La pupilla

LA PUPILLA di Carlo Goldoni

LA PUPILLA

di Carlo Goldoni

Intermezzo di due parti per musica

rappresentato per la prima volta in Venezia

nel dicembre dell'anno 1734.

Personaggi

TRITICONE tutore. ROSALBA pupilla.

GIACINTO amante di Rosalba, finto astrologo, poi finto medico.


PARTE PRIMA

SCENA PRIMA

Rosalba sola.

Misera condizion del nostro sesso!

In ogni stato, in ogni et le donne

Sono sempre soggette, e sempre schiave.

Fin che siamo ragazze,

Del padre e della madre

La catena ci lega, e fino quando

Orfanelle restiamo,

Col laccio del tutor legate siamo.

Se passiam a marito,

Ecco un nodo pi forte,

Che non si scioglie pi sino alla morte;

Ma nodo tal (per quello

Che sento a raccontar da tante e tante)

D'ogn'altro assai pi duro e pi pesante.

Se poi questo si scioglie, e vedovella

Resta l'afflitta donna,

In loco d'acquistar sua libertade,

In un laccio peggior, misera, cade;

Laccio che dal maligno

Mondo le vien tessuto;

Ognun guarda i suoi passi,

Ognun pesa i suoi detti, ed un veniale

Peccato in lei pu divenir mortale.

Lo diceva mia madre,

Che vedova rimasta e giovinetta,

Spesse volte costretta

Di pianger si trov, bench innocente,

Per satirica lingua e maldicente.

Ma fra tanti malanni

Credo che sia il peggiore

Quello d'esser soggetta ad un tutore

Indiscreto, noioso.

Cattivo, fastidioso.

Questo, meschina, il laccio mio crudele.

Ma sapr liberarmi

Da tanta soggezion col maritarmi.

Verr quel d, ma intanto

Ch'io mi trovo soletta, alle mie noie

Rimedier col canto.

Cantar vu quell'arietta:

Bella, se ti me lassi... Ma no, ch' troppo vecchia. meglio questa:


Come sul far del d... Questa vecchissima:

Mia cara paronzina... troppo vile, oib. Aff, che l'ho trovata. Io questa canter

Sopra d'un augellin tutto amoroso, Composta in venezian stile curioso:

Quell'oselin desmestego Che passarin gh' nome, Oh se vedessi come L'ama la passarella; Sempre el se vede a quella D'intorno a svolazzar.

Cuss anca mi desidero, Passera abbandonada, D'esser accompagnada Da un passerin che sappia Cossa vol dir amar.

SCENA SECONDA Triticone e detta.

TRIT.Rosalba, io gi non dico

Che il cantar sia indecente;

Pur talvolta cagion di qualche male.

Per esempio talun passa per strada,

Sente a cantar, si ferma; esso dimanda

Chi abita quivi, e chi colei che canta.

Gli risponde un vicino:

Questa una giovinetta

Bizzarra, graziosetta , e che so io;

Tosto in quel passaggiero entra il desio

Di vedervi e parlarvi, onde vedete

Se il cantar fa pi mal che non credete.

ROS.Permettete, signor, ch'io vi risponda

Col dovuto rispetto. Supposto tutto quel che avete detto, Se un giovin si fermasse, Mi sentisse cantar, di me cercasse, Mi volesse veder, parlarmi ancora, Che mal sarebbe mai?

TRIT.Zitto! che dite?

Che mal sarebbe mai? Tutto quel male Che immaginar si pu. Se voi sapeste Cosa sono, figliuola,


I giovin d'oggid! Altro non cercano
Che ingannar le fanciulle.

ROS.S buona non sarei

Di lasciarmi ingannar.
TRIT.Eh semplicetta,

tanta l'arte loro e il loro ingegno,

Che donna gi matura

Fuggir non sa il periglio.

Pensate voi che siete

Giovin di prima et senza consiglio.
ROS.Gli uomini dunque son tanto cattivi?

TRIT.Non tutti, figlia mia, ma per lo pi

II peggior mal sta nella giovent.
ROS. E dovr dunque sempre

Star ritirata in casa,

Non cantar, non parlar? Con questa vita

Voi volete ch'io mora intisichita.
TRIT.Un poco di pazienza;

Io sapr consolarvi.
ROS.In qual maniera?

TRIT.Dirvela ancor non deggio.

ROS.Deh non mi tormentate;

Sapete che le donne son curiose;

Ditelo adesso dunque, se mi amate.
TRIT.(A un s forte scongiuro io non resisto:

L'amo pur troppo!) Udite,

Vi voglio maritar.
ROS.Ma come mai?

Se tanto mal degli uomini diceste?
TRIT.Dei giovani parlai, ma non dei vecchi.

ROS.Che? forse...?

TRIT.S, mia cara;

Io voglio maritarvi,

Ed un vecchio prudente io voglio darvi.
ROS.Un vecchio? Un vecchio a me?

(Il mio signor tutor s'inganna aff).

TRIT.Che gran fortuna

Se vi toccasse Un vecchiarello Robusto e bello, Come son io! I giovani d'oggi, Credetemi, o figlia, Non serbano fede; Ben pazza chi crede Al loro desio.


SCENA TERZA Giacinto e detti.

GIAC.

Oh per amor del cielo,

Perdonate l'ardire!

TRIT.

Come sarebbe a dire?

Chi lei? Cosa comanda in casa mia?

GIAC.

Dir la verit. Io da un balcone

Fui chiamato per nome; e mi fu detto

Ch'entrassi in questa porta.

Entrai, non vidi alcun, qui m'avanzai,

Ove trovar chi mi chiam pensai.

(Ecco l'idolo mio!)

ROS.

(Che bel sembiante!)

TRIT.

Voi vi siete ingannato, e certamente

Qui nessun vi chiam.

GIAC.

Dunque ritorno,

E all'innocente error chieggo perdono.

(Potessi almen dir a colei chi sono).

ROS.

(Pi ch'io guardo quel volto, ei pi mi piace).

TRIT.

Signor, andate in pace.

Ma ditemi di grazia,

Che cos' quell'imbroglio?

GIAC.

La canna con cui soglio

La gente astrologar.

TRIT.

Voi siete astrologo?

GIAC.

S signor, per servirla.

TRIT.

Che lo stesso che dire un vagabondo,

Che ruba li denari e gabba il mondo.

GIAC.

Se voi mi conosceste,

Non direste cos.

TRIT.

Non siete astrologo?

GIAC.

