La Marcolfa

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LA MARCOLFA

di Dario Fo

Personaggi:

IL MARCHESE DI TRERATE

MARCOLFA, la cameriera

FRANCESCO, tuttofare

LA PRINCIPESSA, amante del marchese

GIUSEPPE, il fattore

TERESA, la fidanzata di Giuseppe e amante del marchese

GIORNALAIO

Scene:

Il salone di un castello in sfacelo, quadri con le tele strappate, la tappezzeria a brandelli: grosse macchie sui muri, un tavolo, una sedia, qualche poltrona sgangherata con le molle fuori dall’imbottito, un caminetto sul fondo, un grosso armadio su di un lato, due porte sul fondo; una a sinistra e l’altra a destra. Dappertutto polvere, ragnatele e disordine.

ATTO UNICO

All’inizio dell’atto è in scena il Marchese di Trerate, un uomo sulla quarantina dai gesti nervosi e dalla voce autoritaria. È in maniche di camicia, ma con il cilindro da passeggio in testa. Sta rovistando in un armadio alla ricerca di una giacca perlomeno dignitosa da indossare.

Marchese - (si trova verso l’armadio con l’anta destra aperta, scuote una giacca e viene investito da un nuvolo di polvere che lo fa tossire) Acc! Ct… Et… uh!… (gridando) Marcolfa… Che sporcizia! Marcolfa… Ma guarda se risponde… Si può essere più disordinati, più sciatti… Ecco la parola: sciatta… Ma che dico, sciatta; dico… ma che dico? (tossisce) Acc… ct… ct…uh… Marcolfa! (il Marchese si sposta verso il centro della scena con una giacca, intanto la vecchia Marcolfa è entrata in scena proveniente dal lato dell’armadio. Cammina a piccoli passi silenziosi, si porta in prossimità dell’interno dell’anta destra senza che il Marchese la veda e con fil di voce risponde)

Marcolfa - (quasi parlando a se stessa) Sono qua, signor marchese.

Marchese - (che evidentemente non si è accorto della sua presenza) Marcolfa, dove sei?

Marcolfa - (urlando) Sono qua!

Marchese - (sussulta e retrocede, così facendo dà un gran botto alla porta destra dell’armadio dietro la quale sta la Marcolfa che va a finire a capofitto nel mobile. La porta si richiude) Eh! Ma che succede? Allora vuoi venire qui, sì o no?

Marcolfa - (dal di dentro) Ma se lei non mi apre… come faccio a venire lì?

Marchese - Ma… ma dove sei?

Marcolfa - E dove vuole che sia?… Sono nell’armadio… sono nella…

Marchese - (sbalordito) Nell’armadio?… (aprendo la porta destra) E ti sembra questo il posto più adatto?… Il tuo posto è la cucina, non l’armadio! Avanti, esci!

Marcolfa - (uscendo con difficoltà. Sternuta) Signor marchese, io ero in cucina poi lei mi ha chiamato… mi ha… (così dicendo si spolvera le mani sotto il naso del Marchese che tossisce)

Marchese - Ahcht… E così tu saresti passata attraverso l’armadio? Ma da quando in qua c’è una porta che dalla cucina dà nell’armadio? Fa’ un po’ vedere. (scosta la Marcolfa ed entra nell’armadio sempre dall’anta destra che richiude. Sentiamo la sua voce arrivare dal di dentro) Marcolfa, sei pure bugiarda… Non c’è nessuna porta qui… (dall’armadio si ode uscire anche un’altra voce, rauca e irritata)

Francesco - Ma porco qui… porco là! State attento a dove mettete i piedi!

Marchese - E che succede ancora? (così dicendo balza dall’armadio, dall’anta destra)

Francesco - Sono io che domando cosa succede. Vorrei vedere se qualcuno vi venisse a mettere i piedi in faccia proprio mentre vi state facendo un sonnellino. (così dicendo sbuca fra i vestiti massaggiandosi il naso)

Marchese - Ma bene, Francesco… anche tu là dentro… (rivolto alla Marcolfa) Ah… adesso capisco… Ma non vi vergognate!… Così brutti che siete… in un armadio, poi!

Marcolfa - Glielo avevo detto anch’io che non stava bene… Ma lei lo conosce come è fatto Francesco… Ha i suoi gusti… Dice che piuttosto che sdraiarsi nel fienile, lui ci rinuncia…

Marchese - Ci rinuncia?!

Francesco - (rispolverandosi la giacca sotto il naso del Marchese) Sicuro che ci rinuncio! Sul fieno ci vadano le bestie, io sono un uomo… un uomo libero, e dal momento che i creditori del signor marchese mi hanno fregato il letto, ho il diritto almeno di dormire in un armadio!

Marchese - (piano, piano si avvicina in prossimità dell’anta destra dell’armadio) Ma bravo Francesco! Alziamo anche la voce, adesso. Fra poco dovrò chiederti il permesso di entrare in casa mia. Già, qui sei tu il padrone: dormi nell’armadio… ti metti la mia giacca, l’unica buona che mi rimane, entri e esci dalla porta padronale con la gerla dello strame, insozzi dappertutto!… E come insozzi tu insozzano pochi!…

Marcolfa - (si avvicina in prossimità dell’anta destra dell’armadio) Eh, sì… Francesco, il signor marchese ha ragione… Ti conviene chiedere scusa…

Francesco - Ah, ti ci metti anche tu, adesso? E allora sapete cosa vi dico? Che, o la piantate di far ramanzine e va bene, o un giorno o l’altro vi sbatto la porta in faccia a tutti quanti e me ne vado… (e così dicendo dà un gran colpo alla porta destra dell’armadio che fa andare i due a capofitto nell’interno del mobile)

Marchese - Mascalzone! Farabutto! Questa me la paghi! (Francesco è appena uscito quando alla porta d’ingresso si sente suonare la campanella. Il Marchese si affaccia guardingo dall’anta destra dell’armadio) Chi può essere?

Marcolfa - (facendo capolino fra le giacche del Marchese) Scommetto che è quel bestione di Giuseppe, il fattore… Era venuto due o tre ore fa… era fuori dalla grazia di Dio… ha detto che, se quando tornava, quel disgraziato… (esce dall’anta destra dell’armadio)

Marchese - Chi è il disgraziato?

Marcolfa - Il disgraziato è lei.

Marchese - Ah! È vero… Marcolfa, come ti permetti…

Marcolfa - Io non mi permetto, è lui che si è permesso… e senza neanche aspettare che gli si dicesse avanti…

Marchese - Ah, sì?… Bene, bene, dovrà chiedermi scusa in ginocchio!

Marcolfa - Bene, bene… Adesso vado ad aprire, così gli facciamo chiedere scusa in ginocchio… gli facciamo…

Marchese - (trattenendola per un braccio) Adesso non esageriamo… proprio in ginocchio… Non bisogna essere troppo duri con i dipendenti…

Marcolfa - Troppo duri? Se quello riesce a metterle le mani addosso… (inizia uno sternuto, ma il Marchese glielo blocca mettendole una mano sul naso)

Marchese- Le mani addosso?… Non permetterò… Non permetterò mai simili cordialità a un fattore, né a lui né agli altri ventotto creditori che mi danno la caccia! (il Marchese toglie la mano dal naso della Marcolfa, la Marcolfa sternuta innaffiando la faccia del Marchese)

Marcolfa - Ventinove, prego, perché, se non le spiace signor marchese, ci sono anch’io… che è qualcosa come trentasei mesi che non vedo il becco di un quattrino…

Marchese - Sì, sì, va bene… Ma adesso va’ ad aprire prima che quell’energumeno butti giù la porta… e intanto io sto qui dentro e non mi muovo. (entra nell’armadio dall’anta destra che rimane aperta) Gli dirai che non ci sono… Chiudi, e muoviti ad aprire.

Marcolfa - Ma allora, apro o chiudo?

