La lampada di Aladino

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LA LAMPADA DI ALADINO

PERSONAGGI:

Aladino

Jafar

Genio della lampada

Madre di Aladino

Jasmine

Re, padre di Jasmine

Spirito della sfera

Spirito dell’anello

Due servi di Jafar

Banditore

Cortigiani

Ballerine

Coro

La folla

SCENA PRIMA

(Casa di Aladino. Aladino, madre, Jafar)

NARRATORE:

C’era una volta in Egitto un mago potente e malvagio di nome Jafar che voleva diventare il padrone del mondo. Costui, un giorno, venne a sapere dal Signore delle Tenebre, lo spirito della sua sfera magica, dell'esistenza di una lampada dai poteri straordinari, nascosta fra tre colline, e volle impossessarsene. L'unico modo per averla, però, era quello di farla prendere da un fanciullo innocente, all'oscuro della magia della lampada. Il mago partì  perciò sul suo tappeto volante e viaggiò fino ai lontani paesi dell'Oriente, dove conobbe un giovanissimo ladruncolo di nome Aladino. Il fanciullo era orfano di padre, la madre tesseva e vendeva le sue stoffe, ma erano poveri.

ALADINO:

Ah, che sonno! (Sbadiglia) Mamma…che si mangia oggi?

MADRE:

Che si mangia? Quando mai qui si mangia? Semmai potevi chiedermi: “Mamma, digiuniamo anche oggi?“

ALADINO:

Come ieri?

MADRE: Si, proprio come ieri! Se fosse ancora vivo il tuo povero padre…chissà cosa penserebbe di te…seduto tutto il giorno a sognare ad occhi aperti, buono solo a rubacchiare qualche banana e un ramo di datteri!

ALADINO:

Ma io…cerco di tenere gli occhi molto aperti (si apre le palpebre con il pollice e l’indice delle mani) per vedere qualcosa che cade dal cielo…un uccello…qualche scarabeo…pipistrelli no…i pipistrelli mi fanno schifo!

MADRE:

Eh, chi si contenta gode, figlio mio!

ALADINO:

Qualche braccialetto…qualche anelluccio…un orecchino…(fa il gesto di rubare)

MADRE:

E poi li vai a barattare e dopo qualche giorno…di nuovo morti di fame più di prima!

ALADINO:

Vedi, madre, stanotte ho fatto un sogno: bussavano alla porta e…appariva un gigante con un vassoio pieno di salsicce, di sformati, un delizioso cuscus…sentivo quasi l’odore..e ad un tratto…

MADRE:

Ti sei svegliato. Oh, Aladino, Aladino…(Bussano) E chi sarà? Da anni ormai nessuno bussa più a questa porta…i poveracci come noi non interessano più a nessuno. Aladino…vai ad aprire che io non ce la faccio…ho la schiena a pezzi…

ALADINO:

(Restando a letto) Ma tu sei più vicina alla porta…(Continuano a bussare. Aladino si alza innervosito) E va bene…vengo, vengo! (Apre e appare un ricco mercante di stoffe che si inchina salutando. Aladino risponde al saluto. Il mercante abbassa sempre più la testa imitato da Aladino. Alla fine i due si danno una spaventosa testata e sono un po’ storditi)

MADRE:

(Tra sé) L’ho sempre detto io: tutti i mercanti hanno la testa dura, come il mio povero Mustafà. E anche Aladino non scherza.

JAFAR:

Aladino, figlio mio! (Lo abbraccia)

ALADINO:

(Allontanandosi , diffidente) Figlio..mio? Bada a come parli, sconosciuto di un mercante che non sei altro!

JAFAR:

Ehm…volevo dire…figlio di mio fratello!

MADRE:

Ma Mustafà non aveva fratelli!

ALADINO:

Sì, è vero! Mio padre non aveva fratelli! (Sta per aggredirlo)

JAFAR:

Ma no…tuo padre era un mio caro amico…eravamo come fratelli!

ALADINO:

(Sempre sospettoso) Ah…ho capito…un amico fraterno di papà…E come ti chiami?

JAFAR:

Il mio nome è Jafar.

ALADINO:

E come mai ti fai vedere solo oggi, dopo dieci anni…? Hai avuto altre faccende da sbrigare?

