La professione della signora Warren

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LA PROFESSIONE DELLA SIGNORA WARREN

di George Bernard Shaw

Traduzione di

Angelo Dallagiacoma

Diritti di traduzione riservati

da Angelo Dallagiacoma

Via Ceneda, 39

00183 Roma

Tel . 06 70491772

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PERSONAGGI

La Signora Kitty Warren

Vivie, sua figlia

Sir George Crofts

Praed

Il reverendo Samuel Gardner

Frank, suo figlio

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ATTO I

Pomeriggio d’estate nel giardino di una villetta posta sul pendio orientale di una collina leggermente a sud di Haslemere nel Surrey. Guardando la collina dal basso, la villetta è vista nell’angolo a sinistra del giardino, con il suo tetto di paglia, il portico e una grande finestra con inferriate alla sinistra del portico. Più indietro c’è una piccola ala sporgente che fa angolo con la parte destra del muro. Dalla fine di questa ala una palizzata circonda e chiude completamente il giardino, tranne che per un cancello sulla destra. Un terreno incolto sale a monte oltre la palizzata fino all’orizzonte. Sotto il portico, piegate contro la panca, alcune sedie sdraio; appoggiata al muro, sotto la finestra, una bicicletta da donna; un po’ a destra del portico un’amaca tra due pali. Un ombrellone di tela, piantato in terra, ripara dal sole l’amaca, dov’è sdraiata una ragazza intenta a leggere e a prendere appunti, la testa verso la villetta e i piedi rivolti verso il cancello. Davanti all’amaca e a portata di mano una sedia comune da cucina carica di grossi volumi e di carta da scrivere.

Sul terreno incolto dietro la villetta, appare un signore. Ha passato da poco la mezza età e ha vagamente l’aria di un’artista. È’ vestito con cur a ma con una certa mancanza di conformismo.

Il volto rasato, ma con baffi, è mobile e sensibile. I modi sono amabili e cortesi. Ha morbidi capelli neri con qualche striatura grigia e bianca. Le sopracciglia bianche, i baffi neri. Sembra incerto sulla strada da seguire. Si affaccia alla palizzata, si guarda in giro e vede la ragazza..

SIGNORE

(TOGLIENDOSI IL CAPPELLO) Mi scusi, sa dirmi la strada

per Hindhead View, la casa della signora Alison?

RAGAZZA

(ALZANDO GLI OCCHI DAL LIBRO) Questa è la casa della

signora Alison. (TORNA ALLA SUA OCCUPAZIONE).

SIGNORE

Ma guarda! Magari… posso chiedere se lei è   la signorina Vivie

Warren?

RAGAZZA

(BRUSCAMENTE, MENTRE SI GIRA SUL GOMITO PER

SQUADRARLO BENE) Sì.

SIGNORE

(SCORAGGIATO E CONCILIANTE) Ho paura di  sembrare

invadente.Mi

chiamo

Praed.

(VIVIE

BUTTA

ALL’IMPROVVISO  I  SUOI  LIBRI  SULLA  SEGGIOLA  E

SALTA GIU’ DALL’AMACA) Oh, per favore non lasci che io

la disturbi.

VIVIE

(RAGGIUNGE A GRANDI PASSI IL CANCELLO E GLIELO

APRE) Entri, signor Praed. (PRAED ENTRA) Felice di vederla

(PORGE  LA  MANO  E  AFFERRA  QUELLA  DI  LUI CON

UNA  STRETTA  FORTE  E  CORDIALE.  VIVIE  È  UN’

ATTRAENTE   ESEMPLARE   DI   GIOVANE   DONNA

INGLESE DEL CETO MEDIO DOTATA DI BUON SENSO,

EFFICIENTE   E   COLTA.   ETA’   22

ANNI.

PRONTA,

ROBUSTA, FIDUCIOSA, PADRONA DI SE’. INDOSSA UN

ABITO   DA   LAVORO,   SEMPLICE   MA   NON   PRIVO

D’ELEGANZA,

ATTACCATA

ALLA

CINTURA  PORTA


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UNA CATENINA CON VARI CIONDOLI TRA CUI UNA PENNA STILOGRAFICA E UN TAGLIACARTE)

PRAED                             Molto gentile da parte sua, signorina Warren.

VIVIE                                (CHIUDE   IL   CANCELLO  SBATTENDOLO,   PRAED   SI

PORTA IN MEZZO AL GIARDINO, MUOVENDO LE DITA,

LEGGERMENTE   INTORPIDITE   DALLA   STRETTA    DI

VIVIE).

PRAED                             Sua madre è arrivata?

VIVIE                                (SUBITO, FIUTANDO AGGRESSIONE) Sta arrivando?

PRAED                             (SORPRESO) Non ci stava aspettando?

VIVIE                                No.

PRAED                             Dio mi perdoni, spero di non aver sbagliato giorno. Sarebbe

tipico da parte mia.   Sua madre ha combinato di arrivare qui da

Londra mentre io dovevo arrivare da Horsham per fare la sua

conoscenza.

VIVIE                                (PER NULLA CONTENTA) Veramente? Hum! Mia madre ha

la  mania   di   cogliermi   di   sorpresa…        per         vedere    come           mi

comporto quando lei non c’è. Un giorno o l’altro penso che farò

io una bella sorpresa a mia madre, se prende delle decisioni che

mi                                                                                              riguardano,    senza   consultarmi      prima.  Comunque                                                                                                  non    è

arrivata..

PRAED                             (IMBARAZZATO) Mi dispiace veramente molto.

VIVIE                                (LIBERANDOSI DEL PROPRIO DISAPPUNTO) Non è colpa

sua, signor Praed, le pare? E io sono molto contenta che lei sia

venuto, mi creda. Lei è il solo, tra tutti gli amici di mia madre,

che io le abbia chiesto di farmi conoscere.

PRAED                             (SOLLEVATO E FELICE) Oh, questo è veramente bontà sua,

signorina Warren!

VIVIE                                Vuole entrare in casa o preferisce che ci sediamo qui fuori a

parlare?

PRAED                             Qui fuori sarà più carino, non crede?

VIVIE                                Allora  vado  a  prenderle  una  sedia.  (VA  NEL  PORTICO  A

PRENDERE UNA SDRAIO).

PRAED                             (SEGUENDOLA) La prego, la prego, mi permetta. (POSA LE

MANI SULLA SDRAIO)


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VIVIE

(LASCIANDOGLIELA  PRENDERE)  Attento  alle  dita,  sono

marchingegni traditori, queste sedie. (RAGGIUNGE LA SEDIA

PIENA  DI  LIBRI;  LI  BUTTA  SULL’AMACA  E  SPINGE

AVANTI LA SEGGIOLA CON UNA BELLA BOTTA).

PRAED

(CHE HA FINITO DI APRIRE LA SDRAIO) Mi permetta di

prendere quella sedia rigida! Preferisco le sedie rigide.

VIVIE

Anch’io!  (SI  SIEDE)  Si  segga,  signor  Praed.  (L’INVITO  È

FATTO CON UN TONO CORDIALMENTE PERENTORIO;

È  CHIARO  CHE  L’ANSIA  DI  PRAED  DI  RIUSCIRE

GRADITO   LA   COLPISCE   COME   UN   SEGNO   DI

DEBOLEZZA DI CARATTERE).

PRAED

A proposito, cioè, non sarebbe meglio che andassimo incontro a

sua madre alla stazione?

VIVIE

( FREDDA) Perché? La strada la conosce. (PRAED ESITA E

POISISIEDESULLASDRAIO,PIUTTOSTO

SCONCERTATO) Vuol sapere una cosa? Lei è proprio come

me l’aspettavo. Posso sperare che si diventi amici, tra di noi?

PRAED

(DI NUOVO RAGGIANTE) Grazie, mia cara signorina Warren,

grazie.  Benedetto  me!  Sono  così  felice  che  sua  madre  non

l’abbia guastata.

VIVIE

E come?

PRAED

Be’,  rendendola  troppo  convenzionale.  Lei  sa,  mia  cara

signorina  Warren,  che  io  sono  un  anarchico  nato.  Odio

l’autorità.  Rovina  i  rapporti  tra  genitori  e  figli…

perfino  tra

madre e figlia. Bene, ho sempre temuto che sua madre forzasse

la  sua  autorità  al  punto  di  fare  di  lei  una  donna  m olto

convenzionale. È un grande sollievo scoprire che no n lo ha fatto.

VIVIE

Perchè, le sono sembrata anticonvenzionale?

PRAED

Ah,  no,  mia  cara,  no.  Quantomeno  non  convenzionalmente

anticonvenzionale,  lei  capisce.  (LEI  ACCENNA  DI  SI.  LUI

CONTINUA CON UN’ ESPLOSIONE DI CORDIALITA’) Ma

è stato così incantevole da parte sua, dire che voleva che noi due

diventassimo  amici!  Voi  ragazze  moderne  siete  splendide…

assolutamente splendide!

VIVIE

(DUBBIOSA)   Dice?   (LO   GUARDA   CON   NASCENTE

DELUSIONE  IN  MERITO  ALLA  QUALITA’  DEL  SUO

CERVELLO E DEL SUO CARATTERE).

PRAED

Quando io avevo la sua età i ragazzi e le ra gazze avevano paura

gli uni degli altri: non c’era un vero cameratismo…

niente di

autentico… Solo galanteria copiata dai romanzi, e q

uanto mai


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volgare  e  finta.  Pudore  verginale!  Cavalleria  maschile!  Dire

sempre “no” quando si voleva dire “sì”! un purgator

io vero e

proprio per le anime timide e sincere!

VIVIE

Certo, e immagino che ci dovesse essere una perdita di tempo

spaventosa… specialmente da parte delle donne.

PRAED

Sì, una perdita di vite, una perdita di tutto. Ma le cose stanno

migliorando. Ma lo sa che ho persistito in un positivo stato di

eccitazione all’idea di conoscerla fin dai suoi magnifici risultati

a  Cambridge…  una  cosa  inaudita  ai  miei

tempi.  Risul

tato

perfettamente splendido, essersi piazzata al terzo posto. Proprio

il piazzamento giusto, mi creda. Il primo piazzato è sempre un

tipo morboso di sognatore, uno in cui la cosa si spinge sino alla

malattia.

VIVIE

Per me non ne vale la pena. Io non lo rifarei più per la stessa

somma.

PRAED

(INORRIDITO) La stessa somma?

VIVIE

L’ho fatto per 50 sterline. Forse lei non sa  com’è andata. La

signora  Latham,  la  mia  insegnante  a  Newnham,  disse  a  mia

madre che avrei potuto distinguermi in matematica agli esami

finali se mi fossi preparata sul serio. Giusto allora i giornali

erano pieni di Philippa Summers che aveva battuto lo studente

vincitore  in  carica…  lei  sicuramente  se  lo

ricorda;

e  niente

avrebbe fatto più piacere a mia madre se non che io facessi la

stessa cosa. Dissi chiaro e tondo che non valeva la pena fare una

simile  sgobbata  dal  momento  che  non  intendevo  mettermi  a

insegnare. Ma mi offersi di tentare per il quarto piazzamento o

giù di lì per 50 sterline. Brontolò un po’, ma poi

chiuse a quella

cifra. E io fui meglio del mio affare. Ma non lo rifarei per la

stessa cifra. Duecento sterline avrebbero messo meglio a segno

il colpo.

PRAED

(MOLTO SMORZATO) Il Signore mi benedica! Ecco un modo

molto pratico di guardare la cosa.

VIVIE

Si aspettava di trovare in me una priva di senso pratico?

PRAED

No, no . Ma di sicuro è essere pratici considerare non solo il

lavoro che questi onori ci costano, ma anche la cultura che ci

portano.

VIVIE

Cultura!  Mio  caro  signor  Praed:  sa  che  cosa  significano  gli

esami   finali   di   matematica   con   tanto

di

classifica,

di

premiazione e di laurea? Significa sgobbare, sgobbare, sgobbare dalle sei alle otto ore al giorno su testi di matematica, e nient’altro che matematica. Si suppone che io sappia qualcosa di scienze; ma io conosco solo quel tanto di matematica che la


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scienza richiede. Posso fare calcoli per ingegneri, per elettrotecnici, per compagnie d’assicurazioni, e così via… Ma io non so quasi niente di ingegneria, o di elettricità , o di assicurazioni. Non conosco bene neppure l’aritmetica. Al di fuori della matematica, del tennis, del mangiare, del dormire, dell’andare in bicicletta e del camminare. Sono una barbara più ignorante di qualsiasi donna che non abbia mai affrontato quell’esame.

PRAED                             (DISGUSTATO)      Che      sistema       mostruoso,     perverso     e

canagliesco! Lo sapevo! L’avevo capito subito che era inteso alla distruzione di tutto ciò che rende bella la fe mminilità.

VIVIE                                Non  è  per  questo  che  sono  contraria.  Le  assicuro  che  saprò

trarne il massimo profitto.

PRAED                             Puah! In che modo?

VIVIE                                Aprirò un ufficio nella City per atti notari li e trasferimenti di

proprietà. Così con le spalle al coperto mi imprati chirò un po’ di legge, tenendo comunque sempre d’occhio la borsa. Sono venuta qui da sola per studiare legge… non per gode rmi una vacanza come immagina mia madre. Io odio le vacanze.

PRAED                             Lei mi gela il sangue nelle vene. Non vuole che ci sia nessun

romanticismo, nessuna bellezza nella sua vita?

VIVIE                                L’assicuro che non me ne importa nulla né del romanticismo né

della bellezza.

PRAED                             Lei non può voler dire quel che ha detto.

VIVIE                                Ma sì, ma sì! Mi piace lavorare e essere pagata per questo.

Quando sono stanca di lavorare, mi piace una poltrona comoda, un sigaro, un goccio di whisky, e un bel romanzo giallo.

PRAED                             (IN UN ATTACCO DI RIPUDIO) Io non ci credo. Sono un

artista;  e  non   posso  crederci;   mi   rifiuto   di  crederci.   (CON

ENTUSIASMO) Ah, mia cara signorina Warren, vedo che lei

non  ha  ancora  scoperto  che  mondo  meraviglioso  l’arte  può

aprirle davanti agli occhi.

VIVIE                                Sì che l’ho scoperto. Lo scorso maggio ho pa ssato sei settimane

a Londra con Honoria Fraser. La mamma pensava che andassimo in giro insieme a vedere le cose belle; ma in realtà io ogni giorno me ne stavo nell’ufficio di Honoria in Chancery Lane, o a fare per lei dei calcoli notarili, e ad aiutarla come può aiutare un principiante. La sera fumavamo e parlavamo, e non ci siamo mai sognate di uscire se non per fare un po’ di movimento. E io non mi sono mai divertita tanto in vita mia. Mi


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sono rifatta di tutte le mie spese e mi sono iniziata agli affari senza spendere un centesimo.

PRAED                             Ma Dio mi benedica il cuore e l’anima, signorina Warren, è

questo che lei chiama sperimentare l’arte?

VIVIE                                Aspetti un attimo. La cosa non cominciò così . Ero andata in città

invitata da gente dell’ambiente artistico che risiede in Fitzjhon’s Avenue: una delle ragazze era mia intima amica a Newnham. Mi hanno portato alla National Gallery, all’Opera; e a un concerto dove la banda ha suonato per tutta la sera: Beethoven, Wagner eccetera eccetera. Non vorrei ripetere quell’esperienza per nessuna cosa che mi si potrebbe offrire. Per pura educazione ho retto fino al terzo giorno; e poi ho detto, dateci un taglio, perché non ne posso più, e me ne sono andata in Chancery Lane. Adesso lei sa che splendido esemplare di ragazza moderna sono io. Pensa che andrò d’accordo con mia madre?

PRAED                             (SOBBALZANDO) Be’, spero… che…

VIVIE                                Quello che voglio sapere non è tanto quello che lei spera ma

quello che lei crede.

PRAED                             Bene,  francamente,  ho  paura  che  sua  madre  rimarrà  un  po’

delusa. Non per qualche manchevolezza da parte sua… Non voglio dire questo. Ma lei è così diversa dal suo ideale.

VIVIE                                E il suo ideale cosa sarebbe?

PRAED                             Dunque, lei, signorina Warren, sicuramente avrà notato che le

persone insoddisfatte del modo con cui sono state tirate su, di

solito pensano che il mondo andrebbe a posto se tutti fossero

allevati in modo diverso dal loro. Bene, la vita di sua madre è

stata… è stata… suppongo che lei sappia…

VIVIE                                Non    so    niente.    (PRAED    SI    SPAVENTA.    LA    SUA

COSTERNAZIONE CRESCE MENTRE LEI CONTINUA) E

questa  è  esattamente  la  mia  difficoltà.  Lei  dimentica,  signor

Praed, che io conosco a mala pena mia madre. Sin da quando

ero  bambina  io  ho  vissuto  in  Inghilterra,  a  scuola  o  in  un

“College”, o con persone pagate perché si prendesse ro cura di

me. Sono stata a pensione tutta la vita e mia madre è vissuta a

Bruxelles o a Vienna e mai mi ha permesso di raggiungerla. La

vedo solo per un paio di giorni quando viene in Inghilterra. Non

mi sto lamentando; è stato molto piacevole; perchétutti sono

stati  molto  buoni  con   me;  e  ci  sono  sempre  stati  soldi  in

abbondanza perché tutto filasse liscio. Ma non si mmagini che

io sappia qualcosa di mia madre. Ne so molto meno di lei.

PRAED                             (MOLTO    A    DISAGIO)   In    questo    caso    (SI    FERMA,

IMBARAZZATISSIMO.   POI,     CON    UN     TENTATIVO


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FORZATO D’ALLEGRIA) Ma che assurdità stiamo dicendo . È ovvio che lei e sua madre andrete d’accordo in modo splendido. (SI ALZA, E AMMIRA IL PANORAMA) Un posticino veramente delizioso.

VIVIE                                (IMPASSIBILE)  Se  cambiando  il  discorso,  lei  pensa  di  fare

qualcosa di diverso dal confermare i miei peggiori sospetti, lei deve ritenermi molto più stupida di quanto io speri di essere.

PRAED                             I suoi peggiori sospetti! Ah, per favore non lo dica. Non lo dica.

VIVIE                                Perché    la   vita   di   mia   madre   non   può  essere   oggetto   di

conversazione?

PRAED                             Signorina Warren, faccia mente locale. È nat urale che io abbia

una certa delicatezza nel parlare con la figlia di una mia vecchia

amica dietro le sue spalle. Lei avrà un sacco di op portunità di

parlare con lei della sua vita quando sarà qui. (CO N ANSIA) Mi

chiedo che cosa la stia trattenendo.

VIVIE                                No: neppure lei vorrà parlare della sua vita . (ALZANDOSI) In

ogni caso, non ho intenzione di fare pressione su di lei, signor

Praed. Solo tenga presente che io ho il forte sospetto che ci sarà

una battaglia regale quando mia madre sentirà del m io progetto

di Chancery Lane.

PRAED                             (COME UN GEMITO) Ho paura di sì.

VIVIE                                Vincerò la battaglia, perché non ho bisogno d’altro che di un

biglietto di solo andata per Londra per cominciare domani a

guadagnarmi da vivere lavorando come praticante per Honoria.

Inoltre, io non ho nessun mistero da coprire, e sembra invece

che lei lo abbia. Se sarà necessario userò questo v antaggio su di

lei.

PRAED                             (MOLTO COLPITO) Oh, no. Per favore, no. Non faccia una

cosa simile.

VIVIE                                Allora mi dica perché non dovrei farlo.

PRAED                             Non   posso  veramente.   Faccio   appello   alla   sua  bontà.  (LEI

SORRIDE DEL  SENTIMENTALISMO  DI  LUI)  Inoltre  lei

potrebbe trascendere. E con sua madre non si scherza quando è

arrabbiata.

VIVIE                                Lei,   signor   Praed,   non   può  spaventarmi.   In   q uel   mese   a

Chancery Lane ho avuto l’opportunità di prendere le     misure a

una o due donne del tipo di mia madre che erano venute per

consultare Honoria. Lei può spalleggiarmi per vince re. Ma se io

nella mia ignoranza dei fatti colpirò più forte del     necessario, si

ricordi che è lei che si rifiuta di illuminarmi. E ora lasciamo


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perdere questo argomento. (PRENDE LA SUA SEGGIOLA E

LA RICOLLOCA VICINO ALL’AMACA CON LA STESSA

SVENTOLA DI PRIMA).

PRAED                             (PRENDENDO  UNA  DECISIONE  DISPERATA)   Signorina

Warren, una parola. È meglio che glielo dica… È mol to difficile; però…

LA   SIGNORA    WARREN   E    SIR    GEORGE   CROFTS

ARRIVANO AL CANCELLO. LA SIGNORA WARREN E’

UNA  DONNA  TRA   I   QUARANTA  E   I   CINQUANTA,

BELLA,   PORTA    UN    CAPPELLO   VISTOSO   E     UNA

CAMICETTA A COLORI VIVACI MOLTO ADERENTE E

CON  MANICHE  ALLA  MODA.  PIUTTOSTO  VIZIATA  E

DISPOTICA,  MA,   NEL   COMPLESSO,   UNA   VECCHIA

CANAGLIA  DI   DONNA   CORDIALE  E    ABBASTANZA

PRESENTABILE.

CROFTS E’ UN UOMO ALTO, DI FORTE COSTITUZIONE

SUI  CINQUANTA,  VESTITO   ALLA   MODA   IN    STILE

GIOVANILE.   VOCE    NASALE,    PIU’    STRIDULA    DI

QUANTO  CI  SI  ASPETTEREBBE   DALLA  SUA   FORTE

STRUTTURA. BEN RASATO, MASCELLE DA BULLDOG,

ORECCHIE   GRANDI   E    PIATTE,    COLLO    TAURINO;

COMBINAZIONE     NON       PRIVA       DI       DISTINZIONE

DELL’UOMO  D’AFFARI  DEL  GENERE  PIU’  BRUTALE,

DELL’UOMO SPORTIVO E DEL BELLIMBUSTO.

VIVIE                                Eccoli qua. (VA INCONTRO A LORO MENTRE ENTRANO

NEL GIARDINO) Come stai, mamma? Il signor Praed è qui che ti aspetta da una bella mezz’ora.

SIGNORA WARRENSe hai aspettato, Praddy, la colpa è tua: pensavo che avresti avuto il buon senso di capire che sarei venuta col treno delle tre e dieci. Vivie, cara, mettiti il cappello: il sole scotterà. Dimenticavo di fare le presentazioni. Sir George Crofts, la mia piccola Vivie.

CROFTS  SI  AVVICINA  A  VIVIE  COL  SUO  FARE  PIU’

OSSEQUIOSAMENTE MONDANO. LEI SALUTA CON UN

CENNO DEL CAPO, MA NON ACCENNA MINIMAMENTE

A STRINGERGLI LA MANO.

CROFTS                           Posso stringere la mano a una signorina che conosco di fama da

lungo tempo come la figlia di una delle mie più vecchie amiche?

VIVIE                                (CHE LO HA SQUADRATO SEVERAMENTE DA CAPO A

PIEDI)  Se   ne   ha  voglia.   (AFFERRA  LA   MANO  DI  LUI

OFFERTA MOLLEMENTE E LA STRINGE IN MODO DA

FARGLI  STRALUNARE  GLI  OCCHI;  POI  GLI  GIRA  LE

SPALLE E CHIEDE A SUA MADRE) Volete entrare, o vado a


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prendere altre due sedie? (VA A PRENDERLE NEL PORTICO).

SIGNORA WARREN Allora, George, che cosa ne dici?

CROFTS                           (MAESTOSAMENTE) Ha una stretta possente. Praed, le hai

dato la mano?

PRAED                             Sì: non preoccuparti,  passa subito.

COFTS                              Speriamo bene.

VIVIE RICOMPARE CON ALTRE DUE SDRAIO.

CROFTS                           (SI PRECIPITA AD AIUTARLA) Mi consenta.

SIGNORA WARREN (CON CONDISCENDENZA) Cara, lascia che sir Gorge ti aiuti a portare le sedie.

VIVIE                                (GLIELE  SCARAVENTA  TRA  LE  BRACCIA)  Eccole!  (SI

SPOLVERA LE MANI E SI RIVOLGE ALLA SIGNORA WARREN) Ti andrebbe una tazza di tè, o mi sbaglio?

SIGNORA WARREN (SEDENDOSINELLA SEDIA DI PRAED E SVENTAGLIANDOSI) Muoio dalla voglia di bere una goccia di qualcosa.

