La lettera

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La letera di Giuseppina Cattaneo

AUTRICE

GIUSEPPINA CATTANEO

         

http://giusicopioni.altervista.org/

POSIZIONE S.I.A.E. N° 193077

Codice opera Siae 917930A

TITOLO

LA LETTERA

DUE ATTI

Personaggi

GINA

RINA

PINA

MINA

TINO postino

TRAMA

TRADUZIONE LETTERALE DAL DIALETTO

Tino è innamorato di Rina e le scrive una lettera d’amore ma questa lettera finirà in mano alle tre amiche. Equivoci a non finire.

ATTO PRIMO

SCENA I

Rina e Pina

RINA. (Entrano da fuori scena. Sul tavolo un paio di riviste) non riesco a capire il motivo per cui erano sbagliati.

PINA. Secondo me non dovevamo ascoltare tua sorella.

RINA. Alla mia, ma anche alla tua di sorella!

PINA. Hai ragione, sono state quelle due che ci hanno fatto sbagliare tutti i cruciverbola.

RINA. All’inizio erano tutti giusti.

PINA. (La guarda in malo modo come per dire che non è così).

RINA. Non proprio tutti, ma quasi tutti.

PINA. (La guarda in malo modo come per dire che non è così).

RINA. Tre erano giusti.

PINA. (La guarda in malo modo come per dire che non è così).

RINA. Va bene, era giusto solo quello della Fernanda! Ti va bene adesso? (Si mette le mani nei capelli).

PINA. Mah, è il modo di rispondermi? Ti ricordo che io non sono la Gina sai?

RINA. Ero così sontenta di avere qualcosa di intelligente da fare come i nostri cruciverbola, e invece ...

PINA. Invece ... siamo due bore (tronco d’albero).

RINA. Ma che cervello ho? A volte ho il dubbio che sia quello della Gina!

PINA. Rina, non buttarti giù così, guarda che ne hai ancora di inteliggenza in quel tuo cervello. È da cercar bene, ma ce n’è, ne sono sicura.

RINA. E dove sarebbe che io non la trovo?

PINA. (Pensa) ti dispiace se te lo dico domani?

RINA. Essere senza intelligenza è come essere ... senza gambe.

PINA. Davvero? (Si abbassa a guardare le gambe e le vede) guarda che hai ancora tutte e due le tue gambe al loro posto?!

RINA. Certo che ho ancora tutte e due le gambe, sarò anche una bora, con poca intelligenza ma ...

PINA. ... pochissima ...

RINA. Pochissima, ma non sono scema del tutto. Ma nonostante tutto, mi sento a terra. 

PINA. Non dirmi che stai avendo la crisi di mezza età?!

RINA. Perché? Se non mi viene ora la crisi di mezza età, vuoi che mi venga quando? Quando avevo vent’anni?

PINA. E no certo, hai ragione. Però non lo trovo giusto, io ho più di settant’anni e la crisi di mezza età non mi è ancora arrivata.

RINA. Non preoccuparti, vuol dire che non ti verrà più la crisi di mezza età, ma la crisi di “piena età”. (Disperata) madonna santissima come mi sento giù.

PINA. Non che ti salti in mente di ucciderti nè? Non buttarti dalla finestra, mi raccomando.

RINA. Come potrò uccidermi buttandomi dalla finestra?

PINA. A già che dalla strada la tua finestra è alta solo trenta centimetri.

RINA. E poi, non ho nessuna intenzione di uccidermi. Se si dovessero suicidarsi tutte le persone che sono un pò a terra, i paesi non si chiamerebbero più così, ma si chiamerebbero “frazioni”. 

PINA. Guarda se riesco a tirarti su con questo? (Toglie dalla scatola un cellulare. Toglie anche le istruzioni e le appoggia sul tavolo).

RINA. Cos’è quel coso lì?! Non ho mai visto un orologio di quelle dimensioni. Chissà che fastidio ti darà su quel polso e chissà quante volte lo picchierai via.

PINA. Ma no Rina, questo è un cellu ... cellul ... cellulite. È come un telefolo ma di questi tempi si chiama così. 

RINA. Un telefolo? Quello non sarebbe un orologio ma un telefolo? (SI ALZA E INIZIA A GIRARE PER LA STANZA).

PINA. (SI ALZA E LA SEGUE). Posso sapere cosa stai cercando?

SCENA II

Rina, Pina, Mina e Gina

MINA. (Entrano e le vedono tutte e due abbassate) Gina, guarda, siamo giuste arrivate per giocare a cavalchina.

GINA. Ma cosa dici, non vedi che stanno facendo la ginastrica.

MINA. A dir la verità, guardandole bene, sembrano tutte e due bloccade come due baccalà.

GINA. Davvero? I baccalà sono fatti così?

RINA. Smettetela di fare le spiritose.

PINA. (Ironica) come mai qui? Non siete andate oggi a vedere le persone che si confessano e quelle che fanno la comunione senza confessione?

GINA. Cosa interessa a voi quello che noi facciamo...

MINA. ... o quello che non facciamo.

RINA. Pina, saranno due mesi che non vanno a confessarsi.

PINA. E perchè? Sono diventate sante?

GINA. Sante non lo siamo diventate ...perchè lo siamo sempre state.

MINA. E comunque a voi non deve interessare le nostre cosa.

GINA. Brava, non diciamogli nulla. (Qualche secondo di silenzio) noi siamo state solo ingannate dalle persone che vanno a fare la comunione e così abbiamo cercato di trovare una soluzione.

MINA. Infatti, abbiamo chiesto al parroco di lasciare il certificato di confessione a tutte quelle persone che si sono confessate.

RINA. Come? Il certificato di confessione?

PINA. Ma vi ascoltate quando parlate? Rina, e se si fosse squagliata qualche vena dal loro cervello?

