La panchina racconta

SAVERIO SICILIANO

LA

PANCHINA

RACCONTA

Premio speciale al concorso letterario LIBERA LA FANTASIA Roma il 10/03/2013

Testo tutelato dalla S.I.A.E. Numero di posizione 206203

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LA PANCHINA RACCONTA

Per informazioni Tel. 3381659061

E-mail: sicilianosa@gmail.com

Quattro episodi brillanti.

SCENEPROTTAGONISTI

Scena 1: IL SORDO2 Uomini, 1 Donna

Scena 2: I SANITARI2 Donne

Scena 3 IL POETA E LA PROSTITUTA1 Uomo, 1 Donna

Scena 4: IL PORTA BORSE2 Uomini

Scena 5: IL POETA E LA PROSTITUTA 21 Uomo, 1 Donna

Scena 6: L'ABBACCIO2 Uomini e tutta la compagnia


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NOTA

Quante persone si siedono su una panchina? Quante situazioni si consumano su una panchina? Quante storie pu raccontare una panchina? Questopera racconta cinque ipotetiche storie di unipotetica panchina, in un ipotetico parco.

Mi scuso se i dialetti presenti in questopera non sono scritti correttamente, ho cercato di scrivere le parole dialettali, pi foneticamente possibile.

La scena deve rappresentare un giardino pubblico con la centro del palco una panchina.

Scena 1 - Il sordo:

Entra il classico pensionato di 65/70 anni, che passa la mattinata sulla panchina a leggere il giornale. Incomincia il suo rituale: passa una mano sulla seduta per controllare se sporca, si siede, appoggia alcuni giornali di fianco a se, ne sceglie uno, lo spiega e inizia a leggere. Subito dopo entrano due fidanzati.

Lei: Ho le nuove scarpe che mi fanno male. Sediamoci da qualche parte.

Lui: Lunica panchina libera di fianco a quel signore. Dai, andiamo a sederci l.(indicando lapanchina).

Si avvicinano e prima di sedersi lui chiede.

Lui: Signore, mi scusi, libero?

Non riceve risposta. Il pensionato, imperterrito, continua a leggere. Lui ripete ancora la domanda.

Lui: Mi scusi signore, ci possiamo sedere qui di fianco?

Come prima, non riceve risposta. Il signore continua a leggere. Lui insiste toccando il giornale per farsi notare.

Lui: Signore mi scusi?

Sordo: (Mette gi il giornale. Candidamente)Si?

Lui: Mi scusi signore, libero? Ci possiamo sedere qui di fianco?


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Sordo: Aaaah, volete sedervi qui? Prego accomodatevi, ora sposto i miei giornali. (Segue azione)Sa, io sono completamente sordo e quando leggo spengo lapparecchio per essere pi concentrato.

Lui: (Scandendo bene le parole per farsi leggere il labiale)Grazie lasci pure molto gentile.

Sordo: Prego accomodatevi, fate finta che io non ci sia, tanto io non sento!(Si rimette a leggere).

Lui: Siediti cara. Parliamo pure liberamente, tanto questo non sente

Sordo: Una mazza da baseball stata venduta allasta per dieci mila dollari. Sar stata unamazza doro!

I due fidanzati, guardano lanziano, si guardano tra di loro e scoppiano a ridere.

Lei: (Iniziando la conversazione)Sono contenta di aver conosciuto i tuoi. Poi tua madre stataproprio

Sordo: Una vipera morde una donna e muore.

Lui: (Lo guarda ancora una volta e lui quasi lo scusa.)Quando uno sordo non riesce a sentirsiquando parla. Non dargli retta, continua pure.

Lei: Stavo dicendo che tua madre stata proprio carina nei miei confronti. Mi ha accettata subito.

Mi ha fatto sentire subito in famiglia.

Lui: E vero, gli hai fatto subito una buona impressione. Ora dobbiamo stabilire la data delle nozze.Per te qual la data migliore per sposarci?

Sordo: Il due novembre in occasione della commemorazione dei morti, sinaugura il nuovocimitero.

Lei: (Innervosita)Sembra che lo faccia apposta.

Lui: Ora glielo dico di leggere sottovoce.(Gli scuote il giornale)Signore.

Sordo: (Candidamente)Si? Ha bisogno?

Lui: (Scandendo le parole e gesticolando).Vorrebbe essere gentile da leggere a bassa voce?

Sordo: (Non capisce)Volete ascoltare le notizie? Sapete, io ero uno speaker alla radio. Leggevo ilgiornale radio. Leggevo tutti i notiziari del mattino, del mezzogiorno e della sera. Voi siete troppo giovani, non potete ricordarvi di me. Ma voi continuate pure, tanto non sento!

Lui: (Gesticolando notevolmente e scandendo bene le parole)No, no. Volevamo che leggesse abassa voce.


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Sordo: Aaah, ho capito, devo abbassare il volume. Sa, una deformazione professionale,quando leggo credo di essere davanti a un microfono. Poi da quando ci sento poco e spengo lauricolare, non mi accorgo quando leggo ad alta voce. Scusatemi, cercher di leggere con la mente.

Lui: (Si accontenta)ecco cos va meglio. (Rivolgendosi alla ragazza)Stavamo dicendo?

Lei: Stabilire la data delle nozze.

Lui: A s. Io pensavo in primavera del prossimo anno. (Poeticamente) bello in primavera,perch le giornate si allungano

Sordo: Non solo. Anche le banane sono in crescita del tre per cento. E s, in questo periodo,aumenta tutto!

Lui: (alza gli occhi al cielo sperando in una grazia)Dicevo le giornate si allungono, latemperatura pi dolce, i fiori iniziano a sbocciare. Insomma, c il risveglio dell .

Sordo: Morto si alza dalla bara e chiede da mangiare.

Lui e lei con uno sguardo cerca di fulminarlo. Incominciano a essere in disagio. Il pensionato, per un attimo li guarda, sorride e continua a leggere.

Lui: Dicevo, prima che questo rimbambito cinterrompesse, c il risveglio della natura e tuttodiventa bello.

Alla parola rimbambito Il sordo alza gli occhi dal giornale, e il suo viso sorridente diventa cattivo.

Lei: Si hai ragione, proprio la stagione ideale per sposarsi. Hai anche pensato per il viaggio dinozze dove si

Sordo: Tromba di Luis Armstrong rubata dal museo.

