

TERZO VENDITORE: Come sta?

ARIO: Bene ma…

PRIMO VENDITORE: Cosa? È ferito?

ARIO: No…

SECONDO VENDITORE: Lo hanno fatto prigioniero?

ARIO: Non so. Io…

TERZO VENDITORE: Forse lo hanno fucilato?

ARIO: Non credo…

PRIMO VENDITORE: Martìn…

ARIO: Sì.

SECONDO VENDITORE: Senzasperanza…

VOCE FUORI SCENA DEL GENERALE: Eccolo lì il disertore!! Presto, catturatelo!!

MUSICA IMPROVVISA.

I venditori riprendono a cantare con foga coprendo la fuga del giovane Ario e trasformando la scena nel suo aspetto originario.

PRIMO VENDITORE: (mentre Ario fugge) Ario… Portaci notizie di Martìn…

Escono tutti. La musica sfuma. Da una collina, fa il suo ingresso la Baronessa Fronzoli. È una anziana cantante lirica che la guerra ha fatto impazzire.

BARONESSA: (emette di tanto in tanto dei gorgheggi) Soldati… Ascoltate la mia voce… Soldati… Allieterò le vostre dure giornate con il mio canto. Soldati… Marinai… La Baronessa Fronzoli canterà per voi… Per vostro esclusivo diletto… Ascoltate la mia voce… Marinai… Dove siete?

Martìn entra in scena fischiettando, poi, notando la Baronessa, si immobilizza.

BARONESSA: Soldati… Marinai… (Avvicinandosi a Martìn, allunga una mano affinché egli la baci).

MARTÌN: (con un inchino bacia la mano della Baronessa) Baronessa…

BARONESSA: (sorride) Buongiorno Martìn… (Continua il suo cammino) Soldati… Ascoltate la mia voce… Canterò per voi… (Esce cantando).

MARTÌN: (la osserva uscire poi riprende a fischiettare. Cambia voce.) Hai proprio un cuore di pietra.

(Cambia voce adirandosi) Il tuo, invece, è come un budino: molle!

(Cambia voce) Sei di cattivo umore, scemo?

(Cambia voce) No. Mi dà solo fastidio il fatto che tu creda di essere l’unico a soffrire alla vista… di scene simili. (Indica la direzione da cui è uscita la Baronessa).

(Cambia voce) Non mi ci abituerò mai…

(Cambia voce) Mentre, invece, per me sono pane quotidiano, vero?

(Cambia voce) Scusa scemo… Non volevo dire questo…

(Cambia voce) Punto e a capo. Cambiamo argomento che è meglio! Piuttosto: quante crocette, oggi, sul libretto bianco?

(Cambia voce) Vediamo…: abbiamo salvato Ario dalla fucilazione, abbiamo regalato un attimo di felicità al Generale Generalissimo, abbiamo ridato la libertà all’asino, abbiamo donato un ricordo al Reclutatore…

(Cambia voce) Uhmmm, di questo non possiamo esserne tanto certi. Siamo fuggiti via prima di assistere al “gran finale”.

(Cambia voce) Sì…, ma tu hai visto con quanta gioia guardava quel cavalluccio di legno?

(Cambia voce) E mettiamo il caso che il cavalluccio sia ancora lì, sul prato? E che il Reclutatore non l’abbia preso con sé?!

(Cambia voce) Uhmm… Forse hai ragione…

(Cambia voce) Facciamo così: tre crocette e mezza! Da verificare!

(Cambia voce) Da verificare!

(Segna su un libretto dalla copertina bianca le crocette. Entra una ragazza vestita malamente) Salve! (La ragazza ha uno zaino sulle spalle. Si avvicina circospetta a Martìn e gli gira intorno) Beh? Ti assicuro che come scemo basto io. (Anche Martìn prende a girare in tondo. Si scrutano. Poi entrambi estraggono dal proprio sacco qualcosa, facendo in modo che l’altro non veda. Tornano a guardarsi. Fanno delle bolle di sapone) Oh… Adesso sì! (La ragazza corre ad abbracciare Martìn. Durante la scena seguente, la ragazza farà sempre cenno di sì con il capo) Piano…, piano… Come ti chiami? Sì? Ti ho chiesto come ti chiami?! Ma sei sorda? Sì?! Ah, sei sorda! Però puoi parlare… Sì… Ed allora perché non parli? Ma sei muta? Sì?! Sei muta!! Bene! Ci intenderemo a meraviglia. Vieni con me.

Siedono a terra con i rispettivi sacchi a lato. Ha inizio la  SCENA DEGLI OGGETTI durante la quale i due, a turno, estraggono un oggetto dal  proprio sacco mostrandolo poi, all’altro. Sono oggetti d’altri tempi, ricordi di un’infanzia vissuta troppo brevemente, utensili di uso quotidiano che la guerra ha fatto dimenticare. Nelle loro mani si alternano allegramente libri, maschere di cartone, festoni, specchi, sfere di cristallo con paesaggi innevati, ventagli, giocattoli di latta, palloncini e, perché no?, anche rotoli di esilarante carta igienica.

VOCE DEL GENERALE: (si avvicina) Unò-Dué! Unò-Dué!

MARTÌN: (raccattando ogni cosa) Oh, no… È mai possibile che non si trovi un attimo di pace in questa guerra?! Su, su, presto, scappiamo. Se il Generale ti trova qui, ti porta immediatamente al fronte a combattere. Son sicuro che non hai alcun certificato con te… Ehi, ti sbrighi?! (La ragazza sorride senza capire) Dobbiamo fuggire!! Oh… Presto che arrivano…

GENERALE: (entra seguito da un soldato) Fermi là!

