La regina della notte

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La regina della notte

LA REGINA DELLA NOTTE

Atto unico

di

Marco Belocchi


Personaggi

Wolfgang Amadeus Mozart              compositore

Josepha Weber Hofer                 sua cognata, cantante

La scena rappresenta lo studio di W. A. Mozart: un tavolino ingombro di carta da musica e bottiglie vuote, un fortepiano, un divanetto, qualche sedia.     
L’azione si svolge il 20 settembre 1791.


Scena prima

Mozart è seduto al tavolo con la testa poggiata sulle braccia. Dorme. D’un tratto si odono dei vigorosi colpi alla porta, che però non sortiscono alcun effetto sul dormiente. Nuovi colpi più vigorosi.

Mozart        (assonnato)Chi è?!

Josepha       (fuori campo)Wolfango! (intona un accordo)Sono io, Josepha!!

Mozart        Oddio.

Josepha       Su, Wolfango, aprimi. Non farti pregare! (cantando)Aprimi!!

Mozart        Vengo, vengo! E adesso questa che vuole... Oddio, non mi reggo in piedi. Ma è l’alba o il tramonto? Non si capisce mica.

Josepha       (f.c.)Wolfango! (bussa ancora)Devo buttare giù la porta?!

Mozart esce di scena e un attimo dopo irrompe nella stanza Josepha Weber Hofer, una robusta donna fra i trenta e i quaranta.

Josepha       Stiamo aspettando da più di due ore che tu ti degni di venire in teatro! Si può sapere che fine hai fatto tutto questo tempo!?

Mozart        Dove!?

Josepha       Siamo lì come degli allocchi: il capocomico, i cantanti, gli orchestrali, i macchinisti... Credi che siano ai tuoi comodi?

Mozart        Ma per fare che? Non è il mio compleanno!

Josepha       Le prove, Wolfango, le prove!

Mozart        Le prove?

Josepha       Ma sì, le prove, l’opera, il Flauto Magico! Non ti ricordi?

Mozart        No. Che ora è?

Josepha       E queste bottiglie cosa sono? Birra. Ti sei ubriacato un’altra volta. C’era da immaginarselo! Il maestro Wolfgang Amadeus Mozart ubriaco come una zucchina! Questo è uno spettacolo, altro che l’opera. E magari di là c’è anche qualche amichetta per fare baldoria!

Mozart        Ma no... Dove stai andando, aspetta... no...

Josepha       (uscendo verso l’interno della casa)Controllo! Controllo!

Mozart        (lasciandosi cadere su una sedia) Ooh, sono esausto.

Josepha       (f.c.; cantando a sfottò) V’han fra queste contadine, cameriere, cittadine, v’han contesse, baronesse, marchesine, principesse e v’han donne d’ogni grado, d’ogni forma, d’ogni età! D’ogni forma, d’ogni età!!! (rientra) Nessuno. Ti è andata bene. Riferirò comunque a mia sorella Costanza... Tua moglie, questo lo ricordi almeno?

Mozart        Mhm, mhm.

Josepha       Riferirò a Costanza lo stato di degrado in cui ti conduci in sua assenza. Quant’è che stai tappato qua dentro?

Mozart        Devo rispondere?

Josepha       Di’ qualcosa almeno, non hai risposto che monosillabi.

Mozart        Che ore sono e di quale giorno?

Josepha       Sono le sette del giorno 20 settembre, vuoi sapere anche l’anno?

Mozart        Di mattina o di sera?

Josepha       Oh mio Dio, di sera, Wolfango, di sera! E noi avevamo le prove alle cinque. Con tutta l’orchestra!

Mozart        Alle cinque?

Josepha       Eh già, alle cinque.

Mozart        E ora sono le sette.

Josepha       Bravo, Stiamo facendo progressi! Vediamo se ora ti ricordi anche cosa dobbiamo provare.

Mozart        Che mal di testa. Ho bisogno di un caffè.

Josepha       Sciacquati la faccia prima, puzzi di birra da fare schifo. (Mozart versa l’acqua di una brocca in una bacinella e comincia a lavarsi. Quasi fra sé) Certo in tanti anni che lavoro in teatro è sempre la stessa storia: si è sotto debutto ed è ancora tutto in alto mare. Mai una volta che si sia pronti in anticipo, mai. Poi chissà come e chissà perché alla prima tutto fila a meraviglia. Magia del teatro! (pausa) Hai finito? Il debutto è tra dieci giorni non fra un anno! E oggi avresti dovuto finalmente portare le prime scene del secondo atto.

