La potenza delle tenebre

LA POTENZA DELLE TENEBRE


Dramma in cinque atti

di Leone Tolstoj

Versione dal russo di Vittoria de Gavardo Carafa

Edizioni Paoline - Catania - 1963

PERSONAGGI

Petr - ricco contadino, 42 anni, passato a seconde nozze, malaticcio.

Anssia - sua moglie, 32 anni, donna che ha velleit di eleganza.

Akulna - figlia di Petr (del primo letto), 16 anni, un po' dura d'orecchio, un po' scema.

Anitka - seconda figlia di Petr, 10 anni.

Nikta - bracciante, il rubacuori del villaggio, 25 anni.

Akm - padre di Nikta, 50 anni, contadino, brutto, molto timorato di Dio.

Matrna - sua moglie, 50 anni.

Marina - orfana, 11 anni.

Una vicina.

La folla.

Mtric - vecchio bracciante, soldato in congedo.

La comare di Anssia.

Un'altra vicina.

Il sensale di matrimoni - contadino malinconico.

Il marito di Marina.

Prima ragazza.

Seconda ragazza.

Il poliziotto.

Il cocchiere.

Il paraninfo.

La sensale di matrimoni.

Lo sposo di Akulna

Il capo del villaggio.

Donne, ragazze, invitati alle nozze.

Mrfa - sorella di Petr.

Matteo 5, 28 - Ed io vi dico che chiunque avr guardato una donna per concupiscenza, nel suo cuore ha gi commesso adulterio su di lei.

29 - Ora se il tuo occhio destro ti di scandalo, cavalo e gettalo via da te; meglio per te che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nell'inferno.

ATTO PRIMO

L'azione si svolge in autunno, in un grande villaggio. La scena rappresenta l'interno dell'izba di Petr, un'izba spaziosa. Petr, seduto su di un banco, ripara i finimenti del cavallo. Anssia e Akulna filano e cantano insieme.

Scena I

Petr, Anssia, Akulna

Petr (guardando dalla finestra). I cavalli sono scappati di nuovo. Sta a vedere che ammazzeranno il puledro. Mikta!1 Oh! Mikta!... E' diventato sordo. (Tende l'orecchio. Poi, rivolto alle donne): Smettetela voialtre! Non si sente nulla.

La voce di Nikta (dal cortile). Che c'?

Petr. Porta dentro i cavalli!

La voce di Nikta. Li porto subito dentro. Un momento.

Petr (scuotendo il capo). Che guaio questi braccianti! Se stessi bene non li terrei per niente al mondo. Con loro non si fa che peccare... (Si alza, poi si risiede) Mikta!... Non viene mica quello. Su! Che ci vada una di voi! Akulina, riportali dentro tu.

Akulna. Chi? I cavalli?

Petr. E chi altro vuoi portar dentro?

Akulna. Vado (Esce).

Scena II

Petr e Anssia

Petr. E' proprio un ragazzo buono a nulla... Non adatto per una famiglia. Tutto quello che fa lui...

Anssia. E tu vali molto, tu? Ti alzi dalla stufa2 e vai a sederti sul banco. Sei buono solo a malmenar la gente.

Petr. Se non la si malmenasse, dopo un anno la casa non esisterebbe pi. Ah! Che gente!

Anssia. Tupretendi che si facciano dieci cose in una volta e poi dici anche delle ingiurie. E' facile comandare quando si sta sdraiati su una stufa.

Petr (sospirando). Eh! Se non mi fosse venuto questo male che m'inchioda non lo avrei tenuto nemmeno un giorno.

La voce di Akulna (dietro le quinte). Psi... psi... psi... (Si sente nitrire il puledro. 1 cavalli rientrano dal portone. Si sentono stridere i cardini del portone che si richiude).

Petr. Chiacchiere! Chiacchiere! Non sa far altro che chiacchierare. Lo dico sul serio: non l'avrei tenuto.

Anssia (rifacendogli il verso). Non l'avrei tenuto!... Dovresti darti un po' da fare e poi potresti parlare.

Scena III

Akulna e detti

Akulna (entrando). L'ho riportato dentro con la forza. E' sempre quello grigio...

Petr. E Mikta? dov'?

Akulna. Mikta?... E' rimasto fuori.

Petr. Perch rimasto fuori?

Akulna. Perche rimasto fuori? E' rimasto a chiacchierare laggi.

Petr. Da questa ragazza non si cava una risposta sensata per tutto l'oro del mondo. Con chi rimasto a chiacchierare?

Akulna (che non ha sentito). Che?

(Petr fa un segno con la mano ad Akulna, la quale si siede e si mette a filare).

Scena IV

Anitka e detti

Anitka (entra di corsa. Si rivolge alla madre). Sono venuti il padre e la madre di Mikta. Vogliono riportarlo a casa. Che mi manchi il fiato se non vero!

Anssia. Dici sul serio?

Anitka. Parola mia! Che io possa morire se non vero! (Ride). Sono passata vicino a Mikta e lui mi ha detto: Addio per ora, Anna Petrvna. Vieni al mio matrimonio. Io, mi ha detto, vi lascio. E s' messo a ridere.

Anssia (al marito). Lo vedi quanto bisogno ha di te? Aveva intenzione di andarsene e tu dicevi : Lo mander via!....

Petr. E tu lascialo andare. Credi che non trover degli altri braccianti?

Anssia. E i denari che gli hai anticipato?

(Anitka si avvicina alla porta. Ascolta quel che si dice, poi se ne va).

Scena V

Anssia, Petr e Akulna

Petr (accigliato). I denari? Vuol dire che quest'estate non gli si dar nulla.

Anssia. A te fa comodo, che lui se ne vada. Farai economia di pane. E io, quest'inverno, faticher come un somaro. La tua figliuola per il lavoro non ci ha mica una gran passione. E tu te ne starai a giacere sulla stufa: ti conosco!

Petr. Che c'? Io non ho parlato ancora e tu fai lavorare la lingua senza ragione.

Anssia. Ci son tante bestie qui. Non hai venduto la vacca e hai conservato tutti gli agnelli per l'inverno. Non c' acqua non c' erba che basti e tu vuoi lasciar andar via il bracciante! Io non star certo a fare il lavoro di un contadino. Mi butter sulla stufa come te e vada pure tutto in malora. Tu fa' come credi.

Petr (ad Akulna). Va' a coglier l'erba. E' ora.

Akulna. L'erba? Va bene. (Si butta addosso un kaftan e prende una corda).

Anssia. Non lavorer pi per te, sicuro. Basta! Lavora tu ora.

Petr. Smettila! Di che ti arrabbi cos? Sembri una pecora che ha le vertigini.

Anssia. E tu sei un cane rabbioso. Non sei buono n a lavorare n a farmi divertire. Sei buono solo a rimpinzarti. Cagnaccio maledetto!

Petr (sputa, poi comincia a vestirsi). Uffa! Fammi la grazia, Signore!... Vado a vedere quel che fanno. (Esce).

Anssia (gridando, senza seguirlo). Demonio marcio! Musaccio!

Scena VI

Anssia e Akulna

Akulna. Perch insulti il babbo, tu?

Anssia. Vattene, stupida! Taci!

Akulna (avvicinandosi alla porta). Lo so io perch l'insulti. Sei stupida tu! Sei tu una cagna! Non ho paura di te, io.

Anssia. Che vuoi, tu? (Si alza di scatto e cerca qualche cosa per colpirla). Bada, che te le d!

Akulna. (aprendo la porta). Cagna! Strega! Questo sei tu! Strega! Cagna, Cagna! Strega! (Scappa via).

Scena VII

Anssia sola

Anssia (pensierosa). Ha detto : Vieni al mio matrimonio. Che si son messi in testa? Farlo sposare? Bada, Mikta! Se una manovra tua, allora io... Non posso vivere senza di lui. Non lo lascer andar via.

Scena VIII

Anssia e Nikta

(Nikta entra guardandosi intorno. Vede che Anssia sola e le si avvicina rapidamente).

Nikta. Che guaio, sorella mia! E' venuto mio padre. Vuol portarmi via. Mi ordina di tornare a casa. M'ha detto: Ti faremo sposare una buona volta e te ne starai con noi.

Anssia. Sposa pure. Che me ne importa?

Nikta. Ah, s? Io cerco di accomodar la faccenda il meglio possibile e quella mi ordina di prender moglie. E perch poi? (Strizza l'occhio). Non ti ricordi di nulla?

Anssia. Ma prendi moglie! Credi che io non possa fare a meno di te?

Nikta. Perch fai la dispettosa? Guarda un po'! Non si lascia neppur carezzare!... Ma che hai oggi?

Anssia. Hoche tu mi vuoi lasciare... E se tu mi vuoi lasciare, io far a meno di te. Te l'ho detto, ecco!

Nikta. Ma basta, Anssia! Ti voglio dimenticare, forse? Ma nemmeno per sogno! Non ti lascer mica. Ecco quel che intendo fare: anche se mi fanno prender moglie, torner qui da te, scapper di casa.

Anssia. E che ne far di te quando avrai preso moglie?

Nikta. Che vuoi, sorella mia?... Non posso andar contro la volont del babbo.

Anssia. Tuti scarichi sul tuo babbo, ma son tutte storie quelle che tu mi racconti. Da un pezzo ti sei messo d'accordo con quella sudiciona della tua Marnka. E' stata lei a scaldarti la testa. Non certo venuta qui per nulla qualche giorno fa.

Nikta. Marnka?! Ne ho proprio un gran bisogno di lei!... Ne ho poche di quelle l, che mi si attaccano al collo!

Anssia. E allora perch venuto il tuo babbo? Glielo hai detto tu di venire. Mi hai tradita. (Piange).

Nikta. Anssia! Ci credi tu in Dio o non ci credi? Non l'ho neppur sognato. Non so nulla di nulla. Sono state tutte idee del vecchio.

Anssia. Ma se tu non vuoi... Sei forse un ciuco che si fa andar dove si vuole?

Nikta. Vedo che impossibile andare contro la volont del babbo, ma questa storia non mi va.

Anssia. Di' che non vuoi! Punta i piedi a terra.

Nikta. C' stato un tale che ha puntato i piedi a terra. Ma poi, alla podesteria, stato frustato ben bene... senza tanti complimenti. Io non ho voglia di provare: si sente un certo solletico, a quanto dicono.

Anssia. Basta con gli scherzi! Senti un po' Mikta: se tu prendi Marnka, non so quel che sar capace di fare... Mi ammazzer. Ho peccato, sono andata contro la legge, ma ormai non posso tornare indietro. Se tu vai via, so quel che ho da fare...

Nikta. Ma perch dovrei andar via? Se avessi voluto, me la sarei svignata da un pezzo. Tempo fa Ivan Semenic mi ha offerto un posto di cocchiere... E che vita avrei menato! Ma non ho voluto andar l, perch penso che sono adatto a tutto. Se poi tu non ci tieni a me, diverso.

Anssia. Ricordati per questo: il vecchio, se non muore oggi, morr domani. Allora butteremo la terra su tutti i nostri peccati e tu sarai il padrone di casa, no?

Nikta. Ma che stiamo a almanaccare? Che me ne importa di tutto questo? Io lavoro, m'affatico come se si trattasse di roba mia. Il padrone mi s' affezionato e anche la sua donna, s'intende. E se ci si affeziona a me, non colpa mia, chiaro.

Anssia. E tu mi vorrai sempre bene?

Nikta (abbracciandola). Ecco! Lo vedi quanto bene ti voglio! Come se tu fossi nell'anima mia...

Scena IX

Detti, poi Matrna

(Matrna entra, si fa pi volte il segno della Croce davanti alle immagini sacre. Nikta e Anssia si staccano uno dall'altra).

Matrna. Ioquel che ho visto non l'ho visto, quel che ho sentito non l'ho sentito. Si divertiva con una donnina, lui. Ebbene? Anche un vitellino si diverte. Perch non ci si dovrebbe divertire? E' roba di giovent... Figliuolo, c' il padrone nel cortile che ti vuole.

Nikta. Ero venuto dentro a cercar l'ascia.

Matrna. Lo so,lo so, figliuolo mio.

Nikta (si china e prende l'ascia). Ebbene mamma, vogliono darmi moglie sul serio? Credo che sia proprio inutile. E poi, non ne ho voglia.

Matrna. Ah! Ah! Perch prender moglie, bello mio? E' il vecchio che ci tiene. Va, figliuolo, arrangeremo tutto da noi.

Nikta. E' straordinario, in verit. Mi si vuol dar moglie... non mi si vuol dar moglie... Non ci capisco nulla, proprio nulla. (Esce).

Scena X

Anssia e Matrna

Anssia. Zia Matrna, volete dargli moglie davvero voi due?

Matrna. E come si fa a dargli moglie, cocca mia? Tu lo sai quali sono le nostre ricchezze. Il mio vecchietto chiacchiera senza riflettere: Che prenda moglie, che prenda moglie! . Non sa quello che dice. I cavalli, lo sai, non lasciano la biada. Chi sta bene non va in cerca del bene. E' cos anche in questa faccenda qui. Forse non lo vedo io (strizza l'occhio) da che parte pende la bilancia?

Anssia. Perch dovrei nasconderlo, zia Matrna? Tu sai tutto: ho peccato, ho amato tuo figlio.

Matrna. Che novit! Non lo sapeva la zia Matrna? Eh, bambina, la zia Matrna furba, furba, arcifurba. La zia Matrna, cocca mia, vede quel che succede un arscin1 sotto terra. So tutto, cocca! So perch le donnine giovani hanno bisogno delle polveri che fanno dormire. Te ne ho portato un poco. (Disfa un nodo del fazzoletto e tira fuori una cartina di polvere).

Quel che occorre lo vedo, di quel che non occorre non so niente, non me ne occupo. Proprio cos. La zia Matrna stata giovane anche lei, ha dovuto vivere anche lei con uno scemo, lo sai. Le so tutte io le settantasette diavolerie. Lo vedo, cocca mia, che il tuo vecchio sta per andarsene. E come farebbe a vivere? Prova a pungerlo con una forchetta: non ne uscirebbe una goccia di sangue. In primavera lo sotterrerai di sicuro. Allora dovrai prendere qualcuno per il podere. E mio figlio perch non potrebbe fare il contadino? Non peggio d'un altro. E che ci guadagnerei io a portar via un figliuolo che sta tanto bene dove sta? Son forse la nemica del mio figliuolo, io?

Anssia. Dunque, non lascer la nostra casa?

Matrna. No, non se n'andr, rondinella mia. Che sciocchezza! Ma tu non lo conosci il mio vecchio: non ha un ingegno straordinario, ma se in quella zucca s' ficcata un'idea, non la tiri fuori in nessuna maniera.

Anssia. Ma come cominciata questa storia?

Matrna. Cocca mia, quel figliuolino, tu lo sai, non disdegna le donne. E' bello, non c' che dire. Stava alla ferrovia, lo sai. L c'era una ragazza, un'orfana, che faceva la cuoca e che si mise a corrergli dietro.

Anssia. Chi era? Marnka?

Matrna. Proprio lei. Che le venga un accidente! Forse ci fu qualche cosa fra loro... pu darsi anche che non ci sia stato nulla. Ma il mio vecchio fu informato. Fu la gente?... Fu lei?...

Anssia. Che sfacciata! Che sudiciona!

Matrna. E cos a quello scemo gli si montata la testa. Che sposi, dice, che sposi! Che si nasconda il peccato! Prendiamolo in casa, dice, quel figliuolino e diamogli moglie. Ho fatto di tutto per levargli quest'idea di testa. Macch Va bene, dico fra me, va bene. Lo rigirer in un altro modo. Ho fatto finta di acconsentire a quel che voleva lui. Bisogna saperli rigirare presto dalla parte nostra certuni. La donna, sai, mentre si butta gi dal letto, fa settantasette pensieri che l'uomo non ha il tempo d'indovinare. Gi, gli dico, vecchierello mio, l'idea buona, ma bisogna pensarci su. Andiamo, gli dico, dal ragazzo e chiediamo consiglio a Petr Igntic. Che ci dir quello l?. E siamo venuti.

Anssia. Oh! Oh! zietta. E allora? E se il padre glielo comanda?

Matrna. Se glielo comanda? Ma i suoi comandi andranno a finire sotto la coda del cane. Non t'agitare: non accadr nulla. Andr subito a discutere col tuo vecchio. La cosa passer tanto per lo staccio che non rester pi nulla. Son venuta qui con lui, per l'occhio del mondo. Che? Il mio figliuolo vive nell'abbondanza, aspetta la felicit e io gli vado a procurare una vagabonda? Ma che son scema io?

Anssia. E' corsa qui da lui quella Marnka. Credimi, zietta: quando mi hanno detto che gli davano moglie, m' parso che mi spaccassero il cuore col coltello. Credo per che lei ci sia nel cuore di lui.

Matrna. Uh! Cocca mia! Ma che scemo, lui? Si metter mai a fare all'amore con una sudiciona, con una vagabonda? Mikta, sai, un ragazzo di testa. Sa a chi deve attaccarsi. Tu, cocca mia, non t'agitare: non lo porteremo via per niente, non gli daremo moglie. Voi ci darete un po' di quattrinelli e... buona notte!

Anssia. Se andasse via Mikta, credo che io me ne andrei all'altro mondo.

Matrna. Sarebbe bello! E' mai possibile che un fiore di donna come te stia con quella vecchia ciabatta?

Anssia. Credimi, zietta, mi ha disgustato quel vecchio, quel muso di cane. Non ci vorrei neppure posar gli occhi su.

Matrna. E' troppo giusto! Ma guarda qua: (abbassa la voce e si guarda intorno) sono stata da quel vecchietto a prendere un po' di quella certa polvere. M'ha empito tutte e due le mani di questa droga. Guarda un po'! Questa m'ha detto una medicina per dormire. Dagliene m'ha detto una presa, e gli verr un sonno tale che tu potrai anche camminarci su. Questa m'ha detto gliela puoi dar da bere. Non ha odore, ma forte. Gliela darai sette volte, un pizzico per volta. Sette volte, ti dico. E sarai subito libera .

Anssia. Oh! Oh! Oh!... E che roba ?

Matrna. Ha detto che non lascia tracce. Ha preso un rublo. E' impossibile darla per meno ha detto perch, sai, ci vuole un bel po' d'astuzia per procurarsela . Gli ho dato quel che avevo, cocca mia, e ho pensato : Se la prende, bene, se no la porto alla Hichajlovna.

Anssia. Oh! Oh! Oh! Ma ne pu venir fuori qualche cosa di brutto?

Matrna. E che cosa, cocca mia? Come se il tuo fosse un uomo forte! Ma quello pare che faccia finta di esser vivo. Non ci star pi per molto tempo in questo mondo. E ce n' tanti come lui!

Anssia. Oh! Oh! Povera testa mia! Ho paura, zietta, che ne venga fuori un guaio. E che si fa allora?

Matrna. Si pu ancora riportarla al vecchio.

Anssia. Si scioglie nell'acqua come quell'altra?

Matrna. Ha detto che meglio scioglierla nel t. Ha detto anche che non ci s'accorge di nulla. Non ha nessun odore. Oh! E' un uomo intelligente, quello!

Anssia (prendendo il pacchetto di polvere). Oh! Oh! Povera testa mia! La farei, forse, una cosa simile, se non menassi questa vita da carcerata?

Matrna. Non scordarti di darmi il rublo. L'ho promesso al vecchietto. Ci conta.

Anssia. Ma certo! (Si avvicina al baule e nasconde la polvere).

Matrna. Tu, cocca mia, tienla nascosta per bene, e che la gente non sappia nulla. Ma se, Dio non voglia, si viene a sapere qualche cosa, di' che serve per gli scarafaggi. (Prende il rublo). Anche questo, me l'hai dato per la polvere degli scarafaggi... (Smette di parlare di botto).

Scena XI

Detti, Petr e Akm

(Akm entra e si fa il segno della Croce davanti alle immagini sacre. Petr entra e si siede).

Petr. E cos, zio Akm?

Akm. Tutto per il meglio. Igntic, tutto per il meglio, gi... per il meglio. Affinch non faccia scemenze, dico io, vorrei prendere il ragazzo con me. E se tu... come dire?... Si pu fare anche cos. Tutto per il meglio...

Petr. Bene, benone! Siediti e discorriamo. (Akm si siede). Dunque? Vuoi dargli moglie?

Matrna. Eh! ce ne vorr del tempo, prima che possa prender moglie, Petr Igntic! Tu sai le nostre condizioni, Igntic. Come fa a sposarsi? Ma se riusciamo appena a scaldarci il corpo col fiato! Altro che matrimonio!...

Petr. Decidete quel che vi pare meglio.

Matrna. Non c' bisogno di spicciarsi a sposare. La sposa non mica come la fragola, che va a male se non si mangia subito.

Petr. Ma, se volete dargli moglie, fate bene.

Akm. Vorrei, gi... perch a me, non so come dire, capitato un lavoraccio in citt, che mi conviene, gi...

Matrna. Ah, s! Un bel lavoro! Pulire le fosse! Quando tornato a casa, ieri, mi venuto da vomitare. Puh!

Akm. Infatti da principio si sente un certo odore,... ma poi ci si abitua. E' un odore come di vinacce, ma un lavoro che conviene. In quanto all'odore, poi, noialtri non dobbiamo farci troppo caso, gi. Si pu anche cambiar di vestito. Ma vorrei che Mi-ktka tornasse a casa a disimpegnare il suo lavoro, gi, e io disimpegnerei il mio in citt...

Petr. Tuvuoi tenere il figliuolo a casa, giusto, ma per il denaro che ha avuto qui, come si fa?