I due, ancora una volta lanciano uno sguardo fulminante. Lei incomincia a innervosirsi, comunque continua il suo pensiero.

Lei: Dove si andrebbe? A me piacerebbe in un posto al mare per rilassarsi fare delle lunghe

Sordo: Scopate in borsa 150milioni di euro. Tale la cifra di perdita ieri in borsa.

Lui si alza, va alle spalle del vecchietto e legge.


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Lui: Spazzati via 150milioni di euro. (Scuote il sordo e indica)Qui c scritto spazzati via.

Sordo: Ah, si, vero. Ogni tanto mi prendo una licenza poetica. Spazzare, scopare la stessa cosa.

Lui: (Rivolgendosi alla ragazza) Questo scemo, proprio rincoglionito.

Il sordo fa un sorrisino sornione.

Lei: (ormai al massimo della sopportazione. Prende un fazzoletto dalla borsa, se lo passa sulviso, lo stropiccia, lo fa a pezzetti e lo getta via. Incomincia a inveire conto il vecchietto. Con parole): Proprio qui doveva venire a leggere il giornale questo qua? ... Io lo strozzo. ... Non lopossono mettere allospizio?

Lui: (nel frattempo cerca di calmarla con parole)Dai non fare cos. Dopo tutto anche spiritoso. ...Non quello che io penso. ... Non mi permetterei mai di dire cose del genere. (Quando sembra che sia tornata la serenit, lui continua serenamente). ... Si vede che siamo fatti luno per laltra. Ioho pensato di andare alle Maldive. Li ci possiamo rilassare dalle fatiche del matrimonio e goderci tutto il giorno il sole e il mare. Fare delle lu (sta per dire lunghe, ma guarda il sordo e si corregge) belle gite in barca tra gli atolli.

Lei: (Sognante)Magari dopo tutte quelle notti damoreeee, torniamo a casa gi con

Sordo: Un babbuino scappa dallo zoo di Berlino.

Lei: (Arrabbiata) Sembra proprio che lo faccia apposta. Fa perdere tutta latmosfera tutta lapoesia. Io parlavo di bambini e questo legge la notizia del babbuino che scappa dallo zoo. come se stesse ascoltando la nostra conversazione.

Lui: (Quasi scusandolo)Ma no, non lo fa apposta. Lui quando legge non si sente nemmeno. Guarda, mettiamolo ancora alla prova. (Rivolgendosi al sordo che continua a leggere). Ei, tu, vecchio rimbambito, deficiente, rincoglionito. (Non avendo nessuna reazione, si rivolge alla ragazza). Hai visto questo sordo come

Sordo: Una campana si suicida gettandosi dal campanile.

Lui: Ecco, per lappunto. Sordo come una campana. (Ripensandoci)Forse hai ragione tu,sembra che ci ascolti. impossibile che i titoli che legge, sia in attinenza a quello che diciamo.

Si alza dalla panchina, va dietro al sordo che nel frattempo gira la pagina.

Lui: (Legge)Effettivamente quello che ha letto fino ad ora vero. stata una strana casualit. Finoadesso ha dimostrato di essere completamente sordo e le notizie non son false.


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Lei: (Si alza di scatto dalla panchina)Allora cosa mi stai dicendo che sono una stupida? Chequello che ha detto lui quello che pensi tu? Se cos, non ci sto pi con uno che mi d della stupida e bugiarda.

Lui: Ma no, non voglio dire che sei una stupida, o bugiarda. Tu per me sei

Sordo: Scema linfluenza, dopo aver toccato lapice la scorsa settimana.

Lei: Ecco, adesso mi da anche della scema e tu non fai niente?

Lui: (Alzando la voce)Che cosa vuoi che faccia? Se Vai a leggere c scritto esattamente quello cheha detto. vecchio, non posso mettergli le mani addosso. Per di pi anche sordo!

Lei: Adesso incominci anche ad alzare la voce con me. Ti stai rivelando un mostro!

Lui: Ma no cara, cosa stai dicendo. Io non volevo

Lei: No, tu non mi vuoi bene. Non mi difendi. Lasci che uno qualsiasi mi offende.

Lui: Che cosa vuoi, che lo picchi? Non vedi che un vecchio e per di pi, anche rimbambito?

Lei: Tu continui ancora a difenderlo. Basta io vado per la mia strada e tu vai per la tua. Fra me ete, tutto finito. (Esce piangendo)

Lui: (Ormai rassegnato).Ma si vai, vai a quel

Sordo: Paese sommerso dallacqua.

Lui: (Molto innervosito)E tu smettila di leggere queste cavolate di notizie.

Sordo: (Ripiegando il giornale).Beh! Adesso basta leggere, ora di andare a pranzo.(Si guardacandidamente in giro e vede Lui che sta ancora gesticolando e domanda). La signorina andatavia? (Lui sta per incominciare a parlare). Aspetta che accendo lapparecchio.

Lui: Con le sue stupide notizie mi ha fatto litigare con la mia ragazza.

Sordo: Ooooh, come mi dispiace. Avete litigato per colpa delle notizie che ho letto? propriovero che ferisce pi la penna che la spada. Io vado. Arrivederci.

Lui: Spero di no. Addio.(Esce dalla parte opposta).


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Scena 2 - I SANITARI

Entrano due tipiche signore lombarde che abitano nei vecchi cortili. Gli abiti sembrano dei grembiuli, sulle spalle uno scialle, scarpe basse. Un et, approssimativa, su i 60/65 anni e parlano delle loro malattie e delle loro esperienze negli ospedali.

Signora1: Oggi ci tutte le articolazioni che non funzionano.

Signora2: (Sorreggendo laprima)Fai piano, tanto non abbiamo fretta. Dai sediamoci un poco suquella panchina che libera.

Signora1: Si sediamoci che ho tutte le giunture arrugginite.(Ridendo) Questa mattina mi sonodimenticata di mettere lolio.

Signora2: (Continuando il gioco)Per la ruggine no ci vuole lolio, ma lo Svitol che scioglie laruggine e ti mette in funzione.

Signora1: Oggigiorno, quando vai negli ospedali per farti vedere, non ti fanno niente. Ti

guardano nelle palle degli occhi e ti dicono: Vada a casa che non ha niente. Si dottore ma io non ho problemi agli occhi, ma alle ginocchia. e lui: Alla sua et normale, limportante che respira ancora.

