La porta chiusa


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LA PORTA CHIUSA

LA PORTA CHIUSA

di Ariano Daniela

Sipario. Musica leggera di sottofondo, si alzano piano le luci illuminando l’interno di un appartamento. Al centro del palco, in fondo, una porta bianca chiusa, in primo piano (a discrezione, secondo le possibilità) un divano, una poltrona, un tavolino. Suona il campanello dell’ingresso. Viviana entra da destra, indossa un pigiama, una vestaglia allacciata male e un paio di pantofole di peluche; attraversa la scena ed esce dall’altra parte dove si immagina che ci sia l’ingresso dell’appartamento. Si sente aprire e chiudere una porta.

viviana

-

(voce fuori campo) Finalmente sei arrivata! Non ne potevo più di aspettare.

sonia

-

(voce fuori campo) Ho fatto il più in fretta possibile. (mentre entra in scena assieme a Viviana; Sonia indossa un impermeabile ed ha in mano un ombrello bagnato) Il tempo di lasciare il bambino dalla mia vicina e mi sono subito tuffata in macchina. Fuori viene giù da allagare mezza città e sommato al traffico del sabato sera puoi immaginarti quanto ci ho messo ad arrivare fino a qui. (si toglie il soprabito e butta la borsa sul divano, a voce più bassa e indicando la porta chiusa) Da quanto tempo è chiuso lì dentro?

viviana

-

(si siede sfinita) Da questa mattina. Ha preso la sua radio, i suoi libri, un cuscino, il telefonino e si è chiuso dentro. A due mandate.

sonia

-

Segni di vita?

viviana

-

Nessuno. A parte il fatto che verso le quattro di pomeriggio ho sentito per l’ultima volta il rumore del phon. Poi più nulla. Silenzio assoluto.

sonia

-

Ma hai provato a parlargli?

viviana

-

Come no? Ho anche tentato di telefonargli! Ma dovresti conoscerlo, quando gli prendono queste crisi diventa inavvicinabile.

sonia

-

Vuoi che provi io?

viviana

-

Prova, prova pure. Ma tanto, visti i risultati della volta precedente, non credo che il tuo effetto su di lui sia migliore del mio.

sonia

-

La volta precedente c’eri di mezzo tu, mia cara.

viviana

-

No, ti sbagli Sonia, la volta precedente c’era di mezzo Luca come adesso c’è di mezzo (indica la sua pancia) il piccolo "non si sa".

sonia

-

(si siede accanto a Viviana) Glielo hai detto?

viviana

-

Secondo te perché è chiuso in bagno da otto ore?

(si sente provenire il suono della radio da dietro la porta chiusa)

sonia

-

(guardando verso la porta) Ora che fa, sente la radio?

viviana

-

Probabilmente ha capito che sei qui e cerca di isolarsi per non sentire le nostre voci.

sonia

-

Sarà meglio che provi a parlargli. (si alza e va davanti alla porta, bussando e con voce gaia) Giacomo! Giangy! (si sente il suono della radio aumentare di volume)

viviana

-

(allarmata) Per carità, non chiamarlo in quel modo che lo fai andare su tutte le furie. Rischiamo che non esce più dal bagno fino al secolo prossimo. (si alza dal divano stancamente e va anche lei davanti alla porta) Aspetta, riprovo io. (bussa, con voce suadente) Gigio! Gigio! Apri caro!

sonia

-

(guarda Viviana con aria interrogativa) Non vorrai mica darmi a bere che non sopporta di essere chiamato Giangy mentre (le fa il verso) "Gigio" sì? Dì la verità, ti scoccia che lo chiamo Giangy perché ti ricorda quando (sottolinea) io e lui eravamo sposati!

viviana

-

Ma figurati! Guarda che dovresti ringraziarmi di averti tolto (urla verso la porta) un simile impiastro dai piedi! (il volume della radio aumenta ancora; stizzita torna a sedersi sul divano seguita da Sonia; il suono della radio cessa all’improvviso) Non ne posso più. Ma sai cosa significa stare otto ore senza poter andare in bagno? Invidio da morire quelli che si possono permettere un bagno di servizio.