Akm. E' giusto, giusto, Igntic, quel che tu dici. Gi questa la regola: chi s' impegnato, s' venduto. Rimanga ancora qui, ma bisogna che prenda moglie, gi. Lascia che venga per un po' di tempo.

Petr. Si pu far anche questo.

Matrna. Ma noi non siamo del medesimo parere. A te, Petr Igntic, voglio confidar tutto, come lo confiderei al Signore. Giudica tu se ha ragione il mio vecchio o se ho ragione io: lui ripete che deve ammogliarsi. Ma chiedigli un po' chi deve sposare. Fosse magari una fidanzata sul serio! Sono forse una nemica del mio figliuolo, io? Ma si tratta d'una ragazza perduta.

Akm. Non giusto, no, non giusto che tu dica male di quella ragazza. L'affronto l'ha fatto mio figlio a lei.

Petr. Quale affronto?

Akm. Lei stata... come dire... col mio Miktka, gi, con Miktka...

Matrna. Lascia che parli io, che ho la lingua pi sciolta: il nostro figliuolo, prima di venir da te, stava, come tu sai, alla ferrovia. Una ragazza gli s'appiccic addosso, una ragazza da nulla, di nome Ma-rnka, che stava in qualit di cuoca nel loro artl [1]. Ora quella ragazza dice che stato il nostro figliuolo, che stato Miktka a sedurre lei.

Petr. Non mica bella questa storia.

Matrna. Ma quella una ragazza traviata, che corre dietro agli uomini, una vagabonda.

Akm. Ma tu, vecchia mia, non sei... gi... tu non sei... non so come dire, gi...

Matrna. Eccoi ragionamenti che sa metter fuori quest'aquila mia! Gi... gi!.... Ma che gi!, Non lo sai nemmeno tu. Ma tu, Petr Igntic, chiedilo alla gente che specie di ragazza quella. Te lo diranno tutti che un'ignorante, una vagabonda.

Petr (ad Akm). Ma, zio Akm, se le cose stanno cos non c' ragione di dargli moglie. Non si tratta di un paio di lapti 2 che puoi levarti dai piedi quando ti pare, ma di una nuora.

Akm (riscaldandosi). Sono calunnie, vecchia, gi... sono calunnie le tue, perch quella ragazza una buonissima ragazza... gi. Mi fa piet quella creatura, mi fa proprio piet.

Matrna. E' come la startsa 3 Maremina 4, lui: s'affligge delle pene altrui e a casa non ha da mangiare. Ha piet della ragazza, ma del suo figliuolo, no. Attccatela al collo e portala in giro! Smettila una buona volta di dir scemenze!

Akm. Non sono scemenze, no.

Matrna. Sta zitto! Lasciami parlare!

Akm. No, non sono scemenze. Tu, o parli della ragazza, o parli di te, rigiri le cose come ti pare; ma Dio... non so come dire... rigirer anche lui le cose come gli parr. E anche in questo caso...

Matrna. Eh! Con te non si fa altro che consumarsi la lingua.

Akm. E' una ragazza laboriosa, che ha amor proprio e non so come dire... gi... E poi, data la nostra povert, non ci sarebbe da metter fuori molti quattrini e avremmo un braccio di pi. Ma quel che conta pi di tutto l'affronto fatto alla ragazza, a una ragazza senza genitori, ecco. E' un affronto...

Matrna. Ce n' tante di ragazze, che dicono la medesima cosa.

Anssia. Tu, zio Akm, da' retta a noi. Abbiamo tante cose da dirti.

Akm:. E Dio? E Dio? Non anche lei una creatura umana, una creatura di Dio? Che te ne pare, Petr?

Matrna. Ma ripeti sempre la medesima cosa, tu...

Petr. Via, zio Akm, queste ragazze qui non bisogna starle a sentire. Il tuo figliuolo qui, in carne e ossa. Che gli si chieda se vero, non vorr perder un'anima. Chiamatelo. (Anssia si alza). Digli: Il babbo ti vuole . (Anssia esce).

Scena XII

Detti meno Anssia

Matrna. S, babbo, il tuo ragionamento come l'acqua che si butta addosso ai cani che s'azzuffano, per separarli. Lascia che parli il ragazzo. E poi, al giorno d'oggi, non si pu far sposare la gente per forza: bisogna interrogare il ragazzo. Non vorr sposarla per tutto l'oro del mondo, non vorr disonorarsi. Io son del parere che resti qui a servire il suo padrone. E poi, prenderlo per l'estate non serve... (A Petr). Dacci una decina di rubli e tentilo...

Petr. Questo un discorso prematuro. Bisogna procedere con ordine: se non s' terminata una cosa, non bisogna principiarne un'altra.

Akm. Io, Petr Igntic, parlo perch voglio dir questo, gi, io voglio dir questo: noi aggiustiamo le cose nostre come meglio ci pare, ma ci scordiamo di Dio. Si crede di far bene, di tirar l'acqua al nostro mulino, ma non si fa altro che sputarsi addosso. Si crede di far bene, gi, ma senza Dio, tutto va di male in peggio.

Petr. S'intende. A Dio bisogna pensarci sempre.

Akm. Guarda, tutto va di male in peggio, ma, se tu procedi secondo la legge e secondo il volere di Dio, tu sarai felice. Non bisogna ingannare. Perci ho pensato: Do moglie al ragazzo, cancello il peccato. Lui, secondo la legge, se ne sta a casa, e io, gi... mi do da fare in citt. E' un buon posticino quello che mi capita. Mi conviene. Si procede conforme al volere di Dio... meglio. E poi un'orfana... L'estate scorsa, per esempio, hanno portato via la legna dell'amministratore. Gliel'hanno potuta fare. All'amministratore gli s' potuta fare, gi... ma a Dio no, ecco...

Scena XIII

Detti, Nikta e Anitka

Nikta. M'avete chiamato? (Si siede e tira fuori il tabacco).

Petr (con dolce rimprovero). Che? Non conosci le regole? Tuo padre ti manda a chiamare e tu tiri fuori il tabacco e ti metti a sedere. Alzati e vieni qua.

(Nikta si alza e si appoggia alla tavola sorridendo, disinvolto).

Akm. Miktka, ci sono state delle lagnanze sul conto tuo, gi...

Nikta. Lagnanze? Che lagnanze?

Akm. Che lagnanze? Le lagnanze d'una ragazza, d'una ragazza senza genitori: Marna, sempre Marna.

Nikta (ridendo). Strano in verit. E di che pu essersi lagnata? Chi t'ha parlato? Lei?

Akm. Ora io ti far una domanda e tu devi rispondermi: ti sei legato con quella ragazza, di' un po', ti sei legato?

Nikta. Non ci capisco un'acca nella tua domanda.

Akm. Non so come dire: avete fatto qualche sciocchez-za, gi, qualche sciocchezza, tu e lei?

Nikta. Qualcuna. Con una cuoca ci si scherza quando non s'ha meglio a fare. Si suona la fisarmonica e lei balla. E poi? Che altre sciocchezze posso aver fatte?

Petr. Via, Mikta, non far bravure. Il tuo babbo t'interroga; tu rispondigli per bene.

Akm (solennemente). Mikta, tu puoi nascondere qualche cosa agli uomini, ma a Dio non si nasconde nulla. Non t'azzardare a mentire, Mikta! E' un'orfana, lei, che ognuno pu offendere. E' un'orfana, gi... Di' piuttosto come stato!

Nikta. Ma se non c' proprio nulla da dire! Ho detto tutto e non ho lasciato nulla... (Riscaldandosi). Lei s che potrebbe raccontarne di belle! Si dice quel che si vuole, come si fa quando qualcuno morto. perch non ha parlato di Fedka Mikschkim? Che? Non si pu divertirsi un poco al giorno d'oggi? La sa lunga quella l!

Akm. Oh! Miktka, sta attento! Le bugie vengono alla luce. C' stato qualche cosa o no?

Nikta (fra s). Guarda un po'! Ce l'hanno con me ora. (Ad Akm). Ma se dico che non so nulla! Non c' stato nulla fra noi. (Con ira). Che io non possa staccarmi da questa tavola! (Si fa il segno della Croce). Non so nulla.

(Una pausa. Poi Nikta ricomincia a parlare riscaldandosi sempre pi).

Che? Avreste pensato di farmela sposare? Sarebbe uno scandalo, c' poco da dire. Oggi non si ha il diritto di far sposare la gente per forza. Avete capito? E poi, ho giurato che non so nulla di nulla.

Matrna (al marito). Ma che zucca! Che grullo! Tutto quel che gli dicono lo crede e tormenta quella creatura senza ragione! E' meglio che stia qui, dal padrone. Il padrone ci d dieci rubli per quel che ci occorre. Verr il momento...

Petr. Dunque, zio Akm?

Akm (fa schioccare la lingua e si rivolge al figlio). Sta attento, Mikta: la lacrima di un'offesa non cade per terra, cade sempre sulla testa dell'uomo. Fa' che questo non accada!

Nikta. A che ho da stare attento, io? Sta' attento tu. (Si siede).

Anitka. Vado a dirlo alla mamma. (Esce di corsa).

Scena XIV

Petr, Akm, Matrna e Nikta

Matrna (a Petr). Sempre la stessa storia, Petr Igntic! E' un attaccabrighe, e quando s' ficcato una cosa in capo, non gliela levi in nessun modo... Ma ti abbiamo disturbato senza ragione. Che il ragazzo seguiti pure a star qui. Tienlo: il servo tuo.

Petr. E allora, zio Akm?

Akm. Gi... Io non volevo forzare il ragazzo ma... volevo solo... non so come dire...

Matrna. Non sai nemmeno tu quel che vuoi dire. Che il ragazzo seguiti come prima! Neppure lui ha voglia di andarsene. E che ne faremmo noi di lui? In qualche modo ci arrangeremo...

Petr. Ma senti un po', zio Akm: se tu non me lo lasci l'estate, a me l'inverno non serve. Se deve star qui, deve starci tutto l'anno.

Matrna. Ma s. Resta impegnato per tutto l'anno. E se noi, a casa, in tempo di lavoro, avremo bisogno di aiuto, prenderemo qualcuno che venga a darci una mano. Che il ragazzo rimanga pure qui. Tu, dacci una decina di rubli.

Petr. E il ragazzo ci resta un altr'anno?

Akm (sospirando). Ebbene, gi, se cos... non so come dire... va bene.

Matrna. Un altr'anno, a cominciare dal sabato di San Dmtri. Non ci far torti per il prezzo: dacci quei dieci rubli, facci questo favore. (Si alza e saluta).

Scena XV

Detti, Anssia e Anitka

(Anissia si siede in disparte).

Petr. Bene! Siamo intesi. Allora andiamo in cantina a bere qualcosa. Andiamo, zio Akm, a bere un sorsino di vodka.

Akm. Ma non bevo, io.

Petr. Un po' di te lo berrai, no?

Akm. Il te il peccato mio. Il te s.

Petr. Anche le donne prenderanno un po' di te. Tu, Mikta riporta dentro le pecore e raduna la paglia.

Nikta. Subito.

(Tutti escono eccetto Nikta. Abbuia).

Scena XVI

Nikta solo

Nikta (accendendo una sigaretta). Come mi si son messi dietro! Di', di', in che maniera ti sei divertito con le ragazze!. Queste storie sono un po' lunghe a raccontare. Sposala! mi dice. Se dovessi sposarle tutte, avrei un bel po' di donne. Ho proprio bisogno di prender moglie! Non sto mica peggio di uno sposo e la gente m'invidia. M' parso che qualcuno mi spingesse quando ho fatto il segno della Croce davanti a quell'immagine. Ho rotto il filo tutto in una volta. Si dice che a giurare il falso si prova spavento. Sciocchezze! Chiacchiere! E' tanto facile!

Scena XVII

Nikta e Akulna

(Akulna entra col mantello addosso. Posa la corda che ha in mano, si toglie il mantello e si avvia verso la dispensa).

Akulna. Potevi almeno accendere un lume!

Nikta. Per guardarti? Ti vedo anche cos.

Akulna. Ma smettila, tu!

Scena XVIII

Detti e Anitka

Anitka (entra di corsa e dice a Nikta sottovoce): Nikta, va' presto: c' qualcuno che ti vuole. Che mi manchi il fiato se non vero!

Nikta. Chi ?

Anitka. La Marnka della ferrovia. E' l dietro.

Nikta. Bugia!

Anitka. Che mi manchi il fiato se dico una bugia!

Nikta. Che vuole?

Anitka. Vuol che tu vada da lei. Dice che ha da dirti qualcosa. Le ho chiesto che cosa vuol dirti, ma lei non ha voluto parlare. Mi ha chiesto soltanto: E' vero che va via di qui?. E io le ho detto: Non vero. Suo padre voleva portarlo via e dargli moglie, ma lui non vuole e rimarr qui per un altr'anno. E lei m'ha detto: Fallo venire un momento qui, per l'amor di Cristo. Bisogna che gli dica una parola. E' un pezzo che aspetta. Va'!

Nikta. Che Dio la benedica! Che ci vado a fare?

Anitka. Ha detto : Se non viene, andr io da lui nel-l'izba. Che mi manchi il fiato se non ci vado!.

Nikta. Quando sar stanca d'aspettare se ne andr.

Anitka. M'ha chiesto: Dimmi: vero che vogliono fargli sposare Akulna?.

Akulna (avvicinandosi a Nikta per prendere la conocchia). Chi vogliono far sposare ad Akulna?

Anitka. Miktka.

Akulna. Davvero? E chi l'ha detto?

Nikta. Lodice la gente. (Guarda Akulna e ride). Di' un po', Akulna, mi sposeresti tu?

Akulna. Te? Prima forse s, ti avrei sposato, ora no.

Nikta. E perch ora no?

Akulna. Perch tu non mi vorresti bene.

Nikta. Ma perch non dovrei volerti bene?

Akulna. Perch non te lo permetterebbero. (Ride).

Nikta. Chi che non me lo permetterebbe?

Akulna. La matrigna. E' sempre in collera e ti sta sempre a sorvegliare.

Nikta (ridendo). Ma senti! Ci vedi bene, tu?

Akulna. Io? E non ho da vedere? Son cieca, forse? Gliene ha dette oggi al babbo, gliene ha dette tante, quella strega dal muso gonfio! (Va nella dispensa).

Anitka. Nikta, viene a vedere. (Guarda dalla finestra). Viene. E' lei, per quanto vero che son viva. Me ne vado (Esce).

Scena XIX

Nikta, Akulna (nella dispensa) e Marna

Marna (entrando). Dunque, che intenzioni hai, tur

Nikta. Io? Non ho nessuna intenzione,

Marna. Mi vuoi rinnegare?

Nikta (alzandosi adirato). Che intendi dire? Che sei venuta a fare?

Marna. Ah! Mikta!...

Nikta. Siete buffe voialtre, in verit. Che sei venuta a fare?

Marna'. Mikta!...

Nikta. Ebbene, che vuoi? Mikta! S, sono Mikta. Che vuoi? Vattene, ti dico!

Marna. E allora vuoi abbandonarmi? Vuoi dimenticare tutto?

Nikta. E che cosa ho da ricordare? Non sanno quel che dicono certi esseri! Ti sei messa in quel cantuccio, hai mandato Anitka a chiamarmi, io non son venuto: vuol dire che non so che farmene di te, chiaro. Dunque, va' via.

Marna. Non sai che fartene di me? Non ti servo pi, ora. Credevo che tu mi volessi bene. Tu mi hai rovinata. E ora non sai cosa fartene di me...

Nikta. E' inutile che tu parli. E' assurdo tutto quel che tu dici. Ne hai raccontate di frottole al mio babbo. Vattene, fammi questa grazia.

Marna. Tulo sai che ho voluto bene a te solo; a nessun altro ho voluto bene. Che tu mi sposi o non mi sposi indifferente. Io non t'ho fatto nessun torto. perch non mi vuoi pi bene? perch?

Nikta. Ne hai fatte di chiacchiere inutili! Vattene! Che pazze le donne!

Marna. Quel che m'addolora non il tuo tradimento. Tu m'hai promesso che m'avresti sposata. Non importa! Soffro perch tu non mi vuoi pi bene, e, peggio ancora, perch adesso un'altra ha preso il mio posto. E io so chi .

Nikta (avvicinandosi a Marna, furioso). Eh! Con voi donne non si ragiona. Non capite nessun ragionamento. Vattene, ti dico, altrimenti farai accadere qualcosa di brutto.

Marna. Qualcosa di brutto? Mi vuoi picchiare? E poi? perch mi volti il viso? Eh, Mikta!

Nikta. E' un guaio se vien gente. A che servono queste chiacchiere?

Marna. E allora finito tutto? Quel che stato passato e tu vuoi che io dimentichi... Ma, ricordatene, Mikta: io avevo custodito il mio onore di ragazza pi degli occhi miei. Tu m'hai rovinata senza ragione, m'hai ingannata. Non hai avuto piet d'una ragazza senza padre n madre. (Piange). M'hai rinnegata, m'hai uccisa. Ma io non ti serbo rancore. Dio ti protegga! Se troverai una migliore di me, mi dimenticherai, ma se troverai una donna peggiore di me, ti ricorderai di me, allora! Te ne ricorderai, Mi-kta! Addio, allora, visto che dobbiamo separarci. Quanto bene t'ho voluto! Addio, per l'ultima volta! (Fa per abbracciarlo. Gli prende la testa con tutte e due le mani).

Nikta (respingendola violentement). Ah! Non si ragiona con voialtre! Se tu non vuoi andar via, andr via io. Resta pure qui, tu.

Marna (gridando). Belva! (Sulla soglia della porta). Il Signore non ti far esser felice... (Esce piangendo).

Scena XX

Nikta e Akulna

Akulna (uscendo dalla dispensa). Che cane che sei, Ni-kta!

Nikta. Perch?

Akulna. Come urlava! (Piange).

Nikta. E a te che te ne importa!

Akulna. Che me ne importa? Tu hai offeso lei e offenderai anche me... cane che sei! (Rientra nella dispensa).

Scena XXI

Nikta solo

Nikta (una pausa). Fa anche la schizzinosa, questa qui. Mi piacciono come lo zucchero queste donnine... Ma quando hai peccato con loro... un disastro.

Cala la tela


ATTO SECONDO

La scena rappresenta la strada e l'izba di Petr. A sinistra si vede un'izba con un vestibolo, che ha una scala nel mezzo; a destra una porta e una parte del cortile. Anssia sul davanti del cortile, occupata a maciullare la canapa. Fra il primo e il secondo atto sono passati sei mesi.

Scena I

Anssia

(Anssia sola. Interrompe il lavoro e tende l'orecchio).

Anssia. S' messo di nuovo a brontolare. Dev'essere sceso dalla stufa.

Scena II

Anssia e Akulna

(Akulna entra portando un bastone ricurvo con un secchio a ognuna delle estremit).

Anssia. Chiama. Va' a vedere che ha. Eh, come grida!

Akulna. Perch non vai tu?

Anssia. Va', ti dico!

(Akulna entra nell'izba).

Scena III

Anssia sola

Anssia. M'ha stancata. Non mi dice dov' il denaro. Ieri nel vestibolo. L deve averlo nascosto. Ma dove sia ora non lo so. Ha paura di separarsene. Ma in casa. Purch io lo trovi! Ma ieri non l'aveva su di s. Ora non lo so dov'... M'ha stancata. Non ne posso pi.

Scena IV

Anssia e Akulna

(Akulna entra annodando il fazzoletto che ha al collo).

Anssia. Dove vai?

Akulna. Dove vado? M'ha ordinato di chiamare la zia Mrfa. Chiamala m'ha detto falla venir qui da me. Muoio m'ha detto: bisogna che le dica una parola.

Anssia (fra s). Manda a chiamare la sorella. Oh! Povera testa mia! Oh! Oh! Certamente vuol darlo a lei. Che ho da fare? Oh! (Ad Akulna). Non te ne andare!... Dove vai?

Akulna. Dalla zia.

Anssia. Non te ne andare, ti dico. Ci andr io. Tu va' al ruscello coi panni. Altrimenti si far sera e non avrai il tempo.

Akulna. Ma lui m'ha ordinato di andar dalla zia.

Anssia. Va' dove ti si manda. Ci andr io da Mrfa, t'ho detto. Prendi le camicie che son sulla siepe.

Akulna. Le camicie? Perch non vai a prenderle tu? Mi ha ordinato di andar dalla zia.

Anssia. T'ho detto che ci vado io. Dov' Anitka?

Akulna. Anitka? Sta a badare ai vitelli.

Anssia. Falla venir qui. Non scapperanno mica.

(Akulna raduna i panni ed esce).

Scena V

Anssia sola

Anssia. Se non vado m'ingiurier. Se vado, dar lo stesso il denaro alla sorella e le mie fatiche saranno inutili. Non so proprio che fare. Mi pare che la testa mi si spacchi. (Riprende a maciullare la canapa).

Scena VI

Anssia e Matrna

Matrna (entrando con un bastone e un fagottino, come chi deve partire). Dio t'aiuti, cocca mia.

Anssia (si guarda intorno, interrompe il lavoro e batte le mani dalla contentezza). Non ci speravo, zietta. Dio ti manda proprio a tempo.

Matrna. Che c'?

Anssia. Mi sento la testa tutta confusa. Che guaio!

Matrna. E' ancora vivo a quanto mi si dice.

Anssia. Non me ne parlare. Non n vivo n morto.

Matrna. Non ha dato mica il denaro a qualcuno?

Anssia. Ha mandato or ora a chiamar Mrfa, sua sorella. Dev'essere per via del denaro.

