La lettera

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LA LETTERA

      Commedia in un atto

di BERNARD ZIMMER

 (Trad. di Vitt. Guerriero)

PERSONAGGI

AUGUSTO

IL MARESCIALLO

IL FURIERE

IL GIOVANE SOLDATO

Commedia formattata da

Un baraccamento di sottufficiali di artiglieria, durante la guerra. In un angolo, un fornello, delle botti, dei viveri, delle bottiglie. Nel centro, un grande tavolo. Un calendario: settembre 1916. Due finestre danno sul cortile della fattoria, nella quale è accantonata la batteria. In fondo, attaccata al muro, la buca delle lettere, molto visibile.

Il maresciallo                - (che leggeva il giornale, interrompe la sua let­tura) Senti un po' che roba!... C'è da morir dal ridere... (Leg­ge con difficoltà) « ...La guerra ci procura delle buone e sane emo­zioni. A parte cinque minuti al mese, il pericolo è minimo. Non so come potrò fare a meno di questa vita meravigliosa, quando la guerra sarà finita ». Ed è firmato: un piccolo soldato del fronte.

Augusto                        - (il cuoco) Io non capisco perché i giornali pubbli­chino delle sciocchezze simili.

Il maresciallo                - Io me ne frego... Domani, me ne vado in li­cenza. Aspetto la risposta di una ragazza che deve venire alla stazione ad aspettarmi... (Si odono due colpi di cannone).

Augusto                        - Ecco due pallottole che non sono cadute molto lon­tano da noi.

Il maresciallo                - Che cosa diavolo sta facendo il furiere? (Si af­faccia alla finestra) Ah! eccolo...

Il furiere                        - (togliendosi la borsa di dosso) Salve!

Il maresciallo                - Andiamo!... Caccia fuori subito le lettere.

Il furiere                        - Niente posta quest'oggi.

Il maresciallo                - Maledizione!

Augusto                        - Che cosa è successo?

Il furiere                        - E' arrivato un treno di bare a Breuil-Romains.

Il maresciallo                - Ho bell'e capito... L'offensiva.. .

Il furiere                        - Hanno perfino sospese tutte le licenze.

Il maresciallo                - Farabutti!... E io che ho già la licenza in tasca, bell'e firmata... E'inutile, sono in piena scalogna... Roba dell'al­tro mondo... (Di fuori, nel cortile, passa un giovane soldato con un'aria triste. Ha una lettera fra le mani, arriva fino alla buca, mette la lettera nella buca e si allontana) Ecco un fortunato che è tornato ieri dalla licenza... E' uno della mia batteria. Un ragazzo ricco, credo... Sempre così... Sono loro che hanno i vantaggi... E' tornato ieri e ha già bisogno di scrivere ai suoi vecchi... E' ar­rivato con un giorno di ritardo... La licenza gli era stata prolun­gata di ventiquattr'ore, a Parigi... Le solite raccomandazioni... I favoritismi... Se avessi tardato io di un giorno, sarei per lo meno passato davanti al Consiglio di Guerra!

Il furiere                        - Avrà delle protezioni... Suo padre è un pezzo gros­so.» Gli manda dei vaglia, continuamente...

Il maresciallo                - E' inutile, non c'è giustizia... Augusto, va' a prendere una bottiglia.

Augusto                        - Vado.

Il furiere                        - Allora, ne berremo di quello buono... Ho capito... E' questo che tu chiami: l'offensiva. (Escono tutti, meno il fu­riere. Poi il furiere prende la sua borsa, la vuota, mette sul tavolo i suoi registri, svita la sua stilografica e canta:) ce E la danza bruna... dei cavalier della luna... che colla bionda o la... ». (Bus­sano alla porta).

Il furiere                        - Avanti! (Entra il giovane soldato che, poco prima, ha traversato il cortile).

Il giovane soldato         - (sull'attenti) Per favore...

 

Il furiere                        - (brutalmente, continuando a scri­vere) Ebbene, cosa c'è?... Non c'è modo di stare tranquilli cinque minuti? (Alza la lesta) Ah! Siete voi... (Più dolcemente) Aspettate qualche cosa?... Oggi, niente posta... Anzi, di­telo ai vostri compagni... Niente posta... Do­mani...

Il soldato                      - No, signor furiere, io non aspetto nulla... Avevo semplicemente un pic­colo favore da chiedervi.

Il furiere                        - Di che cosa si tratta?

Il soldato                      - Vorrei riprendere una lettera che ho imbucato poco fa... Dopo averla imbu­cata, mi sono accorto della mia distrazione...

Il furiere                        - Sì...

