La piccola città

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[a cura della redazione del Gabbiano BBS, giugno 1996]

La piccola città

(Our Town - 1938)

Thorton Wilder

Commedia in tre atti

Ad Alexander Wollcott

di Castleton Township, Rutland County, Vermont

Personaggi

(in ordine di entrata in scena)

Direttore di scena

Dottor Gibbs                                                      Medico della città

Joe Crowell                                                         Giornalaio

Howie Newsome                                                Lattaio

Signora Gibbs                                                     Moglie del medico

Signora Webb                                                     Moglie del direttore del giornale

George Gibbs                                                     Figlio del medico

Rebecca Gibbs                                                    Figlia del medico

Willy Webb                                                        Figlio del direttore del giornale

Emily Webb                                                        Figlia del direttore del giornale

Professor Willard                                                Esperto della geologia della città

Signor Webb                                                       Direttore del giornale

Una donna in galleria

Un uomo in platea

Una donna in un palco

Simon Stimson                                                   Direttore del coro   

Signora Soames                                                  Signora del paese - canta nel coro

Warren                                                                Poliziotto

Si Crowell                                                           Giornalaio

Tre giocatori di baseball

Sam Craig                                                           Cugino di Emily

Joe Stoddard                                                      Becchino

Un uomo tra i morti

Una donna tra i morti

I morti

Atto primo

Niente sipario. Niente scena. Il pubblico, arrivando, vede il palcoscenico vuoto, in penombra. Poi il Direttore di scena col cappello in testa e la pipa in bocca, entra e comincia a disporre una tavola avanti a sinistra; un'altra tavola e altre tre seggiole avanti a destra; e una panca all'angolo di quella che sarà la casa Webb, a sinistra.

'Sinistra' e 'destra' s'intendono dal punto di vista dell'attore rivolto al pubblico.

Quando le luci della sala cominciano ad abbassarsi, il Direttore di scena ha finito di

allestire la scena; e appoggiato al pilastro di destra del proscenio osserva gli ultimi spettatori che arrivano e prendono posto.

Quando la sala è completamente al buio, comincia a parlare:

Direttore di scena. Questa commedia s'intitola “La piccola città". è stata scritta da Thornton Wilder; prodotta e diretta da A... (o prodotta da A ...; diretta da B... ). Gli interpreti sono: la signorina C... ; la signorina D... ; la signorina E... ; e il signor F... ; il signor G...; il signor H... ; e parecchi altri. La piccola città è Grover's Corners, nel New Hampshire subito a nord della frontiera col Massachusetts. Latitudine 42 gradi, 40 minuti; longitudine 70 gradi, 37 minuti. Nel Primo Atto, si rappresenta una giornata della nostra piccola città. Il giorno è il 7 maggio 1901. L'ora, giusto prima dell'alba. (Un gallo canta.) Il cielo sta cominciando a schiarire, laggiù a est, dietro la nostra montagna. La stella del mattino si mette a brillare di più, proprio quando sta per andarsene... Non trovate? (Resta un istante a guardare. poi va verso il fondo.) Bene, adesso vi spiego un momento com’è situata la nostra piccola città. Qui in fondo... (Cioè: parallelamente al muro di fondo) abbiamo la strada principale: la Main Street; i binari della ferrovia corrono in questo senso. Il Quartiere Polacco è oltre i binari, dove abita anche qualche famiglia di indiani Canuck. (Indica a sinistra.)

Li c'è la Chiesa Congregazionista, e la Presbiteriana è giusto di fronte. La Metodista e l'Unitariana sono là.

La Battista è più in basso, vicino al fiume.

La Chiesa Cattolica è dall'altra parte dei binari.

Ed ecco lì il Municipio e l'Ufficio Postale, riuniti nello stesso edificio, con la prigione nel seminterrato. Bryan, una volta, ha tenuto un discorso proprio da quei gradini.

Poi c'è una fila di negozi, con davanti i montatoi e i pali per legarci i cavalli. Di automobili, non se ne vedranno ancora per cinque anni, press'a poco... Il primo ad averne una sarà il signor Cartwright, il proprietario della nostra banca, che vive nella grande casa bianca sulla collina...

Questo è il negozio di commestibili, e qui c'è l'emporio del signor Morgan. Una volta o l'altra durante la giornata, in questi due negozi ci capita praticamente tutta la città.

La Scuola Elementare è laggiù, e quella Media ancora un po' più avanti. La mattina alle otto e tre quarti, a mezzogiorno e alle tre del pomeriggio, le urla e gli schiamazzi da quei cortili si possono sentire in tutta la città. (Si avvicina alla tavola e alle seggiole di destra.) Qui abbiamo la casa del nostro medico, il dottor Gibbs. Questa è la porta sul retro. (Due graticci ad arco, coperti di rampicanti e di fiori, vengono spinti fuori: uno accanto a ciascun pilastro di proscenio.) Ecco qui un po' di scenario, per quelli che pensano che uno scenario ci vuole. Questo è l'orto della signora Gibbs. Granturco... piselli... fagioli... roselline... reseda... e anche parecchie erbacce, bisogna dire. (Traversa la scena.) Il nostro giornale, 'La Sentinella di Grover's Corners", per il momento non esce ancora che due volte alla settimana... e questa, ecco, è la casa del direttore, il signor Webb.

E questo è l'orto della signora Webb.

E’ come quello della signora Gibbs, solo che c'è anche una quantità di girasoli. (Guarda in su, rivolto al centro.) Proprio qui in mezzo c'è un bell'albero di noce. (Torna al suo posto al pilastro di destra del proscenio, e resta un momento in silenzio, guardando il pubblico.) Bella cittadina, direi. No? Una bella cittadina tranquilla. A quanto se ne sa, non vi è mai accaduto niente di speciale. Nel cimitero, là in collina, le prime lapidi - quelle del 1670 o 1680, diciamo - sono già dei Grover, dei Cartwright, dei Gibbs, degli Hersey... gli stessi nomi che trovate ancora adesso, da queste parti. Bene, come dicevo, è quasi l'alba.

Le sole luci accese in città sono quelle d’una casetta dall'altra parte ,dei binari, dove una donna polacca ha appena avuto due gemelli, un lume in casa di Joe Crowell, dove Joe junior si sta alzando per andare a distribujre il giornale, e poi i fanali giù alla stazione, dove Shorty Hawkins sta per far passare il treno delle cinque e tre quarti per Boston. (Fischio di treno. Il Direttore di scena cava l'orologio e annuisce.)

Naturalmente, nella campagna qui tutt'intorno, altre luci sono accese già da un po' di tempo: per via della mungitura, per esempio e altre faccende di questo genere. Ma in città la gente s'alza più tardi. Comunque, un altro giorno è cominciato. Ecco laggiù, in fondo alla Main Street, il dottor Gibbs che torna dalla casa dove sono nati i gemelli. Ed ecco sua moglie che scende in cucina a preparare la colazione. (La signora Gibbs, donna piacevole e grassoccia sui trentacinque anni, 'scende' a destra. Apre le immaginarie persiane della finestra della cucina, e comincia ad accendere i fornelli.) Ildottor Gibbs è poi morto nel 1930. Il nuovo ospedale s'intitola a lui. La signora Gibbs è morta prima... parecchi anni prima... Era andata nell'Ohìo a trovare sua figlia Rebecca, sposata con un agente d'assicurazioni, e mori laggiù. Di polmonite. Ma il corpo fu riportato qui. Adesso è nel nostro cimitero anche lei, su in collina, con gli altri Gibbs e gli altri Hersey... Sì, perché prima di sposarsi col dottor Gibbs, lì nella chiesa Congregazionista, lei era una Hersey... Già: ci piace di sapere i fatti di tutti, nella nostra cittadina... Ecco la signora Webb, scende anche lei a preparare la colazione... Ed ecco il dottor Gibbs che torna a casa. Quella chiamata, l'ha avuta all'una e mezzo di stanotte. E dall'altra parte sta venendo Joe Crowell junior, col suo pacco di copie della 'Sentinella' del signor Webb.

Il dottor Gibbs è entrato da destra, seguendo la Main Street. Al punto in cui dovrebbe voltare verso casa sua, si ferma e posa in terra un'immaginaria valigetta; poi, togliendosi il cappello, si passa sulla fronte e sulla faccia un gran fazzoletto, con aria affaticata.

La signora Webb, donna magra, dall'aria seria, dai gesti un po' nervosi, è entrata nella sua cucina a sinistra, legandosi il grembiule. Fa i gesti di mettere legna sotto i fornelli, accendere, preparare la colazione.

Joe Crowell junior, undici anni, sbuca correndo da destra, lungo la Main Street, lanciando immaginari giornali sulla soglia delle case.

Joe Crowell jr. Giorno, dottor Gibbs.

Dottor Gibbs. Giorno, Joe.

Joe Crowell jr. E’stato male qualcuno, dottore?

Dottor Gibbs. No, è soltanto nato un paio di gemelli, giù nel Quartiere Polacco.

Joe Crowell jr. Vuole il suo giornale?

Dottor Gibbs. Grazie... Niente di importante, nel mondo, da Mercoledì in qua?

Joe Crowell jr. Sissignore. La mia maestra... sa: la signorina Foster... si sposa con uno di Concord. Va ad abitare là.

Dottor Gibbs. Ma guarda. E voi ragazzi che cosa ne dite?

Joe Crowell jr. Be', ecco... certo non' sono mica fatti miei... ma io direi che se una comincia a fare la maestra, poi dovrebbe continuare a fare la maestra...

Dottor Gibbs. E il tuo ginocchio come va, Joe?

Joe Crowell jr. Benissimo, dottore. Non ci penso neanche più. Solo che mi dice sempre quando sta per piovere, proprio come aveva detto lei.

Dottor Gibbs. E oggi che cosa ti dice? Pioverà?

Joe Crowell jr. Nossignore.

Dottor Gibbs. Sicuro?

Joe Crowell jr. Sissignore.

Dottor Gibbs. Sicché non si sbaglia mai, il tuo ginocchio?

Joe Crowell jr. Nossignore.

Joe se ne va. Il dottor Gibbs resta fermo a leggere il giornale.

Direttore di scena. Voglio dirvi qualcosa di quel ragazzo, Joe Crowel. Era un ragazzo straordinariamente intelligente. Sempre il primo della sua classe. Fece qui le scuole medie, e ne uscì con una borsa di studio per il Politecnico del Massachusetts. Anche laggiù sempre il primo e laurea con lode. Lo misero anche sul giornale, addirittura. Sarebbe certo diventato un grande ingegnere, questo ragazzo. Ma venne la guerra, e lui morì in Francia... Tanto studio, per niente...

Howie Newsome (da fuori a sinistra). Forza, Bessie! E dài! Cammina! Si può sapere che cos'hai, oggi?

Direttore di scena. Ecco Howie Newsome, che viene a portare il latte.

Howie Newsorne, sulla trentina, in tuta, viene per la Main Street da sinistra, camminando accanto a un invisibile cavallo che tira un immaginario carretto, e fingendo di reggere una gabbia con bottiglie. Il tintinnio delle bottiglie si ode realmente. Howie ne lascia un paio presso il graticcio della signora Webb, poi mentre traversa la scena per dirigersi verso quello della signora Gibbs, si ferma al centro per parlare col dottor Gibbs.

Howie Newsome. Giorno, dottore.

Dottor Gibbs. Giorno, Howie.

Howie Newsorne. Sta male qualcuno?

Dottor Gibbs. No, un paio di gemelli giù dalla signora Goruslawski.

Howie Newsome. Gemelli, eh? In questa città, ogni anno, diventiamo di più.

Dottor Gibbs. Credi che pioverà, Howie?

Howie Newsome. No, no, bella giornata. Ci sarà sole tutto il giorno. Su, Bessie, andiamo.

Dottor Gibbs. Ciao, Bessie. (Fa il gesto di accarezzare il cavallo) Quanti anni ha, Howie?

Howie Newsome. Quasi diciassette. Non ci capisce più niente, col suo giro, da quando i Lockhart non prendono più la loro bottiglia ogni giorno. Lei vorrebbe lasciargli la bottiglia lo stesso... e continua a protestare per tutta la strada.

Arriva la signora Gibbs, che lo sta aspettando accanto al suo graticcio.

Signora Gibbs. Buongiorno, Howie.

Howie Newsome ’Giorno’, signora Gibbs. Il dottore l'ho incontrato adesso. Sta arrivando.

Signora Gibbs. Ah, bene. Ma tu non sei un po' in ritardo, stamattina, Howie?

Howie Newsome. Sì, s'era guastata la separatrice... Queste macchine, sa come sono... (Ripassa accanto al dottor Gibbs rimasto al centro, e saluta.) Dottore...

Dottor Gibbs. Howie...

Signora Gibbs (chiamando i figli al piano di sopra). Ragazzi! Ragazzi! E’ ora di alzarsi.

Howie Newsome. E su, Bessie! Andiamo!

Signora Gibbs. George! Rebecca! (Il dottor Gibbs arriva alla porta sul retro di casa sua, cioè al graticcio, e passa in cucina.) Tutto bene, Frank?

Dottor Gibbs. Sì, benissimo. Facili come gattini.

Signora Gibbs. Il prosciutto è pronto tra un minuto. Siediti e bevi il caffè, intanto. Poi potresti dormire un paio d'ore, no?

Dottor Gibbs. Mah... Alle undici deve venire la signora Wentworth. Sarà ancora per quei suoi mali di stomaco, immagino.

Signora Gibbs. Sicché, in tutto e per tutto, avrai dormito neanche tre ore. Senti, Frank Gibbs, io non so come andrai a finire, in questo modo. Dovresti andare da qualche parte a prenderti un po' di riposo, invece. Ti farebbe bene.

Signora Webb. Emiliiii! Alzati! Wiliiiii! Sono le sette!

Signora Gibbs. Senti, dovresti dire qualcosa a George. Non so cos'ha, da un po' di tempo. E non m'aiuta più per niente. Non c'è neanche verso di fargli spaccare un po' di legna.

Dottor Gibbs (si lava le mani nell'acquaio, se le asciuga. La signora Gibbs si occupa dei suoi fornelli). Cosa fa? Ti risponde male?

Signora Gibbs. No, non è che mi risponda; ma si mette a piagnucolare... E non pensa più che al baseball, ormai... Ha solo quello, per la testa... George! Rebecca! Farete tardi!

Dottor Gibbs. Mmm...

Signora Gibbs. George!

Dottor Gibbs. Avanti, George! Forza e coraggio!

Voce di George. Sì, papà, un momento...

Dottor Gibbs (uscendo). Non sentite che vostra madre vi sta chiamando? Attenti che adesso vengo su io e...

Signora Webb, Williiii! Emiliiii! Farete tardi! Williiii! Lavati bene le orecchie o vengo su a strofinartele io, eh?

Voce di Rebecca Gibbs. Mamma. Che vestito mi metto?

Signora Gibbs. E non strillare così! Vostro padre è stato fuori tutta la notte e deve dormire, adesso. Ti metti quello blu di percalle. Te l'ho lavato e stirato apposta.

Rebecca. Maè brutto, quello! Non lo posso sopportare!

Signora Gibbs. Uh, ma finiscila! Ma dico io!

Rebecca. A scuola ci vado sempre vestita come un burattino, ci vado!

Signora Gibbs. Ma che dici! Se sei sempre così carina!

Rebecca. Mamma, George mi sta schizzando di sapone!

Signora Gibbs. Adesso vengo a darvi un paio di schiaffi per uno, ecco cosa faccio.

Sirena di fabbrica. I ragazzi. arrivano di corsa e si mettono a tavola. A destra George, sui sedici anni, e Rebecca, di undici. A sinistra Emily e Willy, stesse età. Ciascuno ha i suoi libri, legati con una cinghia.

Direttore di scena. C'è anche una fabbrica, qui da noi... La sentite? Fabbrica di coperte. L'hanno messa su i Cartwright, e ci hanno guadagnato una fortuna.

Signora Webb. No, ragazzi, così non va, non vi permetto. La prima colazione è importante come ogni altro pasto, e non vi permetto di buttarla giù a quel modo. A mangiare così, un ragazzo non cresce. Ecco il fatto! E metti via quel libro, Willy.

Willy. Ma mamma! Io, per le dieci, devo sapere tutto sul Canadà!

Signora Webb. Non importa. La regola la sai: niente libri a tavola. E poi io voglio prima di tutto che i miei figli vengano su in buona salute. L'istruzione viene dopo.

