La palla al piede

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Pers onagg i

LA PALLA AL PIEDE

tre atti di

GEORGES FEYDEAU

Personaggi

BOUZIN

IL GENERALE

BOIS-D’ ENGHIEN

LANTERY

DE CHENNEVIETTE

DE FONTANET

ANTONIO

JEAN

FIRMIN

IL PORTINAIO

UN SIGNORE

EMILE

LUCETTE

LA BARONESSA

VIVIANE

MARCELINE

NINI’

MISS BETTING

UNA SIGNORA

Domestici, uomini e donne,

uno sposalizio, due agenti

I

ATTO PRIMO

Un salotto in casa di Lucette Gautier. Arredamento elegante. La scena è ad angolo tagliato sul lato sinistro e ad angolo retto sul lato destro; a sinistra, in secondo piano, una porta comunica con la stanza da letto di Lucette. Sul fondo, faccia al pubblico, due porte: quella di sinistra, quasi nel mezzo, dà sulla sala da pranzo (si apre in­ternamente); quella di destra si apre sull’anticamera. Al fondo dell’anticamera un attaccapanni. Al fondo della sala da pranzo una credenza piena di stoviglie. Nell’angolo tagliato di sinistra, un caminetto con specchiera e ninnoli. A destra, in secondo piano, un’altra porta (tutte le porte sono a due battenti). A destra, in primo piano, un piano­forte addossato al muro, con il suo sgabello. A sinistra, in primo piano, una consolle sormontata da un vaso. A destra, accanto al pianoforte, ma a distanza sufficiente perchè si possa passare tra i due mobili, un canapé di sbieco, quasi perpendicolare alla scena, lo schienale verso il pianoforte. Alla destra del canapé, cioè nel punto più ravvicinato allo spettatore un «guéridon ». All’altro estremo una sedia spostabile. A sinistra della scena, poco discosto dalla consolle, e con il lato destro verso il pubblico, un tavolo rettangolare di media grandezza; sedia a destra, a sinistra e al di là del tavolo. Davanti al caminetto un pouf o uno sgabello; a sinistra del caminetto e addossata al muro una sedia. Tra le due porte sul fondo un piccolo “chiffonnier”. Ninnoli un po’ dappertutto, vasi sul caminetto, etc; quadri alle pareti; sul tavolo di sinistra un Figarò piegato.

(All’alzarsi del sipario, Marceline è in piedi, presso il caminetto sul quale appoggia il braccio destro, tambureggiando coi polpastrelli come una persona seccata di aspettare; nel frattempo sul fondo Firmin, che ha terminato di apparec­chiare, guarda l’ora al suo orologio, con un gesto che significa: ‘Sarebbe ora di mettersi a tavola”).

SCENA I

Firmin, Marceline

MARCELINE (andando a sedersi sul canapé) —Andiamo, su, Firmin, se non servite, io svengo!

FIRMIN (scendendo verso di lei) — Ma, si­gnorina, io non posso servire finchè la Signora non è uscita dalla sua stanza.

MARCELINE (imbronciata) — È ben seccante mia sorella! E io che ieri mi felicitavo... e le   dicevo: “ Tutto sommato, mia povera Lucette, se il tuo amante ti ha piantato.. Se ciò ti rat­trista tanto, almeno da quel giorno ti alzi presto, e possiamo pranzare a mezzogiorno “! Parole al vento!

FIRMIN — Chissà! Forse la Signora ha già trovato il successore del Signor Bois-d’En­ghien?

MARCELINE (convinta) — Mia sorella! ... Eh! No! Non è capace di far questo!... Ha la na­tura di mio padre! È una donna di principi! Se lo avesse fatto, (cambia tono) lo saprei già da due giorni.

FIRMIN (persuaso da questo argomento) —Ah? Allora!...

MARCELINE (alzandosi) — E se fosse? Non sarebbe ancora una buona ragione per starsene a letto a mezzogiorno e un quarto ! ... Capisco che l’amore toglie il senso del tempo!... (Fa­cendo smancerie) Non so... io non me ne in­tendo! Certo, anche a me, come ad ogni ragazza, piacerebbe avere un fidanzato…fare delle nuove esperienze affettive…spirituali e materiali…

FIRMIN — Ah, sì?

MARCELINE — No.

FIRMIN — Ne varrebbe la pena.

MARCELINE (con un sospiro) — Non sono mai stata sposata, io ! ... Si può forse sposare la so­rella di una cantante di caffè-concerto ?... In ogni caso mi sembra che, per quanto cotte di un uomo, a mezzogiorno si può anche...! Beh, guardate i galli...Non sono forse in piedi alle quattro del mattino ?... E allora! (Si risiede sul divano).

FIRMIN — Giustissimo!

SCENA II

Gli stessi, Lucette

LUCETTE (uscendo dalla sua stanza) — Ah! Marceline!

MARCELINE (seduta, aprendo le braccia) —Dai, muoviti!

LUCETTE — Presto, una compressa d’aspi­rina!

MARCELINE (alzandosi) — Una compressa, perchè? Stai male?

LUCETTE (raggiante) — Io! Oh! No, io sono felice! È per lui! Ha l’emicrania!

MARCELINE — Chi, lui?

LUCETTE (c. s.) — Fernand! È tornato!

MARCELINE — De Bois-d’Enghien! No?

LUCETTE — Sì!

MARCELINE (a Firmin, risalendo al chiffonnier, aprendone un tiretto) — Firmin, il Signor de Bois-d’Enghien è ritornato!

FIRMIN (asciugando un piatto, ridiscende verso Lucette) — Il Signor de Bois-d’Enghien, sul serio! Ah! Bene, la Signora sarà contenta?

LUCETTE (alzandosi) — Potete dirlo! (Firmin risale. A Marceline che ridiscende con una sca­toletta in mano) Sapessi che emozione quando me lo sono visto ieri sera! (Prendendo l’aspi­ritta che le porge Marceline) Grazie! (Cam­biando tono) Povero ragazzo! e io che lo accusavo! Invece gli era presa una sincope da quin­dici giorni! (Scende a sinistra).

MARCELINE — No ?... Oh!E’ spaventoso! (Risale un poco verso destra).

LUCETTE (risalendo fra il tavolo e la consolle)—Non parlarmene! Se ci restava, povero ca­ro.., è così bello! (A Firmin, occupato in sala da pranzo) L’avete notato, vero, Firmin?

FIRMIN (con la testa fra le nuvole, ridiscende appena) — Che cosa, Signora?

LUCETTE — Com’è bello, il Signor de Bois-­d’Enghien?

FIRMIN (senza convinzione) — Sì, certo!

LUCETTE (senza espressione) — L’adoro!

VOCE DI BOIS-D’ENGHIEN — Lucette!

LUCETTE — E’ lui!... è lui che mi chiama. (A Marceline) Riconosci la sua voce? (Risale).

MARCELINE — E come!

LUCETTE (sulla soglia della porta di sinistra)—        Eccomi, tesoro!

MARCELINE (risalendo in direzione della stan­za) — Posso vederlo?

LUCETTE — Sì... Sì... (Sulla soglia della porta, parlando nell’angolo con Bois-d’Enghien) Mar­celine ti dà il buongiorno!

VOCE DI BOIS-D’ENGHIEN — Siete voi, Fir­min?... Non c’è male... un po’ d’emicrania.

MARCELINE E FIRMIN — Pazienza! Pazienza!

LUCETTE (entrando nella stanza) — Su vestiti, che si va a pranzare. (Sparisce. Suonano).

MARCELINE — Suonano!

FIRMIN (esce dalla porta di destra, di fondo) —        Vado ad aprire.

MARCELINE (ridiscende) — Ah! Mi faranno morire di fame!

SCENA III

Gli stessi, de Chenneviette

FIRMIN (dal fondo, a Marceline) — E’ il Si­gnor de Chenneviette! (A Chenneviette, scen­dendo con lui) Il Signore viene a pranzo?

DE CHENNEVIETTE — Sì, Firmin, sì.

FIRMIN (in disparte, leggermente sarcastico) —        Naturalmente!

DE CHENNEVIETTE (senza andare verso di lei) —  Buongiorno, Marceline.

MARCELINE (imbronciata) — Buongiorno.

FIRMIN — Il Signore non sa la notizia ?... E’ ritornato!

DE CHENNEVIETTE — Chi?

MARCELINE — Il Signor de Bois-d’Enghien!

DE CHENNEVIETTE — No?

FIRMIN — Ieri sera! Precisamente!

DE CHENNEVIETTE (alzando le spalle) — C’è da crepare.

FIRMIN — Nevvero! Vado ad annunciarvi alla Signora.

DE CHENNEVIETTE — Che razza di trottola!

FIRMIN (bussando alla porta di Lucette, men­tre Marceline va a chiacchierare con Chenne­viette) — Signora!

VOCE DI LUCETTE — Che c’è?

FIRMIN — C’è il Signore!

VOCE DI LUCETTE — Il Signore, chi?

FIRMIN (di un sol fiato, come facesse un an­nuncio) — Il Signor padre del figlio della Si­gnora!

VOCE DI LUCETTE — Ah! Bene, vengo!

FIRMIN (a Chenneviette, senza scendere) —La Signora viene subito.

DE CHENNEVIETTE — Grazie! (Firmin risale nella sala da pranzo; a Marceline) Ma come, è tornato? E naturalmente...

MARCELINE — Accidenti...! (Indicando con una significativa strizzata d’occhio la camera da letto di Lucette) Sicuro!...

DE CHENNEVIETTE (sedendosi sul canapé) —Ah!povera Lucette! Quando smetterà di far la pazza! Ilsuo Bois-d’Enghien è un simpatico ragazzo, non lo nego, ma in fondo, che cos’è? Non è una situazione per lei... è al verde!

MARCELINE — E come!... (Confidenziale) Ma pare che, quando si ama, un ragazzo al verde funzioni meglio!

DE CHENNEVIETTE (beffardo) — Ah!

MARCELINE (vivamente) — Io non lo so, sono zitella. (Si siede a destra del tavolo).

DE CHENNEVIETTE (inchinandosi con aria bur­lona) E’ evidente! (Tornando alla sua idea) E l’avventuriero, allora?

MARCELINE — Chi? Il generale Irrigua? Quello è fermo alle calende greche!

DE CHENNEVIETTE (alzandosi) — Bella fur­bizia! Ha la fortuna di trovare un uomo ricco sfondato... che si liquefa per lei! Un generale! Va bene che al suo paese sono tutti generali... ma non è una buona ragione!

MARCELINE (svenevole; si alza) — E’ così ga­lante! Ieri, al caffè, quando ha saputo che ero la sorella di mia sorella, si è fatto presentare e mi ha rimpinzata di caramelle.

DE CHENNEVIETTE — Lo vedete?... Ieri è stata ragionevole: con Bois-d’Enghien tutto era finito, aveva consentito a rispondere al milio­nario e fissargli un incontro per oggi... E ora è tornato quella specie di cuor d’oro, e siamo al punto di prima.

MARCELINE — Infatti!

DE CHENNEVIETTE — E’ ridicolo!... Si direbbe che se ne infischia! (Raggiunge la destra. Suonano).

MARCELINE — Ma chi c’è, di nuovo?

SCENA IV

Gli stessi

Firmin, Ninì Galant, Lucette, Bois-d’Enghien

FIRMIN — Prego, Signorina.

TUTTI — Ninì Galant!

NINI’ (dal fondo) — In persona! Tutti bene? (Posa il suo ombrello contro il divano, presso la sedia, e discende).

MARCELINE E DE CHENNEVIETTE — Non c’è male.

FIRMIN — E la Signorina è al corrente?

NINI’ — No, e di che?

TUTTI — E’ tornato!

NINI’ — Ma chi?

TUTTI — Il Signor de Bois-d’Enghien.

NINI’ — No? Davvero?

LUCETTE (uscendo dalla stanza e andando a stringere la mano, successivamente a Ninì e a Chenneviette, viene a trovarsi fra i due. Firmin risale) — Ninì! (A Chenneviette) Buongiorno, Gontran... Ah! Amici miei, sapete la notizia?

NINI’ — Sì, me lo stavano dicendo: è tornato il tuo Fernand.

LUCETTE — Certo, mia cara! Non ci credi?

NINI’ — Ah! Sono felice per te! E’ qui?

LUCETTE — Ma sì, aspetta, te lo chiamo... (andando alla porta di sinistra e chiamando) Fernand, c’è Ninì... Cosa?... Oh!Non impor­ta! Benissimo! Vieni come sei, sappiamo come sei fatto! (Agli altri) Eccolo! (Tutti si mettono in fila in modo da far ala all’ingresso di Bois-­d’Enghien. Bois-d’Enghien appare fasciato da una grande vestaglia a righe, stretta alla vita da un cordone. Tiene in mano una spazzola con la quale cerca di pettinarsi; passa oltre il tavolo e raggiunge il centro tra Firmin e Lucette).

TUTTI — Hip! Hip! Hip! Hurrah!

BOIS-D’ENGHIEN (salutando) — Signori (Ridiscendono. Il seguito delle battute deve essere detto rapidamente, quasi accavallandosi fino a “ Finalmente è tornato”).

NINI’ — Eccolo, l’amante prodigio!

BOIS-D’ENGHIEN — Già... sì, io...

MARCELINE — Il cattivone, che voleva farsi desiderare!

BOIS-D’ENGHIEN (protestando) — Come po­tete credere che io...!

DE CHENNEVIETTE — Sono proprio contento di rivedervi!

BOIS-D’ENGHIEN — Siete squisito!

FIRMIN — Oso dire che la Signora si è fatta del sangue marcio durante l’assenza del Si­gnore.

BOIS-D’ENGHIEN (stringendo la mano a tutti)—      Ah! Davvero...?

TUTTI — Finalmente è tornato!

BOIS-D’ENGHIEN (sorridendo) — E’ tornato, perbacco, certo è tornato ! ... (In disparte, rag­giungendo la sinistra, ravviandosi mestamente  i capelli con la spazzo/a) Ah, andiamo bene! Benissimo! e io che ero venuto per mandare tutto a monte! ... Benone. (Si siede alla destra del tavolo. Firmin esce, Marceline è risalita, Lu­cette si è seduta sul divano a fianco e a destra di Ninì. Chenneviette è in piedi dietro il divano).

LUCETTE (A Ninì) — Sei venuta a pran­zo, no?

NINI’— No, mia cara.. sono qui proprio per avvertirti! Non posso!

LUCETTE — Non puoi?

MARCELINE (impaziente di pranzare) — Ah, bene, dico a Firmin che tolga il vostro coperto!

LUCETTE — E faccia andar le uova.

MARCELINE — Oh! Sì, sì!... Le uova! Le uova ! ... (Esce in fondo).

LUCETTE — E perchè non puoi?

NINI’ — Perchè ho unda fare... a proposito, bisogna che ti dia la grande notizia; perchè anch’io ho la mia grande notizia: mi sposo, mia cara!

LUCETTE E DE CHENNEVIETTE — Tu?

BOIS-D’ENGHIEN — Voi? (In disparte) Anche lei?

NINI’ — Io, in persona, proprio come un’ere­ditiera del Marais.

LUCETTE — Complimenti!

DE CHENNEVIETTE (che ha raggiunto il centro della scena, oltre il divano) — E chi ha ‘sto fegato?

NINI’ — Chi ?... Il mio amante!

DE CHENNEVIETTE (burlone) — E’ il tuo amante e ti sposa? Ma che cosa cerca quello?

NINI’ — Come, “cosa cerca “! Siete inso­lente!

LUCETTE — Scusami, cara, ma quale amante?

NINI’— Mica ne ho tanti... di veri, s’intende. Il          solo, l’unico! Il Duca de la Courtille! Di­vento Duchessa de la Courtille!

LUCETTE — Nientepopodimeno!

DE CHENNEVIETTE — Superbo!

LUCETTE — Ah! Sono strafelice per te!

BOIS-D’ENGHIEN (che nel frattempo ha scorso il Figarò sopra il tavolo, sussultando di botto, in disparte) — Accidenti! Il mio matrimonio annunciato sul Figarò! (Stropiccia il giornale, lo appallottola e se lo ficca in petto attraverso il risvolto della vestaglia).

LUCETTE (che lo ha sorpreso, come tutti gli altri, correndo verso di lui)— Beh? Che ti piglia?

BOIS-D’ENGHIEN — Niente! Niente! I nervi!

LUCETTE — Mio povero Fernand, non ti ammalerai di nuovo!

BOIS-D’ENGHIEN — No! No! (In disparte, mentre Lucette, rassicurata, torna al suo posto e sussurra a Ninì che Bois-d’Enghien è stato ma­lato) Grazie tante! Sbatterle sul muso il mio matrimonio, così, senza preavviso!

DE CHENNEVIETTE — Ah! A proposito di giornale, hai visto il gentile articolo su di te, nel Figarò di stamani?

LUCETTE — No.

DE CHENNEVIETTE — Eccellente! Ho pensato appunto di portartelo! Aspetta!... (Trae di tasca un Figarò, che spiega del tutto).

BOIS-D’ENGHIEN (apprensivo) — Eh?

DE CHENNEVIETTE — Leggi...!

BOIS-D’ENGHIEN (avventandosi sul giornale e strappandolo di mano a Chenneviette) — No,

ora no! (Il giornale fa la fine dell’altro).

TUTTI — Perchè?

BOIS-D’ENGHIEN — No, si va a pranzo; non è questa l’ora di leggere i giornali.

DE CHENNEVIETTE — Ma che cos’ha?

SCENA V

Gli stessi, Marceline

MARCELINE (appare in fondo) — È pronto; si serve subito.

BOIS-D’ENGHIEN — Vedete? È servito!

DE CHENNEVIETTE — Concretamente, c’è sotto qualcosa! (Suonano).

BOIS-D’ENGHIEN (raggiunge la porta della stanza di sinistra) — Aspettatemi, finisco di vestirmi! (In disparte, mentre esce) Alla peggio, affronterò la faccenda della rottura dopo pranzo! (Esce con la spazzola).

SCENA VI

Gli stessi, Ignace de Fontanet

FIRMIN (venendo dal vestibolo) — Signora, c’è il Signor Ignace de Fontanet!

LUCETTE — Lui! Già, non ci pensavo più! Mettetegli il posto... che entri. (Si alza e rag­giunge il lato sinistro).

NINI’(andando verso di lei) — Come! Hai a pranzo de Fontanet? (Ridendo) Mi fai pena!

LUCETTE — Perchè?

NINI’ (ridendo, ma bonariamente, senza cat­tiveria) — Puzza talmente!

LUCETTE (ridendo pure lei) — È vero, non sa certo di rose, ma è un così bravo ragazzo!

Eccone uno che non ucciderebbe una mosca!

DE CHENNEVIETTE (a destra, pure lui ridendo)—  Questo poi... dipende dalla distanza da cui le parla.

NINI’ (ridendo) — Sì!

LUCETTE (passando fra i due, per mettersi da­vanti a Fontanet) — Quanto siete maligni! (Nel frattempo, attraverso la porta del vestibolo, ab­biamo veduto Fontanet intento a togliersi il cap­potto aiutato da Firmin).

DE FONTANET (entrando) — Ah! Mia cara diva, che piacere baciarvi la mano!

LUCETTE (indicando Ninì) — Proprio ora Ninì ci parlava di voi.

DE FONTANET (inchinandosi, lusingato) — Ah! Com’è carino...! (A Lucette) Vedete, è un’im­prudenza avermi invitato, poichè prendo sem­pre la gente alla lettera!

LUCETTE — Ma io ci contavo. (Ninì è seduta alla sinistra del tavolo. Marceline in piedi, al di là, chiacchiera con lei).

DE FONTANET (stringendo la mano a Chen­neviette. A Lucette) — E così, amica mia, spero sarete rimasta soddisfatta del brillante articolo del Figarò?

LUCETTE — Ma non so niente. Figuratevi che non l’ho letto.

DE FONTANET (traendo di tasca un Figarò)—         Come? Oh, meno male che ho avuto la felice idea di portarlo.

LUCETTE — Vediamo?

DE FONTANET (spiegando il giornale) — Leg­gete, qui!

SCENA VII

Gli stessi, Bois-d’Enghien, Firmin

BOIS-D’ENGHIEN — Ecco! Sono pronto! (Guardando il giornale) Insomma, un altro! (Si precipita fra Lucette e de Fontanet, e gli strappa di mano il giornale) Datemi ‘sta roba!...

TUTTI — Ci risiamo!

DE FONTANET (sbalordito) — Ma che c’è?

BOIS-D’ENGHIEN — Non è il momento di leggere i giornali! Si va a pranzo! ... A pranzo! (Appallottola il giornale).

LUCETTE — Ma che noia, c’era un articolo su di me!

BOIS-D’ENGHIEN (ficcando il giornale in tasca)—  Lo piego qui... qui... (In disparte) Ma quante copie ne tirano?

DE FONTANET (quasi con tono provocatorio)—      Insomma, Signore!

BOIS-D’ENGHIEN (c. s.) — Signore ?...

LUCETTE (vivacemente) — Non badateci! (Presentando) Il Signor de Fontanet, un amico; il Signor de Bois-d’Enghien, mio amico (ap­poggia sulla parola “mio”).

DE FONTANET (sconcertato, salutando) — Ah! Ah! Felicissimo, Signore!

BOIS-D’ENGHIEN — Anch’io! (Si stringono la mano).

DE FONTANET — Infinite congratulazioni! Anch’io sono un adoratore platonico della Si­gnora Lucette Gautier, di cui sia la grazia sia il talento... (Vedendo Bois-d’Enghien che an­nusa l’aria da qualche istante) Che cosa avete?

BOIS-D’ENGHIEN — Niente! (Ingenuamente) Non sentite un certo fetore, qui? (Chenneviette, Lucette, Marceline e Ninì stentano a trattenere il riso).

DE FONTANET (fiutando) — Qui? No!... Sa­pete, può darsi benissimo, perchè, non so come, me lo dicono spesso e non sento mai nulla. (Si siede sul divano e chiacchiera con Chenne­viette in piedi, dietro il divano).

LUCETTE (vivacemente e sottovoce a Bois-­d’Enghien) — Ma dai, sta’ zitto, è lui!

BOIS-D’ENGHIEN — Cosa ?... Ah! Lui ?... (Andando da Fontanet, sbadato) Vi chiedo scu­sa, non sapevo...!

DE FONTANET — Che cosa?

BOIS-D’ENGHIEN — Uhm!... Niente! (In di­sparte, scendendo un poco) Accidenti, come puz­za! (Risale).

FIRMIN (dal fondo) — La Signora è servita!

LUCETTE — Amici, a tavola!

MARCELINE (precipitandosi per prima) — Era ora! (Entra in sala da pranzo. Bois-d’Enghien la osserva passare, sorridendo).

NINI’— Mia cara, io scappo!

LUCETTE (accompagnandola) — Sul serio, non ti fermi

NINI’(prendendo il suo ombrello lasciato sul divano) — No, no, sul serio...

LUCETTE (mentre Ninì stringe la mano a de Fontanet e a Chenneviette) — Non insisto! Spe­ro che anche quando sarai Duchessa de la Courtille ti farai viva qualche volta.

NINI’ (ingenuamente) — Anzi, mia cara, mi sembrerà di entrare nella malavita.

LUCETTE (inchinandosi) — Carino! (Tutti ri­dono).

NINI’ (sconcertata, ma ridendo con gli altri) —Oh! Non volevo dir questo!

MARCELINE (riapparendo sulla soglia della sala da pranzo a bocca piena) — E allora! Venite?

LUCETTE — Eccoci! (A Ninì riaccompagnata alla porta del vestibolo) Arrivederci!

NINI’ — Arrivederci! (Esce).

DE CHENNEVIETTE (seduto sullo sgabello del pianoforte) — E così!... eccotela Duchessa de la Courtille!

LUCETTE — Tutto sommato, vorrà dire una cafona di meno, non certo una signora di più.

DE FONTANET — Verissimo!

LUCETTE — Andiamo a pranzo! (Bois-d’En­ghien entra in sala da pranzo. A de Fontanet che le si ritrae dinanzi) Vi prego!

DE FONTANET — Scusatemi (entra in sala da pranzo).

LUCETTE (a Chenneviette rimasto trasognato sul divano) — E tu? Non ti muovi?

DE CHENNEVIETTE (imbarazzato) — Sì!... So­lo che... che ho da dirti una parola. (Discende).

LUCETTE (scendendo) — Che cosa?

DE CHENNEVIETTE (c. s.) — Si tratta del col­legio del ragazzo. Il trimestre è scaduto...

LUCETTE (con semplicità) — Va bene! Ti darò ciò che occorre dopo pranzo!

DE CHENNEVIETTE (ridendo per darsi un tono)—  Mi spiace di doverti chiedere aiuto; io... vorrei poter provvedere, ma gli affari vanno male!

LUCETTE (cuor d’oro) — Tutto a posto! (Ac­cenna a risalire, poi ridiscende) Ah! Però, cerca

di non perdere alle corse, come l’ultima volta, la pensione di tuo figlio.

DE CHENNEVIETTE (come un bambino viziato) —  Me lo rimproveri sempre ... Cerca di capire che se ho perso l’ultima volta, è perchè si trattava di un’indicazione eccezionale!

LUCETTE — Carina, la tua indicazione!

DE CHENNEVIETTE — Certamente! E’ il pro­prietario stesso che mi ha detto sotto il vincolo del segreto: “ Il mio cavallo è favorito, ma non puntarlo! Il mio fantino è d’accordo... deve tenerlo “!

LUCETTE — E allora?

DE CHENNEVIETTE — Allora non l’ha te­nuto ! ... E il cavallo ha vinto... (Con tutta la convinzione) Non è colpa mia se il suo fantino è un ladro!

FIRMIN (appare dal fondo) — La Signorina Marceline supplica i Signori di venire a pranzo.

LUCETTE (impaziente) — Oh! ma sì! Che mangi, Dio mio! Che mangi! (Firmin esce) Sù, vieni, un po’ di riguardo per la gastrite di mia sorella. (Suonano) Presto, c’è gente! (Entrano nella sala da pranzo, dove sono accolti da un “Ah!” di soddisfazione. Si chiudono alle spalle la porta).

SCENA VIII

Firmin, Signora Duverger, Bouzin

FIRMIN (alla Signora Duverger che lo pre­cede) — Il fatto è che la Signora sta pranzando e ci sono ospiti.

SIGNORA DUVERGER (contrariata) — Oh! Co­me mi spiace! Ma devo vederla senz’altro per un affare che non può essere rimandato.

FIRMIN — Comunque, Signora, posso sem­pre chiedere... Chi devo annunciare?

SIGNORA DUVERGER — Oh! La Signora Gau­tier non mi conosce... Ditele semplicemente che una signora viene a pregarla di concedere il suo talento per un ricevimento.

FIRMIN — Benissimo, Signora! (Indica la se­dia destra del tavolo e si avvia verso la sala da pranzo. Suonano. Devia e si dirige verso la porta, in fondo a destra) Chiedo scusa, un istante.

SIGNORA DUVERGER (si siede, si guarda un poco intorno, poi, come un passatempo scorre il Figarò che si è portato appresso, spiegandolo ap­pena come chi non ha alcuna intenzione di ac­cingersi alla lettura. Dopo una pausa) — Pro­prio così, “ è annunciato il matrimonio di mia figlia con il Signor de Bois-d’Enghien “, già, me l’avevano detto ! ... (Continua a leggere sot­tovoce, scrollando la testa soddisfatta).

BOUZIN (a Firmin che lo introduce) — Insom­ma, vedete un po’ se posso essere ricevuto... Bouzin, vi ricorderete?

FIRMIN — Sì, sì!

BOUZIN — È per la canzone: “ Io ci ficco spilli, ci ficco “!

FIRMIN — Sì, sì!... Se il Signore vuole ac­comodarsi? C’è già la Signora. che aspetta.

BOUZIN — Ah! Perfetto! (Saluta la Signora Duverger che ha alzato gli occhi e rende il saluto. Campanello differente dal precedente).

FIRMIN (in disparte) — E dai, ora suonano in cucina, non ce la farò mai ad annunciarli. (Esce sul fondo a destra. La Signora Duverger ri­prende a leggere. Bouzin, dopo aver poggiato il suo parapioggia all’angolo del pianoforte, si siede sulla sedia accanto al divano. Un attimo di si­lenzio).

BOUZIN (vaga con lo sguardo a destra e a si­nistra, infine si arresta sul giornale che la Signora Duverger sta leggendo, tende il collo per vedere meglio, poi si alza, e si avvicina alla Signora Duverger). — È... il Figarò che la Signora legge?

SIGNORA DUVERGER (alzando la testa) — Par­don?

BOUZIN (cortese) — Dico: “ È... il Figarò che la Signora legge “?

SIGNORA DUVERGER (sorpresa) — Sì, Signore. (Riprende la lettura).

BOUZIN — Giornale ben fatto.

SIGNORA DUVERGER (indifferente, con un lieve cenno)—Ah? (c.s.).

BOUZIN (tornando alla carica) — Giornale molto ben fatto! ... A proposito, alla quarta pa­gina, c’è una notizia... non so se l’avete letta?

SIGNORA DUVERGER (leggermente beffarda) —No, Signore, no.

BOUZIN — No ?... Vogliate scusarmi, con per­messo? (Afferra il giornale, che apre sotto lo sguardo attonito della Signora Duverger) Ecco, negli spettacoli, è assai interessante; ecco qui: “ Tutte le sere, all’Alcazar, grande successo per la Signora Maya nella canzone “ — Mi ha fatto piedino, piedino, piedino... mi ha fatto piedino di porco farcito. (Alla Signora Duverger, con aria piena di soddisfazione reggendole il gior­nale) Tenete, Signora, se volete accertarvene.

SIGNORA DUVERGER (prendendo il giornale) —Ma scusatemi, Signore, che volete che me ne importi che la Signora Nonsocosa canti, che le hanno fatto piedino, piedino, piedino, piedino di porco farcito?

BOUZIN — Come?...

SIGNORA DUVERGER — Sarà certo qualche scemenza!

BOUZIN — Questo poi no!

SIGNORA DUVERGER (dubbiosa) — Oh!

BOUZIN (ingenuamente) — No... io sono l’au­tore!

SIGNORA DUVERGER — Eh ?... Oh!Scusatemi, Signore! Vi ignoravo come letterato!

