La paura numero uno
Commedia in tre atti
di Eduardo De Filippo
(Su IL DRAMMA n. 133 del 15 maggio 1951)
Rappresentata la prima volta al Festival Teatrale di Venezia il 29 luglio T95O, dalla Compagnia del Teatro di Eduardo
LE PERSONE:
MATTEO GENEROSO
VIRGINIA, sua moglie
EVELINA, loro figlia
MARIA, loro nipote
ARTURO, fratello di Virginia
LUISA CONFORTO
MARIANO, suo figlio
VERA DI LORENZO
ANTONIO
VINCENZA, cameriera di casa Generoso
IL BRIGADIEBE di Pubblica Sicurezza
La signora BRAVACCINO
LO ZIO -
Il farmacista DI STASIO
La signorina SIVODDIO
Il dottor CIRILLO
CARABELLA, salumiere
Un commesso
Pellegrini di tutte le nazionalit.
Questa commedia fu rappresentata la prima volta al Teatro La Fenice di Venezia il29 luglio 1950, in occasione e per invito del Festival Internazionale del Teatro , dalla Compagnia del Teatro di Eduardo con Tltina De Filippo. Tutti i diritti riservati all'autore.
ATTO PRIMO
In casa Generoso. Una camera di soggiorno situata al centro dell'appartamento. Quasi tutta la parte di fondo costituita da un ampio finestrone a vetri, dal quale si scorge la ringhiera che delimita il quadrato del cortile, nonch, oltre di essa, al centro, le porte degli altri appartamenti, e la scala che conduce ai piani superiori. Nella stanza vi sono tre porte. Quella in prima a sinistra d nelle altre camere dell'appartamento. Quella in prima a destra d in cucina, e quella in seconda nell'ingresso comune. Mobilio di gusto discutibile, ma sostanzioso, rassicurante. Sulla parete di sinistra, oltre la porta, un mobile libreria con alzata e il sotto a due sportelli. Un ampio scrittoio. Un tavolo, un divano, sedie e poltrone. In fondo, al centro del finestrone, un mobile radio. Sulle sedie, sui mobili, e specialmente sullo scrittoio, figureranno mucchi di giornali illustrati e quotidiani, d'ogni genere e tendenza politica.
(Nella stanza si trovano Virginia, Evelina, Maria e Vincenzo. Virginia, eccitata e accaldata in volto, cerca nervosamente qualche cosa sullo scrittoio. Evelina e Maria frugano fra i giornali. Vincenza si d da fare anch'essa, ma senza soverchia convinzione).
Virginia (spazientita per la ricerca vana) Niente... chi te la d... Cercate voi, vedete se la potete trovare... se no io, come mi arrivata la nervatura fino alla cima dei capelli, apro il finestrone e butto i mobili in mezzo al cortile.
Evelina Ma se vi fate prendere dai nervi peggio; voi statevi seduta, cerchiamo noi con calma.
Maria (ha trovato una carta) Fosse questa? Zi' Virg, vedete. (Gliela porge).
Virginia (dopo averla osservata fuggevolmente, si ribella per l'incomprensione della nipote, e grida) No! Non questa. Ti ho detto che dev'essere una carta rosa. Questa verde... Che me la fai vedere a fare?
Maria E non gridate, 'a zi'. Se mi pigliate a strilli in testa, peggio. (Piange) Poi dite che sono rimbambita...
Virginia Uh, Madonna mia... trvane tu una strada qualunque... Questo l'inferno... L'inferno questo.
Maria (piagnucolando, ha trovato un'altra carta. Si avvicina alla zia e gliela mostra) Fosse questa?
Virginia (esasperata) Questa gialla! Ti ho detto che dev'essere una carta rosa. Non lo vedi che questa gialla!
Maria Io la vedo rosa.
Vincenza (ha trovato anch'essa una carta, e la porge a Virginia) Fosse questa qua?
Virginia Questa rossa! Di' 'a verit, la vedi rosa pure tu?
Vincenza No, ma a me il rosa mi piace quando rosso.
(Campanello interno).
Virginia Apri la porta, muviti. (Vincenza esce per la comune) Rosa, rosso, giallo... Quant' brutto avere a che fare con i fessi.
Antonio (dalla comune) Buongiorno a tutti.
Virginia A proposito d'intelligenza.
Antonio (avvicinandosi a Maria, con interessamento) Mar, tu perch piangi?
(Scorgendo il malumore di Evelina)
E voi che avete? Donna Virg, ch' stato?
Virginia (ironica) Stiamo allegri, lo vedete... allegria generale. Dobbiamo ringraziare a voi.
Antonio Ma perch, ho mancato in qualche cosa?
Virginia Chi vi disse di andare a svegliare i serpi sopra al municipio?
Antonio Il municipio?
Maria Il fatto della campagna.
Antonio La campagna?
Virginia Eh, va bene... 'o palazzo uto e 'a signora sorda .
Maria Te lo dissi pur'io di non andarci.
Virginia Ma siccome tenete 'a capa tosta...
Antonio Ah s, la campagna. Ma io ci andai nel vostro interesse. E siccome devo sposare vostra nipote, mi permetto dire nell'interesse vostro e mio. Voi le cose le prendete troppo alla leggera.
Virginia E voi per prenderle alla pesante... per andare a domandare, ad informarvi, a mettere come si dice carne a cuocere , vi siete fatto dodici anni di vita militare, fra soldato e prigioniero.
Antonio Allora mi dovevo far dichiarare disertore, e aspettare i carabinieri a casa?
Virginia E va bene. Io l'ho detto poco fa: quant' brutto avere a che fare con la gente come voi.
Antonio Come me, come?
Virginia Come mia nipote, la vedete... Quello Iddio prima li fa, e poi li accoppia. Benedetta la mano del Signore... Noi due mesi fa, a tavola, voi presente... per disgrazia, facemmo una discussione cos innocente... Diss'io: Gu, da prima della guerra non arrivata pi la tassa per la mia campagna di Fratta. O se ne sono dimenticati, o ci hanno perduto di vista: meno male . Questo dissi. Bisognerebbe interessarsene , diceste voi. Come infatti, ve ne siete interessato!
Antonio Allora, sarebbe stato meglio vedersi arrivare l'esproprio, da un momento all'altro?
Virginia arrivato!
Antonio L'esproprio?
Virginia No, ma qualche cosa di simile. Calcolando quello che pagavamo prima, in rapporto ai decreti di oggi, fra multe, arretrati e aumenti, forma una cifra tale che, se ce la vendiamo, ci dobbiamo rifondere il resto sopra, per pagare le tasse. arrivata una carta, quindici giorni fa... Mio marito non mi disse niente... perch con la testa scombinata che tiene non si ricord di dirmelo... poi me l'ha detto, la carta chi lo sa dove l'ha messa... e non sappiamo dove e quando ci dobbiamo presentare.
Maria Una carta rosa, che io la vedo rosa, ma gialla.
Antonio E voi pensate che la carta arrivata per colpa mia? Io pare che andai a dire l sopra: Badate che per la campagna dei signori Generoso, la tassa non arrivata pi . Allora, mi giudicate male. Io non sono un bambino. Feci finta di interessarmi alla campagna come un compratore, e che volevo sapere, in linea amichevole, che tasse si pagavano... (Campanello interno).
Virginia (nauseata) Uh, sentite... Io con voi non ci voglio parlare, perch mi si attacca tutta la nervatura.
Mariano (dalla comune, a braccetto con sua madre Luisa) Buongiorno a tutti.
Luisa Buongiorno, donna Virg.
(Tutti rispondono al saluto).
Mariano (a sua madre) Sedetevi qua. Cos, mentre vi riposate un poco, io scendo un momento abbasso al portone con Evelina, pecche ce 'a voglio fa' vede. (Fuggevolmente ad Antonio) Salute, Ant.
(Si avvicina ad Evelina per salutarla) Staje 'e malumore?
Evelina No. (Con interesse) L'hai comprata?
Mariano M scendiamo...
(E continuano a parlare sottovoce).
Luisa S' comprata quella motocicletta corta corta, con le ruote piccole piccole...
Mariano La Lambretta, mamm.
Luisa Eh, s... che a me mi fa una paura... Basta, meglio che non ne parliamo. Neh, al ritorno, non mi voleva portare sul sedile di dietro? A chi!... ho detto io. Non per paura, perch dal momento che ci andava lui sopra, ci potevo andare pure io; ma il rumore che fa mi stordisce... e po', io so' grossa, pesante... non sta bene all'et mia. Cos ho preso un tass, e ho detto: Vai appresso al signorino... . (con amoroso rimprovero) Gli avevo detto di non correre... io non lo perdevo d'occhio, da dentro al tassi... Certi momenti, passava fra le automobili, che pareva che allora allora lo investivano . E il cuore mi andava per aria. Gi, se succedeva qualche cosa a lui, mi buttavo dal tassi pur'io.
Mariano Vieni, Evel, la proviamo insieme. (Ad Antonio) Venite pure voi.
Luisa Fagliela vedere, ma non ci montare.
Mariano E allora che me l'aggio accattata a ffa? Venite. (Alle signore) Permettete.
Antonio Io ci sono andato una volta...
Mariano Ah, ci sai andare?
Antonio No. Ci sono andato una volta, sotto, perch fui investito. Stavo ancora vestito da soldato. Tornavo dalla prigionia...
(E i quattro giovani escono parlottando).
Luisa Statevi attenti... (Dall'interno si ode un superficiale S, s dei quattro. Alludendo al figlio) Quanto simpatico... vero, donna Virg? Sto sempre in pensiero. Quante notti mi sveglio, e devo andare in camera sua a vedere se sta dormendo, se ha smorzato la luce. Non lo fa apposta. distratto. Certe volte s'addormenta con la luce accesa. Lui dice che non l'avverte, e che non gli d fastidio. Invece, non vero. La luce distrugge la parte migliore del sonno che, per soddisfare il nostro organismo, deve giovarsi dell'oscurit completa. Perci 'o Padreterno ce fa chiudere ll'uocchie, quanno ce vulimmo addurm. E poi la spengo pure... pecch... nun me fido d' 'o ved. Lui ha l'abitudine 'e durm supino. Quando lo vedo immobile... con gli occhi chiusi... mi fa impressione... E io stuto 'a luce.
Virginia Ma voi non vi dovete fissare. Capisco l'attaccamento...
Luisa No, non potete capire quali sono i sentimenti veri che mi spingono a certe manifestazioni che possono apparire esagerate agli occhi degli altri. Sono una donna sola. Resto per molte ore della giornata, sola. E non ne faccio colpa a nessuno: voglio sta' sola. E penzo penzo... Voi siete anziana come me; tente na figlia, e mi potete considerare. Io penso che non faccio abbastanza per lui; che nun 'o voglio bene come sarebbe giusto; che... dentro di me... non mi giudicate male... forse nun 'o voglio proprio bene. Che ho voluto troppo bene a Gastone, il fratello. E che perci sono stata punita.
Virginia Ma che ghiate dicenno...
Luisa Lasciatemi finire. cos raro che io riesca a parlare con qualcuno, mi fa bene. Devo fare assai per lui. Devo fare pi di quello che le mie forze stesse mi consentono di fare. E po' me pare ca nun tengo tiempo. Oggi, per esempio, ho l'impressione che potevo fare qualche cosa per lui, ieri, e che non l'ho fatta. Penso a quello che vorrei fare per lui domani... e il giorno appresso non lo faccio perch mi sembra poco... Facimmole spus al pi presto. Sono cos contenta di vostra figlia. Evelina tanto buona. Che s'aspetta? Io sono contenta, voi pure. 'E guagliune se vonno bene... Perch non fissiamo una data definitiva?
Virginia Ma che volete sapere? Io combatto con la testa di mio marito.
Luisa E che difficolt pu trovare? Ha sempre detto che vuole bene a mio figlio... che lo stima...
(Campanello interno).
Virginia Per questo potete stare tranquilla, oggi ce ne parlo un'altra volta.
Arturo (dalla comune) Buongiorno.
Virginia Gu, Art. Come stai? Io ti aspettavo stamattina presto.
Arturo Signora Luisa, ben trovata.
Luisa Bene arrivato a voi.
Arturo Perch ieri sera dovetti prendere un altro treno. Avevo bisogno di rimanere nell'ufficio un altro paio d'ore, per dare delle disposizioni. Il telegramma tuo mi ha impressionato. (A Luisa) Io sono a Bari da sei mesi. Ho impiantato un cantiere importante. Dovr rimanere l un paio d'anni... (A Virginia) Ho portato le valige in albergo perch so che qua non c' posto. Ma ch' stato?
Virginia E siediti, ripsati. M sei arrivato. Pi tardi ti spiego.
Luisa Io vi lascio tranquilli. (Fa per avviarsi) Me ne salgo. Chi sa dov' andato Mariano, con quella cosa... quella motocicletta corta corta con le ruote piccole piccole.
Arturo La Lambretta.
Luisa Gi. Pure voi la conoscete, vero?
Arturo Come no.
Luisa cos pericolosa...
Arturo Macch. Anzi, un mezzo tranquillissimo.
Luisa Voi non avete figli, vero?
Arturo No.
Luisa Io ne avevo due... e adesso ne ho uno. Permesso. (Ed esce per la comune).
Arturo Povera donna. (A Virginia) E che avete fatto, avete precisata la data per il matrimonio di E velina col figlio?
Virginia Poi parleremo pure di questo.
Arturo Mi hai spaventato. Tu hai un carattere allarmistico, ti conosco bene... ma capirai, t'arriva un telegramma 'e bello... Urge tua presenza prendi primo treno . Non sapevo a che pensare...
Virginia Si sapisse qual era il mio stato d'animo, quanno aggio fatto 'o telegramma...
Arturo Ma di che si tratta?
Virginia Matteo.
Arturo Mb?
Virginia (seriamente preoccupata) Se continua di questo passo, lo portiamo diritto diritto al manicomio.
Arturo Io l'ho pensato che si trattava di questo. Ma sempre per la stessa ragione?
Virginia Con la sua fissazione ci sta distruggendo. Sta distruggendo una famiglia.
Arturo Colpa tua.
Virginia (risentita) Art, ma tu dici sul serio?
Arturo S, Virg, dico sul serio. Perch, ripeto, ti conosco bene.
Virginia (impermalita, scatta) Art, se sei venuto per farmi toccare i nervi pure tu, meglio che ti pigli il treno e te ne torni a Bari un'altra volta.
Arturo E gi, io po' piglio Napoli pe' Galleria. Non facciamo discorsi da bambini. Se hai sentito il bisogno di mandarmi a chiamare, lo hai fatto per avere un consigli. Soprattutto, dicevo, parlando del tuo carattere, quando puoi contraddire tuo marito, ti senti eroica, felice. Che ti costa a te, santo Dio... il dargli ragione qualche volta? L'assecondarlo, ecco tutto.
Virginia Ma assecondarlo in che, nella sua follia? E starramo frische. Ma capisci che se ancora si occupa di qualche cosa, lo fa proprio perch io gli d in testa, dalla mattina alla sera? Per lui tutto diventato inutile. Questo? Che lo facciamo a fare! . Quest'altro? E a chi lo presentiamo? . Siete degli incoscienti! Non avete il minimo sentore di quello che sta accadendo . Uno il suo chiodo. Una la sua idea fissa.
Mariano (dalla comune, seguito da Evelina) Eccoci qua. (Scorgendo Arturo) Bene arrivato, don Art.
Evelina Zio Arturo... come state?
Arturo (abbracciando la nipote) Bene, grazie.
Maria (entrando) Zio Arturo caro...
Arturo (abbracciando Maria) Cara Maria. 'O sposo che fa? 'O tirate nterra stu capo... o no?
Maria A vvuje ve piace 'e pazzi.
Arturo No, ma dieci anni di fidanzamento... me preno nu poco troppo.
Maria Emb, chillo 'o diavolo ce mette 'a coda.
Virginia Evel, perch non si pu fissare la data del matrimonio tuo con Mariano?... Va, dincello a zio Arturo. Accuss se fa capace.
Evelina Perch pap dice che da un momento all'altro scoppia la guerra.
Maria Dice che aprire famiglia, in questo momento, da pazzi.
Evelina Ha detto che devo aspettare la maggiore et, cos la responsabilit la piglio io, perch lui non vuole portare scrupoli sulla coscienza.
Maria Io non mi posso sposare perch Antonio tornato da poco dalla prigionia e non ha trovato ancora una sistemazione, e va bene. Ma lui ha detto: Ringrazia la Provvidenza. Come potete pensare di sposarvi, con una guerra che deve scoppiare? Siete pazze! Se rimanete in istato interessante, andate sgravando per dentro ai ricoveri? .
