LA NUOVA CASA
(La voliera)
Commedia in tre atti
E due finali
di
Antonio Sapienza
Personaggi:
Filippo Moncada, pensionato, vedovo;
Caterina, sua moglie (in ritratto);
Carlo, suo figlio
Giulia, Architetto;
Cosimo, Capocantiere
Don Crispino, trasportatore
Ragala, Luglio - Agosto 2004
Atto primo
Sulla scena pu essere ricostruito il soggiorno di una casa piccola-borghese: Tavolo con sedie, sparecchiatavola (sulla parete di fronte al pubblico), qualche poltrona, televisore, tavolinetto porta telefono, mobiletto-bar, finestra a destra, porta a sinistra. Oppure: scena spoglia: il solo tavolinetto e una sola poltrona e poi gioco di luci.
Allapertura del sipario, la scena vuota. Silenzio. Buio. Dopo un minuto circa riprende una luce che illumina lentamente il tavolinetto del telefono, dove posta una grande fotografia incorniciata con sfarzo. Unaltra, subito dopo, illumina una poltrona dove sta straiato una uomo anziano, il quale con movimenti lenti esce dal torpore di un sonnellino pomeridiano. Egli Filippo Moncada, pensionato e vedovo. Musica, se occorre.
Dopo un minuto, tutto lambiente viene illuminato come se il sole pomeridiano entrasse dalla finestra. Luomo si alza con relativa fatica, si stiracchia, si avvicina al mobiletto-bar, come per prendere qualcosa, si abbassa, ma nello stesso istante suona il telefono.
Fil.- Il telefono(va verso lapparecchio, lascia suonare altre tre squilli, poi lo prende) Pronto.
Ah, sei tusisi sono sveglio. No, che dici, non mi hai svegliato tu. Volevi sapere se sono in casa? Eccomi, sono presente. Dimmi Tutto a posto? bene, sono contento. Vieni con unaltra persona? Con lArchitetto? Bene, vaspetto. Ciao caro, ciao. ( posa il telefono e si rivolge al ritratto di Caterina, la moglie defunta) Era tuo figlio.(pausa) Che voleva? Niente, stavolta non voleva niente mi voleva dare solo una buona notizia; Quale notizia? Questa: sembra ci abbiano concesso il prestito. (intanto che Filippo parler, le luci si attenueranno rimanendo solo lui illuminato, quindi il ritratto dal tavolino sparir e in sua vece ci sar Caterina seduta su una sedia vicino al tavolino, tale da farla sembrare ancora il suo ritratto. Ella verr lentamente illuminata, quindi, poi, parler) Comunque sta venendo qui, ed in compagnia dellArchitetto Bellia. Non mi chiedere come mai, perch non lo so. (breve pausa) Il prestito? Una cosina piccola, piccola, labbiamo dovuto richiedere Quanto? Solo quindicimila euro. Come ti dicevo, labbiamo dovuto chiedere perch si sono presentate alcune difficolt economiche. Sai, i lavori stanno procedendo bene, ma, come al solito, il preventivo si gonfiatosmisuratamentePoi c stata la faccenda del gas. Sai per farci lallacciamento abbiamo dovuto sborsare tanti bei soldinihanno dovuto fare duecento metri di scassotubi da passarerinforzi da farecome al solito le cose nostre non filano mai lisce. Comunque adesso ci hanno fatto lallacciamento.(b.p.) Insomma, infine, come ti dicevo, un piccolo prestito al quale posso far fronte con relativa tranquillit. ( nel frattempo si versa da bere e si gira verso la moglie, e, come se fosse una cosa normale, dialoga con lei - che non uno spettro, ma una foto animata dalla sua fantasia, insomma un dialogo introspettivo) Anche perch Carlo ha insistito, lo ha voluto per sicurezza. Non sei daccordo nevvero?
Cat.- Gi. (asciutta, intanto prende un ipotetico lavoro a maglia, e lavora).
Fil.- (Che ha colto la sua contrariet al prestito e, prima ancora, alla costruzione della nuova casa) Comunque, a parte tutto, la nuova casa sta venendo beneveramente bene-
Cat.- Davvero? (punta dironia) Laltra volta non mi sembravi tanto contento.
Fil.- E si! Infatti non ero molto contento (breve pausa) sai era la forma che mi lascia perplesso. Una forma strana, mai vista, almeno dalla nostre parti. Poi, col tempo, ci ho fatto locchio.
Cat.- Lo credo, ne hai avuto coraggio
Fil.- Che cosa centra il coraggio- beh, forse stata incoscienza - insomma, si certo, ho dovuto prendere una decisione forte, anzi fortissima, perch, come sai, erano soprattutto i soldi che mi davano tanta preoccupazioneMa io mi sono imbarcato in questavventura dopo aver avuto un preciso impegno da parte di tuo figlio, cio, di costruire la nuova casa in base al ricavato della vendita di questa casa, e basta!. Ma, purtroppo, questo impegno, per motivi vari, sta venuto meno. E lui, povero carusu, non ne ha proprio colpa: Troppi imprevisti, davvero imprevisti. - scusa il gioco di parole -: tanto che ho pensato davere qualche cuccu ca mi picca . Immaginati: non ci eravamo fatti neppure il segno della croce ed ecco il primo: Fatto lo scavo per le fondamenta, cosa vanno a trovare sotto?
Cat.- Un tesoro.
Fil.- Dai non scherzare. Vanno a trovate sotto, e mi devi credere, nientedimeno che un macigno di duemila tonnellate-
Cat.- Bumm!
Fil.- Ma che bummii a fare? A me hanno detto cos: duemila tonnellate, forse anche pi; che hanno dovuto fracassare, rimuovere, quasi estirparesai quando il dentista ti estirpa la radici di un dente? Ebbene fu lo stesso. Io ero presente.
Cat.- capirai
Fil.- (senza cogliere il sarcasmo) E l il costo levitato sensibilmente
Cat.- Diecimila euro
Fil.- Diecimila o giudil. Poi la betoniera non entrava dal cancello, ed hanno dovuto abbattere il muro di cinta per
Cat,- Quattro metri?
Fil.- Ecco, questo era previsto, ma per un errore del ruspista, ne furono abbattuti dieci.
Cat.- Ah.
Fil.- Gi. Ma avresti dovuto vedere come tuo figlio lo ha strapazzato per bene, cosa credi?
Cat.- Lo immagino
Fil.- No, non fare ironia. Sul serio ti dico! Lo ha fatto a pezzi e
Cat.-e anche il progettista, anzila progettista
Fil.- Certo, pure lei se l sbranato, una cazziatona che non timmagini. Comunque sono cose che capitanonon c cantiere che non le abbia
Cat.- E tu come lo sai? Te lha detto per caso la progettista sbrana ruspisti?
Fil.- Caterina, lo so che a te quella progettista non ti simpatica. Ma a tuo figlio
Cat.- nostro figlio
Fil.- Insomma, a Carlo piace. Dice che un ottimo architetto, ha un curriculum polposo
Cat.- Ha unaltra cosa polposa.
Fil.- Scanzatini, ma la tua proprio antipatia, ma di quella buona. Beh, comunque, il progetto era pi che accettabileinsomma
Cat.- insomma s fatto infinocchiare, e tu con lui.
Fil.- Ma Caterina, cerca di essere ragionevole, anche una bella ragazza pu essere una bravissima professionista. E tuo figlio dice
Cat.- quello che dice Carlo non mi interessa: lui ragiona con i testosteroni, non col cervello.
Fil.- Ma il progetto
Cat.- Quello non un progetto per una casa di un vecchio (sottolinea la parola vecchio) pensionato e vedovo per giunta - come te. Oh, te lho detto! Poi, lhai ammesso tu stesso che la casa di forma strana. Ma che mi combini, benedetto uomo!
Fil.- Va bene. Va bene, non adatta a me. Ammettiamolo pure. Ma, santa cristiana, cosa pensi che io debba vivere in eterno? Dovr lasciare questo mondo, un giorno o laltro, e venire a trovarti ovunque tu ti possa essere? Allora cosa se ne far Carlo di una casa fatta ad uso e consumo di un vecchio pensionato (le fa il verso)? Dovr ristrutturarla, adattarla, renderla pi funzionale, quindi spendere altri piccioli.
Cos, invece, come stiamo facendo, cerchiamo di dare un colpo alla botte e uno al cerchio: quando non ci sar pi, egli si trover una bella casa fatta secondo i suoi desideri. Che c di male?
Cat.- Filippo, non si pu avere la botte piena e la moglie ubriaca. Comunque, non ci sarebbe nulla di male se, una volta accontentato te, egli poi se la possa godere per altri cento anni. Ma c un ma , anzi: due ma grandi quanto tutta la casa: le tue esigenze e il costo! Ora mi domando: Primo: Come ci vivrai tu l, in quella specie di mausoleo, tutto solo? Secondo: il costo: Tu stesso hai detto che avete gi sforato il preventivo. E se sforate ancora? Che fai? Un altro prestito? O sospenderai i lavori? E allora dove andrai a vivere quando scadranno i sei mesi di tempo, che il nuovo proprietario di questa casa ti ha dato - per lasciargliela libera? O pagherai anche questa penale?
Fil.- Corna facendo (fa il gesto delle corna), e a parte il fatto che non un mausoleo, ma una casa moderna, io - io - ho avuto dalla progettista precise assicurazioni sui tempi di consegna. Poi Carlo mi ha garantito che non sforeremo, ma se malauguratamente dovesse succedere, egli far fronte alleventualit; anche se questo, francamente, mi darebbe molto, ma molto fastidio.
Cat.- E come farebbe fronte, (sarcastica) cedendo il quinto dello stipendio?
Fil.- Anche quello, lui dici, se occorre.
Cat.- Me lo figurocol suo stipendio( con sopportazione, dopo con veemenza) Ma perch hai fatto questa pazzia? Non stavi bene in questa casa dove abbiamo vissuto per trentanni? dove conoscevi tutti i vicini, il quartiere; dove stavi a due passi dal centro? Che bisogno cera di costruirti la casa in campagna? Forse per tua mania della voliera? O per stare solo come un cane? Gi perch poi anche Carlo si sposer, e se ne andr per i fatti suoi, oppure lo trasferiscono lontano. Allora tu che farai?
Fil.- Calma, calmanon incominciamo coi se e coi ma. Sissignore, anche per la voliera. Ma, santa cristiana, tu sai gi il vero motivo, che bisogno hai di richiedermelo? Comunque, te lo dico ancora una volta, sperando che sia lultima: io in questa casa ci vivo malissimo. E buia, mal fatta, vecchia come me! Ti affacci dal balcone e vedi quel vecchio e brutto edificio dei vigili urbani, fatto in cemento e vetro, che di notte, illuminato con quei grossi fari, mi sembra proprio il penitenziario di Alcatraz. Allora, che faccio? mi affaccio dallinterno? Si? E cosa vedo? Nulla! perch se non sono le due del pomeriggio, c solo buio e desolazione. E i vicini? Non mi vorresti parlare di loro come persone amiche. Tra di noi condomini, come ben sai, c solo: buon giorno e buonasera e deve andare bene. E il quartiere? in pieno degrado. In quanto al centro, beh, lasciamelo dire: ne faccio volentieri a meno
Cat.- perch sei diventato un orso.
Fil.- Sono diventato vecchio, invece. E ho bisogno di pace.
Cat.- Nessuno te la nega questa pace, ma c modo e modo di conquistarla: Ecco, per esempio potresti tornartene al paesello, a Solarino, dove abbiamo vissuto la nostra infanzia e ladolescenza. L ci sono ancora i nostri parenti, qualche vecchio amico insomma saresti tranquillo, in pace, ma non solo! Invece tu, per me, con questa impresa ti stai mettendo nei guai e stai ponendo le basi per una vecchiaia tremenda, fatta di debiti di privazioni e, se non mi consideri cattiva, anche di umiliazioni. Ecco, te lho detto!
Fil.- E io rifaccio le corna! e ti ringrazio per lavvertimento, star attento (adirato). Ora comunque ormai, insomma, sono un uomo, porto i pantaloni? E allora: sono in ballo e baller fino alla fine. (b.p.) Comunque, dopo ne riparleremo, vedremo chi ha ragione. ( assume laria dimbarazzo e vuole riconciliarsi, quindi gira attorno al tavole ponendosi dietro la sedia della moglie) Dopotutto c nostro figlio che far i miei interessi non credi?.
Cat.- Lui, si!
Fil.- Lei, la progettista, no?
Cat.- Non lo so. Ma se lo credi, allora sono proprio affari tuoi.
Fil. Ma insomma, Bedda Matri, oggi sei proprio pessimista non ti si pu parlareSsst, sento dei passi nel pianerottolo (piano). Ma ci pensi? se mi vedesse qualcuno mentre parlo con una fotografia, mi prenderebbero per matto!
Si sente il rumore di serratura. Poi dei passi. Filippo saluta con un gesto la moglie e va incontro al figlio. Luci sulla porta. Buio su Caterina. Quando Carlo e Giulia , entrano in scena, ci sar nuovamente luce e il ritratto sul tavolinetto.
Fil.- (precedendo Carlo e Giulia) Venite, venite, accomodatevi.
Giu.- Buon giorno signor Moncada, come sta? ( Giulia una giovane donna di circa trentanni, alta e ben messa, veste elegantemente ed sicura di se)
Fil.- Buongiorno a lei. E come dovrei stare? Come i vecchierelli
Car.- Ciao pap. Ma dai pap, non incominciare con la storia della vecchiaia. Non ti si addice! Tu sei ancora in piena forma ( Carlo un uomo anche lui di circa trentanni, abbastanza piacevole, ma di carattere insicuro. Veste e parla come un burocrate)
Giu.- Suo figlio ha ragione, lei sembra veramente un giovanotto.
Fil.- Sembrare non essere. Ma lasciate perdere i complimenti. Avanti sedetevi, prendete qualcosa?
Car.- No, niente, grazie io no.
Giu. Grazie, no.
Fil.- Bene, eccoci qui. (si siede e aspetta che qualcuno parli)
Car.- (guardando prima Giulia, come per dirle: allora parlo io?) Allora pap (intanto estrae dalla tasca dei fogli e li poggia sul tavolinetto) questa la pratica per il prestito
Fil.- Un altro?
Car.- Ma no. E sempre quello di prima, solo che, una volta concesso, bisogna istruire la pratica. Ecco, qui ci sono dei documenti da firmare. Certo, avresti dovuto firmarli allAgenzia, ma siccome mi ha accompagnato Giuliacio
Fil.- cio lei?
Car.- cio lArchitetto Bellia, esatto, che molto conosciuta, cosicch il direttore, su mia precisa richiesta, allo scopo di toglierti altri fastidi, e dietro garanzia di Giuliacio dellArchitetto, ci ha concesso di portare la documentazione qui, per la firma. Comunque si tratta di pura formalit, ma bisogna farlo. (fa un sospiro e porge una penna)
Fil.- Molto gentili. (prendendo la penna e guardandola come se fosse un serpente velenoso) Dici che bisogna firmaree io firmo, davanti al garante, anzi alla garante, firmo (riluttante) come giustosperando che sia lultima firma (finalmente firma).