RINA. Non solo qualche vene s’è squagliata, ma tutto quello che c’era.

GINA. Smettetela! Anche se non è servito a nulla, il parroco ha detto che non avrebbe fatto nulla.

MINA. Da una parte, meglio così perchè abbiamo capito da sole che le persone del paese vanno a confessarsi non so dove.

RINA. Ma lo sapete solo ora che la gente non vuol far sapere i propri peccati al nostro parroco e curato?

PINA. Dovete sapere che nella chiesa a Costa, c’è sempre gente di Brusa che si confessano.

RINA. Vero, e la gente di Costa, va alla Madonna delle Rose di Albano a confessarsi.

PINA. E quelli di Albano vanno a Montello invece.

RINA. E quelli di Montello vengono qui a Brusa.

PINA. Io invece non ho nulla da nascondere e perciò mi confesso qui a Brusa.

GINA. Anch’io non ho nulla da nascondere e anch’io mi confesso senza problemi qui a Brusa.

MINA. Si, tu ti confessi qui a Brusa, ma vai da un altro parroco però.

GINA. Non è mia la colpa se quando è il mio turno il nostro parroco e il nostro curato sono già occupati.

RINA. Sorella, tu sei più furba che bella. Pina, lasciale perdere, dai che noi continuiamo a cercare il filo del tuo cellulite. 

PINA. Di che filo parli?

GINA. Cosa state cercando? La cellulite?

MINA. La mia cellulite non c’è bisogno di cercarla perchè da qui non si sposterà mai. (Indica la sua pancia).

GINA. E di chi è allora la cellulite che state cercando?

MINA. (Guarda Rina e Pina) per me, nessuna delle due l’ha persa, perchè come vedete, anche se meno di me, ognuno di loro è ancora ben messa. 

RINA. Non quella di cellulite! Il telefolo della Pina.

PINA. Certo, il mio telefolo, questo. (Lo mostra).

GINA. Davvero? E i cruciverbola? È già finita la passione per i cruciverbola?

MINA. Per forza Gina, non ne facevano uno, che era uno, giusto!

RINA. Non è vero!

PINA. Infatti, erano tutti giustissimi!

RINA. (Piano a Pina) domani mi sa ma devi andare a confessarti Pina. E comunque i cruciverbola per noi è diventato un passatempo troppo facile e percò ora ci siamo buttate nei telefoli.

PINA. (Piano a Rina) passo a chiamarti prima di andare a confessarmi, che dici?

GINA. Nei telefoli?

MINA. Avete due telefoli?

RINA. No, non due ma uno. Ma guardate che questo fa tutto sapete? Non è vero Pina?

PINA. Certo, il mio telefolo sa far di tutto.

GINA. Anche la pastasciutta?

MINA. Cosa dici Gina? Secondo me fa solo un uovo in camicia.

RINA. Smettetela! Pina, non dargli retta, sono solo invidiose perchè loro non lo hanno.

PINA. Certo che lo so! Quelle si sono fermate ai tempi dei dinosauri.

RINA. E se ci guardiamo bene, assomigliano un pò anche ai dinosauri.

GINA. Ma cosa dite!

MINA. Poverette, noi siamo avanti anni luce da voi!

RINA. Anni luce, vero. Ma di vecchiaia.

GINA. (Al pubblico) avete visto dove si ferma la loro intelligenza? (Alle due) noi non abbiamo quel telefolo lì, perchè noi abbiamo ... un’altro coso ... (piano a Mina) dì qualcosa di grosso, su!

MINA. Grosso!

GINA. (Piano a Mina) ma no! Più grosso ancora!

MINA. Grossetto!

GINA. (Piano a Mina) ma no! Più grosso ancora!

MINA. Grossissimo!

GINA. (Piano a Mina) ma no! Di più, di più!

MINA. Grosso, tanto grosso che il vostro telefolo al suo confronto è un micobro.

GINA. (Piano a Mina) ma no! Devi dire qualcosa che sia grosso!

MINA. (Piano a Gina) e non potevi dirmelo subito! (Pensa e ha un’idea. Alle due) aspettateci e così vedrete con cosa verremo. Rimarrete a bocca aperta.

GINA. (A Mina che vuol sapere cosa ma lei non glielo dice. Alle due) vedrete, vedrete! E chissà quante mosche vi entreranno in quelle bocche aperte.

MINA. GINA. (Escono).

RINA. Sono solo delle poverine. Lasciamole perdere. Cosa stavamo facendo prima che arrivassero? Ah già che stavo cercando il filo del tuo cellulite. (Lo cerca di nuovo).

PINA. (La segue ancora) continui a nominare questo filo, ma di che filo stai parlando?

RINA. Ma il filo che va al muro e che dopo va alla cabina della Sip.

PINA. Ma Rina, questo è un telefolo moderno. Non va col filo ma va con la rete.

RINA. Con la rete? La rete del portiere che gioca a calcio?

PINA. In verità, a me sembra che sia la rete quella da pescare, però, può essere che sia anche la rete del calcio. Aspetta che controllo le istruzioni. (Legge) istrusiòn ... no, questo è della Francia ... Germania ... Olanda ... ma dove sono le istruzioni italiane? Brasile ... Argentina ...

RINA. Argentina? Nelle istruzioni c’è scritto il tuo nome Pina?

PINA. Il mio nome?

RINA. Si, il tuo nome vero non è Argentina?

PINA. Si certo, ma qui intendono lo stato dell’Argentina e non il mio nome.

RINA. Ma quell’Agentina lì, a qualcosa a che vedere col tuo nome?

PINA. Si e no. 

RINA. Davvero? Ci avrei scommesso.

