La panchina racconta

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SAVERIO SICILIANO

LA

PANCHINA

RACCONTA

Premio speciale al concorso letterario “LIBERA LA FANTASIA” Roma il 10/03/2013

Testo tutelato dalla S.I.A.E. Numero di posizione 206203

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LA PANCHINA RACCONTA

Per informazioni Tel. 3381659061

E-mail: sicilianosa@gmail.com

Quattro episodi brillanti.

SCENE                                                                                                             PROTTAGONISTI

Scena 1: IL SORDO                                                                                       2 Uomini, 1 Donna

Scena 2: I SANITARI                                                                                    2 Donne

Scena 3 IL POETA E LA PROSTITUTA                                           1 Uomo, 1 Donna

Scena 4: IL PORTA BORSE                                                                     2 Uomini

Scena 5: IL POETA E LA PROSTITUTA 2                                     1 Uomo, 1 Donna

Scena 6: L'ABBACCIO                                                                                2 Uomini e tutta la compagnia


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NOTA

Quante persone si siedono su una panchina? Quante situazioni si consumano su una panchina? Quante storie può raccontare una panchina? Quest’opera racconta cinque ipotetiche storie di un’ipotetica panchina, in un ipotetico parco.

Mi scuso se i dialetti presenti in quest’opera non sono scritti correttamente, ho cercato di scrivere le parole dialettali, più foneticamente possibile.

La scena deve rappresentare un giardino pubblico con la centro del palco una panchina.

Scena 1 - Il sordo:

Entra il classico pensionato di 65/70 anni, che passa la mattinata sulla panchina a leggere il giornale. Incomincia il suo rituale: passa una mano sulla seduta per controllare se è sporca, si siede, appoggia alcuni giornali di fianco a se, ne sceglie uno, lo spiega e inizia a leggere. Subito dopo entrano due fidanzati.

Lei: Ho le nuove scarpe che mi fanno male. Sediamoci da qualche parte.

Lui: L’unica panchina libera è di fianco a quel signore. Dai, andiamo a sederci lì.(indicando lapanchina).

Si avvicinano e prima di sedersi lui chiede.

Lui: Signore, mi scusi, è libero?

Non riceve risposta. Il pensionato, imperterrito, continua a leggere. Lui ripete ancora la domanda.

Lui: Mi scusi signore, ci possiamo sedere qui di fianco?

Come prima, non riceve risposta. Il signore continua a leggere. Lui insiste toccando il giornale per farsi notare.

Lui: Signore mi scusi?

Sordo: (Mette giù il giornale. Candidamente)Si?

Lui: Mi scusi signore, è libero? Ci possiamo sedere qui di fianco?


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Sordo: Aaaah, volete sedervi qui? Prego accomodatevi, ora sposto i miei giornali. (Segue azione)Sa, io sono completamente sordo e quando leggo spengo l’apparecchio per essere più concentrato.

Lui: (Scandendo bene le parole per farsi leggere il labiale)Grazie lasci pure è molto gentile.

Sordo: Prego accomodatevi, fate finta che io non ci sia, tanto io non sento!(Si rimette a leggere).

Lui: Siediti cara. Parliamo pure liberamente, tanto questo non sente …

Sordo: … Una mazza da baseball è stata venduta all’asta per dieci mila dollari. Sarà stata unamazza d’oro!

I due fidanzati, guardano l’anziano, si guardano tra di loro e scoppiano a ridere.

Lei: (Iniziando la conversazione)Sono contenta di aver conosciuto i tuoi. … Poi tua madre è stataproprio …

Sordo: … Una vipera morde una donna e muore.

Lui: (Lo guarda ancora una volta e lui quasi lo scusa.)Quando uno è sordo non riesce a sentirsiquando parla. Non dargli retta, continua pure.

Lei: Stavo dicendo che tua madre è stata proprio carina nei miei confronti. Mi ha accettata subito.

… Mi ha fatto sentire subito in famiglia.

Lui: E’ vero, gli hai fatto subito una buona impressione. Ora dobbiamo stabilire la data delle nozze.Per te qual è la data migliore per sposarci?

Sordo: Il due novembre in occasione della commemorazione dei morti, s’inaugura il nuovocimitero.

Lei: (Innervosita)Sembra che lo faccia apposta.

Lui: Ora glielo dico di leggere sottovoce.(Gli scuote il giornale)Signore.

Sordo: (Candidamente)Si? Ha bisogno?

Lui: (Scandendo le parole e gesticolando).Vorrebbe essere gentile da leggere a bassa voce?

Sordo: (Non capisce)Volete ascoltare le notizie? Sapete, io ero uno speaker alla radio. Leggevo ilgiornale radio. Leggevo tutti i notiziari del mattino, del mezzogiorno e della sera. … Voi siete troppo giovani, non potete ricordarvi di me. … Ma voi continuate pure, tanto non sento!

Lui: (Gesticolando notevolmente e scandendo bene le parole)No, no. Volevamo che leggesse abassa voce.


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Sordo: Aaah, ho capito, devo abbassare il volume. … Sa, è una deformazione professionale,quando leggo credo di essere davanti a un microfono. … Poi da quando ci sento poco e spengo l’auricolare, non mi accorgo quando leggo ad alta voce. Scusatemi, cercherò di leggere con la mente.

Lui: (Si accontenta)ecco così va meglio. …(Rivolgendosi alla ragazza)Stavamo dicendo?

Lei: Stabilire la data delle nozze.

Lui: A sì. Io pensavo in primavera del prossimo anno. …(Poeticamente)È bello in primavera,perché le giornate si allungano …

Sordo: Non solo. Anche le banane sono in crescita del tre per cento. … E sì, in questo periodo,aumenta tutto!

Lui: (alza gli occhi al cielo sperando in una grazia)Dicevo le giornate si all’ungono, latemperatura è più dolce, i fiori iniziano a sbocciare. Insomma, c’è il risveglio dell ….

Sordo: … Morto si alza dalla bara e chiede da mangiare.

Lui e lei con uno sguardo cerca di fulminarlo. Incominciano a essere in disagio. Il pensionato, per un attimo li guarda, sorride e continua a leggere.

Lui: Dicevo, prima che questo rimbambito c’interrompesse, c’è il risveglio della natura e tuttodiventa bello.

Alla parola “rimbambito” Il sordo alza gli occhi dal giornale, e il suo viso sorridente diventa cattivo.

Lei: Si hai ragione, è proprio la stagione ideale per sposarsi. … Hai anche pensato per il viaggio dinozze dove si …

Sordo: … Tromba di Luis Armstrong rubata dal museo.