Emily. Io però sto in buona salute e sono anche istruita, lo sai. Sono la più brava della classe. E ho una memoria straordinaria.

Signora Webb. Ma sì... Mangia adesso, su, mangia.

Willy Anche io sono bravo. Insomma... per fare collezione di francobolli, per esempio, sono bravissimo.

Signora Gibbs. Va bene, ne parlerò a tuo padre... Ma direi che un quarto di dollaro alla settimana dovrebbe bastare, per un ragazzo della tua età. Ecco il fatto! E non capisco neanche come fai a spenderlo tutto, anzi...

George Ma mamma! Devo comperare un sacco di cose!

Signora Gibbs. Già, le ghiacciate alla fragola... ecco cos'è che ti compri.

George Io invece non capisco come fa Rebecca a risparmiare tanto. Ha da parte più di un dollaro!

Rebecca (cucchiaio in bocca, aria sognante). Li ho messi da parte un po' alla volta. A gradi.

Signora Gibbs Sì, cara, brava, ma ogni tanto dovresti anche spenderne un po', non ti pare?... Comprarci qualche cosa che ti piace...

Rebecca. Ma sono i soldi, quello che mi piace più di tutto! Lo sai.

Signora Gibbs. Ma mangia, via!...

I ragazzi. Mamma, ecco la prima campana... Devo sbrigarmi... No, non ne voglio più... Devo sbrigarmi, mamma...

S'alzano, raccogliendo i libri.

Signora Webb. Va bene, sbrigatevi, adesso. Ma non c'è bisogno di correre. Willy, tieniti su quei calzoni. E tu stai dritta, Emily.

Signora Gibbs. Di' alla signorina Foster che le faccio i miei migliori auguri, Rebecca. Te ne ricorderai?

Rebecca. Sì, mamma.

Signora Gibbs. Stai proprio carina, con questo vestito, sai? Su, vai. E non trascinare i piedi.

Tutti. Addio, ciao.

I ragazzi escono di corsa dai due graticci, s'incontrano al centro e continuano chiacchierando verso la Main Street, dove voltano a sinistra. Il Direttore di scena esce, discretamente, da destra.

La signora Gibbs si riempie il grembiule di mangime per le galline e viene avanti fino alla ribalta.

Signora Gibbs. Qui, qui... Pio, pio, pio... No, vai via, tu... Vai via... Qui, pio, pio, pio... Ma insomma cosa vuoi, tu, prepotente! Smettila di beccare tutti. Hm... E poi, non sei mica mia! No, che non sei mia! Da dove sei venuta fuori? (Scrolla il grembiule.) Be', non prenderti tanta paura, adesso. Non voglio mica farti male... (La signora Webb s'è seduta sulla panca accanto al suo graticcio, e ha cominciato a sgranare fagioli.) Buongiorno, Myrtle. Come va il raffreddore?

Signora Webb. Be', ho ancora quel solletico in gola. Ho detto a Charles che stasera non ci andrò, alle prove del coro. A che servirebbe?

Signora Gibbs. Hai provato a cantare di testa?

Signora Webb. Sì, ma allora non mi riesce di restare in tono. Adesso comunque mi riposo. Voglio solo sgranare un po' di questi fagioli...

Signora Gibbs (tirandosi su le maniche, traversa la scena per una chiacchieratina). T'aiuto, allora. I fagioli sono venuti bene, quest'anno.

Signora Webb. Sì, e ho deciso di sgranarne almeno due sacchi, dovessi perderci le mani. I ragazzi dicono di non poterli soffrire, ma poi vedo che l'inverno li mangiano e come!

Pausa. Breve schiamazzare di galline.

Signora Gibbs. Senti, Myrtle, devo dirti una cosa. Perché se non la dico a qualcuno, qui io scoppio.

Signora Webb. Eh, ma che mi dici! E cosa c'è?

Signora Gibbs. Senti... Ma dammi qui un po' di fagioli... Dunque, senti. Venerdì scorso è venuto qui uno di quei tali di Boston che comprano mobili vecchi. Da te è passato?

Signora Webb. No...

Signora Gibbs. Be', è passato da me. Prima, anzi, ho creduto che fosse un paziente che aspettava d'essere ricevuto da mio marito. Poi però, zitto zitto, m'è venuto in salotto, e... stammi bene a sentire... m'ha offerto trecentocinquanta dollari per quel gran mobile a cassetti di mia nonna Wentworth. Trecentocinquanta dollari, com'è vero che sono seduta qui!

Signora Webb. No! Ma che mi dici!

Signora Gibbs. Proprio così!. Per quel vecchio cassone! Un coso così ingombrante che non sapevo dove metterlo, e anzi stavo quasi per regalarlo a mia cugina Hester Wilcox!

Signora Webb. Be', avrai deciso di accettare, no?

Signora Gibbs. Non lo so.

Signora Webb. Non lo sai! Trecentocinquanta dollari! Ma che ti prende?

Signora Gibbs. Ecco... Se potessi convincere mio marito a prender su e andarcene a fare un vero viaggio, con quei soldi... lo venderei subito. Immediatamente. Lo sai che è sempre stato il sogno della mia vita di andare a vedere Parigi, in Francia... Ah, non lo so... Sembrerà una pazzia, magari, ma sono anni che mi dico... che se mai avessimo una possibilità...

Signora Webb. E tuo marito che ne dice?

Signora Gibbs. Be', io ho tastato un po' il terreno... Gli ho detto che se mai mi fosse toccata una certa eredità... è così che ho messo la cosa... che se mi fosse toccata quest'eredità, avrei voluto che lui mi portasse da qualche parte...

Signora Webb. Mm... E lui che cosa ha detto?

Signora Gibbs. Mah, lui, lo sai com'è. Da tutto il tempo che stiamo insieme, non m'è mai riuscito di cavargli una parola un po' seria. Stavolta, per esempio, ha detto: no, perché andando a girare per l'Europa, poi, magari, Grover's Corners non gli piacerebbe più. Meglio lasciar perdere, ha detto. Già. Lui ogni due anni va a fare quel suo giro per i campi di battaglia della Guerra Civile, e questa, dice, è una cosa di cui ognuno dovrebbe potersi accontentare.

Signora Webb. Be', mio marito è addirittura ammirato di come il dottor Gibbs sa tutto sulla Guerra Civile. Aveva intenzione di lasciar perdere Napoleone e darsi anche lui alla Guerra Civile, anzi. Ma questo fatto che il dottor Gibbs è già uno dei più grandi esperti del paese, lo scoraggia! Lo fa addirittura disperare.

Signora Gibbs. Già,è un fatto che mio marito non è mai così contento come quando può andarsene attorno per quei campi di Antietam o di Gettysburg. Quante volte non m'ha portato su per quelle colline, fermandosi a ogni cespuglio e studiando il terreno come se avessimo dovuto comprarlo!

Signora Webb. Comunque, Giulia, senti. Se quel tale di Boston dice sul serio, tu il mobile vendiglielo. E poi vedrai che a Parigi ci andate. Basterà che tu continui ad accennare alla cosa, di tanto in tanto... Io, lo sai, è così che mi sono fatta portare a vedere l'Atlantico.

Signora Gibbs. Mah, veramente, anzi, già mi dispiace di avergliene parlato. Solo che mi sembra che almeno una volta nella vita, prima di morire, uno dovrebbe vederlo, un paese dove la gente non parla inglese... e dove persino non ha voglia di parlarlo, anzi...

Il Direttore di scena entra vivace da destra. Si tocca il cappello per salutare le due signore, che rispondono con un cenno del capo.

Direttore di scena. Grazie, signore. Tante grazie. (La signora Gibbs e la signora Webb raccolgono le loro cose, rientrano nelle rispettive case, e spariscono.) Adesso salteremo qualche ora.

E intanto, ho pensato, potremmo farci dare qualche altra informazione sulla nostra cittadina. Una specie, diciamo così, di piccola relazione scientifica. Così ho chiesto al professar Willard, della nostra Università di Stato, di dirci qualcosa sulla storia più antica di questo posto. Il professar Willard è qui? (Il professar Willard, tipo di studioso di provincia con occhiali a pince-nez assicurati a una larga fettuccià nera, entra da destra con alcuni fogli di appunti.) Mi permettano di presentare il professar Willard, della nostra Università di Stato. Solo qualche breve informazione, professore, grazie... Sfortunatamente il nostro tempo è limitato.

Professor Willard. Grover's Corners... Vediamo un po'... Dunque, Grover's Corners è situata sull'antichissimo granito pleistocenico della catena degli Appalachians: una delle più antiche formazioni geologiche del mondo, si può ben dire ... e noi ne siamo molto orgogliosi... Il sito è attraversato inoltre da uno strato di basalto devoniano, con vestigia di schisto mesozoico e alcuni affioramenti di arenaria; ma tutto questo è molto più recente: non più di duecento, trecento milioni di anni... Alcuni fossili di estremo interesse... fossili unici, direi quasi... sono stati trovati nel pascolo per le mucche di Silas Peckam, a due miglia dalla città. Potrete vederli nel museo della nostra Università a qualsiasi ora... a qualsiasi ora ragionevole, cioè... Bene. Vogliamo leggere, adesso, qualche appunto del professar Gruber sulla situazione meteorologica... precipitazioni medie, eccetera?

Direttore di scena. Ho paura che non avremo tempo per questo, professore.Gradiremmo piuttosto qualche parola sulla storia dell'uomo, qui.

Professor Willard. Sì... Dati antropologici: antico stock amerindio... tribù Cotahatchee... ma nessun resto anteriore al decimo secolo dell'era nostra, e... hm... ora interamente scomparsi... salvo qualche possibile traccia in tre famiglie... Mmm migrazione, verso la fine del diciassettesimo secolo, d'uno stock inglese brachicefalico e con occhi azzurri... per la maggior parte... in seguito, alcuni slavi e mediterranei.

Direttore di scena. E attualmente, quanti abitanti, professar Willard?

Professor Willard. Entro la cerchia urbana, 2640.

Direttore di scena. Ah, ma un momento, professore...

Sussurra qualcosa all'orecchio del professore.

Professor Willard. Ah, davvero?... Gli abitanti, in questo momento, sono allora, esattamente, 2642. Nel rimanente del Distretto Postale ce ne sono altri 507, con un totale, dunque, di 3149. Indice medio di mortalità e di natalità, costante: 6,032 secondo la scala di MacPherson.

Direttore di scena. Grazie mille, professore. Le siamo tutti molto obbligati, creda.

Professore. Non c'è di che, caro signore, non c'è di che.

Direttore di scena. Da questa parte, Professore, e grazie ancora. (Esce il professar Willard.) Ora qualche informazione di carattere sociologico, che ci verrà fornita dal signor Webb... Signor Webb?... Signor Webb!...

La signora Webb compare sulla porta del retro.

Signora Webb. Viene subito... S'è tagliato un dito mentre sbucciava una mela...

Direttore di scena. Grazie, signora Webb.

Signora Webb. Charles? Su, ti stanno aspettando...

Esce.

Direttore di scena. Il signor Webb, come sapete, è proprietario e direttore del nostro giornale locale, la 'Sentinella` di Grover's Corners...

Il signor Webb arriva dalla porta sul retro di casa sua, infilandosi la giacca. Ha un dito lasciato con un fazzoletto.

Signor Webb. Dunque, per quanto riguarda l'amministrazione della nostra cittadina, non ho bisogno di dilungarmi... Abbiamo un consiglio municipale, naturalmente... Votano tutti i maschi di età superiore ai 21 anni. Il voto delle donne è indiretto. Apparteniamo in maggioranza allo strato inferiore della classe media, con qualche professionista e il 10% di braccianti analfabeti. Politicamente siamo ripartiti così: repubblicani, 86%; democratici, 6%; socialisti, 4%; il resto, indifferenti. Religione: protestanti, 85%; cattolici, 12%; il resto, indifferenti.

Direttore di scena. Non vorrebbe aggiungere qualche sua osservazione personale, signor Webb?

Signor Webb. Be', una cittadina molto ordinaria, secondo me... Meglio di tante altre dal punto di vista dell'ordine pubblico, e parecchio più monotona, probabilmente... Ma sembra che la nostra gioventù ci si trovi abbastanza bene. Il 90% dei giovani che si diplomano alla nostra scuola media, restano a vivere qui... e anche quelli che vanno all'università, poi tornano a stabilirsi tra noi.

Direttore di scena. Benissimo. (Al pubblico.) C'è nessuno di loro che voglia chiedere al direttore Webb qualche altra cosa su questa città?

Una donna in galleria. Bevono molto a Grover's Corners?

Signor Webb. Be', signora, non so che cosa intenda lei per molto... Il sabato sera, i braccianti delle fattorie si trovano giù alla stalla di Ellery Greenough, e be', qualche bottiglia la vuotano... Abbiamo un paio di ubriachi stabili, ma anche loro si pentono e sono tormentati dai rimorsi, ogni volta che capita un predicatore di passaggio... Direi che l'alcool non è un articolo molto diffuso, nelle case di qui, salvo che nell'armadietto delle medicine. Serve per le morsicature dei serpenti, sapete...

Uomo bellicoso dal fondo della platea. Non c'è nessuno in questa città che si renda conto di...

Direttore di scena. Venga avanti, per favore, così sentiamo meglio... Cosa diceva?

Uomo bellicoso. Non c'è nessuno, in questa città, che si renda conto dell'ingiustizia sociale?

Signor Webb. Oh, sì, si rendono conto tutti, altroché... Sembra che la maggior parte del tempo la passino a discorrere di chi è ricco e di chi è povero.

Uomo bellicoso. E allora perché non fanno qualche cosa?

Si ritira senza aspettare risposta.

Signor Webb. Be', non saprei... Direi che anche qui, come dappertutto, siamo sempre alla ricerca di un modo per far venire a galla la brava gente, e far calare a fondo quella pigra e turbolenta. Ma non è un modo facile da trovare. Intanto, tutto quello che possiamo fare è di aiutare quelli che non possono aiutarsi da sé, e lasciare in pace quelli che possono... Altre domande?

Signora in un palco. Sì, senta... senta, signor Webb: l'amore della cultura e del bello, c'è, a Grover's Corners?

Signor Webb. Be', signora, non ce n'è molto... Non nel senso che intende lei, almeno... Fanno suonare il pianoforte a qualche ragazza, alla festa di chiusura dell'anno scolastico, ma non è che ci si divertano molto... No, signora, non si può dire che ci sia molta cultura, qui... Dio mio, si può dire che abbiamo certi piaceri di un certo tipo, se vuole: che per esempio ci piace il sole quando viene su dietro la montagna, la mattina, e che siamo tutti parecchio interessati agli uccelli... Facciamo molta attenzione agli uccelli... E osserviamo il cambiamento delle stagioni: sì, tutti sanno tutto sulle stagioni... Ma di quelle altre cose... ha ragione, signora... non ce n'è molte... Robinson Crusoe, la Bibbia, il Largo` di Haendel, e la riproduzione a colori della Madre di Whistler: ecco press'a poco tutto quello che abbiamo...

Signora nel palco. Proprio come pensavo. Grazie signor Webb.

Direttore di scena. Grazie, signor Webb. (Il signor Webb si ritira.) E ora torniamo alla nostra cittadina. Siamo di primo pomeriggio. Tutti i 2642 hanno pranzato, e tutti i piatti sono stati rigovernati. (Il signor Webb, che è andato a togliersi la giacca, torna e si mette a falciare l'erba intorno a casa sua, spingendo un'invisibile falciatrice da giardino.)

C'è la solita calma del primo pomeriggio: un leggero brusio dalla parte delle scuole... pochi carrozzini fermi, nella Main Street, coi cavalli che sonnecchiano legati ai pali... sapete tutti com'è. Il dottor Gibbs è là nel suo studio, che ausculta la gente e gli fa dire 'ah'... Il signor Webb sta falciando l'erba del suo prato e... Ah, ma no, è più tardi di quello che credevo! Ecco già i ragazzi che tornano da scuola...

Si odono voci acute di ragazzi, da sinistra. Emily viene dalla Main Street coi suoi libri, parlando con una invisibile compagna di scuola e sfoggiando un'andatura di signora molto elegante.

Emily. Ma non posso, Louise... Devo andare a casa per aiutare mia madre, l'ho promesso... Ciao.

Signor Webb. Emily, ma come cammini? Cammina con semplicità! Cosa credi di essere, oggi?

Emily. Papà, sei terribile. Un momento mi dici di stare su dritta, e il momento appresso mi canzoni. Non voglio più starti nemmeno a sentire.