Marchese - (esce dall’armadio) Apri qui e chiudi là… cioè… chiudi questa e apri quella… cerca di sbrigarti… e di capire le cose che dico… (rientra)

Marcolfa - Sì, sì, basta che lei non mi gridi…

Marchese - (riesce) E chi ti grida… su spicciati! (rientra)

Marcolfa - Allora non mi grida?…

Marchese - (si affaccia dall’armadio sforzandosi di rimanere calmo) No, non ti grido…

Marcolfa - Ah be’, se non mi grida, allora… (dà un terribile spintone all’anta aperta che va a sbattere proprio sulla faccia del Marchese. L’armadio oscilla paurosamente mentre dall’interno giungono imprecazioni ed urla di dolore)

Marchese - Ahiuohiaiahi… Marcolfa… disgraziata… cammellona… maledetta… nasona…

Marcolfa - Ecco lo sapevo… l’avrei giurato… (avvicinandosi verso la porta d’ingresso che si trova sul lato sinistro) Dice: no, no, io non grido… io grido?… e chi grida?… E poi… Marcolfa! (imita la voce roca del Marchese) Disgraziata… maledetta… nasona… cammellona… Dico io, si dice: cammellona? No, non si dice cammellona, si dice: cammella, si dice… cammellina… (si rivolge con tono sguaiato all’ingresso da dove giunge il suono inesistente della campanella) Vengooo!… Rompiscatole maledetto!… (ma appena aperta la porta i suoi modi diventano ossequiosi) Oh… mi scusi signora… maestà… principessa… altezza… (continua a fare inchini retrocedendo, entra una signora vestita in modo piuttosto vistoso, piume e merletti con il viso nascosto da un velo che subito scioglie mostrando il volto aristocratico)

Principessa - Oh Marcolfa, per carità… che non si venga a sapere, sono qui in incognito… Se a corte trapelasse qualcosa della mia relazione con quel disgraziato del tuo padrone…

Marcolfa - (sghignazzando divertita) E tre…

Principessa - E adesso? Dov’è?

Marcolfa - Chi, quel disgraziato? S’accomodi: è qui, nell’armadio…

Principessa - Nell’armadio? E che ci fa nell’armadio?… È impazzito?

Marcolfa - Sì, sì principessa… il disgraziato è impazzito… (bussando all’armadio) Si può?… Signor disgr… signor marchese, c’è qui la sua amica…

Marchese - Chi… quale amica?…

Marcolfa - No, non la morosa del fattore… la principessa… (quest’ultima ha un moto di stizza)… La faccio accomodare?

Marchese - Ma certo, che cosa aspetti?…

Marcolfa - (aprendo la porta destra dell’armadio e sospingendo la Principessa) S’accomodi… altezza…

Marchese - Ma che succede? (affacciandosi. Capocciata) Oh principessa… vogliate scusare…

Principessa - Ma come! Cosa fate lì dentro?

Marchese - (imbarazzato) Vi spiegherò, principessa. (si sente di nuovo suonare alla porta) Accidenti, chi può essere ancora?

Marcolfa - Faccia presto per carità… Questa volta è proprio Giuseppe.

Principessa - Oh mio Dio… sono perduta… Se a corte si venisse a sapere… Dove posso nascondermi?

Marchese - Entrate qui, principessa. (indica l’armadio; il Marchese vi entra seguito dalla Principessa; il Marchese sosta nella parte sinistra mentre la Principessa sosta nella parte destra) Un nascondiglio sicuro. E tu, Marcolfa, vai a vedere chi è… Muoviti!

Marcolfa - Ho capito, mi muovo! (così dicendo scaraventa la porta che batte sul sedere della Principessa facendola volare nell’armadio)

Principessa - Ahiiouhaiohai!

Marcolfa - Adesso rigrida. (conta sulle dita il passaggio di tre secondi come per l’attacco di un coro, poi all’unisono col Marchese)

Marchese - Marcolfa, disgraziata, cammellona, maledetta…

Marcolfa - (sola) Nasona… (più forte) Nasona… Signor marchese, si è dimenticato il nasona. (campanello) Vengo! Prima mi dice apri… poi mi dice chiudi… Io chiudo e lui: ohi… ohi… ohi! (apre la porta. Appare una donna: la fidanzata del fattore)

Teresa - Che c’è, Marcolfa?… Ti senti male?

Marcolfa - Io no, è il signor marchese.

Teresa - Povera stella… dov’è?

Marcolfa - Nell’armadio.

Teresa - Nell’armadio?

Marcolfa - Be’, che c’è di tanto strano?… Uno adesso non può più stare dove gli pare e piace, non può? Piuttosto, cara la mia Teresa, ti conviene sloggiare perché c’è qui la signora principessa e se ti trova, quella ti strozza… (durante questo dialogo la Marcolfa accende le candele, seguita dalla Teresa)

Teresa - Perché? È venuta a sapere che io e il signor marchese?… Ma dov’è la principessa?

Marcolfa - E dove vuoi che sia?… nell’armadio!

Teresa - Svergognati, nell’armadio!

Marcolfa - Be’, svergognati… Sono un po’ originali, come tutti i nobili, del resto.

Teresa - Sarà originale ma è così scomodo… Io per esempio col mio Giuseppe… non c’è pericolo…

Marcolfa - Col Giuseppe c’è e come il pericolo!… È stato qui un due ore fa… era fuori della grazia di Dio…

Teresa - Ha scoperto che io e il marchese… Oh, Dio!

Marcolfa - No, no, oh Dio, non ancora… Per adesso ce l’ha con il marchese solo per via che non lo paga… Ma se fra poco torna e ti trova qui… (risuona il campanello e questa volta in un modo piuttosto violento) Eccolo, stavolta è proprio lui… Ah, ah, adesso ridiamo.

Teresa - No, ti prego, non ridiamo adesso… Dove posso nascondermi? Aiutami tu…

Marcolfa - Nell’armadio! (apre tutte e due le ante dell’armadio) Signor marchese, principessa… disturbo? Ci sono visite… Dai, Teresa, entra. (così dicendo la spinge)

Teresa - (ancora fuori dell’armadio in prossimità dell’anta sinistra, ma in atteggiamento per entrarvi) Disturbo? Scusate, ma sta arrivando il mio fidanzato.

Principessa - (esce dall’armadio con una tazza da caffè in mano, rimestando freneticamente con cucchiaino nella tazza) Ma che storie sono queste… Marchese, voi mi dovrete spiegare…

Marchese - Vi spiegherò principessa… (prende la Principessa e l’accompagna nell’armadio prima di lui; urlando) Marcolfa!

Marcolfa - Ho capito… (e dà il solito colpo alla porta sinistra dell’armadio scaraventando Teresa nell’interno) E adesso grida!… (attende contando. Ma non succede niente) Oh! Stavolta incomincia a migliorare… così mi piace. (dà un potente colpo all’anta destra dell’armadio dietro al quale si intravede il Marchese, non fa in tempo a finire la frase che subito si ode l’urlo del Marchese)

Marchese - Elefante!

Marcolfa - Elefante?… Esagerato!… (fa un gesto di disappunto, poi, rivolgendosi alla porta d’ingresso dalla quale giunge sempre più insistente lo scampanellio, urla sguaiata) Vengooo! (riprendendosi gentile) Oh… caro signor Giuseppe, la stavamo aspettando…

Giuseppe - (entra furibondo) Dov’è quel…

Marcolfa - Disgraziato? Volevo dire, il signor marchese?

Giuseppe - Non mi dirai che è uscito un’altra volta!… Marcolfa, guardami negli occhi!