Virginia Questo ha detto, persino Hai capito, Art? Non lavora, non guadagna una lira... io provvedo a tutto con quello che mi rimasto della mia dote... che quando sar finita, ti saluto. diventato una pila elettrica. Se te lo vuoi fare amico devi parlare di guerra, di come scansare la morte, di come trovare un rifugio sicuro e in quale paese. Questi sono i discorsi e basta. E la casa va alla deriva... Pure la cucina diventata inutile. Non mangia niente... ridotto uno straccio, tu se lo vedi non lo riconosci pi. E vado io stessa in cucina per preparargli le pietanze... sai, conosco i suoi gusti... Niente: non mangia. Insomma, non l'ho perduto in guerra, il marito, lo devo perdere per debolezza? Se lo vedi diventato magro cos... Quant' brutto, nun me fido manco d' 'o guard.
Arturo Virgi, non ci burliamo. La preoccupazione della guerra ce l'abbiamo tutti quanti. Voglio dire che uno, prima di fare un affare, di investire dei capitali, ci pensa un poco. Ma ognuno cerca di non appesantire il proprio stato d'animo, di farsene una ragione... Matteo, l'ho sempre detto, un uomo impressionabile... non ha saputo riaversi dopo i guai che ha passato per l'ultima guerra. Diciamo quello che : Matteo, con una famiglia sulle spalle, se la vide brutta. Non trovava pace: sfolla a destra... sfolla a sinistra. Ecco perch dicevo che gli dovresti dare ragione.
Virginia Art, ma tu fusse venuto 'a Bari pe' me ncuit? Ma gli devo dare ragione in che modo? Gli devo dire: S, hai ragione: la guerra scoppia domani . Il giorno appresso, quella non scoppia, e stiamo punto e da capo.
Arturo Che c'entra...
Virginia Oppure, secondo te, mi devo andare a buttare ai piedi del Capo del Governo... Eccelle, fatemi la carit, fate scoppiare la guerra, se no mio marito non si calma! .
Arturo (le ultime parole di Virginia lo colpiscono. Bimane assorto in un pensiero che lo incoraggia e lo diverte insieme. Dopo una pausa, rivolgendosi a Mariano)
Mi faresti un favore?
Mariano Figuratevi.
Arturo (staccando una piccola chiave dalla catenina) Vuoi andare un momento allo studio mio, a due passi?
Mariano S, ci sono venuto tante volte.
Arturo Questa la chiave dello studio, e questa... (ne stacca un'altra e gliela porge) ...apre il mobile che sta dietro allo scrittoio. Mi devi prendere uno scatolo di pelle nera. Non proprio uno scatolo... come fosse una borsa. Vicino ci sta una macchina fotografica. Ma ci devi mettere dieci minuti.
Mariano Una volata. (Esce per la comune).
Arturo Voi m mi fate la santa cortesia di non dire a Matteo che sono a Napoli, se no s'impressiona. Io mi presenter pi tardi, facendo finta di essere arrivato in quel momento. Non lo contraddite, e lasciate che ci parli io.
Matteo (dall'interno, come parlando a qualcuno) Quando?... Pi tardi? E stanno freschi. Come mi sento oggi, voglio d retta proprio a loro.
Arturo (avviandosi verso la prima a sinistra) Io sto in cucina. (Esce).
Matteo (c. s.)E se lo trovano, un altro amministratore del palazzo. Io non mi sento bene, e non mi posso occupare del condominio. (La sua voce, in contrasto con l'affermazione di non sentirsi bene, robusta e ferma).
Virginia Sentitelo... sentitelo... Madonna mia, mettici tu una mano!
Matteo Devi dire al condominio che fra poco non saremo nemmeno in grado di amministrare le macerie del palazzo.
(Entra dalla comune. un uomo sui cinquant'anni: ossuto, robusto; ma il volto patito, smunto. Sono evidenti in lui i segni di una lotta interna, la quale, giorno per giorno, lo rende sempre pi esaltato. Il vestito gli soverchia addosso. Stringe un pacco di giornali nella mano, altri sbucano dalle tasche. Gli pende al collo la cravatta disfatta. La camicia aperta fino al terzo bottone. Stringe fortemente a s il braccio sinistro, come se reggesse qualche cosa sotto l'ascella. Infatti, vi ha applicato il termometro. Nell'entrare, scorge i familiari e volge loro lo sguardo accorato e patito, per impietosirli. Siede su di una poltrona a destra. Dopo una pausa, stacca il termometro e l'osserva)
Non segna. Famiglia mia, il termometro di colui che fu il solerte, il cosciente, l'abnegato capo di casa e padre di famiglia... non segna pi. Appena appena qualche lineetta. Meglio cos... la fine. (Alla moglie) Virg, ci siamo. (Mostrando i giornali) Parlano chiaro. Non pi un mistero. E come faremo? Chi avr la forza di affrontare altri disagi, altri guai? Uno pare che tne vint'anne. E poi, a parte gli anni, la guerra passata ci ha distrutto il sistema nervoso, il fisico non ce la fa pi. Vuie vedite 'o Pateterno... e chi se mette a correre 'e notte, per andare ai ricoveri? Io n'ata guerra nun 'a faccio! Nun 'a faccio! Noi si pu dire che da poco ci siamo ripresi, ci siamo messi un poco a posto... Ca puzzate jett 'o sango! Accummenciano n'ata vota cu' 'o sfollamento?... La roba di casa sparsa e perduta a destra e a sinistra... Io 'a poco aggio fatto biancheggia 'a cucina... Le lenzuola me l'aggio accattate fresche fresche... 'e mata-razze, tutta lana di Scozia... ogni fiocco di lana una pecora scozzese... Poveri matarazzi miei... Virg, ci siamo. Ho visto una ragazza a Toledo, non c'era male... che mordeva, pi che mangiare, un cannolo alla siciliana, ridendo con una sua compagna, che le diceva: Dammnne nu poco!... . Dal tono, ho capito che voleva dire: Forse l'ultimo cannuolo che ci mangiamo insieme: meglio ca ce 'o spartimmo . Mi sono avvicinato con molta delicatezza, e ho detto: Non c' bisogno di dividere quello. Ve lo compro io un altro cannuolo... Venite! . Una delle due ha risposto, con una sovreccitazione intollerante, dovuta al clima in cui viviamo: 'A tiene na sora bbona? Ce l'accatte a ssoreta 'o cannuolo. Cammina, Cuncett! . Hanno affrettato il passo, e le ho viste scomparire in mezzo alla folla. Una folla che percorre le strade gesticolando disordinatamente, chiacchierando con un tono di voce sproporzionato, isterico. E si riversano nei ristoranti, nelle rosticcerie, nei cinematografi, nei teatri, nei ritrovi notturni... Add 'e ppigliano 'e denare, nun capisco... mah, chesto s' 'o vvedono lloro... Con una furia avida di chi capisce il baratro che gli si spalancher davanti, da un attimo all'altro.
Virginia Ma add 'e vvide tu, tutte sti squilibrate, tutta sta ggente malaurie che te fa turn 'a casa cchi malaurio 'e lloro? Io, quando esco, vedo tutta gente tranquilla, ca se diverte, va in automo-bile, a teatro... se va a fa' na scampagnata c' 'a famiglia, pe' piglia nu poco d'aria. Tutta gente che campa cujeta e ngrazia 'e Dio, e ca nun ha passato 'o diciassette c'avimmo passato nuie, cu te dint' 'a casa!
Matteo Come manifestazione di spirito folkloristico, il tuo modo di esprimerti non c' male, anzi fa addirittura faville. Ma non trova conclusioni. In altri termini, sei una cretina spiritosa.
Virginia Bada come parli.
Matteo (scattando) Perch se non vedi quello che vedo io, vuoi dire che non osservi; non raccogli. Vuol dire che quando ti porto con me per la strada, comme si me purtasse un bastone, nu mbrello... Ma nun 'e vvide 'e negozie pieni? Non vedi che la gente compra vestiti e scarpe come se fosse niente?
Virginia Ma allora, secondo te, la gente deve andare scalza? S'accatta 'e scarpe?... S'accatt' 'e vestite?... Viate a lloro ca tneno 'e solde!
Matteo Ma insomma, non capisci che la gente compra perch dice: meglio ca me ne veco bene! . E che soprattutto cerca di stordirsi, di distrarsi perch non vuole pensare?
Virginia Ma quando buono buono ce penza, ne ricava qualche cosa? Se la guerra deve scoppiare, scoppia, con le scarpe o senza le scarpe.
Matteo E noi l'aspettiamo... cos... con i pollici nella cintola.
Virginia E allora comme 'a vuo' aspetta, Matt? Ce avimma ntussec ore minuti e momenti, chesto avimma fa?
Matteo Ognuno l'aspetta come vuole. Io la aspetto come voglio io e tu come vuoi tu.
Evelina Io mi voglio sposare perch non ne posso pi.
Matteo Adesso la devi dire tutta. Non ne puoi pi di che cosa?
Evelina Di aspettare! E pure perch il dottore disse a mamm, e io sentivo dietro alla porta, che il matrimonio mi far bene.
Maria E pure a me, per via della disfunzione che non mi ha fatto crescere tanto.
Matteo Perch - secondo te - se ti sposi cresci di qualche mezzo metro. (Gridando) incoscienza! Siete degli incoscienti!
(Matteo gira la chiavetta della radio. Trasmissione in corso relativa agli armamenti).
Voce dello SpeakerDal Messaggero di Roma, mercoled 7 giugno 1950. A proposito di una possibile invasione dell'Europa occidentale, il ministro ha detto: Il mezzo migliore per impedire una simile catastrofe consiste nell'essere pronti ad affrontare quelle masse di forze terrestri potentemente meccanizzate. (Pausa) Londra. (Pausa) Il ministro della guerra ha cercato stasera, in un suo discorso, di destare un po' di ottimismo nell'opinione pubblica. Questo non l'inizio di una terza guerra mondiale, ha asserito, ma le sue parole parevano portare l'eoo di una scarsa convinzione. Sebbene la sua frase rispecchi l'opinione prevalente nei circoli responsabili britannici, ci che pi infatti si teme e si considera possibile non una deflagrazione totale, ma bens l'inizio di una forma di guerriglia su scala mondiale, destinata a prolungarsi anche per anni e a concludersi, al momento opportuno, con il cozzo finale.
Matteo (chiudendo la radio) Avete capito!... Figuratevi che sar il cozzo finale!
Vincenza (dalla comune) Fuori ci sta il dottor Cirillo.
Matteo Ho detto che non mi sento bene. Non posso ricevere nessuno. Lo volete capire che il termometro non segna?
Cirillo (dalla comune) Se il termometro segna o non segna, non ha importanza, la terza volta che convocate il consiglio dei condomini, e dite che vi sentite male. E per via del vostro stato di salute, 'a signora 'o quarto piano se n' infischiata di tutte le nostre proteste, ha fatto la sopraelevazione, fra giorni far pure la copertura... e ti saluto. Si vocifera che vi ha dato il sottomano. Fra mezz'ora saremo tutti da voi. (A Virginia) Scusate, signora, sono entrato senza chiedere permesso... (A Matteo) E non vi fate venire nessuna malattia. A pi tardi. (Esce).
Matteo (dopo pausa) Incosciente pure tu! (A Virginia) Io me ne vado in camera mia. Mi chiudo dentro. Non voglio vedere nessuno.
Virginia E quando questi vengono?
Matteo (dopo aver riflettuto ) Mi hanno proposto la compera di un terreno nell'interno di Positano. Ci sta una piccola cappella del quattrocento con un cimitero scavato sottoterra. Quando sar il momento...
Virginia Ce vaje tu.
Matteo Incoscienti siete. (Esce per la sinistra).
Arturo (dalla destra. Scorrendo un foglio su cui, evidentemente, ha scritto qualche cosa un momento prima, perch mentre lo legge si rimette in tasca la stilografica) Ecco fatto.
Virginia Hai sentito? Dimmi sinceramente se ho torto o ragione.
Mariano (dalla comune. Reca lo scatolo di pelle nera) Eccomi qua. (Lo porge ad Arturo) questo?
Arturo S, proprio questo. (Mariano gli restituisce le chiavi) Tu tieni un poco di tempo?
Mariano S.
Arturo (apre lo scatolo e ne tira fuori un microfono con un filo lunghissimo, alla cui punta si scorge una spina da innestare. Osservando l'orologio) l'una meno dieci. Fra dieci minuti attaccati a questo microfono e leggi quello che ho scritto su questa carta... (E consegna a Mariano la carta che aveva portato con s nella scena precedente).
Mariano Fra dieci minuti?
Arturo E con una bella voce, chiara, forte.
Mariano Va bene. (Esce per la prima a destra).
Arturo (passa il filo sotto i mobili e tutt'intorno alla stanza, finch giunto vicino all'apparecchio radio, e dopo averlo spostato, innesta la spina in un punto della parte posteriore dell'apparecchio).
Matteo (entra dalla sinistra come per chiedere qualcosa alla moglie) Virg... (Scorgendo Arturo, l'abbraccia piangendo) Gu, Art, ci siamo visti un'altra volta. Hai letto i giornali? (Arturo afferma) Quando sei arrivato?
Arturo In questo momento. Ho lasciato Bari in fretta perch ti devo parlare. La radio funziona!
Matteo Comme no.
Arturo (consultando l'orologio) L'una meno sette. (Assumendo un'aria grave e un tono di voce accorato) Ci siamo.
Matteo Ma ch' stato, Art?
Arturo A Bari ho avuto occasione di conoscere sua eccellenza... non ti posso fare il nome perch ho promesso di tacerlo... Insomma, una persona che sta cucita a filo doppio con il Capo del Governo. Mi ha chiarito tutta la situazione. Raccogliamoci intorno alla radio. Venite.
(Siede davanti all'apparecchio radio e lo mette in funzione. Matteo e le donne, incuriosite, lo circondano)
Sedetevi.
(I quattro seggono).
Matteo Ma mi vuoi spiegare?
Arturo Non hai capito, Matt? Mi sono spiegato cos bene! Avevi ragione tu: la guerra. Tutti i quattro quarti del mondo... Stati repubblicani, monarchici, sovietici, non hanno potuto esimersi. Persino le pi piccole repubbliche: la Svizzera, il Principato di Monaco, San Marino...
Matteo Ci sono state delle alleanze... Noi con chi siamo?
Arturo Con nessuno. E questo il bello. La persona di cui non posso farti il nome mi ha spiegato tutto. Il piano stato elaborato per circa due anni; finalmente lo mettono in pratica. il mondo che dichiara la guerra.
Matteo Ma a chi?
Arturo A se stesso. A se stesso nel senso che ognuno combatte la sua.
Matteo Ad un certo punto noi ci troveremo a combattere contro tutto il resto del mondo?
Arturo Gi, ma tutto il resto del mondo si trova nelle stesse condizioni. Quindi il blocco non potr mai pesare su di una nazione sola. I calcoli sono precisi. Si va per eliminazione. Chi ave 'a fortuna 'e riman all'ultimo, ha vinciuto 'a guerra.
Matteo E diventa padrone del mondo?
Arturo Si piglia tutto il mondo.
Matteo E non assai?
Arturo (guarda l'orologio) Come va?... l'una e tre minuti... (Osservando sul quadretto luminoso del mobile radio la lancetta che indica le diverse stazioni) E se capisce ca nun sentvemo niente... Qua sta spostata!
(Manovrando la piccola chiavetta, finge di trovare il punto giusto. Infatti si ode la voce di Ma-riano, che imita il pi possibile quella dello speaker).
Mariano ...Il governo non poteva esimersi, di fronte a questo conflitto, al quale partecipano tutte le nazioni...
Matteo Abbiamo perduto il principio.
Mariano L'ambasciatore ha ricevuto cento-sessanta dichiarazioni di guerra, e ne ha consegnate a sua volta altrettante. Il lavoro diplomatico stato intenso e faticoso se si tien conto che c' stato uno scambio per un ammontare di venticinquemila-settecentosessanta dichiarazioni di guerra. La, cerimonia si svolta in un clima sereno e piacevole di consapevole dignit protocollare. La nostra nazione conserver calma e disciplina, per affrontare i rigori di questa guerra che combattono tutti i popoli del mondo. I cittadini devono formarsi una disciplinata mentalit bellica, e applicare scrupolosamente le ordinanze impartite dalle autorit. In riferimento allo stato di guerra sono in corso disposizioni per disciplinare e bloccare i prezzi dei generi di prima necessit...
Matteo Mo accummencia 'a borsa nera n'ata vota.
