La porta dell’inferno

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CAMILLE CLAUDEL

 


                               

ATTO UNICO

di

PATRIZIA MONACO

Via Firenze 2/8

16035 RAPALLO (GE)

TEL E FAX 0185-65479

E-mail: patriziamonaco7@gmail.com

PERSONAGGI

Si suggerisce un minimo di : 2 ATTORI DONNA E 2 ATTORI UOMINI

per interpretare i seguenti ruoli:

CAMILLE CLAUDEL                    attrice giovane

MADRE

ROSE                                            

VECCHIA DOMESTICA                  "     meno giovane

AMICA

SUORA


DEBUSSY

PAUL  CLAUDEL                           attoregiovane  

DOTTORE                                   


PADRE

RODIN                                                   "     menogiovane

PAUL  C.  VECCHIO       

L’accorpamento dei personaggi e degli attori è suggerito da ragioni economiche,

nel caso Madre-Rose e Padre-Rodin vi sono anche sottili affinità psicologiche.

L’atto unico è uno studio preliminare ad un opera in  due  tempi sul complesso rapporto Camille Claudel - Auguste Rodin e sulla terribile sorte della scultrice che trascorse in manicomio gli ultimi 30 anni della sua vita.

La cartella clinica e le lettere alla e dalla madre e al fratello sono ricavate dagli archivi del Museo Rodin.

 

NOTE PER LA MESSINSCENA:  IL PERSONAGGIO PAUL  E' INTERPRETATO DA DUE ATTORI, PER RAGIONI DI ETA', E DI FUNZIONALITA' SCENICA. COLUI CHE SCANDISCE LE STAZIONI E'  PAUL,  IL PERSONAGGIO, (NON IMPORTA QUALE ATTORE) CHE, IN TALI OCCASIONI INDOSSERA' IL CAPPELLO PIUMATO DA AMBASCIATORE, COME NELL'  ICONOGRAFIA DEL FAMOSO DRAMMATURGO FRANCESE.

CAMILLE QUANDO RIDE E' VERAMENTE ALLEGRA: NON DALLA RISATA SI DEVE PRESAGIRE LA SUA FOLLIA, BENSI'  DAGLI OCCHI.

LA STRUTTURA DEL DRAMMA E' A STAZIONI.


LA PORZIONE DI SCENA, ORA IN OMBRA, CONTIENE ELEMENTI QUALI: UN BLOCCO DI MARMO NON SQUADRATO, BUSTI RICOPERTI DA DRAPPI CHE PAIONO  CADAVERI, UN TRESPOLO DA SCULTORE, UN GRANDE LETTO MATRIMONIALE CON TESTATA IN FERRO, UN OMBRELLO ROSSO E UN VESTITO PURE ROSSO APPESO AD UN CHIODO, E UN CARTELLO:

                            CAMILLE CLAUDEL, SCULTRICE,

                            113,  BOULEVARD D’ITALIE

CHE COMPARIRA' AL MOMENTO INDICATO.

UN TELO SU CUI PROIETTARE SPEZZONI DI FILM DELLA PARIGI  DELL'EPOCA .

CAMILLE           (AL PUBBLICO) Qual’ è la risposta?

SI VOLTA VERSO PAUL, VECCHIO, VESTITO SECONDO LA SUA CARICA DI AMBASCIATORE, DECORAZIONI, CAPPELLO PIUMATO, ECC.  CAMILLE  ESCE DALLA ZONA ILLUMINATA.

PAUL                 Gli inquilini del 19 di quai de Bourbon si lamentavano. Che cosa ne era di questo appartamento dai balconi sempre chiusi?  Il disordine e la sporcizia erano indescrivibili. Ai muri, appese con degli spilli, le quattordici stazioni della Via Crucis. S’è dovuto intervenire.

 DEBUSSY     Le stazioni della Via Crucis!!??  Ricordo invece dozzine di gatti. Camille Claudel era atea. Lui era cattolico, il poeta e drammaturgo Paul Claudel, ambasciatore di Francia. (ESCE)

 

PAUL                 Debussyha ragione. Mia sorella era atea, ma ciò non  impedì alla sua vita d’essere un calvario. Ecco la prima stazione: la rivelazione del genio, ovvero, il Gigante.

 

LUCE BASSA, TALE DA SUGGERIRE QUELLA LUNARE, SUL BLOCCO DI MARMO, DOVE STANNO ARRAMPICANDOSI CAMILLEEPAUL, GIOVANE. CAMILLE E’ SPORCA DI TERRICCIO,  PAUL E’ LINDO. (SONO MOLTO GIOVANI)

CAMILLE             Paul! Paul!  Lumacone, piscianletto, ti sbrighi?

PAUL                 (ANSANTE) Arrivo, Cam, arrivo.

CAMILLE       Il gigante,  guarda! Il Geyn sotto la luna

PAUL                 E’ come uno spettro. Sembra staccato dalla montagna!

CAMILLE           Io non sarò soddisfatta finchè ….(GUARDA IN ALTO)

PAUL             Tu non sarai  mai soddisfatta!

CAMILLE       (DANDOGLI UN PIZZICOTTO)  Non sarò soddisfatta finchè non avrò realizzato una scultura come quella.

PAUL                 Non è una scultura.

CAMILLE      Ah no? (LO GUARDA CON SCHERNO)

PAUL             Eun’opera naturale.

CAMILLE      Naturale, dici? E chi l’avrebbe fatta, secondo te?

PAUL                 …Dio…             

CAMILLE      Dio! ?! Sai,  su un libro di papà ho visto delle statue,  come faccio io con la terra.  Ora lo so, voglio diventare una scultrice, una grandissima scultrice. Cosa guardi?

PAUL             Mi spaventi Cam. I tuoi occhi sono…

CAMILLE       Selvaggi, come dice Victoire?

PAUL             A volte sono blu scuro, a volte verdi, viola, cangianti come l’acqua     sotto il cielo. Vibrano, come se tu,  tu vedessi… più in là. 

 

CAMILLE      Gli occhi, anche se li ho grandi, se li spalanco fino a farmi male, non  riesco a       vedere Parigi che è a sole tre ore di distanza.

PAUL                 Vorresti lasciare il Geyn, il nostro Gigante?

CAMILLE           Non sentire più il grido del Geyn! Dài, galletto senza cresta, aiutami a portare a casa un po’ di terra.

PAUL                  Ma non venti chili come l’altra volta!

                           

CAMILLE       Pappamolla! (COMINCIA A DARGLI SPINTONI,  SI CAPISCE CHE E’ COSA ABITUALE, E CHE PAUL SE NE RISENTE. COMINCIANO A LITIGARE FURIOSAMENTE E NELLA LOTTA A PAUL CADE DALLA TASCA UN LIBRO. CAMILLE      APRENDO, A CASO, LEGGE) “Ciò che amiamo con violenza  finisce sempre con l’ucciderci”. (SI GUARDANO)

                           

                            BUIO. AVANZA IN PROSCENIO PAUL.

PAUL                 La seconda stazione: la famiglia, ovvero, la comprensione. 

                            SOTTOFONDO DI RUMORE DI SCALPELLO. LA SCENA E’ ORA BUIA TRANNE CHE ATTORNO AL LETTO MATRIMONIALE, DOVE IL PADREE LA MADRE DI CAMILLE  SI  APPRESTANO A CORICARSI.

PADRE        Louise, sono sicuro che la nostra  Camille diventerà una scultrice famosa.  