JAFAR:

Ero sperduto nel deserto…una tempesta di sabbia mi ha fatto perdere la bussola…ho trascorso tanti anni vagando tra le dune e le sabbie…senza acqua…né cibo…

ALADINO:

Ah, allora hai proprio trovato la famiglia giusta! Vero, mamma?

MADRE:

(Sorridendo) Già, è proprio così…Ma finisci la tua storia, amico.

JAFAR:

Allora…vedo una città…in lontananza mi sembrava Jebellin…mi avvicino…ed era…un miraggio!

ALADINO:

Ma che sfortuna! E poi?

JAFAR:

Allora…vedo un’altra città…e penso…stavolta ci siamo! E invece…

ALADINO E LA MADRE:

(in coro) Era un miraggio!

JAFAR:

Sì! Un altro miraggio!

ALADINO:

(Con ironia) C’era un branco di miraggi! Ha ha!

JAFAR:

(Guardando Aladino con occhi minacciosi) Ma poi…ecco che davanti ai miei occhi…si apre uno spettacolo incredibile…

ALADINO:

Un altro miraggio!

JAFAR:

No! La grande, bella, accogliente, ricca città di Jebellin!

ALADINO:

Beh, va bene grande, bella, accogliente, ma ricca…non  esagerare!

JAFAR:

Allora io arrivo in città e la prima cosa che mi viene in mente è “Scusate, avete visto Mustafà?“ E un vecchio mendicante…

ALADINO:

Sicuramente un nostro amico!

JAFAR:

Mi dice: “Mustafà? Poveretto, è morto!“ Ma poi sorride e mi dice: “Però sua moglie e suo figlio sono vivi e stanno bene!“  E io allora comincio a saltare di gioia…

ALADINO:

Evviva Mustafà che è morto, non è vero?

MADRE:

Aladino, sei il solito impertinente! (A Jafar) Continua, finisci la tua storia.

JAFAR:

(Con tono falsamente sommesso) L’ultima volta che vidi Mustafà mi disse: “Amico mio, se un giorno mi dovesse capitare qualcosa di brutto, ti affido mia moglie e mio figlio. Non li abbandonare.“ E quelle furono le sue ultime parole. Povero Mustafà…era così imponente…

ALADINO:

Imponente…ma se era un tappetto!

JAFAR:

(Cercando di rimediare la gaffe) Ma imponente…d’animo! Con quei capelli lunghi che gli arrivavano fino ai piedi…

ALADINO:

Fino ai piedi? Ma se era calvo?

JAFAR:

Ah, bricconcello! Lo sapevo! Aveva la parrucca! E quegli occhi azzurri come il cielo!

ALADINO:

Ma se li aveva neri!

JAFAR:

Appunto! Come il cielo…di notte! Ha ha! Buona questa! (Dà ad Aladino una fortissima pacca sulla spalla.)

ALADINO:

(Infastidito) Spiritoso!

JAFAR:

Ma io…figlio mio…

ALADINO:

Nipote!

JAFAR:

Ma io…nipote mio…sono venuto per portarvi ricchezza, denari e benessere! (Aladino abbraccia Jafar e si butta ai suoi piedi. La madre comincia a pregare, inginocchiandosi e alzando e abbassando le mani)

ALADINO:

Zio…zietto caro…come sei bello…grande…forte…coraggioso…e tanto ricco! (Ogni parola che dice bacia la mano di Jafar)

JAFAR:

E adesso…mangiamo qualcosa! (Batte le mani ed entrano due servitori con pietanze e bevande. I tre mangiano e bevono allegramente) E da domani verrai a lavorare con me: farai il mercante di stoffe! Andremo al castello di Rampinzer domattina all’alba! Su, servi, lavatelo, vestitelo e profumatelo! (Intanto la madre continua a mangiare)

SCENA SECONDA

(Castello di Rampinzer. Narratore, Aladino, Jafar, Genio della lampada, Spirito della sfera, Spirito dell’anello)

NARRATORE:

Dopo un lungo cammino, si ritrovarono davanti a un castello gigantesco, situato fra tre colline.

JAFAR:

Ora, ragazzo mio, ti farò visitare il castello più bello del mondo! Tu però mi devi promettere che farai tutto ciò che ti ordinerò.

