La portera del condominio

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TRE ATTI BRILLANTI IN DIALETTO MANTOVANO

DI

ENRICO SCARAVELLI

Personaggi:

DOLORES BERNARDINI                           la portera

MARCO QUERCIA                                      al pustin

PAOLA  MESSORA                                    attrice

MARINA TROMBONI DI PEAGNA           attrice

ARTURO FRENI                                          autista

LORIS PIOVESAN                                    maresciallo

CAMILLO CASAGRANDE                         appuntato

RINA                                                             condomina

SERENA                                                       condomina

GIULIANO                                                 moros dla Serena

Rag, ANNIBALE SARTORI                       aministrator dal condominio

IMBROGLINI                                                condomino – <Mago Mistero>

In un condominio in città


ATTO PRIMO

Atrio principale dell’ingresso di un condominio a doppio portone (uno non visibile. Guardiola con vetrata (o no) per la portineria. Cassette per la posta alla parete (anche disegnate). Al lato della guardiola potrebbero vedersi l’inizio di due rampe scale. Un cartello appeso con la scritta “Tenere i cani al guinzaglio” e un altro con “Vietato gettare oggetti nel distacco”. Su una sedia, accanto alla guardiola c’è un mazzo di fiori. Grossa pianta in vaso nell’atrio)

SCENA I

(Dolores – Marco)

Dolores    :- (più o meno di mezza età, sta pulendo (o lavando), con scopa (o straccio) il pavimento. Sbuffa, si mette una mano dietro la schiena dolorante) “Ahimemì… vint’an fa an santeva mia ‘sti dulur… Impisema un po’ la radio intant ch’a forbèsi zò” (accende e si sente Nilla Pizzi che canta “Grazie dei fior”) “Ah… li me cansun preferidi… As ved chi ha vest i fior in sla scragna…” (prende il mazzo, e nota un bigliettino da visita in busta) “<Per la gentile signora Paola Messora… Bel tipo ch’la lé… la recita <in lingua> e la dis ch’la va a far anca asistenza ai anzian… Ah, ah.. la gh’ares d’ bisogn d’esar asistida anca lé” (è tentata di leggere il biglietto) “No, no… an va mia ben curiusar…” (poi fa comicamente prende il biglietto giustificandosi) “…la bustina l’è averta…” (legge tenendo la mano lontana perché non ha gli occhiali) “Con immenso affetto dal suo fedele ammiratore Cavalier Busoni, banchiere della città di Locarno>” (controlla la calligrafia e poi ripone la bustina tra i fiori) “Però…… questa caligrafia am par fin ad conosarla… Ma no… a n’è mia pusebul… Me ad banchier a n’an conosi mia… a conosi la Zoraide ch’l’ha gh’a al banc... ma in sal marcà” (porta il mazzo in guardiola)

Marco       :- (postino, di mezz’età anche lui, entra col borsone della posta e della corrispondenza in mano) “Bungioran Dolores… sempar in trincea nè?”

Dolores    :- “Bungiuran postin… sempar avanti è indré con la posta, né?”

Marco       :- “Eh, al ml’a dseva me padar: stüdia ch’at farè dla strada… Ho stüdià e… an faghi a dla strada…”

Dolores    :- (apprensiva) “Inveci mé chisà chi n’am méta in mès a la strada a sentar li proposti fati dal condominio in asemblèa…com’a m’ha det l’aministrator”

Marco       :- “Pensla chi sèra la portineria?... Ma anca l’an pasà i dseva acsé e dopo i n’ha fat gnint. As pöl dar che st’an i faga cumpagn”

Dolores    :- “L’è che l’è za difecil catar al laor par di zoan… pensèma un po’ a quei che, come mé i gh’ha an chi fnès in <anta>”

Marco       :- “As pöl anca dar che, oltre ai laor ch’la va a far in casa ad la siora Messora, an salta föra di atar in dal palas”

Dolores    :- “An credi propria che quéli chi vota par pararam via, im ciamarò a faragh i master in casa”

Marco       :- “Ma hai za decis?”

Dolores    :- “L’aministrator al dis chi völ metar i video-citofoni davanti al portagh e me a dovrò lasar l’apartament in dotazion a la portineria… I dis chi sparagna acsè”

Marco       :- “In un palas in piàsa, ch’al gh’ha do entradi cmé questo, i ha fat la stésa roba, ma dopo a par che i spandés di pö par via ad pagar l’impresa ad pulisia, la manutensiòn dl’a video-camera, al porton che tanti volti l’armagne- va ‘vert a la not, tant’è verà chi ha rubà in di apartament e acsé i-a rimes la portineria, anca par aver una sentinela…con töt quel ca sücéd al dè d’in- chö” (con galanteria) “Ma in fond… una bèla dòna cmé lé.. l’han sta mia ben sarada sö in ch’al sgabûsin… il suo posto è in una serra di rose”

Dolores    :- (rassettandosi civettuola i capelli) “Sempar sö ad carsada al pustin…chisà a quanti dòni, con la scûsa a dla posta, al’gh dis li stesi paroli…”

Marco       :- “Ma figüremas… E po’ a n’am ciami mia <pustin> “ (avvicinandosi intenzionato) “Am ciami Marco, Marco Quercia… a son ad legn bon…”

Dolores    :- (si allontana) “Anca al legn bon al fa i taröi…Sarà mèi ch’al mèta la posta in dli caséti siunò i condomini i dis ch’a perdi dal temp e i pensa mal par gnint”

Marco       :- (con teatralità le prende le mani) “E ‘lora demogh da pensar… par quèl!”

Dolores    :- (gli toglie le mani) “Vè, postin… ch’al’s daga una calmada né?”

Marco       :- “E dài pör con’sto postin! Am ciami Marco… ch’l’a scriva: Marco!”

Dolores    :- (ironica) “A marchi Marco?”

Marco       :- (infervorandosi) “Dolores… ch’l’am prométa ch’andema a balar a Rasöl sabat sira”

Dolores    :- “In un dancing?” (letteralmente)

Marco       :- “Ma no… l’è un post com’as dev”

Dolores    :- (non dando importanza) “Agh pansarò sura… e  gh’al savrò dir”

Marco       :- (soddisfatto) “Agh faghi cunt. Pòsia lasaragh la posta?”

Dolores    :- “Ma si, agh pensi mé”

Marco       :- (le manda un bacio ed esce)

Dolores    :- (scorre le buste leggendone i nomi) “Famiglia Becchi… questa l’è par la Famiglia Beccalossi…” (commenta ironicamente) “Tutti becchi. Questa la vé da l’ <Agenzia delle entrate>… Mah…. Entrate par l’agenzia però… Tömu … al mago guaritor <Mistero> tre lètri. L’an ciava di bèsi col lè… e la gent la cred incòra a li carti, alle sedute spiritose…”

SCENA II

(Dolores – Paola)

(mentre Dolores sta dividendo la posta entra Paola Messora, l’attrice del dialettale)

Paola        :- (sulla sessantina. Ha un esagerato cappello a larghe tese, volendo apparire una donna fatale. Saluta Dolores con sussiego e cerca di usare un linguaggio che vorrebbe essere ricercato, teatrale) “Ciao Dolores. Sei stata a fare pulizie nella mia dimora?”

Dolores    :- “Bongioran siura Messora…”

Paola        :- “Signorina, prego!”

Dolores    :- “Ch’l’a ma scüsa, signorina Paola Messora… ho pulì la sö casa ma la..” (non conosce che significhi dimora> “la dimo-dimora, no”

Paola        :- (con sufficienza) “Ma siocchina… è la stessa cosa, la casa, no?”

Dolores    :- “..la cosa la casa? Ah… sì, si. Tutto a posto”

Paola        :- (notando che ha della posta in mano) “Sono tutte missive dei miei ammiratori quelle?”

Dolores    :- “Devo ancora darci n’uciàda… Ah, prima che mi dasmenghi, i ha portà chi fior lè par lé” (prende e porge)

Paola        :- (come fosse un fastidio) “Oh, ancora?...Chi sarà mi stavolta…”(prende e legge il biglietto)

Dolores    :- “Se non lo sa lei… Me an vaghi mia a lèsar i biglietin ad ch’iatar”

Paola        :- (riponendo il biglietto) “Che carino il Cavalier Duroni”

Dolores    :- (correggendo d’istinto) “Busoni”

Paola        :- “E te com’a fet a saveral… visto che non leggi i biglietti degli altri”

Dolores    :- “Eh… o tirato ad indguinare”

Paola        :- “Ci sarà ben altra corrispondenza per me… arrivano sempre a iosa”

Dolores    :- “No, no.. . queste non sono indirizzate a iosa, ma a lei”

Paola        :- (sempre teatrale) “Ma no, vuol dire a bizzeffe”

Dolores    :- “Ch’la faga come la völ, o per iosa o per biseffe che a gh’è la posta”

Paola        :- (tralasciando il tono sofisticato) “At se propria ignoranta”

Dolores    :- “Grasie. Gentile da parte sua. Se vuole c’è anche una busta che puzza di profumo” (glie l’allunga nervosamente) 

Paola        :- “Il profumo non puzza, <olezza>” (annusa) ”Ah, sempre lui.. è perseverante!”

Dolores    :- (stupita) “L’ala santü da l’odor ch’l’è al siur Perseverante?”

Paola        :- (nervosa) “Ma… al fèt aposta o dit da bon?” (dandosi un tono) “La busta puz…è inzuppata di <parfumo por omme> (storpiando il francese) dell’ono-revole… No, niente nomi…Altri ammiratori immagino”

Dolores    :- “L’ha imaginà giöst…agh n’è v’öna che <olezza> inzuppata in dla sigòla; <parfumo di cigolla>” (consegna)

Paola        :- “Figuriamoci!” (prende la busta, odora schifata e l’apre) “Puah! Reclam del ristorante <La cipolla d’oro>”

Dolores    :- “Ah, al conosi.. L’è al fiöl ad Früschin. As dovres magnar ben”

Paloa        :- “Per te che non sei raffinata.. può anche andare”

Dolores    :- “Sempar gentile la siura attrice. Ah, a gh’è un’atar amirator… la boléta dal gas” (consegna) “Pr’inchö basta”

Paola        :- (curiosa) “L’altra corrispondenza di chi è? Oh, an son mia curiusa…l’è tant par bablar…”

Dolores    :- (ironica) “Ma si capise”

Paola        :- “Dal momento che sono qua…”

Dolores    :- (scorrendo la posta. ironica) “Dal momento che è qua…Questa colorada la spössa…  vreva dir <olessa> di profumo”

Paola        :- (strappa di mano la busta e annusa) “Canel! O as dis Chanel? Mah… varda, varda… indirizzata  a… Euh che esagerasiòn… <alla magnifica signora Marina Lucrezia Tromboni di Peagna… At capirè che ‘magnifica’... Töta rifàta al silicone!... “ (invidiosetta) “Chi saral po mai ch’a scriv alla signora Tromboni… a basta al nom par dir che tipo ad dòna l’è”

Dolores    :- “Sarà dell’onorevole Trombato!” (lusingando Paola) “Ma nessuna è più meglio di lei signora Messora”

Paola        :- “Signorina, prego!” (rabbonendosi) “Comunque, grasie dal compliment: As ved ch’la’sn’intend ad teatar… Venghi una qualvolta a vedermi”

Dolores    :- “Lontera… a gnirò a batar li man”

Paola        :- “In si manifest i völ sempar metar al me non pö sé gros ad ch’iatar e me… a lasi chi méta il mio nome d’arte: <Paola Messora di Montefeltro> Un nom ch’al ciòca come una campana”

Dolores    :- “Al ciòca da bon!... E in doa as catal <Montefeltro>?”

Paola        :- “Mah… da’na qual banda ad sicûr...”

