La lettera maledetta

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Da Vigio e Anin,

La lettera maledetta

commedia comica piemontese

in 2 atti di

TREMAGI

La presente commedia è tutelata dalla S.I.A.E.

(Autore iscritto con posizione n° 103597)


Personaggi

Dante Manzoni, scritor              DAN

Beatrice, soa fomna                        BEA

Adelchi, sò fieul                          ADE

Angelica, soa fija                       ANG

Gioconda, colf (serva)                 GIO

Gennaro, garzon dël marghé       GEN

Ettore Casotti, dotor                DOT

Elia Elio, amis d’Adelchi             ELI

Erika Pheltrinori, editriss        ERI

SCENA:

Salotto-studio di casa Manzoni con scrivania e divano. Sedie, poltrone e mobili a piacere.

L’ambiente rimane invariato nei due atti.

EPOCA:

Attuale.

Copione scritto tra il giugno ed il novembre del 1984

Rappresentato per la prima volta il 9 dicembre 1984 dalla Companìa Teatral Carla S. di Torino

al Teatro Ideal di Nole Canavese (TO)


ATTO PRIMO

PROLOGO

(Dante, Erika)

(BUIO COMPLETO; È ACCESA SOLTANTO UNA LAMPADA DA TAVOLO SULLA SCRIVANIA DELLO SCRITTORE)

DAN   (LEGGE LA LETTERA D’AMORE CON TONO DECLAMATORIO) “Amore mio dolce, ti scrivo queste poche righe perchè non ho il coraggio di esprimerti a voce tutta la mia adorazione. Non sopporto più la tua lontananza da questo mio povero cuore devastato dal sentimento. Sì, lo so: la morale degli uomini vorrebbe ostacolare l’unione delle nostre anime, ma vedrai che alla fine esse vinceranno. Sei per me più importante della mia stessa vita. Tiamo, ti amo tanto, o grande, o unico, o insostituibile mio tesoro. Vediamoci presto... presto! Con adorazione, sempre a te vicino.”

Scena I

(Dante, Erika e Gioconda)

(SI ACCENDONO LE LUCI; DANTE È SEDUTO ALLA SCRIVANIA CON LA LETTERA “A” IN MANO ED ERIKA GLI È SEDUTA DI FRONTE)

DAN   (POSA LA LETTERA SUL TAVOLO; DI TANTO IN TANTO, DURANTE TUTTI I DIALOGHI, SI ALZERÀ DI SCATTO E PASSEGGERÀ DOLORANTE A CAUSA DELLE FITTE CHE LE EMORROIDI INFIAMMATE GLI INFLIGGONO, TORMENTANDOLO) E alora? Come ch’a l’è? Còsa a jë smija?

ERI     (CON IRONIA) Bella... veramente molto bella... (SI ALZA) Posso farle però un appunto? Mi pare di notare un lievissimo difetto...

DAN   Ch’a disa... ch’a disa pura, tòta Peltrinori...

ERI     Feltrinori!... Negli archivi della mia casa editrice, ricordo di aver letto un libro pubblicato nel 1926, di Leopoldo Manzoni, suo nonno, a titolo “La lettera maledetta”, la cui trama era tutta imperniata su una lettera d’amore che... non voglio insinuare fosse simile a questa... bensì ho la certezza che era proprio questa!

DAN   Beh, sì, ma...

ERI     (LO INTERROMPE) Nel 1952, Torquato Manzoni, suo padre, riuscì ad impietosire mio padre e a farci pubblicare il libro “Il ritorno della lettera maledetta”, imperniato anch’esso, ovviamente, sulla lettera in questione.

DAN   I soma d’acòrdi, però...

ERI     (INTERROMPENDOLO DI NUOVO) Adesso, io sono venuta qui disdicendo impegni importanti (SI SCALDA SEMPRE DI PIÙ), ho risentito quelle frasi, languide e sdolcinate, che ormai conosco a memoria (QUASI URLANDO, FURENTE), non vorrà mica convincermi a pubblicare un terzo libro riguardante quel foglio, magari dal titolo “La lettera maledetta colpisce ancora”?

DAN   (PICCOLO PICCOLO, DOPO UNA BREVE PAUSA) No...

ERI     (SOSPIRO DI SOLLIEVO) Ah, meno male...

DAN   Pensavo... “La lettera maledetta torna a colpire”... (ERIKA LO SOTTERRA CON UN’OCCHIATA; È MOLTO DELUSO) No, eh?... (CERCA DI RECUPERARE) Però, in effetti, deve ammettere che coj doi liber a l’han rëscontrà un enorme successo di pubblico e di critica... e hanno fatto incassare na barca ‘d sòld a la soa ca editriss!

ERI     (CERCA DI RIMANERE CALMA) Ammetto che il libro di suo nonno abbia avuto un buon successo... ma quello di suo padre è stato solo più un successo discreto... Ho proprio idea che a leggere il suo saremmo solo noi due! E le assicuro che io ne farei volentieri a meno!

DAN   (OFFESO) Adess a esagera! Mi i son sicur che mia fomna, i mej fieuj e magna Cesira a lo leserìo! (DANDOSI UN TONO ALTEZZOSO) E peuj ch’a guarda che mi i lo faso mach per vojàutri, neh... perchè se fosse solo per me, questa lettera poteva tranquillamente restare in cassaforte!...

ERI     (STUPITA) In cassaforte?

DAN   Perchè? A la sa nen la stòria?

ERI     Che storia?

DAN   Questa lettera è maledetta di nome e di fatto!

GIO     (ENTRA CANTICCHIANDO, CON IN MANO UNA RIVISTA, BORSETTA E VARIE BORSE DELLA SPESA) Buongiorno! (LE CADE LA BORSETTA, SI CHINA A RACCOGLIERLA, MA LE CADE ALTRO E COSÌ VIA, A SOGGETTO)

DAN   (ALTERATO) Ma it l’has finì ‘d fè ‘d rabel? It vëdde nen ch’i l’hai da fè?

GIO     E con lòn? Anche mi i l’hai da fè!

DAN   E alora valo a fè ‘n cusin-a! (GIOCONDA ESCE BORBOTTANDO)

ERI     Dicevamo?

DAN   Dicevamo cosa?

ERI     Ma lei diceva...

DAN   E cosa dicevo?

ERI     Diceva...

GIO     (INTERROMPENDO ERIKA ED ENTRANDO CON LA RIVISTA IN MANO) Dicevo... ël dotor a l’ha dime da deje sta rivista a soa fomna.

DAN   E t’am la daghe a mi? Butla lì, an sla scrivanìa!...

GIO     An sla scrivanìa? (LA BUTTA IN MALO MODO SULLA SCRIVANIA ED ESCE)

DAN   Dicevamo?

ERI     Dicevamo cosa?

DAN   Ma lei diceva...

ERI     E cosa dicevo?

DAN   Diceva cosa stavo dicendo!

ERI     Ah, sì... Cosa stava dicendo?

DAN   (DEMORALIZZATO) Im ricòrdo pì nen!

ERI     La lettera maledetta...

DAN   Ah, già... la lettera maledetta!... I disìa, tòta Peltrinori...

ERI     (SECCATA) Feltrinori, prego!

DAN   Ma se ‘n sël bijèt a j’è la “P” davanti, mi i diso “Peltrinori”...

ERI     Sì, ma dopo la “P” c’è anche l’”H”... e quindi è “Feltrinori”!

DAN   Va beh... comunque i disìa ch’i l’hai tirala fòra da la cassafòrt perchè, in effetti, speravo di ottenere lo spunto per un nuovo capolavoro. Questa lettera, però, a l’è sempre stàita bin serà al sicur, perchè tute le vòlte ch’a l’han tirala fòra, a l’è staje, come si suol dire, delle “complicazioni”... o adiritura dei “drammi famigliari”...

ERI     Ma su, via... adesso non cerchi di impietosirmi con queste storie...

DAN   Ma che storie e storie!... Mè nòno, dòp ël sucéss dël sò liber, a l’è campasse giù dal pogieul a causa delle liti in famiglia! E mè pare, sempre per colpa ‘d cola litra, in preda ad un successivo tracollo finanziario ed affettivo, a l’è campasse giù da la fnestra!... Mach che chiel, pì sfortunà che mè nòno, a l’è gnanca rompusse n’ongia... perchè a stasìa al pian teren! Mia mama, alora, vist ch’a l’era gnanca bon a massesse, a l’ha piantalo e a l’è scapà con ël maslé!

ERI     Ma allora questa lettera è meglio richiuderla subito al sicuro e non tirarla mai più fuori!

DAN   A l’era pròpi lòn ch’i vurìa fè!

ERI     Ma se la lettera non c’entra... perchè me l’ha letta?

DAN   Gliel’ho già detto: perchè mi è servita per trarre lo spunto per un nuovo romanzo! Infatti la trama è già pronta.

ERI     Finalmente una notizia positiva. Veniamo al dunque.

DAN   Per cominciare, è ambientata in Lombardia, disoma an provincia ‘d Còmo. Tutto è basato sull’amore tra due contadini che si vogliono sposare... ma questo matrimonio non s’ha da fare...

ERI     (COMINCIANDO A CAPIRE DOVE VUOLE ARRIVARE, SI FINGE INTERESSATA, PRENDENDOLO IN GIRO) Bello, bello... e poi?

DAN   Poi ci sono vari personaggi caratteristici del luogo che danno colore alla storia... un parroco che deve celebrare il matrimonio, ma che ha paura di farlo... una specie di capo mafioso che comanda il gioco... (RIPENSANDOCI) e già... mach che antola a j’era ‘ncor nen la mafia... e poi non saprei neppure come chiamarlo...

ERI     Beh... potrebbe chiamarlo “l’Innominato”...

DAN   (ENTUSIASTA) Ma sì, che bel! “L’Innominato”!... E poi ho ancora pensato a due figure losche... due briganti... che minacciano questo povero parroco...

ERI     I Bravi!

DAN   (SORPRESO) E no... sono cattivi, altro che bravi!...

ERI     E come pensa di intitolarlo?

DAN   Ma... non so... Magari “I futuri sposi”...

ERI     No. “I promessi sposi”.

DAN   Promessi? Sì potrebbe andare bene... Giusto!

ERI     (SI FA TORVA ED ALZA LA VOCE) Sbagliato!

DAN   (PERPLESSO) Perche?

ERI     Perchè l’hanno già scritto qualche anno fa, questo romanzo! L’hanno già scritto! Ecco perchè!

DAN   Ah sì?

ERI     Ah no? Si capisce! Sono sicura!

DAN   Ma guarda che sgaro! Quando penso a qualcosa di bello, scopro che qualcuno l’ha già scritto!... Copioni!

ERI     Ma perchè non si siede alla sua scrivania e pensa a scrivere qualcosa di originale, di attuale, qualcosa di “suo”!

DAN   Perchè i riesso nen a sté setà...

ERI     Perchè? (DANTE LE SI AVVICINA CIRCOSPETTO E LE SUSSURRA QUALCOSA NELL’ORECCHIO; LEI NON CAPISCE) Eh?

DAN   Emorroidi! (CAMMINA NERVOSAMENTE AVANTI E INDIETRO SUL PROSCENIO) Se mi i l’avèissa nen sto problema, a st’ora i l’avrìa già scrivùne a dosen-e, ‘d romanz! Ël dotor a dis ch’a l’è gnente, ma ‘ntant le moròidi a ij sento mi! E i riesso nen a trovè la concentrassion per ëscrive!

ERI     Beh, noi non pubblichiamo testi di medicina. (GUARDA L’OROLOGIO) Quando avrà trovato la concentrazione mi dia un colpo di telefono. Buongiorno. (ESCE)

DAN   I sai nen s’am dan pì ‘d problema le moròidi o st’editriss!

SCENA II

(Dante e Gioconda)

DAN   (SI RILASSA, POTENDO STARE COMODAMENTE IN PIEDI) Ah, finalment!... Ch’i peussa avèj un pòch ëd soliev... Ste maledete rossòle!... Ste fròle ch’am lasso nen ësté setà!... E peuj anche sta balorda, ch’as buta con le soe pretèise... I son già sagrinà a basta sensa duvèj pensé ‘dcò al travaj! (GIOCONDA ENTRA, SEMPRE CANTICCHIANDO, E SPOLVERA QUA E LÀ) Stà ciùto, ch’i l’hai da scrive!

