La pianta di limone

LA PIANTA DI LIMONE

Monologo

di ALDO NICOLAJ

PERSONAGGI

TULLIA

Commedia formattata da

Frutti me ne fa, uno dietro laltro, alcuni cos grossi che piegano i rami. E profumati, pieni di quel buon succo asprigno, pieno di vitamine. Amo gli agrumi in genere ma preferisco i limoni; aranci e mandarini sono troppo dolci per il mio gusto, i mandaranci sono frutti imbastarditi ed i pompelmi, come i cedri, hanno un volume inversamente proporzionale allintensit del sapore I limoni, invece, sono frutti perfetti, non variano mai di gusto o di sapore perch hanno una loro precisa identit Conosci tu la terra dove fioriscono i limoni? scriveva Goethe Per lui la pianta del limone era il simbolo del nostro paese Le trombe doro della solarit, come li chiamava un altro poeta, Montale. Ed io, da quando ho sul mio terrazzo questo mio bel vaso di limone che mi d foglie, frutti e profumi, mi sento serena, in pace con me stessa. Me ne curo personalmente, ne sono gelosa, non lo lascio toccare da nessuno. Lo innaffio, gli tolgo le foglie secche, lo concimo, insomma, me lo coccolo quasi fosse parte di me stessa. Gli parlo e sono convinta che mi ascolti e mi capisca perch mi risponde col fremito delle foglie, con le sue fragranze ed il suo profumo. Se penso che la buonanima del mio povero marito, ultimamente, non mi lasciava pi parlare Quei suoi grandi splendidi occhi diventavano terribili, di ghiaccio, quando mi urlava con rabbia Zitta, basta, vuoi startene zitta una buona volta?!?. Ed io, che avevo argomenti importanti da discutere, dovevo tacere. Il motivo era dovuto al fatto che qualcosa nella sua bellissima testa non funzionava pi. Ma questo avvenne dopo Nei primi tempi, mi ascoltava, perch era innamorato di me, come io lo ero di lui E come avrei potuto non esserlo?? Era cos bello. Aveva una testa che sembrava fosse di uno di quegli angeli che i pittori dipingevano nel rinascimento, un angelo del Bronzino. Una meraviglia Capelli biondi, ondulati e morbidi, grandi occhi viola-azzurri con lunghe ciglia scure, un naso perfetto, delle labbra di corallo con denti di avorio. Mentre il corpo invece era piccolino, gracile, bruttarello, stonava con quella testa di cherubino, che si faceva notare da tutti per il suo splendore. Anche di statura era bassino, diciamo sotto la media, mi arrivava s e no alla spalla. Ma non lo consideravo un difetto, anzi, la sua statura mi suscitava tenerezza, come un senso di protezione materna. La grande voglia di avere un bambino, che purtroppo non ho mai potuto realizzare, la scaricavo su di lui, povero amore Abbiamo fatto di tutto per avere figli, ma non so se dipendesse da me o da lui, fatto sta che non ne sono arrivati. Per cui ho dovuto rassegnarmi, illudendomi che Guidino oltre al mio uomo, fosse anche in un certo modo mio figlio. Cos biondo, con quella pelle rosea e liscia, sembrava anche molto pi giovane della sua et. Per baciarlo dovevo chinarmi un poco e lui per fare altrettanto doveva saltarmi al collo. stato un fidanzamento lungo, come quelli di una volta, un fidanzamento bellissimo. Lui veniva a prendermi in ufficio, dopo aver chiuso il suo laboratorio, e mi portava a passeggiare sulla riva del fiume. Guidino amava pescare, era la sua grande passione. E rinunciava per stare con me, perch tra me ed i pesci, diceva allora, preferiva me Ci abbracciavamo, ci baciavamo, ci sussurravamo tutte le piccole cose che si dicono gli innamorati ed eravamo veramente una bella coppia. I miei non volevano lasciarmelo sposare perch sembrava un nano, mi ripetevano Guidino non lo era. Affatto. Piccolo s, magro e poco muscoloso anche, ma normale, in