LA REGINA POMARE
Commedia in tre atti
di UGO FALENA
PERSONAGGI
DOROTEA KAB
LA DUCHESSA DE CHANTIER
MOGNON
BLANDINA
LA SIGNORINA HARRISEN
TROLL
UNA SARTA
UNA COMMESSA DI DRECOLL
CARLO
IL CONTE DELIONS
IL DUCA DE CHANTIER
MORIVAL DAGOBERTO
WILSON
IL SOTTOSEGRETARIO ALLE BELLE ARTI
EMILIO
UN CAMERIERE DALBERGO
QUALCHE SIGNORE
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
Il camerino di miss Doroleu Kah in un locale di variet dei pi reputati di Parigi.
Abbiamo adoperato il vocabolo camerino per rispetto alla tradizione; ma avremmo dovuto scrivere anticamera, che l'ambiente ha tutta l'apparenza di un ridotto o di un salone. Il camerino vero e proprio, di l dai cortinaggi che drappeggiano una specie di alcova.
Per fortuna, la critica non legge le didascalie, altrimenti ci accuserebbe subito di peccare d'arbitrio. In quale teatro di questo mondo si veduta l'anticamera d'un camerino d'artista? Potremmo rispondere che proprio a Parigi, Sarah Bernhardt ne possedeva una deliziosa; ma poich ci si potrebbe obiettare che il teatro era suo, e che perci degli ambienti ella poteva disporre a capriccio, preferiamo fard forti del caso speciale. Miss Kab guadagna all'anno, con la sua arte, qualche cosa come un milione, e pu permettersi il lusso di pretendere in patto di scrittura un anticamerino vasto e lussuoso per ricevere gli amici. Pretesa assai comoda anche per noi che, senza troppo lambiccarci il cervello, riusciremo a convocare i diversi personaggi necessari a reggere in piedi il primo atto, con approssimativa naturalezza.
Detto questo, non ci resterebbe che porgere qualche consiglio al capocomico sullo stile dell'ambiente e sul modo di ammobiliarlo. Ma siamo alquanto perplessi. In materia di apparati scenici, la voce dell'autore raccoglie sempre scarso gradimento. Tuttavia, se il capocomico vuole accordarci un po' d credito, presti benevolo orecchio. Quanto allo stile, se proprio non pu farne a meno, si serva pure della cosi-detta arte sintetica; ma con discrezione: perch, sovente, tal genere di arte non rappresenta che una pigrizia dello spirito, e, pi sovente, utile soltanto a raggiungere il mnimo effetto con la massima spesa. Ad ogni modo, non se ne serva negli atti successivi, in cui ameremmo qualcosa di solido e reale, che sempre pi vicino alla fantasia di quel che non sia un surrogato della medesima. Quanto ai mobli e soprammobili, eviti tutto ci che sappia di esotico. Egli giustamente potrebbe supporre che la nostra protagonista prodiliga le strane cose che provengono dal suo paese d'origine. Cadrebbe in un grossolano errore. Ella, nonostante il colore, fuori di scena, nei modi esteriori, di un pariginismo sconcertante. Ed eviti di metterne in mostra i ritratti. La diva ha il buon senso di comprendere che nessun ritratto pu dare il singolare fascino che emana dalla sua persona.
Non dimentichi molti specchi d varia grandezza - questo s - molti fiori, una bella gradazione di cuscini, una toletta - (le tolette, si sa, per le artiste celebri sono come le scrivanie per i poeti: s'incontrano in pi di una, stanza), e di abbondare in tinte chiare e delicate. Miss Kab odia posare gli occhi su colori scuri. Per un riguardo all' autore, poi, dia l'ostracismo a qualsiasi paravento. Ci dorrebbe che un simile simbolico aperitivo stimolasse nel pubblico l'appetito di troppe grasse risate. Infine, se il pittore glielo consente, collochi una piccola porta di fronte all'alcova.
Dopo di che - secondo i gusti - diamo pure i tre colp di bastone o di tam-tam o di campanello, e apriamo il velario,
(Sera. Spettacolo inoltrato. Ambiente vivamente illuminato. Mister Wilson scrive seduto davanti a un minuscolo tavolino, creato per ben diverse mansioni. E' un tipo scialbo e apatico, comicamente triste. E' in smoking e senza cappello. Mignon entra dall'alcova. E' ben matura, alta, formosa e molto tinta: il classico esemplare della ballerina in pensione. Indossa con goffa pretensione un abito da passeggio. Anche lei senza cappello. Troll appare dalla porticina. Reca un magnifico mazzo di fiori. Veste correttamente di nero con l'immancabile grembiule bianco, come si conviene alla cameriera di una diva. E' un grazioso trottolino).
Troll - Ancora un mazzo del principe georgiano.
Mignon - (mostrando un vaso libero) Qui, qui. (mentre Troll dispone i fiori) Eccone uno che sarebbe pronto a sposarla, e sul serio, anche domani! Piccola Troll, tu non sai abbastanza che significhi il prestigio! Gli uomini, con le donne, agiscono come le signore con le sarte. Preferiscono ditte accreditate. Quando io ballavo La fille mal garde - allora si ballava... ecco: si ballava! fui l per l per diventare granduchessa. Se un certo Granduca non avesse avuto moglie! (vede giungere affannato il signor Morival, dalla porticina) Signor Morival! Anche oggi, eh? gli spettatori: uno sull'altro! Questa volta vi mettete da parte il milione!
Morival - (apopletico, rumoroso, trasandato: faccione rubicondo che, nonostante i baffi irrequieti, fa fede di eccellenti digestioni e di eccellenti affari. E' in marsina) Ah, proprio! Con una rivista che ne costa quattro! Vi pare che se guadagnassi poco pi di che vivere, continuerei questo stupido mestiere di direttore di teatro? Ogni giorno una storia nuova! Adesso il turno di Varvil. Egli si rifiuta di cantare il couplet dal palchetto di proscenio, mentre miss Kab balla nuda, se non gli metto il nome in grande sul manifesto.
Mignon - Per, il pezzo lo avete scovato?
Morival - Ah, s! Titolo di rivista felicissimo!
Mignon - Parlavo di miss Kab.
Mokival - Prima, il titolo!... Un buon titolo met del successo. Parigi impazzisce!. titolo che riassume imo stato d'animo. Poi, le scene, i costumi, e, infine, s, tra gli artisti, in testa, miss Kab... A proposito di miss Kab, signorina Mignon, voi che siete la sua dama di compagnia, dovreste dirle... Sono venuto per questo... Mister Wilson, sentite anche voi che siete il suo segretario!... Che diavolo scrivete?
Wilson - (che si alzato e avvicinalo) Un'intervista con miss Kab per un giornalista.
Morival - Vi raccomando il pezzo di colore. Diffondetevi in particolari sull'isola che le ha dato i natali.
Wilson - Non l'ho mai veduta!
Morival - Questo non ha importanza! Anche i lettori non l'avranno mai veduta!... Dunque, dicevo: bisognerebbe pregare -miss Kab di non mettersi pi, all'ultimo numero, quella cintura di banane sui fianchi. Pure - ha veduto? le sue compagne... (gesto sui fianchi che par voglia significare: scoperti.') E non a dire: bianche come sono, sembrano pi nude di lei!
Mignon - Lo sapete. Miss Kab uno strano tipo. Un miscuglio di monellerie scapigliate e di riserbi...
Morival - ... da donna onesta. Lo so! lo so! E per questo le voglio bene. Sul principio, quel suo dire no no a tutti, mi aveva spaventato. Ma poi quando ho veduto che pi diceva no e pi la gente accorreva a farselo ripetere, mi sono convinto che trent'anni di palcoscenico non bastano a formare un'esperienza. Debbo dirvi la mia opinione? Se fossi un uomo preposto alla morale pubblica, imporrei a tutte le donne di ballare il charleston e il blacc bottoni dalla mattina alla sera. E' un allenamento che preserva i corpi... da altre reazioni. Fate che miss Kab, per quindici giorni, balli la polka o il valzer... (a Mignon) come ai vostri tempi, e la vedrete cadere - o ricadere - tra le braccia del primo imbecille. Vero che non ha bisogno di danaro... ma il danaro serve anche... a pagare.
Mignon - Siete un demonio!
Morival - Che non vi condurrebbe all'inferno con se!
Il Conte Delions - (appare dalla porticina, insieme al duca De Chantier) E' permesso? (I due personaggi sono in marsina. Il Conte un uomo molto elegante, sopra i quaranta anni. Il Duca, un austero signore dall'ampia barba rettangolare. Non si pu con precisione stabilire la sua et. Il colore ancor fresco della pelle potrebbe anche fargli attribuire cinquant'anni. Ma il candore della barba e dei capelli inducono a assegnargliene dieci di pi. N a togliere dalla perplessit l'osservatore, interviene nessun segno di soverchia intelligenza. Naturalmente, il Duca non sorride mai).
Morival - Oh! Conte!... (gli stringe con effusione la mano).
Conte - Signorina Mignon, posso aspettare miss Kab per presentarle il mio amico?
Mignon - Signor conte, voi siete di casa!
Conte - (presentando) Il signor Morival, direttore del teatro. Il duca De Chantier.
Morival - Onoratissimo... Caldo, eh?
Conte - E siamo appena alla fino di maggio!... Ultime recite, eh?, signor Morival?
Morival - Ultime tre. Qualche settimana di sketchs , e poi la nuova grande rivista. Altro titolo mirabolante: La regina Pomar ! Bisogna illustrare la Storia anche al Variet. Una regina mora veramente esistita sotto Luigi Filippo, che mise in scompiglio Parigi e fu a un pelo di far scoppiare la guerra... Parigi in scompiglio... Dorotea Kab protagonista... No? Un altro filone!... Mister Wilson, non dimenticate che dobbiamo ancora firmare il contratto di riconferma!... (Una folata di quasi suoni che accompagnano la danza di miss Kab, penetra dulia porticina rimasta aperta).
Mignon - Miss Kab in scena! in scena!... Scusate! (insieme a Troll, esce a precipizio dalla porticina).
Morival - Pardon! (prende sottobraccio mister Wilson, e s'avvia anche lui) Mister Wilson, vedete? Tutto il fiore di Parigi passa qui dentro! Non mi sorprenderebbe d'incontrarci, una di queste sere, anche l'Arcivescovo! (escono).
Duca - Vi prego: chiudete quella porta. Quei surrogati di suoni non confanno ai miei nervi. (Il conte sorride, eseguisce) Grazie. Spero che mi perdonerete se ho abusato della vostra condiscendenza nel pregarvi di condurmi in questa specie d'inferno.
Conte - Oh! Tanto io ci vengo ogni sera!... Convenite per: un inferno lastricato di eleganze.
Duca - Vi confesso: la prima volta che pongo piede in un teatro di Variet.
Conte - Ci ritornerete, caro Duca.
Duca - Non credo. Mi ci poteva trascinare soltanto una necessit grave. Voi sapete: mia madre non pi giovane...
Conte - (suo malgrado sorride).
Duca - Se ella potesse supporre che suo nipote!...
Conte - Persistete a ritenere che egli sia veramente innamorato di miss Kab?
Duca - Follemente! Io ho cieca fiducia nei diari. Pei giovani poco pi che ventenni, il diario il riflesso dell'anima. In quello di mio nipote - che mi caso fortunato mi ha fatto scoprire - non appare che un nome: Kab. Kob. Sempre Kab! Non vi si parla che di foreste vergini e di vergini nere...
Conte - Non dev'essere forte in geografia vostro nipote, perch miss Kab non proviene dall'America del Sud.
Duca - N dev'essere molto forte in fisiologia poich parla di verginit.
Conte - Dio mio! Nessuno potrebbe mettere le mani sul fuoco che miss Kab... (completa la frase con un sorriso ambiguo). Ma se esistono in circolazione molti diari del genere di quello di vostro nipote, bisognerebbe concludere che quanto si vocifera al riguardo, meriti fede... Scusate, Duca: anche ammesso che vostro nipote sia innamorato, resta a vedere se sia innamorata miss Kab.
Duca - Oh! Innamorata, forse no. Ma amante, s! A mio nipote non basta pi il mensile di duemila franchi per i minuti piaceri... (Il Conte, suo malgrado, torna a sorridere). Fa dei conti col fioraio. Dimagra. Rincasa all'alba. E legge Baudelaire! Ma che cos'ha di diverso dalle altre donne, questa miss Kab che fa impazzire tutta Parigi?
Conte - Prima di tutto, il colore. E poi, poi... (gesto vago) Perch non avete voluto ammi. rarla sulla scena? Il numero che sta eseguen-do uno di quelli che desta pi furore. La avreste trovata anche voi, semplicemente deliziosa!
Duca - - Sono venuto per parlare, non per vedere!... Ah, se mia madre potesse sospettare! Poveretta!... E non a dire che il buon esempio sia mancato in famiglia! Quel ragazzo non aveva che a modellarsi sulla seriet di mio figlio... Capirete: la responsabilit... un orfano... Oh!... Una danzatrice, e negra per giunta!
Conte - Non la prima volta che il sangue moresco si mescola al sangue francese. Anche Giuseppina Beauharnais era una creola...
Duca - Non sarebbe venuta al mondo se suo padre avesse avuto per parenti dei duchi De Chantier! Ci che avrebbe anche permesso alle cose di Francia di prendere una piega migliore...
Conte - E siete deciso?...
Duca - A tutto! Rompere la tresca con qualunque mezzo. Se occorrer del denaro...
Conte - Mi permetto farvi osservare che miss Kab guadagna, soltanto in un anno, una somma corrispondente quasi al vostro patrimonio.
Duca - Incredibile! Per una donna che si mostra nuda! Spero, almeno, che non avr l'ardire di spogliarsi qui, davanti a noi?
Conte - Oh! Ella non si mostra mai nuda davanti agli estranei.
Duca - Come?!
Conte - Cio. Si mostra tra i compagni negri, sulla scena, quando la sala al buio d la sensazione di annerire anche le facce degli spettatori. Si sa: i negri non conoscono ancora quella malizia che ha nome pudore. Ma qui o nelle coulesses , non c' pericolo che un bianco possa intravedere un palmo delle sue gambe... Figuratevi: si racconta che la notte, ella dorma con una camicia lunga sino ai piedi e chiusa al collo e ai polsi. Come un'educanda!
Duca - Il terrore degli specchi!
- (La porticina a destra si riapre bruscamente. Mignon e Troll riappariscono di corsa).
Mignon - Il numero finito!
Troll - Eccola! Eccola!
Conte - Duca, vi raccomando. Siate... s... non troppo brusco.
Duca - Sono uno Chantier! Per quanto danzatrice e negra, non dimenticher di avere a che fare con una donna.
Mignon - (sulla porta, tendendo l'orecchio) Dieci... undici chiamate!
Troll - Dodici! Dodici!
Mignon - (inoltrandosi) Questa sera stata in vena pi delle altre. (S'ode una specie di coretto buffamente cadenzato che s'avvicina).
Duca - Che cos'?
Conte - Sono i bianchi che fanno da negri per ammirazione.
- (Difatti, miss Kob entra seguita da un codazzo di ammiratori, canticchiando con essi un brano del suo couplet , e, con essi, eseguendo una buffa marcia contorsionista che fa accapponare la pelle al povero Chantier. Accompagna canto e movenze, agitando convulsamente un bastoncino. E' bella, negra-, cioccolata, caff e latte? Per ora non si capisce. Si ha soltanto la sensazione di avere dinanzi un monellaccio da bassifondi. Abitacelo da maschio a scacchi bianchi e neri, logoro e senza garbo. Sciarpa di lana grigia avvolta attorno al collo. Berretto sulle ventitr. Volto impiastricciato di nerofumo, e bocca ingrandita sino agli orecchi da due fregi di carminio).
Kab e Ammiratori - (cantando) Love boy, life is sweet, love boy, time is passing. Love boy, boy.
Duca - (ha un moto di repulsione).
Kab - (giunta nei pressi dell'alcova, si ferma di colpo e alterando comicamente voce e pronuncia) Adesso, tutte via! Via, Boy cambia!
Gli Ammiratori - (che anch'essi si sono fermati di colpo) Deliziosa! Irresistibile! (Il Duca scuote la testa pi che mai scandalizzato).
Kab - Via! Via! (minaccia col bastoncino i corteggiatori, protendendo viso e labbra, con una smorfia da clown) Uuuh!
Gli Ammiratori - (indietreggiano, dando in una risata fragorosa).
Kab - (s'accorge del Conte) Hello! (corre a stampargli un bacio sul viso, e, poich egli istintivamente porta la mano al viso) Non sporco!
