La metamorfosi

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LA METAMORFOSI

LA METAMORFOSI

Liberamente tratto dal racconto di Franz Kafka

Riduzione teatrale di Gianluca Rovagna

Gianluca Rovagna

Corso Enotria 37

12051 Alba – cn

gianlucarovagna@libero.it

3496025766

3332124197

Ambiente:

Il palco sarà diviso in due da una parete o semplicemente da un settore, con la porta solo segnata. A sinistra sarà la camera da letto di Gregor Samsa, il lato destro sarà il resto della casa. Nella camera di Gregor saranno presenti un letto, un comò (più una scrivania), alla parete in fondo verrà appesa una immagine di donna incorniciata. Successivamente servirà una flebo e un supporto per trasportarla. Nella parte destra sono necessari un tavolo con la frutta e tre sedie almeno. All’opposto della camera di Gregor una porta che fungerà da uscita per le camere da letto e da porta di uscita. Le finestre potranno anche solo essere rappresentate dalle quinte

- luci dovranno essere indipendenti tra parte destra e sinistra del palco. Nella camera di Gregor potrebbe esserci una luce a terra che illumini la scena da basso.

Personaggi:

-Gregor Samsa, commesso viaggiatore

-Grete, la sorella di Gregor, 17 anni.

-Signor e signora Samsa,

-Procuratore, delegato dell’ufficio ove lavora Gregor

-Donna delle pulizie di casa Samsa

-Tre personaggi che sono ospiti a casa Samsa: un politico, un medico e un giornalista.

Atto unico


I

Gregor, entra in casa dalla porta di destra. Cappotto, cappello e una valigia. Molto stanco, appena tornato da un viaggio in treno e da una settimana fuori casa.

G. – Buon Dio, che mestiere faticoso ho scelto! Dover prendere il treno  tutti i santi giorni.. ho molte più preoccupazioni che se lavorassi in proprio in casa. Per di più ho da sobbarcarmi questa tortura dei viaggi, l’affanno delle coincidenze,  pasti irregolari e cattivi, contatti umani sempre diversi, mai stabili, mai cordiali. All’inferno tutto quanto!! –

Si gratta lo stomaco, prima lentamente e poi con più vigore. Quindi apre la camicia e si piega a guardare che cosa gli da fastidio, continuando a grattarsi.

G. – Queste levatacce abbruttiscono! Un uomo ha da poter dormire quanto gli occorre. Dire che certi commessi fanno una vita da favorite dell’harem. Mi comportassi io così col mio principale! Sarei sbattuto fuori all’istante. E chissà, potrebbe essere la miglior soluzione. Non mi facessi scrupoli per i miei genitori, già da un pezzo mi sarei licenziato, sarei andato dal principale e gli avrei detto chiaro e tondo l’animo mio, roba da farlo cascar giù dallo scrittoio. Curioso poi quel modo di starsene seduto lassù e di parlare col dipendente dall’alto in basso.

Non è ancora persa ogni speranza; una volta che abbia messo insieme abbastanza soldi da pagare il debito dei miei, mi ci vorranno altri cinque o sei anni, non aspetto neanche un giorno e do un gran taglio.-

Apre la valigia e tira fuori un quaderno di spartiti, li sfoglia e li appoggia sul tavolo. Dalla tasca estrae un rotolo di banconote e li sistema sul tavolo, ordinati.

G. – Li avevo stupiti. Li avevo resi felici con i soldi che guadagnavo da commesso viaggiatore. Bei tempi quelli. Sono svaniti presto. Sì, c’è gratitudine, piacere ma non c’è più l’emozione e il calore di una volta. –

Alle sue spalle, sempre dalla stessa porta, appare Grete. Si ferma a osservarlo mentre Gregor parla tra sé, quando ha finito di parlare, egli si volta e la vede. Lei gli salta al collo e lo bacia più volte, felice.

Quando Grete si stacca, Gregor si volta e prende gli spartiti dal tavolo e glieli mostra. Lei li sfoglia avidamente.

Gt. – (sussurrando) Grazie! –

Gregor le bacia la nuca ed entra in camera sua.

BUIO.

Gregor a letto. Si sveglia in modo agitato. È sudato.