GIO     A l’è la prima vòlta ch’i vëddo un a scrive da ‘n pé e sensa carta e matita!

DAN   Finissla, ch’i deuvo pensé!

GIO     (IRONICA) Guardlo come a pensa... (E RIPRENDE A CANTICCHIARE E SPOLVERARE; MALDESTRAMENTE FA CADERE FOGLI, RIVISTE, SEDIE, SI AGGANCIA LA GONNA AI MOBILI E COSÌ VIA, A SOGGETTO; SI PUÒ UTILIZZARE DEL BOROTALCO DA SPARGERE SU LIBRI E MOBILI PER SIMULARE LA POLVERE)

DAN   (PENSA AD ALTA VOCE) Alora... i pudrìa scrive ‘n romanz... ch’a parla... ecco! (PRENDE NOTES E BIRO; GIOCONDA COMINCIA A CANTICCHIARE SUL MOTIVO DE “LA MONTANARA” E LUI SCRIVE) “Lassù... per le montagne... tra boschi... e valli d’or... tra... l’aspre rupi... echeggia...” (SI RENDE CONTO; A GIOCONDA, MINACCIOSO) E piantla, la malora! (TORNA A PENSARE) Alora... vëddoma ‘n pòch... (GIOCONDA CANTICCHIA “IL PASSATORE”) Bel!... “Questa è... la triste storia... di Stefano... Belloni... in tutta... la Romagna...” (SE NE ACCORGE) Basta! Ancheuj a l’è nen giornà da scrive ‘d romanz... Provoma con la poesia... na bela poesia da piorè tant... (GIOCONDA ATTACCA “CIMITERO DI ROSE”) “La mamma è morta... io devo... partire... devo partire... e andar lavorar...” (SI METTE QUASI A PIANGERE EGLI STESSO)

GIO     (SE NE ACCORGE) Ma còsa a l’è sucedùje? Còs a l’ha, ch’a piora parej? (SI AVVICINA PER CONSOLARLO)

DAN   (PIAGNUCOLANDO) Lasme perde... lasme perde...

GIO     Ma no... Còsa ch’a j’è?... Ch’a fasa nen parej...

DAN   (ESCE TENENDOSI IL DERETANO) Am fan mal!

GIO     (A TEMPO, RIPRENDE IL SUO LAVORO; AD UN TRATTO FA CADERE LA LETTERA MALEDETTA) Oh, la miseria! Come ch’as fa a fé polid, con tuta sta carta per ij pé? (LA PRENDE DA TERRA E LA LEGGE) Diav!... Sossì, bel parej... a lo lasso ‘n gir? Ël nòno as rivolterìa ‘nt la tomba a vëdde la soa “lettera maledetta” fòra dla cassafòrt, tuta strafognà!... Beh, butomla sì. (LA INFILA TRA LE PAGINE DELLA RIVISTA PORTATA PRIMA) Almeno a së stira na frisa... Peuj ij la darài al “grande letterato”, quand ch’a sia calmasse. (SI RIMETTE AL LAVORO)

SCENA III

(Angelica, Gennaro e Gioconda)

(ANGELICA ENTRA IMBRONCIATA ED ABBATTUTA)

GIO     Ciao, Angelica... Còs it fase già aossà a st’ora dla matin?

ANG   Ho dormito male. Malissimo!

GIO     E come mai? Ti ch’it l’has da manca dla fanfara ‘d j’alpin per dësvijéte...

ANG   Eh... sapessi... i pensieri...

GIO     (INDAGATRICE) Da quando in qua pensi invece di dormire?

ANG   Da quando sono innamorata...

GIO     Innamorata? E di chi?

ANG   Beh... sai... Quell’amico di Adelchi che viene a studiare qui... sai... Elia...

GIO     Elia? Con cola facia?

ANG   Come sarebbe a dire, “con quella faccia”? Ma lo sai i soldi che ha suo padre?

GIO     Ah, già... È bellissimo! (SI FERMA) Ma Elia còs a j’intra con ij pensé ch’at lasso nen deurme?

ANG   È da un mese che gli faccio il filo... ma lui nemmeno se ne accorge. Pensa solo ai suoi libri. E poi deve essere allergico a qualcosa... Quando gli propongo di andare insieme al cinema o a prenderci un gelato, lui incomincia a sternutire a più non posso! Una volta ne ho contati ventidue di seguito! E un’altra volta è persino svenuto!

GIO     Ma còs it am conte?...

ANG   Eh, già... proprio così... sembra che sia allergico ai miei approcci... Non so più cosa fare...

GIO     E per tut sossì it deurme nen? As ved pròpi ch’it ses na pivéla!... (SUONA IL CAMPANELLO)

GEN   (GRIDA DA FUORI) Lattaiooo!

GIO     (URLA VERSO L’INGRESSO) I rivooo! (POI, AD ANGELICA) Ades it faso vëdde mi... (ESCE E RIENTRA A TEMPO SEGUITA DA GENNARO)

GEN   Indovinate che v’ho portato?

GIO     (CANTICCHIANDO COME NELLA PUBBLICITÀ) “La mozzarella”...

GEN   No, il caciocavallo. La mozzarella l’abbiamo finita ed ho pensato che il caciocavallo del paese mio vi avrebbe piaciuto assai di più ancora.

GIO     Sà... vente a seté sì, tacà a mi... e dime quandi ch’it im pòrte a tò paìs... a vëdde come ch’a l’è ‘l “caciocavallo” da davzin...

GEN   Ma che paese?...

GIO     Come, che paìs? Quandi ch’i saroma marià i ‘ndroma bin al tò paìs, no?

GEN   Marià? Ma chi? Ma cosa? Ma quando? Che ci stiamo a impazziare? Ma bisogna vedere le cose... i cosi... la casa... la chiesa... A Gioco’...

GIO     Come? It veule nen mariéme?

GEN   Ma sì... sì...

GIO     (SI FA MINACCIOSA) Perchè s’it im marie nen... it dëstaco coj pòchi cavej ch’it l’has ancora an sla biòca!

GEN   E va bene, va bene... (SI AVVIA) Adesso, scusate... ma ho ancora parecchie consegne che mi stanno aspettando. (ESCE FRETTOLOSAMENTE)

GIO     It l’has vist? A l’è parej ch’as fa! I soma sempre noi, ch’i comandoma, ricòrdatlo!

AG      Ho capito tutto perfettamente! Non mi scapperà più!

SCENA IV

(Dante, Gioconda e Angelica)

DAN   (ENTRA DECISO E SI AVVIA PENSIEROSO ALLA FINESTRA) Bòja spinass, che nébia! As vëddo gnanca le colin-e... (SI BLOCCA PENSOSO E, A POCO A POCO, SI ILLUMINA; INIZIA A DECLAMARE LENTAMENTE) “La nebbia...” (SI SIEDE ALLA MACCHINA DA SCRIVERE ED INIZIA A BATTERE IL TESTO) “...a... agli... agli irti colli...”

GIO     (INTERROMPENDOLO, SCONSOLATA) “...piovigginando sale...”

DAN   (LA GUARDA STUPITO, POI RIPRENDE A DIGITARE) “...piovigginando sale...”

ANG   (CON NONCURANZA) “...e sotto il maestrale, urla e biancheggia il mar.”

DAN   (DIGITANDO) “...e... sot-to... il ma-es...” (SI INTERROMPE, GUARDA TORVO LE DUE, ESTRAE IL DATTILOSCRITTO, LO RILEGGE, LO ACCARTOCCIA E LO BUTTA VIA; POI, DOPO UNA BREVE PAUSA, INTIMA) Fuori! (GIOCONDA E ANGELICA SI GUARDANO, GUARDANO DANTE, SCROLLANO LE SPALLE ED ESCONO) I sai nen s’am dan pì ‘d problema ste doe ch’a ciaciaro o le moròidi!

SCENA V

(Dante e Beatrice)

BEA    (ENTRA, CON ATTEGGIAMENTO IRONICO) Guardlo sì, Hemingway! (DECLAMANDO) “Ei fu, siccome immobile...”!

DAN   (PRENDE LO SPUNTO, COME ILLUMINATO) Bela, costa! (SCRIVE) “Ei fu... sic-come... im-mo-bi-le... da-to il...” (SI FERMA, ROVISTA TRA LE SCARTOFFIE SULLA SCRIVANIA, PRENDE UN FOGLIO E LEGGE) Ah, ecco!... A më smijava d’avèila già sentùla... i l’hai scrivùla mach ier... (LEGGE) “Ei fu, siccome immobile, dato il mortal respiro...”

BEA    (LO CORREGGE) “Sospiro”!

DAN   Ecco, lòn ch’a sonava nen bin!... Come a fa ‘n moribond a respiré? A sospira!... (CORREGGE A PENNA LO SCRITTO) I l’avìa nen pensaje...

BEA    Ci ha già pensato un altro agli inizi dell’ottocento.

DAN   (FINALMENTE SI RENDE CONTO DELLA PRESENZA DI BEATRICE) Còs it je fase ti ambelessì?

BEA    (SBOTTANDO) La Musa Ispiratrice, folaton! Possibile che tu non riesca a scrivere qualcosa che non abbia già scritto qualcun altro? Potevi fare il falsario, almeno si guadagnava qualcosa!... A proposito di guadagni... Non dovevi chiedere un anticipo all’editrice?

DAN   (OFFESO) Sì, i l’hai ciamàilo. (SI RIMETTE A SCRIVERE CERCANDO DI SVIARE)

BEA    (SI AVVICINA INQUISITRICE) E allora?

DAN   (FORZATAMENTE RISOLUTO) A l’ha nen damlo!

BEA    (ARRABBIATA) Ma è mai possibile che i soldi, in questa casa, debbano per forza arrivare tutti quanti solo dalle mie tasche? Stai tutto il giorno seduto a pensare... e le poche righe che scrivi non valgono niente o sono di seconda mano!...

DAN   Ma è proprio lì, il punto! Stasand tut ël dì setà a l’è vnùme fòra quel certo disturbo che tu ben sai... che am tormenta e am lassa nen concentré.

BEA    Se ti da fastidio stare seduto, hai solo da scrivere in piedi! E poi, se ti fa tutto ‘sto male, vai dal dottore, da Ettore, che sicuramente troverà una cura adeguata!

DAN   Tovélo, col-lì!... Con tut lòn ch’a l’ha da fé... Ambulatòri, ospidal, clinica, conferense, tennis, golf, equitassion... It ij telefone e it sente: (IMITANDO LA VOCINA DELLA SEGRETERIA TELEFONICA) “Il dottor Casotti è momentaneamente assente. Si prega di dire nome, recapito telefonico e motivo della chiamata dopo il segnale acustico. Sarete richiamati al più presto. Peeet!”

BEA    E osi criticarlo perchè lui è così preso dalle sue attività? Almeno lui guadagna... ha una posizione di prestigio... si tiene in forma... Guarda il suo fisico... e poi guardati allo specchio!

DAN   (OFFESO) E bin? Còs a j’è ‘d divers tra mi e chiel? Second ti, chiel a l’è bon a scrive na poesia? O ‘n romanz? E peuj, anche s’as butèissa a scrivlo, as capirìa gnanca còs a j’è scrit! (ESCE RISENTITO, SEGUITO DA UN CENNO DI STIZZA DI BEATRICE)

SCENA VI

(Beatrice, Gioconda e Dante)

BEA    (SI SIEDE IN POLTRONA E SFOGLIA UNA RIVISTA BORBOTTANDO QUALCOSA CONTRO DANTE A SOGGETTO) Ma dimmi solo con che razza di incapace mi dovevo sposare!... E si comporta come se avesse ragione lui!... Riuscisse a scrivere uno straccio di romanzo... ma no!... Sembra proprio che il “Dio Successo” lo abbia guardato troppo bene in faccia!

