La lontana parente


LA LONTANA PARENTE

Commedia in tre atti

Di ELIGIO POSSENTI

PERSONAGGI

ORTENSIA FIORINI

RINALDO FRAZZI

ASTOLFO CERRATI

MIRELLA CERRATI

SAVINA CERRATI

RENATA CERRATI

LA SIGNORA GINEVRA

LUI

LEI

LA CAMERIERA DELLA PENSIONE

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

Un salotto illuminato a luce tenue che, in fondo, fa corpo con la sala da pranzo alla quale si accede per un arco a vetrata scorrevole.

(Quando si alza il sipario la vetrata chiusa. Attraverso la vetrata, nella piena luce della sala da pranzo, si vedono seduti a tavola Astolfo Cerrati, Renata - (sua moglie), Mirella e Savina (loro figlie) e Rinaldo Frazzi (fidanzato di Mirella). Nel salotto aperta la radio che trasmette una languida canzonetta. Dopo un momento)

Mirella - (si alza di scatto, s'avvicina alla vetrata, l'apre, entra in scena furente e si lascia cadere su una poltrona).

Savina - (la segue, chiude la vetrata e la raggiunge) Calmati, Mirella.

Mirella - (con voce sorda) Non ne posso pi! Non posso pi rimanere di l, a tavola, con lui.

Savina - Non fare cos.

Mirella - (gridando) Dimmelo tu come ho da fare! Trattarmi a quel modo!

Savina - Non gridare...

Mirella - (a voce pi bassa) Ma non l'hai visto? Se gli parlo, risponde a monosillabi; s, no. Ha qualche cosa contro di me? Lo dica.

Savina - Non ti esaltare cos. Su, torna di l.

Mirella - No. Non ci torno. Non mi ha mai rivolto la parola. Se fosse la prima volta potrei pensare a un malumore. Ma sono ormai quindici giorni: ora basta! Anche dianzi si ben accorto in che modo mi sono alzata e sono venuta via. S' mosso? Mi ha chiamata? Mi ha seguita? Tu, mi hai seguita.

Savina - Per impedirti di fare sciocchezze. E' un dovere di sorella maggiore.

Mirella - Tre mesi di fidanzamento, di idillio e poi, d'un tratto... Lo sa il diavolo chi ci ha messo il veleno!-.. E lui, Rinaldo, per me tutto, capisci? Tutto. Se lo dovessi perdere... se lo dovessi perdere... (Le si inumidiscono gli occhi).

Savina - Su, su, non piangere, non far scene.

Mirella - (si asciuga gli occhi) Di rabbia, piango, di rabbia... (Altro tono) E poi no! Niente lagrime. (Si sforza di ridere) Ah, ah, ah!

Astolfo - (entra dalla vetrata, la chiude e d piena luce) Oh, manco male... ti passata! Rinaldo lunatico, ecco tutto. Non vero Savina?

Savina - Glielo sto dicendo!

Mirella - Tu pap, quando- non si tratta dei tuoi affari, fai tutto facile mentre proprio tu gli dovresti chiedere...

Astolfo - Io? Fossi matto. Alla larga. Tua madre, piuttosto; guarda... (Indica oltre la vetrata) Porse gliene sta parlando. Torniamo di l.

Mirella - No. Dite che ho l'emicrania, ditegli quel che volete. Vado in camera mia.

Astolfo - (con autorit) Obbedisci! Vieni di l!

Mirella - (forte) No! (Sillabando) Vo-glo-che-si-spieghi!

Astolfo - (a Renata che entra seguita da Rinaldo) Bada un po' a tua figlia: sragiona!

Renata - (sedendo) Che hai, Mirella?

Mirella - Rinaldo col suo contegno mi offende, mi esaspera, finora ho sopportato; adesso non pi. Che si spiegali!

Astolfo - Dinanzi a tutti?

Mirella - S, dinanzi a tutti! Ha qualche cosa da rimproverarmi?! Parli, accusi, mi difender.

Astolfo - Uh, che tragedia mi fai! (A Rinaldo) Scusala, stasera nervosa.

Savina - Mirella, ti prego.

Mirella - Si spieghi, si spieghi!

Renata - Non ti riconosco pi. Sembri un'altra.

Mirella - Sono un'altra. Ma chi mi ha cambiata? Lui. (A Rinaldo) Ma me lo vuoi dire una buona volta che cos'hai?

Astolfo - (a Renata) Andiamocene Renata: meglio se la sbrighino a quattr'occhi. Baruffe di fidanzati. Vieni, Renata.

Renata - (si alza).

Mirella - No! (Perentoria) Restate tutti quanti. Sedete! (Tutti siedono) A lui, ora. Che parli!

Rinaldo - (a Renata) Posso, devo parlare?

Astolfo - Perch tu sai?...

Mirella - (a Renata) Mamma, tu sai e non mi dici nulla?!

Renata - (a Mirella) S, so; e se ho taciuto, l'ho fatto per te. (A Rinaldo) Oramai puoi parlare.

Rinaldo - Ebbene, Mirella, poich lo vuoi, io son costretto ad essere franco e magari rude... S, vero, non pi come prima. Qualcosa s' spento, si trasformato. Una tenerezza affettuosa ha preso il posto del sentimento che mi aveva deciso a chiederti in moglie. E mi tormentavo. Come dirtelo? Ne ho parlato a tua madre, le ho dichiarato lealmente che non potevo continuare a fingere quel che prima era vero. Lei mi ha pregato, supplicato di non comunicartelo bruscamente, di prepararti a poco a poco, di fare in modo che il distacco fosse lento; che in te, chi sa, questa mia freddezza suscitasse dispetto, antipatia.-. Volevamo evitarti una scossa... Ma tu hai precipitato le cose... o io non ho saputo fare... E adesso, vedi!...

Mirella - Tutte fandonie! Non ti credo una sillaba.

Astolfo - (a Renata) E tu Renata sapevi, e hai taciuto? Mi meraviglio- Con lei, con Mirella, capisco- ma con me...

Renata - Con te? Non mi avresti ascoltata. Di me, delle figliole, non ti sei mai occupato. Hai guadagnato molto, guadagni ancora di pi, ci mantieni il necessario ed il superfluo, ci hai dato questa casa che ha pi camere di un albergo; ma per il resto, io, loro, come non esistessimo. Mi hai sempre detto: le figlie, tua parrocchia.

Astolfo - Ma mi dovevi informare! Perdinci, la rottura di un fidanzamento riguarda anche gli interessi. Almeno per questi, no? Ma dice bene Mirella. (A Rinaldo) La ragione, la ragione; avanti, fuori!

Rinaldo - (imbarazzato) L'ho detta; forse male, ma l'ho detta.

Mirella - E allora se ne vada. Ci tolga il disturbo!

Rinaldo - (a Renata) Signora...

Mirella - Via, via!

Rinaldo - (a Renata) Io ho fatto di tutto per evitare... Ma dal momento che... Sono costretto ad andarmene. Ma non io ho precipitato le cose! Buonasera. (Esce).

Mirella - (nervosissima) Ma non finisce cos! Ah, no no no! (Passeggia per la scena) Oh; la sapr la vera ragione. Metter sossopra mezzo mondo, ma la sapr. (Una pausa, poi, sempre passeggiando) Ringraziando Dio, ho chi mi aiuta.

Renata - E chi mai, figliola?

Mirella - (sempre passeggiando trionfante) Come ho fatto bene a scrivere a Ortensia Fiorini!

Astolfo - (scattando) A chi? A chi hai scritto?

Mirella - (naturale) A Ortensia Fiorini.

Renata - Sei riuscita a rintracciarla?

Astolfo - Ma chi mai ti ha parlato di quella disgraziata?

Mirella - (naturale) La mamma.

Astolfo - (irritato, a Renata) Brava, bravissima! Domando io che cervello!

Savina - Mirella si disperava di non aver ohi l'aiutasse... Lei esagera sempre...

Mirella - Nessuno: non un parente perch voi siete gli ultimi della famiglia; non un amico fidato perch (ad Astolfo) tu non hai ammesso alcuno per casa. Ci hai voluti misantropi, orsi!

Astolfo - E' tua madre che ci ha ridotti cos.

Renata - Non vero. Sei sempre stato tu a dire che gli amici vengono, si rimpinzano, e poi digeriscono sparlando di chi li ha nutriti.

Mirella - E io a chi 'dovevo rivolgermi? A un avvocato? Le cose di famiglia hanno da rimanere in famiglia. La mamma uscita a dire: Ma s, una parente, una lontana parente, l'abbiamo: Ortensia Fiorini; cugina di cugini; ma chi sa dov'!

Astolfo - Per l'amor di Dio! Lasciamola al suo destino!

Renata - Io l'ho detto cos, tanto per dire.

Astolfo - Ma non ricordi che stata la vergogna della famiglia? Ortensia Fiorini il suo nome di battaglia; lei si chiama Adele Valenti, ed vedova di Carlo Nelli, uno sciagurato anche lui.

Renata - Io non l'ho mai veduta. So che in casa tua ci veniva.

Astolfo - S, ma poi abbiamo chiuso la porta sul muso a lei e a suo marito. N l'abbiamo pi vista.

Mirella - (vantandosi) Io l'ho trovata.

Astolfo - E dove?

Mirella - In una rivista turistica. Dal parrucchiere. Aspettavo, sfogliavo e, nell'elenco degli ospiti dei Grande Albergo Miramare a San Remo, ho scoperto il suo nome: Ortensia Fiorini. E il risentimento, la stizza, il bisogno d'aver qualcuno accanto che mi soccorresse, mi hanno suggerito questa idea. Bizzarra? Pu darsi; ma in certi momenti non si riflette. E poi, lo sapete, io e la riflessione, mai andati d'accordo. E le ho scritto!

Astolfo - Sei matta?

Renata - Sempre la stessa sventata.

Mirella - (quasi divertendosi) Un espresso.

Astolfo - La fluisci di dire assurdit?

Mirella - E l'ho pregata, scongiurata di aiutarmi. Ho chiuso la lettera con queste parole: S non mi aiuta mi sparo .

Astolfo - (a Renata) La senti? Son cose da pazzi! (A Mirella) Quando le hai scritto?

Mirella - Una settimana fa.

Savina - E ti ha risposto?

Mirella - Neanche una riga.

Astolfo - (soddisfatto) Ah, volevo ben dire!

Mirella - (trionfante) Ma venuta.

Renata - Venuta?

Astolfo - Qui?!

Savina - Quando?

Mirella - Da un'ora. Le ho dato una camera. Si sta riposando. Ha viaggiato a lungo e male.

Astolfo - Sar venuta a piedi, da stracciona.

Renata - Se era in un grande albergo!

Astolfo - Non vuol dire. Vivr alla giornata. Ricca al luned, stracciona al sabato. (A Mirella) E adesso, quieta quieta, la rimandi via. La nostra una famiglia onorata. Non ci si pu mescolare con gente di quella risma. (Accalorandosi) Perdinci, ma mai possibile che tu scriva, inviti, riceva una persona che non conosci, senza nemmeno chiedermi il permesso? Il capo di casa sono io!... (Altro tono) E poi non ti credo, macch!... E' una invenzione. E io ho abboccato. (Ride).

Mirella - Allora la faccio scendere. (Preme il campanello) Due colpi e vedrai che compare. Ho tutto combinato. Ai due colpi Lisetta corre a chiamarla.

Astolfo - Non la voglio vedere. (Si avvia; a Mirella) Con te faremo i 'conti dopo. (Esce furioso) Me ne vado!

Renata - Ma che hai fatto?

Savina - Uno dei suoi colpi di testa; non il primo, vero mamma? (A Mirella) Hai sentito il babbo?

Mirella - L'ho sentito; ma i conti, io, ho da farli con Rinaldo. Voglio sapere perch ha mentito.

Savina - Oh, mentito poi! A me pare sia stato leale.

Mirella - Appunto per quella lealt. Nessuno dice a una donna, a una fidanzata: Ti lascio perch non ti amo pi. Dice qualunque cosa, una bugia, una falsit; mai una verit simile, quando la verit. Ha mentito!

Ortensia - (entra. E' una donna sulla cinquantina, forse pi forse meno, indossa un impermeabile di gabardine chiaro e logoro e ha in capo un fazzoletto colorato. Atteggiamento e aspetto dimessi. Si ferma sulla soglia) Si pu?

Renata - (cortese) Avanti, venga avanti, prego...

Ortensia - (fa timidamente un passo avanti e sorride) Grazie, ma non vorrei disturbare-

Renata - Ho piacere di conoscerla. (Presentando) Queste sono le mie figliole.

Ortensia - Io non ho portato le mie perch non ne ho.

Renata - Ero curiosa di vedere questa nostra lontana parente.

