LA POLTRONA DI TEATRO
Quasi un monologo per Elsa Merlini
diLUCIO RIDENTI
PERSONAGGI
ELSA MERLINI
LANTIQUARIO MASSIMO
DIVERSI INVITATI
Commedia formattata da
Nella villa, rifatta su un antico castello, di un ricco antiquario, sul lago. E' sera, piove con lampi e tuoni da temporale. Alcuni ospiti che abitano la villa sono trattenuti in conversazione in un salotto.
Primo invitato - Confessate, confessate di aver paura...
Elsa Merlini - E perch non dovrei confessarlo? Non un delitto e non sono certo la prima fra tutte le donne ad aver paura dei lampi, dei tuoni e delle vostre storie di spiriti... Avete scelto proprio una seva adatta per i vostri discorsi di fantasmi! Fulmina che il buon Dio si dimenticato di noi e di questo lembo di terra in riva al lago, e la casa poc'anzi sembrava volesse volare! E voi parlate di spiriti, di sedute e di medium...
Primo invitato - Naturalmente! Non avete mai osservato che esiste un involontario stato d'animo delle conversazioni? Se questa sera l'aria fosse mite e il cielo stellato, probabilmente, anzi certamente, avremmo parlato di poeti, di musica e di teatro... invece venuto il temporale...
Elsa Merlini - E avete popolato la casa di fantasmi. Sar un bel fatto quando dovremo spegnere la luce per dormire...
Secondo invitato - Non spegnetela...
Elsa Merlini - Non posso dormire con la luce accesa... e vi garantisco che a mezzanotte vorr essere bene addormentata...
Primo invitato - Ma credete proprio alle storie che ha raccontato Massimo? Il nostro padrone di casa racconta queste cose alle signore per scherzare...
Massimo - Chi, io?!
Primo invitato - La signorina Elsa un po' nervosa per causa vostra...
Elsa Merlini - Ma no...
Secondo invitato - Me ne sono .accorto, come ho anche notato che consulta l'orologio che ha al polso con molta frequenza. Io non sono indovino, ma giurerei che prima di mezzanotte la nostra cara Elsa avr un po' di emicrania, oppure ci dir che dovr alzarsi presto domattina, insomma avr una ragione per dormire profondamente.
Elsa Merlini - (con ripicca) E invece vi sbagliate! Veglier tutta la notte e quando sarete addormentati mi metter un lenzuolo sulla testa e passegger per tutte le sale. Andr a discorrere con tutti quegli antenati che avete appeso alle pareti, quei cari signori in cappa e spada, che avranno tutti certamente una o mille storie, ma che per voi ignorate...
Massimo - Certo, sono antiquario: ho cento e mille quadri, come voi dite, e di ognuno di essi conosco la storia come quadro, dall'origine; storia vera, ve lo assicuro sulla mia esperienza, se non sulla mia cultura; ma in quanto ai personaggi, dai prelati ai guerrieri, per me sono tutti quadri lo stesso. I maligni dicono per che conosco bene la storia delle cornici... (Risate).
Primo invitato - Ma perch, signorina Elsa, guardate sempre l'orologio? Allora proprio mezzanotte che aspettate?
Elsa Merlini - Non sto troppo bene, ho un po' di emicrania. La vostra compagnia tanto piacevole; ma dovete scusarmi...
Diversi invitati - Ma no; non ancora; aspettate; presto...
Elsa Merlini - Vi prego; sono proprio stanca...Buona notte... Grazie, Massimo. Grazie a tutti... Buona notte.
Diversi invitati - Buona notte; addio, cara; a domani; buona notte; ciao, Elsa...
(Pausa. Il rumore di un tuono fragoroso. Un grido. Poi una musica dolce, lenta, suggestiva).
