MITO
1928
Un prologo e tre atti
di Luigi Pirandello
Arnoldo Mondadori Editore - Milano
1959
PERSONAGGI
La Spera
Mita
La Dia
Marella
Sidora
Nela
Currao
Crocco
Tobba
Padron Nocio
Dor
Papa
Fillic
Burrania
Quanterba
Trentuno
Ciminud
Osso-di-Seppia
Il Riccio
Nuccio d'Alagna
Bacchi-Bacchi
Filaccione
Pallotta.
Giovane contadino
Marinai - Pescatori
Uomini della ciurma
Guardie di dogana.
PROLOGO
La taverna di Nuccio d'Alagna nella calata del porto d'una citt marinara del Mezzogiorno.
La parete di fondo divisa in due parti che formano in mezzo un breve angolo. Nella parte sinistra, che rientra in quest'angolo, inserita un'alta e stinta scaffalatura con polverose bottiglie di liquori, d'ogni colore, allineate sui palchetti. Davanti alla scaffalatura, un banco di mscita, di quelli all'antica, con la buchetta in mezzo per le monete. In questo banco, da un lato, l'acquaio, con attorno bottiglie, bicchieri, bicchierini; dall'altro lato, un fornelletto a spirito, con una vecchia cccuma da caff, di rame e il manico d'osso; e, attorno, rozze tazze di terraglia, scheggiate. L'altra parte della parete di fondo, pi sporgente, quasi tutta presa da una sudicia vetrata scompartita da bacchette di ferro, la quale comincia a poco pi d'un metro dal suolo e va su fin quasi al soffitto. Da questa vetrata si scorge appena la calata del porto, al lume d'un fanale acceso li davanti.
Nella parete di destra la comune, con la soglia illuminata dal lampioncino che, appeso sotto l'insegna esteriormente, non si vede.
Nella parete di sinistra, un usciolino all'angolo immette dal banco di mscita in cucina. Pi avanti, nella sala, un altro usciolo chiuso da cui si scende nel riposto.
Tavole e tavolini con panche e sedie davanti e intorno, lungo le pareti e nel mezzo.
La taverna illuminata scarsamente da lampade che pendono dal soffitto: filo e padella. Ed sporca e lugubre.
Fuori, il mare agitato da un vento furioso.
Al levarsi della tela, il vecchio tavernaio Nuccio d'Alagna, storto e magro, con la barba a collana, s'aggira con uno strofinaccio tra i tavolini, pulisce e rassetta le seggiole. Porta in capo un rigido berretto di panno turchino, con larga visiera di cuoio; e, sulle spalle, un vecchio scialle grigio peloso, con un resto di pneri pendenti lungo gli orli. Seduto al primo dei tavolini presso la parete di sinistra, sul davanti, il vecchio pescatore Tobba, sui sessant'anni, ha finito di cenare e ora fuma a pipa, sonnolento. Ha in capo una lunga e piatta berretta marinaresca, a forma di lingua, di color rosso, ma sporca e ingiallita, volta all'indietro e pendente sulla nuca; gli occhi bolsi e acquosi; la barba corta ma folta e schiumosa; appesa alle spalle, la decrepita giacca senza pi colore, tutta toppe vecchie e toppe nuove, vivaci; invece del panciotto, una fascia rossa stinta rigirata attorno alla vita; i calzoni bianchi di tela; un po' rimboccati sulle gambe cotte dal sole; e i piedi scalzi. Poco dopo, entra dalla comune, senza scostarsene, Padron Nodo, con sdegnosa superbia. un vecchio stangone dalle spalle alte, ferrigno e adunco, accigliato, con occhi adirati. Veste da ricco padrone di paranze un abito di velluto turchino, dalla giacca a vita e i calzoni a campana; una fascia di seta celeste (non lucida), invece del panciotto, gli cinge la vita; porta in capo un grosso berretto di pelo, a barca; senza baffi, con le basette allungate fino agli angoli della bocca.
Padron Nocio (chiamando dalla soglia). Oh
un fischio, breve
cannuccia di pipa!
Nuccio (voltandosi al fischio e riparandosi con una mano gli occhi dalla luce). Chi ? Ah, voi, Padron Nocio?
Accorre premuroso.
Padron Nocio (prima che Nuccio s'accosti). Sta' in l, che puzzi.
Ma poi, accostandosi lui, guardandolo un po' e sbattendogli un dito sulla punta del naso, leggermente, di qua e di l:
Bel naso di civetta!
Nuccio (tirando indietro il capo e riparandosi il naso con una mano). Lasciatemelo stare, che mi serve.
Padron Nocio. Se vuoi che sguiti a servirti (consiglio sano val pi della mano) bada che mio figlio Dor non si sporchi pi le scarpe entrando in questa tua tana
Nuccio (tentando d'interromperlo, per scusarsi). ma io
Padron Nocio (seguitando, ma rivolto a Tobba). di ladri e vagabondi!
Tobba (senza scomporsi). Dite a me, padron Nocio?
Padron Nocio. Dico a chi m'intende.
Tobba. E allora non a me.
Nuccio (tentando di riprendere). E come potrei io ?
Padron Nocio (scartandolo col braccio). lvati!
A Tobba.
No: proprio a te, anzi, se vuoi saperlo!
Tobba. Oh bella! E che v'ho rubato io?
Padron Nocio. Tunon devi guastare la testa a mio figlio
Tobba. io?
Padron Nocio. tu, s, parlandogli della tua isola, che Dio la sprofondi per sempre!
Tobba (come se s'aspettasse ad altro). Ah, l'isola.
Sorride.
Il paradiso degli uomini cattivi.
Padron Nocio (a Nuccio). Ne parla, come se non ci fosse stato vent'anni a domicilio coatto!
Tobba. Ladro e vagabondo. Gi. Ma per ladro
Si toglie la giacca dalle spalle e la mostra
guardate: pi toppe qua, che piaghe sulle carni di Cristo
Padron Nocio. va' l, che le toppe, voi poveri, le portate
Tobba (levandosi). allegre, s, come fossero bandiere! E per vagabondo, mi dispiace, ma ho da ricordarmi ancora d'un giorno, uno solo, mandato da Dio sulla terra, ch'io non abbia lavorato.
Padron Nocio. Bel lavoro, il contrabbando!
Tobba. Non ne ho mai profittato per me.
Padron Nocio. Ma hai dato agli altri il mezzo di far male.
Tobba (tornando a sedere). Male, bene: potete impacciarvene vojaltri, di codeste cose.
Padron Nocio. Tu, no? Ma se sei tu, anzi, pi in colpa di tutti! Tu. Perch rubare vorrebbe ognuno,
voltandosi a Nuccio
eh, cannuccia di pipa? con le mani degli altri.
Nuccio. Verit sacrosanta (se non la dite per me).
Tobba. Lui, infatti, con le sue, non ha mai rubato. Positivo. Per me, padron Nocio, lavoro comandato. Questo o un altro. Non ho mai voluto saper altro. Caricare, scaricare. Pagato un po' di pi per il rischio.
Padron Nocio. Ah, lo senti il rischio? Dunque sai ch' male quello che fai?
Tobba (correggendo, triste). Che facevo, se mai. Ora sono vecchio e non me lo lasciano pi fare. Male per me, padron Nocio, se mi prendevano. E mi presero, difatti. Sei volte. Alla sesta, mi mandarono all'isola. Seguitai a lavorare anche li. Ma li almeno, tutti bollati. Non come qua, met si e met no; e schifati da quelli che non hanno il bollo.
Padron Nocio. E tu tornatene all'isola, allora, se per te meglio l.
Tobba. Magari potessi! Non si pu, lo sapete. Sgomberata dopo l'ultimo terremoto, per ordine superiore.
Padron Nocio. Gi. Dicono (anche di recente i miei uomini me l'hanno detto) che s'abbassa sempre pi.
Tobba. La sentenza data: scomparir dalle acque, un giorno o l'altro. Quando ci portarono via, noi pochi scampati (sar stata immaginazione) guardando mentre ci allontanavamo, il monte, ch'era alto, ci sembr come schiacciato. Lo vedo ancora, com'era, nel cielo. Pareva che respirasse. Le coste, tutte felpate. E nelle radure, il duro ignudo della roccia, a toccarlo, scottava ancora di sole, quando ci andavo dopo il lavoro, gi quasi a bujo. E quelle casette su in cima, appena s'allargava la notte, erano le prime a lavarsi d'alba le facciate; come noi, con l'acqua, la nostra maschera. E altro che questo puzzo ardente qua d'acquaccia nera nella nostra cala! Intorno, tutt'un tremolio d'acque cosi turchine che il cielo pareva bianco.
Padron Nocio (a Nuccio). Cosi me l'incanta, capisci?
Tobba. Ionon l'ho mai cercato, vostro figlio. Viene lui a cercarmi.
Padron Nocio. E tu, quando viene, caccialo via, per ordine mio.
Tobba. Mi vuole bene perch voi non me ne volete.
Padron Nocio. Ionon ti voglio n bene n male. Voglio che mio figlio non pratichi con te.
Tobba. I santi ricordatevi, padron Nocio si fanno di legno cattivo.
Padron Nocio. Iot'ho avvisato.
Fa per andare.
Nuccio. Non volete bere? Ho un vino che, solo a annusarlo, stordisce.
Padron Nocio. Grazie, caro. Non ne bevo del tuo vino. Ho mia figlia qua davanti la porta.
A Tobba.
Hai avuto il coraggio di farmi dire da Dor di comperarmi quella tua carcassa che fa acqua da tutte le parti e prenderti con me sulle paranze.
Tobba. Fareste un'opera di carit.
Padron Nocio. E che vorresti che ne facessi di quel colabrodo?
Tobba. Con poco potrebbe tenere il largo, se voi la riparaste.
Padron Nocio. E te chi ti ripara?
Tobba. Sono vecchio, ma sono di buon osso.
A questo punto, dalla comune entra Mita, gridando, spaventata. Non ha ancora vent'anni. Florida, bionda come una spiga, con le trecce legate strette a crocchia sulla nuca. Ha una sottana nera di lana, lunga fino alla noce del piede, molto ampia e tutta a piegoline, rigonfia sui fianchi; un giubbetto di velluto viola, squadrato sul petto sopra una stoffa gialla a brusche d'oro. Porta in capo una mantellina di panno nero, che le scende rotonda sulle spalle fino alla vita. Da sotto, quando va per via, ne tiene i due lembi con ambo le mani a pugno chiuso, incrociando le braccia sul petto, fin quasi a nascondere il volto. Scoprendo il capo, terr la mantellina sulle spalle con la sola parte superiore abbassata e volta indietro come un cappuccetto, che mostrer allora la fodera azzurra, di seta.
Mita (con le braccia levate, come a riparo del volto). Ah pap! Ajutol ajuto!
Padron Nocio (subito, voltandosi). Ch' stato? Che t'hanno fatto?
S'avventa fuori della comune.
Nuccio. Qualche malcreato?
Mita. No, una donnaccia! una donnaccial
Rientra Padron Nocio, trascinando a strattoni dentro la taverna La Spera. costei una donnaccia da trivio dagli occhi foschi e disperati che le lampeggiano da un volto cos imbellettato che sembra una maschera. In contrasto col volto cos imbellettato sono le gale vecchie e scolorite del suo abito strappato, largamente aperto sul seno ancora formosissimo. Vecchio e strappato anche il grosso manto scuro, sotto al quale per via solita nascondersi, per scoprirsi ogni tanto a qualche passante notturno, l per la calata del porto, e darsi a vedere per quella che .
Padron Nocio. Che hai fatto a mia figlia, schifosa? Che le hai detto?
Nuccio. Ah, La Spera!
Da dietro il banco di mscita, non visto, Dor alzer il capo a spiare.
La Spera (a Padron Nocio che non la lascia). Nulla, nulla! Lo pu dire lei stessa.
Padron Nocio. Come nulla, se corsa qua spaventata?
Mita. vero: nulla: m'ha fatto paura come mi s' accostata.
Padron Nocio. Accostata? Tu, a mia figlia?
La Spera. No, lasciatemi!
Si libera le mani con uno strappo violento, e lo guarda, fiera, mentre Padron Nocio fa l'atto di darle un pugno sul capo.
Padron Nocio. Con un pugno ti fracasso!
La Spera. Non m'ero accostata a lei. M'ero accostata, guardando cos
si pone le mani attorno agli occhi
alla vetrata l, per vedere
Nuccio (interrompendola, rivolto a Padron Nocio). Lasciatela perdere, Padron Nocio: so chi viene a cercare qua dentro.
Tobba. Il padre del suo bambino.
Padron Nocio (a Mita). Andiamo via. Non avrei dovuto lasciarti fuori.
Ed esce con Mita, borbottando:
Maledetto chi mette il piede in certi posti!
Via con Mita.
Nuccio (a La Spera). E via anche tu, subito! Sai che qua, sola, non devi entrare.
La Spera. Non sono mica entrata da me. M'hanno trascinata.
Nuccio (spingendola fuori). Se cerchi d'appioppargli ilfiglio che t' nato, te lo puoi scordare! Via, via! Fuori di qui, senza tante storie.
Salta fuori dal banco di mescita Dor. Svelto ragazzo di circa quattordici anni, precocemente cresciuto, porta gi i calzoni lunghi a campana dei marinai e, invece della giacca, un maglione di lana col collo rimboccato, turchino; in capo, un berretto all'inglese, anch'esso turchino, tagliato a barca, con due fettuccine dietro, di seta nera, pendenti.
Dor. No! Vecchiaccio vigliacco, non la scacciare cos!
Nuccio (voltandosi con gli altri, maravigliato). Oh guarda! Proprio lui!
Tobba. E di dove entrato?
Nuccio. Dalla cucina! Ah, ma caccio via anche te, sai!
E gli va incontro, minaccioso.
Dor (parandoglisi di fronte). Provati!
Nuccio (afferrandolo per un braccio). Tu devi andartene! stato qua tuo padre
Dor. L'ho visto
Nuccio. a proibirmi
Dor. l'ho sentito
Nuccio. ah, eri nascosto l?
Dor l: e non me ne vado.
Nuccio. Tu te n'andrai com' vero Dio! E puoi pure andare a dire a tuo padre che t'ho cacciato io.
Dor (battendo una mano sulla tasca dei calzoni e facendo sonare i soldi). Pago mezzo litro a Tobba.
Tobba (subito). Ah, no, grazie, caro!
Dor (seguitando). E lei
indica La Spera e subito si confonde
...lei come se fosse con me.
Nuccio. Ma sentitelo! con lui! Puzza ancora di latte!
Dor. Dico perch fuori non si bagni: non senti che s' messo a piovere?
La Spera (che stata sull'uscio a guardar fuori, si volta con ineffabile tenerezza verso il giovinetto; poi dice a Nuccio). Me ne vado.
Nuccio. E ti ripeto ch' inutile che torni a cercarlo qua, il tuo galantuomo.
A Tobba
Si fa portare in caicco, capisci? Io pago, e loro se ne vanno in barchetta di notte, come due sposini; e per dare ascolto alle sue chiacchiere, lui, su tre colpi, me ne fallisce due. Ah, ma mi ascolter stasera appena viene. Neanche un tozzo di pane gli dar da mangiare.
La Spera (gli s'appressa; gli prende una mano). Guarda:
fa l'atto di sputargli su quella mano
puh! ci sputo per lui sul tuo pane.
Nuccio. Ah, ci sputi?
La Spera. S; e su tutto quello che dici. D'ora in poi, chi vuol parlare con me fuori! dove non sono mai stata.
Nuccio. Farnetichi? o sei ubriaca?
La Spera (con occhi invagati, come se si vedesse sul mare di notte, in barca). Dove le parole tu non sai com' le dici le ascolti ti diventano nuove.
Voltandosi a guardare Dor:
Come in bocca a quel ragazzo l.
Scoppia a ridere: scuote le mani davanti alla testa come a cacciar via quelle parole, e se ne va dicendo:
Sono ubriaca! sono ubriaca!
Via.
Nuccio. Va' a bagnarti, va': l'acqua tempera il vino.
Tobba. Avr i suoi diavoli anche lei.
Dor. E io piove e non me ne vado.
Nuccio. Tu te n'andrai, perch non voglio aver da dire con tuo padre, io: lo vuoi capire?
Dor (a Tobba, come se non avesse inteso). Ma di' un po' com' che l'isola, dicono, scomparir un giorno dalle acque?
Nuccio. E dlli con l'isola!
Dor. Non m'hai tu detto che la terra ha soperchiato le acque per volont di Dio?
Tobba. Quando sarai per mare, t'ho detto, e l'avrai cattivo com' cattivo questa sera, se sai che a petto della terra il mare tanto tanto pi grande che non gli costerebbe nulla soperchiarla lui, la terra, e farne un boccone; tu devi pensare che, se non lo fa, questa la volont di Dio
Dor. s perch sulla terra
Tobba. c' il coraggio dell'uomo che pi grande del mare.
Dor. E se il mare adesso fa un boccone dell'isola?
Tobba. Eh, devi pensare che non c' solo il coraggio. Dio, con esso, ti concede di vincere il mare. Ma l'uomo anche cattivo, caro mio. E allora Dio, se pure ti stai sulla cima della pi alta montagna, te la fa inghiottire dal mare come niente.
Entrano dalla comune, a frotta, rumorosamente, come se, correndo per ripararsi dalla pioggia, l'uno avesse sopraggiunto l'altro davanti la porta, con le giacche levate a riparo della testa, o con qualche ombrellaccio verde o rosso, Crocco, Fillic, Quanterba, Trentuno, Papa, Filaccione, il Riccio, Bacchi-Bacchi, Burra-nia, Osso-di-Seppia, Ciminud: marinai contrabbandieri che spingono dentro di nuovo La Spera. Entreranno prima Fillic, Quanterba e Trentuno, e si butteranno a occupare un tavolino; poi Crocco e Papa che, tirando dentro La Spera, cercheranno di costringerla a sedere con loro a un altro tavolino; poi Filaccione, il Riccio e Bacchi-Bacchi, che occuperanno un terzo tavolino; poi Burrania e Osso-di-Seppia, che si apparteranno in un quarto tavolino e traendo di tasca un vecchio e sudicio mazzo di carte si metteranno a giocare; infine Ciminud che s'appresser al tavolino di Tobba, restando in piedi.
Fillic. Mannaggia! Tutto bagnato!
Crocco (a La Spera). E vieni dentro! Ti bagni la crocchia!
Papa. Ti si stinge la maschera.
La Spera. Lasciatemi! Fatevi gli affari vostri!
Quanterba (a Trentuno che ride forte). Che ridi? Siedi, bestione!
Papa (a La Spera, tirandola per un braccio). No, qua con noi!
La Spera (svincolandosi). Con voi non voglio aver da fare.
Va al tavolino di Tobba e di Dor.
Crocco (a Papa). Lasciala perdere!
Filaccione. Qua mezzo litro: pago fuori conto!
Il Riccio. Oh, biada alle bestie! Che ci hai preparato?
Bacchi-Bacchi. E lo domandi? Il solito macco!
Dor (a La Spera). Tutta bagnata!
La Spera. Non niente.
Burrania (a Nuccio). Mezzo anche qua, oh!
Osso-di-Seppia. Rosso, fuori conto.
Intanto Nuccio d'Alagna avr portato a Quanterba, a Fillic e a Trentuno le scodelle di minestra; altre ne porter a Filaccione, al Riccio, a Bacchi-Bacchi e a Papa.
Quanterba. Bella sbroscia! O come non ti fai coscienza di darci a ingollare questa robaccia qua?
Nuccio. Robaccia? Mangia, che ti leccherai anche il piatto, quando avrai finito.
A Ciminud rimasto con l'ombrello verde aperto:
E chiudi codesto ombrello!
Ciminud (a Tobba). No. Mi sento un canonico sotto il baldacchino. Non mi date posto?
Chiude l'ombrello.
Tobba. Siedi, siedi.
Ciminud. Eh, caro Tobba: il rosario? santo; ma sgranane pure i chicchi quanto vuoi, se poi non ti di ajuto da te!
Crocco (a Papa). Vedrai che Currao non ci star.
Papa. L'ho visto alla spiaggia dietro a certi pescatori che con questo mare hanno avuto il coraggio di gettare il tartanone.
Filaccione (a Nuccio). Oh! e il mio mezzo litro?