Il soldato                      - E' stupido... Ho scritta la let­tera apposta e mi sono dimenticato di dire la cosa più importante.

Il furiere                        - Mi dispiace.

Il soldato                      - Come?

Il furiere                        - Non posso far nulla.

Il soldato                      - Credevo che la cosa non fosse difficile... Si tratta di una busta azzurra. (Tira fuori di tasca una busta azzurra) Come que­sta...

Il furiere                        - Può darsi.

Il soldato                      - Posso darvi il nome della per­sona, alla quale è indirizzata la lettera.

Il furiere                        - Inutile.

Il soldato -                    - Volete che riscriva l'indirizzo sotto i vostri occhi? Poi confronterete le calli­grafie.

Il furiere                        - No... Ciò che mi domandate è assolutamente impossibile.

Il soldato                      - Eppure mi sembra che con un po' di compiacenza...

Il furiere                        - Come fate le cose facili, voial­tri... Che cosa facevate da borghese?

Il soldato                      - Studente in giurisprudenza.

Il furiere                        - Allora dovete sapere meglio di me, che una lettera, una volta imbucata, non appartiene più allo speditore, ma al destina­tario.

Il soldato                      - Lo so.

Il furiere                        - E allora?

Il soldato                      - Permettetemi di farvi notare che, data la vita un po' speciale che viviamo, il codice civile non conta più.

Il furiere                        - Avete forse l'intenzione di in­segnarmi il regolamento?

Il soldato                      - No, ma il regolamento lo si può applicare anche con un po' di intelligenza.

Il furiere                        - Giacché ci siete, dite pure che sono un idiota!

 Il soldato                     - Signor furiere, non fatemi di­re quello che non penso affatto... Io speravo semplicemente, che, date le prove che potevo fornirvi, poteste usarmi questa cortesia.

Il furiere                        - Non posso... La cosa si viene a sapere e che cosa succede? Schiaffano dentro me... E così non faccio più carriera... Sono com­promesso... Io sono ricevitore postale di prima classe, ad Orléans... E non ho che trentacin­que anni... Ho dunque il diritto di fare la mia carriera... Non posso fare imprudenze.

Il soldato                      - Ho dimenticato di mettere nel­la lettera un documento importante che, invece, doveva essere spedito d'urgenza... Si trat­ta di una cosa molto importante per me, ve lo giuro...

Il furiere                        - Scrivete una seconda lettera... Arriverà contemporaneamente... Tanto più che scrivete in franchigia. (Si rimette, a scrivere. Pausa).

Il soldato                      - Furiere...

Il furiere                        - Cosa c'è ancora

Il soldato                      - Non vi ho detto la verità.

Il furiere                        - Lo sapevo... D'altronde, sareb­be stato lo stesso... Allora, avete scritto ad una donna, eh?

Il soldato                      - (imbarazzato) Sì.

Il furiere                        - Naturalmente... Non c'è bi­sogno di essere professore di psicologia per capirlo. E' una signora maritata?... Un'amica della vostra famiglia?... Se la lettera capitasse in altre mani... Suo marito è al fronte?

Il soldato                      - No.

Il furiere                                   - Ah! E' un imboscato... Tanto meglio...

Il soldato                      - No.

Il furiere                        - Come, non è soldato, non è imboscato?... Che cosa fa allora?

Il soldato                      - Non si tratta di una signora maritata.

Il furiere                        - Una mondana allora?

Il soldato                      - No.

Il furiere                        - Andiamo, sbrigatevi... E' una madrina di guerra?

Il soldato                      - No.

Il furiere                        - (incuriosito) E allora... Una si­gnorina? (Pausa) Evidentemente, la cosa non mi riguarda... Ma se si tratta di una cosa molto seria, possiamo vedere...

Il soldato                      - (sollevato) Ah! Ne ero sicuro... Sapevo che avreste capito il mio stato d'ani­mo... Ho sentito che voi non potevate essere come gli altri, che dovevate essere più deli­cato, più sensibile.

Il furiere                        - Quali altri?

Il soldato                      - Gli altri sottufficiali della batteria. Vi sfottono,

Il furiere                        - Ah! Sì, lo so... quando possono, non è vero?

Il soldato                      - (indulgente) Le distrazioni non sono molto numerose qui...

Il furiere                        - Evidentemente... Ce l'hanno con voi, perché siete di un'altra categoria sociale. Non sono del nostro mondo... Noi ab­biamo la fortuna di essere più istruiti e più sensibili di loro (Frugando nelle tasche) Acci­denti, ho dimenticato! c mie sigarette...

Il soldato                      - (tirando fuori un portasigarette) Permettete?