Car.- (prima sorpreso, poi mettendo i documenti in tasca) La garante? Ah gi, lei.
Giu.- La mia garanzia solo pura e semplice formalit, mi creda.
Fil.- Comunque grazie.
Car.- Poi stai tranquillo, questa sar lultima firma, almeno lo spero. E dai, non ti preoccupare. E se ce ne dovessero essere altre, sarebbero sempre per pura formalit... Poi tu non sei un analfabeta, lo sai che qualsiasi atto o negozio giuridico viene fagocitato dalla burocrazia firme per questo, firme per quello. Sapessi quante ne metto io.
Fil.- Ma tu le metti le firme per il tuo lavoro, un lavoro di grande responsabilit. Sei un dirigente, rappresenti lo Stato.
Car.- No, non mi riferivo al mio lavoro, ma alle firme per le pratiche amministrative di questa benedetta casa, dopo che tu mi hai fatto la procura: ma lo sai che ho dovuto fare anche un atto notarile per garantire il terreno, per il parcheggio interno?
Fil.- Il nostro terreno per il parcheggio?
Car.- Il nostro, il nostro.
Giu.- E una pregiudiziale per ottenere la licenza edilizia.
Fil.- Ma guarda che cose
Car.- Da non crederci. (b.p.) Senti pap lArchitetto Bellia venuta per parlarti, ti vorrebbe parlare di una cosetta; ecco, vorrebbe informartiinsomma vorrebbe dirtivedi vorrebbe
Fil.- (spazientito) Vorrebbe, vorrebbe, e vieni al sodo. (poi ripensandoci, sospettoso) Ma che cosa vorrebbe, si pu sapere?
Car.- E fammi finire, lo sai che qualche volta mintoppo.
Fil.- E stoppati allora.
Car.- Insomma (tutto dun fiato, ma facendo confusione) Vorrebbe apportare una modifica, unaltra copertura della casa, cio no. Insomma, una cosaunaltra.
Fil.- Una cosa, unaltra? (chiedendo chiarimenti, mentre il figlio fa cenno con la mano alla copertura della casa) La copertura? Unaltra? Ma perch questa non va bene?
Car.- No, no, per carit, la copertura va bene ed sempre quella previstasolo che lei, la vorrebbe modificare un po
Fil.- Ah, finalmente ho capito. Ma, a che scopo?
Giu.- Per scopi puramente architettonici.
Fil.- E io per questi scopi puramente architettonici (sospettoso), quanto dovrei sborsare, sentiamo?
Car.- Nullanullace la faremo con lo stanziamento previsto, solo che
Fil.- Solo che? Avanti, dov il trucco?
Car.- No, niente trucchi, per caritSolo che dovrai rinunciare a qualcosa insomma, una piccola rinuncia: alluccelliera in terrazza, per esempio.
Fil.- Voliera Carlo, voliera! (b.p.) Ah, non ci sono trucchi, vero? (poi passeggiando) Quindi, ora, io per esempio- (rimarca la parola) dovrei rinunziare alla mia voliera? Proprio a quella? E ti sembra per esempio- una piccola, piccolissima rinuncia per me? Ma se ho voluto la terrazza proprio per la voliera.- E una rinuncia piccola piccola, secondo lui (derisorio, guardando Giulia).
Giu.- Punti di vista.
Car.- Ma se non hai mai avuto voliere, cos questa novit?
Fil.- Per me non una novit, mio caro figlio. Sappi che io io - da ragazzo, lavevo! E la rivorrei - se non ti disturba molto.
Car.- Per me per senti, insomma, io non ne capisco nulla di architettura e cose di questo genere. Comunque, parla tu Giulia.
Fil.- Sai che ci guadagno(quasi tra se)
Car.- Insomma falla prima parlare.
Fil.- Va bene, parlate, parli.
Car.- Benone.
Giu.- Allora, signor Moncada(intanto prende dei fogli dalla borsa e li poggia sul tavolinetto)
Fil.- Dica signorinavolevo dire Architetto
Giu.- Mi chiami Giulia
Fil.-signorina Giulia
Giu.-Giulia e basta
Fil.- Giulia.
Car.- (divertito) Quanti complimenti.
Fil.- ( finto burbero) Stai zitto tu, che sei uno screanzato. Generazione perduta
Car.- e senza rispetto.
Fil.- Anche!
Giu.- ( pure lei divertita da quella schermaglia, stando al gioco) Via signori uomini un po di rispetto verso una signora
Car.-riverisco signora Architetto
Giu.- Dottore
Fil.- quando la finiamo
Car.- gi fatto.
Fil.- Allora ArchiGiulia, prima di tutto la voglio nuovamente ringraziare per la cortesia che mi ha usato sa, per avermi fatto da garante (con una punta di sarcasmo), poi cosa mi doveva far vedere circa la voliera?
Giu.- Di nulla, glielo gi detto: formalit. Ma mi dia del tu, la prego.
Fil. (con pazienza) Allora Giulia, cosa mi dovevi far vedere?
Car.- Alla buonora
Giu.-( Prendendo i fogli e stendendoli sul tavolino ed esaminando il primo) Dunque, come pu vedere signor Moncada
Fil.- Filippo
Giu.- (soddisfatta) Filippo, questo il prospetto sud della casa. Orbene, se lo guardi con attenzione, noterai una certa discrepanza dordine architettonico, proprio qui sulla terrazza, dove le linee si dovrebbero congiungere in ordine simmetrico
Fil.- accorcia
Giu.-prego?
Fil.- Accorcia Giulia e andiamo al sodo.
Giu.- (perplessa guarda Carlo che gli fa cenno di proseguire, ma di essere succinta) dicevo quindi, che per questi motivi, la voliera dovrebbe essere sostituita da una pergola in modo tale che le linee
Fil.-Un momento, io il pergolato lo voglio gi, sul lato ovest
Giu.- (fa cenno come per dire: questo non capisce nulla)ma io intendevo
Car.- (intervenendo) Ma pap la pergola non il pergolato che intendi tu, essa una specie di copertura. Spiegaglielo tu Giulia, per favore.
Giu.- (con pazienza prendendo un altro foglie e comparandolo al primo) Vedi Filippo, con questa voliera le linee sono asimmetriche rispetto allasse della casa, mentre con questa pergola, che non altro che una copertura a travi lavorate e preverniciate, essa assume una orizzontalit ascendente e si sincronizza armonizzandosi con tutto il contesto estetico
Fil.- (sbuffando) Giulia, in una parola mi sostituisci la voliera con una comu malanova si chiama solo per le linee simmetriche che sono asimmetriche sullorizzonte verticale ascendente, e una orizzontalit discendente, il tutto per tre e quattordici, e interdipendente dal contesto estetico scientifico omogeneo patologico dei miei stivali! Io la voliera la voglio, l, dov prevista, punto e basta!
Giu.- ( fa un gesto sconsolato e rimette a posto le carte, come per dire: con questo non si ragiona) Beh, allora
Car.- Pap non mi sembri proprio tu! Ma come? Ti si da lopportunit di avere una casa armonica e tu fai ironia da quattro soldi?
Fil.- Vi chiedo scusa a tutti e due: alla signora Architetto, al signor dottore (poi con veemenza) ma io alla voliera non voglio rinunziare!
Car.- Ma la puoi fare ovunque: dietro il garage, nei pressi del frutteto, nel cortile posteriore
Fil.- E si vede che di voliere tu e, con tutto il rispetto, anche Giulia, non ne capite nulla: Gli uccelli vanno assecondati, vanno portati vicino al loro ambiente, cio il cielo; quindi in alto, pi alto che si pu, perch essi in alto si appigliano per trascorrere la notte; in alto nidificano, in alto volano: insomma non sono mica rettili? essi vogliono aria, aria, aria perbacco! - proprio come me! E la terrazza il luogo ideale! eppoi questo mi facilita il compito di accudirli, di curarli, di nutrirlipoi ci sono le covate da proteggere (occhiata significativa a Giulia e a Carlo, poi risoluto). Ma insomma, sono padrone o no?
Car.- (Prima dando unocchiataccia al padre, poi guardando Giulia) Padrone? Padronissimo! Ma ci sono certe considerazioni(poi vedendo il padre irremovibile - controscena adatta-) E va bene, vuol dire che si prover a coordinare tutto con le esigenze - degli uccelli - con nuove ipotesi. Giulia, potresti cercare qualche altra alternativa?
Giu.- (imbronciata) Ci prover!
Fil.- (avvicinandosi a Giulia) Ca certu, figghia bedda, provaci - ma via, vedrai che troverai unalternativa idonea. Che razza di artista creativa saresti, altrimenti? Se ti ci metti di buon buzzo, vedrai che ne troverai anche mille di alternative - per accontentare questo povero vecchio e gli uccelli.
Car.- Adesso la buttiamo sul patetico.
Giu.- Va bene, io ci prover, anche se penso che sar complicato e difficile, Comunque, caro Filippo lascia che ti dica che tu sei proprio uno yin.
Fil.- (guardandola a bocca aperta) Cosa sonoun gin?
Car.- e soda. Ma dai yin un termine cinese.
Fil.- Ora per capirvi, debbo studiare pure il cinese? Nellattesa, di grazia cosa sarebbe allora questo yin?
Giu.- (con sopportazione) Yin un termine che vuol dire negativit. Cio la parte nera della montagna.
Fil.- (come cadendo dalle nuvole) Ges Giuseppe SantAnna e Maria, oltre la Cina, ora c pure la montagna. La nostra muntagna? (facendo riferimento allEtna).
Car.- Si parla di montagna, genericamente, non da muntagna, cio dellEtna, come la intendiamo noi. Ecco stai facendo u Nofriu.
Giu. Prego?
Car.- Sta facendo il finto tondo. Ma dai pap!
Fil.- Va bene, montagna o muntagna, per me sempre cinese . Allora dimmi, - signor dottore Moncada - secondo te, dovrei fare il finto saputello? Mi appioppate stu yin e io dico: oh che bello! grazie signori, ma bene signori miei, accomodatevi pure nella mia personalit, fate come se foste a casa vostra. Ecco qui la mia dignit, senza complimenti, servitevi pure, sono agli ordini di voscienza.
Car.- Bonu, v! (contrariato)
Giu.- (con finta comprensione, prima rivolta a Carlo poi a Filippo) Carlo, su, datti una calmata. Senti Filippo, non toffendere, io spesso, purtroppo, do per scontato che tutti siano a conoscenza della cultura di altri popoli, e ti chiedo scusa. Ma c proprio bisogno di prendersela tanto? Comunque la citazione mi venuta spontanea, adatta al caso specifico.
Fil.- E allora spiegami questo caso specifico.
Giu.- Ti spiego, ti spiego: Lo yim, ovvero il lato in ombra della montagna, significa oscurit, introspezione, durezza, fine delle cose, pessimismo acuto, autunno e inverno. Mentre lo yang lopposto: luce, intelligenza, movimento, prosperit, eccitazione, morbidezza, ottimismo primavera ed estate.
In una parola essere yang positivit, essere yin, come dicevo, negativit Ora il tuo atteggiamento mi sembrava fatto tutto di negativit.
Car.- Esatto.
Fil.- E avete fatto centro! Io sono tutto negativo, sono oscuro, torbido, duro, finito, pessimista, autunno, inverno, temporale, tempesta, bufera, buriana, burrasca, procella, e anche ciclone, tifone, uragano, tornado, maremoto e, intanto che ci sono - pure terremoto! Onde per cui vi nego ogni sconvolgimento del progetto originario: voglio la voliera in terrazza!.
Car.- Dio che catastrofismo.
Fil.- Bravo: sono pure catastrofico!
Car.- (intanto che Giulia li guarda perplessa) Ma dai pap, stai parlando per partito preso. Lhai detto anche tu: diamo del tempo a Giulia e certamente trover una soluzione al problema della voliera e della linea architettonica da salvaguardare.
Fil.- ( calmandosi) Va bene. Scusami Giulia, mi sono lasciato andare. Lavoraci su e speriamo che trovi una soluzione per tutto.
Giu.- (fredda, raccogliendo le sue cose, come se non vedesse lora dandarsene) Far del mio meglio. Adesso debbo proprio andare (guardando spesso lorologio). Ciao a tutti.
Car.- Aspetta, taccompagno a casa.
Giu.- No, lascia perdere ho un impegno allo studio.
Car.- (Contrariato) Come vuoi. Ti accompagno alla porta, allora. (escono)
Fil.- (aggirandosi per la stanza) Linee architettoniche armonie estetichepergolayin yang notte, giornoestate, inverno malanova a mia. Cosa voglio io? Una voliera, soltanto una semplice, innocua voliera!
Car.- (rientrando contrariato e frettoloso) Vado via pure io, ciao p.
Fil.- (avvicinandosi al figlio) La vuoi raggiungere, vero? Ti ha mollato, eh?
Car.- Mollato chi?
Fil.- Ma dai, lei, lArchitetto.
Car.- E allora?
Fil.- Allora niente (ammiccante fa cenno di unione con le dita).
Car.- Pap, tra me e lei non c nulla, solo rapporti professionali (freddo).
Fil.- Ai miei tempi si chiamavano rapporti intimi, ma sempre quella cosa era ( riammicca).
Car.- Sei sempre il solito (imbronciato). Ciao, a dopo (esce).
Appena Carlo sar uscito, si creeranno di nuovo le condizioni per far cambiare il ritratto della moglie con la medesima in figura.
Cat.- Bella scena, sai?
Fil.- Gi, bella scena. (si siede pesantemente nella vicina poltrona).
Cat.- Ha chiacchiera la signora architetto.
Fil.- Gi.
Cat.- (imitando Giulia) Mi chiami Giulia ( poi imitando Filippo) Chiamami Filippo. Ridicolo!
Fil.- Va bene, ma non esagerare. In fondo oggigiorno
Cat.- oggigiorno ci possiamo prendere queste confidenze
Fil.- Ma che sei gelosa?
Cat.- Chi io? Diminiscanzi! Poidi te?
Fil.- E dalle!
Cat.- Scusa Filippo, scusanon volevo pizzicarti. Beh, in effetti una punta di gelosia ci sarebbe, ma non per te, semmai per Carlo.
Fil.- (alzando il capo e guardandola perplesso) Per Carlo?
Cat.- Beh, ogni mamma gelosa del proprio figlio, non lo sapevi?
Fil.- Ma lui ha detto che quella non insomma non sono
Cat.-amanti?
Fil.- Esatto!
Cat.- Ma tu lhai sospettato.
Fil.- Io scherzavo. Ma non dirai sul serio?
Cat.- Evvia scherzo anchio. Per a Carlo quella non indifferente.
Fil.- In effetti un pezzo di figliola.
Cat.- (Con ironia) Ma davvero?