PINA. Scommetti tutto quello che vuoi, ma io non ti dirò più niente perchè sei troppo curiosa e anche perchè ora non è il momento. Lo vuoi vedere si o no ciò che fa questo cellulite?

RINA. Senzaltro. Ma ... dove sei andata a prendere quel cellulite lì?

PINA. Me lo ha regalato mio nipote anche se lui però non sa ancora nulla.

RINA. Ah. Dai, mostrami ciò che fa.

PINA. Sapessi con che velocità manda i smsmsms.

RINA. Cosa ... manda quel cellulite lì?

PINA. I smsmsms.

RINA. I slmslms?

PINA. Non sei nemmeno capace di dirlo. Smsmsm.

RINA. Smsmsms.

PINA. Meglio di prima. Questi smsmsms sono messaggi che si scrivono.

RINA. I messaggi? In quel cellulite lì ci sono dentro i piccioni?

PINA. I piccioni? Ma quali piccioni?

RINA. I piccioni viaggiatori, quelli che portano i messaggi.

PINA. Ma non quei di messaggi. Guarda ... (le mostra) qui ci sono le lettere e se le schiacci poi esce la parola. Io uso il T9 così faccio più in fretta.

RINA. (La guarda) ah, il T9. (Al pubblico) io di solito vado al C6 e mi trovo bene, però potrei anche andare T9.

PINA. Però si deve stare attenti a non rimanere senza batteria perchè altrimenti non va. E per controllare queste batterie, ci sono queste tacche.

RINA. Le taccole? Ci sono dentro le taccole?

PINA. Non le taccole, ma le tacche! Guarda, le vedi? (Mostrandogliele).

RINA. (Guarda ma non vede nulla) io non vedo niente.

PINA. (Controlla) è normale che tu non le veda, non c’è più batteria!

RINA. Pina, oggi sei proprio fortunata, guarda che cosa ho? (Toglie dal sacchetto due batterie normali).

PINA. E a cosa ti servono?

RINA. Sono le batterie per il tuo cellulite.

PINA. Ma certo, perchè non l’ho pensato subito. (Le prende e mette vicino al cellulare) mi sembrano appena appena fuori misura.

RINA. (Prova anche lei) hai ragione. Sai che facciamo ora? Andiamo a cambiarle.

PINA. Non ti importa di usarle per me?

RINA. Non importa amica, regalarti le mie batterie è un modo per ringraziarti per avermi fatto imparare un sacco di cose nuove. Mi credi se ti dico che ora non mi sento più ignorante ma tanto intellegente?

PINA. Se tu sei intellegente io cosa sono allora?

RINA. Intelligentona! Dai che andiamo a cambiare le batterie. (Escono a destra).

SCENA III

Tino

TINO. Permesso. Rina ... Rinuccia mia, dove sei? Non c’è, chissà dove sarà andata. A comprare il cruciverbola non credo. Sapeste quanti soldi mi ha fatto sprecare! A me i cruciverbola non piacciono, ma per starle vicino, avrei comprato una discarica di parole crociate. Come già sapete, io ho una cotta per quella bella ragazza. Ragazza ... un pò passata ... ma non di tanto però. Proprio oggi che le voglio fare la dichiarazione, non c’è. Se non gliela faccio oggi che me lo sento nel cuore, non so poi quando troverò il coraggio. Che faccio? Aspettarla non posso più di tanto perchè devo tornare al lavoro, guardate quanta posta che devo ancora consegnare! Cosa faccio ora ... (pensa) trovato! Le scrivo una lettera d’amore e poi gliela lascio quì! Foglio e penna (li prende dalla borsa) e subito a scrivere: “Carissima amore mio, oggi finalmente ho trovato il coraggio di dirti tutto l’amore che c’ho per te. Quando ti vedo non sto più nella pelle e il mio cuore batte come quando mi prendo uno stremesse. La mia bocca s’impasta ogni volta che vedo la tua bocca a forma di rosa. I tuoi occhi color dei maroni mi riempiono di bel gioioso. Prima di incontrare te, la mia vita era a senso unico, ora invece è a doppio senso, a volte alternato. Non posso vivere senza di te, senza tua sorella si invece, ti prego, prendilo al volo il mio amore. Se anche tu mi ami, indossa un fiore e io capirò che tu sarai mia. Firmato, Tino il postino”. Ecco qui, finito! E dove la lascio? Se la lascio sul tavolo, c’è il pericolo che quella curiosona della Gina la trovi e così scopra il mio segreto. Forse dovrei metterla ... (si guarda in giro) qui. (Apre la prima pagina della prima rivista e infila la lettera) questi sono giornali che la mia Rina legge. E se li leggesse anche la Gina? La Gina? Quella lì non è capace di leggere! (Guarda l’orologio) meglio che vada, quest’oggi sono già in ritardo di tre ore! (Esce di scena a destra).

SCENA IV

Gina e Mina

GINA. (Entrano in scena da destra) guarda, mai avrei pensato una cosa così.

MINA. (Sempre con un golf che poi spoglierà quasi subito e lo metterà sullo schienale della sedia. Ha con un sacchetto con dentro un tablet) dato che noi non abbiamo la patente e perciò non pensavamo che ...

GINA. Tu, non l’hai la patente, perchè io ce l’ho.

MINA. E me ne fai una colpa? Non è colpa mia se mi hanno bocciato cinque volte e sempre per lo stesso motivo.

GINA. E quale sarebbe?

MINA. Ce l’avevano con me perchè gli stavo antipatica.

GINA. Ce l’avevano con te? Gli eri antipatica?! Ma per forza, intanto che facevi l’esame di guida hai fatto cinque incidenti e gli hai distrutto cinque macchine!

MINA. Prego, quattro macchine, perchè una l’ho centrata due volte. E poi non è mia la colpa se ci sono strade troppo strette.