G.- co.. cosa mi è successo? –

Continua a muoversi. In maniera scomposta. Tenta di voltarsi ma non vi riesce.

G. – devo prendere il treno delle 5.-

Si tira su a fatica, vede l’ora della sveglia e fa un urlo di spavento.

G.- come ha fatto a spegnersi la sveglia? Come ho potuto dormire con la sveglia che suonava? Il prossimo treno parte alle sette, devo correre come un pazzo per prenderlo. –

Con un balzo le gambe escono dal letto e lui rimane mezzo coperto e mezzo no.

G.- In questo stato potrei darmi malato, ma non sono stato malato nemmeno una volta durante questi cinque anni. Il principale mi accuserà di pigrizia di fronte ai miei genitori. -

MADRE – (da fuori campo) Gregor, sono le sette meno un quarto… non dovevi prendere il treno?–

G. – Mi sto alzando! –

Entrano il padre e Grete.

PADRE – Gregor! Gregor, che succede? – (si sposta dalla porta)

Gt. – Gregor, sono Grete. Stai bene? Hai bisogno di qualcosa? Per favore, Gregor, apri la porta. –

G. – Sono già pronto! –

Rimette su le gambe, sempre in modo scoordinato, per cercare di scendere con la parte superiore del corpo. Mette fuori la testa ma cerca di tornare indietro, per paura di ferirsi. Ritorna nella posizione iniziale, muovendosi a scrolloni.

La sveglia batte le ore sette.

Suona il campanello di casa. Gregor si agita, intuendo trattarsi dell’ufficio. La madre va ad aprire.

PROCURATORE – Buongiorno signora, sto cercando Gregor Samsa. (entra in casa)

Gt. – (bisbigliando alla porta) Gregor, c’è il procuratore! –

G. – lo so! –

PADRE – Gregor, il signor procuratore è venuto ad informarsi come mai non sei partito col treno delle cinque. Lui vuole parlare personalmente con te. Apri Gregor. –

PROC. – Buongiorno signor Samsa! –

MADRE – è indisposto. Signor procuratore mi ascolti, Gregor è indisposto. Come avrebbe potuto perdere altrimenti il treno delle cinque. Quel ragazzo non ha che il lavoro in testa. Non esce mai la sera. Mi fa una rabbia, certe volte. –

PROC. – Non saprei trovare altra spiegazione, signora. Speriamo non sia nulla. Anche se devo dire che noi uomini d’affari, per considerazioni di opportunità professionale, dobbiamo molto spesso saper vincere qualche lieve malessere. –

Gregor con un sussulto cade a terra dal letto.

PROC.- Signor Samsa, questo comportamento è indegno. Io mi meraviglio, pensavo che lei fosse una persona più ragionevole. Avevo intenzione di parlarne in privato, ma lei non mi lascia altra scelta. Mi trovo costretto a dirle che il suo rendimento sul lavoro è stato davvero insoddisfacente in questo ultimo periodo. –

G. – Per favore signore. Ho avuto un leggero malessere ma ora sto bene. Avrei dovuto avvertire in ufficio. Comunque non importa, ora sto meglio e prenderò il treno delle otto. Faccia in modo che il principale  venga avvisato e gli porga le mie più sentite scuse. –

PROC. – Avete capito che cosa diceva? Sembrava un animale. Non si starà prendendo  gioco di noi, vero? –

PADRE – Grete, vai subito a chiamare il fabbro! –

MADRE – Mio Dio, e se fosse malato gravemente? Dovremmo chiamare un dottore!

Gregor striscia fino alla porta. Si arrampica a fatica su una sedia accanto alla porta, gira la maniglia con enorme fatica, mentre dall’esterno la madre lo incita

MADRE – Su, dai! Forza con la serratura. -

Esce dalla sua camera.

PROC. – (indietreggiando, spaventato) Ohhh…..

La madre sviene, sorretta dal padre, ma si riprende subito. Il procuratore indietreggia fino a rimanere con la schiena contro il muro. Gregor continua ad avvicinarsi strisciando.