Conte - (s'inchina, sorride).
Kab - (al Conte) Resta, tu. (vede il Duca. Al Conte) Amigo?
Conte - S, che vorrei permettermi presentarvi.
Kab - (squadra un attimo il Duca) Resta, voi! Lavo faccia. Cambio. Torno. Uno minuto. Fregoli! (agli ammiratori, tornando a scacciarli col gesto) Usci!... Troll? Mignon? Al! (d'un balzo, scompare dietro al cortinaggio, seguita, dalle due donne).
Gli Ammiratori - (escono, vociando allegramente).
Duca - (si lascia cadere seduto, esterrefatto).
Duca - (mentre il Conte richiude la porticina) E quella donna?... Mio nipote?... Tutta Parigi?... Oh!!
Conte - Tutta Parigi!
Duca - Vi giuro: se non fosse per mia madre, sarei preso da una voglia pazza di fuggire.
Conte - Pazientate pochi minuti, prima di giudicare.
Duca - Non vorrete darmi a bere che sotto quel nerofumo si nascondano gigli e rose?
Conte - - No, questo no. Ma esistono fiori che valgono altrettanto, bench di tinte diverse.
Duca - Scommetto che la vostra dea si cosparge di nerofumo per poi apparire meno nera.
Conte - Pu darsi. In fatto di trucchi, tutte le donne, a qualsiasi razza appartengano, si rassomigliano.
Duca - Ma proprio nera?
Conte - Dio mio, no... proprio nera, no. Conosco molte bianche che sembrano pi nere di lei.
Duca - E quel gergo da clown ? Oh! Una donna che si esprime quasi allo stato selvaggio!... Tanto meglio! Sar pi spicciativo. Non dovr consumare troppe parole con chi non in grado di sostenere una conversazione.
Conte - Miss Kab adoperava dianzi quel supposto gergo per mantenersi in azione.
Duca - Non capisco.
Conte - Per continuare a interpretare fuori di scena il suo personaggio. Aspettate che abbia mutato vestito, e la udrete parlare la nostra lingua meglio che non parli quella inglese.
Duca - Tutte le qualit dell'assimilazione! Come le scimmie!
Conte - Siete terribile!
Duca - Sono coerente!
Conte - Duca, sapete perch mi sono prestato ad esaudire il vostro desiderio? Perch sono sicuro che appena vedrete Miss Kab nella sua vera luce, subirete la stessa sorte degli altri e non oserete pi parlarle del diario di vostro nipote.
Duca - Non conoscete i Chantier!
Kab - (affacciandosi dalle cortine dell'alcova) Signori...
Duca - (si volge, vede, s'alza di scatto, sbalordito).
Conte - (con un sorriso di trionf) Che vi dicevo?
(Per comprendere lo stupore del Duca e il sorriso di trionfo del Conte, dobbiamo soffermarci un istante a descrivere miss Kab quale ora apparsa ai loro sguardi. Il viso? Delizioso. Capelli corti con un bel ricciolo sulla fronte, di un nero lucentissimo. Grandi occhi a mandorla. Bocca espressiva ma finemente disegnata, e guarnita di denti meravigliosi. E, negli occhi e nella bocca, un bianco sorriso luminoso, tra dolce e birichino. Il colore bruno, s; ma non cupo. Effetto di accorta reazione al nerofumo di dianzi e alle tinte del vestito che indossa? Non sappiamo. Certo, esistono visi di donne bianche che l'estate, dopo una cura prolungata di bagni, potrebbero facilmente esser scambiati con quello di miss Kab. Il corpo? Un prodigio di flessuosit, per quanto sia dato indovinare dal nuovo ed elegante vestito di foggia maschile che la strana creatura indossa: il classico costume messicano della met del secolo scorso, del quale non c' frequentatore di cinematografo, anche ignorante, che non possa fornire i pi ampi schiarimenti. Pantaloni lunghi grigio perla, stretti alla coscia, e larghi e aperti verso le caviglie su un pieghetta-mento di seta che appare tra pendagli d'argento. Fascia dello stesso colore, alle reni. Camicia a ricami e solino basso da cui scende una cravatta sottile e lunga. Insomma, un tipo ideale di quasi mora che se non pu convincere uomini della tempra del Duca - i quali forse ebbero la sventura di conoscere personalmente la Venere Nera di Baudelaire - impressiona quanti quella Venere Nera conobbero soltanto a traverso i versi che l'immortalarono).
Kab - Prego. Comodi. A che debbo, Conte, la visita?
Conte - Il mio amico desiderava...
Kab - Conoscermi? (puntando gli occhi in faccia al Duca) Piaciuto Boy, boy?
Conte - (per evitare che la domanda resti senza risposta) Molto.
Duca - (quasi suggestionalo dallo sguardo di Kab, a denti stretti) Molto.
Kab - Tutta Parigi ne va pazza!
Duca - (forzandosi a mascherare limpreveduto imbarazzo) E... non solo conoscervi, signorina; ma chiedervi una grazia.
Kab - Chiedete pure, (aggirandosi su se stessa) Piace questo costume, Conte, eh?
Conte - (sorridendo) Molto.
Duca - (c. s.) Molto.
Kab - Il signore dunque diceva: una grazia?
Duca - Appunto.
Kab - Sono tutta orecchi.
Duca - Si tratta di una cosa molto delicata... E' difficile spiegarsi...
Kab - (cerca e prende una sigaretta) Le cose delicate sono sempre difficili a spiegarsi... Un fiammifero?
Duca - Non fumo! (Pronto, il Conte accende lui la sigaretta a Kab) Signorina... mia madre non pi giovane...
Kab - Lo credo.
Duca - E voi sola potete evitarle un dispiacere.
Kab - Vuol vedermi danzare e non pu recarsi in teatro?
Duca - No!
Kab - ?
Duca - La signorina faciliter il modo di farmi capire se mi consentir qualche breve domanda.
Kab - Pronta a rispondere.
Duca - Il ventidue, cio venerd scorso, vi siete recata verso le diciassette da Coty ad acquistare profumi?
Kab - Aspettate... Venerd?... S, s. Anzi ricordo di averne trovati dei pessimi.
Conte - Nulla di straordinario. Da quando il signor Coty stato eletto senatore, non fabbrica pi profumi possibili.
Duca - (che al s di Kab non ha potuto frenare un impercettibile moto di soddisfazione) Marted non siete andata alla chiesa della Maddalena a portare dei fiori?
Kab - S, s... E dovrei andarci tutti i giorni, tanti ne ricevo!
Duca - (c. s.) Mercoled non vi lasciavate trascinare da un piccolo cavallo di legno sul Carosello all'imboccatura del Ponte Nuovo?
Kab - S, s! E, per una volta tanto, mi sono divertita io, e da morire! (Nuovo gesto di soddisfazione del Duca) Ma scusate, signore: siete forse un commissario di polizia?
Duca -! !
Conte - Oh, pardon! Ho dimenticato le presentazioni. Il Duca De Chantier. Miss Doro-tea Kab.
Kab - Duca, come avete potuto conoscere tutti questi... interessanti particolari?
Duca - Da un piccolo diario.
Kab - Perduto da un giornalista?
Duca - Da un innamorato.
Kab - (scoppia a ridere) Ah, ah! Ah, ah! Ah, ah!
Duca - ? ?!
Kab - Vostra madre, il diario, il dispiacere... L'innamorato sareste per caso voi?
Duca - ... Mio nipote!
Kab - - Scusate, scusate. Ma ogni giorno ne .ascolto e ne vedo di... di tutti i colori, che non mi avrebbe sorpreso... E il diario di vostro ili pot non contiene che la cronaca delle mie gite pomeridiane?
Duca - Oh! Altro ancora! Senza contare il sottinteso.
Kab - E l' altro ancora , dice?
Duca - Cose che rivelano un cuore travolto dalla passione. S'invoca il destino di chi pu vivere nella vostra isola, sotto le palme... che so?... tra canti e suoni di trib...
Kab - Ah! Tacete, vi prego! Voi toccate il mio Iato debole! La mia isola?! Non potete farvi un'idea di ci che io provi, quando ripenso a quel minuscolo angolo di terra sperduto nell'Atlantico! Ho sentito l'infinito soltanto laggi. Sapeste che gioia, la sera, dopo aver danzato tutto il giorno per ringraziare il Creatore - e non per divertire gli uomini - perch, o signore, nel mio paese, la danza conserva il suo carattere sacro, sdraiarsi sopra un prato e guardare su... su... in alto! No, non piovono dollari, ne biglietti di banca; ma... come spiegarsi?... qualcosa di pi... di pi... (toccandosi il cuore).,, che fa bene qui. Il vento soffia sugli alberi, e come un concerto di sassofoni si spande all'intorno, con la dolcezza che sanno trovare certe nonne brontolone quando cullano i bambini. Allora, per poco che socchiudiate gli occhi, provate la sensazione che, per una volta tanto, e per voi, le stelle si mettano a danzare... a danzare... (s'accorge che la sigaretta si spenta. Al Duca) Un fiammifero?
Duca - (che era rimasto a bocca aperta, si ricompone) Non fumo.
Kab - Vi trovereste bene anche voi nella mia isola. L, non si fuma, (accendendo la sigaretta al fiammifero che, pronto, le porge il Conte) Spiegatemi, ora, che relazione passi tra il diario che avete scoperto e la grazia che volete chiedermi.
Duca - Non lo indovinate?
Kab - No.
Duca - Signorina, il Duca mio nipote l'erede del nome di Chantier. La famiglia accarezza dei progetti sul suo avvenire... Una fidanzata in vista... una piccola cugina... vecchia aristocrazia... Non vorrei che... Insomma, signorina, vi pregherei di... di invitare mio nipote a... a...
Kab - ... a non scrivere pi diari.
Duca - Ecco. Siete intelligente.
Kab - E vostro nipote figlio?...
Duca - Del mio defunto fratello maggiore.
Kab - Che, naturalmente, era... meno giovane di voi.
Duca - Appunto.
Kab - (cercando un portacenere per deporre la sigaretta) State tranquillo, Duca. Pregher vostro nipote di... di guarire. Non faccio altro che rivolgere preghiere simili, tutto il giorno, dacch sono a Parigi.
Duca - (sottovoce, al Conte) A inteso? Non m'ero ingannato. La tresca esisteva.
Kab - Senonch c' una lieve difficolt.
Duca - ?
Kab - Io non conosco vostro nipote.
Duca - Eh?! Possibile?!
Kab - Mai visto!
Duca - Vi avr scritto?
Kab - Mai scritto!
Conte - (sottovoce al Duca, sorridendo) Vedete?
Kab - Vero che io non leggo tutte le lettere che ricevo. Ma il mio segretario, puntualmente, me ne fa un riassunto ogni mattina per evitarmi possibili brutte figure. Il nome dei Chantier mai udito pronunciare prima di avere avuto il piacere di conoscervi.
Duca - Oh! Ma, allora...
Kab - Mandatemi o conducetemi vostro nipote, e vi servir.
Duca - Signorina, sarebbe lo stesso che mettere la paglia vicino al fuoco. Un ragazzo!...
Kab - Ah! E' giovane sul serio vostro nipote?
Duca - Giovanissimo! Un fanciullo quasi. Trover io il mezzo per distrarlo. (per congedarsi) Sono davvero mortificato di avervi disturbato per nulla...
Wilson - (affacciandosi un attimo dalla porticina) Miss Kab? Lo sketch il grattacielo sta per terminare!
Kab - (rivolta all'alcova) Mignon? Troll? Il sombrero! Il fazzoletto per la testa!
Duca - Signorina...
Kab - Se volete trattenervi nel mio camerino, non fate complimenti. Tanto io non debbo apparire sulla scena che un minuto.
Duca - No, grazie. Ho gi troppo abusato. Signorina...
Conte - Cara amica...
Kab - (togliendo un fazzoletto rosso di mano a Troll, che frattanto entrata con Mignon) Troll, accompagna i signori, (si siede davanti alla toletta, e, aiutata da Mignon, annoda il fazzoletto attorno alla nuca).
Duca - (avviandosi col conte verso la porticina) Oh! Ma dunque mio nipote proprio un idiota! Innamorarsi per raccontarlo soltanto al proprio diario!
Conte - Il che significa: voi non vi sorprenderete pi che miss Kab possa destare delle passioni.
Duca - Trovo che a guardarla si finisce col trovarla meno nera. Ah, mio vecchio amico! La povera razza bianca si trova in un pessimo bivio. Pericolo giallo... Pericolo nero... (escono. Troll richiude la porta. Subito Kab balza in piedi, afferra Mignon, e, in un impeto di allegria quasi infantile, la costringe a girare vertiginosamente).
Kab - Ah, Mignon! Mignon!
Mignon - Signorina, che vi piglia?
Kab - Ho scoperto quello che cercavo!
Mignon - Che cosa?
Kab - Un uomo innamorato sul serio di me!
Mignon - - Ma se ce ne sono a centinaia!
Kab - Non cos! Pazzamente! Perdutamente!... Figuratevi, non lo ha confessato a nessuno!
Mignon - Certo, questo un buon sintomo. E... con voi?
Kab - Non si confessato neanche con me!
Mignon - E, allora, come fate a sapere?...
Gab - Una storia troppo lunga a raccontare.
Mignon - Almeno, ricco?
Kab - Non lo so!
Mignon - Bello?
Kab - Non lo so! So che un Duca. Che si chiama Chantier.
Mignon - Il signore con la barba venuto poco fa?
Kab - Sciocca! Suo nipote! Giovanissimo!
Mignon - Ebbene, poich conosciamo il nome, domani potremo appagare la vostra curiosit.
Kab - No! Voglio appagarla subito! Sapere che roba questo adoratore cos discreto... Bisogna cercarlo... Sar certo in teatro...
Mignon - Ah, s; una cosa facile pescarlo in quel mare di gente!
Kab - Possibile che non si sia mai servito di un mezzo per farsi riconoscere, per farsi notare?... Ah! S! Le violette! Le violette!... Quel mazzolino di violette inviato puntualmente due volte il giorno non pu essere che il suo!... Cercate quello mandato stasera! Cercate!... Troll? Cerca! Cerca!...
Mignon - Ma con tutti questi mazzi non possibile...
Kab - Ah! Eccolo!
Mignon - Dove?
Kab - L! L!... Sul petto di Troll!
Tkoll - (che, insieme a Mignon, s'affannava a girare a cercare, si ferma, ricorda, arrossisce) Ah gi... (togliendo un minuscolo mazzolino di violette appuntato al corpetto) La signorina mi scusi. Ma trattandosi di un mazzolino cos poco costoso, mi ero presa la libert...
Kab - Da'! Da'! (afferra il mazzolino) Con questo amo, dalla scena, sapr io stessa pescare il donatore!
Wilson - (entrando di corsa) Signorina, di scena!
Kab - Vengo! (afferra e calca il sombrero portato dianzi da Mignon).
Wilson - Il principe georgiano vi prega di riceverlo nel prossimo intervallo.
Kab - Ah, questi principi georgiani! Vogliono sposarsi tutte le artiste! (a Wilson) No! Non voglio vederlo! N oggi, n mai! (si slancia fuori).
Wilson - Che le preso?
Mignon - Colpo di fulmine!
Troll - Innamorata!
Wilson - Eh?!
Mignon - E quello che pi allarmante, di uno che non conosce.
Wilson - Allora la cosa veramente seria?
Mignon - Non ci sono che le ballerine capaci di ogni ingenuit...
Wilson - Specialmente quando non sono ancora cadute!
Mignon - Altro che l'allenamento del signor Moriva!! Aspettava l'uomo che l'amasse!
Wilson - Signorina Mignon, giacch possiamo parlarci come in famiglia, credete realmente che miss Kab non sia mai caduta?
Mignon - Oh! Davanti a me, mai! A meno che Troll non sappia...
Troll - Oh! La signorina Kab la notte dorme sempre sola.
Wilson - Vero che le cadute possono anche effettuarsi di giorno; ma quelle non contano. La cosa dunque preoccupante, perch se miss Kab si sposasse...
Mignon - ... l'arte...
Wilson - ... addio! Salvo un pretendente spiantato...
Troll - Mister Wilson, dev'essere cos! Perch egli non manda che mazzolini di violette da un franco.
Wilson - Allora, c' da preoccuparsi meno. Ad ogni modo, bisogner sorvegliare.
Mignon - Sarebbe una iattura che l'arte perdesse...
Wilson - (volgendo il capo verso la porticina) Sentite che scroscio d'applausi! Basta che ella attraversi soltanto la scena...
