La luna è un lampione

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La luna è un lampione

La luna è un lampione
Una commedia sul senso della vita.
Altrui.

di

Alessandro Mauri



Atto I
Prologo

Palco illuminato da una fioca luce azzurra, un faretto sulla verticale, a rappresentare il lampione e la Luna.
La luce lentamente arriva a lambire i due attori in piedi sull’asfalto di un vicolo.

Lui_ La nostra sentimentale amica, la Luna… O un pallone appeso non saprei da chi, o una vecchia lanterna malconcia sospesa in cielo, a guidare questi poveri passanti verso il senso della vita, o persino…
Lei_ Quante digressioni!
Lui_ Sentite anche voi? Qualcuno tenta sui tasti quel notturno squisito…
La musica da usare per dar corpo alle proprie vacuità.
Lei( risentita)_ Vi riferite a me?
Lui_ Oh no, sono io ad esser vacuo… Voi, mia cara, siete l’umorista suprema, eterna nemica dell’assoluto, indirizzate i nostri sentimenti vaganti…Il vostro fare indifferente ed imperioso confuta nel tempo di un respiro le poetiche devianti.
Lei_ Siamo dunque tanto serie?

Applausi dai lati e dal fondo. Si bloccano, guardandosi vicendevolmente. La luce scema velocemente.

Atto II

SCENA I

Lei_ Vatti a fidare dei ragazzi!(Gridato istericamente nel buio)
Si accendono le luci sul vicolo, rumori inquietanti si odono in lontananza.
Lui e Lei si guardano attorno con apprensione.
Lei_ Sarebbe molto carino da parte tua spiegarmi dove dovremmo essere.
Non mi sembra di vedere la tua macchina nelle immediate vicinanze, e sono sicura di non essere passata di qui all’andata…
Lui_ … (con evidente imbarazzo)
Lei_ Allora? Senti non dirmi che ci siamo persi, eh! Passino la serata da sfigata ed il viaggio tipo Annibala con gli elefanti su quel tuo macinino, ma questa proprio no…
Lui_ Tranquilla, so perfettamente dove siamo…
Lei_ Dove?
Lui_ Ehm…
Arriva una voce dal lato destro del palco, non illuminato.
Pascal_ In soggiorno, ecco dove.
Entra Pascal, un barbone coperto di stracci dall’aria furba
Lui e Lei indietreggiano impauriti, Lei si fa scudo di Lui.
E adesso siete finiti nel cesso.
Lei alza la gamba di scatto, nauseata, Lui si tura il naso.
Lui_ (Cercando di darsi un contegno) E lei chi sarebbe, scusi?
Pascal_ Chi sarei io? Chi sarei io? Ragazzo, io qui ci vivo: ci mangio, ci dormo e (indicando Lei) ci vado di corpo. Questa è la MIA stazione di servizio, il MIO angolo di paradiso, la Mia casa dolce casa, capito? Sono mai venuto a spupazzare pulzelle a casa tua, io? NO! Ho mai infilato la scarpa nel tuo water d’argento per pulirla sul divano del nonno? NO! Ti ho mai gridato nell’orecchio mentre afflitto da una vita di eccessi ritempravi le tue membra nel sonno?NO, NO, NO! Perciò le domande le faccio io, chiaro?
Ma dov’era tua madre quando avrebbe dovuto insegnarti l’etichetta? Sotto il palo qui a fianco? Non ti hanno mai detto che è buona creanza per l’ospite non rivolgere domande al padrone di casa prima di essersi presentato?
Lui_ Mi..MI scusi, noi non sapevamo che questa fosse casa sua, pensavamo fosse…
Pascal_ Pensavate, pensavate, non farmi ridere: l’uomo ha smesso di pensare nel ’35, quando hanno inventato il televisore, e la donna non ha mai cominciato, quindi…
Lei_ Ma questo chi è?
Lui_ Temo sia il nostro…uhm…ospite.
(Pascal annuisce soddisfatto)
Lei_ Eh no, diamine, questo no! Passino le poesie lette dal tuo amico sanfedista in crisi mistica, passi l’aria condizionata alla porchetta, ma il barbone sputa sentenze … cheddiavolo! Fai qualcosa, no? Tiragli un pugno, che ne so, chiedigli con garbo di andare aff…
(Pascal si avvicina e la batte sonoramente, prendendo alla sprovvista Lui)
Lui_ Ma che fa? (Trattenendolo)
Lei_ (isterica) Macomecosafamaseiscemoadargliancoradelleia’stostronzodiunoetiragliunpugnosulgrugnoch…(Pascal si divincola e la batte due volte; Lei ammutolisce e la scena sembra riacquistare equilibrio nel silenzio sbigottito di Lui e Lei)
Pascal_ C’è solo un sistema per trattare una donna isterica dopo che l’hai battuta.
Pausa
Batterla due volte.
Lui_ In effetti funziona…(si copre subito la bocca, guardando impaurito Lei)
Lei_ Ma come ti … (Pascal le lancia un’occhiataccia e Lei ammutolisce)