MARTÌN: Patatrac!

GENERALE: Soldato, immobilizza quella ladra! (Il soldato esegue).

MARTÌN: Ladra ?!

MUSICA EPICA.

I quattro si immobilizzano per alcuni secondi, poi la musica sfuma lentamente.

GENERALE: Una ladra!! Questa donna è l’artefice del furto alla caserma Camomilla!!

MARTÌN: Oh… Che infame! E che cosa avrebbe trafugato, signor Generale, Generalissimo?

GENERALE: Una corazza in puro acciaio inossidabilissimo… e i mutandoni dei nostri soldati!

MARTÌN: (trattenendo a stento una risata) Come i mutandoni…?!

GENERALE: Trecento mutandoni di lana!!

MARTÌN: (scoppia in una fragorosa risata) Trecento… Ah… Ah….

Il Generale afferra Martìn per i capelli e lo getta a terra. I loro volti sono vicinissimi.

GENERALE: Sta’ bene attento, Martìn Senzasperanza scemo legale… L’ultima volta te la sei scampata bella, ma adesso…

MARTÌN: (emette un gemito) Ah…

GENERALE: Ah! Ti lamenti, eh? Dovevi pensarci prima. Non la si fa due volte di seguito al Generale Generalissimo Scorfi. Hai paura?

MARTÌN: (sincero) No.

GENERALE: Temi la forza del mio scudiscio?

MARTÌN: No.

GENERALE: Allora è la punta della mia spada ad intimorirti?

MARTÌN: No… È che…

GENERALE: Parla maledetto!!

MARTÌN: È che lei, Generale, ha…

GENERALE: Una forza smisurata!

MARTÌN: No, lei ha…

GENERALE: Un coraggio da leone!

MARTÌN: No, ha…

GENERALE: Un tempismo eccezionale!

MARTÌN: No… Lei ha…

GENERALE: Un acume fuori dalla norma!

MARTÌN: No…

GENERALE: E allora cosa? Parla!!

MARTÌN: È che lei, Generale, ha… ha l’alito cattivo!

GENERALE: (lascia la presa e controlla il proprio alito) Come ho l’alito cattivo…?

MARTÌN: Sì…, ha l’alito cattivo. Non metto in dubbio che avrà anche tutte le qualità che ha appena elencato, come, del resto, si addice ad un gran Generale suo pari… Ma per il momento…

GENERALE: Ho l’alito cattivo…

MARTÌN: Su non se la prenda… Facciamo così… (Si volta di schiena e porge la nuca al Generale) Ecco, adesso afferri pure i capelli e continui.

GENERALE: (piagnucolando come un bambino) Come faccio a comandare se ho l’alito cattivo?

MARTÌN: Come fa a comandare? Oh, ma è semplicissimo! Lei chiama il nemico… Lo fa avvicinare… E quando si trova ad una distanza, diciamo così…, ”utile”, ahhh…, un bel respiro sulla faccia e questi, fosse anche un intero esercito, cade morto, stecchito, glielo assicuro! Eh, se tutti avessero un alito come il suo… Pensi che fortuna: addio pistole, cannoni, bombe… Niente! Al loro posto delle gran mangiate di aglio, cipolle, acciughe… L’intero mondo avvolto da una cortina di alito puzzolente. In casa si dovrebbe circolare con le maschere antigas per non uccidere i parenti, è vero, ma una volta fuori, in strada… Un’ecatombe!! La domenica, per respirare un poco di aria pura, si andrebbe alle fogne e così…

GENERALE: (piange disperato) Non lo voglio l’alito cattivo… Non lo voglio…

MARTÌN: Adesso si lamenta… Come potrebbe non averlo se si ingozza come un porco. Ad esempio: cosa ha mangiato oggi?

GENERALE: Sei uova…

MARTÌN: Ah…!

GENERALE: Fritte in padella…

MARTÌN: Ah…!

GENERALE: Con il lardo…

MARTÌN: Ah!

GENERALE: E con tre etti di pancetta sopra!

MARTÌN: Maiale!!

GENERALE: Quello l’ho mangiato ieri.

MARTÌN: So io cosa ci vuole. Venga qui e ripeta. (Compie alcuni esercizi di ginnastica su una musica che, improvvisa, invade la scena) E uno e due e tre e quattro… (Il Generale si avvicina timidamente, poi imita Martìn) E giù e su… E giù e su… Il pancione va in giù…, il pancione va in su… Bravo Martìn! (Cambia voce) Grazie Martìn!

(Tenta di far capire alla ragazza di approfittare di quell’occasione per fuggire. La ragazza, però, sembra non comprendere le strane mosse dello scemo, anzi, si unisce ai due in questa sorta di buffa danza ritmica. Solo dopo aver ricevuto da Martìn un ben assestato calcio sul fondoschiena, la ragazza sordomuta raccatta il proprio sacco e fugge via. Mossi, però, alcuni passi in direzione dell’uscita, il Generale le spara alla schiena riprendendo subito dopo a ballare con in mano ancora la pistola fumante. La musica si interrompe).

L’ha uccisa… (Si avvicina al corpo della ragazza).