sonia

-

(le batte comprensiva sulla spalla) Ti capisco. Come ti capisco! L’altra volta è rimasto chiuso dentro per due giorni di seguito e io mi sono dovuta far ospitare dalla mia vicina di casa. Non puoi immaginare che cosa imbarazzante! Il giorno dopo lo sapeva tutto il palazzo che Giacomo era chiuso dentro il bagno: prima è venuta su la signora Tulliani, quella del negozio di lingerie, e mi ha esternato tutto (voce nasale e un po’ affettata) "il suo rammarico per l’incresciosa situazione", poi è stata la volta del signor Gino, sai quello del cane pastore che abita due piani sopra di me, mi ha fatto compagnia per mezza giornata poveretto e insieme al portiere hanno anche tentato di smontare la serratura della porta. Ma Giacomo aveva messo davanti il mobile con la scarpiera e così non c’è stato nulla da fare.

viviana

-

E come è andata a finire?

sonia

-

E’ andata a finire che dopo due giorni che era chiuso lì dentro è arrivata "donna Elisa" e se lo è portato via.

viviana

-

Quella donna! Ah, ma se si aspetta che anche questa volta venga mammina sul cavallo bianco a portarlo al sicuro nel castello fatato, si sbaglia. A costo di seppellircelo dentro a quel maledetto bagno.

sonia

-

Brava, questo è parlare! (pausa) E adesso che facciamo?

viviana

-

Io avrei un’idea: ignoriamolo, facciamo finta che sia una serata come le altre, che chiuso in bagno non ci sia proprio nessuno e proviamo a stuzzicarlo. Il topolino prima o poi dovrà decidersi ad uscire dalla tana, almeno per una questione di dignità.

sonia

-

(le strizza l’occhio in segno di assenso) Già proviamo a stanare "Topo Gigio" con l’astuzia.(a voce alta) Cara Viviana, ti ringrazio per avermi invitata a cena. Fa piacere ogni tanto scambiare due chiacchiere con una amica.

viviana

-

( a voce alta) E il piccolo Luca come sta?

sonia

-

*Oh, lui sta benissimo. Fino a quando non inizierà ad assomigliare al padre va tutto a gonfie vele. (si sente il rumore dello sciacquone provenire dal bagno) Anzi, a pensarci bene, Luca non sembra neanche figlio di Giacomo. (si sente un rumore come di qualcosa che cade; a voce ancora più alta) Così ordinato, così amante della pulizia, così ben disposto verso gli altri! A soli tre anni sembra già un piccolo uomo.

viviana

-

*Già, mentre Giacomo, a soli trent’anni, sembra ancora un bambino troppo cresciuto. Disordinato e anche un po’ sporcaccione. (si alza e inizia a camminare su e giù per la stanza, ogni tanto rivolge la voce direttamente verso la porta) Non c’è mattina che entri in bagno e non trovi il pavimento allagato e gli asciugamani buttati ai quattro venti come se fosse appena passato il "Ciclone Giovanna". La cucina, dopo che lui ha fatto la sua benedetta colazione, sembra il campo di Waterloo finita la battaglia, e non mi stupirei più di tanto se trovassi una palla di cannone dentro il lavandino. (pausa) Senza contare quello che riesce a combinare nel suo armadio quando si veste per andare al lavoro: cravatte di qua, camice mezze messe di là, (con aria schifata) addirittura un giorno ho trovato i resti mangiucchiati di un sandwich con marmellata dentro la tasca di una giacca.

sonia

-

(divertita) *E la moda dei calzini bianchi sbrodoloni resiste ancora?

viviana

-

*Ma scherzi! Quello é il punto di forza del suo look.

sonia

-

*E la cravatta troppo lunga che gli sbatte continuamente sulla cintura e si attacca ad ogni maniglia che incontra?

viviana

-

*E’ diventata ancora più lunga. Senza contare il collo della giacca sempre innevato come il Terminillo in settimana bianca.

sonia

-

(seria, voce normale) Che schifo! E’ tanto peggiorato da quando te l’ho passato? *Ma viene ancora a letto con la maglietta di lana e i calzini?

viviana

-

*Sì, ci manca solo che porti la mantellina all’uncinetto e siamo a posto.

sonia

-

*E il tubetto del dentifricio?

viviana

-

*Giace stritolato come sempre in fondo al bicchiere.

sonia

-

*Pace all’anima sua!

