La leggenda di Liliom

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di  Ferenc Molnár

Personaggi

Liliom

Giulia

Maria

La signora Muskat

Luisa

La signora Hollunder

Ficsur

Il giovane Hollunder (il fotografo)

Wolf Beifeld

Il tornitore

Luizmann

Un commissario delle guardie

Berkovics, guardia

Un dottore

Una servetta

Il commissario di Ofen

Personaggi dell’Al di là

Il Relatore

Primo poliziotto

Secondo poliziotto

Terzo poliziotto

Il vecchio poliziotto

Il dottor Reich (il benvestito)

Stefano Kadar (il malvestito)

Intervalli dopo il terzo e sesto quadro


PROLOGO SCENICO

Lo «Stadtwäldechen» di Budapest (luogo di divertimenti popolari, una specie di Prater viennese).

Pomeriggio primaverile. All'alzarsi del sipario grande animazione sulla scena. Soldati, servette, guardie. Dei banditori fanno patetici discorsi al pubblico. Musica assordante di organetti, scampanellio di giostre, risa e grida. In mezzo alla scena la giostra della Signora Muskat. All'ingresso di essa Liliom, colla sigaretta in bocca, invita le servette ad entrare; esse lo seguono con sguardi languidi ed innamorati e quando egli le alterca, mandano strilli acuti e lieti. Di tanto in tanto scoppia una breve contesa tra Liliom e gli accompagnatori delle ragazze. Questi, intimiditi dal fare di attaccabrighe di Liliom, minacciano collo sguardo e il gesto quelle che si mettono in salvo dietro Liliom. La Signora Muskat compare portando a Liliom caffè e panini. Egli si colloca sui gradini dell'ingresso, di modo che domina tutti e invita con parlantina brillante; la gente si affolla intorno a lui: le altre baracche si vuotano. Tra il frastuono della musica e delle voci non s'odono le sue parole, ma solo a tratti, quando egli dice qualche cosa di molto allegro, una risata enorme scuote l'aria, poi si vede molta gente entrare nella giostra. Annunci: «C'è ancora un cavallo libero! Chi tra queste signore vuole! Ancora un posto sul cervo!» ecc. « Adulti dieci centesimi, bambini cinque, soldati dal furiere in giù, la metà!»

Annotta: s'accendono le lampa-de. S'ode da lontano il fischio della ferrovia.

Quadro primo

Nello Stadtwäldechen di Budapest. Una piazza appartata, circondata d'alberi e cespugli, dove giunge molto attutilo il rumore della fiera. Panche qua e là. Tramonto di una sera primaverile. Il sipario s'alza a scena vuota. Entra Maria in gran fretta: si ferma in mezzo alla scena e guarda  indietro.

MARIA             Giulia! Giulia! Ascolta, Giulia! Lasciala, ma lasciala!   Vieni!   Lasciala! (vuol   tornare   indietro)  Giulia!

GIULIA             (entra eccitata e guarda ripetutamente dietro a sé)   Una cosa inaudita! Una ragazza tanto onesta..

MARIA             (volgendosi ancora)    Eccola di nuovo!

GIULIA             La deve pur finire! Io non ho fatto nulla. Tutto a un tratto mi si precipita addosso e dalli a gridare, a insultare...

MARIA             Eccola qui. Vieni, scappiamo! (la vuole trascinar via).

GIULIA             Scappare! Non ci penso neppure! Scappare, perché? Io non  ha paura di  quella lì.

MARIA             Vieni  via, quella strepita.

GIULIA             E lasciala strepitare.

SIGNORA

MUSKAT          (entrando)  Perché fuggi? (a Giulia) Non aver paura: finora non ho mangiato nessuno. Ma questo ti voglio dire, carina: non ti arrischiare più a salire sulla mia giostra. Io sono molto tollerante: è necessario per il mio lavoro. Mi è indifferente che una signora sia onesta... o non lo sia, purché abbia pagato l'ingresso. Ma quando una ragazza si comporta sconvenientemente sulla mia giostra, la scaccio. Capito?

GIULIA             Lo dice a me?

MUSKAT          Proprio a te! a te, servaccia! Sulla mia giostra...

GIULIA             A me dice che mi sono comportata male? Mi sono seduta sul cervo, e ho pagato, il mio giro. Non ho detto una parola, se non con la mia amica.

MARIA             Ma che pretende mai da questa poverina? Se non ha aperto bocca! Liliom le si è avvicinato da sé.

MUSKAT          Tant'è! Grazie a voialtre, non voglio aver a che fare con la questura e perdere la mia «licenza»! Svergognata pezzente!

GIULIA             Pezzente chi lo dice.

MUSKAT          Non mi capitare più sulla giostra, bada! Lasciarsi pizzicare così dal banditore!  Non ti vergogni?

GIULIA             Come? Che cosa dice mai?

MUSKAT          Per tutto il giro s'è lasciata pizzicare da Liliom questa signorina!

GIULIA             Non m'ha toccata; non mi lascio toccare da nessuno, io!                                             

MUSKAT          Per tutto il giro s'è appoggiato a te.

GIULIA             Al cervo, s'è appoggiato, non a me; ognuno si appoggia dove vuole. Io non gli posso dire di non farlo, quando lo fa senza sconvenienza! Ma per toccarmi non m'ha toccata, neppure con un dito!

MUSKAT          Già, già!  Ti  teneva per la vita!

MARIA             Embè? Che c'è di male?

MUSKAT          Zitta tu! Non sei stata interrogata! Se sia male o no, non tocca a te di dirlo... sfacciata, veh!

GIULIA             M'ha preso per la vita come fa con le altre. E' il suo modo di fare.

MUSKAT          E un modo che gli farò smettere, carina mia! Sulla mia giostra non si tollerano sconvenienze! Andate nel loggione del circo, per certe cose! Là una come te può pescarsi dei soldati finché vuole.

GIULIA             Che il diavolo si porti i suoi soldati!

MARIA             Soldati. Proprio come se ce ne mancassero, di quelli!

MUSKAT          Ecco quello che ti volevo dire, bellina. Dunque se metti piede un'altra volta sulla giostra, te ne lascio andare  uno da farti vedere le stelle!

GIULIA             Le sue sono chiacchiere sprecate. Se ho voglia di andare sulla giostra, pago i miei bravi dieci centesimi e faccio un giro. Vorrei vedere chi me lo potrebbe proibire!

MUSKAT          Ebbene, bimba, vieni e provati.

MARIA             Allora succederà...

MUSKAT          Allora succederà qualche cosa che allo Stadtwäldechen non s'è ancora visto.

GIULIA             Che! Mi butterà fuori, forse?

MUSKAT          Certo, amore.

GIULIA             E se io sono più forte?

MUSKAT          Allora rifletterò prima di sporcarmi con una servaccia come te. Ci penserà Liliom a buttarti fuori; lui ce l'ha il modo che ci vuole per sbarazzarsi da simile canaglia.

GIULIA             Lei crede che Liliom  mi butterà  fuori?

MUSKAT          Sì. cara,  e come!

GIULIA             A me...

S'interrompe improvvisamente, mentre la signora Muskat si volge a guardare. Piccola pausa. Liliom s'avanza tra quattro donne di servizio che schiamazzano.

LILIOM             Badate: andatevene presto, altrimenti ve le dò sul  muso.

PICCOLA

SERVETTA       Mi restituisca prima la mia borsetta..

LILIOM             Battetevela subito, via!

TUTT'E

QUATTRO        Qua la borsetta! Ma guarda che tipo!

PRIMA

SERVETTA       (alla signora Muskat)  Prego, gentile signora!

MUSKAT          Chiudete il becco!

LILIOM             Fili sì o no? (Si slancia verso di lei. Tutt'e quattro fuggono strillando).

MUSKAT          Ma che cosa  ti capita  ancora?

LILIOM             Uno scherzo! (ammiccando a Giulia) State ancora a questionare, con quella?

GIULIA             Signor Liliom, la prego...

LILIOM             (muovendo minaccioso verso di lei) Non gridare!

GIULIA             (timidamente)  Non grido affatto.

LILIOM             Bene, bene. (Alla, signora Muskat) Che cosa ha fatto?

MUSKAT          Che cosa ha fatto?  E' stata sfrontata come se io le dovessi qualche cosa.  L'ho scacciata dalla giostra. Ascolta, Liliom: questa distinta signorina non deve mai più salire sulla giostra.

LILIOM             Dunque, via, fila a casa.

MARIA             Su, vieni, lasciamo questi strani tipi! (vuol condurre via Giulia).

GIULIA             No, così no.

MUSKAT          Se ritorna, non deve entrare! Se si siede, ugualmente fuori! Capito?

LILIOM             Ma che cosa ha fatto dunque?

GIULIA             (eccitata, seria)  Signor Liliom... La prego... Mi dica seriamente e sinceramente: mi scaccerà proprio, se tornerò alla giostra?

MUSKAT          Certo, lo farà!

MARIA             Non s'è chiesto a lei!

GIULIA             Me lo dica in viso, signor Liliom, mi scaccerà?

Piccola  pausa.

LILIOM             Sì, piccina mia... Se conosco il motivo. Ma, se non lo conosco, perché dovrei scacciarti?

MARIA             (alla signora Muskat) Ebbene! Lo vede!

GIULIA             Grazie, signor Liliom.

MUSKAT          Ed io dichiaro che se questa sgualdrina torna, da noi, io le faccio fare un volo... Non sopporto scostumatezze nel mio stabilimento!

LILIOM             Quali scostumatezze?

MUSKAT          Ho  visto tutto. Non giova  mentire.

GIULIA             Ella afferma che lei mi ha preso per la vita.

MUSKAT          Sì, tu. L'ho visto. Non nascondere!

LILIOM             Ebbene, e poi? Non devo più prendere le ragazze per la vita? Debbo forse chiedere permesso ogni volta che mi salta di palparne una?

MUSKAT          Tu puoi toccarle se vuoi e quante vuoi... Per conto mio puoi fare con ognuna ciò che ti pare... Ma con questa no!   (una più  lunga  pausa)

LILIOM             Adesso vorrei  pregarvi di star zitta.

MUSKAT          Che cosa?

LILIOM             Ma che cosa pretendete da questa ragazza? volete azzuffarvi forse con questa povera cosina rinsecchita perché l'ho toccata? Vieni pure alla giostra, quanto vuoi, bimba mia. Vieni ogni pomeriggio e siedi pure sul più bel cervo; se non hai quattrini, Liliom pagherà per te. E chi si permetterà di guardarti male, imparerà da Liliom che cosa sia un ceffone maestro!

MUSKAT          Farabutto!

LILIOM             Vecchia megera!

GIULIA             Grazie, signor Liliom.

MUSKAT          (a Liliom)  Credi davvero che non ti si possa mandar via, tu? Perché? Perché sei il miglior banditore dello «Stadtwäldechen»? Ora ne vedrai una carina! Ti puoi già considerare come scacciato. Sei licenziato.

LILIOM             Sta bene.

MUSKAT          Ti  mando a carte quarantotto, se mi  salta.

LILIOM             Bene, me ne vado, ma finitela di gracchiare!

MUSKAT          Adesso fai l'orgoglioso, arrogante che non sei altro! Villanaccio!

LILIOM             Mi mandate via; dunque sono libero,

MUSKAT          Perché sempre tanto villano?   (si fa tenera).

LILIOM             E sia, basta così. Io sono un pezzente qualunque, sì o no? Mi ero ficcato stupidamente in testa che non mi si potesse licenziare perché appunto sono un pezzente qualunque.

MUSKAT          Vuoi rovinare i miei affari?

LILIOM             Eh! mi comprerò pure una tuba... ma adesso sono scacciato...

MUSKAT          Sei il diavolo, tu. Ma questa donnaccia...

LILIOM             Lasciatela in pace.

MUSKAT          Ti farò ripassare ben bene da Hollinger, Liliom, che vedrai Dio Padre in gloria... Non sarà la prima volta...

LILIOM             Passa via!  Tanto sono licenziato: passa via!

GIULIA              (timida)   Ma, signor Liliom, giacché dice che non l'ha mandato via!

LILIOM             Zitta,  tu

GIULIA             Tutto è successo  per  colpa  mìa...

LILIOM              (alla signora Muskat accennando a Giulia)  Chiedete scusa!                                                     

MARIA             Aha!

MUSKAT          Io?  a chi?

LILIOM             A questa cosina, cara signora!  Dunque?  Su!

MUSKAT          Anche se tu mi regalassi tutto il castello di Ofen, anche se il vecchio Rotschild mi offrisse tutto il suo denaro su di un piatto d'argento... se la ragazza avrà l'ardire di salire sulla mia giostra, la faccio buttar fuori in modo che veda tutte le stelle in  pieno giorno.

LILIOM             (levandosi il berretto)  Ora vi esorto, egregia signora, a svignarvela al più presto; poiché come vero ch'io non ho mai picchiato una donna, tranne la signora Holzer, che rimase in seguito tre settimane a letto, così dico alla S. V. di volersene andare immediatamente e di lasciare in pace questo  povero essere. A meno che la S. V. non voglia provare di persona che cosa significhi ricevere un buon pugno nello stomaco.

MUSKAT          Bene, figlio mio. Ora puoi andartene al diavolo. Addio, giovinotto! E' inutile che tu ritorni... Sei licenziato.   (via)

                           L'oscurità si fa più fitta.

MARIA             (con  vivacità)  Signor Liliom!

LILIOM             Non compiangermi, bambina, o ti ammacco la zucca. (a Giulia) E anche tu, non farmi quel viso di compatimento.

GIULIA             (spaurita)    Io non la compiango, signor Liliom...

LILIOM             Non mentire! Tu senti pietà per me: lo vedo nella tua, faccia. Smettila, se non vuoi buscartene anche tu. Mi guardi adesso come se Liliom dovesse andare a mendicare perché la signora Muskat l'ha mandato via. Come sai, Liliom è stato scacciato già dalle più importanti baracche. Una signora Muskat non mi mette soggezione. E' troppo poca cosa per me!

GIULIA             Che  farà   adesso,   signor   Liliom?

LILIOM             Adesso anzitutto berrò una birra. Tieni questo a  mente: ad  ogni spavento,   una  birra.

GIULIA             Dunque vede: spaventato lo è, dopo tutto!

LILIOM             Solamente per la  birra, piccina  mia.

MARIA             Dunque adesso...

LILIOM             Che è, dunque adesso?