Ortensia - E adesso soddisfatta? O vuol vedermi meglio? (Si rigira su se stessa).

Renata - Benvenuta in casa mia.

Ortensia - Venuta, s; ben, vedremo dopo. Del resto io, di mia iniziativa non ci avrei mai messo piede- Detesto i parenti. Ma la lettera, qui, della signorina non di una parente, di una naufraga. Pare scritta in alto mare, a bordo d'una zattera. E io credo alle parole dei naufraghi. Sono le sole sincere.

Savina - Si vuol togliere il soprabito?

Ortensia - No; ancora no. Voglio dire che me lo lever quando sar ben certa di rimanere qui. E' meglio essere chiari subito. Io... non sono la vostra lontana parente. Io seno s Ortensia Fiorini, ma semplicemente una omonima. Ecco: mi trovavo anch'io all'Albergo Miramare di San Remo come la signora Ortensia Fiorini; ma lei c'era come cliente, io come guardarobiera. I miei compagni, cameriere, camerieri, su questa omonimia ci scherzavano. Quando giunse la lettera della signorina, lei, la vostra parente, era gi partita. Ormai la stagione era finita e anch'io stavo per andarmene-I miei colleghi mi consigliarono di aprirla. Busta azzurra, indirizzo: Ortensia Fiorini: non signora, n altro. Espresso. Poteva ben essere diretta a me. L'aprii e lessi: frasi commoventi, disperate. I miei colleghi volevano sapere, ma io niente... Segreto epistolare. E partii. Pensai: sono disoccupata, quella signorina, chi sa, mi aiuter. Lo so, s, lei che cercava aiuto; ma il caso rovescia molte situazioni, ed eccomi qui. (Si guarda attorno) Vedo che son cascata bene. Ambiente facoltoso. Mobilia di pregio. Agiatezza. Abbondanza. Molto bene-! (Una piccola pausa) E allora - (eseguendo) via questo impermeabile, via questo fazzoletto; posso mostrarmi nel mio abito da sera. Eh? Sto meglio cos? Sembro ancora giovine no? Dopo tanti anni temevo... Quando si ricorre d'urgenza a un lontano parente - (e accende la sigaretta) quasi sempre per bussare a denari. Qui, questo pericolo non c'. Me ne compiaccio con voi; e anche con mie. Su su, spianate quelle facce. Sono proprio Ortensia Fiorini. Ah, perch ho raccontato quella storia dell'omonimia? Non ci badate: lavorare di fantasia una mia specialit. Oh, ma non dico mai bugie; se mai colorisco. La bugia la difesa dei deboli. E io... Oh, guarda Astolfo.

Astolfo - (entra, ostile) T, chi si rivede!

Ortensia - Avete sentito? Mi ha riconosciuta. Ma non gli fa piacere di rivedermi.

Astolfo - Come hai passato tutto questo tempo?

Ortensia - Ho viaggiato. Transatlantici e treni di lusso. Da signorona.

Astolfo - Con biglietto o senza biglietto?

Ortensia - Con biglietto di prima classe.

Astolfo - Chi hai incontrato? Un maragi?

Ortensia - Bravo! Hai indovinato. E sai che cosa facevo alla sua corte? Addomesticavo gli elefanti bianchi.

Astolfo - E tutti questi anni, sempre tra le proboscidi?...

Ortensia - No, no; un giorno mi son seccata dell'Asia e ho mutato continente: America.

Astolfo - Ah, ah, gola di dollari.

Ortensia - Non del Nord; del Sud.

Astolfo - Pesos. Gioia di pesos . Quanti?

Ortensia - A sacchi. (Spiegando) Mi sono anche accasata.

Astolfo - (stupito) - Ti sei rimaritata?

Ortensia - Perch? E' proibito?

Astolfo - Mi sono sorpreso, ecco. Dunque, seconde nozze.

Ortensia - S e no. Nozze e non nozze-

Astolfo - Ho capito. E con chi?

Ortensia - Ma!... Con un argentino. Ballava cos bene il tango...

Astolfo - Che hai fatto coppia al Variet.

Ortensia - Coppia s, ma non sul teatro; nelle Pampas. Possedeva una magnifica agenda armenti superbi. (Nostalgica) Le notti di luna si ballava sulla prateria... Ballavano tutti; i gauchos suonavano le fisarmoniche, le ragazze s'abbandonavano al ritmo, e i cavalli, legati a un palo, nitrivano. Una scena cos dolce che pareva sognata. Un incanto!

Savina - Molto ricco anche lui?

Ortensia - A migliaia di buoi. Ne aveva tanti che cinque ragionieri non bastavano per contarli tutti.

Astolfo - E sta sempre con te?

Ortensia - No (Con un sospiro) E' scomparso.

Renata - Morto?

Ortensia - Non credo. Porse vivo. E' magari pi vivo di noi. Noi siamo vivi? Mah! Chi ce lo pu assicurare?... Un giorno partito in aereo per Rio de Janeiro. Pi rivisto. Ohi sa, un incidente... povero Alonzo! Be', non ne parliamo.

Mirella - E lei?

Ortensia - L'ho aspettato tre giorni, poi me ne sono venuta via.

Mirella - Nessuna traccia?

Ortensia - Nessuna.

Renata - Chiss quante ricerche?

Ortensia - Pu immaginare! Mi sono rivolta persino a una chiromante.

Savina - E da quando rimpatriata?

Ortensia - Mah! Facciamo un lustro.

Renata - E in un lustro, come dice lei, non le mai venuto in mente che noi?...

Ortensia - Altro che. Ci ho pensato pi volte di farvi un'improvvisata. Ma... ha visto l'accoglienza di Astolfo? I parenti, quando non ci sono, si vorrebbero vicini, ma quando ci sono si manderebbero lontani.

Mirella - Non badi al babbo.

Astolfo - Come, non badi?

Mirella - Voglio dire, che non si offenda.

Astolfo - Io la offendo? Me ne guardo bene.

Ortensia - (a Mirella) Ad ogni modo, io son qui per te, Mirella - tra parenti ci si d del tu non per lui. Ma bisogna che ci parliamo da sola a sola. Che si fa con tanta gente? Un comizio?

Mirella - Si va in camera mia.

Renata - Oh, restate pure qua. Ci ritiriamo noi-(Si avvia).

Astolfo - (a Mirella) Noi andiamo di l, ma non durer molto questa storia, vedrai. (Esce).

Mirella - (a Renata) Scusami mamma, tu mi capisci...

Renata - (si ferma) Tutte le volte che vuoi fare i comodi tuoi mi dici di capirti. Invece non ti capisco, ma cedo sempre ai tuoi capricci. Questo il mio torto! (Esce, seguita da Savina).

Mirella - Eccoci sole. (Scrolla le spalle; poi a Ortensia) Grazie, Ortensia! Grazie!... (Le prende le mani) Come ti sono riconoscente.

Ortensia - Aspetta dopo a ringraziarmi.

Mirella - Mi pare gi cos generoso quello che lei ha fatto.

Ortensia - Niente lei ; tu.

Mirella - Quello che hai fatto.

Ortensia - Non ammirarmi troppo. Quando si fa qualcosa per un altro, sotto sotto, c' sempre un vantaggio, proprio- La generosit pi pelosa della carit. Insomma ho le mie ragioni.

Mirella - Tanto meglio per me.

Ortensia - Devo dirti subito che il tuo fidanzato uno stupido. Perch con una ragazza come te, con questo faccino e questa personcina... E' uno stupido. Quanti anni ha?

Mirella - Ventitr. .

Ortensia : - Come si chiama?

Mirella - Rinaldo Frazzi.

Ortensia - Uhm! E' un nome che non dice nulla.

Mirella - Alla sua et non diceva nulla anche il nome di Cristoforo Colombo.

Ortensia - Bel giovane?

Mirella - A me piace.

Ortensia - L'uomo ha sempre il volto che gli d la la donna. Dove l'hai conosciuto?

Mirella - A Viareggio, due anni fa. Noi si passa sempre l'estate a Viareggio. L'estate scorsa non venuto e io ci ho molto sofferto. Quando son tornata in citt l'ho cercato- Ci siamo rivisti. Anche lui aveva sofferto come me. E, cos, ci siamo intesi.

Ortensia - Amore romantico! Brava! E... ben fornito?

Mirella - S, fornitissimo.

Ortensia - Be', questo non guasta la poesia.

Mirella - (spiegando) E' orfano e quindi gi in possesso della sostanza paterna.

Ortensia - Allora, quanto a Quattrini andiamo bene. Ma quanto a fosforo?

Mirella - Ce n'ha da metter fabbrica di fiammiferi.

Ortensia - Allora gli vuoi proprio bene. Si crede sempre un genio l'uomo che ci ha toccato il cuore. Solo quando non lo si ama pi lo si vede nella sua giusta statura: un nano come gli altri che si affanna a parere un gigante. E che cosa fa?

Mirella - Ha una professione non tanto comune.

Ortensia - Meglio. Cos'? Un filosofo?

Mirella - No, no. Veterinario.

Ortensia - Ah, manco male!

Mirella - Non ti va?

Ortensia - Anzi, lo invidio: tratta solo con le bestie.

Mirella - Non credere che... Lui, solo bestie di lusso.

Ortensia - Ma sempre bestie. Cos'? Uno specialista?

Mirella - S, di cavalli.

Ortensia - (ammirativa) Ah, un primario delle scuderie.

Mirella - (vantando) Ma da corsa. Cura i cavalli da corsa.

Ortensia - Oh, oh, clientela aristocratica!

Mirella - (c.s..) Ha gi una bella fama.

Ortensia - Tra i purosangue? Bene. E tu sei proprio innamorata?

Mirella - Da morirne.

Ortensia - E lui si comporta sempre male come mi hai scritto?

Mirella - Peggio, molto peggio. Stasera mi ha lasciata.

Ortensia - Cosa?!

Mirella - Me l'ha detto dianzi.

Ortensia - Ma in che modo?

Mirella - Con un pretesto. Dice che non mi ama pi... E io non voglio perderlo... E poi un impostore!

Ortensia - Tu vuoi sposare un impostore?

Mirella - Senza di lui non posso vivere.

Ortensia - Ma pensa a quante donne ne vivono senza.

Mirella - Perch non lo conoscono.

Ortensia - E tu credi di conoscerlo?

Mirella - Ne sono certa-

Ortensia - Ah, s? E allora dimmi: che carattere ha?

Mirella - Un carattere... Non so come dire... Ecco... chiuso... riservato1.

Ortensia - Ahi, ahi, chi. chiude nasconde.

Mirella - A te piace il carattere aperto?

Ortensia - Sempre pi degli altri.

Mirella - Quello chiuso pi serio.

Ortensia - Verissimo, ma quello aperto pi sincero.

Mirella - Io preferisco quello chiuso: invita alla confidenza.

Ortensia - Ma non la ricambia.

Mirella - (a scusarlo) E' fatto' cosi-

Ortensia - N io glielo rimprovero. Dico che con un carattere simile pi difficile capirci qualche cosa. E quando hai cominciato a notare che gli frullavano i grilli?

Mirella - Da non molto. Prima non ci volevo credere, poi mi sono offesa; stasera gli ho detto quello che si meritava e lui se n' andato.

Ortensia - Sai quel che avrei fatto io al posto tuo? Gli avrei aperto l'uscio. Credi a me: un uomo che se ne va spontaneamente, compensa di tutti quelli che si vorrebbero mandar via e non se ne vogliono andare. Invece tu ti disperi. Patti cuore, e lasciami fare.

Mirella - Me lo ricondurrai presto?

Ortensia - Mi prover... Non mica facile.

Mirella - Voglio sapere la vera ragione.

Ortensia - Tutto l?

Mirella - Tutto qui!

Ortensia - Dici niente, cara. Ma tenter. Intanto bisogner che gli parli.

Mirella - Tu vorresti addirittura?...

Ortensia - Come faccio a venirne a capo se non gli parlo? Ah, sorvegliarlo, pedinarlo, vigilargli il telefono, la posta... Troppo: complicato- Dove abita?

Mirella - Alla Pensione Aurora, in via Rosari, num. 14.

Ortensia - Aspetta che me lo segno. (Scrive) Aurora, via Rosari, 14. Stasera ci vado. Mi trasferisco l- Trover bene il modo di- avvicinarlo.

Mirella - E mi terrai informata?

Ortensia - Per telefono, di minuto in minuto. Va bene?

Mirella - Ora mi canzoni.

Ortensia - No, mi fai molta pena.

Mirella - Anche tu a me.

Ortensia - O guarda, e perch?

Mirella - Per Alonzo.

Ortensia - O chi Alonzo?

Mirella - Come? L'argentino.