Kab - (rientra di corsa) Ah, Mignon, Mignon! Avete udito? Quando mi sono trovata nel centro della ribalta, ho sfilato il mazzolino dal bolero, (lo agita) l'ho mostrato al pubblico, e l: un bacio! Un delirio! Se egli si trovava tra la folla, avr compreso - vedrete! e si precipiter nel camerino, appena si riempir di gente, (s'accorge soltanto adesso, togliendosi e deponendo il fazzoletto e il sombrero, del mazzo di fiori del principe georgiano) Ah, questi fiori di quell'insopportabile georgiano! Ve l'ho detto mille volte: via via! (afferra i fiori e li getta lontano. A Wilson) E voi andate a dire al principe che, questa sera, non venga a farmi da mantice coi suoi sospiri! Ne ho .abbastanza che alloggi allo stesso albergo! (Wilson esce).
Mignon - La gente comincia a venire...
Kab - Ah, Mignon! Per ogni faccia nuova che vedr apparire, sar un'emozione, (e poich vede inoltrarsi dalla porticina un piccolo signore dalla barba biondiccia, accompagnato da Morval e seguito da due o tre visitatori di dianzi) Dio! Non sar questo signore con la barba!
Morval - Kab! Mia grande Kab! Il sottosegretario alle Belle Arti ha voluto farti l'onore di venire personalmente...
Kab - (respirando) Signor ministro...
Il Sottosegretario - (barba tra bionda e grigia. Calvo. Miope. Da buon ministro democratico, indossa lo smoking con una cravatta nera svolazzante, e porta un cappello floscio in mano; ma non ha dimenticato il bottone rosso della Legion d'Onore all'occhiello) Signorina, nella mia qualit di rappresentante delle Belle Arti francesi, sono fiero di esprimere i sensi della mia ammirazione a chi, come voi, onora cos squisitamente la... la madre di tutte le arti.
Kab - Grazie, signor ministro. Grazie.
Morval - Kab! Mia grande Kab! Il governo ha sempre frequentato il mio teatro, ma non era mai salito sul palcoscenico. Da domani, pregher Varvil di cantare il suo fox-trott dal palchetto di proscenio, quando tu danzi nuda, in uniforme da ministro!
I Visitatori - Graziosa! Graziosa!
Un Visitatore - Ma vogliamo che ella danzi senza la vesticciola di banane.
I Visitatori - S! S! Abbasso le banane!
Morval - L'ho gi detto, (a Kab) Tanto, anche nuda, tu sei vestita del tuo colore.
Un Visitatore - Ben detto!
Kab - (poich appare un nuovo gruppo di visitatori) Pardon, signor ministro. Altri buoni amici... (s'avvicina al gruppo, stringe via via le mani che si protendono) Buona sera... Conosco tutti... Cio... (ma si ferma davanti all'ultimo. E' un bel giovane di ventotto anni che indossa una marsina di taglio perfetto).
Carlo - (inchinandosi con estrema compitezza) Carlo Chantier.
Kab - Il Duca?!...
Carlo - S, signorina.
Uno dei nuovi visitatori - Il duca Carlo De Chantier che ho il piacere di presentarvi.
Carlo - Signorina...
Kab - (gli porge la mano, fissandolo; egli gliela sfiora appena con le labbra).
Un altro dei nuovi visitatori - Ohi! Non l'ho mai veduta fissare un uomo con tanta insistenza!
Un altro - Quel brigante di Chantier ne ha di fortune! Ogni donna basta che lo veda!...
II primo - E faceva il prezioso quando lo abbiamo invitato a seguirci!
Kab - (che, frattanto, si ritrovata vicino a Mignon) Ah, Mignon! E' proprio il mio tipo! M'ero alquanto spaventata quando lo zio aveva parlato di un quasi fanciullo. Ma gi: quel buon uomo, con l'affare della mamma ancora in vita, deve considerarsi un ragazzo anche lui!
Il Sottosegretario - Signorina, non vorrei importunarvi di pi...
Kab - (mal celando una certa impazienza) Oh, no: signor ministro! Ma, pur troppo, quando un'artista deve mutar vestito...
Morval - ... e non indossarne alcuno...
Il Sottosegretario - (sorridendo) ... ha bisogno di maggior tempo. Di nuovo: complimenti.
Kab - Signor ministro...
- (Mignon e Troll rientrano nell'alcova).
Morival - Eccellenza, vi accompagno.
Kab - Grazie a tutti... Grazie a tutti... (a Carlo, rimasto ultimo, fermandolo nell'atto di uscire) Voi restate, (con un rapido gesto garbato, accosta il battente della porta dietro di se). "Vi ringrazio di essere salito.
Carlo - Quando avete agitato il mazzolino di violette, m' sembrato che invitaste tutto il teatro a rovesciarsi nel vostro camerino, e allora...
Kab - Invece - vedete? non ci siete che voi.
Carlo - E' una fortuna di cui non vorrei abusare. Avete pur detto, dianzi, che dovete cambiarvi...
Kab - Posso ancora disporre di un po' di tempo...
Carlo - Quanto?
Kab - Un minuto.
Carlo - Poco davvero.
Kab - Colpa vostra. E' da mesi che sono qui! Perch avete aspettato proprio le ultime recite?
Carlo - Perch odio la gente che affolla i camerini degli artisti.
Kab - Avete ragione. Anch'io. Sapeste! Dover sorridere a tutti... Ascoltare un'infinit di scempiaggini, di consigli... Avete anche voi dei consigli da darmi?
Carlo - Nessuno.
Kab - Neanche complimenti da rivolgere alla mia arte?
Carlo - Neanche. Non che non li meritiate. Ma temerei commettere dei plagi.
Kab - E di me, personalmente, che pensate?
Carlo - Quello che pensa tutta Parigi.
Kab - No, no! Quello che pensa tutta Parigi lo conosco. E' un pensiero molto limitato. Non si sofferma che sulle mie gambe. Domandavo quello che pensavate di me come... come donna.
Carlo - Come donna?... Per rivelarvelo, non basterebbe il minuto di cui potete disporre.
Kab - Allora se voglio saperlo?...
Carlo - Dovreste essere tanto buona da concedermi di rivedervi.
Kab - (lo guarda un istante in silenzio; poi, sorridendo) Concesso. Cosi anch'io vi riveler qualche altra cosa... Un piccolo vostro segreto che sono venuta a conoscere.
Carlo - Bisogna allora che ci rivediamo presto. Io non mi faccio pi forte di quello che sono. La curiosit un debole anche degli uomini... specie se provocata da... una donna.
Kab - Domani.
Carlo - Domani.
Kab - Alle diciotto, al mio albergo.
Carlo - Alle diciotto, al vostro albergo.
Kab - (prende il mazzolino di violette deposto dianzi sulla toletta) Prendete... Vi appartiene.
Carlo - No... Le violette non si addicono che a voi. Vorrei ammirarvi in una danza, tutta vestita di violette. Credo che aggiungereste un nuovo successo agli altri.
Kab - Vedete? Avete finito col porgermi un consiglio anche voi. Ma questa volta lo seguir.
Carlo - Mi obbligherete a non mancare a nessuna delle vostre rappresentazioni.
Kab - Resterete questa sera al mio ultimo numero?
Carlo - - E me lo domandate?
Kab - E se io vi pregassi di non rimanere?
Carlo - Dovrei supporre che la vostra graziosa offerta di amicizia non sia stata che un piccolo giuoco.
Kab - (dopo un attimo appena di silenzio) Restate, allora.
Carlo - Permettete? Mi avete offerto un fiore... Prendo una di queste magnifiche rose tea. Le preferisco.
Kab - (prevenendolo, prende la rosa da un vaso sulla toletta) Tenete. (Gliela infila all'occhiello) Amate i colori bruni?
Carlo - (fissandola negli occhi) S... perch li protegge la luna.
Kab - (turbata, e cercando mascherare il turbamento con un sorriso, gli stringe la mano bruscamente, come per congedarlo) Buona sera, buona sera... Sono passati due minuti. (Carlo sorride, s'inchina, esce. Kab fissa un istante, seria, la porta da cui egli uscito; poi, chiama Mignon:) Mignon? Mignon?
Mignon - (appare dal cortinaggio, recando la vesticciola di banane).
Kab - (strappandogliela dalle mani:) No! No! Il mio vestito che pi copra! Cambio danza!
Mignon - Eh?!
Kab - (con un tono involontariamente comico-melodrammatico che una rivelazione) Non posso danzare nuda davanti a lui! (A Wilson che appare:) Voi... avvisate il direttore che cambio l'ultimo numero. Stasera non ballo nuda!
Wilson - Ma c' da procurarsi una causa per danni!
Kab - Non importa! Via! Obbedite! Obbedite! (L'ordine cos energico, che i due escono in fretta, senza replicare, ciascuno dalla sua parte).
Kab - (rimane un attimo pensierosa; poi, prende sulla toletta uno specchio, vi si contempla) Basterebbe un leggero tono pi chiaro... una sfumatura quasi...
Dagoberto - (appare dalla porticina. E' un ragazzo poco pi che ventenne, ridicolo e impacciato. La temerit che lo ha spinto a varcare la soglia del camerino di miss Kab. rende la sua timidezza anche maggiore. Si mangia parecchie lettere. E' in smoking).
Kab - (si volge al rumore, vede, e, stupita e stizzita:) Eh?! Che volete?... Chi siete?
Dagoberto - Signorina, vi prego... Uria parola...
Kab -! ?
Dagoberto - Poich ho veduto che questa sera sulla scena, voi... Non montate in collera!... (Facendosi coraggio:) Signorina, l'uomo dei mazzolini di violette davanti a voi!
Kab - Eh!?
Dagoberto - S. Io. Dagoberto de Chantier!
Kab - De Chantier!?... Ma esistono altri Chantier?
Dagoberto - S. Mio cugino Carlo... Mio zio...
Kab - Ah! Allora, voi siete l'uomo del diario?
Dacoberto - Ah, signorina, voi sapete...? Non mi dite nulla!... Per ora, mi basta che voi sappiate... Mi basta! Mi basta! (Esce di spalla, sconvolto dall'emozione).
Kab - Mignon? Mignon? (A Mignon che appare, seguita da Troll). Non era lui...! Spogliami pure!
Morival - (si precipita nel camerino come un bolide, seguito a sua volta da Wilson) Ma sul serio non vuol...?
Mignon - (mentre Troll aiuta Kab a togliersi bolero e panciotto, pronta gli si avvicina;) No. Balla. Balla nuda!
Morival - Volevo ben dire! Capricci d'artista. Ma per fortuna, miss Kab un'artista negra!
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
Il salotto dell'appartamento di miss Kab in un grande albergo di Parigi. Ci che ci dispensa da ogni descrizione, poich i salotti degli appartamenti dei grandi alberghi internazionali su per gi si rassomigliano tutti.
Porta nella parete di fondo che conduce in una minuscola anticamera sui corridoi. Porta in una delle pareti di lato, che d nelle altre stanze. Finestra alla parete opposta.
Pomeriggio inoltrato.
(La signorina Nora Harrisen intenta a modellare, in un angolo, una statuina di miss Kab, non ancora completa. E' un tipo magro e slavato di svedese senza attrattive, bench porti un berretto di velluto nero alla Raffaello. Anzi, a cagione del berretto, con i suoi capelli a zazzera tirati dietro gli orecchi e gli occhiali a stanghetta, ha l'aspetto di un seminarista alla vigilia degli esami. Indossa sul vestito un camice di tela grezza alquanto macchiato di creta. Naturalmente, accento straniero. Morival, sbuffando, passeggia in lungo e in largo, in attesa di essere ricevuto da miss Kab. Porta sotto il braccio un'elegante scatola di cartone da bambola).
Morival - (fermandosi davanti alla signorina Nora) Signorina, voi siete la scultrice che eseguisce la statuina per miss Kab?
Nora - (continuando a lavorare di pollice e di stecca) Io, signore.
Morival - Svedese?
Nora - Nora Harrisen.
Morival - Casimiro Morival, direttore della Nuova Babilonia .
Nora - Ah! Il teatro dove agisce miss Kab?
Morival - Come vedete siamo un po' colleghi. Io la faccio ballare. Voi la fate star ferma.
Nora - Non crede sia cosa... molto... come dite?... facile, farla star ferma!
Morival - Immagino!
Nora - Io deve lavorare mentre lei parla, riceve...
Morival - Tutti i personaggi celebri posano
in codesto modo.
Nora - Ma io ha paura che oggi, come ieri, come altro ieri, impossibile... come dite?... lavorare (indicando le stanze interne, e accompagnando il gesto con una smorfia espressiva) Pessimo umore!
Morival - Non vi preoccupate. Appena miss Kab avr scambiato qualche parola con me - vedrete! , umore eccellente, (piantandosi davanti al cavalletto) Brava! Assomigliante! E lo sar di pi quando fonderete la statua in bronzo.
Nora - Oh! no! Scolpir io stessa in marmo per esporre Salon .
Morival - Costringerete il pubblico a mettersi gli occhiali affumicati per riconoscere il soggetto. Sono stato pi pratico io. Guardate! (cava dalla scatola e mostra un fantoccio tipo Lenci, rappresentante miss Kab un po' pi nera che ella non sia) Miss Kab nel costume di protagonista della nuova rivista ce La Regina Pomar . Ne ho ordinato duemila esemplari che far porre in commercio. Nuova trovata, eh? Non giudicate anche voi il fantoccio grazioso? E' assomigliante!
Nora - S... ma un poco troppo nera.
Morival - (riponendo il fantoccio nella scatola) Ho voluto cosi per maggior reclame .
Mignon - (entra dalle stanze interne: senza cappello) Signor Morival, sono dolente, ma miss Kab, oggi, non pu ricevervi.
Morival - Eh?! Le avete almeno mostrato il contratto di riconferma?
Mignon - S.
Morival - Ebbene?
Mignon - Non lo ha neanche letto.
Morival - Inaudito!
Mignon - Ha detto che torniate domani. Anche voi, signorina Harrisen... Oggi miss Kab troppo occupata per posare... Si scusa... Domani...
Nora - Peccato! Oggi proprio che avevo trovato... (completa la frase plasmando l'aria col pollice). Io ha paura che si apre prima il Salon che io finisce statua. (Una cameriera d'albergo appare dal fondo dopo aver picchiato).
Mignon - Che c'?
Cameriera - Una commessa di Drcoll. (introduce una giovane sarta e una ragazza che porta una scatola di vestiti; e torna ad uscire).
Mignon - Ah! I vestiti per miss Kab! Deponeteli l, signorina. Oggi miss Kab troppo occupata. Abbiate la cortesia di ritornare domani.
La Sarta - Signora...
Mignon - Arrivederci. (Le due giovani escono dopo aver lasciato la scatola).
Morival - Farmi venire in albergo per la seconda volta, e rimandarmi indietro!
Mignon - (con un sottinteso che l'irritazione di Morival non raccoglie) Non siete il solo ad essere rimandato indietro, signor Morival!
Morival - Eppure, iersera, ha veduto all'ultima rappresentazione che feste ho saputo organizzarle! E non le meritava! Ha ballato come una corifea!
Nora - (che, frattanto, s' tolta il camice, ha ricoperto l'abbozzo in creta e s' forbita le dita con un po' d'acqua di Colonia, prende congedo) Signori...
Morival e Mignon - Signorina... (Nora esce dal fondo).
Morival - Le avete detto che ho concesso quanto desiderava: aumento paga, riposi?...
Mignon - S, s... Signor Morival, voi mi siete troppo amico perch io non sia sincera con voi. C' qualcuno che vuole scritturare miss Kab per una a tourne nel Nord America.
Morival - Eh!?... Miss Kab non mi far un simile torto. Io che mi sono rovinato per lei!
Mignon - Questo poi...
Morival - E chi l'impresario?
Mignon - Ma io... io... non so. Ecco! Domandatelo al signor Wilson! (mostra mister Wilson che apparso dal fondo).
Morival - Mister Wilson, siate franco. Io vi ho voluto sempre bene. E' vero che un impresario americano vuole portarci via miss Kab?
Wilson - (esita) Ebbene, s! Ma per ora non ha che raddoppiato la vostra cifra.
Morival - Raddoppiata?!
Mignon - (lanciando un'occhiata preoccupata in direzione delle stanze interne) Parlate piano!
Morival - E chi questo animale d'impresario che paga come un Nabab?
Wilson - Il principe georgiano Zuklumi.
Morival - Ma non voleva egli sposare Miss Kab?
Mignon - S. Ma poich non ci riesce, pur di starle vicino!...
Morival - Anche i principi impresari, adesso! E' un mestiere che non si pu pi esercitare!