ALADINO:

Sì, zio, ma io ho camminato per ore e sono stanco! (Si siede a terra e mette le mani dietro la nuca, rilassato) E…quando si mangia? Ho una fame…

JAFAR:

(Cambiando improvvisamente tono) Qui non si mangia! Si lavora! Alzati, poltrone dei miei stivali!

ALADINO:

Ehi, che maniere! Ho capito, va bene…Obbedisco…Mio signore…(si inchina in maniera esagerata)

NARRATORE:

Entrarono dunque nel castello: li attendeva uno spettacolo delizioso. All’interno c'era un Giardino delle Meraviglie, una sorta di Paradiso Terrestre. Aladino si fermò sulla porta e si addormentò  per qualche istante. Proprio in quel momento apparve al mago lo spirito della sfera che gli sussurrò:

SPIRITO DELLA SFERA:

Sei arrivato nel posto giusto, sotto i tuoi piedi c’è la grotta dove è rinchiusa la lampada magica. Tu però non potrai prenderla, manda il ragazzo!

JAFAR:

E come farò ad aprire la grotta?

SPIRITO DELLA SFERA:

Qui c’è un foglio con una formula magica. Leggila e la grotta si aprirà.

JAFAR:

(Correndo a svegliare Aladino) Presto, Aladino, svegliati! Tra poco diventerai l’uomo più ricco del mondo!

ALADINO:

(Svegliandosi, con gli occhi fuori dalle orbite) Co…co..cosa? E…che devo fare?

JAFAR:

(Mostrandogli un anello) Vedi quest’anello? Prendilo.

ALADINO:

Grazie! (Lo prende e se lo mette in tasca) Sai, dopo tanti anni, che strana sensazione! Nessuno mi aveva mai dato un anello….di solito nessuno si è mai accorto di avermelo dato!

JAFAR:

Ridammi quell’anello!

ALADINO:

E ti pareva…“Fatti la fama e curcati!“ dicono in Sicilia! E va bene, ecco il tuo anello! (Lo getta a terra. Jafar lo raccoglie)

JAFAR:

Con questo anello entrerai nella grotta. Se ti troverai in difficoltà, pronuncia per tre volte il nome di tuo padre e ogni ostacolo verrà superato. Quando scenderai, vedrai vasi ricolmi di pietre e alberi parlanti incrostati di diamanti. Non devi toccarli. Va' dritto per la tua strada, scendi per una scalinata e di fronte a te troverai la lampada. Prendila e torna da me. Non temere, io ti seguirò sempre con la mia voce, ora vai!

ALADINO:

Vado…dove?

JAFAR:

Hai ragione…ecco la formula magica: (legge) “Inchi li tanchi…inchi li tanchi…no! Li tanchi inchitilli tu!“

ALADINO:

Ma che fai? Ti metti a parlare pure in siciliano, adesso? (La botola si apre)

JAFAR:

Scendi! (Lo butta dentro)

NARRATORE:

Cosi Aladino penetrò nella grotta, seguì alla lettera tutte le indicazioni, arrivò alla lampada, la prese e tornò indietro fino all'apertura della botola.

ALADINO:

Eccomi, zio, tirami fuori di qui!

JAFAR:

Figliolo, prima passami la lampada e poi ti aiuterò a uscire.

ALADINO:

No, zio, aiutami prima a uscire.

JAFAR:

La lampada!

ALADINO:

No!

NARRATORE:

Il falso zio continuava a insistere per avere per prima la Lampada quando improvvisamente da questa si sprigionò un bagliore accecante. Il mago conoscendo i poteri magici della lampada si spaventò a tal punto che fuggì e tornò al suo paese. Ma contemporaneamente la botola si chiuse e il povero Aladino rimase prigioniero nella grotta; stordito da quanto era accaduto, il ragazzo pianse e si disperò.

ALADINO:

(Cantando come il muezzin) Era megghiu chi arristava a Jebellin…comu mi la passava bona ddà!  Ora mè ziu dunn’è? Sta currennu comu nn’ariddu nta lu desertu…e iu sugnu ccà ’nchiusu…comu lu scravacchiu nta la stuppa…! Aspetta un momento…ma lo zio mi aveva detto…ma che zio! Maledetto imbroglione! Sì! Di chiamare tre volte il nome di mio padre…!: "Mustafà, Mustafà, Mustafà!“

Ed ecco che all’improvviso apparve lo Spirito dell’anello.