BOUZIN — Per vocazione, letterato; per con­dizione, scrivano d’ufficio. (Firmin riappare, re­cando uno stupendo mazzo di fiori).

BOUZIN E SIGNORA DUVERGER (a Firmin) —Ebbene?

FIRMIN (oltre il divano) — Non ho ancora potuto vedere la Signora, hanno suonato in cu­cina per questo mazzo di fiori.

SIGNORA DUVERGER — Ah? (Riprende a leg­gere).

BOUZIN (indicando il mazzo) — Capperi! Bel­lissimo! Ne ricevete molti così?

FIRMIN (semplicemente) — Molti,sì, Signore.

BOUZIN — È per lo meno Rothschild che lo manda?

FIRMIN (con indifferenza) — Non so, Signore, nessun biglietto: è un mazzo anonimo. (Va a deporre il mazzo sul pianoforte).

BOUZIN — Anonimo? Ma che scemenza!

SIGNORA DUVERGER (a Firmin) — Se vi de­cideste ad annunciare, maggiordomo?

FIRMIN (risale come se entrasse nella sala da pranzò) — Giusto, Signora!

BOUZIN (correndo verso di lui) — Vi ricor­derete il mio nome?

FIRMIN – Sì, sì, “Signor Bassin”

BOUZIN – No, Bouzin!

FIRMIN — Ehm! “ Bouzin “, d’accordo!

BOUZIN (posando il suo cappello sopra la sedia accanto al divano) — Aspettate, ecco il mio biglietto. (Cerca uno dei suoi biglietti).

FIRMIN – No, è superfluo, “Bouzin”, mi ricorderò, è per la canzone: “Io ci ficco spilli, ci ficco”!

BOUZIN – Perfettamente! (Firmin esce dalla porta di fondo a destra, Bouzin lo insegue fin quasi alla porta)  Ma vi assicuro che con il mio biglietto... (scendendo dietro il divano, mentre ripone il biglietto dentro il portafoglio) Stor­pierà il mio nome, certamente! (Guardando il mazzo) Però, che bel mazzo! (Si accinge a ri­porre il portafoglio nella tasca, ma un’idea gli frulla in capo; si assicura che la baronessa, intenta a leggere, non lo osservi, riprende il bi­glietto e lo infila nel mazzo, poi discende) In fin dei conti poichè è anonimo, che faccia buon prò a qualcuno! (Ripone il portafoglio in tasca. Un attimo di silenzio. Tutt’a un tratto, scoppia a ridere. La Signora Duverger alza la testa) No, rido pensando alla canzone: “ Io ci ficco spilli, ci ficco “! (Pausa. La baronessa riprende a leggere. Nuove risa di Bouzin). Vi domanderete, certo, cos’è questa canzone di “ spilli “!

SIGNORA DUVERGER — Io? Affatto, Signore! (Finge di riprendere la lettura).

BOUZIN (che si è avvicinato sotto il naso della baronessa) — Nessuna indiscrezione! È una canzone che ho scritto per Lucette Gautier... Tutti mi dicevano: “ Perchè non scrivete una canzone per Lucette Gautier “ ?...Infatti, è evi­dente che è felice di cantare qualcosa di mio.. Allora, ho messo giù! (Idem per la baronessa) Ecco, il solo ritornello per darvi un assaggio... (La baronessa esasperata ripiega il giornale e lo posa sul tavolo).

Io ci ficco spilli, ci ficco

nel paniere delle donne che mi prendo.

(Parlato) L’aria non è ancora fatta. (Recitando, compiaciuto).

Ognuno a modo suo se la spassa,

io non godo se non pungo la carcassa! (ride con aria rapita).

SIGNORA DUVERGER (approvando per compia­cenza) — Aah!

BOUZIN (elemosinando un complimento) —Cosa?

SIGNORA DUVERGER (idem, non sapendo che dire) — Ah! Sì!

BOUZIN — Nevvero? (Dopo una pausa) Mio Dio, non posso dire che sia adatta alle fan­ciulle.

SIGNORA DUVERGER — Ah?

BOUZIN — Le fanciulle, poi, bisogna ammet­terlo: alle tonte non insegna molto, alle furbe non insegna nulla.

SIGNORA DUVERGER — E’evidente!

BOUZIN (bruscamente, dopo una pausa, du­rante la quale ha osservato la baronessa) — Per­donate, Signora, la mia indiscrezione, ma il vostro volto non mi è sconosciuto... Non siete voi che cantate all’Eldorado: “ Sono io la ban­diera tricolore “!

SIGNORA DUVERGER (trattenendo le risa, e al­zandosi) — No, Signore, no! Non sono un ar­tista... (Presentandosi) Baronessa Duverger...

BOUZIN — Ah? Non ci siamo, allora! (Si inchina e risale. Nel medesimo istante, Firmin ritorna dalla sala da pranzo con uno spartito arrotolato in mano).

SCENA IX

Gli stessi, Firmin

BOUZIN (ansioso, andando verso di lui) — E allora ?... Avete detto alla Signora Lucette Gau­tier della mia canzone?

FIRMIN — Sì, Signore.

BOUZIN - Che ha detto?

FIRMIN — Ha detto che era stupida e di restituirvela.

BOUZIN (mutando espressione, asciutto) — Ah?

FIRMIN — Ecco, Signore. (Gli restituisce la canzone).

BOUZIN (seccato) — Benone! Del resto non mi stupisce, per una volta che si esce dal suo repertorio volgare.

FIRMIN (amichevolmente, scendendo un poco)—      Sentite, mio caro! (Bouzin, che ha afferrato il cappello sulla sedia, si avvicina) La prossima volta, prima di imbarcarvi in un lavoro per la Signora, venite a parlarne con me.

BOUZIN (con sdegno) — Con voi?

FIRMIN — Certo! Capite: sono solito vedere ciò che si fa per lei, so ciò che le conviene.

BOUZIN (sdegnoso) — Grazie mille! ma com­pongo sempre senza collaboratori... (Risalendo) Porterò la mia canzone a Yvette Guilbert, che sarà meno smorfiosa, e almeno ha talento, lei.

FIRMIN — Come credete, Signore (Ridi­scende).

BOUZIN (borbottando) — Stupida, la mia can­zone! Oh! (Indicando il mazzo) E io che!... (Prende il mazzo come per portarselo via, risale fino al fondo, poi ricredendosi) No! (Posa nuo­vamente il mazzo sul pianoforte, poi a Firmin) Buongiorno, amico mio!

FIRMIN — Buongiorno, Signore! (Uscita di Bouzin).

SIGNORA DUVERGER - E per me, avete...?

FIRMIN — Ho esattamente riferito alla Signora, ma la Signora ha ospiti e non può par­lar d’affari in questo momento.

SIGNORA DUVERGER (contrariata) — Che sec­catura!

FIRMIN — La Signora non può ripassare ?...

SIGNORA DUVERGER — Per forza, è per un fidanzamento che avverrà oggi stesso; direte alla Signora che fra un’ora sarò qui.

FIRMIN — Sì, Signora! (La signora Duverger risale) Di qui, Signora! (La Signora Duverger esce per prima, seguita da Firmin che chiude la porta alle sue spalle. Nel medesimo istante Chen­neviette fa capolino alla porta della sala da pranzo).

SCENA X

De Chenneviette, Lucette,

Bois-d’Enghien, de Fontanet

DE CHENNEVIETTE (spalancando la porta) —Spariti tutti, possiamo entrare!

TUTTI (con soddisfazione) — Ah! (Entrano, parlando tutti insieme, ognuno con la tazza di caffè in mano. Chenneviette va verso il caminetto, Fontanet discende alla sinistra del tavolo).

LUCETTE (a Bois-d’Enghien) — Cos’hai, te­soro, hai l’aria triste?

BOIS-D’ENGHIEN — Io? Niente affatto! (In disparte) Che guaio adesso quando saprà che la pianto! (Va a sedersi sul divano).

LUCETTE (che è passata dietro il divano, strin­gendogli bruscamente il collo, nel momento in cui egli sta per inghiottire un sorso di caffè) — Mi ami?

BOIS-D’ENGHIEN — Ti adoro! (in disparte) Ho paura che questa non la digerisca! (Lucette fa il giro e viene a inginocchiarsi sul divano alla destra di Bois-d’Enghien).

DE FONTANET (seduto alla sinistra del tavolo, accorgendosi del mazzo di fiori, di soprassalto)

— Oh! Che mazzo stupendo!

TUTTI — Dove? Dove?

DE FONTANET (indicandolo) — Lì! Lì!

TUTTI (guardando nella stessa direzione) —Oh! Stupendo!

LUCETTE — Ma chi l’ha mandato?

DE CHENNEVIETTE (che è andato a prendere il mazzo sul pianoforte, ridiscendendo in mezzo alla scena) — C’è un biglietto! (Leggendo) Camille Bouzin, Accademico! (S’inchina facendo schioccàre la lingua in segno di beffarda ammira­zione) 132,rue des Dames!

LUCETTE (prendendo il mazzo che Chenne­viette le porge) — Come, èBouzin ?... Oh!sono proprio commossa, poverino, io che gli ho fatto rendere la sua canzone...

DE CHENNEVIETTE (concludendo) — ... in ma­lomodo!

LUCETTE — Sì. (A Fontanet) Sapete, è l’autore di “ Io ci ficco spilli, ci ficco “, di cui vi ho letto il ritornello durante il pranzo.

DE FONTANET (ricordandosi) — Ah! Sì! Sì!

LUCETTE (dirigendosi con il mazzo verso il ca­minetto) — Ma perchè poi la sua canzone deve essere così stupida? Poterne fare qualcosa... (Odorando il mazzo) Oh!che profumo! (All’im­provviso) Ma che c’è, dentro ?... Un cofanetto! (Lo estrae dal mazzo e posa quest’ultimo in un vaso sul camino).

TUTTI — Un cofanetto?

LUCETTE (ridiscendendo alla destra del tavolo)—    Ma sì! (Aprendolo) Oh!No, è troppo! È troppo! incredibile! Un anello di rubini e dia­manti! (S’infila l’anello al dito).

TUTTI — Com’è bello!

LUCETTE (sedendosi, e leggendo l’indirizzo in fondo al cofanetto) — Oh! è diBechambès, per giunta ! ... Veramente, non so più che dire!

DE CHENNEVIETTE (oltre il tavolo) — E’ que­sto Bouzin che lo manda?

BOIS-D’ENGHIEN — Ah! Questa poi, è anche ricco!

LUCETTE — Si direbbe! A vederlo non l’avrei mai creduto! È sempre conciato... che non gli daresti due soldi!

DE CHENNEVIETTE — Insomma, certo che dev’essere ricco per fare simili regali.

DE FONTANET — Direi di più: ricco e inna­morato!

LUCETTE (ridendo) — Lo credete?

BOIS-D’ENGHIEN (che ha raggiunto il lato de­stro, in disparte) — Guarda, guarda! Se que­sto Bouzin si potesse gettare in braccio a Lu­cette! Potrei tagliare la corda più facilmente. (Durante il soliloquio di Bois-d’Enghien, Fonta­net è risalito verso il caminetto).

LUCETTE — Ma, si tratta della canzone! Ve­diamo un po’! Ci deve pur essere un modo di adattarla?... Per esempio, un collaboratore che la rivedesse.

BOIS-D’ENGHIEN (seduto sul divano) — Un pasticcione!

DE FONTANET (discendendo, e trascinando die­tro di sè il pouf sul quale si siede) — Aspettate!... Mi è venuta un’idea... Perchè non ne fa una canzone satirica.., una canzonetta politica, per esempio?

LUCETTE (seduta alla destra del tavolo) —Ha ragione.

DE CHENNEVIETTE (seduto alla sinistra del ta­volo) — Su che cosa?

LUCETTE (a Chenneviette) — Aspetta, lo sapremo!

DE FONTANET — Semplicissimo! Al posto di “ io ci ficco spilli “ mette: “ io arraffo spilli “ed ecco lì, diventa attuale.

TUTTI (scambiandosi gli uni e gli altri sguardi di approvazione) — Ma sì!

DE FONTANET (con l’importanza datagli dal successo) — Sapete: questo tale che “ ficca spilli nel paniere delle donne che si prende “ non ha senso! Non è pulito ... Mentre invece.., con un deputato, per esempio: “ che arrafla spilli “, almeno...!

BOIS-D’ENGHIEN — ... èpulito.

LUCETTE — Idea eccellente! Bisogna che gliela proponga! (Si alza).

DE FONTANET (alzandosi, e scostando un poco il pouff che Lucette ripone al suo posto davanti al caminetto) — Oh! Le idee! Non sono quelle che mi mancano! E’ metterle in esecuzione...

BOIS-D’ENGHIEN (che si alza) — Eh, già, suc­cede a molti!

DE FONTANET — Eppure, una volta, ho pro­vato a fare una canzone, una specie di ritor­nello... (A Bois-d’Enghien, proprio in faccia) Mi ricordo, era intitolata: « Ah! pffù!! ».

BOIS-D’ENGHIEN (che ha ricevuto il soffio in faccia, non può trattenersi dal ritrarre la testa,

dissimulando il gesto con un compiacente sorriso a Fontanet; poi, in disparte, raggiungendo il lato destro) — Pff!!! Che razza di mania ha la gente cui puzza il fiato di parlarvi sempre sotto il naso.

LUCETTE (a Fontanet) — E l’avete finita?

DE FONTANET (modestamente) — Oh Dio, per un soffio!

BOIS-D’ENGHIEN (con convinzione) — Oh! Certo! (Tutti scoppiano a ridere).

DE FONTANET (che non ha capito, ma ridendo anche lui) — Eh? Cosa? Perchè ridete?...Che cosa ho detto ?...

LUCETTE (ridendo, e indicando Fernand seduto sul divano) — Niente... niente... E’ Fernand che non è serio!

DE FONTANET (guardando Bois-d’Enghien che ride, ma con aria di non essere soddisfatto) —Ah! Ecosì, è lui che non è... ma che cosa ho detto? Uhm... Uhm... Non capisco!

LUCETTE (mentre il riso le interrompe le parole) —  Credetemi, non c’è niente da capire! Non ne vale la pena. (Cercando di cambiare discorso, ma continuando a ridere) Sù, parliamo di cose più serie. Ci vedremo stasera al concerto?

DE FONTANET — Stasera no, impossibile! Sono invitato.

LUCETTE (sempre sotto l’influenza del riso) —Del resto, non so perchè ve lo domando, sta­sera non canto: è il mio giorno di riposo.

DE FONTANET — Oh! Bene, benissimo! Io vado da una mia vecchia amica, la baronessa Duverger.

BOIS-D’ENGHIEN (che rideva egli pure, mu­tando espressione, in disparte, alzandosi vivace­mente) — Accidenti! La mia futura suocera!

DE FONTANET — Dà un ricevimento per il matrimonio della figlia con il Signor... aspet­tate un po’, mi hanno detto il nome...

BOIS-D’ENGHIEN (apprensivo) — Dio mio!

DE FONTANET (cercando) — Signor...? si­gnor...?

BOIS-D’ENGHIEN (intromettendosi fra lui e Lu­cette) — Va bene, fa lo stesso, poco importa!

DE FONTANET — Sì, sì, un momento! È un nome che somiglia al vostro!

BOIS-D’ENGHIEN — Ma no! Ma no! È im­possibile! Non ce ne sono!

LUCETTE — Ma perchè ti agiti tanto?

BOIS-D’ENGHIEN — Non sono agitato; sol­tanto, so già come finisce! È come quelli che di­cono: aspettate, è un nome che comincia con Q...

DE FONTANET (vivacemente) — Ecco!

BOIS-D’ENGHIEN — ... Duval!

DE FONTANET — Ah! No!

BOIS-D’ENGHIEN — Ma che ci importa il nome della gente che non conosciamo. (Suo­nano).

DE CHENNEVIETTE — In fondo, ha ragione!

BOIS-D’ENGHIEN — Lasciate perdere, sù, la­sciate perdere!

SCENA XI

Gli stessi, Firmin, Bouzin

LUCETTE (a Firmin che entra e cerca qualcosa dietro i mobili) — Ma che c’è, Firmin?

FIRMIN (con sdegnosa bonomia) — Oh, niente, Signora, èquel tale... Bouzin... dice di aver lasciato qui l’ombrello.

TUTTI — Bouzin!

LUCETTE (che è risalita, passando davanti a Firmin) — Fatelo entrare!

FIRMIN (stupito) — Ah? (Bois-d’Enghien ri­sale un poco, Fontanet raggiunge il lato sinistro).

LUCETTE. (che si è avvicinata alla porta del vestibolo) — Accomodatevi, Signor Bouzin! (Presentandolo) Signor Bouzin, i miei amici!

BOIS-D’ENGHIEN, DE FONTANET, CHENNE­VIETTE (accogliendolo) — Ah! Signor Bouzin! (Firmin esce).

BOUZIN (stupito dell’accoglienza, saluta con molto imbarazzo) — Signori, Signora, domando scusa, credo di aver dimenticato...

LUCETTE (premurosa, con degnazione) — Ma, sedetevi, Signor Bouzin! (Gli ha portato la se­dia, che era al di là del tavolo).

TUTTI (c. s.) — Ma, sedetevi, Signor Bouzin! (Ognuno gli porta una sedia: Bois-d’Enghien quella al di là del divano che colloca a lato di Lucette; Fontanet quella alla destra del tavolo,

e Chenneviette, quella di sinistra; il tutto forma una fila di sedie dietro a Bouzin).

BOUZIN (dapprima sedendosi metà su una se­dia e metà sull’altra, poi su quella datagli da Lucette) — Ah! Signori.., non è il caso...!

LUCETTE (sedendosi al suo lato destro, Fon­tanet alla destra di Lucette e Bois-d’Enghien alla sinistra di Bouzin, Chenneviette sull’angolo del tavolo) — E adesso, io vi sgrido! Perchè vi siete portato via, così, la vostra canzone?

BOUZIN (con ghigno amaro) — Come, perchè? Il vostro domestico mi ha detto che l’avete tro­vata stupida!

LUCETTE (protestando) — Stupida, la vostra canzone ! ... Oh! non ha capito niente!

TUTTI — Non ha capito niente!

BOUZIN (illuminandosi) — Ah! Dunque è co­sì? Mi pareva...

LUCETTE — Sì, ma prima devo ringraziarvi per lo stupendo mazzo di fiori.

BOUZIN (imbarazzato) — Eh ?... Ah ?... Oh! non parliamone!

LUCETTE — Come, non parliamone ! ... Gra­zie! È molto galante da parte vostra.

TUTTI — Galante!... Vero?...

LUCETTE (bruscamente, mostrando la mano con l’anello) — E il mio anello? Avete visto il mio anello?

BOUZIN (che non capisce) — Il vostro anello? Ah! Certo.

TUTTI — E’ stupendo!

LUCETTE (civettuola) — Vedete, ce l’ho al dito.

BOUZIN (c. s.) — Sì, infatti, è... (In disparte) Che m’importa del suo anello?

LUCETTE — Il rubino, soprattutto, e ammi­revole.

BOUZIN — Il rubino? Quella cosa lì? Sì, sì! (Una breve pausa) Eh! Già, quando si pensa che questi aggeggi sono così cari. (Tutti si guar­dano sconcertati, non sapendo che dire).

LUCETTE (un po’ smarrita) — Certo, ma ho saputo apprezzano.

BOUZIN — In fondo non sembra, ma un si­mile anello vale più di settemila franchi.

DE CHENNEVIETTE (spostandosi, e risalendo dietro il tavolo) — Settemila franchi!

LUCETTE (a Chenneviette) — Ma sì, non mi stupisce affatto! (Chenneviette raggiunge la parte posteriore del divano).

BOUZIN — Una famiglia ci vive due anni! E poi sborsare per questo “ cosa “ settemila fran­chi, dico io!... (Sbalordimento generale).

BOIS-D’ENGHIEN (lo guarda come dicesse: Ma chi è costui! Poi sottovoce a Chenneviette) —Lo trovo di pessimo gusto!

DE CHENNEVIETTE (anche lui sottovoce) — Un tipo ignobile! (Risale verso il fondo. Bois­d’Enghien si alza e rimette la sedia al suo posto, al di là del divano).

LUCETTE (cercando tuttavia di essere cortese) —     Ad ogni modo, questo prova la generosità del donatore!

BOUZIN — Ah! Sì. (In disparte) E la sua im­becillità! (forte) Allora, per tornare alla mia canzone...

LUCETTE — Ecco...!

DE FONTANET (alzandosi e avvicinando la se­dia al tavolo) — Bene, stella mia, vedo che siete indaffarata; vi lascio.

LUCETTE (alzandosi anche lei) — Ve ne andate? Aspettate, vi accompagno. (Riporta la sua sedia al di là del tavolo).

DE FONTANET — Oh, ve ne prego...

LUCETTE (cedendo il passo a Fontanet, e ac­compagnandolo) — Per carità! ... (AChenne­viette) Muoviti, vieni con me, tu! Approfitto dell’occasione per darti ciò che serve al ragazzo, così potrai spedirlo subito.

DE CHENNEVIETTE — Ah! Bene! (Bouzin, senza alzarsi, ha seguito tutto il via vai piroet­tando a poco a poco sulla sedia, in modo da voltar le spalle agli spettatori).

LUCETTE — Con permesso, Signor Bouzin? Sono subito da voi. (Tutti escono, tranne Bois-d’Enghien e Bouzin).

SCEN4 XII

Bois-d’Enghien, Bouzin

BOIS-D’ENGHIEN (che li guarda uscire a grandi passi attraverso la scena e bruscamente a Bouzin che si è alzato ed è andato a riportare la sua sedia alla sinistra del tavolo) — Ebbene! Volete pro­prio che ve lo dica? Siete innamorato di Lu­cette.

BOUZIN — Io!

BOIS-D’ENGHIEN — Sì, sì! Oh! Non state a fingere, siete innamorato! E allora sotto, co­raggio! E’il momento buono!

BOUZIN — Eh?

BOIS-D’ENGHIEN — Se siete un uomo, Lucette è vostra!

BOUZIN — Mia? Ma vi assicuro...

BOIS-D’ENGHIEN (vivacemente) — Sst! Ec­cola! Oggi, non una parola!... Domani, partirete all’attacco! (Ritorna alla destra fischiettan­do, le mani in tasca, dandosi un’aria indifferente).

BOUZIN (in disparte) — Strano! Perchè vuole che io sia innamorato di Lucette Gautier?

SCENA XIII

Gli stessi, Lucette

LUCETTE (a Bouzin) — Scusatemi se vi ho lasciato.

BOUZIN (che è risalito al di là del tavolo) —Non c’è di che! (In disparte) Non me ne sono affatto innamorato.

LUCETTE (sedendosi alla destra del tavolo) —E ora potremo discorrere senza essere disturbati.

BOUZIN (sedendosi al di là del tavolo, al pubblico) — Sì.

LUCETTE — Dunque! La vostra canzone èdeliziosa! Non c’è che dire: è proprio deliziosa!

BOUZIN — Siete troppo buona! (In disparte, inchinandosi per posare il cappello sul tavolo) E quello che aveva capito ch’era stupida. Bisogna essere cretini!

LUCETTE — Ma in fondo, sapete, hanno un bel dire che il meglio è nemico del bene... La vostra canzone, lo ripeto, è deliziosa; ma, come potrei dire ?... manca un po’ di personalità.

BOUZIN (protestando) — Oh!. Tuttavia...

LUCETTE — No, no! Bisogna pure che vi parli francamente: è spiritosissima, ma non di­ce nulla.

BOUZIN (sconcertato) — Ah?

LUCETTE (a Bois-d’Enghien, che per discrezio­ne si tiene a distanza, appoggiato al caminetto)-Vero?

BOIS-D’ENGHIEN — Sì, sì! (scendendo per se­dersi alla sinistra del tavolo) Io, poi, se mi per­mettete un parere, disapprovo la forma.

LUCETTE — Ah, certo, sì! La forma è difet­tosa! Ma d’altronde sulla forma io ci passo sopra!

BOIS-D’ENGHIEN — E poi, in fin dei conti... non ha mordente, è fiacca!

LUCETTE — Sì, ecco... Non ha del tutto tor­to! Si capisce che è la canzone di un uomo spi­ritoso ma

è la canzone di un uomo spiritoso...

BOIS-D’ENGHIEN— ... che l’avrebbe fatta scrivere da un altro!

LUCETTE — E’ così!...

BOUZIN(scrollando la testa) — Strano!... (Una breve pausa) Insomma, a parte questo, vi sem­bra buona?

BOIS-D’ENGHIEN E LUCETTE — Ottima!

LUCETTE — Ottima, ottima! (Cambiamento di tono) Allora, ecco ciò che abbiamo escogi­tato... Avete qui la canzone?

BOUZIN — No, l’ho lasciata a casa.

LUCETTE — Che peccato!

BOUZIN — Non fa niente! Io abito in rue des Dames... E’ a due passi... Faccio una corsa... (Si alza).

LUCETTE (alzandosi) — Ah! Bene, se non vi disturba... Almeno non lavoreremo invano.

BOUZIN — Ma come ?... Tutto ciò che volete! Ho la mano molto facile!

BOIS-D’ENGHIEN — Sì?

BOUZIN — Io!... Vi scrivo una canzone così, di getto.

BOIS-D’ENGHIEN (alzandosi) — Davvero? (In disparte) Gran bella cosa schiappinare così di primo getto!

BOUZIN (dirigendosi verso la porta di uscita) —       Vado e torno!

LUCETTE (che lo ha seguito, indicandogli il suo ombrello) — Il vostro ombrello!

BOUZIN — Ah! Già! Grazie! (Prende il suo ombrello dietro il pianoforte ed esce accompagnato da Lucette).

SCENA XIV

Bois-d’Enghien, Lucette

BOIS-D’ENGHIEN (raggiungendo il lato destro) —  E adesso, gli ho preparato il terreno a ‘sto buon uomo, al Bouzin. Non perdiamo tempo, stasera firmo il mio contratto di nozze, e af­fronterò senz’altro la rottura.

LUCETTE (parlando dall’angolo) — Certo! Sarà carino! Sbrigatevi!

BOIS-D’ENGHIEN (sedendosi sul divano, nel punto più distante) — Lei! ... se sapessi già come cavarmela...

LUCETTE (scendendo dietro il divano e abbrac­ciando Bois-d’Enghien nel collo) — Mi ami?

BOIS-D’ENGHIEN — Ti adoro!

LUCETTE — Tesoro! ... (Se ne distacca per aggirare il divano e andare a sedersi al fianco sinistro di Bois-d’Enghien).

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — Ah! Inco­minciamo bene!

LUCETTE (seduta a sinistra) — Come sono felice di rivederti qui! Non credo ai miei occhi! Cattivone! Se tu sapessi il male che m’hai fatto! Ho creduto che fra noi due fosse finita!

BOIS-D’ENGHIEN (protestando ipocritamente) —    Oh! “finita”!

LUCETTE (con trasporto) — Finalmente riseimio! Dimmi, riseimio?

BOIS-D’ENGHIEN (compiacente) — Risonotuo!

LUCETTE (gli occhi negli occhi) — Non finirà mai?

BOIS-D’ENGHIEN (c. s.) — Mai!

LUCETTE (in uno slancio di passione, afferran­dogli la testa e stringendosela al petto) — Oh! Mio torroncino!

BOIS-D’ENGHIEN — Oh! Mia Lulù! (Lucette piega la testa, facendosi guanciale con le due brac­cia, sull’ anca di Bois-d‘Enghien che si trova sdra­iato sulle sue ginocchia, di fianco e scomodissimo).

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — Ah! Andia­mo di bene in meglio!

LUCETTE (nella stessa posizione, languidamen­te) — Vedi, guarda come sto bene!

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — Ah! Beno­ne! Io, no, però!

LUCETTE (c. s.) — Vorrei stare così venti anni!... E tu?

BOIS-D’ENGHIEN — Be’! Vent’anni, son tanti!

LUCETTE — Ti direi: “ Mio torroncino! “; mi risponderesti: “« Mia Lulù! “ e la vita pas­serebbe.

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — Bel diver­timento!

LUCETTE (rimettendosi a sedere, il che permette a Bois-d’Enghien di rialzarsi) — Ahimè, non

èpossibile! (Si alza, fa il giro del divano, poi con slancio a Bois-d’Enghien) Mi ami?

BOIS-D’ENGHIEN — Ti adoro!

LUCETTE — Ah! Tesoro, sì! (Risale al di là del divano).

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — Accidenti! Sono ben messo!

LUCETTE (in mezzo alla scena, guardando oltre Bois-d’Enghien con un’aria piena di sottintesi) —Su... mi vieni a vestire?

BOIS-D’ENGHIEN (come un fanciullo imbronciato) — No ! ... non ancora!

LUCETTE (ridiscendendo) — Ma che hai?

BOIS-D’ENGHIEN (c. s.) — Niente!

LUCETTE — Sì! Hai l’aria triste!

BOIS-D’ENGHIEN (alzandosi e prendendo co­raggio) — Ma sì! Se vuoi saperlo, ho che que­sta situazione non può durare più a lungo.

LUCETTE — Quale situazione?

BOIS-D’ENGHIEN — La nostra. (In disparte)Aiaiahi! (Forte) E poichè, bene o male, bisogna venire fuori un giorno o l’altro, preferisco su­bito tagliar la testa al toro: Lucette, dobbiamo lasciarci!

LUCETTE (sbalordita) — Cosa?

BOIS-D’ENGHIEN — E’ necessario! (In dispar­te) Aiaiahi!

LUCETTE (con un lampo di genio) — Ah, mio Dio!... Ti sposi!

BOIS-D’ENGHIEN (ipocrita) — Io? Ma che idea!... E a che proposito?

LUCETTE — Allora perchè? Perchè?

BOIS-D’ENGHIEN — Ma per via delle mie attuali finanze! Non potendo offrirti il tenore di vita che meriti...

LUCETTE — Ah, è per questo!!! (Scoppiando a ridere e lasciandosi quasi cadere su di lui, dan­dogli uno spintone alle spalle) Che sciocchino!

BOIS-D’ENGHIEN — Eh?

LUCETTE (con tenerezza abbracciandolo) —Non sono forse felice così?

BOIS-D’ENGHIEN — Sì, ma la mia dignità!...

LUCETTE — Lasciala dov’è la tua dignità! Ti basti sapere che t’amo. (Sciogliendosi e rag­giungendo il lato sinistro con un sospiro appas­sionato) Oh! Come ti amo!