Lo son, ma non di quelli da dozzina.

Son uno che indovina

Il presente, il passato ed il futuro.

Non gi con senso oscuro,

Ambiguo, amfibologico, imbrogliato,

Ma in un modo assai schietto e non usato.

TRIT.

Vera o falsa che sia,

sempre un'illusion l'astrologia.

ROS.

(Oh che voglia mi sento

Di farmi astrologar!)

GIAC.

Io mi contento,

Se lasciarvi servir da me degnate,

Che se non dico il ver, non mi paghiate.

E datemi la prova:

Se il passato indovino, io so che allora

Dell'avvenir mi crederete ancora.

ROS.

(Ha proprio un volto amabile.


grazioso e gentil; egli adorabile).

TRIT.

Ors, voglio provarvi.

GIAC.

Tiriamoci in disparte.

TRIT.

S, s, non ist ben che la ragazza

Della mia giovent senta gli errori.

Rosalba, ritiratevi.

ROS.

V'obbedisco, signor, ma ricordatevi

Che dopo voglio anch'io

Farmi certo predire il destin mio. (si ritira)

GIAC.

Mostratemi la mano. Ella imbrogliata.

TRIT.

Come sarebbe a dir?

GIAC.

Tutto vi spiego.

TRIT.

Ma parlatemi chiaro, io ve ne priego.

GIAC.

Comincio dal passato.

TRIT.

Bene, bene;

Dite pur, che v'ascolto.

GIAC.

(Potessi astrologar quel vago volto!)

Nell'et giovine

Cupido e Venere

Vi domin;

Ed una femmina

Di spirto nobile

V'incaten.

TRIT.Basta, basta cos. (Se pi s'avanza,

Ei scoprir di peggio). Il passato in narrar siete eccellente; Dite pure il presente.

GIAC.Ed ora che le ceneri

Sul vostro crin si spargono, Da un vago volto amabile Siete ferito ancor.

TRIT.Pur troppo ver, pur troppo

Grand'astrologo siete in fede mia; Deh proseguite pur l'astrologia.

GIAC.Ma questa femmina

Di cuor volubile Vi burler. Perch'ella giovine, Con queste ceneri Non si conf.

TRIT.(Quest' quel che mi pesa,

Ma sapr ben con arti buone e belle Vincer gl'influssi delle avverse stelle). Un gran concetto io formo


Della vostra virt.
ROS.Che diavol fate? (torna)

Non finita ancor questa faccenda?

Avvertite, signor, che voglio anch'io...
TRIT.S, s, ma ancor per poco

Ritiratevi in grazia.
GIAC.(Oh che volto gentil!)

ROS.(Che bella grazia!) (si ritira)

TRIT.Voi, signor indovino,

Del passato e presente

M'indovinaste aff tutto a puntino;

Ma perch del futuro

Non vorrei s'avverasse il vostro detto,

Mi ritrovo costretto

Supplicarvi di cosa che alla fine

Non per voi disonorata e vile,

E a me giovar potria pi se un tesoro

Mi donaste ripien di gemme ed oro.
GIAC.Comandatemi pur, ch'io vi prometto

Obbedienza e fede.
TRIT.Ed io prometto a voi buona mercede.

Quella figlia che meco

Ritrovaste, signore, mia pupilla;

Io sono il suo tutor, ma il suo sembiante

D'essa mi rese sviscerato amante;

Sempre temei, ed or pi che mai temo,

Ch'ella alle nevi mie non si riscaldi.
GIAC.Ma che far vi poss'io?

TRIT.Molto potete.

Fingendo astrologarla,

Mostrate di predir che il suo destino

La vuole per suo ben moglie d'un vecchio;

Che un giovine potrebbe

Esser la sua rovina, e cose tali,

Sicch avendo desio di maritarsi,

La giovine di me possa invogliarsi.
GIAC.Lasciate fare a me, state sicuro,

Persuaderla sapr, io ve lo giuro.
TRIT.Caro fratello, intanto

Ch'io vo a prender per voi un regalone,

Fate, ma come va, l'operazione.

Rosalba, uscite pure, io mi contento

Che quest'uomo da bene

Vi dica la ventura,

E state pur sicura

Che tutti i detti suoi son verit;

Badate a lui, che non v'inganner. (si ritira)
ROS.Ecco pronta la mano. (Oh me felice!)

GIAC.Bella, poich la sorte

Seconda il desir mio,


Permettetemi ormai ch'a voi palese

Faccia il mio nome e il grado mio discopra;

Astrologo non son, ma cavaliere:

Io Giacinto m'appello, ed in fortune

E in nobiltade alcun non mi sorpassa;

V'amo, v'adoro e vi desio per sposa.

Se mi siete pietosa,

Sarete fortunata, ed io felice;

Non temete il tutor; fuor d'ogni intrico

Io levarvi sapr, so quel che dico.

ROS.

Signor, mi sorprendete...

GIAC.

Non v' tempo da perdere:

Triticone ritorna.

Dite pur se aggradite l'amor mio.

ROS.

Gradisco l'amor vostro, e v'amo anch'io.

Ma Triticon...

GIAC.

Tacete.

Leggete questo foglio,

Fate quel ch'ei vi dice, e non temete.

TRIT.

Ebben, Rosalba mia, siete contenta?

ROS.

S signor, contentissima.

TRIT.

Vi ha detto cose buone l'indovino?

ROS.

Non mi potea predir miglior destino.

TRIT.

(Il negozio va bene;

L'astrologo eccellente

Certo che all'amor mio la persuase).

Amico.

GIAC.

Mio signor.

TRIT.

Quest' una doppia:

Se pagato non siete,

Della mia protezion sempre godrete.

GIAC.

Pagato, pagatissimo.

Servitor, mio padron, servo umilissimo.

TRIT.

Che bella scienza l'astrologia!

ROS. } a tre

In essa spero la pace mia,

GIAC.

E il mio contento tutto trovar.

TRIT.

Signor astrologo,

Vi son tenuto.

ROS.

Che siate pure

Il ben venuto.

GIAC.

Voi siete, signore,

Signora, voi siete

Padroni di me.

TRIT.

Oh che uomo cortese!

ROS.

Che grazia! Che brio!

GIAC.

Bell'idolo mio,

Languisco per te.

TRIT.

} a tre ROS.

Oh che contento!

Che gioia ch'io sento!


GIAC. GIAC.

TRIT.

ROS.

GIAC.

TRIT.

GIAC.

ROS.

TRIT.