GENERALE: Certo! Era una ladra… Su, Martìn, rimetti la musica…

MARTÌN: È morta…

GENERALE: (finendo miseramente a terra) Credo… Credo che per oggi possa bastare. Ah… Mi sento già meglio. Anzi, a dire il vero, mi è venuto pure un certo languorino… Grazie, Martìn.

MARTÌN: È morta.

GENERALE: Soldato, andiamo! Unò-Dué! Unò-Dué! A proposito Martìn: provvedi tu a gettare quel corpo nel fiume. È più igienico. Unò-Dué! Unò-Dué! (Escono).

MARTÌN: È morta… (Improvvisamente la ragazza sordomuta getta le braccia al collo di Martìn il quale lancia un urlo per lo spavento) Ahhh!! (La ragazza fa cenno di sì con il capo; apre la camicia e mostra la corazza che indossava) Oh, questa è bella!! La corazza in puro acciaio inossidabilissimo!! (Ride) Hai visto, Martìn? Dobbiamo aggiungere una crocetta sul libretto bianco!!

GENERALE: (entrando) Martìn! (La ragazza si finge nuovamente morta mentre Martìn finge di piangere) Così…, per curiosità…, che musica era?

MARTÌN: Uhmmm… Una marcia… La marcia del tappetto!!

GENERALE: La marcia del tappetto… Bene, bene… La marcia del tappetto…

Esce ridendo e compiendo esercizi ginnici. Martìn e la ragazza si abbracciano e sorridono. Un fulmine illumina lo spazio. Poi si ode un tuono in lontananza.

MARTÌN: Sta per piovere. (Al cielo) Pace! Pace! Anche a voi lassù… (Alla ragazza) Su, presto, ripariamoci… (La ragazza estrae dal proprio sacco un mutandone di lana e lo dona a Martìn) Per me? Grazie… (Ride) Un mutandone…! Ma questo non è un buon momento per i regali… (La ragazza prende il rotolo di carta igienica e chiede a Martìn se può tenerlo) Ti piace? Ma sì, tienilo pure… Sbrighiamoci, però, che fra un po’ la pioggia… (La ragazza dà un bacio a Martìn e fugge via) Ehi ma… Dove vai? Torna qui… Perché…? (Ormai solo) Uhmmm… Peccato… Era simpatica… Perché è andata via?

    (Cambia voce) Avrà avuto il suo daffare!

(Cambia voce; al colmo dell’ira) Tu parli poco, Martìn, e quasi sempre a sproposito!!

(Cambia voce) Oh… Martìn, smettila di fare lo scemo almeno per una volta. Piuttosto, ricordiamoci di segnare una crocetta sul libretto bianco. (Fulmini. Tuoni) Dai, ripariamoci… in quella grotta!! 

MUSICA.

La scena si trasforma in una grande grotta. 

MARTÌN: Che freddo… (L’eco gli rimanda la propria voce) C’è l’eco… (Eco) Ohhhhh…. (Eco) Buongiorno grotta… (Eco). 

VOCE FUORI SCENA: Chi sei?

MUSICA EPICA.

Martìn stramazza al suolo con un urlo.

Mentre la musica sfuma, la grotta si illumina e Martìn si rianima.

VOCE FUORI SCENA: Chi sei? (Martìn trema dallo spavento. Viene dal fondo della grotta Ario, anch’egli impaurito. Scorge Martìn e ,ridendo, ripete la domanda) Chi sei?

MARTÌN: (calmandosi) Cretino!! Stavi per farmi prendere un bello spavento.

ARIO: Anche tu! Ascolta…, sono andato al mercato a cercare mia madre, quando all’improvviso sento la voce del Generale Generalissimo che dice: eccolo lì il disertore. Presto, catturatelo!! Ed io, via! A correre per i campi, le colline e… ed eccomi qui. (Ride ed estrae dalla tasca la mela regalatagli dal venditore) Martìn…, tu hai mangiato? (Fa per addentare la mela).

MARTÌN: (distratto) Oh… Non una briciola di pane ho incontrato sul mio cammino. Tutto! Tranne che cibo.

ARIO: (con la mela a mezz’aria e la bocca spalancata) Io… Io, invece, ho lo stomaco che mi scoppia… I miei amici al mercato mi hanno rimpinzato come una botte. Vedi? Addirittura non ce l’ho fatta a mangiare la frutta… Prendi!

MARTÌN: (sospettoso) Davvero non ne vuoi?

ARIO: (fingendo) Al solo pensiero di mangiare ancora mi viene la nausea…

MARTÌN: Beh… Quand’è così… (Afferra la mela e mangia avidamente. Ario lo osserva con l’acquolina in bocca).

ARIO: Martìn…? Io… Io vorrei diventare scemo come te!

MARTÌN: (a momenti soffoca dal troppo ridere) Sei sulla buona strada, amico mio.

ARIO: Davvero? E poi… vorrei anche fare quello che fai tu… Voglio dire: aprire il sacco e regalare ricordi. Quanti ne hai lì dentro?

MARTÌN: Milioni! Milioni di milioni di milioni! Uno per ogni abitante della terra!!

ARIO: E… per quelle persone che non ci sono più?

MARTÌN: (sincero) Pochi giorni dopo che una persona viene chiamata… in cielo, il ricordo che io posseggo di suo scompare… Così… Pufff…

ARIO: Quindi… se io ti indicassi un oggetto… una cosa appartenuta ad una persona… e tu… tu trovassi questo oggetto nel tuo sacco… vorrebbe dire… sì, questo vorrebbe dire che la persona è ancora viva!