MADRE              Quello che dici è orribile! Ci rovina già la vita così, con la sua terra e le sue crete. Ha rovinato tutti i grembiuli delle domestiche…  ma non rovinerà anche noi… Da qui ad accettare che ne faccia un mestiere… il mestiere della donnaccia! Non è come sua sorella Louise, sempre in ordine. Quella ragazza spettinata finirà male.

PADRE              Ho chiesto l’avvicinamento a Parigi. Voi vi sistemerete in città, io  mi arrangerò in una pensione e verrò a trovarvi la domenica.  Così i nostri figli potranno studiare come si deve.

MADRE              Louise si sposerà, e non ha bisogno di studiare. Paul può andare  in collegio, ci starà benissimo, ha sempre il naso nei libri e non sa neanche che noi esistiamo…

PADRE              Ma io lo faccio per Camille, lei ha talento, un grande talento ed  è arrivato il momento di studiare  sotto la guida di un buon maestro. Boucher non basta più. Ti ricordi cos’ha detto quando ha visto il Davide e Golia?

 

MADRE              (SMORFIA) Non me lo ricordo. Spegni che è tardi.

PADRE          “Ma tu hai preso lezioni dal signor Rodin!” Così disse. E allora io mi sono informato.  (FINTO RUMORE DI RUSSARE DA PARTE DELLA MOGLIE) E’  uno scultore importante.

MADRE              E’ un mestiere ripugnante. Scolpire altre creature. Magari nude!

PADRE             (RIDE) Sei già sveglia?      

MADRE            Se penso che anche nostra figlia scolpirà degli uomini nudi.

 PADRE             Camille è un genio!

MADRE              Genio, genio! Quella ragazza finirà male, ha gli occhi da pazza.

 

PADRE              E’ deciso, a settembre sarete  a Parigi!

                            BUIO.  AVANZA IN  PROSCENIOPAUL.

 PAUL                Terza stazione: la tirannia del talento.

                           

 LUCE SULL0 STUDIO. LA VECCHIA DOMESTICA SEDUTA SUL TRESPOLO, POSA PER CAMILLE, HA LE MANI SUL GREMBO. E’ IN PIENA LUCE,  NON DEVE GENERARE CONFUSIONE, POICHE’ E’ LA STESSA ATTRICE CHE INTERPRETA LA MADRE. AVRA’ UN TONO DI VOCE MOLTO PIU’ DOLCE.  CAMILLE, DI SPALLE, MODELLA LA CRETA.

CAMILLE         Non muoverti!

 

DOMESTICA    Ho il sole negli occhi!

     

CAMILLE         E’ quello che mi serve! Devi sudare!

DOMESTICA   Oh buon Dio. Sudo già tanto in cucina.  Camille! Sono ore che siamo qui. Devo andare. La signora Louise mi sgriderà…

CAMILLE           Victoire, perché la mamma quando è in collera  mi chiama l’usurpatrice?

DOMESTICA     Povera Camille, tu non c’entri nulla. Non era una creatura destinata a vivere. Tua madre ha creduto di impazzire. La signora Louise, che quando l'ho conosciuta  era una ragazza allegra, piena di vita. E’ così cambiata dopo quel fatto.  Ha incolpato tuo padre per la morte del bambino. (ALLARGA LE BRACCIA) Non capisco perché. E' morto di una febbre misteriosa quindici giorni dopo la nascita. Da allora hanno cominciato a litigare. Tuo padre diventava violento  e lei aveva paura. Poi, sei nata tu…bellissima, robusta, selvaggia. Tuo padre era pazzo di gioia e ti mostrava a tutti, lei invece si era girata  dall’altra parte e non voleva  neppure darti il latte.

CAMILLE         Con Paul e Louise è tutto diverso.

DOMESTICA    Le passerà, vedrai.

CAMILLE       Mah sì, certo, e poi ci sei tu, la mia cara vecchia Victoire! Che ora se ne sta approfittando e zitta zitta sta scendendo dal trespolo!

DOMESTICA    La zuppa di porri sul fuoco!!!

CAMILLE       (RISATA PIENA, IRREFRENABILE) Tanto, come dice Paul,  è sempre tutto stracotto.

                            ENTRA PAUL.

PAUL                 Victoire, la mamma ti sta cercando.  

CAMILLE         To’, eccolo! Si parlava del diavolo…

PAUL               Il diavolo sei tu… Victoire, la mamma è molto arrabbiata.

CAMILLE           Che novità! Vai pure Victoire, finiremo domattina all’alba quando tutti dormono. (LA DOMESTICA SCENDE FATICOSAMENTE DAL TRESPOLO ED ESCE)

PAUL                E’ bellissimo, Cam!

CAMILLE           (DOPO UN SILENZIO MINACCIOSO IN CUI LEI HA OSSERVATO IL  BUSTO) E’ orribile, è morto! Dov’è  lo sguardo di Victoire? E il sudore? Il sudore sulla fronte? (CON UN UNICO GESTO RABBIOSO SPAZZA IL BUSTO CHE CADE IN TERRA E SI FRANTUMA IN MILLE PEZZI. PAUL E’ SGOMENTO.  CAMILLE LO GUARDA CON ARIA DI SFIDA. )

PAUL               (TIMIDAMENTE)  Camille,  perché?

CAMILLE           ( ARIA DI SCHERNO) Perché? (IMITA IL TONO DI VOCE DI UN  BAMBINO)  Perché? Perché? Piscianletto!

PAUL                Smettila!  Non sono più un bambino!

CAMILLE           (NON LO ASCOLTA NEPPURE) Non è così che voglio scolpire!

Voglio ricreare la vita! Fissare gli sguardi, fermare il movimento! Non voglio  i busti dei cimiteri, più cadaveri di quelli che stan sotto.

PAUL                Sei assoluta, Camille. A volte, bisogna contentarsi…

CAMILLE          Mai! Non dire mai quella parola!

PAUL                 (CHINATO, CERCA, PATETICAMENTE, DI RICOSTRUIRE I PEZZI DEL      BUSTO)  Voglio dire, bisogna aver pazienza, e poi, era bello, a me piaceva…(ALZA LO SGUARDO, SEMPRE TIMIDO) 

 

CAMILLE           (LO ABBRACCIA CON TRASPORTO) Ti ricordi di quella sera che sono tornata tardi, dal gigante…

PAUL                 Tutta coperta di fango nero,  con i capelli intrecciati: un po’ cervo, un po’ liocorno,  sembravi sfidarci, noi e il nostro cibo stracotto, seduti attorno alla tavola, soddisfatti…

CAMILLE         La mamma ha urlato: “Il diavolo!”

PAUL                E tu hai detto: “Io ho visto il diavolo stasera, e mi ha insegnato  come si fa a scolpire la pietra!"

                            BUIO. IN PROSCENIO, PAUL.

 

PAUL                 "Lasciate ogni speranza, o voi che entrate!" Quarta stazione.

LUCE.  ENTRA IL PADRE,  STANCO, CON LA VALIGIA, CAMILLE CORRE AD ABBRACCIARLO, GLI SALTA LETTERALMENTE AL COLLO, COME UNA BAMBINA. POI GLI BALLA ATTORNO, TUTTA SPORCA DI GESSO.

PADRE              Lavori a casa adesso? E lo studio che ti ho affittato?

CAMILLE           Son corsa  per darti  la grande notizia. Da domani  andrò a lavorare da Rodin. Papà, pensa, il grande Rodin mi vuole nel suo atelier.

 PADRE            Tu non hai più bisogno di lezioni.

CAMILLE          Un  artista  impara tutta la vita.