ROS.

GIAC.


} a tre


Mi giubila il cor!

Signor Triticone, Gli fo riverenza.

(Che giovin garbato!) (Che bella presenza!)

E voi, mia signora, Serbate in memoria Che per vostra gloria Voi sceglier dovete...

Un vecchio...

Sicuro. (Voi solo, vel giuro).

Felice gi sono.

Pi dubbio non v'.



PARTE SECONDA

SCENA PRIMA

Rosalba sola con un foglio in mano.

Oh benedetto foglio!

Ti bacio, ti ribacio, e in te ritrovo

Il mio vero diletto;

Ma Giacinto non viene, ed io l'aspetto.

Questo foglio m'avvisa

Che ammalata mi finga, e ch'egli in breve

Da medico verr per involarmi.

Con il tutor che mi ama,

Devo fingere ancor genio ed affetto.

Gi il finger nella donna

usanza, e non difetto.

Ma gi vien Triticone;

Or del foglio ritorno alla lezione. (siede)

SCENA SECONDA

Triticone e detta.

TRIT.

Rosalba dilettissima,

Ditemi, come state?

ROS.

Oim che male!

TRIT.

Credetemi, figliola,

Che tutte sono mie le vostre pene.

ROS.

E il medico non viene.

TRIT.

Egli verr a momenti. Allo speziale

Un ordine lasciai,

Che il medico pi bravo a me spedisca,

Acciocch in breve tempo ei vi guarisca.

Ma intanto state allegra,

Pensate a quel che l'indovin vi ha detto.

ROS.

Al certo vi prometto

Che vi penso assai pi che non credete.

TRIT.

(Si di me innamorata,

Ed per la passion resa ammalata).

ROS.

(E Giacinto non viene, o me meschina!)

TRIT.

Ors, non pi tempo

Di simular, Rosalba, il vostro foco,

Che il silenzio potria darvi la morte.

Confessatelo pur: voi siete amante.

ROS.

Aim!


TRIT.Vi compatisco, anzi destino

Di rendervi contenta in questo giorno.
ROS.Questa speranza mi mantiene in vita.

TRIT.Adunque il vostro mal provien d'amore.

ROS.So che tutto il mio mal chiuso ho nel core.

TRIT.(Che astrologo dabbene!

In breve tempo a me la rese amante).

Voi sarete la sposa.
ROS.Oh che bel nome!

Un s dolce pensier gi mi risana. (s'alza)
TRIT.Se vi fui buon tutore,

Sar miglior marito.

ROS.

Oim che male! (siede)

TRIT.

(Essa per il contento gi svenuta).

ROS.

(Se Giacinto non viene, io son perduta).

TRIT.

Ma la figlia davvero in accidente,

Ed ha il naso ghiacciato.

Se il medico non vien, son disperato.

Rosalba mia bellissima,

Consorte dilettissima,

Mirate il vostro sposo,

Che il mal vi passer.

Prendete l'assa fetida,

Ch'al male delle femmine

Sovente si conf.

ROS.

Temo che gi per me la sia finita.

TRIT.

Ecco il medico, o figlia.

ROS.

Io torno in vita. (s'alza)

TRIT.

Gran forza al certo ha l'opinione umana,

Se sol col nome il medico risana.

SCENA TERZA

Giacinto da medico, e detti.

GIAC.

Riverente m'inchino, o mio signore.

TRIT.

(Che medico gentil!)

ROS.

(Che bel dottore!)

TRIT.

Signor eccellentissimo,

Alla di lei virt mi raccomando.

GIAC.

Ha forse lei qualche malanno adosso?

Gi la vecchiezza sua...

TRIT.

Basta, fermate,

N mai di cosa tal non mi parlate.

ROS.

Signor tutore.


Signor dottore, Il mal crescendo va. Voi gi lo sapete, (a Triticone) Voi gi m'intendete, (a Giacinto) Abbiate piet.

GIAC.Non temete, signora, in breve tempo

Risanata sarete.
TRIT.Prima, signor, che v'accostiate a lei,

10 vi dir il suo male.
La semplice fanciulla,

Che mai provato ha l'amoroso ardore,

Sentendosi nel core

Nascer per me la fiamma prodigiosa

Per l'alta brama d'essere mia sposa,

Ammalata si rese, onde desio

Che voi pur secondiate il genio mio.

GIAC.Ben bene, io vi prometto

La fiamma secondar del di lei petto. Ma se vi contentate, Lasciate ch'io l'interroghi in disparte Per poter adoprar l'ingegno e l'arte.

TRIT.Fate il vostro mestier, io mi contento.

(Che medico garbato!

11 ciel me l'ha mandato). (si ritira)
GIAC. Adorata Rosalba, eccomi lesto:

Se volete venire, il punto questo

Destinato alla fuga.
ROS.Io con voi venir sino alla morte.

TRIT.(Oggi Rosalba sar mia consorte).

GIAC.Appiedi delle scale

Quattro de' servi miei vi sono armati;

Onde alla casa mia sarem scortati.
ROS.Purch voi siate meco, altro non curo.

TRIT.(Dell'amore di lei gi son sicuro).

GIAC.Signor Triticon mio, lei servita.

TRIT.Rosalba, come va?

ROS.Gi son guarita.

TRIT.Come? s presto? E come mai faceste? (a Giacinto)

GIAC.Ma voi non mi diceste

Ch'era tutto d'amor il di lei male?
TRIT.E ch'ella era di me, dissi, invaghita.

GIAC.Consolandola dunque io l'ho guarita.

A una donna che patisca

Qualche mal di giovent,

Non vi vuol cassia,

Non vi vuol manna,

E la teriaca buona non . Vi vuol un medico


TRIT.

GIAC.

TRIT.

GIAC.

TRIT. ROS.

TRIT.

GIAC.

ROS. TRIT.

ROS.

TRIT.

GIAC.

TRIT.

GIAC.

TRIT.

GIAC.

ROS.

TRIT.

ROS.

TRIT.

GIAC.

ROS.

TRIT.

GIAC.

ROS.

TRIT.

ROS.

GIAC. TRIT. GIAC. ROS.


Che sia buon pratico, Che trovi subito Il come e il che.

(Gran fortuna la mia! Sempre ritrovo

Gente di buona mente e di buon core.

L'astrologo fu buono,

Ma il medico migliore).

Quando meco sarete, (a Rosalba)

Penseremo alla dote.

Che le dite, signore?

Anch'io sentir vorrei.