Matrna. Certo. Ma non l'avr dato a qualcuno senza dirlo?

Anssia. Non l'ha dato a nessuno. Io lo tengo d'occhio come un avvoltoio.

Matrna. Ma il denaro dov'?

Anssia. Non lo dice. Non mi riuscito di saperlo. E poi, non mi riesce di saperlo per via di Akulna. E' scema quanto mai, ma fa la spia, mi tien d'occhio. Oh! Povera testa mia! Son sfinita.

Matrna. Ah! Cocca mia, non lo metter in mano a te quel denaro. E tu piangerai per tutta la vita. Ti manderanno via dalla fattoria senza darti nulla. Hai sofferto tutta la vita, cara mia con un uomo che non ti piaceva, e, una volta vedova, dovrai chieder la carit alla gente.

Anssia. Non me ne parlate, zia. Mi vien meno il cuore e non so che cosa fare e non ho chi mi possa dare un consiglio. Ne ho parlato a Mikta, ma lui non ha il coraggio di mischiarsi in questa faccenda. Ieri m'ha detto che il denaro sotto il pavimento.

Matrna. E tu non l'hai cercato?

Anssia. Non possibile: lui sempre presente. Mi sono accorta che ora l'ha addosso, ora lo nasconde.

Matrna. Ricordati, figliuola mia, che se sbagli un sol colpo non c' pi rimedio. (A voce bassa). Gli hai dato del t forte?

Anssia. Oh! Oh!... (Vorrebbe rispondere, ma vede la comare e tace).

Scena VII

Dette e la comare

(La comare passa accanto all'izba, tende l'orecchio ai rumori che vengono dall'interno).

La comare (ad Anssia). Comare Anssia! Oh! Anssia! Tuo marito ti chiama.

Anssia. Tossisce sempre in questo modo. Sembra che gridi. Sta molto male.

La comare (avvicinandosi a Matrna). Salute, nonna. Da che parte ti manda Dio?

Matrna. Da casa, cara. Son venuta a vedere il mio figliuolo e a portargli le camicie. Ci penso al mio ragazzo, sai.

La comare. Lo so. (Ad Anssia). Volevo, comare, veder diventar bianco quel che rosso, ma vedo che presto. La gente non ha cominciato ancora a venire.

Anssia. Ma perch tanta fretta?

Matrna. Gli hanno portato il Viatico?

Anssia. Come no! Ieri venuto il prete.

La comare. Anch'io l'ho veduto ieri, piccola madre. A che cosa si mantiene ancora quell'anima? Giorni fa stava proprio per morire, piccola madre. Lo misero sotto le immagini dei Santi. Gi lo piangevano. Cominciarono anche a lavarlo.

Anssia. Ma poi s' ripreso, s' alzato e ora ricomincia a trascinarsi.

Matrna. Gli avete dato l'Olio Santo?

Anssia. M'hanno consigliato di darglielo. Domani, se ancora vivo, manderemo a chiamare il prete.

La comare. Deve farti pena, Anissiccia. Perci si dice: Non sta male il malato, sta male chi gli sta vicino .

Anssia. Si risolvesse in qualche modo questa situazione!

La comare. Gi. Non mica una cosa da nulla. E' ormai un anno che sta fra la vita e la morte e ti tiene le braccia legate.

Matrna. Ma anche rimaner vedova un boccone amaro. Finch s' giovani tutto va bene, ma quando s' vecchi chi ci compatisce? Non una consolazione la vecchiaia, lo posso dire io: non ho camminato molto e sono sfinita, non mi sento pi le gambe... Ma il mio figliuolo dov'?

Anssia. Lavora. Ma tu entra. Prepariamo il samovar e con un po' di t ti sentirai rianimata.

Matrna (sedendosi). Sono proprio sfinita, care mie. Ma l'Olio Santo assolutamente indispensabile. Dicono che un bene per l'anima.

Anssia. S. Domani manderemo per il prete.

Matrna. Bene. Meglio cos. Domani, figlia mia, avremo un matrimonio.

La comare. Come? In primavera?

Matrna. Il proverbio non dice senza ragione: Per il povero che sposa, anche la notte corta. Smen Matvivic sposa Marna.

Anssia. Ha trovato la sua fortuna quella l!

La comare. E' un vedovo. La prende per via dei bambini?

Matrna. S. ne ha quattro. Una donna di buon senso non l'avrebbe preso, ma lui se la piglia e lei contenta. Hanno bevuto il vino, sai. Il bicchiere non era grande, l'hanno sparso per terra 1.

La comare. Guarda un po'! Ma se n' parlato? Il mugik ha una buona posizione?

Matrna. Per ora non se la passeranno male.

La comare. Chi lo prenderebbe un uomo con dei bambini? Da noi magari Michajlov... Un mugik, piccola madre...

La voce di un mugik. Ohe! Mvra, dove diavolo sei? Va' a riportar dentro la vacca!

(La comare esce).

Scena VIII

Anssia e Matrna

Matrna (parlando con tono indifferente mentre la comare se ne va). L'abbiamo maritata, figlia mia, per cancellare il peccato. Cos quello scemo non ci penser pi per Mikta. (Ad un tratto abbassa la voce). Se n' andata. Dunque, gli hai dato il t?

Anssia. Non me ne parlare! Sarebbe stato meglio se fosse morto di morte naturale. Intanto lui non muore e io ho macchiato l'anima mia col peccato. Oh! Oh! Povera testa mia! Perch mi hai dato quella polvere?

Matrna. Che fa quella polvere, figlia mia? Serve per far dormire. Perch non si ha da dare? Non fa mica male!

Anssia. Non parlavo della polvere per dormire, ma di quell'altra, di quella bianca.

Matrna. Ma quella l, cocca mia, una medicina.

Anssia (sospirando). Lo so, ma ho paura. Sono sfinita.

Matrna. Dunque, ne hai consumata molta?

Anssia. Gliel'ho data due volte.

Matrna. E... nulla di speciale?

Anssia. Ci ho intinto le labbra anch'io nel t: appena appena amaro. E lui l'ha mandata gi insieme al t e ha detto: Anche il t mi disgusta. E io ho risposto : A un malato tutto sembra amaro. Ma avevo tanta paura, zia!

Matrna. Non ci pensare. Pi si pensa, peggio .

Anssia. Sarebbe stato meglio che tu non me l'avessi data e non m'avessi spinta al peccato. Quando mi tornano certi ricordi, mi sento l'anima sotto sopra. Per-che me l'hai data quella polvere?

Matrna. Ma che ti piglia, cocca mia? Che Cristo t'assi- sta! Perch butti tutto addosso a me? Bada, figlia mia, a non scaricar la testa malata sulla testa sana. Se la faccenda s'imbroglia, io me ne lavo le mani. Non so nulla, non ho idea di nulla. Bacio la Croce e dico che non ho dato nessuna polvere, che non ho veduto nulla, che non ho sentito parlare di quella polvere. Ma tu, figliuola mia, ricordati... Ieri si discorreva di te, delle tue pene, poveretta. Una figliastra scema, un mugik marcio, che non altro che un peso... Non c' da ricavar nulla da una vita simile... Anssia. Non lo nego. Una vita come la mia fa accadere di queste cose, spinge a impiccarsi o a soffocare qualcuno. E' mai una vita questa?

Matrna. Meno male che lo capisci! Ma non il momento di star l a bocca aperta. Bisogna trovargli il denaro e fargli bere il t.

Anssia. Oh! Oh! Povera testa mia! Non so che debbo fare ora e ho paura... Potesse magari morire di morte naturale! Sarebbe meglio. Non vorrei aver certe cose sulla coscienza.

Matrna (irosa). E lui perch nasconde il denaro? Se lo porta via con s, chi ne godr? E' bello questo. Dio non lo voglia, ma temo che questo denaro andr perduto. Non un peccato il tuo? E che si deve fare? Stare a guardare?

Anssia. Non lo so. M'ha distrutta.

Matrna. Non lo sai? Ma la faccenda chiara. Se tu fai ora un passo falso, te ne pentirai tutta la vita. Lui consegner il denaro alla sorella e tu non avrai nulla.

Anssia. Oh! Oh! Ha gi mandato qualcuno a chiamarla: bisogna che io vada.

Matrna. Aspetta un momento. Fa' prima preparare il samovar. Gli faremo bere il t, poi cercheremo insieme il denaro. Lo troveremo, sta' pur sicura.

Anssia. Oh! Oh! Purch non accada nulla!

Matrna. Che? Ma che stiamo a guardare? Vuoi che il denaro ti corra davanti agli occhi e ti caschi nelle mani? Muoviti!

Anssia. Allora vado a preparare il samovar.

Matrna. Va', cocca mia. Fa le cose come si conviene, per non avere a pentirtene poi... Finalmente!...

(Anssia fa per uscire. Matrna la richiama).

Bada: non parlar di questa storia a Mikta. E' scemo quello, e se, Dio ce ne scampi, viene a saper qualcosa di quella polvere, Dio solo sa quel che sarebbe capace di fare. E' tanto pietoso, sai, che non sarebbe buono a sgozzare un pollo. Non dirgli nulla. Guai se sapesse! Non ci penserebbe su...

(Si ferma spaventata. Petr appare sulla soglia della porta).

Scena IX

Detti e Petr

(Petr entra appoggiandosi al muro. Si trascina sulla soglia e parla con voce fioca).

Petr. Com' che non si riesce a farvi venire? Oh! Oh! Anssia, chi c' qui? (Cade su una panca).

Anssia (venendo fuori da un cantuccio). Perch ti sei trascinato fin qui? Avresti dovuto rimanere dov'eri.

Petr. C' andata la ragazza a prender Mrfa?... Sto male... Oh! Venisse presto la morte!...

Anssia. La ragazza non ha tempo. L'ho mandata al ruscello. Aspetta un pochino: appena potr andr io.

Petr. Manda Anitka. Dov'? Oh! Come mi sento male! Oh! E' la morte!

Anssia. Homandato a cercarla.

Petr. Oh! Ma dov'?

Anssia. E' l! Che le venga un accidente!

Petr. Oh! Non ho pi forza. Mi sento un bruciore dentro. E' come una vite che mi buca. Perch mi avete abbandonato come un cane? Non c' nessuno per darmi da bere... Oh! Mandami Anitka.

Anssia. Eccola. Anitka, vieni dal babbo.

Scena X

Detti e Anitka

(Anitka entra di corsa. Anssia ritorna nel cantuccio di prima).

Petr. Va' tu... oh!... dalla zia Mrfa. Dille: Il babbo ti vuole. Che venga, perch ho bisogno di lei.

Anitka. Che c'?

Petr. Aspetta. Dille che si spicci... Dille che muoio. Oh! Oh! (Esce di corsa).

Scena XI

Petr, Anssia e Matrna

Matrna (strizzando l'occhio). Dunque, figlia mia, bada bene alle cose tue. Va' nell'izba e fruga da per tutto: fa' come un cane che cerca le pulci che ha addosso. Butta tutto all'aria. Io vado subito a ispezionargli le tasche.

Anssia (a Matrna). Mi pare che mi torni il coraggio quando ci sei tu. (Va verso la soglia. A Petr). Debbo prepararti il samovar? C' la zia Matrna che venuta a vedere il figliuolo: berrai insieme a lei.

Petr. Va bene. Prepara il t.

(Anssia va nel vestibolo).

Scena XII

Petr e Matrna

(Matrna si dirige verso il pianerottolo).

Petr. Buon giorno.

Matrna. Buon giorno, benefattore mio, buon giorno... Vedo che sei ammalato. Anche il mio vecchio se ne affligge tanto. Mi ha detto : Va' a vederlo. Ti manda i suoi saluti. (Fa di nuovo un cenno di saluto).

Petr. Me ne vado.

Matrna. Lovedo, infatti, Petr Igntic, che il male non gira nel bosco, ma si attacca alla gente. Sei deperito, cuore mio, sei deperito molto. Non ci fa diventar belli il male, eh?

Petr. E' venuta l'ora della mia morte.

Matrna. Che vuoi farci, Petr Igntic? Dio vuole cos. Ti hanno portato il Viatico, ti daranno l'Estrema Unzione, se Dio vuole. La tua baba1 sa tutto, grazie a Dio. Sarai sotterrato e sarai ricordato con tutto l'onore che meriti. E il mio figliuolo si occuper della casa.

Petr. Non c' nessuno che stia ad ascoltare i miei ordini. La mia baba non una persona assennata, perde il tempo in sciocchezze e io so tutto... Lo so... La ragazza scema, giovane anche. Ho messo su una casa e non c' nessuno che se ne curi! (Piange).

Matrna. Ma quando c' il denaro o qualche altra cosa si pu comandare...

Petr (rivolgendosi ad Anssia che nel vestibolo). E' andata Anitka?

Matrna (fra s). Guarda! Se n' ricordato.

Anssia (dal vestibolo). S' avviata subito. Ma tu ritorna nell'izba. Ti vengo ad aiutare.

Petr. Lasciami star qui questi ultimi momenti. L'aria pesante l dentro. Mi sento soffocare... Oh! Ho il fuoco nel cuore... Venisse almeno la morte...

Matrna. Se il Signore non la chiama, l'anima non se ne va. La morte e la vita sono nelle Sue mani, Petr Igntic. Non si pu sapere quando verr la morte. Qualche volta le si pu anche sfuggire. Da noi in campagna un mugik era proprio ridotto al lumicino e...

Petr. No. Sento che morr oggi... lo sento. (Si appoggia al muro e chiude gli occhi).

Scena XIII

Detti e Anssia

Anssia (entrando). Dunque, vieni o non vieni? Non si pu star l ad aspettarti. Petr! Oh! Petr!

Matrna (chiama Anssia con un gesto della mano). Dunque?

Anssia (a Matrna, scendendo dal pianerottolo). Nulla.

Matrna. Ma hai guardato da per tutto? Anche sotto il pavimento?

Anssia. Nulla. Forse nel pagliaio... C' andato ieri.

Matrna. Cerca, cerca ancora. Fruga per tutta la casa come se ci passassi la lingua su. Credo che oggi se ne va: ha le unghie livide e il viso colore della terra. E' pronto il samovar?

Anssia. Comincia a bollire.

Scena XIV

Detti e Nikta

(Nikta appare dalla parte opposta o, se possibile, arriva a cavallo davanti alla porta di casa. Non vede Petr).

Nikta (alla madre). Come va, mamma? A casa tutti bene?

Matrna. S, grazie a Dio! Si vive finch si mangia il pane.

Nikta. E il padrone come sta?

Matrna. Parla piano. E' l. (Accenna al pianerottolo).

Nikta. E tu lascialo stare. Che mi fa?

Petr. (aprendo gli occhi). Mikta! Eh, Mikta! Vieni qua.

(Nikta gli s avvicina. Anssia e Matrna parlano a bassa voce).

Petr. Perch sei tornato cos presto?

Nikta. Hoterminato il lavoro.

Petr. E il solco dietro il ponte l'hai terminato?

Nikta. E' troppo lontano, ci vuole troppo tempo per andar laggi.

Petr. Troppo lontano? Ci vuol pi tempo se ci si va di qui. Ora bisogna che tu vada l apposta. Avresti potuto far tutto in una volta.

(Anssia sta in ascolto senza farsi vedere).

Matrna (accostandosi). Ah! figliolino mio! perch non ti dai da fare per contentare il padrone? Il padrone malato e si fida di te: tu dovresti lavorar per lui come per tuo padre e servirlo come ti ho comandato io.

Petr. Anche tu ora! Oh, oh!... Tira fuori le patate, e le donne... oh, oh!... le rivolteranno...

Anssia (fra s). Che? Ora rimango qui. Vuol di nuovo mandar via tutti. Deve avere il denaro addosso e vuol nasconderlo in qualche posto.

Petr. ... altrimenti verr il momento di piantarle e saranno guaste. Oh! Non ho pi forze! (Si alza).

Matrna (accorre sul pianerottolo e sostiene Petr). Vuoi ritornar nell'izba?

Petr. S, accompagnami. ( Si ferma). Miktka!

Nikta (infastidito). Che c' di nuovo?

Petr. Non ti rivedr pi. Morir oggi... Perdonami, per amor di Cristo perdonami se t'ho offeso... con parole, con atti... Se t'ho offeso qualche volta... perdonami!

Nikta. Che ho da perdonare? Siamo tutti peccatori.

Matrna. Ah! figlio mio, stallo a sentire!

Petr. Perdonami, per amor di Cristo! (Piange).

Nikta (commosso). Dio ti perdoner, zio Petr. Io non ho avuto nessuna offesa da te. Non mi hai mai fatto del male. Perdona tu me: forse sono io che ho qualche colpa verso di te... (Piange).

(Petr esce singhiozzando, sostenuto da Matrna).

Scena XV

Nikta e Anssia

Anssia. Oh! Povera testa mia! Non l'ha fatto senza intenzione; ha certo avuto qualche idea... (Si avvicina a Nikta). E tu mi dicevi che il denaro sotto il pavimento: non c'.

Nikta (non risponde. Piange). Non mi ha fatto mai del male. Ho avuto sempre benefizi da lui. Ed ecco quel che ho fatto!

Anssia. Basta ora! Dov' il denaro?

Nikta (infastidito). E chi lo sa? Cercalo tu!

Anssia. Di che ti commuovi tanto?

Nikta. Mi fa piet. Come mi fa piet! Come piangeva! Ah!

Anssia. Guarda un po'! S'impietosisce, ora. C' proprio da aver piet! T'ha sempre ingiuriato, sempre, e poco fa ordinava che ti si mandasse via dalla fattoria. Di me dovresti aver piet!

Nikta. Perch mai dovrei aver piet di te?

Anssia. Morir, nasconder il denaro...

Nikta. Non aver paura; non nasconder nulla...

Anssia. Oh! Miktka! Ha mandato a chiamare la sorella. Vuol darlo a lei. Sarebbe un guaio per noi. Come faremo ad andare avanti se lui d via il denaro? Mi scacceranno dalla casa... Dovresti darti da fare. M'hai detto che ieri sera salito nel granaio.

Nikta. L'ho veduto scendere di l. Ma chi sa dove l'ha cacciato!

Anssia. Oh! Povera testa mia! L'andr a cercare lass.

(Nikta si allontana).

Scena XVI

Detti e Matrna

Matrna (esce dall'izba, si accosta ad Anssia e a Nikta e dice a bassa voce). Non andare a cercarlo in nessun posto: l'ha addosso. L'ho sentito sotto le dita. E' attaccato a un cordoncino.

Anssia. Oh! Povera testa mia!

Matrna. Se t'intenerisci ora, va' a cercarlo poi sull'ala destra dell'aquila che vola. Se viene la sorella, addio!

Anssia. Certo. Se quella viene, lui glielo d. Che ho da fare? Oh! Povera testa mia!

Matrna. Che hai da fare? Guarda qui: il samovar bolle. Va' a preparare il t e daglielo a bere. (A voce ancora pi bassa). E quel che in quella carta versalo tutto dentro al t e faglielo bere. Dopo che ne avr bevuto una tazza, prendigli il denaro. Non aver paura: non lo potr ridire a nessuno.

Anssia. Oh! Ho paura.

Matrna. Non far tante chiacchiere e datti da fare. Io sorveglio la sorella, se mai accade qualche cosa. Non ti perder d'animo: prendi il denaro e portalo qua. Nikta penser a nasconderlo.

Anssia. Oh! Povera testa mia! Come far? Ih... Ih!...

Matrna. T'ho detto di non far tante storie. Fa' come t'ho ordinato... Mikta!

Nikta. Che c'?

Matrna. Turesta qui vicino. Siediti su quel muricciolo. Se accade qualche cosa, ci sar bisogno di te.

Nikta (agitando una mano). Queste donne quante ne pensano! Mi scombussoleranno la testa. Ma basta ora! E' meglio che vada a scavar le patate.

Matrna (afferrandolo per un braccio). Sta' fermo, ti dico.

Scena XVII

Detti e Anitka

(Anitka entra).

Anssia. Ebbene?

Anitka. Era nell'orto della figlia. Viene subito.

Anssia. Che cosa si far se viene?

Matrna (ad Anssia). Spicciati. Fa' come t'ho detto io.

Anssia. Non ricordo pi, non so pi nulla. Tutto mi s'imbroglia nel cervello... Anitka! Va', piccina mia, va' a prendere i vitelli, pu darsi che siano scappati.. Oh! Non ho il coraggio.

Matrna. Va' subito. Fra poco non ci sar pi acqua nel samovar.

Anssia. Oh! Povera testa mia. (Esce).

Scena XVIII

Matrna e Nikta

Matrna (avvicinandosi al figlio). Dunque, figliolino mio; (si siede accanto a lui sul muricciuolo) ora c' da pensare anche ai fatti tuoi e non bisogna agire alla cieca.

Nikta. A quali fatti miei bisogna pensare?

Matrna. A come farai a vivere.

Nikta. Come far a vivere? Far come gli altri.

Matrna. Il vecchio spirer certo oggi...

Nikta. Che spiri pure! Dio l'abbia in gloria! E a me che mi fa?

Matrna (mentre parla non stacca un momento gli occhi dal pianerottolo). Eh! figliolino! Chi vivo pensa a come vivere. Ora cocco mio ci vuol giudizio. Che intendi fare, tu? Io sono andata di qua e di l per occuparmi delle cose tue. Non ho pi gambe, tanto ho camminato per te. Ricordatene, non mi trascurare poi.

Nikta. Di che ti sei occupata?

