La mattanza

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La mattanza

La Mattanza

Si apre il sipario. In scena alcuni bidoni, molti cartoni, due fuocherelli accesi non molto vicini, non molto lontano fra di loro; dietro ognuno di questi fuocherelli un vecchio barbone, uno dei due è una donna. Vicino all’uomo vi sono accatastate delle coperte; sul fuoco delle castagne; scoppiettio delle castagne, ogni tanto ne mangeranno qualcuna. Rumore incessante di tir che passano sulle loro teste. E’ notte.

Lui (masticando)- No... stasera no ... non voglio sentire la tua storia... ogni sera... sempre uguale (sputa) i tuoi figli che ti hanno rinchiuso in un ospizio... tu che sei fuggita... che vorresti vederli... si sta così bene qua... sotto questo ponte (Lei sembra non ascoltarlo più, è molto scorbutica. Lui si alza, dai cartoni prende un vecchio libro, si siede, inizia a leggerlo. Lei, man mano che il racconto va avanti, si appassiona sempre di più). Junior viveva in campagna, era orfano, non aveva mai conosciuto una carezza, non aveva mai avuto un sorriso, niente gli era stato mai regalato. Junior viveva da uno zio, un lontano parente che lo faceva lavorare da mattina a sera. Junior non si lamentava mai. Di mattina presto preparava la pastoia per gli animali. Poi (Ha un brivido) ... sbaglio o stanotte fa più freddo di altre volte, un giorno o l’altro dovremmo deciderci a cambiare posto.(Continuando a leggere) ... Poi andava nella cascina, prendeva l’aratro, lo metteva sulla mucca, prendeva la mucca e arava. Arava per ore e ore sotto il sole bollente, finiva di arare, tornava a casa, toglieva l’aratro dalla mucca, le dava da mangiare, rientrava e mangiava un piccolo tozzo di pane, era questo il lauto pranzo che gli toccava. (Si ferma guarda sopra di lui) ...Passano più camion del solito sarà mica successo qualcosa? (Lei scrolla le spalle) Senti le sirene? (Lei fa segno di no) Fa attenzione ... vedi se senti delle sirene ... se si sentissero vorrebbe dire che è successo qualcosa, dalle sirene si capisce, dalle sirene. (Lei scrolla di nuovo le spalle, Lui continua a leggere). Ma Junior era felice, perché durante la giornata e precisamente a mezzogiorno, incontrava suo zio che sul cavallo, facendo chilometri e chilometri, veniva a controllarlo; la cosa non gli interessava tanto per lo zio, quanto per il cavallo che ogni volta nitriva. Junior si era messo in testa che quello del cavallo fosse un sorriso. L’unico sorriso che avesse mai avuto. Era una gioia per Junior quel momento, tutta la giornata viveva per quel momento e forse, d’altronde, il cavallo davvero gli sorrideva. (Lei sorride lievemente. Lui imperativo a Lei) Togli quelle castagne dal fuoco! Si bruciano e non potremmo mangiarle più! (Lei si ingrugnisce e con uno scatto violento le toglie; Lui fa un’occhiataccia a Lei; continua a leggere) Un giorno, di sabato, lo zio gli disse che il giorno dopo non si sarebbe lavorato, di prepararsi a festa perché nella sua tenuta avrebbe dato un ricevimento. Junior ebbe il coraggio di dirgli che non sapeva cosa significasse vestirsi a festa, ma non ebbe il coraggio di chiedere cosa fosse un ricevimento.

Lui sbadiglia. Lei ascolta qualcosa lontano.

Lei- Forse sono autoambulanze...

Lui- Cosa?

Lei- Forse sono autoambulanze quelle che ci passano sopra...

Lui- Sarà successo qualcosa?

Lei- Sì, sarà successo qualcosa.

Lui (Riprende il racconto)- La sera lo zio gli mandò dei vestiti. La mattina  Junior, dopo aver dato il pasto giornaliero agli animali, li mise e si avviò verso la casa dello zio. Qui trovò molta gente; alcuni ballavano, alcuni bevevano, alcuni parlavano tra di loro; tutti erano felici. (Sbadiglia) D’un tratto sentì il nitrito inconfondibile del suo cavallo; corse verso il nitrito. Il cavallo forse gli sorrise di nuovo, era tutto inghirlandato a festa e Junior fu ancora più felice perché pensò che stessero festeggiando il suo amichetto...

Lei- Mi passi un plaid?

Lui- Come?

Lei- Mi passi una coperta?

Lui- Sì, certo (Mentre Lei si sistema la coperta Lui sbadiglia. Lei fa segno a Lui di poter continuare) ... anche il cavallo sembrava felice, correva verso la libertà; così Junior rispose al nitrito con un nitrito, quelli furono per Junior attimi di intensa felicità; per la prima volta in vita sua sentì di condividere qualcosa con qualcuno. Alcuni uomini vennero a prendere il cavallo, il cavallo nitrì; Junior rispose al nitrito con un nitrito; gli uomini se ne andarono, Junior seguì gli uomini con lo sguardo.

                     Il cavallo era felice, Junior era felice.

                     Gli uomini fecero entrare il cavallo in uno spazio ovale con un sacco di gente intorno, lasciarono il cavallo in mezzo allo spazio ovale e uscirono.

                     Il Cavallo era felice, Junior era felice.

                     Degli animali a quattro zampe, forse lupi forse no, entrarono nello spazio ovale. Tutt’intorno la gente gridava, alcuni scommettevano, alcuni facevano il tifo.

                     Il cavallo era felice, Junior era felice.

                     Per recitare bene la sua parte il cavallo corse per lo spazio ovale, gli animali a quattro zampe, forse lupi forse no, azzannarono il cavallo, il sangue uscì a flotti.

                     Il cavallo era felice, Junior era felice.

                     Tutti scommettevano, il cavallo cadde a terra, alcuni vinsero altri persero.

                     Il cavallo era felice, Junior era felice.

Lentamente si addormenta. Lei si alza, gli si avvicina, gli toglie il libro dalle mani, il libro ha solo la copertina. Lei sorride. Prende una coperta, si distende vicino a Lui e lo abbraccia. All’orizzonte si vede spuntare l’alba.

Si chiude il sipario.

FINE

                                                                                  FIRMATO         

                                                                               Francesco Scotto    

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