Nuccio. Pagare avanti, pagare avanti: se no, io mi distraggo.
Quanterba (ridendo con gli altri e additandolo). Lui, si distrae!
Burrania (a Nuccio). E prtalo anche qua: rosso: tu che ti distrai.
Entrano dalla comune, per ripararsi dalla pioggia, tre campagnoli: un uomo e due donne: l'uomo giovane, col cappotto d'albagio a cappuccio, il berretto a calza di cotone nero, due cerchietti d'oro agli orecchi, gli scarponi imbullettati; le donne, una vecchia e l'altra giovane, con le mantelline in capo. Sono come sperduti. Seggono a un tavolino sul davanti, presso a quello di Tobba. Si guardano attorno e sorridono ingenuamente a chi si sporge o alza il capo a osservarli.
Ciminud (a Tobba e a La Spera). O oh, passeri nuovi! Guardate.
Tobba. Calati dalle montagne.
Osso-di-Seppia (a Burrania). Oh, che fai? Quattro e cinque nove, e prendi col fante?
La Spera (a Dor, indicando i contadini). Alzati e va' a dire che se ne vadano: questo non posto per loro.
Ciminud (trattenendo Dor che s' alzato). Che fai? Siedi. Lasciali stare.
Intanto, Nuccio d'Alagna si sar appressato al tavolino dei nuovi arrivati per domandar loro che cosa vogliono da mangiare. Anche Crocco si sar alzato per tentare qualche malestro.
La Spera (a Dor). No, va' va': guarda l Crocco che se ne vuole profittare!
Nuccio (ai contadini). Cotto? Vino? Peperoni salati?
Il Giovane. Che c' di cotto?
Nuccio. Minestra di fave.
Crocco. Buona, compare. Prendetela, che vi piacer.
Tobba. Eccoqua Currao.
Entra difatti dalla comune Currao, con uno scialle scuro violaceo sorretto a tettuccio sul capo con ambo le mani per ripararsi dalla pioggia. Poco dopo entrato, se lo lascia cadere sulle spalle. Ha trent'otto anni; corpo gagliardo e agile; aria torva e sprezzante. Veste di nero, con berretto di pelo, maglione da marinaio, calzoni a campana e fascia di seta alla vita. Entrando, scorge La Spera che gli fa cenno di badare a Crocco, e si ferma a guardarlo e a guardare il giovane contadino allocco e le due donne.
Nuccio (a Crocco). Che t'immischi tu?
Crocco. Volevo sapere se sbarcato adesso, o se
Currao (strattandolo per un braccio). E non ti vergogni?
Crocco. Oh, tu? Chi t'ha chiamato?
Nuccio. Ohi, dico...
Il Giovane (alzandosi). Per chi mi prendete?
Currao. Per un latterino tra i granchi, compare!
Crocco. Granchio? Io lo voglio servire!
Papa (accostandosi). Sbarca o s'imbarca? Pronta la barca!
Trentuno (c. s., alla giovane) Ci siamo qua anche noi, comaruccia!
Currao (al giovane). Andate, andate via!
Agli altri
E voi levatevi d'attorno!
Nuccio (a Currao). O oh! Chi t'ha fatto padrone in casa mia?
Ai contadini
Sedete, sedete.
Il Giovane. No, vi ringrazio.
Alle donne
Andiamo via!
Ed esce con esse per la comune.
Nuccio. Ah, mi mandi via gli avventori?
Crocco. Si vuole far santo con Tobba, non l'hai capito?
Currao (a Crocco). T'ho detto e ripetuto che il ladro di terra, io, non l'ho fatto mai, e non voglio che lo faccia nessuno di quanti siamo qua segnati.
Crocco. O se no, che fai? Vai a far la denunzia per farci arrestare?
Currao (attanagliandogli un braccio). Bada: tu rubi, e altri qua dei tuoi, pi schifosi di te, hanno rubato; e sono stato messo dentro io, e Quanterba con me, e questo
indica Ciminud
e quel vecchio l
indica Tobba
noi, capisci? e tu no, mentre sguiti a rubare. Dunque la spia, qua, non la faccio io: la farai tu!
Crocco (svincolando il braccio). Io? Provamelo!
Currao (subito). La prova questa.
Crocco. Hanno messo dentro anche me, non so quante volte.
Papa. Anche me! anche me!
Currao. Meno per di tutti noi; e poi subito, rilasciati.
Quanterba. vero! vero!
Ciminud. Qua dev'esserci una spia!
Trentuno. Un traditore!
Fillic. Viene da mettersi a gridare come pazzi per le vie!
Osso-di-Seppia. Non se ne pu pi!
Currao. Te ne stai a guardare due ragazzi che giocano sulla spiaggia; o seduto sulla banchina del molo, le barche: vengono, t'agguantano per il petto, ti attanagliano i polsi: Dentro! E non ne sai nemmeno il perch. Un furto? una rissa? Tu sei stato all'isola? e dunque, dentro! Tanto per cominciare e far vedere che fanno qualche cosa.
A Crocco, andandogli davanti a petto, fremente, ma contenendosi:
Tu mi provochi stasera, e io te lo dico.
Crocco. Ti provoco? Mi provochi tu!
Currao. M'hai detto spia!
Crocco. Perch non vuoi pi starei!
Currao. Ah, per questo? No, caro: tu devi aver saputo qualche cosa!
Crocco. Io? che cosa?
Currao. Che m'hanno chiamato. Messo alle strette, a farmi confessare ci che non avevo fatto, a farmi dire ci che non sapevo
Filaccione. hai fatto la spia?
Currao. ho avuto una volta la debolezza
Tobba (con stupore). come, tu?
Papa. ah s?
Crocco. lo confessai.
Currao. Che credete? Dico la debolezza d'avvilirmi davanti a loro, di mettermi a piangere, di rabbia, per l'esasperazione di non essere creduto
Papa. e hai parlato?
Currao. ho supplicato mi dessero ajuto, mi procacciassero da vivere onesto...
Scoppiano tutti a ridere sguaiatamente, meno Tobba, La Spera e Dor.
Filaccione. T'hanno rimesso in libert
Papa. proponendoti un guadagno facile e sicuro: Confidente .
Altra risata.
Currao. Ah, ne ridete?
Quanterba. L'hanno proposto anche a me!
Trentuno. E anche a me!
Fillic. Anche a me!
Currao. Che l'abbiano proposto a voi, e che lui
indica Crocco
o un altro pi carogna di lui abbia accettato, me l'immagino; ma che abbiano potuto proporlo a me...
Crocco. Tudevi essere malato.
Nuova sghignazzata generale, troncala subito, perch
Currao (con scatto da belva agguanta per il petto Crocco). Oh, bada che io mi t'attacco alla gola e te la mangio con un morso!
Quanterba, Papa, Trentuno, Filaccione e Nuccio d'Alagna s'affrettano a separarli.
Quanterba. Eh via!
Papa. Non fare il cane!
Trentuno. Finitela!
Nuccio. Oh, fuori, fuori di qui!
Crocco (trattenuto, mentre lo trascinano fuori). Tu me la paghi!
Currao. Quando vuoi! quando vuoi!
Papa. O che pi onorato fare il ladro di mare che quello di terra?
Quanterba. A terra rubi sempre a qualcuno; a mare non rubi a nessuno.
Osso-di-Seppia. Come, a nessuno?
Quanterba. A chi rubi? Merce comprata e venduta. La dogana, rubi, se mai!
Nuccio. O insomma,.finiamola, v'ho detto!
A Currao
E tu, se sei venuto per mangiare, guarda, caro; quella la porta. Va', va' a fare il galantuomo fuori di qui!
Filaccione. Cos torneremo a ridere tutti!
Nuccio. Ionon ti d nulla!
Currao. Tunon mi di nulla, perch io non voglio nulla, stasera; se no, ti farei vedere se mi di o non mi di. Tutta la roba ch'hai laggi,
indica l'usciolo a sinistra
nel riposto
Trentuno. tanta che spancia da tutte le parti.
Currao. nostra, non tua!
Nuccio. Ah, roba vostra?
Currao. Nostra, s!
Quanterba e altri. Nostra! Nostra!
Currao. Procacciata da noi, col rischio nostro!
Filaccione. Per una manciata di soldi
Osso-di-Seppia. E un boccone di pane che ci fa veleno!
Nuccio. Eccoqua le chiavi: prendetevela, se vostra: voglio vedervi!
La Spera (a Currao, balzando in piedi e cavando un pugno di soldi dalla tasca). No! Vieni qua! Non dargliela vinta, perdio!
Posando risolutamente quel pugno di soldi sulla tavola:
Qua: mangia!
Dopo un momento di silenzio, mentre tutti stanno sospesi a guardare ci che far e dir Currao,
Trentuno (in tono basso). O oh!
Papa. Ma guarda!
Currao (che si sar appressato intanto lentamente, minaccioso, a La Spera, alzando ora una mano per schiaffeggiarla). Del tuo danaro
La Spera (subito, prendendogli il braccio levato). che ha il mio danaro? Non pi sporco n pi pulito di quello che passa per le tue mani!
Currao. Me le insozzo io da me, le mie mani, senza bisogno della sporcizia tua!
La Spera. E non mangi con quella che ti viene di qua? Buttagli in faccia la mia, e mangia!
Entrano a questo punto due Pescatori con una cesta di pesci.
Primo Pescatore. Dov' Currao?
Papa. Oh, quelli del tartanone!
Osso-di Seppia. L'avete scampata bella!
Fillic (indicando, al primo Pescatore). Eccolo l, Currao.
Secondo Pescatore (a Currao, porgendogli la cesta). Ecco a voi per l'ajuto che ci avete prestato.
Quanterba. Oh guarda!
Filaccione. Che aiuto?
Currao. Grazie: non voglio nulla!
Osso-di-Seppia. Che triglie oh, guardate!
Trentuno. Non aveva da mangiare, e...
Ciminud. Quando si dice la divina provvidenza!
Primo Pescatore. Ma stato lui per noi la provvidenza: col mare grosso, se lui non ci dava una mano, questa sera il tartanone non lo tiravamo a terra davvero!
Currao (seccato, per tagliar corto). Mi date anche la cesta?
Secondo Pescatore. La cesta, no, scusate.
Currao. E allora andate: non voglio nulla.
Trentuno. Vorresti mangiarti la cesta?
Primo Pescatore. Sono pi di tre chili di triglie!
Currao. Non le voglio! Se mi date la cesta, s.
Secondo Pescatore. Ne farete una cartata...
Currao. Voglio la cesta! Con questo bel manico... Guarda, Tobba: tu lo prendi di qua, io di qua; e ce n'andiamo a venderle per la calata: Le triglie fresche, pescate or or!
Imiter il bando, quasi cantato, dei pescivendoli meridionali. Quanterba, Ciminud, Trentuno, Filaccione, Osso-di-Seppia, il Riccio e Bacchi-Bacchi applaudono gridando: Bene! Bravo! Benissimo!
Filaccione (ai Pescatori). Regalategliela! Tanto, vecchia.
Primo Pescatore. E prendetevi anche la cesta!
Secondo Pescatore. E con buona fortuna!
Currao. Su, Tobba!
ai Pescatori
Oh, a quanto, per tenerci sul giusto?
Primo Pescatore. Triglie vive vive, che saltano ancora! Le abbiamo vendute all'ingrosso, noi. Voi, al minuto, potrete di pi. Vedete un po' voi...
Tobba (a Currao). Vai, vai: per quello che ci costano!
Secondo Pescatore. Vi pare poco una buona azione?
Tobba. Diventerebbe cattiva, se la facessimo pagare cara agli altri.
Currao. Su, su, non dar retta! Andiamo a fare i galantuomini. Ridete tutti!
E afferrando la cesta per il manico, comincia il bando:
Le triglie fresche...
Tobba (terminando il bando). pescate or or!
Escono Tobba e Currao, reggendo la cesta l'uno da una parte e l'altro dall'altra, tra le risate di tutti.
Ciminud. poi da vedere se ci si guadagna di pi!
La Spera. Per quanto ci ha guadagnato lui a non farlo! Non ha da mangiare...
Nuccio. E proprio tu lo dici? Se non stesse a ciondolarsi con te tutto il giorno
Trentuno. s, guadagnerebbe assai! Si vede da come siamo ricchi noi tutti! Ehi, Quanterba, come dorme lui?
indica Nuccio.
Quanterba. A pancia all'aria.
Trentuno. Perch?
Quanterba. Perch mangia troppo.
Trentuno. Quanto mangio io?
Quanterba. Eh, poco tu.
Trentuno. E come dormo allora?
Quanterba. Di taglio.
Trentuno. Vedete la differenza?
Viene dalla calata del porto un vocio confuso, che presto cresce avvicinandosi.
Papa (correndo a guardare dalla vetrata in fondo). Oh, gridano!
Filaccione (accorrendo anche lui). Che sar accaduto?
Osso-di-Seppia (c. s.). S'azzuffano! S'azzuffano!
Burrania. Chi s'azzuffa?
Fillic. Corro a vedere!
Via di corsa per la comune.
Papa. La voce di Crocco!
E corre fuori anche lui.
Filaccione. Si vedono le guardie! L, l guardate!
Tutti si alzano per guardare dalla vetrata; qualche altro esce per andare a vedere che cosa accaduto. Intanto il clamore di fuori si sar appressato; quasi davanti la porta della taverna.
Fillic (rientrando in subbuglio). Hanno arrestato Currao!
La Spera (con un grido, lanciandosi verso la porta, seguita da Dor). No!
Fillic. Qua davanti! Eccoli! eccoli!
Irrompono dalla porta Currao e Tobba, aggrovigliati con le guardie che li hanno arrestati; rientrano insieme Crocco, Papa e altri marinai del porto, vociando. Tra le grida dei marinai Lasciateli! lasciateli! si sentiranno quelle di Tobba che cerca di scusarsi, ma senza avvilimento: Ma se vi dico che ce l'hanno regalate! e quelle pi forti di Currao che si divincola ferocemente: No! no! Lasciami, per la Madonna! Non le ho rubate!
Crocco. S, s: le ha rubate! lui, lui!
indica Currao
con tutta la cesta!
La Spera. Ah, cane!
Crocco. L'ho visto io! Le ha rubate! Or ora, qua!
La Spera. Non vero! Testimoni tutti, qua!
Currao (riuscendo a svincolarsi e afferrando Crocco per il petto). Me le hai viste rubare, tu?
Tutti. Non vero! non vero!
Primo Pescatore. Ma che rubate! Gliele abbiamo regalate noi!
Secondo Pescatore. Noi, s! Per l'ajuto che ci prest!
Primo Pescatore. Con tutta la cesta, noi due. Chi li accusa un infame!
Tutti. Infame! infame!
Currao. No! Non lui l'infame! Lui soltanto il vigliacco che se n'approfitta, per vendicarsi!
A Tobba
Lo capisci che tu non puoi pi onestamente metterti a vendere una cesta di pesci che t'hanno regalato? Non puoi! Ecco, vedi? Le hai rubate!
Primo Pescatore. Ma se non vero!
Currao. vero! Noi non possiamo farepi altro!Patentati ladri, il nostro mestiere rubare!
A Tobba
Non hai rubato? Sei in contravvenzione! E dunque, dentro!
Alle guardie
Portateci dentro!
Primo Pescatore (alle guardie). Scherza...
Secondo Pescatore. Potete rilasciarli, sulla nostra parola! Siamo pronti a dichiarare
Primo Pescatore. ch' stato un regalo: ci ajut a tirare a terra il tartanone.
Secondo Pescatore. Gliel'abbiamo portata noi stessi, qua, questa cesta di pesci: sono tutti testimoni!
Tutti. vero! vero!
Primo Pescatore. Potete, potete andare. Se volete, veniamo con voi, a testimoniare.
Le guardie se ne vanno, seguite dai due Pescatori.
Quanterba (agguantato Crocco per il petto). E tu, schifo
Currao (subito, strappandolo indietro). no! lascialo stare!
La Spera. Schifo, s, schifo voi della vostra, io della mia vita! Sono tutta un fremito. Dio! Non vi sentite torcere dentro le viscere come una fune? Che aspettate pi? Andiamocene, andiamocene via, andiamocene lontano!
Trentuno. Lontano? Dove te ne vorresti andare?
La Spera. Non lo so! Quest'isola c'?
Trentuno. L'isola? Che isola?
La Spera. Quella di cui parla Tobba come del paradiso.
Ciminud. L'isola della Penitenza?
La Spera. C' davvero?
Filaccione. C'era una volta...
Fillic. Chi sa se c' pi adesso!
Burrania. Vorresti andare all'isola?
Osso-di-Seppia. Chi t'ha condannata?
La Spera. Chi? Tutti, qua. Non vedete? Da non lasciarci pi respirare!
Currao (soprappensiero). Tornare all'isola?
La Spera. Sar la liberazione!
Filaccione. S! quando ti sprofonder in mare!
La Spera. E qua, dove sei? non sei sprofondato? Pi a fondo di come sei qua, non potrai sprofondare! Ma sar Dio almeno che t'avr sprofondato! non gli uomini pi cattivi di te! pi cattivi, se non vogliono pi lasciarti tornare a galla un momento a respirare, a respirare! Ah Dio, mi s' messa qua questa smania
Sipreme con le due mani lo stomaco
di tirare un respiro dal fondo dei polmoni!
Currao (di nuovo, guardando tutti). Tornare all'isola...
Trentuno. Ma come? condannandoci da noi?
Tobba. Non sar pi condanna, se ce la diamo da noi.
Quanterba. Ma come ci andremmo? Oh, non diventiamo pazzi!
La Spera. Tobba ha la barca!
Trentuno. Quella? Ah s! Proprio la barca per portarci a quell'isola!
La Spera. Perch?
Quanterba. Perch ti coler a fondo anche prima dell'isola!
La Spera. Si vedr! Sar la prova! A fondo, o resuscitati
Osso-di-Seppia. Grazie! Falla tu codesta prova!
Fillic. E poi, ammesso che ci arrivi, ti pare che ti lasceranno stare? Verranno con l'ordine di sgombrare e ti riporteranno via!
Tobba. Questo possibile.
La Spera. Ma glielo grideremo in faccia!
Ciminud. Che gridi? Non vedi come t'ascoltano?
Currao. La legge sorda.
La Spera. Che ci lascino stare a nostro rischio e ventura! Non vi avevano prima condannato a starci? Ve ne portarono via, perch ci potevate morire. Se ora accettate questo rischio, perch lo preferite alla vita a cui vi condannano qua? se gridate loro in faccia che per voi meglio quella morte che questa vita?
Tobba. Non vale, per gli altri, la condanna che ti di da te. Non pare pi condanna, perch hai negato la soddisfazione che ti fosse inflitta. Ti mandano dove non vorresti andare; e allora si condanna; ma se ci vai da te, perch vuoi andarci, non pi condanna, il tuo piacere.
La Spera. Va bene, s e dirlo! dirlo forte! s: il nostro piacere: non fare pi la vita che abbiamo fatto! Perch ci dev'essere negato? Se nessuno qua vuole pi aiutarci, darci modo di farne una migliore? Andiamo a cercarne noi il modo l, anche a costo di morire. Perch ce lo dovrebbero negare? C' terra da lavorare; il mare; Tobba ha le reti. Vi servir io tutti.
Papa (con un ghigno, fregandosi le mani). Ah s? Benone, allora!
La Spera. Come intendi, porco? Basta del mio mestiere! Lo faccio per questo! Servirvi, farvi da mangiare, badare alle vostre robe, curarvi se siete ammalati, e lavorare, lavorare anch'io con voi: vita nuova, vita nuova, e nostra, fatta da noi!
Quanterba. Ioci sto!
Trentuno. Ci sto anch'io!
Currao (a Tobba). Tu di la barca?
Tobba. Pronto!
Fillic. Ci stiamo tutti?
Osso-di-Seppia. Tutti! tutti!
Currao. Adagio: chi vuole lavorare! chi s'impegna di starci! Ognuno, come deve. Non per andare a cambiar aria!
Quanterba. A lavorare! a lavorare!
Papa. Dite sul serio? Lavorare? Con che? Con le mani?
Tobba. Con la voglia, se l'hai. Chi l'ha, non ha bisogno d'altro.
Trentuno. Giusto! Trova e si serve di tutto!