Matrna. Delle cose tue, della tua sorte. Se non ci si pensa da principio, non si combina nulla. Conosci Ivan Mosic? Io sono in buoni rapporti con lui. Ieri ci andai. Tu sai che una volta gli feci un favore. Abbiamo scambiato qualche parola. Che mi consiglieresti, Ivan Mosic? gli ho detto. Per esempio: un contadino vedovo riprende moglie, e, per esempio, ha due figlie sole, una dalla prima sposa e una dalla seconda. Se questo contadino muore gli ho detto un altro contadino potrebbe sposare la vedova e vivere nella fattoria? Questo secondo sposo pu dar marito alle figliuole e restar solo nella fattoria? Certo m'ha detto lui ma bisogna darsi molto da fare. Col denaro si pu concludere un affare, ma senza quello inutile pensarci.

Nikta (ridendo). A chi lo dici! Bisogna sborsar denaro. Il denaro fa comodo a tutti.

Matrna. Allora, cocco mio, gli ho spiattellato tutti i fatti nostri. Prima di tutto m'ha detto bisogna che il tuo figliuolo si faccia iscrivere in quel villaggio l. Ci vuol denaro, bisogna dar da bere ai vecchi. Allora l'aiuteranno. Ma ha detto ci vuol giudizio. Guarda: (tira un foglio di carta di sotto la sciarpa) ha scritto questo foglio. Leggi: tu che capisci queste cose.

(Nikta legge, Matrna lo ascolta).

Nikta. Questo foglio un attestato d'iscrizione, chiaro. Non ci vuol mica un grande ingegno per capirlo.

Matrna. Ma senti quel che ha consigliato Ivan Mosic. Prima di tutto, zia, ha detto bada a non lasciarti scappare il denaro. Se quella non ha nulla non trover un altro uomo. Quando manca il denaro ha detto come se mancasse la testa. Dunque, sta' attento: il momento venuto, figliolo.

Nikta. Che me n'importa? Il denaro suo e se la sbrighi lei.

Matrna. Che modo di ragionare, figliolo! Se ne intende una donna di certe cose? Se lei mette la mano sul denaro, se ne sapr servire? Le donne lo sai come sono, ma tu sei un mugik e saprai agire di nascosto e mettere a posto ogni cosa. Tu hai pi giudizio se c' da sbrogliare certe faccende.

Nikta. Il giudizio di voialtre donne non mica un gran che, in verit.

Matrna. Non un gran che, dici? Ma tu prendi il denaro e avrai la donna in mano. Se, putacaso, quella dovesse mettersi a brontolare, la si potr far tacere.

Nikta. Ma basta ora, o me ne vado.

Scena XIX

Nikta, Matrna e Anssia

(Anssia, pallida in viso, esce di corsa dall'izba).

Anssia (a Matrna). L'aveva addosso. Eccolo qui. (Mostra il denaro che ha sotto il grembiale).

Matrna. Dallo a Miktka, che lo nasconda. Prendilo, Mi-ktka, nascondilo in qualche posto.

Nikta. Da' qua.

Anssia. Oh! Povera testa mia! Lo nascondo io. (Va verso la porta di casa).

Matrna (afferrandola per un braccio). Dove vai? Tu farai scoprire ogni cosa. Ecco la sorella di Petr. Dllo a chi sa quel che ha da fare. Che sventata!

Anssia (si ferma, incerta). Oh! Povera testa mia!

Nikta. Dammelo, su! Lo nascondo in qualche posto.

Anssia. Dove lo nascondi?

Nikta. Che? Hai paura? (Ride).

Scena XX

Detti e Akulna

(Akulna entra con un mucchio di panni in braccio).

Anssia. Oh! Povera testa mia! (D il denaro a Nikta). Mikta, sta' attento!

Nikta. Di che hai paura tu? Lo nasconder in modo che non lo potr ritrovare neppure io. (Esce).

Scena XXI

Matrna, Anssia e Akulna

Anssia (immobile e impaurita). Oh! Oh! E lui...

Matrna. Che c'? E' morto?

Anssia. S, sembra morto. Ho preso il denaro e non se n' accorto.

Matrna. Va' nell'izba. Viene Akulna.

Anssia. Che? Io ho fatto il peccato e lui che far col denaro?

Matrna. Basta! Va' nell'izba. Ecco anche Mrfa.

Anssia. S, mi son fidata di lui. Che succeder? (Esce).

Scena XXII

Mrfa, Akulna e Matrna

(Mrfa entra da una parte, Akulna dall'altra).

Mrfa (ad Akulna). Sarei venuta da un pezzo, ma ero andata dalla mia figliuola. E il vecchio? Ha intenzione di andarsene?

Akulna (posando i panni). Chi lo sa! Io ero al ruscello.

Mrfa (accennando a Matrna). E quella l di dov'?

Matrna. Di Zuivo. Sono la mamma di Mikta e vengo da Zuivo, cara. Buon giorno. Va gi, va sempre pi gi tuo fratello, poveretto. E' venuto qui poco fa. Mandami la sorella mia ha detto perch.... Ma che sia gi morto?

Scena XXIII

Dette e Anssia

(Anssia esce dall'izba, mandaun urlo, si afferra ad un pilastro e si mette a singhiozzare).

Anssia. Oh! Oh! Oh! Chi mi rimane, ora? A chi mi appoggio ora io, povera vedova? Sola per tutta la vita... Si son chiusi quegli occhi celesti...

Scena XXIV

Dette e la comare

(La comare e Matrna sostengono Anssia sotto le braccia. Akulna e Mrfa entrano nell'izba. Accorre la folla).

Una voce tra la folla. Bisogna chiamar le vecchie! Bisogna comporlo!

Matrna (rimboccandosi le maniche). C' l'acqua nella caldaia? Nel samovar ce n' ancora. Ora faccio tutto.

Cala la tela

ATTO TERZO

L'izba di Petr. E' inverno. Fra il secondo e il terzo atto c' un intervallo di nove mesi. Anssia, miseramente vestita seduta al telaio e tesse. Anitka sulla stufa. C' anche Mtric, vecchio bracciante.

Scena I

Mtric, Anssia e Anitka

Mtric (si avanza lentamente e si toglie il kaftan). Misericordia! Che? Non tornato il padrone?

Anssia. Che?

Mtric. Non tornato Mikta dalla citt?

Anssia. No.

Mtric. Si vede che s' messo a gironzolare. Oh! Signore!

Anssia. Hai terminato il lavoro sull'aia?

Mtric. Altro che! Ho finito tutto quel che c'era da fare e ci ho messo la paglia. Non mi piace lasciar le cose a met. Oh Signore! Mikla 1 misericordioso! (Si stropiccia un callo al piede). Sarebbe ora che il padrone tornasse.

Anssia. Perch dovrebbe aver tanta fretta? Ha il denaro, se la spassa con la ragazza, credo...

Mtric. Ha il denaro, vero. perch non dovrebbe spassarsela allora? Ma Akulna che andata a fare in citt?

Anssia. Chiedilo a lei perch il diavolo ce l'ha portata.

Mtric. Perch l'haportata in citt? Perch ci son tante cose per chi ha denaro. O Signore!

Anitka. Mamma, l'ho sentito coi miei orecchi : Ti comprer uno scialletto le diceva te lo comprer sul serio, per quanto vero che sono vivo. Lo sceglierai da te.... E lei come s' vestita bene! S' messa un kaftan di pelliccia senza maniche e una sciarpa francese.

Anssia. Il suo pudore di ragazza lo serba finch sulla soglia della porta, ma oltrepassata che ha la soglia, se ne dimentica. Che svergognata!

Mtric. O bella! Perch s'ha da vergognare? Se ci son denari ci si diverte. O Signore!... E' presto per la cena? (Anssia non risponde). Intanto mi riscaldo un pochino. O Signore, Santa Vergine benedetta, santo Mikla!

Scena II

Detti e la comare

La comare (entrando). Non tornato il tuo sposo?

Anssia. No.

La comare. Sarebbe ora. Che si sia fermato alla nostra trattoria? Fkla, la sorella mia, mi diceva che ci son tante slitte che vengono dalla citt.

Anssia. Anitka! Oh! Anitka!

Anitka. Che c'?

Anssia. Corri alla trattoria, Anitka! Va' a vedere se non rimasto l ubriaco!

Anitka (scende con un salto dalla stufa e si butta addosso un kaftan). Subito.

La comare. Ha preso Akulna con s?

Anssia. Non ci avrebbe provato gusto ad andar solo. Quando vuole uscire con lei gli vengono in mente tutti gli affari. Ho da ritirar denaro dalla banca, dice. Lei sola riesce sempre a abbindolarlo come vuole.

La comare (scuotendo la testa). Non ne parliamo.

(Una pausa).

Anitka (sulla soglia della porta). E se lui l, che debbo dirgli?

Anssia. Guarda solo se l.

Anitka. Bene. Ci vo' di volo. (Esce).

Scena III

Anssia, Mtric e la comare

(Una lunga pausa).

Mtric (con una voce che sembra un muggito). O Signore! O misericordioso Mikla!

La comare (sussultando). Oh! Che paura! Chi ?

Anssia. E' Mtric il bracciante.

La comare. Oooh! Mi ha fatto paura. Ho dimenticato di chiedere una cosa: dunque, comare mia, si dice che Akulna stata chiesta in sposa. E' vero?

Anssia (si scosta dal telaio e siede presso la tavola). Ci sono state delle inchieste da parte di certe persone di Didlov. Ma avranno sentito dir qualche cosa anche loro e non si son fatte pi vive, e tutto andato a monte. A chi pu far gola quella l?

La comare. E quella famiglia Liznov di Zuivo?

Anssia. Ha fatto qualche passo anche lei, ma poi non s' concluso nulla! Lui non vuol neppure vederli.

La comare. Bisognerebbe maritarla per...

Anssia. Bisognerebbe, s. Non so come metterla fuori di casa. Non facile. Lui non vuole, lei nemmeno. Non se l' ancora spassata abbastanza con la sua bella!

La comare. Uh! Che vergogna! Non ci si pu pensare. Ma se la sua figliastra!

Anssia. Eh, comare! M'hanno abbindolata, m'hanno ingannata tanto bene che non saprei neppure dire come abbiano fatto. E io, stupida che sono, non m'ero accorta di nulla, non immaginavo nulla e lo sposai. Io non sospettavo nulla e quei due s'erano gi messi d'accordo.

La comare. Uh! Che roba!

Anssia. Pi tempo passava pi vedevo che mi nascondevano qualche cosa. Ah! Comare! Che schifo la mia vita! Sarebbe stato meglio se non gli avessi voluto bene.

La comare. Meglio non parlarne!

Anssia. Che dolore, comare mia, dover sopportare un affronto simile da lui! Che dolore!

La comare. Dicono che qualche volta abbia anche le mani leste.

Anssia. Altro che! Prima, quando era ubriaco, era calmo. Beveva anche prima, ma allora ci provava gusto a star con me. Ora, quando ha bevuto, mi salta addosso e vuol pestarmi coi piedi. Tempo fa mi prese per le trecce e ci volle un bel po' di forza per liberarmi. E la ragazza peggio d'una serpe. Come possono esistere arpie di questa specie?

La comare. Oooh! Comare mia! Sei davvero disgraziata, lo vedo. Ma perch sopporti? Hai preso uno straccione e quello ti comanda. perch non tagli corto?

Anssia. Eh! Comarina cara! Che si pu fare quando s'ha un cuore come il mio? Quello che morto era duro anche lui, ma io facevo quel che mi pareva. Ma ora non posso, comare. Appena lo vedo, mi vien meno il cuore. Non so usar la forza contro di lui; quando gli vado vicino sono come un pulcino bagnato.

La comare. Oooh! Comare! T'hanno fatto certo un incantesimo. Dicono che Matrna se ne intende di queste cose. Sar stata lei.

Anssia. Lo credo anch'io, comare. Qualche volta vorrei farlo a pezzi, ma poi, quando lo vedo, il mio cuore non sa ribellarsi pi.

La comare. T'hanno fatto certo un incantesimo. Non ci vuol mica molto tempo per andar gi. Quando ti guardo, mi fa specie vedere come ti sei ridotta.

Anssia. Hocerte gambe che sembrano stecchi. Ma guarda quella scema di Akulna! Era sempre tutta arruffata, scalza... Guardala un po' ora! Di dove l'ha presa tutta la roba che ha addosso? E' lui che l'ha tutta rivestita. E lei sempre vestita a festa, s' gonfiata come una bolla di sapone. E, stupida com', quando s' messa una cosa in capo... Sono io la padrona dice, la casa mia. Il babbo, dice, voleva che mi sposassi. E' tanto malvagia... Dio ce ne liberi! Quando va in furia, strappa la paglia dal letto.

La comare. Uuuh! Che vita la tua, comare mia! E la gente t'invidia: E' ricca! dicono tutti. Ma, piccola madre, anche attraverso l'oro si vedono scorrere le lacrime.

Anssia. C' proprio da invidiarmi! Tutta questa ricchezza se n'andr in fumo. Sperpera il denaro che uno spavento.

La comare. Ma tu, comare, perch sei tanto poco furba? Il denaro tuo.

Anssia. Se tu sapessi certe cose! Ho fatto uno sbaglio.

La comare. Io, comare, se mi fossi trovata nelle tue condizioni, sarei andata da un personaggio d'importanza. Il denaro tuo. perch deve sprecarlo lui? Non ne ha il diritto.

Anssia. Oggi a certe cose non ci si bada pi.

La comare. Ma, comare, quando ti guardo vedo che hai perduto le forze.

Anssia. S, cara, ho perduto le forze, tutte le mie forze. Mi ha sfruttata. Non capisco pi nulla. Oooh! Povera testa mia!

La comare. (Tende l'orecchio) Viene qualcuno?

(La porta si apre e compare Akm).

Scena IV

Dette e Akm

(Akm fa il segno della Croce, si toglie i lapti 1 e il kaftan).

Akm. Pace a questa casa. State bene? Salute, zietta.

Anssia. Salute, piccolo padre. Vieni da casa?

Akm. Hopensato... gi... come dire? Ho pensato: Vado dal mio figliolo, gi... Faccio una capatina dal mio figliolo. Non sono partito subito, ho pranzato, gi, e sono partito. Come nevica! Gi... difficile camminare, difficile, s e... ho fatto tardi. E' a casa il ragazzo? E' qui?

Anssia. No, in citt.

Akm (si siede sul banco). Ho un affare da discuter con lui, gi... un affare. Gliene parlai tempo fa, gi, gli parlai dei miei guai. Gli dissi che il mio cavallino m'era morto e che bisognava che me ne procurassi un altro, gi... un cavallino qualunque. Perci sono venuto.

Anssia. Mikta me l'ha detto. Quando torner ne parlerete insieme. (Si alza). Mangia qualche cosa. Viene subito... (Chiamando) Mtric! Mitrici vieni a cenare.

Mtric. O Signore! Mikla misericordioso!

Anssia. Vieni a cenare.

La comare. Vado via. Buona sera. (Esce).

Scena V

Akm, Anssia e Mtric

Mtric (scendendo dalla stufa). Mi sono addormentato senza accorgermene. O Signore! Mikla misericordioso!

Akm. Oh! Mtric! Che fai?

Mtric. Sono bracciante nella fattoria di Mikta. Sto col tuo figliolo.

Akm. Oh! Guarda! Bracciante dal mio figliolo! Guarda!

Mtric. Prima stavo in citt, da un mercante. Ma ho speso tutto il mio denaro per bere e son venuto in campagna. Non avevo un alloggio, perci mi son messo a lavorare come bracciante. (Sbadiglia). Oh! Signore!

Akm. Gi. E Nikta che fa? Gli affari vanno in modo tale che ha preso... come dire?... che ha preso un bracciante?

Anssia. Eh, s! Prima ce la faceva da solo, ma ora ha altro pel capo e ha preso un aiuto.

Mtric. Se ha denaro, che gli fa?

Akm. Ma una cosa inutile, gi, proprio inutile. Vuoi dire che ora... viziato.

Anssia. E' viziato, viziato ed un gran guaio questo.

Akm. Ecco, gi... si crede che le cose debbano andar meglio, e, come dire?... vanno peggio. Nella ricchezza l'uomo prende i vizi, si prende i vizi.

Mtric. Anche i cani prendono la rabbia quando ingrassano pi del necessario. Come si fa a non prendere i vizi quando si sta troppo bene? Anch'io, quand'ero grasso, me la godetti. Per tre settimane bevvi senza smettere mai. Ci rimisi l'ultimo paio di calzoni che m'era rimasto. Quando non ebbi pi nulla smisi di bere. Ma ora ho giurato di non ricascarci pi.

Akm. E la tua vecchia dov'?

Mtric. La vecchia, fratello mio, a posto, in citt. Gira per le bettole. E' conciata bene: un occhio strappato e uno pesto e il muso torto. O ubriaca, o non le entra in bocca neppure un pasticcino di piselli.

Akm. Oooh! E come va?

Mtric. Qual la situazione della moglie di un soldato? Ha la parte che le spetta.

(Una pausa).

Akm (ad Anssia). Che c' andato a fare Nikta in citt? E' andato a portar qualche cosa o a vendere qualche cosa?

Anssia (apparecchia la tavola e fa le porzioni). E' uscito con le mani vuote. E' andato a prendere denaro alla banca.

Akm (mangiando). E questo denaro lo impiegherete in qualche modo? Ne farete qualche cosa di questo denaro?

Anssia. No, non lo toccheremo... Solo venti o trenta rubli... Il denaro che avevamo finito e bisogna prenderne dell'altro.

Akm. Bisogna prenderne dell'altro? Gi... Ma perch prenderne ancora? Oggi, per modo di dire, se ne prende un poco, domani se ne prende un altro poco, e, andando avanti cos, si prende tutto quel che c'.

Anssia. Prende il di pi, ma il capitale resta sempre lo stesso.

Akm. Lostesso? Come fa a restare lo stesso? Tu prendi e prendi e il capitale resta lo stesso? Metti una certa quantit di farina in una cassa o in un deposito e poi prendine una manciata: non diminuir? Vedo che t'ingannano. Fatti spiegar bene ogni cosa, se no sarai ingannata. Come fa a rimaner sempre lo stesso capitale? Tu prendi e prendi e quello rimane lo stesso?

Anssia. Non ricordo pi ora, ma allora fu Ivan Mo-sic che ci consigli. Depositate il denaro alla banca, ci disse: non scemer e avrete gli interessi.

Mtric (che ha finito di mangiare). E' giusto. Io sono stato con un mercante. I mercanti fanno sempre cos: non bisogna far altro che depositare il denaro, stendersi sulla stufa e andar poi a riscuotere.

Akm. Tuparli in un modo speciale, gi... Come si fa a riscuotere? Tu, per modo di dire, vai a riscuotere, ma quelli da chi andranno a prendere il denaro?

Anssia. Il denaro ce lo d la banca.

Mtric. Ma come? La baba non te lo pu spiegare. Sta' attento e te la dar io la spiegazione. Ascolta: tu, per esempio, hai del denaro, ma io, per esempio, ho il campo vuoto. La primavera venuta e io non ho nulla da seminarci, oppure, per esempio, ho da pagar l'imposta. Allora vengo da te e ti dico: Akm, dammi un biglietto rosso1, te lo render dopo la raccolta, verso San Pokrv, e, per mostrarti la mia riconoscenza, ti dar una dessiatina2 per di pi. Tu, per esempio, vedi che io ho di dove prendere: un cavallino, per esempio, o una vaccarella, e allora mi dici : Dammi piuttosto due o tre rubli se vuoi usarmi un riguardo, e siamo pari. Io ho, per modo di dire, l'acqua alla gola e non so come venirne fuori. Va bene, ti dico. E prendo i dieci rubli. In autunno raccolgo quel che ho nel campo, ti porto quel che ti spetta e tu, per giunta, intaschi tre rubli.

Akm. Ma questo lo fanno quelli che non hanno l'anima retta, quelli che hanno dimenticato Dio. Non sta bene...

Mtric. Aspetta: ora ti spiego tutto. Cerca di capirmi. Ecco quel che hai fatto: tu m'hai svaligiato, e Anssia, per esempio, ha del denaro che d frutto. Non sa dove depositarlo, e poi (tu sai come son le donne) non sa come impiegarlo. Viene da te e ti dice: Non sarebbe possibile far fruttare il mio denaro?. Tu rispondi: Come no! E' possibile. E aspetti. Verso l'estate io ritorno e ti dico: Dammi un altro biglietto rosso; ti tratter bene.... E allora tu rifletti e pensi che se la mia pelle non mi stata ancora tutta levata, se ne pu ancora portar via un pezzo, e dai il denaro ad Anssia. Ma se, per esempio, io non ho nulla, se non ho neppure un boccone da masticare, tu ci pensi su e, vedendo che non c' nulla da portarmi via, mi dici subito: Va' con Dio, fratello! e cerchi un altro, gli dai il tuo denaro e quello d'Anssia e scortichi anche quello. La banca procede anche lei in questo modo. E' un bel tiro, fratello mio, questo.

Akm (riscaldandosi). Ma che roba questa? E' un'infamia, c' poco da dire. I contadini... gi... i contadini che fanno cos, non sanno di far peccato? Questo non va d'accordo con la legge, no, non va d'accordo con la legge. E' un'infamia! E la gente istruita allora?...

Mtric. Ma questa, fratello mio, la sua occupazione favorita. Comprendimi: le persone poco esperte o le donne, che non sanno impiegare il denaro negli affari, lo portano alla banca. Quelli della banca danno gli avanzi di un pasticcino di piselli e si buttano sul loro denaro. Cos si scortica la gente. Un tiro ben immaginato!