Mozart        Saranno furiosi, immagino.

Josepha       Puoi dirlo. E non finirai mai di ringraziarmi per essere venuta qui.

Mozart        Cercherò di ricordarmene anche nell’al di là.

Josepha       C’è poco da scherzare. Lo sai cosa mi piacerebbe mettere in scena la prossima volta? — lo devo dire al capocomico —  una bella opera seria in stile italiano. Sono stufa di queste favolette con maghi, elfi e pifferi magici!

Mozart        Il signor Schikaneder non accetterà mai.

Josepha      Il signor capocomico fa quello che dico io. In quale parte mi vedresti?

Mozart       Dove?

Josepha      Nell’opera seria.

Mozart       Non saprei. Sono scarso di fantasia oggi.

Josepha      Sforzati. Sofonisba, Euridice...

Mozart       Ehm... Medusa!

Josepha      Mi domando se hai bevuto birra o aceto.

Mozart       Tutt’e due. Li ho mescolati. Cocktail alla Mozart!

Josepha       A volte ti trovo insopportabile. Sbrigati. Non ci aspettano in eterno alle prove.

Mozart        Quasi pronto.

Josepha       Dove hai messo la musica del secondo atto, qua sopra? (fruga sul tavolo ingombro di carte) Guarda che disordine! E questo cos’è? (legge)“Messa di Requiem”. Cos’è questa messa?

Mozart        Un Requiem.

Josepha       Lo vedo, c’è scritto sopra, ma cos’è?

Mozart        Una nuova commissione.

Josepha       Sei, ancora indietro con il Flauto Magico e già pensi a un altro lavoro?!

Mozart        Pagano bene.

Josepha       D’accordo. Chi te l’ha commissionata?

Mozart        Non lo so. È venuto uno strano tipo tempo fa e non mi ha voluto dire da parte di chi.

Josepha       Quanto ti avrebbero offerto?

Mozart        Cinquanta. Anticipati.

Josepha       Cinquanta ducati!?

Mozart        E qualcos’altro alla consegna.

Josepha       Complimenti. Ci si possono togliere parecchie soddisfazioni.

Mozart        Infatti.

Josepha       E hai già pensato a come...?

Mozart        Sì, sì.

Josepha       Immagino che sanerai alcuni debiti.

Mozart        Non esattamente.

Josepha       Ah, capisco. Un investimento.

Mozart        Neanche.

Josepha       E allora che te ne fai?

Mozart        Non so... o meglio, lo saprei se...

Josepha       Se?

Mozart        Se li avessi ancora.

Josepha       Perché li hai già...

Mozart        Spesi. Tutti.

Josepha       Li ha già spesi! Cinquanta ducati! E Costanza lo sa?

Mozart        Oh, lei ne spende più di me.

Josepha       Voi due… voi due... Fra te e lei non so chi sia peggio. Siete un disastro. Siete l’antieconomia domestica! Se tu avessi sposato me, Wolfango...

Mozart        Ancora questa storia...!

Josepha       …la musica sarebbe ben altra, te lo garantisco io!

Mozart        E la pagherebbero così bene?

Josepha       Vigliacco, vigliacco. Io devo... devo sfogarmi. (emette un acuto)Ohh! Ora sto meglio! Allora, questo capolavoro di secondo atto – che se non sbaglio è già stato pagato – dove l’hai nascosto?

Mozart        Non l’ho nascosto.

Josepha       Ah, ho capito! Se lo sarà divorato il Requiem impaziente di essere consegnato!

Mozart        Quello poi! Non credo che lo finirò mai.

Josepha       Allora dov’è? Non riesco a trovarlo qua sopra. E ti ricordo che la compagnia ci sta ancora aspettando.

Mozart        Non lo trovi perché non c’è.

Josepha       Che significa: non c’è.

Mozart        Che non c’è, non c’è, non esiste, non l’ho scritto, non mi viene! (pausa)Non sono stato chiaro?

Josepha       Neanche un po’.

Mozart        Bè, è difficile da spiegare… e non so neppure se ci sia una spiegazione. Ma… io credo di non essere più quello di prima.

Josepha       Continuo a non capire.

Mozart        Potessi almeno capire io!

Josepha       Ma cosa?

