La miopia del dottor Musini

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LA MIOPIA DEL DOTTOR MUSINI

Commedia in tre atti

Di

Angelo Alfieri

Personaggi

Marco Musini         (Medico)

Gil Petti                  (Paziente)

Elmo Galli             (Amico e paziente)

Pinuccia Belli        (Donna delle pulizie)

Marina Astolfi        (Moglie di un paziente)

Mario Vespetti       (Inform. Scient.)

Enrica Tubini         (Moglie di Musini)

Giulia Pistilli          (Amica di Enrica)

Carlo Bonini          (Ottico)

Anticamera dell’ambulatorio del dottor Musini. La scena: sul fondale una porta a scorrimento piuttosto ampia che dà allo studio (si vede un lettino e qualche oggetto medico). Sulla sinistra la porta d’ingresso dell’appartamento, sulla destra una porta che dà in altri locali. Un tavolino, un divanetto, due sedie e un armadio a vetri con dei medicinali.

(Il dottor Musini è miope ma essendo vanitoso non fa uso di occhiali quando è in pubblico, crede che il suo fascino possa venire meno. Solo in caso di estrema necessità è costretto ad indossarli, oltretutto essendo allergico alle lenti a contatto  non può beneficiarne. Tuttavia si rende conto che una svolta definitiva è necessaria per porre fine alle incertezze e alle titubanze dovute proprio alla condizione di miope ma …).

Tutte le commedie di questo autore sono tutelate della S.I.A.E.


PRIMO ATTO

Scena prima

Musini:       (È comodamente seduto sul divano in attesa dell’arrivo di qualche paziente, sta sfogliando un libro). Bene bene bene … Che libro è? I dolori del giovane Werther! (Lo avvicina agli occhi). È il caso di rileggerlo? No! Tuttavia mi piacerebbe sapere di chi è! Non ricordo di averlo acquistato. Sarà di qualche paziente dall’animo sensibile. Bene! (Campanello). Male! Chi è?

Pinuccia:     La Befana! (Entra).

Musini:       È l’ora di arrivare?

Pinuccia:     Questa è l’ora!

Musini:       Che regalo ha portato? (Sogghigna).

Pinuccia:     Cosa porta di solito la Befana?

Musini:       Che ne so! Coi tempi che corrono ci si può aspettare di tutto.

Pinuccia:     Io sono tradizionalista.

Musini:       Quindi ha portato una scopa?

Pinuccia:     Non ho portato niente … quale scopa?

Musini:       Mi ha illuso! Nessuno mi porta qualcosa di bello: mai!

Pinuccia:     Eh, coi tempi che corrono … parole sue.

Musini:       Non faccia troppo uso delle mie parole: hanno un loro peso specifico nell’ambito medico. (Pinuccia entra nella porta di destra ed esce con una scopa). Ce l’ha allora? Mente sapendo di mentire.

Pinuccia:     Se pensa che continui il battibecco per darle soddisfazione di averla vinta se lo scordi. Desidera che inizi le pulizie? Vada di là. “I dolori del giovane …” Bello! Lo consiglia come terapia?

Musini:       Agli asini che dimenticano gli oggetti nello studio dei medici. Se entra qualcuno lo faccia attendere. (È ironico e crede che in attesa dell’arrivo dei pazienti lo scambiarsi battute con l’inserviente lo preservi dal cadere nella monotonia).

Pinuccia:     Si metta gli occhiali! (Si sente un rumore). Eccolo là. Un’altra volta. Non ho ancora ben capito se sono la donna delle pulizie o una soccorritrice del centodiciotto. (Quando la porta rimane aperta  il pubblico vede tutto). Il cestino deve stare qui.

Musini:       È colpa sua … il cestino deve stare qui. Avrò il diritto di sistemarlo dove meglio mi fa comodo?

Pinuccia:     Lo lascia in quella posizione perché ama metterci il piede?

Musini:       Esatto! Al mattino amo mettere il piede nel cestino.

Pinuccia:     Temendo che ci finisca qualcos’altro lo tiene occupato.

Musini:       Il cestino è un oggetto indispensabile.

Pinuccia:     Lo sarebbe se non venisse usato in modo alternativo. Faccia  un po’ quello che vuole. (Esce dallo studio chiude parzialmente la porta, altro rumore). Quando uno è fesso. Tocchi … Mmh, stavo per prendermi una denuncia per diffamazione.Ha degli occhiali che sembrano telescopi ma usarli ehhh: scherziamo. Devono fare bella mostra di sé nel taschino. La vanità. Perde il fascino. Ma quando mai. (Campanello). Buongiorno … è in ambulatorio vada.

Marina:      (Musini fa capolino). Dottore carissimo. Che aspetto giovanile stamattina. Lei ha firmato un contratto con qualche entità soprannaturale per mantenersi in forma. Dica la verità. (Pinuccia fa un gesto ad hoc).

Musini:       (Si gongola). Sempre gentile. Signora Bertolini che piacere vederla.

Pinuccia:     Vederla ... per modo di dire.

Marina:      Sono Marina Astolfi.

Musini:       Davvero? Una nuova paziente. Prego entri!

Pinuccia:     (Tra sé). Speriamo bene … chissà cosa è capace di trovarle. Prima però deve trovare la paziente.  

Marina:      (La porta è aperta). Dottore sono qui, da questa parte. Oh Madonna santa è cieco questo. (Da dentro). La invito cortesemente ad inforcare gli occhiali.

Musini:       Non li trovo. Eppure devono essere per forza da qualche parte. È colpa della Befana … della signora di là. Si spogli pure. Arrivo subito.

Marina:      Perché mai? Sono venuta per mio marito.

Musini:       (Rientrano in scena). Signora … non si fanno queste cose. Se è suo marito ad aver bisogno deve venire lui. Nessuno può fare le veci in medicina. Poi succedono guai. (Tocca Pinuccia, scambiandola per chissà cosa. Cerca gli occhiali, Pinuccia ride).

Pinuccia:     Già succedono per iniziativa sua: se ci mettiamo anche la sostituzione di persona, quel poveraccio rischia di trovarselo a letto morto. La prossima volta tocchi sua sorella. Che cos’ha suo marito?

Marina:      L’influenza.

Pinuccia:     Dottore le dia l’aspirina.

Musini:       Certo dottoressa. Ha sentito: si picca! Si picca! (Va nello studio, la porta è aperta). Fa le pulizie ma si picca.

Marina:      Lo convinca a mettersi gli occhiali … la supplico. Mi prende sempre per chissà chi.

Pinuccia:     Li mette ma non davanti alla gente: è vanitoso. Lo guardi.

Marina:      Che personaggio! Si è chinato sul tavolo. Sembra che stia operando. Ah ecco: li ha trovati. Pensi che mio marito dice che è bravo. È un suo paziente da anni.

Pinuccia:     Sììì è molto gentile. Educato, garbato. Devo aggiungere altro?   

Marina:      Per carità: basta così. Per bravo intendevo un’altra cosa ma va bene lo stesso. Vado di là o torna lui?

Pinuccia:     Se non inciampa arriva senza aiuto. (Rumori). Un attimo: glielo riporto.

Marina:      Tutti lui li trova. Quell’altro era sordo questo è cieco, il prossimo sarà senza gambe. Comunque tutti senza testa.

Pinuccia:     Se l’è cavata. Eccolo trionfante.

Musini:       (Vede Pinuccia sfuocata, crede che sia la paziente del giorno prima). È ancora qui lei? L’ho visitata ieri.

Pinuccia:     (Altera il tono di voce). Male però: mi rivisiti. Ha visto come ci vede bene?

Marina:      Sono scioccata per l’intuito. Mi dia ‘sta benedetta aspirina dottore. Non ho voglia di passare l’inverno chiusa qui dentro.

Musini:       Chi parla? Venga in ambulatorio.

Marina:      Ancora? 

Pinuccia:     Alteri un po’ la voce: la prende per la sorella. (Sotto voce).

Marina:      Veramente? (Pinuccia annuisce). Provo? Vengo dottore.

Musini:       Vittoria che sorpresa. Accomodati di là. Non ci sono per nessuno. (Si chiude nello studio da solo).

Pinuccia:     Non c’è proprio. Vuole un consiglio: dica al marito di cambiare medico.

Marina:      Lo terrò presente. Arrivederla … le aspirine. Ma no! Le aspirine no. Se si mette anche lei a confonderlo torno a casa con l’insalata: gli dica di darmi qualcosa per fare l’aerosol.

Pinuccia:     Si fida? Prenda questa … è una novità. Con questa non la prende l’influenza. Appena il sintomo si azzarda a manifestarsi si spaventa e regredisce da solo. Basta sventolarla davanti al naso. Alcuni dicono che basta pronunciare il nome del farmaco per scongiurare il malanno … parola di informatore eh.

Marina:      Ci sono farmaci così? E non lo vogliono dire?

Pinuccia:     Oh! Quelli buoni se li tengono per loro.

Marina:      Hai capito che furbi ‘sti dottori?! Che combutta.

Pinuccia:     Scherza? Non glielo dica però. Adesso va a casa, apre la scatola, prende un bustina, la mette sotto il naso del marito e basta: guarito.

Marina:      Non è che mi guarisce troppo in fretta? Se mi rimanesse a letto un paio di settimane non mi dispiacerebbe … se sapesse quello che combina. È un bugiardo.

Pinuccia:     Lo immagino. Se vuole stenderlo per un po’ di tempo le do questa.

Marina:      Esiste allora un elisir della felicità per mogli.

Pinuccia:     La maggior parte di quei medicinali che vede lì sono per la distensione familiare.

Marina:      Ma pensa te cosa mi tocca sentire … un toccasana. Me lo dia. Devo fare i conti con mio marito. Pensi che è informatore scientifico ‘sto deficiente .. e mi nasconde certi farmaci pur sapendo che esistono: non è normale.

Pinuccia:     Fa bene a non parlargliene: lo vuole stendere. Abbia pazienza. È pur sempre un marito.

Marina:      Inutile! Errori di gioventù. Lo stendo con le sue stesse armi senza che sappia. Secondo lei è furbo o tonto? 

Pinuccia:     Signora … come faccio a saperlo. Prima di giudicarlo lo devo almeno vedere di profilo.

Marina:      Deve avere un’esperienza incredibile.

Pinuccia:     In fatto di profili? È questione di intuito.

Musini:       Quella paziente che fine ha fatto? (Marina). E mia sorella? (Infila gli occhiali per un attimo). È andata via?

Pinuccia:     Da un pezzo!

Musini:       Pinuccia, sta per arrivare l’informatore: lo faccia passare per primo.

Pinuccia:     È una spia?

Musini:       Sì! I suoi antenati lo erano.

Marina:      Umorismo di alto livello! (A Pinuccia). Arrivederla dottor Musini. Mi conviene filare da qui alla svelta.

Musini:       Arrivederla contessa. (Si chiude nello studio).

Pinuccia:     Perfetto! Non è vero che vede doppio: sono dicerie. 

Marina:      Che bravo … ha del talento nell’individuare il nobile che si nasconde in ognuno di noi. Se solo sapessi che gettandomi dalla finestra rimanessi illesa lo farei.

Pinuccia:     È un paradosso?

Marina:      Può darsi ma sicuramente sparirei in un attimo. (Escono).

Scena seconda

Poco dopo

Mario:        Permesso! (Si siede in attesa). Non c’è nessuno stamattina. È sempre così affollato. Ha sicuramente più di mille pazienti … bene bene. Si vende bene qui! Che stupido: lo so! (Si alza, va a guardare nella vetrinetta dei farmaci). Vedo che ha iniziato la promozione del mio farmaco. Ne avevo portate due scatole ed ora ce n’è una. Quando la paziente o il paziente lo proverà non farà marcia indietro: parola di Mario Vespetti. Distensione pianificata. Le risate. Una settimana di catalessi. Controindicazioni: nessuna, solo benefici. Vedrò di iniziare il trattamento con mia moglie. (Divertito).

Musini:       (Esce dallo studio, questa volta ha gli occhiali). Vespetti … venga venga: la stavo aspettando.  

Mario:        Ho una discreta premura: possiamo stare qui?

Musini:       La premura può essere discreta?

Mario:        Sì! Se intesa come riservatezza e rapidità di intenti.

Musini:       Davvero? Dovrò approfondire. Le questioni linguistiche mi sorprendono sempre.

Mario:        Mah! Non badi a tutto quello che si dice. Orbene, mi aveva chiesto un farmaco per quel paziente deboluccio, stancuccio, palliduccio … provi questo.

Musini:       (Legge). Magnesio al tre percento: non è un po’ troppo?

Mario:        Mica lo deve assumere lei.

Musini:       Infatti non sono deboluccio. Anzi! Tutt’altro. Ultimamente ho una vigoria giovanile sorprendente. Mia moglie dice che non dimostro l’età anagrafica. E le assicuro che fa piacere sentirselo dire … sarebbe meglio che a dirlo non fosse la moglie ma qualche sbarbisolina. Capisce che farebbe crescere l’autostima …  capisce?

Mario:        Si figuri se non la capisco. Anch’io ho una moglie che si sta befanizzando alla velocità della luce.

Musini:       Davvero? … Le mogli passata l’età fertile decadono in poco tempo nonostante gli artifici che mettono in atto per salvaguardarsi dall’inesorabile destino.

Mario:        Cosa intende per destino? 

Musini:       La resa dei conti finale. La perdita della bellezza!

Mario:        Avere la moglie bella è il sogno di tutti, ma a pochi è concesso.

Musini:       Concesso non ha niente a che vedere con il luogo deputato che comunemente si intende per il disbrigo della pratica tanto umiliante?!

Mario:        No perché la parola è tutta attaccata.

Musini:       Già … avevo frainteso. Bene! …  Ha dell’altro?