Akm (sospirando). Eh! Lo vedo, gi, lo vedo: star senza denari un guaio, gi, un guaio, ma aver denaro un doppio guaio. Come? Dio ci comanda di lavorare, e tu depositi il denaro alla banca e dormi. E il denaro se ne sta a giacere e ti procura il cibo. E' una cosa brutta, una cosa non giusta.

Mtric. Una cosa non giusta? Oggi, fratello mio, non si va tanto pel sottile. E come si pela bene la gente! Ecco come si procede!

Akm (sospirando). Gi, viviamo in un'epoca... gi... E quelle ritirate che ho viste in citt, come son venute fuori? Son tanto pulite, tanto eleganti che sembrano trattorie. E non servono a nulla, proprio a nulla. Ci siamo scordati di Dio, gi, ce ne siamo scordati tutti... Grazie, cara, ora sono sazio, basta.

(Si alza da tavola, Mtric si arrampica sulla stufa).

Anssia (che ha sparecchiato la tavola, col boccone ancora in bocca). Se almeno suo padre gli facesse una predica!

Akm. Che?

Anssia. Nulla. Parlavo sola.

Scena VI

Detti e Anitka

(Anitka entra).

Akm. Ma brava! Sempre affaccendata! Devi essere intirizzita.

Anitka. Sono tutta gelata. Buon giorno, nonno.

Anssia. Dunque? E' laggi?

Anitka. No, non c'. Ma Andrin, che viene dalla citt, l'ho veduto alla trattoria. Il babbo, ha detto, ubriaco fradicio.

Anssia. Vuoi mangiare? Ecco qua.

Anitka (andando verso la stufa). Fa un freddo! Non me le sento pi le mani.

(Akm si toglie le scarpe. Anssia lava i piatti).

Anssia. Piccolo padre!

Akm. Che vuoi?

Anssia. Marschka mena una buona vita?

Akm. Non c' male. Tira avanti. E' una donna assennata, tranquilla... gi... una donnina che si d da fare, una brava donnina, attiva, sottomessa... come si dice... una donnina che vale qualche cosa...

Anssia. Si dice che nel vostro villaggio c' qualche parente del marito di Marnka che vorrebbe sposare Akulna. Non ne sai nulla?

Akm. I Mirnov? Le donne hanno un po' chiacchierato, ma non c' nulla di preciso. Non ne so nulla. Le vecchie dicevano qualche cosa... non ricordo... non ho memoria io. I Mirnov, gi, sono dei contadini... come dire?... non sono cattivi...

Anssia. Vorrei che si sposasse presto.

Akm. Perch?

Anitka (tendendo l'orecchio). E' qui.

Anssia. Non gli diciamo nulla. (Seguita a lavare i cucchiai che ha in mano, senza voltare la testa).

Scena VII

Detti e Nikta

Nikta. Anssia, moglie mia, chi arrivato?

(Anssia gli manda un'occhiata, poi si volta da un'altra parte senza rispondere).

Nikta (con voce minacciosa). Chi arrivato? Non ricordi pi?

Anssia. Smettila con queste arie d'importanza! va'!

Nikta (con voce sempre pi minacciosa). Chi arrivato?

Anssia (gli si avvicina e lo prende per un braccio). Come? E' arrivato lo sposo. Va' nell'izba.

Nikta (insistente). Meno male! E come si chiama lo sposo? Parla chiaro.

Anssia. Si chiama Nikta.

Nikta. Uh! Ignorante che sei! Di' anche il nome di suo padre.

Anssia. Akmic, ecco.

Nikta (fermandosi sulla soglia della porta). Meno male! E, di' un po', il cognome non ce l'ha?

Anssia (ridendo e tirandolo per il braccio). Cilkin. E come se ne vanta!

Nikta. Bene! (Si appoggia allo stipite della porta). No... Dimmi con quale piede Cilkin entra nell'izba.

Anssia. Su, basta! Fai entrar dentro il freddo.

Nikta. Di': con quale piede entra? Lo devi dire per forza.

Anssia (fra s). Mi fa venir la rabbia! (Ad alta voce). Col piede sinistro. Entra, ora!

Nikta. Meno male!

Anssia. Guarda chi c' nell'izba.

Nikta. Il babbo? Non gli manco mica di rispetto a mio padre. Lo tratto con riguardo. Buon giorno, babbo! (Si inchina e gli tende la mano). I miei rispetti!

Akm (senza rispondere al saluto). Il vino! Ecco quel che ti fa il vino! Vergogna!

Nikta. Il vino? Ho bevuto, io? Eccovi tutta la mia colpa: ho bevuto con un amico... alla sua salute.

Anssia. Va' a letto, su!

Nikta. Sposa, dimmi dove sono.

Anssia. Su, basta, va' a letto.

Nikta. Berr prima un samovar insieme a mio padre. Prepara il samovar... Akulna! Vieni qua!

Scena VIII

Detti e Akulna

Akulna (vestita con eleganza, con le mani piene di pacchi, si avvicina a Nikta). Perch hai buttato tutto sotto sopra? Dov' il lino?

Nikta. Il lino? E' l il lino. Oh Mtric! Dove sei? Dormi? Va', porta dentro il cavallo!

Akm (che non ha visto Akulna. Guardando il figlio). Ma lui che cosa fa? Il vecchio sfinito, gi... mezzo morto e lui si da delle arie, gi... Porta dentro il cavallo! . Puh! Che porcheria!

Mtric (scende dalla stufa e si mette i valenti) 1. O Signore! Dio misericordioso! E' nel cortile il cavallo? Dev'essere sfinito. Che gli venga la peste! Guarda come s' conciato! O Signore! Mikla santo! (Indossa la sciuba 2 e va nel cortile).

Nikta (sedendosi). Perdonami, piccolo padre. Ho bevuto, vero, ma che ci vuoi fare? Anche la gallina beve, no? Perdonami. Mtric non si offender, far quel che ha da fare.

Anssia. Debbo davvero preparare il samovar?

Nikta. Preparalo! E' venuto il babbo e voglio parlargli e prendere il t con lui. (Ad Akulna). Hai portato tutta la roba che hai comprata?

Akulna. La roba che ho comprata? Ho preso le cose mie e ho lasciato le altre nella slitta. Ecco, questo non mio.

(Getta un pacco sulla tavola e chiude la sua roba in un baule. Anitka la guarda. Akm, senza guardare il figlio, va a posare i suoi onuci 3 e i suoi lapti sulla stufa).

Anssia (uscendo col samovar). Ha il baule pieno e seguita a comprar roba!

Scena IX

Akm, Akulna, Anitka e Nikta

Nikta (prendendo un aspetto ragionevole). Non adirarti con me, piccolo padre. Tu credi ch'io sia ubriaco? Io sono perfettamente cosciente: bere non vuoi dire perder la ragione. Ora posso discorrere con te, piccolo padre. Ricordo tutto. Mi hai chiesto del denaro, t' morto il cavallo, mi ricordo. Tutto quel che chiedi lo possiamo fare, siamo in condizioni di farlo. Se si trattasse di una somma grossa, bisognerebbe che tu aspettassi un pochino, ma questa somma qui te la posso dare. Eccola.

Akm (occupato a disporre i suoi indumenti sulla stufa). Eh! ragazzino... gi... come dire?... La strada che hai presa non va.

Nikta. A che vuoi arrivare? Da un ubriacone non si deve pretender molto. Ma non ti confondere. Beviamo il nostro t. Io posso far tutto quel che vuoi, proprio tutto.

Akm (scuotendo la testa). Eh! E-e-eh!

Nikta. Eccoti i denari. (Si fruga in tasca, tira fuori il portafogli, l'apre e prende un biglietto da dieci rubli). Prendi: questo per il cavallo. Non posso mica scordarmi del padre mio! Non lo abbandoner, caspita!... E' mio padre. Su, prendi! E' una cosa tanto naturale. Non me ne dispiace affatto.

(Si avvicina ad Akm e gli mette in mano il denaro. Akm non lo prende).

Nikta (acchiappandogli la mano). Prendi, ti dico. Te lo d e mi fa piacere di dartelo.

Akm. Non posso prenderlo... gi... non posso... discorrere con te, perch tu non hai l'aspetto di un uomo.

Nikta. Non ti lascio andare. Prendi! (Mette per forza il denaro in mano ad Akm).

Scena X

Detti e Anssia

(Anssia entra, poi si ferma).

Anssia. Via, prendilo. Non ti lascer andare.

Akm (prende il denaro scuotendo la testa). Eh! il vino... Un uomo non pi un uomo...

Nikta. Meno male! Se me lo rendi, bene; se non me lo rendi... Dio ti benedica. Io son fatto cos. (Vede Akulna). Akulna, mostra i regali che hai avuti.

Akulna. Che?

Nikta. Mostra i regali che hai avuti.

Akulna. I regali? perch devo mostrarli? Li ho gi messi a posto.

Nikta. Tirali fuori, ti dico. Anitka sar contenta di vederli. Faglieli vedere. Prendi lo scialle. Dammelo.

Akm. Uh! Uh! Veder certe cose fa disgusto! (Sale sulla stufa).

Akulna (prende lo scialle e lo stende sulla tavola). Eccolo! Che c' da vedere?

Anitka. Com' bello! Non meno bello di quello di Stepanda.

Akulna. Loscialle di Stepanda? Che cos' lo scialle di Stepanda in confronto di questo qui? (Si anima e spiega lo scialle). Guarda un po'! Che qualit speciale! E' roba francese.

Anitka. E questo cotone a disegni quant' bello! L'ha anche Msciutka, ma uno pi chiaro a fondo turchino... Questo bello sul serio.

Nikta. E' bello, s!

Anssia (indispettita, va nella stanza accanto, ritorna con un soffietto in mano e si accosta alla tavola). Su, ora l'avete visto.

Nikta. Ma guardalo!

Anssia. Che ho da guardare? Non ho forse mai veduto uno scialle? Porta via! (Getta lo scialle a terra).

Akulna. Che butti a terra? Butta a terra la roba tua! (Raccatta lo scialle).

Nikta. Anssia! bada!

Anssia. A che ho da badare?

Nikta. Tucredi che io non abbia pensato a te. Guarda. (Le mostra un involto e poi ci si siede su). Un regalo per te. Ma devi meritarlo. Moglie, su che cosa sto a sedere?

Anssia. Smettila di far lo spavaldo! Non mi fai paura. Il denaro che ti serve per divertirti e per far regali alla tua grassona di chi ? E' mio!

Akulna. E' tuo? In che modo? Lo volevi rubare e non t' riuscito. Scostati! (Vuol passare e le d uno spintone).

Anssia. Anche gli spintoni, ora? Ne dar io uno a te...

Akulna. Vorresti darmi uno spintone? Prova! (Le si lancia addosso).

Nikta. Su! Donne! Donne! Basta! (Si mette fra loro due).

Akulna. Si mette pure a provocar la gente! Dovrebbe star zitta! Dovrebbe ricordarsi di certe cose! Credi che non si sappia nulla?

Anssia. Che cosa si sa? Di', di' pure quel che si sa!

Akulna. Souna certa storia sul conto tuo...

Anssia. Sudiciona che sei! Tu vivi col marito d'un'altra!

Akulna. E tu hai fatto morire il tuo!

Anssia (buttandosi addosso ad Akulna). Bugiarda!

Nikta (trattenendola). Anssia! Hai dimenticato?

Anssia. Chi vuoi spaventare, tu? Non mi fai paura!

Nikta. Via di qua! (Fa fare una giravolta ad Anssia e le d uno spintone).

Anssia. Dove ho da andare? Non mi lascio scacciare da casa mia!

Nikta. Via, ti dico! E non azzardarti a tornare!

Anssia. Non me ne vado. (Nikta le d uno spintone. Anssia, piangendo, si aggrappa alla porta).

Che? Mi si butta fuori di casa mia? Che fai, furfante? Credi che non ci sia giustizia al mondo? Aspetta!

Nikta. Via! Via!

Anssia. Vado dal capo del villaggio! Avverto la polizia!

Nikta. Via, ti dico! (La spinge fuori).

Anssia (di dietro la porta). Mi strozzer!

Scena XI

Nikta, Akulna, Anitka e Akm

Nikta. Non mi fa paura!

Anitka. O-o-oh! Mammina mia cara! (Piange).

Nikta. S' spaventata... Ma perch piangi? Torner, non aver paura. Va a vedere che cosa fa il samovar.

(Anitka esce).

Scena XII

Akulna, Nikta, Akm

Akulna (ripiegando lo scialle). Guarda quella screanzata come m'ha insudiciato lo scialle! Ma aspetta! Le far a pezzi il mantello suo, parola mia, glielo far a pezzi.

Nikta. L'ho scacciata. Che altro vuoi ora?

Akulna. M'ha insudiciato lo scialle nuovo. E' una cagna, parola mia! Se non fosse andata via, le avrei strappato gli occhi.

Nikta. Smettila con queste furie! Non c' ragione d'infuriarsi. Credi che io l'ami?

Akulna. Che tu l'ami? C' proprio da innamorarsene di quel musaccio! Avresti dovuto piantarla allora: non sarebbe accaduto tutto questo. Avresti dovuto mandarla al diavolo. Ma, in ogni modo, la casa mia, il denaro mio. E quella dice che la padrona. La padrona!... Ma che padrona lei quando c' il marito? E' un'assassina... ecco quel che . E far lo stesso con te.

Nikta. Uh! La bocca di una femmina non si lascia tappare in nessun modo. Non sai neppure tu quel che dici.

Akulna. Lo soquel che dico. Non ci star pi con lei. La scaccer di casa. Non pu stare dove sto io. Padrona!... Non la padrona. E' carne da galera!

Nikta. Su, smettila! Che te n'importa di lei? Non la guardare, da' retta a me: il padrone sono io, e faccio quel che mi pare. Non l'amo pi: amo te. Amo chi voglio amare. Sono un uomo che dispone di s come gli piace. E lei la terr sequestrata... Ecco dove la metto (mostra la suola delle scarpe). Eh! Se avessi la fisarmonica! Sulla stufa c' il pane bianco Sul gradino c' la polenta. E noi camperemo, E ce la godremo. E quando verr la morte Moriremo. Sulla stufa c' il pane bianco E sul gradino c' la polenta...

Scena XIII

Detti e Mtric

Mtric (entra, si toglie il kaftan e sale sulla stufa). Le donne si son di nuovo picchiate a quanto pare. Se le son date! O Signore! Mikla misericordioso!

Akm (seduto sul bordo della stufa, si mette gli onuci e i lapti). Sali. Va' nell'angolo.

Mtric (salendo sulla stufa). Non si pu spartire tutto.

Nikta. Dacci il liquore. Lo berremo col t.

Scena XIV

Detti e Anitka

Anitka (entrando, ad Akulna). Sorella, l'acqua del samovar va di fuori. Nikta. Dov' tua madre?

Anitka. E' nel vestibolo. Piange.

Nikta. Benissimo. Chiamala, dille di portare il samovar. E tu, Akulna, dacci le tazze.

Akulna. Le tazze? Eccole qui. (Distribuisce le tazze).

Nikta (mette fuori da un armadio liquore, ciambelle e aringhe). Questo per me... La canapa per la donna... Il petrolio nel vestibolo. Ecco il denaro. Aspetta... (Prende una macchina calcolatrice). Ora vedr subito... (Fa il conto sulla macchina). Farina di grano, otto grivne 1; olio di semi di lino... al babbo, dieci rubli... Piccolo padre! Vieni a prendere il t.

(Una pausa. Akm resta seduto sulla stufa e si avvolge le fasce intorno alle gambe).

Scena XV

Detti e Anssia

Anssia (porta il samovar). Dove debbo posarlo?

Nikta. Posalo sulla tavola. Dunque, sei stata dallo sta-rsta? Bene. Parla! Mangia qualche cosa e smetti il broncio. Siediti e bevi. (Le versa un bicchierino di liquore). Ecco un regalino per te. (Le d l'involto sul quale si era seduto. Anssia lo prende senza dir nulla e scuote la testa).

Akm (scende dalla stufa, si butta addosso la sciuba, si accosta alla tavola e ci posa il biglietto di dieci rubli). Eccoti il tuo denaro. Riprendilo.

Nikta (che non ha visto il biglietto). Dove vuoi andare?

Akm. Me ne vado, me ne vado e scusatemi, in nome di Dio. (Prende il berretto e la cintura).

Nikta. Ma dove vai a quest'ora? E' notte.

Akm. Non posso, no, non posso rimanere nella vostra casa, gi... non posso. Scusatemi.

Nikta Ma dove vai? C' il t pronto.

Akm (mettendosi la cintura). Me ne vado, perch non ci si sta bene qui da te, gi... non ci si sta bene, Mikta, in questa casa. Tu meni una cattiva vita, Mi-ktka, una cattiva vita. Me ne vado.

Nikta. Basta con le chiacchiere. Siediti e bevi il tuo t.

Anssia. Ma che c', piccolo padre? Si fa cattiva figura cos davanti alla gente. Di che ti sei avuto a male?

Akm. Non mi sono avuto a male di nulla, gi... nessuno m'ha offeso, ma vedo che il mio figliolo va verso la sua perdizione.

Nikta. Ma che perdizione? Spiegati!

Akm. Verso la perdizione. Ora sei completamente perduto. Che ti dissi quest'estate?

Nikta. Mi dicesti tante cose...

Akm. Ti parlai di un'orfana, gi, di un'orfana, alla quale hai fatto un torto. Ti parlai di Marna.

Nikta. Eh! Ancora se ne ricorda! E' inutile ripensare alle cose di una volta. Il passato passato.

Akm (riscaldandosi). Passato? No, figliolo mio, non passato. Un peccato si attacca a un altro peccato, ne attira un altro. Tu sei preso nel peccato, lo vedo, affondi nel peccato.

Nikta. Siediti, bevi il tuo t e basta con questi discorsi.

Akm. Non posso, perch le tue turpi azioni mi disgustano, mi disgustano assai. Non posso, no, non posso bere il t con te.

Nikta. La fa un po' lunga!... Siediti a tavola.

Akm. Tustai in mezzo alle ricchezze, come dentro una rete, non so come dire. Ah! Miktka, l'anima la cosa essenziale.

Nikta. Che diritto hai tu di venire a farmi la morale in casa mia? Non lo capisci che mi dai noia? Mi credi un ragazzino che si tira pel ciuffo? Oggi queste cose non si fanno pi.

Akm. Proprio cos. Ho sentito dire che oggi si tira il padre per la barba. Gi... Ma questo porta alla perdizione... alla perdizione.

Nikta (furioso). Noi campiamo senza chiederti nulla. Sei tu che vieni a chiedere a noi.

Akm. Parli di quel denaro? Eccotelo il tuo denaro! Vado a chieder l'elemosina piuttosto, ma non lo prendo.

Nikta. Via, basta! perch t'infuri? perch disturbi la compagnia? (Lo prende per un braccio).

Akm (gridando). Lasciami! Qui non ci resto. Meglio passar la notte sotto una siepe che in questo fango! Puh! Dio, perdonami! (Esce).

Nikta. Ma che storie!

Scena XVI

Detti e Akm

Akm (aprendo la porta). Ricordalo bene, Mikta: l'anima la cosa essenziale. (Esce).

Scena XVII

Nikta, Akulna, Anssia e Mtric

Akulna (prendendo le tazze). Dunque? Debbo versare? (Nessuno risponde).

Mtric (manda un urlo). O Signore! Abbi piet di me che sono un peccatore!

(Tutti trasaliscono).

Nikta (sdraiandosi sul banco). Oh! Che malinconia! Che malinconia! Aklka!1 Dov' la fisarmonica?

Akulna. La fisarmonica? Non ti ricordi? L'hai data a riparare. T'ho versato il t. Bevi.

Nikta. Non ne voglio. Spegnete il lume... Oh! Che malinconia! Che malinconia! (Piange).

Cala la tela

ATTO QUARTO

Autunno. Sera. Splende la luna. La scena rappresenta l'interno di un cortile. A destra un'izba abitata con una porta d'entrata. A sinistra un'izba disabitata e una cantina. Si odono voci e grida di gente ubriaca, che vengono dall'izba. La vicina esce dal vestibolo e fa un segno con la mano alla comare di Anssia.

Scena I

La comare e la vicina

La vicina. Perch non s' fatta vedere Akulna?

La comare. Perch non s' fatta vedere? Sarebbe ben contenta di farsi vedere, ma non pu. Sono venuti i parenti del pretendente per veder la fidanzata, ma lei, piccola madre mia, se ne sta in quell'izba fredda, a letto, e non vuol farsi vedere, povera ragazza!

La vicina. Ma perch?

La comare. Dicono che certi sguardi l'abbiano resa madre.

La vicina. Davvero?

La comare. Sul serio. (Le dice qualche cosa all'orecchio).

La vicina. Che brutto peccato! Ma i parenti del pretendente verranno a saperlo.

La comare. E in che modo potrebbero saperlo? Son tutti ubriachi. E poi vanno a caccia della dote. Non mica poco quel che dnno alla ragazza, piccola madre! Due sciube, sei sarafan1, uno scialle francese, una quantit di tela e del denaro per giunta, duecento rubli, a quanto si dice.

La vicina. Ma quando capitato quel che capitato i denari non danno la felicit.

La comare. Ssss!... I parenti del pretendente.

(Le due donne smettono di parlare ed entrano nel vestibolo).

Scena II

Il sensale

(Il sensale di matrimoni esce solo dal vestibolo. Ha il singhiozzo).

Il sensale. Mi par di stare in un forno. Fa un caldo! Voglio respirare una boccata d'aria fresca. (Respira). Dio sa in che modo andr a finire... Non una cosa che mi sorrida molto... Ebbene, far quel che vorr la vecchia.

