La pinsioni de mè soggira

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DAL PRESIDENTE

Mi chiamo Angela Bàmbina e sono autrice di una commedia brillante in dialetto siciliano, regolarmente depositata alla SIAE con n.prot. 43/2012 dal titolo:

 “La pinsioni di mè soggira”.

Autorizzo  a pubblicare questa commedia sul vostro sito, al fine di farla conoscere e realizzarla.

La mia email è: bambina.angela@gmail.com – cell.3335780168

Breve commento.

“La pinsione di mé soggira” è una commedia in dialetto siciliano del genere umoristico. Si svolge in due atti.

Gli attori sono 11, quattro maschi e sette femmine.

La scena si svolge sempre nella stessa stanza, che è la casa di Mariano e Pina che ospitano in casa  la madre, anziana e naturalmente usufruiscono della sua pensione.

Trama: Mariano è stato preso di mira della padrona di casa, e la moglie se ne accorge. Intanto iniziano ad arrivare fiori, firmati da una croce. Mariano e Pina non capiscono chi li manda e fanno tante supposizioni: pretendenti per la figlia, interesse della la padrona di casa, ma  alla fine  scoprono che a mandare i fiori è un vecchietto che vuole sposare la “suocera” e accaparrarsi anche la pensione. Qui, iniziano le cose a complicarsi, fino all’avvenuta vincita di una quaterna al lotto, ma i vecchietti alla fine si sposeranno? Chi lo sa!

 

‘A PINSIONI DI ME’ SOGGIRA”

Commedia brillante in due atti

di Angela Bambina

Personaggi

Mariano Cernifavi:                         di circa 40 anni di età, contadino.

Pina:                                                 sua moglie, casalinga di circa 35/37 anni.

Mariuccia:                                       sua figlia, una bella ragazza di circa 16/17 anni.

Nonna Sisì:                                      la  “soggira”, settantenne, madre di Pina.

La Sig.ra Rosa:                                la padrona di casa, elegante e giovane signora di circa 35 anni.

La sig.ra Rachele:                           la vicina di casa età di Pina e sua coetanea.

Lu Zu  Fifì:                                      amico e compagno di lavoro di Mariano. Ha la stessa età di 

                                                          Mariano

Tonino:                                             ventenne, bel giovanotto, garzone fioraio.

La zia Rita:                                      zia di Pina, sessantannenne.

Carmelina:                                       figlia di Rita, di circa trent’anni, nubile e un pò infantile,  

                                                           “babbulidda”, “abbunazzata”.

Lu Zu Cicco:                                    pretendente di la “soggira”, pensionato, ex allevatore, di circa  

                                                          75 anni.

(Scena unica. Stanza adibita a salotto. Nella parete di fondo: a sinistra, una finestra adiacente all’ arco del corridoio d’ingresso -  e dell’accesso alle altre stanze della casa - del fondo scena  sinistro; al centro una “credenza”con bicchieri, piatti, bottiglie, vassoi in mostra nelle scaffalature;  ai due lati di essa una coppia di sedie di vimini e un attaccapanni in stile “classico”; fondoscena destro un mobile con radio e televisione. Nella parete di sinistra,  a centro, la porta della cucina e di altre stanze interne e in avanscena sinistro un mobile con specchiera, con piano di marmo bianco, un cassetto e un ampio sportello di un vano porta stoviglie, tovaglie e altri utensili casalinghi; su di esso il telefono. Al centro del palcoscenico  un tappeto di stile ” persiano”, un  divano di vimini e un piccolo tavolinetto con una piantina sopra. Nella parete di destra, a centro, la porta della camera da letto di Mariano e Pina. Alle pareti quadri con foto di  antenati, ma anche di genere moderno appesi senza un preciso gusto estetico).    

PRIMO ATTO

Scena I

Mariano, da solo

Mariano:          (Entra in vestaglia stiracchiandosi, sbadigliando e lamentandosi per la notte  

                            passata  male. Purtroppo, a causa della crisi della  agricoltura, lavora   

                           saltuariamente e  solo nei periodi degli innesti e della   potatura) Ahiai, ahiai li  

                            rini! Ma quantu peri havi me’ mugghieri? Dui,  quattru... stasira ci l’è cuntari! La  

                           sira, pi’quariarisi, mi l’appizza tutti ccà! (indicando la schiena) Ahiai, ahiai!  

                          (osservando la piantina sul tavolino) Ma tu sta’ murennu, talà, li fogghii tutti gialli  

                           avi! Ma acqua ‘un ti cci nni metti nuddu? Aspetta chi cci pensu iu. (va in cucina a  

                           prendere una caraffa e innaffia la  pianta mettendosi a parlare con essa  

                           coccolandola come se fosse una persona).

Scena II

Mariano e Pina

Pina:                 (Entra dal corridoio, in fondo a sinistra, tiene in mano una borsa con la spesa  

                           dentro. Posa la borsa a terra, si toglie il cappotto e l’appende all’attaccapanni)  

                           E pi’ stamatina allistivu  cu’ li nisciuti. Lu pani lu ivu  a pighiari, ora  mi  mettu lu  

                           falari e accumenciu a puliziarimi la casa!(riprende la   borsa della spesa e  si avvia  

                           in cucina senza accorgersi del marito. Rientra subito dopo con il grembiule in    

                           mano e si accorge del marito che parla da solo con la  piantina) Ma parra sulu?  

                           No  cu’ la piantina sta parrannu! (a Mariano)Ma chi fa’, sta’ sdisariannu di testa!  

                           Ma chi sta facennu, di prima matina?

Mariano:         (guardando sempre la piantina) Staiu abbivirando il fiore, picchì si ‘un cci pensu iu  

                          ‘un cci pensa nuddu e chissa sicca.

Pina:                 Stai abbivirando! Fai scola, ti istruisci per coltivare il fiore, la piantina, l’idea,                        

                          lu pinseri chi ti mittisti “ntesta!! Ma iu sempri la stessa cosa pensu di tia.

Mariano:         Chi pensi?

Pina:                Pensu, pensu chi  sei rognoso, rognoso con la rogna che ti scinni spaddi

                         spaddi!!

Mariano:         Ma chistu chi è lu bongiornu, chi ti fici Pinù si po’ sapiri?

Pina:                Nun mi chiamari Pinù, lu sintisti? ‘un mi chiamari Pinù…anzi un mi  

                         chiamari…cane rognoso!!

Mariano:          Ma cci l’ha cu’ mia, stamatina? chi fa un durmisti sta notti? e ti l’ha scutti cu mia?

Pina:                 Cu tutti mi l’ascuttu, e prima di tuttu cu’ tia!

Mariano:          Iu vurrissi sapiri chi t’haiu fattu, picchì mi tratti accussì? Avanti facemu  

                          paci…dammi ‘na vasatedda…avanti dai…!

Pina:                 Arrassati!…ti rissi arrassati, un ti avvicinari!

Mariano:          Ma chi ti sta succirennu, ‘na vota ti piacianu ‘sti cosi. Cci pensi?…aspittavamu lu  

                          mumemtu quannu to’ matri si firriava l’occhi…pi…

Pina:                 Ma chi sta ricennu? me’ matri ‘un si li firriava mai l’occhi!

Mariano:         Appunto pi chissu! A forza di taliarini arristà cu’ l’occhi scricchiati! Mancu  

                          l’occhiali si po’ mèttiri,  picchì non è chi è miopi o cu’ l’occhi torti; arristà propriu  

                          scricchiatica!(fa con gli indici e pollici il segno di un grosso di un grosso cerchio).

Pina:                 E la curpa è sempri tò…

Mariano:          E certu, chi ti parìa chi unn’era me’ la curpa?

Pina:                 Certu, si tu ‘unn’avissi fattu lu cascamortu cu’ tutti, puru cu’ mia, dda puvuredda di  

                          me’ matri unn’avissi arristatu cu’ l’occhi scricchiati!

Mariano:          Iu lu capivu chi si arrabbiata cu’ mia, ma a menu mi lu rici picchì…chi fici? Mi  

                          pari chi chiù fideli di mia…

Pina:                 Ci su’ li cani, sulu li cani!....

             

Scena III

Detti…e Mariuccia

(Si sente suonare il campanello)

Pina:                 E cu’ è di prima matina?...(chiama Mariuccia) Mariù, va’ viri cu è? Nuatri nintra 

                          ‘un cci semu!..

Mariuccia:      (graziosa,  bella, disinvolta, spigliata adolescente, veste alla moda giovanile. Entra  

                         dalla cucina ed esce dal corridoio, rientrando subito dopo) Mamà, c’è la patruna di 

                         casa, la  signura  Rosa chi ti voli parrari, nintra si’? Chi fazzu, chi cci ricu?...

Pina:               (con disappunto) Eccola! Puru ccà veni, puru nintra cci veni a scippari l’occhi a

                         me’ maritu…

Mariano:         (infervorato) La signora Rosa? Ma certu falla trasiri!

Pina:                Certu, certu, certu (fa il verso al marito).

Mariano:          La signora Rosa , Pinù ‘un si cuntenta?  La patruna di casa, facemula trasiri, macari  

                          nni rici chi nn’abbassa l’affittu di la casa!

Pina:                Se! L’affittu nni l’abbassa e lu suffittu nni l’aìsa (fa il gesto delle corna).

Mariano:         Mariù, falla trasiri…e spirugghiati,  cantìa cacchi cosa…

Mariuccia:     (confusa, appressandosi al corridoio) Si accomodassi signora Rosa(dopo che la  

                         signora Rosa è entrata, lei ritorna in cucina).

Scena IV

Mariano, Pina e la signora Rosa.

 Rosa:               (la padrona di casa, una donna molto affascinante,  parla un italiano molto 

                         “marchiato”, a volte un pò maccheronico, per evidenziare le differenze di ceto  

                          sociale;  manifesta particolare attenzione per Mariano) Posso entrare, disturbo, vi  

                          do’ scomodo, stavate facendo qualche cosa di importante?

Mariano:          (susseguioso) Ma no… che dicete, voi non disturbate mai, anzi voi dovete venire  

                            più spesso a farci visita è veru Pinù, diccillu puru tu chi un semu turbati, anzi chi  

                            semu felici di sta visita!

Pina:                 (con una ironia quasi feroce) Felici!…felici…felicissimi!....

Mariano:           Aviti vistu signura Rosa, puru me mugghieri è felici!

Pina:                 (fa un gesto per dire tutt’altro) Ma un mi riciti chi vinistivu pi l’affittu? Picchì  

                           me’ maritu ancora unn’asigiutu!

Rosa:                  Donna Pinuccia ma che dite l’affitto…fra di noi queste cose non le dovete dire,  

                            non le dovete nemmeno pensare!

Mariano:            Lu sintisti Pinù… nemmeno pensare!!!

Pina:                   E menu mali, picchi pi’ ora putemu sulu pinsallu di pagari l’affittu, ma di pagallu  

                            propriu ‘un si ‘nni parra!!!

Rosa:                  Ma chi siti schirzusa!Io ho sempre pensato che siete una persona di classe!

Mariano:           Se, ma di scoli vasci!

Rosa:                  Ma sempri classi è! Lasciate stare queste piccolezze…io sono venuta qui, perché  

                            ho bisogno di vostro marito.

Pina:                  (a parte)Finarmenti si sta sbuttunannu!…E, scusati la me ‘gnoranza ma me’  

                            maritu chi v’av’ a fari?

Mariano:           E lassala parrari, sempre sul piede di guerra, ti manca sulu l’elmettu ‘ntesta

                            e lu fucili ‘nmanu, picchì già in prima linea cci sì! E po’ ricu, ti vò carmari, idda  

                            avi bisognu di mia e no di tia.

Pina:                   E certu é di tia chi avi bisognu, cu’ mia chi avi a fari…

Rosa:                   Senti Mariano, io avrei bisogno che tu mi dessi una mano…

Pina:                   Accuminciamu cu’ la manu, po’ lu peri, e po’ si pigghia soccu c’è appressu…!

Mariano:            Ma lassala parrari!

Rosa:                  Dunque Mariano, io ti devo dire una cosa. Mi sono accorta che a casa ho il  

                           giardiniere per curare le piante! Il maggiordomo che mi serve a tavola! La  

                           cameriera che mi rassetta le stanze, ma mi sono accorta che mi manca uno  

                           scioaffer.

Mariano:          (non comprendendo)Sciò…che?

Rosa:                  Sciocchino! Un autista! Dunque, io avrei bisogno di un autista per andare a fare    

                            la spesa, per andare dal parrucchiere, per andare a teatro, per   andare…

Pina:                   Ma vostru maritu un c’è per andare, picchì ‘un chiamati a iddu?