GIO     Bondì, madamin... i cercava pròpi chila. Stamatin ël dotor Casòt a l’ha dame na rivista, disandme ch’a j’era n’articol che fòrse a j’anteressava. A l’è sì. (LE DA LA RIVISTA ED ESCE)

BEA    Oh, che tesoro! Ettore Casotti è l’unica persona che si interessa a me. Solo ieri gli ho chiesto delle pubblicazioni sulla magnetoterapia... e lui me le ha subito mandate. (SI FERMA UN ATTIMO A PENSARE) Che abbia un debole per me? (SORRIDE, POI SI RIPRENDE) Ma no... no, non può essere... (RICOMINCIA A LEGGERE LA RIVISTA DI PRIMA, TROVANDO LA LETTERA “A”; LA LEGGE) “Amore mio dolce, ti scrivo queste poche righe, perchè non ho il coraggiuo di esprimerti a voce tutta la mia adorazione...” (FINISCE DI LEGGERE IL RESTO SENZA DIRLO A VOCE, CON CRESCENTE STUPORE) Questa proprio non me l’aspettavo! (E SI LASCIA CADERE SUL DIVANO, ATTONITA; ENTRA DANTE E VA VERSO LA SUA SCRIVANIA; BEATRICE NASCONDE FURTIVAMENTE LA LETTERA SOTTO AD UN CUSCINO DEL DIVANO; CON FALSA INDIFFERENZA) Lo specchio ti ha portato consiglio?

DAN   Sì a l’ha consigliame ‘d fé fòra mia fomna!

BEA    Scherza, scherza... ma intanto dalla tua povera testolina continua a non uscire un bel niente... ed io continuo ad aspettare... Ricordati che “morto un papa... se ne fa un altro”! (ESCE)

DAN   (DOPO UN MOMENTO) Ah, i na peuss pròpi pì! A l’è na ròba ch’i riesso pì nen a soportè! Na vòlta o l’àutra i duvrai decidme a pijè na decision... ch’a costa lòn ch’a costa! (SI FERMA UN ISTANTE, SI GUARDA ATTORNO, FA UNA SMORFIA DI DOLORE E SI AVVIA ALLA SCRIVANIA) Ades a basta! Im decido bele subit! Ij telefono a Ettore. (PRENDE IL TELEFONO, COMPONE, ASCOLTA UN ATTIMO) Ocopà. I lo savìa, mi! A l’è sempre ocopà!... (SI ILLUMINA) E mi i jë scrivo! I son bin në scritor, no? (PRENDE CARTA E PENNA E SI SIEDE ALLA SCRIVANIA, MA SI ALZA SUBITO CON LA SOLITA SMORFIA; SCRIVE LA “LETTERA DI MALATTIA” O “M” RESTANDO IN PIEDI) “Dall’ultima volta che ci siamo visti, la mia condizione fisica è molto cambiata. Ti prego di farti vivo al più presto, perchè ho veramente bisogno di parlartene. Bisogna a tutti i costi porre riparo a questa mia situazione: temo che a causa di ciò possa venir compromessa la tranquillità della mia famiglia. Vediamoci appena puoi.” (POSA LA LETTERA SULLA SCRIVANIA ED ESCE)

SCENA VII

(Adelchi ed Elia)

ADE   (ENTRA SEGUITO DA ELIA) Anche s’a l’è mia soréla, fate gnun problema... A l’è na fija... e quindi it deuve guardé gnun an facia!

ELI      Eh, sì... it parle bin, ades... fin ch’as na parla mach... ma peuj... Come i faso a esse sicur ch’at ciapa nen ël nervos e ch’it im ës-ciape nen ël muso?... E peuj... it im dise ‘d guardè gnun an facia... A l’è pròpi costassì la facenda! Quand ch’i guardo toa sorela... e che chila am guarda mi... i riesso gnanca pì a ten-e su la testa... ansi... a momenti im la faso fin-a adòss! Pensa ch’i son così timid, ch’i riesso a feme la barba con dificoltà, perchè i tribulo a guardeme fiss ant lë specc!

ADE   Ma fate furb, garola! Perchè? Mi i j’era nen timid, fòrse? Però na vòlta i son dime: “Adelchi! A l’è ora ‘d piantéla lì da esse timid!” E da ‘ntlora i son pì nen ëstàit timid. A l’è così facil...

ELI      E, già... A smija facil... Ma a l’è pa come... come... chitè lì da fumè!...

ADE   Sì, per ti ch’it fume nen!... Dai, ven sì ch’it mostro mi, come ch’as fa. (ELIA SI AVVICINA) Ades, mi i faso ti... e ti it fase mia sorela.

ELI      No, no, i peuss nen!

ADE   E perchè it peule nen?

ELI      Perchè im vergògno...

ADE   Ma ‘d còsa it deuve vergognete? Ij soma mach mi e ti... A j’è gnun...

ELI      I soma già tròpi.

ADE   Ades a basta. Fame nen ëvnì ij givo. Set-te lì an sël sofà e guarda come ch’as fa.

ELI      Ma mi i l’hai gnun-e veuje da basè ‘n fiulastron come ti... e peuj ij barbis a foro...

ADE   It deuve nen basè gnun. A va bin? It deuve mach guardè e basta. (PRENDE IN MANO IL PIUMINO) Prima ròba ai va dle fior. Sconda ròba, it avzin-e e it la salute da bin, dasandje le fior. Peuj it sete davzin a chila e it ij parle ‘d n’argoment ch’at pias.

ELI      L’Università a va bin?

ADE   Ma sì, sì... tut lòn ch’it veule. Peuj it jë bute ‘n brass an sla soa spala con... “non challange”... e peuj... pian pian... it la strenze a ti. Pian pian. A l’è pròpi collì ‘l ponto. It deuve fè pian pian, con naturalëssa. Peuj, quand ch’a l’è tacà a ti, sempre con naturalëssa, pian pian, it jë daghe ‘n basin... e peuj dòpo, lassa fè a chila, ch’a va bin!

ANG   (CHIAMA DA FUORI) Adelchi!

ADE   Oh, mia sorela! (ELIA SI ALZA DI SCATTO, AGITATISSIMO) Costa a l’è l’ocasion bon-a! Date da fè! (ESCE DI CORSA)

SCENA VIII

(Elia e Angelica)

ANG   (ENTRA, CERCANDO ADELCHI) Adelchi!... (VEDE ELIA, RIMASTO IMMOBILE IN MEZZO ALLA SCENA COL PIUMINO IN MANO) Oh, Elia... (DOPO UN ATTIMO DI IMBARAZZO, RICORDA GLI INSEGNAMENTI DI GIOCONDA) Ciao, Elia... (SI AVVIA RAPIDAMENTE VERSO DI LUI ED ELIA NON SA PIÙ COSA FARE; I DUE, IN MEZZO ALLA SCENA, DI FRONTE, SI SCRUTANO RESTANDO FERMI; IL PIUMINO RESTA TRA DI LORO A DIVIDERLI; DOPO UN ATTIMO ELIA ABBASSA LA TESTA, VERGOGNOSO, TUFFANDO IL VOLTO NEL PIUMINO, ED INCOMINCIA A STERNUTIRE; ANGELICA PRENDE IL PIUMINO E LO LANCIA LONTANO ED ELIA SEGUE LA TRAIETTORIA CON LO SGUARDO, STUPITO; ANGELICA COMINCIA A DARE PICCOLE SPINTARELLE AD ELIA, COSTRINGENDOLO AD ARRETRARE FINO A RICADERE SUL DIVANO, DOPODICHÉ SI SIEDE AL SUO FIANCO)

ELI      (DOPO UN ATTIMO DI IMBARAZZATO SILENZIO) Ciao... (E SI SPOSTA VERSO L’ESTREMITÀ PIÙ LONTANA DEL DIVANO)

ANG   (LO RAGGIUNGE A SALTELLONI E GLI SI APPICCICA CONTRO) Ciao...

ELI      (PRENDE CORAGGIO) Beh... per setesse... i soma setasse... (SI ASCIUGA IL SUDORE) Lo sai che sto preparando la tesi di laurea? (ANGELICA GLI RIMANE APPICCICATA ADDOSSO, MA NON PARLA; LUI COMINCIA A FARE SCENA COL BRACCIO, GRATTANDOSI LA TESTA, GUARDANDO L’OROLOGIO, ECC.; POI APPOGGIA IL BRACCIO SULLO SCHIENALE, DIETRO AD ANGELICA, MA LO RITRAE SUBITO; AL SECONDO TENTATIVO LO FA SCIVOLARE PIANO SULLO SCHIENALE; ARRIVATO A CINGERE LE SPALLE DI ANGELICA, CERCA DI RIPRENDERE FIATO) Sai che sto preparando la tesi?

SCENA IX

(Gioconda, Elia e Angelica)

GIO     (ENTRA ALL’IMPROVVISO; SUBITO ELIA SCATTA IN PIEDI E SI ALLONTANA DAL DIVANO) Oh, scuseme... Elia, a j’è Adelchi ch’a veul parlete per la scòla.

ELI      I vado subit! (SI AVVIA DI CORSA, MA SI FERMA PRIMA DI USCIRE; AD ANGELICA, TIMIDAMENTE) Beh... arvëdse... (ESCE)

GIO     Alora? Come a l’è ‘ndàita?

ANG   Se non entravi proprio adesso, era meglio! Eravamo già al braccio intorno al collo e poi sei entrata tu ed hai rovinato tutto!

GIO     Ah, ma alora i j’ere a bon ponto!... Ai manca pòch!

ANG   Mah... ho i miei dubbi... Parla sempre di scuola...

GIO     No, sta tranquila! Mòla nen, ch’a va bin parej! (ESCE)

ANG   (VA ALLA SCRIVANIA, SPULCIA DISTRATTAMENTE TRA LE CARTE DEL PADRE E TROVA LA “M”; LE DA UNO SGUARDO) Ah, mio padre! Lascia sempre tutto in giro! (METTE LA LETTERA NELLA TASCA DESTRA DELLA GIACCA DI DANTE ED ESCE)

SCENA X

(Gioconda)

GIO     (ENTRA, SEMPRE CANTICCHIANDO, SPOLVERA E RIASSETTA; TRA I CUSCINI DEL DIVANO TROVA LA “A”) Ma guarda mach! Sta litra a l’è torna ‘n gir!... Un dì o l’autr a va a finì ch’a la perdo! (LA METTE NELLA TASCA SINISTRA DELLA GIACCA DI DANTE)

SCENA XI

(Gioconda, Dante e Angelica)

(DANTE ENTRA PENSOSO E SI AVVIA ALLA SCRIVANIA)

GIO     Monsù Dante, i vorìa dije che...

DAN   (LA INTERROMPE IN MALO MODO) Via! Fòra! Lassme sté, ch’i l’hai da fé! (GIOCONDA ESCE INTERDETTA; DANTE CERCA LA “M”) Ma as peul savej andoa ch’a l’è ‘ndàita a finì cola litra ch’i l’hai scrivùje al dotor? I son quasi sicur ch’i l’avìa butala sì, an sla scrivania... (LA CERCA A SOGGETTO SULLA SCRIVANIA, NEL CESTINO, SUL DIVANO E SOTTO LA SCRIVANIA)

ANG   (ENTRA MENTRE DANTE È SOTTO ALLA SCRIVANIA) Papà, cosa fai...

DAN   (SOBBALZA SORPRESO E BATTE VIOLENTEMENTE LA NUCA SOTTO LA SCRIVANIA) Ahia! Porc... (ESCE DA SOTTO IL TAVOLO) Oh, bòja fauss!... Ah, it ses ti... Còs ai suced? Còs it veule?

ANG   (STUPITA) Ma cosa fai sotto la scrivania?

DAN   Còs i faso? Che scrivania? Ah, la scrivania! Ehm... Còs i faso?

ANG   Cercavi qualcosa?

DAN   Quaicòs?... Ah, già! Sì... i cercava... Còs i cercava?... E sì, ch’i cercava... ma im ricòrdo pì nen còsa... (SI FERMA A CAUSA DEL CONSUETO DOLORE EMORROIDALE) Ah, già! I cercava na litra ch’i l’hai scrivù prima e ch’i l’hai lassà an sla scrivania!

ANG   Ah, dici “quella” lettera! L’ho trovata e l’ho messa nella tasca della tua giacca.

DAN   Ah... benòne!... Fa ‘l piasì... mandme Gioconda... (ANGELICA ESCE; DANTE VA VERSO LA GIACCA MASSAGGIANDOSI LA TESTA) Giuda fauss, che beda! I l’avrài pa dëstacà quaiche quader?... (PRENDE IL FAZZOLETTO E SI TAMPONA) A sagna pa? (INFILA LA MANO NELLA TASCA DELLA GIACCA, NATURALMENTE NELLA TASCA SINISTRA, ESTRAENDONE LA “A”, MA NON LEGGE IL FOGLIO)

GIO     (ENTRANDO) A l’ha da manca?