Ortensia - (ride) Sai perch non pi tornato? Perch l'apparecchio era pilotato da una donna.

Mirella - E tu, non ci hai sofferto?

Ortensia - Neanche un poco.

Mirella - Non stavi con lui per amore?

Ortensia - Affatto.

Mirella - E allora perch? Ah, per i buoi.

Ortensia - (ridendo) Niente buoi, niente Alonzo e niente aereo. Tutti estri dedicati a tuo padre. Lui mi detesta e io lo imbroglio. E mi ci diverto. Inventare arricchire la vita e mettere i bottoni d'oro all'abito grigio di tutti i giorni. Insomma mi ci diverto; c' chi soffre, chi si arrabbia, chi si rode l'anima. Io invento.

Mirella - Non vorrei che per colpa sua...

Ortensia - Non ti dovessi aiutare? Tu non sei mica lui.

Mirella - Ma sono sua figlia.

Ortensia - Chi sa! ,

Mirella - Come, chi sa?

Ortensia - Io dico sempre: chi sa! Quel marito fedele? Chi sa! Quell'amministratore onesto? Chi sa! Par cantare il tuo fidanzato? Chi sa!

Mirella - Io ne sono sicura.

Ortensia - Piano con la sicurezza. Sicuri non si mai di niente. Oggi amici, domani nemici.

Mirella - Mi prometti almeno di fare tutto il possibile?

Ortensia - Te lo prometto. L'avermi chiamata, che vuoi? mi ha commesso, mi ha dato subito cinquanta gradi di simpatia. Ora che ti ho conosciuta la simpatia salita a cento. C' gente che, a conoscerla, ci perde; tu ci guadagni.

Mirella - E come farai?

Ortensia - Non lo so. Intanto lo devo vedere. All'aspetto mi regoler. Metodi ne ho parecchi. Ora, ahim, non ho pi la seduzione. Per, per... Ma non te lo sedurr. Potrei adularlo. Nessun uomo resiste all'adulazione di una donna: Ah, se avessi conosciuto prima un uomo come lei tutta la mia vita sarebbe stata diversa! . Potrei fargli credere che io so di qualche sua marachella: il gioco sicuro. Tutti hanno- qualche cosa da nascondere. Oppure, potrei intenerirlo, dicendogli: Oh, come ;a compatisco ; oh, come la comprendo! . Ma non bisogna far piani. Cercher di manovrare nel mio meglio. E' furbo?

Mirella - A me pare una volpe.

Ortensia - Be', io sar pi volpe di lui.

Astolfo - (entra) E cosi? Finito il misterioso colloquio?

Ortensia - Proprio in questo momento. Sei tempista.

Astolfo - (a Mirella) E adesso ci lasci soli noi due. Prima a te, ora a me.

Ortensia - Uno dopo l'altra, come dal dentista.

Astolfo - Anche perch, se non erro, sono- in casa mia.

Ortensia - Giusto; e tu, Mirella, che, a quanto pare, non sei in casa tua, ritirati. (Mirella esce. Ad Astolfo) A noi due, ora. Hai tanta smania di parlarmi?

Astolfo - Ma s-

Ortensia - Cose gravi?

Astolfo - Macch. Una piccola domanda: perch sei qui?

Ortensia - Potrei dirti per generosit. Ma non capiresti. Le nostre azioni hanno- sempre due motivi: uno buono e l'altro. Ti dir quello cattivo. Tua figlia mi ha offerto l'occasione di rientrare nella tua casa- Tu me ne avevi scacciata molti anni fa; io ci ritorno, regolarmente invitata, anzi disperatamente invocata. Tu te la saresti lasciata sfuggire una soddisfazione simile? No, vero? E neanch'io. In un primo momento, ho anzi pensato che Mirella mi chiamasse per difenderla da te- Tu sei capace di tutto.

Astolfo - E tu no?... Gi, dimenticavo, scusa, che non hai fatto che belle azioni, che, sposa da tre anni, con un bimbo di un anno, hai piantato marito e figlio per seguire ohi sa chi.

Ortensia - Bravo! (Ironica) Ah, ti ricordi appena che ho- piantato... il resto svanito dal tuo cervello. Hai un cervello comodo... (Con forza) Ma se sei stato tu! Se la colpa di tutto, di quello che sono- stata, di -quello che sono, sei tu! Ah, io ho piantato, io non ho pi cercato!-.. E tu?... Tu che per salvarti da certi tuoi imbrogli hai costretto mio marito, tuo dipendente, a falsificare una firma d'avallo, su una grossa cambiale, dicendogli che in due giorni avresti sistemato la cosa... E poi niente, e poi, scoperto il malanno, l'hai lasciato condannare?

Astolfo - Non vero.

Ortensia - Hai il coraggio di negare?

Astolfo - Ho 'il buon gusto di non dar peso alla tue parole. Non sai quello, che ti dici.

Ortensia - -So che di l son venuti tutti i miei guai- Quella condanna l'ha rovinato. Non ha pi trovato lavoro. Tu per il primo ci hai cacciato via. Proprio tu! Ed cominciata la miseria. Avviliti, abbruttiti, pronti a tutti i baratti. Io non sono nata per la miseria. Qualunque cosa, ma la miseria no. Mio marito s' buttato agli espedienti. Temevo sempre che me l'arrestassero. Il mio piccolo Gerardo venuto nel momento pi tragico- Pure ho sopportato, ho lottato... Poi non ne ho potuto pi. Un uomo mi ha proposto di togliermi da quell'angoscia: ho accettato, sono fuggita con lui. Sono stata vile; ma la miseria no. Sono stata snaturata, ma ho pensato.-.: il bambino se lo prender un cugino che era sposato senza figli, in buone condizioni finanziarie e che ci aveva sovvenuti per qualche tempo e poi s'era stancato perch voleva che mio marito si riabilitasse. Ma come? Tutti lo respingevano. Ho saputo che andato gi, sempre pi gi, e che morto in carcere- - (Con forza) Tu ce l'hai fatto morire! (Altro tono) Ho saputo anche che il piccino stato raccolto da quei parente. Rimasta sola e ricca l'ho cercato', l'ho cercato, ma il parente le aveva studiate tutte per farmene perdere le tracce. Persino il nome e cognome gli aveva cambiato, non so con quali diavolerie di pratiche. Me lo scrisse lui stesso perch non lo importunassi. Voleva liberare l'avvenire del ragazzo dall'onta di un padre come lui e ti una madre come me. Avrei potuto non abbandonarlo, rimanere accanto a lui e al marito, mantenuta da un altro. Ce ne sono che lo fanno; ma a me ripugnava spartire con loro. Svergognata, colpevole, ma con un po' di dignit. Se no mi sarei uccisa.

Astolfo - Romanzi! Ma i fatti sono come sono. Io vi ho scacciati perch tuo marito voleva sempre quattrini.

Ortensia - Li voleva perch gli spettavano.

Astolfo - Una volta sei venuta persino tu a...

Ortensia - (affermativa) ...a chiedere, mi ricordo. Ti ho detto che era tuo obbligo aiutare un uomo che avevi traviato. Tu hai negato' tutto come ora e mi hai fatto mettere alla porta. Canaglia!

Astolfo - Oh, ecco, 'ti sfoghi! Quando ci si sfoga, il venticinque per cento verit, il settantacinque livore.

Ortensia - Ti sei sempre saputo difendere, tu! Hai la forza del danaro! Le ribalderie ti hanno fruttato. Dimmi, ne hai accumulati molti?...

Astolfo - (vantandosi) Molti.

Ortensia - Tutti puliti, eh?

Astolfo - Come i tuoi.

Ortensia - E cio?

Astolfo - Molti quattrini, puliti puliti non sono mai.

Ortensia - I miei lo sono pi dei tuoi.

Astolfo - Li hai disinfettati?

Ortensia - Li ho sofferti.

Astolfo - Ancora romanzi?

Ortensia - Giallissimi! Col delinquente impunito, che sei tu.

Astolfo - E se io ti mettessi alla porta un'altra volta? i

Ortensia - Racconterei a tua moglie, a Mirella, a Savina, la mia storia. E poi no. Non voglio punire loro, voglio punire te.

Astolfo - Con che?

Ortensia - E se io possedessi le prove?

Astolfo - (impressionato) Che prove, quali prove?

Ortensia - (dopo un attimo' di riflessione) Questo tuo sgomento, ad esempio.

Astolfo - Difatti mi avevi spaventato.

Ortensia - (ride) Sei un colosso di cartavelina.

Astolfo - Ma documenti niente.

Ortensia - Eh, molti figurino onesti perch non c' la prova del contrario.

Astolfo - Ma vattene via!

Ortensia - Non posso, sono tua ospite.

Astolfo - Mia ospite? Quando mai ti ho invitata?

Ortensia - Mi ha invitata tua figlia.

Astolfo - Non lei la padrona, che io sappia.

Ortensia - Finora! Ma domani...

Astolfo - . Mi auguri di morire?

Ortensia - Eh, tutto si sconta, no?

Astolfo - Pensa a quello che hai da scontare tu.

Ortensia - Io sconto minuto, per minuto, da anni. Tu no. A te, il male porta bene; finora, ma domani...

Astolfo - Mi fai il malocchio adesso?

Ortensia - Ti metto in guardia, perch ti ravveda.

Astolfo - Sul tuo esempio? Che te la spassi da gran signora, qui,' l, e sei vestita e ritinta come una...

Ortensia - Io mi tingo per nascondere le tracce delle lagrime.

Astolfo - Questa ben trovata.

Ortensia - Ma non credi a niente, tu?

Astolfo - No.

Ortensia - Neanche a Dio?

Astolfo - No.

Ortensia - E' una bella fortuna per lui.

Astolfo - Perch, tu ci credi?

Ortensia - Io s.

Astolfo - Oh, bella, e da quando?

Ortensia - Da quando ho imparato a soffrire.

Astolfo - E tutto il tuo godere?

Ortensia - Mi ripugna.

Astolfo - (ridendo) Ah, ah; adesso che l'hai goduto.

Ortensia - Tu non puoi capire.

Astolfo - Gi, lo sono stoffa di aguzzino e tu stoffa di vittima.

Ortensia - Io forse un giorno poter stimarmi. Tu mai.

Astolfo - Quel che mi preme la stima pubblica, e quella ce l'ho.

Ortensia - Fin che io te la lascer. La stima pubblica ha bisogno di quella privata-

Astolfo - Mi fai tanta paura che pi presto ti levi di torno, meglio .

Ortensia - Quando ne avr voglia.

Astolfo - Vuoi restare per forza?

Ortensia - Eh, non mi dispiacerebbe. Ci rimarrei magari un mese a tuo marcio dispetto. Ma non posso. Ho promesso a Mirella di aiutarla e appunto per questo cambio dimora.

Astolfo - Niente Mirella. Non voglio intriganti, capito?

Ortensia - E invece intrigher.

Astolfo - Ti impongo...

Ortensia - Tu non mi imponi niente.

Astolfo - Sai che faccio? Dico tutto a Mirella.

Ortensia - E io ti imito. Tu la illumini su di me, io su di te. Sar edificante!

Astolfo - Ma le tue sono calunnie.

Ortensia - E le tue menzogne.

Astolfo - Ma io posso provare che...

Ortensia - Che cosa, puoi provare? Nulla puoi provare.

Astolfo - Che intendi fare, allora?

Ortensia - So io.

Astolfo - Guai a te, se fai scandali!

Ortensia - Hai paura?

Astolfo - Nemmeno un po'.

Ortensia - Tu hai paura; perch sei di quelli che fin che stanno nell'ombra tutto bene; ma se niente niente ci si butta in faccia il raggio di una lampadina rivelano orrende magagne.

Astolfo - Tu farnetichi.

Ortensia - Pu darsi; ma ora che so di farti rabbia, aiuter Mirella con entusiasmo.

Astolfo - Non riuscirai a nulla.

Ortensia - Quando io voglio una cosa, la voglio. Non solo ci riuscir, ma ci piglier un gusto matto! Non c' niente di pi bello che umiliare chi ci ha umiliati, schiacciare chi ci ha schiacciati, tormentare chi ci ha tormentati. Vendicarsi! Ah! Ma non sempre si pu, non sempre si ha questa fortuna. Io, ora, ce l'ho; e non me la lascio sfuggire. Spero ardentemente che sia la volta buona. Spero che quel giovane se ne sia andato per te, per colpa tua, perch ha scoperto, saputo chi tu sei, di qual razza sei... e che abbia avuto ribrezzo di diventare il genero di un vampiro, di un malvagio, di una vergogna d'uomo come te! S, ti sei fatto una fortuna, ma calpestando ogni cosa. Ah, sogghigni? Sogghigna pure, ma bada che se gli restasse ancora qualche dubbio, penso io a levarglielo, glielo levo io! Gli dico: Guardi me! S, una donnaccia di lusso. Opera sua! . (Astolfo ride beffardo) Ridi, ridi! Ma ridi male. Rider meglio io. Dopo! (Esce).