Gli dà un brusco bacio.

Signor Webb. Perbacco, non avevo mai avuto un bacio da una così gran signora, prima d'oggi!

Sparisce con la sua falciatrice. Emily si china a raccogliere qualche fiore accanto al graticcio. George Gibbs arriva a zig-zag per il corso, lanciando molto in alto una palla e fermandosi ogni volta per riprenderla. Questa manovra lo costringe a indietreggiare di qualche passo, ogni tanto. Si scontra così con una invisibile vecchia signora.

George. Oh, mi scusi, signora Forrest.

Direttore di scena (impersonando la signora Forrest). Vai a giocare da ,un'altra parte, giovanotto. La strada non è un posto da giocarci a baseball...

George. Mi dispiace proprio, signora Forrest... Ciao, Emily.

Emily. Ciao.

George. Oggi hai fatto addirittura una conferenza, in classe!

Emily. Mah... io veramente m'ero preparata sulla dottrina di Monroe; e poi, invece, la signora Corcoran m'ha fatto parlare dell'Acquisto della Louisiana. Per fortuna avevo studiato bene anche quello.

George. E’buffo, Emily: dalla mia finestra, lì, vedo giusto la tua testa, la sera, quando studi in camera tua.

Emily. Ah, sì?

George. Tu studi proprio forte, Emily! Non capisco come fai a star seduta per tanto tempo. Ho idea che la scuola addirittura ti piaccia, a te.

Emily. Be', m'è sempre parsa una cosa per cui in ogni modo bisogna passare.

George. Già.

Emily. Insomma, effettivamente non mi dispiace... Fa passare il tempo.

George. Mah... Senti, Emily: sai una cosa? Potremmo fare una specie di telegrafo, dalla tua finestra alla mia. E di tanto in tanto tu potresti darmi qualche... qualche suggerimento, diciamo... per uno di quei problemi d'algebra. Non dico le soluzioni, Emily, eh? Solo qualche piccolo suggerimento...

Emily. Be', credo che i suggerimenti siano permessi... Così, insomma, se... insomma, quando proprio ti va male, tu fammi un fischio, e io ti darò qualche suggerimento.

George. Tu devi proprio esser intelligente per natura, Emily!

Emily. lo penso che sia questione di come uno nasce.

George. Sarà. Ma io, vedi, vorrei lavorare in una fattoria. Mio zio Luke dice che potrei andare a lavorare nella sua, se volessi, e che a poco a poco, se lavorassi bene, potrebbe diventare mia...

Emily. La casa, con la terra e tutto?

La signora Webb, con una bacinella, viene a sedersi sulla panca accanto al suo graticcio.

George. Sì. Be', grazie per la chiacchierata, Emily... lo adesso, magari, me ne vado un po' al campo di baseball... Buongiorno, signora Webb.

Signora Webb. Buongiorno, George.

George. Ciao, Emily.

Emily. Ciao, George.

Signora Webb. Emily, aiutami a sgranare un po' di questi fagioli. Con George Gibbs hai fatto tutta una conversazione, eh? Sta crescendo, George... Quanti anni ha?

Emily. Non lo so.

Signora Webb. Vediamo... Dovrebbe avere quasi sedici anni.

Emily. Mamma, oggi a scuola sono andata benissimo. La signorina Corcoran m'ha fatto parlare dell'Acquisto della Louisiana, e io ho fatto un vero discorso.

Signora Webb. Brava. E allora ripetilo a tuo padre, a cena. Sarà contento.

Emily. Un vero discorso, tutto filato... Mi piacerebbe continuare a far discorsi per tutta la vita... Va bene così, mamma?

Signora Webb. Sì, ma cerca di prenderli un po' più grandi.

Emily. Mamma, posso farti una domanda seriosa?

Signora Webb. Seria, cara... Non 'seriosa'.

Emily. Sul serio, va bene. Ma mi risponderai?

Signora Webb. Certo, che ti risponderò.

Emily. Mamma, sono... sono di bella presenza, io?

Signora Webb. Ma naturale! Vorrei vedere che i miei figli fossero d'aspetto brutto! Me ne vergognerei!

Emily. Si, mamma, ma non è... Insomma quello che volevo dire è: sono carina?

Signora Webb. T’ho già detto di sì. E basta. Hai un bel faccino giovane. Ma dico io, s'è mai sentito certe sciocchezze!

Emily. Oh, mamma, non dici mai la verità su niente.

Signora Webb. Ma te la sto dicendo, la verità.

Emily. E tu? Eri carina, tu, mamma?

Signora Webb. Be', si,ero carina, posso dirlo. Ero la ragazza più carina della città, dopo Mamie Cartwright. Sì. Posso proprio dirlo.

Emily. Ma allora di me mamma: non puoi dirmi qualche cosa anche di me? Sono abbastanza carina da... da poter interessare veramente... la gente?

Signora Webb. Ah, Emily, come sei stancante! Avevo detto basta, no?... Sono carina, non sono carina... Sei abbastanza carina per tutti gli scopi normali. Va bene?... Su, adesso vieni e porta dentro quella bacinella.

Emily. Oh,non mi sei proprio di nessun aiuto, mamma!...

Direttore di scena. Grazie, così basterà... Possiamo interrompere qui, e riprendere un po' più avanti... Grazie, signora Webb. Grazie, Emily. (La signora Webb e Emily si ritirano.) Intanto, c'è anche un'altra cosa che volevo dirvi, e credo che questo sia il momento adatto... (Viene al centro del palcoscenico. Durante il discorso che segue, le luci gradualmente si abbassano, fino a lasciare illuminato soltanto il Direttore di scena.) Dunque, volevo dirvi che i Cartwright stanno per costruire una nuova sede per la loro banca, qui a Grover's Corners: uno di quei palazzi nuovi, sapete, coi marmi, le dorature e tutto... Il marmo, mi dispiace di dirlo, sono dovuti andare a procurarselo nel Vermont... Oh, e hanno chiesto a un mio amico, dunque, di suggerirgli qualche cosa da seppellire con la prima pietra: qualche cosa di interessante per quelli che faranno gli scavi, qui, di qui a mille anni... Naturalmente ci metteranno una copia del 'New York Times' e una della 'Sentinella' del signor Webb... A noi queste cose interessano perché degli scienziati hanno scoperto una vernice che conserverà tutta questa carta stampata per mille - macché, per duemila anni.

Poi ci metteremo una Bibbia, e la Costituzione degli Stati Uniti, e le opere di Shakespeare, direi... No?... Bene. Però, ecco... Babilonia, vedete, una volta aveva due milioni di abitanti, e tutto quello che ci resta di loro sono i nomi dei re, qualche contratto di vendita del grano... e dei contratti di vendita degli schiavi. Eppure ogni sera tutte quelle famiglie si mettevano a cena, dopo che il padre era tornato a casa dal lavoro... e il fumo usciva dai comignoli, e... insomma, la stessa cosa come qui... Anche in Grecia e a Roma, tutto quello che sappiamo della vera vita della gente è quello che possiamo ricavare dalle satire e dalle commedie che scrivevano allora.

Sicché, ci farò mettere anche una copia di questa commedia qui, con quella prima pietra. Così la gente, di qui a mille anni, potrà sapere di noi qualche altra piccola cosa... oltre al Trattato di Versailles e al volo di Lindbergh... Capite quello che voglio dire? Voglio dire che la gente, di qui a mille anni, in questo modo saprà come eravamo, noi delle province a nord di New York, al principio del ventesimo secolo... Eravamo così: crescevamo così, ci sposavamo così, vivevamo così, morivamo così...

Un coro seminascosto ha cominciato a cantare 'Blessed Be the Tie That Binds', dalla fossa dell'orchestra. Lo dIrige Simon Stimson.

Quando le luci si rialzano, due scale sono state sistemate sul palcoscenico: rappresentano il secondo piano delle case Gibbs e Webb. George e Emily vi salgono, e si mettono a fare i compiti. Il dottor Gibbs è seduto in cucina a leggere.

Bene, un altro bel pezzo della giornata, cosí, è passato... E’, sera. Giù alla chiesa Congregazionista il coro sta facendo le prove. Sentite? I ragazzi sono a casa a fare i compiti. Il giorno si trascina avanti come un orologio stanco.

Simon Stimson. Sentite un po', tutti quanti: la musica non l'hanno mica inventata per far soffrire la gente, no?... Più piano! Più piano! Toglietevi dalla testa l'idea che la musica sia buona solo quando è forte. Lasciatela ai Metodisti, la forza! Quelli là, tanto, non riuscireste a batterli neanche mettendocela tutta... Su, proviamo di nuovo: tenori...

George. Psss... Emily...

Emily. Ciao.

George. Ciao.

Emily. Non mi riesce proprio di lavorare stasera. Questo chiaro di luna è così terribile.

George. Senti: il terzo problema l'hai risolto?

Emily. Quale?

George. Il terzo.

Emily. Ah, ma sì, certo... E’ il più facile di tutti.

George. A me non sembra mica. Non potresti darmi un suggerimento, Emily?

Emily. Ti dirò una cosa: la risposta è in metri.

George. ... In metri? Che vuoi dire?

Emily. In metri quadrati.

George. Ah... in metri quadrati...

Emily. Sì. Non capisci?

George. Sssì... Cioè...

Emily. In metri quadrati di carta da parati.

George. Carta da parati... Ah, ho capito! Grazie. Grazie tante, Emily.

Emily. Prego... Dio mio, ma non è veramente terribile, questo chiaro di luna? E queste prove del coro... E il rumore del treno... Lo senti? Credo che a trattenere il fiato, uno potrebbe continuare a sentirlo per tutta la strada fino a Contoocook. Non credi?

George. M-m-m... Forse...

Emily. Be', sarà meglio che cerchi di lavorare, adesso.

George. Anch'io. Buona sera, Emily. E grazie.

Emily. Buona sera, George.

Simon Stimson. Prima che mi dimentichi: chi di voi può venire, Martedì pomeriggio, a cantare al matrimonio di Fred Hersey? Chi può, alzi la mano. Benissimo, allora siamo a posto. Canteremo le stesse cose che abbiamo cantato per Jane Trowbridge, il mese scorso.

Adesso pronti per: "Art Thou Weary, Art Thou Languid?' C'è un punto interrogativo, eh? Fatelo sentire! Pronti...

Dottor Gibbs. George? Puoi venire qui un momento?

George. Sì, papà.

Scende dalla scala.

Dottor Gibbs. Siediti, George. E stammi a sentire un momento. Quanti anni hai?

George. Io? Sedici. Quasi diciassette...

Dottor Gibbs. Ecco. E cosa vuoi fare, dopo che avrai finito la scuola?

George. Ma lo sai, papà. Voglio andare a lavorare nella fattoria dello zio Luke.

Dottor Gibbs. E avrai voglia, allora, di alzarti presto per mungere le vacche, e dargli da mangiare?... Avrai voglia di zappare e vangare tutti i giorni?

George. Certo, che avrò voglia. Cosa... cosa vuoi dire, papà?

Dottor Gibbs. Be', ecco, George: mentre ero nel mio studio, questo pomeriggio, ho sentito uno strano rumore, in cortile... E cosa pensi che fosse? Era tua madre che spaccava legna... Riflettici un momento, George: da quando s'alza, la mattina presto, tua madre non fa che lavorare... Cucinare, lavare, stirare, mettere in ordine... E poi, ecco che deve anche andarsene in cortile a spaccare la legna. A te non te lo chiede più, immagino, perché si sarà stancata... Avrà deciso che era più facile farlo da sé... Tu però mangi quello che lei prepara, e ti metti i panni che lei ti lava e ti stira, e poi te ne vai via a giocare al baseball: come se lei fosse una che tenessimo qui per aiutarci, ma che in fondo non ci fosse neanche molto simpatica... Come?... Ma no, certo, lo sapevo che bastava solo fartici riflettere un momento!... Su, via... Eccoti un fazzoletto, figliolo... E senti: ho deciso di darti mezzo dollaro alla settimana, invece di un quarto. Non per spaccare la legna, naturalmente... perché questo è un regalo che fai a tua madre... ma perché stai diventando più grande, e immagino che avrai una quantità di cose da farci, col tuo mezzo dollaro.

George. Grazie, papà.

Dottor Gibbs. Vediamo. Il tuo giorno di paga è domani, mi pare... Bene, allora puoi contarci già domani, su questo mezzo dollaro... Hmm... Rebecca vorrà un aumento anche lei, immagino... Ma mi chiedo cosa fa tua madre che ancora non torna. Queste prove del coro non sono mai durate tanto...

George. Sono appena le otto e mezzo, papà.

Dottor Gibbs. Non capisco perché ci tenga tanto a quel suo coro! Non ha più voce di un vecchio corvo... E andarsene in giro per strada cosìtardi... Be', sarà ora che torni su anche tu, no?

George. Sì, papà.

George torna al suo posto sulla scala.

Risate e saluti di buona notte da sinistra. Poi la signora Gibbs, la signora Soames e la signora Webb arrivano dalla Main Street, fermandosi all'entrata del palcoscenico.

Signora Soames. Buona notte, Martha... Buona notte, signora Foster. .

Signora Webb. Si, lo dirò a mio marito. Sono sicura che vorrà metterlo nel giornale...

Signora Gibbs. Uh, ma come abbiamo fatto tardi, stasera...

Signora Soames. Buona notte, Jrma. Arrivederci...

Signora Gíbbs. Però le prove sono andate proprio bene, eh, Myrtle?...

Ma guarda un po' che luna! Tempo buono per le patate, sicuramente...

Restano un momento in silenzio guardando la luna.

Signora Soames. Io, naturalmente, non ho voluto parlare davanti a quegli altri, ma ora che siamo sole... E’ davvero il peggiore scandalo che ci sia mai stato in questa città!

Signora Gibbs. Quale scandalo?

Signora Soames. Ma Simon Stimson!

Signora Gibbs. Oh, via, Louella!

Signora Soames. Ma Giulia! L'hai visto anche tu, no, che era ubriaco?...

E io domando e dico se s'è mai visto l'organista d'una congregazione, che non solo s'ubríaca tutto l'anno, ma che alla fine ci viene addirittura in chiesa, a dirigere il coro, ubriaco!

Signora Gibbs. Via, Louella! Lo sappiamo tutti, del signor Stimson, e sappiamo dei guai che ha passato... E anche il reverendo Ferguson, lo sa; e se il reverendo Ferguson lo tiene, vuol dire che noi, la sola cosa che dobbiamo fare, è di non farci caso.

Signora Soames. Non farci caso? Ma va sempre peggio!...

Signora Webb. Non è vero, Louella. Anzi, va meglio. Io, in quel coro ci canto da molto più tempo di te, e posso dirti che non accade più così spesso, adesso... Be', mi dispiace proprio di dovermene andare a letto, con una sera così, ma farò meglio a sbrigarmi; se no quei ragazzi mi restano alzati chissà fino a quando. Buona notte, Louella.

Tutti si danno la buona notte. La signora Webb s'affretta verso casa sua, dove sparisce.

Signora Gibbs. Te la senti di arrivare a casa da sola, Louella?

Signora Soames. Ci si vede come di giorno... E posso quasi vedere da qui mio marito, alla finestra, che mi fa gli occhiacci... Con questi uomini, sembrerebbe sempre che una è stata a ballare...

Si salutano. La signora Gibbs arriva al suo graticcio, e passa in cucina.

Signora Gibbs. E’ andata proprio bene, stasera. Ci siamo proprio divertite.

Dottor Gibbs. E hai fatto proprio tardi...

Signora Gibbs. Ma no! Non è mica più tardi del solito?

Dottor Gibbs. E ti sei fermata qui all'angolo, a spettegolare con quel branco di galline...

Signora Gibbs. Via, Frank, non brontolare! Vieni fuori a sentire come profuma la reseda, al chiaro di luna. (Passeggiano a braccetto lungo la ribalta.) Non è una meraviglia?... Tu che cosa hai fatto, tutto il tempo che sono stata via?

Dottor Gibbs. Niente, ho letto un po', come al solito... Di che cos'è che spettegolavano, quelle donne, stasera?

Signora Gibbs. Be', sai, Frank... stasera c'era veramente di che spettegolare...

Dottor Gibbs. Mmm... Simon Stimson, eh?... Molto andato?

Signora Gibbs. Non l'avevo mai visto peggio di così. Come andrà a finire, Frank? Il reverendo Ferguson non potrà mica tollerarlo per sempre.