MARTÌN: Proprio così! Credo che tu sia abbastanza intelligente per diventare scemo. (Ride).

ARIO: Martìn, ti prego, cerca un paio di scarpe di lana rossa… (Martìn si irrigidisce. Con minore sicurezza) Un paio… di scarpe rosse… di lana…

MARTÌN: (lunga pausa) Sono di tua madre? (Ario annuisce) Ario… E se quelle scarpe non fossero nel mio sacco? Eh? Tu sai cosa vorrebbe dire?

ARIO: Sì…, lo so.

MARTÌN: Io non dovrei farlo ma… mi hai regalato una mela e… (Pausa) E sta bene! (Estrae vari oggetti dal sacco tra cui una scatola bianca) Reparto calzature: stivali, mocassini, scarpe da donna con tacchi a spillo, scarpette di lana rossa…

ARIO: Eccole!

MARTÌN: Ah, sono queste?

ARIO: Sì, sì! (Ridono insieme).

MARTÌN: Ora, però, le tengo io.

ARIO: Certo! Tieni! (Aiuta Martìn a riporre le sue cose) Cosa c’è in questa scatola bianca?

MARTÌN: (strappando la scatola dalle mani del ragazzo) Non aprirla! (Fingendo) È vuota… Ci sono anche io in questo sacco, cosa credi!? Questa scatola è il nostro ricordo, vero Martìn?

(Cambia voce) Vero! Il ricordo di Martìn e Martìn.

(Cambia voce) Su, su, via quel broncio! Aiutami a riporre tutto nel sacco. Dai, passami il resto.

Volta le spalle ad Ario. Entra la Signora  Morte. La penombra i cui versa la grotta non ci permette di scorgerne i lineamenti. Indossa un’ampia vestaglia nera. Ario, a quella vista rimane impietrito.

SIGNORA MORTE: Chi siete?

MARTÌN: (senza guardare) Questa volta non me la fai…

SIGNORA MORTE: Ho detto: chi siete?

MARTÌN: E smettila di giocare, Ario… (Si volta e vede la Signora).

SIGNORA MORTE: Allora? Aspetto una risposta!!

MARTÌN: È ben affollata questa grotta…

ARIO: (rianimandosi) Andiamo via, Martìn. Ho paura!

MARTÌN: Hai detto che volevi diventare scemo? Bene! Osserva e impara! Questa sarà la tua prima lezione.

SIGNORA MORTE: Volete smetterla di confabulare in mia presenza?

MARTÌN: Le chiediamo umilmente scusa, gentile Signora, per aver inopportunamente invaso la sua dimora. Un po’ umida… ma senza alcuna ombra di un seppur minimo dubbio, molto graziosa!

SIGNORA MORTE: (dopo un tempo) Come ti chiami?

MARTÌN: Martìn Senzasperanza, di professione scemo legale. Posseggo un certificato di scemenza lungo così… No, così… Io non imbrocco mai la misura di questo certif…

SIGNORA  MORTE: Dimmi, scemo: al mio cospetto non ti tremano le gambe?

MARTÌN: (controlla le proprie gambe) No.

SIGNORA MORTE: Non ti viene il fiato grosso?

MARTÌN: Non ho corso mica.

SIGNORA MORTE: Gli occhi non sembrano volerti uscire dalle orbite?

MARTÌN: Dovrebbero?

SIGNORA MORTE: Non hai paura di me, dunque?

MARTÌN: Non vedo la ragione per la quale…

SIGNORA MORTE: Neanche… se ti trovassi faccia a faccia… con la Morte?!!

MARTÌN: (dopo una pausa, scoppia a ridere) Meno che mai! Figurarsi! Anche i bambini lo sanno che i matti e gli scemi non hanno paura della morte. No, no! Neanche se mi trovassi faccia a faccia con la Morte avrei paura.

SIGNORA MORTE: (come una consumata attrice di altri tempi) Che gentile… Ora ne sono certa: sei proprio scemo.

MARTÌN: Gliel’ho detto!

ARIO: Martìn, fuggiamo…

MARTÌN: E perché?

ARIO: Ma è la Morte!

MARTÌN: Beh, questo l’ho capito.

ARIO: E non hai paura?

MARTÌN: Adesso ti ci metti anche tu? Ma va’!!

SIGNORA MORTE: Chi è il tuo amico?

MARTÌN: Uno scemo. In prova…

SIGNORA MORTE: Ma sta tremando…

MARTÌN: Il freddo…

SIGNORA MORTE: (dura) Ha per caso paura?

MARTÌN: Per carità. Non sia mai detto che uno scemo, …sebbene in prova, abbia paura della Morte!

SIGNORA MORTE: (ormai convinta, si avvicina a Martìn. I due si abbracciano come vecchi amici) Martìn…

MARTÌN: Signora Morte… Come sta?

SIGNORA MORTE: Un po’ indaffarata in questi ultimi dieci anni ma, ad ogni modo, bene. Eh… Ma voi! Come siete sciupati… Avete fame?

MARTÌN: Io no, grazie. Ho appena terminato di mangiare una mela.

ARIO: (intimidito) Anch’io, no…

SIGNORA MORTE: (durissima) Tu menti!!

ARIO: (repentino) Sì!

SIGNORA MORTE: (c.s.) Hai fame, dunque?

MARTÌN: Ma no… Ha lo stomaco che gli scoppia. I suoi amici, al mercato, lo hanno rimpinzato come… (Osserva attentamente Ario attanagliato dai crampi dell’appetito) Ha fame!!