SCENA II

Lui e Lei imbarazzati e timorosi, Pascal li guarda con sufficienza.
Lui_ tra se’ e se’ E adesso? Mi ci vuole una frase d’effetto, un po’ di determinazione, niente violenza, questo è certo… Non che questo tizio sembri pericoloso… Bizzarro, certo… Ma quasi con garbo… Devo farmi venire qualcosa…
Lei_ passandogli davanti, rivolta al pubblico e meditando a sua volta E adesso? Questo che mi batte e quest’altro che lo lascia fare… Stai a vedere che mi tocca fare l’uomo della situazione… Stupida io, comunque, che mi faccio fregare da un paio di occhietti spiritati… Se torno sana esco solo con le facce da merluzzo, che non saranno trascendentali ma danno garanzie, insomma… E adesso vediamo cosa fa…
Lui si aggiusta gli abiti, respira,
Lui_ quasi urlando Senta…
Pascal_ Sovrastando la sua voce, con un moto improvviso, quasi di sfida…Dimmi! 
Lui_ Bhe, signor barbone, vuo…vuole che le diamo qualcosa, che so, i soldi…
Lei alza gli occhi al cielo, esasperata
Pascal_ di nuovo sereno ed ammiccante Dammi pure del tu, ragazzo. E chiamami Pascal, “signor barbone” è così pomposo…
Lui_ Sì, bhe, grazie. Vuol, uhm, vuoi dei soldi da noi Pascal?
Pascal_ E chi non li vuole, i soldi? Ma che padrone di casa sarei se vi chiedessi l’affitto senza neanche avervi fatto vedere la stanza? (Fa per rassettare alla meglio il vicolo. Lui e Lei si guardano spaesatI) 
Lui_ (spronato da Lei) Pascal, Pascal, veramente noi vorremo, come dire…
Lei_ Andarcene.
Lui_ Ecco, andarcene, sì, tornare a casa, trovare la nostra auto…
Lei_ (al pubblico, con alterigia) Auto…
Lui_ …Che deve essere qui intorno…
Pascal_(risentito) Andarvene? Di già? Senza neanche aver fatto quattro chiacchere? Senza neppure aver bevuto qualcosa? (tira fuori da una tasca una bottiglia impolverata)
Lui_ Uh, no ti ringrazio, ma noi dovremmo proprio andare, adesso…
Pascal_ Anche il cervellino esornativo?(indicando Lei)
Lei_ Prrrego!?
Pascal_ Male non ti fa di sicuro. L’importante è pregare la persona giusta.
Breve pausa.
Lui_ Tu…Tu non vuoi costringerci a restare, vero Pascal? 
Pascal_(sarcastico) Chi? Io? Figurati!! Mi piombate nel soggiorno di casa starnazzando e poi ve ne andate senza neanche dire “ciao”. Bel comportamento, bravi. Quale futuro attende il nostro grande paese se due giovani aitanti rifiutano persino di accogliere l’invito di un povero vecchio…
Lui_ Ma tu non ci hai fatto nessun invito, Pascal.
Pascal_ Quisquilie. Lo faccio adesso, vi invito a restare. Non tanto la ragazza, beninteso, …
Lei_ Ecco, ci mancava solo il barbone frocio…
Pascal_ Ma tu, giovanotto. Hai l’aria propria del vero spettatore. Faresti carriera in un teatro. In platea, è chiaro.
Lui_ Grazie dell’invito, ma…
Lei_ Ma adesso noi ce ne andiamo. Insomma, passi il localino senza musica diffusa, passino le portiere cigolanti, ma pure la presa in giro di un barbone matto…(prende Lui per un braccio e lo trascina verso l’uscita) e con te facciamo i conti… Lasciami arrivare a casa che faccio partire un giro di telefonate da sputtanarti per il resto della vita…
Escono. Pascal si appoggia sorridendo al fondale, dove sembra sparire ingoiato dalle ombre.