Tutti li detti miei

Tendono a stabilire il matrimonio.

Che siate benedetto!

Ors, gi tutto intesi. Altro non manca;

D'aspettar son gi stanca.

Guardate s'ella mi ama;

Ogni breve dimora a lei di pena.

Concludiamo l'affare or tra di noi.

Voi ardete d'amor. (a Rosalba)

Ma sol per voi. (a Giacinto) Adunque giunto il giorno Fortunato per me.

Fortunatissimo. Voglio darle la man. (a Giacinto)

Fate benissimo.

Mia cara pupilletta,

Dammi la man di sposa. Non siate s ritrosa.

} a tre

Oh che consolazion!

Guarda lo sposo. Io gi lo miro.

} a due

L'ami costante?

Per lui sospiro.

} a tre

Contento maggiore Di questo non v'.

Dammi la mano,

Sposa diletta. Prima del medico

Vu la ricetta. Lasciate fare a me. (va in mezzo) Che medico gentile!

} a dueChe pazzo da legar!



TRIT.

ROS.

GIAC.

Figliuola, se volete...

Non posso pi aspettar.

Cos, miei signori, Se pur vi degnate, Io nel vostro matrimonio Servir per testimonio.

TRIT.

ROS.

TRIT.

ROS.

GIAC.

TRIT. GIAC. ROS.

Fate pur come volete.

Il mio genio gi sapete.

} a due

A voi tocca il comandar.

Favoritemi le destre, Io vi voglio consolar.

Maggior fortuna non posso sperar.

} a tre

(Giacinto prende la mano a Triticone e Rosalba, fingendo unirle; poi d una spinta a Triticone, e

conduce via Rosalba


TRIT.

ROS.

GIAC.

TRIT.

GIAC.

ROS.

TRIT.

GIAC.

ROS.

TRIT.

GIAC.

ROS.

TRIT.

GIAC.

ROS.


} a due

} a due } a tre


Oim, che fate? Quest' mio sposo. Quest' mia sposa. Come?

Tacete, non fate rumor.

Sono tradito. Mia cara moglie... Dolce marito... Di rabbia...

Di gioia... Ripieno ho il mio cor.


Fine dell'Intermezzo.


APPENDICE

PARTE SECONDA

Triticone e Rosalba, poi Giacinto da medico.

TRIT.Cara Rosalba mia, ch' mai sta cosa?

Sempre ammalata siete.

Or la testa vi duole,

Or lo stomaco avete rivoltato;

Voi mi volete far diventar matto.
ROS.Oh che bella finzione! Ei gi lo crede;

La lezione del foglio or fa l'effetto.
TRIT.Sentite, figlia mia, parlate schietto,

Gi nessuno ci ascolta;

Sono il vostro tutor, e come padre,

V'amo pi che se foste una mia figlia;

Dite con libertade,

Avete voi qualche passione al cuore?

Siete voi forse amante?

Confessatelo a me. Rosalba, io giuro

Il rimedio trovar presto e sicuro.
ROS.Io passione d'amore?

Io amante? ma di chi, se in questa casa

Sempre sto chiusa, e mai non entra alcuno?

Cos' mai quest'amor? Dunque l'amore

Pu far doler il cuore?

Certo, che quest'amore io non provai,

E prego il ciel di non provarlo mai.
TRIT.(Bella semplicit!) Ma sempre amore

Non doglia o tormento;

Sovente al nostro cor reca contento.
ROS.Costui dunque stregone,

Ch'or fa bene, or fa male. Io non v'intendo.
TRIT.Appunto lo diceste.

Egli un mago l'amor, diletta figlia.
ROS.Mi stia dunque lontan trecento miglia.

TRIT.E pur, se voi provaste

Delle dolcezze sue qualche pochino,

Lo vorreste tener sempre vicino.
ROS.Quando la sia cos, fate ch'io provi,

Caro signor tutore,

Un bocconcin di questo dolce amore.
TRIT.Volentier, volentieri,

Ma ci non si pu fare

Senza del matrimonio.


ROS.

Eh mi contento,

Ma per con un patto:

Che se poi quest'amor non mi piacesse,

Voglio che il matrimonio sia disfatto.

TRIT.

(Che innocenza!) Figliola,

Udite: il matrimonio

Accordato che sia, pi non si scioglie,

Se non muore il marito over la moglie.

ROS.

Questo poi non mi piace.

TRIT.

Eh non temete,

Vi trover un marito

Con cui sempre vivrete in buona pace.

ROS.

Lo troverete poi?

TRIT.

Gi l'ho trovato.

ROS.

Senza nemen che 'l veda?

TRIT.

Lo vedeste, e gli avete ancor parlato.

ROS.

Come, signor?...

TRIT.

(Ah pi tacer non posso;

Mi sento il core, il sangue ed il polmone

Che mi dicon: Coraggio, Triticone).

ROS.

(Forse Giacinto a Triticon palese

Fatto avr l'amor suo).

TRIT.

Figlia, sediamo, (siedono)

Poich di grave affar parlar dobbiamo.

ROS.

Eccomi, dite pur.

TRIT.

V'arricordate

Dell'astrologo d'ieri?

ROS.

( Giacinto senz'altro. Oh me felice!)

TRIT.

Egli un uomo dabben, sa quel che dice;

Bench sia giovinetto,

Ha del gran sale in zucca;

un indovin sincero

Che mentire non sa, ma dice il vero.

ROS.

Non ne dite di pi; gi son per lui...

TRIT.

Bene, bene, pensate

Dunque a quel ch'ei v'ha detto, e rissolvete.

ROS.

Per me son contentissima;

Il partito mi piace, da par mio.

TRIT.

Se voi vi contentate...

ROS.

Io son pronta anche adesso.

TRIT.

(Ahi, che la gioia

Mi fa tutto sudar, e gi dagli occhi

Per l'allegrezza mi distilla il pianto).

ROS.

Ma che avete, signor? perch piangete?

TRIT.

Piango per il contento.

ROS.

Oh benedetto

Siate pur mille volte! oh quanto v'amo!

Oh quanto v'amer fino alla morte!

TRIT.

Anch'io, figlia, v'adoro, or non pi figlia,

Ma sposa.


ROS.

Oh che bel nome!

Oh quanto mi consola!

Ma quando si conclude?

TRIT.

(Questa sua fretta

ben segno d'amor). Dammi la mano;

Vu consolarti, o bella, in questo punto.

ROS.

Ma lo sposo dov'?

TRIT.