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — Andiamo bene, andiamo proprio bene!

LUCETTE — Lo vedi? Solo al pensiero che tu possa sposarti! (Ritornando da lui e serran­dolo come se stesse per perderlo) Ah! Dimmi che non ti sposerai mai! Mai!

BOIS-D’ENGHIEN — Io ?... Questa poi!...

LUCETTE (con riconoscenza) — Grazie! (Scio­gliendosi) Del resto, se accadesse, so bene quel che farei!

BOIS-D’ENGHIEN (inquieto) — Cosa?

LUCETTE — E’ presto fatto, sai! Una bella palla in testa!

BOIS-D’ENGHIEN (gli occhi fuori dell’orbita) —A chi?

LUCETTE — A me, s’intende!

BOIS-D’ENGHIEN (rassicurato) — Ah! Be’!

LUCETTE – (che si è avvicinata al tavolo, afferrando nervosamente il Figarò, dimenticato dalla baronessa) Oh! Non è certo il suicidio che mi spaventa. Se mai sapessi, se leggessi sul giornale... (indica il giornale che tiene in mano)

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte, terrificato, ma senza fare un passo) — Accidenti! Un Figarò!

LUCETTE — Ma che pazza sono; non ce n’è ragione, e mi riduco in questo stato! (Scara­venta il Figarò sul tavolo e raggiunge il lato si­nistro).

BOIS-D’ENGHIEN (precipitandosi sul Figarò e ficcandolo tra la giacca e il gilé. In disparte) —Uff! Ma ne spuntano come i funghi! (Al ru­more Lucette si volta. Bois-d’Enghien ride stupi­damente per darsi un contegno).

LUCETTE (riavvicinandosi a lui, con uno slan­cio, e gettandosi nelle sue braccia) — Mi ami?

BOIS-D’ENGHIEN — Ti adoro!

LUCETTE — Ah! Tesoro! (Risale).

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — E ora, mai e poi mai riuscirò a confessarle il mio matri­monio! (Raggiunge il lato destro e si lascia cadere scoraggiato sul divano).

SCENA XV

Gli stessi, de Chenneviette

DE CHENNEVIETTE (giungendo dal fondo e cer­cando di incollare una busta. A Lucette) — Di’ un po’, la faccio raccomandata ?... Hai un franco­bollo da 40 centesimi?

LUCETTE (si dirige verso la sua stanza) — Sì, di là... Aspetta!

DE CHENNEVIETTE — To’, ecco 40 centesimi!

LUCETTE (spiccia) — Beh! Non ho bisogno dei tuoi 40 centesimi.

DE CHENNEVIETTE (contrariato) — Ma io neppure! Non c’è ragione che tu mi regali otto soldi! Che stranezza!

LUCETTE — Come ti pare!... (Prende il da­naro e entra nella sua stanza).

DE CHENNEVIETTE (a Bois-d’Enghien) — Buf­fo, no? Ecco una di quelle sfumature che sfug­gono alle donne!

BOIS-D’ENGHIEN (preoccupato) — Sì, sì!

DE CHENNEVIETTE — Ma avete l’aria sec­cata?

BOIS-D’ENGHIEN — Ah! Mio caro! Non sec­cata, ma disperata.

DE CHENNEVIETTE — Dio mio! Che c’è?

BOIS-D’ENGHIEN (alzandosi e andando verso di lui) — Sentite! Solo voi potete trarmi, d’im­piccio! E’ una faccenda che non so dire a Lu­cette... Non so come dirvelo! A voi! Siete... quasi suo marito. Bisogna assolutamente che io la molli e che lei mi molli!

DE CHENNEVIETTE (cadendo dalle nuvole) —Che diavolo mi state dicendo?

BOIS-D’ENGHIEN — La verità, mio caro! Mi sposo!

DE CHENNEVIETTE — Voi!

BOIS-D’ENGHIEN — Io!... e firmo il contratto stasera!

DE CHENNEVIETTE — Accidempoli!

BOIS-D’ENGHIEN (prendendolo sottobraccio e con il tono più persuasivo) — Insomma, in fin dei conti, è suo interesse troncare!

DE CHENNEVIETTE — E come! E’ talmente vero che se lo volesse, oggi, avrebbe un’occa­sione straordinaria. (Suonano).

BOIS-D’ENGHIEN — Diamine! Parlatele seria­mente, vi ascolterà.

DE CHENNEVIETTE (con aria dubbiosa) —Già!...

SCENA XVI

Gli stessi, Firmin, Marceline,

il Generale, Antonio, Lucette

FIRMIN (annunciando) — Il generale Irrigua!

DE CHENNEVIETTE — Lui! Fatelo entrare! (Falsa uscita di Firmin. Vivacemente) No! Ap­pena ce nei saremo andati! (A Bois-d’Enghien) Venite, venite.., filiamo di qua!

BOIS-D’ENGHIEN — Perchè?

DE CHENNEVIETTE — Perchè ? ! ... Siamo di troppo!

BOIS-D’ENGHIEN — Eh!... Sarebbe forse ?...

DE CHENNEVIETTE — Esattamente! ... È la buona occasione!...

BOIS- D’ENGHIEN— Corbezzoli ! ... Tagliamo la corda ! ... (Scompaiono furtivamente al fondo come due complici).

MARCELINE (entrando da destra, mentre Fir­min si accinge a far entrare il generale) — Fir­min, chi ha suonato?

FIRMIN — Il generale Irrigua, Signorina!

MARCELINE — Il generale! Presto! Fatelo entrare, avvisate mia sorella. (Discende tra il pianoforte e il divano).

FIRMIN — Se il Signore vuole entrare...

IL GENERALE — Muy bien! Yo entro!... (En­tra seguito da Antonio che regge due mazzi di fiori, uno enorme e l’altro piccolissimo; quest’ul­timo lo nasconde dietro la schiena).

MARCELINE (con una riverenza) — Generale!

IL GENERALE (riconoscendola) — Ah! La Se­ñora hermana! Esclavo vostro! (Chiamando Firmin) Camarera! (Firmin non risponde. Al­zando la voce) Camarera ! ... Staffiere

FIRMIN (ridiscendendo) — Sono io...?

IL GENERALE — Natural, eres tù! (In disparte) Yo no son! (Forte) Va dire a la tua Señora padrona, yo son qua!

FIRMIN — Sì, signore! (In disparte, diretto verso la stanza di Lucette) È generale come me, questo! (Forte, accortosi che Lucette esce dalla sua stanza) Ah! Ecco la Signora. (Esce in fondo).

IL GENERALE (a Lucette che si ferma sorpresa di vederlo) — Ella? Ah! La mia Señora! El giorno più guapo de  mi vida!

LUCETTE (con sguardo interrogativo) — Scu­sate, Signore...?

MARCELINE (presentandolo) .— Lucette... il Generale Irrigua.

IL GENERALE (inchinandosi) — Se stesso!

LUCETTE — Ah! Generale, vi chiedo scusa! (Salutando Antonio sul fondo) Signore!

IL GENERALE (discende un poco) — Es nada! El mio interprete!

LUCETTE — Generale, sono molto felice di conoscervi!

IL GENERALE — La felicidad es por mi, Señora! (ad Antonio) Antonio... los flores... (Anto­nio offre il mazzo enorme a Lucette, nascondendo il piccolo) Permittete algun flor moderato... que yo ve prego... que yo ve ofro!

LUCETTE (prende il mazzo) — Ah! Generale!

IL GENERALE (prendendo il mazzo minuscolo che gli porge Antonio ed offrendolo a Marceline) E... yo ho pensado tambièn a la hermana!

MARCELINE (prendendo il mazzo) — Per me? Oh! Generale, veramente...!

IL GENERALE (a Marceline) — Es più piccolo de l’otro... ma es più portatile! ... (Ad Antonio) Antonio, resta a mia disposiciòn nel vestibolo.

ANTONIO — Muy bien! (Esce).

LUCETTE — Come siete carino! ... Io adoro i fiori!

IL GENERALE (galante) — Magari... yo lo fosse un flor!

MARCELINE (aspirando il profumo del suo maz­zetto. Smorfiosa, al generale) — Anch’io, li adoro...

IL GENERALE (oltre la sua spalla) — Sì, però l’ho dicho solamente por la Señora.

LUCETTE (che ha tolto gli spilli dal pacco) —Oh! Guarda! Marceline! Che splendore!

IL GENERALE — Son le vostre subditas que pongo ai vostri piedi.

LUCETTE (ridendo) — Le mie suddite?

IL GENERALE — Muy bien ... Son las rosas que pongo ai piedi de la reina de las rosas!

LUCETTE E MARCELINE (schive) — Aah!

IL GENERALE (soddisfatto di se stesso) — Es una batuta!

LUCETTE — Siete galante, Generale!

IL GENERALE — Faso aquel che se può!

MARCELINE (in disparte) — Però potrebbe anche avvertirci sul suo accento!

LUCETTE (A Marceline) — Lasciaci, Marce­line.

MARCELINE — Io?

IL GENERALE (con un gesto da gran signore) —     Lasciaci... la hermana!

MARCELINE — Eh?

IL GENERALE (beneducato, ma autoritario) —         Va via!... Señorita ! (Passa tra le due, die­tro Lucette).

MARCELINE — Ah? E’ così! ... (In disparte) E’ un selvaggio! (Esce dal lato destro, mentre nel frattempo Lucette posa il mazzo nel vaso sopra la consolle. Il generale è risalito oltre il divano e aspetta che Marceline sia uscita).

IL GENERALE (bruscamente a Lucette, che è ritornata alla destra del tavolo) — Ella! Es ella ! ... Yo soy vicino a ella.., unico!

LUCETTE (sedendosi alla destra del tavolo) —Accomodatevi, vi prego.

IL GENERALE (con passione) — Yo no posso!

LUCETTE (stupita) — Non potete?

IL GENERALE (c. s.) — No posso! Yo soy troppo commozzo! Cuando yo ho recibido la vostra carta! Esta lettera que me acordava la gracia de... una intervista entre nos! Ah! Caramba! (Non trovando parole per esprimere il resto) Que no posso dir!

LUCETTE — Che avete, sembrate commosso?

IL GENERALE — Yo lo soy! Porqué yo vi amo, Lucette... y porqué siamo aquì... tutti e dos... unici! (Si fa intraprendente) Lucette!

LUCETTE (vivacemente, alzandosi e passando dal lato sinistro del tavolo) — Attento, Generale, entrate qui in un campo minato!

IL GENERALE (discendendo un po’ verso destra) —            Yo no ho temor del periculo! Nel mio pais era ministro de la guerra!

LUCETTE (passando dietro il tavolo) Voi!

IL GENERALE (inchinandosi) — Se stesso!

LUCETTE — Ah! Generale... quale onore... un ministro della guerra!

IL GENERALE (rettificando) — Ess... Ess!

LUCETTE (che non capisce) — Cosa “ Ess”?

IL GENERALE — Ess-ministro ! ... Yo no lo soy più!

LUCETTE (con un tono di condoglianza) —Ah ?... Che cosa siete allora?

IL GENERALE — Yo soy condenado a muerte!

LUCETTE (indietreggiando) — Voi?

IL GENERALE (con un gesto rassicurante) —Eh! Sì! Todo esto, porqué yo soy venito en Fransia por comprar por el mio gobierno dos corazadas, tres incrozadores y cinco cazatorpe­dines.

LUCETTE (non afferrando il rapporto) — E al­lora?

IL GENERALE — Allora, yo le ho perdidos al “ pacarat “!.

LUCETTE — Perduti al baccarà ! ... (Con un tono di rimprovero) E come avete fatto?

IL GENERALE (con la più ingenua incoscienza) —   Yo no habìa fortuna ! ... Al pacarat es siempre lo stesso; cuando ho octo, es nueve! Por que­sto yo ho perdido mucho dinero.

LUCETTE (sedendosi alla destra del tavolo) —Così non va, generale.

IL GENERALE (con un tono disinvolto) — Basta, nada per mi! Yo ho bastante dinero da poner a disposiciòn de ella.

LUCETTE — A mia disposizione?

IL GENERALE (gran signore) — Todo!

LUCETTE — Ma a che titolo?

IL GENERALE (con calore) — Al titulo que yo posso amarve... porqué yo vi amo, Lucette! El mi corazòn es troppo piccolo por contener todo el mi amor ! ... El vostro fascino me ha prendido... prendido... (cambiando tono) Par­don! Un momento... un momento. (Risale verso il fondo).

LUCETTE (in disparte) — E ora dove va?

IL GENERALE (aprendo la porta e chiamando) —    Antonio?

ANTONIO (sulla soglia del vestibolo) — Ge­neral!

IL GENERALE — Como se dice “ subjugar “?

ANTONIO — “ Soggiogare “, General.

IL GENERALE (facendogli segno che può ritor­narsene nel vestibolo) — Bueno! Gracias, An­tonio!

ANTONIO — Bueno! (Esce).

IL GENERALE (a Lucette, riprendendo brusca­mente con tono appassionato) — Voi mi avete “ succiucato “; aquel que es mio es vostro! Mi vida, mi dinero, fino a l’ultimo dolàro, fino a la miseria que amerei porqué viene da ella!

LUCETTE (scuotendo la testa, sospettosa) —La miseria! Si vede che non sapete cos’è!

IL GENERALE (discendendo verso destra) — Oh! Pardon! Yo lo so! No soy siempre estado rico! Antes d’entrar en l’armada,... como General! No habìa dinero, cuando yo era professor mo­derato y andava nelle familas por vivir... donde yo davo lecciones de italiano.

LUCETTE (trattenendosi dal ridere) — D’ita­liano? Allora lo parlavate?

IL GENERALE (ingenuamente) — in veridad nel mi paese, yo lo parlavo muy bien; aqui, yo no so porqué, yo lo parlo mal.

LUCETTE (ridendo) — Ah! Davvero? Ma ac­comodatevi!

IL GENERALE (esaltato) — No posso! Davante a voi no posso seder que in ginocchio. (Si in­ginocchia davanti a lei) Ella es la divinidad que ci si inginocchia davante... una santa que si adora...

LUCETTE — Generale!

IL GENERALE (freddamente) — Donde es la vostra camera?

LUCETTE (sbalordita) — Eh?!

IL GENERALE (con passione) — Yo dico: donde es la vostra camera?

LUCETTE — Ma Generale, che domanda!

IL GENERALE — Es l’amor que parla por la mi boca porqué es allà que yo vorrei vivir! Porqué la camera de la beltad que si ama, es como ci... es como ci... (Alzandosi) Pardon, un momento, un momento!

LUCETTE (in disparte, beffarda) — Ah! Be­none!

IL GENERALE (che è risalito e ha aperto la porta nel fondo) — Antonio?

ANTONIO (come prima) — General!

IL GENERALE — Como se dice “tabernaculo “?

ANTONIO — “ Tabernacolo “, General!

IL GENERALE — Bueno! Gracias, Antonio.

ANTONIO — Bueno! (Esce).

IL GENERALE (tornando, senza profferir parola e molto freddamente, a rimettersi in ginocchio da­vanti a Lucette. Come prima, poi esplodendo) —Es como el tabernacolo, donde es la religion, la diosa que se adora.

LUCETTE (sfiorando con la mano destra, alla quale porta l’anello, la mano del generale posata sulla sua mano sinistra) — Ah, Generale! Voi ripagate tutto con una galanteria.

IL GENERALE (che guarda l’anello al dito di Lucette) — Siempre! (Alzandosi) Esto me fa pensar que miro al vostro dido un anillo.

LUCETTE (con aria distaccata, alzandosi) —Un anillo? Ah! Ah!... Il mio anello! Sì, oh!

IL GENERALE —  Es hermoso... vero?

LUCETTE (idem, discendendo un poco verso si­nistra) — Pfù! E’ una quisquilia!

IL GENERALE (scrollando la testa) — Una co­scolia ?... Cosa es una coscolia?

LUCETTE — Sì, insomma, una bagattella!

IL GENERALE (c. s.) — Una bucatella! Sì, sì!... (Cambiando tono) Pardon! Un momento... un momento! (Andando in fondo e chiamando) Antonio?

ANTONIO (come prima) — General!

IL GENERALE — Cosa significa « una buca­tella » en español?

ANTONIO — Una bucatella? Cosa es una bucatella?

LUCETTE (senza muoversi) — No, ho detto ai Generale che è una bagattella.

ANTONIO (comprendendo) — Ah! “ una bagat­tella “! (Traducendo) La Señora dice a usted que es poca cosa.

IL GENERALE (come avesse sempre conosciuto questa parola) — Ah! Sì! Certo... una buca­tella... sì, sì... (Ad Antonio, facendogli segno di uscire) Bueno, bueno! Gracias! Antonio!

ANTONIO — Bueno! (Esce).

IL GENERALE (discendendo verso Lucette, come prima) — Una... bucatella, sì, sì!

LUCETTE — Più che altro ci sono affezionata, perchè è un ricordo.

IL GENERALE (commosso) — Ah! Buena, Lu­cette!

LUCETTE — Era di mia madre!

IL GENERALE (stupefatto) — Cosa tu dices?

LUCETTE (sorpresa) — Generale!

IL GENERALE — Esto anillo ! ... Soy yo que lo enviado esta mañana in un masso de flores!

LUCETTE — Voi?

IL GENERALE — Natural!

LUCETTE (passando a destra) — Come? É lui? Siete voi? Voi? Lui?

IL GENERALE (discendendo) — Bueno, yo dico!

LUCETTE (in disparte) — Oh! E’ il colmo! E Bouzin allora ?...Ha avuto l’impudenza di... Oh! E’ il colmo... Ah! Benissimo, vedrai, la sua canzone! Che faccia tosta!

IL GENERALE (vedendo la sua agitazione) —Cosa ha usted?

LUCETTE — Niente! Niente!

IL GENERALE (galantemente, ma con una punta di ironia) — Bueno! No es esto l’anillo de tu madre?

LUCETTE — Questo anello... Oh! Niente af­fatto! No! Credevo parlaste di un altro... Oh! Questo! No, no, ma non sapevo che dovevo ringraziare voi.

IL GENERALE (modesto) — De nada!... (Rag­giungendo il lato sinistro e con un gesto da gran signore) Es una bucatella! (Tornando da lei) E yo mi perrnitto de offrirvi también la bra­cialetta. (E le offre un altro astuccio che estrae dalla tasca della giacca).

LUCETTE (prendendo l’astuccio) — Ah! Ge­nerale, veramente mi viziate! Ma che ho fatto per meritare...

IL GENERALE (molto semplicemente) — Yo vi amo! He aquì!...

LUCETTE — Mi amate? (Con un sospiro) Ah, Generale! Perchè mi deve succedere questo...?

IL GENERALE (con una logica che non ammette replica) — Porqué es così!

LUCETTE — No, no! Non ditelo!

IL GENERALE (deciso e con freddezza) — Yo lo dico!

LUCETTE (porgendogli l’astuccio appena rice­vuto) — Sù, Generale, riprendetevi questo do­no che non ho il diritto di accettare!

IL GENERALE (respingendo l’astuccio, ansiman­te) — Porqué? Porqué?

LUCETTE — Perchè non posso amarvi.

IL GENERALE (sussultando) — Como serìa a dir?

LUCETTE (chinando la testa) — Amo un altro. (Mette con naturalezza l’astuccio nella sua tasca).

IL GENERALE — Un otro! Ella!.. Un hombre!

LUCETTE — Naturalmente.

IL GENERALE — Caramba!... Qui es l’uomo... voyo vederlo... voyo saber...

LUCETTE — Generale, calmatevi.

IL GENERALE (con disperazione) — Ah! Me avevano dicho que ella aveva un hombre... un omo hermoso!

LUCETTE — Oh! Si, hermoso!

IL GENERALE — Però yo no l’habìa creduto... Porqué yo habìa recevido la vostra carta... exi­ste?...Existe? Oh! Qui es esto omo?

LUCETTE — Andiamo, generale, vi prego...

IL GENERALE (con un ruggito di rabbia) —Oh!

LUCETTE (appoggiando gentilmente le mani sul­la spalla di lui) — Vi basti sapere che se il mio cuore era libero vi avrei preferito fra tutti.

IL GENERALE (con disperazione contenuta) —Ah! Lucette! Mi fate mucho dolor al corazon!

LUCETTE — E’ colpa mia?... Sapete, fin che l’amerò, non ne amerò un altro.

IL GENERALE (lottando un poco con se stesso, poi con rassegnazione) — Bueno! Per cuanto tiempo?

LUCETTE (con passione) — Quanto tempo? Oh, l’amerò fin che vivo.

IL GENERALE (molto positivo) — Bueno! Aho­ra yo so que debo far!

LUCETTE — Che cosa?

IL GENERALE(c. s.) — Nada! Yo so!

LUCETTE (in disparte, avvicinandosi al tavolo) —    Ah! Dio mio, mi spaventa!

SCENA XVII

Gli stessi, Bois-d’Enghien, Firmin

 (Bussano alla porta della sala da pranzo).

LUCETTE — Che c’è? Avanti!

BOIS-D’ENGHIEN (socchiudendo la porta e con­traffacendo la voce) — Domandano se la Si­gnora Gautier può venire un istante.

LUCETTE (che ha riconosciuto la voce) — Eh? Ah! Sì! Subito. (In disparte) L’incosciente!

IL GENERALE (che è risalito senza far rumore, passando dietro il divano, aprendo bruscamente la porta di cui Bois-d’Enghien impugna la ma­niglia dall’altra parte. Brutalmente) — Cosa vuole, usted?

BOIS-D’ENGHIEN (che è stato trascinato in sce­na dalla maniglia della porta, molto vergognoso e cercando di essere cortese, piroettando) — Buon­giorno, Signore.

LUCETTE (in disparte) — Ah! Mio Dio!... (Vivacemente, presentando Bois-d’Enghien) Il Signor de Bois-d’Enghien, generale! Un col­lega.

IL GENERALE (diffidente) — Ah?

BOIS-D’ENGHIEN — Un collega, è la parola! Niente di più. (Suonano).

IL GENERALE (diffidente) — Un collega... por no far niente?

LUCETTE — Lo credo bene, proprio niente!

BOIS-D’ENGHIEN — Oh! Perbacco... e anche meno!

IL GENERALE — Bueno! Allora si es un cul­lega... (Gli stringe la mano e ridiscende).

FIRMIN (venendo dalla sala da pranzo, a Lu­cette) — Signora?

LUCETTE — Cosa c’è?

FIRMIN — C’è quella Signora venuta oggi per domandare alla Signora di cantare a un ricevimento: l’ho fatta entrare in sala da pranzo.

LUCETTE — Ah! Bene! Vado subito... (Fir­min esce dal vestibolo, lasciando la porta spalan­cata) Permettete, Generale, un istante.

IL GENERALE (inchinandosi) — Prego! (Lucette risale e il Generale raggiunge l’estremo lato de­stro).

BOIS-D’ENGHIEN (vivacemente, e sottovoce a Lucette) — Ehi! Di’ un po’, io devo andarmene!

LUCETTE — Oh! be’! Aspetta un po’... E’ questione di cinque minuti, chiacchiera con il generale.

BOIS-D’ENGHIEN — Va bene, ma sbrigati! Eh?

LUCETTE — Sì! (Entra nella sala da pranzo).

SCENA XVIII

Il Generale, Bois-d’Enghien, Lucette,

poi la Baronessa

(Una pausa durante la quale i due personaggi si scambiano risolini, come chi ha poco da dirsi).

IL GENERALE (rompendo il silenzio) — Es mu­cho ambulatoria la Señora Gautier.

BOIS-D’ENGHIEN — Molto ambulatoria, co­me dite, Generale!

IL GENERALE (avvicinandosi a Bois-d’Enghien) —  Allora voi siete también con Lucette a lo stesso concierto?

BOIS-D’ENGHIEN — Come? Io sarei...

IL GENERALE — Bueno! Porqué voi siete su collega, domando si voi partecipar a lo mismo cafè-concierto!

BOIS-D’ENGHIEN — Eh? Sì, sì, esattamente... (In disparte) Porco d’un cane!

IL GENERALE (affermativo) — Voi siete tenor?

BOIS-D’ENGHIEN — Tenor; proprio così... Ci avete messo il dito sopra. (In disparte) Or­mai sono in ballo!

IL GENERALE — L’ho entendido da la vostra faccia.

BOIS-D’ENGHIEN — Ah? Davvero? Siete fi­sionomista! (Canticchiando).

“ Éuscito un editto che amor non c’è più,

Tralalalalà... tralalalalà! “

IL GENERALE (facendo una smorfia, e in di­sparte) — Oh! Es un cantante da taberna!

BOIS-D’ENGHIEN (tossendo) — Uhm, uhm! Molti raffreddori, quest’anno!

IL GENERALE (facendogli segno di avvicinarsi) —   Ditemi, Señor Bodegué...

BOIS-D’ENGHIEN (rettificando) — No, scu­sate: “ Bois-d’Enghien “!

IL GENERALE — Bueno! Yo dico... “Bodegué”.

BOIS-D’ENGHIEN (rassegnandosi) — Ma sì!

IL GENERALE (con tono confidenziale, prenden­dolo sottobraccio) — Voi... conosiete muy bien la señorita Gautier?

BOIS-D’ENGHIEN (un po’ fatuo) — Ma certo! Sì...

IL GENERALE — Allora voi potete dirme... parecer ella haya un amante.

BOIS-D’ENGHIEN — Eh?

IL GENERALE (ritirando il braccio) — Yo lo so!... Ella me lo ha dicho!

BOIS-D’ENGHIEN — Ah? Allora... (In disparte) E io che facevo il tonto per non farglielo capire!

IL GENERALE — Un omo muy hermoso.

BOIS-D’ENGHIEN (vezzoso) — Be’, sapete, non posso certo dirlo io...

IL GENERALE — Però, aquì yo no vedo omini hermosi.

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — Grazie tante!

IL GENERALE — Bueno! Qui es esto hombre? Voi lo conosiete?

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — Dopotutto, visto che ci tiene tanto... (Forte) Volete pro­prio che ve lo dica ?...

IL GENERALE — Vi prego...

BOIS-D’ENGHIEN (con fatuità) — Ebbene, è... (Ridendo) Ah! Ah! Ah! Vorreste proprio sa­perlo.

IL GENERALE (ridendo anche lui) — Sì!... (Serio) Porqué yo lo materò!

BOIS-D’ENGHIEN (rimangiandosi ciò che stava per dire, e in disparte, raggiungendo il lato si­nistro) — Ammazzarmi! Accipicchia! (Ridendo per dissimulare la sua emozione al Generale) Ah! Ah! Ah! Questa è buona! (Il generale ride anche lui per compiacenza. Tutti e due sono a sini­stra. Nel frattempo abbiamo veduto la baronessa accompagnata da Lucette passare inosservata at­traverso la porta spalancata del vestibolo).

LUCETTE (nel vestibolo, non appena la baro­nessa scompare alla vista del pubblico) — Intesi, intesi, Signora, a stasera! (Si sente che chiude la porta del vestibolo sopra la scala invisibile al pubblico).

IL GENERALE (smettendo di ridere e tornando alla sua idea fissa) — Bueno! Qui es...?

BOIS-D’ENGHIEN (accorgendosi di Lucette) — Eh? Uhm! Sst! Sì, subito!

IL GENERALE — Ah! Bueno! Bueno! (Rag­giunge il lato destro).

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — Grazie, am­mazzarmi!

LUCETTE (entrando con fogli in mano e diri­gendosi verso la sua stanza) — E così, canterò in società, stasera! (Al Generale) Vi chiedo scu­sa, Generale, un momento!

IL GENERALE (inchinandosi) — Vi prego...

LUCETTE (mentre sta per entrare nella sua stanza, ridiscendendo un poco e a Bois-d’Enghien) — Non vuoi venire a sentirmi? Ho dei biglietti d’invito.

BOIS-D’ENGHIEN — No, stasera non posso! (In disparte) Ho ben altro da fare.

LUCETTE — E voi?

IL GENERALE — Oh! Sì! Con mucho gusto! (Risale).

LUCETTE — Meno male! Tenete, Generale, ecco l’invito. (Gli dà un biglietto).

IL GENERALE — Muchas gracias! (Mette il biglietto in tasca).

LUCETTE — Torno subito! (Esce).

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte, vicino al lato sinistro del tavolo) — In fondo, va già bene che m’abbia avvertito.., e io che gli stavo per dire...

IL GENERALE (ridiscendendo verso Bois-d’En­ghien) — Bueno! Como se chiama... lei?

BOIS-D’ENGHIEN — “Lei “ chi?

IL GENERALE — El omo.

BOIS-D’ENGHIEN (sbalordito) — Quale uomo?

IL GENERALE — L’ombre, es cariño?

BOIS-D’ENGHIEN (che giocherella meccanica­mente con l’astuccio dell’anello lasciato sul ta­volo) — Ah! Sì... Ehm! Ehm! (Guardando l’a­stuccio e con faccia tosta) Bouzin... si chiama Bouzin!

IL GENERALE — Pussin! Bueno ! ... Pussin es un omo muerto! (Raggiunge il lato destro. Suo­nano).

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — Brrr! Mi fa venir la pelle d’oca!

SCENA XIX

Gli stessi, Firmin, Bouzin

FIRMIN (annunciando) — Il signor Bouzin!

IL GENERALE — Eh!...

BOIS-D’ENGHIEN — Lui! Accidenti! (Firmin esce).

BOUZIN (entra dal fondo a destra, molto gio­viale, posando il suo ombrello contro la sedia che è al di là del divano) — Ho riportato la can­zone... Lucette Gautier non c’è?

BOIS-D’ENGHIEN (vedendo il generale che risale verso di lui e precipitandosi fra loro) —Come? No... Sì... (Durante tutto quello che se­guirà, Bois-d’Enghien confuso, non sapendo che fare e non osando parlare, cerca ancora di frap­porsi fra il Generale e Bouzin, mentre Bouzin, al contrario, fa l’impossibile per raggiungere il Generale).

IL GENERALE (a Bouzin) — Pardon ! ... ElSeñor Pussin?

BOUZIN (molto cortese) — Sì, Signore, sì.

BOIS-D’ENGHIEN (preoccupato) — Sì, è Bou­zin, è Bouzin!

IL GENERALE — Encantado de conosiere usted!

BOUZIN (c. s.) — Signore, credete, è reci­proco...

IL GENERALE — Dateme la vostra carta!