SCENA III

Dopo qualche istante rientrano Lui e Lei.
Lei_ Ecco, te l’ho detto che era dall’altra parte. Ma guarda che sfigato! Adesso ritroviamo quel cesso della tua macchina (si guarda attorno)- possibilmente senza ripassare da questo, di cesso- e mi riporti a casa. Passi la diatriba tra marxisti e liberisti, passino le ruote che ti fischiano in uscita dalle curve, ma perdersi proprio no, no!
Escono dall’altra parte.
Lui e Lei rientrano quasi subito. Lei seria, Lui un po’ titubante.
Lui_ Ma come fa a non incuriosirti almeno un poco? Muove le mani come fosse un politico...
Lei_ ...Ma puzza come pecoraro, accidenti a te! Politico! Ci mancherebbe solo l’accattone presidente del senato! E non credere di salvarti la faccia cambiando argomento! Ormai quella te la sei giocata da un pezzo. Ma possibile che si finisca sempre qui?!
Riescono. Rientrano.
Lui_ ... Eppoi aveva questa vociona impostata imita la voce “Dammi pure del tu ragazzo...” Credi che abbia seguito qualche corso... Non so, canto, dizione...?
Lei_ Dico che avrà lo scorbuto o cose così. Vorrei vedere te, a vivere per strada.
E mi sa che se aspetto che ti torni il senso dell’orientamento vedrò tutti e due, a dormire nei vicoli... Almeno ci fosse qualcuno a cui chiedere...
Lui_ Risentito C’era qualcuno, ma tu...
Lei_ ...Qualcuno di rispettabile, intendo. O che non puzzi, o che non mi meni...
Ricompare Pascal, ingolla un sorso dalla bottiglia che sembra andargli di traverso costringendolo a tossire rumorosamente... 
Lei_ ...
Lui_ Direi che è meglio non fare gli schizzinosi, no?
Lei_ Cosa fai, il cabarettista? Chiedigli dove siamo e andiamocene. O sposatelo se vuoi, basta che prima mi porti a casa...
Lui_ ...Uhm... Senti Pascal, non è che per caso sai dov’è via Pillitteri, vero?
Lei_ Ma certo che lo sa, babbeo. Ha detto che vive qui, no?
Lui_ E’ lì che ho lasciato la macchina, sono sicuro… Sarà qui attorno per forza, mica abbiamo fatto i chilometri a piedi! Di certo non avranno spostato la via solo per farmi un dispetto…
Pascal_ Chi può dirlo?
Lei_ Sento puzza di alcol…
Pascal_ E’ che mi sono appena disinfettato l’ulcera.
Lui_ Pascal! Vuoi dirmi dove diamine mi hanno nascosto via Pillitteri?
Pascal_ Perché dovrei?
Lei_ E dagli dei soldi!
Lui_ Ti darò dei soldi, in cambio.
Pascal_ E cosa me ne farei?
Lei_ Non è frocio, è senile.
Lui_ Ma se un attimo fa mi hai detto che tutti vogliono dei soldi!
Pascal_ Ti ho chiesto chi non ne vuole, ed ecco la risposta: io!
Lui_ Ok, cosa vorresti in cambio dell’informazione?
Pascal_ ( gongolando) Questo è il mio lampione, vedete? Non è che mi muova mai molto da qui, ormai. Da quando l’ho trovato, intendo.
Quando uno trova il suo lampione, poi non ha più bisogno di muoversi troppo…
Lei_ Ma sei sordo? Ti ha chiesto di esprimere un desiderio; cosa diavolo vuoi?
Pascal_(ad alta voce) Un po’ di eleganza, innanzitutto, e cortesia quanto basta, ragazza!
Lei_(fingendosi spavalda) F..Fa il lord, adesso…
Pascal_ Comunque vi propongo uno scambio, bambini…
Lei_ Purchè si faccia in fretta…
Pascal_ Eh no, mia limpida, proprio qui sta il bello. Cosa me ne farei io, sereno conduttore di questo ricercato appartamento, della vile moneta? La mangerei? Ci dormirei forse sopra? La userei per motivi igienici? Siamo seri! Quando non si ha nulla non serve avere nulla. Pausa. 
Eppure anche i barboni hanno in uso delle proprietà. Nulla che abbia un vero valore commerciale, sia chiaro. Cose eteree, fuori moda, d’altri tempi, usurate dal calore altrui e mantenute nella quiete della strada da chissà quante mani prima di cadere in queste…mostra le mani… I ricordi, ad esempio, i miei o gli altrui, non fa differenza, coi tempi che corrono ( e dove correranno poi; potevano fare con calma ed aspettare l’autobus, che, tolte le persone che ci viaggiano, è un mezzo molto signorile) ...O un’anima, di quelle che si fa fatica a svendere: quelle dei politici, quelle degli artisti… Anche quelle dei buoni perditempo, come quella di cui mi fregio… 
Lei_ Senile? Questo è proprio scemo…
Lui_ Non capisco…
Pascal_ In breve, miei giovani amici, il mio cruccio è che da queste parti raramente si vedono dei buoni ascoltatori, disposti a regalare un poco della loro attenzione ad una sublime narrazione…
Lui_ In parole povere vuoi che noi…
Pascal_ In parole ricche, in cambio del modo per uscire da questo labirinto vi chiedo il bene più prezioso di tutti i morituri: il vostro tempo.
Lei_ C’è qualcosa che mi puzza…
Pascal_ Non farci caso, ho finito il dopobarba…
Lui_ D’accordo Pascal. Accettiamo!
Pascal si strofina le mani soddisfato, inizia una specie di danza scozzese.
Lei_ E se io non volessi?
Lui_ Perché non dovresti accettare? Hai intenzione di passare la notte in mezzo a tutto questo?(come a richiamo, di nuovo si fanno sentire i suoni sinistri di cui sopra)
In fondo si tratta solo di stare qui seduti per un po’ a sentirgli declamare le sue storie…
Lei_ Come nel locale di prima!
Lui_…Come nel locale di prima.
Lei_ Non mi piace questo posto. Non mi piacciono i finali a sorpresa. Appena mi riporti a casa ti faccio…Ti faccio… Ti faccio una cosa così brutta che adesso neanche mi viene in mente, ecco! Stupida io ad accettare di uscire con te! Sarei già a casa da un’ora se fossi uscita con Paolo. Con lui non capitano certe serate, è una persona affidabile, lui! Un manzo, ma affidabile! 
Pascal_ Posso dedurre dal suo tono arrendevole che il vostro consenso è plenario?
Possiamo considerare l’affare concluso? L’accordo siglato? Il patto sottoscritto?
Si guardano tutti e tre brevemente.
Insieme_ E sia!