Scena III

Il sensale e Matrna

Matrna (uscendo dal vestibolo). E io che ti cercavo! Dov' il sensale? Dov' il sensale?. E tu eri qui, caro mio... Dunque, caro, per grazia di Dio, tutto procede bene. Un matrimonio non si conclude con le chiacchiere. Le chiacchiere non sono affar mio. E, siccome siete venuti per una cosa buona, avrete a ringraziare Dio per tutta la vita. La fidanzata una ragazza rara. Non ce n' un'altra in tutto il paese che le si possa paragonare.

Il sensale. Questo vero. Purch non c'ingannino in fatto di denaro.

Matrna. In quanto al denaro sta' tranquillo. Porta tutto quel che le hanno lasciato i genitori. Non facile trovar centocinquanta rubli al giorno d'oggi.

Il sensale. Ne convengo. Ma si tratta del nostro ragazzo e vorrei che le cose s'aggiustassero il meglio possibile.

Matrna. Ti parlo sinceramente, amico: se non ci fossi stata io, un'occasione simile non l'avresti trovata mai. Anche i Kormlin s'erano fatti avanti, ma io ho fatto fallire i loro progetti. In quanto al denaro t'ho detto la verit: il padre, Dio l'abbia in gloria, prima di morire ordin che la vedova prendesse in casa Mik-ta. Tutte queste cose me l'ha dette il mio figliolo. Il denaro per doveva essere di Akulna. Un altro ne avrebbe approfittato di quel denaro, ma Mikta glielo da tutto, fino all'ultimo kopek. Non mica facile trovare una dote simile!

Il sensale. La gente dice che le stato lasciato anche di pi. Ma quel ragazzo sa fare...

Matrna. Eh! Colombini bianchi, la fetta di pane, quando in mano d'un altro, sempre grossa. Le danno tutto quel che suo. Smetti di far conti e tieni fermo. Quella ragazza come una fava fresca.

Il sensale. D'accordo. Ma alla mia baba e a me son venuti certi pensieri sul conto suo. perch non s' fatta vedere? Che sia malata?

Matrna. Eeeh! Malata? Non ce n' un'altra in tutto il paese che si possa confrontare con lei. E' cos soda che non si riesce a pizzicarla. Tu l'hai vista ieri. E come lavora! E' un tantino dura d'orecchio, ma il morso di un baco non guasta una mela rossa. Non s' fatta vedere perch ha il malocchio addosso. Le hanno fatto un incantesimo. E io so anche chi gliel'ha fatto. Sapeva che era stata chiesta in sposa e l'ha adocchiata... Ma io so come rimediare. Domani la ragazza s'alzer. Non ti montar la testa sul conto suo.

Il sensale. Va bene. Allora l'affare combinato.

Matrna. E' combinato. Ma tu non tornar pi indietro e ricordati di me. Mi son data da fare. Non dimenticarlo.

Una voce di donna (dal vestibolo). Se si deve andar via, andiamo. Vieni, Ivan.

Il sensale. Eccomi. (Esce).

(Si sente nel vestibolo il rumore dei passi della gente che va via).

Scena IV

Anssia e Anitka

Anitka (esce dal vestibolo e con la mano fa cenno ad Anssia di seguirla). Mammina!

Anssia (dal vestibolo). Che c'?

Anitka. Mammina, vieni qua, altrimenti ci sentono. (Vanno insieme verso la rimessa).

Anssia. Parla. Che c'? Dov' Akulna?

Anitka. E' andata nella rimessa. Che fa l dentro? E' terribile! Dice: Non ne posso pi. Soffro troppo. Ora urlo con quanto fiato ho in corpo!.

Anssia Via! Che aspetti un momento! Che lasci che vada via la gente!

Anitka. Ah! Mammina! Come soffre! E s'infuria. E' inutile, dice, che bevano per festeggiare la mia partenza. Non sposer, dice, muoio . Mammina! Purch non muoia! E' terribile. Ho paura.

Anssia. Non aver paura. Non muore. Ma non andarle vicino. Vattene.

(Anssia e Anitka escono).

Scena V

Mtric solo

Mtric (solo. Entra dalla porta grande e raccatta del peno sparso in terra). O Signore! Mikla misericordioso! Quanta vodka hanno .bevuto! Hanno fatto entrare un odore! Anche il cortile hanno appestato. Ma no! Io non voglio! Guarda un po': hanno rovinato il fieno. Se si tratta di mangiare non mangiano. Scavano appena appena con la forchetta nel cibo. Guarda! Un fascio di fieno hanno rovinato. Ma che odore! E' proprio come se lo avessi sotto il naso. Accidenti!... (Sbadiglia). E' ora di dormire, ma non ho voglia di entrare nell'izba. Mi entra nel naso quest'odore maledetto! (Si ode un rumore di carrozze che si allontanano). Ah! Signore! Mikla misericordioso! Qui ognuno tradisce l'altro. Che cosa stupida tutta questa storia!

Scena VI

Mtric e Nikta

Nikta (entrando). Mtric, va a riposare. Lo raccatter io il fieno.

Mtric. Va bene. Buttalo alle pecore... Sono andati?

Nikta. Quelli sono andati... ma le cose non vanno. Non so pi che fare...

Mtric. Che porcheria! Ma, in certi casi, ci son gli ospizi. L raccolgono tutto quel che si butta via. Dagliene finche vuoi. Non ti chiedono nulla e ti danno anche del denaro. Ma la donna deve far la balia. Oggi questa faccenda una cosa facile.

Nikta. Ma tu, Mtric, sta' attento a non chiacchierare se mai accade qualcosa.

Mtric. Che me ne importa di tutto questo? Tu fa' sparir le tracce come puoi. Ma come puzzi di vodka!... Vado nell'izba. O Signore! (Esce sbadigliando).

Scena VII

Nikta solo

Nikta (rimane un pezzo senza parlare poi si siede sulla slitta). Ma che storie!

Scena VIII

Nikta e Anssia

Anssia (entrando). Ma dove sei, tu?

Nikta. Son qui.

Anssia. E te ne stai l a sedere? Non c' tempo da perdere. Bisogna portarlo via subito.

Nikta. Che si fa?

Anssia. Te l'ho detto quel che c' da fare. Fa' come t'ho detto.

Nikta. Sarebbe meglio portarlo all'ospizio.

Anissia. Piglialo e portalo l, se vuoi. Le porcherie ti fanno gola, ma quando si tratta di fare i conti, vieni meno, lo so.

Nikta. Che ho da fare, io?

Anssia. Te l'ho detto: Va' in cantina e scava una fossa.

Nikta. Ma si potrebbe fare un'altra cosa...

Anssia (rifacendogli il verso). Si potrebbe fare un'altra cosa! No, non si pu. Dovevi pensarci prima. Fa' quel che ti si dice di fare.

Nikta. Che storie! Che storie!

Scena IX

Detti e Anitka

Anitka. Mammina! La levatrice chiama. La sorellina deve aver avuto un bambino. Grida.

Anssia. Bugiarda! Che ti venga un accidente! Sono dei gattini che miagolano. Va' nell'izba e dormi, altrimenti te le d...

Anitka. Mammina mia cara, parola d'onore... Dio mio!

Anssia (alzando la mano). Te le d! Che non ti senta neppure fiatare!

(Anitka scappa).

Anssia (a Nikta). Va'. Fa' quel che t'ho detto. Se no, bada! (Esce).

Scena X

Nikta solo

Nikta (dopo una lunga pausa). Ma che storie! Oh! Che maledizione queste donne! Mi dice: Dovevi pensarci prima!. Ma quando dovevo pensarci? L'estate scorsa quest'Anssia mi s' appiccicata addosso. E che? Sono un monaco io? E' morto il padrone e ho coperto il peccato come si doveva. Tutto questo non colpa mia. Queste cose non accadono spesso, forse? Ma quella polverina! Ma l'ho spinta io? Se sapevo, l'avrei ammazzata allora. Cagna! L'avrei ammazzata, parola d'onore! Mi ha trascinato in queste porcherie. Canaglia! Da allora mi fa schifo. Quando la mamma m'ha detto quella cosa, m'ha fatto tanto schifo che non avrei voluto neppure guardarla. Come posso seguitare a vivere con lei? E accadde quell'altra cosa... Quella ragazza che s'attaccava a me... Che dovevo fare? Se non fossi stato io, sarebbe stato un altro. E ora ecco come mi ritrovo! Nemmeno questa volta ci ho colpa io. Oh! che storie... (Tace pensieroso). Ne hanno di coraggio queste donne! Che hanno saputo almanaccare! Ma io non mi ci metto.

Scena XI

Nikta e Matrna

Matrna (entrando precipitosamente con una lanterna e una zappa in mano). Che fai l a sedere, come una gallina che cova? Che t'ha detto tua moglie? Datti da fare, su!

Nikta. E voi che volete fare?

Matrna. Losappiamo noi quel che c' da fare. Tu fa' quel che ti tocca.

Mikta. Mi abbindolate.

Matrna. Che? Vorresti tirarti indietro? Quando viene il momento di darsi da fare ti tiri indietro, tu.

Nikta. Ma lo sai di che si tratta? E' un'anima, una vita.

Matrna. Che anima! Che vita! Una vita che si regge a stento. E poi, dove si mette? Va', portalo all'ospizio, tanto non campa e, se il matrimonio va a monte, la ragazza ci resta sulle spalle.

Nikta. E se si viene a saper qualcosa?

Matrna. In casa propria si pu far tutto. Faremo in modo che non si senta nulla. Ma fa' quel che ti dico. Noi siamo donne e senza un uomo non possiamo cavarcela. Su, prendi la zappa, scendi e datti da fare. Ti faccio lume.

Nikta. Che devo fare?

Matrna (sottovoce). Scava una fossicina. Noi lo prendiamo e lo portiamo gi presto presto. Lo senti? Chiama da capo. Va'. Torno subito.

Nikta. Ma morto?

Matrna. E' morto, s. Ma bisogna spicciarsi. La gente ancora sveglia. Sentir, vedr. Non domandano di meglio quei vigliacchi. E il sergente venuto anche questa sera. Prendi (gli d la zappa). Va' gi in cantina, scava una fossicina in un cantuccio. La terra molle. Poi spiana di nuovo la terra. La terra la mamma nostra e spianer ogni cosa come fa la vacca con la lingua. Va', va', figliolo!

Nikta. Voi m'abbindolate. Lasciatemi stare! Me ne voglio andare, parola d'onore. Sbrigatevela da sole come meglio potete.

Scena XII

Detti e Anssia

Anssia (sulla soglia dell'uscio). Ha scavato?

Matrna. Perch sei andata via? Dov'?

Anssia. L'ho coperto con uno straccio. Non si sentir nulla. Ha scavato?

Matrna. Non vuole scavare.

Anssia (entra d corsa furiosa) Non vuole? Vuole andare in prigione, a farsi mangiar dai pidocchi? Vado subito a dir tutto al sergente. Mi perdo anch'io, ma dico tutto.

Nikta (impaurito). Che dici?

Anssia. Che dico? Che voglio spiattellare tutto. Il denaro chi l'ha preso? Tu. (Nikta tace). Il veleno chi gliel'ha dato? Gliel'ho dato io. Ma tu lo sapevi, lo sapevi, lo sapevi! Ero d'accordo con te.

Matrna. Via, basta! Tu Miktka, perch t'avvilisci? Che si fa, ora? Bisogna darsi da fare. Va', cocco mio.

Anssia. Guarda l! Che lumachina! Non vuole! M'hai beffata, ma basta ora! M'hai calpestata, ma venuta l'ora mia. Va', ti dico, altrimenti so io quel che ti aspetta. Prendi la zappa e va'!

Nikta. Ma perch mi tormenti? (Prende la zappa ma rimane indeciso). Se non voglio andare... non vado.

Anssia. Non vuoi andare? (Gridando). Venite tutti! Oooh!

Matrna (tappandole la bocca con la mano). Che fai? Sei impazzita? Ci va... Va', figliolo, va', bello mio.

Anssia. Ora faccio venir qui tutti.

Nikta. Basta! Oh! queste donne! Volete che io faccia presto? Va bene. (Si avvia verso la cantina).

Matrna. Cos, cocco mio; hai saputo divertirti? Ora sappi far sparire certe tracce.

Anssia (sempre pi eccitata). S' fatto beffe di me con quella sgualdrina. Ma basta ora! Almeno non sar sola. Che sia anche lui un assassino! Cos sapr quel che vuol dire.

Matrna. Eccoche va in collera. Non infuriarti, figliola mia. Calma! Calma!... E' meglio non perder la calma. Va' dalla ragazza, tu, e lui far quel che deve fare.

(Va dietro Nikta con la lanterna. Nikta scende in cantina).

Anssia. Lascer soffocare a lui la sua razzaccia immonda. (Eccitandosi sempre pi). Ho fatto da sola quando ho dovuto far tirare le cuoia a Petr. Che sappia ora anche lui quel che vuol dire! Non voglio aver piet di nessuno; neppure di me stessa voglio aver piet.

Nikta (dalla cantina). Fammi lume!

Matrna (facendogli lume, parla ad Anssia). Ha cominciato a scavar la fossa. Va'. Portalo qua.

Anssia. Non lo lasciare, altrimenti quel furfante se la svigna. Ora lo porto qua.

Matrna. Non dimenticare di fargli il segno della Croce. Se no glielo faccio io. Non ce l'hai, per caso, una crocettina?

Anssia. Me ne procurer una. Lascia fare a me. (Esce).

Scena XIII

Matrna (sola) e Nikta (in cantina)

Matrna. Come s' inviperita quella donna! A dire il vero, ne ha viste di brutte. Ma, per grazia di Dio, questa faccenda finir e non lascer traccia. Ci libereremo della ragazza senza peccato e il mio figliolino potr campare in pace. La casa, per grazia di Dio, piena di buona roba, e lui si ricorder di me. Senza Matrna come se la sarebbe cavata? Non avrebbe saputo sbrigarsela. (Curvandosi, a Nikta). Dunque? Sei pronto, figliolino?

Nikta (tirando la testa fuori dalla cantina). Che fate? Lo portate o no? Volete far presto? Quando s' cominciato, bisogna spicciarsi.

Scena XIV

Detti e Anssia

(Matrna va verso il vestibolo e si imbatte in Anssia. Anssia porta il bambino avvolto in uno straccio).

Matrna. Gli hai fatto il segno della Croce?

Anssia. Come no! Gliel'ho preso con la forza: lo teneva stretto... (Si avvicina e consegna il bambino a Nikta).

Nikta (non lo prende). Porta tu.

Anssia. Tieni. Prendilo. (Gli getta il bambino).

Nikta (afferrandolo). E' vivo! Mamma mia! Si muove. E' vivo. Che far io?

Anssia (gli strappa il bambino di mano elo gettanella cantina). Soffocalo subito: smetter di campare. (Spinge Nikta perch scenda in cantina). E' affar tuo. Sbrigatela da te.

Matrna (sedendosi su un gradino). Gli fa pena. Non ha il coraggio, poveretto! Ma che fare? Al peccato ha preso parte anche lui.

(Anssia rimane a guardare gi in cantina. Matrna sempre seduta sul gradino la guarda e le parla).

Iiih! Com' turbato! E' doloroso, ma non c' altra via. Dove si metteva? Pensare che c' tanta gente che li desidera i bambini e Dio non glieli manda! Nascono morti come quello della moglie del pope... E qui, dove non ce n'era bisogno, nato vivo... (Guarda gi in cantina). Dunque?

Anssia (guardando gi in cantina). L'ha coperto con una tavola e ci s' seduto su. Deve esser finito tutto.

Matrna. Aaah! Sarebbe meglio non commetter peccati! Ma che vuoi farci?

Nikta (viene fuori dalla cantina, tremando). E' ancora vivo! Non posso! E' vivo.

Anssia. Se ancora vivo perch te ne vai? (Tenta di fermarlo).

Nikta (lanciandosi su Anssia). Vattene o ti ammazzo!

(La prende per un braccio, Anssia si libera, Nikta le corre dietro con la zappa alzata, Matrna si lancia contro di lui e lo ferma. Anssia fugge sul pianerottolo. Matrna tenta di strappar la zappa di mano a Nikta).

Nikta (alla madre). T'ammazzo... Ammazzo anche te... Ammazzo tutti!

Matrna (raggiungendo Anssia sul pianerottolo). E' lo spavento. Non nulla. Gli passer.

Nikta. Che m'hanno fatto fare? Che m'hanno fatto fare? Quella vocina... quello scricchiolio sotto il mio peso! Che m'hanno fatto fare? E' ancora vivo. S, vivo... (Tende l'orecchio). Quella vocina... quella vocina... (corre verso la cantina).

Matrna (ad Anssia). Ora lo sotterra. (A Nikta) Mikta, prendi la lanterna.

Nikta (non risponde e seguita a tener l'orecchio teso). Non si sente pi. Era un'illusione. (Fa qualche passo, poi si ferma). Come scricchiolavano quelle ossicine! Crr... Crr... A che m'hanno trascinato? (Tende di nuovo l'orecchio). Quella vocina ricomincia... s, ricomincia... Ma che c'? Mamma! Mamma! (Si avvicina a Matrna).

Matrna. Che hai figliolino?

Nikta. Mamma! Mamma cara, non ne posso pi! Non ne posso pi! Mamma cara! Abbi piet di me!

Matrna. Sei spaventato, caro! Va', va' a bere un po' di vino per darti forza.

Nikta. Mamma cara, venuta la mia ora. Come mi avete ridotto! Come scricchiolavano quelle ossicine! E quella vocina... Mamma cara! Come mi avete ridotto! (Si allontana e si siede sulla slitta).

Matrna. Va' a bere, caro. Di notte tutto fa pi spavento. Ma aspetta un poco: verr la luce del giorno, passer un giorno, poi un altro e non ci penserai pi. Aspetta un poco: mariteremo la ragazza e dimenticheremo tutto... Ma va' a bere, va' a bere. Andr io a fare quel che c' da fare in cantina.

Nikta. C' ancora un po' di vino? Voglio bere. (Esce).

(Anssia, che durante questo dialogo stata presso la slitta, se ne allontana in silenzio).

Scena XV

Matrnae Anssia

Matrna. Va', va' cocca mia. Ora faccio tutto io. Scendo gi e lo sotterro... Dove ha buttato la zappa? (Cerca la zappa, e, dopo averla trovata, comincia a calarsi in cantina). Anssia, vieni qua. Vuoi farmi luce?

Anssia. E lui che fa?

Matrna. E' turbato assai. Tu sei stata troppo violenta con lui. Lascialo stare ora: si riprender, Dio lo aiuti. Ora faccio tutto io. Posa qua la lanterna che io possa vederci. (Scende in cantina).

Anssia (sulla soglia della porta dalla quale uscito Nikta). Ti sei divertito, eh? Hai fatto lo splendido. Aspetta ora: vedrai quel che vuol dire. Abbasserai la cresta.

Scena XVI

Dette e Nikta

Nikta (esce frettoloso dal vestibolo e corre verso la cantina). Mamma! Ah! Mamma!

Matrna. Che c' figliolino?

Nikta (tendendo l'orecchio). Non lo sotterrare. E' vivo. Non lo senti? E' vivo! Si lamenta... Io lo sento...

Matrna. Ma come fa a lamentarsi? Ne hai fatto una pizza. Gli hai schiacciato la testa.

Nikta. Ma che questo? (Si tappa gli orecchi). Si lamenta ancora! E' finita la mia vita! E' finita! Che m'hanno fatto fare? Dove debbo andare? (Si siede su di un gradino).

Cala la tela

APPENDICE

VARIANTE DELL'ATTO IV

Invece delle scene XII, XIV, XV e XVI si legga la variante che segue.

L'izba dell'atto I

Scena I

Anitka, Mtric

(Anitka, svestita, ricoperta di un kaftan, coricata su un cassapanca. Mtric, seduto sulla stufa, fuma).

Mtric. Ma guarda! Hanno lasciato un odore di vodka. Che gli si cacci in bocca un pasticcino di piselli! Hanno versato in terra questo bel po' di ben di Dio... Neanche col tabacco si manda via quest'odore: pizzica il naso. O Signore! E' ora di dormire. (Si accosta al lume e fa per spegnerlo).

Anitka (si alza di scatto e si mette a sedere). Non spegnere, nonnino, piccolo colombo.

Mtric. Perch non vuoi che spenga?

Anitka. Nel cortile non si sente pi rumore. (Tende l'orecchio). Senti? Son tornati nella rimessa.

Mtric. Che te ne importa? Devono chiederti il permesso, forse? Buttati gi e dormi. Spengo il lume. (Tira gi il lucignolo).

Anitka. Nonnino d'oro, non spegnere completamente il lume. Lascia almeno un puntino di luce, grande come l'occhietto d'un topo, altrimenti ho paura.

Mtric (ridendo). Va bene, va bene. (Si siede vicino ad Anitka). Di che hai paura?

Anitka. Come si fa a non aver paura, nonnino? La so-rellina si dimenava, batteva la testa sulla cassa. (A voce bassa). Lo so... Deve nascere un bambino... Forse gi nato...

Mtric. Che matta! Che ti vengano addosso le ranocchie! Devi sapere ogni cosa, tu. Buttati gi e dormi. (Anitka si butta gi). Meno male! (La ricopre col kaftan). Meno male! Se tu ne sai troppe, diventi presto vecchia.

Anitka. E tu non vai a stenderti sulla stufa?

