La patente

LA PATENTE

di Luigi Pirandello

Personaggi

ROSARIO CHIRCHIARO

ROSINELLA, sua figlia

IL GIUDICE ISTRUTTORE DANDREA

TRE ALTRI GIUDICI

MARRANCA, usciere

Scene

Stanza del Giudice istruttore DAndrea. Grande scaffale che prende quasi tutta la parete di fondo, pieno di scatole verdi a casellario, che si suppongono zeppe dincartamenti. Scrivania, sovraccarica di fascicoli, a destra, in fondo e, accanto, addossato alla parete di destra, un altro palchetto. Un seggiolone di cuoio per il Giudice, davanti la scrivania. Altre seggiole antiche. Lo stanzone squallido. La comune nella parete di destra. A sinistra, unampia finestra, alta, con vetrata antica, scompartita. Davanti alla finestra, come un quadricello alto, che regge una grande gabbia. Lateralmente a, sinistra, un usciolino nascosto.

ATTO UNICO

Il giudice DAndrea entra per la comune col cappello in capo e il soprabito. Reca in mano una gabbiola poco pi grossa dun pugno. Va davanti alla gabbia grande sul quadricello, ne apre lo sportello, poi apre lo sportellino della gabbiola e fa passare da questa nella gabbia grande un cardellino.

DANDREA - Via, dentro! E su, pigrone! Oh! Finalmente Zitto adesso, al solito, e lasciami amministrare la giustizia a questi poveri piccoli uomini feroci. (Si leva il soprabito e lo appende insieme col cappello allattaccapanni. Siede alla scrivania, prende il fascicolo del processo che deve istruire, lo scuote in aria con impazienza, sbuffa) Benedettuomo! (Resta un po assorto a pensare, poi suona il campanello e dalla comune si presenta lusciere Marranca)

MARRANCA - Comandi, signor cavaliere!

DANDREA - Ecco, Marranca andate al vicolo del Forno, qua vicino; a casa del Chirchiaro.

MARRANCA - (con un balzo indietro, facendo le corna) Per amor di Dio, non lo nomini, signor cavaliere!

DANDREA - (irritatissimo, dando un pugno sulla scrivania) Basta, perdio! Vi proibisco di manifestare cos, davanti a me, la vostra bestialit, a danno dun poveruomo. E sia detto una volta per sempre.

MARRANCA - Mi scusi, signor cavaliere. Lho detto anche per il suo bene!

DANDREA - Ah, seguitate?

MARRANCA - Non parlo pi. Che vuole che vada a fare in casa di di questo di questo galantuomo?

DANDREA - Gli direte che il giudice istruttore ha da parlargli, e lo introdurrete subito da me.

MARRANCA - Subito, va bene, signor cavaliere. Ha altri comandi?

DANDREA - Nientaltro. Andate. (Marranca esce, tenendo la porta per dar passo ai tre Giudici colleghi, che entrano con le toghe e i tocchi in capo e scambiano i saluti col DAndrea, poi vanno tutti e tre a guardare il cardellino nella gabbia)

PRIMO GIUDICE - Che dice eh, questo signor cardellino?

SECONDO GIUDICE - Ma sai che sei davvero curioso con codesto cardellino che ti porti appresso?

TERZO GIUDICE - Tutto il paese ti chiama il Giudice Cardello.

PRIMO GIUDICE - Dov, dov la gabbiolina con cui te lo porti?

SECONDO GIUDICE - (prendendola dalla scrivania a cui s accostato) Eccola qua! Signori miei, guardate cose da bambini! Un uomo serio

DANDREA - Ah, io, cose da bambini, per codesta gabbiola? E voi, allora, parati cos?

TERZO GIUDICE - Oh, oh, rispettiamo la toga!

DANDREA - Ma andate l, non scherziamo! Samo in camera caritatis. Ragazzo, giocavo coi miei compagni al tribunale. Uno faceva da imputato; uno, da presidente; poi, altri da giudici, da avvocati Ci avrete giocato anche voi. Vi assicuro, che eravamo pi serii allora!

PRIMO GIUDICE - Eh, altro!

SECONDO GIUDICE - Finiva sempre a legnate!