Marcolfa - (prende la candela e cerca di far chiaro all’occhio di Giuseppe) Guardo subito… Guardi in alto… C’è un bruscolo… è la stagione…

Giuseppe - Ma che cosa fai con i bruscoli?… E va bene, se è uscito lo aspetterò, dovrà pur tornare!… Anzi, siediti anche tu, mi terrai compagnia!… (così dicendo raccoglie un giornale che sta sul tavolo)

Marcolfa - Grazie. Lei sì che è gentile… (afferra la sedia sulla quale si stava accomodando Giuseppe, questi si trova lungo disteso sul pavimento. La Marcolfa raccatta il giornale, lo gira e lo rigira tra le mani) È il giornale di oggi?… Voglio vedere se sono usciti i numeri della lotteria di Vienna… Veramente io i numeri li so contare ma non li so leggere… mi guardi lei che ha studiato… che ha fatto l’asilo… Aspetti che la faccio accomodare… qui c’è una bella poltrona… l’ultima che c’è rimasta… Era quella del povero nonno del signor marchese… Gli piaceva tanto, povero vecchietto… come gli piaceva questa poltrona… ci è morto sopra… Si accomodi… è comodissima… (il fattore si rialza dolorante e afferra il giornale. Si risiede ma la poltrona va in pezzi)

Giuseppe - Di’ un po’, Marcolfa… per quale motivo ti interessa tanto la lotteria di Vienna?

Marcolfa - Ho fatto una mattata… ho comprato un numero vincente…

Giuseppe - E che ne sai tu se è il numero vincente?

Marcolfa - Se le dico che è il numero vincente… è logico che è il 358989…

Giuseppe - (ridendo divertito) Ah, ah, eh già che è logico! Se è vincente… (apre il giornale) deve essere per forza il 358989… (spalanca gli occhi fulminato e si lascia cadere di schianto sulla sedia nell’atto in cui la Marcolfa la sta spostando e va un’altra volta disteso per terra) Oh, Dio, Dio… (si tocca la fronte) La testa… oh, la testa… che testata!

Marcolfa - Eh sì, eh! Questi colpi di seduta rispondono al cervello… (aiutando Giuseppe a rialzarsi) Su, su… Poverino, è tutto gelato… Aspetti, le vado a prendere una cosa calda da annusare… un po’ di vapore che fa bene allo stomaco… Vengo subito. (esce)

Giuseppe - (si siede e legge il giornale) È proprio il 358989… roba da matti! Guarda un po’ se una fortuna simile doveva capitare ad una cammellona, nasona come la Marcolfa… Mille lire tutte in una volta!… Mille lire! Roba che ci si compera il Piemonte e il Lombardo-Veneto tutt’in blocco!… Cosa se ne fa poi la Marcolfa, del Lombardo-Veneto tutto in blocco!… (in quel momento è apparso Francesco con una gran gerla in spalla. Si ferma ad ascoltare, poi si avvicina alle spalle di Giuseppe) Sola com’è… Be’… veramente proprio sola non è… ci ha quel rimbambito di Francesco. È trent’anni che sono fidanzati, quei due, ma vigliacco se lui si è deciso una volta a chiederla in moglie. Ma adesso, per quanto idiota, si deciderà a sposarla. Beato lui!… (estrae un grosso sigaro, lo mette in bocca, ne spezza la cima e la getta alle spalle, proprio in faccia a Francesco; poi, sempre parlando, accosta il sigaro al candeliere che sta sul tavolo. Francesco glielo allontana con il bastone finché Giuseppe perde l’equilibrio e va a sbattere la faccia sul tavolo. Francesco raccatta il sigaro, lo accende e poi lo depone sul tavolo) Potessi essere io al posto suo, e perché no? Sono certo meglio io del Francesco!… (Giuseppe si è alzato e vede il sigaro sul tavolo) Ah, è qui… E perché non potrei essere io al posto di quell’imbecille? (Francesco capovolge il sigaro) Sono certo meglio di Francesco io… Se non altro più furbo… (così dicendo mette in bocca il sigaro dalla parte accesa. Sacramenta, sputa, strofinandosi le labbra scottate, Francesco ride e si nasconde dietro il tavolo) Accidenti! Eppure mi sembrava che fosse spento! Piuttosto mi dimenticavo della Teresa… Se quella viene a sapere una cosa simile mi cava gli occhi!… E che importa! Con una dote così me ne compero trecento di occhi! Ma che dico, trecento! Trecentoventuno occhi, trenta nasi e venti orecchie! (entra Marcolfa con un bacile di acqua bollente dal quale escono nuvole di vapore, rimane impressionata dai discorsi assurdi di Giuseppe)

Marcolfa - Oh, santa Gertrude! Gli è presa la mattana per via della seduta! Presto, signor Giuseppe, annusi il vapore… Annusi, signor Giuseppe! (Giuseppe abbassa il bacile che viene a trovarsi all’altezza del sedere) Lo deve annusare con la testa… se no, non passa… (Giuseppe sta per prendere il bacile) Attento che brucia!

Giuseppe - (con enfasi teatrale, prendendo il bacile, appoggiandolo sul tavolo e quindi afferrandole le mani per baciarle) Oh, grazie, Marcolfina… Sei un angelo!

Marcolfa - Cosa sono io?

Giuseppe - Un angelo.

Marcolfa - Un angelo?

Giuseppe - Marcolfinettuccia, ma lo sai che, guardandoti bene e a lungo, sei anche carina?

Marcolfa - Carina? Anche di profilo?

Giuseppe - (fra sé) 358989. (forte) Sì, anche di profilo.

Marcolfa - Grazie, signor Giuseppe. Piuttosto, ha guardato se, delle volte, è uscito il mio numero vincente?

Giuseppe - No, Marcolfuccia, non ancora. Ma ti prego, non farti illusioni, c’è la probabilità fra un milione che esca quel numero.

Marcolfa - No, è il numero vincente.

Giuseppe - A proposito, fammi vedere il biglietto. Dove l’hai nascosto? (così dicendo, se la mette a sedere sulle ginocchia)

Marcolfa - No… non sta bene, signor Giuseppe. No… no…

Giuseppe - (appoggia il gomito sul tavolo proprio nel momento in cui Francesco avvicina il bacile al punto stesso) Accidenti! (e il gomito di Giuseppe entra nell’acqua bollente)

Marcolfa - Che le succede?

Giuseppe - (scattando in piedi, e in questo modo la Marcolfa si trova a sedere per terra) Dio, come brucia!

Marcolfa - (toccandosi il sedere) Brucia?

Giuseppe - Brucia… brucia…

Marcolfa - Non esce neanche il fumo…

Giuseppe - Ma brucia lo stesso…

Marcolfa - Sarà la primavera!

Giuseppe - Piuttosto, angioletto mio, dimmi, dove hai nascosto il biglietto?

Marcolfa - Il mio bigliettino vincente… l’ho nascosto in un posto molto sicuro… l’ho messo qui… (sfila una scarpa dalla quale estrae il biglietto) Così, sono sicura che non lo perdo… e poi mi serve anche da soletta… Eccolo qui!

Giuseppe - Ah, birbacciona!

Marcolfa - Adagio che si rompe…

Giuseppe - (afferra con rapidità il biglietto e lo legge) Lotteria di Vienna, numero 358989… È proprio lui (così dicendo si siede sulla sedia proprio nel momento in cui Francesco appoggia sulla stessa il bacile dell’acqua bollente) Ah!

Marcolfa - Oh, signor Giuseppe! Lo deve annusare con la testa… se no non le passa.

Giuseppe - Dio, che male! Non ne posso più. (intanto Francesco afferra il biglietto e lo esamina, poi lo rimette in mano a Giuseppe che in quel momento, preoccupato, lo sta cercando) Oh, meno male, è qui! (lo bacia, poi, ricordandosi che è servito da soletta, guarda la scarpa sgangherata della Marcolfa)

Marcolfa - Mi ridà il mio biglietto? Sa, mica per altro, ma gliel’ho detto che serve anche da soletta.

Giuseppe - È la più bella soletta che abbia mai visto! Senti, perché non me la presti per qualche giorno? Ci ho anch’io uno stivale che mi fa male… (così dicendo si toglie lo stivale del piede sinistro e lo getta a terra)

Marcolfa - (strappandogli il biglietto di mano) Oh, mi dispiace, ma non posso… Sa, le solette sono roba troppo personale… Le do tutto quello che vuole, ma la soletta proprio no… la mia mamma non vuole…

Giuseppe - Tutto quello che voglio?