Rosa:                  Lasciate stare mio marito, quello ha impegni più importanti di queste cose  

                            così..così…così infignificanti…diciamo!

Pina:                  Certu a ma lassari stari so maritu, pi sti cosi insignificanti, intantu idda cci prova  

                            cu’ chiddu me’ maritu pi cosi chiù …’mportanti, ma av’à passari ‘ncapu lu me’  

                            scheletru!!!

Mariano:            Ma chi ha’…sempri chi ti lamenti si’?, Pari ‘nn’atta murmurera…ha’ essiri  

                            cuntenta! Lu viri? Don Bosco attintà li to’ prieri. Finarmenti attruvai un sirvizzu.

Pina:                   Cu Don Bosco facemu li cunti dopu…cu’ tia li facemu subitu.

Mariano:            Ma picchi,  un si cuntenta?

Pina:                   Perciò contentissima, la gioia mi nesci di l’aricchi…

Mariano:            Sempri posti scogniti trovanu li to cosi…

Rosa:                   Vedo che state discutendo, spero non per la mia proposta, perché io pago e molto  

                             profumatamente a chi mi fa un favore! Allora io vado, ma vi raccomando fatemi  

                            sapere se accettate l’ncarico…se no lo do al marito di donna Rachele…anche se io  

                            preferirei che foste voi ad accettare l’incarico…(alludendo al doppio senso).

Pina:                   Picchì ‘un cci lu rici chiaru chiaru chiddu chi voli! Ora si chiama ‘ncarico…’nna  

                            vota si chiamava a natra manera, ma tantu lu significatu è sempri lu stessu.

Mariano:            La gilosia ti mancia la vista di l’occhi, ti vo zittiri un mumentu? (alla signora 

                            Rosa) Non vi preoccupate signora Rosa, vi faremo sapere, ma sicuramente  

                            accetteremo, arrivederci e a presto.

                                                     

Scena V

Mariano e Pina

Pina:                   Picchi ‘un cci mannavi un bacettu cu’ la manu a chi cc’eri(gli rifà il verso)

                            …’A presto ciao’!... Mi pari chi a li vicchiai va’ rincretinennu!.. Lu postu…lu  

                            postu !...

Mariano              Lu postu di autista, comè, unn’è a la to’ altezza? Tu, discendenti di villani, di  

                            mezzadri…certu lu capisciu, tu lu postu, lu vulii a la banca.

Pina:                   Se a la banca…a la banca di li cretini, ma unni l’ha’ caputu chi razza di postu ti  

                            voli rari chissa? Chissa ti voli rari un postu ni lu so lettu!…

Mariano:           Iu veramenti autista di lettu unn’avia mai ‘ntisu…

Pina:                   Ma veramenti si cosa di stari a la banca…depositatu  comu li sordi, sulu chi chiddi  

                            fruttanu…tu ‘mmeci!…E’ meghiu si vaiu a fazzu ‘nna tazza di cafè, e accussì viu   

                            si mi pozzu  ripigghiari.

Mariano:            Portaminni ‘nna tazzina puru a mia, picchì sti ‘ncontri cu’ tia mi lassanu a tappito.  

Pina:                 (sta per uscire, ma rientra subito) A scendilettu t’hannu a lassari no a tappitu!

                           Quantu accussì,  cci acchianu di ‘ncapu!…Macari la soddisfazioni di stuiarimicci li

                           peri…cu’ li scarpi  lordi però!

                                          

(Si sente suonare il campanello)

Scena VI

Detti, poi Mariuccia e Tonino.

Mariano:            Mariù, stannu sunannu, va’ viri cu è.

Mariuccia:       (affaccinadosi dalla cucina) Chi vo’, papà?  

Mariano:            Va’ rapi, ‘un vurrissi chi fussi arrè, la patruna di casa?

Pina:                  Spirugghiati Mariù, curri, curri chi a to’ patri cci vinni la prescia…

Mariuccia:       (va ad aprire).

Mariano:           Megghiu chi fazzu finta di ‘un sèntiri, va si no stasira mi srarrìu pi’ diveru cu’  

                           tia!

Mariuccia:       (affacciandosi dal corridoio) Papà, cc’è un picciottu fora cu’ ‘un mazzu di ciùri  

                            ‘nmanu.

Mariano:           E chi voli? Sordi unn’avemu pi’  ‘sti cosi

Pina:                  Ma fallu trasiri e viremu soccu avi di riri. ( a Mariuccia)Fallu trasiri.

Mariuccia:       (facendo il relativo segno) Accomodisciti, me’ patri voli parrari cu’ tia.

Tonino:              Sono lo ‘arzone di lu ciùraru, cci sunnu ‘sti ciùri pi’ vatri.

Pina:                  Ora puru li ciùri cci manna la Signora, a me’ maritu…!

Mariano:           Pinù toccami!

Pina:                  Davanti a ddi picciutteddi?! A vìriri chi discursi chi fa, ma ‘un ti nni pari 

                           vriogna?

Mariano:           Sempri cosi a la riversa capisci! Toccami, quantu viu si sugnu vivu, picchì li  

                           ciùri a li masculi, sulu si su’ morti si cci portanu.

Tonino:              M’avit’a scusari, ma si parrati siti vivu, li morti ‘un parranu. Ma ‘un putiti lèggiri  

                           lu bigliettu chi c’è na li ciùri, accussì sapìti pi’ cu’ sunnu.

Mariano:          (apre il biglietto e legge) “Per sempre tuo”… Mih!... cosi romantici!… già, sicuru  

                           chi sugnu vivu, picchì, sicuramenti, unn’è pi’ mia, ‘stu “Per sempre tuo”.

Tonino:             (con insistenza) Liggissi cu’ lu manna…

Pina                    Ma a tia chi ti ‘nteressa? Leggi cu li manna Marià!

Mariano:            Allura viremu. (rilegge) “Per sempre tuo”(gira e rigira il biglietto) Ma ccà firma  

                            ‘un cci nn’é!

Tonino:               Sutta lu “tuo”, cc’è cacchi cosa…Mi facissi a vìriri.. Aspittassi..ecco la firma…

Pina:                   Rosa c’è scrittu?

Tonino:               No, cc’è ‘nna cruci.

Pina:                   Allura è Rosa,  picchì chisssa sulu ‘nna cruci è. “La me cruci!.

Mariano:            Pinù,  ccà mortu mi vonnu…chista ‘nna littra minatoria è!

Pina:                   Picchi tu ‘nna la minera ha’ travagghiatu?

Mariuccia:         Papà, la cruci, veni a diri chi cu’ li manna’ ‘un sapi leggiri e mancu scrìviri.

Mariano:            Si è comu rici tu, picchì ‘un nni li purtava a manu si ciùri, accussì lu virìa  

                            ‘nfacciu ‘stu galant’omu, ‘nmeci di  farimi sfirniciari picchì lu sottoscrittu  

                            Mariano Cernifavi, ‘un si scanta di nuddu!

Pina:                   Secunnu mia, sarà cacchi picciutteddu chi voli a to’ fighhia!

Mariano:            Mi!!! Allittratu si lu circà… la cruci!

Tonino:               Mi nni pozzu iri?

Mariano:            Caccarunu ti tratteni?

Tonino:               No, però…(allunga la mano in segno di ricevere la mancia) aspettu cacchi

                            cosa…arrivavu finu ccà!...

Mariano:            Ragiuni ha’, cacchi cosa ti la meriti. Mariù, dacci  ‘sti ciùri ‘nnarrè e cci rici chi  

                            li porta a lu cruciferu, chi a nuatri ‘nnà basta la cruci chi avemu.

Tonino:               Allura mi li portu…

Mariano:            Ti li po’ purtari…

Tonino:               Sicuru mi li portù…

Mariano:            Aspetta! (prendendo il bigliettino per terra) ‘Un ti scurdari la cruci. Puru ‘sti  

                            pinseri cci vulianu ‘sta jurnata…li ciùri cu’ la cruci.

Tonino:             (mentre se ne va) Pezzenti!!!

Mariuccia:       (ritorna in cucina).

Pina:                   Marià, veni da rintra cu’ mia chi m’aiutari a fari ‘nna cosa. Aspè chi rapu un pocu  

                            ‘sta finestra e fazzu trasiri un pocu d’aria, si sciuri lassaru ‘un tanfu!…(apre la 

                            finestra e poi,  con Mariano entra, a destra, nella camera da letto).

                           

Scena VII

Nonna Sisì, poi Mariano e Pina.

 Nonna Sisì:      (una settantenne arzilla e piena di vitalità, nonostante qualche acciacco dovuto 

                            all’età. E’ diventata un po’ sorda e accusa qualche dolore alle gambe. Per 

                           Mariano, il genero, e la figlia Pina costituisce una fonte di reddito sicuro. Infatti  

                           con la sua pensione contribuisce al bilancio familiare. Entra dal corridoio, 

                           venendo dalla sua stanza da letto. Indossa una vestaglia e porto un paio di 

                           occhiali da vista con i vetri spessi, da miope. Vede la finestra aperta) La 

                            finestra sempri aperta è, trasi ‘nnà punta!...Ma chi mi vonno fari pigghiari ‘nnà 

                            purmunìa e farimi moriri? E comu campanu po’, senza la me’ pinzioni?... (la  

                            chiude). Pina, Pina… dunni si’, to’ maritu si ‘nni iu?… ma dunni avia a gghiri, chi  

                            dumanni cretini ti fazzu. Dici chi ‘un trova sirvizzu, ma secunnu mia fa, comu  

                            mastru Giafferru, so’ mugghieri era a mari e iddu la circava a la muntagna e  

                            accussi fa iddu…mio ienniro, lu sirvizzu è a la chiazza e iddu lu cerca a la  

                            “Monna Razia”. Pina…Pi…

Mariano:          (rientrando dalla destra) Mamà, mamà chi cc’è, chi vo’ di me’ muggheri?

Nonna Sisì:        Chi dicisti, iu ‘nni li carrabineri?

Pina:                 (entra in scena) Chi successi ‘ntisi riri carrabineri?

Mariano             Certu chi comu ‘ntisa bonu semu cuminati! To’ matri ‘un cci senti e tu ’mmeci cci  

                            senti troppu bonu, e cci viri po’!…viri puru cosi chi unn’ asistunu…ti li crei nni la  

                            menti.

Nonna Sisì:        Nenti, un successi nenti?... ‘Un mi fari pigghiari dispiaciri, dimimillu                           

                            Pinù!… (piange)

Pina:                   Svergognato! Puru a ddà vicchiaredda fa’ pigghiari dispiaciri…

Mariano:            Quali dispiaciri! (alla sucera) E ora picchì chiànci, mi lu rici?

Nonna Sisì:         Chiànciu, pi’ me’ maritu chi muri’… (si soffia il naso rumorosamente)

Pina:                   Mamà, viri chi me’ patri, to’ maritu, murì decianni narrè.

Nonna Sisì:        (che ha frainteso) To’ maritu murì decianni nnarrè? Comu me’ maritu, e comu 

                            fu?...E chi cci vinni, lu qualera, la “spagnola”?... (addolorata) Figghia svinturata,  

                            viduva comu a mia arristasti?!…

Pina:                  (furiosa) Ma quali vedova!....

Mariano:           (fa gli scongiuri, toccandosi sotto il basso ventre)

Pina:                    Me’ maritu è vivu, ccà è, talìa!...vivu e vegeto!

Nonna Sisì:          Ma!…Vivu è?... E comu potti essiri?

Pina:                    Mamà, va’ curcati chi si stanca…avanti  fa’ la brava va curcati…

Mariano:             Va’ curcati mama’, chi ‘nni cincu minuti facisti vèniri li carrabbineri, facisti  

                             scoppiari ‘nna ‘pidemìa, mi facisti moriri…e mancu arristasti cuntenta quannu  

                             mi virìsti vivu…”e comu pott’essiri”!!!                       

Pina:                    Un fari accussì ‘un nni lu sa’ chi me’ matri è un pocu surda  e un pocu orva?(alla 

                             madre) Mamà, va’ levati ‘sta vestaglia e ti ru’ nnà bedda lavata e ti vesti bedda 

                             assistimata.

Mariano:             Sacciu sulu chi si era nnà giornalista a ‘stura tutti li potenzi mondiali avissiru  

                             trasutu ‘nconflittu…

Pina:                    Se… tu vo’ pighiari tutti li scusi pi’ canciari riscursu, ma parramuni chiaru iu ‘un  

                             sugnu d’accordu cu’ lu postu chi ti voli dari la patruna di casa…mi scantu, chissa  

                             nnà l’occhi mi la fa…

Nonna Sisì:        (mogia, mogia e brontolando esce per il corridoio).