Mozart        Non riesco più a scrivere musica, capisci adesso? Neanche una nota. Nulla. Pentagramma bianco. E senza una ragione apparente.

Josepha       Ma…

Mozart        Sì, lo so che mancano dieci giorni al debutto, che sono già stato pagato e che è solo una favola per il popolino viennese, ma non mi viene, che ci posso fare, non mi viene!… Sembrava tanto facile, una volta. Bastava che pizzicassi le corde di un violino o di un clavicembalo e subito fluivano sonate, sinfonie, concerti… Tutta la musica era lì, in quelle corde e io dovevo soltanto afferrarla e trascriverla sulla carta. Semplicissimo. Un gioco da ragazzi. E poi di colpo? paf, tutto finito! Senza una spiegazione logica. No, non è una normale crisi questa, è qualcosa di più. Lo sai cosa esce adesso da quegli strumenti? Suoni inerti, senza senso, senza vita. O forse, più banalmente, sono io che non li comprendo più. Eh sì, dev’essere proprio così, devo aver raggiunto il limite. Ogni uomo ha dei limiti e io ho scritto troppa musica e troppo in fretta per non averli superati. È finita, cara Josepha, la ditta Mozart dichiara fallimento! (prende una bottiglia)Oddio, sono tutte vuote. Potrei mettermi a fare il mastro birraio! No, non mi va che la birra mi venga a noia. Chissà se di là ne è rimasta qualcuna piena. Ah, a proposito… non credo che terminerò il lavoro. Scusami. E scusami anche con la compagnia, digli che mi dispiace, davvero e che… mi sento come una candela consumata… Anzi no, digli… oh, non importa. (esce)

Josepha       Ma guarda in che stato ci si deve ridurre! Certe volte mi chiedo che cosa ci sto a fare qui a Vienna. Io sto sprecando il mio talento con delle persone mediocri! Perché non mi decido a mollare tutto e ad andarmene in Italia? Là sì… melodia, bel canto, Paisiello, Cherubini, Salieri, e poi il S. Carlo, la Scala! Avrei fatto una luminosa carriera io in Italia. Josepha Weber Hofer superba interprete di tutte le Sofonisbe, Ipermestre, Ifigenie…! Suona molto meglio che non la Regina della Notte in un teatrino di periferia, con una compagnia scalcinata e due soldi di paga! E almeno ti trattassero con rispetto! M’avevano detto: “Hai un personaggio bellissimo, fondamentale, scritto apposta per te dal maestro Mozart!” E poi nel primo atto ho solo una scena e nel secondo… chi lo sa? È sempre così: ti promettono, ti promettono e al dunque ti ritrovi a fare la corista. È avvilente! Io sono una soprano, una vera soprano! (intona una accordo steccando però l’acuto)

Mozart        (rientrando con due tazzine di caffè su un vassoio)Era un Si bemolle o un Si naturale?

Josepha       (imbarazzata)Come? Ah, eri qui? Non ti avevo sentito e…

Mozart        Ho pensato che il caffè era meglio della birra.

Josepha       Stavo schiarendomi la gola. Noi cantanti siamo ossessionati dalla voce… Basta un nonnulla che subito…

Mozart        Zucchero?

Josepha       Un granello di polvere, uno sbalzo di temperatura, l’emozione… la voce è il più delicato degli strumenti. Bisogna averne una cura quasi maniacale…

Mozart        (Porgendole il caffè)Cosa ci devo fare con questo caffè?

Josepha       Sciacqui tutti i giorni ed esercizio, tanto esercizio.

Mozart        Quando lo vuoi…

Josepha       Di prima mattina, all’alba! Si apre una finestra, si inspira profondamente e si comincia con dei vocalizzi. (fa dei vocalizzi)Poi qualche acuto. (esegue un acuto)Infine si raggiungono le massime estensioni…

Mozart        Josepha! Il caffè.

Josepha       Come? Certo, grazie. (prende la tazzina e la poggia da un’altra parte)Capisci? Esercizio, esercizio, esercizio. E sacrifici, anni di sacrifici. (solenne)Cantare è una missione, Wolfango, ma può essere anche una condanna. Dov’è il caffè?

Mozart        Là sopra.

Josepha       Ah già. Non pensi che l’arte sia una missione e al tempo stesso una condanna?

Mozart        Non saprei. Troppo complicato.