MARIA             Dunque adesso lei rimane con noi, signor Liliom.

LILIOM             Paghi la birra? (Lunga pausa). (A Giulia) O tu? (pausa)  Quanto hai?

GIULIA             (timida)  Quindici...

LILIOM             E  tu?

MARIA             (guarda vergognosa a terra e non risponde)

LILIOM             (severo)   Ti domando quanto hai!

MARIA             (comincia a piangere)

LILIOM             Aha! Lo sapevo già.  Ma non c'è bisogno di piagnucolare. Dunque adesso voi  rimanete qui. Liliom  torna alla giostra, si prende il berretto, i suoi quattro cenci e  poi si  va alla birreria. Non vi preoccupate: pago io. Ce n'è.   (Via; le  ragazze lo seguono con lo  sguardo)

MARIA             Ti rincresce?

GIULIA             E a te?

MARIA             Un pochino sì. Ma tu, perché lo seguiti a guardare così stupita? Giulia   (sedendo) Stupita per niente... solo perché è stato mandato via.

MARIA             (con  orgoglio) E per cagione nostra... perché ti vuol  bene.

GIULIA             Non mi  vuol bene affatto.

MARIA             Oh sì,  che ti vuol bene.   (esitando)  Anch'io ho qualcuno che mi ama, sai?

GIULIA             Che cosa?

MARIA             Fino a quando tu non avevi  nessuno, non te ne ho parlato, ora te lo dico. (con importanza) Il mio cuore ha il  suo amore!

GIULIA             Non ti vergogni?

MARIA             No. Il dolce amore del mio cuore...

GIULIA             Chi è?  Che cosa fa?

MARIA             E' soldato.

GIULIA             Ma che soldato?

MARIA             Questo non lo so.  E' un soldato. Di quante specie ce ne sono, dunque?

GIULIA             Eh! molte! Ussari, artiglieri, treno e miseri fantaccini...

MARIA             E le guardie?

GIULIA             No, sono semplicemente guardie: poliziotti e commissari.

MARIA             Chi ha la sciabola, è soldato, vero?

GIULIA             La sciabola, vedi, è per gala. Non è  quella che fa il soldato!

MARIA             E quelli della sanità,  che cosa sono?

GIULIA             Soldati,  ma così... non interamente: a  metà.

MARIA             Ma come  posso  sapere chi è veramente soldato?

GIULIA             Chi porta la sciabola e non è guardia. Ecco.

MARIA             Ma da che cosa dunque distinguerò i veri soldati?

GIULIA             Da  una cosa sola.

MARIA             Cioè?

GIULIA             Da...   (pausa)

MARIA             (comincia a  piangere).

GIULIA             Ma  che  vai  friggendo?

MARIA             Tu mi prendi in giro.  Ti diverti alle mie spalle... Già: tu sei ormai una vera cittadina, mentre io vengo ora dal paese. Dimmelo tu per davvero da che cosa debbo riconoscere un vero soldato, invece di canzonarmi.

GIULIA             Dunque: attenta. Da una cosa sola si riconoscono i  veri soldati. Dal saluto!  Da questo solo.

MARIA             (respira, come sollevata) Allora va bene.

GIULIA             Che cosa?

MARIA             Dico: va bene, poiché  Wolf...  Wolf...

Giulia  ride  scherzosa.

MARIA             Si chiama  Wolf.  E'  il suo  nome.  (piange)

GIULIA             Daccapo? Perché?

MARIA             Perché  mi  canzoni  di  nuovo.

GIULIA             Non ti canzono, ma quando dici Wolf, debbo ridere per forza.  (birichina)   Come si  chiama?

MARIA             Adesso non  lo  dico  più.

GIULIA             Bene. Se non lo dici è segno che non è un soldato.

MARIA             Preferisco dirlo, allora.

GIULIA             Suvvia!

MARIA             E non lo dico!   (piange)

GIULIA             Allora non è un soldato. Probabilmente uno della posta.  Postino.

MARIA             No, no: preferisco dirlo.

GIULIA             Dillo!

MARIA             (allegra)  Ma non guardarmi: guarda laggiù e poi lo dico.

Giulia  volta la  testa.

MARIA             (che può a stento trattenere le risa)  Wolf! (ride) Questo è il suo  vero nome. Wolf. il soldato Wolf.

GIULIA             Ma  quale soldato?

MARIA             Rosso!

GIULIA             I calzoni?

MARIA             No!

GIULIA             La giubba?

MARIA             Neanche quella.

GIULIA             Ma che  cosa dunque?

MARIA             (trionfante)  Il berretto! 

 

Lunga pausa.

GIULIA             E' un fattorino da piazza, allora, bimba mia, che lo colga il malanno! Berretto rosso: fattorino. Non porta né sciabola,  né  fucile.

MARIA             (raggiante)  Ma fa il saluto! Tu stessa mi hai detto che da ciò si riconosce il soldato vero.

GIULIA             Ma lui non «fa il saluto»; saluta semplicemente.

MARIA             Mi saluta sempre... Si chiama Wolf: ciò non impedisce che sia soldato! Saluta, ha un berretto rosso e sta tutto il santo giorno sul cantone, di guardia.

GIULIA             E che fa così?

MARIA             Aspetta.

GIULIA             E' un fattorino, bimba, è un fattorino! Ecco che cosa è!

MARIA             E che cosa è Liliom?

GIULIA             (sentendosi colpita)  Che c'entra quello? Che me ne importa di  quello?

MARIA             Anche a me non importa di Wolf; ma tu me lo tiri   in ballo,  così io  ti  tiro  in  ballo  Liliom.

GIULIA             Non ho detto parola con lui. Sulla giostra mi ha abbracciata. Io non posso più impedirgli d'abbracciarmi quando lo ha già fatto.

MARIA             Infine non  ti sembrava  bene?

GIULIA             No.

MARIA             Perché allora non te ne vai a casa e invece lo aspetti?

GIULIA             Ma ha pur detto che lo aspettassimo.

Liliom appare. Lunga pausa.

LILIOM             Ancora qui siete! Perché non ve ne siete andate?

MARIA             Lei ci  ha detto d'aspettare?

LILIOM             Devi sempre metterci bocca, tu? Nessuno t'ha interrogata.

MARIA             Ma  ha  pure eh testo  perché...

LILIOM             Tu ne starai zitta o no? Che me ne faccio di due? Avevo pensato una sola. L'altra può andarsene a casa.

MARIA             Su,  vieni.

GIULIA             Sì,vieni.   (Non si muovono).

LILIOM             Una deve andarsene. (a Maria) Dove servi?

MARIA             Dal direttore Breier, via Damjanovitoch 20.

LILIOM             E  tu?

GIULIA             Nella stessa casa.

LILIOM             Dunque; una vada a casa. Quale di voi due vuol rimanere? (nessuna  risposta)   Su,  andiamo!

MARIA             (con importanza) Lei sarà licenziata, se rimane  qui.

LILIOM             Chi?

MARIA             La Giulia!  Ha l'uscita solamente sino alle 7.

LILIOM             Ti  manderanno  via?

GIULIA             Sì.

LILIOM             E   non  sono stato mandato  via  anch'io?

GIULIA             Sì, anche lei è stato scacciato.

MARIA             Debbo andarmene,  Giulia?

GIULIA             Io non posso dirti nulla.

MARIA             Dunque rimani, se vuoi.

LILIOM             Scacciata sarai?

MARIA             Debbo andare, Giulia?

GIULIA             (smarrita)  Che vuoi insomma da me?

MARIA              Lo devi sapere meglio di chiunque.

GIULIA             (molto commossa, lentamente)  Vai tranquilla a casa, Maria.

MARIA             (s'allontana adagio con passo esitante, poi torna indietro) Addio! (Aspetta un momento se Giulia la vuole raggiungere; poi vedendola restare immobile, se ne va)

Durante il dialogo che segue, splendono lontano sempre più numerosi piccoli lumi. Sono i fanali a gas che s'accendono. Giulia e Liliom siedono sul banco. In lontananza, pianissimo, appena percettibile, s'ode un piano meccanico il cui suono non accompagna il dialogo, ma ora tace, ora si percepisce, come se il vento facesse or qui or là aleggiare qualche accordo. Tratto tratto giunge da distante un suono di voci, di trombette di bimbi e il frastuono delle baracche. Sino alla fine del Quadro si fa sempre più buio, senza lume di luna, chiarore di cielo primaverile d'una trasparenza azzurro-cupa.

LILIOM             Adesso sei anche tu come me: scacciata.  (Giulia non  risponde)  Scacciata.  

Giulia  tace.  Il  dialogo  si farà   sempre  più  sommesso, tanto  che alla fine del quadro sarà  solo come  un lieve  mormorio.

LILIOM             Hai  già  cenato?

GIULIA             No.

LILIOM             Vuoi mangiare qualche cosa alla birreria?

GIULIA             No,

LILIOM             O altrove?

GIULIA             No.   (pausa)

LILIOM             Tu non frequenti da molto tempo lo «Stadtwäldechen», vero? Ti ci ho visto solo tre volte. Ci fosti ancora?

GIULIA             Sì.

LILIOM             E mi hai  visto?

GIULIA             Sì.             

LILIOM             Sapevi ch'io ero Liliom?

GIULIA             Me l'hanno detto.

LILIOM             Hai un innamorato?

GIULIA             No.

LILIOM             Non mentire.

GIULIA             Non l'ho. Se ce l'avessi, lo direi Non ne ho mai avuto.

LILIOM             Quanto sei bugiarda!

GIULIA             Eppure  è  così.

LILIOM             Vallo a raccontare ad un altro!

GIULIA             (con doloroso rimprovero)  Perché debbo proprio averne avuto uno?

LILIOM             Perché alla prima parola ti sei trattenuta qui, tu, girovaga! La sai già lunga!

GIULIA             Io non  la  so per niente,  signor Liliom.

LILIOM             Di' addirittura che non sai perché siedi qui allo scuro, con me. Non ci saresti rimasta tanto facilmente se non avessi fatto qualche prova coi soldati. Con qualcuno sarai già stata. Perciò adesso ti sei fermata subito. Perché sei qui, poi?

GIULIA             Perché lei  non  rimanga solo.

LILIOM             Sei pur sciocca, ragazza! Non me ne mancano sai, se ne voglio! Non solo serve, ma cameriere; governanti,  persino francesi ; venti  se mi  piace.

GIULIA             Lo so,  signor Liliom.

LILIOM             Che cosa sai?

GIULIA             Che piace alle donne, lei. Non per questo sono qui. Solo perché lei è stato tanto buono verso di me.

LILIOM             Ebbene,  tu puoi andartene subito a casa.

GIULIA             Adesso non ci vado più.

LILIOM             E se io, ti  pianto qui a sedere?

GIULIA             Neanche.

LILIOM             Sai come sei tu? Una volta ebbi una amante... Ti racconterò come fu... Dunque, una volta, siccome era notte, spegnemmo lumi sulla giostra e...

In questo momento arriva la ronda; due poliziotti in borghese, personaggi muti, appaiono, passano davanti alla coppia seduta e vanno a fermarsi qualche passo più lontano. Sopraggiungono poi il capitano delle guardie con l'agente Berkovics, entrambi in borghese. Due altri poliziotti in borghese in fondo. Il capitano parla con calma, indifferente, per dovere. L'agente Berkovics è eccessivamente gelante, brutale.

CAPITANO      Chi siete?

LILIOM             Io?

BERKOVICS    In piedi, quando parlate con la polizia! (Gli dà un urtone; Liliom s'alza)

CAPITANO      Il vostro nome?

LILIOM             Andrea Zavocki.

GIULIA             (comincia a pianger piano)

BERKOVICS    Non piagnucolare! Non ti divoreremo, no! Non è che la ronda.

CAPITANO      Tenetelo un po'. (Berkovics stringe con vigore  Liliom)  Il vostro mestiere?

LILIOM             Conduttore di  giostre.

BERKOVICS    Con suo permesso, signor commissario, è Liliom! C'è stato già tante volte sotto catenaccio!

CAPITANO      Ah! tu sei Liliom! Da chi sei adesso in servizio?

LILIOM             Dalla vedova Muskat.

CAPITANO      Che fai gironzolando da queste parti?

LILIOM             Ce ne stavamo seduti... questa ragazza ed io.

CAPITANO      La tua amante7

LILIOM             No.

CAPITANO      (a Giulia)  Chi sei  tu?

GIULIA             Giulia Zeller.

CAPITANO      Donna di servizio?

GIULIA             Donna a tutto servizio dal signor Kolics, impiegato, via Damjanovitoc,  20.

CAPITANO      Perché stai lì con questo figuro? Perché non te ne vai  a casa?

GIULIA             Oggi ho permesso d'uscita, signor commissario.

CAPITANO      Sarebbe meglio per te non stare seduta con questo avanzo di galera.

BERKOVICS    Quei due lì, signor commissario, si nascondano poi  nei cespugli.

CAPITANO      Costui mira solo ai tuoi soldi. Lo conosciamo, il bel tipo!

GIULIA             Io non ho il becco d'un  quattrino, signore!

CAPITANO      Hai  inteso,  eh,  Liliom?

LILIOM             Non è per questo ch'ero con lei.

CAPITANO      E' un cacciatore di donne di servizio, quel bell'uomo lì! Sta sulla giostra appunto per questo. Con la promessa di sposarle, abbindola le povere servette a spilla loro  quattrini e anello.

GIULIA             Io non possiedo anelli.

BERKOVICS    Parla solo quando il signor commissario ti interroga.

CAPITANO      Sii grata dell'avvertimento! Se vuoi tornare a casa vieni con noi. L'agente ti riaccompagnerà.

GIULIA             Sono obbligata a  venire?

CAPITANO      Obbligata? No.

GIULIA             Allora rimango.

CAPITANO      Bada che sei avvisata.

GIULIA             Grazie.

CAPITANO      Venga Berkovics.

I poliziotti s'allontanano. Liliom e Giulia tornano a sedere. Piccola pausa.

GIULIA             Ebbene...?

LILIOM             (soprappensiero) Che cosa?

GIULIA             Aveva cominciato a raccontare qualche cosa.

LILIOM             Io?

GIULIA             Sì, di una sua amante. Diceva che una volta, la notte quando s'erano spenti i lumi sulla giostra... Era arrivato  a  questo  punto.