MADRE – Per l’amor di Dio, aiuto! –

G. – (avanzando nella camera) La prego signore, non se ne vada! Lo so che sono in una brutta situazione ma me la caverò. Per favore, non mi renda le cose più difficili di quanto sono già. Tenga presente i miei successi passati. -

Il procuratore, quando Gregor gli è molto vicino, lo scavalca con un mezzo salto e si sposta verso l’uscita. Quindi esce dalla casa. Il padre, appoggia la madre al tavolo, la quale appoggiandosi fa cadere degli oggetti, va a prendere il bastone da passeggio che il procuratore ha lasciato in casa, e si avvicina a Gregor con aria minacciosa.

G.- Mamma! Mamma! -

Il padre tiene Gregor a distanza con il bastone, e sempre in maniera minacciosa, lo spinge verso la sua camera. Nel sussultare, Gregor si alza su un fianco, facendo intravedere che si è bagnato, e strisciando sporca il pavimento di urina. Rientra, a fatica in camera, il padre chiude la porta e voltandosi si guarda le ciabatte sporche di urina di Gregor, fa un gemito di ribrezzo nei confronti del pavimento e si avvicina alla madre sconvolta.

BUIO.

II

La stanza di Gregor è illuminata solo dalla luce dabbasso, e illumina solo Gregor, il quale striscia per la sua stanza. Parla tra sé. Si trova abbastanza vicino alla porta.

G. – che vita tranquilla ho potuto garantire alla mia famiglia. Ma, se tutto questo… un giorno… dovesse finire male? –

Nel buio, Grete entra in casa e a poca distanza la madre, apre lentamente la porta e sbircia dentro, lo vede e richiude subito. Gregor allora si sposta un poco in mezzo alla stanza, mentre Grete si allontana, si avvicina la madre alla porta, tocca la maniglia ma poi ci ripensa e si allontana. Grete torna con una ciotola di latte, apre la porta giusto lo spazio necessario a vedere che Gregor non è lì e a far entrare la ciotola che lancia sul pavimento.

Gregor si avvicina e annusa.

G. – Uhm! Pane e latte. La cosa che più mi piace. –

Ci affonda la testa dentro per succhiarlo e subito la sputa schifato, e tossendo. Si allontana e cerca di arrampicarsi sul letto. Nel mentre Grete entra nella stanza, aprendo la porta vede il fratello e ha un sussulto di spavento, chiude e riapre quasi subito. Dalla porta lo osserva spaventata, si infila dei guanti chirurgici e velocemente riprende la ciotola di latte.

Esce.

Rientra con un pacchetto che lancia sul pavimento a poca distanza da Gregor. Nell’entrare in camera, Grete bofonchia delle parole, tipo preghiere o bestemmie. Quindi esce.

 Lui si avvicina al pacchetto, lo apre con il viso e dentro ci sono pastiglie, cracker sbriciolati, pezzetti di pane e di insalata.

BUIO.

Luce accesa in casa, e nella camera di Gregor. Lui esce da sotto il letto e si avvicina alla porta ad ascoltare. In casa tutta la famiglia seduta a tavola.

PADRE – Con lui in quelle condizioni, dobbiamo cercare di tenere un determinato contegno! Non si può più agire come se niente sia successo. -

Gt. – Soprattutto di fronte ai vicini. E a chi ci verrà a trovare. –

MADRE – Anna mi ha chiesto di non venire più! –

PADRE – La possiamo capire, in fondo. Le daremo ciò che le spetta e la lasceremo libera. Pregandola ovviamente, di tenere il massimo riserbo in merito a questa faccenda. –

MADRE – ohh, sono certa che di lei ci si possa fidare, in questo. –

PADRE – propongo, di rimanere sempre in due in casa. Sono certo che nessuno di noi se la senta di rimanere solo con….. E di certo non possiamo lasciare la casa incustodita! –

GRETE e MADRE – Giusto –

Un breve momento di silenzio in cui tutti guardano nel proprio piatto.

MADRE – Grete, mangia ancora qualcosa. –

GRETE – No. Non mi va. Non ho più appetito. –

PADRE – questo avvenimento ci sta cambiando tutti. –

GRETE – Papà, vuoi una birra? (silenzio del padre) Ti va, papà? (ancora silenzio) Potremmo chiedere alla portinaia di andare a prenderla –

PADRE – No! (sbattendo i pugni sul tavolo) –

Il padre si alza dal tavolo e si avvicina alle quinte. Qui prende, a mo’ di cassaforte, una cassettina da cui estrae alcuni documenti.