Elsa Merlini - ...e non so pi che cosa sia successo. Ero forse impressionata o stanca o agitata? Ho forse avuto paura davvero? Ho sognato, oppure ho visto davvero dei fantasmi? Ed ho proprio ascoltato le strane cose che ho udito? Non so, non so pi. Ma a mezzanotte vi confesso, non volevo trovarmi sveglia. Mi sono ritirata nella mia camera che situata in un'ala quasi isolata della villa. E' una camera degna del gusto e della ricchezza dell'amico che mi ha ospitato insieme ad altre persone. Una gran sala pi che una camera, con mobili preziosi, arazzi magnifici, tappeti splendidi e ovunque oggetti rari, pezzi da esposizione, da mostre d'arte, da museo. Il padrone di casa davvero un intenditore: antiquario di professione per tanti anni, ora non vende pi: ricchissimo ed ha tenuto per se le cose pi preziose che sono passate per le sue mani esperte: delle meraviglie. Accanto al mio letto, che ha un baldacchino pesante di broccato, c' una bella poltrona del Cinquecento, dall'alto schienale, diritta, impettita, accogliente, simpatica. Non so perch, dal momento che sono entrata giorni fa in quella camera, una improvvisa simpatia mi ha indotto a guardarla con attenzione, ad avvicinarmi ed accarezzarla prima di sedermici la prima volta, a volerle bene... Ero dunque andata a letto che mancavano pochi minuti alla mezzanotte. Poich mi avevano spaventata con la storia dei fantasmi e le avventure degli spiriti di mezzanotte, mi sono cacciata sotto le coltri, coprendomi anche la testa, appena spenta la luce. Poco dopo dormivo gi? sognavo forse? mi parso che qualche cosa di anormale avvenisse nella mia camera; nulla di comune e umano: gli scricchiolii erano diversi da quelli di tutti i mobili, un che di soprannaturale, senza dubbio, alitava nella mia camera. Ed ho sentito parlare, distintamente, da percepire le parole: voci nuove e diverse, fatte di velluto o di musica? di veli, di mare o di cielo? Non so. Parlavano certo i mobili, e uno di essi terminava un racconto eccezionale: diceva, agli altri in ascolto, di aver assistito, pi di due secoli fa, all'ultima toletta della Du Barry, la favorita di Luigi XV, descrivendone la meravigliosa bellezza, la pena delle sue ultime ore, quando tornata dall'Inghilterra fu condannata ad essere ghigliottinata... Da ogni angolo della stanza voci magiche e voci celesti bisbigliavano avventure e gareggiavano in vanit: epoche diverse erano in quei fatti; personaggi storici tornavano in ombra tra quei mobili che essi videro, toccarono, si servirono... Sentivo dire della Duchessa di Choiseul e di Elisa, sorella di Napoleone; della Duse e della Patti; di Goldoni e della Malibran... Poi una voce pi autorevole impose un po' di ordine a quel conversare disordinato e calm quegli accenti cos diversi, poich ogni voce si esprimeva alla maniera della sua epoca: forte o leziosa; melliflua o garrula; sospettosa o lealmente chiara.
Tocca a voi stanotte - disse la voce autorevole rivolgendosi alla poltrona accanto al mio letto. Ne provai quasi piacere per il privilegio toccato alla mia prediletta. E la poltrona inizi il suo dire con tono umile, con la voce che hanno le fanciulle prese da rossore; quasi commossa e avvilita:
Perdonatemi - disse - perdonatemi: non sono degna di voi. Debbo confessarlo non sono degna di vivere tra voi, in mezzo a voi e ricevere lodi e onori: io sono falsa. Un oh! ! di orrore si lev da tutte le voci, e quella autorevole ordin il silenzio e il rispetto. Sono falsa - continu la poltrona - e non lo sa nessuno; mi credono autentica, come voi avete sempre pensato di me. Invece ho appena novantadue anni: sono nata nel 1847 dalle mani abili di un vero artista; un artigiano, mastro di pialla e di scalpello, famoso allora nella contrada di Porta Rossa a Milano. Era figlio di celebri liutai cremonesi e conosceva il valore delle sue mani. Ma era anche scaltro e furbo, e mise al mondo nascostamente, negli ultimi dieci anni della sua vita, quel centinaio di Stradivarius che ogni mese ora si scoprono in qualche parte del mondo, e alcuni pezzi di mobilio dal Cinquecento all'Otto cento. Delle mie sorelle non so, ma di me nessuno s'accorse mai della mia