LILIOM             Precisamente. Dunque s'erano spenti i lumi... e, ecco, viene una cosina così... una ragazza con un gran fazzoletto... Capisci?Viene così da... Dimmi un po': non sei... cioè non hai... insomma non hai paura di me? Il commissario t'ha pur detto che io sono... che ti prenderò il tuo denaro.

GIULIA             E come? Non ne ho! e se ne avessi, io... glielo darei...  tutto!

LILIOM             A me?

GIULIA             Se lo vuole...

LILIOM             Hai  già avuto  qualcuno al quale l'hai dato?

GIULIA             No.

LILIOM             Non  hai  mai  avuto un amante?

GIULIA             No.

LILIOM             Ma uno col quale tu sei andata a passeggio... uno così, sì,  è vero?

GIULIA             Sì.

LILIOM             Ora ti spaventi, vero? Ora ti ricordi ciò che ti ha detto il commissario... e hai  paura,  eh?

GIULIA             Proprio no, signor Liliom... Per me, può dire quello che vuole.

LILIOM             Di diventare mia moglie non ti sentiresti, però?

GIULIA             Non so... so solamente che quando amo qualcuno  non m'importa  di nulla:   neanche di  morire.

LILIOM             Ti daresti a un avanzo di galera... se tu mi amassi, beninteso...

GIULIA             Persino al  carnefice, signor  Liliom.   (pausa)

LILIOM             Dunque... tu hai detto di non amarmi. Oh, allora,  perché  non te ne vai tranquillamente a casa?

GIULIA             Non  posso  più  farlo.  Laggiù dormono  già  tutti.

LILIOM             Le porte chiuse?

GIULIA             Sì.   (pausa)

LILIOM             Credi che... credi che di un cattivo arnese, di un  fannullone, si possa farne ancora un uomo?

GIULIA             Certo.   (pausa)

LILIOM             Hai  fame?

GIULIA             No.   (pausa)

LILIOM             Già... e quando io ti prendessi il tuo denaro, se tu l'avessi?

GIULIA             Se lo terrebbe,  ecco  tutto.  (pausa)

LILIOM             Basterebbe semplicemente tornare laggiù... da quella là... la Muskat. Mi riacchiapperebbe colle dieci dita. Ci ricaverei un guadagno.  

Pausa. Oscurità.

GIULIA             (pianissimo)  Non ritorni laggiù... da quella donna...   (pausa)

LILIOM             Quante acacie, qui! (pausa)

GIULIA             Non ritorni da quella.  (pausa)

LILIOM             Alla prima parola mi riprende. So bene perché...   anche lei lo  sa.   (pausa)

GIULIA             Adesso lo sento anch'io... Profumo d'acacie, proprio.   (pausa)

LILIOM             D'acacie   bianche...   (pausa)

GIULIA             E' il vento che lo porta.

Tacciono. Lunga pausa.


Quadro secondo

Studio di un «fotografo-lampo» nello Stadtwäldechen. Cortiletto cinto da steccato dietro al quale si scorgono le baracche della fiera. Tenda formante ingresso a tergo. Nella medesima parete di tavole, una finestra cadente in rovina. Contiguo al cortiletto a sinistra una baracca coperta, che ha due porte. Una mette nella camera dove abitano Liliom e Giulia, l'altra, nel fondo, mette nella camera oscura. Parete di destra pure di tavole, appeso ad essa uno sfondo fotografico. Nell'angolo apparecchio fotografico. Alla parete di fondo è appoggiato un canapè zoppo.

Mattina. Sulla scena Giulia e  Maria.

MARIA             E così  ha  bastonato  l'Hollinger?

GIULIA             Sì.

MARIA             Ma se l'Hollinger  è più  forte di lui!

LUISA               Eppure l'ha afferrato in modo che gliene ha date un sacco e una sporta. Perché, sai, non dipende tanto dalla forza quanto dalla destrezza.

MARIA             E così l'hanno messo dentro?

GIULIA             Sì, ma l'hanno rilasciato il giorno dopo. Sono ormai due mesi che stiamo   qui   dal   fotografo   e  già due Tolte è stato in .prigione, ma una condanna non l'ha mai avuta.

MARIA             Perché?

GIULIA             Perché era nel suo diritto.

SIGNORA

HOLLUNDER  (una donna assai vecchia che trascina alcuni pezzi di legna da ardere attraverso il cortile, entra dal fondo e si dirige a sinistra)  Sì. Ma lavorare non gli va. Né lavorare, né rubare. Però portar via della legna a una povera vecchia, questo sì. Un pezzo d'uomo così, starsene tutto il giorno 'a fare un bel niente!   Si   dovrebbe   vergognare   della   propria   ombra!

GIULIA             Grazie!

HOLLUNDER  Dovrebbe essere portato con la forza al dì là dei confini, uno scioperato  pezzente com'è, che è solo d'impaccio all'onesto lavoratore!  (via)

MARIA             Ma chi  è  quella donna?

GIULIA             La fotografa. Una mia parente.. Ci alloggia gratuitamente nella sua baracca.

MARIA             Perché porta la legna?

GIULIA             Porta tutto quello che ci occorre. Se non ci fosse lei si potrebbe morire di fame. E' un cuor d'oro, solo  la  lingua è cattiva.   (pausa)

MARIA             (vergognandosi)  Sai? Adesso lo so bene. Non è un  soldato.                                                      

GIULIA             Vi  vedete  ancora?

MARIA             Sì.

GIULIA             Spesso?

MARIA             Sì, spesso. Egli mi  prende...

GIULIA             In moglie?

MARIA             In moglie.

GIULIA             Vedi dunque che non è un soldato.   (pausa)

MARIA             (un po' vergognosa, ma con una certa compiacenza) Eh! adesso faccio un po' la civetta con lui!

GIULIA             Come?

MARIA             Lui dice che verrebbe volentieri allo  Stadtwäldechen con me ed io dico che non voglio. Mi promette un fazzoletto per il capo, e io rifiuto... e poi mi accompagna a casa...

GIULIA             Questo si chiama civettare?

MARIA             Certo.

GIULIA             E non vi  bisticciate mai?

MARIA             Solo quando mi prende per mano e ce ne andiamo a passeggio. Lui vuoi farmi andare forte la mano su e giù, dondoloni, ed io non voglio. Dico che non lo deve fare, e lui: «perché così dispettosa?» E poi vuole ancora, ed io daccapo non voglio, e non voglio per un pezzo e poi finalmente glielo lascio fare. E poi facciamo andare le mani dondoloni su e giù, giù e su.  Così...

GIULIA             E sei  felice?

MARIA             Felicissima. Ma preferisco l'amore silenzioso.

GIULIA             Come si fa?

MARIA             Seduti sulla panca. In questa stagione è già giorno alle tre. Wolf mi tiene stretta per la mano. Vino non ne beviamo mai: solo gazzosa al lampone. Dunque Wolf non è ubriaco. No: lui mette il suo viso contro il mio e non parliamo. A poco a poco il sonno lo vince, penzola col capo in giù e s'addormenta, ma la mia mano non l'abbandona neppure nel sonno. Io intanto mi guardo in giro a destra, a sinistra, e respiro così profondamente da sentire il profumo dei fiori. E lui... lui non sente niente perché dorme sodo! Anch'io dormirei tanto volentieri, ma non mi lascio cogliere dal sonno... e così stiamo insieme... Questo è l'amore silenzioso.

  

Lunga  pausa.

GIULIA             (inquieta)  Da ieri sera è fuori e ancora non torna!

MARIA             Ecco ancora venti centesimi... erano per il tram. Andare a prendere la signorina al Conservatorio: 10 andata, 10 al ritorno... Ma siccome siamo andate a piedi... Su, aggiungili agli altri.

GIULIA             Ora  ti debbo tre fiorini e mezzo.

MARIA             (non del tutto persuasa)   Sì...  tre fiorini e mezzo.

GIULIA             Non  resiste in nessun lavoro!

MARIA             Per pigrizia?

GIULIA             Mestiere non ne ha imparato nessuno e alla giornata non ci vuole andare. Così non fa niente.

MARIA             Non sta bene da parte sua.

GIULIA             Non sta bene, no... I Kolic hanno una nuova donna di servizio?

MARIA             La terza, da quando sei andata via... Sai? Wolf, diventerà adesso impiegato governativo. Un usciere gli ha procurato  un  posto... avrà anche l'alloggiò gratuito.

GIULIA             Alla giostra non, ci vuol tornare. Gli chiedo il perché e non risponde. Lunedì scorso m'ha persino picchiata.

MARIA             Gliele hai restituite?

GIULIA             No.

MARIA             Lascialo perdere!

GIULIA             Questo poi no!

MARIA             Ti dico: lascialo perdere!   (pausa)

SIGNORA

HOLLUNDER (recando dalla stanza un recipiente pieno d'acqua)  Alle carte sì, è bravo e anche a pugni e a prendersi il denaro delle povere serve. E la polizia chiude gli occhi a queste porchérie! Il tornitore è tornato.

GIULIA             Questa è l'acqua per la  minestra?

HOLLUNDERC'è stato il tornitore. Un bell'uomo bruno, dai capelli folti; un vedovo molto per bene. Ha due bambini e... denaro. Poi  una bottega bene avviata.

GIULIA             (a Maria)  Tre fiorini e novantacinque centesimi  sono, non tre fiorini e mezzo.

MARIA Anch'io avevo fatto il conto così. Tre fiorini e novantacinque centesimi.

HOLLUNDER Vuol portarla via di qui e sposarsela! E' la quinta volta ch'è venuto. Ha due bambini.

GIULIA             Non disturbarti, zia: l'acqua me la porto da me,

HOLLUNDER Aspetta qui fuori.

GIULIA             Non ho bisogno di lui.

HOLLUNDERTornerà ancora, finché l'altro s'arrabbierà. Percuotere questa povera donnina sul capo, sì, queste sono le cose che sa fare, lui. Dovrebbe avere vergogna della propria ombra! E la questura tollera queste vigliaccherie...   (via)

MARIA             Un tornitore ti vorrebbe sposare?

GIULIA             Sì.

MARIA             Perché non lo prendi?

GIULIA             Così.

MARIA             L'altro ti batte, ti rompe la testa. Proprio perché è Liliom? E' un vagabondo, in fin dei conti.

GIULIA             Anche i vagabondi debbono pur vivere.

MARIA             Quando sedevate tutti e due sulla  panca... era buono allora?

GIULIA             Sì, allora era buono.

MARIA             E poi è diventato cattivo?

GIULIA             Dopo sì. Ma  allora... là sulla  panca  era  buono, mite. Loè ancora qualche volta, molto. Nel pomeriggio. quando sente il rumore della giostra, prova qualche cosa di strano...   e allora è di nuovo buono.

MARIA             Dice qualche cosa?

GIULIA             No, niente. Solo si fa tanto silenzioso. Ha degli occhi così grandi e guarda dinanzi a sé.

MARIA             Ti guarda?

GIULIA             No: il suo sguardo si posa accanto a  me, sa qualche cosa.  Gli rincresce tanto di non combinare nulla. Perciò lunedì m'ha picchiata.

MARIA             Perché non lavora? Mascalzone! Non lavora e ti bastona!

GIULIA             Perché ciò lo tormenta...

MARIA             T'ha fatto male?

GIULIA             No.   (pausa)

MUSKAT          (entrando come il fulmine)   E' in casa Liliom?

GIULIA             No.

MUSKAT          E' uscito?

GIULIA             Non è ancora rincasato.

MUSKAT          Allora l'aspetto.                                                

MARIA             Come si permette di venire qui?

MUSKAT          Sei la padrona di casa, tesoro mio? Smettila, o te ne dò una sul muso

MARIA             Come mai ardisce di venire da Giulia?

MUSKAT          (a Giulia)  Non darle ascolto, piccina mia. Tu sai  quello che mi conduce qui. Voglio ridare il pane a quel vagabondo.

MARIA             Non cerca il suo pane.

MUSKAT          Non risponderle nemmeno, bambina. Un'oca più stupida di questa non l'ho mai vista in vita mia.

MARIA             Riverisco.

GIULIA             Addio.

MARIA             (dalla soglia, richiamando) Novantacinque centesimi...                                                           

GIULIA             Sì,  novantacinque.

MARIA             Addio.  (se ne va)

Giulia fa per passare nella stanza accanto.

MUSKAT          Una corona al giorno, aveva da me, e la do­menica un fiorino e dal pubblico birra e sigari.         

Giulia rimane sulla soglia senza rispondere.

MUSKAT          E preferisce ere pare di fame piuttosto che chiedermi scusa. Ebbene, ci passo sopra. Lo riprendo anche così!

Giulia  tace.

MUSKAT          Lo confesso: la gente chiede di lui, lo reclama... Si sa, debbo pur badare ai miei affari. Per me potrebbe anche morire digiuno, non gli correrei dietro, se non fosse per gli affari.

Liliom  entra con Ficsur. Pausa.

GIULIA             C’è la signora Muskat.

LILIOM             La vedo.

GIULIA             Potresti pur dire: buon giorno.

LILIOM             Perché dunque? Che vuoi da  me?

GIULIA             Da te? Nulla.

LILIOM             Allora zitta! Se no ricomincia l'eterno piagnisteo: ch'io ho vagabondato tutta la notte, e che io non guadagno, e che non abbiamo niente da mangiare.

GIULIA             Ma se non dico una parola!

LILIOM             Ma te lo vedo sul muso che vuoi dirla! Fila, altrimenti ne buschi un'altra!

Cammina incollerito su e giù. Tutti lo temono e si scansano quando pausa. Ficsur va qui e là, come se andasse cercando qualche cosa.

MUSKAT          (improvvisamente strillando contro Ficsur) Siete voi che lo trascinate sempre a giocare e a bere! Vi manderò a finire in galera!

FICSUR             Siete troppo poca cosa voi, per farla a me!

Esce dalla porta di fondo e gironzola fuori. Pausa.

GIULIA             C'è la signora Muskat.

LILIOM             Se vuole qualcosa, parli.

MUSKAT          Che vai facendo con quel Ficsur? Quello lì una volta o l'altra ti porta a scassinare.

LILIOM             Frequento chi mi pare e piace. Ciò non riguarda nessuno. Che cosa volete?

MUSKAT          Lo sai già!

LILIOM             Non lo  so.

MUSKAT          Per cosa sono venuta? Pensi forse per farti una visita?

LILIOM             Vi debbo qualche cosa, forse io?

MUSKAT          Anche. Ma non vengo per questo. Starei fresca se venissi per denaro! Ne guadagni tanto, tu! Sai benissimo perché sono qui.

