La ragazza di Gianni

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LA RAGAZZA DI GIANNI

LA RAGAZZA DI GIANNI

di

Davide Monti


(2003)


Personaggi
Sarah (ventitre anni)
Maria (sui sessanta anni)
Francesco (ventinove anni)
Giornalista (sui quaranta anni)
Cameraman (sui cinquanta anni)
Lo Zio (sui settanta anni)
La Zia (sui sessanta anni)
L’amico (venticinque anni)
Barbona (età indefinita)
Vecchio operaio (età indefinita)
Marito di Sarah (trenta anni)
Gianni (venticinque anni)


Attori
Una ragazza (Sarah)
Un ragazzo (L’amico, Gianni)
Un ragazzo (Francesco)
Una donna (Maria, La zia)
Una donna (Giornalista, Barbona)
Un uomo (Lo zio, Vecchio operaio)
Un uomo (Cameraman, Marito di Sarah)

ATTO PRIMO
Scena prima

Si alza il sipario su una strada di un tipico quartiere residenziale di una città. È una strada alberata, gli alberi sono colorati dall’autunno. Sulla destra, oltre il marciapiede, c’è il cancello di un condominio, sulla sinistra è parcheggiato un furgone (che può essere di cartapesta) di una troupe televisiva. Sul marciapiede, davanti al cancello c’è un gruppetto di persone, parlottano tra di loro, ma non si capisce cosa stanno dicendo. Sono due anziani signori, moglie e marito, e un ragazzo.
Dalla sinistra, da dietro al furgone, escono una giornalista con un microfono in mano e un cameraman. Lei è la classica donna in carriera che lotta contro l’età ed è ancora affascinante. È vestita con uno sgargiante talieur fucsia. Si avvicinano al gruppetto lentamente. I personaggi del gruppetto fanno silenzio e si voltano a guardare i due che arrivano, con diffidenza.

GIORNALISTA (in tono deciso) Scusate. È qua che abita… abitava, il ragazzo suicida?
LO ZIO (freddo) Chi è lei?
GIORNALISTA Che, non si vede?
LA ZIA (entusiasta) Dai Alvaro, non lo vedi che è una giornalista? È venuta per intervistarci, non è vero?
GIORNALISTA Si beh. Diciamo di si. Voi chi sareste?
LO ZIO No, no. Io prima voglio sapere chi è lei. Non è che possiamo rilasciare interviste a chiunque.
GIORNALISTA (in tono canzonatorio) Oh, mi scusi. Non sapevo che lei fosse una persona importante.
LO ZIO E questo cosa c’entra?
GIORNALISTA (spazientita) Va bene, va bene. Io mi chiamo Cristina Gavazzi, sono una giornalista di “Teleregione5”…
AMICO Teleregione5? E chi l’ha mai sentita!
GIORNALISTA (sempre più spazientita) Provi a stare un po’ di più davanti alla televisione, magari prima o poi ci guarderà.
AMICO Guardi che io quasi ci vivo davanti alla televisione, sa?
GIORNALISTA Bene, benissimo. Comunque questo è il nostro cameraman e siamo qui per raccogliere qualche testimonianza sul ragazzo morto suicida… ieri, se non sbaglio.
LA ZIA L’altro ieri, signorina.
GIORNALISTA L’altro ieri? Ne è sicura?
LA ZIA Certo è mio nipote, sa?
GIORNALISTA (rivolta al cameraman) E perché ci hanno mandato soltanto oggi?
CAMERAMAN Non so, forse perché ieri c’era la visita del presidente.
GIORNALISTA E non potevano mandare qualcun altro?
CAMERAMAN (sorpreso) Dal presidente?
GIORNALISTA No, ma che dal presidente. Dal suicida, no?
CAMERAMAN Mah, non so. Sa, c’era anche la gara podistica, ieri.
GIORNALISTA (meditabonda) Ah, ah. Giusto. (come risvegliata rivolta al gruppetto) Comunque, dove eravamo rimasti?
LO ZIO Alla nostra intervista.
LA ZIA Ma che alla nostra intervista, mica è venuta qui per noi!
LO ZIO E per chi allora?
LA ZIA (rivolta alla giornalista) Per Gianni, no?
GIORNALISTA Gianni? E chi è Gianni?
LA ZIA Mio nipote.
GIORNALISTA Scusi, eh. Ma che ci importa di suo nipote?
LA ZIA Non era qui per il ragazzo suicida?
GIORNALISTA Si, per il suicida.
LO ZIO Se non le dispiace, il suo “suicida”, ha anche un nome.
GIORNALISTA Eh, signore, se dovessi ricordarmi tutti i nomi dei suicidi, starei fresca. Comunque come ha detto che si chiama… chiamava?
LA ZIA Gianni, Gianni si chiamava.
GIORNALISTA (piano al cameraman) Tu lo sapevi?
CAMERAMAN No!
GIORNALISTA E perché nessuno ce l’ha detto?
CAMERAMAN Non so. Sa, il presidente…
GIORNALISTA Si, e la corsa podistica. Lasciamo perdere va!
LO ZIO Certo, solo una tv regionale si è interessata a questa cosa? In che mondo viviamo!
GIORNALISTA (con tono canzonatorio) Ha ragione, è colpa della guerra, sa? Altrimenti sarebbe venuta la CNN. Ma vede, hanno tutti gli inviati laggiù.
AMICO Veramente? Dice che è per questo? Io l’ho messa la bandiera sa? Lo sapevo che con questa guerra non c’era da guadagnarci.
LA ZIA Anche noi l’abbiamo messa. Però, dieci euro!
LO ZIO Ma cosa state dicendo? Fate silenzio per favore. (alla giornalista) Signorina, vogliamo iniziare l’intervista oppure no?
GIORNALISTA Si, iniziamo pure. Dove sono i familiari?
LO ZIO Come i familiari, anche noi siamo della famiglia. Siamo gli zii.
GIORNALISTA (annoiata) Si, va bene. Questo lo avevo capito (rivolta all’amico) Lei è il fratello?
LO ZIO No, lui casomai è l’unico che non è un familiare.
AMICO (rivolto allo zio, offeso) Io ero il suo miglior amico. Passava molto più tempo con me che con voi.
LO ZIO Può darsi figliolo, ma il sangue è sangue.
AMICO (si scalda) Ma che sangue e sangue. Se vi vedeva solo a Pasqua e a Natale!
GIORNALISTA Calma, calma. Fate un attimo di silenzio. (con calma scandendo bene) Per familiari io intendevo i genitori oppure, che so, fratelli o sorelle. Insomma qualcuno che vivesse con lui.
LO ZIO Suo fratello non viveva con lui, però.
LA ZIA È tornato solo oggi, quando ha saputo.
LO ZIO Appunto dico.
GIORNALISTA Andiamo per ordine. Quanti fratelli aveva… Come ha detto che si chiama… chiamava suo nipote, signora?
LA ZIA Gianni, si chiamava Gianni e aveva un solo fratello.
GIORNALISTA Che non viveva con lui
TUTTI No!
GIORNALISTA Lui però viveva con i suoi genitori.
TUTTI Si!
GIORNALISTA Il fratello è tornato ieri, dopo che ha saputo.
TUTTI Si!
GIORNALISTA Dove abita il fratello di solito?
LA ZIA Sta in America.
LO ZIO Si, studia la o qualcosa del genere.
AMICO Ma no, no che non studia. Poi dicono il sangue…
LO ZIO Vuoi sapere meglio di noi cosa fa nostro nipote?
AMICO È in America in un’università, ma…
LO ZIO E secondo te, cosa si fa in un’università?
AMICO Signorina, Francesco, il fratello di Gianni, lavora come ricercatore in una qualche università americana. Non mi chieda quale, però.
LO ZIO Ricerca, studia, che differenza fa?
AMICO C’è differenza, c’è differenza…
GIORNALISTA Va bene. Ho capito. Non è che sia possibile parlare con questo fratello o con i genitori?
LA ZIA Ma no, signorina. Sono così scossi! Non è proprio possibile. Non è semplice per loro, sa?. Una tale tragedia!
GIORNALISTA (rivolta al cameraman) Beh, mi sa che ci dovremo accontentare. (il cameraman alza le spalle) Preparati.

Il cameraman si mette la telecamera in spalla ed inizia a guardare nel mirino.

AMICO Bella quella telecamera! È digitale per caso?
CAMERAMAN (togliendo l’occhio dal mirino) No, è a pellicola, ma è il meglio che ci sia in commercio.
AMICO Anch’io ho una telecamera, sa? Ho la passione per le riprese. Mi dicono che sono anche bravo…
CAMERAMAN (con aria di superiorità) Questo è un aggeggio che voi amatori vi sognate la notte.
AMICO (offeso) Anche la mia di telecamere non è male. E poi la mia è digitale. L’ho pagata quasi un milione! (poi vedendo che nessuno diceva niente) Un milione, ma quasi due anni fa! (ancora nessuna reazione) E poi era anche in offerta. È stato un affare.
CAMERAMAN (sorridendo) Un bel giocattolo insomma.
AMICO Ma quale giocattolo, se tutti me la invidiano!
GIORNALISTA Basta bisticciare ora, iniziamo che si sta facendo tardi. (il cameraman torna a mettere l’occhio nel mirino) Dimmi quando partire.
CAMERAMAN Uno, due, tre, vai!
GIORNALISTA Siamo qui di fronte alla casa di…
LA ZIA (sottovoce) Gianni.
GIORNALISTA Si, si. Siamo qui davanti alla casa di Gianni, il giovane vent’enne suicidatosi ieri con un colpo di pistola alla testa…
AMICO (sottovoce) Ma Gianni aveva venticinque anni…
LO ZIO (sottovoce) E si è suicidato l’altro ieri.
GIORNALISTA Ok, ok. Daccapo. (tra se) Però lascerei i vent’anni. Dimmi quando.
CAMERAMAN (armeggia un po’ alla telecamera) Uno, due, tre, vai!
GIORNALISTA (con voce più solenne) Il cancello che vedete alle mie spalle, porta nel cortile di un normalissimo condominio di periferia. Uno di quei luoghi in cui ogni giorno si incrociano vite e speranze di persone che hanno fatto della pacifica normalità una ragione di vita. Su e giù per le ampie scale illuminate, o stipati in un ascensore rumoroso, a commentarsi le giornate con frasi fatte e luoghi comuni. (ancora più solenne) Comuni i luoghi, comuni gli abitanti. (indica il palazzo) La dentro il cielo è grigio anche in primavera. Ma non un grigio carico di pioggia, bensì un grigio di luce soffusa, di assenza di ombre… di assenza di paure. Proprio quelle paure dalle quali, (indica con il braccio il gruppetto) questi uomini e queste donne vogliono sfuggire. E cercano di farlo rintanandosi in scatole ovattate e stagne. Scatole con delle fessure, delle piccole fessure tanto piccole da dove poter guardare la vita senza timore di innamorarsene. (fa una pausa, il cameraman alza il braccio e le fa cenno di tagliare, lei si schiarisce la voce e riparte in tono normale) Qui, in questa casa, abitava Gianni, ragazzo di vent’anni, (i tre si guardano stupiti, qualcuno si tocca la tempia con un dito per dire che è la pazza) che l’altro ieri (i tre annuiscono soddisfati) ha deciso di togliersi la vita con un colpo di pistola alla testa. Le prime indiscrezioni parlano di una delusione d’amore. Gianni sarebbe stato lasciato dalla fidanzata, tant’è che si è tolto la vita davanti a lei…
LO ZIO Ma non è vero!
AMICO Era da solo quando si è sparato.
GIORNALISTA Se era da solo vuol dire che nessuno di voi c’era. O sbaglio?
AMICO Infatti, appunto.
GIORNALISTA Allora come fate a dire che era solo?