GINA. Comunque sempre meglio tu di tua sorella che di macchine ne ha distrutto una dozzina.

MINA. Non parlarmi di quella che è già un peccato ad averla come sorella. Comunque, volevo dire che, dato che io non ho la patente, non avevo mai pensato che ci si potesse spostare e andare a confessarsi in un altro paese.

GINA. E invece abbiamo scoperto, grazie alle nostre sorelle, che metà persone di quelle che fanno la comunione qui a Brusa, non si confessano a Brusa.

MINA. È come aver preso un’accoltellata.

GINA. Io, due accoltellate.

MINA. Anche tre di accoltellate se è per quello.

GINA. Io due, ma è come se fossero state quattro.

MINA. Io tre ho detto, ma ho sentito il dolore di cinque accoltellate.

GINA. (Stanca) ora basta parlare di accoltellate perchè mi vien voglia di prendere in mano un coltello!

MINA. (Con timore) no, no, basta parlare di coltelli per carità. A proposito, guarda cosa ho?! (Cerca nella borsetta ed estrae il tablet).

GINA. (Non guarda Mina) comunque noi ora, dobbiamo trovare un altro passatempo, altrimenti rimaniamo dietro a quelle due.

MINA. Guardami ...

GINA. (Non guarda Mina) cosa possiamo fare? Quelle hanno il cellulite ma noi dobbiamo trovare qualcosa di più grosso.

MINA. Allora? Mi vuoi guardare?

GINA. (Arrabbiata sempre senza guardarla) ma mi vuoi aiutare a cercare a trovare qualcosa di molto più bello e grosso di quello che hanno quelle due?! 

MINA. Ma se sono due ore che ti sto dicendo di guardarmi perchè ho una cosa da far invidia a quelle due là!

GINA. Potevi anche chiamrmi allora. (Lo guarda) e cosa sarebbe ... questo coso?

MINA. Si chiama tabli ... table ... tablot.

GINA. Tabiotto (sgabuzzino)?

MINA. Si si, tabiotto. Come i tabiotti che facevano una volta.  

GINA. Li facevano una volta ma ce ne sono in giro ancora sai? Ma ... e cosa farebbe quel coso lì? 

MINA. Questo? Questo è un compiuter.

GINA. (Lo guarda, lo prende in mano) compiuter? Ma Mina, lo hai messo in lavatrice?

MINA. In lavatrice? Ma stai dando i numeri?

GINA. Lo so come sono fatti i compiuter sai? Non prendermi per scema. E sono un bel pò più grandi di questo.

MINA. Non l’ho messo in lavatrice, hai capito?

GINA. E come mai allora è così piccolo? L’hai forse lavato a mano?

MINA. Ma no! È così piccolo perchè è ... concentrato.

GINA. Ora si che ho capito. Ci voleva tanto a spiegarsi?

MINA. È talmente concentrato che fa anche da telefolo.

GINA. Da telefolo? Ci sono tasche così grandi? 

MINA. Va in borsa Gina! Devi sapere che con questo puoi fare Uazappa.

GINA. Cosa? Puoi zappare con quel compiuter?

MINA. Ma no, adoperare Uazappa! Mandare i messaggi gratis con Uazappa.

GINA. Zappare gratis? Io dico che tu non ragioni? Se a me avessero detto che zappava gratis io lo avrei riportato indietro subito, dato che è ancora in garanzia. Con la fatica che si fa a zappare!

SCENA V

Gina, Mina, Rina e Pina

RINA. (Entrando da destra) portare indietro cosa?!

PINA. Voi no di sicuro, la vostra garanzia è scaduta ormai da un secolo!

GINA. Guardate cosa abbiamo ...

MINA. Guardate come è grande il nostro telefolo che fa anche da compiuter.

RINA. La grandezza non conta proprio per niente e infatti il proverbio dice:” Il poco fa divertire”.

PINA. Brava Rina, è proprio così. È grande si, ma magari non ha nemmeno la rete per funzionare.

GINA. Questo telefolo ha incorporato tutti i tipi di reti di materassi. Non è forse vero Mina? 

MINA. Ovviamente! Ogni tipo di rete di materasso.

GINA. E il vostro telefolo riesce a zappare?

RINA. Se riesce a zappare? Questo zappa e vanga addirittura.

GINA. Finchè io non lo vedo, non ci credo.

MINA. Anch’io ho dei dubbi. (Controlla l’orologio) mamma mia come si è fatto tardi, devo andare altrimenti la farmacia chiude.

RINA. Si, si, vai, vai, che non mi dai un dispiacere se te ne vai.

PINA. (Controlla l’orologio) Rina, anche per me è tardi, devo andare dal dottore.

GINA. Quello dei matti?  

PINA. Non meriti nemmeno risposta. (Esce a destra).

MINA. Vi saluto fortemente. (Esce a destra senza golf).

RINA. (A Gina) se tu rimani qui, allora io me ne vado in cucina. (Esce a sinistra).