(si sente lo scroscio della doccia)

sonia

-

(interdetta) Ma che fa, si lava?

viviana

-

E’ già la terza volta oggi.

sonia

-

E’ veramente in crisi!

viviana

-

Bene, vuol dire che il nostro attacco sta funzionando. Portiamolo all’esasperazione. Alla carica mia prode! (si avvicinano alla porta)

sonia

-

*Cara Viviana, spero che tu abbia la stessa fortuna che ho avuto io con tuo figlio. A proposito, avete già scelto i nomi?

viviana

-

(il rumore dell’acqua cessa completamente, Giacomo è in ascolto) *Oh, sì. Se è una bambina la chiameremo Carlotta come mia nonna. (tonfo; le due ragazze ridacchiano) Se invece è un maschietto si chiamerà Panfilo come il mio papà. (suono della radio a volume altissimo)

sonia

-

*Ma che bei nomi! Sanno di... di antico!

viviana

-

*Veramente a Gigio ancora non li ho comunicati, ma sono fermamente convinta che sia compito della madre scegliere il nome per il proprio figlio, visto che lo tiene dentro di sé per nove lunghissimi mesi ed è lei ad accollarsi tutte le difficoltà del caso. Lui, di suo, già ci mette il cognome senza fare la minima fatica! (di nuovo un tonfo, questa volta di uno specchio che cade; arrabbiata, rivolta alla porta) Se, per farmi un dispetto, hai rotto lo specchio che ci ha regalato mia madre, appena esci di lì ti uccido! (dà un calcio alla porta e va a risedersi sul divano) E’ inutile, è troppo vigliacco per uscire da là. (urla alla porta arrabbiatissima) Manchi di dignità!

sonia

-

Ci avrei scommesso. Giacomo la parola dignità non sa neanche dove cercarla sul vocabolario. (pausa) E adesso che cosa facciamo? (cessa il suono della radio, attacca quello del phon) Un altro shampoo?? Forse sarà per la storia del Terminillo, conoscendo quanto è permaloso dev’essersi offeso a morte.

viviana

-

(accasciata sul divano, lamentosa) Voglio un bagno. Non c’è nessuno disposto a cedermi un maledetto bagno per qualche minuto?

sonia

-

Prova con la signora di fronte.

viviana

-

Sì, così mi ritrovo anch’io tutto il palazzo dentro casa. (pausa) E pensare che andava tutto così bene fino a questa mattina! (tono languido) Mi sono alzata, gli ho preparato la colazione: sandwich con marmellata, caffellatte, biscottini al miele e, per finire, un bel bigliettino con su scritto "sei di nuovo papà" con tanti puntini esclamativi. Sulle prime sembrava contento, del resto ne avevamo già parlato altre volte e sapeva perfettamente che da qualche mese non prendevo più la pillola. (pausa) E invece dopo un po’ si è stranito, ha cominciato a mugugnare, ad agitarsi sulla sedia, si è anche versato mezzo caffellatte addosso. Alla fine si è alzato e se ne è andato; le ultime parole che mi ha detto prima di seppellirsi in bagno sono state "da te non me lo aspettavo!"

sonia

-

(pausa, pensierosa) Ma tu gli prepari la colazione tutte le mattine?

viviana

-

(stesso tono languido di sopra) Oh sì. E poi gli stiro le camice, i calzini e la biancheria. Faccio il bucato, rassetto la casa, vado a fare la spesa. Torno ed inizio a preparare il pranzo, poi lo servo di tutto punto, sparecchio, lavo i piatti... (quasi con vergogna, a voce più bassa) a volte gli faccio anche la manicure...

sonia

-

(interrompendola) La manicure? Mai sentita questa! Non mi dirai che gli fai anche il bagno, vero?

viviana

-

(imbarazzata) Quando capita...

sonia

(si alza e inizia a gironzolare. Se fuma si può accendere una sigaretta) Ora mi spiego tante cose!

viviana

-

Quali cose?

sonia

-

Il perché di questa sostituzione di donne ad esempio. Io ero troppo indipendente per un tipo come Giacomo. Pensa che gli avevo addirittura insegnato a stirarsi le camice qualche tempo prima che se ne andasse.