SIGNORA MORTE: (esultante) Oh, è tanto tempo che non preparo più da mangiare. Come sono emozionata. Ma non ho niente in casa… Sono così rari gli esseri viventi da queste parti che quando posso fare qualcosa per uno di loro mi sento… novecento anni di meno. Vediamo… (Fruga dappertutto) Ah!! Trovato!! Una mela… (Porge il frutto al giovane che prende a mangiare con avidità).

MARTÌN: (a Ario) Rimpinzato come una botte, eh?

SIGNORA MORTE: Mangia, mangia giovanotto, che la Morte non ha alcun piacere nel trovarvi in pessima salute a voialtri vivi! (Il suono di un gong rimbomba nella grotta) Oh no… Chi sarà? Chi è là??

RECLUTATORE: (entra reggendo tra le mani il cavalluccio di legno e parla senza mai distogliere lo sguardo dal suo giocattolo) Sono io Signora, Il Reclutatore. Le ho portato…

SIGNORA MORTE: (molto scortese) Lo so cosa mi hai portato. Non c’è bisogno di ricordarmelo.

RECLUTATORE: Scarico i pezzi nel solito posto?

SIGNORA MORTE: Certo! Dove vorresti farlo? In casa?!

RECLUTATORE: Signora…

SIGNORA MORTE: (quasi urlando) Che vuoi?

RECLUTATORE: Io volevo dirle che… che non andrò più a raccattare tutti quei… quei pezzi di…

SIGNORA MORTE: (dopo una pausa) E perché?

RECLUTATORE: Non voglio più fare questo mestiere. Ho ritrovato il mio cavalluccio e…

SIGNORA MORTE: Cavalluccio…?!

MARTIN: Da verificare!!

RECLUTATORE: Insomma… Addio, Signora! (Esce).

SIGNORA MORTE: (dopo un lungo silenzio) Addio… Che bravo giovane… Lo avevo giudicato male. (Pausa) Già! Ma adesso come farò?

MARTIN: (annota l’evento sul libretto bianco) E quattro!

    (Cambia voce) Cinque!

    (Cambia voce) Perché cinque?

    (Cambia voce) Dimentichi la ragazza dei mutandoni.

    (Cambia voce) E’ vero! Cinque! Ah, Martin se non ci fossi tu io non so proprio come farei.

    (Cambia voce) E io no? (Ride). 

ARIO: (mangiando) Chissà quante storie deve  conoscere lei, Signora.

SIGNORA MORTE: Beh…, modestamente…

ARIO: Perché non ce ne racconta una?

SIGNORA MORTE: E che tipo di storia ti piacerebbe ascoltare?

ARIO: Una… Una storia di fantasmi!! (La Signora Morte si irrigidisce).

MARTÌN: Ma sei pazzo? Alla Morte, una storia di fantasmi?!

ARIO: Ma che ho detto?

La Signora Morte canta avvicinandosi al giovane con fare minaccioso.

CANZONE DELLA SIGNORA MORTE

Sono miliardi le storie che

solo volendo potrei narrar.

E son milioni le storie che

da sola io potrei raccontar.

E centomila le storie che

nei cieli volano intorno a me.

E mille ancora le storie che

faccio fatica a dimenticar.

E sono cento le storie che

piacevolmente io scorderei.

E son cinquanta le storie che

volutamente dimenticai.

E forse dieci le storie che

con un  rimpianto racconterei.

Ma…

Ma una sola è da ricordar:

la storia della tua vita qua.

Non certo quella dell’aldilà.

D’interessante nulla ci sta.

Perché i fantasmi mio baccalà

tempo ne hanno a volontà.

E non lo sprecano certo già

volando su questo mondo qua.

Sono discreti loro lassù.

Non come voi stupidi quaggiù.

Le loro storie non ti dirò

per me soltanto io le terrò.

MARTÌN E ARIO: (cantano mentre la Signora Morte danza)

Arriva la Morte.

Arriva la Morte.

La splendida,

colei che ci porterà…

Splendida,

per mano ci condurrà. (Ripetono il ritornello).

Improvviso il suono di un campanello pone fine alla musica e, quindi, al canto.

SIGNORA MORTE: Oh no. Proprio adesso che cominciavo a divertirmi.

ARIO: Cosa è stato?

SIGNORA MORTE: Presto, presto… Aiutatemi ad indossare l’abito da sera. Il lavoro è lavoro! (Si spoglia degli abiti che indossa ed appare come scheletro. Calza delle scarpe con alti tacchi a spillo) Mai un attimo di pace!! (Esce e rientra con un mantello nero sulle spalle. Ancora il suono del campanello) Vengo, vengo…! Mi sto preparando. E che fretta c’è? Vediamo… Inventario: l’abito da sera, il mantello, la falc… Ah!! Dimenticavo la falce! Ma dove avrò la testa. (Esce e rientra impugnando una falce enorme. Il suono del campanello la fa, ora, imbestialire) E basta!!

    A morire c’è sempre tempo! (Si avvia all’uscita).

ARIO: Signora… e noi?

SIGNORA MORTE: (ride) Oh… Mi dimenticavo di voi. Restate, restate! Non c’è posto più sicuro al mondo della mia casa. Promettetemi di ritornare.

MARTÌN: Promesso!

ARIO: Promesso!