I due, ancora una volta lanciano uno sguardo fulminante. Lei incomincia a innervosirsi, comunque continua il suo pensiero.

Lei: Dove si andrebbe? … A me piacerebbe in un posto al mare per rilassarsi … fare delle lunghe…

Sordo: Scopate in borsa 150milioni di euro. Tale è la cifra di perdita ieri in borsa.

Lui si alza, va alle spalle del vecchietto e legge.


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Lui: Spazzati via 150milioni di euro. (Scuote il sordo e indica)Qui c’è scritto “spazzati via”.

Sordo: Ah, si, è vero. Ogni tanto mi prendo una licenza poetica. Spazzare, scopare è la stessa cosa.

Lui: (Rivolgendosi alla ragazza) Questo è scemo, è proprio rincoglionito.

Il sordo fa un sorrisino sornione.

Lei: (ormai è al massimo della sopportazione. Prende un fazzoletto dalla borsa, se lo passa sulviso, lo stropiccia, lo fa a pezzetti e lo getta via. Incomincia a inveire conto il vecchietto. Con parole): Proprio qui doveva venire a leggere il giornale questo qua? ... Io lo strozzo. ... Non lopossono mettere all’ospizio?

Lui: (nel frattempo cerca di calmarla con parole)Dai non fare così. Dopo tutto è anche spiritoso. ...Non è quello che io penso. ... Non mi permetterei mai di dire cose del genere. (Quando sembra che sia tornata la serenità, lui continua serenamente). ... Si vede che siamo fatti l’uno per l’altra. … Ioho pensato di andare alle Maldive. Li ci possiamo rilassare dalle fatiche del matrimonio e goderci tutto il giorno il sole e il mare. … Fare delle lu… (sta per dire lunghe, ma guarda il sordo e si corregge) belle gite in barca tra gli atolli.

Lei: (Sognante)Magari dopo tutte quelle notti d’amoreeee, torniamo a casa già con …

Sordo: Un babbuino scappa dallo zoo di Berlino.

Lei: (Arrabbiata) Sembra proprio che lo faccia apposta. Fa perdere tutta l’atmosfera … tutta lapoesia. Io parlavo di bambini e questo legge la notizia del babbuino che scappa dallo zoo. È come se stesse ascoltando la nostra conversazione.

Lui: (Quasi scusandolo)Ma no, non lo fa apposta. Lui quando legge non si sente nemmeno. …Guarda, mettiamolo ancora alla prova. (Rivolgendosi al sordo che continua a leggere). Ei, tu, vecchio rimbambito, deficiente, rincoglionito. (Non avendo nessuna reazione, si rivolge alla ragazza). Hai visto questo è sordo come …

Sordo: Una campana si suicida gettandosi dal campanile.

Lui: Ecco, per l’appunto. Sordo come una campana. …(Ripensandoci)Forse hai ragione tu,sembra che ci ascolti. È impossibile che i titoli che legge, sia in attinenza a quello che diciamo.

Si alza dalla panchina, va dietro al sordo che nel frattempo gira la pagina.

Lui: (Legge)Effettivamente quello che ha letto fino ad ora è vero. È stata una strana casualità. Finoadesso ha dimostrato di essere completamente sordo e le notizie non son false.


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Lei: (Si alza di scatto dalla panchina)Allora cosa mi stai dicendo che sono una stupida? Chequello che ha detto lui è quello che pensi tu? Se è così, non ci sto più con uno che mi dà della stupida e bugiarda.

Lui: Ma no, non voglio dire che sei una stupida, o bugiarda. Tu per me sei …

Sordo: Scema l’influenza, dopo aver toccato l’apice la scorsa settimana.

Lei: Ecco, adesso mi da anche della scema e tu non fai niente?

Lui: (Alzando la voce)Che cosa vuoi che faccia? Se Vai a leggere c’è scritto esattamente quello cheha detto. È vecchio, non posso mettergli le mani addosso. Per di più è anche sordo!

Lei: Adesso incominci anche ad alzare la voce con me. Ti stai rivelando un mostro!

Lui: Ma no cara, cosa stai dicendo. … Io non volevo …

Lei: No, tu non mi vuoi bene. Non mi difendi. Lasci che uno qualsiasi mi offende.

Lui: Che cosa vuoi, che lo picchi? … Non vedi che è un vecchio e per di più, anche rimbambito?

Lei: Tu continui ancora a difenderlo. … Basta io vado per la mia strada e tu vai per la tua. Fra me ete, è tutto finito. (Esce piangendo)

Lui: (Ormai rassegnato).Ma si vai, vai a quel …

Sordo: Paese sommerso dall’acqua.

Lui: (Molto innervosito)E tu smettila di leggere queste cavolate di notizie.

Sordo: (Ripiegando il giornale).Beh! Adesso basta leggere, è ora di andare a pranzo.(Si guardacandidamente in giro e vede Lui che sta ancora gesticolando e domanda). La signorina è andatavia? (Lui sta per incominciare a parlare). Aspetta che accendo l’apparecchio.

Lui: Con le sue stupide notizie mi ha fatto litigare con la mia ragazza.

Sordo: Ooooh, come mi dispiace. Avete litigato per colpa delle notizie che ho letto? … È propriovero che ferisce più la penna che la spada. … Io vado. Arrivederci.

Lui: Spero di no. Addio.(Esce dalla parte opposta).


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Scena 2 - I SANITARI

Entrano due tipiche signore lombarde che abitano nei vecchi cortili. Gli abiti sembrano dei grembiuli, sulle spalle uno scialle, scarpe basse. Un età, approssimativa, su i 60/65 anni e parlano delle loro malattie e delle loro esperienze negli ospedali.

Signora1: Oggi ciò tutte le articolazioni che non funzionano.

Signora2: (Sorreggendo laprima)Fai piano, tanto non abbiamo fretta. Dai sediamoci un poco suquella panchina che è libera.

Signora1: Si sediamoci che ho tutte le giunture arrugginite.(Ridendo) Questa mattina mi sonodimenticata di mettere l’olio.

Signora2: (Continuando il gioco)Per la ruggine no ci vuole l’olio, ma lo “Svitol” che scioglie laruggine e ti mette in funzione.

Signora1: Oggigiorno, quando vai negli ospedali per farti vedere, non ti fanno niente. … Ti

guardano nelle palle degli occhi e ti dicono: Vada a casa che non ha niente. … Si dottore ma io non ho problemi agli occhi, ma alle ginocchia. … e lui: “Alla sua età è normale, l’importante che respira ancora.”