Dov' lo sposo?

Tu mi burli, Rosalba;

Eccomi, non mi vedi? forse amore,

Ch'ora cieca ti rese?

ROS.

Voi?

TRIT.

Io, s, ma perch?

ROS.

Ah ah ah ah, meco scherzate aff.

TRIT.

Come scherzar? Voi stessa

Non diceste d'amarmi,

E che d'esser mia sposa ancor bramate?

Non abbiate rossor, siam qui tra noi.

ROS.

Dell'astrologo intesi, e non di voi.

TRIT.

Ma l'astrologo appunto

Non vi parl di me? Non vi predisse

Che sol per vostro bene

D'un vecchiarel consorte il ciel vi vuole,

E che la giovent tradir vi puole?

ROS.

Nulla di ci mi disse;

Ben di lui mi parl, dice che m'ama,

Ch' un cavaliero, e che mi vuol per sposa.

TRIT.

Oh ciel! oh che gran cosa!

Ingannato son io. Figlia, colui

un mendace, un briccon, non gli abbadate.

ROS.

Prima voi mel lodaste, or lo sprezzate?

TRIT.

(Giacch scoperto io sono,

Vu tentar persuaderla all'amor mio;

Simular quest'ardor pi non poss'io).

ROS.

(Mie tradite speranze!)

TRIT.

Ah gentilissima

Rosalba mia bellissima,

Se obbediente finor stata mi siete.

Siatelo in questo punto. Io gi v'adoro.

ROS.

So ben che voi m'amate

Come padre e tutor.

TRIT.

Eh un altro amore

questo, idolo mio; v'amai finora

Come padre, egli vero, or come sposo.

ROS.

Eh signor Triticone,

Guardate nello specchio:

Io son giovine assai, voi troppo vecchio.

TRIT.

Son vecchio, vero, ma non ho difetti.

ROS.

Questo buono per voi, ma non per me.

TRIT.

Io sempre v'amer.


ROS.

Amor senza costrutto.

TRIT.

Voi sarete il mio fior.

ROS.

Ma senza frutto.

TRIT.

Sono vecchio, ma non cedo

Ad un giovine in fortezza.

ROS.

Ve lo credo, ve lo credo,

Ma cos' questa bianchezza?

TRIT.

Calore di fegato.

ROS.

E quegli occhi lacrimanti?

TRIT.

Niente, niente, una flussione.

ROS.

Ma quel bastone?

Perch tremate?

TRIT.

Voi, crudel, tremar mi fate.

Per altro sto saldo,

Son forte, son caldo,

Provate, sentite,

Sentite il mio cor,

Che gran batticor.

ROS.

La barba candida,

La faccia pallida,

Voi gi perdeste

Tutto il calor.

Son vecchio etc.

GIAC.

Servo di lor signori. Se non fallo,

il signor Triticon vussignoria?

TRIT.

S signor, per servirla.

GIAC.

In speciaria

Un ordine trovai

Per venir in sua casa, ed io volai.

TRIT.

Lei il medico dunque?

GIAC.

Appunto quello.

TRIT.

La ragazza si sente un po' di male,

Ma spero ander in nulla.

GIAC.

Sar il solito mal d'una fanciulla.

Dove si trova? questa?

TRIT.

Signor s.

GIAC.

(Quest' appunto colei che mi fer).

Riverente m'inchino.

ROS.

Io gli son serva.

GIAC.

(Ella tien gli occhi bassi, e non m'osserva).

TRIT.

Sentite il polso suo. Sembra alterato?

GIAC.

Signor, se non vi grave,

Ritiratevi un poco, e date campo

Ch'io possa interrogar con libert

La fanciulla. Sapete come va.

TRIT.

Dite ben, mi ritiro.

GIAC.

Signora mia, mi favorisca il braccio.

(Ahi, ch'ha un braccio di neve; ardo ed agghiaccio).


Cara mano, mano vaga,

Che risana allor ch'impiaga,

Io vi miro,

E poi sospiro;

Vi potessi almen baciar! Se la sorte non m'inganna,

Da voi spero la mia pace;

D'Imeneo la bella face

Gi comincia a sfavillar. Cara mano etc.

ROS.Ma voi troppo stringete.

GIAC.Ancor non conoscete

Di Giacinto la voce?
ROS.Ah mio tesoro!

TRIT.Signor eccellentissimo,

Ma che maniera quella

D'interrogar?
GIAC.Tacete,

Fu un trasporto del core;

Gi scopersi l'arcano, e presto presto,

Se mi lasciate far, scoprir il resto.
TRIT.Seguite pur, che mai sar?

GIAC.Signora,

Quietatevi per poco.
ROS.Pi resister non posso a tanto foco.

Sappiate che il tutore

Mi si scoperse amante, e vuol ch'io sia

Sua sposa; io non lo voglio.

Liberatemi voi da quest'imbroglio.
TRIT.Rilevaste l'intiero?

GIAC.Io tutto intesi,

Manca solo ch'a lei per il suo male

Or insegni il rimedio,

E poi sono con voi. Non dubitate, (a Rosalba)

Liberarvi destino in questo giorno.

Poich la soggezion non mi permette

Di dirvi tutto, finger, scrivendo,

Un recipe formar; a voi la carta

Consegner; gi in essa

Una nuova invenzion voi leggerete.

Secondate l'idea; poi non temete.
ROS.Tutto far per voi.

TRIT.E ben, che nuova,

Signor eccellentissimo, mi date?
GIAC.Gran cose io vi dir. Prima aspettate

Che un recipe gli formi.
TRIT.Oh che impazienza!

(Giacinto va al tavolino a scrivere; intanto Triticone e Rosalba parlano sempre da s)


TRIT.Certo Rosalba amante.

ROS.Giacinto non m'inganna.

TRIT.Fosse almeno di me!

ROS.Facesse presto!

TRIT.Di quel briccon d'astrologo io temo.

ROS.Ma del vecchio tutor pavento e tremo.

TRIT.Oh che soave aspetto!

ROS.Che vecchio maledetto!

TRIT.Lei mi guarda sottocchio: ah furbacchiona!

ROS.Fa pur quanto tu vuoi, non son s buona!

TRIT.Ch'io lasci Rosalba!...

ROS.Pigliar Triticone!...

TRIT.

} a dueUh questo poi no, oh questo poi no.

ROS.