GINA. Si, vai, vai per carità prima che venga contagiata dalla tua (ironica) “intelligenza”. Non vi auguro una sorella come la mia. Intelligente ... guardate, guardate, queste sono le riviste che legge per diventare intelligente: Gioia, Eva Express ecc. ecc. ecc. (Apre la prima rivista e vede la lettera) cos’è questa? (La prende e la apre) sembra una lettera. “E’ una lettera”. Mah, leggiamola ...: “Carissima amore mio, oggi finalmente ho trovato il coraggio di dirti tutto l’amore che c’ho per te. Qualcuno è innamorato di me?! Possibile? (Affrettandosi) cioè volevo dire ... che il bello lo vedono proprio tutti. Andiamo avanti a leggere. Quando ti vedo non sto più nella pelle e il mio cuore batte come quando mi prendo uno stremesse. La mia bocca s’impasta ogni volta che vedo la tua bocca a forma di rosa. I tuoi occhi color dei maroni mi riempiono di bel gioioso. Oh Signore, tutte le mie grazie hanno colpito nel segno!  Prima di incontrare te, la mia vita era a senso unico, ora invece è a doppio senso, a volte alternato. Non posso vivere senza di te, senza tua sorella invece si, ti prego, prendilo al volo il mio amore. Certo che lo prendo al volo, non sono così scema da lasciarmelo scappare. Alla mia età poi ... età giovanile indendevo ovviamente. Non mi sembra vero. Non vedo l’ora di sapere chi ha perso la testa per me. Se anche tu mi ami, indossa un fiore e io capirò che tu sarai mia. Firmato, Tino il postino”. (Si blocca) il Tino? Il postino è innamorato di me? Quello ... quello scorbutico?! Quel rommiolo (parolaccia)?! Va bene che dalla bellezza non si mangia giù nulla. Ma se non mi può soffrire! Chissà che gli è venuto in mente. (Pensa) ma certo! Aveva del disprezzo per me solo per nascondere il suo sentimento nei miei confronti. (Contenta) ho uno che mi fa la corte! Come sono contenta!

SCENA VI

Gina e Rina

RINA. (Da fuori scena) Pina, dammi il tempo di mettermi le scarpe e arrivo! Non vorrai che scavalchi la finestra ora. Che gatta frettolosa sei!

GINA. (Appena sente parlare Rina) sta arrivando mia sorella, devo nascondere la lettera in fretta. (Si guarda in giro e la nasconde nella tasca del golf di Mina).

RINA. Sei ancora qui?

GINA. Ti ricordo che questa è anche casa mia. Adesso devo uscire. (Al pubblico con trasporto) vado a comprare il fiore da indossare per il mio “Tino”. (A Gina) ciao sorella, la mia vita sta prendendo una bella piega. (Esce).  

RINA. (Al pubblico) quella lì? Ha la faccia piene di pieghe, non solo in vita. (Indica la pancia). Meglio che vada. (Sulla porta incontra Mina).

SCENA VII

Rina e Mina

MINA. (Entra da destra) Rina ho dimenticato il mio golf.

RINA. Si, è lì sulla sedia. Chiudi la porta poi quando esci. (Se ne va).

MINA. Guarda che non ho la coda sai? (Prende il golf e si accorge che spunta un foglio) cosa è questo? (Prende a lettera, la apre e inizia a leggere) “Carissima amore mio, oggi finalmente ho trovato il coraggio di dirti tutto l’amore che c’ho per te. L’amore che ha per me? Alla mia età? Vediamo che dice. Quando ti vedo non sto più nella pelle e il mio cuore batte come quando mi prendo uno stremesse. Madonna santissima! Che ci faccio io agli uomini! Speriamo sia almeno un uomo. La mia bocca s’impasta ogni volta che vedo la tua bocca a forma di rosa. E il mio povero marito mi diceva che avevo delle labbra sottilissime! Ecco qui, labbra a forma di rosa. I tuoi occhi color dei maroni mi riempiono di bel gioioso. Ma sono maroni i miei occhi? Pensavo fossero nocciola. Ma se c’è scritto così, vuol dire che sono del colore dei maroni. Prima di incontrare te, la mia vita era a senso unico, ora invece è a doppio senso, a volte alternato. Non posso vivere senza di te, senza tua sorella si invece, ti prego, prendilo al volo il mio amore. Se anche tu mi ami, indossa un fiore e io capirò che tu sarai mia. Firmato, Tino il postino”. Chi è? Quel ... quel ... cicia-baffi? Quello sgorbio? (Pensa) però se gli piaccio vuol dire che ha buon gusto e perciò non è proprio da buttare via. Ha delle qualità nascoste, e sono davvero nascoste bene, però sono sicura che le abbia. E se lo guardiamo al buio, non è proprio un brutto uomo. Devo correre subito a mettermi un fiore!

SCENA VIII

Pina e Mina

PINA. (Da fuori scena) va bene, entro io a prenderle.

MINA. (Appena sente la voce, nasconde la lettera nel primo posto che trova, le istruzioni del cellulare di Pina).

PINA. (Entra) è casa sua e devo entrare io a prenderle ... (Vede Mina) cosa fai tu qui?

MINA. Son venuta a riprendermi il golf. Perchè solo tu puoi stare qui? E poi, cosa fai già quì? Il dottore non ti ha trovato nulla?

PINA. Mi ha trovato bene, di là di bene!

MINA. (Al pubblico) dicono tutti così e dopo due giorni le trovano morte stecchite. Meglio che vada non ho tempo da perdere ora. Ti saluto. (Canta) rose rosse per te, ho comprato stasera ... (Esce).

PINA. Ecco qui le mie istruzioni. (Le prende e vi trova la lettera) cos’è questa? Una lettera? Come ha fatto a finire qui? E per chi sarà? Le istruzioni sono mie e perciò ... lasciami leggere: “Carissima amore mio, amore mio? Ma che amore mio intende? Non starà forse parlando di me?! Oggi finalmente ho trovato il coraggio di dirti tutto l’amore che c’ho per te. Quando ti vedo non sto più nella pelle e il mio cuore batte come quando mi prendo uno stremesse. E chi pensava che alla mia età potessi fare questo effetto ancora a qualcuno?! La mia bocca s’impasta ogni volta che vedo la tua bocca a forma di rosa. I tuoi occhi color dei maroni mi riempiono di bel gioioso. Dei maroni? I miei occhi sono come i maroni? Madonna Signur, quanti complimenti! Prima di incontrare te, la mia vita era a senso unico, ora invece è a doppio senso, a volte alternato. Avete sentito? Doppio sesso. Non posso vivere senza di te, senza tua sorella si invece, e ti credo, io sono molto meglio di mia sorella. Ti prego, prendilo al volo il mio amore. Se anche tu mi ami, indossa un fiore e io capirò che tu sarai mia. Firmato, Tino il postino”. Chi? Il postino? Quel nonno pelato? Quello lì è troppo vecchio per me! io voglio un uomo che sia almeno più giovane di me di almeno vent’anni! Però, dato che i giovani non mi guardano, sapete che faccio? (Felice) mi accontento del postino!