Fil.- ( imbarazzato) Genericamente parlando, si capisce.
Cat.- Comunque, genericamente parlando, scostante. E sta mettendo nel sacco Carlo.
Fil.- Ma cosa centra lamore con la casa?
Cat.- In apparenza nulla, ma vi sta menando per il naso. Quella mira ad altro, te lo dico io.
Fil.- E a cosa mira: alle mie grandi ricchezze? Al solido patrimonio di Carlo? Al titolo nobiliare della Casata? A cosa?
Cat.- che spirito di patatee sta mettendo nel sacco anche te! Vedi voliera.
Fil.- (cercando di minimizzare, ma nello stesso tempo consapevole che Caterina ha ragione) Ma dai, ha fatto qualche difficolt per motivi estetico-architettonico superabili, superabilissimi.
Cat.- Architettonici o no, per conto mio, nessuno, per nessun motivo, dovrebbe scontentare il cliente.
Fil.- E non mi scontenter, troppo intelligente per farlopoi sa che i soldi sono limitati per poterli sprecare con bizzarrie architettonici inutili.
Cat.- Senti, nessuno me lo leva dalla testa che quella ambiziosa e si vuole fare un nome a vostre spese.. con le sue cervellotiche idee.
Fil.- Ma che cosa dici? Quella il nome nellambiente ce lha gi, me lo ha detto Carlo. Poi, mica le stiamo facendo costruire il Pantheon.
Cat.- Non necessariamente, non necessariamente. Comunque chi vivr vedr.
Fil. Amen.
Cat.- Uffa (b.p.) Va bene, Filippo, sono pessimista, anzi sono yin. Ma perch non potrei sopportare che ti succedesse qualcosa.
Fil.- A me? Ma dai, non mi succeder nulla, stai tranquillanullacosa potrebbe accadermi? (b.p.) il peggio che mi poteva succedere gi accaduto cinque anni fa.
Cat.- Quando fu per me?
Fil.- Si. La mia vita si fermata a quel giorno. Lo sai, no? Vado avanti per inerzia, vivo per non morire. Cosa me ne faccio di questa esistenza senza di te? Tu mi manchi troppo, mi manchi da impazzire! Vedi la casa, questa casa, mi ricorda troppo la nostra vita insieme. E non riesco pi a tollerarlo senza trafitture al cuore. Capiscimi! tu, fortunatamente, non sai cosa significa vivere la vedovanza - e non mi riferisco alla banalit del sesso o della solitudine - ma a quel vuoto che ti squarcia il petto, e ti comprime lanima; quel vuoto che rende vacuo anche il corpo, e che ti fa ondeggiare la testa come un barchetta nel mare di scirocco; che ti fa illanguidire ogni attimo della vita, al ricordo struggente - dellamata che non hai pi con te.
Ma, come sai, queste cose riguardano lo spirito, ed io non riesco a penetrarle bene, figurati a spiegarli, ma so per certo che sono presenti in me, tutte, tutte! lo avverto animalescamente.
Ecco uno dei motivi per cui ho ceduto alle pressioni di Carlo. Una nuova casa, secondo lui, mi avrebbe fatto riassaporare la vita Secondo lui, naturalmente.
Ma cosa debbo riassaporare io? la vita? Quale vita, quella che avrei voluto concludere con te, come quando decidemmo, quella volta, di stare insieme per sempre? Ma quella ormai perduta!
E vero! labbiamo vissuto bene, noi due buona parte della nostra vita: Insieme labbiamo assaporato, con i suoi piaceri; insieme abbiamo goduto delle ore felici; insieme ci siamo fortificati nei tormenti; insieme abbiamo sopportato tutte le avversit che questa esistenza, che di volta in volta, ci presentava. Avversit non solo nostre, private, ma anche quelle collettive ti ricordi del terremoto?-. E anche le tragedie come queste guerre assurde, queste malattie nuove, questo terrorismo. Eravamo complementari: Tu mi davi fiducia, io ti davo un po di coraggio.
E, facendoci forza vicendevolmente li abbiamo superato.
Ti ricordi di quando fu di Carlo?
Cat.- Ci croll il mondo addosso. Giorni dinferno.
Fil.- Ma non ci lasciammo abbattere: tu con la tua grande forza morale e lamore materno, io col coraggio della disperazione e superammo il dramma.
Cat.- Comeri gigantesco quando, rifiutando la barella, portasti il nostro piccolo tra le tue braccia, sino alla sala di rianimazione. Sembravi un titano, mentre percorrevi il corridoio della corsia; e tutti si facevano da parte rispettosamente: medici, infermieri, pazienti , intanto che procedevi fiero, verso quella porta dove ci avrebbero dato il responso: vita o morte.
Fil.- Si, procedevo fiero perch avevo piena fiducia nel medico che prepar quel miscuglio di medicine, tentando il tutto per tutto. Egli mi sembrava come lAngelo del Signore che doveva fermare la mano di Abramo, prima che il pugnale che brandiva - trafiggesse Isacco. Procedevo fiero, vero, ma il mio cuore era al limite dello schiatto! E i miei occhi a stento riuscivano a trattenere il fiume salato che voleva straripare dalle mia palpebre. Ero fiero! Ma le mie gambe si muovevano perch puntellate dalla piet e dalla disperazione, mentre camminavo verso la sala del responso. Ma ero fiero anche di te, che mi seguivi silenziosa, a fronte alta - senza versare una lacrima, forte come la roccia della nostra montagna. Eri tu la mia forza e la mia fierezza.
Cat.- Eh, quella forza sapessi quanto mi costata: Giorno dopo giorno raccoglievo la mia linfa vitale per donarla a lui, al mio piccolo tesoro, che giaceva, inerte, su quel lettino. Linfa che gli ho travasato per tempi immisurabili - da me a lui! E le mie forze mi abbandonarono e il mio organismo, si prosciug e deper: Fu la vita mia che sinnest in quella del mio bambino. Io appassii e lui visse e crebbe. E fui felice! Poi, un giorno, vidi nero e tutto fin.
Fil.- Ed io con te.
Cat.- No, non lo dire pi. Mai pi! Tu hai ancora molti anni di vita da trascorrere, devi anche vegliare su Carlo, lo dovrai vedere sposato, con una famiglia, devi giocare coi suoi figli.
Fil.- Se non posso raggiungerti prima, proprio questo sarebbe il mio pi grande desiderio. Ma, come sai, egli ha gi trentanni, e di matrimonio non ne parla mai. E non so anche se ha una ragazza, per poter sperare. Comunque oggigiorno i giovani si sposano belli e maturi e prima o poi, anche Carlo lo far.
Cat.- Lo voglia Dio. Per lui e per te.
Si ode il suono del campanello. Filippo si scuote e va ad aprire: stessa procedura per il ritratto.
Entra Filippo e Carlo.
Fil.- Carlo, che c? hai dimenticato qualcosa?
Car.- Si, la mia testa e le chiavi.
Fil.- La testa?
Car.- Testa metaforica: Non ci sono con la testa ( prende le chiavi dal tavolino dove li aveva precedentemente lasciati) e anche perch voglio parlare con te con calma.
Fil.- Ebbene, siediti e parla. (si siede)
Car.- Preferisco restare allimpiedi, se non ti dispiace.
Fil.- Fai come vuoi. E allora?
Car.- Pap, io non so proprio come incominciare
Fil.- Incomincia dallinizio.
Car.- Sarebbe troppo lungo. Senti, dimmi, ma questa casa tu la vuoi veramente, oppure no?
Fil.- Ancora con questa storia? Ti ho detto che la voglio. Ma la voglio senza problemi. Non sono pi in grado di sopportare contrariet. E dandoti carta bianca
Car.- era proprio questo che volevi significare.
Fil.- Gi.
Car.- Grazie della fiducia.
Fil.- Ci mancherebbe. Se non ho fiducia in teComunque agisci con giudizio e porta avanti il progetto.
Car.- Grazie ancora. Per questo il punto: se dobbiamo continuare, non voglio fare pi brutte figure con Giulia.
Fil.- Brutte figure? Ma quali brutte figure?
Car.- Come quelli di poco fa: ti sei comportato come un vecchio testardo, come un bastiancontrario, insomma mi hai fatto vergognare.
Fil.- Io? Oh bella! E per non farti vergognare dovrei accettare tutte le bizzarrie della signora Architetto? E senza fiatare? Ma per chi mi hai preso, per Peppe Nappa? Senti Carlo, io ho acconsentito che Giulia ci riflettesse sopra, e trovasse una sistemazione degna di questo nome, anche se la voliera in terrazza la sistemazione ottimale per gli uccelli.(b.p., poi abruciapelo) Ma tu lo sai cosa vidi una volta in un bosco?
Car.- Anche il bosco ci voleva (quasi tra se, poi con sopportazione, a Filippo) Cosa vedesti?
Fil.- Vidi pi di cento nidi su un altissimo albero. E sai perch l cerano tutti quei nidi raggruppati?
Car.- (idem c.s.) No, perch?
Fil.- Perch il nido pi alto era quello di una poiana e gli altri uccelli facendo il loro nido l vicino, si sentivano tranquilli e rassicurati da eventuali attacchi da parte di predatori.
Car.- E allora?
Fil.- E allora te lho raccontato per farti sapere che tu e quella l, non capite nulla di nulla sugli uccelli e della mia passione per essi.
Car.- E con questo?
Fil.- Con questo, basta! Gli uccelli sono affari miei.
Car.- Certo, sono affari di bambini o di
Fil.- di vecchiazzi, e dillo!
Car.- Ma insomma, pap, non voglio avere dispute con te. E comunque stavamo parlando del tuo atteggiamento verso Giulia.
Fil.- Allora insisti? Non dovevoprendere le difese degli uccelli? Non dovevo dissentire?
Car.- Ma che centra questo discorso. Tu potevi fare tutte le osservazioni di questo mondo, ma in modo intelligente, corretto, signorile
Fil.- (prima sbalordito, poi come se avesse capito tutto) Sono stato maleducato? Spiacente allora signor dottore.
Car,- Non la mettere in questi termini, ti prego. Ecco, solamente non vorrei che tu e lei aveste questi scontri diopinioni, e questo per motivi miei
Fil.- Ma se lei che ci tratta come una pezza da piedi. Eppoi io alla voliera non ci rinuncio, mi sono spiegato? Sono trentanni che la desidero, e questa loccasione buona per averla e la voglio! Punto!
Car.- Lho capito! Lho capito che, come ti dicevo, per motivi miei, non vorrei scontentarlaecco!
Fil.- Per motivi tuoi? E quali sarebbero? (vedendo Carlo che abbassa gli occhi) Aspetta, aspetta, forse ho capito, il signorino proprio cotto per la bella Architetta e non la vorrebbe contrariarevero?.
Car.- Ma che dici?
Fil.- Quello che ti ho appena detto: sei cotto!
Car.- Lo pensi davvero?
Fil.- ( fa cenno di si col capo varie volte) Si.
Car.- Ed vero, purtroppo.
Fil.- Perch purtroppo?
Car.- Perch credo cheinsomma che leiche lei stia con un altro.
Fil.- E allora? Che problema c? Fatti sotto, scalzalo da cavallo e prenditi la bella principessa.
Car.- E una parola. Non conosco quel tizio e le sue potenzialit eppoi Giulia di acciaio.
Fil.- E tu domala! (tra se) che poi non sarebbe male ( a Carlo) e fatti sotto lo stesso, lotta. Pu darsi che veda in te maggiori attrattive, pu darsi che tu sia il migliore, pu darsiinsomma, in amore tutto pu accadere. Fatti sottoe addolciscila, perbacco! Io, per conto mio, cercher di aiutarti come posso.
Car.- Grazie. Comunque una parola conquistarla
Fil.- Rammollito!
Car.- Ma dai
Fil.- Io, quando fu per tua madre, dovetti lottare strenuamente per farla cedere. Era tutta dun pezzo. Diceva: niente fidanzamento, niente grilli per la testa: Prima devo concludere gli studi, poi vedremo. Ah, e niente fu! Proprio proprio. Con pazienza dovetti aspettare che si prendesse prima la maturit per potermi spiegare, poi, col padre - come si usava allora (allusivo).
Car.- Altri tempi.
Fil.- Comunque altri tempi o no, devi essere pi deciso. Insomma, io voglio i nipotini prima di chiudere gli occhi.
Car.- Tu? Ma dai, se i bambini ti danno fastidio anche se giocano...
Fil.- qui sotto, nel cortile, durante le ore di riposo pomeridiano
Carl.- Comunque siaper adesso non possono (fermando lobiezione di Filippo), non solo per latteggiamento di Giulia. (b.p.) E anche perch sto con unaltra.
Fil.- Che significa? Hai unamante?
Car.- Ma via, pap, amanteche vocabolo obsoleto. Adesso si chiamano compagne, amiche, conviventi, anzi meglio: fidanzate.
Fil.- Ma sempre amanti sono!
Car.- Dalle!
Fil.- Ma sei hai una am amica, con la quale stai, perch ti interessi di Giulia? Forse perprurito?
Car.- No, no con Giulia vorrei fare sul serio.
Fil.- E con lattuale (non vuol pronunziare la parola amante) no? E allora perch ci stai? e come ne uscirai? le farai del male, penso.
Car.- Calma, calma, pap. (b.p.) Se mi dovessi mettere con Giulia, le parler sinceramente e quella capir, e si consolermagari con qualche altro. Cos la vita. (poi in fretta per non prolungare la discussione) Comunque pap, voliera o no, ti prego, la prossima volta sforzati di essere pi gentile e pi malleabile con Giulia, ci tengo, assai assai. Questo laiuto che mi dovresti dare (intanto prende le chiavi e si accinge ad uscire). Daccordo, allora? Parola dordine: Niente incaponimenti, niente capricci, niente bastoni tra le ruote, ma umilt, gentilezza, accondiscendenzaciao p.
Fil.- (di sasso) Caliti i brachi, mutu e assuppa! vero o pap? (tra se, poi a Carlo) Sar servito.
Tela.
Atto secondo
Sulla scena stato allestito uno dei vani in della casa in costruzione: Pareti di muratura grezza, oggetti da cantiere sparsi, due cavalletti con una tavola dove sono poggiate varie carte e la borsa di Giulia. O, a scelta, gioco di luci.
Allapertura del sipario sulla scena c Giulia che studia delle carte con Cosimo, capo operaio. Giulia veste molto casual e i due calzano lelmetto in testa
Cos.- Guardi qui Architetto (mostra un punto della carte) vede? A me sembrano dieci gradi di inclinazione, e cos che ho operato.
Giu.- Ma se lo vedrebbe anche un bambino che sono almeno quindici! Comunque provveda a rettificare.
Cos.- Architetto, ma se lei segnava sulla carta questi benedetti gradi, non avremmo potuto evitare lequivoco? Comunque provveder alla rettificacerto, non intaccando i miei interessi, ovvio.
