LA RAGAZZA E I SOLDATI
La ragazza da attraversare loceano
Commedia in un atto
di GINO PUGNETTI
PERSONAGGI
LIDIA
MARIO
ERNESTO
Commedia formattata da
La scena buia. Si accende a destra una luce bianca e appare in linee stilizzate una baracca su una collina. Due soldati sono distesi sull'erba. Uno di essi sbadiglia. Dal sentiero giunge una ragazza in grembiule nero. Ella porta un involto.
Ernesto - Ah, eccola qui.
Lidia - (ansando un po') Buongiorno.
Ernesto - Stanca?
Lidia - E una salita ripida.
Ernesto - (toccando l'involto) La bottiglia c'?
Lidia - C' tutto. Vino, pane, piatti, posate. Ecco qua. Avete un tavolino nella baracca?
Mario - (gentile) Se volete visitarla. C' tavolino, bandiere di segnalazione, proiettili, zaino, letti... Se volete riposarvi.
Lidia - (con Mario pi garbata che con Ernesto) Grazie, un momento. Ma qui fuori.
Mario - Come desiderate. E per riportare i piatti?
Lidia - Aspetter che abbiate finito...
Ernesto - In tutto quanto costa?
Lidia - Mille, col vino. (Indecisa) La padrona dice di darli pure a me.
Ernesto - Paura che scappiamo?
Lidia - Be', si usa.
Ernesto - Lo so, ma dopo aver mangiato. Almeno dalle mie parti.
Mario - (conciliante) D'accordo: pagheremo subito. (Ad Ernesto) Porta il tavolo e gli sgabelli. Pranziamo fuori.
Ernesto - Va bene. Per all'ombra, se non ti dispiace, caporale. (Entra nella baracca).
Lidia - Siete caporale? Fate vedere.
Mario - E' la stessa cosa come esser soldati.
Lidia - Eh no, di pi. E dalla caserma non vi mandano da mangiare?
Mario - Abbiamo finito ieri le scatolette.
Lidia - (preoccupata) Non mangiate da ieri? Sarei venuta su prima, se avessi saputo.
Mario - Poche ore. Stamattina passato di qua un ragazzo con le pecore. Gli abbiamo chiesto se, gi in paese, c'era una trattoria. Non ci siamo fidati a scendere noi, perch qui siamo di servizio. Allora gli abbiamo dato un biglietto con l'elenco della roba che volevamo.
Lidia - Quanto tempo starete ancora quass?
Mario - Forse sempre.
Ernesto - (uscendo dalla baracca sollevando un tavolo grezzo) Ecco il tavolo. Se vuoi che incominci ad apparecchiare...
Lidia - Ma come sarebbe a dire sempre?
Mario - Eh. Ci hanno messo quass per segnalare se i mortai andavano giusti sui bersagli, durante le manovre...
Lidia - (subito) Ma le manovre sono finite, no?
Mario - Da tre giorni. Ma che cosa volete farci se si sono dimenticati di noi? (Ernesto apre l'involto e dispone il pranzo sul tavolo).
Lidia - E perch non ve ne andate?
Mario - Perch la consegna di non muoverci.
Lidia - E se non arriva l'ordine di muovervi, starete quass tutta la vita?
Mario - Probabile. Volete venire qui anche voi?
Lidia - Mi fate ridere, con queste storie.
Ernesto - (che ha apparecchiato) Caporale, tutto pronto. Quando vuoi che attacchiamo...
Mario - Volete sedere con noi? Abbiamo soltanto due sgabelli, ma su quello possiamo sedere insieme...
Lidia - Mi siedo sull'erba, grazie. (Siede).
Ernesto - (seduto al tavolo) Gli spaghetti sono ancora tiepidi.
Lidia - (a Mario) Dite: dovr venire ogni giorno fin quass, a portarvi il pranzo?
Mario - Finch avremo i soldi per pagare.
Lidia - E poi?
Mario - Poi ci siederemo sull'erba, come siete seduta voi ora, e aspetteremo che arrivi la morte.
Lidia - Si sta tanto bene, qui all'aria, che impossibile morire.
Ernesto - (a bocca piena) Ne abbiamo una barba di aria, noi.
Lidia - (a Mario) E voi non mangiate?
Mario - (gentile) Debbo mangiare in fretta, perch aspettate di riportare i piatti, o posso farlo con calma dopo? I piatti potrei riportarveli gi io.
Lidia - (incerta) Per i piatti va bene. Per, se non vi dispiace, per via della padrona... Non perch non mi fidi...
Mario - (mettendo mano al portafogli) Ah, gi, le mille lire. Eccovele.
Ernesto - (a bocca piena) Avete visto che signore? Paga, e non ha ancora mangiato.
Lidia - (accettando i soldi con timidezza) Grazie. Buon appetito. (Si alza) Se la padrona mi chiede a che ora porterete gi i piatti?
Mario - (anch'egli in piedi) Va bene alle cinque?
Lidia - Va bene. Allora, buongiorno.
Ernesto - Beva un bicchiere con noi, prima.
Lidia - Non bevo mai. Devo fare ancora le pulizie in sala. (Si avvia).
Mario - Ci rivedremo pi tardi, signorina.
Lidia - (con timidezza, quasi in tre quarti temendo che i due soldati la guardino dietro) Buongiorno... (Scompare).
Ernesto - (dopo breve pausa) Ti fidi ad abbandonare il posto?
Mario - (sedendo a tavola) Arrischio. Quanti soldi hai, in tutto?
Ernesto - Tremila e moneta. Potremo fare altri tre pasti, col vino. E tu?
Mario - Quattrocento.
Ernesto - Mangeremo una volta al giorno, abbondante. E intanto arriver il fonogramma. Ti piace?
Mario - Quando si ha appetito piace tutto. E il vino come ti pare?
Ernesto - Tagliato con vino meridionale.
Mario - Ma come fai a capirlo?
Ernesto - Be', bisogna avere una lingua e un palato speciali. In paese mi chiamavano spesso al consorzio per assaggiare i vini.
Mario - (mangiando) E poi ti ubriacavi?
Ernesto - Un assaggiatore non si ubriaca mica : mai. Al consorzio si beve sempre a piccoli sorsi. Un sorso e un pezzetto di grissino per cacciar via il sapore precedente, un sorso e un grissino, un : sorso e un grissino...
Mario - (che pensa ad altro) Mangi, bevi, ed anche ti pagano, scommetto.
Ernesto - Certo. E un lavoro, no?
Mario - E in Canada ci andrai per assaggiare i vini?
Ernesto - L far tutto quello che mi diranno di fare i miei cugini. (E' un po' triste).
Mario - (sincero) Beato te, che te ne vai.
Ernesto - Se avessi un buon lavoro in Italia. Ma al mio paese si vive da cani, e un poco alla volta scappano tutti. Un anno la peronospera, un anno l'alluvione, un altro anno le tasse. Tu, almeno, sei padrone di un'officina, e con tutte le auto che ci sono in giro pel mondo non morirai mai di fame. (Tocca la carne con la forchetta) La carne mi pare dura, eh?
Mario - Stavo pensando a quella ragazza.