Attimo di silenzio, i tre si guardano pensierosi

LA ZIA Ma la sua fidanzata dice che non era con lui.
GIORNALISTA In questo caso, possiamo evitare di dire che si è tolto la vita davanti a lei, ma non potete dire che fosse da solo. (i tre parlottano tra di loro, la giornalista si gira verso la telecamera) In ogni modo, questo è il nostro mestiere, e per quanto avvolte sia dura, dobbiamo sforzarci di raccontare i fatti nella loro interezza. Eccoci qua, quindi, a raccogliere la testimonianza di chi conosceva bene Gianni. (rivolta al cameraman) Ferma. (si volta verso i tre) Allora signora, vuole iniziare lei?
LA ZIA No, no. Io non sono abituata a queste cose. Preferisco non parlare. Sa, alla mia età.
LO ZIO Ma quale età. Dica a me, dica. In questi momenti bisogna essere forti è qui che si dimostra il vero affetto. Dico bene signorina.
GIORNALISTA Bravo. Allora iniziamo con lei.
LO ZIO Sono pronto.
GIORNALISTA Com’è che si chiama lei?
LO ZIO Alvaro, Alvaro Baretti. Baretti come Gianni. Sono il fratello del padre.
GIORNALISTA Bene signor Baretti, iniziamo. (rivolta al cameraman) Dammi il via.
CAMERAMAN (rimette l’occhio al mirino) Uno, due, tre, vai!
GIORNALISTA Signor Caretti…
LO ZIO Baretti, mi chiamo Baretti come Gianni. Sono il fratello del padre.
GIORNALISTA Si, signor Baretti, non è che deve sempre ripetere due volte le cose.
LO ZIO Se lei le capisse alla prima!
GIORNALISTA (ignorandolo) Allora signor Baretti, lei è lo zio di Gianni non è vero?
LO ZIO E meno male che non devo ripetere.
GIORNALISTA (alterata) È lo zio di Gianni oppure no?
LO ZIO Si, sono lo zio.
GIORNALISTA (più calma) Ci parli di lui. Ci dica che tipo di ragazzo era, quali sogni aveva, quali problemi nascondeva dentro di se, nel profondo della sua anima. Ci dica, ci dica. Ci racconti il dolore che sente, il senso di vuoto e di amarezza che l’accompagna dopo una tale perdita. Il rimorso dell’impotenza, o dell’incapacità di correre in aiuto al suo amato nipote. Ci dica, ci dica…
LO ZIO Si, se mi fa parlare, le dico.
GIORNALISTA Dica allora, non è che abbiamo tutto il giorno.
LO ZIO (agitato) Ma se parla sempre lei!
GIORNALISTA La televisione ha tempi strettissimi signore, vuole parlare oppure devo chiedere al ragazzo? (indica l’amico)
LO ZIO (sempre più agitato) No, parlo, parlo.
GIORNALISTA Non dica “parlo”, parli piuttosto.
LO ZIO (sospira) Mio nipote… Mio nipote era un bravissimo ragazzo. Era tranquillo e ci voleva bene a tutti… A me poi era particolarmente legato. (gli altri due lo guardano con incredulità) Ah, mi ricordo quando mi veniva a trovare per confidarsi con me.
GIORNALISTA Ci dica della fidanzata, come si chiamava?
LO ZIO E chi lo sa? Il nome proprio non lo so.
GIORNALISTA Abitava qua vicino?
LO ZIO Non ho idea di dove abitasse.
GIORNALISTA Ma sapeva chi fosse questa ragazza, lei?
LO ZIO Si qualcosa sapevo, ma non doveva essere così importante. Se non me ne ha raccontato!
GIORNALISTA Ah, e secondo lei un ragazzo di vent’anni si uccide per una ragazza che non è così importante?
LO ZIO Mio nipote di anni ne ha venticinque.
GIORNALISTA Fa differenza?
LO ZIO (scuote le spalle) Cosa ne so io, è stata lei a tirare in ballo l’età.
GIORNALISTA (rivolta all’amico) E lei cosa mi sa dire dei due giovani? Lei saprà qualcosa di più, suppongo.
LO ZIO (offeso) Perché io non saprei qualcosa di più?
GIORNALISTA (calma) Non mi pareva.
LO ZIO Io non sono un vecchio rimbambito, lo sa?
GIORNALISTA Mai detto questo.
LO ZIO Ho fatto la guerra, io. Ero in Grecia, a combattere, mentre lei non era ancora nata, penso.
GIORNALISTA C’entra qualcosa?
LO ZIO E dopo la guerra, pure. Non era facile sa? Mi sono rimboccato le maniche e ce l’ho fatta, senza l’aiuto di nessuno. Eravamo io e “Brioscia” e da soli abbiamo messo su il negozio. Ne abbiamo passate di notti svegli a lavorare. Non come i giovani di oggi che aspettano sempre un aiuto da qualcuno. Dai genitori, dallo stato…
GIORNALISTA Crede che suo nipote si sia ucciso perché non ha trovato aiuto?
LO ZIO Ma cosa c’entra mio nipote!
GIORNALISTA Non c’entra?
LO ZIO Lo lasci stare per favore, che mio nipote è morto. Io stavo parlando di me.
GIORNALISTA (ironica) Allora non era un abbaglio…
LO ZIO Quando sono andato in pensione la mia era la mesticheria più fornita della zona, sa? E tutto da solo, dopo la guerra.
LA ZIA (con calma fin anche eccessiva) Caro, la signorina è venuta per sapere notizie su Gianni, non su di te.
LO ZIO E allora io? Io nella vita mi sono rimboccato le maniche e mi sono fatto da solo. Non ho chiesto aiuto a nessuno.
LA ZIA Si, ma non è ora il momento di parlarne.
LO ZIO (si calma) Però, nessuno è mai venuto ad intervistarmi.
LA ZIA Si caro, hai ragione. Magari chiediamo alla signorina se un giorno torna a farti una bella intervista, eh?
GIORNALISTA (in tono canzonatorio) Come no?! Certo che verrò. Sono proprio curiosa di sapere che fine ha fatto… “Brioscia”? (si gira subito verso l’amico, mentre lo zio continua a bofonchiare con la moglie) Lei conosceva la ragazza di Gianni?
AMICO Non molto, a dire la verità. Ma conoscevo bene Gianni. Ci conosciamo dai tempi delle elementari. Inseparabili. Poi sa come succede, io mi sono fidanzato. E quindi, la ragazza, il lavoro… poi uno dovrà pur riposarsi ogni tanto. Insomma non ho avuto più molto tempo e ci siamo persi.
GIORNALISTA Sa quanto tempo era che stavano insieme?
AMICO Io e la mia ragazza ormai sono due anni. Va ancora tutto bene, sa? Non ci siamo ancora annoiati…
GIORNALISTA Io intendevo tra Gianni e la sua, di ragazze.
AMICO Non è mica più la sua ragazza.
GIORNALISTA Certo è morto!
AMICO Si, è vero, ma non lo era già più prima che si suicidasse.
GIORNALISTA Si, lo so. Mi pareva che questo potesse essere il motivo del suicidio.
AMICO Eh, le ragazze al giorno d’oggi è difficile tenerle! Non è più come ai tempi di mio padre. Lui, dice, quando si è messo con la mamma, ci ha messo il suo marchio sopra. (ride, poi vede la giornalista che lo guarda male e continua) Solo un modo di dire. È andato dal padre della mamma e gli ha detto: (imitando la voce del padre) – Questa la sposo io! – Semplice, no? Oggi però è più difficile. Io sono stato fin troppo in gamba. Sono già due anni che stiamo insieme, e ancora tutto va bene. Certo ho dovuto rinunciare a qualcosa, ma è necessario.
GIORNALISTA (annoiata) Crede che la ragazza di Gianni non fosse disposta a fare le rinunce che Gianni le chiedeva?
AMICO La ragazza di Gianni? E cosa c’entra adesso la ragazza di Gianni?
GIORNALISTA (rassegnata) No, eh?
AMICO E chi la conosce, quella? Cioè, so chi è, ma mica posso dire di conoscerla. No, poi casomai è Gianni che non voleva fare rinunce. Che sono le donne ora a fare rinunce? No, a loro va tutto bene, sono nate per la vita di coppia.
GIORNALISTA (spazientita al cameraman) Ferma, ferma una attimo. (rivolta ai tre) Ma insomma, c’è qualcuno che mi può dire qualcosa su ‘sto Gianni, o avete tutti voglia di parlare della vostra vita? Perché se è così, ce ne possiamo anche andare.
LA ZIA Vede signorina, lei ha ragione, ma in realtà Gianni era un ragazzo molto chiuso. Nessuno di noi lo conosceva veramente. Non sappiamo proprio cosa dirle. Era… come si dice. Enigmatico, ecco.
LO ZIO (scatta subito) Ma perla per te! Io saprei cosa dire alla signorina se me lo permettesse…
AMICO (alzando la voce) Ce ne sono di cose da dire, ce ne sono…

Iniziano a parlare tutti e tre insieme ad alta voce, non si capisce niente. La giornalista si mette una mano sulla fronte disperata. Dal cancello sulla destra esce Francesco, il fratello di Gianni. Un bel ragazzo, sicuro di se, che sembra tutt’altro che affranto dalla perdita del fratello. Appena lo vedono i tre si zittiscono.

FRANCESCO Cosa sta succedendo qua? Cosa è questo baccano?
LA ZIA Ciao Francesco. Niente, niente. Questi signori sono della televisione.
FRANCESCO (stupito) Della televisione?
AMICO Sono di una emittente locale, sai? Una di queste televisioni regionali che non guarderesti mai.
FRANCESCO E cosa vogliano?
LA ZIA Vogliono soltanto sapere un po’ di tuo fratello.
FRANCESCO (rivolto alla giornalista con aria seducente) Sentiamo, sentiamo. Cos’è che vorrebbe sapere, signorina, su mio fratello? (porgendole la mano) Oh, che maleducato! Mi perdoni tanto signorina. Io mi chiamo Francesco, Fratesco Baretti, e sono il fratello di Gianni, con chi ho il piacere…
GIORNALISTA (con finta freddezza porgendogli la mano) Gavazzi, Cristina Gavazzi. Sono una giornalista di Teleregione5.
FRANCESCO (le bacia la mano con un inchino) Molto lieto signor… ina, non è vero?
GIORNALISTA Signorina, si. Fa qualche differenza?
FRANCESCO Assolutamente no, si figuri. Tanto più che oggi il galateo impone di chiamare tutte le donne con l’appellativo di “signora”. Sa, per non sminuire quelle donne che hanno fatto una scelta di libertà.
GIORNALISTA (ironica) Mi avevano detto che lei era andato in America, non indietro nel tempo.
FRANCESCO Ci sono delle abitudini che non andrebbero mai perse, la galanteria è una di queste. A meno che non si voglia perdere quel vantaggio che abbiamo conquistato rispetto al resto del mondo animale.
GIORNALISTA Ah, quanto ha ragione.
FRANCESCO Tuttavia, solo per il mio gusto personale, badi bene, preferisco dire “signorina”. Specialmente se mi rivolgo a donne ancora così giovani e, mi permetta, carine.
GIORNALISTA (imbarazzata) Troppo gentile…
FRANCESCO Non le dispiace quindi se continuo a chiamarla signorina, in barba al nuovo galateo?
GIORNALISTA Ma si figuri, può chiamarmi anche Cristina, se preferisce.
FRANCESCO Oh, sarebbe un onore. Se non che certe pietanze, le migliori, è meglio gustarle con estrema lentezza. Per abituare il palato. I migliori liquori devono essere sorseggiati, non semplicemente bevuti. Meglio ancora se con la giusta atmosfere e il giusto accompagnamento. Non è d’accordo con me, signorina?
GIORNALISTA Si, devo dire che lei ha perfettamente ragione.
FRANCESCO Il che mi riempie di soddisfazione.
GIORNALISTA Lei è fin troppo gentile.
FRANCESCO Niente è mai troppo di fronte a certe manifestazioni del genere femminile!
GIORNALISTA (come risvegliandosi da un sogno) Beh, signor Federico, posso farle qualche domanda adesso?
FRANCESCO (turbato) Francesco, signorina. Il mio nome è Francesco.
GIORNALISTA Oh, scusi. Ma sa, se dovessi ricordarmi i nomi di tutte le persone che mi capita di intervistare…
FRANCESCO (in tono deluso) Capisco.
GIORNALISTA Allora signor Francesco, posso farle qualche domanda?
FRANCESCO (assente) Certo, faccia pure.
GIORNALISTA Lei è più grande di suo fratello, non è vero?
FRANCESCO (svegliandosi, allarmato) Perché, si vede?
GIORNALISTA (cercando di rimediare) Ma no, si figuri. È che… non so, mi pareva che me lo avessero già detto. I suoi zii, si. Credo che me lo abbiano detto loro.
LO ZIO (a bassa voce) Io non ho detto niente.
LA ZIA (a bassa voce) Nemmeno io.
LO ZIO (a bassa voce) E poi, figuriamoci se se lo ricordava.
FRANCESCO Quanti anni mi darebbe, signorina?
GIORNALISTA Non so, non sono mai stata brava nel valutare l’età.
FRANCESCO Faccia uno sforzo.
GIORNALISTA Meno di trenta?
FRANCESCO (triste) Si, meno. Ventinove per la precisione.
GIORNALISTA (rincuorata) Ha visto? Tutto apposto.
FRANCESCO (c.s.) Credevo di dimostrarne un po’ di meno.
GIORNALISTA Ho detto meno di trenta, anche venticinque è meno di trenta.
FRANCESCO (c.s.) Me ne hanno sempre dati meno di venticinque.
LA ZIA (abbracciandolo affettuosamente) Ma si che sembri un bambino Francesco. E stai proprio bene.
FRANCESCO Grazie zia, se non ci fossi tu.
LA ZIA Io vi lascio, vado dentro dalla mamma. Tanto non avete più bisogno di me, non è vero?
GIORNALISTA Va bene signora, vada pure. Grazie per il suo aiuto.
LA ZIA Di niente signorina. Lo vuole un consiglio?
GIORNALISTA Sentiamo.
LA ZIA (bonariamente) Si faccia controllare la vista. (guardando Francesco in adorazione) Come si fa a dare trent’anni a mio nipote.
GIORNALISTA (spazientita) Scusi sa, ma io non sono molto brava a mentire. Per questo hanno inventato le zie, no? (la zia se ne va indispettita, rivolta a Francesco) Adesso, le posso fare qualche domanda, o no?
FRANCESCO Si, certo. Faccia pure.
GIORNALISTA Lei almeno conosceva la ragazza, o ex ragazza, di suo fratello?
FRANCESCO Si, ex ragazza. Certo che la conoscevo.
GIORNALISTA Bene?
FRANCESCO Forse perfino meglio di Gianni.
GIORNALISTA (entusiasta) Perfetto, perfetto. (guarda verso il cameraman che sta ascoltando interessato senza riprendere) Beh? Che fai ascolti?
CAMERAMAN Che, non si può?
GIORNALISTA E a fare le riprese chi chiamiamo? (il cameraman colto in fallo si affretta a mettersi la telecamera in spalla) Ok, dai. Dimmi quando partire.
CAMERAMAN Uno, due, tre, vai!
GIORNALISTA Signor Franco, lei che conosceva bene Gianni, quasi come un fratello e che…
FRANCESCO Io, mi chiamerei sempre Francesco e “sono” il fratello di Gianni.
GIORNALISTA Non mi interrompa, per favore. Parli quando glielo dico io.
LO ZIO (a bassa voce) A me diceva sempre di parlare.
GIORNALISTA (lo fulmina con uno sguardo) E poi, essere il fratello di qualcuno non significa sempre conoscerlo come un fratello. È una figura retorica, capite? (pausa di silenzio) Allora signor Francesco, lei era il fratello di Gianni e dice di conoscere la sua ex ragazza meglio di lui stesso, ci dica quindi, secondo lei può essere verosimile l’ipotesi che ad ucciderlo sia stata una delusione amorosa?
FRANCESCO Forse si, ma non soltanto.
GIORNALISTA (entusiasta) Cosa significa, cos’altro c’era? Forse problemi di droga? Forse un investimento finanziario avventato? Magari, è stata lei a trascinarlo in una situazione senza ritorno, sfruttando il suo amore? Sicura che lui avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei?
FRANCESCO Ma che, è impazzita, signorina?
GIORNALISTA Io sto soltanto valutando tutte le ipotesi. Niente deve essere trascurato nel nostro mestiere.
FRANCESCO Se lo dice lei. Ma Gianni era semplicemente insoddisfatto della propria vita.
GIORNALISTA Ah! Tutto qui? Cioè volevo dire, sicuro che non ci sia nient’altro?

Dal cancello entra la mamma di Francesco e Gianni, vestita a lutto con un’espressione di sincero dolore. Si ferma in silenzio dietro a suo figlio suo cognato e l’amico.

FRANCESCO Le sembra poco?
GIORNALISTA No, ma… Insomma il mondo è pieno di giovani insoddisfatti. Alcuni si suicidano anche, ma la cosa non fa più notizia. Veramente.
FRANCESCO Sta dicendo che la morte di mio fratello è troppo banale?
GIORNALISTA Non è la morte di suo fratello ad essere troppo banale, magari lo è stata la sua vita.
FRANCESCO Non crede che potesse essere proprio questo il motivo per cui si è suicidato?

Dalla sinistra, da dietro al furgone della televisione giunge Chiara, l’ex ragazza di Gianni. È bellissima, di una bellezza semplice, ma indiscutibile. Si avvicina velocemente al gruppo con fare deciso.

SARAH (rivolta a Francesco sarcastica) No, caro. Le persone banali non si suicidano mai. Sopravvivono, e lo fanno benissimo.
FRANCESCO (visibilmente imbarazzato) Sarah! Ciao. Non mi aspettavo di vederti qui.
SARAH (ignorandolo, rivolta alla madre) Maria, anche lei qui, in questo teatrino?
MARIA (con calma) Sono arrivata adesso, Sarah. Cara, come stai. Vieni ad abbracciarmi.

Il gruppetto si apre e lascia passare la madre. Le due donne si abbracciano per qualche secondo.