Giu.- Lei faccia quello che deve fare e non stia a criticare. In quanto ai suoiinteressi non si stia a preoccupare, segnali la differenza al signor Moncada.-
Cos.- Padre o figlio.
Giu.- Ma al figlio, diamine.
Cos.- Architetto, mi perdoni, ma ci sarebbe anche la storia della fontana.
Giu.- Quale fontana?
Cos.- Quella che il signor Moncada padre mi ha detto di costruire vicino alla voliera.
Giu.- Io non ne so nulla. Comunque, non faccia niente finch non glielo dir io.
Cos.- Daccordoper a quello cosa dico?
Giu.- A quello dica che ne dovr discutere prima con me.
Cos.- Speriamo che non mi faccia storie e, soprattutto non mi faccia perdere tempo. Ce lho tra i piedi in continuazione, mi da suggerimenti, mi fa richieste, propone cambiamenti. Chiacchiera con gli operai, racconta di quando lavorava alla Prefettura, da loro consigli di cucina. Insomma, incombe.
Giu.- E lei non le dia conto, altrettanto facciano i suoi operai.
Cos.- Io lo faccio, ma sempre il proprietario .
Giu.- E io sono il direttore dei lavori e la responsabilit di tutta questa baracca mia. Chiaro?
Cos.- Per me Bene allora io procedo secondo gli accordi. (sta per uscire)Ah, il gradino dingresso rettangolare lho fatto gi sostituire con quello a mezza luna.
Giu.- Molto bene.
Cos.- Gi Beh, io vado
Giu.- Benissimo, vada.
Cos.- Architetto, perlinteresse del gradino lo dico ancora al signor Moncada figlio, vero?
Giu.- Ma certo. Vada adesso, vada. (Cosimo esce e Giulia si china sulla carte. Entra Carlo)
Car.- Ciao Giulia. (si avvicina come per baciarla, ma lei si schiva)
Giu.- Non qui, sul posto di lavoro.
Car.- Ma se lo sanno ormai tutti-
Giu.- E etica professionale. Comunque sei giunto a proposito. Devo parlarti.
Car.- Dimmi
Giu.- Senti tuo padre la deve smettere di intralciare il mio lavoro. Ti ho gia detto che non lo voglio tra i piedieppoi il cantiere pericoloso un luogo dove gli infortuni sono sempre possibili. Accadono anche ad operai esperti, figurati a un vecchio pensionato che gironzola dappertutto anche sul tetto.
Car.- Sul tetto?
Giu.- Gi, per sovrintendere ai lavori di coibentazione, che secondo lui, sono molto delicati. E lo sai cosa ha detto agli operai che lo pregavano di scendere?
Car.- Casa ha detto?
Giu.- Che quella casa la doveva abitare lui e stava solo facendo i suoi interessi, quindi restava l. E l, pericoloso. Ma che? Mi vuole mettere nei guai?
Car.- Ma no, niente di personale, tu non lo conosci. Forse meglio cos, si sta entusiasmando allidea della nuova casa si vuole interessare anche dei particolari, ed meglio cos ti ripeto: prima era scettico e indifferente, quasi amorfo, rasentava la depressione
Giu.- E falla finita! Egli solo un vecchio rompiscatole. Comunque nel mio cantiere non lo voglio, perch importuna gli operai, distraendoli dal loro lavoro, facendogli fare cazzate. Ma lo sai che la finestra obliqua me lhanno sbagliate ed da rifare? E il gradino dinvito della scala da sostituire per la distrazione di un operaio? Il capocantiere non ne pu pi! E le spese gonfiano e tu poi ti lamenti. Ora, per chiudere largomento tu glielo devi dire con fermezza di non farsi vedere durante le ore lavorative. Dopo - dopo, a fine giornata, semmai, quando gli operai se ne saranno andati, magari potr venire, naturalmente accompagnato da te e da me, e nelloccasione potr anche farmi tutte le osservazioni di questo mondo.
Car.- Giulia, ma mio padre.
Giu.- E io sono la responsabile della sicurezza del cantiere e non voglio avere guai con lispettorato, chiaro?
Car.- Chiaro, glielo dir.
Giu.- E anche per il suo bene, naturalmente
Car.- Capisco.
Giu. E mettiti lelmetto.
Car.- Ah, gi(cerca un elmetto, lo trova e lo calza)
Giu.- Cosa c ancora (vedendo che non se ne va) cosa vuoi?
Car.- Niente di particolare, oggi sono libero e sono venuto a trovarti.
Giu.- E non dovevi!
Car.- Ma lo sai che io ti voglio vedere sempre. Starei con te notte e giorno, giorno e notte, insomma, sempre! ( le fa le fusa)
Giu.- Hai visto? Mi distrai con le tue antipatiche moine, e io sbaglio.
Car.- Giulia, io ti esprimo il mio amore. Ma capiscilo, io penso sempre a te. Ovunque mi trovi, qualsiasi cosa faccia, sempre!
Giu.- E sbagli!
Car.- Lo so, ti distraggo e sbagli, lha detto.
Giu.- A parte i possibili errori sul lavoro, tu sbagli perch stai perdendo la testa. E lo sai che tra noi non c nessun legame serio. Sai che si tratta solo di sesso.
Car.- Per me diverso, io ti amo da morire. Certo il sesso importante, ma per me non tutto. Dai lo sai, no?
Giu.- E perch lo so, che ti sto mettendo in guardia. Stai attento, io sono volubile. Eppoi a me il tuo amore spirituale non garba per nulla. Cerca di mantenerti nei limiti della nostra relazione: sesso e basta!
Car.- Ci prover, ma sar difficili. Eppoi al cuore non si comanda.
Giu.- Carlo, ma che cazzate stai dicendo? Che parlare questo? Ma vergognati! stai usando uno squallido linguaggio da telenovela. Basta. Vatteneper favore, e lasciami al mio lavoro. (si china sulla carte, mentre Carlo, mogio mogio si avvia ad uscire)
Entra Filippo, adirato..
Fil.- Ah, eccovi! Ciao Carlo. Signor Architetto, il tuo capocantiere insolente. E fa pure u Nofriu, per non ascoltarmi, se lo sollecito a fare il lavoro come si deve. Poi, di grazia, mi vuoi spiegare perch non si pu costruire la fontana vicino alla voliera?
Giu.- Perch non prevista nel progetto.
Fil.- E cosa dico ai miei uccelli: non potete fare il bagno perch la fontana non stata prevista dalla signora Architetto?
Car.- Cosa, cosa ? Il bagno? Gli uccelli?
Fil.- Si, mio caro. Gli uccelli, a differenza di te (lo guarda sottecchi), fanno il bagno tutte le mattine e anche la sera, se lo desiderano. E cosa credi? Essi sono bestie pulite, pulitissimeeppoi si divertono. E allora vogliamo negare a quei mansueti e canori volatili, che non fanno male a nessuno dico: a nessuno ( e guarda significativamente Giulia), il sollazzo di fare un bagno in fresche e dolci acque correnti? Eh, ne avete il coraggio?
Car.- Ma pap, dai, smettila.
Fil.- Zitto tu! Mi dica signora Architetto, allora?
Giu.- (cercando di controllarsi) Senti Filippo, se la smetti di fare il bambino possiamo discuterne, altrimenti pianto tutto e me ne vado. Chiaro?
Fil.- Questo tono lo riservi ai tuoi operai, semmai te lo permettessero. Ora, se non ti dispiace, mi dici perch non si pu fare la fontanella?
Giu.- (sempre pi irritata) Non si pu fare perch
Fil.- non prevista nel progetto, lhai gi detto.
Giu.- (sta per scoppiare, Carlo gli mette una mano nel braccio per calmarla) Bene, ti progetter una fontanella adatta al contesto.
Fil.- E mi farai avere unaltra fattura per la progettazione? No, grazie. Io la fontanella lho gi scelta bella e fatta, costa poco e non ci resta che farla impiantare nella volieral, in quel posto infelice dove lhai confinatadecentrata relegata esiliata reietta! (tono solenne)
Giu.- Carlo, intervieni o scoppio.
Car.- E dalle! Comunque, pap, la fontana devessere fatta con lo stesso criterio della casa; si deve armonizzare con essa, non si pu andare a casaccio...
Giu.- perch nel progetto c il mio nome, che, se non ti dispiace, conosciuto nellambiente
Fil.- Ma quale ambiente dEgitto! Se questa casa, la mia casa, dico mia, che ti ha permesso di farti sbizzarrire con le tue idee stravaganti e pazzoidi. Stavi fresca senn.
Giu.- Ah, questo che pensi? E allora guarda qui ( fruga nella borsa e prende una rivista di Architettura) Guarda, guarda (intanto sfoglia) Ecco, qui ci sono le foto dei miei lavori, se al signor Filippo Moncada non dispiace.
Fil.- (guardandoli appena) E che vuoi dire? Che sei famosa?
Giu.- No, per carit. Voglio solo dire che ho gi costruito tre ville bizzarre! Come le chiami tu, e tutte sono state apprezzate
Fil.- Dai proprietari?
Giu.- Anche.
Fil.- Gi, perch non amavano gli uccelli, perch non volevano le voliere. (quasi tra se) Comunque a me non interessa quello che hai fatto nel passato, a me interessa il presente. E il presente la fontanella per gli uccelli. Essi debbono potersi spaparazzare sguazzare - quando ne hanno voglia e sfizio - e debbono bere, debbono deliziarsi. Glielo potete negare? (come se avesse detto una grande verit)
Car.- Non sarebbe meglio se prima vediamo se ci stiamo con le spese? pap, perch si stanno gonfiando paurosamente.
Fil.- Per colpa mia o degli uccelli? O forse della voliera? O per colpa di una semplice fontanella?
Car.- Per quella e per il resto. Dobbiamo contenerci, pap.
Fil.- Allora vuol dire che compro una bacinella e la metto nella voliera: problema risolto.
Car.- Sei sarcastico quanto ti ci metti.
Fil.- Sonosono solamente comprensivo con quelle bestioline - che hanno tutto il diritto di papariarsi.
Giu.- Avanti, vediamo cosa posso fare. (brusca, come per toglierselo di torno) Sei contento?
Fil.- (ironico) Come una Pasqua (Sta per uscire)
Giu.- Filippo, visto che sei qui, mettiti lelmetto. (ne prende uno e glielo porge)
Fil.- Ah, gi, lelmetto dordinanza. ( lo calza, saluta militarmente ed esce)
Giu.- E impossibile! (sbuffando)
Car.- ( trattenendosi dal ridere) Non lo capisco, non lo capisco proprio. E come se gli fosse venuta una frenesia. Chiss cosa sar.
Giu.- Sar incipiente demenza senile!
Car.- ( vezzoso) Suvvia, Giulia, sii comprensiva. Allora io vado(ripensandoci) Senti, ci vediamo stasera?
Giu.- Vedremo. Ho del lavoro da sbrigare.
Car.- E non potresti trovare un momentino per il tuo micio?
Giu.- Di nuovo? Uffa, Carlo, tho detto gi, qui sono soltanto il Direttore dei Lavori e tu rappresenti la propriet. Piantala adesso!
Car.- Scusa, scusa.
Giu.- Senti, visto che ci sei, guarda cosa fai per renderti utile: fatti dare da Cosimo limporto dei costi delle varianti. Ce li ha appuntati luigli imprevisti
Car.- Sono grossi questiimprevisti?
Giu.- Non lo so. Ma robetta. E adesso lasciami lavorare, ho da risolvere il problema dei pluviali e delle gronde.
Car.- Ma i pluviali e le gronde sono gi state comprate.
Giu.- E non mi sembrano adatte, poi c un piccolo problema. Comunque vedo cosa si pu fare per non ricomprarne altre.
Car.- Certo, tu sai cosa devi fare. ( non esce).
Giu.- Beh, perch non vai? Cosa c ancora?
Car.- Ho incontrato il tuo ex, Flavio, e ci siamo chiariti.
Giu.- Gi, da uomo ad uomo, come mi dicesti. Hai fatto il compare Turiddu?
Car.- Non scherzare, dai. Abbiamo parlato, apertamente, chiaramente. Io gli ho detto qual la nostra situazione e lui lha compresa in pieno.
Giu.- Approvandola, immagino (ironica) .
Car.- Non ti interessa cosa mi ha detto?
Giu.- Lo so gi: ti ha detto: buon pro ti faccia!
Car.- (sbalordito) E tu come lo sai?
Giu.- Perch lha detto pure a me, quando gli dissi che stavo con un altro.
Car.- Come parli bene, tesoro. (sdolcinato)
Giu.- Avanti, vai via, ti ripeto, ho da lavorare.
Car.- (sta per uscire) Ciao amore.
Giu.- (sgarbatamente) Vai, vai. (fra se) Certe volte non lo sopporto.
Cos.- (entrando) Architetto, potrebbe venire di l? c limpiantista che ha dei problemi col bagno.
Giu.- Di cosa si tratta?
Cos.- Credo che si tratti dei servizi.
Giu.- Vengo. Ah, Cosimo, porti al signor Moncada i costi delle nuove varianti.(esce)
Cos.- Certamente. Signor Moncada, mi pu dare un minutino? accompagno lArchitetto e sono da lei. (esce)
Car.- Faccia pure. (poi tra se) Madonna, altre variantigi siamo diecimila euro sotto e chi lo sente ora pap?
Entra Filippo
Fil.- Hai visto che furia? E passata come una Erinne! Capelli al vento, passo da bersagliere, grinta da carabiniere. Che donna!
Car.- Gi.
Fil.- (sedendosi su di un secchio rovesciato, dopo averlo accuratamente pulito) Vedo che vieni spesso qui al cantiere. Ti stai appassionando anche allarchitetturao allArchitetta? Eh? (ammiccando) E dimmi, come va tra lei e te?
Car.- In che senso?
Fil.- In che sensoma nel senso che pensi tu, marpione!
Car.- Tutto bene
Fil.- Madama la marchesa. Non vuoi parlarne, fai purema guarda che come lo so io, lo sanno ormai tuttiche siete fidanzati.
Car.- Fidanzati Gi, non certo un segreto, ormai.
Fil.- Ma come sei sostenuto oggi. Quando ne parlammo lultima volta, mi sembravi un perdente, ora che ci sei riuscito, mi sembri di uno scontento, o sbaglio?
Car.- Mica stiamo facendo una gara. Comunque ci siamo messi insieme da appena due settimane.
Fil.- Visto? (b.p.) Solo per curiosit: ma come lhai convinta a sceglierti?
Car.- Non lo so proprio.
Fil.- Davvero?
Car.- Beh, se debbo essere sincero un sospetto ce lavrei.
Fil.- Puoi dirmelo?
Car.- Ecco, circa quindici giorni fa sono riuscito a farle accettare un mio ennesimo invito a cena. Poi, sai come, dopo qualche bicchiere di vino buono in pi, siamo finiti a letto. E da allora che siamo assieme
Fil.- E allora, il sospetto?
Car.- E allora ho il sospetto che si messa con me perch, come mi dicevi tu da bambino, sono ben fornito
Fil.- Salute!