Filaccione. Ma qua c' Nuccio d'Alagna! Anche quanto ci ha l nel banco tutto nostro!
Nuccio. Anche il danaro?
Filaccione Non per rubartelo! Per comperare zappe e vanghe, reti nasse!
Papa. E l'aratro, te lo tireranno Burrania e Bacchi-Bacchi?
Fillic. Tu sei padrone di non venire!
Papa. No! Che! Ci sto anch'io! Ho sete anch'io di vita nuova!
Burrania (a Papa, minaccioso). Tu hai inteso dire bue, a me?
Currao. Finiamola con le liti!
Trentuno (a Burrania). Hai moglie? No. Dunque, non t'ha detto bue per le corna.
Rientra torvo, dalla comune, Crocco. Subito Currao va a prenderlo per una mano e lo tira avanti.
Currao. Ritorni in punto! Vieni, vieni avanti!
Gli presenta una guancia:
Eccoti qua; forza, di!
E poich Crocco esita, stordito, prendendogli l'altra mano:
No, no, di:
si colpisce con la mano di Crocco
cos! E ora qua!
Gli presenta l'altra guancia.
Crocco. Ma perch?
Quanterba. Si va tutti all'isola!
Fillic e Trentuno. All'isola! all'isola!
Burrania. Con la barca di Tobba!
Osso-di-Seppia. O a fondo o resuscitati!
Bacchi-Bacchi. Una pensata de La Spera!
Il Riccio (ironico). Tutti fratelli! Di! di!
La Spera (a Tobba, a Dor e a Ciminud, mentre gli altri seguitano a ragguagliare Crocco). Ora lasciatemi andare.
Tobba. Dove te ne scappi?
La Spera. Vado a prendere il mio bambino.
Ciminud. Ma no, che fai? Non l'hai a blia?
La Spera. Vuoi che lo lasci qua? Lo porto via con me!
Via di corsa per la comune.
Currao (agguantando Nuccio per il petto). Tu, gufo, non farai la spia!
Nuccio. Io? M'ammazzarono un figlio; so chi stato; non ho parlato. Mi buttarono una figlia alla perdizione; so chi stato; non ho parlato. Volete andare davvero?
Currao. S, domani notte!
Trentuno. Tutti quanti!
Currao. Chi fino a domani non se ne sar pentito!
Nuccio. Con la barca di Tobba!
Currao. Con la barca di Tobba!
Nuccio. All'isola?
Tutti. All'isola! all'isola!
Nuccio. Vi dar io le provviste per i primi giorni, e da comprarvi le zappe e le reti!
Entra a questo punto il delegato Pallotta seguito da due guardie travestite. I bravo! e gli evviva! a Nuccio d'Alagna per la sua offerta cessano d'un tratto e tutti ammutoliscono.
Pallotta (a Nuccio). Ancora aperto a quest'ora?
Nuccio. Stavo per chiudere.
Pallotta. Bada che questa la seconda volta. Alla terza, tu chiudi e non riapri pi. Via tutti subito! Via!
Trentuno. Ma non siamo ancora in contravvenzione.
Pallotta. Zitto tu, e fila Via, via tutti!
A Tobba, mentre gli altri s'avviano per uscire:
Tu vuoi proprio confonderti qua con questi altri!
Tobba. Dentato per quest'incastro, signor delegato...
Pallotta. Dentato dice... Se non hai pi denti!
Tobba. E difatti non macino pi!
Rientra esultante, come impazzita da una gioja sovrumana, La Spera, col bambino al seno, gridando e ridendo, convulsa:
La Spera. Oh Dio, che cosa... che cosa... oh Dio, oh Dio che cosa!
Tre degli astanti. Che ha?
Che dice?
Che t' avvenuto?
Currao. Il bambino?
La Spera. No! Io! io! Posso allattarlo! Io! io!
Currao. Tu, allattarlo? Che dici?
La Spera. Miracolo! Miracolo!
Altri degli astanti. Com'?
impazzita?
La Spera. No! Non so io stessa come sia! Non ci so credere io stessa!
Currao. Ma che t' avvenuto? Parla!
La Spera. Un miracolo, un miracolo, ti dico! Posso allattare il mio bambino! io! io!
E se lo stringe di pi al seno, quasi a ripararlo.
Currao. Tu, da te? E come? Dopo cinque mesi?
La Spera. Non lo so! Dissi a lui
indica Tobba
che andavo a prenderlo dalla balia; lo dissi cos; come se mi muovesse da dentro non so che cosa... un calore, un ardore che mi dava alla testa e mi calava al petto...
Corsi come una pazza, un fuoco, una fiamma... e correndo qua, al vicolo accanto la prima porta salendo la scala, caddi, ruzzolai, non avvertii nessun dolore; toccandomi, avevo il petto tutto bagnato: m' sgorgato il latte da s, da s, all'improvviso, per la mia creatura! per la mia creatura!
Fa l'atto di nuovo di ripararla e di ripararsi con lei.
Ciminud (quasi allibito). Questo davvero miracolo!
Tutti (prima piano, poi, man mano crescendo). Miracolo! miracolo!
Tobba (scoprendosi e in tono solenne d'ammonimento). Il segno di Dio, per tutti noi: che ci guider Lui! Ora s, s deve partire. Questa notte stessa. Inginocchiamoci!
Tutti si scoprono e s'inginocchiano.
T E L A
ATTO PRIMO
La scena rappresenta l'interno d'una casa diroccata, a terreno. Solo il muro di destra rimasto in piedi intero, con una finestra senza vetri. Quello di fondo crollato e lascia scorgere un lembo verdissimo dell'isola, col mare lontano, sfolgorante di sole al tramonto. Il muro di sinistra danneggiato solo in alto, verso il fondo, e il guasto riparato provvisoriamente con un pezzo di vela dipinta. Un uscio in questa parete immette in un'altra stanza, dove abita La Spera col bambino. Sono ancora per terra, in fondo, le pietre crollate. E ammonticchiati lungo le pareti, qua l sparsi, oggetti e mobili vecchi, tratti dalla rovina delle case dell'isola: qualche armadio con lo specchio rotto; qualche divano di bella stoffa ora scolorita e strappata, con la borra dell'imbottitura che strabuzza dagli strappi; seggiole d'ogni foggia; qualche panca; stoviglie di cucina; tavolini ecc. ecc.
Al levarsi della tela s'udr un coro lontano dei nuovi coloni che ritornano dal lavoro.
Sono in scena Ciminud, Crocco e Papa.
Ciminud, messo a sedere su un paglione per terra, con le spalle appoggiate alla parete destra, ha sulle gambe e tirata fin sul petto una rozza coperta d'albagio e in capo un vecchio scialle grigio di lana. Cereo, patito, come uno scampato a una malattia mortale. Crocco sta seduto in fondo su una pietra a guardar fuori. Papa sdraiato bocconi per terra in mezzo alla scena, poggiato sui gomiti e con la testa tra le mani.
Papa (cessato il coro). Anche il coraggio di cantare...
Crocco. Quando t' entrata in testa la pazzia...
Pausa.
37
Papa (tra s). Non mi par vero, non mi par vero che siamo qua. Me lo sto sognando.
Crocco. Case diroccate, terre abbandonate e mare.
Pausa.
Papa. E questo spavento: di non potermi pi svegliare e far udire a me stesso, vivo, la mia voce.
Crocco (dopo un'altra pausa). Ah s, un bel verso, se seguita.
Pausa. Poi, voltandosi iroso, di scatto:
E finiscila!
Papa (restando). Io? Che faccio?
Crocco. Che stai a grattare?
Papa. Io? Non gratto nulla, io.
Crocco. Ah, sar qualche grillo, qua, tra l'erba.
Pausa.
Papa. Tutte le cose... uno stupore... e pare che il tempo si sia fermato.
Crocco. Vedi se vita, questa, da potersi reggerei
Altra pausa. Si mostrano nel fondo Quanterba e Trentuno.
Quanterba. Come va il malato?
Crocco (indicando Ciminud). Eccolo l: con lo scialle in capo, come le beghine quando esce la benedizione.
Trentuno. Ehi, Ciminud?
Papa. Toccalo, e senti se vero...
Trentuno (stordito). Chi?
Papa. Lui. Se vero che l...
Trentuno. Sei impazzito?
Poi, voltandosi a Ciminud
Come stai, Ciminud?
Ciminud. N meglio, n peggio.
Quanterba. E allora, allegramente! Quando non c' di peggio il male poco. La Spera?
Ciminud (indicando con una mossa del capo l'uscio dirimpetto). Di l, col suo bambino.
Trentuno. Di' un po': quando viene a medicarti, a sentirne accosto accosto il calore... Se fossi malato io, guarirei subito, parola d'onore!
Scoppia a ridere sguaiatamente. Si sente lontana, dall'alto, la voce di Dor che canta uno stornello marinaresco.
Crocco (alzandosi urtato, bofonchia quasi tra s). Quando questo ragazzo canta e gli guardo la gola, una tentazione mi viene, una tentazione di sgozzarlo come un pcoro!
Trentuno. Cos non farebbe pi il cane di guardia a La Spera.
Quanterba. Siamo tutti i cani di guardia de La Spera, e dovremmo allora sgozzarci l'un l'altro, tutti quanti.
Papa. S, ma quando gli altri non ci sono, parte alla pesca e parte a zappare, lui sempre qua accanto a lei.
Crocco. Se non ci fosse, sarebbe lo stesso. Hai potuto pensare di prenderla per forza di nascosto?
Papa. Tuno, forse?
Crocco. E va' allora: l! Pigliatela, se hai coraggio!
Trentuno. Ecco, s: di, di l'esempio!
Papa. Me lo dite per ridere...
Trentuno. No: ti teniamo mano: va'!
Quanterba. pure stata di tutti!
Crocco. Per quattro soldi; e nessuno prima la voleva, ora
Quanterba. diventata per tutti la regina!
Trentuno. La regina e la santa!
Papa. Col suo bambino
Crocco. e il suo re!
Trentuno. Vorresti essere tu, il re, di' la verit?
Quanterba. Questo gli cuoce!
Crocco. Re perch ha lei; e perch noi tutti, carogne, siamo qua a dipenderne come tanti cani spasimanti, che ci faccia la grazia anche di farsi vedere
Quanterba. bella come s' fatta, cos tutta naturale
Crocco. e con l'aria di non essere niente e di servirci tutti. Ah, questa storia deve finire, deve finire!
Papa (con rabbia). O lei per tutti, o ciascuno qua deve avere la sua.
Trentuno. S, fischia che vengono! Lei qua perch c' voluta venire. Vai a persuadere le altre ad adattarsi a vivere come stiamo vivendo noi!
Papa. Vuol dire che non possibile neanche per noi seguitare a vivere cos!
Quanterba. Ah, come voi due, no di certo! Non so proprio che siate venuti a farci cos, con l'anima spenta!
Crocco. Io, spenta? Voi che vi siete acconciati...
Quanterba. Dico, per quest'impresa!
Trentuno. Quando sta a noi, lavorando, mutare le condizioni!
Papa. Questo lo dice Currao!
Crocco. Eh, lui per s l'ha gi bell'e mutate! Pare invasato. Non tocca terra.
Papa. E quell'altro, Fillic, l'avete veduto? Ci crede sul serio oh, che del Consiglio. Tronfio come un tacchino.
Trentuno. Mi fa ridere Tobba, intanto: Non so come ci possano stare in citt con quel po' di cielo che si vede nello stretto dei vicoli, mentre qua dice te lo puoi bevere tutto fino a inebriarti, abbandonato fra l'erba al silenzio Gli basta il cielo, a lui, per parlare con Dio.
Entra Dor con una cartata di more in mano.
Dor. Uh, radunanza qua?
Crocco. Hai colto le more per la regina?
Dor. Ci hai da ridire?
Crocco. Tuentri come fossi il padrone.
Dor. Dovrei chiederne il permesso a te?
Crocco. A me, s!
Con una manata da sotto in su gli butta all'aria la cartata di more.
E impara a rispondere!
Dor (senza scomparsi, guardando prima in aria e poi in terra le more). Oh tanto, sai, erano cattive.
Quanterba. Non lo trattare cos, se sei davvero tanto pentito d'esser venuto: la liberazione ci verr da lui, quando suo padre verr a prenderselo con le paranze
Dor. non verr
Quanterba. portandosi appresso le guardie di dogana per farci sgomberare.
Dor. Gi lo sa mio padre, che sono qua.
Quanterba. Ah lo sa?
Dor. E mi ci lascia, ha detto, per punizione. L'ha detto a Tobba, quand' andato a terra a parlare col delegato.
Contento, battendo le mani:
Si resta qua! si resta qua!
Quanterba. Il delegato ha detto a Tobba...?
Dor. S! s! che ci lasciano stare qua!
Quanterba. Non possibile!
Trentuno. Tobba ce l'avrebbe detto.
Dor. Lodir forse stasera, alla seduta del primo tribunale.
A Crocco.
Capisci? il permesso d'entrare non l'ho chiesto a te, perch non ancora deciso se dovevo chiederlo a te o a lui
indica Papa
Lo decider stasera il tribunale.
Crocco (indicando i mobili e gli oggetti ammonticchiati a sinistra). Questa, intanto, roba mia!
Papa (indicando, a sua volta, a destra). E questa mia!
Crocco (minaccioso). Tu stasera la sgomberi, sai!
Papa. Si vedr: o tu la tua, o io la mia.
Dor. Bella testimonianza, da una parte e dall'altra, della vostra vita nuova ! Appena sbarcati, come tante jene a frugare tra le macerie delle case diroccate!
Papa. Noi soli? Tutti.
Dor. Eh, lo so: un bel principio!
Papa. Non avevamo nulla per ripararci, neppure per buttarci a dormire: ci siamo dati attorno.
Dor Ognuno col suo posto in mente da occupare
Papa. appunto: io, questo: e corsi subito a occuparlo per il primo.
Crocco. Ci avevo pensato prima io!
Papa. Provalo!
Crocco. Tant' vero che, appena ti vidi, ti strappai fuori, gridandoti: Vttene, qua mio!
Trentuno. Sar un bel fatto provare chi ci aveva pensato prima!
Crocco. Chi aveva pi ragioni di pensarci!
Papa. Sta bene: tu dirai le tue; io le mie.
Quanterba. E non sarebbe meglio che vi metteste insieme, come abbiamo fatto io e Trentuno?
Crocco. Insieme con lui? Non lo vorrei nemmeno per compagno di processione!
Papa. E figurati io!
Trentuno. avvenuto anche a noi due lo stesso caso: d'aver pensato allo stesso posto da occupare. Invece di litigare, ci siamo messi insieme, d'accordo.
Quanterba. E abbiamo gi finito d'accomodare la casa, e ci diamo tra noi ajuto e compagnia.
Crocco. Ioero stato qua all'isola prima di lui!
Papa. Che conta l'anzianit?
Crocco. Conta che ho conosciuto questo posto prima di te!
Papa. Ma non diritto! Anche ammesso che tu avessi pi ragioni di me, di pensarci; se poi non ci hai pensato e sono corso io, prima, a mettere qua il piede e a dire: mio ?
Crocco. Ah, bello il piede! E allora il primo sbarcato, posando il piede, poteva dire che tutta l'isola era sua: e gli altri, a mare? Ti dico che tu sgombrerai stasera: con la ragione, se vale; o se no, con la forza.
Dor. Lodissi io che, venendo tu, sarebbe entrato il diavolo!
Crocco. Eh, caro, che vuoi? Zavorra. Ho fatto da contrappeso. Tu eri l'angelo!
Dor. Dovresti fare come Burrania, tu, che se n' scappato fin dal primo giorno a viver solo. Non puoi stare con nessuno!
Trentuno. Gi, Burrania; chi l'ha pi visto?
Dor. Io. Sono andato a vederlo da lontano, senza farmi scorgere. sulla spiaggia, dall'altra parte. Pareva un pazzo! Parla col mare.
Quanterba. Parla col mare?
Crocco. Meglio che parlare con voi!
Ciminudu. Un po' di carit, santo Dio! A ogni parola che dite un po' forte, mi sento spaccare la testa.
Crocco. L'ho avuta, mi pare, la carit, e sguito ad averla, tenendoti qua perch sei malato.
Papa. Ah, tu ce lo tieni?
Crocco. Io, s. E lasciando di l La Spera perch ha il bambino.
Quanterba. Oh guarda! Perch ha il bambino.
Trentuno. Se non l'avesse, non ce la terresti?
Crocco. Faremo anche questo discorso, non dubitate.
Entra a questo punto dall'uscio a sinistra La Spera. come trasfigurata.
Papa (a La Spera). Sentilo, sentilo che ora parla di carit: lui!
Trentuno. Che vi tiene qua per carit, dice
Quanterba. lui
indica Ciminud
perch malato
Trentuno. e te, perch hai di l il bambino!
La Spera (con la pi dolce e umile semplicit). Se crede davvero che qua sia suo...
Crocco (subito, aggressivo). non credo mio!
La Spera (c. s.). Tanto meglio. Dunque, vera carit.
Papa. Parli come se non lo conoscessi!
La Spera. Tutti, d'ora in poi, dovremmo parlarci cos...
Papa (stupito e derisorio). Come se non ci conoscessimo?
La Spera. Eh, se fosse vero che, venendo qua e cambiando vita, a uno a uno dovevamo diventare altri da quelli che eravamo...
Papa. Ma non vedi che lui? che vuoi darsi lui a conoscere per quello ch' sempre stato?
Crocco. Un prepotente, vero?
Papa. S; e un falso.
Crocco. Anche falso?
Papa. Falso, falso, s: perch mentre stai facendo a me una soperchieria
Crocco. io?
Papa. tu, tu, s vuoi dare a intendere che fai la carit a lei, e a quello li. E anche il motivo di questa tua falsit ho indovinato, sai: dici che tua carit per non riconoscere che sono stato io a proporre che loro due stessero qua fino a tanto che non si sar deciso se dev'essere tua o mia questa casa e la terra.
Crocco. Tu? Tul'hai proposto per paura che, senza di loro due, ma sai i salti che t'avrei fatto fare a quest'ora!
Quanterba, Trentuno e Dor ridono.
Papa. Sar. E infatti, io non mi sto vantando di fare la carit a nessuno.
Crocco (a La Spera, con altro tono, come per sentirne il parere). Parla tu, parla tu! A ogni parola che mi dicono gli altri, mi sento drizzare qua dentro
si picchia il petto
una vipera! Parla!
La Spera (dolente). E che vuoi che dica io?
Crocco. Che faresti, se fossi al mio posto?
La Spera. Metterei a lui, cos, una mano sul petto e gli direi: Vuoi stare qua? Stacci!
Crocco. Bella, s! Per dargliela vinta!
La Spera. Cos parrebbe di vincere a me.
Crocco. Eh gi! Perch a te non costa nulla.
La Spera. Dicevo per te (lo so che a me non costa nulla): che mi parrebbe di vincere cos, se fossi in te.
Crocco. Rinunziando al mio diritto?
La Spera. S. E proprio se credi che il tuo diritto di stare qua sia pi forte del suo.
Papa. Non vero! Non lo credei
Crocco. Locredo!
Papa. Tuvuoi fare una prepotenza: l'hai detto!
Crocco. Cane! Me l'hai fatto dire tu!
Rivolgendosi a La Spera:
Quando ho visto che gli altri si mettevano di mezzo tra me e lui, e lui si rimetteva subito agli altri per farmi restar solo, capisci?
A Papa
Perch ti sei rimesso agli altri, tu?
Papa. Oh bella! Perch sono sicuro che mi daranno ragione.
Crocco. No! Per ingraziarteli, e averli dalla tua! Se ne fossi sicuro, come ne sono sicuro io, non avresti bisogno che te lo riconoscessero gli altri, il tuo diritto.
La Spera. Gi. Ma se tu glielo neghi, come lui lo nega a te? Bisogna pure rimettersi agli altri che vedano e decidano chi di voi due ha ragione.
Papa e gli altri. Ecco, ecco benissimo! cos chiaro!
Crocco. E chi lo d agli altri codesto diritto di decidere?
La Spera. La tua stessa ragione, se giusta.
Crocco. Grazie. Lo so da me che giusta. Non ho bisogno che me lo dicano gli altri.
La Spera. No. Tupuoi sapere che la tua ragione, e basta.