Dolores    :- “Ch’la ma scüsa… a meti zo la posta”

Paola        :- “All’ufficio Postale ci saranno altre lettere dei miei ammiratori ma sapessi quanto tempo perdo per rispondere a tutti”

Dolores    :- “Al postin  al dis ch’al porta pö sé reclam che corispondensa… che ades i s’a scriv con al computer in <via mail> (letteralmente computer e via mail). In doa sarala mai ‘sta via…”

Paola        :- (dandosi delle arie di modernità) “Mi scrivono anche col (letteralmente) <facebook>”

Dolores    :- “Gh’ala al computer? An l’ho mai vést”

Paola        :- (presa di contropiede) “Beh… sì… A l’ho lasà al me impresàri… Ma che curiusa ch’at sé! (prende con malo garbo i fiori e sculettando va verso le scale mentre Dolores va nella sua guardiola)

SCENA III

(Dolores – Marina – Arturo)

(si ode il rombo di un motore potente e lo stridio di un brusca frenata. Entra Marina Lucrezia di Peagna, con aria sofisticata, elegante, boa al collo,. In braccio un cagnolino che accarezza. E’ seguita da un giovanotto con divisa da <chauffeur>, o anche con solo il berretto da autista)

Marina     :- “Arturo, prendi quei due bagagli sulla macchina e portali nella mia mansarda”

Arturo      :- (con accento meridionale) “Subbito signora” (esce)

Marina     :- (chiama con aria di comando) “Portinaia!”

Dolores    :- “Ch’la staga ben siora…Tutto bene il viaggio?”

Marina     :- (con aria da snob, annoiata) “Uff… Come al solito, Da New York a Roma una noia incredibile. Fortunatamente a Fiumicino è venuto a prendermi Arturo con la Lamborghini, e siamo arrivati rapidamente qui”

Dolores    :- “Con la <Lambertini>?”

Marina     :- (come a sgridarla) “Lamborghini, mia Lambertini… l’è la mé növa automobile… La costa pö sé che un casa”

Arturo      :- (entra stracarico di valigie, scatole, borse, alcune delle quali le spinge col piede) “Portinaia, che funziona l’ascensore ‘sta volta, ah?”

Dolores    :- “Si, i l’ha ‘pena riparà”

Arturo      :- “Meno male… pecché salire tutte quelle scale con questi.. due bagagli, come dice la signora, mi romperebbe assai”

Marina     :- “Arturo, non mi pareva che ci fossero solo quelli” (indica i bagagli)

Arturo      :- “La signora tiene raggione pecché ce ne sono autri... diciamo, due comme questi. I pigghio dopo pecché non stanno nell’ascensore tutti assieme”

Dolores    :- (meravigliata) “Agh n’è incora?”

Marina     :- “C’è poca roba perché ho soggiornato a New York solo una settimana… Vai Arturo, fai il tuo dovere. Già che vai su porta anche il cane” (glielo piazza tra i pacchi che ha in braccio. Va a controllare la sua cassetta della posta)

Arturo      :- (comicamente prende il cane, gli cade un pacco che spinge col piede accanto agli altri, batte i tacchi militarmente, come a dire obbedisco, e spinge tutto fuori scena, verso un ascensore)

Marina     :- “Non c’è posta?! Impossibile”

Dolores    :- “L’an gh’a stava mia töta e a l’ho mésa in una scatola… A vaghi a törla” (va nella guardiola e rispunta con una scatola da scarpe contenente della posta, scatola che consegna)

Marina     :- (scorre con le dita dentro la scatola, estrae una busta e legge) “Oh, il solito gioielliere Cartier…” (a Dolores, teatrale) “Non posso accontentare tutti i miei ammiratori…”

Dolores    :- (con comicità) “No, no… L’an pöl mia… L’è anca quel ch’la dis la siura…no, la signorina attrice Paola Messora”

Marina     :- (snobbando il soggetto) “Ma ch’la n’am faga mia scapar da rèdar… Attrice ch’la lè che fin’a ier l’andava a plar di malghèr in dal Loghin ad Freddi”

Dolores    :- “Ah, quel ch’il ciama <sgagnafilfèr>”

Marina     :- (dando ancora addosso a Paola) “Puah…Attrice in vernacolo!”

Dolores    :- “No, mia in vernacolo, in mantuan”

Marina     :- “Ma è la stessa cosa.. significa in dialetto…Non è altro che un’attricetta zitella, una zitella d’attricetta… madüra anca d’àn!”

Dolores    :- “Ma… an gh’iv mia la stésa età?”

Marina     :- (scattando) “Al n’è mia un paragon da far… Non è certamente al mio livello… io sono Marina Lucrezia di Peagna!”

Dolores    :- “E anca Tromboni”

Marina     :- “Spiritosa…” (con la scatola in mano) “Basta posta? Di solito in una settimana ne ricevo il doppio.. i miei...”

Dolores    :- (non vista mima <che solfa>) “…ammiratori… a proposit d’ammiratori, a gh’è dentar li boléti dla lüs, dal gas, dal telefono e si vede che cià anche degli ammiratori in Tribunale, parché a ier i ha portà ‘na raccomandata dal Tribunale di Mantova… ho firmà mè: Dolores Braglia… L’ho tenuta dacàt nella mia bisàca… tenghi” (prende la busta dalla tasca del grembiulino e la consegna)

Marina     :-(dà la scatola a Dolores e ritira la raccomandata, l’apre, legge e le fugge un gridolino appena trattenuto. Riagguanta la scatola avviandosi speditamente verso l’ascen sore)

Arturo      :- (esce dall’ascensore in quell’istante e si scontra con Marina alla quale sfugge la scatola sparpagliando la posta) “Bedda matri… mi scusasse signora…”

Dolores    :- (va alle spalle di Arturo per dare una mano a raccattare la posta…)

Marina     :- “Cretino!” (inviperita molla un ceffone ad Arturo il quale in quell’istante si china per raccogliere la posta e la sberla la prende Dolores)

Dolores    :- (traballa, si porta la mano alla guancia) “Ahi!... Mo vacca boia che smataflon!”

Marina     :- (prende la scatola agitata) “L’a n’era mia par te, ma par Arturo… Rangiat con lö… dagal indré” (se ne va)

Arturo      :- “Mi dispiace Dolores… meno male che mi sono abbassato in tempo”

Dolores    :- “Meno male un coran! Ch’l’am ricorda ch’agh vé una sberla da parte mia, né?”

Arturo      :- “E come no?” (si avvia all’uscita a prendere altri bagagli)

Dolores    :- (scimmiottando Marina, verso Arturo) “Arturo… prendi solo quei due bagagli dalla mia Lambertini… sbrigati Arturo”

Arturo      :- (quasi all’uscita) “Lamborghini”

Dolores    :-(massaggiandosi la guancia) “Che sbarlon. La gh’a ‘na forsa da sotcaldera”[1]

                 (squilla il telefono, va in guardiola a rispondere, alzando la cornetta con comicità e teatralità) “Pronti?!” (pausa) “La finanza?… No qui non finanziamo nessuno…l’a n’è mia una banca” (pausa) “Ah! Chi?... La signora Marina Lucre- zia di Peagna.. l’ha gh’a al telefono anca lé…. Come? Se l’ho sentita?” (massaggiandosi la guancia) “Atarchè!L’è ‘pena rivada ma…agh garantèsi ch’a l’ho santüda” (pausa) “A sarà dies minut”

Arturo      :- (rientra stracarico come prima e faticosamente spinge pacchi verso l’ascensore)

Dolores    :- (sempre al telefono) “Ah… Non devo dire niente alla signora della vostra telefonata… Ch’al staga persuas ch’an m’incali mia parché a vola di sbarlon chi làsa al segn. Tranquillo. Sono come i tri sumiòt: <Non sento, non vedo, non parlo>, parola di portinaia!” (pausa) “Prego” (chiude la conversazione e compone subito un numero) “Pronti?... Oh, sior Arturo èl za sö?... Ci sono mica altri due bagagli da ritirare…No?..L’am pöl pasar la siora un moment?” (pausa) “Ch’la ma scüsa siora Tromboni…” (pausa) “Cosa voglio? Me gninto… l’è la Guardia ad Finanza che la vuole… i m’ha ‘pena admandà sl’era ‘rivada e i s’è arcmandà d’an visarla mia e mé a m’an vardi ben ad faral… Non l’avverto per niente… An voi mia andar a fnir in di paciügh…Ma ad gnint agh par? ….Come? Sl’ha m’ha fat mal? No… a gh’è armas sol al segn di dï in sla facia e basta…. Prego” (posa la cornetta, esce dalla guardiola) “Bene. Fine della giornata. Sarà mei ca vaga a preparar la sèna” (esce verso il fondo)  

SCENA IV

(Arturo – Marina – Casagrande – Piovesan)

Arturo      :- (appare guardingo con due valigie e passa davanti alla guardiola; si volta e fa cenno a Marina, vestita di tutto punto pronta per squagliarsela. Stanno per varcare il portone quando entrano un maresciallo ed un appuntato della Guardia di Finanza (possono essere anche in borghese)

Casagrande:- (spinge indietro Arturo, mentre il maresciallo Piovesan, fa altrettanto con Marina) “Scusi, lei è”

Arturo      :- “Son fatti mia, ah!”

Casagrande:- “Poca boria zuvnot! (mostra una tessera) “Camillo Casagrande, appuntato della Guardia di Finanza!”

Piovesan   :- (mostra a sua volta a Marina la tessera e con spiccato accento veneto) “Lei è senz’altro la signora…”

Marina     :- “Ma come si permette di chiedermi chi sono”

Piovesan   :- “Parchè al vojo saver… la se ciama o no Marina Lucrezia Tromboni?”

Marina     :- (cercando di dimostrare personalità) “…di Peagna, prego”

Piovesan   :- “Ma questa la ze ‘na zunta tanto par far aparensa… A l’anagrafe è Marina Lucrezia Tromboni di Codisotto”

Casagrande:- (ad Arturo) “Giovinotto mi dia un documento”

Arturo      :- (porge la carta d’identità)

Casagrande:- “Arturo Freni nato il…a Piazza Almerina, provincia di Enna… e dove stavate scappando?”

Arturo      :- “Chi? Io scappare… e pecché mai? … accompagnavo all’aeroporto la signora perché un impegno teatrale ha” (riprende le valigie)

Piovesan   :- “Posi pure le valigie signor… signor?”

Arturo      :- “Arturo Freni”

Piovesan   :- “Ch’al frena pure.. e lei signora Tromboni, mi dica,  se la stava squagliando… Perché mai?”

Marina     :- (riprendendo padronanza) “Squagliando? E perché dovrei scappare?... Sono una nota attrice di teatro e vado a Roma per firmare un contratto di lavoro. Spero non mi faccia perdere il volo”

Piovesan   :- “Volerà un’altra volta” (col solito accento veneto) “E ditemi un po’… tuti dù, a si sta visà da qualchiduna par caso de l’arivo de la Finanza par vu?”

Marina     :- “No, la portinaia non ci ha avvertiti”

Piovesan   :- (scambiando un’occhiata significativa con Loris Casagrande) “Al saveva mì ch’la l’avrese avertida ma cara la me siora l’aspettavamo al varco”

Marina     :- (con alterigia) “Lei non sa chi sono io… sono una star molto ricercata”

Casagrande:- “Soprattutto dalla Finanza!”

Piovesan   :- “Appuntato. Ch’al faga lasar le valise in portineria con un bilieto per la portinaia”

Casagrande:- “Agli ordini maresciallo. Sentito signor Freni? Ammoninne picciotto, come dite voi… lascerà un avviso per la custodia alla portinaia”

Piovesan   :- “Bene… e adesso seguitemi al nostro Comando”

Marina     :- (che ha perso la sua alterigia) “Ma me a n’ho fat gnint…”

Piovesan   :- “Questo ze vera… la no gh’a fato mai niente per denunciare al fisco la Lamborghini, una barca per minicrociere a la Spezia ed altri immobili non dichiarati… par adesso!”

Marina     :- “Ma la macchina, la barca… sono doni del duca di Castelfidardo”

Casagrande:- “Il ciama duca perché l’è brav a far li fisarmonichi… Ma l’è duca come me a son marches”

Marina     :- “Ma a voi chi ve l’ha detto?”

Piovesan   :- “Se la permete e domande e fasso mì”

Marina     :- “Posso avvertire il mio avvocato?”

Casagrande:- “Se pensa di averne bisogno lo chiamerà della nostra sede. Maresciallo, possiamo andare?”

Piovesan   :- “No gh’avemo una Lamborghini, me dispiase par èla ...gh’avemo una Panda ma ghe stemo tuti lo stesso, ah… Volemo andar?”

SCENA V

(Serena – Giuliano – Rina)

Serena      :- (giovane ragazza, entra da fuori con Giuliano, il suo ragazzo) “Ma quéla l’a n’era mia la famosa atrice Marina di Peagna?”

Giuliano   :- “Am par da sì… quèla ch’la sta in sl’atico…A cunosi ad vesta al sö autista parché a l’ho vest al volante ad la Lamborghini… una machina ch’la costa pö sé che una palasina”

Serena      :- “L’era in mès a tri òm e l’am pareva spavantada…In l’arò mia ràpida?!”

Giuliano   :- “Adritüra… At gh’è ‘na bèla fantasia”

Serena      :- “Admandemal a la portera”

Giuliano   :- “L’è tardi…A st’òra le föra ad sarvési”

Rina         :- (di età molto avanzata, evidentemente stranita, appare nell’atrio provenendo da un appartamento a piano terreno. Indossa una camicia da notte con uno scialle sulle spalle. Volendo potrà avere una papalina in testa. Ha le ciabatte e lentamente, appoggiandosi sul un bastone da passeggio, si avvia all’uscita del portone. Vede i due giovani, che appaiono perplessi, li saluta con un cenno del capo e prosegue lentamente, con difficoltà)

Serena      :- (dopo un’occhiata d’intesa con Giuliano) “Buna sira siora Rina… in doa vala ad bèl a st’òra?”

Rina         :-(bofonchiando, si ferma)“Ma che dmandi…in doa vöt ch’a vaga, föra, no?”

Giuliano   :- “In camisa da not?”

Rina         :- “Eh, sti zoan in capés gnint…L’è scür e prest a sarà not… e di notte si indossano abiti per la notte” (accennando alla sua camicia) “Ciò il vestimento adeguato” (si riavvia)

Giuliano   :- (si para davanti alla donna impedendole di uscire e con pacatezza) “Ma a n’è mia ch’a faga dimondi signorilità vastida acsè, anche s’a dev dir ch’lè una camisa elegante!”

Rina         :- (a Serena) “Sto zovnot l’am pias… in doa l’èt catà?”

Serena      :-“L’è Giuliano, al me moros ch’al m’ha cumpagnà a casa”

Rina         :- “Ma stet ché ad casa?”

Serena      :- “A staghi davanti a la sö porta”

Giuliano   :- (con galanteria)“Se mi offre il braccio l’accompagno a casa… Come si chiama signora?”

Rina         :- “Come am ciàmia? Ma mé a n’an ciami mai”

Giuliano   :- “An capési mia”

Rina         :- “Iè ch’iatar ch’im ciama”

Giuliano   :- “Ah! E come i l’ha ciama?”

Rina         :- “Ma con la boca, no?”

Serena      :- “Lasa andar Luciano” (a Rina) “Meno male ch’a l’éma firmada siora Rina… L’an gh’éa mia al vastì giöst”

Rina         :- “An s’era mia nüda… Ero degnamente abbiliata e po’ ricordat che al proverbi al dis che l’arbitro non fa il monaco

Giuliano   :- (tra sé) “Gnanca al segnalinee”

Serena      :- (a Rina) “Ma com’ala fat vegnar föra d’in casa”

Rina         :- (come cosa evidente e lampante) “Ma da la porta ‘verta… Am son catada ché e alora o pansà d’andar a far un girtin sota i portagh par vedar do vedrini”

Giuliano   :- “Ma l’è scür e la ris-ciava d’an catar pö la strada ad casa”

Rina         :- “Esagerà… Ben dai, andéma föra e minèm a casa ca voi vardar a la television chi bei film ad ’na volta”

Giuliano   :- “Ah, si? E che programa èi?”

Rina         :- (riflette, conta sulle dita) “A m’arcordi ad <La cieca di Sorrento>, <la sepolta viva>, <la mano tagliata>, <la muta dei Portici>…”

Serena      :- “Chisà che alegria”

Rina         :- “L’è ca m’indormensi söbit e an so mai com’l va a finr… Alora, andémia?”

Giuliano   :- (aiutato da Serena, fa una giravolta con lei e piano piano vanno verso il fondale) “Eco chè”

Rina         :- “Vacca pita… èma fat prest a ‘rivar” (fuori scena si sente suonare un campanello alla porta e la voce della badante con accento dell’est)

Voce esterna:- “Ma signora Rina… io credevo lei a letto…No va bene così… nema

                 karasciò[2] , no dobre…Spassìbo bàrisgnà … Grazie signorina… Dobre vècer[3]

Giuliano   :- “Prego ma… badi a lei… faccia la badante insomma”

Serena      :- (riappare nell’atrio con Giuliano) “L’è una badante ucraina… Pensa un po’ s’a n’agh sierum mia nuantar chisà come l’andava a fnir”

Arturo      :- (entra lestamente dal portone, affannato)

Giuliano   :- “Salve… bella la sua Lamborghini”

Arturo      :- “Eh? Lamborghini?... Solo l’autista sono” (si guarda apprensivo alle spalle)

Casagrande:- (entra di corsa col maresciallo Piovesan. Mettono in mezzo Arturo e lo ammanettano prontamente) “Ehi, <picciotto>, dove credeva di scappare?”

Arturo      :- “Chi? Io scappare? Ho visto la porta aperta e credevo di essere libbero di andarmene per i fatti miei”

Piovesan   :- “E mi dica, signor Freni, come mai nell’intercapedine della Lamborghini c’erano soldi e sacchetti di droga?”

Arturo      :-  (con faccia di bronzo) “Davvero? Oh, Santa Rosalia, e Santa Madonna della Catena…”

Casagrande:- “La catena la mettiamo noi”

Arturo      :- “Io niente saccio… qualcuno vuole incastrarmi… Solo autista della signora artista, sono”

Casagrande:- “Conoscete quest’uomo?”

Serena      :- “Ma, propri cunosal no…”

Giuliano   :- “A l’ho vest al volante ad cla bèla machinona”

Piovesan   :- “Se par caso ve venise in mente qualcosa de bon ch’al vegna a dirselo in sede da nualtri. Gh’alo capïo?”

Giuliano   :- “A gh’ho capio sior” (dice  sorridendo, in veneto)

Piovesan   :- “Andemo Arturo che se ti tenti de scapar ancora te sbàto contro el muro!!”

(SI CHIUDE IL SIPARIO)

Fine del primo atto

  

ATTO SECONDO

(stessa scena del primo atto)

SCENA I

(Sartori – Dolores)

Sartori      :- (il rag. Annibale Sartori alla guardiola con Dolores) ”Cosa völa mai, siora Bernardini, l’asemblea dal condominio l’ha n’ha incora decis se alvar la portineria o no e mé, come aministrator, o rimandà töt a ‘na prosima riünion”

Dolores    :-(con rassegnazione)“E acsé, dopo vint’an, cesso la mia attivà di portinaia”

Sartori      :- “(riprendendola) “Euh, ades…cesso…zemagh ch’as rimoderniza la portineria… Sl’a sarà acsé igh mitarò davanti al porton una videocamera a circuito chiuso.. e una dita specialisada l’ha provedarò a la manütenzion. Par li pulizii a gnirès un’impresa aposta…E pörtròp la dovrà lasar libar l’apar-tament destinà a la portineria… sempar s’i decid d’alvarla as capés”

Dolores    :- “E.. in ch’l’apartament ch’igh và?”

Sartori      :- “La sa che al proprietari l’è al sior Imbroglini e che i condomini, i paga una quota pr’ün par darla in üso a la portineria…”

Dolores    :- “L’è ad quél ch’al fa li carti e ch’al’s fa ciamar <Mago Mistero>…Al sö nom <Imbroglini>, l’è come una garansia!... I dis ch’al gh’ha di poteri <sopra i naturali>… ch’l’è un guaritor”

Sartori      :- “La vrea dir <poteri soprannaturali>”

Dolores    :- “Com’al völ… A vé parfin dla gent da‘d föra par faras far li prevision ad quel ch’agh capitarà”

Sartori      :-”Il Mago Mistero.. detto l’<Eccelso>, l’è anca consilier dal condominio”

Dolores    :- “Ah, ma mé al n’am bèca mia con i sö imbròi … Par quel ch’am riguarda ch’al’s tegna pör al so sit… Quél a catarò”

Sartori      :- “A n’è mia incor dét. Al mago l’ha votà par mantegnr la portineria”

Dolores    :- ”Dabon?” (sorride sorniona) “Ah, ah, ah…A pensargh ben a capési al parché…Quand a vé i sö client i m’admanda sempar a che piano al sta, che tipo l’è e via andare” (pausa) “Ho vest nàsar tanti pütlét in questo palas… adés i-è òm e im salöta sempar… Ho iütà tanti parsoni ansiani…” (con un po’ di acredine) “che magari adès i völ pararam via…L’ültima l’è stata la siora Rina ch’a l’ho salvada quand a l’ho catada par tèra in casa sua e l’han gh’éa nisün darent”

Sartori      :- ”Mah… se son rose fioriranno… Siura Bernardini mitéma un taolin in d’un canton ca féma una riûnion di consilier par decidar al programa… ovvero l’ordine del giorno per la prossima assemblea del condominio”

Dolores    :- “Ché? Con la gente ch’la va inans e indré?”

Sartori      :- “Ma in dies minût è fnì töt. In völ mia spendar 50 € par andar in dal clöb di buciòfili e alora a ripieghema a sta manera”

Dolores    :- “Gnanca mal ch’l’è un condominio ad parsoni benestanti… L’è propia vera al proverbi ch’al dis: <a dli aparensi stat mia fidar, se ciavar an’t vö mia rastar>”

Sartori      :- “Sempar la risposta pronta né?... Alora andéma a tör al taolin ch’al mitéma ché” (indica un angolo appartato)

Dolores    :- “Quanti scragni?” (intanto che parlano porteranno tavolino e sedie)

Sartori      :- “An basta tre: par mé, la Messora e al Mago. La siura Marina, la tersa consigliera, l’ha gh’à ad l’atar da strolicar e l’han pöl mia partecipar a la riunion” (finita la preprazione, posa un fascicolo sul tavolo, la penna) “Eco lè. Par piaser l’am ciàma la Messora e al siur Imbroglini, acsé s tolém al panser”

Dolores    :- “A vaghi e a staghi ad sura acsé an senti mia i vostar fat”

Sartori      :- “Cum’la völ lé… A la ciamarò col citofono apena èma fni. Grasie”

Dolores    :- (esce dal fondo)

SCENA II

(Sartori – Serena – Messora – Imbroglini)

Sartori      :- (siede, apre la cartella con l’occorrente per la riunione)

Serena      :- (entra dall’esterno; vede il tavolino, i fogli, ecc) “Bungioran ragionier Sartori… Racolta a dli firmi pro o contro la portineria?”

Sartori      :- “No… par col lé a deciderà l’asemblea… A féma una riûnion di consilier par decidar l’.o.d.g. La siura Bernardini l’è andata a ciamar la siura Messora e al sior Imbroglini”

Serena      :- “Al mago?”

Sartori      :- “L’<Eccelso mago Mistero>” (riflettendo) “Za ca ‘tsé  ché at podresi faram da segretaria e scrivar al verbal… cusa dit?”

Serena      :- “Lontera… a vegni söbit” (esce dal fondo)

Sartori      :- (si alza e va nella guardiola a prendere un’altra sedia per Serena. Mette carta e openna per la segretaria)

Paola        :- (arriva dal fondo, elegante ma dozzinale, con fare teatrale) “Oh, ragionier… la riunion propria chè in doa i pàsa töti e magari is ferma par scultar…A podeum farla in casa mia…” (si avvicina intenzionata a Sartori, posandole una mano sulla spalla) “…lontani da occhi indiscreti…”

Sartori      :- “Ma as trata sul a dés minût, al temp necesari par concordar l’ordan dal gioran e la data a dl’asemblea dal condominio”

Imbroglini :- (strano tipo sulla cinquantina. Lungo pizzo alla Nostradamus, occhiali spessi, una zimarra a quadrettoni, una sciarpa alla gola. Parla in modo ricercato, con importanza, da imbonitore) “Posso baciare la mano alla nostra attrice signora Paola Messora?”(esegue)

Paola        :- “Signorina, prego… Lei e sempre cavaliere”

Imbroglini :- “Commendatore prego” (a Sartori) “Un particolare saluto a lei, ragionier Sartori… A m’ha ciamà la portera s’a podeva vegnar zò…Ma eziandio, esimio amministratore, vuole spiegarmi per quale urgente necessità si procede a questa riunione in codesta maniera? Ché in mès a l’atrio in doa töti is ved e töti i ‘sculta?... Dica, favelli pure”

Sartori      :- “Vedal sior Imbroglini…”

Imbroglini :-  (apparentemente bonario) “Mi chiami pure <eccelso> io non bado a certe formalità”

Paola        :- “Gnanca mal!”

Serena      :- (arriva a passo svelto) “Bungioran a töti…”

Tutti         :- (saluti a soggetto)

Sartori      :- “La signorina la fa da segretaria pr’al verbalin… As voléma sintaras?” (mentre tutti prendono posto, si rivolge a Serena) “Intant méti la data, l’ura, in doa a féma la riûnion e i presenti… Giûstifichema la siora Marina Lucrezia…”

Paola        :- (salace) “Tromboni!..”

Sartori      :- “Signorina Messora… a n’am par mia al casu… La siura Marina l’ha gh’hà ‘bastansa strolich par cunt sö…”

Imbroglini :- “Garbo signora, garbo…”

Sartori      :- “Stabiléma la data a dla riûnion…” (scorre le date in una agenda) “Vala ben in dla sala dla buciòfila da che a vint dé… precisamente il 24 maggio…”

Imbroglini :- (scatta improvvisamentein piedi spaventando tutti e canta)  “Muti passaron quella notte i fanti.. tacere bisognava andare avanti..”

Paola        :- “Ma Mago Mistero… al m’ha spavantà!”

Imbroglini :- “Allorché ho sentito la data del 24 maggio m’è sovvenuto l’inno di E. A Mario: <la leggenda del Piave>!”

Paola        :- (a Sartori) “Am dispias ma al vintiquatar a magg…” (a Imbroglini) “ch’al n’a salta mia sö a cantar incora… a gh’ho la replica d’una comèdia”

Sartori      :- (a Serena) “Mét a verbal… “ (scorre le date) “Anticipéma alora a sabat 31 mars”

Imbroglini :- “No, no… Ch’al dé lé a son a un programma a la television <Telerompo> a dimostrare le mie eccelse qualità di medium andando in <trance> e facendo previsioni”

Paola        :- (con finta ingenuità) “Che tempo fa?”

Imbroglini :- (seccato) “Par quél a basta i vostar cài ai pé!” (aulico) “Prevederò il futuro di alcuni ospiti alla TV imponendo loro le mani sul capo per captare i loro pensieri, le loro idee. Riceverò l’influsso astrale dai pianeti…”

Sartori      :- (a Serena) “Sta mia scrivar questo né?”

Serena      :- “Ma no… a méti sol quel ch’interesa l’o.d.g.”

Sartori      :- “Alura sabat 7 ad giögn?”

Paola        :- “Par mé a va ben… a meno che i n’am ciama improvisamente par un far spetacolo”

Imbroglini :- (sornione) “Vorrà dire, cara signorina che, con rammarico ci priveremo della sua presenza”

Sartori      :- (a Serena) “Scriv…Assemblea il 7 giugno alle ore 21 nei locali della bocciofila sita in… ecc. ecc..” (ai consiglieri) “I primi punti dell’ O.d.G. i sares:” (accenna a Serena di scrivere)

1) Approvazione consuntivo esercizio anno 2010/2011 – ordinario e relativo riparto;

2)Approvazione preventivo esercizio anno 2011/2012 – ordinario e relativo riparto;

3) Approvazione riparto riscaldamento, esercizio 2010/2011 e preventivo anno 2012;

4) Nomina amministratori e consiglieri. Queste le voci solite”

Paola        :- “Par la conferma a consiliera a daghi incora la me disposizion” (acidetta) “Natûralment bisognrà sostituir la famosa attrice… dal moment ch’lè indagada…”

Imbroglini :- “Ritengo la proposta pertinente e pertanto suggerirei il nome di…”

Sartori      :- (interrompendo) “Bravo… Col lé l’andrés ben”

Imbroglini :- (perplesso) “Ah sì?”

Sartori      :- “Il geometra Giorgetti”

Paola        :- “Quél a dli Termi dal Tablan?... Par mé a va ben e lö…” (ironica) ”…Eccelso cosa disal?”

Imbroglini :- “S’al ‘cèta a va ben anca par mé”

Sartori      :- (a Serena) “Scriv: <Oltre alla riconferma del signor Imbroglini e della signora Messora…”

Paola        :- “Signorina!”

Sartori      :- “…signorina Messora… viene proposto il nome del geometra Giorgetti”

Serena      :- “Verament l’è Giorgini”

Paola        :- “L’è vera… l’ha gh’ha ragion: Giorgini”

Sartori      :- “E allora vada per Giorgini. E ades a sarà al caso ad metar al punto cinque dell’o.d.g. la question a dla portineria e al punto sei le solite<varie ed eventuali>”

Imbroglini :- (con la sua eloquenza) “La portineria, nevvero, è una questione cruciale. A me fa piacere che rimanga perché… parché a gh’èma v’öna ch’la filtra la gent.. in doa vala, chi la serca…”

Serena      :- “A scrivia quél chi dis?”

Sartori      :- “Sì, l’è mei ca gh’armagna la discûsion”

Paola        :- (sibillina) “Però li spèsi ad l’asensor i-è aumentadi con töta la gent ch’l’a vé a faras fa li carti e via dicendo”

Imbroglini :-(si alza) “Le faccio osservare, signorina, che propria le l’han gh’ha gnint da lamantaras, parché la sta a pian teren e par li spesi ad l’asensor l’han spend gnanca un franch! … Comunque, caro ragioniere quél ch’l’am fa andar in bestia l’è quéla ca sta ad sura ad mè…”

Serena      :- “La siura Perniciosi?”

Imbroglini :- “Esatto… molto perniciosa…” (alza man mano il tono della voce) “La m’ha scuasa i tapetin in séma ai linsöi che la dòna ch’l’am ve a far i master, la dastend… e agh’è dal pès… la bagna li pianti con una delicatésa, ch’am vé zò la tèra in sal me terasin. L’è delicada come un elefant in una cristalleria!” (tossisce come se avesse perso il fiato. Si siede)

Sartori      :- (a  Serena) “Met sol i fat e mia li considerasion, né?”

Serena      :- “Naturalment”

Paola        :- “Come a sücéd a me…”

Imbroglini :- “Am son lamantà garbatamente con la Perniciosi e saiv cus la m’ha rispost?”

Tutti         :- No!”

Imbroglini :- (scimmiottando e facendo la vocetta) “Dal moment ch’lè un mago, ch’al faga una magia e i linsöi i dventarà bianch anca sensa la polvar dli scatoli”

Paola        :- “E me ca staghi a pian teren am cati li brisi ad pan i sal terasin ca vén fina i clomb a magnar e a scagasar. A riva péi ad can e ad gat… armeli dla frûta… La Dolores, ch’l’am vé a far un qual laor, l’an fa atar che pulir. L’aministrator l’ha fat anca métar un cartel con scrét… com’a gh’era scret ragionier Sartori?”

Sartori      :-<Nel rispetto dei condomini sottostanti si prega di non gettare avanzi, mozziconi di sigarette o quant’altro dalle finestre>”

Paola        :- “Am son lamantada con Mosconi, ch’al zuvnot ca n’as sa mia da che banda al tira… al m’ha rispost:” (con mosse effeminate e voce adeguata) “Non è colpa mia se lei abita in basso…Vada ad abitare più in alto”

Sartori      :- (a Serena) “Mia metal a verbal questo: <Insieme alla proposta se tenere o meno la portineria, saranno presentate le spese preventive da tenersi che riguardano, due punti:

a)Installazione di una videocamera a circuito chiuso a cura di una ditta specializzata che avrà anche il compito di verificare le registrazione e la distruzione nei termini indicati dalla legge;;

b) Spese dell’impresa di pulizia per le due scale, il rimborso parziale del-l’assicurazione per gli addetti e giorni di lavoro;

c)Eventuale servizio di un metronotte che possa scoraggiare eventuali furti o rapine nelle abitazioni dei condomini. Questo perché c’è già stato un tentativo di furto poco tempo fa> (controlla l’orologio)“La riunione è terminata alle ore 18.00”     

Serena      :- (scrive) “<…terminata alle ore 18,00> “Eco ché ragiunier” (dà ilverbale)

Sartori      :- “Grasie Serena”

Serena      :- (si alza) “Ma ad gnint… Arvedas a töti” (va verso il fondo)

Tutti           :- (in piedi, a soggetto, rispondono al saluto. Scambio di saluti con l’amministratore e poi i due consiglieri vanno verso il fondo)

Sartori      :- “A gh’è sempar da litgar in di condomini… Ciaméma la Bernardini” (chiama al citofono) “La pöl vegnar zo.. Ema fn’” (posa la cornetta e poi porta nella guardiola due sedie)

SCENA III

(Sartori – Dolores – Rina – Serena – Giuliano)

Dolores    :- (arriva e vede Sartori che sta portando altre sedie nella guardiola) “Ch’al speta ch’l iöti” (prendono entrambi il tavolino e lo riportano dov’era)

Sartori      :- Ch’l’am déga un po’… com’èla andada a fnir tra la Marina Lucrezia…”

Dolores    :- (ironica) “..di Peagna…”

Sartori      :- “… e la Finanza?”

Dolores    :- “Pr’ades l’è agli arrosti domiciliari…”

Sartori      :- (correggendola) “Me a dsirés <arresti domiciliari>”

Dolores    :- “A scarsava par dir ch’l’è come in sla gradèla … Comunque la gh’a da star…” (scimmiottandola) “…nella sua mansarda, sarvida da ch’al tipo d’l’Arturo chi l’ha lasà… com’as dis… i l’ha lasà col piede libero”

Sartori      :- (ironico) “Sì, col piede libero e il braccio occupato… rilasciato ‘a piede libero’, libero di muoversi ma non di allontanarsi… al gh’ha da èsar sempar a disposisiòn dla giüstisia insoma. A m’arcmandi Bernardini… ch’l’as daga da far a sircar un atar sit in caso che i voles sarà la portineria”

Dolores    :- “L’è un bel stròlich”

Sartori      :- “A la salöti… a gh’ho un’atra asembléa in un atar condominio… Se par caso am salta föra quél par lé a l’a tegni presente” (si avvia all’uscita)

Dolores    :- “Grasie ragionier Sartori”

SCENA IV

(Dolores – Rina – Serena – Giuliano

Serena      :- (tiene a braccetto Rina, la quale si aiuta col bastone) “Salve Dolores”

Dolores    :- “Ciao Serena” (a Rina, con affetto, abbracciandola) “Bungioran siora Rina… Com’a stala?”

Serena      :- (altrettanto affettuosa) “Ciao Dolores. an gh’è mal la pütléta l’am cumpagna a la Posta a tirar la pensiòn… me fiöla l’è a laorar…”

Dolores    :- “L’è brava la Serena e la fa un’opera buna” (alla ragazza) ”Sta atenta ai ladar, ai sippi… chi strapa li borsi da li man e-i fa cascar par tèra… Ch’la gent lé l’aspeta che i vèc i ciapa la pension e po’ igh ciava töt!”

Rina         :-(agitando con fierezza il bastone) “Agh mòli al baciöl in sal cupin, agh mòli”

Serena      :- “Tranquila Dolores… a vé anca Giuliano, al me moros”

Giuliano   :- (entra un po’ affannato) “Bungioran! Scûsae al ritardi ma an catava mia al postégio… l’è töt riservà…” (prende anch’esso sottobraccio Rina) “Siora Rina a podéma andar sl’a völ”

Rina         :- “E l’ora? Cos’a spitémia… andem… Ciao Dolores… Quand a vedi tè am par ad vedar mè fiöla, la Nora… l’è sempar impgnada povrina anca lé…”(ai ragazzi) “L’è una gran brava dòna la Dolores… S’an fes mia sta par lé, a st’òra a sarès a cuntar i nivui. Alora andemia o no?”

Serena      :- “Arvedas Dolores”

Dolores    :- “Òcio né?... Vardat a li spàli”

Giuliano   :- “Ch’la staga mia in panser” (si avviano all’uscita)

Rina         :- (brontolando mentre varca il portone) “Quanti filûmini….!”

Dolores    :- (prende una scopa con straccio per pulire a terra e commenta) “Povra vècia la Rina… La parla sempar ad sö fiöla come sl’a fés incor viva. Invéci l’è morta vint’an fa invastida da una moto pirata e i n’ha mai catà chi è sta… E le l’an’s völ mia parsuadas ch’an gh’è pö… Quand agh vé in ament, la svirgola come sl’an vrés mia acetar al fat…” (ogni tanto sosta, parla, si lamenta per il dolore alla schiena). “Gnanca mal che quand la sö badante la va in Ucraina a far li ferìi a gh’a staghi adré mé…”

SCENA V

(Dolores – Marco)

Marco       :- (il postino entra allegro) “Bungioran Dolores… a salöti lé e i so besì”

Dolores    :- “Dsi postin… gh’al vòia ad töram i gir stamatina… al adbü?”

Marco       :- (che posa la borsa da postino ed ha della corrispondenza in mano) “Alora, i n’ha det pö gnint par la portineria?”

Dolores    :-(intanto che ripone scopa, straccio, ecc. va verso la guardiola)“La sentenza pros-simamente!”

Marco       :- “La sentenza?... Quéla ad la siora dla mansarda?”

Dolores    :- “La Marina di Peagna?”

Marco       :- “L’hai molàda?”

Dolores    :- (segna col dito ai piani alti) “Arresti domiciliari…i gh’a sequestrà la machi-na parché i gh’ha catà dentar di bèsi, dla droga, ma lé la dis che qualchidun la l’ha incastrada…”

Marco       :- “Et capì la diva… con töta cla boria… igh fa sbasà li àli adès…”

Dolores    :- “Io non vedo, non sento e non parlo… An m’intrighi mia in di fat ad ch’iatar…”(si guarda attorno e poi sottovoce)  “Però i dis che a l’atrice ad sura i gh’àbia sequestrà di apartamenti al mar, in Versilia, una barca ad ch’li grosi, la Lambertini…”

Marco       :- “Dài pör con ‘sta Lambertini…”

Dolores    :- “… anca la mansarda, col dirito però da staragh dentar fino a che…” (pensando) “com’al det a maresial… ah, fino a che non sarà dato luogo a procedere”

Marco       :- “Alora al fisco la risültava…”

Dolores    :- (interrompendo) “...la risultava <senza al tenente>”

Marco       :- “Ma Dolores… <nullatenente> e mia senza tenente”

Dolores    :- “At capirè che diferenza… nulla-tenente e senza al tenente, l’è cumpagn, no?”

Marco       :- “S’èla fata vedar?”

Dolores    :- “ ‘Na qual volta…quand  i l’acompagna a firmar la presensa… Ma lé, sl’a pöl, la serca d’an faras mia vedar”

Marco       :- “Ch’li pochi volti ch’a l’ho vesta, l’am vardava da l’elt a bas come… come fossi stato un cercopiteco!”

Dolores    :- “Cus’èl ch’al serca?.... Al <piteco>?”

Marco       :- “Cercopiteco… l’è una sömia”

Dolores    :- “E parchè inveci ad sircar al piteco al na dis mia… come una simia?”

Marco       :- “Cambiema discors e l’am dega al parché ch’al sabat l’a n’è mia gnüda a balar con me”

Dolores    :- “Parchè… mi sono dasmangata e po’… caro al me postin i m’ha det ch’l’è maridà… anca s’al na porta mia la vera… e me con i òm maridà, an vaghi mia al dancing” (pronuncia letteralmente <dancing>. Cambia discorso) “Ch’al faga al sö laor adès… Posta per la diva?”

Marco       :- “Trì boléti” (le smista e le dà a Dolores) “Lüs, acqua, telefono”

Dolores    :- “Eh, as capés che adré al duls a vé l’amar…Ma me an capési mia. Oh, as fa tant par bablar parché mé i fat ad ch’iatar in m’interesa mia… Però a m’admandava com’as podeva aver töt ch’al lüso par ‘na qual recita in teatar e po’ ho anca pansà, vest com’è andà i fat, s’l’era vera ch’l’andava in Merica a Nevejorke, parché  <un fiume non s’ingrossa di acqua chiara”

Marco       :- “Ehilà! A féma dla filosofia ades?”

Dolores    :- “Ma chè fisolofia, a l’ho let in una scatola ad biscot”

Marco       :- “Però l’ha la déta giösta al moment giöst”

Dolores    :- “La véta l’insegna tanti fat, basta saverla lesar… Mè ho fat sul li schöli elementari, ma a so quel ch’am basta. Al laor in campagna al t’insegna a rispetar la natüra, s’at vö che la natüra l’at daga da magnar, ma bisogna cavar da la tera quel che la tera l’at pö dar…Sionò la natûra l’as ribèla e a sûced di disastar…E a la fin a son ché, a far la portera…” (con amarezza) “… a starem a vedar par quant temp incora, ma a pòsi vivar con dignità e rispet par ch’iatar, ma a voi rispet anca par me”

Marco       :- “Orgogliusa, né?”

Dolores    :- “A sun come ch’iatar, a lavori par vivar, in fond l’è un laor onest, a faghi un sarvesi ch’al va ben par chi gh’a sto ad casa…a speri”

Marco       :- “In töti i master a gh’è di contrast… A dli volti quel ca va ben a ün al na vò mia ben par ch’l’atar…Basta malinconii… Coragio Dolores..” (cercando di convincerla)“A podéma sempar andar a balar in una qual baléra”

Dolores    :- “Postin! Ch’alg vaga con sö mojer in balera!... Vardema la posta acsé al porta via li söli”

Marco       :- (nervoso) “An gh’è mia ad bisogn… A la méti mé in dli caséti!”

Dolores    :- “L’è anca parmalus al postin”

Marco       :- “E dai pör con <postin>…(cantilenando)  “Am ciami Marco, Marcooo …Ch’l’al scriva…”

Dolores    :- “A marchi Marco?”

Marco       :- (più calmo, porge la posta) “A gh’è poca posta inchö… Do bösti par la Paola Messora…”

Dolores    :- (guarda lo scritto sulle buste) “E pör mè ‘sta caligrafia  a l’ho za vesta…” (posa le buste)

Marco       :- “Ah, a gh’è una bösta grosa anca par…la signora Bernardini Dolores”

Dolores    :- (stupita) “Par mé? Strano parché s’an ma scrivi mia li letri da par me. A n’am scriv nisûn…” (si dà una manata sulla fronte) “Èco al mistero…la caligrafia…” (cerca le lettere indirizzate a Paola Messora) “La siora Paola… l’è la sua caligrafia…Al capì Marco postin?... La s’a scriv da par lé… e anca al bilietin in sal mas ad fiòr l’era la sua caligrafia…”

Marco       :- “A s’an ved ad töti i color”

Dolores    :- “Ma parché la gent la völ dimostrar d’èsar pö sö ad ch’iatar… Ma contantemas d’esar quel ca siém e s’a capita ad miliorar onestament.. ciapèma anca quel…Ma gh’èla da bon una bösta par me? S’la gh’è i vurò di bèsi d sicür!”

Marco       :- “Èco… al mitente l’è il Comitato per la difesa dell’ambiente”

Dolores    :- “I völ di bési senz’atar… Ma mé a sunt i boléta”

Marco       :- (avviandosi) “L’è ora ca vaga“

Dolores    :- “L’è quel ca dèghi anca me”

Marco       :- (uscendo) “Ci vediamo”

Dolores    :- “Va ben <teniamoci visti!”

SCENA VI

(Dolores – Paola)

Paola        :- (vestita in modo pacchiano, con esagerata stravaganza) “Bungioran Dolores” (avvicinandosi come se non dovessero sentirla) “Ch’l’am dega: In l’ha incora portada in galera la grande Diva?... La snob?”

Dolores    :- “L’è <agli arresti domiciliari> con obbligo di firma ad orari stabiliti”

Paola        :- “Sàla i orari?... parché…” (quasi sghignazzando) “am piasarés incontrarla ché…par caso as capés,  intant ch’la va a far la firma a la Finanza, par vedar che facia la fa” (demolendola) “Tsè, la grande attrice ad Sciacchespirre (scimmiottando Marina nei movimenti e nel declamare) ”Oh, Amuleto, Amuleto, in doa sét andà Amuleto?” (presa dal dubbio) “No. Forsi a ma sbali al n’è mia Amuleto… forsi le la Giulietta ch’la serca Romeo… Va ben, quel ch’l’è, l’è” (pausa) “E l’am toleva anca in gir… As capés… la gneva da l’America.. sempar ch’l’an fes mia una bàla…” (prendendo il verso) <“Oh, che noia il viaggio….> e po’ Dolores, anca con la posta l’as dava importansa parché a gh’era Cartier, la moda… Anca me a gh’ho i me amirator ch’im scriv!”

Dolores    :- “A mé li comedi in dialet l’im pias”

Paola        :- “A proposi ad teatar, a gh’ho l’invit pr’andar a Rés al teatar a vedar un’opera…” (cerca nella borsetta)

Dolores    :- “Che opera?”

Paola        :- “Giuleo e Romietta”

Dolores    :- “Mai santüda nominar”

Paola        :- (che ha trovato il biglietto, strizza gli occhi, allunga il braccio e legge) “Ah, èco… sensa ociài…a vréa ben dir…l’è <Giulietta e Romeo>. Mé an pos mia andaragh..” (con falsa modestia) “Ho promés d‘acetar la part in una comedia ad Goldoni, tradota in mantuan… e quand a daghi la me parola a la mantegni”

Dolores    :- “Le una dona ad paroli... E che comedia èla?”

Paola        :- “Ma v’öna ad li pö sé bèli: <La Colandiera!>”

Dolores    :- “Ah, o cos’a völ dir <la colandiera”

Paola        :- (riapre la borsetta, legge un biglietto) “Ah, no <La locandiera> “ (togliendosi d’imbarazzo) “Alora.. i biliet…I-è dü post in logiòn”

Dolores    :- (prende i biglietti) “Grasie… agh vaghi lontera… a catarò ch’im cumpagna”

Paola        :- “Am fa piser… Ades a pasi d’in casa e po’ a vaghi dal ‘paltin’[4] a cumprar di bòi par rispondar ai me <fans>. Igh tè dimondi a ricevar do righi o

la dedica in sli me fotografii… Ch’l’a staga ben Dolores”

Dolores    :- “L’impegn a gh’al méti… Grasie par i biliet ad l’opera”

Paola        :- (uscendo dal fondo) “Prego, prego”

Dolores    :- (sghignazzando) “Che facia la gh’a certa gent! Ah, ah… la va a rispondar ai sö amirator…La völ dir ch’l’as rispond da par lé e l’as ringrasiarò anca.  Eh, la süperbia e l’invidia… Ma l’è tant bèl e natüral èsar quel ch’a siema, an gh’è gnanca da strolicar par tegnas in ament li bàli ch’as conta, parché li busii i-è come li sarèsi, dopo la pröma an riva atar diési. Mah… andéma a lavar li scali pröma che l’aministrator l’am vegna a brontolar….” (appende un cartello dalla guardiola con la scritta <SONO NELLA PRIMA SCALA> ed esce, dopo aver preso un secchiello, bastone ecc.)

SCENA V

(Serena – Giuliano – Rina)

Giuliano   :- (entra da fuori con Serena e Rina) “Èco ch’a siema ‘rivà siora Rina”

Rina         :- (sbuffa dalla stanchezza) “A son propria straca… fem sintà un moment ca punsi e a ciapi fià… Serena tö la scragna lè da la Dolores par piaser”

Serena      :- (prende una sedia dalla guardiola) “Ch’l’as senta ché… Töt a post con la pension, vera?!”

Rina         :- (nel frattempo si era seduta) “Agh l’ho in sen… Grasie fiöi…” (si guarda attorno) “An gh’èla mia la portera?”

Giuliano   :- (accennando al cartello)  “L’è a lavar in dla pröma scala… Gh’òia da ciamarla?”

Rina         :- “No, no a n’è mia al caso ma…ades cumpagnem in casa ca n’an pòs pö… a sunt propria zò ad carsada” (i due giovani l’aiutano ad alzarsi e si dirigono lentamente verso il fondo mentre Rina ironizza, fermandosi per parlare) “Eh… a dvantar véc le bèl ma èsal mia tant”

Serena      :- “Ma l’ha gh’a ancora di an da campar”

Rina         :- “Va pör pian che di zoan an mör qualchidün ma… ad vèc a gh’an resta nisün”

Giuliano   :- (a Serena) “Però… l’ha n’è po’ mia tant svampida”

Rina         :- “Vè bagajòt… varda ch’an son mia sorda né?”