Ernesto - Hai visto che occhi in fuori?
Mario - E' l la sua bellezza, negli occhi in fuori. Bisogna un po' intendersene di donne.
Ernesto - Perch, ti parsa bella?
Mario - Bella no, ma un tipo.
Ernesto - E cos, dopo, andrai a riportarle i piatti, eh?... (Ride con intenzione).
Mario - Vuoi andarci tu?
Ernesto - Preferisco mettermi in branda e dormire fino a domani. Caporale: se non ti vedo tornare entro mezz'ora, segno che te la sei portata a spasso. (Ride).
Mario - Non tipo da venire facilmente a spasso. (Stiracchiandosi) Ma nessuno mi proibisce di provare...
La scena torna buia. Si accende a sinistra la luce bianca e appare in linee stilizzate l'interno della locanda Antico glicine. Al bancone del bar. Lidia sta lavando i bicchieri. Subito entra Mario con un involto.
Lidia - Buongiorno. Siete stato di parola.
Mario - Buongiorno. (Si avvicina al bancone) Controllate se c' tutto, per favore.
Lidia - Siete meridionale?
Mario - Mio padre lo era.
Lidia - Abitate a Napoli? (Mette i piatti nell'acqua).
Mario - Per adesso abito dove avete visto.
Lidia - Quando non siete militare, dicevo.
Mario - Be': ho un'officina meccanica.
Lidia - Per biciclette?
Mario - Per auto.
Lidia - Ma vostra?
Mario - (sorridendo) Siete molto curiosa, sapete.
Lidia - (scusandosi) Era per dire qualcosa...
Mario - (galante) Volete bere con me? (Siede ad un tavolo).
Lidia - No, grazie. Io sono sempre in mezzo alle cose da bere.
Mario - E d'inverno vengono clienti, qui?
Lidia - D'inverno chiuso. (Sciacqua i piatti) Si chiude a ottobre e si riapre il luned di Pasqua. E' un posto per i villeggianti. Ma quest'anno, per causa delle manovre, ne sono venuti pochi.
Mario - E allora, d'inverno, voi dove andate?
Lidia - (indecisa) Al ristorante degli artisti, in citt; oppure a lavorare in una fabbrica di scarpe... Sapete se in Svizzera cerchino ragazze? Leggete i giornali qualche volta?
Mario - Sentite, se invece di parlare qui dentro, veniste fuori a fare quattro passi?
Lidia - La mia mezza giornata di festa dopodomani. Oggi debbo restare in locanda. (Siede al tavolo di Mario).
Mario - E la padrona dov'?
Lidia - In cucina.
Mario - Dice niente se vi vede seduta al mio tavolo?
Lidia - Credo di no. Per meglio che vi serva qualcosa.
Mario - Datemi una gazosa, ma fresca. E' l'unica bibita che mi soddisfa un po'.
Lidia - (si alzata, ha preso al bancone una gazosa e l'ha portata con un bicchiere a Mario) Io l'ho bevuta una sola volta, ma ha un gusto di limone e fa venire i brividi. (Siede).
Mario - Quant'?
Lidia - Quaranta.
Mario - (le d i soldi) Adesso non potete uscire, e va bene. Ma se sono ancora qui, dopodomani che c' la fiera, vengo a prendervi. (Beve).
Lidia - Potete trovare tutte le ragazze che volete, alla fiera. Avete visto, fuori, quella tenda come un piccolo circo equestre? L'hanno messa su stamattina: l sotto si balla, e poi per farvi pagare il biglietto vi vengono appresso due uomini con una corda, per fermarvi...
Mario - (interrompendola) A che ora siete libera"?
Lidia - (timida) Se... se c'incontreremo per caso, va bene, ma appuntamenti no...
Mario - Avete gi uno?
Lidia - (un po' cinica) Sono tutti montanari in miseria, qui; chi volete che abbia?
Mario - (con lieve tono allegro) E io sono un montanaro forse? (Estrae il portafoglio).
Lidia - I militari non si capisce mai chi sono.
Mario - (porgendogli una foto tolta dal portafoglio) Questa una fotografia fatta da borghese. Si capisce chi sono?
Lidia - L'automobile vostra?
Mario - Eh.
Lidia - Vi troverete male, ora, abituato cos.
Mario - Tra pochi giorni si torna a casa.
Lidia - Avete una casa vostra?
Mario - Un appartamento, sopra il garage. Prima abitava con me mia sorella, e ora si sposata con un impiegato di banca.
Lidia - (rispettosa) Sarete fidanzato, naturalmente.
Mario - No, non ci ho mai pensato. Ma potrei farlo.
Lidia - (guardando la foto) Vestite sempre di scuro con la camicia bianca, quando siete in citt?
Mario - Qui in fotografia, per caso. Altrimenti qualsiasi tipo di abito. (Con altro tono) Vendete sigarette, qui in trattoria?
Lidia - No. Ma se siete senza eccovene una. (La prende da una tasca del grembiule) Me l'ha regalata un cliente.
Mario - (fingendosi sorpreso) Ah. I clienti vi regalano sigarette.
Lidia - (che vuole giustificarsi) Oh, questo un vecchio. Scherza sempre e poi mi d una sigaretta invece della mancia. Se ne sentono di tutti i colori, qui, ma la sera si dimentica tutto. (Guarda l'orologio sopra il bancone) Oh, sono le tre quarti : devo preparare.
Mario - E dopodomani ci saranno le giostre.
Lidia - Due o tre giostre malandate. Il maresciallo ieri sera diceva che vuol far controllare la catena dei seggiolini.
Mario - Allora, verso le tre, vi aspetto vicino alla giostra dei seggiolini.
Lidia - Mi credete una da prendere in giro?
Mario - Secondo voi si danno appuntamenti alle ragazze per prenderle in giro? Mai saputo. Io desidero rivedervi perch sono solo, ecco tutto.
Lidia - E il vostro soldato non vi fa compagnia?
Mario - Soli nello spirito, dicevo. Che cosa volete capisca quel contadino.
Lidia - (gli crede, ma vuol sembrare incredula) Nello spirito. Sapete darla da intendere bene.
Mario - Domani mander Ernesto a prendere il cibo, senza che vi scomodiate.
Lidia - Si chiama Ernesto il vostro soldato? E voi?
Mario - Mario. E voi?
Lidia - Io mi chiamo Adalgisa.
Mario - (senza entusiasmo) Va bene.
Lidia - (divertita) Non vi piace?
Mario - Bello o brutto, che importanza ha?
Lidia - Insomma, vi ho detto che debbo preparare i tavoli e continuate a farmi parlare. Se viene la padrona ci mette agli arresti.
Mario - Tutt'e due nella stessa cella, spero. (Le tocca un braccio).
Lidia - Su, vi prego, andate. State fermo con le mani, non mi piace. (Si divincola).
Mario - Li cacciate sempre cos, i clienti?
Lidia - Ma voi non siete un cliente! (Subito, pentita) Oh, s, scusate: siete un cliente.
Mario - Due pranzi e una gazosa, mille lire e quaranta: pi cliente di cos.