DAN   Chi, mi?... Ah, sì, sì! I l’hai da manca!... Va dal dotor Casotti e daje sta litra!

GIO     (PARLANDO COME UNO SCHIAVO NEGRO) Subito, badrone massa! (PRENDE LA LETTERA “A” ED ESCE TRASCINANDOSI COME IN CATENE, CANTICCHIANDO UNO “SPIRITUAL”)

DAN   Fa nen sempre la folaton-a!... I sai nen s’am da pì fastidi sta balenga o le moròidi!

SCENA XII

(Dante)

DAN   (ISPIRATISSIMO, COMINCIA A SCRIVERE) “Era una notte che nevicava...” No, no... a l’è tròp frèida... “Era una notte... che... stissava...” Come as dis an italian?... “...uggiosa... Era una notte uggiosa...” no, a va nen bin... (SI ALZA MASSAGGIANDOSI IL DERETANO) “Era una notte che... pioveva... e...” a basta pa... a toca... carché ‘n pòch la man... a j’era ‘l vent, ecco... “Era una notte che pioveva e che... tirava un forte vento...” (SEGUITA CANTICCHIANDO IL NOTO MOTIVO E POI STRACCIA TUTTO) No. no! Sì ij soma nen! Come i faso a concentreme, con ël dolor ch’i l’hai?... (SI ALZA E VA A PRENDERE IL VOCABOLARIO) I deuvo trové n’ispirassion ch’am fasa compon-e quaicòs d’important! Ch’am fasa sfondé ant l’editoria! (SFOGLIA A CASO IL VOCABOLARIO) “Trovare... Mezzo... Vita... Oscuro... Cammino... Selva... Nostro...” (COMINCIA A PENSARE E A COSTRUIRE LA FRASE) “Nel cammino nostro, ritrovai la vita...” no, no, no... “Nella oscura vita del cammino...” ehm... ehm... “trovai... la selva... in mezzo...” no, no, no... “Nel mezzo...” sì, sì... “Nel mezzo del... cammino... della nostra vita... mi trovai...” ecco... “Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai in una selva oscura...”

SCENA XIII

(Dante, Adelchi ed Elia)

            (ENTRANO ADELCHI ED ELIA SALUTANDO A SOGGETTO)

DAN   Ah!... Vnì sì! I l’hai trovà na neuva idéa! Scoté sì! (LEGGE) “Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai in una selva oscura...”

ELI      (CORREGGENDOLO) “Per”!...

DAN   (SI INTERROMPE STUPITO) Eh?

ELI      (RECITA) “...mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita.”

DAN   (ENTUSIASTA, SCRIVE) Bel!

ADE   Ma... a më smija d’avej già sentù quaicòs dël gener...

ELI      E i lo chërdo! A scòla a l’han fane na testa parej, con la “Divina Commedia”!... (DANTE, AMMUTOLITO, SEGUE IL COLLOQUIO DISORIENTATO)

ADE   Ah, già! Ecco, còs a l’era! La “Divina Commedia, il capolavoro del Grande Giacomo Leopardi”!

ELI      (REDARGUENDOLO) Ma no! A l’ha scrivùla Dante Alighieri!! It ricòrde pì nen? “La Vita Nova”... i Guelfi e i Ghibellini...

ADE   (TAGLIANDO CORTO) Sì, sì... i vorìa dì chiel-lì!

DAN   (STRACCIANDO IL FOGLIO) Bòja spinass! I n’ambròco mai un-a! (ESCE)

ELI      (LO SEGUE, TENTANDO DI CONSOLARLO) Su, su, monsù Dante... Còsa a l’è sucedùje? (ESCE ANCHE LUI)

ADE   Chissà se ‘n gir a j’è ‘n sigarèt? (COMINCIA A CERCARE NEI CASSETTI, SULLA SCRIVANIA, POI NELLA GIACCA; TROVA NELLA TASCA DESTRA LA “M”, LA LEGGE AD ALTA VOCE E COMMENTA) Guarda mach, ste moròidi maledéte! A lo lasso gnanca travajé! Pòr papà... Meno male ch’ij son mi ch’ij dago tante sodisfassion... (SI SIEDE SUL DIVANO)

ELI      (RIENTRA) Dì, guarda che dòp doman i l’oma l’esame, neh... A l’è nen ora ch’i ripasso quaicòs?

ADE   (POSA LA “M” SUL DIVANO E SI ALZA) I stasìa pròpi pensand “chi ha tempo, non aspetti tempo”! (GUARDA L’OROLOGIO) I l’oma giusta n’orëtta, prima ‘d disné... andoma a fesse na gorissian-a a l’”Impera”!

ELI      (PROTESTA) Ma no!... I duvoma studié!

ADE   Ma fa nen rije!... I soma bin preparà, per lë scrit... It sas tut, ti! (ESCONO)

SCENA XIV

(Beatrice, Angelica, Gennaro ed Elia)

BEA    (ENTRA E VEDE SUL DIVANO LA “M”) Ah, la lettera di Ettore! Meno male che è ancora qui... credevo di averla nascosta meglio... (SE LA INFILA IN TASCA)

ANG   (ENTRANDO) Mamma, per piacere, aiutami tu... Non riesco a concludere con Elia...

BEA    Concludere?

ANG   Ma sì... concludere... Sai... Elia... ecco... con lui... è difficile...

BEA    Ho capito. (LE DA LA “M”) Dagli questa lettera. Con queste parole... vedrai... non potrà più dirti di no!

ANG   Cosa c’è scritto?

BEA    Non ci pensare! Anzi, non leggerla nemmeno! Dagliela così com’è. È una lettera di sicuro effetto sui cuori innamorati.

GEN   (ENTRA AFFATICATO) V’ho portato ‘o latte!... Datemi una sedia...

BEA    C’è il divano...

GEN   Va bene... va bene lo stesso... È da stamattina alle sei che sto a girà portando ingiro mozzarello, pecurino e caciocavallo!... Sapesse, signò... ce n’ho due piedi!... (SI TOGLIE LE SCARPE) Permette signò?

BEA    Ma Gennaro!

GEN   Eh, sapete com’è... (SI MASSAGGIA I PIEDI) Scusate se disturbo... ma non sapete mica dov’è Gioconda?

BEA    Dovrebbe essere in cucina...

GEN   Allora io vado... Sapete com’è... lei si vuole sposare... ed io...

BEA    E tu?

GEN   Ed io... Donna Beatrice bella! Il qui presente Gennaro è un uomo libero! E libero vuole restare!... Salutammo, donna Beatrice! (SI ALZA E SI AVVIA SCALZO, POI TORNA INDIETRO E PRENDE LE SCARPE) Scusate, eh... ma... sapate com’è... (ESCE RAPIDAMENTE)

ELI      (ENTRA, COMICAMENTE TIMIDO) Buongiorno, signora...

BEA    Beh... io ho da fare in cucina. (IN DISPARTE AD ANGELICA) Dagli subito quel foglio e poi lascialo solo... Vedrai! (ESCE)

ANG   Ciao, Elia...

ELI      Eh? Ah... Oh... Beh... ciao...

ANG   Ti ho scritto... ehm... una cosuccia... Leggila con comodo... poi mi dirai cosa ne pensi. (GLI CONSEGNA LA “M” ED ESCE)

SCENA XV

(Elia)

ELI      (CONTENTO) Bon-a, l’idea dël bijet... Almeno a venta nen guardesse ‘n facia mentre as diso certe ròbe... (COMINCIA A LEGGERE LA “M””, DAPPRIMA CON ENTUSIASMO, POI SEMPRE PIÙ PREOCCUPATO E VIENE COLPITO DA CRISI DI STARNUTI; RILEGGE) ...”La mia condizione fisica è molto cambiata...” (STARNUTISCE) “...porre riparo a questa mia situazione...” (STARNUTISCE) “...compromessa la tranquillità della mia famiglia...” (STARNUTISCE) Ma come a fa a esse ‘ncinta, s’i l’hai gnanca tocala?... (DOPO UNA SERIE DI ALTRI DUE O TRE STARNUTI, CADE DIETRO AL DIVANO, SVENUTO)

SCENA XVI

(Dottore e Adelchi - Elia)

DOT    (ENTRA ESAGITATO) Come a l’è possibil che Dante a l’abia scrivù na litra parej a mi? Dotor e amis ëd famija da vintetrè ani! (LEGGE ALCUNI BRANI DELLA “A”) N’òmo sposà... con famija... fieul e fija... I l’avrìa mai pì pensà ch’a fùissa passà... an sl’autra sponda!... Che scheur...

ADE   (ENTRANDO) Oh, ciao, Ettore! It l’has già vist mè pare?

DOT    No, no e peuj no!

ADE   Meno male! I vorìa parlete prima ch’it lo trovèisse. It deuve feme ‘n piasì... ‘T sas... papà a va pì nen tant d’acòrdi con mia mare...

DOT    I lo chërdo! (ELIA STARNUTISCE)

ADE   (AL DOTTORE) Salute.

DOT    (SORPRESO) Grassie...

ADE   Ti it ses l’ùnich ch’a peul giutélo, ant ësto moment. It ses ël sò pì car amis...

DOT    Amis, sì... ma mach fin-a a na certa mira, neh... (ELIA STARNUTISCE)

ADE   Salute.

DOT    Grassie...

ADE   Per n’amis come papà, it deuve esse pì che ‘l dotor ëd famija... It deuve campéte anima e còrp, per salvé la situassion!

DOT    Con l’anima, ancora ‘ncora... ma con ël còrp... (ELIA STARNUTISCE)

ADE   Salute.

DOT    Grassie...

ADE   It deuve assecondé “ogni suo volere”. Ansi... deje ij tòj servissi anche quandi che chiel a veul nen! It deuve capì ch’a l’è ‘n moment pitòst dificil...

DOT    Sì, però, mi...

ADE   Ansoma, Ettore! It ses n’amis o no? E alora guarisslo! (ESCE)

            (ELIA STARNUTISCE; IL DOTTORE SI GUARDA INTORNO DISORIENTATO)

SCENA XVII

(Dottore e Dante - Elia)

DAN   (ENTRANDO) Oh, ciao, Ettore! I l’hai pròpi da manca ‘d ti.

DOT    I lo sai.

DAN   It l’has ricevù la mia litra?

DOT    Sì, sì... i l’hai già ricevùla.

DAN   A l’è ‘n problema gròss...

DOT    ‘Dcò per mi!

DAN   I l’hai pròpi da bzògn ëd le toe prestassion. (CONTROSCENA A SOGGETTO DEL DOTTORE) I riesso gnanca pì a sté setà!

DOT    (ALLIBITO) An che sens? (ELIA STARNUTISCE)

DAN   (AL DOTTORE) Salute.

DOT    Grassie. Ma as peul savèisse perchè ti e tò fieul i continue a stranué e a dime “salute” a mi?

DAN   Còs it veule dì con sòn?

DOT    Che se ti i të stranùe, i son mi ch’i deuvo dite “salute”!

DAN   Sì, ma quand i të stranùe ti, i deuvo ditlo mi.

DOT    A va bin. Ma ades it l’has bin stranuà ti, no?

DAN   Minòmmi!... Ma... Ettore... i të staghe bin? It l’avras pa pijate l’influènsa?

DOT    Ma it ses nen ti ch’i të stranùe?

DAN   (TAGLIA CORTO, PER TORNARE AL SUO PROBLEMA) Ma parloma ‘d ròbe serie, dai! I l’hai da manca d’un tò servissi...

DOT    Mi i preferirìa contete na barzelëtta...

DAN   Ma che barzelëtta, là!... Fòrsa! I deuvo mostrete mi còsa ch’it l’has da fé? (SI SLACCIA LA CINTURA DEI PANTALONI)

DOT    Ma mi, verament... (GUARDA L’OROLOGIO, MOLTO TURBATO) Ades i l’avrìa n’apontament motobin amportant...