viviana

-

(rivolta alla porta) Vigliacco! Sai stirare e non mi hai mai detto niente!

sonia

-

Oh, se è per questo sa anche cucinare, rifare il letto, passare lo straccio, spolverare... Tutto da solo! Donna Elisa si sa far rispettare a casa sua.

viviana

-

(mentre Sonia parla, inviperita si alza e va davanti alla porta) Brutto verme strisciante! Mi hai fatto credere per due anni che non eri capace a darmi una mano neanche quando stavo a letto con l’influenza perché (scimmiotteggia la voce di Giacomo) "la mia mamma non mi ha mai insegnato a fare le faccende di casa. Scusami tesoro, non è colpa mia". E io giù accidenti a "donna Elisa", la classica suocera vecchio stampo che porta i figli sul palmo della mano e le nuore sotto la suola delle scarpe. (cessa il rumore del phon, riattacca il suono della radio; Viviana bussa con veemenza) E’ inutile che ti barrichi dietro una porta, sai? Prima o poi dovrai uscire di lì, almeno per fame! (si va di nuovo a sedere sul divano, sempre più sfinita, abbandona la testa sulla spalliera)

sonia

-

(si risiede anche lei; guarda Viviana con tenerezza) Ma come abbiamo fatto a diventare amiche io e te!? Siamo così diverse e per giunta legate allo stesso uomo a filo doppio.

viviana

-

Beh, all’inizio non eravamo proprio "amiche"! Se non ricordo male la prima volta che ci siamo conosciute tu mi hai chiamata "piccola vipera rubamariti".

sonia

-

(sorride al ricordo) E’ vero, ma ero al sesto mese di gravidanza e invece di avere accanto il padre di mio figlio mi ritrovavo sola col mio gatto. E poi anche tu non ci sei andata tanto per il sottile. Ricordi? "Enorme ammasso di lardo senza cervello" mi hai chiamata mentre stavo uscendo da casa tua.

viviana

(ride) Già, mi avevi fatto venire certi nervi! Però non mi stavi antipatica, anzi! Ti ammiravo. (ritorna seria) Chi l’avrebbe mai detto che anch’io un giorno avrei dovuto combattere contro una porta chiusa.

sonia

-

Dovevi aspettartelo, comunque. Avevi il mio specchio in cui confrontarti.

viviana

-

A essere sincera, fino ad oggi ho sempre creduto che la colpa del fallimento del tuo matrimonio fosse soprattutto tua. Una donna come te, indipendente, dinamica, inattaccabile, spaventa gli uomini come Giacomo ed ero fermamente convinta che solo in una come me lui potesse trovare il suo equilibrio. (a voce alta diretta alla porta) E invece no, mi rendo conto solo ora del bambino che è! Capriccioso e irresponsabile.

sonia

-

Comunque tu la pensi, ti sarò grata in eterno per essermi stata accanto nel giorno più bello e più difficile della mia vita. Quando ho avuto Luca senza te vicino sarebbe stato tutto più difficile. (prende una mano di Viviana e la stringe affettuosamente) Non ti preoccupare, questa volta dietro la porta non sei sola. Ci sono anch’io. (le sue donne si sorridono con complicità; pausa) Bene, adesso sai che cosa facciamo?

viviana

-

Prendiamo un bazooka e facciamo saltare il bagno con dentro il suo ospite.

sonia

-

(ridendo) Nooo! Ho una soluzione molto più semplice. Adesso ti alzi, ti vesti, prendi le tue cose, le metti in una bella valigia capiente e vieni via con me. (Viviana la guarda interdetta) Sì, Viviana, è la soluzione migliore. Vuoi davvero rimanere dietro a quella porta (indica la porta chiusa) per il resto della tua esistenza?

viviana

-

(Viviana fa cenno di no con la testa guardando la porta del bagno) No, credo che non ne valga la pena, anche perché quella porta resterà chiusa ancora a lungo, temo. (pausa) Ma sei sicura che non ti sarò di peso?

sonia

-

Assolutamente sì. Sono stanca di fare la "ragazza madre" e sono convinta che in due ce la caveremo meglio. Soprattutto quando nascerà il signorino "non si sa", Luca sarà felicissimo di avere un fratellino o una sorellina con cui giocare.

viviana

-

(si alza e si avvia a destra, verso la sua camera) Allora io vado. Faccio in pochi minuti.

sonia

-

(sorridendo) Ti aspetto qui.