Mario:        Sì ho dell’altro … tenga: abbiamo scoperto, alle volte basta un niente,  che questo antiparassitario agisce sull’onicomicosi. Una sola applicazione è in grado di annientala. Abbiamo praticamente sbaragliato tutte le case farmaceutiche.

Musini:       Veramente? Come mai?

Mario:        Non lo sanno. Siamo usciti il mese scorso all’improvviso con il prodotto. Spese per la ricerca: zero! La fortuna ci ha favoriti. Il nostro scienziato biologo, per caso, intervenendo sulla pianta del salotto, si è spruzzato la mano e siccome non l’ha pulita subito perché gli è suonato il telefono, lui ha una zia in campagna che lo martella di domande continuamente e quando ha riattaccato, guardandosi la mano, si è accorto che i funghi erano spariti. 

Musini:       Coltiva funghi sulle mani?

Mario:        Non saprei.

Musini:       Che zia prodigiosa! Ha fatto scattare il meccanismo sapendo in anticipo che avrebbe prodotto l’effetto? … Abita nei dintorni di qualche santuario?

Mario:        Esatto: nei pressi di Loreto.

Musini:       Lo vede? Per forza! Attinge energia dalla fonte e la spedisce via cavo al nipote.

Mario:         una teoria un po’ fantasiosa. Ad ogni modo se lo dice lei. … Perché non  indice un seminario sull’argomento?

Musini:       Il luogo ideale per saperne di più. Possiamo far intervenire questa zia a suffragio della teoria.

Mario:        Non intendevo il seminario come luogo … Lo intitoli: “Come avvengono i miracoli oggi”?  Via cavo! La tecnologia ha influenzato l’altro mondo.

Musini:       C’era da aspettarselo. Ha influenzato anche mia moglie: ha tre telefoni tre computer, tre tablet e un solo paio di scarpe. Le lascio immaginare le conseguenze.

Mario:        Eh … le mogli contemporanee. La mia al contrario ha trecento paia di scarpe e nessun aggeggio elettronico.

Musini:       È meno contemporanea della mia. Cosa vuol fare: ormai le abbiamo sposate. Quello che sono sono. Diventate! Nel mio caso si è trattato di un matrimonio combinato: i genitori! Un giorno le racconterò … La saluto Vespetti.

Mario:        Anch’io. Mi avevano detto che è miope non deficiente. (Tra sé).

Musini.       (Tra sé). Che stupido crede a tutto! (Mario è uscito subito, entra Elmo Galli). Vespetti rimanga un attimo accantonando la premura discreta: voglio approfondire una cosa. Si sieda qui. (Elmo è sorpreso pur sapendo del difetto visivo dell’amico). Quel medicinale che mi ha portato quindici giorni fa … quel rilassante portentoso per coniugi rompipalle funziona davvero? Sa è possibile che ne possa usufruire. Una remota possibilità di ridurre alla calma il partner è da contemplarsi in almeno i tre quarti dei matrimoni!

Elmo:                   Tu hai un farmaco del genere e non lo dici? Bell’amico sei! (Musini si mette gli occhiali per un istante). Chi credevi che fossi la befana?

Musini:       Quella la riconosco subito … quindi hai sentito tutto? 

Elmo:                   Tu che pensi?

Musini:       Che hai sentito. Mi hai colto in fallo. Non mi cogliere approfittando della mia scarsa capacità visiva. …  E va bene confesso: mi hanno portato un farmaco ipnotizzante e volevo sapere se  … cosa ne dici di sperimentarlo su tua moglie? (Va alla vetrinetta).

Elmo:                   È a dir poco un’idea geniale e nel mio caso non proprio remota. Dammelo. (Musini, sbaglia scatola e gli da un anti emorroico). È anonimo!

Musini:       Certo … è nuovo. Se funziona gli mettono la denominazione e via.

Elmo:                   Caspita è un prodotto “dop”. Come si usa?

Musini:       Dammi! È in pomata: strano! Di solito è in gocce … allora va spalmato sul pane o allungato nella minestra. Sarà insapore.

Elmo:                   Lo spero.

Musini:       Stemperare sul retto … in modo corretto … ecco: corretto. Si capisce poco la scrittura. Tieni! Inizia tu. Fammi sapere. (Avvicina l’oggetto agli occhi).

Elmo:                   Scrivono in piccolo ‘sti bugiardini. Secondo te li chiamano così perché mentono o per altri motivi?

Musini:       Le questioni moral-lessicali mi stanno assillando. Non so … lo vedi: adesso mi hai messo la pulce nell’orecchio.

Elmo:                   Lascia perdere le pulci, sono scomparse. Mi fido eh? Non è che dopo sorgono complicazioni … eritemi … allergie.

Musini:       Se vedi complicanze al di sopra della norma interrompi e precipitati qui.

Elmo:                   D’accordo. Vedi, non sono passato solo per salutarti come ogni lunedì. Venire da te, a volte, è un bene! (Lo guarda). Ti trovo giù di giro oggi.

Musini:       La signora poco fa ha detto il contrario. Forse avete due modi diversi per descrivere lo stesso fenomeno. (Un po’ risentito).  

Elmo:                   (Perplesso). Può darsi. Punti di vista diciamo. I tuoi occhi come vanno?

Musini:       Meglio … settimana prossima l’ottico mi farà provare una lente a contatto di ultima generazione. Dice che non crea allergie. Davanti alla gente mi vergogno … non mi piace che mi si veda con questi occhiali. Anche Enrica mi scoraggia pur stando in casa. (Li toglie dalla tasca, sono il triplo della faccia).

Elmo:                   Che belli! Te li ha regalati qualche clown?

Musini:       Mi sono costati l’ira di Dio.

Elmo:                   Ci credo: sono praticamente tre paia. Ho capito. Modello panoramico. Allora siamo d’accordo: se si complica o ti porto mia moglie o ti riporto indietro la pomata.

Musini:       Portarmi la moglie solo se è grave.

Elmo:                   Allora te la porto subito. (Ridono). Siamo leggermente maligni. 

Musini:       I tempi! Moderni! Vedi, siamo accomunati dalla stessa sorte che all’inizio fu benigna ma ora si manifesta nella sua avversità. Lo stavo dicendo al dottor Vespetti poco fa. Le mogli crollano sotto il peso degli anni troppo vistosamente.

Elmo:                   Parole sante. E fosse solo la bellezza a sfiorire. Diventano un mazzo di ortiche rinsecchite. Sono inguardabili. E pungenti. E ti accusano di non amarle come in passato accampando scuse d’ogni sorta. E pretendono coccole nonostante l’età. È impensabile! Ecco perché necessitano del trattamento distensivo qui.    

Musini:       Fortunatamente ci vedo male. E non posso ben constatare il disfacimento che si fa largo. Per il resto anche mia moglie accampa scuse d’ogni sorta per poter evadere liberamente ed è per questo che usufruirò del contributo ipnotico. Se lo riterrò opportuno s’intende. Se! Enrica è una donna mite. (Mette gli occhiali nel taschino).

Gil:             (Entra. È un po’ sbruffone). Caro dottore … sono soddisfatto: appieno! Ottima cura. Mi ha rimesso in piedi. Venire qui da lei dà soddisfazione.

Elmo:                   Lo vedo! E sa anche camminare. (Ammicca).

Musini.       Lei è? Albertini giusto? Un attimo (mette gli occhiali). Pasquinati come sta?

Elmo:                   Ti sta dicendo che cammina: appieno. È un fatto insolito per un essere umano.

Gil:             Non mi riconosce … sono Petti. L’intossicato. (Scrolla il capo. Ad Elmo). Vede male.

Elmo:                   Vi lascio … ci manca anche l’intossicato adesso, già ho una mezza matta a casa. (Guarda la scatola che ha  in mano). Che Dio me la mandi buona. Stavolta la stendo per tre giorni. Ciao.

Musini:       Addio! … Petti … sì ricordo. Le cozze avariate. Sì ricordo. È passato tanto da allora!

Gil:             Tanto … una settimana. Dicevo che mi sento molto meglio. Ho perfin ripreso il lavoro sorprendendo il mio principale che mi dava per spacciato, pensi che aveva già preparato la lettera di licenziamento. 

Musini:       Ma pensi. Il suo datore di lavoro è molto comprensivo.

Gil:             Diciamo che è nella media. Appena può si libera degli stipendiati con scuse stravaganti, oggi hanno questo vezzo. E sa perché? Si ostinano a credere che i lavoratori debbano assomigliare ai robot che non abbandonano mai il posto e faticano gratis.

Musini:       Tempi moderni caro Petti. Dove andremo a finire con questa modernità? Mah! … Venga di là che facciamo una visitina.

Gil:             La devo guidare? Mi dia il braccio. Ecco qua. Che bella giornata oggi.

Musini:       E fa anche caldo.

Gil:             Sìììì, siamo solo a meno dieci. (Entra Pinuccia). C’è la sua infermiera dottore. Salve.

Musini:       È bionda, altina, senza tacchi, viso quadrato, pessima figura.

Gil:             Esattamente! (Ammicca a Pinuccia).

Musini:       Ho capito … non è l’infermiera. Posso mettermi gli occhiali?

Pinuccia:     Non lo chieda a lui: li metta! È guarito signor Petti?

Gil:             Sentiamo il parere del medico.

Pinuccia:     Ottimista! Con permesso! Attento al cavo del telefono, di solito se lo attorciglia al polso strappandolo dalla presa. Poi dice che non c’è linea. (Entra nella porta di destra per gli attrezzi, rientra in scena). Sentiamo un po’ la diagnosi.

Musini:       (Dall’interno dello studio). Mi raccomando si astenga dal consumare molluschi per almeno tre anni, diamo tempo al fegato di rigenerarsi. Continui con la terapia. Vedo che ha il fegato grasso … sì: pazienza, meglio lui che altro. Va bene. Si attenga però.

Pinuccia:     Vede addirittura all’interno del corpo. Un fenomeno!

Gil:             (Entrano). Che bravo medico. Le assicuro che non toccherò mai più frutti di mare.

Pinuccia:     Sono quasi sempre acerbi.

Musini:       Ama scherzare, non l’ascolti. Sono in studio. (Chiude parzialmente la porta).

Pinuccia:     Anche mia sorella ha avuto un’intossicazione da mitili … è stata male sa … anni. Ha rischiato un trapianto. Uno spavento … poi improvvisamente con questo farmaco in men che non si dica è guarita. (Lo prende dall’armadietto).

Gil:             Per merito del dottore?

Pinuccia:     Mah … forse! Veda, il dottor Musini è un ottimo medico ma a volte … per una svista diciamo, sbaglia l’assegnazione del farmaco. Mi faccia vedere la ricetta. Ha sbagliato medicina, questa è per l’erpes. Si fidi: prenda questa … vede per epatopatie, intossicazioni ecc … ultimo ritrovato.

Gil:             Sono piuttosto preoccupato sa … avrà preso la ricetta di un altro paziente?

Pinuccia:     Certo! Ci penso io. Se dovesse venire ancora, prima di uscire, se sono presente, mi interpelli. Non affidiamo al caso la salute. Vada.

Gil:             Chissà quale esperienza ha accumulato lavorando per lui. (Esce).

Pinuccia:     Ne ha accumulata più lui da me. Diamoci da fare, guadagnamoci lo stipendio. (Si posiziona davanti la porta dello studio). Chi sarebbe quella con la faccia quadrata?

Musini:       Nessuna, è un modo di dire occidentale. 

Pinuccia:     (Stavolta non sa come controbattere). Mi ha fottuto. Verrà l’occasione di rifarmi. (Entra nella porta di destra).

Scena terza

Poco dopo

Enrica:        Vieni entra, sarà di là. Magari lo conosci già.

Giulia:        Non saprei … se lo conosco è per caso e mi sorprenderebbe sapere che è tuo marito. 

Enrica:        È un po’ miope … sta aspettando che arrivino delle lenti anallergiche dagli Stati Uniti per eliminare definitivamente gli occhiali: li odia! Lo chiamo! Marco esci dallo studio. (Entra lei invece).

Giulia:        Marco? Miope? Mmh. C’era un Marco miope al liceo ed era di Varese. (Vede il libro). E tu che ci fai in uno studio medico? (Lo sfoglia, lo rimette subito sul tavolo). È un caso! Omonimia. O è uno scherzo o … (Lo riprende). Giulia non ti lasciar sopraffare dall’ansia, non credere che il mondo giri attorno a te. Gira per conto suo … potrebbe essere chiunque. Chiunque! (Riguarda il libro). Chiunque le palle! È la mia scrittura. L’avrà avuto da quell’imbecille del mio ex fidanzato. Lo conoscerà? Non può essere. Noooo.

Enrica:        Eccolo qui il mio Marco … bello di cosuccia tua. (Lo bacia). Per dire.

Musini:       Dov’è questa amica? Alla sera ho un leggero calo di vista.

Giulia:        Oh madonna. È mezzogiorno. (Tra sé). Piacere Giulia Pistilli.

Musini:       Veramente? Pistilli! È un cognome familiare … sento nell’orecchio l’eco lontana di un ricordo … suggestioni credo. (Leggero imbarazzo).

Giulia:        Che orecchio, è proprio vero che chi perde un senso ne sviluppa un altro a dismisura. Mah! Sembra lui …(tra sé). Può darsi. Io non ti ho mai visto.

Enrica:        Ci siamo conosciute in palestra qualche mese fa.

Musini:       Capisco. Io non frequento simili posti: sono già abbastanza magro. E soprattutto non mi va di spendere soldi per fare un giro in bicicletta fermo nello stesso posto per ore guardando uno schermo che trasmette film demenziali.

Pinuccia:     Se li vedesse magari. (Tra sé). Lui gira solo per strada rischiando la pelle ad ogni curva. (Era forse nel ripostiglio).