Il furiere                        - No... No... Non ho mica detto così perché me ne offriate.

Il soldato                      - Ve ne prego. (Posa il portasi­garette sul tavolo).

Il furiere                        - Bè... (Prende una sigaretta) Qui queste sigarette non si trovano... Le conosco... (Accende la sigaretta all'accenditore automatico che il soldato gli porge e tira una boccata) Allora? Una storia di cuore... Ne ho avute anch'io, prima di voi... Tutti gli inna­morati credono sempre di essere i soli a sof­frire... E' stata una signorina anche nel mio caso. Si chiamava Luisa. A un dato momento abbiamo anche parlato di sposarci... (Boccata di fumo) A volte, le signorine sono peggio delle altre. (Il soldato sussulta) La frase non vi pia­ce, eh? Eppure è vero... Oramai, per me, fa tutto lo stesso... Sono vecchio... Ma voi no... Le volete ancora bène?

Il soldato                      - No... La odio... Sono tredici mesi che sono al fronte.. Ebbene, in tredici mesi, mi ha scritto due volte, da Biarritz, al principio.

Il furiere                        - E voi?

Il soldato                      - Tutti i giorni.

Il furiere                        - Tutti i giorni?

Il soldato                      - Quasi.

Il furiere                        - E naturalmente, adesso, quan­do eravate in permesso, avete cercato di rive­derla?

Il soldato                      - In questi tredici mesi, non ho pensato ad altro... Rivederla... Rifare un po' di musica con lei, vicino a lei... L'ultimo gior­no di licenza, soltanto l'ultimo, l'ho riveduta... Gli altri giorni, non aveva tempo... L'ho ri­vista per cinque minuti, ad un tè... Ha guar­dato la mia testa rasa, le mie scarpe un po' ridicole e mi ha detto: «. Quand'è che di­venterete ufficiale? si. Non mi ha chiesto all’altro... I suoi occhi, il suo profumo, i suoi ca­pelli... Non era più lei. Quella di una volta... Ho sentito il calore della sua mano, attraverso il guanto... Poi lei mi ha detto: -  - « Vedo che state molto bene ». Poi ha soggiunto:  c Non vi ho scritto perché avevo troppe cose da dirvi ». Quella sera, doveva andare a tea­tro.... Mi sono fatto prorogare la licenza di un giorno, sperando di rivederla ancora... Sono stato a casa sua, dai suoi genitori... Era sola... Stava per uscire... Sono uscito con lei... Fino al tassì... Erano le cinque e venti, in piazza Saint-Augustin... Io prendevo il treno alle die­ci alla Gare de Lyon...

Il furiere                        - Si direbbe che provate un cer­to piacere a ricordarvi di queste cose! Dunque, ci tenete ancora a lei?

Il soldato                      - lo?... La detesto... Non vo­glio scriverle mai più...

Il furiere                        - Bravo!  Quando ima donna non si comporta bene, bisogna dimenticarla, non curarsene più... E, allora, ritorna verso di noi...

Il soldato                      - Anche se torna, più niente da fare con me.

Il furiere                        - E allora le donne piangono. E' allora che ci vogliono bene.

Il soldato                      - Anche se la Ardessi piangere, non riuscirebbe ad intenerirmi... Troppo tardi.

Il furiere                        - Allora vi raccontano un sacco di bugie, così, senza sapere quello che dicono, con gli occhi pieni d'acqua e il fazzoletto sulla bocca...

Il soldato                      - Tutte le loro commedie non meritano che il silenzio e il disprezzo.

Il furiere                        - Io vado ancora più lontano e dico che ci vuole un po' di brutalità... Le donne fanno troppe vittime...

Il soldato                      - Non avranno certo me...

Il furiere                        - Certamente... Non noialtri due... Noi ce ne freghiamo delle donne... Una sigaretta... Un bicchiere di vino... Una donna perduta?... Ne cerchiamo subito un'altra!

Il soldato                      - Dieci altre.

Il furiere                        - Ne conosco una... Signorina... Sedici anni... Graziosa, sana, ben fatta. Garan­tita... Educata dalle suore, in convitto... Suona molto bene il piano... Il vostro genere, insom­ma... Potremmo andare da sua madre, eh? Stasera, dopo aver pranzato...

Il soldato                      - (vagamente) Sì.

Il furiere                        - Questa sera.

Il soldato                      - O una di queste sere.

Il furiere                        - Dal momento che dobbiamo an­darci, andremo questa sera...

Il soldato                      - E adesso datemi la mia lettera.

Il furiere                        - Sono della brava gente, sapete? Voi offrirete una bottiglia.

Il soldato                      - La mia lettera!