(Viviana esce a destra, Sonia si rilassa sul divano; cessa improvvisamente il suono della radio, silenzio. Il telefonino di Sonia inizia a squillare, la donna risponde)

sonia

-

Pronto! (si alza di scatto sorpresa) Gian... cioè Giacomo, sei tu! Finalmente ti fai vivo! (pausa) Sì lo so, ma otto ore! Otto ore chiuso lì dentro, ma non ti sembra di esagerare? Viviana è distrutta, senza contare che ho dovuto lasciare Luca in fretta e furia da quella squilibrata della mia vicina di casa per precipitarmi qui. (pausa) Come sarebbe a dire che cosa ci faccio io qui!? Ma cosa ci fai tu chiuso nel bagno mi dirai! E oltretutto manchi di originalità, questa volta potevi chiuderti in cucina o da qualche altra parte. E non alzare la voce con me sai, non alzare la voce con me! Da quando non sono più la signora Tironi io urlo quanto voglio. (pausa, cercando di controllarsi) E’ in camera che sta preparando le valige, la porto a casa mia dove potrà finalmente usufruire del bagno e di un po’ di tranquillità. Penso che nelle sue condizioni ne abbia tutti i diritti. (pausa) Ma non farmi ridere! Adesso che fai, dai la colpa a me della tua vigliaccheria? Tu esci dal bagno e comportati come dovresti e Viviana può anche darsi che ci ripensi. E’ talmente innamorata di te quella poverina che farebbe di tutto per rimanerti accanto. (pausa) Sì, sì... (pausa) Eh no caro mio, neanche per sogno! tua madre la chiami tu se la vuoi chiamare, io con quella diavolessa sono due anni che non ci parlo ed è stata una delle tante liberazioni dovute alla fine del nostro matrimonio. (pausa; mantenendo la calma) Anche tu sei libero? Bene, meglio per te. Però a me sembra che di là c’è una ragazza che aspetta un figlio tuo e che in un altro palazzo dall’altra parte della città c’è un altro figlio, sempre tuo, che per colpa del padre ora si trova nelle grinfie di una pazza. (pausa; veramente arrabbiata) Cosa fai? Chiami il "Telefono Azzurro" e mi denunci per abbandono di minore!? Non scherzare con me Giangy che sono capace di buttare giù quella maledetta porta dietro a cui ti nascondi e di gonfiarti come una mongolfiera. (pausa) Che cosa fai? Telefoni alla polizia e mi fai arrestare per violazione di domicilio? (scoppia a ridere) Ma tu sei un pazzo! A parte il fatto che è stata Viviana a chiamarmi... (pausa) Ah, capisco l’appartamento è tuo e non di Viviana... (entra Viviana, indossa un abito, un paio di stivali e stringe tra le mani una valigia e un soprabito. Guarda Sonia, si avvicina, mimando le chiede con chi sta parlando. Sonia indica il bagno, Viviana butta il cappotto sul divano e fa cenno a Sonia di passargli Giacomo) ...sì, certo; il bambino invece è solo di Viviana, già perché tu quella sera eri a farti una passeggiata astrale sopra i tetti e non ti sei accorto di nulla. Bene raccontala a lei questa storiella, te la passo... (veramente spazientita molla il telefonino nelle mani dell’amica) Tieni, io intanto vado a portare la valigia in macchina. Ti aspetto giù, fai presto!

(Viviana fa cenno di sì con la testa, Sonia prende la valigia ed esce da sinistra)