fondo. Purtroppo, da ragazzo, quando il suo corpo stava allungandosi, la caduta da un albero gli aveva arrestato la crescita. Capita. Il destino, a volte, crudele. Era stato in pericolo di vita per una grave commozione cerebrale, ma fortunatamente era guarito e della botta non gli era rimasta che una piccola cicatrice dietro la nuca, tutto l Per tutto il periodo del fidanzamento e per i primi anni di matrimonio, la nostra unione stata perfetta, vivevamo luno per laltro. Essendo cos mingherlino, lo spazio nel nostro grande letto matrimoniale era tutto mio. Ed anche in casa non ingombrava Qualche volta si seccava perch andando al cinema lo facevo passare per ragazzino e gli prendevo il biglietto ridotto. Ma, poi, capiva che era il mio desiderio di maternit a farmi comportare in quel modo. Un po fuori della nostra cittadina, sulla riva del fiume, aveva un capanno, dove, quando il lavoro glielo permetteva, andava a pescare. Di mestiere faceva lorologiaio Meticoloso e preciso comera, aveva scelto il mestiere giusto per lui. Con quelle sue dita fini ed abilissime, riusciva a riparare ogni tipo di orologio che i clienti gli portavano. Seduto sullo scranno della sua botteguccia, nessuno poteva rendersi conto che fosse cos mingherlino e la gente, passando per la strada, si fermava per guardare quella sua testa straordinaria che nella semioscurit del negozietto, illuminata dalla lampada sotto cui lavorava, sembrava veramente un raggio di sole. Passava ore ed ore a smontare ed a rimontare, viti, spirali, bilancieri, rotelline, sempre in silenzio. Tranne qualche rapido scambio di frasi con un cliente, non parlava mai con nessuno. Nei giorni di riposo andava a pescare ed anche l in silenzio, perch gli piaceva andarci da solo e non essere disturbato. Sera anche presa labitudine di infilarsi dei tappi nelle orecchie per isolarsi dal mondo, diceva che gli faceva bene. Non pensavo, allora, che questo suo atteggiamento fosse conseguenza di quella lontana caduta ma notavo che aveva cominciato a non seguire nemmeno pi il filo dei miei discorsi Poi, poco a poco mero resa conto che provava fastidio sentendo la mia voce. Gi in casa mi costringeva al silenzio; quando cera lui, niente radio, televisione, musica in genere, perch la sua testa aveva bisogno di riposo Ma poi quel silenzio non gli bast pi, cominci a non sopportare nemmeno il suono della mia voce. Una domenica, dopo averlo accompagnato come sempre in macchina fino al suo capanno a pescare, invece di ritornare a casa, come dabitudine, per passare a riprenderlo col buio, vista la bella giornata, volli stare anchio l a respirare aria buona Lui, seduto su di uno scoglio, aveva buttato lamo e se ne stava zitto, guardando sullacqua il galleggiante che sembrava quasi sparire alla vista Io, per tenergli compagnia. cominciai a parlargli delle mie ultime letture, una raccolta di poemi della Bielorussia del secolo scorso. Lui mi interruppe rabbioso, intimandomi di stare zitta. Pensai che i miei discorsi gli dessero noia dal momento che culturalmente era meno preparato di me Dopo un lungo silenzio, cambiai argomento e mi offrii di leggergli qualcosa di divertente, per caso avevo portato con me il Decamerone del Boccaccio. Ancora pi violento e minaccioso, mi fece stare zitta dicendo che la mia voce faceva allontanare i pesci. Mi concentrai nella lettura. Quando salimmo in macchina per ritornare a casa, cercai di fargli capire che tra di noi era necessario comunicare, cera bisogno di dialogo. Mi rispose che, oramai, si era abituato al silenzio, per cui dovevo rassegnarmi a stare zitta e di quanto pensavo se ne stra-fregava nel modo pi completo. Doveva bastarmi