SPIRITO DELL’ANELLO:

Sono lo Spirito dell’anello! Che cosa posso fare per te?

ALADINO:

Fammi uscire di qui e portami subito a casa mia!

SPIRITO DELL’ANELLO:

E sia!

SCENA TERZA

(Casa di Aladino. Aladino, madre, Genio della lampada)

NARRATORE:

Aladino immediatamente si ritrovò tra le mura di casa sua. Raccontò alla madre dello zio, della grotta e le consegnò la lampada che aveva portato con sé. La donna contemplò quell'oggetto vecchio e polveroso e pensò di dargli una pulita ma…

GENIO:

Sono il Genio della lampada. Chiedetemi quel che volete e vi esaudirò!

ALADINO:

Voglio mangiare!

NARRATORE:

In men che non si dica, apparvero piatti e vasellame ricolmi di ogni ben di Dio. Madre e figlio mangiarono a sazietà e ne ebbero anche per i giorni a venire. Ma presto tutto finì. I poveretti per poter tirare avanti vendettero i piatti e i vasi d'oro. Ancora non sapevano di poter sempre ricorrere al Genio che aveva il potere di renderli ricchissimi. Passarono molti anni ... Nel frattempo il mago Jafar non si era rassegnato a rimanere senza la lampada e perciò interrogò la sua sfera, aspettando di sentirsi dire che Aladino era morto nella grotta. Ma la sfera gli rivelò che Aladino non soltanto era vivo e vegeto ma era pure diventato un giovane bello e ricchissimo poiché aveva scoperto i poteri della lampada. Il mago, furibondo, decise allora di tornare in Jebellin. E Aladino? Come abbiamo detto, era bello e ricco ma gli mancava una sposa.

SCENA QUARTA

(Casa di Aladino. Aladino, banditore, madre, Jasmine)

ALADINO:

Bei tempi, quando rubacchiavo banane e datteri…mi divertivo di più. Adesso mi annoio a morte: “Genio, voglio una porzione di lasagne al forno!“ “Subito, padrone!“ E spuntano le lasagne…Sto qui tutto il giorno a pancia all’aria e non succede più niente…sono solo…sconsolato…

MADRE:

E ricco! Figlio mio, l’ho detto sempre: “Chi si contenta gode!“ Però non posso più vederti così. Ora che finalmente ti sei fatto una posizione, potresti pensare a farti una famiglia!

ALADINO:

La mia posizione preferita è questa: piedi in aria e sogni d’oro! In quanto alla famiglia, io sto bene così e non ho nessuna intenzione di…(Viene interrotto da un banditore che con un tamburo annuncia alla popolazione un editto del Re)

BANDITORE:

Sintiti sintiti sintiti! *  Sta arrivannu lu carruzzuni cu la principissa di Jebellin! * Guai a cu s’affaccia a lu finistruni! * Lu primu chi s’affaccia lu boia ci tagghia la testa! *  Lu secunnu chi s’affaccia lu boia ci tagghia la testa! * Lu terzu chi s’affaccia…(La voce sfuma sempre di più fino a finire del tutto)

ALADINO:

E voglio vedere che cosa mi succede se mi affaccio! Tanto non mi possono mica tagliare la testa, perché, se ciò accadesse, il genio me la riattaccherebbe in un istante! (Si affaccia sorridente, ma quando vede la principessa resta come pietrificato)

ALADINO:

Madre…madre…non c’è cosa al mondo più bella…e allora io adesso…

MADRE:

Povero Aladino! Ti sei innamorato!

ALADINO:

Madre, io voglio sposare la principessa!

MADRE:

Ma non puoi! Il Re darà sua figlia solo all’uomo più ricco del regno!

ALADINO:

Ma io sono l’uomo più ricco del Regno! Ho la lampada…non è vero, Genietto caro?

GENIO:

(Parlando alla francese) Eh, padrone…sei stato colpito al cuore…freccia andata a segno…cento punti!…Testa andata fuori da controllo…situazione molto delicata…mamma non andare da re…ahi ahi ahi!

MADRE:

E va bene…andrò a palazzo a chiedere la mano della Principessa Jasmine.

ALADINO:

(Come ipnotizzato) Jasmine? Che nome…principesco!

MADRE:

Poveretto! È cotto, stracotto…biscottato! E porterò con me il tuo ritratto.