LILIOM             Non avete, adesso, Hollinger sulla giostra?

MUSKAT          Sicuro che ce l'ho.

LILIOM             (ironico) Ah, quello lì mi sostituisce perfettamente!

MUSKAT          Non ti credere tanto, figlio mio! Sa fare proprio come te. Non penso a mandarlo via, no; ma uno solo non basta più. C'è lavoro per due.

LILIOM             Da voi ce n'é sempre stato uno solo. Io fui sempre solo.

MUSKAT          Allora... potrei mandar via Hollinger.

LILIOM             Perché mandare via uno ch'è così bravo?

MUSKAT          (scuotendo le spalle)  Sì, lo confesso, è bravo. (sinora non ha mai guardato Liliom in viso).

LILIOM             (a Giulia) Chiedi un caffè alla zia. Dunque è tanto bravo Hollinger?

MUSKAT          Levati quei capelli dallafronte.

LILIOM             Lasciate stare i miei capelli. Cosa ve ne può importare?

MUSKAT          Li lascio, sta' tranquillo. Se t'avessi detto, come una volta: voglio fissarti in viso, li avresti pure buttati indietro. L'hai picchiata, sento, eh,questa...

LILIOM             Che le prenda un accidente!

MUSKAT          Sei garbatissimo! Una povera cosina, picchiarla! Se non ti va più, piantala piuttosto. Una creatura simile non si tocca.

LILIOM             Piantarla.  debbo! Certo non vi dispiacerebbe!

MUSKAT          Come ti stimi! (molto impacciata) Ma dopo tutto mi sta proprio bene. Aver bisogno di correrti dietro... Se avessi solamente potuto vendere la giostra, certo non mi avresti rivista. Se hai un po' di giudizio, torna da me. Io ti pago bene.

LILIOM             E'  sempre pieno zeppo, anche senza di me?

MUSKAT          Certo, ma non come dovrebbe.

LILIOM             E allora confessare ch'io vi sta assai a cuore.

MUSKAT          Per niente affatto. Ma fai girare la testa a tutto quelle povere grulle di serve... ti cercano sempre!

LILIOM             Dovrei  lasciarla, eh quella?

MUSKAT          Già che la bastoni...

LILIOM             Sciocchezze! Gliene ho lasciato andar uno: ecco tutto... E già tutta la città ne parla. Questo non si chiama bastonare, poi.

MUSKAT          Bene. bene. Non ho detto niente infine. Non me ne impiccio più.

LILIOM             Io bastonarla!

MUSKAT          Io non so che cosa ci trovi in quella ragazza lì! Sei proprio stupido! Sprecare così la bella e lieta vita... Ma dove sei stato tutta la notte che sembri così disfatto?

LILIOM             Questo non vi riguarda.

MUSKAT          Prima non avevi mai quell'aria. Sei dimagrito. (pausa) Sai? Ho preso un organo nuovo.

LILIOM             Lo so

MUSKAT          Come?

LILIOM             Lo si ode sin qua.

MUSKAT          Buono, vero?

LILIOM             Molto. Suona molto  bene.

MUSKAT          Sai, i due cavalli, li ho levati. Quelli che avevano già le orecchie rotte.

LILIOM             (avido) Che c'è adesso, al loro posto?

MUSKAT          Eh! Indovina un po'!

LILIOM             Delle zebre!

MUSKAT          No:  delle automobili. Sono le prime che si  vedono. Laccate di rosso. Tutti ci vorrebbero  salire. E' l'ultima  moda!

LILIOM             (rapito)  Automobili!

MUSKAT          Sì. E se hai un po' di giudizio, torna da me. Nel tuo genere sei un artista.

LILIOM             Debbo lasciarla, quella piccina?

MUSKAT          E che ci sarebbe poi? Tornerebbe al servizio, povero uccelletto! Tu stai bene tra gli artisti, laggiù. Questo ci vuole per te: birra, sigari! Non t'ho forse comperato anche  un  orologio?

LILIOM             A servizio essa non ci torna.

MUSKAT          Ma sta tranquillo! Non inghiottirà dei fiammiferi!

LILIOM             Dunque al pubblico non piace l'Hollinger?

MUSKAT          Lo sapevi, già dal principio, birbaccione che sei! Perché lo domandi, ora?

LILIOM             Dunque...

MUSKAT          Da noi si sta'allegri. Vita buona, bella, spensierata! Guarda, ti regalo anche l'anello del mio povero marito! Via, continui a dir di no?

LILIOM             Essa non ritorna a servizio! Dunque... dunque per cagione mia, se... Ma che sciocco! posso rimanere lo stesso con lei! Può continuare a stare qui e vivere con me, anche se io ritorno all'arte...

MUSKAT          Macché!

LILIOM             Che c'è?

MUSKAT          Le ragazze ti canzoneranno se porterai i tuoi soldarelli a casa, alla moglie! S'è mai udito che un uomo ammogliato...

LILIOM             Ho compreso  quello che volete.

MUSKAT          Bastonare, questo sai fare.

LILIOM             Così voi mi date l'anello?

MUSKAT          (ravviandogli i capelli sulla fronte)   Sì.

LILIOM             Qui, dopo tutto non posso far nulla...

MUSKAT          Qui nessuno ha cura di  te.  (pausa)

Giulia porta il caffè. La Muskat allontana la mano dalla fronte di Liliom. Pausa.

LILIOM             Che cosa vuoi?

GIULIA             Niente   (va lentamente  verso  la  baracca)

MUSKAT          La vecchia che sta qui dice che si sarebbe un tornitore, un vedovo...

LILIOM             Già, già; lo so.

GIULIA             (ritornando)  Prima ch'io me ne dimentichi, Liliom, ho da dirti una cosa.

LILIOM             Bene.

GIULIA             Cioè,  vorrei  dirti... veramente già ieri volevo...

LILIOM             Sta bene!

GIULIA             Ma a quattrocchi. Vieni un momentino solo! Te lo dico...

LILIOM             Adesso ho da fare, lo vedi, no?

GIULIA             Un minuto solo...

LILIOM             Vattene infine!

GIULIA             Ma se ti dico che basta un minuto...

LILIOM             Vuoi andartene sì o no?

GIULIA             No!

LILIOM             Come?

GIULIA             No!

MUSKAT          Suvvia, non ricominciare! Guarda, io vado dal fotografo e tu mi porti poi la risposta  (via)

GIULIA             Picchiami pure, se ne hai voglia. Non mi guardare così. Non ho paura di te. Non ho paura di nessuno al mondo. T'ho detto che ho qualche cosa da dirti.

LILIOM             Dunque,  presto! Butta  fuori!

GIULIA             Tanto presto non posso. Perché non bevi il tuo caffè?

LILIOM             Questo mi volevi dire?

GIULIA             No. Ma  finché non hai bevuto, non parlo.

LILIOM             (beve  il caffè)  Dunque?

GIULIA             Ieri mi doleva il capo e tu allora m'hai domandato....

LILIOM             Sì...

GIULIA             Ebbene, ecco: è quello...

LILIOM             Sei ammalata?

GIULIA             No. Solo m'hai chiesto da che veniva il mio mal di capo. Hai detto anche che adesso sono tutt'altra donna...

LILIOM             Ho detto anche questo? Insomma: il tornitore...

GIULIA             Che? Il tornitore? No. E' tutt'altra cosa. M'è difficile a dire, ecco! Ma devi pure saperlo. Io  non avevo nessun timore di ciò, giacché doveva pure accadere...

LILIOM             (posando  la  tazza del caffè)   Che cosa?

GIULIA             Eh! quando un  uomo e una donna convivono...

LILIOM             Avanti!

GIULIA             Avrò un bambino!   (fugge)

Pausa.

LILIOM             Ficsur! Ehi, Ficsur! Giulia avrà un bambino.

FICSUR             (entrando)  Ebbene?

LILIOM             Nient'altro.  (Improvvisamente)  Vattene.  

Ficsur va.

MUSKAT          E' andata via?

LILIOM             Sì.

MUSKAT          Ti dò dieci fiorini di caparra.

LILIOM             Sì.

MUSKAT          Perché non prendi  il denaro?

LILIOM             Andate a casa, signora Muskat!

MUSKAT          Ma che cos'hai?

LILIOM             Andate a casa! Lasciatemi far colazione. Non vedete che voglio far colazione?

MUSKAT          Tu sei pazzo!

LILIOM             Te ne vuoi andare  una buona  volta?

MUSKAT          Vado, vado, ma in vita tua la Muskat non la rivedi più!

LILIOM             Me ne importa assai.

MUSKAT          Addio!

LILIOM             Addio. (La Muskat esce. Chiama) Ficsur!

Ficsur entra.

LILIOM             (a Ficsur) Senti! Com'era quell'affare? Ci si può cavar quattrini, dicevi...

FICSUR             Certo, che si può.

LILIOM             Quanto?

FICSUR             Eh, un bel gruzzolo di fiorini! Con una volpe esperta come me riusciremo!

HOLLUNDER (entrando)   La mattina caffè,  a  mezzogiorno minestra, la sera daccapo caffè, e legna da ardere... tutto deve esserci sempre, qui! Dammi la tazza!

Nel  vicino «Stadtwäldechen»  comincia  il  movimento del  pomeriggio.  L'organo suona lontano.

LILIOM             Zia Hollunder!

Da questo momento Liliom diventa sempre più  nervoso al suono dell'organo.

HOLLUNDER (a Ficsur) Vattene via, pezzente randagio! Altrimenti chiamo mio figlio!

FICSUR             Il tuo signor figlio è troppo poca cosa  per me!

LILIOM             Zia...

HOLLUNDER Che cos'hai?

LILIOM             Dimmi... come hai fatto a dare alla luce tuo figlio? Come lo hai dato alla luce?

HOLLUNDER Che vuoi dire?

LILIOM             Niente!

HOLLUNDER Vai a dormire, inutile avanzo di forca! Farai meglio!   (se ne va borbottando)

LILIOM             Ficsur!

FICSUR             Giulia avrà un bambino: l'ho già udito!

LILIOM             Come hai combinato il piano del cassiere della fabbrica? Ci sarebbe da guadagnare?

FICSUR             A farlo sarebbe bello, ma bisogna combinarlo solo a quattrocchi.

LILIOM             Già... Vai, Ficsur. Più tardi, ritorna qui.

Ficsur esce. L'organino continua a suonare.

LILIOM             (ascolta un istante, poi va alla porta di centro gridando con ingenua gioia) Zia Hollunder! Giulia avrà un bambino!

Sale sul canapè coi gomiti appoggiati alla parete di tavole, guarda fuori, dove si vedono le baracche.

LILIOM             (improvvisamente, dominando il suono dell'organo, grida) Avrò un piccino!...

GIULIA             Ma che cosa succede, che è?

LILIOM             Nulla!...

Liliom si butta sul canapè nascondendo il viso tra i cuscini. Giulia lo sta a guardare un momento, poi s'avvicina e lo copre con una coperta. Piano, in punta di piedi, va alla porta opposta; appoggiata allo stipite, guarda verso le baracche e segue il suono dell'organo.


Quadro terzo

Stessa scena. Liliom e Ficsur siedono uno accanto all'altro. Giulia si dà attorno, in fondo alla scena. Ficsur insegna una canzone a Liliom.

FICSUR             Aspetta.  Adesso viene la terza strofa   (canta) 

O vagabondo è finita:

il poliziotto ti stringe,

ti butta il laccio sul collo,

quasi tu fossi cane randagio; ohibò! 

la  Teresina  è allo svolto che  piange.

Non ti voltare, ma guarda di fronte.

E' la questura che viene.

Iu hù!  iu hù!  iu hù! Il lupo  è  laggiù!

FICSUR             (misterioso)  Quando scendi la Frenzenstrasse, scorgi subito il terrapieno della  ferrovia. Lì c'è la barriera e poi più nulla, sino alla fabbrica di cuoio. Neppure un casello di cantoniere.

LILIOM             E di lì passa abitualmente?

FICSUR             Sì. Non sul terrapieno, ma sotto, per il sentiero dei campi. Dall'anno scorso è sempre solo; prima era accompagnato.

LILIOM             Tutti  i sabati?

FICSUR             Tutti  i sabati.

LILIOM             E il denaro? Come lo porta?

FICSUR             In una borsa di cuoio. L'intera paga della settimana per gli operai della fabbrica.

LILIOM             Molto?

FICSUR             Sedicimila corone...  pronta cassa!

LILIOM             Come si chiama?

FICSUR             Luizmann.  E'  un ebreo.

LILIOM             Cassiere?

FICSUR             Sì. Ma quando avrà il suo bravo pugnale tra le costole non  lo sarà  più davvero.

LILIOM             Deve proprio morire?

FICSUR             Eh! non è obbligo Può dare il denaro senza la vita. Ma i più sono così:  preferiscono morire.

Giulia, passando inosservata, guarda i due uomini spaventata, sospettosa e cerca d'afferrare qualche parola del discorso.

FICSUR             (scorgendo improvvisamente Giulia) Poi la canzone continua:

                           Piangerà  Teresina 

le sue vesti di seta;

E tu nella cella scriverai il suo nome sul muro.

Giulia esce.

LILIOM             E dopo bisogna subito partire per l'America?

FICSUR             No.

LILIOM             O che si fa allora?

FICSUR             Per sei mesi il denaro rimane sottoterra. Questo è il tempo solito.  Dopo, lo si leva fuori.

LILIOM             Per sei  mesi. E poi?

FICSUR             Poi... per altri sei mesi si vive come prima. Non si tocca un soldo della somma.

LILIOM             Proprio tra sei mesi ci sarà  il pupetto!

FICSUR             Allora si prende anche lui con noi. Tre mesi prima però tu vai al lavoro, di modo che tu possa dire: Metto via soldo per soldo, vogliamo emigrare in America.

LILIOM             Ed io gli debbo parlare?

FICSUR             Uno gli parla colla bocca, l'altro col coltello. Questo dipende dal fegato che uno ha. Tu gli parlerai con  la   bocca.

LILIOM             Non odi niente, tu?

FICSUR             Che?

LILIOM             Fuori. Era come un  rumore di sciabola.

Ficsur ascolta. Pausa.

LILIOM             Che cosa gli dico?

FICSUR             Gli dici: buona sera! E poi: prego, per favore che ora è?

LILIOM             E poi?

FICSUR             Poi... io gli ho già tirato! poi tu prendi il coltello...