GIAC.Signora mia, coraggio aver conviene;

Faccia come sta scritto, e ander bene.
ROS.(Prende la carta, e legge, e leggendo ride piano)

TRIT.Caro signor dottor, ditemi tosto

La cagion del suo male!
GIAC.Tutto il suo mal, signor, provien d'amore.

TRIT.D'amore? Ma per chi?

GIAC.Certo vi giuro,

Dacch del medicar l'arte professo,

Non mi tocc sentir cosa s strana.
TRIT.Forse d'un vil astrologo

Vive amante Rosalba?
GIAC.Eh eh pensate.

Vive amante di voi passionatissima;

Ridete, signor mio, ch'ella bellissima.
TRIT.E ben, s'ella mi amasse,

Saria cosa da ridere?
GIAC.Ma tutto, Triticone,

10 non vi dissi ancor. V'ama, egli vero,
Ma si cacci in pensiero

Che non vi vuol, perch dall'altre donne
Teme d'esser burlata.
L'esser voi vecchio a lei molto non cale,
Ma questa barba bianca,
Quel crin canuto e gli occhi lacrimanti,
Quelle rughe, il tremare, e che so io,
Come dicea, gli fan cangiar desio.
Che ne dite, signora? (a Rosalba)
Eh, confessate pure
Senz'altra soggezione.
(Gi in carta le ho insegnata la lezione).
ROS.Pur troppo ver, pur troppo

11 signor Triticone amo et adoro,

Ma quell'aspetto, oim, schiffo et aborro.


TRIT.

Eh quando voi m'amate,

Che v'importa?...

ROS.

No no, non mi parlate,

Io cos non vi voglio.

GIAC.

Oh che bizzarro amor!

TRIT.

Che bell'imbroglio!

Che far dunque poss'io? (a Giacinto)

GIAC.

Signor, quando vogliate,

Io tengo un gran segreto

Con cui non dico gi che l'et torni

Nel suo verde primiero, ma ben vale

Per far nera la barba e nero il crine,

Render liscie le guancie e porporine.

Fortifica li denti,

Rende chiara la vista e l'occhio bello;

Fa l'uom robusto e forte,

E l'abilita a far da buon consorte.

ROS.

Che secreto divino!

TRIT.

Eh mi burlate.

GIAC.

Signor, mi meraviglio, ad un mio pari

Non si dice cos; la riverisco.

ROS.

E voi dite d'amarmi, e ricusate

Quel ch'io tanto desio?

L'amor vostro non simile al mio.

TRIT.

Ehi, sentite, signor... (se fosse vero

Gran segreto saria!) come s'adopra?

GIAC.

Facilissimamente. In quest'ampolla

Vi l'acqua prodigiosa;

Adattarvi bisogna

In un sito ristretto,

Ed in mezz'ora si vedr l'effetto.

ROS.

Questa prova chied'io dell'amor vostro.

TRIT.

Soddisfarvi sapr. Gi finalmente

Mezz'ora breve tempo.

Dite, quanto si spende?

GIAC.

Sei zecchini, e non pi.

ROS.

Poca moneta.

TRIT.

Son rissolto provarlo.

GIAC.

Ed io vi servo,

E se non opra ben, non mi pagate.

Una botte vi vuol, ma vuota e nuova.

Fatela portar quivi, e facciam presto.

TRIT.

Una botte, perch?

GIAC.

Pi non cercate.

TRIT.

Ancor questo far. Non m'ingannate.

Chi di l? (viene un Servo) Guarda abbasso,

Che vi una botte nuova.

Falla portar di sopra in questa stanza.

ROS.

(Oim, che dalle risa il cuor mi crepa).

GIAC.

Signor, quest' un licore


Che facilmente esala;

Voi nella botte entrar dunque dovrete,

E farvi chiuder bene; indi la faccia

Bagnandovi e le mani,

Nel corso di mezz'ora

Forte, robusto e bel verrete fuora.
TRIT.Io nella botte entrar? Voi v'ingannate.

ROS.Se non fate cos, voi non mi amate.

TRIT.Ah Rosalba, pavento

Di qualche tradimento.
ROS.Tradimento? perch? dove son io

Non temete di mal, dolce amor mio. (viene la botte)
TRIT.Pur entrar mi convien. Che sar mai?

Cara, gi vinto m'han le tue parole.

Ecco Diogene, o bella, in faccia al sole. (mettono Triticon nella botte)
ROS.Entrato il pazzo. Oh questa bella assai!

GIAC.Zitta, Rosalba, ed il pi bel vedrai.

TRIT.Ors via dunque, datemi l'ampolla.

GIAC.Signor, v'arricordate

Cosa ieri vi disse l'indovino?
TRIT.Che ne sapete voi?

GIAC.Tutto mi disse:

So ben ch'ei vi predisse

Che la donna ch'amate

Alfin v'avria burlato;

Ecco il presagio suo verificato.
TRIT.Ma che discorso questo?

GIAC.E per farvi veder che 'l ver ragiono,

Io l'astrologo sono;

Con vostra buona grazia, signor mio,

Prendo Rosalba: arrivederci, addio.
TRIT.Ah traditor, briccon, Rosalba oim,

Soccorso, aita, carit di me!
ROS.Per ora io me ne vo;

Quando giovin sarete, io torner.

TRIT.Sia maledetto

Chi a donna crede.

ROS.Che sei pazzo

} a due
GIAC.Ben si vede.

TRIT.Senza fede.

ROS.Ben si vede,

} a due
GIAC.Che sei pazzo da legar.

TRIT.Tiranna! Spietato!

ROS.Che brami?

GIAC.Che vuoi?

ROS.

GIAC.

TRIT.Se uscir ne potessi,

} a duePietade non v'.

TRIT.Pietade. Merc.


Vorrei vendicarmi;

Oim, che son fiacco,

Non posso aiutarmi,

Rimedio non c'.

GIAC.

Eh via, vergognatevi,

Prudente mostratevi.

ROS.

Tacete, soffrite,

Soffrite per me.

TRIT.

Con questo bastone...

GIAC.

Oh che pazzo!

ROS.

Oh che buffone!

TRIT.

Ma non ci arrivo.

ROS.

} a due GIAC.

Tu sei gi di senno privo.

TRIT.

Spietata! Crudele!

GIAC.

Che dici?

ROS.

Che parli?

TRIT.

Pietade per me!

ROS.

} a due GIAC.

Pietade non v'.


PARTE TERZA

Sala da giudice.

Giacinto da giudice, Rosalba da avvocato, poi Triticone con carte e libri.