Lidia - (buona e semplice) Sapete perch non mi sembravate un cliente? Perch abbiamo chiacchierato seduti allo stesso tavolo, e perch avete un viso nuovo... I clienti ormai li conosco tutti. E ora andatevene, eh?
Mario - (cingendole un fianco) Me ne vado solo se mi darete un bacio.
Lidia - (divincolandosi, seccata) Adesso cominciate a farmi arrabbiare!
Mario - Me ne vado se mi promettete di venire dopodomani alle giostre. (Lidia non risponde) Vi siete offesa? (Si avvia all'uscita) Domani a mezzogiorno mander Ernesto a prendere il cibo. Buonasera. (Poi) Non salutate?
Lidia - (un po' imbronciata) Buonasera.
Mario - (sorridente) A dopodomani.
La scena torna buia. La luce verde si riaccende sulla baracca. Ernesto solo e scrive al lume d'una lampada. Giunge subito Mario.
Ernesto - Sei tu?
Mario - Non mi vedi?
Ernesto - (sorridendo) Ah. Com' andata? (Nasconde la lettera che stava scrivendo).
Mario - (sedendo) Niente di speciale. Abbiamo chiacchierato un po' e poi venuta a sedersi al mio tavolo. Con il rossetto sulle labbra molto carina, e ha un bel personale. O forse mi sembra carina perch mi sono dimenticato come sono fatte le donne in citt.
Ernesto - Senti: e avete fatto niente?
Mario - Con i clienti che andavano e venivano, e la padrona, no. Ma poi siamo usciti, e allora...
Ernesto - Ah. (E' incuriosito).
Mario - Sai che cos'ha di brutto?
Ernesto - Il petto.
Mario - Ma no.
Ernesto - I denti.
Mario - Macch denti. Indovina come si chiama. Te lo dico io: Adalgisa. Mettiti a far l'amore con una che si chiama Adalgisa e mi saprai dire.
Ernesto - (subito) Ma tu nella donna badi al nome? Se c' sostanza, nella donna, il nome che cosa importa?
Mario - (che si toglie la giacca e si prepara a dormire) Importa, importa, lascia stare. Anche le attrici se lo cambiano, altrimenti la gente non andrebbe pi al cinema o al variet.
Ernesto - Ah, perch il nome uno se lo pu cambiare come vuole? Uno uccide o ruba e poi si cambia il nome, figurati se pu.
Mario - I ladri no, ma le donne s. Io parlo di donne.
Ernesto - C' una legge speciale per le donne? Aaahhh, fammi il piacere.
Mario - Senti, non lo so. In ogni modo le ho detto che domani a mezzogiorno andrai tu a prendere da mangiare. Non era giusto che ci andassi sempre io. Prima di tutto per la strada; e poi pu darsi che con te ci stia pi volentieri.
Ernesto - (un po' titubante) Le hai detto che io sono di campagna? Tanto per sapermi regolare...
Mario - Ma arrangiati, scusa.
Ernesto - Potrei dirle che sono un impiegato del consorzio, per esempio.
Mario - Decidi tu. Hai fame?
Ernesto - C' ancora del pane. Lo vuoi?
Mario - Pane. Meglio che dormiamo. (Spegne la lampada. La scena illuminata solo di luce verde).
Ernesto - Posso mangiarlo io?
Mario - Mangialo. Hai una sigaretta?
Ernesto - (gli d la sigaretta) Tieni.
Mario - (accende la sigaretta e guarda nel vuoto) Guarda come si vedono i fari delle automobili. Chiss se i nostri compagni saranno tornati in caserma. Speriamo che arrivi l'ordine di rientrare anche per noi. Un anno e mezzo di militare, alla nostra et. E fra un anno? Beato te che te ne vai. Guarda i fari delle macchine. Hai mai provato ad andare in giro in macchina con una ragazza? Sai, le macchine sono come tanti piccoli separe...
Ernesto - (che sta mangiando il pane) L'unica volta che sono andato in macchina stato per i funerali di mia mamma, dal lazzaretto fino al paese.
Mario - Che allegria. (Sbadigliando) Adalgisa. Non poi un brutto nome, intendiamoci, quando si ha voglia di far all'amore. E' un nome. Buonanotte.
Ernesto - Mario. Oggi, fin che sei stato in paese, ho scoperto un orto, qui dietro. Domani mattina si potrebbe andare a prendere qualcosa. Tanto non c' nessuno: un orto isolato. Dormi?
Mario - (con un filo di voce) Quasi.
Ernesto - Non hai voglia di chiacchierare un po'? Raccontami della ragazza... Ehi. (Mario non gli risponde) Be', allora buonanotte, caporale...
La scena torna buia. La luce bianca si riaccende sulla baracca. Mario solo e sta leggendo un libro giallo. Giunge subito dopo Ernesto con l'involto del cibo.
Ernesto - Ciao.
Mario - Avanti, racconta.
Ernesto - L'ho vista e le ho anche parlato. Vuoi che ti dica? Mentre stava preparandomi il fagotto col mangiare, la padrona l'ha chiamata due volte, e una volta l'ha chiamata una villeggiante coi bambini. Insomma, l'hanno chiamata Lidia e non Adalgisa.
Mario - (un po' seccato) A me aveva detto Adalgisa.
Ernesto - Ti ha raccontato una bugia. (Comincia a disporre i piatti sul tavolo).
Mario - (sedendo) Avr capito male io. E poi?
Ernesto - (sedendo anch'egli) Sai, c'era gente. Tutti i tavoli occupati. L'ho guardata: fianchi un po' larghi, da ragazza sana e bella. Un modo di fare simpatico... I denti bianchi...
Mario - (cominciando a mangiare) Che discorso lungo. Te ne sei innamorato, per caso?
Ernesto - (confuso) Che c'entra. Io... ho la mia fidanzata. Dico tanto per dire.
Mario - Hai visto le giostre?
Ernesto - Come lo sai?
Mario - Domani la festa patronale.
Ernesto - Ce n'erano tre, e un'altra stavano montandola. Vuoi che domani ci andiamo?
Mario - (con tono un po' severo) Tutt'e due impossibile. Se viene qualcuno del comando e non trova nessuno, andiamo a finire a Gaeta. (Con voce pi alta) Non siamo gi d'accordo che domani tocca a me?
Ernesto - Va bene, va bene. Buon appetito.
La scena torna buia. La luce si riaccende sull'interno della locanda. Lidia si tolto il grembiule ed indossa un abito a fiorami. Entra Mario.
Mario - Buongiorno, signorina Adalgisa.
Lidia - (quasi contenta) Oh, buongiorno.
Mario - Sta bene?
Lidia - Grazie.
Mario - Prima di tutto una domanda, se permettete. Per la precisione e nient'altro: vero che vi chiamate Adalgisa, oppure mi avete raccontato una frottola?
Lidia - (ride) Vi conoscevo appena. Alle volte si fermano dei camionisti a mangiare e subito vogliono sapere il nome e se ci si pu trovare. E allora dico di chiamarmi Adalgisa, tanto per dire qualcosa.
Mario - Invece vi chiamate Lidia.
Lidia - Ve l'ha detto il vostro amico? Che tipo. Mi guardava a bocca aperta, e poi si dimenticato il resto. A proposito(estrae dei soldi dalla borsetta), lo d a voi, perch glielo portiate: ecco, duecento lire.