RINA. (Mentre sta entrando da destra) Pina, ma sei morta?

PINA. (Nasconde la lettera fra le mani o in tasca) arrivo, arrivo.

RINA. Non arrivavi più!

PINA. Son qui come vedi, andiamo via subito.

RINA. C’impieghi due ore ad arrivare e ora hai fretta?

PINA. Si. Su, andiamo ma guarda che prima devo fermarmi dal fiorista. (Mentre esce a destra).

RINA. (Rincorrendola) dal fiorista? E cosa devi fare tu dal fiorista?

SIPARIO

ATTO PRIMO

SCENA I

Rina

RINA. (Entrano da fuori scena con un mazzo di fiori) guardate che bei fiori? (Li deposita sul tavolo) dato che la Pina doveva andare dal fiorista, ci sono andata anch’io. (Guarda di nuovo i fiori) ho preso i fiori più belli che aveva in negozio. La Pina invece ha preso solo un fiore: una rosa rossa. Ma io dico, che cosa ne farà di una sola! Niente quello, ha buttato per aria tutte le rose che aveva in negozio: quella gialla non andava bene perchè gli ricordava la cirrosi, quella rosa invece non andava bene perchè non stava bene col colore dei suoi occhi, quella bordò invece l’ha scartata subito perchè gli faceva venire in mente i morti. Alla fine ha preso quella rossa perchè, (pensando) cosa ha detto? Ah si, “prendo quella rossa perchè il rosso è il colore dell’amore”. Ha un piede nella fossa e pensa all’amore. Se ero io il fiorista? Avrei buttato lei e la sua rosa chissà dove! Meglio che vada a prendere un vaso per metterli dentro perchè una casa senza fiori è una casa vuota. (Esce a sinistra).

SCENA II

Tino

TINO. (Entra da destra) permesso? Rina, ci sei? Rina? Sarà di là. (Si accorge dei fiori sul tavolo) madonna santissima, cosa vedo?! Guardate quanti bei fiori! (Felice) che esagerata la mia Rina, ho scritto nella lettera di indossare un fiore e lei per dimostrarmi tutto il suo amore, cos’ha fatto? Ha comprato addirittura un mazzo intero! Chissà quanto mi ama! Vedete quanto sono fortunato?

SCENA III

Tino e Rina

RINA. (Da fuori scena canta) grazie dei fior ...

TINO. Sta arrivando! (Si sistema gli abiti che indossa. Al pubblico) vado bene così? Sono presentabile per la mia Rinuccia? Come batte forte il mio cuore!

RINA. (Entra in scena con un vaso) ah, ciao Tino. Hai portato la posta?

TINO. (Fa il timidone con lei).

RINA. (Lo guarda e poi guarda il pubblico) che si senta male?

TINO. (Con tono dolce) ciao Rinuccia, allora cosa mi dici? L’hai letta?

RINA. (Anche lei col tono dolce) letta? (Al pubblico) cosa dovevo leggere? (Guarda se sul tavolo vi è qualcosa) non c’è niente ... (pensa) ... ah, sarà la fattura che mi ha portato ieri. (A Tino) certo che l’ho letta e mi ha fatto venire la pelle d’oca.

TINO. Come sono contento.

RINA. (Al pubblico) contento? Perchè devo pagare il gas?

TINO. I tuoi fiori mi piacciono tanto ... anche se era sufficente un solo fiore ed io avrei capito lo stesso.

RINA. Solo “uno”? (Al pubblico) e cosa lui avrà capito io non lo so. Vuoi vedere che intendeva che anche con un fiore soltanto la casa è bella? (A Tino) hai ragione Tino, ma lo sai come sono fatta io, mi piace sempre esagerare.

TINO. (Al pubblico sognante) cosa vi avevo detto, mi ama alla follia.

TINO. Rinina, il mio cuore batte ... forte.

RINA. (Preoccupata) madonna santissima Tino, non avrai per caso la tachibardìa vero? Dai, siediti e riposa un pò. (Lo fa sedere). Tu, lavori troppo.

TINO. Ma no Rina, il mio cuore ... (viene interrotto).

RINA. Aspetta ... aspetta che vado a prenderti un bicchiere di acqua. (Esce a sinistra).

TINO. Ma Rina, guarda che sto bene. (Al pubblico) è proprio bella la mia Rinuccia vero? Ma a volte non capisce tanto.

RINA. (Rientra) prendi Tino, bevi un pò di acqua e spero di cuore che ti passi. (Lo imbocca). Vuoi che chiami il dottore in modo che ti possa visitare?

TINO. Ma no Rina, sto bene ti ho detto.

RINA. Su, bevi ancora una volta. Ti sembra di star bene, guarda che anche il Lino ha fatto così come te sai? Gli è cominciato a battere forte il cuore come a te, sì è seduto come te (si siede anche lei), ha bevuto un po' di acqua come te, (beve di nuovo), ha iniziato a tremargli le mani (fa tremare le mani e DA QUI IN AVANTI ANCHE TINO FARA’ LO STESSO), tutto in un colpo poi ha smesso di tremare (smette), ha cominciato ad alzare la testa all'indietro (lo fa) e poi è rimasto lì stecchito.