PADRE – in questi ultimi cinque anni, seguiti alla triste vicenda del fallimento della mia azienda, sono riuscito a mettere comunque da parte una certa somma di denaro. Anche grazie ai guadagni che Gregor ci ha portato in casa con il suo lavoro. Somma che non è però sufficiente a mantenerci per più di un anno circa. Io direi quindi di lasciarla intatta per i momenti di crisi, che sono certo il futuro ci riserverà. Non potendo contare noi su nessuno al di fuori di noi della famiglia… –

G. – Una parte di quella somma doveva servire a Grete per iscriversi al conservatorio, il prossimo anno. Sarebbe stata la mia sorpresa di Natale. –

PADRE – (arrabbiato) Che starà combinando quello ora?! Ricomincerò quindi a lavorare. Anche se in questi cinque anni di inabilità mi sono molto invecchiato, ma dovrò farcela. –

G. – (arrancando verso una finestra) La mamma non può lavorare, con la sua asma, non riesce nemmeno ad attraversare la casa tutta in una volta. Grete ha solo 17 anni, non può essere privata della bella vita che ha condotto fino ad ora. –

Buio nella metà di destra del palco.

Gregor sale sul letto e guarda fuori della finestra. Dopo un po’ comincia a strofinarsi gli occhi, a vedere annebbiato, confuso; e con un gesto lo si capisce.

Entra Grete, per fare le pulizie mentre i genitori attendono seduti a tavola.  Aperta la porta si spaventa. Lui si getta sotto le coperte per nascondersi alla vista della sorella. Questa attraversa tutto il palco di corsa, va verso una finestra e la spalanca respirando a pieni polmoni, come se stesse soffocando.

Poi, molto velocemente, da una spazzata in giro per pulire con Gregor che la osserva da sotto le coperte.

Quando Grete esce dalla stanza, entra il medico, che va da Gregor, e gli fa una breve visita, quindi prende delle bende e gli benda la faccia.

MED. – Così non metterai più in imbarazzo la gente che entra qui dentro. –

Dalla sua borsa estrae uno spray, si disinfetta e lo spruzza verso il letto di Gregor

PADRE – Grete, volevamo dirti che noi siamo molto fieri del tuo lavoro con Gregor. Apprezziamo il tuo coraggio e lo stomaco che ci vuole a fare ciò che stai facendo. Come lo hai trovato oggi? Meglio?

MADRE – Che cosa ha mangiato? Ha aggiunto qualcosa ai suoi medicinali? Dobbiamo già nutrirlo con le flebo?

PADRE – Ti ha riconosciuto? Come si comporta? Che segnali da?

MADRE – (rivolta agli altri due) Lasciatemi entrare. Lasciatemi vedere Gregor. Lasciatemi entrare dal povero figlio mio infelice! (rabbiosa) lo capite o no che devo vederlo? –

Il padre e Grete la guardano con rabbia, e fermezza. La madre scoppia in lacrime.

Buio.

Grete e la madre.

GRETE – Mamma, ho bisogno che mi aiuti a togliere i mobili dalla stanza di Gregor. –

Apre la porta e osserva un attimo in giro.

GRETE – Vieni mamma, non si vede.. –

MADRE – Sei sicura che sia una buona idea? -

GRETE –  Sì. Gregor ha bisogno di più spazio possibile a disposizione per rimanere qui dentro. (prendono il comò) Avanti, io tiro tu spingi. -

MADRE – Attenta a non affaticarti. È troppo pesante per noi! Non… non è come se mostrassimo a Gregor di aver perso ogni speranza di guarigione? Per me, la miglior cosa sarebbe di mantenere la stanza come era prima; così Gregor, quando tornerà tra noi, troverà ogni cosa immutata e gli sarà facile dimenticare al più presto questo brutto periodo. -

GRETE – No! Lui ha bisogno di spazio per i medici.  E ora spingi.–

Portano via il comò a fatica. Escono dalla camera. Gregor, esce da sotto le coperte con un gemito di dolore, di pianto. Cade dal letto e corre verso la foto in fondo alla camera. Si arrampica sulla sedia per cercare di prendere la foto: vuole salvarla. Nel mentre rientrano le due donne, sulla porta della camera, Grete vede Gregor e si volta per fermare la madre, ma è già entrata e vede il figlio.