Signora2: Hai proprio ragione, alla nostra età, i medici non ci guardano nemmeno. … Possiamosolo morire. … Ormai, siamo un costo per la sanità.

Signora1: Proprio così. … Hanno avuto l’ordine dell’alto di tagliare i costi della sanità e i medicihanno pensato bene di mandarci tutti al cimitero. … Ormai siamo solo da rottamare. … Quando ero più giovane, allora si che il mio medico era molto meticoloso. … Mi guardava tutta, dalla testa ai piedi.

Signora2: Bhe, se è per questo ancora oggi sono scrupolosi con le giovani donne. … La settimanascorsa, ho accompagnato mia nuora dal medico. … (Divagando) Aaaah, mia nuora è una bella giovane ha trentacinque anni, e col fisico che ha, può fare la modella. Mio figlio ha avuto buon gusto a sposarla. Tu la conosci?

Signora1: Si l’ho vista quella volta che è venuta al tuo compleanno e tu ti sei scolata una bottigliadi grappa.

Signora2: Ma, non mi ricordo.

Signora1: Per forza non ti ricordi, eri ciuca come un carrettiere!

Signora2: … Come stavo dicendo. L’ho accompagnata per il mal di gola, e lui, la prima cosa che ha

detto: “Si spogli signora”. Io gli ho detto: “Dottore guarda che gli fa male la gola non la pancia.” E

lui: “E’ vero, ma bisogna cercare la causa di questo malessere, bisogna fare una visita accurata”.


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Signora1: Ma almeno l’ha visitata in gola?

Signora2: Sì, alla gola è arrivato con comodo. Prima la palpata tutta. … alla fine gli ha dato unosciroppo.

Signora1: Io invece, la settimana scorsa sono andata dal medico perché avevo male all'appendice.Mi aspettavo che mi chiedesse di spogliarmi. Siccome non me lo chiedeva, glielo chiesto io se mi dovevo spogliare. E lui: “Signora resti pure vestita, so’ esattamente dov’è l’appendice”. A pensare, che prima di andare da lui, sono andata apposta a comprarmi le mutande di pizzo.

Signora2: … Eh si, con tutti questi tagli alla sanità del governo andremo a finire che ci visiteremotra noi. … Qualche settimana fa ho avuto un forte mal di pancia. … Te l’ho detto che ho avuto il mal di pancia?

Signora1: No, non mi ha detto niente. Ma quando è successo?

Signora2: Quel giorno che siamo andati a mangiare all’osteria.

Signora1: Per forza che ti è venuto il mal di pancia, ti sei mangiato tre piatti di pasta e fagioli con lecotiche.

Signora2: Era buona, l’ho mangiata con gusto … ma non è stato quello. Avevo la pancia gonfia.

Signora1: Allora, chissà quante arie che ti sei data.

Signora2: Tu scherzi, ma avevo talmente un mal di pancia fortissimo, che sono dovuta andare alpronto soccorso. … Tu non ci crederai, sono stata li per un ora con i miei dolori, senza che nessuno venisse a chiedermi se avevo bisogno di qualcosa. … Ero lì, abbandonata.

Signora1: E’ proprio una vergogna. … E poi è venuto qualche dottore a visitarti?

Signora2: Ma che! Dopo un po’, è passata una persona e ho chiesto, dove erano i sanitari, e lui

gentilmente: “Vada in fondo a destra seconda, porta”.

Signora1: Menomale che ci sono le persone gentili. … Se non ci aiutiamo tra di noi! ….

Signora2: … Io sono andata infondo al corridoio, seconda a destra e sono entrata.

Signora1: Hai trovato i sanitari?

Signora2: E fammi parlare! Te l’ho sto’ raccontando! … Sono entrata, c’era uno con il camicebianco che stava di fronte al muro e guardava in basso. Come se fosse in castigo. … Quando mi ha visto, ha fatto una faccia brutta, ma brutta.


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Signora1: Oh mamma, chissà che paura!

Signora2: Si, ho avuto paura, ma il mal di pancia era talmente forte che gli ho chiesto: “Mi scusi sela disturbo sa dove sono i sanitari?” E lui dopo che si è scrollato qualcosa: “Si signora sono tutti qui e li presento.”

Signora1: Che fortuna che hai avuto, sei entrata nella porta giusta.

Signora2: Si, però eravamo solo io e lui. Non c’era più nessuno.

Signora1: Allora chi ti ha presentato?

Signora2: Ho capito subito che quello era un matto. … Aspetta che ti racconto. … Mi dice: “Mipresento, sono il Dottor Italo Vespasiano e in questo momento stavo operando”. E io: “Mi scusi dottore non volevo disturbarla”.

Signora1: Sei entrata nella sala operatoria?

Signora 2: Ma ché, te l’ho detto che era matto! … dice: “Le presento i miei illustri colleghi”. Apreuna porta e dice: “Il professor Walter Closet, urologo e internista. È di origine inglese. Il lavoro più grosso, lo fa lui”.

Signora1: Allora c’era qualcuno, in quell’ufficio?

Signora2: Ma che! C’era la tazza del cesso.

Signora1: E tu cosa hai fatto?

Signora2: Che cosa dovevo fare? Niente! Mi son detta: “Proprio a me doveva capitare questomatto?” … Per non farlo arrabbiare, ho dovuto assecondarlo.

Signora1: Hai fatto proprio bene. Con i matti non si sa mai come comportarsi. Una volta a unaamica mia, un matto si è arrabbiato e gli ha rotto una gamba. … E poi che cosa ha fatto?

Signora2: Niente; ha continuato a presentare gli altri sanitari: “Questo, invece, è il professorRodolfo Lavandino, grande igienista, molto amato dalle donne perché prima faceva l’attore”. “ E in fine, il professor François Bidè specializzato in ginecologia, è nato in Francia, ma è molto apprezzato in Italia.”

Signora1: Oh mamma. Era proprio matto quello lì. … E tu cosa facevi quando ti presentava questi“sanitari”?

Signoa2: Te l’ho detto, l’ho assecondavo. Quando mi presentava io dicevo: “piacere, piacere, lietadi fare la sua conoscenza”. Poi pian piano sono andata verso la porta l’ho aperta e sono scappata.


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Signora1: … E com’è andata col mal di pancia?