stare insieme, parlare non voleva dire nulla. E, fatto questo discorso, si rifiut di aprire ancora bocca., tir fuori dalla tasca i tappi, se li introdusse nelle orecchie e non mi rivolse pi la parola. Ero avvilita, ma dovetti chinare il capo Cos, in silenzio continu la nostra vita. Anche quando a letto i nostri corpi si incontravano e nasceva lintimit della nostra vita coniugale, cercavo di esprimere un mio sentimento, la mia emozione, la gioia di stargli vicino, nonostante tutto, ma Guidino mi faceva stare zitta con un urlo. Alle mie proteste una notte si secc e mi tapp la bocca con un nastro adesivo affinch neanche un suono uscisse dalle mie labbra durante il nostro rapporto sessuale La mia vita da quel momento in poi divent un inferno, che non auguro a nessuno, oramai non avevo pi alcuna possibilit di parlargli, nemmeno nei momenti di intimit. Se a segni gli facevo capire di togliermi il nastro adesivo, Guidino mi guardava minaccioso con quei suoi meravigliosi occhi che diventavano terribili e soffocava ogni mia protesta E non parlava pi. Se voleva qualcosa me lo ordinava per scritto, ed io per scritto dovevo rispondergli. Per lui il solo suono possibile, lunico che tollerasse, era il ticchettio degli orologi del suo negozietto. Voci e rumori non voleva ascoltarli. Il suo mondo ideale era quello dei pesci, che non avevano voce, non emettevano suoni e pescati morivano in silenzio comerano vissuti Per questo li ammirava tanto. Coi tappi negli orecchi pareva sereno, forse felice, la sua grande speranza forse era quella di diventare completamente sordo, per sentirsi completamente isolato dal mondo. Quando il poverino spari allimprovviso, andai alla polizia a denunciare la sua scomparsa. Raccontai la verit: quel giorno ero andata ad accompagnarlo al fiume, come facevo sempre, e poi ero ritornata a casa per andare a riprenderlo prima del buio. Arrivata al capanno, lui non cera pi Lavevo cercato, chiamandolo inutilmente, era arrivata gente, pescatori, che frequentavano la zona, nessuno lo aveva visto. Era scomparso. Siccome nemici, povero tesoro, non ne aveva mai avuti, pensarono che dovesse essere caduto in acqua ed annegato. Cos cominciarono a scandagliare il fiume sperando venisse fuori il cadavere Cercarono giorni e giorni inutilmente, ma la corrente, molto forte, chiss dove laveva trascinato. Avevano smesso le ricerche, quando fu ripescato un cadavere, a chilometri di distanza, quasi vicino allestuario, a due passi dal mare un corpo sfigurato e senza testa. Decapitato. Come? Da chi? La polizia non mai riuscita a scoprirlo Forse qualche relitto acuminato, aveva reciso la sua bella testa? Chiss cosera successo Dovetti farmi forza per andare allobitorio per il riconoscimento del cadavere. Non cera dubbio, quel corpo mingherlino e gracile era il suo, non poteva essere che il suo. Ma la testa? La polizia ha continuato a chiedersi dove potesse essere finita, perch non mai stata ritrovata. Nessuno ha mai potuto immaginare che possa essere stata io ad essermela portata via. Per amore. Per troppo amore Del suo corpo non mi era mai importato gran che. Ma della testa, di quella sua magnifica testa, s. Me la sono portata a casa e me le la sono seppellita in questo grande vaso di limoni, che non lascio toccare da nessuno. Me la tengo qui vicino a me. Ora posso parlare e dire quello che mi pare farmi ascoltare senza che mi imponga di star zitta, Ora mi risponde anche. Come? Con un fremito di foglie, con un effluvio di fragranze, offrendomi in dono i frutti profumati meravigliosi limoni i limoni di questa mia straordinaria pianta di limoni.

FINE

    Questo copione รจ stato visto: