LA LOKANDA
LIBERAMENTE TRATTO
DA OCEANO MARE DI ALESSANDRO BARICCO
ADATTAMENTO A CURA DI
KOREKAN
SCENA I
Entrano i personaggi, ognuno in mano ha una valigia.
Entrano uno alla volta e si posizionano in un punto dello spazio. Si guardano intorno, come stupiti o cercare qualcosa, qualcuno, per orientarsi. Si sono persi.
DONNA ROSSA Alla locanda Almayer ci potevi arrivare a piedi, scendendo per il sentiero che veniva dalla cappella di Saint Amand, ma anche in carrozza, per la strada di Quartel, o su una chiatta, scendendo il fiume.
RAGAZZINAEra posata sulla cornice ultima del mondo, a un passo dalla fine del mare.
PROFESSOREla fine del mare?
DONNA ROSSA Sembrava come dimenticata. Come se una processione di locande fosse passata un giorno da l, costeggiando il mare, e tra tutte se ne fosse staccata una, per stanchezza, decidendo di fermarsi su quellaccenno di collina, arrendendosi alla propria debolezza, chinando il capo e aspettando la fine.
RAGAZZINACos era la locanda Almayer. Aveva quella bellezza di cui solo i vinti sono
capaci. E la limpidezza delle cose deboli. E la solitudine, perfetta, di ci che si perduto.
DONNA ROSSAIl Professore ci arriv per caso.
PROFESSOREQuesta la locanda della Pace?
RAGAZZINONo.
PROFESSORELa locanda di Saint Amand?
RAGAZZINONo.
PROFESSORELAlbergo della Posta?
RAGAZZINONo.
PROFESSORELAringa reale?
RAGAZZINONo.
PROFESSOREBene. C una stanza?
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RAGAZZINOS.
PROFESSORELa prendo.
RAGAZZINASabbia a perdita docchio, tra le ultime colline e il mare. E vento che sempre
soffia da nord. La spiaggia. E il mare.
PROFESSORELa locanda ospitale: semplice, ma ospitale. sul colmo di una piccola
collina, proprio davanti alla spiaggia. La sera si alza la marea e lacqua arriva fin quasi sotto alla finestra. come stare su una nave.
UOMO In mille posti diversi ho visto locande come questa. O forse: ho visto questa locanda in mille diversi posti del mondo. La stessa solitudine, gli stessi colori, gli stessi profumi, lo stesso silenzio. La gente ci arriva e il tempo si ferma. Per qualcuno devessere una sensazione come di felicit, vero?
RAGAZZINAPer qualcuno.
UOMOSe io potessi tornare indietro, allora sceglierei questo: vivere davanti al mare.
luomo esce.
RAGAZZINAHa lo sguardo di un animale in caccia.
SCENA II
-Dicono che lhanno trovato in un villaggio dellA frica. Dicono che cerano altri
bianchi: schiavi. Ma lui era qualcosa di diverso. Era lanimale prediletto del capo trib.
-Lui non parla. Non vuol parlare. Ma quelli che erano con lui... gli altri schiavi...
e poi anche altri che lhanno riconosciuto, al porto... insomma raccontano di lui cose straordinarie, come se fosse stato dappertutto, questuomo, un mistero... a credere tutto quello che si dice...
-trecento chilometri a piedi nel deserto
-giurano di averlo visto trasformarsi in un negro e poi ridiventare bianco
-giurando che lui era stato su quei monti, dove non scompare mai la luce, e per
questo mai nessuno ci tornato sano di mente, tranne lui che, tornato, disse soltanto
-alla corte di un sultano, dove era stato preso per la sua voce, che era bellissima,
e lui, coperto doro doveva stare nella stanza della tortura e cantare mentre quelli facevano il loro lavoro
- nel lago di Kabalaki, che grande come il mare , e l credevano che fosse il mare, finch non costruirono una barca fatta di foglie enormi, foglie dalbero, e con quella navigarono da una costa allaltra, e su quella barca cera lui, potrei giurarlo
-tutti dicevano che era morto, la tempesta se l era portato via, ma un giorno
tagliano le mani a uno, a un ladro dacqua, e io guardo bene, ed era lui, proprio lui
-per cui si chiama Adams, ma ha avuto mille nomi , e uno, una volta, lha
incontrato che si chiamava Ra Me Nivar, che nella lingua del posto voleva dire luomo che vola, e unaltra volta, sulle coste africane
- nella citt dei morti, dove nessuno osava entra re, perch cera una maledizione, da secoli, che faceva esplodere gli occhi a tutti quelli che
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SCENA III
Escono tutti. Rimane il Professore e guarda a terra, misura, controlla, fa i conti su un taccuino.
Entra una donna
DONNA VERDEAvete perso qualcosa?
PROFNo. Sto lavorando.
DONNA VERDELavorando?
PROFS, faccio... faccio delle ricerche, sapete, delle ricerche...
DONNA VERDEAh.
PROFDelle ricerche scientifiche, voglio dire...
DONNA VERDEScientifiche.
PROFS.
Silenzio
DONNA VERDEConchiglie, licheni, cose del genere?
PROFNo, onde.
Silenzio
PROFCio... vedete l, dove lacqua arriva... sale sulla spiaggia poi si ferma... ecco,
proprio quel punto, dove si ferma... dura proprio solo un attimo, guardate, ecco, ad esempio, l... vedete che dura solo un attimo, poi sparisce, ma se uno riuscisse a fermare quellattimo... quando lacqua si ferma, proprio quel punto, quella curva... quello che io studio. Dove lacqua si ferma.
DONNA VERDE E cosa c da studiare?
PROFBe, un punto importante... a volte non ci si fa caso, ma se ci pensate bene l
succede qualcosa di straordinario, di... straordinario.
DONNA VERDE Veramente?
PROFL finisce il mare.
La donna esce
PROFDove inizia la fine del mare? O addirittura: cosa diciamo quando diciamo:
mare? Diciamo limmenso mostro capace di divorarsi qualsiasi cosa, o quellonda che ci schiuma intorno ai piedi? Lacqua che puoi tenere nel cavo della mano o labisso che nessuno pu vedere? Diciamo tutto in una parola sola o in una sola parola tutto nascondiamo? Sto qui, a un passo dal mare, e neanche riesco a capire, lui, dov. Il mare. Il mare.
SCENA IV
Entra il pittore e sistema la sua tavolozza in proscenio.
-C un uomo in riva al mare. Un pittore.
- come una sentinella. In piedi a difendere quella porzione di mondo.
Entra una donna.
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Il pittore continua a fissare il mare.
- Di tanto in tanto intinge il pennello in una tazza e abbozza pochi tratti leggeri sulla tela. Il pennello lascia dietro di s una palida ombra che il vento immediatamente asciuga e riporta a galla il bianco di prima. Acqua. Nella tazza c solo acqua. E sulla tela, niente. O meglio, niente che si possa vedere.
DONNA (viola) Plasson, sono giorni e giorni che lavorate quaggi. Perch vi portate in giro tutti quei colori se poi non avete il coraggio di usarli?
PITTORE (sivolta a guardare la donna) Vi prego, non muovetevi
Avvicina il pennello al volto della donna, esita un attimo, lo appoggia sulle sue labbra e lentamente lo fa scorrere da un angolo allaltro della bocca.
DONNA (viola)Acqua di mare? Dipingete il mare conil mare.
Il pittore raccoglie la tavolozza e si allontana
-Ogni sera viene a prenderselo una barchetta, poco prima del tramonto. cos
che vuole, lui. Sale sulla barchetta, ci carica il cavalletto e si lascia riportare a casa.
-Come fa a non essere ancora morto di polmonite, Plasson, questo un mistero.
Uno non se ne sta ore e ore al vento del nord, con i piedi a bagno, senza, prima o poi, morire.
-Prima deve finire il suo quadro.