VIVIE                                Ci penso io. (ENTRA NELLA VILLETTA)

SIR  GEORGE  INTANTO  CE  L’HA  FATTA  AD  APRIRE

UNA SDRAIO E A SISTEMARLA ALLA SINISTRA DELLA

SIGNORA WARREN.  BUTTA   L’ALTRA  SUL  PRATO  E

SIEDE CON ARIA DEPRESSA E PIUTTOSTO MELENSA,

COL POMO DEL BASTONE IN BOCCA. PRAED, ANCORA

MOLTO A DISAGIO, SI MUOVE NERVOSAMENTE NEL

GIARDINO ALLA LORO DESTRA.

SIGNORA WARREN (A PRAED, GUARDANDO CROFTS) Ma guardalo, Praddy: ha l’aria di uno allegro, eh? Mi ha rotto l’anima d a tre anni perché gli facessi vedere questa mia bambina; e ora che l’ho accontentato, eccolo lì tutto sconcertato. (CON VIVACITA’) Andiamo, George, sta seduto diritto e togliti quel bastone dalla bocca. (CROFTS OBBEDISCE CUPAMENTE)

PRAED                             Penso, sai, se mi concedi di dirlo, che faremmo meglio a perdere

l’abitudine di pensare a lei come a una bambina. Tieni presente

che si è realmente distinta; e ho il dubbio, da quanto ho potuto

constatare, che sia lei più vecchia di tutti noi.

SIGNORA WARREN (MOLTO DIVERTITA) Ma lo senti, George? Più vecchia di tutti noi! Ti ha intontito come si deve con la sua importanza.


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PRAED


Ma i giovani sono particolarmente sensibili all’essere trattati da adulti.


SIGNORA WARREN Sì, e ai giovani fa bene che qualcuno gli tolga tutte queste stupidaggini dalla testa, e tante altre ancora! Praddy, non intrometterti. So come trattare la mia bambina almeno come te.

PRAED,     SCUOTENDO      GRAVEMENTE      LA     TESTA,

CAMMINA PER IL GIARDINO CON LE MANI DIETRO LA

SCHIENA.   LA    SIGNORA   WARREN   SI    SFORZA   DI

RIDERE,     MA       LO       SEGUE      CON      LO       SGUARDO

VISIBILMENTE ANSIOSO, POI BISBIGLIA A CROFTS.

SIGNORA WARREN Che cos’ha? Perché se la prende a quel modo?

CROFTS                           Tu hai paura di Praed.

SIGNORA WARREN Cosa? Io? Paura del caro, vecchio Praddy! Una mosca non avrebbe paura di lui.

CROFTS                           Tu hai paura di lui.

SIGNORA WARREN (ARRABBIATA) Fammi il piacere di badare agli affari tuoi, e di non scaricare su di me i tuoi malumori! E comunque di te non ho paura. Comunque! Se non sei capace di renderti gradevole, faresti meglio a tornare a casa. (SI ALZA E GIRANDOGLI LE SPALLE SI TROVA FACCIA A FACCIA CON PRAED) Andiamo, Praddy, so che è solo la tua tenerezza di cuore. Hai paura che la tiranneggi.


PRAED


Mia cara Kitty: tu pensi che io mi sia offeso. Non devi neppure immaginarlo: per favore! Però sai che io spesso not o delle cose che ti sfuggono; e benché tu non segua mai i miei consigli, qualche volta ammetti che avresti dovuto seguirli.


SIGNORA WARREN Bene, e adesso che cosa hai notato?


PRAED


Solo che Vivie è una donna fatta. Per favore, Kitty, trattala con tutto il rispetto.


SIGNORA WARREN (CON STUPORE GENUINO) Rispetto! Trattare mia figlia con rispetto! E poi cosa ancora?


VIVIE


(AFFACCIANDOSI SULLA SOGLIA DI CASA E RIVOLGENDOSI ALLA SIGNORA WARREN) Mamma: vuoi salire in camera mia e toglierti il cappello prima del tè?


SIGNORA WARREN Sì,  cocca.  (RIDE  CON  INDULGENZA  DI  PRAED  E PASSANDOGLI  DAVANTI  PER  ANDARE  VERSO  IL

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PORTICO  GLI  DA   UN   BUFFETTO   SULLA  GUANCIA.

SEGUE VIVIE DENTRO CASA)

CROFTS                           (CON CIRCOSPEZIONE) Eih, Praed!

PRAED                             Sì.

CROFTS                           Vorrei farti una domanda piuttosto particolare.

PRAED                             Pronto! (PRENDE LA SEDIA DELLA SIGNORA WARREN E

SI SIEDE VICINO A CROFTS)

CROFTS                           Bravo: potrebbero sentirci dalla finestra. Stammi attento: Kitty ti

ha mai detto chi è il padre della ragazza?

PRAED                             Mai.

CROFTS                           Hai qualche sospetto di chi potrebbe essere?

PRAED                             Nessuno.

CROFTS                           (NON CREDENDOGLI) Naturalmente so che tu forse potresti

sentirti obbligato a non spifferare niente se lei ti avesse detto

qualcosa. Ma è veramente imbarazzante avere delle incertezze al

proposito  ora  che  incontreremo  la  ragazza  ogni  giorno.  Non

sappiamo cosa provare esattamente nei suoi confronti.

PRAED                             Che differenza può fare? La consideriamo in  base ai suoi meriti.

Che importanza ha sapere chi è il padre?

CROFTS                           (SOSPETTOSO) Allora tu sai chi è?

PRAED                             (CON UNA PUNTA D’IRRITAZIONE) Ti ho appena detto di

no! Non mi hai sentito?

CROFTS                           Ascoltami, Praed. Te lo chiedo come un favore da amico. Se lo

sai. (MOVIMENTO DI PROTESTA DI PRAED) Dico soltanto,

se lo sai, potresti almeno tranquillizzarmi. Il fatto è che mi sento

attratto  da   lei.   Non   allarmarti:    si   tratta   di   un   sentimento

assolutamente innocente. E questo è ciò che mi sconcerta. Per

quanto ne so io, potrei essere suo padre.

PRAED                             Tu! Impossibile!

CROFTS                           (INCALZANDOLO  ASTUTAMENTE)  Tu  sai  per  certo  che

non lo sono?

PRAED                             Io non so niente, ti dico, niente di più di te. Ma veramente,

Crofts… ma no, non se ne parla nemmeno. Non c’è la minima somiglianza.


13


CROFTS

Se è per questo non c’è somiglianza neanchetra lei e sua madre.

Per caso, sarà mica figlia tua?

PRAED

(RISPONDE

CON

UNO

SGUARDO

PIENO

D’INDIGNAZIONE.  POI  SI  RIPRENDE  CON  UN  CERTO

SFORZO E RISPONDE CON GENTILEZZA E GRAVITA’)

Ora, caro Crofts, stammi a sentire. Io non ho niente a che fare

con quel lato della vita della signora Warren, né mai l’ho avuto.

Lei non me ne ha mai parlato; e, ovviamente, io non sono mai

andato sull’argomento. La tua delicatezza ti dirà c he una bella

donna ha bisogno di alcuni amici che non la…, dicia

mo che

abbiano  con  lei  rapporti  d’altro  genere.  Gli  effetti  della  sua

bellezza diventerebbero un tormento per lei se ogni tanto non

potesse sfuggirne. I tuoi rapporti con Kitty sono probabilmente

molto ma molto più confidenziali dei miei. Di sicuro puoi porgli

la domanda tu stesso.

CROFTS

(ALZANDOSI   CON   IMPAZIENZA)   Glielo   ho   chiesto

abbastanza spesso. Ma lei è così determinata a tenersi la ragazza

tutta per sé

da negare che mai ci sia stato un padre, se potesse.

No: non c’è niente da ricavare da lei… in ogni modo   niente che

uno possa credere. Io, Praed, mi sento molto infastidito.

PRAED

(ALZANDOSI A SUA VOLTA) Bene, siccome, in ogni caso, tu

sei vecchio abbastanza da essere suo padre, io non ho niente in

contrario che noi due si consideri la signorina Vivie in modo

paterno,  come  una  giovane  ragazza  che  noi  ci  riteniamo  in

dovere di proteggere e di aiutare. Tanto più, in quanto il vero

padre, chiunque sia stato, è probabilmente una canaglia. Che ne

dici?

CROFTS

(AGGRESSIVO) Non sono più vecchio di te, se è quello che

vuoi dire.

PRAED

Sì che lo sei, caro mio: tu sei stato partorito vecchio. Io sono

nato ragazzo: in tutta la mia vita io non sono mai stato capace di

sentire la sicurezza dell’uomo adulto.

SIGNORA WARREN (CHIAMANDO DA DENTRO CASA) Prad-dy! George! Il tèèèè!

CROFTS

(IN FRETTA) Ci sta chiamando. (SI PRECIPITA DENTRO.

PRAED   SCUOTE   LA   TESTA   COME    CHI   NON

PRESENTISCE NIENTE DI BUONO, E MENTRE SI AVVIA

LENTAMENTE  PER  ENTRARE  E’  SALUTATO  DA  UN

GIOVANE CHE E’ APPENA COMPARSO SULLA STRADA

E   SI  AVVIA   VERSO   IL   CANCELLO.   E’   UN   BEL

RAGAZZO, GRADEVOLE, VESTITO ELEGANTEMENTE E

INTERAMENTE   BUONO   A   NULLA.   HA   DA   POCO

PASSATO   I   VENTI   ANNI,   CON   UNA   VOCE   CHE

INCANTA

E

MANIERE

PIACEVOLMENTE


14


IRRISPETTOSE. PORTA UN LEGGERISSIMO FUCILE DA CACCIA)

GIOVANE                      Eih! Praed!

PRAED                             Ma    guarda,    Frank    Gardner!    (FRANK    ENTRA    E    SI

STRINGONO LA MANO CORDIALMENTE) Cosa diavolo stai facendo qui?

FRANK                            Sto in casa di mio padre.

PRAED                             Il reverendo padre anglicano?

FRANK                            E’ il pastore di qui. Quest’autunno lo passo coi miei per cause di

origine  economica.   In  luglio   è   scoppiata   la   crisi: il     padre

reverendo anglicano ha dovuto pagare i miei debiti. Ragione per

cui è al verde come un’aiuola: e così sono io. Cosa fai da queste

parti? Conosci chi abita qui?

PRAED                             Sì: sto passando la giornata con una certa signorina Warren.

FRANK                            (CON   ENTUSIASMO)   Cosa?   Conosci   Vivie?   Non   è  una

ragazza in gamba? Le sto insegnando a sparare… vedi      ! (GLI

MOSTRA IL FUCILE) Sono ultrafelice che ti conosca: tu sei

esattamente   il    tipo    di   persona    che    dovrebbe   conoscere.

(SORRIDE E ALZA LA VOCE INCANTEVOLE QUASI A

UN TONO DI CANTO MENTRE ESCLAMA) E’ sempre così

piacevole trovarti qui, Praed. Non è vero?

PRAED                             Sono un vecchio amico di sua madre. La signora Warren mi ha

portato qui per fare la conoscenza di sua figlia.

FRANK                            La madre! È qui?

PRAED                             Sì… è dentro per il tè.

SIGNORA WARREN (CHIAMANDO DA DENTRO) Praddiiii! La torta del tè si raffredderà!

PRAED                             (A  VOCE  ALTA)  Sì,  signora  Warren!  Tra  un  minuto!  Ho

incontrato un amico proprio adesso.

SIGNORA WARREN Un cosa?

PRAED                             (PIU’ FORTE) Un amico!

SIGNORA WARREN Porta anche lui.

PRAED                             Va bene. (A FRANK) Accetti l’invito?


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FRANK                            (INCREDULO MA MOLTO DIVERTITO) E’ quella la madre

di Vivie?

PRAED                             Sì.

FRANK                            Per Giove! Divertente!Pensi che le andrò a g enio?

PRAED                             Non ho nessun dubbio che ti renderai popolare, come al solito.

Entra e vedrai. (SI AVVIA VERSO LA VILLETTA)

FRANK                            Fermati    un    minutino.   (SERIAMENTE)   Voglio    farti    una

confidenza.

PRAED                             Per favore, no! Sarà solo qualche nuova foll ia, come la barista

del Redhill.

FRANK                            No, si tratta di qualcosa di molto ma molto più serio. Dici che

hai conosciuto Vivie oggi per la prima volta?

PRAED                             Sì.

FRANK                            (CON   ENTUSIASMO)  Allora   non   puoi   avere   idea  di   che

ragazza   sia.   Che    carattere!    Che   buon    senso!   E   la    sua

intelligenza! Forse esagero, Praed, ma posso assicurarti che è

intelligente! E il più innamorato cuoricino che…

CROFTS                           (METTENDO LA TESTA FUORI DALLA FINESTRA) Praed,

dico, ma si può sapere che stai facendo? Muoviti! ( SPARISCE)

FRANK                            Salve! E’ un tipo che potrebbe essere premiato a una mostra di

cani barboni. Chi è?

PRAED                             Sir  George  Crofts,  un  vecchio  amico  della  signora  Warren.

Penso che sia meglio se entriamo.

MENTRE VANNO VERSO IL PORTICO SONO FERMATI

DA   QUALCUNO   CHE    GUARDA   DAL    CANCELLO.

GIRANDOSI VEDONO CHE SI TRATTA DI UN ANZIANO

PASTORE.

PASTORE                       (CHIAMANDO) Frank!

FRANK                            Ciao!    (A    PRAED)    Il    reverendo    padre    anglicano.    (AL

PASTORE) Sì, genitore; va bene; subito. (A PRAED) Senti un

po’ Praed: è meglio che vai dentro per il tè. Ti raggiungo tra

poco.

PRAED                             Benissimo.    (ALZA   IL   CAPPELLO   AL   PASTORE   CHE

RICAMBIA IL SALUTO DA LONTANO. PRAED ENTRA IN

CASA. IL PASTORE RESTA TUTTO RIGIDO FUORI DAL

CANCELLO, CON LE MANI APPOGGIATE SUL BORDO


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PIU’  ALTO.   IL REVERENDO  SAMUEL GARDNER,  UN

PASTORE CON PREBENDA DELLA CHIESA NAZIONALE

ANGLICANA,  HA  SUPERATO  I  CINQUANTA  ANNI.  E’

UNA       PERSONA       PRETENZIOSA,       RUMOROSA       E

FANFARONA. SENZA NESSUNA SPERANZA DI IMPORSI

COME PADRE E COME PASTORE INCAPACE COM’E’ DI

OTTENERE RISPETTO IN ENTRAMBI I RUOLI)

REV. SAMUEL           Dunque, signor mio. Chi sono i tuoi amici qui, se mi si consente

di chiederlo?

FRANK                            Tutto in regola, comandante! Entra.

REV. SAMUEL           Nossignore; no, finché non so nel giardino di chi sto entrando.

FRANK                            Tutto in regola. Qui abita la signorina Warren.

REV. SAMUEL           Non l’ho mai vista in chiesa da quando è arrivata qui.

FRANK                            Certo che no: si è piazzata al terzo posto agli esami finali di

matematica… più intellettuale che mai… Ha preso dei     voti più

alti di te; perché dovrebbe mai venire a sentire letue prediche?

REV. SAMUEL           Non mancarmi di rispetto, giovanotto.

FRANK                            Non ha importanza; dal momento che nessuno ci sente. Entra.

(APRE  IL   CANCELLO,  E   SENZA  TANTE   CERIMONIE

TIRA DENTRO IL GIARDINO SUO PADRE CHIUDENDO

IL CANCELLO) Voglio presentarti a lei. Io e lei andiamo avanti

a parlare a vanvera molto bene; lei è deliziosa sai comandante, ti

ricordi il consiglio che mi hai dato il luglio scorso?

REV. SAMUEL           (CON  SEVERITA’)  Sì.  Ti  ho  consigliato    di  vincere  la  tua

pigrizia e la tua sfacciataggine, e di darti da fare per iniziare una

professione onorevole e di contare, per guadagnarti il pane, su di

essa e non su di me.

FRANK                            No: questo lo hai pensato in seguito. Quello che in realtà hai

detto fu che poiché io non avevo né cervello, né soldi, avrei fatto

meglio a mettere a frutto il mio bell’aspetto sposando qualcuna

dotata di entrambe le cose. Attenzione: la signorina Warren è

ben dotata di cervello, non puoi negarlo.

REV. SAMUEL           Il cervello non è tutto.

FRANK                            No, certo che no: ci sono anche i soldi…

REV. SAMUEL           (LO INTERROMPE CON AUSTERITA’) Non stavo pensando

ai soldi, signorino, stavo parlando di cose più alte… La posizione sociale, per esempio.


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FRANK

Non me ne importa un cavolo della posizione.

REV. SAMUEL

Ma importa a me. Chiaro?

FRANK

Nessuno chiede a te di sposarla. Comunque, ha una laurea a

Cambridge e sembra avere tutti i soldi che vuole.

REV. SAMUEL

(SPROFONDANDOINUNADEBOLEVENA

D’UMORISMO)  Io  dubito  fortemente  che  possa  avere  tanti

soldi quanti ne vuoi tu.

FRANK

Andiamo,  andiamo,  non  è  che  sia  poi  uscito  così  tanto  dal

seminato.  Conduco  una  vita  tranquilla;  non  bevo;  non  gioco

molto; e non corro regolarmente la cavallina come facevi tu

quando avevi la mia età.

REV. SAMUEL

(CON UN RUGGITO MINACCIOSO) Stai zitto.

FRANK

Dunque, me lo hai detto tu stesso, quando stavo per fare quella

cretinata con la barista del Redhill, che tu una volta hai offerto

cinquanta sterline a una donna per riavere le lettere che le avevi

scritto quando…

REV. SAMUEL

(TERRORIZZATO) Ssst…,  Frank,  per l’amo  r  del  Cielo! (SI

GUARDAINTORNO

CON

APPRENSIONE.NON

VEDENDO NESSUNO A TIRO D’ORECCHIO, RIPRENDE

IL CORAGGIO DI TUONARE ANCORA MA IN MODO PIU’

ATTENTO)  Tu  ti  stai  approfittando,  in  modo  non  da

gentiluomo, di quello che ti ho confidato per il tuo bene, per

salvarti da un errore del quale ti saresti pentito per tutta la vita.

Le follie di tuo padre ti servano da lezione, invece di usarle

come scusa per le tue.

FRANK

Hai mai sentito la storia del Duca di Wellington e delle sue

lettere?

REV. SAMUEL

No, e non voglio sentirla.

FRANK

Va  bene!  Il  vecchio  Duca

di  Ferro

non  buttò  via

cinquanta

sterline, lui no! Si limitò a scrivere: “Mia cara J enny: pubblicale

e va all’inferno! Tuo con affetto, Wellington””. È

quello che

avresti dovuto fare tu.

REV. SAMUEL

(PIETOSAMENTE) Frank, ragazzo mio; quando scrissi quelle

lettere  mi  misi  in  potere  di  quella  donna.  Quando  ti  ho

raccontato di lei mi sono messo, in qualche modo, e mi dispiace

dirlo, in tuo potere. Lei rifiutò i miei soldi con  delle parole che

non dimenticherò mai, queste: “Sapere è potere”, di sse “ e io il potere non lo vendo mai”. Da allora sono passati pi ù di venti anni e lei non ha mai fatto uso del suo potere né mai mi ha


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causato un solo attimo di disagio. Tu, con me, Frank, ti stai

comportando peggio di lei.

FRANK

Sì, se Dio vuole! Ma a ragion veduta: hai mai fatto a lei le

prediche che propini a me ogni giorno?

REV. SAMUEL

(FERITO   QUASI   ALLE   LACRIME)   Vado   via.   Sei

incorreggibile. (SI AVVIA VERSO IL CANCELLO)

FRANK

(PER NIENTE TOCCATO) Dì in casa che non ci sarò per il tè;

ci  conto,  reverendo  padre,  come  è  vero  che  sei  un  bravo

ragazzo?   (VA   VERSO   LA   PORTA   DELLA   CASA   E

INCONTRA  VIVIE  CHE  STA  USCENDO,  SEGUITA  DA

PRAED, DA CROFTS E DALLA SIGNORA WARREN).

VIVIE

(A FRANK) Frank, quello è tuo padre? Voglio tanto conoscerlo.

FRANK

Certamente.  (GRIDANDO  VERSO  SUO  PADRE)  Genitore!

(IL    REV.    SAMUEL    SI    GIRA    AL    CANCELLO,

MANEGGIANDO    NERVOSAMENTE    IL

CAPPELLO.

PRAED   ARRIVA   DALLA   PARTE   OPPOSTA   DEL

GIARDINO   TUTTO   RAGGIANTE   IN   VISTA   DELLO

SCAMBIO  DI  CONVENEVOLI;  CROFTS  VA  AVANTI  E

INDIETRO   VICINO   ALL’AMACA,   DANDOLE   DEI

COLPETTI COL BASTONE PER FARLA OSCILLARE. LA

SIGNORA   WARREN   SI   FERMA   SULLA   SOGLIA,

GUARDANDO CON DUREZZA IL PASTORE) Permettetemi

di fare le presentazioni. Mio padre: la signorina Warren.

VIVIE

(AVVICINANDOSI AL PASTORE E STRINGENDOGLI LA

MANO) Molto lieta di vederla qui, signor Gardner. Lasciate che

vi presenti tutti. Il signor Gardner… Il signor Fra

nk Gardner… il

signor  Praed….  Sir  George  Crofts,  e…  (MENTRE  GLI

UOMINI  SI  ALZANO  IL  CAPPELLO  L’UNO  VERSO

L’ALTRO,VIVIEE’INTERROTTADAUNA

ESCLAMAZIONE  DI  SUA  MADRE.  CHE  SI  PRECIPITA

SUL REV. SAMUEL)

SIGNORA WARREN Maquesto è Sam Gardner, entrato nella Chiesa! Non ci riconosci più, Sam? Questo è George Crofts, vero come la vita ma con la barba bianca. Non ti ricordi di me?

REV. SAMUEL           (MOLTO ARROSSITO) Veramente… io…

SIGNORA WARREN Ma certo che ti ricordi. Io ho ancora un intero album di lettere tue: mi sono capitate tra le mani giusto l’altro ieri.

REV. SAMUEL           (MISERAMENTE    CONFUSO)    La    signorina     Vavasour,

immagino.


19


SIGNORA WARREN (LO CORREGGE IN FRETTA SUSSURRANDO FORTE) Tch! Sciocchezze! La signora Warren: non vedi che c’è qui mia figlia?


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ATTO II

Dentro la villetta dopo il calar della notte. Guardando da dentro verso est anziché verso ovest dall’esterno, la finestra con le sbarre e le tende tirate appare al centro della facciata della villetta, con la porta che immette sul portico a sinistra. Nella parete di sinistra c’è la porta che da sul fianco, più in fondo, contro la stessa parete c’è una credenza con sopra una candela e dei fiammiferi, e accanto il fucile di Frank con la canna appoggiata sul portapiatti. Al centro c’è un tavolo con sopra una candela. I libri e il necessario per scrivere di Vivie sono su un tavolino a destra della finestra contro la parete. Due delle seggiole sono poste a destra e a sinistra del tavolo. Il caminetto è a destra con una panca: non c’è fuoco.

La porta della villetta si apre mostrando una bella notte stellata. La signora Warren con sulle spalle uno scialle preso a prestito da Vivie entra seguita da Frank. Ne ha avuto abbastanza di passeggiare, e con un sospiro di sollievo si sfila lo spillone nella cupola e lo posa sul tavolo.

SIGNORA WARREN Dio Signore! Non so che cosa sia peggio in campagna, se fare delle passeggiate oppure starsene seduti in casa senza aver niente da fare: adesso potrei farmi un whisky e soda senza problemi, se solo ci fosse una cosa del genere in questo posto.

FRANK                            (L’AIUTA         A          TOGLIERSI          LO         SCIALLE,         E

CONTEMPORANEAMENTE LE ACCAREZZA LE SPALLE CON ESTREMA DELICATEZZA) Magari Vivie ne ha.

SIGNORA WARREN (GUARDANDOLO CON LA CODA DELL’OCCHIO UN ATTIMO MENTRE NOTA LA CAREZZA) Non dire stupidaggini! Cosa farebbe una ragazzina come lei con roba del genere! Pazienza, non importa. (SI LASCIA CADERE STANCAMENTE SOPRA UNA SEDIA DEL TAVOLO) Mi chiedo come passa il suo tempo qui! Io preferirei un sacco essere a Vienna!