Car.- Grazie.
Fil.- Evi amate? Vi sposerete?
Car.- Pap, non corriamo. Vedremo cosa maturer.
Fil.- Carlo, lamore non matura, o c oppure non c .
Car.- Insomma c qualcosaper adesso ci vediamo di tanto in tanto.
Fil.- A me era sembrato di capire che eri innamorato pazzo di lei.
Car.- Io si. E lei che non si sbilancia.
Fil.- E una donna dura.
Car.- Si, sul lavoro.
Fil.- Per me questione di carattere.
Car.- E di come ha vissuto.
Fil.- Che intendi dire?
Car.- Intendo dire che la vita stata dura per lei. Vedi, si fatta tutta da se. Suo padre era un semplice scalpellino, e, come tu sai, studiare in povert non semplice. Poi mirare in alto, come ha fatto lei, veramente arduo.
Fil.- Beh, per raggiungere il successo tutti debbono fare delle rinunzie, dei sacrifici.
Car.- Retorica, pap, retorica. Comunque sia, dopo, per la carriera, si fanno i sacrifici , non prima, quando si studia. Dimmi, secondo te, chi ha pi difficolt a studiare, il figlio del povero o del ricco? Chi ha fatto pi sacrifici? io, per laurearmi con te alle mie spalle, senza problemi economici, con una cultura di fondo, oppure lei, con un padre semianalfabeta, senza un quattrino e vivendo in un ambiente povero?
Fil. - Beh, certo(addivenendone)
Car.- Naturale. Quindi, come era logico, le difficolt lhanno corazzata, la forza di volont lha sostenuta ed ha raggiunto il suo obiettivo: la laurea in Architettura. Ed ora ne persegue un altro: il successo, la notoriet. Ma non fine a stessi, o per ambizione no; eppoi non neanche vanitosa, sai? ma in quanto apportatori di altri lavori, altre committenze, tali da poter sviluppare tutto il suo talento. Puoi darle torto?
Fil.- Effettivamente
Car.- E anche tanto pragmatica, quanto io sono fatalista. Ma in privato deliziosa.
Fil.- Meglio cos. E con la tua ex compagna, come finita?
Car.- Beh, le ho detto che cera unaltra donna nella mia vita. Si fatta un breve pianto e si messa alla ricerca di un altro uomo.
Fil.- Mih, cos vanno le cose tra voi giovani doggi?
Car.- E non meglio? Ci sono meno problemi, meno gelosie, meno scenate.
Fil.- Glielo dir a tua madre.
Car.- Cosa? A mamma?
Fil.- Volevo dire: se ci fosse tua madre lo direi, e stai sicuro che si scandalizzerebbe.
Car.- Altra generazione.
Fil.- Comunque sono contento per te e speriamo che presto mi darete dei nipotini.
Car.- E dalle, per favore non toccare pi questargomento. Ascoltami pap, ti ho pregato diverse volte di essere gentile con lei, di non essere scontroso, di lasciarla lavorare in pace, invece tu fai orecchie da mercante e continui ad essere il solito bastiancontrario, e fai anche il ragazzino caparbio. E va bene, dico io, pazienza, il suo carattere, vuol dire che ho avuto la sfortuna davere un padre che fatto com fatto, che non vuole capire e non mi vuole aiutare - basta! Ma ora, come se gi tutto questo ci non bastasse, vedo che ti sei messo anche a stuzzicarla, a punzecchiarla, a fare ironia gratuita- anzi sarcasmo!, a imporre i tuoi capricci, insomma ho limpressione che tu voglia arrivare per forza allo scontro frontale. Ecco penso a questo. E credo di non sbagliarmi.
Fil.- Ah, hai avuto la sfortuna di avere un padregi, gia. E bravo! Bravissimo, e che bella tirata hai fatto, sembravamo a teatro! Bravo! (poi di getto) E invece ti sbagli, caro mio, io ti ho voluto aiutare, ma lei non mi aiuta. (b.p.) Comunque non voglio litigate con te.(come trasognato) Io la stuzzico? ma quando mai!, faccio ironia? Sono ironico per natura. O, infine (come voler dire: che mi importa, sono il padrone o no?, poi conciliante) sentimi bene Carlo, io cerco soltanto di non farmi sopraffare dalla sua personalit, che forte, anzi fortissima - e tu ne sai qualcosa, vero? E vorrei, se posso permettermelo, che la signoria vostra non si arruffasse, non ti offendesse; vorrei anche difendere i miei, come chiamarli? Desideri? Necessit? Capricci senili, chiamali cos - se vuoi. (quasi sbuffando) Ma insomma, infine sono nel mio diritto. ( poi sforzandosi di calmarsi) Niente di personale. Tutto qui, te lo giuro: beddamatrisantalfiu.( giura da popolano, ma mentre parla tiene le mani dietro le spalle, e fa le corna). Avanti, vieni qui, facciamo pace.(si avvicina e lo bacia sulle guance)
Rientra Giulia e si avvicina al tavolo cercando una disegno nella borsa
Car.- Tutto risolto?
Giu.- ( vedendo Filippo si contraria) Quasi.
Car.- E il bagno?
Giu.- C da sostituire i sanitari.
Car.- I sanitari, quelli buoni, e perch?
Controscena di Filippo che segue la discussione ora guardando luno, ora laltro con la bocca aperta, come se tentasse di capire meglio.
Giu.- (sempre infastidita) Perch non sono compatibili con gli scarichi.
Car.- Mama non si poteva controllare prima?
Giu.- Certamente, ma quel cialtrone di impiantista non lha fatto.
Car.- E allora?
Giu.- E allora compreremo i sanitari compatibili e questi li monteremo nellaltro bagno.( si immette nellesame di altri fogli)
Fil.- (allarmato) Quale altro bagno? ( a Carlo) Ho due bagni?
Car.- (imbarazzato, cercando di spiegarsi) Vedi, la lavanderia ci sembrata troppo spaziosa, quindi abbiamo pensato di ricavarne un piccolo bagno per gli ospiti.
Fil.- Quindi, per esempio, io che vivo solo in questa grande casa, ho la necessit di avere un bagno per gli ospiti - che un giorno avrai tu?
Car.- Prevederlo sempre meglio, no?
Fil.- Certo, prevedere, naturale, ma non provvedere e subito! Carlo, a me serve una casa per abitarla, non per prevederla. Tu, si, che dovrai prevedere per poi provvedere, ma per quando sar quando verrinsomma per - dopo, ah! quando tirer le quoia (fa il gesto con le dita, per dire quando morir).
Giu.- Sempre catastrofico ( intanto ha trovato quello che cercava ed esce, infastidita).
Fil.- Ma insomma! Insomma! Volete strozzarmi? Volete darmi una brutta vecchiaia! Volete vedermi al lastrico! Servitevi pure allora (glielo grida dietro a Giulia), ecco Cristo in croce.
Car.- Pap siamo sotto di appena diecimila euro; con questi ultimi inconvenienti andremo sotto al massimo di ventimila euro. Non sono una grande somma. Se non ce lhai tu, provveder io.
Fil.- E come, di grazia?
Car.- Ceder il quinto dello stipendio.
Fil.- Grazie! Grazie assai! Troppo generoso il mio signor dottore Carlo Moncada col suo stipendiuccio. Ma io non ci sto lo stesso! Io le mie cose voglio farmele da me, senza ricevere elemosine. E casa mia? Ebbene debbo provvedere io a tutte le spese, ma a quelle preventivate!. Comunque grazie lo stesso.
Car.- Ma dai pap, questa casa un giorno, speriamo il pi lontano possibile, sar mia, ed giusto che contribuisca. Poi abbiamo risparmiato sul costo della mattonelle.
Fil.- Ben fatto. E quanto hai risparmiato?
Car.- Circa diecimila euro.
Fil.- Allanima(poi pensandoci) Ma che sono mattonelle doro? (ripensandoci) Se hai risparmiato diecimila euro, cio il costo stesso delle mattonelle che vidi io in negozio, quanto vengono a costare effettivamente? Cinquantamila? Centomila? Altro che risparmio.
Car.- Vengono a costare nulla, nemmeno una lira: sai, un amico me li ha regalato
Fil.- Le mattonelle?
Car.- Certo, quelli per il pavimento della casa.
Fil.- Chi? Ma come regalate? Come si possono regalare? Scusa quelle costano un sacco di quattrini.
Car.- E lui me li ha voluto regalare.
Fil.- (insospettito) Dimmi chi te li ha regalate, Carlo.
Car.- Te lho detto un amico, un amico che tu non conosci.
Fil.- Non ci vedo chiaro, non si fa un regalo di una simile portatae sopratutto non si accetta.
Car.- Ma pap, sei tutto dun pezzo.
Fil.- Io si, e me ne vanto. In quaratanni di servizio mai c stato sul mio conto una piccola macchia o un piccolo dubbio sulla mia correttezza professionale. Ora tu sei un pubblico funzionario e lo sai: non puoi accettare regali da parte di nessuno. Specialmente dei fornitori, degli amministrati, dei richiedenti. Sai come si chiama questo: si chiama corruzione, ed un reato, se non te lo dovessi pi ricordare.
Car.- Ma dai, io non mi sono fatto corrompere da nessuno, figurati. Ho solo fatto fatto solo un piccolissimo favore: cio un balzo come dire: ho fatto balzare in avanti una pratica - che si era arenata. Tutto qui. Solo per zelo. Nessun contraccambio. Niente di niente.
Fil.- E le mattonelle? Cosa sono una scatola di cioccolatini?
Car.- Sono un avanzo di certi lavori che questo amico aveva fatto. Le doveva buttare e me li ha regalati
Fil.- Ah, le doveva buttare e te le ha regalate. (con forza) E che mi hai preso per minchione? Tu mi farai il sacrosanto favore di restituirle, oppure di pagargliele. Non le accetto! Argomento chiuso. E non discutere pi.
Car.- Va bene, far come vuoi tu. ( con finta rassegnazione).
Fil.- Io ti voglio sempre onesto e corretto, ricordatelo. Noi portiamo un nome pulitissimo, senza macchia, da quasi un secolo. Prima di me, mio padre, e prima ancora mio nonno, tutti dipendenti della Stato, o da semplici impiegati o da funzionari. Ora ci sei tu, funzionario amministrativo di quinto livello. Sei importante lo sai? E anche per questo tu devi mantenere il nostro nome onorato, pulito, anzi immacolato! (b.p.) Ora, se vuoi darmi il tuo contributo per questa nuova casa, esso deve limitarsi a gestire meglio le mie risorse, evitare tutti questi sprechi, tutti questiimprevisti. E anche a far rispettare i tempi. Lo sai bene che se non terminiamo in tempo dovr sborsare una grossa penale?
Car.- Grossa quanto?
Fil.- Grossa quanto diecimila euro pi millecinquecento per ogni altro mese di ritardo. E siamo in grave ritardo! E se fra due mesi non finiremo, la dovr pagare come un cornuto! (poi infervorandosi) Malanova a mia! Troppe spese, troppe spese. Non ci arrivo, non ce li ho! E come faccio? Come faccio! Altri debiti? Madonna mia santissimaFinir per iscrivermi nella lista dei poveri! Contenti? (ampio giro come per volersi rivolgere al mondo, poi disperandosi) Ma signori miei, signori miei! Quando mai io! Quando mai ho avuto debiti? Quando mai sono stato assillato dalla mancanza di soldi? Quando mai ho spaccato in due il centesimo? ( come se facesse un comizio) Gente, tutto avrei pensato, tutto si poteva dire di me, tranne che finissi la mia vita povero e pazzo! Sul lastrico! ( nuovamente disperato) E ora ci si mette anche mio figlio che per leggerezza, rischia di giocare col codice penale. E tutto questo per una stramaledetta follia (si tormenta le mani e se li porta al viso, tirandosi la pelle delle guance), follia mia, di mio figlio, e di quellaArchitetta ma perch non se ne rimasta in casa, a fare la calza?! Filippo Mancuso povero! Presente! (s posto sullattenti, saluto militare, ma nella foga della tirata, lelmetto gli cade per terra e lui lo prende a calci) Ti, questo per il fatalista, questo per la pragmatica e questo per me povero Sammastiano vergine e martire! (Si fa male ad un piede) Ahi! Botta di sangu(esce furioso).
Car.- Calmati pap.
Entra Giulia
Giu.- E passato un ciclone?
Car.- Era furioso. Non lho mai visto cos adirato.
Giu.- Ha fatto il suo psicodramma? Ma gli passer, vedrai. Fra una settimana inizieremo con la facciata e, non appena lavr vista, sono pi che sicurissima, che gli passer. E con la facciata che si vede la casa in tutto la complessit della bellezza delle line architettoniche, dello splendore dei colori, della raffinatezza dei materiali. Adesso come una bella donna sciattona,vestita di casa; ma con la facciata essa si metter in abito da sera. E vedr, vedrete e sbalordirete. E poi, montando gli infissi e gli impianti, vedr quanto comoda e funzionale. Sai solo allora che il proprietario la sente finalmente sua.
Car.- Speriamo.
Giu.- Ma non mi fare come tuo padre, che oltre che pessimista anche tirchio. Non potrei sopportarlo.
Car.- No, ma che tirchio. Certo, non mai stato prodigo vero, ma in casa stato sempre generoso.
( cercando di minimizzare) Forse nervoso per quel prestito che gli ho fatto accendere lui non ha mai avuto debiti in vita sua e per agli altri imprevisti. Forse preoccupato per la penale che dovr sborsare se non lascia la casa nei termini previsti. Daltronde, qui, i lavori vanno a rilento
Giu.- Ecco, hai ripetuto quello che ha detto lui, lho sentito sai?. Ma lui pu dirlo, ingenuo, tu no! (b.p.) O forse pure tu ti aspettavi che tutto andasse liscio? Che si potessero rispettare i tempi? Ma le difficolt, oggettivamente, ci sono sempre e bisogna tenerne conto, e te lo dissi. Una cosa progettare, unaltra eseguire. Poi ci sono gli imprevisti, poi ci si mettono gli operai tanto per la cronaca, oggi lavorano soltanto in due e, per di pi, nel nostro caso, ci si mettono anche i materiali. Quando mi parlasti di questa tua idea di fare una nuova casa per tuo padre, che poi sarebbe stata tua, io non te lo dissi chiaramente quale erano le mie intenzioni? Quando ti presentai il progetto, non lo vedesti come era complesso? Ora per realizzare una simile costruzione, fuori da ogni schema usuale, le difficolt si moltiplicano: per esempio, per alzare una parete rettilinea, in blocchi, dalloperaio ci si aspetta soltanto la precisione e la rapidit, ma nel nostro caso gli si richiede anche abilit, perizia, competenza, intelligenza; e i materiali che usiamo? sono eccellenti ma non comuni, e quindi bisogna ordinarli in fabbrica e farli arrivare, tra uno sciopero e laltro, tra un disguido e laltro. E i tempi si allungano smisuratamente! E cos via.