SCENA IV

Inizia una allegra melodia. Lui e Lei si muovono goffamente sul palco alla ricerca di un posto dove accomodarsi. Trovano contemporaneamente un cartone; decidono di dividerselo. Lui timido, Lei seccata ma in qualche modo curiosa.

Termina la musica.
Pascal_ Innanzitutto sgombrate le vostre menti da quanto sapete o pensate di sapere: credete nella finzione e ridete della realtà, perché qui sotto i vostri occhi un regista incoerente ha deciso di mettere in scena la più bizzarra delle commedie: la vita!
Lei_ (sottovoce, all’orecchio di Lui) Cos’è, una puntata di Star Trek o di “Ai confini della realtà”? Ma cosa c’entra?
Pascal_C’entra, è chiaro, perché tutto quello che può capitare fa parte della vita.
E ciò che non fa parte della vita, mia cara, neppure lo possiamo immaginare.
Ma torniamo a noi: finzioni, realtà…si guarda attorno..Questo lampione, ad esempio: guardatelo. cosa vi sembra?
Lui e Lei_ si guardano e con sarcasmo Un lampione!?
Pascal_ Ma perché non la Luna? E quella lassù in cielo, allora? Forse è solo un lampione, pure quello con il suo barbone sotto, decine di barboni, centinaia di barboni, considerando quanto è alto… Ma sto divagando…

Luci. Sipario.

Atto III

SCENA I

La stanza di Rinaldo: alcune sedie, uno scrittoio, una poltrona. Il fondale è una vetrata che dà su di un cielo in tempesta. Sul tavolo fogli di quotidiano e un calamaio.
Luci azzurre, lampi. In scena Rinaldo e Tulle.
Rinaldo_…Voliamo come le falene volano la loro vita di una notte, alla ricerca della limpida purezza, cadendo nello scherzo ben crudele dell’ardire umano.
Ma non è un errore il mio, Tulle, dolce cuore; non è stato il mio deviare dalle stelle nulla più che un accettare, con colpevole solerzia, la bellezza della luce più terrena del tuo lume, che persino fa sfiorire la decenza della Luna…
Si avvicina per abbracciarla e baciarla con passione, lei si ritrae.
Tulle_ Parole, parole…Caro Rinaldo, non vorrete mica paragonarmi ad un lampione, spero…
Rinaldo_ Ma quale eccelso lampione, sareste! Voi siete il prodotto dell’uomo che sfida l’incoparabile bellezza del creato, ed io, come la farfalla notturna, sono ben lieto di scambiarvi con la Luna…Lei lo guarda stranita… E’ solo una metafora poetica…
Tulle_ Poesia!
Rinaldo_ Solo il delirio di un deviato, mia signora…
T_ Un deviato, hai detto bene… Quando vi deciderete a mettere la testa a posto? Neppure avete un lavoro decente…
R_ Ma io sono un attore…
T_ Attore!
R_ prendendo distrattamente un giornale… Il migliore della città, secondo qualcuno…
T_ Neanche se foste il migliore del Paese! Bella logica da marionette, la vostra! 
Ditemi, ci sarebbe qualcosa che sapreste fare, oltre a declamare sciocchezze?
R_ Già ne abbiam parlato…So scrivere…
T_ …E cosa sapreste scrivere, di grazia?
R_ riacquistando sicurezza… Poesie, racconti, storie fantastiche che scuotono l’anima e fanno sentire …
T_ Parole!
R_ Parole, certo, o segni; e ne invento i significati, e nuovi modi per usarle, ed arricchisco chi le legge…
T_ Arricchire! Strano udire da voi tale verbo. Ma non si inventano nuovi significati, mio caro. Quelli che ci servono li abbiamo già tutti. Non apriremmo certo le boutique ed i circoli di scacchi se ci mancassero i significati. E poi, giacchè sembrate un po’ arrogante con la vostra tiritera, non vi sembra che dottori ben più illustri affronterebbero il problema con fruttuosi risultati? 
R_ Ma lo fanno, appunto! Solo che…
T_ Ma almeno non lo fanno in pubblico.
R_ Ma chi fa una scoperta ne scrive come può: un dottore dentro un saggio, un poeta nei suoi versi, lo scrittore nei romanzi…
T_ Poesie! Storie! Ma sentitevi! I numeri bisogna saper scrivere, come i finanzieri o gli armatori, non le storielle…Che pensate di guadagnare scribacchiando mottetti?
R_ Non è che uno pensi al guadagno… Sono cose che si fanno così…
T_ Ha ragione mia madre! Non si può parlare con gli artisti, non conoscono il valore delle cose! Lasciate che le pensino i ricchi certe frasette d’effetto…
R_ Mia cara, ma tu sei ricca…
T_ Appunto! E voglio continuare ad esserlo. Non mi va di impegolarmi con omuncoli senza alcun senso pratico e senza uno straccio di prospettiva nella vita…
R_ Ma mia dolcissima…
T_ Mio carissimo, cos’è che vi spaventa nella vita?
R_ Le donne, temo…
T_ Bene, dimostrate acutezza, ma dovrei ritenermi offesa: una ragazza di buona famiglia è pura quanto basta per essere anche pratica…
R_ E sarà la purezza a spaventarmi…
T_ Cosa mai può spaventarvi nella purezza?
R_ La fretta.
T_ O bene… A me spaventa il rumore di certe case popolari, invece, ed il rischio di finirci, a rovinarmi le mani col carbone della stufa ed i vestiti col rigetto degli infanti… Pausa
MI dispiace, ho già perso fin troppo tempo. Guardati: sei belloccio, intelligente…
Se solo avessi un po’ di amor proprio… Solo una donna può capire quanto mi angoscia questo strano rimescolio che provo per te… Lo accarezza sul viso…
Io voglio solo il tuo bene, gioia mia, ed esser sicura che tu possa fare il mio…Quasi in lacrime…Chiedo troppo, forse?
Guarda l’orologio. Riacquista in un istante il tono solerte di prima.
Ma ora devo proprio andare: questa sera sono invitata a casa di Astolfo, il figlio del duca Moresco, e ancora non mi sono messa a posto i capelli! Sono un disastro(si tocca i capelli perfetti) Esce di gran fretta. Addio, mio caro…da fuori. Rinaldo allunga le mani, solo.