Josepha       Dimmi la verità, Wolfango, veramente non hai scritto neanche una nota del secondo atto?

Mozart        Neanche una. Si vede che io l’ho espiata la mia condanna.

Josepha       (esplodendo)E doveva capitare proprio adesso? Mai vista un’amnistia tanto intempestiva! Senti, tra dieci giorni si va in scena e io posso anche capire che a te non importi nulla, ma noi cantanti abbiamo bisogno di qualcosa da cantare davanti al pubblico, altrimenti quest’ultimo potrebbe pure imbestialirsi di fronte a dei cantanti che non cantano!

Mozart        Ma io non so più come andare avanti! E non è cattiva volontà.

Josepha       E va bene. Qualcosa però bisognerà pur fare. Se ricapitolassimo la trama del Flauto Magico? Può esserti utile? Tanto oggi di prove non se ne parla più.

Mozart        Se vuoi.

Josepha       Comincio io? dunque: la figlia della Regina della Notte è stata rapita da un negro perfido e naturalmente libidinoso. Ci siamo fin qui?

Mozart        (annuendo)Mhm, mhm.

Josepha       Bene. Il negro è in realtà l’emissario di un mago crudele. La Regina quindi – nella sua finora unica scena – affida a un principe, venuto da chissà dove, l’incarico di liberare la propria figliola. E, per affrontare le insidie, gli dona un flauto d’oro dai magici poteri. E inoltre gli affianca Papageno, uno strano essere metà uomo e metà uccello. Se il giovane dovesse riuscire nell’impresa la fanciulla sarà sua sposa. Quindi i due partono alla sua ricerca.

Mozart        Ma al pubblico piacerà questa roba?

Josepha       Non ti preoccupare, il genere magico va molto di moda adesso. Poi come dovrebbe continuare?

Mozart        Bè, secondo quanto si era stabilito col signor Schikaneder, il principe e l’uomo uccello arrivano, dopo varie peripezie, alla presenza del terribile mago, vengono imprigionati, ma con l’aiuto del flauto d’oro riescono a uccidere il negro, a liberare la principessina e quindi a sconfiggere il mago. Infine tornano dalla Regina dove si celebreranno le giuste nozze.

Josepha       E io quante arie avrò in questo secondo atto?

Mozart        Non lo so. Nessuna, credo. Però canterai nel finale.

Josepha       (furiosa)Cosa!? Io sarei ridotta a cantare una misera aria nel primo atto e un finale d’assieme nel secondo? Ma è ridicolo! Voi mi avevate promesso una parte alla mia altezza!

Mozart        Lo so, ma io non c’entro. È il capocomico ad aver scritto il libretto.

Josepha       E tu chiami questa roba un libretto!? Lo credo che tu non riesca a scrivere la musica. No no no… va cambiato, qui bisogna inserire qualche scena per la Regina della Notte.

Mozart        Si rischia di falsare tutti l’impianto!

Josepha       E che vuoi che sia.

Mozart        Cosa dirà il signor Schikaneder?

Josepha       Non se ne accorgerà nemmeno. A lui interessano solo gli incassi.

Mozart        Ma non c’è tempo!

Josepha       Wolfango, mi hai già rifiutato una volta sposando mia sorella Costanza…

Mozart        Questo cosa c’entra?

Josepha       …E vorresti negarmi il favore di allungarmi la parte!?

Mozart        Va bene, Josepha, va bene. Vorrà dire che mi rimboccherò le maniche e mi rimetterò al lavoro. Non so come, ma lo farò. Ora, se non ti dispiace, vorrei restare solo. Devo riordinare le idee.

Josepha       Eh no, mio caro, come se non ti conoscessi! Se io me ne vado tu ricominci a tracannare birra e domani siamo daccapo! Non me ne andrò finché non avremo finito. Prendi la carta da musica e cominciamo. (Mozart docilmente si siede al tavolo pronto a eseguire) La storia così com’è è troppo ovvia; e poi bisogna mettere in evidenza la Regina della Notte. Innanzitutto ci vuole un colpo di scena... Rovesceremo la situazione! Quando il principe e Papageno si troveranno dinanzi al mago... bè, si accorgeranno che è un saggio illuminato e non il demonio che credevano. Così sarà la Regina a risultare malvagia.

Mozart        E allora?

Josepha       Come sei tardo! In questo modo rendiamo necessaria un’altra sua significativa apparizione.