FRANK                            Ce la porto io a Vienna. (RIPIEGA LO SCIALLE CON CURA;

LO APPENDE SULLA SPALLIERA DELL’ALTRA SEDIA E SI SIEDE DAVANTI ALLA SIGNORA WARREN)

SIGNORA WARREN Smettila! Comincio a credere che tale il padre tale il figlio.

FRANK                            Come il reverendo padre, eh?

SIGNORA WARREN Lascia perdere. Che ne sai tu di queste cose? Sei solo un ragazzo.

FRANK                            Allora, viene a Vienna con me? Ci divertiremo.

SIGNORA WARREN No, grazie. Vienna non è posto per te… almeno finché non sarai cresciuto ancora un po’. (SCUOTE LA TESTA PER SOTTOLINEARE IL CONSIGLIO CHE GLI HA DATO. LUI FA LA FACCIA PERMALOSA, SMENTITA DAGLI OCCHI CHE RIDONO. LEI LO GUARDA, POI SI ALZA E GLI SI


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AVVICINA)      Adesso,       stammi        a       sentire,        ragazzino.

(PRENDENDOGLI   LA    FACCIA    TRA     LE    MANI    E

ALZANDOLA VERSO DI LEI) Ti conosco fino in fondo per la

somiglianza con tuo padre, meglio di quanto ti conosci tu. Non

metterti in testa delle idee stupide su di me. Hai capito?

FRANK                            (CORTEGGIANDOLA GALANTEMENTE CON LA VOCE)

Non  posso  farne  a  meno,  mia  cara  signora  Warren:  è una

malattia  di  famiglia.  (LEI  FA   FINTA  DI  PRENDERLO  A

SCHIAFFI;   POI   PER    UN    MOMENTO    GUARDA    LA

GRAZIOSA, RIDENTE FACCIA RIVOLTA VERSO DI LEI,

TENTATA. ALLA FINE LO BACIA E IMMEDIATAMENTE

SI ALLONTANA, SPAZIENTITA CON SE STESSA)

SIGNORA WARREN Ecco! Non avrei dovuto farlo! Sono cattiva. Ma tu, mio caro, non preoccuparti: è solo un bacio materno. Va a far l’amore con Vivie.

FRANK                            Già fatto.

SIGNORA WARREN (GIRANDOSI VERSO DI LUI CON UNA NOTA INTENSA D’ALLARME NELLA VOCE) Cosa?

FRANK                            Io e Vivie siamo amici intimi.

SIGNORA WARREN Che cosa vuoi dire? Adesso, ascoltami bene: non voglio che nessun giovane mascalzone gironzoli intorno alla mia bambina. Hai capito? Non lo permetterò.

FRANK                            (SENZA   SCOMPORSI)  Mia   cara   signora   Warren:   non    si

preoccupi.   Le   mie   intenzioni   sono   oneste,   completamente

oneste; e la sua bambina è capacissima di badare a se stessa.

Non occorre sorvegliarla quanto occorre sorvegliare sua madre.

Perché non è così bella, e lei lo sa.

SIGNORA WARREN (PRESA ALLA SPROVVISTA DALLA SUA SICUREZZA) Tu hai una bella, sana, grande faccia di bronzo. Non so dove l’hai presa… certamente, non da tuo padre. (SI SENT ONO VOCI E RUMORE DI PASSI SOTTO IL PORTICO) Ssst! Sento che gli altri stanno arrivando (SI SIEDE IN FRETTA) Ricordati: uomo avvisato! (IL REV. SAMUEL ENTRA, SEGUITO DA CROFTS) Allora, dove siete finiti, voi due? E dove sono Praddy e Vivie?

CROFTS                           (POSA IL CAPPELLO SULLA PANCA E IL BASTONE IN

UN ANGOLO DEL CAMINO) Loro sono andati sulla collina.

Noi siamo andati al villaggio. Volevo bere qualcosa. (SI SIEDE

SULLA PANCA CON LE GAMBE DISTESE SUL SEDILE)

SIGNORA WARREN Non dovrebbe sparire così senza dirmi niente! (A FRANK) Dai una sedia a tuo padre, Frank: dove sono le tue buone


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maniere? (FRANK SCATTA IN PIEDI E OFFRE CORTESEMENTE LA SUA SEDIA A SUO PADRE; POI NE PRENDE UN’ALTRA ACCOSTATA ALLA PARETE E SI SIEDE DAVANTI ALLA TAVOLA, A META’, CON SUO PADRE A DESTRA E LA SIGNORA WARREN A SINISTRA) George: questa notte dove dormi? Non puoi stare qui. E Praddy cos’ha intenzione di fare?

CROFTS                           Il reverendo Gardner mi ospita.

SIGNORA WARREN Non c’è dubbio che hai pensato a te stesso. Ma che succede con Praddy?

CROFTS                           Non lo so. Suppongo che possa dormire alla locanda.

SIGNORA WARREN Sam non hai posto per lui?

REV. SAMUEL           Be’… dunque… io, sai com’è, nella mia posizione di pastore, non posso fare esattamente come vorrei. Cioè… Qual è la posizione sociale del signor Praed?

SIGNORA WARREN Persona di primissimo ordine: è architetto. Come sei all’antica e superato, Sam!

FRANK                            Sì,    ha    le    carte    in    regola,    genitore.    Ha    costruito    nel

Monmouthshire  per  il  Duca  di  Beaufort:  Tintern  Abbey,  lo

chiamano. Ne avrai sentito parlare. (DA UNA VELOCISSIMA

STRIZZATINA  D’OCCHI  ALLA SIGNORA  WARREN,  E

GUARDA SUO PADRE CON ARIA MELLIFLUA)

REV. SAMUEL           In questo caso, naturalmente saremo più che felici. Suppongo

che conoscerà personalmente il Duca di Beaufort.

FRANK                            Sono amici intimi! Possiamo ficcarlo nella vecchia stanza di

Giorgina.

SIGNORA WARREN Anche questoè sistemato. Adesso, se quei due volessero rientrare e permetterci di cenare… Non hanno il dir itto di stare fuori tanto dopo che è sceso il buio.

CROFTS                           (AGGRESSIVO) Che male ti fanno?

SIGNORA WARREN Male o bene, non mi piace.

FRANK                            Signora Warren, sarà meglio non aspettarli.  Praed starà fuori il

più possibile. Non ha mai saputo fino ad oggi che cosa significhi

vagabondare per la brughiera in una notte d’estate con la mia

Vivie.

CROFTS                           (ALZANDOSI PIUTTOSTO COSTERNATO) Eh, no. Dico, eh.

Andiamo!


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REV. SAMUEL


(ALLARMATO AL PUNTO DA LASCIARE I SUOI MODI PROFESSIONALI E MOSTRARSI REALMENTE RISOLUTO E SINCERO) Frank, una volta per tutte, è fuori discussione. La signora Warren ti dirà che non c’è nemmeno da pensarci.


CROFTS


Certo che no.


FRANK


(CON  UNA


CALMA


INCANTEVOLE)


E’


così,


signora


Warren?


SIGNORA WARREN (PENSANDOCIBENE) Dunque, Sam, non lo so. Se la ragazza vuole sposarsi, non può venire niente di bu ono dal tenerla nubile.


REV. SAMUEL


(SCONVOLTO) Ma sposata a lui! Sua figlia a mio figlio! Ma le pare? È impossibile!


CROFTS


Certo che è impossibile. Non fare l’imbecille, Kitty.


SIGNORA WARREN (PUNTA NEL VIVO) Perché, no? Mia figlia non è all’altezza di tuo figlio?


REV. SAMUEL


Ma   certamente.


Mia


cara


signora


Warren,


lei


conosce


la


ragione…


SIGNORA WARREN (CON ARIA DI SFIDA) Io di ragioni non ne conosco. Se tu ne conosci, puoi dirle al ragazzo, o alla ragazza, o a tutta la tua congregazione, se ti va .


REV. SAMUEL


(IMPOTENTE) Sa benissimo che non potrei dirle a nessuno, le ragioni. Ma il mio ragazzo mi crederà dal momento c he gli dico che ci sono delle ragioni.


FRANK


Giustissimo, papà: ti crederà. Però la condo mai stata influenzata dalle tue ragioni?


tta del tuo ragazzo è


CROFTS


Tu non puoi sposarla, e con questo è detto tutto. (SI ALZA IN PIEDI CON LA SCHIENA AL CAMINETTO E CON SGUARDI RISOLUTI DI DISAPPROVAZIONE)


SIGNORA WARREN (RIVOLGENDOSI A LUI CON ASPREZZA) Cosa c’entri tu in tutto questo, prego?


FRANK


(CON LA SUA PIU’ BELLA INTONAZIONE LIRICA) Esattamente quello che stavo per chiedere io, con il garbo dei miei modi.


CROFTS


(ALLA SIGNORA WARREN) Suppongo che non vorrai dare in sposa la ragazza a un uomo più giovane di lei e senza una


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professione o due soldi per mantenerla. Chiedilo a Sam, se non

mi credi. (AL REV. SAMUEL) Quanti soldi è ancora disposto a

dargli?

REV. SAMUEL           Neanche un centesimo. Ha già avuto la  sua parte dell’eredità e

ha finito di spenderla in luglio. (LA SIGNORA WARREN FA LA FACCIA LUNGA)

CROFTS                           (GUARDANDOLA)      Hai        sentito?       Te        l’avevo       detto .

(RIPRENDE IL SUO POSTO SULLA PANCA E RIMETTE

LE  GAMBE  SUL   SEDILE,  COME   SE   LA   FACCENDA

FOSSE DEFINITIAMENTE CHIUSA)

FRANK                            (LAMENTANDOSI) E’ tutto così mercenario. Pen sate che la

signorina Warren voglia sposarsi per i soldi? Se noi due ci amiamo…

SIGNORA WARREN Grazie. il tuo amore è un bene di consumo piuttosto a buon mercato, ragazzo mio. Se non hai i mezzi per mantenere una moglie, la cosa è risolta: non puoi avere Vivie.

FRANK                            ( DIVERTITO) E tu, genitore, cosa dici, eh?

REV. SAMUEL           Sono d’accordo con la signora Warren.

FRANK                            E il buon vecchio Crofts ha già espresso la sua opinione.

CROFTS                           (SI GIRA SUL GOMITO, CON RABBIA) Stai attento, ne ho

abbastanza della tua impudenza!

FRANK                            (MORDACE) Mi dispiace sempre molto di sorprenderla, Crofts;

ma lei, un momento fa, si è preso la libertà di parlarmi come un padre. La ringrazio, ma un padre basta ed avanza!

CROFTS                           (CON      DISPREZZO)      Già!      (SI       GIRA      DI      NUOVO

DALL’ALTRA PARTE)

FRANK                            (ALZANDOSI) Signora Warren: non posso rinunciare alla mia

Vivie neanche per amor suo.

SIGNORA WARREN (BORBOTTA) Delinquente!

FRANK                            (CONTINUANDO) E siccome non c’è dubbio che lei intenda

proporle altre prospettive, io non perderò tempo ne l mettere il mio caso davanti a Vivie. (TUTTI LO GUARDANO; E LUI COMINCIA A DECLAMARE CON GARBO)

Teme troppo il suo destino

O il suo merito è un po’ poco

Colui che non osa puntare il bottino

Per vincere o perdere tutto nel gioco.


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(LA PORTA DELLA VILLETTA SI APRE MENTRE STA DECLAMANDO E PRAED E VIVIE ENTRANO. LUI SMETTE DI RECITARE. PRAED METTE IL SUO CAPPELLO SULLA CREDENZA, C’E’ UN IMMEDIATO MIGLIORAMENTO NEL COMPORTAMENTO DEGLI AMICI. CROFTS TIRA GIU’ LE GAMBE DAL SEDILE E SI RICOMPONE, MENTRE PRAED LO RAGGIUNGE VICINO AL CAMINETTO. LA SIGNORA WARREN PERDE LA SUA DISINVOLTURA E SI RIFUGIA NELLA LAGNOSITA ’)

SIGNORA WARREN Dove sei stata Vivie?

VIVIE                                (TOGLIENDOSI  IL   CAPPELLO  E   GETTANDOLO   CON

NONCURANZA SULLA TAVOLA) Sulla collina.

SIGNORA WARREN Non dovresti uscire così senza avvisarmi. Come potevo sapere

che cosa ti era successo… E, per di più, il buio che scendeva!

VIVIE                                (SI   AVVICINA  ALLA   PORTA   DELLA   STANZA    PIU’

INTERNA E LA APRE, IGNORANDO SUA MADRE) E per la cena? Ho paura che qui ci staremo piuttosto stretti.

SIGNORA WARREN Vivie, hai sentito quello che ho detto?

VIVIE                                (TRANQUILLAMENTE)  Sì,  mamma.   (TORNANDO   ALLE

DIFFICOLTA’ DELLA CENA) Quanti siamo? (CONTANDO)

Uno, due, tre, quattro, cinque, sei. Allora due dovranno aspettare

che gli altri abbiano finito. La Signora Alison ha piatti e coltelli

solo per quattro.

PRAED                             Per me non importa. Io…

VIVIE                                Lei, signor Praed, ha fatto una lunga camminata ed è affamato.

Lei cenerà subito. Ho solo bisogno di qualcuno che aspetti con me. Frank: hai fame?

FRANK                            Fame   io?  Ma  vogliamo   scherzare?   Anzi  ho   completamente

perso l’appetito tutto in una volta.

SIGNORA WARREN (A  CROFTS)  Anche  tu  l’hai  perso,  George,  è  vero?  Puoi

aspettare.

CROFTS                           Per Dio! Non ho mangiato niente dopo il tè. Non può aspettare

Sam?

FRANK                            Vuole far morire di fame il mio povero padre?

REV. SAMUEL           (CON   DECISIONE)  Consentimi   di   parlare   per   me.   Sono

dispostissimo ad aspettare.


26


VIVIE                                (CON DECISIONE) Non ce n’è bisogno. Due bastano. (APRE

LA PORTA DELLA STANZA PIU’ INTERNA) Vuol dare il braccio a mia madre, signor Gardner? (IL REVERENDO SAMUEL OFFRE IL BRACCIO ALLA SIGNORA WARREN ED ENTRANO NELL’ALTRA STANZA. PRAED E CROFTS LI SEGUONO. TUTTI ECCETTO PRAED DISAPPROVANO CHIARAMENTE LA SOLUZIONE, MA NON SANNO COME OPPORSI. VIVIE IN PIEDI VICINO ALLA PORTA LI OSSERVA) Può stringersi in quell’angolo, signor Pra ed? È strettino ma ci si sta. Attento alla giacca contro il bianco della parete. Così va bene. Tutti comodi?

PRAED                             (DA DENTRO) Comodissimi, grazie.

SIGNORA WARREN Cocca, lascia aperta la porta. (FRANK GUARDA VIVIE, POI SI AVVICINA SENZA FAR RUMORE ALLA PORTA D’INGRESSO E LA SPALANCA) Oh, Signore, che corrente! Cara, faresti meglio a chiuderla. (VIVIE LA CHIUDE SUBITO, FRANK SENZA FARE RUMORE CHIUDE LA PORTA D’INGRESSO)

FRANK                            (ESULTANTE) Aha! Ce ne siamo liberati. Dunque, Vivetta, che

ne pensi del mio vecchio reverendo?

VIVIE                                (PREOCCUPATA E SERIA) Con lui ho scambiato solo qualche

parola. Non mi sembra un’aquila.

FRANK                            Be’, sai, il vecchiaccio non è così scemo come sembra. Tieni

presente  che   lui   qui   è   il   pastore;   e   nel   cercare   di essere

all’altezza del suo compito si rende molto più stupido di quanto

non sia nella realtà. No, il generatore non è così male, povero

anziano. E io non ho per lui quell’avversione che tu ti potresti

aspettare.  Le   sue   intenzioni   sono   buone.  Pensi   che   andrai

d’accordo con lui?

VIVIE                                (PIUTTOSTO ARCIGNA) Non penso che la mia vita futura

avrà molto da spartire con lui, o con qualsiasi alt ro della vecchia

cerchia degli amici di mia madre, tranne Praed. Che cosa pensi

di mia madre?

FRANK                            La verità vera?

VIVIE                                Sì, la verità vera.

FRANK                            Be’, è sempre così divertente. Ma è piuttosto fuori dalla norma,

è vero? E Crofts! Oh, povero me, Crofts!

VIVIE                                Che squadra, Frank!

FRANK                            Che banda!


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VIVIE                                (CON   UN   ACUTO   DISPREZZO   VERSO   LORO)   Se   io

pensassi  di  essere  così...  di  diventare  una  buona  a  nulla,  di

trascinarmi  da  un  posto  all’altro  senza  nessuno scopo,  senza

carattere, senza coraggio, mi aprirei un’arteria e mi dissanguerei

a morte senza un attimo di esitazione.

FRANK                            No,   non   lo   faresti.   Perché    dovrebbero   sgobbare  visto    che

possono  permettersi   di  non   farlo?   Vorrei   io,   avere   la   loro

fortuna. No: quello che io contesto è il loro stile. Non è la cosa

giusta: è volgare, sempre così volgare.

VIVIE                                Pensi che il tuo stile sarà qualcosa di megl io quando avrai l’età

di Crofts, se non lavorerai?

FRANK                            Certo che lo sarà... e anche molto molto meg lio. Vivetta non

deve salire in cattedra: il suo bambino è incorreggibile. (CERCA

DI PRENDERLE IL VISO CAREZZEVOLMENTE TRA LE

MANI)

VIVIE                                (GLI COLPISCE CON ASPREZZA LE MANI) Giù le mani:

Vivetta, stasera non ha voglia di coccolare il suo bambino.

FRANK                            Sei poco gentile!

VIVIE                                (PESTANDO I PIEDI) Cerca di essere serio, io sono seria.

FRANK                            Va bene. Parliamo da persone che hanno una cultura, signorina

Warren, lei sa che tutti i pensatori più avanzati concordano sul

fatto che la metà dei mali della civiltà moderna so no dovuti alla

fame di affetto dei giovani? Ora io…

VIVIE                                (TAGLIANDO  CORTO)   Tu,   ora,   stai   diventando    noioso.

(APRE LA PORTA DELLA STANZA INTERNA) Potete far posto a Frank? Si sta lamentando che ha fame!

SIGNORA WARREN (DA DENTRO) Certo che gli facciamo posto. (RUMORE DI COLTELLI E DI BICCHIERI MENTRE SPOSTA COSE SULLA TAVOLA) Ecco: adesso c’è posto vicino a me. Vieni, vieni, signor Frank.

FRANK                            (A PARTE A VIVIE MENTRE SI AVVIA) Il suo bambino

glielo farà pagare, questo scherzo, alla sua Vivett a. (ENTRA NELL’ALTRA STANZA)

SIGNORA WARREN (DA DENTRO) Vivie, vieni anche tu, piccolina. Devi essere affamata. (ENTRA SEGUITA DA CROFTS CHE TIENE LA PORTA APERTA PER VIVIE CON DEFERENZA OSTENTATA. VIVIE GLI PASSA ACCANTO SENZA GUARDARLO; LUI CHIUDE LA PORTA DIETRO LEI) Andiamo, George, non puoi aver finito: non hai mangiato niente.


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CROFTS


Tutto quello di cui avevo bisogno era bere qualcosa. (SI FICCA LE MANI IN TASCA E COMINCIA A CAMMINARE PER LA STANZA INQUIETO E CUPO)


SIGNORA WARREN Mi piace abbastanza mangiare. Ma con quel po’ di arrosto freddo, formaggio e insalata non si va lontano. (CON UN SOSPIRO DI MEZZA SAZIETA’ SI SIEDE PIGRAMENTE A TAVOLA)

CROFTS                           Dove vuoi arrivare incoraggiando quel furfante presuntuoso?

SIGNORA WARREN (SUBITO SUL CHI VIVE) Senti un po’, George, parliamoci chiaro: che cosa hai in mente per la mia ragazza? Ho tenuto d’occhio il tuo modo di guardarla. Ricordati: ti conosco e so cosa significano certe tue occhiate.

CROFTS                           Non c’è niente di male a guardarla; che male c’è?

SIGNORA WARREN Ti sbatto fuori e ti spedisco a Londra su due piedi se ti azzardi con qualche sciocchezza. Il dito mignolo della mia bambina per me conta di più di tutto il tuo corpo e di tutta la tua anima. (CROFTS   INCASSA   QUESTO   CON   UNA   SMORFIA

IRONICA. LA SIGNORA WARREN, ARROSSENDO PER IL

PROPRIO INSUCCESSO DI IMPORSI NEL RUOLO DI MADRE TEATRALMENTE DEVOTA, AGGIUNGE IN UN TONO PIU’ BASSO) Non ti preoccupare: il furfante presuntuoso non ha la possibilità di riuscire più d i te.

CROFTS                           Un uomo non può provare interesse per una r agazza?

SIGNORA WARREN Sì, ma non un uomo come te.

CROFTS                           Quanti anni ha?

SIGNORA WARREN Non ti preoccupare di quanti anni ha.


CROFTS


Perché vuoi farne tutto questo gran segreto?


SIGNORA WARREN Perché ho deciso così.


CROFTS


Non ho ancora cinquanta anni; e il mio patrimonio è solido più che mai...


SIGNORA WARREN (INTERROMPENDOLO) Certamente, perché sei tanto tirchio quanto degenerato.


CROFTS


(CONTINUANDO) E un baronetto non si pesca mica tutti i giorni. Nessun altro nella mia posizione ti sorbirebbe come suocera. Perché non dovrebbe sposarmi?


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SIGNORA WARREN Tu?

CROFTS                           Noi tre potremmo vivere insieme molto bene. Io morirei prima

di lei lasciandola una vedova pimpante piena di soldi. Perché no? L’idea mi è andata crescendo nella testa per tutto il tempo che ho camminato con quel cretino che sta là dentro .

SIGNORA WARREN (STOMACATA) Sì, è proprio il genere di cose che possono nascere nella tua testa. (LUI SMETTE DI CAMMINARE; E I DUE SI GUARDANO, LEI FERMAMENTE CON UNA SPECIE DI TIMORE REVERENZIALE SOTTO IL SUO DISPREZZANTE DISGUSTO; LUI DI SOPPIATTO, CONUN BAGLIORE CARNALE NELLO SGUARDO E UN SORRISO A TUTTO SPIANO, TENTATORE)

CROFTS                           (IMPROVVISAMENTE  ANSIOSO   E   INSISTENTE    NON

RISCONTRANDO  NESSUN  SEGNO   DI   SIMPATIA  DA

PARTE DI LEI) Ascoltami bene, Kitty: tu sei una donna di

buonsenso; non devi darti delle arie moraleggianti. Io non farò

più domande; e tu non dovrai dare nessuna risposta. Io le intesto

tutto quello che possiedo. E se tu vuoi un assegno per te il

giorno delle nozze, non hai che da dire una cifra…  nei limiti del

ragionevole.

SIGNORA WARREN Che schifo! Anche tu, George, hai fatto la fine di tutti gli altri vecchi smidollati.

CROFTS                           (SELVAGGIAMENTE)  Va  all’inferno!  (LEI SI ALZA  E  SI

DIRIGE  FEROCEMENTE  SU   DI   LUI;   MA   LA   PORTA

DELLA STANZA PIU’ INTERNA SI APRE E SI SENTONO

LE  VOCI  DEGLI  ALTRI   CHE  STANNO   ARRIVANDO.

CROFTS,  INCAPACE  DI  RIPRENDERE  IL  CONTROLLO

SU DI SE, SI PRECIPITA FUORI DALLA VILLETTA.  IL

PASTORE ENTRA)

REV. SAMUEL           (GUARDANDOSI INTORNO) Dov’è Sir George?

SIGNORA WARREN E’ uscito a farsi una pipa. (SI AVVICINA AL CAMINETTO PER RICOMPORSI, GIRANDO LE SPALLE AL PASTORE, CHE SI AVVICINA ALLA TAVOLA PER PRENDERE IL SUO CAPPELLO. INTANTO VIVIE ENTRA, SEGUITA DA FRANK, CHE SI ACCASCIA SULLA SEDIA PIU’ VICINA CON ARIA DI ESTREMA STANCHEZZA. LA SIGNORA WARREN GUARDA VIVIE E DICE, CON LA SUA AFFETTAZIONE DI PROTEZIONE MATERNA PIU’ FORZATA CHE MAI) Allora, Cocca! Hai cenato bene?