Signora2: Hai proprio ragione, alla nostra et, i medici non ci guardano nemmeno. Possiamosolo morire. Ormai, siamo un costo per la sanit.

Signora1: Proprio cos. Hanno avuto lordine dellalto di tagliare i costi della sanit e i medicihanno pensato bene di mandarci tutti al cimitero. Ormai siamo solo da rottamare. Quando ero pi giovane, allora si che il mio medico era molto meticoloso. Mi guardava tutta, dalla testa ai piedi.

Signora2: Bhe, se per questo ancora oggi sono scrupolosi con le giovani donne. La settimanascorsa, ho accompagnato mia nuora dal medico. (Divagando) Aaaah, mia nuora una bella giovane ha trentacinque anni, e col fisico che ha, pu fare la modella. Mio figlio ha avuto buon gusto a sposarla. Tu la conosci?

Signora1: Si lho vista quella volta che venuta al tuo compleanno e tu ti sei scolata una bottigliadi grappa.

Signora2: Ma, non mi ricordo.

Signora1: Per forza non ti ricordi, eri ciuca come un carrettiere!

Signora2: Come stavo dicendo. Lho accompagnata per il mal di gola, e lui, la prima cosa che ha

detto: Si spogli signora. Io gli ho detto: Dottore guarda che gli fa male la gola non la pancia. E

lui: E vero, ma bisogna cercare la causa di questo malessere, bisogna fare una visita accurata.


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Signora1: Ma almeno lha visitata in gola?

Signora2: S, alla gola arrivato con comodo. Prima la palpata tutta. alla fine gli ha dato unosciroppo.

Signora1: Io invece, la settimana scorsa sono andata dal medico perch avevo male all'appendice.Mi aspettavo che mi chiedesse di spogliarmi. Siccome non me lo chiedeva, glielo chiesto io se mi dovevo spogliare. E lui: Signora resti pure vestita, so esattamente dov lappendice. A pensare, che prima di andare da lui, sono andata apposta a comprarmi le mutande di pizzo.

Signora2: Eh si, con tutti questi tagli alla sanit del governo andremo a finire che ci visiteremotra noi. Qualche settimana fa ho avuto un forte mal di pancia. Te lho detto che ho avuto il mal di pancia?

Signora1: No, non mi ha detto niente. Ma quando successo?

Signora2: Quel giorno che siamo andati a mangiare allosteria.

Signora1: Per forza che ti venuto il mal di pancia, ti sei mangiato tre piatti di pasta e fagioli con lecotiche.

Signora2: Era buona, lho mangiata con gusto ma non stato quello. Avevo la pancia gonfia.

Signora1: Allora, chiss quante arie che ti sei data.

Signora2: Tu scherzi, ma avevo talmente un mal di pancia fortissimo, che sono dovuta andare alpronto soccorso. Tu non ci crederai, sono stata li per un ora con i miei dolori, senza che nessuno venisse a chiedermi se avevo bisogno di qualcosa. Ero l, abbandonata.

Signora1: E proprio una vergogna. E poi venuto qualche dottore a visitarti?

Signora2: Ma che! Dopo un po, passata una persona e ho chiesto, dove erano i sanitari, e lui

gentilmente: Vada in fondo a destra seconda, porta.

Signora1: Menomale che ci sono le persone gentili. Se non ci aiutiamo tra di noi! .

Signora2: Io sono andata infondo al corridoio, seconda a destra e sono entrata.

Signora1: Hai trovato i sanitari?

Signora2: E fammi parlare! Te lho sto raccontando! Sono entrata, cera uno con il camicebianco che stava di fronte al muro e guardava in basso. Come se fosse in castigo. Quando mi ha visto, ha fatto una faccia brutta, ma brutta.


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Signora1: Oh mamma, chiss che paura!

Signora2: Si, ho avuto paura, ma il mal di pancia era talmente forte che gli ho chiesto: Mi scusi sela disturbo sa dove sono i sanitari? E lui dopo che si scrollato qualcosa: Si signora sono tutti qui e li presento.

Signora1: Che fortuna che hai avuto, sei entrata nella porta giusta.

Signora2: Si, per eravamo solo io e lui. Non cera pi nessuno.

Signora1: Allora chi ti ha presentato?

Signora2: Ho capito subito che quello era un matto. Aspetta che ti racconto. Mi dice: Mipresento, sono il Dottor Italo Vespasiano e in questo momento stavo operando. E io: Mi scusi dottore non volevo disturbarla.

Signora1: Sei entrata nella sala operatoria?

Signora 2: Ma ch, te lho detto che era matto! dice: Le presento i miei illustri colleghi. Apreuna porta e dice: Il professor Walter Closet, urologo e internista. di origine inglese. Il lavoro pi grosso, lo fa lui.

Signora1: Allora cera qualcuno, in quellufficio?

Signora2: Ma che! Cera la tazza del cesso.

Signora1: E tu cosa hai fatto?

Signora2: Che cosa dovevo fare? Niente! Mi son detta: Proprio a me doveva capitare questomatto? Per non farlo arrabbiare, ho dovuto assecondarlo.

Signora1: Hai fatto proprio bene. Con i matti non si sa mai come comportarsi. Una volta a unaamica mia, un matto si arrabbiato e gli ha rotto una gamba. E poi che cosa ha fatto?

Signora2: Niente; ha continuato a presentare gli altri sanitari: Questo, invece, il professorRodolfo Lavandino, grande igienista, molto amato dalle donne perch prima faceva lattore. E in fine, il professor Franois Bid specializzato in ginecologia, nato in Francia, ma molto apprezzato in Italia.

Signora1: Oh mamma. Era proprio matto quello l. E tu cosa facevi quando ti presentava questisanitari?

Signoa2: Te lho detto, lho assecondavo. Quando mi presentava io dicevo: piacere, piacere, lietadi fare la sua conoscenza. Poi pian piano sono andata verso la porta lho aperta e sono scappata.


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Signora1: E com andata col mal di pancia?

Signora2: Non so com successo. Sar stata la paura, sar stata laria che pian piano usciva. Nonho mai corso come quel giorno. Una volta fuori dallospedale, miracolosamente, non avevo pi il mal di pancia.