PADRE              E va bene, ma …

CAMILLE           A Rodin è stata commissionata la grande porta del Museo d’Arte Moderna. Lui come tema ha scelto l’Inferno di Dante. Sai? “Lasciate ogni speranza o voi che entrate” .

 PADRE             Che tema terribile. (ESPRESSIONE TRISTE)

                                                                             

CAMILLE           (RIDE)  E' per emulare la Porta del Paradiso,  a Firenze. E’ un’impresa titanica, grandiosa, e io ne farò parte!

PADRE              Ma non porterà la tua firma.  Stai attenta Camille. Non fidarti. Se  entri nel suo studio ti perderai. (CAMILLE LO FISSA )  Perderai la tua personalità.

CAMILLE         (RIDE) Non dire assurdità!  E’  un onore, sarò l’unica donna a scolpire nel suo atelier. Le donne  fanno solo le modelle.

 PADRE             Scolpirai o dovrai tagliare il marmo per lui?  E’ un vecchio furbacchione, si dice in giro.

CAMILLE         Vecchio?

 PADRE              Avrà più o meno la mia età, no?

 CAMILLE         Più di quarant’anni. Le mie amiche dello studio lo chiamano  Vulcano, tanto è brutto…

 PADRE            Dimmi, allora, sei contenta?

 CAMILLE        E’ venuto al nostro studio, ed è rimasto a bocca aperta quando ha visto le mie sculture.

CAMILLE           Gli avevano detto che scolpiamo alla stessa  maniera, ma lui non ci credeva! Ha visto il busto di Paul e mi ha paragonato a Michelangelo.

PADRE            (FIERO) Chissà le altre…

 CAMILLE        Non m’importa delle altre! 

                                                                                                                                                                                            

ENTRANO  PAUL E LA MADRE. PAUL ABBRACCIA IL PADRE. MENTRE LA  MADRE HA LA SOLITA ARIA SEVERA.

MADRE            Cosa aspettate? E’  pronto in tavola. E tu Louis-Prosper, sei in ritardo come al solito. (GLI PRENDE LA VALIGIA ED ESCE)

PADRE             Non ci vediamo da una settimana e neanche un bacio…

                             (ALZA  LE SPALLECAMILLE LO ACCAREZZA)

PAUL                Papà, spero che almeno a te dia retta! Rodin.ha una brutta reputazione. Ha una concubina.

PADRE              Lo so.  E’  una sua ex modella. Non la sposa perché non è presentabile.

CAMILLE           Rose Bouret,  si sono conosciuti nel 1864, l’anno in cui sono nata!

                            (FISSA IL PADRE) Sono vecchi!

PADRE        Camille, ascoltami, non sono come tua madre, non ho di queste paure. Ho invece paura per il tuo talento, temo che lo sciuperai.

                                                                                                       

CAMILLE           Papà,  basta con questa storia!( PAUL  E’ STUPEFATTO DI COME CAMILLE PARLI AL PADRE. ) Il  mio talento non è una pianticella delicata. E’ forte. Come me, che taglio il marmo come un uomo!  Ed io, io sola, un giorno riprodurrò il gigante di pietra! (GLI OCCHI MANDANO LAMPI)

 

  PADRE           Ne sono sicuro mia cara. (LE CAREZZA LA TESTA, POI SI  ACCORGE CHE S'E' SPORCATO E SI  PULISCE  DALLA CRETA SFREGANDOSI LE MANI SUI PANTALONI, POI SI RENDE CONTO CHE COSI’ VERRA’ SGRIDATO DALLA MOGLIE E ALZA GLI OCCHI AL CIELO)  Farai cose magnifiche. Hai solo diciotto anni.

                            BUIO. AVANZA IN PROSCENIO PAUL.

 

PAUL                 La quinta stazione è la conoscenza... carnale.

                   LUCE. NELLO STUDIO. RODIN E’ SEDUTO E STA MODELLANDO DELLA CRETA.  CAMILLE,  IN PIEDI, GREMBIULONE BIANCO E ZOCCOLI,  LO OSSERVA.

RODIN              Guarda, questo è Fidia.  Il mio abbozzo non ha la pretesa di eguagliare la bellezza delle statue greche, ma serve per farti capire il loro ideale di armonia.  Quattro piani in contrasto fra loro ma in modo alterno, quattro direzioni che attraverso l’intero corpo producono una dolcissima ondulazione. (CAMILLE  E'  VISIBILMENTE ATTRATTA DA RODIN.) Passiamoa Michelangelo. (PRENDE LA CRETA E LA STORCE) Anziché  quattro piani, ce ne sono soltanto due: un terribile contrasto. Siamo ormai lontani dalla calma degli antichi, le gambe sono piegate, non più riposo, ma fatica e il torso…segue l’anca, senza più vuoti, la statua è un unico blocco.                     Michelangelo cantava l’epopea delle ombre. (CAMILLE E' COME AL SOLITO IMBRATTATA DI CRETA E LUI LE SCOSTA UN CIUFFO DI CAPELLI DALLA FRONTE) Lui  diceva  che solo le opere che si possono far rotolare dall’alto di una montagna senza che se ne rompa neppure un pezzo sono valide. Tutto ciò che si frantuma durante una simile caduta è  superfluo. Tu appartieni a quella razza, nulla potrà spezzarti, sei tagliata in un materiale eterno… Sei forte, hai la forza di Giovanna d'Arco, la forza delle vergini. (CAMILLE LO GUARDA) Sì, si vede!  Io   ho esperienza di donne.

 

CAMILLE           Ebbene, vi sbagliate, io non sono più vergine. Da adesso. (COMINCIA A SPOGLIARSI MENTRE RODIN LA GUARDA ESTASIATO)

BUIO. LUCE SU CAMILLE NUDA DALLA VITA IN SU. CON UNA MANO CERCA DI RIVESTIRSI, CON L'ALTRA HA GETTATO UN DRAPPO UMIDO SU UNA SCULTURA . . E’SOLA.  AL SOLITO  E’ IMBRATTATA DI CRETA.

CAMILLE           (OSSERVANDO L'OPERA RICOPERTA)  Ora, mio caro Rodin, ora, sono forte. Ho posseduto l’uomo che amo.(ENTRA RODIN)

RODIN               Cam, ho una sorpresa per te! ( SI ACCORGE DI CAM SEMINUDA) C'è stato qualcuno qui?

CAMILLE           (NON COMPRENDE) Perché? (I LORO SGUARDI SI INCROCIANO) Sei geloso? (PAUSA) Potrei fare anch'io come te,

                            no? Tu hai tutte le modelle, una quasi moglie e … la tua allieva.

RODIN               No, Camille, no… non diventare come tutti.

CAMILLE           Ah molto  comodo! (HA FINITO DI RIVESTIRSI)

RODIN               ( SI INGINOCCHIA DAVANTI A LEI) Ti prego, io ti amo, ma lo sai che non posso lasciare  Rose, almeno per il momento. Lei ha fatto tanto per me…e non mi chiede mai nulla. Ma io non ho mai amato nessuna come te. (AFFONDA IL VISO FRA LE GAMBE DI CAMILLE, IN PIEDI) Chi era? Non farmi impazzire, Cam, chi è stato qui?

CAMILLE           (RIDE, INCERTA SE CONTINUARE LA COMMEDIA OPPURE NO)  Perché dovrei dirtelo? Che diritti hai su di me?

RODIN               Nessuno, se non quelli di chi ti ama. Camille, ho affittato per noi la villetta che fu di George Sand e De Musset. Molto discreta. Si chiama la Folie Neubourg.

