La politica di Ciccio pagliaccio

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Tonnarella, 22 febbraio 2013

LA POLITICA DI CICCIO PAGLIACCIO

Commedia brillante in due atti di: Rocco Chinnici

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            Quando la governabilità di un paese è gestita da pagliacci, la comunità, grande o piccola che sia, è portata ad estinguere queivalri che un tempo ci rendevano uomini veri; mentre ora…

PERSONAGGI

 

                       

                        Ciccio                                     candidato a sindaco

Maria                                      moglie

Orazio                                     segretario di Ciccio

Sebastiano                             

                        Luigi                                      

                        Peppe                         

                        Angela                       

                        Domenico                                                                                         

(Scena: interno di una sezione di partito. Ciccio, candidato a sindaco, svolge la sua campagna elettorale invitanto e promettendo ad elettori persino l’imposibile).

CICCIO

Siamo pronti, Orazio?

ORAZIO

Ma pronti a cosa? A prendere in giro la gente? Certi momenti mi prendono tanti di quei rimorsi!

CICCIO

Oh, Orazio, Orazio! Il rimorso più grande è quello di perdere le occasioni che ci passano davanti, e poi stiamo lì a mugugnare e ripeterci: “Ah, se sapevo! Ah, se avessi fatto!” Questa è la vita; oggi tocca a noi avere il coltello dalla parte del manico, domani tocca ad altri. Su, smettila adesso e iniziamo col far entrare i primi.  

ORAZIO

Si ma questo non vuol dire che dobbiamo allearci con la chiesa e i capitalisti che rappresentano i soldi!

CICCIO

Ah no! E allora con chi dobbiamo allearci, con quelli che rappresentano la miseria? Oh, Orazio, Orazio! Devi sapere che i soldi producono soldi, mentre i pidocchi partoriscono pidocchi! Se ci alleamo con i partititi poveri è segno che ce la faremo grattando… (facendo come grattarsi i pidocchi) pidocchi; mentre, alleandoci con i capitalisti… che sarebbero quelli che hanno i soldi, ci sistemiamo del tutto! E, non avendo null’altro da fare, ce la faremmo grattando… non certo ai pidocchi ma… quelle cose (allusione alla parte bassa). E avendo pure come alleata la chiesa, saremo anche fra le braccia del Padreterno! Capisci? Ora rispondi, cosa preferisci grattarti?

ORAZIO

Don Ciccio, se proprio devo rispondere come l’ho sulla bocca dello stomaco, io preferirei, anziché grattarmi, grattugiarmi un po’ di formaggio sul piatto con la pasta in bianco e un filo d’olio, che avere a che fare con questi lacci di forca. Persino padre Fefè s’è alleato con questa gentaglia! Ma dove sono andati a finire i bei tempi di una volta, quando si moriva per certi valori!

 

CICCIO

Gli ideali, dici? Ma se non sono nemmeno rimaste le ideee! E padre Fefè, come dici tu, non fa altro che rappresentare buona parte della chiesa di oggi, corotta e con le mani in pasta inaffari illeciti con le banche! Ah, cosa credevi che la chiesa… oh, grandissimo gnocco! (Fesso). Ma non vedi che la chiesa ha le mani nelle più grandi banche del modo! Altro che povertà e miseria! Non vedi come vestono i signori del Vaticano? Ori a destra e ori a manca, e poi hanno anche la sfrontatezza di ricordarci che muoiono ogni giorno miglia di bambini per la fame! Farabbutti! Ah, se io fossi Gesù Cristo! Mi ricaricherei la croce sulle spalle e me ne uscirei dalla chiesa in quattro e quattr’otto! Oh Orazio, quanto sei ingenuo! Dimenticali i tempi di una volta; evi sapere che: “la politica, oramai, è come un formicaio, ogni politico pensa per il suo prossimo inverno. E t’ho fatto questo paragone affinchè tu capisca meglio. Non avere rimorsi, su, e dammi ascolto; questa è la vita di oggi: ogni tempo ha il suo di tempo! E quello di ora è questo; vuoi capirlo o no! E… ricordati che ogni lasciata è perduta.

ORAZIO

Come, la gente sa che rappresentiamo il popolo!

CICCIO

Ma tutto il mondo è formato da popoli! C’è il popolo francese, il popolo americano, quello cinese… il nostro è un popolo italiano!

ORAZIO

Allora… il nosro partito non ha più una bandiera perchè rappresenta un formicaio?

CICCIO

Sulo se saremo eletti! Formicaio diventeremo dopo essere eletti, non appena metteremo piedi al governo, ma prima dobbiamo lavorare come le formiche, dalla mattina sino a sera, promettendo di tutto, persino l’impossibile. Proprio come fanno le formche per assicurarsi il prossimo inverno. Hai capito, o ancora no? E ora, su, non pensarci più e cominca col fare entrare quelli che aspettano.

ORAZIO

(Apre la porta e chiama) Come lei comanda. Avanti a chi tocca.

SEBASTIANO  

(Persona molto educata e soprattutto timida) Bacio le mani don Ciccio.

CICCIO

Prego, prego, accomodati. Tu mi pare che sia Sebastiano, il mastro d’ascia, il figlio di Vincenzo, o sbaglio?

SEBASTIANO

No, no, non sbaglia proprio, sono quello! Il figlio di Vincenzo, si. Era lui mastro d’ascia, e prima di lui mio nonno; io, oramai con i tempi moderni… sono mestieri già in disuso, non ho più cosa aggiustare oramai. Però è rimasto anche a me il marchio di mastro d’ascia. Ah, ma vedo che a lei non sfugge nulla! Riesce a ricordare uno di tutto!

 

CICCIO

E allora qui sarei, a fare il politico! Tu sai che mi candido a Sindaco, vero?

SEBASTIANO

E certo che lo so! C’è il paese pieno. Io è per questo che mi trovo qua. Avrei bisogno di…

CICCIO

(Curioso di sapere) E cosa dice, cosa dice la gente? Sarò eletto, o no? 

SEBASTIANO

Don Ciccio, sa com’è il paese: c’è chi dice una cosa, c’è chi ne dice un'altra; poi ci sono i falsi, quelli che davanti, gli fanno una faccia e poi dietro… lei capisce quello che voglio dire.

ORAZIO

(Alludendo al fatto che anche Ciccio sta facendo così) E come se lo capisce don Ciccio!

SEBASTIANO

(Non capisce l’allusione) E certo, lui è una persona onesta!

ORAZIO

Eh, avoglia!

CICCIO

Hai finito Orazio e mi lasci parlarei? Caro Sebastiano, devi sapere che la gente avrà sempre da ridire. Ma… se io riuscissi a diventar sindaco, a mol li farei ricredere! Devo sistemare tutti in paese… quelli del mio partito s’intende! (Finta di essere guardingo guardando verso la porta) Prima di tutti, te, naturalmente!

SEBASTIANO

Don Ciccio, giĂ  io sono bello e sistemato!

CICCIO

(Fraintende) Ah, si! E dove, dove lavori?

SEBASTIANO

(Alludendo che non lavora) Dove lavoro dice?  Al manicomio!

CICCIO

(Non capisce l’allusione) Davvero? Sai che non lo sapevo! E pure a saperlo prima, t’avrei sistemato io lì; conosco certi amici che no non me lo avrebbero detto. Ma… siccome già tu sei li dentro… 

SEBASTIANO

(Sbalordito, guarda Orazio) Davvero ha amici li dentro, don Ciccio?

CICCIO

E come, no! Amici fidatissimi, che basta dica loro: mi serve… pensa, nemmeno mi fanno finire la frase e già mi danno quanto mi serve, il posto di lavoro in questo caso. Certo non è più il tuo caso, giacché sei già bello e impostato lì dentro; ma… se dovessi avere di bisogno, sappi che sono a tua completa disposizione. Ora mi dici perché sei qui?

SEBASTIANO

(Intimidito da quell’affetto profuso) Veramene io… se lei dice di conoscere davvero tutta quella gente lì dentro al manicomio…  

CICCIO

(Vedendolo in imbarazzo) Ah, ora capisco! Tu…, hai bisogno di una raccomandazione, (Sebastiano gioisce) vuoi fare il capo sala!

SEBASTIANO

Beh, proprio il capo sala… no.

CICCIO

Allora scommetto… l’infermiere capo!

SEBASTIANO

(Sempre con lo sguardo assente e intimidito) Veramenei… neanche quello.

CICCIO

Nemmeno l’infermiere capo! E allora mi spieghi cosa fai li dentro?

SEBASTIANO

(Timidissimo abbassa lo sguardo a terra) Vuole proprio saperlo?

CICCIO

E certo, altrimenti perché te lo chiedo!

SEBASTIANO

Ancora non l’ha capito don Ciccio? (Abbassando lo sguardo) Niente, non faccio nente!

CICCIO

Ah ma così rischi che ti licenziano! E allora che cosa vuoi da me? Che dica loro di mandarti lo stipendio a casa ogni fine mese, così non va più al manicomio?

SEBASTIANO

(Timidissimo) Io, veramente…

CICCIO

Niente, non dire niente e non stare a preoccuparti, e non deve emmeno sembrarti male sai; penso io a tutto. (A Orazio) Scrivi Orazio: mandare ogni fine mese lo stipendio a casa di Sebastiano. Sei cuntento? Quando ci sono gli amici… quelli veri s’intende! Si puo’ pure andare in paradiso avendo combinato le cose più sporche di questo mondo! Altri comandi Sebastiano?

SEBASTIANO

Io le volevo dire…

CICCIO

(Battendogli la mano sulla spalla e accompagnandolo alla porta) Tu, non hai di che ringraziarmi t’ho detto! Ora vai, che a breve avrai lo stipendio sino a casa. Salutami tanto tuo padre, e dillo pure a lui che sono candidato a sindaco, mi raccomando pure ai parenti diglielo. (Sebastiano esce a testa bassa. Poi a Orazio). E questo è il primo. Vai col secondo.