SARAH Suo figlio non si aspettava di vedermi qui. Sa mica per quale motivo? E poi, perché la televisione, Maria? Non era meglio mettere tutto a tacere prima possibile?
MARIA Non so, cara. Non li abbiamo chiamati noi. Sono venuti a farci qualche domanda…
SARAH (rivolta alla giornalista) Cos’è una giornata noiosa? Non sapevate cosa fare?
GIORNALISTA Chi è lei, scusi?
SARAH Deformazione professionale o cosa? Che si risponde alle domande con altre domande? Ma certo i giornalisti sono sempre più bravi a fare domande piuttosto che a dare risposte.
GIORNALISTA Anche lei si dimostra una brava giornalista, lo è forse?
SARAH Vogliamo continuare questo gioco all’infinito?
GIORNALISTA (abbassando il tono) No, per carità. Non abbiamo certo tempo da perdere, noi. Qual’era la sua prima domanda che mi ha fatto?
SARAH Lasci perdere, lasci perdere. (rivolta a Francesco) Chi non muore si rivede, eh? E per di più grazie a chi muore! Ti vedo in forma, campione.
FRANCESCO Grazie Sarah, anche te sei splendida. Sempre di più, devo ammettere.
SARAH Si ammettono le cose, quando si è subito un torto, caro. Cosa ti ho fatto di male che ignoro? (rivolta alla giornalista e indicando Francesco) C’ha già provato con lei, per caso?
GIORNALISTA In un certo senso?
SARAH (rivolta a Francesco) Non è un po’ attempata per te? (guarda un attimo la giornalista che ricambia con sdegno) Mi stai un po’ scadendo. Cos’è le americane ti hanno traviato?
FRANCESCO Sai cara, la bellezza, come l’amore…
SARAH Non ha età, vero? (rivolta alla madre) Stia tranquilla Maria, questo non si suiciderà mai! (pausa, guarda tutti in faccia) Che bella combriccola di perfetti sconosciuti. (alla madre) È una fortuna che il vostro indirizzo sia sull’elenco, altrimenti non ci sarebbe stato nessuno.
MARIA Ma cosa stai dicendo, Sarah? Piccola, lo sai che dici non è vero.
SARAH E per quale motivo questi signori sono qua?
MARIA Volevano tutti molto bene a Gianni (tutti annuiscono).
SARAH Si illude, Maria. La sua ottusità è pari solo al suo amore indiscriminato. (la prende per le spalle e le parla piano in faccia mentre la madre cerca di schernirsi) L’amore è una cosa preziosa, Maria. Non lo sprechi così per degli idioti. Si mette al loro pari.
LO ZIO Ma senti questa, è pazza.
SARAH (ignorandolo, rivolta alla giornalista) E lei, che dovrebbe essere una giornalista, non si è accorta che questa gente non sa assolutamente niente di Gianni?
GIORNALISTA Beh, in effetti…
SARAH E allora cosa ci fa ancora qua? Vuole partecipare al lutto? Se così è, si vada a cambiare. La sobrietà in certe occasioni, non è d’obbligo, ma è molto gradita.
GIORNALISTA (rivolta al cameraman) Stop, stop. Ferma tutto. (rivolta a Sarah) Signorina, io non so chi sia lei, anche se mi posso immaginare sia la ex fidanzata di Gianni…
SARAH Quale perspicacia!
GIORNALISTA Se ha qualcosa di interessante da dirci su Gianni lo dica, altrimenti ha proprio ragione lei, non so cosa ci facciamo ancora qua.
SARAH Mi traduca quel “qualcosa di interessante”. Non so, il colore degli occhi di Gianni per lei è una cosa interessante?
GIORNALISTA Direi proprio di no, lei che dice?
SARAH Io dico che tra queste persone, soltanto una sa veramente che colore erano gli occhi di quel ragazzo, ed è sua madre. (rivolta al gruppetto) Non è vero forse, vogliamo fare un sondaggio? (borbottano tutti, ma nessuno protesta, quindi alla giornalista) Vede?
GIORNALISTA Ok, ok. Ma a me non interessava comunque. A dirle la verità, signorina, io cercavo di sapere se dietro questo suicidio ci potesse essere qualcosa di più profondo di una semplice delusione d’amore.
SARAH Oh, ma c’è sicuramente qualcosa di più profondo!
GIORNALISTA Si, certo, l’insoddisfazione. Ci vuol ben altro per interessare il pubblico.
SARAH Ci vuol ben altro, dice? Ma lei la guarda la televisione oppure la fa solamente? Cosa crede che ci voglia per interessare il suo amato pubblico? Vuole che le dica che Gianni in realtà aveva le tette, e che era un trans? Magari con delle foto da riprendere, eh? Vuole che le dica che era il figlio segreto di qualche vip? Oppure che era stato rifiutato alle selezioni del Grande Fratello? Niente di tutto questo, cara. Mi dispiace, ma il suo caro pubblico non vuole altro. Certo che c’è qualcosa di più dietro il suicidio di Gianni, così come c’è dietro qualsiasi suicidio, qualcosa di molto profondo, ma il suo pubblico non ha sicuramente l’intelligenza necessaria per comprenderlo. E, non si offenda, forse neppure lei.
GIORNALISTA Lei è molto sicura di se, non è vero? Rasenta la presunzione.
SARAH Lei signorina, invece, sopravvaluta il suo lavoro. E soprattutto i suoi destinatari. (rivolta allo zio) Le hai raccontato del “Brioscia” e del negozio? Non te ne sarai dimenticato, spero? Chissà quant’è che aspetti questo momento?
LO ZIO (indispettito) Ma… come ti permetti, ragazzina? Porta rispetto per chi potrebbe essere tuo padre…
SARAH Ah, ah. Mio nonno, di pure mio nonno.
MARIA Sarah per favore! Smettila adesso.
SARAH Che se ne vadano, Maria. Sono qua senza motivo, io gli sto dando un motivo per andarsene. Gli semplifico la vita.
LO ZIO Sei un’impertinente, ecco cosa sei. Vergognati! Invece di sentirti in colpa per quello che è successo…
MARIA Alvaro! Cosa stai dicendo? Non lo dire neppure per scherzo.
LO ZIO Non lo dire, non lo dire. Ma lei può dire quello che vuole ed io…
SARAH Che ho pure fatto la guerra, eh? Dai raccontaci, su.
MARIA (con tono di preghiera) Sarah, ma perché?
LO ZIO Sapete quello che vi dico, allora? Mi avete stufato. Alla mia età non si ha più voglia di sentirsi insultati…
SARAH Pensa, c’è chi non ne ha voglia neppure da giovane? Strano vero?
LO ZIO (ignorandola e dando la mano alla giornalista) Arrivederci signorina, piacere di averla conosciuta.
GIORNALISTA Il piacere è mio, signor…
LO ZIO Certo lei quando distribuivano la memoria dormiva! Baretti, Alvaro Baretti.
SARAH Per te zietto è un po’ troppo in fasce la signorina, non trovi? (lo zio fa un cenno risentito con la mano e si avvia verso il cancello, poi si ferma)
LO ZIO (rivolto al cameraman) Non potrei avere una copia della mia intervista?
SARAH (prima che il cameraman possa rispondere) Anch’io, anch’io. Dai, ho proprio voglia di farmi due risate! (lo zio se ne va definitivamente senza aspettare la risposta)

Attimi di silenzio. La madre si copre il viso con le mani, mentre Francesco le cinge le spalle. Sarah li guarda freddamente, poi si rivolge all’amico.

SARAH E tu?
AMICO (visibilmente preoccupato) Io? Io cosa?
SARAH Tu cosa sei venuto a fare.
AMICO (agitatissimo) Beh, io avrei un appuntamento. Vi saluto tutti. (Si avvicina alla madre e le prende le mani) Signora, sentite condoglianze.
MARIA Grazie caro, sei stato gentile a venire.
AMICO Si figuri, è stato un piacere.
SARAH Un piacere soltanto tuo!
AMICO (cercando di ignorarla e rivolto alla giornalista) Arrivederci signorina.
GIORNALISTA Arrivederci, e grazie per la collaborazione.
SARAH Grazie? E di cosa? Ma per lei basta proprio che ci sia gente, eh? Anche i più idioti fanno numero.
MARIA Sarah, per favore. Calmati.
AMICO Beh, ciao a tutti. (si allontana verso l’altro lato della strada)
SARAH Si bravo, tornatene da quella gallina della tua fidanzata. Almeno lei, in cambio della tua venerazione, ti degna di un minimo di considerazione. (sputa per terra) Poi li chiamano uomini!

Attimo di silenzio, tutti, esclusa Sarah che si guarda intorno, guardano per terra preoccupati.

FRANCESCO (alzando la testa) Hai fatto un po’ di pulizia, vero Sarah? È questo che volevi, o cosa?
SARAH (lo guarda negli occhi cattiva) Non ho ancora finito, se è per questo.
GIORNALISTA Noi le diamo una mano signorina. È meglio che ce ne andiamo. (rivolta al cameraman) Dai, iniziamo a smontare.
SARAH Bravi, avrete una giornata pienissima, non è vero. Chissà dove le scovate le notizie da queste parti?
GIORNALISTA Non si preoccupi per i nostri impegni…
SARAH (rivolta al cameraman) E lei? Si è divertito? Piaciuto questo spettacolo di ordinaria idiozia?
CAMERAMAN Io faccio semplicemente il mio lavoro, signorina.
SARAH Bravo, la semplicità prima di tutto. Non cerchi mai di trovare un motivo per vivere, potrebbe trovarne uno per morire. (attratta dalla telecamera) Ma, mi faccia vedere. Dov’è che sta il nastro?
CAMERAMAN (apre tronfio la telecamera ed estrae il nastro) È qui signorina, guardi.
SARAH (prende il nastro dalla sua mano) E così qua sopra, ci sono tutte le stronzate che sono state dette oggi, non è così?
CAMERAMAN Si…
GIORNALISTA (allarmata) No, ci restituisca quel nastro che ce ne dobbiamo andare.
SARAH (inizia ad armeggiare con il nastro) Non si preoccupi, mica sono così scema da romperlo, sto dando soltanto un’occhiata.
GIORNALISTA Ci restituisca il nastro, signorina. Se vuole giocare le diamo uno di quelli vuoti, così ci passa qualche ora, eh?

Sarah la guarda con cattiveria e nello stesso tempo inizia ad estrarre la pellicola dalla cassetta ed a strapparla.

CAMERAMAN (urlando) No, ma cosa fa?
MARIA Sarah, no.
SARAH Mi dispiace signorina, aveva ragione lei, sono un po’ presuntuosa. Credevo di poterci dare un’occhiata senza rompere niente ed invece…
GIORNALISTA Lei è completamente pazza. Sa che potremmo denunciarla?
SARAH Oh, lo faccia. Tanto per quello che avrete da fare? Come vede le ho dato il modo di riempire un’altra mezza giornata. Sono a servizio dell’umanità. Vada, vada. Prima che gli uffici chiudano.
GIORNALISTA (si allontana tirando il cameraman, ancora imbambolato, per una manica e brontolando) Da non crederci, proprio da non crederci… E tu coglione che non sei altro… cosa credevi che ci volesse fare con il nastro?… Da non crederci. Pazza… Completamente pazza…

I due scompaiono dietro al furgone che si muove e scompare sulla sinistra accompagnato dal rumore del motore. La scena è seguita da un attimo di silenzio.

SARAH (rivolta a Maria) Pazzesco quanti scocciatori attiri la morte. Come l’acqua con le zanzare. (a Francesco) Addirittura dall’America! Dall’America a qua di acqua se ne incontra, perché non ti sei fermato prima?
FRANCESCO Questa è casa mia Sarah, non riuscirai a farmi scappare come hai fatto con gli altri.
SARAH (ironica) E chi vuole farti scappare, bellezza? Averne di ragazzi come te tra i piedi. Ci penserai da solo a scappare quando ti diranno che il tuo dovere di fratello è terminato.
FRANCESCO Il mio dovere di fratello, cara mia, non terminerà mai. Neppure adesso che un fratello non ce l’ho più. (la madre scoppia a piangere e appoggia la testa alla spalla del figlio, lui l’abbraccia) Così come non finirà mai il mio dovere di figlio, nonostante viva a migliaia di chilometri di distanza.
SARAH Che bel quadretto patetico. Ma come fate ad accontentarvi di così poco?
MARIA Non è poco, Sarah. Non devi essere così acida. Io lo so che la tua è solo una reazione al dolore. Ognuno reagisce a proprio modo, non è vero?
SARAH Una reazione? Ah, ah.
MARIA Dovresti cercare di capire che in certe situazioni non è così semplice anche soltanto sopravvivere. Quella che tu chiami semplicità, magari sarà banale, patetica se vuoi, ma è l’unica che ci permette ancora di resistere.
SARAH Maria, lei non si rende conto di quanto il suo amore nasca dall’egoismo. Semplicità, si. Buoni propositi, anche. Stare tutti abbracciati a piangere insieme, bene. Tutto questo non aiuta e non ha mai aiutato Gianni. Lui non aveva bisogno di questo. E ancora adesso non se lo merita. C’è qualcuno di voi che ha mai provato a chiedersi per quale motivo gli è venuta a mancare la voglia? E tu Maria, hai mai provato a pensare che il tuo attaccamento di madre devota potesse non essere ciò di cui tuo figlio aveva bisogno? È troppo semplice dire: (con voce cantilenosa) – Ma io gli volevo bene. – Occorre cercare di capire. Occorre cercare di mettere da parte le proprie convinzioni. Anche quelle che si considerano più nobili…
MARIA (piangendo) Vorresti dire che sono stata io? Che ho ucciso mio figlio? È questo che stai dicendo?
SARAH Sto dicendo che tuo figlio non si è suicidato. Lo abbiamo ucciso noi, tutti. Ma, a differenza di voi, io sono l’unica che se ne è resa veramente conto. Ed è dal rimorso che arriva la mia rabbia.
FRANCESCO Basta adesso, Sarah. Non vedi che è distrutta?
SARAH Non vedo? Tu vieni a dire a me che non vedo? E tu cos’è che vedi?
FRANCESCO Io vedo una famiglia distrutta dal dolore, ecco cosa vedo. Vedo una madre che non capisce dove ha sbagliato e si dispera…
SARAH Che non vuole capire, è diverso.
FRANCESCO E soprattutto vedo una ragazza dilaniata dai sensi di colpa, che cerca di scaricare le sue responsabilità sugli altri. (lascia la madre e si avvicina a Sarah prendendola per le spalle) Se pensi che rivoltando le nostre coscienze Gianni tornerà in vita, ti sbagli di brutto. Cosa vuoi veramente? Vuoi che gente come mio zio o quell’altro, l’amico di mio fratello, si rendano conto della loro bassezza e si suicidino a loro volta? È questo che vuoi? Sei un’illusa. Sei soltanto un’illusa. La maggior parte delle persone che abitano questa terra sono semplici, anche banali, se vuoi, ma forti della loro semplicità, vivono la loro vita fino in fondo cercando di renderla più felice possibile. O se vuoi più sopportabile. Ma sai quale è la verità? Quella verità che tanto tu vorresti che noi ricercassimo? La verità è che Gianni era semplicemente un debole. (scotendola e alzando la voce) Debole, capisci? Più dello zio, più degli altri suoi amici, più debole. E non serve a niente, adesso, farne un eroe di chissà quale battaglia esistenziale. Le cose non cambiano.

Francesco si siede sul marciapiede, come se si sentisse improvvisamente male, si schiaccia il viso sui palmi. La madre si avvicina a lui e inizia ad accarezzagli la testa. Sarah gli volta le spalle.

SARAH (quasi sussurrando) Io non ho mai detto che Gianni fosse forte.
FRANCESCO È per questo che lo hai lasciato, non è vero?
SARAH Non è vero.
FRANCESCO Tutto mi sarei aspettato da te, meno che la falsità
SARAH Non è vero.
FRANCESCO (urlando) Falsa!
SARAH (urlando) Non è vero!

Si abbassano le luci lentamente fino all’oscurità. Poi si accende un faro puntato su Sarah. Lei ha lo sguardo fisso nel vuoto. Si sente una voce fuoriscena. Da ora fino al sipario Sarah parlerà con voce atona, come in trans.