Quanterba. Se sia giusta lo potranno vedere solamente gli altri.
Trentuno. Ecco, s dopo averla pesata con quella di lui.
Papa. Parte in causa come me: non puoi giudicare.
Crocco. E gli altri si, possono? pesando? e come pesano? Il peso della mia ragione quello che le d io; e per me tutto.
La Spera. Gi. Ma anche per lui, tutto. E allora?
Crocco. E allora, gli altri, o leveranno peso alla mia ragione per darlo a quella di lui, o a quella di lui per darlo alla mia. Ecco la giustizia che faranno!
La Spera. Perch tu dici che la tua ragione tutto. Non pu essere. Se ci fossi tu solo! Tu, tutto; lui, tutto. Ti pare che possa stare? Nessuno di noi pu esser tutto, se poi ci sono gli altri. Vedi? ho capito questo io. E ho capito anche, allora, che c' un modo, si, d'esser tutto per tutti; e sai qual ? quello di non essere pi niente per noi. Ecco perch ti dicevo: mttigli una mano sul petto e digli: Tu vuoi stare qua? e stacci! Stringi le mani per prendere, prendi poco, sempre; se le apri per dare e accogli tutti in te, prendi tutto, e la vita di tutti diventa la tua.
Nella stanza s' fatta un'ombra strana, violacea, mentre fuori, nel paesaggio in fondo, incombe una cupa vampa di crepuscolo, sotto alla quale risalta pi che mai, come smaltato, il verde fresco e nuovo dell'isola. Tra il rosso di quella vampa, entro al violaceo di quest'ombra vengono a diffondere un giallo riverbero due rozze lanterne di pescatori sorrette da Filaccione e dal Riccio, che precedono Currao, Tobba e Fillic. Vengono dietro Bacchi-Bacchi e Osso-di-Seppia.
Filaccione. Passo al primo Tribunale!
Il Riccio. E al Consiglio dei Nuovi Coloni!
Tobba. Ma no: senza stare in parata, cos alla buona...
Currao (imperioso). No: in parata, anzi, in parata! Ora tu qua non sei pi tu come tu: devi essere il Giudice!
Trentuno. E mettetegli allora il tocco e la toga!
Currao. L'avr, se sapremo diventare ci che dobbiamo essere!
Quanterba (a Tobba). Oh! vero che sei andato a parlamentare a terra perch ci lascino qua?
Currao. vero! vero! E sentirete ora a quali condizioni!
Quanterba. Siamo gi sotto la dipendenza?
Crocco (con scherno). La colonia dei liberi coatti!
Trentuno. Chi s' assunta la responsabilit?
Currao. Silenzio! V'ho detto che sentirete le condizioni! Per ora deve sedere il Tribunale!
Osso-di-Seppia. Subito subito, tre sedie e un tavolino!
E si volta con Bacchi-Bacchi per prenderli dalle masserizie ammonticchiate a sinistra.
Crocco (fosco, prevenendoli). Alto l! Nessuno s'attenti a toccare la mia roba!
Papa. Non importai Lasciate, lasciate! Prendete di l!
indica a destra
Do io le sedie e il tavolino!
Crocco (a La Spera). Ecco, vedi com'? Tu che dici la Giustizia...
Fillic. Temi che gliela daremo vinta perch ci avr dato da sedere?
Crocco. No.
A La Spera
Perch impari a tener conto anche della sorte.
A Osso-di-Seppia e Bacchi-Bacchi
Potevate voltarvi a prendere le sedie dalla parte di lui
indica Papa;
avrei gridato io allora: Prendetele qua da me , e dato io da sedere, e non lui. Ma non c' bisogno che segga il Tribunale. Ecco.
A La Spera
Far com'hai detto.
A Papa
Vieni qua.
Papa (incerto, appressandogli). Che vuoi?
Crocco. Vieni qua!
Passandogli le mani sul petto:
Vuoi stare qua? Stacci. Ti lascio tutto, e me ne vado.
Currao. Dove te ne vai?
Crocco. Dove volete.
Papa. Mi lasci la terra e la casa?
Crocco. E anche la roba l. Tutto.
Fillic. Non vuoi pi niente?
Crocco. Niente.
Papa. Ah, dunque t'arrendi?
La Spera. Ma no! Non hai inteso? T'ha domandato se volevi stare qua e t'ha detto di starci. Lui se ne va. Non vuol niente.
Crocco. Sono di chi mi vuole.
A tanta inopinata remissivit restano tutti incerti e sospesi a guardarlo e a guardarsi tra loro. Crocco ha un lieve e amaro sorriso di sdegno e si rivolge a La Spera.
Vedi? Non mi vuole nessuno.
Tobba. Perch nessuno crede che tu dia veramente per non aver nulla.
Crocco. Nulla. Come ve lo devo dire? Stabilite dove volete che vada e ci andr; che cosa volete che faccia e la far. Pronto a tutto, come sapr, il meglio possibile. Chi vuole ajuto, glielo prester. Riparare, accomodare.
A Papa
Ecco: tirar su quel muro per te. O se mi volete alla terra, a zappare: o se mi volete alla pesca. Dovunque.
Currao (avanzandosi e guardandolo fisso). Per arrivare a che cosa?
Crocco (sostenendo con viso fermo lo sguardo). Se me lo domandi, vuol dire che lo sai.
Currao (pronto). Lo so.
Poi, con altro tono:
Ti pare facile?
Crocco. No. Facile per te, mantenerti al tuo posto. Che ti costa? Hai lei
indica La Spera.
Sei il capo, e comandi.
Currao. Io comando?
Crocco. Siamo qua tutti i tuoi servi.
Currao. Chi di voi lo pu dire? Sono stato io, finora, il servo di tutti. Il primo a dare, l'ultimo a ricevere.
Trentuno. Quest' vero!
Altri. vero! vero!
Currao. Siamo venuti qua per farci una vita nostra.
Crocco. S: ognuno la sua, senza sottostare a nessuno.
Currao. E a chi sottostai tu?
Crocco. O non volevate far qua, or ora, il tribunale? Io ero venuto per non stare pi sotto la legge
Currao (subito, pronto). degli altri: s. Perch tu e quanti siamo qua ce n'eravamo messi fuori, di quella legge; e sentivamo che ce ne veniva da fuori il comando, come un sopruso. Ma ora qua non c' pi la legge degli altri. C' la tua.
Crocco. La mia?
Currao. Quella che ti devi fare tu stesso.
Crocco. Ionon me ne voglio fare nessuna.
Currao. Te la devi fare per forza. Chiamala come vuoi, se non la vuoi chiamar legge
Tobba (con forza). ma legge!
Currao. che valga per te e per tutti allo stesso modo: legge tua e nostra, che ce la comandiamo noi stessi, perch l'abbiamo riconosciuta giusta; come la necessit ce l'ha insegnata: del lavoro che dobbiamo fare, tutti, ciascuno il suo, per darci ajuto a vicenda: tu questo, io quello, secondo le forze e la capacit. Non te l'impone nessuno. Tu stesso. Perch possa ricevere, in cambio di quello che di.
Crocco. Non voglio pi nulla io: ve l'ho detto.
Tobba. E allora vttene, come se n' andato Burrania, a vivere da solo!
Fillic. Se vuoi stare con noi, devi volere d'accordo con noi.
Currao. Credi di poter bastare a te stesso?
Crocco. Ma mi sai dire che sei tu da pi di me?
Currao. Niente, se tu riesci a fare quello che faccio io.
Crocco. Iosono pi forte di te.
Currao. Questo ancora da vedere. Ma, ammesso, vorresti vincermi con la forza? Se hai torto, e io sono qua con tutti, e tutti sono con me, che ti vale essere pi forte? Tutti uniti, ti vinciamo.
Crocco. Iodico da solo a solo.
Currao. M'abbatti? Dovrai sempre temere la mia vendetta. Per essere sicuro, uccidermi.
Fillic. E allora ti vendicheremmo noi, uccidendo lui.
Tobba. Perch non possiamo ammettere che la nostra vita sia alla merc di uno che ce la voglia togliere.
La Spera. Tutto questo giusto, non lo riconosci?
Crocco. No. Perch cos sempre la forza di tutti contro uno solo.
Currao (a La Spera). Lascia che parli io. Io lo so cos'. che io ho te. tutto qui.
A Crocco
La vorresti tu, vero? Come? Con la forza?
Crocco. Non dico questo.
Currao. E che dici allora? Non hai parlato d'altra ragione fuori di questa, che sei il pi forte.
Crocco. Ioho detto che per te facile.
Currao. S: perch ho lei, vero? Ma io che l'ho, guarda che faccio; e dimmi se facile. Lascio che badi a tutti, anche a te; tenga per tutti acceso il fuoco, anche per te; e curi l quel malato; so che non ripara, poverina, a servir tutti; le voglio bene; potrei pretendere che badasse a me solo.
Crocco. E che ne sai tu, se non farei anch'io lo stesso, se fosse mia?
Currao. Tu? La daresti? Se intanto la vuoi togliere a me? Tu vuoi dare per avere. Tu vuoi il premio: lei. E dice che non vuol nulla!
Tutti, tranne La Spera, ridono di Crocco.
Osso-di-Seppia (dileggiando). Pigliatela, se sei buono!
Il Riccio. Eccola l!
Filaccione. Allunga la mano!
Trentuno. Ci vuole cos poco!
La Spera (con altero sdegno). Finitela! Non posso sopportare che lo disprezziate!
Currao. Tu lo difendi?
La Spera. Difendo me, perch mi sento disprezzata anch'io, se tu lo vuoi persuadere cos: che io sia un premio da dare al pi forte o a chi d per avermi. Come se io per me stessa non potessi provar piacere a esser qua per tutti, come sono!
Crocco. E come se lui devi dire non desse anche per avere qualche cosa.
A Currao
S! Tu lasci che lei badi qua a tutti per avere da noi rispetto e considerazione!
La Spera(a Currao). D'un altro modo tu devi persuaderlo: che io posso essere di tutti, soltanto come sono ora, perch sono tua di uno di chi voglio io. Mentre com'ero prima di tutti, non ero di nessuno, neanche mia!
A questo punto Bacchi-Bacchi che guarda dal fondo verso l'isola, si mette a gridare:
Bacchi-Bacchi. O oh! Guardate! guardate! Chi corre laggi? Guardate!
Osso-di-Seppia. Burrania! Burrania che ritorna! Burrania!
Trentuno. S s, lui! lui!
Quanterba. Corre come un dannato!
Fillic (a Crocco). Lo vedi? Se n'era andato perch la pensava come te; eccolo che ritorna dopo nove giorni.
Papa. Eccolo! eccolo!
Filaccione. Pare impazzito!
Dor (agitando le braccia). Annaspa con le mani! cos! cos!
Quanterba, Trentuno, Osso-di-Seppia. Burrania! Burrania! Burrania!
Si precipita dal fondo Burrania, sconvolto, sbiancato in viso, con occhi da pazzo.
Burrania. Cala! l'isola! l'isola cala, cala nel mare.
Alcuni. Che? Ma no! Come? Che dici? Cala? L'isola? Nel mare?
Burrania. L'ho vista io! L'ho vista io! S. Cala! Cala!
Altri. Ma no! Che hai visto? Sei pazzo?
Burrania. L'ho vista calare, vi dico! Ho sentito, sentito, che cala! E un fragore, un fragore grande ho sentito, come se tutto il mare friggesse! S! S!
Currao. Ma dove? ma quando? Nessuno ha udito nulla!
Burrania. S! Di l! E ho visto nero! E tremare, tremare tutto! Ma questa luce, guardate!
indica fuori
Questa luce!
Tobba. il fuoco del tramonto!
Burrania. No, no! Venite a vedere: affondiamo nel mare! Si sta ingoiando l'isola il mare! Alla spiaggia! Alla spiaggia!
Tutti tranne La Spera e Crocco presi dal panico, pur gridando: Noo! Nooo! escono all'aperto e s'allontanano verso la spiaggia tra rumori e voci confuse.
Ciminud (levandosi, atterrito, e cercando di correre dietro gli altri). Non mi lasciate solo, ah Dio, non mi lasciate qua solo!
Fugge anche lui.
La Spera. Il mio bambino! il mio bambino!
Crocco. Ecco, te lo prendo io!
La Spera. No, lascia! Vado io!
Crocco (trattenendola). Ma non senti che non si muove nulla? il delirio di quel pazzo affamato! Vieni, vieni, si, prendiamo il bambino 1
E fa per introdursi con La Spera nella stanza accanto.
La Spera (subito trattenendosi). No: che vuoi tu?
Crocco (afferrandola). Te, voglio, te! S
La Spera (divincolandosi). lasciami!
Crocco. devi essere mia!
La Spera. lasciami, ti dico!
Crocco. no! mia! Mia!
La Spera. piuttosto morta, che tua! Bada che mi metto a gridare!
Crocco. Non mi scappi, no! A qualunque costo! Vieni! vieni qua dentro!
La Spera. Non voglio! No! Lsciami! Non voglio!
Crocco. Ma perch no? Se t'ho avuta! t'ho avuta!
La Spera. Lasciami, sai! Lasciami! Grido!
Compare dal fondo Dor, che dopo la prima sorpresa, si scaglia in difesa de La Spera.
Dor. Ah, infame! Lasciala! lasciala!
Crocco (lasciando La Spera e rivoltandosi contro Dor). Tu, cane! sempre tu! Ma ti levo io di mezzo!
Lo afferra alla gola.
La Spera (lanciandosi per trattenerlo). No! Non lo toccare! Non lo toccare!
Viene, prossima, da fuori una grande risata tra grida scomposte, di beffa. Crocco lascia Dor, freddato da queste grida nel suo furore; resta un attimo perplesso; poi guarda Dor e La Spera e grida minaccioso:
Crocco. Aspettatemi! Aspettatemi! Mi rivedrete!
Scompare dal fondo.
La Spera (a Dor, materna). Che t'ha fatto? che t'ha fatto?
Dor. Nulla, nulla! Voglio vedere dove se ne scappa!
La Spera (trattenendolo). No, sta' qua; e non dir nulla, bada!
Si ricompone.
Dor. Pezzo da galera! Con la violenza! Quando si nasce cattivi!
La Spera. Non si nasce cattivi, Dor! che non trova si sforza e non trova pi il modo d'esser buono con nessuno! E nessuno l'ajuta a farglielo trovare!
Piange.
Dor. Ma anche con te... non hai visto?
Sorpreso:
Tu piangi?
La Spera (asciugandosi gli occhi con le mani). Non hanno saputo parlargli...
Rientrano, ancora ridendo e beffeggiando Burrania, Filaccione, Bacchi-Bacchi, Osso-di-Seppia, Quanterba, Currao, Tobba, Fillic e il Riccio che sostiene Ciminud: tutti, insomma, tranne Trentuno.
Filaccione. la fame! la fame!
Bacchi-Bacchi. Tutta pazzia che gli era entrata nel capo!
Osso-di-Seppia (sghignazzando). La vedeva calare! la vedeva calare!
Quanterba. E di', di': anche la Luna calava?
Currao (a La Spera). Dgli, dgli un po' da mangiare!
Fillic. E sta qua con noi, che ti passer tutto!
Tobba. L'isola non affonder, finch ci staremo senza peccare.
Papa. Qua, allora, stabilito oh: questa casa e la terra restano a me?
Currao (guardandosi attorno). E dov' Crocco?
Fillic. Era qua! Fuori, con noi, non venuto.
La Spera. Se n' andato.
Quanterba. S, l'ho visto io, che correva verso la spiaggia.
La Spera. Non l'avete voluto; se n' andato. Potevate approfittare del suo primo atto di remissione.
Currao. Ma non hai capito perch lo faceva?
Fillic. L'abbiamo capito tutti cos bene!
La Spera. Per me, lo faceva.
A Currao
Avresti dovuto dirgli
Currao (subito, seccato). s, va bene, quel che gli dicesti tu!
La Spera. Lolasciasti dire a me; e allora gli parve com'era vero ch'io lo dicessi, non pi per lui, ma contro di te; e appena siete andati via tutti
Currao. che ha fatto?
Dor. niente! sono accorso io, a tempo!
Currao. t'ha aggredito? Ah, perdio, dov'?
La Spera. Lascia! scappato.
Currao. Tusguiti a difenderlo?
La Spera. No: a difendermi, se sei tu cos. Anche da te come mi sono difesa da lui. Non temere.
Quanterba. Torna uno e se ne scappa un altro! Oh quest' bella!
Filaccione. Torner anche lui, state sicuri. Soli non si pu stare.
Currao. E ancora qua c' tanto da fare! Siamo al primo principio; tutto dipende da noi; pensate, pensate quant' bello questo: che la nostra vita qua ce la facciamo noi, con niente, con quello che c'; la facciamo sorgere noi, di pianta; e sar, come saremo capaci di farcela. La terra gi tutta verde!
Bacchi-Bacchi (con ironia non maligna). S, s, e l'aria buona...
Papa. Senza vino.
Osso-di-Seppia. senza femmine
Quanterba. alzarsi per tempo e andare a dormire all'ora delle galline!
Filaccione. quanto a salute, ne avremo da venderei
Tobba. Ma non pensate a nulla! Cercate di fare! Date ascolto a me, che non ho pensato mai. C' la terra da zappare? zappate; da seminare? seminate; gettare, tirare la rete? gettate, tirate! Fare, fare. Fare per fare, senza vedere neppure quello che fate, perch lo fate. E la giornata passata
posando le mani sul petto a Quanterba
e non te ne sei accorto nemmeno. Stanco, ti butti a dormire; guardi le stelle e ti pare che dal cielo ti ridano, come se fossi un bambino.
Osso-di-Seppia (con un rammarico che faccia ridere). S, ma un bicchiere di vino, per Cristo!
Bacchi-Bacchi (c. s.). E quando una donna ti guarda...
Currao. Ripianteremo le viti, appena si potr! E sta a noi che qua ognuno possa anche avere la sua donna.
Ciminud, che sta un po' dietro, a questo punto, si sente mancare; sbiancato in viso come un cadavere, si piega sui ginocchi; sta per cadere; sorretto.
Burrania (sorreggendolo). Ciminud! Ciminud!
Il Riccio (sorreggendolo anche lui). Oh Dio, casca!
Alcuni (voltandosi). Che ? che ? Ciminud? Si sente male?
La Spera (accorrendo). Subito adagiamolo sostenetelo! adagiamolo, adagiamolo qua!
Dor. Dio, come pallido!
Altri (sgomenti, a bassa voce). morto! morto!
La Spera. No, no il polso gli batte ancora
Quanterba (toccandogli la fronte). gi freddo!
La Spera. Dor, l
indica la sua stanza
pezze pezze calde di lana sul cuore corri il mio scialletto; sul bambino.
Dor via di corsa. E intanto da fuori la voce di Trentuno.
La voce di Trentuno. Oh oh! Ajuto! Ajuto! Correte! correte!
Alcuni. Che cos'? Un'altra, adesso! Trentuno? Grida aiuto!
La Spera. Zitti! Zitti!
La voce di Trentuno (pi vicina, affannata). La barca! La barca! Correte! Ajuto! ajuto!
Altri. La barca? Ma che grida?
Agitazione in tutti.
La Spera. Zitti! Questo poverino muore!
Trentuno (sopravvenendo, sconvolto). Crocco ha staccato la barca! Ce l'ha rubata! Se n' fuggito! Siamo perduti!
Currao (accorrendo verso il fondo con altri). La barca?
Alcuni. Ah ladro infame! Assassino! E come si fa, ora? Tagliati fuori!
Trentuno. Eccolo l, guardate! Si vede l! dove batte la Luna!
Altri. S, s! Eccolo l! Issa la vela! La vela nuova!
Papa. S' vendicato!
Quanterba. Non potremo pi andare a terra!
Fillic. Non si doveva portarlo con noi! Tante volte l'ho detto!
Alcuni. Come si fa? Come si fa? Tagliati fuori!
Osso-di-Seppia. Ora il bello! Ora il bello!
Currao (ritornando con Trentuno verso Tobba che sta presso Ciminud e non s' mosso). La barca, senti, Tobba? la tua barca!
Trentuno (vedendo ora Ciminud per terra, e restando). Ma che cos'? Oh! morto?
La Spera (china sul moribondo). No, no...