-Non lo finir mai.
DONNA (viola)Non morir mai, allora.
SCENA V
DONNA (rosso)Avete detto unenciclopedia dei limiti?
PROFS... il titolo per esteso sarebbe: Enciclopedia dei limiti riscontrabili in natura
con un supplemento dedicato ai limiti delle umane facolt .
DONNA (rosso)E voi la state scrivendo...
PROFS.
DONNA (rosso)Da solo.
PROFS.
Pausa
PROFLa natura ha una sua sorprendente perfezione e questo il risultato di una
somma di limiti. La natura perfetta perch non infinita. Se uno capisce i limiti, capisce come funziona il meccanismo. Tutto sta nel capire i limiti. Prendete i fiumi, per esempio. Un fiume pu essere lungo, lunghissimo, ma non pu essere infini to. Perch il sistema funzioni, deve finire. E io studio quanto pu essere lungo prima di finire. 864 chilometri. una delle voci che ho gi scritto: Fiumi. Mi ha preso un bel po di tempo, lo potete ben capire.
DONNA (rosso)Capisco.
PROFPer dire: la foglia di un albero, se voi la guardate per bene, un universo
complicatissimo: ma finito. La foglia pi grande si trova in Cina: un metro e 22 centimetri,.
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Enorme, ma non infinita. E c una logica precisa, in questo: una foglia pi grande potrebbe crescere solo su un albero immenso e invece lalbero pi alto, che cresce in America, non supera gli 86 metri, unaltezza considerevole, certo, ma del tutto insufficiente a sostenere un numero, anche limitato, perch certo sarebbe limitato, di foglie pi grandi di quelle che si trovano in Cina. La vedete la logica?
DONNA (rosso)La vedo.
PROFSono studi faticosi, e anche difficili, ma importante capire. Descrivere.
Lultima voce che ho scritto stata Tramonti. Sapete, geniale questa cosa che i giorni finiscono. un sistema geniale. I giorni e poi le notti. E di nuovo i giorni. Sembra scontato, ma c del genio. E l dove la natura decide di collocare i propri limi ti, esplode lo spettacolo. I tramonti. Li ho studiati per settimane. Non facile capire un tramonto. E poich non c un tramonto che siaidentico a un altro, allora lo scienziato deve saper discernere i particolari e isolare lessenza fino a poter dire questo un tramonto, il tramonto. Vi annoio?
DONNA (rosso)No, non mi annoio. Cio, non pi del solito.
PROFE adesso sono arrivato al mare. Il mare. Finisce, anche lui, come tutto il resto,
ma vedete, anche qui un po come per i tramonti, il difficile isolare lidea, voglio dire, riassumere scogliere, rive, spiagge, in ununica immagine, in un concetto che sia la fine del mare, qualcosa che si possa scrivere in poche righe, che possa stare in unenciclopedia, perch poi la gente, leggendola, possa capire che il mare finisce, e come, indipendentemente da tutto quello che pu succedergli attorno, indipendentemente da...
DONNA (rosso) Professore
PROFS?
DONNA (rosso)Chiedetemi perch sono qui. Io.
Pausa. Imbarazzo
PROFNon ve lho chiesto, vero?
DONNA (rosso)Chiedetemelo ora.
PROFPerch siete qui, madame?
DONNA (rosso)Per guarire.
Pausa.
-Le donne. Il mare sembrava, tutto dun tratto, averle aspettate da sempre.
-A sentire i medici, stava l, da millenni, con il preciso scopo si essere il rimedio
miracoloso per le loro pene, dellanimo e del corpo .
-Cos andavano ripetendo in salotti impeccabili, a mariti e padri impeccabili, gli
impeccabili dottori, sorseggiando t, e misurando le parole, per spiegare, con incredibile cortesia, che lo schifo del mare, e lo choc, e il terrore, era, invece, lunica cura, per sterilit, anoressie, esaurimenti nervosi, menopause, sovraeccitazioni, inquietudini, insonnie.
-Lesperienza ideale per sanare i turbamenti della giovinezza e preparare alla
fatica dei doveri femminili.
-Il battesimo inaugurale e solenne delle giovinette diventate donne.
PROFGuarire da cosa?
DONNA (rosso) una malattia strana. Adulterio.
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PROFPrego?
DONNA (rosso)Adulterio, Professore. Ho tradito mio marito. E mio marito pensa che il clima
del mare assopisca le passioni, e la vista del mare stimoli il senso etico, e la solitudine del mare mi induca a dimenticare il mio amante.
PROFDavvero?
DONNA (rosso)Davvero cosa?
PROFDavvero voi avete tradito vostro marito?
DONNA (rosso)S.
-Dentro il mare. Cera da non crederlo. Quello che veniva definito lappestato e
putrido mare, quella tana di orrori, quel mostro abissale da sempre temuto e adesso, dimprovviso ti invitano, come a una passeggiata, ti ordinano, perch una cura, ti spingono dentro il mare.
- la cura alla moda, ormai. Mare preferibilmente freddo e fortemente salino e mosso, giacch londa fa parte integrante della cura, per ci che di temibile porta con s, tecnicamente da superare e moralmente da dominare, in una sfida paurosa, a ben pensarci, paurosa.
- Bagno donda , lo chiamavano i medici. Cera perfino un macchinario, sul serio, una specie di portantina brevettata per entrare nel mare, serviva per le signore, ovviamente, signore e signorine, per ripararle da sguardi indiscreti. Loro salivano sulla portantina, chiusa da ogni lato e poi le portavano dentro il mare, qualche metro dentro, e l, con la portantina a filo dacqua, loro scendevano e prendevano il bagno, come un medicamento. Un vero spettacolo, a vederlo dalla spiaggia. Il bagno donda.
SCENA VI
-Ne morir
-Ne morir
-Ne morir
-Ne morir
-
-Non proprio una malattia, potrebbe esserlo, ma qualcosa di meno, se ha un
nome devessere leggerissimo, lo dici e gi spari to.
-Quandera bambina un giorno arriva un mendicante e comincia a cantare una
nenia, la nenia spaventa un merlo che si alza...
-... spaventa una tortora che si alza ed il frullare delle ali...
-... le ali che frullano, un rumore da niente...
-... sar stato dieci anni fa...
-... passa la tortora davanti alla sua finestra, un attimo, cos, e lei alza gli occhi
dai giochi e io non so, aveva addosso il terrore, ma un terrore bianco, voglio dire non era come uno che ha paura, era come uno che stesse per scomparire...
-... il frullare delle ali...
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-... uno che gli scappava lanima...
-... mi credi?
-Credevano che sarebbe cresciuta e tutto sarebbe passato. Ma intanto per tutto il
palazzo stendevano tappeti perch, ovvio, i suoistessi passi la spaventavano
-tappeti bianchi, dappertutto, un colore che non fa cesse del male, passi senza
rumore e colori ciechi. Perch era, per cos dire, posseduta da una sensibilit d animo incontrollabile
-esplosa per sempre in chiss quale momento della s ua vita segreta e poi
risalita al cuore per vie invisibili, e agli occhi, e alle mani e a tutto, come una malattia, che una malattia non era, ma qualcosa di meno, se ha un nome devessere leggerissimo, lo dici e gi sparito.
-se ha un nome
-lo dici ed gi sparito
- gi sparito.
BARONEBuon giorno.
PITTOREBuon giorno, barone.
BARONECosa vedi?
PITTORETessuto di Borgogna, roba di qualit, e pae saggi come tanti, un lavoro fatto
bene.
BARONENon sono paesaggi qualunque. O almeno, non lo sono per mia figlia.
-Immagina un velo di seta trasparente
-qualunque cosa potrebbe stracciarlo, anche uno sguardo
-e pensa alla mano che lo prende
-una mano di donna
-si muove lentamente e lo stringe tra le dita, ma stringere gi troppo, lo solleva
come se non fosse una mano ma un colpo di vento e lo chiude tra le dita come se non fossero dita ma...