Il furiere                        - Sì... Abitano nella casa che è in fondo al villaggio... Sapete il villico Al mio riposo?... Con i cani in maiolica, sul cancello...

Il soldato                      - La...

Il furiere                        - Allora, siete contento?

Il soldato                      - Sì, furiere.

Il furiere                        - Dirò loro che siete un mio pa­rente... Così le cose andranno avanti più presto.

Il soldato                      - Restituitemi la mia lettera.

Il furiere                        - Siili (Va verso la porta) Ve­drete che andrà tutto bene... (Lo si vede, al di fuori, aprire la porta e prendere le lettere. Poi rientra e stende le lettera sulla coperta del letto).

Il soldato                      - (con la mano) E' quella lì!

Il furiere                        - Un momento... Adagio!... (Prende la lettera).

Il soldato                      - Che cosa volete fare?

Il furiere                        - Aprirla.

Il soldato                      - Aprirla? Ah! No...

Il furiere                        - Desidero sapere di che si tratta, per avere la coscienza a posto. Andiamo... Sa­pete bene che quello che faccio è molto perico­loso...

Il soldato                      - Dite pure che siete curioso.

Il furiere                        - Non si tratta di curiosità... Io debbo rendermi conto della cosa. Il servizio...

Il soldato -                    - Eppure, vi ho già detto tutto.

Il furiere                        - Sì, infatti, mi avete dette delle bugie.

Il soldato                      - Sì, da principio, ma...

Il furiere                        - Ma... che cosa? Andiamo... Lo sapete bene che sono un brav'uomo... Ditemi le prime parole, soltanto le prime parole...

Il soldato                      - No.

Il furiere                        - Benissimo... Allora conservo la lettera.

Il soldato                      - Andiamo, furiere, mettetevi un po' al mio posto.

Il furiere                        - Mi ci metto... Fra le altre cose, mi ringiovanisce... E' capitata la stessa cosa a me... E' chiaro... Nella lettera, siete stato bru­tale con lei, l'avete insultata... Insomma le ave­te dette delle insolenze, avete chiesta la resti­tuzione dei regali che le avevate fatti. Me ne intendo... (Ha già infilato una matita nella bu­sta). Andiamo?

Il soldato                      - No, fermatevi... Non aprite...

Il furiere                        - Non è il caso di aver vergogna.., Siamo degli uomini, che diamine!... (Apre la lettera) Almeno le prime parole... Che cosa può importare a voi che io legga da lettera, dal momento che detestate quella donna?

Il soldato                      - (imbarazzatissimo) La lettera comincia così... Io vi voglio bene...

Il furiere                        - (stupefatto, verificando) Che cosa?... Proprio così... Io vi voglio bene...

Il soldato                      - E adesso, datemi la lettera!

Il furiere                        - Ditemi prima come unisce...

Il soldato                      - (chiudendo gli occhi) Finisce così... Io ti voglio bene...

Il furiere ...................... - (sorpreso) E allora? Io non ci capisco più nulla Andiamo, straccia­ te questa lettera! (Dà la lettera al soldato) E scrivetene un'altra... E, questa volta, una lette­ra dura, come si deve... Deve capire che, con voi, non c'è più niente da fare... Bisogna che lei rifletta, che rimpianga quello che vi ha fatto... E che un giorno, quando ripenserà a voi, possa dire: « Quel ragazzo è stato più forte di me... ». Capito?

Il soldato                      - (energicamente) Sì... Avete ra­gione...

Il furiere                        - Finalmente!... Bisogna addo­mesticare le donne, dominarle... (Il giovane soldato abbozza un gesto che vorrebbe dire: ce Lasciate fare a me ». Saluta militarmente e si dirige verso la porta) E le vostre sigarette?

Il soldato                      - (torna indietro e prende le sue sigarette) Grazie, furiere...

Il furiere                        - A stasera... (17 soldato esce) Se non c'ero io, le donne facevano una vittima di più...

Il maresciallo                - (entrando) L'ho visto usci-re da qui, lo sbarbatello delle raccomandazio­ni... Che cosa voleva?

Il furiere                        - Non te lo posso dire.

Il maresciallo                - E va bene... L'hai messo anche tu sotto la tua protezione!  E io, invece, gli schiaffo otto giorni... Con tanto di motivo... Per aver disturbato il furiere... Basta con le raccomandazioni e con i raccomandati!... Sia­mo tutti uguali, sotto le armi... Ti giuro che gli costerà cara al figlio di papà...

Il furiere                        - Non ti accorgi che hai torto?