Enrica:        Marco chi è questa donna che si permette di trarre conclusioni?

Musini:       Dev’essere la donna delle pulizie. (Si mette gli occhiali pensando di non essere visto e se li leva subito). È lei. Pinuccia vada a casa … ho gente di riguardo in anticamera.

Giulia:        (A parte). È proprio lui … non mi riconosce per fortuna. Sguercione! È peggiorato alla grande. Lo sapevo che prima o poi lo avrei rincontrato. Lo sentivo: è il mio libro con la dedica altro che storie. Lo faccio sparire o è bene che questa sappia?

Enrica:        Bene … a che ora rientri? Stasera Giulia resta a cena. Sei contento? 

Musini:       Ma certo, fa sempre piacere chiacchierare con una bella donna. Anche con due ma come dice il proverbio: chi si accontenta gode. 

Giulia:        Che marito spiritoso Enrica … fai fatica a tenerlo sotto controllo immagino. 

Pinuccia:     Oh! (Non parla ma si capisce benissimo quello che vuol dire). Dottore io avrei finito per oggi … se mi firma il salvacondotto andrei.

Musini:       Prego prego abbandoni il luogo. Vada a folleggiare in discoteca.

Giulia:        Che simpaticone!

Pinuccia:     Neh? Il top! (Esce).

Giulia:        (A parte). Che situazione imbarazzante … come ne esco. Mi lascio trascinare dalla curiosità senza pensare alle conseguenze. Sono passati più di vent’anni. Forse si è completamente scordato. Gli conviene!  

Enrica:        Giulia sei pensierosa?! Non ti preoccupare per stasera, Marco è molto affabile e ama intrattenersi con le mie amiche. Marco raccontarle quell’aneddoto di quella tua paziente.

Musini.       Beh, non si dovrebbe fare, la deontologia me lo vieta.

Giulia:        Ma tu te ne infischi altamente.

Musini:       Esatto!

Giulia.        (A parte). In quello non è cambiato.

Musini:       Lo racconto stasera a cena. L’indirizzo lo sai? Via Ostello della Gioventù cento.

Giulia:        Eccolo là, non ha nemmeno cambiato casa ‘sto matto. Che scusa mi invento con questa. (A parte). Enrica, se facessimo per un’altra volta?

Musini:       Giulia, stavo pensando … e se diventassi il tuo medico di base?

Giulia:        Ecco! (Piomba sul divanetto). Non è il caso.

Enrica:        Ma certo … Giulia sarebbe bello!

Giulia:        Sarebbe ma … ho già il mio medico. Mi cura con passione.

Musini:       Ci vai spesso?

Giulia:        Mai! (I due si guardano). Finora: mai!

Enrica:        Si vede che ha una passione per i pazienti sconosciuti.

Giulia:        Sì è così. (Capisce che si sta mettendo nel sacco da sola). D’accordo, ci vediamo stasera.

Musini:       Ohhh, così mi piaci. Allora a dopo. Vado in ambulatorio. Vai anche tu cara. Non è bello vedere la propria moglie confondersi tra i pazienti.

Enrica:        È meglio che si confondano quelle degli altri.

Giulia:        Madonna Enrica mi fai scoppiare dal ridere.

Musini:       Dovevi vederla tanti anni fa. Era incontenibile. L’ho sposata per quello.

Giulia:        (Tra sé). Ci credo! Dio mio che scemi. Mi vengono i crampi dal ridere. Sembrava una giornata insignificante e invece … è peggio! (Escono tutti).

Scena quarta

Il giorno dopo

Pinuccia:     (Entra dall’ingresso). Oggi è in ritardo. Gli occhiali li metterà per guidare o si affida a qualche nume tutelare? Arriva! Per oggi è salvo. (Entra con Vespetti). Informatore scientifico e medico, se li metti assieme ti fanno esplodere di farmaci.

Musini:       Buongiorno Pinuccia … nessuno in anticamera?

Pinuccia:     Io non vedo nessuno ma se avessi i suoi occhiali qualcosa di sicuro lo scoverei.

Musini:       Si fa beffe di me. Venga in ambulatorio Vespetti. Non mi si disturbi.  (Chiude la porta dello studio).

Pinuccia:     Figurati. Sei tu che mi disturbi. Vanitoso … ma metti quei fanali.

Marina:      (Entra furtiva). Proprio lei cercavo. Che amica ho trovato? La invito a pranzo qualche giorno. Tre gocce: nottata fantastica!

Pinuccia:     Ventuno gocce: settimana da sogno. (Ridono).

Marina:      Ci può giurare. Gliela faccio passare la voglia di prendermi per scema. Non c’è?

Pinuccia:     È di là con un informatore … un idiota vedesse.

Marina:      Che profilo ha?

Pinuccia:     Pessimo! A volte fanno dei discorsi da ricovero immediato. Credo che prima o poi l’ambulanza arrivi di sua spontanea volontà perché si rende conto che lasciarli in giro è pericoloso. Ne sento talmente tante da poterne ricavare un romanzo.

Marina:      Perché non ha ancora sentito quelli di mio marito. Come si chiama  questo informatore?

Pinuccia:     Ha il nome di un insetto o giù di lì.

Marina:      Mio marito fa Vespetti di cognome. Ha quarantacinque anni.

Pinuccia:     Giovane. Stessa età del dottore. (Le si piegano le ginocchia. Capisce tutto). A volte il destino è veramente strano, o beffardo. Se solo sapesse chi … niente. Fa freddo fuori neh? Vorrei uscire di corsa senza cappotto ma temo per la salute … mamma mia che situazione. Non faccia caso, sto pensando a una paziente strana. Moglie di un paziente più stano di lei. È venuta per il dottore o per altro?

Marina:      Per ringraziarla … scappo. Le telefono per il pranzo. (Esce).

Pinuccia:     Ma porca di quella … è la moglie di Vespetti. L’avviso, non l’avviso … comportarsi nel modo giusto non è facile … e poi che diritto ho di intromettermi in questioni altrui. Si arrangino. Lo vuole stendere: lo stenda! Lo meriterà. Il farmaco è lì. Uno lo prende liberamente. Un consiglio non è colpa. L’ha detto anche l’infermiera: “Distribuisci se vedi Marco in difficoltà” … se poi uno si addormenta fuori orario io che …. Se dipendesse da questo, hai voglia. Per curare l’otite gli dà la crema per i piedi. In assenza di Rosita devo aiutare il prossimo in qualche modo. Tra l’altro l’ha portato il marito. Rimane in famiglia. (Intanto lavora).

Mario:        Scappo perché ho una mogie stressante … mi ama alla follia ma se tardo di un solo minuto ad un appuntamento mi spara.

Pinuccia:     Un amore esplosivo! Ma pensa che scemo! (Tra sé). Si giri di profilo?! Sì! Ho capito! La vedo particolarmente brillante stamattina.

Mario:        Ho dormito benissimo … una tirata unica. Ho deciso di stare leggero col cibo alla sera.

Pinuccia:     Ecco! Lei è convinto che il risultato dipenda da questa pratica?

Mario:        Oh sì! (Esce).

Pinuccia:     Ha una moglie deliziosa immagino?

Musini:       Non si immischi per favore. Arrivederci Vespetti. Deve avere un moglie poliziotta, altro che deliziosa. Non tutti sono fortunati come me. Pensi che a volte mia moglie, dico “moglie”, invita un’amica a cena. Ieri sera è venuta quella che c’era in studio. Purtroppo non si dev’essere conservata bene e ci sono rimasto un po’ male ma in compenso è simpatica … credo!

Pinuccia:     Ricordo. Bella! Pensa di poterla conquistare con qualche battuta salace? Con qualche sguardo penetrante? (Guarda il pubblico).

Musini:       Lei non ci crederà, ma secondo la mia stima, dovrebbe avere un ottantina d’anni.

Pinuccia:     Secondo la sua di stima perché secondo la mia dimostra vent’anni.

Musini:       Non dica eresie. Le donne sposate precipitano nell’abisso. Se poi si fosse sposata con qualche cretino sarebbe già … già … decrepita: lei è sposata?

Pinuccia:     No!

Musini:       Nel suo stato, in entrambi i casi, non cambierebbe troppo. La natura con lei è stata avara.

Pinuccia:     Con lei è stata scarsa di contenuti neuronali.  

Musini:       Colpito … mi ha ferito nell’orgoglio.

Pinuccia:     Frughi nell’armadio dei medicinali, qualcosa trova di certo. Un cicatrizzante per anime ferite c’è! (Campanello). Preferisce sospendere il dibattito o continuiamo ad oltranza dimostrando totale disinteresse per il prossimo per assolvere il suo sfrenato desiderio di ironia? 

Musini:       Oh dio … Faccia passare. (Entra la moglie con Giulia). Prego accomodatevi in ambulatorio. Prima lei signora? O preferisce lasciar passare la collega? (Pinuccia ride). Pinuccia, se dovesse capitare qui mia moglie la faccia attendere. Ora mi occupo di lei. Mi preceda. (Giulia allarga le braccia ed entra).

Enrica:        Sarà cretino … ha visto?

Pinuccia:     Non è cretino: è miope!

Enrica:        Spero proprio che arrivino quelle lenti in fretta perché si è aggravato. (Si avvicina a Pinuccia). Non è che dopo ci vede bene e vede anche quello che non deve?

Pinuccia:     Beh, il rischio c’è. Ci pensi perché già con gli occhiali a tempo parziale è un rompipalle … si figuri se dovesse vederci bene per tutto il giorno … e la notte.

Enrica:        Mamma mia non avevo pensato all’eventualità. È pignolo e vanitoso ora  che ha gli occhiali a tempo; si immagini se dovesse vedere di continuo. Non mi passerebbe più dei quarti d’ora davanti allo specchio assumendo pose da teatro per poi diventare nervoso perché non vededndosi è costretto ad avvicinarsi a dismisura andando a sbattere contro il bordo perdendo ore per tentare di rimetterlo a posto. E avendo del tempo libero mi controllerebbe ad ogni passo. Cosa mi consiglia?

Pinuccia:     Le voglio dare questa … è un rilassante spropositato. (Dà la stessa che ha dato a Marina). Mi fanno sapere che tre gocce bastano per la nottata: è garantito.

Enrica:        Lui sa di averlo?

Pinuccia:     Sono dei campioni … il rappresentante ne ha lasciati due. Uno è già stato assegnato con successo.

Enrica:        Se si accorge che manca?

Pinuccia:     Signora, non vede niente, come potrebbe accorgersi. 

Enrica:        A volte certi difetti capitano a fagiolo. Non ne faccia parola. (Mette in borsa la scatola). Cosa starà dicendo a Giulia? Posso origliare.

Pinuccia:     Certamente. I consigli che le sta dando potrebbero andar bene anche per lei. Gira e rigira sono sempre gli stessi. Sentiamo!

Musini:       (La porta è semi aperta). Cara signora nonostante la sua ragguardevole età le confesserò che sono stupito dal modo in cui si è conservata, ottant’anni con un viso così fresco, è sorprendente davvero. Pensi che mia moglie, pur avendo la metà dei suoi anni è ridotta ad  una larva, nonostante il continuo uso di prodotti ringiovanenti.

Enrica:        Con chi sta parlando?

Pinuccia:     Con la sua amica. Ha sentito: è una larva.

Enrica:        Si sbaglia, non è vero che le diagnosi vanno bene per tutte. Stasera se ne accorgerà che significa essere una larva. Quante gocce sono consigliate?

Pinuccia:     A discrezione del consorte. Come donna delle pulizie ne consiglierei a secondo della gravità … se fossi medico di più.

Enrica:        Glielo faccio vedere io che cosa è capace di fare una larva. Pur essendo la seconda volta che la vedo dico che mi è proprio simpatica. Qualche giorno la invito a cena. Faccia in modo che Giulia sappia che sono scesa … non lo voglio vedere. (Esce).

Pinuccia:     La capisco. Se continuo a dare medicinali a tutte mangio gratis per una settimana.

Musini:       (Esce dallo studio con Giulia). Va bene signora Pistilli, alla prossima. Accompagni la paziente. Quella signora che c’era con lei?

Pinuccia:     È scesa dalla disperazione … era la signora Larva: ha detto che ripassa dopo la metamorfosi … e di raggiungerla di sotto in portineria. Ha capito signora Pistilli?

Giulia:        A fatica, ah ecco: sì! Devo destreggiarmi … quindi la “Larva” è in portineria. Le larve dove vanno: in portineria.

Pinuccia:     È piena così!

Giulia:        È successo qualcosa di grave nel frattempo?

Pinuccia:     Dipende dai punti di vista.

Giulia:        (Ride). Guardi, dal mio punto, è meglio soprassedere: per ora! Dopodomani è libera?

Pinuccia:     Sìììì … ci vediamo a pranzo?

Giulia:        Perfetto! Le racconto un po’ di cose. Arrivederla dottore.

Musini:       Arrivederla! È una nuova paziente. Gentile … un po’ passatella ma gentile. Le ho fatto credere che è ancora attraente. Dev’essere la madre di una mia compagna di scuola. Giulia Pistilli. (Pensa ma si vede che nasconde qualcosa). Ora ricordo. È venuta a cena e deve aver accettato il consiglio di diventare mia paziente. Mah! Direi che ora mi posso mettere gli occhiali … come mi stanno?

Pinuccia:     Ho poche certezze nella vita ma sono certissima che se li avesse messi  prima certi giudizi non li darebbe. (Lo guarda). Sa che la trovo bene? Se le spuntassero le ali si farebbe fatica a distinguerla da un bel coleottero.

Musini:       Screanzata. I coleotteri volano.

Pinuccia:     Davvero?