VIVIE                                Sai come sono le cene della Signora Alison. (SI RIVOLGE A

FRANK E LO COCCOLA) Povero Frank, non c’era più carne?

Ti  è   toccato  solo   pane,   formaggio   e   una   birra    analcolica!

(SERIAMENTE,      COME       SE       AVESSE       SCHERZATO


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ABBASTANZA PER LA SERATA) Il suo burro è veramente da paura. Dovrei comprarne io un po’ al negozio.

FRANK                            Sì,   in   nome   di  Dio!   (VIVIE  VA   ALLA  SCRIVANIA   E

PRENDE  NOTA   DI   COMPRARE   IL   BURRO.   PRAED

ARRIVA DALLA STANZA PIU’ INTERNA, RIPIEGANDO

IL FAZZOLETTO CHE HA USATO COME TOVAGLIOLO)

REV. SAMUEL           Frank, ragazzo mio: è ora per noi di pensare a casa. Tua madre

non sa ancora che abbiamo degli ospiti.

PRAED                             Ho paura che daremo del disturbo.

FRANK                            Ma   non  esiste   al   mondo,   Praed:  mia   madre  sarà  felice   di

conoscerti. È una donna genuinamente intellettuale e artistica; e da un capodanno all’altro non vede nessuno se non il mio genitore. Puoi immaginarti la noia che si sorbetta. (AL REVERENDO SAMUEL) Tu non sei né intellettuale né artistico, vero, padre? Così porta subito a casa Praed; io starò qui a intrattenere la signora Warren. Raccatta Crofts nel giardino. Sarà una eccellente compagnia per il nostro cane.

PRAED                             (PRENDENDO IL SUO CAPPELLO SULLA CREDENZA E

AVVICINANDOSI A   FRANK)  Vieni   con   noi,   Frank.   La

signora Warren non vede la signorina Vivie da molto tempo; e

noi sinora gli abbiamo impedito di stare insieme un momento.

FRANK                            (AMMORBIDITO, GUARDA PRAED CON AMMIRAZIONE

ROMANTICA)  Ma   certo.   Me   ne   ero   dimenticato.   Grazie

davvero per avermelo ricordato. Perfetto gentiluomo, Praddy.

Sei sempre stato il mio ideale, da una vita. (SI ALZA PER

ANDARE MA   SI  FERMA  UN   MOMENTO  TRA   I  DUE

UOMINI PIU’ ANZIANI DI LUI, E POSA LA MANO SULLA

SPALLA DI PRAED) Ah, fossi stato tu mio padre invece di

questo  indegno  vecchio.  (POSA  L’ALTRA  MANO  SULLA

SPALLA DEL PADRE)

REV. SAMUEL           (ESPLODENDO) Taci, giovinastro, taci! Stai bestemmiando.

SIGNORA WARREN (RIDENDO DI CUORE) Dovresti farlo rigare più dritto, Sam. Buona notte. Porta a George il suo cappello, il suo bastone coi miei saluti.

REV. SAMUEL           (PRENDENDOLI) Buona notte. (SI STRINGONO LA MANO.

PASSANDO  VICINO   A    VIVIE   STRINGE   LA   MANO

ANCHE A LEI E LE AUGURA LA BUONA NOTTE. POI,

CON VOCE TONANTE, A FRANK) Andiamo, giovanotto, e

subito.  (IL  REV.  SAMUEL  ESCE.  INTANTO  FRANK  HA

PRESO IL SUO CAPPELLO SULLA CREDENZA E IL SUO

FUCILE  DALLA  RASTRELLIERA.  PRAED  STRINGE  LA

MANO ALLA SIGNORA WARREN E A VIVIE, POI ESCE.


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LA         SIGNORA         WARREN         LO          ACCOMPAGNA

PIGRAMENTE  ALLA  PORTA   E   LO   SEGUE   CON   LO

SGUARDO   MENTRE    ATTRAVERSA    IL    GIARDINO.

FRANK SILENZIOSAMENTE CHIEDE UN BACIO A VIVIE

CHE, CONGEDANDOLO CON UN’ OCCHIATA SEVERA,

PRENDE  UN  PAIO  DI  LIBRI  E  QUALCHE  FOGLIO  DI

CARTA DALLA SCRIVANIA E SIEDE A META’ DELLA

TAVOLA IN MODO DA USUFRUIRE DELLA LAMPADA)

FRANK                            (ALLA    PORTA,     PRENDENDO    LA     MANO    DELLA

SIGNORA WARREN) Buona notte, cara signora Warren. (LUI

LE STRINGE LA MANO. LEI LA RITIRA STRINGENDO LE

LABBRA,  E  SEMBRA  PIU’  CHE  MEZZA   DISPOSTA  A

DARGLI UNO SCHIAFFO. LUI RIDE MALIZIOSAMENTE

E CORRE VIA, SBATTENDOSI DIETRO LA PORTA)

SIGNORA WARREN (RITORNA AL SUO POSTO A TAVOLA, DI FRONTE A VIVIE, RASSEGNANDOSI A UNA SERATA NOIOSA ORA CHE GLI UOMINI SE NE SONO ANDATI) Hai mai sentito in vita tua uno blaterare tanto come quello? Non è uno scocciatore? (SI SIEDE) Ripensandoci, cocca, non incoraggiarlo. Sono sicura che è un normale buono a nulla.

VIVIE                                Sì: ho paura che il povero Frank sia un perfetto buono a nulla.

Dovrò liberarmene; ma mi dispiace per lui, anche se      non se lo

merita, povero ragazzo. Quel tale Crofts, anche lui mi sembra

che non valga un gran ché, è vero?

SIGNORA WARREN (SECCATA DAL TONO FREDDO DI VIVIE) Che ne sai tu degli uomini, bambina mia, per parlare così di loro? Devi prepararti a vederlo spesso Sir George Crofts, dal momento che è uno dei miei amici.

VIVIE                                (DEL   TUTTO   IMPASSIBILE)  Perché?    Pensi   che    staremo

molto insieme… voglio dire, io e te?

SIGNORA WARREN (FISSANDOLA) Certo... finché non ti sposerai. Non tornerai all’Università.

VIVIE                                Pensi che il mio modo di vivere ti andrà a g enio? Ho i miei

dubbi.

SIGNORA WARREN Il tuo modo di vivere. Cosa vuoi dire?

VIVIE                                (TAGLIANDO   UNA    PAGINA   DEL    LIBRO   CON    IL

TAGLIACARTE DELLA SUA CATENINA) Mamma, non ti è

mai capitato di pensare che io ho un modo di vivere come tutte

le persone?


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SIGNORA WARREN Che razza di stupidaggini stai cercando di dire? Vuoi far vedere la tua indipendenza, adesso che sei una grande piccola celebrità a scuola? Non essere sciocca, bambina.

VIVIE                                (CON INDULGENZA) Mamma, è tutto quello che hai da dire

sull’argomento, è vero?

SIGNORA WARREN (PERPLESSA, POI ARRABBIATA) Non farla tanto lunga con domande su questo tono. (CON VIOLENZA) Frena la lingua. (VIVIE CONTINUA A LAVORARE, SENZA PERDERE TEMPO, SENZA DIRE NIENTE) Tu e il tuo modo di vivere, sì! E dopo cosa c’è ancora? (TORNA A GUARDARE VIVIE NESSUNA RISPOSTA) Il tuo modo di vivere sarà come piacerà a me, non ci piove. (UN’ALTRA PAUSA) Ho not ato che ti dai queste arie da quando hai preso quel diploma di laurea o come lo chiamate. Se pensi che sia disposta a reggerle, ti sbagli; e prima te ne accorgerai, sarà meglio! (BORBOTTANDO) Tutto quello che ho da dire sull’argomento, proprio! (DI NUOVO ALZANDO LA VOCE CON RABBIA) Sai con chi stai parlando, signorina?

VIVIE                                (GUARDANDOLA DI SOTTO IN SU SENZA ALZARE LA

TESTA DAL LIBRO) No. Chi sei? Cosa sei?

SIGNORA WARREN (ALZANDOSI SENZA FIATO) Piccolo demonio!

VIVIE                                Tutti sanno quanto sono stimata, la mia posizione sociale, e la

professione che intendo perseguire. Di te, io non so nulla. Qual è

il  modo di  vivere che  mi  inviti  a dividere con te e con  Sir

George Crofts? Dimmi.

SIGNORA WARREN Stai attenta! Perché farò qualcosa della quale poi mi pentirò, e te ne pentirai anche tu.

VIVIE                                (METTENDO   DA  PARTE   I  SUOI  LIBRI  CON  FREDDA

DETERMINAZIONE)  Bene,   lasciamo    cadere     l’argomento

finché tu non sarai in grado di affrontarlo meglio . (GUARDA

CON OCCHIO CRITICO LA MADRE) Hai bisogno di fare

delle belle passeggiate e di un po’ di tennis per rimetterti su. Sei

giù di forma in modo impressionante: oggi non eri capace di fare

venti metri in salita senza fermarti per il fiato grosso; e i tuoi

polsi  sono  dei  rotoli  di  grasso.  Guarda  i  miei.  (MOSTRA  I

POLSI)

SIGNORA WARREN (LA      GUARDA      SPERDUTA       POI       COMINCIA      A

PIAGNULOCARE) Vivie...

VIVIE                                (SALTANDO SU CON ASPREZZA) Adesso per favore non

cominciare a piangere. Tutto tranne quello! Io veramente non sopporto i piagnucolamenti! Se ci provi vado fuori dalla stanza.


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SIGNORA WARREN (MISEREVOLMENTE) Oh, tesoro, come puoi essere così dura con me? Non ho proprio nessun diritto su di te come madre?

VIVIE                                Tu sei mia madre?

SIGNORA WARREN (ATTERRITA) Se sono tua madre! Oh, Vivie…

VIVIE                                Allora dove sono i nostri parenti... mio padre… i nostri amici di

famiglia?  Tu  rivendichi  i  tuoi  diritti  di  madre:  il  diritto  di

chiamarmi sciocca e bambina; di parlarmi come nessuna donna che a scuola abbia mai avuto autorità su di me ha m ai osato parlarmi; di dettarmi il modo di vivere; di impormi la presenza di un bruto che chiunque può riconoscere come la sp ecie più viziosa di bellimbusto londinese. Prima di darmi la pena di oppormi a questi diritti, vorrei quanto meno appurare se hanno una base reale.

SIGNORA WARREN (FUORI DI SE, GETTANDOSI IN GINOCCHIO) No, no, no, fermati. Fermati. Io sono tua madre; te lo giuro. Non puoi rivoltarti contro di me… tu, mia figlia: è contro n atura. Mi credi, è vero? Dimmi che mi credi.

VIVIE                                Chi è mio padre?

SIGNORA WARREN Non sai quello che chiedi. Non posso dirtelo.

VIVIE                                (CON  DETERMINAZIONE)  Sì  che  puoi,  se  vuoi.  Io  ho  il

diritto di sapere; e tu sai benissimo che io ho questo diritto. Puoi

rifiutarti di dirmi chi è, se ti piace così; ma se non me lo dici, mi

vedi domattina per l’ultima volta.

SIGNORA WARREN E’ troppo orribile sentirti parlare così. Tu non vorresti… tu non potresti lasciami.

VIVIE                                (SPIETATA) Sì, senza un attimo di esitazione, se scherzi con

me  su   questo   punto.  (RABBRIVIDENDO DI  DISGUSTO)

Come posso essere sicura che nelle mie vene non ho il sangue

infetto di quel bruto licenzioso?

SIGNORA WARREN No. No. Ti giuro che non è lui, e nessuno di tutti gli altri che hai conosciuto. Di questo sono sicura, per lo meno! (VIVIE PUNTA GLI OCCHI SEVERAMENTE SU SUA MADRE MENTRE IL SIGNIFICATO DELL’ULTIMA FRASE LE BALENA NELLA MENTE)

VIVIE                                (LENTAMENTE)  Di  questo  sei  sicura  perlomeno.  Ah!  Ciò

significa    che     è     tutto    quello     di    cui     tu    sei     sicura.

(MEDITABONDA)   Capisco.    (LA    SIGNORA    WARREN

NASCONDE  LA  FACCIA  NELLE  MANI)  Non  fare   così,

mamma:  sai  benissimo  che  non  è  una  cosa  che  senti. (LA


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SIGNORA  WARREN  ABBASSA   LE  MANI  E   GUARDA

DEPLORABILMENTE VIVIE CHE TIRA FUORI L’OROLOGIO E DICE) Bene, per stasera può bastare. A che ora vuoi fare colazione? Le otto e mezzo, è troppo presto per te?

SIGNORA WARREN (FUORI DI SE) Mio Dio, ma che razza di donna sei?

VIVIE                                (FREDDAMENTE) La razza della quale, per la maggior parte, è

fatto il mondo, voglio sperare. Altrimenti non capisco come stia

in piedi tutta la baracca. Su! (AFFERRA IL POLSO DI SUA

MADRE E LA TIRA IN PIEDI CON ENERGIA) Rimettiti in

sesto. Così va bene.

SIGNORA WARREN (QUERULA) Sei molto sgarbata con me, Vivie.

VIVIE                                Sciocchezze. Che ne diresti  di  andare a letto?  Sono le dieci

passate.

SIGNORA WARREN (CON PASSIONE) A che serve per me andare a letto? Pensi che potrei dormire?

VIVIE                                Perché no? Io dormirò.

SIGNORA WARREN Tu!Tu non hai cuore. (IMPROVVISAMENTE EROMPE CON VEEMENZA NELLA SUA LINGUA NATURALE – IL DIALETTO DI UNA DONNA DEL POPOLO – CON LA SCOMPARSA DI TUTTE LE SUE AFFETTAZIONI DI AUTORITA’ MATERNA E DELLE SUE MANIERE CONVENZIONALI E CON UNA TRABOCCANTE ISPIRAZIONE DI VERA CONVINZIONE E DISPREZZO) Ah, questo non lo sopporterò: non accetterò un’ingi ustizia simile. Che diritto hai di sbatterti così tanto al di sopra di me? Ti vanti di quello che sei con me… con me… che ti ho d ato la possibilità di essere quello che sei. Che possibili tà ho avuto io? Vergognati! Sei una cattiva figlia e una smorfiosa con la puzza al naso!

VIVIE                                (FREDDA   E   DETERMINATA,   MA   NON   PIU’   TANTO

SICURA DI SE; LE SUE RISPOSTE, CHE FINO A QUESTO PUNTO LE ERANO PARSE CONVINCENTEMENTE SENSATE E FORTI, ORA COMINCIANO A SEMBRARLE PIUTTOSTO FIACCHE E PERSINO PRESUNTUOSE DI FRONTE AL NUOVO TONO DI SUA MADRE) Non pensare nemmeno per un momento che io mi sia messa al di sopra di te in qualche modo. Tu mi hai attaccata con l’autorità convenzionale di una madre; io mi sono difesa con la superiorità convenzionale di una donna rispettabile. Francamente, non ho l’intenzione di sopportare nessuna delle tue sciocchezze; e quando smetterai di dirne non avrò la pretesa che t u sopporti le mie. Rispetterò sempre il tuo diritto di avere dell e tue opinioni e un tuo modo di vivere.


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SIGNORA WARREN Le mie opinioni e il mio modo di vivere! Sentitela cosa sta dicendo! Pensi che io sia stata tirata su come te… in condizioni di cogliere e scegliere il mio modo di vivere? Pensi che io abbia fatto quello che ho fatto perché mi piaceva o perché pensavo che era giusto farlo, e che non avrei preferito andare all’università ed essere una signora come si deve se ne avessi avuto la possibilità?


VIVIE


Tutti, mamma, hanno una possibilità di scegl iere. La più povera delle ragazze può non avere la possibilità di scegl iere tra essere Regina d’Inghilterra o Rettore universitario a Newnham; ma può sempre scegliere se fare la straccivendola o la fioraia, secondo quello che le piace. La gente da sempre la colpa alle circostanze di essere quello che è. Io non credo nelle circostanze. Quelli che hanno successo in questo mondo, sono quelli che si danno da fare e vanno a cercare le circostanze di cui hanno bisogno, e se non le trovano, se le creano.


SIGNORA WARREN Parlare è facile, molto facile, è vero? Senti un po’: vuoi sapere quali erano le mie circostanze?

VIVIE                                Sì, è meglio che me le dici. Perché non ti iedi?s

SIGNORA WARREN Misiedo, mi siedo: non aver paura. (PIAZZA LA SUA SEGGIOLA ANCORA PIU’ AVANTI CON UN’ ENERGIA

SFRONTATA, VIVIE E’ IMPRESSIONATA SUO MALGRADO) Sai chi era tua nonna?

VIVIE                                No.

SIGNORA WARREN No,tu no. Io, sì. Diceva di essere vedova e aveva una friggitoria di pesce vicino alla Zecca, e ci faceva saltare fuori da campare lei e quattro figlie. Due sole eravamo sorelle anche da parte di padre: cioè io e Liz; e tutte e due eravamo belle e ben fatte. Suppongo che nostro padre fosse un uomo che mangiava bene: la mamma, sosteneva che fosse un signore; ma non lo so. Le altre due erano sorellastre… due poverine, basse di statura, brutte, smunte, grandi lavoratrici e oneste. Io e Liz le avremmo mezze ammazzate dalle botte. Se la mamma non ci avesse mezze ammazzate noi per impedirci di mettergli le mani addosso. Loro erano quelle perbene. Be’, che cosa ci hanno guadagnato dalla loro rispettabilità? Te lo dico io . Una delle due lavorava in una fabbrica di biacca di piombo dodici ore al giorno per nove scellini la settimana finché morì per avvelenamento da piombo. Si aspettava solo di restare con le mani un po’ paralizzate; ma morì, l’altra ci era sempre portata ad esempio perché aveva sposato uno statale che lavorava nel magazzino di sussistenza di Deptford, e teneva le sue stanze e i suoi tre bambini puliti e in ordine con diciotto scellini alla settimana…

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finché lui cominciò a bere. Valeva la pena essere rispettabile, che ne dici?

VIVIE                                (ORA   PENSANDO  ATTENTAMENTE)   Tu   e   tua    sorella

pensavate che ne valesse la pena?

SIGNORA WARREN Liz, no, te lo dico io. Lei aveva più coraggio. Tutte e due andavamo alla scuola parrocchiale: ciò faceva parte delle arie da signora che ci davamo sentendoci superiori alle ragazze che non sapevano niente e non andavano in nessun posto… E c i rimanemmo in quella scuola finché Liz una sera uscì e non tornò più a casa. So che la maestra pensava che ben presto anch’io avrei seguito il suo esempio. Il pastore, poi, mi stava sempre a dire che Liz sarebbe finita buttandosi giù dal ponte di Waterloo. Povero deficiente: non sapeva dire altro! Ma io avevo più paura della fabbrica di biacca di piombo che del fiume; e l’avresti avuta anche tu nei miei panni. Quel pastore mi trovò un posto come sguattera in un ristorante dove per moralità n on tenevano gli alcolici ma mandavano a prendere fuori tutto quello che i clienti volevano bere. Poi diventai cameriera; e poi entrai nel bar della stazione di Waterloo: per quattordici ore al giorno stavo a servire da bere e a lavare bicchieri per quattro scellini alla settimana e il vitto. E questo per me fu da tutti ritenuto un bel passo avanti. Bene, una notte fredda e squallida, che io ero così stanca che non riuscivo a tenere gli occhi aperti, chi ti arriva per un bicchierino di scotch se non Lizze, con un lungo mantello di pelliccia, elegante e comodo, con una valanga di soldi nella borsetta.

VIVIE                                (CUPAMENTE) Mia zia Lizze!

SIGNORA WARREN Sì: e avercene di zie così! Adesso abita a Winchester, vicino alla cattedrale, una delle signore più rispettate della zona. Accompagna le ragazze al ballo della contea, se non ti dispiace! Non c’è stato il fiume per Liz, grazie tante! Tu, un po’, mi ricordi Liz; era una donna d’affari di primissimo ordine: mise da parte dei soldi fin dall’inizio; non ha mai lasciato che si vedesse troppo quello che era; mai che abbia perso la testa una volta; mai che abbia sprecato una buona occasione. Quando vide che mi ero fatta una bella ragazza, mi disse sopra il banco: “Che cosa fai qui, furbetta? A rovinarti salute e bellezza per il profitto degli altri!” Liz stava mettendo da parte i soldi p er prendere una casa da gestire lei stessa a Bruxelles: e era dell’idea che in due avremmo fatto prima. Così mi prestò un po’ di soldi e mi avviò. Risparmiai sodo e per prima cosa le restituii i soldi che mi aveva prestato, e poi entrai in affari come sua socia. Perché non avrei dovuto farlo? La casa di Bruxelles era veramente di alta classe: per una donna era un posto centomila volte meglio che la fabbrica dove Anne Jane si era avvelenata. Nessuna delle nostre ragazze è mai stata trattata come trattavano me quando facevo la sguattera in quel ristorante senza alcolici, e al bar di Waterloo, o


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a casa. Avresti voluto che io rimanessi là dentro o diventassi una

bestia  da  soma,  sfiancata  e  già  vecchia  prima  di  ar rivare  a

quaranta anni?

VIVIE                                (ORMAI INTENSAMENTE   INTERESSATA) No; ma perché

hai scelto quel genere di affari? Risparmiare soldi e una buona

amministrazione  hanno  buona  riuscita  in  qualsiasi  genere  di

commercio.

SIGNORA WARREN Certo,risparmiare soldi. Ma in quale altro genere di commercio una donna può guadagnare soldi da risparm iare? Con quattro scellini alla settimana saresti capace di risparmiare qualcosa e nello stesso tempo di comprarti qualcosa da metterti addosso? Tu, no. Naturalmente è tutta un’altra storia se una donna è bruttina e quindi non può guadagnare di più . Oppure se

èportata per la musica; o per il palcoscenico, o sa scrivere per i giornali. Ma né io né Liz avevamo la minima disposizione per cose del genere: tutto quello che avevamo era la nostra bellezza e la tendenza a piacere agli uomini. Pensi proprio che noi fossimo così stupide da lasciare che altri sfruttassero la nostra bellezza assumendoci come commesse, come bariste, o come cameriere, dal momento che potevamo sfruttarla noi stesse e ricavarne tutto quello che poteva rendere invece di paghe da fame? Stai fresca!

VIVIE                                Eravate certamente del  tutto giustificate…  d  al punto di  vista

degli affari.

SIGNORA WARREN Da tutti i punti di vista. Con quale altro fine viene tirata su una ragazza rispettabile se non con quello di catturare la fantasia di un uomo ricco e accaparrarsi i vantaggi dei suoi soldi sposandolo? Come se una cerimonia di nozze potesse fare la differenza tra il bene e il male della cosa in sé! L’ipocrisia del mondo mi fa vomitare! Io e Liz abbiamo dovuto lavorare e risparmiare e fare bene i calcoli come chiunque altro; altrimenti qui saremmo povere come qualsiasi donna buona a nulla, alcolizzata e con le mani bucate che pensa che la sua fortuna debba durare per sempre. (CON GRANDE ENERGIA) Disprezzo questa gente: non hanno carattere; e se c’è una cosa che detesto in una donna, è la mancanza di carattere.

VIVIE                                Andiamo,  mamma,  adesso  parliamoci  chiaro!  Non  rientra  in

quello che tu chiami carattere di una donna il fatto che le dovrebbe dispiacere fare i soldi in quel modo?

SIGNORA WARREN Echi dice di no? A tutti dispiace dover lavorare per guadagnare soldi; ma tutti devono farlo lo stesso. Ti assicuro che spesso ho provato compassione per una povera ragazza, sfinita e giù di morale che deve cercare di piacere a un uomo del quale non gliene frega un fico secco; un cretino mezzo ubriaco che pensa di essere simpatico infastidendo e rompendo e


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disgustando una donna in modo tale che non c’è somma che basti per ricompensarla di stare a sorbirselo. Ma le tocca sopportare le cose antipatiche e pigliare il bello e il brutto, come una infermiera in un ospedale o chiunque altro. Non è un lavoro che una donna farebbe per il piacere di farlo, lo sa Dio! Anche se a sentirne parlare, dalla gente pia e devota, uno sarebbe portato a pensare che fosse un letto di rose.

VIVIE                                Ciò malgrado, tu credi che ne valga la pena.  Rende.