Dottor Gibbs.  Non so... Vedi, dei fatti di Simon Stimson, credo di saperne più io di qualunque altro, qui; e capisco che certe persone non sono fatte per la vita in una piccola città... Non lo so, come finirà; ma so che la sola cosa che possiamo fare, è di lasciarlo in pace... Su, rientriamo.

Signora Gibbs. Ancora un momento, Frank. Volevo dirti... Ecco: sono un po' preoccupata per te, sai?

Dottor Gibbs. Ah, sì? E per che cosa?

Signora Gibbs. Per il fatto che non c'è mai verso di farti prendere un po' di vero riposo, qualche vera distrazione... Ma sai che ti dico? Che se quella piccola eredità mi tocca davvero...

Dottor Gibbs. Ma Giulia, te l'ho detto! Non ne ho proprio nessun bisogno! Inutile starne a riparlare.

Signora Gibbs. Ah, sei proprio irragionevole, Frank...

Dottor Gibbs (entrando in casa). Su, andiamo, è tardi, e qui si fa presto a prendersi un raffreddore, di questa stagione... Ah, senti, ne ho dette quattro a George; e vedrai che adesso la legna te la taglierà, almeno per un po' di tempo... Ma non vieni?... No, lascia stare lì, adesso!...

Signora Gibbs. Ah, Dio mio, non si finisce mai di rimettere tutto a posto, qui... Eccomi... Lo sai, Frank, che la signora Fairchild chiude sempre la sua porta a catenaccio, la sera? Quasi tutti nel suo quartiere fanno così, adesso.

Dottor Gibbs (spegnendo la luce). Si vanno facendo una mentalità da gran città, ecco il guaio; perché nessuno ha niente che valga la pena di rubare, qui; e tutti lo sanno...

Spariscono. Rebecca s'arrampica sulla scala accanto a George.

George. Vai via, Rebecca. Non ci si sta, in due, a questa finestra... Possibile che devi sempre venire a guastarmi tutto?

Rebecca. Ma lasciami guardare giusto un minuto...

George. E mettiti alla tua, di finestra, no?

Rebecca. Mi ci sono messa, ma la luna di lì non si vede... George, sai cosa credo? Credo che la luna, qui, a poco a poco si sta avvicinando. E che alla fine, ci sarà una grande esplosione, così.

George. Rebecca, come sei scema. Se la luna s'avvicinasse sul serio, quelli che stanno tutta la notte al telescopio se ne sarebbero accorti subito, e lo sarebbero andati a dire, e adesso già starebbe su tutti i giornali, no?

Rebecca. Ah, be'... E senti, George: la luna, in questo momento, sta brillando anche sul Sud America, sul Canadà, e su tutta questa metà del mondo?

George. Mah... Probabilmente.

Il Direttore di scena viene avanti. Pausa. Canto di grilli.

Direttore di scena. Le nove e mezzo. La maggior parte delle luci, ormai, sono spente... Ecco il nostro Warren che fa la sua ronda di notte, controllando qualche porta sulla Main Street... ed ecco il direttore Webb che se ne torna a casa, dopo aver messo a letto il suo giornale...

Warren, un poliziotto d'una certa età, viene per la Main Street da destra, mentre Webb arriva da sinistra.

Signor Webb. Buona sera, Bill.

Warren. 'Sera, signor Webb.

Signor Webb. Che luna, eh?

Warren. Ah, una bellezza.

Signor Webb. Tutto tranquillo, stasera?

Warren. C'è Simon Stimson che se ne va attorno un po' male in gambe... Ma ho visto sua moglie che usciva a cercarlo, e allora ho fatto finta di non vederlo... Eccolo che viene.

Sinion Stimson viene per la Main Street da sinistra, con passo non molto sicuro, ma neanche troppo incerto.

Signor Webb. Buona sera, Simon... Il nostro paesello sembra pronto per la notte, eh? (Simon Stimson arriva alla sua altezza e si ferma un momento a guardarlo, Barcollando un po'.) Eh, sì, il nostro paesello se ne va a letto presto. E tanto vale che facciamo lo stesso anche noi, immagino... Vuole che facciamo un pezzo di strada insieme?... (Simon Stimson continua per la sua strada senza una parola, e sconipare da destra.) Buona notte.

Warren. Non so come andrà a finire, signor Webb.

Signor Webb. Eh, poveretto... Certo che ne ha passati, di guai, fra una cosa e l'altra... Ah, senta, Bill: se sorprende mio figlio a fumare, gliene dica quattro, eh? Ha una gran stima di lei, mio figlio.

Warren. Non credo che fumi già, signor Webb. Non più di due o tre sigarette all'anno, comunque.

Signor Webb. Hmm... spero davvero... Be', buona notte, Bill.

Warren. Buona notte, signor Webb.

Esce. Webb s'avvicina a casa sua e guarda in su.

Signor Webb. Chi c'è là? Sei tu, Myrtle?

Emily. No, sono io, papà.

Signor Webb. Come mai non sei ancora a letto?

Emily. Non so. Non mi viene sonno, stasera... C'è questo chiaro di luna meraviglioso, e la reseda della signora Gibbs manda un profumo... senti?

Signor Webb. Hm... Già... Ma di', non hai mica qualcosa che ti preoccupa, Emily?

Emily. Che mi preoccupa, papà? No.

Signor Webb. Be', resta alzata ancora un po', se vuoi; ma non farti sorprendere da tua madre, eh? Buona notte.

Emily. Buona notte, papà.

Il signor Webb entra in casa, fischiettando 'Blessed Be the Tic That Binds`, e scompare.

Rebecca. Lo sai, George, di quella lettera che ha ricevuto Jane Crofut dal suo parroco, quand'è stata ammalata? Lui le scrisse una lettera con gli auguri e tante belle cose, e sulla busta l'indirizzo era così: diceva: Jane Crofut - Fattoria Crofut - Grover's Corners - Contea di Sutton, New Hampshire - Stati Uniti d'America...

George. E cosa c'è di tanto strano?

Rebecca. Aspetta, non è finita: Stati Uniti d'America - Continente dell'America Settentrionale - Emisfero Occidentale - Terra - Sistema solare - Universo - Mente di Dio. Ecco, che cosa diceva sulla busta.

George. Ma guarda un po’!

Rebecca. E il postino glie l'ha portata lo stesso.

George. Ma guarda un po’!

Direttore di scena. Bene, questa è la fine del primo atto, amici. Potete andare a fumare, quelli che fumano.

Atto secondo

Le tavole e le seggiole delle due cucine sono ancora in scena. Le due scale e la panca sono state ritirate.

Il Direttore di scena è tornato accanto al suo pilastro, e osserva gli spettatori che riprendono posto.

Direttore di scena. Sono passati tre anni.

Sì, il sole s'è alzato un migliaio di volte e passa. Estati e inverni hanno sgretolato un po' di più le montagne, e le piogge hanno trascinato giù un altro po' di terra. Bambini che non erano ancora nati, già cominciano a dire delle vere frasi; e un certo numero di persone che pensavano di essere giovani e perfettamente in gamba, hanno cominciato a notare che le scale, a farle di corsa come una volta, possono dare un certo fastidio. Tutto questo può succedere in un migliaio di giorni. La natura ha brigato e s'è ingegnata anche in altri modi: un certo numero di giovani si sono innamorati e si sono sposati.

Sì: la nostra montagna è calata di qualche altro millimetro... milioni d'altri litri d'acqua sono passati per il mulino della nostra fabbrica... e qua e là s'è formata una nuova famiglia. Quasi tutti al mondo si sposano,no? E la nostra cittadina non fa eccezione. La maggior parte della gente si sposa anche da noi, prima di continuare verso il cimitero. Il primo atto era intitolato: 'La vita quotidiana'. Quest'atto qui, s'intitola 'Amore e matrimonio'. Quanto al terzo atto, be', potete immaginare di che si tratta... Per il momento, comunque, sono passati tre anni. E’ il 1904, e siamo in luglio, giusto dopo la chiusura delle scuole. E’ questo il momento in cui la maggior parte dei nostri giovani prendono su, e si sposano. Pare che dopo aver risolto agli esami l'ultimo problema di trigonometria, e aver tradotto l'ultimo passo di Cicerone, si sentano a un tratto pronti a sposarsi.

E’ mattina presto, come l'altra volta. Solo che questa volta ha piovuto. Piovuto a catinelle, con tuoni e fulmini...

Il giardino della signora Gibbs e quello della signora Webb, lì, sono fradici...

Tutte le piante, fagioli, piselli - tutte fradice.

Ieri sera nella Main Street, veniva giù tant'acqua che non si vedeva più il marciapiede di fronte. Mmm... può ricominciare da un momento all'altro.

Ecco il treno delle cinque e quarantacinque per Boston... Sentite? (La signora Gibbs e la signora Webb entrano nelle rispettive cucine e cominciano la giornata come nel primo atto.)

Ecco la signora Gibbs e la signora Webb che scendono a preparare la colazione come al solito proprio come se fosse un giorno qualunque... Non ho bisogno di ricordare alle spettatrici che queste due signore hanno preparato tre pasti al giorno - una per vent'anni di fila, l'altra per quaranta - senza mai una vacanza. Hanno allevato, l'una e l'altra, due figli, e hanno tenuto in ordine una casa, - senza mai una crisi di nervi. E’proprio come ha detto un nostro poeta: bisogna amare la vita per conservarla, e bisogna conservarla per amarla. - E’ quel che si chiama un circolo vizioso.

Howie Newsome (da fuori a sinistra). Su, avanti, Bessie! Forza!

Direttore di scena. Ecco Howie Newsome che viene a distribuire il latte... Ed ecco Si Crowell coi giornali, come suo fratello prima di lui...

Si Crowell entra da destra lasciando immaginari giornali sulle soglie delle case; Howie Newsome viene da sinistra con Bessie.

Si Crowell. 'Giorno, Howie.

Howie Newsome. 'Giorno, Si... Niente di speciale, sul giornale?

Si Crowell. No, a parte il fatto che la squadra di Grover's Corners perde il miglior battitore che abbia, mai avuto: George Gibbs.

Howie Newsome. Già. Magnifico giocatore... E non tirare così, Bessie! Mi pare che posso fermarmi un minuto a parlare, se ne ho voglia, no?

Si Crowell. Non capisco come possa lasciar perdere il baseball solo per sposarsi! Tu la faresti, Howie, una cosa simile?

Howie Newsome. Mah, non lo so... Io, in ogni modo, non sono mai stato un gran giocatore...

(Entra Warren. Scambio di buongiorno.) Già alzato, Bill?

Warren. C'è da sorvegliare il livello del fiume. Ha continuato a crescere tutta la notte.

Howie Newsome. Si Crowell, qui, non manda giù il fatto che George Gibbs lasci perdere il baseball.

Warren. Eh,è così che vanno le cose. Sì! Parecchi anni fa, nell'ottantaquattro, avevamo un giocatore, qui, che neanche George Gibbs avrebbe potuto stargli a pari. Un certo Hank Todd. Be': poi non se n'è andato nel Maine a fare il prete? Mah... Howie, tu che ne dici di questo tempo?

Howie Newsome. Ah, be', potrebbe essere peggio. Può darsi che venga una schiarita.

Warren e Si Crowell continuano per le loro strade.

Howie Newsome porta il latte alla signora Gibbs, che esce sulla porta di casa.

Signora Gibbs. Buongiorno, Howie. Credi che si rimetterà a piovere?

Howie Newsome. 'Giorno, signora Gibbs. No, anzi. E’ piovuto così forte, che adesso potrebbe rimettersi al bello.

Signora Gibbs. Speriamo!

Howie Newsome. Quante bottiglie oggi?

Signora Gibbs. Direi che ce ne vorranno cinque di latte e due di panna. Con tutti i parenti che verranno...

Howie Newsome. Mia moglie m'ha incaricato di portarle i nostri auguri, signora Gibbs: m'ha detto di dirle che noi speriamo che saranno molto felici... che siamo sicuri che saranno molto felici.

Signora Gibbs. Grazie tante, Howie. Spero che venga anche tua moglie, alla cerimonia.

Howie Newsome. Certo che verrà, - se farà in tempo. (Howie Newsome traversa la scena fino alla casa della signora Webb.) Giorno, signora Webb.

Signora Webb. Oh, buongiorno, signor Newsome, senta: le avevo detto quattro di latte; ma spero che potrà darmene un'altra.

Howie Newsome. Sissignora... e due di panna.

Signora Webb. Crede che pioverà ancora, signor Newsome?

Howie Newsome. Mah, stavo giusto dicendo alla signora Gibbs che adesso potrebbe rimettersi al bello. Mia moglie m'ha detto di dirle che noi speriamo che saranno molto felici, signora Webb... che ne siamo sicuri.

Signora Webb. Grazie, e ringrazi la signora Newsome. Ma verrete alla cerimonia, no?

Howie Newsome. Sì, signora Webb, speriamo di fare in tempo. Non vorremmo mancare. Andiamo, Bessie...

Esce. Il dottor Gibbs, in maniche di camicia, scende a colazione.

Dottor Gibbs. Be', il gran giorno è venuto. Perdi uno dei tuoi pulcini, Giulia!

Signora Gibbs. Frank Gibbs, stai zitto, non dire una parola di più. Sento che potrei mettermi a piangere da un momento all'altro. Siediti e bevi il caffè.

Dottor Gibbs Lo sposo è su che si fa la barba... Solo che non ha ancora molta barba da farsi, eh? Fischietta e canticchia come se fosse contento di lasciarci... Ogni tanto dice « Sì » allo specchio, ma a me non suona molto convincente.

Signora Gibbs. No, davvero, Frank, non so come potranno sbrigarsela da soli... lo gli ho preparato bene i vestiti, con le maglie pesanti e tutto, ma... E’ inutile, sono troppo giovani, e Emily mica ci penserà, a queste cose. Vedrai che lui, tra una settimana, sarà già raffreddato da morire.

Dottor Gibbs. Be', io stavo giusto ripensando a quella mattina quando ci sposammo noi, Giulia.

Signora Gibbs. Uh, adesso non cominciare con quello, Frank Gibbs!...

Dottor Gibbs. Ero il giovanotto più impaurito di tutto lo Stato del New Hampshire. Ero sicuro di fare uno sbaglio. E quando t'ho vista che venivi giù per la navata, ho pensato che sì, eri la più bella ragazza che avessi mai visto... ma che proprio per quello... era come se non t'avessi mai vista prima. Ero lì, nella nostra chiesa Congregazionista, a sposarmi con una che non conoscevo: una completa estranea...

Signora Gibbs. E come credi che mi sentissi io?... Frank, queste cerimonie sono delle cose veramente terribili. Delle farse, ecco che cosa sono! (Gli mette davanti un piatto.) Guarda, t'ho preparato qualche cosa di speciale.

Dottor Gibbs. Ehi, Giulia Hersey!... Crostini alla francese!

Signora Gibbs. Be', non sono difficili da fare, e qualche cosa dovevo pur farla...

Si siede anche lei. Pausa. Il dottor Gibbs, versa della salsa sul suo crostino.

Dottor Gibbs. Tu come hai dormito, questa notte, Giulia?

Signora Gibbs. Mmm. Così... Ho sentito l'orologio battere le ore una quantità di volte.

Dottor Gibbs. Eh, già... Devo dire che anche io, quando penso che quel ciondolone si mette a fare l'uomo di famiglia... Sai, Giulia? Il fatto è, che al mondo non c'è niente di più terribile di un figlio. I rapporti tra padre e figlio sono la cosa più dannata, più complicata...

Signora Gibbs. Mah, tra madre e figlia non è un divertimento, lasciamelo dire.

Dottor Gibbs. Be', questi ragazzi avranno una quantità di problemi, suppongo... Ma non sono cose che riguardino noi... Ognuno ha il diritto di avere i propri guai...

Signora Gibbs (beve il suo caffè, con aria meditabonda). Certo che la gente è fatta per vivere a due a due... Uno che stia da solo, non è mica naturale...

Pausa. Il dottor Gibbs si mette a ridere.

Dottor Gibbs. Giulia, lo sai di che avevo paura, tra le altre cose, quando ti sposai?

Signora Gibbs. Oh, ma smettila...

Dottor Gibbs. Avevo paura che in un paio di settimane avremmo esaurito gli argomenti di conversazione. (Ridono entrambi.) Proprio così. Avevo paura che ci saremmo ritrovati a tavola senza una parola da scambiare. Invece, mi pare che siamo andati avanti a chiacchierare per vent'anni, tu e io, senza nessuna pausa molto notevole.