Mignon - Sottovoce, signor Morival!
Morival - Ora capisco perch la ragazza in questi ultimi giorni s' fatta da cos a cos... (gesto della mano che si rivolta).
Mignon - Veramente io credo che la ragione sia un'altra...
Morival - Sentite, Mignon. Voi esercitate un grande ascendente su miss Kab. Fatele capire che Parigi... Parigi. Vi prometto un regalo. Assegner anche a voi una parte nella nuova rivista che vi star a pennello. Quella della grande Caterina, Imperatrice delle Russie.
Mignon - Immaginate se vi servir! Se non avessi avuto questa intenzione, non vi avrei avvisato. Non posso pensare senza raccapriccio a recarmi in America, io che detesto la soda e ho bisogno di tonici prima e dopo il pasto!
Morival - Brava! Anche voi, mister Wilson, influite! Mi conoscete: non dimenticher il vostro servigio.
Wilson - Non dubitate. Lo faccio gi. Ogni volta che vedo il principe, non manco mai di sollevare nuove difficolt.
Morival - E lui?...
Wilson - Non batte ciglio. Le supera sempre.
Morival - Ma allora?...
Wilson - Non vi preoccupate. Io soffro terribilmente di mal di mare...
Morival - Bene! Bene!
Wilson - ... e la sola idea di una lunga traversata...
Morival - Non vorrei, per, che la tentazione di rivedere la vostra patria fosse pi forte del vostro mal di mare.
Wilson - Io sono di Besancon, signore. Non ho di americano che il cognome...
Morival - Posso dunque contare su voi due!... (stringe con effusione le mani ad entrambi, prende il cappello) Ah! Consegnatele questo... (cava dalla scatola il fantoccio per mostrarlo) Il primo campione... Miss Kab in costume da Regina F'ornare. Magnifico, eh?
Wilson e Mignon - Magnifico!
Morival - (tornando a riporre il fantoccio e deponendo la scatola su un tavolo) Vedrete! le far pi effetto di un aumento di paga. Mi raccomando! Se non si riesce, addio nuova rivista... Capirete: la Regina Pomar era mora, e non posso farla diventare bianca! (si picchia alla porta di fondo).
Mignon - Avanti.
Cameriere - Il signor Principe Zuklum.
Morival, Mignon, Wilson - Oh!?
Mignon - Favorisca. (// cameriere esce).
Wilson - (gesto supplice) Signor Morival...
Mignon - Non fate trapelare... Per carit! Egli non vuole figurare!
Morival - Sono un uomo di mondo! (Il Principe appare).
Mignon e Wilson - Signor Principe...
- (Il Principe uno di quegli uomini di statura sotto la media, grassi e tondi, che sembrano nati col krauss che indossano, pel quale hanno una speciale predilezione. Capelli neri lucidi e impomatati, sfumatura di baffi all' americana, che vuol illudersi di ricacciare indietro i quarant'anni suonati; occhi alquanto obliqui e a fior di pelle; gote rosse e paffute; perenne sorriso di uomo che vuol sedurre quanti avvicinano la donna che ama. Veste con una eleganza da principe di operetta. Egli fa per inoltrarsi, ma Morival, sull'atto di uscire, si ferrila bruscamente davanti a lui).
Morival - Signor Principe, io mi chiamo Morival. Casimiro Morival. Direttore della Nuova Babilonia . Trent'anni di palcoscenico. Il che equivale a un brevetto d'esperienza, che d diritto a consigliare gli esordienti. Signor Principe, in America gi ci sono troppi negri! (e bruscamente esce).
Mignon - Non ha potuto star zitto!
Principe - (che ha ascoltato Morival senza alterare il sorriso, senza alterare il sorriso si rivolge a Mignon) Miss Kab?
Mignon - E' dolentissima... ma oggi cos occupata...
Principe - Oh! Non vorrei arrecarle disturbo per tutto l'oro del mondo. Volevo soltanto sapere se ella finalmente d'accordo sul contratto d'America.
Wilson - Signor Principe, in massima s; ma sapete... le spese che miss Kab deve sopportare...
Mignon - Le persone che deve condurre con s...
Wilson - Le altre offerte...
Principe - Un piccolo aumento ancora?...
Mignon - (guardando Wilson) Ecco... gi...
Wilson - (sottovoce a Mignon) Vedrete: dir di no. (al Principe) Altri... dieci dollari il giorno.
Principe - (senza scomporsi) Io glie ne dar quindici, cos eviterete il fastidio di dover venire nuovamente da me. Mi auguro che ora la signorina si decider a firmare.
Wilson - (guardando Mignon) S, s... Ma vedete... Temo che miss Kab esiter ancora perch... perch odia la soda.
Principe - Quando saremo a New York, se la sete ci tormenter, andremo a soddisfarla nel mio yacht.
Mignon - Ah, s?
Principe - Se non che questo...
Mignon - (guardando Wilson) Gli che - una mia supposizione - ho paura che miss Kab soffra anche... un poco... il mal di mare...
Principe - Se proprio soffrisse... pi di un poco, potremo, anche rispettando il contratto... (sorriso pi accentuato) non partire.
Mignon e Wilson - Oh!!
Principe - Scusate. Mi ero dimenticato una piccola formalit (a Mignon) Voi vi siete data molte premure in questo affare...
Mignon - Io?!
Principe - ... E io debbo sdebitarmi. Desideravo offrirvi un piccolo ricordo, ma... non conoscendo i vostri gusti... (ficca le dita nel taschino del panciotto e cava uno chque) Ho preferito lo sceglieste voi.
Mignon - Ma signor Principe... io sono confusa...
Principe - (dandole lo chque) Prego, prego... (o Wilson, tornando a ficcare le dita nel taschino del panciotto e cavando un altro chque) Anche a voi... senza che ripeta le stesse parole...
Wilson - Signor Principe...
Principe - (dandogli lo chque) Prego, prego...
Mignon - Questi si chiamano impresari!
Wilson - (guardando con la coda dell'occhio Mignon) Del resto, io credo che miss Kab potr per qualche mese anche adattarsi a , bere la soda.
Mignon - (a sua volta, guardando con la coda dell'occhio Wilson) E che possa ingannare il mal di mare ballando il jazz a bordo.
Principe - Tanto pi che nel piroscafo, c' un'orchestra munita di tutto il necessario. (per avviarsi) Se ci fosse qualche novit, io non mi muovo dall'albergo.
Mignon - Signor Principe, state tranquillo. Io credo che la signorina abbia parecchie buone ragioni per firmare.
Principe - Signori...
Mignon e Wilson - Signor Principe... (il Principe esce dal fondo).
Mignon - Mi dispiace per Morival e per la parte di grande Caterina, ma davanti a certi argomenti!... Eppoi, tutto sommato, credo che l'America sia proprio quello che occorra a miss Kab in questo momento. La distrazione! Voi capite? Dorotea Kab che non ride pi? Come... una fontana che non funzioni.
Troll - (entrando dalle stanze interne) Oggi non ci si combatte!
Mignon - Oggi?! Da tre giorni!
Troll - Adesso, andata in bestia perch non trova pi il romanzo che lgger.
Mignon - I suoi romanzi a lieto fine!
Troll - (cercando sui mobili) Qui non c'... Qui nemmeno... Chiss dove lo avr messo lei! Avevamo ben ragione, sere fa, di preoccuparci che avesse trovato un uomo seriamente innamorato di lei.
Mignon - Il guaio si che lo ha incontrato e non incontrato.
Troll - Cio?
Mignon - Sbagliato indirizzo. Scambiato un uomo per un altro.
Troll e Wilson - Ah!
Mignon - Tanto vero che non ha voluto pi vederlo, n mi stato pi possibile strapparle di bocca una parola. E sapete che a me non nascondeva nulla!
Troll - Poteva anche fingere di non essersi accorta di aver sbagliato indirizzo, e non renderci tutti pazzi con i suoi nervi!
Mignon - Mia piccola Troll, bisogna pazientare per pochi giorni. Io e il signor Wilson rediamo di aver trovato il mezzo per guarirla. Perch sarebbe un peccato si alterasse il bel carattere di una cos impagabile creatura, nevvero signor Wilson?
Wilson - Mortale!
Mignon - Per ora la nostra consegna non deve essere che questa: mandargliele tutte buone. (squillo furioso di campanello).
Troll - Mi chiama! Una nuova sfuriata! (fa per avviarsi).
Mignon - Portatele i vestiti che le ha mandati Drcoll.
Wilson - E il fantoccio di Morival! Lei in costume da Regina Pomar. Riuscisse a calmarla!
Troll - (prende in fretta le due scatole che le sono porte, in fretta torna ad avviarsi...) Ah, dimenticavo... (nuovo furioso squillo di campanello) Sentitela! Sentitela!... La signorina ha detto che deve venire il conte Delions. Lo ricever. Far un'eccezione per lui.
Mignon - Cos si sfogher con qualcuno! (17 campanello torna a squillare pi che mai).
Troll - Ih! (entra di corsa nelle stanze interne).
Mignon - Intanto con tutte queste storie non si pensa neanche lontanamente a trascorrere un mese in campagna. Io non sono abituata a passare l'estate a Parigi, e il sole gi scotta. Vi confesso, caro signor Wilson, che se avessi potuto supporre un inconveniente simile, avrei fatto i miei patti in precedenza. (U campanello torna a squillare nervosamente due volte) La sfuriata ora tocca a me! (entra di corsa nelle stanze interne).
Wilson - Non vorrei che ce ne fosse una porzione anche per me. E' pi prudente fare due passi sui Boulevards. (s'avvia. Sulla porta di fondo si picchia) Avanti!
Cameriere - Il signor conte Delions.
Wilson - S'accomodi.
Cameriere - (introduce il Conte e torna ad uscire).
Wilson - Signor Conte...
Conte - Volete usarmi la cortesia di annunciarmi a miss Kab?
Wilson - (impaziente di uscire) Viene subito la signorina Mignon... Scusate, signor Conte. (esce in fretta, dal fondo).
Mignon - (riappare, s'avvia svelta verso la porta di fondo) Oh, signor Conte...
Conte - Volete avere la cortesia di annunciarmi...
Mignon - Ecco la piccola Troll. Io ho una commissione urgente... Scusate, (esce anche lei, in fretta, dal fondo).
Troll - (riappare di corsa, raggiunta subito alle spalle, dal fantoccio, lanciato da una mano troppo nervosa, dalle stanze interne).
Conte - (Non mi pare di essere arrivato in un buon momento!).
Troll - (inchinandosi per raccattare il fantoccio caduto in terra, s'accorge di Delions) Oh, signor Conte...
Conte - Desideravo mi annunciaste a miss Kab, ma se credete che abbia male scelto l'ora...
Troll - No, no, signor Conte. La signorina s'era incollerita... con questo piccolo fantoccio.
Conte - Il suo facsimile!
Troll - Gi. Messo in commercio dal signor Mo rivai.
Conte - (prendendo in mano il fantoccio e osservandolo) Grazioso. Andr a ruba. E perch andata in collera con lui?
Troll - Dice che non le assomiglia. Eppure...
Conte - Somigliantissimo! Forse un po' troppo nero. Ma gi: miss Kab abituata a vedersi in fotografia, e ]a fotografia schiarisce. (restituendo il fantoccio) Esponetelo per qualche giorno al sole, e vedrete: quando sar leggermente scolorito, miss Kab lo trover perfetto.
Troll - Allora, lo depongo qui. (lo colloca sopra una poltrona rivolta verso la finestra) Vado subito ad annunciarvi, signor Conte. (rientra nelle stanze interne).
Conte - Non ci si inquieta con un fantoccio... Ma sono cose che non mi riguardano. (Kab appare dalle stanze interne. Elegantissima, non c' bisogno dirlo. E' non c' bisogno dirlo, senza alcuna traccia di nervi, come si conviene, davanti agli altri, a una donna di classe, degna di considerazione).
Kab - Conte...
Conte - Non giungo inopportuno?
Kab - No, no. Per quanto mi sia imposta di riposarmi qualche giorno sul serio, non ho voluto chiudere la porta sul viso anche .a voi. Prima di tutto, perch mi avete scritto che partite per la villeggiatura; poi, perch voi siete il solo uomo capace di mettermi di buon umore.
Conte - Siete forse di cattivo umore, oggi?
Kab - No, no... ma sapete... dopo tante rappresentazioni... un po' di stanchezza...
Conte - Infatti, sul vostro viso, oggi c'... non so... qualcosa che...
Kab - Che lo peggiora?
Conte - No. Non si pu adoperare con voi un'espressione simile... Si direbbe che siate un poco pi pallida.
Kab - Complimento pietoso come certe bugie. Voi sapete che io non posso impallidire.
Conte - Eppure... Specchiatevi.
Kab - (getta uno sguardo a uno specchio sulla parete, inarca le sopracciglia) Forse il riflesso dell'abito si diverte a creare questa vostra illusione.
Conte - Sar. Comunque, oggi, il vostro aspetto cos... cos... come dire?... bon enfant, che io non dovr spendere molte parole per scusarmi con voi.
Kab - Scusarvi di che?
Conte - Della gaffe di tre sere fa.
Kab - ?
Conte - S. Di avervi condotto quel... non pi giovane Duca.
Kab - Ah!
Conte - E di avervi costretta ad ascoltare le sue ciance sul diario del nipote. Ma avrei giurato che il Duca, vedendovi, avrebbe desistito da... dall'interrogatorio.
Kab - Invece? Veduto? Un dissidente!
Conte - Posso per garantirvi che, alla fine del colloquio, era dissidente a met.
Kab - Quel tanto necessario a rifiutare il suo... capolavoro di nipote.
Conte - Esatta definizione: capolavoro. Neanche lo aveste veduto!
Kab - Veduto!
Conte - Ah!?
Kab - S. Nel mio camerino. Mezz'ora dopo usciti voi.
Conte - Incredibile! Ma chi gli ha dato il coraggio?...
Kab - A met anche questo. Dieci parole e il nome. Dagoberto! Anzi meno di dieci parole, a causa delle lettere mancanti. E via a precipizio!... Buffissimo!... Quel suo Duca zio mi fa l'effetto di quelle mogli goffe che vivono nel continuo terrore di vedersi rubare i propri mariti da tutte le donne. Immagino se avesse un figlio!
Conte - Lo ha. Carlo de Chantier.
Kab - Ah!
Conte - Avete veduto anche lui?
Kab - No, no! Il cugino me ne fece per caso il nome... Non avrei supposto davvero che i! Duca avesse un figlio... E questi non desta nel padre le stesse apprensioni del nipote?
Conte - No. Il Duca ha la pi grande stima della seriet di lui.
Kab - (cercando mascherare il grande interesse che prende al discorso) Si?
Conte - Carlo de Chantier studia diplomazia. Rimanda ogni anno gli esami, vero; ma questo basta a garantire il padre che il figlio possiede la prima qualit di un uomo di giudizio: la prudenza.
Kab - Sicch una persona seria?
Conte - Accorta.
Kab - ?
Conte - Per Carlo de Chantier, la diplomazia un paravento dietro al quale si nasconde agli occhi del padre, allo scopo di dedicarsi a studi... pi leggiadri e meno fastidiosi.
Kab - Quali?
Conte - Le donne.
Kab -!
Conte - Gi. E le donne di cui egli si occupa, l: pronte a farsi studiare.
Kab - Suppongo si tratter di donne?...
Conte - Corsi elementari? No. Tutto ci che c' di superiore. Se la donna non molto in vista, non abbia fatto parlare di se almeno mezza Parigi...
Kab - Niente?... E quelle che hanno fatto parlare di se mezza Parigi...
Conte - Non so come egli faccia, di quali arti disponga, quale dono possegga... tutte ai suoi piedi! Cio, conosco il suo modo d'introdursi. Giungere sempre ultimo. Quando gli altri si sono gi scalmanati a corteggiare Allora le donne nel trovarselo inaspettata mente di fronte, taciturno, con quella sua aria di uomo distratto e fatale, non possono fare a meno di domandarsi: Ma chi costui che non s'era accorto di noi? . E il ghiaccio rotto.
Kab - Ah, cos?
Conte - Cos! Mi sorprendo anzi che non abbia ripetuto l'esperimento con voi. Ma gi: capiva bene...
Kab - Che non sarei stata pane per i suoi denti!
Conte - Insomma, Carlo de Chantier si sente investito da una specie di missione amatoria. Da questo lato, non parrebbe figlio di suo padre. Ma deve avere ereditato la singolarit dal nonno - il defunto marito di... mia madre non pi giovane ... la Duchessa - un uomo che fu, a quel che si dice, arbitro della moda e dei cuori femminili nel Secondo Impero.