-come se non fossero dita ma pensieri. Cos.
BARONECos. Questa stanza quella mano, e mia figlia un velo di seta.
PITTORES, ho capito.
BARONENon voglio cascate, ma la pace di un lago, non voglio querce ma betulle, e
quelle montagne in fondo devono diventare colline, e il giorno un tramonto, il vento una brezza, le citt paesi, i castelli giardini. E se proprio ci d evono esser dei falchi, che almeno volino, e lontano.
PITTORES, ho capito. C solo una cosa: e gli uomini?
BARONE (pausa, guarda davanti a s, come osservando larazzo) Ascoltami, c un modo di fare degli uomini che non facciano del male?
PITTORE(dopo una pausa) Se proprio ci devono essere degli uomini, che almeno volino,
e lontano.
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-Si chiamava Elisewin.
-Aveva una voce bellissima - velluto - e quando camminava sembrava
scivolasse nellaria, che non potevi smettere di guardarla.
-Ogni tanto, senza ragione, le piaceva mettersi a correre, lungo i corridoi,
incontro a chiss cosa, su quei tremendi tappeti bi anchi, smetteva di essere lombra che era e correva, ma solo di rado, e in un modo che taluni, in quei momenti, nel vederla, si udivano dire, a bassa voce...
-Ne morir
-Ne morir
-Ne morir
-Ne morir
Entra Padre Pluche
BARONEPadre Pluche...
PADRE PS, Barone.
BARONEMia figlia compir domani quindici anni.
PADRE P...
BARONE da otto anni che lho affidata alle vostr e cure.
PADRE P...
BARONENon lavete guarita.
PADRE PNo.
BARONEDovr prendere marito.
PADRE P...
BARONEDovr uscire da questo castello, e vedere i l mondo.
PADRE P...
BARONEDovr avere dei bambini e...
PADRE P...
BARONEInsomma, dovr pur iniziare a vivere, una bu ona volta.
Pausa.
BARONEPadre Pluche, mia figlia deve guarire.
PADRE PS.
BARONETrovate qualcuno che sappia guarirla. E portatelo qui.
-Il dottore pi famoso del Paese si chiamava Atterdel. In molti lavevano visto
resuscitare i morti, gente pi di l che di qua, gi belle che andati, spacciati, davvero, e lui li a veva ripescati dallinferno e restituiti alla vita, che volendo era anche una cosa imbarazzante, alle volte perfino inopportuna, ma va capito che quello era il suo mestiere, e nessuno lo sapeva fare come lui, per cui quelli resuscitavano, con buona pace di amici e parenti tutti, costretti a rifare tutto da capo, e
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rimandare lacrime ed eredit a momenti migliori, la prossima volta magari ci pensano per tempo e si rivolgono a un dottore normale, uno di quelli che li accoppa e basta, non come questo che li rimette in piedi, solo perch il pi famoso del Paese. E il pi caro, oltre tutto.
SCENA VII
RAGAZZINAS... Elisewin... il mio nome. Elisewi n. (pausa)
S, dottore. (pausa)
No, davvero, non ho paura. Parlo sempre cos. la mia voce. Dice Padre Pluche che... (pausa)
Grazie, signore. (pausa)
Non lo so. No, non proprio paura... un po dive rso... (pausa)
S, signore. (pausa)
un po come sentirsi morire. O sparire. Ecco: spa rire. Sembra che gli occhi ti scivolino via dalla faccia, e le mani non sono pi le tue, e intanto il cuore ti batte dentro da morire, non ti lascia in pace... e da tutte le parti come se dei pezzi di te si staccassero... allora io mi concentro su qualche cosa, per tenermi aggrappata a un pensiero, ma il fatto che... questo il brutto... il fatto chenon ci sono pi pensieri, ma solo sensazioni, capite? e quella pi grande un sapore di morte qui nella gola, qualcosa che morde, come un demonio che ti morde e ti fa a pezzi, una... (pausa)
Scusate, signore. (pausa)
S, ci sono volte in cui molto pi... semplice, voglio dire che mi sento sparire, s, ma dolcemente, piano piano... lemozione, Padre Pluche dice che lemozione, dice che non ho nulla che mi difenda dallemozione e cos come se le cose mi entrassero dentro direttamente... (pausa)
No, io non me lo ricordo. Io so che sto male, ma... A volte ci sono cose che non mi spaventano, voglio dire, non sempre cos, per esempio laltra notte cera un temporale terribile, lampi, vento...
ma io ero tranquilla, davvero, non avevo n paura n niente... Poi per basta un colore, magari, o la forma di un oggetto, o... o la faccia di un uomo che passa, ecco, le facce... le facce possono esser terribili, non vero? ci sono delle facce, ogni t anto, cos vere, che mi sembra mi saltino addosso, sono facce che urlano, capite cosa voglio dire? no n c modo di difendersi, non c... modo...
(pausa)
Lamore? (pausa) Padre Pluche mi legge dei libri, ogni tanto. Quelli non mi fanno male. Mio padre non vorrebbe ma... insomma ci sono storie anche... emozionanti, capite? con gente che uccide, che muore... ma potrei ascoltare qualsiasi cosa se viene da un libro, questo strano, riesco anche a piangere ed una cosa dolce, non c di mezzo quel tanfo di morte, piango, tutto qui, e Padre Pluche continua a leggere, ed molto bello, ma questo mio padre non lo deve sapere, lui non lo sa, e forse meglio che... (pausa)
Certo che lo amo, mio padre. Perch?(pausa) I tappeti bianchi? (pausa) Non so. (pausa)
Mio padre io un giorno lho visto dormire. Sono entrata nella sua stanza e lho visto. Dormiva tutto rannicchiato, come i bambini, su un fianco, con le gambe rannicchiate, e le mani chiuse, a pugno...
non lo dimenticher mai... mio padre, il barone. Do rmiva come dormono i bambini. Come si fa a non aver paura se perfino... come si fa se anche... (pausa)
Non so. Qui non arriva mai nessuno... (pausa) Ogni tanto. Me ne accorgo, s. Parlano piano, quando sono con me, e sembra che si muovano anche pi... pi lentamente, come se avessero paura di rompere qualcosa. Per non so se... (pausa)
No, non difficile... diverso, non so, come stare... (pausa) Certo, signore. (pausa)
Una malattia? (pausa) S. (pausa) No, non ho paura. Di questo non ho paura, davvero. (pausa) Lo far. (pausa) S. (pausa) S. (pausa) Allora addio.
(silenzio) Signore... (pausa)
Signore, scusatemi... (pausa)
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Signore, volevo dire che lo so che sto male e non riesco nemmeno a uscire da qui, ogni tanto, e anche solo correre per me una cosa troppo... (pausa)
Volevo dire che io la voglio, la vita, farei qualsiasi cosa per poter averla, tutta quella che c, tanta da impazzirne, non importa, posso anche impazzire ma la vita quella non voglio perdermela, io la voglio, davvero, dovesse anche fare un male da morire vivere che voglio. Ce la far, vero? (pausa)
Vero che ce la far?
- Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita. E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare. Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente, umano. Basterebbe la fantasia di qualcuno - un padre, un amore, qualcuno. Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare. Strada clemente, e bella. Una strada da qui al mare.
SCENA VIII
DOTTOREIo posso salvare vostra figlia
BARONELei pu salvare mia figlia?
DOTTOREma non sar semplice e in certo modo saranche molto rischioso.
BARONERischioso?
DOTTORES, un esperimento, non sappiamo ancora davvero che effetti pu avere,
crediamo che possa servire in casi come questo, labbiamo visto molte volte ma nessuno pu davvero dire... (parla allorecchio del Barone)
BARONEIl mare? Voi salverete mia figlia con il mare?