SCENA II

Rinaldo_ Lei sarebbe lampione che cerco? Quella stupida sirena mondana? Così oscenamente egoista, così inguaribilmente ottusa? Assurdo. Come può chi insegue la Luna accontentarsi di un lampione così… così…sconsolato…Bello. Inutile.
Come si fa a non rimanere imbrigliati nelle malìe di quegli occhi? A non desiderare di toccare quelle spalle? A non sognarsi nella notte a strofinare il proprio petto contro il suo? Non si può, ecco tutto. Conoscerla è amarla, e questo è quanto.
Ma proprio artista dovevo nascere, aduso a sì aberranti pensieri?
Proprio artista, incapace di tenermi le mie idee in un cassetto come tutti, costretto a vomitarle prima che esplodano, stupida imprecisione escatologica, tragico capriccio della sorte?! Possibile che il corpo femminile sia la droga obnubilante della mente? E’ solo carne, dopo tutto. Come una mucca, come in una scatola ad annegare nella gelatina: carne.
Ma quale divino strumento l’ha scolpita, quella carne…
Ma quale diabolico strumento l’ha scolpita, quella carne…
D’un tratto, esplode un fulmine. Le luci vano e vengono. Rinaldo si appoggia al tavolo, colto da un malore.
Tornano le luci.
Dio mio, il cuore! Un dolore cosi forte, come se dovesse spaccarmisi nel petto…E’ un infarto, senza dubbio…Oddio, un infarto?! No, è assurdo, perché proprio adesso? Perché proprio io? Mica può morire così, un innamorato…
Mica può morire così, un attore…Sembra riaversi… Un dottore! Presto! Chiamatemi un dottore! UN DOTTORE PER L’INFERNO! (cercando per il palco) Possibile 
non ce ne sia nessuno? Possibile che un uomo debba morire da solo? Mi sentite? Ho bisogno di un medico, per la Lira, un medico…caracolla, sfinito, sulla poltrona, Un medico, di grazia, un medico…Aiuto…Dottore… respirando affannosamente, in maniera grottesca, più che tragica…Pausa.
Dottore_ (dall’ingresso) Chiamato?
Si spengono le luci.