GRETE – Mamma, vai un momento in soggiorno. –

MADRE – (vedendo Gregor) Oh Dio, Oh Dio!! (cadendo a terra) –

GRETE – Tu, Gregor!! (alla madre) Mamma, resisti, ti prendo i sali –

Esce dalla camera, e va a prendere i sali. Gregor esce dalla camera, chiamando Grete.

Grete rientrando vede Gregor e si spaventa. Indietreggia.

GREGOR – La mamma potrebbe morire. Ed è tutta colpa mia! Sono un mostro inutile! –

Gregor si sposta verso il proscenio, al tavolo.

Entra il padre, vestito con la divisa di lavoro.

PADRE – Grete, che cosa è successo? –

GRETE – La mamma è svenuta, e Gregor è impazzito. È uscito dalla sua stanza. –

PADRE – Lo sapevo che sarebbe successo. Voi donne, non mi avete mai dato retta. –

Fa un passo verso Gregor, il quale si sposta e il padre guarda all’alone che Gregor ha lasciato sul tappeto dove era prima fermo. Fa un’espressione da inorridito. Si apre la giacca e lancia via il berretto. Vuole aggredirlo. Quando arriva al tavolo afferra tre mele, una la lancia subito. La seconda quando Gregor è sulla porta. La terza lo colpisce. La madre si frappone tra i due.

MADRE – Fermati, ti prego fermati. Ti supplico. È tuo figlio! –

G. – Mamma! -

Abbraccia il marito. Lui scoppia in lacrime.

PADRE – Mi dispiace, mi dispiace. Sono un mostro! –

MADRE – No. No. Siamo soli. Siamo rimasti soli. Dobbiamo sopportare! Sopportare e basta. Abbiamo il dovere di superare la nostra ripugnanza e sopportare.–

BUIO.

III.

Gregor è ora a letto. Sempre bendato. Con la flebo nel braccio. I movimenti sono molto limitati. Non parla ma fa solo suoni che comprendono solo i familiari.

Luce più chiara in casa. Il padre sta dormendo  con la divisa addosso e le donne stanno rammendando e scrivendo.

MADRE – È passato un mese. Come sta Gregor? –

GRETE – Papà? –

MADRE – Shhh! Sta dormendo. –

Gt. – Vorrei che papà si togliesse l’uniforme dopo il lavoro… è sporca! –

Si alzano per prendere il padre sotto braccio e portarlo a letto.

MADRE – Andiamo caro.. -

PADRE – (bofonchia) Co.. cosa? -

GRETE – È ora di andare a letto, papà! -

PADRE – Basta! Sto bene! È questa la tranquillità della mia vecchiaia? Che razza di vita…. –

Escono. Grete rientra poco dopo con degli oggetti, tipo due sedie. Li porterà poi in camera di Gregor.

GREGOR - ……..

GRETE – Pulire? Che cosa vuoi che stia a pulire? Nessuno ti viene a trovare. –

GREGOR – ………

GRETE – No, Elge non ha mai chiesto di te. Nemmeno Franz o Eugene. E nemmeno ce ne andremo di qui. Non possiamo muoverti di qui. Non ce lo concedono. -

Porta dentro altri oggetti. Quindi esce.

Cambiano le luci. A mo’ di giorno in tutto il palco.

La madre entra sul palco con dei secchi di acqua. E con questi entra in camera di Gregor.

GREGOR – M….mm…!

Mentre la madre inizia a lavare in terra, entra Grete in casa.

GRETE –  Mamma! Sono tornata dal lavoro…. (si affaccia in camera di Gregor) C- cosa stai facendo qui? Questo è compito mio!! -

MADRE – Mah… tesoro, tu lavori così tanto, ho solo… -

Escono dalla camera.