ORAZIO

Don Ciccio, ho avuto l’impressione che Sebastiano non lavora in nessun posto. Lei parlava avanti avanti e a lui sembrava male interromperla per dire che era senza lavoro; e al manicomio lo ha detto perché intendeva dire d’essere senza lavoro, disoccupato, in mezzo ad una strada. Per fortuna che ancora ce n’è di questa gente onesta che abbia un po’ di dignità. Poveraccio, è venuto qui, spinto dal bisogno, e poi finì ha finito col rimanere onesto e pieno di dignità.

CICCIO

E disoccupato. Dì pure disoccupato. Gli è sembrato male? E il male a lui è rimasto!

ORAZIO

E ora mi spiega come fa a promettere pure di mandare lo stipendio a casa? Non pensa che abbiamo iniziato male con le promesse?

CICCIO

E zitto, sciocco! Tu scrivi, che al resto penso io. Fa entrare il prossimo.

ORAZIO

Come dice lei. (Aprendo la porta) Avanti il prossimo.

LUIGI

(Balbuziente) La-la la-la sa-sa sa-saluto, do-don do-don Ci-ciciccio. Co-co co-co…

CICCIO

(Alludendo al fatto che balbetta, guarda l’orologio e si rivolge a Orazio) Ancora assai ce n’è di gente?

LUIGI

(Credendo che abbia chiesto a lui) Aaaa me-me do-do do-do do-doma-ma ndò?

CICCIO

No, no, non chiedevo a lei; si sieda, a Orazio avevo chiesto.

ORAZIO

Assai? E’ pieno pieno lì dentro! Abbiamo appena cominciato!

CICCIO

Ha inteso don Luigi? Di là c’è molta gente che aspetta, quindi tagliamo e arriviamo subito al dunque, e cerchi soprattutto di farsi capire a gesti s’è il caso, se no si fa notte, e la gente che aspetta, finisce che s’addormenta, ha capito? Allora, dica pure… o meglio, si faccia capire.

LUIGI

(Un po’ risentito) Che-che è pe-perchè pa-parlo co-co-così? (Comincia a rimboccarsi le maniche guardando Ciccio il quale comincia a preoccuparsi) Iiiiooo…

CICCIO

(Preoccupato) Aspetti, aspetti! Ma che cosa vuol fare? Io non volevo offenderla, per l’amore di Dio!

ORAZIO

(Interviene) Si calmi signor Luigi, e che cos’è, ancora non è successo niente!

LUIGI

Di-dice che-che che-che lo-lo vuo-vuole spi-spiegato co-con gli ge-gesti.

CICCIO

(Capisce e si tranquillizza) Ah, niente meno! Continui, continui pure allora. (A Orazio) Lui, ci sta spiegando a gesti quello che avrebbe dovuto dire a voce, hai capito? Ed io che pensavo… 

ORAZIO

Veramente anch’io pensavo che… (facendo segno di botte). E come, senza cuminciare, pensai! Figuriamoci dopo!

LUIGI

(Si ferma a guardare Orazio, meravigliato) Che-che che-che vo-volevi di-di-di-di-dire, co-con que-questo do-dopo?

ORAZIO

(Non sa come giustificare) Ma niente, cosa va a pensare! Io volevo dire: dopo… nel senso di dopo, no di ora, come qualmente che stiamo… cominciando ora a fare politica! Ha capito?

CICCIO

Smettila di fare altre domande, non vedi che deve ancora rspondere alla prima! (A Luigi) Parli, parli pure don Luigi e lo lasci perdere Orazio; dunque, dove eravamo arrivati?

LUIGI

(Intanto si era finito di rimboccare le maniche, poi fa il segno con la mano, con l’indice e il mignolo aperti, come fosse una cornetta telefonica e l’appoggia all’orecchio, mentre con l’altra mano fa come se entrasse ed uscisse spinoti in un banco di centralino) Ca-ca ca-capito?

ORAZIO

(Ciccio cerca di capire interrogando con lo sguardo Orazio) Niente di meno! Dice di volere lavorare al centralino.

CICCIO

(A Luigi) Ah si, al centralino le piace lavorare?

LUIGI

(Contentissimo) Ssss-si! (Riabbassa le maniche).

CICCIO

E una parola! (Luigi non capisce e lo guarda stupito) No, niente, volevo dire è una parola… no nel senso di come parla lei, ma…

ORAZIO

(Cerca d’intervenire facendo desistere Luigi e abbandonare quella richiesta di lavoro non idonea a lui) Per forza al centralino deve lavorare? Non c’è un'altra cosa che le piace fare?

LUIGI

(Guarda i due e rialza le maniche. I due si guarderanno preoccupati) Si-si si-si si…

CICCIO

Per forza deve alzarle e abbassare queste benedette maniche?

LUIGI

Se-se no, mi-mi mi-mi mi-mi piacerebbe fa-fare lo-lo lo-lo lo-lo spe-spec.

CICCIO

(Non capisce e guarda Orazio) Lo… che? Che cosa ha detto, lo… spec? Ma cos’è questo spec, qualche nuovo lavoro nei servizi sociali?

LUIGI

(Non capisce) Co-cosa, lo-lo lo-lo spec?

ORAZIO

Ah, niente meno! Forse vuole dire che le piacerebbe lavorare al banco di salumeria e tagliare… il prosciu… (Luigi fa segno di no) no? (Luigi prende da sopra il tavolo il taglia carta e gli altri si allarmano cercando di farglieli possare togliendoglieli dalle mani, creando un tira e molla a non finire, Confusione generale e a soggetto).

CICCIO

Lei, le cose che sono posate qui sopra non deve toccarle! Ha capito? (Luigi lo guarda e ricomincia col prendere di nuovo il taglia carta come se volesse infilzarli).

ORAZIO

(Orazio cerca di farglielo posare) Signor Luigi, tutti questi gesti deve cercare di evitarli, se no un colpo ci fa prendere! Ora si calmi e si spieghi meglio.

LUIGI

(Un po’ adirato perché non compreso, li guarda minaccioso) Ah, ssssi! (Prende dalla tasca un grosso coltello e i due corrono a mettersi uno dietro il tavolo allarmati, e l’altro sale su di una sedia e con le spalle al muro. Luigi apre il coltello e se lo mette davanti alla bocca come fosse un microfono) Que-questo vo-vo vo-voglio fare!

ORAZIO

(Si rassicura e fa un sospiro di sollievo scendendo dalla sedia) Niente meno! Questo vuol fare?

LUIGI

Ssss-si!

ORAZIO

Ma poteva dirlo prima!

 

CICCIO

(Che guardava i due meravigliato) E… sarebbe?

ORAZIO

Annunciatore, o meglio ancora lo speaker. (A Luigi) Lei diceva spec, potevamo capirlo.

CICCIO

E… come, come quello che… (Annuncia un trenu come fosse uno speaker) E’ in arrivo, al terzo binario, treno proveniente da Siracusa! Questo dice? Quello che annuncia i treni?

LUIGI

(Felicissimo) Sssssi! Pu-pu pu-pure que-questo (Cerca di annunciare anch’egli). E’eee i-in arri-rivo a-a a-a…

CICCIO

(A Orazio) Dico, te lo immagini! I viaggiatori finisce che scendono tutti, e lui ancora che parla… beh, per modo di dire (A Luigi che ancora parlava) Basta basta che abbiamo capito. (A Orazio) Sai che fai Orazio? Scrivi: centralinista.

ORAZIO

Ma…

CICCIO

E scrivi t’ho detto! (A Luigi) Va bene cosi?

LUIGI

(Luigi strofina le mani dalla gioia) Pu-pure buono è!

CICCIO

Altri comandi?

LUIGI

(Allunga la mano a ringraziarlo) Gra-gra gra-gra…

CICCIO

Niente, lasci perdere con i ringraziamenti, e tenga conto che a breve siederĂ  al centralino. Mi raccomando i voti, non scordi di fare voti per me!

LUIGI

Io… (Riprende a rimboccare le maniche).

CICCIO

Ancora con queste maniche! Lasci stare le ho detto, che ho già capito. (Lo accompagna alla porta ed esce). Oh, certi momenti, sembrava che stesse per darci bastonate con quell’alza e scendi di maniche!

ORAZIO

Non è ancora detta l’ultima parola, sa, don Ciccio. Perché… anche se lei venisse eletto, non è che sia tanto facile scaparsela dalle bastonate, con tutte queste promesse che ha fatto!

CICCIO

Che bel segretario mi sono scelto! Ma ci provi gusto a lamentarti? Vai, vai per l’altro.

ORAZIU

Don Ciccio, glielo dico sin da ora: io, con tutte queste promesse non c’entro per niente! (Apre la porta e si sente un vociare di gente che vuole entrare).

VOCE FUORI SCENA

Scusi, ma dove va lei? Tocca a me d’entrare! No, no, tocca a me! è inutile che insista!

ORAZIO

Non occore che vi accalcate cosìi don Ciccio è qui per ricevere tutti, non serve litigare. Mettetevi d’accordo. A chi tocca adesso?

VOCE FUORI SCENA

E va beni, entri pure; ma dopo tocca a me!

PEPPE

(E’ cieco, ha un paio d’occhiali scuri ed entra a tentoni col bastone) Buon giornu don Ciccio. (Fa per andare in un'altra stanza).

CICCIO

Corri, vai a prenderlo! (Orazio lo corregge).

PEPPE

Scusatemi, io…

ORAZIO

Non stia a preoccuparsi (lo aiuta a sedere). Sieda qui.

CICCIO

Che gioia vedere qui don Peppe! Quale onore! Posso avere il piacere di sapere a cosa debbo l’onore di questa visita?

PEPPE

So che lei favorisce qualche posto di lavoro; pure per me c’è qualcosa? Certo, capisco che la mia situazione non è delle migliori, ma… io avrei già una mezza idea dove poter lavorare.

CICCIO

Ah, si! E bene, ci dica pure, dove ha pensato di poter lavorare? Così ci facilita anche il compito!