Signora1: E stata laria che uscita che ti ha fatto da turbo. Correndo, si esaurito il pieno di gasche avevi fatto con i fagioli.

Signora2: (Quasi abbracciandosi)Andiamo che c un po daria qui. Fa freddo.

Si alzano entrambe e si dirigono verso luscita.

Signora1: Non dirmi che ti rimasto un residuo di gas e stai continuando a fare ancore le aree?Ormai dovresti essere in riserva!

Signora2: Non quellaria che pensi tu!!

Escono

Scena 3: IL POETA e LA PROSTITUTA

Entra un giovane di circa 25 anni, vestito con pantaloni, camicia, occhiali spessi e come cravatta un papillon. Porta con s un quaderno e una penna. Si siede alla panchina, apre il quaderno e inizia a scrivere, ci ripensa e cancella. Ogni tanto alza gli occhi al cielo per prendere ispirazione, scrivere, ci ripensa e cancella. Dopo qualche minuto entra la prostituta, vestita con la minigonna inguinale, tacchi altissimi, maglietta che non lascia spazio a nessuna immaginazione. La borsetta con tracolla appoggiata a una spalla. Si siede sulla panchina, sul lato opposto del giovane e inizia a limarsi le unghie. Il giovane alza gli occhi dal quaderno, la guarda e gli occhi fuor escono dalle orbite.

Poeta: Oh Madonna del paradiso. Ero alla strazio. / Or lispirazione mi mandasti, e ti ringrazio.Questa dolce donzella / oltre ad essere graziosa chi, sa se favella? (Rivolgendosi alla ragazza) Oh fonte dispirazione/ qual il tuo nome?

Prostituta: (Lo guarda interrogativamente)A oh, ma che sta a d?

Poeta: Davanti alla sua bellezza, / il suo nome, chiedo con gentilezza.

Prostituta: Ma parla come magni!!


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Poeta: La mia cultura e il mio intelletto, / codesto linguaggio mimpone. Chiedo rispetto!

Prostituta: Va beh, se proprio ce tieni. Te rispetto e te dico: mi chiamo Elvira e la do per la via.

Poeta: (Scandalizzato)Oooh queste parole mi feriscono il cor. / Tu mercenaria sei dellamor.

Prostituta: Ma che caruuuuccio. Mercenaria non me lo ha detto mai nessuno. Di solito qualchebigotta me chiama mignotta. (teneramente) Per tu sei gentile, non mhai domandato, come allaltri: quanto vuoi? Mhai domandato per prima el nome mio.

Poeta: La mia attenzione non era al sesso pagato, / ma era per quello che madre natura ti ha donato.

Prostituta: (Guardandosi).Be! Certamente, no per vantarme, mamma mia mha fatto proprio bella.

tutta roba naturale, genuina. (Sollevandosi il seno) Non so mica come quelle l che se fanno gonfi.

Poeta: Tu per me sei la mia musa ispiratrice. / Tutto di te mi dice, che dellamor sei limperatrice.

Prostituta: Be! Nella zona sono el mejo. Tutti me cercano. Alle volte, fanno la fila p ven con me.

Poeta: Poeta son nato / e come tutti i poeti, sono squattrinato. / Ti porterei a pranzo nel migliorristorante, / ma al momento mi manca il contante. / Lei che di se stessa limprenditrice, / mi presterebbe il denaro per labbisogna. cosa ne dice?

Prostituta: Aho! Ma guarda oggi che me doveva capit, un poeta senza n lira e morto de fame. Per me sei simpatico. Dai, annamo che te pago da magn.

Poeta: Tu sarai per me, come Beatrice per Dante. Come Laura per Petrarca.

Prostituta: Aho! Ma mo non te alarg, solo a te posso pag. Non a tutti sti altri amici tuoi.

Escono.

Scena 4 - IL PORTA BORSE

Entrano in scena due uomini, uno di mezza et ben vestito ed un deputato. Il suo segretario, molto pi giovane, vestito con un abito di qualche taglia pi stretta che ha visto tempi migliori. I pantaloni son corti e sintravedono le calze. E molto timoroso e sottomesso. Entrambi sono napoletani. Il segretario, porta una valigetta e cammina sempre un passo indietro dallaltro.


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Onorevole: (Sta continuando un discorso iniziato prima)Caro Gennaro bisogna essere cauti nellavita. L, alla camera bisogna stare attenti a quello che si dice, e a quello che si fa. Ci sono occhi e orecchie dappertutto.

Il segretario rimasto rispettosamente indietro. Il deputato si guarda di fianco e non vedendolo.

Onorevole: Gennari, ma do stai?

Gennaro: Sono qui onorevole. Per servirla.

Onorevole: E possibile che quando parlo stai sempre indietro. Me pare dessere scemo. Sembrache parlo da sulo come un deficiente.

Gennaro: Ma, io, veramente, per rispetto, non mi piermietto di stare a fianco a vui.

Deputato: Gennar, quando sime in un posto dove nessuno ci vede o ci sente, puoi stare di fianco.Se stai arrete, me fa ven ou tourceculle. Pi tosto mi hai scritto il discorso da fare alla camera per lanti corruzione?

Gennaro: Si ce lho qui nella cartella. Come voi avete comandato.

Deputato: Bene, Sediamoci su quella panchina e me lo leggi.

Gennaro si side apre la cartella prende un foglio e inizia a leggere.

Gennaro: Onorevoli colleghi. Largomento in discussione oggi di notevole importanza. I cittadinisono stufi di leggere sui giornali il mal costume degli amministratori, che pretendono i soldi dagli onesti imprenditori che pagano gi le tasse.

Deputato: Gennaro, hai incominciato male. Non sono gli amministratori che pretendono i soldi, masono gli imprenditori che offrono soldi agli amministratori.

Gennaro: Forse o vero che non li pretendono, per se lintascano.

Onorevole: Gli amministratori vero che lintascano. Per lo fanno solo ( un po confuso)

Gennar, mo tu spiego meglio. Ti voglio fare un esempio. Qual la cosa che ti piace di pi?

Gennaro: (Quasi trasognato)Be! La cosa che io impazzisco, e che la domenica non deve maimancare in tavola, la sfogliatella napoletana.