DAN   Dài, alora! Va ‘n pressa e torna! It dago mes’ora! Ëd pì i peuss pi nen ëspeté. Dësbreuite mach! Mi i vado dëdlà a prepareme! (ESCE)

SCENA XVIII

(Dottore ed Elia)

DOT    (SCONCERTATO) I l’avrìa mai pì pensà da rivé a trovéme ant una situassion parej... (ELIA, RINVENUTO, SI ALZA IN PIEDI DIETRO IL DIVANO E STARNUTISCE, SPAVENTANDO IL DOTTORE) Calma!... Sì a j’è pì gnun!... Ma mi i l’hai nen stranuà, quindi... a j’è quaidun!... Ma s’a j’è gnun... coma a fa a essje quaidun?... E s’a j’è quaidun... come mai sì a j’è gnun?

ELI      (SI AVVICINA) Cerea, dotor...

DOT    (TRASALE) A j’è quaidun! (FINALMENTE VEDE ELIA) Ma da ‘ndoa ch’i të s-ciòde?

ELI      I l’avìa pròpi da manca ‘d chiel...

DOT    N’àutr?... Perchè? Còs it veule?

ELI      (PARLA A NASO CHIUSO) I son pijame n’alergìa teribila! Ch’am daga quaicòs...

DOT    Ah, sì... (SI TOCCA LE TASCHE) Ma i l’hai nen ël ricetari da press... (VA ALLA SCRIVANIA, PRENDE UN FOGLIO E SCRIVE) Guarda... lòn ch’ai va per ti it lo scrivo sì ‘nsima. (HA SCRITTO SUL RETRO DELLA LETTERA “A”)

ELI      (PRENDE IL FOGLIO) A dis ch’am farà bin?

DOT    A l’è pròpi lòn ch’ai va per ti! Garantito al limone! (ESCE)

ELI      Mah... speroma... (SI METTE LA “A” IN TASCA, COSÌ ADESSO HA LUI LE DUE LETTERE)

SCENA XIX

(Elia, Adelchi e Gennaro)

ADE   (ENTRA CON GENNARO) Ma perchè la fai tanto lunga?... Sposala, no...

GEN   E bravo!... Io non voglio! Voglio rimanere libero!

ADE   E allora non sposarla!...

GEN   E l’eredità? Questo è il problema: l’e-re-di-tà.

ADE   L’eredità?

GEN   L’eredità della nonna. Quella, due anni non li regge più! E chi si piglia i soldi della vecchia... è a posto!

ADE   Allora sposala quando muore la nonna...

GEN   Eccolo! È proprio quello che voglio!... Solo che lei vuole sposarsi subito...

ADE   Fate un compromesso...

GEN   No... a me quelle cose di gruppo non piacciono manco per niente...

ELI      (LI INTERROMPE) Gennaro, passi mica davanti alla farmacia?

GEN   No, veramente no.

ELI      Allora OK. (GLI DA LA “M”) Prendimi queste medicine, poi ti do i soldi.

GEN   Perchè non ci vai tu? (PRENDE LA “M”)

ELI      Io e Adelchi dobbiamo studiare... e poi devo parlargli di una cosa molto importante. (GENNARO ESCE DI MALAVOGLIA, SALUTANDO A SOGGETTO)

SCENA XX

(Elia ed Adelchi)

ELI      Adess i parloma ‘n pòch, mi e ti...

ADE   Ma sì, dai, i l’oma già ripassà tut lòn ch’a j’era da ripassé...

ELI      No, no, lassa perde la scòla... i l’hai da parléte ‘d toa sorela...

ADE   Ah, già... Come a l’è peuj andàita?

ELI      Gnente ‘d particolar... a l’è tut an sospèis... anche perchè a l’ha dame na litra ch’i capisso pòch... scusa la mia ignoransa... (GLI DA LA “A”)

ADE   (VIENE SUL PROSCENIO E LEGGE LA “A”, SOTTOLINEANDONE I PASSI SALIENTI) E alora? A më smija fin-a tròp ciaira! Ansoma, còs it veule ‘d pì?

ELI      Ma it rende cont? Mi i l’hai gnanca tocala!

ADE   E bin? Còsa a veul dì? Ormai la còsa a l’è faita! (SORRIDENDO SODDISFATTO) E ti ch’it l’avìe dime gnente... Bel amis ch’it ses!...

ELI      (VISIBILMENTE ALTERATO) Ma come... i na savìa gnente ‘dcò mi!

ADE   Beh... la litra a smija bastansa ciaira!

ELI      A mi a më smija nen tant ciair come ch’i l’oma fait!

ADE   Ma perchè? Còsa i l’eve fait?

ELI      Mi i l’hai mach fait lòn ch’it l’has dime ti...

ADE   E alora? Ëd còsa ch’it preòcupe?

ELI      Ansoma, Adelchi! It l’has ancor nen capilo che toa sorela a l’è ‘ncinta? (STARNUTISCE)

ADE   (RIMANE DI SASSO) Ma no!

ELI      Ma sì!

ADE   Ma basta, là!... E come ch’i l’eve fait?

ELI      A l’è pròpi lòn ch’i vurerìa savej! (STARNUTISCE PIÙ VOLTE, POI SVIENE SUL DIVANO)

FINE DEL PRIMO ATTO


ATTO SECONDO

SCENA I

(Adelchi ed Angelica)

ADE   (SEDUTO SUL DIVANO, TENTA DI CENTRARE UN CESTINO DI FRONTE A LUI CON LE CARTE DA GIOCO; POSSIEDE TUTTORA LA “A”) Ma figurte mach... Come a l’è possibil?...Mia sorela ‘ncinta?... Ma se col torolo a l’ha gnanca ‘l coragi ‘d guardela ‘n facia...

ANG   (ENTRANDO) Ciao. Hai visto Elia?

ADE   (INQUISITORE) Io sì... e tu?

ANG   Dài... non fare lo scemo! L’hai visto o no?

ADE   Certo che l’ho visto. Perchè lo cerchi?

ANG   Beh... devo trovarlo, perchè... mi deve restituire una certa cosa...

ADE   E se quella “certa cosa” ce l’avessi io? Dimmi di che “certa cosa” si tratta.

ANG   Uffa... è solo un bigliettino!...

ADE   Ma come? Scrivi lettere d’amore alle persone e poi pretendi che te le restituiscano?

ANG   (CON ATTEGGIAMENTO OFFESO) Ehi! Come fai a sapere che era una lettera d’amore?... Comunque mamma me l’aveva solo prestata...

ADE   Cosa c’entra la mamma?

ANG   Cose da donne! Rispondi piuttosto alla mia domanda! Cosa ne sai tu della lettera?

ADE   (COMPIACIUTO) Ne so più di quanto credi... perchè ce l’ho io.

ANG   (RISENTITA) E come fai ad avercela tu?

ADE   (IMITANDOLA) Cose da uomini! (LE DA LA “A”; ANGELICA LA PRENDE, OFFESA, E SI AVVIA; LUI LA FERMA, CON INTENZIONE) E... ha funzionato?

ANG   Non lo so ancora...

ADE   Come, non lo sai ancora?

ANG   Beh... non l’ho più visto, dopo che gli ho dato la lettera.

ADE   Ma... cosa vi siete detti?

ANG   Boh... le solite cose... ciao... come va... come stai...

ADE   Nient’altro?

ANG   L’università... la tesi...

ADE   (RASSICURATO) Allora è come pensavo...

ANG   Perchè? Cosa ti credevi?... È così timido...

ADE   (IMPACCIATO) Mah... in giro si dice che tu... siete in due!...

ANG   In due? Cosa vuoi dire?

ADE   Insomma! È mezz’ora che ci giriamo intorno!... Sei o non sei incinta?

ANG   (ATTERRITA ALL’IDEA) Incinta? Io? Ma sei scemo?

ADE   Sicura?... Neanche un po’?...

ANG   Ma figurati!... Lo saprò bene, no?

ADE   (SOSPIRA SOLLEVATO) Ah, beh... OK, puoi andare, adesso.

ANG   Dì, guarda che me ne vado quando voglio io, eh!... (ESCE CON LA “A”)

SCENA II

(Elia ed Adelchi)

ELI      (ENTRA MOLTO ABBACCHIATO) Ciao...

ADE   Còsa ch’it l’has? It ses malavi?

ELI      Ma it lo capisse nen an che situassion ch’im treuvo?

ADE   Ma pijétla nen...

ELI      Come, “pijétla nen”? I son mi ‘nt la bagna, pa ti!...

ADE   Sta tranquil... i l’hai parlà...

ELI      (LO INTERROMPE) Sta tranquil? I son anformame! It lo sas vaire ch’a costa na carossin-a al dì d’ancheuj?

ADE   Cerca da calméte... mi i sai...

ELI      (C.S.) Calméte, calméte... it ses pa ti ch’it deuve sposéte!...E ij mòbij... l’alògg... i duvrài pianté lì jë studi...

ADE   Fa nen ël rancin, va... ch’it ses pien ëd sòld. A lo san tuti...

ELI      It fase ‘n pressa ti, a parlé!... Quandi ch’it l’has ëspendùje, it j’has pì nen!

ADE   It diso ch’it duvras gnanca tiré fòra na lira, per mia sorela.

ELI      Perchè? Ai buta tò pare?

ADE   No! Gnente d’autut! Angelica a l’è nen ancinta.

ELI      Ma no!

ADE   Ma sì!

ELI      Ma come?

ADE   Ma già!

ELI      Ma dai...

ADE   Ma ‘s capiss!

ELI      Ma basta, là... E ti còs it na sas? A lese la litra a smijava pì che evident!

ADE   Ma che litra! Mi i l’hai parlà sinch minute fa con mia sorela... e a l’ha garantime ch’a j’è gnun ch’a speta e gnun ch’a riva! A l’avrà pijate ‘n gir...

ELI      Pijame ‘n gir? Bel ëschers! (SARCASTICO) Ah, ah, ah! Che da rije! (ARRABBIATO) Mi staneuit i son famla ‘n bianch!

ADE   Ma no!

ELI      Ma sì!

ADE   Ma come?

ELI      Ma già!

ADE   Ma dai...

ELI      Ma ‘s capiss!

ADE   Ma basta, là... passesse la neuit an bianch per në schers!...

ELI      (INFUOCANDOSI) Në schers motobin pesant!

ADE   Euh, diao! It voreras pa pijétla per tut lòn?

ELI      Im la pijo e come! Ansi... s’it vëdde toa sorela, disje pura ch’as na cerca n’autr da pijé ‘n gir!... Tra mi e chila... tut a l’è finì!... (TRAGICO) Per sempre!

ADE   Ma s’a l’era gnanca ‘ncaminà!...

SCENA III

(Adelchi, Elia, Dante ed Erika)

DAN   (ENTRA CON ERIKA) Mi i j’assicuro che le poesie a fan ancora colp an sla gent...

ERI     Sì, ma bisogna essere capaci a scriverle, le poesie. (VEDENDO ELIA) Ciao... Cosa ci fai tu, qui?

ELI      Ciao, Erika... Sono compagno di studi di Adelchi, il figlio del signor Manzoni. E tu? Come stai? È da un po’, che non ci si vede, eh?

ERI     Bene, bene... Beh, non ci vediamo dall’ultimo saggio che ti abbiamo pubblicato...

ELI      Beh, sai... con l’università...

DAN   (STUPITO) Ma... iv conòsse?

ERI     Se ci conosciamo? L’amico di suo figlio è un giovane scrittore molto promettente. Ha già scritto due romanzi e un saggio... e sono andati a ruba!

DAN   Ah, sì? Ma i lo savìa nen... (SI AVVICINA AD ELIA) Ma brav... come mai ch’it l’has mai dimlo? (SUONA IL TELEFONO)

ADE   (RISPONDE) Pronto?... Sì... Sì... Sì... Sì... Sì... Sì... Sì... Sì, sì... Sì, è qui... gliela passo... (AD ERIKA) È per lei... la sua segretaria... (PORGE LA CORNETTA)

ERI     (PARLA AL TELEFONO CON LO STESSO TONO DI ADELCHI) Pronto?... No... No... No... No... No... No... No... No, no... Sì. (RIATTACCA) Scusate... devo andare. Potrei chiamare un taxi?

DAN   (MELLIFLUO) Ma no... tòta Peltrinori...

ERI     Feltrinori! Una volta per tutte!

DAN   Sì, sì, a va bin... I disìa, tòta Peltrinori, che a deuv nen ancomodesse... A la compagna me fieul...

ADE   Mi verament i duvrìa studié...

DAN   It l’has mai ëstudià ‘n vita toa e it veule ‘ncaminé pròpi ancheuj? (GLI DA LE CHIAVI DELL’AUTO) Tò, ciàpa!