Mtric. E dove vuoi che vada? Che sciocca! Devi saper tutto. (Le aggiusta il kaftan addosso e si alza). Resta stesa cos e dormi. (Si accosta alla stufa).

Anitka. Ha mandato un urlo, ma ora non si sente pi.

Mtric. O Signore! Mikla misericordioso! Che cosa non si sente pi?

Anitka. Il piccino.

Mtric. Non c' nessun piccino, dunque non si pu sentirlo.

Anitka. Ma io l'ho sentito, per quanto vero che respiro, l'ho sentito. Ha una vocina debole debole.

Mtric. Tu senti troppo. Non hai mai sentito la storia di una ragazzina come te che l'orco mise in un sacco e port via?

Anitka. Quale orco?

Mtric. L'orco che verr qui. (Sale sulla stufa). Funziona bene oggi la stufa. E' calda che un piacere. O Signore! Mikla misericordioso!

Anitka. Nonnino, ti metti a dormire?

Mtric. Credi che mi metta a suonar le canzoni?

(Una pausa).

Anitka. Nonnino! Nonnino! Smuovono la terra, Dio mio, smuovono la terra! Non senti? Per quanto vero che respiro... Smuovono la terra.

Mtric. Ma cosa viene in mente a questa figliuola? Smuovono la terra! Chi la smuove? E' la vacca che si strofina al muro e tu ti figuri che si smuova la terra. Dormi, ti dico, altrimenti spengo subito il lume.

Anitka. Piccolo colombo, nonnino, non spegnere! Non lo faccio pi... Dio mio, non lo faccio pi. Che spavento!

Mtric. Spavento? Non aver paura e ti passer lo spavento. Ha paura e dice che la prende lo spavento! Come fai a non lasciarti prendere dallo spavento, se hai paura? Che ragazzina scema.

(Una pausa. Si sente il canto di un grillo).

Anitka (a voce bassa). Nonnino! Nonnino! Dormi?

Mtric. Che altro c'?

Anitka. Com' l'orco?

Mtric. Ecco com': quando gli capita davanti una ragazzina come te... che non vuole dormire, allora si accosta col sacco sulle spalle e... zffete, la caccia nel sacco, ci caccia dentro anche la testa sua, le alza la carnicina e la frusta.

Anitka. Con che cosa la frusta?

Mtric. Con una scopa fatta di rami di betulla.

Anitka. Ma dentro al sacco non potr vederci.

Mtric. Ci vede. Sta' pur sicura che ci vede.

Anitka. Iolo morderei.

Mtric. No, cara, non lo morderesti.

Anitka. Nonnino! Viene qualcuno! Chi ? Ah! Mammina cara! Chi ?

Mtric. Se viene qualcuno, che venga pure. Ma che ti piglia? E' la tua mamma, non c' dubbio.

Scena II

Detti e Anssia

Anssia (entrando). Anitka! (Anitka fa finta di dormire). Mtric!

Mtric. Che c'?

Anssia. Perch lasciate il lume acceso? Si pu andare a letto anche al buio.

Mtric. Mi sono messo a letto or ora. Spengo subito. (fruga nel baule brontolando). Quando serve una cosa, non la si trova mai.

Mtric. Che cerchi?

Anssia. Cerco la croce. Bisogna battezzarlo. Se, Dio ce ne scampi, muore, muore senza battesimo. E' peccato.

Mtric. Si sa: bisogna fare ogni cosa in regola... L'hai trovata?

Anssia. S, l'ho trovata. (Esce).

Scena III

Mtric e Anitka

Mtric. Meno male! Altrimenti le avrei dato la mia. Oh! Signore!

Anitka (si solleva di scatto, tremante). Oooh! Nonnino, non ti addormentare, per l'amor di Cristo! Ho tanta paura.

Mtric. Di che hai paura?

Anitka. E' sicuro che il bambino muore? La levatrice battezz quello della zia Anna e anche quello mor.

Mtric. Se muore lo sotterreranno.

Anitka. Forse non morrebbe, ma c' la Matrna. Ho sentito quel che ha detto, per quanto vero che respiro l'ho sentito.

Mtric. Ma che hai sentito? Dormi, ti dico. Metti la testa sotto il kaftan e basta.

Anitka. Se campava, lo avrei tirato su io.

Mtric (fuori di s). Oh! Signore!

Anitka. Dove lo metteranno?

Mtric. Lo metteranno dove va messo. Non affar tuo. Dormi, ti dico. Ecco la mamma... Te le dar.

(Una pausa).

Anitka. Nonnino! Quella bambina che dicevi tu, l'ammazzarono?

Mtric. Perch avrebbero dovuto ammazzarla? Si fece grande.

Anitka. Non dicevi, nonnino, che fu trovata?

Mtric. Gi, fu trovata.

Anitka. Ma dove fu trovata? Dimmi.

Mtric. In casa sua fu trovata. Eravamo arrivati in un villaggio. I soldati s'erano messi a rovistar la casa, quand'eccoti che scorgemmo quella bambina, che se ne stava bocconi. Si voleva ammazzarla, ma io ne ebbi piet e la presi in braccio. Non voleva lasciarsi prendere. Si faceva pesante come un carico di cinque pud 1, s'afferrava a tutto quel che le capitava sottomano. Non si riusciva a staccarla. Ma io la presi e l'accarezzai sulla testina, l'accarezzai, l'accarezzai... Ma quella si rotolava come un porcospino. Poi mi guard. Mi guard e si calm. Allora ammollii un biscotto nell'acqua e glielo diedi. Cap e si mise a mangiucchiarlo. Non sapevamo che farne di quella creatura: la prendemmo e le demmo da mangiare. Si abitu tanto a noi, che la portammo via quando ci mettemmo in marcia. Stava sempre con noi. Era una bella figliuolina.

Anitka. Ma era battezzata?

Mtric. E chi la conosceva? Dicevano che non era battezzata come si deve. Quella gente non era della nostra religione.

Anitka. Erano tedeschi?

Mtric. Eh! Quante cose vuoi sapere! Non erano tedeschi, rano asiatici. Quelli l son come gli ebrei, ma non sono ebrei. Somigliano piuttosto ai polacchi, ma non sono asiatici. Sono Krdli... Krgli 1 di soprannome. Ma non ricordo pi. Alla bambina mettemmo nome Sschka. Era bella. Non ricordo pi nulla, ma quella bambina l'ho sempre davanti agli occhi. Di tutto il mio servizio militare m' rimasta in mente soltanto lei. Ricordo le botte che mi davano e quella bambina. S'attaccava al collo ora di uno, ora d'un altro di noi e ce la portavamo cos. Che bambina! Un'altra di quella specie non si trova in nessun posto. Poi la demmo via: la moglie del comandante della compagnia l'adott. E che buona figliuola che fu! Come la rimpiansero i soldati!

Anitka. Anch'io, nonnino, mi ricordo sempre di quando mor il mio babbo. Tu allora non stavi ancora con noi. Chiam Mikta e gli disse: Perdonami, Mikta . E si mise a piangere. (Sospira). Anche questo fa pena a ricordare.

Mtric. Altro che!...

Anitka. Nonnino! Nonnino! Fanno di nuovo rumore in cantina. Ah! Mammina! Sorellina! Piccoli colombi! Oh! Nonnino! Che gli fanno? Vogliono buttarlo via? E' cos piccino... O-o-oh! (Si copre la testa e piange).

Mtric (con l'orecchio teso). Infatti fanno qualche cosa di brutto. Che gli si gonfi il corpo come una montagna! Sono infami assai le donne! I mugik non sono certo gente che meriti grandi lodi, ma le donne!... Son come le belve delle foreste: non hanno paura di nulla.

Anitka (sollevandosi). Nonnino!' Nonnino!

Mtric. Che hai ora?

Anitka. Pocofa uno che passava e che rimase qui la notte disse che quando muore un bambino, la sua anima va subito in cielo. E' vero?

Mtric. Chi lo sa! Sar vero. Perch lo chiedi?

Anitka. Vorrei magari morire io... (Scoppia in singhiozzi).

Mtric. Se muori, non conti pi nulla.

Anitka. Fino a dieci anni siamo bambini e l'anima pu ancora andare a Dio. Poi s'insudicia.

Mtric. E quanto t'insudicerai! Come fareste, sorelle mie, a non insudiciarvi? Chi pensa a insegnarvi qualche cosa? Che vedrai, che sentirai, tu? Soltanto delle cose brutte. Io ho un po' d'istruzione, so qualche cosa, non molto, ma pi di una donna di campagna. Che cos' una donna di campagna? Un mucchio di fango. Ce ne son tante di voi, ci son milioni di donne in Russia, ma son tutte cieche come le talpe. Voi donne non sapete nulla. Lavar la morte nel sangue, fare ogni specie di sortilegi, buttare i bambini alle galline nel pollaio... questo sanno fare le donne.

Anitka. Anche la mamma l'ha fatto.

Mtric. Proprio cos. Ci son milioni di donne e di ragazze e son tutte come le belve delle foreste. La donna vien su e muore senza aver veduto nulla, senza aver sentito nulla. Il mugik, almeno, impara qualche cosa in trattoria, in prigione o quando va a fare il soldato. Ma la donna che cosa sa? Non sa nulla di Dio, non sa con precisione neppure che cosa sia il venerd. Il venerd... il venerd.... Ma prova a chiederle che cosa sia: non lo sa. Le donne son come i canini ciechi, che strisciano in terra e battono la testa contro i mucchi di letame... Sanno solo le loro canzoni sciocche. Ho ho, ho ho!. Ma non sanno neppur loro che cosa significhi quel ho ho .

Anitka. Io, nonnino, so una met del Pater Noster.

Mtric. Sai molto! Ma non si pu neppure pretendere gran che da voi. Chi pensa a istruirvi? Solo un mu-gik ubriaco vi insegna qualche cosa a colpi di redini. Non so neppure chi ne risponda di voi. Delle reclute risponde il padre o lo zio, ma di voi non c' chi ne risponda. Siete come una massa di bestiame senza il pastore, voialtre donne. La razza vostra la pi sfacciata e la pi stupida delle razze.

Anitka. Che si pu fare, allora?

Mtric. Non c' nulla da fare... Copriti il capo e dormi. Oh! Signore!

Anitka (alzandosi di scatto). Nonnino! C' qualcuno che urla. Non viene dalla strada quest'urlo. Urla, parola d'onore, urla, Dio mio! Nonnino caro, vieni qui.

Mtric. T'ho detto di coprirti il capo.

Scena IV

Detti, Nikta e Matrna

Nikta (entrando). Che m'hanno fatto? Che m'hanno fatto?

Matrna. Bevi un po' di questo vino. Bevi, cocco mio. Che hai? (Prende il vino e glielo posa davanti).

Nikta. Da' qua! Credi che non m'ubriacher?

Matrna. Piano! Sono ancora svegli. Su, bevi.

Nikta. Perch? Perch hanno agito cos? Avrebbero potuto portarlo in qualche posto.

Matrna (a voce bassa). Sta' quieto! Sta' quieto! Bevi un altro sorso di vino o fuma un poco e ti andranno via tutti i pensieri.

Nikta. Mammina cara, suonata l'ora mia... Sento quella vocina, quelle ossicine che scricchiolavano... Crrr... Crrr... Non sono pi una creatura umana, io.

Matrna. Uuh! Quel che dici non ha senso. La notte tutto fa spavento, vero. Ma aspetta che faccia giorno: passer una giornata, poi un'altra e non ci penserai pi. (Si avvicina a Nikta e gli posa una mano sulla spalla).

Nikta. Vattene! A che m'avete trascinato!

Matrna. Ma che hai, figliolino? (Gli prende una mano).

Nikta. Vattene! T'ammazzo! Sono capace di tutto, ora. T'ammazzo!

Matrna. Ah! Ah! Come s' turbato! Va' a dormire.

Nikta. Non c' pi posto per me. Sono perduto.

Matrna (scuotendo la testa). Oh! Oh! Me ne vado. Lui star un po' qui a sedere e si quieter (Esce).

Scena V

Nikta, Mtric, Anitka

(Nikta, seduto si copre il viso con le mani. Mtric e Anitka sono assopiti).

Nikta. Quella vocina... la sento, parola d'onore! La sento bene... Ora lo sotterra!... Lo sotterra... (Corre verso la porta). Mamma! Non lo sotterrare! E' vivo...

Scena VI

Detti e Matrna

Matrna (ritornando, a voce bassa). Ma che hai? Che Cristo ti aiuti! Che ti viene in mente? Come vuoi che sia vivo? Quelle ossicine sono tutte a pezzi.

Nikta. Dammi dell'altro vino! (Beve).

Matrna. Va' figliuolo. Ora dormirai e ti passer...

Nikta (si alza, tende l'orecchio). E' vivo... Lo sento... Non lo senti, tu? Ecco...

Matrna. Ma no!

Nikta. Mamma mia, la mia vita finita! Che m'avete fatto fare? Dove vado, ora? (Esce di corsa dall'izba, seguito da Matrna).

Scena VII

Mtric e Anitka

Anitka. Nonnino caro! Piccolo colombo! Lo hanno soffocato...

Mtric (adirato). Dormi, ti dico. Che ti salti addosso un rospo. Ora prendo la scopa e te le do!... Dormi, ti dico.

Anitka. Nonnino d'oro! C' qualcuno che mi acchiappa per le spalle, che m'afferra con certe zampacce! Nonnino caro, vero come vero che io respiro! Voglio star vicino a te, nonnino d'oro, lasciami salire sulla stufa! Lasciami salire, per l'amor di Cristo!... M'acchiappa... M'acchiappa... A-a-ah. (Corre verso la stufa).

Mtric. Ma guarda come l'hanno spaventata questa bambina, quelle sudicione! Che le ranocchie ci saltino su!... Vieni.

Anitka. Ma non andar via, tu!

Mtric. Dove vuoi che vada? Vieni, vieni! O Signore! Mikla misericordioso! Vergine santa di Kazn! Come l'hanno spaventata questa bambina! (La copre col kaftan). Su, su, sciocchina! Sei proprio una sciocchina, parola mia... L'hanno spaventata... Che sudicione! Bisognerebbe tapparle con un pasticcino di piselli quelle bocche...

Cala la tela

ATTO QUINTO

Quadro I

La scena rappresenta un piazzale recinto da un muro. Sul davanti una macina per il grano. A sinistra un'aia. A destra una rimessa, la cui porta aperta. Presso la porta c' un mucchio di paglia. Nello sfondo si vede un'zba e si odono canzoni accompagnate dal suono dei tamburelli. Due ragazze sbucano da un viottolo, passano accanto alla rimessa e vanno verso l'izba.

Scena I

Le due ragazze

Prima ragazza. Guarda: siamo arrivate senza insudiciarci le scarpe. Che guaio passare per il sobborgo! E' pieno di fango.

(Le due ragazze si fermano e strofinano i piedi sulla paglia. Una delle due si accorge che sulla paglia c' qualche cosa).

Che ?

Seconda ragazza (guardando). E' Mtric, il loro bracciante. Guarda come s' ubriacato!

Prima ragazza. Ma se non ha mai bevuto.

Seconda ragazza. Si vede che oggi ha bevuto.

Prima ragazza. Certo venuto qui per prendere un po' di paglia. Guarda: s' addormentato con una corda in mano.

Seconda ragazza (tendendo l'orecchio). Fanno ancora festa. Allora non c' stata ancora la benedizione. Dicono che Akulna non ha pianto.

Prima ragazza. La mia mamma ha detto che sposa contro voglia. Il patrigno l'ha minacciata, altrimenti non si sarebbe sposata per tutto l'oro del mondo. Quante se ne son dette sul conto suo!

Scena II

Dette e Marna

Marna (accostandosi alle due ragazze). Buon giorno, ragazze.

Le ragazze. Buon giorno, zietta.

Marna. Andate al matrimonio, care?

Prima ragazza. La festa sta per finire. Siamo venute per vederne almeno un pochino.

Marna. Mandatemi il mio vecchio: Semen di Zuivo. Credo che lo conoscerete.

Prima ragazza. Altro che! E' un parente dello sposo, vero?

Marna. S, lo sposo suo nipote.

Seconda ragazza. E tu perch non ci vai al matrimonio?

Marna. Non ne ho voglia, figliuola mia. E poi non ho neppur tempo. Debbo andar via. Non eravamo mica venuti per il matrimonio: andavamo in citt con l'avena. Ci siamo fermati qui per dar da mangiare ai cavalli e hanno invitato il mio vecchio.

Prima ragazza. E dove siete scesi? Da Fedric?

Marna. S, da Fedric. Ma chiama il mio vecchio, cara. L'aspetto qui. Digli: Marna vuol andar via, i compagni attaccano i cavalli.

Prima ragazza. Vado io, giacch tu non vuoi andarci.

(Le due ragazze si avviano verso il cortile. Si odono canzoni e tamburelli).

Scena III

Marna sola

Marna (pensierosa). Non ci sarebbe nulla di male se andassi, ma non ne ho voglia: non ci siamo veduti da quando m'ha rinnegata. E' gi passato un anno... Per vorrei vedere coi miei occhi come gli va la vita con la sua Anssia. La gente dice che non vanno d'accordo: lei una donna grossolana e bisbetica. Scommetto che lui pi di una volta s' ricordato di me. Voleva una vita comoda e ha preferito un'altra a me. Ebbene, Dio lo accompagni! Del male che m'ha fatto non me ne ricordo pi. Allora l'offesa fu grossa, fu dolorosa assai, ma ora tutto passato e ho dimenticato tutto. Lo vorrei vedere per... (Guarda nel cortile e scorge Nikta). Eccolo! Ma perch viene? Che quelle figliuole gli abbiano detto qualche cosa? Perch ha lasciato gli invitati? Vado via.

Scena IV

Marna e Nikta

(Nikta si avanza a capo chino e borbotta, agitando le braccia).

Marna. Com' scuro in viso!

Nikta (vede Marna e la riconosce). Marna! Amica cara! Marnuschka! Che fai l?

Marna. Son venuta a chiamare il mio vecchio.

Nikta. Perch non sei venuta al matrimonio? Avresti veduto qualche cosa. Avresti riso di me.

Marna. Perch avrei dovuto ridere di te? Son venuta per chiamare il mio vecchio.

Nikta. Eh! Marnuschka! (fa per abbracciarla).

Marna (lo respinge, adirata). Smettila con queste storie! Il passato passato... Son venuta per chiamare il mio vecchio. E' in casa tua o no?

Nikta. Bisogna dimenticarlo il passato? Non vuoi ricordartene pi?

Marna. Non c' bisogno di ricordarlo. Quel che c'era una volta ora non c' pi.

Nikta. E non ritorna?

Marna. No, non ritorna... Ma tu perch sci venuto qui? Il padrone di casa che lascia la festa!

Nikta (sedendosi sul mucchio di paglia). perch son venuto qui? Eh! Se tu sapessi!... Sono sconfortato, Marna, tanto sconfortato... Vorrei voltar gli occhi per non guardare. Mi sono alzato da tavola, ho lasciato tutta quella gente perch non ho voglia di veder nessuno.

Marna (accostandosi a Nikta). Ma perch?...

Nikta. Perch, quando c' da mangiare, non ho voglia di mangiare; quando c' da bere, non ho voglia di bere e quando vien l'ora di dormire, non mi riesce di dormire. Che sconforto! Che sconforto! E quel che mi sconforta pi di tutto la solitudine, non aver nessuno che mi distragga dalla mia tristezza.

Marna. Finch si campa, Nikta, non mancano le malinconie. Ma io ora ho versato la mia dose di lagrime e m' passato tutto.

Nikta. Pensi al passato? Ai tempi antichi? Eh! amica, tu hai smesso di piangere; ora ho da piangere io.

Marna. Ma che hai?

Nikta. Hoche m' venuto il disgusto di tutta la mia vita, che m' venuto il disgusto di me stesso. Eh! Marna, tu non hai saputo tenermi: m'hai rovinato e ti sei rovinata anche tu. La chiami vita, questa?

Marna (in piedi presso la rimessa, piange, sebbene si sforzi di dominarsi). Io della mia vita, Nikta, non me ne lagno. Una vita come la mia... che Dio la conceda a ogni donna. Non mi lagno, no. Allora confessai tutto al mio vecchio e lui mi perdon. Non mi rimprovera mai. Non sono scontenta della mia vita: il vecchio calmo e gentile con me. Io gli vesto i bambini, glieli tengo puliti e lui ha tanti riguardi per me. Perch dovrei lagnarmi? Si vede che Dio ha destinato cos. E la vita tua come va? Tu vivi nell'abbondanza...

Nikta. La vita mia... Non voglio guastare la festa, ma prenderei volentieri una corda, questa qui... (prende la corda che sulla paglia) la legherei a quella trave, farei un bel nodo scorsoio e ci metterei la testa dentro. Ecco com' la mia vita!

Marna. Zitto! Che Cristo ti salvi!

Nikta. Credi che io voglia scherzare? Credi che io sia ubriaco? Non sono ubriaco. Il vino non mi fa pi nulla. Ma i dispiaceri.. i dispiaceri mi hanno consumato. Mi hanno consumato tanto che non mi piace pi nulla. Ah! Marnuschka, solo con te ho trascorso qualche bella ora... Ti ricordi... alla ferrovia... come passava presto la notte?

Marna. Non toccar certe piaghe, Nikta! Ora noi due siamo sposati secondo la legge. Il mio peccato m' stato perdonato. Non rimestare le cose d'una volta.

Nikta. E del mio cuore che ne faccio? A chi lo d?

Marna. E che ne vuoi fare del tuo cuore? Hai una sposa: non andar dietro alle altre donne, sta' con la tua. Le volevi bene una volta ad Anssia: voglile bene anche adesso.