Marcolfa - Sì.

Giuseppe - Marcolfinuccia, guardami negli occhi! (intanto Francesco mette in terra la bacinella in prossimità del piede sinistro di Giuseppe)

Marcolfa - Guardo subito… (afferra il candeliere che si trova sulla specchiera e lo avvicina all’occhio di Giuseppe) Ci sono i bruscoli… è una stagione tremenda…

Giuseppe - Ma che cosa fai ancora con la candela?… (mette il piede nella bacinella) Il piede!

Marcolfa - Lo deve annusare con la testa! Come fa a non capire le cose?

Giuseppe - Basta, Marcolfa… ascoltami… Tu lo sai per quale motivo sono qui?

Marcolfa - Per sfasciare la faccia al signor marchese se non paga subito…

Giuseppe - Ma allora tu, Marcolfinettuccia, non mi conosci! Sono qui per chiederti… se vuoi diventare mia moglie!

Marcolfa - Mamma… Moglie?

Giuseppe - Moglie.

Marcolfa - Mamma… Moglie come dire chiesa, prete, matrimonio… bambini?

Giuseppe - Sì.

Marcolfa - Nonna!!

Giuseppe - Marcolfinettuccia… guardami negli occhi e dimmi di sì…

Marcolfa - Sì, sì… (cantando) Ci sposeremo in april, fra i fiori gentil dei mari sottil… (escono ballando e cantando. Francesco li precede e li sgambetta. Fuori scena, grandi rumori di cadute. Francesco esce sghignazzando)

Marchese - (uscendo dall’anta destra dell’armadio) Se n’è andato finalmente quell… Achthou! (tossisce)

Principessa - (uscendo anche lei dall’anta destra dell’armadio assieme a Teresa) È tempo, credo… Achthou!… che mi rendiate soddisfazione di questa odiosa promiscuità.

Teresa - Ehi… Achthou!… piano con le parole. (a questo punto tutti e tre all’unisono fanno un fragoroso sternuto con relativo “salute”, “grazie”, “prego”) Chi sarebbe vergognosa e promiscuità?

Marchese - Calma, per carità… non equivochiamo, principessa… È mio dovere svelarvi un segreto piuttosto delicato…

Principessa - Non è un segreto.. quello che state per svelare, marchese, lo sanno tutti che siete perseguitato dai creditori.

Marchese - No, non perseguitato dai creditori… questa è una voce che io stesso ho messo in giro appunto per mascherare agli occhi indiscreti il continuo andirivieni… Insomma, principessa, io sono affiliato alla carboneria!

Principessa - Alla carbo… che?

Marchese - Neria… carboneria. Sono un patriota e quindi perseguitato dalla polizia… Ecco perché mi avete trovato nell’armadio. Tutti i patrioti, chi più, chi meno, vanno negli armadi. (durante questo dialogo i personaggi a turno voltano le spalle al proscenio. Ci si accorgerà che ciascuno porta appesa alla schiena una stampella con tanto di giacca)

Principessa - Voi?… Un patriota?… E non vi vergognate?

Marchese - E perché dovrei vergognarmi?

Teresa - Ha ragione la signora principessa, dovrebbe vergognarsi, eccome…

Principessa - Io vi sapevo sciagurato, pieno di debiti, dalla condotta riprovevole e se vogliamo anche un po’ scorretta, ma addirittura patriota… che delusione!

Teresa - Eh, certo che è grave… Un marchese che si mette contro quella brava gente degli austriaci, così cattivi che sono…

Principessa - Marchese, mi fate pena e orrore nello stesso tempo… e pensare (scansa la Teresa che la intralcia) che ero venuta qui con l’intento di concedervi la mia mano. Oh, grave errore avrei commesso…

Marchese - La vostra mano?… Oh, principessa, perdonatemi, vi prego, ditemi quello che volete io faccia per riparare… Lo so, ho sbagliato, ma dovete capire, ero tanto giovane ed inesperto… poco fa… Ma saprò redimermi ai vostri occhi. Mi arruolerò di nuovo nel reggimento degli Ussari del maresciallo Radestzky… In quell’armadio c’è ancora la mia uniforme, la mia spada, ammazzerò tutti i garibaldini che vorrete… Anzi, andrò a Roma e mi arruolerò nelle guardie svizzere. Vedrete come sarò bello vestito a righe gialle e blu, col basco e le piume.

Principessa - Troppo tardi, ormai… Addio, addio per sempre… (si allontana, senza più fermarsi, verso l’uscita e mostra la giacca appesa dietro la schiena)

Marchese - Principessa… la mia giacca…

Teresa - (atteggiandosi a copia della Principessa e seguendola a ruota) È troppo tardi… addio, addio per sempre… per sempre addio, addio, addio… (mostra a sua volta la giacca)

Marchese - (disperato) Due giacche… Ben mi sta… L’ultima speranza che mi rimaneva per salvarmi dal disastro, dalla galera… eh già, perché ormai, se non pago entro la fine del mese sarà la fine davvero… quelli non scherzano… Dio, come sono caduto in basso… (si lascia cadere sulla sedia che si schianta sotto il suo peso e lo manda a finire a gambe all’aria) …sempre più in basso… (entrano la Marcolfa e Giuseppe)

Marcolfa - Anche lui una testata… povero signor marchese!

Giuseppe - Marchese, buon giorno… finalmente la trovo…

Marchese - (con voce desolata) Sì, Giuseppe, mi hai trovato, e non avere paura; adesso non scappo più, sfascia pure tutto quello che vuoi… ammazzami se ti fa piacere…

Giuseppe - (aiutandolo a mettersi in piedi) Ma caro marchese, su con la vita… oggi è un giorno meraviglioso… c’è il sole… gli uccelli cantano e le campane suonano…

Marchese - (sempre più desolato) Sì, a morto…

Giuseppe - A festa… a festa… signor marchese, perché io mi sposo… sempre se lei permette, vero Marcolfina? (e le cinge la vita)

Marcolfa - (schernendosi e facendo mossettine da giovanetta ai primi palpiti) Ehi, Giuseppinettuccio… mi turbi… mi turbi…

Marchese - (che si è messo a sedere su una delle poltrone, con le spalle rivolte ai due e non ha notato la scena) Beato te, Giuseppe! Ti faccio i miei auguri. La Teresa è una brava ragazza, in fondo, e sono sicuro che, sempre in fondo, ti troverai bene.

Marcolfa - (vezzosetta) Ma il Giuseppe mica sposa la Teresa… La Teresa pensa solo a farsi bella, non è la moglie ideale…

Marchese - E allora chi sarebbe la moglie ideale?

Marcolfa - Come chi sarebbe?… La moglie ideale sono io!

Marchese - Chi?

Giuseppe - Sicuro, la Marcolfa… voglio che lei mi dia il permesso di sposarla…

Marchese - (sta per venir meno, ma Giuseppe lo sorregge) Giuseppe… che ti è successo… ti senti bene?

Giuseppe - Mai sentito meglio, signor marchese…

Marchese - Dimmi la verità… (alla Marcolfa) Che gli è successo?

Marcolfa - Forse è che la seduta gli ha risposto al cervello?

Giuseppe - Macché seduta… signor marchese! O mi dà il consenso lei o me lo prendo io… Tanto la Marcolfa è maggiorenne, no?

Marcolfa - Signor marchese, glielo dia il permesso… perché se no il Giuseppe mi rapisce.

Marchese - Tu la rapisci?

Giuseppe - Sì.

Marcolfa - E poi dopo bisognerà sposarci in fretta e furia… invece io vorrei sposarmi bene, con tanti fiori… in bianco…

Giuseppe - In bianco?

Marcolfa - Sì, in bianco, Giuseppino… in bianco… Non te l’ho mai detto, ma… tu sei il mio primo amore!

Marchese - Ah ah… in bianco… sarà proprio un bello spettacolo… con i fiorellini… magari sul naso… Ci sarà da ridere per un mese!