Onorevole: Ecco, a te piace assai la sfogliatella napoletana. Mo mettiamo il caso, che io tengo quauna bella sfogliatella, calda, appena uscita dal forno. Se sente ou profume della ricotta, dei canditi Gennar o stai a sentire ou profumo?


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Gennaro: (In estasi) Si onorevole o' sento o profumo.

Onorevole: E se io mo ti dico Gennaro, questa per te. Tu che fai la pigli o non la pigli?

Gennaro: No onorevole, io a piglio. E come se la piglio! Non posso rifiutare.

Onorevole: Come vedi, la stessa cosa che fanno i politici. Gli imprenditori offrono e i politiciprendono. Hai capito Gennar?

Gennaro: Si onorevole, aggia capito.

Onorevole: Allora, correggi questa parte che no va bene. Vai avanti.

Gennaro: Dunque, ero arrivato? A si Agli amministratori corrotti, devono avere una punizioneesemplare, e oltre a togliere limmunit parlamentare, punirli anche con qualche anno di carcere duro.

Onorevole: (Si alza di scatto dalla panchina, e inizia a camminare nervosamente)Weee weeeeGennari, ma vera, che te si impazziate a scrivere sti cose? Ti rendi cuonto di quello che hai scritto? (Ancora pi agitato) Addirittura togliere limmunit parlamentare, metterlo in galera. Gennar, sti cose, non te deve nemmene pass pe anticamera del cervello. Ma guarda cose scrive stu deficiente. Damme ca stu discurse. (Prende i fogli e li fa in mille pezzi. Accorgendosi di aver esagerato, si ricompone si schiarisce la voce, si risiede). Scusa Gennaro se mi sono un poadirato, ma non dobbiamo essere noi a svegliare il cane che dorme. Scrivi un qualcosa come dire

pi in generale. Una cosa che oggi lo dico e domani posso anche smentire una cosa ambigua che posso dare diverse interpretazioni. Non lo faccio per me. Tu sai che sono un galantuomo, ma io lo faccio per alcuni miei colleghi che si lasciano ingolosire, come tu con la sfogliatella.

Gennaro: Onorevole, per qualche volta, ho pigliato qualche sfogliatelle per conto vostro.

Onorevole: Quelle non erano sfogliatelle come intendi tu.Come tu sai, io sono uno che non sanegare un piacere a nessuno e queste persone, per riconoscenza, fanno qualche piccola regalia.

Gennaro: Giusto per comprarsi un appartamento al centro di Roma.

Onorevole: Che cosa centra. Quello che tu ti riferisci stato un prezzo di favore che mi havoluto fare un costruttore, che gli ho fatto un piccolo piacere.

Gennaro: Si, per .

Onorevole: (Scocciato)Gennar, io a te taggia pigliate come segretario e tu fai u segretario!Che cosa vuoi fare il moralizzatore? Come segretario, devi essere segreto e fai quello che ti viene detto. Hai capito?


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Gennaro: Mi scusi onorevole, se mi sono permesso di parlare liberamente. Mi sono permesso,perch come avete detto voi, siamo seduti su questa panchina, lontano da occhi e orecchie indiscrete.

Onorevole: Va bene, va bene. Dora in poi non fare pi questi tipi di discorsi con me, perch mimettono in agitazione. Pare che fai linquisitore. Tu devi fare solo quello che ti dico io, ed eseguire alla lettera. Capito?

Gennaro: Non succeder pi, onorevole, far alla lettera quello che voi mi dite.

Onorevole: Benissimo. (Con pi calma). Ooooh, siamo venuti qui perch ti ho preso unappuntamento con un imprenditore che porter una valigetta contenente il suo contributo. Quando verr, ti chieder se sei Gennaro. Tu gli rispondi di si e ti pigli la valigetta. Hai capito?

Gennaro: S onorevole aggia capito tutto. Viene limprenditore, mi chiede: sei Gennaro? iodico di si, mi da la valigetta e io me la piglio.

Onorevole: Bravo! Vedo che hai capito.(Guardando lorologio)Fra poco limprenditore arriver.Io me ne vado. (Avvicinandosi parlando confidenzialmente e guardandosi in giro) Sai no vorrei che ci sia qualche occhio indiscreto. Torner fra dieci/quindici minuti. Tu nel frattempo ti da la valigetta e tu te la pigli.

Gennaro: Aggia capito tutto. Far esattamente quello che voi mi comandate.

Onorevole: (Allontanandosi, ripete la lezione)Ti chiede: Sei Gennaro? Ti da la valigetta e tu te lapigli.

Gennaro: (Ripete tra se).Gennaro? S sono io. Mi da la valigetta, e io me la piglio.

Poco dopo entra limprenditore con una valigetta ventiquattrore, si guarda alle spalle per vedere se

seguito. Vede Gennaro, si avvicina guardingo, prima di fare la domanda, si guarda ancora in giro.

Imprenditore: Sei Gennaro?

Gennaro: Si sono io.

Imprenditore: Accola qua la valigetta.(Porgendola)

Gennaro: (Prima di prenderla)E la valigetta che mi dovete dare?

Imprenditore: Si, mi ha detto lonorevole di darla a Gennaro. Lei si chiama Gennaro?

Gennaro: Si sono io per servirla.


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Imprenditore: Allora si prende la valigetta. Questa sua.(Mentre si allontana)Mi raccomando, misaluti tanto lonorevole e dica che aspetto sue notizie.

Gennaro: Grazie! Sar fatto. Ripeter esattamente le sue parole. E grazie ancora per la valigetta.

(Saluta con la mano).

Gennaro si siede sulla panchina, fa scattare le serrature della valigetta, la apre leggermente e da una sbirciatina. La richiude immediatamente.

Gennaro: Oh Madonna du Carmine, quante danaro che c stanno. Che brava personalonorevole a pensare a me. Lui stato sempre come un padre per me.

Rientra lonorevole.

Onorevole: Allora Gennaro, venuto limprenditore?

Gennaro: Si onorevole, venuto e ha fatto come avete ditte vuje. Ha domandato. Sei Gennaro?Io aggi ditte de s, ma data la valigetta e io laggia pigliate. Ma ditte di salutarla e aspetta vostre notizie.

Onorevole: Allora Gennaro, cosa aspetti a darmi la mia valigetta?