GUARDIA        (entra, si guarda attorno, silenzio improvviso) Buon giorno!

FICSURe

LILIOM             Buon giorno.

FICSUR             Ehi! fotografo! venite! C'è un cliente!

GUARDIA        (alla signora Hollunder e suo figlio che entrano) Fanno anche il  formato gabinetto?

FOTOGRAFO   Certo, prego. La prego, scelga un modello. Figura intera?

GUARDIA        Sì, intera.

Il Fotografo prepara lastre e macchina.

LILIOM             E' di  qui?

FICSUR             No, di Ofen.

LILIOM             (studiato e grottescamente puerile)  Che spaventosa vita da porco è la  mia!  O Dio! o Dio!

FICSUR             Laggiù,  in America,  si  starà meglio!

LILIOM             Che c'è poi laggiù?

FICSUR             Grandi  industrie.

FOTOGRAFO   Ora, fermo, la prego! Uno, due, tre! (dopo la posa)  Grazie!

SIGNORA

HOLLUNDER Tra cinque minuti il ritratto è pronto per la consegna.

GUARDIA        Sta bene.  Tra cinque minuti ripasso.  Quanto è?

FOTOGRAFO   (con esagerata affabilità) Al signor commissario non occorre pagare anticipato...

La  guardia  saluta  con sussiego e se ne va. La Hollunder porta le lastre nella camera oscura. Il figlio la segue dopo aver riposto l'apparecchio.

HOLLUNDER (passando davanti a Liliom e Ficsur borbotta indispettita)  Girano di qua e di là e sporcano il locale! Perché non ve ne andate a passeggio? Le cose vanno così bene, che cantate? (a Ficsur) Non t'è venuta la pelle d'oca quando hai visto la guardia?

FICSUR             Fila! o ti metto sotto i piedi!

LILIOM             L'Hollinger è benvoluto sulla  giostra?

FICSUR             Sicuro, e come!

LILIOM             Hai visto anche la signora?

FICSUR             Sì. Fa i riccioli all'Hollinger.

LILIOM             Lo pettina?

FICSUR             Lo ripulisco.

LILIOM             Lo ripulisce pure.

FICSUR             (spingendolo verso la porta)  Ma adesso va.

LILIOM             Bove?

FICSUR             A prendere il coltello.

LILIOM             Quale?

FICSUR             Il coltello di cucina. Io ne ho uno da tasca. Ma se litiga entra in ballo il coltello grande.

LILIOM             A che serve?  Se fa il cattivo, gli assesto io un pugno sul cranio, che lo farò guercio per tutta la vita.

FICSUR             Bisogna pure avere qualche cosa con sé. Con una  bacchettina, non gli puoi tagliare il collo.

LILIOM             Si deve dunque tagliarglielo?

FICSUR             Dovere no. Solo se lo vuole lui.

LILIOM             Giulia vede se io prendo il coltello.

FICSUR             E tu  prendilo che non lo  veda.

Liliom fa un passo verso la baracca. La guardia ritorna e bussa alla finestra della camera oscura.  

LILIOM             La guardia!

HOLLUNDER   Subito, prego. Immediatamente.

Torna nella baracca. Dopo una breve esitazione, Liliom fa un passo e va deciso. La guardia squadra Ficsur con aria beffarda. Ficsur s'alza, fa due o tre passi davanti alla guardia ricambiando con scherno lo sguardo, poi gli volge le spalle e rimane immobile un momento; poi si volta e alzando il dito gli parla come si parla ai bimbi per burletta.

FICSUR             Via Crisitna, angolo via Betting.

GUARDIA        Come lo sapete?

FICSUR             E' la strada del mio ufficio.

GUARDIA        Che cosa fate?

FICSUR             Professore di pianola.

GUARDIA        (sgrana tanto d'occhi come se capisse che Ficsur  lo canzona, poi si  tira i baffi sdegnoso).

FOTOGRAFO   (consegnando il ritratto) Eccolo, favorisca.

 

La Guardia guarda il ritratto, paga e se ne va, ristando un momento a guardare fisso Ficsur. Appena uscito, Ficsur apre la porta e lo segue con lo sguardo. Frattanto Liliom  viene dalla casa abbottonandosi la  giacca.

FICSUR             (scorgendo Liliom)  Che guardi?

LILIOM             Non guardo niente.

FICSUR             Ma che fai?

LILIOM             Rifletto.

FICSUR             Dunque, su dillo.  Che cosa gli dirai?

LILIOM              (oppresso)   «Buona sera!  Per favore che ora è?». Se risponde che dirò poi?

FICSUR             Non risponderà.

LILIOM             Credi!

FICSUR             No.   (Tasta il coltello sotto la giacca)   Dov'è? Dove l'hai  nascosto?

LILIOM             (immobile)  A sinistra.

FICSUR             Benissimo. Qui, sul cuore. (tocca) Ah1 eccolo qui! Viene giù sin qui; qui lo si sente! (tocca la punta del coltello)  Questo è il suo occhio, perciò spia.

Giulia entra di nuovo, passa piano davanti ai due uomini, guardandoli questa volta con ansietà singolare. Rimane immobile un istante, mentre Liliom, con voce tremante, si sforza a cantare istigato da Ficsur. Poi si allontana. Liliom la segue con lo sguardo. Appena scomparsa, si volge a Ficsur.

LILIOM             La notte, in sogno, se l'anima mi appare... che cosa farò?

FICSUR             La sua anima  non  ritorna,  no!

LILIOM             Perché?

FICSUR             L'anima di un ebreo non torna.

LILIOM             E poi, più tardi...

FICSUR             Che c'è ancora?

LILIOM             Nell'altro mondo, lassù, davanti a Dio, che cosa dirò allora?

FICSUR             Eh! davanti a Lui un pari nostro non compare!

LILIOM             Perché no?

FICSUR             Sei mai stato dal comandante in capo delle guardie di città, tu?

LILIOM              No.

FICSUR             Uno come noi compare tutt'al più davanti al commissario e, a dir molto, davanti al capitano delle guardie.                                                      

LILIOM             Anche nell'altro mondo è così?

FICSUR             Proprio così. C'è anche lassù un commissariato di questura, solamente con circondario più ampio.

LILIOM             Un commissariato?

FICSUR             Per i signori, il comandante in capo delle guardie, ch'è Dio: per la povera gente cenciosa, solamente un commissario di questura. Per i ricchi, bella musica e  angioletti. Per noi....

LILIOM             Per noi?

FICSUR             Per noi, figlio mio, solo giustizia. Nell'altro mondo non v'è che giustizia. E dove c'è la giustizia, c'è naturalmente un capitano delle guardie. E dove c'è un capitano delle guardie, un pari nostro...

LILIOM             (improvvisamente)  Buona sera! Scusi: che ora e?   (mette la mano sul cuore).

FICSUR             Perché dunque ti metti la mano lì?

LILIOM             Il cuore mi batte sotto il coltello.

FICSUR             Nascondilo dall'altra parte. E' tempo. Incamminiamoci  adagio...

LILIOM             E'  troppo presto ancora.

FICSUR             Vieni,  su...

GIULIA             (entra e sbarra loro il cammino)  Dove vai  tu?

LILIOM             Hai pur detto che per due settimane non avresti scambiato una  parola con me! Perché mi parli?

GIULIA             Dove vai con quello lì?

LILIOM             Dove vado?

GIULIA             Rimani a casa.

LILIOM             Non ci sto                                          

GIULIA             Rimani. Tra poco piove e ti bagnerai tutto.

FICSUR             Non pioverà.

GIULIA             Come fate a saperlo, voi?

FICSUR             Ne ricevo sempre l'annuncio  prima,

GIULIA             Rimani a casa. Stasera viene il tornitore ed io l'ho già pregato che ti dia lavoro.

LILIOM              Io non posso... tornire.

GIULIA             (angosciata)  Rimani. Verso sera viene Maria col fidanzato. Ci vuole presentare il suo futuro sposo.

LILIOM             Fidanzati ne ho già visti abbastanza.

GIULIA             Resta. Maria porta del denaro e io te lo darò tutto.

LILIOM             Io vado... a passeggio con Ficsur, dopo torniamo, stai tranquilla.

GIULIA             (ha voglia di piangere, ma si sforza invece di sorridere) Stai a casa. Ti porto una birra e il vino.

FICSUR             Vieni o resti?

GIULIA             Io non ti serbo rancore affatto delle bastonature..

LILIOM             (villano, ma per nascondere che non può sopportare lo sguardo della donna afflitta)  Cammina... o... Lasciami  andare!

GIULIA             Ma che cos'hai nella  giacca?

LILIOM             (cavando un mazzo di carte da giuoco) Carte!

GIULIA             Che cos'hai nella giacca?!

LILIOM             Lasciami!

GIULIA             (sbarrandogli il cammino, ansiosa, eccitata, in un ultimo tentativo di trattenerlo) Al fidanzato di Maria è stato chiesto se non conoscesse una coppia senza figliuoli per un portierato in via Zrader. Danno l'alloggio gratuito, camera e cucina!

LILIOM             Scansati!

Giulia li lascia passare. Liliom esce seguito, da Ficsur. Ella si appoggia alla porta, meditando.

SIGNORA

HOLLUNDER (venendo dalla casa)  Non mi riesce di trovare il coltello di cucina. Dove l'hai  messo?

GIULIA             (sbigottita)   Non l'ho toccato.

HOLLUNDER Dianzi era sulla tavola di cucina. Non c'è stato  nessuno, tranne Liliom,

GIULIA             Lui non l'ha preso di certo.

HOLLUNDER          Ma non c'è stato nessun altro, lì.

GIULIA             Che se ne fa Liliom del coltello di cucina?

HOLLUNDERLo vendono, e poi si bevono i soldi.

GIULIA             (con sollievo) Guarda, guarda, come sei sospettosa! per combinazione ho frugato proprio adesso, in tutte le sue tasche per vedere se aveva denaro addosso e non ho trovato niente: solo un mazzo di carte.

HOLLUNDER (brontolando) Le carte, le porta con sé! Quei due se ne vanno probabilmente al club, a fare una  partitina.   (via)

MARIA             (entrando con Wolf)  Cucù!   (ridendo)   Riverisco!

GIULIA             Riverisco!

MARIA             Eccoci dunque!

GIULIA             Sicuro.

GIULIA             Sicuro.

MARIA             Questi,  è Wolf.

WOLF                (con un goffo inchino) Il mio nome  è Wolf Boifeld.

GIULIA             Il mio nome è Giulia Zeller.  

Strette di mano.

MARIA             Questi è Wolf.

GIULIA             Piacere.

WOLF                Sicuro.

MARIA             Dov'è dunque Liliom?

GIULIA             E'  uscito.

MARIA             Dov'è andato?

GIULIA             A passeggio.

MARIA             Già.

WOLF                Già.

MARIA             Dunque Wolf dai primi del mese venturo non starà più alla cantonata della strada, ma avrà un posto. Non più fattorino, ma Club.

WOLF                (scusando Maria)  Non conosce ancora bene le espressioni... Dal primo del mese sono secondo cameriere al Club. Un buon posto, se si sa far bene.

GIULIA             Sicuro.

WOLF                La paga anche, buona davvero! Ma il più sono le mance. Al gioco c'è sempre qualche guadagno anche per il cameriere; e quanto a mance, la notte si arriva anche a venti e trenta corone.  

MARIA             Sicuro.

WOLF                Dunque due camere ce le siamo già procurate e se le cose vanno meglio...

MARIA             Ci compreremo una casa in campagna.

WOLF                Basta badare ai fatti propri e conservarsi onesti. Certo in campagna sentiremo la mancanza della vita delle grandi città, ma se Dio ci manda figliuoli, per ibambini la vita all'aperto è molto meglio....

MARIA             Una  testa quadra, il mio Wolf, nevvero?

GIULIA             Sì.

MARIA             E' un buon figliuolo.

GIULIA             Sì.

MARIA             Dunque non ci fai i tuoi auguri?

GIULIA             Ma sì!   (l'abbraccia)

MARIA             E a Wolf non lo dai un bacio?

GIULIA             Anche a lui!   (abbraccia Wolf e rimane un momento così, immobile, la testa sulla spalla di lui)

WOLF                Perché  piangete?   (guarda Maria imbarazzato)

MARIA             erché ha tanto buon cuore!

WOLF                Noi vi ringraziamo per la partecipazione cordiale! (non riesce a dominarsi e piange anche lui)

La signora Hollunder entra con suo figlio che si occupa subito con la macchina.

SIGNORA

HOLLUNDER Dunque, se volete, cominciamo subito, altrimenti si fa buio. Figura intera?

MARIA             Due figure intere, prego!

HOLLUNDER          Fidanzati?

MARIA Sì.

FOTOGRAFO   Allora la signora guardi il signore, ma questi guardi la macchina. Così, benissimo. Perfettamente.

MARIA             (immobile nella sua posa) Cara  Giulia, che ne dici?

FOTOGRAFO   E' già buio. La posa sarà un po' più lunga. Prego adesso: fermi. Conto sino a tre, poi fermi, per favore.  Uno, due, tre!

Il canto si ode sino al calar della tela. Tutti sono immobili. Giulia china il capo sulla tavola. Il canto risuona piattissimo Silenzio profondo. In lontananza il ritornello della canzone che Liliom e Ficsur cantavano dianzi.


Quadro quarto

Nei campi, fuori di città. Nello sfondo il terrapieno della ferrovia attraversa obliquamente la scena. A metà del terrapieno c'è una bandiera da segnalazioni bianca e rossa. Sotto l'asse che la regge, una lanterna rossa non ancora accesa. A questo punto, una scala a pioli di legno permette di salire sul terrapieno. Ai piedi di questo  a  destra, tavole di legno usate, accatastate alla rinfusa. Sullo sfondo un palo telegrafico ; più lontano, a tergo, campi coltivati, alberi, siepi; più lontano ancora fumaioli di fabbriche ed alcune casucce. Sera, ore sei. Comincia ad annottare. Liliom e Ficsur dalla scala a pioli, sulla quale stanno, guardano il treno.

LILIOM             Senti  ancora come  sbuffa?

FICSUR             Ascolto.

LILIOM             Se metti l'orecchio sulle rotaie puoi udirlo sbuffare sino a Vienna.

FICSUR             Ah! ah!

LILIOM             Quello ch'è passato ora, va a Vienna.

FICSUR             E non più lontano?

LILIOM             Anche.