SIGNORA MORTE: Che carini…! (Campanello. Si ricompone) Sono pronta! Andiamo!.

MUSICA.

Ario e Martìn cantano il ritornello della Canzone della Morte mentre la Signora esce di scena. Lentamente, poi, la musica sfuma.

ARIO: Ora più che mai sono convinto di voler diventare scemo come te.

MARTÌN: (in un crescendo d’ira) E allora impara a star zitto. Oppure a parlare soltanto al momento opportuno!!

ARIO: (accusa il colpo) D’accordo.

MARTÌN: E cambia quella voce!!

ARIO: Cambiare la voce?

MARTÌN: Sì! E il modo di camminare, di gesticolare e… Quando una persona ti incontra deve immediatamente capire che sei scemo! Ad esempio, di’ qualcosa.

ARIO: Cosa dovrei dire?

MARTÌN: Va bene questo! Se io dicessi: (cambia voce) “Cosa dovrei dire?”, (cambia voce) ti sembro scemo?

ARIO: N… No.

MARTÌN: Ecco! Vedi! E così: (cambia voce) “Cosa dovrei dire?”.

ARIO: Un po’ di più…

MARTÌN: Bravo! (Gesticola esageratamente) “Cosa dovrei dire?”.

ARIO: (ride) Ora sì che sembri scemo.

MARTÌN: (con naturalezza) Finalmente ha capito.

ARIO: Ora, però, non lo sembri più.

MARTÌN: (urlando) Ed invece lo sono!! Scemo!!

ARIO: A me o a te?

MARTÌN: A… A entrambi… Ma adesso basta! Dormiamo. Domani ho un paio di cosette urgenti da sbrigare. (Si sdraia) Buonanotte.

ARIO: (cambia voce tentando di imitare quella di Martìn) Buonanotte… (Si sdraia velocemente).

MARTÌN: (sorride) Non c’è male…

    Ridono. Una musica si spande per l’aria. Cala la notte.

Su una collina appare la ragazza sordomuta. Sorride. Si guarda attorno.

Contemporaneamente, Ario si sveglia e, senza far rumore, fruga nel sacco di Martìn. Afferra qualcosa e lo mette nella propria bisaccia. Fugge via.

La ragazza si toglie a fatica la corazza e la poggia a lato. Prende il rotolo di carta igienica regalatogli da Martìn e gioca con esso. Lo accarezza, lo bacia. Improvvisamente si ode la voce del Generale Scorfi.

VOCE DEL GENERALE SCORFI: Fuoco!! (Crepitìo di armi da fuoco).

La ragazza sbarra gli occhi continuando a sorridere. La musica aumenta di volume. La ragazza getta lontano il rotolo che serrava tra le mani. Lentamente il buio avvolge la sua figura. È morta. La musica sfuma per far posto ai rumori dell’alba. Martìn si desta.

MARTÌN: (sbadiglia) Buongiorno grotta… Ario? Ario sveglia! Ario!? Ma dove è andato? Ahhh! Chi ha frugato nel mio sacco? (Esce dalla grotta) Al ladro! Al lad… (Vede il rotolo di carta e lo prende) Ecco chi è stata! Ah, ma se lo trovo io…

(Cambia voce) Martìn…, e se fosse…?

(Guarda in cielo, cambia voce) N… No… Ma cosa vai a pensare? Avrà voluto fare cambio con qualche altro ricordo…, tutto qui. Sicuramente mi avrà lasciato un altro mutandone in pegno. (Si sforza di sorridere e guarda nel sacco) No… Niente mutandoni… Però… Guarda, guarda! Non trovo le scarpette di lana rossa! (Ride di gusto mentre si sentono le prime note della CANZONE DEL MATTINO).

  LAVANDAIA: (entra seguita da un vecchietto)

Se il buongiorno

dal mattino si vede

che gran giorno

questo mio sarà. (Entra un mendicante).

TUTTI:

Sarà… sarà… sarà… sarà…

L’allegra guerra di Martìn comincia qua,

comincia qua, comincia qua.

L’allegra guerra di Martìn comincia qua,

comincia qua, comincia qua.

VECCHIETTO:

Scemi, matti e disertori,

soldatini e generali,

bimbe, bombe e venditori,

e la guerra cominciò.

MENDICANTE:

Vecchi, storpi e mendicanti,

baronesse e lavandaie,

pietre, fiumi, sacchi e terra,

così cominciò la guerra.

Modificano la scena in modo da farle assumere l’aspetto originario.

Al termine, escono uno alla volta.

TUTTI:

L’allegra guerra di Martìn comincia qua,

comincia qua, comincia qua.

L’allegra guerra di Martìn comincia qua,

comincia qua, comincia qua.

MARTÌN: (solo in scena)

Se il buongiorno dal mattino si vede

che gran giorno per Martìn sarà. (Esce mentre la musica sfuma).