Signora2: Non so com’è successo. Sarà stata la paura, sarà stata l’aria che pian piano usciva. Nonho mai corso come quel giorno. Una volta fuori dall’ospedale, miracolosamente, non avevo più il mal di pancia.

Signora1: E’ stata l’aria che è uscita che ti ha fatto da turbo. Correndo, si è esaurito il pieno di gasche avevi fatto con i fagioli.

Signora2: (Quasi abbracciandosi)Andiamo che c’è un po’ d’aria qui. Fa freddo.

Si alzano entrambe e si dirigono verso l’uscita.

Signora1: Non dirmi che ti è rimasto un residuo di gas e stai continuando a fare ancore le aree?Ormai dovresti essere in riserva!

Signora2: Non è quell’aria che pensi tu!!

Escono

Scena 3: IL POETA e LA PROSTITUTA

Entra un giovane di circa 25 anni, vestito con pantaloni, camicia, occhiali spessi e come cravatta un papillon. Porta con sé un quaderno e una penna. Si siede alla panchina, apre il quaderno e inizia a scrivere, ci ripensa e cancella. Ogni tanto alza gli occhi al cielo per prendere ispirazione, scrivere, ci ripensa e cancella. Dopo qualche minuto entra la prostituta, vestita con la minigonna inguinale, tacchi altissimi, maglietta che non lascia spazio a nessuna immaginazione. La borsetta con tracolla appoggiata a una spalla. Si siede sulla panchina, sul lato opposto del giovane e inizia a limarsi le unghie. Il giovane alza gli occhi dal quaderno, la guarda e gli occhi fuor escono dalle orbite.

Poeta: Oh Madonna del paradiso. Ero alla strazio. / Or l’ispirazione mi mandasti, e ti ringrazio.Questa dolce donzella / oltre ad essere graziosa chi, sa se favella? (Rivolgendosi alla ragazza) Oh fonte d’ispirazione/ qual è il tuo nome?

Prostituta: (Lo guarda interrogativamente)A oh, ma che sta’ a dì?

Poeta: Davanti alla sua bellezza, / il suo nome, chiedo con gentilezza.

Prostituta: Ma parla come magni!!


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Poeta: La mia cultura e il mio intelletto, / codesto linguaggio m’impone. … Chiedo rispetto!

Prostituta: Va beh, se proprio ce tieni. Te rispetto e te dico: … mi chiamo Elvira e la do per la via.

Poeta: (Scandalizzato)Oooh queste parole mi feriscono il cor. / Tu mercenaria sei dell’amor.

Prostituta: Ma che caruuuuccio. … Mercenaria non me lo ha detto mai nessuno. Di solito qualchebigotta me chiama mignotta. … (teneramente) Però tu sei gentile, non m’hai domandato, come all’altri: “quanto vuoi?” M’hai domandato per prima el nome mio.

Poeta: La mia attenzione non era al sesso pagato, / ma era per quello che madre natura ti ha donato.

Prostituta: (Guardandosi).Be! Certamente, no per vantarme, mamma mia m’ha fatto proprio bella.

…È tutta roba naturale, genuina. (Sollevandosi il seno) Non so mica come quelle là che se fanno gonfià.

Poeta: Tu per me sei la mia musa ispiratrice. / Tutto di te mi dice, che dell’amor sei l’imperatrice.

Prostituta: Be! Nella zona sono el mejo. Tutti me cercano. Alle volte, fanno la fila pè venì con me.

Poeta: Poeta son nato / e come tutti i poeti, sono squattrinato. / Ti porterei a pranzo nel migliorristorante, / ma al momento mi manca il contante. / Lei che è di se stessa l’imprenditrice, / mi presterebbe il denaro per l’abbisogna. … cosa ne dice?

Prostituta: Aho! Ma guarda oggi che me doveva capità, un poeta senza nà lira e morto de fame. …Però me sei simpatico. … Dai, annamo che te pago da magnà.

Poeta: Tu sarai per me, come Beatrice per Dante. Come Laura per Petrarca. …

Prostituta: Aho! Ma mo’ non te alargà, solo a te posso pagà. Non a tutti sti altri amici tuoi.

Escono.

Scena 4 - IL PORTA BORSE

Entrano in scena due uomini, uno di mezza età ben vestito ed è un deputato. Il suo segretario, molto più giovane, vestito con un abito di qualche taglia più stretta che ha visto tempi migliori. I pantaloni son corti e s’intravedono le calze. E’ molto timoroso e sottomesso. Entrambi sono napoletani. Il segretario, porta una valigetta e cammina sempre un passo indietro dall’altro.


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Onorevole: (Sta continuando un discorso iniziato prima)Caro Gennaro bisogna essere cauti nellavita. Lì, alla camera bisogna stare attenti a quello che si dice, e a quello che si fa. Ci sono occhi e orecchie dappertutto.

Il segretario è rimasto rispettosamente indietro. Il deputato si guarda di fianco e non vedendolo.

Onorevole: Gennari, ma do’ stai?

Gennaro: Sono qui onorevole. Per servirla.

Onorevole: E’ possibile che quando parlo stai sempre indietro. … Me pare d’essere scemo. Sembrache parlo da sulo come un deficiente.

Gennaro: Ma, io, veramente, per rispetto, non mi piermietto di stare a fianco a vui.

Deputato: Gennarì, quando sime in un posto dove nessuno ci vede o ci sente, puoi stare di fianco.Se stai arrete, me fa venì ou tourceculle. … Più tosto mi hai scritto il discorso da fare alla camera per l’anti corruzione?

Gennaro: Si ce l’ho qui nella cartella. Come voi avete comandato.

Deputato: Bene, Sediamoci su quella panchina e me lo leggi.

Gennaro si side apre la cartella prende un foglio e inizia a leggere.

Gennaro: Onorevoli colleghi. L’argomento in discussione oggi è di notevole importanza. I cittadinisono stufi di leggere sui giornali il mal costume degli amministratori, che pretendono i soldi dagli onesti imprenditori che pagano già le tasse.

Deputato: Gennaro, hai incominciato male. Non sono gli amministratori che pretendono i soldi, masono gli imprenditori che offrono soldi agli amministratori.

Gennaro: Forse è o’ vero che non li pretendono, però se l’intascano.

Onorevole: Gli amministratori è vero che l’intascano. … Però lo fanno solo …(è un po’ confuso)

…Gennarì, mo’ tu spiego meglio. … Ti voglio fare un esempio. … Qual è la cosa che ti piace di più?

Gennaro: (Quasi trasognato)Be! La cosa che io impazzisco, e che la domenica non deve maimancare in tavola, è la sfogliatella napoletana.