Ora non mi si dica pi che abbiamo sforato i tempi previsti, senn mincazzo!
Car.- Si, per lui questo non lo concepisce, per lui un accordo sacro, un contratto non scritto, ma da onorare come se lo fosse, e forse anche di pi. Egli pur di mantenere la sua parola, capace di qualsiasi sacrificio, qualsiasi cosa tranne rubare. Quindi non capisce queste difficolt e mi tiene sotto pressione. Un semplice ritardo? un contrattempo? e se la prende sempre con me.
Giu.- Per fortuna.
Car.- Gi. (addolorato, poi quasi tra se) forse pensa di non arrivarci in tempo, chisspoi s fissato con quella voliera
Giu.- ComprendoComunque non pensare che io sia uningrata. Capisco lo sforzo che hai dovuto fare per accettare il mio progetto e di tutte le pressioni che devi sorbirti. E ti ringrazio, ti ringrazio anche per questa opportunit che mi hai dato (b.p., poi con slancio) Oh Carlo, questa solamente una, ma se tu sapessi quante idee mi frullano in testa, quante soluzioni, quanti sogni mi assillano. E non posso ignorarli. A tutti i costi debbo assecondarli, debbo dargli spazio, debbono nascere! Ma ho bisogno di tempo, mi servono persone che si fidino di me, dei committenti mecenati. E per queste idee o sogni, accantono anche lamore, come tu stesso mi rimproveri. Ah, se sapessi quale il mio pi grande desiderio
Car.- Avere un figlio.
Giu.- Cosa? Un figlio? Io? Ma che sciocchezze dici!
Car.- Non tu, ma io. Non badarci, sognavo, ero soprappensiero.
Giu.- Ah, ma allora io parlo, ti apro il mio cuore, ti metto a parte delle mie aspirazioni, e tu sogni - pensi ad altro?
Car.- Perdonami, ma ti seguivo lo stesso. Se vuoi ti ripeto ci che hai detto parola per parola. Forse si trattato di un lapsus freudiano, mio padre desidera ardentemente un nipotino.
Giu.- (vedendolo mortificato) E dai, non fare quella faccia. Avanti, ti perdono, e per consolarti stasera vieni a cena da me (maliziosamente).
Car.- (entusiasta) Davvero? Ma magnifico.
Entra Cosimo, trafelato.
Cos.- Signor Moncada. Corra, venga, suo padre
Giu.- S infortunato?
Car.- Mio padre cosa?
Cos.- Suo padre ha avuto un malessere, caduto a terra come una sacco di patate.
Car.- Dov?
Cos.- Sulla strada, appena fuori dal cantiere, con lui c un passante.
Car.- Maccompagni. ( a Giulia) Chiama unambulanza, per favore. (escono di corsa)
Giu.- Subito (prende il telefonino e compone il numero, intanto mormora) Fuori dal cantiere, meno male.
Tela
Atto terzo
Stessa scenografia del primo atto, per ci sono degli scatoloni in giro, come per un trasloco.
Allapertura del sipario, in scena c Filippo seduto su una sedia a rotelle e Caterina seduta dietro il tavolinetto.
Cat.- eppoi per me giusto punire coloro che abbandonano gli animali per strada. Alimentano il fenomeno del randagismo. Ti ricordi di quella sera, a Nicolosi, intanto che passeggiavamo in quella strada di campagna, quando quei cani randagi quasi ci attaccarono e ci costrinsero a scappare? Mamma che paura quella volta
Fil.- (come voce fuori campo) Guarda, che il randagismo alimentato anche dai quei personaggi di pseudo- buon cuore, che lasciano da mangiare ai cani, diciamo, senza padrone.
Cat.- Per poveretti, abbandonati cos
Fil.- Si, poveretti, va bene, ma quando sono in branco Comunque punire chi abbandona gli animali giusto. Per, sosteneva mio cugino Federico, nessuna struttura pubblica accoglie gli animali che sono divenuti fastidiosi o addirittura pericolosi. Quindi, amaramente aggiungeva: luomo, per legge, non deve maltrattare gli animali, ma questi possono maltrattare luomo. Per esempio, mi diceva ancora, prendi quel suo cagnaccio, novello Attila, che gli stava distruggendo, sbriciolando e devastando tutto ci che aveva a portata di zanne e di fauci! Che so io, dal bucato steso al sole, gli attrezzi da giardinaggio, dal filo del telefono, al coperchio della cisterna, dal pergolato, agli alberelli da frutta, e allorticello! Poi abbaiava ai temporali e ai fuochi dartificio, oltre che alla luna! E vicini minacciavano la denuncia per disturbo della quiete pubblica. Ora ditemi, protettori degli animali- proclamava - con un simile animale, per difendersi, cosa doveva fare? Chiamare la protezione civile? il 113? o denunciarlo alla Procura della Repubblica? Te lo immagini i titoli dei giornali: Uomo denuncia cane per molestie!
Cat.- Certo, sono casi limitesporadici. Vero?(b.p.) ma che fai non mi rispondi pi?
Fil.- No, stavo riflettendo su quello che sosteneva Giacalone, a proposito dellinsensatezza umana.
Cat.-. Giacalone? Sempre lui?
Fil.- E cosa posso farci se ho un amico che sa quasi tutto? e che mi racconta tanti fatti e fatterelli? Dunque, laltro ieri mi diceva che agli ambientalisti, qualche anno fa, hanno riportato le vipere sullEtna, per ripopolarla; e che una di quelle bestiacce cos imprudentemente importate, con un morso sul naso, gli ha ridotto il cane in fin di vita.
Cat.- Davvero? E come?
Fil.- A tradimento! mentre quella innocente bestiolina annusava un cespuglio di pitosferi, dove la vipera era acquattata - e proprio nel giardino di casa, a Nicolosi!
Cat.- Guarda chi cosi! Matri santissima, e se fosse stato lui o sua moglie, a mettere la mano in quel cespuglio?
Fil.- Lo immagini vero? (b.p.)
Cat.- Appunto! (b.p.) Certo per che gli amici ambientalisti, animalisti, forestali, e quelli del Parco dellEtna, dovrebbero capire che quando si esagera si esagera
Fil.- E gli uccelli? Proprio Giacalone si va bene, sempre lui tempo fa, si lamentava anche di essi: mi raccontava che non riesce pi a raccogliere quelle quattro ciliegie e due pere che i suoi alberelli riescono a tenere sui rami, superando gelate, siccit, parassiti ecc. perch le ghiandaie glieli mangiano - ancora acerbe
Cat.- Quello si lamenta di tutto. Ma da quando il mondo mondo gli uccelli hanno sempre beccato la frutta dagli alberi.
Fil.- Si vero, per, sosteneva, adesso ci sono molte, ma molte specie di uccelli che sono protette - insomma non si possono impallinare - e quindi, senza predatori naturali e senza doppiette, essi si sono moltiplicati velocemente. Diceva addolorato: sono nudo! senza difesa. Poi aggiungeva sarcastico: forse, chiss, ci penseranno a difenderlo proprio i parchisti e gli esageratisti, come lui apostrofa gli ambientalisti e gli animalisti. E si sfogava amareggiato: dimmi, dopo tante spese, fatica e speranze, ho il diritto di raccogliere le mie quattro ciliegie e le mie due pere? O devo andare a comprarmeli dal fruttivendolo, imbottiti di veleno e veleno e veleno? Si o no? (b.p.)
Cat.- E tu cosa gli rispondesti?
Fil.- Di fare lo spaventapasseri part-time!
Cat.- Cattivo.
Fil.- Ma caro Filippo, mi rispose avvilito, forse oggi non consentito neppure quello!
Cat.- Per non traumatizzarli? Sempre esagerato, lui. (b.p.) Ma che fai, stai di nuovo sonnecchiando, vero? Va bene che adesso parliamo con pensiero, ma tu sei veramente soporifero. E dai, parliamo ancora. Lo sai che mi piace parlare, rivangare il passato, la nostra vita, quella di nostro figlioA proposito, che te ne pare, cosa ne pensi di lui? Ultimamente il suo comportamento mi sembra strano, molto strano come se fosse sempre confuso, incerto va bene, in un certo qual modo, lo sempre stato ma questa volta mi pare che stia esagerando. Eppoi ho limpressione che sia in balia di quella Giulia: Pende dalle sue labbra. E stavolta non vorrei contraddirti, ma credo veramente che sia succube di lei. Mi sbaglio, o non mi sbaglio? Tu tentenni: dici forse si e forse no. Eh? Che dici? Non mi rispondi certo che sei formidabile nel dare pareri (controscena di Filippo).
Senti, per caso ti sei stancato, o ti senti male? No, vero capisco, sei frastornato; in casa in questi giorni, c stato un po di trambusto e di eccessivo movimento: smontavano mobili, facevano pacchi, imballavano vasellame e speriamo che labbiano sistemati bene e che tutto arrivi intatto. Sai, sarei curiosa di sapere come Carlo li metter nella nuova casa. Penso che li disporr come li avevo disposti io, trentacinque anni fa. Caso mai, tu dovresti suggerirglielo di fare cos, ci terrei tanto tanto In fondo siamo noi che la dovremo abitare. Cio, volevo dire: tu, con me vicina vicina.
Fil.- ( con voce di sonno)Beh, e se la nuova casa non fosse ancora pronta?
Cat.- Non sarebbe un disastro. Vuol dire che pazientemente aspetteremo; tanto si tratter, ormai, di attendere solo qualche giorno, non casca mica il mondo Su, non essere brontolone, come al solito tuo, certamente non lascer il mobilio per strada, a marcire allacqua al vento e al sole. Stai tranquillo. Eppoi, pensaci bene, a questo punto, dove andresti ad abitare, se la casa non fosse gi pronta?
Fil.- Sotto gli archi della marina!
Cat.- Ma dai, sciocco di un pessimista, anzi yin. (b.p.) Non rispondi pi? Va bene, va bene, ho capito, stai di nuovo dormendo. Allora, buona pennichella
Stessi effetti di luce per far tornare il ritratto, poi entrano in scena Giulia e Carlo.
Giu.- Dorme? (indicando Filippo)
Car.- Io lho lasciato che sonnecchiava. Pap sei sveglio?
Giu.- E come fa a risponderti? Lictus non gli ha tolto pure uso della parola?
Car.- Si, certo, gli ha devastato tutto il lato destro. Ma sai, labitudine. (si avvicina a Filippo e lo guarda meglio) Si, dorme.
Giu.- Ma il dottor Cocuzza cosa dice? C qualche probabilit di guarigione?
Car.- Per prima cosa mi dice sempre che una testa dura; poi allarga le braccia come se sperasse solo in un miracolo.
Giu. Per quanto riguarda la testa di coccio sono daccordo. Ma anche se il colpo stato tremendo, un medico non deve mai allargare la braccia. Poi deve aver pazienza, i malati non debbono essere lasciati senza speranza. Dico, ma ti fidi di lui?
Car.- Lo ha scelto mio padre, mi scrisse il suo numero telefonico su un biglietto. Sembra che fossero compagni di scuola. E Cocuzza di pazienza ne ha avuto tanta con lui. Mi ha detto che pap aveva il colesterolo a trecento e se ne infischiava. Gli aveva prescritto la pilloletta, e non la prendeva, gli richiedeva certe analisi, e non se le faceva. Insomma stato tosto.
Giu.- Se l voluta, allora.
Car.- Certo. E, come se non bastasse, era iperteso.
Giu.- Salute! E tu non facevi nulla?
Car.- E chi ne sapeva niente. Diceva sempre di stare benissimo, di sentirsi in forma. Certo, se ci fosse stata viva la mamma
Giu.- Lavrebbe fatto filare, vero?
Car.- In un certo qual modo, si.
Giu.- Lo teneva in pugno?
Car.- No, no, questo no. Anzi era lui che le reggeva le redini in casa, sempre in senso buono, si capisce, perch ladorava. Ma la mamma lo avrebbe controllato, gli si sarebbe dedicata.
Giu.- Scusa, ora che ci penso, ma se non ci sono speranze di guarigione, perch nella sua stanza ci sono tutti quegli attrezzi da palestra?
Car.- E stato il fisioterapista che glieli ha comprati, dice che servono per la riabilitazione.
Giu.- Ma quale riabilitazione se fisicamente tutto compromesso. Per me quello gli sta fregando i soldi.
Car.- No, non lo credo. E un bravo giovane, figurati lo porta anche nel bagno per le sue necessit. E, come vedi sempre pulito
Giu.- Ma di queste cose non se ne occupa linfermiera?
Car.- Certo. Ma anche lui eppoi gli fa la barba e, qualche volta, gli ha tagliato anche i capelli.
Giu.- Sar, ma per me puzza! Beh, ormai andato.(gesto come per dire: non conta pi) Allora da dove incominciamo?
Car.- Non sapreiintanto dovremo fare portare via tutti i mobili.
Giu.- Bella scoperta!
Car.- Volevo dire: intanto che si portano via i mobili, io chiamo lambulanza.
Giu.- E sempre lAmerica che scopri. Guarda che fai, chiama subito lambulanza e dai anche il preavviso alla casa di riposo. Io, se non ti dispiace, mi occupo di contattare il trasportatore per portavi via i mobili.(guarda Carlo) Tutti come daccordo, vero?
Car.- (tentennate) Tutti?
Giu.- Ci sono ripensamenti?
Car.- No, mai! Si, certo, ma si, tutti.
Giu.- Bene adesso telefono e lo confermer a don Crispino- sai, pu darsi che gli serva per regolarsi su che mezzo impiegare
Car.- Come vuoi. E lui? (indica il padre)
Giu.- Lui? Lui cosa?
Car.- ( a bassa voce) Chi glielo dice a lui che lo portiamo in una casa di riposo per invalidi, anzicch nella nuova casa?
Giu.- Gli diremo che ha bisogno di cure riabilitative.
Car.- ( Sempre a bassa voce) Ma ci creder? Qui a casa, come gi sai, viene il fisioterapista, privatamente, a fargli fare i movimenti adatti. Ci creder?
Giu.- Ti ho detto che gli dirai che deve fare ulteriori cure specialistiche. Digli anche che l c una grande voliera. E che diamine, non sai impapocchiare una scusa decente?
Car.- Giulia, sai, io non sono bravo a mentirgli.
Giu.- o non te la senti.
Car.- mettiamola cos.
Giu.- E allora che vuoi, che glielo dica io?
Car.- No, glielo dir io, ma vorrei dirgli le cose come stanno per davvero.
Giu.- E se si prende una collera e ci resta stecchito?
Car.- Cercher di avere tatto.
Giu.- Io non gli direi nulla. Sai i colpiti da ictus, hanno le lacrime facilinon sopporterei una scena patetica. Comunque fai pure, vuol dire che io scendo gi, e vado a comprarmi qualcosa da mangiare - intanto che tu spifferi tutto a lui.