Mariano ...Leggiamo ora le disposizioni del Ministro della Guerra, e del Prefetto. Per tutta la durata di questa guerra, che si prevede lunghissima, l'oscuramento non ci sar (Pausa) perch si capito che o con l'oscuramento o in piena luce, se deve cadere una bomba atomica, cade lo stesso. La vita cittadina si svolger su di un piano normale. I pubblici ritrovi, teatri, cinema, ristoranti, locali notturni, sale da ballo, ecc. svolgeranno i loro programmi normalmente e rispetteranno gli orari di apertura e di chiusura come in tempo di pace. (Pausa) Se per puro caso dovesse cadere una bomba atomica inesplosa, date le sue dimensioni minime - bisogna calcolare che non pi grande di un pallino da bigliardo - chi ha la fortuna di trovarla, tenuto a portarla personalmente al pi vicino commissariato e consegnarla nelle mani del brigadiere di servizio. Nel caso in cui costui si rifiutasse di accettarla, adducendo frasi codarde, si ha l'obbligo preciso, dopo aver denun-ziato il fatto al Ministero della Guerra, di custodire gelosamente l'ordigno prezioso, fino a quando i tecnici competenti non avranno prese le misure necessarie, affinch la rimozione di esso non possa recare danni ai terzi.
(Si ode il fischietto della trasmissione della Rai, imitato in maniera discutibile attraverso il microfono che nelle mani di Mariano, in cucina. Poi una voce di donna sempre imitata da Mariano)
... Trasmettiamo ora musica da camera. Denza: La mia bandiera . Canta il baritono De Bonis. Disco Voxbiscum.
Arturo (muovendosi per chiudere l'apparecchio) 'A musica, 'a vulite sent?
Matteo (con un filo di voce) No.
(Arturo chiude la radio).
Arturo Non mi aveva ingannato. La persona di cui non posso fare il nome, ha detto la verit. Siamo nuovamente in guerra, e chi sa per quanti anni. Avete sentito? La guerra si prevede lunghissima.
Virginia Madonna santa...
Evelina E chi se l'aspettava?
Matteo Voi no, ma io s. Io lo dicevo, lo presentivo.
Virginia Questi scherzano con le bombe atomiche... non avete sentito?
Matteo ( avvenuto in lui un cambiamento. Il tono della sua voce pacato, tranquillo. Il suo volto assume l'aspetto sereno e bonario dell'uomo normale. Accompagna ogni parola con un sorriso comprensivo e dolce)
Ma non credo. Vedi, Virg, come ho previsto la guerra, e tu mi davi dello squilibrato, cos ti dico: Stai tranquilla... per me la bomba atomica non verr usata da nessuno . Piuttosto bisogner provvedere per un poco di provvista, e di questo me ne occuper io. Olio, pasta, riso, pepe... Il pepe mancher e andr ai cieli. A me, se mi tolgono il pepe a tavola, mi hanno rovinato.
Virginia Matt, tu pienze 'o ppepe?
Matteo E a che mi vuoi far pensare? Oramai la guerra scoppiata... Hai sentito? La vita cittadina rimane inalterata. L'oscuramento non ci sar. Si prevede lunghissima... Che altro vuoi? Na sera ce ne jammo a nu teatro, n'ata sera a nu cinematografo... hadda fern! Se cade una bomba atomica... Salute a noi... pi di una non ne possono gettare.
Evelina Il guaio il mio, perch adesso si rimander il matrimonio a dopo la guerra.
Maria E se cade una bomba atomica restiamo zitelle.
Matteo Ma perch? Non detto ca pe' bia d' 'a guerra, si deve paralizzare il corso delle cose e dei fatti. Anzi, necessario fissare la data e celebrare i vostri due matrimoni al pi presto. Per Maria, penser io a darle una dote, perch se aspetta che Antonio si sistemi, sta fresca.
E velina (felice) Veramente, pap?
Matteo (carezzando la figlia) Ma certo. Sarebbe un egoismo da parte mia. Oramai la guerra scoppiata, bisogna pensare seriamente all'avvenire. (Ad Arturo) Art, tu che fai? Resti a Napoli?
Arturo Vado e vengo da Bari.
Matteo Virg, io vaco dinto, me voglio cagn stu vestito: 'o tengo ncuollo 'a na settimana. Acqua 'e Colonia ce ne sta?... (Rovista nelle tasche, tira fuori una carta e l'osserva) Ah, chesta 'a carta d' 'a tassa p' 'a campagna!... (Alla moglie che fa il gesto di prenderla, lacerando la carta) Tanto, ci sar la moratoria.
(Esce per la sinistra).
Arturo H visto, Virg? Hai visto che significa dar ragione ad un uomo?
Virginia (cercando di mettere assieme i pezzetti di carta per ricostruire il foglio) E' na parola... cc nun se capisce niente cchi.
Mariano (dalla prima a destra) Com' andata, neh?
Arturo Bene, benissimo.
Virginia E se legge i giornali?
Arturo Qualunque giornale apre, di qualunque parte del mondo, e di ogni tendenza politica, si convince sempre pi che siamo in guerra.
Virginia (osservando Maria che piange sommessamente, seduta su una poltrona, in un cantuccio della stanza) Mar, ch' stato? Tu perch piangi?
Maria (piagnucolando) Finalmente, zio Matteo ha dato il consenso al mio matrimonio... mi d la dote... posso essere felice... E se Antonio dovesse essere richiamato alle armi? Ha dato il consenso proprio adesso che scoppiata la guerra.
Virginia Uh, nenn, tu s scema veramente. Allora ho ragione io quando dico : Dio prima li fa e poi li accoppia . (Esce per la sinistra).
Evelina Pap vuole fissare subito la data del nostro matrimonio.
Mariano Chisto nu miracolo. (Ad Arturo) Dobbiamo ringraziare voi.
(Ed escono insieme per la sinistra).
Antonio (dalla destra) Neh, io mangio qua. Non credo di dare fastidio. A casa mia hanno fatto la cianfotta... e nun vonno cap che a me nun me piace. Ch' stato, Mar? Tu pecch staje accuss?
Maria Zio Matteo ha dato il consenso per il nostro matrimonio.
Antonio E questo ti mette di malumore!
Maria Ha detto pure che mi dar lui la dote, perch se aspetto a te che ti sistemi sto fresca.
Antonio (felice) Buono. Danaro chiama danaro. Mi sistemer in seguito, e gli restituiremo fino all'ultimo soldo.
Maria Ma allora non sai niente?
Antonio Di che cosa?
Maria La guerra.
Antonio Quale guerra?
Maria Non hai sentito la radio?
Antonio Che ha detto?
Maria scoppiata la guerra.
Antonio (sorpreso) Contro chi?
Maria Non lo so, non l'ho capito. venuto zio Arturo da Bari che gi lo sapeva. Poi ci siamo messi tutti intorno alla radio e abbiamo sentito la notizia.
Antonio Lo ha detto la radio... ma allora vero... (Sconfortato) N'ata guerra! N'ata guerra, a distanza di pochi anni. Ma cheste so' cose 'e pazze! Ma io non mi presento. Io me ne scappo.
Maria Ce spusammo ampressa ampressa... e ce stammo nascoste.
Antonio (cade in uno stato quasi febbrile, in uno stato di insofferenza tale, che non riesce a sopportare nemmeno le parole della ragazza che ama) Seh... ce stammo nascoste... Ma non dire fesserie! N'ata guerra... Ma questo uno sconforto... Ce stammo nascoste... add? Me lo dici dove? (Pausa imbarazzante per tutti e due) Io mi devo andare ad informare...
Maria Add?
Antonio (scattando) Lasciami perdere, Mar... si m sapisse 'e nierve add stanno. (Si avvede di aver esorbitato) Scusa. Al Distretto. Devo andare al Distretto per informarmi. Che c' di vero. Che classi chiamano. Se contano i dodici anni di soldato e di prigionia che ho fatto... Se avranno considerazione di questo.
(Dalla seconda a destra entra Luisa. Avanza di qualche passo, osservando con curiosit i due)
Io vado, Mar. (Eroico) Se dovesse succedere qualche cosa nel senso che mi vedono e mi fanno partire subito, non stare in pensiero... A rischio di andare al muro, scappo per mezz'ora e ti vengo a salutare!
Matteo (dalla sinistra. Ha indossato un vestito nuovo grigio chiaro. Ha raccolto le ultime parole di Antonio) Che c', Ant?
Antonio Vado al Distretto.
Matteo Sei stato richiamato?
(Dalle scale scendono la Bravaccino e lo zio).
Antonio No, ma mi vado ad informare. Vi raccomando Maria.
Matteo Stai tranquillo. A che ora parti?
(Dalle scale scende Di Stasio).
Antonio Non lo so. Ma se dovessi partire subito, salutatemi tutti quanti, e ricordatemi agli amici.
Matteo Stai tranquillo.
Antonio (abbracciando Maria) Statte bona, Mar.
Maria (piangendo disperatamente) Pecch... pecch...
(Scendono il dottor Cirillo e la signorina Sivoddio).
Antonio (avviandosi) Prega a chella bella Mamma d' 'o Carmene che me scanzasse n'ata vota... (Esce).
Maria (gridando verso la comune) Io mi affaccio alla finestra. Voltati. (E correndo esce per la sinistra).
Matteo Fatti onore!
Luisa Don Matt, ch' successo?
Matteo (grave) Ve lo dicevo: scoppiata la guerra.
Luisa (spalancando gli occhi) La guerra... (Rimane impietrita, non osa parlare. Raggiunge una sedia e siede, fissando lo sguardo nel vuoto).
Vincenza (dalla comune) Sign, fre ce sta il dottore Cirillo e tutte chille d' 'o condominio... Ce sta pure 'a signora Bravaccino.
Matteo Li vado a ricevere all'ingresso. (A Luisa) Quando lo dicevo io, mi davano del pazzo... Un'altra guerra, a distanza di pochi anni... Che generazione tormentata!
(Esce per la destra seguito da Vincenza).
Luisa (chiamando a s il figlio che in quel momento entra seguito da Evelina, Virginia e Arturo, con infinita amarezza nella voce) Mariano, figlio mio!
Mariano Mamm, state qua...
Luisa Non ti ho visto salire, e sono venuta a domandare. Dice che scoppiata la guerra...
Mariano No, mamm... non vero niente.
Matteo (con invitante cordialit) Accomodatevi, per me sempre un onore ricevervi. E poi faccio il mio dovere.
(Entrano il dottor Cirillo; il signor Di Stasio, farmacista; Carabella, salumiere; Buonavoglia, rappresentante; la signora Bravaccino e lo zio; la signorina Sivoddio e altri tipi - comparse - tutti compro-prietari dello stabile)
Prendiamo posto.
(Alla cameriera che ha seguito tutti ed rimasta in disparte)
Vincenza, di le sedie.
(Vincenza porge una sedia ad ognuno. Matteo prende posto al suo scrittoio, mentre gli altri si dispongono di fronte a lui)
Dunque?
Cirillo E dunque... la questione sapete qual'.
La signora Bravaccino (si alza di scatto e con tono deciso) Io sono una donna sola. Quel poco che mi lasci mio marito me lo devo saper guardare...
Lo Zio Mia nipote...
La signora Bravaccino Stateve zitto, 'o z.
Di Stasio (interviene) Scusate. Io sono venuto pure in rappresentanza dell'ingegnere Coppetta, il quale per sue occupazioni non ha potuto intervenire. Dice che come si regolano gli altri si regola pure lui.
Cirillo Ah, giusto... Io rappresento l'avvocato Cappiello, e pure lui mi ha detto che accetta le decisioni.
Carabella Io sono venuto per dire una sola cosa, poi fate quello che volete. Questo palazzo diventato il campo di cmpeteapett . Chiunque vuole apportare un miglioramento alla propria casa, chiama un capomastro e realizza senza nemmeno avere la delicatezza di chiedere permesso.
Di Stasio Se parlate per me, io non credo di avere arrecato danno a nessuno. Ho coperto un passaggio pensile che da sul cortile, per avere un poco di sfogo, perch non sapevo pi dove mettere le latte di olio di vasellina e il seme di lino.
La signorina Sivoddio Qua non si parla per quello che avete fatto, ma per come lo avete fatto. Avete cambiato pi di cinquanta muratori.
Di Stasio Quattro farabutti che mi hanno fatto sputare sangue.
Buonavoglia No, il sangue l'abbiamo sputato noi e i muratori che hanno avuto la disgrazia di lavorare per voi.
Carabella Mentre sembrava che il lavoro fosse finito, e io pensavo: Meno male se l'ha fatta 'a nicchia... accuss stammo cujete! ... Ar... dopo una settimana, e anche due, cominciava la tortura dei rumori un'altra volta.
La signorina Sivoddio E di notte. Perch sapevate di lavorare di frodo.
Di Stasio Signur, vuie qua frodo... di notte ho fatto lavorare solamente un paio di volte, appunto per terminare prima.
Carabella Ad ogni modo questo volevo dire, che qua ognuno fa il comodo suo.
Cirillo Io quando, nel millenovecentotrentotto, me ricordo comme fosse ajere, comprai il mio appartamento: sei camere, cucina e bagno, nonch la cantina deposito, mi si incluse... - 'o ttengo scritto nel contratto di compra vendita - l'uso del terrazzo...
La signora Bravaccino E l'avrete lo stesso. Con la sopraelevazione che ho fatto fare nessuno perder niente, perch la scala continua tale e quale comme sta.
Lo Zio So' diciassette scalini...
La signora Bravaccino Stateve zitto, 'o z.
Cirillo (sottolineando) Che avete fatto fare... Ecco, lo avete detto! Dove sta il consenso dei com-proprietari?
La signora Bravaccino E s, aspettavo il nuovo Messia. Domandavo a uno: S . Domandavo a un altro: M vediamo . Perfino don Matteo... sta qua e mi pu smentire se dico bugie, mi disse : Va bene. Voi siete una donna sola... giusto. Penser io a convincere gli altri . Ebbi il permesso dal Municipio... tengo tutta la pratica in regola...
Cirillo E avete fatto il comodo vostro.
La signora Bravaccino S. E con questo? Ho chiesto diecimila volte il permesso senza avere avuto mai una risposta concreta. Se voi tenete che mangiare la mattina, io me lo devo procurare con le mie mani. Non ho nessun uomo in casa...
Lo Zio (protesta timidamente).
La signora Bravaccino ...e mi devo difendere con le unghie. capitato l'Anno Santo e con la sopraelevazione che ho fatto fare, fra un mese e mezzo posso mettere dentro dai quindici ai venti pellegrini.
Di Stasio E facimmo 'a lucanda 'e capa e coda.
La signora Bravaccino No, io la locanda non la faccio. Badate come parlate.
Lo Zio Noi mettiamo...
La signora Bravaccino Metto su una pensione degna e pulita... e senza scarafaggi come in casa vostra.
Di Stasio (con sussiego) Non attacca, cara mia. In casa di un farmacista, gli scarafaggi...
La signora Bravaccino S. Li ho visti entrare e uscire per sotto l'uscio di casa vostra.
Di Stasio (rettificando) Tentano di entrare, ma non lo fanno perch mi temono. Se ne vanno... quando capiscono che corrono il pericolo di entrare nella casa del farmacista Teodoro di Stasio.
Cirillo E gi, lggeno l'etichetta for' 'a porta...
Matteo Posso dire una parola? Mi permettete di parlare apertamente e senza spirito di parte?
(Tutti si dispongono ad ascoltarlo)
Ho l'impressione di trovarmi di fronte a dei bambini. 'E scarafaggi, 'a vasellina... 'o campo 'e cmpeteapett ... Noi trattammo la quistione della signora Bravaccino, e, se vi ricordate, io mi schierai in favor vostro, contro di lei. Ma ora vi dico, e piglio tutta la responsabilit delle mie parole, che fra noi una sola persona veramente degna di rispetto e ammirazione: la signora Assunta Bravaccino.
(Tutti gli altri con un lieve gesto vorrebbero intervenire)
Fatemi parlare. Ho detto che prendo la responsabilit di quello che dico. Che cosa ha detto il signor Carabella! Che in questo palazzo ognuno fa quello che vuole, senza chiedere permesso. E si preoccupa del rumore pi o meno snervante prodotto da un paio di muratori, che mettono su, per conto del Di Stasio, due o trecento mattoni per costruire un muretto da trenta su di un passaggio pensile. Ma quant' 'anne v camp Carabella? Quanti secoli vuol vivere il dottor Cirillo, e tutti quanti voialtri, io compreso, che ve dongo retta, per mettersi d'accordo nel piantare una grana: 'o permesso, 'a licenza... se po' fa... nun se po' fa... Ma voi alla guerra non ci pensate? I giornali li leggete s o no? La radio la sentite qualche volta? Signori miei, noi siamo in guerra. Ve ne rendete veramente conto? La vita cittadina rimane inalterata ma la guerra in atto...