VOCE DI GIANNI Sarah, amore. Perché non mi guardi. Hai paura di me?
SARAH No, Gianni non ho paura. Non ti preoccupare.
VOCE DI GIANNI Non è facile lo so. Ma io non ce la faccio.
SARAH Sono qui, sono qui per aiutarti. Veramente.
VOCE DI GIANNI Vedo sempre le nuvole. Nei miei sogni, vedo le nuvole. Cosa vuol dire?
SARAH Niente, niente Gianni. È solo un caso.
VOCE DI GIANNI C’è sempre il sole poi scompare. Salgono le nuvole… Sento il silenzio e la solitudine
SARAH Non è niente, ti dico.
VOCE DI GIANNI Sono troppe le nuvole, sono nere. Sento l’odore di umido. Sento dei cani abbaiare. Allora corro veloce, fino a morire. Ma il fiato è corto, non mi può aiutare a spegnere la mia rabbia. Corro verso le onde. Quelle onde, che sento la, sotto al burrone.
SARAH Stai calmo Gianni ti prego, stai calmo (pausa, silenzio) Gianni? (pausa, silenzio) Gianni rispondi ti prego. (sussurrando) Ti prego.

Si spenge il faro.
Sipario

Scena seconda

Si alza il sipario sulla stessa strada è notte i lampioni della strada illuminano la scena. Sulla destra c’è il solito cancello del condominio della famiglia Baretti, sulla sinistra in proscenio c’è una panchina verde. Sarah e Francesco stanno camminando dal fondoscena sulla sinistra. Si fermano vicini alla panchina.

FRANCESCO Non mi hai ancora detto se ti è piaciuto il film.
SARAH Devo dirtelo per forza?
FRANCESCO No, assolutamente. La mia era solo curiosità.
SARAH Mi sono piaciuti gli attori.
FRANCESCO Tutti?
SARAH (pensando un po’) Si, tutti.
FRANCESCO Solo gli attori?
SARAH Si, la storia era un po’ scontata e le scene troppo lunghe.
FRANCESCO Ma gli attori tutti bravissimi.
SARAH Belli anche, molto belli.
FRANCESCO (scherzoso) Anche la vecchia?
SARAH Bella la vecchia, si. Veramente una bella vecchia. Vincerebbe sicuramente il premio di miss vecchiaia! (ridono entrambi, poi più cupa) Non si dovrebbe ridere della vecchiaia.
FRANCESCO Detto da te mi sorprende un po’.
SARAH Credi che odi i vecchi?
FRANCESCO No, credo che ami scontrarti con le convenzioni.
SARAH Non ridere della vecchiaia è una bella convenzione, eh?
FRANCESCO Già, infatti.
SARAH Tu invece che idea hai delle convenzioni?
FRANCESCO Ne convengo! (la guarda accennando un sorriso, ma poi vedendo lei seria, torna serio anche lui) Lo so che sarà un’altra banalità, ma credo che ci siano convenzioni giuste ed altre sbagliate. Più che sbagliate… obsolete.
SARAH (diventa acida) Ti piace crogiolarti nella banalità, vero campione?
FRANCESCO Non sempre.
SARAH Spesso.
FRANCESCO La banalità ci permette di rilassarci. Non impegna troppo il cervello e aiuta il riposo.
SARAH (sarcastica) Ho, il professore ha un gran bisogno di riposo, non è vero?
FRANCESCO Tutti abbiamo bisogno di riposo.
SARAH Io no. E come me ce ne sono altri.
FRANCESCO Stento a crederti…
SARAH Tu sei molto soddisfatto della tua vita, ecco perché senti il bisogno di riposare.
FRANCESCO Cosa c’entra questo?
SARAH Sei soddisfatto o no?
FRANCESCO Si, ma…
SARAH Ma la vita può sempre essere migliorata? È questa l’ultima banalità che volevi dire?
FRANCESCO Non è facile passare una serata con te Sarah, è una guerra continua.
SARAH Si, Francesco. È una guerra. La guerra in genere scoppia la dove c’è un popolo insoddisfatto. La guerra è frutto dell’insoddisfazione, della frustrazione. Io non sono soddisfatta della mia vita come sei tu, per questo cerco la guerra, per questo non ho bisogno di riposo. Il riposo toglie spazio alla battaglia.
FRANCESCO E mio fratello allora?
SARAH Lascialo stare, lui.
FRANCESCO Perché? Non credi che si possa imparare qualcosa anche… anche (si ferma un attimo) dalle disgrazie?
SARAH Non tu.
FRANCESCO E perché io no?
SARAH Tu hai troppe certezze e troppi pregiudizi. Tu hai sempre creduto di essere migliore di tuo fratello. E a maggior ragione lo credi adesso. (pausa) Non è “dalle disgrazie” che pensi di dover imparare, non è vero?
FRANCESCO E da cosa, secondo te?
SARAH Volevi dire “dagli errori altrui”, volevi dire che si può sempre imparare dagli errori altrui. Ecco cosa volevi dire.
FRANCESCO E se anche così fosse?
SARAH Quello di tuo fratello non è stato un errore. È stata l’unica soluzione possibile ad un problema senza soluzione.
FRANCESCO E no, questo non lo accetto…
SARAH (con tono improvvisamente più leggero, indicando la panchina) Perché non ci sediamo un attimo?

Si siedono sulla panchina, si guardano negli occhi. Sara prende il viso di Francesco tra le mani.

FRANCESCO Io volevo bene a mio fratello, che tu ci creda o no.
SARAH (in tono cordiale) Certo che non ci credo. Un giorno smetterai anche di dirlo e magari mi dirai anche perché te ne sei andato in America.

Avvicina il suo viso a quello di Francesco e lo bacia. Allora lui la abbraccia e iniziano a baciarsi appassionatamente. Per qualche secondo le luci si abbassano e si alza una musica melodica, poi lentamente si riabbassa il volume fino al silenzio, i due si lasciano e le luci si rialzano.

FRANCESCO Lo vuoi sapere?
SARAH Che cosa?
FRANCESCO Perché sono andato in America.
SARAH Non lo so.
FRANCESCO Non sai cosa?
SARAH Non so se voglio saperlo?
FRANCESCO E perché?
SARAH Perché mi piace usare l’immaginazione, costruirmi storie tutte mie, deformare la realtà secondo le mie esigenze.
FRANCESCO E cosa ti sei immaginata sulla mia partenza?
SARAH Un sacco di cose, confuse per lo più.

Attimi di silenzio, i due guardano nel vuoto. Poi iniziano a parlare come se non sentissero cosa dice l’altro.

FRANCESCO Avevo bisogno di fuggire, di allontanarmi da questo quartiere.
SARAH Si, avevi bisogno di fuggire, è vero.
FRANCESCO L’America era bella nella mia immaginazione. Tutto era più grande, tutto più moderno, tutto più ricco.
SARAH Non sapevi un gran che dell’America, ma era comunque qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso.
FRANCESCO Quando ho accennato dei miei propositi al mio relatore e lui mi ha detto che non c’era cosa più facile… Hai presente quando ti batte il cuore dopo una corsa. Quando non riesci a parlare, ma non sapresti dire se sei felice oppure no.
SARAH Avevi una paura matta, se non avessi trovato quel tuo professore, non saresti mai riuscito a partire.
FRANCESCO Poi qua c’eravate tu e mio fratello. Ed io che ero costretto a vedervi tutti i giorni insieme. E nonostante questo lui, con quello sguardo, sempre perso, sempre opaco. Era triste, ed io non capivo.
SARAH C’erano un sacco di persone che non avevi più voglia di vedere, non sopportavi più neppure di sentir parlare italiano. Ci odiavi, ci odiavi tutti. Era più forte di te.
FRANCESCO Poi ho iniziato a prepararmi agli esami di ammissione. Mi sono appassionato al lavoro di ricercatore. Ho iniziato a immaginare il mio nuovo futuro. Ne parlavo con i miei e loro erano sempre meno contrari e sempre più entusiasti.
SARAH Tua madre parlava con le vicine e non faceva che parlare del figlio che sarebbe partito per gli “States”. Aveva anche imparato a dirlo. Ti piaceva darle soddisfazione e riempirla d’orgoglio. (malinconica) Anche a Gianni sarebbe piaciuto.
FRANCESCO Laggiù poi, tutto è diverso. Le persone, i laboratori e l’organizzazione. Hai l’impressione di far parte del meglio. Ti senti un pezzo di un sistema in perfetta armonia. Perfino le regole imposte sono facili da rispettare. Viene automatico, naturale.
SARAH In realtà però la, in America, non sei nei tuoi panni. Non ti senti veramente te stesso. Si certo tutto è così funzionale, ma manca la poesia. Quelle poesie, brevi, ma intense, che hai iniziato a scrivere sul primo volo e che continui a scrivere al ritmo di quasi una al giorno. Quelle, servono per sopperire.
FRANCESCO Ho conosciuto un sacco di persone interessanti. Prima nel mio ambiente di lavoro, poi anche all’esterno. Ho conosciuto donne, molte donne. Alcune belle, altre un po’ di meno. Una in particolare.
SARAH Frequenti un sacco di persone importanti, gente ricca, gente colta. Ma di quella cultura commerciale, che si vende bene. Quella cultura di cui si può parlare ai party per far bella figura e non perché la si ami veramente.
FRANCESCO Ho deciso di sposarmi.
SARAH Non è un luogo per te quello.
FRANCESCO Di stabilirmi nella mia banalità.
SARAH Tu, dentro, sei un lottatore.
FRANCESCO Tanto non posso averti.
SARAH È la cosa che mancava a tuo fratello
FRANCESCO Ho deciso di arrendermi.
SARAH Tu sei un guerriero.
FRANCESCO Una volta per tutte.
SARAH Ed è per questo che…

Di nuovo silenzio. Si alza un soffio di vento che spazza alcune foglie.

FRANCESCO Si è fatto tardi, non credi?
SARAH Non sei in vacanza?
FRANCESCO Certo, ma non voglio far stare in pensiero i miei.
SARAH Bravo, sei proprio diventato un americano.
FRANCESCO Ci sono un sacco di americani che valgono, sai?
SARAH Perché hai la coda di paglia?
FRANCESCO Non ho la coda di paglia.
SARAH Lo so che ci sono un sacco di americani che valgono. Qua l’ottuso sei tu. Ma non credo che siano quelli che frequenti tu.
FRANCESCO E chi frequenterei io, sentiamo.
SARAH Tu frequenti questi bei ragazzotti in salute, bevitori di latte e steroidi, con le loro belle giacche con tanto di stemma dell’università. Vi riunite dopo il lavoro davanti a una birra prendendo in giro lo scemo del campus e commentando il sedere delle cameriere.
FRANCESCO Interessante!
SARAH Quanto ci sono andata lontana?
FRANCESCO Molto più di quanto ti immagini.
SARAH (rassegnata) Bene, sono contenta per te.
FRANCESCO (le prende le mani) Ora è proprio meglio che andiamo.
SARAH Si, hai ragione. Tu va pure, io sto ancora un po’ qui.
FRANCESCO Non dire fesserie! Te ne vuoi stare qua fuori, da sola?
SARAH Non starò molto, te lo giuro. Va pure.
FRANCESCO Non mi muovo se non vieni dentro anche tu.
SARAH (lo guarda cattiva) Non me ne frega niente della tua galanteria di facciata, bamboccio. Vai dalla mamma e lasciami sola. So badare a me stessa.
FRANCESCO (la fissa per un po’ negli occhi, poi sospira) Ok. Io me ne vado a letto. Ci vediamo domani, se vuoi.
SARAH (freddamente) Buonanotte.
FRANCESCO Buonanotte.

Francesco si alza e lentamente, voltandosi ogni tanto sparisce oltre il cancello sulla destra. Sarah rimane seduta con lo sguardo nel vuoto. Si spengono le luci lentamente e rimane acceso un solo faro puntato su Sarah. Come alla fine della prima scena lei ha lo sguardo perso nel vuoto e parla come in trans.

VOCE DI GIANNI Certe volte mi capita di fissarmi davanti a una porta chiusa.
SARAH Succede Gianni, succede.
VOCE DI GIANNI E penso, immagino.
SARAH Cos’è che immagini, Gianni?
VOCE DI GIANNI C’è qualcuno qua dentro. Mi fermo immobile con gli occhi ciechi nel vuoto. Intorno sento la presenza di un respiro che muove l’aria, debole, di questa stanza chiusa.
SARAH Prova subito ad aprirla quella porta, Gianni…
VOCE DI GIANNI Mi sembra di vedere un occhio sbucare da ogni spigolo e una fronte appoggiata dietro ognuno di quei mobili a mantenere un equilibrio fisso. Non sono solo la dentro, ma non ho paura.
SARAH Apri la porta, vedrai, non è niente.
VOCE DI GIANNI Sorride, lo sento che sorride sento i suoi zigomi che si alzano, sento i suoi occhi che socchiudono, c’è un’aria di scherzo, di gioco infantile, di un piccolo ed io ho voglia di starci.
SARAH Ti dico che non c’è nessuno in quella stanza, Gianni devi credermi. Non ci può essere nessuno.
VOCE DI GIANNI Comunque non sento il suo cuore. Non un battito, non una pulsazione, è come una presenza fredda e sbagliata. Un’attesa come della morte, come una veglia, come al capezzale di qualcuno. Lo sento il gelo, ho molto freddo, anzi, non è freddo (pausa) ho paura.
SARAH Perché la paura Gianni, perché? Apri quella dannata porta, aprila. (sempre più piano e lentamente) Non c’è nessuno. Vedrai, non c’è nessuno. Nessuno.

Si spenge il faro.
Sipario

ATTO SECONDO
Scena prima

Sullo sfondo un’immagine di una veccia fabbrica abbandonata, molto fatiscente. Sulla scena, a sinistra, alcuni fusti di latta un po’ arrugginiti accatastati, sulla destra ci sono due vecchie sedie di plastica, su una c’è un cuscino, fogli di giornale sparsi e altri oggetti che si possono trovare in un luogo del genere. È pomeriggio. Da dietro i fusti esce una barbona, con passo incerto si avvicina verso il centro scena. Si stira un po’ e si guarda intorno. Poi raccoglie una pagina di giornale ai suoi piedi e la legge.

BARBONA (tra se) Non succede mai niente di buono. (sospira) Eh, in che mondo viviamo!

Getta il giornale per terra e si avvia verso le sedie sulla destra. Si siede su quella con il cuscino. Dalla sinistra arriva un vecchio, vestito da operaio, con un fazzoletto rosso al collo. Con passo lento. Prende un foglio di giornale da terra, lo guarda un po’ e poi lo lascia cadere. Prende quello che aveva preso prima la barbona e lo legge.

BARBONA No, quello no. Non c’è niente di buono, li.

L’operaio la guarda in maniera interrogativa, poi lascia cadere il giornale. Fa altri due passi e ne raccoglie un altro. Lo guarda un po’ dubbioso, poi lo ripiega e si avvicina alle sedie dov’è la barbona.

OPERAIO Ehi, bellezza. Schizza sulla tua sedia.
BARBONA Come dici?
OPERAIO Ci senti benissimo. Almeno questo! Ho detto schizza sulla tua sedia, quella è la mia.
BARBONA Non potresti essere un po’ cavaliere per una volta? Ho un tale mal di culo!
OPERAIO Non c’è niente più lontano da me della cavalleria. Io sono un compagno. (alza il pugno con la mano sinistra)
BARBONA Lo so, lo so. Non importa che me lo ripeti tutti i giorni… Ma se ti dicessi che sono una compagna anch’io? Mi lasceresti stare seduta qui, almeno per oggi?
OPERAIO Una compagna? Tu?
BARBONA Si, se ti dicessi che sono sempre stata dalla vostra parte?
OPERAIO Quale parte?
BARBONA La vostra, la vostra.
OPERAIO Non è così semplice sai? Dovrei capire a quale corrente appartieni.
BARBONA Corrente?
OPERAIO Si, ci sono gli intransigenti, i disobbedienti. I collaborazionisti, i costituzionalisti…
BARBONA (spazientita, alzandosi e cambiando sedia) Si, va beh. Anche i cialtroni, i cafoni e i coglioni, mi pare.
OPERAIO (sedendosi) Grazie signora!