A Dor che sopravviene con lo scialletto involto:
Da' qua, da' qua, subito, ecco, cos, sul cuore... Scostatevi un poco, per carit...
Trentuno (scostandosi con gli altri). Pare morto... cos, tutt'a un tratto... Ma com' stato?
Quanterba. Era corso fuori anche lui; ritornato, stava a sentire; gli si sono piegate le ginocchia.
Fillic. Quell'infame l!
Indica fuori, alludendo a Crocco.
Tobba. Lasciatelo perderei
Currao. Ma come faremo senza pi barca?
Tobba. Come? Ne faremo senza.
Fillic. Per te tutto facile! Non si potr pi andare nemmeno a pescare!
Tobba. Si potr, si potr.
Quanterba. S, e come?
Tobba (accennando al moribondo, perch tutti parlino piano). C' funi, legname: faremo zattere.
Fillic. Ma per le provviste? Qua non s'accostano navi!
Tobba. Provviste ancora ce n'. Il pane non mancher.
Currao. Ma s; forse meglio cos: l'ajuto solo dalle nostre braccia.
Tobba. E da Dio.
La Spera (dopo un silenzio, alzando il capo a guardarli, dir piano). morto.
Tutti si chineranno a guardare, scoprendosi; qualcuno s'inginocchier.
T E L A
ATTO SECONDO
Una prominenza rocciosa dell'isola. V' tracciata una via che, sul davanti, sale da destra a sinistra; e da qui poi, girando, ridiscende in pi ripido pendio alla spiaggia sottostante.
Mare e cielo, sconfinati, di l dalla roccia. Sul davanti, a sinistra, gli avanzi d'una casa addossata alla roccia dove la prominenza pi alta. Il tetto squarciato e riparato alla meglio; la porta verde aperta, staccata da uno dei cardini, appare ancora scontorta dal disastro. Al levarsi della tela si ode da destra un frastuono di voci confuse, concitate. Subito dopo salgono gesticolanti per la via e corrono a guardare dall'alto verso il mare: Currao, Tobba, Fillic, Quanterba, Trentuno e Papa, seguiti da La Spera col bambino avvolto sotto lo scialle.
Currao. Paranze della nostra cala, s, guardale: quattro: di qua si vedono bene!
Quanterba. Ma forse sbandate... Col vento di stanotte!
Papa. No, no: quest' lui, Crocco: la sua vendetta!
Fillic. Vendetta? Lascialo sbarcare!
Trentuno. Non sbarcheranno, com' vero Dio!
Currao (a Trentuno). Va', va', chiama tutti a raccolta! Di qua, con le pietre; e gi dalla spiaggia con pertiche, travi; corri, corri!
Trentuno, via di corsa per la destra.
Tobba. Quattro ciurme, ragazzi! Non sar facile.
Currao. Loro sono sul mare, e noi qua da terra!
Tobba. E se sono armati?
Currao. Le pietre!
A Quanterba e Fillic
Le pietre!
Papa (correndo gi a prenderne con gli altri due, davanti alla casa). S, s, le pietre! le pietre!
Currao. Prendete le pi grosse!
Papa (sollevandone una con ambo le mani). Ecco, di queste!
Currao. Bravo, s! prendete!
Fillic. Li fracasseremo!
Currao. Portatene su quante pi potete! Ma ce n' anche qua!
Ai tre che risalgono
Le scaglierete da quass con tutta la forza!
Tobba (guardando nel mare verso destra). Sono qua, sono qua! Quanta gente a bordo!
Currao. Ci difenderemo sino all'ultimo sangue!
Papa. Non la deve aver vinta, perdio!
Fillic. Ma i nostri, i nostri? Se tardano ancora, non arriveranno a tempo!
Quanterba (guardando verso destra). Eccoli, eccoli, vengono!
Gridando e facendo cenni con le mani:
Qua, qua! Correte, correte! Ciascuno si provveda alla meglio di qualche cosa.
Currao (scorgendo La Spera). Che vuoi? Che sei venuta a fare, tu qua, col bambino? Via! Via!
La Spera. Lasciami stare con te.
Currao. Non voglio! Possono essere armati, non hai sentito?
Quanterba (a Papa, guardando verso il mare). Si vede guarda del rosso! Come se volessero issare bandiere!
Tobba (a La Spera). Col bambino non prudente: va', va'!
Papa (a Quanterba). Ma no, che bandiere! Io vedo anche del giallo, l sulla seconda paranza.
La Spera. Che volete fare, se sono in tanti?
Currao. Ora lo vedrai.
La Spera. Come impedirete?
Currao. Lo vedrai! Lo vedrai!
La Spera. Se non potranno qua, andranno a sbarcare altrove.
Currao. Per adesso sono qua!
Quanterba. Lo sa bene Crocco ch' questo il miglior posto di sbarco!
La Spera. Con qual diritto poi?
Currao (adirandosi). Chi, loro o noi?
La Spera. Non siamo mica noi i padroni dell'isola!
Currao. Noi, s, siamo noi ora!
Tobba. Da s, non ci sarebbero mai venuti!
Currao. Il coraggio di venire l'hanno preso dal rischio che abbiamo affrontato noi, e che l'ha fatta nostra, l'isola, ora!
Fillic. Non ce la lasceremo strappare!
Sopravviene da destra giubilante Dor.
Dor. Gi, gi quelle pietre!
La Spera. Ah! Sono le paranze di tuo padre?
Dor. S, s, l'ho riconosciute! Forse viene a prendermi!
Fillic. Con quattro paranze viene a prenderti!
Quanterba. Come un figlio di re!
Dor. Forse recher doni...
Sopravviene da destra Trentuno armato d'una robusta pertica.
Trentuno. Che doni vai dicendo! Crocco nella prima; l'ho visto io con questi occhi!
Sopravviene, armato anche lui di pertica, Filaccione.
Filaccione. S, s, che istiga tutti e insegna dov' pi facile l'approdo!
Sopravvengono, anch'essi armati, il Riccio, Bacchi-Bacchi, Osso-di-Seppia e Burrania.
Papa. Bisogna scannarlo! Miserabile!
Currao. Gi, gi, vojaltri con le pertiche! Ma non tutti!
A Burrania
Da' questa a me
gli leva la pertica
e tu resta qua a scagliar pietre con gli altri
A Papa
Se arrivano a sbarcare
Papa. mano ai coltelli, non dubitare!
Currao. A terra, o loro o noi! Andiamo, andiamo gi!
Scende con Trentuno, Filaccione, Osso-di-Seppia, Bacchi-Bacchi e il Riccio gi per il declivio della spiaggia.
Tobba. Eccola prima!
Papa (levando la sua). Pronte le pietre!
Si vede comparire dal basso la punta triangolare della vela dipinta d'un bel rosso arancione della prima paranza. E subito si odono confuse le grida dei nuovi arrivati sulle paranze e quelle dei coloni che vogliono ostacolarne l'approdo.
Voce di Currao. Via! Via! Qua non sbarca nessuno!
Voce di Trentuno. Forza! A loro! Di qua! Forza! Forza!
Voce di Filaccione. Indietro! indietro! Ti sfondo la pancia!
Voce di Osso-di-Seppia. Tutti a mare, canaglia, e ce la vedremo tra noi!
Voce di Bacchi-Bacchi. Non sbarcate! Non sbarcate! Via! Via!
Voce del Riccio. Gi le pietre! Gi le pietre!
E simultaneamente dalle paranze:
Voce della Ciurma. Siamo amici Siamo amici! Non veniamo per male! Lasciateci sbarcare!
Si vede comparire la punta di un'altra vela.
Voce di Padron Nocio. Pace! Pace! Vengo per mio figlio!
Voce di Mita. Dor! Dor! Siamo noi!
Voce di Crocco. Qua c' Mita! Ci sono le donne! Le donne!
Voci dei Coloni (da sotto, cessando d'ostacolare l'approdo). Ih, le donne! le donne!
Papa, Quanterba, Burrania (buttando via le pietre e avviandosi alla spiaggia, di corsa, esultanti). Le donne! Le donne! Le donne!
Fillic (a Tobba). Vai a tenerli pi! Hanno portato le donne!
Tobba. finita la pace!
Voci dalla spiaggia. In trionfo, in trionfo le donne!
Trentuno. Viva Marella!
Quanterba. Viva La Dia!
Altri a coro. In trionfo! In trionfo!
Il Riccio. Qua, Nela, ti porto io!
Osso-di-Seppia. In trionfo, Sidora!
Coro. S, viva, viva! in trionfo! in trionfo!
Crocco. Anche Mita in trionfo!
E vengono su dalla spiaggia gridando con le donne in braccio dalle vesti sgargianti tra risa e fremiti di finto sgomento e di gioia, come in un festoso ratto rituale.
Trentuno. (con Marella in braccio, contesa da Bacchi-Bacchi). Questa mia! Questa mia! Levati! Non la prendi pi!
Bacchi-Bacchi. No, no, mia! miai Lasciala! Lasciala!
Marella. Lasciatemi tutti e due, matti! Mettetemi a terra!
Voci della Ciurma. Viva Marella!
Bacchi-Bacchi. L'avevo presa prima io in braccio! Lasciala!
Trentuno. No! Tunon l'hai saputa reggere! Levati, ti dico!
Voci della Ciurma. Viva! Viva!
E il primo gruppo dei due uomini e della donna, attorniato da marinai della ciurma, cos rissando, ridendo e applaudendo, dopo aver salito ridiscende e scompare da destra. E dalla spiaggia viene su un altro gruppo.
Il Riccio (con in braccio Nela). No! Eccola qua la vera regina! Nela regina! Regina incoronata!
Nela. No, no, basta, pazzo! Mi fai cadere! Mi fai cadere!
Il Riccio. Non cadi, no! Non aver paura che in braccio a me non cadi!
Voci della Ciurma. Viva! Viva! In trionfo! Pi alta! Pi alta!
E via, da destra, mentre dalla spiaggia viene su Quanterba con in braccio La Dia.
Quanterba. Dia di nome, Dia di fatto! Viva La Dia! Viva La Dia! Dia di tutti, ma tutta mia! La Dia. Lasciami! Lasciami! Mi gira il capo! Mettimi gi!
E via, da destra. Viene su dalla spiaggia Mita, inseguita da Crocco.
Mita (chiamando dall'interno). Dor! Dor! Dove sei?
Crocco (cercando d'afferrarla). Eh, su, lasciatevi portare in trionfo anche voi!
Mita (sfuggendogli). No, no! Io, no! io, no!
Dor (che se ne sta gi con La Spera davanti la casa diroccata, balza come un daino su la roccia in difesa della sorella). Lascia mia sorella! Non arrischiarti a toccarla, schifoso!
Mita (abbracciando il fratello). Dor! Dor! Siamo venuti, vedi?
Crocco. A liberarti, sciocco! Siamo venuti a farti reuccio! Ma tua sorella me la prendo io!
Cerca di ghermirla.
Mita (scostandolo). No! No! Finiscila, ti dico!
Dor. Fatti in l, o perdio...
E fa per avventarsi. Sopravviene dalla spiaggia Padron Nocio, seguito da Burrania, Filaccione, Osso-di-Seppia, Papa e qualche uomo della ciurma.
Padron Nocio. Che cos'? Gi le mani!
A Crocco
Tu t'attenti a toccar mia figlia?
Crocco. Si fa per chiasso, Padron Nocio!
Padron Nocio. Non voglio di questi chiassi, io, con mia figlia!
A Dor
E con te, mal'erba, ora faremo i conti, sai!
Crocco (indicando gi, davanti la casa, La Spera, avvilita col suo bambino sotto lo scialle, tra Tobba e Fillic). Guardate, guardate l! Se n' stato sempre tra le gonnelle di quella sudiciona l!
Sghignazza oscenamente
Oh, la santa, guardate! La santa!
Filaccione (sghignazzando anche lui, con gli altri). Uh gi, guardai La regina! La regina!
Osso-di-Seppia. E dire che abbiamo spasimato per quella toppa l scassinata!
Papa. finito il tuo regno!
Burrania. Puoi spegnere il moccolo che tenevi acceso per tutti, tu sola!
Crocco. Schifosa! Sgualdrina! Sgualdrina!
Dor. Oh vigliacchi!
Tobba. stata qua una sorella per tutti!
A Padron Nocio
E per vostro figlio, una madre!
Fillic. Vigliacchi!
Crocco (a Tobba). Spassati ora tu con lei, vecchio bavoso!
Osso-di-Seppia. Ne abbiamo tante ora di donne!
Papa. E tu ridiventi quella di prima!
Crocco. Sgualdrina! Sudiciona!
Osso-di-Seppia (sputando). Puh! Lavati la faccia!
Filaccione. Puh!
Fillic. Pi l'hanno desiderata, e pi ora la disprezzano!
Tobba. Dio vi punir!
La Spera. Lasciateli dire! M'offendevano quando mi desideravano; ora che mi disprezzano, non m'offendono pi.
Ai denigratori
E non ve lo dico per superbia, no; anzi perch me ne sento castigata e che mi castiga Dio per vostro mezzo! Per me meglio cos; si, si; meglio cos, sputata, disprezzata, avvilita.
Viene intanto dalla spiaggia un tumulto di voci.
Voci della Ciurma. Addosso, addosso a lui!
Agguantalo! Non te lo fare scappare! Sgozzalo! Sgozzalo!
Dgli, dgli col suo stesso coltello!
Legatelo! Legatelo!
Buttiamolo a mare!
S, s, a mare! a mare, legato!
A mare! A mare!
Gi, gi, forza! Atterratelo, prima!
E simultaneamente, pi alta, disperata,
La voce di Currao. No, non m'avrete vivo! Non importa, disarmato! Vigliacchi, in tanti contro uno! No, non mi legherete! Non mi legherete!
Mita, Padron Nocio e Dor corrono a guardare dall'alto:
Mita. Chi grida cos?
Dor. La voce di Currao!
La Spera. Oh Dio, no! Che gli fanno? Che gli fanno?
Mita. Lovogliono legare! No! No! Si difende! Ah no, gi il coltello!
La Spera. Salvalo, Dor! Salvalo! Salvalo!
Crocco. Il tuo re!
Gridando gi
Sgozzatelo! Sgozzatelo!
Osso-di-Seppia. Te lo legano e te lo buttano a mare!
La Spera. No, no! Va', corri, Dor! Salvalo tu, per carit!
Dor. Lascialo! Lasciatelo, assassini!
Al padre
Ma grida! Ordina tu di qua che lo lascino! Lo legano per buttarlo a mare! Non vedi?
E si precipita gi.
Padron Nocio (con gran voce). O oh! Lasciatelo! Vi ordino di lasciarlo! Non siamo venuti qua per far male a nessuno! Venite quass con me, tutti, e vediamo di mettere ordine prima che si faccia sera! Venite, venite su!
Tobba (a La Spera e a Fillic). Andiamo, andiamo noi laggi, ad unirci a lui.
A La Spera
Non aver paura!
Tobba, La Spera e Fillic salgono su la prominenza rocciosa per discendere alla spiaggia. Passando tra il crocchio dei denigratori, questi riprendono a dileggiarla tra sghignazzate e goffi inchini.
Filaccione. Maest decaduta!
Burrania. Santa senza moccoli!
Papa. A quanto ti rivendi, bellezzina?
Fillic. Come non vi vergognate? Ha il bambino in braccio!
Crocco. Oh, tu! Tacchino spennacchiato! Hai finito, sai, di sparar la coda!
Tobba. Vieni, vieni, Fillic, non dar retta!
Intanto dalla spiaggia, mentre i tre vi discendono, vengono su al richiamo di Padron Nocio gli uomini della ciurma, sei o sette, e Dor.
Padron Nocio. Andiamo, e chi vorr stare in pace con noi, verr a trovarci. Dove sono gli altri?
A Dor
Tu facci strada.
Via per la destra con Mita, Dor e gli uomini della ciurma. Restano in iscena Crocco, Burrania, Osso-di-Seppia Filaccione e Papa.
Crocco. Eh? Che ve ne pare?
Burrania. Scorpione!
Crocco. L'ho pensata bella, s o no?
Filaccione. Ma troppa gente! Troppa!
Osso-di-Seppia. No, meglio, anzi!
Filaccione. Non ci sono pi abituato, e...
Osso-di-Seppia. Ti confondi?
Papa. Nessuno, oh, mi lever il mio!
Osso-di-Seppia. E poi, dico, non resteranno qua tutti...
Burrania. E se qualcuno di noi se ne vorr andare, ci sono ora quattro paranze...
Osso-di-Seppia. Ma c' terra per tutti, lasciali stare!
Burrania. Piacer restare, ora che la compagnia cresciuta.
Crocco. Mi sono figurato che qua, a un altro poco, morivate tutti d'inedia...
Burrania. Ma come hai fatto a persuaderlo?
Papa. Col figlio qua, bella forza!
Crocco. Il figlio! Non stato mica il figlio soltanto. Certo, s, stato il gancio pi forte.
Papa. Se voleva riaverlo, doveva pur venire o mandare altri a riprenderlo.
Crocco. Ma poteva anche ricorrere alla polizia; anzi, senza il rischio di vedersi combattuto da voi, com' stato.
Osso-di-Seppia. L'hai indovinata, furbacchione, a portarci le donne!
Burrania. Appena le abbiamo viste sulle paranze!
Crocco. Eh, lo sapevo! Ma persuaderli padri e fratelli e mariti a portarle
rivolgendosi a Papa
non stato mica facile, sai? che ho dipinto a tutti quest'isola come il paradiso terrestre.
Osso-di-Seppia s, dopo il peccato originale!
Crocco. mare pescoso; terra che, appena la gratti, ti d quello che vuoi; questa luce giovanile, che sol e la vita come ti piace di fartela, con la tua bella libert
Papa. ma se non ne hai i mezzi? la libert come fai a valertene?
Crocco. Appunto! Lui i mezzi ce l'ha. E noi ce ne varremo. Ora in mano nostra, e sta a noi farne quello che vorremo: se siamo tutti d'accordo! State a sentire. Bestia, non sa neppur lui com'abbia fatto i denari con le barche che gli lasci il padre. Ma ambizioso; e ora questa per lui vuoi essere la sua impresa: figuratevi com'io gliel'abbia glorificata! Sar il capo, di nome. Se vorr comandare, avr bisogno che gli diamo spalla noi contro quelli che, venuti qua prima, hanno preso il governo dell'isola. E allora ho pensato una cosa, state a sentire. Guardie del corpo. Noi cinque. E sei col Riccio, se vorr starci.
Papa. Che vuol dire guardie del corpo?
Filaccione. Guardie di lui?
Crocco. Per la sua difesa, a difesa del nuovo governo.
Osso-di-Seppia. Sbirri, ho capito! Oh questa poi! S, s, sbirri, sbirri; io ci sto! Eh, non mi parr vero di poterlo fare!
Filaccione. Anche a me! Anche a me!
Crocco. Ma non dite sbirri, per carit! guardie del corpo, suona bene. Gli far capire che n'avr bisogno; e cos ce la godremo senza far nulla, fingendo di presidiarlo, il pasci! Bisogna per tirar subito dalla nostra il vecchio Tobba.
Papa. S, e come? Sai bene com'!
Crocco. Lasciandogli intendere che per la pace: baster! Tobba dev'essere con noi a ogni costo: ha lui l'intesa con la polizia, l a terra.
Filaccione. Lofaremo generale! Nostro generale!
Osso-di-Seppia. Magnifico, s! Brache rosse e sciabola di legno; e il kepi col pennacchio! Ci penso io al pennacchio!
Crocco. Non scherzate, non scherzate, perch un complotto, presto, bisogner metterlo su per davvero
Filaccione. un complotto?
Osso-di-Seppia. perch?
Filaccione. del re spodestato?
Crocco. no, no, nostro, un complotto nostro, vero; ma facendo in modo che appaia di loro
Papa. ah gi, s! per dare a Padron Nocio una prova che necessaria la nostra sorveglianza
Crocco. no, non per questo! Non intendo una finzione, io!
Papa. E che intendi allora?
Crocco. Venire a un fatto positivo e grave che renda impossibile ogni intesa con quelli.
Filaccione. Un fatto? che fatto?