TERZO GIUDICE - (mostrando una vecchia cicatrice alla fronte) Ecco qua: cicatrice duna pietrata che mi tir un avvocato difensore mentre fungevo da regio procuratore!

DANDREA - Tutto il bello era nella toga con cui ci paravamo. Nella toga era la grandezza, e dentro di essa noi eravamo bambini. Ora al contrario: noi, grandi, e la toga, il giuoco di quanderavamo bambini. Ci vuole un gran coraggio a prenderla sul serio! Ecco qua, signori miei. (prende dalla scrivania il fascicolo del processo Chirchiaro) Io debbo istruire questo processo. Niente di pi iniquo di questo processo. Iniquo, perch include la pi spietata ingiustizia contro la quale un poveruomo tenta disperatamente di ribellarsi, senza nessuna probabilit di scampo. C una vittima qua, che non pu prendersela con nessuno! Ha voluto, in questo processo, prendersela con due, coi primi due che gli sono capitati sotto mano e, sissignori, la giustizia deve dargli torto, torto, torto, senza remissione, ribadendo cos, ferocemente, la iniquit di cui questo poveruomo vittima.

PRIMO GIUDICE - Ma che processo ?

DANDREA - Quello intentato da Rosario Chirchiaro. (Subito, al nome i tre Giudici, come gi Marranca, danno un balzo indietro, facendo scongiuri, atti di spavento, e gridando)

TUTTI E TRE - Per la Madonna Santissima! Tocca ferro! Ti vuoi star zitto?

DANDREA - Ecco, vedete? E dovreste proprio voi rendere giustizia a questo poveruomo!

PRIMO GIUDICE - Ma che giustizia! un pazzo!

DANDREA - Un disgraziato!

SECONDO GIUDICE - Sar magari un disgraziato! Ma scusa, pure un pazzo! Ha sporto querela per diffamazione, contro il figlio del sindaco, nientemeno, e anche

DANDREA - Contro lassessore Fazio

TERZO GIUDICE - Per diffamazione?

PRIMO GIUDICE - Gi, capisci? Perch dice, li sorprese nellatto che facevano gli scongiuri al suo passaggio.

SECONDO GIUDICE - Ma che diffamazione, se in tutto il paese, da almeno due anni, diffusissima la sua fama di jettatore?

DANDREA - E innumerevoli testimonii possono venire in tribunale a giurare che in tante e tante occasioni ha dato segno di conoscere questa sua fama, ribellandosi con proteste violente!

PRIMO GIUDICE - Ah, vedi? Lo dici tu stesso!

SECONDO GIUDICE - Come condannare, in coscienza, il figliuolo del sindaco e lassessore Fazio quali diffamatori per aver fatto, vedendolo passare, il gesto che da tempo sogliono fare apertamente tutti?

DANDREA - E primi fra tutti vojaltri?

TUTTI E TRE - Ma certo! terribile, sai? Dio ne liberi e scampi!

DANDREA - E poi vi fate meraviglia, amici miei, che io mi porti qua il cardellino Eppure, me lo porto, voi lo sapete, perch sono rimasto solo da un anno. Era di mia madre quel cardellino; e per me il ricordo vivo di lei, non me ne so staccare. Gli parlo, imitando, cos, col fischio, il suo verso, e lui mi risponde. Io non so che gli dico; ma lui, se mi risponde, segno che coglie qualche senso nei suoni che gli faccio. Tale e quale come noi, amici miei, quando crediamo che la natura ci parli con la poesia dei suoi fiori, o con le stelle del cielo, mentre la natura forse non sa neppure che noi esistiamo.

PRIMO GIUDICE - Sguita, sguita, mio caro, con codesta filosofia, e vedrai come finirai contento! (Si sente picchiare alla comune, e, poco dopo, Marranca sporge il capo)

MARRANCA - Permesso?

DANDREA - Avanti, Marranca.

MARRANCA - Lui in casa non cera, signor cavaliere. Ho lasciato detto a una delle figliuole che, appena arriva, lo mandino qua. venuta intanto con me la minore delle figliuole, Rosinella. Se Vossignoria vuol riceverla

DANDREA - Ma no, io voglio parlare con lui!