Gennaro: Subito onorevole. Eccola qua!

Da la valigetta con cui entrato allinizio della scena. Lonorevole la prende, lappoggia sulle ginocchia e la apre.

Onorevole: Gennaro che scherzo questo? Ti sei sbagliato. Non questa la mia valigetta, quellaltra.

Gennaro: E no, onorevole, questa volta siete voi che vi sbagliate. Quella proprio la vostravaligetta. (Come uno che la sa lunga) Lo volete dire proprio a me? Che sono dieci anni che ve la porto in giro.

Onorevole: Lo so che questa la mia valigetta e tu me la porti, ma la valigetta che ti ha datolimprenditore, destinata a me!

Gennaro: Onorevole, non facciamo scherzi, mi meraviglio di voi! Siete stato voi a dire quello chedovevo fare. Limprenditore ha detto chiaramente: Questa la sua valigetta, se la prenda. E come avite ditte pure vuje, io me la sono pigliate.

Onorevole: Era sottointeso che la valigetta era destinata a me e tu dovevi ritirarla per conto mio.

Gennaro: No onorevole, voi avete la memoria corta. Io non sono mica scemo, ma ricurde bune

chille che me diciste. Avete detto esattamente: (Imitandolo) Viene limprenditore, ti chiede, sei


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Gennaro? Ti da la valigetta e tu te la pigli E arrivato limprenditore, mha date la valigetta e io me la sono pigliata e me la tengo!

Onorevole: (Infuriato)Tu stai facendo il furbo con me. Io ti denuncio. Tu non sai di cosa sonocapace io. Tu non sai ancora chi sono io.

Gennaro: O saccio, o saccio che site vuje. Siete nu mariule! Voulete arub la valigetta mia.

Onorevole: (Ancora pi infuriato).Tu sei licenziato. Tu sei un ladro. Non finisce qui. Ti farvedere di cosa sono capace. (Cos dicendo esce).

Gennaro: (Inveendo contro lonorevole)Io ladro? Il bove dice cornuto o ciuccio. La tua valigetta,io te lho data. Sei tu che volevi rubarmi la mia. Mi hai licenziato? E chi se ne frega. Ora la valigetta te la porti tu. M tengo la valigetta mia da portare.

(Esce dalla parte opposta).

Scena 5 IL POETA E PROSTITUTA 2

Tornano in scena il poeta e la prostituta. Vanno a sedersi sulla panchina.

Poeta: Vorrei trovar una licenza / per questo pranzo deccellenza. / Di tale abbondanza non ho maigoduto, / non parliamo di quello che ho bevuto.

Prostituta: E c credo! Con quello che te sei magnato. M pare che hai esagerato. Pareva d vedna betoniera.

Poeta: Abbondante fu lofferta e non molto ho mangiato. / Anzi mi sono limitato: / con due piatti dimantecato risotto, / dellagnello un cosciotto. / Un poco di caciotta / e la freschissima ricotta. / Il pan con la mortadella. / La caldissima frittella. / Tre palline di SantHonor, / Il caff e lammazza caff. / Per uno che vive di poesia, / cosa vuoi che sia.

Prostituta: P fortuna che vivi di poesia, sannavi a lavor cosa te magnavi? Il men te lo sei fattotutto. Mo non per rinfacci, ma fijio mio, m s costato pi di due marchette.

Poeta: Ecco che il vil denaro fa capolino. / Io davanti a lui non minchino. / Da lungo tempo allaricerca dellamor ho pellegrinato. / Alla vision dei tuoi occhi. Mi sono innamorato. / S lo confesso,


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con voracit ho mangiato, / ma in fondo, in fondo non ho esagerato. / Non dal cibo che la mia ispirazione trova nutrimento, / ma dal tuo amor. Or finalmente, finito il mio tormento.

Prostituta: A bello! famme cap na cosa. Tu a me te voj appicic? Io in strada a fa la mignotta, e tua casa a magn la pagnotta. St vota t pagato da magn, perch si stato caruccio cu m. Per sta cosa non po durar in eterno. Io pe la strada trovo nutrimento. Sar mejo che ti vai a cerc la strada tua, io la mia lho gi trovata.

Poeta: No! Non trattarmi come un accattone. / Non sono mai stato e mai sar un mascalzone. / Nonabbandonarmi al mio inutile destino. / Per te far di tutto. Sono disposto anche a lavorare come un clandestino. / La mia sapienza, la mia virt ti dar / fino a quando mia regina ti far. / Mai pi nessuno ti mancher di rispetto, / ma tutti sinchineranno al tuo cospetto. (Singinocchia) / Ti chiedo unultima carit. / Dammi questa possibilit.

La prostituta si commuove e asciugandosi le lacrime.

Prostituta: Con st parole mhai commosso. / Le mie lacrime fermar non posso. / Che mesuccede, che sto a d, che st a f, / come a te, me sommessa a parl. / Dai alzati, non stare in ginocchio. / Vieni a ved che mentrato in questocchio? (Il poeta savvicina. Lei, ridendo, gli prende la testa tra le mani) / Th ingannato! Non locchio che te volevo far ved, / ma un bel baciovoglio da te.

Scena 6 - LABBRACCIO

Il personaggio del barbone deve avere un et di 50/60 anni circa, possibilmente magro. Deve vestire un completo molto abbondante e sudicio, camicia e cravatta anchesse sudice e un capellino di lana scuro. Con se porta quattro borse di plastica strapiene con tutti i suoi averi, cammina lentamente e ogni tanto si ferma per grattarsi da qualche parte, raggiunge la panchina e inizia a togliere il contenuto delle borse e rimetterle con pi ordine nelle stesse.

Nel frattempo entra Giuseppe Brugin che sta parlando al telefonino con la sua segretaria. Anche lui ha pi o meno la stessa et del primo personaggio, ma rotondetto e veste con un completo leggero estivo di ottima fattura.

Nel frattempo tutti gli attori degli episodi precedenti, faranno le comparse. Entreranno e usciranno di scena singolarmente o a coppie secondo il dettame del regista.

Giuseppe: Non posso tornare subito, lassessore ha avuto un contrattempo e arriver fra un'ora.