NARRATORE:

A quel punto la madre andò nel palazzo del Re per chiedere la mano di Jasmine, ma prima passò dal fruttivendolo per fare la spesa: non l’avesse mai fatto!

SCENA QUINTA

(Reggia. Re, cortigiani, banditore, madre di Aladino, Jasmine)

BANDITORE:

(Battendo a terra tre colpi col bastone ogni asterisco) O Re Brifè Biscotta e Manè * c’è nna signura chi voli parlari cu vossìa * E lu sapiti chi voli? * Si voli maritari a so’ figghia!

NARRATORE:

Quando i nobiluomini di corte udirono il motivo della sua visita scoppiarono in una  sonora risata, ma il re li fece zittire e disse:

RE:

Buona donna, non sapete che quando si chiede la mano della figlia del re bisogna presentarsi con un regalo prezioso?

MADRE:

(Estrae dalla cesta un cavolfiore e lo porge al Re) Prego, Sire…questo è un regalo prezioso…

RE:

(Interrompendola bruscamente) Come osi offrirmi questo ortaggio puzzolente?

MADRE:

Ma lei, Sire, sa quanto costa oggi un cavolfiore? (Entra in scena Jasmine, correndo e saltellando allegramente)

JASMINE:

Padre, che succede? Chi è questa donna? Che schifo…un broccolo! (Guarda il ritratto di Aladino appeso al collo della madre) E chi è questo bel giovane? Come si chiama?

MADRE:

È Aladino, mio figlio.

JASMINE:

(Come incantata) Aladino… (prende il broccolo e lo odora) Che profumo celestiale! Ogni fiore è segno d’amore! Padre, voglio conoscere Aladino!

RE:

Non se ne parla nemmeno! Tuo figlio potrà sposare mia figlia solamente se mi porterà in dono dieci grandi pentole piene di cuscus trasportate da venti servitori. E un nuovo palazzo dovrà sorgere accanto a questa reggia: sarà la casa di Aladino e Jasmine, ma dovrà sorgere in una sola notte! (Jasmine piange)

JASMINE:

Ma padre...

RE:

Taci! Se Aladino farà tutto questo potrà sposare la principessa.

NARRATORE:

E così la povera madre tornò a casa per raccontare tutta la storia ad Aladino.

SCENA SESTA

(Casa di Aladino. Aladino, madre, Genio della lampada)

MADRE:

(Rattristata) Figlio mio, tutto è perduto!

ALADINO:

Madre, dimmi, che è successo?

NARRATORE:

E allora la madre raccontò tutto ad Aladino che rideva, rideva e rideva, mentre la madre si dava schiaffi e pugni e si disperava…e Aladino rideva, rideva, rideva! Poi chiamò il Genio della lampada e gli ordinò tutte le cose che il Re gli aveva chiesto.

GENIO:

Ma padrone…no problem! Asseyez-vous, che immediatamente tutto sarà  pronto! Oh Yes! Servitori…et voilà! (Entrano alcuni servitori con le pentole) Cuscus! Et voilà…la maison! (Appare la casa: è già pronta!)

NARRATORE:

Naturalmente Aladino costruì, grazie alla lampada, il palazzo in una notte, e il re ordinò allora che le nozze fossero celebrate il giorno seguente.

BANDITORE:

Sintiti sintiti sintiti * dumani ci sarà lu matrimoniu di lu giuvine Aladinu * cu la principissa Jasmine * Siti tutti ’mmitati ma un si mancia nenti * tantu vali chi vi nni stati tutti a la casa *

NARRATORE:

Il mago, nel frattempo, era arrivato a Jebellin: travestitosi da mendicante andò a bussare alla casa della madre di Aladino, chiedendo da mangiare. La donna lo fece entrare ma il mago, approfittando della sua buona fede, rubò la lampada magica e fuggì. Si recò poi al palazzo dei due innamorati, si fece ricevere dalla principessa e le rivelò che…

SCENA SETTIMA

(Palazzo di Aladino e Jasmine. Jafar, Jasmine, Genio della lampada)

JAFAR:

(A Jasmine) Aladino ti ha ingannata! È solo un povero diavolo! Lo sai chi ha creato le pentole e la casa?