Il vecchio si mette a leggere il foglio di giornale che ha raccolto.

OPERAIO (guardando in cielo) Se non si alza un po’ di vento, qua sono due settimane che leggo le stesse notizie! Fra un po’ le imparo a memoria come le poesie. (ride) Mi ci vede a recitare le previsioni del tempo?
BARBONA Ah, non so perché continui a leggere quei giornali, non c’è mai niente di positivo.
OPERAIO (la guarda stupito) Ma se non sai leggere!
BARBONA E cosa c’entra? Ci sono anche le foto, sai? (indica il giornale) Non vedi che facce che hanno tutti? Tutti tristi, seri. Bah!
OPERAIO Eh, cara mia. C’è poco da stare allegri al giorno d’oggi.
BARBONA Ma cosa dici! (guarda ancora il giornale) Guarda, guarda quel signore li. Lui si che mi piace. Non è la prima volta che lo vedo. Lui è sempre sorridente, mette allegria…
OPERAIO Lasca perdere, lasca perdere quello li, che è meglio.
BARBONA Come mai? Ride.
OPERAIO Perché non puoi leggere quello che dice e quello che fa, altrimenti non lo diresti che mette allegria.
BARBONA Ma se ride, ride sempre, avrà i suoi motivi, no?
OPERAIO Beh, a saperlo!

Il vecchio continua a leggere in silenzio.

BARBONA A che ora stacchi di solito, scusa?
OPERAIO (senza guardarla) Alle sei.
BARBONA Ah bene. Più tardi vorrei andarmene a fare una passeggiata, se potessi darmi uno sguardo alla mia roba…
OPERAIO (senza troppa considerazione) Certo vai pure.
BARBONA Non adesso, non hai capito? Più tardi.
OPERAIO (alza lo sguardo dal giornale e la guarda) Non ti preoccupare, tanto oggi mi sa che è giorno di straordinari.
BARBONA Come è giorno di straordinari?
OPERAIO È mercoledì oggi, no?
BARBONA Si, credo. (indicando il giornale) Guarda li sopra, no?
OPERAIO (la fulmina con lo sguardo, lei abbassa lo sguardo) Va beh! Dovrebbe essere il primo mercoledì del mese, se non sbaglio. Oggi mi sa che devo staccare alle otto.
BARBONA Che vuol dire “mi sa”? Devi staccare alle otto o no?
OPERAIO Non so, me lo diranno.
BARBONA Te lo diranno, dici? E chi?
OPERAIO Si, in genere a metà pomeriggio viene il responsabile del personale a dire chi deve rimanere e fare gli straordinari e chi no.
BARBONA (tra se) Chissà se è sempre vivo ‘sto responsabile del personale.
OPERAIO Come dici, scusa?
BARBONA Oh niente, niente. Parlavo da sola.
OPERAIO Eh, la solitudine fa brutti scherzi.
BARBONA Già.
OPERAIO Dovresti trovarti un lavoro pure tu, come me. Lo so come la pensate voi, ma almeno soffriresti meno di solitudine, almeno durante il turno.
BARBONA (lo guarda sorridendo) Insomma amico, io fra un po’ me ne andrei a fare la mia passeggiata. Tanto sarò di ritorno prima delle sei, quindi anche se nessuno ti dicesse di fare gli straordinari…
OPERAIO Vai tranquilla, signora. Comunque sia è il primo mercoledì del mese, quindi se nessuno mi dice niente farò lo stesso le mie due ore di straordinario.
BARBONA Ah, allora vado tranquilla fino alle otto.
OPERAIO L’unico rischio è che mi vengano a dire di andare a casa prima. Sai, in questo periodo non è che ci sia molto lavoro.
BARBONA Chissà perché non credo che verrà qualcuno a dirti niente.
OPERAIO Speriamo, signora, speriamo. Sai, quando c’è il lavoro c’è tutto, nella vita.
BARBONA Certo, a me lo dici?
OPERAIO (la guarda stupito) Tu non ce l’hai un lavoro.
BARBONA Infatti non ho niente!
OPERAIO Già, anche questo è vero.

Silenzio, il vecchio legge.

BARBONA Senti un po’, amico.
OPERAIO Dimmi.
BARBONA Ma tu sei sposato, si?
OPERAIO Certo che sono sposato.
BARBONA Volevo dire, ce l’hai una famiglia, una casa… cose così insomma.
OPERAIO (alza lo sguardo dal giornale alla donna) E secondo te lavoravo così tanto se non avessi avuto una famiglia?
BARBONA Eh, certo. (pausa) E la sera torni a casa tua, non è vero?
OPERAIO E dove dovrei andare?
BARBONA Che domanda.

Silenzio, la barbona si alza, si guarda un po’ intorno, sospira.

OPERAIO Proprio non riesco a capire.
BARBONA Cos’è che non riesci a capire?
OPERAIO Qui, tutti questi numeri.
BARBONA Ci vorrebbe uno bravo in matematica.
OPERAIO Ma quale matematica! Io sono bravo in matematica, sai? È che qui non si tratta di matematica. Questi numeri non sembrano risultati di operazioni, ma di ragionamenti.
BARBONA Ci vorrebbe un bravo ragioniere, allora.
OPERAIO Ma quale ragioniere e ragioniere. Ci vorrebbe… non lo so nemmeno io cosa ci vorrebbe per capire questi numeri.
BARBONA Senti, amico. Io vado.
OPERAIO Uh, uh.
BARBONA Vado a fare la mia passeggiata, ok?
OPERAIO (senza staccare lo sguardo dal foglio) Vai, vai.
BARBONA Tienimi d’occhio la roba, mi raccomando. (silenzio, lo fissa) Magari tra un numero e l’altro. (silenzio) Forse è meglio se te l’avvicino, eh?
OPERAIO (senza staccare lo sguardo dal foglio) Forse si.
BARBONA Si, è sicuramente meglio, almeno magari ogni tanto ti ci casca l’occhio.

Sparisce dietro ai fusti e ritorna con un carrello del supermercato pieno di roba. Lo spinge vicino alle sedie.

BARBONA Mi raccomando, eh?
OPERAIO (finalmente alza lo sguardo sul carrello) Va bene, va bene. Lascialo li che ti ci guardo io.
BARBONA Mica tanto per la roba, sai? Ma il carrello… due euro ci vogliono per questo carrello. Sai, una volta cosa è successo? Mi ero addormentata. Quando mi sono svegliata ho trovato tutta la mia roba in terra e il carrello non c’era più. Pazzesco, eh?
OPERAIO (guarda il carrello dubbioso) Perché non rompi la cassettina e ti riprendi i due euro?
BARBONA Rompere la cassettina? Mica sono un vandalo!
OPERAIO Una ladra si, e un vandalo no?
BARBONA (offesa) Non sono neppure una ladra, sai? È solo un prestito.
OPERAIO (con aria colpevole) Ah, scusami. Non l’avevo mica capito. Scusami davvero.
BARBONA Niente, niente. Ma non farmi fregare il carrello, mi raccomando.
OPERAIO (con un sorriso) Certo stai tranquilla.
BARBONA (allontanandosi) Allora, a dopo.
OPERAIO (torna con lo sguardo al giornale) A dopo.

Si abbassano le luci fino all’oscurità, poi si riaccendono, ma è chiaramente più tardi la luce è quella della sera. Il vecchio ora sta leggendo in piedi. Qualche secondo di silenzio, poi lascia cadere il pezzo di giornale per terra e va a raccoglierne un altro. In quel momento dalla sinistra entra Sarah. È sempre bella come il sole, sta passeggiando soprapensiero. Passa davanti al vecchio poi si ferma, e si gira verso di lui.

SARAH Ehi nonno, cosa leggi di bello?
OPERAIO (guardandosi intorno) Dice a me?
SARAH Quanti nonni vedi in giro?
OPERAIO Nonno, si fa presto a dire nonno. Vorrei sapere quanti alla mia età sarebbero in grado di lavorare ancora a tempo pieno.
SARAH (lo guarda curiosa) E quale sarebbe il tuo lavoro?
OPERAIO Sono un operaio, non vede?
SARAH (ironica) Certo, che scema. (avvicinandosi) Di’ un po’, niente di nuovo sul giornale?
OPERAIO Di nuovo no. Sono due settimane che non tira vento e qua abbiamo sempre i giornali vecchi.
SARAH (come affascinata, inizia a dargli del lei) E allora, perché li legge?
OPERAIO Perché lei riesce in un giorno a leggere tutto un quotidiano? Io no, e certe volte fa comodo avere più tempo per finire di leggerlo tutto.
SARAH Non fa una grinza.
OPERAIO Cos’è che non fa?
SARAH Niente, lasci perdere, è un modo di dire.

Il vecchio si va e sedere sulla sua sedia e legge il giornale. Sarah lo guarda curiosa e si avvicina.

SARAH Posso sedermi?
OPERAIO Prego, prego. Faccia pure.
SARAH (guardando il carrello) Ne ha di roba, vedo.
OPERAIO (la guarda con ira) Mi ha preso per un barbone?
SARAH No… Cioè si. Cioè non so, mi dica lei.
OPERAIO Io lavoro qui, mica sono uno di questi barboni che vengono a sporcare tutto. Io, quando ho finito il mio turno, me ne torno a casa mia sa?
SARAH Ah, mi scusi. Non volevo offendere.
OPERAIO Non si preoccupi. Fa niente.
SARAH È che avevo visto tutta questa roba…
OPERAIO Mica è mia quella. È di una signora che sta sempre qui. Lei si che è una barbona. (indicando i fusti) Dorme la, la dietro quei fusti.
SARAH Una sua amica?
OPERAIO Amica proprio, no. Direi una conoscente. Mi ha chiesto di guardarle la roba mentre se ne andava a fare una passeggiata.
SARAH Che gentile!
OPERAIO Sa, si fa quel che si può. Se non gli diamo una mano a questa gente, come fanno.
SARAH Strano, nonno. Mi pareva di aver capito che lei non avesse una grande opinione dei barboni.
OPERAIO In effetti, per uno che lavora da sempre come me, è dura capire certi comportamenti. Ma, che vuole, purtroppo ci sono, non possiamo mica ammazzarli tutti.
SARAH Non si offende se la chiamo nonno, vero?
OPERAIO Alla mia età, come mi vuole chiamare? Se mi sentissi chiamare nipote, allora si che ci sarebbe da preoccuparsi.
SARAH Ha ragione, nonno. Sono d’accordo con lei.

Il vecchio torna a leggere, Sarah si guarda un po’ intorno, poi raccoglie un pezzo di giornale e si mette a leggere pure lei.

OPERAIO (alzando lo sguardo dal giornale) Ma lei, cosa ci fa qui?
SARAH Passeggiavo.
OPERAIO Non è proprio un posto dove si passeggia questo.
SARAH No, assolutamente no. È per questo che ci vengo.
OPERAIO Eh, i giovani di oggi. Pur di andare contro le regole…
SARAH Non è per questo, non c’entrano le regole.
OPERAIO Ah, no?
SARAH No, è che… qua l’aria che si respira è meno usata. È un’aria più nuova. Non so se capisce.
OPERAIO No!
SARAH Qua, come dire, ti senti più importante più al centro del mondo. Mi spiego?
OPERAIO No!
SARAH Lei perché viene qua?
OPERAIO (in tono sorpreso) Io? Io ci lavoro!
SARAH (rassegnata) Ah, già. Dimenticavo.
OPERAIO Una specie di fuga, no?
SARAH Il suo lavoro, dice?
OPERAIO No, dicevo di lei. La sua è una specie di fuga dalla società.
SARAH Fuochino. È più una fuga dai discorsi che si fanno.
OPERAIO Certo, certo. Non si preoccupi qua di discorsi se ne fanno pochi. Quando si lavora non c’è molto tempo per le chiacchiere.
SARAH (sorridendo) Sono d’accordo, ben detto.

Attimo di silenzio, i due leggono i rispettivi fogli di giornale.

OPERAIO Scusi signorina, sa mica dirmi che giorno è oggi?
SARAH Oggi è il sei di novembre.
OPERAIO Si, ma che giorno della settimana.
SARAH Martedì.
OPERAIO Martedì? Ne è sicura?
SARAH Certo, oggi è martedì.
OPERAIO Ma allora non devo fare gli straordinari, sono domani gli straordinari.
SARAH Cos’è che non deve fare?
OPERAIO Vede, il mio turno normale finisce alle sei. Ma il primo mercoledì del mese mi tocca il turno di straordinario e devo lavorare fino alle otto. Sono quarant’anni che va avanti così, tant’è che non vengono più nemmeno a dirmelo. Lo so da solo ormai.
SARAH Allora è domani che le tocca lo straordinario.
OPERAIO Si, è proprio domani. (guarda l’orologio) Che ora fa lei, signorina?
SARAH (guarda l’orologio) Precisamente… sono le diciotto e zero otto.
OPERAIO Allora mi va bene. Sa, alcune volte si ferma. Abbiamo quasi la stessa età io e lui. (ridono entrambi)
SARAH Ho paura che per lei sia ora di tornare a casa, no?
OPERAIO Eh si, signorina. (si alza) È stato un piacere scambiare quattro chiacchiere con lei…
SARAH (prendendolo per una manica) La prego, rimanga.
OPERAIO Come? Ma non posso.
SARAH La scongiuro, ho bisogno di fare due chiacchiere.
OPERAIO Ma non era venuta qui per via dei discorsi?
SARAH Si, dei discorsi che si fanno da altre parti, ma i suoi, i nostri… insomma quelli che si fanno qui mi piacciono. Veramente, la prego.
OPERAIO (sorridendo) La ringrazio signorina, ma sa, io ho una moglie a casa che mi aspetta, e lei, sono sicuro, lo sa che oggi non è mercoledì. Anzi, forse non lo sa nemmeno lei, ma in casa abbiamo un calendario. Uno di quelli con i numeri belli grandi, così anche lei li può leggere. Mia moglie è un po’ cieca, sa?
SARAH (implorante) Solo un po’.
OPERAIO No, no. È parecchio cieca, se non parlassi non mi riconoscerebbe fino a che non la bacio.
SARAH Com’è carino, lei. Ma io se chiedevo di rimanere altri cinque minuti. Non sono molti, non credo che sua moglie starà poi così tanto in pensiero.
OPERAIO Beh, se è per cinque minuti.
SARAH Si, solo un poco.
OPERAIO (si risiede) Lei ha qualche problema nella testa, eh?
SARAH Si, mi sa proprio di si. Non uno, mille. Me li costruisco da sola. Quasi tutti, diciamo. Me li creo nella testa, come dice lei e poi non ne so trovare la soluzione.
OPERAIO Alla sua età, cosi giovane e bella, perché farsi dei problemi?
SARAH Per sopravvivere, forse?
OPERAIO Per sopravvivere? Ma si sopravvive benissimo anche senza problemi, mi creda.
SARAH No, non io. Non ci riesco.
OPERAIO Non vuole, forse.
SARAH Che differenza fa?
OPERAIO Non c’è differenza nell’effetto, ma c’è nella causa. Ci sarà un motivo. Un motivo per cui non vuole vivere senza problemi, dico.
SARAH Chissà, molto probabilmente si.
OPERAIO Deve soltanto trovarlo, questo motivo.
SARAH E le pare facile?
OPERAIO E a lei, pare facile vivere facendosi mille problemi? Tanto vale farsene uno solo che possa risolvere tutti gli altri.