Cirillo E come no! Non avete sentito la radio di oggi?
Matteo E io perch vi sto parlando cos?
La signorina Sivoddio Madonna che impressione!
Carabella Dint' 'a puteca s' fatta 'a folla!
Buonavoglia Mia moglie si messa talmente di malumore che non ha voluto cucinare pi!
Matteo E non possiamo dire : Il nemico Tizio , come in tutte le altre guerre passate. No, non lo possiamo dire perch la guerra che combattiamo noi la combatte tutto il mondo.
Di Stasio Tutti i popoli sono nelle nostre condizioni.
Cirillo Tutto il mondo in guerra!
Buonavoglia I proiettili razzo, la bomba atomica!
Matteo L'invenzione dei dischi volanti, pei quali mai pi opportunatamente fu usata la parola: invenzione .
Tutti Siamo in guerra, non c' che dire. giusto. la guerra. la guerra.
Matteo Ecco perch io vi dicevo che l'unica persona degna di rispetto e ammirazione la signora Bravaccino. Per realizzare una sopraelevazione di una casa, non bastano sei o sette milioni. E con questi chiari di luna... rispondetemi voi signorina Sivoddio... con questo stato di cose, voi tirereste fuori una somma simile?
(La signorina Sivoddio non risponde, rimane incerta)
La sborsereste voi, dottor Cirillo? Non credo. Ma oggi chi tira fuori un capita-luccio per iniziare un commercio, una speculazione qualunque, per conto mio, deve avere un cuore di leone. Deve avere un fegato da leopardo, chi caccia una lira per metterla in commercio!
(Tutti commentano favorevolmente con parole analoghe)
La signora Bravaccino, invece, giuoca la carta. Capisce che la guerra pu soffiare e disperdere quelle poche pietre che riuscita a mettere l'una sull'altra, ma dice: Io me ne infischio. Costruisco lo stesso . Non ha paura, e perci donna degna di encomio. Pensatela come volete voi, per me dico che si regolata benissimo. Stringiamoci fraternamente la mano e guardiamoci negli occhi per scambiarci un segno di fede e troveremo parole di indulgenza e ammirazione per chi sprezzante del pericolo costruisce, invece di demolire!
Cirillo (di scatto, si alza commosso e grida) M'associo. Avete detto delle parole sante. Vi darei un bacio in fronte. Viva la signora Bravaccino!
Tutti Evviva!
Matteo E ancora con le spalle rotte, ancora inguaiati dalle conseguenze funeste dell'altra guerra, troviamo coraggio e forza per affrontare quest'altra e gridiamo insieme : Madonna d' o Carmene, aiutaci tu! .
Tutti (all'unisono scandendo ogni parole, ripetono) Madonna d' 'o Carmene, aiutaci tu! .
(Eccitati dalle parole di Matteo, e dal comune stato d'animo che li tiene giornalmente in pensosa alternativa: Scoppia la guerra o no , con uno slancio istintivo di ammirazione incondizionata, circondano la signora Bravaccino, la quale, raggiante di gioia per la vittoria improvvisa quanto inaspettata, al centro del gruppo distribuisce sorrisi e strette di mano. E butterebbe le braccia al collo a Matteo - Quello veramente un uomo sensibile! che ha saputo cos bene intendere, e far comprendere agli altri, quali fossero le sue eroiche aspirazioni).
ATTO SECONDO
In casa Generoso. La stessa stanza dell'atto precedente. Sono trascorsi due mesi.
(Luisa seduta fra Virginia e Maria. Hanno formato un malinconico gruppo a sinistra, presso lo scrittoio. Evelina in piedi al centro del finestrone, con la testa poggiata ai vetri. Guarda gi nel cortile. Luisa sta leggendo con voce tremante di emozione e con gli occhi velati di lacrime, le ultime righe di una lettera; mentre amorosamente ne regge altre in grembo, gi aperte e lette in precedenza).
Luisa (legge) ...e grazie sempre, mamma adorata, di tutto quello che fai per me. Capisco e considero il tuo stato d'animo nel valutare le insidie e i pericoli che mi circondano; ma ormai siamo agli sgoccioli; la guerra finir presto, e potr finalmente stringerti fra le mie braccia, e sentire ancora la tua carezza. Non impazzire per la farina bianca. S, vero che adoro le ciambelle dolci che mi prepari tu; ma in questo momento posso farne a meno, specie se penso al sacrificio che ti costa questo mio peccatuccio di gola... . (Piange) Piglio mio...
(Sul fondo, oltre il finestrone, passa la signorina Sivoddio leggendo una lettera ed esce).
Virginia Calmatevi. Se vi fa male non leggete.
Luisa (con infinita dolcezza) No, non mi fa male. E poi volevo far sentire ad Evelina. (Riprende a leggere) Siamo in sei nascosti in questa casa. La signora Vera - poverina - rischia la pelle per noi; si prodiga in mille modi per darci da mangiare. L'esiguit dei pasti, se non riesce a toglierci completamente l'appetito, serve in compenso ad alimentare in noi la speranza di un domani felice. Vorrei tanto che tu conoscessi personalmente la signora Vera di Lorenzo. una buona e cara creatura. Finita la guerra, sarai certamente felice di stringere con lei una sincera amicizia .
Evelina (interviene pronta, con rammarico) E poi divent l'amante della signora Vera... e io non sapevo niente. E io facevo 'e nuttate chiare chiare, senza chiudere occhio, pensando a lui, ai pericoli che correva... Campavo di palpiti. E se lo scovano... se lo fucilano... se lo catturano... . Invece l'aveva catturato la signora Vera di Lorenzo... il nascondiglio era comodo. (A Luisa) E voi lo sapevate, eravate al corrente della relazione.
Luisa Lo sapevo: e chi dice il contrario, figlia mia. Ma Mariano mi disse ch'era finito tutto. E fu lui a chiedermi di non dirti niente, per non darti preoccupazioni per una cosa che non aveva pi valore nemmeno come ricordo. Io po' so' 'a mamma...
Virginia Ma si capisce. La madre cerca sempre di coprire il figlio.
Luisa Ma, signora Virginia, qua non si tratta di coprire o meno; qua si tratta che gli avevo creduto fermamente. Chi stata che ha sempre sollecitato il matrimonio tuo con Mariano? Davanti a Dio, come se mi confessassi, ho sempre favorito il vostro matrimonio. Se avessi lontanamente sospettato che la relazione continuava, e che Mariano sarebbe tornato da quella donna, non avrei sentito, secondo te, il dovere di avvertirti?
Virginia Ma, scusate, voi poi siete proprio sicura che Mariano tornato in quella casa e che vive con quella donna?
Luisa (con lieve scatto improvviso) Allora l'ho perduto... Se mettete in dubbio che mio figlio sia tornato da quella donna, devo pensare che gli successa qualche disgrazia. (Esaltandosi) Sono quindici giorni che sparito e non si fa vivo. Abbiamo denunciato il fatto in questura, ne hanno parlato i giornali, sono stati diramati fonogrammi per tutte le citt d'Italia... niente, nessuna notizia. Che devo pensare? Solamente un fatto di donna. Ho rovistato in tutte le sue carte per trovare un indizio, una prova che potesse illuminarmi. In un tiretto ho trovato questo pacco di lettere che mi scriveva lui quando stava nascosto in casa di quella signora, durante il periodo pi triste della guerra passata, e ho voluto sospettare che fosse tornato da lei. E che il fatto che non si fa vivo perch si vergogna nei confronti di Evelina. Se mi distruggete questa speranza, come trovo la forza per andare avanti! Io songo 'a mamma, lo volete capire s o no? (Piange).
Virginia Signora Luisa, non vi agitate cos. Emb, voi dite sempre che vi sentite il cuore tranquillo, che avete un presentimento buono. Il cuore di una madre non s'inganna.
Luisa (sempre in lacrime) S, l'ho detto... mi sento tranquilla; ma in certi momenti provo un senso di vuoto, di abbandono completo. (Pausa) Allora una donna dovrebbe essere di acciaio: mio marito l'ho perduto nell'altra guerra... disperso... nemmeno il conforto di sapere il posto dov' sotterrato... L'altro figlio mio, Gastone, preso e fucilato dai tedeschi nella guerra passata... Mariano sbandato per la stessa guerra... Iddio me lo volle salvare per puro miracolo... Fidanzato con quella povera figlia... rimandato il suo matrimonio non so quante volte... La resistenza umana, signora Virginia, ha un limite.
Arturo (dalla destra comune) Buongiorno.
Virginia Notizie?
Arturo Niente. Sono stato in questura. Stanno facendo indagini. Ma io mi domando e dico: dove diavolo si potuto andare a ficcare. Le Indagini le stanno facendo sul serio; anche perch ho parlato personalmente col commissario, il quale legato a me da una vecchia amicizia... E badate che sarete interrogati tutti.
Virginia E noi che ne sappiamo?
Maria Interrogano pure a me?
Arturo Ma s, non c' da allarmarsi. Chiederanno quali erano le sue abitudini, cu chi s' 'a faceva.
Evelina Io dico che su questa casa ci hanno messo gli occhi .
Virginia (contrariata per l'atteggiamento muto e immobile di Maria, le grida come se volesse svegliarla da un torpore) Mar'... nepote mia! E parla, muvete nu poco... tu me pare n'auciello grifone. Cc Dio 'o ssape.
Maria Voi siete nu bellu tipo, 'a z. Ma da dove mi deve venire l'allegria? Io, che d'? non mi trovo nelle stesse condizioni di Evelina? Stavo proprio lill per coronare il sogno d'amore con il matrimonio, e mi vedo togliere la polpetta dal piatto.
Virginia E n'ata vota quella cima d'intelligenza del tuo degno fidanzato nun se jeva a inform.
Maria Perch troppo preciso.
Virginia No, chillo, troppo fesso. (A Luisa) Scusate, signora, ma mi uscito da dentro all'anima.
Antonio (dalla comune d pessimo umore) Sentite, quello che succede a me veramente materia da romanzo tragicomico... Buongiorno.
Maria (premurosa) Ch' stato? Nemmeno finita?
Antonio Quanto sei ingenua. Se vedi che cammino, che parlo, che campo, come puoi domandare se finita o no? Non finisce, Mar, non finisce! Quanno murimmo, tanno fernesce. Cose da mondo nuovo. Cose da pianeta sconosciuto... Stamattina mi arrivata un'altra carta dal Distretto. Eccola qua. (Frugandosi nelle tasche trova un foglio e lo mostra) Questa... (Dopo averla osservata bene) No, non questa. Questo un invito a presentarsi all'ufficio dello Stato Civile... chi sa che vanno truvanno... M'aggia j a nfurm.
(Ha trovato quella che cercava) Eccola qua. (Ad Arturo) E devo ringraziare a voi. Perch io ci credetti che era scoppiata la guerra come ci avrebbe, creduto chiunque... Di questi tempi, ce v tanto... E naturalmente per mettermi a posto andai al Distretto a chiedere informazioni.
Arturo Ma che ce jsteve a ff?
Antonio Uh, Madonna! Per sapere che c'era di vero... e per non passare nu guaio. Ll s' 'arrevutaje. Volevano sapere io come l'avevo saputo; se ne ero proprio sicuro; se venivo da Roma... Il bello poi, un caporale, arrivato in quel momento, disse che era vero e che l'aveva sentito alla radio pure lui... Sapete, chilli tipe che vonno f vede che sanno tutte cose... Poi un sergente di servizio guardaje 'o Marsciallo, e per mantenersi sulle generiche, mi disse: Sentite, a noi non risulta ancora niente... Potrebbe darsi che ci daranno disposizioni da un momento all'altro... . E se pigliaje nome, cognome e indirizzo, dicendo : Andatevene a casa, se ci saranno novit sarete avvertito .
Arturo E questo lo sappiamo.
Antonio Un momento. Non finita. Serve per ricostruire, se no non capite niente. Fissammo la data del matrimonio. Io sempre col patema d'animo: Me chiammano... nun me chiammano... . Mi mandarono a chiamare, con una carta. Mannaggia 'e ccarte! Me dice 'o solito sergente: La cosa si complicata. Noi, per metterci a posto, facemmo dei fonogrammi. In seguito abbiamo dovuto spiegare come si svolse la cosa. Naturalmente fu fatto il vostro nome, ed ora la vostra pratica si trova a Roma, al ministero della guerra. L'ordine di arrestarvi come spia o propagatore di notizie false non arrivato ancora, ma potrebbe arrivare da un momento all'altro . Che vu spus cchi... e rimandammo. M, dopo circa quindici giorni, me credevo ca s'era scurdato 'o fatto... niente: arrivata 'a carta!
Maria E quando ci devi andare?
Antonio Adesso.
Virginia Ma non ci andate! Vuje 'e guaie 'e gghiate truvanno c' 'a lanternella.
Arturo Nun d retta.
Antonio Ma comme, non d retta?!... Lo dice donna Virginia, una donna, non capisce di cose militari, e va bene; ma voi siete un uomo...
Arturo Ant, fa' comme vu tu. Tanto inutile consigliarti. Tu m, si nun vaje ll ncoppa, e nun passe nu guaio, nun s cuntento.
Antonio Non dormo... Se non vedo l'orizzonte pulito, netto, faccio 'e nnuttate chiare chiare. Io vado, Mar.
Maria E si t'arrestano?
Antonio Perci vi sono venuto a salutare. Se fra un'oretta non mi vedete tornare, vuol dire che mi hanno arrestato e... muovetevi, fate qualche cosa.
Maria E che facimmo?
Antonio Mar, io che nne saccio?... (Agli altri) Permettete. (Avviandosi verso la comune) Sfruttate qualche amicizia... menteve 'e piede d' 'o ministro... mannteme quatto purtualle ngalera... (Seguito da Maria esce).
Virginia No, chillo pe' bba 'e stu fatto, ngalera fernesce.
Luisa Ma, scusate, io in questo momento, per il fatto di mio figlio, poco vedo e raccolgo... ma spiegatemi una cosa. Non capisco come mai don Matteo non si sia accorto ancora che si trattato di una vostra invenzione. Scusate, ormai questa storia va avanti da pi di un mese e mezzo. Vostro Marto esce, parla con gli amici, con persone che non hanno il dovere n l'interesse di rendersi vostri complici...
Virginia E questo il bello. Lui giornali non ne legge pi perch dice che lle fanno paura. Sente solo la radio. E quando l'apre, sar una combinazione, qualunque stazione piglia, parla di guerra. Se avvicina un amico, e parla di guerra, quello non si spaventa e non si meraviglia. Gli risponde: Che vu fa, Matt, era da prevedersi. una guerra che continuer chi sa per quanto tempo ancora! . 'A guerra fredda, 'a guerra calda, insomma vi arrivo a dire che oramai se glielo dicessi io... voi, lui (mostrando Arturo) che non vero niente, Matteo non ci crederebbe.
Luisa E gi, avendovi creduto subito, oramai rifiuterebbe di credere il contrario. E non avrebbe torto.
Di Stasio (dall'interno, oltre il finestrone e la ringhiera che delimita il cortile, scende le scale e parla animatamente con la signora Bravaccino, che di fronte a lui sulla scala)
E questo me lo dovete provare.
La signora Bravaccino (scende la scala con lo zio, per avvicinarsi a Di Stasio e parlargli pi da vicino. Alla spicciolata gli inquilini si affacciano sul pianerottolo per assistere al diverbio. Virginia, Evelina, Maria, Luisa e Arturo si avvicinano al finestrone con la stessa intenzione)
L'ha sentito la cameriera mia. Era una coppia di marito e moglie.
(Esce Cirillo in ascolto)
Due spagnoli. Hanno suonato il campanello di casa vostra perch hanno sbagliato piano. E voi avete risposto: Nel palazzo non esiste nessuna pensione. Siamo tutta gente onesta! . E gli avete chiusa la porta in faccia.
Di Stasio La cameriera vostra una pettegola. Io ho detto: Qui non c' nessuna pensione; ma intendevo parlare di casa mia. Non avevo il dovere di dare delle informazioni perch non faccio il guardaporta a voi.
(Scende la signorina Sivoddio).
La signora Bravaccino L'avete fatto apposta per farmi perdere i clienti. Che ci voleva a dire: La pensione sta al piano di sopra . Ci perdevate qualche cosa?
Di Stasio Signora Bravaccino, io sto perdendo la salute con voi al piano di sopra. Io credevo che, avendo finito con i muratori, si trovava un poco di pace. Add?! C' da impazzire! Chilli mobili nun 'e ff truv pace, 'e sposta, 'e ccagna, 'e strascina pur' 'e notte... E di notte si dorme, signora Bravacc!
(Alcuni inquilini, tre o quattro, richiamati dalla lite dei due, si fermano per curiosare).