 GENERALE: (entra di soppiatto seguito da un soldato) Piano… Ecco, lì! Stendila lì! (Il soldato stende una rete su una buca) Come un animale va trattato quel disertore, e come un animale lo catturerò. Presto, prendi delle foglie e ricopri quella rete. Bisogna mimetizzare la trappola. (Osserva l’operato del soldatino) Ah! Bene! (Cammina agitato) Adesso devo escogitare un modo per non farmi ammaliare da quello scemo legale… (Controlla il proprio alito) Devo riuscire a distrarmi mentre lui parla. A non ascoltare quelle dannate parole. Devo riuscire ad essere sordo…, a… Sordo? Sordo!! (Al soldato) Ehi, tu! Va’ a prendermi due tappi di sughero! (Il soldato esce) Sordo! Sordo! Mi tapperò le orecchie e penserò ad altro! (Il soldato rientra con due tappi enormi) Più piccoli, idiota! (Il soldatino esce di nuovo) Mi distrarrò pensando… pensando… alla marcia del Tappetto! Sì. (Il soldato rientra con due tappi della giusta dimensione) Ah!! Questi andranno benissimo! (Si tappa le orecchie. Musica: LA MARCIA DEL TAPPETTO. Toglie i tappi e la musica si interrompe. Riprova: idem). Funziona! Funziona! A noi due Martìn Senzasperanza… (Ride. In lontananza si sente la voce di Ario che canta la sua canzone) Zitti!!! Arriva qualcuno! Presto, nascondiamoci!! (Entra Ario. Si guarda attorno con circospezione. Due o tre volte sta per cadere nella trappola. Infine, mette un piede in fallo e rotola nella buca. Il Generale esce dal nascondiglio) L’ho preso - l’ho preso - ho catturato Ario - ho catturato Ario… Non dimenarti, bestia! La tua ora è giunta! Portatelo via! Via! (Ride. I tre stanno per uscire quando…).

MARTÌN: (apparendo) Ge-ne-ra-leeeee…!!

GENERALE: (in un lamento) Nooo…

MARTÌN: Guarda che sorpresa! Eh, ma come siamo eleganti. È mai possibile che io non abbia mai notato una si’ leggiadra tenuta? Venga qui, si faccia vedere. Questa giacca le sta proprio a pennello. (Allontana il Generale da Ario) Però però però… Un tantino smorta come divisa… Per un Generale, poi… Anzi, un Generalissimo…

GENERALE: (frastornato e piagnucolante) I tappi… I tappi… Dove sono i tappi…?

MARTÌN: Troppo sobria… Ci vorrebbe… che so? (Raccatta foglie, rametti, sassi e li dispone addosso al Generale) Uhmm… Non c’è male… Una fogliolina qui, un fiorellino là… (Il Generale tocca gli oggetti che Martìn gli posa sulla divisa e, così facendo, ritrova i suoi tappi).

GENERALE: (esulta) I tappi! (Si ottura le orecchie, Martìn continua a parlare ma non udiamo alcun suono uscire dalle sue labbra. Il Generale canta LA MARCIA DEL TAPPETTO).

Parla Martìn! Parla e straparla

che nel frattempo io faccio la guerra.

Parla, Martìn! Parla e straparla

che le parole non servono a nulla.

Parla Martìn! Parla e straparla

che i tuoi ricordi son già nel vento.

Essi nel vento sono già andati

e lì nel vento dimenticati!

Martìn viene preso da una disperazione crescente. Fa di tutto per distrarre il Generale. Estrae dal sacco tantissimi oggetti e con essi tenta lazzi, frizzi… È sconvolto.

Parla Martìn! Parla e straparla

che nel frattempo io faccio la guerra.

Parla Martìn! Parla e straparla

che le parole non servono a nulla.

Parla Martìn! Parla e straparla

che nel tuo sacco non c’è più nulla,

che quei ricordi di tutta una folla

rotti si sono come una bolla!!!

Martìn mostra al Generale un cartello con su scritto: “DEVO FARE UNA DOMANDA AL CONDANNATO”.

La musica si interrompe.

GENERALE: (dopo una lunga pausa) D’accordo! Ma che sia l’ultima volta che sento la tua stupida voce!

MARTÌN: (sconfitto) Ario… Hai regalato le scarpette di lana a…  a quella persona?

ARIO: Sì, Martìn… Grazie…

RULLO DI TAMBURI.

GENERALE: Visti gli articoli 714 e 1234 del Codice Militare; visti, inoltre, gli immondi ed innominabili atti di violenza perpetrati dall’imputato e non essendovi attenuati al suo disonorevole comportamento nei confronti della nostra amatissima e grande Patria, io, Generale Generalissimo Scorfi, condanno il disertore Ario alla massima pena capitale. La sentenza verrà eseguita… all’istante! Plotone… in riga! At-tenti! Arma in spalla! Puntate! Mirate!

Martìn ha un’idea: mostrare al Generale il contenuto della propria scatola bianca. Mentre sta per aprirla… 

MUSICA EPICA.

Tutti si immobilizzano. Il primo a rianimarsi è il Generale.

GENERALE: (maligno) Fuoco!

     (Crepitìo di fucili. Ario si accascia al suolo rotolando giù per la collina. Scompare alla vista. Martìn lancia un urlo acutissimo e si inginocchia. La CANZONE DI ARIO invade lentamente la scena. Il Generale si toglie i tappi e li getta via) Ah! Finalmente, anche questa è fatta! Adesso mi spetta un mese di licenza! Come minimo! (Esce seguito dal soldatino).

MARTÌN: (le lacrime gli solcano il viso. Il suo volto è un’assurda maschera grottesca e tragica. Cambia voce) Martìn…,  prendi il sacco e andiamo via. Mi hai sentito?

(Cambia voce) Sì…

(Cambia voce) Tiralo su.

(Cambia voce) Questo sacco è diventato troppo pesante per un uomo solo…

(Cambia voce) Non dire sciocchezze. Alzati e andiamo via.

(Cambia voce) Io sono stanco…

(Cambia voce, urlando) Martìn…!!