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

La mattina dopo. Un salotto in una pensione. Divani, poltrone, sul tavolo, un telefono. Una porta in fondo e due a destra.

(Quando si alza il sipario una giovane coppia sta bisticciando).

Lei - Sicuro! Sei un buono a nulla.

Lui - Grazie tante! Dopo tutto quello che ho fatto.

Lei - Non riuscire neanche a levare venticinquemila lire a quello scimunito!

Lui - Non le ha; momentaneamente, si capisce; domani...

Lei - Domani troppo tardi. La padrona della pensione non aspetta pi. Stamane mi ha detto: o pagate o vado dall'avvocato .

Lui - S'accomodi!

Lei - Gi! Tu ci sei abituato alle cattive figure. Sei senza dignit.

Lui - E la tua dove l'hai nascosta che non l'ho mai vista?

Lei - Quando ci son debiti da pagare ti mancano le iniziative.

Lui - Mi mancano i quattrini!

Lei - Caricali! L'uomo Sei tu.

Lui - Te l'ho dettooo... Il Bertoceihi non ne ha; insomma non me li d!

Lei - Ma non esiste solo il Bertoicehi al mondo. E le Banche? Non ci sono le Banche?

Lui - Vuoi che ne svaligi una?

Lei - Sei un, inetto.

Lui - Me lo dici quando non ho un soldo; ma quando ne ho, oh, allora sono un portento.

Lei - Dovevi fare il commerciante, non lo scrittore; un uomo di criterio non fa lo scrittore!

Lui - E tu, perch hai smesso 'di cantare alla radio?

Lei - Che c'entra? Non tocca a me procurare il denaro. Vorresti a volte che lo procurassi io? Che trovassi io il modo di procurarlo? Oh, lo so come me lo potrei procurare. Vergogna! A questo vuoi ridurmi?

Lui - Ma non dire enormit!

Lei - All'uomo trovare i quattrini, alle donne spenderli. La legge questa.

Lui - E' l'unica legge fatta dalle donne.

Lei - Ma gli uomini si sono vendicati facendo tutte le altre.

Lui - (concedendo) E va bene... Tenter io con la padrona - (Suona).

Lei - Parai cilecca.

Lui - Provo. A provare non si spende nulla.

Lei - Per fortuna.

La Cameriera - (entra di fondo) I signori comandano?

Lui - Vorrei parlare con la padrona.

La Cameriera - Subito, signore! (Esce a sinistra).

Lei , - Io me ne vado.

Lui - No. Tu rimani a darmi man forte.

Lei - Lo vedi che da solo non ce la fai?

Lui - Ti voglio testimonio del mio trionfo.

Lei - Non ci credo.

Lui - L'evidenza ti convincer.

Ginevra - (entra da sinistra parlando) ... so quello che mi volete dire. Lo so a memoria. C' un frasario dei clienti morosi che si ripete da secoli in tutte le lingue: Abbiate pazienza, attendo un assegno, un vaglia. Non ante ancora arrivato. La posta! Che servizio orribile! Ma arriver. Se non oggi domani e via via. Ma anch'io, se Dio vuole, ho il mio frasario per queste occasioni: o pagate o..

Lei - (continuando) ... vado dall'avvocato! .

Lui - (insinuante) Un giorno! Le chiedo un giorno; ventiquattro ore di attesa; che sono in realt sedici,, perch otto le passa dormendo e dunque non s accorge di aspettare. Le chiedo sedici ore. Se poi toglie le ore dei pasti, del sonnellino quotidiano, delle telefonate, della contabilit e delle intime tenerezze, restano, s e no, due o tre ore. Vi chiedo in sostanza due ore; ha atteso un mese, aggiunga centoventi minuti; il ritardo normale di un diretto.

Ginevra - O pagate o...

Lei - (continuando) ... vado dall'avvocato!

Lui - (supplichevole) Sia cortese, via...

Ginevra - Ohi cortese per -un mese diventa grullo per tutta la vita.

Lei - (prorompendo) Ma non ci insistere. Andiamocene da questa locanda!

Ginevra - Se ne vada pure, signora, ma a saldo, mi lasci il suo collo di volpe azzurra.

Lei - Ma quello vale un anno, a dir poco.

Ginevra - E' una volpaccia qualunque. L'ho fatto stimare ieri mentre eravate fuori.

Lui - Questo un abuso!

Ginevra - E' un diritto, con clienti come voi. Vale giusto venticinquemla lire. Pari e patta.

Lui - Be', perch no? Pu essere un'idea.

Lei < - Perch non roba tua, vero?

Ginevra - Se non vuole...

Lui - ... vado dall'avvocato! Siete proprio una...

Ginevra - Una che? Non mi spavento. Possiedo questa pensione da quindici anni: la prima della citt. Me ne sono capitati di clienti! Anche peggiori di voi. Voi ve ne andate zitti zitti, senza rifiatare, senza protestare; senza la volpe... e tutto fila liscio. D'accordo?

Lui - (rassegnato) Sia fatta la sua volont.

Ginevra - E pi presto sloggiate, meglio . (Esce da sinistra).

Lei - Bravo! Bel successo. Sembravi un poppante. Impappinato, impacciato! Balbettavi! E vuoi che io seguiti a viverti insieme? Ma perch mi hai strappato all'arte? Perch mi hai rovinato la carriera? Io, se avessi seguitato a cantare alla radio...

Lui - (continuando) ... avresti fatto maledire Marconi.

Lei - Villano! Meglio aver dinanzi il microfono del tuo muso. Finalmente! Torno libera, padrona di me. (Trionfante) Oh, sola, i quattrini mi ripioveranno intorno. Te, i quattrini ti odiano. Spiantato! (Esce di fondo, sbattendo l'uscio).

Ortensia - (entra di destra) Signore, scusi...

Lu - (intontito come rimasto, non sente).

Ortensia - (ripete) Scusi, signore...

Lui - (si volta).

Ortensia - Che ora ?

Lu - (scattando) Che vuol che m'importi dell'ora! (Esce di fondo).

Ortensia - (lo guarda sorpresa e poi ascoltando il proprio orologio) Oh, che mal garbo! (Suona; poi va al telefono).

La Cameriera - (entrando) La signora desidera?

Ortensia - C' la padrona?

La Cameriera - Sissignora, gliela mando subito - (Esce).

Ortensia - (che nel frattempo ha combinato il numero) Mirella, sei tu? S, sono Ortensia... Hai dormito?... Poco, eh?... Me l'immagino... Io s, ho riposato e sono pronta, nella tana del leone... Se l'ho veduto?... Ancora no-..

Ginevra - (entra) E' permesso?

Ortensia - (se ne accorge e al telefono) Addio, cara; pi tardi! (Depone l'apparecchio e a Ginevra) Lei la padrona della pensione? Bene; siccome sono arrivata ieri sera e non l'ho vista, volevo conoscerla.

Ginevra - Grazie, molto gentile.

Ortensia - Non per gentilezza. E' per sapere a chi rivolgere i reclami.

Ginevra - Ne ha gi da farmi?

Ortensia - No, niente. Tutto bene, camera, letto... Bella biancheria! Complimenti. Neanche in un grande albergo!... Ah, una piccola noia: nella stanza accanto si fa troppo rumore.

Ginevra - Lei al numero?...

Ortensia - Sette.

Ginevra - Al numero otto ci sta una vecchia signora belga. Al numero sei un giovanotto. Il sei a destra e l'otto a sinistra della sua stanza.

Ortensia - Allora il sei.

Ginevra - Possibile? Una cos brava persona?! E' qui da un anno ed sempre stato tranquillo.

Ortensia - Con me no. Apre e chiude i cassetti con violenza. Delle due luna: o vuole esercitare i muscoli o ha gravi contrariet. Ma che si calmi, diamine!

Ginevra - Glielo dir.

Ortensia - Far bene. E come si chiama?

Ginevra - Rinaldo Frazzi.

Ortensia - (fingendo) Mai sentito nominare.

Ginevra - Ottima famiglia. Nella mia pensione, tutti di ottima famiglia.

Ortensia - E lui lavora?

Ginevra - Credo, e guadagna. Se la passa bene.

Ortensia - Eh, la giovent sta volentieri nelle pensioni. Gran cosa la libert.

Ginevra - Oh, non creda che la mia casa sia ma! frequentata.

Ortensia - Lo so. Altrimenti non ci sarei venuta.

Ginevra - E' fatto stretto divieto ai clienti e alle clienti di ricevere in camera. Possono ricevere soltanto qui in questo salotto oppure in uno degli altri due che io metto a disposizione.

Ortensia - E se si tratta di parenti?

Ginevra - Ah, allora si pu riceverli dove si vuole.

Ortensia - Anche se sono giovani e belli?

Ginevra - E diamine, quando si presentano come parenti...

Ortensia - E lui, il mio vicino, neanche cugine?

Ginevra - Che io sappia, no.

Ortensia - Ah, lei pu anche non sapere?

Ginevra - Naturalmente; non sto alla porta.

Ortensia - Capisco. Ma io desidero soltanto che i miei vicini idi camera... La signora belga quanti anni ha?

Ginevra - Ottanta.

Ortensia - Be', forse lei, cugini non ne riceve pi. Mi preme che l'altro sia per bene. Mi darebbe fastidio pensare che nella camera attigua...

Ginevra - Ma signora! Mi pare sia fidanzato.

Ortensia - (.sempre fingendo) Ah, c' una fidanzata? Ma autentica?

Ginevra - Autenticissima, se no, qui, non ci verrebbe.

Ortensia - (sema dar peso) Perch ci viene?

Ginevra - Oh Dio, qualche volta, si sa. Non siamo in un collegio o in un monastero.

Ortensia - Ma una fidanzata diurna o notturna?

Ginevra - Diurna, diurna.

Ortensia - Manco male.

Ginevra - La signora si fermer a lungo?

Ortensia - Dipende. Pu darsi che ci rimanga per qualche tempo.

Ginevra - Io ne sar lieta.

Ortensia - Io no.

Ginevra - (la guarda sorpresa).

Ortensia - (spiegando) Se parto presto vuol dire che m' riuscito un certo affaruccio.

Ginevra - Allora le auguro di partir domani. Contro il mio interesse, vede!

Ortensia - Chi sa!

Ginevra - Le occorre altro?

Ortensia - No, grazie.

Ginevra - (s'avvia).

Ortensia - Ma, ora che ci penso, forse...

Ginevra - (si ferma).

Ortensia - ... sarebbe meglio che io lo conoscessi il mio vicino di camera. Potrei invitarlo ad aver riguardo e lui, pregato da una signora anziana, magari me lo userebbe volentieri.

Ginevra - Figuratevi! Io ho sempre desiderato di fare della mia pensione una famiglia.

Ortensia - Buona idea per ristabilire l'equilibrio.

Ginevra - Con che?

Ortensia - Con le famiglie che sono una pensione. Le dispiacerebbe presentarmelo, questo mio vicino di camera?

Ginevra - Affatto. (Guardando il proprio orologio) Le dieci. Giust'appunto sta prendendo il caff e latte. Di solito esce verso le dieci e mezza. E' sempre l'ultimo a uscir di casa.

Ortensia - Perch, gli altri?...

Ginevra - Tutti gi fuori. Ciascuno ha da fare; e fino a mezzogiorno non si rivede, pi nessuno. In questo salotto lei sicura di rimanere indisturbata per tutta la mattinata. Potrei pregarlo di passare di qui. Glielo vado a dire.

Ortensia - Gli dica: -un minuto; gli rubo un minuto.

Ginevra - (esce a destra).

Ortensia - (va al telefono, forma il numero) Mirella? S, sono ancora io. Ortensia. Dimmi una cosa: sei venuta qui alla pensione qualche volta? No? Pensaci bene... Mi dici la verit?... Va bene, va bene.. No, per niente... Io devo saper tutto, per non trovarmi disarmata-.. Come?... Lascia fare a me... S, s... Non ti prometto nulla... Come?... Nulla e tutto. S, s, lasciami fare... A qualunque costo. Eh?... Ma s, se occorre metter in gioco tutta la mia fantasia... Se ti dico a qualunque costo...

Ginevra - (entra da destra).

Rinaldo - (la segue).

Ortensia - (al telefono) S, s, a presto! (Depone il ricevitore).

Ginevra - Signora... (Presentando) Ecco il signore del numero sei. Il signor Rinaldo Frazzi. La signora arrivata ieri sera, il numero sette.