SCENA III

Si riaccendono le luci. Il temporale sembra passato.
Rinaldo sofferente sulla poltrona, il Dottore che termina di auscultargli il cuore.
D_ Sembra tutto in ordine, ora, a parte il vostro evidente affanno, è ovvio.
R_ Oh dottore! Nulla sarà mai più veramente in ordine, dopo quel che ho passato…
D_ Lasciate che ve lo dica, mi sembrate in perfetta salute. Non si spiegano con nulla di fisiologico, le vostre urla di poco fa…
R_ E’ evidente, allora, che lo strazio dell’animo ha inficiato il corpo…
D_ …Sorpreso e alquanto incuriosito.
R_ Io amo, mio malgrado. Io amo.
D_ Non mi pare sia una cosa sconveniente…
R_ Oh lo è, invece! Eccome! Soprattutto se si ama non riamati…
D_ Chi non amerebbe un artista di chiara fama come voi?
R_ Una donna, ecco chi. Una furia delle feste da ballo, una erinni dei negozi alla moda, un triste angelo caduto sulla terra proprio nel salotto di un borghese.
Un triste, fantastico angelo…
D_ Una gentildonna, a quanto posso capire…
R_ Gentile e delicata dalla punta dei piedi all’ultimo dei capelli, fuorviata, come tutte le donne, dal luccichio delle cose terrene…I soldi, la posizione, la rispettabilità…
D_ E non sono cose che potete procurarvi, forse?
R_Ma cosa volete saperne voi? Siete un medico, un pilastro della nostra comunità, vi siete trovato addosso un mestiere con tanto di codice deontologico! Io invece, un povero inutile attore, uno scrittore senza neanche un numero nella testa, pensate un po’ la tragedia!
D_ Potreste, e lo dico come consiglio professionale, badate bene, cambiar mestiere…
R_ Bel consiglio! Come se non ci avessi già pensato. Come se non ci avessi pensato ogni notte da quando ho incontrato il mio diavolo in rossetto sanguigno!Ma cosa credete, che sia facile smettere di fare l’artista? Che uno possa alzarsi la mattina e dirsi “Bene, da oggi farò il ragioniere, o il commercialista, o quello che è”, e giù a studiare a cuor leggero come se nulla fosse? Quello che faccio io non è un mestiere…E’ un destino, un porco, sporco destino…Qualcosa che ti cresce qui (si tocca il petto) e lievita sino ad impedirti di respirare. Qualcosa che non puoi buttare fuori con un colpo di tosse o con un’ingiunzione di sfratto!
D_ Lo vedo bene, ora che me lo fate notare…
R_ affranto…Che almeno voi lo vediate è già qualcosa…
D_ Non solo lo vedo, ma sono convinto, ora, di potere senza ombra di dubbio diagnosticare il vostro male.
R_ Dottore, dite sul serio? Parlate, vi prego, non tenetemi sulle spine…
D_ Ebbene, cercherò di usare un linguaggio accessibile anche ad un profano come voi. Diciamo che il cuore di un uomo è grande pressappoco così (fa il gesto con le mani), nel vostro, fino a qualche tempo fa, c’era solo una grande passione. l’arte, grande, diciamo per intenderci, come una mela cotogna, così…
R_ E quindi?
D_ Un istante. Poco tempo fa, appunto, si è affacciato sul vostro pericardio il volto della bella di cui mi dicevate, grande, immagino, circa così…
R_ Sì, all’incirca…
D_ A questo punto è assai facile tirare le somme…Il vostro non è un disturbo sentimentale, è una questione fisica: nel vostro cuore non ci stanno le donne ed il teatro, ma tutti premono per rimanere dove sono, e questo causa la vostra tabe…
R_ Terribile! Ed esiste un linimento per tale male, dottore?
D_ Per la scienza occidentale, purtroppo, siete incurabile.
R_ Abbattuto…Che almeno lo abbiate diagnosticato è già molto…
D_ Per la scienza occidentale, ho detto, ma non per me…
R_ Spiegatevi.
D_ Vedete, caro Rinaldo, siete più fortunato di quanto crediate…
R_ Lo sono?
D_ Lo siete. Recentemente ho avuto la fortuna di visitare l’oriente, patria di tutto ciò che è saggio, solo da poco contaminato dalla superbia europea…
R_ Siate rapido, vi prego, sento il dolore, che ritorna…
D_ Sì certo… Laggiù, vedete, hanno studiato i casi come il vostro, in cui un cuore solo non basta a contenere tutto l’amore di un uomo… Due donne, mi capite, o una donna e un uomo, una volta, mi è stato riferito, persino per un cavallo baio…
R_ Ah!! Tenendosi il petto
D_ Oh…E hanno scoperto questa esotica essenza (tira fuori dalla giacca una boccetta di liquido verde) che, mi è stato garantito, estirpa il problema alla radice…
Le luci si affievoliscono, i personaggi si guardano attorno smarriti.
In un angolo del proscenio, vengono illuminati Lui, Lei e Pascal. I primi sono seduti sul bordo del palco, il terzo in piedi dietro di loro.

SCENA IV 

Pascal_ Schiarendosi la voce Bene, gentile pubblico, mi dichiaro soddisfatto! Avete onorato il vostro patto come è uso fare tra gentiluomini, ed è tempo che io faccia altrettanto: non vi tedierò più con le insipide locuzioni…
Lui_ Disorientato, guardandosi avanti e rimanendo seduto, come se il pubblico fosse Pascal, Ma… Ma come? Non puoi…
Pascal_ La vostra auto si trova ancora in via Pillitteri, che nessuno ha mai spostato da dove è sempre stata, per quel che ne so, cioè un centinaio di metri da quella parte, sulla sinistra. Potete andare, se volete…
Lui_ Ma… E la tua storia? Come…Come finisce? Non vuoi raccontarci il resto?
Pascal_ sorridendo sornione, rivolto al pubblico Sapevo di averlo scelto bene…Ai due personaggi, fingendo indifferenza, Diciamo che potrei anche finire il mio racconto, se davvero vi interessasse e me lo chiedeste…
Lei fa per alzarsi spazientita, ma Lui la ferma, si fissano per un lungo attimo, dopodiché Lei sorride e torna a sedersi
…Se me lo chiedeste con gentilezza, insomma…
Lui_ Ebbene, vorremmo che tu finissi il tuo racconto, Pascal. Per favore.
Pascal_ Tutti e due?
Lei_ Un po’ più disinvolta Bhè, oramai, minuto più minuto meno… Anch’io vorrei sapere come va a finire…E poi, Mi…Mi PIACE sentirti parlare…
Lui e Pascal sorridono.
Pascal_ schiarendosi la voce Dove ero rimasto?
Via il riflettore, tornano le luci sulla scena iii