Onorevole: Ecco, a te piace assai la sfogliatella napoletana. Mo mettiamo il caso, che io tengo quauna bella sfogliatella, calda, appena uscita dal forno. Se sente ou profume della ricotta, dei canditi… Gennarì o stai a sentire ou profumo?


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Gennaro: (In estasi) Si onorevole o' sento o’ profumo.

Onorevole: … E se io mo’ ti dico “Gennaro, questa è per te.” Tu che fai la pigli o non la pigli?

Gennaro: No onorevole, io a piglio. E come se la piglio! Non posso rifiutare.

Onorevole: Come vedi, è la stessa cosa che fanno i politici. Gli imprenditori offrono e i politiciprendono. Hai capito Gennarì?

Gennaro: Si onorevole, aggia capito.

Onorevole: Allora, correggi questa parte che no va bene. … Vai avanti.

Gennaro: Dunque, ero arrivato? A si … Agli amministratori corrotti, devono avere una punizioneesemplare, e oltre a togliere l’immunità parlamentare, punirli anche con qualche anno di carcere duro.

Onorevole: (Si alza di scatto dalla panchina, e inizia a camminare nervosamente)Weee … weeeeGennari, ma è ò vera, che te si impazziate a scrivere sti cose? Ti rendi cuonto di quello che hai scritto? … (Ancora più agitato) Addirittura togliere l’immunità parlamentare, metterlo in galera. Gennarì, sti cose, non te deve nemmene passà pe anticamera del cervello. … Ma guarda cose scrive stu deficiente. Damme ca stu discurse. (Prende i fogli e li fa in mille pezzi. Accorgendosi di aver esagerato, si ricompone si schiarisce la voce, si risiede). … Scusa Gennaro se mi sono un po’adirato, ma non dobbiamo essere noi a svegliare il cane che dorme. Scrivi un qualcosa … come dire

…più in generale. Una cosa che oggi lo dico e domani posso anche smentire … una cosa ambigua che posso dare diverse interpretazioni. Non lo faccio per me. … Tu sai che sono un galantuomo, ma io lo faccio per alcuni miei colleghi che si lasciano ingolosire, come tu con la sfogliatella.

Gennaro: Onorevole, però qualche volta, ho pigliato qualche “sfogliatelle” per conto vostro.

Onorevole: Quelle non erano “sfogliatelle” come intendi tu.Come tu sai, io sono uno che non sanegare un piacere a nessuno … e queste persone, per riconoscenza, fanno qualche piccola regalia.

Gennaro: Giusto per comprarsi un appartamento al centro di Roma.

Onorevole: Che cosa centra. … Quello che tu ti riferisci è stato un prezzo di favore che mi havoluto fare un costruttore, che gli ho fatto un piccolo piacere.

Gennaro: Si, però ….

Onorevole: (Scocciato)Gennarì, io a te taggia pigliate come segretario … e tu fai u’ segretario!Che cosa vuoi fare il moralizzatore? … Come segretario, devi essere segreto e fai quello che ti viene detto. … Hai capito?


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Gennaro: Mi scusi onorevole, se mi sono permesso di parlare liberamente. … Mi sono permesso,perché come avete detto voi, siamo seduti su questa panchina, lontano da occhi e orecchie indiscrete.

Onorevole: Va bene, va bene. D’ora in poi non fare più questi tipi di discorsi con me, perché mimettono in agitazione. Pare che fai l’inquisitore. Tu devi fare solo quello che ti dico io, ed eseguire alla lettera. Capito?

Gennaro: Non succederà più, onorevole, farò alla lettera quello che voi mi dite.

Onorevole: Benissimo. …(Con più calma). Ooooh, siamo venuti qui perché ti ho preso unappuntamento con un imprenditore che porterà una valigetta contenente il suo contributo. … Quando verrà, ti chiederà se sei Gennaro. Tu gli rispondi di si e ti pigli la valigetta. … Hai capito?

Gennaro: Sì onorevole aggia capito tutto. … Viene l’imprenditore, mi chiede: “sei Gennaro?” iodico di si, mi da la valigetta e io me la piglio.

Onorevole: Bravo! Vedo che hai capito.(Guardando l’orologio)Fra poco l’imprenditore arriverà.Io me ne vado. (Avvicinandosi parlando confidenzialmente e guardandosi in giro) Sai no vorrei che ci sia qualche occhio indiscreto. Tornerò fra dieci/quindici minuti. Tu nel frattempo ti da la valigetta e tu te la pigli.

Gennaro: Aggia capito tutto. Farò esattamente quello che voi mi comandate.

Onorevole: (Allontanandosi, ripete la lezione)Ti chiede: “Sei Gennaro? Ti da la valigetta e tu te lapigli”.

Gennaro: (Ripete tra se).Gennaro? Sì sono io. Mi da la valigetta, e io me la piglio.

Poco dopo entra l’imprenditore con una valigetta ventiquattrore, si guarda alle spalle per vedere se

èseguito. Vede Gennaro, si avvicina guardingo, prima di fare la domanda, si guarda ancora in giro.

Imprenditore: Sei Gennaro?

Gennaro: Si sono io.

Imprenditore: Accola qua la valigetta.(Porgendola)

Gennaro: (Prima di prenderla)E’ la valigetta che mi dovete dare?

Imprenditore: Si, mi ha detto l’onorevole di darla a Gennaro. Lei si chiama Gennaro?

Gennaro: Si sono io per servirla.


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Imprenditore: Allora si prende la valigetta. Questa è sua.(Mentre si allontana)Mi raccomando, misaluti tanto l’onorevole e dica che aspetto sue notizie.

Gennaro: Grazie! Sarà fatto. Ripeterò esattamente le sue parole. … E grazie ancora per la valigetta.

(Saluta con la mano).

Gennaro si siede sulla panchina, fa scattare le serrature della valigetta, la apre leggermente e da una sbirciatina. La richiude immediatamente.

Gennaro: Oh Madonna du’ Carmine, quante danaro che c’è stanno. … Che brava personal’onorevole a pensare a me. … Lui è stato sempre come un padre per me.

Rientra l’onorevole.

Onorevole: All’ora Gennaro, è venuto l’imprenditore?

Gennaro: Si onorevole, è venuto e ha fatto come avete ditte vuje. Ha domandato. “Sei Gennaro?”Io aggi ditte de sì, ma data la valigetta e io l’aggia pigliate. … Ma ditte di salutarla e aspetta vostre notizie.