ERI     Beh... allora grazie... è stato molto gentile... Ma non si illuda di corrompermi con questo. (AD ELIA) Ciao. Mi raccomando... fatti sentire, ogni tanto... Abbiamo bisogno di novità. (ESCE SEGUITA DAL RILUTTANTE ADELCHI)

SCENA IV

(Dante, Elia e Gennaro)

DAN   It bèive quaicòs?

ELI      No, grassie... I sopòrto nen l’alcol.

DAN   Magara na gaseus?

ELI      No, grassie... I l’hai nen sèj.

DAN   Pan e salam?

ELI      No, grassie... I l’hai nen fam.

DAN   Gnanca ‘n bicer d’aqua? Un tòch ëd borgo? Un bicer ëd vinapola?

ELI      No, no, grassie... dabon...

DAN   Come ch’it veule... It sas... i j’era pròpi ‘n camin ch’i pensava... beh, tra colega... i peus ciaméte colega, no?

ELI      (TIMIDO E CONFUSO) Mah... ch’a fasa chiel...

DAN   Dame dël ti, per piasì... tra ‘d noi...

ELI      Beh... i sai nen s’i riesso...

DAN   (TAGLIA CORTO) Sent sì. I son an camin ch’i scrivo ‘n romanz... bel, neh... pròpi bel. Mach che... an manca col certo “non so che”... disoma... la prima pagina! Andoa col certo “lui” a deuv fé la dichiarassion a cola certa “lei”...

ELI      A venterìa almeno savej la trama...

DAN   Ma che trama e trama! Se i soma a la prima pagina, còsa it pretende da mi? La trama a vnirà peuj ëd conseguensa!

ELI      Beh, sì, ma... Ant ës moment am pija ‘mpreparà...

DAN   Come, ”ampreparà”? N’autor dël tò calibro a peul nen esse ampreparà! O pitòst it l’has paùra ch’it frega j’idéje?... A mi am basta mach un cit posson... peuj it sas... con l’esperiensa ch’i l’hai...

ELI      A l’è ‘n pòch dificil... (GENNARO ENTRA CON PACCHI DI FORMAGGI, LATTE, ECC.; SI METTE SUL FONDO E ASCOLTA, NON VISTO, PRENDENDO APPUNTI SU DI UN TACCUINO) Alora... Ij cavej a son na ròba fondamental ant le dichiarassion. As pudrìa dì parej: “Vorrei specchiarmi nell’oro dei tuoi capelli... che... come raggi di sole... fanno splendere il tuo... candido volto... e... ehm... e... che son mossi dal vento come... un campo di grano maturo...”

DAN   (ESULTA) Bel, bel! Ma it lo sas ch’it ses pròpi fòrt?

SCENA V

(Dante, Elia, Gennaro, Beatrice e Angelica)

BEA    (ENTRA, INTERROMPENDO DANTE) Buongiorno, Gennaro. (DANTE ED ELIA SI VOLTANO STUPITI VEDENDO GENNARO)

GEN   Buongiorno, signò... sapete com’è... v’ho portato il formaggio...

DAN   Ambelessì a j’è già tròpa confusion! Ven, Elia... andoma dëdlà, ch’i soma pì tranquij... (ESCONO TUTTI E DUE)

BEA    Grazie, Gennaro... (PRENDE I PACCHI) li porto io, in cucina.

GEN   Arrivederci, signò... (ESCE)

ANG   (ENTRANDO) Mamma... ho qui la lettera che mi avevi prestato...

BEA    Ah, sì... Dammi qua... (SI SIEDE SUL DIVANO) Siediti. (APRE LA LETTERA E SI ASSICURA CHE SIA LA “A”; ANGELICA SI SIEDE VICINO A LEI) Allora? Cosa ne dici? Ti è servita, la lettera?

ANG   Mah... non lo so ancora... posso sapere da dove arriva? Un momento fa l’ho letta e l’ho trovata molto bella... romantica... appassionata...

BEA    Ah... ehm... me l’ha scritta... papà... quando eravamo fidanzati... (LA METTE TRA I CUSCINI DEL DIVANO)

ANG   Papà? Incredibile...

BEA    Beh, sai... in gioventù...

SCENA VI

(Angelica, Beatrice ed Elia)

ELI      (ENTRA, VEDE ANGELICA E INCOMINCIA A STERNUTIRE) Buongiorno...

BEA    Oh, ciao, Elia... (LI VUOLE LASCIAR SOLI) Mi è venuto in mente... che ho da fare di là... Ah, già! Devo portare il formaggio in cucina! (PRENDE I PACCHI ED ESCE)

ANG   Elia... hai letto... ehm... la lettera che ti ho lasciato?

ELI      (DISTACCATO) Sì. (STARNUTISCE)

ANG   E... cosa... cosa ne pensi?

ELI      Che non mi piace essere preso in giro. (STARNUTISCE)

ANG   Come, preso in giro? C’era qualcosa che non andava?

ELI      C’era “qualcuno” che non andava! (STARNUTISCE)

SCENA VII

(Elia, Angelica e Dottore)

DOT    (ENTRA, INTERROMPENDO, CON ATTEGGIAMENTO AMBIGUO) Ciao, carini... Avete visto il mio amico Dante? (TRA SÉ) Ma guarda mach còsa ch’am toca fé...

ANG   (SBALORDITA) Mah... non so... Era con Elia di là... poi Elia è venuto di qua... e papà è rimasto di là...

ELI      (ESTERREFATTO) Sì... era con me di qua... poi siamo andati di là... poi io sono tornato di qua... e lui... lui... ma ‘ndoa ch’a l’è?

DOT    Di là!

ANG   Beh... se sa che è di là... perchè ha chiesto a noi dov’è?

DOT    Oh, per piacere! Non scherziamo! Andate a chiamarlo, che ho bisogno di lui!

ELI      Subit! (ESCE TIMOROSO ED ATTONITO, SEGUITO DA ANGELICA)

SCENA VIII

(Dottore e Beatrice)

DOT    Sta comédia a ‘ncamin-a a fesse pesanta! I veuj pròpi vëdde come ch’a ‘ndrà a finì sto trigo!... Oltretut, i l’hai paùra che la vos a së spatara! Mi i l’hai na reputassion, da difende!... I son mai mariame per esse liber ëd fé tut lòn ch’i vurìa... s’i perdo la mia chërdibilità, i son bele panà e fricassà!

BEA    (ENTRA) Oh, caro, caro Ettore! Che piacere, vederla qui, a casa nostra!

DOT    Buongiorno, Beatrice... Cercavo suo marito...

BEA    Ah, sì... è di là... Qualcosa da bere?

DOT    No grazie... Non sopporto l’alcool...

BEA    Magari una gazzosa?

DOT    Non ho sete, grazie...

BEA    Neanche un bicchiere d’acqua? Pane e salame? Un bicchiere di vino?

DOT    No, no... davvero, grazie...

BEA    (GLI SI BUTTA AL COLLO) Allora prendi me, dottor Kildare!

DOT    (SBALORDITO, SI DIVINCOLA) Ma cosa fa, signora!... Io non posso...

BEA    Taci! Conosco i tuoi sentimenti, gattone! (LO RINCORRE)DOT      (LE SFUGGE A SOGGETTO, FRAPPONENDO UNA SEDIA O QUELLO CHE GLI CAPITA TRA LUI E BEATRICE) Per carità, signora... un po’ di contegno... c’è suo marito, di là...

BEA    Mio marito non conta!

DOT    Beh... ma sì... posso capire... Lo credo bene, povera signora!...

BEA    E allora? Che cosa aspetti, tigrotto!... Dopo le parole infuocate che mi hai scritto...

DOT    Scritto? Scritto cosa?

BEA    Scritto, sì! Quella lettera infuocata che ho trovato nella rivista che mi hai mandato!

DOT    (CADE DALLE NUVOLE) Ma che lettera? Io non ho mai scritto altro che ricette!

BEA    Cosa?... E allora? Tutte quelle belle parole? Amore di qui... tesoro di là...

DOT    Continuo a ripeterle che io non ho assolutamente scritto nulla di quello che dice! Forse l’avrà scritta qualcun altro! Io le ho mandato la rivista e basta...

BEA    Qualcun altro? Ma allora tu... cioè... lei...

DOT    Io voglio solo parlare con suo marito! E in questa faccenda non c’entro niente! (ESCE TURBATO)

BEA    Allora... se non è il dottore... chi può essere? La rivista me l’ha data Gioconda... e Gioconda è senz’altro da escludere... Ma la rivista era sulla scrivania di Dante! (SI ILLUMINA) Dante? Allora è lui, che mi ha scritto quelle dolci parole! E io che non l’ho mai capito!... (ESCE CHIAMANDO) Dante!...

SCENA IX

(Gennaro e Gioconda)

(SUONA IL CAMPANELLO; GIOCONDA ENTRA E VA AD APRIRE; RIENTRA A TEMPO, SEGUITA DA)

DAN   Oh, Gioconda... come stai?

GIO     Mah... it im vëdde nen? I son sì!...

GEN   Sì, ti vedo... Guarda che sono andato in farmacia per conto di Elia e il farmacista non mi ha dato niente, perchè il foglio che il dottore mi ha dato non è una ricetta.

GIO     Fa vedere... (PRENDE IL FOGLIO E LEGGE LA “M”, POI SE LA INFILA IN TASCA) Oh, miseria! A l’è staje n’eror!... (TIRA FUORI UNA SCATOLA DI ASPIRINA) Toh, daje sòn, a Elia... a ‘ndarà bin l’istess! (MENTRE METTE IN ORDINE I CUSCINI DEL DIVANO, TROVA LA “A”; LA APRE E LA LEGGE) Ma a l’è sempre ‘n gir, sta litra? (LA RIPONE SULLA SCRIVANIA DI DANTE)

GEN   (SI ABBANDONA SUL DIVANO, GRATTANDOSI LA PANCIA) Ahhh...

GIO     Dime ‘n pòch, ti... quand a l’è ch’i guardoma per ij mòbij?

GEN   I mobbi? E che stanno a fa’?

GIO     Ma i mobili, no? Quelli per la nostra casa!...

GEN   Eh... va bene... c’è tempo... sai com’è...

GIO     Ma che tempo e tempo! S’it im marje nen pì che ‘n pressa, it ës-ciapo ‘n ginoj!

GEN   Ma che fretta c’è?... Ci vuole pazienza... La pazienza è la virtù dei forti!

GIO     Altro che pazienza!... S’it lasso perde ‘n moment, ti a la prima ocasion it im mòle per quaiche scajëtta!

GEN   Ma figurati! Per chi mi hai preso? Non farei mai una cosa del genere! Non sono mica un Pulcinella! Uno che cambia faccia dal giorno alla notte!

GIO     Sì... scrivme! (ESCE)

SCENA X

(Gennaro, Erika ed Adelchi)

ERI     (ENTRA SEGUITA DA ADELCHI; GENNARO RIMANE DI SASSO, AMMALIATO, E LA OSSERVA DA CAPO A PIEDI) Uffa, che seccatura! Farmi perdere mezz’ora per una stupidaggine del genere!...

ADE   Si figuri che seccatura per me, che sono rimasto mezz’ora ad aspettare in macchina! Il semaforo è diventato rosso 48 volte, hanno attraversato la strada quattro nani, un cieco col cane e dodici donne in stato interessante. Prevedo che il prossimo anno ci sarà un notevole incremento demografico.

ERI     Sto male solo a pensare a quanti di quei bambini, non trovando lavoro, cercheranno di fare gli scrittori...

ADE   Mi scusi... la lascio qui un attimo e vado ad avvisare papà che siamo tornati. con permesso... (FA PER USCIRE, MA VIENE BLOCCATO DA GENNARO)

GEN   Ade’, una parola, per favore... dimmi un po’... sai com’è... cioè... sai com’è... (INDICA ERIKA)

ADE   Sai com’è... cosa?

GEN   Ade’... cioè... dici che... possiamo o non possiamo?

ADE   Ah, beh... Basta provare... Tentar non nuoce! (ESCE)

GEN   (SI AVVICINA AD ERIKA CON OSTENTATA NONCURANZA; LE GIRA ATTORNO, MENTRE LEI LO OSSERVA SOSPETTOSA, POI LE PORGE LA MANO) Permettete, signori’... Sapete com’è... nessuno ci ha presentati... e allora... Gennaro. Sono il lattivendolo della famiglia Manzoni, sapete com’è...