Crocco. Uno ora vi dir a cui bisogner dare il colore d'una vendetta loro, degli spodestati contro l'usur-patore, mi spiego? Ma lo compiremo noi per vantaggio nostro: per levar subito di mezzo chi rappresenta per noi in questo momento il pericolo pi grave, cio che si mettano d'accordo, a danno di noi tutti, i due capi. Padron Nocio e Currao. Non capite chi? Eh, perdio, Dor.
Burrania. Ah, gi! Dor!
Crocco. Dor tiene per Currao e La Spera, contro di noi. Tenter tutti i mezzi per farli entrare nelle grazie del padre; allora per noi sarebbe finita.
Papa. Ma, levarlo di mezzo, come?
Crocco. Come! Bisogner concertare il modo; e subito, questa sera stessa: lasciate fare a me!
Osso-di-Seppia (voltandosi a guardare verso destra). Zitti! Oh, mi sembra proprio lui!
Filaccione (piano). Dor?
Burrania. S, lui. Con la sorella.
Crocco. Mita? Ah, vedete? vedete? Viene proprio per parlare con quelli gi alla spiaggia. E porta con s la sorella?
Papa. Si ferma: ci ha visti.
La voce di Dor. Crocco!
Papa. Ti chiama.
Crocco (rispondendo). Ohi, Dor!
La voce di Dor. Vieni, mio padre ti cerca!
Crocco. Vengo subito!
Ai suoi
Andiamo. Mi cerca, buon segno!
Via tutti per la destra. La scena resta vuota per un momento. Giunge dalla spiaggia un canto marinaresco dei pochi uomini rimasti a guardia delle paranze. Durante questo breve canto vengono su dalla spiaggia Currao, Tobba, Fillic e La Spera. Scendono dalla prominenza rocciosa in silenzio e restano presso la casa.
Tobba. Iodico questo: che se noi abbiamo cercato d'impedire il loro sbarco stato perch abbiamo supposto ci che in fondo era vero: che venivano, condotti da quell'infame, per buttar via noi e mettersi loro al nostro posto
Fillic (incalzando). e sopraffarci!
Currao (brusco). Sta bene. Abbiamo saputo impedirlo? No.
Fillic. ma perch i nostri, appena hanno visto le donne...
Currao (c. s.). hanno smesso subito di combattere, e siamo stati sopraffatti. Che vuoi pi farci? Ringraziarlo perch riuscito lui invece, a impedire ch'io fossi sgozzato, o legato e buttato a mare?
Tobba. Non voglio dir questo. Se non mi lasci parlare!
Currao. Che vuoi pi parlare! Vinti, traditi: basta!
Tobba. Ah no, perch cos vieni ora ad affermare ci che prima hai negato! Che ha diritto la forza. No!
Fillic. Il diritto nostro! La licenza d'occupare l'isola stata data a noi, l'ha lui, Tobba; non l'hanno mica loro!
Tobba. Lascia star la licenza! Noi abbiamo stabilito un ordine qua, messe le nostre leggi; divise le terre, diviso il lavoro
Currao. E ora vengono loro e buttano all'aria tutto. Glielo puoi impedire? No. E dunque bastai
Tobba. Ma si pu venire a un'intesa
Currao. con loro?
Tobba. ottenere che ci sia rispettato
Currao. da loro?
Tobba. ci che spetta di diritto anche a noi che siamo i primi occupanti!
Currao. E vai dunque a intenderti con loro, tu che lo credi possibile; vai pur l con gli altri!
A Fillic
E vai anche tu! Io resto qua.
Tobba. No: tu devi venire il primo!
Currao. Ioresto qua.
Tobba. Ma io sto dicendo tutto questo per te! Che vuoi che importi pi a me dei miei diritti sulla terra? io guardo il cielo, lo sai.
Fillic. Devi venire con noi, a difendere e far valere ci che abbiamo fatto
Currao. s, per quelli a cui bastato portare in trionfo una donna per cedere tutto! Andate, andate: io non mi muovo di qua.
Tobba. Vado io per te.
A Fillic
Andiamo.
E s'avvia con lui.
Currao. No: bada, te lo proibisco! Parlate per voi! Guai se v'arrischiate a parlare per me!
Tobba e Fillic via per la destra.
La Spera (dopo una lunga pausa). Tu non hai pi una donna da portare in trionfo.
Currao. Brava, mttiti a rammaricarti anche tu, adesso.
La Spera. No, Currao, non mi rammarico per me.
Currao. E per chi, allora? Per me anche tu? tutti per me? Ma badate un po' a vojaltri, se vi riesce, e lasciatemi starei
La Spera. Volevo dirti appunto questo. Se vuoi che ciascuno badi a s, io a me ormai so come badare.
Currao. Che intendi dire?
La Spera. Hoil mio bambino: mi basta.
Currao. L'avevi anche prima il bambino; non ti bastava?
La Spera. S, ma prima avevo da badare anche gli altri. Ora che gli altri non sanno pi che farsi di me e mi disprezzano
Currao. ti rincresce? -
La Spera. ma no, che vuoi che mi rincresca? Vorrei che tu...
Esita a dire.
Currao. che io?...
La Spera. non sentissi come un avvilimento per te questo disprezzo.
Currao. Lodici perch mi stai vedendo cos? Come vorresti che fossi dopo quanto accaduto?
La Spera. Hai ragione, s. M'era parso che fossi cos per causa mia. Non voglio. Ho visto che non sei voluto andare con Tobba...
Currao. Hai creduto per causa tua?
La Spera. Per quello che stato fatto a me... Ma non importa!
Currao. Che stato fatto a te?
La Spera. Niente; se non stai cos per questo... A me basta per consolarmi di tutto, guardare gli occhi del mio bambino, quando li apre per guardare e non sanno nulla! Li guardo, e in questa loro innocenza mi scordo di tutto. E tutto quello che so io della vita mi pare allora lontano lontano, un sogno cattivo che la luce di questi occhi fa subito sparire.
Currao (si alza, va vicino a La Spera). Dorme?
La Spera. S, dorme. Come se non fosse stato nulla. L'ho visto ora sorridere nel sonno.
Currao. Ma sapr... Domani sapr, sapr...
La Spera. Star a me insegnargli ci che deve sapere.
Currao. Se non ci fossero gli altri!
Prende con cautela in braccio il bambino.
Tutti ora qua... Io che volevo mi crescesse lontano, fuori...
La Spera. Non temere, vedrai... Prima che gli altri lo mordano col loro veleno
Currao. ma tutti ora, subito!
La Spera. avr io il tempo e il modo, non temere, di mettere in lui tanta bont e tanto giudizio, che se anche tutti mi grideranno pste e vituperii, sputandomi in faccia e sghignazzando, non li sentir, non li sentir, come non li ha sentiti poc'anzi, standomi in braccio, qua sotto lo scialle.
Currao. Hanno fatto questo?
La Spera. S; ma non te ne curare...
Currao. Col mio bambino in braccio?
La Spera. Loriparavo io il bambino.
Currao. Hanno avuto il coraggio di sputare su te, col mio bambino in braccio? Quando stato? Chi stato?
La Spera. Mentr'eri laggi a dibatterti...
Currao. Vigliacchi! Vigliacchi! Col mio bambino in braccio! Sono stati i nostri? Voglio sapere chi stato! Chi stato? Quelli che si portavano in trionfo le donne?
La Spera. Ma naturale: puoi immaginartelo: arrivate le altre, io sono ridiventata per loro, al confronto
Currao. quella di prima?
La Spera. Me l'hanno gridato...
Currao. E hanno tutto dimenticato, schifosi? Ci che sei stata per loro, ci che hai fatto per tutti?
La Spera. Cerchi la gratitudine? Hanno dimenticato quello che ho fatto per me, devi dire! Questo
e posa una mano sul bambino ancora in braccio al padre
questo che ho fatto per me, hanno dimenticato! E che vuoi che mi importi allora dei loro sputi e dei loro vituperii! Dammelo!
Currao. No! Come vuoi che lo lasci pi a te, ora?
La Spera. Temi che non lo sappia difendere?
Currao. Ma non per la difesa!
La Spera. Per il disprezzo?
Currao. Com'hai potuto sopportarlo? Dico, per lui! per lui! Perdio, com'hanno potuto non pensare che non soltanto tuo figlio? ma anche mio, mio figlio, e che come mio figlio debbono, debbono perdio rispettarlo!
La Spera. Tustai parlando, come se anche per te...
Currao. Dici che non te n'importa. Ma come? Non t'importa che in braccio a te mio figlio sia stato sputato? Mi credevano morto? Ah, ma ce la vedremo! ce la vedremo! Tieni!
Le rid il bambino.
La Spera. Che vuoi fare?
Currao. Levati!
La Spera. Per carit, Currao! Io ho parlato...
Currao. Vigliacchi! Vigliacchi!
La Spera. per darti la prova, anzi...
Currao. Hanno cangiato faccia perch son venute le altre! Era vero, dunque? Era vero
La Spera. che cosa? (oh Dio, non posso vederti cos!)
Currao. che credevano ch'io comandassi soltanto perch avevo te, ch'eri allora la sola! Venute le altre, gi a terra anch'io? buttato in un canto e sputacchiato con te? io e mio figlio? Ah, no, perdio, no! Lo vedranno! lo vedranno!
La Spera. Ah, ecco: cos voglio, cos: che tu ti rialzi!
Currao. Mi piglier una tale vendetta!
La Spera. Ma non per vendicarti!
Currao. Per vendicarmi, si! per vendicarmi!
La Spera. Si sono subito voltati verso il bene che arrivava, tanto desiderato!
Currao. Buttando me a terra, e il mio bambino, con te?
La Spera. Perch hanno creduto che questo bene, tu, lo avessi in me: tu solo.
Currao. Per uno straccio di femmina, puzzolenti! Per quattro mocciose l, che non potranno mai avere, se pure in prima si son lasciate abbracciare! Hanno dimenticato tutto, perduto la vista degli occhi! Schifo! schifo! schifo! E perch sono cos loro, hanno potuto credere che io qua comandassi soltanto perch avevo te!
La Spera. Ora potrai dimostrare che non era vero.
Currao. S, come? se per te, miserabili, mi han voltato tutti le spalle!
La Spera. Ti volevo dir questo, vedi? Che tu non devi, non devi rimanere sotto il disprezzo con cui ora naturale che vogliano pestarmi.
Currao. Ah, ti par naturale? Dunque vuoi proprio che mio figlio non rimanga con te?
La Spera. No, come! che dici?
Currao. Se tu ti vuoi far santa, accomodati! Ma mio figlio no, perdio! Per mio figlio non posso tollerarlo!
La Spera. Non ti dico di tollerarlo. Fai conoscere a tutti, di nuovo, il cuore che hai avuto, venendo qua. Li richiamerai tutti a te, non dubitare! E non badare, non badare pi a me... Ah, guarda, viene qua Dor con la sorella.
Si trae da parte. Entrano da destra Dor e Mita. Come se questa, per ritegno o per vergogna, fosse un po' riluttante, Dor la tira per la mano.
Dor. Eh via, non ti vergognare! Eccolo qua Currao; e quella La Spera, col suo bambino. Ecco mia sorella Mita.
La Spera. S, ricordo d'averla veduta...
Dor. Ah gi, s, una sera, nella taverna di Nuccio d'Alagna; s s, vero!
Mita. Ma no... io non ricordo...
Dor. Eh, perch ora la vedi cos; non puoi pi riconoscerla, sfido!
Mita (a Currao). Non vi han fatto male?
Currao. No: i vostri, nessun male.
Dor. Sono stati quei vigliacchi, aizzati da Crocco
Currao. s, i nostri!
Dor. come tanti cani si son voltati addosso a lei!
Mita. Ma ora mio padre vuole riconciliare tutti! e sta cercando di l, appunto insieme coi vostri, di rimettere la pace.
Currao. La pace? Ci sar tra quelli pi d'uno che far di tutto perch non sia rimessa, la pace.
Mita. Ma no, tutti m' parso che s'adoperassero...
Currao (troncando, brusco). s: perch io sono qua.
La Spera. Inducetelo, persuadetelo voi, tutt'e due, ad andare anche lui di l! Fa', fa', Dor, che lo persuada lei, tua sorella...
Mita. Ma s; venite, venite!
Dor. Mio padre t'ha cercato!
Mita. S, vero! Ho sentito anch'io che ha domandato di voi! Ha di voi tanta stima!
Currao. Stima di me? e s' poi lasciato persuadere da Crocco a venire?
Dor. Ah, ma glielo dir io ora, che non dovr pi fidarsi di quello! E baster per Crocco, e per quelli che hanno fatto subito lega con lui, vederti ricomparire tra me e mia sorella!
Mita. Ne ho diffidato anch'io sempre; e se Dor non fosse stato qua, avrei fatto di tutto, credete, per sconsigliare a mio padre di venire. Ora nessuno meglio di voi potr guardare mio padre da Crocco.
Dor (voltandosi a guardare verso destra). Ah, ma viene lui, guarda, a cercar di te, con Tobba e Fillic. Miglior prova di questa?
Mita. Eccolo qua, vedete? viene lui.
Vengono da destra Padron Nodo, Tobba e Fillic. La Spera si discosta ancora di pi e poi andr a sedere su un sasso davanti alla casa.
Incombe gi l'ombra della sera.
Padron Nocio. Vengo a cercarti io, Currao, e a porgerti io la mano per dimostrarti che questa nostra impresa non stata, n vuol essere, come a te sembrata, contro te i tuoi amici. E vengo anche a invitarti a festeggiare con noi il nostro arrivo e il felice ritrovamento di mio figlio che s'era avventurato con te; e debbo ringraziarti del modo con cui me l'hai trattato.
Tobba. Eh, ma non lui soltanto; anche La Spera! Dov'?
E la cerca con gli occhi.
Padron Nocio (subito). Meglio restare a parlare tra noi uomini, adesso. Finito il primo scontro (subito per fortuna, e senza danno n per l'una parte n per l'altra) m'aspettavo in verit di vederti venire da me coi tuoi amici.
Currao. Non sono venuto, Padron Nocio, per la semplice ragione che questa pace che voi vi figurate di poter rimettere tra noi, io non posso volerla.
Padron Nocio. Ah no?
Currao. No; se dev'essere a patto che qua non sia pi come prima.
Padron Nocio. E perch non dovrebbe, se com'era prima era bene?
Currao. Perch il bene, Padron Nocio, difficile a farsi; troppo facile il male. Dico questo per i miei, che si sono subito arresi. Il bene di cui noi avevamo bisogno qua, non pu essere il vostro.
Padron Nocio. Perch non pu essere il mio?
Currao. Ma perch di questo bene, voi, per vostra fortuna, non avevate bisogno. Ricco; dentro la vostra legge l, che vi tutelava. Che siete venuto a fare, qua tra noi?
Padron Nocio. Estro che mi s' acceso... La cosa nuova...
Currao. Ecco, lusso!
Padron Nocio. No, tentazione. E poi, c'era qua il mio ragazzo... Mi son buttato l e addio! Possiamo stabilire ora tra noi un accordo che migliori anche le vostre condizioni.
Currao. E come? Ve lo sto dicendo. Se siete qua senza bisogno, per un di pi che un intrigante, con lo scopo di vendicarsi di me, v'ha lusingato, che avreste potuto acquistare? Dite che potremmo avvantaggiarcene anche noi? Non vero. Questo vostro di pi, a noi, non bisognava. E guaster tutto, per forza.
Padron Nocio. Guaster tutto? Ma no!
Fillic. Facciamo in modo che non guasti!
Padron Nocio. Star a noi!
Currao. Guaster tutto! Far diventare facile il bene. Ecco. Sentite? Ora di l tripudiano, suonano, cantano, ballano... Avete portato l'ozio, lo spasso; e nascer l'invidia, per forza, e la gelosia; nascer l'ambizione e l'intrigo per forza. Tutti i vizi della citt avete portato, e le donne, il danaro. La citt, la citt da cui eravamo fuggiti, come dalla peste.
Padron Nocio. Fanno un po' d'allegria! Eh via, che c' di male? Si dev'essere pure un po' allegri a questo mondo! A proposito. Me ne scordavo.
A Dor
Va,' va' a chiamare qualcuno della ciurma.
Dor via per la destra.
Ho portato un po' di vino...
Currao. Anche il vino!
Padron Nocio. Oh, ma non di quello di Nuccio d'Alagna! Un vino... sentirete!
E s'avvia per salire sulla prominenza rocciosa.
Vogliamo bere! stata pure una bella impresa oh! venire fin qua.
Gridando dall'alto agli uomini rimasti a guardia delle paranze.
Ohi, dell' Angiolina ! tirate su i barili e le provviste da scaricare! E voi della Costanza , le torce, le torce a vento che sono a pruavia! Facciamo un po' di luminaria! Accendetele!
Ridiscende.
Fillic. Volete far proprio un festino!
Padron Nocio. Ma s! Senza tutto questo male che ci vuole vedere Currao. Proprio per festeggiare l'arrivo come v'ho detto.
Tobba. Jer sera, Padron Nocio, qua, a quest'ora, finite le opere, mangiavamo al lume delle nostre lanterne da pescatori la minestra cucinata da La Spera (o dov'? ah, te ne stai l?) scambiavamo tra noi qualche parola; Filaccione, pi l, cantava sotto le stelle; e ciascuno alla fine se n'andava a dormire in santa pace.
Currao. Pensateci bene. Siete cascato in mano d'un impostore che cercher in tutti i modi d'approfittarsi di voi e della roba vostra, facendosi complici tutti. Mi dite a chi potrete ricorrere voi, domani? Venendo qua, vi siete messo fuori della legge vostra, e avete intanto distrutta la nostra. Vi rendete conto adesso di ci che avete fatto?
Padron Nocio. Ma se mi metto ora nelle vostre mani? Sono qua per questo!
Ritorna Dor con Trentuno, il Riccio, Filaccione, Osso-di-Seppia e tre della ciurma.
Trentuno. Eccoci qua!
Il Riccio. Ai comandi, Padron Nocio.
Filaccione. Che c' da fare?
Padron Nocio. Andare gi a scaricare dalle paranze il vino e le provviste.
Trentuno. Viva Padron Nociol
Il Riccio. Il vino! Il vino!
Filaccione. Donne e vino! Donne e vino!
Osso-di-Seppia. Facciamo festino! Facciamo festino!
E, cos gridando e saltando di gioja, si precipitano alla spiaggia.
Currao (tra serio e ironico). Tobba, tu che sei profeta; ricordaglielo tu che l'isola non sicura. Se tutti vi si mettono a ballare, c' il rischio diglielo che sprofondi sotto il mare.
Padron Nocio (con arguta malizia). Anche se ti metti tu a ballare con mia figlia Mita?
Lo prende sotto il braccio per avviarsi.
Andiamo, andiamo...
Via con Mita, Currao, Tobba, Dor e Fillic, senza neppur volgere uno sguardo a La Spera che resta sola nell'ombra col suo bambino.
Risalgono dalla spiaggia tripudianti con le torce a vento accese Trentuno, il Riccio, Filaccione, Osso-di-Seppia e gli uomini della ciurma carichi delle provviste e dei barili di vino, gridando a
Coro. Corri, corri!
Luce, luce!
Donne e vino!
Donne e vino!
Facciamo festino!
Facciamo festino!
Via per la destra, sempre gridando e saltando, a suono di fisarmonica e di cembali. Poi i rumori si perdono in lontananza. Pausa. Nella sera sopravvenuta si vedranno issare agli alberi delle paranze i due fanalini.
La Spera (nell'ombra e nel silenzio, parlando al suo bambino): Solo? No, solo. No, solo, Nico; no: t'hanno lasciato con la mamma tua, con la mamma tua! E neanch'io, no: sola no, Nico, se m'hanno lasciata con te, con te, amore mio, con te, gioja mia, Nico mio; Nico mio...
T E L A
ATTO TERZO
La stessa scena dell'atto precedente; ma rallegrata dai preparativi d'una grande festa. Sulla prominenza rocciosa, la via che discende alla spiaggia tutta parata di pali e festoni e lampioncini colorati. A destra, sul davanti, stata rizzata una specie di baracca; un gran telajo quadrato di tela gialla di vela, col sole nascente dipinto in mezzo, sospeso a baldacchino su una tavola coperta da un rozzo tappeto violaceo, d'albagio. Sulla tavola, i doni per le spose: scialli di casimirra con lunghe frange e sciarpe di velo e lustrini; grandi fazzoletti di seta dai vivaci colori, collane di corallo e cerchioni d'oro.