Signora Gibbs. Be'... fa bel tempo, fa brutto tempo... Non sarà molto raffinato, ma qualche cosa da dire si trova sempre. (Va ai piedi della scala, e resta in ascolto.) Non pare che Rebecca si sia ancora alzata.

Dottor Gibbs. Già. E’ la prima volta che a quest'ora non è ancora in piedi a occuparsi dei fatti di tutti quanti... Ho idea che se ne stia a piangere, in camera sua.

Signora Gibbs. Ah. Dio santo!... Ma dovrebbe smetterla adesso... Rebecca! Rebecca! Vieni a colazione...

Passi precipitosi per le scale. Entra George, molto vivace.

George. Buongiorno a tutti. Solo cinque ore di vita.

Fa il gesto di tagliarsi la gola, con un forte k-k-k, e prosegue verso il graticcio.

Signora Gibbs. George Gibbs! Dove vai?

George. Traverso il prato per vedere la mia ragazza.

Signora Gibbs. Mettiti gli stivali, allora! Sta piovendo a torrenti. George, non esci da questa casa se non ti sei messo gli stivali.

George. Ma mamma! E’ un passo!

Signora Gibbs. Ti prenderai un solenne raffreddore e tossirai durante tutta la cerimonia.

Dottor Gibbs. George, fa' come ti dice tua madre.

Sale di sopra. George torna con riluttanza in cucina e fa il gesto di infilarsi le galosce.

Signora Gibbs. Da domani potrai rovinarti la salute come meglio credi, ma finché vivi in casa mia, se permetti, devi viverci come una persona ragionevole... E poi la signora Webb non è abituata a ricevere visite alle sette della mattina, direi... Prendi almeno il caffè, prima.

George. Ma torno tra un minuto! (Traversa la scena saltando le pozzanghere.) Buongiorno, mamma Webb.

Signora Webb. Uh! M'hai fatto paura, George!... Be', entra un momento, non restare all'umido... Ma lo sai che non posso farti salire, eh?

George. No? Perché?

Signora Webb. Perché lo sposo non deve vedere la sposa, la mattina del matrimonio, finché non si ritrovano in chiesa.

George. Ah, macché! E’ solo una superstizione questa! Buongiorno, signor Webb.

Entra il signor Webb.

Signor Webb. Buongiorno, George.

George. Signor Webb, lei non ci crede mica a quella superstizione?

Signor Webb. Tante volte c'è del buonsenso, in certe superstizioni.

Signora Webb. Tutti ci si sono sempre adattati. Non vorrai esser tu il primo a metterti contro le usanze.

Siede a tavola rivolta a destra.

George. Ma Emily come sta?

Signora Webb. Non s'è ancora svegliata, credo.

George. Emily dorme!!!

Signora Webb. E che c'è di strano? Siamo state su fino a tardissimo, a cucire e a fare le valigie. Senti, ti dico quello che devi fare. Siediti qui un momento e prendi una tazza di caffè. lo vado a badare che lei non scenda, intanto. Prendi anche un po' di prosciutto. Ma fai presto!

Esce. Silenzio imbarazzato. Il signor Webb tossicchia e inzuppa biscotti nel suo caffè. Altro silenzio.

Signor Webb (improvvisamente, a voce alta). Be', George, come va?

George (è sorpreso, il caffè gli va di traverso). Oh, bene, benissimo.(Pausa.) Signor Webb, ma che buonsenso ci può essere in una superstizione come quella?

Signor Webb. Be',vedi... Il giorno del matrimonio, è facile che una ragazza abbia per la testa una quantità di preoccupazioni riguardo al vestito, e a questa cosa e a quell'altra. Per cui... Non credi che sia per questo?

George. Sssi,già... forse... Non ci avevo mai pensato.

Signor Webb. E’ facile che una ragazza sia parecchio nervosa, il giorno del matrimonio. (Pausa.)

George. Vorrei che uno potesse sposarsi senza tutte queste cerimonie.

Signor Webb. Tutti gli uomini di questa terra sono sempre stati di questo parere, George. Ma non è mai servito a niente. Sono le donne che hanno organizzato questa faccenda del matrimonio, figliolo. E ormai è un bel po' di tempo che in questo campo fanno tutto come vogliono loro. L'uomo è molto difficile che possa metterci bocca, fra tutte queste donne, spalla a spalla, pronte a controllare che il nodo sia stretto nel modo più pubblico possibile.

George. Ma... lei al matrimonio ci crede, no, signor Webb?

Signor Webb (con vivacità). Ah, sì, sì, non fraintendermi, figliolo. Il matrimonio è una bellissima cosa... una bellissima cosa... Questo non dimenticarlo mai.

George. No... Spero di no... Lei signor Webb quanti anni aveva, quando s'è sposato?

Signor Webb. Be', qualcuno più di te. Ero andato all'università, e poi mi ci era voluto un po' di tempo per sistemarmi. Ma la signora Webb aveva press'a poco la stessa età che ha adesso Emily. E comunque, be', l'età non c'entra molto, George. Non molto, in confronto con... con... insomma, con le altre cose.

George. Cos'è che voleva dire, signor Webb?

Signor Webb. Mah, non so... Perché? Stavo per dire qualche cosa? (Pausa.) Sai George, ieri sera stavo ripensando a un certo consiglio che mi dette mio padre, quando mi sposai io. Charles, mi disse, comincia subito a farle vedere chi è il padrone, eh? La cosa che devi fare, Charles, è di comandarle subito qualche cosa, una cosa qualunque, anche la più cretina, tanto per insegnarle subito a obbedire. E se lei ti secca in qualche modo, mi disse pure, se ti dà fastidio con le sue chiacchiere o qualsiasi altra cosa... tu non fai che prender su e uscire di casa; questo le metterà le cose in chiaro. Ah, e poi mi disse anche che non dovevo mai, mai, mai far sapere a mia moglie quanto denaro c'era in casa. Mai.

George. Be', veramente, signor Webb... lo non so proprio se potrei...

Signor Webb. Io, sicché, ho fatto esattamente il contrario di quello che m'aveva consigliato mio padre, e me ne sono trovato benissimo... Già... E a te, George, questo t'insegni a non contare mai sui consigli degli altri, nelle tue faccende private... Piuttosto dimmi un po', George: alleverai polli, nella tua fattoria?

George. Cosa?

Signor Webb. Dico se hai intenzione di allevare anche polli, nella tua fattoria.

George. Ah... lo zio Luke non se ne è mai interessato molto, veramente... Io però penso che...

Signor Webb. L'altro giorno m'è arrivato in ufficio un libro su un nuovo sistema di allevamento dei polli, e mi piacerebbe che lo leggessi anche tu. Io avrei pensato di cominciare in piccolo, qui in cortile, e di mettere un'incubatrice in cantina...

Entra la signora Webb.

Signora Webb. Charles! Di nuovo con quella tua faccenda dell'incubatrice? Pensavo che steste parlando di qualche cosa di serio, voi due...

Signor Webb (piccato). Ah, be', se ci tieni a dargli qualche buon consiglio tu, al ragazzo, io me ne vado di sopra e ti lascio sola con lui.

Signora Webb (facendo alzare George). Su, George. Emily adesso scende a colazione. Ti manda a dire tante cose affettuose, ma non vuole vederti. Ciao.

George. Arrivederla.

Attraversa là scena verso casa sua, confuso e avvilito.

Gira lentamente attorno a una pozzanghera, e sparisce in casa.

Signor Webb. Myrtle, tu magari non la conosci, quell'altra vecchia superstizione?

Signora Webb. Quale altra superstizione?

Signor Webb. Una superstizione ancora più vecchia dell'età della pietra: nessun genero dovrebbe vedere il proprio suocero il giorno delle nozze. E anche i giorni appresso, possibilmente. Tienlo a mente.

Escono di scena.

Direttore di scena. Grazie mille, signori Webb... Qui dobbiamo interromperci di nuovo. Perché a questo punto vorremmo sapere com'è cominciato tutto questo, no? Questo matrimonio, questo progetto di passare tutta una vita insieme... a me è una cosa che m'interessa straordinariamente, di sapere come cominciano certe grandi cose come questa. Lo sapete com'è: prendete quella certa decisione, che avete ventuno, ventidue anni. E poi... z-z-z-z-z-um... ecco che ne avete settanta: avete fatto l'avvocato per cinquant'anni, e quella signora dai capelli bianchi, lì accanto, ha consumato oltre cinquantamila pasti con voi.

Come cominciano certe cose?

George ed Emily, adesso, ci faranno sentire quello che si son detti la prima volta che... la prima volta che si sono accorti... come si suol dire... che erano fatti l'uno per l'altra.

Ma prima, vorrei che cercaste di ricordarvi di quando eravate molto giovani voi... E in particolare, di quando siete stati innamorati voi, per la prima volta. Di quando eravate come un sonnambulo: che cammina senza ben vedere i luoghi dove si trova, e senza sentir bene ciò che gli si dice. Di quando insomma eravate un po' matti, se vogliamo. Volete ricordarvene, per favore? Ora sono le tre, e i ragazzi stanno per uscire da scuola. George è stato appena eletto presidente della classe juniores, e siccome siamo in giugno, questo significa che sarà presidente della classe seniores per tutto l'anno prossimo. Quanto a Emily, è appena stata eletta segretaria e tesoriera.

Non ho bisogno di dirvi quanto tutto questo sia importante.

Prende due sedie dalla cucina dei Gibbs, e colloca sui due schienali, di traverso, un'asse che prende dalle quinte. Porta poi dalle quinte due alti sgabelli, e li dispone dietro il banco improvvisato, in modo che le persone sedute sugli sgabelli si troveranno rivolte verso il pubblico. Il banco in questione è il banco dei gelati nel negozio del signor Morgan. Da fuori, a sinistra, voci di ragazzi.

Emily, con una quantità di immaginari libri di scuola sotto il braccio, viene per la Main Street da sinistra.

Emily. Non posso proprio, Louise. Devo andare a casa. Ciao. Oh, Ernestine! Ernestine! Allora stasera vieni tu, da me, per il latino? Quel Cicerone è proprio la cosa peggiore di tutte! Di' a tua madre che devi venire. Ciao... Ciao, Helen. Ciao, Fred...

George, anche lui coi libri, la raggiunge.

George. Emily!... Non vuoi che te li porti io, tutti quei libri?

Emily (fredda). Come?... Ah, be', grazie... Ma veramente, per due passi...

Gli dà i libri.

George. Scusami un momento, Emily... Bob!... Senti, Bob, anche se io faccio un po' tardi, voi cominciate l'allenamento lo stesso. E passate qualche tiro lungo a Herb.

Emily. Ciao, Lizzy...

George. Ciao, Lizzy... Emily, sono proprio contento che sia stata eletta anche tu, sai?

Emily. Grazie.

Sono rimasti fermi nella Main Street quasi contro il muro di fondo.

Ora fanno qualche passo avanti, poi George si ferma di nuovo.

George. Emily, perché ce l'hai con me?

Emily. Io? E chi l'ha detto, che ce l'ho con te?

George. Mi tratti in un modo così strano, da un po' di tempo.

Emily. Be', senti, se lo vuoi sapere, posso anche dirtelo, George... (A un'insegnante che sta passando.) Arrivederla, signorina Corcoran...

George. Arrivederla, signorina Corcoran... Allora, che c'è?

Emily (non in tono di rimprovero, ma come trovando la cosa difficile da dire). Ecco non mi piace... non mi piace tutto questo gran cambiamento che hai fatto negli ultimi tempi. Mi dispiace se ti offende, ma ,è la verità, e devo dirtela...

George. Un cambiamento?... Che vuoi dire?

Emily. Voglio dire che fino a un anno fa, tu... tu eri simpatico, e io ti volevo bene, e stavo sempre a guardare qualsiasi cosa facevi, e insomma eravamo cari amici da un sacco di tempo... Poi, in quest'ultimo anno, hai cominciato a passare tutto il tuo tempo al baseball, e all'infuori del baseball, non ti sei più interessato a niente e a nessuno... no, neanche a quelli della tua famiglia... E’ un fatto, George. Ed è anche un fatto che sei diventato terribilmente presuntuoso e arrogante... Tutte le ragazze lo dicono; anche se non vengono a dirtelo in faccia, naturalmente... Lo dicono dietro le tue spalle, e a me mi dispiace, di sentirglielo dire, ma un po' sono d'accordo con loro. E’ vero, George, e anche se mi dispiace di urtare i tuoi sentimenti, non mi dispiace di avertelo detto. Ecco.

George. Io... lo sono contento che tu me l'abbia detto, Emily. Non avevo mai pensato di star diventando come hai detto tu. Ma certo è difficile, per quanto uno si sforzi, di evitare che gli si rovini il carattere.

Fanno un passo o due in silenzio, poi si fermano avviliti.

Emily. lo, da un uomo, m'aspetto sempre che sia perfetto. E penso che dovrebbe esserlo davvero.

George. Ah, ma io non credo che sia possibile essere perfetti, Emily!

Emily. Be', mio padre lo è. E per quanto ne so io, anche il tuo. E allora, non vedo perché non possa esserlo tu.

George. A me, veramente, sembra tutto il contrario. Voglio dire che gli uomini, non mi pare che possano essere completamente buoni, le ragazze invece sì.

Emily. Be', allora tanto vale che tu sappia subito che io non sono per niente perfetta. Non è facile per una ragazza essere perfetta come un uomo, perché noi ragazze siamo più... più... nervose. E adesso anzi mi dispiace proprio, di averti detto tutte quelle cose che ho detto. Non so che cosa m'ha preso...

George. Emily...

Emily. Adesso m'accorgo che non era vero per niente... E che non avevano per niente tutta quell'importanza, comunque... Anzi, nessuna importanza...

George. Emily... non prenderesti magari un gelato, o qualche altra cosa, prima di tornare a casa?

Emily. Ah, grazie... Sì...

Avanzano verso la ribalta, per poi voltare bruscamente a destra e aprire la porta del negozio di Morgan. Emily, emozionata, cammina con gli occhi bassi, mentre George saluta qualche passante.

George. Ciao, Stew, come va?... Buona sera, signora Slocum...

Il Direttore di scena, con un paio di occhiali sul naso e impersonando il signor Morgan, entra da destra e viene a mettersi al banco dei gelati, con le spalle al pubblico.

Direttore di scena. Ciao, George. Ciao, Emily... Cosa prendete?... Ehi, Emily Webb! Ma che c'è?... Hai pianto?... Stai piangendo?...

George (farfugliando una spiegazione). E’ che... E’ che s'è presa una brutta paura, signor Morgan. Proprio un momento fa. A momenti finiva sotto il carretto di Torn Perkins! Lo dicono tutti che guida come un matto, quel Perkins...

Direttore di scena (riempie un bicchiere d'acqua). Ma che roba! Bevi un po' d'acqua, Emily. Sei tutta agitata. Qui, ormai, bisogna guardare bene a destra e a sinistra, prima di attraversare la Main Street. E ogni anno è peggio... Cosa prendete?

Emily. Io prendo una ghiacciata, grazie, signor Morgan.

George. No, no, Emily! Prendi un gelato! Due gelati alla fragola, signor Morgan.

Direttore di scena (preparando i gelati). Due gelati alla fragola, benissimo... Eh, sì, ci sono centoventicinque cavalli, qui a Grover's Corners, oggi come oggi... L'ho saputo ieri dall'Ispettore Sanitario. Se poi adesso cominciano anche con queste automo... con queste automo-bili, l'unica sarà di restarsene a casa. E dire che io mi ricordo di quando un cane poteva restarci a dormire tutto il giorno, in mezzo alla Main Strett, senza che gli succedesse niente... (Mette gli immaginari gelati davanti ai due ragazzi.) Ecco qui. Speciali. (A una cliente, sulla destra.) Sì, signora Ellis. Cosa posso servirle?

Esce da destra.

Emily. Ma questi sono così cari, George!

George. Ma via, non pensarci. Stiamo festeggiano la nostra elezione, no? E io poi, lo sai che cos'altro sto festeggiando?

Emily. N-no...

George. Sto festeggiando il fatto di aver qualcuno che mi dice tutto quello che mi dev'essere detto.

Emily. No, George, ti prego, non pensarci più, a quello... Non so neanche più perché l'ho detto. Non è vero. Tu sei...

George. Invece è vero, Emily, e sono contento che tu m'abbia parlato così. Ma vedrai: cambierò. Scommettici pure, che cambierò, e in fretta. E, senti Emily... vorrei chiederti una cosa...