Onorevole: Allora Gennaro, cosa aspetti a darmi la mia valigetta?

Gennaro: Subito onorevole. Eccola qua!

Da la valigetta con cui è entrato all’inizio della scena. L’onorevole la prende, l’appoggia sulle ginocchia e la apre.

Onorevole: Gennaro che scherzo è questo? Ti sei sbagliato. Non è questa la mia valigetta, èquell’altra.

Gennaro: E no, onorevole, questa volta siete voi che vi sbagliate. Quella è proprio la vostravaligetta. … (Come uno che la sa lunga) Lo volete dire proprio a me? Che sono dieci anni che ve la porto in giro.

Onorevole: Lo so che questa è la mia valigetta e tu me la porti, ma la valigetta che ti ha datol’imprenditore, è destinata a me!

Gennaro: Onorevole, non facciamo scherzi, mi meraviglio di voi! Siete stato voi a dire quello chedovevo fare. L’imprenditore ha detto chiaramente: “Questa è la sua valigetta, se la prenda”. E come avite ditte pure vuje, io me la sono pigliate.

Onorevole: Era sottointeso che la valigetta era destinata a me e tu dovevi ritirarla per conto mio.

Gennaro: No onorevole, voi avete la memoria corta. Io non sono mica scemo, ma ricurde bune

chille che me diciste. Avete detto esattamente: (Imitandolo) Viene l’imprenditore, ti chiede, sei


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Gennaro? Ti da la valigetta e tu te la pigli … E’ arrivato l’imprenditore, m’ha date la valigetta e io me la sono pigliata e me la tengo!

Onorevole: (Infuriato)Tu stai facendo il furbo con me. Io ti denuncio. Tu non sai di cosa sonocapace io. Tu non sai ancora chi sono io.

Gennaro: O’ saccio, o’ saccio che site vuje. Siete nu mariule! Voulete arubà la valigetta mia.

Onorevole: (Ancora più infuriato).Tu sei licenziato. Tu sei un ladro. Non finisce qui. Ti faròvedere di cosa sono capace. (Così dicendo esce).

Gennaro: (Inveendo contro l’onorevole)Io ladro? Il bove dice cornuto o’ ciuccio. La tua valigetta,io te l’ho data. Sei tu che volevi rubarmi la mia. … Mi hai licenziato? E chi se ne frega. Ora la valigetta te la porti tu. Mò tengo la valigetta mia da portare.

(Esce dalla parte opposta).

Scena 5 – IL POETA E PROSTITUTA 2

Tornano in scena il poeta e la prostituta. Vanno a sedersi sulla panchina.

Poeta: Vorrei trovar una licenza / per questo pranzo d’eccellenza. / Di tale abbondanza non ho maigoduto, / non parliamo di quello che ho bevuto.

Prostituta: E c’è credo! Con quello che te sei magnato. Mè pare che hai esagerato. Pareva dè vedèna betoniera.

Poeta: Abbondante fu l’offerta e non molto ho mangiato. / Anzi mi sono limitato: / con due piatti dimantecato risotto, / dell’agnello un cosciotto. / Un poco di caciotta / e la freschissima ricotta. / Il pan con la mortadella. / La caldissima frittella. / Tre palline di Sant’Honorè, / Il caffè e l’ammazza caffè. / Per uno che vive di poesia, / cosa vuoi che sia.

Prostituta: Pè fortuna che vivi di poesia, s’annavi a lavorà cosa te magnavi? Il menù te lo sei fattotutto. … Mo’ non per rinfaccià, ma fijio mio, mè sé costato più di due marchette.

Poeta: Ecco che il vil denaro fa capolino. / Io davanti a lui non m’inchino. / Da lungo tempo allaricerca dell’amor ho pellegrinato. / Alla vision dei tuoi occhi. Mi sono innamorato. / Sì lo confesso,


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con voracità ho mangiato, / ma in fondo, in fondo non ho esagerato. / Non è dal cibo che la mia ispirazione trova nutrimento, / ma dal tuo amor. … Or finalmente, è finito il mio tormento.

Prostituta: A bello! famme capì na cosa. Tu a me te voj appicicà? Io in strada a fa la mignotta, e tua casa a magnà la pagnotta. Stà vota tò pagato da magnà, perché si stato caruccio cu mè. Però sta cosa non po’ durar in eterno. Io pe la strada trovo nutrimento. Sarà mejo che ti vai a cercà la strada tua, io la mia l’ho già trovata.

Poeta: No! Non trattarmi come un accattone. / Non sono mai stato e mai sarò un mascalzone. / Nonabbandonarmi al mio inutile destino. / Per te farò di tutto. Sono disposto anche a lavorare come un clandestino. / La mia sapienza, la mia virtù ti darò / fino a quando mia regina ti farò. / Mai più nessuno ti mancherà di rispetto, / ma tutti s’inchineranno al tuo cospetto. (S’inginocchia) / Ti chiedo un’ultima carità. / Dammi questa possibilità.

La prostituta si commuove e asciugandosi le lacrime.

Prostituta: Con stè parole m’hai commosso. / Le mie lacrime fermar non posso. … / Che mesuccede, che sto a dì, che stò a fà, / come a te, me’ sommessa a parlà. / Dai alzati, non stare in ginocchio. / Vieni a vedè che m’entrato in quest’occhio? (Il poeta s’avvicina. Lei, ridendo, gli prende la testa tra le mani) / T’hò ingannato! Non l’occhio che te volevo far vedè, / ma un bel baciovoglio da te.

Scena 6 - L’ABBRACCIO

Il personaggio del barbone deve avere un età di 50/60 anni circa, possibilmente magro. Deve vestire un completo molto abbondante e sudicio, camicia e cravatta anch’esse sudice e un capellino di lana scuro. Con se porta quattro borse di plastica strapiene con tutti i suoi averi, cammina lentamente e ogni tanto si ferma per grattarsi da qualche parte, raggiunge la panchina e inizia a togliere il contenuto delle borse e rimetterle con più ordine nelle stesse.

Nel frattempo entra Giuseppe Brugin che sta parlando al telefonino con la sua segretaria. Anche lui ha più o meno la stessa età del primo personaggio, ma è rotondetto e veste con un completo leggero estivo di ottima fattura.

Nel frattempo tutti gli attori degli episodi precedenti, faranno le comparse. Entreranno e usciranno di scena singolarmente o a coppie secondo il dettame del regista.

Giuseppe: Non posso tornare subito, l’assessore ha avuto un contrattempo e arriverà fra un'ora.