BOUZIN — Ma figuratevi, con piacere. (Cerca un biglietto nella sua tasca evitando Bois-d’En­ghien per avvicinarsi di più al generale).

BOIS-D’ENGHIEN (rassegnato, allontanandosi) —   Ah! Dio mio!

IL GENERALE — He aquì la mia! (Gli tende il suo biglietto, Bouzin gli dà il suo).

BOUZIN (leggendo) — General Irrigua...

IL GENERALE (inchinandosi) — Se stesso!

BOUZIN (inchinandosi egualmente) — Ah! Ge­nerale!

IL GENERALE — Y ahora vi prego... siete li­bero por la mañana?

BOUZIN (pensando) — Domani ?... Sì, per­chè?

IL GENERALE (montandosi poco a poco) — Por­qué yo voyo traèrvi sul campo... Porqué yo voyo la vostra testa. (Afferrandolo per il colletto) Porqué yo voyo amatarvi!

BOUZIN — Santo cielo! Ma cosa dice?

BOIS-D’ENGHIEN (supplichevole) — Generale...

IL GENERALE (scrollando Bouzin come un susi­no) — Porqué yo no amo i bastòn entro le ruodas... y cuando està un ostaculo, yo lo descavalco... yo lo suprimo. (Lo fa piroettare, tenendolo sempre per il cravattino, finchè lo sca­raventa sul lato sinistro).

BOUZIN — Ah! Perdio! Lasciatemi!

BOIS-D’ENGHIEN (cercando di separarli) —Calma, Generale!

IL GENERALE (respingendolo con la mano de­stra, continuando a tenere Bouzin con la mano sinistra) — Lassatemi estar, Bodegué. (A Bou­zin, scrollandolo) Y poi no siete niente hermoso, sabete! No siete bello!

BOUZIN — Aiuto! Aiuto! (Tumulto generale, grida etc...)

SCENA XX

Gli stessi, Lucette

LUCETTE (accorrendo al frastuono) — Ma cosa c’è? Cosa succede?

BOUZIN (che il generale ha mollato respingen­dolo, mentre entra Lucette, riprendendo il suo equilibrio) — Ah! Signora, ma è il Signore!

LUCETTE — Bouzin qui! Uscite, Signore, uscite! (Il generale al di là di Lucette).

BOUZIN — Eh? Ma come: ho riportato la canzone.

LUCETTE — Ebbene! Portatevela via, la vostra canzone! È stupida!

BOIS-D’ENGHIEN — Stupida!

IL GENERALE (con convinzione, senza sapere di che si tratta) — È estupida! La cancion è estupida!

LUCETTE (indicando la porta) — Uscite, Si­gnore! Avanti, uscite!

BOUZIN — Io!

BOIS-D’ENGHIEN — Vi si dice di uscire, uscite!

IL GENERALE — Via, Pussin! Via!

TUTTI (camminando verso di lui) — Fuori, fuori, fuori!

B0UZIN (uscendo, disorientato) — È una casa di pazzi! (Tutta la scena precedente dev’essere recitata rapidamente, per non rallentare il mo­vimento della fine dell’atto).

LUCETTE (ridiscendendo un poco dietro Bois ­d’Enghien che è ridisceso anche lui) — No, non si prende in giro la gente come fa quel tale!

IL GENERALE (anche lui ridiscendendo) — Gra­cias, Lucette, que lo avete fatto por mi.

LUCETTE — Ma che cosa?

IL GENERALE — Que avete expulsado aquel hombre!

LUCETTE — Be’! Se è per questo, yi assi­curo che non tornerà!

IL GENERALE (baciandole la mano) — Gracias! (Bouzin, nel frattempo, è rientrato con passo fel­pato per cercare l’ombrello che ha dimenticato scappando; ma per l’emozione inciampa nei mobili e fa cadere la sedia).

TUTTI (voltandosi e accorgendosi di Bouzin) —        Ancora lui?

BOUZIN (con voce soffocata dalla paura) —Ho dimenticato l’ombrello! (Fugge).

TUTTI — Fuori, Bouzin, fuori, fuori, fuori!

Fine dell’atto primo

ATTO SECONDO

La stanza da letto della Baronessa Duverger, nel suo palazzo. Una grande stanza quadrata, ricca ed elegante, che si apre in fondo con una grande porta a quattro battenti sul salotto. (I due battenti estremi sono fissi o mobili a volontà). A sinistra, in terzo piano, una porta ad un battente. A destra, in primo piano, un’altra porta pure ad un battente. A sinistra in secondo piano, il posto per un letto a testiera (il letto è stato tolto per la circostanza), non rimangono che il baldacchino e le tende, il letto è stato sostituito con una poltrona. In fondo, faccia al pubblico e a sinistra della porta di ingresso, un grande armadio in stile, vuoto. A destra della porta di ingresso, quasi in­teramente nascosta da un paravento a sei ante (l’ultima anta fissata all’angolo di destra dell’ambiente), una toe­letta per signora con i suoi oggetti. Davanti al paravento, un tavolo quadrato, una sedia dietro il tavolo, una sedia contro il muro ai due lati della porta di destra. A sinistra, in mezzo alla scena una poltrona-letto posta quasi perpendicolarmente alla scena, la spalliera rivolta verso il fondo, i piedi verso il pubblico (lo schienale della pol­trona-letto deve essere basso). A sinistra, ugualmente, quasi ai piedi della poltrona-letto un guéridon  sul quale si trova un campanello elettrico. A sinistra del baldacchino una sedia. Dal centro del pannello inserito nel baldac­chino sporge una lampada  a tulipe elettrica, che serve normalmente per leggere a letto. Un lampadario acceso in mezzo alla stanza. In fondo, nel secondo salotto, in faccia al pubblico, un caminetto. In quest’atto, tutti sono in abito da sera.

SCENA I

Viviane, Miss Betting, in abito da passeggio,

la Baronessa

VIVIANE (accanto al tavolino rotondo, a Miss Betting, che in ginocchio davanti a lei, tenta di allacciarle il busto) — Will it soon be done, Miss?

Miss BETTING — A minute, it is ready!... A pin please.

VIVIANE (dandole una spilla) — Again! Then you wish my lover to pick his fingers.

Miss BETTING (ridendo e sgridando insieme)—        Oh! Miss Viviane, shocking! (Ridono).

LA BARONESSA (entrando dal fondo) — Allora, Viviane, sei pronta?

VIVIANE — Quando la Miss avrà smesso di pungermi. Non so bene se cospira contro il mio fidanzato, ma ho i peli drizzati come un porcospino... (Con sventatezza) Si direbbe dav­vero che voglia difendermi dal suo assalto.

LA BARONESSA (stomacata) — Ma che stai dicendo? Sciagurata bambina! ... Usi dei para­goni!

VIVIANE (ingenuamente) — Non vedo cosa ci sia di male in quello che ho detto.

LA BARONESSA (in disparte, con un sorriso in­dulgente) — E’ vero ... Povera piccola!

VIVIANE (cambiando tono) — Oh! mamma, dovresti dire alla Miss che non è gentile di rifiutare l’invito al mio matrimonio.

LA BARONESSA — Come, non ci sarà?

VIVIANE — No! Io che desideravo tanto mo­strane il mio fidanzato!...

LA BARONESSA (alla Miss che si è alzata, con un tono di cortese rimprovero) — Oh! Ma niente affatto, Miss, voi dovete restare al nostro rice­vimento.

Miss BETTING (sorridendo) — What?

LA BARONESSA (tentando di farsi capire) —No... dico: “ Miss, voi dovete restare al nostro ricevimento “. (Accorgendosi che la Miss sor­ride senza capire. Con l’accento inglese) Bisogna voi restare... nostra festa!... Serata... danza... danza! (Accenna a un movimento di danza, la Miss la guarda sorridendo, l’aria ebete. Al pub­blico) Non ha afferrato una sola sillaba! Non è poi così difficile capire quello che dico!

Miss BETTING (sempre sorridendo) — What does that mean?

LA BARONESSA (cedendo il campo a Viviane) —    Oh! Spiegale tu! Io ci rinuncio.

VIVIANE (alla Miss, in inglese) — Mammà wishes you to say if you really can not stay to our soirée.

Miss BETTING (alla baronessa, molto in fretta) —    Oh! No! And I much regret it, for it would have given me the pleasure of getting acqua­inted with Miss Viviane’s lover; but my mother is poonly, and I promised to spend the evening with her.

LA BARONESSA (che ha ascoltato questa va­langa di parole con comica serietà, accenna con la testa come se avesse capito) — Sì, sì, sì! Non vale la pena di dirmi tutto questo, non capi­sco un’ acca. (A Viviane, ridendo) Che cosa ha detto?

VIVIANE — Dice che le rincresce molto, per­chè avrebbe potuto conoscere il mio fidanzato, ma è costretta ad andare da sua madre che è sofferente.

LA BARONESSA (interessata) — Ah! Sì, sì, yes, yes!... mamma malata... ill... ill...

Miss BETTING (desolata) — Oh! yes... and I am very anxious about her: at her age, the least illness can become serious.

LA BARONESSA (che non ha capito una sola parola) — Sì, sì, yes, yes ! ... (Rivolta al pubblico, pienamente convinta) E poi dicono che la nostra è una lingua difficile!...

VIVIANE (alla Miss che finisce di vestirla) — Are you ready, Miss?

Miss BETTING (a Viviane) — Now it is ready.

VIVIANE — Ah! Meno male! Thank you, Miss.

Miss BETTING — Aoh! You are quite lovely so!...

VIVIANE — Si, sono chic!

Miss BETTING (convinta) — Aoh! Yes! Tchic! (Cambiando tono) Now, you don’t want me any more, will you ask your mother if I may go?...

LA BARONESSA — Ma cosa dice, “mago “

VIVIANE — Miss chiede se può andarsene.

LA BARONESSA — Oh! Come crede. Ah! Sol­tanto, pregala di venire presto domani perchè non potrò accompagnarti come al solito alla tua lezione di canto... dal maestro Capoul, e vorrei ti accompagnasse al posto mio.

VIVIANE — D’accordo! (Alla Miss) Yes, you can: Mammà only begs you to come early to-morrow to take me to my singing lesson: to mister Capoul.

Miss BETTING (alla Baronessa) — Oh! Yes, with pleasure! Good bye, Miss.

VIVIANE (sedendosi ai piedi della poltrona-letto) — Good bye.

Miss BETTING (risalendo) — Good bye, Ma-dame.

LA BARONESSA (che è risalita) — Gud bai! (In disparte, ridiscendendo) Be’, in­somma.., incomincio già a sapere qualche pa­rola! (La Miss esce dal fondo).

SCENA II

Viviane, la Baronessa

LA BARONESSA (avvicinandosi a Viviane, guar­dandola con tenerezza l’abbraccia, poi sedendosi accanto a lei, sulla poltrona-letto) — E così, mia cara, eccoci giunte al gran giorno!

VIVIANE (indifferente) — Eh, già!...

LA BARONESSA (le braccia allacciate alla vita della figlia) — Sei contenta di diventare la moglie del Signor de Bois-d’Enghien?

VIVIANE — Io ?...Oh! Per me fa lo stesso!

LA BARONESSA (stupefatta) — Come, fa lo stesso?

VIVIANE (positiva) — In fondo non diventa nient’altro che mio marito!

LA BARONESSA — E allora? Ma... mi pare che basti! Ah! Questa poi, perchè credi che ci si sposi?

VIVIANE — Per fare come tutti quanti! Ieri hai lasciato la balia per prendere un’istitutrice; oggi lasci l’istitutrice per prendere un marito.

LA BARONESSA (sbalordita) — Oh!

VIVIANE — E’ una dama di compagnia... maschio, ecco tutto!

LA BARONESSA — E il resto ?... La maternità dove la metti ?...

VIVIANE — Ah! Sì, la maternità, è carino!... Ma... che c’entra qui il marito?

LA BARONESSA — Come, “ che c’entra? “!

VIVIANE (molto logica) — Ma certo! Non ci sono forse molte signorine che hanno bambini e molte donne sposate che non ne hanno! Quindi, se fosse il marito... mi spiego ?...

LA BARONESSA (sta per risponderle, ma non sapendo come, si alza e raggiunge il lato destro) — E’ sconcertante! (A Viviane che si è alzata) Insomma, in che cosa non ti garba il Signor de Bois-d’Enghien? Un bel nome ?...

VIVIANE (raggiunge l’estremo lato sinistro e col broncio) — Pffù! Nobiltà napoleonica!

LA BARONESSA — Ha un bel personale!

VIVIANE (risalendo al di là della poltrona-letto) — Oh! Per fare il marito, uno va sempre bene!... Guarda in tutti i matrimoni, quando ci sono due uomini, il marito è sempre il più brutto... e allora!...

LA BARONESSA (risalita insieme alla figlia, ora ridiscende) — Ma, non è obbligatorio! Se ti sposi, tanto vale cercare nel marito l’ideale com­pleto, non fosse altro per evitare di comple­tarlo in seguito!

VIVIANE (avvicinandosi a lei) — Be’! Sì! Ma siccome il mio ideale d’uomo è sempre quello che non posso sposare...

LA BARONESSA — E perchè poi?

VIVIANE — Perchè non ci crederesti !... Io avrei voluto un uomo molto in vista...

LA BARONESSA — Certo, ti capisco... un ar­tista, ad esempio.

VIVIANE — No... un mascalzone.

LA BARONESSA (sobbalzando) — Cosa dici?

VIVIANE — Un uomo come il Signor de Frenel, guarda un po’. (Gesto della Baronessa) Tanto per citarne uno. Sai, quello che abbiamo veduto l’estate scorsa a Trouville! Ecco un ma­scalzone che mi sarebbe andato a genio.

LA BARONESSA — Ma che orrore! ...Un ra­gazzo che ha una reputazione!

VIVIANE (appoggiando sulla parola) — Odio­sa! Sì, mammà... èquesto che fa un uomo...

LA BARONESSA — Oh!

VIVIANE — Un tale di cui si potevano con­tare tutte le amanti!

LA BARONESSA (scandalizzata) — “ Le aman­ti “! Viviane, dove hai imparato a pronunciare questa parola?

VIVIANE (molto naturale) — Nella storia di Francia,. Mammà. (Recitando) Enrico IV, Lui­gi XIV, Luigi XV, 1775-1774.

LA BARONESSA (candidamente)-Oh! Que­sti re! Dare un simile esempio a delle fan­ciulle!

VIVIANE — Pare che persino tre sono morte per lui!

LA BARONESSA — Per Luigi XV?

VIVIANE — Ma no!... Per il signor de Fre­nel... due d’un colpo di pistola e la terza d’in­digestione. (Cambiando tono) E poi! Come tutte le donne gli correvano dietro, a Trouville!

LA BARONESSA (attirandola a sè nel momento in cui sta per raggiungere il lato sinistro) — Ma a te!...A te, non so ancora come ti sia pia­ciuto?!

VIVIANE — Semplicissimo! E’ quando ho visto che tutte le donne lo desideravano! In tutto ècosì! Perchè vuoi qualcosa? Perchè gli altri la vogliono... Perchè vale un oggetto? Per la domanda e l’offerta. Ebbene? Per il Signor de Frenel...

LA BARONESSA — C’erano molte domande?

VIVIANE — Ci sei arrivata! ... Midicevo: “ Ecco come vorrei un marito ”, un marito così, fa colpo! E’ come una specie dilegion d’onore! E sei fiera diottenerla per due ragioni: innanzi tutto per il conferimento di cui sei oggetto, e poi... perchè fa crepar dirabbia gli altri!...

LA BARONESSA — Ma questa è vanità!. Non è amore!...

VIVIANE — Perdonami, ma è questo l’amore! Quando puoi dirti: “ Ah! Ah!Quell’uomo ve lo sareste preso... ebbene è mio! Evoi non l’avrete mai “! (Con una piccola riverenza) L’amore non è che questo!

LA BARONESSA (discendendo un poco) — Che vuoi farci, mi sconcerti!

VIVIANE (raggiungendola da dietro, e come una bambina affettuosa, la testa sulla spalla della ma­dre, stringendola con le braccia) — No, vedi, mammà, sei ancora troppo giovane per ca­pirlo!...

LA BARONESSA (ridendo) — A quanto pare! (La bacia).

VIVIANE — Ecco, proprio ciò che rimprovero al Signor de Bois-d’Enghien; è gentilissimo, per bene, ma... non fa colpo! Insomma! Quan­do penso... che mai una donna si è uccisa per lui!...

LA BARONESSA — E questo gl’impedirà di renderti felice?

VIVIANE (staccandosi da sua madre e raggiun­gendo il lato sinistro) — Oh!Non ne dubito... (Tornando da sua madre) Epoi, d’altra parte, con ildivorzio!... No? E’ semplicissimo! (Rag­giunge il lato sinistro).

LA BARONESSA (al pubblico) — In fin dei conti! Mi sembra pronta per il matrimonio!...

SCENA III

Gli stessi, Emile, poi Bois-d’Enghien

EMILE (dal fondo) — Il Signor de Bois-­d’Enghien, Signora!

LA BARONESSA — Lui! Fatelo entrare.

BOIS-D’ENGHIEN (molto allegro, molto fretto­loso, in mano un mazzo di fiori da fidanzato) —Ciao, mammina; ciao, mogliettina mia!

LA BARONESSA — Buona sera, mio genero.

VIVIANE (sorridendogli, e prendendo il mazzo offertole) — Così, sempre fiori?

BOIS-D’ENGHIEN — Per voi, mai abbastanza! (In disparte) Tanto fa lo stesso, ho un forfé col fioraio. (Viviane ha posato il mazzo sul ta­volino).

LA BARONESSA — Non baciate la vostra fi­danzata ?... Oggi, ne avete il permesso!

BOIS-D’ENGHIEN — Come no! In continua­zione! (Abbracciandola, si punge con una spilla del busto di Viviane) — Oh!

VIVIANE (scherzosa) — Attento che ho gli spilli!

BOIS-D’ENGHIEN (succhiandosi un dito) — Se non me lo dicevate, non me ne sarei accorto!

VIVIANE — Ecco che succede a chi allunga le mani...

BOIS-D’ENGHIEN — Be’! Allora, ancora una volta... ma senza mani!

VIVIANE — Uh!Ghiottone! (Egli la bacia, tenendo le mani dietro la schiena).

LA BARONESSA (avvicinatasi a Bois-d’Enghien, in modo che egli voltandosi, si trovi faccia a fac­cia con lei. Tendendo la guancia) — E la mam­mina allora, non la baciamo?

BOIS-D’ENGHIEN (con una leggera smorfia) —Sì! Sì! Come no! Ah!Cento... (La bacia; poi, in disparte, verso il pubblico) L’arrosto dopo ildolce.

LA BARONESSA (gioviale) — Con me, almeno, si possono allungar le mani, non ho gli spilli!

BOIS-D’ENGHIEN — Meno male!

LA BARONESSA — E ora, una notizia per voi, caro genero... Siccome la chiesa non ha ore libere nella data fissata, ho deciso di antici­pare il matrimonio di due giorni.

BOIS-D’ENGHIEN (felice) —- Ah! Bene! Sono molto soddisfatto!... Appunto il mio fioraio mi diceva poco fa: “ Come la fate lunga col vostro fidanzamento ”!...(AViviane) Ah! Benone, so­no proprio contento!

LA BARONESSA (nella schiena di Bois-d’En­ghien) — La farete felice, nevvero?

BOIS-D’ENGHIEN (voltandosi) — Ma chi?

LA BARONESSA — Ma mia figlia, diamine! Mica il Gran Balì!

BOIS-D’ENGHIEN — Già! Che sciocco sono.

VIVIANE — Epoi, è quello che dicevo a mammà, col divorzio, non è vero?

BOIS-D’ENGHIEN (sconcertato) — Ah! Avete già previsto...

VIVIANE — Trovo molto chic d’esser divor­ziati.

BOIS-D’ENGHIEN — Ah?

VIVIANE — Preferirei ancora questo, piut­tosto che fare la vedova.

BOIS-D’ENGHIEN — Guarda, guarda! Anche io!

LA BARONESSA (un poco oltre Bois-d’Enghien, stringendogli con la sinistra la mano sinistra, e la destra sopra la spalla di lui) — D’altronde, sono estremi a cui non arriverete mai, graziad­dio! Fernand è un ragazzo serio, a posto...

VIVIANE (con un sospiro) — Oh! sì!

BOIS-D’ENGHIEN — Ma!...

LA BARONESSA (lasciando la mano di Bois-­d’Enghien) — Certo avrà avuto anche lui, come tutti i giovanotti, i suoi peccatucci digioventù...

BOIS-D’ENGHIEN (categorico) — Mai!...

LA BARONESSA (sottovoce a Bois-d’Enghien, felice) — Come! Neppure un’amichetta!

BOIS-D’ENGHIEN — Io ?...Per carità!... Non lo concepisco ! ...Spesso vedevo giovanotti della mia età corteggiare signorine.., la cosa mi sfug­giva! Gli dicevo: Ma insomma che mai potete farci con queste donne ?...

VIVIANE (con commiserazione, in disparte) — Oh! Poveri noi!

BOIS-D’ENGHIEN — Io non ho amato che una sola donna!

VIVIANE E LA BARONESSA (avvicinandosi, vivacemente, e ognuna con un tono differente: la prima come dicesse: “È mai possibile!”, l’altra: “Lo sapevo bene!”) — Ah!

BOIS-D’ENGHIEN — Era mia madre! (Vivia­ne, che si era avvicinata con un barlume di spe­ranza, ritorna dov’era, delusa).

LA BARONESSA (commossa) — Bravo!

BOIS-D’ENGHIEN — Mi sono sempre detto: voglio serbarmi illibato per la mia sposa.

LA BARONESSA (stringendogli la mano e indi­candolo alla figlia) — Tiripeto! Tu non sai... apprezzare l’uomo che sposi!

BOIS-D’ENGHIEN — Non voglio che di me si possa dire, come di tanti altri, che porto a mia moglie i miei avanzi di scapolo.

VIVIANE — Avanzi di che?

BOIS-D’ENGHIEN (disorientato) — Eh? Di... non lo so! È un’espressione: si dice così: “ por­tare gli avanzi di scapolo! “ Non è chiaro, ma èsempre un’immagine!

LA BARONESSA — Sì, sì! Ha ragione.

BOIS-D’ENGHIEN (a Viviane) — Be’! Almeno potete dire, sposandomi, che moralmente par­lando è come se sposaste... Giovanna d’Arco.

VIVIANE (guardandolo) — Giovanna d’Arco?

BOIS-D’ENGHIEN — Sesso a parte, s’intende!

VIVIANE — Perchè Giovanna d’Arco? Avete salvato la Francia?

BOIS-D’ENGHIEN — No! Non ne ho avuta l’occasione! Ma sono arrivato alla fine della mia vita di scapolo con la stessa anima pura... di Giovanna d’Arco alla fine della sua vita eroica, quando apparve al tribunale diquell’infame Cauchon!.

LA BARONESSA (con severità) — Fernand! Queste espressioni sulle vostre labbra!

BOIS-D’ENGHIEN — Ma come volete che di­ca ?... Sichiama Cauchon, non posso mica chia­marlo Arturo!

VIVIANE (ironica) — Ha ragione!

LA BARONESSA — Fernand, siete una perla...

VIVIANE — ancor peggio di ciò che pen­savo!...

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — L’ho fatta un po’ sporca... Ma così me le tengo buone!...

SCENA IV

Gli stessi, Emile, de Fontanet

EMILE (dal fondo) — Signora, c’è già un ospite.

LA BARONESSA— Di già! Ma chi è?

EMILE — Il Signor de Fontanet!

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte, sobbalzando) —Fontanet, perdiana! Quel tale di stamane!

LA BARONESSA — Cosa avete? Lo conoscete?

BOIS-D’ENGHIEN (vivacemente) — Io? Niente affatto!

LA BARONESSA— Ah! Mi pareva! (A Emile) Dite al Signor de Fontanet che lo aspettiamo qui. (Emile esce).

BOIS-D’ENGHIEN — Eh!Come, qui?

LA BARONESSA — Perchè no? Non faccio complimenti con Fontanet.

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — E ora?! Im­possibile avvisarlo! Purchè non mi rompa le uova nel paniere!

EMILE (introducendo Fontanet) — Se il Si­gnore vuole accomodarsi... (Esce dopo averlo introdotto).

DE FONTANET— Buona sera, baronessa! Buona sera!

BOIS-D’ENGHIEN(che si è precipitato ad incontrario in modo da porsi fra lui e la baronessa) —Ah! Che bella sorpresa! Buona sera, stiamo bene? (Lo conduce così fino al proscenio).

DE FONTANET (sorpreso di questa accoglienza) — Ma come, voi qui!...

BOIS-D’ENGHIEN— In persona!

LA BARONESSA(che non capisce nulla di ciò che avviene) — Eh?

BOIS-D’ENGHIEN (sottovoce e vivacemente a Fontanet) — Mi raccomando, niente gaffes! (Forte) Ah! questo caro Fontanet.

LA BARONESSA— Allora lo conoscete?

BOIS-D’ENGHIEN— Perbacco, se lo conosco!

LA BARONESSA— Ma ci avete appena detto...

BOIS-D’ENGHIEN— ... Perchè non sapevo che mi parlavate di lui! Per me di Fontanet ce n’è uno solo! (Gli stringe la mano).

DE FONTANET — E come! Solo stamattina, abbiamo fatto colazione insieme!

BOIS-D’ENGHIEN (molto confuso) — Eh? Que­sta mattina.., ah! Sì! Oh!Così poco... Non avevo appetito, e allora...

LA BARONESSA — Toh! E dove avete fatto colazione?

BOIS-D’ENGHIEN (facendo cenni a Fontanet) —     Ma sì, laggiù... sapete... come diavolo si chiama ?...

DE FONTANET — Dalla divetta!

BOIS-D’ENGHIEN — Che idiota!

LA BARONESSA — Dalla divetta?

VIVIANE — Che cos’è la divetta?

BOIS-D’ENGHIEN (vivacemente) — E’ un ri­storante! Il ristorante “ Ladivetta “!

DE FONTANET(in disparte) — Ma cosa dice?

BOIS-D’ENGHIEN(alla baronessa e a Viviane, sforzandosi di ridere) — Come, non conoscete il ristorante Ladivetta?

DE FONTANET (ridendo anche lui) — Ah! ah! ah! ah? (cambiando tono) Neppure io.

BOIS-D’ENGHIEN (che non può trattenere una smorfia) Oh! (riprende a ridere rumorosamente, senza convinzione) Neppure voi! (Addi­tandolo) Ah! Ah! Ah! Va in un ristorante e non sa neppure come si chiama ! ... (Camminan­dogli addosso e sospingendolo in modo da fargli raggiungere l’estremità della scena) Ah! Questo caro Fontanet che non conosce il ristorante Ladivetta! (Vivacemente e sottovoce) Ma state zitto, insomma! State zitto!

LA BARONESSA (che ha riso con loro, allegra­mente) — E dove l’avete pescato, questo risto­rante Ladivetta?

BOIS-D’ENGHIEN (sventato) — Ma non lo pe­sco!

LA BARONESSA — Eh?

BOIS-D’ENGHIEN — Ah! ” Dove l’ho pesca­to.., il ristorante Ladivetta ”  (A Fontanet) Mammina mi domanda dove lo pesco.

LA BARONESSA — Sì, certo, dove lo pescate?

BOIS-D’ENGHIEN — Ho capito! (In disparte) Che idea balorda aver parlato del ristorante Ladivetta!

VIVIANE — E allora?

BOIS-D’ENGHIEN (molto imbarazzato) — E allora! Ecco, ehm!...un po’ lontano.

LA BARONESSA (allegramente) — Non im­porta.

BOIS-D’ENGHIEN — Bene! Dunque! Allora siete a place de l’Opéra... sapete dov’è la place de l’Opéra?

LA BARONESSA — Ma sì, ma sì!

BOIS-D’ENGHIEN — Vi piazzate così sulla piattaforma, avete l’Opéra in faccia e l’avenue alle spalle! Ci siete? Bene... (Ruotando bru­scamente su se stesso e tutti con lui) Fate dietro front! (con un tono calmo) ... in modo da avere l’Opéra di spalle e l’avenue in faccia.

LA BARONESSA — Ma scusate!... Sarebbe sta­to più semplice incominciare subito così.

BOIS-D’ENGHIEN E’vero, ma in fin dei conti non è andata così.

LA BARONESSA (nel momento stesso in cui Bois­-d’Enghien sta per continuare) — Del resto, chis­sà perchè ve lo domando ?...per me in fondo fa lo stesso!

BOIS-D’ENGHIEN — Sì? Benissimo, allora è inutile, vero? (in disparte) Uhff!

DE FONTANET (in disparte, osservandolo) —Ma che diavolo ha?

LA BARONESSA (a Fontanet) — In tutta que­sta faccenda, l’unica cosa chiara è che vi cono­scete. Quindi non ho bisogno di presentarvi il fidanzato di mia figlia.

DE FONTANET — Chi? Il fidanzato di vostra figlia?

LA BARONESSA — Ma lui! Il Signor de Bois-­d’Enghien!

DE FONTANET — Come? E’ lui che... (in di­sparte) L’amante di Lucette ! ... Accidempoli! Ora capisco il ristorante Ladivetta! (Forte) Co­me? Siete voi che... allora, eh ? io che vi dicevo stamattina che ilfidanzato aveva un nome si­mile al vostro.., eh?

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — Ma che be­stia! (A corto di argomenti, gli pesta un piede con tutta la forza del suo tacco).

DE FONTANET (gridando di dolore) — Uh! Ahi! Ahi! Uhuu! Ahi, ahi!

TUTTI — Che avete?

BOIS-D’ENGHIEN (facendo più rumore degli al­tri) — Che cosa avete? Vi è successo qual­cosa? E’ successo qualcosa! ... Cosa avete? Par­late!

DE FONTANET (che è andato a sedersi col piede in mano sul divano) Oh! Il mio piede!

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — E così, cam­bieremo discorso! (Risale).

DE FONTANET (furioso) — Accidenti! Siete stato voi !...coi vostro tacco!

BOIS-D’ENGHIEN — Io? Come? Oh!...

DE FONTANET — Accidenti! Proprio sui callo.

BOIS-D’ENGHIEN — Avete calli? Esistono i calli! Che schifo!