Car.- Daccordo, daccordo, forse hai proprio ragione. Niente verit. Gli dir ci che abbiamo concordato.
Giu.- Oh, finalmente ragioni.
Car.- Non facile, sai.
Giu.- Lo credo, ma quando una cosa si deve fare che si faccia. A me non importa nulla, non mio padre, ne mio parente. Ma credo che sia la cosa migliore, per te, portarlo in una casa di riposo anzicch trascinartelo in giro. Perch nella nuova casa per adesso non pu andare, qui non pu pi restare, dove lo porteresti allora? Non certo da me! Scordatelo! Quindi la scelta obbligata.
Car.- Va bene, per alcuni mesi, ma dopo si potrebbe
Giu.- Se stai ancora con me, te lo puoi completamente scordare. Non mi tengo in casa un invalido totale che puzza di cacca e di pip. Se ci vuoi pensare tu, per conto tuo, fai pure. Portalo nella nuova casa, ma io non verr mai da te mi fa sensoeppoi proprio demente.
Car.- Ma non mi dicesti che saresti venuta a stare con me, nella nuova casa?
Giu.- Esatto.
Car.- E che ti avrei ceduto la camera da letto matrimoniale, il bagno e il soggiorno per farti lo studio privato?
Giu.- Esatto.
Car.- E che ti avrei lasciata libera di fare la tua vita?
Giu.- Esatto.
Car.- E allora, forse potresti accettareanche lui.
Giu.- Sbagliato!
Car.- AhVa bene, va bene, come non detto. (b.p.) Certo, se capisce ancora, gli diamo un colpo terribile
Giu.- alt, alt: gli dai tu! un colpo terribile. Sei tu il figlio, e sei tu che stai prendendo tutte le decisioni
Car.- ma tu mi stai aiutando
Giu.- Ah, la metti cos? Ma bene! (si gira adirata, poi con calma glaciale) Certo, ti sto collaborando, ma perch mi hai supplicato di non lasciarti solo in un momento cos difficile. Mi hai implorato, ricordi? (imitando Carlo) Giulia, ti prego, io sono molto scosso, vedi di aiutarmi, tu conosci tante persone. Avrei bisogno di un trasportatore, di unambulanza, di una casa di riposo decente, (poi aspra) di questo, di quello; e adesso mi rinfacci il mio aiuto?
Car.- Ma nemmeno per idea! Io rinfacciarti? Lo dicevo solo per farmi forza.
Giu.- e ne hai di bisogno, bamboccio. Ciao, io scendo e cerca di sbrigarti presto, ho tanti di quegli impegni oggi( Esce)
Car.- Stai tranquilla, mi sbrigher presto (quasi impappinandosi. Poi rimasto solo, si aggira per la stanza, va vicino al padre, lo osserva, si china, poi si rialza e gironzolando va verso il tavolinetto dove c la foto della madre. Egli la guarda, laggiusta, la spolvera soffiandoci sopra, quindi la rimette a posto. Intanto Filippo da segni di risveglio. Carlo lo chiama piano piano) Pap, papsei sveglio? (lo osserva e vede che effettivamente si sta svegliando) Ti sei fatta unaltra pennichella, briccone. Lo sai che ti hanno consigliato di rimanere sveglio pi che puoi. Vediamo un po: vuoi lavarti il viso? (Filippo fa cenno di no) vuoi bere qualcosa? ( Filippo idem) Ah, forse lora delle medicine(guarda le scatole di medicinali poggiate sul tavolino e cerca la ricetta) Gi, le medicine ecco qua: quattro gocce di questo (prende un contagocce e il flacone e ne mette quattro gocce in un bicchiere nel quale versa un dito dacqua)si, poi ci sono queste pillolevediamocerto, sono una e una (le prende dalle relative scatole e le porge al padre che prende con la mano sinistra e le ingoia con lacqua del bicchiere delle gocce) benissimo, sei stato bravo. Vedi che quando ti ci metti riesci a deglutire? Monellaccio! (lo minaccia col dito. Durante tutte le tirate Filippo far adeguata controscena con viso e con la testa, ma non col corpo, che paralizzato, far soltanto dei piccoli movimenti col braccio sinistro. E saranno espressioni di scherno, ti rassegnazione e di rabbia, in base alle frasi che vengono pronunziate dal figlio ). E adesso ti debbo dire qual il programmino per il mio babbino: dunque, per prima cosa chiamer unambulanza che ti porter presso la nuova Casa di Cura Dolce Riposo- dove hai prenotata una bella camera con vista panoramica - nella quale sarai sottoposto a nuova fisioterapia riabilitativa. E sai? L c anche una grande voliera, a disposizione dei pazienti che fanno una terapia bio-entologa-integrativa Sei contento? Si? Bene! Vediamo, ci resterai, vediamo, vediamo tre o quattro mesi, a seconda di come risponder il tuo organismo. Poi ti faremo fare una visita specialistica e, se sar positiva, ti riporteremo a casa. Non in questa, naturalmente, ma nella nuova casa che sar pronta, diciamo, fra venti trenta giorni al massimo, con la tua brava volierina. Intanto, da domani, lasceremo questa a disposizione del nuovo proprietario e tutto senza pagare penale! Non sono un asso? Allora, sei contento? E oggi faremo portare via tutti i mobili e li depositeremo presso il magazzino di un Trasportatore di fiducia, che mi ha segnalato Giulia, nellattesa di riportarli a casa. (qui Filippo far un gesto come dire: ora si che siamo a posto). Allora, numero uno, fare telefonata per ambulanza. (prende lapparecchio e compone il numero, intanto che aspetta la risposta, spolvera di nuovo la foto di sua madre) Pronto? Croce Azzurra? Qui Moncada, ho prenotato una autoambulanzaah sa gi tutto? Allora la fa partire? Grazie. Numero due, telefonare in clinica. Sai, meglio preavvisarli del nostro arrivo (chiude la comunicazione, e fa unaltra telefonata) Pronto? Casa Dolce Riposo? Qui Moncada, confermo che arriviamo tradiciamo unora. Grazie. ( chiude e si asciuga il sudore dalle mani e dalla fronte con un fazzoletto, come se avesse fatto un grandissimo sforzo).
Entra Giulia.
Giu.- E allora?
Car.- Tutto a posto, arriva fra poco.
Giu.- Lambulanza, certo. Ma con lui (indica Filippo col mento)
Car.- Sai (facendo lallegrone) ho detto a pap della clinica per il nuovo ciclo di riabilitazione. E entusiasta. (controscena di Filippo come per dire: eccome).
Giu. Ciao Filippo, come v? (Filippo resta immobile)
Car.- Scusalo ancora mezzo addormentato.
Giu.- Ma certo, come sempre daltronde. (apre il cartoccio e si mette a mangiare patatine)
Car.- Ma che mangi, patatine fritte? Ma ti fanno ingrassare.
Giu.- Mi andavanoah, sta arrivando il furgone.
Car.- Hanno fatto presto.
Giu.- Erano gi per strada quando ho telefonato, fra poco saranno qui.
Cer.- Certocerto. Allora cosa facciamo?
Giu.- Io finisco le patatine, tu, non saprei.
Car.- Io dovrei scegliere cosa portare con noi
Giu.- con te, prego.
Car.- con me. Dunque (si aggira per la stanza ), dunquedunque.
Giu.- Cerca di non trasformare quella magnifica nuova casa in una bottega di rigattiere. Stai attento!
Car.- Lo so, lo so. Mi porto lessenziale.
Giu.- Sempre che questo essenziale sia poca roba, altrimenti, seppur provvisoriamente, non te la faccio entrare in casa mia. Chiaro?
Car.- Chiaro. (cerca dimitarla, ma il suono gli esce chioccio, poi esce).
Giu.- Uffa! (va verso la finestra, passando vicino a Filippo che la segue con la testa, controscena adeguata) Filippo, cosa hai da guardare? Vuoi una patatina (Filippo non le risponde) Vuoi un dolcetto? Ne ho tanti in borsa? (idem) Allora cosa vuoi? Perch mi guardi cos? Ce lhai forse con me? (idem) Spero di no. Anzi sono sicura di no. E perch dovresti averla con me? La casa te lho fatta ed completa beh, quasi completa: ancora qualche cosuccia qua e l; la penale non la paghi, il preventivo ha sforato, finora, solo del cinquanta per cento. E uno sforamento simile un successo, credimi - domanda a chi vuoi tu. Per me tutto okkey - ho la coscienza a posto io Comunque se per te non lo pazienza, non so cosa farci. (b.p., intanto guarda fuori dalla finestra, poi come folgorata da unidea). Senti, per caso ce lhai con me perch credi che sposi tuo figlio e lo rovini? Stai tranquillo, tranquillissimo, perch non mi sognerei di sposarlo, ne ora ne mai, questo certo. Vorresti sapere perch non lo sposo? Ma per il suo bene, sicuro, anzi sicurissimocerto per il suo bene. Lo sai perfino anche tu che non siamo bene assortiti - io e lui.(b.p., intanto rientra Carlo controscena di Carlo - e Giulia non se ne accorge) Va bene, te lo dico in confidenza: a letto magnifico, ma fuori, fuori una frana: pasticcione, timido, senza spina dorsale. Insomma, io con un tipo simile non ci saprei stare, proprio per nulla. Certo onesto, e qualche volta questo pu essere una grave colpa, sai, in certi ambienti ha lo stesso significato di fesso! Poi io frequento circoli artistici, culturalmente elevati, gente con idee e soldoni, gente che conta. E lui, cosa fa? Guarda la televisione o va a vedere la partita di calcio. Capisci? E con una simile palla al piede(intanto Carlo, con le mani piene di oggetti e di fogli da buttare via, rimane costernato, Giulia si accorge della sua presenza e lo aggredisce) Che fai impalato l, origli? Spii? Sei impossibile. E sei veramente una palla al piede, e tu lo sai gi, perch te lho detto mille volte e in tutte le salse. Uffa!
Car.- Ma non era necessario dirlo a lui! (e contrariato si guarda attorno)
Giu.- Ma che siete permalosi di famiglia? Mavvia!
Entra il trasportatore, si chiama don Crispino.
Cri.- Buon giornoera aperto(porta uno scatolo di cartone)
Giu.- Carlo questo don Crispino, il titolare della ditta di trasporti di cui ti parlai.
Car.- Buongiornopiaceresi accomodi.
Cri.- Piacere mio. Scusate, da dove cominciamo?
Car.- (guardando Giulia per averne lassenso) Dalla mia camera da letto, poi la camera matrimoniale, poi lo studio, la cucina. Qui per ultimo. Aspettiamo lambulanza per lui. (indica Filippo)
Cri.- (toccandosi la fronte) Buon giorno signore, scusi non lavevo visto. (poi a Carlo) Ho capito. ( quindi agli ipotetici operai che aspettano fuori) Allora carusi si incomincia dalla camera da letto. (sta per uscire) Ah, se avete qualcosa da buttare via, metteteli in questo scatolo, lo depositeremo noi nel cassonetto della spazzatura.
Car.- Grazie lo faremo.(poi a Giulia che mangiucchia ancora) Potevi risparmiartela quella tiritera della palla al piede, almeno con lui. Sempre suo figlio sono, no?
Giu.- Uffa. E sei anche uno scocciatore.
Car.- Anche questo! (intanto, adirato, getta quello che ha in mano nello scatolo) E lei mangia!
Giu.- Gi, debbo nutrirmi.
Car.- Lo vedoma se ingrassi?
Giu.- Sono affari miei. Poi, fra non molto, ingrasser ugualmente.
Car.- E perch? se lecito.
Giu.- E lecito. Perch sono incinta.
Car.- (gioioso) Ma una bellissima notizia. (sta per abbracciarla, ma Giulia lo scosta)
Giu.- E una bella notizia, ma non per te.
Car.- Come sarebbe a dire?
Giu.- Sarebbe a dire che tu non sei il padre.
Car.- (sbalordito) Nonnon non sarei ioil (controscena di Filippo: prima si era addrizzato, poi si lascia andare deluso)
Giu.- Gi.
Car.- E allora chi ?
Giu.- Uffa quanto vuoi sapere.
Car.- Non debbo saperlo, non credi che ne avrei il diritto?
Giu.- No.
Car.- Ma una spiegazionealmeno.
Giu.- neppure. Ora basta, me ne vado gi a prenderearia. (detto come se fosse una liberazione. Esce in fretta)
Car.- (basito sul posto) Questa non me laspettavo proprionon sono io il padre della creatura che porta in grembo. (rivolto a Filippo) Hai sentito p? Aspetta un bambino e io non sono il padre. Ma allora chi sono io per lei? Un burattino! Per lei sono soltanto un grande fallo e basta? Mannaggia a me, mannaggia. (si avvicina a Filippo) Avevi ragione tu, senza amoreMa ti giuro che ci ho provato in tutte le maniere di conquistarla: le ho fatto una corte discreta ma costante; poi per starle pi vicino e per accattivarmela visto che tu in questa casa non ci stavi bene o almeno cos dicevi - ho escogitato la scusa della nuova casa per le tue necessit, affidandole la progettazione. Quindi lho assecondata in tutte le sue bizzarrie architettoniche, facendole sperticati elogi alla sua bravura, al suo genio inventivo; le ho finanziando lopera andando anche ben oltre le nostre possibilit. Poi privatamente, quando ha ceduto o almeno mi sembrava che avesse ceduto - ho provato con la dolcezza, con lamore carnale, la passione, la devozione, con la fedelt. Gi, si vede che era proprio unilaterale questa fedelt. Niente! Non ho concluso proprio niente! Lei difficile, ma io sono un cazzone! (Filippo lo guarda senza muovere un nervo) Gi, sono un grande cazzone in verit forse lo sono sempre statoe mi vado a innamorare di unadi una (Si ode una voce: Buttana!, poi don Crispino passa attraversando lo specchio della porta, spingendo un mobile)
Cri.- Buttana della miseria, quanto pesa.
Car.- (guardando il padre) Esatto, vero? (controscena di Filippo)
Cri.- ( affacciandosi dalla porta) Signore, c un infermiere, vuole parlare con lei.
Car.- Grazie, scendo subito. (esce)
Cri.- Signore, ma cosa le successo? Una colpo, vero? (intanto prende uno scatolone) Eh, anche ad un mio amico, tempo fa, venne una botta tale e da che era un pezzo duomo cos, in pochi minuti divent nicu nicu. Ma non succede a tutti, sa? Ad un altro amico invece and meglio: ora cammina e guida anche la macchina.
Coraggio, pu darsi che avr fortuna. So che va in una casa di cura, beato lei che se lo pu permettere(raccoglie qualche altro oggetto ) La speranza lultima a morire. (rivolgendosi ai suoi ipotetici collaboratori) Carusi che facciamo, dormiamo? ( girandosi verso Filippo, poi esce) Allora tanti auguri.
Filippo resta solo e guarda la foto della moglie. Stessa scena del primo atto: la foto che sparisce e Caterina che compare.