…Lo so che ho un’altro appuntamento, ma non posso mica fare cento kilometri per tornare a casa e poi tornare ancora indietro? … Lo sai che questo è un affare importante e mi tocca aspettare, altrimenti l'avrei mandato a quel paese. … Sposta tutti gli appuntamenti che ho. Anzi cancellali


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tutti, sono troppo nervoso. … E ora che cosa faccio? Che cosa vuoi che faccia? Niente. Adesso sono ai giardini pubblici che è un posto bel fresco di qui, (rassegnato) mi siederò da qualche parte come un pensionato, e aspetterò. … Va bene ciao, ci sentiamo più tardi.

Giuseppe si guarda in giro, vede la panchina dove c'è un barbone, con una metà libera, si avvicina.

Giuseppe: Mi posso sedere qui accanto?

Barbone: Prego s’accomodi la mia casa è aperta a tutti. Questo è il mio salotto. Scusi ildisordine ma oggi è venuta tanta gente.

Giuseppe si siede mentre lo guarda a fondo. Una volta seduto, continua ad osservarlo, sempre più incuriosito.

Giuseppe: Mi scusi, ma lei ce l’ha una casa?

Barbone: Sicuro che ce l’ho; ecco questa è la mia casa.(Facendo un ampio gesto a indicaretutto il parco). Questo è il mio salotto, Il mio giardino, dove siamo seduti, è il anche mio divano chedi notte si trasforma in letto. … Tu sei già nella mia casa. Oggi sto facendo ordine nei miei armadi. (Indica le borse che ha con se).

Giuseppe: Scusi ancora la mia curiosità. Mi sono sempre domandato, come fanno le persone ...

come dire, (imbarazzato, non vuole dire la parola barbone) non so, ... ecco come lei, a vivere senza il necessario?

Barbone: Volevi forse dire: Senza tetto o clochard come dicono i più raffinati? Ma la parolagiusta è barbone. … (Lo guarda che se lo stesse scannerizzando) Si vede che tu sei uno di vecchio stampo e per rispetto mi stai dando del lei, ma questa semplice parolina, ha il potere di marcare una linea di confine fra i ceti sociali. Pertanto, non mettermi a disagio e dammi del tu. Di solito sono quelli come me che per rispetto devono dare del lei a quelli come te, ma il rispetto tra gli uomini, lo si deve dimostrare con l’onestà … (Come se stesse spiegando una lezione). Vedi, ci sono due brevissimi momenti nella vita di noi uomini che ci rendono tutti uguali: Alla nascita e alla morte. Nasciamo tutti nudi e alla morte, potremmo essere buoni, cattivi, belli, brutti, poveri, ricchi, ma quando arriva ci ricorda che siamo tutti uguali. … Tornando alla tua domanda: “Come faccio a


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vivere senza il necessario”. Guardati intorno, io ho tutto il necessario. Se poi tu intendi per “necessario” anche il superfluo, … allora quello manca.

Giuseppe: Tu parli in questa maniera perché a questa vita ci sei abituato. Io non sarei capace divivere senza il mio telefonino, la mia macchina. Oggigiorno basta un clic sul computer per avere tutto quello che vuoi.

Barbone: (Quasi arrabbiato). Siii, ma a che prezzo paghi queste comodità. Con un clic sul tuocomputer, puoi apprezzare la natura che ti circonda? … (Con calma) Dimmi: Tu, ti sei mai addormentato con la nenia dello sciacquio delle onde? Ti sei mai svegliato con il garrire delle rondini? Hai mai contemplato l’alba o il tramonto? Hai mai seguito il volo dei gabbiani? … (Meditando) I miei sogni, sono pregni di voli. … Sogno di volare come un aliante affidandomi aicapricci del vento, sentire l’aria che mi accarezza il viso, vedere il mondo e la vita che scorre pacificamente sotto di me. Da lassù, le grida dei disperati arrivano ovattate, ma non perdono la loro drammaticità. Volando, l’infinito è a mia disposizione, sono libero da ogni formalità, libero da ogni decisione, libero da ogni vincolo. Se tutti noi avessimo la libertà e il rispetto per tutti e tutto, avremmo una vita migliore.

Giuseppe: (Applaude con sarcasmo). Bello, poetico quello che dici, per te è facile parlare cosìperché tu hai sempre fatto questa vita. Io ho un’azienda da mandare avanti che dà da mangiare a decine di famiglie, non sono mica come te che tutto il giorno sta a sognare di volare.

Barbone: Hai ragione a parlare in questo modo, perché mi vedi così conciato. Ma anch’io hoavuto una vita come la tua. Avevo una casa, una moglie, due figli, un lavoro. … Avevo tutto. … ma un funesto giorno a mia moglie, i medici hanno diagnosticato un tumore maligno. (Si asciuga una lacrima). Da quel giorno la mia vita è cambiata. Ho fatto di tutto, pur di salvarla. L’ho portata daimigliori specialisti. Ho avuto speranze e delusioni. Ho venduto e speso tutto quello che avevo, ma non volevo perdere la donna della mia vita. (Come se si stesse rimproverando da solo) … E sì, sono stato un grande egoista. Lei soffriva le pene dell’inferno, chiedeva di morire. Ma io, con la complicità dei medici, ci accanivamo a tenerla in vita, ma così facendo, ho solo prolungato la sua sofferenza e la sua agonia. … Così alla fine, con la vana speranza di salvare mia moglie, ho perso tutto. Il lavoro, la casa, il danaro. … Per non essere di peso ai miei figli, un bel giorno, ho scritto una lettera per annunciare la mia decisione di vivere alla giornata, pregandoli di non cercarmi. … Mi sono allontanato dalla mia città e ora giro il mondo senza meta. ... All’inizio ho avuto paura, della strada, ma la strada mi ha insegnato molte cose. … Ho ascoltato tantissime volte le parole come solidarietà, fratellanza, rispetto, carità; dette da politici, sacerdoti o da qualcuno che lucra sulle disgrazie altrui. Ma dette da loro, sono parole vuote, parole senza nessun significato, parole dette al vento per ottenere il consenso di qualcuno. … Ma in strada, queste parole, hanno il loro giusto significato e il loro giusto valore. Quelli come me, che non hanno nulla, quel nulla lo condividiamo fra noi. Ci aiutiamo senza chiedere nulla in cambio e ringraziamo il nostro buon Dio


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per averci fatto vivere un altro giorno in questo paradiso. … E sì, noi viviamo già in paradiso, ma ci creiamo l’inferno. (Guardando Giuseppe che si dimostra scettico). Tu stai pensando che sono matto, ma se rifletti bene, forse capirai che è la verità.