Mariano:             Ma chi dici, cu’ mia ‘un cci po’ nenti, iu fedeli sugnu…

Pina:                    Se  nei secoli, comu li carrabineri…

Scena VIII

Detti meno Nonna Sisì

Nonna Sisì:        (da dietro le quinte, ad alta voce) Arrè li carrabineri turnaru?...

Mariano:             Chi ‘ntisa…iu ‘un cci capisciu, di vicinu ‘un cci senti, e di luntanu ti  

                             rispunni…Misteri!!!               

Pina:                    E lassa lastari a me’ matri  unni lu viri chi è anziana, surda e puru ‘sta divintannu  

                             orva!... ‘Un ti pigghiari collira, mamà, ‘un cc’è nuddu, ‘sta tranquilla……

Mariano:             Tranquilli si po’ dormiri o di nichi o di vecchi, nnà lu menzu nenti, sempri  

                             firnicii, sempri discussioni, sempri storii...

Pina:                    Storii!... Ricisti propriu giustu, storii chi ti piacissi ‘ntricciari cu’ chista e cu’  

                             chidda, ma iu ti capivu a tia…ti capivu!

Mariano:             L’importante è chi tu mi capisti picchi iu unn’aiu caputu nenti...Certi voti mi  

                             sentu pigghiatu di li turchi….

Pina:                    Puru a li turchi pensi Maria’…’Un t’abbastanu chisti di cà…puru a li turchi…

Mariano:             Ora capisciu chi significa quannu ricinu “ si lassaru per incomprensione”

Pina:                    Chi significa? Chi significa?

Mariano: .           Chi iu ti ricu biancu e tu m’ha rispunti nivuru.

Pina:                    Puru razzista nnà li riscorsi addivintasti.

Mariano:             Lassamu perdiri chi è sicuramenti megghiu…

(Suonano alla porta).

Scena IX

Detti, e Mariuccia.

Mariuccia:          (rientrando dalla cucina) Ci vaiu iu, papà. (esce per il corridoio da cui rientra 

                               subito dopo) Mamà c’è la signora Rachele chi voli parrai cu’ tia, la fazzu trasiri?

Mariano:              Pinù, iu a ‘sta sparrittera ‘unni la pozzu suppurtari, li so’ riscursi mi fannu  

                              acchianari li nervi. Appena idda trasi,  iu nesciu. Cci ricu chi haiu 

                              ‘nn’appuntamentu pi’ un travagghiu.

Pina:                     Va bene,  Mariù falla trasiri…e cci rici d’aspittari un mumentu, ‘u senti?(va in 

                               camera da letto).

Mariuccia:          (esce dal corridoio e subito dopo rientra con la signora Rachele) Trasissi, 

                               signora Rachele. Me’ matri a mumentu veni(ritorna in cucina).

Mariano:             (avviandosi per uscire) Signora Rachele, baciamo le mani. Scusassi si mi nni  

                               vaiu. Haju ‘nn’appuntamento pi’ un travagghiu, ‘un lu vulissi appizzari  

                               arrivannucci tardu!...Ma fazzu prestu, la vegnu a trovu ccà, è bberu?...

Rachele:               (susseguiosa) Iti, iti Marianu, ‘un facitilu aspittari. No, ‘un mi truvati, du’ paroli 

                              cc’è diri a Pinuzza e mi nni vaju.

Mariano:             (esce).

Scena X

Rachele e poi Pina

 Rachele:               (si guarda intorno con aria di sufficienza e ispeziona i quadri, il tappeto, il  

                               divano, il mobile, la credenza) Mi chi casa, e chi è la reggia di Caserta? E  

                               certuni dicinu chi sordi ‘unn’hannu! Mi chi è beddu stu tappitu, ivì chi  

                               cririnzera! E quantu argentu! Puru lu tappitu, sicuru sarà persianu! E lu salottu  

                               novu avi puru! Ivì, la radiu, quant’avi chi mi lu vogghiu accattari! E chi quatri!     

Pina:                    (rientra dalla camera da letto) Rachele comu mai pagghiri cà?

Rachele:                Pinuzza bedda, stai bene? (si salutano abbracciandosi e baciandosi).

Pina:                      Certu benissimo, ma picchì mi lu dumanni, ha’ ‘ntisu qualche cosa supra di mia  

                               chi iu ‘un sacciu?

Rachele:                No, no.. lu sa’ chi iu mi fazzu sempri li fatti me’…

Pina:                      Certu lu sacciu chi tu si’ discreta e ‘un cunti nenti di li fatti to’…ma di  

                               chiddi di l’atri…

Rachele:                Chi vulissi diri, chi sparru?

Pina:                      No quannu mai, lu diploma di sarta t’hannu a dari…picchì comu  sa’ tagghiari e  

                               cusiri tu!  Ma continua, aggiornami,  tanto noi non è che stiamo sparrannu,  

                               stiamo solo aggiornandoci...(accomodati)

Rachele:               (si siedono)Giustu,  hai raggiuni. Allura, stava ricennu,  ch’aeri vinni nni mia la  

                               me’ vicina, chidda chi avi la soru di so’ cugnata chi sta tri porti ‘ncapu di tia?

Pina:                      E chi vulia?

Rachele:                Ora vegnu e mi spiegu. Dici chi vitti veniri nni tia la patruna di  casa, e  

                               mischina ha statu ‘npinseru sapennu chi to’ maritu avi chi ‘un travagghia nnà  

                               para di misi…

Pina:                      Puru ‘npinseri…mischina!  Si vo’ la chiamamu e cci spiegamu comu stannu li  

                               cosi…

Rachele:                No chi centra…chidda pinsava ..ma comu hannu a fari di mischineddi, si la  

                               patruna voli aumentatu l’affittu!

Pina:                       Ah lu capivu, si pigghiava lu me’ pinseri! però a fin di beni…

Rachele:                Lu viri chi lu capisti puru tu?…e allura mi lu cunti chi successi..

Pina:                      Ecco come volevasi dimostrare …siamo arrivati al dunque...

Rachele:                Mi… cu’ vinticincu minuti chi frequentasti a la patruna che parla sempre in  

                               italianu, t’allittrasti puru tu?…

Pina:                      E già.. ‘u sa’ comu si rici “ cu pratica lu zoppu si nsigna a zùppicari”

Rachele:                E troppu assà mi pari chi zùppichii!

Pina:                    (si alza e invita Rachele a “passare in rassegna” l’arredamento della casa) 

                              Allura Rachele, li viri ‘sti quatri? chissi su’ regalu di matrimoniu, ‘stu tappitu  

                               chi ha’ sutta li peri, mi lu regalà me’ soggira, quannu murì, dicemu chi  

                               nn’h’attuccà quannu nni spartemu li cosi, e ‘stu divanu chi ti piaci tantu, chissu  

                               me’ maritu mi l’h’accattà  l’annu scorsu,  quannu fici tri misi di ‘nsitari. E ora  

                               turnamu a lu riscursu,  la patruna  ‘un vulia aumentatu l’affittu,..stai tranquilla e  

                               diccillu puru a la me’ vicinedda!...

Rachele:                Menu mali, sugnu propriu cuntenta…ma allura chi vulia?

Pina:                      Nenti!  Nni vinni a fari nnà visita di cortesia…

Rachele:                Lu capivu un mi lu vo’ diri, ma iu pi’ tia lu fazzu.. picchì si sentinu cosi in  

                               giru…

Pina:                      Chi cosi si sentinu, chi iu nun sacciu?…

Rachele:                Non è chi poi t’arrabbii?

Pina:                      E picchì m’arrabbiari, iu la coscienza pulita haiu, quindi…

Rachele:                Infatti nun è di tia chi si parla….ma di to’ maritu..

Pina:                      Di me maritu? E pi’ quali motivu…chi fici , si strarrià cu’ qualcunu…parra!

Rachele:                No..non è tantu bravu!...

Pina:                      E allura?

Rachele:                Allura mi rissiru, capemuni iu ‘un sacciu nenti, chi vittiru aeri matina a to’  

                               maritu chi parrava cu’ la patruna di casa vicinu a la chiazza.

Pina:                      Veru è, aeri matina me’ maritu cci iu a la chiazza, ma pi’ vìriri di adduvarisi e  

                                po’, siccomu ‘un truvà a nuddu, si ni turnà.

Rachele:                 Chi ti ricia! Lu vìri chi li cunti tornanu…chi dui più dui fa quattru…

Pina:                       Ma chi vulissi ‘nsinuari? chi me’ maritu…

Rachele:                 Iu ‘unn haiu rittu nenti, tutti cosi tu sta’ facennu... ma ora forsi è megghiu chi  

                                mi nni vaiu, me ‘maritu m’aspetta...

Pina:                       Ha propositu, to’ maritu ancora disoccupatu è?

Rachele:                 Purtroppu… sirvizzu pi’ ora, cci nn’è picca!

Pina:                       ‘Un ti preoccupari, lu Signuri viri e provvìri, speriamu chi al più prestu trova  

                                un beddu sirvizeddu ….

Rachele:                 Si canusci a caccarunu….me’ maritu sempre disponibili è….Ti salutu(esce per 

                                il corridoio).

Pina:                      (l’accompagna) Va bene ..ti fazzu sapiri. Arrivederci.(apre la finestra) Megghiu  

                                chi rapu ‘sta finestra e fazzu arieggiari!

                                          

Scena XI

Pina e Nonna Sisì

 Nonna Sisì:          (rientrando dal corridoio) Sempri ‘sta finestra aperta, nnà punta trasi! Cu era,  

                                Pinù…ti sintìa parrari…

Pina:                      Allura raggiuni avi me’ maritu, si’ surda a convenienza.

Nonna Sisì:            Cu… la signura Enza? M’avia parsu la signura Racheli, la sparrittera...E                           

                                chi vulìa….cc’è scantu chi carì so’ matri di la seggia?

Pina:                       ‘Un cc’è nuddu scantu unn’ha carutu nuddu, e ’unn’era la signora Enza…..

Nonna Sisì:            Chi dicisti ..pacenza? Raggiuni ha’ figghia mia, cci voli pacenza…sempri 

                                pacenza…..ma a mia mi parsi Racheli…..ti pari cu’ sta ‘ntisa..mi pari chi vaiu  

                                pirdennu corpa….

Pina:                       Corpa sicuru..ma a intermittenza, comu li luci chi si mettinu nni lu pirsepiu, ma  

                                chi nni pensi si ti portu nni lu dutturi pi’ fariti fari nnà bedda visita a  

                                l’aricchi? Allura mamà vestiti chi t’accumpagnu nnà l’otorinu…

Nonna Sisì:             Cu lu motorino?

Pina:                       Se.. cu la vespa….

Nonna Sisì:             Ma chi dici  ‘un cci capemu tutti dui…..e lu cascu l’avemu? Picchì senza cascu  

                                ‘un si po’ caminari, lu ‘ntisi diri a la televisioni.

Pina:                       Ma quali motorino, e quali cascu, cu la machina, lu sintisti? cu’ la machina ti  

                                cci portu…

Nonna Sisì:            ‘Un grirari, picchì ancora cci sentu.

Pina:                       E allura spirugghiati… chi lu dutturi chiui  (tutto a voce alta)

Nonna Sisì:            Allura mi vaiu a vestu!(esce per andare a prepararsi).

Scena XII

Pina, poi Mariuccia e Nonna Sisì

Pina:                      Aspetta chi cci telefono, un vurrissi chi ‘unn’avi postu (compone il numero  

                               di telefono) Pronto? Il dottore otorino? Quello di l’aricchi? Ah, lei è la  

                               segretaria? Avissi a fari controllari a me’ matri, posso venire ora? Ma picchì  

                               grira…si ‘un cci senti puru lei, si facissi fari nnà visita! Staiu vinennu, va beni,  

                               lu capivu senza ricetta e cu lu borsinu, va beni, va beni, e un grirassi chi mi sta  

                                nsurdennu!!! Criu chi continuannu accussi me’ l’è fari passari iu nnà visita…mi  

                               ‘nsurdì!…

Mariuccia:           (entrando dalla cucina) Mamà, ma chi parri sula?

Pina:                      Parru pi’ vìriri si cci sentu cchiù, la signorina mi ‘nsurdì. Mariù, senti a mia, iu  

                               accumpagnu la nonna nni lu dutturi. Si to’ patri mi cerca, dicci chi  

                               a ‘nn’atr’anticchia tornu...Ah, dicci puru chi pi’ du’ riscursu, iddu ‘u sapi di 

                               soccu parru, truvavu nnà soluzioni...e chi ‘un pigghiassi  iniziativi senza  di  

                               mia…(si avvicina al corridoio e a voce alta chiama la madre) Mamà,amunì!  