GIAC.Che ne dite, Rosalba,

Vi piace l'invenzion?
ROS.Bella bellissima.

GIAC.Badate a non fallare.

Per un finto ministro, a nome vostro,

Io tutto a Triticon fei sequestrare

Ad effetto d'aver la vostra dote.

Egli cit, come si suol nel Foro,

Per la revocazion di quel sequestro.

La causa fu accettata.

Si contest, si deput, stamane

Gi si deve trattar. Voi vi fingete

Di Rosalba avvocato;

Io giudice mi fingo;

Triticon deve primo

Parlar. Voi rispondete

Come che v'insegnai, n fallerete.
ROS.Far come volete,

Ma temo che alla voce

Triticon mi conosca.
GIAC.Vi son degli avvocati

Giovini come voi, ch'hanno la voce

Assai pi femmina.

Pensate se quel vecchio,

Che ancor poco vi sente,

Conoscer vi sapr. Non v' alcun dubbio.
ROS.Vada ben, vada male, in voi confido.

GIAC.Ma intanto, o bella,

Che qui soli restiamo...
ROS.Cosa vorreste far?

GIAC.D'amor parliamo.

Lasciate ch'io vi miri,

Luci vezzose e belle.

Voi siete vaghe stelle,

Che con soavi giri

Beate questo cor. In voi sta la mia vita,

Se per voi sole io vivo,

Voi sol prestate aita

Al mio cocente ardor. Lasciate etc.


ROS.Ma gi vien Triticone.

GIAC.Passeggiate la sala, ed io mi siedo.

TRIT.Siete voi di Rosalba l'avvocato?

ROS.S signor, quel son io.

TRIT.Siete dannato.

ROS.Perch, signor, perch?

TRIT.Avete torto marcio, e non si ponno

In coscienza difender cause tali.
ROS.Eretti i tribunali

Sono per far giustizia; ora vedremo

Chi avr di noi ragion.
TRIT.Senz'alcun dubbio

La causa vincer, ma questo struscio

Si potea risparmiare.
ROS.Eh cominciate

A parlar della causa; il tempo passa.
TRIT.Permette l'illustrissimo

Giudice sapientissimo

Ch'io cominci a parlar?
GIAC.Incominciate.

TRIT.Un tal signor Sempronio,

Di casa Frangiador quondam Fabrizi,

Nell'anno mille settecento e sedici,

Di gennaro mor nel giorno tredici.

Rest la moglie allora,

E con essa una figlia

Che Rosalba si chiama,

Unica prole e erede

Di tutto il patrimonio

Del sudetto signor quondam Sempronio.
ROS.Ben bene, qui ti voglio.

TRIT.A piano, a piano,

Che veniremo al punto.
GIAC.Andate per le corte,

10 non voglio sentir cose superflue.
TRIT. Presto presto mi spiccio. Eccomi al fatto.

11 sudetto signor quondam Sempronio
Lasci me Triticone,

Di casa Ballonar quondam Anchise,
Per tutor della figlia, unitamente
Alla moglie sudetta ch'avea nome...
Pi non me l'arricordo.
Ma con questo che, morta
La moglie, io sol restassi
Tutor e curator della fanciulla.
Verificato il caso.
gi morta la madre, io solo resto,
Come diceva...
ROS.Eh non il punto questo

Che abbiamo da trattar; presto alla dote.


TRIT.Ma voi m'interrompete

Troppo fuori di tempo;

Si vede ben che principiante siete.

Cos, signor, per accostarmi al fine,

S'introdusse in mia casa un bricconaccio,

Un furbo, un ladro.
GIAC.Basta, basta, usate

Un poco di rispetto al tribunale.
TRIT.Astrologo si finse, e poscia medico.

Colle sue falsitadi

M'offusc la ragione,

E mi ridusse entrar dentro una botte.

GIAC.

} a due Ah ah, questa da ridere! ROS.

TRIT.Ridete pur, ma io non rido al certo.

Vedendomi ridotto

Ch'io non potea pi movermi,

Quel briccon, quel guidon...
GIAC.Pian, vi dico, signor, parlate in causa.

TRIT.Rosalba prese per la mano, e in questa

Guisa me la rap.

Or pretende la dote, e per averla

Tutto mi sequestr. Gi voi sapete,

Giudice sapientissimo,

Che il trattato de Nuptiis parla chiaro:

Se la moglie rapita,

Il matrimonio nullo.

Non vale il matrimonio;

Dargli non si convien dunque la dote.

Della vostra sentenza sia l'effetto

Di liberarmi quel sequestro. Ho detto.
GIAC.Che rispondete voi? (a Rosalba)

ROS.Signor, accordo

I primi fatti. vero

Che Rosalba rest l'unica erede

Di quel signor Sempronio:

Ergo si deve a lei quel patrimonio.

vero, accordo ancora,

Che il signor Triticone

Rest solo tutor di quella figlia;

Ma del cuore di lei non padrone.

II buon vecchio credeva

Buscar quel bocconcin, ma s'ingann.

Nella fossa ch'ei fece, egli casc.

ver ch'un giovinetto

Di lei se n'invagh;

Ch'ei se la prese ver, ma non rap.
TRIT.Che differenza fate

Da prendere a rapir? Son ragazzate.
ROS.Oh oh, non mi scappate.


Questo il punto, signor; quando vi provo

Ch'ella non fu rapita,

Volete che la causa sia finita?
TRIT.Ben bene, io mi contento.

ROS.A me, v'incontro.

Il ratto allor quando il voler resista

Della donna rapita.

Che cos' il matrimonio?

Consensum, gi si sa, facit virum.

Ella consente, per marito il vuole,

E rapita sar? Ma vi di peggio.

Il trattato de Nuptiis, che allegaste,

Raptave sit mulier dice, vero;

Ma soggiunge dappoi, se lo sapete,

Nec parti mulier sit reddita tutae;

Ei la conduce in casa sua, la sposa,

Coi suoi parenti unita,

E direte cos ch'ella rapita?
TRIT.Pi risponder non so.

ROS.No, rapita non fu. Ergo la dote

Negar non se gli pu:

Giudice, che sedete

Per giudicar la verit, vi priego.

Alla mia insufficienza

Supplisca il vostro ingegno;

Fia di giustizia impegno

Confirmar il sequestro, al solo effetto

Di conseguir la dote. Io pure ho detto.
TRIT.Dica pur quel vuole, io gi l'ho vinta.