Nikta. Oh, Anssia?! E' amata come l'assenzio. M'ha legato i piedi come la malerba.

Marna. Sar amara, ma tua moglie... Ma perch stiamo qui a chiacchierare? Va' piuttosto dai tuoi invitati e mandami mio marito.

Nikta. Eh! Se tu sapessi tutto!... Ma a che serve parlare?

Scena V

Nikta, Marna, il marito di Marna e Anitka

Il marito di Marna (uscendo dall'izba, rosso in viso ubriaco). Marna! Padrona mia! Vecchia mia! Sei qui?

Nikta. Eccotuo marito: ti chiama. Va'.

Marna. E tu?

Nikta. Io? Ioresto qui. (Si sdraia sulla paglia).

Il marito di Marna. Dov'?

Anitka. E' l, zietto, vicino alla rimessa.

Il marito di Marna. Che ci fai l? Vieni alla festa. I padroni di casa ti vogliono. A festa finita andremo via anche noi.

Marna (andando incontro al marito). Non ne ho troppa voglia.

Il marito di Marna. Vieni, ti dico. Berrai un bicchierino e farai gli auguri a quella birba di Petrnka. I padroni di casa s'offendono se non vieni. Poi sbrigheremo i nostri affari. (Prende la moglie per la vita e si allontana con lei, barcollando).

Scena VII

Nikta e Anitka

Nikta (sollevandosi e mettendosi a sedere sulla paglia). Ah! L'ho veduta e mi sento ancora pi sconfortato. Solo con lei la vita era vita. Ho rovinato la mia vita senza ragione. Mi s' guastata la mente. (Si sdraia). Dove andr a finire? Ah! Apriti, terra!

Anitka (scorge Nikta e gli si avvicina di corsa). Babbino! Eh! Babbino! Ti si stava cercando. Tutti hanno gi dato la loro benedizione, anche il padrino. Hanno gi dato la loro benedizione, te lo assicuro, e sono in collera...

Nikta (fra s). Dove andr a finire?

Anitka. Che? Che dici?

Nikta. Nulla... perch non mi lasci in pace?

Anitka. Babbino, vogliamo andare?

(Nikta non risponde. Anitka lo tira per un braccio).

Nikta (liberandosi dalla stretta di Anitka). Lasciami.

Anitka. Su, andiamo.

Nikta (prende una briglia e fa un gesto minaccioso). Va', ti dico, altrimenti te le d!

Anitka. Allora ti mando mammina. (Esce di corsa).

Scena VII

Nikta solo

Nikta (alzandosi). Come faccio ad andar l? come faccio a prendere in mano un'immagine sacra? Come faccio a guardarla negli occhi? (Si sdraia di nuovo sulla paglia). Ah! Se ci fosse una buca, mi ci butterei dentro. Nessuno mi vedrebbe pi e io non vedrei pi nessuno. (Si alza di nuovo). No, non ci vado... Vadano tutti in malora! Non ci vado!... (Si toglie gli stivali, prende la corda, si fa un nodo scorsoio intorno al collo). Ecco! Cos!...

Scena VIII

Nikta e Matrna

(Nikta, vedendo venire la madre, si toglie la corda dal collo e si sdraia di nuovo sulla paglia).

Matrna (entrando precipitosamente). Mikta! Eh! Mik-ta!... Guarda un po'! Non risponde neppure... Mikta! che hai? Sei ubriaco? Vieni, Miktuschka, vieni, cocco mio, tutti ti aspettano.

Nikta. Come m'avete ridotto! Non sono pi un uomo.

Matrna. Ma che hai? Vieni, figliolo, vieni a dar la benedizione come si conviene, poi sarai libero. La gente t'aspetta.

Nikta. Come faccio a benedire?

Matrna. Non lo sai come si deve fare?

Nikta. Lo so, lo so. Ma chi debbo benedire? Che ho fatto con lei?

Matrna. Che hai fatto? Come ti viene in mente di ricordar certe cose! Nessuno sa nulla, n il gatto, n la gatta, n il pope Iermschka1. E la ragazza ha acconsentito.

Nikta. S. Ma come ha acconsentito?

Matrna. Si sa, stata forzata. Ma ha acconsentito. E poi, che si pu fare adesso? Avrebbe dovuto pensarci allora. Ora non pu tornare indietro e i parenti non possono sentirsi offesi: l'hanno veduta due volte la ragazza. E poi una ragazza che porta denari. Non c' pi traccia di nulla.

Nikta. E in cantina che c'?

Matrna (ridendo). In cantina? Credo che ci siano i cavoli, i funghi e le patate. perch vai a ricordare le cose passate?

Nikta. Sarei contento se potessi fare a meno di ricordare. Ma non posso. Quando mi metto a pensare, sento... Ah! Come m'avete ridotto!

Matrna. Ma perch ripeti sempre le medesime cose?

Nikta (buttandosi bocconi sulla paglia). Ma mammina, lasciami stare. Non ne posso pi!

Matrna. Ma devi venire. La gente chiacchiera. Il padre, tutt'a un tratto, se n' andato e non tornato a dar la sua benedizione. E' venuto il momento di baciar le sante immagini. Se ti vede cos spaurito, la gente s'insospettir. Cammina spedito e non ti si prender per un ladro. Se scappi davanti al lupo, t'imbatterai nell'orso. Non farti veder spaurito, figliolino, altrimenti si sapr ogni cosa.

Nikta. Come m'avete abbindolato!?

Matrna. Basta ora! Andiamo. Vieni a dar la tua benedizione in regola e tutto finir.

Nikta (rimanendo bocconi sulla paglia). Non posso!

Matrna (fra s). Ma che gli ha preso? Gli era passato tutto e ora ricomincia da capo. Lo hanno stregato, a quanto pare. (A voce alta): Miktka! Alzati! Guarda: c' anche Anssia. Ha lasciato gli invitati.

Scena IX

Nikta, Matrna e Anssia

Anssia (elegante, rossa in viso, un po' ubriaca). Che divertimento, mamma, che divertimento! E come se la godono gli invitati!... Ma lui dov'?

Matrna. E' qui, cocca mia, qui. S' steso sulla paglia e non s'alza. Non vuol venire.

Nikta (guardando la moglie). Guarda! E' anche ubriaca. Fa schifo a guardarla. Come si fa a star con lei? (Si rigira sulla paglia). L'ammazzer una volta o l'altra. Sar un guaio di pi!

Anssia. Guarda dove s' andato a buttare! Che l'ubriachezza gli abbia tolto le forze? (Ride). Vorrei stendermi anch'io accanto a te, ma non ho il tempo. Andiamo! Ti sorreggo io... Ma come si sta bene, in casa! E' un piacere. E la fisarmonica! Come suonano bene quelle comari! Sono tutti ubriachi. Cos si fa! Cos bello!

Nikta. Che cosa bello?

Anssia. Un matrimonio, un matrimonio allegro. Tutti dicono che un matrimonio di questa sorta una cosa rara. Questa una cosa onesta, bella. Su, vieni! Vieni con me... Ho bevuto un poco, ma posso sorreggerti. (Lo prende per mano).

Nikta (ritira la mano, disgustato). Vacci sola. Ora vengo.

Anssia. Perch fai lo schizzinoso? Tutti i nostri guai sono finiti. Ci siamo levati di torno quella che ci dava impiccio. Ora dobbiamo vivere e godercela. E' giusto e legittimo. Sono tanto contenta. Non so nemmeno dirtelo quanto sono contenta. Mi par di sposarti per la seconda volta. I-i-ih! Come son soddisfatti gli invitati! Tutti ci ringraziano. Sono tutti invitati di riguardo. C' Ivan Mosic e il signor sergente. Ci hanno lodati anche loro.

Nikta. E tu resta con loro. Perch sei venuta?

Anssia. Bisogna proprio che si torni in casa. Non sta bene che i padroni di casa se ne vadano e lascino gli invitati. E invitati di riguardo come i nostri!

Nikta (alzandosi e togliendosi alcuni fili di paglia che gli si sono attaccati all'abito). Andate. Ora vengo.

Matrna. Il cuculo della notte canta meglio di quello del giorno. A me non hai voluto dar retta, ma a tua moglie ubbidisci subito.

(Matrna e Anssia fanno per andarsene).

Matrna. Vieni o non vieni?

Nikta. Vengo subito. Andate. Vengo. Dar la mia benedizione... (Le due donne si fermano). Andate! Vengo. Andate!

(Le due donne se ne vanno. Nikta le segue con gli occhi pensieroso).

Scena X

Nikta solo, poi Mtric

Nikta (si siede e si toglie le scarpe). Credete che io venga? S! Cercatemi sotto il soffitto se non mi vedete. Un nodo scorsoio... un salto... e cercatemi pure! Fortuna che la briglia l. (Rimane un momento pensieroso). Avrei potuto scacciare qualunque dolore, ma il dolore l'ho qui, nel cuore e non c' modo di strapparlo di qui. (Getta una occhiata verso il cortile). Ritornano? (Rif il verso ad Anssia). Come si sta bene! Come si sta bene! Vorrei stendermi anch'io accanto a te!. Uh! Vigliacca! Briccona! Vieni ad abbracciarmi quando mi staccheranno dal soffitto! Non mi resta che farla finita. (Prende la corda e la tira verso di s).

Mtric (ubriaco, si alza e ferma la corda). Non te la do. Non la do a nessuno... La porter io. Ho detto che porter la paglia e la porter. Oh! Sei tu, Mikta? (Ride). Oh! Diavolo! Sei venuto a prender la paglia?

Nikta. Dammi la corda.

Mtric. No. Aspetta, tu! I mugik hanno mandato me: la porto io... (Si mette ad ammucchiare la paglia. Barcolla. Tenta di mantenersi in piedi. Cade). Il vino pi forte di me...

Nikta. Dammi allora la briglia.

Mtric. T'ho detto che non te la d! Eh! Mikschka, sei stupido come l'ombelico d'un porco. (Ride). Ti voglio bene, ma sei stupido. Mi guardi perch ho bevuto. Che il diavolo ti porti!... Tu credi che io abbia bisogno di te... Ma guardami: io sono un sottufficiale! Tu non sai dire: sottufficiale del I Reggimento di Granatieri di Sua Maest. Ho servito lo zar e la patria lealmente e in buona fede. E chi sono? Tu credi ch'io sia un soldato? No, non sono un soldato: sono l'ultimo degli uomini, sono un orfano, sono uno che s' perduto. Ho giurato che non avrei pi bevuto, e ora ho ripreso a bere... Credi ch'io abbia paura di te? Macch! Non ho paura di nessuno. Mi son rimesso a bere, s, mi son rimesso a bere. E ora, per due settimane di seguito, m'ubriacher: prender le patate per noci. Vender anche la mia croce, il mio berretto, impegner i miei documenti. Non ho paura di nessuno! Al reggimento mi frustavano perch mi passasse la voglia di bere. Mi frustavano, mi frustavano e mi chiedevano: Non lo farai pi?. E io dicevo: Lo far di nuovo. Perch avrei dovuto aver paura di loro? Io son fatto cos. Sono come Dio m'ha fatto. Una volta giurai che non avrei bevuto, e non bevvi pi. Ora ho ricominciato a bere... e bevo! Non ho paura di nessuno, non inganno nessuno: sono quel che sono... Perch dovrei aver paura di loro, di quel mucchio di letame? Dovete prendermi come sono! Un pope una volta mi disse che il diavolo si vanta sempre. Quando cominci a vantarti mi disse, ti vien subito la paura. E se ti metti a aver paura della gente, il demonio ti piglia e ti porta via . Ma, siccome io non ho paura della gente, mi sento sicuro, e gli faccio uno starnuto nella barba a quel mariolo. E' carne di porco chi l'ha messo al mondo! Non pu farmi nulla. Ecco, gli ho detto quel che gli spetta.

Nikta (facendosi il segno della Croce). Infatti... che m'era venuto in mente di fare!... (Butta via la corda).

Mtric. Che dici?

Nikta (alzandosi). Mi dici che non bisogna aver paura della gente?

Mtric. C' proprio da averne paura di quel mucchio di letame! Guardala un po' la gente mentre fa il bagno. E' tutta della stessa pasta. C' chi ha la pancia pi gonfia e chi l'ha pi floscia. Questa tutta la differenza. Di chi vuoi aver paura? Che un pasticcino di piselli gli tappi la bocca!

Scena XI

Nikta, Mtric, Matrna

Matrna (uscendo dall'izba chiama Nikta). Dunque? Vieni o non vieni?

Nikta. Oh!... Vengo... E' meglio che vada. (Si avvia verso l'izba).

Cala la tela

Quadro II

Lo scenario diverso: l'izba dell'Atto 1, piena di gente. Alcuni invitati sono seduti a tavola, altri sono in piedi. In primo piano Akulna e lo sposo. Sulla tavola le immagini sacre e il pane. Fra gli invitati ci sono Marna, suo marito e il sergente. Le donne cantano delle canzoni. Anssia dispensa il vino. I canti cenano.

Scena i

Anssia, Marna, il marito di Marna, lo sposo, il cocchiere, il sergente,

la sensale di matrimoni, il paraninfo, Matrna, gli invitati e la folla.

Il cocchiere. Se bisogna andare, andiamo. La chiesa non tanto vicina.

Il paraninfo. Aspetta un momento. Il patrigno deve dar la sua benedizione. Dov'?

Anssia. Viene subito, amici cari. Bevete ancora un bicchierino. Non dite di no.

La sensale di matrimoni. perch si fa aspettar tanto? L'aspettiamo da un pezzo.

Anssia. Viene, viene subito. Una ragazza spelata quanto tempo ci mette a farsi la treccia? Tanto gli ci vuole a lui per arrivar qui. (Dispensa dell'altro vino). Viene subito. Cantate intanto qualche altra canzone, belle mie.

Il cocchiere. Le abbiamo gi cantate tutte le canzoni. S' fatto aspettar tanto...

(Le donne ricominciano a cantare. Mentre cantano entrano Akm e Nikta).

Scena II

Detti, Akm, Nikta

Nikta (tiene Akm per un braccio e lo spinge avanti). Vieni, babbino: non si pu fare a meno di te.

Akm. Non mi piacciono certe cose, gi...

Nikta (alle donne). Basta! Tacete. (Gira lo sguardo su tutti quelli che sono nell'zba). Marna, ci sei anche tu?

La sensale di matrimoni. Vieni, prendi l'immagine e da' la tua benedizione.

Nikta. Aspetta un momento. (Si volge intorno). Akul-na, ci sei?

La sensale di matrimoni. Ma perch chiami la gente? Dove vuoi che sia? E' strambo assai quest'uomo!...

Anssia. Oh! Padri miei! Ma perch scalzo?

Nikta. Babbo! Sei qui? Guardami. Compagni ortodossi, voi siete tutti qui. Eccomi davanti a voi! (cade in ginocchio).

Anssia. Miktuschka! Ma che hai? Povera testa mia!

La sensale di matrimoni. Che roba!

Matrna. Lodicevo io che ne ha bevuto un po' troppo di quel vino francese... Calmati. Che hai?

(La gente tenta di far alzare Nikta, ma questi non da retta a nessuno e ha lo sguardo fisso davanti a s).

Nikta. Compagni ortodossi, sono colpevole! Voglio confessarmi.

Matrna (prendendolo per una spalla). Ma che hai? Hai perso la ragione? Amici, matto; bisogna portarlo via.

Nikta (respingendola). Lasciami stare. E tu, babbo, stam-mi a sentire. Prima di tutto: Marnka, guardami! (Si china fino a terra, poi si rialza). Sono colpevole verso di te: t'ho promesso di sposarti, t'ho disonorata, t'ho ingannata, t'ho abbandonata. Perdonami, in nome di Cristo! (Si china di nuovo fino a terra).

Anssia. Ma che t'ha preso? Non proprio il momento! Nessuno ti chiede conto di nulla. Alzati! Perch dici queste cose?

Matrna. O-o-oh! L'hanno stregato! Che gli hanno fatto? Ha la mente guasta... Alzati e non dir scemenze. (Lo tira).

Nikta (scuotendo la testa). Non mi toccare... Perdonami, Marna, perdona, in nome di Cristo, il peccato che ho commesso verso di te.

(Marna si copre il viso con le mani e non risponde).

Anssia. Alzati, ti dico. Perch dici certe cose? Come ti viene in mente di ricordarle? Smettila con queste scene! Che vergogna! Oh! Povera testa mia! E' matto sul serio!

Nikta (respingendo la moglie e volgendosi verso Akulna). Akulna, ora parlo a te. Ascoltatemi, compagni ortodossi! Sono dannato! Akulna, sono colpevole verso di te. Tuo padre non morto di morte naturale: stato avvelenato.

Anssia (manda un urlo). Povera testa mia! Ma che ha?

Matrna. Non in s. Portatelo via!

(Gli invitati si accostano e tentano di prenderlo).

Akm (allargando le braccia). Fermi, ragazzi! State fermi... gi...

Nikta. Akulna! L'ho avvelenato io. Perdonami in nome di Cristo!

Akulna (scattando). Non vero! Io lo so chi stato.

La sensale di matrimoni. Ma che fai? Sta' quieta!

Akm. Oh! Signore! Che peccato! Che peccato orribile!

Il poliziotto. Prendetelo! Fate venire il capo del villaggio e dei testimoni. Bisogna redigere un verbale. (A Nikta). Alzati e vieni qua.

Akm (al poliziotto). Tu, bottone lucido1, aspetta: lascialo parlare... gi... lascia che parli...

Il poliziotto (ad Akm). Tu, vecchio, non mischiarti in certe cose. Io debbo redigere un verbale.

Akm. Eh! Come sei, tu! Aspetta, ti dico. Lascia stare il verbale, gi... Ora sta per compiersi l'opera di Dio... C' un uomo che si pente, e tu pensi al verbale... gi...

Il poliziotto. Che venga il capo del villaggio.

Akm. Lascia che si compia l'opera di Dio, poi potrai fare quel che hai da fare... gi...

Nikta. Akulna, anche verso di te ho commesso un grande peccato; t'ho disonorata. Perdonami, in nome di Cristo! (Si china fino a terra).

Akulna (alzandosi da tavola). Lasciatemi! Non voglio sposare pi. Fu lui che mi comand di prender marito. Ora non voglio pi sposarmi.

Il poliziotto. Ripeti quel che hai detto.

Nikta. Aspettate, signor sergente, lasciatemi finir di parlare.

Akm (con slancio). Parla, figliolino, di' tutto! Ti sentirai sollevato. Confessati a Dio e non aver paura degli uomini... Dio! Dio! Eccolo!...

Nikta. Hoavvelenato il padre e ho rovinato la figlia, cane che sono! Le ho fatto violenza e ho ucciso il bambino.

Akulna. E' vero! E' vero!

Nikta. Hosoffocato il bambino in cantina, con una tavola di legno. Mi ci son messo su... l'ho soffocato... E quelle ossicine scricchiolavano... (Piange). Poi l'ho sotterrato! Sono stato io, io solo!

Akulna. Non vero! L'ho spinto io...

Nikta. Non mi difendere. Non ho paura di nessuno ora. Perdonatemi, compagni ortodossi! (Si inchina fino a terra. Una pausa).

Il poliziotto. Legatelo. La vostra festa mi pare che sia finita piuttosto male. (Alcuni mugik si avvicinano con delle cinghie).

Nikta. Aspetta. Non ti mancher il tempo... (Si inchina fino a terra davanti a suo padre). Babbo caro, perdona anche tu a questo dannato! Me l'hai detto fin dal primo giorno, quando mi son messo dietro a questa svergognata. M'hai detto: Zampino acchiappato, uccello rovinato. Io, da quel cane che sono, non ho ascoltato le tue parole e tutto andato come dicevi tu. Perdonami, in nome di Cristo!

Akm: (con slancio). Dio ti perdoner, figliolino caro. (l'abbraccia). Tu non hai avuto piet di te stesso, ma lui avr piet di te. Dio! Dio! Eccolo!...

Scena III

Detti e il capo del villaggio

Il capo del villaggio (entrando). Ci sono molti testimoni qui.

Il poliziotto. Procederemo subito all'interrogatorio.

(I mugik legano Nikta).

Akulna (avanzandosi e mettendosi accanto a Nikta). Dir la verit. Interrogate anche me.

Nikta (legato). Non c' bisogno d'interrogare. Ho fatto tutto da solo. Io ho avuto l'idea, io l'ho messa in opera. Che mi si porti dove mi spetta di andare. Non dir pi nulla.

Cala la tela

1 Popolare per Nikta.

2 Le stufe delle capanne russe sono larghe e danno un calore moderato, sicch i contadini se ne servono per dormirci su.

1 Misura di lunghezza (m. 0,711).

[1] Artl: associazione di operai.

2 Calzatura popolare.

3 Femminile di starets = eremita.

4 Santa ortodossa la cui bont famosa.

1 Detto popolare che significa che la virt della sposa ha subito degli attentati.

1 Donna.

1 Popolare per Nikla.

1 Calzatura di scorza di tiglio.

1 Un biglietto da dieci rubli.

2 Misura agraria.

1 Calzatura di feltro.

2 Pelliccia di montone.

3 Strisce di stoffa che si avvolgono intorno alle gambe.

1 Grivna: moneta da 10 kopek.

1 Diminutivo di Akulna.

1 Vestiti da contadini.

1 Un pud equivale press'a poco a 16 kg.

1 Mtric vorrebbe dire Krdi. Krgli significa tondi.

1 E' un proverbio russo.

1 Allude all'uniforme del poliziotto.