Il dottore annuisce.
DOTTORELa porterete a Daschenbach, una spiaggia ideale per i bagni donda. Tre
giorni. Unimmersione al mattino e una nel pomeriggio. Chiedete del dottor Taverner, vi procurer tutto il necessario. Questa una lettera di presentazione per lui. Tenete.
BARONENe morir.
DOTTORE possibile. Ma molto improbabile.(pausa) Mettiamola cos, Barone: voi
potete tenere quella ragazzina qui dentro per anni, a passeggiare su tappeti bianchi e dormire in mezzo a uomini che volano. Ma un giorno unemozione che non riuscirete a prevedere se la porter via. Amen. Oppure accettate il rischio, seguite le mie prescrizioni e sperate in Dio. Il mare vi restituir vostra figlia. Morta, forse. Ma, se viva , viva davvero.
BARONEVoi non avete figli.
DOTTOREQuesto un fatto di nessuna importanza.
BARONEComunque non ne avete.
Pausa.
BARONEElisewin rimarr qui.
PADRE PNeanche per sogno.
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I due uomino lo guardano.
PADRE P Elisewin andr fino al mare. Ce la porter io. E se ci sar bisogno ci rimarremo mesi, anni, fino a che non trover la for za per affrontare lacqua e tutto il resto. E alla fine torner: viva. Qualsiasi altra decisione sareb be unidiozia, peggio, una vilt. E se Elisewin ha paura, non dobbiamo averla noi, e non ce lavr io. A lei non importa nulla di morire. vivere che vuole. quel che vuole, lavr.
- Ancora adesso, nelle terre di Carewall, tutti raccontano quel viaggio. Ognuno a modo suo. Tutti senza averlo mai visto. Ma non importa. Non smetteranno mai di raccontarlo. Perch nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe bello se, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi. E qualcuno - un padre, un amore, qualcuno - capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume - immaginarlo, inventarlo - e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio.
SCENA IX
-Plasson aveva fatto i soldi, diventando il ritrattista pi amato della capitale.
Praticamente non cera in citt una famiglia benest ante che non aveva, in casa, un Plasson. Ritratti, sintende, solo ritratti. Proprietari terrieri, mogli malaticce, figli gonfi, prozie accartocciate, industriali rubicondi, signorine da marito, ministri, preti, primedonne dellOpera, militari, poetesse, violinisti, accademici, mantenute, banchieri, bambini prodigio: nelle pareti per bene della capitale stavano appese centinaia di facce attonite, miracolosamente nobilitate da quello che nei salotti veniva chiamato il tocco Plasson: una curiosa caratteristica stilistica, davvero singolare, con cui il pittore sapeva regalare un riflesso di intelligenza a qualsiasi sguardo, fosse anche quello di un vitello.
-Fossanche quello di un vitello era una precis azione che, di solito, nei salotti
si ometteva.
-Plasson avrebbe potuto continuare cos per anni. Le facce dei ricchi non
finiscono mai. Ma, di punto in bianco, decise un giorno di mollare tutto. E di andarsene. Unidea molto precisa, e covata dentro per anni, lo spinse a partire.
PITTOREVoglio fare un ritratto al mare.
Entra il Professore
PROFDipingete da molto?
PITTOREMai fatto altro.
-Chiunque, ascoltando parlare Plasson, avrebbe detto che le possibilit erano
due: o era davvero altezzoso o era scemo. Ma vedete: bisognava capire. Plasson aveva un curioso problema, quando parlava: non finiva mai una frase. Non riusciva a finirla. Arrivava alla fine solo se la frase non superava le sette, otto parole. Se no, si perdeva a met. Per questo, soprattutto con gli estranei, cercava di limitarsi a proposizioni brevi e incisive.
PROFMa ne fate uno al giorno, di quei quadri?
PITTOREIn un certo senso...
PROFNe avrete la stanza piena...
PITTORENo. Li butto via.
PROFVia?
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PITTOREVedete questo?
PROFS.
PITTOREPi o meno sono tutti cos.
PROF...
PITTOREVoi li terreste?
Pausa
PITTORE difficile.
PROFNon ditelo a me. Io non saprei disegnare neanche un pezzo di formaggio, un
mistero come possiate fare certe cose, per me un mistero.
PITTOREIl mare difficile.
PROF...
PITTORE difficile capire da dove iniziare. Vedet e, quando facevo ritratti alla gente, lo
sapevo da dove iniziare, guardavo quelle facce e sapevo esattamente...(stop)
Pausa
PROFVoi facevate ritratti alla gente?
PITTORES.
PROFAccidenti, sono anni che vorrei farmi fare un ritratto, davvero, adesso vi
sembrer una cosa stupida, ma...
PITTOREQuando facevo i ritratti alla gente iniziavo dagli occhi. Dimenticavo tutto il
resto e mi concentravo sugli occhi, prima li studiavo, poi li abbozzavo con la matita, e quello era il segreto, perch una volta che voi avete disegnato gli occhi... (stop)
PROF...
PITTORE...
PROFCosa succede una volta che avete disegnato gli occhi?
PITTORESuccede che tutto il resto viene da solo, come se tutti gli altri pezzi
scivolassero da soli intorno a quel punto iniziale, non c nemmeno bisogno di... (stop)
PROFNon ce n nemmeno bisogno.
PITTORENo. Uno pu quasi evitare di guardare il m odello, tutto viene da solo, la bocca,
la curva del collo, perfino le mani... Ma quel che fondamentale partire dagli occhi, capite? e qui sta il vero problema, il problema che mi fa impazzire, sta esattamente qui:... (stop)
PROF...
PITTORE...
PROFAvete unidea di dove stia il problema, Plasson?
PITTOREIl problema : dove cavolo sono gli occhi del mare? Non riuscir mai a
combinare nulla finch non lo scoprir, perch quelo il principio, capite? Il principio di tutto, e finch non capir dov continuer a passare i miei giorni a guardare questa maledetta distesa dacqua senza... (stop)
PROF...
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PITTORE...
PROF...
PITTOREQuesto il problema, Professore
PROFQuesto il problema: dove inizia il mare?
Pausa
PITTOREE voi... voi cosa studiate con tutti quei vostri buffi strumenti?
PROFDove finisce il mare.
SCENA X
Spiaggia. E mare.
Luce.
Il vento dal nord.
Il silenzio delle maree.
Giorni. Notti.
Una liturgia. Immobile, a ben vedere. Immobile.
Persone come gesti di un rito.
Qualcosa daltro che uomini.
Gesti.
Ogni giorno pi immutabili.
Posati a un passo dal mare.
Scomparendo.
Ricevendo dal nulla la consolazione di una provvisoria inesistenza.
SCENA XI
PROFCosa fai?
RAGAZZINOGuardo.
PROFNon c molto da guardare...
RAGAZZINOVuole scherzare?
PROFBe, c il mare, daccordo, ma il mare poi sempre quello, sempre uguale,
mare fino allorizzonte, se va bene ci passa una nave, non che sia poi la fine del mondo. Silenzio
PROFSenti...
Silenzio
PROFVisto che te ne stai sempre qui...
RAGAZZINOMmmmh.
PROFTu magari lo sai.
RAGAZZINOCosa?
PROFDove ce li ha, gli occhi, il mare?
RAGAZZINO ...
PROFPerch ce lha, vero?
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RAGAZZINOS.
PROFE dove cavolo sono?
RAGAZZINOLe navi.
PROFLe navi cosa?
RAGAZZINOLe navi sono gli occhi del mare.
PROFMa ce n a centinaia di navi...
RAGAZZINOHa centinaia di occhi, lui. Non vorr m ica che se la sbrighi con due.
PROFS, ma allora, scusa...
RAGAZZINOMmmmh.
PROFE i naufragi? Le tempeste, i tifoni, tutte quelle cose l... Perch mai dovrebbe
ingoiarsi quelle navi, se sono i suoi occhi?