GRETE – Papà!

Entra il padre sul palco. Sempre in divisa.

PADRE – Cosa?.. -

MADRE – Grete, per favore…. -

GRETE – La stanza di Gregor è affar mio! Mio! -

PADRE – (alla madre) Grete ha ragione. Tu non saresti dovuta entrare! (a Grete) E tu… da oggi non dovrai più entrare a pulire la stanza di Gregor…. Non ce ne possiamo andare. Non è più il caso di tenerla pulita, fino a che non se ne andrà. –

La madre scoppia in lacrime.

Buio.

Nella scena successiva entra la donna delle pulizie. Si spoglia del soprabito entra in camera di Gregor e lo va a prendere nel letto. Lo solleva con molta rudezza, lo gira e sistema il lenzuolo sotto di lui. Nel muoverlo, per poco lo lancia fuori dal letto, lo riprende e lo getta giù sul letto. Dopo averlo toccato si pulisce schifata le mani nel lenzuolo o sulla federa. Esce dalla stanza e dal palco.

Buio.

Intorno al tavolo ci sono i tre affittuari. Sono ospiti di casa Samsa. Stanno mangiando mentre i padroni di casa sono seduti altrove, con i piatti sulle ginocchia.

GIORNALISTA – Spero che la carne sia cucinata meglio di stamane, signora!

POLITICO - (rivolto al padre) …. Capisce? Fino a che i medici non danno un parere sul male di vostro figlio, non si può operare in favore suo e nemmeno in favore vostro. –

MEDICO – E le cure sono sempre a vostro carico. D’altro canto, fino a che non si trova un ospedale disposto ad accollarsi il mantenimento e le cure di Gregor, di qui non ci si può muovere. –

GIORNALISTA – Avete del vino bianco? Col pesce di fiume non mi sembra il caso di usare il rosso. –

POLITICO – L’iter da seguire deve essere questo: dobbiamo avere il permesso dell’ospedale locale, quindi dell’assessore alla sanità di Praga , il quale dovrà fare una relazione completa al suo omologo in regione. Da qui si deve attendere che il delegato del ministro si interessi al vostro caso e ne faccia una interrogazione in parlamento. –

GIORNALISTA – E per quanto riguarda la relazione all’assessore regionale, io ho fatto il mio dovere. Con domani sarà la quinta volta che arrivate in prima pagina e la popolazione è tutta dalla vostra parte. –

POLITICO – Beh, sull’appoggio  popolare non sarei pienamente d’accordo. Ci sono molti voci, molti pareri, giudizi sulla questione. –

MEDICO - … E questo è il motivo per cui non c’è un parere concorde in parlamento sulla questione. Noi ovviamente rappresentiamo i gruppi di persone che sono a vostro favore. Noi vogliamo che sia fatta giustizia. -

POLITICO – Sia fatta giustizia -

GIORNALISTA – Sia fatta giustizia -

POLITICO – Per adesso il governo ha promulgato un decreto legge che permette di ricoverare Gregor in un ospedale che lo voglia. -

MEDICO – Attualmente però ci sono solo 15 nosocomi che hanno la possibilità di ospitare il nostro caro amico Gregor. Nessuno di questi però ha dato la propria apertura. –

GIORNALISTA – Nessuno di loro vuole prendersi la responsabilità di operare in tale senso. La loro immagine ne risulterebbe danneggiata. –

POLITICO -  … E il decreto andrà a decadere entro 15 giorni. Ma questo voi lo sapete già: è la quinta volta che il governo fa un decreto per determinare il destino del caro Gregor, e che viene lasciato scadere. –

GIORNALISTA – Avete torta di mele? –

MEDICO – Ci sarebbe la strada di far venire qui un medico specialista che si occupi della salute di Gregor, accompagnandolo negli ultimi giorni. -

POLITICO – Ma di nuovo, occorre trovare qualcuno che non tema di inimicarsi dei gruppi di potere all’interno dello Stato. –

MEDICO – E vedete… nella nostra professione, una etichetta errata potrebbe essere infamante per il singolo e per la struttura ove costui si trovasse ad operare. -

GIORNALISTA – Per me no. Nella mia professione si tratta semplicemente di dire come stanno le cose. Il mio ruolo è il più semplice di tutti. Mi basta raccontare tutto ciò che succede a Gregor giorno per giorno. Per questo sono qui. (a Grete) Che sta facendo? Lo scriverò! –

Grete esce.