Giuseppe - E ci può essere da ridere anche per un anno… perché riderà bene chi riderà ultimo… (afferrandola di nuovo per la vita) Cara la mia Marcolfina… sposati come vuoi… in bianco, in rosso, in giallo, a pallini…

Marcolfa - No, a pallini no!

Marchese - Andiamo! Un matrimonio a pallini quando mai? No! (si rende conto che Giuseppe ha uno stivale solo)

Marcolfa - Signor marchese, adesso con il suo permesso vado un momentino di là in cucina… a piangere un po’ tanto per sfogarmi… perché ho un magone qui che mi sento soffocare, mi sento… E poi devo dirlo anche a Francesco… chissà come sarà contento anche lui, povero Francesco! Soffriva tanto all’idea di dovermi sposare, poverino! Be’, signor marchese… con permesso… Giuseppinettuccio?

Giuseppe - Cosa c’è?

Marcolfa - Con permesso.

Giuseppe - Marcolfinettuccia!

Marcolfa - Eh? (Giuseppe le butta un bacio) È un bacio?

Giuseppe - Sì.

Marcolfa - Per me?

Giuseppe - Già!

Marcolfa - Grazie! Signor marchese, sono contenta… signor marchese, sono contenta… (esce piangendo)

Marchese - Giuseppe… ti avverto che se è uno scherzo… ti ammazzo come è vero che sono un Trerate… (gli punta contro lo stivale che ha raccolto da terra come se fosse una pistola)

Giuseppe - Non facciamo scherzi, marchese.

Marchese - No, è scarica… poi ho messo la sicura, stai tranquillo.

Giuseppe - Non abbia paura, signor marchese… non c’è nessuno scherzo… Anzi, per dimostrarle quanto siano seri i miei propositi, la autorizzo, nel caso non tenga fede ai miei impegni, a non tenere fede ai suoi verso di me…

Marchese - Vuoi dire che non ti dovrò più un soldo del mio debito?

Giuseppe - Sicuro, e lei sa che, a differenza di qualcun altro, ho una parola sola…

Marchese - Senza allusioni ai presenti, vero? Ad ogni modo, io ti conosco da ragazzo, Giuseppe… e so che non sei matto… Quindi, se ti sei deciso a voler sposare la Marcolfa… ci deve essere sotto una ragione molto importante… Fuori il rospo… (gli punta l’indice minaccioso)

Giuseppe - Non c’è nessun rospo. (parando la stoccata del dito del marchese quasi fosse una spada)

Marchese - La rana.

Giuseppe - Non c’è la rana.

Marchese - Il girino.

Giuseppe - Non c’è girino… (iniziano un vero e proprio duello incrociando gli indici) Non c’è nessuna ragione importante. C’è soltanto che la Marcolfa è la moglie che mi ci vuole… lavora come un mulo, mangia come un pulcino…

Marchese - …dorme come un ghiro ed è stupida come una gallina… Eh no, caro… non me la dai a bere… e poi ti sei tradito tu stesso, quando hai detto: riderà bene chi riderà ultimo… di che cosa riderai, per ultimo?

Giuseppe - La pensi come vuole, signor marchese… (produce un affondo e colpisce il marchese all’altezza del panciotto) Per me… (estraendo l’orologio dal taschino del panciotto) Accidenti, sono già le undici… bisogna che faccia una corsa in municipio per le carte, e poi dal parroco… Mi scusi, signor marchese… e tanto piacere di averla rivista… e grazie per il consenso… Mi saluti tanto la sua fidanzatina e… a presto!

Marchese - (poco convinto) Sì, sì, a presto… (Giuseppe esce. Il Marchese rimane solo. Fa per risedersi sulla poltrona ma ci ripensa e si siede cautamente su un’altra. Vede il giornale, lo raccatta e sopra pensiero comincia a sfogliarlo) Che giornata… in neanche un’ora ho perso la fidanzata, l’amica, la governante… due giacche… e forse non è ancora finita…

Francesco - (togliendosi il cappello) Signor marchese…

Marchese - Ah… sei tu Francesco… Di’ pure… Hai saputo della Marcolfa che…

Francesco - Sì, sì, l’ho saputo… e io sono venuto qui proprio per dirle… che se insomma… per lei fa lo stesso… io vorrei andarmene…

Marchese - Lo dicevo io che non era finita… Ma scusa, a parte i soldi che non ti do… cosa ti manca?… Il letto?… Non sarà per una simile sciocchezza…

Francesco - No, no, non è per la sciocchezza… è che… adesso che la Marcolfa si sposa col signor Giuseppe, ecco io non ci voglio più stare…

Marchese - Ma perché… non mi dirai che sei geloso… non ti lamentavi sempre per il fatto che la Marcolfa non ti lasciava in pace per il matrimonio?

Francesco - Ma vede, signor marchese… è proprio per quello… io qui ho da mangiare, da bere, da fumare e qualche volta perfino da dormire… lei è tanto buono che non s’accorge mai di niente… neanche quando le rubo sul raccolto… e sulle galline…

Marchese - Sulle galline?

Francesco - Sì, insomma… sotto le galline… le uova voglio dire…

Marchese - Ah, grazie per avermi giudicato buono, invece che stupido.

Francesco - A chi stupido! (lo afferra per il bavero)

Marchese - Ma che ti succede?

Francesco - Ma non vede che a momenti si sedeva sulla bacinella? Lei dice che io devo darle dello stupido, ma io invece ci dico che se un padrone si lascia rubare così bene come fa lei, senza neanche dire “ba” allora si deve dire che un padrone liberale…

Marchese - Ah, questo non lo sapevo… Ma scusa, che c’entrano questi discorsi con la Marcolfa? Non ci saranno di mezzo anche i liberali, delle volte?

Francesco - Eh sì, perché chi dice liberale dice libertà, non è vero, forse, signor marchese?

Marchese - Libertà?

Francesco - Sicuro, proprio la libertà… Perché se per esempio io adesso ci do una forcata in un occhio così… (fa il verso di portargli, con la forca che tiene in mano, un fendente sull’occhio)

Marchese - Ehi, piano, Francesco, sei impazzito?

Francesco - No, ma io facevo per esempio… Ma se lei non vuole… facciamo anche senza.

Marchese - Sì, sì, facciamo senza!

Francesco - Allora, dicevo, se io ci do una forcata… lei dopo si lamenta…

Marchese - Eh, credo bene!

Francesco - Ecco, vede allora che vuol dire che lei è libero di lamentarsi… che se invece non si lamenta allora voleva dire che non era libero, è chiaro, no?

Marchese - Ah, chiarissimo… Ma che c’entra dico io tutto questo con la Marcolfa? Che c’entra, dico io?

Francesco - E invece, dico io, c’entra e come! Adesso che io non ci ho più la Marcolfa, mi dice lei signor marchese come faccio a lamentarmi? Che non ho più nessuno che mi fa fare i lamenti?

Marchese - Come, la Marcolfa ti dava le forcate negli occhi?

Francesco - Peggio, signor marchese… si vede che lei non ha provato a fare il moroso della Marcolfa. Sapesse che rompiscatole è! Ad ogni modo, siccome io voglio essere un uomo libero, come dicevo, ecco perché le dico che me ne voglio andare: in un posto dove ci sia qualcuno che mi fa lamentare per la libertà!

Marchese - Ma siete proprio impazziti tutti questa mattina!!! E va bene… vattene, vattene anche tu… tanto lo so, con te è inutile ragionare… quando ti sei messo in testa una cosa!… Piuttosto, ti volevo chiedere un’informazione. Tu che conosci la Marcolfa più intimamente di quanto non sia per me, tu sai che abbia qualche fascino nascosto?

Francesco - Qualche fascino cosa?…

Marchese - Nascosto… sì, insomma, qualche qualità di pregio…

Francesco - Ma, non so… se è una qualità quella di essere brontolona, rompiscatole e addirittura matta per le lotteria, il lotto e compagnia bella… Si figuri che per comperare il biglietto della lotteria di Vienna ha impegnato quasi tutto il suo corredo da sposa!