DE FONTANET — Non so se sia schifoso, ma quando ve li pestano è straziante!

VIVIANE (dall’altro lato della poltrona-letto) — E allora! Vi sentite meglio, Signor de Fon­tanet?

DE FONTANET (alzandosi e camminando con difficoltà) — Grazie, Signorina, grazie: va un po’ meglio!

BOIS-D’ENGHIEN — Ma sì, ma sì! Non gli impedirà certo di mettere la firma al nostro contratto di nozze quando sarà giunto il Si­gnor Lantery!

DE FONTANET (strofinandosi il piede che non può ancora posare per terra) — Ah! È il Signor Lantery il vostro notaio?

LA BARONESSA — Sì, sì. Oh! Un ottimo notaio!

BOIS-D’ENGHIEN — Vero?

DE FONTANET — Non ha che un difetto, poverino: puzza!

TUTTI (trattenendosi dal ridere) — Ah?

DE FONTANET — Non l’avete notato? Pfù! (Soffia così sul naso di Bois-d’Enghien) Ah! E’ in­sopportabile! (Raggiunge il lato destro).

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — Il bue che dice cornuto all’asino.

SCENA V

Gli stessi, Emile

EMILE (un vassoio con un biglietto in mano) —Signora, c’è una Signora accompagnata da due persone. Dice che la Signora l’attende! Ecco il suo biglietto.

LA BARONESSA — Benissimo! ... Vengo su­bito. (Emile risale).

BOIS-D’ENGHIEN — Cosa c’è?

LA BARONESSA —E’ una sorpresa che riservo ai miei ospiti.

DE FONTANET — Davvero?

BOIS-D’ENGHIEN — A noi potete dirlo...

LA BARONESSA — No! No! Vedrete! E’ una sorpresa! Vi divertirete! Andiamo, Viviane!

VIVIA.NE — Sì, mammà! (Uscita della baro­nessa e di Viviane sul fondo).

BOIS-D’ENGHIEN (che ha accompagnato la ba­ronessa fino al fondo, piomba su Fontanet) —Disgraziato, non vi siete accorto delle angosce che mi avete fatto passare poco fa?

DE FONTANET — Eh! Amico mio, l’ho ca­pito dopo: potevo immaginarmi che foste il fidanzato, voi, l’amante di Lucette Gautier?!

BOIS-D’ENGHIEN — Lucette!... E’ tutto finito da quindici giorni!

DE FONTANET — Ma come! Vi ho veduti stamattina!

BOIS-D’ENGHIEN — Che cosa vuol dire “stamattina” ?... Era di sfuggita... per prendere commiato...  il bicchiere... della staffa...! (Raggiunge il lato sinistro).

DE FONTANET — Ah?

BOIS-D’ENGHIEN (ripiombando vivacemente su di lui) — Mi raccomando, intesi?, se vedete Lucette Gautier, non una parola sul mio ma­trimonio! Lo saprà fin troppo .presto!

DE FONTANET — Intesi! Intesi! (Voci nel corridoio). Ecco la baronessa che torna!

BOIS-D’ENGHIEN (con aria indifferente) —Forse con la sua sorpresa!

DE FONTANET — Andiamo a vederla!... (Bois-d’Enghien rimane sul proscenio, Fontanet risale e, raggiunto il fondo, parla in corridoio) No? E’ lei!... Ma no? Siete voi! (Scompare nel secondo salotto).

BOIS-D’ENGHIEN (anche lui colto dalla cu­riosità) — Ma chi, “ voi “? Chi, “ lei “? (Ri­sale, guarda e sobbalza) Misericordia!... Lucette Gautier! (Si precipita verso la porta di sinistra che trova chiusa) Oh, Dio! E’ chiusa! (Smarrito, non sapendo dove sbattere la testa) Lucette qui! Perchè? Come? (Vuole attraversare la scena per raggiungere la porta di destra, ma si arresta bru­scamente nel momento in cui sta per passare di­nanzi alla porta di fondo, scorgendo gli altri che giungono, non ha tempo che per deviare e get­tarsi nell’armadio di fondo) Ah! Ilcielo mi aiuti! (Richiude i battenti dietro di sè).

SCENA VI

Gli stessi, la Baronessa, Viviane, Lucette,

Marceline, de Chenneviette

(Tutti i personaggi si trovano nella stanza di fondo).

DE FONTANET — Ah, però! Questa sì che è una bella sorpresa!

LA BARONESSA — Nevvero? (A Lucette) Pre­go, Signorina, se volete accomodarvi di qui...

DE FONTANET (in disparte) — Il povero di­sgraziato! (Ad alta voce e con vivacità, sbar­rando l’entrata a tutti i personaggi) No! No! Qui no! Qui no!

TUTTI (stupiti) — Perchè?

DE FONTANET — Perchè... perchè... (sbir­ciando rapidamente nella stanza e non vedendo più Bois-d’Enghien. In disparte) Nessuno? (Forte) Be’! Se volete.., entrate pure...

TUTTI — Ma, naturalmente!

DE FONTANET (in disparte) — Se l’è svignata, che sollievo. (Tutti entrano dalla porta in fondo, i cui quattro battenti sono aperti).

LA BARONESSA (a Lucette) — Ecco, Signo­rina... spero che questa stanza vi vada bene.

LUCETTE — Ma certo, Signora! Mi andrà benissimo.

LA BARONESSA (a Marceline che porta una grossa scatola da sartoria) — Se vuoi posarla là, ragazza mia...

MARCELINE — Ragazza sua! Bel modo diparlarmi! (Posa la scatola sul tavolo in fondo).

LUCETTE (presentando Chenneviette che porta la borsa del trucco di Lucette) — Permettetemi di presentarvi il Signor de Chenneviette, che mi sono permessa di condurre, mio vecchio amico e un po’ parente... di acquisto; e nellostesso tempo regista nelle mie serate di recita.

LA BARONESSA — Lietissima, Signore! (Chen­neviette s’inchina).

MARCELINE — Non c’è pericolo che mia so­rella si ricordi di presentarmi!

LA BARONESSA — Signorina, troverete tutto ciò che vi occorre qui! E’ la mia stanza da letto sistemata per la circostanza...

LUCETTE — Sono veramente mortificata di avervi dato tanto disturbo!

LA BARONESSA — Affatto! Ho voluto farne un camerino degno di una stella come voi!

LUCETTE — Effettivamente... (Scorgendo la poltrona posta sotto il baldacchino del letto) Cosa vedo?...un trono!

TUTTI — Un trono!

LUCETTE — Ah, davvero è troppo!

LA BARONESSA — Dove, un trono? Quello? Ma non è un trono, è il baldacchino! Ho fatto togliere il letto e ho messo una poltrona al suo posto.

LUCETTE (un po’ indispettita) — Volevo ben dire!...

MARCELINE (in disparte) — Le sta bene! E’ mica un trono!

LA BARONESSA (che si avvicina successivamente ai vari oggetti indicati, seguita a una certa distan­za da Chenneviette che recita bene la sua parte di regista) — Là, dietro il paravento troverete tutto il necessario per la vostra toeletta!... (Av­vicinandosi all’armadio come stesse per aprirlo) Ecco un armadio dove potrete appendere i vo­stri abiti; è vuoto! (Si stacca dall’armadio e scende a sinistra della poltrona-letto).

LUCETTE Perfetto! (Da questo momento Chenneviette rimane dietro la poltrona-letto).

LA BARONESSA — Su questo tavolo c’è un campanello, se avete bisogno di qualcosa, suo­nate! In più questa porta... (Va alla porta di sinistra) Ma chi l’ha chiusa? (A Viviane che, in fondo vicino all’armadio, sta chiacchierando con Fontanet) — Micetta, fa’ il giro, vuoi? La chiave èdall’altra parte.

VIVIANE Si, mammà. (Esce dal fondo).

LABARONESSA (risalendo) — Questa porta dàsul corridoio diservizio. La vostra came­riera farà più in fretta se andrà lei stessa in cucina...

MARCELINE (punta sul vivo) — La cameriera? Ma quale cameriera?

LA BARONESSA — Ma, Signorina.., non siete...?

MARCELINE (stizzita) — Nient’affatto, Si­gnora! Io sono la sorella della Signorina Gautier!

LA BARONESSA — Oh, scusatemi, Signorina! Mi dispiace...

MARCELINE (acida) — Non fa niente! (In di­sparte) La cameriera sarà lei! (Si riavvicina al tavolo a trafficare con la sua scatola).

VIVIANE (entrando da sinistra) — Ecco fat­to... aperta! (Scende a sinistra della poltrona-letto e prende il suo mazzo sul tavolino “ guéri­don “).

LA BARONESSA — Ora, Signorina, se volete venire in salotto a vedere se tutto è a posto come vi piace: la sistemazione del pianoforte, del palco...

LUCETTE — Oh! Questo riguarda il mio regista. (A Chenneviette) Chenneviette, a te, caro!

DE CHENNEVIETTE — Vado... (Consegna la borsa a Lucette. Poi alla baronessa) Se la Si­gnora vuol farmi strada...

LA BARONESSA (risalendo) — Vi accompa­gniamo. Venite Fontanet?

DE FONTANET (che si trova nel salotto in fondo, appoggiato al caminetto) — Ai vostri ordini.

LUCETTE (che ha aperto la sua borsetta sul “ guéridon “) — Intanto qui, con l’aiuto di mia sorella sistemerò le mie cosette.

LA BARONESSA (in fondo, uscendo) — Benis­simo... Sù, Viviane!... Ma che fine ha fatto il tuo fidanzato?

VIVIANE — Non lo so, mammà. Sarà fuori che prende aria. (Esce con la madre, portan­dosi via il suo mazzo di fiori).

SCENA VII

Lucette, Marceline

Bois-d’Enghien nell’armadio

MARCELINE- (che ha aperto la scatola di cui ha posato il coperchio sulla sedia tra lo schienale e il tavolo)  E’ piacevole, mi prendono per la tua cameriera.

LUCETTE — Ma va’! Non hai scritto in faccia che sei mia sorella!

MARCELINE — Sì, ma tu ti diverti quando possono umiliarmi!

LUCETTE — Dai, invece di borbottare, fuori i miei vestiti, che si spiegazzano in questa scatola, e appendili nell’armadio!

MARCELINE (tirandoli fuori) — Se un giorno farò una pazzia sarà colpa tua!

LUCETTE — E che farai? Santo Cielo!

MARCELINE (raggiungendo il centro della scena con un costume di teatro sul braccio) — Mi farò un amante!

LUCETTE — Tu!

MARCELINE — Oh! Non mi conosci! (Spiegazza nervosamente e senza badare a ciò che fa il vestito che tiene sul braccio).

LUCETTE (ridendo) — Incredibile! Un amante, lei! (Cambiando tono) Ma stai attenta! Guarda come tieni questi vestiti .. (Passando a destra, mentre Marceline è accanto all’armadio)  Perdinci, no! Non sei una cameriera, tu! Se lo fossi non dureresti a lungo a servizio.

MARCELINE (andando verso l’armadio) —Soprattutto al tuo, non ci durerei. (Tirando invano il battente dell’armadio) Ma che cos’ha quest’armadio ?... Non si apre!

LUCETTE (che, dietro al tavolo, sta ri derido la scatola) — Forse è chiuso, gira la chiave.

MARCELINE — Lo sto facendo: non ci riesco!

LUCETTE — Ma come non ci riesci! (andando verso l’armadio) Insomma, neppure capace ad aprire un armadio ! ... Su, togliti di mezzo! (La spinge via e tira il battente) E’ vero, non si apre!

MARCELINE — Visto? Ti sta bene!

LUCETTE (stanca di tirare) — Strano, si direbbe che faccia resistenza dall’interno. (A Marceline) Proviamo insieme.

LUCETTE E MARCELINE — Uno, due, tre (La porta cede, Bois-d’Enghien trascinato dallo slancio rischia di cadere su di loro).

LUCETTE E MARCELINE (lanciando uno strillo) — Ah! (Indietreggiando spaventate, senza il coraggio di guardare).

LUCETTE— Un uomo!

MARCELINE — Un ladro!

BOIS-D’ENGHIEN (che ha ripreso l’equilibrio, nell’armadio, con calma) — Meno male! siete voi?

LUCETTE — Fernand!

MARCELINE — Bois-d’Enghien!

LUCETTE (semi-adirata e semi-tremante) —Ma che ci fai, tu, lì?

BOIS-D’ENGHIEN (uscendo dall’armadio) —Io? Non lo vedi? Io... vi aspettavo!

LUCETTE (c. s.) — Nell’armadio!

BOIS-D’ENGHIEN — Cosa?! Sì, nell’.., arma­dio! Sai, nella vita, ogni tanto si ha bisogno di solitudine... Ci voleva, da un po’ di tempo, no?

LUCETTE - Ah, che idiozia, spaventarci così!

MARCELINE - Bisogna essere cretini, sapete per farci prendere questi colpi!

BOIS-D’ENGHIEN- (con un riso forzato per mascherare il suo imbarazzo)  Ah! Ah! Vi ho fatto paura! Ah! Ah! Lo scherzo è riuscito!

LUCETTE – Chiamalo scherzo!

BOIS-D’ENGHIEN – (c. s.) Già ! Ho pensato : viene, apre l’armadio e mi ci trova dentro... Questi sono scherzi!

LUCETTE - Carino il tuo scherzo, non c’è che dire!

MARCELINE –(ironica) Intelligente!

BOIS-D’ENGHIEN –Grazie! (in disparte) Mio Dio, basta che non vengano gli altri!

           

SCENA VIII

Gli stessi, de Chenneviette

DE CHENNEVIETTE — Di là, tutto è pronto! (Scorgendo Bois-d’Enghien) Ah, Bois-d’En­ghien!

BOIS-D’ENGHIEN — Chenneviette!

DE CHENNEVIETTE — Ma come ?... Voi, qui?!

BOIS-D’ENGHIEN (cercando un’aria disinvolta) —  Ma, sì! Ma, sì!

LUCETTE — E sai dove l’ho trovato? Nel­l’armadio!

DE CHENNEVIETTE — Come, nell’armadio?

BOIS-D’ENGHIEN (torcendosi dal ridere, ma senza convinzione) — Sì, sì... buffo, eh?

DECHENNEVIETTE (in disparte) — E’ proprio matto!

MARCELINE (che nel frattempo è andata ad appendere nell’armadio i costumi, portando via la scatola) — La porto via da questa parte.

LUCETTE — Bene! Bene!

MARCELINE (imprecando, uscendo da sinistra) —   Dalla porta di servizio! (Esce).

LUCETTE (a Bois-d’Enghien) — Ma allora tu li conosci i Duverger?

BOIS-D’ENGHIEN (con dignità) Sì,sì... da molto tempo! Ho visto la madre da piccola!

TUTTI — Eh?

BOIS-D’ENGHIEN (riprendendosi) — Mh!... Cioè, la madre mi ha visto da piccolo.

LUCETTE — Ah? Strano...

BOIS-D’ENGHIEN (torcendosi dal ridere e rag­giungendo il lato sinistro) — Vero? strano, eh?... Stranissimo...

LUCETTE (guardandolo stupefatta, così come Chenneviette) — Ma che diavolo ha da ridere così?

BOIS-D’ENGHIEN (tornando serio all’improv­viso e aggredendo Lucette, mentre Chenneviette discende) — E adesso mi farai il santo piacere di non cantare in questa casa, intesi?

LUCETTE (sbalordita) — Io?...e perchè mai?...

BOIS-D’ENGHIEN - Perchè!.... Domanda per­chè?!... Perchè... perchè di là ci sono correnti d’aria!

LUCETTE — Ma dove?

BOIS-D’ENGHIEN (senza più sapere quel che si dice) — Dappertutto!... Sul palco!

LUCETTE — Sul palco?... Cisono e... (Deci­samente) Vado a parlarne alla baronessa. (Ri­sale).

BOIS-D’ENGHIEN (afferrandola con la mano destra e facendola ridiscendere) — Già!Così si faranno chiacchiere; verrà a sapere che sono stato io a dirtelo...

LUCETTE — Ma no, no! Non farò mica il tuo nome... (Si scorge la baronessa nel secondo salotto) Ecco la baronessa, vado ad accertar­mene.

BOIS-D’ENGHIEN (precipitandosi a destra) —Mia sorella! Filiamo!

LUCETTE — Be’! Dove vai?

BOIS-D’ENGHIEN (nel riquadro della porta) —Tu non m’hai visto! Non m’hai visto! (Scom­pare)

LUCETTE — Ma è matto?!

DE CHENNEVIETTE (che ha assistito a questa scena, con gran sbalordimento. In disparte) —Mah! Mi piacerebbe proprio sapere come an­drà a finire!

SCENA IX

De Chenneviette, Lucette, la Baronessa

LA BARONESSA —. Dove può essersi ficcato mio genero?

LUCETTE — Ah! Signora, speravo proprio di vedervi. (La Baronessa discende, così come Lucette). Pare che nel vostro salotto ci siano correnti d’aria?!

LABARONESSA (con un soprassalto) — Nel mio salotto!

LUCETTE (educata, ma con un tono che non am­mette repliche) — Sì, Signora! Me l’hanno detto. E vi confesso che non posso cantare con uno spiffero nel collo.

LABARONESSA (confusa, non sapendo a chi rivolgersi, ora a Lucette, ora a Chenneviette) —Ma, Signora, non capisco cosa volete dire! Uno spiffero nel mio salotto ! ... Ma è assurdo! Andiamo, Signore!... Oh! Nel mio salotto! Si­gnora! Uno spiffero ! ... Ma venite a sentire voi stessa, se c’è la minima corrente d’aria!

LUCETTE — Bene! D’accordo! Andiamo! Perchè, capite, io, in tali condizioni...

LA BARONESSA — Ma venite, vi prego! (Av­vicinandosi) Nel mio salotto, uno spiffero! No! No!... (Dicono queste ultime frasi mentre se ne vanno, le due donne parlando insieme).

SCENA X

De Chenneviette, Bois-d’Enghien, Viviane,

Lucette, la Baronessa

DE CHENNEVIETTE (raggiungendo la destra) — Ma no, no, no, no! Perbacco! Macchè cor­renti d’aria! Non ce ne sono affatto!

BOIS-D’ENGHIEN (spuntando come un fungo dalla porta di sinistra, tutto affannato) — Uff! Siete solo?

DE CHENNEVIETTE — Ma che fate? Sbu­cate di lì, voi?

BOIS-D’ENGHIEN — Sì, perchè sono uscito di là. (Indica la porta a destra) Ecosì... ho fatto... (Indica con un gesto che ha fatto il giro dall’alto ed è ridisceso dalla sinistra).

DECHENNEVIETTE — Be’? Che c’è? Che succede?

BOIS-D’ENGHIEN — Che c’è? C’èche una casa di cinque piani sta per crollarmi addosso! Che Lucette è qui, e che il mio contratto di matrimonio si firmerà tra poco!

DE CHENNEVIETTE (sobbalzando) — No?!

BOIS-D’ENGHIEN (abbattuto) — Sì!

DE CHENNEVIETTE (battendosi sulla coscia) —      Corpo di mille bombe! (Con questo movi­mento gira il fianco a Bois-d’Enghien e guarda il proscenio di destra).

BOIS-D’ENGHIEN — Sì! Corpo di mille bom­be! (Facendo piroettare Chenneviette su se stesso con una spinta sulla spalla destra, poi tirandogli la sinistra in modo da fargli fare un giro completo) E sono queste bombe che dovete assolutamente non farmi scoppiare, cercando di portarvi via Lucette per amore o per forza.

DE CHENNEVIETTE — Ma come? Come ?...

BOIS-D’ENGHIEN — Non lo so, ma bisogna farlo!

DE CHENNEVIETTE (girandosi come prima) —Ci proverò...

BOIS-D’ENGHIEN (facendolo piroettare come prima) — Eadesso dov’è? Dov’è?

DE CHENNEVIETTE (furioso di essere malmena­to in tal modo e svincolandosi) — Con la baro­nessa, in salotto, che sta discutendo sul vostro spiffero. (Risale).

BOIS-D’ENGHIEN — Mio Dio! Ora scoppie­ranno! Sicuramente! (Voci nel corridoio).

DE CHENNEVIETTE (vivacemente a Bois-d’En­ghien) — Attenzione, eccoli! Vengono.

BOIS-D’ENGHIEN — Oh! (Si precipita a destra per schivarli e sbatte in Viviane che entra da destra).

VIVIANE E BOIS-D’ENGHIEN (insieme) — Oh!

(Si massaggiano entrambi la spalla urtata. Nello slancio Viviane è stata spinta da una parte e Bois-d’Enghien dall’altra).

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — Accidenti!...(Forte e fingendo di ridere) Ah! Ah! Siete voi? VIVIANE — Ma dove eravate? E’ mezz’ora che vi cerco!

BOIS-D’ENGHIEN — Anch’io! Anch’io! (Cer­cando di trascinarla via) Allora adesso cerchia­mo insieme...!

VIVIANE (trattenendolo) — Cerchiamo cosa? Ci siamo trovati.

BOIS-D’ENGHIEN — E’vero! (In disparte) Non so più quel che dico.

VIVIANE (in disparte) — Ma è scemo?!

DE CHENNEVIETTE (che è ridisceso all’estrema sinistra) — Ilpoveretto farfuglia... farfuglia!

(Si sente la voce della baronessa).

DECHENNEVIETTE E BOIS-D’ENGHIEN-  Eccole! (Bois-d’Enghien tenta di raggiungere la porta di destra con passo felpato, per evitarle senza essere veduto).

LA BARONESSA (in fondo) — Vedete, Signo­rina, che avevo ragione!

LUCETTE — Effettivamente!

LABARONESSA (nel momento in cui Bois-d’En­ghien sta per sparire) — Ah! Bois-d’Enghien! Finalmente, eccovi!

BOIS-D’ENGHIEN (piroettando sui tacchi e di­sinvolto) — Oh!... stavo venendo!

LABARONESSA (A Lucette, per presentarle Bois-d’Enghien) — Signorina...

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte)—Ahi!Ahi! Ahi!

LA BARONESSA (a Lucette, che d’altra parte, accenna con la testa di conoscerlo) — Permet­tetemi di presentarvi...

DE CHENNEVIETTE (precipitandosi fra Lucette e la Baronessa e afferrando la mano di Lucette, la

trascina verso il fondo, urtando la Baronessa) —       No! No! Non è il caso!... Lo conosce, lo

conosce!

TUTTI — Eh?(Confusione generale).

DE CHENNEVIETTE (portandola via) — Vieni! Vieni con me!

LUCETTE (dibattendosi) — Ma dove? Dove?

DE CHENNEVIETTE (c. s.) — A cercare lo spiffero! So dov’è! Lo so!

LUCETTE (scomparendo, trascinata a forza da Chenneviette) — Ma no, no ! ...Oh! Ma insom­ma!

BOIS-D’ENGHIEN (il solo che non sia risalito. In disparte, con gioia) — Oh, il mio San Bernardo... Lo bacerei! Lo bacerei!

SCENA XI

Gli stessi, tranne Lucette e de Chenneviette

LA BARONESSA (al fondo, con Viviane) — Ma che cosa c’è? Perchè la trascina a quel modo?

­BOIS-D’ENGHIEN — Perchè? (Raggiunge il fondo a grandi passi, e si piazza in mezzo a loro due, le prende entrambe per mano e le costringe a discendere nello stesso modo a grandi passi; esse lo seguono come possono) Perchè? Stavate per fare una gaffe enorme!

LA BARONESSA — Una gaffe? Io!

VIVIANE — Ma quale?

BOIS-D’ENGHIEN — Stavate per presentarmi:

“Il Signor de Bois-d’Enghien, mio genero o il promesso sposo, il fidanzato...” o qualcosa del genere?

LA BARONESSA — Ma naturale!

BOIS-D’ENGHIEN (con un tono di profondo mi­stero) — E’ appunto ciò che non si deve fare!

Quel Signore là mi ha messo in guardia... Per questo l’ha trascinata via... Non bisogna mai pronunciare la parola: “ sposo “, “ genero “ o “ fidanzato “ in presenza di Lucette Gautier.

LA BARONESSA — Perchè?

BOIS-D’ENGHIEN — Be’!... Perchè pare... E’ quel Signore là che mi ha avvertito... Pare che una volta abbia avuto un amore infelice!

VIVIANE (interessata) — Davvero?

BOIS-D’ENGHIEN (con un tono lamentoso) —Un giovane bello, che lei adorava e doveva sposare! Disgraziatamente era di natura molle. (Con un sospiro) Un bel giorno ha ceduto...

LA BARONESSA — Dio mio! A che cosa?

BOIS-D’ENGHIEN (cambiando tono) — A una vecchia signora molto ricca che se l’è portato in America...

LA BARONESSA E VIVIANE — Oooh!

BOIS-D’ENGHIEN (con un tono drammatico) —E così il matrimonio: in fumo! Lucette Gau­tier non si è più ripresa... E ora basta pronun­ciare in sua presenza genero, sposo o fidanzato  -è quel Signore che mi ha avvertito- subito, crisi di nervi, mancamenti, svenimenti.

LA BARONESSA — Oh! Ma è spaventoso! Avete fatto bene a dirmelo!

VIVIANE — Un romanzo d’amore... carino!

BOIS-D’ENGHIEN — E così... Vedete! Se non c’ero io, eh?, e quel signore che mi ha avver­tito!...

LA BARONESSA (mentre Bois-d’Enghien risale per far la guardia) — Ah, meno male che lo so!

VIVIANE — Oh! Sì! ... (Lucette appare sul fon­do, mentre discute con Fontanet e Chenneviette).

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — Eccoli! (Ri­discende come una bomba, afferra Viviane e la baronessa entrambe per mano trascinandole a de­stra) Venite, venite con me!

LA BARONESSA E VIVIANE (sbalordite) — Eh? Come? Perchè?

BOIS-D’ENGHIEN (spingendole attraverso la porta di destra, prima Viviane e poi la baronessa)- Ho ancora qualcosa da dirvi, da mostrarvi! sopra, sopra! Venite! (Le spinge, nonostante le loro proteste, e scompare con loro a destra).

SCENA XII

Lucette, de C’henneviette,

de Fontanet, Emile, il Generale

LUCETTE (a Chenneviette che la precede) —Sei proprio stupido!

DE CHENNEVIETTE (in disparte, discendendo, a sinistra della poltrona-letto) — Che seccatore, Bois-d’Enghien, mi fa fare le parti del cretino!

DE FONTANET — Scusate! Disturbo qui?

LUCETTE (che si è seduta sulla poltrona-letto e si incipria guardandosi in uno specchietto) —Ma no! ma no!

DE FONTANET (discendendo a destra) — Di là mi stufo! Si capisce! Tutti se la sono svi­gnata e m’hanno piantato solo come un ap­pestato!

LUCETTE — Questo povero Fontanet!

DE FONTANET — Sicuro, sono da compian­gere!

EMILE (annunciando) — Il Generale Irrigua.

DE FONTANET — Ma cos’è?

LUCETTE — Lui? Ah!

DE CHENNEVIETTE — Come? Hanno in­vitato l’avventuriero?

LUCETTE (senza alzarsi) — Sì, sono stata io. (Al generale che appare in fondo) Ah! Final­mente, Generale!

IL GENERALE (con un mazzo di fiori in mano, arrivando frettoloso e muovendo verso Lucette)— Oh, como yo tiengo retardo! Como yo soy emperdonable, porqué yo ho perdido un tiempo que yo podevo passar con voi!

LUCETTE — Ma no, ma no! Non siete in ritardo!

DE CHENNEVIETTE — Buona sera, Generale!

IL GENERALE (salutandolo con una piccola scossa delta testa, amichevole) — Buenas tardes! (Saluta egualmente Fontanet che si inchina. A Lucette, presentandole il mazzo, fatto di fiori di campo) Permittete che yo ve offra...

LUCETTE (senza prenderlo) — Oh! Fiori di campo! Che idea originale!

IL GENERALE (galante) — Bueno! Qué yo l’ho pensado: flores de campo... a la stella... de canto!

TUTTI (con rabbiosa ammirazione) — Ah! Grazioso!

IL GENERALE (con un tono disinvolto e sod­disfatto) — Es una batuta!

DE FONTANET (adulatore) — Ah! Molto pa­rigino! (Il Generale s’inchina. Verso il pubblico, ridendo) Non è male, per un pellerossa!

IL GENERALE (porgendo a Lucette il mazzo che è legato con un filo di perle) — Ma se el masso es moderato, lo spago es bueno!

LUCETTE (alzandosi e prendendo il mazzo al quale sfila la collana che lo avvolge) — Una col­lana di perle!... Ma Generale!...

IL GENERALE (gran signore) — Es nada! Una bucatella!

DE FONTANET (al generale) — Voi permet­tete... (Passa davanti al Generale e con gli altri va ad ammirare la collana).

TUTTI — Ah! Che meraviglia!

DE CHENNEVIETTE — Caspita!

LUCETTE (facendosi agganciare la collana in­torno al collo da Chenneviette) — Come sono felice! Non immaginate come sono felice!

DE FONTANET — Ah! La trovo d’un gusto!... d’un gusto! (Il Generale si inchina con mode­stia) Vi assicuro! E’ ancor meglio della battuta, credetemi!

LUCETTE (presentando Fontanet, senza stac­carsi da Chenneviette che le aggancia la collana)—Generale, il Signor Ignace de Fontanet!

IL GENERALE (tendendo la mano) — Yo ve prego.

DE FONTANET — Felicissimo, Generale! E tutte Le mie congratulazioni! Questo modo di comportarsi da gran signore...

IL GENERALE (che annusa l’aria, senza ren­dersi conto dell’odore che respira) — Oh, yo ve prego!

DE FONTANET (si curva su di lui, parlandogli sotto il naso. Man mano che il generale, ormai al corrente, indietreggia, Fontanet, sempre con grazia, gli cammina addosso. Il Generale, alla fine, si trova incastrato all’estrema destra). Che bella cosa essere milionari e galanti, quan­do ci son tanti milionari non galanti e tanti galanti non milionari!

IL GENERALE (spostandosi, sempre seguito da Fontanet) — Già! Già! (Estrae una scatoletta dal panciotto e la porge a Fontanet) Su, pren­dete un pastiglietto.

DE FONTANET — Eh? Ma che cos’è?

IL GENERALE — Pastiglietti che yo prendo, quando yo ho fumato un sigarillo.