Mario - (le intasca) Va bene, grazie.
Lidia - Per caso, volete fare un giro in giostra?
Mario - Se devo dire la verit, a me le giostre non sembrano molto allegre.
Lidia - E allora perch siete sceso in paese?
Mario - Per vedervi. (Una pausa).
Lidia - (confusa) Vi fa piacere vedermi?
Mario - Con voi si pu parlare, siete spiritosa, simpatica. Usciamo?
Lidia - Va bene. E' la mia mezza giornata.
La scena torna buia. La luce bianca si accende nel centro della scena su Lidia e Mario che vanno a sedere su un basso muretto di pietra.
Mario - (voltandosi a guardare dietro il muretto) . E' profondo.
Lidia - State seduto composto e badate di non cadere.
Mario - Sapete che cosa pensavo stanotte? Che da un momento all'altro potrebbe arrivare l'ordine di rientrare in caserma. Potrebbero mandarci una jepp, farci caricare le brandine e lo zaino e portarci via. Pu capitare anche tra un minuto. Non so se state ascoltando quanto dico.
Lidia - S, s, ascolto. State per partire.
Mario - E quando chiudono l'albergo, voi tornate in citt?
Lidia - Non lo so ancora.
Mario - Se tornate in citt potremo vederci, no?
Lidia - (lievemente triste) Chiss dove andr. Quando sarete borghese, con la posizione che avete, non penserete certo pi a me...
Mario - Che c'entra. Ve l'ho gi detto: mi sento solo e allora cerco un po' di compagnia.
Lidia - Quando si hanno soldi non si mai soli. Avete bisogno di una donna nella vostra officina? Per le pulizie, per esempio, oppure anche per le fatture.
Mario - (indeciso) Siamo gi al completo, purtroppo. Ma potrei interessarmene presso qualche industria. (Le tocca una mano, ma Lidia la ritrae).
Lidia - Appena passata quella curva vi sarete dimenticato di me.
Mario - E se il giorno dopo la mia partenza riceveste invece una lettera?
Lidia - Non sapete neanche il mio cognome.
Mario - Basterebbe mettere sulla busta : Signorina Lidia dell'Albergo Antico Glicine.
Lidia - E che lettera sarebbe?
Mario - D'amore, per esempio.
Lidia - Da voi? (Ride) Vi risponderei che non mi piacete affatto.
Mario - Sono brutto?
Lidia - Avete l'aria di uno che va con le donne per scherzarci.
Mario - Siete di chiesa?
Lidia - Ho votato per la democrazia, ma non che sia proprio di chiesa. Che domande. Ditemi, piuttosto, com' la vostra casa.
Mario - (inventando) La mia casa. L'ingresso. A destra la camera da letto e di fronte un corridoio: lo studiolo e il tinello. A sinistra... la cucina, e un'altra camera, cos, per gli ospiti.
Lidia - (quasi con spavento) E il bagno?
Mario - Eh, gi, anche il bagno.
Lidia - Con la vasca lunga da star distesi, o corta da star seduti?
Mario - Lunga, e le pareti con le mattonelle verde chiaro. Ma voi, non avete una casa?
Lidia - No.
Mario - Ma sarete nata in una casa.
Lidia - Era una casa in affitto e la mamma morta durante la guerra.
Mario - Quando non lavorate dove andate a dormire?
Lidia - (con tristezza) Un po' dappertutto. Dalle suore. Da un mia amica. In pensione. Quando lavoro in fabbrica prendo a pigione una camera da non spendere molto... Ecco. (Poi) Volete una sigaretta?
Mario - Ve l'ha regalata il solito cliente?
Lidia - Me ne darete una tirata, eh?
Mario - Certo. Fatemi accendere... camminiamo un po'?
Lidia - (contenta) S, va bene. Ma non facciamo pi discorti tristi, per piacere. (S'incamminano).
Mario - Ballo?
Lidia - Soldi?
Mario - Si domanda?
Lidia - Andiamo.
La scena torna buia. La luce bianca si riaccende sulla baracca. Ernesto solo: sta stendendo il bucato. Poi giunge Mario, stanco, con la giacca sulle spalle.
Ernesto - Ciao. Racconta.
Mario - Lasciami arrivare. (Poi) Prima siamo andati a fare due balli, tanto per scaldarci, e poi, sai come capita, ci siamo incamminati per un sentiero... (Inventa) C' voluto poco a capire che ci stava, e allora... Ah, senti: mi ha detto che ieri ti sei dimenticato duecento lire.
Ernesto - Ma io gliele avevo lasciate di mancia, non dimenticate...
Mario - (alzando la voce) Mancia? Ma per chi l'hai presa? Volevi offenderla? Ma non hai visto ch' una donna per bene?
Ernesto - (avvilito) Sai... credevo che... alla cameriera...
Mario - S, si capisce. Ma la mancia, a lei, non gliela dovevi dare. E' stata una signora a restituirtela in questo modo. (Calmo, con altro tono) Ad ogni modo le duecento lire le ho spese. Due birre e otto sigarette. (Gli d una sigaretta) Tieni, se vuoi fumare. E poi, a una cameriera, ammesso che cos fosse, si devono dare di mancia proprio duecento lire? Non bastavano cinquanta?
Ernesto - Ho capito.
Mario - L'Italia era uno a uno, a dieci minuti dalla fine.
Ernesto - (contento) Hai sentito la partita?
Mario - Un pezzo, per caso, passando davanti a un caff. Che cosa facciamo stasera? Casin, gita sul lago, gran ballo?
Ernesto - (con timidezza) Mario. Ti dispiace se stasera vado mezz'ora in paese?
Mario - (sospettoso) A che fare?
Ernesto - C' la sagra...
Mario - Non mi prendo responsabilit. Se arriva l'ordine di rientrare, ricordati che vai a finire a Gaeta.
Ernesto - (con un po' di pianto in gola) Eri d'accordo anche tu che saremmo scesi in paese a turno.
Mario - (seccato) Tu hai gi una ragazza, no?
Ernesto - Lo so... Ma ci vado per passare un'ora... Le giostre...
Mario - (a denti stretti) Va bene. Va' pure. Ma non far tardi.
Ernesto - Oh, grazie tante, caporale...
La scena torna buia. Si riaccende sulla baracca la luce verde. Mario solo, addormentato sull'erba. Giunge subito Ernesto.
Ernesto - (sottovoce) Mario. Dormi?
Mario - (sonnacchioso) Ciao. Com' andata?
Ernesto - (gli siede accanto) Ho fatto un bel giro per sgranchirmi le gambe e poi mi sono seduto all'osteria, ma c'era troppa gente e i moscerini erano tanti che cascavano dentro al vino.
Mario - E poi?
Ernesto - Poi ho sparato cinque colpi al bersaglio. (Mostra un orsacchiotto legato ad uno spago).
Mario - Non ti bastavano i tiri fatti sotto la naja? E poi?
Ernesto - E poi una discreta sera, ecco.
Mario - Insomma, l'hai vista, s o no?
Ernesto - (titubante) Appena cinque minuti.
Mario - Dai.
Ernesto - Quando mi venuta davanti, vestita da festa, con la borsetta, ho capito che ho fatto male a darle la mancia. Sai, forse le ho dato proprio duecento lire perch mi piaceva, e non me ne ero accorto.
Mario - Adesso dormiamo, che tardi.
Ernesto - (comincia a togliersi la giacca) Altro che uno a uno: abbiamo perso quattro a uno. Pazienza. (Poi) Dormi gi? (Poi) Mi. sento tanto contento, stanotte.
La scena torna buia. La luce bianca si riaccende sull'interno della locanda. Lidia sta scopando il pavimento. Appare Mario.
Lidia - (allegra) Oh, buongiorno.
Mario - Allegra?
Lidia - Abbastanza.
Mario - Usciamo?
Lidia - Tra poco debbo preparare i tavoli. Parliamo qui, se credete.
Mario - (sedendo) Sedete qui con me.
Lidia - (sedendo) C' qualcosa che non va?
Mario - (con studiato tono sentimentale) Lo so che alla fine mi prenderete in giro... Ma tanto questione di ore, e poi finalmente ce ne andremo da questo paese. Ieri avete visto Ernesto, il soldato che sta su con me.
Lidia - Gli capitato qualcosa?
Mario - (fingendosi addolorato) Ha il vizio di parlare da solo, la notte, durante il sonno. Parla quasi sempre del Canada, dove i parenti lo aspettano. Ma stanotte ha parlato di voi. (Breve pausa) Siamo d'accordo: ognuno fa i fatti suoi. Ha parlato e ha detto che si innamorato e che anche voi siete innamorata di lui. Non che a me importi un gran che. Solo che, se vero tutto questo, non mi dovete prendere in giro. Io sono di famiglia nobile. Se vi siete innamorata di lui, benissimo. Ma allora preferirei lo diceste chiaramente.
Lidia - (in forma negativa) Innamorata di lui?
Mario - (pi calmo, ma sempre insincero) Sapete come capita, Lidia, vivendo soli sulla collina. Si conosce una ragazza, si desidera di restare un poco con lei, la notte ci si pensa, la fantasia che lavora, ecco. Mi dovete scusare se ho parlato cos, un po' agitato. Non ne valeva la pena.
Lidia - (sincera) Anch'io, Mario, stanotte ho pensato a voi. (Si vergogna un po' di quanto ha detto).
Mario - Mi fa piacere.
Lidia - (lievemente triste) Non mi capitava da anni di pensare ad un uomo. (Riprendendosi) E s che non avete nulla di speciale, e siete anche vestito da militare. Eppure con voi sto volentieri...
Mario - Torno a dirvi che tutto questo mi fa molto piacere. Potremmo cercare ora di conoscerci meglio. Ma invece restiamo sempre chiusi in trattoria... Anche Ernesto un po' innamorato di voi... e quando sapr invece che non ci state...
Lidia - (calma) Ieri sera mi ha chiesto di sposarlo.
Mario - (meravigliato) Lui? Ma se vi ha vista tre volte in tutto!
Lidia - E voi?
Mario - Ma io sono libero da qualsiasi impegno.
Lidia - Volete dire che Ernesto ha una ragazza?
Mario - Ragazza? Fidanzata ufficiale.
Lidia - Pu darsi. Ma mi ha proposto di sposarlo e di partire con lui per il Canada.
Mario - E che cosa gli avete risposto?
Lidia - Ma voi, lass, avete mangiato cipolla, ieri?
Mario - L'abbiamo presa da un orto. Comperata. Perch?
Lidia - Figuratevi se potevo dire di s a Ernesto che mi stava facendo la dichiarazione e odorava di cipolla e di vino e mi parlava in bocca.
Mario - Per caso, ho odore di cipolla anch'io?
Lidia - No, voi no. Voi avete sempre un buon odore di cuoio e di tabacco. Ah, eccovi la sigaretta.
Mario - Grazie. (Le tiene stretta la mano che porge la sigaretta).
Lidia - Mario, porrebbe entrare qualcuno.
Mario - Quando ci vedremo? (Fa per baciarla, ma ella si scosta).
Lidia - Siate buono. Ecco, ci rivedremo domani, se potete.
Mario - (con intenzione) Di sera?
Lidia - Ma non per andare lontano.
Mario - Va bene. Dove vorrete. Addio.
La scena torna buia. La luce bianca si riaccende sulla baracca. Ernesto sta lavando la biancheria su un catino. Giunge subito Mario.
Ernesto - Ciao, caporale. Che hai? Sei nero?
Mario - Ognuno padrone di fare il lavativo fin che vuole, e io non gli faccio colpa di niente. Ma per curiosit, questo vorrei sapere da te: perch hai proposto a Lidia di sposarti?!
Ernesto - (vergognoso) Mario, io...
Mario - (interrompendolo) Avanti. Giura che non vero. Giura.
Ernesto - Te lo ha detto lei?
Mario - (seccato) Cos, se ti rispondeva di s, te la godevi per qualche giorno e poi ti imbarcavi per il Canada con l'altra, e tanti saluti.
Ernesto - (sincero, triste) Vedi, Mario... Tu alle volte sei un po' carogna con me... Avrei voluto parlarti in confidenza, in tutto questo tempo che siamo stati soli quass, nella baracca... Ma parliamo invece di tante altre cose e ho l'impressione che tu di sentimenti di cuore non te ne importi niente, n di problemi di ragazze e d'amore...
Mario - (rabbonito dalla semplicit di Ernesto) Ti pare che sia fatto di stoppa, questo che vuoi dire?
Ernesto - Facciamo sempre dei discorsi materiali... e non credevo che mi avresti ben capito proprio nel sentimento...
Mario - Be'?
Ernesto - (deglutendo) Con l'ultima dispensa della posta, una settimana fa, avevo ricevuto una lettera. Dalla mia fidanzata. (Da una tasca tira fuori la lettera e la d a Mario).
Mario - Adesso mi racconterai che ti ha piantato, no? (Prende la lettera, ma non la legge).
Ernesto - (addolorato e sincero) Senti, Mario. La mia fidanzata ha passato la visita per il Canada. Ci dovevamo sposare il mese prossimo. Ma non l'hanno fatta abile alla visita...
Mario - Dovrai partire da solo?
Ernesto - In Canada si pu andare soltanto da sposati, cio se il lavoratore si porta la moglie.
Mario - Ah. (Gli restituisce la lettera. Una pausa).
Ernesto - La concessione scade fra tre mesi. Se io non parto entro tre mesi, debbo restare al mio paese tutta la vita. E al mio paese ci sono tante pietre nella terra, e miseria. Per questo debbo procurarmi una ragazza da attraversare l'Oceano, capisci?
Mario - E Lidia che cosa ti ha risposto?
Ernesto - Che ci penser. Che intanto non vada pi gi a trovarla, e che mi scriver una lettera e la dar a te perch tu me la porti.
Mario - Ti sembrato... che ci stesse?
Ernesto - Non lo so.
Mario - La sposeresti per interesse, insomma.