Marchese - Ma è davvero matta… e tu non le hai detto niente?…

Francesco - Come, non ho detto niente? Ho detto sì… Ma era come parlare con un’invasata… “È il biglietto vincente,” gridava… “il 358989 è il numero che verrà fuori… l’ho comprato di venerdì da un gobbo con tredici lentiggini sul naso… vedrai se non esce il 358989!” Quando ragiona con quella testa!…

Marchese - (divertito, sempre sfogliando il giornale) … Ah, ah, certo ti sarà difficile trovarne un’altra come la Marcolfa… (sbarrando gli occhi) Cosa?… Ma è impossibile… Hai detto 358989?

Francesco - Sì… perché?… Perché è impossibile?…

Marchese - (riprendendosi) Sì, dicevo… è impossibile essere più… più matti di così… sentirsi sicuri che uscirà… un numero così stupido… come il 358989… non è un numero stupido forse?…

Francesco - Ah sì… è proprio stupido… Allora, signor marchese, io posso cominciare a fare le valigie… come si dice…?

Marchese - (guardando sempre attonito il giornale) Sì, sì… fai pure… come si dice… Dov’è la Marcolfa adesso? Valla a cercare e dille di venire qui che le debbo parlare…

Francesco - Va bene, signor marchese, vado subito… (esce)

Marchese - Ah, caro Giuseppe… adesso capisco perché tanto slancio d’amore… tu vuoi sposare la vecchia per i suoi quattrini… non l’hai pensata neanche male… ma te la darò io la moglie ideale! Prima di tutto dirò alla Marcolfa come stanno le cose… chissà che faccia farà… la Marcolfina… se penso che quel mascalzone… se non me ne fossi accorto in tempo si sarebbe goduto una cosa come… vediamo un po’… (guarda il giornale) Mille… mille lire!… No!… Non è vero… Eh sì… è vero sì… Eh, no… eh, no… qui bisogna correre ai ripari… da questa casa non se ne vanno… né la Marcolfa né le mille lire… a costo di sposarmela io. Però è un bel costo… d’altra parte se le dico che ha vinto quella capisce l’antifona e io non ci guadagno un bel niente. Se sto zitto il Giuseppe se la piglia lui… è più giovane, più bello… meno spiantato. A meno che non riesca a farle colpo in qualche altra maniera… (esultante) La divisa da ussaro della guardia!!! Quale donna ha mai resistito alla uniforme degli ussari? Ah, ah… caro Giuseppe… riderà bene chi riderà ultimo… Capitano Begoni dei marchesi di Trerate… a cavallo… sguainate… Carica!!! (mima un vero e proprio carosello, poi spalanca l’armadio e vi entra)

Marcolfa - (da dentro) …Dov’è il signor marchese?

Francesco - Nel salone… è lì che ti aspetta…

Marcolfa - (entra vestita di bianco col velo) Signor marchese… mi ha mandato a chiamare?… Ma qui non c’è nessuno… signor marchese. (suonano alla porta, la Marcolfa va ad aprire, si ferma davanti allo specchio, si atteggia a gran dama, fa boccucce, inchini, svolazzi) È di sicuro il mio Giuseppe… (accingendosi ad aprire) Oh… Giuseppe del mio cuore… (apre)

Teresa - (entrando come una catapulta) Te lo do io il Giuseppe del tuo cuore… brutta svergognata rubamorosi che non sei altro…

Marcolfa - (recitando sempre la parte della sposina) Oh… santo cielo… cosa sentono i miei orecchi…

Teresa - Adesso ti farò sentire anche qualcos’altro… E mi fai il piacere di levarti subito quel vestito della prima comunione… se non vuoi che te lo strappi io… brutta strega…

Marcolfa - La gelosia ti fa montare la collera agli occhi… Teresa… che colpa ne ho io se quel bravo giovane ha preferito me… l’amore è cieco come la fortuna…

Teresa - Piantala di fare la commedia. Marcolfa, a me non mi incanti… Che cosa gli hai fatto al mio Giuseppe?… Cosa gli hai fatto, brutta strega?…

Marcolfa - (perdendo la calma e dimenticandosi di colpo il personaggio della sposina) Ehi… Teresa… ci diamo un taglio?… A chi brutta strega?

Teresa - A te… Perché, credi che non l’abbia capito che gli hai fatto una fattura?… Me lo son visto arrivare senza scarpe e tutto bruciacchiato! Me lo hai stregato, il mio Giuseppe… E adesso mi fai il piacere di farmelo ridiventare come prima, altrimenti… (solleva la mano sul capo della vecchia che però con agilità imprevedibile si scansa, afferra il braccio della ragazza che perde l’equilibrio e si trova seduta sul bacile dell’acqua bollente. Manda un urlo)

Marcolfa - Ritira quello che hai detto… altrimenti…

Teresa - Sì, sì, ritiro… ritiro tutto… ahiahioi…

Marcolfa - E adesso fuori (Teresa fugge mugolando) E non farti più vedere se no… Accidenti come sono diventata forte! (poi si mette nuovamente davanti allo specchio e si rassetta) Brutta strega a me… così carina che sono… (in quel momento si apre l’armadio ed esce il Marchese vestito da ussaro con tanto di colbacco, piume e stivaloni. Fa qualche passo ma gli speroni si impigliano l’un l’altro costringendolo a strani salti e contorcimenti per riuscire a spostarsi)

Marchese - (sorpreso) Marcolfa!… (riprendendosi) State molto bene in bianco… signora! (il colbacco gli scende fino al mento)

Marcolfa - (sorpresa a sua volta dallo strano abbigliamento) Oh… ma cosa fa vestito a quel modo?…

Marchese - Non vi piaccio forse?…

Marcolfa - Mi piace sì… sembra capitan Fracassa… ma perché mi dà del voi?

Marchese - Perché ormai non siete più al mio servizio… dacché avete deciso di lasciare questa casa per diventare la sposa del Giuseppe!…

Marcolfa - Se è per quello, posso sempre rimanere… a mezzo servizio magari… Ma perché s’è messo tutto quell’armamentario addosso?… È scoppiata la guerra?…

Marchese - Sì, ma nel mio cuore… Non posso più vivere in questa casa, cara Marcolfa… mi permettete di chiamarvi con il vostro nome di ragazza, vero?… (entra Francesco)

Francesco - Ah, ci risiamo… (si nasconde dietro un mobile)

Marcolfa - Ma si figuri… Piuttosto, perché dice che non può più vivere in…

Marchese - Ecco, avete detto giusto… non posso più vivere… perciò mi sono arruolato nuovamente negli ussari dell’imperatore… sperando di trovare la mia pace in battaglia… la mia pace nella morte… (così dicendo si mette sull’attenti, gli speroni si accavallano e rimane imbrigliato come un salame. Francesco si nasconde nella gerla e fa capolino dal coperchio)

Marcolfa - Oh povero signor marchese… e tutto per quei quattro o trenta debiti che ha in giro… ma non deve prendersela così… vedrà che tutto si aggiusta…

Marchese - (con uno strattone si libera dall’aggancio degli speroni, ma lo sforzo lo fa finire in ginocchio) No, mia cara Marcolfa… non per cose così meschine io cerco la fine… ma per l’amore perduto…

Marcolfa - Oh!… esagerato… perché la principessa l’ha mandato a quel paese?… E che si caccia… pardon… e perché cacciarsela… ce ne sono tante di donne…

Marchese - Sì, ce ne sono tante… ma di Marcolfa ce n’è una sola… (le afferra la mano e la bacia. La Marcolfa si stacca e il Marchese impacciato dagli stivaloni fa per appoggiarsi alla gerla ma questa si scansa e così va a finire bocconi)