SCENA V

D_ Ehm…Come stavo dicendo…Questo liquido verdastro, estratto, mi è stato detto, dalle piante che crescono sui più inaccessibili dei picchi, che con tenacia si aggrappano alla roccia, ha la miracolosa proprietà, per contrappasso, di strappare con solerzia le passioni dalla testa di un uomo…
R_ Un filtro dell’amore al contrario…
D_ Una specie…
R_ Ma io non voglio dimenticarmi dell’arte…E nemmeno del mio amore Tulle…E non…Oh! Il petto! Quel dolore….
D_ Non lo volete adesso, perché entrambi i desideri si affollano lì dentro, ma se uno ne uscisse, non ne sentireste la mancanza…
R_ Come potete dirlo?
D_ E’ ragionevole pensarlo.
R_ Ragionevole… Quale assurdità! Io morirei senza il teatro, e morirei parimenti senza le grazie di…Ah…
D_ Potrei azzardare, e non vogliatemene, che la cosa accadrebbe comunque…
R_ Ma quale delle due… Quale delle due se ne andrà?
D_ Dipende da voi, credo… Quella a cui tenete meno, immagino… Farebbe differenza?
R_ No, certo… Come potrei scegliere, comunque…
D_ Non potreste.
R_ Ma dopo che avrò preso quel… quella cosa… Potrò continuare a vivere normalmente?
D_ Che io sappia, nessuno è mai morto dopo averla presa…
R_ Nessun asiatico, intendete, nessun orientale…
Ma se per noi europei fosse un liquido eseziale?
D_ SIGNORE! Non vedo che ci siano differenze fra gli uomini d’oriente e quelli d’occidente!
R_ Non nel corpo, certo, né nelle capacità… Ma voi stesso avete detto che quel mondo è ben lontano da questo… Il fatto che il loro linguaggio sia altro, che i nomi che usano siano estranei, che i segni che fanno ci appaiano nuovi…Non è la loro una realtà discorde da quella che chiamiamo nostra?
D_ Ammetto che insinuate nelle mie certezze un dubbio…
Ma questa è filosofia, non scienza…
R_ Dove inizia l’una e finisce l’altra?
D_…Forse, e badate bene sottolineo forse, potrei credere che nella scienza ci occupiamo di problemi più pratici: osservarli, studiarli, analizzarli, e quindi formulare ipotesi sulle loro soluzioni, ipotesi da verificare man mano con esperimenti adeguati, cercando la massima obiettività come criterio generale e la massima riproducibilità dell’esperimento come criterio euristico, in modo da potere effettuare stime ragionevoli.
La filosofia, per contro si occupa di ben più alte questioni: “Chi siamo” “Qual è l’essenza della cosa”…E lo fa per lo più con un metodo deduttivo, ideando principi ispiratori.
Lei potrebbe contestare…
R_ Che anche la filosofia, a volte, prende le mosse da problemi estremamente urgenti e concreti…
D_ …o che le due cose di cui parliamo sono state a lungo tempo una, come fu per Aristotele, e che perciò dovranno avere una radice in comune, e allora mi chiedereste…
R_ In quale anno, mese, giorno ed ora hanno cessato di essere il medesimo?
D_… Ed io non vi saprei rispondere, ma sono solo un umile dottore, non certo un pensator di professione…Comunque, per quanto il mio sapere sia modesto, di certo vi è chi sappia la risposta, e in questo sta la forza del linguaggio e del…
R_ Proprio ciò che ci separa dall’oriente: il linguaggio e l’arroganza.
D_ …Ritengo di essermi perso nelle divagazioni.
R_ Nulla di più facile, per un uomo di scienza. Ebbene, bando agli indugi! Se comunque devo morire, almeno lo farò in fretta…
allunga la mano al Dottore, per avere la boccetta…
D_ A ben pensarci, sarebbe meglio che io studiassi un altro po’ il contenuto di questa boccetta…
R_ Dottore! Non c’è tempo…gli strappa la boccetta di mano…Per Amore! 
Ciò che deve essere, sia! stappa la boccetta e ne beve un lungo sorso. Pausa.
D_ Come sta? Cosa succede?
R_ Io… Credo… ARGHH! Tenendosi il petto. Cade sullo scrittoio con grande teatralità, alza una mano…GOOD NIGHT, SWEET PRINCE, GOOD NIGHT! AND FLIGHT OF ANGEL SING YOU TO THOU DEATH! muore.
D_ correndogli accanto, auscultandogli il petto a più riprese Quale forza evocativa, quale espressività! Eppure… Oh mio… Non è possibile…alzandosi sconsolato…
E’…morto…Si rende conto della gravità dell’accaduto, si guarda attorno, fugge via. 
Si spengono le luci.