Ernesto - Ma anche perch mi piace, ti giuro. La prima volta, lo sai, non l'avevo molto considerata, ma quando l'ho conosciuta meglio... Se tu mi puoi dare una mano... Dirle che sono una persona per bene... Domani la vedrai, no?
Mario - Se vado a prendere da mangiare, forse.
Ernesto - Grazie, per quello che le dirai.
La scena torna buia. La luce verde si riaccende nel centro della scena su Lidia e Mario che vanno a sedere sul basso muretto di pietra.
Lidia - Solo un quarto d'ora, intesi?
Mario - E' poco, per uno che vorrebbe star fuori tutta la notte.
Lidia - Accontentiamoci di un pezzettino di sera, per stavolta...
Mario - E quando ci rivedremo?
Lidia - Domani?
Mario - E se domani arrivasse l'ordine di rientrare in caserma?
Lidia - (stringendogli una mano) Allora ci rivedremo tra quindici giorni alla chiusura dell'albergo.
Mario - (con tono ricercato, passandole un braccio alla vita) Ci siamo innamorati in un modo cos strano, senza capire il perch...
Lidia - (sincera) Capita, cos, senza che ce ne accorgiamo. Improvvisamente. Proprio quando pare che dentro sia tutto addormentato per sempre.
Mario - Se io dovessi dire perch mi sono innamorato, direi per la tua pelle delicata. Oppure per gli occhi... un po' tristi. Sai, forse a vederli sempre in casa, ogni giorno per molti anni, credo non ci si debba stufare di te. Ci sono invece certe donne che dopo due giorni si gi nauseati di vederle...
Lidia - (dolce) Non credo ti offenderai, Mario, se ti dico che ti voglio bene anche perch non sei povero come me...
Mario - Che c'entra?
Lidia - Hai un lavoro stabile, una bella casa, guadagni bene, hai la macchina. Credi che non contino queste cose?
Mario - Ma quando si ama non bisognerebbe pensarle. Non vorrai dire che mi ami per interesse, spero.
Lidia - (turbata) Oh, no. Non mi sono spiegata. Non facile capire. No, Mario, non per interesse. Mio Dio
Mario - Che hai, Lidia?
Lidia - (sempre turbata) Parliamo di stare insieme tutta la vita... Tu mi hai raccontato di te, del tuo lavoro, della tua officina, della tua casa. Ma io... io non ti ho detto nulla. E ora ti ho persino fatto sospettare che ti ami per interesse...
Mario - (superficiale) Dammi un bacio e facciamo la pace, su. (L'abbraccia).
Lidia - Non stringermi cos, ti prego. Lascia che ti parli, prima. Vedi, Mario... Ecco. Come dire. Non facile. Dieci anni fa... io ero fidanzata. Avevo diciotto anni. Immaginati che cosa ne sapevo, a diciotto anni. (Poi) Lui era tornato sano e salvo dalla prigionia, e i parenti gli fecero una festa che dur tre giorni. Ero andata a scuola, alle tecniche, fino a tredici anni, e poi cominciai a fare la bambinaia in casa di signori.
Mario - (cercando di baciarla) Ti ho forse chiesto nulla, io?
Lidia - (allontanandolo con delicatezza) Sono io che voglio raccontarti poche cose, Mario... Ecco. A diciotto anni capitai in una casa di commercianti. Dovevo dirigere io, perch erano tutti uomini e la signora era morta. L conobbi lui. Suo padre non fu contento che suo figlio si incapricciasse di me, che ero poco pi di una cameriera. Allora mi licenziarono. (Leggermente commossa) Ma con Ugo continuavo a vedermi ogni sera, e ci saremmo dovuti sposare di l a tre mesi. Avevo trovato un posto di cassiera in un bar. (Breve pausa) Ma una sera Ugo non venne all'appuntamento. (Mario cerca di baciarla) Sta' fermo, un momento... Non venne. Telefonai a casa sua verso mezzanotte e mi risposero che gli era capitato un incidente di macchina. Pi tardi, all'ospedale, ebbi i particolari: sull'autostrada aveva urtato contro un camion, nella nebbia, e lo avevano estratto dalla giardinetta molto grave. No, non mor. Andai a trovarlo ogni giorno all'ospedale, per due mesi. Avevano dovuto amputargli le gambe all'altezza del ginocchio. Per si era ripreso bene. Raccontava barzellette e rideva. Godeva della vita. Il padre e i fratelli erano diventati comprensivi verso di me e non trovavano pi nulla da obiettare sui nostri rapporti... Ci dovevamo sposare. Venne il settembre. Le ferite di Ugo non erano ben chiuse, ma i medici dicevano che era questione di tempo. Lui era felice di vedermi, sorrideva, si interessava del mio stato...
Mario - Che stato?
Lidia - Era venuta la stagione della caccia. Gli trasportavamo il Ietto sull'aia e Ugo chiacchierava con i mezzadri e giocava con il cane. Passavano nel cielo stormi di uccelli. Un giorno Ugo mi disse che gli sarebbe piaciuto sparare agli uccelli, seduto sul letto. (Agitata) Andai io stessa a fargli rinnovare la licenza di caccia... (Marie, quasi indifferente al racconto, tenta di abbracciarla ancora) Ti prego, Mario... (Poi, con il pianto che le sale alla gola) Passavano nel cielo stormi di uccelli. Suo padre gli comper un fucile nuovo per il quindici di settembre, che era la sua festa. (Piangendo) Ugo stette tutto un mattino a guardare verso il cielo, con il fucile imbracciato. Poi quelli di casa sentirono un colpo, un colpo solo.
Mario - (solo ora un po' turbato) Morto?
Lidia - (dopo una pausa, tornata calma) Gli avevano amputate le gambe, ma io lo avrei amato per rutta la vita. I parenti mi misero alla porta tre giorni dopo i funerali. Il bar era stato espropriato. Non trovai subito altro lavoro. In quelle condizioni...
Mario - Lidia, io non so ancora se mi ami.
Lidia - Mario, ti ho detto poco fa che io ti amo anche perch hai un buon lavoro e una casa. Hai patito la fame, tu, qualche volta, Mario? La fame vera, coi crampi allo stomaco. E il freddo, con l'acqua dentro le scarpe? (Poi, con vera tristezza) Il bambino visse una settimana. (Una pausa).
Mario - (turbato ancora, e per la prima volta sincero) Come hai passato questi dieci anni? (Non ha pi coraggio di abbracciarla).
Lidia - (semplice) In fabbrica, a servizio, a cucire, non ricordo tutto. Oh, Dio, stavo cos bene prima d'incontrarti. Tranquilla, pacifica. E quando ti ho visto per la prima volta, giorni fa, sulla collina, ho sentito subito qualcosa. Qualcosa sulla pelle. Ecco tutto. (Con un filo di voce) E ora puoi anche cacciarmi.
Mario - (ha la voce un po' roca) Che c'entra, cacciarti. Era giusto che sapessi. Non cambia niente...
Lidia - Quanti anni hai? (Gli prende una mano, ma Mario lentamente la toglie).
Mario - Venticinque. Ed Ernesto ventisette. Siamo vecchi, come soldati. Abbiamo ritardato, io per l'ernia e lui per il torace.