RAGAZZINOMa lei... lei non li chiude mai gli occhi?
SCENA XII
RAGAZZINAVoi state scrivendo un libro?
PROFUna specie di libro.
RAGAZZINAHai sentito, Padre Pluche, il Professore scrive libri.
PROFNo, non proprio un libro...
DONNA (rosso) unenciclopedia
PADRE PUnenciclopedia?
DONNA (rosso)Professore, non fate il modesto, spiegate alla signorina quella storia dei limiti,
dei fiumi e di tutto il resto.
PROFSi intitola Enciclopedia dei limiti riscontrabili in natura...
PADRE PBel titolo. Io avevo un insegnante, in seminario...
RAGAZZINALascialo parlare Padre Pluche...
PROFCi lavoro da dodici anni. una cosa complicat a... praticamente studio fin dove
la natura pu arrivare, o meglio: dove decide di fe rmarsi. Perch si ferma sempre, prima o poi.
Questo scientifico. Ad esempio...
DONNA (viola)Fatele lesempio dei copironi...
PROFBe quello un caso un po particolare.
DONNA (viola)Lavete gi sentita la storia dei cop ironi, Plasson?
PITTOREGuardate che lha raccontata a me la storia dei copironi, e voi lavete sentita da
me.
PROFAccidenti, era una frase lunghissima questa, complimenti Plasson, state
migliorando.
RAGAZZINAInsomma, questi copironi?
PROFI copironi vivono sui ghiacciai del nord. Sono animali a loro modo perfetti.
Praticamente non invecchiano. Se volessero potrebbero essere eterni.
DONNA (rosso)Orribile.
PROFMa, attenzione, la natura controlla tutto, non le scappa niente. E allora ecco
quello che succede: a un certo punto, quando hanno intorno ai settanta, ottanta anni di vita, i copironi smettono di mangiare.
RAGAZZINANo.
14
PROFS. Smettono di mangiare. Vivono in media altri tre anni, in quello stato. Poi
muoiono.
DONNA (verde)Tre anni senza mangiare?
PROFIn media. Alcuni resistono anche di pi. Ma alla fine, e questo limportante,
muoiono. scientifico.
DONNA (rosso)Ma un suicidio!
PROFIn un certo senso.
DONNA (verde)E secondo voi dovremmo credervi, Professore?
PROFGuardate qui, ho anche il disegno... il disegno di un copirone...
PITTOREAccidenti, avevate ragione Bartleboom, disegnate davvero come un cane,
veramente, io non ho mai visto un disegno (stop)
PROFNon lho fatto io... il marinaio che mi ha r accontato questa storia che lha
disegnato...
DONNA (rosso)Un marinaio?
DONNA (verde)Tutta questa storia lavete saputa da un marinaio?
PROFS, perch?
DONNA (rosso)Ah, complimenti Bartleboom, veramente scientifico...
RAGAZZINAIo vi credo.
PROFGrazie, signorina.
RAGAZZINAIo vi credo, e anche Padre Pluche, vero?
PADRE PSicuro... una storia assolutamente verosi mile, anzi, se ci penso bene, lavevo
perfino gi sentita, devessere stato in seminario. ..
DONNA (viola)Si imparano davvero un sacco di cose in questi seminari... ce n anche per
signore?
PROFAdesso che ci penso, Plasson, potreste farmi voi le illustrazioni
dellEnciclopedia, sarebbe splendido no?
PITTOREDovrei disegnare i copironi?
PROFBe, a parte i copironi, ma ci sono un sacco di altre cose... ho scritto 872 voci,
potrete scegliere voi quelle che preferite...
PITTORE872?
PROFNon vi pare una buona idea, madame?
DONNA (viola)Per la voce mare lascerei magari perdere lillustrazione...
RAGAZZINAPadre Pluche il suo libro se l disegnato da s.
PADRE PElisewin, lascia perdere...
RAGAZZINAMa vero...
DONNA (verde)Non ditemi che abbiamo un altro scienziato...
RAGAZZINA un libro bellissimo.
DONNA (verde)Davvero scrivete anche voi, Padre Pluche?
PADRE PMa no, una cosa un po particolare, non che sia proprio un libro.
RAGAZZINAS che un libro.
PADRE PElisewin...
RAGAZZINANon lo fa mai vedere a nessuno, ma bellissimo.
DONNA (rosso)Secondo me sono poesie.
PADRE PNon proprio. (pausa) Ma ci siete andata vicino.
15
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PROF |
Canzoni? |
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PADRE P |
No. |
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DONNA (viola) |
Su, Padre Pluche, non fatevi pregare... |
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PADRE P |
Ecco, appunto... |
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DONNA (viola) |
Appunto cosa? |
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PADRE P |
No, dico, a proposito di pregare... |
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PITTORE |
Non ditemi che... |
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PADRE P |
Preghiere. Sono preghiere. |
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TUTTI |
Preghiere? |
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DONNA (rosso) |
Addio... |
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RAGAZZINA |
Ma non sono come le altre, le preghiere di Padre Pluche... |
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PROF |
Io la trovo unottima idea. Ho sempre sentito la mancanza di un bel libro di |
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preghiere. |
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PITTORE |
Professore, uno scienziato non dovrebbe pregare, se un vero scienziato non |
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dovrebbe nemmeno pensare di (stop) |
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PROF |
Al contrario! Proprio perch studiamo la natura, essendo la natura nientaltro |
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che lo specchio... |
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RAGAZZINA |
Ne ha scritta anche una molto bella su un medico. uno scienziato no? |
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PROF |
Come sarebbe dire su un medico? |
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PADRE P |
Si intitola Preghiera di un medico che salva un malato e nellistante in cui |
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quello si alza, guarito, lui si sente infinitamente stanco. |
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PROF |
Come? |
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DONNA (viola) |
Ma non un titolo da preghiera. |
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RAGAZZINA |
Ve lho detto che le preghiere di Padre Pluche non sono come le altre. |
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DONNA (verde) |
Ma si intitolano tutte cos? |
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PADRE P |
Be, alcuni titoli li ho fatti un po pi b revi, ma lidea quella. |
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PITTORE |
Ditecene degli altri, Padre Pluche... |
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DONNA (rosso) |
Ah, adesso vi interessano le preghiere, eh Plasson? |
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PADRE P |
Non so... c la Preghiera per un bambino che non riesce a dire le erre, oppure |
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la Preghiera di un uomo che sta cadendo in un burrone e non vorrebbe morire... |
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DONNA (verde) |
Non ci credo... |
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PADRE P |
Be, ovviamente molto corta, poche parole... oppure la Preghiera di un |
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vecchio a cui tremano le mani, cose cos... |
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PROF |
Ma straordinario! |
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DONNA (verde) |
E quante ne avete scritte? |
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PADRE P |
Un po non sono facili da scrivere, ogni t |
anto si vorrebbe, ma se non c |
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lispirazione... |
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DONNA (verde) |
Ma tipo quante? |
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PADRE P |
Adesso come adesso... sono 9502. |
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TUTTI |
No... |
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DONNA (verde) |
Ma pazzesco... |
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PITTORE |
Diavolo, Professore, al confronto la vostra |
enciclopedia un quadernetto |
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dappunti. |
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PROF |
Ma come fate, Padre Pluche? |
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16
PADRE PNon so.
RAGAZZINAIeri ne ha scritta una bellissima.
PADRE PElisewin...
RAGAZZINAVeramente.
PADRE PElisewin, per favore...
RAGAZZINAIeri sera ne ha scritta una su di voi.
Elisewin sta guardando luomo, che li osserva a lato del palco.
Si alza, si avvicina a lui
RAGAZZINAIeri sera ne ha scritta una su di voi.
RAGAZZINASi intitola Preghiera di un uomo che non vuole dire il suo nome.