Attimo di silenzio, il vecchio accenna ad alzarsi, ma Sarah gli mette una mano sopra la sua.

SARAH Il mio ragazzo si è suicidato, sa?
OPERAIO Il suo ragazzo cosa?
SARAH Si, cioè il mio ex ragazzo, ci eravamo già lasciati da qualche giorno. Si è sparato.
OPERAIO Oh, mio dio. Mi dispiace. (tra se) Strano che non l’abbia letto sul giornale.
SARAH È normale, si è suicidato cinque giorni fa.
OPERAIO Beh, e allora?
SARAH Non ricorda? Il vento…
OPERAIO Ah, già. È vero, come posso averlo letto. Ma non si preoccupi, se in questi giorni si alzerà un po’ di vento magari mi arriverà la pagina.
SARAH Certo, ma non era un gran che.
OPERAIO Il suo ragazzo?
SARAH No, no. L’articolo sul suo suicidio. Abbastanza freddo, anonimo.

Pausa di silenzio

OPERAIO Lui se ne è fatti troppi di problemi, non è vero?
SARAH Già. Hanno finito per schiacciarlo.
OPERAIO E lei adesso si sente in colpa. Vuole crearsi tutti quei problemi che non ha voluto affrontare quando lui era vivo.
SARAH Dice, eh?
OPERAIO Crede che così facendo avrebbe potuto capirlo ed aiutarlo.
SARAH (lo guarda stupita) E lei faceva l’operaio, eh?
OPERAIO Tutt’ora, lo faccio tutt’ora.
SARAH Giusto, certo. Parla bene per essere un operaio.
OPERAIO (alza le spalle) Se lo dice lei. Sarà perché leggo i giornali con attenzione, chissà?
SARAH Forse, non volevo.
OPERAIO Non voleva, cosa?
SARAH Non volevo farmi i problemi che si faceva lui. Non so, forse credevo di poterlo aiutare meglio rimanendone fuori.
OPERAIO E chi ha detto che sia stato un errore? Magari era semplicemente inevitabile.
SARAH Il problema è che non ne sono sicura. Non sono sicura che sia per questo che non l’ho seguito. Magari per egoismo, volevo soltanto un’altra vita.
OPERAIO Anche in questo non c’è niente di male.
SARAH (sempre più disperata) Ma, come mai? Come mai adesso penso continuamente che avesse ragione lui? (pausa) Ci dovrà pur essere un motivo per cui siamo al mondo, diceva sempre. Non può essere soltanto quello di respirare, mangiare, dormire e fare figli.
OPERAIO (con voce calma) C’è qualcos’altro.
SARAH Appunto, dico. Ci deve essere qualcos’altro…
OPERAIO In lei, intendo. C’è qualcos’altro che la tormenta.
SARAH Ancora? Come se non fosse abbastanza.
OPERAIO Non una copertura, non una giustificazione. Parlo di un tormento vero.
SARAH (sorpresa) Non capisco.
OPERAIO Si che capisce, se vuole capire. Forse è troppo doloroso da capire, ma potrebbe esserci dell’altro.
SARAH Potrebbe, dice?
OPERAIO Si!
SARAH E sarebbe doloroso, eh?
OPERAIO Evidentemente!
SARAH (pensierosa) Non so, o forse si, lo so benissimo (il vecchio si alza) Ma dove va?
OPERAIO La lascio alle sue riflessioni, signorina. Non credo che le faccia bene parlare tanto con un vecchio come me.
SARAH Ma vuole scherzare? Mi fa molto piacere parlare con lei.
OPERAIO La ringrazio signorina, ma devo proprio andare. Sa, mia moglie.
SARAH (guardando il carrello) E la roba della sua amica?
OPERAIO Ah, a proposito, non è che potrebbe guardarci lei finché non ritorna? Tanto dovrebbe essere qui a momenti.
SARAH (inizia ad assumere un tono cattivo)Va bene. Ma lei me la paga questa.
OPERAIO Oh, signorina. Mi dispiace, ma mia moglie mi aspetterà già preoccupata.
SARAH Vada, vada. Vada da sua moglie! Cosa ci farà con sua moglie alla sua età?
OPERAIO Come dice, scusi?
SARAH Vada, vada. Si tolga dai piedi. Vecchio.

Il vecchio si allontana mestamente, Sarah abbassa lo sguardo un attimo. Quando il vecchio è sparito, si spengono le luci e si accende un faro su Sarah che ha lo sguardo perso nel vuoto. Parlerà con la stessa voce atona della fine delle altre scene.

VOCE DI GIANNI Hai altro per la testa, lo so. Lo capisco da come mi guardi.
SARAH Non ho niente per la testa. Niente di niente, in questo momento.
VOCE DI GIANNI Un altro forse.
SARAH Ma cosa stai dicendo?
VOCE DI GIANNI Ma forse è giusto così. Si è giusto così.
SARAH Gianni.
VOCE DI GIANNI No, invece non è giusto così. Non può essere giusto così. 
SARAH Non c’è nessuno, Gianni.
VOCE DI GIANNI Vorrei che, nei tuoi pensieri, lui cessasse di vivere.
SARAH Ma lui chi? Gianni.
VOCE DI GIANNI Vederlo li disteso esanime, ed io in piedi sopra di lui, serio.
SARAH Cosa stai dicendo, Gianni. Nessuno deve morire.
VOCE DI GIANNI Vorrei essere la sua lapide, ecco cosa vorrei. Essere la sua lapide nella tua memoria. L’unica immagine possibile del suo ricordo futuro.
SARAH Perché? Perché, Gianni. Nessuno merita di morire nemmeno nei pensieri. Anzi soprattutto li.
VOCE DI GIANNI Vorrei che tu mi guardassi, ma con uno sguardo complice. Tu, assassina celebrale. Ed io, il tuo patetico supporter.
SARAH No, Gianni. Non sarà mai così. Mai. (sempre più a bassa voce) Non sarà mai. Mai.

Si spenge il faro.
Sipario

Scena seconda

Si alza il sipario sulla stessa scena di prima. Sarah è distesa per terra, davanti alle sedie, addormentata. Tiene sotto la testa, a mo di cuscino, una vecchia maglia colorata che prima era nel carrello. È sicuramente più tardi, la luce è soffusa, un misto tra l’ultima luce naturale e la luce che arriva dai lampioni. Entra la barbona, vede Sarah e affretta il passo verso di lei preoccupata.

BARBONA Ehi, lei? Cosa fa li?
SARAH (alza la testa assonnata) Dice a me?
BARBONA E a chi? Vede nessun altro?
SARAH Stavo dormendo.
BARBONA Lo vedo, lo vedo. Cosa fa con la mia maglia? Me la ridia subito!
SARAH (guarda la maglia su cui è appoggiata) Oh, mi scusi. Ho paura di averci un po’ sbavato. (la pulisce con una mano) Mi scusi tanto.
BARBONA (strappandogliela di mano) Dia qua, dia qua.
SARAH (sbadiglia) Che ore sono?
BARBONA Sono le sette. Ma che fine ha fatto il vecchio?
SARAH Il vecchio?
BARBONA Si, il vecchio che stava qui seduto. Non l’ha visto?
SARAH Ah, si. Il vecchio. Ehm… Oggi è martedì.
BARBONA È martedì? E cosa c’entra?
SARAH Si è ricordato che non doveva fare gli straordinari e se n’è andato a casa.
BARBONA Straordinari? Dica, ma lei è rimbambita quanto lui o cosa?
SARAH Perché?
BARBONA Non avrà mica creduto davvero che lui faccia l’operaio qua?
SARAH (in tono canzonatorio) Ah, no? E lei invece? Sta in ufficio?
BARBONA Non scherzi, non scherzi. C’è poco da essere allegri. Ho rischiato di farmi rubare il carrello. Vatti a fidare della gente.
SARAH Ma ha lasciato me a fare la guardia.
BARBONA Si, come no! Bella guardia che faceva. Alla mia maglia forse.
SARAH Mi sono solo addormentata un attimo.
BARBONA Perde sempre più colpi.
SARAH Ma se nemmeno mi conosce nemmeno!
BARBONA Non lei! Il vecchio, intendo.
SARAH Lo conosce?
BARBONA Tutti qua vicino lo conoscono, più o meno. Lei non è di questo quartiere, eh?
SARAH No. Ma, mi dica di quel signore. Perché sta qua?
BARBONA (si siede sulla sedia con il cuscino) Oh, finalmente posso starmene qui in pace. Sa, ho un tale mal di culo? (Sarah si alza e si siede incuriosita sull’altra sedia) Vuole sapere chi è il vecchio?
SARAH Si, mi dica.
BARBONA Era un operaio che lavorava in questa fabbrica. Quando funzionava, naturalmente. Gran lavoratore, molto attaccato all’azienda. Era un comunista convinto, questo si, ma aveva un forte senso del dovere. Poi iniziarono gli scioperi, i picchettaggi, le manifestazioni, e lui, come membro del sindacato dovette partecipare. Avrebbe continuato volentieri a lavorare, ma diceva che comunque era giusto lottare per i propri diritti. Quando gli scioperi iniziarono a durare un po’ troppo aveva cercato di tornare a lavorare, ma i suoi compagni glielo impedirono. (pausa) Poi un giorno il padrone della ditta decise di chiudere. Nessuno ha mai saputo se la causa del fallimento fossero stati gli scioperi, molti dicono che comunque questa fabbrica fosse destinata allo smantellamento, in ogni modo il vecchio si senti tremendamente in colpa. Era già in età avanzata e gli toccò il prepensionanamento. E si può ritenere fortunato! Qualcuno dice che l’abbia scelto lui. Non avrebbe sopportato di lavorare per un’altra azienda, ma forse questa è soltanto una leggenda. (pausa) Riuscì a starsene a casa per qualche mese, poi iniziò a dar di matto. Iniziò a venire qui, fuori dal cancello, agli stessi orari che faceva quando lavorava. Sembra che ad un certo punto gli abbiano dato anche le chiavi del cancello. Sa, per l’inverno, quando piove ed è freddo. Ci abbiamo provato tutti a convincerlo a farci dormire dentro, ma lui è incorruttibile. Dice che sporchiamo e che è pericoloso, con tutte le macchine che ci sono! Mah!
SARAH E la moglie? È vero che ha una moglie?
BARBONA Si, sembra di si. Credo che per lei non sia cambiato niente. Lo vede uscire di casa vestito da operaio e lo vede rientrare la sera come sempre. Penso che lo sappia che non lavora, almeno che non sia pazza pure lei, ma cosa ci può fare? Finche non le crea dei problemi…
SARAH (affascinata) Fantastico!
BARBONA (la guarda storta) Se lo dice lei? A me non sembra tanto fantastico.
SARAH Quantomeno è originale.
BARBONA Grottesco.
SARAH Unico.
BARBONA Pazzo.

Un attimo di silenzio

SARAH Lei è sua amica, non è vero?
BARBONA Bah, se mi si vuol chiamare così. Scambiamo due chiacchiere, ci facciamo un po’ di compagnia.
SARAH Leggete il giornale insieme, magari?
BARBONA Io guardo le figure, non so leggere.
SARAH Capisco.
BARBONA E poi non è che qua i giornali passino tutti i giorni.
SARAH Dipende dal vento.
BARBONA Già. Quando piove poi, si bagnano, sa? Diventano illeggibili.
SARAH Che peccato.
BARBONA Eh si!
SARAH (tenendosi le braccia) Inizia a fare freddo, non trova?
BARBONA È un po’ leggerina lei. Cosa ci fa una ragazza come lei da queste parti?
SARAH Pensa.
BARBONA Non pensi troppo, signorina. Le persone che pensano troppo sono noiose e rimangono sole.
SARAH Lei è una che pensa troppo?
BARBONA No, si figuri. Io casomai sono una che pensa troppo poco.
SARAH E allora perché è così sola?
BARBONA Chi le ha detto che sono sola?
SARAH Ah, giusto. Ha quel signore che le tiene compagnia. Ma lui è sposato, no?
BARBONA Non scherzi, signorina. Io conosco un sacco di gente e non solo disadattati, sa?
SARAH E perché vive così, come un gatto randagio?
BARBONA Per lo stesso motivo per cui lo fanno i gatti randagi. Mica tutti sono stati abbandonati, alcuni sono randagi per scelta. (pausa) Altri poi sono stati abbandonati una volta ed hanno deciso di non farsi abbandonare più.
SARAH E lei appartiene a questa categoria?
BARBONA Si, credo di si.
SARAH Chi è che l’ha abbandonata?
BARBONA È una storia lunga… Un uomo. Bello. Era bellissimo, mai fidarsi degli uomini troppo belli!
SARAH (dopo un attimo di attesa) Non mi sembra così lunga questa storia.
BARBONA Non penserà mica che le vado a raccontare le mie cose in giro? Si faccia la sua di vita, signorina. Mi pare che ne abbia bisogno.
SARAH Questa, è la mia vita.
BARBONA Stare seduta davanti ad una fabbrica abbandonata a parlare con una barbona?
SARAH Anche!
BARBONA Spero per lei che ci sia anche altro.
SARAH Certo che c’è anche altro. Ma è molto meno interessante.

La barbona guarda Sarah dubbiosa e poi in silenzio perde lo sguardo nel vuoto davanti a se. Sarah, sempre reggendosi le braccia dal freddo, fa uno sbadiglio. Il quel momento dalla destra entra Francesco correndo. È visibilmente affannato, vede Sarah.