Lidia - Ma se peser ottanta chili.
Mario - Fino all'anno scorso era magro. Poi, d'improvviso, ha incominciato ad ingrassare. Che tipo. Ora andr a curare i cavalli nel Canada. Beato lui.
Lidia - Non meglio avere una casa e un'officina in Italia, Mario, piuttosto che andar tanto lontano?
Mario - (indeciso, non sa recitare pi) Ah, certo. Avendola. Ma per lui, che non ha niente...
Lidia - E' tardi. Dobbiamo andare. (Scende dal muretto) Domani a che ora?
Mario - Non so. Alle quattro. O dopo cena...
Lidia - (mettendogli le braccia al collo) Ti dispiaciuto ci che ti ho detto della mia vita?
Mario - (senza ricambiare l'abbraccio) No. Affatto.
Lidia - Non desideravi darmi un bacio, poco fa?
Mario - Gi.
Lidia - Mi vuoi bene?
Mario - Credo di s. (ha prende per mano) Ma ora molto tardi. (Tenendola per mano l'accompagna verso la locanda) Andiamo.
La scelta torna buia. La luce bianca si riaccende sull'interno delia locanda. Lidia sta leggendo un giornale illustrato. Appare Mario seguito da Ernesto.
Mario - Buongiorno, Lidia.
Lidia - (sorpresa) Tutt'e due? Partite?
Mario - Ci hanno portato il fonogramma due ore fa. E poi venuta la jeep a prenderci.
Lidia - Finito?
Mario - Fra due settimane ci congederanno.
Lidia - Come va, Ernesto?
Ernesto - (a capo chino) Va che si va a casa. E fra tre mesi, piroscafo.
Lidia - Ci rivedremo pi?
Ernesto - Che domanda. Se fosse per me.
Lidia - Volete bere qualcosa?
Ernesto - Non occorre che vi disturbiate.
Lidia - A tutti i clienti si offre qualcosa, quando partono.
Ernesto - Allora una grappa.
Lidia - E al caporale?
Mario - Anche a me.
Lidia - (versa) Oggi mangerete in caserma?
Mario - Per forza. Eravamo ormai ridotti senza soldi. (Si ode il clacson di una jeep) E' la jeep che chiama.
Lidia - Quando ci rivedremo?
Mario - Te lo far sapere.
Ernesto - (timido) Signorina...
Lidia - (a Mario) Presto?
Mario - Appena possibile.
Ernesto - Signorina...
Lidia - (a Mario) Io rester qui ancora dieci giorni.
Mario - Sar prima.
Ernesto - Signorina...
Lidia - (finalmente ascoltandolo) Oh, ditemi, Ernesto.
Ernesto - Signorina, se aveste gi pronta la lettera...
Lidia - No, Ernesto, non ancora...
Ernesto - (dandole un foglietto) Allora potete mandarla all'indirizzo che ho scritto su questo foglietto... (Mario presso l'uscita) Presso famiglia Santini, che un mio zio impiegato al municipio. E allora verrei su per stabilire. C' tre mesi scarsi di tempo, ma bisogna decidere presto, perch c' da fare le pratiche per voi, e la visita... Avete mai avuto malattie infettive?... Infettive o altro?
Lidia - No, mai.
Ernesto - Perch, per il Canada, bisogna essere sani di corpo ed in regola con tutti i documenti, compreso quello del matrimonio... (Resta a capo chino).
Lidia - Va bene, Ernesto...
Mario - (presso l'uscita) Hai finito di chiacchierare?
Ernesto - Allora aspetto, signorina. Grazie di tutto. Buongiorno. Grazie... (E' confuso).
Lidia - Arrivederci... (Mario le fa un ampio cenno di saluto con la mano; poi esce con Ernesto).
La scena torna buia. La luce bianca si accende poi sulla cupola del suggeritore, dove seduto Mario. Avanza da sinistra Ernesto).
Ernesto - Eccomi, finalmente. Scusa il ritardo, Mario.
Mario - Hai portato i soldi?
Ernesto - Mio zio me ne ha prestato dieci, e cinque li presto io a te. (Gli d cinquemila lire).
Mario - (le intasca) Se non hai fretta per la restituzione. Quando parti per il paese?
Ernesto - Be', appena congedato, fra tre giorni.
Mario - Lei ti ha scritto? (Ernesto fa di no col capo. Una pausa) Senti, Ernesto. Oggi l'ultima domenica da militari. Abbiamo cinquemila lire in tasca. Perch non prendiamo la corriera e andiamo tutt'e due a trovare Lidia?
Ernesto - Che cosa ci verrei a fare, io? Se avesse avuto interesse a partire con me per il Canada mi avrebbe scritto.
Mario - Sta' a sentire: logico che sia indecisa. Ti conosce poco. E se tu fossi un farabutto che vuole ingannarla?
Ernesto - Per, ci andiamo insieme?
Mario - Se vuoi, ti accompagno, certo.
Ernesto - (con un po' di apprensione) Mario... Ma a te non interessa niente la ragazza?
Mario - Non debbo mica partire per il Canada, io. Non ho nessuna fretta di sposarmi. E poi non c' niente fra me e lei.
Ernesto - Dimmi: e ci hai fatto qualcosa?...
Mario - L'ultima volta che le sono stato insieme, e s che era di sera, al buio, non l'ho toccata neanche con un dito.
Ernesto - (sollevato e convinto) Va bene, Mario.
Mario - Lidia me la terrei solo per passare un po' il tempo, io, se mi volesse. A te, invece, serve per andare a Quebec, no?
Ernesto - E se non accettasse?
Mario - Devi importi con la volont. Se non hai una donna, come fai a partire? Vuoi restare tutta la vita in paese a guadagnare poche lire assaggiando i vini per il consorzio?
Ernesto - Eh, no, si capisce. (Poi, indeciso) Allora andiamo pure, Mario.
La scena torna buia. La luce bianca si riaccende sull'interno della locanda. Lidia sta lavando una bottiglia. Appare Mario solo.
Lidia - (contenta ed emozionata, gli va incontro) Mario!... Sei arrivato con la corriera delle cinque? Credevo non venissi pi. Te ne sei andato senza lasciarmi l'indirizzo...
Mario - (volutamente freddo) Perch non avrei dovuto venire pi?
Lidia - Ma mi hai pensata qualche volta?
Mario - (siede a un tavolo) Certo. Sono passati appena dieci giorni dalla nostra partenza. Avete ancora clienti?
Lidia - (un po' preoccupata) Tre. Fra una settimana si chiude. (Poi) Che cosa c', Mario? (Fuori della locanda, lento e impacciato, passeggia Ernesto).
Mario - Niente. Perch ti preoccupi? Siedi qui anche tu, e chiacchieriamo.
Lidia - (siede) C' qualcosa di brutto?
Mario - (dopo averla guardata, con tono triste) Sono partito cos in fretta, l'ultima volta, che non ho fatto in tempo a parlarti, a dirti tutto. (Una pausa).
Lidia - (con paura nella voce) Sei sposato?
Mario - (sincero) No. Questo avrei trovato modo di dirtelo prima. Ecco. E' un po' umiliante... Vedi, Lidia: ...io non ho un lavoro.