SIGNORA WARREN Certo  che  ne  vale  la  pena  per  una  ragazza  povera,  se  sa resistere alle tentazioni stupide, se è bella, se sa comportarsi e se

èdotata di buon senso. È molto meglio di qualsiasi altra occupazione a cui le è concesso di accedere. Ho sempre pensato che non dovrebbe essere così. Non può essere giusto , Vivie, che per noi donne non si aprano altre strade. Su questo mi ci impunto: è sbagliato. Però è così, giusto o sbagliato che sia. E una ragazza deve ricavarne quello che può di meglio . Ma, naturalmente, per una signora non ne varrebbe la pena. Se tu ti mettessi su questa strada saresti una stupida; io sarei stata una stupida se avessi scelto un’altra professione.

VIVIE                                (SEMPRE  PIU’  PROFONDAMENTE  TOCCATA)  Mamma:

supponi  che  noi  due  fossimo  povere  come  lo  eri  tu  in  quei

lontani giorni disgraziati, sei proprio sicura che tu non mi daresti

il consiglio di provare il bar di Waterloo, oppure di sposare un

operaio, oppure perfino di andare in fabbrica?

SIGNORA WARREN (INDIGNATA) Certo che no! Per che razza di madre mi hai preso? Come potresti mantenere il rispetto per te stessa in mezzo a tanta fame e con un lavoro da schiava? E cosa vale una donna, cosa vale la vita senza il rispetto di se stessi? Perché io sono indipendente e in grado di dare a mia figlia una educazione di primo ordine, mentre altre donne che hanno avuto delle opportunità altrettanto buone sono in mezzo a una s trada? Perché io ho sempre agito in modo da rispettare me stessa e controllarmi. Perché Liz è tenuta in tanta considerazione in una città con sede vescovile? Per le stesse ragioni. Do ve saremmo ora se avessimo dato retta alle stupidaggini del pastore? A fregare dei pavimenti per uno scellino e sei penny al giorno con davanti niente da desiderare se non un posto all’infermeria del ricovero dei mendicanti. Non farti mettere su una cattiva strada, ragazza mia, da gente che non conosce il mondo. Per una donna l’unico modo di provvedere a se stessa in modo decente è quello di essere buona con un uomo che può permettersi di essere buono con lei. Se è dello stesso stato sociale, lei può costringerlo a sposarla; ma se lei è molto al di sotto di lui non può farci nemmeno un pensierino… E perché dovrebbe farcelo? N on sarebbe felice. Chiedi a qualsiasi signora della società londinese che abbia delle figlie; e lei ti dirà le stesse cos e tranne che io te


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le dico nude e crude e lei ci girerà intorno. La di fferenza sta tutta qui.

VIVIE                                (AFFASCINATA, FISSANDOLA) Mia cara mamma, tu sei una

donna meravigliosa. Sei più forte di tutta l’Inghilterra. E non

provi, detto con tutta la sincerità, neanche la più  pallida ombra

di dubbio o di vergogna?

SIGNORA WARREN Dunque, naturalmente, cocca, vergognarsene fa solo parte delle buone maniere; è ciò che ci si aspetta da una donna . Le donne devono far finta di sentire molte cose che non sentono. Liz di solito si arrabbiava perché spiccicavo la verità su questa faccenda. Diceva sempre che dal momento che qualsiasi donna poteva imparare abbastanza da quello che succedeva nel mondo davanti ai suoi occhi, non c’era nessun bisogno di parlargliene. Ma Liz era una signora sputata! Lo era d’istinto; mentre io sono sempre stata un po’ volgaruccia. Ero così contenta quando mi mandavi le tue fotografie nel vedere che tu crescendo assomigliavi a Liz: hai il suo stesso modo di fare da signora, un modo di fare deciso. Ma io non sopporto di dover dire una cosa quando tutti capiscono che ne sto dicendo un’altra. A cosa serve tutta questa ipocrisia? Se il mondo è organizzato per le donne in quel dato modo, non c’è niente di buono nel far finta che sia organizzato in un altro modo. A dire il vero, io non mi sono mai vergognata nemmeno un po’. Ritengo di aver avuto il diritto di essere orgogliosa del fatto che riuscivamo a fare tutto in modo così rispettabile, e nessuno ha mai detto niente contro di noi, e le ragazze erano trattate che meglio non si poteva. Alcune sono riuscite molte bene: una ha sposato un ambasciatore. Però, naturalmente, oggi come oggi, non oso parlare in giro di queste cose: che cosa si potrebbe pensare di noi! (SBADIGLIA) Ah, cara, credo che mi stia venendo sonno in fin dei conti! (SI

STIRA PIGRAMENTE, DEL TUTTO SOLLEVATA DAL SUO SFOGO, E PLACIDAMENTE PRONTA PER IL RIPOSO NOTTURNO)

VIVIE                                Credo che sarò io ora quella che non riuscir à a dormire. (SI

AVVICINA     ALLA       CREDENZA      E       ACCENDE      LA

CANDELA.  POI  SPEGNE  LA  LAMPADA,  OSCURANDO

SENSIBILMENTE  LA  STANZA) Meglio far entrare un  po’

d’aria fresca prima di chiudere a chiave. (APRE LA  PORTA

DELLA  VILLETTA  E  SCOPRE  CHE  E’  UNA  NOTTE  DI

LUNA PIENA) Che bella notte. Guarda! (TIRA DA PARTE LE

TENDE  DELLA  FINESTRA.  IL   PAESAGGIO  E’  VISTO

INVASO     DAL      CHIARORE      DELLA    LUNA      PIENA

DELL’EQUINOZIO AUTUNNALE  CHE   SI   ALZA   SUL

BLACKDOWN)

SIGNORA WARREN (CON UN’OCCHIATA SBRIGATIVA ALLA SCENA) Sì, cara: ma stai attenta a non beccarti un bel raffreddore dall’aria della notte.


40


VIVIE                                (ALTEZZOSA) Stupidaggini.

SIGNORA WARREN (LAGNOSA)  Eh,  già;

tutto

quello  che   dico  io,

sono

stupidaggini, secondo te.

VIVIE

(VOLTANDOSI  VERSO

DI

LEI  RAPIDAMENTE)

No;

davvero,  mamma,  no.  Questa  sera,  sei  tu  che  hai  avuto  la

meglio,  mentre  pensavo  che  sarebbe  stato   il   contrario.

Cerchiamo di essere buone amiche adesso.

SIGNORA WARREN (SCUOTENDO LA TESTA UN PO’ MESTAMENTE) Così è stato il contrario di quello che pensavi. Ma mi immagino che poi dovrò cedere. Con Liz ho sempre avuto la peggio; e suppongo che adesso sarà lo stesso con te.


VIVIE


Be’, non farci caso. Su, buona notte, cara, vecchia mamma. (STRINGE LA MADRE TRA LE SUE BRACCIA)


SIGNORA WARREN (CON TENEREZZA) Ti ho tirato su bene, è vero, cocca?

VIVIE                                Molto bene.

SIGNORA WARREN E tu per questo sarai buona con la tua povera vecchia madre, è vero?

VIVIE                                Sì, sarò buona. (BACIANDOLA) Buona notte.

SIGNORA WARREN (UNTUOSAMENTE) Che la benedizione cali su di te, mio tesoro di cocca: la benedizione della mamma! (ABBRACCIA LA FIGLIA PROTETTIVAMENTE, ALZANDO D’ISTINTO GLI OCCHI AL CIELO COME PER INVOCARNE UNA BENEDIZIONE)

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ATTO III

Il giardino del Rettorato il mattino dopo. Il sole splende e gli uccelli cantano a voce spiegata. Al centro del muro di cinta c’è un cancello di legno a cinque sbarre sufficiente per il passaggio di una vettura. Di fianco al cancello pende una campana provvista di molle a spirale che comunica con un tirante esterno. Il viale carrabile arriva fino al centro del giardino poi gira a sinistra dove termina in un piccolo spiazzo ghiaiato di fronte al portico del Rettorato. Oltre il cancello si vede la via maestra polverosa, parallela al muro, limitata sul lato opposto da una striscia erbosa e da un bosco di pini non recintato. Sul prato, tra la casa e il viale carrabile, c’è un tasso potato con una panca di ferro sotto la sua ombra. Il lato opposto del giardino è chiuso da una siepe di bosso: sul prato c’è una meridiana con vicino una seggiola di ferro. Uno stretto sentiero conduce fuori attraverso la siepe di bosso, dietro la meridiana.

Frank, seduto sulla sedia vicino alla meridiana su cui ha posato i giornali del mattino, sta leggendo lo “Standard”. Suo padre esce dalla casa, con gli o cchi arrossati e scosso da brividi, e incontra lo sguardo di Frank con una certa apprensione.


FRANK


(GUARDANDO IL SUO OROLOGIO) Le undici Bella ora, per un rettore, di scendere a far colazione!


e  mezzo.


REV. SAMUEL


Non prendere in giro, Frank: non prendere in giro. Sono un po’… (RABBRIVIDISCE)


FRANK


Un po’ sbattutello?


REV. SAMUEL


(RIPUDIANDOL’ESPRESSIONE)


No,


signor


mio:


un


po’


indisposto. Dov’è tua madre?


FRANK


Niente paura: non è qui. È andata in città c on Bessie col treno delle undici e tredici. Ha lasciato tutta una serie di messaggi per te. Ti senti in grado di riceverli adesso, o devo aspettare che tu abbia fatto colazione?


REV. SAMUEL


Ho già fatto colazione, caro mio. Mi s tupisco che tua madre sia andata in città dal momento che abbiamo ospiti in c asa. Troveranno la cosa molto strana.


FRANK


È probabile che ne abbia tenuto conto. In og ni caso, se Crofts decide di trattenersi qui, e tu starai su con lui ogni notte fino alle quattro del mattino, a rievocare gli episodi della vostra gioventù “caliente”, è chiaro che il dovere di mia madre, da prudente padrona di casa, è quello di andare in città a ordinare un barile di whisky e qualche centinaio di sifoni di selz.


REV. SAMUEL


Non ho notato che Sir George bevesse smodatamente.


FRANK


Reverendo, non eri nella condizione di notare.


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REV. SAMUEL           Intendi dire che io…

FRANK                            (CON CALMA) Non ho mai  visto un pastore anglicano  più

sbronzo. Gli aneddoti che snocciolavi sulla tua carriera trascorsa

erano così orripilanti che io penso veramente che Praed non

avrebbe passato tutta la notte sotto il tuo tetto se mia madre e lui

non si fossero subito capiti.

REV. SAMUEL           Sciocchezze, signor mio. Sir George Crofts è mio ospite. E’ mio

dovere parlargli di qualcosa; e lui ha solo un argomento. Dov’è ora il signor Praed?

FRANK                            Sta portando mia madre e Bessie alla stazione.

REV. SAMUEL           Crofts si è già alzato?

FRANK                            Hai voglia! Da tanto! Non ha un capello fuori posto: si vede che

è di gran lunga più allenato di te… probabilmente d  a allora non

ha mai smesso di tenersi in forma. Se ne è andato fuori a fumare

da  qualche  parte.  (FRANK  RIPRENDE  IL  GIORNALE.  IL

REVERENDO SAMUEL SI DIRIGE SCONSOLATO VERSO

IL CANCELLO; POI TORNA INDIETRO INDECISO)

REV. SAMUEL           Ehm… Frank.

FRANK                            Sì.

REV. SAMUEL           Pensi che le Warren si aspettino di essere invitate qui dopo il

pomeriggio di ieri?

FRANK                            Sono già state invitate. Crofts ci ha reso n oto a colazione che tu

gli hai detto di portare qui la Signora Warren e Vivie oggi, e di

invitarle a considerarsi a casa tua come a casa loro. Un secondo

dopo questo comunicazione mia madre ha scoperto che doveva

andare in città col treno delle undici e tredici.

REV. SAMUEL           (DISPERATO CON VEEMENZA) Non ho mai fatto un invito

del genere. Una cosa del genere non l’ho mai pensata!

FRANK                            (CON  COMPASSIONE)  Ma  che  cosa  ne  sai,  reverendo,  di

quello che hai detto e pensato la notte scorsa? Salve! Praed è tornato.

PRAED                             (ENTRANDO DAL CANCELLO) Buon giorno!

REV. SAMUEL           Buon giorno. Devo scusarmi per non essere sceso a colazione.

Ho un po’ di… di…

FRANK                            Di mal di gola del Pastore, Praed. Fortunatamente non cronico.


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PRAED

(CAMBIANDO DISCORSO) Devo dire che la sua casa è in una

posizione incantevole. Veramente molto incantevole.

REV. SAMUEL

Sì:  davvero!  Frank  l’accompagnerà  a  fa re  una  passeggiata,

signor  Praed,  se  ne  ha  voglia.  La  prego  di  scusarmi:  devo

approfittare dell’opportunità di scrivere il mio se rmone mentre

la signora Gardner è via e voi due vi state divertendo. Non le

dispiace, vero?

PRAED

Certo che no. Con me non faccia complimenti.

REV. SAMUEL

La  ringrazio.  Io…  dunque…  dunque…  (SI

ALLONTANA

FARFUGLIANDO   VERSO   IL  PORTICO   E   SPARISCE

DENTRO LA CASA)

PRAED

(SI   SIEDE   SUL   PRATO   VICINO   A   FRANK   E   SI

ABBRACCIA LE CAVIGLIE) Deve essere una cosa curiosa

scrivere un sermone alla settimana.

FRANK

Curiosa più che mai, se lo facesse. Li compra. È andato a farsi

un bicarbonato.

PRAED

Ragazzo mio: vorrei che tu avessi più rispetto per tuo padre. Lo

sai che puoi essere veramente simpatico quando vuoi.

FRANK

Caro Praddy: tu dimentichi che io devo vivere col reverendo.

Quando due persone vivono insieme – non importa che  siano

padre e figlio, marito e moglie, fratello e sorella – non possono

attenersi sempre a quella vernice di squisita urbanità che è così

facile avere per dieci minuti durante una visita pomeridiana. Ciò

detto,  il  reverendo,  che  unisce  a  molte  ammirevoli  qualità

domestiche la mancanza di carattere di una pecora e la boria e

l’aggressività di un somaro…

PRAED

No, per favore, per favore, caro Frank ricordati: è tuo padre.

FRANK

E gliene riconosco tutto il merito. Ma pensa che è andato a dire

a  Crofts  di  portare  qui  le  Warren!  Doveva  essere  ubriaco

fradicio. Caro Praddy, lo sai, mia madre non sopporterebbe la

signora  Warren  per  un  secondo.  Vivie  non  deve  venire  qui

finché quella non è tornata in città

PRAED

Ma tua madre non sa niente della signora Warren, è vero?

FRANK

Non lo so. Il suo viaggio in città farebbe p ensare che sa. Non

che mia madre ci farebbe caso per i soliti motivi: mia madre ha

difeso a spada tratta un sacco di donne che erano finite male. Ma

erano donne educate. E questo fa la vera differenza. La signora

Warren, non c’è dubbio, ha i suoi meriti; ma parla sempre a un

volume di voce così alto! E mia madre non la reggerebbe nel

modo  più  assoluto.  Così…  Salve!  (QUESTA

ESCLAMA-


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ZIONE È PROVOCATA DAL RIAPPARIRE DEL PASTORE

CHE ESCE DALLA CASA IN FRETTA E IN PREDA ALLO

SGOMENTO)

REV. SAMUEL

Frank:  la signora  Warren e sua figlia stanno  arrivando dalla

brughiera con Crofts: le ho viste dalla finestra dello studio. Che

cosa devo dire sull’assenza di tua madre?

FRANK

(SALTA  IN  PIEDI  CON  ENERGIA)  Cacciati  in  testa  il

cappello e vai fuori e gli dici quanto sei felice di vederle; e che

Frank si trova in giardino; e che mamma e Bessie sono state

chiamate  al  capezzale  di  una  parente  malata;  e  che  erano

dispiaciutissime di non poter essere qui a riceverle,… e che tu

speri che la signora Warren abbia dormito bene; e…

e… digli

qualsiasi sacrosanta cosa tranne la verità, e lasci a il resto alla

Provvidenza.

REV. SAMUEL

Ma come facciamo a liberarci di loro, dopo?

FRANK

Adesso non c’è tempo per pensarci. Arrivano! (CORRE SOTTO

IL  PORTICO  E  TORNA  IMMEDIATAMENTE  CON  UN

CAPPELLO  DA  PASTORE  DI FELTRO,  CHE  CALCA  IN

TESTA  A  SUO  PADRE)  Ecco:  vacci  incontro!  Io  e  Praed

aspettiamo qui per togliere alla cosa ogni ombra di premedi-

tazione. (IL PASTORE SCONCERTATO MA OBBEDIENTE

ESCE VELOCEMENTE DAL CANCELLO, PRAED SI ALZA

DA TERRA E SI SPOLVERA)

FRANK

Praed, dobbiamo trovare il modo di riportare la vecchia in città.

Senti,  onestamente,  (caro  Praeddy)  ti  piace  vederle  insieme?

Vivie e la vecchia?

PRAED

E perché no?

FRANK

(BATTENDO I DENTI) Non ti fa accapponare la pelle almeno

un  po’?  Quel  vecchio  demonio  maligno,  pronta  a  ogni

mascalzonata sotto il sole, giurerei, e Vivie… Ah!

PRAED

Per favore, taci. Stanno arrivando.

(SI VEDONO ARRIVARE IL PASTORE E CROFT LUNGO

LA  STRADA,  SEGUITI  DALLA  SIGNORA  WARREN  E

VIVIECHECAMMINANOAFFETTUOSAMENTE

SOTTOBRACCIO).

FRANK

Guarda: adesso Vivie ha passato il braccio intorno alla vita della

vecchia. Il braccio destro, addirittura: ed è stata lei quella che ha

cominciato per prima. È diventata sentimentale, per

Dio! Uh!

Uh!  Adesso  li  senti  o  no  gli  accapponamenti  pellurici?  (IL

PASTORE APRE IL CANCELLO, LA SIGNORA WARREN

E VIVIE LO SUPERANO E SI FERMANO IN MEZZO AL


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GIARDINO GUARDANDO LA CASA, FRANK, IN UN’ESTASI DI SIMULAZIONE, SI RIVOLGE ALLA SIGNORA WARREN ESCLAMANDO IN TONO GIOIOSO) Sono così felice di vederla qui, signora Warren. Questo placido giardino della vecchia parrocchia le si addice alla perfezione.

SIGNORA WARREN Ah, questa poi! George, hai sentito cosa ha detto? Dice che io, figuro bene in questo placido giardino della vecchia parrocchia!

REV. SAMUEL           (TENENDO    ANCORA   APERTO    IL    CANCELLO   PER

CROFTS CHE INDUGIA ENTRANDO PESANTEMENTE ANNOIATO) Lei, signora Warren, figura bene dappertutto!

FRANK                            Bravo,  il  reverendo!  Allora,  attenzione:  propongo  un  po’  di

spasso  prima  del  pranzo.  Per  prima  cosa,  visita  alla  chiesa.

Obbligatoria   per   tutti.   È  una   vecchia   chiesa   regola re   del

tredicesimo  secolo,  ecco:  il  reverendo  ci  tiene  più  che  mai,

perché ha ottenuto dei fondi per i restauri e l’ha praticamente

rifatta sei anni fa. Praed potrà illustrarci le sue caratteristiche..

REV. SAMUEL           (SPOSTANDOSI   DALL’UNO   ALL’ALTRO   CON    AR IA

OSPITALE) Ne sarò contento, senza dubbio, se sir Ge orge e la signora Warren hanno veramente interesse alla cosa.

SIGNORA WARREN Andiamo  e   togliamoci   il   pensiero.   Farà  bene   a   George:

scommetto che non disturba troppo spesso le chiese.

CROFTS                           (TORNANDO INDIETRO VERSO IL CANCELLO) Io non ho

niente in contrario.

REV. SAMUEL           Non da quella parte. Passiamo per i campi, se non vi dispiace.

Dietro qui. (LI PRECEDE SUL SENTIERINO CHE ATTRAVERSA LA SIEPE DI BOSSO)

CROFTS                           Benissimo. (ESCE COL PASTORE. PRAED LI SEGUE CON

LA SIGNORA WARREN, VIVIE NON SI MUOVE, MA LI

GUARDA  FINCHE’  SONO  USCITI,  CON  STAMPATI  IN

FRONTE I SEGNI DEL SUO PROPOSITO)

FRANK                            Non vieni?

VIVIE                                No. Voglio darti un consiglio, (Frank). Hai preso in giro mia

madre, poco fa, quando hai detto quella cosa sul giardino della

parrocchia. Da ora in avanti te lo proibisco. Per favore tratta mia

madre con lo stesso rispetto con cui tratti la tua.

FRANK                            Mia cara Vivie: lei non lo apprezzerebbe. Lei non è come mia

madre: lo stesso trattamento non andrebbe bene per entrambi i

casi.   Ma   cosa   diavolo   ti   è    capitato?   Ieri   sera    eravamo

perfettamente d’accordo su tua madre e il suo gruppo. Questa


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mattina ti colgo mentre assumi una posa sentimentale passando il braccio intorno alla vita della tua genitrice.

VIVIE                                (ARROSSENDO) Una posa sentimentale!

FRANK                            Così l’ho vissuta io. È la prima volta che t i ho visto fare una

cosa di seconda categoria.

VIVIE                                (CONTROLLANDOSI) Sì, (Frank) c’è stato un cambiamento;

ma penso che non sia stato un cambiamento in peggio. Ieri ero un po’ dogmatica.

FRANK                            E oggi?

VIVIE                                (TRASALE;   POI   LO   GUARDA  FISSAMENTE)   Oggi   io

conosco mia madre più di te.

FRANK                            Dio non voglia!

VIVIE                                Cosa vuoi dire?

FRANK                            (Vivetta), Tra le persone del tutto immorali esiste una specie di

massoneria di cui tu non sai niente. Tu hai troppo carattere. Ecco

perché  io  e  tua  madre  siamo  più  affini:  ecco  perchéio  la

conosco più di quanto tu potrai mai conoscerla.

VIVIE                                Ti sbagli: tu non sai niente di lei. Se tu conoscessi le circostanze

contro le quali mia madre ha dovuto lottare…

FRANK                            (FINENDO ABILMENTE LA FRASE DI LEI) Saprei perché

lei  è  quello  che  è.  O  no?  Che  differenza  farebbe?  Con  le

circostanze  o  senza  le  circostanze,  (Vivetta),    tu  non  saresti

capace di sopportare tua madre.

VIVIE                                (MOLTO ARRABBIATA) Perché no?

FRANK                            Perché lei è una vecchia poco di buono. Se ut passerai ancora il

tuo braccio intorno alla sua vita in mia presenza, io mi sparerò, lì e subito, in segno di protesta contro uno spettacolo che mi disgusta.

VIVIE                                Devo scegliere tra lasciare perdere il rapporto con mia madre o

con te?

FRANK                            (CON   GRAZIA)  Questo   metterebbe   la   vecchia   signora   in

grande   svantaggio.   No,    (Vivetta)   il    tuo     innamoratissimo

bambino dovrà starti appiccicato in ogni caso. Ma n on di meno

si preoccupa che tu non commetta degli errori. Non c’è niente da

fare, (Vivetta): tua madre è impossibile. Magari è anche una

buona diavola, ma è un cattivo soggetto, un pessimo soggetto.


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VIVIE                                (CON CALORE) Frank… (LUI NON CEDE. LEI SI GI  RA E

SI SIEDE SULLA PANCHINA SOTTO IL TASSO, SFOR-ZANDOSI DI RECUPERARE IL SUO AUTOCONTROLLO. POI DICE): Dovrebbe essere abbandonata da tutti perché è quello che tu chiami un cattivo soggetto? Non ha nessun diritto di vivere?

FRANK                            Non aver paura (Vivetta) che non sarà mai so la. (SI SIEDE

SULLA PANCHINA VICINO A LEI)

VIVIE                                Però io devo abbandonarla, suppongo.

FRANK                            (INFANTILMENTE,         CULLANDOLA        E         FACENDO

L’AMORE  CON  LEI  CON  LA  VOCE)  Non  devi  andare  a

vivere con lei. Il gruppo familiare piccolino di madre e figlia

non  funzionerebbe.   Rovinerebbe   il   nostro   gruppo   piccolo,

piccolino.

VIVIE                                (INCANTATA) Quale gruppo piccolo piccolino?

FRANK                            I   bambini   piccolini   nel   bosco:   Vivie   e   il   piccolo   Frank.