Marcolfa - Ma signor marchese… che gli succede?…

Marchese - (le si avvicina camminando sulle ginocchia senza perdere l’atteggiamento marziale) Ma non avete ancora capito che sono pazzo di voi… (si siede sugli speroni e manda un urlo di dolore) Che sono sempre stato innamorato di voi… fin dal momento in cui siete venuta al mio servizio… (Francesco aiutandosi con il rastrello lo rialza) E che la mia corte alle altre donne che fingevo di amare, compreso la principessa… altro non era se non il tentativo di farvi ingelosire di me… perché voi vi accorgeste dei miei sospiri… e invece… crudele! Mai mi rivolgeste un sorriso… un gesto d’amore. Ma io sempre speravo… illuso, che un giorno vi sareste degnata. Ed ora che mi lasciate… (Francesco stanco di sorreggerlo lo lascia ricadere e si nasconde) Ah… mi avete lasciato… per un altro più giovane, più ricco di me, cosa mi resta più della vita?… (nello sfondo entra Giuseppe che assiste incredulo alla scena)

Marcolfa - (stordita) … Oh… signor marchese… mi scusi tanto… ma io… ecco, insomma non m’ero accorta davvero… non l’ho mica fatto per cattiveria… mi perdoni… (e lo aiuta a rialzarsi)

Marchese - Ti ho già perdonata… ma dimmi, piuttosto… posso ancora sperare?… Dimmi che non sposerai quell’uomo… che vuoi essere mia… mia moglie… la marchesa Marcolfa di Trerate…

Marcolfa - Marchesa Marcolfa… oh… mi gira la testa… che giornata… non ce la faccio più… (la Marcolfa smette di aiutare il Marchese, che lasciato al suo destino ricasca rumorosamente)

Marchese - Ahi… Marcolfa, vi prego, ditemi di sì… altrimenti ucciderò quell’uomo… (così dicendo si alza faticosamente e tenta inutilmente di sguainare la spada)

Giuseppe - (venendo avanti verso il Marchese) E va bene signor marchese… mi uccida… avanti, che aspetta?…

Marcolfa - Oh, no, per carità… Aiuto… aiuto… s’ammazzano… s’ammazzano per me… aiuto!… (va verso il fondo scomparendo a sinistra)

Marchese - Ah… stavi spiando, a quanto pare… Come vedi mi sono innamorato anch’io della Marcolfa… o meglio del suo biglietto della lotteria di Vienna… Ah, ah, ride bene chi ride ultimo… l’hai detto tu, no?…

Giuseppe - (accorgendosi del giornale) Adesso capisco… Anche lei ha letto sul giornale… E va bene… Anche se ha indosso quell’addobbo da carnevale… voglio vedere caro signor marchese, chi di noi due verrà scelto.

Marchese - Mettiti il cuore in pace, Giuseppe… perché già lo so… sarò io il vincitore…

Giuseppe - Mi spiace, ma non ci sarà nessun vincitore perché io spiffererò tutto alla Marcolfa…

Marchese - (estraendo con fatica la sciabola) Mascalzone… tu non parlerai perché io ti ammazzerò… In guardia… e prega…

Giuseppe - (afferrando da sul camino l’ombrellino dimenticato dalla Principessa) … È meglio che cominci lei a pregare… (gli molla un gran fendente sul colbacco che gli cala sugli occhi impedendogli di vedere)

Marchese - Vigliacco… aiuto… non ci vedo più!

Giuseppe - E adesso vi infilzo e vi metto allo spiedo come un tacchino… (ma non fa in tempo a fare un passo che Francesco gli molla una tarellata in pieno sulla testa. Giuseppe oscilla paurosamente)

Marchese - (che intanto è riuscito a rialzarsi e a sollevare il colbacco) Questa me la paghi! (i due incrociano i ferri cercando di coprirsi mettendo fra di loro la gerla che si sposta in una strana danza e, ogni tanto, Francesco ne esce per dare qualche mazzata. Poi, via via, li sospinge verso l’armadio. Apre la porta, li fa entrare e richiude. Dal di dentro si sente un gran baccano, poi la porta si spalanca, esce il Marchese che si prende una gran mazzata sul colbacco e va a finire lungo disteso. Esce anche Giuseppe che vorrebbe avventarsi sul poveretto, ma gli capita addosso la gerla, fa capolino e gli capita un’altra mazzata)

Francesco - Scusate, ma lo faccio per il vostro bene… (intanto è apparsa la Marcolfa)

Marcolfa - Bravo Francesco… se non c’eri tu, a quest’ora sarei già diventata vedova prima di cominciare…

Francesco - Vedova di chi?… Mica son loro che ti sposano…

Marcolfa - Come non loro?… E chi mi sposa allora?…

Francesco - Il tuo fidanzato, no?… E chi è il tuo fidanzato? Sono io, fino a prova contraria!

Marcolfa - Oh, Francesco… ho stregato pure te… Ma non mi può proprio resistere nessuno… Che donna!… Mi faccio paura… Che mi succede?

Giuseppe - (rinvenendo e cercando a fatica di risollevarsi) Te lo dico io che ti succede, Marcolfa… succede che… (Francesco non lo lascia proseguire, gli molla un’altra legnata che lo ridistende)

Francesco - Zitto tu… chi t’ha chiesto qualcosa?… Devo parlare al signor marchese… Signor marchese… (ma il Marchese non risponde. Allora Francesco gli molla una legnata che lo fa sussultare)

Marchese - Eh, che c’è?… Hanno bussato…?

Marcolfa - Signor marchese… c’è il Francesco che le deve parlare…

Marchese - (intontito) Digli di passare più tardi… adesso non ho tempo, non mi sento troppo bene… (e si lascia di nuovo andare)

Francesco - (appioppandogli un altro colpo che lo sveglia completamente) Oh… adesso mi sente?…

Marchese - Sì, sì, ti sento…

Francesco - Allora, se permette, io vorrei sposare la Marcolfa perché ho capito…

Marchese - Anche tu?… Ma da chi l’hai saputo?…

Francesco - Come, da chi l’ho saputo… L’ho saputo da me… Ci ho pensato e mi son detto…

Giuseppe - (rianimandosi) Ma perché non me li debbo beccare io tutti quei bei baiocchi?… (Francesco fa per mollargli un’altra stangata, ma questa volta Giuseppe è svelto a scomparire)

Marcolfa - Baiocchi?…

Marchese - Eh, sì, cara Marcolfa… baiocchi… perché… è ora che te lo diciamo… tutto quello che è successo, è successo per via del tuo biglietto della lotteria di Vienna… se non lo sai, quel biglietto è veramente vincente… e vale la bellezza di mille lire…

Marcolfa - Ma io lo sapevo già che era veramente vincente… se no, stai fresco che in cambio mi avrebbero dato questo bel vestito bianco con le roselline…

Giuseppe - Cosa?… Hai dato il biglietto della lotteria in cambio…

Marchese e Giuseppe - (all’unisono) Mille lire… per un vestito bianco…

Marcolfa - Sì, ma è un bel vestito… è il più bel vestito che abbia mai avuto…

Marchese e Giuseppe - (stramazzando sulla poltrona, uno sulle ginocchia dell’altro, continuando a piangere disperatamente) Roba che ci si comprava tutto il Lombardo-Veneto in blocco… E noi disgraziati che volevamo sposarla…

Marcolfa - (che ancora non ha capito) Eh, ma non vi posso mica sposare tutti e tre… e poi a dire la verità, ecco io preferirei il Francesco… l’ho sempre preferito tanto che se me lo avesse chiesto prima… giuro che non mi sarei nemmeno lasciata corteggiare…

Giuseppe - (che sta strappando il giornale furioso, ad un certo punto si blocca osservandone un angolo) Un momento! Ma questo giornale non è di oggi…

Marchese - Come, non è di oggi?… Non ne abbiamo, forse, 24 maggio…

Giuseppe - Sì, 24 maggio 1848 e questo invece è del ’47… cioè dell’anno scorso…

Marchese - Fa’ un po’ vedere… sicuro! 24 maggio 1847! Abbiamo preso un bel granchio! Ah… ah… ah… meno male… E noi che ci stavamo disperando… Sarebbe stata la più grossa beffa del secolo!…

Giuseppe - Se ci penso mi vengono i sudori freddi… Piuttosto, come sarà capitato qui quel giornale?