JASMINE:

Chi è stato? Dimmelo! Sei così brutto…

JAFAR:

Sono stato io…e il Genio della lampada che è in mio potere! (Esce da una tasca la lampada e la strofina) Genio, vieni fuori! (Appare il genio)

GENIO:

Molt piacer! Bonjour, mademoiselle! Vous êtes très belle! (Jasmine urla per la paura e sviene. Il genio si guarda in uno specchio e si aggiusta i capelli) Beh, non è che poi sono tanto male…A pensarci bene, dovrei andare dall’estetista…(Guarda attentamente Jafar, dalla testa ai piedi) Però, anche tu, padrone, avresti bisogno di una bella messa a punto!

JAFAR:

Come ti permetti, insolente? Poche chiacchiere! Voglio che tu porti in Africa questo palazzo.

GENIO:

Subito, padrone. (Tra sé, sottovoce) Com’è brutto sto’ padrone…quanto me sta antipatico…ma che voi? Pussa via!

JAFAR:

(Con sguardo di fuoco) Dicevi?

GENIO:

Mio caro, affezionatissimo padrone…la casa sia portata in Africa! (Imitando la voce dello speaker) “È in partenza dal primo binario treno diretto per Luxor!“ Il signore è servito! (Appaiono alcune palme nello sfondo e si intuisce che la casa già si trova in Africa)

JAFAR:

E adesso fammi bello…devo conquistare il cuore della principessa.

GENIO:

(Tra sé) Ah, che lagna che sei! (Forte) Profumo francese…Chanel! Vestiti dorati…(Lo guarda) Consalu comu vò…sempri cucuzza è!

JAFAR:

(Mentre il genio gli spruzza addosso un po’ di profumo) Fai svegliare la principessa!

GENIO:

Drin drin drin…(Non si sveglia) Ahò, quant’è dura questa qui…(Forte) Svegliaaaaaaa!!! (Jasmine non si sveglia. Sottovoce) Principessa…(Jasmine si sveglia)

JASMINE:

(Sfregandosi gli occhi con le dita) Aladino…dove sei?

JAFAR:

(Ridendo diabolicamente) Ha ha! Aladino…è morto!

JASMINE:

Morto? Oddio, non è possibile! (Piange disperata)

JAFAR:

E allora tu…sposerai me!

JASMINE:

Noooo!!!
GENIO:

No! Ehm, cioè…sì! Eh…come no? (Altra risata di Jafar)

NARRATORE:

Che ne era intanto del nostro eroe? Quando il re, affacciandosi a una finestra, non vide più il palazzo di fronte al suo e si rese conto che era sparita anche la figlia, accusò Aladino di magia e lo condannò a morte.

SCENA OTTAVA

(Reggia. Re, Aladino, cortigiani, banditore)

BANDITORE:

Sintiti sintiti sintiti * a li longhi e a li curti, a li sciancati e a li dispirati * oggi Aladinu fu cunnannatu a  la morti * si l’attrovanu ci tagghianu la testa * si l’attrovanu…

ALADINO:

(In ginocchio davanti al Re) Sire, ti prego, la testa no, la testa no! Lo dice sempre mia madre: “Tu si che hai sempre la testa sulle spalle!“

RE:

(Ridendo) Non ci credo! A chi vuoi darla a bere? Vedo già la tua stupida testa rotolare a terra come un pallone di calcio! Dov’è mia figlia? Vigliacco, traditore…

ALADINO:

Non lo so, ve lo giuro! Ma credo che ci sia lo zampino di Jafar! Abbi pietà…ti prego…dammi una possibilità…una sola…

RE:

(Dopo una lunga pausa) Tutti dicono che il Re è un tiranno, un nemico del popolo, un dittatore spietato e crudele. Ma io sono anche magnanimo.

ALADINO:

Hai anche fame? Ma io non sono commestibile! Sono duro, amaro…e puzzo come un caprone!

RE:

Idiota! Magnanimo vuol dire…vuol dire…vuol dire…Insomma, ti do una possibilità: hai cinque giorni di tempo per ritrovare mia figlia. Parti subito! Via! Altrimenti vedrò la tua stupida testa…

ALADINO:

(Anticipandolo) … rotolare a terra come un pallone di calcio! Va bene, ho già sentito questa storia. Via, più veloce della luce!