CAMILLE           (LO SOLLEVA DI PESO E LO BACIA E LO ABBRACCIA, POI IMPROVVISA UN CAN CAN , DANDOSI GRANDI MANATE SUL SEDERE) La follia? Ci faremo delle follie… Quando andiamo a vederla?

.RODIN              Anche subito, non è lontano. Ed ora mi dici chi è stato qui?

CAMILLE           (RIDE) Il grande Rodin è geloso! Geloso, geloso! Come un collegiale. (SI AVVICINA AL TORSO APPENA RICOPERTO)  Ecco il modello! (LO SCOPRE. RODIN LANCIA UN' ESCLAMAZIONE)   Ti piace?

 RODIN              E'… possente, superbo. Chi è la modella?

CAMILLE           (RIDE A LUNGO) Vorresti saperlo, eh? Vuoi anche lei?

RODIN               Cam, ora basta! Abbiamo fatto la pace. Ora parliamo da colleghi.

CAMILLE           Ebbene, caro collega, la modella è di fronte a voi!

RODIN               Tu ?!? Tu hai posato per te stessa?

CAMILLE           Le modelle costano troppo.  (RODIN AMMIRA L'OPERA) Lo esporrò al prossimo Salon.

RODIN               (COME RISVEGLIANDOSI) Vorranno sapere chi ha posato per te, si verrà a sapere… no…non farlo.

CAMILLE           Perché?

RODIN               Non osare sempre l'inosabile. (PAUSA BREVE) E' troppo… sensuale.

CAMILLE           Anche le tue sculture sono sensuali!

RODIN               Io sono un uomo.

CAMILLE           Ah.

RODIN               Possibile che non lo capisci? Che non puoi sempre sfidare tutto  e tutti! Ti devi…insomma, devi accettare le convenzioni della società in cui vivi. In cui vuoi vivere e lavorare e vendere le tue sculture!

CAMILLE           Proprio non capisco.

 RODIN              Siamo indietro con la Porta dell'Inferno. Lì ti puoi sbizzarrire con i nudi,  e nessuno saprà mai che li hai scolpiti tu.

CAMILLE           Ah.

RODIN               Quel che voglio dire, è che ti sbraneranno, al Salon.

CAMILLE           Ma io sono forte, lo dici sempre.

RODIN               Hai un enorme talento, ma non basta..

CAMILLE           Non basta?

RODIN               Non  basta per avere delle commissioni,  bisogna…

CAMILLE           Io mi contento di poco. Io voglio solo scolpire e ... avere te, tutto per me.

RODIN               (INDIETREGGIA) Ora…lo sai, non possiamo, forse, più avanti…

CAMILLE           Va bene, ora lasciami finire il mio busto, che deve essere pronto per il prossimo Salon  (RODIN SOSPIRA) lo esporrò accanto al tuo… e inviteremo Rose.(RIDE) E forse tuo figlio.

RODIN               Non nominarmi quel fannullone.

CAMILLE           Perché non lo hai riconosciuto?

RODIN               Perché vuoi parlare di lui? Dài, vieni qui.

CAMILLE           Perché è un po' (SI TOCCA LA TESTA) …

RODIN               Dài, che m'è venuta voglia.

CAMILLE           Devo lavorare.

RODIN               Dobbiamosemprefarel'amore   quando vuoi tu!  Vuoi comandare anche in quello!

CAMILLE           E allora prendimi da dietro, adesso, mentre scolpisco!

 

RODIN               Rosemi obbedisce sempre.

CAMILLE           Rose  ti ammirerà e scodinzolerà come un cagnolino.

 

                                               BUIO. IN PROSCENIOPAUL

 

PAUL                 Sesta stazione: la lotta.

LUCE. NELLO STUDIO. CAMILLESTA SCOLPENDO, DI SPALLE. LE SI AVVICINA  ROSE . PER QUALCHE ISTANTE ROSE LA OSSERVA E CAMILLE NON SE NE RENDE CONTO. POI SI VOLTA.

CAMILLE         Chi siete? (PAUSA) Rose?!?

ROSE               Sì sono Rose, la sua Rose!  Ho voluto vedere! Sgualdrina, ladra, ma non siete l’unica, sapete? Tutte, lui se le fotte  tutte. Allieva dei miei stivali!

CAMILLE          Tacete!

 

ROSE                  No, piccola, ascoltatemi bene. Noi morivamo di fame, facevo la sarta per guadagnarmi il pane, non ero una mantenuta, non lo sono mai stata! Gli inumidivo i gessi, tu non mi fai paura, sgualdrina! Io ho visto la Comune! Non mi lascerà mai capito? Mai! (SPUTA ADDOSSO A CAMILLE)

CAMILLE         (NON PERDE LA CALMA, SI PULISCE DALLO SPUTO) Se è così, cosa temete? Voi  avete paura di me, questa è la verità!

ROSE               Io l’ho avuto quand’era giovane, era giovane quando lo conobbi.

CAMILLE         E allora di cosa ti lamenti, vecchia megera?

ROSE          Schifosa! Puttana! (VEDE IL BUSTO DI RODIN)  Questo è lui! Scultrice di uomini!  Le  altre potevo sopportarle, ho sempre sopportato! (SI AVVENTA CONTRO IL BUSTO, CON UN ATTREZZO CERCA DI COLPIRLO, NE NASCE UNA LOTTA, SI AVVINGHIANO, SI STRAPPANO I CAPELLI, E PROPRIO MENTRE IL TRESPOLO CADE ADDOSSO A CAMILLE, ENTRA RODIN)

RODIN               Cosa fate? Siete impazzite? (METTE UN BRACCIO SULLE SPALLE DI ROSE E LA CONDUCE FUORI, SENZA NEANCHE OSSERVARE CAMILLE CHE E’ A TERRA, SOTTO IL TRESPOLO) Rose è malata di cuore.

                            CAMILLE SI RIALZA A FATICA, HA UN CONATO DI VOMITO.

CAMILLE         Auguste!

                            BUIO. AVANZA PAUL.

PAUL                 Il rifiuto. Settima stazione.

                    

LUCE. SUONANO LE CAMPANE. CHIARORE DELL’ALBA. NELLO STUDIO. CAMILLESI RIALZA A FATICA E SI AVVIA VERSO CASA.  E' PIEGATA IN DUE E SI  TIENE IL VENTRE. LUCE SULL’ANGOLO DEL LETTO MATRIMONIALE. SEDUTA SUL LETTO, COMPLETAMENTE VESTITA, E SOLA, L'ASPETTA LA MADRE.

MADRE              Camille, vieni qui. (NON SI CURA DELL'ASPETTO SOFFERENTE DI CAMILLE) Dove sei stata fino a quest'ora?

CAMILLE           A scolpire, mamma.

MADRE              Ah, nel tuo ambiente di "artisti"si chiama scolpire! Donnaccia!  Ma io già lo sapevo. Di là c'è la tua valigia, è pronta.  Tu non puoi abitare qui. Tua sorella è fidanzata e non voglio scandali. Tanto sai dove andare. Se quel vecchio non ti manterrà ne troverai altri.

CAMILLE           Va bene, ma ora vado a riposarmi, non sto bene.

MADRE              Tu non hai capito. Tu lasci questa casa, subito! E ti proibisco di scolpire, non voglio che il nostro nome circoli sulla bocca di tutti.

                            (SIBILANTE) Ti farò rinchiudere!

 

CAMILLE            E sia, me ne vado subito. Sarà meglio, così non finirò per assomigliarti.  Sarò libera, libera!!

                            BUIO.  PAUL IN PROSCENIO

PAUL                 Ottava stazione: la  maternità negata.