Francesco - Ce l’ho messo io a bella posta!

Marchese - A bella posta?…

Francesco - Sì. Ero sicuro che la Marcolfa vi avrebbe chiesto i numeri dell’estrazione… e che una volta convinti della sua vincita avreste cominciato a fare i ganimedi…

Giuseppe - Come?… Come?… Hai cambiato tutto per beffarti di noi?…

Marcolfa - E anche di me… Ma perché?…

Francesco - Per darvi una lezione… Tutti e tre ve la meritate una bella lezione… Lei, signor marchese, che fino ad ora, mi permetto di dirglielo, non ha fatto altro che vivere come un balordo, facendo debiti, raccontando balle e cambiando bandiera ogni volta che la si gira, sempre pronto a calar le braghe davanti al primo che alza la voce come nel caso del signor Giuseppe… Che anche lui si merita una lezione, primo, perché fa appunto il prepotente soltanto con quelli che stanno in piedi per scommessa; secondo, perché è taccagno, strozzino e arraffa-quattrini; e, per finire, ho combinato questo bel giochetto anche alla mia cara Marcolfa perché è ora che anche lei la pianti con quella maledetta mania di aspettare che arrivi il giorno buono, il numero buono, il buon caso e la buona fortuna!… E perché è ora che te lo metti in testa che chi vive sperando muore… da schiavo! E siccome io sono un uomo libero voglio sposare una donna che non giochi alle lotterie!

Marchese - Mascalzone! Come ti permetti di insultarci e di farci la morale… Tu, un lurido…

Francesco - (risolleva il bastone) Uomo libero, prego!

Marchese - Sì, sì, come non detto… Lurido uomo libero, pardon! Libero, prego.

Giuseppe - Scusa una cosa, Francesco. Io ho visto quel biglietto e non m’è sembrato affatto falso…

Francesco - Ma non era falso, era vero. Avevo incontrato in paese quel gobbo che vende i biglietti e che, guarda caso, ne aveva uno con lo stesso numero che ha vinto l’anno scorso… È stata quella combinazione a farmi venire l’idea… Così ho mandato il gobbo dalla Marcolfa perché glielo vendesse.

Marcolfa - Ah, ecco perché mi aveva giurato che era il vincente… Era il vincente dell’altr’anno! Ma adesso che ci penso anche quel mercante al quale l’ho venduto in cambio del vestito da sposa… abbiamo truffato anche lui!

Francesco - No, perché anche quello te l’ho mandato io… E l’abito l’avevo già pagato… Tanto è vero che m’ha ridato il biglietto. Eccolo qua!

Marcolfa - Me l’hai pagato tu? Oh, grazie, Francesco, sei il più bello sposino del mondo…

Francesco - Non è a me che devi dire grazie, ma al signor marchese. Infatti gliel’ho pagato con dieci galline, tre oche e sei conigli…

Marchese - Del mio pollaio?… Brutto ladro!

Francesco - Ehi! Piano con le parole… Il pollaio è suo; ma le uova da covare ce le ho messe io!

Marchese - Anche quelle del coniglio?

Francesco - No, i conigli sono quelli della fattoria del signor Giuseppe, ma visto che preferivano venire a mangiare da me, ce li ho tenuti a vita. L’ospitalità è sacra!

Giuseppe - Ah… adesso capisco dove andavano a finire… Ma io ti… stronco.

Francesco - (sollevando di nuovo il bastone) Ehi, piano… non cominciamo a voler limitare la libertà anche ai conigli!

Teresa - (entrando con un grosso fucile in mano) Fermi tutti… E tu, Marcolfa, mettiti da una parte che ti devo parlare…

Giuseppe - (alzandosi di scatto dalla poltrona e facendo andare a gambe all’aria il Marchese) Teresa… Teresina mia… fermati… non sparare… È stato tutto un brutto sogno… perdonami… ma adesso sono guarito…

Teresa - Ah… lo dicevo che c’era di mezzo la fattura… Oh Giuseppe mio!… Ma tu, Marcolfa, me la paghi… una bella sparata col sale non te la leva nessuno…

Marcolfa - Teresa, no… mi rovini tutto il mio vestito bianco… Se proprio mi vuoi sparare aspetta almeno che me lo levo…

Giuseppe - Lascia stare, Teresina mia… E poi se ti fai mettere in prigione, come faccio a sposarti? Perdonala.

Teresa - Sposarmi?… Davvero mi vuoi sposare?… No, non è vero… dici così per salvare quella… Ma io le sparo…

Marcolfa - (riprendendo seccata a svestirsi) Ma allora deciditi!

Giuseppe - (estraendo le carte) Guarda, sono le carte del matrimonio, le ho fatte fare apposta in municipio…

Teresa - (abbracciando Giuseppe fa una strana mossa col fucile dal quale parte un fragoroso colpo che colpisce il povero Marchese) Oh… Giuseppe…

Marchese - (scattando come una molla e saltellando qua e là come un invasato) Ahiuohihai… uhoiai, (inizia una danza tipo flamenco poi cade al suolo di schianto)

Principessa - (entra ed assiste disperata alla scena) Marchese!… Oh mio eroe!… Vi hanno ucciso… E tutto per causa mia… Perdono… (e piangendo si butta sullo sventurato e lo abbraccia) Me sventurata, che per amore mi lasciai offuscare… e vi indussi al gesto disperato, causa di tanto lutto… Oh, uomo magnifico che per amore giungeste a tradire la causa… l’ideale… a vestire quest’altra uniforme… così da meritare la punizione del patriota tradito… Oh non morire! De’, vi supplico!… Voglio essere la vostra umile sposa… la vostra schiava… vostra sarà l’anima mia… tutto l’essere mio…

Marchese - (con un fil di voce) E anche la vostra dote?…

Principessa - Sì…

Marchese - (riavendosi subito) Allora, sì… vivrò… (abbraccia la Principessa) Grazie… mi avete ridata la vita… (abbracciando la Teresa) Grazie di avermi sparato… (l’abbraccia) E a te Marcolfa… cosa posso dire… ti devo tutto… (l’abbraccia) Voglio che tu rimanga… col tuo Francesco… con tuo marito… sempre con me… Marcolfina bella… faremo un magnifico pranzo di nozze… e questi… (indica gli speroni ed in particolare le rotelle appuntite) Questi serviranno a fare i tortellini… quanti tortellini!

Marcolfa - (commossa fino alle lacrime) Oh, grazie signor marchese…

Francesco - Grazie, ma ecco… io preferisco andarmene via di qui. Mi piacerebbe tanto avere una casa mia, magari con un bel pollaio.

Marcolfa - Oh, sì, Francesco. Una casa nostra… sarebbe proprio bello! Certo che ci vorrebbero tanti soldi. Ma chissà, forse con un po’ di fortuna… se la provvidenza ci aiuta…

Francesco - Marcolfa, non ricominciamo con la provvidenza e con la fortuna. La vuoi capire sì o no che sono tutte balle!! La fortuna non esiste! (così dicendo strappa in due il biglietto della lotteria. Il Marchese e Giuseppe raccattano ognuno un pezzo e ne fanno coriandoli che gettano per aria)

Giornalaio - (entrando) Giornali! Estrazione della lotteria di Vienna! Sensazionale! Per la prima volta nella storia, il numero estratto è lo stesso che ha vinto l’anno scorso!

Tutti in coro - Il 358989?!

Giornalaio - (sorpreso) Sì. 358989, ma come fate a saperlo? (il Marchese, Giuseppe e Francesco guardano disperati i coriandoli del biglietto)

Giuseppe - No… no, io mi ammazzo. (afferra il fucile e se lo punta alla gola. Teresa glielo sposta, parte un altro colpo che va a colpire per la seconda volta il deretano del Marchese. Questi si volta come paralizzato… scuote appena la testa con aria ormai rassegnata a tutto)

SIPARIO

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