                               Pronta si’? Mi mettu lu cappottu e li scarpi, spirugghiati!

Nonna Sisì:          (Entra con la borsa e il casco in testa e una sciarpa in mano).

Pina:                      Ma comu ti cuminasti? Chi ti mittisti ‘ntesta?…no, ma chi è lu cascu?...               

Nonna Sisì:           ‘Un mi ricisti chi ci aviamu a ggh’iri cu’ lu motorinu? E picchissu mi misi lu  

                               cascu, anzi tu mettiti macari stu fasciacollo ‘ntesta, picchì si nni ‘ncontra la  

                               polizia nni fa novi novi.

Pina:                      Nova, nova ti ci fazzu ora iu, ma chi si’ surda? Ti rissi cu’ la machina cci amu a  

                               ggh’iri, sulu la cintura t’ha mettiri, caschi un ci ni vonnu!

Nonna Sisì:           La cinta di la vestaglia bona è, chi l’ha vaiu a pigghiu?

Pina:                     Amuni’, levati su cosa di ‘ntesta e spirugghiamuni. A mia mi rici la testa chi a li  

                              vicchiai m’ha’ fari nesciri foddi!

Nonna Sisì:          ‘Unn’ha’ bisognu di mia pi’ nesciri foddi, cc’è già to’ maritu chi è bravu nni ‘sti  

                              cosi(escono tutti. Pina e la madre per il corridoio, Mariuccia in cucina).

(La scena rimane vuota  per qualche secondo)

Scena XIII

Mariano e Fifì

 Mariano:           (entra con Fifì, il marito di Rachele) Fifì, comu ti ricìa pi’ la strata, oggi giorno è

                            propriu difficili truvari un  travagghiu onestu. Uncà hai tuppuliatu a tanti porti,

                            ogni matina vaiu a la chiazza, ma pari a mia chi è tuttu tempu persu, si ‘un fussi  

                            pi’ ddà pinsiunedda di me’ soggira, ‘un sacciu comu avissimu a fari...

Fifì:                    Hai propriu raggiuni! Puru iu sugnu cuminatu accussì, anzi peggiù, picchì iu  

                            soggira unn’haiu, ddà puvuredda di  me’ mugghieri s’arrancia a cusiri e tagghiari  

                            pi’ li cristiani, ma lu sa’, li cosi ‘un vannu tantu bonu…..certu avissimu a truvari  

                            cacchiccosa di fari…ma soccu..bo!…Po’, chiovi sempri, timpesta e sulu timpesta  

                            si viri. Sulu a fanghiari putemu iri. Anchi si a mia, veramenti nnà proposta mi 

                            l’avissiru fattu …

Mariano:            E di cu? Cu è chi avi bisogno nni ‘stu periodu?

Fifì:       .             Non è propriu nnà proposta pi’ gghiri a travaghiari ‘ncampagna, dicemu  

                            accussì…e nnà proposta un pocu strana….e po’ mi rissiru ch’aspetta la risposta di  

                            natra partita..

Mariano:           Un mi riri chiddu chi pensu….un mi lu riri…

Fifì:                    Tu pensi chidddu chi te diri…Ch’addivintasti maghu? Viri chi chissu è natru  

                            beddu sirvizu cu tutti li superstiziosi chi ci su’peri peri,  quantu nni canusciu!

                            Hannu tutti, rarrè la porta, ferri di cavaddi, e a certuni la porta mancu si ci po’  

                            chiuiri di quantu n’hannu appizzati! Allura si vo’ fari  lu magu , t’accatti nnà palla  

                            di vitru, spari quattru fissarii e ti fazzu  a vìriri chi rarrè la to’ porta cc’è la fila.

Mariano:            E ti pari chi ‘un putissi essiri ‘nn’idea bona? Ma cu’ me’ mugghieri mi pirsuaru

                            chi ‘unn’è cosa tantu fattibili. Ma turnamu a lu riscursu, non è chi pi’ casu  cu’ tia  

                            parrà la me’ patruna di casa?

Fifì:                     Non è chi tu si l’atra partita?

Mariano:            Si ‘un cci nni su’ atri nni ‘sta storia, iu sugnu l’atra partita..

Fifì:                     E chi dicidisti? Ti lu pigghi ‘stu beddu sirvizzu…lu stipendiu   è bonu, sempri  

                            pulitu, beddu azzizzatu…chi ti nni pari?...

Mariano:            Unni lu sacciu , cc’è me’ mugghieri chi unn’è tantu d’accordiu.

Fifì:                     E picchì? …

Mariano:            Picchi? Si t’ha’ cuntari lu picchì cci vonnu du’ iorna, allura lassamu perdiri!

Fifì:                     ‘Sti fimmini hannu sempri cosi pi’ la testa…e mentri nuvatri pinsamu sempri a  

                             travagghiari iddi pensanu...pensanu...

Mariano:            Pensanu, e li pinseri ‘un sulu li pensanu, ma l’allarganu, li strincinu, ci fabbricanu  

                            ‘ncapu, e senza bisognu di progettu, accussì ‘un sulu ‘un s’annoianu iddi, ma  

                            mancu fannu  annuiari a nuvatri.

   

Scena XIV

Detti, Mariuccia e Tonino

(Suonano alla porta)

Mariano:             (chiamando la figlia) Mariù, va’ vìri cu è!

Mariuccia:          (enrando dalla cucina e uscendo dal corridoio, rientrando poco dopo)  Papa’, c’è

                              arrè ddu picciutteddu cu’ un mazzu di ciùri, chi è fari?... le  fari  trasiri?...

Mariano:            (facendo gli scongiuri) No. Basta, chissu porta sfurtuna cu’ tutti ‘sti cruci!...

Fifì:                     (intromettendosi) Ma chi discursi fa’, Marià? Sparti chiddu porta li ciùri                               

                              pi’ to’ figghia, ammatti si tratta di cacchi beddu partitu e tu ‘un nni lu fa’                        

                              trasiri?...Fallu trasiri Mariù.

Mariuccia:          (fa cenno a Tonino di entrare) Me patri dici chi po’trasiri.

Tonino:                (entra e con determinazione consegna i fiori a Mariano) Ccà cci su’ li sciùri.

Mariano:              Ma accussì scamusciuti li purtasti?

Tonino:                 Se, picchì su’ chiddi di l’atra vota, ma la cartollina è nova, nova.

Mariano:              Li sciùri vecchi e la cartolina nova, e chi c’è scrittu nni ‘sta cartolina?

Tonino:                 Stavota si ‘un mi rati nnà cusuzza, ‘un vi la fazzu leggiri.

Mariano:              E ti la po’ purtari, cusuzzi unn’avemu.

Mariuccia:           Avanti papà, viremu cu li mannà, macari è ddu picciottu chi mi piaci…(guarda in 

                              modo languido Tonino).

Mariano:              Sapi scriviri ‘stu picciottu?

Mariuccia:           Certu, e puru lèggiri!

Mariano:              Allura ti nni po’ iri ‘ncucina, unnè iddu.

Fifì:                       Ora mi facisti veniri la curiosità puru a mia, viremu cu li mannà.

Mariano:              Allura racci tu, la cusuzza e accussi viremu cu è.

Fifì:                      (si cerca in quasi tutte le tasche, alla fine tira fuori una monetina) Cinquataliri  

                               t’abbastanu?

Tonino:                 (disgustato, indicando Mariano) ‘Un sulu è pizzenti iddu, ma puru li so’ amici.  

                               (getta il mazzo di fiori sul tavolinetto)Ccà cci su’ li ciùri, e lu bigliettinu.

Mariano:               Ti ni po’ iri.

Tonino:                  E no, dopu tutti ‘sti viaggia ch’haiu fattu, vogghiu vìriri cu li mannà ‘sti sciuri.

Mariano:               E va beni, statti ddocu, leggilu tu Fifì, picchì iu ‘un mi vogghiu chiù ‘nfrinzari  

                               cu ‘sti cosi.

Fifì:                        Certu li sciùri fannu pena, tantu riccu unn’av’essiri, ora viremu la cartolina

                               (legge sottovoce)... mih! chi  è romantico!...

Mariuccia:           (curiosa) Chi dici, chi dici?...

Mariano:              (come se leggesse il bigliettino)...<< Pi sempri tuo.>>

Fifì:                       (sorpreso) Chi fa, taliasti? Viri chi sordi tu ‘un nni niscisti!

Mariano:               E sicuramenti è firmatu cu’ la cruci.

Fifì:                        Veru è, però oltri a “ pi sempri tuo” c’è scrittu natra cosa.

Mariuccia:           (c.s.) Chi c’è scrittu?

Mariano:               Mih…stavota haju l’impressioni chi lu cruciaru mi trari’!

Fifì:                       (leggendo) Cc’è scritto “ per sempri tuo, sc…sc..” e la cruci.

Mariano:              (ripetendo) Sc…sc…ma chi veni a diri? Uncà si lu trovu a chistu ci fazzu

                                viriri surci virdi, bedda matri!…

Tonino:                   Sc…sc…mi nni vaiu, a la prossima vota.

Mariano:                Appena ti fa vìriri arrè pagghiri ccà, t’assicutu a piragnati a tia e a li sciuri.

Tonino:                 (esce brontolando e scambiandosi sguardi d’intesa con Mariuccia).

Fifì:                        Certu chi curiusu avà essiri ‘stu cristianu… ora capisciu picchi ‘un vuliavu  

                               leggiri mancu la cartolina...

Mariano:               Ora lu capisti picchì?... Avemu puru lu crociaru chi nni perseguita!          

Mariuccia:          (si avvia verso la cucina. Si ferma e rivolgendosi a Mariano)  Papà, ivì mi l’avia     

                              scurdatu. Viri chi mi rissi la mamà, chi ‘unn’ ha’ pigghiari decisioni pi’ quantu  

                              riguarda ddu riscursu, picchì idda sta vinennu..

Mariano:             Dunni iu?

Mariuccia:          Purtà la nonnò nni l’otorinu, ‘un nni la vistu chi ultimamente perdi corpa…

Mariano:             L’haiu vistu e l’haiu ntisu! Bonu fici picchì si piggiora cc’è d’infuddiri….

Fifì:                     (alzandosi) Maria’, iu mi nni vaiu picchì è tardu. ‘Un vurrissi chi me’ mugghieri  

                              mi issi circannu. Pi’ ddu sirvizzu, fammi sapiri cacchi cosa, picchì si ‘un nni lu  

                              vo’ tu, lu putissi accittari iu.. Nni viremu…arrivederci.

Mariano:              Arrivederci  Fifì, nni sintemu….

                                     

FINE PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

                                    

Scena  I

Mariano, Nonna Sisì e Pina.

Mariano:            (all’apertura del sipario, è intento a curare la sua piantina, con la quale intattiene  

                             un affettuso dialogo) Si’ ‘un cci fussi iu, nni ‘sta casa, arénzia  tia ‘un ti nni rassi 

                             nuddu.  

Nonna Sisì:        (entrando assieme a Pina)Ti lu rissi chi ‘unn’avia nenti! Si cci sentu  

                             precisa…parra, asppè!…

Mariano:           (senza distogliere l’attenzione dalla piantina) Chi vi rissi l’otorinu?

Nonna                  No, ma quali motorinu, cu’ la machina cci iemu...   

Mariano:             ‘Uncà veru bedda è cuminata…..

Nonna Sisì:          Cu, me’ cugnata? ‘un cci potti veniri picchì ‘ncapu lu motorinu ‘un cci iemu

                             tutti e po’ si scanta si’ caremu.

Pina:                    Zìttuti mamà, ma lu senti chiddu chi dici Marianu?

Nonna Sisì:          Lu sentu, va sinò cci arrispunnissi?

Pina:                  (al marito) M’ha’ crìriri Maria’, ‘un suppliziu fu nni lu duttuti, cu’ tutti chi  

                             attaccava riscursu. E sparti sintissi chiddu chi li cristiani dicianu!…Quannu mai,  

                             idda cci arrispunnìa cu’ ttutt’autri riscursi…macari vriogna mi parsi!...

Mariano:             ‘Un ti prioccuparì Pinù,  nni l’am’a tèniri bona a to’ matri, picchì si ‘un fussi pi’  

                             la so’ pinsioni…comu avissimu a fari ‘un si sapi...

Nonna Sisì:          Veni cà Pinù, e puru tu Marià, vi devo dire una cosa ‘mportanti

Mariano:             Malu signu c’è quannu parra in italiano.

Nonna Sisì:          No ‘un cci vogghiu iri a Milanu. Iu però, haiu deciso che mi nni vogghiu iri di  

                              ccà.

Mariano:             (preoccupato)Ma chi dici Mamà, ‘un ti truvi bona cu’ nn’uatri, chi ti manca?    