FRANCESCO Sarah! (corre verso di lei e l’abbraccia) Sarah, ma dove eri sparita. Nessuno sapeva dov’eri.
SARAH (scorbutica divincolandosi) E lasciami! Sei pure tutto sudato.
FRANCESCO Ci credo! Ti ho cercato per tutti i quartieri della zona.
SARAH E chi te lo ha ordinato, il dottore? Devi fare un po’ di moto?
FRANCESCO Ma eravamo tutti preoccupati…
SARAH Tutti, tutti. Ma tutti chi? Non manco mica da una settimana, eh?
FRANCESCO Si, ma i tuoi ieri sera non ti hanno visto rientrare, e…
SARAH Non sono rientrata!
FRANCESCO Come, non sei rientrata? E dove hai dormito?
SARAH Ascolta, sono maggiorenne e vaccinata. Cos’è, sei geloso, per caso?
FRANCESCO Ma che geloso e geloso. Ti ritrovo qui (indicando la barbona) con questa gente, e non mi dovrei preoccupare?
BARBONA Ehi bello, cosa vuol dire, questa gente?
FRANCESCO (ignorandola) Io ero l’ultimo che ti aveva vista, ieri.
SARAH E con questo.
FRANCESCO Non so, pensavo magari di aver detto o fatto qualcosa di sbagliato.
SARAH Tu? Qualcosa di sbagliato. Non pensavo fosse possibile!
FRANCESCO Non scherzare, per favore.
BARBONA È il suo fidanzato, signorina?
SARAH Ma che fidanzato e fidanzato.
BARBONA Bene, bene. L’ho già avvertita, no? Niente ragazzi belli.
FRANCESCO E lei cosa vuole? Si faccia gli affari suoi…
SARAH Lo stesso vale per te, campione. Non mi pare di averti chiesto di venirmi a cercare.
FRANCESCO Ma mi permetterai di essere preoccupato…
SARAH Preoccupato di cosa? Di non poter tornare in America con il volo di domani con la coscienza pulita? E per giunta, per colpa di un’altra disgraziata? È questa la tua preoccupazione?
FRANCESCO Ma cosa stai dicendo?
SARAH (in tono ironico) Che scocciatura questa gente che muore, che sparisce, eh? Non sanno che te non hai tempo da perdere per certe cazzate? (urlando) Non è forse la verità?
FRANCESCO (rimane un po’ in silenzio) Perché non riesci ad accettare il fatto che il abbia scelto di vivere in America? Non ci riuscirai mai, eh? Se ci tieni a saperlo, ti facevo meno ottusa.
SARAH Non ci tengo a saperlo. No che non ci tengo. Non mi importa niente di quello che pensi. Mi fa soltanto rabbia il tuo voler per forza voler apparire un bravo ragazzo, ligio ai suoi doveri e ai buoni sentimenti, quando invece sei un egoista come tutti gli altri.
FRANCESCO Se fosse venuto mio fratello a cercarti non gli avresti detto queste cose.
SARAH Lascialo stare, lui. Lui non sarebbe mai venuto e se lo avesse fatto sarebbe stato per un istinto sincero e non per un dovere di ruolo.
FRANCESCO È troppo facile essere soltanto se stessi, e poi togliere il disturbo, così che nessuno potrà mai rinfacciartelo.
SARAH E tu? Non hai forse tolto il disturbo?
FRANCESCO No, Sarah. Io ho soltanto cambiato aria, è ben diverso. Io non sono fuggito ai miei doveri ne ho solo scelti di diversi. (si inginocchia davanti a lei) A tutti piacerebbe essere semplicemente se stessi. Poter sbandierare il proprio egoismo con fierezza. Ma questo non è possibile, non se vuoi continuare a vivere. Le strade sono due. Ho ti adegui ad entrare in un tuo ruolo preciso e lo mantieni con coerenza oppure te ne vai per sempre, ma non in America. Né in nessun altro luogo.
BARBONA (timidamente a bassa voce) Non potreste andare a discutere da un’altra parte? Non mi piace immischiarmi nelle discussioni tra fidanzati.
SARAH (urlando verso la barbona) Non è il mio fidanzato! Il mio fidanzato è morto, sepolto, andato, ok?
BARBONA (mettendosi le mani sulle orecchie) Oh, mio Dio. Morto?

Attimo di silenzio.

FRANCESCO Sarah, vieni a casa. Non continuare con questa scena inutile. Non ti porterà da nessuna parte.
SARAH (più calma) Va via Francesco. Lasciami stare. Va a dire a tutti che sto bene e che tornerò presto, se vuoi, ma lasciami stare. Ho bisogno della mia scena, per quanto inutile. La realtà non mi piace, mi fa paura. Nella realtà ci sei tu, con le tue regole di cemento armato e i tuoi sorrisi di cristallo. Io un giorno mi adeguerò, come hai detto tu, ma le mie regole saranno di cristallo e i miei sorrisi di cemento. Vai, e domani vola tranquillo. Nessuno morirà più. Nessuno cercherà più di arrugginire le vite di tutta quella gente che ha finalmente indossato la sua armatura. Va, Francesco, vivi. (abbassa la testa appoggiando la fronte sui pugni)

La barbona le appoggia una mano su una spalla in segno di conforto. Francesco si alza.

FRANCESCO Io partirò domani mattina alle dieci. Se mi vuoi salutare, sai dove trovarmi. Altrimenti addio.
SARAH (senza alzare la testa) Lo sai che non verrò a salutarti.
FRANCESCO Si, lo so. Addio.

Francesco lentamente si allontana, guardando ogni tanto indietro. La barbona si appoggia allo schienale della sedia e sospira. Le luci si abbassano fino all’oscurità. Si accende il faro su Sarah che ha il solito sguardo nel vuoto.

VOCE DI GIANNI Sai Sarah? Quando piove è diverso.
SARAH Si Gianni.
VOCE DI GIANNI L’acqua è fonte di vita, ti bagna e riporta con la mente alla genesi.
SARAH Si Gianni.
VOCE DI GIANNI Vorrei essere a Buenos Aires, in un giorno di pioggia dell’inverno caldo. Camminare libero per la città.
SARAH Si.
VOCE DI GIANNI Pochi vestiti in dosso, osservare con un sorriso forzato le facce della gente sotto gli ombrelli.
SARAH Hai ragione.
VOCE DI GIANNI Vorrei poi, in un parco, iniziare a correre coprirmi di fango ed infine… cadere stremato sull’erba lucida.
SARAH Si Gianni, si.
VOCE DI GIANNI E con la pioggia sulla faccia chiudere gli occhi con un sorriso finalmente sincero godermi il meritato riposo… per sempre.
SARAH Si Gianni, come vuoi. (sempre più piano) Fa come vuoi Gianni. Solo come vuoi tu. Come vuoi tu.

Si spenge il faro.
Sipario

ATTO TERZO
Scena prima

Si alza il sipario. Solo la metà di destra della scena è illuminata si vede una camera da letto poco illuminata nel letto, appoggiato sulla destra, è Maria, molto invecchiata e in punto di morte. Si sente bussare alla porta sulla sinistra.

MARIA (con voce bassa e sofferente) Chi è?
VOCE DI SARAH Sono io, Maria. Sono Sarah.
MARIA Oh Sarah, cara. Vieni entra.

Sarah entra. Praticamente è uguale a prima solo vestita ed acconciata un po’ più da adulta. È comunque sempre bellissima. Con lei entra il marito. Uomo distinto elegante, bell’uomo. Sarah parla con uno strano tono di frivolezza.

SARAH Buonasera Maria.
MARIA Ciao Sarah, che piacere vederti. (da un colpo di tosse) Non potevo morire senza averti rivisto.
SARAH Ma che morire e morire, Maria. Lei si rimetterà presto, vedrà. Credo che non conosca mio marito.
MARITO Buona sera signora.
MARIA Buonasera, piacere di conoscerla. Che bella coppia che siete.
SARAH Bella poi? Lasciamo perdere Maria che è meglio. Diciamo una coppia normale.
MARITO Si, normalissima.
MARIA Ti vedo rilassata, sorridente.
SARAH Oh si, vivere insieme, per adesso, non ci da preoccupazioni. Vero caro?
MARITO Vero cara. Verissimo.
MARIA Sono proprio contenta, davvero. E i tuoi Sarah, come stanno?
SARAH Anche loro non c’è male. Sa, loro bisticciano ancora tutti i giorni e questo vuol dire che stanno bene. (rivolta al marito) Non è vero che bisticciano?
MARITO Bisticciano, bisticciano. Certo cara.
SARAH Come vede Maria, mio marito è bravissimo nel convenire con me. Per noi è quasi impossibile bisticciare. (rivolta al marito) Non è vero caro?
MARITO Impossibile, veramente impossibile.
SARAH (fa un gesto verso Maria che sta per “come volevasi dimostrare”) Poi cambia sempre le parole che pronuncia! Ha un ottimo vocabolario, lui. (rivolta al marito) Vero caro?
MARITO Ottimo, cara. Direi eccellente.
SARAH Ora, non esageriamo!
MARITO Comunque più che buono, di sicuro.
SARAH Ha sentito, Maria?
MARIA Bravi, bravi. Non è facile trovare coppie così affiatate al giorno d’oggi.
SARAH Ha proprio ragione, Maria.
MARITO Sacrosanta verità! (Sarah lo fulmina con lo sguardo e lui abbassa la testa)
MARIA Mio figlio, invece…
SARAH A proposito, come sta suo figlio?
MARIA Eh, lui bene. Mi aveva promesso che sarebbe tornato, ma sai, gli impegni accademici. Arriverà soltanto domani.
SARAH Bene, così lo rivedrà.
MARIA Si, vorrei tanto rivedere anche lui prima di morire.
SARAH Ma che morire, smetta di fare il gufo Maria. Sono sicura che si rimetterà presto.
MARIA Vorrei tanto anche vedere il mio nipotino, ma credo che Francesco non lo porterà.
SARAH Nipotino? Magnifico Maria. Ma si che lo porterà. Perché mai non lo dovrebbe portare.
MARIA Eh, sai. Il problema è che il piccolo è figlio della sua prima moglie. E adesso lui è già sul punto di divorziare dalla seconda.
SARAH Oh, perbacco! Suo figlio è sempre stato un po’ un ribelle, non è vero Maria?
MARITO Vero, è sempre stato.
MARIA Mah, forse. Fatto sta che il nipote non lo potrò vedere.
SARAH Quando starà meglio, andrà lei laggiù a trovarlo.
MARIA Eh, magari. (pausa di silenzio) E voi, ditemi, bambini ne avete?
SARAH Ancora no, Maria. Ancora no. Ma abbiamo intenzione di averne. Appena abbiamo finito di ristrutturare la casa in campagna. Sa, i bambini si divertono un monte in campagna.
MARITO Si, il verde, gli animali.
MARIA Quanto avete ragione ragazzi. Bravi.
SARAH Ne vorremmo almeno due, forse anche tre. (guarda il marito)
MARITO Due oppure tre, cara.
MARIA Sono belli i bambini, quando sono piccoli. Poi magari, quando crescono danno un sacco di problemi, ma quando sono piccoli sono come degli angeli.
SARAH Si Maria, come degli angeli.
MARITO Dei cherubini!
SARAH Quanto è colto mio marito! Non è vero, Maria?
MARIA Si Sarah. (da un colpo di tosse) Hai ragione, è veramente colto.
SARAH Anche nel lavoro è molto in gamba, sa?
MARIA Veramente? Che lavoro fa?
SARAH È un imprenditore. Ha una ditta di produzione di tappi di sughero. In realtà è in società con mio suocero. La ditta l’ha messa su lui, il vecchio dico, e poi ha inserito mio marito nella società.
MARITO Si, socio al dieci per cento.
SARAH Già, ma presto salirà di sicuro. Non è vero, caro?
MARITO Si amore, di sicuro.
MARIA Bene, bene. Vi aspetta un bell’avvenire.
SARAH Certo, Maria. La casa ce l’abbiamo, grande e luminosa. È l’appartamento sopra a quello dei suoi genitori. Fa comodo avere una nonna a portata di mano, non è vero?
MARIA È vero, Sarah.
SARAH Lui poi, come dicevo, ha un ottimo impiego, e presto ci finiranno anche la casa in campagna. Cosa ci può mancare?
MARIA (con tono triste) Niente, Sarah. Niente.
MARITO Proprio niente.
SARAH (sospira) Eh, si. Non ci può mancare niente.

Attimi di silenzio. Poi Sarah spinge suo marito alla porta indicandogli di uscire. Lui esce senza protestare. Sarah chiude la porta, fa il giro del letto e si avvicina a Maria. La bacia sulla fronte, poi, con voce seria.

SARAH Non ci mancherà niente, Maria. Hai ragione. Ma non saremo migliori di nessuno. Né di Francesco con i suoi matrimoni falliti e neppure di Gianni con la sua vita fallita. Andremo avanti tranquilli incontro a quello che è il nostro miglior destino. Liberi di svolazzare in quella grande voliera dorata, che sono i nostri privilegi. Tutto qua, Maria. (pausa) Veramente tutto qua.
MARIA Io non vorrei aver vissuto per niente, ma forse l’ho fatto. Non me ne sono resa conto, ma la mia esistenza si è persa nel niente.
SARAH Tutti noi. Tutti noi, Maria. Viviamo perché qualcuno ci ha voluto far nascere, per far parte di un numero. Un numero sempre più grande, ma soltanto un numero. Alla fine è soltanto la lotta per la sopravvivenza della nostra specie.
MARIA Ed è giusto, che sia così?
SARAH È così e basta. L’uomo, con i secoli, ha iniziato a capire qualcosa di più rispetto agli altri esseri viventi, ma questo a cosa gli è servito? Alla fine anche gli uomini vengono al mondo e lottano per la sopravvivenza della propria specie. Come i topi.
MARIA (ripete con un filo di voce) Come i topi.
SARAH Si come i topi che si adattano a vivere in tutte le situazioni possibili, in qualsiasi ambiente, sopportando sacrifici e stermini. E per cosa poi? Per l’stinto di sopravvivenza. (pausa, si allontana dal letto) No Maria, non sarà ricordata. Da nessuno. Se è questo che intende. Anche suo figlio lentamente la dimenticherà. Ma questo non la deve far soffrire. Perché sarà in buona compagnia.
MARIA In compagnia dei topi.
SARAH Si in compagnia di tanti topi, che come me e lei, hanno rappresentato una sola tessera ciascuno nel mosaico della lotta per la sopravvivenza.
MARIA Sarah, lo sai vero che ti ho sempre voluto bene. Come ad una figlia.
SARAH Si mi ha sempre voluto bene. Ma non dica, come una figlia, per favore?
MARIA Perché, perché adesso?
SARAH L’amore per i figli è un sentimento falso, Maria. È un sentimento dovuto. Ha un ché di obbligatorio, che lo rende terribile. Preferisco l’affetto per un’amica, addirittura quello per un cane. Qualcosa di più sincero, insomma.
MARIA Secondo te, non avrei amato i miei figli sinceramente?
SARAH Non lo so questo, ma non aveva scelta.
MARIA Vuoi dire che potrei non aver fatto abbastanza per loro? Che la mia mancanza di sincerità li ha penalizzati?
SARAH Questo non lo sapremo mai, Maria. Non ci è dato di saperlo. E forse è meglio così.
MARIA Sono stata io ad uccidere mio figlio.
SARAH No, Maria. Non lo dica più. Non è stata lei.
MARIA Come fai ad esserne così sicura?
SARAH Perché, che le piaccia o no, a Gianni di lei non gliene importava niente.
MARIA Come? Cosa vuol dire.
SARAH Lei era l’ultima delle sue preoccupazioni, gliel’assicuro. Certo voleva farla felice, ma aveva imparato che prima di tutto doveva essere felice lui. E poi…
MARIA E poi?

Sarah si inginocchia e appoggia la testa sul letto accanto a Maria.

SARAH (con voce tetra) E poi Gianni l’ho ucciso io, Maria. Io, con il mio rifiuto di comprenderlo. Io, con la mia voglia di una vita normale. Sono stata io ad ucciderlo, stando con lui e sognando suo fratello. Sono stata io, con le mie mani. Solo io, Maria. (pausa, Maria si volta a guardarla negli occhi) Si, Maria. Suo figlio non si è suicidato. In un modo o nell’altro l’ho ucciso io. L’ho convinto che di me si poteva fidare e poi l’ho tradito. Gli ho fatto credere di comprendere i suoi tormenti e poi mi sono rifiutata. Ho ottenuto le sue confidenze, anche quelle più oscure, e poi mi sono presa gioco di lui. (pausa) Io l’ho ucciso, Maria. Io. E adesso la mia vita è la giusta punizione.

Si abbassano le luci fino all’oscurità. Si accende una luce soffusa sulla sinistra, come un sogno. Si vedono un ragazzo, che è Gianni, e Sarah vestiti con delle tuniche nere. Tutto lo sfondo è nero. I due ragazzi si avvicinano e si fermano ad un metro l’uno dall’altra.