FICSUR             Presto saranno le sei. Dove vai?

LILIOM             Non temere che me la svigni.

FICSUR             E perché dovresti svignartela? Luizmann ha con sé sedici mila corone! Aspetta un po' che venga: gli parlerai con cortesia.

LILIOM             Gli dirò: Buona sera! Prego: che ora è?

FICSUR             E lui ti dirà l'ora.

LILIOM             E se non viene?

FICSUR             Che sciocchezza! Deve pur venire. Tutti i sabati paga gli  operai. Proprio oggi non dovrebbe venire! Che cosa guardi?

LILIOM             Sono senza fine, queste rotaie.

FICSUR             E che c'è di curioso da vedere?

LILIOM             Guardo così, per guardare. Il treno bisogna che lo guardi, sempre. Quando la sera me ne sto quaggiù, esso passa sbuffando e sputa sotto.

FICSUR             Sputa?

LILIOM             Sì, la macchina. Sprizza giù. E poi tutto il treno se ne va fischiando, e io rimango qui, coperto di sputi. Ma i miei occhi, se li porta via.

FICSUR             Li porta via?

LILIOM             Volere o no,bisogna ch'io lo guardi, finché si può vederlo.

FICSUR             Dentro ci stanno dei signori.

LILIOM             Leggono i giornali...

FICSUR             Fumano i sigari...

LILIOM             Aspirano il fumo...  

Pausa.

FICSUR             Viene?

LILIOM             Non ancora.

FICSUR            Il Luizmann, volevo dire.

LILIOM             Già, s'intende. Anch'io non pensavo al treno, no! Odi il filo del telegrafo?

FICSUR             Sì, quando soffia il vento.

LILIOM             Io lo odo anche senza vento: come ronza sommesso! Parlano al telegrafo.

FICSUR             Chi?

LILIOM             Ebrei.

FICSUR              Telegrafano.

LILIOM             Parlano e, dall'altra parte, rispondono. E tutto passa attraverso il filo di metallo, e perciò ronza così! Ronza...

FICSUR             Che cosa ronza?

LILIOM             Ronza: trentatré, trentatré... Ascolta!

FICSUR             Perché lo ascolti?

LILIOM             Anche il passero l'ascolta. Con un occhio mi sbircia... rimproverando. Vorrebbe sapere che cosa diciamo noi due,  qui.

FICSUR             Guardi il passero?

LILIOM             E lui me.

FICSUR             Senti, tu sei malato. Ti manca qualche cosa... Sai cosa? Il denaro. Anche il passero non ha denaro, e per questo ti guarda così.

LILIOM             Può essere.             

FICSUR             Chi ha denaro non ha rimproveri da fare.

LILIOM             Che cosa fa dunque?

FICSUR             Qualsiasi cosa. Solo chi ha denaro lavora. Presto  ne  avremo anche  noi,  del  denaro!

LILIOM             Gli dico: buona sera! Per  favore: che ora è?

FICSUR             E non lo si vede ancora! Hai le carte?

LILIOM             Sì.

FICSUR             Hai soldi?

LILIOM             (contando nella tasca) Undici...

FICSUR             Nichel?

LILIOM             Rame.

FICSUR             Dunque undici.

LILIOM             Dai.

FICSUR             Giochiamo ventuno.

LILIOM             Benone. Su, tutto il banco.

FICSUR             Hai un asso?

LILIOM             Qui, una. Ancora! Aah!

FICSUR             (prende il denaro)  E'  mio.

LILIOM             (deluso) Ebbene, e adesso?

FICSUR             Adesso basta.  Tu non ne hai più, vero?

LILIOM             Già.

FICSUR             Allora... finito!  O, se vuoi...

LILIOM             Cosa?

FICSUR             Sulla parola.

LILIOM             A credito?

FICSUR             No, ma lo defalco!

LILIOM             Da dove defalchi?

FICSUR             Oh bella! Dal denaro che prenderemo fra poco. Se vinci, defalchi dalla mia  parte.

LILIOM             Sta bene. Quanto è il banco?

FICSUR             Egli porta sedicimila corone; di queste, ottomila mi appartengono. Dunque il banco è di ottomila.

LILIOM             Bene.

FICSUR             Chi ha più fortuna, avrà più denaro.

LILIOM             (giocando) Ancora una;un'altra! Bene. Sto.

FICSUR             Diciannove.                                                 

LILIOM             Ancora tu! Dammi ancora un asso, via. Dammi il nero. Doppio e sto.

FICSUR             Basta così.

LILIOM             Ma perché?

FICSUR             Perché  tu non puoi più pagare, se perdi.

LILIOM             Tu! tu! Senti... questa è una porcheria! Sei un birbante! m'hai preso anche il denaro che dobbiamo rubare. Perché adesso debbo ucciderlo?

FICSUR             Per l'onore!

                                           

In questo momento entra Luizmann. Ficsur tossisce per avvertire Liliom che si trova ormai di fronte a Luizmann.

LILIOM             (tremando) Buona sera, signore. Per favore che ora  è?

Ficsur senza far rumore si slancia su Luizmann col coltello nella destra. Ma Luizmann con la sua sinistra afferra la mano di Ficsur e lo fa cadere in ginocchio, puntando su Liliom una rivoltella.

LUIZMANN     Mancano cinque minuti alle sei e mezza. Fortuna che ho agguantato la mano armata! (guardandoli) Due buone lane! (a Liliom) Vi consiglio di starvene fermi. Al primo movimento, due palle in corpo!

FICSUR             Non ho fatto nulla!

LUIZMANN     Già, e il coltello? Tu hai indovinato che ho una mela in tasca, e desideravi sbucciarla, eh? E' così, vero?

LILIOM             Ma io... io...

LUIZMANN     Tu guardati intorno! Chi viene là, dal terrapieno?

LILIOM             Dei  poliziotti. .

LUIZMANN     (canzonatorio)   Quanti sono?

LILIOM             Due...

LUIZMANN     E come sono?

LILIOM             A cavallo...

LUIZMANN     Come vedi, adesso sarebbe piuttosto difficile scappare! (ride) Due assassini disgraziati come voi non li ho mai veduti, in vita mia! (chiamando verso sinistra) Ehi, voialtri! Su, un po' più presto!

Ficsur in questo momento si svincola con un colpo vigoroso e fugge come la saetta. Luizmann punta la pistola verso di lui. Liliom, profittando dell'istante, sale a precipizio la scala che mette sul terrapieno. Luizmann punta la  pistola verso di lui.

LUIZMANN     Non un passo o ti butto giù!  (chiamando a sinistra)  Ma scendete dunque da cavallo, voialtri!

1° POLIZIOTTOFermo!

LILIOM             No, non mi pigliate voialtri!  (eccitatissimo, leva il coltello e grida tra i singhiozzi)   Giulia, piccina mia!...  (poi si volge, si pianta il coltello nel petto e precipita dall'altra parte del  terrapieno)

LUIZMANN     Che cosa è successo? Ferito?

1° POLIZIOTTOSì, e gravemente!

LUIZMANN     Vado a telefonare alla Croce Rossa.

2° POLIZIOTTOTelefoni alla fabbrica. C'è il medico laggiù.  (al primo poliziotto)  Vado a legare i cavalli.

La scena rimane  vuota.  E' completamente  buio.

Voce  dei  poliziotti:

1° POLIZIOTTO Stefano!

2° POLIZIOTTO Che c'è?

1° POLIZIOTTO Debbo levargli il coltello dal  petto?

2° POLIZIOTTO Meglio di no, altrimenti si dissangua.

Pausa.

1° POLIZIOTTO Oh, Stefano!

2° POLIZIOTTO Che c'è?

1° POLIZIOTTO Quanti moscerini, ci sono qui!

2° POLIZIOTTO Naturale!

1° POLIZIOTTO Non hai sigari?

2° POLIZIOTTO No.   

Da lontano suona la campanella del casello.


Quadro quinto

La stessa sera, una mezz'ora più tardi nello studio del fotografo. Nel cortile, a cui si accede dalla porta posteriore, la Hollunder, suo figlio, Maria e Wolf formano un gruppo compatto. A sinistra di esso, quattro o cinque passi più in là, Giulia sola.

FOTOGRAFO   Già lo portano qui! Lo portano due operai della fabbrica su di una barella!

WOLF                Dov'è il dottore?

FOTOGRAFO  Una guardia ha telefonato alla questura centrale.   Il medico di  servizio deve  essere qui da  un  momento all'altro.                            

MARIA             Forse riescono a salvarlo  ancora.

FOTOGRAFO   Il corpo è penetrato troppo dentro. Però respira ancora! Parla anche, ma pianissimo. Aveva perduto i sensi: è  tornato in sé sulla barella.    .

WOLF                Sono  le scosse  che  l'hanno fatto  riavere.

MARIA             Facciamo largo!

Due  operai   portano  Liliom   sulla   barella.   La posano  a terra;   si  fermano   un  poco,   poi   se   ne   vanno.   Giulia   si è subito  messa accanto a Liliom.

1° POLIZIOTTO Siete voi sua moglie?

GIULIA             Sì.                                                              

1°POLIZIOTTO Il medico della fabbrica l'ha fasciato e ha proibito che lo portassimo all'ospedale perché non è in condizione di sopportare il tragitto. Adesso va lasciato quieto. Aspettate sin che viene il medico della questura.   Riposo   assoluto.    (via)

WOLF                Favoriscano uscire. E' meglio che si esca tutti. Non si  farebbe  altro che disturbare.

MARIA             Giulia, che ne dici? Giulia, ti posso essere utile in qualche cosa? Giulia, noi stiamo a sedere qui fuori,  sulla  panca.   Se hai   bisogno  di  noi...   (via).

LILIOM             (a poco a poco alza con fatica la testa e parla sommesso, quasi scherzando)  Senti, piccina! Io voglio dirti ancora questo..'. Come all'osteria, quando si è finito di mangiare, bisogna pur pagare... così qui bisogna dire tutto ciò che si è fatto! Io t'ho picchiata... non per collera, no; solo perché non posso veder piangere una donna... Tu hai pianto per colpa mia, ma un mestiere non l'ho imparato mai... Che portiere sarei stato? Sulla giostra non ci vado più a pizzicare le ragazze, capisci?  Sputo su   tutte...

GIULIA             Lo  so.

LILIOM             Da me non hai avuto nulla: ne un tetto né un pezzo di pane! Ma il portiere non lo potevo fare. Perciò ho pensato che sarebbe stato meglio andarsene laggiù,   in  America...  sai?

GIULIA             Sì.        

LILIOM             Già. E chiedere scusa... questo no! non lo faccio. Racconta al piccino, se vuoi...

GIULIA             Sì.

LILIOM             Digli pure ch'io ero un mariuolo, diglielo pure se ti viene sulle labbra, diglielo! Non chiedo perdono... Se sarà un maschietto o se sarà una bimba!.. Forse oggi  stesso   vedrò il   Signore.   Credi   che  lo  vedrò?

GIULIA             Sì.

LILIOM             Non  ho nessuna   paura  delle  guardie  di   lassù! Basta che mi lascino comparire davanti a Dio... Se viene il tornitore,  sposatelo,  se ci  riesci...

GIULIA             Sì.

LILIOM             Se t'ho picchiata, avevo pur ragione... Non ci devi pensare sempre! Non devi sempre aver ragione tu sola!   Anche  Liliom  può   averla   una   volta...

GIULIA             Sì.

LILIOM             Giulia, tienimi stretta  la  mano.

GIULIA             La tengo.

LILIOM             Più stretta, più stretta! E ora Liliom ti dice... Ciao, piccina...

GIULIA             Liliom!

DOTTORE        Buona  sera.   Siete sua  moglie?

GIULIA             Per   servirla,   signor   dottore.

DOTTORE        Favorite un lume. (si china sopra Liliom e lo esamina) C'è penna  e calamaio,  qui?

WOLF                Stilografica, americana...

DOTTORE        (scrivendo)  Non c'è niente da fare. Vostro marito è morto, povera donna. Lascio qui questo certificato. Darò subito disposizione perché la salma venga trasportata. Adesso: sapone e asciugamano, per piacere.

POLIZIOTTO   E' già tutto pronto, di là.

DOTTORE        Addio, povera donna.

GIULIA             Buona  sera,   signore.  

Dottore e poliziotto via.

MARIA             Mia povera Giulia, che Dio l'accolga, il tuo uomo. Ma per te, non l'avertene a male, per te è meglio  così...

GIULIA             Tu sei   buona, sei  buona.

WOLF                Qualunque cosa vi potesse occorrere, siamo qui! Adesso andiamo via, ma domattina torniamo. Vieni, Maria. Addio!

GIULIA             Addio!

SIGNORA

HOLLUNDER Ti faccio un sorso di caffè nero. Oggi non hai preso niente. Dopo vieni di là, con noi, vedrai che l'avvenire... Sarà meglio per te! Lui era un'anima  perduta.

MUSKAT          Se non ti spiace, vorrei vederlo un momento.

GIULIA             Certo. E' stato pure al suo servizio.

MUSKAT          (dopo  un po')  Vuoi  fare la  pace  con me?

GIULIA             Io   non  sono in  collera   con  lei.

MUSKAT          Lo stesso:  facciamo pace.

GIULIA             (con voce alta, trionfante)   Io non faccio la pace!

MUSKAT          Ma io la faccio lo stesso, mia cara. Tutti insultano questo povero morto, noi due sole non l'ingiuriamo.   Anche   tu   non   dici   ch'egli   ara   cattivo.

GIULIA             Invece... lo dico!

MUSKAT          Io glielo perdono, figliola  mia. Anch'io sono stata picchiata da lui. Che importa? Io l'ho dimenticato

GIULIA             Questo riguarda lei.

MUSKAT          Se ti  posso  aiutare  in  qualche modo...

GIULIA             Non ho bisogno di nulla.

MUSKAT          Non credere che voglia fare l'intrusa: sono rimasta, qui unicamente perché noi due sole sulla terra l'abbiamo amato. Così m'era parso che potevamo andare d'accordo.

GIULIA             Non vado d'accordo io!

MUSKAT          Allora, tu non l'hai amato come me.

GIULIA             No.

MUSKAT          Io l'ho amato di più.

GIULIA             Sì.

MUSKAT          Addio.

GIULIA             Addio.

Giulia mette il lume che sta a capo della barella sul tavolino, siede sulla sponda della barella guardando il morto.