DE FONTANET (inchinandosi e proprio dentro il naso del Generale) — Allora è inutile, Gene­rale, io non fumo!

IL GENERALE (con vivacità, alzando con la mano sinistra il suo cilindro a soffietto, con un gesto che può essere interpretato di rammarico, ma che in realtà non ha altro scopo che di alzare una barriera per mettere al riparo il suo odorato)— Peccado! (Tendendogli la scatoletta con la mano destra) Prendete igualmente!

DE FONTANET — Per compiacervi.

IL GENERALE — Muchas gracias! (Il Gene­rale raggiunge il lato sinistro, seguito e ossessio­nato da Fontanet, che continua a parlare. Si di­fende come può grazie al cilindro che tiene come una barriera fra di loro e con il quale, insieme alla testa, fa gesti di assenso che si fanno con le persone con cui si vuol troncare una discussione. Scorgendo la baronessa che giunge da destra, a Fontanet) Pardon! (Discende. Fontanet risale).

SCENA XIII

Gli stessi, la Baronessa, Bois-d’Enghien, Viviane

LA BARONESSA (entrando da destra) — No, cose dell’altro mondo! Questo ragazzo ci fa salire tre piani, per dirci in soffitta: “ Non avete notato che questa casa è senza parafulmine ! ...”

IL GENERALE (salutando) — Señora!

LUCETTE — Signora, permettetemi di pre­sentarvi un mio caro amico, il Generale Irri­gua...

IL GENERALE (inchinandosi) — Se stesso!

LUCETTE — Ben lieto di aver profittato di un vostro biglietto di invito.

IL GENERALE (mostrando per scrupolo il suo biglietto di invito) —. Yo l’ho la contromarca!

LA BARONESSA (sorridendo) — Oh, non è il caso... (civettuola) Sapete, Generale, è una se­rata in famiglia.

IL GENERALE (con molta grazia, come dicesse la cosa più carina del mondo) — Fa lo mismo, yo vengo solamente por Señorita Gautier.

LA BARONESSA (sconcertata) — Ah? Però! (In disparte, mentre il Generale va a parlare a Lucette) Almeno non me lo manda a dire!

VIVIANE (arrivando da destra, trascinando Bois-d’Enghien) Ma sù! Venite! Che avete stasera?

BOIS-D’ENGHIEN — Eh? Niente!... (In di­sparte) Andiamo bene! Il generale, qui!

IL GENERALE (che si è voltato e ha ricono­sciuto Bois-d’Enghien) —- Mira! ... Bodegué! Ci andarete a cantar alguna cosa?

TUTTI — Come? Cantare qualcosa?

IL GENERALE — Bueno! Porqué voi siete un tenòr!

TUTTI — No!...

VIVIANE — Come! Cantante, voi!?

BOIS-D’ENGHIEN — Mah! Oh! Sapete! ... Un poco!... Un pochino!

VIVIANE — Oh! Non lo sapevo! Bene, fa­remo un po’ di musica!

BOIS-D’ENGHIEN (al pubblico) — Di bene in meglio!

SCENA XIV

Gli stessi, Emile, il notaio, poi Bouzin nel fondo

EMILE — Il notaio Lantery!

LA BARONESSA (andando incontro al notaio) — Ah! Il notaio! Buona sera, Signor Lantery. LANTERY (discendendo un po’ a destra verso la baronessa) Buona sera, Signora baronessa. Signori! (Il Generale, dopo essere salito ridi­scende per parlare con Chenneviette a sinistra della poltrona-letto).

LA BARONESSA — Visto che siete qui, pos­siamo incominciare subito! Avete il contratto?

LANTERY — No, ma uno dei miei segretari lo sta portando. Ah! Eccolo qui! (Bouzin appare in fondo, parlando a Emile).

LA BARONESSA — Benissimo!

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte, attraversando la scena e andando verso Lucette) — Accidenti! C’è Bouzin! (A Lucette) Ma dimmi tu! Bouzin qui!

LUCETTE — Bouzin? Andiamo bene! Se il Generale lo vede ! ... (Essa intrattiene il Gene­rale voltando le spalle al pubblico, in modo da impedire al Generale di voltarsi).

LA BARONESSA (che è risalita dietro il notaio, il quale a sua volta è andato incontro a Bouzin in secondo piano) — Cari amici, se volete pas­sare di là per la lettura del contratto...

FONTANET, VIVIANE, BOIS-D’ENGHIEN — Ma senz’altro... (Escono, tranne Bois-d’Enghien che raggiunge il lato destro).

LA BARONESSA (dal fondo) — Signor Chen­neviette?

DE CHENNEVIETTE (che chiacchiera col generale, alla baronessa) — Onoratissimo, Signora! (Al Generale) Mi permettete, Generale?

IL GENERALE — Yo ve prego, Cheviotte! (Continua a chiacchierare con Lucette).

LA BARONESSA (a Bouzin, nel secondo salotto) — Ah! Ma è lei, Signore, che ho visto stamat­tina!

BOUZIN (riconoscendola) — Oh! Signora Ba­ronessa!... Non me l’aspettavo ! ... Siamo fra amici, allora!

LA BARONESSA — Santo Cielo, sì! (Bouzin, il notaio, Viviane, Fontanet e Chenneviette spa­riscono in corridoio; dal fondo a Lucette) Non volete venire, Signora?...

BOIS-D’ENGHIEN (sobbalzando) — Eh?

LUCETTE — Purtroppo, Signora, vorrei finire di prepararmi. (Si avvia verso l’armadio in cerca di un busto che Marceline vi ha messo in prece­denza).

LA BARONESSA — Come volete, Signora!

BOIS-D’ENGHIEN (dando un sospiro di sollievo) —Uff!

LA BARONESSA (al generale) — E voi, Gene­rale?

IL GENERALE (inchinandosi) — Muchas gra­cias! Yo resto con la Señorita Gautier! (Di­scende all’estrema sinistra).

LA BARONESSA (in disparte) — Si capisce! (Forte) Venite, Bois-d’Enghien! (Esce).

BOIS-D’ENGHIEN (affrettandosi) — Eccomi! Eccomi!

LUCETTE (ridiscendendo quasi fino alla pol­trona-letto, con il suo busto di cui allenta i lacci) Be’! Non ci andrai mica anche tu? No?

BOIS-D’ENGHIEN (bloccato all’improvviso) —Pensi forse che...?

LUCETTE — Ma no! Che t’importa del loro contratto?

BOIS-D’ENGHIEN (assumendo un’aria indiffe­rente) — Già!

LUCETTE — T’interessa?

BOIS-D’ENGHIEN (c. s.) — A me?!... Oh! figurati!

IL GENERALE (come fosse un argomento incon­futabile) — Yo ce vado, forse ?... Yallora ?...

BOIS-D’ENGHIEN — Oh! Voi! Perbacco! !...(In disparte, al pubblico) Ma come faccio a non assistere al mio contratto?!

LUCETTE (risalendo verso l’armadio) — Se ci tieni proprio, ci andrai un po’ alla fine...

BOIS-D’ENGHIEN (prendendo la palla al balzo) —  Sì! Sì!

LUCETTE (arrestandosi di colpo) — ... con me! (Raggiunge l’armadio e vi riappende il suo busto).

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — Ah!Sa­rebbe la botta finale!

TUTTI (in corridoio) — Bois-d’Enghien! Bois-­d’Enghien!

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — Uffa! An­che gli altri adesso... (Forte e infastidito) Ec­comi, eccomi!

LUCETTE (ridiscendendo verso la poltrona-letto) — Ma perchè ce l’hanno con te?

BOIS-D’ENGHIEN (fingendo di ridere) — E chi lo sa. Vorrei saperlo. (Tutti appaiono sul fondo ad eccezione del notaio).

LABARONESSA — Ma volete sbrigarvi, Bois-d’Enghien! Cosa fate? (Indicando Bouzin, che è andato a piazzarsi per abitudine di buro­crate dietro il tavolo a destra) IlSignore vi aspetta per leggere il contratto!

IL GENERALE (accorgendosi di Bouzin, e sob­balzando) — Pussin!

BOUZIN — Il Generale, qui! Aiuto! (Il Gene­rale e Bouzin si inseguono intorno al tavolo, in

un andirivieni alternato; poi fanno il giro com.­pleto del tavolo in mezzo alla confusione generale).

IL GENERALE (dando la caccia a Bouzin) Pussin, aquì! Tambien Pussin! Aspetta, Pus­sin! Es un hombre muerto, Pussin! (Bouzin si è messo in salvo a destra, facendo cadere la sedia presso la porta fra le gambe del generale. Il Ge­nerale inciampa).

LA BARONESSA (nella confusione generale) — E allora? Che succede? Dove vanno?

LUCETTE — Non temete, Signora! Su, Chen­neviette, presto, separateli!

DE CHENNEVIETTE — Subito! (Durante questo dialogo rapidissimo, in mezzo al frastuono gene­rale, come fosse una pantomima, Bouzin è fug­gito dalla destra, facendo inciampare il Generale nella sedia caduta. Mentre il Generale inciampa nella sedia, Bois-d’Enghien, precipitatosi, lo trat­tiene per una falda dell’abito. Chenneviette che a sua volta si è precipitato scosta, sollevandolo di peso, Bois-d’Enghien che gli ingombra il pas­saggio, lo scaraventa dietro di sè e si lancia al­l’inseguimento. Panico dei personaggi che riman­gono. Un istante dopo si intravede nel secondo salotto la continuazione dell’inseguimento. Bou­zin attraversa per primo il fondo della scena, correndo, poi successivamente, il Generale e Chen­neviette).

LA BARONESSA — Questa sì, che è bella! Ma chi diavolo è costui? Ma cos’ha con quel ra­gazzo?

LUCETTE — Perdonateli, Signora, ve ne prego!

LA BARONESSA — In fin dei conti, è ben seccante questa storia in casa mia. (Le due donne continuano a parlare contemporaneamente: Lu­cette per scusare il Generale, la Baronessa per ma­nifestare il suo disappunto. Infine con voce pe­rentoria) Insomma! Finiamola! C’è un contratto da leggere... Bois-d’Enghien, date il braccio a mia figlia e venite! (Risale).

LUCETTE (colta da un sospetto) — Ma... per­chè proprio Bois-d’Enghien?...

LA BARONESSA (sotto l’impeto dell’emozione e senza riflettere) — Come, perchè ?... Perchè è il suo fidanzato!

LUCETTE — Il suo fidanzato? Lui... (Lan­ciando uno strillo acuto) Ah! (Sviene).

TUTTI — Che succede?

MARCELINE (che ha raccolto Lucette fra le braccia) — Dio mio! Mia sorella! Aiuto! Si sente male! (Tutti, tranne la Baronessa e Vi­viane che, ridiscese, restano impietrite sul posto, circondano Lucette che viene distesa, priva di co­noscenza, sulla poltrona-letto).

BOIS-D’ENGHIEN (tornando verso la Baronessa, e facendole decisamente una scenata) — Ecco! Ci siamo! Avete pronunciato la parola “ fidan­zato”!

LA BARONESSA — Io!

VIVIANE (facendo anch’essa una scenata a sua madre) — Ma sì, tu!

BOIS-D’ENGHIEN — Evi si avverte anche! (Ritorna verso Lucette).

VIVIANE Ti avevamo detto di non par­lare di  “fidanzato”! (La Baronessa, innervosita, alza le spalle).

IL GENERALE (entrando eccitato dal fondo a sinistra, incastrato da Chenneviette) — Ecco fatto! Yo l’ho sbattuto fuora de la puerta, Pussin!

DE CHENNEVIETTE (in disparte, tergendosi la fronte) — Dio! Che serata!

IL GENERALE (scorgendo Lucette esanime) —Dios! Que habe Lucette? E’ malato? (Avvici­nandosi a lei) Lucita!

BOIS-D’ENGHIEN (allontanandosi e battendo le mani per sollecitare gli altri) — Presto, l’aceto, i sali!

MARCELINE — Certo! (Esce da sinistra, men­tre Bois-d’Enghien, la Baronessa e Viviane, non sapendo dove sbattere la testa, vanno a cercare i sali sulla toeletta in fondo).

IL GENERALE (battendo sulla mano di Lucette, mentre Chenneviette fa altrettanto dall’altro la­to) — Señorita Gautier! Tornate a me... Tor­nate a me!

DE FONTANET (che è dietro la poltrona-letto, penzolando ingenuamente sul corpo di Lucette) Bisognerebbe farle respirare dell’aria pura!

BOIS-D’ENGHIEN (tornando con un flacone di sali) — Appunto! Toglietevi di lì!

DE CHENNEVIETTE E IL GENERALE — Sì, via! Andatevene!

BOIS-D’ENGHIEN (con vivacità, tornando al centro della scena) — Giusto! Andiamocene tutti! (Alla Baronessa e a Viviane, che sono un po’ risalite) Lasciamo questi signori con lei, e noi andiamo di là a firmare...

TUTTI — Sì, sì! Ha ragione!

IL GENERALE (con voce alta, nel momento in cui Bois-d’Enghien sta per andarsene con le due donne) — Una clave! Qui habe una clave?

BOIS-D’ENGHIEN (indaffarato, tirando fuori una chiave dalla tasca, la dà al generale, e risale sempre parlando) — Una chiave, eccola! Perchè?

ILGENERALE — Gracias! (La infila nella schiena di Lucette).

BOIS-D’ENGHIEN (ridiscendendo per prendere la chiave) — Ma siete pazzo! É la mia chiave di casa! Non le sanguina mica il naso!

ILGENERALE (che ha infilato la chiave nella schiena) — Yo voyo veder si ha lo mismo ef­fetto!

LA BARONESSA (spazientendosi, a Bois-d’En­ghien) Insomma! Via! Andiamo di là, noi!

BOIS-D’ENGHIEN (ciondolando al medesimo po­sto come tirato da due lati) Eccomi! Eccomi! (In disparte) Firmo e ritorno! (Tutti escono, ad eccezione del Generale, di Chenneviette e di Lucette svenuta. Le porte del fondo vengono chiuse. Esse non saranno più riaperte che a due battenti fino alla fine dell’atto).

SCENA XV

Lucette,de Fontanet, il Generale,

de Chenneviette

ILGENERALE — Pronto! Aqua, vinegre! Al­guna cosa! Un liquido!

DE FONTANET (risalendo a prendere dell’ac­qua alla toeletta in fondo) — Aspettate! Aspet­tate!

DECHENNEVIETTE — Dio, che avventura!

ILGENERALE — Ah!Dios mios! Señorita Gautier! Tornate a me, tornate a me, Seño­rita Gautier!

DE FONTANET (tornando con un fazzoletto bagnato) — Ecco l’acqua!

IL GENERALE — Gracias! (Inumidendole la fronte e supplicando) — Tornate a me, Gau­tier... Gautier, tornate a me!

DE FONTANET (risalito al posto di prima, die­tro la poltrona-letto) — Che ne dite se le sof­fiassi sulla fronte...?

DECHENNEVIETTE E IL GENERALE (respingen­dolo con un braccio, insieme con vivacità e in­quietudine) — No!

DEFONTANET (ridiscendendo in mezzo alla scena) — Poverina! L’ha ridotta così ilmatri­monio di Bois-d’Enghien...

DE CHENNEVIETTE (sobbalzando e in disparte) Andiamo, sù!

ILGENERALE (senza smettere di inumidire la fronte di Lucette e guardando Fontanet) ...del tenor?! Che impuerta a ella del su matrimo­nio?

DEFONTANET — Toh! Bell’angioletto! E’ il suo amante!

IL GENERALE (sobbalzando e sbattendo il faz­zoletto senz’accorgersi che lo fa sulla faccia di Lucette) — Eh?

DE CHENNEVIETTE (in disparte, indicando Fontanet) — Ecco lì, un altro cretino! (Scor­gendo il fazzoletto sulla faccia di Lucette) Oh! (l’afferra e lo inumidisce al posto del Generale).

ILGENERALE (saltando alla gola di Fontanet e scuotendolo come un susino) — Que tu dice? Bodegué... es el su amante?

DEFONTANET (sotto il naso del Generale) —Ma sì! Che vi prende? . --

ILGENERALE (che ha ricevuto nel naso il fiato di Fontanet, di soprassalto fa pfff...! per scac­ciare il lezzo, poi continuando a scuoterlo, ma avendo cura di tener girata la testa sopra la sua spalla destra) — Es el su amante Bodegué?

DE FONTANET (mezzo strozzato) — Ma la­sciatemi! Insomma! Che vi piglia?

Scena XVI

Gli stessi, Bois-d’Enghien

BOIS-D’ENGHIEN (sopraggiungendo dal fondo, eccitato) — Ebbene? Va meglio?

ILGENERALE (respingendo Fontanet che ri­schia di cadere, e saltando alla gola di Bois­-d’Enghien, al quale fa fare una piroetta) — Voi siete el amante della Señorita Gautier?

BOIS-D’ENGHIEN (senza fiato) — Cosa?! Che c’è?

GENERALE (scuotendolo) — Voi siete el amante?

DEFONTANET (in disparte) — Devo aver fatto una gaffe! (Sgattaiola dal fondo).

BOIS-D’ENGHIEN — La fate finita? Volete mollarmi?

DE CHENNEVIETTE (cercando di calmarli senza abbandonare Lucette) — Su! Calma! Calma!

ILGENERALE (respingendo Bois-d’Enghien e apertamente) — Bodegué! Voi no siete que un

aventurero!

BOIS-D’ENGHIEN — Io!

IL GENERALE — Voi! E yo ve materò! (Ri­torna presso Lucette e le percuote le  mani).

BOIS-D’ENGHIEN (furibondo) — Cosa?! Am­mazzarmi! Perché poi? Perchè?

IL GENERALE (tornando verso di lui e a voce alta) — Porqué yo l’amo, y no sopporto un bastòn entro a  mi ruodas!

BOIS-D’ENGHIEN (gridando più forte di lui) —Be’, vedete bene che mi sposo! Non domando di meglio! Toglietemi dai piedi la vostra Lu­cette!

ILGENERALE (calmandosi subito) — Davve­ro? Allora non amate più Lucette?

BOIS-D’ENGHIEN (sempre gridando e artico­lando ogni sillaba) — Ma se mi sposo, vi dico!

IL GENERALE — Ah! Bodegué! Voi siete un amigo! (Gli stringe la mano).

DECHENNEVIETTE — Apre gli occhi!

BOIS-D’ENGHIEN — Lasciatemi solo con lei! Voglio tentare un’ultima carta!

IL GENERALE (uscendo) — Bueno! Yo ve lasso! (A Lucette, avviandosi) Ritorna a lui, Gautier, ritorna a lui! (Escono dal fondo. Bois­-d’Enghien chiude la porta dietro di loro).

SCENA XVII

Bois-d’Enghien, Lucette, la voce della Baronessa

LUCETTE (riprendendo i sensi) — Cosa mi è successo?

BOIS-D’ENGHIEN (precipitandosi ai suoi gi­nocchi) — Lucette!

LUCETTE (appoggiando teneramente le mani sulle spalle di Bois-d’Enghien e con voce lamen­tosa) — Tu? Sei tu, tesoro mio?

BOIS-D’ENGHIEN — Lucette, perdonami! Sono un gran traditore! Perdonami! (A queste parole l’espressione del viso di Lucette cambia e ci accorgiamo che la sua memoria riaffiora a poco a poco).

LUCETTE (bruscamente respingendolo, e quasi facendolo cadere all’indietro) — Ah!Taci! Mi fai orrore! (Si è alzata e raggiunge la destra).

BOIS-D’ENGHIEN (la rincorre camminando sulle ginocchia e supplicandola) — Lulù! Mia Lulù!

LUCETTE (la parola spezzata dall’emozione) — Allora è vero!... Il contratto di poco fa?...era il tuo!

BOIS-D’ENGHIEN (alzandosi e come un colpe­vole che confessa) — Ebbene sì! Era il mio!

LUCETTE — Era il suo! Lo confessa! ... (Con disgusto) Ah! Mascalzone!

BOIS-D’ENGHIEN (supplicando) — Lucette!

LUCETTE (fermandolo con un gesto; con un ghigno amaro) — Va bene! So quel che mi resta da fare! (Fa un gesto teatrale con la mano, che significa: “ il dado è tratto“  e si sposta verso sinistra).

BOIS-D’ENGHIEN (allarmato) — Che cosa?

LUCETTE (aprendo la borsetta e frugandovi dentro) — Ricordi quello che ti ho pro­messo?

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — Echi se lo ricorda?!

LUCETTE (con voce strozzata) — L’avrai vo­luto tu! (Estraendo una rivoltella dalla borsetta e singhiozzando) — Addio! E sii felice!

BOIS-D’ENGHIEN (precipitandosi a disarmarla, immobilizzandole il braccio e tenendola abbrac­ciata) — Lucette! Andiamo! In nome del cielo! Sei pazza?

LUCETTE (dibattendosi) — Lasciami...! La­sciami!

BOIS-D’ENGHIEN (cercando di afferrare l’arma, e nello stesso tempo cercando ogni argomento per calmarla) — Lucette! Ti supplico... Per ca­rità... Innanzi tutto per riguardo... Sono cose che non si fanno in casa d’altri.

LUCETTE (con un riso amaro) — Ah! Ah! Non me n’importa un corno!

BOIS-D’ENGHIEN (sconvolto, sempre trattenen­dola) — E poi, senti!... Quando mi avrai ascol­tato, capirai!... Ti renderai conto! ... Mentre, se ti uccidi, non potrò spiegarti...

LUCETTE (svincolandosi) Ebbene? Sen­tiamo!

BOIS-D’ENGHIEN (con vivacità) — Dammi la pistola!

LUCETTE (scansando il gesto di Bois-d’Enghien) — No! E poi no! Prima parla!

BOIS-D’ENGHIEN (con disperazione) — Oh!Dio mio!

VOCE DELLA BARONESSA (in corridoio) — Bois­-d’Enghien! Bois-d’Enghien!

BOIS-D’ENGHIEN (esasperato) — Eccomi, ec­comi! (Risale) Oh!Dio! Dio! (Forte, aprendo la porta del fondo e scomparendo per metà) Eccomi!

LUCETTE (che non ne può più) — Uff! Che caldo!... (Preme il grilletto della rivoltella e fa saltar fuori un ventaglio con il quale si fa vento nervosamente).

BOIS-D’ENGHIEN (sullo spigolo della porta, di cattivo umore) — Ma sì, subito! Vengo! (Chiu­dendo la porta in fondo) Che rompiscatole!

LUCETTE (in disparte) — Ah! Non l’hai an­cora fatto, ‘sto matrimonio, bello mio! (Richiu­de il ventaglio, ripone la rivoltella nella borsetta e risale oltre il tavolino “ guéridon” a sinistra della poltrona-letto sulla quale si inginocchia).

BOIS-D’ENGHIEN (avviandosi verso di lei, sup­plichevole) — Coraggio! Lucette! Ti scongiuro! proprio in nome del nostro amore!

LUCETTE (alzando le braccia e lasciandosi ca­dere lunga e distesa bocconi sulla poltrona-letto) — ILnostro amore! Esiste ancora? (Singhiozza, il volto nascosto fra le braccia incrociate e appog­giate contro lo schienale della poltrona-letto).

BOIS-D’ENGHIEN (rannicchiandosi dietro alla poltrona-letto in modo da guardare in faccia Lucette ogni volta che questa solleva la testa) — Esiste! Esiste!

LUCETTE (sollevando la testa con singhiozzi strazianti) — Ma se ti sposi!

BOIS-D’ENGHIEN (c. s.) — Che vuoi dire? Forse che la mano destra e la mano sinistra non sono indipendenti?...Mi sposo da una parte e ti amo dall’altra!

LUCETTE (raddrizzandosi a metà, con le gi­nocchia sulla poltrona-letto, con l’aria di dargli corda con una vocetta flautata) — Sì?

BOIS-D’ENGHIEN (con falsa convinzione) —Perdiana! (Va a raggiungerla alla destra della poltrona-letto, strisciando intorno al mobile)

LUCETTE (in disparte al pubblico) — Che cial­trone!

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte, andando a rag­giungerla) — La pianto e come, una volta spo­sato ! ...(Ad alta voce, sedendosi sulla poltrona-letto della parte destra) Mia Lulù!

LUCETTE (in ginocchio, dalla parte sinistra del­la poltrona-letto, stando al gioco per restituirgli il colpo) — Micino, mi ami?...

BOIS-D’ENGHIEN — Ti adoro!

LUCETTE — Ma sì, tesoro! (Si rialza, restando in ginocchio; la sua mano destra appoggiandosi sul gueridon viene a posarsi sul mazzo di fiori. In disparte) Che idea! (Riprendendo la comme­dia, le braccia intorno al collo di Bois-d’Enghien) E così, potremo amarci ancora come una vol­ta?...

BOIS-D’ENGHIEN (recitando la stessa com­media) — Ma certo!

LUCETTE (con falsa gioia) — Oh! che gioia! E io che mi dicevo... Sai che mi dicevo? “ Il nostro amore è finito ! “

BOIS-D’ENGHIEN — “ Il nostro amore “...? Dai, dai!

LUCETTE (mostrando il mazzo di fiori del ge­nerale, sempre stringendo col braccio sinistro il collo di Bois-d’Enghien) — Guarda questi fiori di campo...! Non ti ricordano nulla?

BOIS-D’ENGHIEN (con lo stesso tono sentimen­tale) — Oh,sì! La campagna!

LUCETTE (con un sospiro, drizzandosi sulle gi­nocchia, le braccia levate, come volesse abbrac­ciare le immagini che evoca, mentre Bois-d’En­ghien, col braccio destro intorno alla sua vita, l’ascolta, un po’ curvo) — Sì, quando anda­vamo come due collegiali a sollazzarci nelle messi.

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — Ahi! Ahi! Me l’aspettavo: “ gli uccellini sul prato “, i “ti ricordi?”..

LUCETTE (accovacciandosi nuovamente sulle ginocchia per avvicinare il viso a quello di Bois­d’Enghien, prendendogli il mento con la mano de­stra) — Ti ricordi?

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte, il mento nella mano di Lucette) — Ecco, lo dicevo!

LUCETTE — Ci si rotolava nell’erba, e io coglievo una bella spiga... così... (Estrae una spiga di segale dal mazzo) e te la infilavo nel collo!... (Approfittando del fatto che Bois-d’En­ghien sta ad ascoltarla con la testa un po’ chinata, gli infila la spiga nel collo).

BOIS-D’ENGHIEN (dibattendosi) — Ma, su! Cosa fai?

LUCETTE (sempre spingendo) — E allora scen­deva... (Poggiando la voce su ogni sillaba e striz­zando l’occhio verso il pubblico, come per dire: “ Aspetta un po’! “... e scendeva...

BOIS-D’ENGHIEN (che si è alzato, cercando di afferrarsi la spiga nel collo) — Oh, ma che scemenza!... Non riesco a prenderla...

LUCETTE (sola, inginocchiata sulla poltrona-letto, con ipocrisia e voce flautata) — Davvero? Ti dà fastidio!

BOIS-D’ENGHIEN — Ma certo!

LUCETTE (con finta compassione) — Oooh!... (Cambiando tono) Allora tirala fuori!

BOIS-D’ENGHIEN (facendo sforzi disperati per tirar fuori la spiga) — Come: “ Tirala fuori “! È sotto la maglia!

LUCETTE (col tono più naturale) — Spogliati!

BOIS-D’ENGHIEN (furibondo) — Ma sei paz­za! Qui?! Col ricevimento di nozze, di là?!

LUCETTE (alzandosi e facendo il giro della pol­trona-letto) — Di che hai paura?...Chiudiamo a chiave... (Risale e chiude in fondo, a sinistra, poi ridiscende) Se viene qualcuno non ci tro­verà niente di strano; si sa che devo vestirmi; penseranno che te ne sei andato!

BOIS-D’ENGHIEN — Ma no! Ma no!...

LUCETTE (sentimentale) — Ah, lo vedi che non mi vuoi più bene!

BOIS-D’ENGHIEN — Ma sì! Ma sì!

LUCETTE — Se no non avresti vergogna di spogliarti davanti a me!

BOIS-D’ENGHIEN – (Sempre alle prese con la spiga che gli dà fastidio, e col medesimo tono dei suoi “ Ma no! Ma no!“ e “Ma sì! Ma sì!” — Dio buono, Dio buono! (Contorcendosi per far discendere la spiga) Oh! Ma è terribile, come pizzica!...

LUCETTE — Ma non fare lo sciocco, sù!... Va’ dietro quel paravento e cercala, la tua spiga!...

BOIS-D’ENGHIEN (risalendo) — Beh! Insom­ma! Vada come vada! Non ce la faccio più! Hai chiuso bene, almeno?

LUCETTE Ma sì, ma sì!... (Bois-d’Enghien s’infila dietro il paravento e si avviluppa in esso; intanto Lucette fa una pantomima verso il pub­blico, un gesto espressivo di possesso, mormorando nello stesso tempo a voce bassa: “ Questa volta, ti ho in pugno! “ Poi durante ciò che segue, va di soppiatto a girare la maniglia della porta di fondo e tirare il chiavistello della porta di sinistra). E anch’io vado a vestirmi perchè ora devo cantare! (È andata a prendere il suo costume nell’armadio e ridiscende accanto alla poltrona-letto).

BOIS-D’ENGHIEN (dietro il paravento) — Però, bella roba che mi fai fare!

LUCETTE (togliendosi il vestito di dosso) — Cosa? Perchè? Hai una spiga che ti pizzica, ed è logico che cerchi di togliertela.

BOIS-D’ENGHIEN — Già! Tu sistemi tutto a modo tuo ! ... (Si scorge, di sopra al paravento, la camicia ch’egli si sta togliendo) Ah! Eccola qua, la maledetta!

LUCETTE (dalla poltrona-letto, con finta pas­sione) — L’hai presa! Ah!... Dammela!

BOIS-D’ENGHIEN — E perchè?

LUCETTE — Per conservarla, l’hai tenuta sul cuore!

BOIS-D’ENGHIEN (pur rimanendo semi-nasco­sto dal paravento, appare in pantaloni e in pan­ciotto di lana, in mano la famosa spiga). — Mac­chè! Ce l’avevo sul didietro. (Sta per ritornare dietro il paravento).

LUCETTE — Dammela lo stesso!