(L’ABBRACCIA INTORNO ALLA VITA E SI RANNICCHIA

CONTRO DI LEI COME UN BAMBINO STANCO) Andiamo

a farci coprire dalle foglie.

VIVIE                                (RITMICAMENTE,  CULLANDOLO COME   UNA   BALIA)

Dormi dormi, manina nella manina, sotto gli alberini.

FRFANK                         La saggia bambina col suo maschietto stupidino.

VIVIE                                Il caro maschiettino con la sua bambina sciamannata.

FRANK                            Beati e pacifici, e liberati dalla stupidità del padre del bambino e

dalla dubbia rispettabilità della…

VIVIE                                (SOFFOCANDO  LA  PAROLA  CONTRO  IL  SUO  SENO)

Ssst!... la bambina vuole dimenticare tutto della sua mamma.

(RESTANDO PER UN PO’ IN SILENZIO, CULLANDOSI A

VICENDA.  POI VIVIE  SI SCUOTE,  ESCLAMANDO)  Che

coppia di deficienti, che siamo! Su, alzati. Santo Iddio! I tuoi

capelli.  (GLIELI  RAVVIA)  Mi  domando  se  tutti  gli  adulti

giocano in modo così puerile quando nessuno li vede. Io quando

ero una bambina non l’ho mai fatto.

FRANK                            Non l’ho mai fatto neanche io. Tu sei la mia prima compagna di

giochi. (PRENDE LA MANO DI LEI PER BACIARLA, MA SI

TRATTIENE E SI GUARDA INTORNO, MOLTO LONTANO

DALL’ASPETTARSELO, VEDE CROFTS USCIRE DALLA

SIEPE DI BOSSO) Maledizione!

VIVIE                                Caro, maledizione perché?


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FRANK


(SUSSURRANDO) Ssst!... Arriva Crofts, il bruto! (SI SIEDE LONTANISSIMO DA LEI CON ARIA INDIFFERENTE)


VIVIE


Non essere sgarbato con lui, (Frank). Voglio particolarmente educata con lui. Farà piacere a mia (FRANK FA UNA SMORFIA DI DISGUSTO)


essere madre.


CROFTS


Potrei scambiare due parole con lei, signorina Vivie?


VIVIE


Certamente.


CROFTS


(A FRANK) Lei mi scuserà, Gardner. La stann o aspettando in chiesa, se non le dispiace.


FRANK


(ALZANDOSI) Per lei farei qualsiasi cosa, Crofts, ma non in chiesa. Vivie, se hai bisogno di qualcosa suona il campanello del cancello, e si materializzerà un domestico. (VA VER SO LA CASA CON IMPERTURBABILE SOAVITA’)


CROFTS


(LO GUARDA CON ARIA FURBA MENTRE SCOMPARE, E PARLA A VIVIE CON LA PRESUNZIONE DI ESSERE CON LEI IN TERMINI PRIVILEGIATI) Che giovane simpatico, signorina Vivie. Peccato che non abbia una centesimo, è vero?


VIVIE


Lei crede?


CROFTS


Be’, che deve fare? Professione nessuna, patrimonio zero. Per cosa va bene uno così?


VIVIE


Vedo chiaramente che ha dei punti di svantaggio, Sir George.


CROFTS


(COLTO LEGGERMENTE DI SORPRESA NEL VEDERSI INTERPRETATO CON TANTA PRECISIONE) Non si tratta di questo. Finché siamo in questo mondo ci siamo dentro; e i soldi sono soldi. (VIVIE NON RISPONDE) Bella giornata, è vero?


VIVIE


(CON    POCO    VELATO     DISPREZZO


PER


QUESTA


CONVERSAZIONE FORZATA) Molto.


CROFTS


(CON BRUTALE BUON UMORE, COME SE GLI PIACESSE IL CORAGGIO DI LEI) Bene, non sono venuto per parlarle del tempo. (AFFETTANDO FRANCHEZZA) Mi ascolti, signorina Vivie. Sono del tutto consapevole di non essere un principe azzurro.


VIVIE


Ma non mi dica! (Sir George)


CROFTS


Non lo sono; e per dire la verità vera, non voglio neppure esserlo. Ma quando dico una cosa, è quella. Quando provo un


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sentimento, lo provo davvero. E quando do valore a qualcosa, la pago profumatamente. Ecco il genere di uomo che sono.

VIVIE                                Questo le fa molto onore, ne sono sicura.

CROFTS                           Non voglio autoincensarmi. Ho i miei difetti, Dio lo sa; nessuno

se ne rende conto più di me. So di non essere perfetto: è uno dei

vantaggi di un uomo di mezza età; perché io non sono giovane e

lo so. Ma il mio codice è semplice, e, credo, valido. Onore, tra

uomo e uomo; fedeltà, tra uomo e donna; e nessuna i pocrisia per

questa religione o quella, ma un credo onesto che le cose vanno

per il meglio, tutto sommato.

VIVIE                                (CON MORDENTE IRONIA) “Non noi, ma un potere       al di

sopra di noi che provvede a fare giustizia”, eh?

CROFTS                           (PRENDENDOLA SUL SERIO) Certamente, al di sopra di noi,

è ovvio. Lei capisce cosa intendo dire. (SI SIEDE ACCANTO A

LEI    COME    UNO    CHE     HA    TROVATO      L’ANIMA

GEMELLA) Dunque, passiamo alle cose pratiche. Lei potrebbe

pensare  che  io  abbia  sperperato  i  miei  soldi;  ma  non  li  ho

sperperati: oggi sono più ricco di quando ho ereditato il mio

patrimonio. Ho usato la mia conoscenza del mondo per investire

i   miei    soldi    in    settori   che    altri    non    hanno    preso    in

considerazione; e qualsiasi cosa io possa essere sotto altri punti

di vista, per quanto riguarda i soldi sono un uomo inattaccabile.

VIVIE                                E’ molto gentile da parte sua dirmi tutto questo.

CROFTS                           Andiamo, andiamo, signorina Vivie: non occorre che lei faccia

finta  di  non  capire  dove  voglio  arrivare.  Voglio  darmi  una

sistemata con una Lady Crofts. Suppongo che lei stia pensando

che sono troppo esplicito, eh?

VIVIE                                Per niente: le sono molto obbligata per essere così preciso e

serio. Apprezzo incondizionatamente l’offerta; cioè: i soldi, la

posizione, Lady Crofts, eccetera. Però credo che di rò no, se non

le dispiace. Preferisco di no. (SI ALZA, SI AVVICINA ALLA

MERIDIANA     PER       ALLONTANARSI      DALLA       SUA

IMMEDIATA VICINANZA)

CROFTS                           (PER NIENTE SCORAGGIATO, E APPROFITTANDO DEL

POSTO LIBERATO SULLA PANCHINA PER STENDERSI

COMODAMENTE,  COME   SE   I   RIFIUTI  PRELIMINARI

FACESSERO PARTE DELLA INEVITABILE ROUTINE DEL

CORTEGGIAMENTO) Non   ho  fretta.  Volevo   solo   che   lei

sapesse  nella  eventualità  che  il  giovane  Gardner  pr ovasse  a

metterla in trappola. Lasciamo aperta la faccenda.

VIVIE                                (TAGLIENTE) Il mio no è definitivo. Non tornerò indietro. (LO

GUARDA CON AUTORITA’. LUI SOGGHIGNA; SPORGE


50


COI GOMITI SULLE  GINOCCHIA  PER  PUNZECCHIARE

COL   BASTONE   QUALCHE   MALCAPITATO   INSETTO

NELL’ERBA; E LA GUARDA MALIZIOSO. LEI GLI GIRA

LE SPALLE CON IMPAZIENZA)

CROFTS                           Sono un bel po’ più vecchio di lei… ventici           nque anni… un

quarto di secolo. Non vivrò in eterno; e sarà mia p remura fare in modo che lei se le passi bene quando me ne sarò and ato.

VIVIE                                Sono a prova di bomba anche contro questo genere di incentivi,

Sir George. Non crede che farebbe meglio a ritenere definitiva la mia risposta? Non c’è la più pallida possibilità ch e io la cambi.

CROFTS                           (SI ALZA E, DOPO UNA BASTONATA FINALE A UNA

MARGHERITA,  COMINCIA  A  CAMMINARE  AVANTI  E

INDIETRO) Bene, non importa. Potrei dirle delle cose che non

ci metterebbero molto a farle cambiare idea. Ma non voglio,

perché preferisco conquistarla con un affetto onesto. Sono stato

un buon amico per sua madre: glielo chieda se non è vero. Lei

non avrebbe mai fatto i soldi che servivano per la sua istruzione

senza i miei consigli e il mio aiuto, per non dire dei soldi che le

ho anticipato. Pochi uomini le sarebbero stati vicino come ho

fatto io. Ci ho investito non meno di 40.000 sterline, dall’inizio

alla fine.

VIVIE                                (FISSANDOLO) Intende dire che lei è stato socio in affari di

mia madre?

CROFTS                           Sì. Dopo di che, pensi soltanto a tutto il fastidio e a tutte le

spiegazioni   che  si   potrebbero   risparmiare   se   noi   si   tenesse

l’intera cosa in famiglia, per dirne una. Chieda a sua madre se le

farebbe piacere dover spiegare tutti i suoi affari a un perfetto

estraneo.

VIVIE                                Non vedo dove stia la difficoltà, dal moment o che, a quanto

pare, l’affare è stato portato a termine, e i soldi investiti.

CROFTS                           (SI   FERMA   DI   COLPO,   STUPITO)   Portato   a   termine!

Terminare un affare che rende il 35 per cento nelle annate peggiori! Poco probabile. Chi glielo ha detto?

VIVIE                                (BIANCA COME UNA PEZZA DA LATTE) Vuol dire che è

ancora… (SI FERMA DI COLPO; SI APPOGGIA CON UNA MANO SULLA MERIDIANA PER REGGERSI. POI RAGGIUNGE RAPIDAMENTE LA SEDIA DI FERRO E SI SIEDE) Di che genere di affari sta parlando?

CROFTS                           Dunque, il fatto è che sono di quegli affari che non sarebbero

considerati esattamente di prima categoria nel mio ambiente… l’ambiente della nobiltà di campagna… il nostro amb iente, se lei penserà meglio alla mia proposta. Non che ci sia so tto qualche


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mistero: non stia a pensarlo. Il semplice fatto che ci sia dentro

sua madre le garantisce che si tratta di un giro d’affari di una

onestà e di una rettitudine assolute. La conosco da

tanti tanti

anni e posso dire di lei che preferirebbe tagliarsi le mani prima

di posarle su qualcosa che fosse come non dovrebbe essere. Le

dirò tutto, della catena, se le fa piacere. Non so  se lei ha scoperto

viaggiando  quanto  sia  difficile  trovare  un  albergo  veramente

comodo.

VIVIE

(NAUSEATA, GUARDANDO ALTROVE) Sì: vada avanti.

CROFTS

Be’  questo  è  tutto.  Sua  madre  è  particolarmente  dotata  per

gestire questo genere di cose. Ne abbiamo due a Bruxelles, uno

a Berlino, uno a Vienna e due a Budapest. Naturalmente altre

persone sono  coinvolte  oltre a noi;  ma  la maggior parte  del

capitale è nostro; e sua madre è indispensabile come manager.

Lei avrà notato – oso dire – che sua madre viaggia

parecchio.

Ma lei vede anche che di queste cose non si  può nem meno

accennare nella buona società. Appena a uno  sfugge di bocca la

parola  albergo…  tutti  dicono  che  gestiva  una  osteri  a  con

alloggio. A lei non farebbe piacere che la gente dicesse una cosa

simile di sua madre, è vero? Ecco perché siamo cosìriservati

sulla cosa. A proposito, se lo tenga per sé, mi raccomando. Dal

momento che è un segreto da molto tempo, è meglio che lo resti

ancora.

VIVIE

E questi sono gli affari che lei mi invita a condividere?

CROFTS

Ma no. Mia moglie non dovrà avere problemi  derivanti dagli

affari. Lei non li condividerà più di quanto non li  abbia sempre

condivisi.

VIVIE

Li ho sempre condivisi! Cosa intende dire?

CROFTS

Solo che questi affari l’hanno sempre mantenuta. Da lì sono

venuti i soldi per la sua istruzione e per il vestito che ha sulle

spalle. Non arricci il naso per via degli affari, signorina Vivie:

che ne sarebbe stato dei suoi studi a Newnham, a Girton senza di

loro?

VIVIE

(ALZANDOSI QUASI FUORI DI SE) Stia attento. So di che

affari si tratta.

CROFTS

(SOBBALZA, CON UNA BESTEMMIA SOFFOCATA) Chi

glielo ha detto?

VIVIE

Il suo socio… mia madre.

CROFS

(NERO DI RABBIA) Vecchia…


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(VIVIE   LO    GARDA   DI    SCATTO.    CROFTS     INGOIA

L’EPITETO  E  PER  UN  PO’  BESTEMMIA  E  S’INFURIA

CON SE STESSO. MA SA CHE L’UNICA VIA D’USCITA

STA   NELLA   COMPRENSIONE.  SI   RIFUGIA  IN   UNA

GENEROSA INDIGNAZIONE)

CROFTS                           Avrebbe dovuto avere più considerazione per lei. Io non glielo

avrei mai detto.

VIVIE                                Immagino che probabilmente lei me lo avrebbe detto una volta

sposati: sarebbe stata un’arma molto utile per domarmi.

CROFTS                           (DEL TUTTO SINCERO) Mai avuto una simile intenzione. No,

mai! Parola di gentiluomo.

(VIVIE    LO     GUARDA    STUPITA.     IL    SUO      SENSO

DELL’IRONIA  NEI  CONFRONTI  DELLA  PROTESTA  DI

CROFTS LA CALMA E LE RIDA’ LA PADRONANZA DI

SE. RISPONDE CON SPREZZANTE AUTOCONTROLLO)

VIVIE                                Non ha nessun importanza. Suppongo che lei si renda conto che

quando ce ne andremo da qui oggi noi due non ci conosceremo più.

CROFTS                           Perché? Perché ho aiutato sua madre?

VIVIE                                Mia    madre   era    una   donna   poverissima    che    non    aveva

nessun’altra scelta ragionevole se non fare quello che ha fatto.

Lei era un ricco gentiluomo; e lei ha agito nello stesso modo per

amore  del  35   per  cento.   Lei   è   solo   uno   dei  tanti   volgari

mascalzoni in circolazione.

CROFTS                           (DOPO        UN’OCCHIATA       STUPITA,        PER        NIENTE

DISPIACIUTO, E MOLTO PIU’ A SUO AGIO IN QUESTI FRANCHI TERMINI CHE IN QUELLI CERIMONIOSI PRECEDENTI) Aaaaah!... Forza, signorina, forza! Questo tono non offende me e diverte lei. Perché diavolo non dovrei investire i miei soldi in quel modo? Riscuoto gli interessi sul mio capitale come tutti gli altri: spero che lei non pensi che io mi insudici le mani lavorando. Andiamo! Lei non rifiuterebbe la conoscenza del cugino di mia madre, il duca di Belgravia, perché una parte delle sue vendite derivano da operazioni sospette. Lei non taglierebbe fuori l’arcivescovo di Canterbury, suppongo, perché alcuni degli amministratori della curia hanno qualche pubblicano e qualche peccatore tra i loro affittuari? Ricorda la borsa di studio Crofts alla università di Newnham? Bene, fu istituita da mio fratello deputato. Quello si becca il 22 per cento da una fabbrica con dentro 600 ragazze, e nessuna di loro che riceva una paga sufficiente per viverci. Cosa suppone che faccia la maggior parte di loro per cavarsela? Lo chieda a sua madre. E lei si aspetta che io giri la schiena al 35 per cento mentre tutti gli


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altri  si  intascano  quello  che  possono,  da  gente  che  usa  la

ragione? Non sono così stupido! Se lei intende selezionare e

scegliere le sue conoscenze in base a principi morali, farebbe

meglio a sparire da questo paese, a meno che lei non voglia

tagliarsi fuori completamente dalla rispettabile alta società.

VIVIE

(TOCCATA NELLA COSCIENZA) Potrebbe andare avanti per

farmi  presente  che  io  stessa  non  ho  mai  chiesto  da  dove

arrivassero i soldi che spendevo. Credo di essere marcia quanto

lei.

CROFTS

(MOLTO RASSICURATO) Certo che lo è, questa è anche una

cosa molto seria! Che male fa dopo tutto? (SGRIDANDOLA

SCHERZOSAMENTE)   Così   lei   non  mi   ritiene  più  un

malandrino matricolato ora che ci ha ripensato. Eh?

VIVIE

Ho  condiviso i  profitti con lei;  e l’ho  appena  introdotta alla

familiarità di sapere quello che penso di lei.

CROFTS

(GRAVE E AMICHEVOLE) Certo che mi ha introdotto. E non

mi  troverà  un  cattivo  soggetto:  non  mi  picco  di  ess ere  un

intellettuale  sopraffino;  però  ho  un  sacco

di  senti menti

sinceramente umani; e in me la vecchia razza dei Crofts salta

fuori in una specie di odio istintivo per tutto ciò

che è basso, e in

questo  sono  sicuro  che  lei  simpatizzerà  con

me.  Mi  creda,

signorina Vivie, il mondo non è un posto così brutto come gli

uccelli  del  malaugurio  dichiarano.  Fintanto  che  non  sfidate

apertamente   la   società,   la   società   non   pone   domande

imbarazzanti;  anzi  fa  piazza  pulita  dei  mascalzoni  che  le

pongono. Non ci sono segreti custoditi meglio dei segreti che

tutti  indovinano.  Nell’alta  società  in  cui  io  posso

introdurla,

nessuna signora o nessun gentiluomo si abbasserà al

punto da

mettere in discussione  i miei affari o di quelli di sua madre.

Nessuno può offrirle una posizione più sicura.

VIVIE

(STUDIANDOLO CON CURIOSITA’) Suppongo che lei stia

pensando di intendersi a meraviglia con me.

CROFTS

Io spero di potermi lusingare che lei ora stia pensando di me

qualcosa di meglio di quello che pensava prima.

VIVIE

(CON CALMA) Ora io fatico a trovare qualcosa per cui lei sia

degno di essere pensato. (SI ALZA E SI DIRIGE VERSO IL

CANCELLO,  FERMANDOSI LUNGO  IL PERCORSO PER

ESAMINARLO E DIRE QUASI GENTILMENTE, MA CON INTENSA CONVINZIONE) Quando penso alla società che tollera uno come lei, e alle leggi che proteggono uno come lei… quando penso come sarebbero indifese nove ragazze su dieci nelle grinfie sue e in quelle di mia madre… la donn a innominabile e il suo capitalista bullo…


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CROFTS

(LIVIDO) Ma va all’inferno!

VIVIE

Non occorre che mi ci mandi. Mi sento già tr a i dannati.

(VIVIE   ALZA   IL   PALETTO   DEL   CANCELLO   PER

APRIRLO E USCIRE. CROFTS LA RAGGIUNGE E METTE

PESANTEMENTE LA MANO SULLA SBARRA PIU’ ALTA

PER IMPEDIRLE DI APRIRLO)

CROFTS

(ANSIMANDO  DALLA  COLLERA)  Pensi  che  sopporterò

questo da te, piccolo demonio?

VIVIE

(IMPASSIBILE)   Stia   buono.   Qualcuno   risponderà   alla

campana.

(VIVIE   SENZA   INDIETREGGIARE   DI   UN   PASSO

COLPISCE  COL  DORSO  DELLA  MANO  LA  CAMPANA

CHE   MANDA   UN   SUONO   ASPRO.   E   CROFTS

INDIETREGGIA

INVOLONTARIAMENTE.

QUASI

IMMEDIATAMENTE   APPARE   SOTTO   IL   PORTICO

FRANK COL SUO FUCILE)

FRANK

(ALLEGRAMENTE  EDUCATO)  Vuoi  il  fucile,  Vivetta;  o

preferisci che agisca

io?

VIVIE

Frank, sei stato a sentire?

FRANK

Solo  per  sentire  la  campana,  giuro,  in  modo  da  non  farti

aspettare. Crofts penso di avere avuto una bella intuizione sul

suo carattere.

CROFTS

Per  due  centesimi  accetterei  di  strapparti  quel  fucile  e  di

spaccartelo sulla testa.

FRANK

(MOLESTANDOLO, E STANDO ATTENTO) Non lo faccia.

Per  favore.  Sono  sempre  così  sbadato  quando  ho  in  mano

un’arma da fuoco, ci sarebbe sicuramente un fatale incidente, e

una  ammonizione  del  magistrato  inquirente  per  la  mia

negligenza.

VIVIE

Metti via il fucile, Frank: non è necessario per niente.

FRANK

Giustissimo,  Vivetta.  È  molto  più  corretto  f iccarlo  in  una

gabbia.   (CROFTS   CAPENDO   L’INSULTO,   FA   UN

MOVIMENTO  MINACCIOSO)  Crofts:  qui  ci  sono  quindici

cartucce  nel  caricatore;  e  all’attuale  distanza  con  un  oggetto

della sua taglia non sbaglio un colpo.

CROFTS

Non aver paura. Non ti toccherò.


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FRANK                            Straordinariamente    magnanimo    da    parte    sua    in    queste

circostanze. Grazie.

CROFTS                           Prima  di  andarmene  vi  voglio  dire  solo  una  cosa.  Potrebbe

interessarvi, visto che siete tanto vicendevolmente innamorati.

Mi consenta, signor Frank, di presentarle la sua sorellastra, la

figlia maggiore del reverendo Samuel Gardner. Signorina Vivie,

il suo fratellastro. Buon giorno! (ESCE DAL GIARDINO E SI

AVVIA PER LA STRADA)

FRANK                            (DOPO UNA PAUSA DI STUPORE, ALZANDO IL FUCILE)

Tu testimonierai davanti al magistrato inquirente che si è trattato

di un incidente, (Vivetta). (PRENDE DI MIRA LA FIGURA DI

CROFTS   CHE   SI   ALLONTANA,   VIVIE   PRENDE   LA

CANNA  DEL   FUCILE   E   LA   GIRA  CONTRO   IL  SUO

PETTO)

VIVIE                                Adesso spara. Puoi.

FRANK                            (LASCIANDO CADERE SUBITO IL FUCILE DALLA SUA

PARTE) Ferma! Attenta! (LEI LASCIA ANDARE IL FUCILE

CHE CADE SULL’ERBA) Oh, che colpo hai fatto prendere, al

tuo bambino! Pensa se avesse sparato… Uuuh! (SI LAS       CIA

CADERE SULLA PANCHINA, STRAVOLTO)

VIVIE                                Se avesse sparato: credi che non sarebbe stato un sollievo avere

un dolore fisico acuto che mi lacerasse?

FRANK                            (CON DELLE MOINE) Prendi la vita come viene, cara Vivetta.

Ricordati: anche se il fucile ha spaventato quell’individuo fino a

fargli dire la verità per la prima volta in vita su a, ciò non fa altro

che rendere veramente noi due i bambini nel bosco. (LE TENDE

LE BRACCIA) Vieni, nascondiamoci di nuovo sotto le foglie.

VIVIE                                (CON UN GRIDO DI DISGUSTO) Ah, questo no! Questo no!

Mi fai venire la pelle d’oca.

FRANK                            Perché? Che è successo?

VIVIE                                Addio. (SI AVVIA VERSO IL CANCELLO)

FRANK                            (SCATTA   IN   PIEDI)   Eh!   Fermati!   Vivetta!   Vivetta!   (SI

FERMA SULLA SOGLIA DEL CANCELLO) Dove stai andando? Dove ti troveremo?

VIVIE                                Nell’ufficio di Honoria Frazer, al numero 67 di Chancery Lane,

per  il   resto   della   mia   vita.   (SI   ALLONTANA  ED   ESCE

VELOCEMENTE     NELLA      DIREZIONE    OPPOSTA     A

QUELLA PRESA DA CROFTS)

FRANK                            Ma dico… aspetta… Al diavolo! (LA RINCORRE)


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ATTO IV

L’ufficio di Honoria Fraser in Chancery Lane. L’uf ficio è all’ultimo piano del New Store Building, con una grande finestra a vetri, pareti intonacate, luce elettrica e una stufa. Sabato pomeriggio. Attraverso la finestra si vedono i camini di Lincoln’s Inn e il cielo lontano di ponente. In mezzo alla stanza c’è una scrivania a due posti, una scatola di sigari, portacenere, e una lampada elettrica portatile per leggere quasi sepolta da mucchi di carte e di libri. La scrivania ha spazio per le ginocchia, seggiole a destra e a sinistra ed è disordinatissima. Il banco dell’impiegato, chiuso e ordinato, con uno sgabello alto, è contro la parete, vicino a una porta che comunica con le stanze interne. Nella parete opposta c’è la porta che comunica col corridoio esterno. Sul pannello superiore di vetro smerigliato c’è la scritta in nero: “FRASE R AND WARREN”. Un paravento di stoffa nasconde l’angolo tra questa porta e la finestra.