FINE PRIMO ATTO

SECONDO ATTO


Scena prima

Due giorni dopo

Elmo:                   (Entra). Marco! … non c’è? Dottore! Oltre alla cecità è subentrata anche l’otite cronica. Andiamo bene. (Entra in ambulatorio). No! Oggi non si va vivo. Deve fare attenzione perbacco. Si faccia operare alla cornea per ridurre ‘sta miopia. Non vorrei che per vanità finisca in ospedale. Eccolo che arriva. Mi metto qui in un angolo per non intralciargli il passo.

Musini:       (Entra con Pinuccia). È ancora presto per le visite. Chi ci dobbiamo aspettare stamattina, qualche ignoto paziente? (Appende la giacca sulla testa di Elmo).

Pinuccia:     Non lo chieda a me: non sono l’infermiera! (Vede Elmo che nel frattempo si è tolto la giacca ed ora l’ha sul braccio). Ah! Buongiorno. Sta pensando al post pensionamento dando avvio ad una nuova professione? 

Musini:       È pazza? Mi saluta ogni dieci minuti, mi fa allusioni. Capisco l’attaccamento ma sappia che il pensionamento sopraggiunge a tarda età. A volte a morte avvenuta.

Pinuccia:     Le voglio così bene che la saluterei ogni minuto. Si rende conto in che stato siamo? (Elmo ride).

Musini:       Ultimamente si lascia coinvolgere dal suo super ego. Stia attenta a non sconfinare.

Pinuccia:     Mi dica lei dove la trova una donna paziente come me. (Ad Elmo).

Musini:       Dunque sa di essere malata. Lo dicevo che qualcosa non andava in quella testa di rapa. Mi chiami Elmo Galli, voglio verificare una cosa. Un medicinale.

Pinuccia:     Sì padrone. Lo chiamo ad alta voce o col tamtam?

Musini:       Se vuole può andare a casa sua direttamente. Ferma lì non si muova. (Vede Elmo tutto sfuocato è ovvio). Qualcuno ha portato una statua.

Pinuccia:     Ha visto … lei che diceva che nessuno le fa regali. Eccone uno.

Musini:       Prendo gli occhiali di là.

Pinuccia:     Esca … è meglio. Mi dia retta. Vada fuori.

Elmo:                   Gli devo parlare: va bene esco un attimo. La giacca.

Enrica:        (Entra mentre esce Elmo). Dov’è? (La porta dello studio è aperta completamente tanto da lasciar passare due persone. Musini esce dal lato sinistro e la moglie entra dal lato destro. Musini non la vede). Voglio vedere fin dove arriva.

Musini:       (Si mette gli occhiali). Beh? Chi l’ha spostata? Pinuccia che scherzi sono questi? Mi sbeffeggia eh? Il super ego la fa da padrone ormai. Lo dirò a mia moglie che è del mestiere. (Enrica è sempre più smarrita). E perché mai lo dovrei dire a lei? Lo vede l’abitudine di vivere accanto ad una persona inutile dove conduce?  All’assuefazione! Lo vado a dire a quella vecchia di mia moglie … lei crede di essere ancora bella. Illusa! Le confesserò … ma non ora. (Mette gli occhiali nel taschino).

Pinuccia:     Se fossi in lei mi guarderei bene dall’offenderla in pubblico. Se lo venisse a sapere ora, passerebbe un guaio. E grosso.

Musini:       Non mi faccia ridere, a quest’ora è in palestra a dimagrire ... e sa per chi lo fa? Per me!

Pinuccia:     A volte essere troppo sicuri di se è un errore grossolano. (Enrica sente tutto).

Musini:       Le sue considerazioni le tenga per sé. (Va a sbattere contro la moglie). Scusi … è venuta  per i farmaci del marito. Pinuccia mi prenda quella ricetta sulla scrivania e la dia alla signora. (Enrica si mette in un angolo).

Pinuccia:     Ecco a lei chissà cosa. Se dovesse avere delle formiche in casa lo usi. La prego faccia pressione sull’ottico, lo costringa sotto tortura ma gli dica di portargli ‘ste lenti americane. Lo faccia almeno per noi.

Enrica:        Non ci penso proprio. Ha sentito no? L’illuso è lui mi creda.

Pinuccia:     Non sa nemmeno chi è, attenta! Lo sa che ha una moglie molto carina?

Musini:       Non mi faccia ridere per carità … lo era, ma ora. Le amiche sono belle. Forse. Se non mi vergognassi le potrei guardare meglio ammirandole nel loro splendore … ma ahimè la condizione di miope mi limita. Mi ha sempre limitato. Quando arriveranno quelle benedette lenti la musica cambierà. Oh se cambierà.

Enrica:        A mezzogiorno venga giù che le offro il pranzo. Le voglio raccontare certe cose. Stanotte inizio con la terapia … ha detto dieci gocce?

Pinuccia:     Sia clemente. Faccia cinque.

Musini:       Pinuccia, non parli da sola non è un buon segno. È la terza volta in poco tempo. Se viene Vespetti lo faccia passare. (Si chiude dentro).

Enrica:        Ormai distingue le persone dalla voce. (Rientra Elmo).

Elmo:                   Gli devo parlare. Mi ha dato un anti emorroico. … entro! (Lascia la porta aperta).

Musini:       Caro Vespetti, la stavo attendendo. Allora? Tutto bene? Quell’arpia di sua moglie la sta vessando? Vedesse la mia … fortunatamente va in palestra … non so a che fare ma ci va.

Elmo:                   La finisci di prendermi per questo Vespetti o no? E non urlare: c’è gente in anticamera.

Musini:       Perbacco chi sono?

Pinuccia:     Vada! (Enrica). Nessuno dottore. Ci manca la moglie di questo per completare l’opera.

Marina:      (Entra contenta). Funziona eh … brava. Che dottoressa.

Musini:       Caro Vespetti sono proprio contento che é venuto.

Marina:      C’è mio marito? Maledetto imbroglione viene qui a mia insaputa? Ha detto che andava in bicicletta stamattina. Mi manda per l’aerosol e poi viene di persona? Brutto cretino. Non si alza dal letto per un mese.

Pinuccia:     Si calmi: non è quello che crede.

Marina:      No eh? Adesso lo vedremo chi è! (Entra e dà due ceffoni ad Elmo). Imbecille che non sei altro.

Elmo:                   Ma dico è pazza? Nemmeno mia moglie oserebbe tanto. Che pazienti hai?

Marina:      (Lo guarda). Perché si fa passare per mio marito?

Musini:       Ma dico? Che modi sono? Schiaffeggiare un collaboratore.

Marina:      Non mi pento sa … sono certa che sua moglie sarebbe d’accordo con me. Quattro schiaffoni non guastano mai.

Elmo:                   Mia moglie è ancora un po’ vivace, per ora, perché il dottore le ha prescritto un farmaco non proprio adatto allo scopo …  ma da oggi in poi si accorgerà di che cosa è capace il marito.

Marina:      Ohhh chissà che fa! Mi metta in contatto con lei poi vediamo cosa sa fare la signora.

Elmo:                   Lei è pazza. Entra, mi schiaffeggia, mi insulta, mi scambia per il marito,  e pretende che la ringrazi?

Marina:      Mio marito merita ben altro. Si ritenga fortunato che ho capito subito che non era lui.

Pinuccia:     Per fortuna! Signora, prima di “accarezzare” la gente si accerti che il soggetto che le capita sottomano sia quello giusto. Mi sto quasi pentendo di averle dato il farmaco. (Tra sé). Venga con me … (Entra Gil). Signor Petti. Si accomodi. Si sieda qui Marina. Le do un rilassante?

Gil:             Che bella mattinata ... tranquilla.

Pinuccia:     Se entrava un attimo prima sarebbe di parere diverso.

Marina:      Spero per lei che sua moglie sia un una donna comprensiva.

Gil:             Oh sì: lo è! Mi sopporta!

Marina:      Che uomo meraviglioso, consapevole dei propri limiti soprattutto. (Rivolgendosi a Pinuccia). Vede, a questo le gocce non le darei.

Pinuccia:     Lo inviti a cena.

Marina:      Dice? Questo qui? È il caso? Di profilo com’è?

Pinuccia:     Passabile!

Marina:      Ma sì … quando Mario dorme me la svigno.

Pinuccia:     Brava!

Elmo:                  Posso partecipare anch’io al conciliabolo? Se evitasse di schiaffeggiarmi … ecco. Ne ho già una a casa da regolarizzare … (Esce anche Musini e si affianca ai quattro).

Musini:       Che si dice che si dice: novità? Salve signore: è l’idraulico?

Gil:             Sono Petti. Ho finito i medicinali che mi ha dato la signorina. Era un campione.

Musini:       Qui dentro c’è una signorina che distribuisce farmaci? Per la miseria devo controllare bene gli avventori … Era per caso una bella ragazza mora, avvenente, maestosa nell’incedere … di una bellezza rara?

Marina:      Quella! 

Musini:       Capisco!

Gil:             Veramente (Marina ed Elmo lo minacciano con gesti appropriati). È quella che dice lei.

Marina:      Ah ecco! Lei non ha bisogno ma noi si.

Musini:       Si complotta? Pinuccia, quando riprende servizio l’infermiera?

Pinuccia:     Settimana prossima. Credo!

Musini:       Gliele ne dirò quattro!

Pinuccia:     Gliene dica otto!

Musini:       Elmo vieni in studio che finisco di parlarti. Non essere curioso. Abbandoni lo studio. Petti attenda un attimo.

Pinuccia:     Vado di là.

Marina:      E così lei non ha problemi con la consorte?

Gil:             No! Siamo felici. Viviamo serenamente dopo vent’anni di matrimonio.

Marina:      Beato lei … io sono disperata … devo ricorrere a stratagemmi per sopravvivere. E l’ho trovato. Me lo ha dato la signorina … quella di là.

Gil:             Ahhhh è lei la signorina … anche a me ha fato un farmaco. Perché mi avete fulminato con gestacci allora? 

Marina:      Lei vive troppo serenamente … abbia pazienza. Se non ci fosse “lei” non avrei potuto essere qui per invitarla a cena.

Gil:             Lei è qui per invitarmi a cena? E di grazia: perché mai?

Marina:      Alle domande ci pensiamo dopo. Accetta?

Gil:             Dovrei sentire mia moglie!

Marina:      Viva serenamente … come non detto. Per carità! Matrimonio felice: è la prima volta che lo sento dire.

Elmo:                   (Rientrano).Allora d’accordo Marco …  signora: ho capito la situazione. … penso che in poco tempo, quel farmaco, diverrà di uso comune. Quando incontrerò suo marito gli darò dei consigli. Chiunque sia. Finora, di quel farmaco, ne ho sentito solo parlare perché se me lo avesse dato al posto di quell’altro che cura le retrovie non sarei nemmeno qui a subire vessazioni.

Marina:      Mi ha preso per scema? A mio marito ci penso io. E beneficio già di qualche sostanza adatta al mantenimento della pace domestica, a sua insaputa. Dell’idiota. (Guarda Gil). Lei non fa testo.

Musini:       Perdonami Elmo, è stata una svista. Ti ho dato un anti emorroico per sbaglio. Capita.

Pinuccia:     (Rientra). Spesso! Con permesso … Marina quel pranzo?

Marina:      Andiamo.

Gil:             Dottore mi rinnovi la ricetta di questa medicina. 

Musini:       Chi gliel’ha data? (Va in ambulatorio).

Gil:             Lei! (Ad Elmo) se gli sto a spiegare tutto tiro sera. Ci vede poco poverino.

Elmo:                   Settimana prossima gli arrivano delle lenti dall’estero: speriamo bene!

Gil:             Ne ha bisogno. Dice che si vergogna a portare gli occhiali in pubblico. 

Elmo:                   Già!

Musini:       Ecco a lei. La signorina che fine ha fatto?

Elmo:                   È scesa … ci sentiamo. Ho sentito che stavi dicendo di una statua prima.

Musini:       È vero! Era lì. Mettiti in quella posizione?! Proprio lì.

Gil:             Allarghi le braccia … perfetto: un ottimo attaccapanni.

Musini:       Sai che era dello stesso colore?

Elmo:                   Un caso! Hai degli amici generosi.

Musini:       Non direi: fanno regali temporanei. Tuttavia mi piacerebbe sapere che fine ha fatto.

Elmo:                   Le statue vanno e vengono: gli amici restano!

Musini:       Certo.

Gil:             A volte si prendono le persone per statue e le statue per persone.

Musini:       Questo è vero! Per il tranquillante ripassa. Sono misteriosamente scomparsi dalla vetrina.

Gil:             (Ad Elmo). Lo credo bene! (Escono i due).   

Scena seconda

Due giorni dopo

Enrica:        (Entra con Giulia e Carlo). E così, finalmente, queste benedette lenti sono arrivate? Secondo lei le sopporterà?

Carlo:                   Sinceramente penso che sia tutta una questione psicologica. È il ventesimo tentativo che faccio senza ottenere risultati. Sono un tantino preoccupato. Ci vede sempre meno.

Enrica:        Me ne sono accorta. Finché è in casa va bene: per dire. Il problema è qui. Capisce che se sbagliasse a prescrivere i farmaci sarebbe pericoloso.

Carlo:                   Lo credo! Si vergogna, si sente umiliato. Mettersi gli occhiali è umiliante? Non credo! Che problemi ha? Queste lenti che gli sto per dare sono il massimo del confort, ma se pensa di non riuscire a sopportarle non le sopporterà mai; oltretutto mi ha detto se potevo passare ma se non si fa vedere mi fa perdere tempo.

Pinuccia:     Buongiorno. Non c’è? L’ha accompagnato lei?

Enrica:        No! Ha voluto prendere la bicicletta a tutti i costi.

Giulia:        Non va assecondato. Assolutamente. Mi ha preso per una ottantenne. (A parte). Per ora.