RAGAZZINAPadre Pluche crede che voi siate un dottore.
UOMOSolo ogni tanto.
RAGAZZINAMa io dico che siete un marinaio.
UOMOSolo ogni tanto.
RAGAZZINAE qui, oggi, cosa siete?
UOMOSolo uno che aspetta.
Pausa.
UOMOC un sole meraviglioso, oggi.
Esce.
Anche gli altri se ne vanno. Elisewin rimane per un po con lo sguardo sulluomo che se n appena andato. Padre Pluche la raggiunge.
SCENA XIII
PADRE PQuando vuoi partire, Elisewin?
RAGAZZINAE tu?
PADRE PIo non voglio niente. Ma dobbiamo arrivare a Daschenbach, prima o poi. l
che ti devi curare. Questo... questo non un posto buono per guarire.
RAGAZZINAPerch dici cos?
PADRE PC qualcosa di... di malato in questo posto. Non te ne accorgi? I quadri bianchi
di quel pittore, le misurazioni infinite del professor Bartleboom... e poi quelle signore bellissime ma infelici e sole, non so... per non parlare di quelluomo che aspetta... quel che fa aspettare, Dio sa cosa, o chi... tutto... tutto fermo un passo al di qua delle cose. Non c niente di reale, lo capisci questo?
RAGAZZINA
PADRE PE non basta. Sai cosa ho scoperto? C un altro ospite, alla locanda. Nella
settima stanza, quella che sembra vuota. Be, non vuota. C un uomo l dentro. Ma non esce mai. Il ragazzino non ha voluto dirmi chi . Nessuno degli altri lha mai visto. Gli portano da mangiare in camera. Ti sembra normale?
RAGAZZINA
PADRE PChe posto mai questo, dove la gente c ma invisibile, o va avanti e indietro
allinfinito, come se avesse leternit davanti per ...
17
RAGAZZINAQuesta la riva del mare, Padre Pluche. N terra n mare. un luogo che non
esiste.
SCENA XIV
PITTOREAllora ascoltami bene. Tu devi guardare il mare. E quando vedi una nave, me
lo dici. Capito?
RAGAZZINOS, signor Plasson.
PITTOREBravo. Il fatto che non ci vedo un granch. Vedo vicino, ma non vedo
lontano. che ho passato troppo tempo a guardare f acce di ricchi. Rovina la vista. Per non parlare del resto. Magari tu le vedi le navi.
RAGAZZINO che passano lontano, le navi, signor Pl asson.
PITTOREPerch?
RAGAZZINOHanno paura dei passi del diavolo.
PITTORESarebbe?
RAGAZZINOScogli. Ci sono degli scogli, qui davanti, lungo tutta la costa. Affiorano nel
mare, e mica sempre li vedi. Cos le navi girano al largo.
PITTORECi mancavano solo gli scogli.
RAGAZZINOLi ha messi il diavolo.
PITTORES, certo.
RAGAZZINOVeramente! Vedete, il diavolo abitava laggi, nellisola di Taby. Be, un giorno
una ragazzina che era una santa prese una barchetta e remando per tre giorni e tre notti arriv fino allisola. Era bellissima.
PITTORELisola o la santa?
RAGAZZINOLa ragazzina.
PITTOREAh.
RAGAZZINOEra cos bella che quando il diavolo la vide si spavent a morte. Prov a
cacciarla, ma lei non si mosse di un millimetro. Stava l e lo guardava. Finch un giorno il diavolo non ne posse veramente pi...
PITTOREPot.
RAGAZZINONon ne pot veramente pi e urlando si mise a correre e a correre, dentro il
mare, finch spar e nessuno pi lha visto.
PITTOREE gli scogli cosa centrano?
RAGAZZINOCentrano perch ad ogni passo che il diavolo faceva scappando veniva fuori
dal mare uno scoglio. Tutto dove metteva un piede, zac, spuntava uno scoglio. E adesso sono ancora l. Sono i passi del diavolo.
PITTOREBella storia.
RAGAZZINOS.
PITTOREVedi niente?
RAGAZZINONo.
Silenzio.
RAGAZZINOMa ci rimaniamo tutto il giorno, qui?
PITTORES.
Silenzio.
18
RAGAZZINOA me piaceva di pi quando vi venivo a prendere di sera con la barca.
PITTORENon distrarti.
SCENA XV
Dialogo a tre voci delle tre donne
DONNA VIOLA Mio padre non voleva morire. Invecchiava ma non moriva. Se lo consumavano, le malattie, e lui, imperterrito, rimaneva aggrappato alla vita. Alla fine non usciva nemmeno pi dalla sua stanza. Dovevano fargli tutto. Sono passati anni, cos. Si era asserragliato in una specie di roccaforte, tutta sua, costruita nellangolo pi invisibile di se stesso. Rinunci a tut to, ma si tenne strette, con ferocia, le uniche due cose di cui davvero gli importava qualcosa: scrivere e odiare. Scriveva faticosamente, con la mano che ancora riusciva a muovere. E odiava con gli occhi. Parlare, non parl pi, fino alla fine. Scriveva e odiava. Quando mor - perch mor, finalmente - mia madre prese quelle centinaia di fogli scarabocchiati e li lesse, uno ad uno. Cerano i nomi di tutti quelli che aveva conosciuto, uno in fila allaltro. E vicino ad ognuno, la descrizione minuziosa di una morte orrenda. Io non li ho letti, quei fogli. Ma gli occhi - quegli occhi che odiavano, ogni minuto di ogni giorno, fino alla fine - li avevo visti. Eccome li avevo visti. Ho sposato mio marito perch aveva gli occhi buoni. Era lunica cosa che mi importava. Aveva gli occhi buoni.
DONNA ROSSA Poi non che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Cos... Io non che volevo essere felice, questo no. Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, lonest, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono lunica cosa vera . Tu stai con loro, e ti salverai. Per lho capito troppo tardi. Perch se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. l che salta tutto, non c verso di scappare, pi ti agiti pi si ingarbuglia la rete, pi ti ribelli pi ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non te lo puoi nemmeno immaginare.
DONNA VERDE Sai cos bello, qui? Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia, e loro restano l, precise, ordinate. Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia e non ci sar pi nulla, unorma, un segno qualsiasi, niente. Il mare cancella, di notte. La marea nasconde. come se non fosse mai passato nes suno. come se noi non fossimo mai esistiti.
Se c un luogo, al mondo, in cui puoi pensare di essere nulla, quel luogo qui. Non pi terra, non ancora mare. Non vita falsa, non vita vera. tempo. Tempo che passa. E basta.
DONNA ROSSASarebbe un rifugio perfetto. Invisibili a qualsiasi nemico. Sospesi. Bianchi
come i quadri di Plasson. Impercettibili anche a se stessi.
DONNA VIOLAMa c qualcosa che incrina questo purgatorio. Ed qualcosa da cui non puoi
scappare. Il mare.
DONNA VERDEIl mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle
volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non d risposte, saggio, dolce, potente, imprevedibile. Ma soprattutto: il mare chiama.
DONNA ROSSALo scoprirai, Elisewin. Non fa altro, in fondo, che questo: chiamare.
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DONNA VIOLA |
Chiamare. |
|
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DONNA VERDE |
Non smette mai, ti entra dentro, ce lhai addosso, te che vuole. Puoi anche |
|
|
far finta di niente, ma non serve. |
||
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DONNA ROSSA |
Continuer a chiamarti. Questo mare che |
vedi e tutti gli altri che non vedrai, |
|
ma che ci saranno, sempre, in agguato, pazienti, un passo oltre la tua vita. |
||
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DONNA VIOLA |
Instancabilmente, li sentirai chiamare. Succede in questo purgatorio di sabbia. |
|
|
Succederebbe in qualsiasi paradiso, e in qualsiasi inferno. |
||
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DONNA VERDE |
Senza spiegare nulla, senza dirti dove, |
ci sar sempre un mare, che ti |
|
chiamer. |
||
RAGAZZINA 1 Io fra qualche giorno partir da qui. E andr nel mare. E guarir. Questo quello che desidero. Guarire. Vivere. E, un giorno, diventare bella come voi.