GIULIA             (carezzevole, con tenerezza affettuosa) Dormi pure, Liliom... Agli altri non importa sapere, non c'entrano loro. Anche quella lì nom c'entra. Povero, cattivo, perfido ragazzaccio, tanto, tanto caro! Dormi tranquillo, Liliom. Chi si cura della povera serva? Neanche a te lo dico, quello che sento ora! Tu non faresti che canzonarmi. Non è bello, no, che tu mi abbia picchiata, sulla testa, sul petto, in faccia. Adesso sei' lontano dalla tua Giulia... Dormi, dormi tranquillo Liliom! lo ti ho tanto, tanto... Ora te lo dico, sì, adesso tant:è: vedi, mi vergogno, ma ormai te l'ho detto.  E poi tu lo sapevi. Dormi ora Liliom...

TORNITORE   Signora Giulia.

GIULIA             Chi  è?

TORNITORE   Sono io.

GIULIA             Ah,  il  tornitore.   Che  cosa  vuole?

TORNITORE    Potrei esserle utile in qualche cosa. Debbo trattenermi?

GIULIA             Non  si   trattenga.

TORNITORE   Non   debbo   ripassare  domani?

GIULIA             Neppure domani.

Il   tornitore   scompare   silenziosamente.

Entra Ficsur. S'accosta  alla  barella. Giulia  si   accorge e   lo   trafigge con lo sguardo: egli retrocede  sino alla porta.

FICSUR             (parlando dalla porta)  La vecchia fotografa ha detto che il caffè è fatto e che dovete venire a prenderlo di là.

Giulia esce dalla porta di fondo. Ficsur getta un'occhiata a Liliom, poi se ne va. Ora il morto giace solo nel gran silenzio. Dopo breve pausa risuona un accordo di violini che intonano un motivo festoso. Poi, emergendo dalla più completa oscurità, due belle, alte figure d'uomo vestite di nero, con pesanti mazze, cappello nero a cencio, guanti neri. Il loro volto è imberbe, marmoreo, dolce  e serio. Camminano  piano.

IL PRIMO         (a Liliom)  Alzatevi e venite. Dovete rendere i conti. Siamo le guardie di Dio.

 

Il viso di Liliom si rischiara; egli scende dalla barella.

Avanti! Finché sulla terra v'è chi si ricorda dei morti, tutto per essi non è finito. V'è ancora molto da fare, prima. Finché tu non sarai dimenticato, figlio mio, non avrai finito colle cose di quaggiù:  anche se sei morto!

IL SECONDO   (pianissimo) Andiamo.

Sesto quadro

Nell'Al di là. Un ufficio parato dì bianco, con una tavola ricoperta d'un panno verde ; dietro a questo una panca. Nel messo, dietro, una porta. Al di sopra, grande finestra da cui si scorge un mare di nuvole rosee. A destra, davanti, una porta dì ferro con una apertura a grata. A sinistra, davanti, un'altra porta, Sulla porta a tergo una campanella. Sulla panca stanno seduti due uomini: l'uno vestito bene, l'altro poveramente.. A grande distanza s'odono le fanfare degli angeli.Esse suonano in un tempo lento il ritornello della canzone: « Ihù! Ihù! Il lupo è laggiù ». Si vedono passare dal di fuori, dinanzi alla finestra, Liliom e le guardie; poi ti campanello suona. Da destra entra una guardia: calva con una lunga barba bianca ondeggiante. Egli va alla porta di fondo, l'apre e scambia un tacito saluto con le due guardie: chiude. Liliom si guarda attorno.

GUARDIA        (a  chi  ha aperto) Annunciaci.

LILIOM             E' qui?

GUARDIA        Sì, figlio mio.

LILIOM             Questo   è   l'ufficio   della   questura?

GUARDIA        Sì,  figlio mio.   Reparto  suicidi.

LILIOM             E che si   fa  qui?     

GUARDIA        Si rendono ì conti. Siediti.

Liliom siede tra i due  uomini.

IL BENVESTITO  Anche lei suicida?

LILIOM              Anche.

IL BENVESTITO (alludendo al povero)  Anche lui! (presentandosi)   L'avv.  Reich.

IL MALVESTITO Il  mio  nome è Stefano Kadar.

IL BENVESTITO E  lei? come si chiama?

LILIOM              Questo a lei non importa un fico!

Tutti e due si scansano un po' da Liliom.

IL MALVESTITO Ho finito la vita alla grata della finestra.

IL BENVESTITOIo con la rivoltella. E lei?

LILIOM              Col  coltello.  

I due  si  scostano  ancora.

IL BENVESTITO   La   rivoltella è  meglio.

LILIOM             Se avessi  avuto denaro  per una  rivoltella...

GUARDIA        Silenzio!

Da destra entra un relatore, in uniforme, senza berretto. Ha una lunga barba bianca. Calvo con una corona di capelli candidi intorno al cranio. Dietro a lui ritorna il questurino che siede sulla panca dei morti. Quando entra il relatore, tutti si alzano, eccetto Liliom, che  rimane  ostinato  a sedere.

QUESTURINO         Signor relatore, se permette, qui sono quelli di  ieri.  I  numeri stanno  già  nel libro.

RELATORE      Numero 16.472.

POLIZIOTTO   (guarda il suo taccuino e fa cenno al benvestito)   Si alzi!

RELATORE      Il suo nome.

IL BENVESTITO Dottore in legge Reich.

RELATORE      Perché  s'uccise?

IL BENVESTITO Per debiti.

RELATORE      Che cosa  ha fatto  di   buono  sulla   terra?

IL BENVESTITO          Sa, ero avvocato.

RELATORE      Bene, di ciò ne riparleremo. Per ora le chiedo solo questo: desidera ritornare ancora una volta sulla terra prima dello spuntar del sole? Le comunico che ne ha il diritto. Capito?

IL BENVESTITO Certamente.

RELATORE      Chi si toglie la vita, suole nella precipitazione e nell'eccitamento, dimenticare qualche cosa. Ha laggiù ancora qualche cosa di urgente da compierò? Da dire a qualcuno? Da mettere  in ordine?

IL BENVESTITO          I miei debiti...

RELATORE      Quelli non contano qui. Qui ci si occupa solo delle cose dell'anima.

IL BENVESTITOAllora vorrei... Siccome uscii di soppiatto da casa, il mio figliolo minore, Oscar, dormiva ancora.    Io   non   ebbi   l'animo   di    svegliarlo   e   dirgli addio. L'avrei  volentieri baciato  partendo.

RELATORE      (alla guardia)  Il dottor Reich ritorna con lei e va a baciare il figlio Oscar.

GUARDIA        Venga.

IL BENVESTITO          Grazie.   (esce)

RELATORE      Numero   16.473.

GUARDIA        (guarda nel taccuino, poi a Liliom) Alzati!

LILIOM             All'altro avete detto:  si  alzi!

RELATORE      Il nome?

LILIOM             Liliom.

RELATORE      Questo è il soprannome, vero?

LILIOM             Sì.

RELATORE      Qual'è il vero nome?

LILIOM             Andrea.

RELATORE      Il cognome?

LILIOM             Per parte di mia madre, Zavocki.

RELATORE      Età?

LILIOM             Ventotto anni.

RELATORE      Che cosa avete fatto di buono sulla terra?

Liliom   tace.

RELATORE  Perché  vi siete ucciso?

Liliom   tace.

RELATORE      Gli sia tolto il coltello! Quando tornerete in  terra vi sarà restituito.

LILIOM             Tornerò un'altra volta al mondo?

RELATORE      Rispondete solo alle mie domande.

LILIOM             Non ho risposto: ho domandato.

RELATORE      Qui non si fanno domande. Qui si risponde solamente. Si risponde e nulla più, Andrea Zavocki. Io vi chiedo: avete nulla da sbrigare sulla terra, da concludere?

LILIOM             Sì.

RELATORE      Che cosa?

LILIOM             Rompere la testa a Ficsur, vorrei.

RELATORE      Punire è nostro ufficio. Altro non avete da fare?

LILIOM             Non saprei che cosa. Ormai sono qua e non voglio tornare indietro.

RELATORE      (alla guardia)  Noti: non fa uso del suo diritto.

  

Liliom fa per tornare a sedere.

RELATORE      Rimanete in piedi.  Sapete che la vostra donna è rimasta senza pane, senza appoggio?

LILIOM             Sì.

RELATORE      Ve ne  pentite?

LILIOM             No.

RELATORE      Sapete ch'è in stato interessante? E che fra tre mesi avrà un bimbo?

LILIOM             Lo so.

RELATORE      Ed anche il bimbo sarà senza pane, senza appoggio, senza difesa. Anche di   ciò non vi pentite?

LILIOM             Ormai sono partito. Che m'importa più di ciò?

RELATORE      Non raccontate fandonie, Andrea Zavocki. Io vi vedo dentro, siete trasparente per me come una lastra di vetro.

LILIOM             Se vede ogni cosa, perché domanda allora? Io voglio solo avere la  pace.

RELATORE      Quella dovete prima meritarvela.

LILIOM             Mi lascino dormire!

RELATORE      La vostra cocciutaggine non vi giova. Qui la pazienza è infinita; come il tempo. Noi possiamo aspettare.

LILIOM             Posso chiedere qualche cosa? Allora pregherei il Signore di volermi dire se... sarà maschio o femmina.

RELATORE      Questo lo vedrete.

LILIOM             Io lo vedrò?!

RELATORE      Vi chiedo ancora una volta: vi pentite di avere abbandonato moglie e figlio infedelmente, di essere stato un cattivo marito e un cattivo padre?

LILIOM             Un cattivo marito?

RELATORE      Sì.

LILIOM             E un cattivo padre?

RELATORE      Anche.   

LILIOM             Io non potevo lavorare... e non potevo sopportare che Giulia tutt'a un tratto....

RELATORE      Vi vergognate di dirlo? che tutt'a un tratto ella piangesse! Perché avete paura di questa parola e perché vi vergognate d'averla amata?

LILIOM             E chi si vergogna? Ma vederla piangere, non ho mai potuto. E per questo sono stato cattivo, perché mi ripugnava tornare sulla giostra, e allora mi sono lasciato persuadere da Ficsur, e poi è successo tutt'a un tratto, non so come, i poliziotti e l'ebreo con la rivoltella in pugno...  Eppure io ero innocente, e il denaro me l'ero già perduto prima, al gioco! Ma andare di nuovo in prigione, questo no, non lo volli. Sono stato forse cattivo perché non sono andato a rubare quando in casa non c'era da mangiare? Avrei forse dovuto rubare per Giulia?

RELATORE      Sì!

LILIOM             Da noi, alla questura, non m'hanno detto mai una cosa simile!

RELATORE      Hai picchiato quella debole creatura, l'hai picchiata perché ti amava. Come hai potuto fare questo?

LILIOM             Litigavamo tra di noi: lei diceva questo, io dicevo   quello...   e   poiché   lei   aveva   ragione  e   non   sapevo   che cosa  rispondere,  allora la  furia  mi saliva  sia qui   (mostrando   la   gola)  e...  allora  la   bastonavo.

RELATORE      Ve ne pentite?

LILIOM             (scuote  il capo, ma non pronuncia il «no»; poi piano)  Quando sentivo sotto la mano il suo collo sottile... allora, scusi, come ei dice...

RELATORE      Ti   rincresceva?

LILIOM             Non mi rincresceva affatto!

RELATORE      Liliom,  Liliom,  sarà difficile aiutarti!

LILIOM             Non me l'aspetto neppure  io!

RELATORE      T'era stato offerto un posto di portiere in via Arader. Dove è segnato questo?

POLIZIOTTO            Nel  piccolo  registro.

RELATORE      Camera, cucina, mance bimestrali, allevamento del pollame. Perché non l'hai accettato?

LILIOM             Io non sono un  portiere.   Non  valgo nulla  per un   portierato.   Per  fare il  portiere,  bisogna esserlo...

RELATORE      Se   io   adesso   ti   dicessi:   Liliom,   torna   alla tua barella; domattina ti  sveglierai di nuovo guarito e riprenderai la vita. Faresti il portiere, allora?

LILIOM             No.

RELATORE      Perché no?

LILIOM             Perché...   perché sono morto appunto per non farlo.

RELATORE       Questo non è vero, figlio mio. Tu sei morto perché volevi bene alla piccola   donna di ed al bimbo che ella portava sotto il suo cuore.

LILIOM             No.

RELATORE      Guardami negli occhi.

LILIOM             (guardandolo)  No.

RELATORE      Liliom,  Liliom, se la pazienza celeste non avesse qui dimora... Tornatene al  tuo  posto. N. 16.476!

POLIZIOTTO  Stefano Kadar.

Il malvestito si alza.

RELATORE      Uscito   oggi?

IL MALVESTITO Oggi.

RELATORE      Quanto   tempo  rimase  lì dentro?

IL MALVESTITOTredici anni.

RELATORE      (al poliziotto)  Siete stato sulla terra  con lui?

POLIZIOTTO   Certamente.

RELATORE      Stefano Kadar, dopo tredici anni di espiazione nel fuoco, siete ritornato in terra per riportarne la prova che la vostra anima è purificata. Che avete fatto di buono.                                      

IL MALVESTITO Quando giunsi alla nostra capanna, nel villaggio, guardando dalla finestra, vidi i miei poveri orfanelli  che dormivano   tranquilli  e  beati.   Ma  piove va e, attraverso il tetto rovinato, l'acqua gocciolava giù, nella  stanza. Allora  mi  fermai e   feci   le   riparazioni necessarie perché non  piovesse più dentro.  I miei colpi   li  svegliarono  nel  sonno  ed   essi  si  spaventarono, ima la madre  andò  a loro e li  rassicurò. E  poiché  essi piangevano, ella disse:  «Non piangete; questo è il vostro povero, caro padre, che picchia  lassù. E'  sceso dall'altro mondo per riparare il nostro tetto».

RELATORE      Fu così?

POLIZIOTTO            Fu così.

RELATORE      Stefano  Radar,   voi   avete  compiuto   un'opera buona.   Avete  fatto  cosa di  cui sarà parlato  nei libri da lettura,   per   commuovere  il   cuore  dei   fanciulli. La porta laggiù vi è dischiusa e la luce eterna vi aspetta!

RELATORE      Liliom!  Hai  udito?

LILIOM             Sì.

RELATORE      Quando quell'uomo venne qui, era indurito come te, ma si è purificato ed ha superato la prova. Ha   compiuto  un'opera   meritoria.