Carlo:                  Quando ne dimostra venti.

Enrica:        Mentre io? Cento? Ha sentito?

Pinuccia:     Non guardi me perché mi considera una befana. Sostiene che lo fa ironicamente ma intanto: spero che una volta sistemata la faccenda lenti a contatto cambi parere su chi lo circonda perché, dopo, sarebbe davvero triste se mantenesse i giudizi attuali.

Enrica:        Molto triste!

Giulia         :         Certe volte “conviene” mantenerli … no niente: fatti miei.

Enrica:        Ieri sera mi ha detto che tu dovresti essere la madre di una sua compagna di scuola. Ditemi voi!

Giulia:        (A parte). Se mette le lenti sono fottuta: mi riconosce! Chi glielo spiega a questa che siamo stati fidanzati per cinque anni ed eravamo in procinto di sposarci. Che cretina sono stata ad accettare l’invito. Mi ero liberata definitivamente. Il libro … porca … (Pensa) forse è bene che sappia chi era la fidanzata che “amava tanto”.

Musini:       Eccomi qui! (Ha il casco da ciclista in mano). Pensate che non incontrato nessuno per strada.

Enrica:        (Tra sé). Perfetto! È finito nel bosco.

Carlo:                   Pensate voi com’è fortunato quest’uomo.

Pinuccia:     Ha degli agganci da qualche parte lassù. Di sicuro!

Musini:       Chi è il primo?

Carlo:                   Dottor Musini sono l’ottico.

Musini:       Non mi dica che sono arrivate le lenti?

Carlo:                   Glielo dico? Sono arrivate … le proviamo subito?

Musini:       Andiamo in ambulatorio. Accomodatevi prego.

Enrica:        È la prova della verità.

Giulia:        Senti ho da fare … fammi sapere il risultato. Vedendomi ringiovanita di colpo sarebbe uno choc, mi scambierebbe per chissà chi (esce).

Pinuccia:     È un parlare a vanvera non trova?

Enrica:        In effetti … è come se fossero due persone diverse. Senza occhiali ha visto una persona ottantenne senza sapere che in realtà non è vero. Ora la vede con gli occhiali senza associarla a quell’ottantenne. La persona è sempre la stessa ma vista in due modi diversi è come se fossero due.

Pinuccia:     Fine come ragionamento. Sta dicendo che uscendo da quella porta si troverebbe in un mondo nuovo?

Enrica:        Oh mamma mia … e se non ci riconoscesse per quello che siamo?

Pinuccia:     Lo fermi per carità. Lo lasci brancolare. Preferisco passare da befana.

Carlo:                   Speriamo bene … pare che stavolta … ho premura, sto correndo in chiesa per un ciclo di preghiere affinché sopraggiunga dall’alto un aiuto qualificato. Venti tentativi … non so se … arrivederci. (Convenevoli).

Musini:       Molto bene … caspita che visione: nitida, una televisione. Non fateci caso al pianto, non è di gioia ne di dolore: è la lacrimazione eccessiva dovuta al corpo estraneo. Chi siete?

Pinuccia:     Io sono la befana di sempre mentre la signora … dica qualcosa.

Enrica:        Marco chi sono?

Musini:       Dalla voce direi mia moglie ma … ecco lo sapevo: si è mossa. Non ce la farò mai … anche l’altra. Questa volta mi impegno a dismisura. Le voglio tenere a tutti i costi. Tutti le portano ed io che ne ho bisogno più di altri non voglio essere da meno. (Va nello studio).

Enrica:        Bravo, così si fa! Lei capisce che finché vede poco io faccio quello che voglio sia in casa che fuori ma nel momento in cui lo status cambia qualche precauzione la dovrò prendere.

Pinuccia:     Ha un amante?

Enrica:        Perché lei no? Tutte l’abbiamo. Finora è rimasto invisibile, dico invisibile ma adesso?

Pinuccia:     Gli dica che di tanto in tanto passa il giardiniere per un controllo.

Enrica:        Se abitassi in una villa … e i tubi non si guastano mai. Cosa mi invento?

Pinuccia:     Cara signora finora le è andata bene. O accetta la realtà o se ne faccia una ragione.

Enrica:        Non è di grande aiuto. (Si siede). Il Werther è ancora qui … Sapesse quanto è utile la palestra … non ne ha idea! Gli dirò che ci devo stare tutto il giorno. Guardi che questo libro l’ho portato l’altro giorno per la signora di sopra, se dovesse scendere glielo dia. … Marco io vado.

Musini:       Vai! Per oggi basta … un poco alla volta mi abituo. Non c’è nessuno?

Pinuccia:     No! (Musini rientra in studio). Un attimo di sosta … I dolori del giovane Werther. È vecchiotto ‘sto libro. Di chi sarà? “Dedicato al mio grande amore Marco”. Mah! “La tua Giulia … per sempre”. Però! Messaggio molto chiaro. Dottore!

Musini:       Beh? È il caso?

Pinuccia:     E così tanti anni fa una donna la considerava un grande amore tanto da dedicarle questo libro.

Musini:       Davvero? Legga lei che vede meglio, per ora!

Pinuccia:     “Al mio grande amore tua” …

Musini:       Ah sì? Chi sarà? Ho capito! Giulia Pistilli. Guardi che il mondo è piccolo. Pensi che la madre di questa mia compagna di scuola è diventata mia paziente e amica di mia moglie: quella che è venuta a cena. Giulia? È dedicato a?  …  Ma quella Giulia è all’estero da anni. Da quando ci siamo … Pinuccia le devo parlare. Ora! Venga di là. Sia discreta. Aspetti! Ora ricordo: si chiamavano tutte e due Giulia. Io ho visitato la madre. Strano, non ha accennato al fatto: lo trovo strano! Mi accuso di ogni sorta di vigliaccherie. Mentre la figlia si è persa in Grecia dopo il fattaccio. È così.

Pinuccia:     Guardi che è tornata. Tenga gli occhiali quando arriva.

Musini:       Ha ottant’anni … via. È la madre di Giulia. Venga di là. Questo libro lo porti a casa lei.

Pinuccia:     Guardi, non c’è nessun problema. Ma temo che sia tardi. (Vanno nello studio. Esce poco dopo). Ecco perfetto! Con la moglie che si ritrova. Ti porto a casa onde evitare disordini. (Mette il libro in borsa). Sta attenta Pinuccia che ci vai di mezzo senza motivo. Hai capito ‘sta Giulia che furba? L’ha mollato sull’altare per un’altro. Mi piacerebbe sentire l’altra campana. Così eh, per pura curiosità femminile.(Esce).  

Scena terza

Quindici giorni dopo

Mario:        (Entra). Caro dottore le ho portato altre due confezioni di quel farmaco, le metto qui in vetrina? Vedo con piacere che le ha prescritte tutte.

Musini:       Veramente non ricordo … Pinuccia ha per caso visto qualcuno trafugare medicinali da lì?

Pinuccia:     Nessuno trafuga. (Arrivano Gil, Elmo e l’ottico). È scoppiata un’epidemia?

Mario:        Quanta gente. Manco da quindici giorni perché ho avuto un calo improvviso di forze che penso dovuto al surmenage tant’è vero che ancora adesso stento a riprendermi. E non è da me. Mi piacerebbe raccontarvi le avventure ma essendo discreto mi astengo … a fatica.

Pinuccia:     In compenso ha una moglie molto comprensiva.

Mario:        Indubbiamente ma sono dovuto ricorrere a quel farmaco per debolucci.

Gil:             Io non ho problemi di forze: mia moglie è una donna responsabile. Mi sopporta senza alterare il menage. 

Elmo:                   Musini sa cosa prescrivere … vero?

Carlo:                   Ora che vede bene ancor di più.

Musini:       L’ottico? … venga di là un attimo.

Carlo:                   Non mi dica che stenta a sopportarle? Dottore non me lo dica!(Vanno nello studio). La prego: ho fatto dei sacrifici a divinità pagane.

Pinuccia:     Qui si mette male! ... Accomodatevi … arriva subito.

Mario:        Per chi non lo sapesse sono un informatore scientifico, un consigliere medico.

Gil:             Ci sono delle novità farmaceutiche? Qualche portento?

Mario:        Insomma … diciamo che ultimamente ci affidiamo al caso. Cerchiamo di sfruttare quelli esistenti … sapete, a volte un farmaco studiato per guarire una malattia si rivela efficace per altre.

Elmo:                   Pensi che studi hanno fatto. Comunque è vero. Il dottore, per sbaglio, mi ha rifilato un antiemorroico … e mia moglie, che è di un’intelligenza superiore alla media e dotata di una diffidenza spropositata, l’ha voluto a tutti i costi spalmare sul pane credendolo una crema, nonostante la mia finta riluttanza: notate. (Ridacchia). Purtroppo il cane l’ha divorato prima che lo mangiasse lei.

Pinuccia:     Come sta il cane?   

Elmo:                   Non abbaia più.

Gil:             Se non altro qualcosa di buono ha fatto.

Elmo:                   Sono soddisfazioni. Mi creda. Una rottura in meno.

Musini:       (Ha gli occhiali). Vanno meglio … una decina di giorni ancora e  poi vedrò il mondo come si deve.

Carlo:                   Molto bene dottore … forse ce l’abbiamo fatta. Vado confortato.

Musini:       Elmo, ho il farmaco.

Elmo:                   Sì … il primo l’ho testato sul cane e quest’altro lo testerò sulla moglie. Vediamo se la smette di abbaiare.

Musini:       Venga di là Vespetti … quell’anti parassitario che impiego ha … (Si chiudono dentro).

Pinuccia:     Vespetti è il marito di una signora un po’ bizzarra. Zitti!

Marina:      (Entra). Buongiorno signore … è sempre disteso con la moglie? (Gil).

Gil:             Purtroppo è una pratica in via di … In che senso disteso? Ah sì!

Pinuccia:     (Fa capire che si tratta della moglie in questione).

Elmo:                   Stia attento perché è un po’ manesca. E scambia tutti per il marito. Si faccia prescrivere un tranquillante signora, parli col dottore. Qualcosa le dà.

Marina:      Lo dia a sua moglie vivace, che a quell’imbecille di mio marito ci penso io.

Pinuccia:     Lo adora … adesso le consiglio di scendere onde evitare tafferugli. Il marito vero, piuttosto stanco, potrebbe entrare da un momento all’altro. Addirittura potrebbe essere già presente.

Marina:      Davvero? Si mimetizza con l’ambiente? Coi farmaci che ha è possibile. Ma mio marito non viene mai qui: manda sempre me e come informatore non mi risulta che abbia questo medico in agenda.

Elmo:                   È un bel tipo lei!  Mi prende a schiaffoni e adesso dice che il marito non frequenta lo studio? Si faccia curare.

Marina:      Sarò stata sopra pensiero … Non fa altro che mentirmi e io mi vendico.

Pinuccia:     Col primo che capita.

Gil:             Viva serena.

Musini:       (Da dentro). Caro Vespetti lei è un grande amico.

Elmo:                   Come vede sono qui … vada a schiaffeggiare quello stavolta: indovina!

Marina:      Sono tentata ... perché so che non può essere lui altrimenti … lo gonfierei volentieri.

Gil:            Ce l’ha a morte con quell’uomo? Cosa le farà mai?

Marina:      Non mi si faccia parlare. Due amanti … due! Maledetto!

Musini:       Allora ci vediamo tra venti giorni Vespetti.

Marina:      È fissato però! Ho capito: lo prende per “lui” per via del fatto che ci vede poco. (Pensa). Ma se non lo conosce nemmeno perché lo chiama così? Manda sempre me!

Pinuccia:     Erano a scuola assieme. L’ha detto una volta nel parlare a vanvera.

Marina:      Ah … ecco. In effetti un po’ lei gli assomiglia sa?! Il profilo. (Elmo).

Elmo:                   Ma guardi? Assomiglio al marito. Si vede che anche il signore dentro avrà qualche affinità.

Pinuccia:     Esatto! Vede doppio. Madonna è capace di fare una strage. Marina scenda con me ... ho giusto bisogno di un consiglio per un medicinale rivoluzionario.

Marina:      Allora scendo! (Escono).

Elmo:                   Questa è pazza … parola …

Gil:             Pensi che a me ha chiesto se uscivo a cena con lei.

Elmo:                   Non ho il coraggio di dirglielo ... si arrangino. Come dice il detto. Tra moglie e …

Gil:             Intanto si è preso uno schiaffone gratis.

Elmo:                   E mi secca da morire: glieli darei a lui. … attento! 

Musini:       (Escono dallo studio). Caro amico la ringrazio di cuore. Chi parlava ad alta voce?

Elmo:                   Una donna che credeva che lei fosse il consorte e che non esita a schiaffeggiare chiunque le si presenti davanti pensando di punire il malcapitato marito per chissà quale colpa.

Mario:        Che bizzarra. Ha fatto il nome? (Capisce).

Gil:             Marina … si chiama Marina. E va dando appuntamenti a chiunque.

Mario:        Che tipo strano, anche mia moglie si chiama Marina ma è di ben altro carattere ed è molto timida … cari signori non ci sono più le donne di una volta, tranne qualche eccezione.

Elmo:                   Ha ragione. Il punto è che si pensa male delle donne degli altri mentre invece delle proprie si pensa tutt’altro credendole quelle di una volta.

Musini:       Condivido. Le altre sono contemporanee. Vero Mario?

Mario:        Sostanzialmente sì  …  signori scappo.

Musini:       Prego ditemi.

Elmo:                   Questa Marina è effettivamente la moglie di Vespetti. Cerca almeno di  chiamarmi col mio nome quando c’è lei.

Musini:       La moglie? Mi sfuggono i dettagli somatici.

Gil:             Davvero? (Ironico).