MARRANCA - Dice che vuol rivolgerle non so che preghiera, signor cavaliere. tutta impaurita.

PRIMO GIUDICE - Noi ce nandiamo. A rivederci, DAndrea! (Scambio di saluti e i tre Giudici vanno via)

DANDREA - Fate passare.

MARRANCA - Subito, signor cavaliere. (Via, anche lui. Rosinella, sui sedici anni, poveramente vestita, ma con una certa decenza, sporge il capo dalla comune, mostrando appena il volto dallo scialle nero di lana)

ROSINELLA - Permesso?

DANDREA - Avanti, avanti.

ROSINELLA - Serva di Vossignoria. Ah, Ges mio, signor giudice, Vossignoria ha fatto chiamare mio padre? Che cosa stato, signor giudice? Perch? Non abbiamo pi sangue nelle vene, dallo spavento!

DANDREA - Calmatevi! Di che vi spaventate?

ROSINELLA - che noi, Eccellenza, non abbiamo avuto mai da fare con la giustizia!

DANDREA - Vi fa tanto terrore, la giustizia?

ROSINELLA - Sissignore. Le dico, non abbiamo pi sangue nelle vene! La mala gente, Eccellenza, ha da fare con la giustizia. Noi siamo quattro poveri disgraziati. E se anche la giustizia ora si mette contro di noi

DANDREA - Ma no. Chi ve lha detto? State tranquilla. La giustizia non si mette contro di voi.

ROSINELLA - E perch allora Vossignoria ha fatto chiamare mio padre?

DANDREA - Perch vostro padre vuol mettersi lui contro la giustizia.

ROSINELLA - Mio padre? Che dice!

DANDREA - Non vi spaventate. Vedete che sorrido Ma come? Non sapete che vostro padre s querelato contro il figlio del sindaco e lassessore Fazio?

ROSINELLA - Mio padre? Nossignore! Non ne sappiamo nulla! Mio padre s querelato?

DANDREA - Ecco qua gli atti!

ROSINELLA - Dio mio! Dio mio! Non gli dia retta, signor giudice! come impazzito mio padre da pi dun mese! Non lavora pi da un anno, capisce? Perch lhanno cacciato via, lhanno gettato in mezzo a una strada; fustigato da tutti, sfuggito da tutto il paese come un appestato! Ah, s querelato? Contro il figlio del sindaco s querelato? pazzo! pazzo! Questa guerra infame che gli fanno tutti, con questa fama che gli hanno fatto, lha levato di cervello! Per carit, signor giudice, gliela faccia ritirare codesta querela! Gliela faccia ritirare!

DANDREA - Ma s, carina! Voglio proprio questo. E lho fatto chiamare per questo. Spero che ci riuscir. Ma voi sapete molto pi facile fare il male che il bene.

ROSINELLA - Come, Eccellenza! Per Vossignoria?

DANDREA - Anche per me. Perch il male, carina, si pu fare a tutti e da tutti; il bene, solo a coloro che ne hanno bisogno.

ROSINELLA - E lei crede che mio padre non ne abbia bisogno?

DANDREA - Lo credo, lo credo. Ma che questo bisogno daver fatto il bene, figliuola, rende spesso cos nemici gli animi di coloro che si vorrebbero beneficare, che il beneficio diventa difficilissimo. Capite?

ROSINELLA - Nossignore, non capisco. Ma faccia di tutto Vossignoria! Per nojaltri non c pi bene, non c pi pace, in questo paese.

DANDREA - E non potreste andar via da questo paese?

ROSINELLA - Dove? Ah, Vossignoria non lo sa com! Ce la portiamo appresso, la fama, dovunque andiamo. Non si leva pi neppure col coltello. Ah, se vedesse mio padre, come s ridotto! S fatto crescere la barba. Una barbaccia, che pare un gufo e s tagliato e cucito da s un certo abito. Eccellenza, che quando se lo metter, far spaventare la gente, fuggire i cani finanche!

DANDREA - E perch?