Lo so che ho unaltro appuntamento, ma non posso mica fare cento kilometri per tornare a casa e poi tornare ancora indietro? Lo sai che questo un affare importante e mi tocca aspettare, altrimenti l'avrei mandato a quel paese. Sposta tutti gli appuntamenti che ho. Anzi cancellali


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tutti, sono troppo nervoso. E ora che cosa faccio? Che cosa vuoi che faccia? Niente. Adesso sono ai giardini pubblici che un posto bel fresco di qui, (rassegnato) mi sieder da qualche parte come un pensionato, e aspetter. Va bene ciao, ci sentiamo pi tardi.

Giuseppe si guarda in giro, vede la panchina dove c' un barbone, con una met libera, si avvicina.

Giuseppe: Mi posso sedere qui accanto?

Barbone: Prego saccomodi la mia casa aperta a tutti. Questo il mio salotto. Scusi ildisordine ma oggi venuta tanta gente.

Giuseppe si siede mentre lo guarda a fondo. Una volta seduto, continua ad osservarlo, sempre pi incuriosito.

Giuseppe: Mi scusi, ma lei ce lha una casa?

Barbone: Sicuro che ce lho; ecco questa la mia casa.(Facendo un ampio gesto a indicaretutto il parco). Questo il mio salotto, Il mio giardino, dove siamo seduti, il anche mio divano chedi notte si trasforma in letto. Tu sei gi nella mia casa. Oggi sto facendo ordine nei miei armadi. (Indica le borse che ha con se).

Giuseppe: Scusi ancora la mia curiosit. Mi sono sempre domandato, come fanno le persone ...

come dire, (imbarazzato, non vuole dire la parola barbone) non so, ... ecco come lei, a vivere senza il necessario?

Barbone: Volevi forse dire: Senza tetto o clochard come dicono i pi raffinati? Ma la parolagiusta barbone. (Lo guarda che se lo stesse scannerizzando) Si vede che tu sei uno di vecchio stampo e per rispetto mi stai dando del lei, ma questa semplice parolina, ha il potere di marcare una linea di confine fra i ceti sociali. Pertanto, non mettermi a disagio e dammi del tu. Di solito sono quelli come me che per rispetto devono dare del lei a quelli come te, ma il rispetto tra gli uomini, lo si deve dimostrare con lonest (Come se stesse spiegando una lezione). Vedi, ci sono due brevissimi momenti nella vita di noi uomini che ci rendono tutti uguali: Alla nascita e alla morte. Nasciamo tutti nudi e alla morte, potremmo essere buoni, cattivi, belli, brutti, poveri, ricchi, ma quando arriva ci ricorda che siamo tutti uguali. Tornando alla tua domanda: Come faccio a


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vivere senza il necessario. Guardati intorno, io ho tutto il necessario. Se poi tu intendi per necessario anche il superfluo, allora quello manca.

Giuseppe: Tu parli in questa maniera perch a questa vita ci sei abituato. Io non sarei capace divivere senza il mio telefonino, la mia macchina. Oggigiorno basta un clic sul computer per avere tutto quello che vuoi.

Barbone: (Quasi arrabbiato). Siii, ma a che prezzo paghi queste comodit. Con un clic sul tuocomputer, puoi apprezzare la natura che ti circonda? (Con calma) Dimmi: Tu, ti sei mai addormentato con la nenia dello sciacquio delle onde? Ti sei mai svegliato con il garrire delle rondini? Hai mai contemplato lalba o il tramonto? Hai mai seguito il volo dei gabbiani? (Meditando) I miei sogni, sono pregni di voli. Sogno di volare come un aliante affidandomi aicapricci del vento, sentire laria che mi accarezza il viso, vedere il mondo e la vita che scorre pacificamente sotto di me. Da lass, le grida dei disperati arrivano ovattate, ma non perdono la loro drammaticit. Volando, linfinito a mia disposizione, sono libero da ogni formalit, libero da ogni decisione, libero da ogni vincolo. Se tutti noi avessimo la libert e il rispetto per tutti e tutto, avremmo una vita migliore.

Giuseppe: (Applaude con sarcasmo). Bello, poetico quello che dici, per te facile parlare cosperch tu hai sempre fatto questa vita. Io ho unazienda da mandare avanti che d da mangiare a decine di famiglie, non sono mica come te che tutto il giorno sta a sognare di volare.

Barbone: Hai ragione a parlare in questo modo, perch mi vedi cos conciato. Ma anchio hoavuto una vita come la tua. Avevo una casa, una moglie, due figli, un lavoro. Avevo tutto. ma un funesto giorno a mia moglie, i medici hanno diagnosticato un tumore maligno. (Si asciuga una lacrima). Da quel giorno la mia vita cambiata. Ho fatto di tutto, pur di salvarla. Lho portata daimigliori specialisti. Ho avuto speranze e delusioni. Ho venduto e speso tutto quello che avevo, ma non volevo perdere la donna della mia vita. (Come se si stesse rimproverando da solo) E s, sono stato un grande egoista. Lei soffriva le pene dellinferno, chiedeva di morire. Ma io, con la complicit dei medici, ci accanivamo a tenerla in vita, ma cos facendo, ho solo prolungato la sua sofferenza e la sua agonia. Cos alla fine, con la vana speranza di salvare mia moglie, ho perso tutto. Il lavoro, la casa, il danaro. Per non essere di peso ai miei figli, un bel giorno, ho scritto una lettera per annunciare la mia decisione di vivere alla giornata, pregandoli di non cercarmi. Mi sono allontanato dalla mia citt e ora giro il mondo senza meta. ... Allinizio ho avuto paura, della strada, ma la strada mi ha insegnato molte cose. Ho ascoltato tantissime volte le parole come solidariet, fratellanza, rispetto, carit; dette da politici, sacerdoti o da qualcuno che lucra sulle disgrazie altrui. Ma dette da loro, sono parole vuote, parole senza nessun significato, parole dette al vento per ottenere il consenso di qualcuno. Ma in strada, queste parole, hanno il loro giusto significato e il loro giusto valore. Quelli come me, che non hanno nulla, quel nulla lo condividiamo fra noi. Ci aiutiamo senza chiedere nulla in cambio e ringraziamo il nostro buon Dio


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per averci fatto vivere un altro giorno in questo paradiso. E s, noi viviamo gi in paradiso, ma ci creiamo linferno. (Guardando Giuseppe che si dimostra scettico). Tu stai pensando che sono matto, ma se rifletti bene, forse capirai che la verit.