Ortensia - Sette pi sei tredici. Porta bene o porta male? E' superstizioso, lei?

Rinaldo - (si inchina e, secco) Nossignora.

Ortensia - Meglio cos.

Ginevra - Io li lascio. Con permesso. (Esce).

Ortensia - Scusi, se ho osato.-.

Rinaldo - (asciutto) La prego!

Ortensia - Ognuno ha le sue piccole manie. Io ho quella di farmi presentare negli alberghi e nelle pensioni i miei vicini di camera. Ho bisogno di sapermi accanto, se non amici o amiche, almeno conoscenti; non indifferenti o sconosciuti. Forse prudenza, o debolezza: la debolezza di sentirsi meno sola. E, soprattutto, una comodit. Se ci si conosce, ima sera che, poniamo si ha un po' di malessere, toc toc, si bussa e si chiede soccorso. Oppure, non si riesce ad aprire l'armadio? Toc toc, si chiama il vicino o la vicina. Una notte non si pu chiudere occhio? Ci si alza, toc toc, e ci si fa compagnia. Il vicino sbatte i cassetti o canticchia o urla al telefono? Toc toc e lo si fa smettere. Ma se non lo si conosce non si ardisce. Adesso con lei, toc toc, magari tutto il giorno. (Ride) Si spaventa? No, no, si metta tranquillo. Ognuno deve vivere come gli pare e piace, ma dando agli altri il minor disturbo possibile. Lei, per esempio, fa un po' troppo chiasso.

Rinaldo - Le chiedo scusa.

Ortensia - Di niente. Forse lei non lo fa neanche tanto chiasso. Le ubbie sono mie. Nervi. Quando si vive sole si sta sempre sulle 'difese. La solitudine un modo allarmato di vivere? Lei non pu capire.

Rinaldo - Capisco perfettamente.

Ortensia - (negativa) Ah, non possibile.

Rinaldo - Perch?

Ortensia - Perch lei non solo.

Rinaldo - Si sbaglia, signora. Sono solissimo.

Ortensia - Sempre meno di me.

Rinaldo - Non vedo come.

Ortensia - Eh! Lei fidanzato.

Rinaldo - (sorpreso) Chi gliel'ha detto?

Ortensia - In una pensione si sa tutto.

Rinaldo - Ma lei non arrivata qui ieri sera?

Ortensia - S, e per caso.

Rinaldo - Mio Dio, che pettegola, la padrona!

Ortensia - Che c' di male? E' un male essere fidanzati?

Rinaldo - Tutt'altro. Ma io non lo sono gi pi.

Ortensia - (fingendo sorpresa) Ah no?

Rinaldo - No.

Ortensia - Peccato! Come mi dispiace! Quando un matrimonio va a monte, non so perch, mi dispiace.

Rinaldo - Preferite che la gente si sposi?

Ortensia - I giovani s, perch lo fanno senza pensarci. Gli sbagli si devono sempre alla riflessione.

Rinaldo - Esperienza sua?

Ortensia - S e no.

Rinaldo - Scusi, ma lei sposata?

Ortensia - Non vade la fede?

Rinaldo - Ed ora sola?

Ortensia - Come un beduino nel deserto.

Rinaldo - E... suo marito?

Ortensia - (con un gesto vago) Partito.

Rinaldo - Ah, separata?

Ortensia - Nel modo pi definitivo.

Rinaldo - L'ha abbandonata?

Ortensia - Oh, ma non per sua volont.

Rinaldo - E' stata lei, allora...

Ortensia - No, lui; trasferito per ordini superiori.

Rinaldo - Ah! Un militare.

Ortensia - Macch; riformato alla leva...

Rinaldo - Ma chi gliel'ha ordinato di...?

Ortensia - Domineddio!

Rinaldo - Vedova? Lei vedova?

Ortensia - Come lei. Non mi faccia quegli occhi. Lei vedovo prima di sposarsi. La sua una vedovanza senza lutto. Ma scusi, se non sono indiscreta: la sua fidanzata voleva o non voleva?...

Rinaldo - Non voleva.

Ortensia - Proprio innamorata?

Rinaldo - Credo.

Ortensia - Come, crede?

Rinaldo - Chi pu mai sapere quando amato!

Ortensia - Ma lo si capisce.

Rinaldo - E' facile illudersi.

Ortensia - Ed per questo che...?

Rinaldo - No no.

Ortensia - E dunque lei era persuaso.

Rinaldo - Questo s.

Ortensia - E tuttavia?...

Rinaldo - Ecco.

Ortensia - Curioso!

Rinaldo - (troncando) Be', signora, io devo andare.

Ortensia - Il lavoro la chiama?

Rinaldo - Oh, cos poco!

Ortensia - E allora, resti ancora un momento. (Siede e lo invita col gesto a sedere).

Rinaldo - (siede un po' infastidito).

Ortensia - Sono capitata qui per caso; non ho conoscenze in citt. Ho telefonato adesso per cercare una vecchia amica. E' assente. Quattro chiacchiere mi accorceranno la giornata. Quante lunga la giornata vuota! Alla mia et, capir, non ho gran che per riempirla... (Controscena di Rinaldo) No, non protesti. La mia et, la mia et; la nascondo un po', non tanto per me quanto per gli altri. Parsi vedere vecchi rammentare a chi non lo che lo diventer. Non una bella prospettiva. Be', non ci pensiamo. Cinque minuti, poi lei se ne va.

Rinaldo - Lei non esce?

Ortensia - Pu darsi, chi sa, pi tardi.

Rinaldo - Non ha proprio nessuno da queste parti?

Ortensia - Nessuno. Ci manco da anni.

Rinaldo - E dove abita ora?

Ortensia - Qua, l, sono vagabonda, senza fissa dimora. Fermarsi vuol dire pensare, e vengono sempre i pensieri pi brutti. Per questo, quando non viaggio, faccio un po' l'attaccabottoni. Come ora, cos, per stordirmi;

Rinaldo - (per troncare) Ma conoscendoci appena abbiamo ben poco da dirci. (Si alza).

Ortensia - E dovrebbe essere il contrario. Due che non si sono mai visti quante cose avrebbero da dirsi! Invece il primo moto di diffidenza. Sono due misteri che s'accostano.

Rinaldo - Oh, misteri, poi...

Ortensia - (affermativa) Misteri, misteri. Si rimane tali anche dopo una vita intera in comune, figuriamoci al primo vedersi.

Rinaldo - Se taluni in treno si raccontano subito tutto!

Ortensia - Sono gli incontinenti.

Rinaldo - Lei non racconta nulla?

Ortensia - Mai.

Rinaldo - Io neppure.

Ortensia - Vuole una sigaretta? (Gliela offre).

Rinaldo - Grazie, al mattino no.

Ortensia - Anch'io, non dovrei (e si mette la sigaretta in bocca) n al mattino n dopo. I medici me l'hanno proibito. Ma io ho sempre disobbedito ai medici e finora mi sono trovata bene. In verit, io ho sempre disobbedito a tutti. So quel che lei sta pensando. Lei pensa: Chi sar mai questa signora? Di dove viene? Qual la sua storia? . Tutti abbiamo una storia, specialmente quelli che sembrano non averne. Ha sofferto? E' una vittima o una vittoriosa? "Vedova, mi ha detto; ma sar vero? Non sar piuttosto separata? Dato il tipo, mi pare pi separata che vedova. Ma allora per colpa di chi? Sua? Del marito? E i figli? Ha figli? . Tutto questo mentre mi parla del pi e del meno. Dica di no!

Rinaldo - (tace e torna a sedere, rassegnato al battone).

Ortensia - Vede? E io lo stesso. Mi domando: Chi sar questo giovanotto? Studia, lavora, ama,? E' fortunato in amore? Lo interesso? Lo annoio? Fidanzato e non pi fidanzato? Che cosa sar accaduto? Ha litigato con la fidanzata? O lei lo ha maltrattato? O lui? O i genitori? . Tutti fanno cos. In treno, giusto venendo qui, avevo vicino a me due giovani: uno studente e una studentessa: forse neppure quarantanni fra tutti e due. Be', se ne stavano con le mani in mano e discorrevano, d'amore, ma con un linguaggio curioso. Lei parlava di algebra e di astronomia, lui di logaritmi. Ma tutt'e due capivano perfettamente quel linguaggio cifrato, e, per loro, esame voleva dire amore, astronomia felicit e logaritmi baci. Si dissimula sempre, ma la verit sotterranea tradisce l'inganno delle parole. Dico bene o no?

Rinaldo - (tace, mal celando un po' di fastidio).

Ortensia - E allora, scusi, perch non parlare anche noi di astronomia e di logaritmi? Dato che il destino ci ha fatti incontrare in questo modo, non meglio levarci la reciproca curiosit? Ciascuno pi o meno, ha dispiaceri, dolori, difficolt: be', nelle pene degli altri si prova conforto alle proprie. Creda, ci si pu confortare. Potrei confortare pi io lei, che lei me. Se non altro per la differenza delle primavere. Poi, uno di qua, l'altro d l, ognuno per la propria via.

Rinaldo - Ma io non ho bisogno di conforto.

Ortensia - Dopo tutto quello che le accaduto?

Rinaldo - Capitolo chiuso, finito.

Ortensia - Per lei! Ma per la ragazza? Lasci dire a me che sono donna. Chi sa in quale stato, poveretta?

Rinaldo - Ne sono addolorato, ma non potevo fare diversamente.

Ortensia - Lo credo. Ci sono persone che, a guardarle, si dice: ecco un galantuomo. Lei di quelle. E se ha agito come ha agito deve aver avuto le sue brave ragioni.

Rinaldo - Naturalmente.

Ortensia - E ragioni serie. Ho una certa pratica di uomini. Mah! Chi l'avrebbe mai detto, eh?

Rinaldo - Che cosa?

Ortensia - Come, che cosa? Che lei si dovesse fidanzare e poi, come dire?, sfidanzare. Se una chiromante un anno fa glielo avesse predetto, son sicura che non le avrebbe creduto. La vita, come la storia, la fabbrica delle sorprese. Vede, la rottura di un fidanzamento molto pi misteriosa della rottura d un matrimonio. Di quest'ultima i motivi si sanno a memoria: son sempre gli stessi. Sono persino elencati nei codici civili e canonici. Ma per il fidanzamento ben diverso. Non c' ancora intimit di rapporti:--almeno, di regioia. E' una regola con molte eccezioni; ma insomma c'. I motivi di rottura non si trovano n nel codice civile n in quello canonico. Quando mi si dice di un fidanzamento andato a male, mi metto in curiosit. Ma non creda che io... no no. Brucio dalla voglia di sapere, ma mi guardo bene dal chiederle...

Rinaldo - (.si alza per troncare definitivamente) E dunque, signora?

Ortensia - Deve proprio andare?

Rinaldo - Qualche impegno, pochi; ma appunto perch pochi non l devo trascurare.

Ortensia - Non la voglio trattenere di pi. Ci si rivede?

Rinaldo - Se le garba...

Ortensia - A me s. E a lei?

Rinaldo - Eh, diamine T si sta sempre volentieri con una signora intelligente.

Ortensia - Anche se non coetanea?

Rinaldo - C' un'invidiabile giovinezza nello spirito.

Ortensia - Io ho sempre preferito quella, del resto. Cena alla pensione?

Rinaldo - Di solito s.

Ortensia - Allora ci ritroviamo a tavola.

Rinaldo - A stasera. (E s'avvia).

Ortensia - (gli lascia fare qualche passo e poi, agganciandolo) Per, in tutto questo c' una stranezza.

Rinaldo - (si ferma) Quale?

Ortensia - Porse, io la sua fidanzata, la sua fidanzata la conosco.

Rinaldo - (ritorna in scena) Se non gliel'ho neppure nominata.

Ortensia - Qui sta appunto la stranezza. Quando ne abbiamo parlato, io mi son detta: quella. Non so come e non so perch. A volte suona il campanello di casa o quello del telefono e ci si dice: il tale o la tale ; e s'indovina.

Rinaldo - E lei avrebbe indovinato?

Ortensia - Lo vediamo subito. H nome che mi apparso d'un tratto nella mente, come un avviso luminoso, ... Mirella Cerrati. E' lei?

Rinaldo - Esattamente.

Ortensia - Non una stranezza?

Rinaldo - Lei sa qualche cosa.

Ortensia - No, le giuro di no. Ma tanto pi ora me ne rincresce, perch la conosco bene.

Rinaldo - Ma io, da Mirella, non l'ho mai sentita nominare. Scusi, il suo nome?

Ortensia - Ortensia Fiorini.

Rinaldo - Proprio non...

Ortensia - Ho conosciuto la sua fidanzata l'anno passato al mare. Non era a Viareggio un anno fa?