LUCE SU ZONA DELLA SCENA TALE DA RICREARE UN'ATMOSFERA ALL'IMPRESSIONISTACAMILLE E’ VESTITA DA CAMPAGNA, QUASI ELEGANTE,  CAPPELLINO, ABITO A FIORI, LIEVEMENTE INGRASSATA (E' INCINTA). PASSEGGIA, POI SI SIEDE E COMPONE UNA LETTERA.

CAMILLE           Caro signor Rodin,  dormo nuda,  per illudermi che voi siate qui con me.  Post scriptum:  e soprattutto, non deludetemi più.

                            (IMPROVVISAMENTE SI PIEGA, SI ACCASCIA ).

                            BUIO SU QUESTA ZONA DELLA SCENA. LUCE SU RODIN

VESTITO DA VIAGGIO.

RODIN               (AFFANNATO) Camille! Sono partito appena possibile! Come stai? Cos'è successo?

LUCE SUL LETTO MATRIMONIALE, DOVE, VESTITA COME SOPRA, STA SDRAIATA CAMILLE. A DISTANZA, RODIN.

CAMILLE         Caro signor Rodin, bene accudita dalla castellana, mi sto rimettendo in forze. La piccola Jeanne vuole che le insegni a disegnare. Ciò  aiuta a riprendermi dal brutto colpo, che non è, come pensate, quello fisico dell'aborto.  Non dimenticherò mai il sollievo nel vostro sguardo quando vi ho detto che non potrò  mai più avere bambini. Da questo momento  le mie creazioni saranno soltanto in pietra.

BUIO. APPARE PAUL.

PAUL                 Sakuntala, o l'Abbandono. Nona  stazione.

LUCE SU ZONA NEUTRA DEL PALCO CHE RAPPRESENTA UNA STRADA DI PARIGI. DEBUSSY E' NELL'ATTEGGIAMENTO DI CHI ASPETTA. E' MOLTO ELEGANTE. LO RAGGIUNGE, ANSANTE E SCARMIGLIATA, CAMILLE, IN UN ABITUCCIO NERO, PIUTTOSTO LISO.

DEBUSSY        Camille, finalmente! Com'è andata?

CAMILLE           Debussy, balliamo!

 

DEBUSSY        Qui, in mezzo alla strada?

CAMILLE           Sono felice! Felice! Con la mia Sakuntala ho avuto la menzione d’onore al Salon!

DEBUSSY        Ne erosicuro! (CAMILLE LO OBBLIGA A BALLARE UN VALZER)

CAMILLE           Presto sarò famosa e non ho ancora trent’anni. Rodin lo è diventato adesso, da vecchio.

DEBUSSY        Ha cinquant’anni. Dove saremo noi, a cinquant’anni?

CAMILLE           Le mie sculture sono apprezzate, anche se vengo  sempre definita "l'allieva di Rodin"… ma ormai ci sono abituata.( AD OGNI GIRO, DI VALZER CORRISPONDE UNA SUA BATTUTA) Allieva di Rodin  (GIRO) sorella del poeta Paul Claudel (GIRO) amante di Rodin (GIRO) amica … ma  non ancora amante  del musicista  Debussy… (DEBUSSY E' IMBARAZZATO, SMETTONO DI BALLARE) Per sentirmi scultrice, cioè  me stessa, ho dovuto cambiare studio, affittarne uno solo per me. Ecco la mia sorpresa.

 

SI FERMANO DAVANTI AL CARTELLO : CAMILLECLAUDEL, SCULTRICE, 113BOULEVARDD'ITALIE.  LUI LA GUARDA NEGLI OCCHI.

 

DEBUSSY        I tuoi occhi mi ricordano quelli di Ligeia, nel racconto di Poe. " Sei stranamente bella, stasera. Così bella che sembra tu stia per morire."

CAMILLE           Anche tu come mio fratello, citazioni sempre citazioni. (MALIZIOSA ) Sono questi i vostri orgasmi?

DEBUSSY        (PENSANDO DI AVER CAPITO MALE) Come hai detto?

 

CAMILLE           Che anch'io leggo  Edgar Allan Poe . Come dice il corvo?  Mai più,  mai più.  (LO GUARDA FISSO)

DEBUSSY        Lo so.                 

CAMILLE           No che non lo sai. Mai più con Rodin, mai più.

DEBUSSY        Come!?!

CAMILLE           Mi ha  succhiato la mia linfa vitale.

DEBUSSY        Ma sei hai appena fatto quel capolavoro, Sakuntala!

CAMILLE           Sai qual è l'altro titolo della scultura? L'abbandono.

DEBUSSY        No, non è vero, non è possibile.  Sono un uomo e una donna saldati assieme, siete voi, i due titani della scultura.

CAMILLE           Lui è il titano, lui ha  le commissioni.

DEBUSSY        Ma  un momento fa hai detto che oggi hai avuto un grande riconoscimento!

CAMILLE           Non voglio riconoscimenti, voglio soldi cioè pane. Ho sempre fame. Il marmo costa. Il bel marmo d’Italia vale da 1500 a 2000 franchi il metro cubo e ci vogliono due metri cubi per una statua seduta a grandezza naturale.

DEBUSSY        Tutti  ti  ammirano. Nessuno scolpiva più direttamente dal marmo. 

CAMILLE           La loro ammirazione non mi compra un altro vestito. Quanti anni sono che  vado al Salon a presentare le mie opere con questo abituccio?  Nero, un colore che odio! Ma che va bene  per tutte le occasioni. Rosso, vorrei un abito rosso! L'ho sempre desiderato, ma mia madre diceva che era da puttana. Veramente lei non usava questa parola. A lei piace  "donnaccia".

DEBUSSY        Dovresti essere  più diplomatica, lo stesso Rodin, vedi, ora si mette in marsina e frequenta le persone giuste.

CAMILLE           Cos’è una persona giusta, Debussy?

DEBUSSY        (DOPO UNA PAUSA) Una persona potente?

CAMILLE           La mia prima vera opera è stata Davide e Golia. Bisogna sempre proteggere i deboli contro i forti. (PAUSA)  Lascerò il grande Rodin, e non mi isolerò più. Vivrò, uscirò con  te, andremo ai concerti, alle esposizioni… Scolpirò un valzer e lascerò Rodin.

                            BUIO. APPARE PAUL.

PAUL                 Decima  stazione: l'ombrello rosso, ovvero,  il dialogo di pietra.

LUCE SULLO STUDIO. CAMILLE AL SOLITO SCOLPISCE FRENETICAMENTE. ENTRA RODINCON UN INVOLTO.

RODIN               Ti ho portato un regalo.(SVOLGE L'INVOLTO E NE ESTRAE  UN OMBRELLO ROSSO)

CAMILLE           (VOLTANDOSI)  E’ bellissimo, avevo giusto bisogno di qualcosa di superfluo.

RODIN               Sei tu che hai detto…

CAMILLE           Sicuro, a una donna fa piacere ricevere il superfluo, la fa sentire appunto, donna…

RODIN               Ne sono contento.

CAMILLE           Sei contento soprattutto che io non ti chieda più di vivere sempre con me, e non con il tuo spaventapasseri…e soprattutto non ti chieda più di sposarmi.

RODIN               Mah… credevo che ormai …

CAMILLE           Ormai, cosa? Se lei ti ha dato  molto, io ti ho dato tutto! La mia giovinezza, il mio talento, la mia anima! 

RODIN               Tu,  parli di anima?