(Cambia voce) Sì, sì… Andiamo via… Via… (Prende il sacco, si leva in piedi e si avvia all’uscita) Andiamo!

Le luci si affievoliscono, la musica aumenta di volume, tutto sembra concludersi quando, improvvise e forti, le note della CANZONE DELLA MORTE invadono la scena.

VOCE FUORI SCENA DELLA SIGNORA MORTE: E cammina!!!

Il Generale rotola in scena come se avesse appena ricevuto un calcio sul sedere. Entra la Signora Morte. La scena si illumina. La musica si interrompe.

SIGNORA MORTE: Ma tu guarda che impudenza: ho ventiquattr’ore di lavoro continuato sulle spalle; migliaia di anime mi seguono da ogni parte del mondo; dopo altre ventiquattr’ore di lavoro continuato riesco a smistarle tutte nei vari reparti del cielo, tentando di non intasare quelli già troppo affollati… Pensavo di aver diritto anch’io ad un po’ di riposo! Meritato, del resto! Meritatissimo! (In altro tono) Salve Martìn.

MARTÌN: (inebetito) Buongiorno Signora.

SIGNORA MORTE: (di nuovo adirata) Mi avvio verso casa. Stanca! Distrutta! E chi ti trovo seduta sulla soglia della mia grotta? Un’ani-muccia candida…, dall’aspetto serafico… Dico: E tu che ci fai qui? E lei: Veramente mi ci hanno mandato, Signora. E chi è stato???!!! (Lancia un’occhiataccia al Generale. Poi, alle quinte) Fatti avanti! (Entra… l’anima di Ario).

MARTÌN: (urla) Ario! 

SIGNORA MORTE: Silenzio! A quel punto ho pensato che la stanchezza mi avesse ottenebrato la mente. Pensavo di aver perso qualche anima per la strada o di essere incappata in qualche ‘animaccia’ che voleva fare la spiritosa. Ho controllato, quindi, sui miei libri. Niente! Non una parola, non un cenno su questo giovane… E meno che mai sulla sua anima! Lo affermo in modo categorico: la sua dipartita è stata assolutamente inopportuna!! (Ad Ario) Su, senza tante ciance, va’ a recuperare il tuo corpo e mettitici dentro!

GENERALE: (repentino ma con timore) Non… Non credo che sia il caso…, Signora.

SIGNORA MORTE: (dopo una lunga pausa si avvicina al Generale e lo afferra per un orecchio) Come ti permetti, vecchio fionfione rimbambito, figlio di una lepre canuta e di un sorcio di cloaca. Credi di poter essere tu a decidere delle anime della gente?

GENERALE: Ahi… N… No…

SIGNORA MORTE: Qui, se c’è qualcuno che ha un minimo di potere decisionale sull’argomento, quella sono io! Chiaro?

GENERALE: Ahi… Chiaro…! Chiaro…!

SIGNORA MORTE: (lascia l’orecchio del Generale) E che tutti lo rammentino! Sempre! (In altro tono) Sto andando bene, Martìn?

MARTÌN: Benissimo Signora!

SIGNORA MORTE: (ad Ario) Sei ancora qui, tu? Fa’ quello che ti ho detto! March!

ARIO: Vado! (Esce. Martìn lo segue con lo sguardo).

SIGNORA MORTE: È incredibile! Incredibile! Ma in che mondo viviamo?! Quarantott’ore di lavoro continuato sulle spalle e questo pallone gonfiato mi viene a dire: non credo che sia il caso…

    (Entra Ario “redivivo” e corre ad abbracciare Martìn. Vanno via insieme). Ah, ma devo controllare bene sul mio libro. Voglio proprio togliermi il gusto di scoprire quand’è che verrà il suo turno.

    Lei  mi capisce, vero, Generale? E quel giorno… noi due… faccia a faccia… faremo i nostri bravi conti. E poi tireremo la somma!! (Pausa) Ma dico, vogliamo smetterla con questa guerra?

GENERALE: Credo…, cioè, penso che non sia possibile, Signora.

SIGNORA MORTE: (lunga pausa. Serissima) Imbecilli…! (Esce).

MUSICA.

Il Generale si ricompone ed esce impettito ma dolorante.

Dalle colline appaiono Martìn e Ario che durante la scena seguente si travestiranno da spaventapasseri. Ario ha una voce… da scemo.

MARTÌN: Com’è andata oggi?

ARIO: Sette crocette sul libretto bianco, una su quello nero.

MARTÌN: Uhmmm… Non c’è male. E Ario come sta?

ARIO: Anche lui, non c’è male. E Martìn?

MARTÌN: Martìn? Martìn brontola! Per colpa sua sto per buscarmi un esaurimento nervoso lungo così! No…, così… 

ARIO: Io sono pronto.

MARTÌN: Anch’io.

ARIO: Buonanotte.

MARTÌN: Buonanot….

GENERALE: (entrando) Unò-Dué! Unò-Du… Etciù… Li prenderò quei maledetti e… Etciù… E quel giorno… Unò-Dué! Unò-Dué! Etciù… (Esce. Ario e Martìn trattengono a stento le risate).

ARIO: Ehi, scemo.

MARTÌN: Che c’è?

ARIO: Ti voglio bene.

MARTÌN: Anch’io… Scemoooo…

Sulle note della CANZONE DEL MATTINO cala il sipario.

Fine

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 2 volte nell' ultimo mese
  • 14 volte nell' arco di un'anno