Rinaldo - Difatti.

Ortensia - Ci siamo fatte amiche, poi io sono partita, ho ripreso a viaggiare, non le ho scritto perch non scrivo mai a nessuno. Pu darsi che mi abbia dimenticata. Succede spesso per gli incontri di spiaggia. Ma non vuol dire. E' una brava figliola. Io l'avrei sposata.

Rinaldo - Andr a trovarla?

Ortensia - Me ne guardo bene. Capiterei in un brutto momento.

Rinaldo - Meglio cos.

Ortensia - Temeva le parlassi di lei?

Rinaldo - (.ridendo) Non credo voglia avere nemico il numero sei.

Ortensia - A lei basti di essere il nemico numero uno per la sua fidanzata. L'ha lasciata in bella maniera, almeno?

Rinaldo - Cos cos.

Ortensia - Male, allora,

Rinaldo - Piuttosto.

Ortensia - Ha troncato bruscamente.

Rinaldo - Quasi.

Ortensia - Vergogna!

Rinaldo - Io ho fatto il possibile perch ci non avvenisse, ma Mirella ha guastato tutto.

Ortensia - E dunque, lei, non ha nulla da rimproverarsi.

Rinaldo - Allora, a stasera. (Si avvia).

Ortensia - A stasera; ma le vaglio anche dire che mi capitato pi volte di veder sollevato l'animo di chi si confidato con me, senza conoscermi, anzi appunto perch non mi conosceva. Uno sfogo con me non comprometteva nulla. Dopo io son partita, non ci si incontrati pi e buona notte. Ma, al momento, un po' di conforto son riuscita a darlo.

Rinaldo - La ringrazio, ma non il caso.

Ortensia - Lo so, lo so, dicevo cos per dire. Tanto pi che non si pu confessare alla prima venuta - non dico quel niente che avr fatto lei - ma anche una colpa, purch... E su questo purch mi fermo. Scusi le chiacchiere e arrivederci a questa sera.

Rinaldo - Purch?...

Ortensia - Mah! Non so pi quel che volevo dire.

Rinaldo - Non sa o non vuole?

Ortensia - Quel che non si vuole non lo si sa mai.

Rinaldo - E allora, mi dica.

Ortensia - Ecco, come siete voialtri uomini. Basta un purch in sospeso per turbarvi. Ah, ecco, mi ricordo: si pu confessare alla prima venuta anche una colpa purch... non ci siano complici.

Rinaldo - (turbato) Che complici? Quali complici?

Ortensia - (naturale) Complici.

Rinaldo - (inquieto) Che intende dire?

Ortensia - Nulla, una massima, una, sentenza. Magari sbagliata. Una vecchia signora come me filtra sempre l'esperienza nelle parole. Mi fa pena la sua fidanzata. Ecco tutto.

Rinaldo - (deciso a congedarsi) Buon giorno, signora. (Esce incerto).

Ortensia - Buon giorno! (Guarda la porta che Rinaldo s' chiusa alle spalle) Non se ne va. (Sta in ascolto) Non se ne va. (Va verso la porta, poi corre a riprendere il suo posto; la porta si riapre) Lo dicevo io!

Rinaldo - (entra).

Ortensia - Ha dimenticato qualche cosa?

Rinaldo - S... no... - Ortensia - S o no?

Rinaldo - E perch dovrei dirglielo?

Ortensia - Oh, per ime... .

Rinaldo - (diffidente) Lei comincia a inquietarmi.

Ortensia - Io? Che le ho fatto?

Rinaldo - Non capisco bene... tutto quel rigiro di frasi... Non chiaro, ecco. Che cosa c' sotto?

Ortensia - Niente .c' sotto. Parole. Non si son dette che parole.

Rinaldo - Appunto, le parole. E una, l'ultima, m' piaciuta meno delle .altre: complici. Che complici devo avere?

Ortensia - Io non lo so di certo, lo sapr lei.

Rinaldo - (con forza) Niente complici. Io soltanto ho deciso quel che ho deciso.

Ortensia - N io la contraddico. Infine io non sono n la madre, n il padre della Signorina Mirella.

Rinaldo - (affermativo) Difatti! (Aggressivo) E allora, perch mai se ne occupa tanto?

Ortensia - (con ostentato candore) Io? E' la conversazione che ha preso quella piega.

Rinaldo - L'ha presa o glielha fatta prendere?

Ortensia - Ma! A questo punto difficile dirlo.

Rinaldo - (con forza) O non lo vuol dire?

Ortensia - Eh, non mi spaventi adesso!

Rinaldo - Insomma, che vuole da me?

Ortensia - (ridendo) Davvero mi meraviglia. Ma io non voglio nulla, bench ora cominci a pensare che sotto qualcosa ci sia. Anzi, ci deve essere. Scopriamo le carte? (Decisa e seria) Questo colloquio l'ho provocato io, Mirella mia parente. L'ho vista disperata, le ho promesso di sapere la vera ragione del suo abbandono e la sapr.

Rinaldo - No.

Ortensia - Lei me la dir.

Rinaldo - Mai! .

Ortensia - Le prometto di non riferirla a Mirella.

Rinaldo - Non le credo pi.

Ortensia - Posso perfino aiutarla a dirmela.

Rinaldo - Lei sa qualcosa.

Ortensia - Potrebbe anche 'darsi.

Rinaldo - E allora fuori!

Ortensia - Oh oh, non rovesci le parti. Tocca a lei a parlare.

Rinaldo - E' inutile. Tanto non ci guadagna niente e sarebbe peggio.

Ortensia - Per lei!

Rinaldo - Non solo per me.

Ortensia - Dunque, c' un complice!

Rinaldo - Non ho altro da dire. (Fa per uscire).

Ortensia - Ma se venuta qui pi volte.

Rinaldo - (si ferma) Chi?

Ortensia - So io.

Rinaldo - Lei gioca d'astuzia.

Ortensia ----------------- - Ma perch non ha confidenza in me? S, lo capisco, lei mi conosce appena. (Colorendo) Ma mi guardi un po' meglio; qui la mia faccia. Non ci legge che mi si pu dire tutto? Passione e vizio? Vizio, s. Io, lei, tutti, capaci di ogni bellezza e di ogni orrore. Senta: le ho detto che sono vedova. E' vero; ma sono scappata giovanissima, ho lasciato la casa coniugale per seguire un uomo che mi piaceva. Poi sono rimasta sola. Ero ricca, ho amato, tradito, sofferto, gioito. Tutti i grandi alberghi sanno chi sono, fin troppo... Una vitaccia che mi esaltava. Godere e godere, null'altro. Capivo che scendevo sempre pi in basso, che il lusso, l'eleganza erano la cornice di un quadro vergognoso, ma mi ci trovavo bene! Sprofondavo nella mota come nel miele e avrei continuato se gli anni non mi avessero fermata. Sono sola, esausta, ma non mi pento di nulla. Non ho rimpianti di occasioni mancate, di baci perduti. Mi sono ridotta una depravata... Ma per questa mia vergogna mi sento subito alleata di chi ha commesso, per amore, per passione, per vizio, qualche cattiva azione; e lei deve averne una sulla coscienza, ma cos grossa che non ha il coraggio di parlarne. Ne misuro la gravit dalla sua reticenza. Oh, le dico anche che se avessi intuito trattarsi di una cosa da poco non ci insisterei... Ma lei un po' della mia razza... Ci si pu intendere. Son venuta a cercarla da nemica e ora mi sento solidale con lei. Non ne persuaso? O stordito per quanto le ho detto? O non le basta? Vuole dell'altro?... E sia. Dieci anni fa mi trovavo a estenda. Spiaggia di lusso. C'era un norvegese alto, magro, pallido, biondo, bellissimo. Si curava, dicevano; era l convalescente di un lungo periodo di esaurimento nervoso. Era stato in una casa di cura ed era venuto ad Ostenda per continuare il suo riposo e, nello stesso tempo, avere lo svago dellelegante movimento della baldoria--------------------- - (balneare. Ma donne, niente. Guai se avesse ceduto a un desiderio, a un capriccio. Poteva essergli pericoloso. E difatti se ne stava tutto il giorno nella sedia a sdraio quieto e casto. Be', non so che diavolo s' svegliato in me. L'ho avvicinato, mi son fatta sua confidente; gli riempivo le giornate... Insomma, mi ero incapricciata di lui... Sapevo che poteva essergli fatale... e questo, invece di allontanarmi, mi attraeva... Un'avventura nuova, sbrana, morbosa... Un giorno con un pretesto l'ho fatto salire da me... Poco manc non ci morisse... Orrendo, vero? Eppure, se ci ripenso... non ne provo rimorso. Anzi! (Una pausa) Ha ancora ritegni, pudori?... E non tema che io, perch mandata da Mirella, poi glielo vada a ridire. Tutt'altro. (Presa nella sua stessa finzione) Ora non mi interessa pi Mirella, mi interessa lei. Io ci godo a scoprire che anche chi all'apparenza cos come lei, in realt invece come me. Noi siamo tutti specchi, l'uno per l'altro. E' un riconoscersi uguali, io, lei, tutti... E' l'unica uguaglianza, la terribile uguaglianza del male. Io son certa che nel sentire le mie prodezze lei si consolato, si giudicato migliore. E' gi molto. A meno che non abbia fatto di peggio... Ha fatto di peggio?

Rinaldo - Non lo so.

Ortensia - Quella donna l'aveva prima di fidanzarsi?

Rinaldo - (ancora incerto se variare o no) No.

Ortensia - L'ha conosciuta dopo?

Rinaldo - Contemporaneamente.

Ortensia - Un'amica di Mirella?

Rinaldo - (c. s.) Pi che amica.

Ortensia - No!... E come ha potuto?...

Rinaldo - Non so come. La trovavo sempre accanto a lei. L'intimit con Mirella favoriva l'intimit con Savina. Savina facilitava le occasioni... A poco a poco un veleno ci ha intossicato le vene... Una sera che m'ero recato da Mirella... Questa era accorsa presso un'amica, improvvisamente aggravata. Padre e madre erano a un concerto... Savina era sola... Ci smarrimmo... Da quella sera... Ecco tutto. Poi la finzione, poi i convegni qui, finch ieri sera ho avuto un grido di lealt. Ma come dire a Mirella che... come dirglielo? Non l'ha da sapere mai.

Ortensia - Io tacer, stia sicuro.

Rinaldo - Potevo non mandare a monte il matrimonio?...

Ortensia - Eh! almeno quella onest.

Rinaldo - Son segreti che non ci appartengono. Se lei non fosse stata quello che , non glielo avrei certo confessato. Ci sono cose che non si confessano che ai Santi o ai diavoli.

Ortensia - E' convinto che non parler?

Rinaldo - S.

Ortensia - E non per omert, sa? Ma per lealt verso di lei. Qualche lato buono l'abbiamo anche noi.

Rinaldo - Oggi Savina verr qui.

Ortensia - Siate prudenti. La pensione a pochi passi dalla sua casa. E se Mirella vigilasse?

Rinaldo - Savina ha perso la testa. Non le importa di nulla. E anelilo... non mi sento nemmeno colpevole. Sono a questo punto. Ci si rovina a poco a poco. H male prende lo stesso colore del bene. Poi, la rovina, la si scopre d'un tratto. Ma! Sono cresciuto cos, alla peggio... Prima un tutore cerbero, insopportabile... Poi sbandato, alla giornata, senz'anima.

Ortensia - (trepida) E... i genitori?

Rinaldo - Li ho perduti, bambino. Una sciagura.

Ortensia - E... li ricorda?

Rinaldo - Ero cos piccino... Vagamente. Ombre.

Ortensia - Sicch... solo?

Rinaldo - Desolatamente solo. H tutore era severo, arido. Pareva mi dovesse far espiare delle colpe.

Ortensia - Colpe? Quali colpe?

Rinaldo - Che ne so io? Non mi nominava mai n padre n madre: una volta sola gli scapp detto del babbo, ma subito aggiunse: Guai a te se gli somigli! Ti scaccio di casa! .

Ortensia - E... di sua madre?

Rinaldo - Nulla. Mai. Una volta gli ho chiesto: Non hai un ritratto della mamma? . Mi rispose, brutalmente: Non fare domande inutili!. E mi mise senza cena. Ero piccolo, allora, per non ho dimenticato n il tono n le parole.

Ortensia - Sicch, di sua madre, non ha mai visto un ritratto.

Rinaldo - Mai! Ma che cos'ha?

Ortensia - (che pareva svenisse) Niente. Un capogiro. E' passato.