Kab - E naturalmente il... vostro Chantier considerer tutte le donne stupide?
Conte - Al contrario! Chiedete a uno scrittore se siano stupidi i lettori che leggono i suoi libri: vi dir che sono stupidi quelli che non li leggono. Carlo de Chantier trova stupide soltanto le donne che hanno il buon senso di dirgli di no... Quando ce ne sono. (poich Kab alle ultime parole si messa a passeggiare) Mi sembrate nervosa...
Kab - No, no! (sforzandosi a sembrare allegra) Per tornare al vecchio Duca, che ne vuol fare di quel... rubacuori di nipotino?
Conte - Per ora lo ha condotto fuori...
Kab - Ah?
Conte - Un breve viaggio di distrazione. Visita ai santuari di Francia.
Kab - Poteva risparmiarsi la spesa!
Conte - Poi lo fidanzer e lo sposer alla cuginetta.
Kab - Carina?
Conte - (allargando le braccia come per dire: giudicate dal nome!) Si chiama Blandina!
Kab - Anch'io mi chiamo Dorotea. Il nome non basta a provare che...
Conte - Non tutti sono ugualmente in grado di sopportare certe sventure.
Kab - Il che vorrebbe significare: anche voi non mi trovate sprovvista di qualche fascino.
Conte - Avete fatto girare la testa...
Kab - ... a mezza Parigi?...
Conte - A tutta!
Kab - Parigi non un uomo!
Conte - E' una raccolta di uomini in cui si pu scegliere con latitudine. .
Kab - E voi credereste che... che un bianco potrebbe innamorarsi sul serio di... (indicando il fantoccio quasi per dare alla domanda un tono scherzoso)... di una negra cos?
Conte - Prima di tutto, voi non siete una negra... (indica a sua volta il fantoccio) cos; eppoi, ho sempre pensato che Eva fosse bruna e che soltanto i poeti e i pittori l'abbiano diffamata, ossigenandola.
Kab - (incoraggiata dall'arguta galanteria del conte e come tentata da un'inchiesta che deve prospettarsi nel suo pensiero) Delions.. se voi feste in me... e doveste scegliere in quella raccolta... che tipo mi consigliereste?
Conte - (Lo dicevo che il fantoccio era un paravento!). Ditemi qual' l'uomo che vi sta a cuore o... nella fantasia, e vi consigliere.
Kab - ... Nessuno.
Conte - Allora, non posso darvi consigli. Ho dieci anni di troppo per dirvi: scegliete me. Ma... appunto per i dieci anni di troppo... poich ho deciso pensionarmi dal servizio attivo... se un giorno aveste bisogno di un amico a cui confidare qualche vostra pena, contate su me.
Kab - (ridendo, gli stringe la mano) Addio, Delions. E un saluto al vecchio Duca!
Conte - Temo non rivederlo che al suo ritorno, a Cannes, ove .appunto mi reco domani e ove c'incontriamo ogni estate.
Kab - Ah! E' l che avete stretto amicizia?
Conte - Gi. Vi posseggo una bicocca. Io abito il pianoterra. I Chantier il piano superiore per godersi... la vista di un castello che non posseggono pi!
Kab - Mi par di vedervi nella vostra bicocca. La sera, giuocare la partita con la vecchia Duchessa...
Conte - - Ah, no! Non scambio con lei che il buongiorno e la buonasera, le rare volte che l'incontro. Io odio quelle signore venerande che sembrano ritratti di .altri tempi, animati. Mi mettono sempre addosso la voglia di domandarmi: Che faccia ci sar stata sotto? Preferisco una partita a cart con l'altro nipote, Carlo.
Kab - Ah! Perch... viene anche lui a Cannes?
Conte - Diamine! Vi si incontrano parecchie belle signore. Veniteci anche voi a trascorrere il vostro mese di riposo! Ci si sta bene d'inverno, vero; ma poich c' abbastanza acqua per rinfrescarsi...
Kab - (tornando a ridere) Addio, Delions.
Conte - Miss Kab... (le bacia la mano, ed esce dal fondo).
Kab - (ora non pi ridente. Fa qualche passo, pensando; scorge il fantoccio) Ti avevo buttata via perch eri troppo negra? No! Hai ragione! Negre, negre, bisogna essere! Pi negre ancora! E far vedere che non siamo pupattole simili alle altre, con le quali si pu giocare, giocare... (Mignon rientra dal fondo) Avete riveduto il principe?
Mignon - Quando gli ho comunicato che vi avevo riferito il colloquio avuto dianzi con lui, e che siete forse propensa a firmare, apparso cos felice!... Per la prima volta non l'ho veduto sorridere!
Kab - Imbecille! Propensa non vuol dire firmare!
Mignon - Esitereste ancora? Mi avete pur fatto dirgli che lo riceverete prima di pranzo!
Kab - (distratta da un altro pensiero) Che ora ?
Mignon - (guardando il suo orologio al braccio) Tre minuti alle diciotto.
Kab - (fa manovrare l'apparecchio telefonico sopra un tavolo) Parlo col concirge? ... (a Mignon, con ostentata naturalezza) Andate a prendermi un ventaglio, scusate. Fa caldo. (tornando a parlare al telefono appena scomparsa Mignon) Pronto!... Sentite. Se viene il solito signore... Quello che passa ogni giorno alle diciotto e chiede di me... S: lui... Fatelo salire, (toglie la comunicazione, e, a Mignon che le porta il ventaglio) Grazie. Voi salite nella vostra camera... E non vi fate pi rivedere che tra mezz'ora. (Mignon esce dal fondo. Con l'intonazione di chi dica: a noi due!) E adesso... (un'occhiata davanti allo specchio. Poi s'avvicina al fantoccio, lo prende) Voi, a letto. Siete troppo piccina, voi! (lo caccia in un cassetto. Si picchia all'uscio di fondo) Avanti.
Cameriere - Il signor duca Carlo De Chantier.
Kab - Entri, (il cameriere introduce Carlo, poi torna ad uscire).
Carlo - Signorina, sono tre giorni che, alle diciotto precise, in ossequio al vostro invito, non ho mancato di picchiare alla vostra porta...
Kab - (fredda, e senza guardarlo) Signore, poche parole. Io non ho che due minuti...
Carlo - (con un sorriso imperturbabile) E' gi molto. Il doppio che al nostro ultimo ed unico colloquio.
Kab - (volgendosi verso di lui) Ascoltatemi bene. Signore, io sono molto schietta e odio gli equivoci. Da circa due mesi, ogni giorno, ricevevo mattina e sera, puntualmente, all'albergo e a teatro, un mazzolino di violette che m'inviava uno sconosciuto. In mezzo a tante insistenze volgari e fastidiose, una costanza cos umile e discreta - vi confesso - aveva finito col commuovermi un poco. Quando, sere fa, siete apparso nel mio camerino, ho creduto foste voi Io sconosciuto dei maz-zolini. Questo vi spieghi perch vi avevo invitato a passare in albergo. Questo vi spieghi perch, poi, per tre giorni non vi ho ricevuto.
Carlo - (che, da uomo esperto delle inevitabili schermaglie in una impresa galante, non ha battuto ciglio) Non mi spiega, per, perch mi ricevete oggi.
Kab - Per dirvelo. Per risparmiarvi inutili gite.
Carlo - (dopo un attimo di silenzio) Posso almeno consumare i due minuti?
Kab - Servitevi!
Carlo - Dovete convenire che io sono anche stato pi discreto del vostro sconosciuto adoratore... Non mi sono fatto vivo neppure con dei modesti mazzolini di violette, e ho aspettato la terzultima recita per procurarmi il piacere di avvicinarvi.
Kab - (con una punta d'ironia) Quello di giungere buon ultimo pu impressionare le bianche, non...
Carlo - Io ho detto: avvicinarvi. Se voi non mi aveste invitato a restare nel camerino, mi sarei limitato a baciarvi la mano e a ripartire in silenzio.
Kab - (con un sorriso agro) Sicch: colpevole, io?
Carlo - No... Il colpevole - seppure esatto il termine - un elemento nel quale voi, pi d chiunque, dovreste nutrir fede. Il caso. Questo piccolo Dio che spesso interviene a regolare gli avvenimenti umani con sufficiente saggezza.
Kab - Quante volte avete ripetuto discorsi simili?
Carlo - (che ha subito capito che miss Kab stata informata sul suo stato di servizio amatorio) Sono lieto di avervi almeno ispirato un granello di curiosit...
Kab - ?
Carlo - ... tanto da indurvi a compiere una piccola inchiesta su di me.
Kab - Su di voi?!
Carlo - Debbono avervi detto che ho avuto molte amanti.
Kab - (un poco sconcertata) Difatti.
Carlo - Ma nessuno deve avervi detto come io sia uscito, ogni volta, da questo genere di sport apparentemente dilettevole.
Kab - Non m'importa saperlo!
Carlo - Peccato! Perch vi sareste persuasa che come voi da tempo andate cercando un nomo che vi ami sul serio, cos io da tempo, inutilmente, vada cercando una donna che meriti sul serio di essere amata. Ma, gi: il mondo, quello nostro - diciamo pure: il bianco - giudica dalle apparenze. Credete, per esempio, che tutta quella parte di Parigi protesa ai vostri piedi, vi abbia compresa?
Kab - E voi?...
Carlo - Credo di s.
Kab - La vostra pu essere una presunzione.
Carlo - Volete che io... vi ponga davanti a voi stessa?
Kab - Fate.
Carlo - - Vedete? Prima bella qualit - tra le minori: - nessun timore di essere investigata. Prima tra le maggiori - la qualit che le assorbe tutte: Voi siete onesta, completamente onesta, sotto ogni riguardo onesta. Nessuno lo crede. Neanche quelli che ostentano crederlo. Ma cos. Non vi domando se sia vero perch .
Kab - (che, non insensibile all'inaspettato: ritratto di se stessa, posto davanti ai suoi occhi, sente perder terreno e non vuol dimostrarlo) E come riuscite a capirlo?
Carlo - Soltanto un uomo che abbia... discretamente peccato - purch non sia uno sciocco - fissando due occhi femminili pu comprendere se dietro ad essi si nasconda una fanciulla o stia in agguato... la donna, (sicuro di essere vicino a far breccia) Ma non voglio tediarvi di pi... (s'inchina e s'avvia),
Kab - No, no! Restate, (attenuando subito il precipitoso invito) Non desidero partiate con l'impressione che le vostre parole mi abbiano... turbata.
Carlo - Resterei... ma, vi confesso, sono turbato io. Per un attimo, ho usurpato nella vostra fantasia la parte del... del... Aiutatemi a cercare la parola per apparire meno ridicolo.
Kab - Non occorre dirla. Ho capito.
Carlo - Ebbene, non potete immaginare che cosa io provi nel ritrovare, anche qui, adesso, l'identico volto malinconico che avevo sognato scoprire sotto la maschera della monella indiavolata, sere fa, nel vostro camerino.
Kab - ' Pu essere anche un volto stizzito, (desiderosa di non darsi per vinta e di soffocare l'istintivo compiacimento) E se vi foste ingannato nel giudicarmi? Non c' donna che non abbia cominciato, per forza, con l'essere onesta.
Carlo - Ma voi vi conserverete sempre tale, perch appartenete a quella categoria di donne che si offrono soltanto all'uomo che amano.
Kab - E se lo avessi scovato?
Carlo - Non ne andreste in cerca.
Kab - E chi vi autorizza a ritenere che io ne vada in cerca? Non gi, spero, la stupida storia delle violette.
Carlo - Oh, no! La vostra sensibilit... che ha una voce diversa dalle vostre parole, e che cos dissimile da quella delle nostre donne... troppo beneficiate dalla civilt... Una sensibilit che conserva il profumo della vostra isola...
Kab - (col tono beffardo di chi si appigli a un ultimo scampo per non cedere al turbamento) Della mia isola!?
Carlo - S. Della vostra isola, delle vostre foreste...
Kab - E voi mi amereste per questo? Perch vengo come... da un altro mondo?
Carlo - Pi semplice. Pi schietto. Pi istintivo...
Kab - Disingannatevi, allora!... (ride) Duca, io non ho mai veduto la mia isola di cui parlo tanto sovente! Non l'ho mai veduta per la semplice ragione che mi hanno condotta in Francia, sulle coste della Brettagna, quand'ero cos... (gesto della mano per accennare un bimbo di pochi mesi). Tutto un trucco, dunque? Eh! Bisognava pur mangiare! E mangiare, per una negra, significa servire gli uomini. 0 come serva o come amante. Ma il caso - ora s che conviene parlare del caso! volle che invece di servirli, li divertissi gli uomini! Un giorno che danzavo sulla spiaggia per ingannare lo stomaco, un uomo - un impresario di baracche - mi vide, ce Ragazza, di dove sei? . Delle Antille . Vuoi far fortuna? . ce S! . a Allora devi fingere di essere arrivata dall'America soltanto con l'ultimo piroscafo, e devi imparare un po' d'inglese . Eppoi? . Ballare, ballare, come adesso, e anche peggio . E io finsi di essere arrivata con l'ultimo piroscafo, imparai a masticare l'inglese e ballai, ballai, e i danari, gi, subito a cappellate, tanto che mi domando ancora se non sia debitrice ad essi della mia onest!... Ora che ho affidato alla vostra discrezione il piccolo segreto della mia fortuna, vedete bene: io sono francese, francese... Una donna simile a quelle che vi circondano. Una bianca anch'io. Una bianca con l'aggravante di un po' di nero! (congedandolo col gesto) Dopo di che mi pare inutile...
Carlo - (ormai sicuro di aver fatto breccia) Inutile mentire ancora.
Kab - ?!
Carlo - S. Perch una donna non confida ad un uomo un suo segreto a tutti sconosciuto, se l'istinto non le suggerisce di aver fiducia in lui.
Kab - No!
Carlo - Voi dite no, ma il tremito delle vostre labbra non accenna che s!
Kab - No! No!
Carlo - (l'afferra per le braccia, la costringe a guardarlo:) Guardatemi!... Vi amo! Vi amo!... Ditemi che vi duole lo ripeta... Non potete?
Kab - (con uno scatto sincero, quasi selvaggio) Ah! ascoltatemi, Chantier, l'uomo che amer, sar mio, mio, unicamente mio!
Carlo - Vostro! Vostro!... (Stringendola a se) Piccola creatura che si credeva strappata alla sua isola e non si accorgeva di averla portata con s!
Kab - (non pi padrona di se, brusca ma supplichevole) Adesso, andate, andate.
Carlo - Quando vi rivedr? (E poich ella esita a rispondere) Non gi fra altri tre giorni?
Kab - Subito!
Carlo - Ah!
Kab - Fate un giro nell'hall... al bar... dieci minuti. Il tempo d'impartire qualche ordine, di mettermi il cappello... Eppoi, tornate. Mi condurrete a pranzo dove vorrete...
Carlo - ... in un posto solitario...
Kab - (svincolandosi da lui) Adesso, andate, andate!... (Carlo esce). (Kab disfatta dall'emozione, si accascia sopra un divano, affondando la testa fra le braccia. Frattanto, durante la scena, la luce andata man mano declinando).
Mignon - (rientra dal fondo, intravede miss Kab raggomitolata sul divano) Fate gli esercizi spirituali, cos, mezzo al buio? (D la, luce). (Di colpo Kab si solleva sul busto, come richiamata alla realt. La sua faccia ha una subitanea e stanca espressione di sgomento). Che vi succede?
Kab - Mignon... io debbo avere commesso una sciocchezza!
Mignon - Eh?!
Kab - Scusate... quando amavate, avete mai sbagliato?
Mignon - Sempre!
Kab -! !! (Si alza).
Mignon - Al contrario degli uomini, noi povere donne siamo troppo sincere..
Kab - Sicch se aveste parlato con un uomo che... che non vi dispiaceva... due Volte sole, anzi una - che la prima non conta - e l'istinto vi avesse spinto a credergli, avreste creduto?
Mignon - Avrei dato retta all'istinto anche al primo colloquio.
Kab - Ah, s?
Mignon - Ma, oggi, se tornassi indietro, invece di ascoltare l'istinto, pretenderei prove su prove.
Kab - Ritenete, dunque, che quello che chiamiamo istinto... non sia che il nostro desiderio mascherato? Credere... credere... a qualunque costo...
Mignon - Qualcuno stato qui?
Kab - S.
Mignon - Quello dei mazzolini?