CAMILLE           Quella che infondiamo nelle sculture! E' inutile che la gente faccia tutte quelle code per vedere l'esposizione Rodin Monet. Potrebbero venire qui, gratis, almeno per quel che riguarda il grande Rodin! Il tuo Idolo eterno è il mio Sakuntala, il tuo …

RODIN               Lo sappiamo da sempre  che abbiamo lo stesso stile!

CAMILLE           E questo, questa affinità …. straordinaria…non ti dice niente? Non ha un senso tutto questo?

RODIN               Sei tu che mi  hai lasciato. (NELL'USCIRE, SI VOLTA) Ah, puoi sempre venire a prendere i blocchi che non  mi servono. (ESCE)

CAMILLE           (AFFERRA L'OMBRELLO ROSSO E BRANDENDOLO COME UNA CLAVA DISTRUGGE CIO' CHE STAVA FACENDO) Il tuo marmo! Noi comunichiamo solo attraverso le pietre.

                            BUIO. IN PROSCENIO PAUL.

PAUL                 Gli occhi sono quelli di sempre, ma chi la conosce bene vi scorge dei bagliori terribili, una strana fissità. Undicesima stazione: il Gigante tradito.

                            STUDIO. DEBUSSY  E CAMILLE.

 

DEBUSSY        Camille, sei stata all’esposizione Universale?

CAMILLE           A vedere quella cavalletta in ferro? La torre del signor Eiffel?

DEBUSSY        Rodin ha finalmente esposto il suo Balzac!

CAMILLE           (SI TOGLIE IL CAMICIONE E COSI'  COME E' VESTITA SOTTO SI AVVIA) Andiamo, voglio vederlo, sono dieci anni che ci lavora.

DEBUSSY        E'  impressionante,   è alto quasi tre metri…

CAMILLE           Il gigante… (FRA SE') fa che non sia il gigante..

DEBUSSY        Voleva lasciarlo nudo… poi, ha ceduto alle convenienze…

CAMILLE E' GIA' CORSA AVANTI.  NON LA SI VEDE, MA SI SENTE UN URLO DISUMANO.

                            BUIO SULLO STUDIO. PAUL  IN PROSCENIO.

PAUL                 Dalla Cina avevo notizie sempre più preoccupanti. Camille si era trasferita in un altro studio, scolpiva e sistematicamente distruggeva le sue opere. Non avendo più le forze per farlo lei stessa, ogni primavera chiamava un carrettiere che andava a seppellirle sotto i bastioni. La portinaia diceva che era una strega, tutte le notti accendeva fuochi e impastava. Poi, verso l'alba, usciva per andare a spiare Rodin e Rose.

VOCI FUORI SCENA DI ROSE E RODIN.

ROSE                 Tesoro, hai fatto fare pipì alla cagnetta?

RODIN               Sì Rose.

PAUL                 Dodicesima stazione: il vestito rosso.

                            STUDIO IN QUAI DE BOURBON. E' SPOGLIO, NIENTE PIU' BUSTI RICOPERTI. SOLO IL BLOCCO DI MARMO E L'OMBRELLO IN UN CANTO, ROTTO. CAMILLE IN QUESTA SCENA PARLERA' (come secondo le testimonianze) CON VOCE MONOTONA, METALLICA. INDOSSA IL FAMOSO VESTITO ROSSO. APPARE NOTEVOLMENTE INVECCHIATA, HA DOLORI ALLE OSSA.

UN CARTELLO, COME SE FOSSE ESPOSTO IN UNA VIA:

                            "GRANDERETROSPETTIVADICAMILLECLAUDEL

ALLAGALLERIAEUGENEBLOT  DAL4 AL 16 DICEMBRE 1905"

NELLO STUDIO ENTRANO RIDENDO CAMILLE, DEBUSSY, IL

PADRE, UN'AMICA.

CAMILLE             Venite,  ho dello champagne!

DEBUSSY           (SCUOTE LA TESTA GUARDANDO GLI ALTRI) Lascia, Camille, l'ho portato io. (INTANTO GLI ALTRI CERCANO DI SEDERSI IN QUALCHE MANIERA SU SGABELLI O CASSE, ECC)

PADRE              Camille, siediti qui accanto a me. Alla galleria non abbiamo avuto modo di parlare, per via di tutta quella folla!               

AMICA                Un gran successo, vero, signor Claudel?

PADRE              Un critico mi ha detto: sua figlia è un genio, signor Claudel.

DEBUSSY        Forse era Mirbeau, che al primo Salon di Camille,  scrisse: "Una rivolta della natura, una donna di genio!"

CAMILLE         Ho trovato in un libro la tecnica del Bernini, lisciare la pietra con un osso di montone.

PADRE              A cosa stai lavorando adesso, Camille?

                   CAMILLE           Al Perseo.

DEBUSSY        (ALL'AMICA) E' la sua ultima scultura, risale ad anni fa…

PADRE              Paul ha scritto dalla Cina, mi ha detto di chiederti se hai trovato la risposta…

CAMILLE           Quando avrò creato il Gigante troverò la risposta. Papà, lasciami un po’ di soldi, i fonditori sono cari, e i modelli poi, da quando quei due mi hanno aggredito, sono diventati sempre più esosi.

PADRE              Ti hanno aggredito, ancora? (DEBUSSY SCUOTE LA TESTA)

AMICA                (PIANO) E' stato due anni fa, vero?

 

PADRE              La mia scultura preferita sono Le pettegole, chissà quale segreto si stanno confidando.

AMICA                Sono rimasta a bocca aperta, quando ho visto che sono in giada.

DEBUSSY        Il curatore del museo aveva una paura, per la sua giada..

PADRE              Io credo, Camille, che sei arrivata  vicina alla risposta.  Le tue sculture mostrano la compassione umana, la verità interiore, sono vive! Tu sai cogliere gli sguardi nella pietra!

CAMILLE           Hodebiti per  seicentomila franchi.

PADRE              E quell'altra scultura, il valzer. Non è vero signor Debussy, che Camille ha  saputo fissare il movimento? Come quella nuova arte, il cinematografo. Straordinario.

CAMILLE           Scusatemi. (ESCE)

PADRE              Signor Debussy, sono molto preoccupato per mia figlia.

DEBUSSY        Cerchiamo sempre di distrarla, ma…

AMICA                Vaga  per ore per le strade. Parla da sola. Ferma i passanti,

                            dice a tutti del complotto "Rodin" .

PADRE              Io avevo cercato di avvisarla… (GLI ALTRI LO GUARDANO SENZA CAPIRE) Mio figlio Paul incolpa Rodin dello stato mentale di Camille.  Quando lei gli chiese di sposarlo, lui si trincerò  dietro Rose, poichè Camille  fa  paura, fa paura anche al grande Rodin.

                            La sua arte, la sua intelligenza, la sua bellezza, erano troppo, troppo anche per il grande Rodin. Lei non gli assicurava quella continuità di abitudini, quella venerazione che solleticava il suo amor proprio. E poi, stava per superare il maestro. O forse, lo aveva già superato.

PADRE              Anche Paul, pur volendole un gran bene, l'ha sempre temuta. Per la forza ma ancor più per il dono feroce dello scherno. Era lei a comandare la banda dei ragazzi del villaggio.

Lei, signorina, dice che vaga per le strade. L'ha sempre fatto, ma per osservare la gente. Ha sempre camminato per ore e mia moglie la sgridava perchè c'erano  i tacchi da rifare.