Rinaldo - Ah, un altra cosa mi ricordo... Che mi chiamava Gerardo... Poi, un giorno, non pi: mi Chiam Rinaldo. Da grande, gli chiesi spiegazione... Mi proib di parlargliene... Allora ho cercato, ho frugato... Avevo anche un altro cognome... Nelli. Gerardo Nelli.

Ortensia - (con voce disperata, cupa) E adesso... io mi dovrei spaccare la testa contro la parete! Me la dovrei spaccare! (In un soffio) Vada via! Vada via!...

Rinaldo - Ma, signora...

Ortensia - Via, via!

Rinaldo - (che non si capacita) Vado, vado. (Esce).

Ortensia - Rovinata!... Mi sono rovinata!... Non glielo posso pi gridare che io... che sono io... (Con voce soffocata) Pazza, pazza, pazza! Ah, potessi urlare, urlare, urlare!...

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

(Un'ora dopo. Stessa scena. Ortensia seduta in una poltrona, immobile, con lo sguardo fisso).

Savtna - (entra).

Ortensia - (non si muove).

Savina - Mirella voleva venire qui, ma non ne ha avuto la forza. La tua lettera l'ha schiantata. Le ho domandato di che si trattava, non ha parlato. Che cosa le hai scritto?

Ortensia - (tace).

Savina - Che le hai scritto?

Ortensia - (tace).

Savina - Io non lo devo sapere?

Ortensia - No.

Savina - E' un segreto fra te e Mirella?

Ortensia - S.

Savina - Ma che successo, in nome di Dio?

Ortensia - Chiedilo a tua sorella.

Savina - Non dice verbo. E' l, seduta su una poltrona, con lo sguardo Asso nel vuoto. Io ero presente quando tu le hai telefonato. Poco mancato che non mi cadesse in terra, svenuta. L'ho sostenuta a tempo. Le ho dato un cognac. S' ripresa. Ma non ha 'voluto parlare.

Ortensia - Con te.

Savina - Come, con me?

Ortensia - Perch anch'io con te non parlo.

Savina - Che c'entro, io?

Ortensia - Niente, proprio niente.

Savina - E allora?

Ortensia - Chiedilo a tua sorella.

Savina - Insomma che c'?

Ortensia - Niente.

Savina - Come niente? Dopo il tuo biglietto s' messa in quello stato... E tu con quella faccia... Che cosa le hai fatto?

Ortensia - Io?

Savina - Ha ragione il babbo quando dice che tu non fai che rovine.

Ortensia - Si capisce.

Savina - Ci provi anche piacere?

Ortensia - S e no. E pi s che no.

Savina - Sei veramente...

Ortensia - Che cosa?

Savina - Quello che dice il babbo.

Ortensia - Per questo mi trovo bene con te.

Savina - Io sarei?...

Ortensia - Peggio di me. Assai peggio.

Savina - Io credo al babbo.

Ortensia - Naturale. Gli assomigli.

Savina - Voglio sapere! Lo voglio!

Ortensia - Oh, non perdere la calma. Voglio, voglio. Te lo dir o non te lo dir. A seconda. Per ora non ho ancora deciso. Non so ancora ci che meglio. La vita ci mette dinanzi cos, all'improvviso, a cose che ci tolgono il fiato. Bisogna soffermarsi un momento, ritrovare il respiro, prima di agire.

Savina - Frasi! Dimmi la verit.

Ortensia - Oh, ecco, ci siamo, la verit. Dimmela prima tu.

Savina - Non sono io che ho scritto a Mirella.

Ortensia - Sai che Mirella aspettava un mio biglietto?

Savina - No.

Ortensia - E allora! Mi meraviglia che tra sorelle non siate in confidenza. Io credevo che Mirella ti informasse di quello che fa, di quello che pensa, idi quello che sogna e che tu la ricambiassi.

Savina - Affatto. Mirella ha la sua vita e io la mia.

Ortensia - Separate?

Savina - Separatissime.

Ortensia - Indifferenti runa all'altra?

Savina - Indifferentissime.

Ortensia - Bel modo di essere sorelle.

Savina - Bello o brutto, cos. Dipende dai caratteri. Opposti. Lei sentimentale, ama la musica, crede a tutto e a tutti, un'ingenua.

Ortensia - Invece tu non ami la musica...

Savina - Non la posso soffrire.

Ortensia - ...non credi a nessuno e a niente. E sei di sasso.

Savina - Quasi.

Ortensia - E mai vi siete comunicati i vostri segreti?

Savina - Mai.

Ortensia - E dunque! Perch proprio questa volta dovrebbe fare quello che non ha mai fatto?

Savina - Ma perch non l'ho mai vista cos sconvolta.

Ortensia - La confidenza un'abitudine del cuore, e bisogna meritarsela.

Savina - Ma qui si tratta di qualche cosa di grave.

Ortensia - Pu darsi.

Savina - Io lo voglio sapere. Per aiutarla.

Ortensia - Vuoi aiutare ohi?

Savina - Mirella.

Ortensia - Oh, questa magnifica, parola d'onore.

Savina - Non la posso aiutare?

Ortensia - Altro che.

Savina - E dunque!

Ortensia - Ma non lo farai. Non l'hai mai fatto.

Savina - Invece lo far. Dimmi quello che accaduto e ti giuro che l'aiuter.

Ortensia - E' strano che ora ti prenda tanta pena per tua sorella.

Savina - Mi credi proprio una tigre?

Ortensia - Ma, chi lo sa!

Savina - Non sarei corsa qui.

Ortensia - Potrebbe essere pi per curiosit che per bont.

Savina - E se fosse? S, sono curiosa. E poi?

Ortensia - Ecco, ti preferisco sincera.

Savina - Io lo sono sempre.

Ortensia - Non direi.

Savina - Se credi che mi prema molto la tua opinione!

Ortensia - E allora perch non torni a casa?

Savina - Vorrei avere qualche elemento per poterla consolare.

Ortensia - Oh, guarda! Attraversi proprio una crisi di generosit. Brava. Dille questo: che non si preoccupi, che non ne vale la pena; che lui, Rinaldo, non come lei se lo immaginava.

Savina - Oh, per Rinaldo che?...

Ortensia - Gi. Mirella non si d pace del suo congedo.

Savina - Pensavo che ci si fosse rassegnata. Mi pareva indignata, offesa, decisa a non vederlo pi.

Ortensia - A parole. Di fatto, non ci rinuncia.

Savina - La solita testardaggine.

Ortensia - Perch tu... Se fosse capitato a te, ti saresti adattata a...?

Savina - Certamente.

Ortensia - Oh, guarda! Ma si fa presto a dirlo, quando non ci si trova.

Savina - Ma doveva accorgersi che, da tempo, non interessava pi a Rinaldo.

Ortensia - Accorgersi non vuol dire accettare.

Savina - Non il marito per lei.

Ortensia - No? E perch?

Savina - Perch no. Ma lei gli si appiccicata e se l' accaparrato.

Ortensia - Non stato lui a innamorarsi di lei?

Savina - Lui? La corteggiava cos come ogni giovanotto corteggia una ragazza. Corteggiava anche me.

Ortensia - Ah s? Ma se Mirella se ne innamorata ha fatto bene a farglielo capire e a fidanzarsi.

Savina - Ha fatto male. Mirella la minore e non doveva mai fidanzarsi prima di me. Prima dev'essere la maggiore, se no la gente dice che nessuno la vuole. Quando, di due sorelle, la minore si sposa, chi ci fa brutta figura la sorella maggiore! Quanto all'essere innamorata da vedere se si tratta di amore per lui o di disamore per me.

Ortensia - Non capisco. Si sarebbe fidanzata per farti dispetto?

Savina - Press'a poco.

Ortensia - E tu ti sei sentita offesa, umiliata.

Savina - Press'a poco.

Ortensia - E l'hai invidiata.

Savina - Con tutta l'anima.

Ortensia - Non bello quello che dici.

Savina - Lo so, ma cos. Merito suo, colpa mia, capriccio del destino. Ma lei sempre stata la fortunata. Cercata, desiderata, contesa. A me non badava nessuno. Anche in casa sempre stata la preferita. Non si sa perch. Io, la maggiore, ho sempre dovuto cedere alla sua volont, ai suoi estri. Ne ho trangugiate di amarezze. Fin da piccole tutte le attenzioni .erano per lei.

Ortensia - (insidiosa) Povera Savina! Chi. sa quale bruciore in fondo all'anima. Ti comprendo, sai. A poco a poco ti si deve essere accumulato tanto rancore da essere pronta a odiarla, quella tua sorella prediletta dalla sorte. Ma odio segreto, intimo, nato dal sentimento di un'ingiustizia che ti colpiva, da un fiele che non osavi confessare neanche a te stessa e che temevi sempre si rivelasse in qualche lampo cattivo de] tuo sguardo. Non cos?

Savina - Che ne sai tu!

Ortensia - Molte cose si indovinano.

Savina - E quand'anche fosse...

Ortensia - Si spiegherebbe tutto. Non dico si giustificherebbe, dico si spiegherebbe.

Savina - Che cosa si spiegherebbe?

Ortensia - Che tu abbia portato via Rinaldo a tua sorella.

Savina - Io?

Ortensia - E che sei la sua amante.

Savina - Non vero.

Ortensia - Perch mentire? Se tutto ti accusa, se il tuo smarrimento ti denuncia, se i tuoi occhi lo confessano.

Savina - Non vero.

Ortensia - Allora ha mentito Rinaldo.

Savina - Gli hai parlato?

Ortensia - S, dianzi.

Savina - E ti ha detto?

Ortensia - Tutto. Mi ha raccontato di lui,, di te. L'ho costretto io a parlare.

Savina - Ma in che modo?

Ortensia - Non occorre spiegartelo.

Savina - E lui... c' cascato.

Ortensia - Precisamente.

Savina - (negativa) Ah, non possibile.

Ortensia - E allora come saprei che?...

Savina - E Mirella? (Con sarcasmo) Gliel'hai messo per iscritto?

Ortensia - Le ho scritto soltanto che Rinaldo non degno di lei. Ma tu, sii sincera: ti sei presa la rivalsa.

Savina - Forse.

Ortensia - Magari non eri neanche innamorata.

Savina - Questo s. Innamoratissima. Da quando lha conosciuto. Da quando ha cominciato a frequentare la nostra casa.

Ortensia - E il pensiero di Mirella non ti ha trattenuta?

Savina - E lei, prima, ha rinunciato per me?

Ortensia - Non se ne sar accorta.

Savina - Se n'era accorta benissimo. Anzi, ha accentuato la sua affettuosit proprio quando s' accorta che io... Lei sempre stata la beniamina, la favorita... e anche questa volta l'ha voluto essere.

Ortensia - E tu, l'hai punita. (Ironica) Brava!

Rinaldo - (entra).

Savina - Giusto tu. Perch le hai detto tutto? E che cosa le hai raccontato? Ma per quale follia? E perch? A che scopo?

Rinaldo - Non so... Uno strano smarrimento... non so.

Savina - Ora basta! Ciascuno per la sua strada. Dovevi tacere. Il segreto non era soltanto tuo. Era anche mio. Dovevi pensare a me. E adesso, ecco quel che succede. Non ti voglio pi vedere! Non voglio pi vedere nessuno. A casa non ci torno. Andr da una mia amica... Vipere tutti quanti. (Esce infuriata).

Rinaldo - Savina! (Fa per seguirla).

Ortensia - La lasci andare e ascolti me: mi ascolti come se fossi sua madre.

Rinaldo - Mia madre era una santa. Ne ignoro il volto ma io la vedo con un volto d'angelo. Lei, rievocandola, la profana! Badi!

Ortensia - Se io le dicessi che sono migliore di quanto mi sono descritta un'ora fa... Se le dicessi che ' stata quasi tutta una finzione... mi crederebbe?

Rinaldo - No.

Ortensia - Perch?

Rinaldo - Perch sul proprio conto si possono fingere talvolta meriti; mai vergogne che disonorano.

Ortensia - E invece s. Vergogne, si possono anche fingere, quando serva. Non ci si fa umili, al bisogno, non si finge umilt? Fingere vergogne sprofondarsi nell'umilt fino alla nausea.

Rinaldo - Ma per scendere cos in basso, bisogna gi essere sulla china.