NARRATORE:

Aladino vagò per il mondo e al quarto giorno capitò nei pressi della grotta della lampada. Gli venne in mente l'anello fatato: l'aveva ancora con sé.

SCENA NONA

(Grotta. Aladino, Genio dell’anello)

SPIRITO DELL’ANELLO:

Sono lo spirito dell’anello. Comandami, padrone, e io obbedirò ad ogni tuo ordine.

ALADINO:

Portami subito dalla principessa Jasmine

SPIRITO DELL’ANELLO:

Subito padrone. Metto il turbo…e via!

NARRATORE:

Aladino volò come un razzo mentre Jasmine e Jafar si preparavano al matrimonio, con grande gioia di Jafar e con grande dolore di Jasmine!

SCENA DECIMA

(Palazzo di Aladino e Jasmine. Aladino, Jasmine, Jafar, genio della lampada)

ALADINO:

(Entrando improvvisamente) Jasmine! (Jasmine sviene per lo spavento) Jasmine, svegliati…sono io, Aladino!

JASMINE:

(Riprendendosi lentamente) Aladino…finalmente ti vedo…in carne ed ossa…!

ALADINO:

E di presenza sono ancora meglio! La foto del medaglione è un po’ sfocata! Dov’è Jafar?

JASMINE:

Si sta preparando per le nozze.

ALADINO:

Ah, hai invitato anche lui al nostro matrimonio?

JASMINE:

Ma che nostro matrimonio! È il suo matrimonio…con me!

ALADINO:

(Che non ha capito) Ah, con te? Sì? Auguri, auguri di…(Si blocca improvvisamente) Eh? Con te? (Silenzio) Allora!? Calma…non perdiamo la testa…calma…Tu, quando viene Jafar, digli che vuoi vedere la lampada.

JASMINE:

Eh? Il brutto geniaccio orrendo? No!

ALADINO:

Devi farlo! Devi farlo per me…per noi…

JASMINE:

E va bene! (Rumore di passi. Si ode la voce di Jafar che canticchia) Eccolo che arriva! Presto, nasconditi dietro questa tenda! (Aladino si nasconde. Jasmine finge gentilezza) Jafar, caro mio, ma come sei elegante! E…dimmi….dov’è la lampada magica? Vorrei vederla solo una volta.

JAFAR:

(Illuso, tra sé) Si è convinta! (A Jasmine, uscendo la lampada da una tasca) Eccola qui!

JASMINE:

E adesso…voglio vedere il genio!

JAFAR:

E sia! (Accarezza la lampada e appare il genio. Si sente la voce di Aladino)

ALADINO:

Genio, trasforma Jafar in una moto da cross di grossa cilindrata e mettigli la quarta!

GENIO:

Subito, monsieur! Allora…metti la chiave nel motore…accendi…sali…metti le marce…e via! Fermati solo quando finirai la benzina! (Improvvisamente Jafar comincia ad imitare il suono del motore che si accende, che parte e che inserisce progressivamente le marce, fa qualche giro nella casa e poi esce) E ora…tutti a casa…con la casa! Oh yes! (Asciugandosi il sudore) Ammazzala oh,  che giornata! E chi se la scorda più?

NARRATORE:

E di Jafar non si seppe più nulla per quasi cinquecento anni! Come ultimo desiderio Aladino chiese al Genio di trasportare il palazzo nel punto in cui era sorto. Era il quinto giorno: il re aveva ormai perso ogni speranza di rivedere la figlia. Ma ecco comparire il palazzo, e c'erano anche la fanciulla e Aladino! Le nozze vennero subito celebrate tra la festa e il tripudio generale.

BANDITORE:

Sintiti sintiti sintiti * dumani ci sarà lu matrimoniu di lu giuvine Aladinu * cu la principissa Jasmine * Siti tutti ’mmitati ma stavota si mancia! *  Eccomu  si si mancia! * Fave caliate, tetù e pugna ’n testa!

NARRATORE:

Questo, signore e signori, è l’Oriente: giustizia, pace e concordia regnano sulle dune del deserto. La cattiveria viene sconfitta e chi si ama viene premiato e potrà vivere felice per il resto dei suoi giorni. E l’ultima canzone ci accompagna alla fine del nostro viaggio: conquistiamo il mondo. Il mondo è nostro! Il mondo è di chi si ama.

F  I  N  E

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