ROSINELLA - Se lo sa lui perch! come impazzito, le dico! Gliela faccia, gliela faccia ritirare la querela, per carit! (Si sente di nuovo picchiare alla comune)

DANDREA - Chi ? Avanti.

MARRANCA - (tutto tremante) Eccolo, signor cavaliere! Che che debbo fare?

ROSINELLA - Mio padre? (Balza in piedi) Dio! Dio! Non mi faccia trovare qua, Eccellenza, per carit!

DANDREA - Perch? Che cos? Vi mangia, se vi trova qua?

ROSINELLA - Nossignore. Ma non vuole che usciamo di casa. Dove mi nascondo?

DANDREA - Ecco. Non temete. (Apre lusciolino nascosto nella parete di destra) Andate via di qua; poi girate per il corridojo e troverete luscita.

ROSINELLA - Sissignore, grazie. Mi raccomando a Vossignoria! Serva sua. (Via ranca ranca per lusciolino a destra. DAndrea lo richiude)

DANDREA - Introducetelo.

MARRANCA - (tenendo aperto quanto pi pu la comune per tenersi discosto) Avanti, avanti introducetevi (E come Chirchiaro entra, va via di furia. Rosario Chirchiaro s combinata una faccia da jettatore che una meraviglia a vedere. S lasciato crescere su le cave gote gialle una barbaccia ispida e cespugliuta; s insellato sul naso un paio di grossi occhiali cerchiati dosso che gli danno laspetto dun barbagianni. Ha poi indossato un abito lustro, sorcigno, che gli sgonfia da tutte le parti, e tiene una canna dIndia in mano col manico di corno. Entra a passo di marcia funebre, battendo a terra la canna a ogni passo, e si para davanti al giudice)

DANDREA - (con uno scatto violento dirritazione, buttando via le carte del processo) Ma fatemi il piacere! Che storie son queste! Vergognatevi!

CHIRCHIARO - (senza scomporsi minimamente allo scatto del giudice, digrigna i denti gialli e dice sottovoce) Lei dunque non ci crede?

DANDREA - Vho detto di farmi il piacere! Non facciamo scherzi, via, caro Chirchiaro! Sedete, sedete qua! Gli saccosta e fa per posargli una mano sulla spalla.

CHIRCHIARO - (subito, tirandosi indietro e tremendo) Non mi saccosti! Se ne guardi bene! Vuol perdere la vista degli occhi?

DANDREA - (lo guarda freddamente, poi dice) Seguitate Quando sarete comodo Vi ho mandato a chiamare per il vostro bene. L c una sedia sedete.

CHIRCHIARO - (prende la seggiola. Siede, guarda il giudice, poi si mette a far rotolare con le mani su le gambe la canna dIndia come un matterello e tentenna a lungo il capo. Alla fine mastica) Per il mio bene Per il mio bene, lei dice Ha il coraggio di dire per il mio bene! E lei si figura di fare il mio bene, signor giudice, dicendo che non crede alla jettatura?

DANDREA - (sedendo anche lui) Volete che vi dica che ci credo? Vi dir che ci credo! Va bene?

CHIRCHIARO - (recisamente, col tono di chi non ammette scherzi) Nossignore! Lei ci ha da credere sul serio, sul se-ri-o! Non solo, ma deve dimostrarlo istruendo il processo.

DANDREA - Ah, vedete questo sar un po difficile.

CHIRCHIARO - (alzandosi e facendo per avviarsi) E allora me ne vado.

DANDREA - Eh, via! Sedete! Vho detto di non fare storie!

CHIRCHIARO - Io, storie? Non mi cimenti; o ne far una tale esperienza Si tocchi, si tocchi!

DANDREA - Ma io non mi tocco niente.

CHIRCHIARO - Si tocchi, le dico! Sono terribile, sa?

DANDREA - (severo) Basta, Chirchiaro! Non mi seccate. Sedete e vediamo dintenderci. Vi ho fatto chiamare per dimostrarvi che la via che avete preso non propriamente quella che possa condurvi a buon porto.

CHIRCHIARO - Signor giudice, io sono con le spalle al muro dentro un vicolo cieco. Di che porto, di che via mi parla?