Giuseppe: Il tuo ragionamento filosofico un ideale difficile per me da raggiungere. Ho molteresponsabilit verso la famiglia, verso i miei dipendenti, verso la societ. Se mollassi, crollerebbe tutto quello che ho costruito.

Barbone: Ecco, qui che sbagli. Tu pensi che chi ti circonda sia meno capace di te e accentritutto il lavoro sulle tue spalle. Soffermati un attimo a pensare com stata la tua vita fino ad oggi. Hai cominciato dal nulla, hai pensato ad accumulare denaro, hai costruito un impero. Ancora oggi sei qui con questo caldo per acquisire altro lavoro. Per chi fai tutto questo, per i posteri? Se lo fai per loro, lasciaglielo per costruirsi il loro futuro, tu hai fatto gi molto. Dimmi, nella tua vita, quante volte hai contemplato unalba o un tramonto? (Non avendo risposta continua) Non te lo ricordi? Perch non le hai mai fatto. Noi da giovani, siamo come le forze della natura. Ecco si, prendiamo ad esempio il mare. Inizia che agitato, diventa molto agitato fino ad arrivare ad essere tempestoso e con la sua forza arriva a distruggere tutto. Ma una volta fatto il suo ciclo si tranquillizza e si ferma a dialogare con il suo amico cielo. Cos noi uomini una volta che abbiamo finito il nostro ciclo di giovent, ci dovremmo soffermare a dialogare con la natura che ci circonda.

Il giorno e la notte, ci dicono che tutto incomincia e tutto finisce, per se il periodo che passa fra linizio e la fine lo percorriamo con serenit, la nostra vita sar migliore.

Giuseppe: Con tutto quello che mi hai detto, mi sento confuso. Le tue parole mi hanno fattorivivere la mia vita. Se tutto quello che hai detto, aveva un obbiettivo, allora ti posso dire che hai fatto centro. Hai ragione tu, dora in poi, dar pi spazio a me stesso e ai miei cari, ecercher di essere pi a contatto con il mondo e la natura.

Barbone: Allora incomincia subito, fai come me; togliti le scarpe e denudati i piedi.

Giuseppe: (Perplesso)ma qui davanti a tutti? Alla mia et mi vergogno un po, mi sporcher ipiedi, come far a lavarli poi?

Barbone: Se incominci cos non va bene, cerca di seguirmi e fai quello che ti dico.

Giuseppe seduto alla panchina si toglie le scarpe e le calze e rimane con i piedi sollevati da terra.


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Barbone: Che cosa fai? Metti gi i piedi e vieni con me sullerba.

Giuseppe appena mette i piedi sullerba cambia completamente fisionomia. Il suo viso passa dalla paura del contatto con lerba alla beatitudine e alla liberazione dello spirito. Incomincia a sorridere e come un bambino corre avanti e indietro.

Barbone: E allora? Mi sai dire la sensazione che provi?

Giuseppe: (estasiato) indescrivibile, non si pu descrivere si deve solo provare. Sentolenergia della terra che dalla pianta dei piedi attraversa il mio corpo fino ad arrivare alle mie estremit. una sensazione che non ho mai provato prima. Hai ragione magnifico. Grazie. (Rincomincia a correre).

Barbone: Bene, con te ho finito, ora devo andare ho molta altra strada da fare.(Inizia amettersi le calze e le scarpe).

Giuseppe: No, aspetta, non andare via. Oggi mi hai fatto ritrovare me stesso, mi hai dato unagrande cosa. Vorrei darti una piccola cosa in cambio. A confronto di quello che mi hai dato tu, Nulla. (Dalla tasca interna della giacca, prende il portafoglio e gli porge un biglietto da cinquanta euro).

Barbone: Sei molto generoso, ma non accetto denaro, accetto solo amore solidariet e pace.

Sono io che vorrei regalare unaltra cosa a te.

Giuseppe: Mi hai gi regalato abbastanza per oggi, cosaltro potresti regalarmi di pi?

Barbone: Vorrei regalarti un piccolo gesto, che tutti noi abbiamo dimenticato e non sappiamopi usare. Dovremmo imparare ancora ad usarlo pi spesso. (Luomo allarga le braccia e si avvicina a Giuseppe per abbracciarlo). Questo gesto si chiama abbraccio. In questo gesto, c lafratellanza, la solidariet, lamore. Giuseppe, ti prego, non essere avaro nel distribuire gli abbracci e cerca di contaminare tutti quelli che incontri, e forse un domani avremo un mondo migliore.


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Giuseppe, al primo momento rimase rigido, ma subito dopo si scioglie abbracciando, a sua volta, lo sconosciuto. Poi tutti e due inizieranno a coinvolgere gli attori in scena come una reazione a catena. Poi si ferma come se fosse stato colpito da qualcosa.

Giuseppe: (Gridando).Come fai a sapere il mio nome?(Lo cerca con lo sguardo, ma nonriesce a vederlo) Qual il tuo nome? Torna qui ti prego, dimmi almeno il tuo nome.

Gli altri attori lo coinvolgono ancora negli abbracci a cui partecipa anche lui. (musica a scelta del regista) Entreranno in scena, se possibile tutti i collaboratori della compagnia (Parrucchiere, truccatore, sarte e tutto il personale disponibile) Si accenderanno le luci della sala e si spegneranno quelle del palco. Gli attori e tutti i collaboratori, scenderanno in sala e coinvolgeranno tutti i spettatori con la tecnica della reazione a catena. Il coinvolgimento del pubblico, servir a dare tempo allattore che impersona il barbone necessario di preparasi al finale.

Quando vorr il regista, si spegneranno anche le luci della sala in modo che il pubblico torna al loro posto e si cheta mentre gli attori torneranno sul palco. Nel frattempo un cono di luce scender dallalto sul proscenio (musica celestiale) e dal fondo del palco avanzer lattore che aveva impersonato il barbone tutto vestito di bianco. Sandr a mettere in luce e dir lultima battuta.

Ex barbone: Mi chiamo Gabriele Il tuo angelo.

A uno alla volta tutti gli attori si metteranno a fianco dellangelo da ambo le parti tenendosi per mano. Quando tutti saranno in scena, si inchineranno per ringraziare il pubblico.

FINE


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