Emily. Sì?

George. Senti, se quest'altr'anno io vado alla Scuola di Agraria, giù, a Concord, tu mi scriverai, di tanto in tanto?

Emily. Certo... Certo che ti scriverò, George. (Pausa. Cominciano a mangiare i gelati.) Certo che a stare via tanto tempo, tre anni, le cose nostre le scorderai... E forse le lettere da Grover's Corners non ti sembreranno più così interessanti... Grover's Corners non è un posto importante, quando uno pensa a tutto il... New Hampshire, anche se a me pare un posto molto carino.

George. Io, per me, non verrà mai il giorno in cui non vorrò sapere per filo e per segno tutto quello che succede qui. Lo dico sul serio, Emily.

Emily. Be', cercherò di scriverle interessanti il più possibile, le mie lettere...

Pausa.

George. Sai, Emily, ho chiesto a qualcuno di questi fattori qui intorno, se secondo loro è proprio importante andare a quella Scuola di Agraria, per diventare un buon agricoltore...

Emily. Ma, George...

George. Già, e certi dicono che è persino una perdita di tempo... Le stesse cose, del resto, uno può impararle in quei libri che manda il governo. E lo zio Luke sta diventando vecchio. Sarebbe disposto ad affidarmi la sua fattoria anche domani, se io fossi in grado.

Emily. Anche domani!

George. Proprio così. E poi c'è quel fatto che dicevi tu, di stare via tanto tempo, lontano, con altra gente. Non so, ma se può succedere così, non me ne voglio andare! lo non credo che la gente nuova sia meglio dell'antica; e anzi ci scommetto che non è meglio quasi mai, Emily... Sento che tu sei il migliore amico che ho. E non ho bisogno di andare a conoscere gente in altre città.

Emily. Ma... George, forse è molto importante, per te, andare a imparare tutto sul bestiame, e i terreni, e tutte quelle cose lì... Non lo so neanch'io naturalmente, ma...

George (dopo una pausa, con gravità). Emily, la mia decisione la prendo in questo momento. Non ci andrò. Lo dirò a papà questa sera stessa.

Emily. Ma come? Hai ancora un anno, per deciderti, no? E allora perché proprio in questo momento, così, su due piedi...

George. Perché vedi, Emily, quello che hai detto di quel... di quel mio difetto, è giusto; ma c'è una cosa che è sbagliata, ed è quel fatto che secondo te io ormai non m'interesserei più a nessuno e... nemmeno a te, per esempio. Tu dici che eri sempre appresso a guardare tutto quello che facevo... Ma io facevo la stessa cosa con te, tutto il tempo!... Proprio così certo... E pensavo sempre a te come... come a una delle principali persone... a cui pensavo. Al campo, per esempio, durante le partite, ho sempre guardato se tu c'eri, e con chi eri... E sono tre giorni che sto cercando di tornare a casa con te, ma m'è sempre andata male: anche ieri, ero lì che t'aspettavo, e tu sei andata a casa con la signorina Corcoran...

Emily. George!... La vita è proprio curiosa! Io come avrei potuto saperlo? Anzi, pensavo...

George. Senti, Emily, voglio dirtelo perché non ci andrò, a quella Scuola di Agraria. E’ perché credo che una volta che uno ha trovato una persona a cui vuole molto bene... e che anche quell'altro gli vuole bene... bene abbastanza da interessarsi a quello che fa, e al suo carattere, e a tutto... Bene, credo che questa sia una cosa almeno così importante come l'università, e anzi, anche di più. Ecco che cosa credo.

Emily. E io... sì, credo anch'io... che sia una cosa molto importante...

George. Emily...

Emily. Sssì, George.

George. Emily, se io davvero mi sforzo di migliorare... e ci riesco... credi che tu vorresti... voglio dire, credi che potresti volere...

Emily. Io... ma io lo voglio già adesso... L'ho sempre voluto.

George (pausa). Allora... penso che abbiamo parlato di una cosa molto importante... no?

Emily. Sì... Sì.

George (tira un gran respiro e raddrizza le spalle). Aspetta un momento, che... (Con allarme crescente si fruga nelle tasche cercando il danaro. Il Direttore di scena entra da destra. George, molto imbarazzato, ma con franchezza:) Signor Morgan, devo andare a prenderli a casa, i soldi per pagare. Ma è questione d'un minuto.

Direttore di scena (con finta indignazione). Ma come, George Gibbs! Vorresti dire che...

George. Sì, ma avevo le mie ragioni, signor Morgan... Guardi, ecco il mio orologio. Lo tenga finché non torno coi soldi.

Direttore di scena. Niente, niente. Tieniti il tuo orologio. Ti faccio credito.

George. Torno tra cinque minuti.

Direttore di scena. Ti faccio credito per dieci anni, George. Non un giorno di più!... T'è passato lo choc, Emily?

Emily. Sì, grazie, signor Morgan. Non è stato niente.

George (riprende i libri dal banco). Allora possiamo andare.

Traversano la scena in assorto silenzio, passano per il graticcio di casa Webb e spariscono. Il Direttore di scena li guarda andar via, poi si volta al pubblico, togliendosi gli occhiali.

Direttore di scena. Bene, allora adesso... (Batte le mani per avvertire gli inservienti di palcoscenico.) ... possiamo andare avanti con questo matrimonio. (Resta in piedi ad aspettare, mentre viene allestita la scena. Inservienti portano via le seggiole, le tavole e i graticci, e sistemano verso il centro del palcoscenico banchi da chiesa, rivolti verso il muro di fondo. Contro il muro di fondo, in corrispondenza della corsia che corre tra i banchi, viene collocata una piccola piattaforma, sulla quale salirà più tardi il Direttore di scena, nella parte del sacerdote. Con un apparecchio da proiezione, viene proiettata sul muro di fondo l'immagine di una vetrata da chiesa. Quando tutto è pronto, il Direttore di scena viene al centro della ribalta e si rivolge al pubblico con aria meditativa e un po' perplessa.) Ci sarebbe una quantità di riflessioni da fare, in occasione d'un matrimonio; c'è una quantità di cose che vengono in mente... D'altra parte, non è che uno possa farle tutte in occasione d'un matrimonio solo, queste riflessioni, specialmente qui a Grovers Corners, dove fanno le cose semplici e in fretta. Siccome io però, a queste nozze, faccio la parte del sacerdote, avrò bene il diritto di dire qualche cosa intorno alla faccenda, no? Per un po', dunque, la commedia diventerà piuttosto seria. Secondo alcune chiese, vedete, il matrimonio è un sacramento. lo non so molto bene che cosa significhi, questo, ma posso immaginarmelo. Come diceva la signora Gibbs pochi minuti fa: la gente è fatta per vivere a due a due.

Questo è un buon matrimonio, chiaro, onesto. Ma anche la gente chiara e onesta, in queste occasioni, è piena di perplessità, confusioni, imbarazzi, e supponiamo che debba essere così anche nella nostra commedia.

Il vero eroe di questa scena non è affatto in scena, e voi sapete chi è. Come ha detto uno di quei tali europei: ogni bambino che viene al mondo, è un tentativo della natura di creare un essere umano perfetto. Bene, qui l'avete vista brigare e ingegnarsi già da un po', la natura. E sapete anche quello che si dice: che alla natura importa soltanto la quantità. Io penso che le importi anche della qualità, però. E’ per questo, che faccio il sacerdote. Bene, non dimentichiamoci neppure di tutti gli altri testimoni a queste nozze: gli antenati. Milioni di loro. Per la maggior parte, anche loro hanno vissuto a due a due. Milioni di loro. Ed ecco qui tutta la mia predica. Non è stata molto lunga, in ogni modo.

L'organo comincia a suonare il 'Largo' di Haendel. I convenuti entrano in chiesa e in silenzio prendono posto nei banchi. Suono di campane. La signora Gibbs va a sedersi in prima fila, nel primo posto a destra della corsia, con accanto Rebecca e il dottor Gibbs. Dall'altra parte della corsia andranno a sedersi la signora Webb, Willy e il signor Webb. Un piccolo coro prende posto, rivolto al pubblico, sotto la vetrata. La signora Webb, avviandosi al suo posto, si volta e parla al pubblico.

Signora Webb. Non capisco proprio perché debba piangere. Non mi pare che ci sia niente da piangere. M'ha preso a colazione, stamattina. Emily era lì che faceva colazione come l'ha sempre fatta per diciassette anni, ed ecco che adesso se ne andrà a farla in casa di qualcun altro. Immagino che sia questo.

Lei poi tutt'a un tratto stamattina mi dice: non posso mangiare un boccone di più. E ha messo giù la testa sul tavolo, e s'è messa a piangere anche lei. (Si riavvia verso il suo posto, ma si volta di nuovo e aggiunge.) Ah, e poi, insomma, lo devo dire. C'è qualcosa di veramente crudele, sapete, nel mandare le nostre ragazze al matrimonio in questo modo. Spero che qualcuna delle sue amiche le abbia detto qualcosa. E’ crudele, lo so, ma io non ho potuto risolvermi a dirle niente. lo stessa, quando toccò a me, ci andai cieca come un pipistrello. (Con esasperazione mezzo divertita.) Tutto il mondo ha torto in questa faccenda, ecco cosa! Stanno venendo. Eccoli...

S'affretta al suo posto. George sta arrivando, dalla platea, per la corsia di destra. D'un tratto tre Giocatori della squadra di baseball, in tenuta da gioco, compaiono al pilastro di destra del proscenio e cominciano a fischiare e a schiamazzare al suo indirizzo.

Giocatori. Ehi, George, George!... Forza!... Yu-huuuu! Eh, ma guardate un po' che faccia, ragazzi!... Sembra morto di paura... Yu-huuuu!... George, non fare quell'aria innocente, vecchio furfante... Lo sappiamo quello che stai pensando! E vedi di fare onore alla tua squadra, eh?... Yu-huuuu...

Direttore di scena. Va bene! Basta così. (Sorridendo, li spinge via dalla scena. I tre si ritirano schiamazzando ancora un po'.) Questo tipo di facezie matrimoniali era straordinariamente in voga in passato... nell'antica Roma, sapete, e anche dopo... Adesso siamo più civilizzati. Almeno dicono.

Il coro comincia a cantare 'Love Divine, All Love Excelling'. George è arrivato sul palcoscenico. Fissa un momento i convenuti, poi fa qualche passo verso il pilastro di destra del proscenio, come per ritirarsi. Sua madre si volta a guardarlo, dalla prima fila, poi lascia il suo posto e viene verso dì lui, come se avesse capito che qualcosa non va.

Signora Gibbs. George! George! Che cos'hai? Che c'è?

George. C'è che io non ne ho voglia, mamma, di diventare grande... Perché mi spingete in questo modo, tutti quanti?

Signora Gibbs. Ma come?... che dici?... Sei tu, no, che hai voluto...

George. No, mamma, stammi a sentire...

Signora Gibbs. Sei un uomo, adesso...

George. Stammi a sentire, mamma... lo, tutto quello che chiedo... è di restarmene con i miei amici...

Signora Gibbs. George!... Ma ci pensi, se qualcuno ti sentisse? Finiscila, su! Vorrai mica farmi vergognare di te?

George (si riprende e guarda intorno). Checos'è stato? Dov'è, Emily?

Signora Gíbbs (sollevata). Ah, ma che scherzi! Lo sai che m'hai messo paura davvero.

George. Allegra, mamma. Oggi mi sposo.

Signora Gibbs. Fammi riprendere fiato un momento.

George (confortandola). Senti, mamma, tu ricordati di tenerti libera i giovedi sera. Emily e io verremo sempre a pranzo da te, il giovedì sera. E... uh, che fai! Piangi, adesso? Su, su! Dobbiamo stare pronti per questa faccenda.

La signora Gibbs, dominando la propria emozione, aggiusta la cravatta al figlio e gli sussurra qualcosa. Nel frattempo, Emily, in abito bianco e velo da sposa, è venuta per la corsia di platea ed è salita sul palcoscenico. Anche lei indietreggia sgomenta, guardando la gente raccolta in chiesa. Il coro comincia: 'Blessed Be the Tie That Binds'.

Emily. Non mi sono mai sentita tanto sola in vita mia. E George, laggiù, con quella sua aria così... Oh, lo odio. Vorrei essere morta. Papà! Papà!

Signor Webb (lascia il suo posto e viene verso di lei con premura). Emily, via! Non fare così...

Emily. Papà...non voglio sposarmi... Non voglio...

Signor Webb. Sss... sss... Stai calma... Vedrai che tutto andrà benissimo.

Emily. Perchè non posso restare quella che sono? Almeno per un po'? Andiamo via da qui...

Signor Webb. Via, Emily, sii buona e rifletti un momento...

Emily. Ti ricordi che mi dicevi... mi dicevi sempre... che ero la tua bambina? Ci sono tanti posti da vedere insieme. Potrei lavorare... tener in ordine la casa...

Signor Webb. Sss... Non fare così. Sei soltanto un po' nervosa, ecco... (Si volta e chiama:) George! George! Vuoi venire qui un momento? (Conduce la figlia verso George.) Stai sposando un bravissimo ragazzo. George è il più bravo giovanotto del mondo.

Emily. Sì Papà, ma...

La signora Gibbs torna discretamente al suo posto.

Signor Webb (con un braccio intorno alle spalle della figlia, posa una mano sulla spalla di George). Ti do mia figlia, George. Saprai averne cura tu, adesso?

George. Cercherò, signor Webb... Cercherò di fare tutto per... Farò del mio meglio, Emily. Ti voglio bene Emily. E ho bisogno di te...

Emily. Mi vuoi bene... lo, tutto quello' di cui ho bisogno, è di qualcuno che mi voglia bene.

George. Te ne vorrò... Cercherò di volertene...

Emily. Ma Per sempre? Perché io ho bisogno di qualcuno che mi voglia bene per sempre, capisci? Per sempre, sempre.

Cadono l'uno nelle braccia dell'altro. 'Marcia' del Lohengrin. Il Direttore di scena, nella parte del sacerdote, ha preso posto sulla piattaforma contro il muro di fondo.

Signor Webb. Andiamo, ci stanno aspettando. Ora sapete che tutto andrà bene. Su, svelti.

George va avanti a prendere posto accanto al Direttore di scena-sacerdote. Emily lo raggiunge dopo aver continuato per la corsia al braccio del padre.

Direttore di scena. Vuoitu, George, prendere questa donna, Emily, per tua legittima sposa, e...

La signora Soames, seduta nell'ultima fila, si volta ai suoì vicini e parla con voce acuta. Le sue chiacchiere coprono il resto delle parole del sacerdote.

Signora Soames. Bellissimo matrimonio! Il più bel matrimonio che abbia mai visto. Ah, a me piace proprio un buon matrimonio; a voi no? Non è magnifica la sposa?

George. Sì.

Direttore di scena. Vuoi tu, Emily, prendere quest'uomo, George, per tuo legittimo sposo...

Di nuovo le sue parole sono coperte dalla voce della signora Soames.

Signora Soames. Non so quando s'è mai visto un matrimonio più bello. Ma io del resto piango sempre, ai matrimoni... Non so perché, ma piango sempre... Il fatto è che mi piace di vedere i giovani felici. A voi no? Non è una cosa bellissima?

L'anello. Il bacio. Tutto improvvisamente si ferma, fissandosi in guisa di quadro vivente. Il Direttore di scena guardando lontano, e parlando come tra sé:

Direttore di scena. Ho sposato più di duecento coppie, io... Ci credo, a queste cose? Non so... Il signor A. e la signorina B., oggi sposi... Milioni di sposi... E poi la casetta, la carrozzina del bambino, le gite con la Ford la domenica pomeriggio, i primi reumatismi, i nipoti, i secondi reumatismi, il letto di morte, la lettura del testamento (Torna ora a guardare gli spettatori, con un sorriso bonario che toglie ogni senso di cinismo alla battuta seguente.)

Una volta su mille, è interessante.

... Bene, ora sentiamoci la "Marcia nuziale" di Mendelssohn.

L'organo attacca la 'Marcia'. Gli sposi raggianti, ma cercando di apparire molto dignitosi, vengono avanti per la corsia.

Signora Soames. Non sono una bellissima coppia? Ah, non avevo mai visto un matrimonio così bello. Sono sicura che saranno felici. La felicità! Ecco la gran cosa! Lo dico sempre, io: l'importante, è essere felici.