Musini:       Devi sapere che sta usufruendo di quel beneficio pure lui.

Elmo:                   Allora siamo in due … tre … tuttavia è ancora aggressiva.

Gil:             Potrei sapere di quale beneficio si parla?

Elmo:                  Un addormenta mogli rompiscatole.

Gil:             Interessante. Per ora non ho bisogno ma se dovesse capitare.

Musini:       Glielo prescrivo! Ha terminato il farmaco? Mi mostri la confezione. Glielo prescritto io? Ah ecco! È quello di Vespetti. Venga in studio allora. (Vanno).


Scena quarta

Il mattino dopo

Giulia:        (Entra furtiva). Dov’è quel libro … l’ha fatto sparire! Gli verrà in mente che è stato un mio regalo? … Basta leggere la dedica. Mi chiedo come fa ad averlo ancora dopo così tanti anni, che motivo c’è? Uno getta tutto ciò che ricorda il passato per chiudere definitivamente un capitolo  … Con quello che è successo poi. Glielo devo aver lasciato per sbaglio. Se lo sapesse questa  stronzetta scipita lo divora in insalata. … (Pausa).Che mi ami ancora per davvero? … E se fosse stato vero quello che disse? … Non ci credo nemmeno se me lo venisse a dire strisciando. Non mi ha mai convinto la scusa. Sono scema io. Le risate che mi faccio. Ora me le posso permettere. A dire la verità già da un pezzo. … Gli dissi: “Non mi aspettavo una cosa così tremenda da te”. Nemmeno lui da me. Quando gli mostrerò la sorpresa la vedrà anche senza occhiali.

Pinuccia:     (Entra con Musini, vede Giulia che saggiamente si è messa in disparte). Uhhhh … Ahhhh … novità ambulatoriali vedo. (Giulia le fa cenno di tacere). Eh! D’accordo! Si figuri se parlo.

Musini:       Stamattina si esprime con suoni gutturali per sottolineare l’appartenenza a qualche tribù primitiva?

Pinuccia:     In  mancanza d’altro. Si metta gli occhiali.

Musini:       Mi dà ordini oggi? L’accontento: mi metto le lenti. Se per caso dovesse passare mia moglie la faccia attendere che le voglio fare una sorpresa.

Pinuccia:     Mi sa che la sorpresa gliela fa qualcun’altra. Si ritiri.

Giulia:        Mi scusi … sono venuta per il libro che c’era sul tavolino: sa dov’è?

Pinuccia:     Me l’ha prestato da leggere. Sa, ho avuto un’infanzia difficile e certi libri non li ho mai letti.  

Giulia:        Quando ha finito me lo può dare?

Pinuccia:     So tutto … è in mani sicure. Se mi avesse invitato a pranzo per davvero credo che avrei saputo da lei direttamente la versione integrale.

Giulia:        È ovvio! Perché nascondere! Ormai. Mi creda, è stato un bene! Scommetto che le ha fatto credere che sono stata io a piantarlo? Gli ha creduto?

Pinuccia:     Insomma: avrei?  È il contrario? Lo immaginavo.

Giulia:        A mezzogiorno qui sotto.

Musini:       Avanti il primo. (Da dentro).

Enrica:        (Entra dall’ingresso). Che sorpresa … cosa ci fai qui?

Pinuccia:     Niente … si è ricordata di aver lasciato un libro qui ed è venuta a riprenderlo.

Enrica:        “I dolori”? L’ho portato io per la signora Bertoldi … sì ma dov’è?

Pinuccia:     L’ha dato a me da leggere. 

Giulia:        È un libro innocuo.

Pinuccia:     Oh! Oggi come oggi inutile, per alcune, per altre … Ma non è quello che cerca lei.

Enrica:        Capisco!

Pinuccia:     Non credo! (Tra sé). Vada è in ambulatorio … le vuole fare una sorpresa. Grossa! Madonna … non mi mettete in mezzo perché ne ho già di mio.

Marina:      Eccola (Porta in disparte Pinuccia). Mi dica la verità: è una dottoressa?

Pinuccia:     No! non sono nemmeno infermiera.

Marina:      Va alla grande quel farmaco. Lei cosa farebbe se venisse a sapere per certo che il marito le fa le corna?

Giulia:        Eh … di sicuro lo bastonerei a dovere. Ora però preferisco filare alla svelta perché se dovesse uscire all’improvviso fornito di lenti a contatto la situazione precipiterebbe irreparabilmente … mi perdoni l’uso smodato degli avverbi. A dopo. (Esce).

Marina:      Come parla bene … che cultura: esattamente l’opposto di mio marito.

Pinuccia:     Guardi più che altro il linguaggio è dettato dalla … Le posso raccontare una storiella?

Marina:      Ho tempo ... oggi mi ha mandato per un collirio. Il traditore.

Pinuccia:     Suo marito è un tipo curioso, se lo lasci dire.

Marina:      Un cretino curioso … sempre meno vivace. Tu tradisci e io ti stendo. Da quando gli do le gocce non esce di casa alla sera.  

Pinuccia:     Stia attenta … non esageri.

Marina:      La devo solo ringraziare. Se aspetto che me le dia il mio medico ha voglia.

Enrica:        (Mette la testa fuori dalla porta dello studio). Giulia entra un attimo. Non c’è?

Pinuccia:     È scesa.

Enrica:        Glielo volevo far vedere nel suo splendore. Esci … Eh: sembra un altro.

Pinuccia:     Ahhhh, magico. Glene parlerò io alla Pistilli. È meglio!

Musini:       Rientro perché devo chiamare l’informatore per un dosaggio.

Marina:      Dottore … s’è ritirato.

Enrica:        Il dottore è mio marito.

Marina:      Davvero? E si trova bene con lui?

Enrica:        Mah … le confesso! Finora è andato tutto liscio ma temo che a partire da oggi possa cadere in un periodo di incertezza, fortunatamente la signorina mi ha fornito un elisir che facilita il menage.

Marina:      È così comprensiva la signorina che l’ha dato anche a me. Mio marito, pur essendo un informatore scientifico, si è ben guardato dal parlare di certi prodotti. Se li tengono per loro.

Pinuccia:     Se lo venisse a sapere il dottore passerei un guaio.

Marina ed Enrica:          Siamo sceme?

Musini:       (Dallo studio, era al telefono). “D’accordo Vespetti. Passi quando vuole … io sono qui a disposizione”. Avanti il primo. (Si affaccia alla porta). Chi tocca? Cara facciamo passare prima la signora. È una nuova paziente?

Marina:      Sì! Sono la signora Vespetti.

Musini:       Non mi dica? Conosco il marito da decenni.

Marina:      Ma pensi? Bene! E come mai lo conosce?

Musini:       Signora viene regolarmente da anni. Ha dei farmaci straordinari.

Marina:      Amico di scuola eh? (A Pinuccia). Ne sono convinta … ma lei si guarda bene dal prescriverli.

Musini:       Beh … bisogna andarci cauti  … non si può prescrivere un tranquillante alla leggera … dico tranquillante per fare un esempio. 

Pinuccia:     Chieda alle signore se hanno qualcosa da ridire sui farmaci che prescrive.

Marina ed Enrica:          Assolutamente no!

Pinuccia:     E sa perché? Perché è un bravo medico.

Musini:       Modestamente nevvero.

Marina:      Vado di fretta, sono venuta per niente. Credo che difficilmente il dottor Vespetti le farà ancora visita. Anch’io ho da regolarizzare un dosaggio. Buongiorno. Ci vediamo di sotto. (Esce).

Enrica:        Ci vedi bene?

Musini:       Benissimo ... è tutto così diverso qui. Lo sa Pinuccia di essere una bella ragazza?

Pinuccia:     Gliel’ho detto: mondo nuovo. Regolarizzi lo sgocciolio cara.

Enrica:        Sono fritta! Sono fritta!

Musini:       Ma Enrica cosa dici?

Enrica:        Pensavo alle uova. E così finalmente ci vedi?

Musini:       Direi di sì!

Pinuccia:     Ecco!


FINE SECONDO ATTO

TERZO ATTO


Scena prima

Una settimana dopo


Pinuccia:     Prego signori … dovrebbe arrivare, lenti permettendo.

Elmo:                   Sono contento per lui … non se ne poteva più.

Gil:             Se non ci fosse la signorina difficilmente si uscirebbe col farmaco giusto.

Pinuccia:     Cosa le ha prescritto?

Gil:             Una volta una crema strana che non ho mai usato. In compenso i gerani si sono colorati di nero. Farmaco rivoluzionario ha detto.

Elmo:                   A me un tranquillante per signore vivaci. E funziona.

Pinuccia:     Questo? (Elmo annuisce). Va a ruba!

Elmo:                   Ne vuol fare uso anche lui: per la moglie.

Pinuccia:     Oh mamma mia non si alzano più del letto quei due. Devo telefonare al dottore … scusate. Ne va della salute pubblica. (Va nello studio).

Marina:      (Entra). Ci si vede spesso ultimamente?

Gil:             Saremo accomunati dalla stessa malattia.

Marina:      Non credo. Non per altro: io non ho niente! Il paziente è il marito. Quel verme di mio marito. Sapete se il dottor Vespetti è già arrivato?

Pinuccia:     Occupato! … No! Si regge in piedi o?

Marina:      A malapena … quel tanto che basta per incastrarlo.

Elmo:                   Signora cerchi di colpire il bersaglio giusto sta volta.

Marina:      Stia tranquillo non ripeterò l’errore. (Si va a sedere dietro la porta d’ingresso). Il profilo capisce!

Gil:             Mi devo spostare altrove? Non mi piace essere aggredito.

Enrica:        Ecco il vostro medico … vieni. Suvvia Marco non strisciare contro il muro. Vi vede eh! Bene.

Pinuccia:     (A parte). Madonna è una larva. Quanto gliene ha fatto bere? Lei invece niente. Ha trovato la bottiglietta prima di lui. Che disastro.

Musini:       Voi non mi crederete ma sono stanchissimo.

Elmo:                   Marco sei cascato nella trappola da solo?

Marina:      Effetti collaterali? Uso smodato di bibita gassata … vedo vedo … è colpa dell’informatore suppongo.

Enrica:        Sta parlando di quel brav’uomo di Vespetti?

Gil:             Le risate …

Pinuccia:     Dottore si stenda sul lettino.

Musini:       Prenda dalla vetrinetta quel tonico per debolucci.

Marina:      Altro ritrovato di Vespetti? Se non ci fosse lui. Arriverà eh.

Enrica:        Marco io vado in palestra … torno per mezzogiorno.

Pinuccia:     Buona caccia. È appassionata di safari. Donne contemporanee.

Enrica:        (A parte a Pinuccia). Adesso ci vede capisce: o lo stendo o lo lascio senza lenti.

Pinuccia:     Meglio senza lenti … non esageri. (Enrica esce). Arrivo dottore. (Lo chiude nello studio).

Elmo:                   Vorrei parlare con suo marito. Penso che sia l’unico a non fare uso di quel ritrovato tanto efficace.

Marina:      È vero! … (Tra sé). Sono io ad usarlo.

Giulia:        Permesso … ha visto la mia amica?

Pinuccia:     Dev’essere in palestra … ha capito: palestra.

Giulia:        Ho capito … ci fosse una che non le frequenta. Chi frequenta palestre oggi?

Gil, Elmo, Marina, Pinuccia: Tutte!

Giulia:        Marco è di là? Sapete se ha le lenti?

Elmo:                   Le ha le ha! Ma non si regge in piedi.

Giulia:        Davvero?

Gil:             Ha voluto strafare con la moglie e adesso … la paga!

Pinuccia:     Lo vuole vedere? Immagino di no! Ecco!

Mario:        Permesso? (Marina appena sente la voce raddrizza le orecchie e si alza rendendosi invisibile al marito). Dio mio che stanchezza.

Gil:             Spossatezza da eccessivo lavoro. La capisco.

Mario:        Penso di sì.

Elmo:                   E la moglie come sta?

Mario:        Non me ne parli per carità. Vecchia befana incartapecorita. Lo dico qui davanti a testimoni: la stendo prima o poi. (Naturalmente non vede Marina che si è nascosta bene dietro la porta d’ingresso, la vede solo il pubblico). Vi sembra giusto che un povero lavoratore alla sera non possa uscire di casa per una passeggiata perché stremato?

Elmo:                   Dia uno schiaffone alla moglie da parte mia.

Mario:        Non capisco il  suo disprezzo ma … Volentieri.

Giulia:        Beh a questo punto (Nel frattempo Musini si è ripreso, sente la voce di Giulia ). Vado.

Musini:       (Si affaccia alla porta). Signora Pistilli venga!

Pinuccia:     Vada tranquilla. Se altera un po’ la voce non si accorge.

Giulia:        Ci siamo! Mi vede bene dottore?

Musini:       Ho tolto le lenti per via del bruciore … Vespetti c’è?

Mario:        Sono qui dottore. Se mi fate passare per primo me la squaglio in men che non si dica. Ho un appuntamento con l’arpia e non vorrei che si irritasse. Non è cattiva: è pazza! Non tollera le mie uscite serali. (Entra nello studio).

Elmo:                   Non fa altro che portarla in palmo di mano.

Gil:             L’avessi io una moglie così. (Ironico, ridacchia).

Marina:      Vuole uno schiaffone così capisce subito com’è?

Pinuccia:     (Ride tra sé). Posso fare un tentativo per scongiurare uno scambio di vedute movimentato?

Marina:      Sentiamo!

Pinuccia:     Tento eh! Dottor Vespetti c’è sua moglie in sala d’attesa!

Marina:      Più che alle vedute passiamo ad uno scambio di souvenir di coccio.

Mario:        (Dallo studio). È impossibile, non viene mai di sua iniziativa. Quando viene è perché la spedisco qui io con una scusa qualsiasi.