TINO. (Non si muove).

RINA. Tino!

TINO. (Non si muove).

RINA. Ma Tino cosa fai?

TINO. (Non si muove).

RINA. (Si alza e va a vedere) guarda che tutto questo è successo al Lino! E non a te.

TINO. (Si desta) davvero?

RINA. Tino, sei vivo! Meno male! Mi hai fatto prendere uno spavento. È passata la tachibardìa?

TINO. Con te vicino mi potrebbe venire ancora.

RINA. Meglio che ti stia lontano allora. (Si allontana. Al pubblico) se deve morire, meglio che muoia a casa sua.

TINO. Vienimi vicino Rina ... ora mi sembra che non batta più.

RINA. (Preoccupata) cosa? Non ti batte più il cuore?

TINO. (Affrettandosi) no, no, batte ma normale! (Al pubblico) meglio che le dica così altrimenti questa è capace di raccontarmi un’altra storia con un altro Lino.

RINA. Dai Tino, non farmi più prendere questi spaventi capito? (Al pubblico) c'è forse una persona che mi piace e che forse mi ricambia, ci mancherebbe altro che ci lasci subito le penne.

TINO. Rina, la tua boccuccia (viene interrotto) è a forma di ...

RINA. Signur! Cosa ha la mia bocca? Che forma ha la mia bocca? Non farmi spaventare Tino!

TINO. Ma nò Rina, non c'è nulla che non vada alla tua bocca. Ha la forma di un fiore. Non sei contenta?

RINA. Contenta? La mia bocca si è deformata e devo anche essere contenta? Ma ragioni?

TINO. Ma no Rina, assomiglia ad una rosa.

RINA. Come? La mia bocca è piena di spine? Mamma mia che tragedia! Devo andare subito a specchiarmi e a metterci qualcosa. (Esce a destra).

TINO. Ma dove vai Rina! (Al pubblico) cribbio se è stupida!

SCENA IV

Tino e Mina

MINA. (Entra da destra. Indossa un completo sexy con una camicetta a fiori disegnati. Sempre con tono dolcissimo) ciao Tinuzzo.

TINO. (Al pubblico) Tinuzzo? Ma lo sta dicendo a me?

MINA. (Le si avvicina e tutte le volte Tino si sposterà) come stai nella pelle ora che mi vedi?

TINO. Nella pelle? Quale di pelle?

MNA. Non stai più nella pelle e anche nella carne ora che mi hai visto vestita così?

TINO. (Al pubblico) ma cosa le viene in mente a questa!

MINA. Ora che ti vedo anche il mio cuore batte come quando prendo uno spavento.

TINO. (Al pubblico) uno spavento l’ho preso io ora a vedere te!

MINA. Davvero Tino ti faccio questo effetto? Non ti sapevo così fuocoso.

TINO. (Al pubblico) ma che stia perdendo la ragione?

MINA. Sì, sto perdendo la testa per te, Tinuzzo mio.

TINO. Mina, stai lontana per favore. Vai a cambiarti che dai scandalo vestita così.

MINA. Come mai mi tratti così male? Dopo tutto sei stato tu a fare il primo passo.

TINO. (Fa subito un passo indietro) per carità!

MINA. Su, lasciati di andare come hai già fatto ... (Si accorge del pubblico) ho capito perchè fa così, si vergogna di voi nel farmi la corte.

TINO. Ascolta Mina, cos'hai bevuto oggi?! Grappa, cognac, vino, o tutti e tre insieme?

MINA. Niente, solo vino rosso ... amore.

TINO. Oh Signur, aiutami per favore perché se continua così, ho paura che questa mi salti addosso. E ... pesa!

SCENA V

Tino, Mina e Pina

PINA. Arrivo ...

TINO. Fortuna che arriva qualcuno. Sono salvo.

PINA. (Entra da destra. Indossa un completo sexy con una camicetta con una rosa infilata nell’occhiello. Sempre con tono dolcissimo) ciao Tinino.

TINO. (Al pubblico) maddonnamia ce n'è qui un'altra! Dalla padella alla brace mi sa!

MINA. (Al pubblico) ma come è vestita mia sorella? È proprio vero, più diventano vecchie e più non capiscono nulla.

PINA. (Si avvicina a Tino) Tino, cosa mi dici dei miei maroni? (Sbatte gli occhi).

MINA. Ti dico che li ha i rotti a me i maroni! Pina, alla larga. (La allontana da Tino). Tino finamente soli.

PINA. E io cosa sono? Trasparente? (Si avvicina di nuovo a Tino) quando parlavo dei maroni, intendevo il colore dei miei occhi che so ti piacciono tanto tanto.

TINO. A me piacciono i tuoi occhi? E da quando? (Al pubblico) ha due burline che sembrano due uova sbattute! Che abbia bevuto anche lei quello che ha bevuto sua sorella?

PINA. (Al pubblico) si comporta così perché non vuole farsi vedere da mia sorella che mi fa la corte.

MINA. Tino, hai visto quanti fiori ho? (Mostra la camicetta e insieme i suoi pettorali).

PINA. Tino, guarda piuttosto i miei fiori che sono più belli dei suoi. (Mostra la rosa e insieme i suoi pettorali).

TINO. Ma per carità via dalla mia vista quella roba lì ... così flaccida!

PINA. Mina, hai sentito che ti ha detto? Alla larga allora.

MINA. Bella, guarda che l'ha detto a te.

PINA. No, l'ha detto a te perché la mia roba (indica i pettorali) è puntellata bene.

MINA. Sì, sarà anche puntellata bene, ma di sostanza ormai non ce n'è più. Tino, guarda che ha dentro solo degli stracci!

PINA. Niente stracci, tutta roba al naturale!