DONNECi porterai con te?
SCENA XVI
RAGAZZINO
Laggi... eccola laggi!
PITTORE
Laggi dove?
RAGAZZINO
L... no, pi a destra, ecco, l...
PITTORE
La vedo! La vedo, perdio.
RAGAZZINO
Tre alberi!
PITTORE
Tre alberi?
RAGAZZINO
un tre alberi, non vedete
PITTORE
Tre?
***
RAGAZZINA
Ma secondo te, morir, laggi?
PADRE P
A Daschenbach?
RAGAZZINA
Quando mi metteranno nel mare.
PADRE P
Ma figurati...
RAGAZZINA
Dai, dimmi la verit, Padre Pluche, non scherzare.
PADRE P
Non morirai, te lo giuro, non morirai.
RAGAZZINA
E tu come lo sai?
PADRE P
Lo so.
PADRE P
Lho sognato.
RAGAZZINA
Sognato...
20
PADRE P Ascoltami, allora. Una sera, vado a dormire, mi infilo nel letto e quando sto per spegnere vedo la porta aprirsi e entrare un ragazzino. Credevo fosse un cameriere, una cosa del genere. E invece mi si avvicina e mi dice: C qualcosa che volete sognare, stanotte, Padre Pluche?. Cos. E io dico: La contessa Varmeer che fa il bagno.
RAGAZZINAPadre Pluche...
PADRE PEra una battuta, no? Va be, lui non dice nulla, sorride un po e se ne va. Io mi
addormento e cosa sogno?
RAGAZZINALa contessa Varmeer che fa il bagno.
PADRE PEcco.
RAGAZZINAE comera?
PADRE PAh, niente, una delusione...
RAGAZZINABrutta?
PADRE PFalsa magra, una delusione... Comunque... Torna ogni sera, quel ragazzino. Si
chiama Ditz. E ogni volta mi chiede se voglio sognare qualcosa. Cos io laltro ieri gli ho detto: Voglio sognare Elisewin. Voglio sognarla quando sar grande. Mi sono addormentato, e ti ho sognata.
RAGAZZINAE comero?
PADRE PViva.
RAGAZZINAViva? E poi?
PADRE PViva. Non chiedermi altro. Eri viva.
RAGAZZINAViva... io?
***
DONNA VIOLAPlasson, ma da quanto siamo qui, noi?
PITTOREDa sempre, madame.
DONNA VIOLANo, ve lo chiedo sul serio.
PITTOREDa sempre, madame. Sul serio.
***
RAGAZZINAVoi non andate sulla spiaggia?
UOMONo.
RAGAZZINAVoi non passeggiate, non scrivete, non fate quadri, non parlate, non fate
domande. Voi aspettate, vero?
UOMOS.
RAGAZZINAE perch? Perch non fate quel che dovet fare, e la fate finita?
NAUFRAGIO
Mi ricordo il mio nome.
21
Mi ricordo il mio nome e lo sguardo di quelli che ci hanno abbandonato, gli occhi fissi sulla nostra zattera. Uno sguardo vuoto, senza odio n piet.
Mi ricordo il mio nome, quegli occhi, e il pensiero che sto per morire. Lacqua che sale e la zattera che non pu reggere il peso di tutti noi, lodore d ella paura, del mare e dei corpi, del legno, le preghiere, il mare che grida.
Mi ricordo il mio nome, quegli occhi, un pensiero e la notte che viene e solo buio e rumori sulla zattera, urla e lamenti e preghiere e bestemmie, ci fosse una luce, una luce qualsiasi, ma eterno questo buio e il mare che si alza e spazza da ogni parte il groviglio di corpi, e poi il silenzio, un silenzio improvviso e io che urlo, che urlo.
Mi ricordo il mio nome, quegli occhi, un pensiero, la notte e i corpi straziati, incastrati tra le assi della zattera, un uomo come uno straccio, appeso a un palo che gli ha sfondato il torace e se lo tiene l, a oscillare, nella luce del giorno che scopre i morti ammazzati dal mare nel buio, li staccano ad uno ad uno dalle loro forche e al mare li restituiscono, ed in quel passaggio di cadaveri che un uomo si fa largo tra gli altri e senza una parola si lascia scivolare nellacqua e inizia a nuotare, se ne va, semplicemente e altri lo seguono, si abbracciano prima e si lasciano cadere nel mare e nessuno li ferma.
Mi ricordo il mio nome, quegli occhi, un pensiero, la notte, i corpi straziati, e la fame, fame che cresce e morde alla gola, cinque botti di vino e un sacco di pane. Gli uomini si guardano, si spiano, uno sale su una botte e grida agli altri: Noi ci s alveremo, per lodio che portiamo contro quelli che ci hanno abbandonato, e torneremo per guardarli negli occhi e non potranno pi dormire n vivere, noi vivi, saremo una maledizione per loro che li ammazzer ogni giorno, per sempre. E gli uomini della zattera si mettono in fila per prendere la propria razione di pane e vino.
Mi ricordo il mio nome, quegli occhi, un pensiero, la notte, i corpi straziati, la fame e lorrore, lorrore che scoppia di notte. Si sono impossessati di una botte e il vino si impossessato di loro. Si sono lanciati gli uni sugli altri muniti di sciabole e coltelli, la cieca disperazione a cercare la morte, subito e sia finita, e lodio a cercare un nemico, subito, da trascinare allinferno. Mi ricordo quei corpi correre contro le nostre sciabole e lo schioccare dei colpi di fucile, e il sangue schizzare fuori dalle ferite, e i piedi scivolare sulle teste schiacciate tra le assi della zattera, e quei disperati trascinarsi con le gambe spezzate e trascinarsi per la zattera guardando ipnotizzati le loro mutilazioni.
Mi ricordo il mio nome, quegli occhi, un pensiero, la notte, i corpi straziati, la fame, lorrore e i fantasmi della follia, che fioriscono su quella specie di macello, campo di battaglia sciacquato dalle onde, corpi dappertutto, pezzi di corpi, volti verdi, gialli, come cadaveri vomitati dalla terra e i vivi, i vivi che si aggirano derubando i morti di miserie da niente, ma soprattutto evaporando nella follia, ognuno coi suoi fantasmi, venuti fuori dalla mente, dalla fame, dalla sete, dalla paura e dalla disperazione. Fantasmi. Quelli che vedono terra, che gridano e nessuno li ascolta. Quello che scrive la lettera di protesta allammiraglio. Parole, preghiere, visioni, pesci volanti, madri, fratelli e spose che appaiono ad asciugare le ferite, quello che cerca affannosamente il suo specchio, il suo specchio, chi ha visto il mio specchio, un uomo che benedice i morenti con bestemmie e lamenti, e qualcuno che parla al mare, a bassa voce, gli parla, seduto sul bordo della zattera, e sente le sue risposte, il mare che risponde, un dialogo, lultimo prima di lasciarsi scivolare nellacqua.
22
Mi ricordo il mio nome, quegli occhi, un pensiero, la notte, i corpi straziati, la fame, lorrore, i fantasmi e Leon, il mozzo, un ragazzino che ha dodici anni e corre avanti e indietro sulla zattera, ha dodici anni e la pazzia se l preso, corre avanti e indietro gridando senza pace un unico grido madre mia madre mia madre mia, corre allimpazzata fino ad ammazzarsi, gli scoppia il cuore o chiss cosa, dentro, chiss cosa per farlo stramazz are cos, dimprovviso, con gli occhi strabuzzati e una convulsione nel petto che lo getta a terra l d ove lo raccolgono le braccia di Gilbert che lo amava e adesso lo piange e lo bacia, inconsolabile, una cosa strana da vedere, l, in mezzo allinferno, una cosa strana da vedere quei baci, come posso dimenticare io che li ho visti, quei baci, io senza fantasmi, io che ho smesso di contare i giorni, ma so che ogni notte, di nuovo, verr fuori quella bestia, la bestia dellorrore, questa guerra che combattiamo, questa morte che spargiamo intorno per non morire noi.