Kab - Lui e... non lui. Tutti e due insieme... Ma questo non importa. L'importante che io l'ho ricevuto come un nemico, pronta a battermi con lui, ad avvilirlo, e man mano che egli parlava, mi sono sentita un'altra... quasi una cosa sua...
Mignon - E che vi ha detto per ridurvi in tale stato?
Kab - Che mi amava perch mi giudicava profondamente onesta.
Mignon - Metodo infallibile con le ragazze sentimentali!
Kab - Ah, no! Non pu averlo detto per adescarmi!
Mignon - (spaventata) Perch... Amica mia, forse... egli... durante la mia assenza?
Kab - No! Ho soltanto accettato di andare a pranzo con lui...
Mignon - (respira).
Kab - Stasera, in campagna...
Mignon - In un posto solitario...
Kab - Come fate a saperlo?
Mignon - Si usa sempre cos! Ah, figlia mia, io non andrei. Avrei paura, domattina, svegliandomi, di dover dire a me stessa: che sciocca! Date ascolto a chi ha dovuto ripeterselo parecchie volte!... Invece, lo inviterei qualche volta a colazione... Le colazioni sono meno pericolose... Vorrei imparare a conoscerlo... assicurarmi... E quando proprio fossi sicura che egli mi volesse bene sul serio, gli direi netto netto: io sono una brava ragazza, e non c' una ragione al mondo che, come le altre brave ragazze che io debbo fare una gitarella con voi, non la faccia dal sindaco e il curato.
Kab - S, s: avete ragione... Dopo quello che aveva detto anche Delions... Ma come fare adesso?
Mignon - Egli deve venirvi a prendere?
Kab - S. Qui. Subito.
Mignon - Lo ricever io. Gli dir che un affare importante vi ha improvvisamente costretta a uscire. Che gli scriverete... Non sar una bugia perch dovete conferire col Principe.
Kab - Non mi parlate di lui!
Mignon - Non ne parler!... Se egli vi ama, vedrete: non fiater.
Kab - Ma se mi ama, soffrir?
Mignon - Pi soffrir, e pi sar segno che vi ami, e voi vi persuaderete che il suo non un capriccio. (Si picchia con discrezione all'uscio di fondo).
Kab - Ah! Eccolo... No, no: fatelo entrare, Mignon!
Mignon - Se tremate cos, soltanto a sentirlo! Ah, no! Voi siete miss Kab! Una donna sul... sul piedestallo! Ci vorrebbe si dicesse: anche tu - eh? bastata una spintarella, e gi, come le altre a ruzzoloni! . Ce ne sia una sola, ma ci sia! Io debbo difendere l'onore della classe! (La spinge verso le stanze interne).
Kab - Diteglielo almeno con garbo... perch... perch io lo amo, Mignon!
Mignon - Se non lo avessi capito, vi avrei detto: andate. (Kab esce. Mignon richiude la porta).
Mignon - Avanti! (Carlo appare). (La compatisco! Un bel giovane!) Signore...
Carlo - (molto gentile) Siete la dama di compagnia di miss Dorotea Kab, signora?
Mignon - (Bella anche la voce!) S, signore...
Carlo - Volete essere tanto cortese di annunciarmi? Carlo Chantiei'/. Ho un appuntamento con lei.
Mignon - S... Difatti... La signorina mi ha prevenuta... Ma...
Carlo - Non ancora pronta?
Mignon - No, no... Mi ha incaricato di dirvi che... che dovuta uscire.
Carlo - Ah?
Mignon - - Gi... H signore immaginer certo: contratti in corso, fine stagione, un mondo di affari... Una chiamata inattesa l'ha obbligata con suo grande rammarico... Vi scriver, signore. E, frattanto: si scusa... si scusa...
Carlo - (che, senza alterare un muscolo della faccia, ha lanciato una rapida occhiata alla porta da cui uscita Kab, ben persuaso che ella sia chiusa nelle sue stanze:) Oh! Non c' di che! (Per avviarsi:) Giacch siete tanto gentile, volete incaricarvi di una piccola ambasciata anche per me?
Mignon - Dite pure, signore.
Cablo - (ancora pi gentile, se possibile) Dianzi, in questa stessa stanza, la signorina... cos per giuoco... mi ha domandato che cosa pensassi di lei... (Col pi rassicurante e amabile dei sorrisi:) Ha preteso che indovinassi... come potrei dire?... il suo ritratto morale. Preso alla sprovvista, ho tentato accontentarla. Ma poi, mi sono accorto di essere caduto in un tenue ma imperdonabile errore. Vorrei ripararlo. Abbiate l'amabilit di dirle che ho sbagliato... sulla seconda parte.
Mignon - Non mancher.
Carlo - Grazie.
Mignon - Signore... (Carlo esce dal fondo).
Mignon - (aprendo la porta delle stanze interne) Miss Kab! Miss Kab!
Kab - Ebbene?
Mignon - Che vi dicevo?... Continuate a comportarvi cos, e vi verr dietro come un cagnolino. E' stato di una gentilezza... Figuratevi: mi ha persino dato incarico di una piccola ambasciata!
Kab - Quale?
Mignon - Ha detto che, dianzi, parlando d voi, caduto in un errore... Nel... nel traccia re... non so... ah! il vostro ritratto morale,
Kab - (la guarda, muta, ansiosa).
Mignon - Che ha sbagliato sulla seconda parte
Kab - (ha un guizzo, un lampo d'angoscia negli occhi).
Mignon - Qual' questa seconda parte?
Kab - Che ero una donna onesta!... Non lo crede pi! Cio... non Io ha mai creduto!... Un giuoco, un tranello, come diceva Delions! (Furente, risoluta:) Il Principe! Il Principe! Chiamate il Principe! Firmo il contratto d'America!
Mignon - (sbigottita) Adesso, non precipitate.
Kab - Firmo! Firmo! Andate! Andate! (E, mentre Mignon s'avvia suggestionata dall'ordine imperioso, s'abbatte sul divano singhiozzando:) Ah! Vile! Vile! Vile!
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
Salotto pianoterra nella villetta di Delions a Cannes.
Questa volta siamo completamente ligi alla tradizione e ai pi passatisti vocaboli tecnici, nel descrivere la scena. Ma il merito non nostro. La villetta ha qualche secolo sulle spalle, e Delions, come tutti i vieux gargons che furono un po' libertini, un sentimentale della pi bell'acqua. Perci, abbondanza di ricordi personali, e mobili signorili ma gi di moda conservati con quella cura meticolosa dovuta alle cose di famiglia. Il tutto, per, ingentilito dal colore delle stoffe che, per essere in origine molto chiare, non hanno avuto ragione di sbiadire.
Portale, nel fondo, che d sopra un giardino ricco di palme. Finestra a destra, in prima, guarnita di tende di cretonne a fiorellini. Porta, in seconda, a sinistra, che conduce nelle stanze interne. Di speciale-, non lungi dalla finestra, una vecchia e comoda poltrona che desterebbe l'invidia di qualsiasi pievano; e nell'angolo tagliato in fondo a sinistra, una specie di vano, forse base di qualche antica torre. E' buon mattino. Buon mattino da gente che campa di rendita. Cio, poco pi poco meno delle dieci. Le tende della finestra sono alzate, e da quel che si scorge dell'esterno, la giornata appare bellissima.
(La vecchia Duchessa De Chanter seduta sulla poltrona. E' vecchia davvero, ma simpatica. Veste di nero e porta sul capo una specie di cuffietta di merletti ugualmente neri, da cui esce qualche ciocca di capelli candidissimi. Quando cammina si appoggia a un bastone di ebano.
Delions contempla, sorridendo, Blandino. Veramente, tutti e tre i personaggi sorridono, come meglio comprenderemo dalle battute che seguono.
Delions, non c' bisogno dirlo - e l'osservazione valga anche pi tardi per Carlo - indossa sotto una giacca chiara, un paio di calzoni bianch che cadono a piombo sopra un magnifico paio di scarpe, anch'esse scrupolosamente bianche. E' il meno che si possa pretendere da una persona elegante, in una stazione balneare.
Quanto a Biondina, dopo le parole di Delions al secondo atto, non dovremo molto dilungarci a descriverla. E' quello che si dice un frutto acerbo, reso pi acerbo dai capelli, a dispetto della moda, conservati lunghi, bench non davvero degni di tanto rispetto, e raccolti sulla nuca in un ciuffo ispido che pare un simulacro di palma insecchita. E' brunetta di natura, e ridotta pi bruna da un mese di bagni assidui pi di sole che di mare. Perch bene dirlo subito; dall'atto precedente, trascorso appunto un mese).
Blandina - Sono bruna abbastanza?
Il Conte - Punto giusto, signorina Blandina.
Blandina - Peggio o meglio di prima?
Il Conte - Domandatelo ai vostri occhi che sono diventati pi vivi. E adesso: andate a farvi tagliare i capelli come le vostre compagne di spiaggia: fatevi un bel riccio sulla fronte e sembrerete - come si dice a Napoli - uno scugnizzo perfetto.
Blandina - Vado!
La duchessa - E non stare poi a bruciarti ancora sulla rena! Pensa che, da un momento all'altro, deve arrivare tuo zio con Dagoberto.
Blandina - Ah, zia! Credete che Dagoberto si decider a domandare la mia mano?
La Duchessa - Ti abbiamo condotta qui, con noi, per questo!
Blandina - (corre ad abbracciare la proza:) -Ah, zia, zia!... (Si ricorda della presenza di Delions). Pardon, signor Conte! (scappa dal fondo, confusa).
La Duchessa - Vorrei sapere perch vi saltato il ticchio di far diventare Blandina nera come una mulatta.
Il Conte - E' un mio piccolo segreto.
La Duchessa - Meno male che un segreto che ha giovato a trasformarla. Permettete che mi trattenga un poco ancora qui?
Il Conte - Siete la padrona, signora duchessa.
La Duchessa - Se risalgo nel mio appartamento, non esco pi. Senza contare che di lass, la vista di quel castello che ci appartenne un giorno... un peso...! E dire che mio figlio ci conduce tutti gli anni ad ammirarlo per compensarci di averlo perduto! Quando penso che non l'ho mai abitato, e che mio marito se l'era gi mangiato prima di sposarmi...
Il Conte - Speriamo che vostro figlio possa riscattarlo. Voi non ignorate che quell'originale dell'attuale proprietario, il quale non si muove mai da Londra, mi ha incaricato di trovare un acquirente, e che io, in attesa degli eventi propizi, scarto ogni offerta.
La Duchessa - E, allora, a meno di un terremoto, bisogner sempre vederselo davanti!... Peccato! Perch... a Parigi... fa meno caldo che qui.
Il Conte - Siete deliziosa, signora Duchessa.
La Duchessa - - Ooh! Adesso non vi mettete a farmi la corte, cattivo soggetto! Confessate piuttosto che, negli anni corsi, mi considerava! una vecchia bisbetica.
Il Conte - Non avevo mai goduto le vostre visitine nel mio pianoterra! Eppoi, permettete che sia sincero. Quest'anno, mi sembrate ringiovanita.
La Duchessa - Ringiovanita, esagerato. Ma un po' fuori di... di minore et, s. Che volete? Salvo la breve parentesi del mio matrimonio io ho sempre vissuto con un pap vicino. Prima - un pezzo oramai! quello vero. Poi: mio figlio. E siccome il... secondo pap, quest'anno, ha commesso la temerit di mandarmi sola, si capisce che... che io abbia saltato un tantino la cavallina. Ma dato che il pap sta per ritornare, e che bisogner privarci del piacere di queste scappatelle nel domicilio di un giovinotto...
Il Conte - Adesso, esagerate voi, Duchessa.
La Duchessa - ... vorrei pregarvi di una piccola missione. Una specie di... come si dice? inquisizione.
Il Conte - Nientemeno!
La Duchessa - Voi siete molto amico di mio nipote Carlo...
Il Conte - Molto.
La Duchessa - Da un mese che siamo qui, mi sono accorta che egli ... soverchiamente preoccupato.
Il Conte - Voi sapete meglio di me, Duchessa, che Carlo un ragazzo oltremodo serio.
La Duchessa - Questo lo pu credere mio figlio. Ma, quanto a me, ho troppo imparato durante la... parentesi che vi ho accennata, per non aver capito che mio nipote tutt'al-tro che... uno stinco di santo. Orbene, quando un giovane che non uno stinco di santo, passa delle ore disteso a contemplare il cielo - specie se non ci sono nubi n stelle - non pu essere che sconvolto da... da qualche grave turbamento. (Mostrando con l'indice un punto fuori la finestra:) Guardate! Eccolo l. Naso all'aria. Immobilit assoluta. Disteso sopra un'amaca...
Il Conte - Difatti.
La Duchessa - E ci sta da un'ora! Voi perch credete ci stia?
Il Conte - Per goderci il fresco.
La Duchessa - Con quel po' po' di sole?! Io conosco per esperienza personale che cosa significhi quel... quel dormire a occhi aperti. Sapete come intuivo, in precedenza, le frequenti assenze di mio marito? Quando lo vedevo, anche lui, ore ed ore, disteso, immobile naso all'aria, in contemplazione del soffitto se non del cielo. Era... era., il periodo incubatorio della cottura. Carlo deve essere innamorate. Investigate!
Il Conte - Vi servir.
La Duchessa - Non fategli capire, per, che io c'entri per qualche cosa. Noi dobbiamo cercare soltanto di... di...
Il Conte - Curarlo.
La Duchessa - Ecco. Ma se copriamo che c' una medicina capace di fargli del bene... anche se mio figlio non ne approvi la ricetta... (completa col gesto la frase). Vedete? Dagoberto non un'aquila, e non un'aquila Blandina. Se riusciremo a unirli, avremo messo insieme proprio...
Il Conte - Una coppia assortita!
La Duchessa - Ma Carlo un'altra cosa! Egli, al contrario di mio figlio, rassomiglia stranamente al mio povero marito. Non vorrei che egli fosse infelice come sua nonna, e... forse come suo nonno. (Alzandosi) Basta: riprendo la mia passeggiatala. Ripasser dopo essermi fermata nella chiesetta qui vicina a pregare un po' per i peccati degli altri, giacch a me, con tanta sorveglianza, non hanno dato tempo di commetterne. Volete che preghi anche per voi?
Il Conte - S, per essere assolto dal peccato di non aver compreso sino ad oggi che siete semplicemente adorabile.
La Duchessa - Adulatore! (Varca il portale di fondo, e si allontana nel giardino a sinistra).
Il Conte - (si avvicina alla finestra) Carlo?... Ohi?... Vieni qui! Ti prenderai un'insolazione! (Dopo un istante Carlo appare dal lato destro del giardino. E' agitatissimo). (Cera scura, sul serio!) Dimmi un po': hai qualche noia?
Carlo - Io?! No!... Perch mi rivolgi questa domanda?
Il Conte - Mah!... Dacch siamo a Cannes, mi sembri un funerale!
Carlo - Non so che trovi in me di diverso.
Il Conte - - Prima di tutto, non fai pi con me ogni sera la solita partita.
Carlo - Ti vincevo sempre. La cosa cominciava a essere poco gentile verso di te.
Il Conte - Eppoi, non parli pi.
Carlo - Di che dovrei parlare?
Il Conte - Ma di quello che hai parlato sempre. Di donne. Vuoi che ti manifesti il mio pensiero? Quando un uomo del tuo stampo non parla pi di donne, segno che il suo cervello occupato da una sola. Tu devi essere innamorato.
Carlo - Vuoi fare una partita?
Il Conte - Perderesti tu, questa volta.
Carlo - Ebbene, s! Giacch vuoi saperlo: innamorato! Come un pazzo o come uno sciocco! Perdutamente, stupidamente...
Il Conte - Hai trovato una donna che ti ha detto di no?
Carlo - No... Cio...
Il Conte - Cio: una donna onesta?
Il Conte - S, onesta! E per avere diffidato della sua onest - capisci? per la maledetta volutt di far dello spirito, l'ho perduta, e sapevo che m'amava!
Il Conte - Cos', una donna maritata?
Carlo - Se ti ho detto che una donna onesta!
Il Conte - Ohi? Tu offendi tutti i mariti!
Carlo - Non scherzare! non il momento!... Ho detto onesta per pura. Pura, comprendi?
Il Conte - Ah! Una signorina? E se sentivi di non poterne fare a meno, perch non hai pensato a sposarla?
Carlo - Perch una signorina, s... ma... ma...
Il Conte - Ma... ma...? Ah! Povera?
Carlo - Ricca.
Il Conte - E allora?... Ah! Borghesuccia?
Carlo - Quello che ! Quello che ! Che t'importa saperlo? Puoi forse fare qualcosa per me?