Mozart        Sono sconcertato. Ma forse se ne può cavare qualcosa di buono.

Josepha       Certo che si può.

Mozart        Un momento. Ti sei dimenticata del negro libidinoso. Non possiamo eliminarlo, l’abbiamo già visto nel primo atto e lì non c’è più tempo di rimetterci le mani.

Josepha       Maledetto negro!

Mozart        Lo vedi, non c’è niente da fare.

Josepha       Non essere disfattista, fammi pensare. (pausa)

Mozart        Joseph...

Josepha       Zitto!... Non c’è bisogno di cambiare proprio nulla. Chi l’ha detto che i buoni e saggi abbiano alle loro dipendenze esclusivamente delle brave persone? Anche il diavolo in fondo è alle dipendenze di Dio!

Mozart        Speriamo che il pubblico la pensi allo stesso modo.

Josepha       Ma cosa vuoi che gliene importi al pubblico se la storia è strampalata. È solo il pretesto per uno spettacolo. L’importante, Wolfango, è che la musica funzioni. Quanti libretti non hanno né capo né coda! Anche agli italiani succede qualche volta. Ci penserà poi il signor Schikaneder e rimetterlo a posto e a dargli un senso. Ora cominciamo dalla mia nuova aria. Bisogna sfruttare le mie capacità, io posso arrivare molto in alto, fino al Fa. Annotalo, sarà l’acuto finale. Fatto? Bene.

Mozart        Ma anche nella prima aria il Fa era l’acuto finale.

Josepha       Cambia, allora. Poi ricordiamoci che qui deve apparire in tutta la sua malvagità, addirittura furente, ma anche siderale, fredda. È della notte che è regina!

Mozart        Ci potrebbero essere una serie di note acute ripetute.

Josepha       Sì! Bravo, Wolfango! Continua.

Mozart        E poi... Degli arpeggi che tocchino le vette sovracute, di modo che il furore sia glaciale...

Josepha       Sì, così, ancora! Sei sulla strada giusta!

Mozart        Il tempo è un allegro assai. La misura di quattro quarti, la tonalità in Re minore... (lentamente sale la musica dell’aria n. 14 del Flauto Magico)L’orchestrazione piena con flauti e oboi in evidenza... La melodia tagliente e l’escursione vocale di due ottave... La successione di note staccate dura una battuta ed è preceduta da un trillo, mentre l’orchestra doppierà l’effetto...

Josepha       Ci sei, Wolfango, ci sei! Ora tutto sarà più facile, lo sento. Ma perché non mi hai sposato? Noi potevamo far fortuna in Italia e invece marciremo qui e nessuno si ricorderà di noi...

Mentre la musica sale, le luci scendono fino a

BUIO


Scena seconda

Un salottino moderno senza troppe pretese. Potrebbe sembrare anche una sala d’aspetto o la hall di un albergo di terza categoria. Josepha, seduta su una poltrona, sferruzza o legge. Porta occhiali da presbite ed è piuttosto attempata. Entra Mozart. È vestito in elegante foggia settecentesca. Scorge Josepha e le si avvicina senza riconoscerla.  
Per tutta la scena sarà timido, modesto, deferente.

Mozart        Mi scusi signora se la disturbo...

Josepha       Prego.

Mozart        Volevo chiederle un’informazione. Sa, io non sono mai stato da queste parti.

Josepha       Dica, giovanotto, dica pure.

Mozart        Ecco io cercavo una persona che risulta assegnata a questa zona, quindi pensavo che forse lei può aver avuto modo di...

Josepha       Sicuramente. Sono qui da molto ormai e in questa zona conosco praticamente tutti.

Mozart        Oh, grazie infinite! Lei è veramente molto gentile.

Josepha       Se si può essere utili... E come si chiamava questa persona?

Mozart        È una signora. Faceva la cantante.

Josepha       Un’artista, dunque.

Mozart        Sì. Il suo nome era Josepha Weber… poi sposata Hofer.

Josepha       Josepha Weber... Ma ero io!

Mozart        Lei… lei la signora Weber?

Josepha       Ho dimenticato molte cose, ma il mio nome lo ricordo.

Mozart        E di me si ricorda?

Josepha       Veramente...

Mozart        Sono Wolfango.

Josepha       Wolfango... Wolfango...

Mozart        Amadeus Mozart.