SARAH Ciao, Gianni.
GIANNI Ciao, Sarah. Come stai?
SARAH Bene, Gianni. Non è molto che ci siamo visti.
GIANNI Già, è vero. Ho fatto una domanda stupida, vero?
SARAH No, Gianni. Non hai fatto una domanda stupida. Hai fatto una domanda ed io ti ho dato una risposta.
GIANNI Si, hai ragione.
SARAH E non mi dare sempre ragione, per favore.
GIANNI Ma cosa devo fare. Dimmi cosa devo fare.
SARAH Niente che non ti venga spontaneo. Ecco cosa devi fare. È del tutto inutile che cerchi di compiacermi. Veramente Gianni. Tra noi è finita, mi dispiace, ma è così.
GIANNI Lo so, lo so. Ma è difficile, sempre di più.
SARAH Cos’è che volevi dirmi, Gianni?
GIANNI Volevo vederti.
SARAH Per quale motivo? Mi hai detto che mi dovevi dire qualcosa.
GIANNI Volevo solo parlare un po’. Come facevamo prima, ricordi? Per spiegarti…
SARAH Non voglio che tu mi spieghi niente! Hai capito Gianni, oppure no? Non voglio più stare con te proprio perché non voglio più sentire la tua lagna! Va bene?
GIANNI Ma sei l’unica che mi può capire.
SARAH No, Gianni. Io non ti capisco. Mi hai sopravvalutato.
GIANNI Non è vero, alcune volte mi capisci.
SARAH (urlando) Non capisco più niente, e neppure voglio più capirti. Mettitelo nella testa una buona volta. Non ti voglio più capire.

Sarah si volta di scatto e gli da le spalle. Attimo di silenzio.

GIANNI Io non ce la posso fare. (pausa) Sarah, amore. Perché non mi guardi. Hai paura di me? (silenzio) Non è facile lo so. Ma io non ce la faccio. (silenzio) Vedo sempre le nuvole, sai? Nei miei sogni, vedo le nuvole. Cosa vuol dire? (silenzio) C’è sempre il sole, poi scompare. Salgono le nuvole… Sento il silenzio e la solitudine (silenzio) Sono troppe le nuvole, sono nere. Sento l’odore dell’umidità. Sento dei cani abbaiare. Allora corro veloce, fino a morire. (sempre più agitato) Ma il fiato è corto, non mi può aiutare a spegnere la mia rabbia. Corro verso le onde. Quelle onde, che sento la, sotto al burrone.
SARAH (voltandosi verso di lui) Basta Gianni, ti prego. Calmati adesso. Non voglio più sentire la tua pazzia. Hai capito? Non la voglio più sentire. Voglio vivere senza problemi. Credi che sia possibile? Credi che sia chiedere troppo?
GIANNI Hai ragione, Sarah. Ma io…
SARAH Tu, tu. Non ti rendi conto che ognuno ha diritto alla sua vita, alla sua pace? Come puoi essere così egoista?
GIANNI Certe volte, Sarah, mi capita di fissarmi davanti a una porta chiusa.
SARAH Non me ne importa niente!
GIANNI E penso, immagino. C’è qualcuno qua dentro. Mi fermo immobile con gli occhi ciechi nel vuoto. Intorno sento la presenza di un respiro che muove l’aria, debole, in questa stanza chiusa.
SARAH Sono soltanto cazzate, Gianni…
GIANNI Mi sembra di vedere un occhio sbucare da ogni spigolo e una fronte appoggiata dietro ognuno di quei mobili a mantenere un equilibrio fisso. Non sono solo la dentro, ma non ho paura.
SARAH Basta, Gianni. Tu vedi soltanto degli spettri. Forse, forse fumi troppo…
GIANNI Sorride, lo sento che sorride sento i suoi zigomi che si alzano sento i suoi occhi che socchiudono, c’è un’aria di scherzo, di gioco infantile, di un piccolo ed io ho voglia di starci. (pausa, silenzio) Comunque non sento il suo cuore. Non un battito, non una pulsazione. È come una presenza fredda e sbagliata. Un’attesa come della morte, come una veglia, come al capezzale di qualcuno. Lo sento il gelo, ho molto freddo, anzi, non è freddo (pausa) ho paura.
SARAH Sempre questa fottuta paura, ma perché non provi a comportarti da uomo per una volta?
GIANNI Non ci riesco.
SARAH Non ci provi.
GIANNI Non è vero.
SARAH Te ne stai giornate intere chiuso nella tua stanza a fumarti il cervello. A cosa ti serve è? A cosa?
GIANNI Sono solo, mi sento solo.
SARAH Non sei solo, Gianni. Vuoi esserlo. È più semplice chiudersi nella propria pazzia, che cercare di spiegarla al mondo.
GIANNI Non capirebbe.
SARAH Non lo puoi sapere.
GIANNI Nemmeno tu dici di capire tutto, eppure ti ho sempre raccontato le mie cose.
SARAH Io, Gianni, non ce la faccio più. Lo capisci o no? Non ci riesco più a starti dietro.
GIANNI Hai altro per la testa, lo so. Lo capisco da come mi guardi.
SARAH Certo che ho altro per la testa. Cosa credi che siamo tutti qui a rimbambirci con le tue favole?
GIANNI Un altro forse.
SARAH Si, un altro. E se anche fosse?
GIANNI Ma forse è giusto così. Si, è giusto così.
SARAH Già. È proprio giusto così.
GIANNI No, invece non è giusto così. Non può essere giusto così.
SARAH E invece lo è, Gianni. Lo è, la mia vita è questa ed è giusto che sia questa. È inevitabile che sia questa.
GIANNI Vorrei che, nei tuoi pensieri, lui cessasse di vivere.
SARAH Ma lui chi? Gianni. Non sai neppure chi è.
GIANNI Vederlo li disteso esanime, ed io in piedi sopra di lui, serio.
SARAH (ride di lui) Siamo diventati un eroe mitologico, adesso?
GIANNI Vorrei essere la sua lapide, ecco cosa vorrei. Essere la sua lapide nella tua memoria. l’unica immagine possibile del suo ricordo futuro.
SARAH Ecco, una lapide. Già va meglio. Sei già una lapide Gianni, ma la tua!
GIANNI Vorrei che tu mi guardassi, ma con uno sguardo complice. Tu, assassina celebrale. Ed io, il tuo patetico supporter.
SARAH Oh, che bella recitazione. Non hai capito niente. Non hai capito che, prima di volere qualcosa, bisogna imparare a lottare per ottenerla. Piangersi addosso non serve a niente. (urlando) A niente.

Attimo di silenzio. Gianni si volta ed inizia a camminare intorno. Si sente il rumore della pioggia che scende.

GIANNI Piove.
SARAH Già, piove. Strano è?
GIANNI Sai Sarah? Quando piove è diverso.
SARAH Diverso cosa?
GIANNI L’acqua è fonte di vita, ti bagna e riporta con la mente alla genesi.
SARAH (urlando verso Gianni) Smettila!
GIANNI Vorrei essere a Buenos Aires, in un giorno di pioggia dell’inverno caldo. Camminare libero per la città. (silenzio, Sarah si copre il viso disperata) Pochi vestiti in dosso, osservare con un sorriso forzato le facce della gente sotto gli ombrelli. Vorrei poi, in un parco, iniziare a correre coprirmi di fango ed infine… cadere stremato sull’erba lucida. E con la pioggia sulla faccia chiudere gli occhi con un sorriso finalmente sincero godermi il meritato riposo… per sempre.
SARAH Si Gianni, come vuoi. Per sempre, si. Non è obbligatorio vivere sai? Non è obbligatorio. Perché non ti uccidi? Perché non fai un ultimo atto di coraggio? L’ultimo. L’unico della tua vita.

Gianni si ferma davanti a lei. La guarda fissa negli occhi. Da sotto la tunica nera estrae una pistola. La tiene alta nella sua mano destra.

GIANNI Come vedi, ci avevo già pensato!
SARAH (con voce incerta) Vedo, vedo. Dove l’hai trovata?
GIANNI Non è importante.
SARAH No, forse non lo è.
GIANNI Hai ragione sai? Almeno una volta nella mia vita posso essere coraggioso.
SARAH (cambia tono, ora è preoccupata) Gianni, forse è meglio se ci pensi bene.
GIANNI Ci ho pensato, ci ho pensato bene, Sarah. È la soluzione migliore, non è vero? Per tutti. Per te, per mia madre, per mio fratello. (pausa) Per te, per mio fratello.
SARAH Ne sei sicuro Gianni? Non è che poi sarà soltanto il tuo ultimo atto di codardia?
GIANNI Ma come? Non eri tu che, poco fa, me lo hai suggerito?
SARAH Si, è vero. Ma io…
GIANNI Credevi che non ne sarei stato capace, eh?
SARAH Si, lo credevo.
GIANNI Ti ho stupito. Ancora una volta. (ride) Ti ho stupito. Mi piace quando…

Gianni si zittisce sentendo un rumore, qualcuno, o forse un gatto, ha fatto cadere qualcosa. Istintivamente Gianni si porta la pistola alla tempia.

SARAH (preoccupata) Parliamone Gianni. Di questa cosa non mi hai mai detto niente. Dammi la pistola e parliamone.
GIANNI No, non vale così. Non è giusto che tu voglia parlare con me solo adesso. Perché prima no, eh? Perché?
SARAH Non è uno scherzo Gianni. La morte non è uno scherzo. Non è una bizza per attirare l’attenzione. È definitiva. La morte è l’ultimo atto della tua commedia. Poi tutti a casa, e chi si è visto si è visto. Nessuno si ricorderà neppure che faccia avesse l’attore protagonista. Gianni, la gloria è un’altra cosa. Se è quella che cerchi.
GIANNI Ma quale gloria! Non cerco niente. Io non so neppure cosa devo trovare. Forse è per questo che non so il perché sono sempre qui.
SARAH Ci sono miliardi di persone che sono sempre qui. Vivono nelle tue stesse condizioni, Gianni. Perché tu non ci devi riuscire?
GIANNI Sai cosa mi viene da dire? Beati loro, che non capiscono niente. Sai perché continuano a vivere? Perché non hanno ancora capito qual’è la loro reale condizione.
SARAH Oppure, hanno imparato ad accettarla.
GIANNI Beata ignoranza!
SARAH (con uno scatto cerca di prendergli il braccio con la pistola) Basta ora, Gianni.

Gianni riesce ad allontanarsi e a mantenere la pistola in mano. Fa qualche passo indietro, si punta la pistola alla tempia e preme il grilletto, ma la pistola fa cilecca. Gianni si inginocchia, lascia la pistola e appoggia la fronte per terra. Scoppia a piangere. Sarah rimane per un po’ a guardarlo pietrificata. Poi si abbassa e prende la pistola. Apre il tamburo e scoppia in una risata.

SARAH Ma come sei coglione! È possibile caricare una pistola lasciando un foro vuoto? Sai cosa hai fatto? Hai fatto una specie di roulette russa al contrario. (ride ancora) Sei fortunato però. (si siede per terra vicino a Gianni) Sei fortunato, si, ma veramente un incapace. Non so se sia stata veramente una fortuna per te. (pausa, Gianni continua a singhiozzare) Adesso avrai un motivo in più di essere depresso. Non credi anche tu che la sfiga si accanisca sempre su chi ne ha già abbastanza? (pausa) Sai cosa ti dico, Gianni. Io sono stanca. Sono stanca di questa vita. Non ne posso più. Non sei l’unico sai ad avere problemi. Anche se te ne sei convinto a tal punto che vorresti che gli altri ne sopportassero un po’ dei tuoi. Ho anch’io i miei problemi e certe volte proprio non ce la faccio a reggerli. (pausa, Gianni smette di piangere ed alza la testa) Mi verrebbe voglia di farla finita, di tagliare tutti i ponti, di partire, ma non come tuo fratello, di partire per dove nessuno ti potrà mai ritrovare. E quale posto è migliore della propria tomba per non essere ritrovati? (pausa, Gianni si volta verso Sarah) Poi però mi chiedo: ci sarà un modo per rendere la mia vita ancora vivibile per qualche anno? Una specie di proroga alla morte. Posso ancora rimandare il giorno finale? Ed allora inizio a pensare a tutte le possibili soluzioni. A differenza di te, forze, io qualche soluzione la trovo sempre. Magari qualche palliativo, ma qualcosa trovo. (pausa, Sarah guarda la pistola nella sua mano) Sai cosa ti dico, Gianni? È stato un peccato, veramente un peccato, che tu non sia riuscito a farla finita. Sarebbe stata una liberazione per te e un bel palliativo per me, non trovi?
GIANNI Si, Sarah.
SARAH Bene, Gianni. Mi fa piacere che siamo d’accordo. Del resto noi siamo sempre andati molto d’accordo. È questo che forse ha minato il nostro rapporto, non è vero? Io ero sempre pronta a condividere le tue paure, tu eri sempre pronto a capire la mia stanchezza. (pausa) Noia, noia e sofferenza.
GIANNI Si, noia e sofferenza.
SARAH Siamo d’accordo, piccolo. Sono felice di questo e forse è la prima volta che sono veramente felice con te. Tu, tu sei felice.
GIANNI Non lo so, ma sono d’accordo.
SARAH (fredda) Pusillanime.
GIANNI Come dici?
SARAH (c.s.) Pusillanime, credo sia la parola giusta.

Punta la pistola alla tempia di Gianni e spara. Questa volta la pistola funziona e Gianni cade a terra morto. Sarah rimane per un po’ pietrificata e poi, dopo aver appoggiato la pistola per terra, si copre il viso e scoppia in lacrime.

Si spengono le luci e si riaccendono sulla parte di destra dove ancora si vede il letto di Maria. Sarah non c’è più. Si sente bussare alla porta.

MARIA Avanti, avanti.

Entra Francesco con un passeggino e un bambino che dorme. Francesco è visibilmente invecchiato.

FRANCESCO Mamma! Ecco tuo nipote! Non credevi che lo avrei portato eh? Ti ho voluto fare una sorpresa.
MARIA Oh, mio Dio, Francesco. Sei un tesoro. Ma la sua mamma?
FRANCESCO Sono riuscito a convincerla. Infondo non è una donna cattiva! (accosta il passeggino al letto) Ora sta dormendo, poveretto. Sai, il fuso orario.
MARIA Ma, è un amore!
FRANCESCO Si, è veramente un bel bambino. Vedrai come crescerà bene. Forte e in salute. Sono già d’accordo con la madre, non crescerà con tutti quei troiai che mangiano gli americani, ma mangerà il sano cibo italiano.
MARIA Dille che gli voglia bene, questo è importante.
FRANCESCO Certo, certo. Ma la cucina mediterranea è comunque la migliore.
MARIA Dille che lo stia sempre ad ascoltare. Sempre.
FRANCESCO Certo che lo starà a sentire, ed anch’io quando lo vedrò.
MARIA Non sentire, ho detto ascoltare. Fin dalle sue prime parole insignificanti. Ci può sempre essere un significato, dietro.
FRANCESCO (un po’ dubbioso) Si, mamma. Certo.
MARIA Dicono che i bambini, quando farfugliano, parlano con gli angeli. Perché noi non dobbiamo prenderli in considerazione? Quale presunzione!
FRANCESCO (c.s.) Certo, hai ragione mamma.
MARIA (alza le braccia verso Francesco) Ma vieni qua, figlio mio. Come sono contenta di rivederti.
FRANCESCO Eccomi, mamma. Eccomi (si abbracciano)
MARIA Sei diventato un uomo. Sei diventato un padre.
FRANCESCO Si mamma, e tu sei diventata una splendida nonna.
MARIA Si, nonna. Appena in tempo.

Sipario

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