Il Conte - Nulla! Specie se non mi dici chi ella sia. Insomma, chi questa donna?
Carlo - Non posso dirtelo, capisci? Non posso dirlo a nessuno! Neanche questo conforto! Perch se tu sapessi chi , se si sapesse chi , nonostante che a tutti piaccia, mi rideresti sul viso, mi riderebbero sul viso. Io! Capisci? Io! Carlo Chantier! L'uomo che si vantava di non avere amato mai, di non innamorarsi mai, a cui bastava un niente per conquistare una donna: innamorato, innamorato!
Il Conte - Lo vedo!
Carlo - A tal punto che la sposerei... anche a costo delle beffe! E adesso che sai di nulla poter fare per me, dimmi almeno se domani che parte da Marsiglia il transatlantico per l'America.
Il Conte - Carlo, che vuol dire questa domanda? Non vorrai commettere pazzie? Pensa a tua nonna, a tuo padre...
Carlo - Ma che pazzie! Non ho intenzione alcuna di partire. Se voglio sparire, non ho che da continuare a stendermi sull'amaca per aspettare un colpo di sole! (Esce concitato, dal giardino a destra).
Il Conte - Pura, onesta, che piace a tutti e che farebbe ridere tutti... Che razza di donna pu essere?... (Dopo un attimo di riflessione, come preso da un'idea, chiama rivolto verso le stanze interne:) Emilio?
Emilio - (tipo di vecchio cameriere molto accurato, entra dalla porta di sinistra) Signor Conte...
Il Conte - Nessun treno parte nella mattinata per Marsiglia?
Emilio - No, signor Conte.
Il Conte - Bene... Mettetevi di guardia al garage, e non fate uscire nessuna automobile senza mio ordine: n mia, n dei Chantier.
Emilio - Sar fatto, signor Conte.
Il Conte - Andate. (Emilio esce dal giardino, a destra). La prudenza non mai troppa... Aveva colpito giusto la Duchessa! E io che non mi ero accorto!... (Miss Kab timidamente appare dal giardino, a sinistra. E' graziosamente vestita come una signorina e porta in mano il piccolo panama che si tolto, certamente a causa della grande caldura. Il Conte al rumore dei passi, si volge. Equivoca). Ah, cara Blandina! Ora s che siete perfetta! (Riconosce miss Kab) Oh! voi!... Scusate... Vi avevo scambiata..; Ma come mai a Cannes?
KLab - Siete solo?
Il Conte - Solo.
Kab - Non temete. Nessuno mi vedr. Due parole in fretta, e riparto subito. Domani debbo imbarcarmi per l'America.
Il Conte - Anche voi?!
Kab - ?
Il Conte - No. Non ci badate... Sedete!... Scusate se pecco di ospitalit, ma la sorpresa di vedervi... Venite da lontano?
Kab - No, no. Da Villefranche ove ho passato il mio mese di riposo.
Il Conte - Da Villefranche? A due passi da qui! Averlo saputo!
Kab - Ho voluto vivere per una volta tanto, poich mi era permesso, nella pi stretta clausura.
Il Conte - Ma vi prego: sedete!
Kab - No, grazie. Tanto quello che debbo dirvi cos breve che posso dirvelo anche in piedi. Anzitutto: durante questo mese nessuno vi ha parlato di me?
Il Conte - Nessuno.
Kab - Parola da gentiluomo?
Il Conte - Parola.
Kab - Allora, ascoltatemi. L'ultima volti che ci vedemmo a Parigi, voi mi diceste: se un 1 giorno avrete bisogno di un amico sincero, ricordatevi di me.
Il Conte - Oggi ne avete bisogno e ve ne siete ricordata. Brava! Parlate pure.
Kab - Si tratta... (esita).
Il Conte - Dopo l'ultimo nostro colloquio, non I ci vuole molta chiaroveggenza a indovinare! di che si tratti. (Punta l'indice sul cuore e E strizza l'occhio) Eh?... (Strana giornata!) | Avete finalmente trovato l'uomo...
Kab - Credevo averlo trovato.
Il Conte - - Capisco. Dovete attraversare lo [ Atlantico, ed egli non vuol seguirvi.
Kab - No. Parto perch non mi segua.
Il Conte - Com' difficile comprendere gl'innamorati d'oggigiorno! Insomma, lo amate?
Kab - Lo detesto.
Il Conte - Ed egli?
Kab - Mi detesta.
Il Conte - Anche questo pu essere un modo di amarsi come un altro. Non molto comodo! Ma data... tanta identit di sentimenti, quello che non riesco a capire su che cosa potrei consigliarvi.
Kab - Conte, io debbo farvi una confessione I che... non molto facile a farsi. (Con una I specie di pudore). Io... io sono onesta.
Il Conte - L'ho sempre sentito dire, ma adesso che voi stessa lo confermate... con tanta discrezione, non lo metterei pi in dubbio.
Kab - Orbene, egli mi fece credere di amarmi soprattutto per questo. Perch ero onesta.
Il Conte - (che ha un subitaneo lampo rivelatore negli occhi) Ma sedete! La storia mi interessa! (La costringe a sedere e si siede anche lui accanto a lei) Siete arrivata in treno?
Kab - S.
Il Conte - Non vi preoccupate per il ritorno. Vi accompagner con la mia auto. Dunque vi am perch eravate onesta.
Kab - Sapeste che parole seppe trovare per convincermi. La vita che conduco, l'ambiente che frequento, la mia diavoleria sulla scena, la mia stessa notoriet, non possono certo procacciarmi giudizi troppo benevoli, e trovare finalmente uno che vi dica: no, tu sei cos e cos, si capisce che...
Il Conte - ... non lasci insensibile.
Kab - Ecco! Io non restai insensibile, e, e...
Il Conte - Cadeste?
Kab - No, no! Qualcuno mi protesse.
II Conte - Il vostro angelo custode. Brava!
Kab - Ma egli non crede alla mia onest.
Il Conte - (Mascalzone!).
Kab - Avete detto?
Il Conte - Nulla. Non ci badate. Continuate.
Kab - E io, indignata, compreso che le sue belle parole non avevano avuto altra intenzione che di nascondere un basso tranello...
Il Conte - ... lo metteste alla porta...
Kab - ... e firmai un contratto con l'America per porre tra la mia porta e lui l'Oceano di mezzo.
Il Conte - Ma adesso, in procinto di imbarcarvi, siete venuta da me perch non vi sentite pi abbastanza forte per mettere... tutto questo Oceano davanti alla vostra porta.
Kab - Forte, fortissima! Il mese di solitudine ha anzi fortificato i miei sentimenti di...
Il Conte - ... avversione.
Kab - Ecco! Un uomo che ha diffidato dell'onest di una donna, tornerebbe daccapo a diffidarne. Eppoi, ci sarebbe anche voluto che mi si accusasse di mirare a un grande matrimonio :
Il Conte - Perch lui... titolato?
Kab - S.
Il Conte - (Mi pareva impossibile che non avesse pensato anche a lei! Glielo do io il transatlantico in partenza!).
Kab - Capirete: non posso dimenticare di essere danzatrice e negra.
Il Conte - Quanto a questo, siete diventata quasi bionda.
Kab - -E' il sole della Costa Azzurra che mi ha bruciato i capelli.
Il Conte - Ma vi ha rispettato il viso. L'amore un cold cream prodigioso. Un poco pi che vi foste innamorata, e sareste diventata bianca addirittura.
Kab - E io, invece, voglio essere negra, e anche pi di prima!
Il Conte - Ih!.. In conclusione: siete venuto da me per uno sfogo, non per un consiglio?
Kab - (alzandosi) Per un servigio. Prendete questa busta. (Gliela porge) Apritela posdomani quando gi sar in alto mare. Mi date parola di non aprirla prima?
Il Conte - (che si alzato anche lui) Parola.
Kab - Troverete dentro la busta il nome..
Il Conte - ... della persona...
Kab - Appena la incontrerete, voi dovete farmi il piacere di dirle semplicemente questo: Dorotea Kab partita col principe georgiano.
Il Conte - Sul serio?...
Kab - Che volete? Giacch a mantenersi oneste non si credute, tanto vale non esserle!
Il Conte - Badate: c' pericolo che il piroscafo affondi. Il principe georgiano pesa non meno di un quintale e mezzo.
Kab - Operer da salvagente!
Il Conte - State tranquilla: vi servir. (Con l'aria apparentemente pi candida di questo mondo) Tanto pi che, oggi, in questo genere di missioni, mi trovo allenato. Figuratevi: prima che giungeste voi, ho gi sostenuto un colloquio confidenziale sul genere del vostro. Ma maschile. Un amico, Sapete? Il cugino di quello del diario. Carlo Chantier.
Kab - Ah!
Il Conte - Mi pare avervene parlato di sfuggita un giorno.
Kab - S, s: mi pare.
Il Conte - E di avervi detto che abita qui, con la sua famiglia, nella mia bicocca, al piano superiore.
Kab - S, s: mi pare. E mi pare che mi diceste anche che vi abitano perch c' un vecchio castello di faccia...
Il Conte - (tendendo l'indice verso la finestra) Eccolo l. Austero. Come la barba del Duca padre e zio. Ebbene, il mio povero amico innamorato pazzo. Immaginate: per quanto io abbia fatto, non sono riuscito a strappargli di bocca il nome della persona che ama.
Kab - Ah, no?
Il Conte - Quando certi riserbi sono tenaci, la passione... divampa! Ma non vorrei annoiarvi con questa storia...
Kab - No, no... Mi avete promesso di ricondurrai in auto!... E il vostro amico... soffre?
Il Conte - Da non ridire! Raddoppiate quello che vorreste soffrisse il vostro - cio; l'ex vostro - e ne avrete un'idea approssimativa.
Kab - Raddoppio!
Il Conte - Vi ho fatto ritornare il buon umore!
Kab - Quando raccontate qualche storiella, lo fate con un garbo che...
Il Conte - ... diverte.
Kab - Eppoi, il pensiero che gli uomini soffrano, consola.
Il Conte - E, allora, consolatevi. Perch possiate valutare le sofferenze del mio amico nella giusta misura, dovete sapere che Carlo Chantier era un rompicollo.
Kab - Lo so.
Il Conte - Come lo sapete?
Kab - Me lo diceste voi...
Il Conte - Ah, gi... Che memoria!... Senonch, d'un tratto, pare che egli abbia subito un colpo di fulmine sotto la specie, anche per lui, di donna onesta. Non ci sono di terribili che i colpi di fulmine! Egli si chiuso qui a Cannes, e trascorre tutto il giorno o... (Toma a puntare l'indice verso la finestra) Vedete quell'amaca?
Kab - Si.
Il Conte - ... o disteso su quell'amaca, o a passeggiare in questa stanza per dirmi che l'ultimo degli sciagurati...
Kab - Ah, s?
Il Conte - Che aveva trovato la migliore delle creature e l'ha perduta per fare l'uomo di spirito...
Kab - Ah, s?
Il Conte - La pi pura delle donne...
Kab - Ah, s?
Il Conte - Che correrebbe in capo al mondo per riafferrarla, per sposarla magari...
Kab - Ah, s?
Il Conte - E che se non la riafferra, si spara!
Kab - (in un impeto di gioia, salta al collo del Conte e gli imprime due sonori baci sulle guance) Delions! Delions! (Sull'atto, riappare dal fondo Carlo che sobbalza e non osa credere ai propri occhi).
Il Conte - Non ti spaventare! Sono destinati a te!
Carlo - Mi spiegherai tu?...
Il Conte - Stupido! Lo sai pure che sono confidente nato! Tu ti sei confidato, lei si confidata... Tu l'ami, lei ti ama... La vuoi, lei ti perdona... E andate a farvi benedire!
Carlo - (avvicinandosi a Kab, e prendendola per le mani come chi si appresti a un discorso affettuosamente esplicativo) Kab...
Kab - Zitto, zitto. Fatevi -dire soltanto che adesso sono felice di poter partire sollevata. Mi sentivo oramai cos incapace di far ridere, che ero sicura in America mi avrebbero senz'altro protestata!
Carlo - Ma voi non partirete pi!
Il Conte - Non fosse altro per quel principe georgiano che vi attende sul piroscafo.
Carlo - (alterandosi) Cosa?
Kab - Ma no! E' il mio impresario!... Ah, Carlo, come sono contenta di sapere che mi amate veramente! Non so dirvi... Ho una voglia di ridere... di ridere...
Carlo - (accorgendosi che ella piange) Kab...?
Il Conte - Lasciala ridere, lasciala ridere. Le fa bene. (Guarda un po' dove bisogna cercare una donna onesta!).
Carlo - Kab!... Su!... Dia brava!
Kab - (sorridendo davvero) Finito... Finito...
Carlo - E, adesso: rompere il contratto!
Kab - S! s!
Carlo - Un mezzo ci sar?
Kab - La penale.
Carlo - Ecco, gi: la penale. Si paga, e a posto!
Kab - (con voce incerta) Quaranta mila dollari.
Carlo e il Conte - (sobbalzando) Eh?!
Carlo - Un milione!?
Il Conte - Un milione!?
Carlo - Ma un altro mezzo da attaccarsi per rompere questo contratto, ci sar! (A Delions) Tu devi avere studiato diritto un giorno...
Il Conte - Molto prima di te.
Carlo - Ah! Ho trovato!... Delions? La sposo!... Il matrimonio rompe ogni contratto.
Kab - (stringendogli le mani con effusione) Ah, Carlo!
IL Conte - (s'avvicina a Carlo, lo tocca sulla spalla) Scusa. Ti sei dimenticato...
Carlo - Che cosa?
Il Conte - (gesto di una barba) Tuo padre.
Carlo - Gi... mio padre...
Il Conte - (a Kab) Voi lo conoscete...
Kab - (gesto esortativo a tacere).
Il Conte - (correggendosi) Dico: conoscete le fisime della vecchia aristocrazia...
Carlo - Delions, parlagli tu! Giacch l'hai iniziata, completa l'opera! Sai che mio padre un uomo austero, ma una volta che un'idea gli penetrata nel cervello.
Il Conte - Ma il difficile fargliela entrare!
Kab - Carlo, non insistete. Capisco benissimo io stessa che non vi sar possibile ottenere da vostro padre quanto vorreste chiedergli.
Carlo - Alla peggio io posso fare della mia vita quello che voglio. Non ho pi madre. Il maggiorasco appartiene a mio cugino Dagoberto. Eppoi, alla mia et, io non ho bisogno di consensi!
Kab - Ah, no, Carlo! Io non consentirei mai che voi compiste un atto contro la volont dei vostri parenti... Rinunciate, Carlo... Il solo fatto che abbiate avuto un pensiero cos tenero, baster a confortarmi...
Il Conte - (s'accorge che ella ha una gran voglia di piangere) (Ora torna... a ridere!).
Carlo - (al Conte) Me la vuoi far morire? Delions, tu parlerai a mio padre!
Il Conte - Ti giuro che se si fosse trattato di parlare a una donna... (Come preso da una idea subitanea) Ah! Trovato chi potr parlargli! Chi lo persuader!
Carlo e Kab - Chi?
Il Conte - Lo saprete dopo! (A Carlo, indicando il giardino di l dalla finestra). Adesso tu, l, a distenderti un'altra volta sull'amaca.
Carlo - Che vuoi fare?
Il Conte - (spingendolo fuori) Va'! Va'! E non
ti muovere! Kab - Ma tutto quel sole lo uccider! Il Conte - Se non l'ha ucciso prima, state tranquilla: egli non creper adesso. E voi, l! Nella mia stanza da letto. Non ho di meglio da offrirvi. (Spingendola verso le stanze interne a sinistra). E non uscite fuori che quando vi chiamer... Ah! Se fosse necessario che io facessi... un piccolo acquisto per conto vostro, mi autorizzate?...
Kab - Fate tutto quello che volete. Siete un angelo!
Il Conte - S, ma decaduta! (La fa entrare nelle stanze interne). E che Dio ce la mandi buona! (D un'occhiata nel giardino, a destra; trasalisce. Corre a tirare le tende alla finestra. Attende apparentemente disinvolto. La duchessa s'inoltra dal giardino a destra) Duchessa, fatta la passeggiata, la preghiera?
La Duchessa - Ho anche acceso una candela a Sant'Antonio perch vi assistesse nel colloquio con mio figlio. Parlato?
Il Conte - (che non trova molto agevole cominciare) S... Accomodatevi, prima.
La Duchessa - (si siede sulla poltrona, e, dopo un attimo di attesa) Dunque?
Il Conte - Il caso... grave.
La Duchessa - Non dev'essere molto grave perch i vostri occhi hanno un'aria troppo maliziosa.