origine; nemmeno il nostro padrone, che intenditore davvero, che fa da perito e scrive libri sui mobili d'arte. Nessuno si accorto dell'inganno. Ma se non ho storia, zeppa ho la vita di avventure, che gi a un anno vidi molto sangue e feci il mio dovere: ho vissuto la tragiche Cinque Giornate a Milano; fui portata da un Visconti sulle barricate; sono stata ferita - un braccio spezzato da un austriaco - poi riparata, rimessa in vita, riportata di casa in casa, sempre da nobili e patrizi, e perfino da un cardinale. Poi il santo uomo mor e passai dalle mani degli eredi all'antiquario. Li ho conosciuti tutti gli antiquari, ho viaggiato molto, sono ritornata a Milano con una raccolta celebre - quella di D'Annunzio alla Capponcina - nelle vetrine dell'antiquario nostro padrone, nel negozio di via Monte Napoleone. Da quel momento incominci per me una vita strana e fittizia: divenni attrice, che per oltre vent'anni sono stata portata tutte le sere, insieme ad altri mobili, da un teatro all'altro di Milano. Il nostro padrone aveva l'impegno di fornire i mobili di scena alle Compagnie di prosa. Ho perci vissuto tutte le sere in palcoscenico, ho ascoltato tutte le commedie di questo ultimo ventennio, ho conosciuto - da Giacosa a Praga - tutti gli autori fino ad oggi; ho accolto tra le mie braccia le attrici e gli attori di due generazioni; ricordo la Duse al suo ritorno alle scene e Tina di Lorenzo alla fine della sua carriera; ho assistito a successi memorabili e sono stata assordata da fischi da svenire. Ho ancora negli orecchi gli urli di Virgilio Talli; Ruggero Ruggeri ha detto, appoggiato su di me, le sue pi belle scene; Zacconi mi ha scossa nelle sue interpretazioni da rompermi la schiena; Ricci mi ha sfiorata col canto delle sue parole; Maria Melato ha pianto tutte le lacrime dannunziane sulla mia spalliera; Dina Galli non riunivo a sentirmela addosso, lieve com' simile ad una piuma; Laura Carli e Sarah Ferrati le ho viste crescere e diventare cos brave; ho ascoltato attrici francesi e inglesi senza capire una parola; ho conosciuto e udito russi e giapponesi. Al suo ritorno alle scene Eleonora Duse, che valeva bene una regina, sulle mie braccia finse di versare le struggenti lacrime della propria maternit offesa in La porta chiusa, mentre Memo Benassi - che in questi ultimi tempi mi tormentava con la violenza dei suoi nuovi e strani personaggi - allora era inginocchiato davanti a me, ai piedi della Duse, e piangeva lacrime vere... Tatiana Pavlova, nella Signora dalle camelie, ha reclinato il capo sul mio schienale per sere e sere, sempre allo stesso momento, in quella romantica morte dell'eroina di Dumas, accompagnata dalle lacrime degli spettatori. Quando io sentivo dire l'ultima battuta della commedia: Molto le sar perdonato perch molto ha amato , credevo di morire anch'io tanto mi struggevo di dolore... Poi il nostro padrone si ritirato dagli affari, i teatri di Milano hanno cambiato propriet, il contratto di afftto dei mobili di scena scaduto, e - sempre credendomi autentica ed onorata - mi hanno portata qui, in mezzo a voi, voi che siete cos degni... Siate buoni, promettetemi di mantenere il segreto. Sto cos bene qui, vi voglio bene; rimarr per tutta la vita senza parlare, sar la vostra serva se non mi scaccerete... Sono stata cos felice quando Elsa Merlini, entrando qui il primo giorno, mi ha accarezzata... La conoscevo gi, e ricordo una sera non lontana, quando interpret Il lupo mannaro, che fu la commedia che le dette la celebrit...
- (Musica, come prima. Breve).
Elsa Merlini - (continuando) Noi No! della Merlini non voglio sentir nulla... sono io la Merlini!... Ho riacceso la luce col cuore in gola. Debbo aver gridato. Ho creduto di morire. Poi mi sono calmata. La stanza era in ordine, i mobili belli, placidi e tranquilli al loro posto. Non pioveva pi; si preparava certo un'aurora bellissima, come nascono le aurore soltanto sul lago... Ho accarezzato la poltrona-attrice e le ho detto piano, affinch gli altri mobili non sentissero: Sta tranquilla: non lo dir a nessuno. La tua Elsa Merlini sa custodire un segreto .
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