Lidia - Mario...
Mario - Gi. L'officina. Invece non ho un lavoro e non ho neppure una casa e vado avanti facendomi prestare dei soldi.
Lidia - (sottovoce, dopo una pausa) Capisco. Sei uno come me.
Mario - Ma tu lavori, almeno, e non racconti storie per farti credere ricca. Sai che cosa ho, io? Un tale che un anno e mezzo fa mi ha promesso un posto in un'officina. Capisci: promesso. Non ho altro. (Una pausa) Perch non dici qualcosa?
Lidia - (sottovoce, con dolore) Ti ho ascoltato.
Mario - (come arrabbiato) E ora non c' pi niente da ascoltare. Ti ho detto tutto. Non posso prometterti nulla. Non ho nemmeno voglia di lavorare. (Ernesto passa un'altra volta dinanzi alla locanda) Vorrei sposarti, ma sai dove abito? Abito in una baracca, anche da borghese!...
Lidia - (con uno scatto) Non voglio sapere!... (Pi calma) Ti prego. Non parlarmi di miseria, per amor di Dio. Solo a vederla al cinema mi fa venire i brividi. Ho capito. Mi hai raccontato del garage e della bella casa, e non era vero nulla, e non potevi mica continuare a fingere sempre... Sei solo al mondo?
Mario - Il mangiare lo si trova sempre. Ho una sorella che ha sposato un fruttivendolo, dopo aver fatto i fatti suoi. Ogni tanto vado da loro. Mio padre morto al ricovero quattro anni fa. Da giovane mio padre cantava nelle operette. Da vecchio gli era venuta la mania: aveva inciso un disco, non so di che cosa, quando era in auge, Le donne vo' baciar e ogni volta che venivano le giostre in citt, andava dal proprietario d'una di esse e si faceva suonare il suo vecchio disco, perch lo voleva sentire forte e voleva che tutti lo sentissero, ma a nessuno gliene importava niente della voce di mio padre. Non aveva mai un soldo in tasca. Di lui mi ricordo un palt a scacchi gialli e marron, roba da comici di variet, tutto sdruscito ai gomiti. (Lidia singhiozza) Senti, Lidia, non devi piangere assolutamente per me. (Ernesto passa dinanzi alla locanda) E nemmeno lui deve vederti piangere.
Lidia - Chi, lui?!
Mario - C Ernesto, fuori. (Una pausa).
Lidia - (a voce bassa, senza piangere) Che cosa volete, voi due, da me?
Mario - (sincero e buono, come non era sembrato mai prima) Fra tre mesi Ernesto parte per il Canada. Le autorit gli daranno il visto soltanto se emigrer con la moglie. Va da parenti, gente che sta bene. Hanno chilometri di terra e una stalla lunga duecento metri.
Lidia - Mario, ti prego...
Mario - Mi hai detto, giorni fa, di aver patito il freddo e la fame.
Lidia - E tu?
Mario - Mi arranger.
Lidia - Mario, e se cercassimo di arrangiarci insieme?
Mario - Quando due come noi si mettono insieme, prima o poi nascono dei figli. (Ernesto passa dinanzi alla locanda).
Lidia - (con voce che trema) Non dobbiamo metterci insieme, noi due, Mario... (Poi) Non ti ho chiesto se volevi bere qualcosa, la tua gazosa...
Mario - E' buona perch costa solo quaranta lire. Dammi piuttosto una sigaretta.
Lidia - (togliendo le sigarette dalla tasca) Eccotene cinque, col bocchino d'oro...
Mario - Grazie... (Si riprende) A che ora c' una corriera?
Lidia - Alle sei.
Mario - Ernesto un po' contadino, ma ha paura della miseria. Come ne hai paura tu. E ha voglia di lavorare. Non avrete mai fame, voi due, a Quebec.
Lidia - (pi serena) Che paese ?
Mario - C' lavoro e aria buona.
Lidia - Ed Ernesto venuto qui per una risposta?
Mario - S.
Lidia - Mio Dio...
Mario - (con voce che un po' gli trema) Non salutiamoci nemmeno. (Si alza) Vado fuori a chiamarlo, e quando sentirai il motore della corriera, vuol dire che me ne sono andato...
Lidia - (senza muoversi, triste) Che farai? Te la caverai, Mario? (Mario la guarda; poi d'improvviso decide, ed esce raggiungendo Ernesto fuori).
Ernesto - Mario.
Mario - Vieni qui.
Ernesto - (avvicinando gli si, con un po' d'ansia) Mi prende? (Lidia, nel frattempo, si asciuga gli occhi e si ritocca le labbra).
Mario - (gli aggiusta la cravatta) Mettiti la cravatta dritta, e non dire parole volgari.
Ernesto - Ma mi prende?
Mario - Credo di s, ma te lo dir lei.
Ernesto - (trattenendo a stento la gioia) Mario, che cosa posso fare per te? Senza che tu ti offenda: ti regalo le cinquemila lire di oggi, va bene?
Mario - Niente in contrario. Ma ora muoviti, entra. Ci vediamo domani in caserma. (Lo sospinge nella locanda, poi si allontana. Ernesto entrato nella locanda, lentamente. Lidia sta asciugando un bicchiere e finge di non vedere Ernesto; allora Ernesto tossisce).
Lidia - Buongiorno, Ernesto.
Ernesto - (impacciato, ma felice) Avrei voluto portarvi un mazzo di fiori... Volentieri, spontaneamente...
Lidia - Non volete sedere?
Ernesto - Va bene. Sedete anche voi?
Lidia - Certo. (Siede vicino a lui).
Ernesto - Avete pianto? Be', non dite niente, per piacere. Non voglio sapere che pianto era. Credo... Credo che noi due potremo andare d'accordo...
La scena torna buia. Quando la luce bianca si riaccende per l'ultima volta, Mario, vestito in borghese, seduto sulla cupola del suggeritore. Legge una lettera.
Mario - (legge a mezza voce) Caro Mario, noi stiamo bene. Abbiamo la casa di quattro camere col bagno e le mattonelle verdi, che cos le ha volute Lidia. Lavoro ce n' e mangiare di tutto. Il bambino ha sei mesi ed grasso. Mangia sempre anche lui e ci abbiamo messo di primo nome Mario, perch tu sei il santolo, anche da lontano. Vino buono non ce n' tanto e neanche grappa. Non ci vedremo pi, Mario, credo, perch la distanza lunga e il viaggio costa, ma ci scriveremo ogni tanto e saremo contenti quando avrai trovato lavoro, e invece ci raccontavi di essere un signore. Lidia una buona ragazza ed un piacere starci insieme, perch fa da mangiare bene e cura la casa, e il bambino cresce come un gigante. Caro Mario, ciao. Ricordo i bei giorni della collina, che come caporale eri buono, l'amico caporale buono della caserma. Mario, tanti saluti da Lidia, dal nostro bambino Mario ed auguri dal tuo soldato della collina che ti pensa. Ernesto. (Mario commosso. Si mette la lettera in tasca. Si alza in piedi. Si stiracchia. Fischiettando si avvia verso il fondo. Buio lentamente).
FINE
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