DANDREA - Di questa per cui vi vedo incamminato e di quella l della querela che avete sporto. Gi luna e laltra, scusate, sono tra loro cos. (Infronta glindici delle due mani per significare che le due vie sembrano in contrasto)

CHIRCHIARO - Nossignore. Pare a lei, signor giudice.

DANDREA - Come no? L nel processo, accusate come diffamatori due, perch vi credono jettatore; e ora qua vi presentate a me, parato cos, in vesti di jettatore, e pretendete anzi chio creda alla vostra jettatura.

CHIRCHIARO - Sissignore. Perfettamente.

DANDREA - E non pare anche a voi che ci sia contraddizione?

CHIRCHIARO - Mi pare, signor giudice, unaltra cosa. Che lei non capisce niente!

DANDREA - Dite, dite, caro Chirchiaro! Forse una sacrosanta verit, questa che mi dite. Ma abbiate la bont di spiegarmi perch non capisco niente.

CHIRCHIARO - La servo subito. Non solo le far vedere che lei non capisce niente; ma anche toccare con mano che lei un mio nemico.

DANDREA - Io?

CHIRCHIARO - Lei, lei, sissignore. Mi dica un po: sa o non sa che il figlio del sindaco ha chiesto il patrocinio dellavvocato Lorecchio?

DANDREA - Lo so.

CHIRCHIARO - E lo sa che io, io, Rosario Chirchiaro, io stesso sono andato dallavvocato Lorecchio a dargli sottomano tutte le prove del fatto, cio, che non solo io mi ero accorto da pi di un anno che tutti, vedendomi passare, facevano le corna e altri scongiuri pi o meno puliti; ma anche le prove, signor giudice, prove documentate, testimonianze irrepetibili, sa, irrepetibili di tutti i fatti spaventosi, su cui edificata incrollabilmente, incrollabilmente, la mia fama di jettatore?

DANDREA - Voi? Come? Voi siete andato a dar le prove allavvocato avversario?

CHIRCHIARO - A Lorecchio. Sissignore.

DANDREA - (pi imbalordito che mai) Eh Vi confesso che capisco anche meno di prima.

CHIRCHIARO - Meno? Lei non capisce niente!

DANDREA - Scusate Siete andato a portare codeste prove contro di voi stesso allavvocato avversario; perch? Per rendere pi sicura lassoluzione di quei due? E perch allora vi siete querelato?

CHIRCHIARO - Ma in questa domanda appunto la prova, signor giudice, che lei non capisce niente! Io mi sono querelato perch voglio il riconoscimento ufficiale della mia potenza. Non capisce ancora? Voglio che sia ufficialmente riconosciuta questa mia potenza terribile, che ormai lunico mio capitale, signor giudice!

DANDREA - (facendo per abbracciarlo, commosso) Ah, povero Chirchiaro, povero Chirchiaro mio, ora capisco! Bel capitale, povero Chirchiaro! E che te ne fai?

CHIRCHIARO - Che me ne faccio? Come, che me ne faccio? Lei, caro signore, per esercitare codesta professione di giudice, anche cos male come la esercita, mi dica un po, non ha dovuto prendere la laurea?

DANDREA - Eh s, la laurea

CHIRCHIARO - E dunque! Voglio anchio la mia patente. La patente di jettatore. Con tanto di bollo. Bollo legale. Jettatore patentato dal regio tribunale.

DANDREA - E poi? Che te ne farai?

CHIRCHIARO - Che me ne far? Ma dunque proprio deficiente lei? Me lo metter come titolo nei biglietti da visita! Ah, le par poco? La patente! Sar la mia professione! Io sono stato assassinato, signor giudice! Sono un povero padre di famiglia. Lavoravo onestamente. Mi hanno cacciato via e buttato in mezzo a una strada, perch jettatore! In mezzo a una strada, con la moglie paralitica, da tre anni in un fondo di letto, e con due ragazze, che se lei le vede, signor giudice, le strappano il cuore dalla pena che le fanno, belline tutte e due; ma nessuno vorr pi saperne, perch figlie mie, capisce? E lo sa di che campiamo adesso tutte quattro? Del pane che si leva di bocca il mio figliuolo, che ha pure la sua famiglia, tre bambini! E le pare che possa fare ancora a lungo, povero figlio mio, questo sacrificio per me? Signor giudice, non mi resta altro che di mettermi a fare la professione di jettatore!