La signora Bravaccino E io non dormo perch devo pensare come sbarcare il lunario. Si sapisseve comme stongo addirosa! Dopo avere speso tanti soldi per la sopraelevazione... e tutto il veleno che mi sono menato in corpo... con tutto il movimento dei pellegrini che ci sta, non si vede la faccia di un cristiano che avesse bisogno di una camera! Arrivano due spagnoli... Dio lo sa come sono arrivati... forse erano maledetti dal padre e dalla madre, e quello li manda via.
Di Stasio Sign, io con voi non voglio discutere.
La signora Bravaccino Vi approfittate che non tengo un uomo in casa!
(Lo zio protesta sempre timidamente).
Di Stasio Voi contate per un reggimento di soldati in ordine sparso. E vi dichiaro in presenza di tutti gli inquilini che chiunque bussa alla mia porta, fosse 'o figlio 'e Dio!, se mi chiede della pensione, risponder sempre come ho risposto. Al piano di sopra dalla mia bocca non uscir neanche se mi uccidete. E stteve bene. (S avvia per scendere le scale) Dio lo sa come si complicata questa vita, fatta di tranelli, sorprese, scocciature, ci dobbiamo preoccupare pure dei clienti della signora Bravaccino! (E si allontana gi per le scale).
La signora Bravaccino (gli grida appresso) Siete antipatico, Di Stasio. Siete antipatico a tutti quanti! (Rivolgendosi un poco a tutti) Adesso gli faccio la posta, e se si ripete il fatto dell'altro giorno, faccio succedere il finimondo!
(Sale la scala sbraitando e scompare con lo zio. Escono pure la signorina Sivoddio, Cirillo e gli altri inquilini).
Matteo (entra seguito da Carabella, il salumiere, un commesso e Vincenza. Recano una rilevante quantit di generi alimentari. Due provoloni, un prosciutto, due damigiane di olio, scatole di tonno, quattro o cinque salami grandi e piccoli, ed altro. Depongono tutto in terra, presso la porta della cucina) Mettiamo tutto qua. Allora vi devo?
Carabella Il conto ve l'ho dato. Ventiquattromila lire.
Matteo (frugando nelle tasche) Le chiavi le ho lasciate in camera mia. Vengo subito. (Avviandosi verso la prima a sinistra scorge le donne. Non gli sfugge lo sguardo saettante di Virginia) Buongiorno. (Poi alla moglie) Faccio il comodo mio. (Ed esce).
Virginia Gies, Gies... e noi andiamo veramente all'elemosina. Carab, ma come si deve fare con voi? Che ne facciamo di tutta questa roba?
Carabella E lo domandate a me?
Virginia Ma io vi avevo pregato...
Carabella Sign, voi mi avete pregato per una cosa impossibile. Vostro marito fino a prova contraria maggiorenne.
Virginia E io so minorenne. Perci pi tardi, quando mio marito ha conservato questa roba, io di nascosto suo, la piglio e ve la rimando al negozio un'altra volta.
Carabella E io non me la ricevo. Ve la rimando qua, e ve la faccio riprendere per forza.
Arturo Come sarebbe?
Carabella Sarebbe che o il marito della signora pazzo, e allora ci fate la santa cortesia di mettere un avviso sul giornale, cos la gente si pu regolare; o se ve lo volete tenere sciolto per la casa, dovete riconoscere le ordinazioni che va facendo, e ve le dovete tenere. Io questo dicevo con mia moglie: Ma che nne fanno tutta sta rrobba? .
Virginia E che volete fare! Gli venuta la mania di grandezza.
Carabella E ce la dovrei far passare io?
Virginia E si capisce, per voi un affare.
Carabella Io faccio 'a puteca, sign.
Matteo (dalla sinistra con un mazzetto di chiavi, si dirige verso lo scrittoio, apre il cassetto e prende del danaro) Avete detto ventiquattromila.
Carabella Sissignore.
Matteo (dopo aver contato i biglietti e rinchiuso il cassetto) Ecco a voi.
Carabella Tante grazie.
Matteo Volete dare una mano alla cameriera per portare questa roba in cucina?
Carabella Volentieri. (Al commesso) Jammo bello...
(Ed insieme a Vincenza raccolgono la merce e la portano via a destra).
Matteo Bravo, cos. Poi penser io a conservarlo in dispensa. C' roba che deve andare in cantina. (Ad Arturo) Con queste due damigiane che ho comprato, s dieci. Sono in tutto ottocento litri d'olio; ma ce ne v ancora. Ieri comprai due quintali di zucchero, venti scatole di sapone, trecento candele e millecinquecento rotoli di carta igienica.
Carabella (tornando seguito dal commesso e da Vincenza) Tutto fatto. Buona giornata a tutti. (Al commesso) Cammina...
Matteo Vi raccomando le sardine.
Carabella Ve l'ho detto, per il momento non vi ho potuto servire perch sono in arrivo.
Matteo (supplichevole) Quanta scatole me ne putite mann.
Carabella Ma ve pare... con un cliente come voi... Appena arrivano v' 'e mmanno tuttuquante cc.
Matteo Siete molto garbato.
Carabella Per carit, dovere. (Esce per la comune seguito dal commesso e da Vincenza).
Matteo (dopo un lungo silenzio, nel quale si avverte il generale disagio, mostrando dieci scatole rettangolari che ha portato con s durante la scena precedente)
Me so comprato dieci paia di bretelle... Io 'a cinta nun 'a porto. Senza le bretelle, sono un uomo finito. (Nessuno gli risponde) Non le ho pagate nemmeno care... e ne devo tenere altre due paia... e dieci so dodici. (Il silenzio degli altri lo esaspera, perde il controllo e scatta rivolgendosi alla nipote) Gu...
Maria (con un piccolo sussulto) Ch' stato, 'o z?
Matteo Aggio accattate 'e bretelle.
Maria E c'aggia f? M'ha fatto mettere chella paura.
Matteo E parlate! Uno spende migliaia di lire per approvigionare la casa! Me parite 'e mmummie.
Arturo Stavamo sopra pensiero.
Virginia Ci sta la signora Conforto, qua.
Matteo L'ho vista, non sono cieco. (A Luisa) Ho pensato per voi.
Luisa Avete comprato qualche cosa pure per me?
Matteo La roba che ho comprato per noi pure vostra, in qualunque momento vi dovesse occorrere.
Luisa Lo so, siete troppo buono.
Matteo Ho pensato per voi per una ragione che vi spiegher.
(Si avvicina lentamente ad Arturo, ruminando nel suo cervello una strana constatazione che lo sconcerta e lo meraviglia insieme)
Art, come cambiano i tempi. E come il progresso e la civilt modificano e trasformano perfino gli avvenimenti bellici. (Concludendo) Io sta guerra nun 'a capisco. Si svolge in un modo strano... direi addirittura: contro natura. Si vedono pochi soldati per le strade. Nun vide nu reggimento che parte... a stento qualche Marnaio. La gente ne parla, s, ma con indifferenza che rasenta l'incoscienza. Come di una cosa che facesse parte degli elementi indispensabili per vivere.
Arturo Ve lo dissi: La vita si svolge normalmente . Si combatte, s, ma con freddezza. Si capisce, tutto si rinnova.
Matteo La trasformazione ebbe inizio dopo la grande guerra.
Arturo Quale?
Matteo Quella mondiale.
Arturo Quella del '18?
Matteo Nel '18 fin. Quattordici-diciotto. Poi ci fu l'altra.
Arturo Quella del '35?
Matteo No. '40.
Arturo Noi cominciammo nel '10. Tripoli. E ci facemmo '10-'13. Poi '14-'18...
Matteo '30-'33...
Arturo '35-'37. '40-'45...
Matteo Se capisce che 'a gente si abituata.
Vincenza (dalla comune, rivolgendosi a Matteo) Fuori ci sta una signora che vuole a voi. Dice che ci avete dato 'appuntamento.
Matteo Un momento. (A Luisa) Adesso vi dico come ho pensato per voi. Quando stammatina leggevate le lettere che vi scriveva vostro figlio, quando era nascosto durante la guerra in casa di quella signora, avete affacciata l'ipotesi che Mariano, per un ritorno di fiamma, diciamo, sia tornato con questa donna, e che m se mette scuorno 'e se fa ved.
Luisa Ma ne sono sicura.
Matteo Allora io, senza farvene accorgere, mi sono preso l'indirizzo della signora, e sono andato a trovarla. A quell'indirizzo non c'era pi; ma il portiere mi ha dato il nuovo. Le ho scritto un espresso a mano, dicendole che l'aspettavo a casa mia per una cosa urgente. Non ho fatto il nome vostro per non metterla in sospetto. Voi adesso andatevene dentro, e fatemici parlare.
Luisa E perch? Ci parlo io.
Evelina Ma dopo ci voglio parlare pur'io.
Matteo Va bene. Ci parlerete tutti quanti; ma per ora meglio non avventarsi. Io so quello che devo dire e so come controllarmi. Un uomo un'altra cosa. Andate. Trattienile tu, Art.
Arturo Venite, andiamo di l.
(Le donne, accompagnate da Arturo, escono per la sinistra).
Matteo (a Vincenza) Falla entrare.
Vincenza (esce per la comune. Dopo una piccola pausa torna precedendo Vera di Lorenzo) Prego, signora.
Vera (entrando) Grazie.
( una donna sui ventisei anni, semplice nel gesto e nel parlare. Ha un dolcissimo sguardo che ispira fiducia, simpatia).
Matteo Buongiorno, signora. Matteo Generoso sono io. Molto piacere.
Vera Fortunata.
Matteo (a Vincenzo) Puoi andare. Accomodatevi signora. (Le porge una sedia).
Vera Grazie. (E siede) Il vostro espresso mi ha impressionato moltissimo. Ero occupatissima oggi, ma ho fatto ogni possibile per liberarmi e venire da voi. Non capisco cosa c'entri io coi gravi motivi della vostra famiglia, e l'urgenza che avete di parlarmi.
Matteo I motivi gravi non riguardano soltanto la mia famiglia; infatti il cognome Generoso non vi dice niente. Ma se nel mio espresso avessi aggiunto l'altro cognome, quello cio della famiglia pi colpita, voi forse qua non ci sareste venuta, perch avreste compreso subito di che cosa si tratta.
Vera (sincera) Scusatemi, ma sguito a non capire.
Matteo Allora io ve lo dir l'altro cognome, cos capirete immediatamente, e potremo raggiungere un accordo. (Fissandola negli occhi) Conforto. Mariano Conforto.
Vera (rimane impassibile e con sincera semplicit chiede) E poi?
Matteo Come, e poi? .
Vera Per me questo signor Mariano Conforto un illustre sconosciuto.
Matteo Sentite, voi siete una bella signora, avete uno sguardo dolce, ingenuo, ma siete donna... e con me non attacca. Vi avverto che vi trovate di fronte ad un padre ferito, il quale, se vi mettete sulla negativa, lascia le buone maniere e fa valere i suoi diritti con metodi che possono diventare spiacevoli per voi e per gli altri.
Vera (calma, serena) Siete abbastanza divertente. Mi viene voglia di prendervi a schiaffi. Qualche anno fa l'avrei fatto senz'altro; ma la vita mi ha insegnato che bisogna riflettere sulle cose. Sono convinta che ci deve essere un equivoco fra noi. Adesso chiariremo i fatti, vi convincerete che io non c'entro per niente con gli affari della vostra famiglia, mi domanderete scusa e resteremo buoni amici.
Matteo Ma se voi dite che non conoscete Mariano Conforto...
Vera Pu darsi che abbiate ragione voi. Che io lo conosca e che non mi ricordi affatto di lui. Chi ? Siete in condizioni di richiamarlo alla mia mente con un ricordo, un particolare?
Matteo Quel ragazzo che era nascosto in casa vostra, durante il periodo dei tedeschi, prima della liberazione.
Vera (rimane a riflettere per un momento. Poi chiede con incertezza) Quello con la barba?
Matteo No, senza barba. Poi, se in quell'epoca ce l'aveva... sa... se la facevano crescere... (Riflette per un momento, poi decide) Permettete un momento, torno subito. (Esce per la sinistra, dopo poco torna) Niente barba. Insomma io vi devo parlare chiaro, se no non verremo mai a capo di niente. Questo giovane doveva sposare mia figlia. Il giorno del matrimonio, mia figlia col velo bianco, fiori d'arancio... lo sposo, Mariano Conforto, non si presentato. Sono passati quindici giorni, non si fatto pi vivo. Per mia figlia stato un dolore, per tutti noi... e va bene; ma la madre... La povera madre non si rassegna.
Vera (ricordando) Ecco. Ecco dove ho letto questo nome...
Matteo Mariano Conforto.
Vera Appunto. Sui giornali. Dai giornali ho appreso la sparizione di questo giovane.
Matteo Precisamente. Voi... non vi offendete?
Vera Ma no, parlate.
Matteo Voi siete stata l'amante di questo giovane, in quell'epoca...
Vera Se aveva la barba, s. Il nome non me lo ricordo. (Ricordando meglio) Ecco, aspettate... Aveva baffi e barba. Poi ebbe un messaggio speciale, per cui dovette togliersi i baffi e rimase con la sola barba.
Matteo (rimane di nuovo a riflettere per un momento. Poi, come prima, decide) Permesso... (Ed esce per la sinistra. Dopo poco torna) Non ha mai avuto n baffi n barba.
Vera Scusate, signor Matteo, io ricordo di un giovane con baffi e barba. Se il vostro Mariano stato sempre sbarbato, si affacciano due ipotesi: o non. mai stato in casa mia, o c' stato come tanti altri, ma io non me ne ricordo.
Luisa (dalla sinistra, seguita a breve distanza da Virginia, Maria, Evelina e Arturo. Avendo ascoltato le parole di Vera, dall'altra stanza, interviene con tono deciso)
E non te lo ricordi, vero? Non te lo ricordi pi a mio figlio! E tutte le lettere che mi scriveva quando era nascosto da te?
(Mostrandole un po' a tutti) Eccole. Parlano sempre di lei. Le frasi pi dolci, le parole pi belle erano per lei. Questa cattiva donna, questa malafemmina riuscita a fargli dimenticare pure la madre. Non gli ha dato respiro da allora, povero figlio mio! Adesso dice che non se lo ricorda... Denunciatela, mandatele la polizia in casa...
Vera (disorientata) Ma pazza...
Luisa (convinta) A casa sua. Mio figlio sta a casa sua.
Vera Ma non vero, ve lo giuro.
Luisa Non le credete. Ha tolto il marito ad una ragazza, e il figlio a una madre. Ma se vero che esiste un Dio, la pagherai cara. Non troverai pace per tutti gli anni della tua vita, per il male che hai fatto alle nostre famiglie.
Vera Signora, vi prego di calmarvi. Vostro figlio in casa mia non c' e non mi ricordo affatto di lui.
Luisa A casa tua sta mio figlio. 'O core m' 'o ddice. Una madre non si sbaglia. (Piange) Guarda, sto piangendo... sono una vecchia... tengo i capelli bianchi... m'inginocchio davanti a te... (cade in ginocchio) Dammi mio figlio... Voglio mio figlio!
(Tutti, meno Vera che rimasta in disparte impressionata dalla scena, l'aiutano a rialzarsi)
Te d chello che vu tu...
Matteo Su, su... donna Luisa...
Virginia Uh, Madonna mia...
Luisa (rialzandosi sempre piangendo) E io come faccio a vivere senza Mariano? Guardatela: non si commuove. Non una lacrima... Schifosa, non la fate scappare...
Matteo State tranquilla; non scapper. Andate sopra, andatevi a riposare. Virg, accompagnala che penseremo noi.
Luisa (piagnucolando e cedendo alle insistenze di Virginia, Matteo e Maria, ti avvia verso la comune per uscire)
Figlio mio, figlio mio! Dice che non se lo ricorda... (Esce per la comune seguita da Virginia e Maria)
Figlio mio... figlio mio...
(Vediamo le tre donne attraversare il finestrone, raggiungere e salire la scala che porta ai piani superiori, mentre si odono le ultime parole di Luisa)
Io sono una povera vecchia sola... Tenevo sulo a chillu figlio... Mariano mio... Mariano mio... (Via).
Vera Povera donna, mi dispiace. Il figlio presso di me non c'. Vi consiglierei di interessarvi seriamente della faccenda, e cercare altrove.
Arturo Ma scusate, noi abbiamo sentito dall'altra stanza. Voi avete ammesso il fatto, e poi dite che non ve lo ricordate. Come possibile?
Vera Ho voluto dare delle spiegazioni al signor Matteo perch il padre della signorina, e poi abbastanza simpatico.
Arturo Perch, io sono antipatico?