PEPPE

Pensavo che… magari a fare il vigile andrebbe bene.

ORAZIO

(Guarda meravigliato) A… vigile… ha detto? Ma lei… non… vede!

PEPPE

Appunto! Hai detto bene! E non pensate che qesto sia un lavoro che faccia a caso mio? Ditemi, c’è forse qualche vigile che riesce a vedere qualcosa nel nstro paese? Non vi accorgete che ognuno fa tutto quello che gli pare e piace? Prima bastavano appena due vigili per tenere il paese tranquillo, facevano verbali anche per chi buttava acqua per strada; ora si butta, dove si vuole, persino l’immondizia. Anche le macchine si posteggiano ovunque, senza guardare se creano intralcio o meno! E’ questo che sento spesso dire ogni qualvolta mi reco dal barbiere. Come vede, quindi, il posto di vigile andrebbe più che bene per me!

CICCIO

(A Orazio) Orazio, scrivi: un postu a vigile per don Peppe. L’impresa è grande e c’è spazio per tutti. Altri comandi? Sa che fa in tanto, cominci col comprarsi il fischietto, a breve sarà assunto.

PEPPE

(Meravigliato) Il fischietto! E a che serve, se ognunu s’è abituato a fare ciò che vuole?

CICCIO

Serve a fare rumore! A far sentire che il vigile ha l’occhio vigile. Ha capito? Se non fa nemmeno questo, nessuno s’accorge che c’è il vigileche ha l’occhio vigile. Orazio, su, accumpagna alla porta don Peppe.

PEPPE

Grazie, grazie, don Ciccio!

CICCIO

Don Peppe, lei sa qual è ora il suo dovere!

PEPPE

Adesso so io come fare un po’ di voti; ringraziando il cielo ho la famiglia numerosa! Lei s’interessi del posto a vigile che intanto io sarò vigile nel fare i voti per la sua candidatura a sindaco. S gà cosa fare. (Orazio lo accompagna alla porta). 

ORAZIO

Don Ciccio, ma tutto quello che scrivo amano, non posso farlo con la macchina da scrivere? Non vorrei che qualcuno s’accorgesse di me che sia stato complice della sua impresa!

CICCIO

Vuoi sapere una cosa? Tu non sei portato a fare il segretario. Adesso apri la porta e fai entrare il prossimo.

ORAZIO

Avanti un altro!

ANGELA

Buon giorno signor Sindaco!

CICCIO

Donna Angela, quale piacere! Guardi, però, che ancora non sono sindaco!

ANGELA

Ancora no, ma… poco manca.

CICCIO

Speriamo che le sue parole arrivino in cielo. E suo padre, suo padre Salvatore, sempre brontolone è?

 

ANGELA

Mio padre dice? E’ il brontolio in persona! Non gliene sta mai una bene. Pensi, s’è fissato che deve andare alla scuola serale, dice chevuole prendere ildiploma della terza media perché continua ad insistere che deve fare il concorso per giudice di pace! 

ORAZIO

Per cosa, giudice di pace? E si sta prendendo il diploma di terza media media alla scuola serale per questa ragione? Anche lei signora Angela! Non sa che per fare il giudice di pace occore una laurea? Altro che diploma alla scuola serale!

ANGELA

Lei crede che io non sappia cosa occorre? Gliel’ho detto, gliel’ho detto! Ma lui… niente. Sapete cosa m’ha risposto: che la laurea non serve a niente, perché ce l’hanno pure gli asini; dice che per fare il giudice di pace, basta avere solo un po’ di buon senso.

ORAZIO

E lei, quello che ha detto suo padre, crede sia buon senso? Suo padre è da manicomio, altro che buon senso! Ci vuole conoscere le leggi, i termini, i codici… e poi, a una certa età come fa a fare il concorso, me lo spiega?

ANGELA

(Sbalordita per l’arringa di Orazio) Don Ciccio, ma dove lo ha trovato a questo? Ed è puru suo segretario! Ma non c’èra un altro migliore? Tu guarda quanti ostacoli che va mettendo in mezzo ai piedi. (A Orazio)

CICCIO

Sa cosa le dico donna Angela, intanto gli faccia prendere la terza media che al resto penso io.

ANGELA

(A Orazio) Ecco, ha visto? Volere è potere.

ORAZIO

Forse sarebbe meglio dire che: potere è volere!

CICCIO

Ora mi dica cose le serve ancora.

ANGELA

Io…, lei lo sa, posti di lavoro non ne ho mai chiesti a nessunono perché hogià tanto di mio: lavo scale, assisto persone anziane, faccio servizi vari, e poi ho anche l’orto cui badare; spesso non riesco a esaudire questi di lavori, figuriamoci altri! Sono venuta perché avrei bisogno di una… testata.

ORAZIO

(I due si guardano sbalorditi) Una… che? Allora non è solo a suo padre che non regge bene la testa!

CICCIO

Una testata? E… da chi, da me la vuole? Non gliela può dare Orazio?

ANGELA

Non scherzi don Ciccio, lei sa che può darmela solo lei. (i ue continuano a guardarsi stupiti).

CICCIO

Donna Angela, non capisco, ma da dove le prende certe idee? Non è che prima di uscire di casa s’attacca alla botte del vino?  

ANGELA

Bih, quanto la sta facendo lunga! Così difficile è!

ORAZIO

Sa cosa faccio don Ciccio, mentre decidete su chi dare la testata, io vado di la a prendere una penna che questa non scrive più (esce per l’altra stanza).

CICCIO

Le conviene, mentre Orazio non c’è e non s’accorge di niente (indicando il muro), vede questo? Gli tolgo pure il quadro, chissà dovrebbe cadere e si rompe, le sta bene qua? Si parte da lontano con una breve rincorsa e prova a batterla qui la testa, ora però, prima che torni Orazio! (Batte col pugno chiuso sul muro) Più duru di così!

ANGELA

(Lo guarda stupita) Così dice? (Ciccu alza le spalle) E dopo… mi dà la… testata?

CICCIO

Se le rimane forza di chiederla, può pure succedere che gliela do, va bene?

ANGELA

Ah, quindi, per avere la…, prima si deve battere la testa al muro?

CICCIO

Si brighi le ho detto, prima che entra Oazio, così non s’accorge di nulla.

ANGELA

Ecco perché mia comare mi disse che era difficile avere la testata!  

CICCIO

(Guardando se entra Orazio) Si sbrighi, su!

ANGELA

Perché, per avere una cosa che tanti altri hanno, si deve dare la testa al muro? E va bene, come dice lei. Il bisogno è mio… vuol dire che darò la testa al muro! Sono pronta, quando lei dice…

CICCIO

Io? Lei, quando è pronta!

ANGELA

(Si concentra e parte, batte al muro e, sempre abbassata come fosse un toro, rimane bloccata, si gira semple bloccata, guarda Ciccio e attacca a ballare col sotto fondo musicale: il tormentone della canzone giapponese Gangnam Style. Entra Orazio e rimane impietrito. Ciccio rimane pure sconvolto).

ORAZIO

No, non è possibile! Scommetto che vuole lavorare al teatro come ballerina! Ma… lei… no, vero?

CICCIO

E zitto, sciocco. (Dopo un po’, Angela, cade per terra intontita e indolenzita, lamentandosi) Ahi, ahi! Che botta! E che giro di testa che ho! (L’aiutano ad alzarsi) Solo una testata le avavo chiesto! Neanche se avessi chiesto il permesso di di fabbricare una casa abbusiva! Ahi, ahi, ahi, ahi che dolore!

CICCIO

Come va? Come si sente?

ANGELA

Non sapevo che per avere certi documenti bisognava battere la testa a muro! Ora mi da questa testata, se no non posso venderla la faggiolina e le altre cose dell’orto.

CICCIO

(Guarda meravigliato Orazio) Si vede che la botta l’ha presa bene! Donna Angela che è, ricomincia da capo? Cos’è ora questo discorso della fagioilna e dell’orto? Oggi non aveva proprio nulla da fare in casa?

ANGELA

Eh, avoglia se ne avevo cose da fare! Non gliel’ho detto poco fa il da fare che ho? Però la testata mi serve, se no non posso vendere le cose del mio, perché… se mi becca la finanza, sono rovinata! 

ORAZIO

(Comincia a capire) Donna Angela, non è che lei vuole un attestato… una licenza insomma?

ANGELA

Si, si, questa voglio, la vicenza!

CICCIO

Si a Torino! E avoglia che aveva di battere la testa al muro! Si dice attestato, o meglio ancora licenza, e no Vicenza. Non poteva spiegarsi meglio? C’era bisogno che lei battesse la testa al muro! E… le serve solo per vendere le cose dell’orto?

ANGELA

E certo! Però sa che fa don Ciccio per non sbagliare, a fianco gli scrive così: con questa vicenza, la signora Angela… che sarebbe io, può vendere pure cose di sua medesima produzione: uova, vino, formaggio…

ORAZIO

Abbiamo capito, lei vuole una licenza che possa permettere di vendere cose da mangiare, o meglio ancora, generi alimentari.

ANGELA

Che vorrebbe dire pure: carne, pesci, dolci…

ORAZIO

(La interrompe) Machine da cucire, materassi, pignate, frigoriferi… Mi sa che lei ha cominciato col dito, e adesso pretende anche la mano. Qui è andata a finire che a momenti vuole la licenza per aprire un Centro Commerciale!

ANGELA

A essere sincera, non ho capito bene il significato di queso centro… come dice lei; però, se potesse servire, perché no!

CICCIO

Mi pare d’avere capito. Orazio, scrivi: licenza Centro Commerciale per la signora Angela.

ANGELA

(Si premura a baciare la mano a Ciccio che poi pulira sui pantaloni) Grazie, grazie don Ciccio, lei, più che il sindaco, avrebbe dovuto fare il Presidente della repubblica! Se tutti facessero come lei, l’Italia sarebbe un grandissimo formicaio (Orazio guarda sbalordito Ciccio), saremmo tutti all’opera!