Gli sposi raggiungono gli scalini del palcoscenico. Inquadrati dai riflettori, scendono in platea e corrono via felici per la corsia.

Direttore di scena. E con questo, amici, ecco finito il Secondo Atto. Dieci minuti d'intervallo.

Atto terzo

Durante l'intervallo, il pubblico rimasto in sala ha potuto assistere all'allestimento della scena. Una dozzina di seggiole sono state disposte in tre file, piuttosto spaziate, nella metà di destra del palcoscenico.

Queste seggiole rappresentano altrettante tombe nel cimitero di Grover's Corners.

Verso la fine dell'intervallo, gli attori entrano e prendono posto.

In prima fila, dal centro: una seggiola vuota; la signora Gibbs; Simon Stimson.

In seconda fila: tra altri, la signora Soames. In terza fila: Willy Webb.

I morti guardano davanti a sé, senza mai girare il capo né gli occhi; ma siedono tranquilli e senza rigidità. Quando parlano, il loro tono è fattuale, senza sentimentalismi, e soprattutto senza intonazioni lugubri.

Il Direttore di scena riprende il suo solito posto, e aspetta che le luci nella sala si abbassino.

Direttore di scena. Questa volta, amici, sono passati nove anni... Estate del 1913. A Grover's Corners, qualche graduale cambiamento c'è stato. I cavalli si vanno facendo più rari; i coltivatori dei dintorni vengono in città con le loro Ford, adesso. E tutti, la sera, chiudono a chiave la porta di casa: perché sebbene di furti, qui da noi, non ce ne siano ancora stati, tutti però ne hanno sentito parlare... Nell'insieme, tuttavia, non si può dire che le cose siano cambiate molto, da queste parti.

Quassù poi... Ecco, è una parte piuttosto importante di Grover's Corners, quassù... E’ su una collina... Una collina ventosa... Con una quantità di cielo, una quantità di nuvole... e spesso una quantità di sole, e di luna e di stelle... Se venite qui un pomeriggio che faccia bello, potete vederne tante altre di colline, qui dietro; file su file, tutte straordinariamente azzurre... Laggiù, presso i laghi: il lago Sunapee, il lago Winnipesaukee... e più in fondo, se avete un binocolo, potete vedere la White Mountains e Mount Washington...

La nostra montagna favorita, Mount Modadnock, eccola lì, invece. Intorno ci sono tutte quelle altre cittadine; Jaffrey e East Jaffrey, e Peterborough, e Dublin... (Indicando giù in platea.) E qui, giusto qui sotto, c'è Grover's Corners.

Sì, proprio un bel posto, quassù... Oleandri di montagna e lillà... lo spesso mi chiedo perché tanta gente si faccia seppellire a Brooklyn, o in quell'altro gran cimitero che hanno là a Woodlawn, quando potrebbero passare lo stesso tempo quassù nel, New Hampshire... Lì da quella parte (Indicando a sinistra) ci sono lapidi più antiche: 1670, 1680... Gente risoluta che venne qui da molto lontano, per vivere indipendente... Tanti turisti che ci vengono adesso, d'estate, ridono delle strane parole che ci sono scritte su quelle lapidi... Mah, non fanno male a nessuno... Su da Boston, poi, vengono anche dei genealogisti: pagati da gente di città che vuole cercare i propri antenati, per assicurarsi d'essere Figlia della Rivoluzione Americana e del Mayflower... Be', penso che neanche questo faccia male a nessuno... La gente, lo sapete tutti com'è...

In quelle tombe là... vedete quelle piccole bandiere di ferro?... c'è qualche ex combattente della Guerra Civile. Giovanotti del New Hampshire che s'erano fatti l'idea che l'Unione andasse tenuta insieme, anche se loro personalmente non ne avevano mai visto più d'una cinquantina di miglia quadrate... Tutto quel che ne sapevano era il nome: Stati Uniti d'America. Stati Uniti d'America. E così andarono, e ci morirono.

Questa qui è la parte nuova del cimitero. Ecco la nostra amica signora Gibbs. E vediamo un po': ecco il signor Stimnson, organista della chiesa Congregazionista... E la signora Soames, che si divertiva tanto ai matrimoni, ricordate?... E una quantità di altri... E il figlio del signor Webb, Willy, a cui venne l'appendicite mentre era in gita con i boy-scouts...

Eh, già... Una quantità di guai e di dolori, finiscono per calmarsi quassù... La gente è affranta, addirittura disperata, quando porta i suoi cari su questa collina. Lo sappiamo tutti com'è... Ma poi il tempo... e giorni di sole... e giorni di pioggia... e la neve... Insomma, è già una consolazione che sia un bel posto, quassù...

E ci verremo noi stessi, quando il nostro tempo sarà scaduto.

Ora c'è da dire qualche cosa che tutti sappiamo, ma a cui... Be',... a cui non si può dire che tutti pensiamo dalla mattina alla sera... Dunque, tutti sappiamo che qualcosa è eterno. Non sono le case, questo qualcosa, e non sono i nomi, e non è la terra, e non sono neppure le stelle... Ma ognuno lo sa, ognuno lo sente nelle proprie ossa, che questo qualcosa ha a che vedere con gli esseri umani: con ogni essere umano...

Da cinquemila anni a questa parte, tutti i più grandi uomini continuato a dimenticarlo: in fondo a noi, giù nel fondo di ogni essere umano, c'è qualcosa che è eterno. (Pausa.) Sapete tutti come so io, che i morti non continuano per molto tempo a interessarsi di noi, gente viva. A poco a poco perdono contatto con la terra, i morti... e con le ambizioni che hanno avuto... e coi piaceri che hanno goduto... e coi dolori che hanno sofferto... e con le persone che hanno amato... Si svezzano a poco a poco dalla terra: proprio così, direi io. Si svezzano... E così, mentre stanno qui, la loro parte terrena si consuma, e un po' alla volta lentamente si vanno facendo indifferenti a ciò che accade a Grover's Corners. E aspettano. Sentono che qualche cosa di importante, di grande, sta per venire, e aspettano. Ecco: quello che c'è di eterno, sta per venire alla luce... Non è forse questo, che aspettano? Delle cose che ora diranno, alcune forse feriranno i vostri sentimenti... Ma vedete; madre e figlia... marito e moglie... amico e nemico... ricco e povero... tutte queste cose terribilmente importanti, in qualche modo impallidiscono, quassù... E quando se ne va il ricordo, che cosa resta? (Guarda ancora un momento il pubblico, poi si volta di nuovo alla scena.) Bene, ci sono anche alcuni vivi, però. C'è Joe Stoddard, il nostro becchino, che ha appena finito di preparare una tomba fresca. Ed ecco Sam Craig, uno dei nostri ragazzi, che lasciò Grover's Corners per andare nell'Ovest.

Joe Stoddard è venuto dal fondo. Sam Craig, munito di ombrello, e asciugandosi la fronte dopo la salita, entra da sinistra.

Sam Craig. Buonasera, Stoddard.

Joe Stoddard. Buonasera, buonasera... Ma... ci conosciamo?

Sam Craig. Sono Sam Craig.

Joe Stoddard. Ma guarda! Eh, già, sei proprio tu! Avrei dovuto immaginarlo, però, che saresti tornato per il funerale... Quanti anni sono che sei via?

Sam Craig. Più di dodici. Lavoro a Buffalo, adesso. Ma ero nell'Est quando ho saputo della morte di mia cugina, e così ho pensato che avrei potuto fare una scappata qui, anche per rivedere la vecchia casa e tutto quanto. Tu hai l'aria di star bene.

Joe Stoddard. Sì, non posso lamentarmi. Molto triste, il nostro viaggio di oggi quassù.

Sam Craig. Già.

Joe Stoddard. Iodico sempre: quand’è di un giovane, che devo occuparmi, me ne affliggo proprio... Dovrebbero essere qui tra pochi minuti, ormai. Ho dovuto venir qui di buon'ora. Giù in paese se ne occupa mio figlio.

Sam Craig (leggendo delle lapidi). Il vecchio fattore MacCarty... Mi ricordo che il pomeriggio, dopo la scuola, andavo a guadagnare qualche soldo da lui. Aveva la lombaggine.

Joe Stoddard. Sì. Sono diversi anni, che l'abbiamo portato qui.

Sam Craig (guardando le ginocchia della signora Gibbs). Ma come? C'è la zia Giulia, lì... Ah, ma già, certo... Me n'ero dimenticato...

Joe Stoddard. E’stato due anni fa... no, tre anni fa... press'a poco di questa stagione... E oggi è un altro gran brutto colpo, per il dottor Gibbs.

Signora Gibbs (a Simon Stimson, con voce tranquilla). Quello è il figlio di mia sorella. Sam... Sam Craig.

Simon Stimson. lo mi sento sempre a disagio, quando qui intorno ci sono loro.

Signora Gibbs. Simon.

Sam Craig. Ma questi versetti sulle lapidi, Joe, la gente se li sceglie da sé?

Joe Stoddard. No, di solito no... Di solito sono quelli che restano, a sceglierli.

Sam Craig. Ah, perché questo non mi sembra molto da zia Giulia, per esempio. Non ne è quasi più rimasta nessuna, delle sorelle Hersey. Vediamo ora: dove sono... Volevo vedere quelle... dei miei genitori...

Joe Stoddard. Sono là, con i Craig, in quel vialetto laggiù.

Sam Craig (leggendo la lapide di Simon Stimson). E questo era l'organista, vero?... Hm, beveva parecchio, a quanto dicevano.

Joe Stoddard. Già. Ma noi facevamo finta di non accorgercene. Aveva avuto tante di quelle disgrazie... (Sottovoce.) Lo sai che fu un suicidio?

Sam Craig. Davvero?

Joe Stoddard. S'impiccò in soffitta. Cercarono di mettere la cosa a tacere, ma naturalmente se ne parlò parecchio lo stesso. Lui il suo versetto se l'è scelto da sé. Cioè, non è esattamente un versetto, come vedi...

Sam Craig. Già! delle note musicali... Che cos'è?

Joe Stoddard. Ah, io non lo so, veramente. Ma ne parlarono anche i giornali di Boston, a suo tempo...

Sam Craig. E lei, Joe, di che cosa è morta?

Joe Stoddard. Chi?

Sam Craig. Mia cugina.

Joe Stoddard. Di parto. Non lo sapevi? Era già il suo secondo, però. Il primo bambino, un maschio, adesso ha quattro anni.

Sam Craig (apre il suo ombrello). La fossa è quella là?

Joe Stoddard. Sì, non c'era più molto posto, qui, e così adesso apriamo tutta una nuova sezione di Gibbs lungo il vialetto B. Ma eccoli che arrivano...

Il piccolo corteo entra dalla sinistra del fondo scena. Quattro uomini portano una bara immaginaria. Tutti gli altri si riparano sotto gli ombrelli. Si possono vagamente riconoscere: il dottor Gibbs, George, i due Webb, ecc. Fanno cerchio intorno alla fossa, un po' a sinistra del centro, verso il fondo.

Signora Soames. Chi è, Giulia?

Signora Gibbs (senza alzare gli occhi). Mia nuora Emily Webb.

Signora Soames (un po' sorpresa, ma senza emozione). Ma no... Ah, oggi l'avranno trovata in un bello stato, con questa pioggia, la strada che porta quassù! ... Di che cosa è morta, Giulia?

Signora Gíbbs. Di parto.

Signora Soames. Di parto... (Quasi ridendo.) Me n'ero dimenticata completamente, di tutte queste faccende... Eh, com'era terribile, la vita... (Con un sospiro.) e com'era meravigliosa.

Simon Stimson (con uno sguardo di traverso). Meravigliosa, eh?

Signora Gibbs. Via, Simon! Ricordati che qui...

Signora Soames. lo me lo ricordo ancora, il matrimonio di Emily. Che bel matrimonio! E me la ricordo alla recita scolastica di fine anno. Una delle ragazze più sveglie che avessero mai frequentato la nostra scuola. Lo diceva sempre anche il preside Wilson. Ultimamente, giusto prima di morire, ero stata a trovarli nella loro fattoria: una fattoria magnifica, completamente rinnovata...

Una donna tra i morti. E’ dalle stesse parti dove abitavamo noi...

Un uomo tra i morti. Sì, veramente una magnifica fattoria...

S'interrompono. Il gruppo intorno alla fossa ha cominciato a cantare 'Blessed Be the Tie That Binds'.

Una donna tra i morti. M'è sempre piaciuto, quest'inno. Ci speravo che l'avrebbero cantato.

Pausa. Improvvisamente Emily appare di tra gli ombrelli. Porta un abito bianco. Ha i capelli lunghi fino alle spalle e legati con un nastro bianco, come una bambina. Viene avanti lentamente, guardando i morti con aria interrogativa, un po' attonita. Si ferma a mezza strada e sorride debolmente. Poi, dopo essersi voltata un momento a guardare i convenuti al funerale, continua fino alla seggiola vuota accanto alla signora Gibbs, e si siede.

Emily (ai morti, quietamente, sorridendo). Ciao.

Signora Soames. Ciao, Emily.

Un uomo tra i morti. Salve, signora Gibbs

Emily (con calore). Mamma Gibbs! Ciao.

Signora Gibbs. Ciao, Emily.

Emily. Ciao. (Con sorpresa.) Ma sta piovendo... (Si volta di nuovo a guardare i convenuti al funerale.)

Signora Gibbs. Sì... Loro tra poco se ne andranno. Tu adesso riposati.

Emily. Mi sembrano già passati migliaia d'anni... Oh, papà si è ricordato del mio inno preferito... Però... Vorrei davvero essere qui già da tanto tempo. Non mi piace di essere nuova... Come sta, signor Stimson?

SimonStimson. Ciao, come stai, Emily?

Emily continua a guardarsi intorno con un sorriso attonito. Poi, come per sgombrarsi del tutto la mente dal pensiero dei vivi lì accanto, comincia a parlare unpo' nervosamente alla signora Gibbs.

Emily. Mamma Gibbs, sa che George e io abbiamo fatto davvero di quella fattoria il più bel posto che si sia mai visto? E quante volte abbiamo pensato a lei! Avremmo voluto farle vedere la nuova stalla, e il grande abbeveratoio nuovo, di cemento, che abbiamo comprato col danaro che ci ha lasciato lei...

Signora Gibbs. Che denaro?

Emily. Ma come, non ricorda, mamma Gibbs? Più di trecentocinquanta dollari...

Signora Gibbs. Ah, sì, sì...

Emily. E’ controllato con un sistema brevettato, quell'abbeveratoio, per cui l'acqua non trabocca mai, ma nemmeno scende mai sotto il livello che c'è segnato... Proprio bello... (La sua voce si spegne, e il suo sguardo ritorna al gruppo dei vivi.) Adesso non sarà più lo stesso, per George, senza di me... Ma è sempre una bella fattoria ... (D'un tratto fissa con risolutezza la signora Gibbs.) I vivi non capiscono, vero?

Signora Gibbs. No, cara... Non molto.

Emily.Sono un po' come se fossero chiusi in tante piccole scatole, vero? Mi sembrano passati almeno mille anni... Il mio bambino, per oggi, l'hanno portato dalla signora Carter. (Vede il signor Carter tra i morti.) Oh, signor Carter! Sa che il mio bambino l'hanno portato in casa sua, per oggi?

Signor Carter. Ah, sì?

Emily. Sì, gli piace starci... Mamma Gibbs, abbiamo anche la Ford, sa? Va benissimo, non ci dà mai il minimo fastidio. lo non guido, però... (Pausa.) Mamma Gibbs, quando finirà questa sensazione di essere... uno di loro? Per quanto tempo...

Signora Gibbs. Sss. Devi soltanto avere un po' di pazienza, cara.

Emily(con un sospiro). Lo so... Ecco, hanno finito. Se ne vanno.

Signora Gibbs. Sss...

Gli ombrelli lasciano la scena. Ma il dottor Gibbs s'è avvicinato alla tomba di sua moglie, e vi si lerma un momento. Emily alza gli occhi a guardarlo. La signora Gibbs continua a guardare davanti a sé.

Emily. Guarda! Papà Gibbs ti lascia qualcuno dei fiori che avevano portato per me... Come assomiglia a George, vero?... Oh, mamma Gibbs, non m'ero mai accorta di come siano sempre in pena e al buio, i vivi... Guardalo... Gli volevo così bene... Dalla mattina alla sera, ecco come sono sempre tutti loro: in pena... al buio...

Il dottor Gibbs se ne va.