Fra lei e Rodin c' è stato uno scontro titanico…(SULLE SUE ULTIME PAROLE ENTRA CAMILLE  MA NON SE NE RENDE CONTO, ESSENDO VOLTATO)   una…

                               CAMILLE RIENTRA NUDA, REGGENDO, COME SE FOSSE  UN VASSOIO, IL VESTITO ROSSO, I GUANTI, GLI STIVALETTI

CAMILLE           E'  passata la mezzanotte, li avevo affittati per la giornata, vado a restituirli.

PADRE          …una vertigine sopra l'abisso.

                            BUIO, IN PROSCENIO  PAUL.

PAUL                 (SENZA CAPPELLO DA AMBASCIATORE, DECLAMA UN BRANO DI UNA SUA OPERA) "…al finale della tragedia si volge verso di noi un viso che pietrifica l'orrore stesso, quello della Gorgone, che anche mia sorella, alla fine della sua vita cosciente, deve aver visto riflettersi nello scudo di Perseo…"

                            Tredicesima stazione: la Porta dell'Inferno.        

                            Al  regista la scelta di disporre la messinscena per l'ultima parte:

                            "L'epistolario dal manicomio."

                            I documenti possono essere mescolati come un mazzo di carte. Io suggerirei un rapido quasi nevrotico montaggio delle letture delle lettere e della cartella clinica. I personaggi sono PAUL,  CAMILLE, DOTTORE(che simboleggia diversi medici), MADRE,SUORA.  Sono tutti presenti sulla scena, tranne,  MADREe SUORA.

  

CAMILLE           Oggi sono quattordici anni che ebbi la sgradita sorpresa di veder entrare nel mio studio due sbirri armati di tutto punto, con elmo e stivali. Triste sorpresa per un’artista: invece di una ricompensa, ecco quel che mi è capitato!

 

SUORA              Numero di registrazione: 39996. Nome: Claudel Camille Professione: scultrice.  Età:  48 anni. Domicilio: 19 quai de Bourbon, Parigi.  Ammissione: 10 marzo 1913

PAUL                 2 marzo 1913, muore mio padre.  Camille non avvisata.5 marzo, incontro il dottor Michaux il cui ambulatorio si trova al 19 di quai de Bourbon. Quest’ultimo mi rilascia il seguente certifcato medico che autorizza l’internamento.

DOTTORE        Io sottoscritto dottor Michaux, certifico che la signorina Camille Claudel è affetta da turbe mentali molto gravi: porta abiti miserabili, è sporca, certamente non si lava mai, ha venduto tutti i suoi mobili salvo una poltrona e un letto, nonostante riceva dalla sua famiglia oltre all’affitto dell’appartamento che vien pagato direttamente al proprietario, una pensione di 200 franchi al mese. Fa rare uscite nel cuore della notte, scrive lettere al fratello e parla con la portinaia  del suo terrore della banda Rodin.

PAUL                 7 marzo, incontro il direttore dell'Istituto che mi suggerisce una correzione nel certificato. 8 marzo, scrivo al dottor Michaux per fargli pervenire il  certificato corretto al fine di poter procedere all’internamento il giorno stesso. Non essendo pervenuto in tempo utile, Camille trascorre la sua ultima domenica a Parigi. 10 marzo, due gendarmi  penetrano di forza nello  studio di quai de Bourbon e s’impadroniscono di lei. (PAUSA) Mi sono sentito un miserabile per tutta la settimana.

CAMILLE           17 marzo 1913, Caro Blot, ti scrivo non per richiederti il tuo lavoro come fonditore in bronzo, bensì per dirti che da una settimana sono internata in una casa di cura. Ricordo il marchese di Villeneuve, che morì soltanto dopo trent’anni di manicomio.  E’ spaventoso, trent’anni. Queste cose a me non capiteranno. Se non puoi venirmi a trovare ci rivedremo in occasione del prossimo Salon.

PAUL                 Quattordicesima stazione: la risposta, ovvero, l'Inferno.

DOTTORE        1 giugno 1920. Relazione alla signora Claudel: "La signorina Claudel è calma, le sue idee di persecuzione, senza essere sparite, sono molto attenuate. Manifesta vivamente il desiderio  di ritornare presso la famiglia e di vivere  in campagna. Credo che in queste condizioni si possa tentare un’uscita." Dott Brunet.

.

MADRE              5 giugno  1920. Gentile direttore. Non voglio a nessun costo ritirare mia figlia dal vostro istituto. Ho settantacinque anni, non posso caricarmi di una figlia che ha delle idee così stravaganti, che è piena di cattive intenzioni nei nostri confronti, che ci detesta ed è pronta a farci tutto il male possibile. Se è necessario aggiungere un supplemento al prezzo della pensione perché abbia maggiori comodità, non domando di meglio, ma tenetela, ve ne supplico. Non voglio rivederla mai più.

DOTTORE        8 giugno 1920. Relazione alla famiglia Claudel: " Se non potete riprendere la signorina Claudel, credo sarebbe bene, per lo stato mentale della malata, riavvicinarla alla famiglia, cosa che lei desidera vivamente. Da lungo tempo è calma  e l’attenuarsi delle sue idee deliranti può permettere un tentativo di uscita." dott Brunet.  1 luglio. "La signorina Claudel continua ad essere calma, il suo comportamento è corretto, non manifesta quasi più idee di persecuzione. Se non potete riprenderla, potreste metterla in una Casa di salute più vicina alla famiglia, che potrebbe, così, venire qualche volta a trovarla.L'assenza di visite  è in effetti molto penosa per la signorina Claudel." 

 CAMILLE          Il mio sogno sarebbe far subito ritorno a Villeneuve.  Mi spiace vedere che sprechi il tuo denaro per un manicomio. Denaro che potrebbe servirmi per eseguire delle belle opere e vivere piacevolmente. Quella deliziosa Villeneuve che non ha uguali sulla terra.

MADRE              Ho proibito formalmente che scriva o che riceva alcuna comunicazione o visita, ad eccezione mia e di suo fratello. Le lettere che spedisce sono causa di scandalo. Si crede perseguitata.

CAMILLE           Mi si rimprovera, o crimine spaventoso, di aver vissuto sola, di passare la mia vita con dei gatti, di aver manie di persecuzione. Qui si spendono per me 150 franchi al mese e bisogna vedere come sono trattata. In più Louise  si è impossessata della mia eredità e per questo si preoccupa che io non esca mai più di prigione..

DOTTORE        Agosto 1920. La signorina Claudel continua ad essere calma. Salute fisica  buona. Dott Clement. 1 settembre 1920 - la nostra ammalata presenta sempre le stesse idee di persecuzione, crede sua madre sotto l’influenza dei suoi amici e così si spiega perché continui a tenerla internata. Si occupa  della sua cucina supponendo che la si voglia avvelenare. reclama con insistenza di essere trasferita a Parigi. Stato fisico buono. Dott Clement.

                            3 gennaio 1921. La signorina Claudel conserva qualche idea di persecuzione, limitandosi a delle recriminazioni. Fisicamente sta bene, dorme e non fa assolutamente niente. 1922, aprile. Ha insultato un medico, l’ha minacciato di dargli uno schiaffo.

                           

CAMILLE           In realtà si vorrebbe forzarmi a scolpire in questo luogo, ma visto che non raggiungono l’obiettivo, mi impongono  ogni sorta di difficoltà.

PAUL                 Conquelle dieci dita mute, aveva deciso di gridare la sua assenza. Fin dall’infanzia la scultura era la rivolta che lei conduceva verso il mondo.  In fondo a quella camera remota in cui l’avevamo abbandonata, ora gridava l’unica libertà che le fosse rimasta: dire NO.