ERI     Ah, sì... piacere. Erika Pheltrinori, editrice.

GEN   Stavo guardando i vostri capelli... sapete com’è... I capelli sono... sono... (DI NASCOSTO, LEGGE GLI APPUNTI PRESI PRIMA) sono una cosa fondamentale...

ERI     (IMBARAZZATA) Ma... in che senso?

GEN   (LEGGE DECLAMANDO) “Vorrei specchiarmi... nell’oro dei tuoi... capelli che come... raggi di sole fanno... splendere il tuo candido... volto e che son mossi dal... vento come un campo di... grano maturo...”

ERI     (ESTASIATA) Bello, bello... e poi?

GEN   E poi... sapete com’è... questo è solo l’inizio! Con voi accanto potrei scritturare anche un poemico!

ERI     (PERPLESSA) Scritturare un poemico?

GEN   Sì, sì... lo potrei scritturare anche a memoria!

ERI     Perbacco... sono frasi bellissime... Magari un po’ da aggiustare... ma potremmo rivederle insieme, no?

GEN   (LE PRENDE LA MANO) Rivediamo, rivediamo... (GLIELA BACIA)

SCENA XI

(Gennaro, Erika e Dante)

DAN   (ENTRA ALL’IMPROVVISO) Tòta Peltrinori, meno male ch’a l’è tornà!

ERI     (INDISPETTITA) Pheltrinori!

DAN   Ah, già... tòta Peltrinori... A l’è vnùme fòra na poesia... struggente, ma struggente... Oh, che struggente!... Ch’a scota sì: (RECITA) “Vorrei specchiarmi nell’oro dei tuoi capelli che, come raggi di sole, fanno splendere il tuo candido volto e che son mossi...”

ERI     (INTERROMPENDOLO) Ma insomma! Non le bastano i grandi autori? Ora si mette a copiare anche i dilettanti?

DAN   E còsa i j’intro mi? Se mai a l’è Elia ch’a còpia ‘n gir...

ERI     Ma che Elia? Mi faccia il piacere! (PRENDENDO GENNARO SOTTO BRACCIO) Andiamo, Gennaro... Andiamo in qualche posto più tranquillo a scritturare il tuo poemico... (ESCE CON GENNARO)

DAN   (SBALORDITO) “Scritturare il tuo poemico”? I sai nen s’am dan pì ‘d problema sti doi garola o le ‘moròidi...

SCENA XII

(Dante)

DAN   (VA VERSO LA SCRIVANIA E COMINCIA A ROVISTARE TRA LE CARTE; NE ESTRAE UN FOGLIO) Béla, costa!... chissà perchè i l’hai mai dëslupà sta trama... LEGGENDO) Na famija ‘d petrolieri texani... pien ëd sòld... Gei Ar e Sue Ellen... Pamela... Ah, già... a l’avìa dime Angelica ch’a lo dasìa già a la tele... (LO METTE VIA E TROVA LA “A”) Guardla sì, la “Lettera maledetta”... I deuvo butéla ant la cassafòrt, prima ch’a fasa ‘d dani... (SI FERMA PENSOSO) Come a l’è già la combinassion? Dunque... 0114116885... no! Costì a l’è ‘l mè numer dël telefon... “06 per chi chiama da fuori Roma”... ah, no... costì a l’è “Pronto Raffaella”... Epura a l’è segnà da quaiche part... (CONTINUANDO A ROVISTARE SULLA SCRIVANIA, RIPIEGA LA “A” E LA POSA TRA I FOGLI) Speroma mach ch’i l’abia nen seralo ant la cassafòrt... I sai nen s’am da pì ‘d problema la memoria o le ‘moròidi... (ESCE)

SCENA XIII

(Dottore e Gioconda)

DOT    (ENTRA CON ATTEGGIAMENTO AMBIGUO) Dante... Dantuccio... (CERCA INTORNO) Speroma ch’am vëdda gnun...

GIO     (ENTRA) Oh, cerea, dotor... Ch’a guarda la combinassion... i pensava pròpi a chiel! I vurìa mach dije ch’a l’è staje ‘n cit eror... Cola litra ch’i l’hai daje, a l’era nen per chiel... (GLI DA LA LETTERA “M”) A l’è costa la litra ch’i duvìa consegnéje da part ëd monsù Dante...

DOT    (LEGGE LA “M”) Ma no!... A l’è nen possibil!... E mi i sarìa ‘ndàit lì lì per ruvinéme la reputassion, tut perchè vojàutri iv confonde ij bijèt?... (ARRABBIATO) Ch’ai disa a Dante che la pròssima vòlta am telefona, almeno i podroma esse ciàir!

GIO     Euh, a va bin... Ma ch’as la pija nen con mi... (ESCE)

DOT    (PENSOSO) A meno che... Òmmi, òmmi... i l’hai capì... Cola litra Dante a l’avìa scrivùila a Gioconda! A l’è chila ch’a l’ha ‘nvertì ij bijèt! Come ch’i l’hai fait a nen capìlo prima? Da sempre la serva a l’è l’amante dël padron... come da sempre “il maggiordomo è l’assassino”! (DIVERTITO) Gioconda e Dante... se as savèissa ‘n gir... Ecco lòn ch’a vurìa dì Adelchi quand a disìa che sò papà e soa mama a van nen d’acòrdi!...

SCENA XIV

(Dottore, Angelica, Gioconda ed Erika)

GIO     (ENTRA SEGUITA DA ANGELICA) E pensé che mi i l’avìa mostrate come ch’it duvìa fé... Che testassa!

ANG   Io ho fatto come mi hai detto... ma qualcosa deve essere andato storto... Sai... tutti quei discorsi che mi ha fatto... incinta, non incinta... Dovrei essere io la prima a saperlo... Vero, dottore? Lei che se ne intende...

DOT    (CADENDO DALLE NUVOLE) Eh?... Ah, sì, sì... it l’has rason...

GIO     Ma le ròbe a deuvo nen andé stòrte! I soma noi ch’i dovoma feje ‘ndé drite!... Pr’esèmpi... quandi ch’at disìa ch’it j’ere ‘ncinta, perchè ch’it l’has negàlo? A j’è sempre temp dòpo ‘l matrimòni a dì la vrità!... A l’è vera, dotor?

DOT    (DISTRATTO) Come?... Ah, sì, sì... a l’ha rason...

ANG   Ma come? Prima da ragione a me e poi a lei?

DOT    E già... it l’has rason... (SCUOTENDOSI) Bin... ades i deuve scuséme, ma i deuvo andé a visité Dante. (ESCE DALLA PORTA SBAGLIATA)

GIO     Dotor! Ch’a guarda che monsù Dante a l’è dëdlà...

DOT    (RIENTRA) Ah, sì... a l’ha rason... (ESCE DALLA PORTA GIUSTA)

            (SUONA IL CAMPANELLO; GIOCONDA VA AD APRIRE E RIENTRA CON ERIKA)

GIO     Buongiorno, signorina... Il signor Manzoni è di là. Devo andarlo a chiamare?

ERI     Ma... io... veramente... sono venuta per vedere se c’era il signor Gennaro...

ANG   (A GIOCONDA) Così tu saresti quella che fa andare le cose per il verso giusto, eh?

GIO     (INASPRITA, AD ERIKA) E lei? Cosa vuole da Gennaro?

ERI     (IRRITATA) E lei? Cosa vuole da me?

GIO     (SDEGNATA, AD ANGELICA) Andiamocene! A l’è mai piasùme tròp, col Gennaro!

ANG   (IRONICA) La volpe e l’uva! (ESCONO)

SCENA XV

(Erika, Gennaro, Dante e Beatrice)

ERI     (TRA SÉ) A sentire le poche frasi che mi ha improvvisato, sembra proprio un grande poeta... Speriamo solo che non abbia anche la memoria dei grandi poeti! Dovrebbe essere già qui... (GUARDA L’OROLOGIO)

GEN   (ENTRA AFFANNATO; È VESTITO IN MODO ELEGANTE) Ciao, Erì! Sono in ritardo?

ERI     (STIZZITA) Sì! L’appuntamento era per dieci minuti fa!

GEN   Eh, sai com’è... le mozzarelle...

ERI     Non mi interessano le mozzarelle! (SI CALMA) L’importante è che ora tu sia qui...

GEN   (LE PRENDE LA MANO E LA GUARDA ROMANTICAMENTE NEGLI OCCHI) Eri... che begli occhi che c’hai... sembrano due... due rubinetti...

ERI     (SI SCUOTE) Rubinetti?

GEN   Ma sì... sai com’è... due rubini piccoli... che hai capito?... Due rubini che luccicano nella notte buia di agosto... (È MOLTO SODDISFATTO DELLA FRASE)

ERI     Ma come... due rubini? I rubini sono rossi!

GEN   E che ci posso fare io? Sarai raffreddata...

ERI     (RIDE AMMIRATA) Che poeta sei!... La tua fantasia non ha limiti...

GEN   (CON PRESUNZIONE) Eh, sai com’è... (LA RIPRENDE PER MANO)

BEA    (ENTRA SEGUITA DA DANTE) Sì... ma non credevo che nel tuo cuore ci fosse ancora così tanto amore per me...

DAN   Sai... col passare degli anni... aumenta!... Sì a va a finì ch’i sai pì nen andoa butélo... (A DISTANZA SI RIVOLGE AD ERIKA) Oh, buongiorno signorina... Ch’a l’abia passiensa, neh... i rivo subit (ERIKA NON LO CONSIDERA; CHIEDE A BEATRICE) Ma come mai Gennaro a l’è torna sì? Come ch’a l’ha fait a intré?

BEA    Gli ho dato una copia delle chiavi, così può portarci il latte senza problemi...

DAN   Ades, però... a më smija ch’a na profita ‘n pòch tròp, neh... (TORNA AL COLLOQUIO DI PRIMA) Sent un pòch... mi i son pròpi content ch’it sìe ‘ncorzùtne... ma còs a l’è ch’at fa pensé che mi i l’abia ‘ncora tant amor per ti?

BEA    Non fare il finto tonto... l’ho capito dalla lettera che mi hai fatto trovare...

DAN   (STUPITO) La lettera? (ASSECONDANDOLA) Ah, sì... I vorìa fete na sorprèisa...

BEA    (GATTONA) Dante... Dantuccio... Senti... Visto che c’è qua l’editrice e sembra abbastanza... vulnerabile... perchè non provi a chiederle un piccolo... anticipo?

DAN   (IMPAURITO) Ma... it vëdde nen ch’a l’è ocopà... i veuj nen disturbé...

BEA    No, no... è il momento giusto!... (LO SPINGE VERSO ERIKA)

DAN   (TREMANTE) Tò-tò... tò-tò... tò-tòta... (ERIKA NON SI VOLTA) Tòta... ehm... i disturbo?... (GENNARO INDICA DANTE, INVITANDO ERIKA A VOLTARSI)

ERI     (ESTASIATA E MOLTO GENTILE) Sììì?...

DAN   (IMPACCIATO) Tòta... mi i pensava... se chila... a riten giust... cioè... ehm... se lei fosse disposta...

ERI     Sììì?...

DAN   Mi... cioè... mia fomna... i pensava... senza impegno... cioè... (RAPIDAMENTE) Ch’am daga n’anticip!

ERI     Sììì?...

DAN   (A BEATRICE) Fòrse a l’ha pa capì... (A ERIKA) Cioè... i l’avrìa da manca ‘d sòld! A l’ha capìme? Gran! Verdon! Quibus!

ERI     Sììì... (PRENDE LA BORSETTA, NE ESTRAE IL LIBRETTO DEGLI ASSEGNI, NE COMPILA UNO, LO STACCA E LO PORGE A DANTE SENZA MAI VOLTARSI; POI TORNA A GUARDARE GENNARO ESTASIATA)

DAN   (GUARDA L’ASSEGNO INCREDULO E SI AVVICINA TREMANDO A BEATRICE) Ma... ma... ma... guarda che ‘d “zero” ch’a j’è!...