Giuliano   :- “Ch’l’a ma scüsa… l’era sol una constatasion positiva”

Rina         :- (sorridendo) “Ah, ah… am vé in ament quél ch’al dseva me padar quand al’s lamantava pr’i dolor e al m’a dseva: <Cara la mé pütléta… i vèc bisognares cupaì fin da picolin”

Serena      :- “L’era spiritos sö padar”

Rina         :- “Fin trop… A siema rivà, grasie pütèi, grasie”

Giuliano   :- “Ma ad gnit.. quand la gh’ha ad bisogn…Adès ch’l’am daga li ciav ch’agh versi mè” (si sente il rumore della cricca e la porta che si chiude. Poi ritornano nell’atrio per uscire in strada)

Serena      :- “Quand a s’è zoan a n’as pensa mia com’advantarema nuantar…sempar s’a campéma” (escono di scena)

SCENA VI

(Paola – Arturo – Sartori – Marina)

Paola        :- (appare dal fondo per uscire. Chiama la portinaia) “Dolores!” (vede il cartello) “L’è a lavar li scali… a vrea admandaragh sl’è l’ora buna ca pasa..” (salace) “la DIVA, par andar a firmar”

Arturo      :- (entra dall’esterno cupo in volto e si avvia verso l’ascensore senza salutare)

Paola        :- “Bungioran né?... Come mai qui a quest’ora?”

Arturo      :- “Debbo accompagnare la signora a…  a  fare una commissione, mi scusasse”

Paola        :- (insinuante) “A capési… me la saluti tanto!”

Arturo      :- “Riferirò” (si avvia verso il fondo)

Sartori      :- (entra da fuori) “Bungioraam siora… la portéra?”

Paola        :- “Dal cartel la dovrés èsar a lavar la pröma scala”

Sartori      :- “A vagh a vedar” (va verso il fondo)

Arturo      :- (sta parlando con Marina in fondo all’atrio) “Dopo che abbiamo firmato alla Finanza, vado a fare quella commissione importante assai”

Paola        :- (sentendo i due e smaniosa di coglierli in difficoltà si nasconde nella guardiola)

Marina     :- (appare, più dimessa nel vestire, abbattuta e si rinfranca non vedendo nessuno) “Meno male ch’an gh’è nisün: Ma in che gatèra as siéma ingatià…Töt sòta sequestro… va a fnir ch’a dovrò lasar anca la mansarda”

Arturo      :- “Pure i contratti teatrali se ne sono fuìti e dobbiamo essere a disposizione delle autorità in qualunque momento”

Paola        :- (entra e conscia di mettere in difficoltà i due, ci prova gusto) “Oh, chi si rivede… Com’a vala siora… Éla pronta pr’andar a Nevejorke?”

Marina     :- (dopo aver sussultato per l’improvvisa apparizione della donna)  “E parché no? E lé èla adrè prepararas pr’andar a recitar in dl’ostaria d’Isidòr a Pigugnaga?”

Paolo        :- “Ma da Isidor an gh’è mia l’obbligo ad firmar la presensa davanti a la Finanza”

Arturo      :- “Non rispondesse signora…altrimenti venisse tutto o caseggiato… iam-moninne” (escono)

SCENA VII

(Sartori – Dolores)

Sartori      :- (arriva dal fondo parlando con Dolores che riporta il secchio, il bastone, ecc, nella guardiola) “Ho pensà ad dirgal söbit acsé, almen par un’atr’àn, la portineria la gh’armagn e la pöl star  tranquila”

Dolores    :- “A sun una precaria anca mé… Comuque ragionier Sartori, al ringrasi… e con un po’ ad respir davanti a pòsi catar un’altra portineria… chisà”

Sartori      :- “S’am capita quèl par lé a la tegni informada. Ala santù l’altra not quand la Polisia, a quatr’ori l’è gnüda a arestar Imbroglini?”

Dolores    :- “Mé a n’ho santù gnit, a ml’ha det al geometro Giorgini parché la Polizia l’ha sbalià ad porta, l’ha picià fort in dl’ös…lö l’è andà a vèrsar e i l’ha ciapà e ligà con li manéti… A gh’è mancà poch ch’agh gnés un lanchör[5]”

Sartori      :- “Fortünatamente al s’è rimes… la Polizia l’a s’è scüsada ma lö a gh’è volü un po’ pröma ad rimétas”

Dolores    :- “Ma cus’a süced da un po’d temp a ‘sta parte? La siora Maria ad Peagna l’è indagada par..” (a Sartori) “Com’èla l’acüsa?”

Sartori      :- “Associazione a delinquere, truffa ai danni dell’erario, usura, riciclaggio di denaro sporco, droga… A gh’è töt al Codice Penale”

Dolores    :- “Al mago Mistero, o mèi il signor Imbroglini arestà per…”

Sartori      :- “Plagio e circonvenzione d’incapace”

Dolores    :- “Circo… circoncisione d’incapace?”

Sartori      :- “No, portera, circoncisione l’è töt un’atar fat; <circonvenzione d’incapa- ce> a völ dir aver profità d’un qualchidün ingenuo, o un po’ indré a cotüra, par ciavaragh di bèsi”

Dolores    :- “I sarés quei dal fisco?”

Sartori      :- “Quéla l’è un’altra categoria”

Dolores    :- “E po’ a gh’è sta l’ambulanza che stanòt l’ha portà la siora Rina a l’o-spedal ad corsa… Andrò a catarla… natüralemente quand ho fnì al me sarvési in portineria”

Sartori      :- “Ma natüralment.. An so mia s’la s’la cava stavolta. Sö marè, soquanti an fò al gh’eva una grosa impresa ad costrüsion… L’ha costruì anca questo palas e al s’è tgnü sié apartament in dal condominio… L’è sta grasie a la siura Rina che con töti i milesimi ad proprietà, la avü la maggioranza ad tegnar incora la portineria”

Dolores    :- “Che brava dòna la siora Rina…Dopo ch’è mort sö fiöla l’è armasa da par lé e meno male ch’l’ha catà una buna badante e l’è ‘rivada a novan- t’an. Sperema ch’igh méta una pèsa…”

Sartori      :- “Pörtrop ad zoan an mör qualchidün ma ad vèc an gh’inresta nisün… Ch’l’am tegna informà e …” (come un consiglio e…gelosia) “cl’an staga mia a perdar dal temp con al postin. Arvédas” (esce)

Dolores    :- (stizzita) “Qualchidün al s’è andà a lamantar con l’aministrator… Ma an gh’hai atar da far? I cata töti li scüsi par mandaram via e sarà la portineria” (guarda l’ora) “Quasi quasi a vaghi a catar la siora Rina a l’ospedal sensa ‘spitar ca fnésa l’orari ad sarvési.. Am méti ados la mantelina…” (la prende dalla guardiole e la indossa) “…e vest ch’an gh’è nisün…” (prende ed appende un cartello con scritto: SONO NELLA SECONDA SCALA: Gli dà un’oc-chiata compiacente, accenna di sì col capo con un’affermazione di consenso, come a dire¨Ciapa la!”) “Mmmm!” (esce col passo da bersagliera)

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SCENA VIII

(Arturo – Marina – Paola)

Arturo      :- (rientra con Marina e con accento siculo) “Signora, mi dispiace doverlo dire ma… a bagno siamo… stiamo affogando”

Marina     :- (preoccupata, legge il documento che ha in mano) “Mi notificano che il mese prossimo istruiranno il processo… Andema propria mal… Ho vandù di gioièi par tirar avanti e pagar l’avocat… I m’ha blocà al conto corente e a pos prelevar sol pochi bèsi al mes par magnar…” (compatendosi) “Mé… mé ca s’era viada a aragosta e champagne…An gh’ho gnanca al curagio ad faram vedar in gir”

Arturo      :- “Non si preoccupasse… ci hanno pensato loro a non farla vedere in giro… con l’obbligo degli arresti domiciliari… Oh, mi volesse scusare, non volevo dirlo”

Marina     :- “Ma a tl’è dét, maldücà!” (si dispera portandosi le mani al viso)

Arturo      :- (prende una sedia dalla guardiola e fa sedere Marina) “S’accomodasse un mo-mento che affaticata è…approfitti intanto che la portinaia nella seconda scala è”

Marina     :- “Am dispias che anca te an pos mia pagarat… bisogna ch’a càti laor da ‘na qual banda…”

Arturo      : “Speriamo pure che il suo avvocato, Causapersa, riesca a tirarci fuori”

Marina     :- (trattenendo a stento il magone) “Ma comè podü sücedar… A pareva töt acsé semplice… Tè ad pensavi, con li tö conosensi, a far frütar i me bési e me a riceveva tre o quatar volti di pö ad quel ch’invastiva… A s’era tranquila parché at caminavi te par me… e at ringrasi ma…a t’agh sé anca tè in dla büfera, anca se marginalmente i dis…Grasie a te am sun comprada di sit, una barca da minicrociera intestada a ch’in so mia parché at gh’è pansà te, e me an gh’eva gnint da denunciar parché a me a n’am risülta gnint…. Ma com’hai fat saveral… E al bel l’è chi m’ha anca denuncià par <usura, estorsioni, riciclaggio di denaro e droga>…Ma mé cl’a roba lé propria no… e te sèt gnint da ‘sti robi?”

Arturo      :- “Io? E quando mai?... Io niente vidi, niente dissi e niente saccio…Però signora, diciamocelo francamente ah; ci sono dei poveracci che hanno perso tutto, il lavoro di una vita a ramengo…Li hanno incastrati…(con faccia e gesti da innocentino) “ma io innocente sono. Che ci possiamo fare noi se hanno chiesto dei soldi in prestito e non sono stati capaci di renderli al misero tasso del 75 %? Che ci vogliamo fare? Impiccarci dobbiamo? Non pagavano e hanno perso case, negozi e terreni. Solo pecché alcuni si sono ribellati contro questa onesta organizzazione che, per fare del bene, imprestava danaro. Sono stati aiutati ma… oculati non sono stati i beneficiari e tutto persero. Un’atra volta si faranno più furbi”

Marina     :- “Ma tu… come li hai contattati?”

Arturo      :- (tergiversando) “Ma… casualmente.. l’amico di un amico… un parente… un favore e poi un aiuto organizzato, anche a difesa dei negozianti che, per questo pagavano …il servizio di protezione contro chi danneggiarli voleva, niente di male…solo protezione e con i suoi soldi questo servizio sempre più campo prese venendo, diciamo, in soccorso di chi in quel momento in difficoltà liquida si trovava… ma sempre a fin di bene…Pensi che con questo hanno aiutato anche lei col teatro…”

Marina     :- “Col teatro?... E in che manéra… Ho firmà di contrat pr’al me talento!”

Arturo      :- “Dice?... Ho saputo che gli impresari avevano sottomano un’attrice di prim’ordine, una vedette della televisione e del cinema ma che hanno, diciamo… preferito lei”

Marina     :- “L’e ben quel ch’ho det mè: per il mio talento”

Arturo      :- “Direi per i <talenti> “(mima coi polpastrelli i quattrini) “che l’organizza-zione dava agli impresari e le… parole di convincimento che ricevevano, tenendo anche loro famiglia… Almeno questo, se non mi hanno raccontato storie, è quello che ho… diciamo, captato… Altro non saccio”

Marina     :- “Ma sl’è acsé a son rovinada… al teatar, la repütasion, li me proprietà”

Arturo      :- “Signora… aprisse gli occhi… non c’è nulla intestato a lei… tasse evitate, proprietà non esistente. Fine della storia”

Mrina       :- “E come mai at s’è acsé ben informà?

Arturo      :- “Pecché io camminavo per vossia, pertanto vedevo, capivo, ma non avevo le prove. E poi… che me n’importava… Io stavo bene a bordo della Lamborghini che imbarcavamo per l’America, per la Colombia e tutti ci invidiavano… ma adesso nu bello guaio è”

Marina     :- “Speréma che l’avocat Causapersa  al’s tira föra da ‘st’imbròi e che al Giudice al sia ad bonchör”

Arturo      :- “O Giuddice di buoncore? Signò sapite comme se chiama o Giuddice?”

Marina     :- “Me no… Parché al cunosat?”

Arturo      :- “Conosco la sua severità. Niente po’ po’ di meno si chiama: MASSIMO DELLA PENA!”