Ortensia - E ohi non lo ? Il fondaccio nostro torbido, limaccioso. Guasta tutto. Lorda tutto. Idee, sentimenti, tutto. E una volta alla deriva, come me... (Altro tono) All'inizio di ogni vita sciagurata di donna c' sempre la mala azione di un ribaldo... (Altro tono) La gran vita! E poi, come resti? Ecco qui. (Altro tono) Io ero nata per avere una casa e l'ho avuta, per avere un marito e l'ho avuto, per essere madre e lo sono stata, per vivere nella mia casa come moglie e madre, paga dell'oggi, sicura del domani. E ci vivevo. Una turpe ventata m'ha gettata fuori, percossa a sangue dalla malvagit altrui, macchiata dalla vilt mia, e con un solo desiderio: dimenticare, cose e volti, ripagare la crudelt della sorte, cancellandone i ricordi. Via! Via! Ma i ricordi tornavano. Erano l, pallidi spettri; erano l pi vivi dei vivi. (Una pausa) E allora, dopo tanto patito egoismo essere utile a qualche cosa, a qualcuno. Finalmente! Un po' di luce. E per quel po' di luce, qualunque simulazione. Almeno questo! Almeno questa impressione le rimanga di me... Che saprei anch'io fare del bene... che pur di farlo sono disposta a perdermi... Oh, non lo dico per difendermi... E poi s, mi difendo, ne ho il diritto. Le donne, si fa presto a giudicarle, a disprezzarle! Ma bisogna sapere quel che gli altri le fanno e ne fanno... In ognuna c' una luce nascosta. Anche in quelle che sembrano, che sono le pi spregevoli... Chiss... forse il privilegio di mettere al mondo creature... Anch'io, le posso parlare, nonostante tutto, le posso parlare come una mamma. Posso dirle: Lasci Savina... L'avrei la parola per deciderla, per convincerla... Ma mi sono chiusa io stessa la gola nel momento in cui avrei voluto gridarla! E dinanzi a lei non sono che una misera donna. In un minuto l'espiazione di tutta una vita!

Rinaldo - Sguiti, sguiti a parlare per enigmi, a imbrogliare. Mha giocato una volta, non mi gioca pi. E Savina, io, non la lascio.

Mirella - (che entrata ed ha sentito l'ultima frase) Ah! Questo . Ho fatto bene a venir qui. Questo . Lo dovevo capire. Stupida che sono. Una infamia, ma la dovevo capire! (Cade di schianto su una poltrona e scoppia a piangere) Lo sapevo che era la mia nemica. (Si raddrizza, si asciuga gli occhi. Con sfida) Dov'?

Ortensia - Se n' andata. Non la vedrai.

Mirella - La cercher. La trover.

Rinaldo - Che vuoi fare?

Mirella - Taci tu!

Ortensia - (a Mirella) Calmati. E non dimenticare che tua sorella.

Mirella - E lei se n ricordata?

Ortensia - Abbi piet.

Mirella - E lei e lui ne hanno avuta? Ne hanno avuta?... (Cade a sedere di nuovo e piange).

Ortensia - (le va vicino) Piangi, piangi... ti far bene. (A Rinaldo, sottovoce) Se ne vada.

Rinaldo - (esce).

Ortensia ----------------- - Siamo sole. Calmati. Quando ci si so incontra con la vita sempre un crollo. Tu vivevi in un sogno... Sempre si vive in un sogno, prima. Ma il risveglio! Che vuoi fare?

Mirella - Non mi chiedere.

Ortensia - Rifletti. Non cedere agli impulsi. Sono sempre dannosi. Hai ragione di torturarti. Non si agisce cos. Una sorella! Torna a casa. Lei non ci sar, non ci verr, non oser. (L'accompagna sul fondo. Mirella esce).

Astolfo - (entra da destra) Che maleficio hai combinato? Ho visto adesso Rinaldo. E' nella sua camera, torvo e cupo, e non gli si strappa verbo. Ho lasciato Mirella in uno stato...

Ortensia - Se n' andata ora.

Astolfo - E' stata qui?!

Ortensia - Fa pena.

Astolfo - Ma che c' in nome di Dio!...

Ortensia - Dio sa quello che fa. Dio ti punisce. Finalmente. Da anni aspettavo questo momento. E ti punisce nelle tue figlie. L'una contro l'altra. L'una rivale dell'altra. Savina ha tradito Mirella.

Astolfo - Che infamia vai dicendo?

Ortensia - Realt, verit. Terribili verit.

Astolfo - Disgraziata!

Ortensia - Disgraziato tu, che a forza di far il male agli altri te lo sei tirato in casa. E non potrai neanche infierire contro nessuno perch tu non sei degno di giudicare.

Astolfo - Ma io ti far tacere!

Ortensia - No, che non ci riuscirai. Anzi voglio parlarne anche a tua moglie.

Astolfo - Tu le dirai?

Ortensia - Tutto: e soprattutto di te.

Astolfo - Non ti creder.

Ortensia - Ho la prova.

Astolfo - Che prova? Fantasie, le tue fantasie.

Ortensia - Una lettera.

Astolfo - Mia?

Ortensia - Tua, tua.

Astolfo - Sar apocrifa.

Ortensia - E' di tuo pugno

Astolfo - E' un falso.

Ortensia - Non sono della tua scuola.

Astolfo - Un falso! Non. pu essere che un falso!

Ortensia - Lo vedr tua moglie.

Astolfo - Che lettera? di che lettera mai pu trattarsi?

Ortensia - Un tuo sbaglio. Ma sono bene gli sbagli che perdono i malfattori. Quando hai indotto mio marito al falso in cambiale, per deciderlo gli hai rilasciata una dichiarazione. In essa ti affermavi responsabile della losca operazione. Ma l'indomani sei venuto a casa mia mentre mio marito era in ufficio e, a suo nome, hai frugato fra le sue carte e ti sei portato via un foglio. La sera, mio marito, saputo della tua venuta, poco manc non mi picchiasse. Poi rovist anche lui tra le carte. Tu avevi sbagliato. Il caso, la furia... Ti eri preso un foglio per un altro. Mio marito mi raccomand di custodirlo. Io l'ho fatto tanto bene che al momento del processo non l'ho pi ritrovato. Molti anni dopo m' venuto sott'occhi. E l'ho conservato.

Astolfo - Ammettiamo vera tutta questa favola. Che intendi di farne a tanta distanza?

Ortensia - Portarlo a tua moglie. Che Renata ti conosca, finalmente.

Astolfo - Se tu lo fai commetti un delitto. Mia moglie vive sicura di aver un marito perfetto, una ricchezza onesta, figlie esemplari. Dare la felicit difficile: forse impossibile: darne la parvenza un'impresa che si pu tentare. Io l'ho tentata e ci sono riuscito. Ipocrisia, tu dici? Ma il vivere in comune senza l'ipocrisia non accettabile. E lei, Renata, felice. Fuori io, tutto quello che vuoi: imbroglione, rapace, crudele, donnaiolo; ma in casa, perfetto. Di me, delle figlie, lei non sa che le cose belle, lei sopra un altare e all'altare non si portano che i fiori. Senza che ci si sia messi d'accordo, tutti noi di famiglia siamo complici idi questa devota congiura del silenzio. Guarda: di quanto successo ora, lei non sapr nulla. N io, n Savina...

Ortensia - Bada! E' andata da una sua amica.

Astolfo - Immagino chi . L'andr a riprendere. E neppure Mirella far mai parola a Renata. Noi accanto a lei vorremmo essere migliori. Ma lungi da lei, tu sai: le passioni, le debolezze, gli appetiti... Se tu ci smascheri, se di colpo le togli le illusioni, tu la uccidi.

Ortensia - (.tace e lo guarda).

Astolfo - Non mi credi?

Ortensia - Nemmeno una parola.

Astolfo - Ho modo di fartene persuasa. Ortensia - E come?

Astolfo - Vieni ad abitare a casa mia per qualche tempo. Studia, osserva e vedrai che ti ho detto la verit. Un mese, va bene? Rimarrai tra noi un mese. Se ti ho mentito consegnerai la lettera. Ci vieni?

Ortensia - Non possibile. E poi inutile. Se non fosse vero non ti saresti azzardato a farmi quella proposta. E sia. Non mostrer la lettera a tua moglie. Non per te, sai? Ma per lei. Colpire te sempre, ma travolgere lei... Che almeno si creda felice. Ma non simuler? Non sar, a vostra insaputa, al corrente di tutto?

Astolfo - E a che scopo?

Ortensia - Per tenervi uniti; perch non si scateni l'uragano e vi disperda. Le madri sanno tacere. La lettera gliela darai tu stesso... No, non quella; un'altra che le scriver io, per scusarmi di non poterla salutare. Ormai, qui non posso pi restare. Tu non sai che strazio sia per me partire! Rinaldo mio figlio.

Astolfo - No!

Ortensia - E' il mio Gerardo. Mi ha detto lui stesso che il tutore gli ha fatto cambiare nome e cognome... Ma adesso che l'ho ritrovato, non posso far nulla perch mi riconosca. Anch'io, lo vedi, quanto sono punita! S, potrei rintracciare le carte da cui risulta che io... Ma ti par possibile che una madre presenti al figlio la carta d'identit? E poi, quand'anche... non posso pi. Ho messo tra me e lui l'irreparabile... Per rendergli pi facile dirmi il vero motivo della sua rottura con Mirella, avendo intuito che si trattava di cosa grave, mi sono dipinta ai suoi occhi una creatura volgare, spregevole, spudorata... Sono scesa cos in basso che ora non posso pi risalire! (Controscena di Astolfo) No no, inutile, non si pu rimediare... Anche se ci riuscissi, anche se lui si convincesse del contrario, come potr scomparire dalla sua memoria, e dalla mia, l'eco di quelle disgraziate parole, una sola delle quali "basta a distruggere la dignit di una donna? Gli ho teso una trappola e io, per la prima, ci ho messo il piede. Lui non potr mai vedere nel mio volto un volto materno. M'ha detto che per lui, che mi crede morta e che non ha mai visto neppure un mio ritratto, sua madre ha un volto d'angelo. Lasciamo a lui e a me questo volto incomparabile. Egli lo immagina luminoso. Meglio immaginarmi un volto d'angelo che vedermelo coi lividi delle passioni. La mamma da lui veduta infinitamente migliore di me. Gli lascio quella. Egli non penser a me, penser a lei. E anch'io, attraverso questo pensiero, mi sentir un po' come lei, mi elever un poco, e il mio volto terreno e sciupato si illuminer dei riflessi celestiali del suo. Lo vedi? Tutti abbiamo le ali purch qualcosa o qualcuno ce le sciolga. Porse, chi sa, questo potr anche confortare il mio terribile sacrifizio. Ah, son tutta dolore... Sfinita, avvilita... Tanto spasimo per niente, come avessi dato alla luce un cadaverino! (Siede affranta. Una pausa) Torna a casa tua... ne avrai delle angosce... dover nascondere tutto a tua moglie... e le bue figlie cos...

Astolfo - Mander Savina in viaggio, un lungo viaggio... n tempo... Ma ora ti chiamo Rinaldo.

Ortensia - No, non lo chiamare... Non ho pi la forza di rivederlo...

Astolfo - (esce).

Ortensia - (che non se n' accorta, continua) Perch vuoi che venga?... Perch la sua presenza mi laceri le viscere?... Prima era diverso... prima lo pensavo, lo immaginavo, ma non sapevo com'erano i suoi occhi... Adesso lo so come sono... li porter sempre nei miei... Vorrei diventare cieca per non vedere pi altro... Non lo chiamare!

Astolfo - (rientra con Rinaldo) Ecco Rinaldo.

Ortensia - (d un grido) Ali!

Astolfo - (a Rinaldo) La signora parte, baciale la mano.

Rinaldo - (lo guarda, sorpreso) A costei?

Astolfo - Baciale la mano.

Rinaldo - Come?... Se stata lei...

Astolfo - Devi!... Nessuno di noi pu condannare l'altro... Tutti uguali...

Rinaldo - (allusivo) La terribile uguaglianza del male! Ecco. (Bacia la mano di Ortensia) Parte davvero?

Ortensia - (con una sforzo supremo, con voce piena di lacrime, ma con gli occhi asciutti, tentando di sorridere) Eh!... Non sono una lontana parente?... Esser lontana... il mio destino! (Sta per scoppiare in singhiozzi, ma si domina) E poi, che dico lontana? Io sono una mezza morta che cammina... Oh, siamo in tanti mezzi morti che camminano... Mezzi morti nei dolori di ieri, mezzi vivi in quelli di oggi... (Ad Astolfo) E adesso vado a scrivere la lettera! (Si alza, ma fatti pochi passi vacilla).

Rinaldo - (pronto, la sostiene).

Ortensia - (si rinfranca, rovescia il capo e lo guardia).

Rinaldo - (ad Astolfo) Qualcosa di forte, presto!

Astolfo - (fa per avviarsi).

Ortensia - (che con un terribile sforzo si ripresa) No, no... grazie... Non niente... (E si avvia curva, invecchiata, schiantata, trascinando le gambe) Non vi disturbate! (Tenta disperatamente di sorridere) Eh, sono gli anni che cominciano a pesare... (Esce).

FINE

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