ORAZIO

(Sbalordito, guarda Ciciou) Uhm?

CICCIO

Te l’ho detto che non sei in grado di fare il segretario.

ORAZIO

Se lei sapesse la storia del formicaio, e ora che gli darebbe il voto!

ANGELA

(A Ciccio) Che cosa ha detto?

CICCIO

Niente, niente, lui dice che gli è piaciuta la storia del formicaio e che lei mi darà il voto. Ora avanti Orazio, accompagna la signora Angela, che il tempo stringe. Donna Angela, dico… con la testa… apposto? Sa che non sapevo di queste sue brillanti doti di ballerina!

ANGELA

(Sbalordita) Chi, io? Guardi, guardi un pò (si mette in posa per dare inizio ancora al ballo del Gangnam Style e parte insieme alla musica, ma Ciccio la ferma).

CICCIO

Basta, basta signora, per l’amore di Dio! Che se dovesse entrare qualcuno, a tutti per pazzi ci prende, altro che sindaco e sindaco! (L’accompagna alla porta) Vada, vada che tardis’è fatto. Faccia conto che a breve avrà la testata… la licenza volevo dire! (Esce) L’hai appuntata sulla rubrica: licenza?

ORAZIO

Stiamo facendo una lista! E che lista!

CICCIO

Tu scrivi ti ho detto, che al resto penso io! Una cosa devo ripeterla cento volte! Vai un po’ a vedere a chi tocca entrare.

ORAZIO

(Va ad aprire) Entri a chi tocca.

CICCIO

(Domenico. Camminerà indolenzito a causa dell’intervento al pene che ha avuto fatto da giorni. Ciccio e Orazio lo guardano molto preoccupati) Che c’è, cosa le è capitato signor… (Non sa quale sia il nome del novo entrato)…

DOMENICO

Do-do Do-do Do-domenico.

CICCIO

Pure! E’ anche balbuziente?

DOMENICO

Ma quando mai! E’ così che mi chiamo. Mio padre era a balbettare, e quando andò al Municipio a registrarmi, quel deficiente del messo comunale ha scritto il nome così come mio padre glielo ha detto. Ora mi permette di salutarla signor Ciccio.

ORAZIO E CICCIO

Oooohhh!

ORAZIO

(Premuroso, lo aiuta a sedere) Sieda, sieda qui.

CICCIO

E il fatto che cammini così?

DOMENICO

Perché voi non sapete della disgrazia che m’è capitata?

CICCIO

Io… veramente no, e tu?

ORAZIO

Perché che c’era da sentire?

DOMENICO

Non so se sapete che lavoro la campagna, e vivo con quello che la terra mi da.

CICCIO

Si, questo lo sapevo.

DOMENICO

L’altro giorno, mi trovavo a lavorare nell’appezzamento di terra di don Calogero, a potare le viti, gliel’ho appena detto che lavoro la terra, e quando posso lavoro nella tenuta di altri (racconterà come se rivivesse l’accaduto, tanto che i due sono così immedesimati che seguono i minimi movimenti che egli farà). Mentre mi trovavo a tenere il ronciglio così (è un arnese un po’ diverso della falce, da un lato come fosseuna accetta, dall’altra una curva lama che taglia come il rasoio, e serve per tagliare i tralci della vite)…

ORAZIO

E che cos’è il ronciglio, signor Domenico?

DOMENICO

E’ un arnese d’acciao semicurvo alla punta, quasi come la roncola, a punta adunca e molto affilata…tu sai cos’è la roncola?

ORAZIO

Arnese per potare piccoli rami.

DOMENICO

Ecco, bravo; per potare… come in questo caso, le viti, e taglia quasi da potersi radere. E… mentre ero messo… come vi stavo dicendo, così (si abbassa facendo le veci)… forse ero preso da chissà quale pensiero, cominciai a tirare cercando di tagliare il tralcio vicinissimo al terreno; non misono accorto che il ronciglio aveva davanti una pietra, e tirai con tutta la forza che mi trovai addosso; tutto ad un tratto, scappa scivolando bruscamente la lama dalla pietra e… zamt!!! (I due fanno un grosso soprassalto) dove mi prende?

CICCIO

Oh, Madonna! Dove, dove?

ORAZIO

Quando si dice che il diavolo ha da metterci la coda! E dove lo ha preso?

DOMENICO

(Comincia col fare dei piccoli sguardi nella parte bassa, poi comincia a far capire l’allusione al pene) Proprio lì!!!!

CICCIO E ORAZIO

(Toccandosi d’un colpo sbalorditi, la parte bassa) Lì!?

DOMENICO

(Racconta con molta enfasi e da fare impressione) Mi si tagliò in due come se fosse stato un cetriolo!

CICCIO

Questi sono danni!

ORAZIO

E magari problemi serii! E ora?

DOMENICO

E’da una settimana che ho subito l’intervento.

ORAZIO

Immaggino il dolore che sente!

CICCIO

Ildolore? Il problema del dovere andare in bagno! Perché… sarà un problema, o sbaglio?

DOMENICO

Questo dite? E il problema con mia moglie, dove lo mettete? (I due si guardano) Voi capite a quello che mi riferisco.

CICCIO

E certo, siete ancora giovani; e ora che cosa ha pensato di fare?

ORAZIO

E già, perché il rimedio deve pur trovarlo se non vuole che sua moglie… cambia… strada.

DOMENICO

(Quasi offeso) Ma come si permette!

CICCIO

Cos’ha capito signor Domenico! Orazio intendeva dire che sua moglie avrebbe cambiato strada, nel senso di cambiare posizione  nel letto, e certo, una volta che lei non può più fare quel… (allusivo) discorso, sua moglie cosa fa? prende e si gira dall’altro lato!

DOMENICO

Ah, mi sembrava! E se fa così ha ragione poverina. Ma io che colpa ne ho! E vorrei fare di tutto per risolvere la situazione, tanto che mitrovo qua per questo (i due, come d’incanto, si guardano velocemente stupiti).

CICCIO

E io, io cosa posso fare signor Domenico?

ORAZIO

Noi non siamo mica dottori che possiamo prescriverle la cura!

DOMENICO

Io non voglio nessuna cura, anche perché non mi faciliterebbe di nuovo la crescita del… voi capite. Sono qui perché mi aiutaste a trovare la soluzione più idonea: una protesi, ad esempio. Solo cheper fare questo occorrono tantissimi soldi, ed io…  (si passa la mano sul muso).

CICCIO

Quindi, io, se ho ben capito, dovrei trovarle un… (Guarda Orazio stupito).

ORAZIO

(Lo precede) Cazzo!

DOMENICO

(Gioioso) Si, proprio così!

CICCIO

Orazio, scrivi: un cazzo per il signor Domenico!

DOMENICO

(Lo corregge) Do-do Do-do Do-domenico.

CICCIO

E giĂ , lei ha questo errore di trascrizione. (Orazio rimane a guardare Ciccio, impietrito e poi scrive quanto dettogli). Altri comandi signor Do-do Do-do Do-domenico?

DOMENICO

(Contento) Il Signore ve ne renda merito, don Ciccio. Non so proprio come potermi disobligare!

CICCIO

Se lei vuole, ha come poterlo fare, è quello di aiutarmi ad essere eletto Sindaco; quindi i voti.

DOMENICO

Questo non c’era nemmeno bisogno di chiederlo, so io come fare i voti, ho tanti amici e parenti.

CICCIO

Grazie, grazie. Orazio accompagna il signor Domenico. (Orazio, ancora intontito, accompagna alla porta Domenico).

ORAZIO

(Preoccupato) No, no, no, no! Io, come finiscono queste elezioni, o viene eletto, o non viene eletto, vado a cercarmi un altro lavoro! Ma lei sa quello che ha finito di fare? Ha promesso l’impossibile!

CICCIO

Sempre che ti lamenti sei! Dimmi, dimmi che cosa ho fatto, se non quello di aiutare a risolvere un problema a quel poveraccio; o meglio ancora evitare che egli litighi con l moglie rischiando di rovinare la sua famiglia.

ORAZIO

Si, ma lei si è impegnato promettendo di dargli un cazzo! Ha capito almeno quello che ha fatto? Posso capire che m’ha fatto scrivere una lista d’impegni srani con tutti gli altri, ma questa è tutt’altra cosa! E ora? Vuol dirmi lei dove andiamo a prenderlo questo… cazzo?

CICCIO

Dove andiamo a prenderlo dici? Ma dove andremo a prendere gli altri che abbiamo presso a tutti quelli nella lista!

ORAZIO

(Impietrito) Non mi dica che anche agli altri ha promesso… di dare un… cazzo?

CICCIO

Non mi sbagliavo allora, quando ti dissi che non sei buono per fare il segretario!

FINE PRIMO ATTO

FINE PRIMO ATTO

(Scena: interno di una casa comune; un soggiorno composto di misere cose)

CICCIO

(Con una fascia di lavori in corso che gli scende a tracollo è intento ad accendere lumini a san Pietro) San Pietro, oh san Pietro, vedete che bei lumini che v’accendo? E non vi raccumando niente, solo una cosa vi chiedo: quella di farmi eleggere a Sindaco (farà spesso la croce mentre è intento a pregare con la corona in mano e in ginocchio. Entra la moglie, con una pezzuola sulla spalla per spolverare, indaffarata a far le pulizie).

MARIA

(Si ferma impietrita, quasi spaventata) Madonna, e chi è costui? (Lo guarda) No, no, non puo’ essere lui! (si stropiccia gli occhi) Sicuramente starò sognando, ora mi giro e vediamo se questo miraggio scompare. (Si gira, sta un attimo e si riggira) Ma che, davvero lui è! (Inizia a redarguirlo di santa ragione) Ma che cosa stai facendo, messo così?

CICCIO

Sto pregando, non vedi che sto pregando a san Pietro?