                              Pi’ manciari, manci; pi’ dormiri, dormi; pi’ lamintariti, ti lamenti...chi ti  

                              manca?

Nonna Sisì:           Iu mi sentu ‘ncompresa,  e a li voti mi sentu ‘un pisu pi’ vatri…

Mariano:              Mamà, ma chi va’pinsannu, tutti ‘sti fisimi, ora ti ‘stannu vinennu?…O cc’è di 

                              rarrè cacchi atra cosa?….Ch’avii di riri cu’ la nostra vicina di casa aeri, chi  

                              parravavu fittu fittu…

Nonna Sisì:          Nenti, nenti, cosi nostri….

Mariano:             Ma li cosi to’, su’ puru cosi nostri, perciò parra …

Pina                      Parra mamà , ‘un nni fari pinsari a mali.

Mariano:             Pi’ casu cc’è qualcuno chi voli a Mariuccia?...e passa e spassa?…

Pina:                    Ma veramenti, iu haiu vistu passari sulu al lu zù Ciccu cu’ lu mulu, e chiddu è  

                              vecchiu, ‘un pensu chi voli a Mariuccia!…

Nonna Sisì:          Vecchiu! vecchiu a settantacincanni!... vecchiu è?… allura iu chi nn’haiu  

                              Sittantatri, sugnu vecchia?…

Mariano:              Ma chi dici mamà, pi’ nn’uatri si’ nnà picciridda…diciamo, nnà giovanottella

                              ….ma lu zù Ciccu è vecchiu…..Ma tutti ‘sti difisi pi’ lu zù Ciccu ‘un mi parino  

                              giusti…Pinù…pensi tu chiddu chi pensu iu?……Rovinati semu!…

Pina:                     No…ma chi va’ pinsannu…..persona seria è me’ matri…..mamà veni ccà,  

                              allistemu ‘stu riscursu, veni ccà!…

Nonna Sisì:           Chi bo? ‘Un vogghiu parrari...tantu ‘un mi capisci…sugnu vecchia…

Mariano:              Ma chi dici ..forsi si ti spieghi…..picchì lu zù Ciccu passa e spassa davanti la  

                               nostra porta?

Nonna Sisì:           Picchì…picchì…’un vogghiu parrari!

Mariano:              Si ‘un parri, a Donna Rachele chiamu, chi chidda tutti cosi sapi astura!...

Nonna Sisì:          (arrendensosi) E va bene, Francesco mi ha chiesto in moglie.

Mariano:               Matri…matri, matri! Li cosi si vannu sempri a complicari nintra ‘sta casa! E tu 

                              cci arrispunnisti no, giustu?…a la to’età mi pari logico!

Pina:                     Mamà…picchì ‘un parri, chi cci ricisti?….

Mariano:             (disperato) ‘Unn’haiu ‘sti pinseri cu’ me’ figghia, e mi l’è pigghiari cu’ me’  

                               soggira, la figghia schetta e la soggira zita!...

Nonna Sisì:          (esce mogia mogia per il corridoio)

                                          

Scena II 

Detti meno Nonna Sisì, poi Mariuccia.

Mariano:               Pinù..ti lu immaginavi ‘stu gran corpu di scena…To’ matri chi si voli  

                               maritari!….Chiamamu a to’ figghia e sintemu soccu sapi di ‘sta storia…(chiama  

                               la figlia) Mariù….Mariù…

Mariuccia:           (accorrendo dalla cucina)Chi cc’è papà?

Mariano:               Dimmi nnà cosa. Di ‘sta storia di lu zù Ciccu, chi nni sa’ tu?

Mariuccia:            Haiu vistu lu zu’ Ciccu passari nnà lu spissuliddu. L’atra vota si firmà e la nonnò  

                               lu fici trasiri, parraru nnà menzuredda, cci sintìa diri di  la casa di la bonarma,  

                               ma iu attintava la radiu e perciò ‘un cci stava attenta…Ah,  nnà vota cci ‘ntisi  

                               riri puru: ti farò felice…ma mi parìa chi sparravanu…

Mariano:              Ah ..allura ha bbìnutu puru nintra e iu ‘un sacciu nenti?...Aviamu li ziti in casa  

                               …e nuvatri all’oscuru di tuttu!…Secunnu mia to’ matri oltri chi surda avi puru  

                               l’arterii scorosi…

Pina:                      A mia mi rici la testa, chi a li vicchiai mi li fa vèniri a mia.

Scena III

Detti e nonna Sisì.

Mariano:              Pinù..to matri si ‘ni stà fuiennu…

Pina:                     Ma dunni sta’ iennu si po’ sapiri?..m’avissi a fari ‘nfuddiri a li vicchiai? E li  

                              vicini ch’hann’a pinsari?….Ivì, di sentisi mali cc’è!...

Mariuccia:           Nonna, ma cu lu zù Sciccu ti nni vò iri? E a nuvatri nni lassi?

Mariano:              Mamà, ti chiedo umilmente perdono si’ pi’ casu v’haiu pigghiato piì fissa, però   

                              ‘un vi nni iti…pi’ piaciri!…

Nonna Sisì:           Ormai ho deciso, iu mi nni vaiu.

Mariano:              Ma vero nni lu zù Sciccu ti ni và?(assumendo un atteggiamento autoritario) E  

                              no, si’ si voli maritari, am’a fari li cosi per bene. Prima si fannu  ziti ‘ncasa,  

                              accussì la gente ‘un parra, si già ‘un nni lu sannu tutti...e poi, dicemu, doppu nnà  

                              para d’anni vi maritati…

Nonna Sisì:         (sarcastica) Cu’ la spranza, nni ‘stu frattempo, chi lu zù Ciccu mori...

Mariano:             Ma chi dici, mamà, chi va’pinsannu, vatri du’ siti giovani, giovani di una certa   

                             età, dicemu, non è chi siti vecchi…

Nonna Sisì:        (c.s.) Antura era vecchiu lu zù Ciccu, ora è giovane di una certa età…

Pina:                    Insomma chi dicidisti, di fari ririri ‘i cristiani……e facemuli ririri…

Mariano:             Pinù, mi rici la testa chi forse è meghiu chi accettu lu  postu  di autista.

Pina:                    Non sia mai, chiuttosto mi nni vaiu a travaghiari iu…..

Nonna Sisì:          Sulu chissu ti manca a tia, e to’ maritu nni voli sulu la scusa pi’ starisi  

                             nintra…….

Mariano:             Mamà, tu ‘unn’ha’ mancu a parrari picchì la curpa e sulu to’….Picchì nuvatri cu’  

                             la to’ pinsiunedda putiamo accummirari…E iu cacchi cosa, ogni tantu, la fazzu…

Nonna Sisì:         Ecco tuttu l’amuri di ienniru ……

Mariano:           (arrendevole) Mamà, nuvatri cci putemu arraggiunari nni ‘stu riscursu, chi dici,

                            macari nni mittemu lu zù Ciccu nintra, accussì vi canusciti megghiu….chi nni  

                            pinsati?

Nonna Sisì:        Non sia mai! E li cristiani chi hannu a diri?  Chi sugnu fuiuta ‘ncasa?

Mariano:            Ma chi va’ pinsannu… chista si chiama convivenza…’unn’ha’ ’ntisu parrari mai?   

                            Sulu chi a lu postu di stari sula cu’ lu zù Ciccu, stati ‘nsemmula  a nuvatri chi vi  

                            controllamu….Sapiti haiu ‘ntisu cosi ‘ncapo lu zù Ciccu…..quannu si cci metti  

                            nni li cosi, li fa o boni o nenti…..

Nonna Sisì:       (avviandosi versp il corridoio) Iu ricu chi ‘un cc’è bisognu di mettiri atri cristiani

                            ccà nintra, picchì la casa è nica e stanzi ‘un cci nn’è cchiù vacanti. Perciò la  

                            convivenza ‘un si po’ fari. Mi nni vaiu a trasiri li robi. Mariù, venimi a dari nnà 

                            manu, la niputi(Nonna Sisì e Mariuccia escono per il corridoio).

Scena IV

Pina e Mariano

Pina:                   Ma chi cci sta’ mittennu ‘ntesta a me’ matri… convivenza… stari 

                            ‘nsemmula…ma chi vo’ fari sdisariari….e po’ tu ‘un si chiddu chi a tò figghia cci  

                            rici…” Mariù, mi raccumannu: onestità di donna chiossà cci nn’é ..chiossà cci  

                            nnà bisogna”? Ti lu scordasti… o usi du’pisa e du’ misuri?

Mariano:            Donna!?... Pinù…donna?…Tò matri…ormai!…. e po’ pensa: no unu, ma dui  

                            libretti…..ti lu ‘mmaggini…..

Pina:                  Tuttu lu iocu era chissu: “Li rana”, ma me’ matri è anziana e iu cc’è stari attenta,  

                           perciò st’attentu, ‘un cci mettiri atri idei ‘ntesta…chi già cc’abbasta chiddi chi  

                           avi!…

Scena V

Detti e Mariuccia

Mariuccia:       (rientrando trafelata) Mamà… la nonna mi fici ‘un discursu stranu…mi rissi, chi  

                            forsi, si’ vatri ‘un vuliti chi si marita cu’ lu zù Ciccu, idda cci convivi…..nni la  

                            casa di’ la bonarma.

Pina:                   Maria’, sempre cosi sbagliati cumini….la sentisti a tò figlia….la sentisti?  La  

                            convivenza…la convivenza….e chidda amentri senti e registra…e a ‘nn’atri du’  

                            iorna veni puru idda, to’ figghia, a parrari di convivenza….e po’ vogghiu vìriri  

                            comu cc’arrispunniri!...

Mariano:            Comu cc’è rispunniri? chi la convivenza è sulu pi’ chiddi di settantanni a  

                            muntata..

Pina:                   Se, va beni, tu fa’ tutti cosi facili..

(Suonano alla porta)

Pina:                  (alla figlia) Mariù, va’ viri cu è?

Mariuccia:        (esce dal corridoio e rientra subito dopo) Mamà, papà….cc’è lu zù Ciccu, tuttu   

                             ‘mmutatu chi dici voli parrari cu’ vatri.

Mariano:            Bonasira, li cosi seri sunnu cà, Pinù! ..li pensioni si nni vonnu iri…comu am’a  

                            fari?….

Pina:                   Attintamu almenu chiddu chi voli, e po’ diciremu. Fallu trasiri, Mariù.

Mariuccia:        (fa enrtrare lu zù Ciccu) Si accomodi,  Signor Cicco, me’ matri e me’ patri ‘un  

                             virino l’ura di parrari cu’ vossìa. Lu salutu, iu mi nni vaiu ‘ncucina(esce).

Scena VI

Zù Ciccu, Pina e Mariano.

Zu’ Ciccu:        (entrando) Buonasera a tutti(è ben vestito, camicia, cravatta, cappello. Si 

                            appaggia, con una mano,  a un bastone, nell’altra porta un mazzo di fiori).

Pina:                 (vedendogli i fiori in mano, al marito) Ivì… li ciùri! Allura lu cruciaru iddu era!

Mariano:           (preoccupato) Raggiuni ha’. E chissu veni a diri chi si voli incrociari cu’ to’          

                            matri!(rispondendo al saluto) Buonasera zù Ciccu, accomodatevi, assittativi  

                            dunni vuliti. Quale bon ventu di scirocco vi porta in casa nostra?                   

Pina:                  (cerimoniosa) Zù Cicco, quant’avi chi ‘un nni vìriamu?

Mariano:           (tra sé) E si ‘un vi faciavu vìriri, era puru bonu.

Pina:                   Come mai sta visita, è successo qualchecosa a lu vostru armalo?

Zu’ Ciccu:          No…no… va tutto bene, anzi benissimo… sulu havi un pocu di sciorta.

Mariano:            Modda è?

Zu’ Ciccu:          Modda? La fici ddocu fora, ora la viri…si già ‘un nni la senti!

Pina:                   Ivì…chi fetu! Fra ciùri e sciorta, rapu ‘un pocu la finestra…Zù Cì’, vossìa comu 

                            sta?(va ad aprire la finestra).

Zu’ Ciccu:          A postu sugnu, ogni tantu però mi pisciu di ‘ncapu, picchì mi lu scordu di iri  

                            nni lu retrè.

Pina:                   Ivì lu cuscinu novu…ma ricitinni picchi siti cà…

Zu’ Ciccu:          Vi l’è diri proprio? Veramenti m’affruntu!

Pina:                   Ma chi diciti Zu’ Ciccu, nuvatri un pugnu di amici semu.