SI CHIUDE IL SIPARIO

Fine del secondo atto

TERZO ATTO

(stessa scena degli atti precedenti)

SCENA I

(Dolores – Marco – 1.a e 2.a voce fuori campo)

Dolores    :- (sta pulendo con uno straccio la sedia, o qualcosa d’altro) “Povra siora Rina.. anca lé l’è andada… la sarà darent a sö fiöla ades”

Marco       :- (allegro) “Signora Bernardini…Bungioran”

Dolores    :- “Oh, Marco postin… l’è alegar stamatina, al vint al gratta e vinci?”

Marco       :- “L’han ries propria mia a ciamaram sol Marco e mia Marco postin?. Al par un cugnom <postin>”

Dolores    :- “L’è mei ch’al na perda mia dal temp con me…I m’ha fat oservasion parchè a perdi dal temp a bablar col postin”

Marco       :- “Ma in gh’ha atar da far… A vreva sul ringrasiarla pa n’averam mia invità a vedar l’opera al teatar ad Rés.  Chi ala portà con lé?”

Dolores    :- “I-è afari mé”

Marco       :- “Cus’ontia fat ad mal par trataram acsé? Me a l’ho invitada a balar”

Dolores    :- “Ah, l’è vera… al m’ha invità parché sö moier l’è andada in parent in Calabria. An saveva mia ch’l’era maridà, dal moment ch’a n’ho mia vest ch’al porta la vera al dì!”

Marco       :- (scornato) “Ah… ma… l’era un invit fat come un amich, sensa malisia”

Dolores    :- (ironica) “Ma no! Valà, valà… a cunosi i òm… l’è mèi ca cambiema discors… Gh’è dla posta da metar in dli caséti?”

Marco       :- (imitando il suo dire) “Sì, a gh’è un po’ ‘d posta da metar a post. Pòsia lasargla siora Bernardini?”

Dolores    :- “Ma sì, come al solit…agh pensi mé”

Marco       :- (dà qualche busta e poi trae dalla borsa un raccomandata ed un foglietto) “L’am gh’ha da metar una firma ché”

Dolores    :- “Una firma par chì… par la Peagna?... L’è soquanti mes ch’l’han ricev gnint… Eh, quand a va töt ben as gh’ha tanti amich e quand a va töt mal a s’armagn sens amich”

Marco       :- “La raccomandada l’è par lé, per la signora Bernardini Dolores”

Dolores    :- “Èla incora dal Comitato per la difesa dell’ambiente?”

Marco       :- (legge) “No, la vé dal “Studio notarile Mangiagalli” ad Mantua” (porge un foglietto per la firma) “Una firma ché”

Dolores    :- (firmando) “Mai santù lominà…  sarà un sbalio” (si appresta ad aprire la busta)

Marco       :- (fingendo di nulla cerca di curiosare)

Dolores    :- (si sposta) “Marco postin… la corispondensa l’è riservada… a n’as curiusa mia… c’è la <privacy>” (letteralmente pri-va-ci)

Marco         :- “Ma me an curiusi mia… A vorés sul saver con chi l’è andada a vedar l’opera”

 Dolores      :- “I-e fat ch’han gh’interesa mia!”

(si sentono due donne altercare nelle scale)

1.a voce    :- “Bèla edücasiòn ch’al gh’ha sö fiöl!”

Dolores    :- “Alé, a tachem la solita filümina”

Marco       :- “Chi èi?”

Dolores    :- “Li soliti do, la Zoraide e la Nerina”

2.a voce    :- “Ma ch’l’a n’am faga mia rèdar… mé fiöl maldücà, un pütlét ch’al varda sempar i programi edücativ a la televisiòn”

1.a voce    :- “Ch’l’an cambia mia discors… il buon giorno si vede dal mattino e  s’al continua acsé al dvantarò un poch ad bun”

2.a voce    :- (adirata) “Ch’la tegna pötost al can in casa ch’al m’è gnü a bagnar in sal tapetin dadnans a la me porta”

1.a voce    :- “A sarò sta al sö gat ch’al ve a sgnaolar in dli scali… A sö fiöl l’edüca-sion bisogna insgnargla… Sala cus’l’è sta bon ad diram?”

2.a voce    :- “E santéma pör”

1.a voce    :-“Ma io il modo di comportarmi bene lo so, l’imparo dalla TV dai programmi dove tutti discutono gridandosi uno contro l’altro, guardando il comportamento di gente nota come nell’<Isola dei famosi>, <Il Grande Fratello>…Non certo da lei!”

Marco       :- “Ah, l’impara propria ben”

2.a voce    :- “Ma ch’l’am faga al piaser… Parla bene e razzola male… A l’ho vesta lé, in television in dli comparsi a dla publicità in mès a töta ch’la gent ch’la coreva, adré a un rotul ad carta igienica sensa gnanca ciaparla… Ma an gh’àla mia vargogna?”

Dolores    :- “Adès agh dovrés èsar al finale”

1.a voce    :- “At se ‘na gran maldücada come tö fiöl” (si sente sbattere una porta)

Dolores    :- (conta col dito UNO) “V’ün!”

2.a voce    :- “Vè a me dal vé an ta m’al de mia, èt capì?” (sbatte la porta)

Dolores    :- (conta due col dito) “Do! Fine della sceneggiata.. Ades al pöl anca andar”

Dolores    :- “Ch’l’a staga ben… arvédas”

Marco       :- “Sì… arvedas…Agh làsi la posta ”(deluso, scimmiotta Dolores tra sé mentre si allontana) “E a m’arcmandi che c’è la privacy” (esce)

SCENA II

(Dolores – Sartori)

Dolores    :- “Oh, al s’è decis d’andar…” (aprendo la busta)  “Chisà cos’al völ al nodèr Mangiagalli… Dunca…”(Legge.. appoggia una mano sul tavolino) “No!.. An posi mia credar… an pöl mia èsar vera…” (incredula e sconcertata) “A n’è mia pusébol…ma propria a me?”

Sartori      :- (entra dall’esterno, saluta) “Bungioran siora Bernardini… a son gnü incora a ringrasiarla par averam invità  a l’opera, a vedar Giulietta e Romeo…” (osservandola) “As sentla mal?

Dolores    :- (frastornata) “Oh, ragionier.. Bungioran… Ch’al ma scüsa ma… a sunt imbalordida!”

Sartori      :- “Cus’è sücès?!”

Dolores    :- (porge il documento) “E’ sücès questo!”

Sartori      :- (dimostrando soddisfazione) “E ben? … n’èla mia cuntenta… Mé al saveva ma, a gh’éa promes d’an dir gnint… L’ha fat propria ben a pensar a lé”

Dolores    :- (spostandosi nell’atrio) “E come mai l’era al curente”

Sartori      :- “A gh’ho fat da testimoni davanti al nodèr”

Dolores    :- “Questa l’è un’atra sorpresa…Eh, ragiunier…l’è sta propria un birichin”

Sartori      :- “A sun cuntent par lé… l’a sl’è merità e con questo, anca si leva la portinera, lé l’è sistemada e l’han gh’à pö da strolicar”

Dolores    :- (stupita) “Ma chi l’arés mai pansà un fat acsè?!”

Sartori      :- “L’a la stimava”

Dolores    :- “Ma a stenti incora a credagh… l’ha m’ha lasà i sö sié apartament!”

Sartori      :- “L’éa catà un’atra fiöla in dla Dolores e l’a s’è arcordada ch’l’ha gh’ha salvà la véta”

Dolores    :- “Ma ragiunier… a sun sol la portera dal condominio”

Sartori      :- “Dsema pan al pan e vin al vin…lé l’è sempar stada a disposion ad töti, anca quand l’a n’era mia ubligada. Curagio siura Dolores Bernardini… che stupirà i lontani ed i vicini e me, come testimone del <de cuius>…”

Dolores    :- “E chi saresal?”

Sartori      :- “De cuius l’è la morta”

Dolores    :- “Ma sl’a’s ciamava Rina…”

Sartori      :- (interrompendo) “A gh’a spieghi in paroli semplici…I nodèr, i mort chi làsa un’eredità i-a ciama <de ciuis>, capì?”

Dolores    :- “Che complicasion”

Sartori      :- “Comunque sl’a gh’ha ‘d bisogn ad mé a sun sempar a sö disposision”

Dolores    :- “Forsi a gh’ho ad bisogn anca söbit, parché agh sarà da pagar ‘na möcia ad bési per l’eredità e me a n’agh n’ho mia”

Sartori      :- “A santéma cosa dsirò al nodèr… magari as pöl vendar un apartamentin e pagar li spesi, li tàsi ad sücesion e far mia mia la fin ad la siura Marina Lucrezia…ecc, ecc”

Dolores    :- “A m’arcmandi ragiunier…Ch’a n’al sapia mia nisün pr’adés”

Sartori      :-“A m’an vardi ben… Am voi godar al moment quand la sarà padrona di apartament. In bocca al lupo Dolores… Arvedas prest”

Dolores    :- “Ch’al staga ben e… grasie ad töt”

Sartori      :- (uscendo) “L’è al minim ca podeva far par lé”

SCENA III

(Dolores – Paola)

Paola        :- (vestita sempre in modo eccentrico, va verso Dolores) “A sunt’incora siocada par la povra siora Rina… L’è sol pasà tri dé e a n’am par mia vera…” (teatrale) “L’è volada in ciel, indormansada!” (cambiando tono e salace) “Ala vest? I l’ha mésa in sal giornal”

Dolores    :- “Agh l’ho fat metar mé”

Paola        :- “La richiesta ad condàna par la Marina Tromboni?”

Dolores    :- “Ma cusa gh’intra lé… Ho fat metar in sal giornale al necrologio par la povra siora Rina”

Paola        :- “Ma mé a parli…” (mima in modo comico ed esagerato, facendo la boccuccia nel parlare) “…ad la Diva… Marina Lucrezia di Peagna… <i miei ammiratori vengono ad ammirarmi da tutta Italia> (feroce, cambiando tono, fa il gesto dell’ombrello al braccio) “Ciàpa vè i tö amirator…La ta sta ben! Chi magna li candeli a caga i stupin!” (mette gli occhiali che portava con l’apposita cordicella al collo, e legge l’articolo) “Mmm, mmm, èco: <Processata la nota attrice…> (cambiando tono) “…nota… ma nota a chi? A la Finanza l’è nota…” (proseguendo la lettura) “… dunca <la nota attrice, per riciclaggio di denaro sporco, usura, evasione fiscale, falso,ecc, ecc. Il P.M…”

Dolores    :- “P. M?”

Paola        :- “Li sarò li inziali dal’avocat a dl’acüsa… P. M, come Pietro Micca…”

Dolores    :- “Come Polizia Militare…”

Paola        :- (legge) “<Si presume che il P.M. richiederà la condanna a non meno di dieci anni, oltre che per tutte le accuse formulate e già note, anche per associazione a delinquere a scopo di estorsione, con la confisca di tutti i suoi beni mobili ed immobili, ancorché intestate a nomi di comodo>. Ah! L’ha fnì ad diram adré la siora Sciaccaspire!”

Dolores    :- (col pensiero lontano) “An s’impara mai a valütar li personi… A dli volti, da chi men a tl’aspeti, at capita dli situation ch’it cambia la véta”

Paola        :- “A quéla la véta igh l’ha cambia ad sicür… Chi somna göci[6] l’è mei ch’al na vaga mia dascals!” (cambiando tono) “Chisà a chi andrà a fnir i sö apartament…L’è armasa vedva da tanti an… la fiöla l’a gh’è morta… Gh’àla di parent?”

Dolores    :- “A credi ad no”

Paola        :- “A son pran curiusa ad saver chi ereditarà”

Dolores    :- “Me no!”

Paola        :- “Me an m’interesi mia di fat ad ch’iatar, fin par carità, ma una volta a gh’ho admandà a chi sarési andà töti i sö apartament quand… quand a sarà l’ura…”

Dolores    :- “Come domanda l’a n’è mia tant delicada”

Paola        :- “Ma l’era sol par far do babli… com’agh  torni a dir an m’interesa mia i fat ad ch’iatar”

Dolores    :- “E cusa gh’ala rispost?”

Paola        :- (perplessa) “L’a m’ha dat una strana risposta” (con voce d’oltretomba) “ <A naséma töti savend ca siem sol ad pasagio> , l’ha m’ha det, < e ad pasagio l’è anca quèl ca posedèma…Tant da dlà an portéma gnint e an porta gnint anca quèl ch’i gh’ha da ciapar, e che me a sàpia, càsi da mort con li bisachi in l’ha mia incora invantadi>”

Dolores    :- (sul chi vive) “ N’ala mia fat di nòm?”