Vera Non lo so perch non vi conosco. (A Matteo) Come si chiama vostra figlia?
Matteo Evelina.
Vera Signorina Evelina, faccia qualche cosa per rintracciare il suo Mariano; ma non lo cerchi in casa mia perch non c'. Glielo giuro. Anche lei avr sentito quello che ho detto a suo padre poco fa, allora posso parlare apertamente. Pu darsi che sia stato nascosto in casa mia in quell'epoca; ma non deve trovare strano il fatto che io non me ne ricordi. Erano giorni pieni di avvenimenti... il ricordo mi rimasto nella mente molto confuso. Non mi ricordo del suo Mariano. Il mio aveva la barba e i baffi, ma dopo ognuno and per la sua strada, e non ci si rivide mai pi. Ricordo poco di allora. Americani... inglesi... Si sognava chi sa che cosa; quali avvenimenti romantici per l'avvenire... Signorina Evelina, mi creda. Anzi, se vuole proprio assicurarsene, mi venga a vedere. Suo padre ha il mio nuovo indirizzo: Vera di Lorenzo presso la famiglia Accardi. Faccio la istitutrice, ecco tutto. Due bambini che mi dnno un poco da fare, ma riesco ad educarli abbastanza bene. Ormai parlano correntemente l'inglese. Buongiorno, signori.
(Si avvia per uscire. Giunta presso la comune, si rivolge di nuovo ad Evelina)
Se vuole proprio assicurarsene, mi venga a trovare. (Ed esce).
Arturo A me, 'a verit, sembra sincera.
Matteo E pure a me.
Evelina Allora ci deve essere un'altra donna. Ma comme: 'o giorno d' 'o matrimonio, 'o sposo sparisce e nun se fa ved cchi?
Maria (dalla comune) Un poco d'aceto. 'A signora Luisa, dopo i pianti che s'ha fatto, e 'a collera che s'ha pigliato, svenuta. M sta sopr' 'o letto; ce sta vicina zia Virginia.
Arturo Povera donna. Vedete che guaio che doveva passare.
Maria (dalla cucina con bottiglia di aceto) Io vado. (Via).
Matteo (a Maria) Andiamo piano con questo aceto... che da un momento all'altro non se ne trova pi...
Arturo Vorrei scrivere due parole al socio mio, a Bari. Ce sta nu foglio e na busta?
Matteo Sullo scrittoio; fa il comodo tuo.
(Arturo si avvicina allo scrittoio e cerca l'occorrente per scrivere)
Evel, tirati un poco su. Capisco che sei dispiaciuta, ma cerca di farti coraggio.
Evelina Io sto dentro. (Ed esce per la sinistra).
Vincenza (dalla comune) Sign, fuori ci sta un uomo che vuole parlare con voi. nu brigadiere 'e pubblica sicurezza.
Matteo Fallo entrare.
Vincenza (introducendo il brigadiere) Accomodatevi.
Il Brigadiere Grazie. (Vincenza esce).
Matteo Matteo Generoso sono io.
Il Brigadiere Voi avete fatto la denunzia per la sparizione di... (consultando il foglio) Mariano Conforto?
Matteo Precisamente. Sedetevi. (E gli porge una sedia).
Il Brigadiere Grazie. (E siede).
Matteo (sedendo anche lui) C' qualche cosa di nuovo?
Il Brigadiere L'abbiamo trovato. (Arturo si avvicina ai due con interesse).
Matteo Voi che dite?
Arturo E dove?
Il Brigadiere Voi la denunzia quando l'avete fatta?
Matteo Dodici giorni fa.
Il Brigadiere Gi. certo, ci siamo dati da fare. Voi, quando denunciaste il fatto, io non c'ero. Lo seppi la sera, perch la pratica fu affidata a me.
Matteo E lo avete trovato voi?
Il Brigadiere Camminavo per il Chiatamone. E, sapete, pensavo ai guai miei... Tengo quattro bambini... Ho fatto un concorso per entrare in ufficio alla prefettura. M vediamo... Basta, quando vedo sull'altro marciapiede un giovane che camminava... e guardava un manifesto di cinematografo, con una bella donna sopra. Sapete, quelle belle ragazze prosperose della cinematografia. Chi sa perch dissi: Io devo domandare le generalit a quello , Mi avvicino e dico: Che fate qua? - Voi chi siete? - mi risponde lui. Io sono un agente Sto guardando questo manifesto - E cos da vicino? Perch sto leggendo quello che hanno scritto a lapis sul seno sinistro - E che hanno scritto? - Quanto s bbona! - Bravo. E non l'avete scritto voi? - No, io lapis in tasca non ne tengo - Come vi chiamate? - Michele Evangelista... . Chi sa perch pensai: questo un nome falso. Evangelista... Documenti!. Mi presenta la tessera postale, la patente di abilitazione di secondo grado. Leggo: Michele Evangelista. Tutto in regola. Dico: Buone cose - Arrivederci dice lui. E se ne va.
Arturo (deluso) E allora?
Il Brigadiere Per dirvi che alle volte si sospetta ingiustamente.
Matteo Ma voi avete detto che lo avete trovato.
Il Brigadiere S, abbiamo trovato un giovane senza documenti, e che non si ricorda come si chiama n da dove viene. Uno smemorato. Gli abbiamo detto : Tu ti chiami Mariano Conforto . E lui non ha detto n s n no. Qualunque domanda gli fate, qualunque cosa gli chiedete dice che non si ricorda.
Arturo Ma i connotati quali sono?
Il Brigadiere un giovane sui venticinque o ventisei anni, altezza regolare.
Matteo Biondo?
Il Brigadiere Sissignore, biondo.
Arturo Un tipo piuttosto distinto?
Il Brigadiere S, si vede che appartiene a una buona famiglia.
Matteo lui!
Il Brigadiere Tiene la barba e i baffi.
Matteo (al brigadiere) Non lui. Se tiene la barba, non lui.
Il Brigadiere E si s'ha crisciuta m?
Matteo (ad Arturo) Tu che dici: s'ha cresciuta m?
Arturo In dodici giorni! (al brigadiere) Ma lunga sta barba?
Il Brigadiere Regolare. Non una barba che pu crescere in dodici giorni; ma ci sono certi che la crescono subito. Dovreste venire con me per il riconoscimento. Se lui mi farebbe piacere, cos finisce la storia. Se no ci dobbiamo tenere quel p-semo sullo stomaco... Sapete, uno smemorato vi fa perdere la testa. E poi pu essere pure una simulazione.
Matteo (ad Arturo) Io sono stanco... Art, ci vai tu per il riconoscimento. (Si avvia per la comune) Se tiene la barba e i baffi non lui... (Via).
Il Brigadiere Allora venite voi?
Arturo Veramente volevo scrivere una lettera... Se ci sbrighiamo.
Il Brigadiere quistione di una mezz'ora.
(Dall'interno della cucina giunge all'improvviso un fragore di vetri rotti, provocato da un colpo tirato con violenza, misto al precipitare in terra di utensili di alluminio)
Ch' successo?
Arturo Non so.
Vincenza (dall'ingresso) Ch' stato?
Evelina (dalla sinistra) in casa nostra?
Vincenza Dint' 'a cucina, signur.
Arturo (esce svelto per la prima a destra. Dopo una pausa breve torna chiudendo la porta alle sue spalle)
niente, niente. stata na gatta, che non capisco da dove ha potuto tras, ha fatto un mezzo disastro.
Vincenza (avviandosi verso la cucina). E nuie gatte nun ne tenimmo...
Arturo (fermandola) Lascia stare, ci vai dopo. Accompagna prima il signore. (Al brigadiere) Se permettete, vorrei scrivere prima quella lettera che vi dicevo; una cosa urgente. Voi andate, che fra mezz'ora vi raggiungo. Mezz'ora pi, mezz'ora meno...
Il Brigadiere Certo. Allora vi aspettiamo. Permettete e buona giornata.
(Esce seguito da Vincenzo).
Arturo (guarda verso l'interno dell'ingresso per assicurarsi che l'agente si sia allontanato, poi si rivolge ad Evelina per annunciarle) Mariano. Evel, Mariano!
Evelina (disorientata) Mariano che cosa?
Arturo lui. Sta dint' 'a cucina.
Evelina Veramente!
Akturo Ma se vedi in che condizioni...
Evelina E come mai! (Ed esce svelta per la prima a destra seguita da Arturo).
Mariano (dopo una piccola pausa entra dalla cucina, seguito da Arturo ed Evelina. Appare dimagrito dal primo atto. Capelli in disordine e barba incolta. in preda ad uno choc che gli fa malamente controllare i gesti e le parole. La giacca e i pantaloni presentano strappi in diversi punti, e macchie di polvere e terriccio. Si massaggia il polso sinistro per calmare il dolore di una distorsione)
S, sono io... sono io!... Aria!... Aria!... Luce!...
(E cade a sedere su di una sedia, respirando avidamente).
Arturo Un bicchiere d'acqua... (Evelina esegue).
Mariano Quindici giorni sono stato rinchiuso. Ho contato le notti da una fessura di un finestrone che da nel cortile. 'A ll vedevo quanno faceva juorno.
Evelina Ma dove sei stato?
Mariano Chiuso. Chiuso nello stanzino, vicino alla cucina.
Arturo E t'hanno chiuso dentro?
Mariano Mamm. (Parla nervosamente, quasi accusando l'egoismo di sua madre) stata essa.
Evelina Ma sono cose da pazzi!
Arturo E perch?
Mariano M sentite. Tornai a casa tardi perch ero stato con gli amici. L'indomani dovevamo sposarci. Trovo mia madre sveglia, la quale mi dice: Non andare in camera tua perch se n' caduta la carta del soffitto, sta tutta sottosopra... T'ho aggiustato il letto nello stanzino vicino 'a cucina . Io stavo stanco, mi avevano fatto pure bere un poco... dissi: Buona notte, mamm . E mi misi a letto. Presi sonno immediatamente. La mattina mi trovai murato nello stanzino!
Arturg Murato?
Mariano Evidentemente lavor per tutta la notte, ed io non sentii niente. Murato a doppia fila di mattoni e cemento.
Arturo E come se li era procurati?
Mariano Un residuo della sopraelevazione della signora Bravaccino. Aveva lasciato solamente un foro per passarmi il mangiare. Infatti mi port latte e caff. Mamm, mamm, che avete fatto? Evelina, il padre, la madre mi stanno aspettando! . C' la guerra, figlio mio... c' la guerra... Bello 'e mamm, quando finisce ti faccio uscire! . Mi sono disperato, ho gridato: niente... faceva finta di non sentire.
Arturo Ma queste sono cose da romanzo!
Mariano In seguito poi, e precisamente otto giorni fa, pensai di assecondarla per avere il tempo di mettere in pratica quello che ho fatto. Quanno me purtava ll'acqua, 'o mmangi, 'a ringraziavo e lle dicevo che aveva fatto bene a regolarsi cos.
Svitai un ferro da sotto al lettino, e con quello ho praticato un foro nel muro. E da ll mi sono buttato su di una tettoia di un passaggio pensile, ho rotto il finestrino, e sono arrivato nelle cucina vostra.
Arturo Scusami, Maria, ma tua madre non sana di cervello. Queste sono pazzie. Glielo dicemmo che la storia della guerra l'avevamo inventata per Matteo, e lei sembrava che ci avesse creduto.
Mariano Niente, gliel'ho detto mille volte.
Evelina Ma allora veramente pazza, scusa.
Mariano Senza dubbio i dispiaceri hanno determinato uno squilibrio nella sua mente... E m, chi ce 'o ddice ca me ne s scappato?
Arturo pericoloso, sapete. Vuje 'a purtate 'o manicomio deritta deritta.
Evelina E allora non dobbiamo sposare pi?
Arturo Emb, se vede come si dovr fare. Qualcuno glielo dovr dire.
(Dalla tromba delle scale si ode la voce alterata di Di Stasio).
Di Stasio (dall'interno) Questo non pi un palazzo, una portella! Ma io m' 'o venno l'appartamento e me ne vaco ncopp' 'a nu pizzo 'e muntagna!
Evelina Oh, Madonna! Chisto strilla sempre. (A Mariano) Vieni dentro.
Mariano S, me voglio men nu poco d'acqua nfaccia. (E si avviano per uscire a sinistra) Avete capito che ho passato, per la vostra geniale trovata?
(Ed escono tutti e tre).
Di Stasio (appare sul pianerottolo, oltre il finestrone) Dio lo sa la battaglia che si sostiene dalla mattina alla sera per la strada!
(Gli inquilini, meno la signora Bravaccino, affollano il pianerottolo come prima)
Chi ti vuole dare la fregatura, chi ti vuole vendere la stilografica, 'a lente americana... che poi una bassa imitazione fabbricata in Italia... 'e pezziente ca te cercano l'elemosina, il frastuono degli autobus, ca 'o Padreterno li dovrebbe distruggere! Ci dobbiamo sopportare pure i pellegrini ospiti della pensione Bravaccino... Addo sta? Mo fa ved ca nun sente? Torno a casa e trovo sul portone un gruppo di stranieri. Me so appiccecato cu n' indiano che m'ha fermato cu na carta mmano... M'avite pigliato p' o facchino d' 'a pensione? . Non basta la invasione per le strade di gente d'ogni paese e razza... gli autopullman pieni cos... Poi dicono che io sono attaccabrighe.
Cirillo Basta, signor Di Stasio. Non vi prendete collera. Avete ragione. Finitela.
(Tutti rientrano nelle loro case mentre Di Stasio rimane solo a sbraitare).
Di Stasio Me ne scappo. Ma primma 'e me ne scappa, 'a casa l'incendio!
Matteo (entrando) Ch' successo?.
Di Stasio La guerra! Don Matteo mio, una guerra infernale. Per le strade si combatte a corpo a corpo. Voi uscite di casa e trovate i fucili spianati. Gli stranieri sbucano da tutte le parti. Arrivano con ogni mezzo. Autopullman, treni, aeroplani...
Matteo Ma la vita si deve svolgere regolarmente...
Di Stasio E uscite, camminate per le strade, andate a vedere... una invasione completa. Indiani, turchi, egiziani, inglesi, americani... Ma io me ne scappo...
Matteo E io pure. Tengo le valige pronte.
Di Stasio (sempre sbraitando, rientra in casa sua) Me ne scappo.
Matteo (preso dal panico, grida con voce isterica) Vincenza! Vincenza!
Vincenza (dalla destra) Comandate.
Matteo Le valige.
Vincenza Quali valige?
Matteo Quelle ohe stanno sempre pronte.
Vincenza E ce aggia mettere 'e cammise stirate.
Matteo mumento 'e penz 'e cammise? Piglia le valige!
Maria (attraversa il pianerottolo ed entra svelta in casa) Ch' stato?
Matteo (prende delle carte dallo scrittoio e le ripone in una borsa di pelle) Di una mano pure tu.
Vincenza 'O signore vo' 'e valige. (Ed esce per la sinistra).
Matteo L'invasione. Dobbiamo scappare. Per le strade si combatte a corpo a corpo.
Maria Uh, Madonna! E chi ve l'ha detto?
Matteo Non perdere tempo con domande inutili. Piglia le valige.
Vincenza (dalla sinistra con due valige) Ecco qua.
Matteo E le altre?
Vincenza E comme 'e ppurtavo tuttuquante?
Matteo Fate quello che dico e non fiatate. In questi casi deve prendere il comando e la responsabilit uno solo.
Vincenza (torna con altre due valige) Ecco.
(Ed esce di nuovo. Questa volta s'incontra con Maria, la quale reca a sua volta altri due valigioni).
Maria Ecco qua.
Matteo Prendete tutto alla rinfusa, comme vne vne. Gli stranieri sbucano da tutte le parti: indiani, inglesi, egiziani, turchi... Non c' tempo da perdere!
(E s'imbatte in Mariano che in quel momento entra dalla sinistra seguito da Arturo)
Gu, Mariano! Ti avevano fatto prigioniero?
Mariano E come lo avete saputo?
Matteo L'ho immaginato. (Alle donne) E voi muovetevi! Sbrigatevi! Pigliate la roba che manca dalle valige. (Ad Arturo) Art, tu va in cucina. Dentro al forno, in un buco tappato con una pietra, ce sta un sacchetto pesante. Sono monete d'oro. Portale qua. E porta delle provviste.
Arturo Va bene. (Ed esce per la prima a destra).
Matteo Maria, in camera da letto mio, dietro al comodino da notte, ce sta un buco, dentro al muro: ci troverai tre rivoltelle. Pigliale. Ce le dividiamo.
Mariano Va bene.
(Esce per la prima a sinistra).
Maria (entra svelta. Si ferma un istante sull'uscio della stanza e tira un paio di pantaloni ai piedi di Matteo. Ed esce con Evelina).