POLITICO – Io? Posso forse parlare per i miei onorevoli colleghi? Parlerò per me. Io, sono dalla vostra parte, signori Samsa. Io, ça va sans dire, io, in realtà non posso decidere nulla da solo. Sono solo un piccolo modesto rappresentante delle decisioni che vengono prese dalla collettività. Voi, però capite, signori Samsa, che fintanto che non si raggiunge una posizione comune a livello di comunità… Gregor rimane nelle condizioni in cui è. –

PADRE – Quindi… per noi non c’è nulla da fare? Articoli sui giornali, pareri e consulti, discussioni pubbliche e tutto rimane così come è? –

POLITICO – Signor Samsa, il mio consiglio è di attendere. La Provvidenza saprà porre rimedio a questa situazione. Occorre solo avere speranza in un futuro migliore. In qui Gregor intraprenda la strada che gli compete. –

Inizia a udirsi un suono di violino.

POLITICO – Violino? –

GIORNALISTA – Infatti -

MEDICO – Proprio così -

PADRE – Vi sta disturbando? -

POLITICO – Al contrario -

GIORNALISTA – Venga qui -

MEDICO - … con noi -

Mentre Grete continua a suonare, il politico si avvicina alla camera di Gregor, e viene travolto dall’odore che arriva dalla camera.

POLITICO -   (sottovoce) Disgustoso! –

Si riprende un attimo dallo stato di disgusto.

POLITICO – Le cose non possono andare avanti così. Voi avete fatto tutto ciò che era umanamente possibile per curarlo e sopportarlo – (inizia a vestirsi per andarsene)

PADRE – Oh, come avete ragione -

POLITICO – Dovete liberarvi dell’idea che quell’individuo sia ancora un essere umano –

GIORNALISTA – Il mondo deve comprendere che una famiglia non può vivere con una simile…. L’unica soluzione è che vi sbarazziate di lui. –

MEDICO – Basta! –

Escono.

BUIO

Nell’altra camera, Gregor giace sempre coperto dal lenzuolo. A un certo punto, un braccio scende dal letto e rimane scoperto. La sveglia batte tre rintocchi.

Quando la luce si riaccende, sul palco entra la domestica che con la solita freddezza, entra in camera di Gregor e urla a Gregor.

DOMESTICA – Ehi! Dico a te! Buongiorno! –

Si avvicina a smuoverlo, lo scopre lo tocca un po’ e quindi urla verso il resto della casa.

DOMESTICA – Ehi! Venite a vedere. Il coso qui,è morto. Stecchito.

Arriva la famiglia a osservarlo.

PADRE – Che cosa dice?... Oh, sia ringraziato il Cielo! -

GRETE – Guardate come era magro. Le flebo non lo nutrivano più. -

MADRE – Su cara, era il suo destino -

DOMESTICA – Puah, io apro la finestra! –

Rientrano i tre pensionanti.

GIORNALISTA – Dov’è la colazione, oggi? –

PADRE – Fuori dalla mia casa, subito! –

POLITICO- Che cosa intende dire? -

PADRE – Quello che ho detto! -

I tre si allontanano. La famiglia si siede a tavola stanca, mentre nell’altra camera la domestica solleva Gregor e lo porta via con tutte le coperte. Quindi esce.

DOMESTICA – Bene. Io ho finito. Non dovete più preoccuparvi. -

MADRE – Eh? Cosa? -

DOMESTICA – Ci ho già pensato io a lui. Non dovete più preoccuparvi di portare via quel coso bendato. -

PADRE – Fuori da questa casa.  È licenziata. –

La domestica se ne va.

PADRE – Venite. Usciamo a prenderci una boccata d’aria. Buttiamoci tutte le preoccupazioni alle spalle. -

MADRE – Sì. Ci trasferiremo in un appartamento migliore. –

Finale su una Grete rifiorita e bellissima.

Alba, 5 – 6 febbraio 2009

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