Cat.- Che bravuomo, vero? Certo, stato crudo, ma a modo suo voleva confortati.
Allora ci siamo. E arrivato il momento. Come ti senti? ( Filippo dice col braccio: cos, cos). Bene? Mi fa piacere.
Quindi adesso, abbiamo saputo che andremo in clinica, e faremo la cura - che senzaltro ti guarir.
Fil.-Mahchiss
Cat.- Ma non essere pessimistaalmeno ti far migliorare, sicuro, vero? poi, a fine cura, torneremo nella casa nuova.
Fil.- Mah
Cat.-Ma insomma, che vuoi dire? E parla! (poi con dolcezza) Comunque, riavremo i nostri mobili e riprenderemo la nostra vita in attesa di ricongiungerci anche se tu hai una tale fretta - Certo se Carlo si sposasse saresti pi contento, ma con - quella, c poco da illudersi o da fidarsi. Ma lasciamo che se la sbrighino loro, sono giovani, irruenti, irriflessivi, e forse, tra un litigio e laltro - forse - troveranno la loro strada in comune.
Fil.- Mah
Cat.- Certo che questa sera sei estremamente comunicativo. Beh, senti, adesso sii sincero su questo argomento, per una volta tanto: qui, ora, ci stavi proprio bene, vero?
Fil.- Eh(tentenna la testa)
Cat.- E certo: di mattina ti accudiva Carlo- e faceva quello che poteva, povero figlio poi veniva il fisioterapista, anche lui un buon giovanotto in gamba; poi quella ragazza, linfermiera, che quando stavi male, veniva anche di notte - che bravissima ragazza. Lo so, lo so, spesso quando ne avevi di bisogno neppure la chiamavi perch, povera giovane, dormiva placidamente. Ma cosa vuoi, di giorno faceva il suo turno in ospedale, di notte quiCerto a Carlo tutto ci sar costato magari pagava con la tua pensione - daccordo, ma lui ti si dedicato... A adesso dimmi la verit, la visita di qualche vicino, insomma vedere gente, ora ti faceva piacere, no?
Fil.- Ca certu, per consolarmi mi raccontavano tutte le loro disgrazie
Cat.- Ma era sempre un contatto umano: Peccato, vero? Ma ormai cosa fattadovrai lasciarla questa nostra vecchia casa Invece nella nuova casa, cosa farai? Resterai alla finestra a vedere passare la gente - la vita - solo soletto, e, ormai, anche la voliera
Fil.- Vedremo
Cat.- Francamente io non ti capisco
Fil.- C poco da capire o molto.(misterioso)
Cat.- E se Carlo si sposasse con - quella, vedrai che scenate sarai costretto a vedere, degne dei migliori films americani.
Fil.- E, se non se la sposasse
Cat.- magari. Sai, qualche volta penso che con un po di fortuna, chi lo sa, potrebbe anche sposare una brava ragazza, senza grilli per la testa e di buona famiglia, insomma una come noi; e allora si, che e sarai sempre in compagnia. Poi verranno i nipotini, ti salteranno sulle gambe, che speriamo potrai di nuovo usare, e ti racconteranno tutte le loro faccende, i loro piccoli problemi, giocheranno con te, e vorranno il tuo aiuto per fare i compiti. Sicuro, sicuro, come prospettiva non c male. E io sar, come adesso con te, sempre vicina vicina
Fil.- Zitta, sento dei passi. Vengono ( si odono delle voci . Gioco di luci per far tornare la foto al suo posto).
Entrano Carlo e Giulia.
Car.- Ho il diritto di sapere.
Giu.- Ancora? Insisti? Ma v!
Car.- Ma insomma, che rapporto sarebbe il nostro? Stai con me e fai figli con un altro uomo?
Giu.- E stato un incidente.
Car.- Lo credo bene.
Giu.- E stato un incidente: il preservativo s rotto.
Car.- (sbalordito) Allanima
Giu.- E gi, pi fornito di te.
Car.- Incredibile, allora, allora, mi hai gi sostituito?
Giu.- E te lo debbo proprio dire?
Car.- ( rassegnato) Capisco.
Giu.- Bravo!
Car.- Ma che stupito che sono stato.
Giu.- E non piangerti addosso, non lo sopporto.
Car.- Allora fra di noi tutto finito?
Giu.- Ah, ma sei proprio duro di comprendonio. Certo che tutto finito, ma, sii sincero, era mai iniziata qualcosa?
Car.- Lo so. Il nostro era amore mordi e fuggi.
Giu.- Scopa e fuggi, pi esatto. Ma non ti disperare, Carlo, tu sei soltanto secondo. Poi nella vita non si pu mai predire cosa avverr domani ( ironica e divertita perch lo sta prendendo in giro e Carlo non lo capisce) Puoi anche avanzare di grado- chi sa? o di misura (maliziosamente), in tal caso
Car.- Si, con un figlio sul groppone.
Giu.- Piantala stupido! Ma non ti sei accorto che tho preso in giro? Non sono incinta Per vero, c un altro.(Carlo passer da unespressione di esultanza a unaltra dabbattimento, idem Filippo) Tu, comunque, stai sempre in campana! Te lo dico sul serio, adesso.
Car.- Bella consolazione.
Giu.- Meglio che niente, ti pare? Ora basta Carlo, sono stufa, e per oggi abbiamo discusso abbastanza, su prendi tuo padre e scendilo gi.
Car.- Di peso?
Giu.- Ma dai, spingi la carrozzina, allingresso ci sono gli infermieri di peso, ma sei proprio sciocco.
Car.- Certo, certo ( riluttante).
Giu.- Allora? Vuoi che lambulanza metta le radici gi? (poi con dolcezza) Dai, spingi questo brontolone, portiamolo a curarsi. (accattivante) Dai, Sbrigati Carletto. Guarda, se facciamo presto, forse riesco a liberarmi dai miei impegni prima di sera e, forse, dico forse, potresti venirmi a trovare e chiss
Car.- (guardandola con occhi sognanti) Dici sul serio? Sarebbe magnifico una notte con te.
Giu.- E chi ti ha mai parlato di passare la notte con me. Forse, unora, o un minuto. O niente! Se mi fai incazzare. Su sbrigati!
Primo finale:
Carlo si avvicina a Filippo, come se volesse prima il suo consenso, poi gira la carrozzella e la spinge verso luscita. Passando accanto al tavolinetto Filippo far cenno al ritratto della moglie, come se lo volesse portare con se, ma Carlo non lo nota.
Giu.- ( notando il gesto di Filippo e pensando che volesse i medicinali) Carlo, vuole i medicinali ( le prende e le porge a Carlo).
Car.- (prendendoli e mettendoseli in tasca, e, non comprendendo le proteste di Filippo, continua a spingere la carrozzina verso luscita) Grazie Giulia. Buono pap, non tagitare, far piano, anzi pianissimo.
Giu.- Ciao Filippo (facendo il gesto come per significare: andata senza ritorno).
Carlo e Filippo escono.
Cri.- ( entrando) Possiamo portare via?
Giu.- (girandosi attorno) Potete.
Cri.- ( parlando ai suoi operai che ipoteticamente stanno fuori ) Carusi, ora prendiamo questi.
Giu.- Don Crispino, il rigattiere stato avvisato?
Cri.- Certamente, ci aspetta. (poi con un certo imbarazzo) Scusatemi Architetto, solo per fare le cose in regola: ma il signor Moncada, lo sa, vero?
Giu.- Sa, che cosa?
Cri.- Del rigattiere.
Giu.- Lo sa!
Cri.- Mi scusi ancora, ma Moncada chi?
Giu.- Moncada figlio, naturalmente
Cri.- E Moncada padre?
Giu.- Quello ormai. (come per dire: che conta?)
Cri.- Daccordo. Bene, se Moncadafiglio di(come per dire:figlio di buona donna!)
Giu.- Don Crispino, sono affari suoi, non credete? E, ditemi col rigattierecome avete fissato il prezzo?
Cri.- A forf!
Giu.- E quanto sarebbe questo - forfait?
Cri.- Quanto basta, appena appena, per coprire le spese di trasporto.
Giu.- E anche per il costo di quello scrittoio del XIX secolo - tanto carino.
Cri.- Forse
Giu.- forse? Sicuro! sicuro - che mi porterete fino a casa
Cri.- pu darsi.
Giu.- lo vedremo.
Cri.- Vuole che ci rimetta io?
Giu.- Allora chi io? Ma andiamo, don Crispino, che in questo affare non ci rimette nessuno.
Cri.- E va bene, demonio in gonnella, ma ci rimetto veramente, parola. (esce)
Giu.- Ci rimetto, veramente, parola (gli fa il verso) e chi ci crede cornuto! ( inciampa nello scatolo dei rifiuti. Sta per imprecare, quando nota il ritratto di Caterina puntato verso di lei) E tu cosa guardi? Cosa vuoi? Non sei daccordo? E dillo a tuo figlio, allora. (intanto, con noncuranza, prende il ritratto e lo getta nello scatolo, poi si pulisce le mani, quindi, ancheggiando esce di scena).
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Secondo finale.
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Giu.- E chi ti ha mai parlato di passare la notte con me. Forse unora, un minuto. O niente! Se mi fai incazzare. Su sbrigati!
Car.- Vado, vado(si avvicina a Filippo, ma non ha il coraggio di portarlo via, anzi lo gira verso la finestra, come per fargli vedere per lultima volta il cortile) Senti Giulia, faccio dopo. Prima pensiamo alle altre cose.
Giu.- Sei un pusillanime. E fai come vuoi!
Entra Crispino
Cri.- Possiamo portare via anche questi?
Car.- Potete, potete.
Giu.- Don Crispino, il rigattiere stato avvisato? (quasi tutto il dialogo che segue, verr fatto sottovoce)
Cri.- Certamente, ci aspetta. Ma, scusatemi lintromissione, il signor Moncada lo sa? (accenna a Filippo)
Giu.- Lo sa lui. (indica Carlo)
Cri.- Con tutto il rispetto, ma il padrone credo che sia quel signore (indica ancora Filippo), non vorrei avere guai dopo.
Car.- Non vi preoccupate, comunque grazie per il cortese pensiero.
Cri.- Io non mi preoccupo, ma(indica ancora Filippo)
Giu.- Chi quello? ormai (fa cenno come per significare: non conta nulla).
Car.- Procedete don Crispino. Avanti io scendo gi a sistemare le pendenze condominiali col portiere... e faccio salire gli infermieri Giulia, tu che fai?
Giu.- Vai, vai, adesso debbo parlare con don Crispino, dopo scendo pure io.
Car.- Bene. (scende)
Giu.- ( a Crispino che traffica con dei pacchi) E, ditemi, col rigattiere come avete fissato il prezzo?
Cri.- A forfet.
Giu.- E quanto sarebbe questo forfait?
Cri.- Giusto la spesa del trasloco.
Giu.- Pi il costo di quello scrittoio del XIX secolo che tanto carino.
Cri.- forse
Giu.- Sicuro! Sicuro che mi porterete fino a casa.
Cri.- pu darsi
Giu.- vedremo.
Cri.- Vuole che ci rimetta io?
Giu.- E chi io? Ma andiamo, don Crispino, in questo affare non ci rimette nessuno.
Cri.- Va bene, demonio in gonnella, ma ci rimetto veramente.
Giu.- ci rimette! chi ci crede cornuto. ( sta per uscire, poi vede il ritratto di Caterina e, con disprezzo lo prende e lo getta nello scatolo dei rifiuti., quindi ancheggiando esce)
Cri.- ( seguendola con lo sguardo) Gi, chi ci crede cornuto o magari buttana!
Fil.- ( girando la sedia e alzandosi) Ben detto amico mio, ben detto.
Cri.- (sbalordito) Signor Moncada ma ma parlatecamminateil miracolo! Il miracolo!
Fil.- E vero, il miracolo! e me lo ha fatto san Crispino e santa Caterina.
Cri.- (uscendo di corsa) Il miracolo, Signorina Giulia architetto signor Carloil miracolo!
Fil.- Chiama, chiama avvisali! e sbrigati, perch si cambia itinerario! (si china e prende il ritratto della moglie e lo pulisce con la manica). E Caterina mia, sei sorpresa anche tu? Vero? Ho finto! e ti chiedo scusa, cara. Sai, per il colpetto lho effettivamente avuto e qualche giorno dospedale lho o fatto veramente. Poi, nellozio forzato, ho aguzzato lingegno e grazie a degli amici, ho simulato la grave malattia, ho fatto finanche il moribondo, ma solo per uscire illeso da quelle sabbie mobili in cui mi ero cacciato: Bedda matri, mi stavano affossando in senso metaforico e fisico. Ora ti chiedo nuovamente scusa se non sano stato sincero con te, ma lho fatto per essere perfettamente credibile nei panni dellacciaccato grave sai, una sola parolina, e avrei potuto tradirmi e rovinare tutto. E io dovevo assolutamente sapere, e ce lho messa tutta, (sussurrato) arrivando anche al punto di fingere di dormire. Ma ora, salaratu Diu, so tutto! E so anche cosa debbo fare adesso.
Ti prego ancora di perdonarmi, cara. Avanti, nu baciuzzu ( finge di dare un bacio alla foto, mentre la posa sul tavolinetto).
Certo ne ho dovuto inventate di balle: il medico Cocuzza? Era il Ragioniere Capo in pensione Geg Filogamo, mio ottimo amico, che mi teneva compagnia e mi aggiornava su tutti gli avvenimenti esterni; il fisioterapista? Era Alfio, il garzone del barbiere, che, oltre a sbarbarmi, mi organizz la palestra da camera per consentirmi di fare attivit fisica; linfermiera? Era Agata, la nipote del portiere, che mi faceva la spesa e da paravento per le mie attivit casalinghe: cucinare, fare le pulizie, curare la mia igiene personale, ecc. Ora, dopo questa mia avventurosa malattia , con le idee chiare chiarissime - ho preso le giuste decisioni: Quali? Torno al paesello, cara Caterina, proprio come mi suggeristi tu. Come faccio? Semplice: Per telefono ho contattato lavvocato Privitera, lattuale proprietario della vecchia casa che fu di mio padre- l, a Solarino - e gli ho proposto un affare - vantaggioso economicamente per lui, liberatorio per me. Privitera che conosco fin da bambino, ha capito la mia situazione, ed ha accettato di concludere laffare, inclusa la clausola di un mio eventuale ripensamento dellultima ora che non ci sar! Dopodicch, raggiunto laccordo di massima, tramite unAgenzia Immobiliare, abbiamo impostato il compromesso di permuta, che ora ora (ampio gesto per significare: dopo quanto ho visto e saputo), firmeremo proprio qui, in questa casa - questa sera.
Ed ecco laffare: la mia nuova casa cos com, con tutti i miei debiti, contro la sua vecchia casa, cos com, pi una piccola differenza a mio favore.
E che ne sai, Caterina mia, nella terrazza c ancora la mia vecchia voliera
E ora andiamo a farci due risate. (prende la giacca ed esce)
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