MARIA

Tu… stai… pregando! Ma se non sai nemmeno da che lato, si fa il segno della croce! Di, non è che sta notte sei caduto dal letto e hai battutto la testa sul comodino!

CICCIO

Ecco qui! Se uno prega, e perché prega, se uno non prega, e perché non prega… Hai sempre da che ridire, non sei mai contenta! Anzi, senti cosa fai, inginocchiati e aiutami a pregare...

MARIA

Come se io non avessi nulla da fare! Cosa credi che sia sfaccendata come te!

CICCIO

E allora zitta e lasciami pregare.

MARIA

(Ironica) Guardate ch’è pio, ch’è devoto! E ha pure la coroncina in mano! Ma non vedi come ti guarda san Pietro? Credi che lui non sappia che lo stia prendendo in giro? Sai perché non ti dice niente? Perché non è ineducato come te, se no, sai quante te ne avrebbe date bastonate in quella testaccia da somaro. Ma non credere che per quanto sia educato, tu possa farla franca; tutte conservat le hai! Tempo ci vuole, e come sali lì sopra, pensa lui a ricordarti tutte queste prese per i fondelli che hai fatto e gli stai facendo! (Ciccio non risponde) Che è, non rispondi? Tu guarda che è concentrato!

CICCIO

Mai ti casca la lingua per terra  e ti stai zitta!

MARIA

(S’accorge della fascia che ha a tracollo) Guarda, guarda! E che cos’è questa fascia che tieni addosso? Devi andare a sederti nell’orto per fare spaventare i passeri perché non s’avvicinino ai piselli? Che è, non rispondi? Che cosa hai detto che stai facendo, stai pregnado? Come, è da poi che ci sposammo, che non vai in chiesa! (Butta la pezza che aveva sulle spalle, a terra, e comincia a calpestarla con veemenza e grida con la cantilena di quando si piange u morto) Maledetto, maledetto quel giorno! Chi me lo ha fatto fare, chi!

CICCIO

(Smette di stare in ginocchia e le si avvicina) Ho capito, smettiamo di pregare! Ma che hai, si puo’ sapere cos’hai?

MARIA

(Indispostissima) Non mi toccare, non mi toccare sai!

CICCIO

Oh, si po’ sapere cosa ti è preso?

MARIA

(Riprendendosi) Levati, levati di qua! Cosa devi fare t’ho detto, con quella cosa addosso?

CICCIO

Ah, questa (indicando la fascia che ha addosso) dici? Questa è… come fosse… la fascia di sindaco, che starebbe significando che io lavoro per il popolo. Perhé non ti piace? Ed io, io come sto?

MARIA

A me non piace nessuna delle due cose. La fascia del… sindaco! Tu cosa di fare il sindaco sei, grandissimo somaro che non sei altro! Come, hai fatto tanto mal parlare di questa gentaglia, e ora ti trovi ad essere in lista con loro! Grandissima bandiera di canovaccio che non sei altro! Con quale coraggio chiedi il voto alla gente? A me avresti dovuto chiederlo, che te lo davo (indicandosi con la mano, la fronte) qui! E prega pure!

CICCIO

Ah, se riesco a essere eletto e salire al Comune…

MARIA

Ti conviene che ti butti da lì sopra.

CICCIO

E se io riuscissi a diventare davvero sindaco…

MARIA

Rimarresti comunque un pagliaccio e una bandiera di canovaccio! E se vuoi, te lo spiego meglio: pagliaccio, perché sei il buffone di questa gentaglia di galera; mentre bandiera di canovaccio, perché non potendolo più fare uno di loro il sindaco, inquanto sono tutti indagati in affari illeciti, ti sei fatto persuadere a farlo tu… (ironica) per loro.

CICCIO

Ma che cosa stai dicendo! Tu non sai nemmeno quello che dici! Pure il parroco è con noi!

MARIA

Chi, padre Fefè? E vedi come son contenta!

CICCIO

Non sei contenta del parroco?

MARIA

E continua con questo… parroco! Perché, padre Fefè parroco è? Perché, perché indossa la tunica? E tu non hai la fascia di sindaco, persona di poter fare il sindaco sei? Sindaco, è una parola che imbellisce l’anima…, ma già, a te cosa sto a dire, per quanto l’hai sporca l’anima, e di quantu te la sei fatta zozzare! Puh, gentaglia! E che associazione che avete fatto! Cosa d’attaccarivi a tutti e chidervi al manicomio. Questa è una associazione a delinquere! Ancora il parroco dice!

CICCIO

Ora, ora non ti piace il parroco! E allora perchè… tic tic e sei sempre in chiesa?

MARIA

Io, in chiesa ci vado per quanto Gesù possa illuminare questo tuo cervello da pinguino che hai. Il parroco, si! Col parroco ci vanno tutti quelli fuori di testa come te, che pensano di farsi belli solo camminandogli accanto, come te che sei nella lista appoggiato dal… parroco, e ti senti di essere Domini e Dio! Come se questo padre Fefè fosse chissà chi. Gente che lascia la casa in tredici di prima mattina per andare a servire questo parroco! Ma poi dico questi mariti, non vedono i comportamenti queste santerelline! Che cosa aspettano a prendere una sedia e rompergliela di sopra! Comu farei ora io con te che ti vedi con questa gentaglia! Il sindaco deve fare! Ma vatti a togliere quella fascia, che neanche buono a fare lo spaventapasseri sei!

CICCIO

Tu, dici così perché ancora non mi hanno eletto, ma come diventerò sindaco, pure a te piacerà essere chiamata… sindachessa.

MARIA

Ancora inziste! E non chiamarmi sindachessa t’ho detto! Tu, devi solo pregare san Pietro per quanto non ti fa eleggere, perché se Dio ce ne liberi, dovessi diventare sindaco, io, il paese più vicino dove andrò ad abitare è Niuvorlines! (errori voluti). O ti eri persuaso che io avrei dovuto avere a che fare con tutti quei tuoi amici galeotti? E che squadra! La vostra furtuna è che la gente di questo paese non ha cervello, e voi fate tutto quello che vi pare e piace. Tu pensi che se foste stati in un altro paese, dove la gente ha ilcoraggio di discutere con la propria testa, avreste potuto far questo? Di certo sareste tutti già finiti nel carcere di San Vittore, delinquenti che non siete ltro!

CICCIO

Ma guarda un po’ che scilinguagnolo che le è preso stamattina! Di, li hai studiati stanotte tutti questi discorsi? E ora mi raccomando, non cominciare a mugugnare come comincia a venire gente…

MARIA

Gente! Dove, qui? Non ti rischiare sai! Il primo che mette piede in questa casa, ogni colpo di bastone… (va a prendere un bastone grosso e coi nodi che aveva già preparato) questo, vedi? Lo tengo bello e pronto. Ogni colpo di questo, la testa, gliela apro in due come fosse una ricotta! Puaff! Vediamo chi sarà il primo a collaudarlo! (Bussano, chiamando per esprimere gioia). Ecco qui, pare sia stato chiamato apposta!

VOCE F. S.

(Interviene mettendolesi davanti) Don Ciccio, don Ciccio apra, avanti, avanti è con lo sfoglio delle schede!

MARIA

E vedi quanto sono contenta che tu sia avanti!

CICCIO

(La moglie alza il bastone in segno di minaccia) Andate, andate via, per l’amor di Dio, che non posso aprire!

VOCE F.S.

Glielo dica allasua signora, che sicuramente sarĂ  contenta!

MARIA

Ancora! Se questi non vanno via subito gli butto di sopra quel secchio d’acqua sporca che ho appena finito di lavare il pavimento!

CICCIO

Andate, andate via vi ho detto, prima che piova!

VOCE F.S.

Che dice don Ciccio, qui fuori, il tempo buono è! Venga, venga con noi a vedere il risultato finale!

CICCIO

Cominciate a camminare che a momenti arrivo.

VOCE F.S.

Allora ci vediamo lì! Ma glielo dica alla signora che ce la faremo.

MARIA

E insiste ancora con questo ce la faremo!

CICCIO

Va bene, va bene! (Alla moglie) Hai sentito? Hai sentito che a breve sarò sindaco?

MARIA

Ah, si, diventi sindaco! E allora, visto che non l’hai ancora capito, sai che faccio? (Esce a prendere due valige) Ecco. Queste le metto qua; come tu entri a sindaco, io esco da questa casa e nemmeno ti dico, dove me ne vado. Quello che posso invece dirti è che me ne vado così lontano che nemmeno i carabinieri con i più sofisticati elicotteri possono venire a trovarmi! E ora sai che fai, ti conviene andare dai tuoi amici, prima che loro vengano qui e succede l’opera prima ancora che parta.

CICCIO

E va bene, io vado, ma non credere che possa finire così!

MARIA

Intanto, se sarai eletto, sappi e sicuro che è finita qui, e che a casa, è certo non verrai a trovarmi più.

CICCIO

Così dici?

MARIA

No così dico; così faccio!

CICCIO

Questo, poi lo vedremo (esce indispettito).

MARIA

A questo, se non gli faccio passare qualche brutto momento, è sicuro che questi suoi… amici glielo finiscono di rammollire il cervello! E non se li toglie più di torno. E capace di portarmeli sino in casa. E’ arrivato al punto di non volere più lavorare… non è che prima lavorasse tanto, dice che il lavoro onesto non riuscirà mai a fare arricchire nessuno. E certo, questi ladri che governano questo hanno dato d’esempio a lui e a tutti quelli leggeri di testa come lui! Si mostrano tutti spavaldi, pieni di soldi, palazzi, macchinone, ville… pensioni d’oro! Ne può volere più di lavoro questo che già s’è abituato all’idea! (Bussano) Scommetto che sia uno dei suoi compari! Aspetta, aspetta quanto mi metto pronta (prende il legno e si mette dietro la porta, pronta a colpire in testa. Bussano ancora). Chi è?

LUIGI

Lu-luigi so-sono! No-non c’è su-suo ma-ma ma-marito?