Nuda, e pi squallida che mai, rannicchiata sotto la roccia, la casa mezzo diroccata de La Spera, con la porta verde accostata.
Al levarsi della tela, la scena vuota; ma si sentono dalla spiaggia sottostante salire gridi e risate di donne inseguite per chiasso: sono Nela e La Dia, Ma-rella e Sidora; e i giovani che fanno il chiasso con loro, Papa e il Riccio, Osso-di-Seppia, Burrania e Filaccione. La porta verde della casa de La Spera, poco dopo, aperta dall'interno con cautela e ne esce Dor. La Spera rimane a parlargli dalla soglia.
La Spera. No, vai, vai, Dor; e dammi ascolto, non venire pi qua.
Dor. Dici per mio padre?
La Spera. Dico per tutti; anche per tuo padre.
Dor. Senti, senti come gridano? Pajono impazzite tutte quante!
La Spera (con intenzione; ma dolente). Anche Mita?
Dor (subito). No, Mita no.
Poi, infoscandosi
Anche lei per bisogna che si levi dalla testa...
La Spera (con ansia). Dor, sai qualche cosa?
Dor (subito). No, niente.
La Spera. E perch dici allora...?
Dor. Che cosa? No...
La Spera (dopo una breve pausa, lentamente, guardandolo negli occhi). Una cosa che tu pensi, e che io mi aspetto.
Dor (turbato, e volendo nascondere il turbamento). No, no... che adesso qua, non senti? Ti pajono grida, risate giuste? Nessuno pi bada a nulla, nessuno pi lavora... E certe cose che prima non si sarebbero nemmeno affacciate alla mente, ora qua pajono lecite. Tutto par lecito!
La Spera. Dici questo anche per tua sorella?
Dor. Per mia sorella ci sono io e c' mio padre.
La Spera. Tuopadre non pu pi riparare, Dor. Gli hanno preso tutti la mano. Me soltanto non ha voluto guardare in faccia, nemmeno di sfuggita... E anche lei, tua sorella...
Dor. Ma, sai? certi pregiudizii...
La Spera. So, so. Non importa. Va', Dor. bene che non ti si veda qua da me. Va'.
Dor. Per male che possa venirne a me, o a te?
La Spera. A te, a te, Dor. Che male vuoi che possa pi venire a me, ormai; e poi da te?
Dor. E a me, che male?
La Spera. Sono come la pecora rognosa, a cui pi nessuno si deve accostare. Ma all'occorrenza sapr difendermi. Tutto per tutto. Non temere. Va', senti? vengono su...
Dor (avviandosi). Vado; ma sii sicura sempre di me...
Via per la destra. La Spera rientra in casa e riaccosta la porta. Vengono su dalla spiaggia inseguendosi, gridando e ridendo, La Dia e Osso-di-Seppia, Morella tra Papa e il Riccio, Sidora e Burrania, Nela e Filaccione. (Le battute dei vari gruppi vanno dette simultaneamente, di modo che, anche se le parole andranno perdute e non sar un grave danno, perch dalle mosse e dai gesti si potranno facilmente indovinare, ne risulti un effetto vivacissimo.)
La Dia. No, no, ora basta, finiamola!
Osso-di-Seppia. Che basta! Ora viene il bello!
La Dia. Basta, ti dico! Gi le mani!
E fa per scappar di nuovo.
Osso-di-Seppia (acchiappandola per la veste). No, non mi scappi! non mi scappi!
La Dia. Lasciami, mi strappi la vestel
Osso-di-Seppia. E tu dammi un bacio!
La Dia. No!
Osso-di-Seppia (afferrandola). Me lo piglio!
La Dia (divincolandosi). Chiamo Quanterba, bada, chiamo Quanterba!
Osso-di-Seppia. Ora lo chiami? Prima vieni a stuzzicarmi!
La Dia. Io?
Osso-di-Seppia. Tu, tu, s, con le tue amiche!
La Dia. S' scherzato! Ora basta!
Osso-di-Seppia la bacia
Ah! Brutto! Puh! Puzzi di pipa!
Lo spinge indietro
Vttene!
Osso-di-Seppia. Un altro! un altro!
La Dia (respingendolo). Vttene, o grido! Vttene, vttene! Lo chiamo davvero, sai!
Papa. No, come l'hai dato a lui, devi darlo a me!
Marella. S, corna! Me l'ha dato lui, non gliel'ho dato mica io!
Papa. E allora aspetta che te lo do anch'io!
Il Riccio (respingendo Papa con una mano sul petto). No, stai in l, se lei non vuole!
Papa. Oh, tu! Dici sul serio?
Il Riccio. Dico sul serio! Levati!
Marella (mettendosi di mezzo). Non litigate, via! Facciamo cos! Uno a te!
Bacia Papa su una guancia
Uno a te!
Bacia il Riccio.
Il Riccio. Benissimol A me, due!
Papa. E allora io voglio l'altro! voglio l'altro!
Marella. Eccotelo!
lo ribacia
Oh! Sembrate affamati!
Il Riccio. Siamo, siamo affamati!
Marella. Non s' mai vista una cosa simile!
Notando la baracca:
Uh, guardate!
Papa. Si far qui la festa!
Marella (accorrendo alla tavola). E qua ci sono i doni per le spose!
Sidora (con un virgulto in mano). Non vero! Eravamo scese tutt'e quattro
Burrania. per noi! per noi!
Sidora. ma che per voi!
Burrania. s, s, perch sapevate che alla spiaggia c'eravamo noi!
Sidora. Ma se non c'eravamo neppure accorte prima, che c'eravate voi?
Burrania. Bugiarda!
Sidora. Dormivate! Stesi sulla rena come bestie morte!
Burrania. E voi con la punta del piede siete venute a risuscitarci!
Sidora. Che piede? Io con questo!
E gli batte in faccia il virgulto.
Burrania. Assassina!
Fa per prenderla e Sidora scappa.
Sidora. Non mi pigli! Non mi pigli!
Burrania. M'hai fatto male davvero!
Sidora. Te lo meriti!
Burrania. Eh s, perch non ho saputo farti nulla!
Sidora. Gi le mani! Oh guarda, i regali, i regali!
E viene a finire anche lei attorno alla tavola.
Nela. No, oh Dio... ajuto!
Sta per cadere.
Filaccione (sorreggendola). Ch' stato?
Nela. Un altro po' cado!
Filaccione. Non sei mai caduta?
Nela. Imbecille!
Filaccione. Eh via, con Trentuno!
Nela. Oh s, proprio con lui! E perch allora mi sposerebbe?
Filaccione. Appunto! Oh bella! E tu, perch, allora?
Nela. Ma va', muso di cane!
E gli allunga una manata sul petto, e poi si volta per scappare, ma non pu.
Oh Dio, ho preso una storta!
Filaccione. Vieni, ti reggo io.
Nela. No, grazie; vado da me.
Filaccione. Zoppa alle nozze, che scandalo!
Nela. A ogni modo, stai pur certo, che non sarebbe mai stato con te!
Filaccione. Chi disprezza compera!
Nela. Oh, te neanche per un soldo rognoso!
Marella. Guarda che scialli!
Ne prende uno dalla tavola, e se lo mette sulle spalle.
Sidora. E guarda che collane!
Ne prende una, e se la mette al collo.
Filaccione (a Nela). Sapessi come sarei buono io!
Nela. S, come la lampreda che di primavera passa nell'acqua dolce!
La Dia (accorrendo a levar lo scialle dalle spalle di Marella). O oh! Levatelo che non tuo! E riposalo l!
Marella (levandosi lo scialle). O che son tutti tuoi?
La Dia. Tuoi non sono di certo!
Marella (andando a posar lo scialle). Puh, volevo provare come mi stava...
Nela (indicando Sidora). E guarda quella l con la collana!
Sidora. Questa mia! Questa mia, e non me la leva nessuno!
La Dia. Proprio codesta? Come lo sai?
Sidora. Soche una di certo sar mia!
Burrania. Gliela regalo io!
Sidora. S, lui! Vagabondo! non hai da far le spese a un grillo tu!
Sopravvengono da destra Padron Nocio, Fillic e tre vecchi marinai della ciurma.
Fillic (indicando a Padron Nocio le ragazze e i giovinastri). Eccoli l! Vedete? Vedete?
Uno dei Marinai (a Nela). Vai subito via! Via, svergognata, o per Cristo...
Le si fa sopra minaccioso.
Un Altro (contemporaneamente, a Sidora). A casa! Corri subito a casa, o t'accoppo!
Un Terzo (contemporaneamente, a Morella, cercando di cacciarla via a calci). Via, faccia senza rossore! Via! E ringrazia Dio che non t'ammazzo come una cagnaccia di strada!
Papa (trattenendolo). Eh, via, vecchio stolido!
Il Riccio (contemporaneamente, trattenendolo anche lui) Si sta scherzando!
Filaccione (nello stesso tempo, trattenendo il primo). Andate al diavolo! Qua siamo fuori del mondo!
Burrania (al secondo, a un tempo con gli altri). Bum! Accoppo! Chi accoppate?
Fillic (aPadron Nocio). Vi pare che si possa andare avanti cos?
Il primo dei Marinai. Non c' pi rispetto, n obbedienza!
Le ragazze, ridendo e strillando, scappano via per la destra.
Padron Nocio. Basta! Basta! Vi ordino di finirla!
Osso-di-Seppia. Ma che finirla, Padron Nocio, scusate! Non si faceva nulla di male!
Il Riccio. E proprio oggi, poi, che festa grande!
Papa. Noi siamo qua per l'ordine, sotto il vostro comando; voi lo sapete!
Il primo dei Marinai. S, per l'ordine, dice!
Il Secondo. Quest' bordello!
Il Terzo. Le nostre figliuole...
Padron Nocio. Basta! Zitti! Ordino a tutti di tacere!
Ai cinque
Voi fatevi in l!
Papa, Burrania, il Riccio, Osso-di-Seppia e Filaccione si ritraggono e si mettono a sedere sulla prominenza rocciosa.
Fillic. C' bisogno assoluto d'un riparo! Assoluto, assoluto, Padron Nocio!
Il primo dei Marinai. Ah, io per me l'ho gi bell'e trovato, il riparo. A costo di rimetterci il posto!
Il Secondo. Eh s, anch'io! anch'io!
Il Terzo. Ce n'andiamo via tutti! Ce ne torniamo a terra subito subito!
Il Primo. Non possiamo lasciare le nostre figliuole compromettersi cos!
Il Secondo. Qua non c' pi n Dio, n legge!
Il Terzo. Si sono tutte scatenate!
Padron Nocio. Ma si sta gi pensando a portar riparo, si sta gi pensando!
Il Terzo. S, e come?
Il Primo. Che veste avete voi per celebrare qua stasera questi matrimonii?
Padron Nocio. Ma no, che matrimonii! Si far per finta!
Il Terzo. Per finta?
Il Secondo. Come, per finta?
Il Primo. E chi le terr pi, quando si vedranno, davanti a tutti, maritate? Voi scherzate!
Padron Nocio. Ma nessuno ha mai parlato di veri e proprii matrimonii!
Fillic. Bisogner aprir loro gli occhi, e bene, su questo punto!
Padron Nocio. D'una semplice scritta s' sempre parlato! Una scritta davanti a me, e basta! Tanto per dar loro, cos, uno sfogo, e basta! E con la promessa di tutti che, domani, finita la festa, si ritorner tranquilli e assennati al lavoro.
Il Primo. S, al lavoro! Assennati! Nessuno ritorner pi al lavoro, qua, non vi fidate!
Il Secondo. Dicono che qua s' fuori d'ogni regola e d'ogni legge!
Il Primo. Fuori del mondo, dicono! E cosf davvero! Mi par d'essere all'inferno!
Fillic. L'unica ve l'ho detto quale sarebbe, Padron Nocio, se volete rimetter l'ordine davvero!
Il Primo (piano perch non sentano i cinque appollajati lass). Ridare il comando a chi solo capace di tenerlo!
Il Secondo. Currao! Currao!
Il Terzo. Parla piano!
Padron Nocio (accennando verso destra). Andiamo di l!
Fillic. L'autorit, egli dovrebbe averla da voi, capite? Comandare qua legittimamente a nome vostro, di voi che siete il padrone, diventando...
E cos parlando tra loro, escono per la destra.
Papa. Ma che dicevano?
Il Riccio. lui! quel cane di Fillic, che trama...
Dalla spiaggia, a questo punto, sale Crocco; vede i cinque lass intenti a seguire con gli occhi quelli che s'allontanano, ed esclama:
Crocco. Ah! Siete qua? Finalmente! Vi sto cercando da un'ora. Ma che avete?
Papa. Guarda, guarda l!
Crocco. Che cosa?
Filaccione. Quei vecchi imbecilli!
Burrania. Se ne sono andati confabulando tra loro...
Crocco. Bisogna finirla, non ve l'ho detto? finirla!
Il Riccio. Noi siamo pronti.
Crocco. Pronti, s! Dove siete stati? Vi trovo appollajati qua...
Filaccione. Stiamo aspettando...
Osso-di-Seppia. C' ancora tempo alla festa! Non hai detto, quando s'accenderanno i lampioncini?
Crocco (scendendo con gli altri dalla prominenza). Eh gi! Come se non ci fosse prima da concertare
Burrania. hai detto che vi avresti pensato tu!
Crocco. Ma dobbiamo pur metterci d'accordo!
Filaccione. Non siamo gi d'accordo?
Crocco. Dico, sul come far nascere la lite!
Papa. Ma l per l, che vuoi concertare!
Crocco. Sciocco! Ti par facile? Il pretesto bisogna che figuri preso da loro e non da noi
Filaccione. il pretesto d'attaccar lite?
Crocco. appunto! come per un'intesa loro, capisci? e a fine di sopprimere il vecchio. Poi (che , che non ) scampando il padre per la difesa nostra, ci andr di mezzo il figlio. Io dovr trovarmi accanto al vecchio; non posso farne a meno. Chi s'incarica allora di far la festa a Dor?
Osso-di-Seppia (interrompendo, con cenni furtivi, alla casa de La Spera). Sss! Bada, c' l...
Crocco. Ah, gi, La Spera!
Resta un momento perplesso; poi, di scatto:
Perdio, se ha inteso, la sgozzo!
E s'avvia per aprir la porta.
Papa (cercando di trattenerlo). No, che fai?
Crocco (risoluto). Lasciatemi fare!
Apre la porta.
Ohi, gentildonna! Vieni fuori!
La Spera si presenta sulla soglia.
La Spera. Tu? Che vuoi ancora da me?
Crocco. Legittima curiosit. Sapere qua con gli amici, se tra le coppie che questa sera verranno a fare la scritta davanti a Padron Nocio sotto quel baldacchino, non figurer anche quella di te e Currao.
Filaccione. Eh, ne sarebbe tempo, mi pare!
Gli altri ridono.
La Spera (lo guarda come una che abbia gi preso il suo partito). Ti pare? Io, la scritta? Scusate: non mi avete fatto ridiventare quella di prima? E allora...
Papa. Allora che?
La Spera. Eh! Una come me non si sposa. Le si sputa in faccia; voi lo sapete.
Crocco. Noi, s, in faccia; possiamo averne il diritto, ora: ma lui...
La Spera. Lui, no? E perch voi s, e lui no? Oh bella! Avr pur la bocca anche lui per sputarmi! E la scritta sotto quel baldacchino, allora, pi furbo di voi tutti verr a farla con un'altra, se mai, e non con me.
Crocco. Ah, ti sei dunque accorta...?
La Spera. Di che?
Crocco. Che fa la ruota attorno a Mita?
La Spera (pi che mai impronta, apposta). S, per toglierla a te.
Crocco (che non s'aspetta n quell'aria n quella risposta). A me?
La Spera. E darti cos la risposta.
Crocco. Che risposta?
La Spera. E come? non ricordi che tu, prima, volevi togliermi a lui?
Crocco. Ah per questo?
La Spera. Non forse vero?
Crocco. No, cara, perch lui, ora, seguita ad averti
La Spera (sfidando tutto per tutto). puh! come pu avermi chiunque, oramai...
Papa. Ah s?
Osso-di-Seppia. Chiunque?
Il Riccio. Hai ripreso...?
Filaccione. Ti si pu venire a trovare?
La Spera. Piano! Piano! Che meraviglia? Non avete voluto proprio questo, gettandomi a terra?
Crocco. S, ridurti al prezzo che vali: quattro soldi. Era ben questa la nostra rabbia prima: che tu non dovessi servire a tutti, ma a lui solo; e ch'egli se ne facesse forte per comandare su noi.
La Spera. Gi. Ma ora, vedi? con me, non si comanda pi. Si comanda con Mita, ora. E dunque: tu m'hai disprezzata? per non dartela vinta, ecco che s' messo a disprezzarmi anche lui; che vuoi farci?
Lo guarda e scoppia a ridergli in faccia, da pazza o da sgualdrina.
Papa. Ma tu lo scusi o l'accusi?
La Spera. Io? N lo scuso n l'accuso. Dico quello che fa.
Crocco. Ah dunque s' messo a disprezzarti perch t'ho disprezzata io?
La Spera. Puoi negare che hai voluto abbatterlo col disprezzo gettato su me?
Crocco. Ma lui vile se ti disprezza, ora che non gli servi pi; e tanto pi vile se lo fa, come tu dici, per non farsi abbattere da me.
La Spera (torna a guardarlo, si fa avanti quasi con l'aria di quella di prima, poi gli dice lentamente, pigiando su tutte le parole). Dovresti ricordarti che quando questi, che ora ti sono amici, si misero a dileggiare te, gridandoti in faccia e sghignazzando con gli altri: Eccola l! Prndila! Non ci vuol nulla! Allunga la mano! (ricordi?) io sola, allora, io sola ti difesi contro tutti.
Crocco. Ebbene? Vorresti difendere lui adesso con ci che ho fatto io appena sbarcato? Ti pare che sia stato un vile anch'io a dileggiare te? No, cara! Perch anche tu allora devi ricordare che, dopo avermi difeso, rimasti soli, mi respingesti!
La Spera. Ero di lui: dovevo respingerti.
Lo fissa stranamente; poi, come soffocando un livore che la divora dentro, ripiglia:
Vedi, il male, il vero male questo, ora, per te (per te e per me) che Mita non tua.
Crocco. Che intendi dire?
La Spera. Che intendo dire? Che lui se la pu prendere.
Papa. E come? abbandonando te e il figlio?
La Spera (guardandoli a sfida). Gliel'ho detto io stessa d'abbandonarmi.
Tutti (stupiti). Tu?
La Spera. Per vedere che cosa avrebbe fatto.
Filaccione. E che ha fatto?
Osso-di-Seppia. Al figlio tiene! Ci ha sempre tenuto!
La Spera. Ma tiene di pi a comandare. E vedrete che, pur di raggiungere lo scopo, abbandoner anche il figlio!
Burrania. Vuol rifarsi, si! s! cos chiaro!
La Spera. A qualunque costo! Non vuol altro.
Crocco. Ma dunque...? Tu sei con noi?
La Spera. Con voi? Sono qua, sfuggita da tutti...
Crocco. Se hai capito questo, devi essere con noi!
La Spera. Con voi, s, se mi dite che volete fare...
Crocco (guardandola fsso). Tu non lo sai?
La Spera. Iono. Che cosa?
Crocco (c. s.).Non hai udito nulla?
La Spera. Nulla. Di che?
Crocco (voltandola, furbescamente). Di quello... s, diciamo, che vuol far lui?...
La Spera. Currao?
Crocco. Non sai proprio nulla?
La Spera. Nulla, no! Che vuol fare?
Filaccione (che ha capito la voltata di Crocco). Ah gi, s. Bene bene. Eh, lei deve certo saperne qualche cosa!
La Spera. Ma no, proprio nulla, v'assicuro.
Papa. Del complotto...
La Spera. Complotto? Chi? Lui?
93
Papa. Lui, lui. Coi pochi che sono rimasti dalla sua.
La Spera. Complotto? e perch? contro chi?
Osso-di-Seppia. Oh bella, per arrivare dove vuole! Non vuol Mita soltanto, lui! Vuol altro!
Filaccione. Per fortuna, ci siamo qua noi...