LILIOM             E  che  cosa è   poi  questo, in fondo?  Riparare un tetto,  qualsiasi acconciateti lo sa  fare.  Essere  banditore nelle «Stadtwäldechen» è cosa ben più difficile!

RELATORE      Liliom,   tu   passerai   sedici   anni   nel   fuoco, finché  la tua  creatura sarà  grande.   Nel  frattempo anche   il   tuo   orgoglio  e   la   tua   ostinazione   si   scioglieranno nella fiamma purificatrice.  E  quando tua figlia...

LILIOM             Mia figlia?

RELATORE      Quando tua figlia avrà sedici anni...

Liliom abbassa gli occhi, se li copre e sta per piangere, ma si domina in una risata dolorosa e sonora.

RELATORE      Quando tua figlia avrà sedici anni, allora scenderai anche tu per un giorno sulla  terra.

LILIOM             Io?

RELATORE      Sì, tu. Proprio come hai letto nelle fiabe, ove talvolta i morti appaiono...          

LILIOM             Ho   creduto  sempre  che   fossero   fandonie..

RELATORE      Hai  potuto vedere ora  che è  verità!   Così  un bel  giorno te ne andrai sulla terra  per mostrare  fino a che punto è  purificata l'anima  tua.

LILIOM             E bisogna mostrare ciò che si sa fare? Su  per giù come un esame dì chauffeur?

RELATORE      Già, è un esame.

LILIOM             E ci viene insegnato ciò che si deve fare?

RELATORE      Questo no.

LILIOM             O come, allora?

RELATORE      Lo devi indovinare tu stesso. Perciò appunto brucerai  per sedici anni. E se  tu  farai qualche cosa di molto bello, di veramente buono per la tua creatura, allora...

LILIOM             (sorridendo tristemente)  Allora? (Tutti si alzano e  chinano il capo.  Pausa)  Allora...

RELATORE      Ora ti lascio, Liliom. Sedici anni e un giorno passeranno prima che io ti riveda. Tu non ricomparirai al mio cospetto che quando sarai già stato sulla terra. Sta attento .e pensa a qualche cosa di realmente buono per la tua figliuola, perché da ciò dipenderà quale delle porte di qui ti verrà aperta. Ora vai, Liliom... (via)

LILIOM             Signora  guardia.

VECCHIO

QUESTURINOChe cosa volete?

LILIOM             Io vorrei chiederle se avesse la cortesia...

VECCHIO

QUESTURINO Che cosa?

LILIOM             (supplichevole)  Una sigaretta.

Il vecchio gliene porge una scuotendo il capo, in segno di disapprovazione. Liliom gli manda il fumo in faccia, poi via, nel bagliore delle fiamme.


Settimo e  ultimo  quadro

Sedici anni dopo. Una piccola casupola cadente, in un terreno incolto, cinto da una siepe. Dinanzi alla casa c'é un giardinetto fiancheggiato da una stecconata. Nel giardino una tavola apparecchiata per due persone. E' una luminosa domenica primaverile. Dietro la casa una palizzata di legno, nel mezzo della quale si apre un portone. Al dì là della palizzata una strada di sobborgo con sfondo di campagna. Nel giardinetto sono Giulia, sua figlia Luisa, Maria e Wolf. Questi veste di borghese benestante e porta una pesante catena d'oro. Maria è vestita da piccola borghese, con gran cappello.

GIULIA             Potreste pure rimanere a colazione.

MARIA             Impossibile, cara. Da quando Wolf è proprietario del Caffè Sorrento,, bisogna sempre ch'egli sia al Caffè  Sorrento.

GIULIA             E tu passi pure tutta la giornata  lì  dentro?

MARIA             Sto seduta vicino alla cassa, leggo i giornali, sorveglio i camerieri e guardo il grande movimento della città fuori.

GIULIA             E i figlioli?

MARIA             Nei matrimoni moderni è pure naturale che i genitori non li vedano quasi mai. Le quattro ragazzine sono con la loro signorina, i tre maschi col loro precettore.

LUISA               Ma cara zietta, resta a mangiare con noi.

MARIA             Impossibile, oggi, bambina mia, impossibile, Forse, un'altra volta, verremo. Venite Wolf.

GIULIA             Da quando dai  del voi a tuo marito?

WOLF                Preferisco così, signora Giulia. Finché ci siamo dati del tu ci siamo sempre bisticciati. Adesso ci diamo del voi e viviamo come due consiglieri della Corte. Buona sera, signora.

GIULIA             Si conservi, Wolf.

MARIA             Addio, cara. Addio, piccina.

LUISA               Addio,   zia.

GIULIA             Porta il mangiare, Luisa.

LUISA               Dimmi, mamma, è vero che non lavoreremo più nella fabbrica di juta?

GIULIA             Sì, piccola.  

LUISA               E  dove, allora?

GIULIA             Lo zia Wolf ci ha raccomandate in un negozio che si è specializzato in tutto ciò che si riferisce agli impianti per caffè, ristoranti. Il nostro lavoro consisterà nel fare tendine, sai, quelle grandi tende da finestre, ricamiate,  con applicazioni.

LUISA               Molto meglio in ogni caso che la fabbrica di iuta.

GIULIA             Sì. Il lavoro non è così rozzo ed anche è meglio retribuito. Una gran fortuna per una povera vedova come tua madre.

Mangiano. Al portone compaiono Liliom e i due poliziotti. Questi ultimi proseguono passeggiando lentamente e scompaiono. Liliom rimane solo al portone. E' vestito come nel giorno della morte. E' pallidissimo, ma non invecchiato. Entra lentamente e si ferma alla stecconata. Giulia siede alla tavola in modo da voltargli le spalle.

LILIOM             Salve!

LUISA               Salve!

GIULIA             Ancora un mendicante! Che cosa volete, pover’uomo?

LILIOM             Nulla.

GIULIA             Denaro non ne abbiamo, ma un piatto di minestra ve la  possiamo dare. Venite di lontano?

LILIOM             Sì.

GIULIA             Siete stanco?

LILIOM             Molto.

GIULIA             Lì, alla porta, c'è un sasso. Sedete pure in pace. Mia figlia vi porterà la minestra.

LILIOM             Quella è sua figlia, signora?

GIULIA             Sicuro.

LILIOM             (a Luisa che entra) Lei, è sua figlia?

LUISA               Sì.

LILIOM             Una bella, sana ragazza! (regge con una mano il piatto, con l'altra fa una mossa verso il braccio di Luisa che si ritrae subito).

LUISA               Mamma!

GIULIA             Che c'è piccina?

LUISA               Mi voleva toccare.

GIULIA             Va, non dire sciocchezze. Un mendicante così, ha ben altro per la testa. Siedi  e mangia.

LILIOM             (mangiando)   Lavora nella  fabbrica,  lei?

GIULIA             Sì.

LILIOM             E sua figlia anche?

LUISA               Anch'io.

LILIOM             E...  suo marito?

GIULIA             Non ho più marito:  sono vedova.

LILIOM             Vedova?

GIULIA             Sì.

LILIOM             Suo marito, il suo povero marito, è già morto da un pezzo?  

Giulia non  risponde.

LILIOM             (impazientendosi)  Mi sono permesso chiedere se è morto da un  pezzo?

GIULIA             Sì, da molto tempo.

LILIOM             Di che cosa morì?

LUISA               Non lo sappiamo. Era andato in America a lavorare e morì laggiù, in un ospedale. Povero babbo! Io non l'ho neppure conosciuto.

LILIOM             In America era andato?

LUISA               Sì, prima ancora della mia nascita.

GIULIA             Fate tante domande e perché? L'avete forse conosciuto?

LILIOM             Lo sa il Cielo... Ho conosciuto tanta gente: forse anche lui!

GIULIA             Ebbene, se l'avete conosciuto lasciate in pace lui e noi con le vostre domande seccanti.

LILIOM             Bene, bene. Non  c'è bisogno d'inquietarsi subito. Io non avevo nessuna cattiva intenzione...

LUISA               Mio padre era bellissimo.

GIULIA             Non chiacchierare tanto.

LILIOM             (severo)  Ad una povera orfana non è permesso di parlare di suo padre?

LUISA               (alla  madre) Credi proprio che conosca il babbo?

GIULIA             Chiediglielo, se proprio ne hai voglia.

LUISA               Avete conosciuto mio padre?

Liliom fa  cenno  di sì.

LUISA               L'ha conosciuto.

GIULIA             Come,  avete conosciuto lo Zavocki?!

LILIOM             Certo... Liliom!

LUISA               E'  vero ch'era tanto bello?

LILIOM             Forse non era precisamente tanto bello.

LUISA               Ma buono, sì, tanto!

LILIOM             Anche questo non tanto. Per quanto ne so, era come si dice, un banditore di fiera, un burlone della «Stadtwäldechen».

LUISA               (lieta)  Faceva degli  scherzi, dunque?

LILIOM             E quanti.  E cantava canzoni, sulla giostra.

LUISA               Sulla giostra! Canzoni?

LILIOM             Era però un ragazzaccio pericoloso, bimba mia. Bastonava chiunque per un nonnulla. Persino la sua cara mammina è stata picchiata da lui.

GIULIA             Non è vero!

LILIOM             E' vero!

GIULIA             Non vi vergognate di raccontare alla bimba delle cattive bugie sul conto di suo padre? Andatevene, bugiardo, sfacciato! Mangia il nostro pane e la nostra minestra e ha l'ardire d'insultare il nostro povero morto! Vergogna!

LILIOM             Scusi, scusi, io...

GIULIA             Voi non dovete dire delle bugie alla bimba! Luisa, togli, il piatto e che badi bene a non farsi rivedere. Se non fosse un mendicante così affamato, gli avrei già insegnato io la strada!

LILIOM             Allora... lui non l'ha picchiata?

GIULIA             No, mai. Egli fu sempre buono con me.

LUISA               Dica dunque: faceva degli  scherzi?

LILIOM             Sì.  E quanto gustosi!

GIULIA             Non parlare più con lui. Andatevene, in nome di Dio!

LILIOM             Permetta, signorina. Ho in tasca un mazzo di carte, colle quali so lare i più bei giuochi. Lei farà delle matte risate! Mi lasci stare ancora un momento, qui, signorina! Le mostrerò i miei  giuochi.

LUISA               Andate, andate, dunque, lasciateci in pace! Ma che smorfie fate?

LILIOM             Non mi scacciare, mia buona bambina, permettimi di stare ancora qui un pochino, finche ti avrò mostrato qualche cosa di bello, di allegro. Devo fare qualche cosa di buono, comprendi? Lo devo! E ci ho tante pensato! Non sapevo trovare, e ho tanto camminato, e sono stanco! Non mi cacciare! Ho cercato, cercato... Non avevo nulla, sono un pezzente! Ma finalmente ho trovato. Guarda, ti regalo una cosuccia. Non farla vedere!

Leva di tasca un fazzolettone rosso nel quale è avvolta una lucente stella del cielo. Si guarda attorno spiando sé i poliziotti non lo vedono.

LUISA               Che  cosa è?

LILIOM             Psst! Una stella! Ce ne sono tante! Non se ne possono accorgere! Non le hanno contate...

GIULIA             Non accettare nulla da lui: certamente è roba rubata. Fuori di qui! Fuori!

LILIOM             Bimba, piccola, mia, non mi scacciare! Debbo mostrarti qualche cosa di bello, o... fare qualche cosa di buono! Aspetta: adesso farò...

LUISA               Quella è la porta! Suvvia,  presto!

LILIOM             Signorina, no, non così!

La guarda stordito e le percuote la mano, con forza.

LUISA               Mamma!

GIULIA             (alzandosi, lo guarda con spavento)  Che cosa succede,  dunque?

LUISA               (sgomenta, sempre fissando Liliom) Mamma, quest'uomo... Gli ho detto di andarsene, ed egli mi ha picchiata, mi ha colpito la mano! Mamma il colpo è risuonato forte ed io... io però non ho sentito nulla! Solamente come se qualcuno mi avesse lievemente accarezzata la mano... Mamma!  (si nasconde dietro Giulia)

Liliom alza il capo e guarda provocantemente Giulia.

GIULIA             Va,  bambina mia, va subito a casa   Va...

LUISA               Mamma! s'è udito tanto forte... e non mi ha fatto male!  Come se... come un bacio sulla mano!...

GIULIA             Va di là, piccina!   (Luisa s'allontana)

GIULIA             Voi avete picchiate la mia bambina!

LILIOM             Sì, l'ho picchiata.

GIULIA             Siete venuto apposta  per questo?

LILIOM             No, non per questo, ma picchiata certo l'ho picchiata e adesso me ne vado.

GIULIA             Per amor del Cielo, chi  siete voi dunque?

LILIOM             Un povero e stanco mendicante, che viene di lontano, affamato e che ha ricevuto da lei un piatto di  minestra e un tozzo di pane. Mi serba rancore?

GIULIA             (con stupore e spavento, premendosi la mano sul cuore)  Dio mio! Che cosa è questo?

Liliom va fino alla soglia della porta, si appoggia a questa voltando le spalle. Poi esce.

GIULIA             Luisa!

LUISA               Se n'è andato?

GIULIA             Sì.                            

LUISA               Ma che ci è dunque accaduto, mamma?

GIULIA             Nulla, bambina. Qualcosa ci è passata vicino!

I due poliziotti compaiono sulla strada. Liliom li precede lentamente. Il primo poliziotto fa un gesto rassegnato con la mano, come se volesse dire che la salvezza dell'uomo è impossibile. Entrambi scrollano poi il capo e seguono Liliom a lenti passi.

         

LUISA               Cara mammina mia, perché non mi vuoi dire?

GIULIA             E che cosa dovrei dirti, Luisa? Stavamo mangiando. E' venuto quel mendicante ed ha raccontato del tempo passato ed allora m'è ritornato alla mente tuo  padre.

LUISA               Mio padre?

GIULIA             Tuo padre, Liliom.

LUISA               Ma dimmi, mammina, non t'è mai successo di essere stata percossa e di non aver sentito?

GIULIA             Sì, bambina mia, ciò m'è successo.

LUISA               E' possibile mai ricevere un colpo così forte, spaventosamente forte... e non avvertir dolore?

GIULIA             E' possibile, bambina mia! E' possibile, sì, che ti si percuota e che ciò non ti faccia male, non ti faccia male... affatto!

Un  organino s'è fermato sulla strada e suona.

Editrice TESPI - Milano

 

                             

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