Il Conte - Grave come... diagnosi. Vostro nipote innamorato cotto.
La Duchessa - Ed tutto quello che avete saputo scoprire? Che fosse molto innamorato ne ero gi persuasa. Non vi avrei pregato d'investigare.
Il Conte - Innamorato di... una donna...
La Duchessa -! ?... Ah! Forse, volete dire: non libera?
Il Conte - Liberissima!... Non di costumi, intendiamoci.
La Duchessa - Una ragazza per bene, sicch? Questo rappresenta gi una gran cosa.
Il Conte - Per...
La Duchessa - C' forse qualche impedimento?
Il Conte - No, no!
La Duchessa - Non - (cattolica? Su questo, proprio - vedete - non potrei transigere.
Il Conte - Cattolicissima. Si chiama Dorotea!
La Duchessa - Nome serio. Sul resto, purch si possa sperare la felicit, e la ragazza sia buona, onesta...
Il Conte - Quanto a onest: garantita!
La Duchessa - Lo avevo sempre intuito che quel ragazzaccio, in fondo, possedeva un tuo re! Non mi rendo conto, per, delle vostre reticenze. Condizioni assai modeste?
Il Conte - Eh! Figuratevi: voleva sposarla un principe georgiano ricchissimo!
La Duchessa - E, allora, noi che siamo semplicemente duchi - e non ricchissimi - non possiamo essere troppo esigenti. Continuate.
Il Conte - (esita, poi) Signora Duchessa, perdonatemi se vi rivolgo una domanda eh vi parr strana e... indiscreta.
La Duchessa - Dite.
Il Conte - Amate... la danza?
La Duchessa - Volete dire se l'amaro?
Il Conte - Gi.
La Duchessa - Mio Dio, un pochino, s, da ragazza. Anche pi di un pochino. Un giro di valzer o una polca, eh s, non lo rifiutavo. Ma quando mi sono accorta che a mio marito piacevano pi le ballerine che la danza, ho finito con l'odiarla. (Al Conte, che aveva seguito le prime parole con segni di giubilo, cascano le braccia). Ma perch questa domanda? Alla piccina piace danzare? E chi non balla oggigiorno? Se tutto qui!... Tanto pi che se mio nipote avr una moglie che sapr ballare, c' da augurarsi che non andr a cercare chi baller fuori di casa.
Il Conte - (completamente rimontato) Siete di questo parere? E, allora... permettetemi un'altra domanda. Quando voi vi recate al teatro o al cinematografo, e assistete a una di quelle vicende di amori contrastati e avventurosi, vi commuovete?
La Duchessa - S, s... Ma quando torno a casa, se ripenso che sono troppo avventurosi e contrastati, ci rido sopra.
Il Conte - (prendendo il coraggio a due mani) Ascoltatemi, Duchessa. Non per nulla vi ho detto che si tratta di una cosa grave. Supponete che qui ci sia un ambiente che non un educandato, che anzi agli antipodi di un educandato, e clic in esso a contatto di ogni tentazione e di ogni cattivo esempio, viva una fanciulla e si conservi pura onesta come poche donne della nostra societ, che fareste per lei?
La Duchessa - (alzandosi) La proporrei per la santificazione, ma non le darei mio nipote. (Avvicinandosi al Conte, e piantandogli gli occhi in faccia) Cos' questo... educandato?
Il Conte - II... il teatro.
La Duchessa - E l'educanda... ballerina?
Il Conte - (espressione della faccia e gesto della mano che par voglia dire: press'a poco).
La Duchessa - (passeggiando, incollerita) Come il nonno! Come il nonno!...
Il Conte - Signora Duchessa, calmatevi! Sentite. Se ve lo dicesse il nostro curato, vi direi: diffidate: un ingenuo come tutti i santuomini. Ma se ve lo dico io, dovete credermi. E' una ragazza eccezionale. Tanto eccezionale che pur di non darvi un dolore, Duchessa, nonostante il suo amore - ... perch anche lei... innamorata pazza... domani s'imbarca per l'America.
La Duchessa - Cos si distrarr!
Il Conte - Ma non so che... che cosa avverr di vostro nipote! (Sollevando uno dei lembi della tenda alla finestra) Guardate! Disteso sempre sull'amaca.
La Duchessa - Ma vi pare che non sia cotto abbastanza? Volete farlo andare all'altro mondo ad ogni costo con quel sole a piombo?
Il Conte - (facendo ricadere la tenda) Duchessa, tanto se egli deve trovare una forma di suicidio...
La Duchessa - Perch... ha manifestato l'intenzione...? Dio mio! Dio mio!... Ah, questi benedetti ragazzi!... Sentite, Delions, voi siete un uomo di mondo... Non si potrebbe trovare una via di mezzo?... (Abbassando il tono della voce, tanto pare enorme anche a lei quello che sta per dire) Giacch Carlo non pu fare a meno di... quella donna... perch... perch... non ne fa... la sua amante?
Il Conte - Duchessa?! Voi siete patronessa dell'Istituto delle giovani ravvedute, e non mi pare che un provvedimento simile rientri negli statuti dell'opera.
La Duchessa - Vero! Vero!... Ebbene... intanto... cercate d'impedire che la ragazza parta...
Il Conte - Lo avrei gi fatto se non avessi temuto d'incorrere nella collera del Duca.
La Duchessa - Ah, s! Mio figlio! E' proprio il caso di parlare di lui! Tutto ci forse accade per colpa sua. Si tratta della vita di mio nipote, caro mio! E per una volta tanto mi ricorderei di essere io... la madre e non la figlia di mio figlio! Credete non sarei al caso di metterlo a posto nonostante la sua barba?
Il Conte - S! s!
La Duchessa - Sarei capace anche di fargliela tagliare!
Il Conte - Compireste un'opera di carit, Duchessa!
La Duchessa - Dunque, non vi occupate di lui...
Il Conte - E infatti... non me ne sono occupato... La ragazza aspetta le mie istruzioni per decidersi a partire o no.
La Duchessa - E, allora, correte subito da lei... Ditele di non partire per ora... Poi vedremo che ci sar da fare... Non perdete tempo... E' lontana?
Il Conte - No... A due passi.
La Duchessa - - Come?!
Il Conte - In paese. (Tornando ad indicare la finestra) L!
La Duchessa - Sull'amaca anche lei?!
Il Conte - No. In quel Castello, di cui oggi diventata... proprietaria.
La Duchessa - (tornata di colpo burbera) Eh?!... Ma, allora, tutto questo non stato che un trucco?
Il Conte - Seppure, un trucco del destino... (Dopo un attimo di silenzio) Parlatele, Duchessa. Il vostro cuore giudicher meglio di quel che non abbia giudicato io... Parlare, non vuol dire consentire.
La Duchessa - (che rimasta incupita e immobile; dopo un nuovo attimo di silenzio, e senza abbandonare il tono burbero) Chiamatela.
Il Conte - (per avviarsi) Vado!... Ma...
La Duchessa - (spaventata) Che altro c' di nuovo coi vostri ma?
Il Conte - Niente di grave...
La Duchessa - Vorrei vedere che altro ci potrebbe essere ancora di pi grave!
Il Conte - La signorina bruna.
La Duchessa - Bruna o bionda, che volete m'importi? Non deve mica piacere a me!
Il Conte - Gli che pi bruna delle altre.
La Duchessa - ? ?
Il Conte - E'... una negra.
La Duchessa - (con un sobbalzo) Eh?!
Il Conte - Duchessa, voi siete assai devota della Madonna di Monserrato, la Moreneta: anch'essa era negra! (Finge di avviarsi di corsa verso il fondo per uscire).
La Duchessa - (lasciandosi cadere seduta sulla poltrona) Dio mio! Dio mio! Ma io impedir ad ogni costo...
Il Conte - (che, giunto verso il fondo, ha invece deviato, e, svelto ma sulla punta dei piedi, s' avvicinato alla porta di sinistra e l'ha aperta senza far rumore, pian piano chiama Kab, le mostra la Duchessa, le fa cenno con largo gesto di gettarsi ginocchioni davanti a lei).
Kab - (presa da grande soggezione, fa per fuggire verso il giardino).
Il Conte - (pronto, la trattiene. La spinge verso la Duchessa).
Kab - (cade in ginocchio facendosi forza per non scoppiare in singulti).
Il Conte - (non sapendo far di meglio, presenta) Miss Doro te a Kab.
Kab - Signora Duchessa., signora Duchessa... (Ma i singulti, questa volta, scoppiano sul serio).
La Duchessa - (che sente la propria burbanza messa a repentaglio da quell'atteggiamento e da quel pianto, dopo un istante) Fatela rialzare, Delions.
Il Conte - (aiutando Kab ad alzarsi) Su... la signora Duchessa vi prega di calmarvi... (Alla Duchessa) Ecco, vedete, comincia a calmarsi.
La Duchessa - (a Delions, sottovoce) Ma... non poi mica tanto negra!
Il Conte - Sapete... ho voluto dir velo per uno scrupolo.
Kab - - Signora duchessa, state tranquilla, ripartir, ripartir!
La Duchessa - Volete andare a mostrare le gambe ancora per tutto l'universo?
Kab - No, no! Non le mostrer pi! Ma ripartir lo stesso. Io non sono una stupida. Mi rendo esattamente conto che purtroppo una negra...
La Duchessa - Questo riguarda soltanto chi dovrebbe scegliervi...
Kab - E che una danzatrice...
La Duchessa - Questo, s. Riguarda, invece un po' gli altri...
Kab - Ma che colpa ne ho io se Dio mi ha fatta nascere in un posto piuttosto che in un altro? Se ha voluto per forza che ballassi? Tutti mi acclamano, tutti mi desiderano; le signore vogliono conoscermi, imitano i miei vestiti, si tagliano i capelli al par di me...
La Duchessa - (a Delions) Come avete fatto fare a Blandina!
Kab - Ma se io finalmente amo un uomo, e ne sono riamata... nossignori: allora, no! allora, no! Io dovrei essere di tutti, non di uno... Eppure, le suore missionarie che mi condussero con loro dall'America quand'ero ancora lattante, mi avevano insegnato che si deve amare uno solo...
La Duchessa - (Oh, benedette missionarie! Non avevano altro da fare!).
Kab - Ebbene, signora: io parto... Io non so quello che accadr di me... ma qualunque cosa vi potranno dire sul mio conto domani .. ricordatevi che io non ero cattiva, che vistavo bene a vostro nipote... come forse non glie ne vorr nessun'altra! (S'abbatte sopra una seggiola al lato opposto, e scoppia di nuovo a piangere).
La Duchessa - (dopo un silenzio, lentamente si alza. Al Conte, sottovoce) Ah, Delions? Come tutto cambia nel mondo! Anche le ballerine non sono pi le stesse!
Il Conte - Ditelo a me!
La Duchessa - Per se acconsentissi... convenite... l'idea di un possibile pronipote mulatto...
Il Conte - Anche Alessandro Dumas padre era mulatto, e fu un grande uomo.
La Duchessa - Si, ma anche un grande scioperato!
Il Conte - Almeno, questa volta, nella vostra famiglia, non s'interromperebbe la serie.
La Duchessa - (che tentata di ridere) Non il momento di fare il lepido!. . (S'avvicina a Kab, e con un tono che ormai non ha di burbero che l'intenzione) Ragazza mia, calmatevi... Io non posso decidere cos su due piedi... Per ora, non partite, restate qui...
Kab - (solleva gli occhi lacrimosi improvvisamente illuminati da un sorriso, verso la Duchessa).
Il Conte - (che, frattanto, corso alla finestra, e, tra le tende, ha rivolto degli inutili gesti di richiamo a Carlo, e finalmente notato da lui) Oh! (Ho sudato pi io, che lui sull'amaca!).
La Duchessa - - Cio: restar qui, no... Nel vostro Castello.
Kab - (stupita) Nel mio...?
Il Conte - (pronto, le fa un cenno d'intelligenza) Sss!
La Duchessa - Impareremo meglio a conoscerci... e chi sa che poi... quando ci saremo conosciuti meglio... (Timorosa d'intenerirsi troppo presto, con tono ruvido) Ma non parlate pi di quel che potrebbe accadere domani!... Di... di... possibili cose brutte!...
Carlo - (che apparso sul portale, in fondo, e ha udito le parole della nonna, si slancia verso di lei, felice) Ah! nonna!
La Duchessa - (con una furbanza a cui pi nessuno crede) Ho parlato di cose brutte, non di cose belle!
La voce di Blandina - (dal giardino) Zia! Zia!
La Duchessa - Blandina! (Attimo d'imbarazzo, subito superato. Ai due giovani) Nascondetevi! (Indicando il vano, in fondo, a sinistra) L! (Carlo conduce Kab nel vano).
Blandina - (entra di corsa. Ora ha i capelli tagliati corti e pettinati come miss Kab. Se non rassomiglia troppo a quest'ultima, pare per della sua famiglia) Lo zio con Dagoberto!
Il Conte - Qui, voi! Facciamo una sorpresa! (Nasconde la giovinetta dietro di se, spalla contro spalla. Il Duca e Dagoberto appariscono anch'essi dal fondo, in abito da viaggio. Il duca rosso per la stizza).
Il Duca - Madre mia...
Dagoberto - Nonna...
Il Duca - Sono furente! Abbiamo dovuto fare la strada a piedi dalla stazione. L'automobile non si fatta viva.
Il Conte - (M'ero dimenticato di averle messe sotto sequestro!). (A Biondina: A voi, adesso! (Con una mossa rapida, la costringe a mettersi in mostra).
Dagoberto - (sbalordito) Eh?!
Blandina - Dagoberto!
Dagoberto - (non credendo ai suoi occhi) . Blandina?!... Oh! come ti trovo diversa!... Stai proprio bene cos!
Il Conte - Ragazzi? Perch non andate a fare una bella passeggiata in giardino? Chi sa quante cose Dagoberto dovr raccontare sul suo viaggio!
Dagoberto e Blandina - Andiamo! Andiamo! (Escono di corsa dal fondo, raggianti).
Il Duca - (rasserenato) Che vi dicevo che avrebbero finito con l'intendersi?
Il Conte - Voi siete sempre l'uomo delle idee!
Il Duca - Meno male che lo si riconosce!
Il Conte - (che, frattanto, passato vicino al vano, sottovoce a Kab) Scusate se ho dovuto... calunniarvi con quella riproduzione. Ma avete veduto? Indispensabile!
Il Duca - E mio figlio?
La Duchessa - Tuo figlio... tuo figlio... Giacch siamo in tema di felicit, ti avverto che occorrer... fidanzare anche lui.
Il Duca - (al colmo dello stupore) Carlo?!... E con chi?
La Duchessa - Con...
Il Conte - (pronto, tendendo l'indice in direzione della finestra) La proprietaria di quel castello.
Il Duca - Venduto!?
Il Conte - Come vedete, uscito dalla porta rientra per la finestra.
Il Duca - E chi questa fanciulla?
La Duchessa - (indicando Kab che, frattanto, sollecitata dai suoi gesti, si inoltrata con Carlo) ... Miss Dorotea Kab.
Il Duca - (con un sobbalzo) Eh!? ... Ma... madre mia... forse voi ignorate...
La Duchessa - So, so... Ma... (con un tono quasi solenne) Lodovico, voi siete uomo d'onore, e i Chantier non hanno mai transatto con l'onore. Vostro figlio Carlo ha sedotto la signorina.
Kab - (istintivamente, alla Duchessa) Ma no!
La Duchessa - (sottovoce) Figlia mia, bisogna pur fare qualche sacrificio!
Il Duca - (con pari tono quasi solenne) Signorina, l'azione compiuta da mio figlio riprovevole. Ma i Chantier conoscono il loro dovere di gentiluomini.
Il Conte - Voi siete tutto di un pezzo!
Il Duca - (sottovoce) Ma, allora, il diario di Dagoberto?
Il Conte - Si vede che anche vostro figlio ne scriveva uno e. non l'avevate trovato.
Il Duca - Ma come mai ella ha comperato il Castello?
Il CNTE - Sapete? Dalle sue parti, invece dell'anello, si costuma scambiare un regalo.
Il Duca - Almeno, mia madre potr chiudere gli occhi tranquilla!
Il Conte - (E' una fissazione!).
Kab - - Noi trascorreremo, cara Duchessa, ogni anno un po' di tempo a Parigi, ma anche molto qui... nel castello dei Chantier. (Il vecchio Duca non pu fare a meno di lisciarsi la barba: indice massimo della sua emozione). Tra tante palme, cos, mi parr di trovarmi finalmente a casa mia.
FINE
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