Crocco (entrando in sospetto). Basta, basta. Non sa nulla, avete inteso? E non sappiamo nulla neanche noi. Ma comunque, puoi star sicura che non la spunter te lo dice Crocco!
Burrania. No! anzi...
Crocco. Basta!
Burrania. Ma se con noi...
Crocco. Basta, perdio! Volevamo soltanto sapere se fosse a conoscenza di qualche cosa; non sa nulla; basta. Anche noi, del resto... s, avevamo cos in aria sentito dire... Ma non ci voglio credere neanch'io! Sarebbe troppo sciocco...
La Spera. Ecco e non ! E poi, complotto, con chi? Tobba non capace di complottare; e Fillic nemmeno... E ormai son cos certi che Padron Nocio vorr fidarsi soltanto di loro! Tobba n' tanto contento...
Crocco. Te l'ha detto?
La Spera. S, perch non capisce lui, nel dirmelo, il male che mi fa! Non pu, non vuol credere, lui
Crocco. che Currao t'abbandoner?
La Spera. Non sa quello ch'io so. Non c' mica bisogno che si dicano certe cose.
Crocco. Ti senti gi abbandonata?
La Spera. S.
Crocco. Vuol dire che egli si sente gi sicuro d'averla vinta!
La Spera. Dio non vorr! Dio non vorr!
Crocco. Non lo vogliamo noi, e non deve volerlo nessuno!
Poi, volgendosi ai compagni, come per un'idea che gli sgorga all'improvviso:
Aspettate!
Si rivolge a La Spera
Di', non potresti farla tu la denunzia?
La Spera. Io, denunzia? A chi?
Crocco. A Padron Nocio.
La Spera. E che denunzia?
Crocco. Di questo complotto. certo, sai! T'ho detto prima di no, perch per un momento ho diffidato di te. Egli vuol Mita, s, ma per arrivare a impadronirsi di tutto, capisci? Sa per che c' un ostacolo. Ostacolo forte: prima per Mita, e poi per diventare lui solo padrone di tutto: Dor.
La Spera. Dor?
Papa. S, Dor che ti vuol bene e che certo s'opporr per te alle sue nozze con la sorella. Capisci?
Burrania. Lo vogliono levar di mezzo!
La Spera. Dor? Chi vuol levarlo di mezzo? No!
Burrania. Loro, questa sera stessa, durante la festa.
Crocco. Fingeranno una lite e, nel parapiglia, uno incaricato...
La Spera. No! No!
Burrania (come colpito da un'idea). Ma se fai la denunzia... aspettate...
Filaccione. Ma gi, s aspettate! a lei conviene invece che questo accada!
La Spera. No! Che dici! Levar di mezzo Dor? Mai! Mai! Bisogna salvarlo, salvarlo! A ogni costo, salvarlo!
Crocco. Ma s, appunto, con la tua denunzia!
Burrania. Non giover a nulla! Non sar creduta! Parr una denunzia interessata...
Crocco. Sciocco, e che importa che non sia in prima creduta? Lasciami dire! Ci che a noi importa sopra tutto che la denunzia intanto ci sia, e da parte di una che in grado di sapere del complotto meglio di noi. Lasciate che non la credano! Quando poi il fatto accadr...
La Spera. Ma no, il fatto no, non deve, non deve accadere!
Crocco. Se non ti vorranno credere, accadr per forza!
La Spera. No! Deve stare a voi non farlo accadere!
Crocco. Noi faremo di tutto... Ma lo lascer accader lui, se mai, Padron Nocio, non credendoti. E poi riconoscer che tu...
La Spera. No, no, quel povero ragazzo, no! Perch volete che la pianga un innocente?
Crocco. Noi? Non lo vogliamo mica noi!
La Spera. No, no... non possibile... non possibile...
Crocco. Tuavrai tentato comunque di salvarlo, se fai la denunzia. E lo salverai, lo salverai, se sarai creduta. E salverai anche te e tuo figlio, sciocca, impedendo ch'egli si prenda Mita e t'abbandoni. Sar messo al bando dall'isola, e tu potrai seguirlo.
Papa. Ecco: sta a te!
Burrania. Benissimo!
Il Riccio. Noi t'abbiamo avvisata!
Burrania (agli amici). Cos tutto a posto.
Crocco. Una denunzia solenne, nel pieno della festa, davanti a tutti!
Papa. E noi, a una voce, saremo con te, a confermare!
Osso-di-Seppia. S, s, magnifico! magnifico!
Quattro marinai, a questo punto, entrano da destra e s'avviano sulla prominenza rocciosa, incaricati d'accendere i lampioncini colorati per la festa imminente.
Crocco (a La Spera). Cos, siamo intesi?
La Spera, assorta e sgomenta, non risponde.
Rispondi!
La Spera. S, s... bisogna salvare... bisogna salvare Dor... E anche il mio bambino, il mio bambino...
Crocco. E allora, noi andiamo. A tra poco. Ferma, eh? Dipende da te.
Papa (avviandosi con gli altri). Oh guarda, cominciano ad accendere i lampioncini!
Il Riccio (auno dei marinai). Il corteo verr su dalla spiaggia?
Primo Marinajo. S, da questa parte.
Crocco, Burrania, Filaccione e Osso-di-Seppia saranno usciti prima per la destra. Ora Papa e il Riccio li seguono. La Spera resta come impietrita su un sasso.
Secondo Marinajo. Sono gi tutti alla spiaggia.
Terzo Marinajo. Vedessi come si son parate le spose!
Quarto Marinajo. Come se dovessero sposare per davvero! Sar una bella carnevalata fuor di stagione!
Entra Tobba dalla destra, costernato. Vede i quattro marinai che accendono i lampioncini anche attorno alla tavola col baldacchino, e si ferma un po', contrariato. Guarda La Spera l immobile; e viene avanti per mettersi a sedere su un altro sasso.
Primo Marinajo. Buona sera, Tobba. Tu sederai qua sotto il baldacchino accanto a Padron Nocio, no?
Secondo Marinajo. Eh, vorrei vedere! Padron Nocio, in nome della legge; e lui, della chiesa. Tutto in regola e con tutti i sagramenti!
Terzo Marinajo. Non si fa mica per ischerzo qua!
Quarto Marinajo. Scherzo? Vedrai come crescer subito nell'isola la popolazione dei nati in libert!
Primo Marinajo. Ma, dopo tutto, naturale! Qua la legge e la chiesa basta che ci siano cos per burla. Non vero, Tobba?
La Spera (levandosi). Ci fosse almeno Dio solo per davvero! Ma c'! c'! E lo vedrete che c'! Siete venuti voi a farle diventare una burla la legge e la fede! Eh, ma non voi soltanto veramente...
E guarda Tobba.
Primo Marinajo. Che dici?
Secondo Marinajo. Che hai?
Terzo Marinajo. Con chi te la pigli?
Quarto Marinajo. Ancora non ti passa?
Tobba. Iono, sai! n lui! Se tu ci ajuti...
La Spera. Io?
Tobba. S, tu. Sta a te soltanto.
La Spera. Ah! Anche tu, sta a te soltanto ? Da una parte e dall'altra, sta a me. Ma che cosa?
Tobba. Salvare tutto, s. Ora ti dir.
Fa cenno alla presenza dei marinai.
La Spera. Io, salvare? E che posso io? Ah dunque, gi deciso? La sposer?
Tobba. Ora, ora ti dir; aspetta...
La Spera. Ma s! Ma s! io glielo lascio! Io? M'ha gi bell'e lasciata lui! Ma ho compreso tutto, fin dal primo momento; e gliel'ho detto io stessa. Tu che dicevi di no... Se cos che si deve salvar tutto, vai, vai pure a dirglielo! Salvi, salvi tutto cos!
Tobba. Non questo, Spera.
La Spera. Non questo? E che altro, allora?
Tobba. Altro, se Dio te ne dar la forza. Ora ti dir.
La Spera. Non basta questo?
Tobba. Non basta.
La Spera. Andarmene, dici? Mi vogliono mandar via?
Primo Marinajo. Eccofatta la luminaria!
Secondo Marinajo. Bella, eh? E ci saranno anche le torce a vento!
Terzo Marinajo. Su, su,andiamo incontro al corteo!
Quarto Marinajo. A momenti, come s'alza la luna, si avvier.
I quattro marinai risalgono la prominenza e scendono di l alla spiaggia.
Tobba (alzandosi, risoluto). Vuoi bene a tuo figlio?
La Spera. Mio figlio? Che dici?
Tobba. Hodomandato male. Lo so che gli vuoi bene. Volevo dire, se vuoi il suo bene, pi del tuo.
La Spera. Certo, pi del mio.
Tobba. A qualunque costo?
La Spera. A qualunque costo, certo...
Tobba. Anche a costo dello stesso bene che tu gli vuoi?
La Spera. Che discorso mi fai? Come c'entra mio figlio, il mio bene, il suo bene?...
Balenandole il sospetto che vogliano levarle il figlio:
O che forse lui...?
Tobba. No, no, lui no!
La Spera. Mi vuol levare il figlio?
Tobba. No, se tu non vuoi...
La Spera. Voglio? Che dici! Posso volere...?
Tobba. Salveresti tutto!
La Speba. Sei pazzo? Ah mi vuol levare il figlio? Mi vuol levare il figlio?
Tobba. Ma no che non te lo vuol levare! Dice anzi che non possibile...
La Spera. Eh sfido che non possibile! Non possibile!
Tobba. No, dico, salvare tutto...
La Spera. Ma come vorreste salvare tutto? Cos? Spiegati! Levando a me il figlio?
Tobba. Se potesse sposare Mita...
La Spera. E perch non la sposa? La sposi!
Tobba. Perch il figlio non lo vuol perdere!
La Spera. Ah, non lo vuol perdere? Il figlio, no? Allora, niente! Il figlio mio mio, e sta con me.
Tobba. anche suo, per.
La Spera. E chi glielo nega? Io non voglio mica levarglielo! Stia qua; l'avr con me! O quante cose vorrebbe? Questo, quella, e il comando, la gloria, e che altro?
Tobba. Nulla! Nulla! Ricusa tutto, se non ha il figlio.
La Spera. Ah, l'ha posto dunque per patto?
Tobba. Per patto, s.
La Spera. Ch'io gli dia il figlio? pazzo! pazzo!
Tobba. Considerando se non sia meglio, per il bambino stesso, restare col padre anzich con te.
La Spera. Chi, io? dovrei considerarlo io, questo? il bene di mio figlio, con lui che lo vuole per prendersi quella?
Tobba. Se senza il figlio non se la prende, segno, mi pare, che gli vuole bene davvero; e questo deve affidarti.
La Spera. Ma che dici? con quella? Mi parli del bene di mio figlio, con quella che gliene dar altri e gl'insegner allora a disprezzare il suo, avuto con me? Ma se gli volesse bene davvero, comprenderebbe che mio figlio deve stare con la sua mamma, perch il bene, il vero bene, glielo potr dare io! io! Egli mi vuole buttar via, ecco quello che vuole! E mi butti via, e s'impadronisca di tutto; ma non osi porre di questi patti! Non sono patti che si possano porre, questi! Ma come? contrattate sul mio sangue? sulla mia carne? Ma che siete? jene, siete? E tu, tu vieni a propormelo, proprio tu? tu, a parlarmi del bene di mio figlio senza pi me? Ma dunque mi volete proprio ributtare alla perdizione con un po' di danaro, vero? rimbarcarmi? e l, senza pi il figlio, a battere di nuovo il marciapiede, alla calata del porto? Questo volete fare di me, dopo che m'ero qua rifatta nuova, Dio, alla tua presenza, alla luce del tuo sole, piena d'amore per tutti, io sola! Ah Dio, se vuole far questo, se ha potuto pensare di levare il figlio a me, dev'esser vero! dev'esser vero! vero, anche se ancora non l'ha pensato, e l'ha invece pensato altri per lui diabolicamente; e lo denunzio! ora lo denunzio! Anche perch cos soltanto posso salvare Dor!
Si sente il rumore del corteo che s'approssima, venendo su dalla spiaggia, tra suoni di cembali e le fiamme fumose delle torce a vento.
Eccoli, vengono! vengono! Lo denunzio! Vado a prendere il mio bambino! Vado a prendere il mio bambino!
Corre alla casa, ne prende il bambino, lo nasconde sotto il manto e riesce. Il corteo s'approssima sempre pi. Tobba rimasto angosciato e perplesso. Appena vede uscire La Spera, cos disperatamente risoluta, le s'appressa, risoluto anche lui.
Tobba. Chi denunzii?
La Spera. Lui!
Tobba. E di che?
La Spera. Ora sentirai.
Tobba. Sei pazza? Che vuoi denunziare?
La Spera. Il complotto! Il complotto!
Tobba. Che complotto?
La Spera. Che volete uccidere Dor!
Tobba. Ma no, che dici? Sei pazza? Chi vuol uccidere Dor?
La Spera. Lui, lui che mi vuol levare il figlio!
Tobba. Ma non vero! Tu farnetichi!
La Spera. Salver, salver anche lui, sentirai, se sar creduta!
Tobba. Ma chi ti potr credere?
La Spera. Se nessuno mi vorr credere, s'aprir la terra! s'aprir la terra! Eccoli! Eccoli!
Il corteo viene su, goffamente pomposo, dalla spiaggia, tra torce accese e suono di cembali e fisarmoniche, bandiere di barche e lanterne e pennoni. Lo aprono Padron Nocio, Mila, Currao, Fillic e Dor. Sono dietro i finti sposi: Quanterba e La Dia, Nela e Trentuno, Morella e Bacchi-Bacchi. Seguono tutti gli altri alla rinfusa, mezzo avvinazzati, con le facce sguajatamente atteggiate della delusione d'un divertimento che nessuno riesce a prendersi, almeno cos vivo come si riprometteva. Dapprima, al grido de La Spera, si fermeranno tutti, ammassati, sulla prominenza rocciosa; poi cominceranno a scenderne.
La Spera. Aspettate! Aspettate! Fermi tutti cost!
Voci della folla. Chi ? Chi ? Perch? Chi grida? Avanti! avanti!
La Spera. No, fermi! fermi! E fate silenzio! Dite che cessino i suoni, e state a sentire quello che vi dir!
Voci della folla (di quelli che stanno indietro).
Che cos'?
Che avviene?
Su, su, proseguiamo!
Perch non si va avanti?
Musica! Musica!
di quelli che sono avanti:
Silenzio! Silenzio!
La Spera!
Stiamo a sentire!
Fate silenzio!
Smetti, tu con quel cembalo!
La Spera. Dor! Dor, vieni qua! Vieni qua da me, Dor!
Dor. Io?
La Spera. S, s, qua da me! Vieni, vieni!
Padron Nocio (trattenendolo). No! Perch da lei?
La Spera. Non lo trattenete! Lasciatelo venire! per il suo bene!
Dor si libera dalla mano del padre che lo trattiene e accorre a La Spera.
Voci della folla.
Ma perch?
Non spingete, perdio!
Perch ha chiamato Dor?
Che gli vuol fare?
Piano! Piano!
Vogliamo la festa!
Lasciate sentire!
Avanti, avanti gli sposi! Viva gli sposi!
Ma che avviene insomma?
La Spera! La Spera!
State a sentire!
La Spera (a Dor). Stai qua con me, Dor.
Poi volgendosi a tutti
Io vi dico che s' complottato per uccidere questo ragazzo!
Voci della folla.
Uccidere?
Chi vuole ucciderlo?
Padron Nocio. Mio figlio? Chi vuole uccidere mio figlio?
Tobba. Ma no, non vero! Non vero!
Crocco, Papa, Burrania. vero! vero! vero!
Currao (saltando addosso a Crocco e trascinandolo gi). Lo dici tu ch' vero?
La Spera (facendosi incontro e tirando indietro, dalle mani di Currao, Crocco). No, lo dico io ch' vero! Lo dico io!
A Dor
Ti vogliono uccidere, Dor!
A Padron Nocio e a tutti
Lo vogliono uccidere, perch sanno che non consentir mai
a Dor
non consentirai mai, tu, vero, Dor? mai, che tua sorella sposi lui
indica Currao che le sta di contro
lui che per prenderla mi vuol levare il figlio, levare il figlio a me!
Currao. Ah, tu dici a me, dunque? che voglio ucciderlo io, Dor?
Tobba. Non vero! Non vero!
Crocco e i suoi Compagni.
S ch' vero! vero!
Lui, lui, s!
Per levarlo di mezzo!
E impadronirsi di tutto!
E restare padrone lui solo!
Credetelo! Credetelo!
Currao. Nessuno pu crederlo!
Tobba. E non lo crede lei stessa!
Currao (a Padron Nocio). Non potete crederlo voi, che siete testimonio...
Padron Nocio. No, no, io non lo credo, non lo credo!
La Spera. Qua, qua con me, Dor!
Currao (a Crocco e ai compagni di lui). E allora siete voi!
Crocco. Noi?
Currao. S, voi! voi! Gliel'avete messo voi nella testa, quest'infamia, vigliacchi!
Crocco e i suoi Compagni.
Ma che noi! stata lei!
Lei, lei!
Ch' in grado di saperlo meglio di tutti!
Il complotto, s! E l'ha svelato a noi!
Come a tutti qua!
L'avete udita! Credetela! Credetela!
Currao (a La Spera). Tu non lo credi! Tu non puoi crederlo!
La Spera. S, s, lo credo! Lo credo, se vero che tu vuoi levarmi il figlio, come m'ha detto Tobba!
A Tobba
Questo vero, quest' vero, me l'hai detto tu!
Tobba. No, se tu potevi darglielo, t'ho detto!
Currao. Ma ch'io volevo uccidere Dor, chi te l'ha detto? Te l'hanno detto loro!
Indica Crocco e i compagni
Confessalo! Te l'hanno detto loro?
Crocco e i suoi Compagni
(un po' a La Spera un po' agli altri).
Noi? Te l'abbiamo detto noi?
Parla! Parla! Non sei stata tu?
S, a dirci che voleva fare la denunzia!
E che anzi volevi riprendere il tuo mestiere!
Ma gi! S, s; ci ha invitato tutti ad andarla a visitare!
La Spera. Oh vili, oh vili! Tutti vili! S, vero, me l'hanno detto loro, per spingermi a denunziarti!
Crocco (inveendo). Ah mala femmina!
Papa. Mentisce!
Burrania. Da quella sgualdrina che !
Currao (riparandola). Nessuno la tocchi!
La Spera. Ci che volevano far loro doveva apparire come pensato e fatto da te!
Padron Nocio (ai marinai). Agguantate quell'assassino e quegli altri cinque l!
I marinai afferrano Crocco e i suoi compagni che si divincolano gridando.
Voci della folla.
Teneteli! Teneteli!
Assassini!
Legateli!
Buttiamoli a mare!
Currao. Aspettate! Aspettate!
A La Spera
E tu perch allora mi hai denunziato?
La Spera. Per salvare Dor!
A Padron Nocio
Per salvare vostro figlio! Ora voi non consentirete pi che sia levato il figlio a me!
Currao. Ah, no! ora il figlio tu me lo darai!
E fa per strapparglielo dalle braccia.
La Spera (ribellandosi). No! No!
Currao (c.s.).Ora te lo levo davvero!
La Spera (c.s.). No, no! Bada a te!
Currao. Dammelo! Dammelo!
La Spera (sfuggendogli su per la prominenza rocciosa). No, no! Il figlio mio! Il figlio mio!
Currao (inseguendola). Tu me io darai! Me lo darai!
La raggiunge.
Voci della folla.
indegna di tenerlo!
Se vuol rimettersi a fare la sgualdrina!
Al padre! al padre!
Currao. Dallo qua a me! Dallo qua a me!
La Spera. No, no! Se tu me lo levi, trema la terra! trema la terra!
Currao. Te lo strappo dalle braccia!
La Spera. Trema la terra! La terra! La terra!
E la terra veramente, come se il tremore del frenetico, disperato abbraccio della Madre si propagasse a lei, si mette a tremare. Il grido di terrore della folla con l'esclamazione La terra! La terra! ingojato spaventosamente dal mare in cui l'isola sprofonda. Solo il punto pi alto della prominenza rocciosa, dove La Spera s' rifugiata col bambino, emerge come uno scoglio.
La Spera. Ah Dio, io qua, sola con te figlio, sulle acque!
T E L A
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