I morti. Fa un po' più fresco, adesso... Sì, con la pioggia, il tempo ha rinfrescato un po'... con questi venti di nord-est, del resto, è sempre così... E se non è la pioggia, il vento continua per tre giorni almeno...

Una calma paziente cala sulla scena. Il Direttore di scena compare al suo pilastro di proscenio, fumando.

Emily si raddrizza bruscamente sulla sua seggiola, come per un'idea improvvisa.

Emily. Ma ci si può tornare, laggiù, mamma Gibbs!... Ci si può tornare... nella vita. Lo sento, lo so!... Proprio adesso, ecco, stavo ricordandomi di... della fattoria... e per un momento ci sono tornata davvero... Avevo il mio bambino sulle ginocchia...

Signora Gibbs. Sìcerto, che si può.

Emily. Posso tornare laggiù e viverli di nuovo tutti quei giorni... No?... No, mamma Gibbs?...

Signora Gibbs. Tutto quel che posso dirti io, Emily, è di non farlo.

Emily (con vivacità, al Direttore di scena). Maè vero, no? Non è vero che posso tornare a viverla... laggiù... la mia vita?

Direttore di scena. Sì... Certi hanno provato... Ma presto sono tornati qui.

Signora Gibbs. Non farlo, Emily.

Signora Soames. Emily, non farlo. Non è come pensi che sarebbe.

Emily. Ma io non rivivrò i giorni tristi. Ne sceglierò uno felice... Sceglierò il giorno in cui mi sono accorta per la prima volta che ero innamorata di George. Perché dovrei provare dolore?

I morti tacciono. Alla domanda di Emily risponde il Direttore di scena.

Direttore di scena. Non sarebbe soltanto un riviverlo. Vedresti anche te stessa, mentre lo rivivi.

Emily. Sì...

Direttore di scena. E nello stesso tempo, vedresti quello che loro, laggiù, non vedono mai: il futuro. Sapresti tutto quello che dovrà accadere dopo...

Emily. E’ doloroso, questo? Perché?

Signora Gibbs. E non è la sola ragione per non farlo, Emily. Quando sarai stata qui più a lungo, vedrai che vivere, per noi, significa dimenticare... dimenticarci di tutto il passato, per pensare soltanto a quello che verrà dopo, per essere pronti a quello che verrà dopo... Quando sarai stata qui a lungo, capirai.

Emily (piano). Ma, mamma Gibbs, come potrò mai dimenticare la mia vita laggiù? E’ tutto quello che conosco. E tutto quello che ho avuto.

Signora Soames. Ah, Emily, non te lo consiglio. Davvero, non te lo consiglio.

Emily. Ma è una cosa che voglio capire da me. Sceglierò un giorno felice, comunque.

Signora Gibbs. No!... Almeno, scegli un giorno senza importanza. Anzi scegli il giorno meno importante della tua vita. Anche così, sarà già importante abbastanza...

Emily (tra sé). Allora dovrà essere un giorno di quando ancora non ero sposata... di quando ancora non avevo il bambino... (Al Direttore di scena, con vivacità.) Posso scegliere un compleanno, almeno, no? Sceglierò il giorno del mio dodicesimo compleanno.

Direttore di scena. Va bene. Il febbraio 1899. Un martedi... Vuoi un'ora particolare?

Emily. Oh, voglio tutta la giornata.

Direttore di scena. Cominceremo dall'alba, allora. Aveva nevicato parecchio in quei giorni; ma la sera prima aveva smesso, e avevano già cominciato a sgomberare le strade. Ora il sole sta sorgendo.

Emily (con un grido, alzandosi). Ecco la Main Street... Ah, quello è il negozio del signor Morgan prima che lo cambiasse tutto... Ed ecco là la rimessa dei cavalli...

La scena non è mai stata particolarmente oscura, durante quest'atto; ma ora la metà sinistra del palcoscenico, gradualmente, s'illumina di più: la luce di una bella mattina d'inverno.

Emilv s'avvia verso il corso.

Direttore di scena. Sì,è il 1899. Quattordici anni fa.

Emily. Ecco, è la nostra città come l'ho conosciuta da bambina. E guardi, ecco là casa nostra, con quella vecchia staccionata bianca che aveva intorno una volta... Ah, l'avevo dimenticato proprio, che una volta era così... E’ così bello! Loro... ci sono?...

Direttore di scena. Sì. Cioè, tua madre sta per scendere a preparare la colazione...

Emily (piano). Sta per scendere...

Direttore di scena. E tuo padre sta venendo dalla stazione... Ti ricordi?

Emily. No...

Direttore di scena. E’stato a Clinton, al suo vecchio college, per tenere una conferenza. Ed è tornato adesso, col primo treno del mattino.

Emily. Guardi! Ecco Howie Newsome. Ed ecco Warren, il nostro poliziotto. Ma è morto... Adesso è morto, Warren...

Da sinistra si odono le voci di Howie Newsome, dell'agente Warren e di Joe Crowell junior. Emily ascolta rapita.

Howie Newsome. Su, Bessie!... Forza!... 'Giorno, Bill!

Warren. 'Giorno, Howie.

Howie Newsorne. Ti sei alzato presto.

Warren. Sono stato giù al quartiere polacco, per via d'un tizio che s'era quasi assiderato. Aveva preso una sbornia e poi era rimasto a dormire nella neve. Credeva di essere a letto, quando l'ho svegliato.

Emily. Ecco anche Joe Crowell...

Joe Crowell. Buongiorno, signor Warren. 'Giorno, Howie.

La signora Webb è scesa in cucina, ma Emily non si volta finché non la sente chiamare.

Signora Webb. Bambini! Willy! Emily!... E’ ora di alzarsi!...

Emily. Mamma, sono qui! Oh, come sembra giovane, la mia mamma! Non lo sapevo che fosse mai stata così giovane.

Signora Webb. Venite giù a vestirvi accanto al fuoco, se volete. Ma fate presto!... (Howie Newsome, con le sue immaginarie bottiglie, è venuto dalla Main Street fino alla porta della signora Webb.) Buongiorno, signor Newsome. Brrrr... che freddo.

Howie Newsome. Dieci sotto zero, su da noi, signora Webb.

Signora Webb. Ma pensa!... Si tenga ben coperto.

Porta dentro le sue bottiglie, rabbrividendo.

Emily .(con uno sforzo). Mamma, non riesco a trovare il mio nastro turchino per i capelli.

Signora Webb. Ma apri un momento gli occhi, cara, no? Te l'ho preparato apposta... Dev'essere lì, sul cassettone, in bella vista...

Emíly. Ah, sì, sì...

Si mette una mano sul cuore. Il signor Webb sta venendo per la Main Street, dove incontra Warren. Gesti e voci vivaci, nell'aria pungente.

Signor Webb. Buongiorno, Bill.

Warren. Buongiorno, signor Webb. Già in gjro?

Signor Webb. Vengo dalla stazione. Sono stato giù alla mia vecchia scuola, dalle parti di New York. Qui, nessuna novità?

Warren. No, niente... Solo un tizio, giù al quartiere polacco, che s'è messo a dormire nella neve, e stamattina era mezzo assiderato.

Signor Webb. Ah, lo mettiamo sul giornale, allora.

Warren. Ma non è stato niente...

Emily (in un sussurro). Papà...

Il signor Webb, arrivato davanti a casa sua, batte i piedi per scrollarne la neve, ed entra. Warren esce da destra.

Signor Webb. Eccomi qua.

Signora Webb. Oh, caro buongiorno! Com'è andata?

Signor Webb. Mah, bene, credo. Ho parlato un po' come veniva, ma insomma... Qui, niente di speciale?

Signora Webb. No, non mi pare, salvo che fa sempre più freddo... Howie Newsome dice che su alla sua fattoria fa dieci sotto zero.

Signor Webb. Ah, be', ma anche giù a Clinton non scherzava... Non è un tempo da cristiani... Sbagli di stampa, nell'ultimo numero?

Signora Webb. No,neanche uno, m'è parso... Il caffè è pronto quando lo vuoi. (Il signor Webb s'avvia verso le scale.) Charles! Non dimenticarti che è il compleanno di Emily. Le hai portato qualcosa?

Signor Webb (battendosi una mano sulla tasca). Sì. Sì, ce l'ho qui. (Chiamando su per le scale.) Dov'è la mia bambina? Dov'è la mia bambina che compie gli anni?

Esce da sinistra.

Signora Webb. Non farle perdere tempo adesso, Charles. E’ già abbastanza lenta così. Il regalo glielo darai a colazione... Sbrigatevi, bambini! ,Sono le sette. Non vi chiamo più, adesso.

Emily (piano, più con meraviglia che con dolore). Non mi rassegno a pensarci. Sono così giovani e belli. Perché dovranno diventare vecchi?... Mamma, sono qui. Sono diventata grande. Vi voglio bene a tutti, tanto... Oh, rivedere tutto come allora... (Guarda con aria interrogativa il Direttore di scena, dicendo o suggerendo:) Posso andarci? (Il Direttore di scena annuisce brevemente. Emily entra in cucina dall'immaginaria porta interna, a sinistra della madre, e dice, con voce che ricorda quella d'una bambina di dodici anni) Buongiorno, mamma.

Signora Webb (le va incontro per abbracciarla e baciarla, col suo modo indaffarato e sbrigativo di sempre). Buon compleanno alla mia bambina, e cento di questi giorni. Lì sul tavolo c'è qualche cosa per te... qualche regaletto...

Emily, Oh, mamma, non avresti dovuto. (Getta un'occhíata angosciata al Direttore di scena.) Non posso... Non posso...

Signora Webb (in piedi davanti ai suoi fornelli, rivolta verso il pubblico).

Compleanno o non compleanno, però, voglio che tu faccia colazione come si deve, eh? Voglio che tu cresca su bene, e diventi una ragazza forte... Quello lì in carta azzurra te lo manda la zia Carrie; e quell'album per cartoline credo che indovinerai chi l'ha portato. L'ho trovato in terra davanti alla porta, quando ho aperto per prendere il latte... George Gibbs... Dev'essere venuto che era ancora notte, addirittura... Molto carino da parte sua, con questo freddo...

Emily (tra sé). Oh, George! Me n'ero dimenticata di quell'alburn...

Signora Webb. Mangia piano, mastica bene... la colazione deve aiutarti ad avere caldo dentro, col freddo che fa fuori...

Emily (sempre più angustiata). Oh, mamma, ma guardami almeno un momento come se mi vedessi davvero! Mamma, sono passati quattordici anni. lo sono morta. Tu sei nonna, mamma. Io ho sposato George Gibbs. Willy è morto anche lui. Gli venne l'appendicite mentr'era in gita... Fu un dolore tremendo, quello. Ma adesso, almeno per un momento, siamo tutti insieme, mamma... Anche solo per un momento, siamo felici... Guardiamoci davvero

Signora Webb. Quello lì in carta gialla l'ho trovato tra le cose di tua nonna. Ora sei grande abbastanza per portarlo, e ho pensato che ti sarebbe piaciuto.

Emily. E questo me l'hai regalato tu! Oh, mamma, com'è bello! E proprio come lo volevo io! Com'è bello.

Butta le braccia al collo della madre. La signora Webb continua a cucinare, ma evidentemente è contenta.

Signora Webb. Bene, ci speravo che ti sarebbe piaciuto. L'ho cercato dappertutto. Avevo incaricato la zia Norah, ma non ne avevano neanche a Concord, e così, insomma, viene da Boston. (Ridendo.) Anche Willy ha qualcosa per te. L'ha fatta a scuola, nell'ora di lavoro manuale, sai, e ne è molto orgoglioso. Tu, mi raccomando, dinne meraviglie. Tuo padre, poi, ha una sorpresa, non so neanch'io che cosa. Sss eccolo.

Signor Webb (da fuori). Dov'è la mia bambina? Dov'è la mia bambina che compie gli anni?

Emily (al Direttore di scena ad alta voce). Non posso andare avanti. Non posso. Tutto succede così presto... Non abbiamo il tempo di guardarci, di vederci davvero... (Si siede singhiozzando. Le luci si abbassano sulla metà sinistra della scena. La signora Webb scompare.)

Non me ne accorgevo, che era così... Accadeva tutto questo, tutte queste cose, e noi le vivevamo senza neanche accorgercene... Ah, riportatemi lassù... sulla collina... nella mia tomba... Soltanto, prima, ecco, un ultimo sguardo... Addio. Addio al mondo. Addio a Grover's Corners... a mamma e papà... e al ticchettio della pendola... e ai girasoli in giardino... e alla colazione e al caffè... e ai vestiti stirati di fresco... e al dormire e allo svegliarsi... Ah, la terra è troppo bella, perché uno possa rendersene conto. (Dopo una pausa, guarda il Direttore di scena e chiede tra le lacrime:) C'è nessuno... nessun essere umano... che sappia quello che sta vivendo mentre lo vive? Nessuno?

Direttore di scena. No. (Pausa.) I santi e i poeti, forse... forse un poco

Emily. Sono pronta a tornare, adesso...

Torna alla sua seggiola accanto alla signora Gibbs. Pausa.

Signora Gibbs. Sei stata felice?

Emily. No... Avrei dovuto ascoltarvi... Gli esseri umani, ecco dunque come sono: ciechi... Soltanto dei ciechi...

Signora Gibbs. Guarda, il cielo si sta schiarendo. Ecco le stelle.

Emily. Oh, signor Stimson, avrei, dovuto darle retta...

Simon Stimson (con impeto e amarezza crescente). Sì, e adesso lo sai. Adesso lo sai! Ecco cosa significa essere vivi. Aggirarsi in una nuvola d'ignoranza; andare attorno calpestando i sentimenti di quelli... di quelli che avete vicino... Sprecare il tempo, buttarlo via come se gli anni da vivere fossero milioni. Sempre frastornati... Sempre in preda a una passione o a un'altra. Ora lo sai... Ecco cos'è quell'esistenza felice in cui volevi tornare: ignoranza, cecità...

Signora Gibbs (con vivacità). Simon, questa non è tutta la verità, e lei lo sa... Guarda, Emily, come brilla quella stella. Sapevo come si chiamava, una volta...

Un uomo tra i morti. Mio figlio Joel era marinaio e le conosceva tutte, le stelle. Quand'era a casa si sedeva sulla veranda, la sera, e diceva il nome di tutte, sissignore, una cosa straordinaria!

Un altro uomo tra i morti. Le stelle fanno buona compagnia.

Una donna tra i morti. Sì, sì, è proprio vero...

Simon Stimson. Sta venendo uno di quelli là.

I morti. Che stranezza... Ma non è un'ora per venire qui, questa... Non s'era mai visto uno di quelli venire a quest'ora!...

Emily. Mamma Gíbbs, è George.

Signora Gibbs. Sss, cara. Riposati... Non...

Emily. E’ George.

George entra da sinistra, e lentamente viene verso di loro.

Un uomo tra i morti. Mio figlio Joel, che conosceva le stelle, diceva che ci sono voluti milioni di anni perché quei puntini di luce arrivassero quaggiù. Sembra una cosa incredibile, ma lui diceva proprio così: milioni di anni!

George cade in ginocchio, poi completamente disteso ai piedi di Emily.

Una donna tra i morti. Ma dico io! Ma se è modo di comportarsi!

Signora Soames. Dovrebbe essere a casa.

Emily. Mamma Gibbs?

Signora Gibbs. Sì, Emily?

Emily. Loro non capiscono, vero?

Signora Gibbs. No, cara. Non capiscono.

Il Direttore di scena entra da destra, tirando lentamente una tenda scura attraverso la scena. Lontano,un orologio batte debolmente l'ora.

Direttore di scena. Dormono quasi tutti, a Grover's Corners. Solo qualche luce è ancora accesa. Shorty Hawkins, giù alla stazione, ha appena fatto passare il treno per Albany. E alla rimessa dei carri, qualcuno è ancora su a chiacchierare... Sì, il cielo si sta rasserenando. Le stelle, lassù, continuano il loro antico viaggio a girotondo. Gli scienziati non sanno ancora se ci siano altri esseri viventi, su quei mondi lassù. Certi dicono di no: che c'è soltanto pietre o fuoco; e che solo questo mondo qui s'affatica, s'affatica tutto il tempo, per fare qualcosa di se stesso. E la fatica è tanta che tutti quanti, ogni sedici ore, debbono mettersi giù a riposare. (Carica l'orologio.) Hm... mezzanotte, a Grover's Corners. Riposate bene anche voi. Buona notte.

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