Mi ricordo il mio nome, quegli occhi, un pensiero, la notte, i corpi straziati, la fame, lorrore, i fantasmi, Leon e la carne, aberrante, carne, carne a seccare sulle sartie della vela, carne che sanguina, carne, carne di uomo, nelle mie mani, sotto i miei denti, carne di uomini che ho visto, che cerano, carne di uomini vivi e poi morti, carne che aveva un nome, e che ora divoro folle di fame, giorni a masticare il cuoio delle nostre cinture e pezzi di stoffa, non c pi niente, niente, su questa zattera, niente, acqua di mare e piscio fatto freddare in bicchieri di latta, pezzi di stagno tenuti sotto la lingua per non impazzire di sete, e merda che non si riesce a ingoiare, e corde inzuppate di sangue e di sale, fino a quando qualcuno, cieco di fame, non si china sul cadavere dellamico e piangendo e parlando e pregando gli stacca la carne da dosso, e come una bestia se la trascina in un angolo e inizia a succhiarla e poi a mordere e a vomitare e di nuovo a mordere, rabbiosamente vincendo il ribrezzo per strappare alla morte lultima scorciatoia per la vita, e poi uno a uno che lo seguiamo, tutti adesso uguali in quel diventare bestie e sciacalli, infine muti ciascuno col suo brandello di carne, ed l che io io - alzo lo s guardo - io alzo lo sguardo - lo sguardo - l che alzo lo sguardo e lo vedo io - lo vedo: il mare. Per la prima volta, dopo giorni e giorni, lo vedo davvero.
Tutto sparisce e non rimane che lui, davanti a me, addosso me. Una rivelazione. Il mare. Sembrava uno spettatore, perfino silenzioso, perfino complice. Sembrava cornice, scenario, fondale. Ora lo guardo e capisco: il mare era tutto. stato, fin d al primo momento, tutto. Cera lui nelle mani che uccidevano, nei morti che morivano, cera lui, nella sete e nella fame, nellagonia cera lui, nella vilt e nella pazzia, lui era lodio e la disperazi one, era la piet e la rinuncia, lui questo sangue e questa carne, lui questo orrore e questo splendore. Non c zattera, non ci sono uomini, non ci sono parole, sentimenti, gesti, niente. Non ci sono colpevoli e innocenti, condannati e salvati. C solo il mare. Ogni cosa diventata mare. Noi abbandonati dalla terra siamo diventati il ventre del mare, e il ventre del mare noi, e in noi respira e vive.
Io non lo so. Se io avessi una vita davanti - io che sto per morire - la passerei a raccontare questa storia, senza smettere mai, mille volte, per capire cosa vuol dire che la verit solo nellorrore, e che per raggiungerla abbiamo dovuto attraversare questo inferno, che per vederla abbiamo dovuto distruggerci lun laltro, per averla abbiamo dovut o diventare belve feroci, per stanarla abbiamo dovuto spezzarci di dolore. E per essere veri abbiamo dovuto morire. Perch? Perch le cose diventano vere solo nella disperazione? Chi ha rigirato il mondo in questo modo, che la verit deve stare nel lato oscuro? E alla fine: che verit mai questa, che puzza di cadavere, e cresce nel sangue, si nutre di dolore, e vive dove luomo si umilia, e trionfa dove luomo marcisce? la verit di chi? una verit per noi? L sulla riva, in quegli inverni, io immaginavo u na verit che eraquiete, era grembo, era sollievo, e clemenza, e dolcezza. Era una verit fatta per noi. Che noi aspettava, e su di noi si sarebbe chinata, come una madre ritrovata. Ma qui, nel ventre del mare, io
23
che ho visto la verit ho visto un uccello rapace e feroce. Io non lo so. Non era questo che sognavo, dinverno, quando sognavo questo.
Ecco cosa mi ha insegnato il ventre del mare. Che chi ha visto la verit rimarr per sempre inconsolabile. E davvero salvato solo colui che non mai stato in pericolo. Potrebbe anchearrivare una nave, adesso, allorizzonte, e correre fin qui sulle onde, e arrivare un istante prima della morte e portarci via, e farci tornare, vivi, vivi: ma non sarebbe questo che, davvero, ci potrebbe salvare. Anche se ritrovassimo mai una qualche terra, noi non saremo mai pi salvi. E quel che abbiamo visto rimarr nei nostri occhi, quel che ab biamo fatto rimarr nelle nostre mani, quel che abbiamo sentito rimarr nella nostra anima. E per s empre, noi che abbiamo conosciuto le cose vere, per sempre, noi figli dellorrore, per sempre, noi reduci dal ventre del mare, per sempre, noi saggi e sapienti, per sempre - saremo inconsolabili.
Inconsolabili.
Inconsolabili.
Epilogo
MOSTRA DI QUADRI
CATALOGO PROVVISORIO DELLE OPERE PITTORICHE DEL PITTORE MICHEL PLASSON ORDINATE IN ORDINE CRONOLOGICO A PARTIRE DAL SOGGIORNO DEL MEDESIMO ALLA LOCANDA ALMAYER (LOCALIT QUARTEL) FI NO A GIUNGERE ALLA MORTE DELLO STESSO.
Redatto, a beneficio dei posteri, dal professor Ismael Adelante Ismael Bartleboom, sulla scorta della propria esperienza personale e di altre attendibili testimonianze.
Dedicato a Madame Ann Deveri.
1.Oceano mare, olio su tela, cm 15 x 21,6Collezione Bartleboom
Descrizione. Completamente bianco.
2.Oceano mare, olio su tela, cm 80,4 x 110,5Coll. Bartleboom
Descrizione. Completamente bianco.
3.Oceano mare, acquarello, cm 35 x 50,5Coll. Bartleboom
Descrizione.
Bianco con vaga ombra ocra nella parte superiore.
4.Oceano mare, disegno, matita su carta, cm 12 x 10Coll. Bartleboom
Descrizione.
24
Si riconoscono due punti, al centro del foglio, molto vicini. Il resto bianco. (Sul bordo destro, macchia: unto?)
5.Oceano mare, olio su tela, cm 340,8 x 220,5Museo distrettuale di Quartel. Numero di catalogo: 87 Descrizione.
Sulla destra una scura scogliera emerge dallacqua. Onde altissime, frangendosi sugli scogli, schiumano in modo spettacolare. Nella tempesta si scorgono due navi che stanno soccombendo al mare. Quattro lance pendono sullorlo di un vortice . Sulle lance sono stipati i naufraghi. Alcuni di essi, caduti in mare, si stanno inabissando. Ma questo mare alto, molto pi alto laggi verso lorizzonte che qui vicino e copre alla vista lori zzonte, contro ogni logica, sembra alzarsi come se tutto il mondo si alzasse e noi sprofondassimo, qui dove siamo, nel ventre della terra mentre un coperchio sempre pi maestoso infinitamente sta per coprirci e con orrore la notte cala su questo mostro. (Dubbia attribuzione. Quasi certamente falso)
6.Oceano mare, acquarello, cm 20,8 x 16Coll. Bartleboom
Descrizione. Completamente bianco.
7.Oceano mare, olio su tela, cm 46,2 x 51,9Coll. Bartleboom
Descrizione.
Completamente bianco. In questo caso, per, lespre ssione va intesa in senso letterale: la tela completamente coperta da spesse pennellate di colore bianco.
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