Il maresciallo                - Non posso soffrire quelli che hanno le raccomandazioni... E' stato in licenza... Chissà che cosa ha fatto a Parigi, du­rante la licenza... Bar, donnine allegre, sale da ballo e sbornie tutte le sere.

Il furiere                        - Ma no, non è vero.

Il maresciallo                - Sbornie tutte le sere, ti di-co... E' uno di quei giovanotti che bevono deibicchieri da quindici franchi, con la cannuc­cia... Gente che non pensa che a divertirsi... Che versa Io sciampagna nei pianoforti... Li conosco.

Il furiere                        - E, invece, ti assicuro che è un giovanotto molto serio e che ha le sue noie, co­me tutti...

Il maresciallo                - E' un presuntuoso... Ecco quello che è... Ma l'avrà a che fare con me...

Il furiere                        - Insomma, che cosa ti ha fatto?

Il maresciallo                - Scommetto che parla l'in­glese e che fuma delle sigarette col bocchino d'oro... E, alla mattina, sai che cosa fa?... Sì mette una specie di spazzola in bocca, con della pasta rosa sopra... E frega, frega...

Il furiere                        - Alla fine dei conti, ha bene il diritto di lavarsi i denti.

Il maresciallo                - No... Ne ho abbastanza delle sue eccentricità... Gli darò otto giorni... (Esce).

Il furiere                        - Pover'uomo... E' geloso... Ge­loso delle sue sigarette... delle sue mani puli­te... della sua licenza... del suo spazzolino da denti... (Bussano) Avanti!

Il soldato                      - (entra, con una lettera in mano) Ecco la nuova lettera.

Il furiere                        - Già pronta?... Non perdete tempo, eh?

Il soldato                      - E' una breve lettera.

Il furiere                        - Meglio così... Allora, questa volta, le avete detto quel che si merita, eh? (Gesto energico del soldato) Bravo!... E ades­so andatevene, perché il maresciallo ce l'ha con voi... Però cercherò di aggiustare la cosa... Ma andate!

Il soldato                      - Grazie, furiere (Esce).

Il furiere                        - (solo, prende una spazzola e si pettina i capelli davanti ad uno specchio ap­peso òl muro) Quando leggerà la lettera, chissà che faccia farà. (Canta) E la danza bru­na... Me la immagino... Del cavalier della lu­na... Tutte così le donne!... Che con la bionda o la bruna... (Augusto, il cuoco, entra).

Augusto                        - Sapete, il giovanotto?... Quello di cui si parlava a mezzogiorno... Il raccoman­dato... Quello che è tornato dalla licenza...

Il furiere                        - Ebbene?

Augusto                        - (facendo un gesto per indicare la falce)   Zzzzt...

Il furiere                        - Che cosa?

Augusto                        - Alla testa.

Il furiere                        - Ah!

Augusto                        - Secco... L'obice è caduto vicino all'abbeveratoio.,. Per fortuna i  cavalli eranousciti... Ecco la bottiglia... Un bicchiere anche per me, spe­ro, no?

Il furiere                        - Sì, certo... (Augusto esce) Morto!... E lei intanto, riceverà la lettera... E subito dopo saprà che lui è morto... No, non è bello... Io devo impedire una cosa simile. Lui ha avuto fiducia in me... H responsabile sono io... Non posso spedire questa lettera e martirizzare una donna... Già, ma se non la mando, faccio un torto ,a quel povero giovane che l'ha scritta... E quel poveretto ha sofferto... E' lei che lo ha fatto soffrire... Una vol­to per uno, no?... (Prende la lettera) Ah! voglio aprirla... Poi vedremo... (L'apre e leg­ge) Non ha cambiato nemme­no una parola... (Legge ad al­ta voce) ce Io vi voglio bene... Serbo in me il ricordo delizioso del tè che abbiamo preso insieme... Il suono della vostra voce... Il blu dei vostri occhi mi aiuta a vivere qui... (Pau­sa. Volta la pagina) Io non ti faccio neppure un rimprove­ro... Se ho potuto sembrarti egoista ed esigente, devi per­donarmi... Sono solo e ti vo­glio bene... ». (Pausa) E' lui che ha ragione... Non bisogna essere orgogliosi... Avrei do­vuto scrivere una lettera così, a Luisa. Ci si crede di essere forti e, invece, si è scemi... Bravo, giovanotto!... Poveret­to!... Per lui è finita, ma lei riceverà la sua lettera... E, leggendola, piangerà, piange­rà... Solamente piangerà in un modo diverso da quello che credevo io... Piangerà con del­le lagrime vere... E poi rileg­gerà la lettera, spesso... Sii tranquillo!... (Richiude, la bu­sta e la getta nella buca).

                                     

FINE

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