Zu’ Ciccu:          Se, chiù pugna chi amici…sapiti haiu nnà bella notizia di darivi, e pinsava chi  

                            anchi vuatri putiti essiri felici pi’ mia.

Mariano:            Ma , certu.. nuvatri semu felici pi’ tutti…pinsati si ‘un nni lu semu pi’ vossìa.  

                            Qual’è ‘sta bbona nutizia?

Zu’ Ciccu:          Iu haiu mannatu du’ voti ‘sti ciùri, cu’ lu arzuni, ma o  iddu ‘un si spiegà bbonu,  

                            o la me’ firma ‘un nni la canuscistivu…

Pina:                   Docu fu lu ‘mrogghiu, zù Cì’…la firma.

Mariano:            La cruci vo diri…

Zu’ Ciccu:          La cruci… mi rissi lu sciùraru, chi di comu era fatta, si capia chi era chidda me’!

Pina:                    Allura vi cunsigghiu di canciari ciùraru, picchì vi ‘mrugghià, la cruci ‘un si capì  

                             di cu era.

Mariano:            Ma comu era fatta?

Zu’ Ciccu:         Accussi (fa il gesto della croce).

Pina:                   Cu’ tuttu ‘stu trimulizzu ch’aviti, ‘un si capì chi era vostra.

Zu’ Ciccu:          Sparti la fici cu’ la squatretta!

Pina:                   E ‘un si capì zù Cì’.

Mariano:            Vinemu a nui. Niscemu di ‘stu cimiteru e dicitini, comu mai siti cà?   

Zu’ Ciccu:          Io ho deciso chi mi voglio maritari?

Mariano:            Maritari?  “Cunsighialu all’atri e tu ‘un nni lu fari”…Ma cu vi lu fa fari?….Siti              

                            ‘mpaci e v’at’ a mèttiri ‘nguerra?

Pina:                   Zù Cicco, ma chi ghiti pinsannu?…..’Sti cosi facemuli fari a li picciotti…

Zu’ Ciccu:          Picchì diciti ‘sti cosi? Iu mi sentu un picciutteddu di quannu ’ncuntravu la me’  

                            anima gemella!

Mariano:            La zà Cicca ‘ncuntrastivu?

Zu’ Ciccu:          Ma chi diciti…iu vinni ccà pi’ nnà formalità, tantu idda l’età l’avi, perciò ‘un cci  

                            fussi bisognu mancu di dumannarivillu, però iu sugnu nnà persona corretta e  

                            vogghiu fari li cosi comu si devi.

Pina e Mariano: Allura….?

Zu’ Ciccu:          Io sono venuto qua, per chiedervi la mano di vostra figghia.

Pina e Mariano: Pirofilo, ddà picciridda nostra!

Zu’ Ciccu:           Di vostra matri, chi mi faciti riri!

Pina e Mariano:  Ah, di me matri…Di me’ matri?!... Ivì, ivì, ivì!....

Mariano:              No, iu però certi cosi vi l’è diri…

Pina:                     Diccilli, diccilli Marià.

Mariano:              Ma lu sapiti chi avi l’artriti e la manu l’avi un pocu storta… iu è giustu chi vi li  

                              ricu ‘sti cosi.

Pina:                    (si accascia sulla sedia sbigottita).

Zù Ciccu:             A mia un mi interessano ‘sti piccolezze, mi interessa idda.

Mariano:              Se, chiamatili piccolezzi…iu è megghiu chi vi mettu a correnti di tutti  

                              cosi. Allura, me’ soggira è un pocu orva…

Zù Ciccu:             E iu puru.

Mariano:              E puru un pocu surda…

Zù Ciccu:             E iu puru.

Mariano:              Chi dicu un pocu, chidda un senti completamenti…..Vui cci riciti “a” e idda vi  

                              ‘rispunni “b”.

Zù Ciccu:             E iu cci ricu “b”, accussì idda mi rici “a”.

Mariano:              A me’ mugghieri la sta facennu ‘nfuddiri, e a mia pò…rinc…niri…

Zù Ciccu:             Un vi capisciu, ‘un sentu bonu!

Mariano:              Rinc…niri.

Zù Ciccu:             Un sentu, chi dici?

Mariano:              Rincretiniri!

Zù Ciccu:             Ti putìi spiegari prima. Ma turnamu a lu discursu, a mia to matri mi piaci accussì  

                              pi’ com’è, e po’ a la nostra età nni facemu compagnia, nni vulemu beni..pi’  

                              campari, putemu campari cu’ li pinsiunedddi ch’avemu….Perciò semu a postu.

Mariano:              Lu sentisti Pinù…chissu puru ‘ncapu la pensioni di tò mà misi l’occhi..

Pina:                     L’occhi…ma ancora ‘un cci ha misu li manu…cci li fazzu cariri.

Scena VII

Detti, e nonna Sisì

Nonna Sisì:         (entrando dal corridoio e accorgendosi della finestra aperta, la richiude) ‘Sta  

                              finestra è sempri aperta, nnà punta mi vonnu fari venìri! Pinù, Pinù..cu è chi mi  

                              cerca?(accorgendosi della presenza di lu zù Ciccu) Ivì…ma iddu Francescu  

                              cc’è?…

Zù Ciccu:             Iu ti l’avia dittu, vinni a dumannari la tò manu a tò figlia e a tò ienniru.

Mariano:             A talialli, mi sentu quasi di fari ‘mpacciu…

Nonna Sisì:          Mi sentu accussì ‘mozionata, mi pari di turnari nn’arre’ di cinquant’anni..

Mariano:             E a mia mi pari chi addivintavu vecchiu tuttu di nnà vota!

Nonna Sisì:          Ma chi va’ dicennu, tu ancora picciutteddu si’…

Pina:                    Mamà, ma è propriu necessariu ‘stu matrumoniu?…

Nonna Sisì:          Chi ha’ problemi pi’ li robbi?.. ‘un ti preoccupari, tantu nuvatri sulu  a la chiesa  

                             nn’am’a maritari.

Mariano:             Sulu a la chiesa?…Ma chi fa ‘nfuddistivu, ‘un si nni parra propriu! O a lu           

                             municipiu  e a la chiesa o nenti, ‘un vogghiu chi li cristiani po’ mi sparranu…

Nonna Sisì:          Ma cu t’av’a sparrari, iu ormai sugnu vecchia, li cristiani ‘un mi calcolanu cchiù.

Pina:                    Picchissu aeri la vicina di casa mi dumanna’ dunn’eravu!...

Nonna Sisì:          La vicina di casa?…Non è chi su’ tutti vicini di casa!….

Mariano:             No!. Non è possibile! Si vi vuliti maritari, av’a essiri sia a la chiesa chi a lu  

                             municipiu o va si no, nenti….

Zù Ciccu:            E va beni, si propriu ‘nsistiti nni maritamu puru a lu municipiu.

Nonna Sisì:          Ma si nni maritami puru a lu municipiu mi levanu la pensioni… e po’ comu am’a  

                             fari?

Zù Ciccu:            Un ti preoccupari cc’è sempri chidda me’…strincemu un pocu la corda, chi cci la  

                             facemu…

Nonna Sisì:          Strincemu la corda?  Ma chi ti mittisti ‘ntesta, a mia m’abbastà quantu malavita  

                             fici prima quannu era picciotta, e doppu quannu mi maritavu. Picchi me’ maritu ìa  

                             a iurnata, e purtava nintra chiddi giusti giusti, e ‘un sulu!...puru a li so’ soru appi  

                             a maritari, e nn’avia tri di soru!...Pensa quantu appimu a strinciri….Iu, si e no  

                             pisava 45 chila tannu! No, no..mancu si nni riscurri,  no!… Cc’è pinsari bbonu                            

                             ‘ncapu ‘stu riscursu, prima me’ nformari e po’ vi rugnu risposta.

Mariano:             Vi lu ricia zù Cì’, chi era quasi ‘mpossibili chi ‘stu matrimoniu si facia?  ...Vui  

                             ‘un mi vuliavu cririri!

Zù Ciccu:            Iu speru chi vostra soggira cci pensa bbonu.

Mariano:             Puru iu.

Zù Ciccu:            Mi nni vaiu, nni sintemu, Bonasira a tutti.

Nonna Sisì:         V’accumpagnu, zù Cì’.

Zù Ciccu:            Picchi mi rici di lei? Assira ‘un mi ravi di lei!

Nonna Sisì:        (vergognandosi un pò) Zittuti!(esce con lu zù Ciccu).

Scena VIII

Mariano e Pina.

Mariano:             Pinù, rovinati semu! Ti lu immagini si to’ matri cci rici di sì?!...

Pina:                    Mi lu ‘mmaginu, sì!...A posto di una, po’ nn’e serviri dui….

Mariano:             Ma macari putissimu mettiri li manu ‘ncapu du’ pinsioni!…cci pensi… iu li                    

                             amministrassi e...

Pina:                    Iu travagghiassi!... Li to’ pinsati su’ propriu brillanti…..chiuttostu cci rugnu lu  

                             permessu a me’ matri di maritarisi a la Comuni…

Mariano:            Tu propriu ‘un cci pensi a la famigghia…..pari dissangata!…

Pina:                    Tu ‘mmeci pari…..lassamu pèrdiri….lassamu pèrdiri…prima chi nni srarriamu  

                              bbonu, bbonu.

(suonano alla porta)

Scena IX

Detti e Mariuccia

Mariuccia:         (entra dalla cucina ed esce dal corridoio da cui si riaffaccia subito dopo) Papà,  

                             cc’è una bellissima sorpresa.

Mariano:             Chi cc’è Mariù?

Mariuccia:          Cc’è la zia Rita chi nni vinni a truvari cu’ so’ figghia Carmelina.

Mariano:             La zà Rita?...

Pina:                    Ivì, la soru di me’ patri, ma chi vinni a fari ccà? Falla trasiri Mariu’.

Mariuccia:         (invita la  zia Rita ad entrare, quindi ritorna in cucina).

Scena X

Zia Rita e Carmelina

 (da dietro le quinte  si sentono la zia Rita e la figlia che parlano ad alta voce, quasi litigando).

Carmelina:          ‘Un cci vogghiu vèniri, ‘un cci vogghiu vèniri!

Zia Rita:              Trasi, e spirugghiati chi nni stannu aspittannu!

Carmelina:          No, ‘un vogghiu tràsiri, ‘un cci vogghiu vèniri, ddocu nintra ‘un cci vogghiu  

                              tràsiri!

Zia Rita:              ‘Nmeci cc’a tràsiri picchì haiu du’ cosi di diri a me’ cugnata Sisi’.

Carmelina:         (piangendo ) E tu mi l’h’accatti, lu borsinu novu, chiddu chi vittimu a la putia?

Zia Rita:             (rinculando dal corridoio, tenta di tirare dentro la figlia che oppone resistenza)         

                              Po’ si ni parra!...Tràsi, tràsi!...

Carmelina:          No, allura ‘un cci tràsu, ‘un cci tràsu, lu capisti?...

Zia Rita:             (riesce a tirare dentro la figlia) Bona sira.

Scena XI

Pina, Mariano, Zia Rita e Carmelina

Pina:                   (andando incontro alla zia) Zia Ritina, ma chi piaceri vìriti.  A cu purtasti a  

                              me’ cucina Carmelina?  Ma chi è fatta bedda!

Carmelina:         (scontrosa) ‘Un mi tuccari, lu borsinu vogghiu!

Zia Rita:              Ma chi cci ha’ mèttiri nni ‘stu borsinu!

Carmelina:          Li rana chi m’ha’ dari tu!

Zia Rita:              ‘Unn’avemu rana.

Carmelina:          E po’ talia cà, haiu lu fazzulettu, dunni lu mettu! E po’ li santini: San Domenico  

                             Savio, Santa Carmelina, San Giuseppi ecc.

Mariano:           (con sarcasmo, a ogni santo che sente nominare) Ora pro nobis! Ora pro nobis!

Zia Rita:             Quannu pari a tia e la finisci, va si nò la cucchiara pigghiu!

Carmelina:         La cucchiara no! ‘U borsinu vogghiu!

Zia Rita:             Ancora continui cu’ ‘stu borsinu, e va bbeni, allura pigghiu la cucchiara e viremu!

Carmelina:        (spaventata) No, no la cucchiara no! Sempri cu’ ‘sta cucchiara!(all’improvviso 

                            scappa e tutti la rincorrono per fermarla. Scena un po’ concitata dove tutti a 

                            soggeto le dicono di fermarsi, mentre lei va ripetendo: no, ‘u cucchiaru no!).