BOIS-D’ENGHIEN (porgendogliela) — Tieni! (Vuole nascondersi di nuovo dietro il paravento, ma Lucette gli ha messo le grinfie addosso e con un brusco movimento l’attira a sè).

LUCETTE (con ipocrita ammirazione) — Oh! Come sei bello, così!

BOIS-D’ENGHIEN (fatuo) — Ma sù, andiamo! (Cerca di allontanarsi; Lucette l’attira di nuovo verso di sè).

LUCETTE (c. s.) — Se è bello! Dio, se è bello!

BOIS-D’ENGHIEN — Lasciami! Se entra qual­cuno... hai chiuso bene?

LUCETTE Ma sì, ma sì... (Stringendolo) Ah! sentirti così, vicino a me... (Battendosi il petto con la mano destra, mentre tiene Bois­-d’Enghien con la sinistra) Tutto mio! ... In pan­ciotto di flanella!...

BOIS-D’ENGHIEN — Ma dai!

LUCETTE — E se penso... se penso che sto per perdere tutto questo. Oh! No, no, non voglio.., non voglio!... (Maldestramente gli ha afferrato il collo, facendolo scivolare a terra, mentre lei si abbandona seduta sul divano, tenen­dolo sempre immobile per il collo) Fernand, amore mio, ti amo, ti amo, ti amo. (Finisce gridandolo).

BOIS-D’ENGHIEN (preso dal panico) - Ma sta’ zitta! sta’ zitta! Ci scopriranno!

LUCETTE (strillando) — Me ne infischio! Che ci scoprano ! ... Sapranno che ti amo. Oh! Mio Fernand! Io t’amo, t’amo!... (Suona, la mano destra posata sul campanello che squilla a più non posso).

BOIS-D’ENGHIEN (in ginocchio e sempre tenuto per il collo, perdendo il controllo) — Anche il telefono adesso ! ... Suona il telefono! Santo cielo! ... Ma sta’ zitta! Sta’ zitta! (Durante questa scena, Lucette continua a strillare).

Voci ESTERNE — Che succede? Aprite!

BOIS-D’ENGHIEN — Non si può! Ma insom­ma sta’ zitta! Vuoi stare zitta?! (La porta in fondo si spalanca e tutti gli ospiti appaiono sulla soglia. Marceline appare sulla sinistra).

SCENA XVIII

Gli stessi, la Baronessa, Viviane,

de Chenneviette, il Generale, Marceline,

de Fontanet, Invitati

TUTTI Oh!

BOIS-D’ENGHIEN — Non si può, vi dico! Non si può!

LABARONESSA (nascondendo la testa di sua figlia nel petto) — Vergogna! In panciotto di flanella!

LUCETTE (come risvegliandosi da un sogno) —Ah! Mai! Mai sono stata amata così!

BOIS-D’ENGHIEN — Ma cosa dice?

TUTTI — Che scandalo!

LA BARONESSA — Queste cose in casa mia! Uscite! Tutto è finito!

BOIS-D’ENGHIEN — Ma, Signora!...

ILGENERALE (appena entrato, e dirigendosi verso Bois-d’Enghien) — Por la mañana, yo ve

ammaterò!

BOIS-D’ENGHIEN (disperato) — Mio Dio! Mio Dio!...

Fine dell’atto secondo

ATTO TERZO

La scena è divisa in due parti. La parte destra, che occupa i tre quarti del palcoscenico, rappresenta il pianerottolo del secondo piano di un palazzo nuovo; in fondo una scala praticabile molto elegante che sale da destra verso si­nistra. Addossata alla tromba delle scale, faccia al pubblico, una panca. In primo piano, a destra, una porta che si apre sull’appartamento di Bois-d’Enghien; sulla porta un campanello a pulsante; una sedia “Savonarola” into­nata alla panca. A sinistra, in primo piano, nella parete che divide la scena, un’altra porta che si apre direttamente sulla stanza da bagno di Bois-d’Enghien. Il battente si spinge verso l’interno, dal proscenio verso il fondo. Questa stanza da bagno costituisce la parte sinistra della scena; a sinistra, in secondo piano, una finestra che si apre sull’interno. In fondo a sinistra, faccia al pubblico, una porta a un battente che si apre verso l’esterno su un cor­ridoio. A destra della porta, un grande lavabo con tutti gli oggetti da toeletta, spazzole, pettini, boccette, spugne, bicchiere e spazzolino da denti, asciugamani, etc... A sinistra, in primo piano, una sedia con vestiti da uomo pie­gati; e oltre, una poltrona. Tra la poltrona e la finestra, un portamantelli al quale è appesa una vestaglia da donna; per terra, un paio di pantofole da donna. Sulla parete di destra, vicino al lavabo, un altro attaccapanni a tre po­melli. Le due porte del pianerottolo sono munite all’interno di vere serrature che aprono e chiudono a chiave.

SCENA I

Jean, un Fiorista

(All’alzarsi del sipario, Jean nella stanza da bagno, vicino alla poltrona, sta lucidando gli stivaletti del padrone. Tiene in mano uno stivaletto e lo sta strofinando con uno straccio).

JEAN (strofinando) — Incredibile!... Il giorno dopo aver firmato il proprio contratto di nozze, non esser ancora rincasato alle dieci del mat­tino! Cose da matti! (Posa lo stivaletto che aveva in mano e prende l’altro che incomincia a lustrare) Non per fare il moralista, ma quando uno è fidanzato deve dormire a casa sua... (Soffia sullo stivaletto per farlo brillare) Oppure si fa come facevo io... si dorme con la promessa sposa!

(Il fiorista, che intanto è salito con un cesto di fiori sulla testa, si ferma sul pianerottolo, guarda la porta di destra, poi di sinistra, e va a suonare a quella di destra). Ma chi è che suona?! Non è il signore, ha la chiave. (Indicando la porta in fondo che si apre sul corridoio) Ah! Se credi che faccia il giro per venirti ad aprire... (Apre la porta del bagno che dà sul pianerottolo) Be’! Che c’è?

IL FIORISTA (dall’altro lato del pianerottolo, andando verso di lui) — Ah! Scusate!... Le nozze Brugnot?

JEAN (seccato) — Di sopra, le nozze Brugnot! Al terzo!

IL FIORISTA — Il portiere mi ha detto al secondo.

JEAN — Beh! Certo! Dopo l’ammezzato!

IL FIORISTA — Scusate tanto. (Jean richiude sgarbatamente la porta. Il fiorista sale al piano di sopra).

JEAN — Che rottura di scatole! E’ il sesto, da stamattina; per le nozze Brugnot. Se va avanti così, metto un cartello: “ La sposa è di sopra”!

SCENA II

Jean, Bois-d’Enghien

(Bois-d’Enghien in marsina sotto il paletot, con l’aria di­strutta, la camicia spiegazzata, la cravatta per traverso, appare sul pianerottolo).

BOIS-D’ENGHIEN — Che notte! (Suona a de­stra, lungamente).

JEAN — Uffa! Eccone un altro per le nozze Brugnot! (Aprendo bruscamente la porta del ba­gno sul pianerottolo, con aria dura) Non è qui, è sopra!

BOIS-D’ENGHIEN — Eh?

JEAN (riconoscendo Bois-d’Enghien) — Ma come! Siete voi, Signore!

BOIS-D’ENGHIEN (stizzoso, entrando nel ba­gno) — Non lo vedi che sono io?!

JEAN — Oh! Signore, alle dieci del mattino! Il giorno dopo la firma del contratto! Vi pare l’ora di rincasare?

BOIS-D’ENGHIEN (c. s.) Ah! Piantala!

JEAN — Sì, signore!

BOIS-D’ENGHIEN (dando a Jean il paletot e il cappello) — Anzi, parla pure... per colpa tua ho dovuto passare la notte in albergo!

JEAN — In albergo, per colpa mia?

BOIS-D’ENGHIEN — Sicuro! Se eri in casa quando sono tornato stanotte... Invece dagli a suonare, a scampanellare...

JEAN — Il Signore non aveva preso la sua chiave?

BOIS-D’ENGHIEN — Come no!... L’avevo presa; solo che l’ho dimenticata nella schiena di qualcuno!

JEAN (mentre va ad appendere paletot e cap­pello all’attaccapanni di destra) — Già! Se il Si­gnore lascia la sua chiave a destra e a manca!

BOIS-D’ENGHIEN (togliendosi la marsina, il panciotto, la cravatta e il colletto, durante la scena che segue) — E’ forse colpa mia!... Prima di tutto, perchè tu non eri in casa? Dov’eri?

JEAN — Che domanda, Signore! Con mia moglie! Dalla signora Jean... Era il mio gior­no... Il Signore lo sa che mi ha autorizzato una volta alla settimana a soddisfare la signo­ra Jean.

BOIS-D’ENGHIEN — Sei proprio seccante con la tua signora Jean.

JEAN (stizzito) — Seccante... per il Signore!

BOIS-D’ENGHIEN - E’ naturale, per me.

JEAN — Già! Perchè invece per la signora Jean...

BOIS-D’ENGHIEN (rabbioso) — Che m’im­porta della Signora Jean! Io qui faccio gli affari miei.

JEAN (beffardo) — Lo vedo, signore.

BOIS-D’ENGHIEN (c. s.) — Vorrei proprio sapere cos’ha di tanto attraente, la signora Jean!

JEAN — Con il permesso del signore non scenderò in particolari... Dirò soltanto al si­gnore che non ho ancora avuto eredi, e sic­come non sarà il signore a darmeli, e nessun altro...

BOIS-D’ENGHIEN — Va bene, basta... Senti, invece di fare discorsi inutili e mentre mi ri­cordo di quella chiave, fammi il piacere di andar subito...

JEAN (senza aspettare la fine della frase) —...a riprenderla, sì signore.

BOIS-D’ENGHIEN (fermandolo) — Ma no! Ma no! Un momento! Quella la lascio dov’è!...di andare invece a chiamare un fabbro che metta un’altra serratura in cui le mie vecchie chiavi non entrino.

JEAN — Va bene, signore! (Si avvicina alla porta in fondo).

BOIS-D’ENGHIEN (indicandogli la porta del pianerottolo) — Passa di qua... farai prima.

JEAN — Sì, signore. Il signore troverà qui tutto l’occorrente per cambiarsi.

BOIS-D’ENGHIEN — Va bene, sbrigati (Jean esce dalla porta che si apre sul pianerottolo senza chiuderla, e scende).

SCENA III

Bois-d’Enghien, un Signore, una Signora

BOIS-D’ENGHIEN (sedendosi sulla poltrona e togliendosi i pantaloni) — Ah! Me la ricorderò la notte del 16 aprile 1893! Può esser contenta del suo lavoro, Lucette... Uno scandalo spa­ventoso; io, cacciato di casa; il mio matrimonio andato a farsi friggere... Sarà contenta. Sì... ma se crede di farla franca... (E’ in mutande e va verso il lavabo; apre il rubinetto per riempire il catino) E come non bastasse, stanotte, in quell’albergo... in frac... senza biancheria, senza niente per lavarmi... Ho dovuto dormire con la camicia! Ah! me lo ricorderò. (Tuffa la testa nel catino e si lava la faccia. Il signore e la signora appaiono sul pianerottolo. Il signore sta per salir al piano superiore).

LA SIGNORA (indicando la porta socchiusa) —Ma no, caro, deve esser qui.

IL SIGNORE — Credi?

LA SIGNORA — Ma sì, vedi, la porta è soc­chiusa come si fa nei giorni di cerimonia!

IL SIGNORE — Sarà! (Entra con passo deciso, seguito dalla moglie, in casa di Bois-d’Enghien) Strano, credi che sia qui...?

BOIS-D’ENGHIEN (dal fondo, con la faccia grondante d’acqua e la spugna in mano) — Cer­cate qualcosa?

IL SIGNORE E LA SIGNORA — Oh! (La signora passa all’estrema sinistra).

IL SIGNORE — Oh! Scusate.

LA SIGNORA — Un uomo nudo!

BOIS-D’ENGHIEN — Cosa volete?

IL SIGNORE (confuso) — Le nozze Brugnot, non sono qui?

BOIS-D’ENGHIEN — Ma lo vedete che non sono qui... è di sopra... Come vi permettete di entrare mentre mi sto lavando?

LA SIGNORA (indietreggiando) — D’altronde, signore, si chiude la porta quando ci si sveste!

BOIS-D’ENGHIEN — E viene anche a darmi una lezione! Non vi ho detto di accomodarvi! Mica c’è scritto “ingresso libero”, qui... Ma insomma, andate via! Via! (Sbatte loro la porta in faccia).

IL SIGNORE — Che villanzone!

BOIS-D’ENGHIEN — Ma, dico io, è il colmo!...(Si asciuga la faccia).

IL SIGNORE (salendo dietro la moglie) — Visto! Lo sapevo io che era di sopra.

LA SIGNORA — Che vuoi, ciccio bello, tutti sbagliamo. (Scompaiono).

BOIS-D’ENGHIEN — Ci mancava pure che mi mettessi a fare il portinaio qua dentro! Tutta colpa di quell’imbecille di Jean che non chiude la porta quando esce.

SCENA IV

Bois-d’Enghien, Bouzin, il Generale, il Fiorista

(Bouzin, salendo la scala, raggiunge il pianerottolo e va verso la porta di destra).

BOUZIN — Bois-d’Enghien... al secondo! qui! (Suona a destra).

BOIS-D’ENGHIEN (che ha riempito d’acqua il bicchiere e sta per lavarsi i denti) — Accidenti! Suonano, e Jean non c’è. Chi può essere a quest’ora! Pazienza! Aspetteranno!

BOUZIN — Ma come, non c’è nessuno! (Suo­na di nuovo).

BOIS-D’ENGHIEN — Di nuovo!... Non posso mica aprire così conciato!

BOUZIN (perdendo la pazienza) — Ma in­somma! (Suona a lungo).

BOIS-D’ENGHIEN (socchiudendo la porta e af­facciandosi con il corpo nascosto dietro il bat­tente) — Chi è? Che c’è?

BOUZIN (attraversando il pianerottolo) — Ah, Signor Bois-d’Enghien, sono io!

BOIS-D’ENGHIEN — Voi! Cosa volete? Non ricevo! (Fa per richiudere la porta).

BOUZIN (impedendogli di chiudere) — Que­stione di un attimo, signore. Mi manda il no­taio Lantery...

BOIS-D’ENGHIEN (c. s.) — Ma no, vi dico! Mi sto vestendo!

BOUZIN (c. s.) — Oh! Sapete, io non mi formalizzo.

BOIS-D’ENGHIEN — E va bene, come volete... Cosa c’è? (Bouzin entra nella stanza da bagno mentre Bois-d’Enghien richiude la porta).

BOUZIN — Ecco, veramente.., il signor Lan­tery m’ha incaricato di consegnarvi questa co­pia del vostro contratto. (Estrae dalla tasca un foglio protocollo piegato).

BOIS-D’ENGHIEN — Ah! Casca bene! Sta fresco! Potete anche strapparlo, il mio con­tratto!

BOUZIN — Come?

BOIS-D’ENGHIEN — Ma da dove sbucate, voi? Non sapete che il mio matrimonio è an­dato a monte? Date qua. (Si mette lo spazzo­lino in bocca e lo stringe coi denti mentre prende il contratto dalle mani di Bouzin). Ecco cosa ne faccio del vostro contratto. (Lo strappa in due).

BOUZIN — Oh! E adesso? Io che dovevo consegnarvi la nota delle spese.

BOIS-D’ENGHIEN (con una amara risata, men­tre Bouzin raccoglie i pezzi del contratto) —Ah! Ah! Ah! La nota delle spese! Ah! Ah! Ah! La nota delle spese! Ah! Bella trovata! Tutto è andato a rotoli e dovrei anche sborsare dei soldi. Questo no!

BOUZIN — Eppure. (Durante la scena prece­dente, il generale con un’espressione che mal trat­tiene la collera, irrompe dalla scala e suona a destra).

BOIS-D’ENGHIEN — Ora basta!... Chi è che suona ancora?

BOUZIN — Scusate, ma...

BOIS-D’ENGHIEN — Sì, sì, più tardi! Anzi, volete farmi un favore... Non ho nessuno... Vi dispiace di andare ad aprire?

BOUZIN — Ma certo! (Sta per andare verso la porta del pianerottolo).

BOIS-D’ENGHIEN (trattenendolo e indicandogli la porta in fondo) — No, di qua... In fondo al corridoio, a destra... Fate le mie scuse e dite che non posso ricevere.

BOUZIN — Benissimo. (Esce dalla porta in fondo. Il generale suona di nuovo).

BOIS-D’ENGHIEN — Ma che hanno da suo­nare così, stamattina?

IL GENERALE (furibondo) — Carey! Me van hacer esperar toda la vida? (Suona a lungo, rabbiosamente).

BOIS-D’ENGHIEN (ridendo) — Oh! Oh! Sia­mo nervosetti!

VOCE DI BOUZIN (a destra) — Ecco, ecco!

IL GENERALE (arretrando fino al centro del pianerottolo come per prendere lo slancio) — Era ahora! (Bouzin apre la porta) El Señor Bode­gué?

BOUZIN (che ha fatto un passo sul pianerot­tolo, riconoscendo il generale) — Oh, Dio! Lo Zulù! (Fa un precipitoso dietro front e scappa all’impazzata sbattendo la porta in faccia al ge­nerale).

IL GENERALE (furibondo) — Pussin! Cosa ha dicho? Lo Sulù? Apre, Pussin, apre! (Suona e tempesta la porta di pugni).

BOIS-D’ENGHIEN (udendo il chiasso che fa il generale, apre la porta che dà sul pianerottolo e si affaccia, nascondendosi dietro il battente) —Ma chi è che fa questo fracasso?... IlGenerale?

IL GENERALE (piombando come una bomba in casa di Bois-d’Enghien e urtandolo violentemente)

—   Voi! Muy bien! Voi aspettate! Pussin, es aquì?

BOIS-D’ENGHIEN — Ma sì, che c’è?

IL GENERALE — Mi ha chiamado  “lo Sulù”! Pussin! “ Lo Sulù” (Ha raggiunto l’estrema si­nistra).

BOUZIN (in preda al panico, apparendo in fondo) — Signore, è il Gene... (Riconoscendo il generale) Cribbio, di nuovo lui! (Richiude bru­scamente la porta e scompare come un pazzo.)

ILGENERALE — Eccolo! Ahora vedrai, Pus­sin, aspetta!

BOIS-D’ENGHIEN (cercando di frapporsi) —Calma! Calma!

IL GENERALE — Lassatemi! Despues, a voi! (Respinge Bois-d’Enghien e si precipita verso il fondo all’inseguimento di Bouzin).

BOIS-D’ENGHIEN — Ma guarda un po’, ades­so vengono a scannarsi a casa mia. (Apre la porta che dà sul pianerottolo sempre nasconden­dosi dietro il battente, per vedere come andrà a finire).

BOUZIN –(sbucando dalla porta di destra che richiude precipitosamente, corre salendo su per le scale passando davanti a Bois-d’Enghien senza fermarsi) — Non ditegli che salgo! Non ditegli che salgo!

BOIS-D’ENGHIEN (ridendo) — No! (Bouzin s’imbatte nel fiorista che stava discendendo di corsa).

IL FIORISTA — Ma state attento! (Il fiorista e Bouzin scompaiono per le scale, il primo giù, l’altro su).

IL GENERALE (irrompendo da destra) — Don­de es, Pussin? Donde es?

BOIS-D’ENGHIEN (dietro il battente della por­ta) — Eccolo, sta scendendo!

IL GENERALE (affacciandosi dalla ringhiera) — Sì! Yo lo miro!... (Gettandosi a capofitto per le scale che scende quattro gradini per volta) —Aspetta, Pussin! Ahora vedrai! Ah! Yo soy un Sulù! (Scompare).

BOIS-D’ENGHIEN (mentre Bouzin appare crol­lato sulla ringhiera delle scale) — Sì, dagli die­tro! Se l’acchiappi sei in gamba!

SCENA V

Bois-d’Enghien, Bouzin, Lucette

BOUZIN (mentre discende stravolto, dopo es­sersi assicurato, con un’occhiata sopra la ringhiera che non c’è più pericolo) — E andato via?

BOIS-D’ENGHIEN (sulla porta, ridendo) — Sì, sì, vi sta correndo dietro!

BOUZIN (entrando in casa di Bois-d’Enghien e accasciandosi sulla poltrona) — Oh! Mio Dio!

BOIS-D’ENGHIEN (che ha richiusa la porta) —Caspita! Avete fatto una bella maratona!

BOUZIN — Ah! Non parlatemene ! ... Ma per­chè ce l’ha con me quel cannibale? Perchè mi dà la caccia? Devo proprio fare la volpe ogni volta che lo incontro... Insomma, cosa gli ho fatto? Ve l’ha detto?

BOIS-D’ENGHIEN (con comica serietà) — Vi rimprovera di essere l’amante di Lucette Gau­tier.

BOUZIN (alzandosi e protestando con forza) —Io? Non è vero! Ditegli che non è vero! Non c’è mai stato niente, niente, fra me e la signorina Gautier! (Fraintendendo il sorriso ironico di Bois-d’Enghien) Vi do la mia parola d’onore!

BOIS-D’ENGHIEN (con finta convinzione) —Davvero?

BOUZIN (insistendo) — Mai! Io non so se la signorina Gautier senta qualcosa per me —      non me l’ha mai detto, — comunque da parte mia... quindi, se la signorina Gautier è andata a vantarsi... Ebbene, mi spiace dirlo: si monta la testa! ... (Con tono implorante) Oh! Vi scon­giuro, non può andare avanti così! Parlate voi col Generale, spiegateglielo... e chiarite questo malinteso che sta prendendo una brutta piega per me.

BOIS-D’ENGHIEN — Va bene, gli parlerò! (Appare Lucette che sta salendo).

LUCETTE (si ferma un attimo sul pianerottolo per riprendere fiato, poi si decide e va a suonare a destra) — Ah! Il primo scontro sarà duro!

BOIS-D’ENGHIEN (sentendo il campanello) —Ancora!... (La faccia di Bouzin esprime il ter­rore) Bouzin, per favore, vi spiace di andare ad aprire...?

BOUZIN (mettendo la poltrona tra lui e la porta) — Io! No, no, io non apro più, non apro più!...

BOIS-D’ENGHIEN — Come?

BOUZIN — No! Ci mancherebbe fosse un altro Generale! (Lucette suona di nuovo).

BOIS-D’ENGHIEN (mostrandosi semivestito) —Andiamo! Io non posso aprire così!

LUCETTE — Non apre! Deve aver mangiato la foglia!... Oh! Che stupida... ho la chiave del suo bagno, che mi sono ritrovata addosso... (Prende la chiave nella tasca e attraversa la scena).

BOIS-D’ENGHIEN (cercando di convincere Bou­zin) — Avanti, Bouzin!

BOUZIN (deciso a non muoversi) — No! No! No! No! (Lucette infila la chiave nella serra­tura della porta di sinistra).

BOIS-D’ENGHIEN (udendo il rumore della chia­ve nella serratura) — Be’! Che succede? (La porta si apre) Chi c’è?

LUCETTE (entrando, con tono freddo e deciso) — Sono io!

BOUZIN — Lucette Gautier!

BOIS-D’ENGHIEN (raggiungendo l’estrema si­nistra) — Tu?... Voi?

LUCETTE (c. s.) — Sì, io!

BOIS-D’ENGHIEN — Però, ci vuole una bella faccia tosta!

LUCETTE (con precisione) — Tidevo parlare.

BOUZIN (un po’ indietro) — A me?

LUCETTE (alzando le spalle) — Eh!(A Bois-­d’Enghien) A te! (A Bouzin) Lasciateci, signor Bouzin.

BOIS-D’ENGHIEN (altezzoso) — E’ inutile! Voi non avete nulla da dirmi che non possiate dire davanti a una terza persona.

LUCETTE (con autorità, scandisce le parole) — Tidevo parlare... (A Bouzin) Lasciateci, signor Bouzin!

BOIS-D’ENGHIEN (acconsente sdegnosamente) — D’accordo! ...Vi dispiace aspettarmi di là?Bouzin, vi chiamerò quando... la Signora avrà finito!

BOUZIN — Va bene! (Si avvicina alla porta in fondo, poi, in disparte, mentre sta per uscire) Sta’ a vedere che mi ha seguito! (Esce).

BOIS-D’ENGHIEN (frenando la sua ira) — E ora, che c’è? Che volete?

LUCETTE — Ero venuta... (Intimidita dallo sguardo duro di Bois-d’Enghien) Per restituirti la tua chiave.

BOIS-D’ENGHIEN — Benissimo, lasciatela li!... (Lucette posa la chiave sulla toeletta) Suppongo che non abbiate altro da dirmi?

LUCETTE — Sì! (Appassionata, gettandogli le braccia al collo) Ho da dirti che ti amo.

BOIS-D’ENGHIEN (svincolandosi) — Ah! No! Niente da fare, signora! E’ finita la commedia!

LUCETTE — Oh!

BOIS-D’ENGHIEN — Sono stato stupido per tanto tempo, ma tutto ha un limite. Ah! Pen­savate che sarebbe andata liscia, che avreste po­tuto mandare all’aria il mio matrimonio metten­domi alla berlina con una ridicola scenata, e poi tornare da me e dirmi “ ti amo! “ per can­cellare subito tutto e rimettermi il guinzaglio?

LUCETTE (con amarezza) — Il guinzaglio!

BOIS-D’ENGHIEN — Sì... Ebbene, vi siete sba­gliata!... Ah! Voi mi amate!... E a me non m’im­porta un fico secco! Io sono stufo del vostro amore, e ve lo dimostro, ecco! (Apre la porta) Questa è la porta, potete andarvene.

LUCETTE (con legittima indignazione) — Mi scacci!

BOIS-D’ENGHIEN — Ora basta, eh!  Poche storie ! ...Andatevene !

LUCETTE — Ah! E’ così? Va bene! Non avrai bisogno di dirmelo due volte! (Esce. Bois-d’En­ghien chiude la porta, ma Lucette che è tornata indietro blocca il battente mentre sta per chiudersi e rientra nel bagno).

LUCETTE — Attento, però! Se mi lasci uscire da questa porta, non mi rivedrai mai più!

BOIS-D’ENGHIEN — Affare fatto!

LUCETTE — D’accordo! (c. s. Lucette esce e rientra nel momento in cui Bois-d’Enghien sta chiudendo la porta). Ma pensaci bene!

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte) — Che palla al piede!

LUCETTE — Se mi lasci uscire...

BOIS-D’ENGHIEN — Sì, sì, sì, capito!

LUCETTE — Benissimo! ...(Esce. Bois-d’En­ghien chiude bruscamente la porta dietro di lei. Lucette si volta con l’intenzione di rientrare come prima). Ma sai... (Trova la porta chiusa) Fer­nand, aprimi! Fernand, stammi a sentire!

BOIS-D’ENGHIEN (dall’interno) — No!

LUCETTE (attraverso la porta) — Fernand, pensa bene a quello che stai facendo... E’ per sempre, sai!

BOIS-D’ENGHIEN — Sì, sì, per sempre! per sempre!

LUCETTE (che va ad accasciarsi sulla panca) — Oh!Ingrato! Senza cuore!

BOIS-D’ENGHIEN (che intanto è andato a pren­dere la vestaglia sull’attaccapanni, e avendone fatta una palla, aperta la porta, la scaraventa ai piedi di Lucette) — Toh! La tua vestaglia! (Egli sbatte la porta e corre a prendere le panto­fole di Lucette).

LUCETTE (indignata) — Oh!

BOIS-D’ENGHIEN (aprendo di nuovo la porta) — Le tue pantofole! (Richiude la porta).

LUCETTE (idem) — Oh!...(Attraverso la por­ta, a Bois-d’Enghien) Ah! E’ così! Allora peg­gio per te, sarai stato tu a spingermi...

BOIS-D’ENGHIEN — Cosa?

LUCETTE (estraendo dalla tasca la pistola del secondo atto) — Ti ricordi la mia pistola? Be’! Ora mi uccido!

BOIS-D’ENGHIEN (spalancando la porta e pre­cipitandosi fuori) — Ti uccidi! Ti uccidi! (Lan­ciandosi su Lucette) Dammi quest’aggeggio!

LUCETTE (dibattendosi) — Neanche per idea!

BOIS-D’ENGHIEN (cercando di strapparle di mano la pistola) — Vuoi darmela! (Al pubblico, mentre le sta tenendo il braccio che regge la pi­stola) Bisogna proprio che ci sia sempre di mez­zo ‘sto pistolone!

LUCETTE (continuando a dibattersi) — Ma la­sciami stare!

BOIS-D’ENGHIEN — Sù, avanti, dammela!

LUCETTE — No!

BOIS-D’ENGHIEN — Sì! (Ha afferrato la pi­stola per la canna, mentre Lucette la tira per il caldo, sicchè il ventaglio esce dall’astuccio. Bois­-d’Enghien rimane con la pistola in mano, il ven­taglio spiegato).

LUCETTE — Oh!

BOIS-D’ENGHIEN — Un ventaglio!

LUCETTE (furibonda, pestando i piedi per la rabbia) — Vedrai, Fernand, vedrai.

BOIS-D’ENGHIEN (con una risata sarcastica) — Ah! Ah! Ah! Ecco come si ammazza, con un accessorio di scena!

LUCETTE (idem) — Vedrai, Fernand, vedrai...

BOIS-D’ENGHIEN — Ah! Ah! Ah! E si am­mazza con questo ! ... Ma va là... gigiona!

LUCETTE (giunta al parossismo dell’ira) —Non mi rivedrai più! (Scompare giù per la scala).

BOIS-D’ENGHIEN — Ma sì, vai... (Posando il ventaglio sulla panca e prendendo la vestaglia e le pantofole) Hai dimenticato la vestaglia! (Gliela getta oltre la ringhiera, nella tromba delle scale) E le pantofole (idem).

VOCE DI LUCETTE — Oh!...

BOIS-D’ENGHIEN (prendendo di nuovo in mano il ventaglio) — Ma guarda un po’ !... E io sono stato così stupido da credere ai suoi suicidi! Con un ventaglio! (Ha ripiegato il ventaglio nella canna e posato la pistola sulla sedia, a destra). Be’! Finalmente mi lascerà in pace. (Si trova all’estrema destra e fa per rientrare in casa; nello stesso istante, la finestra del bagno si spalanca di colpo, creando una corrente d’aria che richiude la porta con violenza. Egli si preci­pita per impedirlo, ma giunge appena in tempo per riceverla in faccia). Accidenti! Si è chiusa la porta!... (Chiamando e bussando alla porta) Aprite! Aprite!... Santo Dio... non c’è nessuno! La chiave è sul lavabo... Jean è fuori... (Per­dendo la testa) Non posso certo restar fuori con­ciato così... Che faccio, Dio mio! Che faccio! (Chiamando nella tromba delle scale) Portiere, portiere!