viviana

-

(emozionata e timorosa) Pronto. (pausa) Sì, Giacomo... (pausa) No, non so per quanto tempo resterò a casa di Sonia... tu per quanto tempo intendi rimanere chiuso nel bagno? (pausa) Capisco... ma non c’è proprio nulla che vorresti dirmi prima che vada via? Io di cose da dirti ne avrei tante, se solo mi lasciassi parlare con te senza quella porta che ci divide! (pausa, si siede sul divano) No, non credo... ma davvero vuoi tutto questo? Possibile che in un solo giorno tu riesca a distruggere due anni passati insieme. E tutte le nostre risate, i nostri discorsi, i nostri progetti dove sono andati a finire!? Distrutti in sole otto ore come se fossero nulla. (pausa breve, sorride) Certo che mi ricordo, è stata una giornata bellissima. E la nostra gita a Firenze? "Questo è il nostro viaggio di nozze" mi hai detto mentre salivamo mano nella mano in cima al campanile. (pausa, scoppia a ridere) Già, è vero. Povero giapponese! Era così buffo mentre tentava di fotografarci in mezzo a tutto quel vento, (ride ancora più forte) alla fine gli è volato via il cappello e poco ci mancava che volasse via anche lui. (pausa, lamentosa) Ti prego, caro, apri quella porta! Pensa a quanta vita possiamo ancora trascorrere insieme se solo ti decidi a girare la chiave in quella serratura. E pensa a quanto sarà più ricca la nostra esistenza accanto a un altro essere umano che sarà me e te... (pausa, si smorza il sorriso che l’ha animata fino a questo momento, il suo volto si scurisce, la voce le trema) Capisco!... (la voce cambia, rabbia) Anzi no, non ti capisco! Ma come puoi dire una cosa del genere. Come puoi essere così... così sfacciatamente vigliacco. E’ un vile ricatto quello che mi stai facendo. (pausa) Ma ti rendi conto di quello che dici? Mi stai chiedendo di decidere tra te e mio figlio! (cercando di mantenere la calma, ripete ciò che lui le dice) Sì, ti ascolto: adesso tu aprirai la porta del bagno, se io entro vorrà dire che ho deciso per te altrimenti... è un gioco praticamente! Certo, uno stupido gioco in cui il palio è la vita di mio figlio. (pausa) Certo... capisco... prendere o lasciare...

(Viviana chiude la comunicazione, si sente la chiave girare due volte nella serratura, silenzio; la donna si alza lentamente dal divano, si avvicina alla porta, tutto molto lentamente perché lei sta riflettendo. Si ferma un attimo davanti alla porta chiusa, appoggia la mano sulla maniglia, immobile per un secondo. Poi lascia cadere la mano, torna velocemente al divano, indossa il soprabito, si avvia verso sinistra ed esce. Si sente sbattere la porta dell’ingresso, la luce si concentra sulla porta del bagno, la maniglia si abbassa, la porta sta per aprirsi quando si sentono nuovamente le voci delle ragazze nell’ingresso, la porta del bagno si richiude bruscamente. Entra Viviana seguita da Sonia)

sonia

-

(voce fuori campo mentre entrano in scena) Ma non potevi spedirgliele per posta queste cose?

viviana

-

Neanche per sogno. (va alla porta del bagno e bussa ripetutamente con vigore, a voce alta) Ehi, tu del bagno!! Ti lascio sul tavolo le chiavi di casa e l’anello che mi hai regalato l’anno scorso. Ah, ricordati che ci sono da pagare la bolletta del telefono e quella della luce. (sta per andar via, poi ritorna sui suoi passi, di nuovo davanti alla porta a voce alta, sorridendo) Tutto sommato ti devo ringraziare sai Gigio? Finalmente non dovrò più sopportare i tuoi orribili calzini bianchi, flosci e languidi come due seppie senza osso, né dovrò più srotolare ogni mattina il tubetto del dentifricio come se fosse un pitone anchilosato, né sarò costretta a sorbirmi le tue noiosissime partite di calcio alla radio. (si alza piano il suono della radio) Sarò libera di mettermi lo smalto alle unghie (il volume della radio aumenta) e di usare il rossetto viola se mi va (si aggiunge lo scroscio dell’acqua nella doccia; la voce di Viviana aumenta di volume mano a mano che aumentano i rumori di sottofondo), e soprattutto la sera quando andrò a letto non avrò più la stramaledetta sensazione di dormire con "nonna Abelarda". (a questo punto arriva da dietro la porta anche il rumore del phon)

sonia

-

(batte le mani e sorride) Finalmente l’hai capito. Adesso andiamo che Luca ci aspetta.

(le due donne escono ridendo. Da dietro la porta cessano improvvisamente tutti i rumori, la luce cala e si concentra di nuovo solo sulla porta)

FINE

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