Josepha       Ma certo, il piccolo Wolfango! Che sorpresa!Lascia che ti guardi. Quant’è che non ci vediamo, sarà una eternità!

Mozart        Un po’ meno. Solo duecento anni.

Josepha       Duecento anni! Come vola il tempo!

Mozart        Eh sì. Dalla mia morte sono passati giusti duecento anni. È da allora che non ci siamo più visti.

Josepha       Già, ora rammento, certo… tu moristi giovane. La povera Costanza come ci rimase male! Si risposò dopo, però...

Mozart        Sì, lo so.

Josepha       ...con un tale... Come si chiamava?... Eh, la mia memoria! È passato troppo tempo ormai e poi che importanza ha? Caro, piccolo Wolfango... ti trovo bene però, anche molto elegante. E dimmi: dove stai adesso, a che zona ti hanno assegnato?

Mozart        In alto, molto in alto.

Josepha       E dove, dove?

Mozart        Nella zona più alta. (imbarazzato)Sai, sono molto considerato adesso.

Josepha       Ma davvero!?

Mozart        Sì, sì. Mi ritengono addirittura un genio immortale. Poi c’è poca gente, tutti molto selezionati.

Josepha       Ma chi l’avrebbe mai detto... Wolfango Mozart un genio immortale. Mi fa piacere, mi fa piacere. Eh, ma io lo sapevo che prima o poi saresti venuto fuori. È tua moglie Costanza che non ha mai capito niente. Ma a lei la musica poco interessava. E... si parla molto di te nel mondo?

Mozart        Oh, mi hanno dedicato anche un’infinità di libri! Non li ho letti mica tutti però. In qualche passo si occupano anche di te.

Josepha       Di me!? E cosa c’entro io?

Mozart        Bè, in fondo eri mia cognata. E poi lavorammo insieme, no?

Josepha       Ah,abbiamo anche lavorato insieme? Non lo ricordavo.

Mozart        Sì, una volta, nel Flauto Magico. Tu facevi la cantante...

Josepha       Questo lo ricordo.

Mozart        ...e hai interpretato una parte in quell’opera.

Josepha       Il Flauto Magico... Che ruolo avevo?

Mozart        La Regina della Notte. Bellissima parte.

Josepha       Ma guarda, la Regina della Notte... Ed ero brava, è stato un successo?

Mozart        Bravissima e l’opera un successone! All’inizio magari un po’ fiacco, ma poi... Ora è ritenuta addirittura un capolavoro.

Josepha       E io che me ne ero completamente dimenticata!

Mozart        Infatti oggi sono venuto per...

Josepha       Per ricordare i bei tempi andati?

Mozart        Sì, in un certo senso... In realtà sono qui per ringraziarti.

Josepha       Oh, che pensiero gentile, sei sempre stato un caro ragazzo... Ma di cosa?

Mozart        Per il Flauto Magico, no? Esattamente duecento anni fa, il venti settembre, tu venisti da me e mi aiutasti.

Josepha       Ah sì?

Mozart        Sì, non ricordi? A dieci giorni dal debutto mancava ancora la musica del secondo atto e io ero bloccato, senza più un’idea. Anzi ero convinto che non avrei più scritto neanche una nota. Allora tu sei venuta da me e... senza il tuo aiuto difficilmente lo avrei composto quel secondo atto. Questo nessuno l’ha mai saputo e forse non si saprà mai, ma credo che se l’opera sia diventata quel che è diventata... bè, il merito sia anche tuo. Ecco perché sono qui oggi. Come vedi non ho dimenticato di ringraziarti. L’avevo promesso: “Anche nell’al di là”. E in fondo se ora sto lassù, nella zona più alta, lo devo anche a te. E quindi: grazie, Josepha, grazie di tutto. E... buona fortuna. (esce)

Josepha       Non ho capito niente. Cosa avrei fatto io? Avrei composto il Flauto Magico? Ma se non ho mai scritto musica in vita mia! Mi sarò aggiustata la parte, ma quello lo facevo sempre. Se dovessero ringraziarmi tutti sarebbe una processione qua!... Wolfango immortale, mah! Quando arrivano nella zona alta diventano tutti mezzi matti. E io che speravo che dopo duecento anni ci avesse finalmente ripensato! Ma come ha potuto preferire mia sorella Costanza!? Devo aver sbagliato qualcosa, ma quando? E se fosse stato quella volta che...

Durante l’ultima battuta di Josepha cala lentamente il

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