Pinuccia:     Stavolta pare sia venuta autonomamente.

Mario:        Se fosse vero quello che dice io sono un uomo morto.

Marina:      Lo sa! Gli dica che si è sbagliata … (Prende una statuetta). Marmo di Carrara. Bene!

Pinuccia:     Falso allarme: non è lei.

Elmo:                   Lei è fortunato perché al suo posto gli scappellotti li prende qualcun altro. Lo stenda una buona volta. (A Marina).

Gil:             Eh! Ha ragione.

Giulia:        Vivete bene il matrimonio vedo. Io non ho fatto il passo fatale … tanti anni fa avevo un fidanzato … un po’ particolare … eravamo sul punto di convolare ma una distrazione da parte sua gli ha dato il tempo di riflettere e mi ha piantato in asso sull’altare. Incinta! Ma il bello è che lui non di sa di avere un figlio. (Enrica entra  sulla battuta di Giulia). E ho sentito dire che i nodi vengono al pettine. Senza rancore eh! Ormai.

Elmo:                   Una distrazione?

Giulia:        Ha perso gli occhiali appena uscito di casa e per cercarli si è perso per la città: ha detto. . … ha capito Pinuccia?

Pinuccia:     Ha voglia! Salve. È chiusa la palestra?

Enrica:        No, ho visto lei salire e  … Non lo sapevo che avessi un figlio Giulia … senti senti che novità … continua.  Che ingrato. Ti ha abbandonata sull’altare? Bastardo! 

Pinuccia:     Guardi che roba! Sono quelle storie che ti toccano il cuore … io piangerei a dirotto.  

Marina:      Io nemmeno per sogno … mi fosse capitata una minima distrazione all’epoca l’avrei raccolta al volo. Purtroppo a lui non è caduto niente. A me tutto, ma dopo!

Elmo:                   Non sia cinica via … 

Marina:      Ne vuole un altro?

Gil:             Si astenga dal fare commenti … viva beato. Non può farsi carico dei problemi altrui ogni volta che varca quella porta.

Mario:        Bene allora vado. (Fa capolino). Via libera? Ah queste mogli … Marina? (Panico, Marina si arrotola le maniche della giacca). Beh allora mi volete morto … c’è gente che mi disprezza, ora lo so per certo, ti precedo cara? Dove preferisci incontrarmi? (Si precipita fuori, rumori sulle scale).

Pinuccia:     È una contemporanea: in palestra!

Marina:      Non c’è nemmeno bisogno di bastonarlo: fa tutto da solo. Sentitelo?! Ha preferito seppellirsi di sua spontanea volontà.

Elmo:                   Allora il più fesso sono io?

Gil:             A quanto pare.

Musini:       Signora Pistilli prego.

Enrica:        Chi sono? (Altera la voce per verificare).

Musini:       Vittoria cara … è mia sorella.

Enrica:        Perfetto! L’aspetto di sotto per quel pranzetto?

Pinuccia:     Lo offra a lei … così le finisce il racconto.

Giulia:        Il bello è che ha sempre detto a tutti che è stata lei a lasciarlo.

Pinuccia:     … Per sposare una scemetta come … la … eh?

Enrica:        Penso che lei Pinuccia abbia un problema comportamentale.

Marina:      Prima di denigrarla ci penserei bene.

Gil:             Sono d’accordo. Nel senso che mi associo in forma preventiva … sa qualora dovessi accorgermi di una mutazione nel rapporto con la mia adorata metà

Elmo:                   … Medicina preventiva diciamo?  

Pinuccia:     Marina provi a vedere se nel gettarsi dalle scale sia paradossalmente rimasto illeso.   

Scena seconda

Qualche giorno  dopo

Carlo:                   Molto bene dottore. Il risultato mi sembra ottimo. Ha visto?  È tutta questione di volontà. Non sembra più nemmeno quello di prima: ha cambiato volto. 

Musini:       Trova? Sono contento! Pensi che non ho mai visto così bene come in questo ultimo periodo. Limpido! La lacrimazione è perfetta ormai. La ringrazio vivamente Bonini. Non ho parole per elogiarla. Arrivederla.

Carlo:                   Se dovesse aver bisogno basta una telefonata. (Esce).

Musini:       Riconoscerò le persone che mi circondano? Vedendole male mi sono fatto un’idea che potrebbe non corrispondere al vero. Mi troverei a parlare con voci conosciute provenienti  da volti nuovi. Stiamo a vedere cosa succede. Intanto guarderò mia moglie senza che se ne accorga dell’avvenuto successo visivo. La sorprenderò nel momento in cui si accorgerà che potremo uscire assieme tutte le volte che vorrà. Altro che palestra. Finora ho condotto una vita da recluso ed  è giunto il momento di evadere … vedere bene è necessario. Mi immagino già la sorpresa della gente. (Ridacchia). Spero solo che il disfacimento non abbia già superato la soglia di non ritorno e non assomigli a questa.

Pinuccia:     (Entra). È arrivata la befana.

Musini:       Ecco! … La vedo!

Pinuccia:     Come al solito o ben definita?

Musini:       Come al solito, per ora! (Tra sé). Non se ne accorgeranno mai.

Pinuccia:     Mi dica la verità: le conviene non vedermi o preferisce non vedermi?

Musini:       Beh … sottigliezze psicologiche.

Pinuccia:     Ho capito! Decido io? Non mi vede!

Musini:       Pinuccia lei è una donna eccezionale.

Pinuccia:     Che progresso: da befana a donna eccezionale.

Musini:       Se lo merita! Chi viene oggi?

Pinuccia:     Quelli che devono venire.

Musini:       Risposta puntuale. Mi sto già pentendo di averla definita con una così alta qualifica.

Pinuccia:     Non vorrà fare a meno dell’umorismo graffiante che la contraddistingue?  Torni miope.

Musini:       Ah, suppone? Senza avere certezza? (Campanello). Rimandiamo a dopo il dibattito.  

Pinuccia:     Che è meglio. Avanti!

Enrica:        (Entra con Giulia). Non c’è nessuno? Ottimo! Chi siamo?

Musini:       Enrica e (Vede Giulia in tutto il suo splendore, il passato affiora improvvisamente, si accascia sul divanetto). La signora  Pistilli. Scusate ma oggi sono così frastornato. Chi sono? Sbalzo d’umore, fantasmi del passato. All’improvviso un flash mi attraversa la mente. … mi siedo per riprendermi. (Si alza per andare in studio).

Pinuccia:     Da cosa? Fino ad un attimo fa stava benone. Attento al cestino.

Giulia:        È l’eco di un ricordo lontano!

Enrica:        Mi devo preoccupare?

Giulia:        Dipende da come vede!

Musini:       Non riescono a trovarmi le lenti giuste. (Infila il piede nel cestino).

Enrica:        Non importa. Sai caro cosa mi stava raccontando Giulia?

Pinuccia:     (Tra sé). Immagino! …  Signora è solo miope non mago. Non indovina per ora. 

Enrica:        La prego non si intrometta. Giulia continua il racconto.

Giulia:        Dall’inizio o dalla fine.

Pinuccia:     (A parte). Lo conosco quel racconto. (Estrae dalla borsa il libro). L’ho letto!

Giulia:        Lo dia a me. Ne ho sentito parlare tanto. (A Pinuccia). Stia a vedere.

Enrica:        Sai Marco, ha raccontato quell’aneddoto di quella tua paziente … ricordi? Quella che è stata abbandonata sull’altare un attimo prima di dire “sì”.

Musini:       Che stupido. Potrei  morire. Sto male. Non ricordo. Ho un calo di vista.

Pinuccia:     Si sforzi  … non c’è bisogno di vedere bene per ricordare.

Enrica:        Mio marito ha una memoria di ferro. Difficilmente scorda i fatti.

Giulia:        Qualcuno scappa sempre … i più eclatanti poi. (Appoggia il libro sul tavolino, Musini barcolla). Echi!

Musini:       (Tra sé, si è spostato sul proscenio). Mamma mia sono finito. Maledette lenti a contatto. Questa gli racconta tutto. Che figura faccio con Enrica. Non sa del fidanzamento con Giulia. Come le spiego che è stato un ripiego il nostro matrimonio. Se non arriva qualcuno qui … (Campanello). Corra ad aprire.

Marina:      Dottore … Vespetti si è fatto vivo?

Musini:       Chi parla? La moglie giusto?

Pinuccia:     (Tra sé). La nonna!

Musini:       No, non si è fatto vivo. Manca da un po’. Mi aveva promesso dei farmaci ma … lo vedevo stanco ultimamente.

Marina:      Si è stancato molto.

Pinuccia:     Ci credo!

Enrica:        Anch’io! Questi mariti contemporanei sono sempre stanchi.  

Giulia:        Mentre le mogli vanno in palestra per diventarlo.

Musini:       Signora Pistilli la devo visitare? (A parte). Quanto è bella. Perché ho sbagliato chiesa quel giorno. Il libro con la dedica. Mi scopre. … Lei signora ha bisogno qualcosa?

Marina:      Visiti pure la signora … a noi ci pensa la donna delle pulizie. (Musini e Giulia entrano in studio).

Pinuccia:     Ci siamo. Spostavi ai lati della stanza vi prego.

Marina:      È quella giusto? (La medicina).

Enrica:        Ne manca una per me … signora se non viene l’informatore restiamo a secco. Ho bisogno del farmaco … temo che da un momento all’altro possa vederci bene … con mio grande terrore. Dividiamo questa.

Marina:      Ho un marito scellerato … se non lo sedo mi scappa con le amanti.

Enrica:        Il mio non scappa … non vede niente e fortunatamente con gli occhiali si vergogna ad uscire: sono io quella che scappa.  

Elmo:                   (Entra spaventato). Ho fatto in tempo a rifugiarmi qui. Ho finito il farmaco … quello! Vi posso confessare una cosa? Mi insegue.

Pinuccia:     Certo che fate una vitaccia … mamma mia!

Enrica:        L’ha letto? Bello! (Lo sfoglia). Sa una cosa Pinuccia? Questa dedica: non capisco! “Tua Giulia” … non è curiosa? Sono anni che sto tentando un’interpretazione.

Pinuccia:     Lei sa quante Giulie ci sono in Italia? Incalcolabile!

Enrica:        Sì ma a “Marco” …

Pinuccia:     Non si lasci influenzare dalle dediche … ascolti gli aneddoti.

Gil:             (Entra). C’è da aspettare oggi. Mi siedo! Il marito? Sistemato? Brava! Evitiamo schiaffeggiamenti casuali. 

Marina:      Sfotte il “signor vita beata” … lei è fuori dal mondo mi creda.

Pinuccia:     C’è qualche volontario che mi aiuta con la barella? 

Enrica:        Sta arrivando un ferito?

Pinuccia:     Penso di sì. (Si apre la porta dello studio. Musini è sdraiato sul lettino). Ha visto che c’è!

Giulia:        Gli ho parlato della mia “grave” malattia ed è svenuto all’improvviso.

Pinuccia:     Malattia rara?

Enrica:        Marco! Non avrò esagerato con le gocce?

Giulia:        Non preoccuparti ha esagerato in passato.

Marina:      Ha a che vedere con quella storiella?

Pinuccia:     Aneddoti imprecisi. Fortunatamente ne racconta tanti ed è difficile azzeccare quello giusto.

Giulia:        Più che altro è stata la sorpresa a folgorarlo.

Elmo:                   Ci vede male poverino …

Gil:             Immaginate per un istante se dovesse vedere bene: improvvisamente! Sarebbe come rinascere.

Giulia:        Ah ecco! Penso che sia rinato.

Enrica:        Lo stavo uccidendo … povero marito mio. Ho fatto di tutto per averlo.  

Pinuccia:     Qualcuna ha fatto di tutto pure lei  …. Dico, non è la sola.

Musini:       (Si è ripreso). Chi parla? Vedo così male oggi.

Pinuccia:     È meglio per tutti.

Marina:      Ci sono malattie che non si risolvono coi farmaci: purtroppo!

Elmo:                   Non è il suo caso comunque.

Musini:       Elmo amico mio corri in soccorso dello sventurato. Non lasciarmi in balia degli eventi. 

Giulia:        Lo chiama evento.

Enrica:        Marco stai perdendo la lucidità che ti contraddistingue?

Marina:      Gli uomini quando sono messi così è per una sola causa.

Pinuccia:     Oh! Voglio fare un gesto di grande amicizia. (Strappa la pagina con la dedica). Ecco fatto! Del resto perché rinunciare ad una vita di beate evasioni.

Marina:      La sua saggezza è stupefacente. Nel senso di …

Enrica:        Condivido! E poi sapete che vi dico: il passato è passato perchè accigliarsi per niente, ognuno si tiene il proprio. E noi teniamo il nostro, vero caro?

Giulia:        Lo dici per dire? Marco racconta l’aneddoto sulla tua paziente che ha avuto un figlio all’insaputa del promesso sposo: sai no, quello che è venuto a saperlo dopo più di vent’anni. Per puro caso. Quel cretino che dice di aver sbagliato chiesa.  

Musini:       Non lo ricordo. Vedo male.

Gil:             Stavolta è una scusa.

Marina:      Lo dice da beato immagino?

Elmo:                   Che ridere: da beato!

Enrica:        Forza Marco: racconta i dettagli.

Musini:       (Torna a svenire). 

Pinuccia:     Per i dettagli è necessario vederci bene.

Marina:      Perché?

Elmo:                   Per evitare bene gli schiaffoni credo.

Gil:             Già!

Mario:        (Fa capolino). Posso? Chi ha qualcosa da dire lo dica!

Marina:      Deficiente.

Mario:        A domani!

Gil:             E senza aneddoti. Esemplare direi.