Frank, in un completo chiaro alla moda, con bastone, guanti e berretto bianco in mano passeggia su è giù per l’ufficio. Qualcuno infila la chiave nella toppa.


FRANK


(FORTE) Avanti. Non è chiusa a chiave.


(VIVIE ENTRA, IN GIACCA E CAPPELLO. SI FERMA E LO GUARDA MERAVIGLIATA)


VIVIE


(SEVERA) Che cosa fai qui?


FRANK


Ti aspettavo per vederti. Sono qui da ore. È così che curi i tuoi affari? (POSA IL BASTONE E IL BERRETTO SULLA SCRIVANIA, E SI APPOLLAIA CON UN SALTO SULLO SGABELLO. GUARDANDOLA CON L’ARIA DI CHI è DI UMORE PARTICOLARMENTE IRREQUIETO, IMPERTI-NENTE E VOLUBILE)


VIVIE


Sono stata via esattamente venti minuti per una tazza di tè. (SI TOGLIE GIACCA E CAPPELLO E LI APPENDE DIETRO IL PARAVENTO) Come hai fatto a entrare?


FRANK


L’impiegato non era ancora andato via quando sono arrivato. È andato a giocare al football a Primrose Hill. Perché non assumi una donna, e dai una buona opportunità al tuo sesso ?


VIVIE


Perché sei venuto?


FRANK


(SALTA GIU DALLO SGABELLO E LE SI AVVICINA) Vivetta: andiamo a goderci il sabato mezzo festivo da qualche parte, come l’impiegato. Che ne diresti di Richmond, e poi un musical e una bella cena?


VIVIE


Non possiamo permettercelo. Devo sbrigare un lavoro di sei ore prima di andare a letto.


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FRANK


Non possiamo permettercelo, davvero? Vivetta, guarda qui. (TIRA FUORI DALLA TASCA UNA MANCIATA DI SOVRANE E LE FA TINTINNARE) Oro Vivetta, oro!


VIVIE


Dove li hai presi?


FRANK


Giocando, Vivetta, giocando. A poker.


VIVIE


Puah! È più spregevole che averli rubati. No : non vengo. (SI SIEDE ALLA SCRIVANIA PER LAVORARE, CON LA SCHIENA ALLA PORTA DI VETRO, E COMINCIA A SFOGLIARE LE CARTE)


FRANK


(PROTESTANDO CON VOCE LAMENTOSA) Ma, (cara Vivetta), io voglio parlarti molto seriamente.


VIVIE


Benissimo: siediti nella seggiola di Honoria e parla. Mi piace fare dieci minuti di chiacchiere dopo il tè. (LUI BORBOTTA) E’ inutile mugugnare: sarò inesorabile. (LUI SI SIE DE NELLA SEGGIOLA DAVANTI A LEI CON ARIA SCONSOLATA) Ti dispiace passarmi la scatola dei sigari?


FRANK


(SPINGENDO LA SCATOLA DEI SIGARI VERSO DI LEI) Pessima abitudine femminile. Gli uomini come si deve hanno smesso.


VIVIE


Sì, hanno da ridire contro la puzza in ufficio; e abbiamo dovuto passare alle sigarette. Vedi! (APRE LA SCATOLA E TIRA FUORI UNA SIGARETTA, CHE ACCENDE. GLIENE OFFRE UNA, MA LUI SCUOTE LA TESTA CON UNA SMORFIA DI DISGUSTO. LEI SI METTE COMODA SULLA SUA SEGGIOLA, MENTRE FUMA) Parla pure.


FRANK


Be’, voglio sapere che cosa hai fatto… che d


ecisioni hai preso.


VIVIE


Tutto era già sistemato venti minuti dopo ch e ero arrivata qui. Honoria si era accorta che il lavoro quest’anno era troppo per lei; e stava per mandarmi a chiamare per propormi di diventare sua socia quando sono entrata e le ho detto che non avevo l’ombra di un centesimo. Così mi sono installata qu i e l’ho spedita in vacanza per un paio di settimane. Cosa è successo a Haslemere dopo che sono partita?


FRANK


Niente di niente. Ho detto che eri andata in città per certi affari tuoi.


VIVIE


E dopo di che?


FRANK


Dopo di che, o sono rimasti troppo frastornati per dire qualcosa, oppure Crofts aveva preparato tua madre. In ogni caso, lei non


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ha detto niente, Crofts non ha detto niente; e Praddy si è limitato a sgranare gli occhi. Dopo il tè si sono alzati e se ne sono andati; e da allora non li ho più visti.

VIVIE

(ANNUISCEPLACIDAMENTE

SEGUENDO

CON

L’OCCHIO UNA VOLUTA DI FUMO) Benissimo.

FRANK

(SI  GUARDA  INTORNO  CON  DISAPPROVAZIONE)  Hai

l’intenzione di non schiodarti da questo maledetto posto?

VIVIE

(SOFFIA VIA IL FUMO CON DECISIONE E SI METTE BEN

DRITTA SULLA SEDIA) Sì. Questi due giorni qui dentro mi

hanno restituito tutta la mia energia e il mio autocontrollo. Non

mi prenderò più una vacanza per tutto il resto dell a mia vita.

(finché campo)

FRANK

(CON UNA SMORFIA DI DISGUSTO) Baah! Sembri proprio

felice… e dura come un chiodo.

VIVIE

(CUPAMENTE) Meno male che lo sono!

FRANK

(ALZANDOSI) Stammi a sentire, (Vivetta) noi due dobbiamo

spiegarci.  L’altro  ieri  ci  siamo  lasciati  vittime  di  un  grosso

equivoco.

VIVIE

(GETTA VIA LA SIGARETTA) Bene: chiariscilo.

FRANK

Ti ricordi cosa ha detto Crofts?

VIVIE

Sì.

FRANK

Quella  rivelazione  avrebbe  dovuto  causare  un  cambiamento

nella natura dei sentimenti che ci uniscono. Ci metteva sul piano

di fratello e sorella.

VIVIE

Sì.

FRANK

Hai mai avuto un fratello?

VIVIE

No.

FRANK

Allora tu non sai cosa vuol dire essere fratello e sorella? Si dà il

caso che io abbia un sacco di sorelle: Jessie e Georgina e le

altre. Il sentimento fraterno mi è molto familiare; e ti assicuro

che non esiste al mondo niente di più differente da ciò

che

provo verso di te. Le ragazze andranno per la loro strada; io

andrò  per la mia e nessuno di  noi  si

preoccuperà se   non  ci

rivedremo più. Questo è fratello e sorella. Con te invece: non sto

bene se devo stare una settimana senza vederti. Questo non è

fratello e sorella. È esattamente quello che sentiv o un’ora prima


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che Crofts facesse la sua rivelazione. Per farla breve (cara Vivetta): è il sogno d’amore dei giovani.

VIVIE                                (MORDENTE)   Lo  stesso   sentimento  (Frank)  che  portò  tuo

padre ai piedi di mia madre. Dico bene?

FRANK                            (NAUSEATO)   Mi    oppongo   fortemente   (Vivetta)    a    ogni

paragone dei  miei sentimenti con qualsiasi sentimento che il

reverendo Samuel è capace di albergare in sé; e mioppongo

ancora  più  fortemente  a  ogni  paragone  fra  te  e  tua  madre.

Inoltre, non credo a tutta quella storia. Al proposito ho messo

mio  padre  a  dura  prova  e  da  lui  ho  ottenuto  quello  che  io

considero l’equivalente di una smentita.

VIVIE                                Che cosa ha detto?

FRANK                            Ha detto che era sicuro che ci doveva essere un errore.

VIVIE                                Gli credi?

FRANK                            Sono disposto a credere alla sua parola contro quella di Crofts.

VIVIE                                Cosa cambierebbe? Voglio dire nella tua immaginazione o nella

tua coscienza; perché è ovvio che non farebbe nessuna reale differenza.

FRANK                            (SCUOTENDO LA TESTA) Per me nessuna.

VIVIE                                Neanche per me.

FRANK                            (ALLIBITO) Ma che bella sorpresa! Credevo che fra di noi tutto

fosse cambiato, quanto meno nella tua immaginazione e nella

tua coscienza,  nel preciso istante che quelle parole uscirono dal

muso di quel bruto.

VIVIE                                No:  nemmeno  per  sogno.  Non  gli  ho  creduto.  Avrei  voluto

credergli.

FRANK                            Eh?

VIVIE                                Penso che fratello e sorella sarebbe un rapporto molto giusto per

noi.

FRANK                            Dici davvero?

VIVIE                                 Sì.  È  l’unico  rapporto  che  mi  interessa,  anc he  se  potessimo

permettercene un altro. Lo dico davvero.

FRANK                            (ALZANDO  LE  SOPRACCIGLIA  COME  UNO  CHE  HA

AVUTO  UNA  RIVELAZIONE,  E  PARLANDO  CON  UNA

EFFUSIONE DI SENTIMENTO CAVALLERESCO) Mia cara


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Vivetta: perché non me lo hai detto prima? Mi dispiace moltissimo di averti perseguitato. Ho capito tutto, e va bene.

VIVIE                                (PERPLESSA) Hai capito tutto cosa?

FRANK                            Be’, non sono mica uno stupido nel senso comune della parola.

Lo sono solo nel senso biblico, cioè uno che fa tutte le cose che il saggio dichiara stupide dopo averle lui stesso assaggiate su vasta scala. Ho capito che non sono più il bambino piccolino di Vivettina. Non aver paura: non ti chiamerò mai più Vivettina… almeno finché non ti sarai stancata del tuo nuovo bambino piccolino, chiunque egli sia.

VIVIE                                Il mio nuovo bambino piccolino!

FRANK                            (CONVINTO)  Ci  deve  essere  un  nuovo  bambino  piccolino.

Succede sempre così. Infatti non può esserci nessun altro motivo.

VIVIE                                Nessun altro motivo che tu possa immaginare, per tua fortuna.

(QUALCUNO BUSSA ALLA PORTA)

FRANK                            Al diavolo il tuo visitatore, chiunque egli sia!

VIVIE                                È Praed. Sta partendo per l’Italia e viene a     salutarmi. Gliel’ho

chiesto io di passare oggi pomeriggio. Vai e fallo entrare.

FRANK                            Possiamo continuare a parlare dopo la sua partenza per l’Italia.

Dopo che se ne sarà andato. (VA ALLA PORTA E APRE)

Come  stai,   Praddy?  Felice   di   vederti.   Entra.   (PRAED,   IN

TENUTA   DA   VIAGGIO,  ENTRA   DI   BUON   UMORE,

ECCITATO DALL’INIZIO DEL SUO VIAGGIO)

PRAED                             Come sta, signorina Warren? (LEI GLI STRINGE LA MANO

CORDIALMENTE ANCHE SE UNA NOTA DI SENTIMEN-

TALISMO NEL BUON UMORE DI LUI LA INFASTIDISCE)

Parto tra un’ora da Holborn Viaduct. Mi piacerebbe riuscire a

persuaderla di provare l’Italia.

VIVIE                                E perché?

PRAED                             Ma per saturare lei stessa di bellezza e di romanticismo. (VIVIE,

CON   UN   BRIVIDO,   GIRA   LA   PROPRIA    SEGGIOLA

VERSO  LA  SCRIVANIA,  COME  SE   IL  LAVORO  CHE

L’ASPETTA   SU    DI    ESSA    FOSSE    PER    LEI    UNA

CONSOLAZIONE  E    UN    AIUTO.    PRAED    SI    SIEDE

DAVANTI  A   LEI.   FRANK   METTE    UNA    SEGGIOLA

DIETRO VIVIE, E VI SI LASCIA CADERE CON PIGRIZIA

E NONCURANZA, PARLANDOLE GIRANDO LA TESTA

SOPRA LA SPALLA)


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FRANK

Praddy è inutile. Vivetta è una piccola borghese. È indifferente

al mio romanticismo, e insensibile alla mia bellezza.

VIVIE

Signor Praed:  una volta  per tutte, per me nella vita non c’è

nessun romanticismo e nessuna bellezza. La vita è quello che è;

e io sono pronta a prenderla com’è.

PRAED

(CON ENTUSIASMO) Non dirà più così se verrà

a Verona e

poi a Venezia. Lei piangerà di gioia vivendo in un

mondo così

bello.

FRANK

Questo è molto eloquente, Praddy. Continua così.

PRAED

Le assicuro che io ho pianto…  E spero che p  iangerò ancora… a

cinquanta anni! Alla sua età, signorina Warren, lei

non avrebbe

bisogno di arrivare fino a Verona. Il morale le si alzerebbe in

volo  alla  semplice  vista  di  Ostenda.  Lei  sarebbe  incantata

dall’allegria,  dalla  vivacità,  dall’aria  di  festa  d i  Bruxelles.

(VIVIE SALTA INDIETRO) Che succede?

FRANK

Ehi, Vivetta!

VIVIE

(A PRAED CON PROFONDO RIMPROVERO) Per parlarmi

della sua bellezza e del suo romanticismo non potrebbe trovarmi

un esempio migliore di Bruxelles?

PRAED

(PERPLESSO) Naturalmente Verona è tutta un’altra cosa. Non

volevo dire che...

VIVIE

(CON AMAREZZA) Probabilmente la bellezza e il romanti-

cismo non sono molto diversi in un posto o nell’altro.

PRAED

(DEL TUTTO SERIO E MOLTO PREOCCUPATO) Mia cara

signorina Warren: io… (GUARDA INTERROGATIVAMEN-

TE FRANK) Cosa succede?

FRANK

Pensa che il tuo entusiasmo sia frivolo, (Praddy). Lei ha sempre

sentito la vocazione alla serietà.

VIVIE

(CON ASPREZZA) Frank, tieni la lingua a posto. Non fare il

cretino.

FRANK

(CON CALMA) Praed, tu queste le chiami buone maniere?

PRAED

(CON ANSIA E CONSIDERAZIONE) Signorina Warren, devo

portarlo  via?  Sono  sicura  che  l’abbiamo  disturbata  nel  suo

lavoro. (STA PER ALZARSI)

VIVIE

Si sieda: non sono ancora pronta per rimettermi a lavorare. Tutte

e due pensate che io abbia avuto un attacco di nervi. Neanche

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per sbaglio. Ma ci sono due argomenti che vorrei si lasciassero cadere, se non vi dispiace. Uno, (A FRANK) è il sogno d’amore dei giovani, in ogni suo modo e forma; l’altro (A PRAED) il romanticismo e la bellezza della vita, specie se esemplificati dall’allegria di Bruxelles. Godetevi pure le illusioni che vi sono rimaste su questi due argomenti; io non ne ho. Se noi tre vogliamo restare amici, io devo essere trattata come una donna d’affari, eternamente single (A FRANK) e eternamente non romantica (A PRAED).

FRANK

Anch’io  resterò  eternamente  single

finché  tu  non  cambierai

idea. Praddy: cambia argomento. Sii eloquente su qualche cosa

d’altro.

PRAED

(CON DIFFIDENZA) Ho paura che non ci sia niente altro al

mondo di cui io sappia parlare. Il Vangelo dell’Arte è l’unico

che io possa predicare. So che la signorina Warren è una fedele

convinta del Vangelo del Successo; ma di questo non possiamo

parlare senza offendere i tuoi sentimenti, Frank, visto che ce la

metti tutta per non avere successo.

FRANK

Non  preoccuparti  dei  miei  sentimenti.  Dammi  qualche  buon

consiglio, ti scongiuro; mi fa sempre molto bene. Vivetta, fai

ancora  un  tentativo  per  fare  di  me  un  uomo  di  successo.

Coraggio: la lista completa: energia, risparmio, lungimiranza,

rispetto  di  se  stessi,  carattere.  Non  odii  la  gente  priva  di

carattere, (Vivetta)?

VIVIE

(FREMENTE) Basta, basta! Smettiamola con queste tremende

ipocrisie. Signor Praed; se nel mondo ci fossero solo quei due

vangeli, faremmo meglio a suicidarci; perché in tuti e due c’è

qualcosa di infetto da cima a fondo.

FRANK

(LA GUARDA CRITICO) Oggi in te, c’è una punta di poesia

(Vivetta) che finora ti mancava.

PRAED

(IN TONO DI RIMPROVERO) Mio caro Frank: non sei un

filino indisponente?

VIVIE

(SPIETATA  VERSO  SE  STESSA)  No:  mi  fa  bene.  Mi

impedisce di essere sentimentale.

FRANK

(PRENDENDOLA  IN  GIRO)  Tengo  a  freno  la  tua  naturale

propensione verso il sentimentalismo, dico bene?

VIVIE

(QUASI ISTERICA) Sì: continua: non risparmiarmi. In vita mia

sono  stata sentimentale  solo per un

momento…  sentim  entale

una meraviglia… al chiaro di luna; e adesso…

FRANK

(SUBITO) Ehi, stai attenta, (Vivetta), a non tradirti.


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VIVIE

Credi che il signor Praed non sappia tutto su mia madre? (A

PRAED) Avrebbe fatto meglio, signor Praed, a dirmelo quella

mattina.  Lei,  dopo  tutto,  è  molto  all’antica  con  le  sue

delicatezze.

PRAED

Non c’è dubbio che sia lei, signorina Warren, un po’ indietro,

coi suoi pregiudizi. Parlando da artista, assolutamente certo che i

rapporti umani più intimi siano molto al di là e al

di sopra di

quello che stabiliscono le leggi, mi sento obbligato a dirle che

benché  sua  madre  sia  tale  senza  essersi  mai  sposata,  io  per

questo non la rispetto di meno. Anzi, la rispetto di più.

FRANK

(A CUOR LEGGERO) Senti, senti!

VIVIE

(GUARDANDOLO) E’ tutto quello che sa?

PRAED

Certo che è tutto.

VIVIE

Allora nessuno di voi due sa niente. Le vostre supposizioni in

merito sono l’innocenza  stessa a paragone della verità.

PRAED

(SORPRESO  E  INDIGNATO,  MANTENENDO  A  STENTO

LE  BUONE  MANIERE)  Spero  di  no.  (CON  MAGGIORE

ENFASI)  Spero  di  no,  signorina  Warren.  (LA  FACCIA  DI

FRANKMOSTRACHELUINONCONDIVIDE

L’INCREDULITA’  DI  PRAED.  VIVIE  PROFERISCE  UNA

ESCLAMAZIONE   D’IMPAZIENZA.   LA   COLLERA   DI

PRAED  CEDE  DAVANTI  AL  LORO  VERDETTO  DI

CONDANNA. AGGIUNGE LENTAMENTE) Se c’è qualche

cosa  di  peggio…  cioè,  qualche  cosa  d’altro…  lei,  si

gnorina

Warren, è sicura di avere il diritto di dircelo?

VIVIE

Sono sicura che se ne avessi il coraggio passerei il resto della

mia vita a dirlo a tutti… a stamparlo e imprimerlo

a fuoco in

loro finché sentissero la loro parte di vergogna e di orrore come

la sento io. Non c’è niente che io disprezzi più della maligna

convenzione che protegge queste cose vietando alle donne di

nominarle. E tuttavia non sono capace di dirvele. Le due parole

infamanti che descrivono (dicono) quello che è mia madre mi

risuonano  nelle  orecchie  e  lottano  sulla  mia  lingua;  ma  non

posso pronunciarle: il mio istinto è troppo forte per vincerlo. (SI

NASCONDE LA FACCIA TRA LE MANI. I DUE UOMINI SI

GUARDANO   A   VICENDA   CON   STUPORE   E   POI

GUARDANO LEI CHE SOLLEVA LA TESTA DISPERATA

E PRENDE UN FOGLIO DI CARTA E UNA PENNA) Ecco:

vi faccio un prospetto informativo.

FRANK

È impazzita. Hai capito, Vivetta, sei impazz ita. Su, rientra in te.

VIVIE

Vedrete.  (SCRIVE)  “Capitale  versato:  non  men o  di  40.000

sterline  intestate  a  Sir  George  Crofts,  baronetto,

azionista


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principale”. Che altro, dopo? Ho dimenticato. Oh, s ì: “Filiali a

Bruxelles,   Berlino,   Vienna   e   Budapest.  Manager:     Signora

Warren”;  e  ora  non  dimentichiamo  le  sue  qualifiche:    le  due

parole. Ecco. (SPINGE IL FOGLIO VERSO DI LORO) No,

non leggetelo, no! (RIPRENDE IL FOGLIO E LO STRACCIA;

POI SI PRENDE LA TESTA FRA LE MANI E NASCONDE

LA  FACCIA  SULLA  SCRIVANIA.  FRANK  CHE  AVEVA

VISTO QUELLO CHE LEI SCRIVEVA GUARDANDO CON

CIRCOSPEZIONE AL DI SOPRA DELLE SPALLE DI LEI E

APRENDO     BENE  GLI   OCCHI  A  QUANTO   SCRITTO,

PRENDE  UN   BIGLIETTINO   DAL   SUO    PORTAFOGLI;

SCRIVE  DUE  PAROLE;  E   IN  SILENZIO  LO  PASSA  A

PRAED,  CHE  LO  GUARDA  CON  STUPORE,  FRANK  SI

CHINA CON RIMORSO SU VIVIE)

FRANK                            (SUSSURRA CON TENEREZZA) Vivetta, cara: va tutto bene.

Ho  letto   quello   che   hai   scritto:   anche   Praddy  l’ha   letto.

Capiamo.  E   restiamo,   nonostante   questo,   tuoi   per   sempre,

devotissimi. (VIVIE ALZA LENTAMENTE LA TESTA)

PRAED                             Sì, veramente, signorina Warren. Io dichiaro che lei è la donna

più  splendidamente  coraggiosa  che  io  abbia  mai  incontrato.

(QUESTO COMPLIMENTO SENTIMENTALE DA A VIVIE

LA   FORZA   DI   RESPINGERLO   CON   UNA   SCOSSA

D’IMPAZIENZA, E SI SFORZA DI ALZARSI, NON SENZA

APPOGGIARSI ALLA SCRIVANIA)

FRANK                            Non ti muovere (Vivetta), se non te la senti. Vacci piano.

VIVIE                                Grazie. potete sempre contare su di me per due cose: non piango

e non svengo. (FA QUALCHE PASSO VERSO LA PORTA

DELLE STANZE PIU’ INTERNE, E SI FERMA VICINO A

PRAED, PER DIRE) Dovrò avere molto più coraggio di        così

quando dirò a mia madre che siamo arrivate al punto      in cui le

nostre  strade  si  dividono.  Adesso,  se  non  vi  dispiace,  devo

andare nell’altra stanza per rimettermi in ordine.

PRAED                             Vuole che andiamo via?

VIVIE                                No: torno subito. Giusto un momento.

(VA NELL’ALTRA STANZA, PRAED LE APRE LA PORTA)

PRAED                             Che rivelazione incredibile! Crofts mi ha deluso al massimo: ma

veramente.

FRANK                            A me, non mi ha deluso minimamente. Finalmente tutto si è

precisato su di lui, ma che pugno in faccia per me, (Praddy)!

Adesso non la posso più sposare.


65


PRAED

(SEVERO)  Frank!  (I  DUE  SI  GUARDANO  IN  FACCIA,

FRANK  IMPERTURBABILE,  PRAED  PROFONDAMENTE

INDIGNATO) Lascia che ti dica, Gardner, che, se tu adesso la

lasci, il tuo comportamento è assolutamente spregevole.

FRANK

Il buon vecchio Praddy! Sempre cavalleresco! Ma ti sbagli: non

si tratta dell’aspetto morale della faccenda: si tratta dell’aspetto

soldi. Adesso io non posso veramente ridurmi a toccare i soldi

della vecchia.

PRAED

E volevi sposarla per i soldi?

FRANK

E per che cosa, se no? Io non ho soldi, e non ho nemmeno i

numeri per farli. Se io adesso sposassi Vivetta, lei dovrebbe

mantenermi; e io le costerei più di quello che valgo.