Zia Rita:             Ah, ti scanti! E ‘nmeci sì, ‘u cucchiaru!...accussì ti carmi nn’anticchia, chi ‘un nni

                            sta’ facennu arreggeri!...(a questo punto apre la borsa ed esce un cucchiaio e  

                            incomincia a farlo dondolare come un pendolo davanti agli occhi della ragazza  

                            che si ipnotizza, restando come  imbambolata)

Zia Rita:             Oh, fimarmenti si carmà! (rivolgendosi alla nipote, abbracciandosi e baciandosi) 

                            Allura Pinù, comu semu? 

Pina:                   Bboni. Ma comu mai si’ ccà?... chi piaciri, quantu tempu chi ‘un nni                   

                            viriamo?… di quannu murì me patri.

Zia Rita:             Veramenti assai avi. (cambiando discorso) Dunn’è me’ cugnata, sacciu chi sta  

                            bbona...haiu ‘ntisu cosi….di ‘un ci crìriri…

Mariano:            Zia, ma chi piaciri chi stai bbeni, pari nnà picciuttedda, pronta quasi pi’  

                            maritarisi.

Zia Rita:             ‘Un tuccamu ‘stu tastu…

Mariano:            Picchì puru tu si’ zita?

Zia Rita:             Propriu picchissu sugnu ccà…

Mariano:            Purtasti la partecipazione?

Zia Rita:             Ma quale partecipazione…a settantasei anni m’avissi a maritari? Ma vi pari chi   

                            ‘nfuddivu comu nnà partita…? E a Carmelina dunni la lassu?

Mariano:            Abbasta chi ‘un nni la lassi ccà, dunni voi tu!

Scena XII

Detti e Nonna Sisì

Nonna Sisì:       (entrando dal corridoio) Pinù  Pinù… ma cu c’è ? Ma talà cu cc’è? me’ cugnata  

                             Rita e me’ niputi Carmelina...Ma chi piaciri! Ma tu comu mai pagghiri ccà? Si  

                             ‘un vinisti  mancu a lu matrimoniu di tò niputi Petru, certu chi li cosi hannu a  

                             essiri gravi..

Zia Rita:              A mia mi parino propriu gravi, anzi gravissimi!

Nonna Sisì:          E chi successi, muri’ caccarunu?

Carmelina:         (intonando una cantilena infantile) Murì caccarunu!...murì caccarunu!

Zia Rita:             (con tono duro, fortemente ironico) Murì, proprio qualcunu di la famiglia!

Nonna Sisì:          E cu?

Carmelina:         (c.s.) Murì caccarunu!... murì caccarunu!...

Zia Rita:             (c.s.) Murì…mè frati!

Nonna Sisì:          To frati? Ma tu frati unu sulu nn’ha’….e era me’ maritu….ma me’ maritu murì,  

                             decianni narrè….

Zia Rita:      (con sarcasmo) Decianni..sulu decianni, ancora ciàvuru di vita fà, e tu già
                             pensi a maritariti, cu’ nn’atru masculu!

Carmelina:        (c.s.) Cu’ nn’atru masculu!... Cu natru masculu!... 

Zia Rita:              E zittuti. Chi si’ me’ frati s’arruspigghia fa nnà guerra!

Pina:                    Zia Rita, carmamuni, prima di tuttu cu è chi ti retti ‘sti notizi?

Zia Rita:              Picchì ‘un su’ veri?.:.Menu mali, già mi sentu megghiu…

Pina:                    Ma chi parrasti cu’ donna Rachele?

Zia Rita:              Accussì, ‘ncapu ‘ncapu, mi rissi quarchi cosa…

Nonna Sisì:          Ma chi ti rissi ddà sparrittera..vurrissi sapìri picchì a certuni la lingua ‘un cci cari  

                              mai!

Carmelina:         (c.s.) La lingua ‘un cci cari mai!... la lingua ‘un cci cari mai!...

Zia Rita:               Ah…allura veru è chiddu chi mi rissiru.

Nonna Sisì:           Ma chi ti rissi, chi ti rissi…chi c’è unu chi mi voli? Chissa è tutta ‘nmìria, picchì  

                              a idda ‘un nni la voli nuddu.

Pina:                    Mamà, ma chi dici, chidda maritata è, ‘unn’avi bisognu di nuddu..

Nonna Sisì:          Picchì iu haiu bisogno? Ti pari chi sugnu picciridda…

Mariano:             E allura lassati stari tuttu pi’ com’è, e stamu tutti ‘npaci, Pina , iu, to’ cugnata  

                             Rita ..e puru lu zù Cicciu, chi si metti l’arma ‘npaci.

Pina:                   (incomincia a fare la “smorfia” con i numeri del gioco del lotto) L’arma in paci  

                             21…la bonarma 34…lu mortu chi fa ciavuru di vita 63…ma quasi quasi mi li  

                             iocu ‘sti nummari, ‘un sia mai!

Mariano:             Dunni và Pinù, picchì ti mittisti lu cappottu?

Pina:                    Staiu vinennu, arrivu nnà lu tabacchinu e tornu, ah..a proprositu ti li trovi  

                             cinqucentoliri liri?…

Mariano:            Cinqucentoliri? …Ma ‘un nni lu sa chi ‘unn’haiu asigiutu….

Nonna Sisì:         Picchì, ha travagghiatu?

Mariano:            Dici chi ‘un cci senti bona?…

Nonna Sisì:         Vatri lu riciti e mi vuliti fari passari pi’ surda.

Rita:                    Perciò, cuntami, speru chi su’ tutti minzogni chiddi chi mi rissiru, iu cci lu rissi a  

                            Donna Rachele, chi ‘un putìa essiri, picchì tu eri troppu affezionata a me’ frati, lu  

                            vulii troppu beni. Ancora cci pensu quannu murì me’ frati. Chi iurnata! Ivì comu  

                            facii, comu chiancii!

Carmelina:       (c.s. facendo il alla madre) Comu chiancii!...Comu facii!...

Zia Rita:             Ddu’ lettu ch’abballava!(fa il gest da sinistra verso destra).

Carmelina:       (c.s.) Comu abballava lu lettu!

Zia Rita:             Ddu’ mortu chi facia acchiana e scinni!( agita le mani dal basso verso l’alto e 

                            viceversa).

Carmelina:       (ripetendo i gesti della madre) Lu lettu acchianava e scinnia, accussì!

Zia Rita:             Li  cannili chi s’addumavanu e s’astutavanu!

Carmelina:       (c.s.) Accussì, s’addumavanu e s’astutavanu!

Zia Rita:             E tu chi griravi, chi griravi, chi vulii moriri cu’ iddu, chi ti  vulii sippilliri cu’  

                            iddu!…

Carmelina:       (con la solita cantilena) E tu chi vulii moriri!... E tu chi vulii  

                            moriri!...(interrompendo la cantilena, alla madre) Ma, mamà iu ‘un cci capisciu,  

                           ma tutti dui cci ianu nintra lu tabutu?

Zia Rita:            ‘Un nni lu sacciu!...S’accattavanu chiddu matrimoniali!...

Nonna Sisì:        Carma…carma, mi sentu a lu ‘nfernu! Avia ‘ntisu chi me’ niputi Carmela avia  

                            peggiorato, ma mi parìa sulu idda! Senti a mia, ‘unn’allargamu assai, lu passatu è  

                           passatu, e lu presenti è presenti, to’ frati murì, e iu sugnu ancora viva….

Carmelina:       (c.s.) E idda è ancora viva!... E idda è ancora viva!...

Zia Rita:             Iu lu sacciu, anchi si’ tu ‘un nni lu rici, chi nintra lu to’ cori è comu si’ tu fussi  

                            morta, chi ti senti quasi nnà morta chi camina….

Mariano:            Mamà, zia Rita, staiu vinennu, arrivu a lu tabacchinu e tornu…nnà morta chi  

                            camina81 si scurdà me’mugghieri….

Zia Rita:             Ma chi hannu tutti dui cu’ ‘stu tabacchinu, ma chi si misiru a fumari…?

Nonna Sisì:         Ma quali fumari?…Cca’ nintra tu sula mi sta’ facennu fumari lu ciriveddu cu’  

                            tutti ‘sti morti vivi e vivi morti…

Carmelina:        E vivi e morti e morti e vivi!... E vivi e morti e morti e vivi!...

Nonna Sisì:        Dimmi nnà cosa, chi vinisti a fari ccà, vinisti pi’ farimi scantari? Oh..santa  

                            pacenza? Nnà cristiana avi già firnicii terreni e arriva idda e mi fa vèniri firnicii,

                            mortuari…

Zia Rita:             Ah! Chissu è lu ringraziamentu? Vinni pi’ mettiti ‘nguardia, chi ‘un si’ cchiù nnà  

                            picciuttedda e tu puru ti arrabbii!…Si la pensi accussì, ti salutu, e ‘un mi ‘nmitari  

                            a lu to’matrimoniu, picchì anchi si mi ‘nmiti pi’ rispettu a me’frati ‘un cci vegnu,  

                           parramuni chiaru!...

Carmelina:       ‘Un ti nni po’ fari regalu picchì m’av’accattari lu borsinu! Vogghiu accattatu lu  

                           borsinu! Vogghiu accattatu lu borsinu!

Zia Rita:           Amunì, spirugghiati, camina!

Carmelina:       No, prima vogghiu accattatu lu borsinu!

Zia Rita:           Carmè, la cucchiara pigghiu! 

Carmelina:       No, vogghiu accattatu lu borsinu!

Zia Rita:          ( Esce dal corridoio trascinandosi una recalcitrante Carmelina, che va ripetando di 

                           volere comprato il borsino e lei di prendere il cucchiao per farla stare zitta).

                                       

Scena XIII

Detti meno Zia Rita e Carmelina

  Nonna Sisì:      (rivolgendosi alla cognata) Ma a vìriri cu è chi ti voli ‘mmitari...mancu zita sugnu

                             e pari chi sta succirennu nnà rivoluzioni, chi sta scoppiannu la guerra….me’  

                             figghia chi si lamenta, me’ ienniru chi fa pi’ quattro pi’ ddà pinsioni, Ciccu chi  

                             voli strinciri, ma a mia cu mi lu fa fari? Pinsannucci bonu, quasi quasi mi goru a  

                             me’ figghia e a me’ niputi, giustu chi mi vonnu…

Mariano:             Ogni tantu arraggiuni puru tu mamà…ma dunni ha’ ghiri megghiu di ccà!…Ma  

                             si nn’iu la zia Rita?...Mi chi prescia, ‘un potti aspittari cchiù?...

Nonna Sisì:          Si nni iu dicennu chi ‘un cci putìa vèniri a lu me’ matrimoniu pi’ rispettu di so’  

                             frati…pari chi la via a ‘mmitari!

Mariano:             Mamà ‘un cci pinzari cchiù, pensa a campari…chi la pinsiuneddda nni servi….

Scena XIV

Detti e Pina

Mariano:            (vedendo rientrare la moglie) Pinù turnasti...quann’è  l’estrazioni?

Pina:                   (tutta trafelata) Zittuti chi giusta giusta cci la fici, fra menzura nescinu li

                              nummari, li iucavi tutti e quattru. Speriamu chi nescinu…

Nonna Sisì:         (che non capisce) Ma chi av’a nesciri? Chi iucasti?

Pina:                     Quattru nummari mamà!...Nenti, ti parino chi nescinu, cu sta furtuna ch’avemu?  

                              Marià, adduma ‘sta radiu!

Mariano:             (andando ad accendere la radio) Silenzio tutti….

Nonna Sisì:           E chi scoppià la guerra?...

Pina:                     Zittuti mamà, chidddi di Palermu stanno ricennu….

Voce della radio: Ruota di Palermo: 21, 34, 63, 81,44.

Pina:                    (che ha seguito l’estrazione con trepidazione alla lettura del quinto numero si 

                               accascia esamine sulla sedia).

Mariano:             (accorrendo a rincuorare la moglie) Chi ha’ Pinù, ‘un ti prioccupari si ‘un  

                               Vincemu, tantu sempri tri voti si iocanu li nummari….ma picchì mi talìi

                               accussi, cu’ l’occhi di fora…parra ‘un mi fari scantari, Pinù!…

Nonna Sisì:          (preoccupata) Ma chi avi to’ mugghieri, picchì mi talia cu’ l’occhi torti…chi cci  

                               fici?...

Mariano:               Zittuti mamà, ‘un nni lu viri chi sta mali, iti a pigghiari un bicchieri d’acqua.

Nonna Sisì:          (chiamando Mariuccia) Mariù, porta un biccheri d’acqua pi’ to’ matri chi avi li 

                               stinnicchi!...

Scena XV

Detti e Mariuccia

Mariuccia:           (entrando dalla cucina con un bicchiere pieno d’acqua) Ivì, chi avi la mamà? 

                                Chi cci successi?...Ccà cc’è l’acqua...