MARIA

(In modo che Luigi non senta) Non facciamo che questo c’entra con i suoi amci e io… ( A Luigi) Senta, lei conosce mio marito?

LUIGI

Co-come lo-lo co-conosco, si-signora! Si-siamo aaamici.

MARIA

(Senza che Luigi senta) Allora vuol dire che è uno dei suoi compari! Aspetta che mi sitemo bene (si mette pronta, col bastone alzato, e lo invita a entrare). Venga avanti!

LUIGI

(Entrando e non vedendo Maruzza) Sa-sa sa-sa… (Maria non da nemmeno il tempo di parlare e gliene molla un colpo in testa facendolo cadere tramortito).

MARIA

E questo è il primo; aspeta che lo metto dietro il tavolo, così comincio a fare la raccolta (lo trascina, prendendolo dai piedi, dietro il tavolo). Ecco qui, mettiti lì che ora vi sistemo io a tutti quanti. (Pensierosa e preoccupata) Ma… non è che l’ho ucciso con qel colpo d bastone? Aspetta che guardo, non vorrei che debba pagarlo per buono! (Si abbassa a guardare toccandolo al collo sotto la testa) Niente, respira, questo è segno che la robba brutta non muore mai! (Bussano) E qui c’è l’latro! (Si prepara dietro la porta come ha fatto la prima volta, pronta a colpire) Chi è?

ANGELA

Angela, Angela sono, signora, la figlia di massaro Salvatore.

MARIA

(Meravigliata. Senza far sentire ad Angela) Angela, la donna ch va lavando le scale! E con noi che c’entra? Non abbiamo mai avuto a che fare con la sua famiglia; cosa può volere? Niente… sicuramente è una della combriccola di mio marito. (Pronta a colpire, poi a donna Angela) Entri, entri pure (Apre la porta ed entra con un paniere pieno di ortaggi).

ANGELA

Buon giorno… (Riceve in testa quel gran colpo di legno e rimane bloccata, il paniere cade a  terra ed escono fuori le melenzane e quant’altro. Angela guarda Maria e riprende quel famoso motivo, sempre col sottofondo musicale. Maria rimane impietrita a guardarla).

MARUZZA

Oh, madonna, che sia forse impazzita? (Angela smette, finisce la musica e cade per terra come un peso morto). E ora, non sarà mica morta! E cosa faccio? Oh, Madonna mia! (Comincia a chiamarla) Chi me lo ha fatto fare! Forse lei non c’entrava niente col discorso della politica! Sicuramente, mio marito le aveva ordinato di portare quest cose e io… (Va aprendere le cose a terra e le rimette dentro il paniere) Donna Angela, donna Angela risponda per l’amore di Dio! Vado a prendere un po’ d’aceto, sperando di trovare dov’è messo (Entra Ciccio, s’accorge di Angela a terra e va a nascondersi mentre rinviene Luigi; ha i capelli in disordine, e si porta da Angela che stava per rinvenire anche’essa).

LUIGI

(Ad Angela) Chi-chi chi-chi è le-lei? Do-do do-do do-dove mi-mi trovo?

ANGELA

(Rinvenendo ricade dalla paura e riperde i sensi) Aiuto, aiuto!!!

MARIA

(Da fuori) Che fu, ch’è successo? (Rientra e vede Luigi che va gironzolando per la stanza). Chi è lei? Che cosa va cercando?

LUIGI

Iiiiiil ce-ce ce-cervello, ce-cerco.

MARIA

Questo è segno che già è bello e andato. Ora gli apro la porta e lo mando a casa… sperando che ricordi la strada. (gli apre la porta e quello esce. Richiude) Fortuna che sia andato via! (Si ricorda di Angela) Ah, dimenticavo! Donna Angela! (Le si abbassa e comincia a farle annusare l’aceto) Donna Angela, risponda! (Si preoccupa e corre a supplicare san Pietro) San Pietro, nelle vostre mani sono. Concedetemi questa grazia. Fate rinvenire donna Angela; vi prometto ceri e viaggi a piedi scalzi al santuario. Con voi parlo san Pietro, aiutatemi, su, farò pure tutto quello che volete, giuro.

CICCIO

(Senza farsene accorgere e camuffando la voce) Non fare promessa ai santi se non puoi mantenerla!

MARIA

Sicura, sicura sono di mantenerla! Però fate risuscitare donna Angela, vi prego. Chiedetemi tutto ciò che volete.!

CICCIO

Pure quello di perdonare tuo marito?

MARIA

(Attimo di silenzio) Si…, si, pure quello. Ma fatela risuscitare che lei non c’èentra niente con gli amici di mio marito!

CICCIO

Io la farò rinvenire a condizione che tu non dirai più niente a tuo marito, finanche se diventasse Sindaco.

MARIA

(Attimo di silenzio) Non vi pare che ora state chiedendo troppo?

CICCIO

(In tono di minaccia) Come osi! E allora…

MARUZZA

No, no vi prego! Per me, mio marito può anche fare il senatore a vita, basta che risuscitate questa poveretta.

ANGELA

(Rinvenendo) Oh madonna, ch’è successo? Dove mi trovo?

MARIA

(Accorrendo) Grazie, grazie san Pietro (Mentre è abbassata, Ciccio uscirà lentamente facendo un gestaccio verso la moglie). Come si sente donna Angela?

ANGELA

(Cercando Luigi) Dov’è, dov’è, se n’è andato?

MARIA

Donna Angela, chi cerca? Chi se n’è andato? Guardi che qui nessuno c’è stato!

ANGELA

Io, io l’ho visto, con gli occhi miei, era il diavolo dell’inferno con i capelli tesi!

MARIA

(Non capisce) I capelli ha detto? Ma il Diavolonon ha i capelli! Ha le corna.

ANGELA

I capelli, i capelli aveva questo! Dov’è, è andato via?

MARIA

Un sogno, un sogno è stato, ora le passa. Si alzi e sieda qui. Vuole un po’ d’acqua fresca? 

ANGELA

Io… veramente… volevo… la testata e a… vicenza.

MARIA

Che cosa, la testata di Vincenza? Ma qui non abita nessuno con questo nome. Donna Angela, non è che lei abbia sbagliato casa, e…

ANGELA

No, no, è qui che dovevo venitre; questanon  la casa del sindaco Ciccio?

MARIA

(Sospettosa) A proposito di sindaco! Un mumento fa, quando chiesi la grazia a san Pietro, non m’era sembrata la voce di un… santo… (va aguardare in giro) Ma intanto, dentro non c’è nessuno! (Ritorna da Angela) Donna Angela, mi dica, ma queste cose le ha ordinate mio marito?

ANGELA

No, no, io, io le ho portate, suo maritono sa niente. Lui… non c’è?

MARIA

E’ andato al seggio elettorale. E… (guardando il contenuto del paniere) lei come mai ha portato queste cose? Mi scuserà sa se insisto, perché non capisco…  

ANGELA

Con questi non intendo pagare suo marito per quel favore che gli chiesi! Li ho portati… siccome dovevo venire per ritirare la testata, pensavo che potessero fargli piacere queste cose appena raccolte dal mio orto.

MARIA

Lei deve perdonarmi se ancora non riesco a capire bene; cos’è questo discorso della testata?

ANGELA

E pure quello di vicenza?

MARUZZA

Si,certo, anche quello. Non è che lei, per Vicenza, intende la città?

ANGELA

Non capisco signora. So solo che questo oggetto mi serve per poter vendere le cose…, quelle (indicando le cose nel paniere) per esempio.

MARIA

Nientemeno!

ANGELA

Che c’è, ch’è succeso?

MARIA

L’attestato… voleva dire? Che poi è la stessa cosa della licenza.

ANGELA

Si, si proprio quella! E lei… sa s’è già pronta?

MARIA

Come fa ad esser pronta se mio marito non è ancora sindaco? Non può rilasciargliela se non prima copre la funzione di sindaco!

ANGELA

Quel giorno, quando c’è stato l’incontro alla sezione con tutta quella gente, lui promise a tutti che lo stesso avrebbe mantenuto le promesse, perché diceva d’avere degli amici che lo avrebbero favorito. Io sono certa che ce la farò a diventare sindaco. Sa cosa faccio, adesso me ne vado e torno dopo; glielo dica lei che sono venuta. Il paniere lo ritiro quando torno a prendere…

MARIA

La licenza. Va bene, come vuole lei. E… gazie per queste cose.

ANGELA

Non occorre che mi ringrazi signora Maria (esce).

MARIA

Che movimento! Neanche se fosse davvero la casa del sindaco! E pensare che sia mancato poco e ne facevo fuori due! (Bussano) E ora chi può essere! Non facciamo che sia quello di poco fa del colpo di legno! Che poi non è che abbia capito bene chi fosse e cosa volesse! O pure è donna Angela che s’è dimenticato… E che faccio, mi metto un altra volta con il legno in mano dietro la porta e continuo a bastonare tutti quelli che entrano? E se fosse uno di questi due, e gliene dessi ancora un colpo in testa, non rischierei di farlo fuori veramente! Però, il bastone lo tengo sempre pronto, non si può sapere mai, dovrebbe servire. (Bussano ancora) Chi è?

SEBASTIANO

Sebastiano sono.

MARIA

Entri pure. (Non succede niente) Si accomodi!

SEBATIANO

(E’ così timido che a Maria le sembra abbia problemi psichici) Buon giorno signora, non c’è suo marito?

MARIA

E’ ancora allo sfoglio elettorale. Non sa che oggi fanno lo scrutinio?

SEBASTIANO

(Molto calmo e lento a parlare) Ah, oggi è lo scrutinio? E… di cosa?

MARIA

(Crede sia insano di mente) Scusi, ma lei sta venendo dal manicomio! Non sa che oggi c’è lo sfoglio elettorale?

SEBASTIANO

Ed io è proprio di questo volevo parlarle!

MARIA

Dello… sfoglio?

SEBASTIANO

No, del manicomio.