TINO. Sarà anche tutta roba alla naturale ma ti ricordo che ha più di settant'anni! E se non vi dispiace io preferirei farne a meno. (Al pubblico) non sono ancora un morto di fame.

SCENA VI

Tino, Mina, Pina e Gina

GINA. (Entra da destra. Indossa un completo sexy con una camicetta con una rosa infilata nell’occhiello. Sempre con tono dolcissimo) ciao micione.

TINO. O santissima! (Al pubblico) ma, a ma’sansògne o a so dèst?

GINA. (Avvicinandosi) Tino, (muove la bocca in modo sensuale) cosa mi dici della mia bocca a forma di rosa?

PINA. Forma di rosa? Tu hai la bocca a forma di rosa? Secondo me assomiglia ad una ciabatta. La mia sì che è a forma di rosa. Guarda Tino.

MINA. Se la sua è a forma di ciabatta, la tua Pina, mi sembra un forno.

GINA. Siete solo invidiose perché il Tino ha colto il fiore più bello di questa terra.

PINA. E dove l'ha trovato? In un campo di ortiche?

MINA. Guardate che il Tino ha perso la testa per me.

GINA. Farebbe l'affare! Smettetela! Dai, Tino diglielo anche tu che così poi possiamo andare di là.

PINA. Voi non sapete quello che state dicendo, il Tino non può vivere senza di me.

TINO. Io non so cosa avete tutte e tre. Vi siete messe d'accordo per farmi impazzire?

GINA. Tino, sono solo invidiose. (A Tino, prendendolo sotto braccio) dai che andiamo di là, qui, c'è troppa gente.

PINA. (Scansando Gina e prendendolo sotto braccio) casa mia saremmo più comodi.

MINA. (Scansando Pina e prendendolo sotto braccio) non andrai con queste due voglio sperare. Tino, stare con me è come stare in paradiso.

TINO. Smettetela! Lasciatemi stare tutti e tre!! (Le tre se lo contendono).

SCENA VII

Tino, Mina, Pina, Gina e Rina

RINA. (Entra da sinistra).

PINA. Lui è il mio Tino. (E lo strattona).

MINA. Giù le mani dal mio Tinello. (E lo strattona).

GINA. E voi tre non riuscirete a portarvi via il mio Tinuzzo. (E lo strattona).

RINA. Ma cosa sta succedendo qui?

TINO. Non dirlo a me che mi sembra di essere all'interno.

RINA. Non mi sembra poi tanto così... inferno, dato che sei circondato da tre donne. Una non ti bastava? (Indicando se stessa).

PINA. È quello che dico anch'io. Il cuore del Tino batte per me.

GINA. Bella, guarda che al Tino gli piace la mia boccuccia. (Fa la boccuccia).

MINA. Il Tino vuole me perché gli piacciono i miei occhi, altro che voi. (Muove le palpebre).

RINA. Ma cosa state dicendo? Guardate che il Tino è innamorato di me.

TINO. Vero, proprio così. Non so cosa sta succedendo a queste tre anziane.

PINA. Anziana a me? Guarda che ho letto la lettera d'amore che mi hai scritto sai? “Carissima amore mio, oggi finalmente ho trovato il coraggio di dirti tutto l’amore che c’ho per te”. Ti ricorda qualcosa?

RINA. Come? Tu Tino hai scritto una lettera d'amore a Pina?

TINO. Io no! Non l'ho scritta a lei! Non so come mai è finita ... (viene interrotto).

GINA. Ma anche a me ha scritto così ed ha aggiunto” Quando ti vedo non sto più nella pelle e il mio cuore batte come quando prendo uno stremesse”.

RINA. Tu hai scritto una lettera d'amore a Pina e una alla Gina?

TINO. Io no! Io l'ho scritta a te Rinuccia! Non so come mai possa essere... (viene interrotto).

MINA. Anche a me ha scritto le stesse cose e anche “Prima di incontrare te, la mia vita era a senso unico, ora è a doppio senso, a volte alternato”.

RINA. Ma come hai potuto farmi una cosa del genere! E io che pensavo di essere l'unica donna per te. Non ti pensavo un così donnaiolo.

TINO. Donnaiolo ... Io? Ma se non so nemmeno come è fatta una donna quasi! Ma no Rina, guarda che tutto questo è un equivoco... (viene interrotto).

PINA. La lettera io l'ho letta e di equivoci non ce ne sono. Ma ora che so che gliele hai scritta a tutte io non ti voglio più.

GINA. Nemmeno io. Non voglio andare in prigione a causa tua per bigiamia.

MINA. Tino, mi hai delusa, fuori dai maroni.

TINO. (Ironico) davvero? Ora non mi volete più? Però prima eravate tutte contente ed eravate delle gallette perché pensavate che c'era qualcuno che vi faceva la corte! Sono io che non vi voglio più! Ma che dico, io non vi ho mai volute! Ma vi siete mai guardate allo specchio? Avete mai dato un'occhiata alla carta d’identichità! Rinuccia, guarda che quella lettera l'ho scritta solo a te. Credimi.

RINA. Bugiardo! Esci immediatamente da casa mia e non farti più vedere! Traditore di un traditore!

TINO. Non fare così Rinuccia.

RINA. (Con rammarico) e io che pensavo tu mi volessi un po' di bene.

TINO. Ma è così! È così!

RINA. Vai vià di qui, Giuda di un Giuda! (Lo rincorre).

PINA. Sparisci dalla mia vista perché altrimenti non so cosa ti faccio. (Lo rincorre).

GINA. Imbroglione di un imbroglione! (Lo rincorre).

MINA. Farmi prendere di questi spaventi alla mia età! (Lo rincorre).

TINO. Vado, vado! Questa è una casa di matte! (Escono di scena tutti).

SIPARIO

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