BOUZIN (dopo aver bussato alla porta del bagno che sta in fondo, facendo timidamente capolino) —Non vi siete mica dimenticato di me, Signor Bois-d’Enghien?...Eh? Nessuno... Ma come, se n’è andato? (Vedendo la finestra aperta, la richiude).

BOIS-D’ENGHIEN (accasciato sulla panca) —Dio mio! ...E c’è pure un matrimonio nel pa­lazzo!

BOUZIN — Mah ! ... Vuol dire che tornerò. (Si avvia per uscire verso la porta che si apre sul pianerottolo).

BOIS-D’ENGHIEN — Proviamo a suonare... Forse Bouzin mi sente... (Va a destra e suona ininterrottamente).

BOUZIN (già con la mano sul pomello della porta, tutt’a un tratto impietrito) — Mamma mia! Sarà di nuovo il Generale... e sono solo! (Scappa via dalla porta in fondo per rifugiarsi nel salotto).

BOIS-D’ENGHIEN (continuando a suonare) —Macchè, non apre ! ... Eppure sentirà! Forse ha paura di aprire... Accidenti, sto fresco, ora! (Sporgendosi dalla ringhiera) Portiere, por­tiere ! ... (Dicolpo) Santo Dio! Sta salendo qual­cuno! (Si precipita su per le scale, scomparendo per un attimo; riappare quasi subito completa­mente stravolto) Lo sposalizio al completo... stanno scendendo ! ... Sono fritto ! ... (Si rannic­chia nell’angolo della porta di destra).

SCENA VI

Bois-d’Enghien,

lo sposalizio, il Generale, poi un Signore

(Lo sposalizio sta scendendo dal piano superiore. Tutti parlano insieme. Il suocero: “Sbrighiamoci!“. La sposa: “ Ma c’è tempo! “. Il genero: “ Al municipio, ci aspettano alle undici “, etc... etc...).

TUTTI (scorgendo Bois-d’Enghien) — Oh!

BOIS-D’ENGHIEN (cercando di darsi un conte­gno: galantemente, alla sposa) — Signora, i miei migliori auguri!

TUTTI (gesticolando inorriditi) — Che ver­gogna!

IL SUOCERO — Un uomo in mutande!

IL GENERO — Bisogna protestare!

LA SUOCERA — Bisogna avvertire il portiere!

BOIS-D’ENGHIEN (si sposta in semicerchio fa­cendo mille inchini e viene così a trovarsi sul lato sinistro del pianerottolo). — Signore e Signori!

TUTTI — Nascondetevi ! ... Vergogna! (Scen­dono tutti scandalizzati, gesticolando, e incro­ciando il generale che appare sulla destra).

BOIS-D’ENGHIEN (disperato) — Che figura!

(Scorgendo il generale) Dio mio, il generale!

IL GENERALE (sbalordito nel trovare sul pia­nerottolo Bois-d’Enghien in quello stato) — Bo­degué! In fasce!

BOIS-D’ENGHIEN (in disparte, esasperato) —Accidenti!... Ci mancava pure lui!

IL GENERALE — Porqué voi siete in fasce?

BOIS-D’ENGHIEN (fuori di sè) — “Porqué...! Porqué...! “ porqué non posso rientrare a casa mia, non lo vedete ! ...La porta mi si è chiusa alle spalle...

IL GENERALE (ridendo) — Ah! Ah! Como es comico!

BOIS-D’ENGHIEN (idem) — Non mi sembra affatto!

IL GENERALE (asciugandosi la fronte) — Ah! Esto Pussin... Sabete, esto Pussin... yo l’ho cor­rido dietro.

BOIS-D’ENGHIEN (rabbiosamente) — Ma me ne infischio, io! Non l’avete acchiappato, vero?

IL GENERALE — Si!... Yo l’ho mollato un puntapiè... Solo, no eras Pussin... Yo no so como es estado... cuando si es voltado, era un otro!

BOIS-D’ENGHIEN — Ah!

IL GENERALE — Oh! Ma yo lo chiapperò, esto Pussin!

BOIS-D’ENGHIEN (con tono reciso) — Bene... benissimo Ma io che c’entro?

IL GENERALE — Bueno ! ... No si tratta de esto... Yo soy venido porqué debo parlar con voi.

BOIS-D’ENGHIEN — Sì? Dopo... Ora ho ben altro da fare che non chiacchierare.

IL GENERALE — Porqué?

BOIS-D’ENGHIEN — ” Porqué “. E’ impaga­bile con i suoi “ porqué “! Vi dico che sono chiuso fuori di casa...

IL GENERALE — Bueno! Es una bucatella! Podemo conversar su la pianerottola.

BOIS-D’ENGHIEN — Ma insomma, perdio! (Sporgendosi sopra la ringhiera e scorgendo qual­cuno che sta salendo) Oh! viene qualcuno! (Sale precipitosamente le scale fino al piano superiore).

IL GENERALE — Cosa es? Donde va? Donde va? (Salendo tre gradini e chiamando) Bode­gué! Bodegué!

BOIS-D’ENGHIEN (dal piano superiore) — Sì, dopo! Dopo!

IL GENERALE — Ma es mato! (Sul pianerot­tolo appare un signore che saluta il generale, pas­sa, e sale al piano di sopra. Il generale restituisce il saluto) Buenos dias ! ... Cosa fa allassù?...Bo­degué !... Bueno Bodegué... Bodegué! (Imi­tando il grido degli straccivendoli) Ehiii! Boo­degué!

VOCE DI BOIS-D’ENGHIEN (di sopra, con lo stesso grido) — Ehiii!

IL GENERALE — Alora! Venite abaso!

BOIS-D’ENGHIEN (riapparendo) — Vengo! Santo Dio, eccomi, eccomi!

IL GENERALE (tornando sul pianerottolo) —Bueno ! ... que habe dà escapar come un cone­glio?

BOIS-D’ENGHIEN (sul pianerottolo) — Non posso mica farmi vedere così dalla gente... (Scuotendo la porta di casa che non cede) Male­detta porta! Avete per caso addosso un passe­partout, non so, un piede di porco?

IL GENERALE (senza capire) — Un pro­sciutto?

BOIS-D’ENGHIEN (alzando le spalle) — Sì... “ un prosciutto “! (Tornando al discorso di pri­ma) In somma, che c’è?... Cosa volete da me?

IL GENERALE — Que yo ho! Yo ho aquel che vi ho detto ayeri, yo soy venido por matarvi!

BOIS-D’ENGHIEN (fuori di sè) — Cirisiamo!... ma andate al diavolo!

ILGENERALE (furibondo e con fierezza) —Bodegué! Yo soy a su disposiciòn!

BOIS-D’ENGHIEN — Sì? Allora andate a cer­carmi un paio di pantaloni!

IL GENERALE (sussultando) — Un par di pan­talòn, yo! (Cambiando tono) Oh! Vi prego di no far il settico!

BOIS-D’ENGHIEN (senza capire) — Cosa?

IL GENERALE — Yo dico: no fate il settico.

BOIS-D’ENGHIEN (che capisce) — Ah! Lo scettico. (Facendo spalluccia) ”Il settico“. Che significa il settico? Cercate almeno di parlare italiano: s, c, e, non si pronuncia se, si pronun­cia sce. Si. dice: ”lo scettico”, non “il settico”.

IL GENERALE (sullo stesso tono) — Bueno, non importa, scettico, settico, es lo mismo.

BOIS-D’ENGHIEN (furibondo) — Sì. Va bene, basta, vogliamo smetterla?! ...Volete ammaz­zarmi?

IL GENERALE — No!

BOIS-D’ENGHIEN — Come no?

IL GENERALE — Yo ero venido por esto! Ma ahora yo no vi mato più!

BOIS-D’ENGHIEN — Ah! Meno male!

IL GENERALE (con un sospiro di rassegnazione) — No, porqué ahora yo ho visto Lucette Gau­tier que sta abaso!

BOIS-D’ENGHIEN — Ah!

IL GENERALE — Me ha dicho una cosa... mu­cho fastidiosa, però yo non ho scelta... Mi ha dicho: yo sarè vostra solo si Bodegué vole an­cora eser mio!

BOIS-D’ENGHIEN (arretrando) — Cosa ?...

IL GENERALE — Ecco!... Es un dolor, sabete! Soprattutto cuando yo penso al sciandalo di ayeri!

BOIS-D’ENGHIEN -Il sciandalo? Che cos’è il ”sciandalo”?

IL GENERALE — Il sciandalo que avete fato con Lucette a la casa de la Señora Duverger.

BOIS-D’ENGHIEN — Ah! Volete dire “lo scan­dalo”! Voi dite il  “sciandalo” s, c, a, si pronun­cia sca e non scia!

ILGENERALE (inalberandosi) — Bodegué! Forse tu me prendi por il seder? Ante yo ho detto “settico”, voi dite “scettico”! Bueno! Ahora yo dico “sciandalo”, voi dite “scan­dalo”... (Minaccioso) Bodegué!

BOIS-D’ENGHIEN (sullo stesso tono) — Gene­rale?

IL GENERALE — Attento!

BOIS-D’ENGHIEN — A che cosa?

IL GENERALE (calmandosi di colpo) — Bueno! Yo vi dico ahora de reconciliarvi con Lucette.

BOIS-D’ENGHIEN — Io? (Chinandosi verso l’orecchio del generale come per confidargli qual­che cosa, e fortissimo) Ma neanche per sogno!

IL GENERALE — No ?...Alora yo vi rimàto!

BOIS-D’ENGHIEN (scendendo a sinistra) — E va bene, riammazzatemi! (Tornando verso il generale) Ma, porco mondo! Vogliamo capirci una buona volta! Prima, era perchè stavo con Lucette; adesso è perchè non sto più con lei! Insomma, cosa volete?

IL GENERALE — Que voyo yo ?...Cuanto eres tonto.

BOIS-D’ENGHIEN — Cosa?

IL GENERALE — Yo voyo que Lucette sea la mia.

BOIS-D’ENGHIEN — Sì, va bene, la tua, ma non la mia. Be’! C’è un modo semplicissimo.

IL GENERALE — Verdadero! Ah! Bodegué, voi siete un amigo!

BOIS-D’ENGHIEN — Andrai a dire subito... non ti dispiace se ti do del tu.

IL GENERALE — Yo vi prego!

BOIS-D’ENGHIEN — Direte a Lucette che mi avete visto e che non voglio sentir parlare di riconciliazione.

IL GENERALE — Porqué?

BOIS-D’ENGHIEN (scrollando le spalle, al pub­blico) — “Porqué!” (Al generale) Beh, “por­qué”, ... per il suo difetto fisico.

IL GENERALE — Cosa?

BOIS-D’ENGHIEN (all’orecchio del generale) —Un difetto fisico che si nota solo nella più stret­ta intimità.

IL GENERALE (a voce spiegata) — Habe un defecto fisico, Lucette?

BOIS-D’ENGHIEN — Lucette ?... ma niente affatto!

IL GENERALE (che non capisce) — Yalora?

BOIS-D’ENGHIEN — Allora, appunto! È una donna!... In lei l’amor-proprio è più forte del­l’amore... e quando voi le avrete detto... Io la conosco la vanità... Sarà vostra!

IL GENERALE (estasiato) — Oh! Yo comprien­do... Ah! Bodegué!... Fernand!... Gracias, gra­cias ! ... Muchas gracias!

BOIS-D’ENGHIEN — Ma sì, ma sì!

IL GENERALE — Yo corro... Adios! Fernand! Adios! Mucha buena salud! Y despuès, tu sabe yo no te mato più! (Se ne va di corsa).

BOIS-D’ENGHIEN — Va bene! Va bene! No te materò neanch’io! (Lo guarda scomparire).

SCENA VII

Bois-d’Enghien, Bouzin

BOUZIN (affacciandosi in fondo a sinistra) —Non si sente più niente... mah, non voglio mica passare la notte qui!

BOIS-D’ENGHIEN — Che rompiscatole con la sua assassiniomania! (Vedendo Bouzin che esce da sinistra sul pianerottolo, vivacemente, preci­pitandosi) Non chiudete!

BOUZIN (che già aveva fatto il gesto di chiudere la porta, non fa in tempo a trattenerla, e la porta si richiude) — Oh!

BOIS-D’ENGHIEN (contro la porta) — Ah! An­date al diavolo! ... E vi ho pure gridato di non chiudere!

BOUZIN — Che volete ?...Non ho fatto in tempo.

BOIS-D’ENGHIEN (spostandosi) — Ah! È pia­cevole, sono di nuovo chiuso fuori!

BOUZIN (ridendo) — Ma che state a fare con­ciato così sul pianerottolo?

BOIS-D’ENGHIEN — Che cosa sto a fare! Non mi sto certo divertendo!

BOUZIN — Ah! Ah! Che spasso!

BOIS-D’ENGHIEN (furibondo) — Vi divertite, voi?! eh ?...È naturale, siete vestito! (Si siede sulla sedia di destra, senza vedere la pistola po­sata sopra. Rialzandosi di colpo) Oh! (Vedendo la pistola, in disparte) Ho un’idea! (Raccoglie la pistola e, nascondendola dietro la schiena, si av­vicina a Bouzin; molto affabilmente) Bouzin!

BOUZIN (sorridendo) — Signor Bois-d’En­ghien?

BOIS-D’ENGHIEN (c. s.) — Bouzin, ora mi fa­rete un gran favore!

BOUZIN (c. s.) — Io, Signor Bois-d’Enghien?

BOIS-D’ENGHIEN (c. s.) — Datemi i vostri pantaloni.

BOUZIN (ridendo) — Cosa ?...Ma siete matto!

BOIS-D’ENGHIEN (cambiando tono e andandogli addosso) — Sì, sono matto! Proprio così, matto! Datemi i vostri pantaloni! (Punta la rivoltella su Bouzin).

BOUZIN (terrorizzato e addossandosi contro la estremità della parete) — Per carità! Signor Bois-d’Enghien, vi scongiuro!

BOIS-D’ENGHIEN (c. s.) — Datemi i vostri pantaloni!

BOUZIN — Pietà, signor Bois-d’Enghien, pietà!

BOIS-D’ENGHIEN — Avanti, presto! I panta­loni o sparo!

BOUZIN — Sì, signor Bois-d’Enghien... (Ter­rorizzato, si sbottona i pantaloni strisciando con­tro la parete) Dio mio! E ora?! In mutande, per le scale di una casa sconosciuta.

BOIS-D’ENGHIEN — Sù, avanti! Sbrigatevi!

BOUZIN — Ecco, ecco, signor Bois-d’En­ghien! (Gli dà i pantaloni).

BOIS-D’ENGHIEN (prendendo i pantaloni) —Grazie!... Adesso, la giacca! (Punta di nuovo la pistola).

BOUZIN (piagnucolando) — Cosa ?...Ma, si­gnore, con che rimango io?

BOIS-D’ENGHIEN — Vi rimane il gilé... Avan­ti, presto, la giacca!

BOUZIN (dandogli la giacca) — Sì, sì, signor Bois-d’Enghien!

BOIS-D’ENGHIEN — Grazie!

BOUZIN (vergognoso, contro la parete, tenendo con entrambe le mani il cappello sulla pancia per nascondere le sue vergogne) — Ma chi me l’ha fatto fare di venire qui! (Intanto, Bois-d’Enghien è andato a sedersi sulla panca con i vestiti, ha po­sato la pistola alla sua destra e infila i pantaloni di Bouzin. Poi si alza e si sposta a destra mentre finisce di abbottonarli, voltando le spalle agli spet­tatori. Bouzin, scorgendo la pistola lasciata da Bois-d’Enghien, s’illumina in viso e si mette il cappello) Oh! La pistola! (Si avvicina quatto quatto e la prende. Dopodichè, dando un colpetto al cappello per sistemarlo, viene avanti con aria trionfante, il cappello sulle ventitré e con un gesto significativo, indicando Bois-d’Enghien) E adesso vedrai; bello mio! (A Bois-d’Enghien, nascondendo la pistola e con lo stesso tono affabile che quello aveva usato in precedenza)  Signor Bois-d’Enghien?

BOIS-D’ENGHIEN – (che finisce di abbottonarsi i pantaloni) – Mio caro?

BOUZIN – I  miei pantaloni!

BOIS-D’ENGHIEN – Eh? (ride)

BOUZIN – (puntando su di lui la pistola, truce) Ridatemi subito i pantaloni o vi ammazzo!

BOIS-D’ENGHIEN – (continuando a vestirsi) Ma sì, vecchio mio, certo!

BOUZIN – Non scherzo affatto! Ridatemi i pantaloni o sparo! Sparo!

BOIS-D’ENGHIEN – (infilandosi la giacca)  Benissimo! avanti su!

BOUZIN – (premendo invano il grilletto della pistola)  Ma...!

BOIS-D’ENGHIEN – Solo che non si fa così... ecco, vedete, così!... (con le dita e sotto lo sguardo sbigottito di Bouzin che tiene per il calcio la rivoltella, estrae il ventaglio)  Non ci sapete fare, mio caro!

BOUZIN – M’ha fregato! (posa il ventaglio aperto sulla panca)

BOIS-D’ENGHIEN – (ridendo)  Mio povero Bouzin!  (riprende il ventaglio, lo ripiega nella pistola e se lo ficca un tasca)

IL PORTIERE – (da sotto le scale)  Venite, Signori, venite!

BOUZIN – (sporgendosi dalla ringhiera)  Accidenti!... Viene gente! ( sale di corsa i gradini che portano al piano superiore)

BOIS-D’ENGHIEN – Però! Come si sta bene vestiti, anche con il vestito di un altro!                        

SCENA VIII

Bois-d’Enghien, il Portiere, due Guardie,

Viviane, Miss Betting, alcuni Domestici,

la Baronessa

IL PORTIERE (salendo seguito dalle guardie) —Venite, signori, venite. (Le fa passare avanti).

BOIS-D’ENGHIEN — Il portiere con le guar­die ! ... Cosa state cercando?

IL PORTIERE — Un uomo che gira in mutande per le scale!...

BOIS-D’ENGHIEN — Un uomo in mutande... (In disparte) Povero Bouzin! (Forte) Ma io non l’ho visto!... Signori, non l’ho visto...

IL PORTIERE (sul primo gradino della scala) — Sì! ... Sì... È lo sposalisio Brugnot che ha protestato, così ho dovuto chiamar le guardie. (Salendo dietro le guardie) Venite, signori, deve essere di sopra... Tanto oltre il quinto non può andare! ... Il palasso ha solo cinque piani. (Il gruppo scompare verso i piani superiori).

BOIS-D’ENGHIEN (che li ha accompagnati per cinque gradini) — Ah! Povero Bouzin ! ... Ha la scalogna addosso!

VIVIANE (apparendo per prima sul pianerot­tolo, a Miss Betting che la segue) — That way, Miss! (Tiene alcuni spartiti arrotolati in mano).

Miss BETTING — All right!

BOIS-D’ENGHIEN (scendendo gli scalini due alla volta) — Viviane! Voi qui!

VIVIANE — Sì, io!... Vengo a dirvi che vi amo!

BOIS-D’ENGHIEN — Non è possibile!... Ma come ! ... con quello che è successo!

VIVIANE — Non importa! Ho capito solo una cosa: voi siete proprio il marito che sognavo!

BOIS-D’ENGHIEN — Sì? (Al pubblico) Ecco che vuoi dire farsi vedere in maglietta!

Miss BETTING (interrompendoli) — I beg your pardon? But who is it?

VIVIANE (a Miss Betting) — Yes, yes... (Fa­cendo le presentazioni) La mia istitutrice: Miss Betting! Mister Capoul!

BOIS-D’ENGHIEN (sbalordito) — Come!

Miss BETTING (salutando Bois-d’Enghien con un cenno del capo e facendo la vezzosa) — Oh! Yes! I know Mister Capoul... Poul and Fran­cisca! ... (Viviane recita immobile tutta la scena seguente, in faccia al pubblico, per darla a inten­dere all’istitutrice).

BOIS-D’ENGHIEN (ancora sbalordito, a Vivia­ne) — Ma che dite... “Il signor Capoul!”?

VIVIANE (a mezza voce, ma con forza) — Eh già! Capirete! Se avessi detto a Miss Betting che volevo venire da voi, non mi ci avrebbe portata; allora ho detto che andavamo dal mio maestro di canto.

BOIS-D’ENGHIEN No ?...Ma adesso se ne accorgerà.

VIVIANE -  Macchè  Non capisce l’italiano!

BOIS- D’ENGHIEN (al pubblico) — Però, queste bambine!

VIVIANE (romantica) — Ah! Ditemi... Avete proprio avuto molte donne?

BOIS-D’ENGHIEN (protestando) — Ma...

VIVIANE — Oh! Ditemi di sì... Vi amerò an­cora di più.

BOIS-D’ENGHIEN — Uh! Allora... Un sacco!

VIVIANE (felice) — Sì? Forse che qualcuna ha voluto uccidersi per voi?

BOIS-D’ENGHIEN (con disinvoltura) — Quindici!... Proprio ora ho strappato di mano una pistola a una di loro.

VIVIANE (con impeto) — Una pistola ?... Come potrei non amare un uomo tanto amato! Ah!...

BOIS-D’ENGHIEN (tentando di abbracciarla) —Ah! Viviane!

VIVIANE (vivacemente) — Sssttt!... Fermo!... Fermo!

BOIS-D’ENGHIEN — Perchè? (Viviane, per darsi un contegno, ride verso Miss Betting che ride a sua volta senza capire. Bois-d’Enghien fa altrettanto).

Miss BETTING (smettendo di colpo di ridere) — But why do we stay on the stairs?

VIVIANE (ridendo) — Già! È vero! Infatti!...

BOIS-D’ENGHIEN (ridendo) — Che dice?

VIVIANE — Domanda perchè stiamo sulle scale... Entriamo in casa vostra!

BOIS-D’ENGHIEN — Impossibile, la porta è chiusa. Sono andati a prendermi la chiave!

VIVIANE — E allora.., la mia lezione di canto...

BOIS-D’ENGHIEN (con disinvoltura) — Beh, ditele che è la consuetudine... I grandi maestri danno sempre lezioni di canto per le scale... c’è più spazio.

VIVIANE (ridendo) — Va bene! (A Miss Bet­ting) Mister Capoul always gives his singing lessons on the stairs.

Miss BETTING (stupita) — No?

VIVIANE (con sicurezza) — Sì.

Miss BETTING (convinta) — Oh! It il curious!

VIVIANE — Set down, Miss! (L’istitutrice si siede sullo sgabello a destra). Ecco. (Poi, pom­posamente) E adesso mammà può anche venire!

BOIS-D’ENGHIEN — Mammà? Ma cosa dirà ?...

VIVIANE — Sssst! ... Ora non si parla più!

BOIS-D’ENGHIEN — Perchè?

VIVIANE (srotolando gli spartiti) — Siamo alla mia lezione di canto! Se avete qualcosa da dir­mi, ditelo cantando.

BOIS-D’ENGHIEN —Come... vorreste ?...

VIVIANE — Sicuro, se no la Miss mangia la foglia! (Dandogli uno spartito e prendendone un altro) Ecco, prendete questo! (Dopo aver affi­dato gli altri spartiti a Miss Betting, tornando verso Bois-d’Enghien) E allora, dicevate...?

BOIS-D’ENGHIEN — Beh, dicevo: mammà co­sa dirà?

VIVIANE (vivacemente, ma sottovoce) — Can­tando ! ... Cantando!

BOIS-D’ENGHIEN — Sì! Eh! (Cantando sul­l’aria: “ La donna è mobile” di Rossini).

Mammà cosa dirà?

Saprà e non vorrà.

VIVIANE (c. s., continuando)

Ha un mio biglie-ettò

In cui le di-icò

Se vuoi vede-ermì

Son da Bois-Bois d’Enghien

BOIS-D’ENGHIEN (c. s.)

Lei m’ha scaccia-atò

Proprio ier se-erà

Miss BETTING (parlato) — Oh!very nice! very nice.

BOIS-D’ENGHIEN E VIVIANE — Nevvero?

Miss BETTING — Oh! Yes,. (Mostrando di conoscere l’aria) « La dòna is mòbile »!

BOIS-D’ENGHIEN — Precisamente! (A Vi­viane, parlando) Non sono affatto tranquillo...

VIVIANE — Cantando... Cantando!...

BOIS-D’ENGHIEN (cantando)

Non son’ affa-attò

Tranquillo pe-erchè

Mammaà mi sbàttera

A quel pae-esè

VIVIANE (c. s.)

Certo stri-illerà

Ma poi ce-derà

Dato che oramai

Son comprome-essà

(Intanto i domestici del palazzo, richiamati dal canto, si affacciano per le scale uno dopo l’altro, chi da sopra, e chi da sotto).

BOIS-D’ENGHIEN (felice, parlando) — Sì? (Cantando con impeto).

Quando passano per via

Gli animosi bersaglieri

Tanto affetto e simpatia

Pei gagliardi militari

TUTTI I DOMESTICI (in coro)

Vanno rapidi e leggeri

Quando sfilano in drappello

Quando il vento sul cappello

Fa le piume svolazzar.

(Tutti i domestici applaudono ridendo; stupore di Viviane, Miss Betting e Bois-d’Enghien)

TUTTI E TRE — Oh!

Miss BETTING — What is that!

BOIS-D’ENGHIEN — Ma chi vi ha chiesto niente, a voi! Fuori dai piedi! Via!

I DOMESTICI — Oh!

BOIS-D’ENGHIEN — Via di qui! (Uscita dei domestici).

LABARONESSA (sopraggiungendo) — Viviane! Tu qui... sciagurata!

VIVIANE — Mammà!

BOIS-D’ENGHIEN (respingendo la baronessa senza riconoscerla) — Fuori dai piedi!... (Rico­noscendola) La Baronessa!

Miss BETTING (passando davanti a Viviane) — Oh!Good morning, madam.

LA BARONESSA — Voi!... Non vi vergognate di accompagnare mia figlia, qui!

Miss BETTING — What does that mean?

LA BARONESSA — Ma state un po’ zitta! Col suo maledetto inglese, non posso neanche dirgliene due!...

BOIS-D’ENGHIEN — Signora, ho l’onore di richiedervi la mano di vostra figlia.

LA BARONESSA — Mai, signore! (A Viviane) Incosciente, e ora chi ti sposerà, dopo questo scandalo?

VIVIANE (spostandosi) — Ma lui, mammà! Io l’amo e voglio sposarlo!

LA BARONESSA (con Viviane tra le braccia, come per proteggerla da Bois-d’Enghien) —Lui ?... ”Quel punto interrogativo” della si­gnorina Gautier!

BOIS-D’ENGHIEN — Ma non sono più “il punto interrogativo della signorina Gautier”!

LA BARONESSA — Davvero, signore! Dopo quello che è successo ieri sera!

BOIS-D’ENGHIEN (con disinvoltura) — Infatti, signora, ciò che avete creduto di vedere, non era altro che una rottura.

LA BARONESSA (ironica) — Non me la date da bere! Come eravate... conciato?

BOIS-D’ENGHIEN (c. s.) — Appunto: stavo di­cendo alla signorina Gautier:  “Non voglio con­servare nulla che mi possa legare al vostro ri­cordo! Nulla!... neanche questi indumenti che avete toccato”.

LA BARONESSA — Eh?!

BOIS-D’ENGHIEN — E così, dalle parole ai fatti, incominciai a spogliarmi... Un attimo an­cora e mi avreste veduto a torso nudo...

LA BARONESSA (scandalizzata) — Oh!

VIVIANE — Lo vedi, mammà, puoi benissimo darmelo come marito!

LA BARONESSA (rassegnata) — Cosa vuoi che dica, figlia mia! Se credi che questa è la tua felicità!

VIVIANE — Ah! Mammà!

BOIS-D’ENGHIEN — Ah! Signora!

VIVIANE (a Miss Betting) — Ah! Miss, lo sposo! I will marry him!

Miss BETTING (stupita) — Mister Capoul ?... Oh!

SCENA IX

Gli stessi, Jean, Bouzin,

il Portinaio, le due Guardie e i Domestici

JEAN (apparendo sulla porta in fondo della stanza da bagno) — Ma dove si sarà cacciato, il signore? (Apre la porta del pianerottolo).

BOIS-D’ENGHIEN—Ah! Sei tu! Era ora! (Sul­la soglia di casa) Venite, accomodatevi, mam­mina; entrate, Viviane; ànche voi, Miss. (In quel momento si sente un gran trambusto ai pia­ni superiori).

TUTTI — Ma che succede?

IL PORTINAIO (apparendo per primo) — Fi­nalmente, l’abbiamo acciuffato! L’abbiamo in­seguito fin sui tetti (Appare Bouzin tutto abbac­chiato trascinato dalle guardie e seguito dai domestici che lo beffeggiano).

BOIS-D’ENGHIEN — Bouzin!

LA BARONESSA — Lo scrivano in mutande!

VIVIANE — Che schifo!

Miss BETTING — Shocking! (Tutte e tre, scandalizzate, entrano nella stanza da bagno).

LE GUARDIE — Sù, andiamo!

B0UZIN (facendosi trascinare) — Ma no! Ma no! Ah! Signor Bois-d’Enghien, vi prego!

BOIS-D’ENGHIEN (sulla soglia di casa sua) —Cosa c’è...? Nascondetevi ! ... Vergogna! (En­tra nella stanza da bagno, chiudendo la porta in faccia a Bouzin).

BOUZIN — Oh!

LE GUARDIE — Avanti! Avanti! Al commis­sariato!

BOIS-D’ENGHIEN (nella stanza da bagno) —Gli ho giocato un brutto tiro! Ma tanto! Co­nosco il commissario, non mi sarà difficile an­darlo a recuperare.

LE GUARDIE — Al commissariato!

BOUZIN — Chiedo giustizia ai posteri!

TUTTI — Al commissariato (Le guardie por­tano via Bouzin che oppone resistenza tra gli schiamazzi dei domestici).

SIPARIO

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