GIAC.La mia sentenza udite:

Ascoltate le parti,

Giudicando a tenor della dimanda

Dell'eccellente domino Propizio,

Condanno Triticone

A Rosalba pagar tutta la dote,

E per la resistenza

Ch'egli mostr di darla, ingiustamente,

In doppio lo condanno e nelle spese,

Confirmando il sequestro.
TRIT.A piano, a piano:

Mi condannate in doppio, e nelle spese?
GIAC.Tal la mia sentenza.

TRIT.Rovinar mi volete.

GIAC.Prendete, ed eseguir voi la farete. (s'alza e d la carta a Rosalba)

TRIT.Ah per piet, signori,

Non siate s crudeli.

Quest' il mio precipizio.
ROS.Io non so cosa dir, quest' il giudizio.

GIAC.Mi fate compassione. (a Triticone)

Signor Propizio: vi saria maniera


D'aggiustar sta faccenda?
ROS.Io non la veggo.

TRIT.Amico, siam tra noi.

Qui non v' la cliente,

E m'impegno che lei non sapr niente.

Dieci doppie vi dono

Se aggiustar la volete in confidenza.

ROS.Io trovar il ripiego non saprei.

GIAC.Rimettevi in me, signori miei.

ROS.

} a due Io mi contento. TRIT.

GIAC.Udite:

Ma no, voglio pensarvi.

ROS.

} a due di ragione.

TRIT.

TRIT.Misero Triticone,

A qual passo ti guida

Un amoroso incanto?

Ahi, pi non posso trattenere il pianto.

Mi cadon le lacrime

Dal duolo terribile.

Oib, che vergogna!

Mi vedono,

M'osservano;

Tenersi bisogna.

Oim, il singhiozzo,

La tosse, la tosse.

Non posso fiatar. La lara, la lara,

La lara, l l.

Io finger vorrei,

Ma il pianto negli occhi

Non posso fermar. Mi cadon etc.

ROS.Signor, che avete mai?

TRIT.Eh niente, niente.

M'and un po' di tabacco dentro gli occhi.
GIAC.Io l'ho trovata al fine.

Straccierem la sentenza:

Faremo una scrittura in cui si dica

Che il signor Triticone

D Rosalba per moglie

A Giacinto Verbani, e che gli assegna

Per dote tutto quello

Che dal padre di lei gli fu lasciato.

Non va bene cos?
ROS.Io mi contento.

TRIT.Ma per me non va bene.


ROS.

Valer la sentenza

Col doppio, e nelle spese.

TRIT.

E questo peggio.

GIAC.

Convien che rissolviate.

ROS.

O la scrittura, o la sentenza.

TRIT.

Or via,

Mi rissolvo segnar questa scrittura;

Ma saran poi contenti

Gli avversari di questo aggiustamento?

GIAC.

Per Giacinto m'impegno.

ROS.

Io per Rosalba.

TRIT.

La scrittura si faccia.

GIAC.

Ora la stendo.

ROS.

Signor, ben lo sapete,

Promissio boni viri est obligatio.

TRIT.

Prendete pur le doppie.

ROS.

Io vi ringrazio.

Se poi dir lo voleste

Alla cliente mia, poco mi preme,

Mentre con lei le goderemo assieme.

TRIT.

Siete un di que' avvocati...

ROS.

Ol tacete,

E la mia profession non offendete.

L'avvocato necessario

Per la robba,

Per la vita,

Per la fama,

Per chi regge.

Senza lui, che val la legge?

Lui l'espone al Tribunal.

Le menzogne pone in chiaro

E discopre i tradimenti.

Gl'innocenti

Esso difende,

Perch intende

Qual il bene, e qual il mal.

L'avvocato etc.

GIAC.

Eccovi la scrittura.

Via, signor Triticon, sottoscrivete.

TRIT.

Triticon Ballonar, come di sopra.

GIAC.

Per Giacinto Verbani io la confermo.

ROS.

Io per Rosalba Frangiador l'affermo.

TRIT.

Ma non basta cos.

GIAC.

Cosa vi vuole?

TRIT.

Dev'esser sottoscritta

Di propria man dai due consorti ancora,

E valer questa scrittura allora.

GIAC.

Desiate ancor questo?


TRIT.

Certo, per mia cauzione.

ROS.

Sarete soddisfatto.

GIAC.

Leggete questa firma, il tutto fatto.

TRIT.

Ma qui gi non rimiro

Altra sottoscrizion che le due vostre.

GIAC. ROS.

} a due Appunto, Triticon, sono le nostre. (si scoprono)

TRIT.

Oh ciel, che vedo mai?

ROS.

Rosalba in me vedete.

GIAC.

In me Giacinto.

TRIT.

Traditori, cos... Ma nulla vale

La sentenza, il giudizio; e la scrittura

Perch carpita fu, non ha valore.

ROS.

Questa la vostra man, signor tutore.

GIAC.

Se voi di vostra mano

La dote promettete,

Ritirarvi gi pi voi non potrete.

TRIT.

Voi m'avete ingannato.

ROS.

Ben io, s'a voi credevo,

Ingannata sarei. Con tante belle

Paroline melate

Acciecar mi volevi, e avermi in moglie.

La semplice cos l'astuto coglie.

GIAC.

Io gi colla scrittura

Dal giudice non finto ora mi porto;

E pensateci voi.

TRIT.

No no, fermate.

Senza moltiplicar tant'altre spese

E litigar ancora,

Tutta la dote vi dar in mal'ora.

GIAC.

Cos dunque in allegria } a due

Goderemo i giorni nostri.

ROS.

TRIT.

Ladronaccio, brutta arpia,

Di Cocito orrendi mostri.

GIAC.

Cos irato, ma perch?

ROS.

Siete in collera con me?

TRIT.

Lasciatemi star, lasciatemi star.

ROS.

Bel vecchietto,

Mio caro, caretto.

TRIT.

Ancora burlar? ancora burlar?

GIAC.

Carta canta, e villan dorme,

La scrittura parla chiaro.

Triticon, che si puol far?

TRIT.

Queste qui non son le forme

Di venirmi a trappolar.

ROS.

Signor mio, vi vuol pazienza,

Siete vecchio, siete buono

Solamente d'abbruciar.

TRIT.

Quest' troppa impertinenza,


GIAC. ROS.

TRIT. GIAC. ROS.


} a due

} a due


Non si puol pi sopportar. Caro vecchietto.

Carino, caretto,

Tutta la barba

Vi voglio pelar. Lasciatemi star.

Lasciamolo star.

Fine della commedia


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