Pina:                     (in preda all’incredulità, porgendo la giocata del lotto al marito) Maria’...talìa  

                                ccà Maria’….

Mariano:              (leggendo la ricevuta del lotto e trasalendo dalla sorpresa) Ma, ma... 21, 34, 63,  

                               e 81!...Li nummari di la rota di Palermu?...Pinù, chi ficimù quaterna?…(Si  

                               accascia sulla sedia).

Nonna Sisì:          (prendendo il bicchiere d’acqua, lo porge a Mariano) Ccà cc’è l’acqua…..ma chi  

                               aviti tutti dui cu’ l’occhi di fora!...Maria’ chi ha’? Parra! Mariù, chiama lu  

                               dutturi, appiru a manciari cacchi cosa chi cci fici mali…..subitu, subitu!...(al 

                               genero) E ‘un mi taliari accussì, ‘un mi fari scantari!….Mìh chi si’ l’ariu!…Ma  

                               chi cci vitti nni tia me’ figghia?….

Mariano:               Si’ bedda tu!…

Nonna Sisì:           Ah, ti vinni la parola, menu mali….Mariù ‘un telefonari cchiù a nuddu, si stanno  

                               ripighiannu...ma mi lu vuliti diri chi successi?...

Mariano:               Am’a ringraziari a to’ cugnata Rita, picchì nni retti li nummari. To’ figghia li  

                               iucà e nisceru..Pinù, comu ti senti?...Chi bedda pinsata ch’avisti. Ora si chi  

                               putemu stari tranquilli cu’ ‘sti sordi putemu campari tranquilli e sireni pi’ nnà 

                               para d’anni, e to’ matri si po’ maritari cu’ lu zù Ciccu, tranquillamente…

Nonna Sisì:          (risoluta) E no! Ora m’ha’ suppurtari finu chi campu, picchì lu zù Ciccu, mi  

                              rissiru chi si fici zitu cu’ la vicina di casa..

Mariano:              Mi chi amuri!…e nni stava facennu srarriari a tutti!…Vi lu ricìa iu, megghiu lu  

                              tintu canusciutu chi lu bbonu a canusciri!…E puru me’ cumpari Fifì po’ essiri                                

                              cuntentu, si nni po’ ghiri a travaghiari nnà la patruna di casa e accussì donna  

                              Rachele s’àttuppa la vucca….

Nonna Sisì:           Pi’ tutti pinsasti, tranni chi pi tia!

Mariano:              Pi mia?

Nonna Sisì:           Pi’ tia, un beddu sirvizeddu  ‘un ti piacissi? Vo’ campari di rennita ora chi  

                              arricchisti?  O vo’ fari lu ritenutu?...

Mariano:              Lu “ritenutu”?... Ma di runni li nesci tuttu ‘sti fissarii? Pinù, cci accattasti lu  

                              Vocabolariu a to’ matri? E po’ ‘un nni lu sa’ chi am’a sparagnari, propriu comu  

                              rici lu proverbiu: “Sparagna la farina quannu la cascia è china, quannu lu funnu  

                              pari è inutili sparagnari”. Di rennita, mamà!…Ritenutu!...Quantu cci camina lu  

                              ciriveddu a ‘sta fimmina! Ma chi vurrissi diri, chi mi nnè ghiri a travagghiari?                

                              Iu ricu chi m’attocca pigghiarimi li ferii, doppu tuttu ‘stu traficu chi nni  

                              cuminasti! Hà statu cchiù tintu di iri a zappari!

Nonna Sisì:          Si unn’era pi’ stu traficu, comu lu chiami tu, a ‘stura fussi a ‘nzitari!                             

Mariuccia:          (ricordandosi all’improvviso che doveva dire qualcosa al padre) Papà, viri chi  

                              vinni lu to’ principali e dissi chi dumani cci po’ iri   a travagghiari...

Pina:                     ‘U ‘sta sintennu? Ura di iritinni ‘nferie é?…Doppu lu travagghiu vennu li ferii, 

                              no prima!...Va’ travagghia, và!...                              

Mariano:             (stizzito) E comu faciti, la matri e la figghia!…

(Suonano alla porta)

Pina:                    (alla figlia) Mariù, va’ viri cu è?

Mariuccia:          (esce per il corridoio, rientrando subito dopo) Papà cc’è Toninu, lu arzone di lu  

                              ciùraru, cu’ ‘un mazzu di ciùri, chi fazzu… lu fazzu trasiri?

Scena XVI

Detti e Tonino

Mariano:             (minacciando la figlia) ‘Un ti permettiri…a chi nni niscemu di du’ cimiteru  

                               avissimu accuminciari arre?

Tonino:                (entrando con i fiori in mano) ‘Un si preoccupassi zù Marià,  chi ‘sta vota tuttu a  

                              postu è: cu’ tantu di firma di la pirsona in pirsona.

Mariano:              E chi è un scioglilingua…pirsona in pirsona? Chi vo’ diri?

Tonino:                 Vegnu e mi spiegu. La pirsona chi porta li ciùri sugnu iu, e la pirsona di la firma  

                              sugnu sempri iu, chi vinni a dumannari la manu di vostra figghia   Mariuccia. Chi  

                              m’arrispunniti?

Mariano:             Ti rispunnu subitu, di pirsona in pirsona. Si Mariuccia ti voli, vi putiti maritari.

Nonna Sisì:         (a Tonino) Apprufittativinni ora chi avi ‘sti quattru sordi, prima chi si li mancia.

Mariuccia:           Papà, comu sugnu cuntenta! Iu cci sperava puru l’atra vota chi li ciùri, Toninu  

                              l’avissi purtatu pi’ mia! 

Mariano:              Siddu è destinu chi ‘stu matrimaniu si cumina, nuvatri semu pronti. Fa’ veniri a  

                              to’ patri e a to’ matri e viremu soccu am’ a fari.

Nonna Sisì:         (raggiante) Lu viriti chi era distinu chi nintra ‘sta casa un matrimoniu cci avia a                                 

                              essiri?

Pina:                    (anche lei felicissima) Veru è mamà, ma ‘sta vota li cosi si abbirsaru.

Mariano:             (con ironia verso la suocera) <<La figghia zita e la soggira ‘ncasa, cu’ la ‘ntisa  

                               curta e la lingua longa>>.

Nonna Sisì:          (con un gesto di stizza) Sempri lu stessu si’, sempri lu stessu!

Mariano:               Pinù ch’am’a fari? Arrè accumincià? Iu schirzava. Ora vaiu a la cammara a  

                               viriri si cci su’ vecchi disponibili a carricarisilla!...

Pina:                      Quannu pari a vatri la finiti, lu sintisti Marià?...Mamà, ti zitti nn’anticchia? ‘Un  

                               s’arreggi nni sta casa!…

(suonano alla porta)

Mariano:              Mariù, arrassati di la pirsona Toninu e va viri cu è.

Mariuccia:          (esce dal corridoio e subito dopo rientra con un vassoio di dolci e un bigliettino 

                              in mano) Papà, un garzuni di pasticceria purtà ‘stu vassoiu di cosi duci cu’ ‘stu 

                              bigliettu.

Pina:                     Ci vulianu, ci vulianu!

Nonna Sisì:           Liggiti ‘stu bigliettu e viriti cu è chi li manna.

Mariano:              Arrè cu’ li cartollini accuminciamu! Dunn’è ‘stu bigliettu?

Mariuccia:          (gli porge il biglietto).

Nonna Sisì:          (insistente) Leggi la cartollina!

Pina:                    (che intanto a sconfezionato il vassoio di dolci) Ivì, ma iddu taralli su’! ‘Un nni  

                              putemu manciari prima li taralli e po’ la  liggemu ‘sta cartollina!...

Mariano:              Non sia mai! E si po’ cci l’avissimu a mannari ‘nn’arrè?...

Pina:                     Quali ‘nn’arrè? Lu proverbio dici: <<Chi non accetta non merita>>. Iu pi’ mia 

                              meritu e mi li manciu(prende una ”taralla” e l’avvicina alla  bocca).

Nonna Sisì:          Iu puru meritu e ti fazzu cumpagnia(guardando il genero, dispettosa, prende una 

                              taralla e  sta per cominciare a mangiarla)...Nuvatri miritamu!...

Mariano:            (imperioso) Fermi tutti! Prima …la cartollina!

Nonna Sisì e Pina:   (Rimangono tutte e due con la taralla in bocca).

Mariano:            (prende il biglietto e incomincia a leggere) <<Questi porci…>>. Ma di cu ‘sta  

                              parrannu?...Bbonu accuminciamu!...

Mariuccia:           Papà, ma ti firi a leggiri? Cc’è scrittu “ Dorci no porci”.

Mariano:              Parìa porci, no dorci!… Mi comu fa, nnà parola sbagghiavu! Allura: <<Questi  

                              dorci sunnu pi’ festeggiari lu me’ zitaggiu cu’ Donna Nono’. Manciati, saziativi e  

                              facitivi grossi!>>. Firmatu la  cruci!

Pina:                    (con meraviglia) Lu zù Ciccu?!...

Nonna Sisì:          (sorpresa) Francesco?!...

Mariano:             (stupito) Lu cruciaro?!...

Tonino:                  E bravu lu zù Ciccu. Mi chi bedda pinsata chi appi! Manciamu, papà, manciamu

                               mamà.

Nonna Sisì:           A la saluti di Ciccu e all’amori di  me’ ienniru.

Mariano:              A la saluti e a la pinsioni di me’ soggira. Amunì, fistiggiamu lu zitaggiu di lu zù 

                               Ciccu. Mariù passa ‘sti taralli. Anzi, ‘u sa’ chi ti ricu Pinù, chiama a tutti, Donna  

                               Rachele, la patruna di casa, to’ zia Rita, Carmelina, a tutti, a tutti …facemu festa  

                               chi nni nnà resta!

Mariuccia e Tonino: (Uno va alla finestra e l’altra per il corridoio e incominciano a chiamare tutti i personaggi delle scene precedenti, che entreranno in scena uno dietro l’altro, nell’ordine in cui vengono chiamati).  

Scena XVII

Detti e Donna Rosa, Donna Rachele, Fifì, zia Rita, Carmelina.

Rosa:                   (cerimoniosa) Mariano, questa festaper me?...

Rachele:              (intrigante) E chi!...vi iucastivu li nummari, vincistivu e ora faciti festa?...

Pina:                     E atia cu ti lu rissi?...

Rachele:             (c.s.) E, ‘nn’acidduzzu  l’aceddi chi vulava!...

Zia Rita:             (scontrosa) Si la festa è pi’ lu zitaggiu di me’ cugnata Sisì, iu mi nni vaiu!...

Pina:                   (allegra e contenta) No,  la festa è pi’ Mariuccia e Toninu chi si ficiru ziti!

Carmelina:         (giuliva) V’ha’ diri nnà cosa( mostrando il borsellino) Me’ mamà m’accattà

                              lu borsino!...

Tutti:                   (Applaudono e fanno festa a Carmelina).

Pina:                    (al marito) Marià, adduma ‘sta radio e abballamo!...

Scena XVIII

Detti e lu zù Ciccu

Zù Ciccu:            (entrando appaoggiandosi al bastone e tenendo un mazzo di fiori in mano) Ccà  

                               sugnu, cca’ sugnu! A donna Nono’ cci vinni un’Ixxi e addicà!...

Mariano:              Arre’ cu’ li cruci, accuminciamu zù Ci’?...

Nonna Sisì:           Francesco, attenta a mia,  veni ccà. Tu vulìi manciari a du’ muccuna, cu’ mia e  

                              cu’ donna Nonò? Ma, tu ‘un nni lu sa’ chi lu proverbiu rici: <<Cu troppu voli,  

                              nenti strinci>>. Pi’ ‘stasira  sulu ‘sta taralla po’ strinciri. Tè mancia! E facemu  

                              festa pi’ Mariuccia e Toninu.

Pina:                    (battendo le mani in segno di felicità) Zù Ci’, facemu festa pi’  ‘sti picciotti chi si  

                              ficiru ziti! (al marito) Adduma ‘sta radiu, mittemu un pocu di musica, e  

                              abballamu!...

Tutti:                   (battendo le mani al ritmo della musica si mettono a ballare a coppie. Mentre lu 

                              zù Ciccu e Nonna Sisì ballano, Carmelina gli si avvicina e gli toglie il bastone e  

                             il vecchio cade a terra, scatenando l’ilarità di tutti).                

Carmelina:         (osserva lu zù Ciccu a terra, prende il bastone e alzandolo con tono candido,  

                              ingenuo) Ma allura cci sirvia pi’ ‘un càriri!...

                                    

                                   

FINE SECONDO ATTO

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