SCENA VI

Si riaccendono delle fosche luci. Parte una musica tetra ma imponente. Rinaldo immobile su di un tavolo.
Entrano due strani infermieri biancovestiti, con maschere che ricordano becchi ricurvi, portando due pali fra cui è steso un telone bianco.
Lo srotolano in modo da coprire Rinaldo alla sala, un riflettore posto alle sue spalle proietterà la sua ombra sul telone. Esplosioni di luci simulano un fortunale.
Rinaldo inizia a muoversi e a dimenarsi in una danza inconsulta che terminerà con la separazione dal suo corpo di Pascal, che quindi rappresenta il suo lato artistico, troppo forte per lasciarsi morire una volta scacciato dal suo petto.
Termina la musica. Le due ombre escono da dietro il telo, rinate.
Gli infermieri riavvolgono il telone in silenzio ed escono.

SCENA VII

Il nuovo Rinaldo, compito, si aggiusta il panciotto e si pettina con la mano; Pascal disorientato si stropiccia gli occhi
R_ Dunque eri tu. Non sei niente di eccezionale, in effetti.
Ma dov’è il medico? Quel genio, quel santo! Credo che lo inviterò alle nozze… Anzi no, gli farò fare da testimone! Credo sia giusto, e comunque non vedo nessuno più adatto alla bisogna! Ma prima devo chiamare Tulle, mi pare chiaro, ed i suoi genitori, per la domanda formale… Molto da fare e così poco tempo… Le scriverò una lettera, intanto…Si mette allo scrittoio…alza il foglio…Dunque… Cento acri di terra, una trentina di metri quadri in un attico del centro, cinquecento sterline nella banca del regno… Sì, c’è qualcosa che non mi suona molto bene, ma i concetti ci sono, direi… Bà, meglio andare…Esce…Oh, a proposito, mi sembra superfluo ricordarti di non farti trovare in casa quando rientrerò… Buon Dio, ma davvero eravamo la stessa persona? Puà!..Esce.
P_ Non era un complimento, vero?
Luci.

Atto IV

SCENA I

Lui e Lei seduti sul cartone al centro del palco, stanno ascoltando Pascal, che in realtà non è in scena.
Lui_ timidamente, sotto voce, Davvero ti piace?
Lei_ leggermente seccata Sì, e vorrei sentire, se non ti dispiace… Passino i regali sotto le suole ed i capelli umidi, ma almeno vorrei ascoltare in pace…
Lui_ C..Certo, scusami…
Momento di imbarazzo
Lei_ Ma dove è finito? Era qui un attimo fa, mi sono distratta un secondo…
Si alzano cercandolo e chiamandolo a gran voce
Lei_ dopo qualche attimo così E’ assurdo, oggi spariscono tutti…
Lui_ Impacciato…Senti, so che magari non è stata la serata che ti aspettavi, e che di solito tu non passi serate così, e che magari odi le serate come questa…
Lei_ Vuoi dirmi qualcosa?
Lui_ Io… Bhè, lo sapevo che alla fine ti sarebbe piaciuto. Dovevi solo provare, ma poi a tutti piace sentire una bella storia…
Silenzio imbarazzato…Lui estrae un foglio dalla tasca…
Ho scritto questo, pensando a te,… a noi, ecco…
Le porge il foglio..
Lei_ leggendo ad alta voce 
La bella di notte si apre alla falena, 
la nebbia striscia su dal mare;
Un grande uccello bianco, un niveo gufo,
Aleggia dall’ontano…

Scoppia a ridere, Lui la guarda, stordito Voi uomini site tutti uguali! Lo accarezza e lo bacia sulla guancia, gettando a terra il foglietto Vivete sempre con la testa fra le nuvole, nelle frasi poetiche… E’ vero, mi è piaciuto sentire quella storia, ma era solo questo, una storia, niente di reale! Sei così strano… Il mio piccolo poeta… Ride, abbracciandolo Ora portami a casa, che altrimenti chi lo sente mio padre domani… Esce, trascinandosi dietro Lui.



SCENA II

Entra Pascal, dalla parte opposta, raccoglie il foglio e legge con passione…
P_ La siepe era ancora coperta di fiori,
nessun petalo avvizzito per terra;
ma le rose selvatiche della tua ghirlanda 
erano sbiadite, e le foglie abbrunate.
Rientra Lui. Si guardano.
Lui_ Lei è andata in macchina; dice che ha freddo…
Io…Volevo ringraziarti… E presentarmi: sono Thomas, Thomas St…
Pascal_ Perché me lo dici?
Lui_ Per educazione… L’hai detto tu che l’ospite si deve presentare prima di…
Pascal_ Parole, parole… Le parole sono strumenti: possiamo prenderle, giocarci, storpiarle, usarne una o il suo contrario senza che in realtà cambi nulla, se non la nostra percezione del mondo, è ovvio… Sono altre le cose a cui dar conto si tocca significativamente il cuore
Lui_ Non Capisco…
P_ Al pubblico, con aria sorniona E chi dice che qualcuno ci debba capire qualcosa?
Luci, sipario, applausi.


FINALE

Luci di sala. Parte una marcia nuziale. Sfilano per l’applauso finale Rinaldo a braccetto con Tulle, il Dottore con i due infermieri, Lui e Lei, e infine Pascal, trascinando il regista e gettando il riso.


AM 23\07\2000

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