Matteo (apre ad una ad una le valige e s'accorge che sono vuote) E se capisce. Io parlo nfaccia 'o muro int' 'a sta casa. (Gridando verso la stanza attigua dove sono le donne) Avevate detto che le valige erano pronte! Sbrigatevi!
(Dalla stanza arrivano alla rinfusa capi di vestiario d'ogni genere. Matteo corre da una valigia all'altra e vi pigia dentro ogni cosa alla meglio. Dalla sinistra Arturo porge a Matteo una quantit di salami, provoloni e un sacchetto di fagioli. Ed esce di nuovo.Con parole analoghe il giuoco dura come a concerto. Dalle scale giungono sei o sette pellegrini, indiani, turchi, inglesi, francesi, egiziani, americani, i quali, giunti all'altezza della ringhiera che delimita il cortile, e dopo di essersi consultati fra loro, si avvicinano al finestrone, e battono le mani sui vetri per chiedere qualche informazione. Matteo, nel vederli, rimane terrorizzato. E non riuscendo ad articolar parole, si limita ad esprimersi con inchini e riverenze che vogliono arieggiare un po' il forzato benvenuto all'invasore, un po' il classico gesto con cui i napoletani, trovandosi di fronte ad una via senza uscita, vogliono dire a s stessi: Statevi bene! . E mentre il sacchetto di fagioli, mal sostenuto da Matteo, si apre determinando una candida grandinata che sghignazza sui coperchi delle valige, e il miagolio petulante dei pellegrini aumenta di tono, cala il sipario).
ATTO TERZO
In casa Conforto. Un'ampia stanza ariosa, linda, allegra. Allegra non per i toni dei colori, i quali sono piuttosto smorti e sbiaditi dal tempo, ma per l'insieme singolare dell'arredamento. Ogni angolo forma un ambiente a s: camera da letto, da pranzo, soggiorno, cucina e dispensa. In sintesi la camera presenta i caratteri e i conforti di un intero appartamento. Tutto stato collocato religiosamente intorno, a testimonianza di un'epoca, una sensazione, un ricordo. carico di fiori e rampicanti il balcone aperto sulla collina di Posillipo e sul mare. Erbe aromatiche di tutte le specie, dalla cedrina alla maggiorana, dal basilico al prezzemolo, insieme a rachitici peperoni gialli e rossi, denunziano una testarda ambizione di coltivare su quel balcone pure il piccolo orto. L'insieme germoglia in vasi di terracotta di dimensioni diverse, disposti con cura simmetrica e preziosit di gusto. I mobili saranno scelti ispirandosi il pi possibile al buongusto dell'Ottocento. Cos anche i quadri, i ninnoli, le tappezzerie, i tappeti e la coperta del letto. Nel mobile che decide la presenza della stanza da pranzo, vi saranno vasetti colmi d'ogni frutta in conserva. Ognuno di essi presenta, meticolosamente incollata, l'etichetta con il nominativo di ci che contiene, scritto a mano. Ciliege sotto spirito - Marmellata di albicocche - Marmellata di amarene - Marmellata di prugne - Carciofini sott'olio - Melanzane piccole sotto aceto , ecc. In un altro mobile, quello destinato all'angolo che deve rappresentare il soggiorno, vi sar un numero notevole di bottiglie con etichette della stessa natura di quella dei vasetti: Rosolio di rose - Rosolio di violetta - Rosolio di gelsomini
- Rosolio di fragola - Rosolio di caff - Nocillo
- Stomatico , eccetera. Verso l'angolo cucina su di una sedia, vi sar un cesto di pere.
Prime ore del pomeriggio.
Luisa (ha sistemato uno scrittoio al suo posto) Ecco, cos sta bene. Per fare i conti, per scrivere una lettera.
Maria S, qua sta proprio bene. (Ripigliando il filo del suo discorso) Voi non scendete?
Luisa Add?
Maria Quando gli sposi distribuiscono i confetti.
Luisa Mar, figlia mia, la forza per trasportare un mobiletto come questo non mi manca; ma per stare in piedi tutta la giornata, salire, scendere, agitarsi, non mi basta. In chiesa ci sono stata: mi sono messa a piangere quando il prete ha parlato; a pranzo mi sono commossa quando il compare ha fatto il discorso d'occasione... m basta. 'O sposo m' figlio, 'a sposa l'ho vista nascere... vedrai che non mi dimenticheranno. 'E cunfiette, m' 'e pportano certamente... e s nun m' 'e pportano, nun fa niente. (Indicando un punto della camera) Prendi quello straccio, (Maria esegue) cos prima di metterci le carte sopra, ci togliamo un poco di polvere.
(Maria comincia a spolverare lo scrittoio. Di tanto in tanto poi va sul balcone e batte lo straccio sulla ringhiera di ferro).
Maria E ve pare che se lo dimenticano? Si capisce che i primi confetti saranno i vostri.
Luisa E poi aspetto i tuoi.
Maria Seh, e state fresca. Avete voglia 'aspetta. Antonio non si liberato ancora da quella complicazione militare.
Luisa Seh, e m se libera.
Maria Io dovevo sposare stammatina, insieme a Evelina. Invece proprio ieri sera gli arrivata un'altra carta dal Distretto, e stammatina Antonio si dovuto presentare.
Luisa E non vi ha fatto sapere niente?
Maria Comme no? Ha telefonato verso le nove e mezza dicendo: Rimandate il matrimonio. Appena posso scappare vi parler a voce . L'avete visto voi per tutta la giornata? E nemmeno io. Ormai mi sona abituata. Vi giuro che se un giorno, a fondo di mare possa andare, mi trover con Antonio, inginocchiata sull'altare, davanti al sacerdote, mi verr talmente da ridere, che mi cacciano da dentro alla chiesa.
(Lo scrittoio ormai in ordine. Luisa, dopo aver rinchiuso nei cassetti le sue carte personali, vi ha sistemato sopra calamaio, penna, lapis, carta da lettere e un piccolo calendario).
Luisa Apri il tiretto di quel com, io non mi posso curvare. (Maria esegue) Adesso ti faccio un bel regalo per tutti i servizi che hai fatto.
(Prende una sedia, si avvicina al com e siede accanto al cassetto che Maria avr gi aperto)
Brava, cos. Piglia quell'involto di stoffa celeste. (Lo indica).
Maria (tirandolo fuori dal cassetto) Questo?
Luisa S. (Disfa l'involto e ne tira fuori uno scatolo rettangolare, lungo trenta centimetri ed alto quattro) Questo non il regalo per te; una cosa che non ti riguarda. (Deposita lo scatolo sul com, e ricompone l'involto com'era prima) Pigliami quell'altro scatolino. (Indica un altro involto).
Maria (glielo porge) Eccolo.
Luisa Qui ci sta il regalo. (Tira fuori dall'involto un piccolo scatolino, lo apre e mostra a Maria un fermaglio d'oro) Tu non ti sei sposata oggi, ma il regalo te lo faccio lo stesso, perch sono sicura che domani o dopodomani ti sposerai. uno spillo di smalto e corallo.
Maria (ammirata) Quant' bello!
Luisa Adesso le signore questi gioielli antichi li portano un'altra volta.
Maria Lo voglio far vedere a Evelina. (Chiude il cassetto) Salgo pi tardi. Posso sal?
Luisa Si te fa piacere, fgliarella mia, perch no? Pi tardi devo pelare le pere per farle sciroppate. Se t'interessa di assistere...
Maria S, a me me piace 'e ved; ve d pure na mano. Permettete, e grazie. (Alludendo allo spillo che Luisa le ha donato) 'O tengo pe' ricordo vuosto.
Luisa E allora grazie a te.
(Maria esce per la destra mentre dall'interno si ode il campanello dell'ingresso. Dopo una piccola pausa Maria torna).
Maria venuta 'a signora di Lorenzo.
Luisa Falla entrare. (Maria esce).
Vera (dalla destra) Buongiorno, signora Luisa. Volevo fare una scappatina stamattina per vedere gli sposi; ma non mi stato possibile.
Luisa E voi lo diceste che non potevate venire.
Vera Ho mandato i fiori.
Luisa S, grazie. Sedetevi. (Siedono).
Vera A quest'ora mi riesce facile, i bambini studiano... e allora posso allontanarmi. (Prende dalla borsetta due piccoli pacchetti) Ecco. (Ne apre uno e ne mostra il contenuto) Questa la variet di geranio che le dicevo ieri. ( un ramo di geranio reciso di recente).
Luisa (sinceramente interessata) veramente bello.
Vera Pensi, l'ho tagliato senza domandare il permesso a nessuno. Mi son portato dietro le forbici; le finestre di quella villa sono all'altezza d'uomo! ho guardato da una parte e dall'altra: non c'era nessuno... ho tagliato e via. Glielo avevo promesso... Bisognerebbe conoscere l'epoca per trapiantarlo.
Luisa No. E qua stiamo a Napoli. Se ficcate in terra una scopa sottosopra, l'indomani mattina la trovate cresciuta. Ci penso io, vi sono molto obbligata.
Vera Si figuri. (Porgendole l'altro pacchettino) E questo l'incenso. Ha visto? Me ne sono ricordata.
Luisa Grazie. La mattina, dopo rassettato, appanno le imposte del balcone, prendo sopra alla paletta due acinielli di fuoco, e ci metto sopra qualche granello d'incenso. Ma poco poco. La casa piglia quel senso di freschezza. Specialmente d'estate.
Vera Se vuole rimanere sola, signora Luisa, non faccia complimenti. Verr a trovarla un altro giorno.
Luisa No, non ve ne andate. Mi fa piacere se restate qua un altro poco. Mi siete molto simpatica, e poi vi devo dire qualche cosa.
Vera Anch'io resto volentieri con lei. Mi fa gioia. Avverto... non... so... un senso di sicurezza... di protezione.
Luisa Eh... e chi pu proteggere una povera donna come me?
Vera A me, s. Avverto la sua vicinanza, la sua figura, la sua voce. Tutto ci mi rimane dentro e si tramuta in coraggio. Non so spiegarmi... e dal coraggio che me ne venuto, traggo la protezione per me stessa.
Luisa Non ho capito. Non parlate difficile perch non capisco.
Vera (un po' umiliata) L'ho detto: non so spiegarmi.
Luisa No, che c'entra. Sono io che non capisco e che, fra le altre cose, non voglio fare niente per capire.
Vera un po' stanca.
Luisa Eh... eh... proprio cos.
Vera E voleva dirmi qualche cosa!
Luisa S. Ecco qua. Mio figlio si sposato stamattina... una bella cerimonia in chiesa, un bel pranzo, adesso c' il rinfresco e distribuiscono i confetti agli amici... A me me li manderanno perch non ho voluto scendere. Giustamente, come avete detto, sono stanca... Si sposato, vi dicevo, e di questi tempi...
Vera Ma gliel'hanno spiegato che la guerra non c', e che fu tutta una storia inventata?
Luisa C'. La guerra c'.
Vera Guardi, signora Luisa, glielo assicuro io. Non deve insistere su questo punto, le fa male.
Luisa Non di questo che vi volevo parlare. Mio figlio parte fra poco con la moglie, e io resto sola. Voglio sentirmi serena, tranquilla. Voglio sentirmi come vi sentite voi dopo che avete visto a me.
Vera (rimproverandola teneramente) Allora aveva capito quello che le avevo detto.
Luisa Ma lo avete detto con parole complicate... Ho capito il zuco ... diciamo, l'essenziale. Dunque resto sola. E per sentirmi come vi dicevo, mi devo togliere tutte le preoccupazioni, fino all'ultimo debi-tuccio morale che, nella vita, per ragioni indipendenti dalla propria volont, chi pi e chi meno contrae. Con voi un piccolo debito ce l'ho, e me lo voglio togliere.
Vera Ha un debito con me?
Luisa Quando vi mandai a chiamare, e voi veniste qua, vi dissi che avevo sbagliato, che mi ero comportata male; ma non vi dissi tutto. Voglio dire che mi vergognai di liberarmi completamente, e se non lo faccio non mi sento a posto.
Vera Ma niente altro mi deve dire. una faccenda ormai esaurita.
Luisa No. Inventai tutta una storia contro di voi... Vi dissi in faccia tante brutte parole; ma lo feci per un sentimento intimo mio, che secondo me giustificava qualunque modo di agire.
Vera Ma certo. La mamma ha il suo diritto.
Luisa No. Fino a un certo punto. Per l'offesa che feci a mio figlio Iddio mi perdoner, lo so, non pu fare altrimenti, mi deve perdonare per forza, e se no peggio per Lui... e non mi preoccupo pi. Ma con voi devo fare diversamente. Vi devo dire che sono stata una bugiarda, una donna falsa e cattiva, vi devo chiedere perdono e vi devo baciare la mano. (Con infinita semplicit fa per prenderle la mano e baciarla).
Vera (ritraendola risolutamente) Ma neanche per sogno. Questo non glielo posso permettere.
Luisa (delusa, rimane per un momento a riflettere, poi con tono pacato) Sentite, non perdiamo tempo con una lotta inutile fra me e voi. Tanto, ho deciso che vi devo baciare la mano. Fa pi bene a me che a voi. Fatevela baciare presto, e non ne parliamo pi.
Vera (un po' commossa) Come vuole. (E le porge la mano).
Luisa (felice) Oh, m s. (Prende fra le sue la mano di Vera, per un istante si ferma a guardarla negli occhi, poi riprende) Ho detto delle cose sul vostro conto che non esistevano, vi ho offesa perch sono egoista, falsa e bugiarda. Vi chiedo perdono e vi bacio la mano. (E depone un bacio sulla mano di Vera) Ecco fatto. Abbiamo pagato il debituccio e ci sentiamo meglio. (Accorgendosi che Vera non riesce a contenere le lacrime, la rimprovera teneramente) Ah... ah... no. E perch? Non dovete piangere!
Vera (sempre pi commossa) Non lo faccio apposta. Certe volte, per gli urti sofferti nella vita, si crede fermamente di aver acquistato un grado di indifferenza... Invece non vero... (Piange) Ho tutto qui, nel cuore... Se le raccontassi...
Luisa (serena) Non ce n' bisogno. Nella vita ognuno tiene qualche cosa sulla coscienza... Se piangete, per, vuol dire che dovete ancora piangere... Vuoi dire che ci avete qualche piccolo debito morale che non avete pagato ancora... Pagatelo e non piangerete pi!...
(Una scampanellata all'ingresso rompe il silenzio).
Vera Vado io. (Ed esce per la destra).
Evelina (dall'interno) Grazie.
Vera (internamente) Non mi stato possibile. Mi sarebbe piaciuto tanto di assistere.
Mariano (sempre internamente) Mamm sta dentro?
Vera (c. s.) S, di l.
Evelina (entra seguita da Vera, Maria e Mariano. Evelina e Mariano sono vestiti da viaggio) Confetti a domicilio! (Porge a Luisa una bomboniera d'argento).
Mariano (porgendogliene un'altra simile) E questa te la d io.
Evelina Sono state scelte proprio per voi, mamm. Quelle per gli amici non erano cos belle.
Luisa Grazie, figlia mia. Ma a me ne basta una sola. Quest'altra la diamo alla signora Vera.
Evelina Ma certo.
Vera Perch se ne deve privare? A me basta un confetto solo, per l'augurio.
Mariano Ma no, quello che fa mamm sta ben fatto.
Luisa S, quando si tratta di una bomboniera.
Mariano E poi a voi vi spetta. Se sto qua, sano e salvo, lo devo molto a voi.
Vera Grazie, allora.
Luisa E quando partite?
Evelina Fra un quarto d'ora. Abbiamo distribuito i confetti... e adesso mamm e pap stanno salutando gli amici. Qualcuno rimasto ancora a parlare.
Luisa (rassegnata) Allora, ve ne andate... Maria, figlio mio, ti voglio dare una cosa.
Mariano E tu il regalo gi me lo hai fatto.
Luisa Non il regalo. un'altra cosa. Mar, piglia quella scatola che ho messo sul com.
Maria (pronta, esegue e la mostra) Questa?
Luisa S. (Apre la scatola e mostra al figlio una cravatta) Maria, questa te la devi mettere... almeno una volta, ma te la devi mettere.
Evelina (convinta) bella.
Vera di stoffa antica.
Luisa (al figlio, con timore) Non ti piace?
Mariano S, mamm, mi piace assai. Non me la metto adesso perch non si adatta al vestito.
Luisa (ad Evelina) Ce lo devi ricordare tu.
Evelina Ve lo prometto.
Mariano Ma dove l'avete comprata? Lo scatolo vecchio... Ce l'avevate?