Paola        :- “No, solament quel ch’o apena det”

Dolores    :- “Se son rose fioriranno… S’a vegni a saver quèl l’al savrò anca lé ad sicür… ch’la ma scüsa ma a gh’ho d’andar”

Paola        :- (come a redarguirla) “Ma… èla zà l’ura?”

Dolores    :- “Ch’la staga tranquila. Permesso speciale”(prende dalla guardiola una giacchetta o una mantellina, l’indossa e si avvia all’uscita) “… dopo a recüperi… ch’la staga ben siora Messora”

Paola        :-“L’a s’è mesa a far la misteriusa anca l’é adès…l’è sol una portera spian- tada e spiantada l’armagnarò…”(malignetta) “..sempar si l’a tè incora”

SCENA IV

(Paola – Serena – Giuliano – Marina)

Marina     :- (entra dal fondo per uscire in strada. Infastidita della presenza di persone, accenna un saluto col capo a Paola)

Paola        :- (insinuante) “Bungioran siora…S’agh sarvés una biro par firmar la presensa, agh n’ho v’öna növa da daragh!”

Marina     :- (inviperita, si ferma e senza profferir parola le molla una borsettata sulla schiena)

Paola        :- (scatta di contromossa, l’avvinghia e si trattengono abbracciati non riuscendo a liberarsi le mani e lottano)

Giuliano e Serena:- (entrano dall’esterno e si danno da fare per separare le due contendenti. Riescono con fatica. Parole in libera scelta, a soggetto: “Calmef.”  Ma cos’a fev… ecc.)

Serena      :- (trattiene Marina che ansima, mentre Giuliano trattiene Paola) “Bèla roba! Non sono certo comportamenti da signora questi!”

Marina     :- (irritata, cerca di svincolarsi inutilmente dalla stretta e a voce esasperata…) “L’è colpa ad ch’la lengua ad vipera lè.. l’ha incomincià lé a ofendar!” (si ricompone, dà uno sguardo d’intesa alla ragazza che la lascia libera)

Giuliano   :- (a Paola) “Siora Paola, a la làsi ma… a sun sempar pront nè?”

Paola        :- “As ved ch’l’è viada a tirar la borséta ados a la gent… Ch’la sbasa li ali siura atrice ch’an siema mia in s’al palcoscenich”

Marina     :- “Ma sl’ha sa gnanca cus l’è al palcoscenich… La va a sircar al pel in dl’ov ad ch’iatar invéci ad vardar in ca sua… Za quand v’öna la s’a scriv da par lé li letri e la fa finta chi sia i sö amirator a völ dir ch’l’è töt föm e poch arost!”

Paola        :- (tenta di lanciarsi contro Marina ma viene trattenuta dal ragazzo) “Fanfarona!”

Serena      :- “A sì propria un bel esempi par nuantar zoan”

SCENA V

(Paola – Marina – Serena – Giuliano – Piovesan – Casagrande)

Piovesan   :- (entra dall’esterno con l’appuntato Casagrande; intuisce che c’è stata maretta) “Se sentiva bacaiar fin da de fora… Cossa fàvo? La lota greco-romana?”

Marina     :- (indicando Paola) “QUELLA LI MI HA INSULTATO!”

Paola        :- “Vè, me an son mia QUELLA LI, saltimbanca!”

Marina     :- (cerca di darle una sberla, ma Casagrande le blocca il braccio)

Piovesan   :- “Ma mì me domango e digo: gh’avè voja de andar toti dù in gatabuia?”

Giuliano   :- (ai finanzieri) “Come mai incora ché?... Gh’è ‘na qual’atra novità?”

Casagrande:- “A n’av basta mia quél ch’è süces? E’ stà més dentar anche al siur Imbroglini, al cartomante, guaritor, sensitiv e via dicendo, gh’è anca la quistion ad la siora Marina Tromboni ch’l’è stada…”

Paola        :- (interrompendo con gusto) “Trombata!”

Piovesan   :- “Siora…l’è mei che la tasa prima che ghe scapa una denuncia, né?”

Serena      :- “Lasè parlar al maresial”

Piovesan   :- (a Marina) “Signora Marina Lucrezia di Peagna…”

Paola        :- “Trom…”

Casagrande:- “Incora?”

Paola        :- “La m’ha scapava”

Piovesan   :- (continuando, verso Marina) “…siamo venuti a notificarle che il processo sarà celebrato fra otto mesi; nel frattempo lei sarà soggetta a libertà vigilata, all’obbligo coatto di residenza qua, nonché a l’obbligo di porre la sua firma di presenza presso la sede competente!”

Paola        :- “Sior maresial, pòsia andar in ca mia?”

Piovesan   :- “Ma sì, ch’l’ha vaga pur e la no se méta a litigar de novo… Capìo?”

Paola        :- “A gh’ho capio, ostrega”

Piovesan   :- “A no gh’ho mia bisogno che la me faga al verso, parché a podresi metarla in parson par ofesa a pubblico ufficiale… Ch’la vaga prima che me salta la mosca al naso”

Paola        :- (sculetta lestamente verso il fondo ed esce di scena)

Casagrande:- (col maresciallo e Marina, fanno crocchio mentre Piovesan mostra il documento a Marina. Parlano fra loro)

Serena      :- (a Giuliano) “La Dolores l’han gh’è mia. An sarà mia sücès quèl?”

Giuliano   :- “An gh’è gnanca al cartel ch’la met quand la lava li scali…”

Piovesan   :- (a Marina) “Che la vaga pure a metar la firma siora… ma prima la me diga… Gh’ala visto Arturo Freni?... no se riese a rintraciarlo”

Casagrande:- “Al n’è gnanca pö andà a firmar a la Polisia… Gh’ala al nömar dal sö celulare?”

Marina     :- “Me no… Ma parchè al sirché?”

Piovesan   :- “La no me diga che no la sa niente…Ghe digo solo che ch’el galantomo el ze ricercà da l’interpol parché al risulta el boss de l’organisasion de quéla banda de strosinaggio…E lè, siora Marina la ze stata usada e i gh’ha fato credere che la g’era padrona di apartamenti, intestà a persone diverse, che la gheva una barca sua e la Lamborghini… “

Casagrande: “Tutti intestati a prestanomi e lei deve pur aver avuto qualche dubbio se non altro per il fatto che non pagava le imposte su questi beni… Comunque le indagini proseguono”

Piovesan   :- “El paron del vapor el g’era Arturo Freni, alias Rosario Cuccurillo!

Marina     :- “Cosa? Arturo? Ma le case le ho viste, anche la mansarda dove abito è mia, c’è il rogito notarile”

Piovesan   :- “Apocrifo… falso…Lei non ha mai avuto nulla signora”

Casagrande :- “L’han gh’eva gnint gnanca pröma… anca sla cardeva al contrari”

Marina     :- “Ma in sal me cont corent a risültava un cifra discreta”

Piovesan   :- “Della banca privata del Sud… “

Casagrande:- “Che NON esiste! Ala capì ades?”

Marina     :- (si porta una mano al petto, traballa e sviene)

Piovesan e Casagrande:- (se ne accorgono e la sorreggono, facendola sedere sulla sedia della guardiola)

LA SCENA SI FA BUIA. SI ODE UNA MUSICA DI SOTTOFONDO, OPPURE SI SENTE IL TIC-TAC CHE SEGNA IL TRASCORRERE DEL TEMPO. POI LA SCENA SI SCHIARISCE)

Voce fuori campo:- “Alcune settimane dopo”

SCENA VI

(Dolores – Marco – Marina)

Dolores    :- (appare dal fondo elegantissima. Atteggiamento signorile. Sosta un attimo osservando la guardiola)

Marco       :- (vede Dolores e si blocca sbalordito. Balbetta) “Ma.. ma.. èla lé Dolores?”

Dolores    :- (ironica) “Chi? Mé? Mah… cusa disal, suntia mé? …E lö come mai ch’l’è una qual stmana ch’al na s’è pö fat vedar… A gneva una postina. L’hai mes dentar per sottrazione di valori postali?”

Marco       :- (sbalordito) “Ma no.. i m’ha mandà a sostituir un postin malà in un’atra zona. Ma lé an l’ho mai vesta töta in ghingheri… Stala in portineria vastida acsé?”

Dolores    :- “Ho lasà la portineria… a gh’è un’altra al me post.. v’öna ch’l’a gh’éva ad bisogn… Me a gh’ho da star adré ai me interes… ai sinch apartament ch’ho eredità…a ciapar la pigiòn…”

Marco       :- (a bocca aperta, incredulo) “Si-sinch apartament?”

Dolores    :- “I sarès sta siè, ma v’ün a l’ho dovü vendar par pagar la sücesiòn, li tàsi e via andare…” (divertita) “L’am sorpres… come mai?”

Marco       :- “Surpres?... E l’a m’al dmada anca?... Vacca boia sl’è ‘na sopresa… An l’arés mai imaginà”

Dolores    :- “Oh, sl’è par col lé, gnanca mé”

Marco       :- “Ma adès chi sarésla la növa portéra… la conosia?”

Marina     :- (appare di schiena, con fazzoletto in testa, grembiulino, ciabatte, arretra, sempre dando la schiena, lavando o passando uno straccio per togliere la polvere. Sempre pulendo, si volta adagio)

Marco       :- (stupefatto) “LÉ?”  

Marina     :- (mogia, mogia. A testa bassa) “Sì, a son mé la növa portera dal condominio… Ho pers töt quel cha cardeva ch’a fés mé…e ho pers anca quei chi dseva d’esar di amich… o forsi a n’ho pers gnint parché an gh’éa gnint.. Ch’al poch ca m’era armas i ml’a magà i avocat …”

Dolores    :- “L’è propria vera ch’l’è mèi èsar un sorach in mès a dü gat che un vilan in mès a dü avocat”

Marina     :- (proseguendo con tristezza) “…La siora Bernardini…”

Dolores    :- “Grasie par la <siora>”

Marina     :- “… l’ha m’ha convint ad ‘cetar pr’al moment, questa sistemasion par poder magnà, dal moment ch’an pòsi mia lontanaram dal domicilio… Pörtrop da la strada sbaliada bisogna vegnar föra com’as pöl… Postin, gh’al dla posta da metar in dli caséti?”

Marco       :- (ancora frastornato dai cambiamenti) “Eh? Posta?...Ah, sì… a gh’la lasi in dla guardiola siora Marina”

Dolores    :- “Al’s ciama Marco”

Marco       :- “Ah, la s’è ricordada al me nom!”

Sartori      :- (entra frettoloso dall’esterno) “Dolores, set pronta?... Mésiat che al vias  fin a Genua par imbarcaras in sla nave Fantasia dla MSC crocere, l’an ‘spéta mia nuantar. I biliet a gh’i ho mé”

Marco       :- “In crocera? Con lilö?” (accenna Sartori)

Dolores    :- “Un’atra sopresa, nè postin?”

Sartori      :- “Ma cara… i bagagli dove sono?”

Marco       :- (gelosamente indispettito, muovendosi a scatti, ripete) “Cara… i bagagli…dove sono…?”

Dolores    :- “I gh’l’ha i du moros… i m’ha comprà ch’li valis moderni, con li rödi”

Giuliano   :- (appare dal fondo col trolley, seguito da Serena con altro trolley) “Portabagli pronti!”

Serena      :- (allegra) “Si parte! Salütèm i Caraibi!” (i due ragazzi escono all’esterno)

Marina     :- (vedendo lo sbalordito postino) “L’è propia vera che <chi è causa del suo mal, pianga se stessa>”

Dolores    :- “Ch’l’as faga curagio.. dal mal pas bisogn saltaran föra com’as pöl. Arvedas…Marco postin, ch’al staga ben!” (presa a braccetto da Sartori esce di scena)

Marina     :- (con amarezza) “Come una röda a gira al mond… chi va sö e chi casca in fond!” 

                                                     (SI CHIUDE IL SIPARIO)

F  i  n  e


[1] Sotcaldera –apprendista caciaio

[2] Nema (pronunc. Niema) karasciò (niente buono)

[3] No dobre (non bene) – spassibo (grazie) Dobre vecer (pronuncia viecer) Bona sera – Barisgna (in ucraino, signorina)

[4] Paltin – tabaccaio.  Paltin in quanto ha avuto l’appalto dallo Stato per la  vendita di monopoli di Stato: i tabacchi

[5] Lanchör – un colpo apoplettico

[6] Göci - aghi

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