Giuseppe: Il tuo ragionamento filosofico è un ideale difficile per me da raggiungere. Ho molteresponsabilità verso la famiglia, verso i miei dipendenti, verso la società. Se mollassi, crollerebbe tutto quello che ho costruito.

Barbone: Ecco, è qui che sbagli. Tu pensi che chi ti circonda sia meno capace di te e accentritutto il lavoro sulle tue spalle. … Soffermati un attimo a pensare com’è stata la tua vita fino ad oggi. Hai cominciato dal nulla, hai pensato ad accumulare denaro, hai costruito un impero. Ancora oggi sei qui con questo caldo per acquisire altro lavoro. Per chi fai tutto questo, per i posteri? Se lo fai per loro, lasciaglielo per costruirsi il loro futuro, tu hai fatto già molto. … Dimmi, nella tua vita, quante volte hai contemplato un’alba o un tramonto? (Non avendo risposta continua) … Non te lo ricordi? Perché non le hai mai fatto. Noi da giovani, siamo come le forze della natura. … Ecco si, prendiamo ad esempio il mare. Inizia che è agitato, diventa molto agitato fino ad arrivare ad essere tempestoso e con la sua forza arriva a distruggere tutto. Ma una volta fatto il suo ciclo si tranquillizza e si ferma a dialogare con il suo amico cielo. Così noi uomini una volta che abbiamo finito il nostro ciclo di gioventù, ci dovremmo soffermare a dialogare con la natura che ci circonda.

…Il giorno e la notte, ci dicono che tutto incomincia e tutto finisce, però se il periodo che passa fra l’inizio e la fine lo percorriamo con serenità, la nostra vita sarà migliore.

Giuseppe: Con tutto quello che mi hai detto, mi sento confuso. Le tue parole mi hanno fattorivivere la mia vita. Se tutto quello che hai detto, aveva un obbiettivo, allora ti posso dire che hai fatto centro. … Hai ragione tu, d’ora in poi, darò più spazio a me stesso e ai miei cari, ecercherò di essere più a contatto con il mondo e la natura.

Barbone: Allora incomincia subito, fai come me; togliti le scarpe e denudati i piedi.

Giuseppe: (Perplesso)ma qui davanti a tutti? Alla mia età mi vergogno un po’, mi sporcherò ipiedi, come farò a lavarli poi?

Barbone: Se incominci così non va bene, cerca di seguirmi e fai quello che ti dico.

Giuseppe seduto alla panchina si toglie le scarpe e le calze e rimane con i piedi sollevati da terra.


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Barbone: Che cosa fai? Metti giù i piedi e vieni con me sull’erba.

Giuseppe appena mette i piedi sull’erba cambia completamente fisionomia. Il suo viso passa dalla paura del contatto con l’erba alla beatitudine e alla liberazione dello spirito. Incomincia a sorridere e come un bambino corre avanti e indietro.

Barbone: … E allora? Mi sai dire la sensazione che provi?

Giuseppe: (estasiato)È indescrivibile, non si può descrivere si deve solo provare. Sentol’energia della terra che dalla pianta dei piedi attraversa il mio corpo fino ad arrivare alle mie estremità. È una sensazione che non ho mai provato prima. … Hai ragione è magnifico. Grazie. (Rincomincia a correre).

Barbone: Bene, con te ho finito, ora devo andare ho molta altra strada da fare.(Inizia amettersi le calze e le scarpe).

Giuseppe: No, aspetta, non andare via. Oggi mi hai fatto ritrovare me stesso, mi hai dato unagrande cosa. Vorrei darti una piccola cosa in cambio. A confronto di quello che mi hai dato tu, è Nulla. (Dalla tasca interna della giacca, prende il portafoglio e gli porge un biglietto da cinquanta euro).

Barbone: Sei molto generoso, ma non accetto denaro, accetto solo amore solidarietà e pace.

Sono io che vorrei regalare un’altra cosa a te.

Giuseppe: Mi hai già regalato abbastanza per oggi, cos’altro potresti regalarmi di più?

Barbone: Vorrei regalarti un piccolo gesto, che tutti noi abbiamo dimenticato e non sappiamopiù usare. Dovremmo imparare ancora ad usarlo più spesso. (L’uomo allarga le braccia e si avvicina a Giuseppe per abbracciarlo). Questo gesto si chiama abbraccio. In questo gesto, c’è lafratellanza, la solidarietà, l’amore. Giuseppe, ti prego, non essere avaro nel distribuire gli abbracci e cerca di contaminare tutti quelli che incontri, e forse un domani avremo un mondo migliore.


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Giuseppe, al primo momento rimase rigido, ma subito dopo si scioglie abbracciando, a sua volta, lo sconosciuto. Poi tutti e due inizieranno a coinvolgere gli attori in scena come una reazione a catena. Poi si ferma come se fosse stato colpito da qualcosa.

Giuseppe: (Gridando).Come fai a sapere il mio nome?(Lo cerca con lo sguardo, ma nonriesce a vederlo) Qual è il tuo nome? Torna qui ti prego, dimmi almeno il tuo nome.

Gli altri attori lo coinvolgono ancora negli abbracci a cui partecipa anche lui. (musica a scelta del regista) Entreranno in scena, se è possibile tutti i collaboratori della compagnia (Parrucchiere, truccatore, sarte e tutto il personale disponibile) Si accenderanno le luci della sala e si spegneranno quelle del palco. Gli attori e tutti i collaboratori, scenderanno in sala e coinvolgeranno tutti i spettatori con la tecnica della reazione a catena. Il coinvolgimento del pubblico, servirà a dare tempo all’attore che impersona il barbone necessario di preparasi al finale.

Quando vorrà il regista, si spegneranno anche le luci della sala in modo che il pubblico torna al loro posto e si cheta mentre gli attori torneranno sul palco. Nel frattempo un cono di luce scenderà dall’alto sul proscenio (musica celestiale) e dal fondo del palco avanzerà l’attore che aveva impersonato il barbone tutto vestito di bianco. S’andrà a mettere in luce e dirà l’ultima battuta.

Ex barbone: Mi chiamo Gabriele … Il tuo angelo.

A uno alla volta tutti gli attori si metteranno a fianco dell’angelo da ambo le parti tenendosi per mano. Quando tutti saranno in scena, si inchineranno per ringraziare il pubblico.

FINE


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