Luisa La comprai a tuo padre quando eravamo fidanzati. Cio, non la comprai io sola... Andammo io, mia sorella pi grande, buonanima, e una sorella di mia madre, una zia mia pure buonanima, che tu non ti puoi ricordare. Allora, per scegliere la cravatta per il fidanzato, non ci poteva andare una ragazza sola. Che figura faceva una ragazza che entrava sola in un negozio da uomo? Ci si doveva andare per lo meno in tre. E una delle tre doveva essere anziana... Perci ventte zia Elvira. Tuo padre fu contento, almeno cos mi sembr; ma non se la mise subito... e io mi sentii un poco umiliata. Quando sposammo, la trovai in un armadio, e la feci sparire. (Rivivendo il passato) Un giorno me la chiese. Dice: Ma quella cravattai - Uhm? dissi io Si sar perduta . E per dispetto non gliela volli dare. La tenevo nascosta e non ci pensavo pi. Quando poi nell'altra guerra, quell'altra, non quella prima di questa... venne un maresciallo dei carabinieri e mi port la notizia... chi sa perch pensai subito alla cravatta. Me l'aveva chiesta tante volte... e io gli avevo fatto il dispetto... E te la devi mettere tu.
Mariano (commosso) Allora, m' 'a metto m! (Cambia la sua cravatta con quella del padre).
Luisa (a Vera) Abbiamo pagato un altro piccolo debito morale.
Matteo (entrando si rivolge immediatamente ad Evelina e Mariano) Fatemi il favore jatevnne, se no finisce male fra me e l'autista. Gies, che scostumato. Prima di tutto ha rivoltato una strada col clacson, per chiamare... Dove si visto mai l'autista che chiama i signori col clacson... come se una volta il cocchiere, per chiamare il padrone, avesse fatto schioccare la frusta... E poi dice che tardi, che lui aveva combinato il prezzo per mezza giornata... Ma con certi modi cos villani! Fatemi il piacere, scendete se no finisce male veramente. Mamm sta abbasso con il compare e la moglie. Vincenza ha sceso pure le valige.
Evelina Allora, scendiamo.
Mariano Statte bbona, mamm.
Luisa Fate buon viaggio, e benedetti, figli miei.
Vera Ci vediamo domani, signora Luisa, verr a trovarla.
Luisa V'aspetto.
Evelina (a Maria) Me ne vado, Maria. Tanti auguri per il tuo matrimonio.
Maria (sorvolando) Grazie, grazie. Ma io scendo con voi. Ci salutiamo abbasso al palazzo.
Evelina Tu non scendi, pap?
Matteo No. Io se scendo mi piglio a mazzate con l'autista. meglio ca ce salutammo cc. Faccio compagnia 'a signora Luisa.
Mariano Andiamo.
Matteo E m' 'a vu fa salut a mia figlia?...
Evelina (abbracciando suo padre) Ciao, papa.
Matteo (baciando teneramente sua figlia) Tornate presto, e ricordati di tutte le raccomandazioni che ti ha fatto mamma... Va bene che tu gi lo sapevi; ma altro la teoria, altro la pratica. Statte bbona.
(Con saluti affettuosi e mille raccomandazioni, gli sposi seguiti da Maria e da Vera, escono per la destra. Dopo breve pausa, durante la quale ha riflettuto sulle sensazioni di tutto l'avvenimento, un po' commosso considera ad alta voce)
Quando si marita una figlia, va bene che uno dice: Meno male, se, n' andata ... Meno male in che senso? Che si sistemata... La figlia femmina ti d pensiero... se ti rimane in casa... Ma ti piglia quel risentimento... Che giornata! Mi sento la testa come un pallone. Gi, che giornata? Sono quindici giorni che non troviamo pace. Pare niente un matrimonio. Combattere con i fornitori diventato un inferno. E non ti puoi fidare di nessuno... Perch mentre credi nella buona fede di uno, ti devi ricredere immediatamente, quando meno te l'aspetti ti sferra la fregatura. Uno in mezzo deve essere guardingo; ti devi difendere, devi lottare. O devi imbrogliare pure tu e ti metti all'altezza, o vieni sopraffatto completamente. diventato un problema tragico, che veramente ti tiene inchiodato al muro, e che ti fa sentire la nausea di tutto, persino della vita.
Luisa (tranquilla) Non vi pigliate collera. M ve d io na cosa che vi calma i nervi. (Si avvicina al mobiletto dove sono i liquori e l'apre).
Virginia (dalla destra, un po' stanca della giornata e depressa per la partenza di sua figlia) Sono partiti. (Non pu contenere oltre le sue lacrime e si mette a piangere, abbandonandosi quasi fra le braccia di Luisa) Donna Luisa mia, come faccio senza Evelina. Figlia mia. Quant'era bella... Vuota mi ha lasciata la casa, vuota!
Luisa Donna Virg, ma perch voi pensavate di tenervela sempre vicina, la figlia vostra? Noi siamo i genitori; non siamo i proprietari dei figli. Pigliatevi un bicchierino pure voi, e vi calmate.
Virginia Beata voi, che ve la pigliate allegramente.
Matteo Vattene al balcone. Vai a svernare! Luisa (non raccoglie) Bevetevi questo. (Ha riempito due bicchierini di rosolio di violetta) rosolio di violetta. Non fa male. E tutto profumo.
Matteo (annusando il rosolio) Com' delicato. Lo fate voi?
Luisa Rosolii che faceva la buonanima di mia madre. Occupo un poco di tempo. Virginia buono veramente.
Matteo Ma qua si respira. (Si avvicina al balcone) Virg, tu vide stu balcone?
Virginia un paradiso. (E va sul balcone a godere del panorama).
Matteo Sta camera nun se riconosce pi.
Luisa Ci ho messo qualche mobile che pi mi stava a cuore.
Matteo Infatti, ho visto che il resto dell'appartamento quasi svuotato. Avete fatto salotto, stanza da pranzo, camera da letto... ce sta pure 'a cucina.
Luisa Io qua vivo.
Matteo Gi. Vi siete, diciamo, rintanata... (Dopo una breve riflessione) Voi per, donna Lu, scusate se ve lo dico, siete rimasta con una idea fissa. Da tante vostre mezze frasi, dal vostro modo di vivere da un po' di tempo a questa parte, ho capito... io s naso fino... che non avete creduto affatto che la storia della guerra fu inventata da quello spiritoso di mo cognato, perch secondo lui poteva finalmente mettermi l'animo in pace. Bene mi ha fatto. Questo lo devo dire ad onor del vero. Perch adesso, vi giuro, se ne scoppiano dodici, una appresso all'altra, non mi fanno impressione. Ma voi non ci avete creduto, e siete sempre convinta che siamo in guerra. Ed io non so che farei...
Luisa Don Matt, mi fate proprio tenerezza. Io, vedete, ormai sono vecchia... voi siete pi giovane di me, ma vi garantisco che il mio cervello non lo cambierei con il vostro.
Matteo Pecch! Pecch!
Luisa Perch voi allora credete una cosa, quando ve la dice la radio. Voglio dire che la radio per voi pi importante del vostro stesso pensiero. Voi volete convincere me che la guerra non c', mentre voi stesso me ne parlate come di un problema tragico che fa sentire la nausea persino della vita. Venite qua. (S'avvicina al mobile dove sono le marmellate. Matteo automaticamente la segue) La marmellata a voi vi piace?
Matteo S. Non ci faccio folla, ma un poco ogni tanto...
Luisa (apre gli sportelli del mobile e mostra i barattoli a Matteo) Queste le ho fatte io.
Matteo E che precisione! (Leggendo qualche etichetta) Amarena, fragola, albicocca. Quant' bello a ten tutte sti ccose dint' 'a casa. (Ferma la sua attenzione su di un barattolo di ciliege sotto spirito) Cheste s. Cheste me fanno asc pazzo. D'inverno sono un vero conforto. (Legge) Ciliege sotto spirito.
Luisa Io mi affeziono a queste marmellate. 'E vvoglio bene. Come se fossero creature mie. Quando sto sola e me vene 'o gulo 'e nu poco d'amarena, per esempio, io ci parlo come se fosse una persona viva. Quanto sei buona. Come sei saporita. Ti ho fatta io, con le mie mani. Sono proprio contenta di come sei riuscita . E loro mi rispondono, dandomi un poco di dolcezza. L'unica dolcezza che ha il diritto di pretendere dalla vita una povera donna come me. E capisco... m capisco, perch la buonanima di mia madre faceva lo stesso, e perch faceva rivoltare la casa quando qualcuno della famiglia se ne serviva senza chiedere permesso a lei.
Matteo E gi, dice: Chello rrobba mia .
Luisa Ecco. robba mia. Ma difficile. La marmellata veramente mia e nessuno me la tocca. E po' io tengo 'a chiave. E non commetto un reato se la chiudo dentro. (Richiude a doppia mandata gli sportelli del mobile e conserva la chiave in tasca). E cos coi fiori. Vedete stu balcone... Sono tutte piante che le ho fatte crescere con le mie mani. (Indicando una pianta) Quella non so, non mi ricordo da quanti anni la tengo. Figuratevi, ero signorina. Ne ha fatti traslochi appresso a me. Come quel mobile. (Indica lo scrigno) Era di mia nonna... Poi di mia madre... Quando abitavamo a Fora... poi alla Riviera. Alla Concezione... Non vi so dire quante case ha cambiato stu scrignetto. (Con tono di voce bonario, comprensivo) Vostra moglie poco fa ha detto: Beata voi che ve la pigliate allegramente . Don Matt, ho tolto il respiro ai miei figli. Da quando cominciarono ad avere uso di ragione. Se tardavano mezz'ora per tornare a casa pensavo subito ad una disgrazia. Per non farli uscire organizzavo trattenimenti in casa, invitavo ragazze carine, giovani: niente, non li potevo frenare. E qualche volta mi facevano capire apertamente che la mia presenza dava fastidio, Scappavano, se ne andavano. Me dicevano nu sacco 'e buscie per vivere per conto loro una vita che non mi doveva riguardare. Don Matt, a Mariano l'ho chiuso dentro con un muro di mattoni e cemento. E nun se n' scappato!... E se uno di voi andava a denunziare il fatto, le autorit non mi avrebbero chiusa in un manicomio! - 'A pazza - 'A vedete 'a pazza! - Ma c'ha fatto! - Ha chiuso 'o figlio dint' 'a na stanza, e ha costruito nu muro nnanz' 'a porta! - E perch! - Pecche s' 'o vuleva ten vicino, nun 'o vuleva perdere!... - 'A pazza .
(Non pu controllare ancora i suoi sentimenti. La voce diventa opaca, mozzata da qualche lieve singulto subito represso)
Don Matt, vi ricordate le ordinanze tedesche dalla radio! I giovani che non si presentano al Comando saranno puniti con la morte... I genitori che nascondono i propri figli saranno fucilati sul posto . E avrei lottato ancora, ma avevo capito che Mariano mi avrebbe odiato. Un giorno mi ha detto: Ma lasciami campare! Questa generazione passata! Prima ci avete inguaiati... . Don Matt, vi giuro davanti a Dio che non sono pentita di quello che ho fatto, no! No, sono felice! Per quindici giorni l'ho sentito un'altra volta figlio mio, come quando ce l'avevo qua. (Con tutte e due le mani aperte si batte ripetuta-mente sul ventre) Come quando, durante i nove mesi di gravidanza, trovavo modo di rimanere sola con lui, sdraiata sulla poltrona, con le mani come le tengo adesso, per parlarci. (Si tocca ancora il ventre) E lui si muoveva dentro e mi rispondeva; mi rispondeva dandomi una dolcezza che voi non potrete mai immaginare! Io capivo lui, e lui capiva me, poi non ci siamo capiti pi. Generazione passata, generazione moderna... Beata voi che ve la pigliate allegramente... .
Virginia (dal balcone, un po' mortificata) Io l'ho detto cos senza pensare.
Luisa (ripigliando il tono sereno delle prime scene) E adesso ci penserete bene, e non lo direte pi.
Matteo Avete ragione, donna Lu. Per convincetevi, se avessero saputo il fatto, nessuno vi avrebbe dato della pazza. Avrebbero detto, come abbiamo detto noi: 'a mamma! .
Luisa Grazie, don Matt.
Maria (entra, indicando il cesto di pere) Eccomi qua. Vogliamo pulire le pere? (Prende il cesto e lo colloca su di un tavolo).
Luisa S, cos mi trovo una cosa fatta. Siediti. (Maria prende due coltellini e un altro cesto vuoto per mettervi le bucce, poi si avvicina al tavolo e siede anche lei)
Ecco fatto. Devi togliere la buccia sottile sottile... (glielo dimostra con la pera che sta sbucciando lei) senza fare le gradiatelle di S. Antonio... e non togliere lo streppone , perch quello serve per prenderle dal barattolo.
Antonio (d. d.) Maria! Maria!
Maria tornato Antonio.
Antonio (entra dalla destra. vestito da soldato Arturo lo segue. Antonio apre le braccia, in atto di mostrare tutta la divisa militare) Avete visto? Mi hanno vestito.
Maria Uh, Gies. E pecch?
Antonio Ma questi sono numeri, sono numeri!
Arturo Ma io non capisco... Perch non ti sei spiegato?
Antonio Non mi hanno fatto parlare. La carta che ho ricevuto ieri, e questo l'ho saputo dopo, mi arrivata perch quel sergente che conoscevo, con il quale ho parlato altre volte, andato in congedo. E' ca 'o pzzano accidere add sta m, ha lasciato la vecchia pratica mia nel tiretto del suo tavolo. Il nuovo sergente l'ha trovata e mi ha mandato a chiamare per avere delle spiegazioni. Quando sono andato stamattina, (a Maria) che poi ti ho telefonato, c'erano le reclute, pi di cinquecento uomini. Mi hanno messo in rango... io vuleva parl... niente: Silenzio! -e siamo andati a Reggimento. Per la strada pensavo: Arrivati in caserma, mi metto a rapporto . Che vuoi parlare... Siamo capitati nelle mani di un caporale, nu sardagnuolo, che poco mi capiva... Tanno stato cuntento, quanno s'ha pigliate 'e vestite borghese e m'ha miso 'a divisa. E solamente alla libera uscita mi stato possibile di scappare qua. (Disperandosi) Non finisce, non finisce pi!
Arturo No, finisce. Finisce perch m t'accompagno io. (A Luisa) Scusate, signora.
Antonio Perdonate questa scena pietosa.
Luisa Per carit, fate conto di essere in casa vostra.
Antonio (ad Arturo) Il vestito, voglio il mio vestito borghese.
Maria Accompagnatelo voi, 'o z. Si no chisto fa cchi guaje.
Antonio Ma io in caserma non entro. Vi aspetto fuori.
Arturo Quando ti chiamo, entri. Restituisci la divisa e te piglio 'e panne borghese.
Antonio Fosse 'a Madonna! E vogliamo andare?
Arturo Andiamo.
Antonio Mariano ed Evelina sono partiti. Hanno sposato. M fanno 'o viaggio 'e nozze. E bravo... Beati loro. Mar, siamo sfortunati. Ma sta vota m' 'o ssento: domani mattina sposiamo pure noi.
Maria Ant, io me so scucciata. Non lo diciamo pi. Se succede bene, se no salute a noi.
Antonio Avete capito? Si perde l'entusiasmo, se capisce. Hai ragione, Mar. Me sarra scucciato pur'j. (Ad Arturo) Andiamo. (A Maria) Tu nun m'accumpagne?
Maria (quasi distratta) No, sto qua. M sono salita.
Antonio (ingoiando amaro) E statte cc. (Poi a se stesso, come un'intima considerazione) Nu fidanzato ca parte pe' suldato... a gente 'o saluta na vota, doje, tre, quattro... ma po' se scoccia. E che fa, saluta sempe? Statevi bene.
(Ed esce con Arturo).
Matteo (alludendo alle pere) Le fate sciroppate?
Luisa Si mette tutto assieme a fuoco lento, ogni chilo di pere, mezzo di zucchero...
Maria E quanto tempo devono cuocere?
Luisa Fino a quando l'acqua diventa dorata e sciropposa... Tu queste cose le devi sapere. Prima perch ti sposi e ti possono servire per tenerti tuo marito il pi possibile in casa. Sai, gli uomini sono golosi. Pure se dicono : No, io di queste cose non ne mangio ... Nun d retta, lo fanno per sentirsi superiori... ma poi sono capaci di mangiarsele di nascosto. Perch un poco di dolcezza nella vita piace a tutti quanti... E poi pure perch ti fanno compagnia, ti aiutano... e ti dnno soddisfazione. Apri il mobile e dici: Questa l'ho fatta io... roba mia!... Nessuno me la tocca .
FINE DELLA COMMEDIA
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