Scena terza

Il giorno dopo

Pinuccia:     (Entra, va nella porta di destra ed esce con gli attrezzi, si dà da fare ). Ma l’infermiera non viene nemmeno oggi? Non è ancora in studio il miope. Comodo fingere di non vedere quando la vita si complica. Alla prima difficoltà lo farò anch’io. E la moglie finge pure lei per convenienza o è proprio scema? L’ottantenne l’ha messo in ginocchio. Se fossi Giulia gliela farei pagare cara. Se ci teneva veramente non doveva fare l’errore di lasciarlo andare in chiesa da solo. A meno che non sapeva ancora del figlio in arrivo al momento delle nozze. L’ha chiamata distrazione! Lei è distratta. E lui un imbecille. Su questo. (Pensa ad alta voce). Sono curiosa di vedere come va a finire.

Musini:       Buongiorno signora … è la prima? Mi metto il camice e sono da lei.

Pinuccia:     Vede male oggi?

Musini:       È lei! Mia moglie dice che ho gli occhi troppo arrossati. Bisogna andarci piano …

Pinuccia:     Lo dice la moglie … e lei le crede?

Musini:       Amo farle sorprese! Le racconterò. Prima di chiudere l’ambulatorio le racconto.

Enrica:        (Entra). Che cosa?

Musini:       Cara … non sei in palestra a quest’ora?

Enrica:        È chiusa per riposo settimanale.

Musini:       Ma guarda? Chiudono pure quelli.

Pinuccia:     Palestre moderne. Mi stava dicendo di quel fatto accaduto tanti anni fa … quello della paziente abbandonata dello sposo …

Enrica:        Che storia triste … lo sa chi era quella sposa? Giulia Pistilli. La madre della nostra Giulia. E quella dedica sul libro era della mamma. Tutto chiaro!

Pinuccia:     Dottor Musini lei è fortunato … parola di una che sta perdendo la vista.

Enrica:        Non mi dica? Pure lei!

Musini:       Non metta le lenti per carità … danno fastidio. 

Pinuccia:     (A parte). Lei vede poco ma le sa raccontare bene le barzellette.

Musini:       Stia zitta! Vado in studio. Con permesso.

Enrica:        Vai vai … ho alcune cosette da dirle ma preferisco raccontargliele in un posticino meno battuto. (Sottovoce). La medicina. Il dosaggio.

Pinuccia:     Al bar qui sotto va bene?

Elmo:                   Signore … bella giornata vero? È di là? Vado! Marco sono qui.

Musini:       Entra! Se viene Vespetti ditemelo.

Enrica:        La prima boccetta che porta è mia. Scendo.

Marina:      Entra imbecille cubico. Vuole il ricostituente.

Mario:        Lavoro come una bestia.

Pinuccia:     Ha una moglie meravigliosa.

Mario:        La amo più che mai.

Marina:      Adesso lo dice … che è in andropausa indotta. Di’ alla signorina quanto mi vuoi bene?

Mario:        Così! (Come i bambini). 

Marina:      Ha visto? Così! Se fosse stato un po’ meno …

Gil:             (Entra). Il dottore? Qui sulle scale c’è un ragazzo che assomiglia stranamente a Musini.

Pinuccia:     Vespetti forza … un cardiotonico: presto.

Mario:        Non ne ho. Sono in visita di piacere.

Marina:      Oggi l’ho accompagnato perché da segni di squilibrio. Di solito veniamo all’insaputa l’uno dell’altra.

Gil:             Signora lei ha voluto tirare troppo la corda.

Marina:      Mi creda, se l’avessi tirata non sarebbe qui.

Musini:       Ciao Elmo (Vede bene tutti ma finge). Chi tocca?

Marina:      Al dottor Vespetti … oggi è in veste di paziente … riesci a raggiungere lo studio? 

Mario:        Dottore mi appello alla sua deontologia: tolga di mezzo quel farmaco. Ho dei sospetti. 

Elmo:                   Non sono d’accordo. Ho iniziato ora a vivere discretamente e me lo vuole levare?

Marina:      Ben detto!

Gil:             Si è schierato dalla parte giusta. (Elmo).

Pinuccia:     Dottore si sente bene oggi? Pensa di aver bisogno di qualcosa di forte?

Musini:       Chi siete? Vespetti guardi nell’armadietto (Vespetti esegue). Cosa vede?

Mario:        Pomate varie … siero anti vipera …

Musini:       Quello è per mia moglie quando va in montagna ... cerchi bene. Non si limiti a sbirciare.

Marina:      Stai attento a quello che trovi.

Mario:        Quello che ci avrebbe dovuto preservare è finito. Meglio! Prendo il ricostituente.

Musini:       D’accordo! Me ne faccia avere tre scatole domani.

Gil:             Sono passato per dirle che sto molto bene. Se non mi vede le dico che sono Gil Petti. E ringrazi la signorina. (Esce).

Musini:       Non mancherò. Vespetti quando riprende le forze mi faccia visita.

Marina:      Quando! Non prima! Arrivederla. Saluta il dottore ex compagno di scuola. Fior di demente.

Mario:        Salute a lei … cara mi porteresti in braccio fino all’ascensore?

Pinuccia:     Vado a vedere se è al piano … non vorrei che per qualche paradossale svista finisse nel vuoto.

Marina:      Pensa che c’è ancora qualcuno che ti vuole bene. Cammina ebete! Non si preoccupi per l’ascensore … lo faccio scendere dalle scale in un modo alternativo. (Escono. Buio).

Scena quarta

Il giorno dopo

Musini:       (Entra). Tolgo le lenti. Oggi non le sopporto proprio. Quando arrivano i pazienti  vedrò di non commettere errori grossolani. Chi verrà oggi? I soliti. …(Si mette  il camice. Pensa). E se fingessi di mantenere lo status di miope con la moglie? Condannato all’impossibilità di portare lenti a contatto? Dipenderebbe da quello che vedo. Mi fido ciecamente ma se dovessero per puro caso subentrare complicazioni superiori alle aspettative vedrò di comportarmi di conseguenza … dopotutto è mia moglie e il decoro impone rigore morale. Vedendo bene finalmente, senza tentennamenti, vedrò di che palestra si tratta: se è innocua, come credo lo sia, sorvolerò, altrimenti beneficerò del ritrovato. Al punto in cui sono che mi resta da fare. Non doveva tornare. Giulia perché sei tornata. (Si siede tenendosi la testa tra le mani). Se venisse Vittoria almeno …  (Entra nello studio, la porta è socchiusa). 

Enrica:        (Entra con Giulia ). Sarà di là!

Giulia:        Sono un po’ raffreddata. (Senza volerlo altera la voce). Marco!

Musini:       Vittoria menomale  … entra!

Enrica:        Ti ha preso per la sorella.

Giulia:        Sarà un bene?

Enrica:        Lo faccio spesso anch’io: fingo di essere un’altra per sapere se qualcosa è trapelato.

Giulia:        E finora?

Enrica:        Sciocchezze. (Va a sedersi in un angolo). Sentiamo cosa le dice. (Ride). Dirà le solite scemenze sui pazienti: aneddoti. Mah! (Scuote il capo).

Musini:       Accomodati Vittoria … fatti nuovi sono accaduti e non  proprio belli. Ricordi il giorno delle nozze … (Enrica si agita).

Giulia:        Certo! (Continuando ad alterare la voce).

Musini:       (Enrica si avvicina alla porta dello studio senza farsi vedere). Maledetto tassista … mi ha portato in un altra chiesa e non me ne sono accorto. E quella ha creduto che non la volessi sposare e se n’è andata. E l’ho persa per sempre. Non mi ha mai voluto credere. Che situazione. Mi ero rassegnato ad una vita quasi ascetica e questa mi ritorna dal passato così all’improvviso.

Enrica:        Questo è scemo!

Musini:       Vittoria sei sola? Enrica non c’è vero? Guarda un po’?

Giulia:        È in palestra. Non c’è nessuno. Alza la voce.

Musini:       Ed ora è tornata … con un figlio capisci …  quando lo verrà a sapere Enrica sarà la fine. Glielo spieghi tu che è stato un ripiego il nostro matrimonio? (Enrica sempre più furibonda).

Enrica:        Hai finito di vivere. Dottor Musini non ti alzi più dal letto. Parola mia e di Vespetti and company. (Tra sé).

Giulia:        Se permetti non credo ad una parola.

Pinuccia:     (Enrica la zittisce). Beh? È morto? Ho capito: riunione segreta. Novità?

Enrica:        Aneddoti. Lei non ci crederà ma sta parlando con la sorella.

Pinuccia:     Capita a volte. Niente paura. In genere si confessa. Le solite banalità.

Enrica:        Sento sento. Non so se mi conviene fingere ignoranza e continuare con l’attività ginnica o stenderlo definitivamente.

Pinuccia:     La cura è soggettiva. Deve pareggiare i conti?

Enrica:        Lei cosa farebbe se venisse a sapere di essere un ripiego?

Pinuccia:     Essere un ripiego a volte ha i suoi vantaggi. Ne approfitti. Sfrutti la posizione. Mentre con la “sorella” che intenzione ha?

Enrica:        Con la sorella mi comporterò bene, con l’amica della sorella un po’ meno.

Pinuccia:     (A parte). Porca miseria ho capito tutto. Posso vedere di che sorella si tratta? Sa, ce ne sono tante. (Spia). È la minore! Madonna!

Musini:       Ti prego Vittoria parla con Giulia, spiegale bene la faccenda. Non è dipeso da me, il tassista mi ha condotto altrove senza che me ne accorgessi. Avevo perso gli occhiali. È tutta la vita che penso a come sarebbe stato con lei.

Giulia:        Se fossi meno vanitoso e soprattutto meno distratto Giulia ora, sarebbe tua moglie. Ma ormai è tardi. E tu saresti padre.

Musini:       Lo sono! Perché non ha mai voluto credermi?

Pinuccia:     Maledetta miopia. Pensi a cosa è successo per distrazione: un figlio e tutto per un paio di occhiali.

Enrica:        Mi creda certe cose si possono fare anche al buio.

Pinuccia:     Ho sentito dire: si sarà sbagliato! Una delle solite sviste. Guardi, c’è gente nella sua condizione che preferisce dormire con gli occhiali proprio per quel motivo.

Enrica:        Lui non li porta nemmeno di giorno si figuri la notte. Chissà cosa gli passava per la testa quella volta.

Pinuccia:     È difficile dirlo. Lo aspetta per ricondurlo a casa o ha altri progetti?

Enrica:        In qualità di ripiego ho fatto bene a tradirlo e non me ne pento, in quanto a progetti vedremo. Dipende da quello che vede.

Pinuccia:     Certo!

Musini:       (Escono dallo studio). Vittoria aiutami a ricomporre il mosaico.

Giulia:        C’è una persona qui che fa quella professione: parla con lei. 

Musini:       (Vede una sagoma. È Pinuccia, non si è ancora messa il grembiule). Giulia sei tu? Perdonami: ho fatto un errore tremendo! Maledetta miopia. Mi sono rassegnato ad un matrimonio di comodo per sopperire. Non farne parola ti prego. Sono disperato. Sono disposto a tutto.

Enrica:        Alzati imbecille … 

Musini:       Enrica … non è come pensi: credimi … è tutto un equivoco, nonostante le apparenze. Sai che amo il teatro. I colpi di scena. Sai che mi piace fare dell’umorismo. A volte parlo a vanvera perché confondo le persone.   

Pinuccia:     (A parte, alle altre signore, per salvare la situazione, parlando con la propria  voce). Ci devo mettere la solita pezza? Ok! … Cosa dice dottore? Non è sua moglie. La sta solo imitando! Non vede che è la signora Vespetti?! Eh! O no? (Alle altre).

Enrica  Giulia e Pinuccia: Certo!     

Musini:       Mi scusi signora Vespetti. (Si siede in un angolo). Sto attraversando un periodo difficile. Qualche sbavatura.

Pinuccia:     Signora “Vittoria” vogliamo scendere per un caffè?

Giulia:        Ma certo! Chiamo mio figlio nel frattempo. (Musini si regge a malapena). È giunta l’ora.

Enrica:        (Tentando di imitare chissà chi). È stato concepito a vanvera … non avrà visto bene … non ci pensi Musini! La moglie non lo saprà mai.

Pinuccia:     Dottore, la miopia la sta salvando. 

Enrica:        Ci sta salvando tutte. (Idem).

Giulia:        Come sorella dico che Giulia non avrà nessun interesse a riallacciare i rapporti, anzi. Penso che stia molto bene così com’è.

Enrica:        Penso che nemmeno la moglie voglia recriminare. Sta molto bene così. (Idem)

Pinuccia:     Tra un esercizio e l’altro …(È importante che le attrici modifichino la voce).

Marina:      Entra scellerato … dottore me lo rimetta in sesto. (Mario è distrutto).

Musini:       Chi è lei?  

Marina:      Sua moglie! (Alterando a sua volta il tono per puro caso).

Musini:       Bene! (Crede che sia Enrica). Cara, oggi è una giornata strana. A volte gli aneddoti prendono il sopravvento. Pensa che mi stavo preoccupando.

Marina:      A chi lo dici!

Mario:        Dottore sono io! Sono così debole che stento a capire quello che dite.

Musini:       Vespetti, capita a fagiolo: quel farmaco che cancella la memoria è già disponibile?

Mario:        Mi creda: ci vuole ben altro. Non ho fatto altro che commettere errori con la moglie. Mi vuole punire pensi. (Escono tutti).

Musini:       Doveva fare attenzione. Vero cara? Giulia?! Ho sbagliato: Enrica, pensa che da domani verrò con te in palestra. Sei contenta? Enrica?

FINE


I personaggi e i fatti non hanno nessuna attinenza con la realtà se non in modo del tutto casuale 

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