PRAED

Ma uno brillante, intelligente come te può t irare fuori qualcosa

dal proprio cervello.

FRANK

Sì, qualcosina. (TIRA FUORI DI NUOVO I SUOI SOLDI) Li

ho fatti tutti ieri… in un’ora e mezza. Ma li ho fa  tti con un

mestiere altamente speculativo. No, caro Praddy: anche se Jessie

e Georgina sposassero dei milionari e il genitore le tagliasse

fuori dall’eredità, io non avrei che una rendita di

quattrocento

sterline all’anno. E lui non morirà finché non avrà

settanta anni:

manca completamente di originalità. Per i prossimi  venti anni

avrò una mensilità ridotta al minimo. Niente mensil ità minime

per Vivetta, se posso evitargliele. Mi ritiro con eleganza e lascio

il  campo  alla  gioventù  dorata  d’Inghilterra.  Così  l a  cosa  è

sistemata.  Non  voglio  darle  preoccupazioni  in  merito:  le

manderò un bigliettino dopo che ce ne saremo andati . Lei capirà.

PRAED

(AFFERRANDOGLI  LA  MANO)  Bravo  Frank!  Ti  chiedo

scusa, col cuore. Ma è proprio il caso che tu non la veda più?

FRANK

Non vederla più! Stai scherzando? Siamo ragionevoli! Verrò a

trovarla il più possibile, e le farò da fratello. N on riesco a capire

le  conseguenze  assurde  che  voi  romantici  vi  aspettate  dalle

transazioni  di  più  ordinaria  amministrazione.  (QUALCUNO

BUSSA ALLA PORTA) Mi chiedo chi può essere. Ti disp iace

aprire la porta tu? Se è un cliente, l’ufficio figurerà meglio!

PRAED

Non  c’è  dubbio.  (RAGGIUNGE  LA  PORTA  E  LA  APRE.

FRANK SI SIEDE SULLA SEGGIOLA DI VIVIE E SCRIVE

UN APPUNTO) Cara Kitty: entra, entra.

(LA SIGNORA WARREN ENTRA, SI GUARDA INTORNO CON APPRENSIONE CERCANDO VIVIE. HA FATTO DEL SUO MEGLIO PER SEMBRARE DIGNITOSA E MATRONALE. IL CAPPELLO VISTOSO E’ STATO SOSTITUITO DA UN SOBRIO CAPPELLINO, E LA


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CAMICETTA SGARGIANTE E’ NASCOSTA DA UN COSTOSO MANTELLO DI SETA NERA. E’ ANSIOSA DA FAR PIETA’ E A DISAGIO… EVIDENTEMENTE IN PREDA AL PANICO)

SIGNORA WARREN (A FRANK) Come?  Tu sei qui, ma è vero?

FRANK                            (SI GIRA SULLA SEGGIOLA SMETTENDO DI SCRIVERE

MA  SENZA  ALZARSI)  Sono  qui,  e  sono  lieto  di  vederla.

Arriva come un alito di primavera.

SIGNORA WARREN Oh, smettila con le tue stupidaggini. (A BASSA VOCE) Dov’è Vivie?

(FRANK INDICA CON ESPRESSIONE LA PORTA CHE DA SULLA STANZA INTERNA, SENZA DIRE NIENTE)

SIGNORA WARREN (SEDENDOSI ALL’IMPROVVISO E QUASI METTENDO SI A PIANGERE) Praddy: pensi che vorrà vedermi?

PRAED                             Mia cara Kitty: non angosciarti. Perché nondovrebbe?

SIGNORA WARREN Il perché non si può mai sapere: tu sei troppo amabile. Signor

Frank: ti ha detto qualcosa?

FRANK                            (PIEGANDO  IL   SUO   FOGLIO)  Vivie   dovrà  vederla ,   se

(MOLTO ESPRESSIVO) lei starà qui finché entrerà.

SIGNORA WARREN (SPAVENTATA) Perché non dovrei aspettarla?

(FRANK LA GUARDA CON IRONIA; METTE CON CURA

IL SUO FOGLIO SUL CALAMAIO, IN MODO CHE VIVIE

NON  POTRA’  NON  VEDERLO  LA  PRIMA  VOLTA  CHE

INTINGERA’ LA PENNA; POI SI ALZA E DEDICA LA SUA

ATTENZIONEINTERAMENTEALLA

SIGNORA

WARREN)

FRANK

Mia cara signora Warren: immagini di essere un passero:.. un

bel  passerottino  che  saltella  in  mezzo  alla  strada…

lei  vede

arrivare un rullo compressore che viene avanti verso di lei, lo

aspetterebbe?

SIGNORA WARREN Oh, non mi scocci con i suoi pensieri. Perché è scappata via da Haslemere in quel modo?

FRANK                            Temo che glielo dirà se aspetta che sia di n uovo qui.

SIGNORA WARREN Vuoi che vada via?

FRANK                            No. Io desidero sempre che lei resti. Però l a consiglio di andare

via.


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SIGNORA WARREN Come! E non rivederla più?

FRANK                            Esatto.

SIGNORA WARREN (PIANGENDODI NUOVO) Praddy: non permettergli di essere così crudele. (FRENA IN FRETTA LE SUE LACRIME E SI ASCIUGA GLI OCCHI) Si arrabbierà se vede che h o pianto.


FRANK


(CON UN TOCCO DI VERA COMPASSIONE NELLA SUA INEFFABILE TENEREZZA) Lei sa, sicuramente, che Praddy è l’anima della bontà. Praddy, tu cosa dici? Andare o restare?


PRAED


(ALLA SIGNORA WARREN) Mi dispiacerebbe moltissimo causarti un dolore inutile; però penso che faresti meglio a non aspettare. Il punto è che… (SI SENTE ARRIVARE VIVIE DALL’INTERNO)


FRANK


Troppo tardi. Sta arrivando.


SIGNORA WARREN Nonditele che ho pianto. (VIVIE ENTRA. SI FERMA PESANTEMENTE VEDENDO LA SIGNORA WARREN CHE LA SALUTA CON UNA ALLEGRIA ISTERICA) Allora, cocca. Dunque sei qui finalmente.


VIVIE


Sono contenta che sei venuta; voglio parlarti. Frank, hai detto che dovevi andare via, penso.


FRANK


Sì. Signora Warren, vuol venire con me? Cosa ne direbbe di una gita a Richmond, e poi alla sera un teatro? A Richmond non c’è nessun pericolo. Nessun rullo compressore!


VIVIE


Stupidaggini! (Frank) Mia madre sta qui.


SIGNORA WARREN (SPAVENTATA) Non lo so; forse farei meglio ad andarmene.

Ti stiamo disturbando nel tuo lavoro.


VIVIE


(CON CALMA DECISIONE) Signor Praed: per favore porti via Frank. Mamma, siediti. (LA SIGNORA WARREN NON PUO’ FARE A MENO DI OBBEDIRE)


PRAED


Vieni, Frank. Signorina Vivie, addio.


VIVIE


(STRETTA DI MANO) Addio. Buon viaggio.


PRAED


Grazie: grazie. Lo spero.


FRANK


(ALLA SIGNORA WARREN) Addio: avrebbe fatto molto meglio a seguire il mio consiglio. (LE STRINGE LA MANO. E POI A VIVIE A CUOR LEGGERO) Ciao, ciao, Vivetta.


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VIVIE


Addio. (LUI ESCE ALLEGRAMENTE SENZA DARLE LA MANO. PRAED LO SEGUE. VIVIE, CON COMPOSTEZZA ED ESTREMA GRAVITA’ SI SIEDE SULLA SEGGIOLA DI HONORIA E ASPETTA CHE SUA MADRE PARLI; LA SIGNORA WARREN, TEMENDO UNA PAUSA, NON PERDE TEMPO PER COMINCIARE)


SIGNORA WARREN Dunque, Vivie, perché sei andata via in quel modo senza dirmi una parola? Come hai potuto fare una cosa simile! E che cosa hai fatto al povero George! Volevo che mi accompagnasse; ma si è tirato indietro. Si vedeva che aveva paura di te. Pensa che voleva che io non venissi. Come se (TREMANDO) io avessi paura di te, cocca. (LA SERIETA’ DI VIVIE CRESCE) Ma naturalmente gli ho detto che tra me e te tutto era sistemato e risolto, e che noi due eravamo in ottimi rapporti. (CROLLA) Vivie, questo che cosa significa? (TIRA FUORI UN FOGLIO DA UNA BUSTA; SI ACCOSTA ALLA SCRIVANIA; E GLIELO ALLUNGA) Mi è arrivato dalla banca questa mattina?


VIVIE


È il mio assegno mensile. Me l’hanno mandat o come al solito, ieri l’altro. Gliel’ho semplicemente rimandato perc hé lo accreditassero a te, e gli ho chiesto di mandare la ricevuta al tuo indirizzo. Per l’avvenire mi manterrò da sola.


SIGNORA WARREN (NON OSANDO CAPIRE) Non era abbastanza? Perché non me lo hai detto? (CON UN LAMPO D’ASTUZIA NEGLI OCCHI) Lo raddoppierò: avevo intenzione di raddoppi arlo. Basta che mi dici quanto vuoi.


VIVIE


Sai benissimo che questo non è il punto. D’ora in avanti io vado per la mia strada col mio lavoro e fra i miei amici. E tu andrai per la tua. (SI ALZA) Addio.


SIGNORA WARREN (ATTERRITA) Addio?


VIVIE


Sì: addio. Su: non facciamo una scenata inutile: hai capito perfettamente. Sir George Crofts mi ha raccontato tutto dei vostri affari.


SIGNORA WARREN (CONRABBIA) Vecchio stupido e… (IN GHIOTTE UN EPITETO, E IMPALLIDISCE PER QUANTO E’ ANDATA VICINO A DIRLO) Dovrebbe farsi tagliare la lingua. Ma io ti ho già spiegato tutto; e tu mi hai detto che non te ne importava.


VIVIE


(CON FERMEZZA) Scusami: me ne importa. Tu mi hai detto come è andata in principio. Questo lascia le cose come stanno.


(LA SIGNORA WARREN, ZITTITA PER UN ATTIMO, GUARDA DESOLATA VIVIE, CHE ASPETTA COME UNA STATUA, SPERANDO INTIMAMENTE CHE LA

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BATTAGLIA   SIA    FINITA.    MA    L’ESPRESSIONE   DI

FURBIZIA TORNA   SULLA  FACCIA  DELLA  SIGNORA

WARREN CHE SI SPORGE SULLA SCRIVANIA, ASTUTA

E INSISTENTE, CON UN MEZZO BISBIGLIO)

SIGNORA WARREN Vivie: sai quanto sono ricca?

VIVIE                                Non ho il minimo dubbio che tu sia molto ricca.

SIGNORA WARREN Ma tu non sai tutto quello che vuol dire: sei troppo giovane. Vuol dire un vestito nuovo tutti i giorni; vuol dire teatri e balli tutte le notti; vuol dire avere i più bei nomi d’Europa ai tuoi piedi; vuol dire una bella casa e tanti domestici; vuol dire le cose più scelte da mangiare e da bere; vuol dire tutto quello che ti piace, tutto quello che vuoi, tutto quello a cui puoi pensare. E tu qui che cosa sei? Una semplice impiegata che sgobba e sfacchina dal mattino presto alla sera tardi per lo stretto necessario per vivere e due vestiti a buon mercato all’anno. Pensaci bene. (CONCILIANTE) Sei scandalizzata, lo so. Posso entrare nei tuoi sentimenti; e penso che ti facciano onore; ma credimi nessuno ti biasimerà: ti do la mia parola d ’onore. So come siete fatte voi ragazze giovani; e so che, quando avrai girato e rigirato la faccenda nel tuo cervello, ci ripenserai.

VIVIE                                Allora è così che si fa, eh? Devi avere detto queste cose a molte

donne, mamma, per saperle così a menadito.

SIGNORA WARREN (CON PASSIONE) Che male ti sto chiedendo di fare? (VIVIE SI ALLONTANA CON DISPREZZO. LA SIGNORA WARREN LA SEGUE DISPERATAMENTE) Vivie, ascoltami: tu non capisci, ti hanno insegnato delle cose sbagliate apposta: tu non sai cos’è il mondo nella realtà.

VIVIE                                (SI FERMA, COLPITA) Insegnato delle cose sbagliate apposta!

Cosa vuoi dire?

SIGNORA WARREN Voglio dire che tu stai buttando via tutte le tue buone occasioni per niente. Tu pensi che la gente sia quello che fanno finta di

essere…                                                                             che quello  che       ti          hanno  insegnato         a                                                                                          scuola           e

all’università come giusto e onesto sia tale anche nella realtà delle cose. Ma non è così: è solo una finzione per tenere buona la massa della gente comune che è codarda e servile. Vuoi arrivare a capire tutto questo, come le altre donne, a quaranta anni, dopo esserti gettata via e aver perso le tuo buone occasioni; o vuoi arrivarci in tempo ora, a capirlo da tua madre, che ti vuole bene e ti giura che è la verità… puro vangelo? (PRESSANTE) Vivie: la gente che conta, la gente intelligente, la gente che comanda, lo sanno tutti. Fanno come faccio io, e pensano come penso io. Ne conosco un sacco. Li conosco da poterci parlare, da presentarteli, da farteli diventare amici. Nelle mie intenzioni non c’è niente di male: è questo che tu non


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capisci: la tua testa è piena di idee ignoranti su di me. Che cosa

sanno i tuoi insegnanti della vita o della vita di gente come me?

Quando mai mi hanno conosciuta, o mi hanno parlato, o hanno

permesso a qualcuno di parlargli di me? Gli idioti! Avrebbero

mai fatto qualcosa per te se tu non li avessi pagati? Non te l’ho

detto che voglio che tu sia rispettabile? Non ti ho forse tirata su

in modo da essere rispettabile? E come puoi rimanere a questa

altezza senza i miei soldi e la mia influenza e gli amici di Lizze?

Non  vedi  che   ti   stai   tagliando   la   gola   da   sola,   oltre   che

spezzarmi il cuore, se mi giri le spalle?

VIVIE                                Riconosco la filosofia della vita di Crofts, mamma. L’ho sentita

tutta da lui quel giorno a casa dei Gardner.

SIGNORA WARREN Pensi che io voglia importi quel vecchio ubriacone spompato! No, Vivie: ti giuro di no.

VIVIE                                Se  anche  tu  volessi  impormelo  sarebbe  lo  stesso:  non  ce  la

faresti: (LA SIGNORA WARREN TRASALISCE, PROFON-

DAMENTE  FERITA  DALLA  IMPLICITA  INDIFFERENZA

VERSO  LE  SUE AFFETTUOSE  INTENZIONI. VIVIE  NE’

COMPRENDENDOLE  NE’   OCCUPANDOSENE,  PROSE-

GUE CON CALMA) Mamma: tu non hai la minima idea del

genere di  persona che  sono io. Io non ho nulla da obiettare

contro Crofts più di quanto non ne abbia contro qualsiasi altro

volgare rappresentante della sua classe. Per dirti la verità, io

caso mai l’ammiro per essere così determinato nel d ivertirsi a

modo suo e nel fare un mucchio di soldi invece di vivere la

solita vita inutile del suo ambiente, andando a caccia, cenando

fuori, andando dal sarto, solo perché così fanno tutti. E sono

perfettamente  consapevole   che   se   fossi   stata   nelle    stesse

circostanze di mia zia Liz, avrei fatto esattamente quello che ha

fatto lei. Non penso di avere più remore o più pudore di te:

penso di averne di meno. Certamente sono sicura di essere meno

sentimentale. So benissimo che la morale alla moda è tutta una

finzione: e che se prendessi i tuoi soldi e dedicassi il resto della

mia vita a spenderli alla moda, potrei non valere niente ed essere

piena di vizi, tanto quanto la più stupida delle donne potrebbe

desiderare, senza per questo ricevere una sola parola di biasimo.

Ma io non voglio non valere niente. Non mi divertirei a trottare

sui tacchi per il parco per fare la pubblicità alla  mia sarta o al

mio carrozziere, o ad annoiarmi all’opera per mettere in mostra

una vetrina di diamanti.

SIGNORA WARREN (CON STUPORE) Ma…

VIVIE                                Aspetta un momento: non ho finito. Dimmi perché continui i

tuoi traffici adesso che non ne hai più bisogno. Tua sorella, mi hai detto, si è lasciata tutto dietro le spalle. Perché non fai la stessa cosa?


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SIGNORA WARREN Oh, per Liz è stato molto facile: a lei piace la buona società e ha tutta l’aria di essere una signora. Immagina me in una città vescovile! Be’, le stesse cornacchie sugli alberi scoprirebbero chi sono, ammesso che io potessi reggere la noia di una vita del genere. Io ho bisogno del lavoro e dell’eccitazione, altrimenti impazzirei per la malinconia. E cos’altro c’è che io possa fare? Questa vita mi sta a pennello: sono sputata per farla e per non farne un’altra. Se non facessi quello che faccio, lo farebbe qualcun altro; perciò non faccio nessun vero male. E poi mi porta soldi; e a me piace fare soldi. No: è inutile: non posso rinunciarci… no, per nessuno. Ma che bisogno c’è ch e tu ne sappia qualcosa? Io non ne parlerò mai. Terrò Croft s alla larga. Non ti darò molto fastidio: vedi che devo correre i n continuazione da un posto all’altro. Ti libererai completamente di me quando morirò.

VIVIE                                No: io sono figlia di mia madre. Sono come te: ho bisogno di

lavorare e ho bisogno di fare più soldi di quanti ne spendo. Ma il mio lavoro non è il tuo lavoro, e il mio modo di vivere non è il tuo modo di vivere. Doppiamo separarci. Per noi non farà una grande differenza: invece di stare insieme forse qualche mese nel giro di venti anni, non ci vedremo mai: e questo è quanto.

SIGNORA WARREN (CON LA VOCE SOFFOCATA DALLE LACRIME) Vivie: avevo l’intenzione di stare con te molto di più: ce l’avevo davvero.

VIVIE                                Mamma, è inutile: non mi si cambia con qualche lacrima a buon

mercato e qualche promessa: esattamente come non si cambia te, oso dire.

SIGNORA WARREN (CON VIOLENZA) Oh, chiami le lacrime di una madre a buon mercato.

VIVIE                                Non ti costano niente; e tu mi chiedi di darti la pace e la serenità

di tutta la mia vita, in cambio. A che cosa ti servirebbe la mia

compagnia se tu potessi ottenerla? Che cosa abbiamo noi due in

comune  che   potrebbe   rendere   felice   sia   me   che   te   stando

insieme?

SIGNORA WARREN (RICADENDO SENZA FRENI NEL SUO GERGO) Siamo madre e figlia. Voglio mia figlia. Ho dei diritti su di te. Chi si prenderà cura di me quando sarò vecchia? Tante, ma tante ragazze si sono attaccate a me come delle figlie e hanno pianto lasciandomi; ma io le ho lasciate andare perché nonvedevo l’ora di stare con te. Per te, non mi sono mai sposata. Ora non hai il diritto di rivoltarti contro di me e di rifiutarti di fare il tuo dovere di figlia.

VIVIE                                (URTATA E CONTRARIATA DALL’ECO DI BASSIFONDI

NELLA  VOCE  DI  SUA  MADRE)  Il  mio  dovere  di  figlia!


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Sapevo che ci si doveva arrivare prima o poi. Una volta per tutte: mamma, tu vuoi una figlia e Frank vuole una moglie. Io non ho bisogno di una madre e non ho bisogno di un marito. Non ho risparmiato né Frank né me stessa mandandoloa occuparsi degli affari suoi. Pensi che risparmierò te?

SIGNORA WARREN (CON VIOLENZA) Oh, lo so che tipo di donna sei: spietata con te stessa e con chiunque altro. Lo so. La mia esperienza è servita almeno a questo: so riconoscere la donna bigotta, falsa, dura, egoista quando l’incontro. Bene, stattene per conto tuo: io non ho bisogno di te. Però senti cosa ti dico. Sai che cosa farei di te se tu tornassi a essere una bambina appena nata? Sì, com’è certo che c’è un Dio sopra di noi.

VIVIE                                Mi strozzeresti, forse.

SIGNORA WARREN No: ti tirerei su per farti diventare una vera figlia per me, e non quella che sei oggi, col tuo orgoglio e i tuoi pregiudizi e la cultura universitaria che mi hai rubata… Sì, rubata : negalo se sei capace: che cos’è stato se non un puro furto? Ti tirerei su in casa mia, ecco casa farei.

VIVIE                                (CON CALMA) In una delle tue case.

SIGNORA WARREN (URLANDO) Sentitela! Sentite come sputa sui capelli grigi di sua madre! Oh, che tu possa vivere tanto da vedere tua figlia ferirti e calpestarti come tu hai calpestato me. E ti succederà: ti succederà. Nessuna donna ha mai avuto fortuna con l a maledizione di sua madre su di lei.

VIVIE                                Mamma io vorrei tanto che tu non declamassi. Ciò non fa altro

che indurirmi. Su: suppongo di essere l’unica ragazza in tuo potere a cui hai fatto del bene. Non rovinare tutto, adesso.

SIGNORA WARREN Sì. Dio mi perdoni, è vero; e tu sei la sola che mi si sia rivoltata contro. Oh che ingiustizia, che ingiustizia, che ingiustizia! Ho sempre voluto essere onesta. Ho provato con un lavoro onesto; e sono stata trattata come una schiava fino al giorno che ho maledetto il giorno in cui ho sentito parlare per la prima volta di lavoro onesto. Sono stata una buona madre; e perché ho fatto di mia figlia una donna onesta, lei mi scaccia come se fossi una lebbrosa. Ah, se tornassi a nascere! A scuola, saprei io cosa dire a quel bugiardo di un pastore. Da ora in avanti, mi assista Dio nell’ultima ora, farò il mal e e nient’altro che il male. E ci farò sopra un altro mucchio di so ldi.

VIVIE                                Sì: è meglio che tu scelga una tua linea e che ci vai fino in

fondo. Se io fossi stata te, mamma, probabilmente avrei fatto

quello che hai fatto tu; però non avrei vissuto una  vita e creduto

in un’altra. In fondo in fondo sei una donna conformista. Ecco

perché, adesso, ti dico addio. Ho ragione, o no?


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SIGNORA WARREN (COLTA ALLA SPROVVISTA) Ha ragione a buttare via tutti i miei soldi!


VIVIE


No: ho ragione a liberarmi di te? Sarei una stupida se non lo facessi? Non è vero?


SIGNORA WARREN (CON ARIA IMBRONCIATA) Oh, be’, sì, se sei a questo punto, immagino che tu abbia ragione. Ma il Signore aiuti il mondo se tutti si mettessero a fare quello che è giusto! E adesso faccio meglio ad andarmene piuttosto che restare dove non sono desiderata. (SI GIRA VERSO LA PORTA)

VIVIE                                (GENTILMENTE) Non vuoi darmi la mano?

SIGNORA WARREN (DOPOAVERLA GUARDATA FIERAMENTE PER UN MOMENTO CON LA VOGLIA SELVAGGIA DI PICCHIARLA) No, grazie. Addio.

VIVIE                                (ADERENTE ALLA REALTA’) Addio.

(LA SIGNORA WARREN ESCE, SBATTENDO LA PORTA ALLE SUE SPALLE. LA TENSIONE SULLA FACCIA DI VIVIE SI RILASSA; LA SERIETA’ DELLA SUA

ESPRESSIONE SI TRASFORMA IN GIOIOSA CONTENTEZZA; TIRA IL FIATO CON UN MEZZO SINGHIOZZO E UNA MEZZA RISATA DI INTENSO SOLLIEVO. RAGGIUNGE A PASSO SPEDITO IL SUO POSTO ALLA SCRIVANIA; SPINGE DA PARTE LA LAMPADA ELETTRICA; TIRA A SE UN GROSSO PACCO DI CARTE; E STA PER INTINGERE LA PENNA NEL CALAMAIO QUANDO TROVA IL BIGLIETTO DI FRANK. LO APRE CON INDIFFERENZA E LO LEGGE RAPIDAMENTE, RIDACCHIANDO PER QUALCHE STRANO GIRO DI FRASE)

VIVIE                                Addio, Frank.

(STRAPPA IL BIGLIETTINO E BUTTA I PEZZI NEL CESTINO DELLA CARTA SENZA RIPENSARCI UN SECONDO. POI SI TUFFA NEL SUO LAVORO, E SUBITO VIENE ASSORBITA DALLE CIFRE)

FINE

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