DANDREA - Ma che ci guadagnerete?

CHIRCHIARO - Che ci guadagner? Ora glielo spiego. Intanto, mi vede, mi sono combinato con questo vestito. Faccio spavento! Questa barba questi occhiali Appena lei mi fa ottenere la patente, entro in campo! Lei dice, come? Me lo domanda, ripeto, perch mio nemico!

DANDREA - Io? Ma vi pare?

CHIRCHIARO - Sissignore, lei! Perch sostina a non credere alla mia potenza! Ma per fortuna ci credono gli altri, sa? Tutti, ci credono! Questa la mia fortuna! Ci sono tante case da giuoco nel nostro paese! Baster che io mi presenti. Non ci sar bisogno di dir niente. Il tenutario della casa, i giocatori, mi pagheranno sottomano, per non avermi accanto e per farmene andar via! Mi metter a ronzare come un moscone attorno a tutte le fabbriche; andr a impostarmi ora davanti a una bottega, ora davanti a unaltra. L c un giojelliere? Davanti alla vetrina di quel giojelliere mi pianto l, (eseguisce) mi metto a squadrare la gente cos, (eseguisce) e chi vuole che entri pi a comprare in quella bottega una gioja, o a guardare a quella vetrina? Verr fuori il padrone, e mi metter in mano tre, cinque lire per farmi scostare e impostare da sentinella davanti alla bottega del suo rivale. Capisce? Sar una specie di tassa che io dora in poi mi metter a esigere!

DANDREA - La tassa dellignoranza!

CHIRCHIARO - Dellignoranza? Ma no, caro lei! La tassa della salute! Perch ho accumulato tanta bile e tanto odio, io, contro tutta questa schifosa umanit, che veramente credo, signor giudice, davere qua, in questi occhi, la potenza di far crollare dalle fondamenta unintera citt! Si tocchi! Si tocchi, perdio! Non vede? Lei rimasto come una statua di sale! (DAndrea, compreso di profonda piet, rimasto veramente come un balordo a mirarlo) Si alzi, via! E si metta a istruire questo processo che far epoca, in modo che i due imputati siano assolti per inesistenza di reato; questo vorr dire per me il riconoscimento ufficiale della mia professione di jettatore!

DANDREA - (alzandosi) La patente?

CHIRCHIARO - (impostandosi grottescamente e battendo la canna) La patente, sissignore! (Non ha finito di dire cos, che la vetrata della finestra si apre pian piano, come mossa dal vento, urta contro il quadricello e la gabbia, e li fa cadere con fracasso)

DANDREA - (con un grido, accorrendo) Ah, Dio! Il cardellino! Il cardellino! Ah, Dio! morto morto Lunico ricordo di mia madre Morto morto (Alle grida, si spalanca la comune e accorrono i tre Giudici e Marranca, che subito si trattengono allibiti alla vista di Chirchiaro)

TUTTI E TRE - Che stato? Che stato?

DANDREA - Il vento la vetrata il cardellino

CHIRCHIARO - (con un grido di trionfo) Ma che vento! Che vetrata! Sono stato io! Non voleva crederci e gliene ho dato la prova! Io! Io! E come morto quel cardellino, subito (gli atti di terrore degli astanti, che si scostano da lui) cos, a uno a uno, morirete tutti!

TUTTI E TRE - (protestando, imprecando, supplicando in coro) Per lanima vostra! Ti caschi la lingua! Dio, ajutaci! Sono un padre di famiglia!

CHIRCHIARO - (imperioso, protendendo una mano) E allora qua, subito, pagate la tassa! Tutti!

TUTTI E TRE - (facendo atto di cavar danari dalla tasca) S, subito! Ecco qua! Purch ve nandiate! Per carit di Dio!

CHIRCHIARO - (esultante, rivolgendosi al giudice DAndrea, sempre con la mano protesa) Ha visto? E non ho ancora la patente! Istruisca il processo! Sono ricco! Sono ricco!

SIPARIO

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