                                                        

CAMILLE           In seguito ho imparato la lezione, non usare mai più quella parola: “Si facevano follie”. “Ci si amava alla follia” Mai più, mai più.

Dottore, del sogno che fu la mia vita, questo è l’incubo. Come vorrei essere a casa mia, e chiudere la porta.

SUORA              Ero all'Istituto di Montdevergues, nel 1938. Sì, mi ricordo di Camille Claudel, dicevano che era stata una grande scultrice. Me la ricordo perché agitava sempre le dita nell'aria, ma non scolpiva. Leggeva, sognava? Non lo so. Era una paziente tranquilla, che passava inosservata, tanto era silenziosa e prostrata.  Era confinata nel reparto delle grandi calme, che non necessitano di alcuna sorveglianza .

 CAMILLE          Ottobre 1915. Tu sei venuto a trovarmi alla fine di maggio, com’è che non sei più venuto, è a causa della guerra? Spero che questa guerra finisca presto.

 

PAUL                 Nel settembre '43 attraversai la Francia occupata con le lacrime agli occhi, per rivedere, un’ultima volta, questa mia sorella: una vecchia  sconosciuta che morirà dopo trent' anni di  manicomio. 

  

CAMILLE           Tutto questo nasce, in fondo, dal cervello diabolico di Rodin. Aveva un’idea fissa, ed era che, dopo la sua morte, io spiccassi il volo come  artista e diventassi più grande di lui. C’è riuscito, qui non ci sono decorazioni,  soltanto numeri.

DOTTORE        1927, agosto. Relazione al fratello: "La signorina Claudel presenta sempre le stesse idee deliranti, ma una visita le procurerebbe certamente una grande gioia."  Dott Charpentel.

CAMILLE           Mio  caro Paul, devo nascondermi per scriverti, e non so come farò a imbucare la lettera. La domestica che abitualmente mi rende questo favore è ammalata. Le altre mi denuncerebbero al direttore come una criminale. Puoi ben dire Paul che tua sorella è in prigione. In prigone e con delle pazze che urlano tutto il giorno, fanno smorfie e sono incapaci di articolare tre parole sensate. Ecco il trattamento che dopo più di vent’anni si infligge ad una innocente. Tu mi dici, Dio ha pietà degli afflitti, Dio è buono eccetera eccetera…parliamone di questo tuo Dio che lascia marcire un’innocente dentro un manicomio.

DOTTORE        Febbraio 1930, certificato sulla situazione al Procuratore della Repubblica: "Certifico che la nominata Claudel Camille è affetta da delirio sistematizzato di persecuzione basato su interpretazioni falsate. Questa affezione rende necessaria la permanenza della malata nell'istituto." Dott. Charpenel.

CAMILLE           Da quanto tempo sono rinchiusa? Tutto dipende da quanti anni ho. Settantasette…e il mio Paul, quanti ne avrà…quattro meno di me, come sempre… Mi piacerebbe tanto rivedere i suoi figli.

                            La mattina cerco di uscire, come a Villeneuve, uscire presto presto quando tutti dormono, bere svelta  il latte,  e fuori! A respirare l’odore di terra. Mi dimentico sempre che non posso uscire..sono rinchiusa…mi ricorico, non ho altro da fare…

DOTTORE        1931, stessasituazione. 1932, stessa situazione.

                            1933, marzo, relazione alla famiglia: la signorina Claudel è stata operata d'urgenza di un'ernia epiploica strozzata.

                            Da aprile a dicembre, stesso stato mentale.  1934, da gennaio a dicembre, stesso stato mentale.

CAMILLE           Carissimo  Paul,  in questi giorni di festa penso alla nostra cara mamma. Non l’ho più rivista dal giorno in cui avete preso la funesta decisione di farmi ricoverare in manicomio! Penso al bel ritratto che le feci all’ombra del nostro giardino. I grandi occhi nei quali si leggeva una segreta sofferenza, lo spirito di rassegnazione che emanava dalla sua figura, le mani incrociate sulle ginocchia  in un atteggiamento di totale abnegazione: tutto denotava la modestia, il senso del dovere che caratterizzavano la povera mamma. Non ho più rivisto il ritratto…non penso che l’esecrabile personaggio di cui ti parlo sovente abbia l’ardire di attribuirselo, come ha fatto per altre mie opere. Sarebbe davvero il colmo trattandosi del ritratto di mia madre.

PAUL                 Quando ricevetti questa lettera tanto mia madre che Rodin erano morti da moltissimi anni, nessuno si era preso la briga di avvisarla. Io allora ero ambasciatore a Tokyo.

 

 CAMILLE          Cara mamma,  è una vera follia spendere tanto denaro, quando io sono qui in una piccola cameretta con un vaso da notte sbeccato… Se torno a Villeneuve, non spenderesti nulla, se non per passarmi il cibo…non ho bisogno di una domestica, non ne ho mai avuto bisogno…Non abbandonarmi qui  tutta sola.

DOTTORE        1938, da gennaio a dicembre, stessostatomentale.

                            1939dagennaio a dicembre, stessostatomentale.

                            1940, dagennaioadicembre, stessostatomentale.

CAMILLE           Caro Paul, non è senza dispiacere che ti vedo spendere i soldi in una casa di pazzi. Soldi che potrebbero essermi  utili per fare delle belle opere e vivere confortevolmente. Quale felicità se potessi ritrovarmi a Villeneuve. L’odore della terra di Villeneuve e le nostre escursioni  notturne al Geyn . Te lo ricordi il Gigante, Paul?

CAMILLE           3 marzo 1927, Cara mamma, ti scrivo per raccomandarti di non inviare più danaro, sia per pagarmi il riscaldamento o altro, i tuoi soldi vanno direttamente all’amministrazione e a me fanno soffrire il martirio.  Le case per pazzi sono fatte apposta per far soffrire. Non se ne può  più, soprattutto quando non si vede mai nessuno. Ti pare che valga la pena pagare 20 franchi al giorno per tenermi rinchiusa? E’ proprio il caso di dire che siete pazzi. Quanto a me, sono talmente desolata di continuare a vivere qui che non mi sento più una creatura umana. Non posso più sopportare le grida di queste creature, mi straziano il cuore. Dio solo sa come vorrei essere a Villeneuve. Non ho fatto tutto ciò che ho fatto per finire la mia vita come un  numero in una casa di pazzi

.

DOTTORE        1942, da gennaio a dicembre, stesso stato mentale. Stato  fisico molto  buono.

CAMILLE           Caro Paul, ho tardato a risponderti perché ha fatto talmente freddo che stentavo a reggermi in piedi: Per scriverti non posso mettermi nella sala comune dove arde un misero fuocherello, a causa del fracasso indemoniato. Sono costretta a restare in camera,  e lì la temperatura è così bassa che mi si congelano le mani e non trattengono la penna. Non sono riuscita a scaldarmi in tutto l’inverno. Una mia cara amica,  professoressa del Liceo Fenelon, che è venuta ad arenarsi qui, è stata trovata morta nel letto per il  freddo.

DOTTORE        1 settembre 1943  Relazione al Signor Claudel " La nostra malata è sensibilmente indebolita. Ciononostante capisce tutto e attende con grande piacere la vostra visita."  Dott Clement.

Deceduta il 19 ottobre 1943; ictus apoplettico

                            (SI AVVICINA A CAMILLE E LE CHIUDE GLI OCCHI. SI VOLTA VERSO IL PUBBLICO) La risposta? Non esiste una risposta.

                            BUIO PER L'ULTIMA VOLTA.

FINE

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