MARIA

(Fraintende, si preoccupa e stringe il bastone che ha in mano) Di… che cosa? Perché lei ha… (pian piano va a prendere il bastone) a che fare col… manicomio?

SEBASTIANO

Veramente io… siccome non lavoro, ho problemi serii, e…

MARIA

Le interessa il manicomio!

SEBASTIANO

Si, si signora, il manicomio mi interssa.

MARIA

E non le pare d’avere… sbagliato casa? E poi… mio marito non è in casa…

SEBASTIANO

Allora sa che faccio, mi siedo e aspetto che arrivvi.

MARIA

Aspetta… qui ha detto? Ma a chi? Quando! Dove! Vede (Alzando in aria il grosso bastone) questo bastone, se non esce da casa mia, e di corsa pure, le rifilo tante di quelle bastonate da aggiustargli il cervello in quattro e quattr’otto! (Minacciosa e col bastone alzato) Via, sciò, scio! (Sebastiano esce di corsa guardandosi dal non ricevere qualche brutto colpo). Adesso pure al manicomio siamo arrivati! Che giornata! (Riflettendo) Intanto diceva di cercare mio marito. Puo’ essere che a questo aveva promesso di farlo entrare a lavorare al… manicomio, ed io l’ho minacciato col bastone confondendolo co un pazzo! Beh, non è che sembrava ci fosse tanta differenza fra lui e un pazzo! Qua se non ci tiriamo fuori da questa politica, va a finire che al manicomio a me ci chiudono!

CICCIO

(Entra triste e va a sedersi deluso e amareggiato) Lascia che viene il primo dicendo che vuol fatto un favore! Dammi quel bastone, dammi!

MARIA

Che c’è, che hai per essire così distrutto?

CICCIO

Ho quello che non avrei voluto avere! Cornuti, cornuti e doppia faccia! Neanche il prete mi ha dto conforto! Ma aspetti a venire pure lui che glieli doio i soldi per la festa del patrono; glieli devo dare (indicando col bastone la fronte) qui, glieli devo dare! Imbroglione e traggediatore pure lui!

MARIA

Ho capito, non sei riuscito a essere stato eletto. E non è meglio! Certo, per ora ti brucia; ma sono certa che come ti passa la rabbia, ti renderai conto che non avevo torto quando ti dicevo di questa cricca che avevi accanto.

CICCIO

Tre, tre voti! Non sono stato eletto per tre voti! (Pensa a chi avrebbe potuto non votarlo) Il tuo, e è sicuro che non me lo hai dato, e gli altri… chi possono essere questi altri? Traditori!

MARIA

Se tu sapessi, invece, chi sono questi altri due che non ti hanno votato, dovresti invitarli a casa amangiare e farteli pure amici! Ti rendi conto che proprio loro ti hanno salvato! Hanno evitato di farti entrare in un vicolo cieco! Tu cosa di fare politica sei? Perché invece non torni a lavorare in fabrica da don Antonio? Eravamo così tranquilli; certo, non nuotavamo nell’oro, però… facevamo una vita quieta, senza che nessuno venisse a bussare alla porta (bussano). Ora invece, vedi? Santa verità.

CICCIO

Dammi, dammi qua il bastone t’ho detto, che il primo che entra ci penso io! La testa gliela apro in due.

MARIA

Lascia andare, che un momento fa ne stavo facendo fuori due; menomale che è finita bene! (Bussano ancora).

MARIA

Chi è?

ORAZIO

Sono io, Orazio.

MARIA

(Entra Orazio dispiaciuto) Entra, entra, Orazio. Che cos’è, pure tu sei dispiaciuto che mio marito non gliel’ha fatto a essere eletto?

ORAZIO

(A Ciccio) Io… sono venuto perché… non so nemmeno da dove cominciare, però desidero che lei capisca come se io fossi suo figlio, un frate…come vuole insomma, io…

MARIA

Vuoi che ti prenda un po’ d’acqua? Parla. Cos’è successo?

ORAZIO

Don Ciciou,  io… sono uno dei tre che le ha dato il voto.

CICCIO

(Adirato) Che cosa! Tu non mi hai votato! E mi hai fattopure il segretario!

ORAZIO

Forse me ne sono pentito, però mi conforta sapere che anche se glielo avessi dato, non sarebbe stato lo stesso eletto. Li ho lasciati tutti al seggio elettorale che rifacevano la conta delle schede, ma credo che non cambierà niente.

CICCIO

Ecco qua i due traditori!

ORAZIO

(Non capisce e si guarda in giro) I due! E chi è l’altro? (Capisce e guarda in faccia Maria, la quale abbassa la testa) Lei, donna Maria! E va bene, sempre altri due ne sarebbero mancati, perché con uno si sarebbe pareggiati e si sarebbe dovuto tornare a votare per il ballottaggio.

CICCIO

E con questo che vuol dire, che vi siete puliti la coscienza tutti e due? Sono curioso di sapere chi siano questi altri due, magari altri che mi sono stati pure vicini e che magari ho offerto loro il caffè; ma veleno ha da fargli! E’ proprio vero, bisogna guardarsi sempre da chi ti è vicino! (Bussano) E chi è, puo’ essere che sia uno degli altri due traditori? (Bussano ancora).

MARIA

Chi è?

DOMENICO V.F.S.

Sono io, Domenico!

ORAZIO

Don Ciccio, questo è quello (facendo il gesto per far capire a Ciccio)… del… coso!

MARIA

Che cos’è questo… segnale che hai fatto?

ORAZIO

Niente, don Ciccio ha capito (bussano piĂą forte).

MARIA

(A Ciccio) Scommetto che nemmeno tu sappia niente.

CICCIO

Sapere… di cosa? S’è niente.

MARIA

Sapete che, arrivati a questo punto, e poiché non volete dire niente, vorrei capire meglio di cosa si tratta! (Apre la porta) Entri, si accomodi.

DOMENICO

(Entrerà camminando indolenzito) Buon giorno a tutti. Don Ciccio, mi truvavo a passare da qui è… ho pensato dipassare per (guarda Maruzza cercando di non far capire) quel… discorso (facendo segno di una lunghezza eccessiva).

MARIA

Qua un altro ce n’è con le misure!

CICCIO

Eh, poi, lei! Accorci, accorci!

DOMENICO

(Guardando sempre Maruzza fa il segno più corto e quanto essa non non veda) Così... va bene?

CICCIO

Le piacerebbe!

DOMENICO

E allora (guarda Maria e le fa un sorrisino finto per ingannare un po’ quegli gesti) quanto?

MARIA

(A Domenico) Ha finito di fare tutti quei segnali mimici e prendere misure? Che cosa sono questi (facendo i segnali che invece aveva visto) segnali: così, così… perché non parlate chiari invece di fare i quiz? Che giornata misteriosa oggi! Vi conviene parlare e farvi capire, perché tanto da qui non va via nessuno se non prima vengo a sapere di questi misteriosi quesiti! Che cosa avete da nascondere?

ORAZIO

Signora, guardi che io non c’entro niente con questi loro discorsi.

CICCIO

Ah, si, vuoi che ti faccia leggere (indicando la rubrica che si trovava posata li vicino)  la rubrica dove segnavi tutto?

ORAZIO

Adesso mi ricatta pure! Lo dicevo io che sarebbe stato meglio scrivere tutto a macchina!

MARIA

Sapete cosa faccio, mi siedo, perché a quanto vedo, la storia è lunga, e da qui non esce nessuno nemmeno se cadessero le bombe.

CICCIO

E smettila sciocca, quale mistero vuoi che debba esserci!

MARIA

E allora perché non parlate affinché io possa capire?

DOMENICO

Signora, suo marito…, in poche parole, vuole dier che questi non sono discorsi che può sentire una donna.

MARIA

(Imbestialisce) Dove! Quando! E allora sapete cosa faccio, se non vi decidete a parlare, ora, e senza tergiversare, prendo (va aprendere il bastone) questo bastone e comincio con il suonarvele di santa ragione, e finisco solo quando vi vedrò con le ossa rotte. E ora parli prima che comincio da lei! (Alzando il bastone).

DOMENICO

(Preoccupato, cerca di pararsi con la mano davanti al viso) Oh, oh, ma cosa fa!

CICCIO

Lascia stare lui, che giĂ  bastano i problemi che ha, non gliene dare altri.

MARIA

A me non interessano i suoi problemi, giĂ  bastano i miei. Io voglio solo sapere quello che mi nascondete. Allora sai che faccio? (A Orazio) Comincio da te (alzando il bastone).

ORAZIO

(Corre a nascondersi alle spalle di Peppi) Oh, oh! gliel’ho appena detto, io non c’entro niente! Io scrivevo quello che lui mi diceva! (Indicando Ciccio).

MARIA

Ho capito, vuol dire che leggerò quello che c’è scritto nella rubrica. (Va a prenderla, Ciccio fa il gesto di prenderla, ma lei alza il bastone in aria e lui gliela lascia prendere) Non la toccare sai! (La apre e comincia a leggere) Ah, ma queste sono tutte promesse che hai fatto a coloro che dovevano darti il voto! “Mandare lo stipendio a casa a Sebastiano”, e chi è questo? “Luigi a centralinista”, (pensierosa) Luigi, Luigi…, questo nome non mi è nuovo (ha capito); ma certo! E’ quello che è venuto un momento fa, cercava di te, e io gli ho rifilato un paio di colpi! E poi, pure tu, questo dovevi prommettergli a una persona che balbetta? E a quest’altro, cosa gli hai promesso un posto di vigile? “Posto di vigile per don Peppe”. (Al marito) E dove, dove dovevi prenderli questi posti di lavoro da dare a tutte queste persone che sono scritte qua? “Licenza di un Centro Commerciale, per la signora Angela”, pure!  La licenza per un Centro Commerciale! La licenza,…, ah ma a questa la conosco pure! E’ quella delle melenzane, quella che voleva la… testata! Pure lei le ha prese di santa ragione! Tanto che s’è messa a ballare. E come fai ora a mantenere tutti questi impegni, me lo vuoi dire? Perché… le promesse si mantengono se uno le fa! Aspetta, aspetta! Che cosa? Che c’è scritto qua? Che schifo, a questo sei arrivato! Ma sto leggendo bene?