BEA    (GLI STRAPPA L’ASSEGNO DALLE MANI E LO GUARDA SODDISFATTA) Molto bene! Per oggi può andare! (SE LO METTE IN TASCA) Questo è il vestito di seta! (ESCE)

DAN   Ma... e la macchina da scrive neuva? (ESCE SEGUENDLA IMPLORANTE)

GEN   (GUARDANDO ERIKA NEGLI OCCHI) Che viso... che dolcezza... al suo confronto, il gorgonzola col mascarpone sparisce!

ERI     Gorgonzola? Mascarpone?

GEN   Eh, sai com’è...

ERI     (GUARDA L’OROLOGIO) Uh, che tardi! Devo andare in ufficio!

GEN   Ma come? Di già?

ERI     Eh, sai com’è... Mi accompagni?

GEN   Sai com’è... Ho solo la bicicletta...

ERI     Allora vado a prendere un taxi. Mi raccomando... scrivi!

GEN   Perchè? Dove vai? Non ci vediamo più?

ERI     Ma no!... Scrivi il libro, le poesie, quello che vuoi, che noi pubblichiamo!... Ciao, Gennarino! (ESCE DI CORSA)

GEN   Ciao, Erì... Ma guarda un po’ a che punto sono arrivato!... Anche le poesie!... E adesso... che scrivo? (VA ALLA SCRIVANIA, PRENDE CARTA E PENNA) ‘Na bella poesia d’ammore... (SI GUARDA LE MANI E SCRIVE) “Le tue mani... sono piene... di fiori... bianchi... fiori bianchi come la ricotta...” No, no... non va bene... Elia diceva che bisogna cominciare dai capelli! I capelli sono una cosa fondamentale!... (RIPRENDE) “I tuoi capelli... color gialli... sono profumosi...” anzi “sono di un soave profumo di pecorino...” Macché pecorino!... La gente comune non può capire il linguaggio dei formaggi!... (TRA I FOGLI SULLA SCRIVANIA TROVA LA “A”) E questo cos’è? (LEGGE LE PRIME FRASI) Guarda un po’... Questa lettera capita come la caciotta sulle orecchiette! (SE LA METTE IN TASCA)

SCENA XVI

(Gennaro e dottore)

DOT    (ENTRA) Dante? (VEDE GENNARO) Oh... Ceréa...

GEN   (SI ALZA IN PIEDI IMBARAZZATO) Buongiorno, dotto’... Sapete com’è... Mi stavo riposando... Prego, dotto’... si accomodi... (INDICANDO IL DIVANO) Faccia come fosse a casa sua...

DOT    No, no, grassie... Mi i cercava monsù Elia... I son trovame ‘n sacòcia la ricéta ch’i l’hai scrivùje per ij sò maleur... A l’ha pa vistlo?

GEN   Eh, no... Sapete com’è... è un paio di mezz’orette che sto a perlustrare... a controllare la situazione... sapete com’è, dotto’... Io Elia non l’ho visto...

DOT    Ch’a guarda, alora... ch’a fasa ‘l piasì... A passa pa da le part ëd ca soa?

GEN   No... veramente, no...

DOT    Alora a va bin! Meno male! Ij la lasso a chiel! (GLI DA LA RICETTA) Ch’ai la spòrza ‘ntant ch’a passa! (ESCE SENZA LASCIARE IL TEMPO DI REPLICARE)

GEN   (SEGUENDOLO) Ma io, veramente... avrei un paio di cosucce da fare... (ESCE)

SCENA XVII

(Dante, Beatrice e Gioconda)

DAN   (ENTRA, SEGUITO DA BEATRICE) Guarda... it garantisso che con sta neuva ideja, la Peltrinori a pudrà nen tiresse ‘ndaré! Ai surtirà fòra ‘n romanz magnifich!

BEA    Speriamo in bene! Comunque, quel poco che mi hai raccontato, convince anche me! Mi convince proprio! Mi sa che stavolta ci siamo!

DAN   Ah, i son pròpi sodisfàit! Ij sotrerài tuti, coi balengo ch’a l’avìo le mie stesse ideje!

BEA    Dai, allora! Chiama subito l’editrice!

DAN   Sta tranquila!... I l’hai già ciamala... e a l’ha dime ch’a vnisìa bele subit! (A GIOCONDA CHE ENTRA) Gioconda! I l’hai fàila, finalment! I son riessùje!

GIO     (ABBATTUTA) Ahhh...

DAN   Cò’ ‘t l’has? Come a l’è ch’it cante pì nen?

GIO     E còs a veul ch’i canta? “Sedotta e abbandonata”?

BEA    C’è di mezzo Gennaro, eh?

GIO     Eh, no... ël problema a l’è pròpi che Gennaro da ‘n mes a j’è pì nen... (MAI SCONFITTA) Mah... “Chi non mi ama... non mi merita”! A l’è pien ël mond, ëd gadan come chiel-là!

SCENA XVIII

(Dante, Beatrice, Gioconda, Elia, Adelchi ed Angelica)

ELI      (ENTRA SEGUENDO ADELCHI) Ma guarda che s’i studioma gnanca stassèira, ij la foma nen a preparesse per temp, neh...

ADE   Ma va là! S’i dèissa da ment a ti, i sarìa mach sempre an sij liber!... Perchè i ‘ndoma nen al cine?

BEA    Ecco, buona idea! (A GIOCONDA) Perchè non vai a vedere un bel film? Ti farebbe bene, svagarti un po’... senza doverti dare troppi pensieri...

ADE   (APPROFITTANDO DELLA COMPLICITÀ DELLA MADRE) Sì, sì... ven con noi, ch’is divertoma! Peuj magara i ‘ndoma ‘dcò a fé quatr sàut an discoteca!

GIO     Verament... mi i son pa vaire bon-a a balé...

ELI      Perchè, mi i son bon?... Mi i vado a ca mia a studié!

ADE   Ma va là! Quandi peuj ch’i sìe ‘n mes a la baraonda, i vëddréve ch’a j’è gnente ‘d pì facil che campesse ‘n mes a la maraja e sbrassésse!...

            (ANGELICA ENTRA E SALUTA A SOGGETTO; ELIA COMINCIA A STARNUTIRE)

ADE   (SI AVVICINA AD ELIA E GLI TAPPA IL NASO PER FARLO SMETTERE; POI AD ANGELICA) Dì un po’... vieni anche tu con noi?

ANG   Dove?

ADE   Si va al cinema e poi a ballare! Così tieni un po’ di compagnia a questo imbranato!... E magari fate anche la pace! Anche Gioconda a l’è dij nòstri!

ANG   Beh... io sarei anche d’accordo, ma... (GUARDA ELIA)

ELI      (FA IL RISENTITO, MA NON CI RIESCE TROPPO) Mah... mi i l’avrìa preferì andé a studié... d’ògni mòdo as peul prové... as sa mai... “se son rose fioriranno”...

ADE   E s’a son garòfo?... Dài, badòla! (IN CONFIDENZA) Andoa ch’it la treuve n’autra?

ELI      Adess esagera nen...

SCENA XIX

(Dante, Beatrice, Gioconda, Elia, Adelchi, Angelica, Erika e Gennaro)

ERI      (ENTRA SEGUITA DA GENNARO) Signor Manzoni, sono venuta appena ho ricevuto la sua comunicazione. Spero che sia una cosa veramente importante, stavolta!... Almeno tale da ripagarmi la multa che ho preso per essere passata col rosso! E spero bene per lei che sarà una faccenda breve, perchè ho ben altri progetti, per la mia serata!...

DAN    (ENTUSIASTA) Ij giuro che dòp ch’i l’avrài spiegaje ‘l motiv... a vurerà pijesse na multa al dì!

ERI      Forza, allora! Mi dica! E si dia da fare! Cerchi di sbrigarsi!

DAN    Un romanz, tòta! Un romanz! Tut mè! Tut neuv! Tut personal!

ERI      Prima mi spieghi di cosa si tratta, poi le dirò io se non sarà la sua ennesima rielaborazione...

DAN    Impossibil! A peulo nen avèilo già scrivù!... A l’ha present... “Radici”?

ERI      Ecco, lo sapevo!

DAN    No, no! Ch’a speta!... A l’era mach n’esèmpi!... Ël mè romanz a l’è la stòria dla mia famija!... O almeno la stòria dë sti ultimi dì... ëd lòn ch’a l’è sucedùje... della lotta della famiglia Manzoni contro la “Lettera Maledetta”... del fatto che finalmente abbiamo avuto il... “sopravvento” sulla sua maledizione e che ormai quel foglio tremendo non potrà più nuocere a gnun... I l’hai già fin-a ‘l titol!

ERI      (CONTINUA A MOSTRARSI MOLTO SOSPETTOSA) No...

DAN    (CON ENFASI) ...”La sconfitta della Lettera Maledetta”!...

ERI      (SI LASCIA CADERE SUL DIVANO, SCONFITTA) No...

DAN    Ma ch’a guarda ch’a j’intra gnente con j’autri romanz...

ERI      (SI ALZA IN PIEDI, MINACCIOSA, E GLI PUNTA IL DITO) Guardi... (POI DECIDE DI CALMARSI) Voglio darle fiducia ancora per un’ultima volta... Però adesso non ho voglia di parlarne. (GUARDA L’OROLOGIO) È tardi... devo andare fuori a cena.

DAN    Ma che fòra a sin-a!... A venta festegé ‘l mè liber! Ferméve sì a mangé con noi e peuj i ‘ndeve al cine e a balé con ij mè fieuj e ij sò amis... o ‘ndoa ch’i veule!...

BEA    Sì, sì... buona idea! È tutto pronto...

ERI      Beh, non saprei... (GUARDA GENNARO, INTERROGATIVA)

GEN    Ma sì... va bene, va bene... sai com’è... costa sempre meno che al ristorante... (A BEATRICE) C’è la pasta?

BEA    Certo che c’è la pasta!

GEN    Occhèi!... Allora per me... pasta, pomodoro e pecorino!

DAN    Va bin!

SCENA XX

(Dante, Beatrice, Gioconda, Elia, Adelchi, Angelica, Erika, Gennaro e Dottore)

DOT    (ENTRANDO) Permess? A j’era la pòrta duverta e alora... Ma còs a l’è sta riunion? I seve tuti an “assemblea”? )DIVERTITO) I veule ch’i fasa l’appello?

DAN    Ettore! It l’has veuja ‘d fermete a sin-a con noi? A j’è da festegé ‘l successo dël mè ultim “best-seller”!

DOT    Magara... (PAUSA, POI CON CRESCENTE SOSPETTO) Non c’è mica un... “secondo fine”?

DAN    (NON COMPRENDE L’ALLUSIONE) Còs it veule dì?

DOT    Gnente, gnente... lassa perde... A va bin, i aceto! (SI AVVICINA A GENNARO) Dì, Gennaro... Gliel’ha data, la ricetta, a Elia?

GEN    No... non l’ho ancora visto... (LO GUARDA) Adesso lo vedo! (VA VERSO ELIA) Elia, il dottore mi ha detto di darti questo foglio da parte sua... (CONSEGNA LA “A” E TORNA VICINO AD ERIKA)

ELI      (MENTRE TUTTI A SOGGETTO SUL FONDO FANNO CROCCHIO, ELIA LEGGE LA “A”, SEMPRE PIÙ SPAVENTATO; POI COMINCIA A STERNUTIRE) Ël dotor... ma a l’è nen possibil!... (STARNUTISCE FINO A SVENIRE; TUTTI A SOGGETTO LO SOCCORRONO, MENTRE)

CALA IL SIPARIO

FINE DELLA COMMEDIA

Lettera d’amore “A”

Amore mio dolce,

ti scrivo queste poche righe perchè non ho il coraggio di esprimerti a voce tutta la mia adorazione.

Non sopporto più la tua lontananza da questo mio povero cuore devastato dal sentimento.

Sì, lo so: la morale degli uomini vorrebbe ostacolare l’unione delle nostre anime, ma vedrai che alla fine esse vinceranno.

Sei per me più importante della mia stessa vita.

Tiamo, ti amo tanto, o grande, o unico, o insostituibile mio tesoro.

Vediamoci presto... presto!

Con adorazione, sempre a te vicino.


Lettera di malattia “M”

Dall’ultima volta che ci siamo visti, la mia condizione fisica è molto cambiata.

Ti prego di farti vivo al più presto, perchè ho veramente bisogno di parlartene.

Bisogna a tutti i costi porre riparo a questa mia situazione: temo che a causa di ciò possa venir compromessa la tranquillità della mia famiglia.

Vediamoci appena puoi.

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