ORAZIO

Da lei siamo arrivati, signor Domenico.

MARIA

(Al marito minacciosa) Senti, se non mi spieghi bene cosa vuol dire questo discorso, mi basta solo darti due colpi in testa per dividerla in due, tanto per quello che contiene… Parla!

CICCIO

Orazio, spiegaglielo tu questo discorso.

ORAZIO

Che cosa! Ma da dove le prende dal sacco! Dovrei prendere ora quelle che mi sono scampate un momento fa!

MARIA

(S’infastidisce per la lunga attesa e sbatte forte il bastone su di una sedia, o un tavolo… grandissimo sussulto generale, minacciando suo marito) E il prossimo è a te che lo do, ma no così, più forte!

DOMENICO

(Dispiaciuto) Chi me lo ha fatto fare venire qua!

CICCIO

(Maruzza alza il legno per colpire suo marito) Oh, oh, aspetta che gatta premurosa! Devi sapere che il signor Domenico, mi raccontò di una brutta disgrazia che gli capitò. Mentre potava una vite… nemmeno lu iricoda come possa essere accaduto, con in mano un ronciglio, cercava di…

MARIA

U ronciglio! E che cos’è questo coso?

DOMENICO

E’ un attrezzo che costa un occhio, con la lama un po’ curva e molto affilata che serve per tagliare i tralci delle viti…

MARUZZA

Ho capito, lo ha perso!

DOMENICO

(Dispiaciuto) Ma quando mai signora! Magari fosse stato questo!

ORAZIO

Signora Maria, è che questo arnese è molto tagliente, e ha… combinato…

MARIA

Mi sembra di assistere a una telenovella, così difficili è arrivare alla conclusione? Volete concludere che non ci sto capendo un…

TUTTI

(Credendo che lei stia dicendo: cazzu) Uhm!!!???

MARIA

Uhm, cosa?

CICCIO

E pure…  sai checi stavamo arrivando!

MARIA

Aspetta, aspetta! Dunque, il… come ha detto che si chiama…

DOMENICO

Ronciglio?

MARIA

Quel coso, si, hadettoche è tagliente, allora è signo che… No! Non è che le ha tagliato… (guardano tutti pendendo dalle sue labbra) la gamba, e cammina così per questo?

ORAZIO

C’era quasi arrivata, solo che ha tagliato più… sopra.

MARIA

La… coscia?

CICCIO

Ancora più… (facendo con la mano segno di più sopra) sopra.

MARIA

(Capisce e rimane impietrita) Noooooh!!! Quel… coso? Quello che è scritto… (indicando la rubrica delle promesse) qua? Bih!!! Poverina!!!

ORAZIO

(Non capisce) Poverina! Poverino voleva dire!

MARIA

No, no, hai capito bene! Io dicevo poverina sua moglie che tempo niente s’è dovuta pulire il muso!

DOMENICO

Ma io non ne ho colpa, signora mia.

ORAZIO

Certo, è stata una disgrazia.

MARIA

E io, io cosa dovrei allora che senza nessuna disgrazia, è da subito dopo che mi sono sposata che me lo sono pulito il muso!

CICCIO

Che cosa vuoi far credere al signor Domenico? Che io…

ORAZIO

Io me ne vado, non voglio sentire i vostri discorsi privati.

MARIA

Tu rimani qua! Se non prima risolviamo questo discorso, di qua dentro non esce nessuno! Signor Domenico, mi dica: mio marito davvero le ha promesso di fargli avere quello che sta scritto qua? (Indicando la rubrica).

DOMENICO

Si, così mi disse.

MARIA

(Al marito, decisa) E allora alzati e dagli quanto hai promesso!

CICCIO

Quel… coso dici? E dove vado a prenderlo quel… coso? Io, tutto al più posso andare a prendergli un cetriolo dal fruttivendolo, o se vuole una banana, ma…

MARIA

Un cetriolo, si! Tu, della vita, ancora non hai capito niente! E il bello che voleva fare il sindaco pure! Ricordati che la promessa è sacra e si deve mantenere, costi quel che costi; quindi alzati e fai ciò che devi.

CICCIO

Io te l’ho detto quello che posso fare, andargli a prendere un cetriolo!

MARIA

Ah, si, gli compri un cetriolo! Tu uomo sei? Ah, già, cosa sto a dirti che t’eri fatto amico di quella gentaglia! O pensi che siano i pantaloni a farti uomo.; o perché all’anagrafe risulti maschio? Oh bestia, devi sapere che non tutti quelli che nascono maschi, riescono a diventare uomini.

CICCIO

Che cosa vuoi dire con tutti questi discorsi filosofici?

MARIA

Se ancora non hai capito, voglio dire che io, al posto tuo, farei un atto di donazione, mi sono spiegata, o ancora no? (Alludendo) La prenderei e gliela darei al signor Domenico.

DOMENICO

(Scandalizzato) Che cosa! Io… dovrei prendermi quello di… suo marito? Signora Maria, mi ha forse preso per un (facendo il verso di gay)… Ma guarda un pò! Non basta che io… ma che devo anche prenderlo da suo marito no, e no!

MARIA

(Ciccu guarda sbalordito perché ancora non ha capito) Ma che cosa ha capito signor Domenico! Io intendevo dire, fare un trapianto di organi, mio marito farebbe il donatore; mentre lei sarebbe…

CICCIO

(Capendo tutto, si alza discatto, stringendosi il coso) Che cosa!!! Io, dovrei…

MARIA

E’ inutile che scaldi cosi tanto, tanto a cosa ti serve? E poi, tu hai fatto la promessa. A proposito di promessa, io…, un momento fa, ne feci una più grossa di promessa a san Giuseppe! E io le promesse le mantengo, non sono come te, grandissimo pulcinella che non sei altro!

CICCIO

Aspetta, aspetta! Ogni promessa era vincolata a condizioni che iovenissi eletto! Si, vero è che ho promesso a tutti di aiutarli, ma è pur vero che loro hanno preso pure l’impegno nei miei confronti a far si che venissi eletto dandomi il voto… a proposito (a Domenico), lei me lo ha dato il voto?

DOMENICO

(In imbarazzo) Chi, io? Io… veramente… è da una settimana che manco dal paese; son dovuto andar a Padova per controlli e…

CICCIO

Ecco, vede? Ora come la mettiamo? Sa che potrei anche citarla per danni? Sa per quanti voti non ce l’ho fata ad essere eletto? Per un solo voto, il suo! Se lei mi avesse votato, io fossi già sindaco, invece devo stare a sentire anche le sue lamente! Sa cosa le dico, se non vuole che prenda un buon avvocato e lo cito per danni morali, vada via di corsa da questa casa, prima che me ne penta del non averlo fatto! Mi dispiace solo per sua moglie, ma io…

MARIA

Tu! Tu cosa? (Va a prendere il bastone) Vedi questo? Ho la strana impressione chequesto…

DOMENICO

Ho capito che forse è meglio andare, prima che scoppi il temporale (stava per uscire e bussano).

MARIA

(A suo marito che s’era nascosto dietro Orazio per non prendere bastonate) Vai ad aprire e vedi chi è piuttosto, e non permetterti di fare entrare qualcuno dei tuoi amici sai! Che questo, davvero ve lo rompo sulle vostre teste.

CICCIO

Ma chi me lo ha fatto fare mettermi in politica! Ero così bello e tranquillo. (Sulla soglia) Chi è? Che cosa volete?

V.F.S.

(Voci gioiose) Don Ciccio, bene, bene è finita! Hanno ricontanto le schede e siamo a pari con l’altro candidato a sindaco! E ora si deve fare il ballottaggio! E sta volta pensiamo di farcela!

CICCIO

(Guarda la moglie col bastone alzato in segno di minaccia) Via, andate via! E diteglielo agli altri che io ballottaggio non ne faccio. Il sindaco se lo faccia chi vuole, perché io già ne sono bello e sazio!

DOMENICO

Ma cosa dice don Ciccio! Sta volta lei ce la farà di certo! Avrà il voto mio, di mia moglie, i miei figli…

CICCIO

Signor Domenico, a che vale fare il sindaco per una manciata di voti se manca la partecipazione di mezzo paese? E poi, dopo questa amara esperienza sta brevi esperienza ho capito tante cose, e gliela voglio dire per come mi esce fuori dallo stomaco: la politica, fatta col dammi e tè, non è politica che fa per me. (Rimarranno tutti bloccati e si abbasseranno le luci, mentre entreranno gli altri attori ed assumeranno una posizione avuta in una delle scene precedenti, e uno di loro, portandosi davanti al proscenio e sotto l’occhio di bue, narrerà in vena poetica popolaresca, la morale finale. Si rimarrà bloccati sino a chiusura sipario).

PEPPE

Son finiti i tempdi una volta,

valori belli e degni di nota.

Quanti comizzi nelle piazze,

si sentivano pure nelle viuzze.

Tre partiti erano a buttar voci;

pesanti grida e paroline dolci.

Si pestavano tutti come cani,

a cumizio finito si davan le mani.

L’interesse, era più per la gente,

sia dal ricco che dal potente.

Ora, con questi è tutto diverso,

cambian leggi tutti i momenti

senza vedere che si vive di stenti.

Cambiano leggi facendo promesse,

e noi ascoltiamo come tanti fessi.

Il mondo gira come una ruota;

i tempi non sono come una volta,

però, siamo noi che li facciamo;

ci lamentiamo e poi li votiamo.

Un consiglio vi voglio donare,

sperando che nessuno possa scordare:

Se è proprio vero che si vuole cambiare,

pensiamoci bene prima d’andare a votare..

FINE

                                                                       www.roccochinnici.it

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